"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Pene d'amor perdute
Traduzione di Nemi D'Agostino


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



IL RE FERDINANDO DI NAVARRA
BEROWNE, .barone alla corte del Re.
LONGAVILLE, .barone alla corte del Re.
DUMAINE, .barone alla corte del Re.

DON ADRIANO DE ARMADO, .smargiasso spagnolo.
BRUSCOLINO, .suo paggio.
OLOFERNE, .maestro di scuola.
DON NATALINO, .curato.
INTRONATO, .gendarme.
MELACOTTA, .contadino.
GIACHENETTA, .la ragazza che munge le vacche.
UN GUARDABOSCHI

LA PRINCIPESSA DI FRANCIA
ROSALINA, .damigella della Principessa.
MARIA, .damigella della Principessa.
CATERINA, .damigella della Principessa.
BOYET, .nobile francese.
DUE BARONI
MARCAD, .messo.

.Baroni e persone delle due corti.

/:/ATTO I



.Scena I


.Entrano Ferdinando Re di Navarra, Berowne, Longaville e Dumaine..

RE
	La gloria, che ogni vivo insegue, viva
	incisa in bronzo sulle nostre tombe,
	e sia la nostra grazia, nella disgrazia
	della morte; se in dispetto al Tempo,
	falco di mare famelico, lo sforzo
	dei nostri fiati sapr qui acquistare
	quell'onore che smussa il taglio acuto
	della sua falce, e che far di noi
	gli eredi dell'eterno. Dunque, o bravi
	conquistatori - ch tali voi siete,
	voi che muovete guerra alle passioni
	di voi stessi, e alla falange immensa
	delle brame del mondo - il nostro editto
	resta operante in tutta la sua forza:
	Navarra diverr la meraviglia
	del mondo; diverr, la nostra corte,
	un'accademia picciola, studio quieto e costante
	dell'arte di ben vivere. Voi tre,
	Birn, Dumaine e Longaville, avete
	giurato, per lo spazio di tre anni,
	di vivere con me, compagni nello studio,
	e di attenervi alle disposizioni
	che qui registra il programma. Voi vi siete
	digi votati; ora sottoscrivete
	i vostri nomi, che la sua stessa mano
	possa affossar l'onore di chi ne violer
	la minima regola. Se vi siete armati
	per fare quanto avete qui votato,
	firmate il giuramento solenne, e rispetttelo.

LONGAVILLE
	Io son deciso. Non  che un digiuno
	di soli tre anni. Il corpo languir,
	per la mente sieder a banchetto.
	Pancia piena fa zucca magra, e i morsi succolenti
	rafforzano le costole, affossano gl'ingegni.
.Firma il documento..

DUMAINE
	Mio diletto signore, Dumaine  morto al mondo.
	I modi pi volgari delle gioie terrene
	le getta ai vili schiavi d'un mondo infame.
	Amore, lusso, soldi, in s li spegne e soffoca,
	per vivere con voialtri di vita filosofica.
.Firma anche lui..

BEROWNE
	Io, non so che ripetere le loro affermazioni.
	Tutto ci, caro sire, ho gi giurato,
	cio, di vivere qui e studiarvi tre anni.
	Per, ci sono regole assai severe:
	come, in tutto quel tempo, non veder mai una donna -
	ma questo, spero bene, non  scritto qui drento;
	e non toccare cibo un d alla settimana,
	e un solo pasto gli altri d, per giunta -
	il che, lo spero bene, qui drento non  scritto;
	e poi, notte per notte, dormire solo tre ore,
	e tutto il d non farsi mai sorprendere
	a fare sissignore, allor ch'io sono aduso
	a pensar che non c' nulla di male
	nel dormir tutta notte, e anzi fare
	notte buia di mezza la giornata -
	ma ci, lo spero bene, l drento non  incluso.
	Ah, son regole sterili codeste,
	son troppo, troppo dure da rispettare,
	niente donne, studiare, vegliare e digiunare.

RE
	Di tutto ci hai giurato farne a meno.

BEROWNE
	No sire, se vi garba, lasciatemi dire: no.
	Studiare con vostra grazia, solo questo ho giurato,
	e che qui, per tre anni, con voi sarei rimasto.

RE
	Birn, questo hai giurato, e tutto il resto.

BEROWNE
	Alla buon'ora, sire! Allora giurai per scherzo.
	Perch si studia, chiedo? Ditelo voi, sentiamo.

RE
	Via, per sapere cose che senn non sappiamo.

BEROWNE
	Cio, negate e chiuse alla comune competenza?

RE
	Appunto:  dello studio la divina ricompensa.

BEROWNE
	Andiamo allora, io giuro di studiare
	per sapere qualcosa che m' proibito imparare:
	esempio, dove fare una cenetta sopraffina,
	quando che il fare festa mi si nega espressamente;
	oppure, dove incontrare qualche bella donnina,
	se nel comune sapere le femmine son carenti;
	o, se ho giurato cosa ch' troppo duro osservare,
	come tenere la fede, e insieme ritrattare.
	Se questo  veramente ci che lo studio fa,
	allora esso conosce ci che ancora non sa.
	Volete che giuri questo? Birn non rifiuter.

RE
	Ma questi sono gl'intoppi che impediscono di studiare,
	ed allenano l'intelletto ai piaceri pi vani.

BEROWNE
	Ma ogni piacere  vano, e il pi vano di tutti
	 quello, avuto con pena, che di pena d frutto:
	come ponzare su un libro con fatica,
		cercando la luce del vero, e intanto il vero riduce
	la vista a tradimento, e l'occhio acceca.
		Luce che cerca luce ruba luce alla luce;
	e, prima di scoprire dov' la luce nel buio,
	perdi gli occhi e la luce ti s'abbuia.
	Studiatemi come all'occhio dar piacere,
		fissandolo su un occhio pi leggiadro,
	che lo abbagli e diventi la sua stella polare,
		e gli ridia la luce di cui l'avea privato.
	Lo studio  come il sole glorioso del cielo
		che non si pu indagare con occhi impertinenti.
	Chi sgobba troppo ha avuto da sempre poco reddito,
		tranne conferme misere dai libri d'altra gente.
	Questi padrini in terra delle luci del cielo,
		che danno un nome ad ogni stella fissa,
	dalle notti stellate non hanno pi compenso
		di chi va sotto gli astri e non li conosce mica.
	Saper troppo ci rende famosi ma ignoranti,
	e dare i nomi  facile, i padrini son tanti.

RE
	Com' ben educato nel negare l'educazione!

DUMAINE
	S' istruito bene, per distruggere l'istruzione.

LONGAVILLE
	Estirpa il grano e fa crescere il loglio.

BEROWNE
	Maggio  vicino quando le oche covano.

DUMAINE
	Questo che c'entra?

BEROWNE
				S, a suo tempo e luogo.

DUMAINE
	Per fare senso, no.

BEROWNE
				Per fa rima, un poco.

RE
	Birn  come un gelo maligno, acuminato,
		che azzanna i primi nati dell'Aprile.

BEROWNE
	E sia! Perch dovrebbe vantarsi mai l'estate
		prima che gli uccelletti han causa di squittire?
	Perch dovrei gioire di una nascita abortiva?
		Per Natale io non ho voglia di rose
	pi che non voglia neve sulle nuove
	vesti di Maggio: adoro i frutti di stagione.
	Cos voi, che studiate all'ora di andare a letto,
	scalate la vostra casa per aprirvi il cancelletto.

RE
	Bene, tu resta fuori. Birn, va' a casa. Addio!

BEROWNE
	Eh no, ho giurato di vivere con voi, signore mio.
	Sebbene abbia lodata la barbarie
		pi che voi non potreste quell'angelo, la sapienza,
	ci che ho giurato lo terr, fedele,
		e ogni d per tre anni sapr far penitenza.
	Datemi qua quel foglio, ch'io lo rilegga bene,
	e in calce ai pi severi dettami apponga il nome.

RE
	Bravo! Tu ti riscatti con questa sottomissione.

BEROWNE (.legge.)
.Inoltre: nessuna donna s'accosti a meno d'un miglio dalla mia corte.. Questo quando l'avete escogitato?

LONGAVILLE
	Quattro giorni fa.

BEROWNE
Vediamo la punizione: .A rischio di perdere la lingua.. Chi l'ha pensato questo bel castigo?

LONGAVILLE
	Io, perdincibacco.

BEROWNE
	E perch mai, dolcissimo signor mio?

LONGAVILLE
	Cos, per tenerle a bada con quell'orrida pena.

BEROWNE
	 una legge rischiosa contro le buone maniere!
.Inoltre: chi viene sorpreso a parlare con una donna nel corso dei tre anni, sar assoggettato a pubblica ignominia, quale potr decidere il resto della brigata..
	Ma sire, quest'articolo voi stesso lo violerete,
		ch qui in ambasceria ben presto arriver
	la figlia del Re di Francia, lo sapete,
		fanciulla colma di grazia, dicono, e di maest.
	Viene per l'Aquitania, da rendere al padre suo,
		ch' malato, decrepito, e allettato.
	Quest'articolo dunque mi pare proprio inutile,
	oppure la rinomata Delfina viaggia invano.

RE
	Che ne dite, baroni? Ce l'eravamo scordati!

BEROWNE
	Sempre cos, lo studio travalica il suo bersaglio.
	Mentre cerca d'avere quel che chiede,
	dimentica di fare ci che deve;
	e quando ottiene quel che pi ricerca,
	l'ottiene come terra bruciata: vinta e persa.

RE
	Dobbiamo farne a meno, questa regola qui non va.
	Lei deve alloggiarsi a corte, per pura necessit.

BEROWNE
	E questa necessit ci far tutti spergiuri
		tremila volte in tre anni; ogni uomo nasce
	con le proprie passioni, e queste di sicuro
		non le vince la forza, ma una grazia speciale.
	Se vengo meno ai patti, quella parola m'assolver:
	mi sono ricreduto per pura "necessit".
	Perci scrivo il mio nome sotto tutte le vostre leggi,
		e colui che le viola anche in minima quantit
	si espone alla condanna, al disonore eterno.
		A me le tentazioni come ad ogni altro vengono.
	Vi sembra che mi ripugni firmare? Eppure io credo,
	di tutti sar l'ultimo a tenere il giuramento.
.Mette la firma..
	Ma dico, ci si concede qualche piccola distrazione?

RE
	Certo. Come sapete, frequenta la mia corte
		un viaggiatore di Spagna, un uomo di zucca fina,
	esperto nelle mode mondane di ogni sorte,
		che di parole in testa ha una vera officina;
	un uomo che la musica del suo stesso sproloquio
		incanta come magica armonia,
	un uomo di qualit, che la ragione e il torto
		si sono scelti ad arbitro del loro disaccordo.
	Quest'essere fantastico, che don Armado ha nome,
		come pausa agli studi, ci verr a render conto
	in modi altisonanti delle gesta di molti eroi
		nell'arsa Ispagna, persi nel conflitto del mondo.
	Cosa vi dia piacere, signori, io non lo so,
	ma v'assicuro, io amo sentire le sue frottole,
	e voglio usarlo come mio contastorie.

BEROWNE
	S, Armado  un gentiluomo di gran nota,
	un uomo dalle parole di zecca, anzi il campione
	medesimo della moda.

LONGAVILLE
				Costui e quell'idiota
		di Melacotta saranno il nostro spasso,
	e tre anni di studio, vedrete, voleranno.

.Entrano Intronato con una lettera, e Melacotta..

INTRONATO
Chi l', qua, la persona medesima del Duca?

BEROWNE
Questa qui, bello mio. Cosa ti serve?

INTRONATO
Io me stesso riprendo la sua istessa persona, in quanto che sono il vigile urbano di Sua Eccellenza. Per mi vorra vedere il suo personale medesimo in carne e ossa.

BEROWNE
Appunto, eccolo qua.

INTRONATO
Il segnor Armando... segnor Armadio, vi manda a salutare! C' malacarne in giro. Questa lettera vi dir di pi.

MELACOTTA
Eccellenza, le incontinenze di essa lettera sono a risguardo del qui presente.

RE
 una lettera del magnifico Armado.

BEROWNE
La materia sar terra terra, ma spero in Dio che ci mandi parole alate.

LONGAVILLE
La tua speranza  alta, ma il cielo che speri mi pare bassino. Dio ci conceda pazienza!

BEROWNE
Pazienza di stare a sentire, o di non stare a sentire?

LONGAVILLE
Di stare a sentire con santa pazienza, caro mio, e di non ridere a crepapelle; oppure di non fare n l'una n l'altra cosa.

BEROWNE
Beh caro mio, staremo a vedere sino a che spasso ci si potr arrampicare sul suo stilo.

MELACOTTA
Eccellenza, dicevo che la materia decerne il sottoscritto, in quanto decerne Giachenetta. La maniera della materia  che mi beccarono in sul maneggio.

BEROWNE
Ma quale maneggio?

MELACOTTA
Nel maneggio o maniera che vi dir, monsignore, in tutti quanti i tre punti seguenti; sono stato veduto con lei nel maniero, che mi ero seduto con lei in certa quale maniera, e poi mi hanno colto mentre che la seguivo nel parco; le quali cose, mettendole assieme, formano la maniera e il maneggio che mi appresto a dire. Allora, monsignore, per quanto concerne il maneggio, questo l' il maneggio dell'omo che si manifesta alla femmina. E per quanto concerne il formato, l' ben formata davero.

BEROWNE
E per quanto concerne quel che segue, birbone mio?

MELACOTTA
Quel che segue sar la mia punizione - e il Patrenostro sorregga il giusto!

RE
Volete fare un po' d'attenzione e ascoltare la lettera?

BEROWNE
Come ascolteremmo un oracolo.

MELACOTTA
Tanta  l'umana castroneria nel dare ascolto alla carne.

RE (.legge.)
.Gran deputato, della celeste volta vicereggente, e solo dominator di Navarra, dell'anima mia terrestre nume, e del mio corpo nutricante patrono....

MELACOTTA
Di Melacotta sinora nemmanco una sola parola...

RE
.Cos l' ita....

MELACOTTA
Sar ita cos; ma se lo dice lui, per dire la verit, sar ita cos o cos.

RE
Andiamo, un po' di pace!

MELACOTTA
Per me e per ciascheduno che ha fifa di fare a botte.

RE
Chiudi il becco!

MELACOTTA
Sugli affari degli altri, mi raccomando.

RE
.Cos l' ita che, assediato da fosca melancolia, io affidai il negro opprimente umore alla salubrissima medicina dell'aria tua risanante; e, com' vero ch'io son gentilomo, donammi a deambulare. L'ora in cui? Intorno all'ora sesta, quando di pi il bestiame bruca, gli osei dan pi di becco, e siedono i morituri a quella nutricazione vocata cena. Ci basti per l'ora in cui. Ora in quanto al terreno il quale - sul quale, volea dire, incedevo. Nomato  il parco tuo. Dipoi per il luogo in cui - ove, intendo, io m'imbattei in quell'osceno e assurdissimo evento che trae dalla mia bianconivea penna l'inchiostro ebanaceo che tu miri, ammiri, rimiri o vedi. Ma per tornare al luogo in cui. Esso incombe a tramontana e verso levante dall'angolo occiduo del tuo dedalo verziere. L io vidi quell'ignobile uomo de' campi, quel minimo pesciolino del tuo diporto....

MELACOTTA
Me?

RE
.Quell'anima illetterata ed ignorante....

MELACOTTA
Me?

RE
.Quell'epidermico vassallo....

MELACOTTA
Di nuovo me?

RE
.Il quale, se ben ricordo, vien vocato Melacotta....

MELACOTTA
Oh, me!

RE
.Appaiato e consorziato, in dispregio del fisso e conclamato tuo editto e canone di continenza, con chi - ah, con chi mai - ma a questo punto mi duole il dir con chi....

MELACOTTA
Con una monella.

RE
.Con una rampolla di nostra nonna Eva, una femmina ovvero, per il tuo pi delicato comprendonio, una donna. Colui io - come sempre spronami a fare il mio beneamato dovere - ho spedito a te, onde riceva il guiderdon del castigo, per mano de l'uffizial di tua dolce grazia, Antonio Intronato, uomo di buona reputazione, portamento, comportamento ed estimo..

INTRONATO
Cotesto sono me, vostra eccellenza. Antonio Intronato l' proprio me.

RE
.In quanto a Giachenetta - cos appellasi il vaso pi fragile - la quale appresi col sopranomato cafone, io tengola qual vascello de la collera della tua legge, e al minimo de' tua cenni squisiti menerttela pel processo. Il tuo con ogni complimento di devoto e accorato calor di zelo,
Don Adriano de Armado.

BEROWNE
Non  buona come speravo, ma la migliore che abbia udita.

RE
Sicuro, la migliore delle peggiori. Ma tu, gaglioffo, cosa mi dici di quest'accusa?

MELACOTTA
Vostra eccellenza, confesso la ragazzuola.

RE
Non hai sentito il mio bando?

MELACOTTA
Confesso di averlo assai sentito ma ben poco ascoltato.

RE
Il bando commina un anno di restrizione a chi  sorpreso con una ragazza.

MELACOTTA
Ma eccellenza, a me non m'hanno sorpreso per nisba con una ragazza; m'hanno sorpreso con una donzella.

RE
Bene, il bando diceva proprio "donzella".

MELACOTTA
Urca, la mia non era neanche una donzella, sire: l'era una vergine.

RE
 una variante prevista anch'essa, il bando includeva le vergini.

MELACOTTA
In tal caso io nego la sua verginit. M'han sorpreso con una fantesca.

RE
Questa fantesca, caro mio, non ti servir alla bisogna.

MELACOTTA
Questa fantesca, sire mio, mi servir alla bisogna.

RE
Briccone, ora pronuncio la tua condanna: digiunerai una settimana a pane e acqua.

MELACOTTA
Malannaggia, preferirei pregare un mese a zuppa e coscio d'agnello.

RE
	E Don Armado sar il tuo carceriere.
	Monsignore Birn, fatelo consegnare;
	e noialtri, signori, andiamo ad attuare
	quel che ci siamo giurati fermamente.
.Escono il Re, Longaville e Dumaine..

BEROWNE
Scommetto la mia capoccia contro qualunque berrettaccia:
questi impegni e divieti non saranno che una farsa.
Andiamo, giovanotto.

MELACOTTA
Monsignore, io sono un martire della verit. Perch l' vero ch'io fui sorpreso con la Giachenetta, e la Giachenetta l' una rampolla verace. Per cui sia benvenuto l'amaro calice della prosperit! Un d potr sorridermi di nuovo la scontentezza, e sino ad allora fai pure i tuoi porci comodi, malasorte! .Escono..

/:/Scena II


.Entrano Armado e il suo paggio Bruscolino..

ARMADO
Fanciullo, che segno  quando un uomo di animo magno ti diventa malinconico?

BRUSCOLINO
Monsignore, l' un segno sicuro ch'egli avr una cera da funerale.

ARMADO
Ma via, diavoletto mio, tristezza e melanconia son proprio la stessa cosa.

BRUSCOLINO
No, no. Ges, monsignore, no!

ARMADO
E come farai a distinguerle, mio tenero giovenale?

BRUSCOLINO
Con una semplice dimostrazione del loro operato, mio coriaceo signor.

ARMADO
Perch coriaceo signor? Perch coriaceo signor?

BRUSCOLINO
Perch tenero giovenale? Perch tenero giovenale?

ARMADO
Io l'ho detto, mio tenero giovenale, come un congruo epiteto che si conf a' tua giovani d, i quali possiamo vocare teneri.

BRUSCOLINO
Ed io, coriaceo signor, come un titolo ben appropriato alla vostra tarda et, che ben possiamo apostrofare coriacea.

ARMADO
Grazioso ed azzeccato.

BRUSCOLINO
Che volete dire, padrone? Io grazioso e il mio dire azzeccato, oppure io azzeccato e il mio dire grazioso?

ARMADO
Grazioso tu, perch piccolino.

BRUSCOLINO
Grazioso ma solo un pochino, dacch son piccolino. Ma perch azzeccato?

ARMADO
E in conseguenza azzeccato, perch molto animato.

BRUSCOLINO
Padrone, questo lo dite per farmi una lode?

ARMADO
S, una lode ben meritata.

BRUSCOLINO
Potrei lodare un'anguilla con le stesse parole.

ARMADO
Come, un'anguilla d'ingegno molto animato?

BRUSCOLINO
No, un'anguilla molto animata.

ARMADO
Oib, quello ch'io dico  che sei svelto a rimbeccare. E mi fai scaldare il sangue, certe volte.

BRUSCOLINO
Non parliamone pi, non parliamone pi!

ARMADO
Caspio! Da te non amo una simile grana!

BRUSCOLINO (.a parte.)
L' proprio il contrario: l' la grana che non ama lui.

ARMADO
Ho promesso di studiar per tre anni col Duca.

BRUSCOLINO
Un'ora sola potrebbe bastarvi, padrone mio.

ARMADO
Non dire sciocchezze.

BRUSCOLINO
Quanto fa tre volte uno?

ARMADO
I conti non li so fare,  roba da bettoliere.

BRUSCOLINO
Gi, siete un gentiluomo e un giocatore.

ARMADO
Ammetto l'uno e l'altro. Tutti e due rifiniscono un uomo completo.

BRUSCOLINO
Allora saprete, ne sono sicuro, a quanto assomma far prima due e poi uno.

ARMADO
Beh, assomma ad uno pi di due.

BRUSCOLINO
Che il basso volgo nomina tre.

ARMADO
Esatto.

BRUSCOLINO
Bene signore mio, ci vuole poi cos tanto studio a capire questo? Eccovi il tre studiato in meno di tre sbattiti d'occhio. E l' una cosa assai facile aggiungere "anni" a "tre" e studiare tre anni in due motti! Ve lo sa dire persino quel cavalluccio che sa ballare.

