"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
I due nobili cugini
Traduzione di Demetrio Vittorini


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



TESEO, .Duca d'Atene.
IPPOLITA, .Regina delle Amazzoni, in seguito moglie di Teseo.
EMILIA, .sua sorella.
PIRITOO, .amico di Teseo.

PALAMONE, ARCITE: .i due nobili cugini tebani.

IMENEO, .dio dei matrimoni.
UN RAGAZZO
ARTESIO, .soldato ateniese
Tre .REGINE, .vedove di re uccisi nell'assedio di Tebe.

VALERIO, .tebano.

UN ARALDO
DONNA, .serva di Emilia.
UN GENTILUOMO
MESSAGGERI
SEI CAVALIERI, .scorta di Palamone e Arcite.
UN SERVITORE

CARCERIERE, .al servizio di Teseo.
FIGLIA .del Carceriere.
CORTEGGIATORE .della Figlia del Carceriere
Due .AMICI .del Carceriere.
FRATELLO .del Carceriere.
UN DOTTORE
.Sei. RUSTICI, .di cui uno vestito da scimmia o babbuino.
UN MAESTRO DI SCUOLA
NELLA .e altre quattro Ragazzotte di campagna.
UN TAMBURINO

.Uno che recita il .PROLOGO .e l'.EPILOGO

.Ninfe, servitori, contadini, portatore di ghirlande, cacciatori, fanciulle, boia, soldati..

/:/PROLOGO



.Squilli di tromba.

Commedie nuove e verginit son quasi lo stesso,
entrambe molto ricercate, entrambe ben pagate,
se sono intere e sane. E una buona commedia -
le cui modeste scene arrossiscono il giorno delle nozze,
e tremano di perdere l'onore -  come una
che dopo la santa unione e commozione della prima notte
tutta pudore  ancora, e ancora mantiene
l'aspetto verginale invece di mostrare la fatica del consorte.
Noi ci auguriamo che tale sia la nostra commedia; perch
di certo ha un nobile progenitore, un puro
e un dotto ed un poeta di cui mai s'aggir
finora uno pi illustre tra l'argenteo Trento e il Po.
Chaucer, da tutti ammirato, ci fornisce la storia;
in lui costante per l'eternit essa vive.
Se noi umiliamo la sua nobile origine,
e a salutare questa fanciulla s'alzi un fischio,
o, come scuoter l'ossa quel buon uomo
e grider da sotto terra "Via
da me la loppa senza senso di questo scrittorello
che mi guasta gli allori, e i miei lavori illustri li riduce
a roba da Robin Hood!" Con questo timore siamo qui;
poich, a dire il vero, sarebbe fatica interminabile,
e troppo ambiziosa, aspirare ad eguagliarlo.
Deboli dunque, e quasi senza fiato nuotiamo
in quest'acqua profonda; a voi di darci
una mano in aiuto, e noi cambieremo corso
e faremo qualcosa per salvarci; sentirete
scene, bench al di sotto della sua arte, comunque
degne d'un paio d'ore di sforzo. Alle sue ossa dolce riposo;
contentezza a voi. Se poi la commedia non desse sfogo
neppure a un po' di noia, e c'accorgiamo
che la perdita nostra  cos grossa, meglio sar che rinunciamo.
.Trombe. Esce..

/:/ATTO I



.Scena I.Musica. Entra Imeneo con fiaccola, preceduto da un ragazzo in tunica bianca che canta e sparge fiori; segue Imeneo una ninfa avvolta nei suoi capelli sciolti e che reca una ghirlanda di grano; quindi Teseo fra altre due ninfe incoronate di grano; quindi Ippolita, la sposa, condotta da Piritoo e un altro che le tiene una corona sopra la testa, anch'essa con i capelli sciolti; dopo di lei, Emilia le regge lo strascico; poi Artesio e seguito..

IL RAGAZZO [.canta.]
	Rose, senza l'aguzza spina,
	reali, non solo nel profumo,
		ma nel colore,
	garofani pudichi, d'odore delicato,
	senza fragranza le margherite, ma cos carine,
		e il dolce timo schietto,

	la primula, primogenita della Dea,
	alfiere dell'allegra stagione,
		con le stinte campanule,
	e, nelle loro culle, le bocche di leone,
	calendole, fiorite sulle tombe,
		e consolide magre,

	di cara natura tutti i dolci figli,
	giacciono ai piedi di sposa e sposo
		blandendo loro il senso.
.Sparge fiori..
	Non un angelo dell'aria,
	melodioso o bell'uccello,
		 assente da qui;

	ma la cornacchia, l'insolente cuculo,
	il corvo iettatore o la grigiosa gracchia
		o gazza petulante,
	possa mai su questa festa posarsi o cantare
	e con s portar discordia,
		ma via da qui volare.

.Entrano tre Regine in gramaglie, con veli tinti di nero e corone imperiali. La Prima Regina cade ai piedi di Teseo, la Seconda ai piedi di Ippolita; la Terza davanti a Emilia..

PRIMA REGINA
	Per compassione e vera nobilt,
	datemi ascolto e considerazione!

SECONDA REGINA
					Per amor di vostra madre,
	e per l'augurio che il vostro grembo sia fruttuoso
	datemi ascolto e considerazione!

TERZA REGINA
	Ora per amore di colui che Giove ha designato
	a onorare il vostro letto, e in nome
	della pura verginit, siate avvocata
	nostra e delle nostre sventure! Questa buona azione
	canceller dal libro dei debiti
	ogni cosa iscritta in conto a voi.

TESEO
	Triste signora, alzatevi.

IPPOLITA
				In piedi.

EMILIA
					Non in ginocchio.
	Una donna che io possa soccorrere nella sventura
	per me  un obbligo.

TESEO
	Qual  la vostra supplica? Parlate voi per tutte.

PRIMA REGINA
	Noi siamo tre regine, i cui sovrani caddero
	per l'ira del crudele Creonte, e che subirono
	lo strazio dei corvi, l'artiglio dei nibbi,
	e le beccate delle cornacchie nei campi di Tebe devastati.
	Egli non concede che noi ne bruciamo le ossa,
	per porre le ceneri nell'urna, n che copriamo
	l'oscena vista dell'immonda morte all'occhio santo
	del divino Apollo, ma infetta l'aria
	col fetore dei nostri signori uccisi. Piet, Duca!
	Tu, purificatore della terra, sfodera la tua temuta spada
	che fa buone gesta al mondo; dacci le ossa
	dei nostri re morti, che possiamo metterle in luogo sacro;
	e nella tua infinita bont considera
	che per le nostre teste coronate non c' tetto,
	se non questo che  del leone e dell'orso,
	e volta di ogni cosa.

TESEO
				Vi prego, non restate in ginocchio;
	fui preso dal vostro discorso, e lasciai
	che le vostre ginocchia soffrissero. Ho udito le sventure
	dei vostri morti signori, e mi d un tal dolore
	da suscitare in me rabbia e vendetta.
	Re Capaneo fu il vostro sire; il giorno
	che stava per sposarvi, in un tempo
	qual  per me adesso, conobbi il vostro sposo.
	Sull'altare di Marte, eravate bella allora;
	n il mantello di Giunone era pi bello delle vostre trecce,
	n meglio la copriva; la vostra corona di grano
	non era allora n trebbiata n appassita; la Fortuna a voi
	fossettava le guance nei sorrisi. Ercole, nostro parente -
	pi debole allora degli occhi vostri - lasci la clava,
	si stravacc sulla pelle nemea e giur
	che i muscoli gli andavano in pappa. O dolore e tempo,
	consumatori orribili, tutto divorerete!

PRIMA REGINA
	Oh, spero che un dio,
	un dio vi sia che aggiunga piet al vostro coraggio,
	s che vi dia arditezza e spinga voi ad offrirsi
	nostro campione.

TESEO
			Non pi in ginocchio, no, povera vedova;
	prostratevi invece davanti alla prode Bellona,
	e pregate per me, vostro soldato; sono commosso.
.Si volge altrove..

SECONDA REGINA
	Onorata Ippolita,
	temutissima amazzone, che uccidesti
	il cinghiale dalle zanne a falce, che con il braccio
	forte e bianco fosti vicina a fare il maschio
	sottomesso al tuo sesso, se non che questo tuo signore,
	nato per mantenere il creato in quella gerarchia
	in cui la Natura l'ha fissato, ti ha riportato
	nell'argine da cui stavi straripando, vincendo in te
	a un tempo e la forza e l'amore; guerriera
	che sai giustamente bilanciare fermezza e compassione,
	e che io ora so hai molto pi potere su di lui
	ch'egli mai ebbe su di te, che controlli la sua forza
	come il suo amore, servo devoto al trono
	delle tue parole; prezioso specchio per le donne,
	ordinagli che noi che il fuoco della guerra brucia
	possiamo trovare sollievo all'ombra della sua spada;
	fa' ch'egli la sollevi sopra le nostre teste;
	parlagli con voce femminile, debole donna
	come una di noi tre; piangi pur di non cedere.
	Prestaci le tue ginocchia;
	ma non toccare il suolo per noi pi di quanto
	la colomba sussulta quando le staccano la testa;
	dio, se lui giacesse rigonfio sul campo insanguinato,
	mostrando i denti al sole, sogghignando alla luna,
	quel che fareste voi.

IPPOLITA
				Povera signora, non parlate pi;
	io seguirei volentieri con voi questa buona impresa
	quanto quella cui ora mi dirigo, anche se mai finora,
	ho preso una strada sentendomi cos felice. Il mio signore
	 profondamente commosso dal vostro dolore; lasciatelo cos assorto.
	lo parler pi tardi.

TERZA REGINA [.a Emilia.]
				Oh, la mia supplica
	era iscritta nel ghiaccio, che dissolto da torrido dolore
	si squaglia in gocce; cos ora la sofferenza senza forma
	viene pressata in un'angoscia pi profonda.

EMILIA
						Vi prego, alzatevi;
	il vostro dolore vi sta scritto in faccia.

TERZA REGINA
						Ahim,
	l non si pu leggerlo; attraverso le mie lacrime,
	come i ciottoli distorti di un vitreo torrente,
	lo potrete vedere. Signora, signora, purtroppo,
	chi vuol conoscere tutti i tesori della terra
	deve conoscerne anche il centro; chi vuol pescare
	l'ultimo mio pesciolino, dovr metter piombo alla sua lenza
	per calarmela nel cuore. Oh, perdonatemi!
	La disperazione che ai pi acuisce il cervello
	fa di me una sciocca.

EMILIA
				Vi prego, non dite nulla, vi prego;
	chi non sente o vede la pioggia, quando c' in mezzo,
	non pu sapere cos' bagnato o asciutto. Se voi foste
	una statua dipinta da un artista, vi comprerei
	per istruirmi in un dolore cos grande, invero
	un cos straziante modello; ma ahim,
	essendo una sorella naturale del nostro sesso,
	il vostro dolore batte su di me cos arroventato
	che vi sar riflesso e rispedito
	il cuore di mio fratello, e lo scalder alla piet
	se anche fosse di pietra. Vi prego, prendete conforto.

TESEO
	Avanti, al tempio! Che non si perda un iota
	della sacra cerimonia.

PRIMA REGINA
				Oh, questo rito solenne
	durer pi a lungo e sar pi costoso
	d'una guerra delle vostre supplici. Ricordate, la vostra fama
	rintocca nell'orecchio del mondo; quel che voi fate rapido
	non  cosa azzardata; il vostro impulso  pi
	dell'altrui laborioso piano, la vostra previsione
	pi delle imprese loro. Ma, o Giove, le vostre imprese,
	appena che si muovano, come le procellarie fanno ai pesci,
	vincono prima di attaccare. Pensate, caro Duca, pensate
	quali letti hanno i nostri re uccisi.

SECONDA REGINA
					E quali angosce i nostri letti,
	ch i nostri amati signori non ne hanno alcuno.

TERZA REGINA
						Di adatto ai morti.
	A quelli che con corde, pugnali, veleni o precipizi,
	stanchi della luce di questo mondo, a se stessi
	si son fatti orribili agenti di morte, la piet degli uomini
	concede terra e ombra.

PRIMA REGINA
				Ma i nostri signori
	giacciono impustolendo davanti al sole che ritorna,
	e s che erano buoni sovrani in vita.

TESEO
						 vero,
	ed io vi dar conforto,
	dando sepoltura ai vostri morti signori; il che
	richieder un'azione contro Creonte.

PRIMA REGINA
						E quest'azione
	dev'esser fatta presto.
	Ora va battuto il ferro; domani avr perso calore.
	Allora, l'infruttuosa fatica dovr trovar compenso
	nel suo stesso sudore; ora egli  sicuro,
	neppure si sogna che stiamo davanti alla vostra maest,
	lavando con gli occhi la nostra santa supplica
	per rendere limpida la richiesta.

SECONDA REGINA
					Ora lo sorprenderete
	inebriato dalla sua vittoria.

TERZA REGINA
				E il suo esercito pieno
	di pane e indisciplina.

TESEO
				Artesio, che meglio sai
	come scegliere quel che conviene a questa impresa,
	i guerrieri migliori per quest'azione, e il numero
	per compierla, produci e raduna
	le nostre macchine pi valide, mentre noi eseguiamo
	questo grande atto della nostra vita, quest'impresa
	che sfida il destino nel matrimonio.

PRIMA REGINA
					Vedove, diamoci la mano.
	Siamo ora vedove ai nostri dolori; l'indugio
	ci affida a una speranza languente.

TUTTE LE REGINE
						Addio.

SECONDA REGINA
	Siamo qui al momento sbagliato; ma come pu il dolore
	scegliere, come il giudizio sereno, il momento pi adatto
	per la migliore richiesta?

TESEO
				Invero, buone signore,
	questo  un servizio, al quale mi sto avviando,
	pi grande di qualsiasi guerra; pi importante per me
	di tutte le imprese che ho compiuto
	o che in futuro potr sostenere.

PRIMA REGINA
					Tanto pi lampante
	che la nostra supplica sar negletta, quando le sue braccia,
	capaci di trattenere Giove da un concilio, e
	garantite dal lume della luna ti stringeranno; oh, quando
	ambo le sue ciliege faran cadere la loro dolcezza
	sulle tue labbra avide, cosa mai potrai pensare
	di re putrefatti e regine lacrimose, quale pena
	per ci che non senti, mentre ci che senti potrebbe
	far disdegnare a Marte il suo tamburo? Oh, se tu giaci
	anche una sola notte con lei, ogni sua ora
	ti far debitore di altre cento, e
	non ricorderai nient'altro oltre a ci
	cui quel banchetto ti invita.

IPPOLITA [.s'inginocchia.]
				Bench assai improbabile
	che vi lasciate cos trasportare, e altrettanto spiacente
	che sia io a farne richiesta, tuttavia penso
	che, se per non rimandare la mia gioia,
	che crea un desiderio pi appassionato,
	io non mi curassi della loro disperazione
	che richiede un soccorso immediato, m'attirerei
	il biasimo di tutte le donne. Perci, sire,
	poich io metter qui a prova le mie preghiere,
	o per presumere che abbiano una qualche forza
	o per condannare al silenzio perpetuo il loro vigore,
	rimandate l'evento cui ci accingiamo, ed appendete
	il vostro scudo davanti al cuore, a quel collo
	che  mia propriet, e che io volentieri impresto
	perch renda servizio a queste povere regine.

TUTTE LE REGINE [.a Emilia.]
	Oh, aiutateci adesso!
	La nostra causa richiede il vostro ginocchio.

EMILIA [.s'inginocchia.]
	Se non accorderete
	a mia sorella la grazia con l'energia,
	con la prontezza e lo spirito
	in cui ve la chiede, d'ora innanzi non oser
	chiedervi nulla, n sar cos ardita
	da prender mai marito.

TESEO
				Vi prego alzatevi.
	Sto supplicando me stesso di fare
	ci che voi mi chiedete in ginocchio.
.Tutte le signore si alzano..
					Piritoo, continua
	a condurre la sposa; andate e pregate gli dei
	per il successo e il ritorno; non omettete nulla
	della solennit predisposta. Regine
	seguite il vostro soldato. [.Ad Artesio.] Come detto, parti,
	e sulla riva d'Aulide raggiungici con
	le forze che puoi radunare, dove troveremo
	la met d'un'armata pronta a un'impresa
	molto pi importante. [.A Ippolita.] Poich il nostro tema  la rapidit,
	imprimo questo bacio sul tuo fuggente labbro; [.la bacia.]
	cara, conservalo come il mio sigillo. - Andate,
	vi vedr partire.
.La processione nuziale si muove verso il tempio..
	Addio mia leggiadra sorella, Piritoo,
	mantieni la festa fino alla fine, non toglierle neppure un'ora.

PIRITOO
								Sire,
	vi seguir alle calcagna; la celebrazione della festa
	aspetter il vostro ritorno.

TESEO
				Cugino, ti ordino
	di non muoverti da Atene. Noi saremo di ritorno
	prima che possiate finire questi festeggiamenti, che ti prego
	di non decurtare. Di nuovo, a tutti addio.
.La processione esce..

PRIMA REGINA
	Cos ancora confermi quello che dice il mondo.

SECONDA REGINA
	E ti acquisti una divinit pari a Marte.

TERZA REGINA
	Se non a lui superiore, poich
	essendo un semplice mortale pieghi i tuoi sentimenti
	ad imprese divine; mentre essi, si dice,
	gemono sotto tale signoria.

TESEO
				Poich siamo uomini,
	cos dovremmo fare; se sottoposti ai sensi,
	perdiamo il titolo di umani. Animo, signore;
	ora ci dirigiamo a confortarvi.
.Trombe. Escono..

/:/Scena II


.Entrano Palamone e Arcite..

ARCITE
	Caro Palamone, pi caro per affetto che per sangue
	e nostro cugino primo, non ancora induriti
	nei vizi di natura, lasciamo la citt
	di Tebe, e le sue tentazioni, prima di macchiare
	ulteriormente la nostra freschezza giovanile;
	perch qui vivere in astinenza  una vergogna
	uguale agli stravizi; poich il non nuotare
	secondo la corrente sarebbe come affondare,
	o almeno uno sforzo inutile; e seguire
	il flusso generale ci porterebbe a un vortice
	in cui dovremmo annaspare o annegare; e se ne usciamo,
	ne guadagniamo solo una vita senza vigore.

PALAMONE
						Il tuo consiglio
	 confermato dagli esempi. Quali strani relitti,
	fin da quando eravamo scolari, possiamo osservare
	aggirarsi per Tebe? Cicatrici coperte di stracci
	sono la ricompensa del valoroso che anticipava
	ai suoi ambiziosi fini onore e lingotti d'oro,
	che malgrado le vittorie non ottenne, ed ora  schernito
	dalla pace per cui s' battuto; chi pi far offerte
	all'altare di un Marte cos maltrattato? Mi sanguina il cuore
	quando vedo tali uomini, e vorrei che alla grande Giunone
	tornasse un attacco dell'antica gelosia
	per dar lavoro ai soldati , e la pace si purgasse
	dalla propria indigestione, e risvegliasse
	il suo cuore generoso, ora duro e chiuso
	pi di quanto non sia contesa o guerra.

ARCITE
						Non vai un po' fuori?
	Non incontri altri relitti oltre ai soldati
	nei vicoli e negli angoli di Tebe? Prima parlavi
	come se vi vedessi rovine d'ogni tipo;
	non scorgi altro che susciti la tua piet
	oltre al militare poco considerato?

PALAMONE
					S, mi fa pena
	decadenza ovunque la trovi, ma soprattutto
	quella di chi ha sudato in onorevoli fatiche
	ed  pagato con del ghiaccio per raffreddarsi.

ARCITE
						Non  su questo
	che ho avviato il discorso; questo  valore
	che non  rispettato a Tebe. Io parlavo di Tebe
	e come, se vogliamo conservare la virt,
	sia pericoloso vivere qui, dove ogni vizio
	 tenuto in onore; dove ogni cosa all'apparenza buona
	 un vizio certo, dove non essere esattamente come
	sono loro, ci farebbe apparire forestieri, e
	ad esser come loro, nient'altro che mostri.

PALAMONE
						 in nostro potere -
	se non temiamo che degli scimmioni c'istruiscano -
	decidere il nostro comportamento. Perch mai dovrei
	affettare l'andatura di un altro, cosa non attraente
	quando si  sicuri di s, od ammirarne
	il modo di parlare, quando col mio
	posso farmi capire abbastanza - e salvarmi pure,
	dicendo la verit? Perch sono costretto
	da qualche dovere gentilizio ad imitare
	chi giura sul suo sarto, magari finch
	il giurato diventa citatore? O spiegarmi perch,
	se il mio barbiere non  alla moda, con lui
	ci smena anche il mio povero mento, perch non  sforbiciato
	giusto allo specchio di un tale favorito? Che regola c'
	che m'impone lo stocco dal mio fianco
	di ciondolarmelo in mano, o di camminare in punta
	ancor prima che la strada sia sporca? Io sar
	il primo cavallo di una muta, ma mai uno
	che tiri sulla traccia degli altri. Queste povere piaghette
	non richiedono un impacco; quel che mi squarcia il petto
	quasi fino al cuore ...

ARCITE
			Nostro zio Creonte.

PALAMONE
						Lui;
	un tiranno senza nessun freno, i cui successi
	gli tolgono il timore degli dei, e la crudelt assicura
	che nulla c' al di sopra del suo potere; quasi mette
	la religione in crisi, e deifica solo
	l'incostante fortuna; e attribuisce
	i meriti dei suoi seguaci unicamente
	alle sue decisioni e azioni; manda gli uomini alla guerra
	e poi se ne arroga le conquiste, bottino e gloria; uno
	che non teme di fare il male e non osa fare il bene.
	Vorrei che il sangue in me che  anche suo
	fosse succhiato via dalle mignatte! Potessero scoppiare
	e cadermi di dosso con la sua peste.

ARCITE
						Nobile cugino,
	lasciamo la sua corte, s che in nulla siamo complici
	della sua infamia spudorata; il nostro latte
	sapr di pascolo, e noi dovremo
	essere o vili o ribelli, non suoi parenti
	in sangue se non lo saremo nelle azioni.

PALAMONE
						Parole sante.
	Penso che l'eco dei suoi delitti abbia assordato
	le orecchie della giustizia celeste; i pianti delle vedove
	gli ritornano in gola, e non ricevono
	la dovuta attenzione degli dei.
.Entra Valerio..
					Valerio.

VALERIO
	E re vi vuole; ma non vi affrettate
	finch la sua gran rabbia non si placa. Febo, quando
	spezz la frusta e inve contro
	i cavalli del sole, appena bisbigli paragonato
	alle sue urla furiose.

PALAMONE
				Freme ad ogni venticello.
	Ma cosa  successo?

VALERIO
	Teseo, che quando minaccia atterisce, ha inviato
	a lui una sfida mortale e proclama
	rovina a Tebe; gi  alle porte per suggellare
	ci che ha promesso in rabbia.

