"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Riccardo II
Traduzione di Andrea Cozza


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



RICCARDO II, .Re d'Inghilterra.

REGINA .Isabella, moglie di Riccardo
Giovanni di .GAUNT, .Duca di Lancaster, zio di Riccardo
Enrico .BOLINGBROKE, .Duca di Hereford, figlio di Gaunt, poi Re Enrico IV
Edmondo di Langley, Duca di .YORK, .zio di Riccardo.
DUCHESSA .di York, sua moglie
Duca di .AUMERLE, .Conte di Rutland, figlio di York.
DUCHESSA DI GLOUCESTER, .vedova di Tommaso di Woodstock, Duca di Gloucester, zio di Riccardo

Tommaso .MOWBRAY, .Duca di Norfolk
Conte di .SALISBURY
.Lord .BERKELEY

.Sir William .BAGOT, .Sir John .BUSHY, .Sir Henry .GREEN: .favoriti di Riccardo

Enrico Percy, Conte di .NORTHUMBERLAND, .sostenitore di Bolingbroke.
.Harry .PERCY, .detto "Hotspur", suo figlio, sostenitore di Bolingbroke
Lord .ROSS, .sostenitore di Bolingbroke
Lord .WILLOUGHBY, .sostenitore di Bolingbroke

Sir Piers di .EXTON
.Vescovo di .CARLISLE

ABATE .di Westminster
Duca di .SURREY
.Lord .FITZWATER
.Sir Stephen .SCROPE
.Un .LORD
.Lord .MARESCIALLO
.Due .ARALDI
.Due .DAME .di compagnia della Regina Isabella
Un .GIARDINIERE
.Due .AIUTANTI .del giardiniere
Un .CAPITANO .gallese
Il .CARCERIERE .della prigione di Pomfret
Uno .STAFFIERE .di Riccardo.
SERVITORE .di York.
SERVITORE .di Exton

Nobili, guardie, soldati, sicari, persone del seguito..



		LA TRAGEDIA DI RE RICCARDO SECONDO
	CON LE AGGIUNTE DELLA SCENA DEL PARLAMENTO,
		E DELLA DEPOSIZIONE DI RE RICCARDO,
	COME  STATA ULTIMAMENTE RAPPRESENTATA
	DAI SERVITORI DI SUA MAEST IL RE, AL "GLOBE".

			DI WILLIAM SHAKESPEARE

/:/ATTO I



.Scena I


.Entrano Re Riccardo, Giovanni di Gaunt ed altri nobili, con persone del seguito..

RICCARDO
	Vecchio Giovanni di Gaunt, venerabile Lancaster,
	hai tu, come avevi promesso e giurato di fare,
	condotto qui il tuo baldo figliolo,
	a sostenere il suo ultimo, temerario atto d'accusa,
	che a suo tempo non avemmo agio di esaminare,
	contro il Duca di Norfolk, Tommaso Mowbray?

GAUNT
	L'ho fatto, mio Sire.

RICCARDO
	E dimmi ancora: ne hai scandagliato l'animo?
	 per suoi vecchi rancori che accusa il Duca,
	o a buon diritto, come si addice a suddito fedele,
	con prove certe del tradimento di lui?

GAUNT
	Per quel che so, avendolo interrogato a fondo sulla questione,
	perch lo ha visto apertamente cospirare
	contro l'Altezza Vostra; non per inveterato rancore.

RICCARDO
	Chiamateli allora al nostro cospetto; e viso a viso
	e fronte a fronte, a muso duro, li ascolteremo noi stessi,
	l'accusatore e l'accusato: che parlino liberamente.
	Sono orgogliosi entrambi, e pieni di furore:
	sordi come il mare, nell'ira han del fuoco l'ardore.

.Entrano Bolingbroke e Mowbray..

BOLINGBROKE
	Lunga vita, e tutta di giorni felici
	al mio grazioso sovrano, mio beneamato signore!

MOWBRAY
	E che ogni giorno sia pi felice dell'altro,
	sino a che i cieli, per gelosia di una terra cos fortunata,
	non avran reso immortale anche la vostra corona!

RICCARDO
	Vi ringraziamo entrambi; ma uno di voi  del tutto insincero.
	Ben lo dimostra la causa stessa della vostra venuta:
	una reciproca accusa di alto tradimento.
	Cugino di Hereford, cos'hai da contestare
	al Duca di Norfolk, Tommaso Mowbray?

BOLINGBROKE
	Innanzitutto - il cielo sia testimone di quanto dico -
	con tutto l'affetto di un suddito devoto
	a cui sta a cuore la preziosa esistenza del mio principe,
	e libero da ogni altro odio indegno di un uomo,
	vengo al tuo regale cospetto in veste di accusatore.
	E ora, Tommaso Mowbray,  a te che mi rivolgo;
	e sta' bene a sentire quel che ti dico, poich quel che dico
	lo prover su questa terra la mia persona,
	o la mia anima immortale ne risponder in cielo.
	Tu sei un traditore e uno scellerato:
	un nobile troppo nobile per tradire, troppo ignobile per vivere,
	ch quanto pi luminoso e limpido  il cielo
	tanto pi fosche sembran le nubi che l'attraversano.
	Ancora una volta, ad aggravare l'infamia della parola,
	quel turpe nome di traditore io te lo caccio in gola,
	e prima di andare - se cos piace al mio sovrano -
	vorrei provare tutto quello che dico, spada alla mano.

MOWBRAY
	Vi parlo a sangue freddo, ma non per difetto di zelo.
	Non si decide con una rissa tra donne,
	n coi petulanti clamori di due lingue taglienti,
	chi abbia ragione in questa nostra contesa:
	ancora caldo  il sangue ch'essa far gelare.
	Pure, non posso vantarmi d'essere dolce e paziente
	s da esser messo a tacere senza ribatter parola.
	Per cominciare, il rispetto dovuto a Vostra Altezza mi frena
	nel dare di briglia e sproni alla mia franchezza,
	ch altrimenti partirebbe di slancio, a ricacciargliele
	due volte in gola, queste accuse di tradimento.
	Ignorando la nobilt del suo sangue reale
	e pretendendo ch'egli non sia imparentato al mio Sire,
	io qui lo sfido, e gli sputo addosso,
	lo definisco codardo, diffamatore e marrano,
	e per provarlo gli concedo qualsiasi vantaggio:
	dovessi pure, per affrontarlo, correre a piedi
	sino alle crode ghiacciate delle Alpi,
	o sino a qualsiasi altra terra inabitabile
	dove mai inglese abbia osato di metter piede.
	Basti questo, per ora, a proclamare la mia lealt:
	su tutto ci in cui ho fede, costui mente spudoratamente.

BOLINGBROKE
	O livido, tremebondo codardo, qui getto il mio guanto
	e qui rinuncio ai miei privilegi di parente del Re,
	e metto da parte la regalit del mio alto lignaggio,
	che la paura, non gi l'ossequio, tu invochi a pretesto.
	Se la paura e il rimorso ti lasciano forza bastante
	a raccogliere il pegno del mio onore, chinati ordunque!
	In nome di questo, e di ogni altro rito della cavalleria,
	io sosterr contro di te, ad armi pari,
	quel che ho detto, qualsiasi altra infamia tu possa inventare.

MOWBRAY
	Raccolgo il guanto, e giuro su quella spada
	che dolcemente tocc la mia spalla e mi fe' cavaliere:
	io ti risponder secondo ogni buona regola
	o cavalleresco rituale della sfida fra nobili;
	e quando sar in arcione, possa non scenderne vivo
	se ho mai tradito, o se mi batto senza un buon motivo.

RICCARDO
	Di cosa nostro cugino intende accusare Mowbray?
	Sar qualcosa di grave, per lasciare in noi
	sia pure un'ombra di sospetto sulla sua persona.

BOLINGBROKE
	Qualunque cosa io vi dica, ne risponder con la vita:
	ottomila monete d'oro ha ricevuto Mowbray
	a titolo di anticipo per i soldati di Vostra Altezza,
	e queste egli ha distratto a fini tra i pi disdicevoli,
	da falso traditore e da criminale incallito.
	Io dico inoltre, e intendo provarlo sul campo
	o qui o altrove, sino alle plaghe pi remote
	che mai occhio d'inglese sia giunto a esplorare,
	che tutti i tradimenti di questi diciotto anni,
	orditi e tramati in questo nostro paese,
	fan capo al mendace Mowbray, da lui messi in atto e ideati.
	Sostengo inoltre, e ve lo sapr dimostrare
	sulla sua vita indegna, per provar vero tutto ci,
	che  stato lui a tramare la morte del Duca di Gloucester,
	a mobilitarne i troppo creduli avversari,
	e in seguito, da vile traditore,
	ad annegarne l'anima innocente in gran fiotti di sangue.
	Il quale sangue, come quello di Abele sacrificante, reclama a gran voce
	sin dai pi muti anfratti di questa terra,
	che io gli renda giustizia, con un severo castigo.
	E, sulla mia prosapia, sulla sua gloria e dignit,
	questo mio braccio lo far, o la mia vita si estinguer.

RICCARDO
	A quali vertici attinge la sua determinazione!
	Tommaso di Norfolk, cos'hai da rispondere tu?

MOWBRAY
	Oh, che il mio sovrano si volti dall'altra parte
	e faccia sorde le sue orecchie, sia pure per un momento,
	finch non avr detto al figlio degenere di tanta stirpe
	quanto un s lurido mentitore  odiato da Dio e dagli onesti.

RICCARDO
	Mowbray, i nostri occhi ed orecchi sono imparziali.
	Fosse lui mio fratello - che dico? il mio erede al trono -
	com' soltanto il figlio del fratello di mio padre,
	io faccio voto, sulla maest del mio scettro,
	che tale stretto vincolo col sangue di un re consacrato
	non gli dar privilegio alcuno, n sposter a suo favore
	l'inflessibile fermezza del mio istinto di giustizia.
	Egli  nostro suddito, Mowbray, come lo sei tu.
	Parla liberamente e senza tema: te lo concedo.

MOWBRAY
	Allora, Bolingbroke, fino in fondo al tuo cuore
	tu menti per la gola - quella mendace strettoia.
	Tre quarti di quella somma destinata a Calais,
	debitamente ho sborsato per i soldati di Sua Maest.
	La quarta parte, col Suo consenso, l'ho riservata a me stesso,
	poich il mio sire e sovrano era con me indebitato
	dovendomi il resto di ingenti spese da me sostenute
	quando a suo tempo mi recai in Francia, incontro alla Sua regina.
	E adesso rimangiati questa menzogna! Quanto alla morte di Gloucester,
	non fui io ad ucciderlo: semmai - a mia vergogna -
	non tenni fede, in quel caso, a un impegno giurato.
	Quanto a voi, mio nobile Duca di Lancaster,
	onoratissimo padre del mio avversario,
	osai attentare, una volta, alla vostra vita:
	un misfatto di cui la mia anima si duole e tormenta.
	Ma l'ultima volta che mi accostai ai sacramenti
	l'ho prima confessato, implorando esplicitamente
	il perdono di Vostra Grazia: e spero d'averlo ottenuto.
	Questa  la mia colpa. Tutte le altre accuse
	son frutto del rancore di uno scellerato,
	un rinnegato, un fellone pi che degenerato,
	da cui, nella mia persona, mi difender con ardore.
	Per cui, a mia volta, getto a terra il mio guanto,
	ai piedi di questo traditore cos pieno di s,
	per dimostrare la mia integrit di gentiluomo
	versando il sangue reale che alberga in petto a costui.
	A Vostra Altezza io chiedo, con l'urgenza della passione,
	di stabilire il giorno della nostra tenzone.

RICCARDO
	O signori infiammati di collera, lasciatevi guidare da me:
	purifichiamo la bile senza tanti salassi.
	Questo vi prescriviamo, pur senza esser dottori,
	ch troppo a fondo incide un rancore profondo.
	Dimenticate, perdonate, finitela, trovate l'accordo:
	i nostri medici dicono che non  questo il tempo di cavar sangue.
	Mio caro zio, che la cosa abbia fine l dove  cominciata:
	noi placheremo il Duca di Norfolk, voi il figliol vostro.

GAUNT
	Alla mia et si addicono le missioni di pace.
	Gettalo a terra, o figlio, il guanto del Duca di Norfolk.

RICCARDO
	E tu, Norfolk, getta il suo.

GAUNT
				Ebbene, Harry, che aspetti?
	L'obbedienza esige che non te lo chieda due volte.

RICCARDO
	Gettalo, Norfolk,  un ordine: non hai scelta.

MOWBRAY
	La mia persona io getto, temuto sovrano, ai tuoi piedi.
	Potrai disporre della mia vita, non del mio onore.
	La vita ho il dovere di offrirtela, ma il mio buon nome
	che, a dispetto della morte, vivr sulla mia tomba,
	tu non l'avrai, macchiato da oscure, disonorevoli trame.
	Mi trovo a essere sotto accusa, svergognato e vilipeso,
	trafitto nel fondo dell'anima dalla lancia avvelenata della calunnia.
	Ad essa non c' altro antidoto che il sangue spillato dal cuore
	di chi ha distillato il veleno.

RICCARDO
					La collera va pur sempre frenata.
	Dammi il suo guanto. I leoni domano i leopardi.

MOWBRAY
	S, ma non ne cancellano le macchie. Cancella la mia macchia
	e il guanto sar vostro. Mio amato, amatissimo re,
	il pi puro tesoro di nostra vita mortale
	 una reputazione senza macchia: perduta quella,
	gli uomini non sono che argilla dorata, o creta dipinta.
	Uno spirito ardente, racchiuso in un petto leale,
	 come un gioiello in un forziere chiuso a dieci mandate.
	Il mio onore  la mia vita: sono cresciuti insieme.
	Strappatemi l'onore, e mi avrete tolto la vita.
	Lasciami difendere il mio onore, mio amato Sire:
	di esso io vivo, per esso son pronto a morire.

RICCARDO
	Cugino, getta il guanto. Sii tu a cominciare.

BOLINGBROKE
	Dio guardi la mia anima da s nero peccato!
	Agli occhi di mio padre dovr apparire umiliato?
	O da pitocco, pallido di paura, abbassar la mia altezza
	davanti a questo cialtrone codardo? Prima che la mia lingua
	ferisca il mio onore con tale maldestra offesa
	o proclami tale ignobile tregua, i miei denti faranno a brani
	il servile strumento di s pavida ritrattazione
	per poi sputarlo sanguinante, per colmo di disonore,
	l dove il disonore  di casa: dritto in faccia a Mowbray.
.Esce Gaunt..

RICCARDO
	Non siamo nati per chiedere, ma per comandare.
	E dal momento che non riusciamo a farvi tornare amici,
	tenetevi pronti a risponderne con le vostre vite
	a Coventry, nel giorno di San Lamberto.
	Col le vostre spade e lance faranno da arbitri
	al prepotente erompere dei vostri antichi rancori.
	E poich non sappiamo riconciliarvi, sar la giustizia
	cavalleresca a designare, fra i due, il vincitore.
	Lord Maresciallo, date ordine ai nostri ufficiali
	di prepararsi a questo duello fra connazionali. .Escono..

/:/Scena II


.Entra Giovanni di Gaunt con la Duchessa di Gloucester..

GAUNT
	Ah, quanto c' in me del sangue di Gloucester
	mi provoca, ben pi delle tue invettive,
	a muover contro chi fece scempio della sua vita.
	Ma poich la punizione compete proprio alle mani
	che commisero la colpa che non ci  dato di punire,
	la nostra causa la rimettiamo alla volont del cielo
	che, quando vedr maturare i tempi su questa terra,
	rovescer una vendetta di fuoco sul capo dei colpevoli.

DUCHESSA DI GLOUCESTER
	Non sai trovare tu, da fratello, uno sprone pi forte?
	L'amore, nel tuo sangue di vecchio, non arde pi vivo?
	I sette figli di Edoardo - tu stesso sei uno di loro -
	erano come sette ampolle del sacro suo sangue,
	o sette lieti virgulti usciti da un unico ceppo.
	Di quelle ampolle, qualcuna si dissecc per legge di natura;
	di quei virgulti, altri furono dalle Parche recisi;
	ma Tommaso, l'amato mio sposo, la mia vita, il mio Gloucester,
	un'ampolla ricolma del venerato sangue di Edoardo,
	 infranto, e disperso n' tutto il prezioso liquore;
	un ramo in fiore di tanto regale radice
	 ora troncato: le foglie della sua estate le hanno seccate
	l'invidia, e l'ascia insanguinata dell'assassino.
	Ah, Gaunt! Il suo sangue era il tuo! Quel letto, quel grembo,
	quel vigore, quello stampo che ti han dato forma
	fecer di lui un uomo; e se tuttora tu vivi e respiri
	pure in lui fosti ucciso. Tu ti rendi complice,
	e anche in larga misura, della morte di tuo padre,
	se lasci perire il tuo sventurato fratello,
	che era il ritratto stesso di tuo padre vivo.
	Non chiamarla pazienza, Gaunt. Questa  disperazione.
	Nel tollerare che tuo fratello sia impunemente ucciso
	tu scopri la via pi breve a chi ti vuol morto
	e insegni al crudele assassino come debba scannarti.
	Ci che nell'uomo comune si chiama pazienza
	 livida, fredda vilt nei petti dei nobili.
	Che debbo dirti? Il modo migliore di salvarti la vita
	 vendicare la morte del mio Gloucester.

GAUNT
	A questo pensi il buon Dio:  stato il nostro Dio in terra,
	il Suo vicario, l'Unto del Signore,
	a provocarne la morte. E se ha commesso un delitto,
	sia il cielo a vendicarlo: io non potr mai levare
	un braccio ostile contro il Suo ministro.

DUCHESSA DI GLOUCESTER
	A chi dunque rivolger i miei lamenti?

GAUNT
	A Dio, campione e difensore delle vedove.

DUCHESSA DI GLOUCESTER
	Ebbene, lo far. Addio, vecchio Gaunt.
	Tu parti per Coventry, per assister col
	alla tenzone fra il nostro caro Hereford e il feroce Mowbray.
	Oh, che il male fatto al mio sposo, in cima all'asta di Hereford,
	possa squarciare il petto al macellaio Mowbray!
	O se per mala ventura lui scamper al primo assalto,
	che i suoi peccati, a Mowbray, pesino tanto nel petto
	da spezzare le reni al suo schiumante destriero,
	e il cavaliere finisca a capofitto gi nell'arena,
	sconfitto, e alla merc di mio nipote Hereford!
	Addio, vecchio Gaunt. Colei che fu moglie di tuo fratello
	avr a compagno il dolore sino al d della morte.

GAUNT
	Sorella, addio: devo andare a Coventry.
	Buona fortuna a te che resti, come a me che parto!

DUCHESSA DI GLOUCESTER
	Ancora una parola. Il dolore, l dove cade, rimbalza:
	non perch vuoto e cavo, ma pel suo stesso peso.
	Io mi congedo prima ancora di cominciare,
	perch la pena non finisce quando sembra esaurita.
	Ricordami a tuo fratello, Edmondo di York.
	Ecco, questo  tutto... Ma no, non partire cos!
	Anche se questo  tutto, non andar cos subito:
	mi verr in mente dell'altro. Digli - ah, che cosa? -
	di venirmi a trovare a Plashy, non appena potr.
	Ahim! Cosa ritrover laggi il buon vecchio York
	se non stanze vuote e pareti spoglie,
	locali disabitati, selciati deserti e muti?
	Qual benvenuto udr laggi, se non i miei gemiti?
	Perci ricordami a lui, ma digli di non venire
	in cerca di un dolore che si annida dovunque.
	Me ne andr a morire lontano, affranta e sconvolta:
	con il pianto negli occhi, ti saluto per l'ultima volta. .Escono..

/:/Scena III


.Entrano il Lord Maresciallo e il Duca di Aumerle..

MARESCIALLO
	Mio Lord Aumerle, si  armato Harry Hereford?

AUMERLE
	S, di tutto punto; e smania di scendere in campo.

MARESCIALLO
	Il Duca di Norfolk, focoso e scalpitante,
	attende solo lo squillo di tromba dello sfidante.

AUMERLE
	Ebbene allora, i campioni son pronti
	e non aspettano altro che l'arrivo di Sua Maest.

.Suonano le trombe e il Re entra con i suoi nobili, Gaunt, Bushy, Bagot, Green e altri; accomodatisi costoro, entrano Mowbray, Duca di Norfolk, lo sfidato, in armatura, e un Araldo..

RICCARDO
	Lord Maresciallo, chiedete a codesto campione
	per qual motivo  cost sceso in lizza.
	Chiedetegli il suo nome, e procedete secondo il rito
	a farlo giurare nella giustezza della sua causa.

MARESCIALLO
	In nome di Dio e del Re, di' tu chi sei,
	e perch vieni da cavaliere armato di tutto punto,
	contro chi sei venuto, e qual  la causa del contendere.
	E sii verace, sulla tua fede giurata di cavaliere,
	e che ti assistano il cielo e il tuo valore!

MOWBRAY
	Tommaso Mowbray  il mio nome, Duca di Norfolk,
	qui convenuto per tener fede al giuramento
	(Dio guardi un cavaliere dal violarlo!):
	non solo a difendere la mia lealt e devozione
	a Dio, al mio Re e alla mia discendenza
	contro il Duca di Hereford che ora mi sfida,
	ma anche a provare, nel difendere la mia persona,
	con l'aiuto di Dio e del mio braccio,
	che  lui a tradire Dio, il mio Re e me stesso.
	E poich mi batto lealmente, mi protegga il cielo!

.Squilli di tromba. Entrano Bolingbroke, Duca di Hereford, lo sfidante, in armatura, con un Araldo..

RICCARDO
	Lord Maresciallo, chiedete a quel cavaliere
	chi , e perch  qui venuto
	armato di corazza e in pieno assetto di guerra;
	e con le formalit di rito, secondo la nostra legge,
	fatelo giurare che la sua causa  giusta.

