"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Coriolano
Traduzione di Nemi D'Agostino


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



CAIO MARZIO, .poi Caio Marzio Coriolano.
TITO LARZIO, COMINIO: .I generali romani nella guerra contro i Volsci.
MENENIO AGRIPPA, .amico di Coriolano.
SICINIO VELUTO, GIUNIO BRUTO: .tribuni della plebe, avversari di Coriolano.
.Una folla di cittadini romani
Un araldo romano.
NICANOR, .romano al servizio dei Volsci.

VOLUMNIA, .madre di Coriolano.
VIRGILIA, .moglie di Copiolano.
IL PICCOLO MARZIO., figlio di Coriolano.
VALERIA, .amica di Volumnia
Una dama di compagnia di Virgilia.

TULLIO AUFIDIO, .comandante dei Volsci
Un aiutante di Aufidio
Cospiratoti agli ordini di Aufidio.
ADRIANO, .volsco
Un cittadino di Anzio
Due sentinelle dei Volsci.

.Senatori romani e volsci, patrizi, edili, littori, soldati, messaggeri, cittadini volsci, servitori di Aufidio, e altri dei vari seguiti.

/:/ATTO I



.Scena prima


.Entra un gruppo d'insorti con mazze, randelli e altre armi.

I CITTADINO
Prima d'andare oltre ascoltatemi.

TUTTI
Parla, parla.

I CITTADINO
Siete tutti decisi, meglio la morte che la fame?

TUTTI
Decisi, decisi.

I CITTADINO
Primo, voi tutti sapete che Caio Marzio  il peggior nemico del popolo?

TUTTI
Lo sappiamo, lo sappiamo.

I CITTADINO
Ammazziamolo e avremo il grano al prezzo nostro.  deciso?

TUTTI
Basta chiacchiere, ai fatti. Andiamo, andiamo!

II CITTADINO
Cittadini, buona gente, una parola.

I CITTADINO
Qua siamo solo poveracci, buona gente sono i nobili. Quel che i signori buttano basterebbe a sfamarci. Se ci dessero gli avanzi mentre son buoni da mangiare si potrebbe credere che ci aiutano per umanit. Ma la verit  che gli andiamo troppo bene come siamo. La magrezza che ci affligge, questo spettacolo di miseria,  l'inventario a rovescio della loro pacchia. I triboli nostri li ingrassano. Vendichiamoci dunque coi forconi, prima di diventare come rastrelli. Gli dei sanno che parlo cos per fame di pane, non per sete di sangue.

II CITTADINO
Volete prendervela con Marzio in particolare?

I CITTADINO
Con lui per primo.  un vero cane per il popolo.

II CITTADINO
Ma tenete conto di ci che ha fatto per la patria?

I CITTADINO
Certo, e gliene daremmo atto volentieri, ma lui si paga da s con la superbia.

II CITTADINO
Via, non parlare con acrimonia.

I CITTADINO
E io ti dico che quanto ha fatto di meglio l'ha fatto per essere meglio d'ogni altro. L'ha fatto per la patria, dicono i citrulli. Invece l'ha fatto per far piacere alla mamma, e anche per la superbia, che ha grande come il coraggio.

II CITTADINO
Ma lo accusi di ci che ha nella natura, e non pu farci niente. Certo non puoi dire che tira ad arricchirsi.

I CITTADINO
No, ma non per questo sono a corto di accuse. Difetti ne ha d'avanzo, a farne fi conto ci si stanca.

.Grida all'interno.

Ma che succede? L'altra parte della citt s' sollevata. Che stiamo qui a cianciare? Al Campidoglio!

TUTTI
Avanti, avanti.

I CITTADINO
Un momento, chi arriva?

.Entra Menenio Agrippa.

II CITTADINO
 il bravo Menenio Agrippa, uno che ha sempre amato il popolo.

I CITTADINO
Un brav'uomo, s. Fossero tutti come lui!

MENENIO
	Concittadini, che volete fare? Dove andate
	con quei randelfi e quelle mazze? O che
	succede? Ditemi, ve ne prego.

I CITTADINO
Quello che vogliamo fare il Senato lo sa. Da un paio di settimane hanno avuto sentore delle nostre intenzioni, e ora gliele mostriamo coi fatti. Dicono che i poveri postulanti hanno il fiato forte. Si accorgeranno che abbiamo braccia forti, anche.

MENENIO
	Ma padroni miei, amici, onesti concittadini,
	volete rovinarvi?

I CITTADINO
	Impossibile, dmine, siamo gi rovinati.

MENENIO
	Amici, vi assicuro che i patrizi
	si curano di voi con molto, molto impegno.
	Quanto a ci che vi manca, ci che soffritte
	in questa carestia, tanto varrebbe
	mirare al cielo con codeste mazze
	che alzate contro lo Stato. Lo Stato Romano
	andr diritto per la propria strada
	facendo a pezzi mille e mille ceppi
	robusti come mai potr mostrarsi
	la vostra opposizione. La carestia
	l'han voluta gli dei, non i patrizi,
	e innanzi a quelli non servono braccia
	ma ginocchi. Ahim, dalla disgrazia
	vi lasciate portare dove v'aspettano
	altre disgrazie, e mi calunniate
	i timoni dello stato, quelli
	che hanno cura di voi come padri
	mentre li insultate come nemici.

I CITTADINO
Cura di noi? Figuriamoci! Se ne sbattono da sempre. Ci lasciano morire di fame, coi magazzini zeppi di grano. Fanno editti sull'usura a vantaggio degli usurai. Ogni giorno abrogano buone leggi varate contro i ricconi, e tirano fuori ogni d decreti pi duri per incastrare e castrare noi poveracci. Se le guerre non ci mangiano vivi lo faranno loro: e questo  tutto il bene che ci vogliono.

MENENIO
	Via, via, riconoscete
	la vostra incredibile malafede,
	o debbo dirvi pazzi. Voglio contarvi
	una storiella che fa proprio al caso.
	Forse l'avete sentita, ma serve
	al mio scopo e ci provo
	a farla ancora pi risaputa.

I CITTADINO
Beh sentiamola. Ma non pensare, con una storiella, di far sparire la nostra miseria. Comunque prego, racconta.

MENENIO
	Successe una volta
	che tutte le parti del corpo si ribellarono
	contro lo stomaco. Queste le accuse:
	che come un gorgo, solo, se ne stava nel mezzo,
	torpido e nullafacente, sempre l a stiparsi
	di mangiare, senza mai lavorare
	come gli altri, gli altri apparati che intanto
	vedevano, udivano, pensavano,
	mandavano ordini, camminavano,
	sentivano, e dandosi mano l'un l'altro
	provvedevano agli appetiti e ai bisogni
	comuni a tutto il corpo. Lo stomaco
	rispose...

I CITTADINO
Beh sentiamo, che rispose lo stomaco?

MENENIO
	Te lo dico subito. Con una specie di sorriso
	che non veniva dai polmoni ma ecco, cos -
	perch  chiaro che se lo faccio parlare
	posso anche farlo sorridere - rispose pepato
	alle membra scontente, alle parti ribelli
	che gl'invidiavano l'utile: esattamente
	come voialtri, che dite male dei patrizi
	perch non sono come voi.

I CITTADINO
					Ma cosa rispose
	questo stomaco? Ma scherziamo? Il capo
	incoronato come un re, l'occhio vigile,
	il cuore consigliere, il braccio
	che  il nostro soldato la gamba
	cavallo di battaglia, la lingua
	trombettiera, e gli altri fortini
	e difese minori di questa rocca,
	se tutti assieme...

MENENIO
			Ma cosa, cosa?
	Parola mia questo qui ha la lingua
	sciolta! Allora che cosa, che cosa?

I CITTADINO
	Se tutti assieme si fanno fregare dal ventre
	che  un marangone vorace, che  il nostro cesso...

MENENIO
	Ma bravo, e allora?

I CITTADINO
				Dico, se questi che dico
	si lagnavano, cosa poteva rispondere
	la pancia?

MENENIO
		Te lo dico io.
	Concedimi un po' di pazienza - ne hai
	poca - e sentirai la risposta.

I CITTADINO
	Oh, la fai lunga.

MENENIO
			Stammi a sentire, amico.
	Lo stomaco, persona seriissima, era uno
	che pesava le parole, e non s'incazzava
	come i suoi accusatori. E rispose cos:
	"Verissimo, cari consoci", rispose,
	"che io ricevo per primo tutto il mangiare
	che vi fa vivere; ed  giusto cos,
	perch sono il deposito e l'officina
	di tutto il corpo. Ma, se ben ricordate,
	lungo i fiumi del sangue io lo rimando
	fino al palazzo del cuore, al trono
	del cervello; e per i passaggi
	tortuosi, per le stanze di servizio
	dell'uomo, i pi robusti
	muscoli, le vene pi minute
	ricevono da me ci che gli tocca
	per natura, e di cui vivono. E se
	voi tutti, l per l... ". Attenti, amici,
	cos parla lo stomaco...

I CITTADINO
				Ma s,
	ma s!

MENENIO
		"Se non potete l per l
	vedere ci che fornisco a ciascuno,
	io posso presentarvi il rendiconto:
	tutti da me ricevono il fior fore
	di tutto, e a me lasciano la crusca".
	Beh, che ne dite?

I CITTADINO
			Questa  la risposta
	del ventre. Ma i nessi quali sono?

MENENIO
	I Senatori sono questo stomaco
	buono, e voi le membra ribelli. Difatti
	considerate le loro delibere, le loro
	misure, digerite a dovere
	quanto riguarda il bene dello Stato,
	e vi accorgerete che ogni pubblico aiuto
	che voi ricevete, scende e viene da loro,
	non certo da voi stessi. Che ne pensi tu
	che di questa assemblea sei il dito
	grosso del piede?

I CITTADINO
	Io il dito grosso? Perch il dito grosso?

MENENIO
	Perch sei tra i pi bassi, schifosi
	e morti di fame
	di questo saggissimo parapiglia
	ma vai sempre davanti a tutti. Sei
	un cagnaccio di sangue fiacco che manco
	pu trottare, e fai il caporione
	per trarne vantaggio. Ma preparate pure
	quei vostri duri randelli e batacchi,
	Roma e i suoi sorci stanno per battersi
	e uno dei due avr dolori.

.Entra Caio Marzio.

				Salve, nobile Marzio!

MARZIO
	Grazie. Allora che vi piglia,
	voi lazzaroni ribelli? A furia di grattare
	lo squallido prurito delle opinioni
	vostre, vi siete ridotti a una rogna.

I CITTADINO
	Da te, sempre buone parole.

MARZIO
	Chi ti dice buone parole  un adulatore
	indegno persino di nausea. Che volete, cani
	che non gradite n pace n guerra?
	La guerra vi terrorizza, la pace
	vi fa insolenti. Chi si fida di voi
	invece di trovarvi leoni vi trova
	lepri, invece di volpi oche. No, non siete
	meno malfidi di un tizzone sul ghiaccio
	o un chicco di grandine al sole,
	Sapete soltanto esaltare colui che  punito
	per qualche colpa, e maledire la giustizia
	che lo punisce. Chi merita onore
	ha il vostro odio, e le vostre passioni
	son desideri di malato, che vuole
	soprattutto ci che gli fa pi male.
	Chi si regge sul vostro favore
	nuota con pinne di piombo, e abbatte
	querce coi giunchi. Fidarsi di voi? Alla forca!
	Ogni minuto che passa cambiate idea,
	chiamate nobile qualcuno che odiavate
	un minuto prima, e insolentite
	il vostro eroe. E ora che vi piglia
	che qua e l per Roma andate sbraitando
	contro il nobile Senato
	che sotto l'egida degli dei vi frena
	o vi mangereste l'un l'altro? Cos' che chiedono?

MENENIO
	Grano al loro prezzo. Dicono
	che la citt ne abbonda.

MARZIO
				Alla forca! Dicono?
	Siedono attorno al fuoco e pretendono
	di sapere i fatti del Campidoglio,
	chi  probabile che salga,
	chi prospera, chi scende,
	parteggiano per questo e quello,
	proclamano matrimoni ipotetici,
	rafforzano i partiti e fiaccano
	chi non gli va a genio
	sotto le loro scarpacce rattoppate.
	Dicono che il grano abbonda! Ah se i nobili
	mettessero da canto la piet e
	mi lasciassero usare la spada! Li squarterei
	a migliaia questi schiavi, ne farei un mucchio
	alto come un tiro della mia lancia.

MENENIO
	Ma no, questi qua si son quasi convinti.
	Mancano di criterio molto ma sono
	anche molto codardi. Ma ti prego,
	l'altro branco che dice?

MARZIO
				Si sono volatilizzati.
	Crepino. Dicevano di avere fame
	e sospiravano proverbi: la fame
	fende muri di pietra, i cani
	devono mangiare, il mangiare
	 fatto per le bocche, gli dei
	non mandarono il grano soltanto ai ricchi.
	Con questi cascami sfogavano
	le loro lagne. Gli hanno dato retta
	e hanno accettato una loro richiesta -
	una richiesta inaudita, che spezza
	ogni animo ben nato, e fa impallidire
	il potere pi sicuro. E quelli
	han gettato in aria le coppole
	urlando a gara come volessero
	appenderle ai corni della luna.

MENENIO
	Cos' che gli hanno concesso?

MARZIO
	Cinque tribuni a sostegno della sapienza plebea,
	di loro scelta. Uno  Giunio Bruto,
	un altro Sicinio Veluto, e -
	non so chi altri. Sangue di dio!
	La teppa avrebbe dovuto scoperchiare la citt
	prima di spuntarla con me; col tempo
	prevarr sul potere e vomiter
	scopi pi ambiziosi d'evasione.

MENENIO
					 incredibile!

MARZIO
	Via, a casa, rifiuti!

.Entra di corsa un messo.

MESSO
	Dov' Caio Marzio?

MARZIO
				Qui. Che succede?

MESSO
	Marzio, si dice che i Volsci sono in armi.

MARZIO
	Ne sono contento. Cos avremo modo di sbarazzarci
	delle nostre muffe inutili. Ma ecco
	i nostri nobili anziani.

.Entrano Cominio e Tito Larzio con altri senatori, e anche Sicinio Veluto e Giunio Bruto.

I SENATORE
	Marzio, ci che dicevi  vero:
	i Volsci sono in armi.

MARZIO
				Hanno un capo,
	Tullo Aufidio, che vi dar
	del filo da torcere. Io, lo confesso,
	invidio il suo valore, e se
	fossi diverso da ci che sono
	vorrei essere solo lui.

COMINIO
	Con lui ti sei battuto.

MARZIO
	Se mezzo mondo s'azzuffasse con l'altro
	e lui fosse dalla mia parte, cambierei lato
	per affrontare solo lui.  un leone
	cui do la caccia con orgoglio.

I SENATORE
					Allora,
	nobile Marzio, segui Cominio in questa guerra.

COMINIO
	Me l'hai promesso.

MARZIO
				Certamente,
	e mantengo la parola. Tito Larzio,
	tu mi vedrai colpire Tullo in faccia
	ancora una volta. Ma che hai?
	Sei zoppo? Vuoi restare a casa?

LARZIO
	No, Caio Marzio. Mi reggerei su una gruccia
	e combatterei con l'altra, piuttosto
	che restar fuori dalla cosa.

MENENIO
					Un vero romano!

I SENATORE
	Venite con noi al Campidoglio, l ci aspettano
	i nostri pi grandi amici.

LARZIO (.a Cominio.)
				Tu, primo.
	(.a Marzio.) Tu, dopo lui. Noi appresso.
	Meriti bene la precedenza.

COMINIO
					Nobile Marzio!

I SENATORE (.ai cittadini.)
	A casa, via, sparite.

MARZIO
	Ma no, vengano pure loro.
	I Volsci ne hanno di grano. Portate l questi topi
	a rosicchiare i granai. (.I cittadini si disperdono.)
				Ribelli egregi,
	gi vi mostrate prodi. Prego, seguitemi.

.I pattizi escono. Sicinio e Bruto restano in scena.

SICINIO
	C' mai stato un uomo arrogante come costui?

BRUTO
	No, batte tutti.

SICINIO
	Quando ci hanno eletti tribuni della plebe...

BRUTO
	Hai visto che bocca ha fatto, che occhi?

SICINIO
	E le sue insolenze?

BRUTO
	Quando s'arrabbia non esita a insultare gli dei.

SICINIO
	Sfotte la casta luna.

BRUTO
	Se lo mangi la guerra! L'audacia
	gli ha dato alla testa.

SICINIO
				Una natura cos,
	se il successo l'aizza, sdegna
	l'ombra che pesta a mezzogiorno.
	Per mi sorprende che, superbo com',
	si pieghi a farsi comandare
	da Cominio.

BRUTO
			La fama a cui aspira,
	e che gi gli ha concesso i suoi favori,
	non c' modo migliore di tenersela
	o di gonfiarla, che in un posto
	di second'ordine. Se le cose non vanno
	la colpa sar del generale, anche
	se s' fatto in quattro, e i critici cretini
	strilleranno, "Ah fosse stato Marzio
	a comandare la baracca!".

SICINIO
					E se poi van bene,
	tutti quanti, che gi favoriscono Marzio,
	ruberanno i meriti a Cominio.

BRUTO
					E quindi:
	met degli onori di Cominio va a Marzio
	che non se li merita. E tutti gli errori del primo
	saranno onori per Marzio, che in realt
	non ha fatto niente.

SICINIO
				Muoviamoci,
	andiamo a sentire come finisce, e in che modo
	lui col suo caratteraccio si butta
	in questa vicenda.

BRUTO
			Andiamo. .Escono.

/:/Scena seconda


.Entrano Tullo Aufidio e alcuni senatori di Corioli.

I SENATORE
	Allora tu credi, Aufidio,
	che Roma ha orecchi nelle nostre riunioni
	e sa le nostre mosse.

AUFIDIO
	E voi non lo credete?
	Che mai s' progettato in questa nazione
	che si sia potuto attuare prima che Roma
	trovasse modo di sventarlo?
	Quattro giorni fa, e nemmeno, ho avuto
	notizie da l. Queste le parole - credo
	d'aver qui la lettera - eccola:

	.Han messo su un esercito ma non si sa
	se per l'est o l'ovest. La carestia
	 grande, la plebe in fermento, e si dice
	che Cominio, Marzio il tuo vecchio nemico
	che a Roma  odiato pi che da te,
	e Tito Larzio romano valorosissimo,
	questi tre comandino la spedizione
	dovunque sia diretta. Molto probabilmente
	contro di te. Sta' in guardia..

I SENATORE
					Il nostro esercito  in campo.
	Non abbiamo mai dubitato che Roma
	fosse impreparato a risponderci.

AUFIDIO
					E neanche
	che fosse follia tenere segreti
	i vostri grandi progetti finquando
	dovevano per necessit svelarsi. Ma pare
	che, gi nel venire covati, eran noti a Roma.
	Per questo dovremo abbassare la mira
	ch'era di prenderci molte citt, prima ancora
	che Roma ci sapesse in guerra.

II SENATORE
					Nobile Aufidio,
	prendi il comando, raggiungi le truppe
	e lascia a noi la difesa di Corioli.
	Se vengono ad assediarci, riporta
	l'esercito per cacciarli. Ma, credo, vedrai
	che non si muovono per noi.

AUFIDIO
					Ah, non illudetevi.
	Parlo per notizie sicure. Anzi
	alcuni loro reparti sono gi in marcia
	e solo per venire qui. Mi congedo, signori.
	Se noi e Caio Marzio dovessimo incontrarci
	abbiamo giurato di combattere
	finch uno non cade.

TUTTI
				Gli dei ti assistano.

AUFIDIO
	E proteggano voi.

I SENATORE
			Addio.

II SENATORE
				Addio.

TUTTI
	Addio. .Escono.

/:/Scena terza


.Entrano Volumnia e Virgilia, madre e sorella di Marzio. Siedono su due sgabelli e cominciano a cucire.

VOLUMNIA
Ti prego, figlia mia, canta, o mostra un po' pi d'allegria. Se mio figlio fosse mio marito, sinceramente sarei pi felice per un'assenza nella quale si facesse onore, che non per i suoi abbracci a letto, per quanto amore ci mettesse. Quand'era ancora un bimbetto e l'unico frutto del mio ventre, quando la giovent con la sua bellezza attraeva su lui tutti gli sguardi, quando una madre neppure se un re l'avesse pregata per un giorno intero avrebbe dato via il figlio per un'ora lontano dai suoi occhi, io, pensando che un essere come lui era fatto per l'onore - e altrimenti, se la rinomanza non l'animava, non sarebbe stato che un quadro appeso a una parete - io ero contenta di lasciarlo cercare il pericolo l dove poteva trovare la fama. A una guerra crudele lo mandai, dalla quale torn con le tempie cinte di quercia. Ti assicuro, figlia, che non sobbalzai tanto di gioia a sentire che m'era nato un uomo, come quando vidi per l prima volta che s'era dimostrato un uomo.

VIRGILIA
E se quella volta fosse morto, signora, che avreste fatto?

VOLUMNIA
Allora il suo buon nome sarebbe diventato mio figlio, in lui avrei trovato la mia discendenza. Ascolta quanto ti dichiaro sinceramente, se avessi una dozzina di figli tutti ugualmente amati, nessuno meno del tuo e mio buon Marzio, preferirei che undici morissero nobilmente per la patria, piuttosto che uno sprecasse la vita nei piaceri e nell'inazione.

.Entra una dama.

DAMA
	Mia signora, la signora Valeria  venuta a visitarti.

VIRGILIA
	Ti prego, permettimi di ritirarmi.

VOLUMNIA
	Niente affatto.
	Mi par sentire vicino il rullo dei tamburi
	di Marzio, vederlo abbattere Aufidio
	preso ai capelli, e i Volsci scappare
	come bimbi dall'orso. Mi pare vederlo
	cos pestare i piedi e gridare "Avanti,
	vigliacchi! Voi concepiti nella paura,
	anche se nati in Roma". Poi la fronte
	insanguinata tergendo con la mano di ferro
	avanza come il mietitore che deve
	falciare tutto o perdere la paga.

VIRGILIA
	La fronte insanguinata? O Giove, niente sangue!

VOLUMNIA
	Via, sciocca! Sta bene a un uomo
	pi che l'oro al suo monumento. I seni di Ecuba,
	quando allattava Ettore, non erano belli
	come la fronte di lui che piena di sprezzo
	schizzava sangue contro le spade greche.
	Di' a Valeria che siamo pronte a riceverla.

.Esce la dama.

VIRGILIA
	Il cielo protegga il mio signore da quel bruto Aufidio!

VOLUMNIA
	La testa d'Aufidio la pester col ginocchio
	e il piede sul collo.

.Entra Valeria con un servo e una dama.

VALERIA
A tutte e due buon giorno.

VOLUMNIA
Cara signora!

VIRGILIA
Sono lieta di vederti, signora.

VALERIA
Come state voi due? Amate la casa, si vede. Cosa ricamate l? Ma che bel ricamo, veramente. E come sta il piccolino?

VIRGILIA
Grazie, gentile signora. Sta bene.

VOLUMNIA
Gli piace vedere spade e sentire tamburi, ma trascura il maestro.

VALERIA
 tutto suo padre, parola mia. Un bimbo stupendo lo giuro. Vi dir, mercoled sono stata a guardarlo per una buona mezzora. Ha un piglio cos deciso! L'ho visto correre dietro a una farfalla dorata, e quando la prese la lasci andare, e ancora dietro, e gi un capitombolo e su e la riacchiappa. O che il ruzzolone l'abbia irritato o che cosa, serra cos i denti e la sbrana. Oh come la sbrindell ve lo giuro!

VOLUMNIA
Uno degli scatti del padre.

VALERIA
Proprio cos, l, un bimbetto di razza.

VIRGILIA
Uno schianto, signora mia.

VALERIA
Andiamo, basta con quei punti. Voglio farti fare la scansafatiche con me questo pomeriggio.

VIRGILIA
No signora mia, non voglio uscire.

VALERIA
Non vuoi uscire?

VOLUMNIA
Uscir, uscir.

VIRGILIA
No veramente, perdonami. Non esco di casa finch il mio signore non torna dalla guerra.

VALERIA
Ma via, fai malissimo a startene cos chiusa. Via, devi pure una visita alla nostra amica in attesa.

VIRGILIA
Le auguro che tutto vada bene e la visiter con le preghiere ma non posso andarci.

VOLUMNIA
Ma perch se  lecito?

VIRGILIA
Non per scansare una fatica e nemmeno per scarsit d'affetto,

VALERIA
Vuoi farmi la parte di Penelope. Ma dicono che tutta la lana che fil mentre Ulisse era via non fece che riempire Itaca di tarme. Andiamo, vorrei che la tua tela ci sentisse come le tue dita, cos smetteresti di bucarla, poverina. Su, devi uscire con noi.

VIRGILIA
No signora perdonami, davvero non esco.

VALERIA
Senti, oh, vieni con me, e io ti dar ottime notizie di tuo marito.

VIRGILIA
Ah, signora,  troppo presto per averne.