ARMADO
Ma guarda un po' che splendido tropo!

BRUSCOLINO (.a parte.)
Il che vi dimostra un topo.

ARMADO
Dopodich io vo' confessarti di essermi innamorato; e poich per un soldato l'innamorarsi  volgare, mi sono innamorato di una volgare monella. Se snudare il brando contro l'umor d'amore potesse liberarmi da quell'ignobile pensamento, io trarrei prigioniero il mio deso, e lo scambierei con un qualsiasi cortegiano francioso che m'insegnasse un inchino di nuovo conio. Sospirare io lo credo spregevole: forse dovrei con giuramento rinnegare Cupdo. Un po' di conforto, monello mio. Quali degli uomini magni sono stati malati d'amore?

BRUSCOLINO
Ercole, signore mio.

ARMADO
Dolcissimo Ercole! Altri esempi, caro mottino, dimmene altri; e che si tratti, bello il mio piccoletto, di uomini ben portanti e di sicura nomea.

BRUSCOLINO
Sansone, padrone mio: lui s ch'era ben portante, anzi di gran portata, perch come portatore si port sulle spalle le porte della citt. E s'era preso una tale sban-
data.

ARMADO
Oh ben portante Sansone! Oh forzuto Sansone! Io ti batto col mio spadone come tu mi battevi nel portare le porte. Ho preso anch'io una forte sbandata. Chi l'era l'amor di Sansone, mio caro Bruscolino?

BRUSCOLINO
Una donna, padrone.

ARMADO
S, ma di quale incarnato?

BRUSCOLINO
Di tutti e quattro, o di tre, o di due, o d'uno dei quattro.

ARMADO
Dimmi esattamente di qual colorito di pelle.

BRUSCOLINO
Color verde acquamarina, padrone.

ARMADO
L' questo uno dei quattro incarnati?

BRUSCOLINO
Cos ho letto, padrone; e il migliore di tutti.

ARMADO
Invero il verde  il color degl'innamorati. Epper mi pare curioso che un tipo in gamba come Sansone mi s'andasse a innamorare di una con quel colorito. Di certo se ne invagh perch'era una donna di spirito.

BRUSCOLINO
Proprio cos, padrone mio, l'era di spirito verde verde.

ARMADO
L'amore mio l' bianco e rosso, de' colori pi immacolati.

BRUSCOLINO
Ma sotto a quei colori, padrone mio, son camuffati i pi maculati pensieri.

ARMADO
Spiegati, spiegati meglio, o ben coltivato infante.

BRUSCOLINO
Ora l'arguzia di mio padre e la lingua di mia madre m'assistano!

ARMADO
Soave invocazione d'un bimbo - graziosissima e toccante!

BRUSCOLINO
		Se la tua bella  bianca e rossa,
			mai le sue colpe potrai provare,
		ch la vergogna le guance arrossa,
			e la paura le fa sbiancare.
		Se dunque ha fifa o va incolpata,
			dal suo colore non lo saprai,
		ch sempre le guance ha colorate
			dei suoi colori naturali.
Versucci pericolosi, padrone mio, che ti consigliano di non fidarti del bianco e del rosso.

ARMADO
Dimmi ora, piccione mio, non c' minga una ballata che parla del Re e dell'accattona?

BRUSCOLINO
Ma s, il mondo se ne macchi di brutto un tre secoli fa, ma io credo che adesso non la si trovi pi; e comunque se la si trovasse non potremmo pi digerirla, n per la musica n per lo scritto.

ARMADO
Me la far riscrivere tutta daccapo, onde trovare in quella storia un precedente di gran peso da citar come esempio per la mia trasgressione. Fanciullo mio, io son cotto e stracotto di quella villanella che ho catturata nel parco con quel bifolco cervelluto di Melacotta. La giovincella merita molto.

BRUSCOLINO (.a parte.)
Come no, di venire frustata - per merita pure qualcuno migliore del mio principale.

ARMADO
Cantami qualche cosa, fringuellino. Il mio spirito fassi pesante pel fardello d'amore.

BRUSCOLINO (.a parte.)
E c' da stupirne assai, visto che sbava per una monella cos leggera.

ARMADO
Cantami, ti ripeto.

BRUSCOLINO
Un po' di pazienza oh, aspettate che passi questa brigata.

.Entrano Intronato, Melacotta e Giachenetta..

INTRONATO
Eccellenza, il Duca vi fa preghiera di far da carceriere a questo qua, Melacotta; e non gli dovete permettere di procurarsi piacere n dispiacere, visto che deve digiunare tre giorni per una settimana. Questa madamigella qua io la devo tenere in bosco, dove che l' addetta al servizio di spillare le vacche. Ogni bene a vossignoria.

ARMADO (.a parte.)
Qua va a finire che mi tradisco arrossendo. Pulzella...

GIACHENETTA
Uomo.

ARMADO
Verr a visitarti nel casotto di caccia.

GIACHENETTA
L' qua a due passi.

ARMADO
Io so bene dov' situato.

GIACHENETTA
Ges come siete saggio!

ARMADO
Ti dir ci che non t'aspetti.

GIACHENETTA
Con quella faccia?

ARMADO
Io sonmi cotto di te.

GIACHENETTA
Ve l'ho gi sentito dire.

ARMADO
E con ci statti bene.

GIACHENETTA
Il bel tempo vi meni.

INTRONATO
Giachenetta, spicciati, andiamo!
.Escono Intronato e Giachenetta..

ARMADO
Villanzone, farmoti stare a bocca vacante prima di condonarti li crimini tuoi.

MELACOTTA
Monsignore, io spero soltanto di poterlo fare a pancia piena.

ARMADO
Verrai punito molto pesantemente.

MELACOTTA
Allora sarovvi pi obbligato dei vostri servi, che sono pagati molto leggermente.

ARMADO
Porta via questo delinquente, mettilo sotto chiave.

BRUSCOLINO
Forza, furfante trasgressore, datti una mossa!

MELACOTTA
Sotto chiave no, signorino. Digiuner a piede libero.

BRUSCOLINO
Gnorn, saresti libero di farcela sotto il naso. Devi andare in guardina.

MELACOTTA
Ebbene, se mai rivedr i bei giorni di desolazione che ho gi veduti, qualcuno l'avr da vedere...

BRUSCOLINO
Cosa vedr qualcuno?

MELACOTTA
No, niente, padron Bruscolino, nient'altro che quello su cui posa gli occhi. Ai carcerati non tocca star troppo zitti nelle loro parole, percui non dico niente. Graziaddio io piglio uno scazzo come non pochi, percui so starmene zitto e buono. .Escono Bruscolino e Melacotta..

ARMADO
Io adoro persino il terriccio, roba vile, sui cui la di lei ciabatta, roba ancora pi vile, sospinta dal suo pi ch' vilissima cosa, incede. Amando sar spergiuro, il che l' una gran prova di falsit. E come pu essere amor sincero, l'amore che viene intrapreso con animo menzognero? L'amore  un diavoletto custode, l'Amore  il diavolo stesso, non c' angelo con le corna tranne l'Amore. Ma pure Sansone fu tentato, ed era il pi forzuto di tutti; e Salomone anche lui si prese la cotta, e aveva un cervello che non vi conto. Il dardo senza barbigli di Cupido fu troppo possente persino per la clava d'un Ercole, percui l'ha troppi vantaggi sullo spadone d'uno spagnolo. N mi serviralla bisogna appellarmi alla prima e alla seconda causa; se ne fotte della passata, del codice de' duellanti non gliene importa un corno. Ha la sfortuna d'esser chiamato fanciullo, ma la sua gloria l' di soggiogare i maschioni. Addio dunque, coraggio! Arrugginisci o mio acciaro! Stattene muto tamburo mio. Il vostro padrone ha preso una cotta; proprio cos, egli ama. Assistimi tu, uno qualunque de' numi estemporanei della rima, ch'io certamente darommi tutto a' sonetti. Aguzzati, mio talento. Attacca a scrivere, penna. Mi vo' versare in interi volumi in folio. .Esce..

/:/ATTO II



.Scena I


.Entrano la Principessa di Francia, Rosalina, Maria e Caterina, con Boyet e altri due baroni del seguito..

BOYET
	Signora, convocate ora i migliori
	spiriti che v'assistono. Pensate
	quale persona vostro padre manda,
	a chi la manda, e con quale ambasciata:
	voi, agli occhi del mondo fanciulla senza eguali,
	per negoziare con il solo erede
	d'ogni umana virt, l'impareggiato
	re di Navarra; ed il vostro argomento
	niente di men che l'Aquitania, dote
	degna d'una regina. Siate ora generosa
	di tutta questa vostra rara grazia
	come Natura fu nel farla rara
	quando ne depriv quant'altri al mondo
	per riversarla, prodiga, in voi sola.

PRINCIPESSA
	Mio buon Boyet, la mia belt  modesta,
	epper non le servono gli svolazzi lucenti
	di questa vostra lode. La bellezza
	 comprata dall'occhio che la giudica,
	non viene offerta in vile parlamento
	di lingue bottegaie. Io sono meno fiera
	nel sentirvi cantare le mie lodi
	di quanto voi non siate assai voglioso
	d'esser stimato saggio nello spendere
	il vostro ingegno per lodare il mio.
	Ma ora, a chi m'insegna cosa fare,
	do da fare qualcosa. Certo non siete ignaro,
	caro Boyet, che la fama indiscreta
	va spargendo dovunque la voce che il Navarra
	ha fatto voto che finquando i suoi
	studi laboriosi abbiano consumato
	tre anni, mai nessuna donna possa
	accostar la sua corte silenziosa.
	Dunque ci sembra cosa necessaria,
	prima di superare quei cancelli proibiti,
	sapere cosa gli garbi; e a tale scopo,
	certe del vostro merito, abbiamo scelto voi
	come il nostro avvocato pi equo e persuasivo.
	Ditegli che la figlia del Sovrano di Francia,
	cercando un pronto accordo su quistioni di peso,
	sollecita un colloquio con sua grazia in persona.
	Andate prontamente a dirgli questo, mentre
	noi attenderemo, in guisa
	d'umili postulanti, il suo alto volere.

BOYET
	Vado ben volentieri, anzi ne sono fiero.

PRINCIPESSA
	Chi  fiero come voi andr sempre con zelo.
.Esce Boyet..
	Miei gentili baroni, chi son questi signori
	che col Duca virtuoso han fatto voto?

PRIMO BARONE
	Uno  il signor di Longaville.

PRINCIPESSA
					E chi
	fra di voi lo conosce?

MARIA
				Signora, io lo conosco.
	A una festa di nozze, tenute in Normandia,
	tra il signore di Perigord e la bella
	erede di Jacques Falconbridge,
	ho incontrato il signor di Longaville.
	Uomo di doti eccelse egli  stimato:
	famoso nelle armi, nelle arti versato.
	Mai che gli venga male ci che vuol fare bene.
	L'unica macchia sopra lo splendore
	di tanta virt - se vernice virtuosa
	pu sporcarsi di macchia -  un'arguzia tagliente,
	abbinata a un volere un po' troppo smussato,
	sicch la lama taglia, e il suo volere
	vuole sempre non risparmiare alcuno
	che gli capiti a tiro.

PRINCIPESSA
				Uno di quei baroni
	mordaci e buontemponi, direi - non  cos?

MARIA
	Lo dice sopratutto chi meglio ne conosce
	il modo di fare.

PRINCIPESSA
			Questi begl'ingegni
	hanno la vita corta, sfioriscono nel crescere.
	E gli altri due?

CATERINA
			Il giovane Dumaine
	 un uomo di qualit. Chiunque ami virt
	l'ama per le virt che possiede. Ma  capace,
	quasi ignorando il male, di fare molto male,
	perch ha il talento di far bello il brutto,
	e forma tale da attirar le grazie
	altrui, anche se non avesse
	alcun ingegno. Lo vidi una volta
	dal duca di Alenon; ed assai poco
	di quel bene ch'io vidi riferisco
	dicendovi del suo gran merito.

ROSALINA
	Se m'hanno detto il vero, quella volta
	c'era con lui un altro di costoro
	che studiano. Lo chiamano Bruno,
	ma un uomo pi gioviale, dentro i limiti
	d'un'allegria decente, non mi ha mai
	intrattenuta un'ora a conversare.
	L'occhio gli d lo spunto per l'arguzia,
	ch ogni oggetto che l'occhio coglie, l'altra
	lo volta in uno scherzo esilarante
	che, svolgendo l'idea, la sua lingua garbata
	rende in parole cos giuste e amabili,
	che i grandi, per sentirlo, trascurano gl'impegni,
	e l'udito dei giovani resta tutto incantato,
	cos dolce e fluente  il suo parlare.

PRINCIPESSA
	Dio benedica le mie damigelle!
	Son tutte innamorate, forse, che ciascuna
	ha addobbato il suo uomo di s tanti
	fastosi ornati di lode?

PRIMO BARONE
				Ecco, torna Boyet.

.Entra Boyet..

PRINCIPESSA
	Dunque ci si riceve, monsignore?

BOYET
	Navarra gi sapeva del vostro arrivo, e lui
	e i compagni di voto erano gi sul punto
	di venire a incontrarvi, mia nobile signora,
	prima ch'io li vedessi. Ma, per domine,
	ecco quanto ho appurato:  sua intenzione
	di lasciarvi attendata qui sui prati,
	come chi venga ad assediar la corte,
	piuttosto che cercare una qualche dispensa
	dal voto, per ricevervi nella reggia deserta.
	Eccolo qua, il Navarra.

.Entrano il Re, Berowne, Longaville e Dumaine..

RE
	Mia bella Principessa, benvenuta
	a questa corte.

PRINCIPESSA
Il "bella" ve lo restituisco, e il "benvenuta" non  cosa ch'io m'abbia, ancora. Il tetto di questa reggia  troppo alto per essere vostro, e un benvenuto a dei campi aperti  troppo vile per essere mio.

RE
	Sarete benvenuta, signora, alla mia corte.

PRINCIPESSA
	Lo sar allora. Conducetemi a corte.

RE
	Ascoltate, signora. Ho fatto un giuramento...

PRINCIPESSA
	Nostra Signora aiuti monsignore!
	Diventer spergiuro.

RE
				Per tutto il mondo, no!
	Bella signora, non per mio volere.

PRINCIPESSA
	Ma s, sar la vostra volont
	ad infrangere il voto, lei e null'altro.

RE
	La vostra signoria
	non sa di che si tratti.

PRINCIPESSA
				Se vostra signoria
	non lo sapesse lei, sarebbe un'ignoranza
	ben saggia, mentre adesso il suo saperlo
	risulter ignoranza. Sento che vostra grazia
	ha rinnegato l'ospitalit.
	Tenere il giuramento, monsignore,
	 peccato mortale, ed  peccato
	romperlo.
	Ma perdonatemi, sono temeraria
	mal mi s'addice fare la lezione
	a chi d lezioni.
	Degnatevi di leggere perch son qui, e datemi
	una risposta rapida su quanto v' richiesto.
.Porge al Re un foglio..

RE
	Signora mia, se posso, io vo' darla al pi presto.

PRINCIPESSA
	La darete pi presto, s, per farmene andare.
	Voi sarete spergiuro se mi fate restare. .Il Re legge..
.Berowne e Rosalina conversano a parte..

BEROWNE
Madonna, io raccomandovi al mio cuore.

ROSALINA
Oh s, vi prego, fatela questa raccomandazione. Mi piacerebbe vederlo, il cuoricino.

BEROWNE
Vorrei che lo sentiste, come geme.

ROSALINA
Perch,  malato quel pazzerello?

BEROWNE
Malato di cuore.

ROSALINA
Poverino, provate a fargli un salasso.

BEROWNE
Credete che gli farebbe bene?

ROSALINA
S, per quanto ne sappia di medicina.

BEROWNE
Volete provare a pungerlo con gli occhi?

ROSALINA
.Non point., col mio pugnale.

BEROWNE
O ben, Dio ti protegga!

ROSALINA
Ed eviti a voi di vivere troppo a lungo.

BEROWNE
Beh, ringraziarvi sarebbe troppo lungo.
.S'allontana..

RE
	Signora, qui vostro padre afferma
	di averci rimborsate centomila corone,
	che sono la met soltanto della somma
	sborsata gi da mio padre per le guerre di Francia.
	Ora, pur ammettendo che nostro padre, o noi -
	per n l'uno n l'altro, questa  la verit -
	avessimo avuto il rimborso, restano ancora
	da pagarci altre centomila, a garanzia delle quali
	noi teniamo in possesso parte dell'Aquitania,
	sebbene non si stimi che valga tanto.
	Se dunque il re vostro padre restituir
	almeno la met che  ancora dovuta,
	rinunceremo ai diritti sull'Aquitania,
	restando buoni amici di sua maest.
	Ma questo, sembra, lui non ha intenzione di fare,
	anzi da noi pretende un pagamento
	di altre centomila, e non chiede affatto
	di riavere il possesso dell'Aquitania,
	sborsando, lui a noi, centomila corone.
	Noi, quella terra, la ridaremmo via,
	preferendo la somma prestata da nostro padre
	piuttosto che l'Aquitania, mutilata com'.
	Perci, cara Principessa, se le sue richieste
	non fossero cos prive di raziocinio,
	la vostra belt farebbe cederci il cuore,
	anche contro una parte delle mie giuste ragioni,
	e tornereste in Francia con piena soddisfazione.

PRINCIPESSA
	Voi fate al re mio padre un grave torto,
	e un torto anche alla fama del vostro nome,
	se non volete ammettere d'avere ricevuto
	ci che  stato pagato con grande lealt.

RE
	Io vi assicuro, non mi risulta affatto;
	e se potete provarmelo, restituisco la somma,
	o cedo l'Aquitania.

PRINCIPESSA
				Vi prendiamo in parola.
	Boyet, voi potete, nevvero, mostrare le quietanze
	per tale somma, avute dai funzionari
	di re Carlo suo padre.

RE
				Fatemele vedere.

BOYET
	Con vostra licenza, mia signora, il plico
	che contiene codeste ed altre carte
	sigillate, non  ancora arrivato.
	Potrete visionarle domani.

RE
					E tanto
	mi basta. Rivediamoci, e in questa nuova occasione
	sapr piegarmi ad ogni tua nobile ragione.
	Intanto, ora ricevi da me quel benvenuto
	che l'onore, ma senza venir meno all'onore,
	pu offrire al tuo gran merito. Se varcare
	i miei cancelli  illecito, mia bella Principessa,
	qui, all'esterno, voi avrete un'accoglienza
	che vi far sentire accolta nel mio cuore,
	anche se vi si nega l'accesso alla mia casa.
	La vostra gentilezza mi scusi. State bene.
	Domani torneremo a farvi visita.

PRINCIPESSA
	Salute a vostra grazia, e desideri pii.

RE
	Per te come per me, dovunque mai tu sia.
.Escono il Re, Berowne, Longaville e Dumaine..

.Rientra Dumaine..

DUMAINE
	Di grazia, una parola. Chi  quella dama, signore?

BOYET
	L'erede di Alencon, Caterina di nome.

DUMAINE
	Bella ragazza. Salve a voi, Monsieur. .Esce..

.Entra Longaville..

LONGAVILLE
	Una parola, di grazia. Chi  quella dama in bianco?

BOYET
	Una donna, ogni volta che la luce non manchi.

LONGAVILLE
	Un po' lucciola, forse. Ma il nome vorrei avere.

BOYET
	Ne ha uno solo. Volerlo non istarebbe bene.

LONGAVILLE
	Scusate, di chi  figlia?

BOYET
				Dicon, di mamma sua.

LONGAVILLE
	Alla barba che avete tanta buona fortuna!

BOYET
	Nessuna offesa, signore.
	 coerede di Falcobridge.

LONGAVILLE
	La mia rabbia  sospesa.
	 una donna dolcissima.

BOYET
	Signore mio, sar probabilissimo.
.Esce Longaville..

.Entra Berowne..

BEROWNE
	La dama col cappello, come si chiama?

BOYET
	Si chiama Rosalina, cos cpita.

BEROWNE
	 maritata, o meno?

BOYET
	Col suo capriccio, sere, o pi o meno.

BEROWNE
	Benvenuto alla corte, Monsieur! Bene arrivato.

BOYET
	Il benvenuto a me, e a voi il bene andato.
.Esce Berowne..

MARIA
	Quest'ultimo  Birn, il baron testa matta.
	Non dice una parola che non la sia una baia.

BOYET
	Ed ogni baia  solo una baiata.

PRINCIPESSA
	Avete fatto bene a dar pan per focaccia.

BOYET
	M'andava di abbordarlo come a lui di darmi caccia.

CATERINA
	Per le marette! Due montoni in foia!

BOYET
	E perch non"pontoni"? Mio soave agnellino,
	non montone se non per brucare quel tuo bocchino.

CATERINA
	Voi montone ed io prato. Finisce qui l'invenzione?

BOYET
	Purch mi diate pascolo.
.Tenta di baciarla..

CATERINA
				Ah no, gentil bestione.
	Le mie labbra son dei prati, ma non dei prati comuni.

BOYET
	E a chi appartengono allora?

CATERINA
					A me e alle mie fortune.

PRINCIPESSA
	Le solite schermaglie tra persone di buon acume.
	Ma fate la pace, cari. Questa guerra civile  adatta
	col Navarra e i suoi sgobboni. Qui  davvero sprecata.

BOYET
	Se l'acume del mio sguardo, che di rado prende abbaglio
	sulla muta eloquenza del cuore di cui l'occhio  lo spiraglio
	non m'inganna, quel Navarra s' pigliato l'infezione.

PRINCIPESSA
	Di che male?

BOYET
	Di ci che noi amanti chiamiamo mal d'amore.

