"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Il racconto d'inverno
Traduzione di Demetrio Vittorini


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



LEONTE, .re di Sicilia.
MAMILLIO, .giovane principe di Sicilia.
CAMILLO, .nobile siciliano.
ANTIGONO, .nobile siciliano.
CLEOMENE, .nobile siciliano.
DIONE, .nobile siciliano.
POLISSENE, .re di Boemia.
FLORIZEL, .principe di Boemia.
ARCHIDAMO, .nobile boemo.
VECCHIO PASTORE, .supposto padre di Perdita.
CONTADINO, .suo figlio.
AUTOLICO, .furfante.
UN MARINAIO
UN CARCERIERE
ERMIONE, .regina e moglie di Leonte.
PERDITA, .figlia di Leonte e Ermione.
PAOLINA, .moglie di Antigono.
EMILIA, .dama di compagnia di Ermione.
MOPSA, .pastore.
DORCA, .pastore.

.Altri nobili e signori, signore, ufficiali e servitori, pastori e pastore.

Tempo, che fa il Coro..
Scena:. parte in Sicilia e parte in Boemia..

/:/ATTO I



.Scena I


.Entrano Camillo e Archidamo..

ARCHIDAMO
Se mai vi capiter, Camillo, di visitare la Boemia, in un'occasione simile a questa in cui io presto qui i miei servizi, vedrete, come ho detto, grande diversit tra la nostra Boemia e la vostra Sicilia.

CAMILLO
Penso che l'estate ventura il re di Sicilia intende restituire a Boemia la visita che giustamente gli deve.

ARCHIDAMO
Il nostro ricevervi allora ci far vergogna, ma compenseremo con l'affetto: perch davvero...

CAMILLO
Vi prego...

ARCHIDAMO
Parlo schiettamente e so quel che dico: noi non possiamo con tale magnificenza... in un cos raro... non so che dire... vi daremo bevande che inducono il sonno, cos che i vostri sensi (incapaci di notare le nostre manchevolezze) possano, se non lodarci, almeno non biasimarci.

CAMILLO
Voi ripagate troppo a dismisura ci che vi viene donato spontaneamente.

ARCHIDAMO
Credetemi, parlo come m'istruisce la ragione e la sincerit mi detta.

CAMILLO
Sicilia non potr mai essere eccessivamente gentile col Boemia. Sono stati educati insieme e un tale affetto s' radicato tra loro che ora pu solo ramificarsi. Da quando gli onori pi tardi e i doveri dei regnanti li hanno separati, la loro amicizia ha continuato a durare, anche senza incontri personali, in regale rappresentanza, con scambi di doni, lettere, affettuose ambasciate, cos, anche se lontani, si sono sentiti vicini; si son stretta la mano, come sopra grandi spazi; e abbracciati, potremmo dire, da dove soffiano opposti venti. Preservino gli dei il loro affetto!

ARCHIDAMO
Penso non vi sia al mondo malizia o ragione che possa alterarlo. Voi avete indescrivibile consolazione nel vostro giovane principe Mamillio:  il gentiluomo di maggior promessa che mi sia mai capitato di vedere.

CAMILLO
Sono del tutto d'accordo con voi per quanto fa ben sperare:  un ragazzo valente; uno che rallegra il popolo e ringiovanisce i vecchi cuori: quelli che si reggevano sulle stampelle prima che nascesse, ora desiderano prolungare la vita per vederlo adulto.

ARCHIDAMO
Sarebbero altrimenti contenti di morire?

CAMILLO
S; se non ci fosse un'altra ragione per desiderare di vivere.

ARCHIDAMO
Se il re non avesse un figlio, vorrebbero vivere sulle stampelle finch non ne arrivasse uno. .Escono..

/:/Scena II


.Entrano Leonte, Ermione, Mamillio, Polissene, Camillo, .(.e seguito.).

POLISSENE
	Nove volte la stella dell'acqua ha contato
	il pastore da quando lasciammo vuoto
	il nostro trono. Lo stesso tempo,
	fratello mio, si riempirebbe dei nostri ringraziamenti;
	ma egualmente partiremmo da qui
	in debito perpetuo: perci, come uno zero
	(messo nel posto giusto) moltiplico
	con un "grazie" i mille e mille
	che gli stanno davanti.

LEONTE
				Trattenete un poco i vostri grazie,
	e fateli quando partirete.

POLISSENE
				Sar domani, sire.
	Sono turbato dal timore di ci che pu accadere
	o svilupparsi in nostra assenza; che non soffino
	in patria venti di tempesta a farci dire
	"giusto presentimento". Inoltre, il mio lungo soggiorno
	ha stancato vostra maest.

LEONTE
				Siamo capaci di
	ben altre prove, fratello.

POLISSENE
				Non pi indugi.

LEONTE
	Ancora sette giorni.

POLISSENE
				Davvero, domani.

LEONTE
	Facciamo a met, allora:
	e basta contrattare.

POLISSENE
			Non insistete, vi supplico, cos.
	Non c' lingua eloquente, alcuna, al mondo,
	che potrebbe convincermi come la vostra: e cos cederei
	anche ora, se dietro la vostra richiesta vi fosse una necessit,
	anche contro il mio interesse.
	I miei affari, tuttavia, mi costringono a tornare;
	trascurarli (per amor vostro) sarebbe per me una punizione;
	restare, un fardello e un fastidio per voi: ad evitare entrambi,
	addio fratello.

LEONTE
			Ha la lingua legata la nostra regina? Parlate.

ERMIONE
	Avevo deciso, sire, di restare zitta finch non
	l'avreste costretto a giurare di dover partire. Ma voi, sire,
	gli parlate con poco calore. Ditegli che certamente
	tutto va bene in Boemia; questa buona notizia
	ci  arrivata ieri: ditegli questo,
	e avr perso la sua miglior difesa.

LEONTE
					Ben detto, Ermione.

ERMIONE
	Dire che vuole rivedere il figlio, sarebbe
	una buona ragione:
	ma allora lo dica, e parta;
	lo giuri che  cos, e non sar trattenuto,
	anzi, lo cacceremo via di qui a bastonate.
	Tuttavia, la vostra regale presenza oso chiedere
	in prestito per un'altra settimana. Quando in Boemia
	voi ospiterete il mio signore, io gli dar consenso
	di rimanere un mese oltre la data
	prefissa alla partenza: e in verit, Leonte,
	sai che non ti amo un battito dell'orologio meno
	d'una moglie devota al suo signore. Rimarrete?

POLISSENE
							No, signora.

ERMIONE
	Andiamo, su, lo farete?

POLISSENE
				Non posso, veramente.

ERMIONE
	Veramente!
	Mi contrastate con proteste fiacche; ma io,
	se anche cercaste di smuovere le stelle
	fuori dall'orbite coi vostri giuramenti,
	direi ugualmente "niente partenza, sire". Veramente
	non partirete: il veramente di una donna
	non  da meno di quello d'un uomo.
	Ancora volete partire?
	Volete dunque costringermi a tenervi prigioniero,
	anzich ospite: cos che pagherete la retta
	alla partenza, risparmiando i ringraziamenti? Che ne dite?
	Mio prigioniero? O mio ospite? Giuro su quel vostro terribile "veramente"
	che uno dei due sarete.

POLISSENE
				Vostro ospite allora, signora:
	esser vostro prigioniero implicherebbe che vi ho offesa;
	cosa per me meno facile da commettere
	che per voi da punire.

ERMIONE
				Non carceriera quindi,
	ma ospite premurosa. Venite, voglio chiedervi
	dei giochi del mio signore e vostri, quando eravate ragazzi.
	Insieme eravate due bei monelli, vero?

POLISSENE
						Eravamo, bella regina,
	due giovani per cui non esisteva il dopo,
	e il domani era come l'oggi, e pensavamo
	che saremmo stati ragazzi sempre.

ERMIONE
					Non era il mio signore
	il pi birbante dei due?

POLISSENE
	Eravamo come agnellini gemelli che ruzzano nel sole
	e belano l'uno all'altro: ci scambiavamo
	innocenza per innocenza: non conoscevamo
	la dottrina della malizia, e neppure ci sognavamo
	che altri la conoscesse.
	Se avessimo continuato quella vita,
	e la nostra natura fanciullesca non si fosse rafforzata
	con un sangue pi saldo,
	avremmo potuto arditamente dire al cielo
	"siamo innocenti", una volta riscattata
	la colpa originale.

ERMIONE
			Da ci si deduce
	che da allora avete trasgredito.

POLISSENE
					Mia sacra signora,
	le tentazioni sono arrivate pi tardi:
	poich in quei giorni implumi mia moglie era bambina;
	e la vostra preziosa persona non aveva ancora incontrato lo sguardo
	del mio giovane compagno di giochi.

ERMIONE
						Adesso poi!
	Non tiriamo conclusioni, o direte
	che la vostra regina ed io siamo due demoni. Ma continuate;
	dei peccati che vi abbiamo fatto commettere, risponderemo,
	se con noi avete commesso il primo peccato, e con noi
	avete continuato nella colpa, senza mai scivolare
	con altre.

LEONTE
		 convinto?

ERMIONE
	Rester, mio signore.

LEONTE
				Alla mia richiesta, rifiutava.
	Ermione, mia adorata, non hai mai parlato
	a miglior proposito.

ERMIONE
				Mai?

LEONTE
					Mai, eccetto un'altra volta.

ERMIONE
	Allora, ho parlato bene due volte? Quando  stata la prima?
	Ti prego dimmi: saziateci di lodi, ingrassateci
	come animali da cortile: una buona azione,
	rimasta senza lode, ne uccide mille
	che la lode poteva ispirare.
	Le lodi sono la nostra ricompensa.
	Con un solo tenero bacio correremo mille miglia,
	con lo sperone a mala pena un acro. Ma torniamo al punto:
	la mia ultima riuscita  stata convincerlo a restare:
	quale la prima? C' una sorella maggiore,
	se ho capito bene: come vorrei che si chiamasse Grazia!
	Solo una volta prima d'ora ho parlato bene? Quando?
	Su, dimmi: non vedo l'ora!

LEONTE
				Ebbene, fu quando
	tre malinconici mesi morirono inaciditi,
	prima che riuscissi a farti aprire la bianca mano,
	per sigillare il mio amore: fu quando dicesti
	"sono vostra per sempre".

ERMIONE
					Si chiama Grazia davvero.
	Ecco dunque! Ho parlato bene due volte:
	la prima mi guadagn per sempre uno sposo regale;
	la seconda, per qualche tempo un amico.
(.D la mano a Polissene..)

LEONTE (.a parte.)
						Troppo calore, troppo!
	Spingere l'amicizia a questo punto  mescolare il sangue.
	Mi trema il cuore: mi danza dentro,
	ma non di gioia - non di gioia. Tale cortesia
	pu assumere un viso aperto, attingere schiettezza
	dalla sincerit, generosit, bont di cuore,
	e fare onore a chi la usa: questo lo ammetto;
	ma premersi le palme, incrociarsi le dita,
	come fanno adesso, farsi sorrisini studiati
	come allo specchio; e poi sospirare, come
	fosse la morte del cervo - O questa  cortesia
	che non piace al mio cuore, n alla mia fronte.
	Mamillio, sei tu il mio ragazzino?

MAMILLIO
					S, mio buon signore.

LEONTE
								Invero:
	sei il mio bel galletto. Che c', ti sei sporcato il naso?
	Dicono che  una copia del mio. Su, capitano:
	dobbiamo esser senza macchia, voglio dire puliti, capitano:
	macchiato  il bue, la giovenca, il vitello;
	e tutti son cornuti - continua ad arpeggiare
	sul palmo! - Allora vitellino giocherellone!
	Sei il mio vitellino tu?

MAMILLIO
				S, se vi piace, mio signore.

LEONTE
	Ti ci vuole una zucca pelosa e i virgulti che ci ho io,
	per esser tutto come me: eppure dicono che siamo
	quasi come due uova; lo dicono le donne,
	(che direbbero qualsiasi cosa): ma se anche fossero false
	come gramaglie ritinte, come il vento e le acque,
	come i dadi che vorrebbe chi non rispetta
	limiti tra il suo e il mio, sarebbe comunque vero
	che questo ragazzo mi somiglia. Vieni, signor paggio,
	guardami con quei tuoi occhi azzurri: dolce birbone!
	Caro, carne mia! Pu tua madre?  possibile?
	Passione, la tua intensit pugnala il cuore.
	Tu fai possibile l'impossibile,
	sei della natura dei sogni - come pu essere? -
	Ti associ all'irreale
	e consorti col nulla. Perci  assai credibile
	che tu possa associarti a qualsiasi cosa; e cos fai,
	ben oltre il lecito, ed io lo vedo qui,
	al punto che il cervello se ne infetta,
	mentre la fronte s'indurisce.

POLISSENE
				Che ha Sicilia?

ERMIONE
	Sembra agitato.

POLISSENE
			Che c' signor mio?
	Come va? Vi sentite bene, mio ottimo fratello?

ERMIONE
							Mostrate
	una fronte molto corrucciata:
	siete in collera, mio signore?

LEONTE
					No, vi assicuro.
	Come talvolta la natura tradisce la sua scempiaggine,
	la sua tenerezza, e diventa un trastullo
	per cuori induriti! Guardando i lineamenti
	del viso di mio figlio, m' parso di tornare indietro
	ventitr anni e mi son visto senza brache,
	col giubbettino di velluto verde; il pugnale in museruola
	perch non mordesse il padroncino, e diventasse,
	come spesso succede agli ornamenti, pericoloso:
	com'ero simile allora, pensavo, a questo nocciolino,
	questo fagioletto, questo signorino. Mio franco amico,
	accetterete mai uova per moneta?

MAMILLIO
	No, signore, io mi batter.

LEONTE
	Lo farete? Auguri, allora! Fratello mio,
	siete anche voi cos preso dal vostro principino, come noi
	sembriamo esserlo dal nostro?

POLISSENE
					Quando sono a casa, signore,
	 lui tutto il mio svago, la mia gioia, la mia attivit:
	ora mio amico per la vita, poi mio nemico;
	il mio favorito, il mio soldato, il mio ministro, tutto.
	Lui fa un giorno di luglio breve come in dicembre;
	e con l'infanzia bizzosa cura in me
	pensieri che mi farebbero denso il sangue.

LEONTE
						Lo stesso incarico
	ha con me questo scudiero:
	ora noi due faremo una passeggiata, mio signore,
	e vi lasciamo ai vostri pi gravi passi. Ermione,
	mostra come ci ami nel benvenuto a nostro fratello;
	ci che in Sicilia  prezioso sia dato liberamente;
	dopo di te, e il mio piccolo briccone,  lui
	che ha pi diritto al mio affetto.

ERMIONE
					Se ci cercaste,
	saremo nel giardino: vi aspettiamo l?

LEONTE
	Fate come vi aggrada: vi trover,
	ovunque siate sotto il cielo. (.A parte.) Adesso sto pescando,
	anche se non vedete che vi do lenza.
	Andate, andate!
	Come offre il becco, il muso a lui!
	E s'arma con l'audacia d'una moglie
	davanti al marito compiacente!
(.Escono Polissene, Ermione e seguito..)
					Gi partita!
	Dura come un ceppo! Immersa fino alle ginocchia!
	Sulla testa e le orecchie ho qualcosa di biforcuto.
	Va' a giocare ragazzo, va': tua madre gioca,
	e gioco pure io; ma recito una parte cos vergognosa
	che i fischi finali mi porteranno alla tomba: urla e disprezzo
	saranno la mia campana. Va' a giocare, ragazzo, va'.
	Ce ne sono stati (o mi sbaglio) cornuti prima d'ora,
	e pi d'un marito (anche adesso, ora,
	mentre parlo) si tiene la moglie sotto braccio
	e neppure immagina che  stata drenata in sua assenza
	e il suo vicino ha pescato nel suo stagno,
	messer Sorriso, il suo vicino: be',  un conforto,
	che altri hanno le chiuse, e queste chiuse sono state aperte
	come la mia, contro la loro volont.
	Se tutti coloro cui la moglie  infedele,
	dovessero disperarsi, un decimo degli uomini
	s'impiccherebbe. E non c' rimedio alla faccenda;
	 come un pianeta lascivo che influisce
	quando  in ascendenza; e ci sa fare, credetemi,
	da est a ovest, da nord a sud, non c'
	come difendere il pancino. State tranquilli,
	lascer entrare e uscire il nemico,
	armi e bagagli: molte migliaia gi
	han l'infezione, ma non sentono nulla. Allora, ragazzo?

MAMILLIO
	Sono come voi, dicono.

LEONTE
				Questo  un conforto.
	Camillo, sei qui?

CAMILLO
	S, mio buon sire.

LEONTE
	Va' a giocare, Mamillio, da bravo.
(.Esce Mamillio..)
	Camillo, questo grande signore rimarr pi a lungo.

CAMILLO
	Avete dovuto faticare perch l'ancora prendesse:
	quando la gettavate, tornava sempre su.

LEONTE
						L'hai notato?

CAMILLO
	Non voleva restare alle vostre richieste;
	insisteva sui suoi affari urgenti.

LEONTE
					Te ne sei accorto?
	(.A parte.) M'hanno gi incorniciato; mi bisbigliano intorno
	"Sicilia  uno di quelli": la cosa dev'essere gi avanti,
	se per ultimo arriva a me. - Come spieghi, Camillo,
	ch' rimasto?

CAMILLO
			A richiesta della buona regina.

LEONTE
	Della regina, certo. "Buona" anche ci starebbe,
	ma come stanno le cose, non direi.
	L'hanno notato altri, oltre a te?
	Perch la tua mente  pronta, assorbe
	pi delle zucche ordinarie: sono i pi acuti
	quelli che l'han notato? Solo le teste
	fuor dall'ordinario? Quelli seduti in fondo
	forse non han visto l'affare? Parla!

CAMILLO
	L'affare, sire? Penso che i pi gi sanno
	che Boemia si trattiene.

LEONTE
				Nient'altro?

CAMILLO
					Che resta.

LEONTE
	S, ma perch?

CAMILLO
	Per soddisfare vostra maest, e le insistenze
	della nostra graziosa regina.

LEONTE
					Soddisfare?
	Le richieste della tua regina? Soddisfare?
	Basta cos. Io ti ho affidato, Camillo,
	quanto  pi vicino al mio cuore, come pure
	i miei pi segreti pensieri, dai quali tu,
	come un prete, m'hai sollevato la coscienza:
	da te partivo come un penitente migliorato.
	Ma ci siamo ingannati sulla tua integrit,
	ingannati da ci ch'era apparenza.

CAMILLO
					Non sia mai, sire!

LEONTE
	Mi spiego meglio: tu non sei onesto: o,
	se tendi a esserlo, sei un vile,
	che all'onest taglia le gambe, frenandola
	nel giusto corso: oppure devi esser considerato
	un servitore innestato nella mia fiducia,
	ma negligente; oppure uno stolto
	che assiste a un gioco accanito, con grandi poste,
	e lo prende per uno scherzo.

CAMILLO
					Mio grazioso signore,
	posso essere negligente, sciocco e pauroso;
	nessuno  immune da tali difetti al punto
	che negligenza, stoltezza e paura,
	tra le infinite attivit del mondo,
	non vengan fuori prima o poi. Nei vostri affari, mio signore,
	se mai son stato negligente, sapendolo,
	mia fu la stoltezza: se deliberatamente
	ho fatto lo sciocco, mia fu la negligenza,
	che non valutava lo scopo: se mai ho avuto paura
	di fare qualcosa del cui esito dubitavo,
	anche quando l'azione urlava
	per esser eseguita, fu una paura
	che spesso infetta i pi saggi: queste, sire,
	sono perdonabili debolezze di cui l'onest
	non  esente. Ma, supplico vostra grazia,
	d'essere pi franco con me; scopritemi l'offesa
	col suo vero volto: se non la riconosco,
	non  mia di certo.

LEONTE
			Non avete visto, Camillo?
	(Ma dovete aver visto, o sull'occhio avete un cristallino
	pi denso d'un corno di cornuto) o udito?
	(Poich non pu non correr voce davanti a
	visione cos lampante) o pensato? (Poich
	non sa pensare chi cos non pensa)
	Che mia moglie scivola? Ammetterai,
	se non lo neghi spudoratamente,
	d'avere occhi, orecchi, intelligenza,
	e allora di' che mia moglie  una donna leggera,
	e merita il nome di una qualsiasi filatrice
	che si concede prima delle nozze: dillo, e dammene le prove!

CAMILLO
	Io non resterei a sentire
	la mia regina cos oltraggiata, senza
	prendere immediata vendetta: ch'io possa morire,
	se avete detto mai parole pi sconvenienti
	di queste; ripeterle soltanto, anche se fossero vere,
	sarebbe un peccato pi nero delle vostre accuse.

LEONTE
						Non  niente bisbigliare?
	Appoggiarsi guancia a guancia? Sfiorarsi naso a naso?
	Baciarsi a labbra aperte? Interrompere
	il riso con un sospiro (segno infallibile
	di onest spezzata)? Premersi i piedi?
	Imboscarsi negli angoli? Desiderare orologi pi rapidi?
	Che le ore siano minuti? Che mezzogiorno sia mezzanotte?
	E che tutti gli occhi abbian la cataratta, eccetto i loro.
	Tranne i loro, cos che il delitto non sia visto?  niente questo?
	Be', allora il mondo, e tutto in esso,  nulla,
	il cielo che ci copre  nulla, Boemia nulla,
	mia moglie  nulla e tutti questi nulla sono nulla,
	se questo  nulla.

CAMILLO
			Mio buon signore, guarite
	da questo malsano pensiero, e presto,
	perch  assai pericoloso.

LEONTE
				Di' che  cos, che  vero.

CAMILLO
	No, no, mio signore.

LEONTE
			Lo ; mentite, mentite;
	io dico che menti, Camillo, e ti odio, e ti giudico
	un villano sciocco, un servo idiota,
	o un opportunista oscillante
	che insieme vede il bene e il male,
	e li tien buoni entrambi: fosse il fegato di mia moglie
	infetto come la sua vita, non vivrebbe
	uno svuotarsi di clessidra.

CAMILLO
				E chi la infetta?

