"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Enrico VIII
Traduzione di Andrea Cozza


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



.Enrico VIII., RE .d'Inghilterra.

.Duca di .BUCKINGHAM
.Duca di .NORFOLK, .Maresciallo del Regno
Duca di .SUFFOLK, .Gran Siniscalco
Charles. BRANDON (f.orse lo stesso Duca di Suffolk.)
.Conte di .SURREY, .genero di Buckingham
Lord .ABERGAVENNY
.Lord .SANDS (.Sir Walter Sands.)
.Sir Thomas .LOVELL
.Sir Henry .GUILFORD
.Sir Nicholas .VAUX
.Sir Anthony .DENNY
.Tre .GENTILUOMINI
Marchese di DORSET (.nel corteo dell'Incoronazione.)
ARALDO .della Giarrettiera.

.Cardinale .WOLSEY, .Arcivescovo di York, Lord Cancelliere d'Inghilterra
Lord .CANCELLIERE (.Sir Tommaso Moro.)
.Lord .CIAMBELLANO
.Lord .SINDACO .di Londra
Cardinale .CAMPEGGIO, .Legato del Papa.
CHAPPUYS, .Ambasciatore dell'Imperatore Carlo V
Arcivescovo di .CANTERBURY (.William Warham.)
.Thomas .CRANMER, .Cappellano del Re, poi Arcivescovo di Canterbury
Stephen .GARDINER, .Segretario del Re, poi Vescovo di Winchester
Thomas .CROMWELL, .al seguito di Wolsey, poi Segretario del Re.
STOKESLEY, .Vescovo di Londra
Vescovo di .LINCOLN
.Vescovi di .ELY, ROCHESTER, SAINT ASAPH

.Regina .CATERINA .d'Aragona, moglie di Enrico e vedova del Principe Arturo, poi Principessa Vedova.
ANNA .Bolena, Damigella d'onore, poi Marchesa di Pembroke, e Regina d'Inghilterra.
DAMA .attempata, Dama di compagnia di Anna Bolena.
GRIFFITH, .Gentiluomo Usciere della Regina Caterina.
GENTILUOMO .al seguito della Regina Caterina.
PAZIENZA, .Ancella della Regina Caterina.
ANCELLE .della Regina Caterina.
MARCHESA DI DORSET, DUCHESSA DI NORFOLK: .come madrine della Principessa Elisabetta.

.Dottor .BUTTS, .Medico del Re.
INTENDENTE .del Duca di Buckingam.
SEGRETARIO .di Wolsey.
UFFICIALE .della Guardia.
USCIERE .della Camera del Consiglio.
GUARDAPORTONE .del Palazzo Reale.
AIUTANTE .del Guardaportone.
SCRITTURALE
BANDITORE
MESSAGGERO
PROLOGO

.Nobili, Dame, Giudici, Assessori, Prelati, Guardie, Mazzieri, Persone del seguito, Servitori, Sei personaggi biancovestiti, Paggi, ecc. .

/:/PROLOGO



Stavolta non son qui per farvi ridere. Stiamo per presentarvi
eventi dall'aspetto grave e austero,
tristi vicende, alte e toccanti, pregne di maest e sofferenza,
scene s nobili da farvi sciogliere in pianto.
Chi fra voi  aperto alla compassione
potr, se crede, farsi scappare una lacrima:
il soggetto lo merita. Chi spende i propri soldi
soltanto perch si aspetta una trama credibile,
trover in essa qualche verit. Chi poi viene a vedersi
una o due scene spettacolari, che gli faccian dire
che il dramma non  male, se ne stia zitto e buono,
ed io m'impegno a ripagarlo del suo scellino
nel breve giro di due ore: con tanto d'interessi. Soltanto
chi  qui venuto a sentire una commedia giocosa e sboccata,
o un clangor d'armature, o a godersi le uscite
dell'uomo dal camicione multicolore orlato di giallo,
potr dirsi deluso. Poich sappiatelo, cortesi uditori:
a metter sullo stesso piano la nostra storia vera e tali esibizioni
di giullari e duellanti, non solo rinunceremmo a fare uso
del nostro cervello, ed alla nostra conclamata intenzione
di presentarvi sempre e solo la Verit,
ma perderemmo i pi esigenti fra i nostri amici.
Pertanto, per carit di patria, e per la fama che avete -
il pubblico pi eletto e ben disposto che la citt possa offrire -
restate seri come vi vorremmo. E immaginate di vederli,
i personaggi della nostra nobile istoria,
esattamente quali furono in vita; immaginateli nella loro grandezza,
accompagnati dalla gran folla accaldata
dei loro mille seguaci. Poi, in un istante, osservate
come fan presto i potenti a cadere in disgrazia:
e se la voglia di ridere a quel punto vi assale,
siete capaci di andare a nozze con facce da funerale.

/:/ATTO I



.Scena I


.Entrano da un lato il Duca di Norfolk, dall'altro il Duca di Buckingham e Lord Abergavenny..

BUCKINGHAM
	Buon giorno, e ben tornati. Come ve la siete passata
	dall'ultima volta che ci vedemmo in Francia?

NORFOLK
					Ottimamente, Vostra Grazia;
	e da quel giorno sempre pi ammirato
	da quanto vidi laggi.

BUCKINGHAM
				Una malaugurata terzana
	mi tenne prigioniero nella mia stanza, proprio quando
	quei due soli gloriosi, quei due fulgidi astri
	s'incontrarono nella piana di Andren.

NORFOLK
						Tra Guines ed Ardres
	ero presente anch'io, quando si salutarono, in sella ai loro destrieri.
	E quando balzarono a terra, li vidi stringersi forte
	nel loro abbraccio, quasi a fondersi insieme in un atto di unione.
	Qual coalizione di quattro sovrani ce l'avrebbe spuntata
	contro quell'unico trono?

BUCKINGHAM
				E io che in tutto quel tempo
	me ne restai confinato nella mia stanza!

NORFOLK
						Vi siete perso, allora,
	lo spettacolo della gloria terrena: per cui si poteva ben dire
	che fino a quel momento il fasto era celibe, ma che ora si univa
	in nozze a un'entit superiore. Ogni nuovo giorno
	diventava l'araldo del successivo, finch l'ultimo giorno
	non fece suo ogni passato splendore. Oggi i Francesi,
	tutti scintillanti e laminati in oro, come idoli pagani,
	eclissavan gl'Inglesi; e l'indomani questi ultimi
	della Britannia facevano un'India, e ognuno dei presenti
	sembrava una miniera. I loro minuscoli paggi parevano
	dei cherubini, tutti belli indorati; e anche le loro dame,
	non use alla fatica, quasi quasi sudavano nel portare
	su di s tanto fasto, e cos rosse e accaldate
	sembravano dipinte. Una sera lo spettacolo in maschera
	veniva proclamato incomparabile: e la sera seguente
	lo si diceva insulso, e ben povera cosa. I due monarchi,
	pari in splendore, primeggiavano a turno
	quand'erano presenti: chi dei due era visibile
	teneva il monopolio delle lodi, e quando eran presenti tutti e due
	si fingeva di vederne uno solo, e nessun testimone
	osava fiatare o far confronti. Quando poi quei due Soli
	(ch cos li chiamavano) coi rispettivi araldi chiamarono a disfida
	i pi animosi cavalieri, questi seppero battersi
	oltre ogni immaginazione, s che le gesta degli antichi cantari
	ora sembravano umanamente possibili, e si fin col dar credito
	anche a un Buovo d'Antona.

BUCKINGHAM
					Via, state esagerando!

NORFOLK
	Com' vero che son uomo d'onore, e che l'onore esalta
	la mia veracit, l'evolversi dei festeggiamenti,
	in bocca al pi brillante cronista riuscirebbe men vivido
	di quel che l'azione stessa esprimeva in s. Tutto era regale:
	non una nota stonata nella disposizione del tutto.
	Il rituale impreziosiva ogni cosa, ed i cerimonieri
	non avrebbero potuto far di meglio.

BUCKINGHAM
					E chi era il regista?
	Voglio dire, chi ha coordinato il corpo e le membra
	di questa grande festa, secondo voi?

NORFOLK
	Uno che sicuramente pareva tutt'altro che tagliato
	per siffatte incombenze.

BUCKINGHAM
				Di grazia, chi, mio signore?


NORFOLK
	Tutto questo fu predisposto dalla sapiente regia
	del molto reverendo Cardinale di York.

BUCKINGHAM
	Il diavolo se lo porti! Non esiste faccenda in cui non ficchi
	la sua mano ambiziosa. Cosa aveva a che fare
	con queste dissennate vanit? Io mi stupisco
	che una tal palla di lardo possa con la sua stessa mole
	intercettare i raggi del benefico sole
	e privarne la terra.

NORFOLK
			Sicuramente, signore,
	c' in lui la stoffa per impegni di tal fatta:
	ch senza il sostegno di un'antica casata (in virt della quale
	possan gli eredi trovarsi il cammino segnato), senza il prestigio
	di alti servigi resi alla Corona, senza la parentela
	di potenti ministri, pure, al pari di un ragno
	al centro di una tela da se stesso tramata, s'impone all'attenzione,
	e la sola forza dei propri meriti basta a aprirgli la strada:
	un dono del cielo, tutto per lui, che gli procura
	poteri secondi soltanto a quelli del Re.

ABERGAVENNY
						Non saprei dire
	quale dono del cielo: lascio a un occhio pi esperto
	di svelare l'arcano. A me basta notare che la superbia
	in lui trasuda da tutti i pori. Donde gli deriva?
	Non dall'inferno? Il diavolo  ben tirchio!
	O forse gliel'ha gi ceduta tutta, e lui si  messo in proprio
	con una succursale dell'inferno.

BUCKINGHAM
					Perch diavolo
	questa escursione in Francia lo ha visto arrogarsi il diritto
	di decidere - senza informarne il Re -
	chi dovesse scortarlo?  stato lui a rediger la lista
	di tutti i nobili: per la pi parte coloro
	cui intendeva addossare il massimo della spesa
	col minimo dell'onore. E bast una sua lettera -
	senza nemmeno l'assenso degli onorevoli membri del Consiglio -
	ad obbligare a partire chi fu da lui designato.

ABERGAVENNY
						Conosco
	dei miei congiunti, almeno tre, le cui propriet
	hanno subito in tal modo un tale salasso
	da non ritrovare mai pi la prosperit di un tempo.

BUCKINGHAM
						Ah, sono stati in molti
	a rompersi la schiena col carico dei castelli venduti
	per finanziare la grande spedizione. A che  servita tanta vanit
	se non a far sapere ai quattro venti
	che il loro futuro  ipotecato?

NORFOLK
					Mi tormenta pensare
	che la pace fra noi e la Francia non ripaghi
	l'investimento fatto per concluderla.

BUCKINGHAM
					Ciascuno di noi,
	dopo il tremendo temporale che ne segu, si sent
	come ispirato; e indipendentemente proruppe
	in un'universale profezia: che una tale tempesta
	scompigliando la veste di questa pace, era il preludio
	di un'improvvisa rottura.

NORFOLK
				Che si  gi consumata:
	poich la Francia ha violato gli accordi, e confiscato
	i beni dei nostri mercanti a Bordeaux.

ABERGAVENNY
					 dunque per questo
	che il nostro ambasciatore  stato messo a tacere?

NORFOLK
					Proprio cos, perdiana!

ABERGAVENNY
	Gran bella pace davvero, ed acquistata
	a carissimo prezzo.

BUCKINGHAM
			Ebbene, tutta questa faccenda
	fu il nostro reverendo Cardinale a architettarla.

NORFOLK
					Mi consenta Vostra Grazia,
	la corte  edotta della privata contesa
	tra il Cardinale e voi. Vi do un consiglio
	(prendetelo da un cuore che non vi augura altro
	che onore, prosperit e fortuna): considerate
	l'ostilit del Cardinale e il suo grande potere
	come una cosa sola; considerate inoltre
	che agli obbiettivi del suo odio protervo non fanno difetto
	strumenti per l'azione. La sua natura la conoscete,
	sapete quant' vendicativo, come io so che la sua spada
	 lunga e affilatissima, e ben possiamo dire
	ch'essa arriva lontano e - dove non arriva -
	lui sa come scagliarla. Resti segreto questo mio consiglio:
	vi torner salutare. Ma ecco che viene, proprio quello scoglio
	che io vi raccomando di schivare.

.Entrano il Cardinale Wolsey, preceduto dal portatore del sigillo reale, con alcune guardie e due Segretari che portano documenti. Il Cardinale passando fissa lo sguardo su Buckingham, e Buckingham su di lui, tutti e due con piglio sdegnoso. .

WOLSEY
	L'intendente del Duca di Buckingham, neh?
	La sua deposizione dov'?

SEGRETARIO
				Eccola, per servirvi.

WOLSEY
	 presente di persona?

SEGRETARIO
				S, se cos piace a Vostra Grazia.

WOLSEY
	Bene, allora ne sapremo di pi, e Buckingham
	abbasser la cresta.
.Esce il Cardinale .[.Wolsey.] .col seguito.

BUCKINGHAM
	Questo cagnaccio di macellaio ha il dente avvelenato:
	ma non ho il potere di metterlo in museruola. Meglio perci
	non svegliarlo se dorme. La scienza di uno spiantato
	val pi del sangue di un nobile.

NORFOLK
					Come, ve la prendete calda?
	Chiedete a Dio un po' di sangue freddo: l'unica medicina
	che faccia al caso vostro.

BUCKINGHAM
				Gli leggo scritte in faccia
	prove contro di me: mi ha squadrato con gli occhi
	come il pi abbietto degli oggetti, e in questo momento
	tiene in serbo per me qualche stangata. Ora  andato dal Re:
	lo seguir, e sar lui ad abbassare lo sguardo.

NORFOLK
						Fermatevi, signore!
	E che la vostra ragione parli alla vostra collera
	di ci che state per fare: le ripide alture
	si attaccano dapprima a passo lento. La collera
	 come un corsiero focoso che, lasciato a se stesso,
	resta fiaccato dal suo proprio impeto. Non c' uomo in Inghilterra
	capace di consigliarmi come fate voi: siate per voi stesso
	ci che sareste per il vostro amico.

BUCKINGHAM
						Andr dal Re,
	e con la voce dell'onore far tacere una volta per tutte
	l'insolenza di questo figlio di Ipswich; oppure dovr proclamare
	che a nulla pi valgono gli alti natali.

NORFOLK
					Fate bene attenzione:
	non appiccate il fuoco al rogo del vostro nemico
	a costo di restare strinato voi stesso. Nell'impeto della corsa
	si rischia a volte di oltrepassare il traguardo
	e perdere: per aver corso troppo! Non sapete forse
	che la fiamma che fa salire il liquido sino a traboccare
	sembra aumentarne il volume ma ne fa grande spreco? Siate saggio:
	vi dico e ripeto che non c' in Inghilterra
	un solo spirito pi forte del vostro per farvi da guida,
	se solo con la linfa della ragione voleste estinguere
	o quanto meno placare il fuoco della passione.

BUCKINGHAM
							Signore,
	vi sono grato, e son pronto a seguire
	la vostra prescrizione; ma questo monumento di superbia
	(e non lo chiamo cos per eccesso di bile,
	ma per motivi sinceri) a me risulta, da fonti riservate
	e prove limpide come sorgenti di luglio -
	quando si pu contarvi ogni granello di sabbia -
	corrotto e traditore.

NORFOLK
			Traditore? Non me lo dite!

BUCKINGHAM
	Lo dir al Re, con prove indistruttibili
	quanto pareti rocciose. State bene a sentire: questo sant'uomo -
	o volpe, o lupo, o tutti e due (giacch lui  tanto astuto
	quanto vorace, e tanto propenso a far danni
	quanto capace di farli) - in cui la volont ed il potere
	s'infettano a vicenda, s, reciprocamente,
	al fine unico di esaltare il proprio rango, in Francia
	come qui in patria,  stato lui ad istigare il Re nostro sovrano
	a quest'ultimo oneroso trattato, e allo storico incontro
	che ha dato fondo a cos gran tesori e che, come un calice,
	si  rotto in mano a chi lo risciacquava.

NORFOLK
					In fede,  stato proprio cos.

BUCKINGHAM
	Vi prego, signore, lasciatemi dire: questo furbone d'un Cardinale
	ha formulato le clausole del trattato
	come piaceva a lui. Per farle ratificare
	bast che lui dicesse "Cos sia": col gran bel risultato
	di far camminare i morti colle stampelle. Ma il nostro Cardinale di corte
	cos ha voluto, e tanto basta: giacch il degno Wolsey
	non pu sbagliare, e questa  opera sua. Ne consegue questo
	(e per me ha tutta l'aria di una cucciolata
	di quella vecchia cagna, il tradimento): l'Imperatore Carlo,
	col pretesto di far visita alla Regina sua zia
	(un vero e proprio pretesto, ch in realt lui viene
	per abboccarsi con Wolsey) arriva qui in visita ufficiale.
	Egli ha paura che l'incontro fra i due Re
	di Francia e d'Inghilterra, e la loro alleanza
	possa recargli nocumento, e negli accordi sottoscritti
	intravede un pericolo latente. Quindi segretamente
	viene a patti col nostro Cardinale - ci potrei giurare
	(e dico bene, ne son pi che certo: l'Imperatore avr pagato
	senza ricevere promesse, e ha visto accolta la sua istanza
	prima di averla formulata) - e una volta spianata la strada,
	ben lastricata d'oro, l'Imperatore esprime il desiderio
	che lui si presti a deviare il Re dalla sua rotta,
	violando la pace di cui sopra.  giusto che il Re sappia -
	e presto lo sapr, per bocca mia - che cos il Cardinale
	fa compravendita a proprio arbitrio del suo onore,
	e tutto a proprio vantaggio personale.

NORFOLK
						Mi duole
	sentir questo su di lui, e vorrei augurarmi che in qualcosa
	qualcuno l'abbia giudicato male.

BUCKINGHAM
				No, non cambierei una sola sillaba
	ve lo descrivo nella veste esatta
	che alla prova dei fatti avr indossato.

.Entra Brandon, preceduto da un Ufficiale della Guardia, e seguito da due o tre Guardie.

BRANDON
	Ufficiale, eseguite gli ordini.

UFFICIALE
				Signore,
	mio Duca di Buckingham e Conte
	di Hereford, Stafford e Northampton,
	io qui vi arresto per alto tradimento, nel nome
	del nostro augusto sovrano, il Re.

BUCKINGHAM
					Come vedete, amico mio,
	son gi incappato nella rete, per cader vittima
	di ignominiosa trama.

BRANDON
				Sono dolente
	di vedervi privato della libert, e di prendere parte
	a codesta incombenza. Sua Altezza desidera
	che vi portiamo alla Torre.

BUCKINGHAM
				Non mi servir a nulla
	protestarmi innocente, poich questa  una macchia
	che tinge in nero quel che in me  immacolato. Il volere del cielo
	sia fatto in questa, come in ogni altra cosa: obbedisco.
	O mio Lord Abergavenny, vi dico addio.

BRANDON
	Non ancora, ch dovr farvi compagnia. [.Ad Abergavenny.] Il Re
	vuole che vi portiamo alla Torre, e l vi render edotto
	di ogni altra sua ulteriore decisione.

ABERGAVENNY
					Come ha detto il Duca:
	Sia fatto il volere del cielo, e al volere del Re
	non posso che obbedire.

BRANDON
				Ho qui un mandato d'arresto,
	firmato dal Re, per Lord Montacute e per le persone
	del confessore del Duca, John de la Car,
	e del suo cancelliere, tale Gilbert Perk...

BUCKINGHAM
						Ah,  cos?
	Son questi gli strumenti del complotto! Nessun altro, spero.

BRANDON
	C' un monaco, un certosino.

BUCKINGHAM
				E chi, Nicholas Hopkins?

BRANDON
							In persona.

BUCKINGHAM
	Il mio intendente m'ha tradito! L'onnipotente Cardinale
	lo ha tentato con l'oro: l'arco della mia vita  conchiuso.
	Non son che l'ombra del povero Buckingham,
	la cui persona  ora investita da un nembo improvviso
	che ottenebra il luminoso mio sole. Addio, miei signori.
.Escono.

/:/Scena II


.Squilli di tromba. Entrano Re Enrico, che si appoggia alla spalla del Cardinale .[.Wolsey.],. i Nobili e Sir Thomas Lovell. Il Cardinale prende posto ai piedi del Re, sulla destra del trono.

RE
	La mia vita stessa, con quanto ha di pi prezioso,
	vi  grata per tale grande servigio. Mi son trovato nel mirino
	di una congiura pronta ad esplodere, e ringrazio
	voi che l'avete disinnescata. Chiamate al nostro cospetto
	quel galantuomo dell'intendente di Buckingham: di persona
	lo sentir confermare le confessioni gi rese,
	e punto per punto i tradimenti del suo padrone
	egli riferir una volta ancora.

.Rumori da dentro, e grida di "Largo alla Regina! ". Entra la Regina .[.Caterina.] .introdotta dai Duchi di Norfolk e Suffolk. Ella s'inginocchia. Il Re scende dal trono, la fa alzare, la bacia, e la fa sedere accanto a s.

CATERINA
	Non posso, devo restare in ginocchio, da supplicante che sono

RE
	Alzatevi, e prendete posto al nostro fianco. Met della supplica
	siamo decisi a ignorarla: avete gi la met del nostro potere,
	l'altra met sar vostra prima che lo chiediate.
	Formulate il vostro desiderio, e sarete esaudita.

CATERINA
					Ringrazio Vostra Maest
	Dovreste amare voi stesso, e in quell'amore
	non trascurare di avere cura dell'onor vostro,
	e della dignit del vostro ufficio:  questo il succo
	della mia petizione.

RE
			Procedete, regina mia.

CATERINA
	Mi vien fatto osservare, e non da pochi -
	tutte persone di provata lealt - che i vostri sudditi
	son quanto mai scontenti: ch li hanno tartassati di balzelli
	tali da risultare un colpo al cuore
	di ogni loro residua fedelt. Ed anche se per questi abusi,
	mio buon Lord Cardinale, le lagnanze pi aspre a cui dan voce
	sono dirette a voi, in quanto istigatore
	di siffatte esazioni, pure il Re nostro sovrano -
	che senza macchia il cielo ne conservi l'onore - persino lui non sfugge
	a irrispettose invettive, s, da far saltare
	i cardini dell'obbedienza, e in cui quasi si avverte
	il rombo cupo della sedizione.

NORFOLK
					Non "quasi si avverte":
	si avverte in pieno! Giacch con queste imposte
	i lanaioli tutti, non pi in grado di mantenere
	i numerosi loro lavoranti, han licenziato
	i filatori, cardatori, follatori, tessitori: i quali,
	ad altri mestieri impreparati, pungolati dalla fame
	e privi d'altre risorse, per disperazione
	si gettano allo sbaraglio, tutti in gran tumulto,
	pronti a rischiare il tutto e per tutto.

RE
						Imposte?
	Ma quando? E quali imposte? Monsignor Cardinale,
	voi che, come noi, siete oggi sotto accusa,
	cosa sapete di queste imposte?

WOLSEY
					Sire, con vostra licenza,
	so solo quello che mi compete da vicino, fra le tante
	funzioni dello Stato: mi limito a trovarmi in prima fila,
	l dove gli altri marciano al passo con me.

CATERINA
						Davvero, monsignore?
	Non ne sapete pi degli altri? Ma siete voi ad approntare
	misure a tutti note, e tutt'altro che provvide
	per quelli che non ne vogliono sapere, eppure devono
	recalcitrando subirle. Queste esazioni,
	di cui il sovrano vuol essere informato, son gi pestilenziali
	a sentirne parlare e, quanto a subirne il peso,
	c' da rompersi il dosso. Si dice in giro
	che a escogitarle siete stato voi: cos non fosse, sareste bersaglio
	di una riprovazione immeritata.

RE
					Imposte, imposte!
	Ma di che natura? In che consistono, vediamo un po',
	coteste imposte?

CATERINA
			Son troppo avventata
	nell'abusare della vostra pazienza; ma m'infonde coraggio
	il perdono promesso. Il malcontento dei sudditi
	si deve ad ordinanze che spremono da ciascuno
	la sesta parte delle sue sostanze, quale tributo
	con criterio d'urgenza: e il pretesto ivi addetto
	sono le vostre guerre di Francia. Il che d la stura a bocche temerarie,
	le lingue sputano sui loro doveri, e si freddano i cuori,
	gelando ogni lealt. Le loro imprecazioni fanno oggi le veci
	delle preghiere, e si  arrivati al punto
	che la docile obbedienza si  fatta succube
	delle passioni incontrollate di ognuno. Vorrei che Vostra Altezza
	si occupasse della questione seduta stante:
	nessun problema appare oggi pi urgente.