PRINCIPESSA
	S, dite le vostre ragioni.

BOYET
	Ma via, tutte le sue funzioni s'erano messe in ritiro
	nella corte dell'occhio, sbirciando per il deso.
	Il cuore, come un'agata con la vostra figura impressa,
	n'era superbo, e la superbia veniva dall'occhio espressa.
	La lingua, tutta impaziente di parlare e non veder nulla,
	incespicava, smaniosa di tramutarsi in pupilla.
	Tutti i sensi si erano chiusi nel solo senso della vista,
	per sentire solo ammirando la pi bella che esista.
	E mi pareva che si fossero tutti stretti nel globo oculare,
	come gioielli sottovetro che solo un principe pu comprare;
	e che offrendo il loro valore da sotto quel cristallo
	vi adescano, che li compriate e portiate via passando.
	Lo stesso margine del suo viso postillava la meraviglia,
	s che tutti leggevan chiaro gli occhi appesi alle vostre ciglia.
	Io v'assicuro l'Aquitania, e tutto ci di cui lui  signore,
	se gli darete, per amor mio, un solo bacino d'amore.

PRINCIPESSA
	Via, torniamo nella mia tenda. Boyet  in vena di scherzare.

BOYET
	No, solo in vena di dire ci che l'occhio ha potuto afferrare.
	Ho soltanto mutato in bocca quei suoi occhi, e alla sua vista
	ho aggiunto una lingua la quale, lo so bene, non ci depista.

MARIA
	Va'! Sei un vecchio ruffiano, a parole sei un artista.

CATERINA
	Boyet  il nonno di Cupido,  da lui che sa tutto quanto.

ROSALINA
	Allora Venere  tutta sua mama; il babbo l' proprio racchio.

BOYET
	Volete ascoltarmi, teste matte?

MARIA
					No.

BOYET
						Allora guardare almeno?

MARIA
	Certo, la via per andar via.

BOYET
					Troppo duro tenervi dietro.
.Escono..

/:/ATTO III



.Scena I


.Entrano Armado e Bruscolino..

ARMADO
Gorgheggia, fringuellino: appassionami il senso dell'udito.

BRUSCOLINO (.canta.)
.Quand Colinelle....

ARMADO
Oh aria soave! Vai, tenerezza degli anni tuoi, piglia cotesta chiave, tirami fuori quel buzzurro e portalo qui festinatamente. Lo vo' impiegare per addurre una lettera alla mia bella.

BRUSCOLINO
Capo, volete sedurla con un trescone francese?

ARMADO
Che intendi dire? Dovrei trescare alla francese?

BRUSCOLINO
No di certo, mio capoccia ed uomo universale; volevo dire canticchiare una giga in punta di lingua, improvvisar su quella duo passettini di danza, assecondarla levando al cielo il bianco degli occhi, sospirare una nota e una nota cantare, tratto a tratto tenendola in gola come se nel cantar d'amore inghiottiste l'amore, a tratto nel naso come se annusando l'amore sniffaste l'amore, col cappello a pensilina sulla bottega degli occhi, le braccia conserte sul giustacuore stretto sul ventre smilzo come un coniglio allo spiedo, o le mani in tasca a m dei vecchi ritratti; e senza mai tenere troppo a lungo un solo motivo, ma qualche battuta e via. Queste son le finezze, queste sono le sprezzature, son queste le cose che ti fanno cascare ai piedi le belle figliole, che ci cascherebboro volentieri anche senza; le cose che danno ai gentiluomini un vero tocco di classe - sentite che classe signori del pubblico? - dico a quelli che di pi tengono a cuore coteste cose.

ARMADO
Urca ma com' che ti sei fatto tutto sto .savoir faire.?

BRUSCOLINO
Con un baiocco d'osservazione.

ARMADO
Ma guarda un po', ma guarda tu ...

BRUSCOLINO
"E della cavallina chi si ricorda pi?"

ARMADO
Lo chiami "cavallina" il mio dolce amore?

BRUSCOLINO
No capo. La cavallina non  che una puledra, (.a parte.) e la vostra bella l' forse una rozza sfiancata. (.A lui.) Ma l'amor vostro l'avete dimenticato?

ARMADO
Beh, l'avevo quasi.

BRUSCOLINO
Scolaretto negligente! Lo dovete imparare a memoria.

ARMADO
Nella sacra memoria del mio cuore, minuzzolo mio.

BRUSCOLINO
E pure fuori del cuore, capo. Tutt'e tre le alternative ve le posso dimostrare.

ARMADO
Cos' che mi puoi dimostrare?

BRUSCOLINO
Che sono un uomo, se riesco a vivere un po' di pi; e vi dimostro all'istante questi "a memoria", questi "nel cuore" e "fuori del cuore". "A memoria" l'amate perch non potete stringerla al cuore; "nel cuore" l'amate perch il cuore  cotto di lei; e "fuori del cuore" perch siete proprio scorato per non potervela fare.

ARMADO
 vero, io son tutt'e tre queste cose.

BRUSCOLINO
E tre volte tante, e allo stesso tempo siete un nulla assoluto.

ARMADO
Portami quel cafone, mi deve recapitare una lettera.

BRUSCOLINO
Che perfetta combinazione! Un cavallo che fa da ambasciatore a un somaro.

ARMADO
Ehi, ehi, che vuoi dire?

BRUSCOLINO
Per la Monna, capoccia mio, voglio solo dire che dovete mandare l'asino sul cavallo, perch ha il passo d'un lumacone. Ma ora vado.

ARMADO
Vai, vai! La strada  corta.

BRUSCOLINO
V ratto come il piombo, messere.

ARMADO
Che altro t'inventi, testolina pizzuta che non sei altro? Il piombo non  un metallo pesante, lento e intronato?

BRUSCOLINO
.Minime., signor mio, o piuttosto signorn.

ARMADO
	Io dico che il piombo  lento, perdio!

BRUSCOLINO
	Siete un poco azzardato a dirlo, io dico di no.
	 forse lento il piombo sparato da un cannone?

ARMADO
	Bel fumo di retorica, o santo diavolone!
	Mi piglia per un cannone, e lui si crede che sia
	la palla. Ti sparo sul villico.

BRUSCOLINO
				Fate bum! E io volo via.
.Esce..

ARMADO
	Acutissimo giovenale! Quale colta e agile grazia!
	Caro cielo, col tuo permesso ti dovr sospirare in faccia.
	O sarvatica melanconia, il valor mio ti cede il posto.
	E il mio araldo  gi di ritorno.

.Entrano Bruscolino e Melacotta..

BRUSCOLINO
Salve, capo, che meraviglia! Una mela s' rotta una chiappa.

ARMADO
Altri rompicapi e sciarade! Spigati, via! Attacca.

MELACOTTA
Ma che domine di sciroppi, che rompicapi e spiegazzamenti! Sia chiaro, con me niente sugo di salvia dalla tua sacca di ciarlatano! Piantaggine, signor mio, un buon impiastro di petacciola e basta! Niente spiegazzamenti, niente stiracchiamenti, niente salvia messere, solo un po' d'erba e basta!

ARMADO
Per la mia anima virtuosa, tu mi forzi alle risa! Oh la tua castroneria, oh la mia milza! L'enfiarsi de' miei polmoni mi coarta a un ridicolo riso! Ah perdonatemi, stelle! Questo sconsiderato non ti piglia "salve" per salvia, e la parola "spiegazioni" per uno stiracchiamento?

BRUSCOLINO
Ma perch, forse che i saggi la pensano diversamente? Cos'altro  una spiegazione, se non uno stiracchiamento?

ARMADO
	No, ragazzo: l' un epilogo, o un discorso per chiarire
	qualcosa d'oscuro che precede e ci  scappato di dire.
	Facciamo un esempio:
		La volpe, l'ape e lo scimpanz
		stavan sempre a brigare, perch'erano in tre.
	Questa  la parabola. Adesso viene la spiegazione, l'.envoy....

BRUSCOLINO
Un momento, l'.envoy. ce lo metto io. Dite di nuovo la parabola.

ARMADO
		La volpe, l'ape e lo scimpanz
		stavan sempre a far briga, perch'erano in tre.

BRUSCOLINO
		Fin quando l'ochetta usc sullo spiazzo,
		e la zuffa fin perch'erano in quattro.
Ora son io che comincio con la vostra parabola, e voi fate seguito col mio. envoy..
		La volpe, l'ape e lo scimpanz
		stavan sempre a brigare, perch'erano in tre.

ARMADO
		Fin quando l'ochetta usc sullo spiazzo,
		e la zuffa fin perch'erano in quattro.

BRUSCOLINO
 un ottimo .envoy. che finisce con l'.oie.. Che cosa vorreste di pi?

MELACOTTA
	Ostia! Il piccolo l'ha incastrato con l'oca, chiaro e tondo.
	Capo, se l'oca  grassa hai speso bene il tuo soldo.
	Per vendere bene ci vuol furbizia e gioco di passa passa.
	Vediamo sto anvu: l' grasso - e pure l'oca l' grassa.

ARMADO
	Venite, venite qua. La discussione com' cominciata?

BRUSCOLINO
	Dicendo che 'na melacotta s'era sbucciata la fiancata.
	E poi avete chiesto l'.envoy..

MELACOTTA
Esatto, ed io v'ho chiesto il decotto di petacciola - la discussione s' avviata in questa maniera; appoi fece seguito sto minuzzolo col suo anvu bell'e grasso, e l'oca che vi siete comprata - e l' qua che v'ha buggerato.

ARMADO
Ma spiegami un po', com' che ha fatto la melacotta ad acciaccarsi uno stinco?

BRUSCOLINO
M ve lo spiego con chiarezza e senso.

MELACOTTA
Ma va l, moscerino, tu non lo senti mica il bruciore che sento io. Lo dico io l'anvu:
	Io Melacotta, correndo fuori mentre che stavo dentro tranquillo
	ho inciampato sulla soglia e mi son mezzo rotto lo stinco.

ARMADO
Bene, figlioli, di questa materia non ne parliamo pi.

MELACOTTA
Finch non ci sar altra materia nel mio stinco.

ARMADO
Animo, s, Melacotta, che ora ti affrancher.

MELACOTTA
Forza, maritatemi con una certa Franca! Per mi par d'annusare qualche anvu, qualche ochetta che ci cova drento.

ARMADO
Per l'animuccia mia, voglio solo dire che ti metto in libert, che affranco la tua persona. Tu eri murato drento, costipato, astretto e occluso.

MELACOTTA
Esatto, e ora vossa sar la mia purga e mi dar la sciolta.

ARMADO
Ti do la libert, ti tolgo dalla galera, e al posto di quella non t'impongo altro che questo (.gli d una lettera.): rcami questo significante alla contadinella Giachenetta. Eccoti la remunerazione (.gli d una moneta.) dacch la miglior custodia dell'onor mio  nel remunerare i miei dipendenti. Sguimi, Bruscolino.

BRUSCOLINO
	Vi seguo come la prossima puntata. Signor Melacotta, addio.
.Escono Armado e Bruscolino..

MELACOTTA
Addio, mia dolce oncia di carne umana, addio mio fine giuderellino! E ora diamo un'occhiata alla sua remunerazione. "Remunerazione"! Ora capisco,  la parola latina per dire tre baiocchi. Tre baiocchi - remunerazione. "Ehi tu, quanto spendo per sta fettuccia?" "Un picciolo". "No, ti do una remunerazione". Beh, la cosa funziona! "Remunerazione"! Per la Peppa, l' un nome assai meglio d'una corona franciosa. Mai pi vorr accattare o vendere qualche cosa senza usare cotesta parola.

.Entra Berowne..

BEROWNE
Mio caro birbone, sono felicissimo d'averti intoppato.

MELACOTTA
Ditemi per cortesia, vostr'eccellenza, quanta fettuccia color carne di suora si pu comprare con una remunerazione?

BEROWNE
Che caspita  questa remunerazione?

MELACOTTA
Per la Mariola, signore, l' mezzo baiocco e un picciolo.

BEROWNE
	Beh allora, sono tre piccioli di fettuccia.

MELACOTTA
	Grazie mille a vossa. E Iddio v'accompagni.

BEROWNE
	Aspetta, manigoldo. Ho bisogno di te.
	Se ci tieni al mio favore, cara birba mia,
	fai per me questa cosa che ti chiedo per cortesia.

MELACOTTA
	Quand' che la volete fatta, monsignore?

BEROWNE
	Questo pomeriggio.

MELACOTTA
	La sar fatta, signore. Statevi bene.

BEROWNE
	Ma se non sai neanche di che si tratta.

MELACOTTA
	Signore mio, lo sapr quando l'avr fatta.

BEROWNE
	Gaglioffo che non sei altro, lo devi sapere prima.

MELACOTTA
	Verr da vossignoria domani di prima mattina.

BEROWNE
	La cosa va fatta sto pomeriggio.
	Ascoltami bene, cafone, si tratta solo di questo:
	La Principessa viene a caccia qui nel parco,
	e nel suo seguito c' una donna gentile;
	quando le lingue sono soavi, pronunciano il suo nome,
	e la chiamano Rosalina. Tu chiedi di lei,
	e fa in modo di porre nella sua mano di neve
	questa lettera sigillata.
.D una lettera a Melacotta..
				Ecco il tuo guiderdone. Va'.
.Gli d delle monete..

MELACOTTA
Oh guiderdone, o dolce guiderdone! Meglio d'una remunerazione - meglio per undici svanziche e un picciolo. Dolcissimo mio guidone! Monsignore, f tutto alla perfezione. Guardone! Remunerazione! .Esce..

BEROWNE
	Ed io stracotto, maledizione!
	Io che sono gi stato la frusta dell'amore,
	il vero fustigatore d'ogni sospiro scorato,
	il critico, anzi lo sbirro del buon costume,
	il maestro pedante che tiranneggia quel pupo
	ch' tanto pi munifico d'un qualunque mortale!
	E sto cosino piagnucoloso, bendato, orbo, capriccioso,
	questo vecchio beb, nano gigante, don Cupido,
	reggente de' versi d'amore, signor delle mani al cuore,
	unto monarca di sospiri e lagne,
	sire di perdigiorno e malcontenti,
	temuto principe delle fessurine
	nelle sottane, re delle braghette,
	unico imperatore e generale in capo
	de' trottanti tutori della morale... Ah povero me!
	Eccomi diventato il suo aiutante di campo,
	eccomi qui a portare i suoi colori
	come nastrini sul cerchio d'un saltimbanco!
	Ma come! Io cotto? Io far la corte? Io cercar moglie?
	Una donna, che  come un orologio tedesco,
	sempre in riparazione, sempre fuori di sesto,
	e che non va mai bene, lui che dovrebbe segnare il tempo,
	se non perdendo tempo a badare che vada bene!
	Peggio, anzi peggio di tutto, diventare spergiuro,
	prendere la sbandata per la peggiore di tutt'e tre,
	una fraschetta pallidina con la fronte di velluto,
	che in faccia, al posto degli occhi, ha due palline di pece;
	ma s, perdinci, una monella capace di fare il fatto
	anche se Argo fosse il suo eunuco e carceriere!
	Ed io sospirare per lei, perdere sonno per lei,
	dire giaculatorie per lei! Ma questo  un flagello
	che Ser Cupido t'infligge, caro mio, perch trascuri
	il suo minuscolo, terrificante, onnipossente imperio.
	E sta bene, io amer, scriver e sospirer,
	pregher e far la corte, mi torcer gemendo le braccia:
	c' chi deve amar la mia donna, e chi amare una qualche donnaccia.
.Esce..

/:/ATTO IV



.Scena I


.Entrano la Principessa, Rosalina, Maria, Caterina, Boyet e altri due baroni del seguito, e un guardaboschi..

PRINCIPESSA
	Era il Re che spronava cos forte il suo cavallo
	su per quell'erta ripida del colle?

PRIMO BARONE
	Non lo so, ma non credo che fosse il Re.

PRINCIPESSA
	Chiunque fosse, mostrava un animo rampante.
	Bene, signori, oggi riceveremo il commiato,
	e torneremo in Francia sabato. Amico mio
	guardaboschi, qual  dunque il cespuglio
	dove appostarci a fare gli assassini?

GUARDABOSCHI
	Qui presso, proprio all'orlo del boschetto;
	di l potete fare i pi bei tiri.

PRINCIPESSA
	Ringrazio la belt! Io che tiro son bella,
	ed  perci che dici "i pi bei tiri".

GUARDABOSCHI
	Chiedo venia, signora, non intendevo questo.

PRINCIPESSA
	Come, come? Mi lodi, e poi neghi il gi detto?
	O breve vanit! Non son bella? O dolore!

GUARDABOSCHI
	Bella, signora, e come.

PRINCIPESSA
				Via, ora non mi adulare!
	Se non son bella, una lode non mi pu render tale.
	Qui, specchio mio, un regalo per essere stato schietto;
(.Gli d del denaro..)
	di pi non potrei fare: pago bene un brutto detto.

GUARDABOSCHI
	Tutto quello che siete  bellezza e null'altro.

PRINCIPESSA
	Ma guarda, la mia bellezza  salvata da ci che ho fatto!
	O eresia della bellezza, ben t'adatti al nostro tempo!
	Chi fa regali, anche se brutto, vien giudicato bello.
	Ma via, datemi l'arco! La piet va ad ammazzare,
	e allora il tirare bene vien giudicato male.
	Io lo salvo cos, il mio credito nel tirare;
	se non ferisco,  la piet che non me lo fa fare;
	se invece ferisco lo f per mostrare la mia bravura:
	voglio uccidere non per uccidere ma per farci bella figura.
	E senza dubbio  proprio cos, parecchie volte
	la gloria si fa colpevole di tanti delitti atroci,
	quando, per le apparenze, per amore di fama o lode,
	pieghiamo a queste passioni l'operato del nostro cuore;
	come me, che solo per lode cerco adesso di spillare
	il sangue del povero cervo, cui il mio cuore non vuole male.

BOYET
	Che forse le mogli bisbetiche non sono tiranne su se stesse,
	solo per aver lode, quando fan tutto per essere
	signore dei loro signori?

PRINCIPESSA
	S, solo per aver plauso, e sia pure da noi elargito
	ad ogni signora che sottomette il marito.

.Entra Melacotta..

BOYET
Ecco che arriva un membro della comunit.

MELACOTTA
Buon pomeriggio conceda a tutte il Patreterno! Chiedo venia, chi l' qua la dama in capo?

PRINCIPESSA
Buonuomo, la puoi distinguere dalle altre che sono scapate.

MELACOTTA
Qual  insomma la dama pi granda, la pi alta?

PRINCIPESSA
Quella che l' pi in polpe e la pi slanciata.

MELACOTTA
La pi in polpe e slanciata? Propio cos, il vero  il vero.
	Se il vostro vitino, signora, fusse sottile come il mio ingegno,
	la cinta di una di ste ragazze v'anderebbe a pennello.
	Siete voi la dama in capo? La pi polputa siete voi.

PRINCIPESSA
Che volete da noi, amico? Che possiamo fare per voi?

MELACOTTA
Qua ho una lettera di Ser Birn ad una certa Rosalina.

PRINCIPESSA
	Dammela, dammela! Ser Birn  un mio amico di famiglia.
.Prende la lettera..
	Buon postino, aspetta pi in l. Boyet, siete un ottimo scalco.
	Apritemi questo cappone.

BOYET
					Sono qui proprio per farlo.
.Legge l'intestazione..
	Ma questa lettera  uno sbaglio, qui non riguarda nessuno.
	 indirizzata a Giachenetta.

PRINCIPESSA
					La si legge lo stesso, giuro.
	Voi spezzate il collo al sigillo, e faccia attenzione ognuna.

BOYET (.legge.)
.Pel firmamento, che tu sia bella  infallibilissimo; veritiero che sia venusta; il vero istesso che tu sia amabile. O tu pi bella della belt, pi venusta che venust, pi vera del vero istesso, abbi commiserazione del tuo eroico vassallo. Il magnanimo, illustratissimo re Cofetua pose l'occhio sovra la perniciosa e indubitatissima accattona Zenelofona, ed era talmente regale da poter giustamente dire .Veni, vidi, vici., che a sviscerarlo in lingua volgare - o vile e oscuro volgare! - .videlicet., ei venne, vide e vinse. Ei venne, uno; vide, due; vinse, tre. Ma chi venne? Il re. Perch venne? Onde vedere. Perch mai vide? Per vincere. Ma a chi venne? All'accattona. Cosa vide? L'accattona. Chi mai vinse? L'accattona. La conclusione  la vittoria. Da parte di chi? Del re. La catturata s' arricchita. Chi s'arricchisce? L'accattona. La catastrofe  un imeneo. Da parte di chi? Del re. No, da parte di ambo in uno, ovvero di uno in ambo. Io sono il re, ch cos funziona il ragguaglio. Tu l'accattona, ch cos ci attesta la tua bassezza. Ti ordiner d'amarmi? Sarebbe facile farlo. Ti forzer ad amare? Fare codesto io potrei. Ti chieder di amarmi? Sicuro che lo far. E cosa avrai in cambio dei tuoi stracci? Ricche vesti, toh. Dei tua titilli? Titoli. E di te stessa? Me. Laonde, in attesa d'un tuo riscontro, io profano le labia mie sul tuo pi, gli oculi miei sul tuo ritratto, e il cuore mio su tutte le tue contrade.
Tuo col pi vivo impegno d'industrioso servigio,
Don Adriano de Armado
		Cos il Nemeo lion odi ruggire
			contra di te, agnellino, che sei la sua rapina.
		S'umile ai piedi suoi vorrai finire
			ei smette la sua furia e al gioco inclina.
		Resisti? Ma qual fine farai, o pover'anima?
		Cibo per la sua rabbia, pasto per la su' tana..