LEONTE
	Per Giove, colui che se la porta,
	come medaglia, appesa al petto: Boemia;
	che se io avessi servi fedeli, con occhi
	che vedessero insieme il mio onore e i loro profitti,
	i loro particolari guadagni, farebbero
	ci che disfarebbe il fare oltre: gi, e tu
	suo coppiere, - che io da bassa condizione
	ho innalzato a nobili cariche, che puoi vedere
	chiaro come il cielo la terra e la terra il cielo,
	come io sono amareggiato, - potresti drogare una coppa,
	per dare al mio nemico una smorfia che gli resti
	sulla bocca, e a me un cordiale.

CAMILLO
					Mio signore,
	potrei farlo, e non con una pozione fulminea,
	ma un farmaco lento, che non operi
	improvviso, come il veleno: ma non posso credere
	incrinata la mia nobile padrona
	(che io credo e rispetto come mia regina).
	Io ti ho amato, -

LEONTE
			E allora dubita, e va' all'inferno!
	Mi credi cos confuso e dissennato,
	da ordinarmi da me questa tortura;
	da inquinare la purezza e il candore delle mie lenzuola,
	(che conservate danno il sonno, ma macchiate
	diventano pungoli, spine, ortiche, aghi di vespa)
	gettare scandalo sul sangue del principe, mio figlio,
	(che io credo mio e amo come mio)
	senza maturate ragioni? Farei cosa del genere?
	A questo punto si pu diventar pazzi?

CAMILLO
						Debbo credervi, sire:
	vi credo; e toglier di mezzo il Boemia;
	purch, rimosso costui, vostra altezza
	riprender la sua regina, come prima,
	almeno per amore di vostro figlio, e poi per sigillare
	le lingue maldicenti in corti e regni
	a voi noti e alleati.

LEONTE
			Tu mi consigli
	ci che avevo gi deciso di fare:
	non getter macchia sul suo onore, nessuna.

CAMILLO
	Mio signore,
	andate dunque; e col viso che l'amico
	porta alle feste, intrattenete Boemia
	e la vostra regina. Sono il coppiere del re:
	se da me avr una bevanda salutare,
	non consideratemi vostro servo.

LEONTE
					Molto bene:
	fallo, e avrai la met del mio cuore;
	non farlo, e spezzerai il tuo.

CAMILLO
				Lo far, mio signore.

LEONTE
	Mi mostrer cordiale, come mi hai consigliato. .Esce..

CAMILLO
	O sfortunata signora! Ma io
	in che situazione mi trovo? Debbo avvelenare
	il buon Polissene, e la mia ragione per farlo
	 l'obbedienza al mio padrone; uno
	che, turbato dentro s, vuole
	turbare tutti intorno a lui. Fare quest'atto
	vuol dire avanzamento. Se anche potessi trovare
	esempi a migliaia di regicidi
	che hanno prosperato, non lo farei: ma poich
	n bronzo, n pietra, n pergamena ne ricorda alcuno,
	rinunci la scelleraggine stessa. Devo
	lasciare la corte: farlo, o no,  per me
	rovina sicura. Una buona stella s'affacci!
	Ecco Boemia.

.Entra Polissene..

POLISSENE
			Che strano: mi sembra
	che il mio favore qui cominci a calare. Perch non parla?
	Buon giorno, Camillo.

CAMILLO
				Salute a voi, molto regale signore!

POLISSENE
	Che c' di nuovo a corte?

CAMILLO
				Niente di speciale, mio signore.

POLISSENE
	Il re ha una faccia
	come se avesse perso una provincia, una regione
	che amasse come se stesso: proprio ora l'ho salutato
	con la normale cortesia, ma lui,
	volgendo gli occhi dall'altra parte, e facendo
	una smorfia di disgusto, se ne scappa,
	lasciandomi a far congetture su cosa pu essere successo
	che cambia cos le sue maniere.

CAMILLO
	Non oso saperlo, mio signore.

POLISSENE
	Non osate? Come...? Voi sapete, e non osate?
	Fatemi capire: si tratta di qualcosa di simile.
	Perch, quello che voi stesso sapete, dovete saperlo,
	e non potete dire che non osate. Buon Camillo,
	la vostra faccia alterata  per me uno specchio
	che mi mostra la mia, pure, alterata;
	perci devo essere io la causa di questo cambiamento,
	trovandomi cos cambiato io stesso.

CAMILLO
					C' una malattia
	che in alcuni di noi sconvolge gli umori, ma
	io non posso nominare il malanno, e voi
	lo diffondete, anche se state bene.

POLISSENE
					Io lo diffondo?
	Non ditemi ora che ho l'occhio del basilisco.
	Ho guardato migliaia di persone, e direi che
	ne han tratto profitto, nessuno, almeno,  mai morto.
	Camillo - per il gentiluomo che  certo in voi,
	e per la vostra cultura ed esperienza, che adornano
	la nobilt non meno del nome illustre,
	ereditato dagli avi, - vi scongiuro,
	se sapete qualcosa di cui  giusto
	ch'io sia informato, non tenetemi
	nell'ignoranza, nascondendomela.

CAMILLO
					Non posso rispondere.

POLISSENE
	Un male che io diffondo, mentre sto bene?
	Devo aver una risposta. Mi senti, Camillo?
	Io ti chiedo, per tutti i doveri
	che l'onore comporta, e tra i quali non  da trascurare
	questa mia richiesta, che tu riveli
	quale malanno tu sospetti
	che mi strisci contro, quanto  lontano, o vicino,
	come si pu prevenire, se si pu:
	e se no, come meglio sopportarlo.

CAMILLO
					Signore, parler;
	poich  sul mio onore che ne vengo richiesto,
	e da persona che ritengo onorevole. Perci notate il mio consiglio,
	che dev'essere seguito non appena
	l'avr profferito, o entrambi, voi ed io
	saremo perduti, e buona notte!

POLISSENE
					Parlate, buon Camillo.

CAMILLO
	Sono stato incaricato di assassinarvi.

POLISSENE
	Da chi, Camillo?

CAMILLO
			Dal re.

POLISSENE
				E perch mai?

CAMILLO
	Pensa, anzi lo giura con tutta sicurezza,
	come l'avesse visto, o v'avesse lui forzato
	a farlo, che voi avete accostato la sua regina
	in modo sconveniente.

POLISSENE
				Allora possa il mio nobile sangue
	diventare poltiglia infetta, e il mio nome
	appaiarsi a chi trad il Migliore!
	Si muti in tanfo la mia reputazione senza macchia
	e offenda la narice pi ottusa
	ovunque io vada, e si eviti il mio arrivo,
	anzi lo si maledica, pi della peggiore peste
	di cui s'abbia memoria, parlata o scritta!

CAMILLO
					Smuovetelo da questo pensiero
	giurando su ogni singola stella in cielo;
	e sui loro influssi; pi facile sarebbe
	proibire al mare d'obbedire alla luna
	che rimuovere col giuramento o scuotere con la ragione
	l'edificio della sua pazzia, le cui fondamenta
	poggiano sulla sua fede cieca, e dureranno
	la vita del suo corpo.

POLISSENE
			Come  cresciuta questa fissazione?

CAMILLO
	Non so: ma son convinto che  meglio evitare
	ci che  cresciuto che chiedersi come sia cresciuto.
	Se, perci, v'affidate all'onest
	racchiusa in questo corpo, che voi vi porterete
	appresso in pegno, partiamo stanotte!
	Il vostro seguito informer con discrezione,
	e a due o tre, da porte diverse,
	li far uscire di citt. Quanto a me, metto
	al servizio vostro la fortuna che qui ho perduto
	rivelando tutto. Non esitate,
	sull'onore dei miei genitori,
	ho detto il vero: ma se cercherete le prove,
	io non oso appoggiarvi; n voi sarete pi sicuro
	di uno condannato dalla parola di un re,
	che ne ha giurato la morte.

POLISSENE
				Ti credo:
	gli ho visto il cuore in faccia. Dammi la mano,
	sii il mio pilota, e sarai sempre
	accanto a me. Le mie navi sono pronte
	e i miei s'aspettavano la mia partenza
	gi due giorni fa. Questa gelosia
	 per una creatura preziosa: e dev'esser grande
	poich ella  rara; e dev'esser violenta
	perch egli  potente; e se lui si crede
	disonorato da uno che sempre gli si 
	professato amico, tanto pi crudele
	vorr essere la sua vendetta. Sto nell'ombra della paura:
	una rapida partenza mi assista, e aiuti
	la graziosa regina, oggetto della sua fissazione,
	ma innocente del suo maligno sospetto!
	Camillo, andiamo: ti rispetter come un padre
	se mi farai uscir vivo da qui. Via! Presto!

CAMILLO
	La mia carica mi d le chiavi
	di ogni porta: prego vostra altezza
	di cogliere il momento propizio. Andiamo, signore.
.Escono..

/:/ATTO II



.Scena I


.Entrano Ermione, Mamillio, .(.e.). dame del seguito..

ERMIONE
	Prendete con voi il ragazzo:  cos noioso
	che non lo sopporto pi.

PRIMA DAMA
				Venite, mio grazioso signore,
	sar io la vostra compagna di giochi?

MAMILLIO
						Non voi, no.

PRIMA DAMA
	E perch mio dolce signore?

MAMILLIO
	Voi mi baciate forte, e mi parlate come
	se fossi ancora piccolo. Preferisco voi.

SECONDA DAMA
	E perch mai, mio signore?

MAMILLIO
				Non perch
	le vostre ciglia son pi nere; per le ciglia nere, dicono,
	stanno meglio a certe donne, purch non siano
	troppo folte, ma in semicerchio, oppure
	a mezza luna, come fatte con una penna.

SECONDA DAMA
					Chi v'ha insegnato questo?

MAMILLIO
	L'ho imparato sulla faccia delle donne. Ora vi prego,
	di che colore avete i sopraccigli?

PRIMA DAMA
					Blu, mio signore.

MAMILLIO
	Via, questo  uno scherzo: blu ho veduto
	il naso d'una donna, ma non i sopraccigli.

PRIMA DAMA
						Sentite un po',
	la regina vostra madre s'arrotonda; uno di questi giorni
	avremo un nuovo bel principino da servire,
	e allora giocherete con noi, solo
	se lo vogliamo.

2 DAMA
			 diventata ultimamente
	un bel palloncino: Dio la benedica!

ERMIONE
	Ma senti queste! Venite, signore, eccomi
	di nuovo a voi: prego, sedeteci accanto,
	e raccontateci una storia.

MAMILLIO
				La volete allegra o triste?

ERMIONE
	Allegra quanto volete.

MAMILLIO
	Una storia triste  pi adatta all'inverno: ne so una
	di spiriti e folletti.

ERMIONE
			Sentiamo quella, buon signore.
	Su, sedete, su, e fate il possibile
	per spaventarmi con i vostri spiriti: siete bravissimo.

MAMILLIO
	C'era un uomo -

ERMIONE
			S, ma sedete qui: avanti.

MAMILLIO
	Che abitava vicino a un cimitero: la racconto piano,
	cos quei grilli l non la sentiranno.

ERMIONE
					Be', allora,
	dimmela all'orecchio.

(.Entra Leonte, con Antigono, nobili e altri..)

LEONTE
	L'avete incontrato l? Col seguito? E Camillo, pure?

UN NOBILE
	Dietro il bosco di pini li ho incontrati,
	mai visto uomini andar cos di fretta: li ho seguiti
	cogli occhi fino alle loro navi.

LEONTE
					E cos son confermato
	nella mia condanna! Il mio sospetto era verit!
	Ah, se potessi ancora dubitare! Quanta maledizione
	nella mia conferma! Un ragno pu trovarsi
	nella tazza, e uno pu bere, e andarsene,
	senza esserne avvelenato (perch il suo sapere
	non  infetto); ma se si mostra
	l'aborrito ingrediente all'occhio suo, se lo s'informa
	di cosa ha bevuto, la gola gli sconquassa, e i fianchi,
	il vomito violento. Io ho bevuto e ho visto il ragno.
	Camillo  stato in questo il suo aiutante, il suo mezzano:
	c' un complotto contro la mia vita, la mia corona;
	tutti i miei sospetti sono veri: il falso impostore
	che io assoldai, era da lui gi stato assoldato:
	lui rivel il mio piano, ed io rimango
	straziato; s, un giochino
	da rigirarsi come voglion loro. Come son state aperte
	le porte?

UN NOBILE
		Per la grande autorit di lui
	che spesso gi aveva dato ordini simili
	a nome vostro.

LEONTE
			Lo so fin troppo bene.
	Datemi il ragazzo: son contento che non l'abbiate allattato;
	anche se ha la mia impronta, fin troppo del vostro sangue
	avete messo in lui.

ERMIONE
			Cos' questo, uno scherzo?

LEONTE
	Portate via il ragazzo; non deve venirle vicino;
	portatelo via; e che lei si trastulli
	con quello di cui  incinta; perch  Polissene
	che ti ha gonfiata a questo modo.
(.Esce Mamillio, con una dama..)

ERMIONE
					Avrei solo da dire che non  vero,
	e giuro che credereste alla mia parola,
	comunque siate disposto a dir di no.

LEONTE
						Voi, miei signori,
	guardatela, osservatela bene: fareste appena in tempo
	a dire " una bella donna", che subito
	l'onest del vostro cuore vi far aggiungere:
	"peccato che non sia perbene, degna d'onore";
	lodatela per questa sua forma esterna
	(che veramente merita alti elogi) ma poi
	l'alzar di spalle, gli "ah" e gli "eh", le piccole marchiature
	che usa la calunnia - Oh no, mi sbaglio,
	che la carit usa; perch la calunnia marchierebbe
	anche la virt in persona - queste spallucciate, gli "ah" ed "eh",
	appena abbiate detto " bella", s'intromettono
	prima che possiate dire " onesta": ma si sappia,
	per bocca di chi pi ne deve soffrire:
	ella  un'adultera!

ERMIONE
			Se ci lo dicesse un furfante
	(il pi incallito furfante di questo mondo)
	sarebbe ancora pi furfante per questo; voi, mio signore,
	fate solo un errore.

LEONTE
			Voi, mia signora, avete preso per errore
	Polissene per Leonte. O tu cosa...
	no, non chiamer cos una persona del tuo rango,
	perch la vostra barbarie, valendosi del mio precedente,
	non usi lo stesso linguaggio per ogni grado,
	dimenticando la giusta distanza
	tra il principe e il mendicante. Io ho detto
	che  un'adultera; e ho detto con chi:
	inoltre,  colpevole di tradimento, e Camillo 
	suo complice, e uno che sa anche
	ci che ella stessa dovrebbe vergognarsi di sapere,
	insieme al suo scellerato complice, ed  che
	ella  una scambia-letto, volgare quanto quelle
	cui il popolino d i titoli pi crudi; gi, e sapeva
	anche di questa loro fuga.

ERMIONE
				Sulla mia vita, no,
	non ne sapevo niente. Quanto vi affligger,
	quando conoscerete di pi, d'avermi cos
	insultata in pubblico! Mio gentile signore,
	non potrete certo rendermi giustizia, allora,
	dicendo soltanto che avete sbagliato.

LEONTE
						No: se io sbaglio,
	con le fondamenta su cui costruisco,
	allora la terra non  grande abbastanza
	per la trottola di uno scolaretto. Portatela in prigione!
	Chi la difende sar colpevole sicuramente
	solo che apra bocca.

ERMIONE
				Un pianeta malefico influisce:
	devo portar pazienza finch i cieli si mostrino
	in aspetto pi benigno. Miei buoni signori,
	non sono facile alle lagrime, com' comune
	al nostro sesso, e la mancanza di questa vana rugiada
	seccher la vostra piet: ma io porto qui
	quel dignitoso dolore che brucia molto pi
	di quanto le lagrime anneghino: prego voi tutti, miei signori,
	giudicatemi coi pensieri pi adeguati con cui la vostra carit
	vorr ispirarvi; e cos sar fatta
	la volont del re.

LEONTE
			Sar obbedito?

ERMIONE
	Chi viene con me? Prego vostra maest
	di lasciarmi le mie donne, poich, vedete,
	la mia condizione lo richiede. Non piangete, sciocchine,
	non ce n' motivo: quando saprete che la vostra padrona
	ha meritato la prigione, allora spargete lagrime
	alla mia uscita: questa prova cui vado incontro
	mi dar pi rispetto. Addio, mio signore:
	non ho mai desiderato di vedervi dispiaciuto, ma ora
	penso che lo far. Venite, donne; avete il permesso.

LEONTE
	Andate, eseguite i nostri ordini: via!
(.Esce la regina, sotto scorta; e le dame..)

UN NOBILE
	Vostra altezza vi supplico, richiamate la regina.

ANTIGONO
	Siate ben certo di quello che fate, sire, affinch la vostra giustizia
	non si dimostri violenza, in cui tre grandi soffrirebbero,
	voi stesso, la vostra regina, vostro figlio.

UN NOBILE
						Per lei mio signore,
	son pronto a rischiar la vita, e lo far, sire,
	se vorrete accettarla; la regina  immacolata
	agli occhi del cielo, e vostri - voglio dire
	per quello di cui l'accusate.

ANTIGONO
				Se sar provato
	che non  cos, io metter le stalle dove ora
	alloggio mia moglie; la porter in giro al guinzaglio;
	non le creder al di l di quello che vedo e tocco:
	perch ogni pollice di donna a questo mondo,
	anzi, ogni pezzettino di carne femminile  falso,
	se lei lo .

LEONTE
		Tacete.

UN NOBILE
			Mio buon signore...

ANTIGONO
	 per voi che parliamo, non per noi:
	vi ha messo su un qualche metti-male
	che andr all'inferno per questo: vorrei saper chi 
	questo furfante, lo maltratterei per bene. Se l'onore di lei  incrinato,
	io ho tre figlie: la maggiore di undici;
	la seconda e la terza, nove e circa cinque:
	se  vero, la pagheranno. Sul mio onore
	le castrer tutte; non vedranno i quattordici
	per generare bastardi: sono le mie eredi,
	ma preferisco restare senza discendenza
	piuttosto che rischiare da loro figli illegittimi.

LEONTE
						Basta; smettete.
	Voi sentite questa faccenda con l'olfatto spento
	come il naso di un morto: ma io la vedo e la tocco
	come voi sentite se faccio cos; e insieme vedete
	gli organi dei sensi.

ANTIGONO
			Se  cos,
	non ci serve una tomba per seppellire l'onest:
	non ce n' pi un granello per ingentilire l'aspetto
	di questo enorme letamaio.

LEONTE
				Dunque, non mi si crede?

UN NOBILE
	Preferirei non si credesse a voi che a me, signore,
	in questo caso: e sarei pi contento
	se si confermasse l'onor suo che il vostro sospetto,
	per quanto ci vi possa rincrescere.

LEONTE
					Insomma, perch mai
	dobbiamo discutere con voi, invece di seguire
	il nostro forte impulso? La nostra autorit
	non richiede i vostri consigli, solo la nostra naturale bont
	vi mette a parte di ci; e se voi, per scemenza,
	vera o finta, non sapete o non volete
	accettare la verit, come noi, sappiate allora
	che non ci occorre pi il vostro consiglio: la questione,
	la perdita, il guadagno, la soluzione,  tutto
	giustamente affare nostro.

ANTIGONO
				E io, mio signore, vorrei
	che aveste giudicato in silenzio,
	senza aperte rivelazioni.

LEONTE
				Come poteva essere?
	Tu sei rincretinito dall'et,
	o sei nato imbecille. La fuga di Camillo,
	aggiunta alla loro intimit,
	(che era evidente quanto nessuna che mai destasse sospetto,
	e cui mancava solo la vista, nient'altro che la prova
	d'aver visto, ogni altra circostanza
	confermando il fatto) ci obbliga a fare cos.
	Tuttavia, per maggiore conferma
	(poich in un'azione di questa importanza sarebbe
	assai deplorevole decidere d'impulso), ho gi spedito
	alla sacra Delfo, al tempio d'Apollo,
	Cleomene e Dione, dei quali conoscete
	la pi adeguata perizia: essi ora dall'Oracolo
	ci porteranno tutto; questo consiglio spirituale ricevuto,
	mi fermer o spinger avanti. Ho fatto bene?

UN NOBILE
	Ben fatto, mio signore.

LEONTE
	Per quanto io sia soddisfatto e non m'occorra pi
	di quel che so, l'Oracolo, tuttavia,
	metter ad altri il cuore in pace, come costui
	la cui ignorante credulit non vuole
	arrendersi all'evidenza. Cos abbiamo deciso
	di negare a lei accesso alla nostra persona,
	affinch non porti a termine il tradimento
	dei due fuggiaschi. Venite, seguiteci;
	dobbiamo parlare in pubblico, poich questa storia
	ci sconvolger tutti.

ANTIGONO (.a parte.)
	S, per il molto ridere, a mio giudizio,
	se la schietta verit venisse fuori. .Escono..


/:/Scena II


.Entrano Paolina, un gentiluomo, .(.e seguito.).

PAOLINA
	Il governatore della prigione, chiamatelo;
	Fategli sapere chi sono. Buona signora,
	non c' corte in Europa degna di te;
	che fai tu dunque in prigione?

(.Entra il carceriere..)

					Ors, buon signore,
	mi conoscete, no?

IL CARCERIERE
			Una gran signora
	che io tengo in alta stima.

PAOLINA
				Vi piaccia allora
	condurmi dalla regina.

IL CARCERIERE
				Non posso, signora:
	ho ordini precisi, e contrari.

PAOLINA
	Quanta briga
	per impedire all'onest e all'onore
	l'accesso di visite gentili!  possibile, prego,
	vedere le sue donne? Una di esse? Emilia?

IL CARCERIERE
	Abbiate la bont, signora,
	di allontanare il vostro seguito, ed io
	condurr fuori Emilia.

PAOLINA
				Vi prego, chiamatela.
	Voi ritiratevi.
(.Escono il gentiluomo e il seguito..)

IL CARCERIERE
			In pi, signora,
	io devo esser presente al vostro colloquio.

PAOLINA
	Va bene: sia: fa pure. (.Esce il carceriere..)
	Tante storie per fare apparire macchiata l'innocenza
	da superare l'arte dei tintori.

(.Entra il carceriere, con Emilia..)

				Cara gentildonna,
	come sta la nostra graziosa signora?

EMILIA
	Come una cos nobile e sventurata
	possono stare insieme: tra spaventi e dolori
	(che mai una signora delicata ne sopport di maggiori)
	ella, un po' prima del tempo, s' sgravata.

PAOLINA
	Un maschio?