VALERIA
Te lo assicuro, non scherzo. Ne abbiamo ricevute ieri sera.

VIRGILIA
Davvero?

VALERIA
Davvero, sul serio. Ne ho sentito parlare un senatore. Te lo dico: i Volsci hanno messo in campo un esercito e contro di esso  andato il generale Cominio con una parte dell'esercito. Tuo marito e Tito Larzio han piantato le tende davanti alla citt di Corioli. Sono sicuri di prenderla, e concludere presto la campagna. Notizia vera, sul mio onore, e quindi vieni, ti prego.

VIRGILIA
Ti chiedo perdono, signora, ti obbedir in tutto un'altra volta.

VOLUMNIA
Lasciala stare, cara. Cos com' non farebbe che guastarci l'allegria.

VALERIA
Beh s, lo credo proprio. Statti bene, allora. Andiamo, cara amica. Ma suvvia ti prego, Virgilia, caccia via quella mutria e vieni con noi.

VIRGILIA
No signora mia, non insistere. Davvero non debbo uscire. Vi auguro un gran divertimento.

VALERIA
E allora, addio. .Escono.

/:/Scena quarta


.Entrano Marzio e Tito Larzio con tamburi e bandiere, e comandasti e soldati come fossero davanti alla citt di Corioli. Un messo vien loro incontro.

MARZIO
	L, arrivano notizie. C' stata battaglia scommetto.

LARZIO
	No, il mio cavallo contro il tuo.

MARZIO
					Accetto.

LARZIO
						Affare fatto.

MARZIO
	Di', il nostro generale si  scontrato col nemico?

MESSO
	No, sono in vista, ancora niente scontro.

LARZIO
	Il tuo bel cavallo  mio.

MARZIO
				Lo ricompro.

LARZIO
	No, non vendo n do via. Te lo presto
	per cinquant'anni. (.Al trombettiere.) Chiamate la citt.

MARZIO
	Quanto distano questi eserciti?

MESSO
					Meno d'un miglio e mezzo.

MARZIO
	Allora sentiremo la carica, e loro la nostra.
	Ora, Marte, ti prego, facci sbrigare presto,
	cos con le spade fumanti potremo marciare da qui
	in aiuto degli amici in campo! Su, fiato alle trombe.

.Suonano a parlamento. Sulle mura di Corioli appaiono due senatori e altri.

	Tullo Aufidio  con voi?

I SENATORE
	No, e quelli che ci sono vi temono non pi di lui,
	cio meno che niente. (.Tambuti lontana.) Sentite? I tamburi
	chiamano i nostri giovani alla battaglia.
	Abbatteremo le mura piuttosto che starci chiusi dentro.
	Le porte che sembrano sbarrate le abbiamo appena
	assicurate coi giunchi. Si apriranno da s.
	(.Carica in lontananza.)
	Sentite laggi? Aufidio  l. Ascoltate
	il bel lavoro che fa tagliando a pezzi i vostri.

MARZIO
	Hanno cominciato, oh!

LARZIO
				Il loro clamore
	sia il nostro segno. Le scale, qui!

.Entra l'esercito dei Volsci.

MARZIO
	Non ci temono, anzi fanno sortita.
	Ora gli scudi davanti ai cuori, e i cuori
	pi saldi degli scudi. Avanza, valoroso
	Tito. Ci disprezzano molto
	pi di quanto credessimo, e questo
	mi fa sudare di rabbia. Miei soldati,
	avanti. Chi si ritira lo prendo
	per un volsco, e assagger la mia spada.

.Capica. I Romani sono respinti nelle trincee. Entra Marzio imprecando.

MARZIO
	Tutte le pesti del sud vi si posino addosso,
	vituperi di Roma! Branco di... pustole
	e ulcere vi coprano dalla testa ai piedi,
	che siate orridi prima di apparirete possiate
	impastarvi l'un l'altro a un miglio controvento!
	Anime d'oca in forma umana, siete
	scappati davanti a schiavi che le scimmie
	batterebbero! O Plutone! O inferno!
	Tutti feriti di dietro, i culi rossi
	e le facce pallide per la fuga
	e la tremarella! Riscattatevi e
	caricate decisi, o per le luci del cielo
	mollo il nemico e combatto
	contro di voi. V'ho avvertito. Avanti.
	Se tenete duro, li faremo scappare
	in braccio alle mogli, come loro ci hanno
	ricacciati nelle trincee. Seguitemi!

.Altra carica, e Marzio insegue i Volsci fino alle porte.

	Ecco le porte sono aperte. Dimostratevi
	buoni spalleggiatori. La Fortuna
	le apre a chi insegue, non a chi scappa.
	Guardate me e imitatemi!

.Varca le porte.

I SOLDATO
 una pazzia, non lo seguo.

II SOLDATO
Neanch'io.

I SOLDATO
Guarda, l'han chiuso dentro.

TUTTI
 fregato, non c' dubbio.

.Continua la carica. Entra Tito Larzio.

LARZIO
	Che ne  di Marzio?

TUTTI
				Ucciso, capo, senza dubbio.

I SOLDATO
	Era alle calcagna dei fuggiaschi e
	 entrato con loro e quelli di colpo
	hanno chiuso le porte.  lui solo
	contro tutta la citt.

LARZIO
				O valoroso
	che vinci in audacia coi sensi la tua
	spada insensibile, e resisti se si piega.
	Ti abbiamo perduto, Marzio. Un rubino perfetto
	grande come te non sarebbe
	un gioiello di uguale valore. Eri
	un soldato come voleva Catone, fiero
	e terribile non solo a colpire,
	ma col tuo aspetto tremendo e
	il rimbombo di tuono delle tue grida
	facevi tremare i nemici come se il mondo
	avesse brividi di febbre.

.Entra Marzio sanguinante, assalito dai nemici.

I SOLDATO
				Guarda l, signore.

LARZIO
	 lui, Marzio!
	Salviamolo, o una stessa fine per tutti.

.Combattono, ed entrano tutti nella citt.

/:/Scena quinta


.Entrano alcuni saccheggiatori romani.

I ROMANO
	Questo me lo porto a, Roma.

II ROMANO
	E io questa roba qua.

III ROMANO
	Peste! Mi pareva argento.

.Ancora cariche in lontananza. Entrano Marzio e Tito Larzio con un trombettiere.

MARZIO
	Guarda l quegli eroi per cui il tempo
	vale una dracma bucata. Cuscini,
	cucchiai di stagno, ferri vecchi,
	cotte che il boia seppellirebbe
	con chi le indossava, questi vigliacchi
	prima ancora che cessi la battaglia
	impacchettano tutto. Crepino! .Escono i saccheggiatori.
	E senti, che chiasso fa il generale!
	Andiamoci. L c' l'uomo che la mia anima
	odia, Aufdio, e va sgozzando i Romani.
	Perci, valoroso Tito, prendi
	truppe che bastino a tenere la citt,
	e io non chi ne ha l'animo corro
	in aiuto di Cominio.

LARZIO
				Nobile amico, tu sanguini.
	Ci che hai fatto  stato troppo
	per tornare a combattere.

MARZIO
					Via, niente lodi.
	Ancora non mi sono scaldato. Addio.
	Perdere un po' di sangue mi fa
	pi bene che male. Mi presento cos
	ad Aufidio, e mi batto.

LARZIO
				Allora
	la bella dea Fortuna impazzisca
	d'amore per te, e i suoi incantesimi
	potenti sviino le spade dei nemici.
	Il successo sia il paggio dell'audace!

MARZIO
	E sia anche tuo amico, come lo  di quelli
	che la dea alza pi in alto. Addio.

LARZIO
	Nobilissimo Marzio! .Marzio esce.
	Va' a suonare la tua tromba nel foro.
	Chiama l tutti i maggiorenti.
	Sapranno le nostre disposizioni. Vai! .Escono.

/:/Scena sesta


.Entra Cominio, come battendo in ritirata, coi suoi soldati.

COMINIO
	Riprendete fiato, amici.
	 stata una bella battaglia! Ne siamo usciti
	da Romani, senza resistere da folli
	n ritirarci da codardi. Credetemi,
	saremo attaccati di nuovo. Durante la mischia,
	a tratti, sulle raffiche del vento,
	abbiamo udito le cariche dei nostri.
	Gli dei di Roma siano loro propizi
	come a noi, speriamo, e i nostri due eserciti
	s'incontrino col sorriso in fronte
	e offrano sacrifici di gratitudine
	a voi dei!

.Entra un messo.

		Che notizie?

MESSO
	Quelli di Corioli han fatto sortita
	e han dato battaglia a Tito e Marzio.
	Ho visto i nostri ricacciati nelle trincee
	poi son venuto via.

COMINIO
				Sar vero ma non credo
	che tu sia esatto. Quanto tempo
	 passato da allora?

MESSO
				Pi d'un'ora, signore.

COMINIO
	Non  un miglio, poco fa
	sentivamo i tamburi. Come mai
	hai sprecato un'ora per un miglio
	e porti notizie cos tardi?

MESSO
				Spie dei Volsci
	mi hanno dato la caccia, ho dovuto
	fare un giro di tre o quattro miglia.
	Altrimenti, generale, avrei portato
	le notizie gi da mezzora.

.Entra Marzio.

COMINIO
				Chi  quello laggi
	che pare scorticato? O dei!
	ha l'aspetto di Marzio, l'ho visto
	cos altre volte.

MARZIO (.grida.)
			Arrivo troppo tardi?

COMINIO
	Il pastore non scerne tuono da tamburo
	meglio di quanto io sceveri la voce di Marzio
	da ogni altra inferiore.

MARZIO
				Arrivo troppo tardi?

COMINIO
	S, se il sangue che t'ammanta non 
	di altri ma tuo.

MARZIO
			Fatti abbracciare
	forte come serravo la mia ragazza, felice
	come quando fn il giorno delle nozze
	e le fiaccole ardevano sulla via del letto.

COMINIO
	Fiore dei guerrieri, che ne  di Larzio?

MARZIO
	 l che s'affanna a dettare decreti:
	condanna qualcuno a morte, altri all'esilio,
	uno al riscatto, l'altro lo risparmia, un terzo
	lo minaccia. Tiene Corioli
	nel nome di Roma, come un levriero al guinzaglio
	che fa le moine, e che dipende da te
	lasciar andare.

COMINIO
			Dov' quel cane
	che vi ha detto cacciati nelle trincee?
	Dov'? Chiamatelo.

MARZIO
				Lascialo stare.
	T'ha detto la verit. Tranne
	che per i patrizi. Gli altri, i soldati -
	crepino! Gli hanno dato i tribuni! -
	mai sorcio scapp dal gatto come loro
	scapparono da teppisti peggio di loro.

COMINIO
	Ma come hai fatto a vincere?

MARZIO
					C' forse tempo
	per dirtelo? Non credo. Dov' il nemico? Siete
	padroni del campo? Se no, perch
	fermarsi prima di diventarlo?

COMINIO
					Marzio,
	abbiamo combattuto con svantaggio e
	ci siamo ritirati per vincere.

MARZIO
	Come sono schierati? Sai da che lato
	hanno messo i migliori?

COMINIO
				Io penso, Marzio,
	che le bande di fronte sono gli Anziati,
	i loro pi fidi. Li comanda Aufidio,
	fulcro della loro speranza.

MARZIO
					Ti supplico
	per tutte le battaglie combattute assieme,
	e il sangue versato assieme e le promesse
	di restare sempre amici, mettimi
	faccia a faccia con Aufdio e i suoi,
	e non ritardare lo scontro, riempi
	l'aria di spade erte e di dardi,
	tentiamo subito la sorte.

COMINIO
				Sarebbe meglio,
	penso, farti condurre a un quieto bagno e
	a un massaggio di balsami, ma non sapr
	mai rifiutarti nulla. Scegliti
	chi pu meglio aiutarti.

MARZIO
				Sono coloro
	che lo vogliono di pi. Se qui c' qualcuno
	- sarebbe una colpa dubitarne - che ama
	questa pittura di cui
	mi vedete imbrattato, se c' qualcuno
	che teme meno per s che per il suo nome,
	se qualcuno pensa che una morte audace
	valga pi d'una vita senza onore,
	e la patria pi di s stesso, costui
	solo, o quanti pensano come lui
	agiti in alto la spada per dire
	che  pronto, e segua Marzio.

.Tutti gridano e agitano in alto le spade, lo alzano sulle braccia e lanciano in aria i copricapi.

	Di me solo, di me fate una spada.
	Se questo non  solo apparenza, chi di voi
	non vale quattro Volsci? Nessuno di voi
	che non sia tale da opporre al grande Aufidio
	uno scudo saldo come il suo. Vi ringrazio
	tutti, ma debbo scegliere solo alcuni.
	Si proveranno gli altri in altro assalto
	quando verr il momento. Ora vi prego,
	marciatemi davanti e io scelgo presto
	i pi adatti alla squadra.

COMINIO
				Allora in marcia,
	ragazzi. Tenete fede all'impegno,
	e tutto andr diviso tra noi. .Escono.

/:/Scena settima


.Tito Larzio, che ha lasciato un presidio a Corioli e muove con trombe e tamburi verso Cominio e Marzio, entra con un aiutante, altri soldati e una guida.

LARZIO
	Buona guardia alle porte. Attenetevi
	agli ordini. Se lo richiedo, mandate
	in nostro aiuto le centurie. Gli altri
	bastano a tenere, per poco. Se perdiamo
	il campo, non terremo la citt.

AIUTANTE
					Fidati, signore.

LARZIO
	Usciamo, e chiudete le porte
	dietro di noi. Guida, avanti,
	portaci al campo romano. .Escono.

/:/Scena ottava


.Segnale d'assalto. Entrano da parti opposte Marzio e Aufidio.

MARZIO
	Voglio combattere solo con te, perch ti odio
	peggio d'uno spergiuro.

AUFIDIO
				Siamo pari.
	Non c' serpe in Africa che io detesti
	pi della tua fama e rivalit.
	In guardia.

MARZIO
	Il primo che arretra muoia schiavo dell'altro
	e poi gli dei lo dannino.

AUFIDIO
				Se fuggo
	urlami dietro, come a una lepre.

MARZIO
					Tullo,
	neppure tre ore fa ho lottato da solo
	dentro le mura della tua Corioli
	e v'ho fatto ci che volevo. Questa maschera
	che vedi non  sangue mio. Spremiti
	tutte le forze per vendicarti.

AUFIDIO
	Se tu fossi quell'Ettore
	che fu la sferza della tua millantata
	progenie, questa volta non mi scappi.

.Qui combattono, e alcuni Volsci accorrono in aiuto di Aufidio. Marzio lotta sino a ricacciarli sfiatati.

	Uomini servili e non valorosi, m'avete disonorato
	col vostro aiuto maledetto. .Escono.

/:/Scena nona


.Squilli di tromba. Segnale di carica. Poi suona la ritirata. Entrano da una parte Cominio e i Romani, dall'altra Marzio con un braccio fasciato.

COMINIO
	Dovessi dirti ci che hai fatto oggi
	non crederesti alle tue azioni.
	Ma lo riferir
	l dove i senatori uniranno
	lacrime e sorrisi, e i grandi patrizi
	ascolteranno spallucciando ma poi
	resteranno di stucco, e le dame atterrite
	staranno in orecchi tremando di piacere,
	e i cupi tribuni che assieme ai plebei
	puzzolenti odiano la tua gloria
	diranno a malincuore "Grazie agli dei
	Roma ha un tale soldato".
	E dire che eri arrivato alla festa
	solo per mangiare un boccone, perch
	venivi da un gran banchetto.

.Entra Tito Larzio col suo esercito, di ritorno dall'inseguimento.

LARZIO
				O generale,
	qui lui  il destriero, noi la bardatura.
	Avessi visto...

MARZIO
			Ora vi prego, basta.
	Mia madre, che ha bene il diritto
	di vantare il proprio sangue,
	quando mi loda mi addolora. Ho fatto
	ci che voi avete fatto - cio
	quello che posso - e per lo stesso
	vostro motivo, per la mia terra.
	Chiunque abbia solo attuato la sua buona volont
	ha fatto pi di me.

COMINIO
				No, non sarai
	la tomba dei tuoi meriti. Roma deve
	conoscere il valore dei suoi figli.
	Sarebbe reticenza peggiore d'un furto,
	non meno grave di una calunnia,
	nascondere ci che hai fatto, silenziare
	ci che anche a levarlo sopra torri e tetti
	sarebbe poco lodato. Perci, ti prego -
	per segnare ci che sei, non per premiare
	ci che hai fatto - ascoltami
	qui, davanti all'esercito.

MARZIO
	Ho ferite addosso, e mi bruciano
	a sentirsi ricordate.

COMINIO
				Se non bruciassero
	potrebbero suppurare nell'ingratitudine
	e trovar cura nella morte. Di tutti i cavalli
	catturati - sono buoni e molti -
	di tutto il bottino preso in campo e in citt
	ti diamo la decima parte, da prelevarsi
	prima della distribuzione, e solo
	a tua scelta.

MARZIO
			Grazie, generale, non posso
	convincere il mio cuore ad accettare
	un compenso per la mia spada. Lo rifiuto,
	e insisto, la mia parte sar uguale alla parte
	di chi mi ha visto combattere.

.Lunghi squilli di trombe. Tutti gridano "Marzio! Marzio!" e lanciano in alto i copricapi e le aste. Cominio e Larzio restano a capo scoperto.

MARZIO
	Possano questi strumenti che profanate
	non suonare pi! Quando i tamburi e le trombe
	si mettono ad adulare sul campo, le corti
	e le citt si riempiano di facce
	false e ipocrite. Quando l'acciaio diventa
	morbido come la seta del parassita,
	combatta costui in prima fila. Basta, vi dico.
	Perch non mi sono lavato il naso che sanguina,
	perch ho battuto qualche debole poveraccio
	- cosa che molti han fatto qui senza
	menzione - voi mi portate alle stelle
	con acclamazioni iperboliche,
	come se amassi vedere il mio poco nutrito
	di lodi in salsa di menzogne.

COMINIO
					Troppa modestia.
	Sei pi crudele con la tua rinomanza
	che grato a noi che te la diamo sinceri.
	Abbi pazienza, se sei in collera con te stesso
	ti metteremo i ferri ai polsi - come a uno
	che vuol farsi del male - poi
	ragioneremo con te senza rischio.
	Dunque sia noto
	a noi e al mondo, che Caio Marzio
	ha vinto questa guerra. In riconoscimento
	gli, do il mio nobile cavallo che tutti
	qui conoscono, e i suoi finimenti.
	E da questo momento, per ci che ha fatto a Corioli
	chiamatelo, con l'applauso e il grido dell'esercito,
	Caio Marzio Coriolano.
	Porta sempre con onore il tuo titolo!

.Squillano le trombe e rullano i tamburi.

TUTTI
	Caio Marzio Coriolano!

CORIOLANO
	Vado a lavarmi,
	e quando avr la faccia pulita vedrete
	se arrossisco o no. Comunque, grazie.
	User il tuo cavallo, e in ogni occasione
	porter il tuo bel titolo per cimiero
	quanto meglio posso.

COMINIO
				E ora, alla tenda.
	Prima di riposare scriveremo a Roma
	del nostro successo. Tu, Tito Larzio,
	devi tornare a Corioli. Mandaci a Roma
	gli uomini migliori, coi quali negoziare
	per il bene loro e per il nostro.

LARZIO
					Lo far.

CORIOLANO
	Gli dei cominciano a farsi gioco di me.
	Ho appena rifiutato
	doni principeschi, e ora
	debbo mendicare un favore
	dal mio generale.

COMINIO
			 concesso,  concesso.
	Di che si tratta?

CORIOLANO
	Qui a Corioli, una volta,
	sono stato ospite in casa d'un pover'uomo.
	Fu gentile con me. Ora
	mi gridava d'aiutarlo, l'ho visto
	catturare. Ma in quel momento
	 apparso Aufidio e la rabbia
	ha vinto la piet. Ti chiedo
	di liberare il mio povero ospite.

COMINIO
	Oh, un bel mendicare!
	Fosse il macellaio di mio figlio
	sarebbe libero come l'aria.
	Rilascialo, Tito.

LARZIO
	Il nome, Marzio?

CORIOLANO
			Per Giove, l'ho dimenticato!
	Sono stanco. S, la mia memoria
	 affaticata.
	C' del vino qui?

COMINIO
			Andiamo nella mia tenda.
	Il sangue ti si raggruma sul viso, ed  tempo
	di pensarci. Venite. .Escono.

/:/Scena decima


.Fanfara. Cornette. Entra Aufidio insanguinato, con due o tre soldati.

AUFIDIO
	La citt  presa.

I SOLDATO
	Ce la ridaranno a buone condizioni.

AUFIDIO
	Condizioni?
	Vorrei essere un Romano, come Volsco
	non posso pi essere me stesso. Condizioni?
	Quali buone condizioni trover un trattato
	in chi  alla merc del nemico?
	Cinque volte, Marzio, ho combattuto con te
	e cinque volte mi hai battuto, e cos
	faresti, credo, se ci scontrassimo
	ogni volta che si mangia.
	Per gli dei, se mai l'incontro di nuovo
	barba a barba, o io o lui.
	La mia emidazione non  pi
	leale come prima: prima
	pensavo di schiacciarlo a pari forza
	leale, spada contro spada.
	Ora voglio fregarlo comunque
	con la rabbia o l'astuzia.

I SOLDATO
				 un demonio.

AUFIDIO
	Pi coraggioso ma non tanto furbo.
	Il mio valore  avvelenato gi
	perch lui lo macchia. Cambier natura
	per sua causa. Ora n sonno n asilo,
	n nudit n malattia n tempio,
	n Campidoglio n preghiere di preti,
	n momenti del sacrificio, tutti
	freni al furore, argineranno
	col loro consunto privilegio e uso,
	il mio odio per Marzio. Dovunque lo trovo,
	persino in casa protetto da mio fratello,
	anche l violer la legge dell'ospite
	e mi laver la mano nel suo cuore.
	Entrate in citt, scoprite com' difesa,
	e chi sono gli ostaggi per Roma.

I SOLDATO
					Tu non vieni?

AUFIDIO
	Mi aspettano al bosco dei cipressi, a sud
	dei mulini della citt. Fatemi sapere l
	cosa succede, che i miei movimenti
	tengano il passo coi fatti.

I SOLDATO
				Lo far, signore. .Escono.

/:/ATTO II



.Scena prima


.Entrano Menenio e i due tribuni della plebe, Sicinio e Bruto.

MENENIO
L'augure mi dice che stasera avremo notizie.

BRUTO
Buone o cattive?

MENENIO
Non quelle per cui prega la plebe, che non ama Marzio.

SICINIO
La natura insegna alle bestie a riconoscere gli amici.

MENENIO
Dimmi allora, il lupo chi ama?

SICINIO
L'agnello.

MENENIO
Gi, per papparselo, come i plebei affamati vorrebbero fare con Marzio.

BRUTO
Strano agnello: bela come un orso.

MENENIO
Strano orso, che vive da agnello. Voi due siete vecchi: rispondete a una mia domanda.

I DUE
Ebbene?

MENENIO
Quale magagna manca a Marzio che a voi non difetta affatto?

BRUTO
Nessuna, possiede ampie scorte d'ogni vizio.

SICINIO
Specialmente di superbia.

BRUTO
E massimamente di tracotanza.

MENENIO
Ma guarda un po'! Lo sapete voi due che si dice di voi qui in citt - dico tra noialtri della fila di destra? S o no?

I DUE
Perch, che si dice?

MENENIO
Ma visto che parlate di superbia, non vi arrabbierete?

I DUE
Via, via, dmine, via!

MENENIO
Ma infine la vada come la vuole, dacch basta il minimo pretesto a rubarvi, come un ladruncoletto, molta della vostra pazienza. Allentate pure la briglia agli umori e arrabbiatevi a piacer vostro - almeno, se davvero arrabbiarvi per voi  un piacere. Dunque, accusate Marzio di essere superbo?

BRUTO
Non siamo i soli, Menenio.

MENENIO
Ah lo so che da soli sapete fai ben poco, avete molti aiutanti o senn ci che fate sarebbe pochino, pochino assai. Le vostre forze son troppo del tipo beb per fare da sole. Mi parlate di superbia. Ah se poteste torcere gli occhi verso le vostre collottole, e fare un piccolo esame delle vostre bisacce interiori! Ah se lo poteste!

I DUE
Che succederebbe?

MENENIO
Beh scoprireste un paio di magistrati - di minorati vorrei dire - demeritevoli, boriosi, maneschi e bizzosi come pochi a Roma.

SICINIO
Menenio, anche tu sei arcinoto, va'!