RE
						Parola mia,
	tutto questo va contro al mio volere.

WOLSEY
					Per quanto mi riguarda,
	non ho attuato queste misure, se non
	per voto unanime, di cui ho poi preso atto
	dopo l'esperta ratifica dei giudici. Se sono
	calunniato da ignoranti malelingue, che non conoscono
	le mie qualit n la mia persona, eppure si eleggono
	a cronisti delle mie azioni, lasciatemi dire
	che questo non  che il fato di chi ha il potere, l'irta boscaglia
	che ostacola il cammino della virt. Ma non dobbiamo
	desistere da azioni necessarie per tema di dovercela vedere
	con censori malevoli: che sempre,
	come squali voraci, seguono un vascello
	da poco messo in mare, senz'altro ricavarne
	che vane bramosie. Spesso le nostre azioni migliori
	son ritenute da critici fallaci, inattendibili in passato,
	opera altrui, o di dubbio valore. Ed altrettanto spesso le peggiori,
	pi congeniali a spiriti volgari, vengon propagandate
	come il meglio di cui siamo capaci. Dovessimo starcene immoti,
	per tema che ogni nostra mossa sia criticata o derisa,
	dovremmo metter radice qui, dove siamo assisi,
	qual meri simulacri del potere.

RE
					Le cose fatte bene,
	curate nei dettagli, non danno certo adito a timori;
	le cose fatte con improvvisazione, lascian temere
	pei risultati. Ci sono precedenti
	per cotesta ordinanza? Credo proprio nessuno.
	Non dobbiamo strappare i nostri sudditi dal terreno delle leggi
	per ripiantarli a nostro arbitrio. Un sesto dei propri averi?
	Un tributo da far tremare! Via,  come prendere
	da ciascun albero rami, corteccia e parte del fusto:
	anche a lasciarlo con le sue radici, cos sconciato,
	l'aria ne sugger ogni linfa. In ogni contea
	che ha contestato l'ordinanza, mandate nostre lettere
	con un perdono incondizionato per chiunque abbia negato
	la validit del decreto. Vi prego, provvedete:
	vi affido questo compito.

WOLSEY [.al Segretario.]
				Una parola a quattr'occhi.
	Siano spedite lettere in ogni contea
	con il grazioso perdono del Re. I Comuni, tartassati come sono,
	hanno una pessima opinione di me: mettete in giro la voce
	che per mia personale intercessione
	si  giunti alla revoca e al perdono. Vi dar presto istruzioni
	ulteriori al riguardo. .Esce il Segretario.

.Entra l'Intendente.

CATERINA
	Mi dispiace che il Duca di Buckingham
	sia incorso nel vostro corruccio.

RE
					Dispiace a molti.
	 un gentiluomo assai colto, e un oratore di raro talento.
	Nessuno  pi di lui dotato dalla natura: ha una tale istruzione
	che dei grandi maestri avrebbero molto da imparare da lui,
	e lui non avrebbe mai bisogno dell'altrui sapere. Eppure, vedete,
	quando queste s nobili doti si orientano
	in direzioni sbagliate, perch si  corrotta la mente,
	possono assumere forme distorte, dieci volte pi brutte
	di quanto prima eran belle. Quest'uomo cos raffinato
	da essere ritenuto un prodigio - e quanto a noi,
	come rapiti nell'ascoltarlo, un'ora del suo eloquio
	volava in un minuto - costui, o madonna,
	ha rivestito di costumi mostruosi le grazie
	che una volta eran sue, e si  tinto di nero,
	manco si fosse insozzato all'inferno. Restate qui: saprete di lui -
	ch questo gentiluomo era il suo braccio destro -
	cose che umiliano il senso dell'onore. Fategli recitare di nuovo
	la storia di quelle trame, che mai ci stancheremo di udire
	per quanto essa ci faccia soffrire.

WOLSEY
	Fatevi avanti, e con animo schietto riferite le cose
	che voi, da suddito zelante e fedele, avete raccolto
	dalla viva voce del Duca diBuckingham.

RE
						Parlate liberamente.

INTENDENTE
	Innanzitutto, egli era uso dire - e lo diceva ogni giorno,
	ch tanto si era estesa l'infezione - che se il Re
	fosse defunto senza prole, tanto avrebbe fatto
	da impadronirsi dello scettro. Queste precise parole
	gliele ho sentite pronunciare davanti a suo genero,
	Lord Abergavenny, al quale giur che si sarebbe vendicato
	del Cardinale.

WOLSEY
			Vostra Altezza si compiaccia di rilevare
	quanto  pericoloso un atteggiamento del genere:
	frustrato nelle sue speranze circa la vostra augusta persona,
	queste sue voglie si sono incancrenite, ed estese
	dalla vostra persona a quella dei vostri amici.

CATERINA
					Mio dotto Lord Cardinale,
	cercate di parlare con spirito di carit.

RE
						Continuate.
	Su che cosa fondava il suo titolo alla corona
	se fossimo venuti a mancare? Lo hai udito, su questo punto,
	dir mai qualcosa?

INTENDENTE
			Su questo punto, egli  stato istigato
	da un'assurda profezia di Nicholas Henton.

RE
	E chi  questo Henton?

INTENDENTE
				Un frate certosino, Sire:
	il suo confessore, che a ogni minuto gli metteva in testa
	l'idea di farsi re.

RE
			E tu come lo sai?

INTENDENTE
	Non molto prima che Vostra Altezza accorresse in Francia,
	il Duca, che si trovava al La Rosa, nella parrocchia
	di San Lorenzo in Polleria, mi domand
	che voci circolavano tra la gente di Londra
	in merito alla spedizione di Francia. Io replicai
	che la gente temeva i Francesi avrebbero violato la parola data,
	con grave rischio per il Re. E subito il Duca
	disse che questo era, difatti, il timore: egli sospettava
	che si sarebbero avverate certe parole
	dette da un santo frate. Pi d'una volta - mi disse -
	costui mi mand a dire di dar licenza
	a John de la Car, mio cappellano, a un'ora convenuta,
	di recepire una comunicazione di non poco momento.
	E dopo che, sotto il sigillo della confessione,
	ebbe fatto solennemente giurare al mio cappellano
	di non farne parola con nessuna creatura vivente,
	eccetto me, con piglio solenne e severo, pesando a lungo le parole,
	fin con questa uscita: "N il Re n i suoi eredi -
	ditelo pure al Duca - avranno lunga vita. Che si sforzi
	di guadagnarsi il favore del popolo: sar il Duca
	a governar l'Inghilterra".

CATERINA
				Se ben vi conosco
	voi eravate l'intendente del Duca, e perdeste l'incarico
	per le lagnanze dei fittavoli. Guardatevi bene
	dall'accusare, per puro rancore, un nobile personaggio,
	cos macchiando la vostra pi nobile anima. Guardatevi bene, vi dico.
	S, ve ne scongiuro di tutto cuore.

RE
					Lasciatelo dire.
	E tu, continua.

INTENDENTE
			Sull'anima mia, non dir che la verit.
	Io dissi al Duca mio signore che per maleficio diabolico
	il monaco poteva ingannarsi; e ch'era pericoloso
	per lui di ruminarci tanto sopra, sin tanto che il Maligno
	non innescasse una delle sue trame, cos che lui, abboccando,
	vi desse esecuzione. E lui mi replic: "Ma va' l!
	Non ci rimetto nulla" - e aggiunse inoltre
	che se il Re, nella sua recente malattia, fosse venuto a mancare,
	le teste del Cardinale e di Sir Thomas Lovell
	sarebbero cadute.

RE
			Ohib! Tanto corrotto? Ohib, ohib,
	c' del marcio in quell'uomo! Hai qualcos'altro da dire?

INTENDENTE
	S, mio Sire.

RE
			Vai avanti.

INTENDENTE
				Trovandosi a Greenwich,
	dopo che Vostra Altezza ebbe rimproverato il Duca
	per Sir William Bulmer...

RE
				Ricordo bene
	la circostanza: era mio servo giurato,
	quando il Duca lo prese al suo servizio. Ma va' avanti. Che accadde?

INTENDENTE
	"Se" - disse lui - "Se per questo finissi imprigionato
	nella Torre, com' lecito pensare, reciterei la parte
	che il padre mio intendeva recitare
	con l'usurpatore Riccardo: quando, trovandosi a Salisbury
	fece istanza di esser da lui ricevuto. Se fosse stata accolta,
	nell'atto di rendergli l'omaggio dovuto, lo avrebbe
	trafitto col pugnale".

RE
			Un tradimento colossale!

WOLSEY
	Ora, madonna, potrebbe mai vivere al sicuro Sua Altezza,
	con quest'uomo lasciato in libert?

CATERINA
					Dio ci perdoni tutti!

RE
	C' qualcos'altro che vorresti dire: che cosa?

INTENDENTE
	Dopo "il Duca mio padre" ed "il pugnale"
	si tese tutto e, con una mano sull'elsa della spada
	e l'altra premuta sul cuore, levati gli occhi al cielo,
	esplose in un atroce giuramento, il cui tenore
	era che, se avesse dovuto patire ingiustizia, avrebbe superato
	suo padre: cos come l'esecuzione supera
	un malcerto proposito.

RE
				A questo dunque voleva arrivare:
	a ficcarci il pugnale in corpo. Egli si trova in arresto:
	sia processato subito. Se gli sar possibile
	trovar clemenza nella legge, l'avr; in caso contrario,
	non la cerchi tra noi. Per il giorno e la notte!
	Quello  un traditore di tre cotte! .Escono.

/:/Scena III


.Entrano il Lord Ciambellano e Lord Sands.

CIAMBELLANO
	 mai possibile che la gente si lasci stregare
	in modo cos assurdo dalle magie della Francia?

SANDS
						Le nuove mode,
	per quanto ridicole come non mai -
	per non dire indecorose - trovan sempre seguaci.

CIAMBELLANO
	Per quanto riesco a capire, tutto il bene che i nostri Inglesi
	han ricavato dall'ultima spedizione, si riduce
	a un paio di buffe smorfie... Ma le hanno scelte ad arte,
	giacch quando le esibiscono, l per l giurereste
	che persino i loro nasi abbian dispensato consigli
	a Pepino o Clotario, tanto son sussiegosi.

SANDS
	Le gambe poi se le son storpiate a furia di riverenze.
	Chi non li avesse mai visti andare al passo, potrebbe pensare
	che fra loro imperversino i crampi, o il mal di garretti.

CIAMBELLANO
							Diavolo, signore!
	Le loro vesti hanno acquisito un taglio cos pagano
	che di cristiano, certo, non  rimasto pi nulla. Che c' ora?
.Entra Sir Thomas Lovell.
	Che novit, Sir Thomas?

LOVELL
				In fede mia, signore,
	Non si parla d'altro che del nuovo proclama
	affisso all'ingresso del Palazzo.

CIAMBELLANO
					E cosa si proclama?

LOVELL
	La riforma dei nostri intraprendenti viaggiatori,
	che riempion la corte di duelli, di ciarle e di sarti.

CIAMBELLANO
	Ne sono felice: adesso si spera che i nostri .monsieurs.
	capiranno che un cortigiano inglese pu saperla lunga,
	e mai aver visto il Louvre.

LOVELL
				Costoro saranno tenuti -
	cos dispone il proclama - o a lasciar perdere quel tanto
	di assurdit e pennacchi che hanno acquistato in Francia,
	con tutti gli annessi e connessi della loro imbecillit -
	quali i puntigli dell'etichetta, i duelli, i corteggiamenti spinti,
	le offese a uomini tanto pi saggi di loro,
	in nome di una saggezza straniera - rinnegando una volta per tutte
	la loro fede nel tennis e nelle calze lunghe,
	nelle braghette a sbuffo e in siffatte altre insegne del viaggiare,
	e tornando a comportarsi da uomini dabbene,
	oppure saran tenuti a far fagotto, e via dai vecchi compari!
	L, ne son certo, essi potranno .cum privilegio., a furia di .oui.,
	consumare nel ridicolo gli ultimi resti di un'esistenza dissoluta.

SANDS
	Era tempo di dar loro una bella purga: questi loro malanni
	si erano fatti contagiosi.

CIAMBELLANO
				Che perdita per le nostre dame,
	la partenza di questi insulsi elegantoni!

LOVELL
						Sicuro, perdinci!
	E piangeranno davvero, signori miei: quei furbi figli di puttana
	hanno un'arte infallibile nel manometter le dame.
	Un contrappunto francese e una sviolinata non hanno rivali.

SANDS
	Sviolinatori, al diavolo! Sono contento di vederli partire,
	poich sicuramente non c'era modo di convertirli. E ora
	un onesto signore di campagna quale son io, messo
	fuori gioco da un pezzo, potr fare un bell'assolo,
	farsi ascoltare per un'ora e, presso la nostra madama,
	passare per un buon musico.

CIAMBELLANO
				Ben detto, Lord Sands.
	Non vi  ancora caduto il dente della lussuria?

SANDS
						No, mio signore,
	n mi cadr finch me ne resta la radice.

CIAMBELLANO
						Sir Thomas,
	dove stavate andando?

LOVELL
				Dal Cardinale.
	Anche Vossignoria  fra gli invitati.

CIAMBELLANO
					Gi,  vero.
	Stasera offre un rinfresco, anzi una gran cena,
	a molti nobili e dame. Sar presente, ve l'assicuro,
	il fior fiore delle belle del regno.

LOVELL
	Quell'uomo di chiesa ha davvero la munificenza nel cuore:
	una mano prodiga quanto la terra che ci d nutrimento.
	Le sue rugiade piovono dappertutto.

CIAMBELLANO
					La sua munificenza  fuori dubbio.
	Chi dice il contrario ha un dente avvelenato.

SANDS
	Lui pu, signore. Lui se lo pu permettere: in lui
	la parsimonia sarebbe un peggior peccato dell'eresia.
	Per uomini del suo rango la munificenza  un dovere:
	son loro a dare l'esempio, su questa terra.

CIAMBELLANO
						Giusto,  cos:
	ma sono in pochi oggigiorno, a dare di tali esempi. La barca aspetta.
	Vostra Signoria s'accomodi. Venite, ottimo Sir Thomas,
	altrimenti faremo tardi, e proprio non vorrei,
	giacch sono stato pregato, assieme a Sir Henry Guilford,
	di far da maestro delle cerimonie, stasera.

SANDS
						Son tutto vostro.
.Escono.

/:/Scena IV


.Musica di oboe. Una piccola tavola per il Cardinale, sotto il baldacchino, e una tavola pi lunga per gli ospiti. Entrano da un lato Anna Bolena e diverse altre dame e gentiluomini invitati; dall'altro lato entra Sir Henry Guilford.

GUILFORD
	Signore, a tutte voi il benvenuto da parte di Sua Grazia,
	e per tutte un saluto. Questa serata egli vuol dedicarla
	a voi e all'onesta letizia: nella speranza che nessuna,
	in questa eletta comitiva, si sia portata appresso
	un solo dispiacere. Egli vi vorrebbe tutte in festa:
	la buona compagnia anzitutto, e poi buon vino e buona tavola
	ci rendono migliori.
.Entrano il Lord Ciambellano, Lord Sands e. [.Sir Thomas.] .Lovell.
			Oh, signor mio, arrivate in ritardo.
	A me, il solo pensiero di una s lieta compagnia
	ha messo le ali ai piedi.

CIAMBELLANO
				Voi siete giovane, Sir Harry Guilford...

SANDS
	Sir Thomas Lovell, se il Cardinale intrattenesse
	soltanto la met dei miei pensieri profani, qualcuna di costoro
	ancor prima di mettersi a tavola sarebbe servita
	che meglio non si potrebbe. Parola d'onore,
	questo s ch' un amabile concorso di bellezze!

LOVELL
	Oh, se Vossignoria potesse far l per l da confessore
	ad una o due di loro!

SANDS
				Magari!
	Se la caverebbero con penitenze ben lievi.

LOVELL
					Quanto lievi, di grazia?

SANDS
	Quanto un giaciglio di piume.

CIAMBELLANO
	Dolci signore, volete per cortesia sedervi? Sir Harry,
	fatele accomodare da quel lato, che io mi occupo di questo.
	Sta per arrivare Sua Grazia. No, non vi far rabbrividire:
	due dame, una accanto all'altra, raggelano l'ambiente.
	Mio Lord Sands, voi siete tipo da tenerle sveglie:
	prendete posto, vi prego, fra queste due signore.

SANDS
							Certo, aff mia,
	e ne son grato a Vossignoria. Con vostra licenza, gentili dame,
	perdonatemi se mi scappa di dir qualche birbonata:
	ho imparato da mio padre.

ANNA
				Era matto, signore?

SANDS
	Oh, matto da legare, tremendamente matto, persino in amore
	ma non ha mai morso nessuna. Faceva proprio quel che farei io:
	in un sol fiato ne baciava venti.

CIAMBELLANO
					Ben detto, mio signore;
	almeno voi siete ben sistemato. Signori,
	vi far far penitenza se queste belle signore
	vi pianteranno, annoiate.

SANDS
				Quanto alla mia piccola cura d'anime,
	lasciate fare a me.

.Oboe. Entra il Cardinal Wolsey e prende posto nel suo seggio.

WOLSEY
	Siate i benvenuti, miei diletti ospiti. La nobile dama
	o il gentiluomo che non sian lieti e spensierati
	non mi vogliono bene. E adesso, a conferma del mio benvenuto,
	io brindo alla salute di voi tutti.

SANDS
				Vostra Grazia  magnanimo.
	Datemi una coppa grande abbastanza da contenere la mia gratitudine,
	e risparmiatemi di sprecare il fiato.

WOLSEY
					Mio caro Lord Sands,
	vi son molto obbligato: intrattenete le vostre vicine.
	Signore, mi sembrate imbronciate. Signori,
	di chi  la colpa?

SANDS
	Date tempo al vino rosso di imporporare
	quelle gote leggiadre, monsignore. Saran poi loro a parlare
	s da ridurci al silenzio.

ANNA
				Siete un gran bel capo ameno,
	caro il mio Lord Sands.

SANDS
				Sicuro: quando son io a guidare il gioco.
	Alla salute, Duchessa. E voi bevete, madonna,
	che io brindo a qualcosa...

ANNA
				Che non potete mostrarmi.

SANDS
	Ve l'avevo detto, Vostra Grazia, che le si sarebbe subito sciolta la lingua...
.Tamburi e trombe. Salve di artiglieria.

WOLSEY
							Che accade?

CIAMBELLANO
	Qualcuno vada a dare un'occhiata. [.Esce un Servitore.]

WOLSEY
					Che bellicosi clamori
	son mai questi, e a che scopo? No, mie dame, non abbiate timore:
	le convenzioni di guerra vi rendono intoccabili.

.Entra il Servitore.

CIAMBELLANO
	Insomma, di che si tratta?

SERVITORE
				Una brigata di nobili forestieri,
	a quel che sembra: hanno lasciato la barca e son scesi a terra,
	e vengon qui in pompa magna, da ambasciatori
	di principi stranieri.

WOLSEY
				Mio buon Lord Ciambellano,
	andate, dategli il benvenuto, voi che parlate francese
	e, vi prego, accoglieteli degnamente e scortateli
	alla nostra presenza, dove questa costellazione di bellezze
	risplender in pieno su di loro. Qualcuno l'accompagni.
[.Esce il Lord Ciambellano, con la sua scorta.] .Tutti si alzano, e si portano via le tavole.
	Ecco il banchetto va a rotoli. Ma sapremo rimediare.
	A voi tutti, buona digestione, e ancora una volta
	vi voglio subissare di saluti: benvenuti, voi tutti!
.Oboe. Entrano il Re e altri, in maschera, abbigliati come pastori, preceduti dal Lord Ciambellano. Sfilano subito davanti al Cardinale e graziosamente lo salutano.
	Che nobile compagnia! In che posso servirvi?

CIAMBELLANO
	Poich non parlano inglese, mi hanno pregato
	di dire a Vostra Grazia che, avendo avuto sentore
	che un cos nobile ed elegante convito
	avrebbe qui avuto luogo stasera, il meno che potevano fare -
	per via del profondo rispetto che nutron per la bellezza -
	era lasciare i loro armenti e, con vostro cortese salvacondotto,
	avere facolt di posare gli occhi su queste dame, e intrattenerle
	per un'oretta in lieta compagnia.

WOLSEY
					Dite, Lord Ciambellano,
	che fanno onore alla mia modesta dimora. Del che io li ripago
	con mille grazie, e li invito a far festa come pi loro aggrada.
.Si scelgono le dame; il Re .[.sceglie.] .Anna Bolena.

RE
	La mano pi leggiadra che mai abbia sfiorato: oh, Bellezza!
	Sino ad ora non ti conoscevo! .Musica. Danza.

WOLSEY
	Mio signore.

CIAMBELLANO
			Vostra Grazia?

WOLSEY
					Vi prego, dite loro da parte mia:
	dovrebbe esserci fra loro una persona
	pi degna di questo seggio di quanto io non sia: alla quale
	sarei lieto di cederlo con ogni affetto e devozione,
	se solo la riconoscessi.

CIAMBELLANO
				Riferir, monsignore. .Bisbigliano.

WOLSEY
	Cosa rispondono?

CIAMBELLANO
			Quella tal persona - confessano in coro -
	 veramente fra loro: preferirebbero fosse Vostra Grazia
	a scoprirla, e allora lui prender il vostro posto.

WOLSEY
							Vediamo dunque.
	Con cortese licenza di voi tutti, signori: qui cade
	la mia scelta di un Re.

RE [.togliendosi la maschera.]
				L'avete scoperto, Cardinale!
	Gran bella brigata, Eminenza: sapete darvi bel tempo.
	Meno male che siete uomo di chiesa, se no vi direi, Cardinale,
	che ora come ora potrei pensar male.

WOLSEY
						Mi compiaccio
	che Vostra Altezza prenda gusto a scherzare.

RE
						Mio Lord Ciambellano,
	ti prego, fatti avanti: chi  quella bella signora?

CIAMBELLANO
	Se cos vi piace, Altezza, la figlia di Sir Thomas Bullen,
	Visconte di Rochford: una delle dame di Sua Altezza la Regina.

RE
	Cielo, che bocconcino! Dolcezza mia,
	sarei ben sgarbato a invitarvi alla danza
	senza rubarvi un bacio. Alla salute, signori!
	Passate in giro la coppa.

WOLSEY
	Sir Thomas Lovell,  pronto il rinfresco
	nella camera riservata?

LOVELL
				S, monsignore.

WOLSEY
						Altezza,
	temo che con la danza vi siate un po' accaldato.

RE
	Anche troppo, temo.

WOLSEY
			Troverete aria pi fresca, mio Sire,
	nella sala adiacente.

RE
	Che ognuno vi accompagni la sua dama. Mia dolce compagna,
	non devo ancora lasciarvi. Facciamo festa,
	mio buon Lord Cardinale: ho ancora una mezza dozzina di brindisi
	per queste belle signore, e un altro giro di danza
	in cui guidarle, e poi potremo metterci a sognare
	chi sia il favorito delle belle. Musicanti, attaccate! .
.Escono, al suono delle trombe.

/:/ATTO II



.Scena I


.Entrano, da porte diverse, due Gentiluomini.

PRIMO GENTILUOMO
	Dove andate cos di fretta?

SECONDO GENTILUOMO
				Oh, Dio vi conservi.
	Vado all'Alta Corte, a vedere che ne sar
	del gran Duca di Buckingham.

PRIMO GENTILUOMO
					Vi risparmier
	il disturbo, signore.  gi finito tutto, a parte il rituale
	del rientro del prigioniero alla Torre.

SECONDO GENTILUOMO
					Eravate presente?

PRIMO GENTILUOMO
	Presente, eccome!

SECONDO GENTILUOMO
			Vi prego, ditemi com' andata.

PRIMO GENTILUOMO
	Fate presto a indovinarlo.

SECONDO GENTILUOMO
				L'han dichiarato colpevole?

PRIMO GENTILUOMO
	S, proprio cos, e per questo l'han condannato.

SECONDO GENTILUOMO
	Me ne dispiace.

PRIMO GENTILUOMO
			Sono in molti a dolersene.

SECONDO GENTILUOMO
	Ma di grazia, come  andata?

PRIMO GENTILUOMO
	Ve lo dir in breve. Il gran Duca
	si present alla sbarra, e di ogni accusa
	si proclam sempre innocente, adducendo
	molti scaltri argomenti per sottrarsi alla legge.
	Il procuratore del Re, al contrario,
	gli contest deposizioni, prove e confessioni
	dei vari testi, al che il Duca pretese
	che comparissero in aula, per un confronto .viva voce..
	Al che si presentarono, quali testi a carico, il suo intendente,
	il suo cancelliere Gilbert Perk, e poi John Car,
	suo confessore, e in pi quel diavolo d'un monaco,
	Hopkins, colui a cui dobbiamo tutto questo bel guaio.