EMILIA
			Una femmina; e una bella creatura,
	sana, e piena di vita: la regina ne ha
	grande conforto; dice; "Mia povera prigioniera,
	sono innocente come te."

PAOLINA
				Son pronta a giurarlo:
	queste nefaste, lunatiche stramberie del re,
	sian maledette!
	Bisogna che lo sappia, e lo sapr:  un compito
	che s'addice meglio a una donna. Me ne occuper io:
	e se non gliela canto bene, mi caschi la lingua,
	che non possa mai pi far da trombetta
	alla mia rabbia paonazza. Vi prego, Emilia,
	esprimete la mia devozione alla regina:
	se vorr affidarmi la sua piccola neonata,
	la mostrer al re, e m'impegno ad essere
	il suo pi fervido avvocato. Chiss
	che non si commuova alla vista dell'infante:
	spesso il silenzio della pura innocenza
	persuade, dove falliscono le parole.

EMILIA
						Degnissima signora,
	la vostra lealt e bont sono cos evidenti
	che non potr mancare alla vostra generosa impresa
	un lieto fine: non c' donna al mondo
	pi adatta per questa missione. Prego la signoria vostra
	d'attendere nella stanza accanto, io informer subito
	della vostra nobilissima offerta la regina,
	che oggi gi batteva su questo progetto,
	ma non osava proporlo a persone di fiducia
	per paura di un rifiuto.

PAOLINA
				Ditele, Emilia,
	che user tutta la mia lingua; se la saggezza che ne uscir
	sar pari all'ardimento del mio cuore, non si dubiti
	del mio successo.

EMILIA
			Che siate benedetta!
	Vado dalla regina: vi prego, venite di l.

IL CARCERIERE
	Signora, se piacer alla regina affidarvi l'infante,
	io non so in cosa potr incorrere,
	non avendo ricevuto istruzioni.

PAOLINA
					Non dovete temere, signore:
	questa bambina era prigioniera dell'utero, ed ora,
	per legge e procedimento della grande natura,
	ne  stata liberata ed affrancata; non  oggetto
	della collera del re; n  colpevole
	(se ci sono colpe) dei trascorsi della regina.

IL CARCERIERE
	Lo credo bene.

PAOLINA
	Non abbiate paura: sul mio onore,
	star tra voi e il rischio. .Escono..

/:/Scena III


(.Leonte solo..)

LEONTE
	N di notte, n di giorno, non ho riposo:  debolezza
	prendersela tanto: debolezza e nient'altro.
	Se la causa non fosse in vita, - parte di essa,
	lei l'adultera: poich il re seduttore
	 ben al di l del mio braccio, oltre la mira
	e la portata della mia mente: sicuro da complotti: ma lei
	posso averla in pugno: mettiamo che scompaia,
	distrutta dal fuoco, una met del mio sonno
	forse ritornerebbe. (.Entra un servitore..) Chi va l?

SERVITORE
							Mio signore!

LEONTE
	Come sta il ragazzo?

SERVITORE
				Ha riposato bene questa notte;
	si spera che la malattia sia finita.

LEONTE
	Quanta nobilt
	di fronte al disonore di sua madre!
	Subito  sfiorito, e crollato, ha sofferto profondamente,
	si  presa e legata la vergogna dell'atto su se stesso,
	ha perso la vivacit, l'appetito, il sonno,
	 crollato in un languore. Lasciami solo: va,
	vedi come sta. (.Esce il servitore..) Vergogna, vergogna! Non devo pensare a lui;
	lo stesso pensiero delle mie vendette su di lui
	si ritorce su di me: gi in s troppo potente,
	oltre che in vassalli ed alleati; lascialo stare
	fino al momento buono. La vendetta immediata
	prendila su di lei. Camillo e Polissene
	ridono di me; si divertono con la mia disgrazia:
	non riderebbero se potessi raggiungerli, come
	non rider lei, che  in mio potere.

.Entra Paolina, .(.portando un neonato, con Antigono, nobili e servitori che cercano di trattenerla.).

UN NOBILE
					Non dovete entrare.

PAOLINA
	Aiutatemi, piuttosto, buoni signori:
	O temete, ahim, la sua ira di tiranno pi
	della vita della regina? Una gentile anima innocente,
	pi pura di quanto lui sia geloso.

ANTIGONO
					Basta cos.

SERVITORE
	Signora, non ha dormito stanotte, e ha ordinato
	di non far passare nessuno.

PAOLINA
				Calmatevi, buon signore;
	io vengo a portargli il sonno. Siete voi
	che gli strisciate intorno come ombre, e sospirate
	ad ogni suo inutile lamento; siete voi
	che nutrite la causa della sua insonnia.
	Io vengo con parole salutari quanto vere,
	oneste, come salute e verit, a purgarlo di quell'umore
	che gl'impedisce il sonno.

LEONTE
				Cos' questo baccano, eh?

PAOLINA
	Nessun baccano, mio signore; ma un necessario colloquio
	riguardo ai compari di battesimo per vostra maest.

LEONTE
								Come?
	Via questa donna impertinente! Antigono,
	ti avevo incaricato di tenerla lontana da me,
	sapevo che ci avrebbe provato.

ANTIGONO
					Cos le ho detto, mio signore,
	a evitare il vostro dispiacere e il mio castigo,
	di non farvi visita.

LEONTE
			Ma come, non sai frenarla?

PAOLINA
	Da tutte le cose disoneste s: in questa -
	a meno che lui non segua il vostro esempio,
	imprigionarmi perch sprigiono onore - state certo,
	che non mi lascer comandare.

ANTIGONO
					Ecco ora, sentitela:
	quando vuol correre io le do briglia;
	e non c' verso che inciampi.

PAOLINA
					Mio buon sire, a voi vengo, -
	e, vi supplico d'ascoltarmi, io che mi professo
	la vostra leale serva, il vostro medico,
	la vostra pi devota consigliera, e che pure oso
	d'apparir meno tale, nel confortare i vostri mali,
	di quanti sembrano pi fidati; - dico, dunque, che vengo
	da parte della vostra buona regina.

LEONTE
						Buona regina!

PAOLINA
	Buona regina, sire, buona regina: buona regina dico,
	e lo proverei con le armi, se solo fossi
	un uomo, il pi meschino dei vostri.

LEONTE
					Portatela via.

PAOLINA
	Chi non ha riguardo per i propri occhi
	mi tocchi per primo: me ne vado da me;
	ma prima, far la mia ambasciata. La buona regina
	(perch buona lo ) vi ha partorito una figlia;
	eccola; (.mette gi il neonato.) la raccomanda alla vostra benedizione.

LEONTE
							Fuori!
	Strega mascolina! Via di qui, dalla porta:
	ruffiana scaldaletti!

PAOLINA
			Non  cos:
	io di queste cose sono ignorante quanto voi
	nel darmi questo titolo: e onesta almeno
	quanto voi siete matto; il che  sufficiente, ve lo garantisco,
	per passare per onesti, in questo mondo.

LEONTE
						Traditori!
	Che aspettate a buttarla fuori? Dalle il bastardo,
	vecchio scimunito! Sottomesso alla sottana, sgallottato
	gi da madama Gallina. Prendi il bastardo,
	prendilo, ti dico! Dallo alla tua befana.

PAOLINA
						Per sempre
	siano disonorate le tue mani, se tocchi
	la principessa dopo l'ingiusta ingiuria
	di cui l'ha ricoperta!

LEONTE
				Ha paura di sua moglie.

PAOLINA
	Vorrei che anche voi ne aveste; allora di sicuro
	chiamareste vostri i vostri bambini.

LEONTE
					Un nido di traditori!

ANTIGONO
	Non io, per la sacra luce.

PAOLINA
				Ed io neppure;
	e nessun altro qui, se non un solo, lui stesso; perch lui
	solo consegna alla calunnia, la cui lama
	 pi tagliente della spada, il sacro onore suo,
	della regina, del suo erede, e della sua bambina;
	e non c' verso (e come stanno le cose,
	 una maledizione che non si possa costringerlo)
	di strappargli quest'idea fissa, che  marcia
	come mai  stata sana quercia o pietra.

LEONTE
						Puttana
	di lunga lingua! Prima batte il marito,
	e adesso morde me! Non  mia questa marmocchia;
	 frutto di Polissene.
	Via di qui, e con quella che l'ha partorita,
	buttatela insieme nel fuoco!

PAOLINA
				 vostra;
	e potremmo applicare a voi il vecchio proverbio:
	"somiglia tanto a voi, purtroppo!". Guardate signori,
	anche se in piccolo,  la copia
	esatta del padre: occhi, naso e bocca;
	l'aggrottare le ciglia, la fronte, il labbro perfino,
	le graziose fossette sul mento e sulla guancia, il sorriso;
	fin nella forma della mano, unghie, dita:
	e tu buona madre Natura, che l'hai fatta
	tanto simile a chi l'ha generata, se presiedi
	anche all'ordine della mente, tra tutti i colori
	non metterci il giallo, che lei non sospetti, come lui,
	che i suoi bambini non siano del marito!

LEONTE
						Strega immonda!
	E tu, buono a nulla, meriti d'essere impiccato,
	che non sei capace di farla tacere.

ANTIGONO
					Impiccate ogni marito
	che non riesca in quest'impresa e non vi rester
	neanche un suddito.

LEONTE
			Ancora una volta portatela via.

PAOLINA
	Il sire pi indegno e snaturato
	non potrebbe far peggio

LEONTE
				Ti far bruciare.

PAOLINA
						Fate pure:
	 pi eretico chi accende il fuoco,
	di quella che ci brucia dentro. Non vi chiamo tiranno;
	ma questo crudelissimo trattamento della vostra regina -
	senz'altro fondamento nell'accusa
	se non le vostre sconquassate fantasie - puzza
	di tirannide, e vi far ignobile,
	anzi abbietto al mondo.

LEONTE
				Per l'obbedienza che mi dovete,
	portatela fuori da questa stanza! Se io fossi un tiranno,
	sarebbe ancora in vita? Non oserebbe chiamarmi cos,
	se mi sapesse tale. Portatela via!

PAOLINA
	Prego, non mi spingete; me ne vado.
	Guardate la vostra bambina, mio signore;  vostra: Giove le dia
	un migliore spirito guida! Gi le mani voialtri!
	Voi, a compiacerlo cos nella sua follia,
	non gli farete del bene, nessuno di voi.
	Va bene, va bene: addio; ce ne andiamo. .Esce..

LEONTE
	Tu, traditore, hai messo su tua moglie a farmi questo.
	Mia figlia? Che idea! Anzi tu, che hai
	il cuore cos tenero verso di lei, prendila
	e falla bruciare subito;
	proprio a te dico, a nessun altro che a te. Eseguisci:
	e entro un'ora portami notizia che  fatto,
	e con testimoni fidati, o ti toglier la vita,
	e tutto il resto che tu chiami tuo. Se rifiuti
	e vuoi affrontare il mio sdegno, dillo;
	il cervello bastardo con le mie proprie mani
	far schizzar fuori. Va', portala al fuoco;
	poich tu hai messo su tua moglie.

ANTIGONO
					Non l'ho fatto, sire:
	questi signori, miei nobili pari, se a loro piacer,
	potranno discolparmi.

NOBILI
				 cos, mio sovrano,
	lui non ha colpa, se lei  venuta qui.

LEONTE
	Bugiardi tutti.

UN NOBILE
	Supplico vostra altezza di farci miglior credito:
	vi abbiamo sempre servito fedelmente: e supplichiamo
	di cos stimarci: e in ginocchio vi chiediamo
	(in ricompensa dei nostri devoti servigi
	passati e a venire) di desistere da questo proposito,
	che essendo cos orribile e sanguinoso, deve per forza
	condurre a un esito nefasto. Tutti c'inginocchiamo.

LEONTE
	Sono una piuma per ogni vento che spira:
	dovr vivere per vedere questa bastarda inginocchiarsi
	e chiamarmi padre? Meglio bruciarla adesso
	che maledirla poi. Ma sia: che viva.
	Eppure, nemmen questo. Voi signore, venite qua,
	voi ch'eravate cos teneramente zelante
	con Madama Chioccia, vostra comare,
	per salvar la vita alla bastarda - perch bastarda ,
	sicuro come questa barba  grigia - cosa siete pronto a rischiare
	per salvare la vita alla marmocchia?

ANTIGONO
					Qualsiasi cosa, sire,
	nei limiti della mia capacit,
	e delle regole dell'aristocrazia, almeno tanto -
	impegner il poco sangue che mi resta
	per salvare l'innocente: ogni cosa possibile.

LEONTE
	Sar possibile. Giura su questa spada
	che obbedirai il mio comando.

ANTIGONO
					Lo far, mio signore.

LEONTE
	Nota ed esegui: m'intendi? Perch se fallisci
	in qualche particolare, sar non solo
	la morte per te, ma per tua moglie lingua-sozza
	(che per questa volta perdoniamo). Noi t'ingiungiamo,
	come nostro vassallo, di prendere con te
	questo bastardo femmina e di portarlo
	in qualche remoto e deserto luogo, ben fuori
	dal nostro regno, e di abbandonarlo l
	(senza altra piet) alle sue risorse
	e alla benignit del clima. Poich esso
	 venuto a noi per estranea ventura, io ti ordino
	secondo giustizia, a rischio della perdita dell'anima
	e del tormento del corpo, di consegnarlo da estraneo
	a qualche luogo dove il caso lo salvi o lo finisca. Prendilo.

ANTIGONO
	Giuro che lo far; anche se una morte rapida
	sarebbe stata pi pietosa. Vieni, povera infante;
	qualche potente voce ispiri corvi e avvoltoi
	ad esser tue nutrici! Lupi ed orsi, si dice,
	dimenticando la loro ferocia, han gi compiuto
	tali opere buone. Signore, prosperate
	pi di quanto meriti quest'azione; e il cielo
	contro quest'empiet, lotti al tuo fianco,
	povera cosina, condannata a perderti! .Esce. (.con la bambina.).

LEONTE
					No: non allever
	il frutto d'un altro.

.Entra un servitore..

SERVITORE
			Piaccia a vostra altezza: corrieri
	da coloro che avete mandati all'oracolo,
	son qui da un'ora: Cleomene e Dione,
	felicemente arrivati da Delfo, sono entrambi sbarcati,
	e s'affrettano alla corte.

UN NOBILE
				Compiacetevi, sire,
	son stati rapidi oltre ogni attesa.

LEONTE
					Ventitr giorni
	sono stati in viaggio: il rapido ritorno  un segno
	che il grande Apollo vuole al pi presto
	rivelarci la verit sul fatto. Preparatevi, signori;
	convocate un tribunale, che si giudichi
	la nostra infedelissima consorte; visto che  stata
	in pubblico accusata, le sar fatto
	un giusto e pubblico processo. Finch'ella vive
	il cuore mi sar di peso. Lasciatemi.
	E pensate ai miei ordini. .Escono..

/:/ATTO III



.Scena I


.Entrano Cleomene e Dione..

CLEOMENE
	Il clima  temperato, l'aria dolcissima,
	l'isola fertile, il tempio assai pi bello
	di quanto se ne dica.

DIONE
				Io parler,
	poich mi han molto colpito, degli abiti celestiali
	(penso sia questo il termine adatto) e l'aria venerabile
	dei preti che li indossano. E il sacrificio!
	Che cerimonia solenne e spirituale
	fu l'offerta!

CLEOMENE
		Ma, soprattutto, l'esplosione
	e poi l'assordante voce dell'oracolo,
	sorella al tuono di Giove, mi colsero cos di sorpresa,
	che rimasi annientato.

DIONE
				Se l'esito del viaggio
	sar favorevole alla regina, - voglia il cielo! -
	come per noi  stato raro, piacevole, veloce,
	avremo usato bene il nostro tempo.

CLEOMENE
						Grande Apollo
	risolvi tutto per il meglio! Questi proclami
	che scaricano accuse sopra Ermione
	mi piacciono poco.

DIONE
			La fretta e furia del procedimento
	o chiarir o chiuder l'affare: quando l'oracolo
	(cos dal gran sacerdote di Apollo sigillato)
	sveler il suo contenuto, qualcosa d'inatteso
	sorprender allora la nostra conoscenza. Andiamo; cavalli freschi!
	E propizio sia l'esito. .Escono..

/:/Scena II


.Entrano Leonte, nobili e ufficiali..

LEONTE
	Quest'assise (con nostra grande pena la dichiariamo aperta)
	 un colpo per il nostro cuore: l'imputata
	 figlia di re, nostra moglie,
	e da noi troppo amata. Lungi da noi
	l'accusa di tirannide, poich cos, apertamente,
	iniziamo un processo, che avr il suo corso
	fino alla condanna od al proscioglimento.
	S'introduca l'accusata.

UFFICIALE
	 desiderio di sua maest che la regina
	compaia di persona davanti a questo tribunale. Silenzio!

(.Entra Ermione sotto scorta; Paolina e dame seguono..)

LEONTE
	Si legga l'accusa.

UFFICIALE
Ermione, regina del nobile Leonte, re di Sicilia, tu sei qui accusata e imputata di alto tradimento per aver commesso adulterio con Polissene, re di Boemia, e aver cospirato con Camillo per togliere la vita al nostro sovrano signore, il re, tuo regale marito: il quale proposito essendo stato in parte rivelato dalle circostanze, tu, Ermione, in contrasto alla fedelt e all'obbedienza di un leale suddito, li consigliasti e aiutasti, per la loro salvezza, a fuggire nottetempo.

ERMIONE
	Poich quel che ho da dire, non pu
	che contraddire l'accusa,
	e la sola testimonianza a mio favore,
	 quella che viene da me stessa, non mi giover molto
	pronunciarmi"non colpevole": essendo la mia integrit
	accusata di falso, per tale, quando l'esprimer,
	sar accolta. Tuttavia, se i poteri celesti
	seguono le nostre azioni umane (e lo fanno),
	non dubito che l'innocenza far arrossire
	la falsa accusa, e tremare la tirannia
	davanti alla pazienza. Voi, mio signore, sapete per primo
	(anche se ora sembra siate l'ultimo) che la mia vita passata
	 stata tanto continente, casta e fedele
	quanto adesso sono infelice; il che sorpassa
	ci che una tragedia pu illustrare, anche se
	ordita e recitata per incantare gli spettatori.
	Infatti guardate: io compagna di letto del re,
	colei che possiede la met del trono, figlia di un grande re, e
	madre di un promettente principe, sto qui
	a cianciare e far discorsi per la vita e l'onore
	davanti a chiunque abbia voglia di ascoltare. La vita,
	io l'apprezzo, quanto rispetto il dolore (del quale farei a meno):
	l'onore,  l'eredit che lascio ai miei,
	e questo solo io difendo. Richiamo
	alla vostra coscienza, sire, prima che Polissene
	venisse a corte, quanto fossi nel vostro favore,
	e come questo favore meritassi; dopo la sua venuta,
	con quale staordinario contegno
	ho trasgredito per trovarmi ora qui? Se d'una iota oltre
	i limiti dell'onore, in atti o volont
	ho mai inclinato, s'induriscano i cuori
	di chi m'ascolta, e i miei consanguinei
	maledicano la mia tomba!

LEONTE
				Non ho mai sentito
	che alcuno di questi vizi sfrontati
	avesse meno impudenza per negare di aver commesso il fatto,
	di quanta ne avesse per farlo.

ERMIONE
					Questo  vero, signore,
	per,  un commento che non mi riguarda.

LEONTE
	Non volete ammetterlo.

ERMIONE
				Pi che responsabile
	di ci che ora mi torna col nome di colpa, non posso
	riconoscermi. Quanto a Polissene,
	con il quale sono accusata, confesso
	che l'amavo come meritava il suo onore
	e con l'affetto che conviene
	a una del mio grado; quell'affetto,
	e non altro, che voi stesso ordinavate:
	non aver fatto cos sarebbe stato in me, credo,
	insieme disobbedienza e ingratitudine
	verso voi, e verso il vostro amico, il cui affetto
	per voi s'era dichiarato liberamente
	fin da quando pot parlare, da bambino,
	tutto vostro. Per la congiura poi
	non saprei dire che sapore abbia, anche
	se mi fosse servita qui per assaggiarla: tutto quel che so
	 che Camillo era un uomo onesto;
	e perch abbia lasciato la corte, gli stessi di
	(se non ne sanno pi di me) lo ignorano.

LEONTE
	Sapevate della sua partenza, come sapete
	ci che avete cominciato a fare in sua assenza.

ERMIONE
	Signore,
	voi parlate una lingua che non capisco:
	la mia vita  alla merc dei vostri sogni,
	ed io qui la depongo.

LEONTE
				Le vostre azioni sono i miei sogni.
	Voi avete avuto un bastardo da Polissene,
	ed io l'ho soltanto sognato! Ogni ritegno avete sorpassato
	(fanno cos i criminali) e adesso passate sopra ogni verit,
	ma insistere a negarla non vale la fatica; perch come
	 stata esposta la tua marmocchia, com'era giusto,
	non essendoci padre a riconoscerla (il che, veramente,
	 pi un misfatto tuo che suo), cos tu
	assaggerai la nostra giustizia; nel cui aspetto pi mite
	non aspettarti meno della morte.

ERMIONE
					Signore, risparmiatevi le minacce:
	l'orco con cui vorreste spaventarmi, io lo cerco.
	La vita a me non serve pi;
	il culmine e la felicit della mia vita, il vostro favore,
	io lo do per perso, perch lo sento andato,
	anche se non so come. La mia seconda gioia,
	e primo frutto del mio corpo, dalla sua presenza
	sono esclusa, come un'appestata. La mia terza consolazione
	(nata sotto nemica stella)  dal mio petto
	(l'innocente latte ancora nell'innocente bocca)
	strappata per essere uccisa; io stessa ad ogni porta
	son proclamata prostituta, e con odio oltraggioso
	mi si nega il privilegio delle puerpere, che appartiene
	a donne di ogni condizione; infine sono di furia
	portata fuori, in questo luogo, prima
	d'aver ripreso le minime forze. Ora, mio signore,
	ditemi, quali benedizioni ho io vivendo,
	perch debba temere di morire? Perci proseguite.
	Ancora una cosa, per: non fraintendetemi: non per la vita,
	che stimo meno d'una pagliuzza, ma per l'onore,
	che vorrei intoccato: se sar condannata
	su congetture, tutte le prove dormenti
	eccetto quelle che la vostra gelosia risveglia, allora vi dico
	questo  abuso, non legge. Davanti a tutti voi,
	onorati signori, io mi appello all'oracolo:
	Apollo sia mio giudice!