MENENIO
Certo, sono arcinoto: un patrizio bizzarro, uno che ama una coppa di vino caldo che neanche una goccia teverina annacqui; uno che ha un po' il difetto di non dar ragione al primo che si lagni, e che piglia fuoco di fretta alla provocazione pi banale; uno che ha pi confidenza con le natiche della notte che con la mutria del mattino. Ci che penso lo dico, e sfogo in fiato il malanimo. Se incontro due uomini pubblici come voi - Licurghi non vi posso chiamare - e mi date a bere qualcosa che mi contraria il palato, faccio le boccacce. Non posso dir che le vostre dignit han ben esposto la faccenda, quando a ogni sillaba, quasi, vi casca l'asino. E sebben debba fare buon viso a chi vi reputa persone serie e di rispetto, mente per per la gola chiunque vi trova una facciata decente. E se tutto ci lo leggete qui, sulla mappa del mio piccolo mondo, ne consegue forse che anch'io sarei arcinoto? Che misfatto pu spigolare la vostra cisposa sagacia da questo mio ritratto, anche se fosse arcinoto?

BRUTO
Andiamo, andiamo, ti conosciamo abbastanza.

MENENIO
Voi non conoscete n me, n voi stessi n niente. Andate solo cercando le scappellate e gli inchini di morti di fame e imbroglioni. Buttate via una bella mattina a trattare una causa tra una fruttivendola e un tappaiolo, e poi rinviate quella lite da tre soldi a una seconda giornata d'udienza. Se mentre arbitrate fra due litiganti vi scappa la cacarella fate smorfie da pagliacci, alzate bandiera rossa contro la pazienza, e sbraitando per un pitale lasciate l la disputa a dissanguarsi, pi ingroppata che mai dalla vostra udienza. Tutta la pace che sapete fare nella causa consiste nel chiamare farabutti l'una parte e l'altra. Siete una gran bella coppia.

BRUTO
Via, via, si sa benissimo che sai fare meglio il burlone a tavola che il magistrato in Campidoglio.

MENENIO
Persino i preti diventano burloni a incontrare soggetti ridicoli come voi due. Ci che dite di meno spropositato non vale lo sbattere delle vostre barbe. E queste barbe non meritano altra tomba onorata che un cuscino rattoppato, o il basto d'un somaro. Eppure andate blaterando che Marzio  superbo! Lui che a dir poco vale tutti i vostri antenati a partire da Deucalione - epper sospetto che i pi decenti facessero i boia di padre in figlio. Buonasera alle vostre reverenze. Continuare la conversazione m'infetterebbe il cervello, perch siete i mandriani del bestiame plebeo. Avr dunque l'ardire di congedarmi da voi.

.Bruto e Sicinio restano in disparte. Entrano Volumnia, Virgilia e Valeria.

Allora, mie belle e nobili signore - e la luna se fosse di questa terra non sarebbe pi nobile - dov' che correte dietro ai vostri occhi?

VOLUMNIA
Onorabile Menenio, arriva mio figlio Marzio. Andiamo, per amor di Giunone.

MENENIO
Come? Marzio ritorna a casa?

VOLUMNIA
S, degno Menenio, e con massima gloria.

MENENIO
Pigliati il mio cappello, Giove, e grazie! Davvero! Marzio torna a casa?

VIRGILIA E VALERIA
Ma s, davvero, davvero.

VOLUMNIA
Guarda qui, ho una sua lettera. Il senato ne ha un'altra, sua moglie una terza, e credo che ce n' una per te a casa tua.

MENENIO
La far ballare la mia casa stasera! Una lettera per me?

VIRGILIA
Sicuro, ce n' una per te, l'ho vista.

MENENIO
Una lettera per me! Mi regala sett'anni di salute, durante i quali far le boccacce al medico. Di fronte a questo cordiale la pi eccelsa ricetta di Galeno  solo roba da ciarlatani, non vale pi d'una purga da cavallo. Non  ferito? Ha sempre portato a casa qualche ferita.

VIRGILIA
Oh, no, no, no.

VOLUMNIA
S che  ferito, grazie agli dei.

MENENIO
Li ringrazio anch'io - se  cosa da poco. Porta in tasca una vittoria, qualche ferita non guasta.

VOLUMNIA
Qui sulla fronte, Menenio. Torna per la terza volta con la corona di quercia.

MENENIO
Glie l'ha data, ad Aufidio, una buona lezione?

VOLUMNIA
Tito Larzio scrive che si sono battuti, ma Aufidio s' sganciato.

MENENIO
E ha fatto bene gliel'assicuro. Se perdeva altro tempo non avrei voluto essere nei suoi panni per tutti i forzieri di Corioli con l'oro che c' dentro. Lo sanno questo i senatori?

VOLUMNIA
Care amiche bisogna andare. S, s, s! Il senato ha le lettere del generale, vi si attribuisce a mio figlio tutto il successo della campagna. In questa guerra ha superato del doppio le sue imprese di prima.

VALERIA
Davvero, si dicono meraviglie di lui.

MENENIO
Meraviglie? Ma certo, e se le merita tutte.

VIRGILIA
Dio voglia che siano vere.

VOLUMNIA
Vere? Ma guarda lei!

MENENIO
Vere? Certo che son vere! Dov' che  ferito? (.Ai tribuni.) Dio salvi le reverenze vostre! Marzio ritorna a casa. Ha nuove ragioni di essere superbo. - Dov' che  ferito?

VOLUMNIA
Alla spalla e al braccio sinistro. Avremo belle cicatrici da mostrare al popolo, quando si presenter candidato. Ebbe sette ferite nel ricacciare Tarquinio.

MENENIO
Una al collo, due alla coscia... son nove che io sappia.

VOLUMNIA
Prima di questa campagna aveva sul corpo venticinque ferite.

MENENIO
Ora fan ventisette. Ogni tacca la tomba d'un nemico. (.Grida e squilli di trombe.) Ecco, le trombe.

VOLUMNIA
	Sono gli araldi di Marzio. Dinanzi a s
	porta il fragore, dietro si lascia lacrime.
	Il dio nero, la Morte,  nel suo braccio potente.
	Esso s'avanza, s'abbassa, e gli uomini muoiono.

.Squillo di trombe. Poi trombe a distesa. Entrano il generale Cominio e Tito Larzio. Tra di loro Coriolano incoronato di quercia, con ufficiali, souati e un araldo.

ARALDO
	Sappi, Roma, che Marzio tutto da solo
	ha combattuto dentro Corioli e l
	ha vinto con gloria un nome
	da aggiungere a Caio e Marzio.
	A questi ora, in segno d'onore
	segue Coriolano.
	Benvenuto a Roma, illustre Coriolano!

.Squillo di trombe.

TUTTI
	Benvenuto a Roma, illustre Coriolano!

CORIOLANO
	Basta cos. Offende il mio cuore.
	Vi prego, basta.

COMINIO
			Guarda, Marzio, tua madre!

CORIOLANO
							Oh
	tu hai, lo so, pregato tutti gli dei
	per il mio successo!

.S'inginocchia.

VOLUMNIA
				No, mio buon soldato,
	alzati. Marzio gentile, degno Caio, e ora
	chiamato per le tue grandi imprese -
	come dunque? - Devo chiamarti Coriolano?
	Ma ecco, tua moglie.

CORIOLANO
				Salve, mio grazioso silenzio!
	Avresti riso se fossi tornato nella bara,
	che piangi a vedermi trionfare? Ah, mia cara,
	occhi cos li hanno le vedove a Corioli,
	e le madri che non trovano i figli.

MENENIO
					Ora gli dei t'incoronino!

CORIOLANO
	Ancora vegeto? (.A Valeria.) Dolce signora, perdonami.

VOLUMNIA
	Non so dove voltarmi. Benvenuto a casa.
	Benvenuto, generale. Benvenuti tutti.

MENENIO
	Centomila benvenuti. Potrei
	piangere e ridere, sono allegro e triste.
	Benvenuti. E un cancro azzanni alle radici
	il cuore non lieto di vederti. Siete tre
	per i quali Roma dovrebbe
	impazzire d'amare. E invece, perdinci,
	qui in casa abbiamo certi meli selvatici
	che non si fanno innestare col vostro affetto.
	Ma benvenuti, guerrieri. L'ortica
	noi la chiamiamo ortica, e gli sbagli
	degli scemi, solo scemenze.

COMINIO
					Giusto, come sempre.

CORIOLANO
	Sempre Menenio, sempre.

ARALDO
	Fate largo l, circolate!

CORIOLANO (.a Volumnia e Virgilia.)
				La tua mano, e la tua.
	Prima che io trovi riposo all'ombra della casa
	bisogna rendere omaggio ai bravi patrizi
	dai quali ho avuto non solo benvenuti
	ma anche nuovi onori.

VOLUMNIA
				Ho vissuto
	fino a vedere attuati i miei desideri
	e l'edificio dei miei sogni. Soltanto
	una cosa manca, e non dubito
	che Roma te la dar.

CORIOLANO
				Madre, devi sapere
	che preferisco servirli a modo mio
	piuttosto che comandarli a modo loro.

COMINIO
						Avanti, al Campidoglio.

.Squilli di trombe. Cornette. Escono in corteo come prima Bruto e Sicinio vengono avanti.

BRUTO
	Tutte le bocche parlano di lui, e gli occhi
	appannati s'armano d'occhiali per vederlo.
	La balia pettegola lascia che il pupo strilli
	sino a farsi convulso, mentre chiacchiera di lui.
	Caterinaccia in cucina appunta
	al collo bisunto lo straccetto pi bello
	e scala muri per adocchiarlo. E banchi,
	banconi, balconi sono sommersi,
	i tetti pullulano, tipi d'ogni risma
	cavalcano i colmi, tutti d'accordo
	nell'uzzolo di vederlo. Flmini
	riservatissimi pigiano nella calca plebea
	e sbuffano per un piazzamento volgare.
	Le nostre dame velate abbandonano
	le guance dal fne belletto dove lottano
	bianco e rosa damaschino al saccheggio
	lascivo dei baci roventi di Febo.
	Un tale ululo come se il dio che lo guida
	- chiunque sia - si fosse insinuato
	nella sua tempra mortale
	e gli dia forma divina.

SICINIO
				Sar subito
	console, vedrai.

BRUTO
			Allora noi due
	sotto di lui possiamo andare a nanna.

SICINIO
	Ma non sapr governare con equilibrio
	dal principio alla fine, e perder
	il potere che ha vinto.

BRUTO
				Questo mi conforta.

SICINIO
	Non aver paura. I plebei
	che rappresentiamo lo odiano da sempre,
	e certo al minimo spunto dimenticheranno
	questi suoi nuovi meriti. Lui stesso
	gliene dar il pretesto, non ne dubito:
	ha troppo orgoglio per non farlo.

BRUTO
						L'ho sentito giurare
	che, dovesse candidarsi al consolato,
	non scender nel foro n indosser
	la veste lisa dell'umilt e neanche
	mostrer le ferite com' d'uso
	al popolo, per mendicare
	un loro s puzzolente.

SICINIO
				Appunto.

BRUTO
	Ha detto proprio cos. Ah meglio, dice,
	lasciar perdere che vincere, se non fosse
	che i patrizi lo chiedono e i nobili
	lo vogliono.

SICINIO
			Non desidero di meglio:
	pensi pure cos e agisca
	di conseguenza.

BRUTO
			Lo far, vedrai.

SICINIO
	E allora andr dove vogliamo noi,
	alla rovina sicura.

BRUTO
			O questo tocca
	a lui, o la nostra autorit finisce.
	Dobbiamo ricordare alla gente l'odio
	che ha sempre avuto per loro.
	E che, se avesse potuto, ne avrebbe fatto
	dei muli, avrebbe zittito i loro difensori,
	gli avrebbe tolto ogni libert,
	perch in quanto a capacit e azione
	li pensa non pi dotati
	d'anima e di valore dei cammelli in guerra,
	che gli si d il foraggio per portare la soma
	e legnate a levapelle
	quando stramazzano.

SICINIO
				Appunto, questo
	va suggerito al momento giusto
	quando la sua insolenza crescente
	aprir gli occhi al popolo. L'occasione
	non mancher se lo provochiamo, ed  facile
	come aizzare un cane contro un gregge.
	Sar una sua scintilla a incendiare
	la loro stoppia secca. E la loro vampata
	lo eclisser per sempre.

.Entra un messo.

BRUTO
				Novit?

MESSO
	Siete convocati in Campidoglio. Si pensa
	che Marzio sar console.
	Ho vist i muti pigiarsi per vederlo e
	i ciechi per sentirlo. Le matrone
	gettano i guanti al suo passaggio,
	e le dame e le ragazze gli scialli
	e i fazzoletti. I nobili s'inchinano
	come alla statua di Giove, e i plebei
	con coppole e grida fanno pioggia e tuono.
	Mai visto niente di simile.

BRUTO
				Su, al Campidoglio,
	con occhi e orecchi per il presente ma i cuori
	per gli eventi.

SICINIO
			Andiamo. .Escono.

/:/Scena seconda


.Entrano due funzionari a disporre cuscini come fossero in Campidoglio.

I FUNZIONARIO
Su, su, sbrigati che arrivano. Quanti sono i candidati?

II FUNZIONARIO
Tre, dicono, ma tutti pensano che Coriolano la spunta.

I FUNZIONARIO
Un uomo in gamba, per maledettamente superbo, la gente comune non gli piace.

II FUNZIONARIO
Beh molti grand'uomini han corteggiato il popolo che non li poteva soffrire; e altri il popolo li ha favoriti senza sapere perch. Ora se la gente ama e non sa perch, odia pure senza un motivo migliore. Per cui se a Coriolano non importa niente di essere amato o odiato, ci dimostra che sa bene come fa la gente, e glielo fa pure capire, con sprezzatura da nobiluomo.

I FUNZIONARIO
Mettiamo pure che non gliene freghi niente di essere amato o no, ma allora dovrebbe infischiarsene davvero, e non fare alla gente n bene n male. Invece lui va cercando l'odio con pi zelo del loro nel ricambiarlo, e non trascura niente per apparire chiaro e tondo il loro nemico. Ora, darsi l'aria di cercar l'odio e lo scontento del popolo  altrettanto sbagliato di quello che lui detesta: leccarlo per averlo amico.

II FUNZIONARIO
Ha molti meriti di fronte alla nazione. E non  salito scalando gradini comodi come quelli che leccano il popolo e gli fanno inchini e acquistano rispetto e stima a colpi di cappello senza fare altro per meritarli. No, lui ha piantato i suoi meriti nei loro occhi e le sue imprese nel loro cuore, dimodocch se le lingue restassero zitte senza riconoscerli, sarebbe come dire una colpa d'ingratitudine. E affermare il contrario sarebbe una carognata che si smentisce da s, e sarebbe bollata e bocciata da ogni orecchio che la sente.

I FUNZIONARIO
In conclusione  un uomo in gamba. Andiamo di l che arrivano.

.Squilli di trombe. Entrano i patrizi e i tribuni della plebe preceduti dai littori, poi Coriolano, Menenio e il console Cominio. Sicinio e Bruto siedono a parte..

MENENIO
	Avendo deciso sui Volsci e
	richiamato Tito Larzio, resta
	come punto centrale di questo secondo consiglio
	la ricompensa del nobile servizio
	di uno che ha ben difeso la patria.
	Dunque, venerabili e saggi anziani,
	vogliate invitare il console attuale
	che ha avuto il comando in quest'ultima
	fortunata campagna, a parlarci un poco
	su ci che ha fatto di memorabile
	Caio Marzio Coriolano, che qui
	siamo riuniti per ringraziare e per
	ricordare, con adeguati onori.

I SENATORE
					Cominio, parla.
	Non tralasciare nulla per via del tempo,
	anzi facci credere che allo Stato
	mancano i mezzi per sdebitarsi, e non
	che a noi manchi la voglia di essere generosi.
	A voi, signori del popolo, chiediamo
	la massima attenzione, e poi di farvi
	cortesi mediatori con la plebe, che
	assentisca a quanto qui avviene.

SICINIO
					Siamo qui
	per discutere qualcosa che ci piace, e
	siamo disposti di cuore a onorare
	e appoggiare l'ordine del giorno.

BRUTO
					Saremo anzi tanto pi lieti di farlo
	se egli sapr apprezzare il popolo
	pi generosamente di quanto
	non ha fatto finora.

MENENIO
				Questo non c'entra, non c'entra!
	Era meglio non parlarne. Volete
	ascoltare Cominio?

BRUTO
				Con molto piacere.
	Per il mio ammonimento c'entrava
	pi della tua antifona.

MENENIO
				Egli ama il popolo,
	ma non forzatelo ad andarci a letto.
	Nobile Cominio, parla.

.Coriolano si alza, e fa l'atto di andarsene.

				No, resta al tuo posto.

I SENATORE
	Siedi, Coriolano, ascolta senza imbarazzo
	ci che di nobile hai fatto.

CORIOLANO
	Chiedo perdono
	ai vostri onori. Preferisco vedere
	riaprirsi le mie ferite, che ascoltare
	come le ho ricevute.

BRUTO
				Spero, signore, che
	non t'abbiano fatto alzare le mie parole.

CORIOLANO
	No, ma spesso, mentre i colpi di spada
	m'han fatto restare, sono scappato via dalle parole.
	Tu non mi hai adulato, quindi non m'hai ferito.
	Ma la tua gente l'apprezzo
	per ci che vale...

MENENIO
			Avanti, siedi per favore.

CORIOLANO
	Meglio farmi grattare la testa al sole
	mentre suona l'allarme,
	che starmene qui per niente a sentire
	mutare in mostri le mie inezie. .Esce.

MENENIO
					Signori del popolo,
	come pu adulare la vostra stirpe prolifica
	- uno in gamba su mille - quando lo vedete
	pronto a rischiare tutte le membra per l'onore
	piuttosto che un solo orecchio
	per sentirne parlare? Cominio, procedi.

COMINIO
	Mi mancher la voce. Le imprese di Coriolano
	non ammettono un tono sommesso. Si sostiene
	che il valore  la virt somma, e nobilita
	pi di tutto chi la possiede. Se  cos
	l'uomo di cui parlo non pu trovare
	un suo pari al mondo. A sedici anni,
	quando Tarquinio mosse contro Roma,
	egli super ogni altro in battaglia.
	Il nostro dittatore di allora, che ricordo
	con ogni lode, lo vide battersi
	e col suo mento amazzonio cacciare
	labbra irsute. Si piazz
	sopra un caduto romano, e il console
	lo vide uccidere tre nemici.
	Affront lo stesso Tarquinio, lo forz
	in ginocchio. Nelle prodezze di quel giorno,
	lui che poteva in scena recitare da donna
	risult in campo il migliore, e per ricompensa
	ebbe quercia sulla fronte. La sua adolescenza
	cos fattasi virile, crebbe
	come il mare, e da allora
	negli urti di diciassette battaglie
	rub a tutte le spade la ghirlanda.
	Quanto a quest'ultima guerra, davanti
	a Corioli e dentro, lasciatemi dire
	che non so rendergli giustizia a parole.
	Ha fermato i soldati in fuga, e col suo raro
	esempio ha mutato il terrore del codardo
	nel piacere del gioco. Come le alghe
	davanti a un vascello in corsa, gli uomini
	cadevano obbedienti sotto la sua prua.
	La spada, sigillo di morte, dove toccava
	prendeva una vita. Dal volto ai piedi
	era una cosa di sangue, ogni sua mossa
	scandita da grida di morenti. Da solo
	pass quelle porte fatali e le tinse
	del destino ineluttabile ne usc
	senza aiuto, e con un fulmineo rinforzo
	colp Corioli come un pianeta. Ora tutto  suo,
	ma proprio allora l'urlo della zuffa punge
	il suo senso vigile, e il suo spirito
	si sdoppia, ravviva la carne affaticata
	ed egli torna in battaglia e vi corre
	sanguinante su vite umane come
	in una strage infinita.
	E finch non chiamammo nostri il campo
	e la citt, non si ferm mai per dare
	al petto il sollievo d'un respiro affannato.

MENENIO
						Uomo valoroso!

I SENATORE
	Degno certo degli onori
	che gli prepariamo.

COMINIO
				Il nostro bottino
	l'ha rifiutato, e quegli oggetti preziosi
	li ha guardati come fossero
	comune letame della terra. Egli desidera
	meno di quanto darebbe l'avarizia, le sue azioni
	le ricompensa facendole,  contento
	di usare il tempo per il tempo.

MENENIO
					Davvero nobile.
	Fatelo chiamare.

I SENATORE
			Chiamate Coriolano.

.Entra Coriolano.

UN FUNZIONARIO
	Eccolo.

MENENIO
	Il Senato, Coriolano,  ben lieto
	di farti console.

CORIOLANO
			Sono sempre suoi
	la mia vita e il mio servizio.

MENENIO
					Resta dunque
	che tu parli al popolo.

CORIOLANO
				Vi prego,
	dispensatemi da quell'usanza. Non posso
	indossare quella tunica, espormi in piazza,
	chiedere loro il voto per le mie ferite.
	Vi piaccia farmi omettere questo passo.

SICINIO
	Signore, il popolo
	dovr dire la sua. E non detrarr
	un ette dal cerimoniale.

MENENIO
				Non provocarli.
	Ti prego, adeguati alla tradizione, e accetta
	come hanno fatto i tuoi predecessori
	l'onore e la forma.

CORIOLANO
				 una parte
	che arrossir a recitare. L'usanza
	si potrebbe togliere alla plebe.

BRUTO (.a Sicinio.)
					Hai sentito?

CORIOLANO
	Vantarmi con loro, ho fatto questo e questo,
	mostrare sfregi indolori da nascondersi,
	come se li avessi avuti soltanto
	per pagarmi i loro voti!

MENENIO
				Non farne un problema.
	Affidiamo a voi, tribuni del popolo,
	la nostra proposta. E al nostro nobile console
	felicit e onore.

I SENATORI
	A Coriolano ogni felicit e onore!

.Squilli di trombe. Cornette. Escono tutti tranne Sicinio e Bruto.

BRUTO
	Hai visto come intende trattare il popolo.

SICINIO
	Spero che lo capiscano! Andr a sollecitarli
	come sdegnato che tocchi a loro di dare
	ci che lui chiede.

BRUTO
			Vieni, andiamo a informarli
	di ci che qui si  fatto. So
	che ci aspettano al foro. .Escono.

/:/Scena terza


.Entrano sette o otto cittadini.

I CITTADINO
Insomma, se ci domanda i voti non li possiamo negare.

II CITTADINO
S che possiamo, volendo.

III CITTADINO
Abbiamo il potere di farlo, ma  un potere che non abbiamo il potere di esercitare. Perch se ci mostra le ferite e ci racconta le sue imprese, dobbiamo mettere la lingua nelle ferite e farle parlare. E similmente se ci conta le sue nobili imprese, ci tocca di dirgli la nostra nobile riconoscenza. L'ingratitudine  un mostro, e per il popolo mostrarsi ingrato  come fare del popolo un mostro: e siccome noi siamo parte del popolo sarebbe come dire che siamo parti di un mostro.

I CITTADINO
N ci vuole molto a beccarsi questa bella definizione. Quella volta che ci sollevammo per il grano lui stesso non perse tempo a chiamarci la folla dalle molte teste.

III CITTADINO
Beh questo l'han detto molti. Non che le nostre teste son grigie o nere, color castagno o pelate. Sono i comprendoni che hanno colori differenti. E a dire il vero lo penso anch'io che se tutti i nostri giudizi uscissero da un cranio solo, se ne volerebbero a est a ovest a nord e a sud, e per mettersi d'accordo sulla strada pi breve sceglierebbero assieme tutti i punti della bussola.

II CITTADINO
Ma davvero? E che strada prende secondo te il mio giudizio?

III CITTADINO
Beh ma il tuo non ha la sortita tanto facile,  troppo incastrato in una zucca di legno. Per se si sgancia tira di certo a sud.

II CITTADINO
E perch a sud?

III CITTADINO
Per andarsi a perdere nella nebbia. E l tre quarti si squagliano nella guazza fetente, e la quarta parte, per scrupolo di coscienza, torna a procurarti una moglie.

II CITTADINO
Sempre a sfottere il prossimo, tu. Di' pure, di' pure.

III CITTADINO
Allora, siete tutti d'accordo di dargli il voto? Tanto non cambia niente, la spunta sempre la maggioranza. Per me, se fosse amico del popolo, uno meglio di lui non s' mai visto.

.Entra Coriolano con la toga dell'umilt, assieme a Menenio.

Eccolo che arriva, con la toga dell'umilt. State a vedere come si comporta. Per non dobbiamo restar tutti assieme, dobbiamo avvicinarlo dove si piazza, uno per volta, o due, o tre. La richiesta deve farcela a uno a uno, cos ciascuno di noialtri ha l'onore personale di dargli il suo voto con la propria voce. Per cui venitemi appresso, che vi so dire come abbordarlo.

TUTTI
D'accordo, d'accordo. .Escono.

MENENIO
	O domine, non fai bene. Non t'hanno mai detto
	che persone degnissime l'han fatto?

CORIOLANO
					Che debbo dire?
	"Ti prego, messere..." Peste! Non ce la faccio
	a tirar la lingua a tal passo. "Messere,
	guarda qua le mie ferite! Le ho ricevute
	al servizio della patria, mentre
	certuni di voi scappavano strillando al rullo
	dei nostri stessi tamburi".

MENENIO
				Ah per gli dei!
	Non dire niente di simile. Devi pregarli
	di ricordarsi di te.