SECONDO GENTILUOMO
						Non era quello
	che gli dette a bere le sue profezie?

PRIMO GENTILUOMO
						Infatti.
	Tutti costoro gli mossero pesanti accuse, ch'egli avrebbe voluto
	respingere sdegnosamente: ma in verit non poteva;
	e cos i Pari, con tali testimonianze,
	l'han giudicato colpevole di alto tradimento. A lungo
	lui s' difeso, e con eloquenza, per salvarsi, ma  solo riuscito
	a suscitar compassione, o non gli han dato retta.

SECONDO GENTILUOMO
	E in conclusione, come si comport?

PRIMO GENTILUOMO
	Quando lo riportarono alla sbarra per fargli ascoltare
	la sua campana a morto, e cio la sentenza, egli fu sconvolto
	da tale angoscia da ritrovarsi in un bagno di sudore,
	e proffer con rabbia qualche imprudente invettiva.
	Ma riprese presto il controllo di s, e si mantenne sereno
	fino alla fine, mostrando la pi nobile equanimit.

SECONDO GENTILUOMO
	Non credo abbia paura della morte.

PRIMO GENTILUOMO
					Ne son pi che sicuro.
	Non  mai stato una donnicciola. Tutt'al pi
	potrebbe affliggersi per la causa dei suoi mali.

SECONDO GENTILUOMO
						Sicuramente
	il Cardinale sta dietro a tutto questo.

PRIMO GENTILUOMO
						 probabile,
	visti i tanti indizi: dapprima, l'incriminazione di Kildare,
	l'allora Vicer d'Irlanda, rimosso il quale
	fu spedito laggi il Conte di Surrey, e a spron battuto,
	per impedirgli di accorrere in aiuto del suocero.

SECONDO GENTILUOMO
						Uno stratagemma politico
	di non piccola perfidia.

PRIMO GENTILUOMO
				Al suo ritorno
	non dubito che sapr ben ripagarlo.  ormai notorio,
	e in ogni ambiente, che chiunque incontri il favore del Re,
	il Cardinale senza indugio gli trova un incarico,
	e il pi lontano possibile dalla Corte.

SECONDO GENTILUOMO
					La gente del popolo
	lo odia ferocemente e - sulla mia coscienza -
	lo vorrebbe dieci braccia sotterra. Il Duca  altrettanto amato,
	tutti stravedono per lui, lo chiamano Buckingham il Magnifico,
	specchio di ogni virt cortese...

.Entra Buckingham, reduce dal processo, preceduto da una scorta armata, col filo della scure rivolto verso di lui e alabardieri ai due lati, scortato da Sir Thomas Lovell, Sir Nicholas Vaux, Sir Walter Sands, gente del popolo, ecc. .

PRIMO GENTILUOMO
					Restate dove siete, signore.
	Eccolo l, il grand'uomo in disgrazia di cui stavate parlando.

SECONDO GENTILUOMO
	Facciamoci sotto, lo vedremo meglio.

BUCKINGHAM
					Tutti voi, brava gente,
	che siete venuti sin qui a compatirmi,
	ascoltate ci che ho da dire, e poi andate a casa e lasciatemi al mio destino.
	Oggi mi  stata inflitta una condanna da traditore,
	e con questo marchio mi tocca di morire; pure, il cielo mi  testimone;
	e se ho una coscienza, mi sprofondi nelle tenebre
	al colpo della mannaia, se non sono un suddito leale.
	Alla legge non porto rancore per la mia morte:
	con tali prove, non poteva esserci altra sentenza.
	Ma coloro che l'han voluta, li vorrei un po' pi cristiani.
	Sian quel che sono, li perdono di cuore;
	ma stiano attenti a non gloriarsi di tanto malfare,
	e a non erigere le loro latrine sulle tombe dei grandi,
	ch allora il mio sangue innocente dovr gridar vendetta.
	Non m'illudo mi resti ancora da vivere in questo mondo,
	n chieder la grazia, anche se la clemenza del Re va bene al di l
	di ogni possibile colpa ch'io osi commettere. Voi pochi che mi avete amato
	e avete la temerit di piangere per Buckingham,
	voi nobili amici e compagni, perdere i quali
	 l'unico suo amaro rimpianto, l'unica vera morte,
	accompagnatemi da buoni angeli al mio destino.
	E quando l'acciaio si abbatter su di me per l'eterno divorzio,
	fate delle vostre preci un'unica dolce nube sacrificale
	e sollevate in cielo l'anima mia. Muoviamoci, in nome di Dio.

LOVELL
	Vostra Grazia, vi supplico, per carit,
	se mai alcun risentimento nel profondo del cuore
	nutriste verso di me, concedetemi un sincero perdono.

BUCKINGHAM
	Sir Thomas Lovell, ben volentieri io vi perdono,
	come vorrei io stesso venir perdonato: perdono a tutti.
	Per quanto innumerevoli siano le offese da me ricevute,
	non ve n' una che possa impedirmi di fare la pace. Nessun nero rancore
	profaner la mia tomba. Ricordatemi a Sua Maest;
	e se lui vi chiede di Buckingham, vi prego di dirgli
	che l'avete incontrato quasi in cielo. I miei voti e le mie preghiere
	vanno tuttora al Re, e finch la mia anima non mi avr lasciato
	io invocher benedizioni su di lui. Possa egli vivere
	pi anni di quanti io faccia in tempo ora a contare.
	Possa il suo regno restare sempre amato e benigno
	e, quando la canizie l'avr portato alla tomba,
	che lui e la sua bont sian fusi in un unico monumento.

LOVELL
	Vostra Grazia, ho il dovere di accompagnarvi gi al fiume,
	per poi passare le consegne a Sir Nicholas Vaux,
	che rester al vostro fianco sino alla fine.

VAUX
					Tenetevi pronti, laggi,
	che arriva il Duca: preparate il battello,
	ed addobbatelo come si conviene
	a s gran personaggio.

BUCKINGHAM
				No, Sir Nicholas,
	lasciate perdere: il mio rango ormai non  che una presa in giro.
	Quando arrivai qui, ero Lord Gran Connestabile
	e Duca di Buckingham; ora sono il povero Edward Bohun.
	Eppure mi sento pi ricco dei miei indegni accusatori,
	che mai conobbero il significato della lealt. Che io ora sigillo
	col mio sangue, un sangue che un giorno sconteranno all'inferno.
	Il mio nobile padre, Enrico di Buckingham,
	che per primo si sollev contro l'usurpatore Riccardo,
	mentre correva dal suo vassallo Banister in cerca d'aiuto,
	in tal frangente da quel miserabile venne tradito,
	per cui per senz'ombra di processo: la pace sia con lui.
	Enrico Settimo, appena asceso al trono, sinceramente commosso
	dalla fine di mio padre, con atto veramente regale,
	mi reintegr nei miei titoli, e da tanta rovina
	restitu al mio nome tutta la sua nobilt. Ora suo figlio
	Enrico Ottavo, vita, onore, titolo, con tutto ci
	che mi rendeva felice, in un sol colpo ha strappato
	per sempre da questo mondo. Il mio processo l'ho avuto
	e, va anche detto, fu nobilmente condotto: il che mi rende
	un po' pi fortunato del mio sfortunato genitore.
	Eppure a tutt'oggi ci unisce una sola fortuna: entrambi
	fummo distrutti da nostre creature, dai dipendenti pi amati,
	da vassalli infedeli - il pi mostruoso dei servizi.
	Il cielo ha in tutto un fine; ma voi che mi state ascoltando
	sappiatelo per certo - ve lo dice un morituro:
	se mai sarete prodighi di affetto e fiducia
	assicuratevi di non essere incauti; poich coloro che vi fate amici
	e a cui donate il cuore, appena avran percepito
	la minima battuta d'arresto nelle vostre fortune, scivoleran via da voi
	come acqua, n mai pi si faran ritrovare
	se non per colarvi a picco. Tutti voi, buona gente,
	pregate per me. Devo ora lasciarvi: l'ultima ora
	della mia lunga, tormentata esistenza  suonata per me.
	Addio.
	E quando vi sentirete in vena di meste rievocazioni,
	dite della mia caduta. Ho finito, e che Iddio mi perdoni.
.Escono il Duca col seguito.

PRIMO GENTILUOMO
	Oh, che pietosa vicenda! Signore, essa non pu che attirare
	un mare di guai, temo, sulle teste
	di chi l'ha provocata.

SECONDO GENTILUOMO
				Se il Duca  senza colpa,
	 una vicenda straziante; eppure posso accennarvi
	a una calamit incombente che, una volta accaduta,
	sar peggiore di questa.

PRIMO GENTILUOMO
				Gli angeli santi ce ne scampino!
	Che sar mai? Non dubiterete della mia segretezza, signore?

SECONDO GENTILUOMO
	 un segreto cos grave, che ci vorr
	un riserbo assoluto perch non trapeli.

PRIMO GENTILUOMO
						Fidatevi di me:
	non sono uso a parlare.

SECONDO GENTILUOMO
				Voglio fidarmi:
	ve lo dir, signore. Non avete sentito, negli ultimi tempi,
	quanto si mormori di una separazione
	fra il Re e Caterina?

PRIMO GENTILUOMO
				S, ma  durato poco:
	appena il Re ne ha avuto sentore, incollerito,
	ha subito dato ordine al Lord Sindaco di Londra
	di mettere a tacere la diceria, e zittire le voci
	che osavano propalarla.

SECONDO GENTILUOMO
				Ma tale maldicenza, signore,
	risulta ora verace, visto che torna a circolare
	pi insistente che mai, e si d per certo
	che il Re sia disposto a rischiare. O il Cardinale
	o qualcun altro della sua cricca hanno, in odio
	alla buona Regina, insufflato in lui un dubbio
	che porter lei a sicura rovina. A conferma di questo
	da qualche giorno  giunto fra noi il Cardinale Campeggio,
	e per questa faccenda, come pensano tutti.

PRIMO GENTILUOMO
						 stato il Cardinale;
	e unicamente per vendicarsi dell'Imperatore
	che non gli ha concesso quello che lui voleva:
	la sede arcivescovile di Toledo. La ragione  questa.

SECONDO GENTILUOMO
	Penso che avete fatto centro. Ma non  crudele
	che sia lei a doverne pagare lo scotto? Il Cardinale
	far come vuole lui, ed ella sar sacrificata.

PRIMO GENTILUOMO
						Ci sarebbe da piangere.
	Siam troppo esposti, qui, per discutere questo:
	ne riparliamo a quattr'occhi. .Escono.

/:/Scena II


.Entra il Lord Ciambellano, leggendo la lettera seguente.

[CIAMBELLANO]
.Mio signore, i cavalli commissionati da Vostra Signoria sono stati scelti, addestrati ed equipaggiati con la massima sollecitudine. Erano giovani e belli, e della migliore razza del Nord. Non appena essi furono pronti a partire per Londra, un emissario del Lord Cardinale, su mandato ed autorit superiori, me li ha portati via con questa giustificazione: il suo padrone deve potersi servire prima di ogni altro suddito, se non del Re. Il che, signore, ci ha tappato la bocca..
	Temo che andr a finire proprio cos. E va bene, se li tenga pure.
	Quello far piazza pulita di tutto.

.Entrano, affiancandosi al Lord Ciambellano, i Duchi di Norfolk e Suffolk.

NORFOLK
	Salute, mio Lord Ciambellano.

CIAMBELLANO
	Buongiorno alle Vostre Grazie.

SUFFOLK
	Che fa di bello il Re?

CIAMBELLANO
				L'ho lasciato solo
	in preda ai crucci e ai suoi mesti pensieri.

NORFOLK
					Ma cos' che lo affligge?

CIAMBELLANO
	Sembra che le sue nozze con la moglie del fratello
	abbiano preso a turbargli la coscienza.

SUFFOLK [.a parte.]
					Macch, la sua coscienza
	la sta turbando ben bene un'altra signora.

NORFOLK
						Proprio cos.
	Questa  opera del Cardinale. Il Cardinale-Re,
	quel sacerdote bendato, da vero primogenito della Fortuna,
	gira la ruota come vuole lui. Un giorno anche il Re lo capir.

SUFFOLK
	Preghiamo Iddio che lo faccia, se mai vorr capire se stesso.

NORFOLK
	Con quale santocchieria si dedica a tutti i suoi intrighi!
	Con quanto zelo! Ed ora che ha incrinato l'alleanza
	fra noi e l'Imperatore - il grande nipote della Regina -
	ecco che va a infilarsi nell'animo del Re per seminare in esso
	dubbi, apprensioni, drammi di coscienza,
	disperazione e timori - e tutto per il suo matrimonio.
	E per tirar fuori il Re da tutto questo,
	ecco che gli consiglia il divorzio, la perdita di colei
	che come un prezioso monile lui s' tenuto vent'anni
	accanto al cuore, senza che mai perdesse il suo lustro;
	di colei che l'ama con la superiore purezza
	con cui gli angeli amano gli uomini buoni; di colei che sempre,
	anche quando le caler addosso il pi fiero colpo della Fortuna,
	vorr benedire il Re: e tutto questo vi pare cristiano?

CIAMBELLANO
	Ci guardi il cielo da siffatti consiglieri!  ben vero
	che queste voci s'odono dappertutto, che ogni bocca ne parla,
	e ogni cuore onesto ci piange su. Tutti quelli che osano
	affrontare il problema, ne scorgono il fine ultimo:
	la sorella del Re di Francia. Il cielo aprir un giorno
	gli occhi del Re, che troppo a lungo han dormito
	sulla temerit di quest'uomo malvagio.

SUFFOLK
					E ci liberer da questa soggezione.

NORFOLK
	Dobbiamo proprio pregare,
	e con fervore, per la nostra liberazione;
	altrimenti quest'uomo prepotente ci ridurr tutti
	da principi a paggetti. Le cariche di tutti
	sono alla sua merc: quasi un unico impasto
	che lui plasma a suo arbitrio.

SUFFOLK
					Quanto a me, signori miei,
	io non lo amo n lo temo - ed  questo il mio credo.
	Com' vero che sono stato creato senza di lui, resto quel che sono,
	al Re piacendo. I suoi anatemi e le sue benedizioni
	non mi toccano: son del pari aria calda, e non vi presto fede.
	Lo conoscevo prima, e lo conosco adesso; lo voglio lasciare
	a colui che lo ha fatto montare in superbia: il Papa.

NORFOLK
							Entriamo
	e troviamo qualche argomento per distrarre un po' il Re
	da questi tristi pensieri che troppo lo angustiano.
	Mio signore, vi va di farci compagnia?

CIAMBELLANO
						Scusatemi,
	il Re mi ha dato un altro incarico altrove. E poi
	vi accorgerete che non  proprio il momento di recargli disturbo.
	Salute alle Signorie Vostre.

NORFOLK
				Grazie, buon Lord Ciambellano.
.Esce il Lord Ciambellano Il Re scosta un sipario e appare assorto nella lettura.

SUFFOLK
	Che malinconico aspetto! Di certo  assai afflitto.

RE
	Ohib, chi va l?

NORFOLK
			Dio non voglia che sia in collera.

RE
	Chi va l, ripeto? Come osate intromettervi
	mentre sto a meditare in solitudine?
	Ohib, per chi mi prendete?

NORFOLK
	Per un grazioso monarca che perdona ogni offesa
	che non sia volontaria. Se abbiamo cos mancato
	 per affari di stato, per i quali veniamo
	a conoscere il vostro volere sovrano.

RE
					Come avete l'ardire?
	Fuori di qui! Ve lo dir io, quando  tempo di affari.
	Vi sembra questo - ohib - il momento per le cure terrene?
.Entrano Wolsey e Campeggio con una delega pontificia.
	Chi c' adesso? Il mio buon Cardinale? Oh mio Wolsey,
	pace della mia coscienza ferita,
	tu sei un balsamo degno di un re. [.A Campeggio.] Siate il benvenuto,
	reverendissimo e dotto monsignore, nel nostro regno.
	Disponete di esso come di noi. [.A Wolsey.] Caro monsignore, datevi da fare
	per dimostrare che non dico per dire.

WOLSEY
					Sire, non sia mai detto.
	Ma non potrebbe Vostra Maest concederci un'ora soltanto
	di udienza privata?

RE [.a Norfolk e Suffolk.]
			Andate, che abbiamo da fare.

NORFOLK [.a parte a Suffolk.]
	Per nulla superbo, il reverendo!

SUFFOLK [.a parte a Norfolk.]
					Superbia ne ha da vendere.
	Io non ne subirei il contagio, nemmeno al suo posto.
	Ma non si pu andare avanti cos.

NORFOLK [.a parte a Suffolk.]
					Dovesse durare,
	gli assester una stoccata coi fiocchi.

SUFFOLK [.a parte a Norfolk.]
						E io un'altra.
.Escono Norfolk e Suffolk.

WOLSEY
	Vostra Maest ha dato una bella lezione di saviezza
	a ogni altro principe, col rimettere spontaneamente
	il vostro scrupolo al giudizio della Cristianit.
	Chi oggi potr risentirsi? Quale ostilit potr toccarvi?
	Gli spagnoli, che con lei hanno legami di sangue e di affetto,
	dovranno ammettere, se resta loro un briciolo d'onest,
	che il processo  istruito secondo onore e giustizia. I chierici tutti
	- mi riferisco ai pi gran dottori dei regni cristiani -
	potranno dire liberamente la loro. Roma, nutrice di sapienza,
	da voi stesso nobilmente invitata, ha voluto inviarci
	il portavoce di noi tutti, quest'uomo retto,
	e sacerdote giusto e dotto, il Cardinale Campeggio,
	che, Altezza, vi presento di bel nuovo.

RE
	E di bel nuovo io gli do il benvenuto tra le mie braccia,
	mentre ringrazio il Sacro Collegio dell'affetto che mi porta.
	Mi hanno mandato proprio l'uomo che avrei voluto.

CAMPEGGIO
	Vostra Grazia non pu che meritare l'affetto di ogni straniero,
	tale  la sua nobilt. Nelle mani di Vostra Altezza
	io consegno un mandato in virt del quale,
	per ordine della Curia di Roma, voi, mio Lord
	Cardinale di York, vi unirete a me, loro servitore,
	per un giudizio imparziale sulla causa in questione.

RE
	Due uomini di pari equit. La Regina sar messa a parte
	seduta stante del motivo della vostra visita. Dov' Gardiner?

WOLSEY
	So che Vostra Maest l'ha sempre amata,
	con cuore cos tenero da non poterle negare
	ci che a una donna di minor rango spetterebbe per legge:
	il libero patrocinio di dotti difensori.

RE
	Certo, ed avr anche i migliori, e il mio favore
	andr al migliore di essi. Dio non voglia altrimenti! Cardinale,
	ti prego, fammi chiamare Gardiner, il nuovo segretario:
	lo trovo un uomo in gamba.

.Entra Gardiner.

WOLSEY [.a parte a Gardiner.]
	Qua la mano, e vita prospera e felice:
	adesso siete al servizio del Re.

GARDINER [.a parte a Wolsey.]
					Ma pur sempre agli ordini
	di Vostra Grazia, cui debbo la mia carriera.

RE
	Fatevi avanti, Gardiner. .Cammina con lui, bisbigliando.

CAMPEGGIO
	Mio Arcivescovo di York, non era un tal Dottor Pace
	il predecessore di costui?

WOLSEY
				S, era lui.

CAMPEGGIO
	Non era stimato uomo di alta dottrina?

WOLSEY
						S, certo.

CAMPEGGIO
	Credetemi, allora circola una brutta voce,
	e proprio su di voi, Lord Cardinale.

WOLSEY
					Come? Su di me?

CAMPEGGIO
	La gente non esita a dire che voi n'eravate geloso
	e, temendo la sua ascesa - tanto virtuoso era colui -
	a forza di affidargli missioni all'estero lo faceste tanto soffrire
	ch'egli impazz e ne mor.

WOLSEY
				La pace celeste sia con lui:
	cos si esprime la carit cristiana. Quanto ai mormoratori,
	saran puniti nelle sedi appropriate. Quell'uomo era un folle,
	perch voleva esser virtuoso a tutti costi. Questo brav'uomo invece,
	se gli do un ordine, segue le mie istruzioni:
	a nessun altro darei tanta confidenza. Imparate, fratello:
	non si vive per finire in pugno a chi val meno di noi.

RE
	Informate la Regina con la discrezione del caso.
.Esce Gardiner.
	Il posto pi accogliente a cui io possa pensare
	per un s eletto confronto di dotti,  Blackfriars.
	Col vi consulterete su questa intricata questione.
	Mio Wolsey, provvedete agli arredi. Oh, monsignore,
	non  un tormento per un uomo che si rispetti, dover lasciare
	una compagna tanto dolce? Oh, coscienza, coscienza!
	Che organo sensibile! Ma intanto mi toccher lasciarla.
.Escono.

/:/Scena III


.Entrano Anna Bolena e una Dama attempata.

ANNA
	No, neppure per questo.  qui il punto dolente:
	Sua Altezza ha vissuto con lei tanto a lungo, e lei
	 una signora cos buona che nessuna linguaccia pot mai
	far della maldicenza su di lei - sulla mia vita,
	lei che non fece mai male a una mosca! - Ed ora, ahim,
	dopo che il sole per tanti anni ha illuminato il suo trono,
	sempre accrescendone la maest e il fasto - cose a cui
	 mille volte pi amaro rinunciare, di quanto
	a suo tempo non fosse dolce accedere - dopo tutto questo,
	darle poi il benservito,  crudelt
	da impietosire un mostro.

DAMA
				Cuori fra i pi induriti
	si struggono nel piangerne il destino.

ANNA
				Oh sant'Iddio, sarebbe stato assai meglio
	se mai l'avesse conosciuto, il fasto. Anche se  solo
	un bene temporale, pure, se la capricciosa Fortuna lo strappa
	a chi ne gode,  un dolore straziante
	come quando l'anima si strappa dal corpo.

DAMA
						Ahi, povera signora!
	Eccola ridiventata straniera fra noi.

ANNA
					A maggior ragione
	su lei deve calare un velo di piet. In verit,
	lo giuro,  meglio esser di umili natali
	e contentarsi di vivere con gente di modesta condizione
	che non far spicco su tutti in uno sfavillio di dolore
	ed indossare una pena trapunta d'oro.

DAMA
						Il contentarsi
	resta il migliore fra i nostri averi.

ANNA
				Sul mio onore, e sulla mia verginit,
	non ci terrei, a fare la regina.

DAMA
				Mal me n'incolga s'io non lo vorrei,
	a costo di giocarmela, la verginit. E questo vale anche per voi,
	alla faccia di queste vostre pose insincere.
	Voi che della donna avete tutte le bellezze
	avete anche un cuore di donna, che ha sempre aspirato
	a fare spicco, alla ricchezza, all'autorit.
	Le quali cose, in fede mia, sono manna del cielo: doni
	che con tutto il rispetto per ogni affettazione in contrario,
	la vostra tenera, elastica coscienza saprebbe far suoi,
	sol che voleste stiracchiarla un po'.

ANNA
					Ma no, ve lo giuro.

DAMA
	Ma s, giuramenti o no. Non vorreste far la regina?

ANNA
	No, per tutti i tesori del creato.

DAMA
	 strano: io mi presterei per un soldo bucato
	a fare la regina, pur vecchia come sono. Ma, di grazia,
	che ne direste di fare la duchessa? Siete forte abbastanza
	da sostenere il peso di un tale titolo?

ANNA
					No, davvero.

DAMA
	Allora siete proprio deboluccia. Scendiamo di un gradino:
	non vorrei essere un giovane conte e imbattermi in voi,
	per poco pi di un modesto rossore. Se sulla vostra persona
	non ce la fate a portare un tal peso, mai avrete la forza
	di generare un erede.

ANNA
				Che modo di esprimersi!
	Ancora una volta vi giuro, non vorrei far la regina
	per nulla al mondo.

DAMA
			E io vi giuro che per la piccola Inghilterra
	vi fareste anche impalare su uno scettro. Io stessa ci proverei,
	per la contea di Caernarvon, a costo di regnare
	soltanto su di essa. Attenta! Arriva qualcuno.

.Entra il Lord Ciambellano.

CIAMBELLANO
	Buongiorno, mie dame. Quanto costerebbe sapere
	il segreto di cui state confabulando?

ANNA
					Mio buon signore,
	nemmeno la fatica di domandarlo: non ne vale la pena.
	Stavamo commiserando i dolori della nostra sovrana.

CIAMBELLANO
	Nobile occupazione, che ben si addice
	a donne di buon carattere. Ci sono speranze
	che tutto si accomoder.

ANNA
				Prego Iddio che cos sia.