UN NOBILE
				Questa vostra richiesta
	 assolutamente giusta; si produca perci
	in nome d'Apollo, il suo oracolo.
(.Escono alcuni ufficiali..)

ERMIONE
	Imperatore di Russia era mio padre:
	o, se fosse vivo, e qui a osservare
	le sofferenze di sua figlia! Se vedesse
	la pienezza della mia disperazione, ma con occhi
	di compassione, non di vendetta!

(.Entrano gli ufficiali, con Cleomene e Dione..)

UFFICIALE
	Voi qui giurerete su questa spada di giustizia,
	che voi, Cleomene e Dione, siete entrambi
	stati a Delfo, e da l avete portato
	questo sigillato oracolo, a voi consegnato
	dalla mano del gran sacerdote d'Apollo; e che da allora
	non avete osato rompere il sacro sigillo
	n leggervi i segreti.

CLEOMENE. ADIONE
			Tutto ci noi giuriamo.

LEONTE
	Rompete i sigilli e leggete.

UFFICIALE
Ermione  casta; Polissene senza colpa; Camillo un suddito leale; Leonte un tiranno geloso; l'innocente neonata onestamente concepita; il re vivr senza erede se quello che  perduto non sar ritrovato.

NOBILI
	Sia benedetto il grande Apollo!

ERMIONE
					Gloria a lui!

LEONTE
	Hai letto il vero?

UFFICIALE
			S, mio signore, esattamente
	come  scritto qui.

LEONTE
	Non c' assolutamente niente di vero nell'oracolo:
	il processo continui: questo  solo un imbroglio.

(.Entra un servitore..)

SERVITORE
	Il mio signor re, il re!

LEONTE
				Che succede?

SERVITORE
	O signore, sar odiato per questa notizia!
	Il principe vostro figlio, per il pensiero e l'ansia
	per la sorte della regina,  andato.

LEONTE
					Come! Andato?

SERVITORE
							 morto.

LEONTE
	Apollo  irato, e gli stessi cieli
	colpiscono la mia ingiustizia. (.Ermione sviene.) Che c' ora?

PAOLINA
	Questa notizia  mortale alla regina: guardate qui
	e osservate quel che fa la morte.

LEONTE
					Portatela via:
	ha solo il cuore oppresso: si riprender.
	Ho creduto troppo al mio sospetto:
	vi scongiuro, datele amorevolmente qualche rimedio
	che la riporti in vita.
(.Escono Paolina e dame, con Ermione..)
				Apollo, perdona
	la mia grande empiet contro il tuo oracolo!
	Mi riconcilier con Polissene,
	riconquister la mia regina, richiamer il buon Camillo,
	che proclamo un uomo di fedelt e compassione:
	perch trascinato dalle mie gelosie
	a pensieri di sangue e di vendetta, scelsi
	Camillo come intermediario per avvelenare
	il mio amico Polissene: il che sarebbe successo
	se la saggia decisione di Camillo non avesse ritardato
	il mio avventato ordine; e s che con la morte
	e la ricompensa io lo minacciai se non lo faceva,
	e lo spinsi a fare. Egli (pieno d'umanit
	e d'onore) al mio regale ospite
	rivel il mio piano, abbandon qui le sue ricchezze
	(che eran, come sapevate, grandi) ed al sicuro rischio
	dell'incerta fortuna, consegn se stesso,
	ricco soltanto del suo onore: come risplende
	in mezzo alla mia ruggine! E come la sua piet
	fa pi fosche le mie azioni!

(.Entra Paolina..)

PAOLINA
				Giorno funesto!
	Tagliate questi lacci s che il cuore, spezzandoli,
	non scoppi!

UN NOBILE
		Cosa vi succede nobile signora?

PAOLINA
	Quali raffinati tormenti mi riservi, tiranno?
	Ruote? Cavalletti? Roghi? O scorticare? O bollire?
	In piombo fuso o nell'olio? Quale vecchia o nuova tortura
	m'aspetta, se ogni mia parola merita
	d'assaggiare il peggio di te? La tua tirannia,
	insieme ai tuoi gelosi furori
	(fantasie troppo scialbe per i ragazzini, troppo immature e inutili
	per ragazzine di nove anni), oh, considera quello che han fatto,
	e poi diventa matto per davvero: pazzo furioso! Perch tutte
	le tue passate stramberie eran solo antipasti.
	Che tu tradissi Polissene, era un nonnulla;
	che ti ha dimostrato, te stolto, un incostante
	e un ingrato d'inferno: e neppure era gran cosa
	che tu abbia voluto avvelenare l'onore del buon Camillo,
	facendogli uccidere un re; peccatucci,
	di fronte alle mostruosit in riserva: tra le quali
	l'abbandonare ai corvi una figlia neonata
	reputo poco o nulla; bench anche un diavolo
	avrebbe versato acqua dagli occhi di bragia, prima di farlo:
	n  direttamente a te imputabile la morte
	del giovane principe, i cui nobili pensieri
	(alti pensieri in uno cos giovane) spezzarono il cuore
	che pot pensare che un volgare e sciocco re
	infangasse la sua nobile madre: di questo non sei, no,
	responsabile; ma l'ultima - O signori,
	quando ho finito, gridate "ahim" - la regina, la regina,
	la pi dolce, cara creatura  morta; e la vendetta per ci
	deve ancora discendere.

UN NOBILE
				Il cielo non voglia!

PAOLINA
	Vi dico che  morta: lo giuro. Se parola o giuramento
	non bastano, andate a vedere: se saprete riportare
	colore, o luce al suo labbro, al suo occhio,
	tepore fuori o respiro dentro, io vi servir
	come servirei gli dei. Ma, tu tiranno!
	Non pentirti per queste cose, perch sono troppo pesanti
	per esser rimosse dalle tue lamentazioni: per te
	c' solo la disperazione. Avessi anche mille ginocchi
	e diecimila anni per digiunare, nudo
	su un monte desolato, in continuo inverno
	e tempesta perpetua, non riusciresti a muovere gli dei
	a guardare dalla tua parte.

LEONTE
				Continua, continua:
	non potrai mai dirmene di troppo; ho meritato
	che ogni lingua mi dica il suo pi amaro.

UN NOBILE
						Smettete ora:
	comunque stiano le cose, avete torto
	a esprimervi con tanta veemenza.

PAOLINA
					Mi dispiace:
	so riconoscere le mie colpe, quando
	le vedo. Ahim! Ho dato troppo sfogo
	alla mia impulsivit di donna.  toccato
	nel profondo del suo nobile cuore. Per male passato
	e senza rimedio,  inutile disperarsi. Non affliggetevi
	per le mie invocazioni; vi prego, piuttosto
	fatemi punire per avervi ricordato
	quello che dovreste dimenticare. Ora, mio buon signore,
	sire, regale sire, perdonate una stupida donna:
	l'amore che portavo alla vostra regina - ahi! Sciocca, di nuovo!
	Non parler pi di lei, n dei vostri figli;
	non vi ricorder neppure il mio signore
	(che pure  perduto): siate paziente,
	e non dir pi nulla.

LEONTE
			Tu hai parlato molto bene
	quando pi hai detto la verit: che io ricevo molto meglio
	che esser compatito da te. Ti prego, accompagnami
	dai corpi senza vita della mia regina e del principe:
	avranno la stessa tomba: su essa
	sar scolpita la causa della morte,
	a nostra eterna vergogna. Una volta al giorno visiter
	la cappella dove giaceranno, e le lacrime l versate
	saranno il mio unico svago. Finch la natura
	consentir questo esercizio, io faccio voto
	di praticarlo ogni giorno. Vieni, su, e conducimi
	a questi dolori. .Escono..

/:/Scena III


.Entra Antigono. (.con la.) .bimba, .(.e.) .un Marinaio..

ANTIGONO
	Tu sei sicuro, perci, che la nostra nave ha toccato
	i deserti di Boemia?

MARINAIO
				S, monsignore, e temo
	che siamo approdati in un momento infausto: il cielo ha l'aria cupa,
	e minaccia imminenti burrasche. In coscienza
	gli dei con la nostra missione son crucciati
	e ci guardano storto.

ANTIGONO
	La loro santa volont sia fatta! Va', torna a bordo,
	e bada alla tua barca: non ci metter molto
	prima di raggiungerti anch'io.

MARINAIO
	Fate al pi presto, e non andate
	troppo all'interno: qui  gi tempo di tuoni;
	inoltre questo posto  famoso per le bestie
	feroci che lo infestano.

ANTIGONO
				Tu va' via:
	ti seguir al pi presto.

MARINAIO
				Sono contento davvero
	di liberarmi cos di quest'affare. .Esce..

ANTIGONO
					Vieni, povera piccina:
	ho sentito, ma non vi ho creduto, che gli spiriti dei morti
	possono tornare a visitarci: se ci  possibile, tua madre
	mi  apparsa ieri notte; perch mai sogno fu
	pi simile alla veglia. Viene verso me una creatura,
	inclinando la testa ora da un lato, ora dall'altro;
	non vidi mai vaso di ugual dolore,
	cos traboccante, e cos leggiadro: in pure, bianche vesti,
	come la stessa santit, s'avvicin
	al cubicolo in cui giacevo: tre volte mi s'inchin davanti,
	e, prendendo fiato per mettersi a parlare, gli occhi
	le diventarono due fontane; esaurito lo zampillo,
	tosto ruppe in queste parole: "Buon Antigono,
	poich il destino, contro la tua migliore natura,
	ha scelto te per colui che abbandoner
	la mia povera bambina, come hai giurato,
	ci sono in Boemia abbastanza luoghi remoti,
	l potrai piangere, e abbandonarla al pianto; e poich la bimba
	 da considerare persa per sempre, Perdita,
	ti prego, chiamala. Per questa triste consegna,
	a te affidata dal mio signore, non rivedrai pi
	tua moglie Paolina." Quindi, tra strida,
	svan nell'aria. Spaventato assai,
	col tempo mi ripresi, e pensai
	che cos era successo, e non in sogno. I sogni son vanit:
	ma per una volta, proprio, superstiziosamente,
	da questo sogno mi far guidare. Io credo
	che Ermione ha patito la morte; e che
	Apollo desidera, questo essendo veramente il frutto
	di re Polissene, che sia messo qui,
	per la vita o per la morte, sulla terra
	del suo vero padre. Buona fortuna a te, germoglio!
	Ti lascio qui, e qui c' la tua storia: e questi oggetti,
	che, la fortuna aiutando, potranno farti educare, carina,
	e restare tua dote. La tempesta incomincia: povera cosina,
	che per colpa di tua madre sei cos esposta
	all'abbandono e a ci che pu seguire! Piangere non so,
	ma il cuore mi sanguina; e sono maledetto
	per il giuramento che a questo mi costringe. Addio!
	Il giorno si fa sempre pi cupo: avrai
	un'assai rude ninna-nanna. Non vidi mai
	cielo pi buio di giorno. Un rumore selvaggio!
	Ch'io raggiunga la nave! Ecco l'animale:
	Per me  la fine! .Esce, inseguito da un orso..

(.Entra un pastore..)

PASTORE
Vorrei che non ci fosse l'et tra i dieci e i ventitr anni, o che la giovent la passasse tutta a dormire; perch non c' niente in mezzo se non mettere incinte le ragazze, far soprusi agli anziani, rubare e picchiarsi. - Senti un po' qui, adesso! Chi altri se non questi cervelli in ebollizione di diciannove e ventidue andrebbe a caccia con questo tempo? Mi hanno fatto scappare due delle mie pecore pi belle e ho paura che le trover prima il lupo del padrone: e se mai le trovo da qualche parte, sar vicino al mare che brucano l'edera. (.Vedendo la neonata.) Che la fortuna mi assista, se Dio vuole, e questo cos'? Misericordia, un bambino! Un bel bambino anche! Maschietto o femminuccia, mi domando? Molto bellino, proprio bellino. Sicuramente, qualche scappatella: io non so leggere, per qui leggo scappatella di qualche dama di compagnia. Questo  un lavoro da sottoscala, o da cassapanca, o da dietro la porta: in ogni caso chi l'ha fatto stava pi al caldo della povera cosina qui. La prendo per piet: per aspetter che arrivi mio figlio; ora ora mi ha dato la voce. Uh-uh-ah!

.Entra il contadino..

CONTADINO
Ollah-lah-lah!

PASTORE
Ma come, eri gi qui? Se vuoi veder qualcosa da raccontare anche quando sarai morto e marcio, vieni qui. Ma che cos'hai, figliolo?

CONTADINO
Ne ho gi viste due di cose cos, una per mare e una per terra! Ma non posso neanche dir mare, perch adesso  cielo: e tra di esso e il firmamento non c'infileresti nemmeno la punta d'uno spillo.

PASTORE
Perbacco, ragazzo, che  stato?

CONTADINO
Vorrei vedeste come infuria, si alza e s'abbatte sulla spiaggia! Ma c' dell'altro. O, le urla strazianti di quei poveri diavoli! Ora li vedevo, ora non li vedevo pi: ora la nave sbuzzava la luna coll'albero maestro, ed ora scompariva nel fermento e nella schiuma, come quando si conficca un sughero dentro una botte. Sull'altro fronte, poi, quello di terra, dovevate vedere come l'orso gli strapp via l'osso della spalla, come gridava aiuto verso di me e diceva che il suo nome era Antigono, nobiluomo. Ma per finire con la nave, il mare se l'ingoi, ma prima i poveracci urlavano e il mare li sfotteva: e quel povero signore urlava, e l'orso lo sfotteva, e tutti e due ruggivano pi forte del mare e della tempesta.

PASTORE
Misericordia, ragazzo, quando  successo?

CONTADINO
Ora, ora: non ho ancora battuto ciglio da quando ho visto questi due spettacoli: gli uomini non sono ancora freddi sotto l'acqua e l'orso si sar pappato solo met di quel signore: ci sta ancora lavorando.

PASTORE
Fossi stato l vicino, per aiutare quel vecchio!

CONTADINO
Ed io vorrei che foste stato dov'era la nave, per aiutarla: l la vostra carit non avrebbe avuto terra sotto i piedi.

PASTORE
Brutte cose! Brutte cose! Ma guarda un po' qui, ragazzo. Adesso fatti il segno della croce: tu trovi cose che muoiono ed io cose appena nate. Guarda che spettacolo; ma guarda, un panno da battesimo per un figlio di signori! E questo cos', prendilo, prendilo, ragazzo, aprilo. Allora, vediamo: mi  stato detto che le fate mi avrebbero fatto ricco. Questo sar un bambino di fate; aprilo. Cosa c' dentro, ragazzo?

CONTADINO
Siete un vecchio sistemato: se i vostri peccati di giovent vi son perdonati, potete vivere felice. Oro! Tutto oro!

PASTORE
Questo  oro delle fate, ragazzo, e si far vedere per quello che ; prendilo e acqua in bocca: a casa, a casa, subito. Siamo fortunati, ragazzo; e per restare cos c' solo da esser discreti. Lascia perdere le mie pecore: vieni, da bravo, subito a casa.

CONTADINO
Andate voi per la via pi breve con quel che avete trovato. Io voglio vedere se l'orso ha finito con quel signore, e quanto se n' mangiato; non sono mai feroci se non quando hanno fame; se ci sono dei resti, li seppellir.

PASTORE
Questa  una buona azione. Se si pu capire, da quello che n' rimasto, chi era, portami a vederlo.

CONTADINO
Molto volentieri; cos mi aiuterete a metterlo sotto terra.

PASTORE
 un giorno fortunato, ragazzo, e noi lo concluderemo con delle buone azioni.
.Escono..

/:/ATTO IV



.Scena I


.Entra il Tempo, a fare il Coro..

TEMPO
	Io che ad alcuni piaccio, e tutti provo: gioia e terrore
	insieme a buoni e cattivi, che faccio e svelo l'errore,
	ora m'assumer, a nome del Tempo,
	d'usare le mie ali. A me, o al mio veloce
	passaggio, non fate colpa, se sorvolo
	sedici anni, e non rivelo quanto s' svolto
	in quest'ampio intervallo, poich  in mio potere
	sovvertire la legge, e in un solo momento da me stesso deciso,
	impiantare e sradicare usanze. Ch'io sia
	come sono da sempre, prima che fosse l'ordine pi antico,
	o quello che ora regna. Io son presente
	all'era che li instaur; e cos pure
	alle pi fresche cose ora imperanti, e lo splendore
	di questo presente offuscher, come ora fosco
	appare il mio racconto. La vostra pazienza permettendo,
	do un giro alla clessidra, e alla mia scena un tempo
	come se in mezzo aveste dormito: lasciando Leonte,
	cos afflitto dai risultati di gelosie malate
	che si rinchiude al mondo, immaginate,
	gentili spettatori, ch'io sia adesso
	nella bella Boemia, e ricordate
	come menzionai un figliolo del re, che col nome
	di Florizel ora vi presento; e subito
	passo a parlare di Perdita, cresciuta in grazia
	adesso, come in ammiratori. Quel che sar di lei
	non voglio profetare; la cronaca del Tempo
	sia nota quando accade. La figlia di un pastore,
	e quel che la riguarda, con quel che segue poi,
	 il mio argomento. Se mai avete trascorso
	tempo peggior di questo, concedetelo;
	se non  stato cos, consentite che il Tempo stesso
	v'auguri di cuore di non averlo mai. .Esce..

/:/Scena II


.Entrano Polissene e Camillo..

POLISSENE
Ti prego, buon Camillo, non insistere: negarti qualcosa mi fa male; ma concederti questo sarebbe la mia morte.

CAMILLO
Son quindici anni che non rivedo la mia patria, e anche se cos a lungo ho respirato aria straniera, ora desidero deporre l le mie ossa. Inoltre, il re penitente, mio padrone, mi ha mandato a chiamare; e forse io (se non presumo troppo) potrei alleviare un po' i suoi dolori, e questo per me  un altro pungolo a partire.

POLISSENE
Per l'amore che hai per me, Camillo, non buttar via il resto dei tuoi servizi abbandonandomi ora: il bisogno che ho di te  stato creato dalle tue capacit e sarebbe meglio non averti avuto affatto, se ora mi lasci cos. Tu hai avviato affari dei quali nessuno senza il tuo consiglio saprebbe occuparsi, devi perci restare per concluderli, o portar via con te i servizi compiuti; che se io non ho ricompensato abbastanza (e non potrei mai farlo), far ora il possibile per dimostrarti la mia gratitudine, e a mio vantaggio ci sar l'accumulo del tuo devoto servizio. Di quella terra fatale, la Sicilia, ti prego, non parlarmi pi. Al solo nominarla m'affligge il ricordo di mio fratello il re penitente (come l'hai chiamato) e riconciliato, e la perdita della sua incomparabile regina e dei figli, dolorosa oggi come allora. Dimmi, quando hai veduto il principe Florizel, mio figlio? Non sono meno infelici i regnanti che hanno figli scapestrati di quelli che li hanno persi dopo che han dato prova di buone qualit.

CAMILLO
Sire, non vedo il principe da tre giorni. Non mi  noto quali pi allegre faccende lo tengano occupato, ma ho notato (dalle sue assenze) che s' molto appartato dalla corte di recente, ed  meno assiduo ai suoi compiti principeschi di quanto dimostrava in precedenza.

POLISSENE
Me ne sono accorto anch'io, Camillo, e ne sono preoccupato; tanto che ho fatto sorvegliare le sue assenze, e son venuto a sapere che di rado s'allontana dalla casa di un umilissimo pastore; un uomo, si dice, che dal nulla assoluto, e oltre la comprensione dei suoi vicini,  arrivato a indescrivibile ricchezza.

CAMILLO
Ho sentito, sire, di quest'uomo, che ha una figlia della pi rara bellezza, e la cui fama s' estesa ben al di l di quanto si possa concepire per una che ha origine in una capanna.

POLISSENE
Cos pure mi dicono i miei informatori: ma ho paura che sia questa l'esca che tira verso l il nostro figliolo. Tu ci accompagnerai sul posto, dove (senza rivelare chi siamo) avremo un abboccamento col pastore, dalla cui semplicit non penso sia difficile scoprire la causa delle visite di mio figlio. Ti prego, accompagnami in quest'affare, e metti da parte i pensieri della Sicilia.

CAMILLO
Volentieri obbedisco ai vostri comandi.

POLISSENE
Ottimo Camillo! Dobbiamo travestirci.
.Escono..

/:/Scena III


	.Entra Autolico, cantando..

	.Quando la giunchiglia  in fiore,
		ed esce la zingara al prato,
	questo  il tempo pi bello:
		sangue rosso vince l'inverno.
	Sulla siepe s'asciuga il bucato,
		dolci cantano uccelli, ol!
	e mi vien voglia di rubarla,
		ch un quarto di birra  roba da re..

	.Canta l'allodola, tirra-lirra,
		ol, ol, il tordo e la quaglia,
	cantan l'estate alle pupe ed a me
		che ruzzoliamo in mezzo alla paglia..

Son stato al servizio del principe Florizel, ed a suo tempo ho portato un bel velluto spesso, ma ora sono a spasso.

	.Ma devo forse piangere, mia cara?
		Splende la luna bianca nella notte;
	io me ne vado a zonzo qua e l,
		ed  la miglior vita che mi va.

	Se agli stagnini  lecito campare
		portando borsa in pelle di maiale,
	allora anch'io posso rendere conto
		dichiarando il mestiere sulla gogna..

Io traffico in lenzuola; quando il nibbio fa il nido, attenti ai fazzoletti. Mio padre mi ha chiamato Autolico; che, essendo anche lui, come me, nato sotto Mercurio, era pure lui un arraffatore di cosette da poco. Con dadi e sottane mi son procurato questa bardatura, e il mio guadagno si basa su imbrogliucci fatti agli sciocchi. La strada maestra no; l comandano forca e bastone, ed io ho troppa paura di finire bastonato o impiccato: quanto all'altra vita, ci dormo su e non ci penso. Ma arriva un pollo, un pollo!

.Entra il contadino..

CONTADINO
Vediamo un po': undici montoni fanno una balla di lana; una balla rende una sterlina e rotti scellini: mille e cinquecento tosature, quanta lana danno?

AUTOLICO (.a parte.)
Se il cappio tiene, il galletto  mio.