ARCITE
					Che venga;
	bench temiamo gli dei che rappresenta, non mette
	in noi un iota di terrore. Eppure chiunque
	riduce a un terzo la sua prestanza - ed  il caso di ciascuno di noi -
	quando esita nell'azione, perch col cuore sa
	che la sua causa  ingiusta.

PALAMONE
				Lascia questi ragionamenti;
	ora dobbiamo lealt a Tebe, non Creonte.
	Sebbene abbandonarlo sarebbe un disonore,
	e un tradimento opporlo; perci dobbiamo
	stare dalla sua parte alla merc del fato,
	che ha deciso fino al nostro ultimo minuto.

ARCITE
						Cos dev'essere.
	Questa guerra  gi in corso, o ci sar
	per rifiuto di qualche condizione?

VALERIO
					E gi partita;
	l'avviso ufficiale arriv insieme
	all'araldo.

PALAMONE
		Rechiamoci dal re, che se portasse
	un quarto almeno dell'onore in cui
	il suo nemico arriva, il sangue che arrischiamo
	sarebbe come un salutare salasso, non sperperato,
	ma investito per un buon acquisto. Ma ahim,
	se le nostre mani agiscono senza il cuore, che danno
	potr fare il colpo che s'abbatte?

ARCITE
					Sia l'esito,
	l'arbitro che mai fallisce, a dirci
	quando noi stessi gi sapremo tutto, ora obbediamo
	al comando della fortuna. .Escono..

/:/Scena III


.Entrano Piritoo, Ippolita ed Emilia..

PIRITOO
	Qui separiamoci.

IPPOLITA
			Signore, addio. Riferite i miei auguri
	al nostro grande sire, sul cui successo io non oso
	avanzare il pi timido dubbio; bench gli auguri
	un traboccante eccesso di valore, se mai fosse possibile,
	per sopportare una fortuna avversa. Correte al suo fianco;
	l'abbondanza non nuoce mai a chi ben l'amministra.

PIRITOO
	Bench cosciente che il suo oceano non ha bisogno
	delle mie povere gocce, tuttavia anch'esse
	dovranno portare il loro contributo. [A .Emilia.] Gentile fanciulla,
	che quegli ottimi sentimenti che gli dei infondono
	nelle loro creazioni pi riuscite continuino a regnare
	nel vostro cuore prezioso.

EMILIA
				Grazie, signore. Ricordatemi
	alla maest di nostro fratello, per la cui vittoria
	io pregher la grande Bellona; e poich
	nel nostro stato mortale le richieste non sono
	comprese senza doni, a lei offrir
	ci che a mio avviso lei gradisce. I nostri cuori
	sono nel suo esercito, nella sua tenda.

IPPOLITA
						Nel suo cuore.
	Siamo state soldati, e non possiamo piangere
	quando i nostri amici cingono l'elmo, o partono per mare,
	o raccontano d'infanti impalati sulla lancia, o di donne
	che han cucinato le loro creature - per poi mangiarle -
	nelle lacrime salate versate nell'ucciderle; perci se
	v'aspettate di vedere in noi tali donnette,
	aspetterete qui per sempre.

PIRITOO
				Pace a voi dunque
	mentre io perseguo questa guerra, cos che poi
	non dovr pi essere invocata. .Esce..

EMILIA
					Come il suo desiderio
	segue l'amico! Dalla partenza, i suoi esercizi,
	pur richiedendo impegno e abilit, passavano appena
	un'esecuzione distratta, in cui n il vincere
	lo faceva attento n il perdere gl'importava, e mentre
	s'occupava d'una cosa con la mano, un'altra
	ne seguiva con la testa - la sua mente unica nutrice
	a questi gemelli cos diversi. L'avete osservato
	da quando part il nostro sovrano?

IPPOLITA
					Con molta pena;
	e l'ho amato per questo. Insieme si sono accampati
	in molti luoghi poveri ed infidi,
	affrontando pericoli e strettezze; han superato
	torrenti la cui ruggente, impetuosa furia
	anche all'acqua pi bassa era tremenda; ed hanno
	combattuto insieme dove la morte stessa abita;
	eppure il fato li ha sempre salvati. Il nodo del loro amore,
	legato, tessuto, intrecciato cos a lungo, cos fedele,
	e da una mano dall'arte cos sottile,
	potr venir consunto, ma mai sciolto. Io penso
	che Teseo non potrebbe arbitrare da s
	dividendo in due la propria coscienza e rendendo
	uguale giustizia alle due parti, dire quale amore  pi grande.

EMILIA
	Senza dubbio uno dei due  pi grande, e con ragione
	sarebbe scortese dire che non siete voi. Conobbi
	un tempo in cui gioivo d'una compagna di giochi.
	Voi eravate alla guerra quando arricch la tomba
	lei che faceva il letto troppo orgoglioso; si conged dalla luna -
	che appar pallida alla separazione - quando in et
	eravamo entrambe undicenni.

IPPOLITA
					Era Flavina.

EMILIA
							S.
	Voi parlate dell'amore di Piritoo e Teseo;
	il loro ha pi fondamento,  pi maturo,
	pi collegato da solido giudizio, e il loro bisogno
	l'uno dell'altro si pu dire che irrighi
	le loro intrecciate radici d'affetto. Ma io
	e quella per cui sospiro e di cui parlavo eravamo esseri innocenti,
	ci amavamo perch ci amavamo, e come gli elementi
	che non sanno n come n perch, ma pure causano
	effetti straordinari con la loro attivit, cos le nostre anime
	facevano l'una per l'altra. Quel che lei amava
	era da me approvato, l'inverso, condannato,
	senza complicazioni; il fiore che coglievo
	e mi mettevo tra i seni - che allora appena cominciavano
	a sbocciare intorno al germoglio - lei desiderava
	finch ne aveva un altro uguale, e l'affidava
	alla stessa innocente culla, dove simili alla fenice
	morivano nel profumo; sulla mia testa non v'era ornamento
	che lei non imitasse; quelli scelti da lei - graziosi,
	anche se forse messi senza studio - io copiavo
	nel mio pi serio abbigliamento; se il mio orecchio
	aveva afferrato qualche nuova canzone, o per caso canticchiandone
	ne improvvisavo una, era su quella nota
	che cadeva la sua attenzione, anzi vi rimaneva
	fino a ripeterla nel sonno. Questa rievocazione -
	che, anche un bambino riconoscerebbe, d un'idea assai imperfetta
	dell'antico trasporto - vuol dimostrare
	che il vero amore tra fanciulla e fanciulla pu essere
	maggiore che tra sessi diversi.

IPPOLITA
					Siete senza fiato,
	e tutta questa rapida tempesta  per dire
	che - come la vergine Flavina - voi mai amerete
	qualcuno che sia un uomo.

EMILIA
				Sono sicura di no.

IPPOLITA
	Andiamo, sorellina,
	non devo crederti su questo punto,
	anche se so che tu stessa ci credi,
	pi di quanto mi fiderei di un appetito malato
	che prova ripugnanza e insieme desiderio. Ma certo, sorella,
	se fossi aperta al vostro argomento,
	avete detto abbastanza per distogliermi dal braccio
	del nobilissimo Teseo, per il cui successo
	vado ora dentro a pregare, con l'assoluta certezza
	che noi, pi del suo Piritoo, sediamo
	nel posto pi alto del suo cuore.

EMILIA
					Non sono
	contro la vostra fede, ma continuo nella mia. .Escono..

/:/Scena IV


.Trombe. Rumori di battaglia all'interno; poi una ritirata. Squilli trionfali. Quindi entra Teseo, vincitore, con un Araldo e seguito, e Palamone e Arcite portati su carri. Le tre Regine gli vanno incontro, e si buttano faccia a terra davanti a lui..

PRIMA REGINA
	A te nessuna stella sia avversa.

SECONDA REGINA
					E cielo e terra
	ti siano amici per sempre.

TERZA REGINA
				Ad ogni fortuna che pu
	esserti augurata, io grido il mio amen.

TESEO
	Gli dei imparziali, che dall'alto dei cieli
	scrutano noi, loro mortale gregge, notano chi sbaglia,
	ed al tempo da loro scelto lo puniscono. Andate e cercate
	i resti dei vostri morti re, ed onorateli
	in tripla cerimonia; e perch nulla manchi
	ai loro sacri riti, noi ve ne forniremo.
	E quelli noi deleghiamo a servire
	la vostra dignit, e a supplire in ogni cosa
	ci che la nostra fretta lascia incompiuto. Perci addio,
	e vi seguano gli occhi benevoli del cielo.
.Escono le Regine con seguito..
						Che sono quelli?

ARALDO
	Uomini di alto rango, come si pu giudicare
	dalle loro vesti; prigionieri tebani ci hanno detto
	che sono figli di due sorelle, e nipoti del re.

TESEO
	Per l'elmo di Marte, li ho visti in battaglia,
	simili a un paio di leoni, macchiati del sangue delle loro prede,
	aprirsi varchi in truppe spaventate. Fissai la mia attenzione
	costantemente su di loro, poich offrivano uno spettacolo
	degno dell'occhio di un dio. Chi era il prigioniero che mi rispose
	quando chiesi i loro nomi?

ARALDO
	Con licenza, si chiamano
	Arcite e Palamone.

TESEO
				Giusto; son loro, proprio loro.
	Non sono morti?

ARALDO
	No, ma neppure in vita; se fossero stati raccolti
	appena ricevute le ultime ferite, sarebbe
	stato possibile salvarli. Ma respirano ancora,
	e sono ancora tra gli uomini.

TESEO
				E tali allora trattateli.
	Anche la sola feccia di costoro vale milioni di volte
	il vino d'altri. Tutti i nostri chirurghi
	radunate per curarli; i nostri unguenti pi preziosi,
	pi che dosare, sprecateli; la loro vita ci preme
	molto di pi di tutte le ricchezze di Tebe. Piuttosto d'averli
	liberi da questa condizione e com'erano stamane,
	sani e in libert, preferirei che morissero;
	ma quarantamila volte meglio averli
	prigionieri nostri che della morte. Portateli subito via
	da questa nostra aria fresca, ad essi nociva, e fate per loro
	tutto ci che umanamente si pu - e per noi anche di pi,
	poich io so bene come terrori, furia, richieste d'amici,
	provocazioni d'amore, zelo, sfide della dama,
	desiderio di libert, una febbre o una pazzia,
	hanno imposto fatiche cui la natura non arriverebbe
	senza una prepotenza, una malata ostinazione
	che supera in forza la ragione. Per amor nostro
	e per rispetto del grande Apollo, i nostri migliori
	offrano al meglio le loro cure. Guidateci in citt,
	dove ristabilito l'ordine sconvolto, ci affretteremo
	ad Atene precedendo l'armata. .Trombe. Escono..

/:/Scena V


.Musica. Entrano le Regine con le bare dei loro cavalieri, in processione funebre, con seguito..

		CANZONE
	Urne ed essenze portate d'intorno;
	sospiri e vapori oscurino il giorno;
		il nostro dolore par pi mortale del morire;
	unguenti e incensi e facce meste,
	sacre fiale riempite di lacrime,
		e lamenti che volano alti per l'aere.
		Venite tutti segni tristi e funerei
		che son nemici del fuggente piacere;
		qui raduniamo soltanto dolori,
		qui raduniamo soltanto dolori.

TERZA REGINA
	Questo funebre sentiero conduce alla tomba del vostro casato.
	Vi riprenda la gioia; con lui dorma la pace.

SECONDA REGINA
	E questo alla vostra.

PRIMA REGINA
			Per di qua alla vostra. Gli dei offrono
	mille diverse vie verso una sola fine certa.

TERZA REGINA
	Questo mondo  una citt fatta di vie tortuose
	e la morte  il mercato dove ognuna converge.
.Escono in direzioni diverse..

/:/ATTO II



.Scena I


.Entrano Carceriere e Corteggiatore..

CARCERIERE
Posso disporre di poco finch sono in vita; qualcosa potr assegnarvi, non molto. Ahim, la prigione che governo, bench sia adatta per i nobili, raramente questi ci vengono; prima di un salmone, bisogna pescare un sacco di pesciolini. Si dice in giro che io sia pi ricco di quanto a me appaia che la voce dica il vero. Magari fossi veramente come mi descrivono. Ma perbacco, quello che ho, sia tanto o sia poco, sar sicuramente di mia figlia il giorno che muoio.

CORTEGGIATORE
Signore, io non chiedo di pi di quello che offrite, e per vostra figlia scriver nel contratto quello che ho promesso.

CARCERIERE
Be', ne riparliamo quando queste feste son finite. Ma avete il suo pieno consenso? Vorrei esserne sicuro prima di dare il mio.

.Entra la Figlia del Carceriere con della paglia..

CORTEGGIATORE
Ce l'ho, signore. Ma eccola che viene.

CARCERIERE
Il vostro amico qui ed io stavamo appunto parlando di voi riguardo al vecchio affare; ma per ora basta cos. Appena sar finita la confusione a palazzo, vedremo di concludere. Per il momento prendetevi cura dei due prigionieri; vi posso dire che sono due principi.

FIGLIA
Questa paglia  per la loro stanza.  un peccato che sono in prigione, ma sarebbe un peccato se fossero fuori. Io penso che hanno tanta pazienza da far vergognare la sfortuna; la prigione stessa  onorata d'averli e hanno tutto il mondo nella loro stanza.

CARCERIERE
Hanno fama di essere due uomini compiuti in tutto.

FIGLIA
Parola mia, la fama penso che qui balbetta, perch stanno almeno un gradino sopra a come si pu descriverli.

CARCERIERE
Ho sentito che in battaglia si sono comportati da eroi.

FIGLIA
Dev'essere proprio cos, perch sono nobili nella sconfitta. Mi chiedo quale aspetto avrebbero avuto se fossero stati vincitori, loro che con tale educazione quasi forzano la prigionia a sembrare libert, la tristezza allegria e la disgrazia una sciocchezza su cui ridere.

CARCERIERE
Veramente?

FIGLIA
Mi sembra che si sentano prigionieri come io mi sento la duchessa d'Atene; mangiano bene, sono allegri, parlano di molte cose, ma mai della prigionia o della loro sfortuna. Eppure un mezzo sospiro, come soffocato prima ancora d'uscire, scappa ogni tanto a uno dei due; cui l'altro subito d il rimbrotto, ma cos dolcemente che vorrei io essere un sospiro ed essere rimproverato cos, o almeno il sospirante ed essere consolata.

CORTEGGIATORE
lo non li ho mai visti.

CARCERIERE
Il Duca stesso li ha portati qui nel segreto della notte; per quale ragione non so.
.Entrano sopra Palamone e Arcite..
Guardate, eccoli l; quello  Arcite che guarda fuori.

FIGLIA
No, signore, no,  Palamone! Arcite  il pi basso dei due; lo potete scorgere in parte.

CARCERIERE
Andiamo, non fate segni. Non  noi che vorrebbero vedere. Via da qui!

FIGLIA
 una festa guardarli. Signore, come sono diversi gli uomini!
.Escono il Carceriere, la Figlia, e il Corteggiatore..

PALAMONE
	Come state, nobile cugino?

ARCITE
				Voi come state, signore?

PALAMONE
	Be', in forze sufficienti per ridere alla sventura,
	e sopportare gli eventi della guerra, ma siamo prigionieri
	per sempre, temo, cugino.

ARCITE
				Penso di s,
	e a quel destino ho pazientemente
	disposto il resto della vita.

PALAMONE
				O cugino Arcite,
	dov' ora Tebe? Dov' la nostra nobile terra?
	Dove sono i nostri amici e parenti? Mai pi
	avremo la consolazione di guardarli, mai di vedere
	l'ardita giovent competere nei giochi dell'onore,
	impavesati dei pegni sgargianti delle loro dame,
	come alte navi a vele spiegate; e poi gettarci in mezzo a loro
	e come il vento dell'est lasciarli tutti dietro a noi
	quasi fossero nuvole pigre; cos Palamone e Arcite,
	muovendosi appena e con sprezzatura
	superavano le lodi della gente, vincevano gli allori,
	prima che ci venissero augurati. Mai pi
	noi due brandiremo, come gemelli in onore,
	le nostre armi, o sentiremo i focosi cavalli
	come il mare in tempesta sotto a noi! Le nostre buone spade adesso -
	migliori non ne port il dio della guerra dagli occhi insanguinati -
	strappate al nostro fianco, come l'et dovranno arrugginire,
	e ornare i templi di quegli dei che ci sono avversi;
	queste mani mai pi l'estrarranno come fulmini
	per folgorare eserciti interi.

ARCITE
					No, Palamone,
	questi sogni sono prigionieri con noi; siamo qui,
	e qui il fiore della nostra giovent dovr appassire
	come una primavera prematura; qui si trover la vecchiaia,
	e - quel che  pi doloroso, Palamone - senza famiglia.
	I dolci abbracci d'una amorosa moglie,
	carichi di baci, armati di mille cupidi,
	mai circonderanno il nostro collo; e non conosceremo
	discendenza; copie di noi stessi non vedremo mai
	a rallegrare l'et matura, e come ad aquilotti insegnar loro
	a scrutare arditamente verso bagliori d'armi, e dire
	'Ricordate quel che furono i vostri padri, e vincete!'
	Fanciulle dal dolce sguardo piangeranno il nostro esilio,
	e malediranno nelle loro canzoni la fortuna cieca,
	finch, vergognandosi, ella vedr il torto che ha fatto
	a giovent e natura. Questo  il nostro mondo;
	non avremo altro da conoscere qui che noi stessi,
	sentiremo solo l'orologio che conta le nostre disgrazie.
	La vite crescer, ma noi non la vedremo;
	l'estate verr, e con lei ogni delizia,
	ma il morto e freddo inverno abiter qui per sempre.

PALAMONE
	Troppo vero, Arcite. I nostri levrieri tebani,
	che scuotevano l'antica foresta coi loro latrati,
	non dovremo pi richiamare, n pi impugnare
	i nostri acuti giavellotti, mentre l'infuriato cinghiale
	fugge come un turcasso prtico il nostro inseguimento,
	trafitto da ben temprate frecce. Tutte le belle attivit,
	cibo e nutrimento di animi nobili,
	in noi due qui si spegneranno; noi moriremo -
	che  la maledizione della fama - infine,
	figli del dolore e dell'ignoranza.

ARCITE
					Eppure, cugino,
	anche dal profondo di queste sventure,
	da tutto ci che il fato pu infliggerci,
	io vedo sorgere due consolazioni, due perfette benedizioni,
	se piacer agli dei; tenere qui una coraggiosa pazienza,
	e usufruire delle nostre disgrazie insieme.
	Finch Palamone  con me, mi prenda un colpo
	se penso che questa  la nostra prigione.

PALAMONE
						Certamente,
	 una grande fortuna, cugino, che i nostri destini
	fossero appaiati l'uno all'altro.  verissimo, due anime
	poste in due nobili corpi, soffrano pure
	l'amarezza del fato, purch crescano insieme,
	non s'abbatteranno mai, non possono, e se pure fosse possibile,
	un coraggioso affronta la morte come il sonno, e tutto  finito.

ARCITE
	E se facessimo buon uso di questo luogo
	che tutti gli uomini odiano tanto?

PALAMONE
					Come, nobile cugino?

ARCITE
	Perch non considerare questa prigione come sacro asilo,
	che ci protegga dalla corruzione di uomini inferiori?
	Siamo giovani e ancora desideriamo le vie dell'onore,
	che libert e contatti volgari, veleno
	degli spiriti puri, potrebbero come tentatrici
	lusingarci a deviare da esse. Quali degni oggetti
	possono esistere di cui le nostre fantasie
	non possano appropriarsi? Ed essendo qui cos insieme,
	siamo una risorsa infinita l'uno per l'altro;
	siamo moglie uno all'altro, sempre generatrice
	di nuova prole d'amore; siamo padre, amici, compagni;
	siamo, l'uno nell'altro, famiglia.
	lo sono il vostro erede, e voi il mio; questo luogo
	 il nostro patrimonio; nessun tirannico oppressore
	oser privarcene; qui con un po' di pazienza
	avremo vita lunga e piena di affetto. Vizi non c'insidiano;
	la mano della guerra qui non colpisce alcuno, n i mari
	inghiottiscono la loro giovent. Se fossimo in libert,
	una moglie potrebbe dividerci legittimamente, o gli affari;
	i litigi consumarci; la malignit di uomini perversi
	insistere a cercarci. Potrei ammalarmi, cugino,
	dove voi non potreste saperlo, e cos morire
	senza la vostra nobile mano a chiudermi gli occhi,
	o pregare gli dei; mille occasioni,
	se non fossimo qui, ci separerebbero.

PALAMONE
					M'avete reso -
	grazie, cugino Arcite - quasi invaghito
	della mia prigionia. Quale disgrazia
	 vivere in giro per il mondo e dappertutto!
	 da bestia, mi sembra. Io qui trovo il palazzo;
	sono sicuro, maggiore contentezza; e tutti quei piaceri
	che lusingano la volont degli uomini alla vanit
	vedo ora chiaramente, e sono in grado
	di dire al mondo che  soltanto un'ombra appariscente
	che il vecchio Tempo passando si porta appresso.
	Che sarebbe stato di noi, vecchi alla corte di Creonte,
	dove il peccato  arbitro, lussuria e ignoranza
	le virt dei grandi uomini? Cugino Arcite,
	se gli dei pietosi non ci avessero messi in questo posto,
	saremmo morti come loro, vecchi malati, non compianti,
	e con le maledizioni della gente per epitaffio.
	Devo dire di pi?

ARCITE
			Io vi ascolterei ancora.

PALAMONE
						Lo farete.
	S' mai parlato di due che s'amassero.
	pi di noi, Arcite?

ARCITE
			Sicuramente no.

PALAMONE
	Non credo possibile che la nostra amicizia
	potrebbe mai lasciarci.

ARCITE
				Fino alla morte non lo potr;
[.Entrano Emilia e la sua Donna in basso.]
	e dopo morti i nostri spiriti saranno condotti
	tra quelli che amano in eterno.
[.Palamone vede Emilia.]
					Parlate ancora, signore.

EMILIA
	Questo giardino ha un mondo di delizie in s.
	Che fiore  questo?

DONNA
			Si chiama narciso, signora.

EMILIA
	Quello era un bel ragazzo, senza dubbio, ma uno sciocco
	ad amare se stesso; non c'erano abbastanza ragazze?

ARCITE [.a Palamone.]
	Vi prego, continuate.

PALAMONE
				S.

EMILIA [.alla Donna.]
					O erano tutte dure di cuore?

DONNA
	Non avrebbero potuto con uno cos bello.

EMILIA
						Tu non lo saresti.

DONNA
	Penso che non dovrei, signora.

EMILIA
					Brava figliola;
	ma bada bene alla tua bont, comunque.

DONNA
						Perch, signora?

EMILIA
	Gli uomini sono cose matte.