CIAMBELLANO
	Avete un animo nobile, e le benedizioni celesti
	cercan creature come voi. Onde possiate, mia bella signora,
	capire che parlo con sincerit, e che in alta considerazione
	teniamo le vostre innumeri virt, la Maest del Re
	vi comunica che ha un'ottima opinione di voi,
	e si propone di onorarvi con un titolo non meno sontuoso
	di quello di Marchesa di Pembroke: al quale titolo aggiunge
	un appannaggio annuale di mille sterline l'anno,
	per sua munificenza.

ANNA
				Io non lo so
	che genere di obbedienza ci si aspetti da me.
	Per quanto io possa valere, son sempre un nulla, n le mie preghiere
	sono parole debitamente consacrate, n le mie aspirazioni
	valgono pi di vuote vanit: pure preghiere e aspirazioni
	son tutto ci che posso offrire in cambio. Supplico Vostra Signoria,
	degnatevi di esprimere la mia pi devota gratitudine
	a Sua Altezza, con tutto il rossore di un'umile ancella
	che prega per la sua salute e la sua gloria.

CIAMBELLANO
						Madonna,
	non mancher di confermare l'alto concetto
	che il Re ha di voi. [.A parte.] L'ho scrutinata a puntino.
	Onest e bellezza si fondono in lei cos bene
	da conquistare il Re; chi pu mai dire
	che da tal donna non possa nascere una gemma
	da illuminar tutta l'isola? Andr dal Re,
	a dirgli che ci siamo parlati.

ANNA
					Mio onorato signore!
.Esce il Lord Ciambellano.

DAMA
	Ecco, cos  la vita: ma guarda, guarda...
	Da sedici anni sto a corte a mendicare
	e sono ancora una povera dama di corte, n ho mai imbroccato
	il momento giusto, fra il troppo presto e il troppo tardi,
	per bussare a quattrini. E voi - o destino! -
	un pesciolino giunto fresco fresco - o scandalo tre volte scandaloso
	tal fortuna forzata! - vi lasciate saziare
	prima ancor d'aprir bocca.

ANNA
				 tutto cos strano...

DAMA
	Ma che sapore ha? Amaro? Quaranta soldi che no.
	C'era una volta una dama - dice un'antica favola -
	che non voleva esser regina, non lo voleva no,
	per tutto il limo d'Egitto: la conoscete?

ANNA
	Via, volete celiare.

DAMA
			Con un soggetto come voi
	potrei librarmi pi in alto dell'allodola: Marchesa di Pembroke!
	Mille sterline l'anno, un mero pegno di stima,
	senza contropartita! Parola mia,
	questo vuol dire altre migliaia a venire: la coda degli onori
	 lunga pi della veste. Ormai  chiaro:
	un titolo di duchessa ve lo potete accollare. Dite,
	non vi sentite un po' pi forte di prima?

ANNA
					Cara la mia signora,
	divertitevi pure con le vostre fantasie personali,
	ma lasciatemene fuori. Vorrei non esser mai nata
	se questo annunzio mi scombussola pi di tanto: ma mi fa tremare
	il pensiero di quel che pu seguirne.
	La Regina  in preda allo sconforto, e noi la stiamo dimenticando,
	da troppo tempo assenti. Vi prego, non mettetela a parte
	di quanto avete qui udito.

DAMA
				Ma per chi mi prendete?
.Escono.

/:/Scena IV


.Trombe, fanfare e cornette. Entrano due Mazzieri con corte verghe d'argento; li seguono due Segretari in toga dottorale; indi l'Arcivescovo di Canterbury, solo, e dopo di lui, i Vescovi di Lincoln, Ely, Rochester e Saint Asaph; a breve distanza seguono un Gentiluomo che porta la borsa col Gran Sigillo e una berretta cardinalizia; poi due preti, ciascuno dei quali porta una croce d'argento; poi .[.Griffith.],. un Gentiluomo di Palazzo a capo scoperto, accompagnato da un Ufficiale della Guardia con mazza d'argento, seguito da due Gentiluomini che portano due imponenti bastoni d'argento; dopo di essi, fianco a fianco, i due Cardinali .[.Wolsey e Campeggio.];. indi due Nobili con spada e mazza. Il Re prende posto sotto il baldacchino. I due Cardinali siedono ai piedi del trono in veste di giudici. La Regina .[.Caterina.] .prende posto a una certa distanza dal Re. I Vescovi si dispongono ai due lati della Corte, come si fa in concistoro, e sotto di loro prendon posto gli Scritturali. I Pari seggono accanto ai Vescovi. Il resto del seguito si dispone in bell'ordine su tutto il palcoscenico.

WOLSEY
	Stiamo per dar lettura del nostro mandato da Roma:
	che sia fatto silenzio.

RE
				Ma che bisogno c'?
	 stato gi letto pubblicamente,
	e la sua autorit  universalmente riconosciuta.
	Non sprechiamo altro tempo.

WOLSEY
				Cos sia. Si proceda.

SCRITTURALE
Dite: "Enrico, Re d'Inghilterra, si presenti alla Corte".

BANDITORE
Enrico, Re d'Inghilterra, si presenti alla Corte.

RE
Presente.

SCRITTURALE
Dite: "Caterina, Regina d'Inghilterra, si presenti alla Corte".

BANDITORE
Caterina, Regina d'Inghilterra, si presenti alla Corte.
.La Regina .[.Caterina.] .non risponde, si leva dal suo scranno, attraversa la sala, si accosta al Re e s'inghinocchia ai suoi piedi; indi parla.

[CATERINA]
	Sire, vi prego di render giustizia al mio buon diritto,
	e di concedermi la vostra piet:
	giacch io son povera e derelitta, una donna straniera,
	nata al di fuori dei vostri domini, che qui non pu trovare
	n un giudice imparziale, n alcuna certezza
	di equit e comprensione in un tale processo. Ahim, Sire,
	in che vi ho recato offesa? Quale pretesto
	la mia condotta ha offerto al vostro cruccio,
	che ora dobbiate cos procedere a ripudiarmi
	e togliermi la grazia del vostro favore? Il cielo mi  testimone:
	sono stata per voi una sposa sottomessa e fedele,
	in ogni occasione prona al vostro volere,
	sempre timorosa di dare esca alla vostra disapprovazione,
	soggetta, certo, a ogni vostro umore, lieto o cruccioso,
	ch'io vi leggessi in viso. C' mai stato un momento
	in cui mi sia opposta a un vostro desiderio
	senza farlo anche mio? Avete un qualche amico
	ch'io non mi sia sforzata di amare, pur sapendo
	ch'egli mi era nemico? Ho mai avuto un amico
	che essendosi attirato la vostra collera
	io abbia continuato a favorire, senza invece avvertirlo
	di ritenersi licenziato? Sire, vogliate ricordarvi
	che sono stata vostra moglie in tale obbedienza
	per pi di vent'anni, e da voi ho avuto la benedizione
	di numerosa prole. Se nei corsi e trascorsi
	di questo tempo voi foste in grado di riferire
	e di provare alcunch contro l'onor mio,
	o la mia fede al vincolo nuziale, o l'amore dovuto
	alla vostra sacra persona, in nome di Dio
	cacciatemi via, e che il pi turpe disprezzo
	mi sbatta la porta in viso, e cos mi consegni
	alla pi dura giustizia. Con vostra licenza, Sire,
	il Re vostro padre ebbe fama
	di principe di grande prudenza, e di eccellente,
	impareggiabile ingegno e giudizio. Ferdinando,
	mio padre il Re di Spagna, fu sempre riconosciuto come uno
	dei principi pi saggi che mai col avessero regnato,
	da molti anni.  un fatto incontestabile
	che fu da essi convocato un consiglio di esperti
	di ogni paese, per dibattere la questione:
	ed essi decretarono la legittimit delle nostre nozze. Per cui umilmente
	vi supplico, Sire, di risparmiarmi, fino a quando
	non mi sar consigliata con gli amici che ho in Spagna, il cui parere
	voglio sollecitare. Altrimenti, nel nome di Dio,
	si compia il vostro volere.

WOLSEY
				Signora, voi qui avete di fronte,
	e da voi scelti, questi reverendi padri, uomini
	di singolare integrit e dottrina;
	proprio cos, gli eletti della nazione, qui radunati
	a patrocinare la vostra causa. Sar pertanto inutile
	che voi chiediate alla Corte un rinvio: sia per la vostra
	serenit personale, che per ristabilire la calma
	nell'animo turbato del Re.

CAMPEGGIO
				Sua Grazia
	ha detto bene e ha detto giusto. Pertanto, madonna,
	mi sembra appropriato dar seguito a quest'udienza reale,
	ed esporre e ascoltare i rispettivi argomenti
	senz'altro indugio.

CATERINA
			Lord Cardinale,
	 a voi che mi rivolgo.

WOLSEY
			Come volete, signora.

CATERINA
						Monsignore,
	sto per mettermi a piangere; ma riflettendo
	che siamo una regina, o almeno ci siamo a lungo illuse di esserlo -
	e in ogni caso la figlia d'un Re - le mie stille di pianto
	convertir in faville di fuoco.

WOLSEY
				Cercate invece di controllarvi.

CATERINA
	Lo far, quando avrete imparato l'umilt. Anzi, prima:
	altrimenti Iddio mi punir. Credo davvero,
	convinta da prove inconfutabili,
	che mi siate nemico, e vi contesto il diritto
	di esser voi a giudicarmi: poich siete voi
	che avete soffiato sul fuoco tra me e il mio signore
	(che Iddio lo estingua colla sua rugiada) io ripeto pertanto
	che m'ispirate un disgusto infinito, e s, dal profondo dell'anima
	vi ricuso come giudice, dato che - come ripeto -
	vi ritengo il mio pi perfido nemico, e vi considero
	per nulla amico della verit.

WOLSEY
				Ed io dichiaro
	che non parlate come quella di sempre, voi che sempre in passato
	avete dato esempio di amore cristiano e dimostrato nei fatti
	un animo gentile, e una saggezza
	che alle donne  negata. Mi fate torto, madonna;
	non nutro alcun livore contro di voi, n saprei essere ingiusto
	con voi o chiunque altro. La mia condotta a tutt'oggi,
	e anche quella a venire,  pienamente avallata
	da un mandato del Collegio dei Cardinali:
	ma s, l'intero concistoro di Roma. Mi accusate
	di aver soffiato sul fuoco. Io lo nego.
	Il Re  presente: se venisse a sapere
	che mi rimangio ci che ho detto e fatto, saprebbe far scempio,
	e con ragione, della mia falsit, s, proprio come voi
	avete fatto della mia integrit. Se egli sa
	che io sono innocente di ci che mi rinfacciate, sa pure
	che voi mi fate torto. Perci sta in lui
	curar la mia ferita, e la cura consiste
	nel togliervi dalla testa tali pensieri; e prima
	che sia Sua Altezza a dire la sua, vi imploro,
	o graziosa regina, di ripensare a quanto avete detto,
	e non tornarci pi sopra.

CATERINA
				Monsignore, monsignore,
	sono una donna semplice, troppo indifesa
	per fare fronte alla vostra astuzia. Siete mansueto e umile a parole,
	e la facciata del rango e del potere voi la mascherate
	di umilt e mansuetudine; ma il vostro cuore
	trabocca di superbia, rancore ed arroganza.
	Avete, grazie alla fortuna e al favore di Sua Altezza,
	salito in punta di piedi i gradini pi bassi, e ora siete montato
	l dove i potenti sono al vostro servizio, e le vostre parole,
	a voi asservite, seguono fedelmente il vostro volere
	e ogni vostro comando. Ho il dovere di dirvi
	che il prestigio della vostra persona vi sta pi a cuore
	della vostra alta vocazione spirituale; per cui ripeto
	che vi ricuso come giudice e, in questa sede,
	davanti a tutti voi, mi appello al Papa,
	a che l'intera mia causa sia avocata a Sua Santit,
	e a che sia lui a giudicarmi.
.S'inchina al Re e accenna ad allontanarsi.

CAMPEGGIO
				La Regina  ostinata,
	refrattaria alla giustizia, pronta a contestarla,
	e piena di disprezzo per la Corte: cos non va.
	Se ne sta pure andando.

RE
				Richiamatela.

BANDITORE
Caterina, Regina d'Inghilterra, si presenti alla Corte.

[GRIFFITH]
Signora, vi stan richiamando.

CATERINA
	Occorre farmelo notare? Vi prego, uscite anche voi:
	rientrate se vi richiamano. Ora, che Iddio m'aiuti,
	questi mi fanno perdere la pazienza. Suvvia, muovetevi.
	Qui non ci voglio restare; no, e mai pi in futuro
	intendo far atto di presenza per questa faccenda
	in alcuno dei loro tribunali.
.Escono la Regina .[.Caterina.] .e il suo seguito.

RE
				Va' per la tua strada, Kate.
	Chiunque al mondo racconter di avere
	una sposa migliore, non sia creduto in nulla
	per quest'unica menzogna. Tu sei l'unica -
	se le tue rare qualit, la soave dolcezza,
	la mitezza d'una santa, la tua condotta di moglie esemplare,
	docile sin nel comandare, e ogni tua altra dote
	regale e virtuosa potessero descriverti -
	la regina delle regine della terra. Ella  di nobili natali,
	e verso di me si  comportata
	in armonia con la sua pura nobilt.

WOLSEY
					Graziosissimo Sire,
	con la pi profonda umilt chiedo a Vostra Altezza
	che si compiaccia di dichiarare al cospetto
	di tutte queste orecchie (qui dove son derubato e messo alla gogna
	io devo esser prosciolto, anche se non su due piedi
	e mai risarcito del tutto) se mai
	io abbia insufflato questa faccenda a Vostra Altezza, oppure
	suscitato nella vostra mente scrupoli tali
	da indurvi a metterla in discussione, o se mai vi ho detto -
	a parte i rendimenti di grazie al Signore per una tale
	Regina - una sola, la pi piccola parola che mai potesse
	arrecar pregiudizio alla sua attuale dignit,
	o anche solo sfiorarne l'integrit personale.

RE
						Mio Lord Cardinale,
	io ve ne assolvo. S, sul mio onore,
	vi affranco da tali accuse. Non sar io a insegnarvi
	che avete molti nemici, i quali non sanno
	perch lo sono ma, come cagnacci di villaggio,
	abbaiano quando gli altri lo fanno. Qualcuno di costoro
	ha provocato l'ira della Regina. Ritenetevi assolto.
	Ma la volete pi ampia, l'assoluzione? Avete sempre
	desiderato lasciar dormire l'intera questione, e mai avete voluto
	metterla in discussione, ma avete spesso, spesso, intralciato
	i primi passi del procedimento. Sul mio onore,
	su questo ho detto la mia sul buon Lord Cardinale,
	e fino a qui l'ho assolto. Ora, su ci che m'indusse a questi passi
	oser prendervi un po' di tempo e attenzione.
	Notate dunque cosa mi spinse a ci, come andaron le cose - fate attenzione.
	La prima volta che mi sentii pungere la coscienza
	da scrupoli e rimorsi, fu per certi discorsi pronunciati
	dal Vescovo di Bayonne, l'allora ambasciatore di Francia,
	che era stato qui inviato a negoziare
	un matrimonio tra il Duca d'Orleans
	e nostra figlia Maria. Nel corso di questi negoziati,
	prima dell'accordo finale, lui -
	intendo dire il Vescovo - chiese un aggiornamento
	per poter chiarire al Re suo sovrano
	se nostra figlia era o non era legittima,
	visto che ci eravamo sposati con la vedova
	gi moglie del fratel nostro. Questo rinvio mi scosse
	in fondo alla coscienza, mi trafisse l'animo,
	s, con la violenza d'un ferro accuminato, facendomi balzare
	il cuore in petto; cos aprendo la strada
	a molte intricate riflessioni che s'infittirono
	e mi forzarono a questo grave dubbio. Innanzitutto, mi parve
	che non mi arridesse il benvolere del cielo, che aveva
	imposto alla natura che il grembo della mia sposa,
	se mai impregnato da un erede maschio, non dovesse
	infondergli altra vita se non quella
	che la tomba d ai morti: visto che i figli maschi
	o morivano nella sede stessa del concepimento, o poco dopo
	esser venuti al mondo. Da ci mi venne fatto di pensare
	che questo era un giudizio di Dio su di me, e che il mio regno,
	ben degno del pi nobile erede del mondo, non avrebbe
	ricevuto da me questa gioia. Ne consegue che
	io soppesai il pericolo incombente sui miei reami
	per tal difetto di discendenza, e questo mi procur
	pi d'una crisi tormentosa. Cos, alla deriva
	nel mare burrascoso della mia coscienza, drizzai il timone
	verso questo rimedio, per il quale siam qui,
	oggi assieme adunati: vale a dire,
	mi proposi di mettermi a posto con la coscienza, la quale
	pareva allora gravemente malata - e non  ancora guarita -
	con l'aiuto di tutti i pi reverendi padri del paese
	e i pi dotti fra i dotti. Dapprima cominciai in forma privata
	con voi, monsignore di Lincoln. Voi ricordate
	come l'angoscia mi faceva sudare
	la prima volta che mi rivolsi a voi.

LINCOLN
					Assai bene, mio Sire.

RE
	Ho parlato a lungo. Abbiatemi la compiacenza di dire
	in che misura mi rassicuraste.

LINCOLN
					Con licenza di Vostra Altezza,
	la domanda, sul primo momento, mi fece vacillare,
	poich toccava un problema di suprema importanza
	dalle tremende implicazioni: tanto che consegnai al dubbio
	il pi audace consiglio che vi potessi dare,
	e supplicai Vostra Altezza d'intraprendere il corso
	che state qui percorrendo.

RE
					Mi rivolsi poi a voi,
	monsignore di Canterbury, e ottenni il vostro assenso
	alla convocazione di quest'assemblea. Mi feci scrupolo di convocare
	tutte le eminenze presenti in questa alta Corte,
	e procedetti con la formale autorizzazione di ciascuno,
	di vostro pugno firmata e sigillata. Procedete pertanto,
	poich non c' ombra di avversione contro la persona
	della buona Regina, ma sono invece le spinose, laceranti ragioni
	che ho appena esposto, a promuovere questa causa.
	Dimostratemi la legittimit del matrimonio e, sulla mia vita
	e dignit di re, ci terremo contenti
	di consumare il resto di nostra vita mortale con lei,
	la nostra Regina Caterina, piuttosto che con la creatura pi eletta
	che il mondo offra a mo' di paragone.

CAMPEGGIO
					Con licenza di Vostra Altezza:
	in assenza della Regina, s'impone la necessit
	di aggiornare questo processo a data da destinarsi.
	Nel frattempo occorre rivolgere un caldo appello
	alla Regina perch rinunci a far ricorso
	a Sua Santit, come intende fare.

RE [.a parte.]
					Mi rendo conto
	che questi cardinali mi menano per il naso. Aborro
	queste lungaggini dilatorie, e gli stratagemmi di Roma.
	Mio dotto e beneamato servitore, Cranmer,
	torna presto, ti prego. Col tuo rientro, lo so,
	ritrover la pace. - La seduta  tolta.
	Muoviamoci, dico. .Escono nell'ordine in cui sono entrati.

/:/ATTO III



.Scena I


.Entrano la Regina .[.Caterina.] .e le sue Ancelle intente al lavoro.

CATERINA
	Prendi il liuto, figliola. Il mio animo  in preda a tristi pensieri.
	Canta, e falli svanire, se puoi. Lascia stare il lavoro.

			CANZONE
	Quando Orfeo sul liuto dispiegava il suo canto
	s'inchinavano a lui, s, come per incanto,
		e gli alberi e le vette ammantate di neve.
	Riviveva ogni pianta, si schiudeva ogni fiore:
	s, come a primavera, quando il dolce tepore
		del sole scherza con la pioggia lieve.
	Le forze della natura, nell'udirlo cantare -
	s, persino le onde in tumulto del mare -
		a lui si piegavan, da lui eran placate.
	S, la dolce arte della musica  tale
	che lo strazio del cuore, la pena pi esiziale
		pace trovano in lei, e ne sono acquietate.

.Entra un Gentiluomo.

CATERINA
Che succede?

GENTILUOMO
	Col buon volere di Vostra Grazia, i due eminenti Cardinali
	attendono nella sala del trono.

CATERINA
					Voglion parlare con me?

GENTILUOMO
	Cos m'han pregato di dirvi, signora.

CATERINA
					Pregate le Loro Eminenze
	di farsi avanti. [.Esce il Gentiluomo.]
			Cosa possono volere da me,
	una povera donna indifesa caduta in disgrazia?
	Non mi piace questa visita. Ora che ci penso,
	dovrebbero essere uomini giusti, onesta la loro missione:
	solo che l'abito non fa il monaco.

.Entrano i due Cardinali, Wolsey e Campeggio.

WOLSEY
					Pace all'Altezza Vostra.

CATERINA
	Le Vostre Grazie mi trovano qui che faccio un po' la massaia.
	Vorrei esserlo in tutto e per tutto, in previsione del peggio.
	Cosa desiderate da me, reverendi signori?

WOLSEY
	Abbiate la compiacenza, nobile signora, di ritirarvi
	nella vostra stanza privata, e vi spiegheremo per filo e per segno
	il perch della nostra visita.

CATERINA
				Spiegatelo qui.
	Non ho mai fatto nulla, sulla mia coscienza,
	che imponga segretezza. Oh, se ogni altra donna
	potesse dir questo con l'innocenza con cui lo dico io!
	Miei signori, non m'importa - e in questo son fortunata
	pi di tante - se le mie azioni
	son scandagliate da ogni lingua, scrutinate da ogni occhio,
	e se malignit e maldicenza si esercitan su di loro:
	io so d'aver condotto una vita specchiata. Se la vostra missione
	 d'indagare su di me, e sulla mia condotta di sposa,
	ditelo senza tante perifrasi. La verit esige franchezza.

WOLSEY
	.Tanta est erga te mentis integritas, Regina serenissima... .

CATERINA
	Oh, mio buon signore, niente latino!
	Non sono stata tanto pigra, dal giorno del mio avvento,
	da non imparare la lingua del paese in cui vivo.
	Una lingua straniera rende la mia causa pi strana e sospetta.
	Vi prego, parlate inglese: le qui presenti vi saranno grate
	se direte la verit, per il bene della loro povera padrona.
	Credetemi, le  stato fatto un gran torto. Lord Cardinale,
	il mio peggior peccato di commissione
	potete bene assolverlo in inglese.

WOLSEY
					Nobile signora,
	mi duole che la mia integrit debba ingenerare
	(assieme ai servigi resi alle Vostre Maest)
	sospetti cos profondi, malgrado la mia assoluta buonafede.
	Noi non veniamo in veste di accusatori,
	a macchiare l'onore benedetto da tutti gli onesti,
	n a consegnarvi in alcun modo al dolore -
	soffrite sin troppo, onesta Regina; ma solo a sapere
	che posizione intendete assumere nella grave controversia
	tra il Re e voi, e a comunicarvi,
	da uomini schietti e dabbene, le nostre meditate opinioni,
	e a confortarvi nelle vostre ragioni.

CAMPEGGIO
					Onoratissima signora,
	il Cardinale di York, per il suo nobile carattere,
	la devozione e l'obbedienza da sempre tributati a Vostra Grazia,
	dimenticando - nella sua bont - i recenti attacchi
	alla sua veracit e alla sua persona - davvero eccessivi -
	vi offre, come anch'io, in segno di pace,
	i suoi servigi, come anche i suoi consigli.

CATERINA [.a parte.]
						Per poi tradirmi.
	Ringrazio entrambe le Loro Eminenze per le buone intenzioni.
	Parlate da uomini onesti: voglia Iddio che lo siate!
	Ma come darvi un'immediata risposta
	su una questione cos grave, che tocca cos da vicino il mio onore,
	e pi da vicino la mia vita, io temo - col mio scarso intelletto,
	e di fronte a persone di tale gravit e dottrina -
	io temo in verit di non saperlo. Stavo qui lavorando
	tra le mie ancelle e, Dio lo sa, mai mi sarei aspettata
	tali visitatori o una missione di tal fatta.
	Nell'interesse di colei che fui - qui, lo sento,
	la mia grandezza d l'ultimo bagliore - care le mie Eminenze,
	datemi il tempo di riflettere sulla mia causa.
	Ahim, sono una donna senza speranza e senza amici!

WOLSEY
	Madonna, fate torto all'affetto del Re con questi timori:
	le vostre speranze non si contano, e cos i vostri amici.

CATERINA
							In Inghilterra
	c' poco a mio favore: credete davvero, monsignori,
	che qualche inglese osi ben consigliarmi?
	O essermi amico dichiarato, e contrariare Sua Altezza
	(un suddito cos temerario da dir quel che pensa),
	e restare tra i vivi? No, in fede mia. I miei amici,
	quelli che possono compensare le mie afflizioni,
	quelli che possono aspirare alla mia fiducia, non vivono qui.
	Essi sono, come ogni altro mio conforto, lontani,
	nella mia terra natale, signori miei.