CONTADINO
Non so farlo senza le pallotte. Vediamo; cosa devo comprare per la nostra festa della tosatura? Tre libbre di zucchero, cinque libbre di sultanina, riso - che se ne far mia sorella del riso? Ma mio padre l'ha nominata signora della festa e lei vuol far le cose per benino. Mi ha preparato ventiquattro mazzolini per i tosatori, tutti capaci di cantare a tre voci, ed anche molto bravi; ma quasi tutti tenori e bassi tranne un puritano in mezzo a loro, che canta i salmi con la cornamusa. Devo trovare lo zafferano per colorare le focacce di pera; la cannella; i datteri, no - non sono sulla lista; noci moscate: sette; una radice o due di zenzero, ma questo me lo faccio regalare; quattro libre di prugne, e altrettante di uva passa.

AUTOLICO
Non fossi mai nato! (.Torcendosi al suolo.)

CONTADINO
In nome di me stesso!

AUTOLICO
Oh, aiutatemi, aiutatemi! Strappatemi via questi stracci, e poi, la morte venga, la morte!

CONTADINO
Ohim, pover'anima! Tu hai bisogno di pi stracci addosso, non di toglierti codesti.

AUTOLICO
O signore, la loro schifezza m'offende di pi delle botte che ho preso, che eran da orbi, e a milioni.

CONTADINO
Ahim, pover'uomo! Un milione di botte son davvero tante.

AUTOLICO
Son derubato, signore, e malmenato; m'han preso soldi e vestiti, e rivestito di queste schifezze.

CONTADINO
E cos'era, cavallerizzo o pedestre?

AUTOLICO
Pedestre, dolce signore, pedestre.

CONTADINO
Eh, non poteva esser altro, visto i panni che ti ha lasciato: se codesta fosse giubba di cavallerizzo, ne avrebbe fatto di servizio duro. Dammi la mano che ti aiuto; su, dammi la mano.

AUTOLICO
O buon signore, piano; ahi!

CONTADINO
Ahim, pover'anima!

AUTOLICO
O buon signore, piano, buon signore! Temo, signore, che mi s' scavicchiata la scapola.

CONTADINO
Allora, non puoi star ritto?

AUTOLICO
Piano, buon signore (.Gli fruga nelle tasche.); buon signore, piano. M'avete fatto un'azione caritatevole.

CONTADINO
Ti servon soldi? Posso dartene un po'.

AUTOLICO
No, buon signor mio dolce; no, vi scongiuro, signore: ho un parente a non pi di tre quarti di miglio da qui; stavo appunto andando da lui: l avr denaro e qualsiasi cosa di cui abbia bisogno: non offritemi denaro, vi prego;  una cosa che mi spezza il cuore.

CONTADINO
Che tipo era quello che vi ha derubato?

AUTOLICO
Un tipo, signore, che ho gi visto andare in giro col gioco delle palle: so che una volta  stato al servizio del principe: non saprei dirvi, buon signore, per quale delle sue virt, ma  certo che fu mandato via a frustate dalla corte.

CONTADINO
Quale dei suoi vizi, volevate dire; perch nessuna virt vien cacciata a frustate dalla corte: anzi, fan di tutto per tenersela l; eppure lei non ci resta mai tanto.

AUTOLICO
Vizi, appunto, volevo dire, signore. Conosco bene quest'uomo; dopo d'allora ha lavorato con le scimmie ammaestrate, poi ha fatto l'usciere di tribunale (il balivo), poi si compr e port in giro i burattini del Figliol Prodigo, quindi spos la moglie di uno stagnino a meno d'un miglio da dove io ci ho casa e propriet; e cos, dopo d'esser svolazzato da un lavoro bricconesco all'altro, ora s' specializzato in furfante e basta. Certuni lo chiamano Autolico.

CONTADINO
Peste lo colga! Un furfante, sicuro, un furfante: imperversa alle sagre, alle fiere e ai combattimenti degli orsi.

AUTOLICO
Verissimo, signore,  lui, signore,  lui: ecco il delinquente che mi ha messo in questo addobbo.

CONTADINO
Non c' canaglia pi vigliacca in tutta Boemia: bastava far l'occhio cattivo e sputargli addosso che sarebbe scappato.

AUTOLICO
Devo confessarvi, signore, che io non so fare a botte: non son proprio il tipo; e lui l'ha capito, ne son sicuro.

CONTADINO
Come vi sentite ora?

AUTOLICO
Signor mio dolce, molto meglio di prima: ora posso reggermi e camminare: perci mi congedo da voi e piano piano m'incammino verso quel mio parente.

CONTADINO
Vuoi che ti accompagni?

AUTOLICO
No, signor faccia-buona; no dolce signore.

CONTADINO
E allora, buon viaggio: io devo andare a comprar spezie per la nostra festa della tosatura. .Esce..

AUTOLICO
State bene, dolce signore! Alla vostra borsa manca ora il pepe per comprare le spezie. Verr anche alla vostra tosatura: se l non faccio doppietta, e i tosatori non diventano pecore nude, togliete il mio nome dall'albo e mettetelo sul libro delle persone perbene!

.Canzone.	Trotta trotta sul sentiero,
			forza bello, salta, hop-l;
		cuor contento va lontano,
			cuore triste resta qua. Esce..

/:/Scena IV


.Entrano Florizel .(.e.) .Perdita .(.seguiti, a poca distanza, da.) .Pastore, Contadino; Polissene, Camillo, .(.travestiti.); .Mopsa, Dorca, servitori, .(.pastori e pastorelle.).

FLORIZEL
	Questo insolito costume, ogni vostra parte
	mette in risalto: non pastora, ma Flora che spunta
	sulla fronte di aprile. Questa vostra tosatura
	 come un raduno di semidei,
	e voi la sua regina.

PERDITA
			Messere, mio grazioso signore,
	non spetta a me sgridarvi per le vostre stravaganze -
	O, perdonate che ve le nomino! La vostra alta persona,
	modello d'eleganza nel paese, avete nascosto
	in un costume di pastore, e me, povera, umile ragazza,
	addobbato come una dea: per fortuna alle nostre feste
	la pazzia si serve ad ogni portata, e i convitati
	son usi a digerirla, senn arrossirei
	a vedervi cos vestito; e potrei svenire, penso,
	se mi vedessi in uno specchio.

FLORIZEL
					Benedico l'ora
	che il mio buon falcone vol sopra
	il campo di tuo padre.

PERDITA
				Giove ve ne dia ragione!
	A me la differenza fa paura (la vostra nobilt
	non  abituata a temere): anche ora io tremo
	a pensare che vostro padre potrebbe, per un caso,
	passare di qui, come successe a voi: o fati!
	Come s'aggrotterebbe nel vedere l'opera sua, cos alta,
	messa in cos vile copertina! Che direbbe? Ed io,
	come potrei, in queste vesti posticce, sostenere
	la sua severa presenza?

FLORIZEL
				Prova
	soltanto allegria. Gli stessi di,
	umiliando all'amore la loro divinit, assunsero
	forme di animali: Giove
	si fece toro, e mugg; il verde Nettuno
	caprone, e bel; e il dio rivestito di fuoco,
	l'aureo Apollo, povero umile pastore,
	come io appaio adesso. Le loro metamorfosi
	mai avvennero per una bellezza pi rara,
	o in modo cos casto, poich il mio desiderio
	non corre avanti al mio onore, n la mia passione
	brucia pi forte della mia fedelt.

PERDITA
					O, ma signore,
	il vostro proposito non potr durare quando sar,
	come sar per forza, avversato dalla potenza del re:
	allora solo una di due necessit
	potr parlare, che voi cambiate idea
	o io la vita.

FLORIZEL
			Tu, Perdita carissima,
	con questi strani pensieri, ti prego, non sciupare
	l'allegria della festa. O sar tuo, mia cara,
	o non di mio padre. Perch non posso esser
	di me stesso, n niente per nessuno, se
	non son tuo. A questo rester costante
	anche se il destino dica di no. Allegra, mia cara,
	soffocate questi pensieri con qualsiasi cosa
	che vediate adesso. Ecco i vostri ospiti:
	siate gaia in volto, come fosse il giorno
	di celebrare le nozze che
	noi due ci siamo giurati.

PERDITA
				O dea Fortuna,
	siateci propizia!

(.Il Pastore, il Contadino, Mopsa, Dorca, e altri si fanno avanti, insieme a Polissene e Camillo travestiti..)

FLORIZEL
			Vedete, i vostri ospiti s'avvicinano;
	preparatevi a intrattenerli allegramente, e
	facciamoci rossi di gioia.

PASTORE
	Vergogna, figlia! Quando la mia vecchia era viva,
	in questo giorno era tutto, vivandiera, cantiniera, cuoca,
	signora e cameriera; accoglieva tutti, serviva tutti;
	faceva la sua cantatina e il suo balletto; ora stava qui
	a capotavola, ora nel mezzo;
	alle spalle di uno e poi di un altro; la faccia in fiamme
	per il gran daffare, e quello che prendeva per rinfrescarsi
	lo beveva alla salute di ciascuno. Tu te ne stai l
	come se fossi una festeggiata e non
	la padrona di casa; prego, dai
	a questi amici sconosciuti il benvenuto,
	 cos che ci si conosce meglio e si diventa migliori amici.
	Su, basta coi rossori, e presentati
	per quella che sei, la padrona della festa. Avanti,
	da' il benvenuto ai tuoi tosatori,
	che il tuo buon gregge prosperi.

PERDITA (.a Polissene.)
					Signore, benvenuto:
	mio padre vuole che io m'assuma
	l'ospitalit del giorno. (.A Camillo.) Siate il benvenuto, signore.
	Dammi quei fiori laggi, Dorca. Venerandi signori,
	a voi il rosmarino e la ruta; questi conservano
	freschezza e profumo per tutto l'inverno:
	grazia e ricordo portino a voi due,
	benvenuti alla nostra tosatura!

POLISSENE
					Pastora -
	bella pastora - la canizie nostra bene s'adatta
	ai vostri fiori d'inverno.

PERDITA
				Signore, quando l'anno declina,
	e non  morta ancora l'estate, n  nato
	il tremolante inverno, i fiori pi belli della stagione
	sono i garofani e le violaciocche screziate,
	che alcuni chiamano bastarde di natura: ma questo genere
	non cresce nel nostro rustico giardino, n io mi curo
	di cercarne i virgulti.

POLISSENE
				Perch mai, gentile fanciulla,
	li trascurate?

PERDITA
			Perch ho sentito dire
	che, nella loro screziatura, c' un'arte che rivaleggia
	con la grande natura creatrice.

POLISSENE
					E sia;
	ma non c' mezzo per migliorare la natura
	che da natura non venga: cos, sopra quell'arte
	che, come voi dite, aggiunge qualcosa alla natura, c' un'arte
	che la natura fa. Vedete, dolce fanciulla, noi sposiamo
	un nobile virgulto al pi rozzo tronco,
	e facciamo concepire una vile corteccia
	accoppiandola a un seme pi nobile. Questa  un'arte
	che corregge la natura - anzi la cambia -
	ma quell'arte stessa  natura.

PERDITA
					 cos.

POLISSENE
	E allora riempite il vostro giardino di fiori screziati
	e non chiamateli bastardi.

PERDITA
				Non pianter
	in terra il piuolo per fissarvi uno di questi innesti;
	non pi di quanto, s'io fossi dipinta, vorrei
	che questo giovane mi trovasse bella e solo per questo
	desiderasse aver figlioli da me. Ecco fiori per voi:
	lavanda fragrante, menta, santoreggia, maggiorana,
	il fiorrancio, che va a letto col sole
	e con lui s'alza, piangendo: questi son fiori
	di mezza estate, e io penso che si diano
	a uomini di mezza et. Benvenuti.
(.D loro i fiori.)

CAMILLO
	Se fossi del vostro gregge, smetterei di brucare,
	e vivrei solo ammirando.

PERDITA
				Non sia mai!
	Sareste cos magro che le raffiche di gennaio
	vi soffierebbero attraverso. Ora mio bellissimo amico, (.A Florizel.)
	vorrei avere fiori di primavera, adatti
	alla vostra stagione; e alla vostra, e alle vostre,
(.A Mopsa e alle altre ragazze.)
	che ancora portate sugli intatti rami
	il bocciolo della verginit. O Proserpina,
	avessi adesso i fiori che, spaventata, lasciasti cadere
	dal carro di Plutone! Narcisi
	che arrivano prima che la rondine s'azzardi, e innamorano
	i venti di marzo di loro bellezza; umili violette,
	ma pi soavi delle palpebre di Giunone
	e del fiato di Venere; primule pallide
	che muoiono non maritate, prima di vedere
	lo splendido Febo nel suo vigore (una malattia
	molto comune tra le fanciulle); le ardite primule gialle
	e l'imperiale corona; gigli di tutti i tipi,
	tra i quali il fiordaliso. Questi io non ho,
	per farvene ghirlande; e il dolce amico mio,
	coprire da capo ai piedi!

FLORIZEL
				E che, come un morto?

PERDITA
	No, come un prato, perch l'amore vi si stenda e giochi:
	non come un morto; o anche, coperto di fiori, ma non per seppellirvi,
	ma vivo, e nelle mie braccia. Venite, prendete i vostri fiori:
	mi sembra di recitare come li ho visti fare
	nelle pastorali a Pentecoste: certo questo mio abito
	mi cambia carattere.

FLORIZEL
				Quel che fate
	non fa che migliorare quel che avete fatto. Quando parlate, cara,
	vorrei che lo faceste sempre: quando cantate,
	vorrei che cantaste mentre vendete e comprate, mentre fate l'elemosina,
	nel pregare, e nelle vostre faccende,
	sempre cantando: quando ballate, vorrei che foste
	un'onda del mare, e non faceste altro,
	ma sempre foste in moto, sempre cos,
	senz'altra funzione. Ogni vostra azione,
	in ogni particolare cos perfetta,
	corona ci che fate in quel momento,
	s che regale  ogni vostro atto.

PERDITA
					O Doricle,
	le vostre lodi passan la misura: se la vostra giovinezza,
	e il sangue sincero che in essa traspira,
	non rivelassero in voi un pastore senza macchia,
	io potrei con ragione temere, Doricle mio,
	che voi mi corteggiate a un fine disonesto.

FLORIZEL
						Penso che abbiate
	cos poca ragione di temere come io ho intenzione
	di darvene motivo. Ma venite;  la nostra danza, prego,
	la vostra mano, Perdita: cos s'appaiano le tortore
	che non si vogliono pi separare.

PERDITA
					Lo potrei giurare.

POLISSENE
	Questa  la contadinella pi carina che mai
	abbia corso sulle zolle erbose: la sua figura,
	i gesti, tutto ha un qualcosa di superiore a lei stessa,
	troppo nobile per quest'ambiente.

CAMILLO
					Lui le dice qualcosa
	che fa fare capolino al suo sangue: in verit, questa
	 la regina della panna e delle ricotte.

CONTADINO
	Avanti, musica!

DORCA
Mopsa dev'essere la vostra innamorata: caspita! Ci vuole un po' d'aglio per profumare i suoi baci!

MOPSA
	Ma senti questa!

CONTADINO
	Zitte ora, basta; non siamo dei bifolchi.
	Avanti, suonate!

(.Musica.). .Segue una danza di pastori e pastore..

POLISSENE
	Vi prego, buon pastore, chi  il bel giovanotto
	che danza con vostra figlia?

PASTORE
	Lo chiamano Doricle, e si vanta
	d'avere un bel pascolo:  da lui stesso
	che lo so e ci credo;
	ha una faccia sincera. Dice d'amare mia figlia:
	e anch'io lo credo; perch mai tanto fiss la luna
	l'acqua come lui se ne sta a leggere,
	diciamo, negli occhi di mia figlia; e, a parlar chiaro,
	penso che non ci corra un mezzo bacio tra i due,
	a chi ama l'altro di pi.

POLISSENE
				 brava a ballare.

PASTORE
	 cos in tutto: non dovrei dirlo io,
	che dovrei star zitto. Se il giovane Doricle
	si decide per lei, ella gli porter
	ci che lui neanche si sogna.

.Entra un servitore..

SERVITORE
Padrone! Se solo sentiste il venditore ambulante qui fuori, vi passerebbe la voglia di ballare ancora a tamburino e piffero; e neppure la cornamusa vi potrebbe smuovere: quello canta tante canzoni diverse pi svelto di quanto voi contate le monete; le tira fuori come se avesse mangiato ballate e nessuno riusciva a smettere d'ascoltarlo.

CONTADINO
Non poteva arrivare pi a proposito: che entri. Io per le ballate vado matto, soprattutto se son storie tristi cantate allegramente, o roba molto allegra in tono lamentoso.

SERVITORE
Ha canzoni per uomo e per donna, di ogni tipo: neppure un merciaio ha guanti che calzano cos bene i suoi clienti: per le ragazze ha bellissime canzoni d'amore, e senza porcate (il che  strano); con ritornelli cos delicati di trallallallero, trallallall, cioncala qui e zompala l; e quando qualche sporcaccione sta, diciamo, per vederci la malizia e vuole cacciarvi una battuta oscena, ecco che lui fa rispondere la ragazza "Opl, buon uomo, non mi toccare"; ci resta male, preso per scemo con "Opl, buon uomo, non mi toccare."

POLISSENE
Un gran bel tipo.

CONTADINO
Credimi, parli di uno davvero ingegnoso. E dimmi, ha merce di buona qualit?

SERVITORE
Ha nastri di tutti i colori dell'arcobaleno; pi ricami a pi punti di quanti ne possano tirar fuori gli avvocatoni di tutta Boemia, anche se comprassero da lui all'ingrosso; fettucce, svolazzine, cambr, lini di Reims: e poi ci canta sopra come se fossero di o dee; quasi vi convince che una camicia  un'angioletta, tanto ne decanta il polsino e il ricamo dello sparato.

CONTADINO
Ti prego, portalo dentro; e fa che arrivi cantando.

PERDITA
Avvertilo di non usare sconcezze nelle sue canzoni.
(.Esce il servitore..)

CONTADINO
Ci son di questi girovaghi, sorella, che hanno in loro pi di quanto si penserebbe.

PERDITA
S, fratello caro, o pi di quanto si pu aver voglia di pensare.

.Entra Autolico, cantando..

	.Neve fresca  questo lino,
	tela cipriota di nero corvino,
	guanti che sanno di rose damaschine,
	per nasi e facce, ecco mascherine:
	ambra da collana, perline da bracciale,
	profumi per la camera nuziale:
	belle pettorine e cuffiette dorate
	donate giovanotti alle vostre fidanzate:
	spille, spillette, fermagli e spilloni
	servono alle donne, dalla testa ai talloni:
	Venite a comprare! Venite a comprare!
	Ors giovanotti, non fatele frignare!
	Forza ragazzi, comprate!.

CONTADINO
Se non fossi innamorato di Mopsa, non l'avresti un soldo da me; ma impacchettato come sono bisogner anche impacchettare un po' di nastri e guanti.

MOPSA
La promessa era per prima della festa, ma non  troppo tardi neppure ora.

DORCA
Ti ha promesso ben di pi, se non ci son bugiardi in giro.

MOPSA
A te ha dato tutto quel che ha promesso: forse anche di pi, che ora ti far vergogna ridarglielo indietro.

CONTADINO
Ma dove son finite le buone maniere delle ragazze? Sta a vedere che ora metteranno in mostra le parti di sotto al posto delle facce. Non vi basta l'ora della mungitura, o quella di andare a letto, o quando state davanti al fuoco per borbottarvi questi segreti, che ora dovete spiattellarli qui davanti a tutti i nostri invitati? Meno male che bisbigliano tra di loro: chiudete il becco, ora, e non pi una parola.

MOPSA
Io ho finito. Allora, mi hai promesso uno scialle a colori e un paio di guanti profumati.

CONTADINO
Non ti ho detto che son stato truffato per strada e mi han rubato tutti i soldi?

AUTOLICO
E veramente, signore, ci son truffatori in giro, per cui conviene fare attenzione.

CONTADINO
Non aver paura, brav'uomo, qui non ti mancher niente.

AUTOLICO
Lo spero bene, signore, perch ho con me molti oggetti di valore.

CONTADINO
Cos'hai qui, ballate?

MOPSA
Ti prego comprane qualcuna: a me piace un mondo una ballata stampata, perch cos uno  sicuro che  vera.

AUTOLICO
Eccone una, con melodia dolente, su come la moglie di un usuraio partor venti borse di denaro in una volta, e come ebbe voglia di mangiare teste di vipera e rospi alla griglia.

MOPSA
Pensate che  vero?

AUTOLICO
Verissimo, ed  successo solo il mese scorso.

DORCA
Dio mi salvi dallo sposare un usuraio.

AUTOLICO
C' pure il nome della levatrice, una certa signora Casciabal, e cinque o sei oneste comari ch'eran presenti al fatto. Perch dovrei portare in giro fatti non veri?

MOPSA
Allora su, comprala.

CONTADINO
Per ora mettetela da parte; fateci prima vedere altre ballate: poi compreremo altre cose.

AUTOLICO
Ecco un'altra ballata di un pesce che apparve sulla costa il mercoled ottanta d'aprile, a quarantamila braccia sopra il mare, e che cant questa ballata contro il cuor duro delle ragazze: si pens che fosse una donna, e che fu mutata in freddo pesce perch rifiutava i rapporti carnali a uno che l'amava. La ballata  molto triste, e altrettanto vera.

DORCA
Pensate che anche questa  vera?

AUTOLICO
C' l'autenticazione con la firma di cinque giudici, e pi testimoni che potrebbe contenere il mio sacco.

CONTADINO
Mettete anche questa da parte: un'altra.

AUTOLICO
Questa  una ballata allegra, ma assai graziosa.

MOPSA
S, vediamone qualcuna allegra.

AUTOLICO
Allora, eccone una allegrissima che si accompagna col motivo "A un uomo due ragazze facevano la corte"; a ponente ormai quasi tutte le ragazze la sanno cantare; vi assicuro che incontra moltissimo.

MOPSA
Noi due la sappiamo: se tu vuoi fare una parte, la sentirai visto che  fatta per tre voci.

DORCA
Abbiamo imparato la musica un mese fa.

AUTOLICO
La mia parte la so fare, sapete,  il mio mestiere: forza, allora, assieme:

		Canzone.

AUTOLICO
	.Fatevi da parte, ch'io debbo andare,
	dove  bene che non sappiate..

DORCA
	.Dove?.

MOPSA
		.O dove?.

