"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Cimbelino
Traduzione di Piero Boitani


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



CIMBELINO, .re di Britannia.
CLOTEN, .figlio della regina (da marito precedente).
POSTUMO LEONATO, .gentiluomo, marito di Imogene.
BELARIO, .nobile esiliato, sotto il nome di Morgan.
GUIDERIO, ARVIRAGO: .figli di Cimbelino, sotto i nomi di Polidoro e Cadwal, presunti figli di Morgan.
FILARIO, .amico di Postumo. Italiano.
IACHIMO, .amico di Filario. Italiano.
CAIO LUCIO, .generale dell'esercito romano.
PISANIO, .servo di Postumo.
CORNELIO, .medico.
FILARMONIO, .indovino
Un capitano romano
Due capitani britanni
Un francese, amico di Filario
Due signori della corte di Cimbelino
Due gentiluomini della stessa
Due carcerieri.

LA REGINA, .moglie di Cimbelino.
IMOGENE, .figlia di Cimbelino (da una regina precedente).
ELENA, .dama di compagnia di Imogene.

.Nobili, dame, senatori romani, tribuni, un olandese, uno spagnolo, musici, ufficiali, capitani, soldati, messaggeri ed altri del seguito.

SPIRITI

/:/ATTO I



.Scena I


.Entrano due gentiluomini..


PRIMO GENTILUOMO
	S'incontrano solo volti accigliati:
	le nostre passioni non obbediscono al cielo,
	proprio come nell'aspetto i cortigiani
	non si accordano ai sentimenti del re.

SECONDO GENTILUOMO
						Ma che accade?

PRIMO GENTILUOMO
	Sua figlia, l'erede al trono, da lui
	destinata all'unico figlio di sua moglie
	- una vedova che ha sposato da poco -
	s' data a un gentiluomo povero, ma degno.
	L'ha sposato. Il marito ora  esiliato,
	lei imprigionata, e ovunque si vede solo dolore.
	Il re per  ferito al cuore.

SECONDO GENTILUOMO
				Solamente il re?

PRIMO GENTILUOMO
	Anche colui che l'ha persa. E poi
	la regina, che pi di tutti voleva
	quelle nozze. Ma non c' uomo a corte
	che, per quanto imiti nel volto
	l'atteggiamento del re, non sia lieto in cuore
	di ci che deplora in apparenza.

SECONDO GENTILUOMO
					E perch?

PRIMO GENTILUOMO
	Colui che non  riuscito
	ad avere la principessa  cosa troppo vile
	perfino per dirne male. E colui
	che invece c' riuscito - voglio dire,
	che l'ha sposata e perci, poveretto,  bandito -
	 creatura che a trovarne una simile
	su tutta la terra, pur sempre mancherebbe
	di qualcosa al suo confronto.
	Nessuno, credo,  dotato quanto lui
	di bellezza nell'aspetto e di virt nell'animo.

SECONDO GENTILUOMO
	Ne fate lodi assai estese.

PRIMO GENTILUOMO
	Ampie, signore, ma entro i limiti
	dei meriti suoi; non li ingrandisco
	di certo, anzi sminuisco lui.

SECONDO GENTILUOMO
	Come si chiama, e qual  la sua famiglia?

PRIMO GENTILUOMO
	Non so scavare nel suo passato
	fino alle radici; suo padre si chiamava Sicilio
	e combatt con Cassibellano contro i Romani,
	ma i titoli gli vennero da Tenanzio,  che serv
	con gloria e con successo ammirato da tutti;
	e cos si guadagn il soprannome di Leonato.
	Oltre al gentiluomo in questione costui ebbe
	altri due figli che nelle guerre di quel tempo
	morirono brandendo la spada. Legato com'era
	alla prole, e vecchio ormai, il padre
	n'ebbe tale dolore che cess di vivere;
	e la nobile sposa, incinta di questo gentiluomo,
	mor l'istante in cui egli nacque.
	Il re prende allora il bambino
	sotto la sua protezione, gli d nome
	Postumo Leonato, l'alleva, lo tiene
	fra i suoi paggi di camera, gli offre
	tutta la scienza che alla sua et
	 in grado di ricevere; e lui, come gli viene
	insegnata, con facilit e rapidit l'assorbe
	quasi fosse l'aria per noi,
	e a primavera della vita sua miete il raccolto.
	A corte  lodato ed amato - cosa assai rara;
	insomma, per i pi giovani un esempio,
	uno specchio per i pi maturi
	che li obbliga a seguire le regole, per i pi saggi
	un ragazzo capace di guidare i vecchi.
	Quanto a sua moglie - a causa della quale
	ora  esiliato - il valore stesso di lei
	indica quanto lo stimi; e la sua scelta prova
	la virt di lui e qual uomo egli sia.

SECONDO GENTILUOMO
	Gli rendo onore per le vostre parole.
	Ma vi prego, dite: lei  l'unica figlia del re?

PRIMO GENTILUOMO
	La sola. Aveva - ma forse non vale
	neppure la pena di saperlo - anche
	due figli; furono rapiti dalla culla,
	il maggiore a tre anni, l'altro ancora
	in fasce; e a tutt'oggi non si sa
	dove siano andati a finire.

SECONDO GENTILUOMO
	Quanto tempo  passato da allora?

PRIMO GENTILUOMO
	Circa vent'anni.

SECONDO GENTILUOMO
	Figli di un re, e rapiti in questo modo!
	Cos mal sorvegliati! E ricercati con lentezza
	tale da non esser mai ritrovati!

PRIMO GENTILUOMO
	Per quanto strano sia e si possa
	ridere di tanta negligenza, questa,
	signore,  la verit.

SECONDO GENTILUOMO
			Vi credo senz'altro.

PRIMO GENTILUOMO
	Dobbiamo allontanarci. Ecco che arrivano
	il gentiluomo, la regina, e la principessa. [.Escono..]

/:/Scena II


.Entrano la Regina, Postumo e Imogene..

REGINA
	No, figlia, stai sicura che non ti sar ostile
	come pretendono le calunnie sulle matrigne.
	Sei mia prigioniera, ma il carceriere
	ti rilascer le chiavi della tua prigione.
	Quanto a voi, Postumo, appena sar
	riuscita a portare dalla mia parte il re
	incollerito, diverr vostro avvocato:
	in verit il fuoco della rabbia
	brucia ancora in lui, e sarebbe bene
	che vi piegaste al suo decreto con la pazienza
	che la vostra saggezza sapr consigliarvi.

POSTUMO
	Se piace a Vostra Altezza, partir di qui
	oggi stesso.

REGINA
		Conoscete il pericolo.
	Compatisco le sofferenze d'un amore ostacolato:
	passegger un poco in giardino, anche se il re
	ha ordinato che non vi parliate. [.Esce..]

IMOGENE
					Oh, falsa cortesia!
	Sa bene, questa tiranna, fare carezze
	proprio dove ferisce! Sposo carissimo,
	temo un poco l'ira di mio padre,
	ma - senza venir meno al mio sacro dovere -
	non ho alcuna paura di quel che la sua collera
	pu farmi. Tu devi partire, ed io
	rimarr qui a sopportare ad ogni istante
	occhiate furibonde; senza altro conforto
	nella vita salvo il pensiero che al mondo
	c' questo gioiello che forse potr rivedere.

POSTUMO
	Mia regina, mia amata, non piangere pi, signora,
	o a ragione mi sospetteranno di maggiore tenerezza
	che non s'addica a un uomo. Rester il marito
	pi fedele che mai abbia giurato alle sue nozze.
	Vivr a Roma, presso un certo Filario
	che era amico di mio padre e che io conosco
	solo per lettera; scrivimi l, mia regina,
	e con i miei occhi berr le parole che mi invii,
	fosse l'inchiostro fatto anche di fiele.

.Rientra la Regina..

REGINA
	Vi prego, siate brevi: se venisse il re,
	chiss quanta collera dovrei sopportare.
	[.A parte.] Invece lo convincer a passare di qui:
	se gli faccio un torto, per rimanermi amico
	ne sborsa anche il prezzo: paga care le mie offese. [.Esce..]

POSTUMO
	Se prendere congedo durasse tutto il tempo
	che ci resta da vivere, l'amarezza
	di separarci crescerebbe sempre. Addio!

IMOGENE
	No, rimani ancora un poco: fosse soltanto
	per andare a cavallo a prender aria,
	un addio cos sarebbe troppo meschino.
	Guarda, amore, qui: questo diamante
	era di mia madre; prendilo, mio cuore;
	e tienilo finch non sposi un'altra moglie,
	quando Imogene sar morta.

POSTUMO
	Come? Come, un'altra? O di clementi,
	datemi soltanto questa che ho,
	e con catene di morte suggellate
	i miei abbracci a un'altra. Rimani qui, rimani,
[.mettendosi l'anello.]
	finch ti possono tenere i sensi miei.
	E, mia dolcissima, mia bella, se ho scambiato con te
	la mia povera persona e tu ne hai avuto
	perdita infinita, fra noi due io guadagno
	anche in affari da nulla.
	Porta, per amor mio, questo bracciale:
[.mettendole un braccialetto al polso.]
	manette d'amore metto cos
	alla pi bella delle prigioniere.

IMOGENE
	Oh di! Quando ci rivedremo?

.Entrano Cimbelino e Signori..