CAMPEGGIO
					Se solo Vostra Grazia
	mettesse da parte le sue pene, e si lasciasse consigliare!

CATERINA
						E come, signore?

CAMPEGGIO
	Rimettete la vostra causa principale alla protezione del Re.
	Egli vi ama, ed  assai magnanimo. Sar tanto meglio
	pel vostro onore e per la causa vostra;
	giacch se dovrete sottostare a regolare processo
	ve ne uscirete disonorata.

WOLSEY
				Vi dice il giusto.

CATERINA
	Mi suggerite ci che entrambi vi augurate, la mia rovina.
	Vi pare un consiglio da cristiani? Vergognatevi!
	C' ancora un cielo sopra di noi: col  assiso un giudice
	che nessun re potr mai corrompere.

CAMPEGGIO
					La vostra agitazione ci fa torto.

CATERINA
	A vostra maggior vergogna. Vi credevo santi uomini di chiesa,
	sull'anima mia, due venerabili, cardinali virt:
	ma ora vi temo come peccati cardinali, e cuori senz'anima.
	Vergogna a voi, monsignori! Ravvedetevi!  questo il conforto?
	Il cordiale che portate a una dama infelice,
	a una donna da voi rovinata, derisa, spregiata?
	Non vi auguro la met delle mie sventure:
	son pi cristiana di voi. Ma dite pure che vi ho avvertito:
	attenti, per amore del cielo, attenti, se non volete che un giorno
	si abbatta su di voi il fardello delle mie pene.

WOLSEY
	Madonna, questa  pura follia.
	Il bene che noi vi offriamo lo trasformate in male.

CATERINA
	E voi mi trasformate nel nulla. Guai a voi,
	per tali false professioni di fede. Vorreste indurmi -
	se aveste un'ombra di giustizia o piet,
	se foste altro che non due tonache prelatizie -
	ad affidare la mia causa malferma nelle mani di chi mi odia?
	Ahim, mi ha gi bandito dal suo letto
	e dal suo affetto, sin troppo tempo fa. Sono vecchia, signori,
	e l'unico rapporto che ancora mi lega a lui
	resta la mia obbedienza. Cos'altro pu capitarmi
	dopo tanta disgrazia? Sono le vostre macchinazioni
	a fare di me la reietta che sono.

CAMPEGGIO
					Le vostre paure fanno di peggio.

CATERINA
	Ho vissuto anche troppo - lasciatelo dire a me,
	visto che la virt non trova avvocati - da moglie, e da moglie fedele?
	Una donna - oso affermarlo senza sicumera -
	mai sino ad ora segnata dal sospetto?
	Non sono sempre, con tutto l'amore di cui sono capace,
	andata incontro al Re, non l'ho amato e obbedito, secondo solo a Dio?
	Non sono stata, nell'affetto mio cieco, sin troppo devota,
	quasi dimentica delle mie preghiere, pur di farlo felice?
	Ed  questa la ricompensa? Non  giusto, signori.
	Portatemi una donna fedele al suo sposo,
	una che non ha mai sognato altra gioia se non il piacere di lui,
	e a quella donna, quand'ella ha dato tutto,
	aggiunger di mio un altro onore: una grande pazienza.

WOLSEY
	Madonna, voi divagate dal bene a cui miriamo.

CATERINA
	Monsignore, non oso macchiarmi della colpa
	di rinunciare spontaneamente al nobile titolo
	a cui mi ha fatto sposa il vostro sovrano. Soltanto la morte
	potr divorziarmi dalle mie prerogative regali.

WOLSEY
						Vi prego, ascoltatemi.

CATERINA
	Oh, non avessi mai calcato questa terra inglese,
	o dato retta alle lusinghe che vi allignano!
	Avete volti d'angelo, ma il cielo conosce i vostri cuori.
	Cos'avverr di me ora, infelicissima donna?
	Sono la donna pi sventurata del mondo.
	Ahim, povere ragazze, cosa pi avrete in sorte?
	Naufragate su un regno dove non ci sono piet
	n amici, n speranze, n congiunti che piangan per me,
	dove a momenti mi si nega una tomba. Come il giglio
	che era una volta padrone del campo dove fioriva,
	io chiner la testa per lasciarmi morire.

WOLSEY
						Se Vostra Grazia
	si lasciasse convincere dell'onest delle nostre intenzioni,
	stareste meglio. Perch dovremmo, cara signora,
	per che motivo, farvi del torto? Ahim, il nostro rango,
	la natura del nostro magistero si opporrebbero a tanto.
	A noi spetta lenire gli affanni, non crearne di nuovi.
	Per amor di Dio, riflettete a ci che fate,
	a come potreste, s, danneggiare voi stessa, e fino in fondo
	alienarvi la confidenza del Re, facendo come voi fate.
	I cuori dei principi baciano l'obbedienza,
	tanto l'apprezzano: ma con chi recalcitra
	si gonfiano sino a scoppiare, tremendi come tempeste.
	Lo so che avete un'indole nobile e mansueta,
	un'anima serena come un mare calmo. Vi prego di crederci
	quel che diciamo di essere, messaggeri di pace, amici, e servi fidati.

CAMPEGGIO
	Tali ci troverete, madonna. Fate torto alle vostre virt
	con queste ansie da donnicciola. Uno spirito nobile
	come quel che in voi  infuso, sempre respinge
	tali dubbi da s come moneta falsa. Il Re vi ama:
	attenta a non perderne l'affetto. Quanto a noi, se vi garba
	affidarci i vostri interessi, siamo pronti
	a prodigarci col massimo impegno al vostro servizio.

CATERINA
	Fate quel che vi pare, monsignori, e perdonatemi, prego,
	se mi son comportata in modo scortese.
	Sapete che sono una donna, cui difetta l'ingegno
	per dare risposte adeguate a personaggi di tale levatura.
	Vi prego, porgete i miei ossequi a Sua Maest.
	Egli ha tuttora il mio cuore, e avr i miei fervidi voti
	finch avr vita. Venite, reverendi padri,
	prodigatemi i vostri consigli. Lo implora colei
	che, sbarcando in questo paese, mai avrebbe pensato
	al prezzo che, per tali onori, poi avrebbe pagato. .Escono.

/:/Scena II


.Entrano il Duca di Norfolk, il Duca diSuffolk, Lord Surrey e il Lord Ciambellano.

NORFOLK
	Se ora farete fronte comune nelle proteste
	e premerete su di lui senza tregua, il Cardinale
	finir coll'esserne travolto. Se vi lasciate sfuggire
	questo momento propizio, posso solo promettervi
	che vi toccher subire altre e nuove indegnit
	oltre a quelle che gi vi tocca sopportare.

SURREY
						Sono felice
	di cogliere la minima occasione che in me risvegli
	la memoria di mio suocero, il Duca,
	per vendicarmi di costui.

SUFFOLK
				Chi fra i Pari del regno
	 andato esente dal suo disprezzo, o quantomeno
	dalla sua straordinaria mancanza di tatto? Quando mai ebbe riguardo
	per le pi nobili qualit di chicchessia,
	all'infuori di s?

CIAMBELLANO
			Miei Pari, fate presto a parlare.
	So bene quel che si merita da voi e me,
	ma di quel che possiamo fargli (anche se ora il momento
	ci sembra favorevole) ho una grande paura. Se non ce la fate
	a interdirgli l'accesso al Re, non provatevi mai
	ad attentare a lui, ch la sua lingua  stregata
	quando lui parla al Re.

NORFOLK
				Oh, non abbiate paura di lui.
	Quel suo incantesimo  rotto: il Re ha scoperto
	qualcosa su di lui che ha reso amaro per sempre
	il miele dei suoi discorsi. No: ora ha messo radici
	nel reale disdegno, e non se ne caver fuori.

SURREY
							Signore,
	notizie come questa mi rendono felice.
	Ne vorrei una ogni ora.

NORFOLK
				Credetemi,  la verit.
	Nella questione del divorzio il suo doppio gioco
	 ormai cos scoperto, che ci fa la figura
	che augurerei a un mio nemico.

SURREY
					E come son venuti
	alla luce i suoi intrighi?

SUFFOLK
				Nel modo pi inatteso.

SURREY
						Ma come, come?

SUFFOLK
	Le lettere del Cardinale al Papa, per un disguido,
	sono finite sotto gli occhi del Re, e in esse lui ha letto
	che il Cardinale ha chiesto a Sua Santit
	di sospendere la decisione sul divorzio; poich se essa
	fosse stata presa, "Mi rendo conto" - lui scrive -
	"che il mio Re  impegolato nella passione
	per una creatura della Regina, madonna Anna Bolena".

SURREY
	Il Re ha la lettera?

SUFFOLK
			Potete crederci.

SURREY
					E gli baster?

CIAMBELLANO
	Il Re ha cos compreso come lui traccheggi
	sempre occultando le proprie mene. Ma su questo scoglio
	tutti i suoi trucchi vanno a picco, e la sua medicina
	la porta al funerale del paziente: il Re
	ha gi impalmato la bella signora.

SURREY
					Fosse vero!

SUFFOLK
	Potete congratularvi con voi stesso, signore:
	vi giuro, il vostro desiderio  realt.

SURREY
					Allora tutta la mia gioia
	segua la congiunzione dei due astri.

SUFFOLK
					E cos sia - dico io.

NORFOLK
							Lo diciamo tutti.

SUFFOLK
	La data dell'incoronazione  gi fissata.
	Perdinci, una notizia calda calda, e forse  meglio
	non propalarla a tutti. Ma, miei signori,
	colei  una splendida creatura, di perfetta armonia
	fisica e spirituale. Mi sono convinto che da lei
	verr a questo paese un qualche dono di Dio, che vi lascer
	tracce memorabili.

SURREY
			Ma il Re
	la mander gi, la lettera del Cardinale?
	Che Dio non voglia!

NORFOLK
			No davvero, perbacco!

SUFFOLK
						No, no!
	Ci sono altre vespe che gli ronzano sotto il naso,
	ma questa sar la prima a trafiggere. Il Cardinale Campeggio
	se n' scappato a Roma, insalutato ospite,
	ha lasciato in sospeso la causa del Re,
	e corre a spron battuto, da emissario del nostro Cardinale,
	a secondarne le trame. E vi assicuro
	che, alla notizia, il Re ha tuonato "Ohib!"

CIAMBELLANO
					Che Iddio gli dia esca,
	e lo faccia tuonare "Ohib! " pi forte ancora.

NORFOLK
							Ma signore,
	quando rientra Cranmer?

SUFFOLK
	 gi rientrato, con le opinioni da lui raccolte,
	che hanno convinto il Re al divorzio, poich hanno l'avallo
	di quasi tutte le universit pi famose
	del mondo cristiano. Tra breve, credo,
	sar proclamato il suo secondo matrimonio,
	e l'incoronazione di lei. Caterina non sar pi
	chiamata Regina, ma Principessa Vedova
	del Principe Arturo.

NORFOLK
				Questo Cranmer
	 una degna persona, e ce l'ha messa tutta
	nella faccenda del Re.

SUFFOLK
			Proprio cos, e per questo lo vedremo
	promosso ad Arcivescovo.

NORFOLK
				Cos ho sentito.

SUFFOLK
						E cos .
.Entrano Wolsey e Cromwell.
	Il Cardinale!

NORFOLK
			Guardatelo, come  scuro in viso!

WOLSEY
	Quel plico, Cromwell, l'avete dato al Re?

CROMWELL
	Direttamente nelle sue mani, nella sua stanza da letto.

WOLSEY
	Ma lo ha aperto, l'involucro?

CROMWELL
					Seduta stante
	l'ha dissuggellato, e ha scorso il primo dei documenti
	con aria preoccupata: e un certo allarme
	gli si leggeva in viso. A voi ha ordinato
	di presentarvi a lui qui stamattina.

WOLSEY
					 gi pronto
	ad apparire in pubblico?

CROMWELL
				Direi di s, a questo punto.

WOLSEY
	Lasciatemi solo un momento. .Esce Cromwell.
	[.A parte.] Ha da essere la Duchessa d'Alenon,
	sorella del Re di Francia:  lei che dovr sposare.
	Anna Bolena? No, nessun'Anna Bolena per il Re.
	Qui ci vuol'altro che un bel viso. Bolena!
	No, niente Bolene, per quanto sta in noi. Con impazienza attendo
	le notizie da Roma. Marchesa di Pembroke?

NORFOLK
	 assai imbronciato.

SUFFOLK
			Forse ha saputo
	che il Re ce l'ha con lui, ed affila le armi.

SURREY
					Le affili come si deve,
	Signore, per la Tua giustizia!

WOLSEY [.a parte.]
	La dama d'onore dell'ex Regina, la figlia d'un cavaliere,
	padrona della sua padrona? Regina della Regina?
	Questa candela fa fumo: tocca a me soffiarci sopra
	e puff! eccola spenta. Anche se so che  virtuosa
	e ricca di meriti? Intanto, a me risulta
	luterana arrabbiata, e poi andrebbe a detrimento
	della nostra causa, il fatto che essa divida letto e segreti
	del nostro ombroso monarca. E adesso ci salta fuori
	un eretico, un arci-eretico, Cranmer, uno
	che si  insinuato nel favore del Re,
	e ora gli fa da oracolo.

NORFOLK
			Qualcosa lo sta tormentando.

.Entra il Re, leggendo una pergamena .[,.e Lovell.]

SURREY
	Se almeno questo qualcosa gli rodesse ogni fibra
	e anche la molla che gli fa battere il cuore!

SUFFOLK
						Il Re! Il Re!

RE
	Che cumuli di ricchezze ha saputo ammassare
	nelle sue mani! E quale marea di spese, a ogni ora che passa,
	rifluisce da lui! In nome del buon governo, ma come fa
	a rastrellare tutto questo? - Ebbene, signori miei,
	l'avete visto, il Cardinale?

NORFOLK
				Mio Sire, siamo stati qui
	ad osservarlo. Un'insolita agitazione
	gli sta turbando il cervello. Si morde le labbra, trasalisce,
	s'arresta di colpo, contempla il pavimento,
	si tocca la tempia col dito, d'un tratto
	cammina a passi lesti, poi si ferma di nuovo,
	si batte forte il petto, e subito rivolge
	i suoi sguardi alla luna: lo abbiamo visto atteggiarsi
	nelle pose pi strane.

RE
				E lo credo bene:
	la sua mente  in subbuglio. Questa mattina
	mi ha mandato in esame documenti di stato,
	su mia richiesta: e indovinate che ci ho trovato,
	inserito, ne son convinto, inavvertitamente?
	Nientedimeno che un inventario, il quale specifica
	i diversi articoli della sua argenteria, i suoi gioielli,
	tessuti pregiati e oggetti ornamentali
	d'inestimabile valore, che io trovo incompatibile
	con le fortune di un privato.

NORFOLK
				L'ha voluto il cielo:
	sar stato uno spirito ad infilare nel plico quest'inventario,
	per ricrearvi la vista.

RE
				Se potessimo crederlo
	immerso in meditazioni oltremondane,
	e intente a fini spirituali, lo lasceremmo
	alla sua contemplazione. Ma ho paura
	che i suoi pensieri si fermino ben al di sotto della luna, in ambiti indegni
	di un s profondo meditare.
.Il Re si accomoda sul trono e bisbiglia qualcosa a Lovell, che si accosta al Cardinale.

WOLSEY
				Il cielo mi perdoni.
	Dio sempre vi benedica, Altezza!

RE
					Mio caro monsignore,
	voi siete colmo di celestiali sostanze, e nella vostra mente
	portate l'inventario delle vostre virt, proprio quelle che or ora
	passavate in rassegna. A malapena vi resta il tempo
	di sottrarre agli esercizi spirituali una breve pausa
	per occuparvi di rendiconti terreni.  vero, in questo
	io vi ritengo un cattivo amministratore, e sono lieto
	che almeno in questo mi somigliate.

WOLSEY
						Sire,
	alle sacre funzioni dedico qualche tempo, ed altro tempo
	a meditare sulle altre mie funzioni
	di uomo di governo; e la natura esige
	i suoi momenti di ricreazione, che per forza di cose
	anch'io, sua fragile creatura, fra i miei confratelli mortali,
	dovr pure osservare.

RE
				Belle parole.

WOLSEY
	E che Vostra Altezza possa sempre appaiare -
	e io darvene motivo - le mie buone azioni
	alle belle parole.

RE
			Ben detto, ancora una volta!
	Dire bene le cose equivale a farle bene,
	eppure le parole non sono azioni. Mio padre vi amava.
	Diceva di amarvi, e con azione appropriata ebbe a confermare
	le parole coi fatti. Dalla mia ascesa al trono
	vi ho tenuto vicino al cuore, e non solo
	vi ho affidato impieghi altamente remunerativi,
	ma ho anche ridotto di un bel po' le mie sostanze, nel colmarvi
	di generose prebende.

WOLSEY [.a parte.]
				Che significa questo?

SURREY [.a parte.]
	Il Signore continui nell'opera intrapresa!

RE
						Non ho fatto di voi
	il primo dei miei ministri? Vi prego, ditemi,
	se quanto sto per affermare vi risulta vero,
	e se vi va di confessarlo ditemi anche
	se vi sentite a noi obbligato, oppure no. Che avete da dire?

WOLSEY
	Mio sovrano, confesso che i vostri regali favori,
	profusi giorno per giorno su di me, hanno di molto superato
	quanto dovuto ai miei zelanti uffici, che pure sono andati al di l
	di tutto ci che si pu chiedere a un uomo. I miei sforzi
	son sempre rimasti al di sotto dei miei desideri,
	ma pur sempre all'altezza dei miei talenti. Le mie mire personali
	sono state mie nella misura in cui hanno sempre mirato
	al bene della vostra sacra e augusta persona
	e all'interesse dello stato. Quanto ai grandi favori
	riversati su di me, pover'uomo immeritevole,
	non posso che esprimervi i miei pi devoti ringraziamenti,
	pregando il cielo per voi, e la mia lealt,
	che non ha fatto che crescere e crescer sempre,
	sinch l'inverno della morte non l'avr uccisa.

RE
						Gran bella risposta,
	che d risalto all'immagine
	di un suddito leale e sottomesso. L'onore del quale
	 la sua stessa ricompensa, cos come, nel caso inverso,
	il disonore  la sua stessa punizione. Io presumo
	che, come la mia mano vi  stata prodiga di doni
	e il mio cuore di affetti, e il mio potere v'ha inondato di onori,
	pi di chiunque altro, cos la vostra mano, ed il cuore,
	ed il cervello, ed ogni facolt in vostro potere
	avrebbero dovuto - a parte ogni vincolo di fedelt -
	proprio per l'intimo legame di affetto che ci lega, operare
	per me, il vostro amico, pi che per ogni altro.

WOLSEY
						Io qui dichiaro
	d'essermi sempre prodigato per il bene di Vostra Altezza,
	pi che per il mio; d'essere quel che sono, sono stato e sempre sar -
	quand'anche il mondo intero facesse a pezzi la fedelt che vi deve
	per ripudiarla dal fondo dell'anima, quand'anche i pericoli
	irrompessero in tanti, quanti il pensiero ne pu immaginare,
	ed apparissero in forme ancora pi orrende - pure la mia fedelt,
	come una roccia di contro a marea ribollente,
	dovrebbe infrangere le ondate di s turbolenta fiumana
	ed incrollabile restar tutta vostra.

RE
					Assai nobili parole.
	Prendete nota, signori: egli ha un cuore leale,
	l'avete visto mettervelo a nudo. Leggetemi questo.
[.gli passa dei documenti.]
	e dopo, questo; e poi, su a colazione,
	se ancora vi resta un po' d'appetito.
.Esce il Re, fissando corrucciato il Cardinale; i Nobili gli si accalcano dietro, sorridendo e bisbigliando.

WOLSEY
					Che significa questo?
	Che collera improvvisa  mai questa? Che ho fatto per meritarla?
	Se n' andato con un'occhiataccia, quasi che la rovina
	gli schizzasse dagli occhi. Cos guata il leone furente
	il temerario cacciatore che l'ha ferito
	e ne sar annientato. Devo leggere questo foglio:
	qui, temo,  la spiegazione della sua ira. Proprio cos:
	questo foglio mi ha rovinato.  l'inventario
	di tutto quell'universo di ricchezze che ho ammassato
	per i miei fini - in realt, per guadagnarmi il papato
	e finanziare i miei alleati di Roma. Oh distrazione
	in cui solo uno stolto poteva incappare! Qual diavolo maligno
	mi indusse a infilare questo grosso segreto nel plico
	che avevo inviato al Re? Non c' alcun modo di rimediare?
	Qualche nuova trovata, per toglierglielo dalla testa?
	Lo so che lo mander sulle furie, eppure ne ho una
	che, se faccio le cose giuste, a dispetto della sfortuna,
	mi toglier dalle peste. E questo cos'? "Al Papa"?
	La lettera - ci giurerei - con tutto quello
	che scrissi a Sua Santit. Eh no, a questo punto, addio!
	Ho toccato il punto pi alto della mia grandezza,
	e ora da quello zenith della mia gloria
	volo verso il tramonto. Sapr cadere
	come una luminosa meteora nella sera,
	e nessun uomo mi vedr mai pi.

.Entrano, alla volta di Wolsey, i Duchi di Norfolk e Suffolk, il Conte di Surrey, e il Lord Ciambellano.

NORFOLK
	Udite il volere del Re, Cardinale, che vi ingiunge
	di riconsegnare all'istante il Gran Sigillo
	nelle nostre mani, e di restare agli arresti
	ad Asher House, la sede del Vescovo di Winchester,
	fino a nuove istruzioni da parte di Sua Altezza.

WOLSEY
							Alto l!
	Dov' il vostro mandato, signori? Le parole non bastano
	a un'ingiunzione di tale gravit.

SUFFOLK
					Chi osa far resistenza
	quand'esse esprimono, per bocca sua, una precisa volont del Re?

WOLSEY
	Finch non trovo qualcosa di pi di una volont o di parole -
	mi riferisco al vostro odio - sappiate, zelanti signori,
	che ho il dovere di oppormi, e lo far. Ora tocco con mano
	di qual vile metallo siete forgiati: la malignit.
	Con quale entusiasmo tenete dietro alle mie disgrazie
	per pascervi di esse, e con quanta prontezza e volutt
	mettete becco in tutto ci che concorre alla mia rovina!
	Seguite le vie della vostra invidia, uomini maligni:
	davvero una procedura da cristiani - e senza dubbio,
	avrete a suo tempo, per questo, la giusta mercede. Quel sigillo
	che mi chiedete con tanta irruenza, il Re,
	padrone vostro e mio, me l'ha affidato di sua propria mano;
	mi ha ordinato di goderne, con la carica e gli onori connessi,
	vita natural durante e, a conferma della sua generosit,
	l'investitura  avallata da lettere patenti. E ora chi me la toglie?

SURREY
	Il Re che ve l'ha data.

WOLSEY
				Dovr farlo di persona.

SURREY
	Sei un tracotante traditore, prete.

WOLSEY
					Tracotante sei tu, e mentitore.
	Nel giro di quarantott'ore Surrey l'avr capito
	che era meglio bruciarsi la lingua che parlarmi cos.

SURREY
							La tua ambizione,
	peccatore scarlatto, ha privato questo paese, che tuttora lo piange,
	di mio suocero, il nobile Buckingham.
	Le teste di tutti i Cardinali tuoi confratelli,
	con te e tutto il meglio delle tue doti,
	non valgono un solo capello di lui. All'inferno le vostre trame!
	Mi avete mandato a fare il Vicer in Irlanda
	perch non potessi aiutarlo, lontano dal Re e da tutti coloro
	che avrebbero potuto ottenere clemenza per le accuse da te profferite,
	mentre la vostra sublime bont, con cristiana piet,
	gli dava l'assoluzione con la mannaia.

WOLSEY
					Questo, con tutto il resto
	che questo Conte raccontafavole mi mette in conto,
	dichiaro falso in tutto e per tutto. Il Duca fu giudicato
	secondo la legge. Quanto io fossi incolpevole
	d'ogni malanimo personale nella sua fine,
	lo testimoniano i suoi nobili giudici e la sua ignobile causa.
	Se io amassi menare la lingua, signore, potrei dirvi
	che di onest come di onore, ne avete ben poca,
	e che in fatto di lealt e fedelt
	verso il Re, mio per sempre regale padrone,
	posso vedermela con uomini ben pi sensati d'un Surrey,
	e di tutti quelli che ne apprezzano le follie.