MARESCIALLO
	Come ti chiami? Da dove sei venuto
	al cospetto di Re Riccardo nella sua lizza regale?
	Contro chi sei venuto? E per quale contesa?
	Parla da vero cavaliere, e che il ciel ti protegga.

BOLINGBROKE
	Enrico di Hereford, Lancaster e Derby
	son io, che qui son pronto a scendere in campo,
	a dimostrare, con l'aiuto di Dio e col mio proprio valore,
	in lizza con Tommaso Mowbray, Duca di Norfolk,
	che costui  un bieco e pericoloso traditore
	del Dio del cielo, di Re Riccardo e di me.
	Poich mi batto lealmente, mi protegga il cielo!

MARESCIALLO
	Pena la morte, che nessuno si azzardi
	o abbia la temerit di metter piede in arena,
	salvo il Lord Maresciallo, con quegli ufficiali
	preposti a dirigere questa nobil tenzone.

BOLINGBROKE
	Lord Maresciallo, fatemi baciare la mano del mio Re
	e inginocchiarmi al cospetto di Sua Maest:
	poich Mowbray e io siamo come due uomini
	votati a lungo e faticoso pellegrinaggio.
	Lasciateci dunque prender solenne congedo
	dai molti amici nostri, col nostro addio pi affettuoso.

MARESCIALLO
	Lo sfidante, da suddito fedele, saluta Vostra Maest
	e aspira a baciarvi la mano e a prender congedo.

RICCARDO
	Noi scenderemo di qui, per stringerlo fra le braccia.
	Cugino di Hereford, se la tua causa  giusta
	ti arrida la fortuna in questa regale tenzone!
	Va', sangue del mio sangue: se morrai dissanguato
	sarai pianto da morto, ma non mai vendicato.

BOLINGBROKE
	Oh, nessuna lacrima profani un nobile occhio
	per causa mia, se verr trafitto dalla lancia di Mowbray!
	Sicuro come il falco che piomba in volo
	su di un pennuto, mi batter con Mowbray.
	Mio diletto signore, io mi congedo da voi;
	da voi, Lord Aumerle, mio nobile cugino;
	non gi da morituro, anche se affronto la morte,
	ma da uomo giovane e forte, felice di essere vivo.
	Ecco, come in un convito fra inglesi, la cosa pi dolce
	io me la lascio per ultima, per finire in bellezza.
	O tu, creatore terreno del sangue mio,
	il cui spirito giovanile rivive nella mia persona
	e con raddoppiato vigore mi sospinge in alto
	per attingere a una vittoria pi grande di me,
	rinsalda la mia armatura con le tue preci
	e benedici l'acciaio della mia lancia, che cos temprato
	trapassi la cotta di Mowbray come fosse di cera,
	e nuovo lustro aggiunga al nome di Giovanni di Gaunt
	per l'ardimento mostrato dal figliol suo.

GAUNT
	Che Iddio, nella tua giusta causa, ti faccia trionfare!
	Sii, nell'azione, rapido come la folgore,
	ed i tuoi colpi, due volte raddoppiati,
	si abbattano come un tuono assordante sul cimiero
	del tuo insidioso e perfido nemico!
	Fa' ribollire il tuo giovane sangue, sii prode, e vivi!

BOLINGBROKE
	San Giorgio mi assista, e la mia innocenza!

MOWBRAY
	Quale che sia la mia sorte, o il volere di Dio,
	qui vive o muore, fedele al trono di Re Riccardo,
	un gentiluomo leale, giusto e integerrimo.
	Mai prigioniero con cuore pi lieto
	si liber dei ceppi del servaggio per abbracciare
	la sua radiosa, illimitata libert,
	di quanto la mia anima esultante non celebri
	come una festa lo scontro col mio avversario.
	Mio onnipotente sovrano, e voi Pari, compagni miei,
	per bocca mia ricevete l'augurio di anni felici.
	Come a un ballo in maschera, in serena letizia,
	io vado a battermi: serena  la giustizia.

RICCARDO
	Addio, mio Duca. Non sbaglio nel ravvisare
	virt e valore all'erta nel tuo sguardo.
	Ordina la tenzone, Lord Maresciallo. Si va a cominciare.

MARESCIALLO
	Enrico di Hereford, Lancaster e Derby,
	eccoti la tua lancia: Dio salvi la giustizia.

BOLINGBROKE
	Con fede salda come una torre, grido "Cos sia!"

MARESCIALLO
	Consegnate la lancia a Tommaso, Duca di Norfolk.

PRIMO ARALDO
	Enrico di Hereford, Lancaster e Derby
	si batte qui per Dio, per il suo Re e per se stesso
	a rischio di esser proclamato codardo e mendace,
	per provare che il Duca di Norfolk, Tommaso Mowbray,
	 un traditore di Dio, del suo Re e di se stesso,
	e lo sfida a dare inizio allo scontro.

SECONDO ARALDO
	Qui sta Tommaso Mowbray, Duca di Norfolk,
	a rischio di esser proclamato codardo e mendace,
	per difender se stesso e per dimostrare
	che Enrico di Hereford, Lancaster e Derby
	tradisce Dio, il suo sovrano e se stesso.
	E bravamente, con pugnace impazienza,
	non attende che il segnale d'inizio.

MARESCIALLO
	Squillate, trombe! e voi contendenti, all'assalto!
.Suona la carica..
	Al tempo! Il Re getta a terra il bastone.

RICCARDO
	Che mettan da parte gli elmi e le lance
	e ritornino entrambi ai loro scanni.
	Ritiratevi con noi, e date fiato alle trombe:
	tra poco riferiremo ai Duchi il nostro verdetto.
.Uno squillo prolungato..
	Avvicinatevi
	e udite la decisione a cui siam pervenuti.
	Il suolo del nostro regno non deve esser macchiato
	da quel sangue prezioso che esso ha nutrito;
	i nostri occhi si rivoltano alla vista crudele
	di ferite fratricide inferte da spade amiche;
	e noi pensiamo che le aquile dell'orgoglio,
	di un'impennata ambiziosa che punta dritto al cielo
	vi abbia istigato, per gelosia reciproca,
	a turbare la pace, che nella culla della nostra patria
	dormiva il dolce sonno di un tenero infante.
	Tale brusco risveglio, con l'ingrato, tumultuoso rullar di tamburi,
	un tremendo, strepitoso clangore di trombe,
	ed il cozzo stridente di irate armi ferrigne,
	potrebbe fugare dalle nostre serene contrade la pace diletta,
	e farci guazzare in fiumi di sangue fraterno.
	Per tutto questo sarete banditi dai nostri confini.
	Voi, cugino Hereford - pena la morte -
	finch cinque e cinque estati non siano passate, a far ricchi i campi,
	non rivedrete i nostri bei possedimenti
	ma batterete gli sconosciuti sentieri dell'esilio.

BOLINGBROKE
	Sia fatto il vostro volere. Una cosa mi sar di conforto:
	quel sole che vi riscalda quaggi splender anche per me,
	e questa aureola d'oro ch'esso vi presta
	investir anche me, a fare dorato il mio esilio.

RICCARDO
	Norfolk, per te c' in serbo un fato pi duro,
	che non senza riluttanza m'induco a decretare.
	Le lente, ingannevoli ore non dovranno scandire
	il tempo illimitato del tuo sofferto esilio.
	Le parole senza speranza, "non tornare mai pi",
	io pronuncio per te: l'alternativa  la morte.

MOWBRAY
	Una dura sentenza, mio sire e temuto sovrano,
	ed affatto inattesa, in bocca all'Altezza Vostra.
	Ben altra ricompensa, e non la grave mutilazione
	del ritrovarmi ramingo sotto la cappa del cielo,
	avrei meritato per mano di Vostra Altezza.
	La lingua appresa in questi quarant'anni,
	il mio inglese natio, devo ora dimenticare,
	ed ora questa mia lingua non mi servir a nulla,
	come una viola o un'arpa prive di corda,
	o come un prezioso strumento chiuso nella sua custodia -
	o se non chiuso, messo in mano di gente
	che ignorandone il tocco non sa trarne armonia.
	Voi incarcerate la lingua nella mia bocca,
	dietro una duplice serranda di denti e di labbra,
	ed un'ottusa, insensibile, sterile ignoranza
	far da carceriera per vigilar su di me.
	Son troppo vecchio per correr dietro alla balia,
	troppo cresciuto per fare lo scolaretto.
	Che altro  la tua sentenza, se non il silenzio della morte,
	che alla mia lingua nega la vita, l'idioma nativo?

RICCARDO
	Non ti conviene cercare di commuoverci.
	A sentenza pronunziata,  tardi per recriminare.

MOWBRAY
	Allora non posso che dire addio alla luce della patria,
	per calarmi tra le ombre meste di una notte senza fine.

RICCARDO
	Torna sui tuoi passi, e porta via con te un giuramento.
	Posate le vostre mani di esuli sulla spada del Re.
	Giurate per i doveri che avete verso Dio -
	quelli verso di noi sono banditi con voi -
	di tener fede agli impegni che vi imponiamo.
	Giurate che mai - con l'aiuto di Dio e della vostra lealt -
	vi abbraccerete da amici durante l'esilio,
	n mai vi ritroverete viso a viso,
	n mai vi scriverete, vi scambierete saluti o dissiperete
	la nube tempestosa dell'odio covato in patria;
	n mai v'incontrerete col meditato proposito
	di tramare, architettare, complottare atti ostili
	contro di noi, il nostro potere, i nostri sudditi o il nostro paese.

BOLINGBROKE
	Lo giuro.

MOWBRAY
	Anch'io osserver tutto questo.

BOLINGBROKE
	Norfolk - sia detto da nemico a nemico -
	a quest'ora, se il Re ce l'avesse permesso,
	una delle nostre anime andrebbe raminga per l'aria,
	bandita dal fragile sepolcro della carne,
	cos come la nostra carne  oggi bandita dal paese.
	Confessa i tuoi tradimenti prima di lasciare il regno!
	Dal momento che devi andare lontano, non ti portare sul dosso
	l'ingombrante fardello di un'anima colpevole.

MOWBRAY
	No, Bolingbroke. Se mai io fui traditore
	sia cancellato il mio nome dal libro dei vivi,
	ed io sia bandito dal cielo, come lo sono da qui.
	Ma quel che sei tu lo sa Dio, e lo sappiamo tu ed io,
	e temo che sin troppo presto al Re coster molto caro.
	Addio, mio Sire. Ormai non posso pi smarrire la via:
	esclusa l'Inghilterra, ogni via del mondo  la mia. .Esce..

RICCARDO
	Zio, nello specchio dei tuoi occhi
	vedo il tuo cuore straziato. Il tuo aspetto mesto
	ha gi strappato quattr'anni dal tempo dell'esilio.
	[.A Bolingbroke.] Trascorsi sei gelidi inverni,
	dal bando, potrai rientrare in patria da benvenuto.

BOLINGBROKE
	Quanto tempo  racchiuso in una breve battuta!
	Quattro tediosi inverni, quattro gioiose primavere
	dissolti in un sol fiato: tale  il fiato dei re!

GAUNT
	Ringrazio il mio sovrano, che per riguardo a me
	abbrevia di quattro anni l'esilio del mio figliolo.
	Ma un ben scarso vantaggio potr io ricavarne:
	prima che i sei anni che gli restano da scontare
	rinnovino le loro lune e faccian passare i mesi,
	la mia lucerna senz'olio, la mia luce resa fioca dal tempo,
	saranno estinti dall'et e dalla notte senza fine,
	questo mio moccolo residuo sar arso e disciolto,
	e la cieca morte far s ch'io non veda mio figlio.

RICCARDO
	Suvvia, zio, hai ancora molti anni da vivere.

GAUNT
	Ma non un minuto, o Re, che possa darmi tu.
	Tu puoi accorciare i miei giorni, in un tetro dolore,
	sottrarmi qualche notte: non puoi prestarmi un mattino.
	Puoi aiutare il tempo a scolpirmi in viso i solchi dell'et,
	ma non una ruga puoi tu fermare, nel suo itinerario terreno.
	La tua parola basta al tempo per far sua la mia morte:
	da morto, non basta il tuo regno a riscattar la mia vita.

RICCARDO
	Tuo figlio  messo al bando per meditato consiglio,
	e anche la tua parola contribu al verdetto.
	Per la nostra giustizia, adesso, perch risentirsi?

GAUNT
	Le cose dolci al palato sono acide a digerirsi.
	Mi avete eretto a giudice, ma avrei voluto piuttosto
	che mi aveste imposto di parlare da genitore.
	Oh, fosse stato un estraneo, e non la mia creatura,
	sarei stato pi clemente nel trovargli attenuanti.
	Ad un'accusa di parzialit ho voluto sottrarmi,
	e in quel verdetto ho distrutto la mia vita stessa.
	Ahim, io mi attendevo che uno di voi mi venisse a dire
	che ero troppo severo, nel disfarmi del mio,
	ma alla mia lingua riluttante voi avete concesso,
	contro la mia volont, di fare gran torto a me stesso.

RICCARDO
	Cugino, addio. Tu, zio, lo dovrai salutare.
	per sei anni bandito, e non gli resta che andare.
.Esce .[.con il seguito.].
.Squillo di tromba..

AUMERLE
	Cugino, addio. Ci che di persona non potrete dirci,
	ditecelo per lettera, dal luogo del vostro esilio.

MARESCIALLO
	Mio Duca, non mi congedo ancora; cavalcher
	al vostro fianco sino a raggiungere il mare.

GAUNT
	Oh, a qual fine sei tanto avaro di parole
	da non rispondere al saluto degli amici?

BOLINGBROKE
	Ne ho troppo poche per congedarmi da voi
	proprio ora che la mia lingua dovrebbe farne gran spreco,
	per dare sfogo al traboccante dolore del cuore.

GAUNT
	Ma starai via per cos poco tempo!

BOLINGBROKE
	Senza gioia, sar un tempo di dolore.

GAUNT
	Cosa sono sei inverni? Sono presto passati.

BOLINGBROKE
	S, per la gioia. Per il dolore, un'ora ne vale dieci.

GAUNT
	Fai conto che sia un viaggio di piacere.

BOLINGBROKE
	Il mio cuore sospira, a dargli un nome siffatto,
	quando per lui  un pellegrinaggio forzato.

GAUNT
	Il malinconico tragitto dei tuoi passi stanchi
	fa' conto che sia il metallo su cui incastonare
	la pietra preziosa del tuo ritorno in patria.

BOLINGBROKE
	Al contrario! Ogni passo tedioso ch'io possa fare
	non far che ricordarmi quanta parte di mondo
	mi star allontanando dalle pietre che amo.
	Non devo forse servire un lungo apprendistato
	per cammini stranieri, per poi, alla fine,
	da libero artigiano, di null'altro vantarmi
	che aver girato il mondo da schiavo del dolore?

GAUNT
	Tutti i luoghi su cui si posa l'occhio del cielo
	sono per l'uomo saggio porti e approdi felici.
	Lo stato di necessit t'insegni a ragionare cos:
	che tanto vale far di necessit virt.
	Non pensare che  stato il Re a bandirti:
	tu hai bandito il Re. Il dolore  tanto pi pesante
	quando si sente tollerato a fatica.
	Va', di' che son io a mandarti in giro in cerca d'onori,
	non che il Re ti ha esiliato; o immagina
	che un'insaziata pestilenza ammorbi l'aria di casa,
	e che tu prendi il volo verso climi pi sani.
	Pensa alle cose che ti sono pi care, e fa' conto
	di ritrovarle sul tuo cammino, non di averle alle spalle.
	Fa' finta che gli uccelli canori siano dei musici,
	che l'erba che calpesti sia il tappeto della sala del trono,
	che i fiori sian belle dame, e i tuoi passi null'altro
	che un'incantevole figura di danza, ad un ballo:
	poich il dolore ringhioso  meno incline a azzannare
	l'uomo che se la ride e non si fa spaventare.

BOLINGBROKE
	Oh, chi pu tenere il fuoco nel palmo della mano,
	sol perch pensa al Caucaso ghiacciato?
	O saziare il morso assillante della fame
	semplicemente immaginando una mensa imbandita?
	O rotolarsi ignudo nella neve, in dicembre,
	pensando all'estate torrida della sua fantasia?
	Oh no,  proprio la coscienza del meglio
	a dare maggior pregnanza alla coscienza del peggio.
	Il dente maligno del dolore non reca mai tanto strazio
	che quando addenta senza incidere la piaga.

GAUNT
	Via, via, figlio mio, ti metto io sulla strada.
	Alla tua et, e nei tuoi panni, non vorrei certo restare.

BOLINGBROKE
	Allora addio, Inghilterra! Addio, dolce terra,
	madre mia, nutrice che ancora mi dai sostegno!
	Dovunque io vada, di questo potr sempre andar fiero:
	pur se bandito, resto un inglese, e un inglese vero! .Escono..

/:/Scena IV


.Entrano il Re con Bagot e Green da una parte, e Lord Aumerle dall'altra..

RICCARDO
	L'abbiamo notato anche noi. Cugino Aumerle,
	fin dove l'avete scortato, il superbioso Hereford?

AUMERLE
	Il superbioso Hereford - se cos lo chiamate - l'ho scortato
	non oltre la pi vicina strada maestra, e col l'ho lasciato.

RICCARDO
	E dite, quante ne avete sparse, di lacrime d'addio?

AUMERLE
	Neanche una, per quanto mi riguarda. Ma il vento di nord-est
	che ci sferzava pungente in pieno viso
	ha risvegliato certi umori latenti: e cos, per caso,
	pot adornare d'una lacrimuccia un addio insincero.

RICCARDO
	Che disse nostro cugino al momento del distacco?

AUMERLE
	"Addio!"
	E poich il mio cuore sdegnava di profanar con la lingua
	quella parola, m'insegn l'astuzia
	di fingere d'esser prostrato da un tale dolore
	che ogni parola parve sepolta nella tomba del mio strazio.
	Perdiana, se la parola "Addio" avesse potuto prolungare le ore
	e aggiungere anni al suo pur breve esilio,
	ne avrebbe raccolto un volume, di addii.
	Ma dal momento che cos non era, da me, neanche uno.

RICCARDO
	 nostro cugino, cugino: ma  dubbio
	che, quando a suo tempo torner dall'esilio,
	il nostro congiunto verr a rivedere i suoi amici.
	Noi stessi e Bushy, e anche Bagot e Green,
	lo abbiamo osservato, che s'ingraziava la gente del popolo:
	come sembrava conquistarne i cuori,
	sempre modesto, affabile e cortese;
	che spreco di riguardi, tributati a dei servi,
	nel corteggiare umili artieri con l'arte del sorriso,
	pazientemente rassegnato alla sua sorte,
	quasi a portarsi in esilio anche il loro affetto!
	Che scappellarsi, per la donna delle ostriche!
	Un paio di carrettieri gli grida, "Dio v'assista!"
	e lui svelto ricambia piegando il ginocchio
	con un "Grazie, compatrioti, miei buoni amici"
	come se l'Inghilterra nostra fosse lui a ereditarla,
	e fosse lui la futura speranza dei nostri sudditi.

GREEN
	Bene, adesso  partito, e con lui questi pensieri.
	Ora per i ribelli che tengono duro in Irlanda
	occorre trovare, mio Sire, qualche urgente rimedio,
	prima che nuovi indugi dian loro nuovi vantaggi,
	e nuovi mezzi, a scapito dell'Altezza Vostra.

RICCARDO
	Noi stessi, di persona, andremo a questa guerra.
	E poich i nostri forzieri, con una corte cos grande,
	munifica e sfarzosa si sono un po' alleggeriti,
	siamo costretti ad appaltare le imposte in tutto il reame:
	e dai proventi di esse trarremo i mezzi
	per gli affari correnti. Se questo non dovesse bastare
	i nostri luogotenenti in patria avran carta bianca.
	Per cui, una volta accertato chi sono i pi ricchi,
	essi dovranno tassarli con grossi prelievi in oro,
	che poi invieranno a noi, per sopperire ai nostri bisogni.
	E noi partiremo senza indugio per l'Irlanda.
.Entra Bushy..
	Bushy, che c' di nuovo?

BUSHY
	Il vecchio Giovanni di Gaunt, Sire,  gravemente infermo.
	Un attacco improvviso: mi manda a briglia sciolta
	ad implorare Vostra Maest di andarlo a trovare.

RICCARDO
	Dove si trova?

BUSHY
	A Ely House.

RICCARDO
	Ora, mio Dio, metti in mente al suo medico
	di spingerlo nella fossa pi presto che pu!
	La sola fodera dei suoi forzieri baster a far casacche
	da rivestirci i soldati per le campagne d'Irlanda.
	Venite, signori, andiamo insieme a trovarlo.
	Preghiamo Iddio di far presto, e arrivar troppo tardi!

TUTTI
	E cos sia. .Escono..

/:/ATTO II



.Scena I


.Entrano Giovanni di Gaunt, infermo, con il Duca di York e altri..

GAUNT
	Verr il Re, ch'io possa esalare l'ultimo respiro
	dando saggi consigli alla sua giovinezza incostante?

YORK
	Non state a tormentarvi, e risparmiate il fiato,
	ch ogni consiglio  sprecato per quelle orecchie.

GAUNT
	Oh, ma dicono che le lingue dei moribondi
	s'impongano all'attenzione come armonie dal profondo.
	Dove si parla a fatica non si fa spreco di parole,
	poich chi parla soffrendo dice la verit.
	Colui che mai pi parler  sempre pi ascoltato
	di chi, giovane e spensierato, ha solo imparato a piacere.
	 la fine di un uomo che lascia il segno, pi che tutta una vita.
	Il sole al tramonto, le ultime note di una melodia,
	l'ultimo assaggio di un dolce - e l'ultimo  sempre il pi dolce -
	s'imprimono nel ricordo pi di ogni cosa passata.
	Anche se Riccardo non mi ascolt mai da vivo,
	il mesto sermone di un morituro pu forse sturargli le orecchie.