DORCA
			.Dove?.

MOPSA
	.La promessa mi facesti
	del tuo cuore rivelar....

DORCA
	.A me anche: fammi andar..

MOPSA
	.Al granaio od al mulino andrai..

DORCA
	.Se in entrambi, saran guai..

AUTOLICO
	.Non nell'altro e non nell'uno..

DORCA
				.Come, nessuno?.

AUTOLICO
						.No, nessuno..

DORCA
	.Mi giurasti d'esser mio..

MOPSA
	.Lo giurasti a me di pi:
	ed allora dove andrai? dimmi, dove?.

CONTADINO
Canteremo questa canzone tra di noi pi tardi: mio padre e quei signori sono immersi in discorsi seri e non  il caso di disturbarli. Prendete il vostro sacco e venitemi appresso. Ragazze, comprer roba per tutte e due. Merciaio, vogliamo la qualit migliore. Seguitemi, ragazze.
(.Esce con Dorca e Mopsa..)

AUTOLICO
E avrete anche il miglior prezzo.

		Canzone.

		.Vuoi comprare un bel nastrino,
		o un merletto al mantellino,
	tesoruccio mio carino, bella?
		Della seta, un fil dorato,
		per il capo un bigiottino,
	del pi nuovo, del pi fino, il pi bello del mercato?
		Vieni al sacco del mercante,
		con i soldi mediatori,
	ogni merce n'esce fuori. Esce..

(.Entra il servitore..)

SERVITORE
Padrone, c' tre carrettieri, tre pastori, tre vaccari, tre porcari, che son tutti diventati uomini pelosi e si fan chiamare "sltiri" e fanno una danza che le ragazze dicono che  solo un'accozzaglia di gambate perch loro non ci sono dentro, ma le stesse son d'accordo che (se non  troppo forte per gente che sa appena giocare a bocce) piacer moltissimo.

PASTORE
No, niente da fare: per oggi basta buffonate campagnole. Lo so, signore, che il nostro trattenimento  stancante per voi.

POLISSENE
Ma voi stancate quelli che ci divertono: prego, fateci vedere questi quattro trii di bovari.

SERVITORE
Un trio di cotali, secondo quanto dicono gli stessi, signore, ha danzato davanti al re; e anche il meno abile dei tre salta almeno dodici piedi e mezzo, misurati col righello del falegname.

PASTORE
E non far tante storie: visto che queste brave persone son contente, falli entrare; muoviamoci, per.

SERVITORE
Diavolo, son qui alla porta, signore.

.Segue una danza di dodici satiri..

POLISSENE
	Vecchio mio, presto ne saprete di pi.
	(.A Camillo.) Non  andata troppo avanti?  ora di separarli.
	 un ingenuo e parla troppo. (.A Florizel.) Allora, bel pastore!
	Il vostro cuore  pieno di qualcosa che vi distoglie
	dalla festa. In verit, quand'ero giovane
	e facevo all'amore, come voi adesso, solevo
	ricoprire di gingilli la mia bella: io avrei saccheggiato
	il tesoro di seta del mercante, e l'avrei rovesciato su di lei
	perch scegliesse; voi l'avete lasciato andare
	senza comprare nulla. Se la vostra ragazza
	interpretasse male e chiamasse ci
	freddezza in amore o tirchieria, non sarebbe facile
	replicare, almeno se v'importa
	di tenervela cara.

FLORIZEL
			Canuto signore, io so
	ch'ella non tiene a queste cianfrusaglie:
	i doni che s'aspetta da me sono raccolti e chiusi
	nel mio cuore, che gi le ho dato,
	anche se non consegnato. Sentimi mentre ti dedico la vita
	davanti a questo venerando signore, che, si direbbe,
	ha amato un tempo. Io prendo la tua mano, mano
	soffice come piume di colomba, e come questa bianca,
	o come dente d'etiope, o come neve sparsa nell'aria
	e due volte vagliata dai soffi di borea.

POLISSENE
						E cosa ne segue?
	Guarda con quale grazia il bel pastore sembra lavare
	la mano che gi candida era prima! Vi ho interrotto:
	ma torniamo alle vostre declamazioni: ch'io senta bene
	quello che dichiarate.

FLORIZEL
				Fatelo, e siatemi testimone.

POLISSENE
	Anche il signore qui accanto a me?

FLORIZEL
					E lui e altri ancora,
	l'umanit, la terra, i cieli, il tutto;
	che se io fossi incoronato il pi imperiale monarca,
	e di tal dignit il pi degno, s'io fossi il pi bel giovane
	che mai facesse girar lo sguardo, avessi forza e prudenza
	pi che mai ebbe uomo, non me ne importerebbe
	senza il suo amore; per lei, userei tutto questo
	al suo servizio tutto destinerei,
	o dannerei alla malora.

POLISSENE
				Una bella dichiarazione.

CAMILLO
	Dimostra un solido affetto.

PASTORE
				Ma voi figlia mia,
	a lui dite lo stesso?

PERDITA
			Io non so parlare
	cos bene, niente affatto cos bene; no, n pensar meglio:
	ma sullo stampo dei miei pensieri, ritaglio
	la purezza dei suoi.

PASTORE
			Datevi la mano -  cosa fatta!
	E voi, amici sconosciuti, ne sarete testimoni.
	Io gli do mia figlia e le far una dote
	uguale alla sua.

FLORIZEL
			O, quella ha da essere
	nella virt di vostra figlia: alla morte di qualcuno
	io avr pi di quanto al momento potete immaginare;
	tanto allora, da destare la vostra meraviglia. Su dunque,
	uniteci davanti a questi testimoni.

PASTORE
					Datemi la mano;
	e voi, figlia, la vostra.

POLISSENE
				Piano, pastore, un istante, vi prego;
	avete un padre?

FLORIZEL
			S, e con ci?

POLISSENE
	Sa lui di questo?

FLORIZEL
			Non lo sa, n dovr saperlo.

POLISSENE
	Mi sembra che un padre
	 agli sponsali del figlio il convitato
	pi adatto a sedere a tavola. Un'altra cosa, prego:
	 vostro padre diventato incapace
	di ragionare, istupidito
	dall'et o dai flussi catarrali? Pu parlare? Udire?
	Riconoscere una persona dall'altra? Occuparsi dei propri beni?
	O  costretto a letto, capace soltanto di rifare
	quello che faceva da bambino?

FLORIZEL
					No, buon signore;
	 in buona salute, anzi pi vigoroso invero
	dei pi della sua et.

POLISSENE
				Per la mia bianca barba,
	voi gli fate, se  cos, un torto
	ben poco filiale:  giusto che un figlio
	scelga da s la moglie, ma  giusto anche
	che il padre (la cui gioia  tutta
	in una bella discendenza) abbia un certo suo peso
	in quest'affare.

FLORIZEL
			Concedo tutto questo;
	ma per altre ragioni, mio grave signore,
	che non  opportuno rivelarvi, io non informo
	mio padre della faccenda.

POLISSENE
				Fate che lo s'informi.

FLORIZEL
	Non lo sar.

POLISSENE
			Ti prego, fallo.

FLORIZEL
					No, non deve.

PASTORE
	Fallo figliolo: non avr da lamentarsi
	al conoscere la tua scelta.

FLORIZEL
				Andiamo, andiamo, non deve.
	Pensate al nostro contratto.

POLISSENE
			Pensate al vostro divorzio, giovane signore, (.Scoprendosi.)
	che non m'azzardo a chiamare figlio; sei troppo infame
	perch'io ti riconosca: tu l'erede di uno scettro,
	che sospiri per il bastone contorto del pecoraio! E tu, vecchio traditore,
	mi spiace che impiccandoti t'accorcio la vita
	solo di una settimana. E tu poi, fresco esemplare
	di consumata stregoneria, che per forza dovevi conoscere
	il regale idiota con cui hai a che fare, ...

PASTORE
					Oh, il mio cuore!

POLISSENE
	Far scorticare sui rovi la tua bellezza e ti far
	pi scadente del tuo stato. Quanto a te, giovane stupido,
	se mai vengo a sapere che solo anche sospiri
	perch non rivedrai pi questa cosuccia (poich voglio
	che mai la riveda), noi ti escluderemo dalla successione;
	non ti considereremo del nostro sangue, no, neppure un parente
	pi lontano di Deucalione: ricorda le mie parole!
	Seguici a corte. Tu zoticone, per questa volta,
	anche se hai meritato il nostro sdegno, t'affranchiamo
	dal suo castigo mortale. E tu, incantatrice, -
	ben degna di un pecoraio; ma s, anche di lui,
	se la cosa non toccasse il nostro onore, che s'abbassa
	fino ad essere indegno di te. Se mai d'ora in poi
	gli aprirai questi rurali chiavistelli
	o mai gli stringerai il corpo nei tuoi abbracci,
	io ti preparer una morte crudele almeno quanto
	tu sei tenera per essa. .Esce..

PERDITA
				Anche se perduta,
	non ho avuto molta paura, anzi una o due volte
	stavo quasi per parlare, e dirgli francamente,
	che lo stesso sole che illumina la sua corte
	non storce il viso dalla nostra capanna, ma
	a tutti splende uguale. Volete, prego, andarvene, signore?
	Vi avevo detto come sarebbe finita: vi prego,
	occupatevi del vostro stato: questo mio sogno...
	ora che sono sveglia, non sar pi regina un solo istante,
	ma munger le mie pecore e pianger.

CAMILLO
						Allora, padre!
	Di' qualcosa prima di morire.

PASTORE
					Non posso parlare, n pensare,
	n oso sapere quel che so. O, signore!
	Avete distrutto un uomo di ottantatr anni,
	che pensava di scendere in pace nella tomba; s,
	di morire nel letto in cui mor mio padre,
	e giacere vicino alle sue oneste ossa: ma ora
	un boia mi metter il sudario e deporr
	in terra sconsacrata. O disgraziata,
	tu sapevi che questo era il principe, ma t'arrischiasti
	con lui a scambiar promessa! Rovinato sono! Rovinato!
	Se di morire adesso mi  concesso, sar vissuto
	quanto ho desiderato. .Esce..

FLORIZEL
				Perch mi guardate cos?
	sono afflitto, ma non spaventato; ostacolato,
	ma in niente mutato: quello che ero, sono;
	anzi pi desideroso per l'esser trattenuto; e deciso
	a non obbedire controvoglia al mio guinzaglio.

CAMILLO
						Mio grazioso signore,
	voi conoscete il temperamento di vostro padre: adesso
	non vuol sentir discorsi (n credo che voi
	abbiate intenzione di fargliene) e temo sia anche difficile
	che sopporter di vedervi per il momento:
	perci, finch la furia di sua maest non s' calmata,
	non comparitegli dinnanzi.

FLORIZEL
				Non ne ho intenzione.
	Camillo, suppongo?

CAMILLO
			Proprio lui, mio signore.

PERDITA
	Quante volte vi ho detto che sarebbe andata cos!
	Quante volte ho detto che la mia dignit sarebbe durata
	solo finch non scoperta!

FLORIZEL
				Essa non pu fallire, se non
	per violazione della mia promessa; e allora
	che la natura schiacci i fianchi della terra,
	e imputridisca i germi che contiene! Alza gli occhi:
	dalla successione cancellami, padre; io
	sono l'erede del mio amore.

CAMILLO
				Siate ragionevole.

FLORIZEL
	Lo sono, seguendo il mio vero amore. Se la ragione
	a lui sar obbediente, io sar razionale;
	se no, i miei sensi preferiranno la pazzia,
	e a lei daranno il benvenuto.

CAMILLO
				Questo  disperato, signore.

FLORIZEL
	Chiamatelo cos: ma soddisfa il mio voto;
	perci io debbo trovarlo giusto. Camillo,
	non per la Boemia, n per la pompa che a me
	ne verrebbe: per tutto ci che vede il sole,
	o la terra racchiude nel suo grembo, o il profondo mare cela
	in abissi inscandagliabili, non romperei la mia promessa
	a questo bell'amor mio. Perci, vi prego,
	voi che siete l'amico pi ascoltato di mio padre,
	quando non mi trover - poich, invero non intendo
	mai pi rivederlo, - buttate i vostri buoni consigli
	sulla sua rabbia: per l'avvenire, lasciate
	che me la veda io con il destino. Questo vi  dato sapere
	e riferire, io prendo il mare
	con lei che su questa sponda mi  negata;
	e assai opportuna al nostro bisogno, ho giusto
	una nave ormeggiata qui vicino, anche se non preparata
	a questo scopo. La rotta che intendo seguire
	non servir a voi conoscerla, n
	a me farla sapere.

CAMILLO
			O mio signore,
	vorrei il vostro animo pi aperto ai consigli,
	o pi indurito alle avversit.

FLORIZEL
					Ascolta, Perdita.
(.Conducendola da parte.)
	(.A Camillo.) Vi ascolter tra un momento.

CAMILLO
						 irremovibile.
	Deciso alla fuga. Come sarei felice ora
	se potessi volger la sua partenza al mio disegno,
	salvarlo dal pericolo, servirlo con amore e con onore,
	e a me procurare di nuovo la vista della cara Sicilia
	e di quel re infelice, mio padrone, che
	ho tanta sete di rivedere.

FLORIZEL
				Eccomi a voi, buon Camillo;
	sono cos carico di affari preoccupanti che
	trascuro le buone maniere.

CAMILLO
				Signore, penso
	abbiate inteso dei miei poveri servizi, nell'affetto
	che porto a vostro padre?

FLORIZEL
				Molti meriti
	vi siete nobilmente guadagnati: parlare delle vostre azioni
	 la musica di mio padre, n  piccola la sua preoccupazione
	che esse siano ricompensate come sono apprezzate.

CAMILLO
							Ebbene, mio signore,
	se vi compiacete di pensare che io amo il re,
	e per lui chi gli  pi vicino, cio
	la vostra graziosa persona, adottate il mio piano,
	se il vostro ben ponderato ed approvato progetto
	pu essere alterato. Sul mio onore,
	v'indicher dove sarete ricevuto
	secondo il merito di vostra altezza; e dove potrete
	godere della vostra signora; dalla quale, vedo,
	non  possibile separarvi, se non a costo -
	non voglia il cielo! - della vostra rovina. Sposatela,
	e in vostra assenza io far ogni sforzo
	per cercar di placare vostro padre infuriato
	ed indurlo al consenso.

FLORIZEL
				Come, Camillo,
	pu questo quasi-miracolo esser fatto?
	Ti chiamerei qualcosa pi che un uomo
	e poi m'affiderei tutto a te.

CAMILLO
				Avete pensato
	a un luogo dove andare?

FLORIZEL
				Non ancora:
	ma poich un accidente inatteso  la causa
	del nostro agire avventato, cos ci dichiariamo
	schiavi della fortuna e mosche
	ad ogni vento che soffia.

CAMILLO
				E allora, ascoltatemi:
	questo vale, sempre che non vogliate cambiare d'avviso,
	ma insistete nella fuga; drizzate per la Sicilia,
	e l presentatevi, voi e la vostra bella principessa
	(poich vedo che tale ha da essere) davanti a Leonte:
	ella sar vestita come conviene
	a chi divide il vostro letto. Gi mi par di vedere
	Leonte che vi apre le braccia ospitali e piangendo
	vi d il benvenuto; e dice"Perdono, figlio!"
	come si trovasse innanzi a vostro padre; e bacia le mani
	della vostra giovane principessa; e pi volte ricorda
	la sua crudelt passata e la sua bont presente;
	la prima conseguendo all'inferno, all'altra augurando di crescere
	pi rapida del pensiero o del tempo.

FLORIZEL
						Degno Camillo,
	quale motivo per la mia visita
	dovr darmi davanti a lui?

CAMILLO
				Inviato dal re vostro padre
	per salutarlo e offrirgli conforto. Signore,
	il modo di comportarvi verso di lui, insieme
	a ci che (come venisse da vostro padre) dovrete dirgli,
	cose note solo a noi tre, ve lo metter per iscritto:
	col che avrete indicazioni per ogni incontro
	sul quel che dovete dire; cos ch'egli sia sicuro
	che voi avete la fiducia di vostro padre
	e parlate col suo cuore.

FLORIZEL
				Vi sono obbligato:
	c' dell'accortezza in questo.

CAMILLO
					 un piano pi promettente
	del selvaggio avventurarsi
	in acque inesplorate, verso lidi sconosciuti; e certamente
	esporsi alle calamit: senz'altra speranza a sostenervi
	se non quella che prende il posto di quella che perdete:
	nulla pi in cui fidare oltre alle vostre ancore
	che faranno del loro meglio a trattenervi
	dove vi sar odioso di restare. Inoltre, voi sapete
	che la prosperit  il vincolo pi saldo dell'amore,
	il cui fresco colorito e il cuore insieme
	l'angustia corrompe.

PERDITA
				 vero solo in parte:
	per me l'angustia pu sottomettere la guancia,
	ma non intaccare l'anima.

CAMILLO
				S? Cos pensate?
	Non nascer presto, in casa di vostro padre,
	un'altra come voi.

FLORIZEL
			Mio buon Camillo,
	ella tanto sorpassa la sua condizione
	quanto ci  inferiore per nascita.

CAMILLO
					Non posso dire "peccato
	che non sia istruita", perch potrebbe esser maestra
	di molti che insegnano.

PERDITA
				Chiedo scusa, signore, per questo
	ringraziandovi, io arrossisco.

FLORIZEL
					Mia graziosissima Perdita!
	Ma, oh, su quali spine stiamo! Camillo,
	salvatore di mio padre, ed ora mio,
	preservatore della casa nostra, come faremo?
	Non siamo equipaggiati come eredi di Boemia,
	n tali appariremo in Sicilia.

CAMILLO
				Mio signore,
	non temete per ci. Penso sappiate che le mie sostanze
	sono tutte laggi: far in modo
	che siate regalmente fornito, come se
	la commedia che recitate fosse mia. Per esempio, signore,
	perch sappiate che nulla vi mancher, - una parola.
(.Parlano a parte.)

.Entra Autolico..

AUTOLICO
Ah, ah! Quanto  scema l'Onest! E la Fiducia, poi, sua sorella giurata, una signora molto ingenua! Ho venduto tutto il mio ciarpame: non c' pi una pietra falsa, un nastro, uno specchietto, sacchetto d'aromi, spilla, taccuino, ballata, temperino, fettuccia, guanto, stringa, braccialetto o anello di corno a rompere il digiuno del mio sacco: dovevi vederli come sgomitavano per arrivare primi a comprare, come se le mie carabattole fossero santificate e portassero al compratore una benedizione: e a quel modo io vedevo quali borse erano meglio in vista; e quel che vedevo, lo ricordavo per mio profitto. Il mio villico (cui non manca in fondo molto per essere una persona ragionevole) ha perso talmente la testa per la canzone delle ragazzotte che non ha mosso le zampe finch non ha comprato e musica e parole; cosa che mi ha attirato intorno il resto della mandria, con tutti i loro sensi concentrati nelle orecchie; avresti potuto pizzicargli la chiappa che non sentivano niente; e castrare della borsa una braghetta era cosa da nulla; avrei potuto limar via chiavi dalle catene; proprio non sentivano, non provavano niente, solo la canzone di messere, tutti in estasi per quella stronzata. Cos che in quel momento di languore ho pizzicato e tagliato via la maggior parte delle loro borse della festa; e se non fosse arrivato il vecchio a far baccano contro la figlia e il figlio del re, e a far scappare i gracchi dal becchime, non ne avrei lasciata una viva di borse in tutto l'esercito.

(.Camillo, Florizel e Perdita si fanno avanti..)

CAMILLO
	S, ma le mie lettere, a questo modo trovandosi l
	quando voi arrivate, chiariranno quel dubbio.

FLORIZEL
	E quelle che voi otterrete da re Leonte?

CAMILLO
	Soddisferanno vostro padre.

PERDITA
					Siate felice!
	Tutto quello che dite  cos bello.

CAMILLO (.vedendo Autolico.)
					Chi  l?
	Ci serviremo anche di costui; non trascureremo
	nulla che possa tornarci utile.

AUTOLICO
Ora, se m'han sentito, - sar impiccato.

CAMILLO
Allora, buon uomo! Perch tremi cos? Non temere, da bravo; nessuno qui vuol farti del male.

AUTOLICO
Sono un pover'uomo, signore.

CAMILLO
Ma certo, continua ad esserlo; questo, vedrai che nessuno qui te lo porter via: per per l'aspetto esterno della tua povert, dobbiamo fare un cambio; perci spogliati subito, - come puoi vedere,  un'emergenza - e cambia i tuoi abiti con questo signore:  lui a rimetterci, ma lo stesso prendi, qui c' un compenso.

AUTOLICO
Io sono un pover'uomo, signore. (.A parte.) Vi conosco abbastanza bene voialtri.

CAMILLO
Forza allora, sbrigati: il signore s' gi mezzo spogliato.

AUTOLICO
Dite sul serio, signore? (.A parte.) Sento puzza di trucco.

FLORIZEL
Fa presto, ti prego.

AUTOLICO
In verit, ho avuto una caparra, ma in coscienza non posso accettare.

CAMILLO
Sciogli, sciogli!
(.Florizel e Autolico si scambiano d'abito.)
	Fortunata signora - possano le mie parole
	esser profetiche! - dovete accettare
	qualche travestimento: prendete il cappello del vostro innamorato
	e calcatevelo sugli occhi, nascondetevi il viso,
	toglietevi il manto, e (pi che potete) dissimulate
	il vostro aspetto veritiero; s che possiate
	(poich io temo gli occhi delle spie) salire a bordo
	non riconosciuta.

PERDITA
			Vedo, come  messa la commedia,
	che debbo assumermi la mia parte.

CAMILLO
					Non c' rimedio.
	Avete fatto cost?

FLORIZEL
			Se ora dovessi imbattermi in mio padre
	non mi chiamerebbe figlio.

CAMILLO
				No, senza cappello.
(.Dandolo a Perdita.)
	Venite, signora, venite. Statemi bene, amico.

AUTOLICO
						Addio, signore.

FLORIZEL
	O Perdita, che abbiamo dimenticato noi due?
	Vi prego, una parola. (.Si mettono da parte.)

CAMILLO
	La mia prossima mossa sar di dire al re
	di questa fuga e dove son diretti;
	poich la mia speranza  che riuscir
	a convincerlo ad inseguirli: cos in sua compagnia
	io rivedr la Sicilia, alla cui vista
	anelo, come una donna.