ARCITE
				Volete continuare, cugino?

EMILIA
	Potresti ricamare questi fiori con fil di seta, ragazza?

DONNA
								S.

EMILIA
	Voglio un vestito pieno di quelli e questi qua.
	Questo  un bel colore; non starebbe bene
	su una gonna, ragazza?

DONNA
	Graziosissimo, signora.

ARCITE
	Cugino, cugino, che vi prende, signore? Allora, Palamone!

PALAMONE
	Mai fin'adesso io fui in prigione, Arcite.

ARCITE
	Insomma, che succede, amico?

PALAMONE
					Guarda, e stupisci.
	Cielo,  una dea.

ARCITE
			Oh!

PALAMONE
				Inchinati.
	Costei  una dea, Arcite.

EMILIA
				Di tutti i fiori
	la rosa mi sembra il pi bello.

DONNA
				Perch, signora gentile?

EMILIA
	 l'emblema perfetto di una fanciulla;
	perch quando zefiro gentilmente l'accarezza,
	come modestamente essa si schiude, e colora la luce
	coi suoi casti rossori! Quando la tramontana s'avvicina,
	rude e impaziente, ecco che lei, come la castit,
	chiude le sue bellezze di nuovo nel bocciolo,
	e lo lascia al rovo volgare.

DONNA
				Eppure, buona signora,
	talvolta la sua modestia ondeggia tanto
	da cadere per questo; vergine,
	se la fanciulla ha un po' di rispetto, sar restia
	a seguire il suo esempio.

EMILIA
				Sei una sfacciata.

ARCITE
	 meravigliosamente bella.

PALAMONE
				 tutta la bellezza del mondo.

EMILIA
	Il sole si fa alto, andiamo dentro. Tieni questi fiori;
	vedremo come l'arte pu avvicinarsi ai loro colori.
	Ho il cuore cos pieno d'allegria, potrei mettermi a ridere.

DONNA
	Io potrei mettermi a letto, son sicura.

EMILIA
					E portartici qualcuno?

DONNA
	Quello dipende dai patti, mia signora.

EMILIA
				Be', mettetevi d'accordo, allora.
.Escono Emilia e la Donna..

PALAMONE
	Che pensate di questa bellezza?

ARCITE
					 cosa rara.

PALAMONE
	 solo rara?

ARCITE
		S, una bellezza impareggiabile.

PALAMONE
	Non potrebbe un uomo ben perder se stesso per amarla?

ARCITE
	Non posso parlare per voi; ma quanto a me,
	Al diavolo i miei occhi! Adesso sento le mie catene.

PALAMONE
	L'amate dunque?

ARCITE
			E chi non l'amerebbe?

PALAMONE
						E la desiderate?

ARCITE
	Pi della libert.

PALAMONE
	Io la vidi primo.

ARCITE
			Ma questo  niente.

PALAMONE
					Sar qualcosa invece.

ARCITE
	Anch'io la vidi.

PALAMONE
			S, ma non dovete amarla.

ARCITE
	Non lo far, come voi fate, per adorarla
	come cosa del cielo e dea beata,
	io l'amo come donna, per goderla;
	possiamo amare entrambi.

PALAMONE
				Voi non l'amerete per niente.

ARCITE
	Non amarla per niente? Chi me lo vieta?

PALAMONE
	Io che la vidi per primo; io che primo presi possesso
	con gli occhi miei di tutte quelle bellezze
	in lei rivelate all'umanit. Se tu l'ami
	o hai la speranza di render vani i miei desideri,
	sei un traditore, Arcite, e un individuo
	falso, come le tue pretese su di lei. Amicizia, parentela,
	e ogni legame tra di noi io li rinnego,
	se tu solo t'azzardi a pensarla.

ARCITE
					Ebbene, l'amo,
	e se la vita di tutta la mia famiglia dipendesse da ci,
	farei cos lo stesso; l'amo con tutta l'anima.
	Se per questo vi perder, addio, Palamone! Lo ripeto
	l'amo, e nell'amarla mi ritengo
	degno e libero d'amarla
	e con gli stessi diritti sulla sua bellezza
	di qualsiasi Palamone o essere vivente
	che sia figliolo d'uomo.

PALAMONE
				Io ti ho chiamato amico?

ARCITE
	S, e tale mi avete trovato; perch siete agitato cos?
	Lasciatevi trattare dispassionatamente. Non sono io
	parte del vostro sangue, del vostro cuore? Voi m'avete detto
	ch'io ero Palamone e voi eravate Arcite.

PALAMONE
						S

ARCITE
	Non posso io esser soggetto a quegli affetti,
	quelle gioie, dolori, rabbie, paure che patisce il mio amico?

PALAMONE
	Lo potete.

ARCITE
		Perch allora vi comportereste cos furtivo,
	da estraneo, cos all'opposto di un nobile cugino,
	verso l'amore solamente? Dite la verit, mi considerate
	indegno della visione di lei?

PALAMONE
				No, ma sleale,
	se insegui quella visione.

ARCITE
				Perch un altro
	vede per primo il nemico, debbo restare fermo,
	incurante del mio onore, e rinunciare all'assalto?

PALAMONE
	S, se quello  solo.

ARCITE
				Ma mettete che quello
	preferisca combattere con me?

PALAMONE
					Aspetta che lo dica,
	e poi usa la tua libert, ma se la insegui,
	che tu sia, come il maledetto che tradisce la patria,
	per sempre infame.

ARCITE
			Voi siete pazzo.

PALAMONE
					Dovr esserlo,
	finch tu rinsavisci, Arcite; per me  importante,
	e se in questa pazzia t'azzardo
	e prendo la tua vita, sar colpa tua.

ARCITE
					Vergogna, signore,
	vi comportate da bambino estremamente. Io l'amer;
	lo voglio,  mio dovere, ed oso farlo,
	ed  tutto corretto.

PALAMONE
			Oh se adesso, se adesso
	tu traditore ed il tuo amico avessimo la fortuna
	d'un'ora in libert e d'impugnare
	le nostre buone spade; t'insegnerei subito
	che cosa sia rubare l'affezione di un altro!
	Tu sei pi vile in ci d'un tagliaborse.
	Se metti ancora la testa fuori da questa finestra,
	sull'anima mia che ti c'inchiodo.

ARCITE
	Non ci provare, scemo, non puoi, non ce la fai.
	Metter fuori la testa? Ci getter il mio corpo,
	e salter in giardino, appena la vedr,
	e mi pianter tra le sue braccia alla faccia tua.

.Entra il Carceriere sopra..

PALAMONE
	Adesso basta; arriva il guardiano. C' tempo
	per spaccarti la testa con le mie catene.

ARCITE
						Provaci.

CARCERIERE
	Col vostro permesso, signori.

PALAMONE
				Che c', buon guardiano?

CARCERIERE
	Milord Arcite, dovete subito andare dal Duca.
	E perch ancora non lo so.

ARCITE
				Son pronto, guardiano.

CARCERIERE
	Principe Palamone, devo privarvi per qualche tempo
	della compagnia del vostro bel cugino.
.Escono Arcite e il Carceriere..

PALAMONE
						E me pure,
	non appena vi piaccia, della vita. Perch lo cercano?
	Forse la sposer;  di bell'aspetto,
	ed  probabile che il Duca abbia notato
	sia la sua nobilt che la persona. Ma la sua falsit!
	Perch un amico diventa traditore? Se ci
	gli procurer una moglie cos nobile e bella,
	gli uomini onesti mai pi dovranno amare. Ancora una volta
	vorrei almeno vedere quella bellezza; beato giardino,
	e frutta, e fiori ancora pi beati che fiorite
	quando i suoi occhi splendidi si posano su voi! Vorrei essere,
	per tutta la fortuna della mia vita di poi,
	quell'alberello, quell'albicocco in fiore;
	come crescerei, e butterei le mie braccia vogliose
	dentro la sua finestra! Le porterei frutta
	degna d'esser mangiata dagli dei; giovent e piacere
	mentre l'assaggia verrebbero su lei moltiplicati,
	e se non  gi divina, la farei
	cos vicina agli dei nella natura, che ne avrebbero paura;
	e allora, son sicuro, mi amerebbe.
.Entra il Carceriere..
					Allora, guardiano?
	Dov' Arcite?

CARCERIERE
			Esiliato. Il Principe Piritoo
	ottenne per lui la libert; ma mai pi,
	per giuramento e a pena della vita, dovr mettere piede
	in questo regno.

PALAMONE
			 un uomo fortunato!
	Rivedr Tebe, e chiamer alle armi
	gli arditi giovani, che quando gli ordiner la carica
	si butteranno come fuoco. Arcite avr fortuna
	se oser diventare un degno amante,
	e pure in campo affrontare una battaglia per lei;
	e se allora la perder, sar un freddo codardo.
	Quante occasioni per dimostrare coraggio e conquistarla
	purch sia il nobile Arcite; mille modi!
	Fossi libero io, farei cose
	di tale valorosa enormit che la signora,
	questa timida vergine, si dovrebbe far uomo,
	e cercare di possedermi!

CARCERIERE
				Milord, per voi
	ho pure quest'incarico -

PALAMONE
				Scaricarmi la vita?

CARCERIERE
	No, ma da questo luogo rimuovere Vostra Signoria;
	le finestre sono troppo facili.

PALAMONE
				L'inferno si prenda
	chi mi vuole tanto male! Ti prego, uccidimi.

CARCERIERE
	E poi essere impiccato?

PALAMONE
				Per questa buona luce,
	se avessi una spada ti ucciderei.

CARCERIERE
					Perch mai, milord?

PALAMONE
	Tu mi bombardi di tali miserabili notizie una dopo l'altra
	che non sei degno di vivere. Non me ne vado.

CARCERIERE
	Ma dovete, milord.

PALAMONE
			Potr vedere il giardino?

CARCERIERE
	No.

PALAMONE
		E allora  deciso. Non me ne vado.

CARCERIERE
	Dovr costringervi allora; e poich siete pericoloso,
	vi applicher altri ferri.

PALAMONE
				Avanti, buon guardiano.
	Li agiter in tal modo che non dormirete pi;
	vi far una nuova moresca. Devo andare?

CARCERIERE
	Non c' altro da fare.

PALAMONE
				Addio, cara finestra;
	non possa mai il vento scortese farti male. O mia signora,
	se hai mai provato cosa sia il dolore,
	immagina come soffro. - Su, ora seppelliscimi.
.Escono..

/:/Scena II


.Entra Arcite..

ARCITE
	Bandito dal regno?  un beneficio,
	una grazia per cui gli devo render grazie; ma bandito
	dal godere di quel viso per cui muoio,
	oh, questa fu una punizione crudele, una morte
	oltre l'immaginazione; una vendetta
	che, neppure fossi vecchio e malvagio, tutti i miei peccati
	potrebbero mai farmi cascare addosso. Palamone,
	ora sei tu in vantaggio; tu resterai a vedere
	i suoi occhi splendenti sorgere ogni mattina alla tua finestra,
	e inondarti di vita; ti nutrirai
	della dolcezza di una bellezza nobile
	che la natura mai fece di meglio, n mai far.
	Buoni dei, quale felicit  toccata a Palamone!
	Venti a uno che arriver a parlarle,
	e se lei  gentile quanto  bella,
	so che sar sua; con la lingua egli sa placare
	tempeste, e fare le orride rocce innamorare. Come sia sia,
	la morte  il peggio; non lascer lo stato.
	So che il mio  solo un mucchio di rovine,
	e l non c' rimedio. Se vado, egli l'avr.
	Decido dunque per un travestimento che compier
	o terminer il mio destino. Bene o male che vada, son contento;
	la vedr e sar a lei vicino, o sar morto.

.Entrano quattro Rustici e uno con una ghirlanda davanti a loro..

PRIMO RUSTICO
	Maestri, io ci sar, questo  sicuro.

SECONDO RUSTICO
	Anch'io ci sar.

TERZO RUSTICO
	E anch'io.

QUARTO RUSTICO
	E allora, eccomi qua, ragazzi; al peggio  una sgridata.
	Si fermi l'aratro per oggi; fischier il recupero
	sulla coda delle ronzine domani.

PRIMO RUSTICO
					Sono convinto
	che avr la moglie gelosa come una tacchina;
	ma non fa niente, io ci sto, e lei borbotti.

SECONDO RUSTICO
	Saltale addosso domani notte e forniscila bene,
	ed  subito pace.

TERZO RUSTICO
			Ma s, mettile
	una bacchetta in pugno, e la vedrai
	imparare una lezione nuova, e far la brava ragazza.
	Ci saremo tutti, allora, per il calendimaggio?

QUARTO RUSTICO
						Esserci?
	E chi lo mancherebbe?

TERZO RUSTICO
				Ci sar Arcade.

SECONDO RUSTICO
						E Senese,
	e Ricade, i migliori ragazzi che mai ballarono
	sotto un albero verde; e le ragazze le conoscete, eh!
	Ma il nostro delicato don, il maestro di scuola,
	ci sar? Che ne dite? Perch  lui che dirige, lo sapete.

TERZO RUSTICO
	Quello si mangia un abic piuttosto di mancare. Andiamo,
	la storia  troppo avanti tra lui
	e la figlia del conciapelli per lasciar perdere ora;
	e lei dovr vedere il Duca, e poi dovr ballare.

QUARTO RUSTICO
	Ce la faremo?

SECONDO RUSTICO
			Tutti i ragazzi d'Atene
	ci soffieranno dietro ai pantaloni! [.Si mette a ballare.]
					Ed io sar qui
	ed io sar l, per la nostra citt, e poi di nuovo qui
	e poi di nuovo l! Ehi, ragazzi, hurrah per i tessitori!

PRIMO RUSTICO
	Ma bisogner farlo nel bosco.

QUARTO RUSTICO
					Oh, scusate.

SECONDO RUSTICO
	Assolutamente, cos dice la nostra cosa di studi;
	dove egli stesso far un sermone al Duca
	molto stupefacente a nostro beneficio.  un grande nel bosco;
	ma portalo in pianura, e la sua scienza perde le tracce.

TERZO RUSTICO
	Vedremo i giochi, e poi ognuno al suo posto;
	e, cari compagni, facciamo le prove senz'altro
	prima che le signore ci vedano, e facciamole bene,
	e Dio sa cosa ne potr venir fuori.

QUARTO RUSTICO
	D'accordo; finiti i giochi, toccher a noi.
	Forza, ragazzi, e in gamba!

ARCITE
				Scusate, onesti amici;
	dove siete diretti, prego?

QUARTO RUSTICO
				Dove?
	Ma senti, che domanda!

ARCITE
				S,  una domanda
	per me che non so.

TERZO RUSTICO
				Ai giochi, amico.

SECONDO RUSTICO
	Dove siete cresciuto per non saperlo?

ARCITE
					Non lontano, signore.
	E questi giochi sono oggi?

PRIMO RUSTICO
					Eccome se ci sono,
	e tali che non vedeste mai. Il Duca stesso
	ci sar in persona.

ARCITE
			Cosa sono le gare?

SECONDO RUSTICO
	Lotta e corsa. [.A parte.] Bel tipo questo qui.

TERZO RUSTICO
	Tu non ci vieni?

ARCITE
			Non ancora, signore.

QUARTO RUSTICO
						Allora, signore,
	fate con comodo. - Andiamo, ragazzi.

PRIMO RUSTICO
						Mi d da pensare.
	Quest'uomo ha l'anca per il colpo di rovescio;
	guardate, il corpo sembra fatto su misura.

SECONDO RUSTICO
						Che m'impicchino, per
	se oser provarci; che l'impicchino, pappa di prugne!
	Quello lottare? Quello fa uova arrosto! Su, sbrighiamoci, ragazzi.
.Escono i quattro Rustici e il portatore di ghirlanda..

ARCITE
	Qui mi si offre un'occasione
	che non avrei osato sperare. Sapevo come far bene la lotta,
	i migliori la chiamavano eccellente; e correre
	pi veloce di quanto il vento su un campo di grano,
	piegando le spighe piene, mai volasse. Tenter
	e ci andr in umile travestimento; chiss
	che la mia fronte non sia cinta d'alloro,
	e la fortuna mi favorisca a un posto
	dove io possa sempre restare nella vista di lei?.Esce..

/:/Scena III


.Entra la Figlia del Carceriere sola..

FIGLIA
	Perch dovrei amare questo signore?  improbabile
	che egli mai s'affezioner a me; io sono inferiore,
	mio padre il volgare guardiano della sua prigione,
	e lui un principe. Sposarlo, nessuna speranza;
	fargli da concubina,  sciocco. Basta, perci!
	In che situazioni siamo spinte noi ragazze
	quando arriviamo ai quindici! Prima lo vidi;
	vedendolo, pensai che era un bell'uomo;
	c' tanto in lui da piacere a una donna -
	se a lui cos piacesse concederlo - quanto mai
	questi occhi videro finora. Poi, ne provai piet,
	e cos avrebbe fatto ogni ragazza, sulla mia coscienza,
	che mai sogn, o promise la sua verginit
	a un bel ragazzo. Eppoi l'amai,
	estremamente l'amai, infinitamente l'amai;
	eppure aveva un cugino, anche bello come lui;
	ma nel mio cuore c'era Palamone, e l,
	Signore, che tumulto ci mantiene! Sentirlo
	cantare la sera, che paradiso! Eppure,
	le sue canzoni sono tristi. Che parlasse cos bene
	mai vi fu gentiluomo; quando io entro
	a portargli l'acqua la mattina, prima
	inchina il suo nobile corpo, poi mi saluta, cos:
	"Bella, gentile fanciulla, buon mattino; la tua dolcezza
	ti procuri un felice marito." Una volta mi baci;
	che mi fece amar di pi le mie labbra dieci giorni -
	Vorrei che lo facesse ogni mattina!  molto infelice,
	ed io altrettanto a veder la sua pena.
	Che dovrei fare per fargli sapere che l'amo?
	Perch me lo godrei cos volentieri. E se mi azzardassi
	a liberarlo? Che dice la legge poi? Ecco qua
	per la legge o la famiglia! Lo far:
	e stanotte, o domani, egli mi amer. .Esce..

/:/Scena IV


.Brevi squilli di tromba e grida all'interno. Entrano Teseo, Ippolita, Piritoo, Emilia, Arcite vestito da contadino, con una ghirlanda, e altri contadini e seguito..

TESEO [.ad Arcite.]
	Avete ben meritato; non ho visto,
	dopo Ercole, un uomo dai muscoli pi solidi.
	Quel che siate, a correre e lottare siete il migliore
	dei nostri tempi.

ARCITE
			Sono orgoglioso di piacervi.

TESEO
	Quale nazione vi dette i natali?

ARCITE
	Questa, ma in regione remota, principe.

TESEO
	Siete un gentiluomo?

ARCITE
				Mio padre diceva cos,
	e a tale gentilezza mi dette educazione.

TESEO
	Siete il suo erede?

ARCITE
			Il suo minore, sire.

TESEO
					Vostro padre
	 certo fortunato, allora. Che prova chi siete?

ARCITE
	Un po' di ogni nobile attivit;
	sapevo come si tiene un falcone, e s'incita
	un nutrito latrare di cani; non m'azzardo a lodare
	la mia prestanza a cavallo, ma chi mi conobbe
	la diceva mia migliore dote; infine, e pi importante,
	vorrei mi si pensasse un soldato.

TESEO
					Siete perfetto.

PIRITOO
	In fede mia, un uomo completo.

EMILIA
					 cos.

PIRITOO
	Che ve ne pare, signora?

IPPOLITA
				Son piena d'ammirazione;
	non ho visto un uomo cos giovane, cos nobile -
	se dice il vero - della sua condizione.

EMILIA
						 certo
	che sua madre fu una donna bellissima;
	la sua faccia, direi, va in quella direzione.

IPPOLITA
						Ma il suo corpo
	e il bollente spirito denunciano un animoso padre.

PIRITOO
	Ammirate la sua virt, che, come un sole nascosto,
	irrompe dai suoi abiti dimessi.

IPPOLITA
					 nato bene,  certo.

TESEO
	Cosa v'indusse a cercare questo posto, signore?

ARCITE
						Nobile Teseo,
	ad acquistare fama, e servire al mio meglio
	una ben meritata meraviglia quale tu sei;
	perch solo alla tua corte, di tutte al mondo,
	risiede l'onore schietto.

PIRITOO
				Tutto quello che dice  nobile.

TESEO
	Signore, vi siamo molto grati per la vostra fatica,
	e non sar vano il vostro desiderio; Piritoo,
	disponete di questo bravo gentiluomo.

PIRITOO
						Grazie, Teseo.
[.ad Arcite.]
	Qualunque cosa siate siete mio, ed io vi assegno
	ad un servizio nobilissimo, a questa signora,
	questa risplendente vergine; prego onorate la sua bont.
	Avete onorato il suo bel compleanno con le vostre qualit,
	ed in premio, siete suo; baciate la sua bella mano, signore.

ARCITE
	Signore, siete un nobile donatore. [.A Emilia.] Carissima bellezza,
	cos lasciate che sigilli la mia giurata fede.
.Le bacia la mano..
						Se il vostro servo,
	la vostra pi indegna creatura, appena v'offenda,
	ordinategli di morire; lo far.

EMILIA
				Sarebbe troppo crudele.
	Se meritate bene, signore, lo vedr presto.
	Voi siete mio;
	e alquanto meglio del vostro rango vi tratter.

PIRITOO
	Vedr che siate equipaggiato, e poich dite
	che siete cavaliere, debbo pregarvi
	nel pomeriggio di montare; per  uno focoso.

ARCITE
	Lo preferisco, principe; eviter cos
	d'irrigidirmi in sella.

TESEO [.a Ippolita.]
			Cara, dovrete esser pronta,
	e voi, Emilia, e voi, amico, e tutti,
	domani prima del sole, per fare ossequio
	a Maggio fiorito, nel bosco di Diana. Messere,
	servite bene la vostra signora; Emilia, confido
	che non verr appiedato.

EMILIA
				Sarebbe un peccato, sire,
	finch ho cavalli. [.Ad Arcite.] Fate la vostra scelta, e quello
	che vi occorrer in futuro, dovrete solo farmelo sapere;
	se mi servite fedelmente, v'assicuro
	mi troverete una padrona affezionata.

ARCITE
						Se non lo faccio,
	ch'io mi ritrovi con quello che mio padre di pi odiava,
	vergogna e botte.

TESEO
			Andate in testa al corteo; l'avete meritato.
	Cos sar; riceverete tutti i tributi
	dovuti all'onore conquistato, sarebbe ingiusto altrimenti. -
	Sorella, mi si maledica, avete un servitore
	che, se io fossi donna, farebbe da padrone;
	ma voi siete discreta.

EMILIA
				In questo, spero, assai discreta, sire.
.Trombe. Escono..

/:/Scena V


.Entra la Figlia del Carceriere sola..