YORK
	No, esse son frastornate dalla lusinga di ben altri suoni:
	lodi, da cui anche i saggi si lascian gratificare;
	poemi voluttuosi, le cui cadenze corruttrici
	trovano sempre attento e partecipe l'orecchio dei giovani;
	pettegolezzi sulle mode della splendida Italia,
	i cui costumi tuttora la nostra impacciata nazione
	segue a pie' zoppo e scimmiotta in basse imitazioni.
	Esiste al mondo qualche futile novit
	- non importa quanto futile, purch sia novit -
	che non gli venga l per l insufflata all'orecchio?
	Troppo tardi, allora, si fan sentire i consigli,
	l dove il capriccio si ribella alla voce della ragione.
	Non dar consigli a chi vuol fare di testa sua.
	Ti manca il fiato. Non sprecare quello che ti resta.

GAUNT
	Mi sento come un profeta nell'atto dell'ispirazione,
	e questo, nell'atto di spirare, posso predire di lui:
	la sua impetuosa, violenta vampata di eccessi non pu durare,
	ch pi violento  l'incendio, pi presto si spegne.
	La pioggerella dura a lungo, non una bufera improvvisa.
	Chi troppo d di sproni  il primo a stancarsi,
	e il troppo cibo strozza chi si d alle abbuffate.
	L'avidit di piaceri, cormorano insaziato,
	a forza di divorare divora ben presto se stessa.
	Questo superbo trono di re, quest'isola scettrata,
	questa terra di sovrani, questo soglio di Marte,
	novello Eden, quasi un paradiso,
	questa fortezza che la natura si  costruita
	contro ogni contagio o minaccia di guerra,
	questa razza d'uomini fortunati, questo piccolo universo,
	pietra preziosa incastonata nell'argenteo mare,
	che la difende, quasi come un vallo
	od un fossato circondano un maniero,
	contro l'invidia di meno elette nazioni;
	quest'aiuola beata, questa terra, questo reame d'Inghilterra
	nutrice e fertile fattrice di grandi monarchi,
	di una stirpe temuta, e di gloriosi natali,
	famosi per le loro gesta anche in terre lontane,
	da soldati di Cristo e cavalieri senza macchia,
	quali il sepolcro - fra i refrattari Giudei -
	di Chi ha redento il mondo, figlio di Maria benedetta;
	questa patria di anime nobili, questa cara, cara terra,
	il cui prestigio la rende amata nel mondo intero,
	 oggi data in appalto - lo dico in punto di morte -
	come un qualsiasi podere, o fattoria dissestata.
	L'Inghilterra, accerchiata dalla marea montante,
	le cui erte scogliere respingono l'nvido assedio
	del signor delle acque, Nettuno,  ora sommersa di vergogna,
	inzaccherata d'inchiostro, impastoiata da infami scartoffie.
	Quell'Inghilterra usa a asservire gli altri,
	 ignobilmente ridotta a asservire se stessa.
	Ah, se almeno lo scandalo si spegnesse con me!
	Con quanta letizia vivrei la mia morte imminente!

YORK
	Arriva il Re. Usate riguardo alla sua giovane et:
	i puledri focosi son tanto pi ombrosi, se li trattano male.

.Entrano il Re, la Regina, Aumerle, Bushy, Green, Bagot, Ross e Willoughby..

REGINA
	Come sta il nostro, nobile zio Lancaster?

RICCARDO
	Che si dice, amico? Che dice il buon vecchio Gaunt?

GAUNT
	Oh, il mio nome si addice alla mia condizione!
	Vecchio Gaunt davvero, un vecchio guanto malconcio!
	Dentro di me il dolore si macera in ingrato digiuno,
	e chi dalla carne si astiene non ne esce malconcio?
	Per troppo tempo ho vegliato sull'Inghilterra dormiente:
	le veglie ti fanno malconcio - come un guanto malconcio.
	La gratificazione di cui si nutrono gli altri padri
	a me  strettamente interdetta - intendo, la vista dei figli -
	ed  con questa astinenza che tu mi hai reso malconcio.
	Mi hai conciato per la tomba, che calza Gaunt come un guanto,
	un vuoto ricettacolo, la pelle per queste mie ossa.

RICCARDO
	Pu mai un infermo fare arzigogoli sul proprio nome?

GAUNT
	No, ma l'infelicit  felice di prendersi in giro.
	Poich tu vuoi assassinare, in me, il mio buon nome,
	io prendo in giro il mio nome, gran Re, per farti piacere.

RICCARDO
	Da quando in qua i morenti lusingano i vivi?

GAUNT
	No, no, sono i vivi a compiacere i morenti.

RICCARDO
	Ma tu, morente, dici che vuoi compiacermi.

GAUNT
	Oh no! Sei tu il morente, anche se io sto peggio di te.

RICCARDO
	Io sto bene, son vivo e vegeto. Ma te - ti vedo male.

GAUNT
	Son io a vederti male, come ben sa il mio Creatore.
	Sto male e non ti vedo bene, ma quel che in te vedo sta male.
	Null'altro che il tuo paese  il tuo letto di morte,
	ove tu giaci, menomato nell'onore.
	E da infermo malconsigliato - ch tale tu sei -
	il tuo corpo di re consacrato hai consegnato alle cure
	di quegli stessi guaritori che, per primi, ti han reso infermo.
	Mille adulatori allignano nella tua corona
	- un cerchio non pi grande del tuo capo -
	eppure, ingabbiato in ambito s circoscritto,
	il guasto  esteso quanto l'intero paese.
	Oh, se tuo nonno, con occhio di profeta,
	avesse visto come il figlio di suo figlio distrugge i suoi figli,
	avrebbe messo tanta ignominia fuori della tua portata,
	ti avrebbe deposto, pur di non farti ereditar la corona
	che ora hai ereditato, solo per farti deporre.
	Ebbene, nipote mio, quand'anche tu fossi reggitore del mondo,
	sarebbe un'ignominia - dar questa terra in appalto,
	ma poich del mondo non possiedi che questa terra
	non  tanto pi ignominiosa una tale ignominia?
	Dell'Inghilterra non sei pi il re, ma il proprietario;
	sovrano della legge, sei oggi infeudato alla legge,
	e per di pi...

RICCARDO
			Da lunatico, folle e rimbambito
	forte dell'impunit dovuta al tuo stato febbrile,
	tu osi, col brivido di morte delle tue prediche,
	farci sbiancare in viso, cacciare il sangue del Re,
	con furia, dalla sua sede naturale.
	Ora, per la legittima reale maest del mio trono,
	se tu non fossi fratello del figlio del grande Edoardo,
	la lingua che rotola insolente nella tua testa
	te la farebbe rotolare, la testa, da quelle spalle insolenti.

GAUNT
	Oh, non mi risparmiare, figlio di mio fratello Edoardo,
	solo perch son figlio di suo padre Edoardo.
	Quel sangue gi, come fa il pellicano,
	tu l'hai spillato, e tracannato da ebbro.
	Mio fratello Gloucester, anima semplice e generosa,
	- il cielo l'abbia in gloria tra le anime beate! -
	pu fare da precedente, e da buon testimone,
	che non ti fai certo scrupolo di versare quel sangue.
	Fa' lega con il morbo che mi attanaglia,
	e la tua crudelt, come la curva falce della vecchiezza,
	tronchi di colpo un fiore da tempo appassito.
	Vivrai nella tua ignominia, ma l'ignominia non morr con te.
	Queste parole ti siano di sempiterna tortura!
	Portatemi al mio letto, e di l alla sepoltura.
	Solo chi  amato e onorato pu amare la vita. .Esce..

RICCARDO
	Chi  vecchio, e in pi bisbetico, merita di morire:
	tu sei vecchio e bisbetico, va' a farti seppellire!

YORK
	Scongiuro Vostra Maest, considerate le sue parole
	vaneggiamenti dell'et e dello stato febbrile.
	Sulla mia vita, egli vi ama, e vi vuole bene:
	come anche Harry, Duca di Hereford, se fosse qui.

RICCARDO
	Giusto, ben detto. Se Hereford mi ama, anche lui, s.
	E il loro amore  ricambiato. Tanto meglio cos.

.Entra Nortbumberland..

NORTHUMBERLAND
	Sire, il vecchio Gaunt saluta Vostra Maest.

RICCARDO
	Cos'ha ancora da dire?

NORTHUMBERLAND
	Proprio nulla.  stato detto tutto.
	La sua lingua  ora uno strumento senza corde.
	Parole, vita e tutto ha speso il vecchio Lancaster.

YORK
	Che una tal bancarotta venga adesso per York!
	Bench povera, la morte fa cessare ogni male mortale.

RICCARDO
	 il frutto maturo a cadere per primo: doveva andare cos.
	Il suo tempo  scaduto, il nostro pellegrinaggio comincia ora.
	E questo  quanto. E ora, alla guerra d'Irlanda.
	Dobbiamo sradicare quei fanti rozzi e irsuti,
	erbacce velenose di una terra ove ogni altro veleno  bandito
	dove ad essi soltanto  consentito di vivere.
	E poich le grandi imprese esigono grandi spese,
	a mo' di contribuzione noi qui confischiamo
	le argenterie, il contante, le rendite e i beni mobili
	gi appartenuti a nostro zio Gaunt.

YORK
	Fino a quando dovr portare pazienza? Fino a quando
	la dedizione al dovere m'indurr a tollerare il sopruso?
	Non la morte di Gloucester, n l'esilio di Hereford,
	n gli affronti a Gaunt o i torti fatti a sudditi inglesi,
	n il veto opposto al povero Bolingbroke
	per il suo matrimonio, n l'essere io stesso caduto in disgrazia,
	han mai inasprito la bonomia del mio volto;
	n ho mai fatto una piega, di fronte al mio sovrano.
	Io sono l'ultimo nato del nobile Edoardo,
	tuo padre, il Principe di Galles, era il primogenito.
	Mai in guerra si vide leone pi fiero e feroce,
	o in pace agnello pi dolce e mansueto
	di quel giovane principe e cavaliere.
	Tu hai di lui il volto, ch lui era proprio cos
	quando aveva esattamente l'et tua:
	ma se lui faceva la faccia feroce, era contro i Francesi,
	non contro i suoi compagni. La sua nobile mano
	quel che spendeva se l'era guadagnato, e mai egli spese
	quel che la mano vittoriosa del padre aveva conquistato.
	Le sue mani non si macchiarono mai del sangue dei suoi cari:
	solo del sangue dei nemici dei suoi cari.
	Oh, Riccardo! York, sopraffatto dal dolore, ha perso la testa,
	o mai altrimenti farebbe confronti del genere.

RICCARDO
	Insomma, zio, che cosa vi prende?

YORK
					Oh, mio Sire,
	perdonatemi, v'imploro. Se non lo farete, contento
	del mancato perdono, mi riterr soddisfatto.
	Non cercate di metter le mani con la confisca
	sugli appannaggi e i diritti dell'esiliato Hereford?
	Non  morto Gaunt? Non vive forse Hereford?
	Non era un giusto, Gaunt? Ed Enrico, non vi  fedele?
	Non meritava l'uno di avere un erede?
	Non  il suo erede un figlio pi che degno?
	Spoglia Hereford dei suoi diritti, e avrai sottratto al tempo
	ogni diritto e statuto sancito dalle consuetudini.
	Fa' che il domani non tenga dietro all'oggi,
	non esser quel che sei: come puoi fare il re,
	se non per chiara e diretta linea di successione?
	Ora, davanti a Dio - Dio voglia che mi sbagli! -
	se voi vi riprendete illegalmente i diritti di Hereford,
	se revocate le lettere patenti che l'autorizzano,
	a mezzo dei suoi procuratori, a rivendicare
	la sua eredit, se respingete l'omaggio che vi offre,
	vi attirerete sul capo mille pericoli,
	vi alienerete le simpatie di mille cuori,
	e istigherete la mia duttile pazienza a pensieri
	che onore e fedelt non osano intrattenere.

RICCARDO
	Pensate quel che vi pare. Noi prendiamo possesso
	dei suoi argenti, dei beni, del denaro e delle terre.

YORK
	Io non intendo esserci. Addio, mio Sire.
	Quello che avverr dopo, nessuno lo pu dire:
	ma sia ben chiaro che le cattive azioni
	dan sempre risultati men che buoni. .Esce..

RICCARDO
	Andate, Bushy, e subito, dal Conte di Wiltshire.
	Ditegli di presentarsi da noi, a Ely House,
	per questa faccenda. Domani mattina
	partiamo per l'Irlanda: ed era tempo, credo.
	E in assenza della nostra persona noi creiamo
	Governatore d'Inghilterra nostro zio York:
	 uomo d'onore, e ci ha sempre lealmente serviti.
	Venite, o Regina: domani dovremo separarci.
	Siate lieta: ben poco  il tempo che ci resta.
.Fanfara. Escono il Re, la Regina .[.e gli altri.] .eccettuati Northumberland, Willoughby, e Ross..

NORTHUMBERLAND
	Bene, signori: il Duca di Lancaster  morto.

ROSS
	Ma pur sempre vivo: ora il Duca  suo figlio.

WILLOUGHBY
	Duca s e no di nome, perduti i suoi appannaggi.

NORTHUMBERLAND
	Avrebbe l'uno e gli altri, se ci fosse giustizia.

ROSS
	Ho il cuore gonfio. Il mio silenzio lo far scoppiare,
	prima che possa dare la stura alla mia loquela.

NORTHUMBERLAND
	Ma no, di' quel che pensi; e ammutolisca per sempre
	chi riferir le tue parole per farti del male.

WILLOUGHBY
	Riguarda il Duca di Hereford quel che vorresti dire?
	Se s, fuori il rospo, amico: fatti coraggio!
	Il mio orecchio  pronto ad ascoltare chi vuole il suo bene.

ROSS
	Non c' nulla ch'io possa fare per lui,
	a meno di chiamare "bene" la piet che ho per lui,
	privato e mutilato cos del suo patrimonio.

NORTHUMBERLAND
	Davanti a Dio,  un'infamia che tali torti sian fatti
	a lui, un principe del sangue, e a tanti altri
	di nobile schiatta, in questo paese allo sbando.
	E Re non  pi lui, vilmente influenzato com'
	da adulatori; e quel che costoro gli vanno dicendo
	per puro astio nei confronti di alcuno di noi,
	quello il Re ce lo far duramente scontare:
	a noi, alle nostre vite, ai nostri figli ed eredi.

ROSS
	Ha tartassato il popolo con tasse onerose
	e perso il suo favore. I nobili li ha gravati di ammende
	per vecchie cause perse, e se li  fatti nemici.

WILLOUGHBY
	Ed ogni giorno s'inventano nuovi balzelli,
	con mandati in bianco, prestiti forzosi e Dio solo sa cosa.
	Che fine ha fatto, in nome di Dio, tutto questo denaro?

NORTHUMBERLAND
	Non se lo son mangiato le guerre, ch non ne ha fatte,
	sempre svendendo con vile compromesso
	quello che i suoi antenati conquistarono sul campo.
	Ha speso pi lui in pace che loro in guerra.

ROSS
	Il Conte di Wiltshire ha il reame in appalto.

WILLOUGHBY
	E il Re fa bancarotta come un fallito qualunque.

NORTHUMBERLAND
	Sulla sua testa incombono disonore e rovina.

ROSS
	Non ha denaro per queste campagne in Irlanda,
	con tutte le sue pesanti esazioni,
	se non derubando il Duca in esilio!

NORTHUMBERLAND
	Il suo nobile congiunto! O Re degenerato!
	Signori, noialtri sentiamo l'urlo d'una tremenda tempesta,
	eppure non cerchiamo riparo da questa bufera.
	Vediamo la velatura flagellata dal vento,
	e invece di ammainarla andiamo imperterriti a morte.

ROSS
	Vediamo coi nostri occhi il naufragio imminente,
	e ormai non scamperemo al disastro,
	visto che ne abbiamo tollerato le cause.

NORTHUMBERLAND
	No. Persino di tra le vuote occhiaie della morte
	io intravedo segnali di vita; ma non oso dirvi
	quanto  vicina la buona novella del nostro riscatto.

WILLOUGHBY
	Suvvia, mettici a parte dei tuoi pensieri, come noi con te.

ROSS
	Trova il coraggio di parlare, Northumberland.
	Noi tre e tu siamo una cosa sola: se tu ci parli,
	le tue parole resteranno soltanto pensate. Su, fatti coraggio.

NORTHUMBERLAND
	Allora sentite: da Port-le-Blanc,
	insenatura brettone, mi  giunta l'informazione
	che Enrico Duca d'Hereford, Rinaldo Lord Cobham,
	il figlio di Riccardo Conte di Arundel,
	che tempo fa fugg di casa dal Duca di Exeter,
	il fratel suo, gi Arcivescovo di Canterbury,
	Sir Thomas Erpingham, Sir John Ramston,
	Sir John Norbery, Sir Robert Waterton e Francis Quoint -
	tutti costoro, ben equipaggiati dal Duca di Bretagna
	con otto grossi vascelli e tremila armigeri,
	puntano qui con la massima speditezza,
	e contano di toccar terra tra breve nel nord del paese.
	Anzi, sarebbero gi sbarcati, ma preferiscono attendere
	che prima il Re s'imbarchi per l'Irlanda.
	Se allora vorremo scrollarci di dosso il giogo del servaggio,
	sanare l'ala spezzata del nostro paese in declino,
	riscattare dal monte dei pegni la corona avvilita,
	nettare lo scettro dorato dalla polvere che lo offusca
	e restituire al trono la maest che fu sua,
	via di corsa con me, venite a Ravenspurgh.
	Ma se tentennate, se avete paura di fare in questo modo,
	restate, e acqua in bocca: ci andr io da solo.

ROSS
	A cavallo, a cavallo! Bando alle esitazioni di chi osa tremare!

WILLOUGHBY
	Se ce la fa il mio cavallo, sar il primo a arrivare.
.Escono..

/:/Scena II


.Entrano la Regina, Bushy e Bagot..

BUSHY
	Signora, la Vostra Maest  troppo triste.
	Avevate promesso, nel prender commiato dal Re,
	di metter da parte la perniciosa mestizia
	e di serbare la vostra letizia.

REGINA
	Lo feci solo per compiacere il Re. Per me stessa
	non saprei farlo. Del resto, non vedo il motivo
	di far buon viso a un ospite come il dolore,
	se non per dire addio a un ospite tanto gradito
	quanto il mio dolce Riccardo. Eppure io sento
	che un'afflizione non ancora nata, matura nel grembo della sorte,
	mi si sta preparando, e nel fondo dell'anima,
	tremo per un nonnulla. C' un qualcosa che mi tormenta,
	pi ancora che il dire addio al Re mio signore.

BUSHY
	La sostanza di un'afflizione ha venti ombre,
	che di essa han tutta l'apparenza, ma non la realt.
	L'occhio del dolore, col velo deformante delle lacrime,
	in molti altri rifrange un unico oggetto:
	come quei prismi che, a guardarci dentro,
	mostrano solo immagini confuse; ma viste di scorcio,
	forme chiare e distinte. Cos la Vostra dolce Maest,
	vedendo come di scorcio la partenza del signor vostro,
	in essa scopre, oltre a lui, l'immagine di altri dolori
	che, visti per quello che sono, non son che fantasmi
	di realt inesistenti. E allora, tre volte graziosa Regina,
	piangete pure la partenza del vostro signore: non altro, ch altro non c'
	o, se ci fosse, sarebbe distorto dall'occhio del dolore,
	che lamenta realt immaginate quasi fossero vere.

REGINA
	Pu darsi; eppure, in fondo all'anima mia,
	sono convinta che cos non . Sia come sia,
	non posso esser che triste: una tristezza s greve
	che, sebbene io mi sforzi di non pensare a nulla,
	questo nulla mi pesa, mi fa venir meno, mi annulla.

BUSHY
	Null'altro che una fantasia, mia graziosa sovrana.

REGINA
	Tutt'altro. Una fantasia deriva pur sempre
	da qualche dolore che l'ha generata. Non cos questa mia,
	poich nulla ha generato questo mio strano tormento -
	o qualcosa di strano, il nulla che mi tormenta,
	che non  ancora mio, ma  in serbo nel mio futuro.
	Che cosa sia - qualunque cosa esso sia - o come,
	non posso dirlo: so solo ch' un tormento senza nome.

.Entra Green..

GREEN
	Dio salvi Vostra Maest. Salute a voi, signori.
	Spero che il Re non sia gi salpato per l'Irlanda.

REGINA
	Perch lo speri? Meglio sperare di s:
	i suoi piani esigono prontezza, alla prontezza serve la speranza.
	E allora perch speri che non sia salpato?

GREEN
	Perch in tal caso lui, nostra speranza,
	farebbe in tempo a richiamare i suoi,
	e far disperata la speranza del nemico,
	sbarcato in forze sulla nostra terra.
	Il bandito Bolingbroke si  amnistiato da solo,
	e senza intoppi, armato fino ai denti,
	 giunto a Ravenspurgh.

REGINA
				Oh, Dio non voglia!

GREEN
	Ah, signora,  sin troppo vero! E quel ch' peggio
	il Conte di Northumberland, il suo giovane erede Enrico Percy,
	i signori di Ross, Beaumont e Willoughby,
	con tutti i loro potenti amici sono passati a lui.

BUSHY
	Perch non li avete proclamati traditori,
	Northumberland e il resto della banda di rivoltosi?

GREEN
	Gi fatto. E a questo punto il Conte di Worcester
	ha spezzato il suo bastone, si  dimesso da Ciambellano,
	e tutti gli addetti della real casa son fuggiti con lui
	da Bolingbroke.