PRINCIPESSA
	Ma quale pennacchio tronfio ha mai scritto un tale sproloquio?
	Che banderuola o gallo sul tetto? Avete udito migliore eloquio?

BOYET
	O io mi sbaglio di brutto, oppure ricordo lo stile.

PRINCIPESSA
	Oppure la vostra memoria ha gi il fiato senile.

BOYET
	Questo Armado  uno spagnolo che vive qui a corte, un pazzo,
	un fantastico vantone, uno che serve da sollazzo
	al principe e ai suoi sgobboni.

PRINCIPESSA
					Ma dimmi un po', amicone.
	Chi t'ha affidata la lettera?

MELACOTTA
					Ve l'ho detto, il mio padrone.

PRINCIPESSA
	E a chi dovevi portarla?

MELACOTTA
				Dal signore alla signora.

PRINCIPESSA
	S, ma da quale signore a quale signora?

MELACOTTA
	Da sua eccellenza Birn, mio padrone di mano larga,
	ad una signora di Francia che Rosalina si chiama.

PRINCIPESSA
	Ti sei sbagliato di lettera. S, signori, alla nostra posta.
(.A Rosalina.)
	Cara, tieni la lettera. La tua verr un'altra volta.
.Escono tutti, tranne Boyet, Rosalina, Maria e Melacotta..

BOYET
	Chi  che vi punta? Chi  che vi punta?

ROSALINA
					Dovr dirvelo chiaro?

BOYET
	S, mia America di bellezza.

ROSALINA
					Ebbene, chi tiene l'arco.
	Bella parata, no?

BOYET
	La principessa va a caccia di corna, ma se voi vi sposate
	quell'anno le corna non mancheranno, o ch'io muoia impiccato.
	Bella frecciata, no?

ROSALINA
	Bene, allora io sono l'arciera.

BOYET
					E il vostro cervo chi ?

ROSALINA
	A dirlo dalle corna, voi stesso. State via da me!
	Bella botta davvero!

MARIA
	Se v'azzuffate con lei, lei mira all'osso frontale.

BOYET
Ma lei stessa  colpita pi in basso. Tiro bene o tiro male?

ROSALINA
Vuoi che ti ribatta con un vecchio adagio, ch'era gi adulto quanto il re Pipino di Francia non era che un ragazzetto, e che parla del fare centro?

BOYET
Purch io ti possa rispondere con una storiella altrettanto vetusta, che era gi donna fatta quando Ginevra di Bretagna era una ragazzina, e che parla anch'essa del fare centro.

ROSALINA
	Ma non lo sai fare, amico mio,
		non lo sai fare, in verit.

BOYET
	S'io non so farlo, s'io non so farlo,
		se non so farlo, un altro sapr.
.Esce Rosalina..

MELACOTTA
	Per la Marana che spasso! E che accordo nel darci dentro!

MARIA
	Un tiro in buca mirabile. Tutt'e due han fatto centro.

BOYET
	In buca! L'avete sentita? Adopera il termine esatto!
	Mettiamoci il chiodo dentro, e l'affare  bell'e fatto.

MARIA
	Tirate largo, troppo a manca! In verit siete fuori forma.

MELACOTTA
	Se lui non si fa sotto non far mai la bisogna.

BOYET
	S'io sono fuori forma, forse  in forma la vostra manina.

MELACOTTA
	Certo, se spacca il chiodo, fa una bella spruzzatina.

MARIA
	Via, via, parlate grasso, vi s'insudicia la bocca.

MELACOTTA
	Col chiodo ci sa far troppo. Avanti, sfidatela a bocce.

BOYET
	Temo troppi strofinamenti. Buona notte, mio buon allocco.
.Escono Boyet e Maria..

MELACOTTA
	All'anima mia! Un vero bifolco, uno zotico semplicione!
	Dio Ges! Le donne ed io gli abbiamo dato una bella lezione!
	Affema! Che scherzi magnifici, che squisite finezze volgari,
	quando sborrano via cos lisce, cos oscene, cos naturali.
	C' poi l'Armado - ah quello!  un tipetto che l' uno schianto!
	Dovreste vederlo far strada a una donna, e reggerle il ventaglio!
	O mandar baci sulla mano! E con che garbo ti scuoia i santi!
	E quel suo paggio dall'altro canto, che manciata di spiritosaggini!
	Ah, Dominiddio sia lodato, l' un moschino cos toccante!
.Grida di dentro..
	Oil, al cervo, al cervo! .Esce..

/:/Scena II


.Entrano Oloferne, Don Natalino e Intronato..

DON NATALINO
Svago degno d'assai rispetto, davvero, e svolto sotto l'egida d'una pretta coscienza.

OLOFERNE
Il cervo l'era, come sapete, d'ottimo sangue, .sanguis., maturo come il pomo di paradiso, che ora pende come un gioiello dall'orecchia del .coelum., cielo, firmamento, volta celeste, e tutt'a un tratto ti casca come mela sarvatica sovra la faccia di .terra., suolo, terreno, globo terracqueo.

DON NATALINO
Davvero, mastro Oloferne, gli epiteti sono squisitamente variati, farina del sacco d'uno studioso per dire il meno; ma signor mio, io v'assicuro che si trattava d'un cervotto con le prime corna sul capo.

OLOFERNE
.Haud. credo, don Natalino.

INTRONATO
Gnorn che non era un alto redo, ma un cerbiatto d'anni dua.

OLOFERNE
O quanto mai barbara intrusione! Ma pure una sorta d'insinuazione, come pu dirsi, .in via., a m di spiegazione, o come dire un modo di. fcere., di fare replicazione, o per dire meglio di .ostentare., come si dice, di mostrare la sua propensione - secondo il suo modo indirozzato, disadorno, inesercitato, srifinito, diseducato, poco sfrondato oppure a dir meglio illetterato, o a dire ancor meglio incoltivato, di mutar di straforo il mio .haud credo. in un cervo cornuto.

INTRONATO
Io dissi che il cervo non era un alto grigio redo, ma solo un cerbiatto.

OLOFERNE
	Candore a doppia cottura! Bis coctus!
	O tu mostro dell'ignoranza, come deforme ti mostri!

DON NATALINO
Ei mai si nutr di leccalecca che da un libro sian sfornati.
In altre parole come pu dirsi, ei non ha mai magnato carta, mai bevuto inchiostro. Il suo comprendonio non  punto infarcito.  solo un animale, solo sensibile nelle sue parti pi intronate.
	E queste sterili piante ci son messe sott'occhio al fin che noi siam grati
	- come siam noi di cuore e gusto - per i frutti a lui negati.
	Come mai s'addirebbe a me stesso l'esser vano, indiscreto e babbione,
	cos mandarlo a scuola sarebbe voler istruire un coglione.
	Ma. omne bene., dico io, con quel vecchio Padre sapiente:
	molti sopportano il brutto tempo, che non amano affatto il vento.

INTRONATO
	Voialtri dua gente libresca, sapete dirmi col vostro ingegno,
	chi alla nascita di Caino era d'un mese, che oggi non  pi vecchio?

OLOFERNE
Dictynna, compare Intronato. Dictynna, compare mio.

INTRONATO
Cos' sta Dictima?

DON NATALINO
 un nome di Febe, di Luna, insomma la luna.

OLOFERNE
	La luna era vecchia d'un mese quando Adamo ne aveva non pi,
	e quando lui ebbe cent'anni ell'era d'un mese o poco pi.
	Pure se cambi i nomi ti funziona la mia allusione.

INTRONATO
Ma guarda un poco, l' vero: cambio i nomi e ci  sempre la collusione.

OLOFERNE
Dio aiuti il tuo comprendonio! Ho detto: la mia allusione.

INTRONATO
Ed io ci dico che cambio i nomi, e c' sempre la polluzione. Imperocch la luna non ha mai pi d'un mese. E ci dico inoltre che l'era un cerbiatto quello che venne ucciso.

OLOFERNE
Don Natalino, ve la sentite d'udire un epitaffio estemporaneo sulla morte del cervo? E per far contento sto deficiente, chiamer cerbiatto il cervo ucciso dalla Principessa.

DON NATALINO
.Perge., buon maestro Oloferne, .perge., purch abbiate la compiacenza di abrogare le scurrilit.

OLOFERNE
Io vorr usare alquante volte l'allitterazione, la qual denota una vena scorrevole.
	La principessa predace punse e prese un piacevole piccolo cervo;
		qualcuno dice acerbo, e certo inacerbato dal dardo.
	I cani fecer cagnara, e se stiracchi il cervo un cerbiatto salta dal cespo;
		ma cervo, cervotto o cerbiatto, la gente comincia il chiasso.
	Se il cervo raddoppia la C, ci indica cervi cento,
		e se ancor v'aggiungo una C, di cervi ne avr dugento.

DON NATALINO
Ma guarda un po' che raro talento!

INTRONATO
Se sto talento vuol dire tallone, sto suo talento non merita altro che un bel colpo di tallone.

OLOFERNE
Questo mio  un dono di natura che ho, semplice semplice;  un folle spirito stravangante, pieno di forme, figure, profili, oggetti, idee, apprensioni, mozioni e revoluzioni. Codesti son generati nel ventricolo della memoria, nutriti nel grembo della .pia mater., e sbrodolati al maturarsi dei tempi. Ma il dono funziona solo in quei che han l'ingegno affusolato, ed io ne dico merc.

DON NATALINO
Messere mio, io ci dico merc al Sommo Fattore che ci ha donato vossignoria, e similmente dorebbono fare i miei parrocchiani, dacch da vossia i lor figlioli sono bene istruiti, e le figliole si fanno pregne di scienza sotto di voi. Siete davvero un ottimo membro della comunit.

OLOFERNE
.Mehercle!. Se i loro figlioli han dell'ingegno, non gli mancher nutrimento. E se le figliole ci sanno fare, potete contarci che glielo sapr inculcare. Ma .vir sapit qui pauca loquitur.. Un'anima femminina viene a trovarci.

.Entrano Giachenetta con una lettera, e Melacotta..

GIACHENETTA
Dio vi dia il buond, messere il curato.

OLOFERNE
Messere il curato fa rima con penetrato, e se qualcheduno andrebbe penetrato qua chi sarebbe?

MELACOTTA
Per le Maremme, sor maestro di scuola, quello che pi assomiglia a un barilotto.

OLOFERNE
Penetrare un barilotto! Buona scintilla d'arguzia in una zolla di fango, degna di far da acciarino, e vera perla da porci. Mi compiaccio, l' buona davvero.

GIACHENETTA
Messer curato, pregovi leggermi questa lettera qua. Me l'ha data Melacotta, e me la manda don Armado. Vi prego proprio con calore, leggtemela.

OLOFERNE
	.Fauste precor gelida quando pecus omne sub umbra
	ruminat....
e via dicendo. Ah, vecchio buon Mantovano, io posso dire di te quel che dice il viatore di Venezia:
		.Venezia, Venezia,
		chi non ti vede non ti prezia..
Ah vecchio Mantovano! Vecchio Mantovano! Colui che non t'assapora ei non t'adora. (.Canta.) Do, re, mi, sol, la, mi, fa. - Chiedo venia, messer curato, che contiene la epistola? O per meglio dire, come Orazio direbbe ne' sua ...ma come, all'anima mia,  in versi?

DON NATALINO
	Messers, e molto dotti.

OLOFERNE
Fate sentire una strofa, una stanza, un rigo. .Lege, domine..

DON NATALINO (.legge.)
	.Se amor fammi spergiuro, come giurare amore?
		Ah mai dur una fede che a belt non si lega!
	A me stesso spergiuro, ti do per sempre il cuore;
		Quercia mi fu il mio giuro, per te giunco che pigasi.
	Lo studio lascia i libri, de' tuoi occhi fa pagina,
		in essi son le gioie tutte che l'arte abbraccia.
	Se la mira  il sapere, saper te sola bstami,
		ben dotta  quella lingua che le tue lodi traccia.
	Tutta ignorante  l'anima che in te non ha stupore,
		e il mio merito  questo, ammirar le tue lande.
	L'occhio ha il lampo di Giove, il tuono la tua voce,
		ch' musica e calore, se d'ira non vibrante.
	Celeste come sei, perdonami la fiacchezza
		nel cantar lode al cielo con s mortal favella!.

OLOFERNE
Se non fate sentire gli apostrofi, vi fate sfuggire il ritmo. Lasciate ch'io sopravveda la canzonetta.
.Prende la lettera..
Qua va bene solo la metrica; ma in quanto all'eleganza, alla scorrevolezza, e alla soave cadenza del carme, .caret.. Ovidio Nasone, lui ci sapeva fare, e invero perch 'Nasone' se non perch sapeva fiutare i fiori odorosi della fantasia, gli scatti dell'invenzione? .Imitari.  nulla di nulla. Lo fa il cane col suo padrone, la scimia col suo guardiano, e il cavallo bardato col suo cavaliere. Ma dite, mia vergine damigella,  stato questo a voi indirizzato?

GIACHENETTA
Messers, da un certo Mossier Birn, ch' l'uno dei signori della Regina forastiera.

OLOFERNE
Fatemi un po' vedere la sovrascritta. (.legge.) .Alla nivea manina della stupenda madonna Rosalina.. Io vo' scrutare di nuovo l'intendimento della missiva, onde precisare colui che scrive alla persona cui viene scritto: .Il di Vossignoria in qualsivoglia servigio ch'ella mi possa chiedere, Berowne.. Don Natalino, questo Birn  uno di quei che han fatto voto col Re, e qui ha composta un'epistola ad una seguace della Regina forastiera, la quale missiva per accidente ovver nel corso del suo viaggio ha presa la via sbagliata. Trotterella, dolcezza mia, e consegna sta carta nelle regali mani del Re; pu avere parecchia rilevanza. Non perdere tempo co' convenevoli, ti dispenso dall'obbligo. Adieu.

GIACHENETTA
Buon Melacotta, accompagnami tu. Monsignore, Dio vi tuteli la vita.

MELACOTTA
Eccomi tutto a te, forosetta mia.
.Escono Melacotta e Giachenetta..

DON NATALINO
Monsignore, avete fatto sta cosa nel timore d'Iddio, da omo assai devoto. E come disse quel Padre...

OLOFERNE
Don Natalino, lasciamoli stare sti Padri, ch'io temo quei pennoncelli che ognuno dipinge a piacer suo. Ma per tornare a quei versi: davvero vi son piaciuti, don Natalino?

DON NATALINO
Ottimi veramente per la calligrafia.

OLOFERNE
Io v a desinare oggi a casa del padre d'un certo scolare mio. Se prima del pasto voleste compiacervi di santificare la mensa con un deograzias, io in forza del privilegio di cui godo co' genitori del sovradetto naccherino o scolare, vi garantisco il .benvenuto.. E l vi dimostrer che quei versi son molto incolti, n insaporiti di poesia, n d'arguzia o invenzione. Onoratemi della vostra compagnia.

DON NATALINO
E ve ne dico merc per giunta, dacch, come dice il testo, la compagnia  la felicit della vita.

OLOFERNE
E di sicuro il testo dice molto infallibilmente la parola decisiva. (.A Intronato.) Invito anche voi, messere; non mi direte di no. .Pauca verba.. Andiamo! I signori se la spassano a caccia, e pure noi ci piglieremo le nostre distrazioni.
.Escono..

/:/Scena III


.Entra Berowne, solo, con un foglio in mano..

BEROWNE (.legge.)
		.Il Re va a caccia del cervo,
			io di me stesso....
Hanno teso una rete; sono irretito in pgola - a insozzarmi di pece. "Insozzare" - che sporca parola! Bene, accmodati pure, dolore, cos mi si dice che ha detto quel buffone, e cos dico io - il buffone che sono. Come logica non fa grinze, intelligentone! Per Domineddio, questo Amore  un pazzo furioso, come Aiace: ammazza le pecore, ammazza me. Sono una pecora. Un'altra prova di ferro a mio favore! Io non mi voglio prendere questa cotta, mi impicchino se lo f! Per l'anima mia, non amer. Ah, ma i suoi occhi! Per la luce del d, non fosse per i suoi occhi non sarei mica innamorato - s, per tutti e due i suoi occhi. Ecco, non f altro al mondo che mentire, e mentire per la gola. Per il cielo, io amo, e l'amore m'ha insegnato a far le rime, e ad essere scorbacchiato; ed eccolo qua un bel saggio dei miei versi, ed eccola qua la mia depressione. Beh, uno dei miei sonetti lei l'ha gi ricevuto. L'ha portato quel buzzurro, l'ha mandato un buffone, e la bella l'ha avuto; caro buzzurro, pi caro buffone, carissima bellezza! Malnaggia, la cosa non mi darebbe il minimo pensiero se pure gli altri si trovassero impegolati. Ma guarda, ne arriva uno con un foglio in mano. Iddio gli faccia la grazia di farsi scappare una lagna!
.Si nasconde..

.Entra il Re con un foglio..

RE
Aim!

BEROWNE
Beccato, per le messe! Procedi, dolce Cupido. L'hai urtato con la freccina sotto la mamma sinistra. Scommetto che adesso mi scoprir i suoi altarini!

RE (.legge.)
	.Un bacio cos dolce non manda il sole d'oro,
		sorgendo, a quelle fresche gocciole sulle rose,
	come i tuoi occhi, se i lor raggi irrorano
		la rugiadosa notte che sul mio viso scorre.
	N la luna d'argento  di met lucente
		traverso il petto diafano dell'abisso marino,
	come il tuo volto, quale nel pianto mio risplende:
		tu brilli in ogni lacrima ch'io verso dal mio ciglio.
	Come un cocchio ti porta ogni mia goccia.
		Cos in trionfo avanzi per tutta la mia doglia.
	Guarda solo le lacrime che dentro mi si gonfiano:
		attraverso il dolore mostreran la tua gloria.
	Ma non amar te stessa: ch allora penserai
	specchio il mio pianto, e ancora ne vorrai.
	Regina di regine, quanto tu sia eccellente
	n lingua potr dirlo, n pensarlo una mente!.
Ma come le f sapere questi miei triboli? Getto per terra questo foglio. Celate la mia follia, o amiche foglie. Ma chi  che arriva? .Si nasconde..

.Entra Longaville con parecchi fogli..
	Ma guarda, Longaville, Longaville che legge!
	Orecchio mio, sta attento!

BEROWNE
	Ecco, in copia conforme, un altro deficiente!

LONGAVILLE
Aim, sono spergiuro!

BEROWNE
Difatti, arriva come lo spergiuro, con tutti i suoi cartelli.

RE
	Stracotto, spero - compagno in frodo
	 gran conslo!

BEROWNE
	Un ubriaco ama un altro che si dice alzi il gomito.

LONGAVILLE
	Sono io il primo ad essere in tal modo spergiuro?

BEROWNE
	Conslati, sei il terzo - ne son proprio sicuro.
	Completi il triunvirato, sei il tricorno della famiglia,
	e formi la forca d'amore che impicca la nostra idiozia.

LONGAVILLE
	Sti rozzi versi, io temo, non han forza di commuovere.
	(.Legge.) .Dolcissima Maria, imperatrice del mio cuore!....
	No, questi versi li strappo, e mi provo a scrivere prose.
.Strappa un foglio..

BEROWNE
	Attento, i versi a Cupido gli ricamano le uose;
	non sfigurargli la bottega.

LONGAVILLE (.prende in mano un altro foglio.)
				Questo credo che possa andare.
(.Legge.)
	.Non fu degli occhi tuoi la divina loquela,
		contro cui il mondo oppor non sa ragione,
	a persuadermi il cuore a quest'offesa?
		Ma un voto per te infranto non merita sanzione.
	Giurai non amar donna, ma posso dimostrare
		che, sendo tu una dea, contro te non giurai.
	Terrestre fu il mio giuro, il tuo amor celestiale;
		avendo la tua grazia, ogni offesa curai.
	Un voto  solo un fiato, ed il fiato  un vapore;
		e tu, bel sol che brilli sul mio suolo,
	aspiri a rendi tua quella mia espirazione:
		pur da me fatto, non  mio quel dolo.
	S'io l'infrango, qual folle non  cotanto ardito
	da rompere il suo voto per vincere un paradiso?.

BEROWNE
	Questo  l'idioma del fegato, che la carne umana inda,
	e fa una dea d'una papera. Pura, pura idolatria.
	Dio ci corregga! Dio ci perdoni! Siamo proprio fuor di via.

.Entra Dumaine con un foglio di carta..

LONGAVILLE
	Con chi lo mando? Ma chi viene? Nascondiamoci, via.
.Si nasconde..

BEROWNE
	Tutti, tutti a nascondarella -  un vecchio gioco da bambini.
	Ed io me ne sto tra le stelle, come un essere semidivino,
	ad origliare i segreti di quei poveri disgraziati.
	Altri sacchi al mulino! O Dio, ci che avevo sperato!
	Quattro beccacce in un piatto! Dumaine transfigurato!

DUMAINE
	O divinissima Cate!

BEROWNE
	O profanissimo idiota!

DUMAINE
	Pel cielo, tu stupore d'uno sguardo mortale!

BEROWNE
	Per la terra, tu menti, o erotico caporale!

DUMAINE
	I suoi capelli ambrati fan sfigurare l'ambra.

BEROWNE
	Sicuro, han visto volare una cornacchia gialla.

DUMAINE
	 dritta come un cedro.

BEROWNE
				Cala un poco, coraggio!
	Ha la gobba di sette mesi.

DUMAINE
				 come un d di maggio.

BEROWNE
	S, qualche d ch' nuvolo, e il sole non appare.

DUMAINE
	Potessi averla!

LONGAVILLE
			Ed io la mia! In questo siamo pari.

RE
	E avessi anch'io ci che sogno, oh s, buon Dio!

BEROWNE
	Amen, se a me va bene! Non  un ottimo auspicio?