FIGLIA
	Che tutti i duchi e tutti i diavoli ruggiscano pure;
	lui  in libert. Ho arrischiato per lui,
	e l'ho condotto fuori. Ad un boschetto
	a un miglio da qui l'ho mandato, dove un cedro
	pi alto degli altri si spande come un platano,
	proprio accanto a un ruscello, e l si terr nascosto,
	finch'io gli porter lime e cibo, perch ancora
	non s' liberato dei suoi braccialetti di ferro. O amore,
	che bambino di cuore saldo sei! Mio padre
	preferiva affrontare il freddo ferro prima di farlo.
	Io l'amo oltre l'amore, ed oltre la ragione,
	o la saggezza, o la sicurt; gliel'ho fatto sapere.
	Non m'importa, sono disperata. Se la legge
	mi scopre, e poi condanna per questo, ci saranno ragazze,
	fanciulle di cuore puro, che canteranno il mio elogio,
	e diranno alla storia che la mia morte fu nobile,
	quasi una martire. La via che prender
	intendo che sar anche la mia; certo non pu
	essere cos disumano da lasciarmi qui?
	Se lo facesse, alle ragazze non sar pi cos facile
	credere negli uomini. Ancora per non mi ha ringraziata
	per ci che ho fatto, no, neppure un bacio,
	e questo, mi sembra, non  una bella cosa; e quasi
	ho dovuto convincerlo a tornare un uomo libero,
	tanto protestava per il torto che faceva
	a me e a mio padre. Lo stesso, spero,
	quando ci avr pensato sopra, questo mio amore
	metter pi radici dentro a lui. Faccia
	quel che vorr di me, purch mi tratti bene;
	perch cos dovr trattarmi, o grider che lui,
	ed anche al suo cospetto, non  un uomo. Ora
	lo fornir del necessario, e prender i miei vestiti,
	e per ogni sentiero della terra m'avventurer
	purch lui sia con me; accanto a lui, come un'ombra
	sempre rester. Entro un'ora il putiferio
	si scatener per la prigione; ed io allora
	sar a baciare l'uomo che cercheranno. Addio, padre;
	procurati molti altri prigionieri come lui, e figlie come me,
	e presto potrai fare il guardiano di te stesso. Ed ora a lui.
.Esce..

/:/ATTO III



.Scena I


.Trombe in luoghi diversi. Rumori e incitazioni come di gente alla festa del calendimaggio. Entra Arcite solo..

ARCITE
	Il Duca ha perso Ippolita; ognuno and
	ad un diverso prato. Questo  un rito solenne
	che si deve al Maggio fiorito, e gli Ateniesi l'offrono
	con cerimonie elaborate. O regina Emilia,
	pi fresca del Maggio, pi dolce
	dei suoi boccioli d'oro sui rami, o di tutti
	O smaltati gioielli del campo o del giardino - s,
	noi sfidiamo anche la riva d'ogni ninfa
	che fa la corrente apparire di fiori - tu, o gioiello
	del bosco, del mondo, hai parimenti benedetto un luogo
	con la tua sola presenza. Nella tua fantasia
	potessi io, povero mortale, un giorno introdurmi
	ed occupare un tuo casto pensiero! Caso tre volte beato
	capitare una tale padrona, e cos
	assolutamente inaspettato! Dimmi, signora Fortuna,
	subito dopo Emilia mia regina, fino a che punto
	potr andarne fiero. Ella si cura molto di me,
	mi ha messo vicino a lei; e in questa vaga mattina,
	primavera di tutto l'anno, mi regala
	un paio di cavalli; due destrieri ben degni
	d'esser montati da una coppia di re in un campo
	dove si decidesse il diritto alla corona. Ahim, ahim,
	povero cugino Palamone, povero prigioniero, tu
	che neppure sogni la mia fortuna,
	ti consideri l'oggetto pi fortunato, per essere
	cos vicino a Emilia; mi pensi a Tebe,
	e perci infelice, anche se libero. Ma se
	tu sapessi che io colgo il respiro della mia padrona,
	nell'orecchio il suo discorso, mi beo del suo sguardo - oh, cugino,
	quale passione s'impadronirebbe di te!

.Entra Palamone come da dietro un cespuglio, in catene; agita il pugno verso Arcite..

PALAMONE
						Cugino traditore,
	proveresti su di te la mia passione, se queste insegne
	di prigionia non avessi addosso, e in questa mano
	tenessi una spada. Per tutti i giuramenti messi insieme,
	io e la giustizia del mio amore faremmo di te
	un traditor confesso, oh, tu il pi perfido
	che mai ebbe gentile aspetto, il pi vuoto d'onore
	che mai port nobile stemma, il pi falso cugino
	che mai fu parente di sangue. Tu la chiami tua?
	Lo prover anche in catene, con queste mani,
	prive d'armi, che tu menti, e altro non sei
	che un ladro in amore, uno scarto di nobilt
	indegno perfino del nome di vassallo. Avessi una spada,
	e libero dai ceppi...

ARCITE
			Caro cugino Palamone...

PALAMONE
	Cugino Arcite, rivolgiti a me con il linguaggio
	che hai dimostrato coi fatti.

ARCITE
					Non trovando
	nel cerchio del mio petto alcuna volgare qualit
	che mi faccia simile al blasone che m'attribuite,
	eccovi una risposta cortese:  la vostra passione
	che cos travede, che essendo vostra nemica
	non pu essere gentile con me. Onore ed onest
	io rispetto e ad essi m'attengo, per quanto
	voi li ignoriate in me, e secondo queste norme, buon cugino,
	continuer a comportarmi. Vi piaccia, perci,
	esprimere in termini cortesi le vostre lagnanze, poich
	la contesa  con un pari vostro, il quale intende
	rimuovere l'ostacolo nello spirito e con la spada
	di un vero gentiluomo.

PALAMONE
				Non oseresti, Arcite!

ARCITE
	Cugino mio, cugino mio, siete stato ben avvisato
	di quanto io osi; m'avete visto usare la spada
	contro i consigli della paura. Sicuramente da un altro
	non sopportereste ch'io fossi messo in dubbio, ma il silenzio
	rompereste, perfino in un santuario.

PALAMONE
						Signore,
	vi ho visto agire in tali situazioni che bene
	potrebbero provare il vostro eroismo; avevate fama
	di buon e ardito cavaliere. Ma non l'intera settimana  bella
	se piove un giorno; il loro carattere coraggioso
	perdono gli uomini quando cedono al tradimento,
	e allora combattono come orsi forzati, che fuggirebbero
	se non fossero legati.

ARCITE
				Cugino, meglio fareste
	a parlare e agitarvi cos davanti a uno specchio
	che all'orecchio di colui che ora vi disdegna.

PALAMONE
							Vieni qui,
	liberami da queste fredde catene, dammi una spada,
	anche arrugginita, e della carit
	di un pasto fammi credito. Vieni davanti a me poi,
	una buona spada in mano, e di' soltanto
	che Emilia  tua: io ti perdoner
	il torto che mi hai fatto - la vita, pure,
	se avrai la vittoria; e le anime valenti tra le ombre
	che son morte da prodi, quando mi chiederanno
	notizie dalla terra, non avranno altra che questa,
	che tu sei coraggioso e nobile.

ARCITE
					Siate di buon animo;
	tornate nel vostro spinoso rifugio.
	Sotto la protezione della notte, torner qui
	con cibo sostanzioso; quest'impicci
	limer via; avrete abiti, e profumi
	per coprire l'odore della prigione. Dopo
	che vi sarete sgranchito, dite soltanto "Arcite,
	sono pronto," e sar l per voi
	sia spada che armatura.

PALAMONE
				O voi cieli, pu uno
	cos nobile commettere un'azione vergognosa? Nessuno
	se non Arcite; perci nessuno se non Arcite
	in questo osa tanto.

ARCITE
				Dolce Palamone!

PALAMONE
	Abbraccio voi e la vostra offerta - ma lo faccio
	solo per la vostra offerta, signore; alla vostra persona,
	senza ipocrisia, non potrei augurare
	altro che il filo della mia spada.
.Suono di corni fuori scena; trombe..

ARCITE
					Sentite i corni;
	rientrate nella vostra tana, o il nostro incontro
	sar sventato prima dell'inizio. Datemi la mano; addio;
	vi porter ogni cosa necessaria; vi prego
	confortatevi e siate forte.

PALAMONE
				Prego, mantenete la promessa;
	e fate quest'atto con faccia irata. Chiaramente
	voi non mi amate; mostratemivi ostile, dunque,
	meno olio nelle vostre parole; per quest'aria,
	vorrei ad ogni parola darvi un pugno, la bile
	in me non cede alla ragione.

ARCITE
					Avete parlato chiaro.
	Ma scusatemi dall'usare parole offensive; quando sprono
	il mio cavallo, io non l'insulto; contentezza o rabbia
	in me hanno una sola espressione.
.Suonano i corni..
					Sentite, signore, suonano
	il raduno al banchetto; avrete capito
	che ho un incarico l.

PALAMONE
				Signore, il vostro servizio
	non pu piacere al cielo, e certo l'incarico
	 stato ottenuto con l'inganno.

ARCITE
					Ben guadagnato, invece.
	Sono convinto che questa disputa, infetta tra noi,
	dev'essere curata da un salasso. Chiedo
	che alla vostra spada affidiate il dibattito,
	e non se ne parli pi.

PALAMONE
				Ancora una parola.
	Ora voi andate a contemplare la mia dama -
	poich, badate, essa  mia -

ARCITE
				No, dunque -

PALAMONE
						No, vi prego.
	Voi parlate di nutrirmi per ridarmi forza;
	ma ora vi avviate a contemplare un sole
	che ristora chi lo guarda; l voi avete
	un vantaggio su di me, ma godetelo finch
	io possa imporre il mio rimedio. Addio. .Escono..

/:/Scena II


.Entra la Figlia del Carceriere sola..

FIGLIA
	Non ha compreso quale macchia intendessi,  andato
	per conto suo. Ora  quasi mattina.
	Poco m'importa; vorrei che fosse notte perpetua,
	e l'oscurit signora della terra. Senti;  un lupo!
	In me il dolore ha ucciso la paura, e tranne una cosa
	non m'importa di nulla, e quella  Palamone.
	Non faccio conto se i lupi mi sbranassero, se solo
	egli avesse questa lima; e se lo chiamassi?
	Non posso gridare; se urlassi, che sarebbe poi?
	Se non rispondesse, richiamerei un lupo,
	e gli farei un bel servizio. Ho sentito
	strani ululati per tutta questa notte; e se fosse
	che gi ne han fatto preda? Egli non ha armi;
	non pu correre; il tintinnio delle sue catene
	potrebbe richiamare bestie feroci, che hanno in s
	un istinto per riconoscere un uomo disarmato
	e fiutano dove c' resistenza. Potrei giurarci
	che l'hanno fatto a pezzi; ulularono tutti insieme,
	e poi lo mangiarono; e cos  finita.
	Fatti coraggio e suona la campana. E poi che sar di me?
	Tutto  finito ora che lui  andato. No, no, m'inganno;
	mio padre sar impiccato per la sua fuga,
	io a mendicare, se tenessi alla vita tanto
	da negare la mia azione; ma non lo far,
	dovessi soffrire la morte in mille modi. Sono confusa;
	non presi cibo questi due giorni; solo un poco d'acqua.
	Non ho chiuso gli occhi, se non quando
	le palpebre spazzavan via il salmastro. Ahim,
	sciogliti, vita, prima ch'io perda il senno,
	e non m'anneghi, o pugnali, o m'impicchi.
	O edificio della natura, cedi in me del tutto,
	Se i tuoi pi forti sostegni si sono piegati! Da che parte adesso?
	La via migliore  la pi breve alla tomba;
	ogni passo che erri altrove  tortura. Ecco,
	la luna  tramontata, i grilli stridono, la strige
	invoca l'alba. Ogni compito  concluso,
	tranne quello in cui fallisco; ma il punto  questo,
	una fine, ed  tutto. .Esce..

/:/Scena III


.Entra Arcite, con cibo, vino, e lime..

ARCITE
	Dovrei esserci vicino. Ehi l, cugino Palamone!

.Entra Palamone..

PALAMONE
	Arcite?

ARCITE
		Sono io. Vi ho portato cibo e lime;
	venite avanti e non temete, non c' Teseo qui.

PALAMONE
	E nessuno onesto come lui, Arcite.

ARCITE
					Lasciate perdere;
	litigheremo pi tardi. Venite, fatevi coraggio;
	non morirete come una bestia. Ecco, signore, bevete,
	so che siete debole; poi vi parler.

PALAMONE
	Arcite, ora potresti avvelenarmi.

ARCITE
					Potrei;
	ma perch dovrei aver paura di voi? Sedetevi, amico mio,
	basta con questi vaneggiamenti; ora,
	tornati ad essere quelli che eravamo,
	non parliamo da sciocchi e da codardi. Alla vostra salute!
.Beve..

PALAMONE
	Avanti.

ARCITE
		Prego, allora, sedetevi, e lasciate che vi chieda,
	per tutta l'onest e onore in voi,
	di non far menzione di questa donna, ci turberebbe.
	Avremo tempo abbastanza.

PALAMONE
				Ebbene, signore, ve lo suggello.
.Beve..

ARCITE
	Mandate gi una bella sorsata, fa buon sangue, amico,
	non lo sentite come vi disgela?

PALAMONE
					Aspettate, ve lo dir
	dopo uno o due sorsi ancora.

ARCITE
					Non misuratelo;
	il Duca ne ha altro, cugino. Ora mangiate.

PALAMONE
					S.
.Mangia..

ARCITE
						Son contento
	che abbiate s buon appetito.

PALAMONE
					Son pi contento io
	che abbia trovato s buon cibo.

ARCITE
					Che cosa da pazzi star
	qui nei boschi selvaggi, eh, cugino?

PALAMONE
					S, per coloro
	con la coscienza inselvaggita.

ARCITE
				Son saporite le vostre vettovaglie?
	La vostra fame non ha bisogno di salse, vedo.

PALAMONE
							Non direi;
	ma se anche fosse, la vostra  troppo aspra, buon cugino.
	Questo cos'?

ARCITE
			Selvaggina.

PALAMONE
				Carne libidinosa;
	datemi ancora vino. Qua, Arcite, alle ragazze
	conosciute ai nostri giorni! La figlia di milord sovrintendente -
	la ricordate?

ARCITE
			Dopo di voi, cugino.

PALAMONE
	Amava un uomo dai capelli neri.

ARCITE
					Cos fu; ebbene, signore?

PALAMONE
	Ed ho sentito che si chiamava Arcite, e...

ARCITE
	Avanti, allora.

PALAMONE
			E l'incontrava sotto le fraschette.
	Che ci faceva l, cugino? Suonava il verginale?

ARCITE
	Qualcosa ci faceva, signore.

PALAMONE
			Che ce la faceva gemere per un mese -
	o due, o tre, o dieci.

ARCITE
				La sorella di milord cerimoniere
	ebbe pure la sua parte, se ben ricordo, cugino,
	se non c'erano frottole in giro; brindate a lei?

PALAMONE
							S.

ARCITE
	Una bella brunetta. Ci fu un tempo
	che i ragazzi eran fuori a cacciare - e un bosco,
	e un grande faggio - e poi tutta una storia -
	aah!

PALAMONE
		Per Emilia, ci giurerei! Pagliaccio,
	smettila con quest'allegria forzata; lo ripeto,
	quel sospiro t' uscito per Emilia. Vile cugino,
	osi per primo rompere il patto?

ARCITE
				Vi sbagliate.

PALAMONE
					Per il cielo e la terra,
	niente c' in te di onesto.

ARCITE
				Allora me ne vado;
	siete una bestia adesso.

PALAMONE
				Tale tu mi riduci, traditore.

ARCITE
	Ecco quanto vi serve; lime, e camicie, e profumi.
	Tomo da qui a due ore, e porto
	quello che placher ogni cosa.

PALAMONE
					Una spada e l'armatura!

ARCITE
	Non dubitate. Ora siete troppo sporco; addio.
	Toglietevi quei ninnoli; nulla vi mancher.

PALAMONE
						Messere...

ARCITE
	Basta con le parole. .Esce..

PALAMONE
			Se mantiene la promessa, per essa morir.
.Esce..

/:/Scena IV


.Entra la Figlia del Carceriere..

FIGLIA
	Ho tanto freddo, e anche tutte le stelle sono andate via,
	tutte le stelle piccoline, che sembrano lustrini.
	Il sole ha visto la mia pazzia. Palamone!
	Ahim, no; lui  in cielo. Dove mi trovo io ora?
	Quello l  il mare, e c' una nave; veh, come balla!
	E c' uno scoglio in agguato sotto l'acqua;
	ecco, ecco, ci va a sbattere sopra; ecco, ecco, ecco,
	s' aperta una falla, e grossa anche; come gridano!
	Mettetela sottovento, o tutto  perduto;
	su con una vela bassa o due, e virate di bordo, ragazzi.
	Buona notte, buona notte, siete andati. Ho tanta fame.
	Se potessi trovare un bel ranocchio; mi racconterebbe
	le novit da ogni parte del mondo; poi mi farei
	un galeone con una conchiglia, e navigherei
	est e nord-est fin dal Re dei Pigmei,
	che sa leggere bene l'avvenire. Mio padre adesso,
	venti a uno che lo issano su in un batter d'occhio
	domani mattina; io non dir nulla. [.Canta.]
	Ch mi taglier il vestito verde, un piede sopra il ginocchio,
	e mi scorcer la chioma d'oro, un pollice sotto l'occhio;
				eh, pocchio, pocchio, pocchio.
	Mi comprer un bianco destriero perch'io ci vada su
	e andr per tutto il mondo a cercarlo in su e in gi;
				eh, clicchete, clocchete, clu.
	Oh, s'avessi una spina adesso, come un usignuolo,
	a metterci contro il petto; senn m'addormento come un piolo.
.Esce..

/:/Scena V


.Entrano un Maestro di scuola, sei Rustici, uno vestito da babbuino, e cinque ragazzotte, pi un Tamburino.

MAESTRO
	Vergogna, vergogna,
	che tediosume ed arcipazzeria
	sta qui in mezzo a voi! Quante volte i miei rudimenti
	vi son stati spiegati, spremuti dentro,
	e, per metafora, perfino il brodo d'uva passa
	e il midollo del mio intendimento servito col cucchiaino?
	E com' che ancora gridate 'dove?' e 'come?'- e 'perch?'
	Voi cervelli di grossissima rascia, teste di genovese cotonazzo,
	ho detto 'cos lascia', e 'lascia l',
	e 'poi lascia', e nessuno mi capisce?
	.Proh deum, medius fidius ., voi tutti somari siete!
	Mannaggia, io sto qui; qua viene il Duca; l state voi
	nascosti nel boschetto. Il Duca compare; io mi approssimo,
	e al suo cospetto sortisco un discorso sapiente,
	con molte figurazioni; lui sente, e approva, e borbotta,
	e poi grida 'Bellissimo' ed io continuo; alla fine
	butto il berretto in aria - attenti! allora voi,
	come fecero un tempo Meleagro e il cinghiale,
	irrompete bellini davanti a lui, come veri innamorati,
	vi mettete graziosamente in fila, e dolcemente,
	secondo la figura, spassettate e giravoltate, ragazzi.

PRIMO RUSTICO
	E dolcemente cos faremo, Mastro Geraldo.

SECONDO RUSTICO
	Radunate la compagnia. Dov' il tamburino?

TERZO RUSTICO
	Ehi, Timoteo!

TAMBURINO
			Son qui, fanatici; eccomi a voi!

MAESTRO
	Ma, dico io, dove sono le donne?

QUARTO RUSTICO
				Qui c' la Franchina e Maddalena.

SECONDO RUSTICO
	E la Lucietta gambe bianche, e Barbara la tettona.

PRIMO RUSTICO
	E Nella la russola, che non manc mai al suo cavaliere.

MAESTRO
	Dove li avete i nastri, ragazze? Muovete leggiadro il corpo,
	e tenetevi dolci e leggere,
	ed ogni tanto riverenza e saltellino.
NELLA
	Lasciate fare a noi, signore.

MAESTRO
				Dov' il rimanente dei musici?

TERZO RUSTICO
	Dispersi come voi ordinaste.

MAESTRO
				Accoppiatevi, dunque,
	e vediamo cosa manca. Dov' il babbuino?
	Amico mio, la coda portala senza sconcezze
	o scandalezzi per le signore; e ricordati
	di saltare con audacia e coraggio,
	e quando abbai, di farlo con giudizio.

BABBUINO
					S, signore.

MAESTRO
	.Quousque tandem?. Qui manca una donna!

QUARTO RUSTICO
	Ora si va a bischeri; gli  tutto da rifare.

MAESTRO
	Abbiamo,
	come saggi scrittori sentenziano, lavato una tegola;
	siamo stati .fatuus., e faticato per niente.

SECONDO RUSTICO
	 la smorfiosa, lo scorfano scorbutico
	che promise solennemente di venire...
	Cecilia, la figlia del sarto;
	i prossimi guanti che le do saran di cane!
	Ma, se mi bidona una volta... Dillo tu, Arcade,
	lo giur sul vino e sul pane che non mancava.

MAESTRO
	Donne e anguille,
	dice un poeta saggio, se per la coda
	e con i denti non le tieni, ti sgusciano via.
	Nel buon uso questa era errata posizione.

PRIMO RUSTICO
	La pigli un gratta-gratta; ora ci ripensa?

TERZO RUSTICO
	Che cosa decidiamo, signore?

MAESTRO
					Nulla;
	il nostro progetto si  fatto nullit,
	e una dolente e una pietosa nullit, per giunta.

QUARTO RUSTICO
	Adesso che l'onore del borgo  in palio,
	adesso fa la permalosa e piscia sulle ortiche!
	Va in malora, questa me la ricordo; ci penser io a te.

.Entra la Figlia del Carceriere..

FIGLIA [.canta.]
	La .George Alow. veniva dal sud
		dalla costa dei Barbari-a;
	le vennero incontro le belle fregate,
		a una, a due, a tri-a.

	Ben trovate, ben trovate, voi belle fregate,
		e per dove veleggiate-a?
	Oh, tenetemi compagnia
		finch arrivo a casa mia-a.
C'eran tre allocchi che s'allocchirono per un gufino;
[.canta.]
		Uno disse che era un gufo,
			l'altro disse di no;
		il terzo disse che era una poiana
			e le campane via gli tagli.

TERZO RUSTICO
	Ecco una bella matta, maestro, arriva
	al momento giusto, matta come una lepre di marzo.
	Se riusciamo a farla ballare, siamo di nuovo a posto;
	scommetto che far i salti pi belli.

PRIMO RUSTICO
	Una matta? Ci siamo, ragazzi!

MAESTRO
	E voi siete matta, buona donna?

FIGLIA
				Sarei infelice altrimenti.
	Datemi la mano.

MAESTRO
			Perch?