REGINA
	Cosicch, Green, tu fai da levatrice al mio strazio,
	e Bolingbroke  l'orrido parto delle mie ansiet.
	Ora s che la mia anima l'ha partorito, il mostro,
	ed io, madre appena sgravata, ancora ansimante,
	ho aggiunto doglia a doglia, affanno ad affanno.

BUSHY
	Non disperate, signora.

REGINA
				Chi me lo pu vietare?
	Io voglio disperare, ed esser nemica
	dell'insidiosa speranza.  un'adulatrice, costei:
	una parassita che tiene a bada la morte,
	la quale disfa dolcemente l'ordito di quella vita
	che la speranza mendace prolunga sino all'estremo.

.Entra York..

GREEN
	Ecco il Duca di York.

REGINA
	Le sue spalle di veterano armate di segni di guerra!
	Oh, di quante ansiet si  gravato il suo sguardo!
	Zio, per amor del cielo, diteci parole di conforto.

YORK
	Se lo facessi, direi il contrario di ci che penso.
	Il conforto  in cielo, e noi siamo in terra,
	dove la vita  fatta solo di tribolazioni, dolori e ansiet.
	Vostro marito se ne va a vincere in terre lontane,
	mentre altri vengono a farlo perdere in casa,
	e io son rimasto qui a puntellare il suo regno,
	io che, prostrato dagli anni, a malapena sto in piedi.
	Questa  l'ora del vomito, dopo la grande abbuffata:
	ora li metter alla prova, gli amici che l'hanno adulato.

.Entra un servitore..

SERVITORE
	Mio signore, vostro figlio non c'era pi, quando sono arrivato.

YORK
	Davvero? Ebbene, che tutto vada come deve andare!
	I nobili sono fuggiti. E popolo  ostile:
	pronto ad insorgere, temo, al fianco di Hereford.
	Giovanotto, va' a Plashy da mia cognata Gloucester.
	Dille di farmi avere d'urgenza un migliaio di sterline.
	Aspetta: prendi il mio anello.

SERVITORE
	Signore, dimenticavo di dire a Vossignoria:
	oggi, passando di l, mi ci sono fermato...
	Ma se vi dico tutto vi dar un dispiacere.

YORK
	Che altro c', malandrino?

SERVITORE
	Un'ora prima del mio arrivo la Duchessa  spirata.

YORK
	Misericordia divina! Che marea di sventure
	si sta abbattendo, di colpo, su questo disgraziato paese!
	Io non so cosa fare. Volesse il cielo che il Re -
	sia pur non per colpa di mia infedelt -
	ci avesse fatto decapitare, a me e mio fratello.
	Come, neppure un corriere da spedire in Irlanda?
	E dove lo prendiamo il denaro per queste campagne?
	Suvvia, sorella - dovrei dire, cugina - vi prego, perdonatemi.
	Va', brav'uomo, fila a casa, procura dei carri,
	rastrella ogni arma che troverai in giro. [.Esce il servitore..]
	Signori, che cosa aspettate ad adunare la truppa?
	Se vi dico che so come, in che modo sistemare le cose
	che mi han gettato tra capo e collo cos alla rinfusa,
	rifiutate di credermi. Son tutti e due miei congiunti.
	L'uno  il mio sovrano, che il giuramento
	e il senso dei dovere m'impongono di difendere. L'altro
	 pur sempre un congiunto, cui il Re ha fatto un torto
	che la coscienza e la voce del sangue mi dicon di raddrizzare.
	Bene, qualcosa dovremo pur fare. Venite, cugina,
	mi occuper io di voi. Signori, andate ad adunare gli uomini,
	e ritroviamoci senza indugio al castello di Berkeley.
	Dovrei anche correre a Plashy,
	ma me ne manca il tempo. Tutto  allo sbando,
	le cose si van proprio ingarbugliando.
.Escono il Duca e la Regina. Restano Bushy, .[.Bagot e.] .Green..

BUSHY
	Filari col vento in poppa, i dispacci per l'Irlanda:
	tutti senza risposta. Arruolare una forza
	che possa misurarsi col nemico
	 compito impossibile.

GREEN
	E poi, l'affetto che portiamo al Re
	ci porta l'odio di chi il Re non lo ama.

BAGOT
	Volete dire, del popolo incostante, che il cuore
	tien nella borsa: chiunque gliela vuoti,
	glielo riempie, in proporzione, di odio mortale.

BUSHY
	Quand' cos il Re  condannato da tutti.

BAGOT
	Se tocca al popolo giudicare, lo siamo anche noi,
	visto che al Re fummo sempre legati.

GREEN
	Bene, io corro subito a rifugiarmi nel castello di Bristol.
	Il Conte di Wiltshire si trova gi l.

BUSHY
	Anch'io vengo con voi: ben pochi riguardi
	ci useranno le turbe cariche d'odio,
	che ci farebbero tutti a pezzi da quei cani che sono.
	E voi? non verrete con noi?

BAGOT
	No, io andr in Irlanda da Sua Maest.
	Addio. Se i presagi del cuore non sono vani,
	noi tre ci separiamo per non rivederci mai pi.

BUSHY
	Dipende dalle fortune di York. Se respinge Bolingbroke...

GREEN
	Ahilui, povero Duca! S  accollato l'impresa
	di contare i granelli di sabbia e vuotare gli oceani a sorsate.
	Per uno che si batte con lui, mille scappano a gambe levate.
	Addio ancora, una volta per tutte e per sempre.

BUSHY
	Chiss, potremmo ritrovarci ancora.

BAGOT
					O mai pi, temo.
.Escono..

/:/Scena III


.Entrano .[.Bolingbroke.] .Duca di Hereford, e Northumberland..

BOLINGBROKE
	Quanto c' di qui a Berkeley, signore?

NORTHUMBERLAND
	Credetemi, nobile Duca,
	io non mi ci ritrovo, in questa contea di Gloucester.
	Queste alture ripide e selvose, i sentieri accidentati
	ci allungano ogni miglio, e ce lo fanno sudare.
	Pure, i vostri amabili discorsi, come zolle di zucchero,
	han reso dolce e piacevole l'aspro cammino.
	Per io penso a quella dura marcia
	da Ravenspurgh a Cotshall, a quel che sar stata
	per Ross e Willoughby, senza la vostra compagnia
	che, vi assicuro, ha di molto alleviato
	l'interminabile lunghezza del tragitto.
	Per loro essa  addolcita dalla speranza di avere
	lo stesso privilegio di cui ora godo:
	e la speranza di un piacere  appena meno piacevole
	del piacere sperato. Cos, quegli stanchi signori
	abbrevieranno il loro cammino come  stato per me
	grazie a quel che mi tocca: la vostra eletta compagnia.

BOLINGBROKE
	La mia compagnia vale assai meno
	delle vostre gentili parole. Ma chi arriva adesso?

.Entra Harry Percy..

NORTHUMBERLAND
	 mio figlio, il giovane Harry Percy,
	mandato da mio fratello Worcester, chiss da dove.
	Harry, come sta lo zio?

PERCY
	Pensavo, mio signore, di aver sue notizie da voi.

NORTHUMBERLAND
	Ma come, non  con la Regina?

PERCY
	No, mio buon signore. Lui ha abbandonato la corte,
	spezzato il bastone di comando, e licenziato
	i servi della real casa.

NORTHUMBERLAND
				E per quale motivo?
	L'ultima volta che ci siamo parlati non era deciso a tanto.

PERCY
	Perch Vostra Signoria  stato proclamato traditore.
	Ma lui, signore,  andato a Ravenspurgh
	a offrire i suoi servigi al Duca di Hereford,
	e mi manda ora a Berkeley a scoprire
	quanti soldati il Duca di York ha col arruolati;
	con l'ordine di rientrar poi a Ravenspurgh.

NORTHUMBERLAND
	Ragazzo, te lo ricordi, il Duca di Hereford?

PERCY
	No, mio buon signore. Come si fa a ricordare
	chi non si  mai incontrato? Per quel che so,
	mai in vita mia gli ho messo gli occhi addosso.

NORTHUMBERLAND
	Allora impara a conoscerlo: questo  il Duca.

PERCY
	Mio nobile Duca, vi offro i miei servigi
	per quel che valgono, da giovane acerbo e inesperto.
	Il tempo e l'et mi faran pi maturo, e degno
	di servirvi in prove pi degne e meritorie.

BOLINGBROKE
	Ti ringrazio, nobile Percy. Stai pur certo
	che nulla al mondo mi fa tanto felice
	quanto il ricordo dei buoni amici che serbo in cuore.
	E se il tuo affetto maturer con le mie fortune,
	saranno queste il premio del tuo affetto leale.
	 il cuore a dettare il patto che questa mia mano suggella.

NORTHUMBERLAND
	Quanto c' da qui a Berkeley, e cosa mi combina
	laggi il buon vecchio York con i suoi armati?

PERCY
	Eccolo l il castello, presso quel ciuffo d'alberi,
	difeso da trecento uomini, a quanto si dice.
	Dentro ci sono il Duca di York, Berkeley e Seymour,
	ma nessun altro di tale rango o prestigio.

.Entrano Ross e Willoughby..

NORTHUMBERLAND
	Ecco i signori di Ross e Willoughby,
	a sproni insanguinati, paonazzi per la gran corsa.

BOLINGBROKE
	Benvenuti, miei Pari. Il vostro affetto insegue
	un traditore e un bandito. Tutte le mie sostanze
	sono oggi un "grazie" senza sostanza; ma se avr fortuna
	baster a premiare il vostro affetto e le vostre fatiche.

ROSS
	La vostra presenza  la nostra fortuna, nobilissimo Duca.

WILLOUGHBY
	E vale assai pi della fatica fatta per raggiungervi.

BOLINGBROKE
	Ringraziamenti a non finire: l'erario del nullatenente,
	che sino a che la mia fortuna bambina non sar adulta,
	dovr passare per munificenza. Ma chi sta arrivando?

.Entra Berkeley..

NORTHUMBERLAND
	Sbaglio, o  Lord Berkeley?

BERKELEY
	Mio Duca di Hereford, ho un messaggio per voi.

BOLINGBROKE
	Signore, rispondo solo al nome di Lancaster:
	un nome che son venuto a riprendermi in Inghilterra,
	un titolo che intendo sentire dalle vostre labbra,
	prima di rispondere a qualsiasi cosa abbiate da dirmi.

BERKELEY
	Non fraintendete, mio Duca. Non  mia intenzione
	sottrarre un solo titolo a quelli di Vostro Onore.
	Vengo da voi, mio Duca di... Duca di quel che volete,
	da parte dell'eccellentissimo reggente di questo reame,
	il Duca di York, per sapere che cosa vi spinga
	a profittare di questo interregno di assenza,
	ed a turbare la pace inglese con armi inglesi.

.Entra York..

BOLINGBROKE
	Non occorre che riportiate le mie parole.
	Ecco che arriva Sua Grazia in persona. Mio nobile zio!
[.S'inginocchia..]

YORK
	Mostrami un cuore devoto, e non un ginocchio,
	l'omaggio del quale  ingannevole e falso.

BOLINGBROKE
	Vostra Grazia mio zio...

YORK
	Ssst, ssst! Fammi grazia della grazia, lascia stare lo zio.
	Non faccio da zio ai traditori, e la parola "grazia"
	in una bocca disgraziata mi sa di bestemmia.
	Come hanno osato quelle gambe bandite e proscritte
	sfiorare, sia pur per un attimo, la polvere inglese?
	Ci son ben altri perch: perch hanno osato marciare
	per miglia e miglia sul placido cuore dell'Inghilterra,
	terrorizzandone i pavidi villaggi con atti di guerra
	e ostentazione di armi esecrande?
	Vieni perch il Re consacrato non c'?
	Sappi, pivello che sei, che il Re  ancora qui:
	il suo potere  insediato nel mio petto leale.
	Se fossi tuttora signore della mia ardente giovent,
	quando io e tuo padre, il valoroso Gaunt,
	salvammo il Principe Nero, quel giovane Marte,
	dall'incalzare di mille e mille Francesi,
	oh, allora farebbe presto a punirti questo mio braccio,
	oggi tremante ostaggio della paralisi,
	e ad infliggerti il giusto castigo della tua colpa!

BOLINGBROKE
	Vostra Grazia mio zio mi dica qual  la mia colpa,
	in che cosa consiste, che cosa pu averla causata?

YORK
	Consiste nel pi nefando di tutti i delitti:
	una brutale ribellione e un tradimento odioso.
	Tu sei stato esiliato, ma sei tornato qui
	prima dello scadere della tua sentenza,
	sfidando il tuo sovrano colle armi in pugno.

BOLINGBROKE
	Quando fui messo al bando, mi chiamavo Hereford.
	Ora che torno, torno come Lancaster.
	Nobile zio, io supplico Vostra Grazia
	di guardare ai torti da me subti con occhio imparziale.
	Voi siete un padre per me: quando vi guardo
	mi par di rivedere il vecchio Gaunt redivivo. E allora, padre,
	permetterete ch'io resti condannato
	a vagabondare in perpetuo, diritti e privilegi
	strappati a forza dalle mie insegne, e regalati
	a gente dissipata, che viene dal nulla? Son forse nato per questo?
	Se il Re mio cugino  il Re d'Inghilterra,
	ne consegue che io sono il Duca di Lancaster.
	Voi avete un figlio, il mio nobile cugino Aumerle:
	se foste morto per primo, e fosse lui il calpestato,
	in suo zio Gaunt avrebbe trovato un padre
	per denunciare l'ingiustizia e vendicarla fino in fondo.
	Mi si nega di rivendicare quel ch' mio legalmente,
	a cui le mie lettere patenti mi danno diritto;
	i beni di mio padre son tutti confiscati e venduti
	e, come tutto il resto, vengono sperperati.
	Cosa fareste al mio posto? Io sono un suddito,
	e mi appello alla legge. Mi si negano avvocati,
	ed io pertanto, in prima persona, vengo a reclamare
	la mia eredit di legittimo discendente.

NORTHUMBERLAND
	Troppo grande  il sopruso subto dal nobile Duca.

ROSS
	Spetta a Vostra Grazia di rendergli giustizia.

WILLOUGHBY
	Tanta gentaglia si  ingrassata sulle sue spoglie.

YORK
	Miei Pari d'Inghilterra, lasciatemi dire una cosa:
	mi rendo conto dei torti subti da mio nipote,
	e mi son prodigato a fondo per rendergli giustizia.
	Ma venire in tal guisa, armato fino ai denti,
	a fare il castigamatti, facendosi largo a fendenti,
	in cerca di una giustizia imposta con l'ingiustizia - no, non va.
	E voi che in quest'impresa gli tenete bordone,
	favorite la ribellione, e siete voi stessi ribelli.

NORTHUMBERLAND
	E nobile Duca giura che viene soltanto
	per riprendersi il suo, e per questo suo diritto
	abbiamo tutti solennemente giurato di dargli aiuto:
	e possa mai ritrovare la gioia chi viola il giuramento.

YORK
	E va bene: vedo gi l'esito di questo conflitto.
	Non posso oppormi, devo confessarlo,
	ch le mie forze son deboli e male in arnese.
	Ma se potessi, per Colui che mi ha dato la vita,
	vi farei mettere ai ferri, per affidarvi a capo chino
	alla sovrana clemenza del Re.
	Poich non posso,  bene che voi sappiate
	che mi asterr da ogni azione. E fate buon viaggio:
	se non volete entrar nel castello
	e riposarvi, almeno per questa notte.

BOLINGBROKE
	Un'offerta, zio, che siam lieti di accettare.
	Ma intendiamo convincere Vostra Grazia a venire con noi
	al castello di Bristol, che mi dicono in mano
	di Bushy, Bagot e dei bruchi loro compari,
	divoratori della cosa pubblica,
	che ho giurato di estirpare e far fuori per sempre.

YORK
	Pu darsi che venga con voi, ma ci devo pensare,
	ch mi ripugna violare le leggi del paese.
	N amici, n nemici, ben volentieri io vi accolgo:
	dei mali senza rimedio, ormai pi non mi dolgo. .Escono..

/:/Scena IV


.Entrano il Conte di Salisbury e un capitano gallese..

CAPITANO
	Mio conte di Salisbury, son dieci giorni che aspettiamo,
	e i miei gallesi  stato difficile tenerli a bada;
	ma non sapendo che fine ha fatto il Re,
	a questo punto ce ne torniamo a casa. Addio.

SALISBURY
	Resta qui ancora un giorno, mio fidato gallese.
	Il Re ripone in te tutta la sua fiducia.

CAPITANO
	Dicono che il Re  morto. Non resteremo qui.
	Le piante di lauro, nel nostro paese, si sono seccate,
	meteore fanno tremare le stelle fisse del cielo,
	la pallida luna appare in terra rossa come il sangue,
	e allampanati indovini mormorano di tragici mutamenti.
	I ricchi han l'aria mesta, i ribaldi ballano e saltan di gioia,
	gli uni per tema di perdere le ricchezze che hanno,
	gli altri perch acquisteranno ricchezze, fra guerre e razzie.
	Questi presagi annunciano la morte o caduta dei re.
	Addio. I miei conterranei si son tutti squagliati,
	ch Re Riccardo  morto: cos li hanno informati. .Esce..

SALISBURY
	Ah Riccardo! Con gli occhi di una mente turbata,
	vedo la tua gloria, come una stella cadente,
	precipitare dal firmamento sull'ignobile terra.
	Il tuo sole tramonta in lacrime in un plumbeo occidente,
	presagio d'incombenti tempeste, di torbidi e lutti.
	I tuoi amici son corsi a dar man forte ai nemici,
	e la fortuna ostile ti nega i suoi benefici. .Esce..

/:/ATTO III



.Scena I


.Entrano Bolingbroke, York, Northumberland, Ross, Percy, e Willoughby, con Bushy e Green prigionieri..

BOLINGBROKE
	Fate entrare costoro.
	Bushy e Green, non voglio tormentare le vostre anime -
	visto che fra poco dovranno lasciare il corpo -
	rinfacciandovi troppo le vostre scelleratezze.
	Non sarebbe caritatevole. Pure, per lavare il vostro sangue
	dalle mie mani, qui, alla presenza di testimoni,
	riveler alcune delle ragioni per cui vi mando a morte.
	Avete traviato un principe, un regale sovrano,
	un cavaliere eletto, di sangue nobile e nobili fattezze,
	che avete reso ignobile e in tutto imbastardito.
	Voi avete, in tante ore peccaminose,
	creato una sorta di divorzio tra lui e la sua regina,
	spezzato il godimento del talamo reale
	e rigato il bel volto di una leggiadra regina
	di lacrime, che le avete spremuto con turpi malefatte.
	Io stesso, principe per privilegio di nascita,
	prossimo al Re per vincoli di sangue e d'affetto -
	finch non vi riusc di mettermi in cattiva luce -
	dovetti piegare la testa sotto le vostre offese,
	levando a un cielo straniero i miei sospiri di inglese,
	mentre mangiavo l'amaro pane dell'esilio,
	e mentre voi v'ingrassavate sui miei domini,
	violavate i miei parchi, disboscavate i miei boschi
	e, divelto dalle mie finestre lo stemma di famiglia,
	cancellavate ogni emblema, cos che nulla mi resta,
	salvo la mia reputazione e il sangue che ho in corpo,
	per far vedere al mondo che sono un gentiluomo.
	Per questi e altri motivi - pi che due volte tanti -
	vi condanniamo a morte. Portateli via
	e consegnateli al boia per l'esecuzione.

BUSHY
	La mortale mannaia avr da me un benvenuto
	che l'Inghilterra negher a Bolingbroke. Vi saluto, signori.

GREEN
	Mi  di conforto che il cielo avr le nostre anime,
	e punir l'ingiustizia coi tormenti infernali.

BOLINGBROKE
	Lord Northumberland, che sia fatta giustizia.
[.Esce Northumberland con Bushy e Green..]
	Zio, mi dite che la Regina  ospite vostra.
	Per amor di Dio, usatele ogni riguardo.
	Ditele che le invio i miei pi sentiti omaggi:
	abbiate cura, mi raccomando, di farglieli pervenire.

YORK
	Ho gi inviato un gentiluomo della mia scorta
	con lettere che esaltano il vostro affetto per lei.

BOLINGBROKE
	Grazie, nobile zio. Venite, signori, si parte
	ad attaccare Glendower e i suoi complici!
	Ancora un po' di lavoro, e dopo, a far festa! .Escono..

/:/Scena II


.Tamburi, trombe e stendardi. Entrano Re Riccardo, Aumerle, .[.il Vescovo di.] .Carlisle e soldati..

RICCARDO
	E questo cos', il castello di Harlech?

AUMERLE
	S, Maest. Che ve ne pare, Maest, di quest'aria,
	dopo esservi fatto sballottare dal mare in burrasca?

RICCARDO
	Come non apprezzarla? Piango di gioia
	nel ritrovarmi ancora una volta nel nostro regno.
	Terra diletta, io ti saluto con la mia mano,
	mentre i ribelli ti feriscono con gli zoccoli dei cavalli.
	Come una madre a lungo divisa dal proprio piccino
	nel ritrovarlo alterna, come folle, lacrime e riso,
	cos, mia patria, io ti saluto con lacrime di gioia
	e con mano regale ti colmo di carezze.
	Nega ogni nutrimento ai nemici del sovrano, mia terra gentile,
	non confortarne di dolci frutti i feroci appetiti,
	prendi i tuoi ragni, distillatori dei tuoi veleni,
	e i rospi lenti e goffi, e mettiglieli fra i piedi,
	ad intralciare il cammino di quei felloni
	che ti calpestano, con passo da usurpatori
	Ai miei nemici offri ortiche pungenti,
	e quando dal tuo seno essi colgono un fiore,
	mettici a guardia, ti prego, un'aspide in agguato,
	la cui lingua forcuta possa, con tocco letale,
	seminare la morte fra i nemici del tuo sovrano.
	Non irridete alla mia insensata invocazione, signori:
	questa terra sar capace di sentimento, e queste pietre
	si batteranno come soldati, prima che il loro legittimo re
	vacilli sotto i colpi di un'obbrobriosa ribellione.