DUMAINE
	Pure vorrei scordarmela, ma  una febbre che impazza
	nel sangue mio, ed esige rimembranza.

BEROWNE
	Una febbre nel sangue? Allora un buon salasso
	e lei gi in bacinella. Bel malinteso, caspio!

DUMAINE
	Rileggo ancora l'ode che le avevo dedicato.

BEROWNE
	E noi constatiamo il fiasco del poeta innamorato.

DUMAINE (.legge.)
	.Un d - ahim qual d, mal n'aggio! -
	Amor, che sempre adora il maggio,
	vide stupenda rosellina
	trastullarsi all'aria lasciva.
	Tra i suoi petali di velluto
	scivola il vento non veduto;
	e Amor che muore di gelosia
	esser vorrebbe fiato dell'aria.
	Aria, dice, tu puoi soffiare,
	potess'io come te trionfare!
	Aim, con mano mia ho giurato
	di non spiccarti mai dal ramo.
	 un giuro avverso a giovinezza,
	pronta ognora a spiccar dolcezza!
	Non lo chiamare in me peccato,
	s'io per te son spergiurato;
	per te Giove giurerebbe
	che Giunone  nera di pelle,
	e negherebbe d'esser Giove,
	facendosi uomo per il tuo amore..
	Codesta s gliela mando, con qualcosa di pi chiaro,
	che esprima il mio d'amor digiuno amaro.
	Ah, magari Birn, e Longaville e il Re
	fossero cotti anche loro! Il loro precedente
	torrebbe alla mia fronte immantinente
	il marchio dello spergiuro. Infatti  chiaro
	che dove ognuno  folle, nessuno fa peccato.

LONGAVILLE (.facendosi avanti.)
	Dumaine, non c' carit nella tua passione,
	se desideri compagnia nelle tue grane d'amore.
	Tu impallidisci, vedo, ma io sarei rosso, o bella,
	se fossi udito e colto a fare sta pennichella.

RE (.facendosi avanti.)
	Dovreste arrossire voi! Il vostro caso  uguale:
	rimproverate lui e fate assai pi male.
	Voi non amate Maria! Il nostro amico  puro,
	mai compil sonetti per l'amor suo, lo giura,
	n mai represse il battito del cuore
	serrando il petto ansante a braccia in croce.
	In questo cespo io m'ero defilato,
	e, arrossendo per voi, v'ho tutt'e due osservati.
	Ho udito i vostri versi colpevoli, le azioni
	ho visto e i fiati ansanti, ho scoverta la vostra passione.
	"Aim!" dice uno: "O Giove!" strilla l'altro.
	Uno: "Ha la chioma d'oro"; l'altro: "Ha i rai di cristallo!"
(.A Longaville.)
	Per avere il paradiso romperesti patto e giuro.
(.A Dumaine.)
	E Giove, per la tua bella, si sarebbe fatto spergiuro.
	Che cosa dir Birn quando sapr
	che avete rotto il voto fatto con tanta solennit?
	Come vi fruster coi suoi lazzi di sfottimento!
	E come trionfer, saltando di gioia e ridendo!
	Per tutte le ricchezze che mai ho potuto vedere,
	tutto questo io non vorrei che da me lo venisse a sapere.

BEROWNE (.facendosi avanti.)
	Ora m'avanzo io per frustare l'ipocrisia.
	Ah, prgoti perdonarmi, caro signore mio!
	Ma per l'anima tua, con che faccia ardisci di farti avante
	ad accusar questi vermi, che pi di loro sei amante?
	I tuoi occhi non sono cocchi; nelle tue goccioline
	non si rispecchia mica una certa principessina.
	Non vuoi fare lo spergiuro, non  cosa che si rispetti;
	via, soltanto i giullari amano far sonetti!
	Ma non ti vengogni? Anzi, tutti e tre voi bell'ingegni,
	ma non vi vergognate d'aver tanto passato il segno?
	Tu adocchi la sua pagliuzza, il Re la vostra adocchia,
	ma io veggo una trave in ciascuno de' vostri occhi.
	Ah che scena di folli ho mai dovuto vedere!
	Sospiri, lagne, grida d'aiuto, affliggimenti, pene!
	Oh con che gran pazienza sono stato
	a vedere che in zanzara un Re s' straformato!
	Ercole magno che frusta la trottolina,
	Salomone il gran saggio che t'intona una canzoncina,
	Nestore che giocherella coi mocciosi alle noccioline,
	e il censorio Timone che ride a battute cretine!
	Dov' la tua bua, dimmelo Dumenino, dov'?
	E piccolo Longaville, dov' che duole, dov'?
	Dov' la bua del mio sovrano? Dovunque, in tutto il petto.
	Portate un poncino caldo!

RE
				Birn, troppo amaro  il tuo scherzo.
	Allora tu ci hai traditi facendoci la spia?

BEROWNE
	Non voi traditi da me, tradito da voi son io.
	Io che son omo onesto, io che reputo un peccato
	rompere un giuramento in cui mi sono impegnato,
	io mi sento tradito gi nel fare comunanza
	con persone come voi, uomini d'incostanza.
	Quando mai mi troverete a scrivere un rigo in verso?
	O a gemere per una Gianna? O a sprecare un minuto di tempo
	a fare il pavone? Quando mai mi sentirete lodare
	mano o piede, sguardo o faccia, o modo di camminare,
	o gesto, o fronte, o seno, o un vitino o una gambetta
	o che so io...

RE
			Piano! Dove vai cos di fretta?
	 un omo onesto o un ladro che si squaglia cos al galoppo?

BEROWNE
	Scappo via dall'amore. Caro amante, non farmi intoppo.

.Entrano Giachenetta con una lettera, e Melacotta..

GIACHENETTA
	Iddio feliciti il Re!

RE
				Bella mia, che dono mi rechi?

MELACOTTA
	Un tradimento assicurato.

RE
					E chi vuole tradirci, qui?

MELACOTTA
	Nessuno di fatto, sire.

RE
				Allora nessuno pu farci male,
	e voi e il tradimento potete andarvene in pace.

GIACHENETTA
	Io scongiuro vostra grazia di far leggere questa lettera.
	Ci  dentro un tradimento, dice il curato che la sospetta.

RE
	Birn, leggila dunque.
.Berowne legge la lettera..
				A te chi te l'ha data?

GIACHENETTA
	 stato lui, Melacotta.

RE
				E a te chi te l'ha data?

MELACOTTA
Il Dan Armando, Dan Armadio, sire, Dan Agramante.
.Berowne straccia la lettera..

RE
	Ehi, che mattana ti prende? Perch me l'hai stracciata?

BEROWNE
	Sciocchezze, sire, sciocchezze. Non c' rischio per vostra grazia.

LONGAVILLE
	La lettera l'ha sconvolto, ed  bene che la si senta.

DUMAINE (.ne raccoglie i pezzi.)
	 di mano di Birn, qua c' il nome chiaramente.

BEROWNE (.A Melacotta.)
	Ah, sei nato per svergognarmi, figlio di troia, deficiente!
	Sono colpevole, sono colpevole! Monsignore, lo confesso!

RE
	Ma cosa confessi?

BEROWNE
	A voi tre folli, per fare il tavolo, mancava un folle, me stesso.
	Lui, lui, e voi - voi mio signore - ed io per finire,
	siamo ladruncoli in amore, e meritiamo di morire.
	S mandate via questa gente, dir di pi del fatto.

DUMAINE
	Ora il numero  pari.

BEROWNE
				Vero, vero, siamo in quattro.
	Se ne andranno ste tortorelle?

RE
					S, andate via, signori!

MELACOTTA
	Vada via la brava gente, e rimangano i traditori.
.Escono Melacotta e Giachenetta..

BEROWNE
	Cari signori miei, miei cari amanti,
		abbracciamoci, via. Siamo tanto corretti
	come pu esserlo gente di carne e sangue.
		Il mare si gonfia e sgonfia, il cielo ha molti aspetti,
	il sangue giovane non rispetta le ordinanze dei vecchi.
	Opporci non possiamo alla causa per cui siam nati;
	in ogni caso perci quei giuramenti li avremmo violati.

RE
	Ma allora questi frammenti rivelavano un tuo amore?

BEROWNE
	"Rivelavano", dite? Ma chi pu guardare il sole
	di Rosalina e non, come un selvaggio
	rozzo dell'India al primo sfolgorare
		del sontuoso Oriente, chinare i rai vassalli,
	baciando il vile suolo col suo petto adorante?
		Quale sguardo spavaldo dalla vista aquilina
	osa fissare il cielo del suo ciglio
		senz'essere accecato dal suo volto divino?

RE
	Che frenesia, che foga ora ti piglia?
		L'amor mio, sua signora,  una graziosa luna,
	lei una stella satellite, che poca luce effonde.

BEROWNE
		Questi occhi non son occhi, dunque, n io Birn.
	Oh, non fosse per lei, il d sarebbe notte!
		Gl'incarnati, tra tutti, di pi sovranit,
	s'incontrano alla festa delle sue guance rosa,
		dove pi pregi fanno un'unica dignit,
	e nulla manca che la voglia voglia.
		A me le infiorature di tutte le lingue nobili -
	Via, dipinta retorica! Oh lei non ne ha bisogno!
		La lingua del mercante lodi pur la sua roba:
	lei stravince ogni lode; poco lodare insozza.
		Un eremita stento, da cento inverni logorato,
	met ne scrollerebbe fisso alla sua pupilla.
		Belt rinnova un vecchio, quasi fosse rinato,
	e d al volto l'infanzia della culla.
		Oh lei  un bel sole che fa tutto bello!

RE
	Ma perdio, la tua bella  nera come l'ebano!

BEROWNE
	L'ebano  come lei? O rarissimo legno!
		Moglie di tal fattura sarebbe felicit!
	Via, chi riceve un giuro? La Bibbia dove sta?
		Vi giuro che belt difetta di belt
	se non impara dalla sua pupilla:
		se non  cos buio, un viso non  bello.

RE
	O paradosso! Il nero  l'emblema dell'inferno,
		il color delle carceri, la scuola della notte;
	il cimiero del bello tocca invece a un bel cielo.

BEROWNE
		Il diavol tenta meglio se ha di luce le forme.
	Ah, se pur la sua fronte s' vestita di nero,
		 in lutto pei belletti e le chiome fasulle,
	che adescano gli amanti col loro finto aspetto,
		ed ella  nata per far bello il nero.
	Il suo volto rinnova la moda del suo secolo,
		ch il rosso naturale ora  stimato finto;
	oramai se un bel rosso vuole evitar discredito,
		si dipinga di nero, imitando il suo viso.

DUMAINE
	Ma s, per somigliarle  nero lo spazzacamino.

LONGAVILLE
		Da che c' lei, si stimano fulgidi i carbonari.

RE
	Certo, e gli etiopi vantano il proprio colorito.

DUMAINE
		Al buio non pi candele, luce e buio sono uguali.

BEROWNE
	Piove? Le vostre amate non mettano fuori il naso,
		temendo che i colori vengan lavati via.

RE
	Birn, per dirla tonda, la tua dovrebbe farlo,
		o trovo un viso sporco pi bello stamattina.

BEROWNE
	Vi prover che  bella, o star qui a parlare
		sino al d del giudizio universale.

RE
	Allora non vedrai diavol di lei pi orribile.

DUMAINE
		Mai visto un uomo avere pi cara cosa vile!

LONGAVILLE
	Guarda,  qui la tua bella. (.gli mostra una scarpa.)
				Somiglia alla mia scarpa.

BEROWNE
		Se fossero lastricate co' tuoi occhi le strade,
	sarebbe troppo fine per pestarle il suo piede.

DUMAINE
		Oh, vile! Ci che trovasi pi in s delle sue gambe
	la strada lo vedrebbe mentre sopra le incede.

RE
		Ma perch accapigliarsi? Non siam tutti in amore?

BEROWNE
	Ah, nulla di pi certo, quindi tutti spergiuri.

RE
		Allora basta chiacchiere. E, buon Birn, tu provaci
	questi amori legittimi, intatti i nostri giuri.

DUMAINE
		S perdio, alle magagne un qualche abbellimento!

LONGAVILLE
	Un qualche precedente per sapere che cosa fare!
		Qualche trucco o cavillo che il diavolo pu truffare!

DUMAINE
	Un decotto per lo spergiuro.

BEROWNE
					 pi che necessario.
	Ecco dunque, soldati dell'amore!
	Considerate quello che in prima s' promesso:
	digiunare, studiare, non vedere il bel sesso:
	questo  un vero tradire la giovent sovrana.
	Potete digiunare? Troppo giovani sono
	le pance, e l'astinenza genera malattie.
	Oh, abbiamo fatto il voto di studiare, signori,
	e con quel voto rinnegato i libri:
	perch quando mai voi, e voi, e voi signore,
	avreste potuto inventare, in plumbea meditazione,
	versi cos infuocati come quelli che suggeriscono,
	arricchendovi, gli occhi tutori della belt?
	Altre arti pi lente invadono i comprendoni,
	e dipoi, praticate da sterili sgobboni,
	danno un magro raccolto per le loro fatiche;
	ma l'amore, imparato dagli occhi d'una donna
	non vive solo chiuso nel cervello,
	ma col moto di tutti gli elementi
	scorre in ogni funzione, ratto come il pensiero,
	ed a ciascuna apporta doppia forza
	oltre la sua natura, oltre le sue mansioni.
	Aggiunge all'occhio una virt preziosa:
	accecano le aquile gli sguardi innamorati.
	Orecchio innamorato avverte il pi sommesso
	rumore, quando cessa il sospetto d'un ladrone.
	Il tatto dell'amore  pi lieve e squisito
	delle tenere antenne di chiocciola ingusciata.
	Lingua d'amore mostra che Bacco il raffinato
	ha gusti rozzi; quanto al suo valore,
	non  l'Amore un Ercole, ognissempre proteso
	a spiccare dal ramo i pomi delle Esperidi?
	Astuto come Sfinge; melodioso
	come il liuto d'Apollo, le cui corde
	son suoi capelli. E quando Amore parla,
	la voce degli dei tutti fa ebbro il cielo
	con la sua melodia. Giammai os poeta
	toccar stilo per scrivere sinch l'inchiostro suo
	non fosse temperato co' sospiri d'amore.
	Ma oh, allora i suoi versi solevano incantare
	gli orecchi de' selvaggi, ed impiantare
	ne' cuori dei tiranni una mite umilt.
	Dagli occhi delle donne traggo questa dottrina:
	del fuoco di Prometeo essi scintillan sempre;
	son essi i libri, le arti, le accademie
	che mostrano, contengono, nutrono il mondo intero;
	fuor d'essi non pu eccellere nessuno.
	Pazzi allora voi foste a rinnegare
	le donne, e voi sareste pazzi ancora
	a mantenere i voti su cui avete giurato.
	Per amor di saggezza, parola a tutti cara,
	per amor dell'amore, cui tutti sono cari,
	per amore degli uomini che queste donne han fatto,
	o delle donne, che fan tali gli uomini,
	per una sola volta a quei voti manchiamo,
	per ritrovar noi stessi, o noi stessi perdiamo
	per mantenere i voti.  religione
	esser cos spergiuri, dacch la carit
	ubbidisce essa stessa a una legge divina,
	e chi pu separare amor da carit?

RE
	Per San Cupido, allora! Soldati miei, alla lotta!

BEROWNE
	Drizzate gli stendardi, signori, ed attacchiamole!
	Alla rinfusa, addosso! Per, nell'avvinghiarle,
	cercate di averne un pupo, mi raccomando.

LONGAVILLE
	Andiamo all'osso, via, ch questo lo sappiamo.
	Di corteggiar le belle di Francia decidiamo?

RE
	S, e di farcele! Dunque, escogitiamo
	qualche spasso per loro, nei loro padiglioni.

BEROWNE
	Anzitutto, dal parco le scortiamo
	verso le loro tende, e per la via
	ciascheduno s'afferri la manina
	della sua bella. Poi, nel pomeriggio,
	vorremo divertirle con qualche strano spasso,
	quel che si pu inventare nel poco tempo rimasto;
	ch feste, danze, maschere, ore allegre
	precedono l'amore, di fior la via spargendone.

RE
	Andiamo dunque, andiamo! Non lesiniamo tempo
	se ci occorre e se serve al nostro intento.

BEROWNE
.Allons! Allons!.
.Escono il Re, Longaville e Dumaine..
	Non coglie grano chi semina loglio,
		e la giustizia gira sempre in maniera eguale.
	Ste civettuole posson risultare
		peggio che peste per chi ha rotto un voto;
	e se  cos, con il nostro danaro
		avremo solo quel che meritiamo. .Esce..

/:/ATTO V



.Scena I


.Entrano Oloferne, Don Natalino e Intronato..

OLOFERNE
.Satis quod sufficit..

DON NATALINO
Io ringrazio Iddio che a noi v'ha dato, maestro. I vostri ragionamenti a colazione sono stati aguti e sentenziosi, piacevoli senza scurrilit, spiritosi senza affettazione, audaci senz'impudenza, colti senza spocchia alcuna, e nuovi senz'eresia. Ho conversato sto .quondam. d con un compagno del Re, ch' intitolato, vocato ovver chiamato Don Adriano de Armado.

OLOFERNE
.Novi hominem tanquam te.. Il suo umore  altezzoso, il suo parlar perentorio, la sua lingua levigata, il suo oculo ambizioso, il suo passo maestoso, e tutto il suo fare vanitoso, ridicolo e da vantone. Un tipo troppo schizzinoso, tropo eccentrico, troppo prezioso, troppo spocchioso o come pu dirsi, troppo imperegrinato, se cos posso dire.

DON NATALINO
Epiteto ben eletto e pi che mai singolare.
.Tira fuori il suo calepino..

OLOFERNE
Ei mi dipana il filo della sua verbosit pi fine che la matassa del suo argomento. Io aborro questi fanatici stravaganti, questi compagni insocievoli e pedantesco-precisi, questi martoriatori d'ortografia, che ti dicono "dubio" cum una sola b, quando dovrebboro dire "dubbio","debbito" quando dovrebbero pronunciare "debito" - d,e,b,i,t,o, e non d,e,b,b,i,t,o. Un vitellino ei te lo voca "vittelino", mezzo "mezo", un vicino .vocatur ."v-cino", e nitrire l'abbrevia "nire". Ora questo l' abominabile, che lui sfiaterebbe "abbominevole". E ci insinua in me l'insania. .Ne intelligis, domine?. Far frenetico, far lunatico.

DON NATALINO
.Laus Deo, bone intelligo..

OLOFERNE
.Bone? "Bone". per ."bene".! Prisciano un po' scorticato; ma passi.

.Entrano Armado, Bruscolino e Melacotta..

DON NATALINO
.Videsne quis venit?.

OLOFERNE
.Video et gaudeo..

ARMADO
Valte!

OLOFERNE
.Quare ."valte" e non "salvte"?

ARMADO
Uomini di pace, Iddio vi salvi.

OLOFERNE
Uomo di guerra, i miei saluti.

BRUSCOLINO (.a Melacotta.)
Sono stati ad una gran festa delle lingue ed hanno rubato gli avanzi.

MELACOTTA (.a Bruscolino.)
Uh, questi l' una vita che campano dei rimasugli di parole dal paniere della limosina. Mi fa specie che il tuo principale non t'abbia ancora scambiato per una parola e pappato, visto che sei pi corto di tutta la zucca di .honorificabilitudinitatibus.. Ti s'ingolla meglio d'un chicco passito nella fiamma del rum.

BRUSCOLINO
Zitto! Ch qui comincia la scampanata.

ARMADO (.a Oloferne.)
Monsieur, voi siete un uomo letterato, nevvero?

BRUSCOLINO
Altro che! Insegna ai ragazzini l'abbeccedario foderato di corno. Ditemi un po' cosa sono a e b letti a rovescio col corno in capo?

OLOFERNE
Ba, .pueritia., aggiungendo un paio di corna.

BRUSCOLINO
Ba, tu stupidissima pecora con le corna. Lo senti che pozzo di scienza!

OLOFERNE
.Quis, quis,. consonante che non sei altro?

BRUSCOLINO
Voi siete l'ultima delle cinque vocali, con davanti la t. Ed io la terza e la quarta.

OLOFERNE
Aspetta che me le ricordi: a,e,i,o,u.

BRUSCOLINO
Pecorone sei solo tu. E a rovescio: u,o,i,e,a - il caprone eccolo qua!

ARMADO
Ma guarda, per l'onda salata del Mediterraneum, che tocco fine, che affondo fulmineo d'arguzia! Zic, zac, zcchete ed  toccato! Mi rallegra l'intelletto. Questo s che l' spirito!

BRUSCOLINO
S, offerto da un ragazzino a un vecchio becco pappataci.

OLOFERNE
Ma che domine dite? L'idea qual ?

BRUSCOLINO
Sempre le corna.

OLOFERNE
Ma stai zitto, tu mi ragioni come un beb. Va' a frustare la trottola, va'.

BRUSCOLINO
Prestratemi le corna per farmene una, far girare la vostra ignominia .manu cita.. Una trottola di corno di becco!

MELACOTTA
Ah, ah, se avessi un solo quattrino a sto mondo, te lo darei per comperarti il pan pepato. Tieni qua, questa l' propria la remunerazione che ho avuto dal mio padrone, tu borsellino di spiritosaggine, ovettino di discernimento. Ah, se fusse piaciuto ai superni che tu fussi il mio bastardello, non dico di pi, che padre pieno di gioia faresti di me! Ma va' che sei pieno di spirito .fino alla punta dell'inguine., come ci dicono quei che san parlare latino.

OLOFERNE
Ahi, sento puzza di latino fasullo! "All'inguine" per .ad unguem..