POSTUMO
					Ahim, il re!

CIMBELINO
	Via di qui, essere vilissimo. Lontano dal mio sguardo!
	Se dopo quest'ordine ancora sulla corte
	fai gravare il peso della tua presenza indegna,
	morirai. Via! Sei veleno al mio sangue.

POSTUMO
	Vi proteggano gli di, e benedicano i buoni
	che restano a corte! Me ne vado. [.Esce..]

IMOGENE
	Neppure la morte ha morsi cos atroci.

CIMBELINO
	Creatura senza lealt, che dovresti
	ridarmi la giovinezza, e invece
	accumuli gli anni su di me!

IMOGENE
	Vi supplico, sire, non vi fate da solo
	del male con la rabbia. All'ira vostra sono
	insensibile. Un sentimento pi raro
	vince in me ogni dolore, ogni paura.

CIMBELINO
	Senza pi alcuna grazia! Non hai pi obbedienza!

IMOGENE
	Senza speranza, disperata, e perci senza grazia.

CIMBELINO
	Tu che potresti aver avuto
	l'unico figlio della mia regina!

IMOGENE
	Una benedizione, non aver potuto!
	Ho scelto un'aquila, ed evitato un nibbio.

CIMBELINO
	Hai preso un mendicante, e del mio trono
	avresti fatto cattedra d'ignominia.

IMOGENE
	Anzi, vi avrei aggiunto splendore.

CIMBELINO
	Tu, vile!

IMOGENE
		Sire, vostra  la colpa
	se mi sono innamorata di Postumo:
	lo avete allevato mio compagno di gioco,
	ed  uomo degno di qualunque donna:
	vale pi del prezzo che paga per me.

CIMBELINO
	Cosa? Sei pazza?

IMOGENE
			Quasi, sire. Mi guarisca il cielo!
	Ah, fossi la figlia di un bovaro, e il mio
	Leonato figlio d'un pastore nostro vicino!

CIMBELINO
	Folle che sei!...
.Rientra la Regina..
			Li ho trovati ancora insieme;
	non avete eseguito i nostri ordini.
	Portatela via e chiudetela a chiave.

REGINA
	Pazienza, vi supplico. Silenzio, figlia,
	silenzio! - Amato sovrano, lasciateci sole,
	e trovate conforto riflettendo.

CIMBELINO
	No! Che languisca perdendo ogni giorno
	una goccia di sangue, e invecchi,
	e muoia di questa sua follia.
[.Escono Cimbelino e Signori..]

REGINA
	Vergogna! Dovrete cedere. Ecco
.Entra Pisanio..
	il vostro servitore. Ebbene, signore, che notizie?

PISANIO
	Vostro figlio ha sguainato la spada
	contro il mio padrone.

REGINA
				Che? Non si son fatti male, spero.

PISANIO
	Avrebbero potuto, se il mio padrone
	avesse combattuto sul serio. Invece,
	ha giocato, e non era certo spinto
	dall'ira. Sono stati separati
	da due gentiluomini che erano l.

REGINA
					Ne sono felice.

IMOGENE
	Vostro figlio  amico di mio padre,
	e perci prende le sue parti sguainando
	contro un esule la spada. Ma che valoroso!
	Come vorrei che duellassero in mezzo all'Africa!
	Con una spilla, l, io pungerei
	quello che dei due indietreggiasse!
	Perch avete lasciato il vostro padrone?

PISANIO
	Ordini suoi: non voleva che l'accompagnassi
	al porto. Ha lasciato queste istruzioni
	su quello che dovr fare quando
	vi piacer di servirvi di me.

REGINA
	Costui  stato sempre vostro servitore
	fedele, e sul mio onore giurerei
	che rimarr tale.

PISANIO
			Ringrazio umilmente Vostra Altezza.

REGINA
	Passeggiamo un poco, vi prego.

IMOGENE
	Fra mezz'ora venite a colloquio da me.
	Intanto andate almeno a vedere imbarcarsi
	il mio signore. Per ora, lasciatemi. [.Escono..]

/:/Scena III


.Entrano Cloten e due Signori..

PRIMO SIGNORE
Signore, vi consiglierei di cambiare camicia; la violenza del duello vi ha fatto fumare come un sacrificio sull'altare. Dove c' aria che esce, c' aria che entra, e qui attorno non c' aria pi salubre di quella che esalate voi.

CLOTEN
Se la mia camicia fosse intrisa di sangue, allora la cambierei. L'ho ferito?

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
No davvero. E neppure la sua pazienza.

PRIMO SIGNORE
Ferito? Se non  ferito, allora il suo corpo  una carcassa che si pu trafiggere a piacimento.  una via maestra per la lama, se non  ferito.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Lama che  scappata via, come un debitore che svicola sul retro per sfuggire ai creditori.

CLOTEN
Non  riuscito a farmi fronte, il vigliacco.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
No, fuggiva sempre in avanti, verso il tuo viso.

PRIMO SIGNORE
Farvi fronte? Avete gi abbastanza terre: ma lui ve n'ha date dell'altre cedendovi terreno.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
S, un'isola di un centimetro per ogni oceano che possiedi. Buffoni!

CLOTEN
Vorrei che non ci avessero separato.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Anch'io. Cos, disteso a terra, avresti misurato l'ampiezza della tua idiozia.

CLOTEN
Che lei debba amare quel tipo e rifiutare me!

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Se sceglier bene  peccato, allora  dannata.

PRIMO SIGNORE
Come vi ho sempre detto, signore, la sua bellezza e il suo cervello non vanno di pari passo. Ha un bel viso, ma l'intelligenza vi si riflette poco.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Non splende sugli sciocchi, perch ha paura che il riflesso le farebbe male.

CLOTEN
Bene, torno nella mia camera. Come vorrei che ci fossimo fatti male!

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Non io. A meno che non fosse caduto un asino, che non  poi un gran male.

CLOTEN
Venite con noi?

PRIMO SIGNORE
Accompagner Vostra Signoria.

CLOTEN
Venite, andiamo assieme.

SECONDO SIGNORE
Bene, signore. [.Escono..]

/:/Scena IV


.Entrano Imogene e Pisanio..

IMOGENE
	Vorrei che tu andassi al porto e ci restassi
	a chiedere notizie ad ogni vela.
	Se mi scrive ma io non ricevo
	le sue lettere,  carta al vento,
	come un decreto di grazia mai arrivato.
	Quali sono le ultime parole che ti ha detto?

PISANIO
	Diceva: "Mia regina, mia regina!".

IMOGENE
	E poi ha sventolato il fazzoletto?

PISANIO
					E lo baciava, signora.

IMOGENE
	O tessuto insensibile, tanto
	pi felice di me! E questo  tutto?

PISANIO
	No, signora.  rimasto sul ponte
	sin quando ha potuto farsi distinguere
	tra gli altri dalla mia vista e dal mio udito,
	sempre sventolando un guanto, il cappello, il fazzoletto,
	come se i moti e gli impulsi del suo cuore
	dicessero cos con che lentezza
	l'anima sua prendeva il largo,
	e quanto veloce invece la sua nave.

IMOGENE
	Non avresti dovuto lasciarlo con lo sguardo
	finch non fosse divenuto piccolo
	come un corvo - e ancora pi minuscolo.

PISANIO
	Signora,  quel che ho fatto.

IMOGENE
	Io avrei spezzato i nervi dei miei occhi,
	li avrei fatti spaccare per guardarlo,
	finch la distanza non l'assottigliasse come un ago:
	anzi, l'avrei seguito sino a quando,
	ridotto a moscerino, non si dissolvesse in aria.
	Allora avrei distolto gli occhi, e pianto.
	Ma, buon Pisanio, quando avremo sue notizie?

PISANIO
	Appena potr mandarle, signora, di sicuro.

IMOGENE
	Non ho potuto salutarlo, eppure avevo
	tante cose affettuose da dirgli.
	Prima che gli potessi dire quanto
	lo penser a certe ore del giorno,
	e con quali pensieri; prima
	di potergli far giurare che le donne d'Italia
	non gli faranno tradire il mio amore e il suo onore;
	prima di ordinargli che s'unisca alle mie preghiere
	alle sei, a mezzogiorno e a mezzanotte
	- ch allora per lui io sarei in cielo -
	prima che gli potessi dare il bacio dell'addio
	incastonandolo fra parole magiche di auguri:
	ecco, giunge mio padre e, come il soffio
	prepotente del vento del nord, spazza via
	i nostri germogli in boccio.

.Entra una dama..

DAMA
				Signora, la regina desidera
	la compagnia di Vostra Altezza.

IMOGENE
	Esegui gli ordini che ti ho dato.
	Io vado dalla regina.

PISANIO
				Signora, sar fatto. [.Escono..]

/:/Scena V


.Entrano Filario, Iachimo, un francese, un olandese e uno spagnolo..

IACHIMO
Signore, credetemi, l'ho visto in Britannia; cresceva, allora, la sua reputazione, e ci si attendeva che egli si provasse pienamente degno della fama che poi ha avuto. Ma a quel tempo avrei ancora potuto guardarlo senza stupire, anche se il catalogo delle sue virt gli fosse stato dispiegato accanto e io l'avessi studiato voce per voce.

FILARIO
Parlate delle sue doti quando erano minori di adesso sia nell'animo che nell'aspetto.