CORIOLANO
			Ricordarsi di me?
	Alla forca! Vorrei si scordassero di me
	come fanno con le prediche che i preti
	sprecano per loro.

MENENIO
				Rovinerai tutto.
	Ora ti lascio Ti prego, parla con loro,
	ti prego, in modo pulito. .Esce.

.Entrano tre dei cittadini.

CORIOLANO
				Digli
	di lavarsi la faccia e pulirsi i denti.
	Ah, eccone un terzetto. Amico,
	conosci il motivo per cui sto qui.

III CITTADINO
S, lo conosciamo. Dicci perch l'hai deciso.

CORIOLANO
Perch lo merito.

II CITTADINO
Lo meriti?

CORIOLANO
S per questo, ma non perch ne ho voglia.

III CITTADINO
Come, non ne hai voglia?

CORIOLANO
Nossignore, non mi  mai piaciuto scocciare i poveri con l'accattonaggio.

III CITTADINO
Ma devi capire che, se ti diamo qualcosa, speriamo di ricavarne qualcos'altro.

CORIOLANO
E allora, per favore, che prezzo chiedete per il consolato?

I CITTADINO
Il prezzo  chiederlo con gentilezza.

CORIOLANO
Con gentilezza, amico, ti prego di concedermelo. Ho ferite da mostrarti, e lo far da solo a solo. Il tuo voto, amico. Cosa rispondi?

II CITTADINO
L'avrai, degno signore.

CORIOLANO
Affare fatto, signore. E son due voti magnifici che ho mendicato. Grazie per l'elemosina. Addio.

III CITTADINO
Per, che modo di fare.

II CITTADINO
Dovessi darglielo di nuovo... ma lasciamo perdere. .Escono.

.Entrano altri due cittadini.

CORIOLANO
Per cortesia, se la mia elezione a console non fa a pugni coi vostri voti, son qua vestito come si usa.

IV CITTADINO
Con la tua patria ti sei guadagnato dei meriti, e non te ne sei guadagnati.

CORIOLANO
La soluzione dell'indovinello?

IV CITTADINO
Sei stato un flagello per i suoi nemici e un castigo d'iddio per i suoi amici. Difatto non hai mai amato la gente comune.

CORIOLANO
Tanto pi virtuoso mi dovresti ritenere, perch ho amato con un amore non comune. D'ora in poi, buon uomo, aduler il popolo, mio fratello giurato, per averne un giudizio pi favorevole. Questo  per loro essere gentili, e dacch la loro saggezza guarda al cappello piuttosto che al cuore, metter in atto l'inchino leccante e la scappellata pi fasulla. Cio a dire, antico mio, mimer le male di qualche capopopolo, e le spaccer a sacchi a chi le va cercando. Pertanto, ti prego di farmi console.

V CITTADINO
Noi speriamo d'averti amico, e perci ti votiamo assai volentieri.

IV CITTADINO
Hai ricevuto molte ferite per la patria.

CORIOLANO
S e non voglio, mostrandovele, ribadire ci che gi sapete. Terr i voti in gran conto, e quindi tolgo il disturbo.

I DUE
Gli dei ti diano felicit, di tutto cuore! .Escono.

CORIOLANO
	Voti, voti affettuosissimi!
	Meglio morire, meglio crepare di fame
	che mendicare ci che gi si merita.
	Perch debbo starmene qui in questa veste di lupo
	a mendicare da ogni Tizio e Caio
	dei voti inutili?
	Me lo impone l'usanza. Ma se facessimo
	sempre ci che vuole l'usanza
	la polvere dei tempi antichi
	non la spazzerebbe via nessuno
	e l'errore s'ammucchierebbe come un monte
	bloccando la vista alla verit.
	No, piuttosto che fare cos il buffone
	vadano l'alta carica e l'onore
	a chi  disposto a farlo. Ma sono
	a mezza strada. E se ho sopportato
	fin qui, far anche il resto.

.Entrano altri tre cittadini.

	Arrivano altri voti.
	I vostri voti! Per i vostri voti
	ho combattuto, ho vegliato per i vostri voti.
	Per i vostri voti ho addosso
	due dozzine di ferite e passa.
	Tre volte sei battaglie ho visto e
	ne ho sentito parlare. Per i vostri voti
	ho fatto molto, dove pi dove meno.
	I vostri voti! Ci tengo
	a fare il console.

VI CITTADINO
Ha agito nobilmente, non gli pu mancare il voto di ogni onest'uomo.

VII CITTADINO
E dunque facciamolo console. Gli dei gli diano felicit e ne facciano un buon amico del popolo.

TUTTI
Amen, amen. Dio ti salvi, nobile Console! .Escono.

CORIOLANO
Voti magnifici.

.Entrano Menenio, Bruto e Sicinio.

MENENIO
	Hai fatto il tempo stabilito, e i tribuni
	ti eleggono col voto popolare. Resta
	di presentarti subito al Senato
	con le insegne della carica.

CORIOLANO
					Ho finito?

SICINIO
	Hai fatto la richiesta come d'uso.
	E popolo ti accetta, ed  convocato
	subito per la ratifica.

CORIOLANO
	Dove? Al Senato?

SICINIO
				S, Coriolano.

CORIOLANO
	Posso cambiarmi questi panni?

SICINIO
					Sissignore.

CORIOLANO
	Lo faccio subito e, tornato me stesso,
	verr al Senato.

MENENIO
	Ti accompagno. (.Ai tribuni.) Venite anche voi?

BRUTO
	Aspettiamo qui il popolo.

SICINIO
				A presto.

.Escono Coriolano e Menenio.

	Ce l'ha fatta, e dalla sua faccia penso
	che ha il cuore in festa.

BRUTO
				Port la veste dell'umilt
	con un cuore superbo. Vuoi congedare il popolo?

.Entrano i plebei.

SICINIO
	Allora, padroni miei, avete scelto quest'uomo?

I CITTADINO
Ha i nostri voti, tribuno.

BRUTO
Preghiamo gli dei che possa meritare il vostro affetto.

II CITTADINO
	E cos sia. A mio umile avviso
	nel chiedere i voti ci sfotteva.

III CITTADINO
					Non c' dubbio.
	Ci ha proprio presi per i fondelli.

I CITTADINO
Ma no,  il suo modo di parlare... Non voleva prenderci in giro.

II CITTADINO
Tu sei l'unico tra di noi a dire che non ci ha trattati coi piedi. Ci doveva mostrare le prove del suo merito, le ferite ricevute per la patria.

SICINIO
	Ma l'ha fatto, presumo.

TUTTI
				No, no! Nessuno le ha viste.

III CITTADINO
	Ha detto che aveva ferite da mostrarci in privato
	e scappellando cos tutto altezzoso
	"Vorrei essere console", dice, "ma la vecchia prassi
	non lo permette se voi non mi votate.
	Votatemi dunque". Quando acconsentimmo,
	"Grazie per il voto", fa. "Grazie tante
	per i vostri voti graditissimi. E ora
	che li avete sganciati, tolgo il disturbo".
	Questo non era sfottere?

SICINIO
	Ma eravate ciechi?
	O se l'avete capito, perch siete stati
	tanto teneri e bambocci da sganciare i voti?

BRUTO
	Non potevate dirgli - come vi si era avvisati -
	che quando non contava nulla ma era un servitorello
	dello stato, era vostro nemico, e parlava sempre
	contro le libert e i privilegi che avete
	nella repubblica? E che ora, arraffati
	potere e comando dello stato,
	se restasse nemico duro e cattivo del popolo,
	i vostri voti potrebbero diventare
	maledizioni per voi? Dovevate dirgli
	che le sue imprese, s, meritavano
	ci che cercava, ma il suo animo gentile
	dovrebbe ricordarseli, i vostri voti, e mutare
	il malvolere in affetto, schierandosi
	dalla vostra parte.

SICINIO
			Un discorso cos,
	come vi si era detto, poteva saggiare
	il suo animo, e verificare le sue intenzioni.
	Gli avrebbe strappato o una promessa benevola,
	che nel caso potevate obbligarlo a mantenere,
	o gli avrebbe graffiato quel caratteraccio
	che non sopporta facilmente d'essere legato
	a un impegno qualsiasi. E cos, facendolo
	uscire dai gangheri, potevate trar partito
	dalla sua collera, e non eleggerlo.

BRUTO
					Ma come,
	vi siete accorti che vi chiedeva i voti
	con aperto disprezzo quando gli serviva l'appoggio,
	e credete che quel disprezzo non vi far soffrire
	quando potr schiacciarvi? Eravate tanti
	e nessuno di fegato? O avevate la lingua
	solo per dire no al buonsenso?

SICINIO
					Avete negato
	i voti a chi li chiedeva finora, e adesso
	a uno che non h chiede ma vi schernisce
	regalate i voti che gli servono?

III CITTADINO
	Ancora non c' ratifica. Possiamo rfflutarlo.

II CITTADINO
	E lo rifiuteremo.
	Ho cinquecento voci per questa musica.

I CITTADINO
	E io il doppio, e per giunta gli amici loro.

BRUTO
	Andate subito a dire a questi amici
	che il console che hanno scelto gli torr
	ogni diritto, non gli dar pi voce
	che ai cani, i quali spesso sono picchiati
	perch abbaiano, e sono
	perci addestrati a farlo.

SICINIO
				Riuniteli,
	e revocate tutti, con un giudizio pi sano,
	quest'elezione inconsulta. Insistete
	sul suo orgoglio e sul vecchio
	odio che ha per voi. E non dimenticate
	con quale arroganza vest la veste dell'umilt
	e come vi beff nel chiedere i voti.
	Ma il vostro affetto, memore dei suoi servizi,
	v'imped di capire la sua condotta presente,
	piena di schermo, indecorosa, improntata
	all'odio incallito che vi porta.

BRUTO
					La colpa
	gettatela pure su noi vostri tribuni
	che ci siamo dati da fare - ma sempre
	che non nascessero ostacoli -
	per convincervi a votarlo.

SICINIO
					Dite pure che
	l'avete votato pi per nostro comando
	che per vera inclinazione. Le vostre coscienze
	preoccupate da ci che dovevate fare
	pi che da ci che avreste dovuto,
	ve l'hanno fatto eleggere contro la vostra
	inclinazione. Date la colpa a noi.

BRUTO
	S, senza risparmio. Dite che vi abbiamo
	istruito su lui: a quanti anni cominci
	a servire la patria, e per quanto tempo,
	e da che stirpe discende - la nobile casa
	dei Marzi, da cui venne quell'Anco Marzio,
	figlio della figlia di Numa, che fu re
	qui dopo il grande Ostilio. La stessa
	casata di Publio e Quinto, che qui
	portarono la nostra acqua migliore
	con gli acquedotti; e Censorino, chiamato
	cos, e meritatamente, perch
	scelto due volte dal popolo come censore
	fu il suo grande antenato.

SICINIO
				Uno che nasce cos
	e che per giunta ha bene operato in persona
	per avere un posto cos alto, noi
	ve lo raccomandammo. Ma voi, misurando
	la sua condotta di oggi col suo passato
	l'avete scoperto vostro nemico accanito
	e revocate il vostro voto affrettato.

BRUTO
	Dite che non l'avreste mai fatto -
	battete sempre su questo punto - se noi
	non vi avessimo persuasi. E subito,
	raccolta una folla, portatevi
	al Campidoglio.

TUTTI
			Faremo cos. Quasi tutti
	si pentono della scelta. .Escono i plebei.

BRUTO
				Lasciamoli fare.
	Meglio rischiare questa rivolta che attendere
	una pi grave, e certa. Se egli,
	fatto com', s'infuria per il voltafaccia,
	stiamo a vedere e sfruttiamo il vantaggio
	della sua rabbia.

SICINIO
			Al Campidoglio, vieni.
	Andiamoci prima che il popolo vi affluisca.
	Questa parr loro opera, e lo  in parte.
	Noi abbiamo fatto da sproni. .Escono.

/:/ATTO III



.Scena prima


.Suono di cornette. Entrano Coriolano, Menenio, tutti i patrizi, Cominio, Tito Larzio e altri senatori.

CORIOLANO
	Allora Tullo Aufidio ha un nuovo esercito?

LARZIO
	Sissignore, ed  questo che ci ha spinti
	ad affrettare l'accordo.

CORIOLANO
	Sicch ora i Volsci sono forti come prima,
	pronti, quando glielo dir l'occasione,
	ad attaccarci di nuovo.

COMINIO
				Sono sfiancati, Console.
	Sinch vivremo sar molto difficile
	veder sventolare ancora le loro bandiere.

CORIOLANO
						Hai visto Aufidio?

LARZIO
	S, venne col salvacondotto, e malediva i Volsci
	per aver mollato la citt
	da veri vigliacchi. Ora
	si  ritirato ad Anzio.

CORIOLANO
	Ti ha parlato di me?

LARZIO
				S, Console.

CORIOLANO
						Come? Che ha detto?

LARZIO
	Dei vostri scontri frequenti, spada a spada.
	Che ti odia sopra ogni cosa al mondo,
	e impegnerebbe i suoi beni
	senza speranza di riaverli, pur di potere
	chiamarsi tuo vincitore.

CORIOLANO
				E vive ad Anzio?

LARZIO
	Ad Anzio.

CORIOLANO
	Avessi un motivo per andarvi a cercarlo
	e misurarmi in pieno col suo odio!
	Ma bentornato a casa.

.Entrano Sicinio e Bruto.

	Guardali, i tribuni del popolo,
	le lingue della sua bocca. Li disprezzo
	cos bardati di un prestigio che un nobile
	non pu sopportare.

SICINIO
				Non andare oltre.

CORIOLANO
	Cio a dire?

BRUTO
	Sar pericoloso andare oltre. Fermati.

CORIOLANO
	Che novit  questa?

MENENIO
	Spiegatevi.

COMINIO
	Non  stato eletto dai nobili e dai plebei?

BRUTO
	No, Cominio.

CORIOLANO
			Ho avuto voti di bambini?

I SENATORE
	Tribuni, fateci passare. Deve andare al Foro.

BRUTO
	Il popolo  infuriato contro di lui.

SICINIO
					Fermatevi
	o finir in tumulto.

CORIOLANO
			 questo il vostro gregge?
	Vogliono il diritto di voto questi che ora lo danno
	e subito se lo rimangiano? E voi che ci state a fare?
	Siete la bocca, perch non frenate i denti?
	O li avete aizzati voi due?

MENENIO
				Calmo, calmo.

CORIOLANO
	 una manovra, un complotto
	per piegare i nobili. Tolleratelo, e vivrete
	con chi non sa governare e non si far
	governare mai.

BRUTO
			Non parlare di complotto.
	La gente grida che li hai presi in giro,
	e che di recente, quando ebbero il grano
	gratis, ti sei lamentato e hai calunniato
	chi intercedeva per loro, chiamandoli
	opportunisti, adulatori, nemici dei patrizi.

CORIOLANO
	Ma questo gi si sapeva.

BRUTO
				Non da tutti.

CORIOLANO
	E quindi tu li hai informati?

BRUTO
				Io? Informarli?

COMINIO
	Sei tagliato per quel mestiere.

BRUTO
					No, ma farei
	il vostro meglio di voi.

CORIOLANO
	E allora perch farlo io
	il console? Per gli dei! Dammi tempo
	di demeritare come te, e fammi
	tuo collega.

SICINIO
			Tu mostri fin troppo
	ci che agita il popolo. Se vuoi arrivare
	dove vuoi, devi chiedere la strada,
	la strada che hai smarrita, con pi gentilezza,
	o non sarai mai nobile come dev'essere un console,
	n tribuno accanto a lui.

MENENIO
				Stiamo calmi.

COMINIO
	Il popolo  ingannato,  sobillato. Questo
	tira e molla non  degno di Roma,
	e Coriolano non ha meritato un intoppo
	cos sleale e vergognoso posto
	sulla via libera dei suoi meriti.

CORIOLANO
					Viene
	a parlarmi del grano! Ho detto
	quelle cose e le ripeto...

MENENIO
	Non adesso, non adesso.

I SENATORE
				Non cos a caldo, Marzio.

CORIOLANO
	Adesso, per la mia vita.
	Ai miei amici pi nobili chiedo perdono.
	Quanto alla folla volubile e puzzolente,
	si renda conto che non sono un adulatore,
	e si riconosca in ci che dico. Ripeto
	che, a secondarla, nutriamo contro il Senato
	la malerba del dissenso, dell'insolenza,
	della sedizione per cui
	noi stessi abbiamo arato, noi stessi
	l'abbiamo seminata e diffusa
	mescolando loro con noi gente d'onore
	cui non difetta il coraggio, no, n il potere
	tranne quello ceduto a degli straccioni.

MENENIO
						Ora basta.

I SENATORE
	Non dire altro, ti preghiamo.

CORIOLANO
					E perch?
	Ho versato sangue per la patria senza temere
	la forza del nemico, e ora i miei polmoni
	finch non marciscono conieranno parole
	contro la lebbra di cui temiamo le croste,
	ma abbiamo fatto di tutto per prenderle.

BRUTO
	Tu parli del popolo
	come se fossi un dio che punisce, e non
	un uomo imperfetto come loro.

SICINIO
					 bene
	che il popolo lo sappia.

MENENIO
				Ma cosa, cosa?
	Che si  arrabbiato?

CORIOLANO
				Arrabbiato!
	Fossi calmo come fi sonno di mezzanotte
	resterei della mia idea, per Giove!

SICINIO
						 un'idea
	velenosa. Deve restare dov'
	e non avvelenare altri.

CORIOLANO
				"Deve restare"!
	Ma lo sentite, questo
	Tritone delle sardine! Notate il suo
	perentorio "deve"?

COMINIO
				 un abuso.

CORIOLANO
						"Deve"!
	O buoni ma molto incauti patrizi! E voi
	gravi e imprudenti senatori, perch
	permettere qui a quest'Idra di scegliersi
	un capo che col suo perentorio "deve",
	lui che non  che il corno e lo strepito del mostro,
	ha il coraggio di dire che devier il vostro fiume
	in una fossa, e far suo il vostro letto?
	Se lui ha fi potere, allora umiliate
	la vostra trascuratezza. Se non ne ha,
	svegliate la vostra pericolosa acquiescenza.
	Se siete saggi non siate
	come i comuni sciocchi; se non lo siete
	fateveli sedere accanto. Siete voi i plebei
	se essi sono i senatori; e non sono di meno
	se, mescolate le voci, il tono che vince
	ha il loro accento. Si scelgono un magistrato,
	e un tipo tale che contrappone il suo "deve",
	il suo "deve" plebeo a un'adunanza pi degna
	di quelle arcigne della Grecia. Costui,
	per Giove sommo, svilisce i consoli!
	E il mio animo s'addolora
	perch sa che quando si comanda
	in due con uguale potere, ben presto
	il caos s'intromette e adopera
	l'uno per distruggere l'altro.

COMINIO
				Su, andiamo al Foro.

CORIOLANO
	Chiunque abbia dato il consiglio di distribuire
	gratis il grano dei magazzini, come
	si us a volte in Grecia...

MENENIO
				Andiamo, andiamo,
	non parliamone pi.

CORIOLANO
				Ma l la plebe
	aveva pi potere - dico che costoro
	hanno nutrito la disubbidienza, hanno
	alimentato la rovina dello Stato.

BRUTO
					E il popolo dovrebbe
	votare uno che parla cos?

CORIOLANO
					Io dir
	ci che penso, e che vale
	pi dei suoi voti. Il popolo sa che il grano
	non era la nostra ricompensa: i plebei, era noto,
	non avevano fatto nulla. Arruolati
	per la guerra, proprio quand'era in pericolo
	il cuore dello stato, non vollero
	neanche uscire dalle porte. E questo
	servizio non meritava il grano gratis. In guerra
	ammutinamenti e rivolte in cui
	furono assai valorosi, non parlarono
	di certo a loro favore. L'accusa
	che spesso hanno fatto contro il Senato
	e senza motivo, non poteva originare
	un dono cos generoso. Bene, e allora?
	Come interpreter questo milleteste
	la munificenza del Senato? Il loro agire
	esprime le loro probabili parole:
	"Abbiamo fatto una richiesta, siamo la maggioranza,
	e certo ci hanno accontentati per paura".
	Cos degradiamo la natura delle nostre funzioni,
	e spingiamo la marmaglia a chiamare paura
	la nostra sollecitudine. Questo, col tempo,
	sfonder le porte del Senato e far entrare
	i corvi a beccare le aquile.

MENENIO
					Via, basta.

BRUTO
	S, basta e avanza.

CORIOLANO
				No, c' dell'altro.
	E tutto ci su cui si pu giurare,
	divino o umano, sigilli la mia conclusione!
	Questa doppia autorit, dove una parte
	disprezza con ragione, e l'altra
	insulta senza ragione alcuna, dove la nascita,
	il rango, l'esperienza, non possono decidere
	se non col s e col no dell'insipienza plebea,
	si trova costretta a trascurare i bisogni reali,
	dando spazio intanto a effmeri perditempi.
	Ogni scopo  impedito, e ne segue
	che tutto  fatto senza scopo. Perci vi prego -
	voi che volete essere pi oculati che pavidi,
	voi che tenete alle basi salde dello stato
	e non avete paura di migliorarle, voi
	che a una lunga vita preferite una vita nobile,
	e siete pronti a rischiare una cura pericolosa
	su un malato che altrimenti  certo di morire -
	strappatela subito questa lingua brulicante,
	non fate che lecchino il dolce che  il loro veleno.
	Il vostro disonore mutua la giustizia,
	ruba allo stato l'integrit che gli  propria,
	dacch non pu fare il bene che vorrebbe
	per il male che lo domina.

BRUTO
					Ha detto abbastanza.

SICINIO
	Ha parlato da traditore e ne risponder come i traditori.

CORIOLANO
	Disgraziato, la bile nera ti consumi!
	Che bene pu venire al popolo
	da questi tribuni pelati? Si affdano a loro
	e smettono di obbedire a una dignit pi alta.
	Furono eletti in una rivolta, quando
	non era legge la giustizia ma la forza maggiore.
	In un momento migliore affermiamo ora
	che ci che  giusto  giusto che sia fatto,
	e il loro potere buttiamolo nella polvere.

BRUTO
	Tradimento lampante!

SICINIO
				Costui console? No!

BRUTO
	Gli edili, qui!

.Entra un edile.

			Arrestatelo.

SICINIO
	Chiama il popolo. (.Esce Pedile.) Nel suo nome io stesso
	ti arresto come traditore ribelle,
	nemico della repubblica. Ubbidisci, te l'ordino,
	e seguimi per rispondere dell'accusa.

CORIOLANO
	Via, vecchio caprone!

I PATRIZI
	Noi garantiamo per lui.

COMINIO
				Gi le mani, vecchio.

CORIOLANO
	Vattene, carogna! O ti faccio saltare
	le ossa dai tuoi stracci.

SICINIO
				Aiuto, cittadini!

.Entra una folla di plebei con gli edili.

MENENIO
	Dalle due parti, pi rispetto!

SICINIO
	Ecco l'uomo che vuole togliervi ogni diritto.

BRUTO
Arrestatelo, edili!

PLEBEI
A morte, a morte!

II SENATORE
Armi, armi, armi!

.Tutti sazzuffano attorno a Coriolano.

TUTTI (.con grida confuse.)
	Tribuni! Patrizi! Cittadini! Ehi!
	Sicinio! Bruto! Coriolano! Cittadini!

MENENIO
	Calma, calma, calma! Un momento, fermi, calma!
	Ma che cosa succede? Sono senza fiato.
	Qui si va all'anarchia. Non riesco
	a parlare. Voi tribuni, parlate voi
	al popolo - Coriolano, pazienza -!
	Parla tu, buon Sicinio.

SICINIO
				Cittadini, ascoltatemi. Silenzio!

I PLEBEI
	Ascoltiamo il nostro tribuno. Zitti! Parla, parla, parla.

SICINIO
	Siete sul punto di perdere i vostri diritti.
	Marzio vuole togliervi tutto, Marzio
	che avete appena nominato console.

MENENIO
						Ma no, no, no!
	Cos attizzi il fuoco, non lo spegni.

I SENATORE
	Cos abbatti la citt, la radi al suolo.

SICINIO
	Che cos' la citt se non il popolo?
I PLEBEI
						Giusto,
	il popolo  la citt.

BRUTO
	Col consenso di tutti siamo stati insediati
	rappresentanti del popolo.
I PLEBEI
					E lo restate.

MENENIO
	E questo  evidente.

COMINIO
	Ma questo  il modo di abbattere la citt,
	di tirare gi il tetto sulle fondamenta,
	di seppellire
	tutto ci che  ancora ordine e rango
	sotto mucchi e ammassi di rovine.

SICINIO
	Quell'uomo merita la morte.

BRUTO
	Ci sosteniamo la nostra autorit
	o la perdiamo. Noi qui, in nome del popolo
	in virt del cui potere fummo eletti
	suoi tribuni, dichiariamo che Marzio
	merita una morte immediata.

SICINIO
					Quindi arrestatelo:
	portatelo alla rupe Tarpea e gettatelo
	di lass, che muoia.