ARMADO
Uomo d'arti, preambula meco. Ci insingoleremo dai barbari. Non siete voi ch'istruite la giovent nel convitto lassuso in cima al monte?

OLOFERNE
Diciamo .mons., collina.

ARMADO
Oh, quanto al monte fate come vi garba.

OLOFERNE
Son io quel desso,. sans question..

ARMADO
Signore mio,  del sovrano pi che soave piacere e intendimento visitare la Principessa nel di lei padiglione nei posteriori di questo d, che la moltitudine rozza appella il pomeriggio.

OLOFERNE
Il posteriore del d, generosissimo mio signore,  locuzione ben appropriata, congrua e convenevole per il meriggio. Il motto  scelto bene, ben azzeccato, melodioso ed atto, io ve ne f sicuro, signore mio, ve ne f sicuro.

ARMADO
Signore mio, il Re l' un nobile gentiluomo e un mio intimo, io ve ne f sicuro, un mio buonissimo amico. Per ci che riguarda quel che fra noi  intrinseco, sorvoliamo - io te ne scongiuro, riponi in testa il cappello, te ne scongiuro, copriti il capo. Ed infra le tante impellenti e molto serie faccende, e di gran peso davvero - ma sorvoliamo. Dacch vo' dirti che l' piacimento della sua grazia, per quanto l' vero il mondo, tal fiata d'appoggiarsi alla mia umile spalla, e col dito regale giocherellare, cos, con le pilose escrescenze, vuoi col mio mustacchio - ma sorvoliamo, o mio carissimo. Per quant' vero il mondo, io non vi conto favole! Anzi, taluni onori speciali si compiace la sua maest di conferire ad Armado, sendo costui soldato e viatore che ha ben veduto il mondo - ma sorvoliamo. La vera somma di tutto questo - ma carissimo mio, imploro la massima discrezione! -  che il Re vorrebbe ch'io offerissi alla Principessa - la dolce pollastrina! - una qualche spassosa esibizione, ostentazione, spettacolo, pantomima o grottesca co' fuochi d'artifizio. Ora, dacch mi risulta che il curato qui e voi stesso - uomo delizioso! - siete ben atti a codeste eruzioni ed improvvisate vomizioni di spasso, come posso dire, io ve n'ho messi a parte, al fine di sollecitare la vostra assistenza.

OLOFERNE
Signore, dinnanzi a lei io vi suggerisco di presentare i Nove Uomini Magni. Don Natalino qui, dacch di tratta d'intrattenere per qualche tempo, di recitare qualcosa nel posteriore di questo d, da mettere s con la nostra assistenza per comando del Re, e con codesto galante, illustrissimo e colto gentiluomo, dinnanzi alla Principessa - dico, niuno di voi  pi atto a presentare codesti chiarissimi Nove.

DON NATALINO
Ma dove mai li andate a pescare degli uomini tanto magni da impersonare quei Magni?

OLOFERNE
Giosu lo fate voi stesso; questo nobile gentiluomo far Giuda il Maccabeo; quest'uomo de' campi, visto che ha membra e giunture magne, andr bene per Pompeo il Magno; il paggio sar Ercole...

ARMADO
Un momento, maestro: errore! Costui non ha ciccia abbastanza per fare il ditone del pi di quel Magno! Non ha sostanza sufficiente per il culone della sua clava.

OLOFERNE
Volete stare un po' a sentirmi? Costui sar Ercole minorenne. Entrer ed uscir strangolando una serpe; e al proposito io ci apporr due paroline d'apologia.

BRUSCOLINO
Trovata magna! Cos se qualcuno del pubblico fischia, voi ci potete gridare "Forza, forza Ercolino! Schiacciala questa serpe!" Codesto l' il vero modo di far garbato uno sgarbo, ma pochi hanno il garbo di farlo.

ARMADO
E per il resto dei Nove Magni?

OLOFERNE
Io stesso ne interpreto tre.

BRUSCOLINO
Tridegno Magno!

ARMADO
Vi posso dire una cosa?

OLOFERNE
Siamo tutti orecchi.

ARMADO
Se questo non fa colpo gli serviremo una pantomima. Vi prego, venitemi appresso.

OLOFERNE
.Suvvia., compare Intronato! In tutto questo tempo non hai detto una sola parola.

INTRONATO
Nossignore, e nemmanco ne ho capita nessuna.

OLOFERNE
.Allons!. Pure per te troviamo una particina.

INTRONATO
Capo, far una parte in un balletto o roba del genere. Oppure ci posso suonare il tamburello ai Nove Magni, per farci ballare il trescone.

OLOFERNE
Onesto Intronato, l'idea  davvero intronata! Andiamo a preparare lo spasso, oh va'! .Escono..

/:/Scena II


.Entrano la Principessa, Rosalina, Maria e Caterina..

PRINCIPESSA
	Qui, care mie, diventeremo ricche
	prima della partenza, se i regali
	ci fioccano addosso in tanta quantit.
	Una damina cinta da muri di diamanti!
	Guardate cosa mi manda il mio Re innamorato.

ROSALINA
	Non  giunto nient'altro, signora, insieme a questo?

PRINCIPESSA
	Nient'altro insieme a questo? S, tanto amore in versi
	quanto si pu stiparne in un foglio di carta,
	scritto su due facciate, margini e tutto il resto,
	sicch il sigillo copre il nome di Cupido.

ROSALINA
	Cos il deuccio cresce nutrito di ceralacca,
	mentre era stato bimbo cinquemil'anni e passa.

CATERINA
	Sicuro, ed un furbone, un pendaglio da forca.

ROSALINA
	Non gli sarai mai amica; t'uccise la sorella.

CATERINA
	S, me la rese afflitta, pensosa e malinconica
	sino a farla morire. Fosse stata
	leggera come te, col tuo temperamento
	cos gaio, frizzante e spiritato,
	prima che se n'andasse sarebbe stata nonna.
	Come farai tu, forse, un cuore allegro
	campa cent'anni.

ROSALINA
			Ma che significato
	oscuro, topolino, di al termine leggero?

CATERINA
	Leggero come luce in avvenenza oscura.

ROSALINA
	Per scoprire il tuo senso ci abbisogna pi luce.

CATERINA
	Rovinerai la luce se smoccoli la candela.
	Quindi, meglio finire il mio discorso al buio.

ROSALINA
	Attenta a ci che fai, lo fai sempre nel buio.

CATERINA
	Al contrario di te, leggera come la luce.

ROSALINA
	Ti dessi peso, certo, peseresti pi tu.

CATERINA
	Non mi di peso? Allora non ti curi di me!

ROSALINA
	Per te non c' pi cura, quindi non me ne curo.

PRINCIPESSA
	E brave! La partita l'avete ben giocata.
	Ma anche tu, Rosalina, hai cosa da mostrarci...
	Cos'? Chi te la manda?

ROSALINA
				Provate a indovinarlo.
	Se la mia faccia fosse bella come la vostra,
	avrei altro da mostrare.  qui la prova!
	Ma versi ne ho anch'io, grazie a Birn.
	Il metro  giusto; lo fosse il giudizio
	sarei la dea pi bella sulla terra.
	Da sola valgo, dice, ventimila bellezze.
	Oh, m'ha fatto il ritratto in questa lettera!

PRINCIPESSA
	E t'assomiglia?

ROSALINA
	Per com' scritto, molto, per niente nella lode.

PRINCIPESSA
	Bella come l'inchiostro: ottima conclusione.

CATERINA
	Bella come la grande B nel mio manuale.

ROSALINA
	Lasciamo stare i pennelli, eh! Se devo schiattare,
	non rester con te in debito di baie,
	mia rossa domenicale, mia lettera indorata.
	Oh, se quella tua faccia non fosse butterata!

PRINCIPESSA
	Tu sei peggio del vaiolo! E io detesto le linguacce.
	Ma dicci un po', Caterina, cos' che t'ha mandato
	il tuo bello, Dumaine?

CATERINA
				Signora, questo guanto.

PRINCIPESSA
	Ne avr mandati due!

CATERINA
				Sicuro, e per buon peso
	qualche migliaio di versi d'un uomo tutto preso,
	una prova mostruosa d'ipocrisia;
	versi malfatti, densi, ma solo d'idiozia.

MARIA
	Questa lettera e queste perle me le manda Longaville.
	La lettera  troppo lunga almeno di mezzo miglio.

PRINCIPESSA
	 cos. Non vorresti, nel profondo dell'anima,
	la lettera pi corta e pi lunga la collana?

MARIA
	Certo, o mai pi da questa mi si sciolgano le mani!

PRINCIPESSA
	Siamo sagge a schernire cos gl'innamorati.

ROSALINA
	Tanto pi pazzi loro a far doni per essere beffati.
	Io Birn, prima d'andarmene, vo' vederlo torturato.
	Ah fossi certa d'averlo saldamente intrappolato!
	Ve lo farei strisciare, implorare ben umiliato,
	aspettare che il tempo cambi, e menare il suo can per l'aia,
	e sprecare il suo prodigo ingegno in queste inutili baie,
	e piegare i suoi servizi totalmente ai miei capricci,
	e contentarsi di farmi contenta di sfotterlo co' miei frizzi!
	Come chi ha la carta che vince, dominerei ogni suo atto,
	egli sarebbe il mio pagliaccio, e io sarei il suo fato.

PRINCIPESSA
	Nessuno  preda pi certa, una volta abbindolato,
	d'un uomo di mente fina ch' ridotto a fare il matto.
	Covata dalla saggezza la follia
	ha l'aiuto dell'istruzione, della scienza la garanzia,
	e l'arguzia aggiunge grazia alla colta sua pazzia.

ROSALINA
	Vero, il sangue giovane non brucia con tanto eccesso
	come quello d'un uomo fatto che si piega al gioco de' sensi.

MARIA
	S, la follia de' folli non ha stigma cos forte
	come quella d'un uomo saggio se il suo senno gli perde colpi,
	perch quest'ultima, vedete, mette tutta la sua energia
	a dimostrarvi con l'ingegno il valore della follia.

.Entra Boyet..

PRINCIPESSA
	Ecco arrivare Boyet, la faccia tutta allegra.

BOYET
	Ah, io schiatto dal ridere! Dov' la Principessa?

PRINCIPESSA
	Che c', Boyet?

BOYET
				All'erta, signora mia, all'erta!
	All'armi, ragazze, all'armi! Si trama un vero assalto
	contro la vostra pace. S'avvicina l'Amore in maschera,
	armato di parlantina. Vuole prendervi di sorpresa.
	Chiamate a raccolta l'ingegno, preparatevi alla difesa,
	o celate le teste da vili e scappate da qui alla svelta.

PRINCIPESSA
	San Dionigi contro Cupido! Chi sarebbero sti signori
	che ci attaccano con il fiato? Parla, parla, esploratore.

BOYET
	Sotto la fresca ombra d'un sicomoro
	volevo appisolarmi una mezz'ora,
	quand'ecco, a disturbarmi il pisolino,
	verso quell'ombra, vedo, s'avvicinano
	il Re e i suoi compagni! Di soppiatto
	a un cespuglio l accanto io striscio come un gatto,
	e l vi origlio ci che qui sentite:
	saranno qui a momenti, travestiti.
	Il loro araldo  un furfantel di paggio
	che gi ben a memoria ha imparato il messaggio.
	Gesti e accenti laggi gli hanno insegnati:
	"Devi parlar cos", "fare gesti garbati".
	Poi gli veniva il dubbio, cos di tratto in tratto,
	che la vostra presenza potesse scorbacchiarlo;
	"Perch", diceva il Re, " un angelo che vedrai,
	ma tu non aver paura, parlale franco assai".
	E il moccioso rispose: "Un angelo non fa male,
	invece l'avrei temuta se fosse stata un diavolo".
	Al che ridono tutti, gli dan pacche sulle spalle,
	e quel briccone sfacciato lo fan pi rompiballe.
	Uno si gratta il gomito, cos, e ghigna e giura
	che un discorso migliore non s' udito,  sicuro!
	Un altro fa schioccare l'indice e il dito grosso,
	grida: ".Via., lo faremo, comunque vada la cosa!"
	Il terzo fa un saltello, esclama "Va tutto bene!"
	e il quarto piroetta e ruzzola per le terre.
	Al che tutti quant'insieme si rotolano sull'erba
	con risa cos profonde e cos fervide,
	che in quest'accesso di risa saltan fuori,
	a frenar la follia, cupe lacrime di passione.

PRINCIPESSA
	Ma di', dimmi, verranno a visitarci?

BOYET
	Verranno s, e perci sono addobbati
	da moscoviti o russi, crederei.
	Lo scopo  di trattare con voi, farvi la corte,
	ballare, e poi ciascuno far dichiarazione
	alla bella, che riconosceranno
	dai doni differenti che a ciascheduna han fatto.

PRINCIPESSA
	Ah, faranno cos dunque? Sti damerini
	li metteremo a prova, perch, signore mie,
	ciascheduna di noi sar ben mascherata,
	e nessuno di loro avr la grazia
	di vederci nel viso, per quanto preghi o faccia.
	Piglia qua, Rosalina, porta questa collana,
	il Re ti far la corte invece che alla sua cara.
	E tu piglia questo e dammi il tuo, carina,
	Birn ti scambier per Rosalina.
	Voi pure, scambiate i regali; cos gl'innamorati
	corteggeranno a vanvera, traditi da questi scambi.

ROSALINA
	S allora, mettiamo i doni bene in mostra.

CATERINA
	Ma qual  negli scambi l'idea vostra?

PRINCIPESSA
	La mia intenzione  quella di contrastar la loro.
	Se vogliono divertirsi e metterci in burletta,
	ci che voglio  soltanto pagar beffa per beffa.
	Ognuno espettorer il suo vario segreto
	alla bella sbagliata, e per ci sar beffato
	la prima volta che li rivedremo
	a viso aperto, prima del commiato.

ROSALINA
	E se c'invitano a danza, balleremo?

PRINCIPESSA
	Nemmanco a morire, ragazze, i piedi non muoveremo;
	e non faremo grazia al discorso che han preparato,
	ognuna volti le spalle mentre viene pronunciato.

BOYET
	Suvvia, un tale disprezzo disanima l'oratore
	e divorzia la sua memoria dalla parte che deve fare.

PRINCIPESSA
	 proprio ci che voglio, e non dubito un momentino
	che il resto non si fa avanti, se facciamo fuori il primo.
	Non c' scherzo migliore d'uno scherzo rintuzzato
	da uno scherzo far nostro il loro, e il nostro, nostro soltanto.
	Cos ci saremo beffate della beffa che han preparata:
	venuti per burlare, se ne andranno via burlati.
.Suona una tromba..

BOYET
	La tromba! S le maschere! Arrivano i mascherati.

.Entrano dei mori che suonano degli strumenti, Bruscolino col suo discorso scritto, il Re e gli altri baroni travestiti da russie in maschera..

BRUSCOLINO
	Salve a voi, le pi belle bellezze della terra!

BOYET
	Beh, non pi belle che le mascherine di seta.

BRUSCOLINO
	Manciata sacrosanta delle pi venuste dame...
(.Le ragazze gli voltano le spalle..)
	che mai volsero... schiene... ad occhi umani!

BEROWNE
	Ma che dici, mascalzone! "Occhi, volsero gli occhi"!

BRUSCOLINO
	Che mai volsero gli occhi a viste umane!
	Fuori...

BOYET
	Proprio cos, fatto fuori!

BRUSCOLINO
	Fuori dagli occhi vostri, o spiriti celestiali,
	degnate di non versare...

BEROWNE
	"Di versare", gran figlio di puttana!

BRUSCOLINO
						Di versare
	almeno per una fiata i vostri rai...
	s, i vostri rai solari...

BOYET
	Quest'epiteto a loro non va guari.
	Faresti meglio a dire "rai lunari".

BRUSCOLINO
	Non m'ascoltano affatto, e il fatto m'indispone.

BEROWNE
	 questa la tua bravura? Ma vattene via, cialtrone!
.Bruscolino se ne va..

ROSALINA
	Cosa voglion sti forastieri? Boyet, chiedete loro.
	Se parlano la nostra lingua, gradiremmo
	che uno che si capisca ci spieghi francamente
	i loro scopi. Cercate di sapere
	cosa vogliono insomma.

BOYET
				Insomma cosa volete
	da questa Principessa?

BEROWNE
				Pace, solamente,
	e un gentile riscontro.

ROSALINA
				Che dice, cosa vogliono?

BOYET
	Nient'altro che la pace e un gentile riscontro.

ROSALINA
	Ma questo l'hanno gi, e possono andare in pace.

BOYET
	Dice che gi l'avete, e dunque potete andarvene.

RE
	Dille che molte miglia abbiamo misurato
	per fare con lei un ballo, qui sopra questo prato.

BOYET
	Dicon che molte miglia han misurato
	per fare con voi una danza, qui sul prato.

ROSALINA
	Ne dubito. Chiedetegli quanti pollici
	ci sono in un solo miglio. Se ne han contati tanti,
	per loro  facile dirlo: i pollici sono quanti?

BOYET
	Se per venire qui avete contate le miglia,
	e tante, la Principessa chiede di dirle
	quanti pollici fanno un solo miglio.

BEROWNE
	Ditele: le contiamo a passi affaticati.

BOYET
	Vi pu sentire lei stessa.

ROSALINA
				Quanti passi affaticati
	di tante stanche miglia che avete attraversato
	ci sono nel percorso di un miglio, un miglio solo?

BEROWNE
	Ci che facciam per voi non lo contiamo mica.
	La nostra devozione  s ricca e infinita
	che ve la offriamo ognora senza fare di conto.
	Mostrateci la luce solare del vostro volto,
	perch noi la si adori come gente selvaggia.

ROSALINA
	Il mio volto  una luna, ed  rannuvolata.

RE
	Beate nubi, che fanno ci che codeste fanno.
	Vogliate, ardente luna, brillar con queste stelle,
	rimosse quelle nubi, sui nostri rai piangenti.

ROSALINA
	Chiedi assai pi di questo, o stolto postulante!
	Ora chiedi soltanto chiar di luna sul mare.

RE
	Allora di quel ballo concedimi solo un giro.
	Tu mi chiedi di chiedere, non chiedo cosa ardita.

ROSALINA
	Musica dunque! Oh no, devi muoverti con pi slancio.
	Fermo ancora? Niente danza! Come la luna io cambio.

RE
	Non volete pi ballare? Come mai cos mutata?

ROSALINA
	Hai chiesto alla luna piena, ma adesso ell' cambiata.
.Suonano degli stumenti..

RE
	Per  sempre la luna, ed io son l'uomo l drento.
	La musica c', concedimi un movimento.

ROSALINA
	Lo concede l'udito.

RE
				Le vostre gambe dovrebbero.

ROSALINA
	Visto che siete stranieri, e capitati qui per caso,
	non faremo le schizzinose. Qua la mano. Non danziamo.

RE
	Perch allora darci la mano?

ROSALINA
					Per separarci con buonanimo.
	Un bell'inchino, ragazze. Cos finisce il ballo.

RE
	Ancora dei passi di questo ballo! Non siate avara.

ROSALINA
	Per questo prezzo pi non possiamo darvi.

RE
	Dite voi il prezzo: quanto la vostra compagnia?

ROSALINA
	Solo la vostra assenza.

RE
				Ah, questo mai non sia!

ROSALINA
	Niente comprarci allora. E dunque addio -
	due volte alla vostra maschera, e mezza a vossignoria!

RE
	Se non vi va di ballare, parliamo un poco di pi.

ROSALINA
	Bene, a quattr'occhi allora.

RE
					Ah, non chiedo di pi.
.Parlano a parte..

BEROWNE
	Madama La Bianca Mano, una dolce parola con te.

PRINCIPESSA
	Miele, zucchero e latte: ecco, ve ne do tre.

BEROWNE
	Facciamo due volte tre, se voi siete cos gentile.
	Sidro, idromele e vin dolce. Colpo di dadi fine!
	Mezza dozzina di dolcezze.

PRINCIPESSA
					La settima  questa: adieu.
	Visto che voi barate, con voi non ci gioco pi.

BEROWNE
	Una parola in segreto.

PRINCIPESSA
				Che non sia dolce, va bene?

BEROWNE
	Tu mi sdegni la bile.

PRINCIPESSA
				Bile? Amara.

BEROWNE
						Dunque va bene.
.Parlano a parte..

DUMAINE
	Volete degnarvi di scambiare col qui presente due parole?

MARIA
	Quali parole?

DUMAINE
			Bella signora...

MARIA
					Dite cos! Bel signore!
	Questo pigliatelo in cambio per la vostra "bella signora".

DUMAINE
	Vi prego, altre due a parte. Poi dir, alla buon'ora.
.Parlano a parte..

CATERINA
	E che, la vostra maschera  fatta senza linguetta?

LONGAVILLE
	Signora, io so il motivo che vi fa pormi tale richiesta.

CATERINA
	Allora fuori il motivo! Aspetto con ansia, fate presto.

LONGAVILLE
	Sotto la mascherina avete una doppia lingua pizzuta,
	e una vorreste prestarla alla mia maschera muta.

CATERINA
	"Veal", dicono gli olandesi. Ma "veal" non  un vitello?

LONGAVILLE
	Un vitello, bella signora?

CATERINA
				No, un bel signor vitello.

LONGAVILLE
	Facciamo a met ciascuno.

CATERINA
					Non sar la vostra met.
	Pigliate il vitello, fatelo crescere, e un bue diventer.

LONGAVILLE
	Attenta a non farvi male con questi lazzi acuminati.
	Darete le corna, casta signora? Vi prego, non lo fate.

CATERINA
	Allora morite da vitello, avanti che siano spuntate.

LONGAVILLE
	S, ma prima vo' dirvi a parte una singola paroletta.

CATERINA
	Allora muggite piano piano, che il macellaio non vi senta.
.Parlano a parte..