FRANCESE
Io l'ho visto in Francia: ne abbiamo parecchi l che, al modo delle aquile, riescono come lui a guardare il sole ad occhi nudi.

IACHIMO
L'avere sposato la figlia del re, per cui, quando lo si stima, il suo peso dipende dal valore di lei piuttosto che da quello personale, certamente gli d una reputazione assai maggiore dei suoi meriti.

FRANCESE
E poi c' il suo esilio.

IACHIMO
Gi, e la simpatia di coloro che seguono la bandiera di lei e piangono per questa triste separazione non fa che aumentare straordinariamente la sua fama. Se non altro, per difendere il criterio, del resto facile da attaccare e demolire, che l'ha portata a scegliere come marito un poveraccio senza alcuna qualit. Ma come mai verr a stare da voi? Come si  insinuato fra le vostre conoscenze?

FILARIO
Suo padre ed io siamo stati soldati assieme, e gli devo la vita per pi di un'occasione. Ecco, il britanno arriva. Accoglietelo fra di voi come si conviene a gentiluomini della vostra esperienza nei confronti di uno straniero di rango.
.Entra Postumo..
Prego voi tutti di fare miglior conoscenza di questo gentiluomo, che vi raccomando come mio nobile amico. Piuttosto che celebrarlo in sua presenza, lascer che il suo valore si mostri da solo col tempo.

FRANCESE
Signore, ci siamo conosciuti ad Orleans.

POSTUMO
E da allora vi sono debitore di cortesie per le quali vi dovr per sempre pagare e ripagare.

FRANCESE
Date, signore, troppo valore ad un favore assai modesto. Fui lieto di rappacificarvi con quel mio connazionale: sarebbe stato un vero peccato se vi foste scontrati con le intenzioni funeste che avevate allora per un motivo cos insignificante.

POSTUMO
Perdonatemi, signore, io non ero a quell'epoca che un giovane in giro per il mondo: mi rifiutavo di dare ascolto a quel che sentivo, e ancor pi di essere guidato nelle mie azioni dall'esperienza altrui. Ma anche nel pi maturo giudizio di ora - se non  offesa proclamarlo tale - i miei motivi nel litigio non erano poi cos insignificanti.

FRANCESE
Anche troppo, veramente, perch ne fossero arbitre le spade. E per di pi per mano di due che con ogni probabilit sarebbero caduti entrambi, oppure l'uno avrebbe eliminato l'altro.

IACHIMO
Possiamo, senza essere indiscreti, chiedere quale fosse il motivo del contendere?

FRANCESE
Sicuro. Era una discussione pubblica, della quale si pu perci riferire senza timore d'essere contraddetti. Un dibattito simile a quello di ieri sera, in cui ciascuno di noi si mise a lodare le donne del suo paese. Questo gentiluomo sosteneva allora - ed era pronto a pagare l'affermazione col sangue - che la sua donna era pi bella, pi virtuosa, pi saggia, pi casta, pi costante e meno facile da conquistare di una qualsiasi fra le donne migliori di Francia.

IACHIMO
Quella donna, ora, non  pi in vita. Oppure l'opinione di questo gentiluomo  per forza cambiata.

POSTUMO
Ella mantiene tutta la sua virt, ed io la mia opinione.

IACHIMO
Ma non dovete celebrarla cos, mettendola innanzi alle nostre donne italiane.

POSTUMO
Fossi provocato come in Francia, non la rinnegherei in nulla, anche se mi considero suo adoratore e non suo amante.

IACHIMO
Bella e buona in pari misura! Una specie di paragone fra eguali! Sarebbe troppo bello e troppo buono per qualsiasi donna di Britannia. Superasse pure altre che ho conosciuto, come il vostro diamante offusca parecchi di quelli che ho visto, non sarei per convinto che sia superiore a molte. Del resto, io non ho ancora veduto il diamante pi prezioso, n voi la donna migliore.

POSTUMO
L'ho lodata secondo la stima che ne ho; e cos faccio con la mia pietra.

IACHIMO
E quanto la valutate?

POSTUMO
Pi di qualsiasi possedimento al mondo.

IACHIMO
O la vostra donna senza pari  morta, oppure  battuta in valore da un gingillo.

POSTUMO
Siete in errore: l'uno potrebbe essere venduto o regalato se vi fosse denaro sufficiente a comperarlo o merito abbastanza da ricompensare con un regalo. L'altra non  roba da vendere:  un dono degli di.

IACHIMO
Che gli di hanno fatto a voi?

POSTUMO
Che per grazia degli di io mi terr.

IACHIMO
Potete ritenerla vostra di nome: ma sapete bene che uccelli stranieri si posano spesso sugli stagni di casa. Anche l'anello vi pu essere rubato: e cos dei due inestimabili vostri tesori, uno  fragile e l'altro accidentale. Un ladro astuto o un cortigiano esperto a perfezione in queste cose potrebbero tentare d'impadronirsi dell'uno e dell'altro.

POSTUMO
Non c', in questa vostra Italia, un cortigiano cos perfetto da vincere l'onore della mia donna, se dal suo mantenerlo o perderlo dipende il nome di "fragile" che le attribuite. Non dubito che abbiate abbondanza di ladri in Italia: per non ho paura per il mio anello.

FILARIO
Fermiamoci qui, signori.

POSTUMO
Con tutto il cuore, signore. Questo nobile gentiluomo - e lo ringrazio per questo - non mi tratta certo da straniero: anzi, fin da principio abbiamo ben legato.

IACHIMO
Mi basterebbe una conversazione soltanto cinque volte pi lunga di questa per guadagnare terreno sulla vostra donna: per farla arretrare, e infine arrendere, l'ammissione alla sua presenza e un'occasione favorevole.

POSTUMO
No, no.

IACHIMO
Sarei disposto a impegnare met dei miei averi contro il vostro anello, che comunque ritengo valga di meno. Ma scommetto pi contro la vostra fiducia che sulla reputazione di lei. Per impedire che vi offendiate per questo, dichiaro che farei il tentativo con qualsiasi donna al mondo.

POSTUMO
Con questa arrogante convinzione commettete un grosso errore, e non ho dubbi che dovrete sopportare ci che meritate per il vostro tentativo.

IACHIMO
E cio?

POSTUMO
Un rifiuto, anche se il tentativo - come lo chiamate - meriterebbe ben di pi: una punizione.

FILARIO
Signori, basta con questa discussione:  scoppiata troppo d'impulso. Lasciatela morire come  nata e, vi prego, cercate di conoscervi meglio.

IACHIMO
Vorrei avere scommesso tutti i miei averi e quelli del mio vicino a prova di quel che ho detto.

POSTUMO
E quale donna vorreste attaccare?

IACHIMO
La vostra, quella che voi credete cos al sicuro nella sua costanza. Scommetto diecimila ducati contro il vostro anello che, se mi procurate una presentazione presso la corte della vostra donna, col solo vantaggio di un secondo colloquio mi porter via quel suo onore che voi immaginate cos ben difeso.

POSTUMO
Sono pronto a scommettere oro contro il vostro oro, ma l'anello mi  caro quanto il dito e fa parte di me stesso.

IACHIMO
Siete suo amico, e perci pi prudente. Potete anche comprare carne di donna a un milione il grammo: non riuscirete comunque a prevenirne la corruzione. Ma vedo che avete un po' di timor sacro.

POSTUMO
Usate la lingua soltanto per abitudine. Spero che abbiate animo pi serio.

IACHIMO
Sono padrone delle mie parole, e giuro che far quello che ho detto.

POSTUMO
Davvero? Ebbene, impegner il mio anello fino al vostro ritorno. Stiliamo accordi precisi fra di noi. La virt della mia donna supera l'enorme rozzezza dei vostri indegni pensieri. Vi sfido alla prova: ecco il mio anello.

FILARIO
Non voglio che questa scommessa si faccia.

IACHIMO
Per gli di, ormai  fatta. Se non vi porto prova sufficiente che ho goduto delle parti pi preziose della vostra donna, i miei diecimila ducati sono vostri, e anche il vostro diamante. Se ritorno lasciandole l'onore in cui riponete tanta fiducia, lei che  il vostro gioiello, e questo gioiello che  vostro, e il mio oro, sono vostri. A patto che io abbia da voi una presentazione che mi consenta di vederla liberamente.

POSTUMO
Accetto queste condizioni. Stabiliamo gli articoli del patto. Dovrete rispondere a quanto segue: se su di lei riuscite a compiere la vostra incursione e mi fate sapere con certezza che avete vinto, io non sono pi vostro nemico. Ella non vale una contesa fra di noi. Se invece lei non si lascia sedurre e voi non potete provare il contrario, mi risponderete con la spada dell'opinione offensiva che avete e dell'attacco che avrete portato alla sua castit.

IACHIMO
Qua la mano, l'accordo  fatto. Lo faremo redigere dai legali. E poi, dritto in Britannia, che il patto non si raffreddi e muoia d'inedia. Vado a prendere l'oro e a far registrare le nostre scommesse.

POSTUMO
D'accordo. [.Escono Postumo e Iachimo..]

FRANCESE
Credete che la cosa andr avanti?

FILARIO
Il signor Iachimo non  uomo da tornare indietro. Seguiamoli, vi prego. [.Escono..]