SURREY
						Sull'anima mia,
	prete, la tua tonaca ti protegge, altrimenti
	ti sentiresti la mia spada nel fondo del cuore. Signori,
	come potete tollerare una tale arroganza,
	e da un tale individuo? Se siamo tanto imbelli
	da farci insultare cos da uno straccio di porpora,
	addio nobilt! Che Sua Grazia faccia altri progressi,
	e ci abbagli con la sua berretta, manco fossimo allodole.

WOLSEY
							Ogni forma di bont
	 veleno per il tuo stomaco.

SURREY
				S, quella bont che consiste
	nel rastrellare l'intera ricchezza del paese in un unico ammasso
	nelle vostre mani, Cardinale, e a forza d'estorsioni.
	La bont dei messaggi intercettati
	che avete scritto al Papa a detrimento del Re. La vostra bont,
	giacch mi provocate, sar data in pasto alla gente.
	Mio Duca di Norfolk, giacch voi siete veramente nobile
	e vi stanno a cuore il bene comune, la condizione
	della nostra bistrattata nobilt, i nostri eredi -
	i quali, se costui vive, potranno s e no fare i gentiluomini -
	tirate fuori la gran somma dei suoi peccati, le imputazioni
	collezionate in una vita. Vi far trasalire:
	peggio della campanella dell'ostia, quando la bella mora
	era tra le vostre braccia, Cardinale, intenta a baciarvi.

WOLSEY
	Quanto, aff mia, potrei disprezzare quest'uomo,
	se non me lo vietasse la carit cristiana!

NORFOLK
	Quei capi d'accusa, monsignore, sono in mano del Re:
	mi basti dire che sono infamanti.

WOLSEY
					Tanto pi chiara
	e immacolata rifulger la mia innocenza,
	appena il Re avr capito che gli sono fedele.

SURREY
						Non baster a salvarvi.
	Ringrazio la mia memoria: ricordo ancora
	qualcuna di queste accuse, e ve le sciorino.
	Ora, Cardinale, se siete capace di arrossire e gridare "Colpevole!"
	dimostrerete un pizzico d'onest.

WOLSEY
					Continuate, signore.
	Sfido le vostre peggiori accuse. Se arrossisco,
	 nel vedere un nobile che non si sa controllare.

SURREY
	Meglio perdere il controllo che la testa. A voi, in guardia!
	In primo luogo, senza l'assenso o all'insaputa del Re
	vi siete dato da fare per diventare legato del Papa, e con tali poteri
	avete usurpato le prerogative di tutti i Vescovi.

NORFOLK
	Secondo: in tutti i vostri dispacci a Roma, o anche
	a principi stranieri, c'era sempre scritto
	".Ego et Rex meus.", cos che il Re era messo in sottordine
	alla vostra persona.

SUFFOLK
			Terzo: all'insaputa del Re,
	cos come del Consiglio, quando vi recaste dall'Imperatore
	in qualit di ambasciatore, aveste l'ardire
	di portarvi fino in Fiandra il Gran Sigillo.

SURREY
	Ancora: avete inviato un'ampia delega
	a Gregorio de Cassado, affinch concludesse
	all'insaputa del Re o senza l'avallo dello stato,
	un'alleanza tra Sua Altezza e Ferrara.


SUFFOLK
	E per pura ambizione avete fatto coniare
	il vostro cappello cardinalizio sulla moneta del Re.

SURREY
	Inoltre, avete mandato somme incalcolabili -
	e come ve le siete procurate lo lascio alla vostra coscienza -
	per foraggiare Roma e preparare il terreno
	a nuovi onori per voi, portando n pi n meno alla rovina
	tutto il reame. Ce ne sono moltre altre,
	ma poich hanno a che fare con voi, per la loro odiosit,
	non mi ci voglio sporcare la bocca.

CIAMBELLANO
						O mio signore,
	non infierite troppo su un uomo caduto: siate virtuoso.
	Le sue colpe sono esposte al rigore delle leggi. Siano esse,
	non voi, a castigarlo. Mi piange il cuore a vederlo ridotto
	a un'ombra del grand'uomo che era.

SURREY
						Io lo perdono.

SUFFOLK
	Lord Cardinale,  inoltre volere del Re -
	dal momento che tutte le azioni da voi ultimamente compiute
	in virt dei vostri poteri di legato presso questo regno
	costituiscono violazione del .praemunire. -
	che sia pertanto contro di voi spiccato il seguente mandato
	per la confisca di tutti i vostri beni, terreni, immobili,
	e mobili, di qualunque tipo, e con decadenza
	dalla protezione del Re. Questo  il mio incarico.

NORFOLK
	E cos vi lasciamo alle vostre meditazioni
	sulla vita virtuosa. Quanto al vostro ostinato rifiuto
	di restituirci il Gran Sigillo,
	il Re ne verr informato e, fuor di dubbio, sapr come ringraziarvi.
	Cosicch addio, monsignor Cardinal Poco-di-buono.
.Escono tutti eccetto Wolsey.

WOLSEY
	E cos addio, voi che dei poco di buono siete stati con me.
	Addio, e un lungo addio, a tutta la mia grandezza.
	Questa  l'umana condizione: oggi uno mette fuori
	le tenere foglie della speranza, domani fiorisce,
	poi porta su di s un fitto rigoglio di onori.
	Al terzo giorno arriva una gelata, una gelata mortale,
	e proprio quando lui pensa, fiducioso e sereno, che di sicuro
	la sua grandezza sta per maturare, ecco che lo attacca alle radici
	e lui poi crolla, come a me sta accadendo. Mi sono avventurato,
	come i bambini giocosi che nuotano aggrappati a vesciche,
	per troppe estati in un mare di gloria,
	ma in acque per me troppo fonde: il mio orgoglio smodato
	si  alla fine sgonfiato sotto di me, e ora mi lascia
	esausto ed invecchiato nel mio ufficio, alla merc
	di un turbolento torrente che m'inghiottir per sempre.
	Vana pompa e gloria di questo mondo, io vi odio.
	Sento che il mio cuore rinasce con me. Oh quanto disgraziato
	il poveretto che dipende dal favore dei principi!
	Ci sono, tra quel sorriso a cui vorremmo aspirare,
	l'aspetto benigno dei principi, e il loro rovinoso potere
	pi spasimi e terrori di quanti ne provino le donne, ne infliggano le guerre.
	E quando egli cade, cade come Lucifero,
	e per non pi sperare.
.Entra Cromwell, e rist sbigottito.
				Che c' ora, Cromwell?

CROMWELL
	Non ho il coraggio di parlare, signore.

WOLSEY
						Come, sgomento
	per le mie disgrazie? Pu il tuo spirito stupirsi
	del declino di un grande? Davvero, se piangi tu,
	son proprio un uomo finito.

CROMWELL
				Come si sente Vostra Grazia?

WOLSEY
						Bene, se per questo.
	Mai stato cos felice, mio buon Cromwell.
	Ora conosco me stesso, e dentro di me sento
	una pace che trascende ogni pompa terrena,
	una coscienza serena e tranquilla. Il Re mi ha guarito.
	Io ne ringrazio umilmente Sua Altezza, che da queste mie spalle -
	questi pilastri in rovina - ha pietosamente sottratto
	un carico da affondare un'intera flotta: l'eccesso di onori.
	Oh,  un fardello, Cromwell, un fardello
	troppo pesante per uno che aspiri al cielo!

CROMWELL
	Son lieto che Vostra Grazia l'abbia presa per il verso giusto.

WOLSEY
	Lo spero proprio: ch mi sento ora in grado,
	per via d'una fortezza d'animo che sento in me,
	di sopportare avversit pi numerose e pi gravi assai
	di quanto osino prepararmi i miei codardi nemici.
	Che notizie ci sono?

CROMWELL
			La pi grave, e la peggiore,
	 che siete incorso nel ripudio del Re.

WOLSEY
					Dio lo benedica!

CROMWELL
	Inoltre, Ser Tommaso Moro  stato scelto
	al vostro posto, come Lord Cancelliere.

WOLSEY
					Questa non me l'aspettavo!
	Ma  un uomo dotto. Che possa continuare a lungo
	nel favore di Sua Altezza, e rendere giustizia
	nell'interesse della verit e della sua coscienza, s che le sue ossa,
	quando avr compiuto il suo corso e riposer benedetto,
	possano avere una tomba di lacrime d'orfani, versate per lui.
	Che altro c'?

CROMWELL
			Cranmer  ritornato con tutti gli onori,
	ed  stato insediato come Arcivescovo di Canterbury.

WOLSEY
	Questa s  una notizia!

CROMWELL
				Infine, Lady Anna,
	che il Re ha segretamente e da tempo sposato,
	stamani  stata vista in pubblico nella sua veste di regina,
	mentre andava in cappella, e ora non si parla d'altro
	che della sua incoronazione.

WOLSEY
	Eccolo, il peso che mi ha tirato a fondo! Oh, Cromwell,
	il Re mi ha fatto lo sgambetto: tutte le mie glorie
	le ho perdute per sempre per quella sola donna.
	Nessun sole si lever ad annunciare i miei onori
	o indorer mai pi le brigate di nobili schierati in attesa
	di un mio sorriso. Va', sta' alla larga da me, Cromwell:
	io sono un pover'uomo in disgrazia, ormai indegno
	di esserti signore e padrone. Cerca udienza dal Re -
	quel sole che prego non tramonti mai. Gli ho detto
	chi sei, e quanto sei fedele. Egli sapr innalzarti.
	Qualche pallido ricordo di me sapr indurlo -
	io ne conosco la nobile natura - a non sacrificare
	anche i buoni servigi che promettevi di rendere. Buon Cromwell,
	non lo trascurare; datti da fare adesso, e prepara
	la tua futura salvezza.

CROMWELL
				O mio signore,
	devo dunque lasciarvi? Devo rinunciare per forza
	ad un padrone cos buono, nobile e fedele?
	Siatemi testimoni, voi che non avete cuori di pietra,
	dello strazio di Cromwell nel lasciare il suo signore.
	Il Re avr i miei servigi, ma le mie preghiere
	saranno sempre e soltanto per voi.

WOLSEY
	Cromwell, io non pensavo di versare una lacrima,
	con tutte le mie sventure, ma tu mi costringi,
	con la tua onesta dedizione, a fare come una donna.
	Asciughiamoci gli occhi, e dammi ancora ascolto, Cromwell;
	e quando sar dimenticato, com' destino,
	per dormire nel marmo freddo e inerte, l dove non si dovr
	pi parlare di me, di' che ti son stato maestro.
	Di' che Wolsey, che una volta percorse le vie della gloria,
	e scandagli tutti gli abissi e tutte le secche del potere,
	ti pilot, pur facendo naufragio, sulla via del successo:
	una rotta sicura e certa, anche se il tuo padrone non seppe seguirla.
	Osserva bene la mia caduta, e ci che mi ha rovinato.
	Cromwell, ti esorto caldamente, sbarazzati dell'ambizione:
	fu il peccato degli angeli. Cosa pu dunque l'uomo,
	l'immagine del suo Creatore, sperare di ricavarne?
	Ama te stesso dopo tutti gli altri, abbi cari i cuori di chi ti odia.
	La corruzione non rende pi dell'onest.
	Nella tua destra porta sempre una dolce pace,
	per ridurre al silenzio le lingue invidiose. Sii giusto, vivi senza paura.
	Agisci soltanto nell'interesse della tua patria,
	del tuo Dio, e della verit. Se poi dovessi cadere, o Cromwell,
	cadrai da martire benedetto. Servi il Re;
	e ora, ti prego, conducimi dentro.
	Compila un inventario di tutti i miei averi,
	fino all'ultimo centesimo: tutto questo  del Re. Il mio abito,
	e la mia integrit verso il cielo,  tutto ci
	che oso oggi dir mio. O Cromwell, Cromwell,
	se solo avessi servito il mio Dio con met dello zelo
	con cui ho servito il mio Re! Egli non mi avrebbe, alla mia et,
	lasciato inerme alla merc dei miei nemici.

CROMWELL
	Buon signore, siate forte.

WOLSEY
				Lo sono. Addio
	alle speranze della corte: le mie speranze sono affidate al cielo.
.Escono.

/:/ATTO IV



.Scena I


.Entrano due Gentiluomini, e s'incontrano.

PRIMO GENTILUOMO
	Felice di rivedervi.

SECONDO GENTILUOMO
				Anch'io.

PRIMO GENTILUOMO
	Siete venuto per trovarvi un posto da cui assistere
	al ritorno di Lady Anna dall'incoronazione?

SECONDO GENTILUOMO
	Solo per questo. L'ultima volta che c'incontrammo,
	il Duca di Buckingham tornava dal suo processo.

PRIMO GENTILUOMO
	Proprio cos. Ma quella fu un'occasione di dolore,
	questa, di generale esultanza.

SECONDO GENTILUOMO
					Meno male. Gli abitanti della citt,
	ne son certo, han dimostrato appieno il loro attaccamento al sovrano,
	con lo zelo di sempre - occorre dargliene atto -
	celebrando questa giornata con spettacoli,
	cortei, e solenni onoranze.

PRIMO GENTILUOMO
				Mai cos imponenti,
	n, vi assicuro, accolte con tanto favore.

SECONDO GENTILUOMO
	Posso avere l'ardire di chiedervi cosa c' scritto
	nel foglio che avete in mano?

PRIMO GENTILUOMO
					Come no.  la lista
	di coloro cui oggi spettano le funzioni attinenti
	alla cerimonia dell'incoronazione.
	Il Duca di Suffolk  il primo della lista, e gli spetta di fare
	il Gran Siniscalco; poi viene il Duca di Norfolk,
	che  Conte Maresciallo. Gli altri potete vederli da voi.

SECONDO GENTILUOMO
	Grazie, signore. Se gi non conoscessi questo rituale
	vi sarei pi che obbligato per questa lista.
	Ma vi prego, ditemi, cosa ne  stato di Caterina,
	la Principessa Vedova? Che piega ha preso la sua vicenda?

PRIMO GENTILUOMO
	Posso dirvi anche questo. L'Arcivescovo
	di Canterbury, accompagnato da altri
	dotti e reverendi padri del suo rango,
	ha tempo fa tenuto un'udienza a Dunstable, a sei miglia
	da Ampthill, dimora della Principessa. A tale udienza
	ella fu da costoro pi volte convocata, ma non si present.
	A farla breve, per non essersi presentata,
	e a causa dei recenti scrupoli del Re, con l'unanime assenso
	di tutti questi dotti personaggi,  stata divorziata,
	e il suo matrimonio reso nullo a tutti gli effetti.
	Da allora l'hanno trasferita a Kimbolton,
	dove ora si trova, e per di pi malata.

SECONDO GENTILUOMO
					Ahim, povera signora!
	Suonan le trombe. Facciamoci sotto, arriva la Regina.
.Suono di oboi.

.Corteo dell'incoronazione
1. 	Squillo prolungato di trombe
2. 	Due Giudici
3. 	Il Lord Cancelliere, preceduto dal Sigillo e dalla mazza
4. 	Coristi che cantano. (.Musica.).
5. 	Il Sindaco di Londra, con in pugno la mazza. L'Araldo della Giarrettiera in cotta d'armi, con in capo una corona di rame dorato
6. 	Il Marchese di Dorset, che impugna uno scettro d'oro, con in capo una coroncina d'oro. Con lui il Conte di Surrey, che porta la verga d'argento con la colomba, e in capo la corona di conte. Collari a "S" su entrambi
7. 	Il Duca di Suffolk in tenuta di gala, la corona in capo, e in mano una lunga verga bianca da Gran Siniscalco. Con lui il Duca di Norfolk, con la verga di Maresciallo e la corona in capo. Collari di "S"
8. 	Un baldacchino portato da quattro baroni dei Cinque Porti: sotto di esso la Regina .[.Anna.] .nell'abito cerimoniale, coi capelli sciolti e riccamente adorni di perle, incoronata. Ai due lati la scortano .[.Stokeley.],. Vescovo di Londra, e .[.Gardiner.],. Vescovo di Winchester
9. 	La vecchia Duchessa di Norfolk, con corona d'oro lavorata a fiori, che regge lo strascico della Regina
10. 	Alcune dame o Contesse, con semplici diademi d'oro senza fiori
Escono, dopo aver percorso in quest'ordine, e solennemente, la scena, seguiti da una grande fanfara di trombe.

SECONDO GENTILUOMO
	Davvero regale il corteo, credetemi. Questi qui li conosco,
	ma chi  che porta lo scettro?

PRIMO GENTILUOMO
					Il Marchese di Dorset;
	e quello con la verga  il Conte di Surrey.

SECONDO GENTILUOMO
	Un gentiluomo ardito e valoroso. E quello
	non  il Duca di Suffolk?

PRIMO GENTILUOMO
				Proprio lui, il Gran Siniscalco.

SECONDO GENTILUOMO
	E quello non  il Duca di Norfolk?

PRIMO GENTILUOMO
						S.

SECONDO GENTILUOMO [.guardando la Regina.]
							Dio ti benedica!
	Hai il viso pi dolce su cui mai abbia posato lo sguardo.
	Signore, com' vero che ho un'anima, costei  un angelo.
	Il nostro Re ha tutte le Indie fra le sue braccia,
	anzi, tesori pi grandi e preziosi, quando se la stringe al petto.
	Non so dar torto alla sua coscienza.

PRIMO GENTILUOMO
						Quelli che reggono
	il baldacchino d'onore sopra di lei sono quattro baroni
	dei Cinque Porti.

SECONDO GENTILUOMO
	Fortunati quegli uomini, e tutti quelli che le stanno vicino!
	Se ho ben capito, colei che regge lo strascico
	 quell'anziana nobildonna, la Duchessa di Norfolk.

PRIMO GENTILUOMO
	Proprio cos, e tutte le altre sono contesse.

SECONDO GENTILUOMO
	Lo dicono i loro diademi. Queste s sono stelle!

PRIMO GENTILUOMO
	In qualche caso, cadenti.

SECONDO GENTILUOMO
				Lasciamo perdere...
[.Fine del corteo.]

.Entra un terzo Gentiluomo.

PRIMO GENTILUOMO
	Dio vi salvi, signore. Dove siete stato, a scalmanarvi cos?

TERZO GENTILUOMO
	In mezzo alla folla, nell'Abbazia, dove non c'era posto
	neanche pi per un dito. Sono senza fiato,
	tale  l'afrore della loro esultanza.

SECONDO GENTILUOMO
					Avete assistito
	alla cerimonia?

TERZO GENTILUOMO
			Proprio cos.

PRIMO GENTILUOMO
					E com'era?

TERZO GENTILUOMO
	Valeva proprio la pena di vederla.

SECONDO GENTILUOMO
					Caro signore, raccontatecela.

TERZO GENTILUOMO
	Far del mio meglio. La sontuosa fiumana
	di dame e cavalieri, avendo accompagnato la Regina
	a un luogo predisposto nel coro, riflu
	a una certa distanza da lei, mentre Sua Grazia sedette
	a riposare un po' per una mezz'oretta
	su un ricco trono, esponendo generosamente alle folle
	la belt della sua persona.
	Credetemi, signore,  la donna pi splendida
	che mai si sia giaciuta con un uomo; e quando la gente
	pot vederla da presso, si lev un frastuono
	qual di sartiame investito in mare da fiera tempesta,
	con altrettanto fragore di suoni discordi. Cappelli, mantelli -
	persino farsetti, mi parve - volarono all'aria, e se le teste
	potessero farlo, le avrebbero perdute. Un tale tripudio
	mai prima l'ho veduto. Donne grosse e ventrute,
	a men di una settimana dal parto, come gli arieti
	nelle guerre d'un tempo, cozzavano contro la calca,
	facendosi largo a spintoni. Nessun uomo al mondo
	avrebbe potuto dire, "Questa  mia moglie": tutti erano avvinti
	in uno straordinario garbuglio.

SECONDO GENTILUOMO
					E poi che  successo?

TERZO GENTILUOMO
	Finalmente Sua Grazia si lev e con ritegno, a piccoli passi,
	raggiunse l'altare, ove s'inginocchi, e come una santa
	lev al cielo i suoi begli occhi e preg devotamente;
	poi si lev di nuovo e s'inchin alla folla;
	e allora, per mano dell'Arcivescovo di Canterbury,
	ella ricevette i regali attributi d'una regina,
	come l'olio santo, la corona di Edoardo il Confessore,
	la verga con la colomba della pace, ed altrettali emblemi,
	a lei nobilmente conferiti. Compiuto il rito, il coro,
	con tutti i pi scelti musici del regno,
	insieme intonarono il .Te Deum.. Cos ella si conged,
	e in pompa magna ripercorse il medesimo itinerario
	sino a York Place, ove si tiene il banchetto.

PRIMO GENTILUOMO
							Signore,
	non dovete pi chiamarlo York Place. Lo era in passato,
	ma dopo la caduta del Cardinale quel nome non esiste pi:
	adesso  propriet del Re, e si chiama Whitehall.

TERZO GENTILUOMO
							Lo so,
	ma il cambiamento  cos recente che il vecchio nome
	l'ho ancora sulle labbra.

SECONDO GENTILUOMO
				Chi erano i due reverendi vescovi
	che camminavano a fianco dellaRegina?

TERZO GENTILUOMO
	Stokesley e Gardiner: l'uno, da segretario del Re,
	appena nominato Vescovo di Winchester,
	e l'altro, il Vescovo di Londra.

SECONDO GENTILUOMO
					Quello di Winchester
	si dice non ami molto l'Arcivescovo,
	il virtuoso Cranmer.

TERZO GENTILUOMO
				Lo sanno tutti, in Inghilterra.
	Tuttavia non siamo ancora alla rottura. Quando ci arriveremo,
	Cranmer trover un alleato che non lo lascer solo.

SECONDO GENTILUOMO
	E chi mai, se  lecito, sar costui?

TERZO GENTILUOMO
					Thomas Cromwell,
	un uomo che il Re tiene in grande stima, e in verit
	un degno amico. Il Re lo ha fatto
	custode dei Gioielli della Corona,
	ed  gi membro del Consiglio Privato.

SECONDO GENTILUOMO
	Meriter ancora di meglio.

TERZO GENTILUOMO
				S, senz'alcun dubbio.
	Venite, gentiluomini, potete venire con me. Sto andando
	a corte, e col sarete miei ospiti:
	ho una qualche influenza. Strada facendo,
	sapr dirvi dell'altro.

GLI ALTRI DUE
			Ai vostri ordini, signore. .Escono.

/:/Scena II


.Entra Caterina, la Principessa Vedova, inferma, sorretta da Griffith, suo gentiluomo d'onore, e da Pazienza, sua ancella.

GRIFFITH
	Come si sente Vostra Grazia?

CATERINA
					Oh, Griffith, malata da morire:
	le mie gambe come rami stracarichi si piegano a terra,
	pronte a deporre il loro fardello. Portami una sedia.
	Cos: ora mi pare di sentirmi un po' meglio.
	Non mi dicevi, Griffith, nel condurmi qui,
	che  morto il gran beniamino della grandezza,
	il Cardinale Wolsey?

GRIFFITH
			S, signora, ma credevo che Vostra Grazia,
	presa com'era dal dolore, non mi avesse sentito.

CATERINA
	Te ne prego, buon Griffith, dimmi come  morto.
	Se  morto bene,  una fortuna che mi abbia preceduto,
	a mia edificazione.

GRIFFITH
			 morto bene, corre voce, signora.
	Dopo che il ferreo Conte di Northumberland
	l'ebbe arrestato a York e l'ebbe condotto con s
	per rispondere di assai gravi imputazioni,
	d'un tratto egli cadde malato, e s'aggrav a tal punto
	da non poter cavalcare la sua mula.

CATERINA
						Ahim, pover'uomo!

GRIFFITH
	Alfine, a piccole tappe, riusc ad arrivare a Leicester,
	e prese alloggio nell'abbazia, dove il reverendo abate,
	con tutto il suo convento, gli dette onorata accoglienza.
	A lui si rivolse con queste parole: "O padre abate,
	un vecchio, schiantato dalle tempeste di governo,
	 venuto a deporre fra voi le stanche ossa.
	Dategli, per carit, un pezzetto di terra".
	Quindi and a letto, dove la sua ostinata malattia
	lo incalz senza tregua; e tre notti dopo,
	all'incirca alle otto, esattamente l'ora ch'egli stesso
	aveva predetto per la propria fine, pieno di contrizione,
	meditazioni incessanti, lacrime e rimpianti,
	restitu al mondo i suoi onori,
	e al cielo la sua parte immortale, e ripos in pace.