BOYET
	Lingue pizzute di giovinette sanno farsi cos taglienti
		come un filo di rasoio, ch' invisibile,
	e spezza un capellino troppo piccolo per vederlo;
		oltre il senso dei sensi,  proprio cos sensibile
	la loro conversazione. Il loro spirito ha penne
	pi svelte di frecce, vento, proietti, pensiero o cose pi svelte.

ROSALINA
	Non una parola di pi ragazze! Via, andiamo via!

BEROWNE
	Perdio, siamo scorticati senza toccare ferita,
	a forza di pura beffa!

RE
				Addio, ragazze matte!
	Le vostre doti di spirito son davvero piatte piatte.
.Escono il Re, i baroni e i mori..

PRINCIPESSA
	Venti volte salute, miei moscoviti ben gelati.
	 questo il vivaio di gente arguta ch' cos rinomato?

BOYET
	Mi sembrano candeloni spenti dai vostri dolci fiati.

ROSALINA
	Hanno spiriti proprio obesi! Rozzi rozzi, grassi grassi.

PRINCIPESSA
		Ah povert di spirito! Scherzo povero per un sovrano!
	Non credete che andranno ad impiccarsi gi stasera?
		O d'ora in poi solo in maschera le facce mostreranno?
	Quello spocchioso Birn era proprio terra terra.

ROSALINA
		Ma s, s'eran vestiti di lamentevoli panni.
	Il Re quasi implorava piangendo una buona parola.

PRINCIPESSA
	Birn era fuor d'ogni parte, tanto scuoiava santi.

MARIA
	Dumaine l'era mio schiavo, lui e il suo punteruolo.
		".Non point.", gli dico. E lui si zitt d'incanto.

CATERINA
	Baron Longaville m'ha detto che possedevo il suo cuore.
		E voi l'immaginate come che m'ha chiamata?

PRINCIPESSA
	Vertigine, forse.

CATERINA
			Esatto.

PRINCIPESSA
				Via, malanno del Signore!

ROSALINA
		Bene, s' messa la coppola anche gente pi brava.
	Ma figuratevi, il Re m'aveva giurato il suo amore.

PRINCIPESSA
		E l'impetuoso Birn m'ha giurato la fedelt.

CATERINA
	E Longaville  nato per servire me, sua signora.

MARIA
		E Dumaine  tutto mio come la scorza  della pianta.

BOYET
	Sentitemi qui, gentili donzelle e mia signora,
	quelli l di sicuro rispunteranno qua
	immediatamente, con la loro facciata vera,
	perch, son qui a giurarlo, mai sar
	che mandino gi una simile indegnit.

PRINCIPESSA
	Dite che torneranno?

BOYET
				Ma certo, Iddio lo sa;
	e salteranno di gioia, anche se gonfi di botte.
	Perci scambiate i regali, e quando saranno qua,
	sbocciate come le rose nell'aria che si fa dolce.

PRINCIPESSA
	Sbocciare? Come sbocciare? Fatti capire, damerino.

BOYET
	Le belle in bautta sono come le rose in boccio.
	Tolta la maschera appare l'incarnato damaschino,
	e son angeli dalle nuvole, o rose in pieno sboccio.

PRINCIPESSA
	Avanti, Signor L'Ambiguo! Cosa dovremo fare
	se tornano a viso aperto a corteggiare?

ROSALINA
	Signora, se volete seguire il mio consiglio,
	beffiamoli sempre, in maschera ovvero col loro viso.
	Lagniamoci assai con loro, quali stupidi sono stati
	a venire da moscoviti, malamente mascherati;
	ci chiedevamo chi fossero, e quale scopo aveva
	quel prologo scritto male, e quella insipida scena,
	e perch mai cos stolido e rozzo portamento
	ci si venisse ad esibire fin nella nostra tenda.

BOYET
	Ritiratevi dame, presto. Arrivano i nostri prodi.

PRINCIPESSA
	Presto, corriamo alle tende, svelte come caprioli.
.Escono la Principessa e le damigelle..

.Entrano il Re, Berowne, Longaville e Dumaine, che hanno smesso i travestimenti..

RE
	Signor mio bello, Dio vi salvi. Ov' la Principessa?

BOYET
	 andata nella sua tenda. Desidera vostra altezza
	che porti qualche messaggio l a sua grazia?

RE
	Che mi conceda udienza per una sola parola.

BOYET
	Lo far; e lei lo far, non dubitate, signore. .Esce..

BEROWNE
	Quel tipo becca le arguzie come piselli i piccioni,
	e poi le risputa quando che Iddio dispone.
	 l'ambulante dei lazzi, e li rivende al minuto
	a veglie, feste e sagre, o alla fiera, al mercato.
	E noi che vendiamo all'ingrosso, Iddio lo sa,
	non abbiamo la grazia di spacciare con tanta grazia.
	Quel galante le ragazze se le appunta sul giustaccuore.
	Al posto d'Adamo avrebbe indotto la sua Eva in tentazione.
	Sa pispigliare, far l'occhio di triglia,  uno dei tipi strani
	che a furia di mandar baci si son logorate le mani.
	 Monsieur Le Rcherch, la scimia del come fare,
	che in modi assai garbati ti rimprovera i dadi
	a tavola reale. Ti sa cantare, inoltre,
	molto mediocremente con vocina di tenore,
	e come cerimoniere non teme competizione.
	Le donne lo chiaman tesoro, e pure le scale, vedi,
	quando lui le calpesta gli van sbaciucchiando i piedi.
	Insomma  il fior de' fiori che sorride a ogni persona
	per mostrare i denti bianchi come l'osso della balena,
	ed ognuno che debitore verso di lui non vuol decedere
	lo ripaga chiamandolo 'Boyet bocca di miele'.

RE
	Gli venga una vescica su quella lingua di miele
	che al paggio di Armado ha dato le traveggole!

.Entrano la Principessa, Rosalina, Maria e Caterina, che si sono tolte le maschere e scambiati i regali, e con loro Boyet..

BEROWNE
	Rieccolo! O Bel Garbo, che cosa tu eri allora
	quando costui non ti mostrava, e cosa mai sei ora?

RE
	Ogni salute piova su te, bella signora,
		e una splendida giornata!

PRINCIPESSA
					Splendida? Brutta se piove.

RE
	Chiosate meglio il mio dire, se la vostra mente pu.

PRINCIPESSA
		Allora un augurio migliore; licenza ve ne do.

RE
	Siamo venuti a trovarvi ed intendiamo
		condurvi alla corte. Se vi degnate, andiamo.

PRINCIPESSA
	No, questo prato mi basta. Rispettate il giuramento.
		N Domineddio n io amiamo chi gli vien meno.

RE
	Via, non mi rimproverate ci che voi stessa state facendo.
		 la virt degli occhi vostri che il mio voto sta infrangendo.

PRINCIPESSA
	Voi la chiamate "virt". "Vizio", avreste dovuto,
		ch la virt ha un uffizio: mai ch'ella rompa un giuro.
	Ora, sull'onor mio di vergine ancora pura
		come un giglio innocente, io v'assicuro
	che, dovessi patire un mondo intero di sofferenze,
		io non accetterei la vostra regale accoglienza,
	tanto detesto d'essere la causa della rottura
	di sacri giuramenti, fatti con mente pura.

RE
	Ma siete rimasta qui fuori, in questo squallido posto,
		trascurata, abbandonata, a tutto nostro disdoro.

PRINCIPESSA
	Ma no, signore mio, non  cos, credete.
		Distrazioni ne abbiamo avute, s' fatte le gran risate:
	una manciata di russi ci hanno appena lasciate.

RE
	Come, signora? Russi?

PRINCIPESSA
				S, russi, sul mio onore:
	elegantoni di rango, di maniere raffinate.

ROSALINA
		Ditegli il vero, signora! Non  cos, monsignore.
	La mia signora ubbidisce a ci ch' oggi di moda,
	e concede cortesemente lodi immeritate.
	In verit noi quattro a quattr'occhi ci siam trovate
	con quattro vestiti da russi. Sono stati qui per un'ora
	con una gran parlantina; in un'ora, monsignore,
	non ci han fatto la grazia d'una parola felice, una sola.
	Io non oso chiamarli sciocchi, ma una cosa la devo credere,
	che quando costoro han sete, son degli sciocchi a voler bere.

BEROWNE
	Via, sto scherzo con me non attacca. Mia gentile signora,
	 il vostro spirito a stramutare cosa sennata in cosa idiota.
	Se un occhio acuto adocchia l'occhio ardente del cielo,
	la luce si perde per troppa luce. Il vostro ingegno  di tale sorta,
	che a quel pozzo di scienza che vi credete di essere,
	le cose ricche paiono povere, quelle sagge solo scemenze.

ROSALINA
	Ci vi dimostra ricco e saggio, perch a dire la verit...

BEROWNE
	Io sono solo uno sciocco, e ricco di povert.

ROSALINA
	Ah, non fosse che vi pigliate solamente ci che vi tocca,
	sarebbe uno sgarbo rubarmi cos le parole di bocca.

BEROWNE
	Oh, son tutto vostro, e vostro tutto ci che possiedo.

ROSALINA
	Anche la vostra sciocchezza?

BEROWNE
					Non posso darvi di meno.

ROSALINA
	E quale di tante maschere era quella che portavate?

BEROWNE
	Ma dove, ma quali maschere? Perch me lo domandate?

ROSALINA
	 quella dunque: involucro innecessario,
	che celava il viso peggiore e mostrava il pi simpatico.

RE
	Ci avevano smascherati. Ora ci sfottono sul serio.

DUMAINE
	Confessiamo, signore, voltiamo tutto in ischerzo.

PRINCIPESSA
	Stupefatto, monsignore? Perch  triste sua maest?

ROSALINA
	Aiuto. Reggetegli il capo! Impallidisce, svenir!
	Mal di mare, probabilmente, visto che vien dalla Moscovia!

BEROWNE
	Cos le stelle fan piovere guai su chi non tiene la parola.
		Pu mai una faccia di bronzo spingersi pi lontano?
	Eccomi, dardeggiate su me a gragnla!
		Graffiatemi col disprezzo, affossatemi col sarcasmo,
	col vostro spirito acuto trafiggete la mia ignoranza,
		tagliatemi a pezzi con quel brio appuntato,
	ch'io non vorr mai pi invitarvi a danza,
		mai pi in abiti russi vo' servirvi da innamorato.
	Ah mai pi vo' affidarmi a delle ciance scritte a penna,
		n al muoversi della lingua d'un qualunque scolaretto,
	e non verr pi in maschera a trovare la mia bella,
		n le far la corte in versi, come un arpista cieco.
	Frasi di taffet, motti pignoleschi e setosi,
		iperboli di tre piani, spiritosaggini affettate,
	metafore da pedanti - codeste mosche d'estate,
		m'han gonfiato co' semi d'una spocchia verminosa.
	Io le rinnego, e faccio qui promessa
		su questo guanto bianco - com' bianca la mano
	solo Iddio pu saperlo! - d'ora in poi la mia mente
		innamorata sar sempre espressa
	con dei s di fustagno, dei no di ruvido panno.
	Per cominciare, ragazza - Dio m'aiuti, lo giuro! -
	il mio amore l' sano, .sans. difetto o incrinatura.

ROSALINA
	.Sans "sans"., vi prego.

BEROWNE
				Ah, l' ancora un accesso
	del vecchio delirio. Abbiate pazienza,  malattia;
	ne guarir poco a poco. Ma vediamo, un momento:
	su questi tre scrivete "Dio ne abbia misericordia".
	Sono infetti, il male  penetrato nei loro cuori;
	hanno la peste, presa dai vostri occhi.
	Si son beccati il malanno. E voi non ne siete fuori:
	vedo su ognuna di voi le segnature del Signore.

PRINCIPESSA
	Ma no, chi ci ha dato i pegni non aveva alcun malanno.

BEROWNE
	Ci avete confiscati. Non fateci altro danno.

ROSALINA
	Questo no, non  vero. E come pu essere vero
	che siete confiscati, se ancora ci fate appello?

BEROWNE
	Zitta! Con voi non voglio pi litigare.

ROSALINA
	E non litigherete se a mio modo potr fare.

BEROWNE
	Parlatele voi, amici. Non so pi controbattere.

RE
	Insegnateci, signora, per la nostra trasgressione,
	qualche scusa decente.

PRINCIPESSA
				La migliore  la confessione.
	Non eravate voi in maschera, qui, poco tempo fa?

RE
	Lo ero, signora.

PRINCIPESSA
			Ed avevate tutte le vostre facolt?

RE
	S, bella signora.

PRINCIPESSA
			E quando c'eravate,
	che avete sussurrato alla persona che amate?

RE
	Che pi di tutto il mondo io valutavo il suo amore.

PRINCIPESSA
	Quando vi chieder di mantenere queste parole
	voi la respingerete.

RE
				No di certo, sul mio onore.

PRINCIPESSA
	Basta, basta coi giuramenti, lasciateli stare!
	Spergiuro una volta, vi sar facile spergiurare.

RE
	Se rompo la mia promessa, mettetemi alla berlina.

PRINCIPESSA
	D'accordo, voi mantenetela. Rosalina,
	cos' che il russo ti sussurr all'orecchio?

ROSALINA
	Signora, mi giur d'avermi in pregio
	come la vista degli occhi, e mi stimava
	pi di tutto il mondo; e aggiunse, per buon peso,
	che sarebbe morto d'amore se non mi sposava.

PRINCIPESSA
	Dio te ne dia gioia. Questo nobile signore
	manterr nobilmente la parola.

RE
	Signora mia, che volete dire? Ma per la santa Monna,
	io non ho mai giurato questo a codesta donna.

ROSALINA
	Lo sa il Cielo, l'avete fatto! E per darvene conferma,
	m'avete donato questa. Ma adesso riprendtela.

RE
	Ma  alla Principessa che ho fatto giuro e regalo!
	La riconobbi da quel gioiello appuntato sul braccio.

PRINCIPESSA
	Perdonate, sire, era lei a portare il gioiello.
	Il barone Birn, che ringrazio,  ora il mio bello.
	Dico a voi! Volete me, o rivolete la vostra perla?

BEROWNE
	N l'una cosa n l'altra. Rinuncio ad ambo le perle.
	Vedo qual  il trucchetto. Vi eravate accordate,
	del nostro scherzo in anticipo informate,
	per mandarcelo in aria come una recita di Natale.
	Qualche spione sicofante, qualche zanni miserabile,
	qualche bofonchia-chiacchiere, cavaliere del trinciante,
	qualche bischero che fa grinze per ghigni, e sa il suo affare
	nel far ridere la padrona quando che a lei le piace,
	v'ha riferiti in anticipo tutti i nostri intendimenti,
	e una volta scoverti questi, le dame immantinenti
	si sono scambiati i regali, ed allora noialtri
	inseguendo quei segnali, abbiamo corteggiato
	solo i segni d'ognuna di voi. Ed ora, accumulando,
	sopra quello spergiuro un altro errore allucinante,
	siamo, volenti o nolenti, spergiuri di bel nuovo.
	L' ita cos pi o meno. (.A Boyet.) Diciamo che siete stato
	voi a sgonfiarci lo scherzo, per rifarci menzogneri?
	Il piedino di madonna non lo sapete a menadito?
		Non scherzate con lei scambiandovi l'occhiolino?
	Non vi piazzate apposta tra il suo dorso e il camino,
		con il vassoio in mano, scompisciandovi per le risa?
	Avete fregato il paggio - v' concesso questo ed altro;
	crepate quando volete, una sottana far da sudario.
	Mi fissate ghignando? Avete l'occhiata piatta
	che pu ferire un uomo come una spada di latta.

BOYET
	Che bella galoppata! Che rincorsa per un bell'urto!

BEROWNE
	Ma guardatelo! Lancia in resta! Basta, per me ho chiuso.
.Entra Melacotta..
	Benvenuto, spirito eletto! Interrompi una bella baruffa.

MELACOTTA
	Ah Patreterno, capo, loro vogliono sapere
	se i tre Magni devono incedere, oppure non devono incedere.

BEROWNE
	Ma come, son solo tre?

MELACOTTA
				None, la cosa  fina davera:
	ciascheduno di noialtri ne sfar tre nella recita.

BEROWNE
	E tre per tre fa nove.

MELACOTTA
				No per nisba, principale.
	Non l' minga cos, io spero - correggete se dico male.
	Non ci potete coglionare, ma scherziamo, caro messere,
	noi sappiamo ci che sappiamo. Io, messere, spero bene
	che tre volte tre volte, capo...

BEROWNE
					Non fa nove?

MELACOTTA
							Caro signore,
	a quale cifra l'ammonta lo sappiamo, salvo errore.

BEROWNE
	Accidenti, ho sempre saputo che tre per tre faceva nove.

MELACOTTA
Ah Patreterno, manco male che non dovete buscarvi da campare facendo i conti, signore mio.

BEROWNE
Insomma quant' che fa?

MELACOTTA
O signore, vostra eccellenza, le stesse parti in causa, ovvero a dire gli attori medesimi mostreranno a quale ammontare ammonta. Per la mia propia parte, loro dicono che ci debbo solamente parfezionare in un sol poveraccio un uomo solo: Pompione il Magno, signore.

BEROWNE
Come, sei uno dei Magni anche tu?

MELACOTTA
A loro  piaciuto pensarmi degno di Pomponio Magno. Per la mia propria parte, io non lo so il grado preciso del Magno, ma ho da far la sua propia parte.

BEROWNE
Vagli a dire di prepararsi.

MELACOTTA
Capo, ci faremo una recita magna. Ce la mettiamo tutta, veh! .Esce..

RE
	Birn, ci coprono di ridicolo. Non li fare venire.

BEROWNE
	Siamo a prova di ridicolo, sire. Ed  buona politica
	avere almeno una farsa pi brutta di quella del Re e compagnia.

RE
	Ti dico: non farli venire, via.

PRINCIPESSA
	Ma no, mio buon signore, per stavolta fatevi vincere.
	Diverte di pi chi meno sa divertire -
	quando lo zelo tenta di contentarvi, e nello zelo
	di chi presenta, muore tutto ci che v' dentro;
	allora una forma confusa prende pi forma nell'allegria,
	mentre cose pi alte abortiscono con fatica.

BEROWNE
	Perfetta descrizione del nostro spasso, signore mio.

.Entra Armado..

ARMADO
Unto del Signore, t'imploro di tanto dispendio del tuo dolce fiato sovrano, quanto ne basti a emettere un mucchietto di parole. .Armado e il Re parlano a parte..

PRINCIPESSA
Ma costui crede in Dio?

BEROWNE
Perch lo chiedete?

PRINCIPESSA
Non parla come un uomo fatto da Dio.

ARMADO
 tutta la stessa cosa, o dolce mio monarca di miele; dacch ti f sicuro che il maestro di scuola  uomo superlativamente fantastico; troppo, troppo vano; troppo, troppo vano; ma ci rimetteremo, come si dice, alla .fortuna de la guerra..
.D al Re un foglio..
Auguro a voi la pace dello spirito, o regalissima accoppiata.
.Esce..

RE
Qua ci sar, temo, una bella manciata di chiarissimi. (.Consulta il foglio.) Lui impersona Ettore di Troia; il villano, Pompeo il Grande; il curato della parrocchia, Alessandro; il paggio di Armado, Ercole; il pedante, Giuda Maccabeo.
(.Legge.)
	.E se sti quattro Magni all'atto primo han buona figa,
	sti quattro si mutano i panni e faranno l'altra cinquina..

BEROWNE
Ma sono gi cinque nella prima infornata.

RE
Ma no, non  cos, ti stai sbagliando.

BEROWNE
Il pedante, il vantone, il prete prataiolo, il buffone e il ragazzo.
	Tranne un bel colpo di dado al cinque-e-nove, l'universo
	cinque pi magni non li ha mai visti, ciascuno per il suo verso.

RE
	La caracca ha spiegato le vele, ecco che arriva a tutta lena.

.Entra Melacotta che fa Pompeo..

MELACOTTA-POMPEO
	Pompeo son io...

BEROWNE
			Bugiardaccio, non sei affatto lui.


MELACOTTA-POMPEO
	Pompeo son io...

BOYET
			Col leopardo sul deretano.

BEROWNE
	Ben detto, vecchio burlone. S'ha da fare la pace,  chiaro.

MELACOTTA-POMPEO
	Io son Pompeo, Pompeo nomato il Grosso...

DUMAINE
	Il "Grande".

MELACOTTA-POMPEO
	Il Grande, naturalmente. - Pompeo nomato il Grosso,
	che spesso al campo, in scudo e targa, f i nimici pisciarsi addosso.
	Costeggiando questa costa, mi son giunto qua per sciansa,
	e l'arme depongo dianzi alle gambe di sto zuccherino di Francia.
A sto punto vossignoria dorebbe dire: "Grazie tante, Pompeo", e io avrei chiuso.

PRINCIPESSA
Tantissime grazie, gran Pompeo.

MELACOTTA
Bont vostra, non merito tanto, comunque spero di essere stato perfetto. Ho pigliata una piccola stecca nel "Grosso".

BEROWNE
Scommetto il cappello contro mezzo baiocco, Pompeo si dimostra il pi chiaro dei chiarissimi.

.Entra Don Natalino che fa Alessandro..

DON NATALINO .come Alessandro.
	Allor che al mondo io vissi, ero del mondo il capo magno;
	a est, a ovest, nord e sud io sparsi il mio comando;
	sto stemma lo dice chiaro, io mi son Alisandro.

BOYET
	Il tuo naso dice di no, che non lo sei: troppo appuntito.

BEROWNE
	E il vostro vi annusa il no, cavaliere dal fiuto fino.

PRINCIPESSA
	Il conquistatore  interdetto. Procedi, buon Alessandro.