/:/Scena VI


.Entrano la Regina, Dame e Cornelio..

REGINA
	Cogliete quei fiori mentre la rugiada
	ricopre ancora la terra. Presto.
	Chi ne ha la lista?

PRIMA DAMA
			Io, Signora.

REGINA
					Andate. [.Le dame escono..]
	Allora, dottore, avete portato quelle droghe?

CORNELIO
	S, se piace a Vostra Altezza: eccole qui, signora.
[.Porgendo una scatoletta..]
	Ma supplico Vostra Grazia, senza offesa -
	la mia coscienza m'obbliga a chiedere perch
	m'avete ordinato questi velenosissimi composti,
	che con il tempo causano la morte:
	lenta, ma certa.

REGINA
			Mi meraviglio, dottore,
	che tu mi faccia simile domanda.
	Non sono forse stata a lungo tua allieva?
	Non mi hai insegnato come far profumi?
	E a distillare, a preparare conserve? Tanto
	che il grande re in persona spesso
	mi supplica di dargli le mie pozioni?
	Ora che ho imparato tutto questo, non  giusto
	- a meno che tu non mi consideri un demonio -
	che io aumenti le mie conoscenze
	con altri esperimenti? Prover la potenza
	di questi tuoi composti su creature
	che non vale neppure la pena d'impiccare
	- non esseri umani - per saggiarne
	la forza ed applicare rimedi alla loro azione,
	e cos conoscerne le virt e gli effetti.

CORNELIO
	Con queste pratiche Vostra Altezza
	non far che indurire il proprio cuore:
	e inoltre, osservare tali effetti produrr
	ribrezzo e pericolo d'infezione.

REGINA
					Oh, sta' tranquillo.
.Entra Pisanio..
	[.A parte.] Ecco un furfante adulatore. Su di lui
	per primo far l'esperimento.
	Sta dalla parte del padrone suo,
	contro mio figlio. - Allora, Pisanio!
	Dottore, l'ufficio vostro per ora  terminato.
	Andate pure.

CORNELIO [.a parte.]
			Su di voi, signora, ho i miei sospetti.
	Ma non riuscirete a fare danni.

REGINA [.a Pisanio.]
					Ascolta: una parola.

CORNELIO [.a parte.]
	Costei non mi piace. Pensa d'essere
	in possesso di veleni strani e lenti.
	Conosco il suo animo, e non affider mai
	droghe di natura tanto infernale
	ad una della sua malvagit.
	Quelle che le ho dato stordiscono
	e intorpidiscono i sensi per un poco.
	Prima, forse, le prover su cani e gatti,
	poi sempre pi in alto. Ma soltanto
	un'apparenza di morte esse producono:
	nessun pericolo se non quello
	di soffocare gli spiriti per un breve tempo
	e farli poi rivivere pi freschi.
	Lei sar ingannata da questo falso effetto,
	e io pi onesto per averla ingannata.

REGINA
	Quando avr bisogno dei tuoi servizi,
	dottore, ti mander a chiamare.

CORNELIO
	Prendo umilmente congedo. [.Esce..]

REGINA
	Piange ancora, dici? Non pensi
	che col tempo si calmer e lascer
	che la ragione entri dove la pazzia
	regna ora sovrana? Mettiti al lavoro:
	quando mi riferirai che lei ama mio figlio,
	allora, ti dico, sarai grande quanto
	il tuo padrone; anzi, pi grande,
	perch la sua fortuna  muta ormai
	e la sua fama esala l'ultimo respiro.
	Ritornare non pu, e neppure rimanere dove
	sta: spostarsi significa per lui
	scambiare una miseria con un'altra,
	ed ogni giorno che viene, viene
	a corrodere in lui l'opera d'un giorno.
	Cosa t'aspetti se t'appoggi
	ad uno che  sul punto di cadere,
	non pu essere rimesso a nuovo
	e non ha amici per tenerlo in piedi?
	[.La Regina lascia cadere una scatoletta. Pisanio la raccoglie..]
	Non sai quello che raccogli.
	Ma prendila pure per le tue fatiche:
	l'ho preparata io stessa, e cinque volte
	ha salvato il re dalla morte. Non conosco
	cordiale migliore. No, prendila, ti prego:
	 un pegno dei favori pi grandi
	che ho in animo per te. Di' alla tua padrona
	in quale posizione ella si trova;
	e fallo come fosse iniziativa tua.
	Considera il vantaggio che il cambio ti darebbe.
	Pensa che conserveresti pur sempre la tua padrona
	e avresti in pi mio figlio, che si curer
	di te. Convincer il re a concederti
	qualunque promozione potrai desiderare.
	E poi io stessa, io in primo luogo,
	che ti ho avviato su questa strada, prendo l'impegno
	di ricompensare riccamente i tuoi meriti. Chiama
	le mie dame. Pensa a quel che ho detto. [.Pisanio esce..]
	Furbo e fedele furfante.
	Non si far smuovere.  l'agente
	del suo padrone, ed  qui per ricordarle
	di mantenere fede a suo marito.
	Ma gli ho dato qualcosa che, se la prende,
	priver lei del suo messaggero d'amore,
	e che lei stessa poi dovr assaggiare
	se l'umore suo non si piega.
.Rientra Pisanio con le dame..
				Bene, s, ben fatto.
	Violette, auricole, primule: portatele
	nella mia stanza. Addio, Pisanio,
	e pensa alle mie parole. [.Escono la Regina e le dame..]

PISANIO
	Certo. Ma il giorno che sar infedele
	al mio padrone, da solo mi strangoler.
	 tutto quello che per voi far. [.Esce..]

/:/Scena VII


.Entra Imogene sola..

IMOGENE
	Un padre crudele, una matrigna infida,
	e un idiota che corteggia una donna sposata,
	il cui marito  in esilio! - Ah, quel marito,
	suprema corona del dolore mio!
	E quei tormenti sempre ripetuti!
	Fossi stata rapita come i miei fratelli,
	sarei stata felice! Somma miseria invece
	il desiderio che aspira in alto.
	Beati coloro che, per quanto poveri,
	possono appagare le loro voglie modeste
	e trovano in questo contentezza. - Chi sar mai? Ahim!

.Entrano Pisanio e Iachimo..

PISANIO
	Signora,  giunto da Roma un gentiluomo
	con una lettera del mio padrone.

IACHIMO
					Rincuoratevi, signora!
	Il nobile Leonato sta bene e saluta
	Vostra Altezza con affetto. [.Le porge una lettera..]

IMOGENE
	Vi ringrazio, signore. Di cuore, benvenuto.

IACHIMO [.a parte.]
	Tutto quello che di lei si vede  bello!
	Se possiede un animo altrettanto buono,
	 unica come l'araba fenice, ed io
	ho perso la scommessa. Soccorrimi, ardire!
	Audacia, armami da capo a piedi,
	o come i Parti combatter fuggendo
	- anzi, fuggir e basta.

IMOGENE [.legge.]
 uomo d'alto rango, e alla sua cortesia sono infinitamente obbligato. Trattatelo perci di conseguenza, con la fiducia che avete di voi stessa.
	LEONATO.

	Fin qui posso leggere ad alta voce.
	Il resto tocca nel profondo, e scalda,
	il mio cuore, che l'accoglie con riconoscenza.
	Nobile signore, siete benvenuto
	pi di quanto non vi possano dire le mie parole,
	e ne avrete la prova in tutto ci
	che potr fare per voi.

IACHIMO
				Grazie, bellissima signora.
	Sono dunque pazzi gli uomini? A loro
	la natura ha dato occhi per guardare
	questa volta del cielo e i campi fertili
	del mare e della terra, per discernere
	tra le sfere di fuoco l in alto
	e le pietre tutte eguali di spiagge senza numero
	- e non riusciamo, noi, a fare distinzione,
	con lenti tanto perfette, fra il bello e il brutto?

IMOGENE
	Cosa provoca in voi questo stupore?

IACHIMO
	Non possono essere gli occhi. Perch
	anche le scimmie e i babbuini, fra due donne cos,
	con i loro versi indicherebbero questa
	e disprezzerebbero l'altra con le smorfie.
	E neppure la ragione: anche gli idioti,
	in una scelta simile, mostrerebbero la certezza
	dei sani di mente. N il desiderio,
	perch la bruttezza, opposta a bellezza cos chiara,
	lo farebbe vomitare a stomaco vuoto
	invece di indurlo all'appetito.

IMOGENE
	Cosa vi spinge a dire questo?

IACHIMO
					La voglia ormai satura -
	quel desiderio sazio eppure insoddisfatto,
	quella botte piena che continua a svuotarsi -
	prima sbrana l'agnello, poi cerca cibo
	perfino nell'immondizia.

IMOGENE
				Caro signore, cosa vi assorbe tanto?
	State bene?

IACHIMO
			S, signora, bene, grazie.
	[.A Pisanio.] Vi prego, signore, dite al mio servo
	che rimanga dove l'ho lasciato.
	 straniero, qui, e confuso.

PISANIO
	Stavo appunto andando a dargli il benvenuto. [.Esce..]

IMOGENE
	Vi prego: sta ancora bene mio marito?
	La sua salute?

IACHIMO
			Sta bene, signora.

IMOGENE
	 di buon umore? Spero di s.