CATERINA
	Riposi dunque in pace, e non gli pesino le sue colpe.
	Ma mi concederai, Griffith, di parlarti di lui,
	sia pure con indulgenza. Egli era un uomo
	di sconfinata superbia, eternamente bramoso
	di competer coi prncipi: uno che a forza di trame
	aveva avviluppato tutto il regno. La simonia per lui era cosa lecita,
	la sua opinione era legge. Al cospetto del Re
	non esitava a mentire, con un'eterna duplicit
	di parola e intenzioni. Mai dimostr compassione,
	se non quando intendeva rovinare qualcuno.
	Le sue promesse erano sempre grandiose, come lui allora,
	ma di esse poi non restava nulla, come lui adesso.
	Del proprio corpo fece un uso immorale, dando al clero
	un brutto esempio d'immoralit.

GRIFFITH
					Nobile signora,
	le cattive azioni degli uomini sono iscritte nel bronzo, le loro virt
	le scriviamo sull'acqua. Mi consentite, Altezza,
	di parlare ora del bene che c'era in lui?

CATERINA
						S, buon Griffith,
	altrimenti sarei davvero cattiva.

GRIFFITH
					Questo Cardinale,
	pur se d'umili origini, indubbiamente
	fu dalla culla destinato a grandi onori.
	Egli fu uno studioso, uno studioso serio e competente,
	eccezionalmente sagace, buon oratore e persuasivo;
	agro e scostante con quelli che non l'amavano
	ma, con chi ne cercava l'amicizia, dolce come l'estate.
	E anche se era insaziabile nel prendere -
	il che  una colpa - pure, nel dare, signora,
	egli fu principesco: eterni testimoni a suo favore
	quei centri gemelli del sapere ch'egli volle fondare,
	Ipswich e Oxford - uno dei quali cadde con lui,
	ricusando di sopravvivere alla bont di chi l'aveva voluto,
	e l'altro, per quanto incompiuto, gi tanto famoso
	ed eccellente per cultura, e tuttora in ascesa,
	che la cristianit proclamer per sempre i meriti dell'uomo.
	La sua rovina fin per colmarlo di felicit,
	poich allora, e soltanto allora, egli ritrov se stesso
	scoprendo la beatitudine di non contare pi nulla;
	e, per aggiungere maggiori onori ai suoi anni
	di quanto gli uomini potessero offrirgli, mor nel timor di Dio.

CATERINA
	Dopo la mia morte non desidero altro araldo,
	n altro testimone delle mie azioni da viva,
	per preservare il mio onore da ogni contaminazione,
	se non un cronista onesto come Griffith.
	Colui che pi odiavo in vita, tu mi costringi a onorarlo
	con la tua scrupolosa veracit e il tuo equilibrio,
	ora che  cenere. La pace sia con lui.
	Pazienza, restami vicina, e abbassami il guanciale:
	non ti disturber per molto. Buon Griffith,
	di' ai musici di suonarmi quella mesta melodia
	che ho indicato per il mio funerale, mentre giaccio a meditare
	sulla celeste armonia a cui sto per andare incontro.
.Musica mesta e solenne.

GRIFFITH
	S' addormentata. Sediamo in silenzio, mia cara ragazza,
	per tema di svegliarla. Piano, mia dolce Pazienza.

.La Visione
Entrano, incedendo solennemente uno dopo l'altro, sei personaggi biancovestiti, col capo adorno di ghirlande d'alloro, e maschere dorate sul viso; in mano portano ramoscelli d'alloro e di palma. Prima s'inchinano a lei, poi danzano, e dopo qualche figura di danza, i primi due levano alta sul suo capo un'altra ghirlanda, al che gli altri quattro s'inchinano con riverenza. Indi i due che reggono la ghirlanda la consegnano ai due pi prossimi, che nella loro danza eseguono le stesse evoluzioni, sempre tenendo la ghirlanda sospesa sul suo capo. Fatto ci, essi consegnano la medesima ghirlanda agli ultimi due, che eseguono gli stessi movimenti nel medesimo ordine. Al che, come per ispirazione, la dormiente prorompe in segni d'esultanza e leva le braccia al cielo; e allora essi svaniscono sempre danzando, portandosi via la ghirlanda. La musica continua.

CATERINA
	Spiriti di pace, dove siete? Siete andati via tutti,
	lasciandomi qui nella mia infelicit?

GRIFFITH
	Signora, ci siam qui noi.

CATERINA
				Non siete voi che invoco.
	Avete visto entrare nessuno da che mi sono assopita?

GRIFFITH
						Nessuno, signora.


CATERINA
	No? Non avete visto appena adesso una schiera di beati
	invitarmi a banchetto, i cui volti fulgenti
	gettavan su di me mille raggi, come di un sole?
	Essi mi hanno promesso beatitudine eterna
	e mi han portato ghirlande, Griffith, che io sento
	d'esser tuttora indegna d'indossare: ma certamente ne diverr degna.

GRIFFITH
	Mi colma di gioia, madonna, il sapervi posseduta
	da s bei sogni.

CATERINA
			Congedate i musici.
	Questa musica mi opprime e mi turba.
.La musica s'interrompe.

PAZIENZA
						Avete notato
	quanto s' alterata Sua Grazia improvvisamente?
	Com' tirato il suo viso? Come s' fatta pallida?
	e di colore terreo? Guardate i suoi occhi.

GRIFFITH
	Se ne sta andando, ragazza. Prega, prega.

PAZIENZA
						Il cielo la conforti.

.Entra un Messaggero.

MESSAGGERO
	Con licenza di Vostra Grazia...

CATERINA
					Sei un bell'insolente!
	Non meritiamo pi alcuna deferenza?

GRIFFITH
						Dovreste vergognarvi,
	sapendo ch'ella non rinuncia agli onori d'un tempo,
	a comportarvi cos rudemente. Forza, inginocchiatevi.

MESSAGGERO
	Umilmente supplico il perdono di Vostra Altezza:
	 stata la fretta a rendermi sgarbato. Attende udienza
	un gentiluomo inviato dal Re per vedervi.

CATERINA
	Fatelo entrare, Griffith; ma questo individuo
	non voglio vederlo mai pi. .Esce il Messaggero
Entra Lord Chappuys.
				Se la vista non m'inganna,
	dovreste essere il signor ambasciatore dell'Imperatore,
	mio augusto nipote; e il vostro nome  Chappuys.

CHAPPUYS
	In persona, signora: al vostro servizio.

CATERINA
						Oh, mio signore,
	i tempi e i titoli sono stati del tutto stravolti
	per me, dalla prima volta che ci siam conosciuti. Ma vi prego,
	cosa desiderate da me?

CHAPPUYS
				Nobile signora,
	in primo luogo, offrire a Vostra Grazia i miei servigi; e poi
	c' una richiesta del Re, ch'io venga a farvi visita.
	Egli molto si affligge per la vostra infermit, e per mezzo mio
	vi manda i suoi principeschi ossequi,
	e di tutto cuore vi esorta alla consolazione.

CATERINA
	O mio buon signore, la consolazione arriva troppo tardi,
	come una grazia a esecuzione compiuta.
	Quel dolce balsamo, somministrato per tempo, mi avrebbe guarita,
	ma ormai non c' consolazione che tenga - soltanto preghiere.
	Come sta Sua Altezza?

CHAPPUYS
				Signora, in buona salute.

CATERINA
	Buon pro gli faccia, e possa sempre star bene,
	anche quando m'intratterr coi vermi, e il mio povero nome
	sar bandito dal regno. Pazienza, quella lettera
	che vi ho dettata,  stata recapitata?

PAZIENZA
						No, signora.

CATERINA
	Signore, umilissimamente vi prego di consegnarla
	al Re mio sovrano.

CHAPPUYS
			Ben volentieri, signora.

CATERINA
	In essa raccomandavo alla sua bont
	l'immagine dei nostri casti amori, la sua giovane figlia -
	le rugiade celesti piovano fitte su di lei a benedirla! -
	scongiurandolo di darle un'educazione virtuosa.
	Ella  giovane, e d'indole nobile e riservata.
	Spero che sappia ben meritare: che lui l'ami un poco,
	per amore di sua madre, che ha amato lui,
	Dio sa con quanto affetto. L'altra mia modesta petizione
	 che la sua nobile grazia mostri qualche piet
	per le mie infelici ancelle, che per tanto tempo
	hanno seguito fedelmente la mia buona e cattiva fortuna.
	Non c' una fra esse, oso dichiarare -
	e non  questo il momento di dire il falso - che non meriti,
	per virt e autentica nobilt d'animo,
	per onest e condotta irreprensibile,
	un marito degno di questo nome, e quantomeno nobile:
	e certo sar ben fortunato chi le prender in moglie.
	L'ultima istanza  per i miei servitori: sono loro i pi poveri,
	ma la povert non pot mai allontanarli da me -
	che essi ricevano il salario loro dovuto
	e anche qualcosa di pi, cos mi ricorderanno.
	Se fosse piaciuto al cielo concedermi lunga vita
	e mezzi sufficienti, non ci separeremmo cos.
	Questo  tutto quel che gli ho scritto e, mio buon signore,
	per ci che di pi caro avete al mondo,
	se augurate la pace di Cristo alle anime dei trapassati,
	ergetevi ad amico di questa povera gente, e insistete col Re
	perch mi renda quest'ultimo atto di giustizia.

CHAPPUYS
						In nome di Dio, lo far,
	o ch'io possa perdere la mia qualit di uomo.

CATERINA
	Vi ringrazio, onorato signore. Ricordatemi
	a Sua Altezza, in tutta umilt.
	Ditegli che la sua lunga tribolazione sta per lasciare
	questo mondo terreno. Ditegli che l'ho benedetto in punto di morte,
	giacch cos far. Mi si annebbia la vista. Addio,
	mio signore. Griffith, addio. No, Pazienza,
	non lasciarmi ancora. Devo andare a letto:
	chiamami le altre ancelle. Quando sar morta, mia brava ragazza,
	vedi che mi trattino come si conviene: spargi su di me
	i fiori della purezza, che tutto il mondo sappia
	che fui una moglie casta fino alla tomba. Imbalsamatemi,
	poi preparatemi la camera ardente: anche se non pi regina,
	da regina dovete sotterrarmi, e da figlia di re.
	Altro non posso dire. .Escono, sostenendo Caterina.

/:/ATTO V



.Scena I


.Entra Gardiner, Vescovo di Winchester, preceduto da un Paggio con una torcia: gli si fa incontro Thomas Lovell.

GARDINER
	 gi suonata l'una: vero, ragazzo?

PAGGIO
					Appena adesso.

GARDINER
	Queste ore dovremmo dedicarle al necessario,
	non al superfluo: il tempo per dar ristoro al corpo
	con il conforto del riposo. Non dovremmo proprio
	sciupare queste ore. Ben trovato, Sir Thomas!
	Dove andate a quest'ora di notte?

LOVELL
					Siete stato dal Re, monsignore?

GARDINER
	S, Sir Thomas, e l'ho lasciato che giocava a primiera
	con il Duca di Suffolk.

LOVELL
				Anch'io devo andare da lui,
	prima che vada a letto. Col vostro permesso.

GARDINER
	Un momento, Sir Thomas Lovell. Cosa c' che non va?
	Mi avete l'aria di andar di fretta: se non vi pare
	troppo indiscreto da parte mia, date all'amico vostro
	almeno un sentore di questa missione notturna. Gli affari che vanno in giro
	a mezzanotte, come si dice facciano i fantasmi,
	son di natura ben pi inquietante degli affari
	che si sbrigan di giorno.

LOVELL
				Monsignore, mi siete caro,
	e oso affidare alle vostre orecchie un segreto
	assai pi grave di questa incombenza. La Regina ha le doglie.
	Dicono che sia ridotta a malpartito, e si teme
	possa morire nel parto.

GARDINER
				Il frutto che reca in grembo
	prego con tutto il cuore che possa trovar la fortuna
	di sopravvivere; ma il fusto, Sir Thomas,
	vorrei vederlo sin d'ora sradicato.

LOVELL
					Potrei quasi anch'io
	recitare un "Amen", eppure la mia coscienza mi dice
	ch'ella  una buona creatura e che, dolce regina,
	merita auguri migliori da parte nostra.

GARDINER
					Ma signore, signore,
	ascoltatemi, Sir Thomas: voi siete un gentiluomo
	della mia identica fede. So che siete saggio e devoto e,
	lasciatemi dire, le cose non andranno mai bene -
	mai, Sir Thomas Lovell, ve l'assicuro io -
	sino a che Cranmer, Cromwell - i suoi due strumenti - e lei stessa
	non dormiranno nella tomba.

LOVELL
					Signore, voi mi parlate
	dei due personaggi pi in vista del reame. Cromwell,
	oltre che dei gioielli della Corona,  stato fatto Conservatore
	dell'Archivio di Stato, e segretario del Re; e per di pi, signore,
	ha gi la strada aperta per altre promozioni
	di cui col tempo dovr farsi carico. L'Arcivescovo
	 il braccio destro e il portavoce del Re, e chi osa fiatare
	una sola sillaba contro di lui?

GARDINER
					S, ce ne sono, Sir Thomas,
	di quelli che osano, e io per primo mi sono azzardato
	a dire quel che penso di lui; e in verit proprio oggi,
	signore, se posso dirvelo, penso di avere
	messo in subbuglio i Pari del Consiglio, dicendo che lui -
	come io so bene, e come sanno anche loro -
	 un arci-eretico di tre cotte, una pestilenza
	che sta impestando il paese; al che essi, allarmati,
	si son confidati col Re, il quale ha preso tanto sul serio
	le nostre rimostranze che, con sua somma grazia
	e regale sollecitudine, prevedendo le crudeli calamit
	che i nostri argomenti gli han prospettato, ha dato ordine
	che domattina sia convocato alla presenza del Consiglio.
	Quello  un'erbaccia velenosa, Sir Thomas,
	e dobbiamo estirparla. Dalle vostre incombenze
	vi ho troppo a lungo trattenuto. Buonanotte, Sir Thomas.

LOVELL
	Molte notti serene, monsignore. Sempre al vostro servizio.
.Escono Gardiner e il Paggio.

.Entrano il Re e Suffolk.

RE
	Charles, basta giocare, stanotte.
	La testa ce l'ho altrove: siete un osso troppo duro.

SUFFOLK
	Sire, non v'avevo mai battuto prima d'ora.

RE
	Ben di rado, Charles;
	ma non ce la spunterete mai, se mi concentro nel gioco.
	Allora, Lovell, che notizie dalla Regina?

LOVELL
	Non ho potuto comunicarle di persona
	ci che mi avete ordinato, ma tramite la sua ancella
	le ho inviato il messaggio; ella vi trasmette i suoi ringraziamenti
	con la pi grande umilt, e implora l'Altezza Vostra
	di pregare ardentemente per lei.

RE
					Cosa mi dici, ohib?
	Di pregare per lei? Come, siamo gi alle doglie?

LOVELL
	Cos dice l'ancella, e tale  la sofferenza
	che ogni spasimo  quasi una morte.

RE
					Ahim, la mia buona Regina!

SUFFOLK
	Dio la sollevi incolume dal suo fardello,
	e le sia dolce il travaglio, perch'ella allieti
	Vostra Altezza con un erede.

RE
					 mezzanotte, Charles:
	ti prego, a letto, e nelle tue preghiere ricorda
	lo stato della mia povera Regina. Lasciami solo,
	che devo riflettere a cose per cui la compagnia
	sarebbe di scarso aiuto.

SUFFOLK
				Auguro a Vostra Altezza
	una notte tranquilla, e nelle mie orazioni
	ricorder la mia buona Regina.

RE
					Buona notte, Charles.
.Esce Suffolk
Entra Sir Anthony Denny.
	Ebbene, signore, che accade?

DENNY
	Sire, vi ho portato Sua Eminenza l'Arcivescovo,
	come m'avete comandato.

RE
				Ohib! Canterbury?

DENNY
	S, mio buon Sire.

RE
			Avete ragione. Dov', Denny?

DENNY
	 a disposizione di Vostra Altezza.

RE
					Portatelo al nostro cospetto.
[.Esce Denny.]

LOVELL [.a parte.]
	Dev'essere la faccenda di cui ha parlato il Vescovo.
	Arrivo al momento giusto.

.Entrano Cranmer e Denny.

RE
	Sgombrate la galleria! .Lovell ha l'aria d'indugiare.
				Ohib! Andate, vi dico!
	Allora? .Escono Lovell e Denny.

CRANMER [.a parte.]
		Mi sento in ansia: perch un tale cipiglio?
	Ha l'aria di quando incute terrore. Qualcosa non va.

RE
	Ebbene, monsignore? Vi garber di sapere
	perch vi ho fatto chiamare.

CRANMER [.inginocchiandosi.]
					 mio dovere
	tenermi a disposizione di Vostra Altezza.

RE
						Vi prego, alzatevi,
	mio buon e grazioso Arcivescovo di Canterbury.
	Venite, io e voi faremo un giretto assieme:
	ho novit da raccontarvi. Suvvia, venite, datemi la mano.
	Ah, mio bravo monsignore, mi piange il cuore a quel che sto per dirvi,
	e assai mi duole riferirvi quanto segue.
	Ho ultimamente, e con sommo rammarico,
	udito molte incresciose - ripeto, monsignore,
	incresciose - lagnanze su di voi. Considerate le quali
	abbiamo deciso, noi e il nostro Consiglio, che voi dobbiate,
	questa mattina, presentarvi al nostro cospetto, ed io so
	che non potrete scagionarvi con troppa facilit.
	Per cui sinch non si terr un regolare processo per le accuse
	di cui dovrete rispondere, farete bene ad armarvi
	di santa pazienza, e rassegnarvi
	a traslocare nella nostra Torre. Siete un nostro Pari,
	e non possiamo che fare cos: altrimenti nessun testimone
	oserebbe parlare contro di voi.

CRANMER [.inginocchiandosi.]
				Ringrazio umilmente Vostra Altezza
	e son ben lieto di cogliere questa buona occasione
	di farmi passare al vaglio in tutto e per tutto, cos che il grano
	e il loglio sian belli e separati: poich so
	che nessuno  soggetto a dicerie tanto calunniose
	quanto me, pover'uomo.

RE
				Alzati, buon Canterbury:
	la tua fedelt e integrit son ben radicate
	in noi, che ti siamo amici. Dammi la mano, alzati:
	ti prego, facciamo due passi. Ora, su quel che c' di pi sacro,
	che razza d'uomo siete? Monsignore, io m'aspettavo
	che mi avreste fatto formale richiesta
	a che io m'adoprassi a mettervi a confronto
	coi vostri accusatori, e a farvi dire la vostra
	senz'altre restrizioni.

CRANMER
				Temutissimo Sire,
	le virt su cui mi reggo sono veracit e onest.
	Se mi verranno meno, io stesso, coi miei nemici,
	trionfer sulla mia persona, che per me non ha peso
	senza quelle virt. Non temo nulla
	che possa esser detto ai miei danni.

RE
						Ma non sapete
	in che posizione vi trovate al cospetto del mondo, del mondo intero?
	I vostri nemici sono molti, e non dappoco. Le loro trame
	son fitte in proporzione, e non sempre
	la giustizia e la verit di una causa comportano
	il verdetto che sarebbe lecito aspettarsi. Con quale facilit
	anime corrotte non possono procurarsi furfanti altrettanto corrotti
	per spergiurarvi contro? Tali cose sono avvenute in passato.
	Avete potenti avversari, armati d'una perfidia
	non meno potente. V'illudete di trovare migliore fortuna -
	intendo, in fatto di testimoni spergiuri - del vostro Maestro,
	Colui di cui siete ministro, quando ancora viveva
	su questa terra malvagia? Via, andiamo:
	voi mi scambiate un precipizio per un'innocua scarpata,
	e corteggiate la vostra rovina.

CRANMER
					Dio e Vostra Maest
	proteggano la mia innocenza, o finir per cadere
	nella trappola che mi stan preparando.

RE
						Fatevi coraggio!
	Essi non l'avranno vinta se non gliela daremo vinta.
	Rasserenatevi, e stamattina vedete di presentarvi
	davanti a loro. Se la spunteranno
	e, incriminandovi con accuse formali, vi faranno arrestare,
	non tralasciate d'usare
	le pi cogenti confutazioni, con tutta la veemenza
	che l'occasione sapr ispirarvi. Se le vostre istanze
	non sortiranno effetto, mostrate loro
	questo mio anello, ed appellatevi a noi
	di fronte a tutti. Ma guarda, il galantuomo piange!
	 onesto, sul mio onore. Per la beata madre di Dio,
	giuro che il suo cuore  sincero, e che in tutto il mio regno
	non c' anima migliore. E ora andate,
	e fate come vi dico. .Esce Cranmer.
			Le sue lacrime
	gli han soffocato la parola in gola.

.Entra la Dama attempata.

GENTILUOMO [.da dentro.]
					Indietro! Che cosa volete?

[.Entra Lovell, correndole appresso.]

DAMA
	Indietro non torno. La notizia che porto
	fa del mio ardire un gesto di cortesia. Che angeli benigni
	volino ora sul tuo capo regale, e proteggano la tua persona
	con le loro ali benedette.

RE
				Ora dal tuo aspetto
	indovino il messaggio. La Regina ha partorito?
	Rispondi: "S, ed  un maschio".

DAMA
					S, s, mio Sire,
	 un bel maschietto. Il Dio del cielo
	la benedica, ora come in futuro!  una femmina,
	il che promette maschi in avvenire. Sire, la vostra Regina
	desidera una visita, e vorrebbe che voi
	faceste conoscenza colla nuova venuta. Vi somiglia
	come ciliegia a ciliegia.

RE
				Lovell!

LOVELL
					Sire?

RE
	Datele cento marchi. Vado dalla Regina. .Esce.

DAMA
	Cento marchi? Sulle mie pupille, ne pretendo di pi.
	Questa  la mercede d'un qualsiasi staffiere.
	Ne avr di pi, e glieli caver fuori a forza di rimbrotti.
	 per questo che ho detto che la bimba gli somiglia?
	O avr di pi, o dir che non  vero. Ora, finch  caldo,
	devo battere il ferro. .Escono.

/:/Scena II


.Entra Cranmer, Arcivescovo di Canterbury .[.in attesa di fronte alla camera del Consiglio.]

CRANMER
	Spero di non essere troppo in ritardo. Eppure il gentiluomo
	inviatomi dal Consiglio mi ha pregato
	di venire in gran fretta. Porte sbarrate? Che significa? Ehi!
	Chi  di servizio? Dovete pur riconoscermi!

.Entra un Usciere.

USCIERE
						Certo, monsignore;
	ma anche cos non posso servirvi.

CRANMER
					E perch?

USCIERE
						Vostra Grazia
	dovr aspettare d'essere chiamato.

.Entra il Dottor Butts.

CRANMER
					Ah,  cos?

BUTTS [.a parte.]
	Questa  proprio una carognata! Sono contento
	d'esser passato di qui al momento giusto. Il Re
	ne sar subito informato. .Esce.

CRANMER [.a parte.]
				 Butts,
	il medico del Re. Mentre passava,
	con quanto allarme ha posato gli occhi su di me!
	Dio non voglia ch'egli sia nunzio della mia rovina, che certo
	questa  una trappola innescata da qualcuno che mi vuol male -
	per umiliare la mia dignit - li ravveda il Signore,
	mai ho provocato il loro rancore - altrimenti avrebbero vergogna
	a farmi fare anticamera, io, come loro membro del Consiglio,
	tra paggi, staffieri e lacch. Ma  d'uopo piegarsi
	al loro volere, e attender con pazienza.

.Entrano il Re e Butts, affacciati a una finestra.

BUTTS
	Vorrei mostrare a Vostra Grazia il pi assurdo spettacolo...

RE
							Di che si tratta, Butts?

BUTTS
	... che Vostra Altezza, credo, abbia visto da un pezzo.

RE
	Dove, corpo di Bacco?

BUTTS
				Laggi, mio Sire:
	ben alta promozione, per l'Arcivescovo di Canterbury,
	fare anticamera in pompa magna, tra attendenti,
	paggi e lacch.

RE
			Ohib!  proprio lui.
	 cos che si scambiano onori reciproci?
	Meno male che c' ancora qualcuno sopra di loro! M'ero illuso
	che fra tutti avessero raggranellato onest a sufficienza -
	o quanto meno, buona creanza - da non tollerare
	che un uomo della sua posizione, e cos vicino al nostro cuore,
	fosse lasciato ad attendere i comodi delle Lor Signorie,
	e addirittura alla porta, come un corriere della posta.
	Per Maria vergine, Butts, che mascalzonata!
	Lasciamoli fare, e accostiamo la tenda:
	tra poco ne sentiremo di altre.
[.Osservano da dietro la tenda.]

.Viene introdotto il tavolo delle udienze, con sedie e sgabelli, e posto sotto un baldacchino. Entra il Lord Cancelliere e si dispone all'estremit superiore del tavolo, sulla sinistra, lasciando uno scranno vuoto sopra di lui, quello riservato all'Arcivescovo di Canterbury. Il Duca di Suffolk, il Duca di Norfolk, Surrey, il Lord Ciambellano e Gardiner si siedono, nell'ordine, ai due lati, e Cromwell all'estremit inferiore, in qualit di Segretario.