FIGLIA
				Io so leggere l'avvenire.
	Siete scemo. Contate fino a dieci; c' cascato. Sciuh!
	Amico, non dovete mangiare pane bianco; se lo fate
	i denti vi sanguineranno a non finire. Balliamo, allora?
	Io vi conosco, siete stagnino; messere stagnino,
	non tappate pi buchi di quelli che dovreste.

MAESTRO
						.Dii boni.,
	io stagnino, madamigella?

FIGLIA
				Oppure negromante;
	evocatemi un diavolo adesso, e fategli suonare
	.Chi passa. con ossa e campanelle.

MAESTRO
					Andate a prenderla,
	e con buoni argomenti convincetela a starci.
	.Et opus exegi, quod nec Iovis ira nec ignis....
	Musica, e portatela dentro.

SECONDO RUSTICO
				Venite, ragazza, ecco i passi.

FIGLIA
	Conduco io.

TERZO RUSTICO
			Forza, forza.

MAESTRO
	Con blandizia e furberia! Via, ragazzi.
.Suono di corni dentro..
	Sento i corni; datemi un momento per pensare,
	e attenti al segnale. .Escono tutti tranne il Maestro..
			Pallade ispirami!

.Entrano Teseo, Piritoo, Ippolita, Emilia, Arcite e seguito..

TESEO
	Per di qua prese il cervo.

MAESTRO
				Restate, e edificatevi!

TESEO
	Che abbiamo qui?

PIRITOO
			Un rustico trattenimento, sulla mia vita, sire.

TESEO
	Ebbene signore, procedete, ci edificheremo.
	Signore, sedetevi; staremo a vedere.
.Vengono portati una sedia e degli sgabelli; le signore si siedono..

MAESTRO
	Tu valente Duca, ave e salute; salute grandini su voi, gentili dame!

TESEO
	Freddino come inizio.

MAESTRO
	Se solo v'intrattenga, il nostro rustico divertimento  fatto.
	Noi siamo pochi di quei congregati qui
	che rozza lingua fa apparir villani;
	e per dire la verit, e non favoleggiare
	siamo un'allegra brigata, oppure una ganga,
	o compagnia, o per estensione, .chorus.,
	che innanzi alla tua dignit una moresca danzer.
	Ed io che sono l'organizzatore di tutto,
	per ufficio .pedagogus., che faccio calare
	la ferula sulle brache dei piccini,
	e umilio con un bastone i pi cresciutelli,
	ora introduco questa macchinazione, o quest'intrattenimento;
	e, grazioso duca, la cui possente-terrificante fama
	da Dite a Dedalo, di posta in pilastro,
	 diffusa in giro, aiuta me, tuo meschin ben-volente,
	e coi tuoi occhi ammiccanti guarda a dritta e davanti
	a questo 'moro' prestante, di gran peso;
	'esca' viene ora avanti, che incollati insieme
	'moresca' diviene, e la ragione che ci ha condotti qua,
	centro del nostro gioco e di studio non poco.
	Io compaio per primo, bench rozzo, e incolto, e fangoso,
	a pronunciare al tuo nobile cospetto questo discorso,
	ai cui grandissimi piedi depongo il mio scrittorio;
	prossimi, il Sire di Maggio e Madonna Lucente;
	la cameriera ed il famiglio, che notturnamente
	cercano un arazzo discreto; poi il mio signor oste
	con grassa consorte, che benevolo accoglie a spese sue
	l'esausto viaggiatore, e con un cenno
	informa il sommelier d'attizzare il conto;
	quindi il villano, fratel di latte ai vitelli , e poi il buffone,
	il babbuino, con lunga coda, e lungo ugual strumento,
	.cum multis aliis .che fanno il danzamento;
	di' 's', e tutti immantinente avanzeranno.

TESEO
	S, s, senz'altro, caro domine.

PIRITOO
	Fuori perci!

MAESTRO
	.Intrate, filii!. Venite avanti e forza coi piedi.
.Il Maestro bussa; entrano i danzatori. Si suona musica; danzano..
	Signore, se un poco matti noi siamo stati,
	e i nostri scherzi vi sono piaciuti,
	ed uno su ed uno gi,
	dite che il maestro buffone non fu;
	Duca se a te siamo pure piaciuti,
	e abbiam danzato da bravi ragazzi,
	dacci soltanto un albero o due
	per il calendimaggio, e di nuovo,
	avanti sia trascorsa un'altra annata,
	faremoti riridere con tutta la brigata.

TESEO
	Prendine venti, domine. [.A Ippolita.] Come va la mia dolcezza?

IPPOLITA
	Mai cos divertita, signore.

EMILIA
				La danza era eccellente,
	e quanto al prologo, non ne ho mai sentito uno migliore.

TESEO
	Maestro, vi ringrazio. - Si provveda a compensarli tutti.

PIRITOO
	E qui c' qualcosa di cui ornare il vostro albero.

TESEO
	Ora si riprenda la caccia.

MAESTRO
	Possa il cervo che cacci darti lunga emozione,
	e siano i tuoi cani veloci nell'azione;
	che riescano ad ucciderlo senza impedimenti
	e mangino le dame i suoi penzolamenti.
.Suono di corni. Escono Teseo, Piritoo, Ippolita, Emilia, Arcite, e seguito..
	Ovva, c' andata bene. .Dii deaeque omnes,.
	avete danzato proprio divinamente, ragazzotte. .Escono..

/:/Scena VI


.Entra Palamone dalla boscaglia..

PALAMONE
	Circa a quest'ora mio cugino dette la parola
	di visitarmi di nuovo, e portare con s
	due spade e due buone armature; se manca,
	non  n uomo n soldato. Quando mi lasci,
	pensavo che una settimana non sarebbe bastata
	a ridarmi le forze perdute, tanto ero abbattuto
	e indebolito dalle privazioni. Ti ringrazio, Arcite,
	sei un nemico leale; ed io mi sento,
	cos rinfrancato, capace una volta ancora
	d'affrontare i pericoli. Rimandare oltre
	farebbe pensare il mondo, quando lo verr a sapere,
	che m'ingrassavo come un maiale per battermi,
	e non come un soldato. Perci questa radiosa mattina
	sar l'ultima; e la seconda spada che porter,
	se solo non si spezza, l'uccider con essa;  regolare.
	Sicch, amore e fortuna a me!
.Entra Arcite con armatura e spade..
					Oh, buon giorno.

ARCITE
	Buon giorno, nobile cugino.

PALAMONE
				Vi ho arrecato
	troppo fastidio, signore.

ARCITE
				Mai troppo, bel cugino,
	quello che  solo un debito d'onore, e mio dovere.

PALAMONE
	Se cos foste in tutto, signore; in voi potrei augurarmi
	un cos gentile parente come voi mi forzate a riconoscervi
	nemico generoso, e vi ringrazierebbero,
	i miei abbracci, non i miei colpi.

ARCITE
					Trover gli uni o gli altri,
	se ben dati, un nobile compenso.

PALAMONE
				Allora paregger con voi il conto.

ARCITE
	Sfidatemi in questi termini cortesi, e mi apparirete
	pi caro d'un'amante; basta con la rabbia,
	per quanto vi  cara ogni cosa che sia cavalleresca!
	Non ci hanno educati a far discorsi, amico; una volta armati,
	ed entrambi in guardia, irrompa la nostra furia,
	come il cozzare di due maree, da noi violentemente,
	e allora a chi il patrimonio di questa bellezza
	spetti veramente - senza corrucci, scherni,
	insulti alle nostre persone, ed altri imbronciamenti
	pi adatti a ragazzine e scolaretti - si vedr,
	e rapidamente, vostro o mio. Volete armarvi, signore?
	O se non vi sentite pronto ancora
	e forte della vecchia energia, aspetter, cugino,
	ed ogni giorno vi riconforter nella salute,
	nel tempo libero. Alla vostra persona sono amico,
	e quasi vorrei non aver detto che amavo colei,
	per quanto sarei morto; ma poich amo tale signora,
	ed il mio amore  giustificato, non devo rinnegarlo.

PALAMONE
	Arcite, tu sei cos coraggioso come avversario
	che nessuno oltre a tuo cugino  degno d'ucciderti.
	Son sano e vigoroso. Scegli le armi.

ARCITE
					Scegliete voi, signore.

PALAMONE
	Vuoi superarmi in tutto, o lo fai
	per far ch'io ti risparmi?

ARCITE
				Se cos pensate, cugino,
	Vi sbagliate, perch come io sono un soldato
	non vi risparmier.

PALAMONE
			Ben detto.

ARCITE
				Lo constaterete.

PALAMONE
	Allora, poich io sono un uomo giusto e amo,
	con tutta la giustizia di un innamorato
	ti punir come meriti. Prendo questa.
.Sceglie l'armatura..

ARCITE
					Questa perci  la mia.
	Armer prima voi.

PALAMONE
	D'accordo. Prego dimmi, cugino,
	dove rimediasti questa bella armatura?

ARCITE
						 del Duca,
	e a dir la verit, la rubai. Vi stringo?

PALAMONE
	No.

ARCITE
		Non  troppo pesante?

PALAMONE
				Ne ho portate di pi leggere,
	ma far buon uso di questa.

ARCITE
				Ve l'allaccio stretta.

PALAMONE
	Non abbiate timore.

ARCITE
			Non volete un grande pettorale?

PALAMONE
	No, no, non useremo i cavalli. Ma forse
	voi preferireste un tale scontro?

ARCITE
					Mi  indifferente.

PALAMONE
	Invero a me pure. Buon cugino, infilate la fibbia
	ben dentro.

ARCITE
		State certo.

PALAMONE
			Il mio elmo adesso.

ARCITE
	Volete combattere senza bracciali?

PALAMONE
					Saremo pi spediti.

ARCITE
	Mettete comunque i guanti. Quelli sono scadenti;
	ti prego prendi i miei, buon cugino.

PALAMONE
					Grazie, Arcite.
	Come ti sembro? Son molto dimagrito?

ARCITE
	In verit assai poco; l'amore vi ha trattato con riguardo.

PALAMONE
	Ti garantisco che andr fino in fondo.

ARCITE
					Fatelo, senza risparmio;
	ve ne dar incentivo, buon cugino.

PALAMONE
					A voi ora, signore.
.Arma Arcite..
	Mi pare quest'armatura molto simile a quella, Arcite,
	che indossavi il giorno che caddero i tre re, soltanto
	pi leggera.

ARCITE
		Quella era ottima, e quel giorno,
	ricordo bene, voi mi superaste, cugino.
	Non vidi mai tale valore; quando vi lanciaste
	sull'ala sinistra del nemico,
	io spronai forte per raggiungervi, e sotto di me
	avevo un ottimo cavallo.

PALAMONE
				Lo era davvero;
	un bel baio, ricordo.

ARCITE
			S, ma ogni mio sforzo
	fu fatica vana; correste tanto avanti a me,
	neppure col desiderio potei tenervi dietro; eppure un poco
	feci per emulazione.

PALAMONE
				Pi per coraggio;
	Siete modesto, cugino.

ARCITE
				Quando vi vidi caricare in testa,
	mi sembr udire un tremendo scoppio di tuono
	levarsi dalla truppa.

PALAMONE
			Ma ancor prima di quello balen
	il folgore del vostro valore. Aspettate un momento;
	non  questo pezzo troppo stretto?

ARCITE
					No, no,  perfetto.

PALAMONE
	Voglio che niente t'offenda, ma la mia spada;
	un livido sarebbe disonore.

ARCITE
				Son tutto pronto adesso.

PALAMONE
	Discostiamoci allora.

ARCITE
			Prendi la mia spada; la ritengo migliore.

PALAMONE
	Vi ringrazio. No, tenetela, ne va della vita vostra.
	Eccone una; solo che regga, non chiedo di pi,
	per ogni mia speranza. La mia causa e l'onore mi proteggano!

ARCITE
	E me il mio amore!
.S'inchinano in diverse direzioni, poi avanzano e si fermano..
			Resta altro da dire?

PALAMONE
	Questo soltanto, e basta. Tu sei il figlio di mia zia,
	e il sangue che desideriamo versare  fratello,
	in me, il tuo, e in te, il mio; la spada
	ho in mano, e se tu mi uccidi
	gli dei ed io ti perdoniamo. Se c'
	un luogo destinato a coloro che dormono nell'onore,
	mi auguro che l'anima affaticata di chi cade vi arrivi.
	Combatti bene, cugino; dammi la tua nobile mano.

ARCITE
	Eccola, Palamone. Questa mano mai pi
	ti toccher con tale affetto.

PALAMONE
				Ti raccomando a Dio.

ARCITE
	Se cado, maledicimi, e di' ch'ero un codardo,
	perch essi soltanto muoiono in queste giuste prove.
	Un ultimo addio, mio cugino.

PALAMONE
					Addio, Arcite.
.Combattono. Poi suono di corni all'interno; si fermano..

ARCITE
	Oh, cugino, ahim, la nostra follia ci ha perduti!

PALAMONE
	Perch?

ARCITE
		Questo  il Duca, a caccia come vi dissi;
	Se siamo scoperti,  finita. Oh, nascondetevi
	in nome dell'onore e della sicurezza, subito
	nella vostra boscaglia nuovamente, signore; troveremo
	per morire tempo abbastanza poi. Gentile cugino,
	se siete visto, vi uccidono all'istante
	per la vostra evasione, ed io, se voi mi rivelate,
	per aver rotto il bando; tutto il mondo ci disprezzer,
	dicendo che avemmo una nobile contesa
	ma una meschina conclusione.

PALAMONE
					No, no, cugino,
	non mi nasconder oltre, n rinvier
	questa grande occasione a una seconda prova.
	Conosco il vostro gioco, e l'ingiustizia della vostra causa;
	chi adesso si ritira, che sia disonorato! Rimettiti
	subito in guardia.

ARCITE
			Siete forse ammattito?

PALAMONE
	O far mio il vantaggio di quest'ora,
	e quanto alla minaccia che s'avvicina
	la temo meno di quest'esito. Ricorda, vile cugino,
	io amo Emilia, e in quest'amore seppellir
	te, e ogni altro ostacolo.

ARCITE
				Sia allora quel che sia,
	imparerai, Palamone, ch'io sfido anche il morire
	come il parlare o il sonno; solo questo mi spaventa,
	che il patibolo ci privi di una morte onorata.
	Bada per la tua vita!

PALAMONE
				Bada bene alla tua, Arcite.

.Riprendono a combattere. Suono di corni all'interno; entrano Teseo, Ippolita, Emilia, Piritoo, e seguito..

TESEO
	Quali pazzi ignoranti e malvagi traditori
	siete voi, che a dispetto di ordini precisi nei miei editti
	combattete, cos in tutto come cavalieri armati,
	senza il mio permesso e araldi d'arbitraggio?
	Per Castore, entrambi morirete.

PALAMONE
					Sii di parola, Teseo;
	poich siamo certamente traditori entrambi, e in vilipendio
	di te e della tua generosit. Io sono Palamone
	tuo nemico da sempre, che evase dalla tua prigione -
	ricorda ci che questo comporta - e questo  Arcite;
	un traditore cos sfrontato mai calpest questo suolo,
	uno pi falso mai si finse amico; questo  colui
	per cui grazia fu chiesta e fu esiliato, costui spregia te
	e ci che tu decreti, e in queste vesti,
	contro il tuo editto  al seguito di tua cognata,
	quella stella splendente di buona fortuna, la bella Emilia
	il cui servo devoto, se c' un diritto nel vedere,
	e per primo dedicarle la propria anima, giustamente
	sono io - e per di pi, osa pensarla sua.
	Di questo tradimento, da sincerissimo amante,
	l'ho sfidato ora a rispondere; se tu sei,
	come hai fama, magnanimo e nobile,
	vero arbitro di ogni contesa,
	di' 'combattete ancora', e mi vedrai, Teseo,
	render tale giustizia che tu stesso invidierai.
	Poi prendi la mia vita; ti supplicher di farlo.

PIRITOO
						O cielo,
	questi vale pi di un uomo!

TESEO
				Ho dato la parola.

ARCITE
						Non cerchiamo
	un tuo sospiro di misericordia, Teseo; per me
	il morire sar come per te pronunciar la sentenza,
	non ne sar pi scosso. Ma poich costui mi chiama traditore,
	lascia ch'io dica almeno questo: se c' tradimento nell'amore,
	nella devozione a una bellezza s eccelsa,
	come io l'amo sopra ogni cosa, e in fedelt di lei morir,
	come ho rischiato qui la vita a confermarlo,
	come l'ho servita in virt e dovozione,
	come non esiter a uccidere questo cugino che lo nega,
	chiamatemi allora perfido traditore, e mi farete contento.
	Quanto a sprezzare la tua legge, Duca, chiedi a quella signora
	perch  tanto bella, e perch i suoi occhi mi comandano
	di stare qui ad amarla; e se lei mi chiama 'traditore',
	sono uno scellerato degno di restare insepolto.

PALAMONE
	Sarai pietoso verso entrambi, o Teseo,
	se n l'uno n l'altro vorrai risparmiare. Chiudi,
	giusto come tu sei, il tuo nobile orecchio avverso a noi;
	per il tuo valore, per l'anima di tuo cugino,
	le cui dodici tremende fatiche ne incoronano la memoria,
	concedici di morire insieme, nello stesso momento, Duca;
	solo che lui cada un istante prima di me,
	s ch'io possa dire alla mia anima che lei non sar sua.

TESEO
	Accolgo la vostra supplica, perch, a dire il vero, vostro cugino
	 dieci volte pi colpevole, dato che io gli dimostrai
	pi clemenza di quanta voi ne trovaste, signore, non essendo
	le vostre colpe maggiori delle sue. Nessuno qui parli per loro;
	prima che il sole tramonti, entrambi dormiranno per sempre.

IPPOLITA
	Ahim che sventura! Ora o mai pi, sorella,
	parlate per non esser rifiutata; il vostro viso
	altrimenti sopporter le maledizioni dei secoli futuri
	per questi due cugini perduti.

EMILIA
					Nel mio viso, sorella cara,
	non trovo ira per loro, n rovina;
	la sventura che l uccide sta nei loro occhi;
	ma poich voglio esser donna e pietosa,
	i miei ginocchi affonderanno nel suolo se non otterr clemenza.
	Aiutatemi, cara sorella; in un'azione cos onorevole,
	i voti di ogni donna saranno per noi.
[.Le signore s'inginocchiano..]
	Molto regale fratello...

IPPOLITA
			Sire, per la nostra unione in matrimonio...

EMILIA
	Per il vostro onore immacolato...

IPPOLITA
					Per quella fede,
	quella bella mano e quel cuore schietto che mi deste...

EMILIA
	Per la piet che aspettereste in altri,
	per le vostre virt infinite...

IPPOLITA
				Il valore,
	e tutte le caste notti in cui ti ho dato gioia...

TESEO
	Questi sono strani incantamenti.

PIRITOO
					E anch'io mi unisco;
	per tutta la nostra amicizia, sire, e i pericoli corsi,
	per tutto ci che pi amate, guerre e questa dolce signora...

EMILIA
	Per ci che non avreste osato rifiutare
	a una timida vergine...

IPPOLITA
			Per gli occhi vostri; per la forza
	in me che voi giuraste superare ogni donna,
	quasi ogni uomo, e cui pur rinunciai, Teseo...

PIRITOO
	A coronare il tutto; per la vostra anima nobilissima,
	cui non pu mancare giusta clemenza, per primo chiedo ...

IPPOLITA
	Ascolta poi le mie preghiere...

EMILIA
				Lascia infine che io ti supplichi, sire...

PIRITOO
	D'aver piet.

IPPOLITA
			Piet.

EMILIA
				Piet per questi principi!

TESEO
	Voi fate vacillare la mia parola. E s'io provassi
	compassione per entrambi, come l'applichereste?

EMILIA
	Concedendo la vita - ma accompagnata dall'esilio.

TESEO
	Siete proprio donna, sorella; avete piet,
	ma vi manca il senso per applicarla.
	Se desiderate che vivano, escogitate un modo
	pi sicuro dell'esilio; possono vivere questi due,
	avendo in s il tormento dell'amore,
	senza uccidersi l'un l'altro? Ogni giorno
	combatterebbero per voi, ogni ora metterebbero il vostro onore
	alla prova manifesta delle loro spade. Siate saggia, perci,
	e qui dimenticateli; ne va della vostra fama
	del pari col mio giuramento; io ho detto che devono morire.
	Meglio che cadano sul patibolo che per mano l'uno dell'altro.
	Non scalfite il mio onore.

EMILIA
				Oh, mio nobile fratello,
	quel giuramento vi sfugg, e in un momento d'ira;
	la vostra ragione non deve confermarlo. Se tali voti
	esprimessero la vera volont, il mondo intero dovrebbe scomparire.
	Inoltre, io ho in serbo un altro vostro giuramento contro questo,
	che vale di pi, perch dato con amore,
	e non sfuggito nella passione, ma con animo posato.

TESEO
	Quale, sorella?

PIRITOO
			Fatelo valere ora, buona signora.

EMILIA
	Che non m'avreste mai negato alcuna cosa
	purch fosse onorevole richiesta, e in vostro potere concederla.
	Vi obbligo adesso alla vostra parola; se non la manterrete,
	considerate come il vostro onore ne sarebbe mortificato -
	perch ora che mi son decisa a chiedere, signore, son sorda
	a tutto eccetto che alla vostra clemenza - come la loro morte
	potrebbe portare rovina alla mia reputazione, maldicenza.
	Dovr ogni cosa che mi ama morire per questo?
	Sarebbe una crudele precauzione; forse che si potano
	i verdi rami dritti che arrossiscono di mille boccioli
	in caso marciscano? O Duca Teseo,
	le buone madri che li hanno partoriti con dolore,
	e tutte le ardenti fanciulle che li amarono,
	se state al giuramento, malediranno me e la mia bellezza,
	e nei loro funebri canti per questi due cugini
	spregeranno la mia crudelt, e invocheranno sfortuna per me,
	finch diventer lo scherno delle donne;
	per amore del cielo, risparmiate loro la vita ed esiliateli.

TESEO
	A quali condizioni?

EMILIA
			Che giurino mai pi
	di farmi oggetto della loro contesa, o di ricordarmi,
	o metter piede nel tuo ducato, e di rimanere,
	ovunque vadano, per sempre estranei
	l'uno all'altro.

PALAMONE
			Ch'io sia tagliato a pezzi
	prima di fare questo giuramento! Dimenticare che l'amo?
	O voi dei, disprezzatemi tutti allora. L'esilio
	non mi dispiace, perch potremo liberamente portare
	le nostre spade e la nostra causa con noi; senn non esitare
	a toglierci la vita, Duca. Io devo amare e voglio,
	e per quest'amore devo cercare di uccidere mio cugino
	in ogni angolo di questa terra.

TESEO
					Volete voi, Arcite
	accettare queste condizioni?

PALAMONE
				Se lo fa,  un vile.

PIRITOO
	Questi sono uomini!