BRUTO
				Prendetelo, edili.

PLEBEI
	Arrenditi, Marzio, arrenditi.

MENENIO
				Sentite una parola,
	vi scongiuro, tribuni, una parola.

EDILI
	Silenzio, silenzio!

MENENIO (.a Bruto.)
	Sii come sembri, vero amico della tua terra,
	e procedi con moderazione a quanto
	vuoi raddrizzare cos con la violenza.

BRUTO
	Menenio, questi modi freddi
	che paiono rimedi prudenti, sono mortali
	quando il male  violento. Su, afferratelo,
	portatelo alla rupe.

.Coriolano sfodera la spada.

CORIOLANO
				No, morir qui.
	Qualcuno di voi m'ha visto combattere.
	Avanti, provate su voi ci che m'avete visto fare,

MENENIO
	Metti via quella spada! Tribuni,
	allontanatevi un momento.

BRUTO
	Arrestatelo.

MENENIO
			Aiutate Marzio, aiutatelo,
	nobili, aiutatelo, giovani e vecchi!

I PLEBEI
A morte, a morte!

.Nella mischia i tribuni, gli edili e il popolo sono respinti.

MENENIO
	Su vattene a casa! Vattene, presto!
	O tutto  perduto.

II SENATORE
				Vattene.

CORIOLANO
					Tenete duro!
	Abbiamo altrettanti amici che nemici.

MENENIO
	Si deve arrivare a questo?

I SENATORE
					Gli dei non vogliano!
	Ti prego, nobile amico, a casa, a casa.
	Lascia a noi il rimedio a questo guaio.

MENENIO
	 una piaga che abbiamo addosso e che tu
	non puoi curare. Va', te ne prego.

COMINIO
	Marzio, vieni via con noi.

CORIOLANO
	Vorrei che costoro fossero i barbari che sono,
	anche se figliati a Roma. Non Romani,
	non lo sono, per quanto partoriti
	sotto i portici del Campidoglio.

MENENIO
					Vai, vai,
	non affidare alla lingua la tua giusta rabbia.
	Lascia tempo al tempo.

CORIOLANO
				In uno scontro leale
	ne batterei quaranta.

MENENIO
				Io stesso saprei
	strigliarne un paio dei meglio, i due tribuni ad esempio.

COMINIO
	Ma in questo momento la disparit
	 troppo grande, e il coraggio
	si chiama pazzia se ci si batte
	contro una casa che crolla. Va' via,
	ti prego, prima che torni la teppa.
	La loro rabbia travolge come una piena
	arginata, che abbatte
	i soliti freni.

MENENIO
			Ti prego, vai.
	Vedr se il mio vecchio spirito  ancora richiesto
	da chi ne ha cos poco. Lo strappo va rattoppato
	con una pezza qualsiasi.

COMINIO
				Allora, andiamo.

.Escono Coriolano e Cominio.

UN PATRIZIO
	Quell'uomo ha sciupato la sua fortuna.

MENENIO
	La sua natura  troppo nobile per il mondo.
	Non adulerebbe Nettuno per il suo tridente,
	n Giove per il possesso del tuono.
	Il suo cuore  la sua bocca. Ci che il petto
	forgia la lingua l'avventa, e quando  adirato
	dimentica di aver mai sentito
	la parola morte.

.Rumore all'interno.

	Ora viene il bello!

UN PATRIZIO
				Vorrei che fossero a letto!

MENENIO
	S, nel letto del Tevere! O diamine,
	non poteva parlargli civilmente?

.Entrano Bruto e Sicinio, di nuovo con la folla.

SICINIO
					Dov' la vipera
	che voleva spopolare la citt ed essere
	lui solo il tutto?

MENENIO
			Onorevoli tribuni...

SICINIO
	Verr gettato dalla rupe Tarpea
	da mani intransigenti. S' opposto alla legge
	e perci la legge gli nega altro giudizio
	oltre quello severo del popolo
	che egli disprezza tanto.

I CITTADINO
				Imparer
	che i nobili tribuni sono la bocca del popolo
	e noi le mani.

I PLEBEI
			Lo imparer sicuramente.

MENENIO
	Amico, amico mio...

SICINIO
	Silenzio!

MENENIO
	Non gridate allo sterminio quando dovreste
	tenervi a limiti stretti
	nella vostra caccia.

SICINIO
				E tu Menenio come mai
	l'hai aiutato a scappare?

MENENIO
				Ascoltatemi.
	Conosco i meriti del console ma
	so anche dirne i difetti.

SICINIO
				Il console? Quale?

MENENIO
	Il console Coriolano.

BRUTO
				Console, lui!

I PLEBEI
No, no, no, no, no.

MENENIO
	Se, col permesso dei tribune e il vostro,
	buona gente, io posso parlare, vorrei
	dirvi una parola o due, che non vi torranno
	altro che un po' di tempo.

SICINIO
				Bene ma presto,
	perch siamo decisi a eliminare
	quel traditore velenoso. Esiliarlo
	sarebbe solo un rischio, tenerlo qui
	la nostra morte sicura. Perci  decretato
	che muoia stasera.

MENENIO
				Gli dei clementi non vogliano
	che la grande Roma, la cui gratitudine
	verso i suoi fgli meritevoli  iscritta
	nel libro stesso di Giove, ora divori
	le sue creature, come una bestia snaturata!

SICINIO
	Quell'uomo  un morbo da estirpare.

MENENIO
	No,  solo un arto ammalato.
	Se lo si taglia, il corpo muore. Ma  facile
	curarlo. Che ha fatto a Roma
	per meritarsi la morte?
	Quando uccideva i suoi nemici, il sangue
	perduto - e oso affermare che ne ha perduto
	assai pi di quanto gliene resta -
	l'ha perduto per il suo paese.
	E se perdesse quello che gli resta
	per mano dei suoi, ah per noi tutti sarebbe,
	complici o testimoni, un marchio infame
	sino alla fine del mondo.

SICINIO
				Questa  mistifcazione!

BRUTO
	 tutto fuori luogo. Quando ha amato il suo paese,
	il suo paese l'ha onorato.

SICINIO
				Se un piede
	va in cancrena, non lo si risparmia
	per il servizio che ha fatto.

BRUTO
					Non vogliamo
	sentire altro. Cercatelo in casa,
	e arrestatelo, senn il suo male
	che  contagioso di natura,
	infetter altra gente.

MENENIO
				Ancora una parola, una parola!
	Questo vostro furore da tigri, quando
	vedr il danno di una fretta cieca
	troppo tardi si legher ai calcagni
	pesi di piombo. Attenetevi alla legge,
	perch egli  amato, e le fazioni
	possono scatenarsi, e la grande Roma
	pu essere saccheggiata dai Romani.

BRUTO
						Se fosse
	per evitare questo...

SICANIO
				Ma che cosa dici?
	Non abbiamo avuto un saggio della sua obbedienza?
	I nostri edili percossi, noi stessi attaccati?
	Andiamo!

MENENIO
		Considerate una cosa.  stato
	cresciuto tra le guerre
	da quando seppe impugnare una spada.
	Nessuno gli ha insegnato a parlare con garbo.
	Farina e crusca le mescola senza distinguerle.
	Autorizzatemi ad andare da lui e tentare
	di farlo venire laddove pacatamente,
	in forme legali, vi risponder,
	anche a rischio della vita.

I SENATORE
					Nobili tribuni,
	questo  agire con umanit. L'altro modo
	risulter troppo sanguinoso, e gli sbocchi
	imprevedibili.

SICINIO
			Ebbene, nobile Menenio,
	sii tu dunque il rappresentante del popolo.
	Deponete le anni, amici.

BRUTO
				Ma senza disperdervi.

SICINIO
	Radunatevi al Foro. Vi aspetteremo l.
	Se non ci porti Marzio, faremo
	come si  deciso.

MENENIO
				Ve lo porter.
	(.ai Senatori.) Vi chiedo di accompagnarmi.
	Deve venire, o accadr il peggio.

I SENATORE
	S, andiamo da lui. .Escono.

/:/Scena seconda


.Entra Coriolano con alcuni nobili.

CORIOLANO
	Mi buttino addosso il mondo, minaccino
	morte sulla ruota o sotto gli zoccoli
	di cavalli feroci, ammucchino
	dieci colli sulla Tarpea
	e il precipizio affondi oltre ogni
	vista d'occhio, io con loro
	sar sempre cos.

UN NOBILE
				Tanto pi sarai nobile.

CORIOLANO
	Mi meraviglia che mia madre
	non mi approvi pi, lei che soleva
	chiamarli schiavi pezzenti, cose create
	per venderle e comprarle a un soldo, o per
	mostrare nelle assemblee zucche nude, bocche
	aperte, l inchiodati dallo stupore
	se uno del mio rango si levava a parlare
	di pace o di guerra.

.Entra Volumnia.

				Parlo di te.
	Perch mi volevi pi moderato? Vorresti
	che tradissi la mia natura? D piuttosto
	che sono ci che sono.

VOLUMNIA
				O via, via, via!
	Avrei voluto che almeno l'avessi indossata
	la veste del potere, prima di consumarla.

CORIOLANO
						Lascia stare.

VOLUMNIA
	Avresti potuto, ben essere l'uomo che sei
	senza tanti affanni. Sarebbero stati di meno
	gli ostacoli posti ai tuoi fini, se non scoprivi
	le tue carte quando loro avevano ancora
	potere d'ostacolarti.

CORIOLANO
				Vadano alla forca!

VOLUMNIA
	S, e al rogo anche!

.Entra Menenio coi senatori.

MENENIO
	Dunque, dunque, sei stato troppo brusco, un po' troppo
	brusco. Ora devi tornare e
	raccomodare le cose.

I SENATORE
				Non c' altra via, senn
	la citt si spacca in due e muore.

VOLUMNIA
	Ti prego, ascoltaci.
	Ho un animo poco cedevole, come il tuo,
	ma un cervello che sa sfruttare la rabbia
	a suo vantaggio.

MENENIO
			Ben detto, nobile donna!
	Io, prima di vederlo umiliato cos, fino in fondo
	all'anima, se il delirio dei tempi
	non l'esigesse come cura per lo stato,
	indosserei la corazza che reggo
	a stento.

CORIOLANO
		Che devo fare?

MENENIO
	Tornare dai tribuni.

CORIOLANO
				Bene, e poi? E poi?

MENENIO
	Ritirare ci che hai detto.

CORIOLANO
	Con loro? Non so farlo con gli dei.
	E debbo farlo con loro?

VOLUMNIA
				Sei troppo inflessibile,
	sebbene ci non sia mai troppo per un nobile.
	Ma quando la necessit parla, t'ho sentito dire
	che onore e politica, lottano assieme
	da amici inseparabili. Ammettilo e spiegami
	per quale danno reciproco non si mettono assieme
	anche in tempo di pace.

CORIOLANO
				Ma andiamo, andiamo!

MENENIO
	Ottima domanda.

VOLUMNIA
	Se  onorevole in guerra che tu appaia diverso
	da ci che sei, ed  l'accortezza che adotti
	per arrivare ai tuoi fini, perch mai sarebbe
	meno onorevole o peggio che le due cose
	siano compagne in pace come in guerra?
	Nei due casi sono ugualmente necessarie.

CORIOLANO
	Perch insisti su questo?

VOLUMNIA
	Perch ora ti tocca parlare al popolo
	non seguendo ci che pensi o le cose
	che ti suggerisce il cuore, ma con parole
	che la lingua ha solo imparate, anche
	se sono bastarde, se sono sillabe
	senza rapporto con quella verit
	che hai nel petto.
	Ora ci non ti disonora affatto, non pi
	che prendere una citt con parole
	gentili, che altrimenti ti esporrebbe
	alla fortuna e al rischio di molto sangue.
	Io sarei pronta a mascherare la mia natura
	dove le mie sorti e i miei amici in pericolo
	m'imponessero di farlo con onore. In questo
	io sono tua moglie, tuo figlio, questi senatori,
	e i nobili. E tu invece preferisci
	mostrare a questi buffoni plebei
	che sai fare il cipiglio, piuttosto che
	sprecare una moina per averne i favori
	e per salvare ci che la mancanza
	d'una moina pu rovinare.

MENENIO
					Nobile donna!
	Su, vieni con me, parla con garbo. Cos
	puoi rimediare non solo ai rischi attuali
	ma ai danni gi fatti.

VOLUMNIA
				S, ti prego, figlio mio,
	va' da loro cos col cappello in mano
	e avendolo teso cos - per assecondarli -
	il tuo ginocchio baci le pietre - in queste
	cose il gesto  eloquenza, e gli occhi
	degli sprovveduti apprendono
	pi degli orecchi - china la testa
	e batti spesso cos il tuo petto superbo,
	e sii umile come la mora pi sfatta
	che si disfa nella mano, e digli
	che sei il loro soldato, e che
	cresciuto tra le battaglie
	non hai quei modi garbati che, lo confessi,
	ti sarebbe giusto usare, e da loro esigere
	nel domandargli un favore. Ma d'ora in poi,
	per l'anima tua, sarai tutto loro, fin dove
	arrivano la tua capacit e il tuo volere.

MENENIO
	Ci fatto, proprio cos, beh i loro cuori
	son tuoi. Perch, se uno glielo chiede,
	perdonano con la stessa generosit
	con cui parlano a sproposito.

VOLUMNIA
					Allora, ti prego,
	va', e controllati. Lo so che preferiresti
	seguire un nemico in una voragine di fuoco
	piuttosto che adularlo sotto una pergola.

.Entra Cominio.

						Ecco Cominio.

COMINIO
	Sono stato nel Foro. Davvero bisogna, Marzio,
	che tu vada bene scortato, oppure che ti difenda
	con la calma o con l'assenza. L tutto  furia.

MENENIO
	Basta parlare con garbo.

COMINIO
				S, baster, se  capace
	di piegare al garbo la sua natura.

VOLUMNIA
					Deve, e lo far.
	Di' che lo farai, ti prego, e avviati.

CORIOLANO
	Debbo andare a mostrargli la mia zucca scoperta?
	Dare al mio cuore nobile con la lingua codarda
	una smentita che dovr incassare?
	Bene, lo far. Ma se ci fosse da perdere
	solo questo pugno di fango, questa forma
	di Marzio, potrebbero macinarla in polvere
	e buttarla controvento. Andiamo al Foro!
	Mi avete appioppato una parte che non sapr
	mai recitare al vivo.

COMINIO
				Avanti, avanti,
	te la suggeriamo noi.

VOLUMNIA
				Figlio caro, te ne prego,
	hai detto che le mie lodi ban fatto di te
	un soldato, e se vuoi che ora ti lodi
	recita questa parte
	che non hai mai fatta.

CORIOLANO
				S, devo farlo.
	Addio, mio destino, e mi possegga
	l'anima d'una puttana! La voce di guerra
	che faceva coro col tamburo si cambi
	nel piffero chioccio dell'eunuco o la voce
	d'una ragazzetta che canta ai bimbi
	la ninnananna! Un sorriso imbroglione
	s'accampi su questa faccia, e pianto di scolaro
	invada i vetri degli occhi! Una lingua d'accattone
	balli tra le labbra e questi ginocchi di ferro
	che si piegavano solo per la staffa si flettano
	come dopo l'elemosina!
	Non lo far, non voglio
	disonorare la mia verit, e con l'azione
	del corpo trasmettere all'animo
	una vilt incancellabile.

VOLUMNIA
				Fa' come vuoi.
	Implorarti mi  pi disonore
	che a te implorarli. Vada tutto a male.
	Tua madre soffra di pi il tuo orgoglio
	di quanto tema la tua pericolosa ostinazione,
	perch io me ne infischio della morte
	con cuore uguale al tuo. Fa' come vuoi.
	Il tuo coraggio era mio, l'hai succhiato da me,
	ma la superbia la devi a te stesso.

CORIOLANO
					Oh pace.
	Madre, andr al Foro. Non
	rimproverarmi pi. Far il buffone
	per riuscire simpatico, scroccher loro l'affetto
	e torner amato da tutti i meccanici a Roma.
	Vedi, ci vado. Salutami mia moglie.
	Torner console, o d'ora in poi non fidarti
	di quanto la mia lingua sa fare
	nell'adulazione.

VOLUMNIA
			Fa' come vuoi. .Volumnia esce.

COMINIO
	Andiamo! I tribuni aspettano. Armati
	a rispondere con garbo, perch si sono
	armati d'accuse, sento, assai pi gravi
	di quelle che gi hai addosso.

CORIOLANO
	La parola d'ordine  "garbo". Prego, andiamo.
	S'inventino pure le accuse, io rispondo
	col mio onore.

MENENIO
			S, ma con garbo.

CORIOLANO
	Sia! Con garbo, allora - con garbo. .Escono.

/:/Scena terza


.Entrano Sicinio e Bruto.

BRUTO
	Su questo punto, attaccalo a fondo, che vuole
	farsi tiranno. Se qui ci scappa,
	incalzalo sul suo odio per il popolo,
	e che il bottino tolto agli Anziati
	non fu mai distribuito.

.Entra un edile.

				Allora, viene?

EDILE
	Sta per arrivare.

BRUTO
				Con chi?

EDILE
	Col vecchio Menenio e i senatori
	che l'hanno sempre appoggiato.

SICINIO
					Hai l'elenco
	di tutti i voti procurati
	col numero dei votanti?

EDILE
				Eccolo,  pronto.

SICINIO
	Li hai raccolti per trib?

EDILE
				Esatto.

SICINIO
	Raduna qui il popolo, subito.
	E quando mi sentono dire "Sar cos
	per diritto e potere del popolo",
	si tratti di morte, ammenda o esilio,
	subito falli gridare, se dico "Ammenda",
	"Ammenda!", se "Morte", "Morte!', insistendo
	sul proprio antico privilegio e la forza
	della giusta causa.

EDILE
				Glielo spiegher.

BRUTO
	E quando avranno incominciato a gridare
	non smettano, ma con grida confuse
	esigano l'esecuzione immediata
	di ci che decidiamo.

EDILE
				Perfetto.

SICINIO
	Siano decisi e pronti all'imbeccata
	appena ne cogliamo il destro.

BRUTO
					Va', al lavoro. .Esce l'edile.
	Fallo arrabbiare subito.  stato abituato
	a vincere sempre, ad avere sempre
	l'ultima parola. Una volta scaldato
	non c' freno che lo moderi, dice
	ci che ha in petto, e in questo  la nostra speranza
	di rompergli l'osso del collo.

.Entrano Coriolano, Menenio e Cominio con altri.

SICINIO
					Bene, arriva.

MENENIO
	Con calma, mi raccomando.

CORIOLANO
	S, come uno stalliere che per quattro soldi
	si fa caricare d'insulti. (.Alza la voce.) Gli dei
	sacri proteggano Roma e diano
	uomini degni ai seggi della giustizia!
	Possano seminare l'amore tra di noi!
	Affollino i templi con processioni di pace
	e svuotino le strade dalla contesa!

I SENATORE
						Amen, amen.

MENENIO
	Nobile augurio.

.Entra l'edile coi plebei.

SICINIO
	Accostatevi, cittadini.

EDILE
	Udite i tribuni. Fate attenzione. Silenzio!

CORIOLANO
	Amitutto, ascoltatemi.

I TRIBUNI
				Bene, parla. Silenzio!

CORIOLANO
	Non mi farete altre accuse oltre quelle
	presenti? Tutto sar deciso qui?

SICINIO
					Io ti domando
	se accetterai le decisioni del popolo,
	se riconosci i suoi magistrati
	e se accetterai di scontare la giusta pena
	per le colpe provate a tuo carico.

CORIOLANO
					Accetto.

MENENIO
	Cittadini, lo vedete, dice che accetta.
	I servizi che ha fatti in guerra, teneteli
	in conto. Ricordate le ferite che porta
	addosso, che sembrano tombe
	in terra sacra.

CORIOLANO
			Sgraffi di spine,
	cicatrici da ridere.

MENENIO
			Tenete anche in conto
	che quando non parla come un cittadino
	avete davanti un soldato. Non prendete
	per suono d'odio la voce che s'inasprisce
	ma come ho detto per la voce d'un soldato
	e non d'uno che vi vuol male.

COMINIO
					Basta, basta cos.

CORIOLANO
	Per quale motivo,
	eletto console da tutti, dopo appena un'ora
	mi fate raffronto di rimangiarvi
	la vostra elezione?

SICINIO
				Rispondi a noi, invece.

CORIOLANO
	Dite allora.  vero, tocca a me.

SICINIO
	Noi t'accusiamo di aver tentato di togliere
	a Roma le magistrature costituite, di
	puntare subdolamente alla tirannia,
	per cui sei un traditore del popolo.

CORIOLANO
	Come? Traditore?

MENENIO
				No, con calma!
	La tua promessa!

CORIOLANO
	L'inferno pi profondo inghiotta il popolo!
	Mi chiami traditore, tu, tribuno insolente!
	Puoi avere negli occhi ventimila condanne
	a morte, e nel tuo artiglio
	altrettanti milioni, e sulla bocca bugiarda
	migliaia di milioni di condanne, sempre
	ti dir che mentisci con la stessa
	voce spontanea con cui prego gli dei.

SICINIO
	Lo senti, popolo?

I PLEBEI
			Alla rupe, alla rupe!

SICINIO
	Ascoltate!
	Non occorre aggiungere altre accuse.
	L'avete sentito parlare, visto agire.
	Ha percosso i vostri rappresentanti, ha
	insultato voi, ha resistito con violenza
	alla legge, e ora sfida
	l'alto potere che deve giudicarlo.
	Gi questo, questo delitto, questa colpa
	tanto capitale, merita
	la morte pi infamante.

BRUTO
				Ma considerando
	che ha ben servito Roma...

CORIOLANO
					Che diavolo dici?

BRUTO
	Dico ci che conosco.

CORIOLANO
	Tu!

MENENIO
	 questa la promessa a tua madre?

COMINIO
	Ti prego, sappi...

CORIOLANO
			Non voglio sapere altro.
	Mi condannino al salto dalla rupe Tarpea,
	a vagare in esilio, o allo scoio, alla cella
	per languirvi con un chicco al giorno,
	non comprer il perdono con una parola
	garbata, n frener il mio coraggio
	per avere qualcosa da loro, anche se bastasse
	dire "buon giorno".

SICINIO
				Considerando che ha
	fatto di tutto, pi volte, per danneggiare
	il popolo, cercando i modi di strappargli
	il potere, e ora infne s' scatenato
	con odio, e ci non solo di fronte
	alla temibile giustizia ma contro
	chi l'amministra - noi in nome del popolo
	e col potere tribunizio, da questo
	stesso momento lo bandiamo dalla citt,
	e che non varchi mai pi le porte di Roma
	sotto pena di precipitarlo
	dalla rupe Tarpea. In nome del popolo
	dico, sar cos.

I PLEBEI
	Sar cos, sar cos! Vada via!
	 bandito, e sar cos.

COMINIO
	Uditemi, signori e amici del popolo...

SICINIO
	 giudicato. Non c' altro da udire.

COMINIO
	Lasciatemi parlare.
	Sono stato console, e posso mostrare a Roma
	i segni dei suoi nemici su me. Io amo
	il bene della mia patria con pi tenerezza,
	pi profondit e religione che la vita,
	che l'onore della mia cara moglie, e il frutto
	del suo grembo e tesoro dei miei lombi.
	Allora, se vi dicessi...

SICINIO
				Cosa? Sappiamo
	dove vuoi arrivare.

BRUTO
	Non c' altro da dire se non che  bandito
	come nemico del popolo e della patria.
	E sar cos.

I PLEBEI
			Sar cos, sar cos!

CORIOLANO
	Branco di cagnacci di cui odio il fiato
	come i miasmi d'acque putrefatte, e di cui
	stimo l'appoggio come le carcasse
	di morti che ammorbano l'aria - io vi bandisco.
	Restate qui con la vostra incertezza!
	Ogni minima diceria
	vi faccia tremare il cuore. E i nemici
	scuotendo appena i cimieri vi soffino
	in petto il panico! Tenetevi pure
	il potere di bandire chi vi difende,
	sinch alla fine la vostra bestialit
	che impara solo se subisce, e risparmia
	solo voi stessi che siete i vostri stessi nemici,
	vi consegner
	come i pi abietti prigionieri
	a qualche popolo che vi avr vinti
	senza lottare. Per causa vostra
	disprezzo questa citt e le volto
	le spalle, cos. C' un mondo altrove.

.Escono Coriolano, Cominio, Menenio e gli altri patrizi.

EDILE
	Il nemico del popolo se n' andato, se n' andato!

I PLEBEI
	Il nostro nemico  bandito,  cacciato! Evviva!

.Tutti gridano e gettano in aria i berretti.

SICINIO
	Andate a vederlo uscire dalle porte, e scortatelo
	con tutto il vostro disprezzo, come lui
	ha fatto con voi. Vessatelo come si merita.
	Una scorta ci segua per la citt.

I PLEBEI
	Andiamo a vederlo uscire dalle porte, andiamo!
	Gli dei proteggano i nobili tribuni! Venite! .Escono.