DON NATALINO .come Alessandro.
	Allor ch'al mondo vivissi, del mondo l'ero il cappio...

BOYET
Verissimo, proprio cos - eri il cappio, Alisandro.

BEROWNE
Pompeo Magno...

MELACOTTA
Qua per servirvi, lui e Melacotta.

BEROWNE
Sloggiami il conquistatore, sgombera quest'Alisandro.

MELACOTTA (.a Don Natalino.)
Ah, compare mio, l'hai steso in terra Alisandro il Conquistatore. Sarai grattato via dal tabellone pittato. E il tuo leone, che impugna il troncone seduto sulla seggetta, sar passato ad Aiace. Sar lui il nono Magno. Come, uno Sconquistatore che ha fifa di parlare? Ma vattene e vergognati, Alisandro.
.Don Natalino si ritira..
Ma guarda l, con licenza vostra, una buona e scema pasta d'uomo! Una brava persona, badiamo bene, e in quattro e quattr'otto a gambe all'aria. Un vicino come pochi, ci posso giurare, e per giocare a bocce senza pari; ma come Alisandro, ahi, vossia lo vede com', per quella parte un poco stiracchiato. Ma ci sono altri Chiarissimi che stanno per arrivare, e diranno il loro pensiero in ben altra maniera, che vogliamo scherzare?

PRINCIPESSA
S da bravo, mettiti un po' da canto, buon Pompeo.

.Entrano Oloferne nella parte di Giuda e Bruscolino nei panni di Ercole.

OLOFERNE .da presentatore.
	Il grand'Ercole  fatto da questo birichino -
		la clava mazz Cerbero, quel tricipite .canus.;
	e allor ch'egli era un bimbo, un beb, un granchiolino,
		ei strozzava i serpenti cos, con la sua .manus..
	.Quoniam. vi sembri di minore et,
	.Ergo. ci appongo quest'apologia.
	Dignit nell'uscire, trotta via.
.Bruscolino si ritira.
Oloferne parla come Giuda..

Giuda io son...

DUMAINE
Giuda!

OLOFERNE
Ma non l'Iscariotto, monsignore.
(.parla come Giuda.)
Giuda io son, vocato Maccabeo.

DUMAINE
Giuda Maccabeo, equivocato, non  altro che un puro e semplice Giuda.

BEROWNE
Quello che tradiva dando baci. Ma come, mi ti mostri un Giuda?

OLOFERNE .come Giuda.
Giuda io son...

DUMAINE
E te ne dovresti vergognare, Giuda.

OLOFERNE
Che intende dire vossignoria?

BOYET
Vuole che Giuda vada ad impiccarsi.

OLOFERNE
S'accomodi prima vossignoria, prego, che l' mio anziano.

BEROWNE
Bella risposta: Giuda s'impicc a un sambuco anziano.

OLOFERNE
Non ci riuscite a farmi cascare la faccia!

BEROWNE
Difatti sei senza faccia.

OLOFERNE
E questa allora cos'?

BOYET
Una chitarra.

DUMAINE
Una capocchia di spillone.

BEROWNE
La capoccia di morto su un anello.

LONGAVILLE
Una faccia di vecchia svanzica romana, che appena la si distingue.

BOYET
No,  il pomello della durlindana di Cesare.

DUMAINE
A me pare la faccia d'osso scolpita sulle fiaschette.

BEROWNE
O la sagoma di San Giorgio su qualche fermaglietto.

DUMAINE
S, ma di piombo.

BEROWNE
Giusto, di quei che i cavadenti s'appuntano sul cappello. E adesso prosegui pure, ch t'abbiam rifatta la faccia.

OLOFERNE
Me l'avete fatta perdere, la faccia.

BEROWNE
Bugiardo! Te n'abbiamo date pi d'una, di facce.

OLOFERNE
S, ma l'avete prese tutte a pesci in faccia.

BEROWNE
	Se tu fossi un leone, lo stesso sapremmo fare.

BOYET
	Ma siccome l' un somaro, lasciamolo pure andare.
	Dunque addio, caro Giudeo. Ma come, vuoi restare?

DUMAINE
	Aspetta d'aver la rima col suo nome.

BEROWNE
	Col Giudeo? Dgliela dunque. Babbeo, vatti con Domine.

OLOFERNE
	Tutto ci non  generoso, n gentile n amabile.

BOYET
	Luce a Monsieur Giudeo! Si fa buio, pu inciampare.
.Oloferne si ritira..

PRINCIPESSA
	Ah povero Maccabeo, come l'avete tormentato!

.Entra Armado come Ettore..

BEROWNE
Achille, nascondi la zucca! Arriva Ettore armato.

DUMAINE
Le mie burle sul mio capo, ma ora vo' spassarmela.

RE
Per di fronte a costui Ettore era un troiano qualunque.

BOYET
Ma Ettore  questo qua?

RE
Io credo che non fosse cos ben impostato.

LONGAVILLE
La gamba  troppo cicciuta per essere quella di Ettore.

DUMAINE
Troppo polpaccio di sicuro.

BOYET
Non c' dubbio,  meglio fornito dove l' di minore stazza.

BEROWNE
Ma via, costui non pu essere quel Magno.

DUMAINE
Fa certe facce!  un pittore, o un dio sovrano.

ARMADO. come Ettore.
	L'armipossente Marte, di lance il dio primario,
		f un regalo ad Ettorre...

DUMAINE
S, una noce moscata tinta col tuorlo d'ovo.

BEROWNE
Meglio, una limoncella.

LONGAVILLE
Tutta fessa da' chiodi di garofano.

DUMAINE
No, con la fessurina.

ARMADO
Statevi zitti!
(.parla come Ettore.)
	L'armipossente Marte, di lance il dio primario,
		f un regalo ad Ettorre, erede d'Ilione,
	uomo ricco di fiato, da poterci pugnare, oh
		s! da mattina a sera, fuor del suo padiglione.
	Sonmi quel fior...

DUMAINE
			Fior di mentuccia.

LONGAVILLE
						O di vermna!

ARMADO
Dolce ser Longaville, la lingua tenetela a freno.

LONGAVILLE
Anzi la vo' sfrenare, se va contro ad Ettorre.

DUMAINE
Appunto, e questo Ettorre  un levriero che corre.

ARMADO
Quel dolce uomo di guerra l' morto e putrefatto. Miei cari pollastrelli, non bastonate le ossa ai sepolti. Quando che respirava, egli era un uomo. Ma prosieguo la mia finzione. Dolce regalit, fa scendere su di me il tuo senso dell'udito.
.Berowne va a sussurrare qualcosa a Melacotta..

PRINCIPESSA
Parla, mio prode Ettorre, noi t'udiamo con molta letizia.

ARMADO
Io adoro la pantofola della tua dolce grazia.

BOYET
L'ama a misura di piede.

DUMAINE
Forse non ce la farebbe a misura di canna.

ARMADO .come Ettore.
	Quell'Ettr di gran pezza Annibal superava;
	ma l'uomo  andato...

MELACOTTA
Compare Ettore,  lei ch' bella e andata! Son due mesi che va per la mammana.

ARMADO
Che cosa intendi dire?

MELACOTTA
Che se non ti comporti da onesto troiano, la povera monella  bell'e fritta.  viva, e il suo beb le fa gi il vantone in pancia.  proprio roba tua.

ARMADO
Vuoi tu infamificarmi tra questi potentati? Tu morrai!

MELACOTTA
S, e in tal caso Ettorre verr frustato per via di Giachenetta da lui vivificata, e appoi impiccato per Pompeo da lui stesso immortalato.

DUMAINE
Rarissimo Pompeo!

BOYET
Rinomato Pompeo!

BEROWNE
Pi magno ancor che "Magno"! Magno, magno, magno Pompeo! Pompeo l'Immane!

DUMAINE
Ettrre ha la tremarella.

BEROWNE
Pompeo l' fuor dei gangheri. Forza Ate, forza Ate! Azzali di pi, azzali contro!

DUMAINE
Ettr lo sfider.

BEROWNE
Certo, anche se in pancia non avesse abbastanza sangue da far cenare una pulce.

ARMADO
Pel Polo Nord, io disfida ti butto.

MELACOTTA
Come, col palo? Io non mi batto col palo come un uomo dei ghiacci. Io spacco a pezzi; io me la sbrigo col brando. Prgovi, rimpresttemi il mio armamento.

DUMAINE
Fate largo ai Chiarissimi indispettiti.

MELACOTTA
Io scendo in lizza in maniche di camicia.

DUMAINE
Qual fermezza, o Pompeo!

BRUSCOLINO
Padrone, fatevi sbottonare di un bottone pi in giuso. Non lo vedete, Pompeo scarta l'involucro per il combattimento. Ci avete pensato bene? Qua vi giocate la vostra reputazione.

ARMADO
Guerrieri e gentiluomini, perdonate. Non vo' pugnare in maniche di camicia.

DUMAINE
Impossibile rifiutare.  Pompeo che v'ha sfidato.

ARMADO
Cari prodi, io lo posso e pur lo voglio.

BEROWNE
Ma qual motivo ne di?

ARMADO
Il nudo motivo  questo qua, ch'io non ho camicia. Io v con lana su pelle per un mio voto.

BRUSCOLINO
 vero,  vero, e gli fu imposto in Roma perch non si trovava pi biancheria. Da allora, ve lo posso giurare, non porta sotto nient'altro che uno strofinaccio di Giachenetta, e lo indossa vicino al cuore quale pegno della sua bella.
.Entra un messo, Monsieur Marcad.

MARCAD
	Dio vi salvi, signora.

PRINCIPESSA
				Benvenuto, Marcad,
	anche se c'interrompi il divertimento.

MARCAD
	Signora, mi rincresce, ma la notizia che porto
	mi pesa sulla lingua. Il Re vostro padre...

PRINCIPESSA
	Sulla mia vita,  morto!

MARCAD
				Cos. V'ho detto tutto.

BEROWNE
Chiarissimi, andate via! Qua la scena s'annuvola.

ARMADO
Da parte mia, io respiro di sollievo. Ho visto il d dell'oltraggio pel minuscolo pertuso della moderazione, e sapr come pormi nel giusto, da soldato.
.Escono gli Uomini Magni..

RE
	Come si sente vostra maest?

PRINCIPESSA
	Boyet, prepara tutto. Partir stasera.

RE
	No di certo, Madonna. Vi scongiuro, restate.

PRINCIPESSA
	Prepara tutto, dico. Miei gentili signori,
	grazie per tutte le vostre premure. Io vi chiedo,
	con l'anima gravata da questo nuovo dolore,
	che nella profonda saggezza vostra, voi vogliate
	scusare, o trascurare, quegli eccessi di libert
	nel nostro giostrar di spirito, se forse ci siam portate
	con troppa sfrontatezza nel conversare. La nobilt
	vostra ne  stata la causa. Addio, degno signore!
	Un cuore attristato non tollera troppe scuse.
	Perdonatemi se riesco troppo poco a ringraziare
	per la mia grande richiesta, cos presto esaudita.

RE
	Il tempo, che incalza e urge, a certe decisioni
	impresta la forma della sua urgenza. E come spesso accade,
	quello che un lungo parlamento non ha saputo arbitrare,
	lui lo decide, rapido come un arco che scocca.
	Se pure quel vostro afflitto sguardo filiale
	proibisca alla ridente cortesia dell'amore
	la sacra istanza ch'egli vorra fare accettabile,
	per, dato che il tema s'era gi fatto avanti,
	vi prego, non lasciate che in quest'ora lo scalzi,
	da ci che si proponeva, questa nuvola di dolore;
	piangere per persone perdute  men salutare,
	ed utile, che gioire per amici appena trovati.

PRINCIPESSA
	Non vi capisco. L'amarezza mi si raddoppia.

BEROWNE
	Parole oneste e semplici san meglio penetrare
	l'orecchio del dolore. Con l'aiuto dei miei segnali
	cercate di capire quel che il Re ha tentato di dirvi.
	Per amore di tutte voi abbiamo negletto il tempo,
	abbiamo barato coi nostri impegni. Le vostre belt, signore,
	ci hanno sfigurati, torcendo i nostri umori
	al fine contrario delle nostre intenzioni;
	e ci che in noi v' parso meritevole di risate -
	l'amore, sapete,  pieno di momenti indecorosi,
	pieno di bizze come un bimbo, saltellante, vanitoso,
	nato dall'occhio e quindi come l'occhio
	pieno d'ombre sbagliate, di vecchie mode,
	e di forme che cangiano di sostanza
	man mano che l'occhio stesso va rotando
	da qui a l, continuamente, nel balenare;
	quest'abito variopinto dell'amore incontrollato
	indossato da noi, se ai vostri occhi di cielo
	 parso sconveniente ai voti, alla seriet,
	quei vostri rai celesti, che gli errori han scrutato,
	ci hanno tentati a farli. Signore mie, perci,
	essendo l'amore il vostro, l'errore ch'esso fa
	 pure vostro. Noi riusciamo falsi a noi stessi
	nell'essere falsi una volta, per essere sempre leali
	a chi ci fa ambo le cose - a voi, belle signore.
	E persino la falsit, che in s  peccato,
	si purifica in questo modo, e diventa una dote.

PRINCIPESSA
	Abbiamo ricevuto le vostre lettere, piene d'amore,
	i doni, ambasciatori del vostro amore,
	e la mente innocente li aveva considerati
	mere galanterie, scherzi piacevoli,
	forme di cortesia e modi di rimpinzare
	ed imbottire il tempo: pi di tanto,
	a nostro avviso, non c'era da riputarli.
	Per questo abbiamo accolta la vostra corte
	nel suo spirito stesso, come un divertimento.

DUMAINE
	Signora, le nostre lettere mostravano pi di questo.

LONGAVILLE
	E anche le nostre facce.

ROSALINA
				Cos non c'era parso.

RE
	Ma adesso, proprio all'ultimo momento,
	dateci il vostro amore.

PRINCIPESSA
				No, troppo breve  il tempo
	per un contratto che non avr pi fine.
	No, no, signore mio, vostra grazia  gi troppo
	manchevole di promesse, e questa  grave colpa.
	Allora vi dico questo: se per amore mio
	- che ancora non  evidente - volete fare qualcosa,
	farete questo per me: dei vostri giuramenti
	io non mi fido; andate immediatamente
	in qualche eremitaggio squallido, desolato,
	lontano da tutti i piaceri del mondo, e l
	restate finch i dodici segni in cielo
	non abbiano terminato il loro computo annuale.
	Se quella vita austera e solitaria
	non muter la proposta che fate a sangue caldo,
	se i geli, se i digiuni, l'alloggio disagiato
	e i panni insufficienti non bruceranno
	questi bocci smaglianti dell'amore,
	se superata la prova il vostro resta amore,
	allora, spirato l'anno, torna a chiedermi,
	chiedi per i tuoi meriti; e per questa mia mano
	pura che adesso bacia la tua mano,
	vorr essere tua; e fino a quel momento
	chiuder il mio dolore in casa, a lutto,
	far piovere lacrime di lamento
	per il ricordo di mio padre morto.
	Se tu mi neghi questo, le mani si separino,
	nessuno dei due ha diritto al cuore dell'altro.

RE
	Se questo, o pi di questo, ti dovessi negare,
	per svilire nella mollezza le virt che possiedo,
	una morte subitanea spenga i miei occhi.
	Da qui me ne andr eremita - il mio cuore  nel tuo petto.
.Il Re e la Principessa parlano a parte..

DUMAINE
	E a me, amor mio? A me che imponi, una sposa?

CATERINA
	No, barba, buona salute e d'essere onesto.
	Con triplice amore t'auguro tutto questo.

DUMAINE
	Ma posso dirti almeno "Grazie, mia cara sposa"?

CATERINA
	No di certo, signore. Per dodici mesi e un giorno
	non dar retta a quel che dicono gli sbarbati che ho dattorno.
	Venite a trovarmi quando il Re torner dalla mia signora,
	e allora, se n'ho abbastanza, vi dar un tantino d'amore.

DUMAINE
	Ti servir, sincero e fedele, sino ad allora.

CATERINA
	Ma non fate giuramenti, per non dover rimangiarveli ancora.
.Parlano a parte..

LONGAVILLE
	Maria che dice?

MARIA
			Dodici mesi. Quando sono finiti, allora
	cambier le mie vesti nere con un uomo che sia di parola.

LONGAVILLE
	Aspetter con pazienza, ma quel tempo  lungo.

MARIA
	Tanto pi vi somiglia, allora. Dei ragazzi siete il pi lungo.
.Parlano a parte..

BEROWNE
	Cosa medita la mia bella? Guardami, tesoro.
	Guardami gli occhi, le finestre del mio cuore.
	Un umile appello aspetta l che tu gli voglia rispondere.
	Imponimi qualche prova per il tuo amore.

ROSALINA
	Avevo sentito parlare spesso di voi, Birn,
	gi prima di vedervi, e la gran lingua del mondo
	vi proclamava persona piena di lazzi e burle,
	gonfia di paragoni e di mordenti freddure,
	che spargevate su gente d'ogni sorta
	caduta alla merc della vostra salacit.
	Per estirparvi quell'assenzio dal cervello ferace,
	e con questo per ottenermi, se vi piace,
	senza di che non c' modo di conquistarmi,
	per tutto il corso di dodici mesi, giorno per giorno,
	visiterete i malati senza voce, parlerete sempre e solo
	con gl'infelici che gemono; il vostro compito sar,
	con tutto l'ardore del vostro ingegno,
	forzare ad un sorriso gl'inermi sofferenti.

BEROWNE
	Ma come, strappare una risata selvaggia
	dalla	strozza della morte? Non pu essere;
	 impossibile; non pu mai, l'allegria,
	far presa sopra un'anima in agonia.

ROSALINA
	S invece,  l'unico modo di soffocare
	lo spirito beffardo; il suo potere nasce
	dalla grazia sfrenata con cui la gente
	dal riso vuoto gratifica i suoi pagliacci.
	Il successo d'una freddura  tutto nell'orecchio
	di chi l'ascolta, non  mai nella lingua
	di chi l'inventa. Dunque, se orecchie sofferenti,
	stordite dai clamori dei propri gemiti,
	daranno retta ai vostri sarcasmi idioti,
	continuate cos, avr voi e con voi quel peccato;
	ma se non vi danno ascolto, via, gettatelo
	quel vostro talento; vi trover liberato dal difetto,
	e ben lieta del vostro ravvedimento.

BEROWNE
	Dodici mesi? Bene, per quanto che vada male,
	far lo spiritoso dodici mesi allo spedale.

PRINCIPESSA (.al Re.)
	S, mio dolce signore, e cos mi congedo.

RE
	Ma no, ch per un poco noi v'accompagneremo.

BEROWNE
	La nostra storia non finisce come un copione di quei
	vecchi lavori di teatro: qua, lui non ha lei.
	Avrebbe potuto darlo, la cortesia di queste signore,
	al nostro divertimento qualche finale migliore.

RE
	Dodici mesi e un giorno! Ma vecchio mio,  un'inezia,
	finir tutto presto.

BEROWNE
				Troppo lungo per una commedia.

.Entra Armado..


ARMADO
Dolce maest, consentimi...

PRINCIPESSA
Ma questo non era Ettore?

DUMAINE
Il nobile cavaliere di Troia.

ARMADO
... ch'io baci il tuo dito regale e prenda congedo. Sonmi votato, ho giurato a Giachenetta di guidar tre anni l'aratro, per il suo dolce amore. Ma, stimatissima magnificenza, la vuol sentire il dialogo che due colti Magni v'han compilato in onore del gufo e del cculo? Avrebbe dovuto venire in coda al nostro spettacolo.

RE
Chiamali fuori alla svelta, li staremo a sentire.

ARMADO
Voialtri! Venite fuori!
.Entrano tutti quanti..
Da questo lato abbiamo l'inverno, Hiems; da quest'altro la primavera, Ver; l'uno sostenuto dal gufo, l'altra dal cucc. Ver, attacca, via.

CANTO

PRIMAVERA
	Quando le margheritine screziate,
		le viole azzurre, i fiori del cculo
	bianchi e argento, i ranuncoli gialli
		di gioia tingono il prato,
	allora il cucc su tutti gli alberi
	beffa gli uomini maritati,
	ch gli canta cos:
				"Cuc!
	Cuc, cuc!" O suono ingrato,
	sgradevole a orecchio sposato!

	E quando il pastore sfola sull'avena, e f da gaia
		sveglia l'allodola all'aratore,
	quando fotticchiano tortore, taccole, corvi,
		e bimbe candeggiano bluse per la bella stagione,
	allora il cucc su tutti gli alberi,
	beffa gli uomini coniugati,
	e gli canta cos:
				"Cuc!
	Cuc, cuc!" Suoni esecrati,
	sgradevoli a orecchi sposati!

INVERNO
	Quando i ghiaccioli pendono gi dal tetto,
		e l'unghia si soffia il pastore Checco,
	e Titta porta in casa la legna,
		e arriva ghiacciato il latte nel secchio,
	e il sangue stagna e fuori fa brutto,
	allora di notte canta l'occhiuto gufo:
				"Tiuuh!
	Tiu-uuh!" Che lieto suono!
	E Peppa bisunta raffredda il paiolo.

	Quando soffia e sibila il vento,
		la tosse strozza il sermone al curato,
	e triste sul ghiaccio s'accuccia l'uccello,
		e il naso di Betta  rosso e gelato,
	quando le mele arrosto fischiano nel boccale,
	allora canta ogni notte il gufo occhiato:
				"Tiu-uuh,
	Tiu-uuh!" Che nota lieta!
	E Peppa bisunta raffredda la pentola.

ARMADO
I motti di Mercurio son rauchi dopo i carmi d'Apollo. Voi uscite di l; noi di qua. .Escono..

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