ARCITE
	No, Duca, mai; per me sarebbe peggio che elemosinare
	aver salva la vita cos ignobilmente. Bench io pensi
	di non averla mai, tuttavia conserver
	l'onorato affetto e morir per lei,
	anche se mi metterai a un supplizio infernale.

TESEO
	Che si pu fare? Perch ora provo compassione.
.Le signore si alzano..

PIRITOO
	Fate che non si spenga, Sire.

TESEO
					Dite, Emilia,
	se uno dei due morisse, come dovrebbe, sareste
	contenta di prender l'altro per marito?
	Non possono avervi entrambi. Sono principi
	belli come gli occhi vostri, e nobili
	come fama ne abbia mai celebrati; guardateli,
	e se potete amare, terminate questa contesa.
	Io do il mio consenso; siete anche voi contenti, principi?

PALAMONE .e .ARCITE
	Con tutta l'anima.

TESEO
			Quello che lei rifiuter
	dovr morire dunque.

PALAMONE .e .ARCITE
			Qualsiasi morte tu decreterai, Duca.

PALAMONE
	Se muoio per quella bocca, muoio felice,
	e gli amanti a venire benediranno le mie ceneri.

ARCITE
	Se mi rifiuta lei, mi sposer la tomba,
	e soldati canteranno il mio epitaffio.

TESEO
					Fate la scelta, allora.

EMILIA
	Non posso, sire, sono troppo eccellenti tutti e due;
	per causa mia, non si torcer un capello a questi uomini.

IPPOLITA
	Che si far di essi?

TESEO
			Cos io stabilisco,
	e sul mio onore un'altra volta, resti,
	o moriranno entrambi: tornerete al vostro paese,
	e ciascuno entro un mese, accompagnato
	da tre bravi cavalieri, ritorner in questo luogo,
	sul quale far erigere un obelisco; e colui
	che, in nostra presenza, obbligher il cugino,
	in leale e cavalleresco scontro, a toccare il pilastro,
	avr la dama; l'altro perder la testa,
	e quella dei suoi amici; e n gli rincrescer di perdere,
	n penser di morire con qualche diritto su questa signora.
	Siete soddisfatti?

PALAMONE
			S! Qua, cugino Arcite,
	vi sono amico di nuovo, fino a quell'ora.

ARCITE
						Io v'abbraccio.

TESEO
	Siete contenta, sorella?

EMILIA
				S, per forza, sire,
	o ne avranno sventura tutti e due.

TESEO
					Venite, stringetevi ancora la mano,
	e badate, sul vostro onore di gentiluomini, questa contesa
	resti sopita fino all'ora, fissata, e tenetevi alla promessa.

PALAMONE
	Non sarai deluso di noi, Teseo.

TESEO
					Venite, vi dar ospitalit
	adesso in qualit di principi e di amici.
	Quando ritornerete, il vincitore, qui stabilir;
	e lo sconfitto, pure nella sua bara pianger. .Escono..

/:/ATTO IV



.Scena I


.Entrano il Carceriere e il suo Amico..

CARCERIERE
	Non avete sentito altro? Nulla fu detto di me
	riguardo alla fuga di Palamone?
	Buon signore, ricordate.

PRIMO AMICO
				Niente che io sentii,
	perch tornai a casa prima che l'affare
	fosse concluso. Ma gi potevo anticipare,
	prima di andarmene, la grande probabilit
	del perdono per entrambi; perch Ippolita
	ed Emilia occhi-belli, in ginocchio,
	facevano una cos convinta scena di piet che il Duca
	mi sembr stare in dubbio se seguire
	la sua promessa avventata o la dolce compassione
	di quelle due signore; e a spalleggiarle
	quel davvero nobile principe Piritoo, che tiene
	met del suo cuore, ci si mise pure, sicch spero
	che andr tutto bene; n sentii nominare
	il vostro nome, o la sua evasione.

CARCERIERE
					Voglia il cielo che resti cos!

.Entra il Secondo Amico..

SECONDO AMICO
	Su con la vita, amico; vi porto notizie,
	notizie buone.

CARCERIERE
			Son benvenute.

SECONDO AMICO
					Palamone vi ha scagionato,
	e ottenuto il vostro perdono, e rivelato come
	e con l'aiuto di chi riusc a fuggire, cio vostra figlia,
	il cui perdono  pure assicurato; e il prigioniero,
	per non parere ingrato per questo favore,
	le assegna una dote per il suo matrimonio,
	e cospicua pure, vi assicuro.

CARCERIERE
				Voi siete un brav'uomo
	e le vostre notizie sono sempre buone.

PRIMO AMICO
						E com' finita?

SECONDO AMICO
	Diavolo, come dovrebbe; quelle che non chiesero mai
	senza ottenere ebbero le loro richieste soddisfatte;
	i prigionieri han salva la vita.

PRIMO AMICO
				Sapevo che sarebbe andata cos.

SECONDO AMICO
	Per ci sono nuove condizioni che sentirai
	a un momento pi opportuno.

CARCERIERE
				Spero siano buone.

SECONDO AMICO
						Sono onorevoli;
	ma quanto a dimostrarsi buone, non saprei.

PRIMO AMICO
						Si vedr.

.Entra il Corteggiatore..

CORTEGGIATORE
	Ahim, signore, dov' vostra figlia?

CARCERIERE
					Perch lo chiedete?

CORTEGGIATORE
	Oh, signore, quando la vedeste?

SECONDO AMICO
					Che brutto aspetto!

CARCERIERE
	Questa mattina.

CORTEGGIATORE
			Stava bene? Era in salute, signore?
	Aveva dormito?

PRIMO AMICO
			Queste sono strane domande.

CARCERIERE
	No, non stava molto bene, adesso
	che mi ci fate pensare, e proprio oggi
	le feci alcune domande, e lei mi dette risposte
	molto diverse dal solito, molto infantili,
	sciocche, come se fosse matta,
	una toccata, tanto che mi arrabbiai.
	Ma che volete dire, signore?

CORTEGGIATORE
					Nulla se non per piet;
	ma voi dovete sapere, e meglio da me
	che da un altro che l'ami di meno...

CARCERIERE
	Cosa, signore?

PRIMO AMICO
			Non sta a posto?

SECONDO AMICO
					Non sta bene?

CORTEGGIATORE
						No, signore, non bene.
	Purtroppo  vero,  matta.

PRIMO AMICO
				Non pu essere.

CORTEGGIATORE
	Credetemi,  la verit.

CARCERIERE
				Gi sospettavo
	quel che m'avete detto; gli dei l'aiutino!
	Cos divenne per amore di Palamone,
	o nel timore per la mia sorte dopo la fuga di lui,
	o tutti e due.

CORTEGGIATORE
			 possibile.

CARCERIERE
				Ma perch tanta precipitazione, signore?

CORTEGGIATORE
	Vi dir rapidamente. Mentre ero a pescare poco fa
	nel grande lago che c' dietro al palazzo,
	dalla riva opposta, densa di canne e carici,
	mentre pazientemente attendevo al mio passatempo,
	udii una voce, acuta; e con attenzione
	vi prestai orecchio, sicch ne potei dedurre
	che era qualcuno che cantava, e dalla sua dolcezza,
	un ragazzo o una donna. Lasciai allora la mia lenza
	a governarsi da sola, mi avvicinai, ma non vedevo ancora
	chi facesse quel suono, tanto i giunchi e le canne
	l'avevano inviluppato. Mi misi gi
	ad ascoltare le parole che cantava, e allora,
	attraverso una piccola apertura fatta dai pescatori,
	vidi che era vostra figlia.

CARCERIERE
				Prego continuate, signore.

CORTEGGIATORE
	Cantava molto, ma tutto senza senso; solo la sentii
	ripetere questo spesso: "Palamone  andato,
	 andato nel bosco a raccoglier le more;
	lo trover domani."

PRIMO AMICO
			Anima gentile!

CORTEGGIATORE
	"Le sue catene lo tradiranno; sar preso,
	e che far io allora? Metter insieme una bell'adunata,
	cento fanciulle dagli occhi neri, innamorate come sono io,
	col capo incoronato d'asfodeli,
	labbra di ciliegie e guance di rose damascene,
	e danzeremo tutte un saltarello davanti al Duca,
	e chiederemo il perdono per lui." Poi parl di voi, signore;
	che dovete perder la testa domani mattina,
	e che lei deve raccoglier fiori per seppellirvi,
	e far bella la casa. Poi non cant
	altro che "Salice, Salice, salice", e in mezzo
	c'era sempre "Palamone, bel Palamone",
	e "Palamone era un baldo giovanotto." Dove
	sedeva l'erba era alta; le trecce scompigliate
	una ghirlanda di giunchi incoronava; su lei s'appuntava
	un migliaio di fiori d'acqua di diverso colore,
	s che mi sembr come l'apparizione della bella ninfa
	che nutre d'acque il lago, o come Iride
	appena caduta dal cielo. Faceva anelli
	coi giunchi che crescevano vicino, e ad essi dava
	i motti pi graziosi, "Cos s'unisce il nostro vero amore",
	"Questo puoi perdere, non me", e altri simili.
	E poi piangeva, e cantava di nuovo, e sospirava,
	e con lo stesso fiato sorrideva e si baciava la mano.

SECONDO AMICO
	Ahim, che pena!

CORTEGGIATORE
			Mi mossi verso lei;
	mi vide, e si butt dritto nell'acqua. La ripescai,
	e la rimisi salva a terra; ma subito
	mi sfugg via, e corse in citt
	con tali grida e rapidit che, credetemi,
	mi lasci molto indietro. Tre o quattro
	vidi da lontano andarle incontro - uno di loro
	riconobbi essere vostro fratello - l si ferm,
	e cadde, non potendo sfuggirgli. Li lasciai l con lei,
	e qui venni ad informarvi.
.Entrano il Fratello del Carceriere, la Figlia del Carceriere, e altri..
				Eccoli.

FIGLIA [.canta.]
	Che non possiate pi goder la luce, ecc.
	Vero che  una bella canzone?

FRATELLO
					Oh  bellissima.

FIGLIA
	Cos ne so altre venti.

FRATELLO
				Non ne dubito.

FIGLIA
	No, veramente; io so cantare "La scopa",
	e "Bel Robin". Voi non siete un sarto?

FRATELLO
	S.

FIGLIA
		Dov' il mio abito da sposa?

FRATELLO
					Ve lo porto domani.

FIGLIA
	Fatelo, molto presto; perch io debbo uscire
	a chiamare le damigelle, e pagare i suonatori.
	Perch debbo perdere la verginit al cantar del gallo;
	o porter sfortuna.
[.Canta.]
			O bello, o dolce, ecc.

FRATELLO
	Dovete avere molta pazienza.

CARCERIERE
					 giusto.

FIGLIA
	Buona sera, buoni signori. Prego sentiste mai
	di un certo giovane Palamone?

CARCERIERE
				S, ragazza, lo conosciamo.

FIGLIA
	Vero che  un bel giovane signore?

CARCERIERE
						Cos , amore.

FRATELLO
	Non contradditela in niente; senn potrebbe delirare
	molto peggio di come mostra adesso.

PRIMO AMICO
						S,  un bell'uomo.

FIGLIA
	Oh,  cos? Voi avete una sorella.

PRIMO AMICO
						S.

FIGLIA
	Ma lei non lo avr mai, ditele cos,
	per un trucco che so io. Farete bene a tenerla d'occhio;
	perch basta che lo veda una volta, ed  partita, fatta,
	e disfatta in un'ora sola. Tutte le ragazze
	della nostra citt son cotte di lui, ma io ci rido su,
	e le lascio fare; piano prudente, no?

PRIMO AMICO
						S.

FIGLIA
	Ce ne saranno almeno duecento adesso incinte di lui...
	no, quattrocento forse; ma io resto tappata a questo riguardo,
	tappata come una conchiglietta; e saranno tutti maschi...
	lui sa come si fa... e a dieci anni
	saranno tutti castrati per la musica,
	e canteranno le guerre di Teseo.

SECONDO AMICO
					Questo  strano.

FIGLIA
	Pi di cos non sentiste mai; ma non dite nulla.

PRIMO AMICO
							No.

FIGLIA
	Vengono da ogni parte del ducato da lui.
	Vi assicuro che ieri notte ne aveva non meno di
	venti da servire; ma lui le diverte tutte
	in un paio d'ore, se ci si mette.

CARCERIERE
					 perduta
	incurabilmente.

FRATELLO
	Il cielo non voglia, fratello!

FIGLIA [.al Carceriere.]
	Venite qui; voi siete un uomo saggio.

PRIMO AMICO
						Lo sa chi ?

SECONDO AMICO
	No; magari lo sapesse.

FIGLIA
				Voi siete il capitano di una nave?

CARCERIERE
	S.

FIGLIA
		Dove avete la bussola?

CARCERIERE
				Qui.

FIGLIA
					Mettetela giusta al nord;
	ed ora fate rotta verso il bosco, dove Palamone
	giace spasimando per me. Quanto al paranco
	lasciatelo a me. Su l'ancora, belli miei, da bravi!

TUTTI GLI ALTRI
	Oh issa! Oh, issa!

FIGLIA
	 su. Il vento  buono; tesate la bolina;
	fuori la vela maestra! Dove hai il fischietto, capitano?

FRATELLO
	Portiamola dentro.

CARCERIERE
			Su in coffa, mozzo.

FRATELLO
						Dov'
	il pilota?

PRIMO AMICO
		Son qua.

FIGLIA
			Cosa avvisti?

SECONDO AMICO
					Un bel bosco.

FIGLIA
	Dirigi l, capitano; bordeggia!
[.Canta.]
	Quando Cinzia dalla luce riflessa, ecc.
.Escono..

/:/Scena II


.Entra Emilia sola, con due ritratti..

EMILIA
	Sono in tempo a tamponare quelle ferite che si dovranno aprire
	altrimenti e sanguinare a morte per causa mia; far la mia scelta
	e porr termine alla loro contesa. Due cos baldi giovani
	non periranno mai per colpa mia; mai madri piangenti
	seguendo le morte, fredde ceneri dei loro figli,
	malediranno la mia crudelt. Buon cielo,
	che dolce viso ha Arcite! Se la saggia Natura
	con tutti i suoi migliori attributi, tutte quelle bellezze
	che elargisce alla nascita di nobili corpi,
	fosse una donna mortale, e in s avesse
	la ritrosia delle giovani vergini, anch'essa senza dubbio
	impazzirebbe per quest'uomo. Che occhi,
	di quale fiero splendore e viva dolcezza,
	ha questo giovane principe! Qui amore stesso siede sorridendo.
	Proprio con tali occhi il vezzoso Ganimede
	infiamm Giove, e costrinse il dio
	a rapire il. divino ragazzo e porselo accanto,
	quale luminosa costellazione. Che fronte,
	di maestosa ampiezza, porta, arcuata
	come quella di Giunone grandi-occhi, ma assai pi dolce,
	pi liscia della spalla di Pelope! Gloria ed onore,
	paionmi, da essa, come da un promontorio
	proiettato nel cielo, spandere le ali, e cantare
	a tutto il. mondo sottostante gli amori e le tenzoni
	degli dei e degli eroi accanto ad essi. Palamone
	non  che il suo contrasto; semplice ombra a lui, senza colore.
	 grigio e secco, con l'occhio mesto
	come se avesse perso la madre; mite temperamento,
	non ha spirito in s, non ha prontezza,
	neppure un'oncia dell'arditezza gaia di quell'altro.
	Eppure questi che consideriamo difetti a lui stan bene;
	Narciso era un ragazzo cupo, ma bellissimo.
	Oh, chi pu trovare il bandolo nel cuore d'una donna?
	Sono una sciocca; ho perso la ragione,
	non posso scegliere, e ho mentito cos stupidamente
	che le donne dovrebbero picchiarmi. In ginocchio
	ti chiedo perdono; Palamone, tu solo sei,
	e tu soltanto, bello, e questi gli occhi,
	queste le lampade luminose di bellezza, che comandano
	e minacciano amore; e quale fanciulla oserebbe contrastarli?
	Che chiara pacatezza, eppure invitante,
	 nel suo bruno volto virile! O amore, questo soltanto
	sar d'ora in poi il colore giusto. Resta l, Arcite;
	tu sei rispetto a lui solo uno scambio, uno zingaro,
	il vero nobile  questo. Sono confusa,
	completamente persa; la mia serenit di vergine  sparita.
	Perch se mio fratello un minuto fa m'avesse chiesto
	quale dei due amavo, "Arcite", avrei detto, "pazzamente";
	se ora mia sorella, "Palamone di pi".
	State qua insieme. Vieni a chiedermi adesso, fratello...
	Ahim, non so! Chiedi tu ora, dolce sorella;
	che ti rispondo? La fantasia  soltanto un bambinello
	che avendo due gingilli d'uguale delizia
	non sa scegliere e strilla per entrambi!
.Entra un Gentiluomo..
	Che c', signore?

GENTILUOMO
			Dal nobile Duca vostro cognato,
	madama, vi porto avviso; i cavalieri sono arrivati.

EMILIA
	Per porre fine alla contesa?

GENTILUOMO
				S.

EMILIA
					Vorrei finire io prima!
	Quali colpe ho commesso, casta Diana,
	perch la mia pura giovent si macchi ora
	del sangue di principi, e la mia castit
	sia fatta altare su cui la vita di amanti -
	due pi nobili e belli mai finora
	rallegrarono madri - sia sacrificata
	alla mia sfortunata bellezza?

.Entrano Teseo, Ippolita, Piritoo, e seguito..

TESEO
					Fateli venire
	subito, senza indugio; sono impaziente di vederli. -
	I tuoi innamorati rivali sono tornati,
	e con i loro bravi campioni; ora, mia bella sorella,
	dovrai sceglierne uno.

EMILIA
				Preferirei tutti e due,
	s che nessuno muoia per causa mia prima del tempo.

TESEO
	Chi li ha visti?

PIRITOO
			Io, poco fa.

GENTILUOMO
					Io pure.

.Entra un Messaggero..

TESEO
	Da parte di chi venite, signore?

MESSAGGERO
					Dei cavalieri.

TESEO
						Prego, riferite,
	voi che li avete visti, come sono.

MESSAGGERO
					Lo far, Sire,
	e sar schietto su ci che penso. Sei pi valenti spiriti
	di questi che han portato - a giudicare dall'aspetto -
	non vidi mai, n lessi in alcun libro. Quello che sta
	al primo posto con Arcite, a vederlo
	si direbbe un coraggioso; dal viso, un principe.
	Le sue fattezze cos dicono di lui; il colorito
	pi scuro che nero, severo eppure nobile,
	lo dichiara un veterano, impavido, amante dei pericoli;
	le ruote degli occhi mostrano fuoco in lui,
	e come un leone infuriato, cos appare;
	i capelli gli cadono lunghi dietro, neri e lucenti
	come ali di corvo; le spalle larghe e forti,
	braccia lunghe e tornite; e sulla coscia una spada,
	sospesa a una tracolla lavorata, con cui suggella
	quello che vuole, quando s'aggrotta - migliore amico,
	in coscienza, non ebbe mai soldato.

TESEO
	L'hai descritto bene.

PIRITOO
				Eppure lo trovo
	molto al di sotto del primo che sta con Palamone.

TESEO
	Prego, descrivetelo, amico.

PIRITOO
					Penso sia pure un principe,
	e se possibile, di rango superiore; poich il suo aspetto
	ha tutto il corollario dell'onore in esso.
	 un po' pi grande del campione descritto da lui,
	ma d'espressione molto pi dolce; di colorito
	, come l'uva matura, rossiccio; ed ha provato,
	non c' dubbio, quello per cui si batte, perci pi adatto
	a sposare la causa come sua. Sul viso mostra
	le migliori speranze per ci che ha intrapreso,
	e quando s'adira, allora un pacato vigore,
	senza passioni estreme, gl'invade il corpo,
	e guida il braccio verso audaci imprese; non sa paura,
	tale debole umore non dimostra. In testa  giallo,
	capelli crespi e ricci, folti e intrecciati come viluppi d'edera,
	che il tuono non scompiglia, sul viso
	porta i colori della vergine guerriera,
	vermiglio e bianco, poich barba non l'ha colorato ancora;
	negli occhi roteanti risiede la vittoria
	come se da sempre volesse premiarne il valore.
	Ha il naso in su, distinzione d'onore;
	le labbra rosse, dopo la lotta, son pronte per le dame.

EMILIA
	Dovranno anche questi morire?

PIRITOO
					Quando parla, la lingua
	gli suona come una tromba; ogni sua parte
	 come la vorrebbe un uomo, forte e ben fatta;
	porta un'ascia ben temprata con impugnatura d'oro;
	d'et sui venticinque.

MESSAGGERO
				C' un altro,
	un uomo piccolo, ma d'animo forte, all'apparenza
	nobile come ogni altro; maggior prestanza
	in tale corpo non vidi mai finora.

PIRITOO
	Oh,  quello con le lentiggini?

MESSAGGERO
					Quello, milord.
	Vero che son carucce?

PIRITOO
				S, stanno bene.

MESSAGGERO
						M sembra,
	che essendo cos poche e ben disposte, mostrino
	la grande e bella arte della Natura.  biondo di pelo,
	non biondo come una donna, ma di un colore virile
	vicino al rame; robusto e agile di corpo,
	che mostra uno spirito attivo; le braccia muscolose,
	son foderate di tendini nodosi; verso la spalla
	s'ingrossano un po', come le donne incinte da poco,
	indice che  portato al travaglio, non uno che sviene
	sotto il peso delle armi; saldo di cuore, calmo,
	ma quando si muove, un tigre; ha gli occhi grigi,
	che concedono misericordia quando vince; acuti
	nel trovare i vantaggi, e quando li trova,
	rapido a farli suoi; non fa torti,
	n li riceve; ha il viso tondo, e quando sorride
	appare l'amante, quando s'acciglia, il guerriero;
	in testa porta il serto di quercia,
	e in esso  infilato il pegno della sua dama;
	d'et sui trentasei; in mano
	tiene la lancia d'assalto, laminata d'argento.

TESEO
	Sono tutti cos?

PIRITOO
			Sono tutti figli dell'onore.

TESEO
	Adesso, sull'anima mia, io bramo di vederli!
	Milady, vedrete come si battono gli uomini ora.

IPPOLITA
							Volentieri;
	ma non la causa, milord. Li vedrei meglio
	se fosse in palio il titolo di due reami;
	 un peccato che l'amore sia cos tiranno.
	Che pensate voi sorellina cuor-tenero? Non piangete
	finch non piangon sangue, fanciulletta; cos dev'essere.

TESEO
	Li avete temprati con la vostra bellezza. - Onorato amico,
	affido a voi la lizza; vi prego, preparatela
	degna delle persone che l'useranno.

PIRITOO
						S, sire.

TESEO
	Su, andr io da loro; non posso trattenermi -
	tanto la loro fama mi ha ispirato - finch compaiano.
	Buon amico, siate regale.