CARLISLE
	Non temete, mio Sire. IL potere che fece di voi un re,
	ha il potere di conservarvi re a dispetto di tutto.
	Sian bene accolti i mezzi che ci offre il cielo,
	e non negletti: altrimenti, se il cielo lo vuole
	e noi esitiamo, noi ricusiamo un dono del cielo,
	la salvezza e il soccorso che esso provvede.

AUMERLE
	Intende dire che ce la stiamo prendendo comoda,
	mentre Bolingbroke, grazie alla nostra sicumera,
	si fa pi grande e forte, in uomini e in mezzi.

RICCARDO
	Cugino, sei un disfattista! Non sai tu
	che quando l'occhio scrutatore del cielo si va a nascondere
	dall'altra parte del globo, a illuminare gli antipodi,
	ladri e predoni si dan da fare non visti
	quaggi, e si fan forti di uccisioni ed eccessi?
	Ma che quand'esso, da sotto la sfera terrestre,
	spunta a incendiare a levante le cime superbe dei pini,
	proiettando la sua luce sin dentro i neri covi della nequizia,
	allora uccisioni, tradimenti e peccati esecrandi,
	allorch il manto della notte vien loro strappato di dosso,
	restano ignudi e indifesi, tremando per la loro sorte?
	Cos, quando questo ladrone, il traditore Bolingbroke,
	che sino adesso, la notte, si  dato bel tempo,
	mentre noi ce ne andavamo in giro per gli antipodi,
	quando ci vedr sorgere sul nostro trono, ad oriente,
	i suoi tradimenti gli avvamperanno sul volto,
	e inabili a sostenere la luce del giorno,
	avranno orrore di s, tremanti per la sua colpa.
	Non c' acqua, in tutto il mare violento e cruccioso,
	che possa detergere il crisma dall'unto del Signore.
	Non c' parola di mortale che valga a deporre
	colui che Iddio ha eletto a suo vicario.
	Per ogni uomo assoldato da Bolingbroke
	a levare un maligno acciaio contro l'oro della nostra corona,
	Iddio, pel suo Riccardo, ha arruolato nei cieli
	un angelo splendente. Se scende in campo l'angelica milizia
	dovran cadere i miseri mortali: al cielo  sempre cara la giustizia.
.Entra Salisbury..
	Benvenuto, mio signore. Quanto distano ancora le vostre forze?

SALISBURY
	N pi lontano n pi vicino, mio grazioso sovrano,
	di questo mio debole braccio. Lo sconforto guida la mia lingua,
	n mi consente parola che non sia disperata.
	Un solo giorno di ritardo, temo, mio nobile Sire,
	ha oscurato ogni altra felice giornata terrena.
	Oh, richiama il giorno di ieri, di' al tempo di andare a ritroso,
	e avrai con te dodicimila armati.
	Ma  l'oggi, l'oggi, quel disgraziato giorno di ritardo,
	a fare scempio di gioie, amici, fortune e del tuo potere:
	tutti i gallesi, udito della tua morte,
	sono passati a Bolingbroke, o son dispersi e in fuga.

AUMERLE
	Coraggio, Sire. Perch Vostra Grazia impallidisce cos?

RICCARDO
	Un attimo fa il sangue di ventimila soldati
	mi esultava sul volto: adesso essi sono fuggiti.
	Finch tutto questo sangue non vi sar rifluito,
	non ho motivo di apparire pallido e esangue?
	Chiunque voglia salvarsi abbandona la mia cerchia,
	ch il tempo ha voluto umiliare la mia superbia.

AUMERLE
	Coraggio, mio Sire. Ricordate chi siete.

RICCARDO
	Ho dimenticato chi sono. Non sono forse il Re?
	Svegliati, Maest pusillanime: tu stai dormendo.
	Non vale il nome del Re ventimila altri nomi?
	All'armi, all'armi, o mio nome! Un miserabile suddito attenta
	alla tua grande gloria. Non statevene a testa bassa,
	voi favoriti del Re: non siamo forse in alto?
	E allora, in alto i cuori! So che lo zio York
	ha milizie bastanti a sistemare le cose. Ma chi viene adesso?

.Entra Scrope..

SCROPE
	Felicit e salute arridano al mio Sire,
	pi di quanto possa esprimere la mia angosciata favella.

RICCARDO
	Son tutt'orecchi, il mio cuore  preparato.
	Il peggio che puoi annunciarmi son perdite materiali.
	Di', il mio regno  perduto? Ebbene, era la mia croce:
	e me la chiami perdita, l'aver perduto una croce?
	Bolingbroke si sforza di grandeggiar quanto noi?
	Pi grande non sar mai. Se vorr servire Dio,
	lo serviremo anche noi, e saremo suoi pari.
	Si ribellano i sudditi? Non ci possiamo far niente.
	Essi rinnegano Iddio come rinnegano noi.
	Annuncia pure rovina, sfacelo, devastazioni e lutti:
	il peggio  la morte, e la morte arriva per tutti.

SCROPE
	Son lieto che Vostra Altezza abbia armato il suo cuore
	a sopportare notizie calamitose.
	Come un nubifragio fuori stagione
	fa straripare oltre gli argini i fiumi d'argento,
	quasi che il mondo intero fosse inondato di pianto,
	cos, ben oltre gli argini, erompe la furia
	di Bolingbroke, ad inondare il vostro reame atterrito
	di duro acciaio rilucente, e cuori ancora pi duri.
	Barbe canute han corazzato i loro scalpi secchi e spelati
	contro la maest tua. Ragazzi dalla voce femminea
	stan l a sballarle grosse, e insaccano le tenere membra
	in rigide, ingombranti armature: contro la tua corona.
	Gli oranti da te prezzolati imparano a tendere l'arco
	di legno di tasso, due volte funesto: contro il tuo potere.
	S, e le comari colla conocchia impugnano ferrivecchi
	contro il tuo trono. Giovani o anziani,  rivolta totale.
	Non ho parole per dir quanto va male.

RICCARDO
	Troppo, fin troppo bene racconti un s tristo racconto.
	Dov' il Conte di Wiltshire? Dov' Bagot?
	Dov' finito Bushy, che ne  di Green?
	Com' che hanno lasciato un nemico cos minaccioso
	marciare per tutto il paese, cos, senza colpo ferire?
	Se prevarremo noi, pagheranno con la testa.
	Scommetto che han fatto pace con Bolingbroke.

SCROPE
	Han fatto pace con lui - e che pace, mio Sire!

RICCARDO
	Oh canaglie, vipere, dannati per l'eternit!
	Cani pronti a leccare, a strofinarsi sul primo che passa!
	Serpenti riscaldati dal mio stesso sangue, che mi mordono al cuore!
	Tre Giuda, e ognuno tre volte peggio di Giuda!
	Han voluto far pace? Che l'orrido inferno faccia guerra
	alle loro anime, tutte macchiate da questo misfatto!

SCROPE
	Il dolce amore, vedo, quando cambia natura,
	si volge in odio, il pi implacabile e amaro.
	Ritiratele, le maledizioni. La loro pace l'han fatta
	non colle mani, ma con le loro teste. Quelli che voi maledite
	hanno subto la pi devastante fra le ferite mortali,
	e han veramente toccato il fondo, sepolti in una nuda fossa.

AUMERLE
	Allora son morti, Bushy, Green e il Conte di Wiltshire?

SCROPE
	S, in quel di Bristol: han tutti perso la testa.

AUMERLE
	Dov' il Duca mio padre con il suo esercito?

RICCARDO
	Non importa dove. E non una parola di conforto!
	Parliamo di tombe, e di vermi, e di epitaffi.
	La polvere sia la nostra carta, e con occhi stillanti
	descriviamo il dolore sul grembo della terra.
	Designiamo gli esecutori, parliamo di testamenti...
	Eppure no: che eredit possiamo lasciare
	al suolo, a parte i nostri corpi esautorati?
	Le nostre terre, le nostre vite... Tutto  di Bolingbroke,
	e nulla possiamo dir nostro se non la morte
	e quel modesto calco di sterile argilla
	che a mo' di involucro protegge le nostre ossa.
	Per amor di Dio, sediamoci sulla nuda terra
	a recitar le tristi cronache della morte dei re:
	come alcuni furon deposti, altri uccisi in guerra,
	altri ossessionati dai fantasmi di chi avevan deposto,
	alcuni avvelenati dalle mogli, o assassinati nel sonno:
	tutti morti ammazzati. Ch entro la vuota corona
	che cinge le tempie mortali di un re,
	tiene corte la morte: e l s'insedia, beffarda,
	irridendo al potere di lui, ghignando alla sua pompa,
	concedendogli un breve respiro, una particina -
	sovraneggiare, incuter timore, fulminar con lo sguardo -
	facendolo pieno di s, quanto di vuote illusioni,
	come se questa nostra carne, prigione dello spirito,
	fosse di bronzo indistruttibile. E dopo averlo cos lusingato,
	viene alla fine, e con uno spillo da nulla
	perfora le mura di quella fortezza, e addio re!
	Copritevi la testa, non irridete a un impasto di carne e sangue
	con riverenze solenni, gettate via rispetto,
	tradizione, formalit, dovere, etichetta:
	in tutto questo tempo voi mi avete frainteso.
	Io vivo di pane, proprio come voi; provo desideri,
	assaporo il dolore, ho bisogno di amici. Cos asservito,
	come potete venirmi a dire che sono un re?

CARLISLE
	Sire, i saggi non se ne stanno seduti a piangere i loro guai,
	ma san prevenire in tempo le cause dei loro pianti.
	La paura del nemico, poich la paura ci toglie ogni forza,
	nel fiaccarvi ogni forza d forza al nemico stesso:
	cos anche le vostre fantasie vi muovono guerra.
	Aver paura, essere uccisi: il peggio che pu capitare in battaglia;
	chi cade in battaglia la morte con la morte annienter,
	ma chi teme la morte paga alla morte un tributo di vilt.

AUMERLE
	Mio padre ha dei soldati. Cercate di lui,
	e provatevi a fare un corpo di membra sparse.

RICCARDO
	Fai bene a rimproverarmi. Superbo Bolingbroke, io vengo
	a battermi con te nel nostro giorno fatale.
	Mi  gi sbollita, la febbre della paura.
	Ci vuole poco, a conquistare quello che  nostro.
	Di', Scrope, dove sono nostro zio e le sue truppe?
	Hai un'aria amara, amico: sian dolci le tue parole.

SCROPE
	Gli uomini prevedono dall'aspetto del cielo
	che tempo far nel corso della giornata.
	Dal mio sguardo cupo e triste puoi prevedere
	che la mia lingua far un racconto ancora pi triste.
	Sarei un torturatore, a dirvelo in piccole dosi
	tirando in lungo il peggio che mi resta da dire.
	Vostro zio York si  unito a Bolingbroke,
	tutti i castelli del nord hanno capitolato,
	e al sud i vostri cavalieri in armi son tutti
	dalla sua parte.

RICCARDO
			Hai detto abbastanza.
	[.a Aumerle.] Accidenti a te, cugino! Perch mi hai stornato
	dai dolci sentieri della mia disperazione?
	Cos'hai da dire adesso? Che conforto ci resta?
	In nome del cielo, lo voglio odiare in eterno
	colui che, una volta di pi, mi dice di farmi coraggio.
	Andiamo al castello di Flint. L rester a languire:
	un re, schiavo del dolore, obbedir a un dolore da re.
	I soldati rimasti, li congedo e li lascio andare
	ad arare una terra che possa un giorno fruttificare:
	la mia non  pi mia. E che nessuno si provi ancora
	a farmi cambiar idea: ogni consiglio  ormai vano.

AUMERLE
	Mio Sire, una sola parola.

RICCARDO
				Mi fa torto due volte
	colui che mi ferisce con le lusinghe della sua lingua.
	Congedate il mio seguito. Che passino pure al nemico:
	dalla notte di Riccardo all'alba radiosa di Enrico. .Escono..

/:/Scena III


.Entrano con tamburi e bandiere Bolingbroke, York, Northumberland, con persone del seguito..

BOLINGBROKE
	Cosicch da questo rapporto si apprende
	che i gallesi si sono sbandati, e che Salisbury
	 andato incontro al Re, che  da poco sbarcato,
	con pochi intimi amici, su questa costa.

NORTHUMBERLAND
	Gran bella e buona notizia, mio signore.
	Riccardo si  andato a nascondere non lungi da qui.

YORK
	Sarebbe pi appropriato che Lord Northumberland
	dicesse "Re Riccardo". Ahim,  gran brutto giorno
	quello in cui un re consacrato deve andarsi a nascondere!

NORTHUMBERLAND
	Vostra Grazia mi fraintende. Solo per brevit
	ho omesso il titolo.

YORK
				Tempo gi fu
	in cui se tanta brevit aveste usato con lui,
	il Re, per farla breve, vi avrebbe abbreviato
	di tutta la testa, per aver cos alzato la testa.

BOLINGBROKE
	Zio, non fraintendete pi del dovuto.

YORK
	E voi, mio caro nipote, non intendete pi del dovuto:
	potreste fraintendere i disegni del cielo sulle nostre teste.

BOLINGBROKE
	Lo so, zio, e non mi oppongo certo
	al suo volere. Ma chi sta arrivando?
.Entra Percy..
	Benvenuto, Harry. Ebbene, si arrende o no il castello?

PERCY
	La guarnigione  degna di un re, signore,
	e vuol sbarrarti il passo.

BOLINGBROKE
	Degna di un re?
	Andiamo! Non ci sta mica un re.

PERCY
					S, mio buon signore,
	c' dentro proprio un re. Re Riccardo si trova
	laggi, in quella cerchia di calce e pietra;
	e con lui son Lord Aumerle, Lord Salisbury,
	Sir Stephen Scrope, e inoltre un santo uomo di chiesa
	reverendissimo: ma chi, non me l'hanno detto.

NORTHUMBERLAND
	Ah, probabilmente il Vescovo di Carlisle.

BOLINGBROKE
	Nobili signori,
	portatevi sotto i rudi bastioni di quell'antico castello,
	con squille d'oricalco chiamate a parlamento
	fin dentro le torrette diroccate, e date questo annuncio:
	Enrico Bolingbroke
	inginocchiato bacia la mano di Re Riccardo,
	facendo atto di sottomissione, con cuore leale e sincero,
	alla sua regale persona. Son qui venuto
	a consegnare ai suoi piedi le mie armi e gli armati,
	a patto che il mio bando sia revocato
	e mi sia concessa la restituzione delle mie terre.
	Se no, far valere la superiore forza delle mie truppe
	e sulla polvere estiva rovescer una pioggia di sangue,
	piovuto dalle ferite degl'inglesi abbattuti.
	Come poi sia lontano dalla mente di Bolingbroke
	che tale vermiglia bufera debba inzuppare
	il grembo fresco e verde dei bel paese di Re Riccardo
	lo mostrer il mio ossequio, reverente e devoto.
	Andate a dir tutto questo, mentre noi marciamo
	lungo l'erboso tappeto di questa piana.
	Marciamo, ma senza il rullo di minacciosi tamburi:
	sicch dai merli smozzicati di questo castello
	si osservi un gran bello spiegamento di forze.
	Credo che io e Re Riccardo potremmo scontrarci
	al modo terribile degli elementi
	di fuoco e d'acqua, quando la loro tonante deflagrazione,
	nello scontrarsi, squarcia le gote imbronciate del cielo.
	Se lui  il fuoco, io sar l'acqua arrendevole:
	sta a lui infuriare, mentre io scarico sulla terra
	le mie acque - sulla terra, non gi su di lui.
	In marcia! e attenti a Re Riccardo: osservatelo bene.

.Di fuori le trombe chiamano a parlamento, di dentro si risponde; segue fanfara. Riccardo si affaccia sulle mura, con. [.il Vescovo di.] .Carlisle, Aumerle, Scrope e Salisbury..

	Ecco, guardate, Re Riccardo appare in persona,
	come un sole fattosi rosso di malcontento
	mentre si affaccia all'infuocato portale d'oriente,
	nello scoprire che invide nubi son risolute
	ad oscurare la sua gloria e deturpare il tracciato
	della sua fulgida corsa verso occidente.

YORK
	Eppur ha tutto l'aspetto di un re. Guardate, il suo sguardo
	scintillante come quello d'un'aquila, illumina di lampi
	la sua maest e autorit. Ahim, ahim che guaio
	se la sventura dovr macchiare un s nobile aspetto!

RICCARDO
	Siamo sconcertati: abbiamo atteso tanto a lungo
	di vederti piegare, timoroso, il ginocchio,
	perch ci credevamo il tuo legittimo re.
	E se lo siamo, come osano omettere, le tue giunture,
	di offrire umile omaggio alla nostra persona?
	Se re non siamo, mostraci la mano di Dio
	che ci ha dimesso dalle funzioni di Suo vicario.
	Sappiamo bene che nessuna mano di carne e d'ossa
	pu impugnare il nostro scettro consacrato
	se non per sacrilegio, rapina o usurpazione.
	E se anche voialtri credete che tutti, al pari di voi,
	si sian dannati l'anima straniandola da noi,
	e che noi siamo impotenti, orbati dei nostri amici,
	pure sappiate che il mio signore, Dio onnipotente,
	sta reclutando fra le Sue nubi, a nostro favore,
	le pi pestilenziali; ed esse faranno strage
	dei vostri figli, non ancora nati n concepiti,
	perch avete levato le vostre mani di vassalli sul nostro capo
	ed attentato alla gloria della mia preziosa corona.
	Dite a Bolingbroke - mi par di vederlo laggi -
	che ogni passo in avanti sulla mia terra
	 un bieco tradimento. Egli  venuto ad aprire
	l'imporporato testamento di una guerra cruenta,
	ma prima che la corona cui aspira possa trovar pace,
	una corona di sangue, di diecimila figli di mamma,
	sfigurer le fiorenti fattezze dell'Inghilterra,
	muter il verginale pallore della sua pace
	nello scarlatto dell'indignazione, e dovr irrorare
	l'erba dei suoi pascoli di onesto sangue inglese.

NORTHUMBERLAND
	Non voglia il Re del cielo che il Re nostro signore
	debba essere, da armi fraterne e perci fratricide,
	preso d'assalto. Il tuo tre volte nobile cugino
	Enrico Bolingbroke ti bacia umilmente la mano,
	e giura sull'onorata sepoltura
	data alle ossa del vostro reale antenato,
	e sul sangue reale che entrambi avete in comune,
	e derivate da un'unica preziosissima fonte,
	e sulla mano sepolta del bellicoso Gaunt;
	giura sul suo stesso onore e sulla sua dignit -
	la quale include tutto ci che possa dire o giurare -
	che la sua venuta cost non ha altro obiettivo
	fuorch i suoi diritti ereditari
	e l'immediata revoca del bando, ch'egli impetra in ginocchio:
	appena, nella tua facolt di sovrano, gliel'avrai accordata,
	le sue armi scintillanti consegner alla ruggine,
	i cavalli bardati di ferro alle scuderie, e il suo cuore
	al leale servizio di Vostra Maest.
	Questo egli giura esser giusto, com' vero che  principe,
	ed io, da gentiluomo che sono, me ne faccio garante.

RICCARDO
	Northumberland, riferitegli la risposta del Re:
	il suo nobile cugino  pi che benvenuto
	e tutta la lista delle sue giuste richieste
	sar soddisfatta senza alcuna obiezione.
	Con tutto l'eloquio elegante di cui sei capace
	porta al suo nobile orecchio un saluto benigno...
	[.a Aumerle.] Stiamo perdendo la faccia, non vi pare, cugino?
	Con questa brutta cera, e tante belle parole...
	Dobbiam richiamare Northumberland, inviare
	al traditore un messaggio di sfida, e perire cos?

AUMERLE
	No, mio buon signore. Battiamoci con le belle parole:
	il tempo ci prester degli amici, e questi un soccorso di spade.

RICCARDO
	O Dio, Dio, che proprio questa mia lingua
	che pronunci la temuta sentenza della messa al bando
	contro quell'uomo superbo, debba rimangiarsela
	con parole suadenti! Oh, potessi esser grande
	quanto il mio affanno, e meno grande del mio nome,
	o potessi dimenticare quel che son stato
	o non ricordare quel che devo essere ora!
	Ti gonfi, orgoglioso mio cuore? Ti do licenza di battere quanto vuoi,
	ch il nemico ha licenza di batterci tutti e due.

AUMERLE
	Torna Northumberland, da parte di Bolingbroke.

RICCARDO
	Che far adesso il Re? Dovr capitolare?
	Il Re lo far. Dovr farsi deporre?
	Il Re si rassegner. Dovr perdere
	il nome di re? In nome di Dio, vada anche quello!
	Dar i miei gioielli per un rosario,
	il mio sontuoso palazzo per un romitorio,
	le mie vesti sfarzose per un saio di questuante,
	le mie coppe cesellate per una scodella di legno,
	il mio scettro per un bordone da pellegrino,
	i miei sudditi per un paio di santi scolpiti
	ed il mio vasto reame per una piccola tomba,
	una tomba piccola cos, una modestissima tomba.
	Oppure sar sepolto sulla strada maestra,
	qualche strada ben trafficata ove i piedi dei sudditi
	a tutte l'ore calpestino la testa del loro sovrano:
	visto che ora, da vivo, mi calpestano il cuore,
	una volta morto, perch poi non la testa?
	Aumerle, tu piangi, cugino dal tenero cuore.
	Faremo venire un tempaccio, a furia di lacrime vili,
	tra pianti e sospiri faremo strame del raccolto d'estate,
	a provocar carestia in questa terra in rivolta.
	O i nostri guai li volgeremo in scherzi:
	faremo una bella gara a chi versa pi lacrime,
	che verseremo tutte nello stesso sito,
	e quand'esse ci avranno scavato un paio di fosse
	nella terra, e noi vi saremo sotterrati, si dir "Qui giacciono
	due cugini che si scavaron la fossa col pianto degli occhi".
	Non sarebbe una gran bella fine? Bene, bene: mi accorgo
	di vaneggiare, voi state ridendo di me.
	Possente principe, mio Duca di Northumberland,
	che dice Re Bolingbroke? Gliela dar Sua Maest
	licenza a Riccardo di vivere sinch Riccardo morr?
	Fategli una riverenza, e Bolingbroke vorr.