IACHIMO
	Allegro oltre misura. Non c' straniero
	a Roma gaio e gioviale come lui.
	Lo chiamano il Britanno gaudente.

IMOGENE
	Qui si mostrava incline alla tristezza, spesso
	senza sapere perch.

IACHIMO
				Non l'ho mai visto triste.
	Ha per compagno un francese, un homme
	de qualit, che pare sia innamorato pazzo
	d'una ragazza di casa sua, di Gallia.
	Costui sospira forte come un mantice,
	e l'allegro Britanno - vostro marito, dico -
	se la ride a perdifiato, e grida: "Oh, come
	non sbellicarsi dalle risa quando si vede
	un uomo, che sa dalla storia, dalla fama,
	o per esperienza cosa sia una donna - anzi,
	cosa una donna non possa che essere -
	quando lo si vede languire per ore
	appresso a sicura schiavit di propria scelta?"

IMOGENE
	 questo che dice mio marito?

IACHIMO
	S, signora, e con le lacrime agli occhi
	dal gran ridere.  un divertimento
	stargli vicino a sentirlo prendere in giro
	il francese. Ma, lo sa il cielo,
	certi uomini sono ben da biasimare.

IMOGENE
					Non lui, spero.

IACHIMO
	Non lui. Per la grazia che egli ha dal cielo
	potrebbe essere usata con pi riconoscenza.
	In lui,  grande; ma in voi,
	che io credo sua, oltre ogni cmputo.
	Se per l'una posso soltanto nutrire ammirazione,
	verso l'altra sono costretto ad aver piet.

IMOGENE
	Di che cosa avete piet, signore?

IACHIMO
	Di due creature, con tutto il cuore.

IMOGENE
	E una sono io, signore? Mi guardate
	e mi vedete tanto devastata
	da meritare la vostra piet?

IACHIMO
	Oh, me infelice! Doversi nascondere
	dal sole radioso e cercar conforto
	in prigione dal lucignolo spento d'una candela.

IMOGENE
	Signore, vi prego, rispondete pi chiaramente
	alle mie domande. Perch mi compiangete?

IACHIMO
	Perch altre si godono il vostro...
	stavo per dirlo. Ma  compito degli di
	farne vendetta, non mio parlarne.

IMOGENE
	Pare che sappiate qualcosa di me,
	che mi riguarda. Vi prego, poich
	il timore che le cose vadano male
	spesso ferisce pi della certezza
	- e questa non ha rimedio, oppure,
	conosciuta a tempo, permette di trovare
	un rimedio - rivelatemi ci che
	vi spinge e insieme trattiene dal parlare.

IACHIMO
	Se avessi queste guance per bagnarvi le mie labbra;
	questa mano, che solo a toccarla
	costringerebbe l'anima a fare voto di fedelt;
	questo essere che, infiammandoli,
	immobilizza il folle moto dei miei occhi;
	e invece mi dessi - dannato, s, allora -
	a sbavare i miei baci su labbra di pubblico dominio
	come i gradini del Campidoglio;
	e stringessi mani che la continua slealt
	ha incallito come fa il lavoro;
	e poi posassi lo sguardo di traverso
	su occhi vili e spenti quanto la fumosa
	luce nutrita dal sego puzzolente -
	allora sarebbe giusto che le pene
	dell'inferno tutte ad un tempo
	venissero a punire tale perversione.

IMOGENE
	Mio marito, ho paura, ha dimenticato la Britannia.

IACHIMO
	E se stesso. Non sono certo io che di mia volont,
	compiaciuto delle mie notizie, vi rivelo
	questo suo miserabile cambiamento.
	 la vostra bellezza che, col suo incanto,
	a forza spinge queste informazioni sulla lingua
	dalla mia coscienza muta.

IMOGENE
				Non voglio sentire altro.

IACHIMO
	Anima cara! La vostra causa mi ferisce il cuore
	d'una tale piet che vengo meno.
	Una donna tanto bella che raddoppierebbe,
	unita a un impero, la potenza del pi grande re,
	essere divisa con sgualdrine pagate
	proprio col denaro uscito dai suoi
	forzieri	Con donne d'avventura,
	piene d'infezioni, che per dell'oro
	si giocano ogni malattia che la corruzione
	pu regalare alla Natura! Roba ribollita,
	che avvelenerebbe il veleno stesso!
	Vendicatevi! O chi v'ha messo al mondo
	non era una regina, e voi degenerate
	dalla vostra nobile stirpe.

IMOGENE
				Vendicarmi!
	E come vendicarmi? Se questo  vero
	- il mio cuore non deve per lasciarsi
	cos in fretta ingannare dalle orecchie -
	se questo  vero, come potrei vendicarmi?

IACHIMO
	Se facesse vivere me come
	un sacerdote di Diana, fra lenzuola fredde,
	mentre lui salta su baldracche mutevoli
	scornandovi col vostro stesso denaro...
	Vendicatevi! Al vostro dolce piacere
	consacro qui la mia persona, pi nobile
	certo di quel disertore del vostro letto,
	e manterr fede al vostro amore
	nella costanza e nel segreto.

IMOGENE
				Corri qui, Pisanio!

IACHIMO
	Lasciate che deponga i miei servigi
	sulle vostre labbra.

IMOGENE
	Via! Condanno le mie orecchie per averti
	ascoltato cos a lungo. Se tu fossi
	onesto, questa storia avresti raccontato
	a intento di virt, non per il fine
	ignobile e pazzo che persegui.
	Fai torto a un gentiluomo che  lontano
	da quanto dici di lui come sei tu
	dall'onore. E insidii una donna che disprezza
	te e il diavolo in egual misura.
	- Pisanio, aiuto! Il re mio padre
	verr informato di questo tuo assalto:
	se trover giusto che uno straniero insolente
	faccia mercato nella sua corte come
	in un bordello di Roma, e davanti a noi dispieghi
	tutta la sua bestialit, allora
	mio padre ha una corte di cui si cura poco,
	e una figlia per la quale non ha rispetto alcuno.
	- Pisanio, presto!

IACHIMO
	Felice te, Leonato! Posso ben dirlo:
	la stima che la tua donna ha di te
	merita tutta la tua fiducia, e
	la tua perfetta virt la sicurezza
	della stima sua. Vivete a lungo felici,
	signora dell'uomo pi degno
	che mai paese abbia reclamato suo;
	e voi, sua moglie, adatta solo al pi degno!
	Datemi il vostro perdono. Tutto questo
	l'ho detto per vedere se la vostra fedelt
	avesse radici profonde. E adesso
	di nuovo vi far il ritratto di vostro marito,
	quale  veramente: un uomo leale
	sino in fondo, un mago tanto buono
	che con i suoi incantesimi attrae a s
	tutta la gente. Ognuno ha dato a lui
	met del suo cuore.

IMOGENE
				Vedo che fate ammenda.

IACHIMO
	Tra gli uomini si erge come un dio
	sceso dai cieli. Spicca per un'aura d'onore
	che lo fa parere pi che un mortale.
	Non v'adirate, potente principessa, se ho osato
	mettervi alla prova con un racconto falso.
	La vostra saggezza nella scelta d'un uomo
	tanto raro - e voi sapete che non pu sbagliare -
	 onorata, cos, da una conferma.
	L'affetto che ho per lui mi ha condotto
	a vagliarvi in questo modo, ma gli di
	v'hanno fatta senza loglio:
	al contrario delle altre, grano puro.
	Vi prego, perdonatemi.

IMOGENE
				Va bene, signore,
	disponete pure del mio potere a corte.

IACHIMO
	Vi ringrazio umilmente. Ah, dimenticavo
	di pregare Vostra Grazia di un favore
	piccolo, ma non senza importanza,
	perch riguarda vostro marito, e me,
	e altri nobili amici associati nell'affare.

IMOGENE
	Di che si tratta? Dite.

IACHIMO
	Una dozzina di Romani come me, pi
	il vostro sposo - l'ala migliore, invero,
	al nostro volo - abbiamo raccolto del denaro
	per comperare un dono all'imperatore:
	cosa che io, per incarico degli altri,
	ho fatto in Francia. Vasellame di fattura rara, e gioielli
	di forma ricca e squisita e di gran valore.
	Io, che qui sono straniero, ho ansia
	di metterli al sicuro. Vorreste, di grazia,
	prenderli in custodia?

IMOGENE
				Volentieri.
	E sulla loro sicurezza impegno il mio onore.
	Rivestono interesse anche per mio marito,
	e quindi li terr nella mia stanza.

IACHIMO
	Sono in un baule custodito dai
	miei uomini: mi prender la libert
	di mandarveli, soltanto per questa notte.
	Domani devo ripartire.

IMOGENE
				Oh no, no.

IACHIMO
	S, perdonatemi. O, ritardando il ritorno,
	mancher di parola. Ho attraversato
	il mare dalla Gallia al solo scopo
	e per promessa soltanto di vedere Vostra Grazia.

IMOGENE
	Vi ringrazio delle pene che vi siete preso.
	Ma non partite domani!

IACHIMO
				Devo, signora.
	Perci vi prego, se volete scrivere
	a vostro marito, fatelo stanotte.
	Sono gi rimasto oltre il tempo fissato
	per la consegna del nostro dono.

IMOGENE
	Scriver. Mandatemi il baule.
	Sar tenuto al sicuro, e puntualmente a voi
	restituito. Ancora una volta, benvenuto. [.Escono.]