FLORIZEL
				La fortuna ci accompagni!
	Cos, noi partiamo, Camillo, verso il mare.

CAMILLO
	Pi rapidi andiamo, meglio sar.
.Escono. (.Florizel, Perdita, e Camillo.).

AUTOLICO
Ho capito l'affare, lo sento. Aver le orecchie aperte, l'occhio veloce, e la mano lesta,  necessario per il tagliaborse; un buon naso  anche un requisito per fiutare il lavoro degli altri sensi. Vedo che questo  il momento per l'uomo iniquo di prosperare. Questo sarebbe stato un bello scambio anche senza mancia! Che bella mancia c' qui, con questo scambio! Certo gli di quest'anno ci sono propizi, e possiamo fare qualsiasi cosa sul momento. Il principe stesso sta per fare qualcosa di loschetto (scappar via da suo padre con quel suo ceppo appresso): se pensassi cosa onesta informarne il re, non lo farei: nasconderlo mi sembra pi canagliesco; e in questo resto fedele alla mia professione.

.Entrano il Contadino e il Pastore..

Mettiamoci da parte; mettiamoci da parte; ecco altro materiale per un cervello pepato: ogni culo di vicolo, ogni bottega, chiesa, assise, impiccagione all'uomo accorto offre occasione.

CONTADINO
Vedete, vedete; come siete ridotto! Non c' altro da fare che dire al re che lei  una figlia di fata, e non carne e sangue vostri.

PASTORE
Ma no, ascoltami.

CONTADINO
Ma no, ascoltate me.

PASTORE
E allora, parla.

CONTADINO
Lei non essendo vostra carne e sangue, la vostra carne e sangue non ha offeso il re; e cos la vostra carne e sangue non ha da esser punita da lui. Fate vedere le cose che avete trovato accanto a lei (quelle cose segrete, tutte tranne quello che lei ha con s): facendo cos, la legge pu andare a quel paese, ve lo garantisco.

PASTORE
Dir tutto al re, ogni parola, gi, e anche le bravate di suo figlio; che, posso dire, non s' comportato da persona perbene, n verso suo padre n verso di me; pensa un po' che stava per farmi diventare cognato del re.

CONTADINO
Davvero, cognato era il massimo che sareste potuto diventare per lui e allora il vostro sangue sarebbe stato pi caro, so io di quanto all'oncia!

AUTOLICO (.a parte.)
Assai ben detto, bischeroni!

PASTORE
Bene, andiamo dal re: ce n' abbastanza in questo fagottino da fargli grattare la barba.

AUTOLICO (.a parte.)
Non so che impedimento pu essere questa lagnanza alla fuga del signorino.

CONTADINO
Speriamo davvero che sia a palazzo.

AUTOLICO (.a parte.)
Anche se non sono onesto per natura, mi capita a volte d'esserlo per caso: ora mi tolgo questa escrescenza d'ambulante. (.Si toglie la barba finta.) Ehi l, rustici! dove siete diretti?

PASTORE
A palazzo, col permesso di vossignoria.

AUTOLICO
Che avete a fare l, con chi, che c' in quel fagotto, dove abitate, il nome vostro, l'et, fortuna, condizione, e ogni altra cosa che  bene sapere, rivelate!

CONTADINO
Siamo solo gente comune, signore.

AUTOLICO
Menzogna; siete rozzi e pelosi. Non raccontatemi fandonie. Quelle s'addicono solo ai mercanti, che spesso le danno a intendere a noi soldati; ma poich noi li ripaghiamo in buona moneta e non a pugnalate, vuol dire che non riescono a imbrogliarci.

CONTADINO
Vossignoria stava per rifilarcene una di fandonie se non si fosse fermata sull'atto.

PASTORE
Siete di palazzo voi, signore, se non vi spiace?

AUTOLICO
Gli piaccia o no, son di palazzo. Non vedi tu l'aria di palazzo in queste coperture? Non ha la mia andatura il ritmo della corte in s? Non riceve il tuo naso l'odore di corte che emana da me? Non si riflette nella tua bassezza la mia alterigia cortigiana? O pensi tu forse che io non sia un cortigiano perch cerco di sapere gli affari tuoi con lusinghe e moine? Io son cortigiano da capo a piedi e tale che pu spingere avanti o tirare indietro quel che hai da fare l: perci ti ordino di esporre il tuo caso.

PASTORE
Il mio caso, signore,  per il re.

AUTOLICO
Chi  il tuo avvocato presso di lui?

PASTORE
Non capisco, se non vi spiace.

CONTADINO
Avvocato  gergo di palazzo per fagiano: dite che non ne avete.

PASTORE
Non ne ho, signore; non ho nessun fagiano, maschio o femmina.

AUTOLICO
	Beati noi che uomini semplici non siamo!
	Eppur natura poteva ben crearmi un pari loro;
	perci non li disprezzer.

CONTADINO
Questo dev'essere proprio un gran cortigiano.

PASTORE
Ha un vestito costoso, ma non gli calza addosso.

CONTADINO
Pi eccentrico , pi nobile appare:  un grand'uomo, ve l'assicuro; e poi usa uno stuzzicadenti.

AUTOLICO
E il fagotto? Che c' nel fagotto? A che serve quella scatola?

PASTORE
Signore, in questo fagotto e scatola ci sono segreti che solo il re deve sapere; e che sapr nel giro di un'ora, se mi concede udienza.

AUTOLICO
Sprechi il tuo tempo, vecchio.

PASTORE
Perch, signore?

AUTOLICO
Il re non  a palazzo; s' imbarcato su una nave nuova per curarsi la malinconia e prendere aria fresca: se t'occupassi di cose serie, dovresti saperlo che il re  molto dispiaciuto.

PASTORE
Cos si dice, signore;  per il figlio che stava per sposare la figlia di un pastore.

AUTOLICO
E se quel pastore non  ancora in catene, farebbe meglio a scappare: i guai che gli cadranno addosso, i tormenti che dovr subire, romperebbero la schiena di un uomo e il cuore di un mostro.

CONTADINO
Cos pensate, signore?

AUTOLICO
E non sar il solo a soffrire ci che la mente pu inventare di crudele e la vendetta di amaro, ma quelli che sono a lui imparentati, anche se solo al cinquantesimo grado, finiranno tutti in mano al boia: il che, per quanto faccia pena,  tuttavia necessario. Un vecchio brodolone che fischia dietro alle pecore, un curatolo di montoni, che osa proporre sua figlia ad entrare in nobilt - Si dice che sar lapidato, ma io dico che sarebbe una morte troppo dolce per quello l. Trascinare il nostro trono in un pecorile! Non bastano tutte le morti che ci sono, e la pi crudele  sempre troppo poco.

CONTADINO
E questo vecchio ha forse un figlio, signore, che sappiate, se non vi spiace, signore?

AUTOLICO
Ha un figlio, che sar scorticato vivo, poi spalmato di miele e messo sopra un nido di vespe, e lasciato l finch sar morto per tre quarti abbondanti; poi ristorato con acquavite o qualche altro infuso caldo; quindi, spellato com', e nel giorno pi caldo previsto dai lunari, sar messo contro un muro di mattoni, faccia al sole, che lo guarder gi da mezzogiorno, e sar gonfiato dalle mosche, fino alla morte. Ma perch parliamo di questi traditor furfanti, delle cui sofferenze si deve sorridere, visto l'enormit delle loro colpe? Ditemi (poich avete l'aspetto di persone semplici e oneste) cosa volete dal re. Per un po' di gentile considerazione da parte vostra, vi porter dove si trova imbarcato, vi far dare udienza, gli bisbiglier una parolina in vostro favore; e se c' un uomo, oltre al re, in grado di soddisfare le vostre richieste, ecco qui chi potr farlo.

CONTADINO
Sembra una persona di grande autorit: avvicinatevi a lui, dategli dell'oro; bench l'autorit sia ostinata come un orso, pu sempre esser menata per il naso dall'oro: ors mostrate l'interno della vostra borsa all'esterno della sua mano, e piantiamola. Ricordate "lapidato", e "scorticato vivo"!

PASTORE
Se non vi spiace, signore, di occuparvi del nostro affare, ecco qui l'oro che ho; ve ne dar altrettanto ancora e vi lascer questo giovane in pegno finch ve l'avr portato.

AUTOLICO
Dopo che io avr compiuto quello che vi ho promesso?

PASTORE
S, signore.

AUTOLICO
Va bene, datemi la met. Siete anche voi parte in quest'affare?

CONTADINO
In un certo senso, signore; ma anche se le mie cuoia fanno pena, spero di non esserne cavato fuori.

AUTOLICO
O quello  il caso del figlio del pastore: che lo impicchino, servir da esempio.

CONTADINO
Bella consolazione, proprio una bella consolazione! Dobbiamo andare dal re e mostrargli le strane cose che abbiamo da far vedere: bisogna ch'egli sappia che non ci ha niente a che fare con la figlia, n con mia sorella; altrimenti siamo perduti. Signore, quando l'affare  concluso, vi dar anch'io quanto questo vecchio, e nel frattempo rester, come dice lui, in pegno vostro, finch non vi sar portato.

AUTOLICO
Mi fider di voi. Andate avanti verso il mare; prendete a destra: io do un momento un'occhiata contro la siepe e vi seguo.

CONTADINO
Per noi quest'uomo  una benedizione, lasciatemelo dire, proprio una benedizione.

PASTORE
Precediamolo, come dice lui: la provvidenza ce l'ha mandato per il nostro bene.
(.Escono il pastore e il contadino..)

AUTOLICO
Se anche volessi essere onesto, vedo che me lo impedirebbe la fortuna:  lei che mi fa cascare il bottino in bocca. Ora ho due piccioni sulla fava - uno  l'oro, l'altro, il mezzo di giovare al principe mio padrone; il che, chiss che non possa tornare a mio vantaggio? Ora gli porto a bordo queste due talpe, questi ciechi: se lui decide di rimetterli a terra perch la supplica che hanno per il re non lo riguarda affatto, mi chiami pure furfante per l'iniziativa che mi son preso; tanto a quel titolo ci sono abituato e il disonore che va con esso non mi tocca. Perci ora glieli porto: pu darsi che ci esca qualche cosa. .Esce..

/:/ATTO V



.Scena I


.Entrano Leonte, Cleomene, Dione, Paolina, .(.e.) .servitori..

CLEOMENE
	Signore, avete fatto abbastanza, e sopportato
	le pene di un santo: non potevate commettere peccato,
	che non abbiate redento; in verit, la vostra penitenza
	 superiore alla colpa commessa: infine,
	fate come han fatto gli dei, dimenticate il male compiuto,
	e con essi, perdonate a voi stesso.

LEONTE
					Finch ricordo
	lei, e le sue virt, non scorder
	le mie accuse, e sempre penso
	al torto che da me mi feci: e che fu s grande
	che il mio regno ha privato di un erede,
	ed ha distrutto la pi dolce compagna da cui mai uomo
	abbia generato le sue speranze.

PAOLINA
					Vero, troppo vero, mio signore:
	se, una dopo l'altra, voi le sposaste tutte, al mondo,
	o se di ognuna prendeste la miglior parte,
	per far la donna perfetta, quella che avete uccisa
	rimarrebbe impareggiabile.

LEONTE
				Lo penso anch'io. Uccisa!
	Quella che io ho uccisa! Cos ho fatto:
	ma mi colpisci duro a dirmi questo:  amaro
	in bocca a te, come nella mia mente. Ora, ti prego, ormai
	non dirlo cos spesso.

CLEOMENE
				Anzi, mai pi, buona signora:
	mille altre cose potevate dire
	pi opportune al momento e pi consone
	alla vostra gentilezza.

PAOLINA
			Voi siete di quelli
	che vorrebbero farlo risposare.

DIONE
					Se voi non lo volete,
	non avete piet per lo stato, n per la memoria
	del suo nome sovrano; e poco considerate
	quali calamit, la mancanza di un erede,
	pu far precipitare sul regno e divorare
	i sudditi lasciati senza guida. Che c' di pi santo
	del rallegrarsi per la pace che gode la defunta regina?
	E che di ancora pi santo, per il sostegno della dinastia,
	un presente sicuro e un futuro prospero,
	del benedire il letto di sua maest
	con una nuova tenera compagna?

PAOLINA
					Non ne esiste una degna,
	rispetto a quella che non  pi. Inoltre gli dei
	vorranno che i loro segreti disegni sian compiuti;
	non ha forse detto il divino Apollo,
	non  questo il tenore del suo oracolo,
	che re Leonte non avr un erede,
	finch sua figlia perduta sia trovata? E che ci avvenga
	 cos assurdo alla ragione umana
	che se il mio Antigono rompesse la sua tomba
	e ritornasse a me; lui che, sicuro,
	mor con l'infante. Il vostro avviso 
	che il mio signore sia contrario agli dei,
	e s'opponga alla loro volont. (.A Leonte.) Non vi curate della discendenza;
	la corona trover un erede. Il grande Alessandro
	lasci la sua al pi degno, s che potesse
	succedergli il migliore.

LEONTE
				Buona Paolina,
	che conservi, lo so, la memoria di Ermione
	in tanto onore, - Oh, se io avessi
	seguito il tuo consiglio! Cos, anche in quest'ora,
	potrei guardare la mia regina nei begli occhi,
	e suggerne tesori dalle labbra...

PAOLINA
					Lasciandole
	pi ricche per quello che han concesso.

LEONTE
						Tu dici il vero.
	Mogli siffatte non ci sono pi; perci, niente moglie: una peggiore,
	da me trattata meglio, farebbe la sua anima beata
	riprender corpo, e su questa scena
	(se questo errore ora commettessi) apparire mortificata
	e dire, "Perch a me?"

PAOLINA
				Se avesse tale potere,
	ne avrebbe buon motivo.

LEONTE
				L'avrebbe s; e mi spingerebbe
	a uccidere la nuova sposa.

PAOLINA
				Io farei cos:
	se fossi il fantasma che cammina, mi chiederei di osservarle
	gli occhi, e dirmi per quale smorta parte in essi
	la sceglieste: quindi urlerei, tanto che le vostre orecchie
	si spaccherebbero a sentirmi; e le parole in seguito
	sarebbero"Ricorda i miei."

LEONTE
				Stelle erano, stelle!
	E tutti gli altri occhi, carboni spenti! Non temere;
	non prender altra moglie, Paolina.

PAOLINA
					Mi giurerete
	di non sposarvi mai se non col mio consenso?

LEONTE
	Mai, Paolina; sulla salvezza della mia anima!

PAOLINA
	Allora, miei buoni signori, siate testimoni al giuramento.

CLEOMENE
	Voi gl'imponete troppo.

PAOLINA
				A meno che un'altra,
	simile a Ermione come il suo ritratto,
	non gli compaia innanzi.

CLEOMENE
				Buona signora...

PAOLINA
						Ho finito.
	Tuttavia, se il mio signore vuole sposarsi - se voi volete, sire;
	non vi sar rimedio - datemi l'incarico
	di scegliervi una regina: ella non sar cos giovane
	come la vostra prima, ma sar tale
	che, se il fantasma della prima regina camminasse, avrebbe gioia
	a vederla nelle vostre braccia.

LEONTE
					Mia fedele Paolina,
	noi non ci sposeremo finch non ce lo dirai tu.

PAOLINA
							Il che
	sar quando la prima regina respirer di nuovo:
	fino ad allora, mai.

.Entra un servitore..

SERVITORE
	Uno che s'annuncia come il Principe Florizel,
	figlio di Polissene, con la sua principessa (costei
	la pi bella che abbia mai veduto) richiede accesso
	al cospetto di vostra maest.

LEONTE
					Che vuole? Non viene
	come s'addice alla grandezza di suo padre: il suo arrivo
	(cos informale e senza preavviso) ci prova
	che non si tratta di visita ufficiale, ma forzata
	dal caso o dal bisogno. Chi  con lui?

SERVITORE
						Pochi
	e in malo arnese.

LEONTE
			La principessa, dite, l'accompagna?

SERVITORE
	S, il pi impareggiabile pezzo di terra, penso,
	su cui mai il sole abbia sfolgorato.

PAOLINA
					O Ermione,
	come ogni tempo presente si vanta superiore
	a un passato migliore, cos deve la tua tomba
	far posto a ci che ora si vede! Signore, voi stesso
	avete detto e pure scritto; ma il vostro scritto  ora
	pi freddo del suo argomento: "Ella non era stata,
	n potrebbe mai essere eguagliata"; - cos il vostro verso
	fluiva un tempo con la bellezza di Ermione: ora  assai in riflusso,
	se dite che ne avete vista una pi bella.

SERVITORE
						Perdonate, signora:
	la prima l'ho quasi dimenticata - ve ne chiedo perdono -
	la seconda, quando avr colpito il vostro occhio,
	conquister la vostra lingua pure. Ella  una creatura
	che, se fondasse una nuova setta, estinguerebbe lo zelo
	di chiunque ne professi altre; e convertirebbe
	chiunque lei invitasse a seguirla.

PAOLINA
					Andiamo! Anche le donne?

SERVITORE
	Le donne l'ameranno, perch  una donna
	con pi meriti di qualsiasi uomo; gli uomini, perch
	 la pi preziosa fra tutte le donne.

LEONTE
						Andate, Cleomene;
	voi, assistito dai vostri onorati amici,
	conduceteli al nostro abbraccio.
.Escono .(.Cleomene e altri.).
					Eppure,  strano
	che venga cos di soppiatto.

PAOLINA
					Se il nostro principe
	(gioiello di figliolo) fosse vivo adesso, avrebbe un buon compagno
	in questo signore: c'era meno di un mese
	tra le loro nascite.

LEONTE
			Ti prego, basta; smetti; sai bene
	che per me muore di nuovo, quando se ne parla: certo,
	quando vedr questo gentiluomo, i tuoi discorsi
	mi porteranno a pensieri che potrebbero
	privarmi della ragione. Eccoli qui.

.Entrano Florizel, Perdita, Cleomene e altri..

	Vostra madre, principe, fu fedelissima alle nozze;
	poich fece una copia del vostro regale padre,
	concependo voi. Se avessi i miei ventun anni,
	l'immagine di vostro padre  cos scolpita in voi,
	con la sua stessa aria, che potrei chiamarvi fratello,
	come facevo con lui, e ricordare qualche scappata
	compiuta prima insieme. Il pi affettuoso benvenuto!
	E la vostra bella principessa - una dea! - Oh, ahim!
	Io persi un paio, che fra cielo e terra
	potrebbe adesso stare e destar meraviglia, come
	voi fate adesso, nobile coppia: e poi persi anche -
	solo per mia follia - la compagnia
	e pure l'amicizia, del vostro valente padre, che
	rivedere una volta (sebbene in afflizione)
	mi fa desiderare ancora la vita.

FLORIZEL
					Per suo comando
	sono qui approdato, in Sicilia, e da lui
	vi porto tutti i riguardi che un re (da amico)
	pu inviare a suo fratello: e se l'infermit
	(che accompagna l'et avanzata) non riducesse alquanto
	le forze desiderate, lui stesso avrebbe
	e terre ed acque tra il suo trono e il vostro
	attraversato per vedervi; voi ch'egli ama
	(cos m'ha ordinato di dirvi) pi di ogni scettro
	e di coloro che vivi li reggono.

LEONTE
					O mio fratello -
	cortese nobil uomo! - i torti che ti ho fatto, riaffiorano
	in me; e questi tuoi riguardi,
	di squisita gentilezza, si fanno interpreti
	della mia pigra negligenza! Siate benvenuto qui
	come la primavera sulla terra. Ed ha egli anche
	esposto questa perla al trattamento brutale
	(almeno poco gentile) dell'orrido Nettuno,
	per salutare un uomo indegno delle sue pene, e ancora pi
	del rischio della sua persona?

FLORIZEL
					Mio buon signore,
	ella viene dalla Libia.

LEONTE
				Dove il fiero Smalo,
	quel nobile, onorato signore,  temuto e amato?

FLORIZEL
	Da l, nobilissimo sire; da lui, la cui figlia qui
	fu ben provata sua dalle lacrime che vers al separarsi da lei; quindi,
	favoriti da un felice scirocco, abbiamo passato il mare,
	per eseguire l'incarico affidatomi da mio padre
	di visitare vostra altezza: il meglio del mio seguito
	l'ho congedato sulle coste siciliane;
	son diretti in Boemia, ad annunciare
	non solo il mio successo in Libia, sire,
	ma il mio felice arrivo, e quello di mia moglie,
	qui, dove siamo.

LEONTE
			Gli di beati
	purghino l'aria nostra di ogni infezione mentre voi
	soggiornate qui! Avete un padre venerando,
	un gentiluomo pieno di virt; contro la cui persona
	(sacra com') io ho peccato,
	per cui, i cieli (presane irata nota)
	mi hanno lasciato senza discendenza: vostro padre  benedetto
	(ben meritandolo dal cielo) d'avere voi,
	che siete degno della sua bont. Oh, come avrei potuto essere,
	se avessi un figlio ed una figlia ora da contemplare,
	due belle creature come voi!

.Entra un nobile..

NOBILE
					Nobilissimo signore,
	ci che sto per riferire non sarebbe credibile
	se la prova non fosse cos vicina. Compiacetevi, grande signore,
	Boemia in persona vi manda per me il suo saluto;
	chiede che voi arrestiate suo figlio, il quale -
	rifiutando insieme dignit e dovere -
	 fuggito da suo padre, dalla sua eredit, e insieme
	alla figlia di un pastore.

LEONTE
				Dov' Boemia? Parlate.

NOBILE
	Qui nella vostra citt; l'ho lasciato adesso.
	Parlo confusamente, come conviene
	al mio stupore ed al mio messaggio. Mentre s'affrettava
	verso il palazzo - in caccia, sembra,
	di questa vaga coppia - s'imbatte per strada
	nel padre di questa sedicente signora e
	nel fratello, essendo entrambi partiti dal loro paese
	con questo giovane principe.

FLORIZEL
					Camillo mi ha tradito;
	il cui onore ed onest finora avevano resistito
	ad ogni intemperia.

NOBILE
				Potete ben accusarlo:
	accompagna il re vostro padre.

LEONTE
					Chi? Camillo?

NOBILE
	Camillo, signore; ho parlato con lui; e ora
	interroga quei due poveracci. Mai vidi
	sventurati tremare cos: stanno in ginocchio, baciano la terra;
	rinnegano ogni parola che dicono.
	Boemia si tappa le orecchie, e li minaccia
	di morte in mille modi.