NORTHUMBERLAND
	Mio Sire, egli attende nella corte, da basso,
	di parlare con voi, purch vi degniate di scendere.

RICCARDO
	Scendo, scendo: come il radioso Fetonte,
	perso il controllo dei suoi cavalli riottosi.
	Nella corte da basso? Corte da basso, dove i re s'abbassano
	a venire al richiamo dei traditori, a far atto d'omaggio.
	La corte da basso? Scendiamo: da basso la corte, il Re in basso.
	Stridono i gufi, l'alto canto della lodola appare in ribasso.

BOLINGBROKE
	Che dice Sua Maest?

NORTHUMBERLAND
				La pena e lo strazio del cuore
	lo fan parlare a vanvera, come uno che farnetica.
	Ma eccolo che viene.
[.Riccardo e il seguito scendono da basso..]

BOLINGBROKE
	Fatevi tutti da parte,
	e rendete a Sua Maest l'omaggio dovuto. .S'inginocchia..
	Mio grazioso sovrano...

RICCARDO
	Amabile cugino, voi degradate il vostro ginocchio principesco
	e insuperbite la vile terra se vi mettete a baciarla.
	Preferirei fosse il mio cuore a sentire il vostro affetto:
	il mio occhio non si compiace affatto del vostro omaggio.
	Su, cugino, in piedi. Il vostro cuore  in alto, lo so io:
	pur col ginocchio a terra, almeno all'altezza del mio.

BOLINGBROKE
	Mio grazioso sovrano, vengo solo per ci che  mio.

RICCARDO
	Quello che  vostro  vostro: anch'io son tutto vostro.

BOLINGBROKE
	Sarete mio, veneratissimo Sire,
	se i miei leali servigi sapran meritare il vostro affetto.

RICCARDO
	Voi meritate molto. Pi merita di avere
	chi  pi deciso e pi forte nel prendersi le cose.
	Zio, datemi la mano. Suvvia, asciugatevi gli occhi.
	Le lacrime attestano affetto, ma non offrono rimedi.
	Cugino, son troppo giovane per esservi padre,
	anche se siete vecchio abbastanza per esser mio erede.
	Quel che volete io ve lo do, e ve lo do di buon grado:
	dobbiamo fare quel che la forza c'impone nostro malgrado.
	Si vuole che andiamo a Londra, cugino:  vero o no?

BOLINGBROKE
	Vero, mio buon signore.

RICCARDO
				Allora non posso dire di no.
.Squillo di tromba. Escono..

/:/Scena IV


.Entrano la Regina e due dame di compagnia..

REGINA
	Che gioco possiamo inventare qui in giardino,
	per scacciar le ansiet e i cattivi pensieri?

DAMA
	Signora, potremmo giocare alle bocce.

REGINA
	Mi ricordano che la vita ha un percorso accidentato
	e che la mia fortuna rotola nel senso sbagliato.

DAMA
	Signora, potremmo danzare.

REGINA
	Le mie gambe non sanno tenere il passo della gioia
	quando il mio povero cuore non tiene il passo del dolore.
	E allora, niente danze, ragazza. Qualche altro gioco.

DAMA
	Signora, raccontiamoci delle favole.

REGINA
	Di gioia o di dolore?

DAMA
				L'una e l'altro, signora.

REGINA
	N l'un n l'altro, mia cara.
	Ch se sar di gioia - la quale mi manca del tutto -
	a maggior ragione mi ricorder il mio dolore;
	se di dolore - con tutto il dolore che ho avuto -
	aggiunger altro dolore a quest'assenza di gioia.
	Quello che ho gi, non voglio duplicare;
	quel che mi manca, non serve lamentare.

DAMA
	Signora, mi metter a cantare.

REGINA
					Buon per te, se ne hai motivo,
	ma mi faresti pi piacere mettendoti a piangere.

DAMA
	Piangerei anche, signora, se vi facesse star meglio.

REGINA
	E io canterei, se il pianto mi facesse star meglio,
	senza farmi prestare da te neppure una lacrima.
.Entrano un giardiniere e due aiutanti..
	Zitta, che vengono i giardinieri!
	Ficchiamoci nell'ombra di queste piante.
	La mia infelicit contro una filza di spilli
	che parleran di politica: ne parlano tutti quanti
	in tempo di sommovimenti - un guaio che prelude a tanti.

GIARDINIERE
	Va' un po' a legarmi quelle albicocche che pendon laggi,
	che, come figli sfrenati, fanno incurvare il padre
	sotto il peso di tale straripante invadenza.
	Da' qualche sostegno ai rami che si piegano troppo...
	E tu, va' con lui, e a mo' di carnefice,
	decapita quelli che troppo in fretta sono cresciuti,
	sino a parer troppo alti per la nostra repubblica:
	ch il nostro governo si fonda su un saggio equilibrio.
	Mentre voi due vi date da fare, io vado a sarchiare
	le erbacce dannose che succhiano senza profitto
	i fertili umori del suolo, rubandoli ai fiori leggiadri.

AIUTANTE
	Perch dovremmo, nell'ambito di una staccionata,
	rispettare la legge, la forma, la giusta misura,
	mostrando un modello esemplare di bene ordinata provincia,
	se quel giardino recinto dal mare, la patria nostra,
	 invaso dalle erbacce, che ne soffocano i fiori pi belli,
	gli alberi da frutto non sono potati, le siepi in rovina,
	le aiuole in disordine, e le erbe benefiche
	brulicanti di bruchi?

GIARDINIERE
				Non te la prendere.
	Colui che toller l'incontrollato rigoglio
	si  ritrovato alla caduta delle foglie.
	Le erbacce, un tempo protette dal suo maestoso fogliame
	e che, con l'aria di sostenerlo, lo mangiavano vivo,
	le ha sradicate, radici e tutto, il Bolingbroke:
	mi riferisco al Conte di Wiltshire, a Bushy e Green.

AIUTANTE
	Cosa? Son morti?

GIARDINIERE
			Morti. E Bolingbroke
	ha catturato il Re scialacquatore. Oh, che peccato
	che non abbia curato e coltivato la sua terra
	come noi questo giardino. Quando vien la stagione,
	noi incidiamo la corteccia - la pelle degli alberi da frutta -
	per non farli gonfiare di linfa e di sangue
	e non mandarli in malora per il troppo rigoglio.
	Avesse lui fatto lo stesso con gli ambiziosi e i potenti,
	essi avrebbero vissuto per produrre, e lui per godere
	i frutti della lealt. I rami infecondi
	noi li potiamo, a che i rami fruttiferi possano vivere.
	Avesse fatto lo stesso, porterebbe ancora la corona
	che sperpero e indolenza gli han fatto buttar via.

AIUTANTE
	Perch, pensate che il Re sta per esser deposto?

GIARDINIERE
	Spodestato lo  gi. Quanto al deposto,
	non sappiamo per certo. Missive arrivate ieri notte
	a un caro amico del buon Duca di York
	recano infauste nuove.

REGINA
	Oh, morir soffocata se mi vieto di dire la mia.
	Tu, che come un vecchio Adamo sei qui per curare il giardino,
	come osa la tua brutta linguaccia propalare s brutte notizie?
	Quale Eva, quale serpente ti ha indotto in tentazione,
	per inventare una seconda caduta e dannazione dell'uomo?
	Perch vai raccontando che Re Riccardo  deposto?
	Osi tu, che sei poco pi di un pugno di creta,
	predirne la caduta? Di', dove, quando e come
	sei venuto in possesso di tali brutte notizie? Parla, sciagurato!

GIARDINIERE
	Perdonatemi, signora. Non mi fa alcun piacere
	parlare di queste cose. Pure, quel che dico  vero.
	Re Riccardo  nella stretta possente
	di Bolingbroke. Mettiamo sulla bilancia le rispettive fortune:
	sul piatto del vostro signore non  rimasto che lui
	e qualche residua illusione che lo fa pi leggero,
	ma dalla parte del grande Bolingbroke,
	oltre a lui, ci son tutti i Pari d'Inghilterra,
	e con tale giunta il piatto di Re Riccardo  bello e saltato.
	Correte a Londra e non avrete pi dubbi.
	Quello che dico  sulla bocca di tutti.

REGINA
	O agile sventura, dal piede leggero,
	il tuo messaggio non era a me riservato?
	E sono l'ultima a venirlo a sapere! Oh, tu pensi
	di servirmi per ultima, per farmi serbare pi a lungo
	la tua pena nel petto! Venite, mie dame, andiamo
	a Londra, incontro alla pena di chi a Londra  re.
	Ah, per questo son nata, perch il mio volto mesto
	debba adornare il trionfo del grande Bolingbroke?
	Giardiniere, per avermi dato notizia di questi guai,
	prego Iddio che le piante che innesti non crescano mai.
.Esce .[.con le dame..]

GIARDINIERE
	Povera Regina! Se bastasse a migliorar la tua sorte,
	vorrei che la mia arte subisse l'impatto della tua invettiva.
	Qui le  caduta una lacrima; e qui, in questo punto,
	seminer un cespo di ruta, l'erba amara della contrizione.
	La ruta, erba pietosa, far presto a spuntare,
	una regina in pianto a rimembrare. .Escono..

/:/ATTO IV



.Scena I


.Entrano, per una seduta del Parlamento, Bolingbroke con i Pari Aumerle, Northumberland, Percy, Fitzwater, Surrey,. [.il Vescovo di.] .Carlisle, l'Abate di Westminster, .[.un altro Lord,.] .un Araldo, ufficiali e Bagot..

BOLINGBROKE
	Chiamate Bagot.
	E adesso, Bagot, parla pure liberamente.
	Cosa sai tu della morte del nobile Gloucester?
	Chi vi ha coinvolto il Re, e chi fu lo strumento
	di tal sanguinaria e prematura esecuzione?

BAGOT
	Se  cos, mettetemi a confronto con Lord Aumerle.

BOLINGBROKE
	Cugino, fatti avanti e guarda in faccia quell'uomo.

BAGOT
	Duca di Aumerle, lo so, la vostra lingua imprudente
	disdegna rimangiarsi dichiarazioni passate.
	Al tempo nefasto in cui si complott la morte di Gloucester
	vi sentii dire: "Non  il mio braccio lungo abbastanza
	da giungere, dalla tranquilla corte inglese,
	fino a Calais, alla testa di mio zio?".
	Tra molti altri discorsi, proprio in tale occasione
	vi sentii dire che avreste piuttosto ricusato
	l'offerta di centomila corone,
	che permesso il ritorno in Inghilterra di Bolingbroke;
	e aggiungeste che per la patria sarebbe una benedizione
	la morte di questo vostro cugino.

AUMERLE
					Principi e nobili Pari,
	che posso rispondere a questo ignobile individuo?
	Dovr disonorare le mie alte fortune
	dandogli il castigo che merita in una tenzone fra eguali?
	Dovr pur farlo, oppure il mio onore sar insozzato
	dalle infami accuse delle sue labbra calunniose.
	Ecco il mio guanto, suggello manuale di una morte
	che ti destina all'inferno. Io dico che tu menti,
	e prover che quel che hai detto  falso
	col sangue del tuo petto, per quanto indegno sia
	di macchiare il filo della mia spada di cavaliere.

BOLINGBROKE
	Fermati, Bagot. Ti vieto di raccoglierlo.

AUMERLE
	Con una sola eccezione, vorrei fosse il pi eletto
	di tutto questo consesso a provocarmi cos.

FITZWATER
	Se il tuo valore esige la parit di rango,
	questo, Aumerle,  il mio guanto, col quale sfido il tuo.
	Per la luce del sole, che m'indica dove sei,
	ti sentii dire - e te ne sei vantato -
	che fosti tu a dar la morte al nobile Gloucester.
	Anche se neghi venti volte, tu menti,
	ed io la tua menzogna te la ricaccer nel cuore
	dov' stata forgiata, sulla punta della mia spada.

AUMERLE
	Non  da te, codardo, vivere sino a quel giorno.

FITZWATER
	Ah, sull'anima mia, se fosse questo, quel giorno!

AUMERLE
	Fitzwater, questa menzogna ti condanna all'inferno.

PERCY
	Tu menti, Aumerle. La sua integrit d'uomo d'onore,
	nell'accusarti,  pari solo alla tua nequizia;
	ed ecco, getto anche il mio guanto, e che tu sei come dico
	lo prover sulla tua pelle sino all'ultimo estremo
	di anelito mortale. Raccoglilo, se osi.

AUMERLE
	Se non lo faccio, mi vadano in cancrena le mani,
	e che mai pi brandiscano l'acciaio vendicatore
	sull'elmo scintillante del mio avversario.

UN ALTRO LORD
	Affido alla terra anche il mio guanto, Aumerle spergiuro,
	e ti rinfaccio tante altre menzogne,
	quante si possano conficcare nelle tue orecchie proditorie
	da un'alba all'altra. Eccoti il pegno del mio onore:
	raccogli la sfida, se osi!

AUMERLE
	Chi altro si fa avanti? Per Giove, vi sfido tutti.
	Ho mille vite in un solo petto,
	da tener testa a ventimila come voi.

SURREY
	Mio Lord Fitzwater, ricordo assai bene
	la circostanza del colloquio fra Aumerle e voi.

FITZWATER
	Verissimo: eravate fra i presenti,
	e potete testimoniare che  vero.

SURREY
	Falso, per Giove, com' vero il cielo!

FITZWATER
	Surrey, tu menti!

SURREY
			Giovinastro senza onore!
	Questa calunnia peser tanto sulla mia spada
	ed essa ne far le vendette con tale rivalsa
	che tu, seminatore di calunnie, sarai seminato con quella calunnia
	sotterra, stecchito come il teschio di tuo padre.
	A riprova di ci, eccoti il pegno del mio onore:
	raccogli la sfida, se osi!

FITZWATER
	Stolto, a spronare un cavallo che gi morde il freno!
	Se oso mangiare, bere, respirare, esser vivo,
	avr il coraggio di incontrare un Surrey in una landa deserta,
	e di sputargli addosso dicendogli che mente,
	e mente, e mente. Eccoti il pegno del mio onore,
	che t'impegna a subire il mio duro castigo.
	Com' vero che intendo salire in alto, nel nuovo ordine,
	Aumerle  colpevole di ci di cui veracemente lo accuso.
	E, inoltre, ho udito l'esiliato Norfolk asserire
	che tu, Aumerle, mandasti due tuoi emissari
	a dar la morte al nobile Duca, a Calais.

AUMERLE
	Qualche onesto cristiano mi presti un guanto,
	ch Norfolk mente. Ecco, io lo getto a terra
	e, se sar amnistiato, lo sfido a vendicare il suo onore.

BOLINGBROKE
	Tutte coteste sfide restan per ora in sospeso,
	fino al richiamo di Norfolk. Egli sar richiamato,
	anche se mio nemico, e gli saranno restituite
	tutte le terre, e le sue signorie. Quando far ritorno
	ordineremo contro Aumerle la prova delle armi.

CARLISLE
	Quel giorno d'onore non lo vedremo mai.
	Molte e molte volte il bandito Norfolk si  battuto
	per Ges Cristo nel glorioso campo cristiano,
	spiegando al vento il vessillo della croce di Cristo
	contro i neri pagani - Turchi e Saraceni;
	ma poi, stremato dalle fatiche di guerra, and a ritirarsi
	in Italia, e in quel di Venezia volle affidare
	il suo corpo alla terra di quel dolce paese,
	e la sua anima incorrotta a Cristo, suo comandante,
	sotto le cui bandiere aveva pugnato s a lungo.

BOLINGBROKE
	Che dite, Vescovo? Norfolk  morto?

CARLISLE
	Com' vero che son vivo io, mio signore.

BOLINGBROKE
	La dolce pace meni la sua dolce anima in grembo
	al buon vecchio Abramo! Signori sfidanti,
	le vostre disfide dovranno restare in sospeso,
	finch non vi avremo assegnato le date della prova.

.Entra York..

YORK
	Gran Duca di Lancaster, vengo a te
	dallo spennato Riccardo, che di spontanea volont
	ti adotta come erede, lasciando il suo alto scettro
	in possesso alla tua mano regale.
	Ascendi al trono, quale suo successore,
	e lunga vita a Enrico, il quarto di questo nome!

BOLINGBROKE
	In nome di Dio, ascender al trono regale.

CARLISLE
	Per carit, Dio non voglia!
	Son l'ultimo a parlare, in questa reale assemblea,
	ma il primo a cui si addica di dire la verit.
	Volesse Iddio che uno solo di voi, in questa nobile accolta,
	fosse talmente nobile da erigersi a giudice imparziale
	del nobile Riccardo: ch allora la sua nobilt pi vera
	gli direbbe di astenersi da cos turpe ingiustizia.
	Quale suddito pu pronunziare un verdetto sul Re?
	E chi, in questo consesso, non  suddito di Riccardo?
	Neanche i ladri si giudicano senza prima ascoltarli,
	anche se la loro colpa appare manifesta.
	E dovr l'immagine della maest di Dio,
	il Suo capitano, luogotenente, vicario d'elezione,
	unto, incoronato, insediato da anni sul trono,
	sottostare al giudizio di sudditi, suoi inferiori,
	e per di pi in sua assenza? Oh, Dio non permetta
	che in un paese cristiano anime battezzate
	facciano mostra di tanto odioso, nero, osceno delitto!
	Io parlo a dei sudditi, e vi parlo da suddito
	che Dio ha ispirato a franca difesa del suo re.
	Il qui presente Duca di Hereford, che chiamate re,
	del re del superbo Hereford  un nero traditore;
	e se voi l'incoronate, mi sia lecito profetare
	che sangue inglese concimer il terreno
	e le et future dovranno piangerlo, questo turpe misfatto.
	La pace cercher riposo fra turchi e infedeli,
	e in questa culla della pace, in guerre tumultuose
	si annienteranno a vicenda fratelli e consanguinei.
	Disordine, orrore, paura e ribellione
	s'insedieranno qui, e questo paese sar chiamato
	campo del Golgota e dei teschi umani.
	Oh, se solleverete questa casata contro l'altra,
	provocherete la pi funesta divisione
	che mai si sia abbattuta su questa terra disgraziata.
	Impeditelo, opponetevi, scongiurate il malanno,
	o i figli, e i figli dei figli, vi stramalediranno.

NORTHUMBERLAND
	Gran bella perorazione, messere, e pel vostro disturbo
	vi arrestiamo sul posto per alto tradimento.
	Mio Abate di Westminster, a voi l'incarico
	di tenerlo in custodia sino al giorno del processo.
	Volete degnarvi, signori, di accoglier l'istanza dei Comuni?

BOLINGBROKE
	Portate qui Riccardo, che alla presenza di tutti
	possa abdicare. Cos procederemo
	senza contestazioni.

YORK
			Vado a fargli da scorta. .Esce..

BOLINGBROKE
	Chi di voi, signori,  qui in stato di arresto,
	si procuri dei garanti sino al d del processo.
	Dobbiamo ben poco alle vostre premure,
	e sul vostro sostegno nutrivamo ben poche illusioni.

.Entrano Riccardo e York..

RICCARDO
	Ahim, perch mi portano davanti a un re,
	prima che mi sia scrollato di dosso i pensieri regali
	del tempo in cui regnavo? Devo ancora imparare
	a essere insinuante, a lusingare, a piegar schiena e ginocchi.
	Date tempo al dolore di iniziarmi
	a tal sottomissione. Eppure le ricordo bene
	le fattezze di costoro. Non eran questi i miei uomini?
	I loro "Evviva!" non li gridavano proprio a me?
	Cos Giuda con Cristo. Solo che Lui, fra i dodici,
	trov tutti fedeli meno uno; ed io, tra dodicimila, nessuno.
	Dio salvi il Re! Nessuno dir "Amen"?
	Son prete e chierico allo stesso tempo? Allora "Amen".
	Dio salvi il Re, anche se non son io;
	eppure "Amen" se il cielo crede che lo sono...
	Per quale ufficio mi avete qui convocato?

YORK
	Per compier di tua spontanea volont quell'atto
	che l'esaurirsi del tuo potere ti ha indotto ad offrire:
	l'abdicazione del trono e della corona
	a favore di Enrico Bolingbroke.

RICCARDO
					Passatemi la corona.
	Ecco, cugino: prenditi la corona. Cos, cugino:
	da questa parte la mia mano, dall'altra la tua.
	Ora quest'aurea corona  come un pozzo profondo,
	dove ci sono due secchi, che si riempiono a turno:
	quello vuoto su in alto, a volteggiare nell'aria,
	e l'altro al fondo, pieno d'acqua e invisibile.
	Il secchio al fondo, pieno di lacrime, son io,
	che m; tuffo nel dolore mentre voi ascendete al posto mio.

BOLINGBROKE
	Vi credevo disposto a abdicare.

RICCARDO
	Alla corona, s: ma le mie pene restano con me.
	Potete spogliarmi di ogni gloria e potere,
	ma non delle mie pene. Di queste sono sempre re.

BOLINGBROKE
	Con la corona mi cederete parte dei vostri affanni.