/:/ATTO IV



.Scena prima


.Entrano Coriolano, Volumnia, Virgilia, Menenio e Cominio con la giovent patrizia di Roma.

CORIOLANO
	Su, smetti di piangere. Un addio breve.
	La bestia dalle molte teste mi caccia
	a cornate. Ma no, madre, dov'
	il tuo coraggio? Mi dicevi
	che le crisi pi gravi sono
	la vera prova degli animi, che le sventure comuni
	anche la gente comune le sa patire,
	e in mare calmo tutte le barche si mostrano
	capacissime di galleggiare. Ma quando
	i colpi della fortuna vanno pi a segno,
	farsi ferire con nobilt richiede
	una competenza da nobile. E mi riempivi
	d'insegnamenti che avrebbero reso invincibile
	il cuore che l'imparava.

VIRGILIA
	O dei! Dei!

CORIOLANO
			No, donna, ti prego...

VOLUMNIA
	La peste rossa colpisca tutti i meccanico a Roma,
	muoiano tutti i mestieri!

CORIOLANO
				Via, via, via!
	Assente mi rimpiangeranno. O madre
	ritrova il coraggio di quando dicevi
	che, fossi stata la moglie di Ercole,
	avresti compiuto sei delle fatiche
	risparmiandogli quei sudori. Cominio,
	non scoraggiarti. Addio. Salve, moglie e madre.
	Ne verr fuori. Vecchio fedele Menenio,
	il tuo pianto ha pi sale del pianto
	d'un giovane,  veleno ai tuoi occhi.
	Mio comandante d'un tempo, t'ho visto
	impassibile, e tu hai visto sovente cose
	che fanno il cuore di pietra.
	Di' a queste donne tristi, che  stolto
	piangere sui mali inevitabili
	com' stolto riderne. Madre, sai bene
	che i pericoli che ho corso, ogni volta
	t'hanno fruttato delle gioie,
	e sii sicura, anche se vado da solo,
	come un drago solitario che la palude
	fa temuto e leggendario, pi
	che se fosse visto, tuo figlio
	operer meglio degli altri o sar
	fermato con tranelli e frodi.

VOLUMNIA
					Mio unico figlio,
	dove te ne andrai? Prendi con te per un poco
	il buon Cominio. Decidi cosa farai,
	non esporti alla cieca a ogni sorte
	che ti salti incontro per strada.

VIRGILIA
					O dei!

COMINIO
	Verr con te per un mese, decider
	con te dove conviene che ti fermi,
	per aver notizie di noi e noi di te.
	Cos, se il tempo far fiorire
	l'occasione di richiamarti, non dovremo
	mandar a cercare un uomo nel vasto mondo
	e perdere quel vantaggio che sfiuna se  assente
	chi ne ha bisogno.

CORIOLANO
				Addio.
	Tu hai anni addosso, e sei troppo carico
	di fatiche di guerra per vagare con uno
	che ancora non ne  toccato. Accompagnami
	solo fuori delle porte. Venite,
	mia dolce moglie, mia carissima madre,
	miei amici di nobile tempra.
	Appena fuori ditemi addio e sorridete.
	Vi prego, andiamo. Finch sar sulla terra
	udrete sempre mie notizie, e nulla
	che non sia degno dell'uomo
	che sono stato.

MENENIO
			Parole pi nobili
	non si sono mai udite. Su, niente lacrime.
	Potessi scuotermi via solo sett'anni
	da queste vecchie braccia e gambe,
	per gli dei benigni, ti seguirei
	passo a passo.

CORIOLANO
			Dammi la mano.
	Andiamo. .Escono.

/:/Scena seconda


.Entrano i due tribuni Sicino e Bruto con un edile.

SICINIO
	Falli tornare tutti a casa.  partito
	e non andremo oltre. I nobili
	tutti schierati per lui, l'abbiam visto,
	ora sono furiosi.

BRUTO
			Abbiamo mostrato la nostra forza.
	Ma a cose fatte possiamo apparire pi umili
	di quando tutto era da farsi.

SICINIO
					Manda ognuno a casa.
	D loro che il gran nemico se n' andato
	ed hanno l'antica forza.

BRUTO
				Mandali a casa. .Esce l'edile.
	Ecco sua madre.

.Entrano Volumnia, Virginia e Menenio.

SICINIO
			Evitiamola.

BRUTO
					Perch?

SICINIO
	Dicono che sia ammattita.

BRUTO
	Ci han visti. Continua a camminare.

VOLUMNIA
	Oh, v'incontro in buon punto. Tutte le pesti
	tenute in serbo dagli dei ripaghino
	il vostro affetto!

MENENIO
			Calma, calma, non gridare.

VOLUMNIA
	Se il pianto me lo permettesse, sentiresti
	le grida... anzi, le sentirai un poco.
	(.A Bruto.) Come, te ne vai?

VIRGILIA (.A Sicinio.)
	Resta l anche tu.
	Magari potessi dirlo a mio marito.

SICINIO
	Siete diventate dei maschi?

VOLUMNIA
	S, idiota,  una vergogna? Sta' a sentire,
	deficiente: non era un maschio
	mio padre? E invece tu sei la volpe
	che ha bandito un uomo il quale ha vibrato
	pi colpi per Roma di quante parole
	tu abbia mai dette.

SICINIO
				Oh dei beati!

VOLUMNIA
	S, pi nobili colpi che tu parole sennate,
	e per il bene di Roma. Ti dico una cosa -
	ma no, va' via. No, anzi devi restare.
	Vorrei che mio figlio fosse in Arabia, a faccia
	a faccia con la tua trib, e in pugno
	la sua brava spada.

SICINIO
				E allora?

VIRGILIA
	Allora! Porrebbe fine alla tua posterit.

VOLUMNIA
	Ai bastardi e al resto.
	Ne ha avuto ferite per Roma, quel coraggioso!

MENENIO
	Andiamo, andiamo, basta.

SICINIO
	Magari avesse continuato a servire la patria
	come all'inizio, senza spezzare da s
	il nobile nodo che aveva stretto.

BRUTO
					Magari!

VOLUMNIA
	"Magari"! Siete stati voi due
	a sobillare la folla - voi due, bestie
	che potete giudicarlo come io i misteri
	che il cielo non vuol rivelare.

BRUTO
					Su, andiamo.

VOLUMNIA
	S andate, su, per favore.
	Avete fatto una prodezza. Prima di andare
	sentite questo: come il Campidoglio
	sovrasta la casa pi misera di Roma
	cos mio fglio, marito di costei, la vedete?
	l'uomo che avete bandito, vi sovrasta tutti.

BRUTO
	Bene, bene, scusateci.

SICINIO
				Perch star qui
	a farci insultare da una che ha perso il senno?
.I tribuni escono.

VOLUMNIA
	Vadano con voi le mie preghiere.
	Vorrei che gli dei non avessero altro da fare
	che esaudire le mie maledizioni. Potessi
	incontrare costoro almeno una volta al giorno
	schioderebbero dal mio cuore il peso
	che l'opprime.

MENENIO
			Gli hai detto il fatto loro,
	e francamente ne avevi il diritto. Vieni
	a cenare da me?

VOLUMNIA
			No, mi nutro di rabbia.
	Ceno su me stessa, e cos
	mangiando morir di fame. (.A Virgilia.) Vieni,
	andiamo. Smettila di frignare piano
	e fai come me, piangi di rabbia,
	al modo di Giunone. Andiamo, andiamo, andiamo.
.Escono Volumnia e Virgilia.

MENENIO
	Cani, cani, cani! .Esce.

/:/Scena terza


.Entrano un romano e un volsco.

ROMANO
Ti conosco bene, amico, e tu mi conosci. Ti chiami Adriano, mi pare.

VOLSCO
Esatto. Francamente non ti ricordo.

ROMANO
Sono un romano, e lavoro, come te, contro i Romani. Mi riconosci ora?

VOLSCO
Nicanor, no?

ROMANO
Esatto, amico.

VOLSCO
Avevi pi barba l'ultima volta che t'ho visto, ma la voce  quella. Che novit a Roma? Ho l'incarico dai miei capi di cercarti l. Mi hai risparmiato una giornata di camnino.

ROMANO
A Roma ci sono state gravi sommosse: la plebe contro senatori, patrizi, nobili.

VOLSCO
Ci sono state? Dunque sono finite? Il nostro governo non lo crede. Fa grandi preparativi di guerra e spera di sorprenderli in piena discordia.

ROMANO
La vampata grossa s' spenta, ma basta una scintilla per riattizzarla. I nobili hanno preso cos male la cacciata del nobile Coriolano, che sono ormai decisi a togliere ogni potere al popolo e a strappargli i tribuni per sempre. C' fuoco sotto la cenere, non c' dubbio, e ormai  quasi al punto di svampare.

VOLSCO
Coriolano  bandito?

ROMANO
Bandito, s.

VOLSCO
Questa tua notizia far molto piacere, Nicanor.

ROMANO
 il momento giusto per loro. Ho sentito dire che il punto migliore per sedurre una moglie  quando ha litigato col marito. Il vostro nobile Tullo Aufidio far un figurone in questa guerra, visto che il suo grande avversario Coriolano, il suo paese non vuoi pi sentirne.

VOLSCO
Ah non c' dubbio. Ho avuto una gran fortuna a incontrarti cos per caso. Hai messo fine a quanto dovevo fare, e posso accompagnarti indietro allegramente.

ROMANO
Da qui all'ora di cena ti dir le cose inaudite che sono successe a Roma, e tutte a vantaggio dei suoi nemici. Avete un esercito pronto, hai detto?

VOLSCO
Un esercito formidabile. Centurioni e subordinati arruolati singolarmente, gi al soldo dello stato e pronti a marciare con un'ora di preavviso.

ROMANO
Sono contento di saperlo e credo di essere l'uomo che li metter subito in marcia. Perci, lietissimo di averti incontrato e assai contento della compagnia.

VOLSCO
Mi toglie le parole, di bocca, ho pi motivo io di rallegrarmi.

ROMANO
Bene, avviamoci. .Escono.

/:/Scena quarta


.Entra Coriolano travestito, in panni dimessi e avvolto nel mantello.

CORIOLANO
	Una gran bella citt, questa Anzio.
	Sono io, citt, che ti ho dato le tue vedove.
	Molti eredi di queste belle case
	li ho sentiti gemere nei miei assalti
	e li ho visti cadere. Perci
	non riconoscermi, altrimenti
	le tue donne a colpi di spiedo, i ragazzi
	a sassate, mi ammazzerebbero
	in uno scontro puerile.

.Entra un cittadino.

				Salve, amico.

CITTADINO
	Salve.

CORIOLANO
		Dimmi, per favore,
	dove abita il grande Aufidio.
	Si trova ad Anzio?

CITTADINO
	S, e stasera festeggia in casa sua
	i nobili dello stato.

CORIOLANO
			Dov' la sua casa, ti prego?

CITTADINO
	Questa che hai davanti.

CORIOLANO
				Grazie, amico. Addio.
.Il cittadino se ne va.
	O mondo, la tua instabilit malfida!
	Amici giurati che sembrano avere nei petti
	un solo cuore, che hanno sempre in comune
	il tempo, il sonno, i pasti, il lavoro,
	quasi gemelli d'amore, inseparabili,
	in meno d'un'ora, per un dissenso da niente
	prorompono nell'amicizia pi amara.
	E certi nemici mortali
	che solevano vegliare la notte in preda all'odio
	macchinando come distruggersi a vicenda, per
	un caso qualunque, una sciocchezza che vale
	un uovo marcio, eccoli amici del cuore,
	eccoli legare le proprie sorti. Cos  per me.
	Il posto dove nacqui lo odio, il mio amore
	va a questa citt nemica. Entriamo.
	Se mi ammazza, non fa che giustizia. Se m'accetta,
	servir il suo paese.
.Esce.

/:/Scena quinta


.Musica. Entra un servo.

SERVO
Vino, vino, vino! Che razza di servizio! Dormono tutti, mi pare. .Esce.

.Entra un altro servo.

IL SERVO
Dov' Coto? Lo vuole il padrone. Coto! .Esce.

.Entra Coriolano.

CORIOLANO
Bella casa. Buon profumo di banchetto. Ma io non vengo da ospite.

.Entra il primo servo.

I SERVO
Cosa vuoi, amico? Da dove spunti? Qui non c' posto per te. Alla porta, per favore.
.Esce.

CORIOLANO
	No Non m'hanno trattato meglio
	quand'ero Coriolano.

.Entra il secondo servo.

II SERVO
Da dove arrivi, messere? Ma ce l'ha gli occhi il portinaio, che lascia passare dei ceff come te? Aria, per piacere.

CORIOLANO
Sparisci!

II SERVO
Sparisci? Sparisci tu!

CORIOLANO
Cominci a darmi ai nervi.

II SERVO
Ah mi fai lo spaccone? Ti faccio parlare subito con chi so io.

.Entra il terzo servo, incontro al primo.

III SERVO
Chi  quel tale?

I SERVO
Il tipo pi strano c'ho mai visto. Non riesco a cacciarlo via. Chiama il padrone, per piacere.

III SERVO
Cos'hai da fare qui, amico? Esci per favore.

CORIOLANO
Lasciami star qui dritto - non ti scasso il camino.

III SERVO
Ma chi sei?

CORIOLANO
Un nobile.

III SERVO
S, ma morto di fame.

CORIOLANO
Giusto, morto di fame.

III SERVO
Fammi il favore, nobile morto di fame, trvati un'altra sistemazione. Non  posto per te, questo. Prego, sgombra. Avanti.

CORIOLANO
Fa' il tuo mestiere va', vai a ingozzarti con gli avanzi.

.Gli d una spinta.

III SERVO
Ah, non te ne vuoi andare? Di' al padrone che qui c' un ospite veramente strampalato.

II SERVO
Vado subito. .Esce.

III SERVO
Ma dove stai di casa?

CORIOLANO
Sotto il baldacchino.

III SERVO
Il baldacchino?

CORIOLANO
Esatto.

III SERVO
E dove sarebbe?

CORIOLANO
Nella citt dei nibbi e dei corbacchi.

III SERVO
Nibbi e corbacchi? Ma sei proprio uno scemo. Allora stai pure con le taccole?

CORIOLANO
No, non servo il tuo padrone.

III SERVO
Eh! Adesso dai addosso al padrone?

CORIOLANO
Beh,  pi onesto che dare addosso alla padrona. Smettila di cianciare, vai a portare i piatti, va'. Via!
.Lo caccia a botte dalla scena.

.Entra Aufidio col secondo servo.

AUFIDIO
Dov' questo tale?

II SERVO
Eccolo, padrone. Non l'ho bastonato come un cane per non disturbare i signori di l.

.I servi si tirano da parte.

AUFIDIO
	Da dove arrivi? Che vuoi? Come ti chiami?
	Perch non parli? Parla. Come ti chiami?

CORIOLANO (.si scopre la testa.)
	Tullo, se ancora non mi riconosci,
	e vedendomi non credi che sia io,
	 necessario che ti dica il nome.

AUFIDIO
					E qual ?

CORIOLANO
	 un nome che non ha musica per gli orecchi dei Volsci,
	che suona aspro al tuo orecchio.

AUFIDIO
					Dillo questo nome.
	Hai l'aria bieca, la faccia
	di chi comanda. L'attrezzatura  a pezzi,
	ma lo scafo  nobile. Qual  il tuo nome?

CORIOLANO
	Preparati ad accigliarti. Ancora
	non mi riconosci?

AUFIDIO
	Non ti conosco. Il nome?

CORIOLANO
	Il nome  Caio Marzio, l'uomo che ha fatto
	molto male e danno a te soprattutto
	e a tutti i Volsci; pu testimoniarlo
	il mio soprannome, Coriolano.
	Il mio duro servizio, i pericoli
	gravissimi, e il sangue
	versato per la patria ingrata
	hanno avuto per compenso soltanto
	questo soprannome - memoria
	e attestato del malvolere e dell'odio
	che mi dovresti portare. Mi resta
	solo questo nome. La ferocia
	e l'inimicizia della plebe, tollerate
	dai nostri nobili codardi,
	che m'hanno tutti abbandonato,
	si sono divorati il resto.
	M'hanno lasciato cacciare da Roma
	da schiavi urlanti. Questa necessit
	mi porta al tuo focolare - ma non -
	non mi fraintendere - non con la speranza
	di salvarmi la vita. Avessi temuto la morte,
	tra tutti gli uomini al mondo avrei evitato
	te. Io ti sto qui davanti
	solo per rabbia, per vendicarmi a fondo
	di chi mi ha bandito. Perci, se hai voglia
	d'una rivincita che ti ripaghi
	dei mali subti, se vuoi fermare
	il cancro della vergogna che appare
	in tutto il tuo paese, non perdere tempo,
	la mia disgrazia falla servire al tuo scopo.
	Usala in modo che la mia vendetta
	sia tuo vantaggio. Perch combatter
	contro la mia terra bacata con la bile
	di tutti i diavoli dell'inferno.
	Ma se non vuoi affrontare questo rischio,
	se gi sei stanco di tentare la sorte,
	allora, in breve, anch'io
	sono stanco a morte di vivere,
	offro la gola al tuo antico livore.
	Se non la tagli ti dimostri sciocco,
	perch ti ho sempre perseguitato col mio odio,
	ho tratto barili di sangue dal petto della tua terra,
	e non posso che vivere a tuo disdoro
	se non vivo per servirti.

AUFIDIO
				O Marzio, Marzio!
	Ogni tua parola mi ha estirpato dal cuore
	una radice dell'antico odio. Se Giove
	da quella nuvola l mi parlasse
	di cose divine dicendo "Sono vere",
	non crederei a lui pi che ora a te,
	nobilissimo Marzio. Lascia che intrecci
	le braccia attorno al corpo contro il quale
	cento volte s' spezzata
	la mia lancia di frassino, sfregiando
	con le schegge la luna.
	Cos ti stringo, incudine della mia spada,
	e con nobile ardore
	sfido il tuo amore come una volta
	con ambiziosa violenza
	ho sfidato il tuo valore. Devi sapere
	che io amavo la ragazza che ho sposata,
	nessuno sospir pi sinceramente. Ma ora
	che ti vedo qui, nobile creatura,
	il cuore mi balla nel petto pi ebbro
	di quando vidi la mia fidanzata
	varcare la soglia della mia casa.
	A te, Marte, dico che abbiamo pronto un esercito,
	e ancora una volta pensavo di falciarti lo scudo
	dal braccio, o di perdere il mio. M'hai battuto
	ben dodici volte, e da allora ogni notte
	sogno che combattiamo -
	abbiamo lottato per terra nel mio sogno
	schiodandoci gli elmi, le dita alla gola -
	e mi sono svegliato mezzo morto, con niente.
	Nobile Marzio, anche se non avessimo
	altro motivo per combattere contro Roma
	che la tua cacciata,
	arruoleremmo tutti, dai dodici ai settant'anni,
	e versando la guerra nei visceri
	dell'ingrata Roma, la travolgeremmo
	come una potente alluvione. Ma vieni,
	entra, e stringi la mano ai nostri senatori
	e amici, che sono qui per salutarmi,
	perch ero pronto a marciare
	contro i vostri territori, ma non
	contro Roma stessa.

CORIOLANO
				Dei, mi fate felice!

AUFIDIO
	Quindi, amico incomparabile, se vuoi
	prendere il comando delle tue vendette,
	prendi met delle mie forze, e decidi l'azione
	come meglio ti consiglia
	l'esperienza, dacch conosci la forza
	e la debolezza del tuo paese:
	o picchiare alle porte di Roma, o investirli
	in una zona lontana, per far loro paura
	prima di annientarli. Ma entra.
	Lascia che prima ti presenti
	a chi assentir ai tuoi desideri.
	Benvenuto mille volte! E pi amico
	oggi che nemico prima - e lo eri
	assai, Marzio. La mano. Benvenuto!
.Escono.

.Il primo e il secondo servo sifanno avanti.

I SERVO
Questo s  un voltafaccia!

II SERVO
Giuro su questa mano, pensavo di menarlo col bastone. Ma la testa m'avvertiva che quegli stracci non dicevano la verit.

I SERVO
E che razza di braccia! M'ha fatto girare con l'indice e il pollice, come s'avvia una trottola.

II SERVO
Beh, l'ho capito dalla faccia che c'era sotto qualcosa. Aveva una faccia, caro mio, che pareva - non so come dire.

I SERVO
Proprio cos, aveva un'aria - m'impicchino se non ho capito che ci aveva qualcosa che non capivo.

II SERVO
Pure io, lo giuro. La verit  che  un vero padreterno.

I SERVO
Lo , lo . Ma come combattente c' qualcuno che lo batte, lo sai.

II SERVO
Chi, il principale?

I SERVO
Beh, su questo non ci piove.

II SERVO
Ne vale sei.

I SERVO
No, non esageriamo. Ma come combattente  il meglio.

II SERVO
Guarda, diciamo la verit, non  facile metterla. Per difendere una citt il nostro capo  in gamba.

I SERVO
Certo, e pure per l'attacco.

.Entra il terzo servo.

III SERVO
Sgherri, vi porto notizie - e che notizie, o birboni!

I DUE
Cosa, cosa? Avanti, spartiamo.

III SERVO
Tra tutte le genti non vorrei essere romano. Meglio pronto per la forca.

I DUE
E perch? Perch?

III SERVO
Perch? Abbiamo qui Caio Marzio, che di solito le sonava al nostro generale.

I SERVO
Le sonava? Come ti permetti?

III SERVO
Beh, non ho detto "le sonava", per gli teneva testa.

II SERVO
Via, siamo tra colleghi e amici.  stato sempre un osso troppo duro, l'ho sentito dire a lui stesso.

I SERVO
Ma s, un osso troppo duro, diciamo pane al pane. Davanti a Corioli l'ha pestato e tagliuzzato come una braciola.

II SERVO
Se aveva gusto di cannibale se lo poteva bollire e mangiare.

I SERVO
Ma su, dicci le altre notizie.

III SERVO
Beh, l dentro lo trattano che pare il figlio e l'erede di Marte: messo a capotavola, e nessun senatore che osa fargli domande senza levarsi il cappello. Lo stesso principale lo tratta come un amante, gli tocca la mano come l'acqua santa e strabuzza gli occhi a sentirlo parlare. Ma il vero succo della notizia  questo: il principale  tagliato a met ed  solo la met di ieri, perch l'altra met se l' beccata l'altro, per preghiera e concessione di tutta la tavolata. Andr, dice, a tirare le orecchie al portinaio delle porte di Roma. Davanti a s vuol faldare tutto, e lasciarsi dietro tutto bello e pulito.

II SERVO
E se non lo fa lui non so chi pu farlo.

III SERVO
Per farlo, lo far, perch vedi, ha un sacco di nemici ma pure di amici. I quali amici, caro mio, diciamo, non avevano il coraggio, capisci, di farsi avanti, mettiamola cos, come amici, mentre che era in discrepito.

I SERVO
Discrepito? Che roba ?

III SERVO
Ma quando vedranno - va bene? - che ha rizzato la cresta ed  in forza, ti risbucano dalle tane come conigli dopo l'acquata, e tutti assieme a fargli festa.

I SERVO
Ma questo quando si verifica?

III SERVO
Domani, oggi, subito. Sentirai battere il tamburo questo pomeriggio.  come dire parte della festa, da farsi prima di pulirsi la bocca.

II SERVO
Ma allora riavremo un po' di vita. Questa pace non fa che mettere ruggine al ferro, fa crescere il numero dei sarti e alleva i cantastorie.

I SERVO
Datemi la guerra, dico io.  meglio della pace come il giorno della notte. La guerra  svelta, ha lingua ed  piena di fiuto. La pace  una vera apoplessia, una vera letargia: scema, sorda, assonnacchiata e insensibile. Fa pi bastardi lei che la guerra morti ammazzati.

II SERVO
Esatto. La guerra in certo senso la puoi chiamare una gran scopatrice, ma non puoi negare che la pace  una gran fabbrica di comuti.

I SERVO
Sicuro, e fa odiare tra loro i cristiani.

II SERVO
Logico: perch allora uno ha meno bisogno degli altri. Datemi la guerra, dico. Spero di vedere i Romani a un soldo l'uno, come i Volsci. Si stanno alzando da tavola, si stanno alzando.

I DUE
Via, via, via, via. .Escono.

/:/Scena sesta


.Entrano i due trbuni Sicinio e Bruto.

SICINIO
	Di lui non si sa nulla n c' motivo
	di temerlo. I rimedi, eccoli: la pace
	e la tranquillit del popolo che prima
	era esasperato. Noi qui
	facciamo arrossire i suoi amici
	per come van bene le cose - loro
	preferirebbero, anche a proprio danno,
	vedere le strade infestate di bande
	in rivolta, e non i nostri artigiani
	che cantano nelle botteghe e badano
	al proprio lavoro, in pace.

BRUTO
					Abbiamo puntato i piedi
	al momento giusto.

.Entra Menenio.

				Non  Menenio quello?

SICINIO
	 lui,  lui. Ah,  diventato gentilissimo
	ultimamente. Salve, domine!

MENENIO
					Salve a voi due!