PIRITOO
				Per fasto non si sfigurer.

EMILIA
	Tu, povera fanciulla, va' e piangi il tuo errore
	ch un nobile cugino perder il vincitore. .Escono..

/:/Scena III


.Entrano il Carceriere, il Corteggiatore e il Dottore..

DOTTORE
La sua pazzia cresce in certe fasi della luna pi che in altre, nevvero?

CARCERIERE
 sempre in uno stato di delirio non violento; dorme poco, completamente senza appetito, per beve spesso; sogna d'un altro mondo, uno migliore; e qualsiasi discorso strampalato faccia, il nome di Palamone spunta fuori, ne infarcisce ogni argomento, lo infila in ogni questione.
.Entra la Figlia del Carceriere..
Eccola che arriva; ora vedrete come si comporta.

FIGLIA
L'ho dimenticata completamente; il ritornello faceva "gi l, gi l", e l'ha composta nientemeno che Geraldo, maestro di Emilia.  un fantasioso quello l, che ci potrebbe pure marciare sulle gambe; perch nell'altro mondo, non far in tempo Didone a vedere Palamone che subito non sar pi innamorata di Enea.

DOTTORE
Ma che dice! Pover'anima.

CARCERIERE
 cos tutto il santo giorno.

FIGLIA
Allora per quell'incantesimo che vi dicevo, dovete mettervi un soldo d'argento sulla punta della lingua, senn niente traghetto; poi, se vi capita d'arrivare dove stanno gli spiriti beati - che spettacolo allora! Noi vergini cui s' inaridito il fegato, spaccato in pezzettini per amore, ci raduneremo l, e non faremo niente tutto il giorno se non raccoglier fiori con Proserpina. Allora io far a Palamone un mazzolino; cos lui s'accorger di me... poi...

DOTTORE
Com' graziosa nella sua pazzia! Ascoltiamola ancora un po'.

FIGLIA
Invero, vi dir, qualche volta andiamo a giocare a fendi-l'orzo, noi beati. Ma poveretti che brutta vita che fanno in quell'altro posto, un tal bruciare, friggere, bollire, fischiare, ululare, digrignare i denti, imprecare... Oh, gliela danno colma la misura; meglio stare attenti! Se uno esce di matto, o s'impicca o s'annega,  l che si finisce - Giove ci scampi! - e l ci mettono in un calderone di piombo fuso e grasso d'usuraio, in mezzo a un milione e passa di tagliaborse, e l si cucina come un prosciuttone che non  mai pronto.

DOTTORE
Ha il cervello pieno di stranezze!

FIGLIA
Signori e cortigiani che han messo incinte le ragazze, sono in quel posto; stanno dritti nel fuoco fino all'ombelico e nel ghiaccio fino al cuore, cos la parte che ha fatto il guaio brucia e quella che ha ingannato si congela - davvero una punizione molto severa, direi, per una sciocchezza cos. Credetemi, uno sposerebbe anche una strega lebbrosa per liberarsi, ve l'assicuro.

DOTTORE
Come persiste in queste fantasie! Non si tratta di un accesso di pazzia temporanea, ma di una malinconia profonda e radicata.

FIGLIA
Le sentite la gran dama e la ricca signora di citt come strillano insieme? Sarei una bestia se dicessi che  divertente! Urla la prima 'Oh, il fumo!', e l'altra 'Il fuoco!'; la prima piange 'Perch mai lo feci dietro l'arazzo!', e poi ulula; l'altra maledice il suo amante e il padiglione nel giardino.
[.Canta.]
	Sar fedele, mie stelle, mio destino, ecc. .Esce..

CARCERIERE
Che pensate di lei, signore?

DOTTORE
Penso che ha la mente turbata, per cui io non ho rimedi.

CARCERIERE
Ahim, che fare allora?

DOTTORE
Che sappiate, ha mai provato affetto per qualcuno prima di vedere Palamone?

CARCERIERE
Un tempo, signore, avevo grandi speranze che si fosse decisa per questo gentiluomo amico mio.

CORTEGGIATORE
Cos pensavo anch'io ed ero convinto che ci avevo fatto un buon affare ad assegnarle met del mio patrimonio cos che entrambi lei ed io al momento eravamo senza finzioni in termini pari.

DOTTORE
L'incontinente soddisfazione della vista ha sfasato gli altri sensi; potranno tornare al loro posto e svolgere le loro preordinate funzioni, ma al momento si trovano in una dislocazione stravagantissima. Questo  quanto dovete fare: confinatela in un luogo dove la luce possa dirsi arrivare di soppiatto pi che le sia permesso di entrare; voi giovane signore suo amico, assumete il nome di Palamone; ditele che venite a mangiare con lei e a discorrere d'amore. Questo coglier la sua attenzione poich  ci che le ossessiona la mente; ogni altro oggetto inserito tra la mente e l'occhio suo diventa solo idiozia o giocattolo della sua compulsione. Cantate per lei quelle semplici canzoni d'amore che lei dice Palamone ha cantato in prigione; presentatevi a lei appuntato di tutti i fiori pi soavi di cui disponga la stagione, e a questi aggiungete altri profumi mescolati che siano piacevoli all'olfatto. Tutto questo sar appropriato a Palamone, perch Palamone canta, e Palamone  fragrante e tutte le altre cose buone. Chiedetele il privilegio di mangiare con lei, tagliate per lei gli arrosti, bevete alla sua salute, e metteteci sempre in mezzo la speranza delle sue grazie e d'essere ricevuto nei suoi favori. Informatevi quali fanciulle sono state sue amiche e compagne di giochi e fate che vadano a trovarla e le parlino di Palamone, e portino dei regalini, come se lui volesse esser ricordato. Ella si trova in uno stato d'illusione che va combattuto con le illusioni. Ci potrebbe ricondurla a mangiare, a dormire e riportare ci che  al momento fuori registro in lei alla sua precedente regola e governo. Ho visto questo metodo aver successo, quante volte non so, ma di aumentarne il numero, ho grandi speranze in questo caso. Tra i vari stadi di questo trattamento io interverr con le mie cure. Cominciamo subito, perci, e affrettiamone il risultato, che non dubito porter sollievo.
.Escono..

/:/ATTO V



.Scena I


.Squilli di tromba. Entrano Teseo, Piritoo, Ippolita e seguito..

TESEO
	Ch'entrino adesso, e davanti agli dei
	offrano le loro pie preghiere; i templi
	ardano splendidi di sacri fuochi, e gli altari
	in nubi benedette affidino il rigonfiante incenso
	a chi sta sopra noi. Che nulla si tralasci;
	hanno una nobile impresa da compiere, che far onore
	alle potenze stesse che hli proteggeranno.

PIRITOO
						Eccoli, Sire.

.Squilli di cornetta. Entrano Palamone e Arcite e i loro cavalieri..

TESEO
	Voi nemici valenti e forti di cuore,
	voi nobili germani antagonisti, che oggi venite
	ad estinguere quell'affinit che avvampa tra voi,
	deponete la rabbia per un'ora e a guisa di colombe
	davanti ai sacri altari dei vostri patroni,
	gli onnitemuti dei, chinate i vostri corpi caparbi.
	La vostra ira  pi che mortale; cos sia il vostro ausilio,
	e poich gli dei vi guarderanno, combattete lealmente.
	Vi lascio alle vostre preghiere, e tra voi
	divido equamente i miei auguri.

PIRITOO
				La vittoria incoroni il pi degno!
.Escono Teseo, Piritoo, Ippolita e seguito..

PALAMONE
	Gi corre la clessidra che non pu fermarsi
	finch uno di noi sar spirato. Solo su ci pensate,
	se ci fosse qualcosa in me che volesse rivelarmisi
	avversa in questo affare, fosse un occhio
	contro l'altro, braccio oppresso da braccio,
	distruggerei chi offende, cugino; lo farei,
	bench parte di me stesso. Perci comprendete
	come mi comporter con voi.

ARCITE
					Io sto lottando
	per scacciare il vostro nome, l'antico affetto, la nostra parentela,
	dalla mia coscienza, e al suo posto
	installare qualcosa da distruggere. Perci alziamo
	le vele, che guideranno questi vascelli fino a dove
	il celeste limitatore decider.

PALAMONE
					Voi parlate bene.
	Prima che mi volti, lascia che t'abbracci, cugino;
.S'abbracciano..
	 l'ultimo abbraccio.

ARCITE
			L'ultimo addio.

PALAMONE
	Gi, sia cos; addio, cugino.

ARCITE
					Addio, signore.
.Escono Palamone e i suoi cavalieri..
	Cavalieri, congiunti, innamorati - e anche vittime mie!
	Veri devoti di Marte, il cui spirito in voi
	scaccia il seme della paura, e l'apprensione
	che da essa  ancora pi remota, venite con me
	davanti al dio della nostra vocazione; a lui
	chiedete di concedervi il cuore del leone e
	il fiato della tigre, e la ferocia pure,
	e poi la rapidit - per premere, voglio dire;
	e non desiderare di essere lumache. Sapete che il mio premio
	sar strappato dal sangue; forza e grandi imprese
	m'incoroneranno della ghirlanda in cui ella risiede
	regina dei fiori. La nostra supplica, perci,
	va fatta a colui che far del campo una cisterna
	colma di sangue umano; datemi il vostro aiuto,
	e chinate a lui il vostro spirito.
.Si gettano a terra, quindi s'inginocchiano davanti all'altare di Marte..
	Tu possente, che col tuo potere hai tinto di porpora
	il verde Nettuno, il cui approssimarsi
	 annunciato da comete, le cui stragi in vasto campo
	son proclamate da teschi insepolti, il cui fiato distrugge
	la fertile messe di Cerere, che abbatti
	con mano possente da avanzanti nubi di battaglia
	le torri squadrate, che insieme fai e distruggi
	le cinte di pietra delle citt; me tuo pupillo,
	ultimo seguace del tuo tamburo, istruisci quest'oggi
	nell'arte delle armi, s che a tua lode
	avanzi il mio stendardo e io da te riceva
	il titolo di signore della giornata; dammi, grande Marte,
	un segno del tuo favore.
.Qui si prostrano con la faccia a terra come prima, e si ode un rumore di ferraglia, con un breve tuono come l'irrompere di una battaglia, quindi si alzano tutti e s'inchinano all'altare..
	O grande correttore di tempi disordinati,
	scuotitore di nazioni corrotte, grande giustiziere
	di polverosi e vecchi titoli, che curi col sangue
	la terra che s'ammala, e purifichi il mondo
	dall'eccesso di gente; ricevo
	i tuoi segnali come auspici, e nel tuo nome
	verso il mio intento m'avvio rinfrancato. Andiamo.
.Escono Arcite e i suoi cavalieri..

.Entrano Palamone e i suoi cavalieri, con lo stesso cerimoniale..

PALAMONE
	Le nostre stelle dovranno brillare di nuova luce,
	o estinguersi oggi; la contesa  amore,
	e se la dea di esso lo concede, lei ci dar
	anche la vittoria. Unite perci il vostro animo al mio,
	voi la cui generosa nobilt vi fa sposare la mia causa
	a rischio della vita; alla dea Venere
	affidiamo la nostra impresa, e il suo soccorso
	imploriamo per la nostra fazione.
.Qui si buttano a terra, quindi s'inginocchiano come prima all'altare di Venere..
	Salve, maestosa regina dei segreti, che hai il potere
	di distogliere il pi crudele tiranno dalla sua rabbia
	e farlo piangere davanti a una fanciulla; che con la forza
	d'una sola occhiata fai tacere il tamburo di Marte
	e riduci gli allarmi in bisbigli; tu che puoi
	far brandire la gruccia a un paralitico, e sanarlo
	prima di Apollo; che puoi costringere un re
	a farsi vassallo d'un suo suddito, e indurre
	vecchi decrepiti a ballare; lo spelacchiato scapolo
	che in giovent, come i ragazzini saltanti sui fal,
	ha evitato le tue scottature, tu l'acchiappi a settanta,
	e, a dispetto della sua raucedine, gli fai
	stonare giovanili canzoni d'amore. Quale divinit
	non subisce il tuo potere? A Febo tu
	aggiungi fiamme pi calde delle sue; i fuochi del cielo
	bruciarono il suo figlio mortale, e il tuo lui; la cacciatrice
	tutta umida e fredda, si dice cominciasse a buttar via
	il suo arco e sospirare. Concedi il tuo favore
	a me, tuo devoto soldato, che porta il tuo giogo
	come un serto di rose, anche se  pi pesante
	del piombo e punge pi delle ortiche.
	Non ho mai imprecato contro la tua legge;
	n rivelato un segreto, perch non ne conosco; n lo farei
	se conoscessi tutti quelli che esistono; mai approfittai
	della moglie d'un altro, n lessi le calunnie
	di spiriti libertini; mai alle grandi feste
	cercai d'imbarazzare una bella donna, anzi arrossii
	per quei signorini che ci provavano; son stato duro
	con gli sbruffoni, e gli ho chiesto con furia
	se avessero delle madri - io l'avevo, una donna,
	e donne erano quelle che umiliavano. Conoscevo un uomo
	di ottanta inverni - questo gli raccontai - che
	spos una ragazza di quattordici. Fu il tuo potere
	a metter vita nella polvere; il crampo della vecchiaia
	gli aveva messo un piede fuori posto,
	la gotta gli aveva saldato le dita in nodi,
	atroci spasmi dall'orbite sporgenti
	avevan quasi spinto fuori i globi, s che quanto di vita
	era in lui sembrava tormento. Questo scheletro
	ebbe dalla sua tenera bella un maschietto, ed io
	fui sicuro ch'era suo, perch lei giurava che lo era,
	e chi non dovrebbe crederle? Insomma io, con
	quelli che parlano di ci che han fatto, non m'accompagno;
	quelli che si vantano e non han fatto nulla, il disprezzo;
	quelli che vorrebbero ma non han fortuna, il conforto.
	No, io non amo chi divulga segreti intrighi
	in modo malizioso, n chi rivela cose da tacere
	in linguaggio osceno; cos io sono,
	e giuro che innamorato mai sospir
	pi sincero di me. Perci, tenerissima, dolce dea,
	concedi a me la vittoria di questa contesa, che
	sar giusta ricompensa all'amore schietto, e benedicimi
	con un segno del tuo alto favore.
.A questo punto si sente della musica e si vedono svolazzare colombe. Essi si buttano di nuovo bocconi, quindi s'inginocchiano..
	O tu che dagli undici ai novanta regni nel cuore umano,
	cui il mondo intero  un parco per la caccia
	e noi a branchi la tua preda, ti ringrazio
	di questo bel segnale, che, impresso
	nel mio puro, fedele cuore, fa fiducioso
	il mio corpo a questa impresa. Alziamoci
	e inchiniamoci alla dea. .S'inchinano..
				L'ora s'avvicina.
.Escono Palamone e i suoi cavalieri..

.Musica dolce di flauti. Entra Emilia in bianco, i capelli sciolti sulle spalle e una corona di spighe; una in bianco le regge lo strascico, i capelli ornati di fiori, una le va davanti portando una cerbiatta d'argento piena d'incenso e essenze profumate, che, deposte sull altare di Diana, e le damigelle alquanto ritiratesi, Emilia accende. Quindi s'inchinano e s'inginocchiano..

EMILIA
	O sacra, sfuggente, fredda, e costante regina,
	schiva dei bagordi, silente contemplativa,
	dolce, solitaria, bianca quanto casta, e pura
	come neve mossa dal vento, che alle ninfe del seguito
	concedi appena il sangue del rossore,
	che  la tunica del loro ordine; io, tua sacerdotessa,
	qui mi prostro al tuo altare. Oh, degnati
	col tuo leggiadro occhio verde, che mai finora
	contempl oggetto impuro, di guardare la tua vergine;
	e, sacra argentea signora, presta il tuo orecchio -
	che mai ud termini scurrili, e la cui soglia
	mai oltrepass suono volgare - alla mia supplica
	pregna di sacro timore. Qui si conclude
	il mio ufficio vestale; son vestita da sposa,
	ma il cuore  verginale; ho un marito assegnato,
	ma non lo conosco. Di due dovrei
	sceglierne uno, e pregare per la sua vittoria, ma io
	sono senza colpa di scelta. Se dei miei occhi
	dovessi perderne uno, a me son cari entrambi,
	non potrei condannarne uno; quello che morisse
	non subirebbe sentenza. Perci, regina modestissima,
	quello dei due pretendenti che mi ama di pi
	e ne ha il diritto pi vero, fa che lui
	mi tolga la bionda ghirlanda; concedi altrimenti
	che nel grado e dignit da me tenute sinora
	fra le devote tue, io possa continuare.
.Qui la cerbiatta svanisce sotto l'altare, e al suo posto s'innalza un arbusto con sopra una rosa..
	Vedete cosa la nostra reggitrice di riflussi e flussi
	dalle viscere del suo sacro altare
	con miracolo espone: una rosa soltanto!
	Se son bene ispirata, questo scontro distrurr
	entrambi i prodi cavalieri, ed io dovr crescere
	sola, non colta, un fiore verginale.
.Qui si sente un improvviso stridere di strumenti, e la rosa cade dall'arbusto..
	Il fiore  caduto, l'arbusto discende! O signora,
	tu qui mi congedi; io sar colta;
	cos interpreto, ma non conosco la tua volont;
	schiudi il tuo mistero. - Spero che sia contenta;
	i segni erano di favore. .S'inchinano ed escono..

/:/Scena II


.Entrano il Dottore, il Carceriere, e il Corteggiatore travestito da Palamone..

DOTTORE
	Il consiglio che vi ho dato le ha giovato in qualche modo?

CORTEGGIATORE
	Moltissimo. Le ragazze che le fecero visita
	l'han quasi convinta che io sia Palamone;
	una mezz'ora fa venne da me sorridendo,
	e mi chiese cosa desideravo mangiare, e quando volevo baciarla.
	Le dissi, subito, e la baciai due volte.

DOTTORE
	Ben fatto; venti volte sarebbe stato molto meglio,
	poich la cura sta intieramente in questo.

CORTEGGIATORE
						Quindi mi disse
	che veglier con me stanotte, perch sapeva bene
	a che ora mi prender la crisi.

DOTTORE
					Che lo faccia,
	e quando vi prender la crisi, datele quel che serve, e subito.

CORTEGGIATORE
	Voleva che cantassi.

DOTTORE
			Lo faceste?

CORTEGGIATORE
				No.

DOTTORE
					Molto male, allora;
	Dovreste assecondarla in ogni cosa.

CORTEGGIATORE
						Ahim,
	che io non ho voce, signore, per accontentarla in quello.

DOTTORE
	Non ha importanza, basta che facciate rumore.
	Se ve lo chiede ancora, fate qualsiasi cosa;
	giacete con lei se ve lo chiede.

CARCERIERE
					Ma dottore!

DOTTORE
	S, viene come cura.

CARCERIERE
				Ma prima, col vostro permesso,
	viene l'onore.

DOTTORE
			Questo  solo un cavillo.
	Mai rovinare una figliola per onore;
	prima curatela cos, poi se vorr essere onorata,
	la strada sar aperta avanti a lei.

CARCERIERE
					Grazie, dottore.

DOTTORE
	Prego portatela dentro e vediamo come sta.

CARCERIERE
	S, e le dir che il suo Palamone l'aspetta.
	Per, dottore, la vostra idea non mi convince ancora. .Esce..

DOTTORE
						Andate, andate.
	Voi padri siete dei begli illusi! Il suo onore?
	Se dovessimo curarla fino a trovare quello...

CORTEGGIATORE
	Sicch, voi pensate che non sia onorata, signore?

DOTTORE
	Quanti anni ha?

CORTEGGIATORE
			Diciotto.

DOTTORE
				Potrebbe esserlo...
	Ma non ha importanza, non serve al nostro scopo.
	Checch ne dica il padre, se v'accorgerete
	che il suo umore inclina al modo che dicevo,
	videlicet, carnalmente... mi seguite?

CORTEGGIATORE
	Fin qui perfettamente, signore.

DOTTORE
				Soddisfate il suo appetito,
	senza esitazioni; la curer .ipso facto.
	dell'umor malinconico che l'affligge.

CORTEGGIATORE
	La penso come voi, dottore.

.Entrano il Carceriere, la Figlia del Carceriere e la sua inserviente..

DOTTORE
	Vedrete che  cos. Eccola; prego assecondatela.

CARCERIERE
	Venite, il vostro amore Palamone vi aspetta, figliola,
	 qui da pi di un'ora, per farvi visita.

FIGLIA
	Lo ringrazio per la sua gentile pazienza;
	 un gentiluomo compto, e gli sono molto obbligata.
	Vedeste mai il cavallo che mi don?

CARCERIERE
						S.

FIGLIA
	Vi piace?

CARCERIERE
		 bellissimo.

FIGLIA
	Lo vedeste mai ballare?

CARCERIERE
				No.

FIGLIA
					Io s, spesso.
	Balla molto bene, molto graziosamente,
	e la giga, poi, sia coda mozza o intera che lo sfidi,
	lui ve la gira l, come una trottola.

CARCERIERE
					Davvero straordinario.

FIGLIA
	La moresca la danza a venti miglia all'ora,
	roba da azzoppare anche il miglior cavai di legno,
	se ci capisco qualcosa, di tutta la parrocchia;
	e galoppa anche sull'aria di "Amor leggero".
	Che ne pensate di questo cavallo?

CARCERIERE
					Con queste qualit,
	penso si potrebbe farlo giocare a tennis.

FIGLIA
	Uh, roba da niente.

CARCERIERE
			Sa anche scrivere e leggere?

FIGLIA
	Bellissima calligrafia, e tiene da s i conti
	del suo fieno e foraggio; lo stalliere
	dovr alzarsi presto per imbrogliarlo. Avete presente
	la cavalla saura del Duca?

CARCERIERE
				Certamente.

FIGLIA
	 perdutamente innamorata di lui, povera bestia,
	ma lui  come il padrone, scontroso e sdegnoso.

CARCERIERE
	Che dote ha lei?

FIGLIA
			Un duecento covoni,
	pi venti staia d'avena; ma lui non la vuole.
	Fischia quando nitrisce, capace di allettare
	la cavalla di un mugnaio. Sar per lei la morte.

DOTTORE
	Che roba tira fuori!

CARCERIERE
	Fate la riverenza, ecco il vostro innamorato.

CORTEGGIATORE [.si fa avanti.]
						Tesoro,
	come state? Che brava; che riverenza!

FIGLIA
	Vostra da comandare onestamente.
	Quanto dista la fine della terra, miei signori?

DOTTORE
	Bah, una giornata di viaggio, ragazza.

FIGLIA [.al Corteggiatore.]
					Ci venite con me?

CORTEGGIATORE
	Per farci che, ragazza?

FIGLIA
				Andiamo, per giocare a palla-sgabello.
	Che altro c' da fare?