RICCARDO
	I vostri affanni, su in alto, non curano i miei di quaggi.
	La mia cura  nella perdita di cure, ora che non ne ho pi.
	La vostra cura sono altre cure, acquistate con nuove cure.
	Le cure che vi cedo, me le tengo, anche se le ho cedute:
	sono tutt'uno con la corona, eppure non le ho perdute.

BOLINGBROKE
	Ma consentite a cederla, la corona?

RICCARDO
	S e no. No e s... Il s non conta nulla, come me,
	e figuriamoci il mio no, se abdico per te.
	Ma ascolta adesso come faccio a disfare me stesso.
	Dalla testa mi tolgo questo gran peso,
	e dalla mano l'impaccio di un grosso scettro,
	e dal cuore l'orgoglio di fare il monarca.
	Colle mie stesse lacrime io lavo il crisma dell'unzione,
	colle mie stesse mani cedo la mia corona,
	colla mia stessa lingua rinnego la mia sacra funzione,
	col mio stesso fiato vi libero da ogni fede giurata.
	Io rinunzio a ogni pompa e a ogni fasto regale;
	rifiuto manieri, e rendite, e profitti,
	disconosco ogni mio atto, decreto o legge.
	Dio perdoni chi tradisce i giuramenti fatti a me,
	Dio conservi inviolati quelli che fanno a te.
	E faccia s che io, che non ho nulla, da nulla sia angustiato,
	mentre tu godi tutto quel che ti sei conquistato.
	Possa tu vivere a lungo, assiso sul trono di Riccardo,
	e possa presto Riccardo giacere in una fossa di terra.
	"Dio salvi Re Enrico", da re disfatto Riccardo dice,
	"e gli conceda anni e anni di vita felice".
	Che altro volete da me?

NORTHUMBERLAND
				Nient'altro che diate lettura
	dei capi d'accusa, e dei nefandi delitti
	commessi da voi in persona e dai vostri seguaci,
	contro lo Stato e gli interessi della nazione:
	se vi confessate colpevole, le menti degli uomini
	vi riterranno giustamente detronizzato.

RICCARDO
	Devo far questo? Devo disfare l'ordito di follie
	di cui  intessuto il mio regno? Nobile Northumberland,
	se esistesse un registro delle tue malefatte
	non avresti vergogna, in questo illustre consesso,
	a darne pubblica lettura? Se lo facessi,
	ci troveresti una voce del tutto infamante,
	che dice di un re detronizzato,
	del pi solenne giuramento, infranto -
	voce segnata con marchio d'infamia, dannata nel libro del cielo.
	Anzi, tutti voialtri che state l a fissarmi
	mentre la mia sventura mi strazia il cuore
	anche se qualcuno - come Pilato - se ne lava le mani
	mostrando una piet di circostanza, pure, da veri Pilati,
	mi avete consegnato alla croce della mia amarezza,
	e non c' acqua che lavi il vostro peccato.

NORTHUMBERLAND
	Signore, bando agl'indugi. Leggete i capi d'accusa.

RICCARDO
	Non ci vedo: i miei occhi son pieni di lacrime.
	Eppure il sale delle lacrime non li accieca abbastanza
	ch'essi non vedano questa congrega di traditori.
	E anzi, se volgo gli occhi su me stesso,
	io scopro in me un traditore come gli altri:
	ho dato qui il mio spontaneo consenso
	a che si spogli d'ogni pompa la persona di un re;
	ne ho avvilito la gloria, asservito la sovranit,
	di un re orgoglioso ho fatto un suddito, di un monarca un villano.

NORTHUMBERLAND
	Mio Signore...

RICCARDO
	Non tuo signore, uomo arrogante e offensivo,
	n signore di alcuno. Non ho pi nome n titolo.
	No, neppure il nome che mi fu dato al fonte battesimale:
	usurpato anche quello. Ahim che giorno travagliato!
	E io che tanti inverni mi son lasciato alle spalle,
	adesso non so pi come debbo chiamarmi!
	Oh, fossi almeno un pupazzo di neve, un re per burla,
	piazzato l, sotto il sole di Bolingbroke,
	a sciogliermi goccia a goccia sino a liquefarmi!
	Buon re, gran re, ma non abbastanza grande n buono,
	se la mia parola vale ancora qualcosa in Inghilterra,
	fa' subito portare qui uno specchio
	che mi faccia vedere cosa ne  della mia faccia
	da che la sua maest ha dato bancarotta.

BOLINGBROKE
	Che qualcuno vada a prendere uno specchio.

NORTHUMBERLAND
	In attesa dello specchio, leggete questo foglio.

RICCARDO
	Demonio, tu mi torturi prima di avermi all'inferno.

BOLINGBROKE
	Non insistete, mio Duca di Northumberland.

NORTHUMBERLAND
	Ma allora i Comuni si diranno insoddisfatti.

RICCARDO
	Saranno soddisfatti. Legger quanto basta,
	quando avr aperto il libro per eccellenza,
	dove son scritti tutti i miei peccati: me stesso.
.Entra un servo con uno specchio..
	Datemi quello specchio, e vi legger dentro.
	Come? Nessuna ruga profonda? Il dolore ha inferto
	tutti questi colpi su questa mia faccia
	senz'altre tracce che queste? O specchio adulatore,
	come i miei cortigiani del buon tempo andato:
	stai cercando di illudermi. Era questa la faccia
	di chi ogni giorno, sotto il tetto del suo palazzo,
	dava da vivere a diecimila uomini? Era questa la faccia
	che, come il sole, abbagliava chi osava fissarla?
	 questa la faccia che ha condonato sfacciate follie,
	cui il voltafaccia di Bolingbroke fa perder la faccia?
	Una ben fragile gloria brilla su questa faccia:
	la faccia di un uomo fragile quanto la sua gloria.
[.Getta a terra lo specchio..]
	Eccola l, frantumata in cento frammenti!
	Nota, o Re taciturno, la morale di questa uscita:
	ha fatto presto il dolore a distruggermi la faccia.

BOLINGBROKE
	Il riflesso del vostro dolore ha distrutto
	la vostra immagine riflessa.

RICCARDO
					Ditelo ancora!
	"Il riflesso del mio dolore" - eh, eh, vediamo un po'...
	Vero, verissimo. La mia afflizione me la tengo dentro
	e questi riflessi esterni, queste lamentazioni,
	sono meri riflessi dello strazio invisibile
	che si gonfia in silenzio entro un'anima torturata.
	 l che sta la sostanza; e io ti ringrazio, o Re,
	per la tua gran munificenza: che non solo mi dai
	ragione di alti lamenti, ma m'insegni anche il modo
	di lamentarne le cause. Chiedo ancora una grazia,
	e poi me ne vado senza pi importunarvi.
	Mi verr concessa?

BOLINGBROKE
			Dimmi che grazia, amabile cugino.

RICCARDO
	"Amabile cugino"? Sono pi grande di un re.
	Quando ero re i miei adulatori
	non erano che sudditi; ora che sono io il suddito
	trovo qui un re a farmi da adulatore.
	Se sono cos grande non ho bisogno di chiedere.

BOLINGBROKE
	Chiedi lo stesso.

RICCARDO
			Ed otterr?

BOLINGBROKE
					Certo che s.

RICCARDO
	Allora chiedo licenza di andare.

BOLINGBROKE
					E dove?

RICCARDO
	Dove vorrete, purch lungi da voi.

BOLINGBROKE
	Qualcuno lo porti lestamente alla Torre.

RICCARDO
	Buona questa! "Lestamente"! Siete una banda di lestofanti,
	tutti voi, cos lesti a salire dove cade un re vero!

BOLINGBROKE
	La nostra solenne incoronazione s'intende fissata
	per mercoled prossimo. Signori, preparatevi.
.Escono tutti eccettuati .[.l'Abate di.] .Westminster, .[.il Vescovo di.] .Carlisle, Aumerle..

ABATE
	Abbiamo assistito a un ben triste spettacolo.

CARLISLE
	Il peggio deve ancora venire. Gl'infanti non ancora nati
	sentiranno questo giorno come una spina nel cuore.

AUMERLE
	Voi, santi uomini di chiesa, ci sar una trama
	per liberare il reame da questa nefasta infamia?

ABATE
	Mio signore,
	prima che io vi parli liberamente di ci,
	dovrete non solo accostarvi al Sacramento
	giurando di far segreti i miei intenti, ma anche dar corso
	a qualsiasi piano io giunga ad architettare.
	Vedo che i vostri sguardi son pieni di malcontento,
	i vostri cuori di amarezza, e gli occhi di pianto.
	Venite a cena da me, e vi sapr imbastire
	una trama che ci far tutti presto gioire. .Escono..

/:/ATTO V



.Scena I


.Entrano la Regina con le dame del seguito..

REGINA
	Il Re passer di qui. Questa  la strada che porta
	all'infausto lascito di Giulio Cesare, la Torre,
	al cui abbraccio di pietra  condannato il mio signore,
	prigioniero per volont del superbo Bolingbroke.
	Fermiamoci qui, se questa terra ribelle
	vorr ospitare la sposa del legittimo Re.
.Entrano Riccardo e guardie..
	Piano! Guardate - o meglio, non guardate
	la mia bella rosa che sta per appassire.
	Ma s, alzate gli occhi e guardate,
	ch per piet vi dissolverete in rugiada
	per ridonargli la freschezza con lacrime d'amore sincero.
	Ahi tu, immagine vivente della rovina di Troia!
	Tu, mappa di ogni onore, tomba di Re Riccardo
	ma non pi Re Riccardo! Tu, locanda incantevole:
	perch un'esecrabile pena deve albergare da te,
	mentre il trionfo  ospite di una volgare osteria?

RICCARDO
	Non allearti al dolore, o donna leggiadra, non farlo.
	Non affrettar la mia fine. Impara, anima buona,
	a pensare alla grandezza di un tempo come a un sogno felice,
	ridestti dal quale, la verit di quel che siamo
	ci si mostra cos. Io, dolcezza, son fratello giurato
	della pi dura Necessit. Lei ed io
	saremo in lega fino alla morte. Cerca rifugio in Francia,
	nei chiostri di un qualche monastero:
	vivremo sante vite, per conquistarci nel mondo a venire
	la corona che qui svaghi profani han fatto svanire.

REGINA
	Cosa? E mio Riccardo, nell'anima e nel corpo,
	si  trasformato e infiacchito? Ha Bolingbroke
	deposto il tuo intelletto? Ha violentato il tuo cuore?
	Il leone morente tira fuori gli artigli
	e se non altro fa a brani la terra, a sfogare la rabbia
	della sconfitta. E tu, come uno scolaretto,
	accetti docilmente il castigo, baciando la frusta,
	e strisci davanti all'ira con l'umilt dei vili?
	Tu che sei un leone, e il re degli animali?

RICCARDO
	Re degli animali, davvero! Se non fossero tali
	regnerei ancora felicemente su uomini veri.
	Mia buona regina di un tempo, preparati a partir per la Francia.
	Pensami morto, e pensa che tu stai per darmi,
	qui al mio letto di morte, il tuo ultimo addio.
	Nelle tediose notti d'inverno siedi accanto al fuoco
	con dei bravi vecchietti, e fatti narrare gli eventi
	di queste et turbolente, ormai tanto lontane;
	e prima di dar la buonanotte, a ripagarli dei loro rimpianti,
	racconta loro la lamentevole mia vicenda,
	e manda gli ascoltatori a letto piangenti:
	poich s, anche gl'inanimati tizzoni si commuoveranno
	ai mesti accenti delle tue toccanti parole,
	e le loro lacrime pietose estingueranno la fiamma;
	e vestiranno un lutto di cenere o nero carbone
	per la deposizione di un legittimo re.

.Entra Northumberland..

NORTHUMBERLAND
	Signore, Bolingbroke ha cambiato idea.
	Dovete andare a Pomfret, non alla Torre.
	Signora, ci sono ordini anche per voi:
	dovete partire immediatamente per la Francia.

RICCARDO
	Northumberland, tu che sei la scala
	su cui il rampante Bolingbroke ascende al mio trono,
	il tempo non invecchier che di qualche ora
	prima che il bubbone di tale misfatto, fattosi maturo,
	diffonda il suo marciume. Tu penserai
	che se lui dividesse il reame per dartene met
	sarebbe troppo poco, ch tu l'hai aiutato a prendersi tutto.
	Lui penser che tu, che conosci il sistema
	di insediare re senza diritto, lo richiamerai alla memoria
	per poco che ti si spinga in altra direzione,
	scaraventando lui a capofitto dal trono usurpato.
	L'amore dei malvagi si converte in paura,
	la paura in odio, e l'odio li tramuta - l'una cosa o entrambe -
	in meritato pericolo e morte ben meritata.

NORTHUMBERLAND
	La mia colpa ricada sul mio capo. Facciamola finita.
	Prendete congedo, ditevi addio e fate presto.

RICCARDO
	Divorziato due volte? O uomini malvagi, voi violate
	una duplice unione: tra me e la mia corona,
	e ora tra me e la mia legittima sposa.
	Lasciami sciogliere con un bacio la fede ch'io e te ci giurammo -
	eppure no, poich fu un bacio a suggellarla.
	Separaci, Northumberland: io vado a settentrione,
	dove i malanni e un freddo da brividi infestano l'aria;
	mia moglie in Francia, donde part in gran pompa,
	per venire qui, adorna come il dolce maggio:
	l rimandata come il d d'Ognissanti, il pi breve dell'anno.

REGINA
	Dobbiamo esser divisi? Saremo separati?

RICCARDO
	S, amore: la mano dalla mano, il cuore dal cuore.

REGINA
	Esiliateci entrambi, e il Re sia mandato con me.

NORTHUMBERLAND
	Una soluzione umana, ma tutt'altro che politica.

REGINA
	Allora dovunque egli vada, fate andare anche me.

RICCARDO
	Cos due che piangono insieme fanno un solo dolore.
	No, piangi per me in Francia, e io qui per te.
	Meglio lontani che vicini, ma mai veramente vicini.
	Va', misura i tuoi passi a sospiri, io a gemiti i miei.

REGINA
	Allora chi ha pi strada da fare dovr gemer di pi.

RICCARDO
	Ad ogni passo gemer due volte: ho poca strada da fare,
	e allungher il percorso con la morte nel cuore.
	Su, andiamo: nel far la corte al dolore conviene esser brevi,
	che poi, una volta sposato, si vive con lui troppo a lungo.
	Un bacio suggelli le nostre labbra, in un addio silenzioso.
	Cos ti dono il mio cuore, cos mi porto via il tuo.

REGINA
	Restituiscimi il mio. Non sarebbe giusto
	ch'io mi prenda il tuo cuore solo per ucciderlo.
	E ora che mi son ripreso il mio, va' pure:
	e forse ce la far, a ucciderlo con un gemito.

RICCARDO
	Noi titilliamo la nostra pena, con questi indugi d'amore.
	Ancora un addio. Il resto, sapr dirlo il dolore. .Escono..

/:/Scena II


.Entrano il Duca di York e la Duchessa..

DUCHESSA
	Mio signore, mi avevate promesso di raccontare il seguito,
	quando il pianto vi ruppe il filo della storia
	del rientro a Londra dei nostri due cugini.

YORK
	Dove ero rimasto?

DUCHESSA
			A quel triste momento, mio signore,
	di quando mani villane di facinorosi, dall'alto delle finestre,
	gettavano fango e immondizie sulla testa di Re Riccardo.

YORK
	Allora, come dicevo, il Duca, il grande Bolingbroke,
	montato su di un focoso, irruento destriero
	che pareva partecipe dell'impazienza del suo cavaliere,
	con lenta e maestosa andatura teneva il passo,
	mentre le folle gridavano "Dio salvi Bolingbroke!".
	Avresti detto che le finestre stesse gridassero,
	tante eran le facce avide di giovani e vecchi
	che dai davanzali lanciavano occhiate ardenti
	sul volto di lui; e che tutti i muri,
	affrescati di folle, dicessero all'unisono:
	"Ges ti conservi, benvenuto Bolingbroke!",
	mentr'egli, volgendosi ora a destra, ora a sinistra,
	a capo scoperto, curvandosi sul collo del superbo destriero,
	rispondeva cos: "Grazie a voi, compatrioti",
	e cos facendo andava per la sua strada.

DUCHESSA
	Ahim, povero Riccardo! E lui, in quel mentre, dove cavalcava?

YORK
	Come a teatro gli occhi degli spettatori,
	dopo che un loro attore favorito lascia il palcoscenico,
	si volgono distratti su chi gli subentri in scena,
	pensando che il suo bla-bla non meriti attenzione,
	proprio cos, e con maggiore disdegno, gli occhi della gente
	squadravano ostili il nobile Riccardo. Nessun "Dio salvi!",
	nessuna voce festosa a dargli il bentornato:
	ma fango, scagliato sulla sua testa consacrata,
	che lui si scrollava di dosso con contenuta afflizione,
	il volto combattuto tra lacrime e sorrisi -
	i segni del dolore e della rassegnazione -
	ch se Iddio, per qualche suo alto disegno, non avesse impietrito
	i cuori degli uomini, essi si sarebbero inteneriti per forza,
	e la barbarie stessa lo avrebbe compianto.
	Ma in questi eventi c' sempre la mano del cielo,
	al cui alto volere serenamente ci rassegniamo.
	A Bolingbroke abbiamo, da sudditi, giurato fedelt:
	del suo potere voglio onorare, per sempre, l'autorit.

.Entra Aumerle..

DUCHESSA
	Ecco che arriva nostro figlio Aumerle.

YORK
						Aumerle non pi:
	ha perso il titolo perch era amico di Riccardo;
	e adesso, signora, dovrete chiamarlo Rutland.
	In Parlamento mi son fatto garante della sua lealt
	e costanza di vassallo del nostro nuovo Re.

DUCHESSA
	Benvenuto, figlio mio! E chi sono le violette
	che costellano il grembo verde della nuova primavera?

AUMERLE
	Signora, non lo so, n me ne importa un granch.
	Dio sa quanto m'importa di figurare fra loro.

YORK
	Bravo, conduciti bene, in tal primavera precoce,
	o rischi di esser reciso prima di sbocciare.
	Che notizie da Oxford? Si faranno, le giostre e i tornei?

AUMERLE
	Per quanto mi consta, signore, si faranno.

YORK
	E voi ci andrete, lo so.

AUMERLE
	A Dio piacendo, questa  la mia intenzione.

YORK
	Ma cos' quel sigillo che ti spunta dalla giubba?
	Ehi! Cosa fai, impallidisci? Fammi vedere la lettera.

AUMERLE
	Non  nulla, signore.

YORK
				In tal caso, non importa chi la legge.
	Voglio vederci chiaro: fammi vedere la lettera.

AUMERLE
	Imploro Vostra Grazia di perdonarmi.
	 una questione di nessuna importanza,
	che ho una qualche ragione di non voler divulgata.

YORK
	E che io, messere, ho qualche ragione di voler leggere.
	Io temo... Io temo...

DUCHESSA
				Che avete da temere?
	Sar una qualche cambiale da lui sottoscritta
	per lo sfarzoso costume da indossare al torneo.

YORK
	Cambiale? e la tiene con s? Che ci fa con una cambiale
	da lui stesso firmata? Moglie, tu sei una sciocca.
	Ragazzo, fammi veder che c' scritto.

AUMERLE
	Vi scongiuro, perdonatemi, ma non posso mostrarla.

YORK
	Voglio vederci chiaro. Fammi vedere, ti dico.
.Gliela strappa dal seno e la legge..
	Tradimento, vile tradimento! Mascalzone, fellone, vigliacco!

DUCHESSA
	Di che si tratta, signore?

YORK
	Ehi, c' qualcuno qui? Sellatemi il cavallo.
	Misericordia divina, che azione proditoria!

DUCHESSA
	Ma come, di che si tratta, signore?

YORK
	Portatemi gli stivali, vi dico. Sellate il cavallo.
	Sul mio onore, la mia vita, la mia fede giurata,
	adesso corro a denunciare quel disgraziato.

DUCHESSA
	Ma di che si tratta?

YORK
				Zitta, stupida che sei!

DUCHESSA
	Parlo quanto mi pare. Di che si tratta, Aumerle?

AUMERLE
	Madre diletta, calmatevi.  solo una cosa
	di cui risponder con la mia povera vita.

DUCHESSA
						Rispondere con la vita?

YORK
	Portatemi gli stivali. Vado subito dal Re.

.Entra il suo attendente con gli stivali..

DUCHESSA
	Picchialo, Aumerle! Povero ragazzo, trasecoli.
	Via di qui, manigoldo! Non farti mai pi vedere!

YORK
	Datemi gli stivali, vi dico!

DUCHESSA
	Ebbene, York, che credi di fare?
	Non vuoi coprire le malefatte del tuo stesso sangue?
	Ne abbiamo altri, di figli? Potremo mai averne altri?
	I miei giorni fecondi non li ha disseccati il tempo?
	E vorresti strappare il mio bel figliolo alla mia vecchiaia,
	e derubarmi del titolo di madre felice?
	Non  lui come te? Non ha il tuo stesso sangue?

YORK
	O donna folle e insensata!
	Vorresti nascondere questa losca congiura?
	Una dozzina di costoro han giurato sul Vangelo,
	reciprocamente impegnandosi per iscritto,
	di assassinare il Re a Oxford.

DUCHESSA
					E lui non ci sar:
	ce lo terremo qui. E allora, di che lo potranno accusare?

YORK
	Va' via, donna insensata. Fosse venti volte mio figlio,
	io l'andrei a denunciare.

DUCHESSA
				Se me lo avessi partorito urlando
	come ho urlato io, saresti pi comprensivo.
	Ma ora so cos'hai in mente. Tu sospetti
	che io sia stata infedele al tuo letto
	e che lui sia un bastardo, e non un tuo figlio.
	Dolce York, mio tenero sposo, non pensare una cosa simile.
	Lui ti assomiglia che pi non potrebbe:
	non assomiglia a me, o a nessuno dei miei -
	eppure io lo amo.