PERDITA
				O povero padre mio!
	Gli dei ci fanno spiare, hanno deciso
	che il nostro matrimonio non si celebri.

LEONTE
						Voi siete sposati?

FLORIZEL
	Non lo siamo, signore, n sembra che lo saremo mai:
	le stelle, vedo, baceranno prima le valli:
	grandi o piccini siamo zimbelli della fortuna.

LEONTE
						Signor mio,
	 costei la figlia di un re?

FLORIZEL
				Lo ,
	nel momento che diventa mia moglie.

LEONTE
	Quel "momento", considerando la fretta del vostro buon padre,
	sar molto lento ad arrivare. Son dispiaciuto,
	davvero dispiaciuto, che vi siate staccato dal suo affetto,
	cui eravate legato dal dovere; e dispiaciuto pure
	che la vostra scelta non sia ricca in nobilt come in bellezza,
	s che possiate godere di lei appieno.

FLORIZEL
						Cara, alza il viso:
	per quanto la fortuna, a noi ovviamente avversa,
	ci perseguiti, insieme a mio padre, essa non pu
	neppure di uno iota alterare il nostro amore. Vi supplico, sire,
	ricordatevi di quando non dovevate al tempo pi
	di me adesso: e col pensiero degli affetti di allora,
	fatevi mio avvocato: se voi glielo chiedete,
	mio padre conceder cose preziose come fossero inezie.

LEONTE
	Se cos far, io vorrei chiedergli la vostra preziosa amica,
	che egli considera solo un'inezia.

PAOLINA
					Signore, mio sovrano,
	il vostro occhio ha troppa giovent; neppure un mese
	prima di morire la vostra regina meritava meglio quegli sguardi
	che ora posate su costei.

LEONTE
				Pensavo a lei,
	proprio mentre posavo questi sguardi. (.A Florizel.) Ma la vostra richiesta
	non ha ancora risposta. Andr incontro a vostro padre:
	se il vostro onore non  sommerso dai vostri desideri,
	io sono amico loro e vostro: con questo intento
	vado ora da lui; perci seguite me
	ed osservate quale metodo seguo. Venite, mio buon signore.
.Escono..

/:/Scena II


.Entrano Autolico e un gentiluomo..

AUTOLICO
Vi prego, signore, voi eravate presente a questo racconto?

PRIMO GENTILUOMO
Ero l quando hanno aperto il fardello, ho sentito il vecchio pastore raccontare come lo trov: quindi, dopo un momento di stupore, ci fu ordinato a tutti di uscire dalla camera; solo una cosa, m' sembrato di sentire il vecchio pastore che diceva d'aver trovato la bambina.

AUTOLICO
Mi piacerebbe tanto sapere com' finita.

PRIMO GENTILUOMO
Ve ne faccio un racconto incompleto; ma le alterazioni che ho osservato nel re e in Camillo erano vere esclamazioni di meraviglia: sembrava quasi che, nel fissarsi l'un l'altro, gli venissero fuori gli occhi dalle orbite: c'era tutto un discorso nel loro silenzio, un linguaggio nei gesti; avevan l'aria di chi ha sentito di un mondo riscattato, o di uno distrutto: gli si leggeva addosso una vera frenesia di stupore; ma l'osservatore pi acuto, che non sapesse di pi di quanto vedeva, non avrebbe potuto dire se l'accento stava sulla gioia o sul dolore; comunque, doveva essere il culmine di uno dei due.

.Entra un altro gentiluomo..

Ecco che arriva un gentiluomo che forse ne sa di pi. Che novit, Rogero?

SECONDO GENTILUOMO
Si pensa solo ad accendere i fal: l'oracolo  compiuto; la figlia del re ritrovata: sono scoppiate in quest'ultima ora tali meraviglie, che i compositori di ballate non ce la fanno a esprimerle.

.Entra .(.un terzo.) .gentiluomo..

Ecco che arriva il maggiordomo di donna Paolina: lui potr informarvi meglio. Che succede adesso, signore? Questa notizia, che si dice vera, somiglia cos tanto ad una fiaba che si dubita molto della sua autenticit. Il re ha dunque trovato il suo erede?

TERZO GENTILUOMO
 verissima, se mai verit fu provata dai fatti: ci che si dice in giro potreste giurare d'averlo visto, tanto combaciano tutte le prove. Il mantello della regina Ermione, il suo gioiello al collo della bambina, le lettere di Antigono trovate con esso, la sua scrittura che hanno riconosciuto; la maest della creatura a somiglianza della madre, la dote di nobilt che la natura mostra superiore alla condizione, e molte altre prove la proclamano, con ogni certezza, figlia del re. Avete visto l'incontro dei due re?

SECONDO GENTILUOMO
No.

TERZO GENTILUOMO
Allora avete perduto uno spettacolo che bisognava vedere; non si pu descriverlo a parole. Avreste visto una gioia coronarne un'altra, e in maniera che sembrava che il dolore piangesse al separarsi da loro, perch la loro gioia attraversava un fiume di lacrime. C'erano occhi che s'alzavano al cielo, mani che si tendevano, ed espressioni cos commosse, che per riconoscerli bisognava guardare l'abito, non la faccia. Il nostro re, quasi saltando fuori di s per la gioia d'aver ritrovato la figlia, come se quella gioia diventasse all'improvviso una perdita, grida "Ah, tua madre, tua madre!" Quindi chiede a Boemia perdono; poi abbraccia il genero; poi soffoca di nuovo la figlia coi suoi abbracci; ora ringrazia il vecchio pastore che se ne sta l come un mascherone di fontana, consumato dalle intemperie e che ha visto i regni di molti re. Non ho mai sentito di un incontro come questo che storpia il racconto che se ne vuole fare e distrugge la descrizione che si cerca di darne.

SECONDO GENTILUOMO
E, vi prego, che  successo di Antigono che port via la bambina?

TERZO GENTILUOMO
Ancora come una vecchia favola che ha sempre materia da recitare, anche quando la credulit s' addormentata e le orecchie non prestano pi attenzione. Fu fatto a pezzi da un orso: cos testimonia il figlio del pastore, il quale non ha solo la sua ingenuit, che si dimostra abbondante, a provarlo, ma anche un fazzoletto suo e degli anelli che Paolina riconosce.

PRIMO GENTILUOMO
E che ne  stato del suo vascello e di quelli con lui?

TERZO GENTILUOMO
Naufragarono nel momento stesso della morte del loro padrone, e sotto gli occhi del pastore: cos che tutti gli agenti che concorsero all'abbandono dell'infante si persero nel momento stesso in cui fu trovata. Ma, oh, quale nobile battaglia tra gioia e dolore si combatt in Paolina! Con un occhio guardava gi per la perdita del marito, con l'altro gioiva perch l'oracolo s'era compiuto: sollev la principessa da terra e tanto se la strinse tra le braccia come se volesse appuntarsela sul cuore, perch non potesse mai pi andare perduta.

PRIMO GENTILUOMO
La nobilt di questa scena era davvero degna di un pubblico di principi e di re; poich erano loro stessi a recitarla.

TERZO GENTILUOMO
Uno dei suoi tocchi pi belli, e che butt la lenza per agganciarmi gli occhi (pesc solo acqua per, non pesci) fu, quando al racconto della morte della regina (come ella vi giunse, fu coraggiosamente confessato e lamentato dal re) la figlia rimase ferita nell'ascoltarlo; finch, passando da un'espressione di dolore all'altra, usc con un "Ahim", a, potrei dire, sanguinare lacrime, perch sono sicuro che il mio cuore in quel momento piangeva sangue. Anche chi era fatto di marmo, l per l cambi colore; alcuni svennero, tutti erano afflitti: se il mondo intero avesse potuto assistere a quella scena, il mortorio sarebbe stato universale.

PRIMO GENTILUOMO
Son tornati a palazzo?

TERZO GENTILUOMO
No: avendo sentito la principessa della statua di sua madre che  in casa di Paolina, - un'opera costata molti anni di lavoro e ora da poco completata da quel grande maestro italiano, Giulio Romano, che, se avesse l'immortalit e potesse soffiar la vita nella sua arte, toglierebbe il mestiere alla natura, tanto perfetta  la sua imitazione di essa: egli ha fatto un'Ermione cos simile a Ermione, che dicono che uno le parlerebbe e starebbe l ad aspettare una risposta. L sono andati con l'ardente curiosit dell'affetto, e l hanno intenzione di cenare.

SECONDO GENTILUOMO
Gi me l'immaginavo che lei macchinava qualcosa di grosso l; perch sempre, da quando Ermione  morta, lei da sola visitava quel padiglione appartato due o tre volte al giorno. Andiamo anche noi a far pi allegra la festa con la nostra compagnia?

PRIMO GENTILUOMO
Chi mai, avendo il privilegio dell'accesso, ne starebbe via? Ad ogni batter d'occhio nasce una grazia nuova: la nostra assenza ci fa perdere l'occasione di arricchirci in sapere. Andiamo.
.Escono. (.i gentiluomini.).

AUTOLICO
Adesso, se non fosse per la macchia della mia vita passata, come niente mi toccherebbe una promozione. Fui io a portare il vecchio e suo figlio sulla nave del principe; e gli dissi anche che li avevo sentiti parlare di un fagotto e non so che altro: ma era tutto preso in quel momento dalla figlia del pastore (che tale allora la riteneva), la quale cominciava a soffrire un gran mal di mare, e lui stesso non stava molto meglio, con quel tempaccio che infuriava, e questo mistero rimase irrisolto. Ma per me fa lo stesso; perch se fossi stato io lo scopritore di questo segreto, non mi avrebbe giovato, vista la mia reputazione.
.Entrano il Pastore e il Contadino..
Ecco che arrivano quelli che ho beneficato senza saperlo, e gi appaiono nel fiore della loro fortuna.

PASTORE
Vieni, ragazzo; io ho passato l'et d'avere altri figlioli, ma i tuoi figli e figlie nasceranno tutti gentiluomini.

CONTADINO
Ben trovato, signore. Voi rifiutaste di battervi con me l'altro giorno dicendo che non ero gentiluomo nato. Vedete adesso questi abiti? Dite che non li vedete e consideratemi pure non nato gentiluomo: fareste meglio a dire che questi vestiti non sono gentiluomini nati: datemi la smentita; avanti, su; e provatevi ora a dire che non sono un gentiluomo nato.

AUTOLICO
Mi  noto, signore, che adesso siete un gentiluomo nato.

CONTADINO
Giusto, e lo sono stato da quattro ore.

PASTORE
Anch'io, ragazzo.

CONTADINO
Anche voi, s: ma io son gentiluomo nato prima di mio padre; perch prima il figlio del re prese la mano a me e mi chiam fratello; e solo dopo i due re chiamarono fratello mio padre; e poi il principe, mio fratello, e la principessa, mia sorella, chiamarono padre mio padre; e cos ci mettemmo a piangere; e furono le prime lacrime da gentiluomini che mai versammo.

PASTORE
Ma nella vita possiamo, figlio, versarne molte altre.

CONTADINO
Gi; sarebbe altrimenti mala sorte, vista la nostra prepostera situazione.

AUTOLICO
Vi supplico umilmente, signore, di perdonarmi tutte le colpe da me commesse verso vostra eccellenza e dire per me una buona parola al principe mio padrone.

PASTORE
Ti prego, figlio, fallo; perch dobbiamo essere gentili, ora che siamo gentiluomini.

CONTADINO
Cambierai vita?

AUTOLICO
S, se cos piace a vostra eccellenza.

CONTADINO
Dammi la mano: giurer al principe che sei il pi onesto e sincero giovanotto che ci sia in Boemia.

PASTORE
 meglio dirlo senza giurarlo.

CONTADINO
Come non giurarlo, ora che sono un gentiluomo? Lasciate che burini e paesani dicano, io lo giurer.

PASTORE
E se poi si scopre che  falso, figliolo?

CONTADINO
Sia pure falso quanto vuole, un vero gentiluomo pu sempre giurarlo per aiutare un amico: e cos, io giurer al principe che sei un uomo di fegato quando c' da menar le mani e che non ti ubriachi mai; ma io so che tu non sei per niente un uomo di coraggio con le mani e che ti ubriachi spesso: ma lo giurer lo stesso, sperando che tu diventi un uomo di fegato quando c' da menar le mani.

AUTOLICO
Far il possibile, signore, per dimostrarmi tale.

CONTADINO
Ah s, con ogni mezzo devi dimostrare d'essere un tipo in gamba: se io non mi stupisco di come tu osi ubriacarti, non essendo un tipo in gamba, non ti fidare di me. Ma ascoltate! I re e i principi, nostri parenti, vanno a vedere il ritratto della regina. Vieni con noi, seguici: saremo i tuoi buoni padroni.
.Escono..

/:/Scena III


.Entrano Leonte, Polissene, Florizel, Perdita, Camillo, Paolina, nobili,. (.e servitori.).

LEONTE
	O Paolina buona e saggia, quale conforto
	ho io trovato in te!

PAOLINA
			Se non sempre ho agito bene,
	maest, l'intenzione  stata sempre buona. I miei servizi
	l'avete tutti pi che ripagati: ma ora che vi degnate,
	col vostro coronato fratello ed i riconosciuti eredi
	dei vostri regni, di visitare la mia povera casa,
	 un onore per me cos speciale che mai
	avr vita abbastanza per ricambiarlo.

LEONTE
						O Paolina,
	noi vi onoriamo dandovi fastidio: ma siamo venuti
	a vedere la statua della nostra regina: la vostra galleria
	abbiamo attraversato, non senza deliziarci
	per le sue molte opere rare; ma non abbiamo visto
	ci che mia figlia  venuta a vedere,
	la statua di sua madre.

PAOLINA
				Com'ella fu impareggiabile in vita,
	cos la sua morta immagine, io stimo
	ben al di sopra d'ogni cosa che avete visto finora,
	o che mano d'uomo abbia fatto; perci la tengo
	isolata, a parte. Ma eccola qui: preparatevi
	a vedere la vita cos da vicino imitata come mai
	l'immobile sonno imit la morte; guardate ed ammirate.
(.Paolina tira una tenda e scopre Ermione in piedi come una statua.)
	Mi piace il vostro silenzio, prova di pi
	la vostra meraviglia: ma tuttavia parlate; voi, per primo, mio signore.
	 somigliante, vero?

LEONTE
				Che posa naturale!
	Rimproverami, cara pietra, ch'io possa dire invero
	che sei Ermione; o piuttosto, lo sei davvero
	perch non mi rimproveri; poich ella era dolce
	quanto l'infanzia e la grazia. Per, Paolina,
	Ermione non era cos rugosa, non cos avanti
	negli anni come appare qui.

POLISSENE
				Oh, no davvero.

PAOLINA
	Tanto pi grande l'arte del nostro scultore,
	che mostra il passaggio di circa sedici anni e la rappresenta
	come se fosse viva adesso.

LEONTE
					E se lo fosse,
	Tanto sarebbe il mio conforto, quanto essa
	ora mi trafigge il cuore. Oh, cos stava,
	con questa stessa viva maest, calda vita,
	come ora essa  fredda, quando la corteggiai la prima volta!
	Sono umiliato: non mi rinfaccia forse la pietra
	d'essere pi pietra di lei? O regale opera!
	C' una magia nella tua maest, che ha
	risvegliato alla memoria le mie malvagit, ed ha
	sospeso la vita nella tua stupefatta figlia
	lasciandola di pietra accanto a te.

PERDITA
					E datemi licenza,
	e non dite che  superstizione, se ora a lei davanti
	m'inginocchio e ne imploro la benedizione. Signora,
	cara regina, che finiste quando io appena cominciavo,
	lasciate che vi baci la mano.

PAOLINA
				Oh, aspettate!
	La statua  stata appena dipinta, il colore
	non s' ancora asciugato.

CAMILLO
	Mio signore, cos profondo in voi si radic il dolore,
	che sedici inverni non poterono soffiarlo via,
	n sedici estati asciugarlo: raramente una gioia
	visse mai tanto a lungo; n mai dolore
	che non si spegnesse assai prima.

POLISSENE
					Fratello mio caro,
	permettete a chi fu causa di ci di potervi
	sollevare di una parte della vostra pena
	per aggiungerla alla sua.

PAOLINA
				In verit, mio signore,
	se avessi immaginato che la vista della mia povera immagine
	vi avrebbe fatto tale effetto - poich la pietra  mia -
	non ve l'avrei mostrata.

LEONTE
				Non tirate la tenda.

PAOLINA
	Non dovete pi fissarla cos, o la vostra immaginazione
	potr illudersi che ora cominci a muoversi.

LEONTE
						Lasciate, lasciate!
	Ch'io possa morire qui, ma gi cos mi sembra -
	cos'era chi l'ha fatta? Guardate, mio signore,
	non direste che respira? E che quelle vene
	portano vero sangue?

POLISSENE
				Magistralmente fatta:
	la stessa vita sembra calda sul suo labbro.

LEONTE
	C' movimento nell'occhio che ci fissa,
	tanto c'inganna l'arte.

PAOLINA
				Io tiro la tenda:
	il mio signore  ora tanto rapito che presto
	penser che sia viva.

LEONTE
			Oh dolce Paolina,
	fammi pensare cos vent'anni in fila!
	Non c' senso pacato a questo mondo che valga
	il piacere di questa follia. Lasciala stare cos.

PAOLINA
	Mi spiace, sire, d'avervi turbato a tal punto: ma
	potrei affliggervi di pi.

LEONTE
				Fallo, Paolina;
	perch quest'afflizione ha un sapore dolce
	quanto ogni conforto del cuore. Eppure mi sembra
	che un respiro venga da lei. Quale scalpello sopraffino
	pot mai scolpire anche il fiato? Nessuno si burli di me,
	ma io la voglio baciare.

PAOLINA
				Mio buon signore, fermatevi:
	il rosso delle labbra  umido ancora;
	se lo baciate, lo rovinerete, e voi vi sporcherete
	con olio di pittura. Posso tirare la tenda?

LEONTE
	No, non per vent'anni ancora.

PERDITA
					Tanti potrei anch'io
	restare ad ammirarla.

PAOLINA
				O desistete adesso
	e subito lasciate la cappella, o siate pronti
	ad altre meraviglie. Se potrete tollerarlo,
	far davvero muovere la statua; scendere
	e prendervi per mano: ma allora penserete
	(cosa che nego) che sono assistita
	da poteri oscuri.

LEONTE
			Tutto ci che potrete farle fare,
	sar contento di vederlo: tutto ci che potrete farle dire,
	sar contento di udire; farla parlare
	dev'essere facile come farla muovere.

PAOLINA
						 necessario
	che svegliate in voi la fede. E adesso tutti fermi:
	o - chi pensa che sia illecito
	ci che sto per fare, esca.

LEONTE
				Va' pure avanti:
	nessuno oser muoversi.

PAOLINA
				Musica, destala; comincia! (.Musica.)
	 ora; scendete; non siate pi di pietra; avvicinatevi;
	colpite di stupore chi vi guarda. Venite!
	Colmer io la vostra tomba: destatevi ormai, scendete:
	lasciate alla morte il vostro torpore; poich da lei
	la cara vita vi riacquista. Come vedete, si muove:
(.Ermione scende dal piedistallo.)
	Non trasalite; i suoi atti saranno sacri come
	vi dico che il mio incantesimo  lecito. (.A Leonte.) Non v'allontanate
	da lei finch non la vedrete morire di nuovo; perch cos
	la uccidereste per la seconda volta. Su, datele la mano:
	quand'era giovane la corteggiaste; ora, in et,
	 lei che vi corteggia?

LEONTE
				Oh, ma  calda!
	Se questa  magia, che essa diventi un'arte
	legale come il mangiare.

POLISSENE
				Ella l'abbraccia!

CAMILLO
	E gli si stringe al collo.
	Se  tra i vivi, fate che anche parli!

POLISSENE
	S, e che riveli dove  vissuta,
	o come fu rapita ai morti!

PAOLINA
				Che  vivente,
	se vi fosse detto, verrebbe canzonato
	come una vecchia fiaba: ma sembra viva,
	anche se non parla ancora. Ma aspettate un momento.
	(.A Perdita.) Vi prego, intervenite, bella signora, inginocchiatevi
	e implorate la benedizione di vostra madre. (.A Ermione.) Volgetevi, buona signora,
	la nostra Perdita  stata ritrovata.

ERMIONE
					Voi dei, volgete gi lo sguardo,
	e dai vostri sacri vasi versate grazie
	sul capo di mia figlia! Dimmi, mia cara,
	dove sei stata salvata? Dove hai vissuto? Come sei giunta
	alla corte di tuo padre? Poich ora sentirai che io,
	saputo da Paolina che l'oracolo
	dava speranza che tu fossi in vita, mi son conservata
	per assistere a questo finale.

PAOLINA
					Per questo c' tempo;
	o loro vorranno (a questo punto) che voi turbiate
	la vostra gioia con simili racconti. Andate,
	voi tutti illustri vincitori; la vostra esultanza
	dividete con tutti. Io, vecchia colomba,
	voler su qualche ramo secco, e l
	il mio compagno (che mai pi potr esser ritrovato)
	lamenter, finch sar finita.

LEONTE
					Oh, basta cos, Paolina!
	Dovresti prendere marito per mio consenso,
	come io ho preso moglie per il tuo: questo  un patto
	suggellato tra noi con giuramento. Tu hai trovato la mia;
	come,  ancora da chiedersi; poich io la vidi,
	come credetti, morta; e invano dissi molte
	preghiere sulla sua tomba. Non cercher lontano -
	in quanto a lui, so in parte come la pensa - per trovarti
	un marito degno di te. Vieni, Camillo,
	e prendila per mano; tu il cui merito e onest
	sono ben noti; e qui garantiti
	da noi, coppia di re. Adesso andiamo.
	(.A Ermione.) Ah! Guardate mio fratello: perdonatemi entrambi,
	che mai io misi tra i vostri puri sguardi
	il mio perfido sospetto. Ecco vostro genero,
	e figlio del re, che, con l'aiuto del cielo,
	 promesso sposo di vostra figlia. Buona Paolina,
	guidaci via da qui, dove possiamo in tutta pace
	interrogarci l'un l'altro, e spiegare ognuno la parte
	che ha recitato in quest'ampio intervallo di tempo,
	da quando fummo separati: facci uscire presto.
.Escono..

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