CANCELLIERE
	Diteci l'ordine del giorno, signor segretario.
	Perch si riunisce il Consiglio?

CROMWELL
				Se cos piace alle Vostre Eccellenze,
	la voce principale riguarda Sua Grazia di Canterbury.

GARDINER
	Gli  stato notificato?

CROMWELL
				Certo.

NORFOLK
					Chi c' fuori ad aspettare?

USCIERE
	Fuori, mie nobili Eccellenze?

GARDINER
					S.

USCIERE
						Sua Grazia l'Arcivescovo
	 da mezz'ora che attende il piacer vostro.

CANCELLIERE
	Fatelo entrare.

USCIERE
			Ora Vostra Grazia pu entrare.
.Cranmer s'accosta al tavolo del Consiglio.

CANCELLIERE
	Mio buon Lord Arcivescovo, assai mi duole
	di prender parte a questa udienza, e vedere
	vuoto quel seggio; ma siam tutti uomini
	fragili per natura, e proni alle debolezze
	della carne. Di angeli ce ne sono pochi; e per cotesta fragilit
	e mancanza di senno, voi che per primo dovreste dare l'esempio
	vi siete comportato male, e non poco,
	innanzitutto verso il Re, poi verso le sue leggi, disseminando
	per tutto il regno, col vostro magistero e i vostri cappellani
	- cos c'informano - opinioni nuove,
	pericolose e aberranti, che sono ereticali
	e che, non contestate, possono dimostrarsi perniciose.

GARDINER
	E la contestazione dovr anche essere immediata,
	miei nobili signori: chi doma i cavalli selvaggi
	non li mette al passo, guidandoli a mano per renderli mansueti,
	ma tappa loro la bocca con duri morsi, e li frusta
	fino a ridurli all'obbedienza. Se noi tolleriamo -
	per quieto vivere e per un ingenuo riguardo
	verso la dignit d'un solo uomo - questa malattia contagiosa,
	addio a ogni medicina! Che ne consegue allora?
	Sommovimenti e tumulti, con un generale degrado
	dell'intero stato, come in tempi recenti possono attestare,
	a caro prezzo, i nostri vicini del nord della Germania,
	tuttora oggetto di commozione nel nostro ricordo.

CRANMER
	Miei buoni signori, sinora, in tutto il corso
	della mia vita e del mio ufficio, mi son sempre affannato,
	e con non poca dedizione, a indirizzare il mio magistero
	e il vigoroso esercizio della mia autorit
	verso un unico fine, e senza tentennamenti. E il fine
	fu sempre quello del bene operare. Non esiste al mondo -
	lo dico con purezza di cuore, signori miei -
	uomo che pi di me detesti, e pi si adopri a combattere,
	nell'intimo della coscienza e nell'adempimento delle sue funzioni,
	i violatori della pace sociale.
	Voglia il cielo che il Re non trovi mai un cuore
	pi indisciplinato del mio. Soltanto chi trova nutrimento
	nel livore e nella tortuosa malignit
	osa azzannare i migliori. Io supplico le Vostre Eccellenze
	di far s che in questo caso di giustizia, i miei accusatori,
	chiunque essi siano, mi confrontino viso a viso
	e apertamente mi rinfaccino le loro accuse.

SUFFOLK
						No, monsignore,
	non  possibile: siete membro del Consiglio,
	e in quanto tale nessuno oser accusarvi.

GARDINER
	Monsignore, visto che abbiamo da sbrigare affari pi urgenti,
	con voi taglieremo corto.  desiderio di Sua Altezza
	che, per un processo pi equo, e col nostro assenso,
	siate da qui trasferito alla Torre;
	dove, una volta tornato un suddito come gli altri,
	vi accorgerete che sono in molti ad accusarvi a viso aperto:
	pi, temo, di quanti abbiate messi nel conto.

CRANMER
	Ah, mio buon Vescovo di Winchester, vi ringrazio.
	Siete sempre stato un buon amico. Se l'avrete vinta,
	trover in Vostra Grazia un giudice e un giurato:
	siete cos pietoso! Vedo a cosa mirate:
	alla mia distruzione. L'amore e la mansuetudine, Eminenza,
	ben pi dell'ambizione si addicono a un uomo di chiesa.
	Le anime smarrite van riportate all'ovile con discrezione,
	senza respingerne alcuna. Che io sappia discolparmi,
	per quanto mettiate a dura prova la mia pazienza,
	non ci son dubbi, come non ci sono sulla scarsa coscienza
	con cui commettete dei torti giornalmente. Potrei dire dell'altro,
	ma il rispetto pel vostro ufficio m'induce a discrezione.

GARDINER
	Monsignore, monsignore, siete un settario:
	questa  la pura verit. La vernice di cui vi fate bello rivela,
	a chi ben vi conosce, il senso e la debolezza dei vostri argomenti.

CROMWELL
	Mio Vescovo di Winchester, con vostra cortese licenza,
	siete un po' troppo severo. Uomini di tale nobilt,
	per quanto fallibili, dovrebbero trovare rispetto
	per ci che sono stati.  crudelt
	calcare la mano su di un uomo caduto.

GARDINER
						Signor segretario,
	chiedo scusa a Vostro Onore, ma siete l'ultimo,
	in tutto questo consesso, a poter dire cos.

CROMWELL
					Perch mai, monsignore?

GARDINER
	Non vi conosco per un fiancheggiatore
	di questa nuova setta? Voi non siete affidabile.

CROMWELL
						Non affidabile?

GARDINER
	Non affidabile, ripeto.

CROMWELL
				Magari lo foste, anche a met:
	v'inseguirebbero le preghiere, non le paure degli uomini.

GARDINER
	Mi ricorder di questo spudorato linguaggio.

CROMWELL
							Fatelo.
	E ricordatevi anche della vostra vita spudorata.

CANCELLIERE
						Questo  troppo!
	Basta, signori, un po' di ritegno!

GARDINER
					Ho finito.

CROMWELL
						Anch'io.

CANCELLIERE
	Dunque, quanto a voi, monsignore,  stabilito -
	con l'assenso di tutti, mi pare - che senza indugio
	siate condotto alla Torre in stato d'arresto,
	per rimanervi fin quando il Re non ci avr comunicato
	le sue ulteriori decisioni. Siete tutti d'accordo, signori?

TUTTI
	S.

CRANMER
		Non c' un'alternativa pi clemente,
	signori miei? Devo proprio andarci, alla Torre?

GARDINER
							Che altro
	vi aspettavate? Siete straordinariamente cocciuto.
	Sia pronto l qualcuno della guardia.

.Entrano le Guardie.

CRANMER
						Per me?
	Mi tocca andarci come un traditore?

GARDINER
					Prendetelo in consegna,
	e scortatelo come si deve alla Torre.

CRANMER
					Al tempo, miei nobili amici:
	ho ancora qualcosa da dire. Guardate, signori:
	in virt di quest'anello io sottraggo la mia causa
	alle grinfie di uomini crudeli, per affidarla
	al pi alto e nobile dei giudici, il Re mio sovrano.

CIAMBELLANO
	Questo  l'anello del Re.

SURREY
				Non  un'imitazione.

SUFFOLK
	Santo cielo,  l'anello autentico! Ve l'avevo detto,
	quando prendemmo a far rotolare questo sasso insidioso,
	che ci sarebbe rovinato addosso.

NORFOLK
					Credete, signori miei,
	che il Re consentir che si torca a quest'uomo
	anche un sol mignolo?

CIAMBELLANO
				 ormai fin troppo chiaro
	quanto mai gli stia a cuore la sorte di costui.
	Se almeno potessi salvare la faccia!

CROMWELL
					Il cuore me lo diceva
	che andando a caccia di dicerie e calunnie
	contro quest'uomo, della cui onest soltanto il diavolo
	e i suoi seguaci potrebbero risentirsi,
	voi soffiavate su un fuoco che vi avrebbe bruciati. E ora a voi!

.Entra il Re, con un minaccioso cipiglio, e siede sul suo scranno.

GARDINER
	Temuto sovrano, quanto ci sentiamo obbligati al cielo,
	in quotidiano rendimento di grazie, per averci dato un tal principe!
	Non solo buono e saggio, ma quanto mai religioso:
	uno che in tutta obbedienza fa della Chiesa
	il supremo traguardo del proprio onore e, per corroborare
	tale sacro dovere, con profondo rispetto,
	qui si presenta in veste di Re a giudicare
	la causa fra essa Chiesa e questo gran peccatore.

RE
	Siete sempre stato bravo nei panegirici estemporanei,
	Vescovo di Winchester. Ma sappiate che non sono venuto
	per dare ascolto a tali lusinghe, che al mio cospetto
	mostran troppo la corda per camuffare le colpe.
	Con me non attacca. Voi mi fate il leccapiedi,
	e a forza di leccate credete di tenermi buono:
	non so per chi mi prendi, ma son pi che sicuro
	che hai un'indole crudele e sanguinaria. -
	[.A Cranmer.] Sedete, onest'uomo. Ora vediamo se il pi suberbo,
	il pi temerario fra voi, osa tanto da minacciarti con un dito.
	Su quanto c' di pi sacro, farebbe meglio a crepare
	che a pensare anche un solo istante che un tal consesso non fa per te.

SURREY
	Se cos piace a Vostra Grazia...

RE
					No, signore, non mi piace affatto.
	Credevo di avere uomini passabilmente intelligenti
	e assennati nel mio Consiglio, ma non ce n' uno.
	Vi par riguardoso, signori, lasciar che quest'uomo,
	questo galantuomo - e pochi fra voi meritano un tale titolo -
	quest'onest'uomo, faccia anticamera come un lacch pidocchioso,
	fuori della porta? Un uomo eminente quanto voi?
	Andiamo, che vergogna  mai questa? Forse che il mio mandato
	v'imponeva di dimenticare chi siete? Io vi detti
	la facolt d'interrogarlo da membro del Consiglio,
	non gi da attendente. Vedo che fra voi c' qualcuno
	il quale, pi per rancore che per rigore morale,
	lo porterebbe al Giudizio finale, se ne avesse la facolt:
	ma non l'avr mai, finch avr vita.

CIAMBELLANO
					Almeno in parte,
	o temutissimo sovrano, piaccia a Vostra Grazia
	accettar le mie scuse a nome di tutti. Ci eravamo proposti,
	nel metterlo agli arresti, di garantirgli -
	se esiste al mondo la buona fede - un processo
	e una discolpa equi agli occhi del mondo, non un atto ostile.
	Ne sono certo, per quanto mi riguarda.

RE
	Bene, bene, signori, trattatelo con rispetto,
	e accoglietelo con ogni riguardo: ne  pi che degno.
	Vi dico solo questo a sua lode: se un principe
	pu mai essere debitore di un suddito,
	io lo sono di lui, per la sua devozione ed i servizi resi.
	Finiamola di fare storie! Abbracciatelo tutti.
	Fate la pace, che diavolo, signori miei! Monsignore di Canterbury,
	ho un'incombenza per voi a cui non potete sottrarvi:
	c' una leggiadra bimbetta che ancora non  battezzata:
	Dovrete farle da padrino, e risponder per lei.

CRANMER
	Il pi grande monarca di questo mondo potrebbe gloriarsi
	di tale onore. Come ho fatto a meritarlo,
	io che son solo un povero, umile suddito di Vostra Maest?

RE
Via, via, monsignore, lo dite per risparmiarvi i cucchiai d'argento. Avrete con voi due nobili compagne, l'anziana Duchessa di Norfolk e la signora Marchesa di Dorset. Non vi pare che basti?
	Ancora una volta, mio Vescovo di Winchester, v'ingiungo
	di abbracciare quest'uomo e volergli bene.

GARDINER
						Con cuore sincero
	e amor fraterno: ecco fatto.

CRANMER
				E il cielo sia testimone
	di quanto io tenga a questa dichiarazione.

RE
	Uomo buono, queste lacrime di gioia mostrano quanto  schietto il tuo cuore.
	E vedo qui confermata la voce comune
	che di te dice: "Provate a far lo sgambetto all'Arcivescovo
	di Canterbury, e ve lo fate amico per sempre".
	Suvvia, signori, non stiamo a gingillarci: non vedo l'ora
	che questa mia piccina mi diventi cristiana.
	Ho fatto di voi una cosa sola. Restate uniti, signori:
	io ne avr forza crescente, voi sempre nuovi onori. .Escono.

/:/Scena III


.Trambusto e clamori dall'esterno. Entrano il Guardaportone e il suo Aiutante.

GUARDAPORTONE
La smetterete presto con questa cagnara, farabutti. Avete preso la corte per il Paris Garden? Finitela di sbraitare, villanzoni!

[VOCE] DALL'INTERNO
Buon maestro guardaportone, io lavoro alla mensa.

GUARDAPORTONE
Lavori alla forca, e va' a farti impiccare, gaglioffo!  questo il posto per fare baccano? Portatemi una dozzina di randelli di melo, e belli robusti: altro che questi fuscelli! Vi scorticher la cotenna. Volete assistere al battesimo, volete? Avete voglia di birra e focacce, eh, tangheri che siete?

AIUTANTE
	Vi prego, signore, un po' di pazienza.  impossibile -
	a meno di spazzarli via dal portone a cannonate -
	disperdere costoro: come tenerli a letto
	all'alba del Calendimaggio - il che non sia mai detto.
	 pi facile spostare la cattedrale di San Paolo che questi qui.

GUARDAPORTONE
Ma come sono entrati, che vadano a impiccarsi?

AIUTANTE
	Ahim, vai a saperlo! Come entra la marea?
	Per quante legnate possa distribuire un robusto randello
	da quattro piedi - vedete voi, signore, quel che ne resta -
	non mi son risparmiato.

GUARDAPORTONE
				Risparmiato un bel niente, messere!

AIUTANTE
	Non sono mica un Sansone, o un Ser Guy, o un Colbrando,
	da falciarmeli sotto; ma se ho risparmiato qualcuno
	con una testa da colpire, fosse giovane o vecchio,
	femmina o maschio, cornuto o cornificatore,
	che non possa sperare di rivedere mai pi un quarto di bue,
	a costo di rinunciare a una vacca intera, e Dio salvi la vacca.

[VOCE] DALL'INTERNO
Mi senti, mastro guardaportone?

GUARDAPORTONE
Un attimo e vengo a prenderti, cucciolone che sei. Tieni la porta chiusa, mariolo!

AIUTANTE
Ma che volete che faccia?

GUARDAPORTONE
Che altro vuoi fare, se non pestonarli a dozzine? Ma dove siamo, alle gare di Moorfields? O forse che qui a corte  sbarcato uno di questi buffi Indiani con un arnese grosso cos, che le donne ci stringono d'assedio? Dio mi perdoni, che brulicame di fornicatori a 'sta porta! Sulla mia coscienza di cristiano, questo battesimo, da solo, ne far saltar fuori altri mille: padri, padrini e compagnia bella, son tutti qui.

AIUTANTE
I cucchiai d'argento si allungheranno, signore. C' un tizio proprio a due passi dal portone, che dovrebbe essere un braciere con la faccia che si ritrova, perch, in coscienza, gli ardono nel naso venti giorni di canicola: tutti quelli che gli stanno attorno son come all'equatore, e come penitenza gli basta e avanza. Quella meteora fiammeggiante l'ho colpita tre volte sulla testa, e lui tre volte m'ha starnutito in faccia: quel suo naso l' come un mortaio, puntato l, pronto a spararci addosso. Accanto a lui c'era la moglie di un merciaio, un cervello di gallina che m'ha inveito contro, fin quando quel suo cappelluccio a colabrodo non l' caduto di testa: perch aveva dato esca a una tale conflagrazione sociale. Una volta l'ho mancata, la meteora, e ho colpito la donna, che ha gridato "Aiuto! ", e allora ho visto accorrere da lontano una quarantina di manganellatori volati a soccorrerla: il fior fiore dello Strand, dove lei  di casa. Quelli mi sono saltati addosso. Io ho tenuto duro, ma alla fine mi han messo con le spalle al muro. Io ho continuato a tenergli testa, quando d'un tratto una serqua di ragazzotti alle loro spalle, le truppe irregolari, mi han scaricato addosso una tale gragnuola di sassi che ho pensato bene di lasciar perder l'onore e dargli partita vinta. Il diavolo era tra loro, credo: ci giurerei.

GUARDAPORTONE
Sono questi i giovinastri che fan baccano a teatro, e si accapigliano per qualche mela morsicata, che non c' pubblico che li sopporti se non gli attaccabrighe di Tower Hill o i loro cari confratelli, la teppa di Limehouse. Alcuni li ho sbattuti al .Limbo Patrum., dove li faranno ballare, per questi tre giorni; senza contare il ricevimento a suon di frusta che gli riservano i due sbirri.

.Entra il Lord Ciambellano.

CIAMBELLANO
	Misericordia divina, che moltitudine!
	E continuano a venire, vengono da ogni parte,
	come se qui tenessimo una fiera; ma dove sono i guardaportoni,
	questi sfaticati furfanti? Bella figura avete fatto, messeri!
	Un'assai scelta marmaglia avete lasciato entrare: son questi qui
	i vostri fedeli amici delle borgate? Troveremo
	una gran quantit di spazio, senza dubbio, da riservare alle dame,
	quando ripasseranno da qui dopo il battesimo.

GUARDAPORTONE
						Con licenza di Vostro Onore,
	non siamo superuomini, e quel che potevamo fare in due
	senza esser fatti a pezzi, l'abbiamo fatto.
	Non basterebbe un esercito a tenerli a bada.

CIAMBELLANO
						Com' vero che son vivo,
	se il Re se la prende con me, vi far mettere tutti
	ai ferri, seduta stante; e sulle vostre teste fioccheranno
	salatissime multe, per la vostra negligenza. Siete dei lavativi,
	e state qui a scolarvi dei bei fiaschi, invece
	di fare il vostro dovere. - Udite! Suonan le trombe.
	Stanno gi ritornando dal battesimo.
	Apritevi un varco nella calca, e tenetelo aperto
	per far passare il corteo come si conviene, o vi trover io una cella
	a Marshalsea, dove vi farete buona compagnia per un paio di mesi.

GUARDAPORTONE
	Fate largo laggi, per la Principessina!

AIUTANTE
						Tu, omaccione,
	fatti da parte o ti rintrono la zucca!

GUARDAPORTONE
	Tu, vestito di cammellotto, levati dalla ringhiera
	o ti scaravento dabbasso! .Escono.

/:/Scena IV


.Entrano i Trombettieri, suonando; poi due Assessori, il Lord Sindaco di Londra, l'Araldo della Giarrettiera, Cranmer, il Duca di Norfolk col suo bastone di Maresciallo, il Duca di Suffolk, due Nobili che portano grandi conche con i doni di battesimo; indi quattro Nobili che reggono un baldacchino sotto il quale c' la Duchessa di Norfolk, la madrina, che porta la bambina avvolta in un prezioso costume, ecc. , lo strascico retto da una Dama; poi segue la Marchesa di Dorset, l'altra madrina, con altre Dame. Il corteo fa il giro del palcoscenico, e l'Araldo della Giarrettiera prende la parola.

ARALDO
Iddio, nella tua infinita bont, manda vita prospera, lunga e sempre felice alla nobilissima e possente Elisabetta, Principessa d'Inghilterra.

.Fanfara. Entrano il Re e le Guardie.

CRANMER
	E sulla Vostra Altezza reale e sulla buona Regina
	le mie nobili madrine ed io stesso invochiamo,
	per questa graziosissima infante, ogni gioia e consolazione
	che mai il cielo riservi alla felicit dei genitori:
	che, a ogni ora che passa, esse cadano su di voi.

RE
					Grazie, buon Lord Arcivescovo.
	Come l'avete chiamata?

CRANMER
				Elisabetta.

RE
					Alzatevi, monsignore.
	[.All'infante.] Con questo bacio abbiti la mia benedizione: ti protegga Iddio,
	alle Cui mani rimetto la tua vita.

CRANMER
Amen.

RE
	Mie nobili madrine, siete state troppo generose:
	vi ringrazio di cuore, e cos far questa damina,
	appena sapr esprimersi in inglese.

CRANMER
					Sire, lasciatemi parlare,
	Il cielo ora m'ispira, e le parole che sto per pronunciare
	nessuno le creda adulatorie, giacch si dimostreranno veraci.
	Questa infante reale - Dio sempre l'accompagni -
	seppure nella culla, sin da ora promette
	a questo paese mille e mille benedizioni,
	che il tempo porter a maturazione. Ella sar -
	ma pochi fra i vivi di oggi faranno in tempo a vedere tanta bont -
	un modello per tutti i prncipi viventi nell'et sua,
	e per tutti quelli delle et a venire. La Regina di Saba non fu mai
	pi assetata di saggezza e di luminosa virt
	di quest'anima pura. Tutte le grazie principesche
	che plasmano un sovrano possente come quello che abbiamo,
	con tutte le virt che adornano i buoni,
	saranno in lei raddoppiate. La Verit sar sua nutrice,
	pensieri santi e devoti la consiglieran sempre,
	ed ella sar amata e temuta. La sua gente la benedir,
	i suoi nemici tremeranno come un campo di grano battuto dai venti
	e abbasseranno la testa nel dolore. Il bene crescer con lei;
	sotto di lei ognuno manger in pace
	all'ombra della sua vigna i frutti del suo lavoro, e canter
	gli allegri canti del tempo di pace con tutti suoi vicini.
	Ella far conoscere il vero Dio, e chi le star intorno
	apprender da lei le pi perfette vie dell'onore,
	e ad esse, non gi a legami di sangue, dovr la sua grandezza.
	N questa pace si spegner con lei, ma come quando,
	morto l'uccello favoloso, la vergine Fenice,
	dalle sue ceneri rinasce un novello erede,
	di lei non meno prodigioso,
	cos ella lascer le sue beate virt a qualcuno -
	quando il cielo la chiamer a s da questa nube di tenebra -
	che dalle sacre ceneri del suo onore
	s'innalzer come una stella, non meno grande per fama:
	un'altra stella fissa. Pace, prosperit, amore, verit, terrore,
	che furono al servizio di questa eletta infante,
	diventeranno suoi, e come una vigna gli cresceranno attorno.
	Ovunque risplender il fulgido sole del cielo,
	l saranno il suo onore e la gloria del suo nome,
	e daran vita a nuove nazioni. Egli verr a fioritura
	e come un cedro allungher i suoi rami
	su tutte le pianure circostanti: i figli dei nostri figli
	vedranno ci, e benediranno il cielo.

RE
					Tu annunci dei prodigi.

CRANMER
	Ella vivr, per la felicit dell'Inghilterra,
	sino ad et avanzata; molti giorni la vedranno sul trono,
	e non uno di essi trascorrer senza il coronamento d'una nobile azione.
	Come vorrei non saperne di pi! Purtroppo ella dovr morire,
	dovr, ch i santi la vorranno fra loro; e vergine ancora,
	il pi immacolato dei gigli, ella ritorner alla terra,
	e il mondo intero prender il lutto per lei.

RE
	Oh, Lord Arcivescovo,
	ora mi hai reso finalmente uomo! mai prima
	di questa felice creatura io avevo creato qualcosa.
	La gioia di quest'oracolo mi gratifica tanto
	che quando sar in cielo mi punger il desiderio
	di vedere cosa fa questa bimba, e loder il mio Creatore.
	Grazie a voi tutti. A voi, mio buon Lord Sindaco,
	e a voi, bravi confratelli, resto molto obbligato:
	la vostra presenza mi ha altamente onorato,
	e avrete prova della mia gratitudine. Signori, aprite il corteo:
	dovete tutti visitar la Regina, e lei vi vuol ringraziare,
	altrimenti rimarrebbe male. Quest'oggi, che nessuno pensi
	di avere qualcosa da sbrigare a casa. Resteran tutti qui:
	per questa piccina faremo festa per tutto il d. .Escono.

/:/EPILOGO



Il nostro dramma - scommetto dieci a uno -
non pu piacere a tutti. Se per svagarsi un po' venne qualcuno,
e sonnecchiare un atto o due, ne esce ora frastornato:
troppi squilli di tromba! E lui dir - lo diamo per scontato -
che non val nulla. Chi venne per gridare: "Buona questa! "
a invettive rivolte a tutto e a tutti, ora protesta
di sentirsi deluso. Eppure, una speranza ci sostiene:
che tutto quel che sar detto in bene
di questo dramma, si affida unicamente
allo spirito aperto e intelligente
delle signore (ne avete viste in scena). Se sorrideranno
dicendo "Niente male! ", il loro esempio presto seguiranno
i loro baldi cavalieri: ch mai sentimmo dire
che restan sole, le dame, ad applaudire.

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