SICINIO
	Il tuo Coriolano non  molto rimpianto
	tranne che dai suoi amici. La Repubblica
	regge; e reggerebbe anche se lui
	gliene volesse di pi.

MENENIO
				Tutto va bene
	e andrebbe ancor meglio
	che avesse saputo temporeggiare.

SICINIO
	Dove si trova, ne sai notizie?

MENENIO
	No, non ne so. La madre e la moglie
	sono anch'esse senza.

.Entrano tre o quattro cittadini.

I CITTADINI
	Gli dei vi preservino entrambi!

SICINIO
					Buona sera, amici.

BRUTO
	Buonasera, buonasera a tutti.

PRIMO CITTADINO
	Noi con le mogli e i figli dobbiamo pregare
	per voi due, sui ginocchi.

SICINIO
				Salute e buona fortuna!

BRUTO
	Statevi bene, amici. Magari Coriolano
	vi avesse amati come noi.

I CITTADINI
				Bene, gli dei vi conservino!

I DUE TRIBUNI
	Statevi bene, statevi bene. .I cittadini escono.

SICINIO
	Oggi la vita  pi felice, pi bella
	di quando questi correvano le strade
	gridando alla rivolta.

BRUTO
				Caio Marzio era un capo
	valoroso in guerra, ma insolente,
	accecato dalla superbia, ambizioso
	oltre ogni immaginazione, pieno
	di s...

SICINIO
		E mirava al trono, per s solo,
	senza soci.

MENENIO
			Io non la penso cos.

SICINIO
	L'avremmo scoperto a quest'ora, che era cos,
	a nostro danno, se fosse diventato console.

BRUTO
	Gli dei, per fortuna, l'hanno impedito, e Roma
	 calma e sicura senza di lui.

.Entra un edile.

EDILE
					Onorevoli tribuni,
	uno schiavo, che abbiamo imprigionato,
	afferma che i Volsci con due eserciti
	hanno invaso le terre romane e con furia
	micidiale distruggono tutto
	sul loro cammino.

MENENIO
				 Aufidio
	che ora sa della cacciata di Marzio
	e rimette fuori le corne dal guscio,
	che quando Marzio difendeva Roma
	non osavano sporgersi.

SICINIO
				Ma via,
	che c'entra ora Marzio?

BRUTO
	Va', fa' frustare quest'afiarmista.
	Non  possibile che osino rompere gli accordi.

MENENIO
	Non  possibile! Pu essere benissimo,
	 documentato: tre casi simili
	son successi durante la mia vita.
	Interrogate quest'uomo prima di punirlo,
	chiedetegli dove l'ha sentito, altrimenti
	rischiate di frustare la notizia stessa
	e bastonare chi vi mette in guardia
	contro un pericolo vero.

SICINIO
				Non dire storie,
	so che  impossibile.

BRUTO
				Impossibile.

.Entra un messo.

MESSO
	I nobili sono in grande agitazione e
	vanno tutti al Senato. Arrivano notizie
	che li hanno sconvolti.

SICINIO
				 quello schiavo...
	andate a frustarlo dinanzi al popolo -
	l'allarme  suo, e non sono che chiacchiere.

MESSO
	Ma s, onorevole tribuno, le informazioni
	dello schiavo risultano vere, e ne arrivano
	altre pi terribili.

SICINIO
			Cosa, pi terribile?

MESSO
	Molti dicono apertamente - non so
	con quale fondamento, che Marzio
	insieme ad Aufidio conduce un esercito
	contro Roma, e giura una vendetta terribile
	che includa i pi giovani e i pi vecchi.

SICINIO
	Ma figuriamoci!

BRUTO
			Questa  voce diffusa
	per far venire la voglia ai pi fiacchi
	di riavere a casa il buon Marzio.

SICINIO
					S, questo  il trucco.

MENENIO
	E poco probabile.
	Lui e Aufidio possono andare d'accordo
	solo come l'acqua e il fuoco.

.Entra un secondo messo.

II MESSO
	Sei convocato al Senato.
	Un grande esercito condotto da Caio Marzio
	assieme ad Aufidio, imperversa
	sui nostri territori, ed ha gi forzato
	il passaggio, e brucia e cattura
	tutto ci che incontra.

.Entra Cominio.

COMINIO
	Ah, un bel lavoro avete fatto!

MENENIO
					Cosa sai? Cosa sai?

COMINIO
	Avete dato una mano a violentare
	le vostre figlie, e fondere il piombo dei tetti
	sulle vostre zucche, e vedere le mogli
	disonorate sotto il vostro naso...

MENENIO
	Ma cosa sai, cosa sai?

COMINIO
				I templi bruciati
	sino alle fondamenta, e le franchigie
	su cui v'impuntavate, ridotte a entrare
	nel buco d'un trapano.

MENENIO
				Per favore, cosa sai?
	Voi due avete fatto un bel lavoro, ho paura -
	Parla, ti prego. Se davvero Marzio
	s' unito ai Volsci...

COMINIO
				Se?
	 il loro dio. Li guida come uno creato
	da una divinit diversa dalla Natura,
	e pi abile a forgiare uomini. E loro lo seguono
	contro di noi bambocci con la sicurezza
	di ragazzi che inseguono farfalle estive
	o macellai che schiacciano mosche.

MENENIO
						Avete fatto
	un gran bel lavoro, voi e i vostri meccanici
	che tanto eravate infatuati dei voti
	dei vostri compari in grembiule e del fiato
	dei mangiatori d'aglio.

COMINIO
	Vi far crollare Roma sui crani.

MENENIO
	Come Ercole fece cascare
	le mele mature. Avete fatto un bel lavoro!

BRUTO
	Ma sar vero, signore?

COMINIO
				 vero, e sarete pallidi
	prima che venga smentito. Tutte le contrade
	disertano liete, chi resiste  deriso
	per il suo valore assurdo, e muore
	da sciocco lealista. Chi pu biasimarlo?
	I vostri e suoi nemici lo sanno apprezzare.

MENENIO
	Siamo tutti perduti se quel nobile
	non avr clemenza.

COMINIO
				Chi andr a chiederla?
	Non i tribuni, per pudore. E il popolo
	merita piet da lui come il lupo
	dai pastori. Quanto ai suoi amici pi stretti
	se gli dicessero "Piet per Roma", la preghiera
	sarebbe uguale a quella di chi merita
	il suo odio, e li farebbe apparire
	come nemici.

MENENIO
			 vero. Se gettasse in casa mia
	il tizzone che la distrugge
	non avrei la faccia di dirgli, "Ti supplico,
	fermati". Avete manovrato bene,
	voi e i vostri meccanici! Avete fatto
	un capolavoro!

COMINIO
			Avete attirato su Roma
	una catastrofe, che mai ve n' stata
	una cos irrimediabile.

I TRIBUNI
				Non dite che  colpa nostra.

MENENIO
	Ah no? Sarebbe nostra? Noi l'amavamo,
	ma da bestie nobili e codarde abbiamo
	ceduto alle vostre folle che l'hanno
	espulso urlando.

COMINIO
			Ma temo che urlando
	lo richiameranno. Tullo Aufidio, che per fama
	 secondo tra gli uomini, gli obbedisce
	come fosse un suo subalterno. La disperazione
	 l'unica tattica, l'unica forza e difesa
	che Roma pu opporgli.

.Entra un gruppo di cittadini.

MENENIO
				Arrivano le torme.
	E Aufidio  con lui? Siete stati voi
	a rendere quest'aria irrespirabile
	quando gettaste in aria quelle coppole
	luride e puzzolenti acclamando
	l'esilio di Coriolano. Adesso torna
	e non c' pelo in testa a un suo soldato
	che non sar una frusta. Far
	cascare in terra tante zucche di buffoni
	per quante coppole avete lanciato in aria
	e vi ricompenser per i voti. E che importa?
	Potesse bruciarci tutti in un solo tizzone
	ce lo saremmo meritati.

I CITTADINI
	Per gli dei, sentiamo notizie terribili

I CITTADINO
	Quanto a me, quando dissi "banditelo",
	dissi che mi spiaceva.

II CITTADINO
	E io pure, ia pure.

III CITTADINO
	Pure io, e a dire il vero anche la maggior parte di
	noialtri. Quello che abbiamo fatto fu a fin di
	bene. Abbiamo approvato la sua cacciata, ma l'abbiamo
	fatto di controvoglia.

COMINIO
	Bei votanti siete!

MENENIO
	Avete fatto un bel lavoro,
	voi e i vostri schiamazzi! Voghamo andare al Campidoglio?

COMINIO
	Ma s, che altro possiamo fare?

.Escono Menenio e Cominio.

SICINIO
	Amici miei, su, a casa. Non vi allarmate.
	Quei faziosi sarebbero contenti, se fosse vero
	ci che si danno l'aria di temere.
	Andate a casa, non date a veder paura.

I CITTADINO
Gli dei ci aiutino! Avanti, amici miei, a casa. L'ho sempre detto che avevamo torto quando l'abbiamo esiliato.

II CITTADINO
L'abbiamo detto tutti. Ma su, andiamo a casa.

.Escono i cittadini.

BRUTO
	Queste notizie non mi piacciono.

SICINIO
	Neanche a me.

BRUTO
	Andiamo al Campidoglio. Darei met del mio
	perch non fossero vere.

SICINIO
				Prego, andiamo.
.Escono.

/:/Scena settima


.Entra Aufidio col suo aiutante.

AUFIDIO
	Corrono sempre appresso al romano?

AIUTANTE
	Non so che stregoneria abbia, ma i tuoi soldati
	usano il suo nome come preghiera
	prima dei pasti, come oggetto di discorso a tavola
	e come ringraziamento finale. E tu in questa campagna
	sei messo in ombra dai tuoi stessi uomini.

AUFIDIO
						Per ora
	non c' niente da fare, dovrei usare mezzi
	che azzopperebbero i nostri stessi progetti.
	Anche verso di me si dimostra arrogante
	pi di quanto pensavo
	quando l'accorsi a braccia aperte. Ma 
	la sua natura che in ci non cambia, e devo
	giustfflcare ci che non pu correggersi.

AIUTANTE
	Per, credo, era meglio - per te stesso, dico -
	non dividere il comando con lui, ma guidare
	tu la campagna, o lasciarla a lui solo.

AUFIDIO
	Ti capisco bene, e sta' tranquillo, che quando
	verr alla resa dei conti,
	non immagina come lo metter al muro.
	Sembra, cos lui crede, e cos appare
	anche agli occhi di tutti,
	che egli faccia tutto lealmente e curi
	molto gli interessi dello stato,
	e certo combatte come un drago e vince
	appena sfodera la spada. Eppure
	c' qualcosa che ha trascurato di fare,
	che gli spezzer il collo,
	o metter il mio in pericolo,
	quando faremo i conti.

AIUTANTE
				Ma dimmi, Aufidio,
	credi che prender Roma?

AUFIDIO
					Tutte le citt
	gli si arrendono prima che le assedi,
	e la nobilt di Roma  con lui.
	Anche i senatori e i patrizi lo amano.
	I tribuni non sono soldati, e il popolo
	farebbe presto a richiamarlo come fece
	a cacciarlo. Credo che sar per Roma
	come la procellaria per il pesce, che lo mangia
	per sovranit di natura. Dapprima
	li serv nobilmente, ma non seppe
	portare i suoi onori con misura.
	Forse fu per l'orgoglio che nasce
	da un successo continuo, e macchia
	sempre l'uomo fortunato. O forse per
	un difetto d'acume, un'incapacit
	di sfruttare quelle occasioni
	che aveva in pugno. O forse
	la colpa fu della sua natura,
	non essere mai altro da s, non cambiare
	mai, sotto l'elmo o sul cuscino,
	ma dominare la pace con la stessa durezza
	e lo stesso rigore con cui controllava
	la guerra. Una sola di queste macchie
	- perch ne ha un po' di tutte, ma non
	tutte assieme, e per questo
	mi sento di scagionarlo - una sola
	lo ha reso tanto temuto, odiato, e bandito.
	Ma egli ha un merito che, a dirlo,  strozzato.
	Perch le nostre virt stanno in ci
	che ne dice il tempo; e il potere,
	che in s  molto apprezzabile,
	non ha tomba pi certa d'una tribuna
	che ne esalti le gesta.
	Un fuoco scaccia l'altro, un chiodo un altro chiodo;
	perisce un diritto sotto un diritto pi forte,
	la forza  uccisa dalla forza. Vieni, andiamo.
	Quando Roma sar tua, Caio, sarai il pi debole
	di tutti - e allora, subito, sei mio.
.Escono.

/:/ATTO V



.Scena prima


.Entrano Menenio, Cominio, i due tribuni Sicinio e Bruto, e altri.

MENENIO
	No, non ci vado. Avete sentito che ha detto
	il suo ex-comandante, legato a lui
	di affetto particolarissimo.
	Me, mi chiamava padre, ma che vuol dire?
	Andateci voi, voi che l'avete bandito,
	buttatevi in ginocchio a un miglio
	dalla sua tenda, e apritevi la strada,
	cos a ginocchioni, verso la sua clemenza.
	No, se si  dimostrato freddo a sentire
	Cominio, io non mi muovo da casa.

COMINIO
	Pareva che non mi conoscesse.

MENENIO
					Capite, eh?

COMINIO
	Per, una volta, mi ha chiamato per nome.
	Io insistevo sull'antica amicizia,
	sul sangue versato assieme. Ma a chiamarlo "Coriolano"
	non rispondeva, ripudiava ogni nome.
	Come se fosse un niente, un anonimo
	finch non si fosse forgiato da s un nome
	nel fuoco dell'incendio di Roma.

MENENIO
					Ecco, appunto!
	Avete fatto un capolavoro. Una coppia
	di tribuni che riesce a distruggere Roma
	per aver carbone a buon prezzo.
	Che bell'epitaffio!

COMINIO
			Gli ricordai
	che il perdono  regale quand' meno atteso.
	Replic che era solo la richiesta sfacciata
	d'uno Stato, a uno che aveva punito.

MENENIO
	Ben detto. Poteva dire di meno?

COMINIO
	Provai a risvegliare il suo attaccamento
	per gli amici pi stretti. La risposta fu
	che non poteva fermarsi a spigolare
	in un mucchio di pula infetta e putrida.
	Disse che era pazzia, per uno o due granellini,
	non appiccare il fuoco, e star l ad annusare
	quella peste.

MENENIO
	Uno o due granelli!
	Io son uno di quelli. Sua madre,
	sua moglie, suo figlio, quest'uomo
	coraggioso, anche lui - siamo i granelli.
	Voi siete la pula infetta e il vostro fetore
	sale oltre la luna. Dobbiamo bruciare per voi.

SICINIO
	Abbi pazienza, andiamo. Se rifiuti il tuo aiuto
	ora che serve come mai, almeno
	non ci rinfacciare la disgrazia. Ma
	certo, se volessi difendere la tua terra,
	la tua abile lingua potrebbe fermare
	il nostro concittadino, meglio dell'esercito
	che si potr improvvisare.

MENENIO
				No, non voglio immischiarmi.

SICINIO
	Ti prego, vai da lui.

MENENIO
				A che farci?

BRUTO
	Prova soltanto ci che pu fare il tuo amore
	per Marzio, a favore di Roma.

MENENIO
					Bene, metti che Marzio
	mi rispedisca indietro, come fece con lui,
	senza ascoltarmi. Cosa ne verrebbe?
	Se ritornassi soltanto come un antico deluso,
	ferito dalla sua indifferenza? Se andasse cos?

SICINIO
	Allora la tua buona volont avr da Roma
	gratitudine commisurata alle tue intenzioni.

MENENIO
	Va bene, prover.
	Credo che mi ascolter. Per, brontolare
	e mordersi le labbra, col buon Cominio,
	questo mi scoraggia assai. Non  stato preso
	al momento giusto. Non aveva mangiato.
	Quando le vene son vuote il sangue  freddo,
	e allora facciamo il broncio al mattino, allora
	siamo incapaci di donare, di perdonare.
	Ma quando abbiamo infarcito i nostri tubi
	e canali del sangue col vino e il mangiare,
	l'animo  pi cedevole che in un digiuno da preti.
	Perci aspetter che per dieta
	si apra alla mia richiesta, e allora
	gli dar sotto.

BRUTO
	Tu sai la strada giusta verso la sua gentilezza,
	e non ti puoi smarrire.

MENENIO
				Per l'anima mia,
	ci provo, vada come vuole. Lo sapr presto
	se ci sono riuscito. .Esce.

COMINIO
	Non l'ascolter,  sicuro.

SICINIO
					No?

COMINIO
	Vi dico, siede nell'oro, l'occhio
	rosso quasi a bruciare Roma, e la sua
	offesa  il carceriere della sua piet.
	Mi sono inginocchiamo dinanzi a lui.
	In un sussurro disse, "Alzati", e mi conged
	cos, con la sua mano muta.
	Ci che  disposto a fare, me lo mand dietro
	scatto, e ci che non vuole fare, legato
	com' da un giuramento a rispettare
	quel che gli hanno imposto: sicch
	ogni speranza  vana,
	a meno che la sua nobile madre, e sua moglie,
	come sento dire, vogliano implorarlo
	ad avere piet per la patria. Quindi
	muoviamoci, e sollecitiamole con preghiere giuste. .Escono.

/:/Scena seconda


.Entra Menenio e avanza verso le sentinelle.

I SENTINELLA
	Fermo. Da dove vieni?

II SENTINELLA
				Fermati. Indietro.

MENENIO
	Fate guardia a dovere, bravi. Ma,
	col vostro pennesso, sono un funzionario di stato,
	e vengo per parlare con Coriolano.

I SENTINELLA
						Da dove?

MENENIO
							Da Roma.

I SENTINELLA
	Non puoi passare, devi tornare indietro.
	Il generale non riceve pi nessuno da l.

II SENTINELLA
	Vedrai la tua Roma fasciata di fuoco, prima
	di parlare a Coriolano.

MENENIO
				Miei buoni amici,
	se avete sentito il generale parlare
	di Roma e degli amici che ha l, scommetto
	mille contro uno, il mio nome
	vi  arrivato all'orecchio: Menenio.

I SENTINELLA
	Pu darsi. Torna indietro. Il tuo nome
	qui non vale niente.

MENENIO
				T'assicuro, amico,
	il tuo generale mi vuol bene molto. Sono stato
	il registro delle sue gesta, in cui il mondo
	ha letto della sua fama ineguagliata, e
	forse resa pi ampia. Ho sempre esaltato gli amici
	- e lui  fi primo - con tutta l'ampiezza
	che la verit permetteva senza scaderne.
	Anzi, a volte, come una boccia su un terreno
	subdolo, ho capitombolato oltre il segno,
	e lodandolo ho quasi autenticato il falso.
	Perci, amico, devi farmi passare.

I SENTINELLA
Senti, anche se hai detto tante menzogne a suo favore per quante parole hai speso a favor tuo, di qui non passi. Neanche se fregare fosse una virt, come restare vergini. Perci, marcia indietro.

MENENIO
Per favore, amico mio, ricorda che mi chiamo Menenio, sempre dalla parte del tuo generale.

II SENTINELLA
Senti, anche se hai fregato con lui, com'hai detto tu stesso, io sono uno che sta sotto lui per dire il vero, e ti dico che non passi. Perci, sgombra.

MENENIO
Dimmi un po', lo sai se ha gi mangiato? Gli voglio parlare solo dopo il pasto.

I SENTINELLA
Tu sei romano, non  vero?

MENENIO
Sicuro, come il generale.

I SENTINELLA
Allora dovresti odiare Roma, come lui. Avete cacciato via il vostro difensore, e in un accesso di pazzia plebea avete ceduto al nemico il vostro scudo. Puoi credere davvero di poter fermare la sua vendetta con facili lagne di vecchie, palme vergini di ragazze, o con l'intrufolarsi paralitico d'un vecchio rimbambito come te? Credi di poter spegnere quel fuoco che presto brucer la tua citt con un fiato fiacco come il tuo? Ti sbagli, e perci fila a Roma a fare i preparativi per tirare le cuoia. Siete fregati, il capo ha giurato di non darvi n tregua n perdono.

MENENIO
Senti un po', se il tuo capitano sapesse che sono qui mi tratterebbe con rispetto.

I SENTINELLA
Ma va', il capitano non sa chi sei.

MENENIO
Il tuo generale, voglio dire.

I SENTINELLA
Il mio generale? Non gliene frega niente di te. Vattene, ripeto, sparisci, senn ti spillo quel mezzo litro di sangue che hai. Sloggia e ringrazia gli dei se lo conservi sloggia!

MENENIO
Amico, amico, un momento...

.Entra Coriolano con Aufidio.

CORIOLANO
Che succede qui?

MENENIO
Adesso, compare, te lo presento io un piccolo rapporto, adesso vedrai se sono rispettato o no. Adesso vedrai se un asino all'erta mi pu proibire di parlare col figlio mio Coriolano. Giudica tu il trattamento che mi fa. Se non sei gi destinato alla forca, o a qualche altra morte pi lunga come spettacolo e pi crudele come dolore, stai bene a guardare e svieni per quel che t'arriva addosso. (.A Coriolano.) Gli dei gloriosi seggano ora per ora in consesso per favorire la tua prosperit e non ti amino meno del tuo vecchio padre Menenio! Figlio mio, figlio mio, stai preparando il fuoco per noi. Guarda qui, ecco l'acqua per spegnerlo. Han faticato a convincermi a venire da te. Ma nessuno tranne me, dicevano, poteva farti cambiare idea, e allora i sospiri m'hanno spinto fuori dalle porte, ed io ti scongiuro di perdonare Roma e i tuoi compatrioti imploranti. Gli dei buoni plachino la tua collera, e i suoi residui li facciano ricadere su questo mascalzone qui - questo qui, che, bloccato nella zucca, mi voleva impedire di vederti.

CORIOLANO
Via!

MENENIO
	Come? Via?

CORIOLANO
	Moglie, madre, figlio, non li conosco.
	Ci che faccio  al servizio d'altri.
	Mia  solo la vendetta, la piet
	 nel petto dei Volsci. C' stata
	amicizia tra noi, ma la dimenticanza
	ingrata l'avvelena, e la piet
	non ricorda pi quant'era profonda.
	Perci vattene. Questi orecchi
	resistono alle vostre preghiere
	pi che le vostre porte alla mia forza.
	Ma una volta ti amavo, e per questo
	tieni; l'ho scritta per te (.gli d una lettera.)
	e l'avrei mandata. Neanche una parola in pi
	star a sentire, Menenio. Quest'uomo, Aufidio,
	mi fu caro assai a Roma. Eppure, vedi.

AUFIDIO
	Sei un uomo costante. .Escono.

.Restano Menenio e .la .sentinella.

I SENTINELLA
Allora, di' un po', il tuo nome  Menenio?

II SENTINELLA
Caspita, ha un potere magico. La via di casa la sai.

I SENTINELLA
Hai sentito cotne ci ha strigliati per aver trattenuto la tua altezza?

II SENTINELLA
Dimmi, ho davvero ragione di svenire?

MENENIO
Me ne frego del mondo e del vostro generale. Quanto a roba come voi, per me quasi non ci siete, tanto poco vi considero. Chi vuol crepare di sua mano non teme la morte da un altro. Il vostro capo faccia quanto di peggio pu fare. E voi, restate come siete, a lungo, e il vostro squallore aumenti con l'et! Vi dico quello che m' stato detto, via!
.Esce.

I SENTINELLA
 un tipo in gamba, non c' che dire.

II SENTINELLA
Ma pi in gamba  il capo.  la roccia, la quercia che il vento non smuove. .Escono.

/:/Scena terza


.Entrano Coriolano, Aufidio e altri. Si siedono.

CORIOLANO
	Domani accamperemo l'esercito
	davanti alle mura di Roma.
	Tu, mio collega in questa campagna,
	devi riferire ai signori dei Volsci,
	con quanta lealt ho condotto
	quest'azione.

AUFIDIO
			Hai avuto di mira
	solo i loro fini. Ti sei turato gli orecchi
	alle invocazioni di Roma, non hai permesso
	un bisbiglio a quattr'occhi, mai, neanche
	con quegli amici che si credevano
	sicuri di te.

CORIOLANO
			Quest'ultimo, il vecchio
	che ho rimandato a Roma col cuore a pezzi,
	mi amava pi d'un padre, anzi ero un dio
	per lui. Mandarlo qui  stata
	la loro ultima risorsa. Per il suo affetto
	antico, pur mostrandomi aspro, ho offerto
	ancora una volta le prime condizioni
	che gi avevano rifiutate, e che
	ora non possono pi accettare, e solo
	per essere gentile con lui, che pensava
	di poter fare di pi. Ho ceduto appena un poco.
	D'ora in poi non udr pi suppliche
	n ambascerie, n dallo stato n da amici.
	(.Grida all'interno.) Ah! Chi grida?
	(.a parte.) Sar tentato a rompere la promessa
	nel punto stesso che la faccio? No.

.Entrano Virgilia, Volumnia, Valeria e il piccolo Marzio col seguito.