/:/ATTO II



.Scena I


.Entrano Cloten e due Signori..

CLOTEN
C' mai stato qualcuno con una sfortuna come la mia? Stavo per mettere la boccia accanto al pallino con un tiro, e mi viene sbalzata via! Ci avevo scommesso un centinaio di sterline. E poi arriva uno stupido figlio di puttana a rimproverarmi perch bestemmio, come se dovessi prendere le mie bestemmie a prestito da lui e non potessi spenderle a piacimento.

PRIMO SIGNORE
E cosa ci ha rimediato? Gli avete rotto la zucca con la vostra palla.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Se il suo cervello fosse stato d'acqua fresca come quello di chi gli ha rotto la zucca, se ne sarebbe uscito tutto fuori.

CLOTEN
Quando un gentiluomo ha voglia di bestemmiare, non tocca certo ai presenti di tagliargli le bestemmie in bocca, no?

SECONDO SIGNORE
No, mio signore; [.a parte.] e neppure di tagliar loro le orecchie.

CLOTEN
Cane figlio di cagna! Ah, potergli dare una lezione! Se avesse avuto anche soltanto l'odore del mio rango!

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
S, per puzzare come uno scemo.

CLOTEN
Mi fa imbestialire pi di qualsiasi altra cosa, maledizione! Preferirei non essere nobile come sono. Nessuno osa combattere contro di me per via di mia madre, la regina. Qualsiasi disgraziato pu fare a botte quanto gli pare, e io devo andare su e gi come un gallo che nessuno pu toccare.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Sei gallo, e pure cappone, e fai chicchirich, galletto mio, con il berretto del buffone sulla zucca a mo' di cresta.

CLOTEN
Che dici?

SECONDO SIGNORE
Non  degno di Vostra Signoria misurarsi con qualsiasi cialtrone che offendete.

CLOTEN
Certo, lo so: ma  pur degno che io faccia offesa ai miei inferiori.

SECONDO SIGNORE
S,  degno solo di Vostra Signoria.

CLOTEN
Appunto,  quel che dico.

PRIMO SIGNORE
Avete saputo dello straniero che  arrivato a corte questa sera?

CLOTEN
Uno straniero, e io non ne so niente?

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Il tipo strano  lui, e neppure lo sa.

PRIMO SIGNORE
 arrivato un italiano, un amico di Leonato, dicono.

CLOTEN
Leonato? Un furfante bandito. E questo  un altro furfante, chiunque egli sia. Chi vi ha detto di questo straniero?

PRIMO SIGNORE
Uno dei paggi di Vostra Signoria.

CLOTEN
Sar degno di me andare a dargli un'occhiata? Derogherei al mio rango nel farlo?

SECONDO SIGNORE
Voi non potete derogare in alcun modo, signore.

CLOTEN
 difficile, lo ammetto.

SECONDO SIGNORE [.a parte.]
Sei uno scemo patentato, e siccome tutto quello che fai  stupido, non  di deroga proprio a niente.

CLOTEN
Bene, andr a vedere questo italiano. Mi rifar su di lui di quello che ho perso prima a bocce. Su, andiamo.

SECONDO SIGNORE
	Ai vostri ordini, signore.
[.Escono Cloten e il Primo Signore..]
	Che un diavolo astuto come sua madre
	debba regalare al mondo un asino cos!
	Una donna che d i numeri a tutti
	col suo cervello, e suo figlio
	incapace di tenere a mente che venti
	meno due fa diciotto! Ahim,
	povera principessa, divina Imogene,
	cosa non soffri tra un padre agli ordini
	della tua matrigna, una madre
	sempre pronta a fabbricare intrighi,
	e un corteggiatore pi odioso del vergognoso esilio
	del tuo caro sposo, e del divorzio orrendo
	che costui t'imporrebbe. Il cielo sorregga
	le mura del tuo caro onore, renda
	incrollabile quel tempio che  il tuo animo bello,
	perch tu resista per goderti tuo marito
	e questo gran paese dal quale egli  bandito. [.Esce..]

/:/Scena II


.Compaiono Imogene a letto, e una dama..

IMOGENE
	Chi ? Tu, Elena?

DAMA
			Signora, per servirvi.

IMOGENE
	Che ore sono?

DAMA
			Quasi mezzanotte, signora.

IMOGENE
	Ho letto per tre ore, allora:
	gli occhi sono stanchi, ripiega il foglio
	a segno dove mi sono fermata. Poi, a letto.
	Non portar via la candela, lasciala accesa;
	e se riesci a svegliarti per le quattro,
	chiamami, ti prego. Tutta mi prende il sonno.
[.La dama esce..]
	Alla vostra protezione, o di, mi affido:
	difendetemi, vi supplico, dagli spiriti
	e dai dmoni che tentano la notte!
[.Dorme. Iachimo esce dal baule.].

IACHIMO
	I grilli cantano, e il corpo stanco dell'uomo
	si ristora nel riposo. Cos il nostro
	Tarquinio calpest le stuoie, piano,
	prima di risvegliare la castit che fer a morte.
	Oh, Citerea, con che bellezza
	adorni il tuo letto! Oh giglio fresco,
	pi bianco delle lenzuola! Poter toccarla!
	Un bacio soltanto, un bacio! Rubini
	senza pari, con quale dolcezza bacereste!
	 il suo respiro a profumare cos la stanza.
	La fiamma della candela si piega verso di lei
	a spiare sotto le ciglia le luci
	che vi sono racchiuse, ora coperte
	da quel velo di palpebre bianche
	e azzurre, del colore del cielo.
	Ma il mio disegno  di osservare la stanza,
	tutto annotando per iscritto: queste
	pitture, e quest'altre; l, ecco,
	la finestra; l'arredo del suo letto; gli arazzi;
	quali figure, e l'argomento delle loro storie.
	Ah, e poi, qualche particolare fisico,
	del corpo, sarebbe prova migliore
	di mille miserabili pezzi di mobilio,
	a completare questo mio inventario.
	Oh sonno, scimmia della morte, distenditi
	pesante su di lei! Siano i suoi sensi
	come le effigi sepolcrali in una cappella.
	Su, presto, vieni. [.Sfilando il braccialetto..]
	Facile da sfilare, quanto fu duro
	a sciogliere il nodo di Gordio.  mio:
	e all'apparenza fornir dimostrazione
	valida quanto quelle che la coscienza fabbrica
	dentro di noi - per la disperazione di suo marito.
	Sul suo seno sinistro un neo con cinque puntini,
	come le gocce cremisi sul fondo di una primula.
	Ecco un documento pi eloquente
	di qualunque prova legale. Questo segreto
	lo costringer a credere che ho forzato
	la serratura e preso il tesoro del suo onore.
	Altro non serve. A che scopo?
	Perch poi scrivere tutto?  ormai fissato
	come una vite nella mia memoria.
	Ha letto fino a tardi la storia di Tereo.
	Il foglio ha il segno al punto
	dove Filomela s'arrende. Mi basta.
	Dentro al baule, di nuovo, e richiudiamolo.
	Presto, fate presto, draghi della notte,
	perch l'alba venga ad aprire gli occhi
	al corvo! Mi prende la paura. L c'
	un angelo del cielo. Ma qui,  l'inferno. [.Suona l'orologio..]
	Uno, due, tre;  l'ora,  l'ora!
[.Entra nel baule. La scena si chiude..]

/:/Scena III


.Entrano Cloten e Signori..

PRIMO SIGNORE
Vostra Signoria  l'uomo pi paziente del mondo quando perde, e il pi freddo quando, tirando ai dadi, scopre un asso.

CLOTEN
Chiunque diverrebbe freddo, perdendo.

PRIMO SIGNORE
Ma non tutti avrebbero la pazienza che mostra il nobile temperamento di Vostra Signoria. Siete straordinariamente ardente e appassionato quando vincete.

CLOTEN
Vincere farebbe diventare coraggioso chiunque. Se solo riuscissi ad avere quella sciocca di Imogene, sarei ricco a sufficienza.  quasi giorno, no?

PRIMO SIGNORE
S, mio signore,  giorno.

CLOTEN
Vorrei che questa musica arrivasse. Mi hanno consigliato di darle della musica, al mattino: dicono che penetri.
.Entrano i musici..
Su, forza, suonate: se riuscirete a penetrarla usando le dita, bene	Proveremo anche con la lingua. Se n le une n l'altrace la fanno, la lasceremo stare. Ma io non mi dar mai per vinto. Prima, qualcosa di elegante ed elaborato. Dopo, un'aria dolce a meraviglia, con parole d'incanto. E poi, lasciamola riflettere.

			CANZONE

		Ascolta, ascolta:
	l'allodola canta del cielo all'orizzonte,
		e Febo a sorger viene,
	i suoi destrieri abbevera alla fonte
		che il calice dei fiori in s contiene;
	incerte le calendule socchiudon gli occhi d'oro;
	con tutte le cose belle destati dal tuo ristoro;
		destati, dunque, destati, dolce mio tesoro.


CLOTEN
E adesso andatevene. Se questa canzone sar capace di penetrarla, dar migliore compenso alla vostra musica. Se non ci riesce, vuol dire che c' un difetto nelle sue orecchie al quale non possono rimediare strumenti di crini di cavallo e budella di vitello, e neppure la voce di un eunuco scoglionato. [.I musici escono..]