YORK
			Levati di mezzo, donna impossibile! .Esce..

DUCHESSA
	Corrigli dietro, Aumerle. Salta sul suo cavallo.
	Sprona, galoppa, arriva dal Re prima di lui,
	e implorane il perdono prima che lui ti accusi.
	Non rester indietro di molto: sar vecchia,
	ma so di poter cavalcare veloce quanto York;
	e non mi alzer pi da terra
	se prima Bolingbroke non ti avr perdonato. Va'.
.Escono..

/:/Scena III


.Entrano Bolingbroke, Percy e altri Pari..

BOLINGBROKE
	Nessuno sa dirmi di quel perdigiorno di mio figlio?
	Tre mesi interi sono passati da quando l'ho visto l'ultima volta.
	Se una calamit ci pende fra capo e collo,  proprio lui quella.
	Dio voglia, signori miei, che lo si rintracci.
	Cercatelo in tutta Londra, fra le taverne,
	l dove, dicono, bazzica tutti i giorni,
	con dei compagni scostumati e senza freno:
	gente capace, dicono, di appostarsi per vicoli e angiporti
	e malmenare gli sbirri, e rapinare i viandanti;
	e lui, giovane dissoluto e senza spina dorsale,
	si fa un punto d'onore di proteggerli,
	quel branco di farabutti.

PERCY
	Mio Sire, il principe l'ho visto un paio di giorni fa,
	e gli ho detto dei tornei che si tengono a Oxford.

BOLINGBROKE
	E che ha risposto, il signorino?

PERCY
	Ha detto che sarebbe andato al bordello,
	avrebbe preso un guanto alla pi squallida di quelle creature,
	e l'avrebbe portato qual pegno d'amore; e con esso
	avrebbe disarcionato il pi gagliardo dei campioni.

BOLINGBROKE
	Temerit e dissolutezza! Pure, in entrambi gli eccessi,
	intravedo qualche barlume di speranza, che in anni pi maturi
	potr forse dar frutti. Ma chi viene adesso?

.Entra Aumerle, trafelato..

AUMERLE
	Dov' il Re?

BOLINGBROKE
			Che accade a nostro cugino
	che ha gli occhi sbarrati e appare stralunato?

AUMERLE
	Dio salvi Vostra Grazia. Ve ne scongiuro, Maest,
	fatemi conferire in privato con Vostra Grazia.

BOLINGBROKE
	Ritiratevi, e lasciateci qui soli.
[.Escono Percy e i Pari..]
	E ora, cos'ha da dirci il nostro cugino?

AUMERLE
	Le mie ginocchia mettan per sempre radici a terra,
	e la mia lingua mi s'inchiodi al palato
	se mi rialzo o apro bocca prima di avere il perdono.

BOLINGBROKE
	L'hai pensata, la malefatta, o l'hai anche commessa?
	Nel primo caso, per quanto esecrabile sia,
	io ti perdono: cos mi guadagno la tua gratitudine.

AUMERLE
	Allora datemi licenza di girare la chiave,
	e che non entri nessuno, prima ch'io abbia finito.

BOLINGBROKE
	Fa' come vuoi.
[.Aumerle chiude la porta a chiave..] .Il Duca di York bussa alla porta e grida..

YORK (.da dentro.)
	Mio Sire, in guardia, attento!
	Ti trovi al cospetto di un traditore.

BOLINGBROKE
	Ribaldo, ti faccio passare la voglia!

AUMERLE
	Ferma la mano vindice! Non hai da temere alcunch.

YORK
	Apri la porta, o Re sconsiderato e imprudente!
	Devo per amor tuo mancarti di rispetto?
	Apri la porta, o sono costretto a sfondarla!

.Entra York..

BOLINGBROKE
	Di che si tratta, zio? Parla, riprendi fiato.
	Dicci se questo pericolo  davvero incombente,
	cos da armarci e affrontarlo.

YORK
	Esamina questo scritto, e lo saprai,
	il tradimento che la mia urgenza mi vieta di spiegare.

AUMERLE
	Ricorda, nel leggere, la promessa fatta.
	Sono un pentito: non leggerci anche il mio nome.
	Il mio cuore non era in combutta con la mia mano.

YORK
	Lo era, sciagurato, prima che la tua mano impugnasse la penna.
	Io l'ho strappato dal petto del traditore, o Re.
	Paura, e non amore, ha generato il suo pentimento.
	Scordati la piet, o tale piet diventer un serpente,
	e ti trafigger il cuore.

BOLINGBROKE
	Oh, odiosa, grave e temeraria congiura!
	O padre leale di un figlio fellone,
	tu pura, immacolata, argentea sorgiva
	da cui questo fiumiciattolo, per fangosi meandri,
	si  impantanato e intorbidato del tutto.
	Il bene di cui sei prodigo si convert in male,
	ma la tua generosa purezza sapr diluire
	questa mortifera macchia nel tuo figlio traviato.

YORK
	Cos la mia virt far da mezzana al suo vizio,
	ed egli far sperpero del mio onore col suo disonore,
	come quei figli che scialacquano l'oro di padri parsimoniosi.
	Il mio onore vivr se il suo disonore morr,
	o la mia vita disonorata vivr nel suo disonore.
	Uccidi me, se lui vive: se gli concedi un fiato
	vivr un fellone, e un suddito fedele  giustiziato.

DUCHESSA (.da dentro.)
	Aiuto, mio Sire, in nome di Dio fatemi entrare!

BOLINGBROKE
	Che strida laceranti! Chi supplica cos?

DUCHESSA
	Una donna, gran Re. Son io, tua zia.
	Parla con me, abbi piet di me, apri la porta!
	T'implora una mendica che mai ha mendicato.

BOLINGBROKE
	Bel colpo di scena! da una vicenda tragica
	siamo passati alla storia del Re e della Mendica.
	Spericolato cugino, fate entrare vostra madre:
	lo so che viene a intercedere pel vostro turpe peccato.

YORK
	Se lo perdoni, chiunque venga a pregarti,
	da tal perdono scaturiranno altre colpe;
	se tagli via l'arto infetto, il resto si manterr sano;
	ma se lo lasci com', infetter a tutto spiano.

.Entra la Duchessa..

DUCHESSA
	O Re, non dare ascolto a quest'uomo indurito:
	chi non ama il proprio sangue non ama nessuno.

YORK
	O donna forsennata, che vieni a fare qui?
	Torni ad offrire le poppe di vecchia al figlio che trad?

DUCHESSA
	Diletto York, sta' calmo. Ascolta, sovrano cortese.

BOLINGBROKE
	Alzatevi, buona zia!

DUCHESSA
				Non ancora, t'imploro.
	Camminer per sempre a ginocchioni
	senza mai salutare il giorno con l'occhio di chi  beato
	finch non mi darai la gioia, non m'intimerai la gioia
	col perdonare Rutland, il mio ragazzo traviato.

AUMERLE
	Alle preghiere di mia madre piego anch'io le ginocchia.

YORK
	Contro l'uno e l'altra io piego le mie giunture leali.
	Se gli concedi la grazia, non ne verranno che mali.

DUCHESSA
	Supplica sul serio? Guardalo bene in viso:
	dai suoi occhi non cade lacrima, se prega non fa sul serio.
	Lui parla con la bocca, noi dal profondo del cuore.
	Lui prega senza slancio, perch tu gli dica di no;
	noi invece con anima e cuore, con tutto il nostro essere.
	Le sue stanche membra, lo so, si leverebbero ben volentieri;
	i nostri ginocchi resterebbero a terra sino a metter radici.
	Le sue preghiere trasudano ipocrisia e falsit,
	le nostre, autentica fede e profonda onest.
	Le nostre danno dei punti alle sue: ricevano intera
	la ricompensa che dovrebbe spettare a ogni prece sincera.

BOLINGBROKE
	Alzatevi, buona zia!

DUCHESSA
				No, non dire "Alzatevi!".
	Di' prima "Perdono", e poi "Alzatevi!".
	Foss'io la tua nutrice a insegnarti a parlare,
	"perdono" sarebbe la prima parola da te pronunciata.
	Mai prima d'ora ho atteso cos una parola.
	Di' "Perdono", o Re, e che la piet t'insegni come dirlo:
	ch la parola  breve, ma ancora pi dolce di quanto sia breve.
	Non c' parola che, come "perdono", si addica tanto alla bocca di un Re

YORK
	Ditelo in francese, o Re: dite ."Pardonne moi"..

DUCHESSA
	Insegni al perdono ad annullare il perdono?
	Ah, mio arcigno sposo, mio signore dal cuore di pietra,
	che contrapponi una parola a se stessa!
	Pronuncia il "perdono" cos come s'usa nel nostro paese:
	questo francese a doppio taglio non lo comprendiamo.
	Il tuo occhio comincia a parlare: lo accompagni la lingua,
	oppure s'accosti il tuo orecchio al tuo cuore pietoso,
	e udendo come l'hanno trafitto preghiere e lamenti,
	t'induca la piet a recitare il "Perdono".

BOLINGBROKE
	Alzatevi, buona zia!

DUCHESSA
				Io non chiedo di alzarmi.
	Una cosa sola io chiedo: il perdono.

BOLINGBROKE
	Lo perdono. E possa Iddio perdonarmi!

DUCHESSA
	O privilegio felice di un ginocchio piegato!
	Eppure la paura mi fa stare male. Dillo di nuovo:
	dire due volte "perdono" non  perdonare due volte,
	ma raddoppiare la forza di un unico perdono.

BOLINGBROKE
							Di tutto cuore
	lo perdono.

DUCHESSA
		Un dio in terra tu sei!

BOLINGBROKE
	Ma quanto al mio fido cognato e all'Abate,
	con tutta la cricca dei loro degni compari,
	una sentenza di morte li incalzer alle calcagna.
	Buon zio, fa' che molteplici forze convergano
	su Oxford, o dovunque si trovino questi traditori.
	Non resteranno a lungo, lo giuro, in questo mondo,
	poich io li avr, appena sapr dove sono.
	Arrivederci, zio, e tu, cugino, addio.
	Tua madre ha pregato bene: dimostrati ora leale.

DUCHESSA
	Vieni, mio figlio di sempre. Dio ti faccia rigenerare.
.Escono.

Entrano Sir Piers di Exton e servitori..

EXTON
	Non l'hai sentito il Re? Le parole che ha detto?
	"Non c' un amico che mi liberi di quest'incubo vivente?"
	Non ha detto cos?

SERVITORE
				Queste parole esatte.

EXTON
	"Non c' un amico?" - ha detto. E l'ha detto due volte.
	Due volte: ci ha pure insistito. Non  cos?

SERVITORE
	 cos.

EXTON
		Dicendo questo, mi guardava fisso,
	come per dire, "Come vorrei che fossi tu l'uomo
	capace di liberare il mio cuore da questa ossessione!" -
	Intendeva il Re a Pomfret. Andiamo, ti dico.
	Son io l'amico del Re, e annienter il suo nemico. .Escono..

/:/Scena IV


.Entra Riccardo, solo..

RICCARDO
	Continuo a chiedermi come paragonare
	questa prigione dove vivo al resto del mondo,
	e siccome il mondo  pieno di gente
	e qui non c' anima viva, fuori che me,
	non posso farlo. Pure, continuo a battere su quel chiodo.
	La mia immaginazione far da femmina al mio spirito,
	il mio spirito  il maschio, e fra tutti e due concepiranno
	una generazione di pensieri prolifici,
	e saranno essi a popolare questo microcosmo
	di personaggi irrequieti quanto la gente di questo mondo:
	poich nessun pensiero  mai contento. I migliori,
	come i pensieri del divino, sono frammisti
	ai dubbi: tali da mettere il Verbo stesso
	in conflitto col Verbo. Come "Lasciate che i pargoli";
	oppure ancora
	" pi facile per un cammello
	passare per la cruna d'un ago".
	I pensieri che spronano all'ambizione, progettano
	imprese irrealizzabili: come queste vane, fragili unghie
	possano aprirsi una breccia tra le strutture granitiche
	di questo duro universo - le mura scabre della mia prigione.
	E poich non possono, si annullano nella loro superbia.
	I pensieri che aspirano alla rassegnazione si consolano
	di non essere i primi, fra gli schiavi della Fortuna,
	e neppure gli ultimi: come stolti mendichi
	che, inchiodati alla gogna, si sentono meno umiliati
	perch  toccato a tanti, e toccher a tanti altri.
	E in questo pensiero trovano una sorta di sollievo,
	caricando le proprie sventure sul dosso di quelli
	che prima di loro ebbero simile sorte.
	Cos io recito in un sol personaggio la parte di molti:
	e nessuno contento. Qualche volta faccio il re:
	allora il tradimento mi fa sospirare di essere un poveraccio -
	ed io tale divento. Poi per l'opprimente miseria
	mi convince che me la passavo meglio da re.
	Ed eccomi rimesso sul trono: solo che di l a poco
	mi vedo bello e detronizzato da Bolingbroke,
	e subito non sono pi nulla. Ma chiunque io sia,
	n io n alcun uomo che possa dirsi uomo
	sar contento di nulla finch non avr il sollievo
	di sentirsi un nulla. (.Suono di musica.) Sento della musica.
	Ha-ha! Andate a tempo! Come  aspra la dolce musica
	quando non tiene il ritmo e non rispetta il tempo.
	Cos  per la musica delle umane vite:
	e qui io ho un orecchio talmente affinato
	da avvertire la stonatura in una corda non bene accordata.
	Ma per accordare il mio regno ai bisogni del tempo,
	non ebbi orecchio da avvertire le mie stonature.
	Ho fatto pessimo uso del tempo, e il tempo fa pessimo uso di me,
	ch ora il tempo ha fatto di me il suo orologio.
	I miei pensieri sono minuti, che i miei sospiri
	vanno ritmando sul quadrante dei miei occhi;
	mentre il mio dito, come la punta della lancetta,
	continua a segnare il tempo, nettandoli delle lacrime.
	Ora, signore, il suono che indica lo scadere dell'ora
	 il clamore dei gemiti che mi squassano il cuore -
	che  la campana. Cos sospiri, e lacrime, e gemiti,
	scandiscono i minuti, i quarti e le ore; mentre il tempo mio
	va galoppando a portare la gioia del superbo Bolingbroke,
	e io me ne sto qui a fare il pupazzo, a guardia del suo orologio.
	Questa musica mi fa uscir di senno. Fatela smettere!
	Pu darsi abbia ricondotto dei folli a rinsavire,
	ma io dico che pu portare chi  savio alla follia.
	Pure, benedetta l'anima buona che me la infligge,
	poich essa  segno d'affetto, e l'affetto per Riccardo
	 un ben raro gioiello, in un mondo cos saturo d'odio.

.Entra uno staffiere..

STAFFIERE
	Salute, o principe reale!

RICCARDO
				Grazie, nobile Pari.
	Il meno caro di noialtri costa dieci soldi di troppo.
	Chi sei, e come sei arrivato sin qui,
	dove non arriva mai un'anima, a parte quel tristo figuro
	che mi porta del cibo, per prolungare la mia disgrazia?

STAFFIERE
	Ero un povero garzone delle tue scuderie, o Re,
	quando tu eri re: in viaggio alla volta di York,
	a furia di darmi da fare ho infine avuto il permesso
	di rivedere in faccia il regale padrone di un tempo.
	Oh, come mi si  stretto il cuore quando ho assistito,
	nelle strade di Londra, al giorno dell'incoronazione,
	con Bolingbroke che cavalcava Berbero, il tuo roano,
	quel cavallo che tante volte tu hai cavalcato,
	quel cavallo che io curavo con tanto amore!

RICCARDO
	Cavalcava Berbero? Dimmi, amico cortese,
	con lui in sella, come si portava?

STAFFIERE
	Superbamente, come se disdegnasse la terra.

RICCARDO
	Superbo di avere in groppa Bolingbroke!
	Quel brocco ha preso il pane dalla mia mano di re:
	questa mano l'ha fatto superbo, carezzandogli il collo.
	E non ha sgroppato? Non  caduto? -
	anche la superbia cade, prima o poi. - Non ha rotto il collo
	a quell'uomo superbo che ha usurpato il suo dosso?
	Perdonami, cavallo! Perch me la prendo con te,
	visto che tu, creato per esser domato dall'uomo,
	sei fatto per portarlo? Io non son nato cavallo,
	eppure porto la soma di un somaro,
	spronato, escoriato, fiaccato da un rampante Bolingbroke.

.Entra un carceriere con un piatto..

CARCERIERE
	Levati di tomo, compare. Qui non si pu stare.

RICCARDO
	Se mi vuoi bene,  tempo che tu vada.

STAFFIERE
	Quel che la lingua non osa, lo dir il mio cuore.
.Esce..

CARCERIERE
	Signore, gradireste un boccone?

RICCARDO
	Assaggialo prima tu, come al solito.

CARCERIERE
	Mio signore, non oso. Sir Piers di Exton,
	da poco inviato da parte del Re, me l'ha espressamente proibito.

RICCARDO
	Il diavolo vi porti, Enrico di Lancaster e te.
	La mia pazienza  inacidita, ne ho pi che abbastanza.
[.Batte il carceriere..]

CARCERIERE
	Aiuto, aiuto, aiuto!
.Exton e i sicari entrano di corsa ..

RICCARDO
	Cosa? Che vuole dire la morte con questa brutale irruzione?
	Farabutto, la tua mano mi offre lo strumento della tua morte
	E tu, va' a prendere un altro posto all'inferno!
.Exton lo abbatte..
	Nel fuoco inestinguibile arder la mano
	che scrolla cos la mia persona. Exton, la tua mano crudele
	ha macchiato col sangue del Re la terra del Re.
	In alto, in alto, anima mia! Il tuo trono  in alto, lass,
	mentre la carne greve sprofonda e muore quaggi.
[.Muore..

EXTON
	Pieno di valore come di sangue reale.
	Ho versato l'uno e l'altro. Oh, se fosse almeno una buona azione!
	Adesso il demonio, che mi disse ch'ero nel giusto,
	dice che quest'azione  gi rubricata all'inferno.
	Porter il Re morto dal Re vivente.
	Gli altri portateli via, e seppelliteli nei paraggi. .Escono..

/:/Scena V


.Fanfara. Entrano Bolingbroke col Duca di York, altri Pari e persone del seguito..

BOLINGBROKE
	Mio caro zio York, l'ultima notizia che abbiamo
	 che i ribelli hanno ridotto in cenere
	la nostra citt di Cirencester, nella contea di Gloucester.
	Ma non sappiamo se li abbiamo uccisi o fatti prigionieri.
.Entra Northumberland..
	Benvenuto, mio Duca. Che novit ci sono?

NORTHUMBERLAND
	Innanzitutto, auguro ogni bene alla tua sacra Maest.
	Quindi t'informo di aver mandato a Londra
	le teste di Oxford, Salisbury, Spencer, Blunt e Kent.
	Le circostanze della cattura le troverai
	descritte diffusamente qui, in questo rapporto.

BOLINGBROKE
	Ti ringraziamo, nobile Percy, per la pena che ti sei dato.
	Ai tuoi meriti aggiungeremo un compenso assai ben meritato.

.Entra Lord Fitzwater..

FITZWATER
	Mio Sire, ho mandato a Londra da Oxford
	le teste di Brocas e Sir Bennet Seely,
	due dei pericolosi traditori che han cospirato
	preparando, a Oxford, il tuo rovesciamento.

BOLINGBROKE
	La tua opera, Fitzwater, non sar dimenticata.
	Alti e nobili sono i tuoi meriti, e ben lo sappiamo.

.Entrano Percy e .[.il Vescovo di.] .Carlisle..

PERCY
	L'anima della cospirazione, l'Abate di Westminster,
	gravata dai rimorsi e da un'amara ipocondria,
	ha abbandonato il suo corpo alla sepoltura.
	Ma Carlisle  qui, vivo, che attende
	la tua reale sentenza, e la condanna della sua insolenza.

BOLINGBROKE
	Carlisle, questa  la tua condanna:
	scegliti un rifugio segreto, un ritiro claustrale
	migliore dell'attuale, e l goditi la vita.
	Cos, se saprai vivere in pace, morirai senza affanni.
	Anche se da sempre nemico mi sei stato,
	in te nobili vampate d'onore ho riscontrato.

.Entra Exton con la bara..

EXTON
	Gran Re, dentro questa bara io ti presento
	la fine del tuo incubo. Qui giace, senz'alito di vita,
	il pi potente dei tuoi pi grandi nemici:
	Riccardo di Bordeaux, che ti ho portato sin qui.

BOLINGBROKE
	Exton, non ti dico grazie: tu hai perpetrato,
	con la tua mano nefanda, un'azione obbrobriosa
	che ricadr sul mio capo, e su quest'intera nazione gloriosa.

EXTON
	Ma l'ordine, mio Sire, part dalle vostre labbra...

BOLINGBROKE
	Non ama il veleno chi fa ricorso al veleno:
	ed io non amo te. Per quanto lo volessi morto,
	io odio chi l'ha ucciso ed amo lui, l'ucciso.
	Avrai il rimorso, per la briga che ti sei preso,
	ma non una buona parola n un principesco favore.
	Va' con Caino a vagare nell'oscurit della notte
	e non osare mostrarti alla luce del giorno.
	Miei Pari, ve l'assicuro, la mia anima  piena di dolore,
	ch la mia pianta, per crescere,  stata innaffiata di sangue.
	Venite a pianger con me quello che piango io,
	e immantinente vestitevi di nere gramaglie.
	Io andr in pellegrinaggio in Terrasanta,
	a mondare di questo sangue la mia mano colpevole.
	Rendete onore al mio lutto, seguitemi con viso scuro,
	piangendo al seguito di questo feretro prematuro. .Escono..

.Finis.

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