	Mia moglie viene per prima, poi la matrice
	venerata da cui prese forma
	questo torso, e porta per mano
	il nipote del suo sangue. Sentimenti, via!
	Vincoli e diritti di natura, spezzatevi!
	Sia virt la durezza. Quell'inchino,
	perch? Quegli occhi di colomba
	che farebbero spergiuri gli dei?
	Io cedo, non sono di terra pi forte
	degli altri. Mia madre s'inginocchia,
	come un Olimpo che si curvi a implorare
	una tana di talpa, e, il mio ragazzo
	ha un'aria di supplice che la grande Natura
	mi grida, "Non respingere". I Volsci
	passino l'aratro su Roma, e con l'erpice
	rompano l'Italia! Non sar
	una bestia schiava dell'istinto, resister
	come se fossi un uomo che ha fatto se stesso
	e non ha parenti.

VIRGILIA
			Mio signore e marito!

CORIOLANO
	Questi occhi non sono quelli che avevo a Roma.

VIRGILIA
	Te lo fa credere il dolore che ci mostra
	cos mutate.

CORIOLANO (.a parte.)
			Ora come un cattivo attore
	ho dimenticato la parte, e m'imbroglio,
	e mi brucio.

(.Si alza e va verso di lei.)

			Carne mia
	migliore, perdona la mia crudelt,
	per ora non dirmi "Perdona i Romani".
	Oh, un bacio lungo come l'esilio,
	dolce come la vendetta". Ora
	per la regina gelosa del cielo
	il tuo bacio, cara, l'ho portato via
	da te, e le mie labbra fedeli
	l'hanno tenuto vergine da allora sempre.
	Di, io dico preghiere, e lascio
	senza saluto la pi nobile delle madri.
	Entra nella terra, ginocchio,

.s'inginocchia.

	lasciavi un calco della mia dedizione
	pi profondo di quello dei figli
	comuni.

VOLUMNIA
		Alzati e sii benedetto!

.Coriolano si alza.

	Mentre io su un cuscino non pi morbido della pietra
	m'inginocchio davanti a te, e provo
	contro ogni decoro, che finora s' inteso male
	il rispetto tra figli e genitori.

.S'inginocchia.

CORIOLANO
					Che fai?
	Tu in terra? Davanti al figlio punito?

.La solleva.

	Allora i ciottoli sulla spiaggia affamata
	volino a punzecchiare le stelle. Allora
	i venti ribelli scaglino i cedri superbi
	contro il sole, assassinando l'impossibile,
	per fare di ci che non pu essere
	una cosa da niente.

VOLUMNIA
				Sei il mio guerriero;
	io ho dato mano a farti. Riconosci
	questa donna?

CORIOLANO
			Nobile sorella di Publicola,
	luna di Roma, casta come il ghiacciolo
	che il gelo aggruma da neve purissima
	e appende al tempio di Diana - cara Valeria!

VOLUMNIA (.indicando il piccolo Marzio.)
	Questo  un povero compendio di te,
	che quando il tempo l'avr interpretato
	potr essere tutto te stesso.

CORIOLANO
					Il dio dei soldati,
	al sommo Giove piacendo, informi
	i tuoi pensieri di nobilt, che tu possa
	mostrarti invulnerabile al disonore,
	e alzarti in mezzo alle guerre
	come un gran promontorio che regge le bufere
	e salva chi ti vede.

VOLUMNIA
				Gi, in ginocchio.

CORIOLANO
	Il mio bravo ragazzo!

VOLUMNIA
				Lui con noi,
	tua moglie, questa dama e io stessa
	siamo qui a pregarti.

CORIOLANO
				Ti supplico, zitta!
	O, se chiedi, ricorda prima questo:
	la cosa che ho giurato di non concedere
	non pensate che ve la rifiuti. Non dirmi
	di sciogliere l'esercito, o patteggiare di nuovo
	coi meccanici di Roma. Non dirmi
	che in ci ti sembro snaturato. Non volere
	smorzare la rabbia e la vendetta
	coi tuoi freddi ragionamenti.

VOLUMNIA
					Oh basta, basta!
	L'hai detto, non concederai niente -
	perch non abbiamo altro da chiedere
	da quello che gi rifiuti. E pure
	chiederemo, cos se la richiesta va a vuoto,
	la colpa ricade sulla tua durezza.
	Perci ascolta.

CORIOLANO
	Aufidio, e voi Volsci, ascoltate:
	perch non udremo nulla da Roma
	in privato. Cos'hai da chiedere?

VOLUMNIA
	Restassimo mute e senza parola, queste vesti
	e questi corpi direbbero quale vita
	abbiamo fatto dopo il tuo esilio.
	Pensaci, siamo venute qui
	le pi sventurate delle donne.
	Perch la tua vista, che dovrebbe
	riempirci gli occhi di gioia,
	e far danzare i cuori di felicit,
	li forza a piangere e tremare di paura e dolore,
	mostrando alla madre, alla moglie, al figlio,
	il figlio e il marito e il padre che strappa
	i visceri alla propria terra. E a noi povere
	la tua inimicizia  pi mortale.
	Tu c'impedisci di pregare gli dei,
	conforto di tutti, e non nostro. Perch
	come possiamo, ahim, come possiamo pregare
	per la patria, com' nostro dovere,
	e simultaneamente per la tua vittoria
	com' nostro dovere? Ahinoi, o dobbiamo
	perdere la patria, nostra cara nutrice,
	o te, nostro conforto nella patria.
	Andiamo incontro a una sciagura certa,
	anche se potessimo decidere chi vince.
	O tu dovrai essere spinto in catene
	per le nostre vie come un traditore,
	o pesterai trionfante le rovine della patria
	e avrai la palma per aver versato
	da prode il sangue di moglie e figlio.
	Quanto a me, figlio mio,
	io non intendo vedere come la fortuna
	far finire questa guerra. Se non potr
	convincerti a fare nobile grazia alle due parti
	piuttosto che spegneme una, non appena
	muovi all'assalto del tuo paese non potrai
	- credimi, non lo potrai - che pestare coi piedi
	il ventre i tua madre che ti port
	al mondo.

VIRGILIA
		S, e il mio ventre, che ti partor
	questo ragazzo, per far vivere
	il tuo nome nel tempo.

IL RAGAZZO
				Me non mi pesta certo!
	lo me ne scappo, fnch son grande, ma poi
	mi batto.

CORIOLANO
	Per non intenerirsi come le donne
	non bisogna vedere volti di bimbi o donne.
	Sono stato seduto troppo.

.Si alza.

VOLUMNIA
					No, non andartene cos.
	Se la nostra richiesta mirasse a salvare i Romani,
	e quindi a distruggere i Volsci che tu servi,
	potresti respingerci come veleni del tuo onore.
	No, la nostra richiesta  di riconciliarli.
	Che i Volsci possano dire, "abbiamo mostrato
	clemenza", i Romani, "l'abbiamo ricevuta", e ciascuno
	ti acclami, da ogni parte, e gridi, "benedetto
	per aver fatto questa pace"! Tu sai,
	mio grande figlio, che l'esito
	della guerra  incerto. Ma questo
	 certo: se conquisti Roma,
	il beneficio che ne raccogli  un nome
	inseguito da una muta di maledizioni
	ogni volta che lo si dica, e di esso
	le cronache scaveranno: "Quest'uomo
	ebbe nobilt, ma la sua ultima impresa
	la spazz via tutta, egli distrusse la patria,
	e il suo nome resta esecrabile
	per le et future". Parlami, figlio.
	Toccare hai voluto la quintessenza
	dell'onore, imitare gli dei graziosi,
	che col tuono lcerano le guance
	ampie dell'aria, ma
	caricano il lampo d'una potenza
	che schianti solo una quercia.
	Perch non parli? Credi sia degno
	d'un animo nobile ricordare
	le offese per sempre? Figlia,
	parlagli tu. Del tuo pianto
	non si cura. Parlagli tu, ragazzo.
	Forse un bambino lo commuover
	pi dei nostri ragionamenti. Non c'
	uomo al mondo pi obbligato a sua madre,
	eppure mi lascia qui cianciare
	come una alla gogna. Nella tua vita
	non hai mostrato mai gentilezza
	a tua madre, a lei che, povera chioccia,
	non volle una seconda covata, e che
	starnazzava se andavi alla guerra,
	e se ne tornavi salvo, pieno d'onori.
	Di' che la mia richiesta  ingiusta
	e cacciami via. Ma se non lo ,
	non sei onesto, e gli dei ti faranno pagare
	l'obbedienza dovuta a una madre e che neghi.
	Mi volta le spalle. A terra, donne!
	Svergognamolo con le ginocchia.
	Al suo soprannome Coriolano s'addice
	pi la superbia che la piet
	per le nostre preghiere. Gi! Sia finita.

.Le tre donne e il ragazzo s'inginocchiano.

	 l'ultima preghiera. Ora torneremo a Roma
	per morire tra i nostri. No, guardaci!
	Questo ragazzo che non sa dire ci che vuole
	ma s'inginocchia e tende le mani come noi
	perora la nostra richiesta con pi forza
	che tu non abbia nel rifiutarla. Andiamo.

.Si alzano.

	Costui ha per madre una volsca, sua moglie
	 a Corioli, e il figlio
	gli somiglia per caso. Di' almeno, andate via.
	Star zitta finch la citt sar in fiamme,
	e poi dir poche parole.

CORIOLANO .La prende per mano, in silenzio.
	O madre, madre!
	Che cosa hai fatto? Guarda, i cieli si aprono,
	gli dei guardano quaggi, e ridono
	di questa scena innaturale. O madre,
	madre! Ah! Hai vinto una felice vittoria
	per Roma. Ma per tuo figlio -
	credilo, ah credilo - su lui hai prevalso
	con suo rischio gravissimo, se non
	mortale. Ma che venga.
	Aufidio, non posso pi fare una guerra leale,
	ma forger una pace conveniente. Dimmi,
	buon Aufidio, fossi stato al mio posto,
	avresti meno ascoltato una madre? O avresti
	concesso di meno, Aufidio?

AUFIDIO
	Il fatto mi ha commosso.

CORIOLANO
				L'avrei giurato!
	E sai, non  facile far sudare
	piet ai miei occhi. Ma amico mio,
	consigliami, quale pace vuoi fare. Per me,
	non vado a Roma, tomo con te, e ti prego,
	sostienimi in questo. O madre! Moglie!

AUFIDIO (.a parte.)
	Sono contento che tu abbia azzuffato
	dentro di te piet e onore. Su questo
	ricostruir la mia fortuna.

CORIOLANO (.alle donne.)
				Ma s, subito.
	Intanto beviamo assieme. Riporterete
	qualcosa di pi certo delle parole,
	che noi firmeremo, e con uguali
	condizioni. Su, entrate. Voi, signore,
	meritate un tempio. Tutte le spade
	d'Italia, tutti i suoi eserciti assieme
	non potevano fare questa pace. .Escono.

/:/Scena quarta


.Entrano Menenio e Sicinio.

MENENIO
Lo vedi quel cantone del Campidoglio, quella pietra angolare?

SICINIO
Beh, e allora?

MENENIO
Se ti riesce di spostarlo col mignolo, c' qualche speranza che le donne di Roma, con sua madre alla testa, gli facciano cambiare idea. Io dico che non c' speranza, le nostre gole son condannate, aspettano solo il coltello.

SICINIO
Ma  possibile che in cos poco tempo un uomo cambi natura?

MENENIO
C' una bella differenza tra un verme e una farfalla, no? Eppure la farfalla era un verme. Questo Marzio, da uomo, s' fatto dragone. Ha messo le ali,  qualcosa di pi d'una bestia che striscia.

SICINIO
Amava sua madre moltissimo.

MENENIO
Anche me amava; e ora ricorda sua madre come la ricorda un cavallo di ott'anni. Ha una faccia da fare acida l'uva matura. Quando cammina avanza come una catapulta, la terra si ritira dai suoi piedi.  capace di trapassare una corazza con un colpo d'occhio, parla come una campana e se brontola  una scarica d'artiglieria. Quando siede sul trono pare una statua d'Alessandro Magno. Se d un ordine, gli basta aprire la bocca ed  fatto. Per essere un dio non gli manca che l'eternit e un cielo in cui troneggiare.

SICINIO
S, e la piet, se lo dipingi com'.

MENENIO
Lo dipingo al vivo. Vedrai che piet ne riporta sua madre. Non ha pi piet di quanto ha latte un tigre. Se ne accorger questa povera urbe. E tutto per colpa vostra.

SICINIO
Gli dei abbiano misericordia!

MENENIO
No, in questo caso gli dei non ne avranno. Non li abbiamo rispettati nell'esiliarlo, e ora che torna per tirarci il collo gli dei non ci rispetteranno.

.Entra un messo.

MESSO
	Tribuno, se vuoi salva la vita, corri a casa.
	I plebei hanno preso il tuo collega e lo vanno
	trascinando per le vie, giurando tutti
	che se le donne romane non riportano speranza,
	lo ammazzeranno a poco a poco.

.Entra un altro messo.

SICINIO
					Che notizie?

II MESSO
	Buone notizie, buone! Le donne
	ce l'hanno fatta, i Volsci hanno sloggiato
	e Marzio  andato via.
	Mai un giorno pi lieto ha salutato Roma,
	no, nemmeno quando cacciammo i Tarquini.

SICINIO
							Amico,
	sei sicuro che  vero?  proprio certo?

II MESSO
	Certo come il sole  di fuoco.
	Dove t'eri imboscato, che lo metti in dubbio?
	Un fiume in piena non ruppe mai sotto un arco
	con l'impeto che fa contro le porte
	la gente rassicurata. Ecco, li senti?

.Trombe, oboi, tamburi tutti assieme.

	Trombe, sambuche, salteri, pifferi,
	tamburelli e cimbali e i Romani urlanti
	fanno ballare il sole. Sentili!

.Grida all'interno.

MENENIO
					Splendide notizie!
	Vado a incontrare le donne. Questa Volumnia
	vale consoli, senatori, patrizi,
	da riempirne una citt. Di tribuni come te
	ce ne vogliono un mare e un continente.
	Hai pregato bene oggi. Stamattina
	non avrei dato un soldo per diecimila
	delle vostre strozze. Senti che allegria!

.Altra musica e altre grida.

SICINIO
	Prima di tutto, gli dei ti benedicano
	per la notizia; poi, accetta
	i miei ringraziamenti.

II MESSO
	Tribuno, abbiamo tutti un sacco di ragioni
	per un sacco di ringraziamenti.

SICINIO
	Sono vicine alla citt?

II MESSO
	Quasi alle porte.

SICINIO
	Andiamo loro incontro, facciamogli
	festa anche noi.
.Escono.

/:/Scena quinta


.Entrano due senatori, con Volumnia, Virgilia e Valeria, e attraversano la scena con altri patrizi.

I SENATORE
	Ecco la nostra patrona, la vita di Roma!
	Convocate le trib, lodate gli dei,
	e accendete fuochi di giubilo. Spargete fiori
	sul loro cammino. Gridando cassate il grido
	che band Marzio, richiamatelo col benvenuto
	a sua madre. Gridate "Bentomate,
	nobili donne, bentornate!"

TUTTI
	Bentornate, nobili donne, bentomate!
.Fanfara con tamburi e trombe. Escono.

/:/Scena sesta


.Entra Tullio Aufidio, con persone del seguito.

AUFIDIO
	Andate a dire ai signori della citt
	che io sono qui. Consegnate questo messaggio.
	Lo leggano, e vadano poi al foro dove
	dinanzi a loro e al popolo
	dar le prove che  vero. L'uomo che accuso
	 entrato ora in citt, e intende apparire
	dinanzi al popolo, sperando
	di scagionarsi a parole. Fate presto.
.Escono le persone del seguito.

.Entrano tre o quattro cospiratori della fazione di Aufidio.

	Benvenuti!

I COSPIRATORE
	Come sta il nostro generale?

AUFIDIO
					Come uno
	che  avvelenato dalle proprie elemosine
	e assassinato dalla generosit.

II COSPIRATORE
					Nobilissimo
	Aufidio, se ancora sei di quell'idea
	di cui ci hai voluto partecipi, noi
	ti sbarazzeremo dal pericolo.

AUFIDIO
					Non posso
	ancora dirlo. Bisogna agire
	secondo gli umori del popolo.

III COSPIRATORE
	Il popolo sar incerto finch c' contrasto
	tra di voi. Ma appena uno cade,
	l'altro eredita tutto.

AUFIDIO
				Lo so,
	e il mio pretesto per colpirlo pu
	motivarsi bene. Io l'ho sollevato, e ho impegnato
	l'onore sulla sua fedelt. E lui, giunto
	cos in alto, ha annaffiato le sue nuove piante
	con la rugiada dell'adulazione, incantando
	i miei amici. E per questo
	ha piegato la sua natura, che prima
	era sempre apparsa brusca, indomita, libera.

III COSPIRATORE
	S, la sua ostinazione
	quando si candid console, e perse
	per non volersi piegare...

AUFIDIO
				Stavo per dirlo
	Bandito per questo, venne al mio focolare,
	offr la gola al mio coltello. Io lo accolsi,
	lo feci mio collega, accettai
	tutte le sue richieste, anzi gli permisi
	di scegliere tra i miei soldati, per
	realizzare i suoi piani, gli uomini migliori,
	i pi forti. Mi misi io stesso
	a sua disposizione.
	Lo aiutai a mietere quella fama
	che fin col far tutta sua, e
	m'inorgoglivo a farmi questo torto.
	Finch in ultimo parevo un suo subalterno,
	e non suo eguale, ed egli mi pagava
	con la sua degnazione, come se fossi
	un mercenario.

I COSPIRATORE
			Vero, signore mio.
	L'esercito se ne stupiva. E infine
	quando Roma era vinta e ci aspettavamo
	non meno bottino che gloria...

AUFIDIO
					Questo
	 stato il fatto per cui ogni mio sforzo
	, teso contro di lui. Per poche gocce
	di spurgo donnesco, che vanno
	a dozzina, come le menzogne, ha venduto
	il sangue e la fatica
	della nostra grande impresa. Per questo
	morir, ed io rinascere
	nella sua caduta. Ma sentite!

.Suonano tamburi e trombe, fra grandi acclamazioni del popolo.

I COSPIRATORE
	Nella tua stessa citt sei entrato come un corriere
	senza nessun bentomato. Lui torna e il fracasso
	spacca l'aria.

II COSPIRATORE
			E questi poveri imbecilli
	ai quali ha sgozzato i figli, si spellano
	la gole vili per glorificarlo.

III COSPIRATORE
					E dunque
	al momento giusto, prima che parli o
	muova la gente con ci che vuol dire,
	fagli sentire la spada, e noi
	ti diamo una mano. Una volta steso
	racconta la storia a modo tuo, e seppellir
	la sua carcassa e le sue ragioni.

AUFIDIO
					Zitti.
	Arrivano i senatori.

.Entrano i maggiorenti della citt.

TUTTI I MAGGIORENTI
	Un caldo bentornato in patria.

AUFIDIO
	Non l'ho meritato.
	Ma, nobili signori, avete letto bene
	quanto vi ho scritto?

TUTTI
				S.

PRIMO MAGGIORENTE
					E ci addolora
	saperlo. Gli errori che ha fatto,
	prima dell'ultimo, io penso, potevano
	passarsi con qualche lieve riparazione.
	Ma fermarsi quando doveva incominciare,
	gettar via il vantaggio di aver pronto un esercito,
	lasciandoci per guadagno le spese fatte,
	firmando un trattato con un nemico arreso -
	ci non ammette giustificazione.

AUFIDIO
	Ecco, viene. Sentirete cosa dice.

.Entra Coriolano marciando con tamburi e bandiere, seguito da una folla di popolani.

CORIOLANO
	Salve, signori! Io torno da soldato
	vostro, non affetto da amore per la mia terra
	pi di quando partii da qui, ma sempre
	sottomesso ai vostri alti ordini.
	Sappiate che il mio tentativo ha avuto successo,
	e che ho aperto al vostri eserciti una via
	sanguinosa sino alle porte di Roma. Il bottino
	che abbiamo riportato supera di un buon terzo
	le spese della guerra. Abbiamo concluso
	una pace tanto onorevole per Anzio
	che te per Roma. E qui vi consegnamo
	firmato dai consoli e dai patrizi, e col sigillo
	del Senato, l'accordo raggiunto.

AUFIDIO
					Non leggetelo,
	nobili signori, ma dite a questo
	grandissimo traditore, che egli ha abusato
	dei vostri poteri.

CORIOLANO
	Traditore? Ma come!

AUFIDIO
				S, traditore, Marzio!

CORIOLANO
							Marzio?

AUFIDIO
	S, Marzio, Caio Marzio! O credi
	che ti far bello del tuo furto, del tuo
	nome rubato, Coriolano, a Corioli?
	Signori e capi dello Stato, costui
	ha tradito con perfidia la vostra causa,
	e ha ceduto per qualche goccia d'acqua
	salata, la vostra citt, Roma - dico
	la vostra citt - a sua moglie e sua madre,
	stracciando giuramenti e propositi
	come un ritorto di seta marcia,
	e senza neanche sognarsi
	un consiglio di guerra. Alle prime lacrime
	della balia, sprec frignando e strillando
	la vostra vittoria, tanto che i paggi
	arrossirono per lui, e gli uomimi d'onore
	restarono a guardarsi di sasso.

CORIOLANO
					Lo senti, Marte?

AUFIDIO
	Non nominare il dio, frignoncello!

CORIOLANO
						Eh?

AUFIDIO
	S, null'altro.

CORIOLANO
	Mentitore spudorato, mi fai scoppiare
	il cuore nel petto. "Frignoncello"! Schiavo!
	Perdonatemi, signori,  la prima volta
	che sono costretto all'insulto. Il vostro giudizio,
	voi venerabili, deve smentire questo cane;
	e ci che sa lui stesso - lui che addosso
	ha stampati i miei colpi di frusta, lui
	che si porta alla tomba le mie bastonate -
	contribuir a ricacciargli in gola
	le sue menzogne.

I MAGGIORENTE
	Calma, ambedue, e ascoltatemi.

CORIOLANO
	Fatemi a pezzi, Volsci. Uomini e ragazzi,
	insanguinate di me tutte le vostre lame.
	"Frignoncello"! Cane bugiardo! Se nei vostri
	annali avete scritto la verit,
	c' scritto che come un'aquila in un colombaio
	ho scompigliato i vostri a Corioli.
	Lo feci da solo. "Frignoncello"!

AUFIDIO
					E voi,
	nobili signori, vi farete ricordare
	quel suo colpo di fortuna che fu
	la vostra vergogna, da questo empio fanfarone
	qui davanti ai vostri occhi, e ai vostri orecchi?

TUTTI I COSPIRATORI
							Muoia per questo.

TUTTI I POPOLANI
Fatelo a pezzi! Subito! Ha ucciso mio figlio! Mia figlia! Ha ucciso mio nipote Marco! Ha ucciso mio padre!

II MAGGIORENTE
	Pace, oh! Niente violenza! Pace!
	Quest'uomo  nobile e la sua fama
	abbraccia l'orbe terrestre. Le sue colpe
	recenti verso di noi saran giudicate
	legalmente. Aufidio, fermati,
	non turbare la pace.

CORIOLANO
				Ah se potessi
	contro di lui e sei altri Aufidi o pi - la sua razza
	usare liberamente questa spada!

AUFIDIO
					Canaglia insolente!

TUTTI I COSPIRATORI
	Ammazza, ammazza, ammazza, ammazzalo!

.I cospiratori snudano le spade e uccidono Marzio, che cade Aufidio mette un piede su di lui.

I MAGGIORENTI
	Fermi, fermi, fermi, fermi!

AUFIDIO
	Nobili signori, ascoltatemi.

I MAGGIORENTE
				Ah, Tullo!

II MAGGIORENTE
	Hai fatto un'azione su cui il valore pianger.

III MAGGIORENTE
	Non stargli addosso. Voi tutti, silenzio.
	Via quelle spade.

AUFIDIO
	Signori, quando saprete - e in questo scompiglio
	da lui voluto  impossibile -
	il grande pericolo ch'era per voi
	la vita di quest'uomo, sarete contenti
	che sia stato ucciso cos.
	Piaccia ai vostri onori convocarmi
	al Senato, mi dimostrer vostro leale
	servo, o, accetter il giudizio pi duro.

I MAGGIORENTE
	Portate via il corpo, fategli onoranze funebri.
	Sia considerato la salma pi nobile che mai
	araldo accompagn all'urna.

II MAGGIORENTE
					La sua irruenza
	toglie ad Aufidio gran parte di biasimo.
	Teniamolo in conto, e molto.

AUFIDIO
					La mia rabbia  scomparsa,
	ora sento il dolore. Sollevatelo.
	Tre dei guerrieri di grado pi alto
	diano una mano, io sar il quarto.
	Tu batti il tamburo, che suoni a lutto.
	Bilanciate le vostre picche. In questa citt
	quest'uomo ha reso vedove e senza figli
	molte donne che ancora piangono il danno,
	e tuttavia avr un nobile monumento. Aiutatemi.

.Escono portando il corpo di Marzio. Suona una marcia funebre.

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