CORTEGGIATORE
	Son ben disposto,
	se l celebriamo il nostro matrimonio.

FIGLIA
						Giusto;
	perch l vi assicuro, troveremo
	un prete cieco per lo scopo, che s'arrischier
	a sposarci, perch qui son cavillosi e rompono.
	E poi, mio padre sar impiccato domani,
	e questo guasterebbe l'affare.
	Non siete Palamone voi?

CORTEGGIATORE
				Non mi riconoscete?

FIGLIA
	S, ma a voi non importa di me; io non ho nulla
	oltre a questa povera gonnella e due sottane grosse.

CORTEGGIATORE
	Non fa niente; io vi prendo lo stesso.

FIGLIA
					Lo farete davvero?

CORTEGGIATORE
	S, per questa bella mano lo far.

FIGLIA
					Andremo a letto allora.

CORTEGGIATORE
	Appena lo vorrete. [.La bacia.]

FIGLIA
			O signore, voi ci vorreste restare appeso.

CORTEGGIATORE
	Perch strofinate via il mio bacio?

FIGLIA
					 fragrante,
	e mi profumer come si deve per il matrimonio.
	Non  questo vostro cugino Arcite?

DOTTORE
					S, dolcezza,
	e son contento che mio cugino Palamone
	ha fatto una cos bella scelta.

FIGLIA
				Pensate che mi prender?

DOTTORE
	S, senza dubbio.

FIGLIA
			Lo pensate anche voi?

CARCERIERE
						S.

FIGLIA
	Avremo molti bambini. - Buon Dio, come siete cresciuto!
	Il mio Palamone spero cresca pure, bene,
	ora ch' in libert. Ahim, povero polletto,
	l'hanno tenuto gi con cattivo mangiare e scomodo alloggio;
	ma io lo bacer finch crescer di nuovo.

.Entra un Messaggero..

MESSAGGERO
	Che fate voi qui? Perderete il pi nobile spettacolo
	che si vide mai.

CARCERIERE
			Sono in campo?

MESSAGGERO
					S.
	E a voi spetta anche un compito l.

CARCERIERE
					Ci vado subito.
	Devo proprio lasciarvi ora.

DOTTORE
				Ma no, veniamo con voi.
	Non voglio perdermi lo scontro.

CARCERIERE
					Come l'avete trovata?

DOTTORE
	V'assicuro che entro tre o quattro giorni
	l'avr ristabilita. [.Al Corteggiatore.] Non allontanatevi da lei,
	ma continuate a trattarla a questo modo.

CORTEGGIATORE
						Cos far.

DOTTORE
	Portiamola dentro.

CORTEGGIATORE
			Venite, tesoro, andiamo a cena,
	e poi giocheremo a carte.

FIGLIA
				E ci baceremo anche?

CORTEGGIATORE
	Cento volte.

FIGLIA
		- E poi ancora venti.

CORTEGGIATORE
					S, e venti ancora.

FIGLIA
	E poi dormiremo insieme.

DOTTORE
				Accettate l'offerta.

CORTEGGIATORE
	S, perbacco, lo faremo.

FIGLIA
				Per non mi farete male.

CORTEGGIATORE
	No, tesoro.

FIGLIA
		Se lo farete, amore, io pianger. .Escono..

/:/Scena III


.Squilli di tromba. Entrano Teseo, Ippolita, Emilia, Piritoo, e alcuni al seguito..

EMILIA
	Non avanzer oltre.

PIRITOO
			Vi perderete lo spettacolo?

EMILIA
	Uno scricciolo che insegue una mosca sarebbe per me
	migliore vista di questa ordalia. Ogni colpo che cade
	mette a rischio una nobile vita; ogni stoccata lamenta
	il luogo su cui s'abbatte, e suona pi come
	un rintocco che una lama. Rester qui.
	Mi basta che l'orecchio sia punito
	per ci che accade, contro il quale non c' rimedio
	per non ascoltare; senza che l'occhio sia offeso
	da spettacoli orrendi che pu evitare.

PIRITOO
					Sire, mio buon signore,
	vostra cognata non vuol venire oltre.

TESEO
					Invece deve;
	perch vedr quelle azioni eroiche dal vero
	che talvolta si mostrano dipinte. La natura adesso
	sar autrice e attrice della fiaba, la prova
	sigillata da occhio e orecchio. [.A Emilia.] Dovete esser presente;
	siete la ricompensa al vincitore, il premio e la ghirlanda
	che incorona il titolo disputato.

EMILIA
					Perdonatemi;
	se fossi l, non potrei guardare.

TESEO
					Ma dovete esser l;
	questa ordalia  come si tenesse nella notte, e voi
	la sola stella a brillare.

EMILIA
				Sono una stella spenta.
	C' solo infamia nella luce che li mostrer
	l'uno all'altro; l'oscurit, che sempre fu
	la madre del terrore, che  maledetta
	da molti milioni di mortali, potrebbe ancora adesso,
	gettando il suo mantello nero sopra entrambi,
	impedendo loro di trovarsi, riguadagnare
	in parte il suo buon nome, e tanti omicidi
	compensare di cui s' macchiata.

IPPOLITA
					Dovete andare.

EMILIA
	In verit, non posso.

TESEO
				Ma i cavalieri s'accenderanno
	di valore vedendovi; ben sapete che di questa guerra
	voi siete il bottino, e dovete esser presente
	per compensare lo sforzo.

EMILIA
				Signore, scusatemi;
	il titolo ad un regno pu esser disputato
	fuori di esso.

TESEO
			D'accordo, d'accordo, allora, come volete.
	Chi resta con voi potr augurare questo servizio
	al suo nemico.

IPPOLITA
			Addio, sorella;
	avviene che io conoscer vostro marito prima di voi stessa
	per un piccolo vantaggio di tempo. Chi dei due gli dei
	sanno essere il migliore, io li pregher
	che vi venga dato in sorte.
.Escono tutti eccetto Emilia e il suo seguito..

EMILIA
	Arcite ha il viso dolce, ma il suo occhio
	 come una catapulta piegata o una lama tagliente
	in un fodero soffice; piet e coraggio virile
	son compagni di letto sul suo volto. Palamone
	ha un'espressione molto minacciosa; la fronte
	 corrugata, e sembra il cimitero dei suoi crucci.
	Ma non sempre  cos, a volte muta in accordo
	con l'umore dei suoi pensieri; a lungo l'occhio
	gli rimane sull'oggetto. La malinconia
	gli si conf nobilmente; come ad Arcite l'allegria,
	ma la tristezza di Palamone  una forma d'allegria,
	confusa in modo come se l'allegria lo facesse triste,
	e la tristezza allegro. Quei mesti umori
	che ad altri stanno cos male, in lui
	sono a casa loro.
.Cornette. Suonano le trombe come per un assalto..
	Senti come quegli speroni del coraggio incitano
	i principi alla prova! Arcite potrebbe vincermi,
	ma Palamone potrebbe anche ferire Arcite tanto
	da sfigurarne l'aspetto. Oh, dove trovare lacrime
	abbastanza se tale fosse l'esito? S'io fossi presente,
	potrei far danno, perch lancerebbero sguardi
	verso il mio posto, e in quell'attimo potrebbero
	mancare una parata o perdere un attacco
	che aspettava giusto quell'istante.  molto meglio
	ch'io non sia l - Oh, meglio non essere mai nata,
	che essere la causa di tanta sventura!
.Trombe. Clamori e trambusto all'interno con grida "Urrah Palamone!". Entra un servitore..
					Chi ha la meglio?

SERVITORE
	Il grido  "Urrah Palamone!".

EMILIA
	Allora  lui in vantaggio. Era da aspettarselo;
	aveva l'aria elegante del successo, ed 
	senza dubbio il migliore degli uomini. Ti prego corri
	e riportami cosa succede.
.Grida e trombe, urla "Urrah Palamone!"..

SERVITORE
				Sempre Palamone.

EMILIA
	Corri a informarti. .Esce il Servitore..
			Povero innamorato, tu hai perduto!
	Alla mia destra sempre portavo il tuo ritratto,
	quello di Palamone alla sinistra - perch, non so,
	non ne avevo motivo; solo il caso cos volle.
	Sul lato sinistro il cuore resta; a Palamone
	tocc in sorte l'augurio migliore.
.Altro clamore, e grida all'interno, e trombe..
					Questo clamore di grida
	 sicuramente la fine dello scontro.

.Entra il Servitore..

SERVITORE
	Dicono che Palamone avesse spinto Arcite
	a meno d'un pollice dall'obelisco, sicch il grido
	fu generale "Urrah Palamone!" Ma poi
	i compagni fecero una riscossa coraggiosa, e
	i due sfidanti in quest'istante sono
	a pari vantaggio.

EMILIA
			Oh se si fondessero
	entrambi in uno solo! Oh, no, non ci sarebbe donna
	degna d'un uomo cos composto; le qualit d'ognuno,
	la nobilt particolare di costoro, danno da sole
	il senso di svantaggio, il valore minore,
	ad ogni donna vivente...
.Trombe. Grida all'interno "Arcite, Arcite!"..
				Ancora esultanza?
	 sempre "Palamone"?

SERVITORE
				No, ora il grido  "Arcite".

EMILIA
	Ti prego fa' attenzione a che si grida;
	usa entrambe le orecchie a questo scopo.
.Trombe. Un grande clamore e grida "Arcite, vittoria!"..

SERVITORE
						Il grido 
	"Arcite" e "Vittoria!" Ascoltate, "Arcite, Vittoria!".
	Si proclama la fine del combattimento
	dagli strumenti a fiato.

EMILIA
				Anche i guerci vedevano
	che Arcite non era un bambinello - bont di Dio, la ricchezza
	e sontuosit di spirito irradiava da lui; non poteva
	star pi nascosta del fuoco nella stoppa,
	o di quanto bassi argini possano contenere acque
	che venti tempestosi costringono ad alzarsi. Intuivo
	che il buon Palamone avrebbe fallito, ma non sapevo
	perch cos pensassi; la ragione in noi non  profeta
	mentre spesso lo  la fantasia.
.Trombe..
					Stanno uscendo.
	Ahim, povero Palamone!

.Entrano Teseo, Ippolita, Piritoo, Arcite vincitore, e seguito..

TESEO
	Ecco, dove nostra sorella sta in attesa,
	ancora tremante e in ansia! - Bellissima Emilia,
	gli dei per divino arbitraggio
	vi han dato questo cavaliere;  un valoroso
	quant'altri mai menassero un fendente. Datemi le mani.
	Voi ricevete lei, voi lui; siate promessi
	di un amore che cresce mentre voi invecchiate.

ARCITE
							Emilia,
	per acquistare voi ho perso ci che a me  pi caro
	tranne l'acquisto, eppure compro a buon prezzo,
	rispetto a quanto vi stimo.

TESEO
				O amata sorella,
	egli parla ora di un cavaliere valoroso
	quant'altri mai spronasse un nobile destriero; gli dei
	vollero certo che morisse scapolo perch i suoi figli
	non apparissero troppo simili a loro! La sua condotta
	m'incant talmente che avrei detto l'Alcide
	rispetto a lui un pezzo di piombo. Se potessi lodarne
	ogni parte come l'insieme che ho descritto, il vostro Arcite
	non ci perderebbe; poich chi era valente a questo modo
	trov tuttavia chi lo superasse. Ho sentito
	due emule filomle percuotere l'orecchio della notte
	con rivali gorgheggi, ora pi in alto l'una,
	ora quell'altra, poi la prima di nuovo,
	e quindi superata, s che l'udito
	non poteva decidere tra loro; cos dur
	per molto tempo tra questi cugini, finch gli dei
	decretarono a fatica un vincitore. - Cingete con gioia
	la corona che avete conquistato. - Agli sconfitti,
	dategli la nostra giustizia prontamente, poich so
	che la vita li tormenta e basta; si faccia qui.
	Non  scena per noi; andiamocene via,
	gioiosi giustamente, e un po' afflitti. [.Ad Arcite.] Offrite il braccio al vostro trofeo;
	so bene che non ve la lascerete sfuggire.
.Arcite prende Emilia sotto braccio. Fanfara..
						Ippolita,
	vedo uno dei vostri occhi concepire una lacrima
	che ora partorir.

EMILIA
			Questa  vittoria?
	O tutte voi potest celesti, dov' la vostra misericordia?
	Se non aveste decretato che cos dev'essere,
	e ordinato a me di vivere per confortare quest'orbo,
	questo principe diseredato, che taglia alla sua pianta
	una vita che vale pi di tutte le donne,
	ora dovrei, e vorrei, morire anch'io.

IPPOLITA
					Infinita pena
	che quattro tali occhi si fissino su d'una
	s che due per essa debban esser cecati.

TESEO
						Cos  purtroppo.
.Escono..

/:/Scena IV


.Entrano Palamone e i suoi cavalieri legati, con il Carceriere, un boia, e un picchetto di soldati..

PALAMONE
	C' pi d'un uomo a questo mondo che  sopravvissuto
	all'amore degli altri; gi, e nello stesso stato
	v' pi d'un padre rispetto al figlio; qualche conforto
	abbiamo considerando ci. Noi spiriamo,
	ma non senza la piet altrui; di continuare la vita
	il loro augurio ci accompagna. Ed evitiamo
	la detestabile miseria della vecchiaia, aggiriamo
	la gotta e il catarro, che in ore tarde tendono
	agguati ai grigi viandanti; veniamo al cospetto degli dei
	giovani e non sfioriti, non curvi sotto cumuli
	di colpe non espiate; che certo si compiaceranno gli dei
	piuttosto che a cotali, dividere il loro nettare con noi,
	poich noi siamo spiriti pi chiari. Cari congiunti miei,
	che deponete la vita davanti a questo povero conforto,
	per troppo, troppo poco l'avete perduta.

PRIMO CAVALIERE
						Quale fine sarebbe
	di maggiore conforto? Su di noi i vincitori hanno
	solo la fortuna, il cui favore  temporaneo
	quanto per noi la morte  sicura; d'un granello d'onore
	non ci superano in peso.

SECONDO CAVALIERE
				Diciamoci addio,
	e con la rassegnazione irritiamo la vacillante fortuna,
	che pure quand' pi salda, ondeggia.

TERZO CAVALIERE
					Ors, chi va per primo?

PALAMONE
	Sia quello che vi condusse a questo banchetto
	a dar l'assaggio per tutti voi. [.Al Carceriere.] Aha, amico mio, amico mio,
	la vostra gentil figliola mi dette la libert una volta;
	a voi adesso di darmela per sempre. Prego, come sta?
	Sentii che non stava bene; il tipo di malanno
	mi dette dispiacere.

CARCERIERE
			Signore, s' ben ripresa,
	e andr a nozze presto.

PALAMONE
				Per la mia breve vita,
	ne sono assai felice;  la cosa ultimissima
	a rendermi felice. Ti prego diglielo;
	raccomandami a lei, e a completarne la dote
	consegnale questo. .D al Carceriere la borsa..

PRIMO CAVALIERE
			Su, facciamoci tutti donatori.

SECONDO CAVALIERE
	 una fanciulla intatta?

PALAMONE
				In verit lo credo;
	un'ottima creatura, per me pi meritevole
	di quanto possa compensarla o lodarla.

TUTTI E TRE I CAVALIERI
					Raccomandateci a lei.
.Offrono le borse..

CARCERIERE
	Gli dei vi ricompensino tutti, e rendano lei grata.

PALAMONE
	Addio; e fa' che la mia vita sia ora breve
	quanto il mio commiato.

PRIMO CAVALIERE
				Precedici, coraggioso cugino.

SECONDO CAVALIERE
	Noi ti seguiremo di buon animo.

.Palamone si aggiusta sul ceppo. Grande trambusto all'interno con grida "Correte! Salvateli! Fermate!" Entra di corsa un Messaggero..

MESSAGGERO
	Ferma, ferma, oh ferma, ferma, ferma!

.Entra Piritoo in furia..

PIRITOO
	Fermo, l! Maledetta la furia che ci avete messo
	se avete fatto cos presto. Nobile Palamone,
	gli dei mostreranno la loro gloria in una vita
	che avete ancora da vivere.

PALAMONE
				Come pu essere, dopo che
	ho detto che Venere  falsa? Che succede?

PIRITOO
	Alzatevi, buon signore, e prestate orecchio a notizie
	che sono al primo udirle dolci e amare.

PALAMONE
						Cosa
	ci ha risvegliati dal nostro sogno?

PIRITOO
					Ascoltate dunque.
	Vostro cugino, montando un destriero che Emilia
	gli aveva donato, un nero, senza neppure
	un pelo che sia bianco, cosa che secondo alcuni
	ne svilisce il prezzo, e molti non comprerebbero,
	malgrado la razza, per via del colore - superstizione che
	qui trova fondamento - su questo cavallo dunque, Arcite
	trotta sui lastrici di Atene, che i rampini
	contavano, pi che - calpestare, perch il cavallo
	farebbe un miglio al balzo se il cavaliere volesse
	dargli sprone. Mentre cos andava contando
	la strada di silice, danzando, come fosse, alla musica
	che facevano i suoi zoccoli - poich, si dice, dal ferro
	ebbe origine la musica - ecco che da una pietra maligna,
	fredda come il vecchio Saturno e come lui pregna
	di malevolo fuoco, dardeggi una scintilla,
	o altro zolfo ardente, se a questo scopo preparato,
	non saprei dire; il focoso cavallo, focoso come il fuoco,
	prese spavento a ci, e cadde in quella confusione
	che la forza pu dare all'istinto - balza, s'impenna,
	dimentica le regole, ricevute ed esercitate
	nel paziente maneggio; come il maiale uggiola
	al pungente sperone che lo irrita invece
	d'ammansirlo neppure un tratto; prova ogni trucco sleale
	dei cavallacci ribelli e rozzi per disarcionare
	il suo signore, che resta forte in sella. Quando nulla serv,
	ch il morso non s'incrinava, la cinghia spezzava, n gli svariati salti
	smuovevano il cavaliere da dove era piantato, e lo
	teneva saldo tra le gambe, ecco che sugli zoccoli di dietro
	dritto s'impenna,
	s che le gambe d'Arcite, stando al di sopra del capo,
	sembrarono sospese per arte magica; la sua corona di vittoria
	proprio allora gli cadde dalla testa; e subito
	la bestiaccia si rovescia, e tutto il suo bruto peso
	diventa il carico del cavaliere.  vivo ancora;
	ma  la barchetta che galleggia appena, aspettando
	l'ultimo cavallone che la schianti. Desidera molto
	di parlarvi. Guardate, arriva.

.Entrano Teseo, Ippolita, Emilia, e Arcite trasportato su di una sedia..

PALAMONE
	O fine miserabile della nostra parentela!
	Gli dei sono potenti. Arcite, se il tuo cuore,
	il tuo nobile, coraggioso cuore, non  ancora spezzato,
	dammi le tue ultime parole. Io sono Palamone,
	che pur ti ama mentre muori.

ARCITE
					Prendi Emilia,
	e con lei tutta la felicit del mondo; dammi la mano.
	Addio; ho contato il mio ultimo rintocco. Non fui fedele,
	ma mai cedetti al tradimento; perdonami, cugino.
	Un bacio dalla bella Emilia... .Ella lo bacia..
					 finita.
	Prendila; io muoio. .Muore..

PALAMONE
			La tua anima generosa trovi l'Elisio!

EMILIA
	Chiudo io i tuoi occhi, principe; anime elette siano con te!
	Tu sei davvero un grande uomo, e finch vivr
	questo giorno dedicher alle lacrime.

PALAMONE
						Ed io all'onore.

TESEO
	In questo luogo combatteste la prima volta; proprio qui
	io vi divisi. Rimettete agli dei
	i vostri ringraziamenti poich siete vivo.
	La sua parte  finita, e bench troppo breve
	la recit egregiamente; la vostra giornata s'allunga,
	e la felice rugiada del cielo v'arrosa.
	La possente Venere ha bene adornato il suo altare,
	e concesso a voi il vostro amore; Marte, nostro padrone,
	non ha smentito il suo oracolo, ch ad Arcite concesse
	il favore della vittoria; cos le divinit
	han mostrato equa giustizia. Portate via il corpo.

PALAMONE
							O cugino,
	perch dovemmo desiderare cose che ci costano
	la perdita del nostro desiderio! Perch nulla pot comprare
	un amore prezioso se non la perdita di un amore prezioso!

TESEO
							Mai la fortuna
	gioc partita pi astuta: il vinto trionfa,
	il vincitore subisce il danno; eppure nella prova
	gli dei sono stati al massimo imparziali. Palamone,
	vostro cugino ha ammesso che il diritto alla signora
	spettava a voi, poich voi la vedeste per primo, e
	subito proclamaste la vostra inclinazione; egli la restitu
	come un gioiello a voi rubato, e volle che il vostro animo
	lo congedasse perdonato. Gli dei la mia giustizia
	mi tolgono di mano, ed essi stessi se ne fanno
	gli esecutori. Conducete via la vostra signora;
	e fate scendere i vostri compagni dal patibolo,
	che io adotto come amici miei. Un giorno o due
	mostriamoci tristi e facciamo onore
	al funerale di Arcite, alla fine del quale
	del viso di sposi ci vestiremo
	per sorridere con Palamone; per il quale un'ora,
	gi, solo un'ora fa, ero tanto afflitto
	com'ero felice per Arcite, e sono ora felice
	come per l'altro afflitto. O voi celesti incantatori,
	quali trastulli siamo noi per voi! Per quello che ci manca
	noi ridiamo; per quello che abbiamo siamo tristi; siamo
	sempre fanciulli in qualche modo. Siamo riconoscenti
	per quello che , e smettiamo di disputare con voi
	che siete al di sopra del nostro scrutinio. Andiamocene
	e diamoci un contegno appropriato al momento.
.Squilli di tromba. Escono..

/:/EPILOGO



Vorrei ora chiedervi se vi  piaciuto lo spettacolo,
ma, come succede a noi scolari, mi blocco;
ho la fifarella cruenta. Di grazia, restate ancora un poco,
e lasciate che vi guardi. Nessuno sorride?
Siamo tra i fiaschi, vedo. Allora, chi ha mai
amato una ragazzotta fresca e prosperosa, si faccia vedere...
 strano davvero se non c' nessuno... e se gli va,
contro coscienza, che fischi, e ci guasti
il mercato. Vedo che non serve a farvi star buoni.
Forza, allora, sfogatevi! Dunque, che dite?
Non mi capite male, per. Io non vi sto provocando.
Non ne abbiamo l'intenzione. Se la fiaba che abbiamo raccontato -
perch fiaba  - vi ha in un certo senso contentato,
perch solo a questo onesto fine ve l'abbiamo proposta,
siamo soddisfatti; e ne avrete senza tardare,
lasciatemi dire, anche di meglio, s da prolungare
l'antico affetto che ci portate. Noi, attori e suonatori,
restiamo servi vostri attentissimi; e buona notte, miei signori.
.Fanfara. Esce..

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