SECONDO SIGNORE
Ecco che arriva il re.

CLOTEN
Sono contento di essere rimasto in piedi fino a tardi, perch cos mi sono alzato presto. Il re non potr che prendere il mio comportamento paternamente.
.Entrano Cimbelino e la Regina..
Buon giorno a Vostra Maest e alla mia graziosa madre.

CIMBELINO
In anticamera davanti alla porta della nostra austera figlia? Non vuole uscire?

CLOTEN
L'ho assalita con la musica, ma non si degna di prestarvi attenzione.

CIMBELINO
	Troppo fresco  l'esilio del suo favorito.
	Non lo ha dimenticato ancora: ci vorr
	del tempo per cancellare l'immagine di lui
	dalla sua memoria. Allora, sar vostra.

REGINA
	Dovete molto al re, che non trascura
	alcuna opportunit per mettervi in buona luce
	con sua figlia. Preparatevi dunque
	a corteggiarla con regolarit, intensamente,
	e a cogliere l'occasione favorevole. I suoi dinieghi
	devono far aumentare le vostre attenzioni.
	Gli omaggi che le fate debbono parere
	ispirati dal profondo del cuore. Obbeditele
	in tutto, eccetto agli ordini che vi respingono:
	su questo siate insensibile.

CLOTEN
				Senza senso? No di certo.

.Entra un messaggero..

MESSAGGERO
	Col vostro permesso, sire, ambasciatori
	da Roma. Uno  Caio Lucio.

CIMBELINO
	Un uomo di valore, anche se giunge, ora,
	con intenzioni minacciose. Ma non  colpa sua.
	Dobbiamo riceverlo con gli onori dovuti
	a chi lo manda e a lui stesso, per la bont
	che ci ha mostrato in passato -
	dobbiamo usargli ogni riguardo.
	Voi, diletto figlio, dopo aver dato
	il buongiorno a colei che amate,
	raggiungerete la regina e noi: avremo bisogno
	di servirci di voi con questo romano.
	Venite, mia regina. [.Escono tutti meno Cloten..]

CLOTEN
			Le parler, se  in piedi.
	Se no, che dorma ancora, e sogni.
	Ehi, permesso! [.Bussa.] Le sue donne, lo so,
	le stanno attorno: e se ungessi la mano
	di qualcuna?  l'oro ad aprire le porte
	- gi, spesso - e a far s che i guardacaccia
	di Diana, tradendo i loro compiti,
	portino i cervi dove i cacciatori di frodo
	sono appostati.  l'oro che ammazza
	l'uomo onesto e salva il ladro;
	anzi alle volte fa impiccare l'onesto
	insieme al ladro. Cosa non pu, l'oro,
	fare e disfare? Di una delle sue donne
	far il mio avvocato, ch ancora
	non capisco il caso io stesso. Permesso? [.Bussa..]

.Entra una dama..

DAMA
	Chi bussa?

CLOTEN
		Un gentiluomo.

DAMA
				Niente di pi?

CLOTEN
	S: anche figlio di una gentildonna.

DAMA
	Questo  pi di quanto possano vantare
	alcuni di quelli che hanno un sarto caro
	come il vostro. Cosa desidera Vostra Signoria?

CLOTEN
	La vostra signora.  pronta?

DAMA
	Certo: a rimanere nella sua stanza.

CLOTEN
	Ecco dell'oro per voi: vendetemi
	un po' di buona reputazione.

DAMA
	E cio il mio buon nome? O di riferire
	di voi quel che penso sia buono? - La principessa!
[.La dama esce..]

.Entra Imogene..

CLOTEN
	Buon giorno, bellissima. Sorella, la vostra dolce mano.

IMOGENE
	Buon giorno, signore. Vi date pene
	infinite per non ottenere che guai.
	Vi ringrazio dicendo che sono povera
	di ringraziamenti, e non ne posso sprecare.

CLOTEN
	Eppure giuro che vi amo.

IMOGENE
	Se lo diceste soltanto, sarebbe per me
	indifferente. Se lo giurate, la vostra
	ricompensa resta sempre che non me n'importa.

CLOTEN
	Questa non  una risposta.

IMOGENE
	Se non fosse che, stando zitta,
	voi direste che cedo, non parlerei.
	Vi prego di risparmiarmi. Credetemi:
	alle vostre pi grandi gentilezze risponder
	con pari scortesia. Uno che ha
	sapienza grande come voi, dovrebbe
	imparare, dopo tante lezioni, a ritirarsi.

CLOTEN
	A lasciarvi nella vostra follia,
	commetterei un peccato. Non lo far.

IMOGENE
	I folli non sono pazzi.

CLOTEN
				Mi date del folle, dello scemo?

IMOGENE
	Scemo quanto io sono pazza:
	se sarete paziente, non sar pi
	pazza, e saremo ambedue guariti.
	Mi dispiace, signore, che il vostro straparlare
	mi costringa a smettere i modi d'una signora.
	E ora, una volta per tutte, ascoltate
	ci che, conoscendo il mio cuore,
	io qui dichiaro in tutta franchezza:
	di voi non m'importa. E m'accuso di essere
	cos povera di carit da odiarvi.
	Preferirei che da solo l'aveste capito
	piuttosto che farne io proclama.

CLOTEN
	Peccate contro l'obbedienza che dovete
	a vostro padre. Il preteso vostro contratto
	con quel disgraziato miserabile, allevato
	per elemosina e nutrito d'avanzi, di rifiuti
	della corte, non  un contratto -  niente.
	Se poi  permesso a gente volgare
	- e chi pi volgare di lui? -
	di unire le proprie persone a piacimento
	con i loro pari - e da qui non nasce
	altro che marmocchi e miseria - voi
	da questa libert siete esclusa
	per via degli obblighi pertinenti alla corona,
	e non dovete macchiare il suo splendore
	con uno schiavo miserabile, uno che  nato
	per la livrea, un lacch, un garzone da cucina
	- anzi, neppure tanto in alto.

IMOGENE
	Blasfemo! Se anche fossi il figlio di Giove,
	ma restassi uguale a quello che, per di pi,
	gi sei, saresti troppo miserabile
	per fargli da servo. Se i vostri meriti
	si paragonassero, ti spetterebbe l'onore - e gi,
	susciterebbe invidia - l'essere fatto tirapiedi
	del boia del suo regno; e odiato, addirittura,
	per tanta distinzione.

CLOTEN
				Le nebbie del sud lo facciano marcire!

IMOGENE
	Non pu capitargli sventura peggiore
	che essere nominato da te.
	Purch abbia toccato il suo corpo,
	il suo pi misero vestito m' pi caro
	di tutti i capelli che ti coprono la testa,
	quando anche divenissero uomini tuoi pari.
	Pisanio, presto!

.Entra Pisanio..

CLOTEN
			"Il suo vestito"! Che il diavolo...

IMOGENE
	Presto, va' da Dorotea, la mia ancella.

CLOTEN
	"Il suo vestito"!

IMOGENE
			Son perseguitata da un folle, impaurita
	e infuriata. Corri, di' alla mia ancella
	di cercare un gioiello che per caso deve
	essermi caduto dal braccio. Era del tuo padrone.
	Ch'io sia maledetta se mai vorrei perderlo
	per tutte le ricchezze di qualunque re d'Europa!
	Credo d'averlo visto questa mattina.
	Sono sicura che l'avevo al braccio
	ieri notte. L'ho baciato. Spero
	che non sia corso a dire a mio marito
	che bacio qualcun altro.

PISANIO
				Non pu essersi perso.

IMOGENE
	Lo spero. Va' a cercarlo. [.Esce Pisanio..]

CLOTEN
				Mi avete offeso:
	"Il suo pi misero vestito!"

IMOGENE
				Cos dissi, signore. Se volete
	farmi causa, chiamate pure i testimoni.

CLOTEN
	Informer vostro padre.

IMOGENE
				E vostra madre:  mia protettrice;
	e di me, spero, penser il peggio che pu.
	Vi lascio, signore, al peggior scontento. [.Esce..]

CLOTEN
						Mi vendicher!
	"Il suo pi misero vestito"! Bene! Bene! [.Esce..]

/:/Scena IV


.Entrano Postumo e Filario..

POSTUMO
	Non temete, signore. Vorrei essere
	tanto sicuro di persuadere il re quanto
	son certo che lei manterr il suo onore.

FILARIO
	Che mezzi userete col re?

POSTUMO
	Nessuno. Attendere che il tempo cambi,
	tremare in questo inverno freddo,
	desiderare che vengano giorni pi caldi.
	Soltanto con queste speranze incerte
	ripago la vostra cortesia. Se falliscono,
	morir vostro debitore.

FILARIO
	La vostra bont e la vostra compagnia
	sono pagamento pi grande di qualunque cosa
	io possa fare. Ormai il vostro re
	avr saputo del grande Augusto.
	Caio Lucio compir la sua missione
	fino in fondo, e il re, ritengo,
	acceder a pagare il tributo, e gli arretrati,
	piuttosto che affrontare i Romani, il cui ricordo
	gli sar tuttora penoso.

POSTUMO
	Non sono un politico, e non  probabile
	che lo divenga mai, ma credo
	che finir in una guerra. E avremo l'annuncio
	che la legione di Gallia  sbarcata nella nostra
	intrepida Britannia prima che un solo
	centesimo del tributo sia stato versato.
	La nostra gente  pi preparata
	di quando Giulio Cesare sorrideva
	della loro inesperienza, anche se trovava
	il loro coraggio preoccupante.	La disciplina,
	unita ora al coraggio, dimostrer
	a chi vuole metterli alla prova
	che sono un popolo capace di fare
	progressi nel mondo.

.Entra Iachimo..

FILARIO
				Guardate! Iachimo  gi qui.

POSTUMO
	V'hanno guidato i cervi pi veloci,
	e da ogni angolo i vnti hanno baciato
	le vostre vele, tanto da far volare la nave!

FILARIO
	Benvenuto, signore.

POSTUMO
	Spero che la rapidit del vostro ritorno
	sia dovuta alla brevit della risposta avuta.

IACHIMO
	Vostra moglie  una delle donne
	pi belle che abbia mai visto...

POSTUMO
	E anche la migliore, o la sua bellezza,
	affacciata alla finestra, adeschi pure
	cuori falsi, e sia falsa con loro.

IACHIMO
	Ho lettere per voi.

POSTUMO
			Con buone notizie, spero.

IACHIMO
	Molto probabile.

POSTUMO
			Caio Lucio era
	alla corte britanna assieme a voi?

IACHIMO
	Era atteso, ma non ancora arrivato.

POSTUMO
	Finora tutto bene. Quella pietra
	brilla come prima, o  troppo opaca
	perch la portiate ad ornamento?

IACHIMO
	Se l'avessi perduta, il suo valore in oro
	avrei perduto. Farei un viaggio
	due volte pi lungo per godere
	un'altra notte cos breve e dolce
	come la mia in Britannia: l'anello  vinto.

POSTUMO
	La pietra  troppo difficile da togliere cos.

IACHIMO
	Per nulla: vostra moglie  cos facile!

POSTUMO
	Non cercate, signore, di volgere in scherzo
	la vostra perdita. Spero sappiate
	che non dobbiamo per forza rimanere amici.

IACHIMO
	Lo dobbiamo, amico mio, se tenete fede
	al patto. Se non avessi riportato con me
	intima conoscenza della vostra donna, ammetto
	che la discussione potrebbe proseguire.
	Ma io, ora, mi proclamo vincitore del suo onore,
	come del vostro anello. E senza
	far torto n a lei n a voi, perch
	ho agito secondo il desiderio di entrambi.

POSTUMO
	Se potete provare d'averla gustata a letto,
	la mia mano e il mio anello sono vostri.
	Se no, l'opinione infame che avevate
	del suo onore purissimo, a voi o a me
	coster la spada, o ambedue ci priver
	della spada, lasciandola a chi la trova.

IACHIMO
	Signore, le prove circostanziali che addurr
	sono cos vicine alla verit
	che v'indurranno a credere. Poi, confermer
	la forza loro con un giuramento.
	Mi darete licenza di ometterlo, non dubito,
	quando vedrete che non ce n' bisogno.

POSTUMO
	Continuate.

IACHIMO
			Prima la sua camera da letto
	- dove confesso di non aver dormito,
	ma dove dichiaro d'avere ottenuto
	quel che valeva bene una veglia.
	Alle pareti arazzi di seta e argento,
	con la storia dell'altera Cleopatra che incontra
	il suo romano, e il Cidno che si gonfia
	oltre le rive per le troppe navi
	o per l'orgoglio di portarla. Un lavoro
	fatto con arte tale, e cos ricco,
	da chiedersi se prevalesse in esso la perizia
	o il valore. E io mi domandavo
	se potesse con tanta bellezza essere eseguito,
	e precisione: perch c'era, l, la vita vera...

POSTUMO
	Questo  vero, ma potreste averlo
	sentito raccontare qui da me,
	o da qualcun altro.

IACHIMO
			Altri particolari
	devono avvalorare la mia conoscenza.

POSTUMO
	S, certo; o il vostro onore ne verr macchiato.

IACHIMO
	Il camino guarda a sud, e sulla cappa
	 rappresentata Diana, casta, al bagno.
	Mai ho visto figure parlanti come quelle.
	Una seconda Natura, bench muta,
	deve essere stato lo scultore - anzi,
	l'ha superata, pur senza il respiro e il movimento.

POSTUMO
	Anche questo potete averlo appreso
	indirettamente.  cosa di cui si parla molto.

IACHIMO
	Il soffitto della stanza  adorno
	di cherubini d'oro. Gli alari
	- li avevo dimenticati - erano due Cupidi
	d'argento, bendati, in equilibrio su un piede
	e con grazia appoggiati alle loro torce.

POSTUMO
	E questo dunque sarebbe il suo onore!
	Ammettiamo che abbiate visto tutto ci
	- e lodiamo quindi la vostra memoria.
	La descrizione dei particolari della camera
	non basta per vincere la scommessa fatta.

IACHIMO
	Allora impallidite, se potete! Chiedo licenza
[.gli mostra il braccialetto.]
	di far prendere aria a questo gioiello: guardate!
	Ora lo rimetto via. Va sposato
	al vostro diamante, e li terr entrambi.

POSTUMO
	Oh Giove!... Ancora una volta lasciate
	che lo guardi:  proprio quello che le avevo dato?

IACHIMO
	Quello, signore, grazie a lei stessa!
	Se l' sfilato dal braccio: la vedo ancora
	adesso mentre lo fa, quel gesto,
	che per la sua grazia superava il valore
	del dono, e l'ha reso pi prezioso.
	Me lo diede dicendo che le era stato caro,
	un tempo.

POSTUMO
		Forse lo tolse per mandarlo a me.

IACHIMO
	Davvero?  questo che scrive nella lettera?

POSTUMO
	No. O no, no!  vero. Ecco, [.gli d l'anello.]
	prendete anche questo. Per i miei occhi
	 un basilisco, che uccide a guardarlo.
	Non c' onore, non pu esserci,
	dove c' bellezza. N verit,
	dove c' apparenza. N amore,
	dove c' un altro uomo. Che i giuramenti
	delle donne siano d'impegno
	a coloro cui li fanno come esse
	sono impegnate alla virt loro!
	Per nulla! Oh, falsa oltre misura!

FILARIO
	Signore, siate paziente, e riprendete
	il vostro anello. Non  perso, ancora.
	Forse l'ha smarrito o, chiss,
	una delle sue donne, corrotta, l'ha rubato.

POSTUMO
	Verissimo. In questo modo, spero,
	l'ha ottenuto. Restituitemi l'anello,
	e indicatemi un qualche segno sul suo corpo
	che sia pi conclusivo. Questo fu rubato.

IACHIMO
	Per Giove, l'ho avuto dal suo braccio stesso.

POSTUMO
	Attento, sta giurando. Lo giura
	su Giove! Allora  vero,
	tenete pure l'anello. Sono sicuro
	che non avrebbe mai potuto perderlo.
	E le sue ancelle sono fidate, tutte,
	e oneste. Loro indotte a rubarlo?
	E da uno straniero? No! L'ha goduta!
	Questo  l'emblema della sua incontinenza.
	A questo prezzo s' comprata il nome
	di puttana. Ecco, prendi la tua paga,
	e i diavoli dell'inferno si dividan fra voi due!

FILARIO
	Siate paziente, signore. Questa non 
	prova sufficiente contro una persona
	della quale si ha buona opinione.

POSTUMO
	Basta parlarne! S' fatta montare da lui.

IACHIMO
	Se chiedete prove pi convincenti,
	ebbene sotto il suo seno - ben degno,
	peraltro, d'essere palpato - c' un neo,
	giustamente orgoglioso della sua posizione
	cos delicata. Sulla mia vita, l'ho baciato,
	e m'ha fatto venir fame di mangiarne ancora.
	Ricordate questa macchia che ha?

POSTUMO
	S. E conferma un'altra macchia che,
	anche da sola,  tanto grande
	da riempire tutto l'inferno.

IACHIMO
				Volete sentire dell'altro?

POSTUMO
	Risparmiatevi l'aritmetica. Non contate le volte.
	Una vale un milione!

IACHIMO
				Giuro...

POSTUMO
					Niente giuramenti!
	Se giurate che non l'avete fatto, mentite. E
	t'ammazzo se neghi d'avermi fatto cornuto.

IACHIMO
	Non nego nulla.

POSTUMO
			Ah! Averla qui, nelle mie mani,
	e farla a pezzi! Ritorner lass,
	lo far, l nella corte, davanti
	a suo padre. Far cose che... [.Esce..]

FILARIO
	Del tutto fuori di senno e di pazienza!
	Avete vinto. Seguiamolo, e cerchiamo
	di stornare la rabbia che ha contro se stesso.

IACHIMO
	Con tutto il cuore. [.Escono..]

.Rientra Postumo..

POSTUMO
	Non possono nascere, gli uomini, senza
	che le donne compiano met dell'opera?
	Siamo tutti bastardi, e quell'uomo
	rispettabilissimo che chiamavo mio padre
	era chiss dove quando io fui coniato.
	Un falsario m'avr contraffatto coi suoi strumenti.
	Eppure mia madre pareva la Diana di quei tempi:
	tale mia moglie, adesso, e senza uguali.
	Vendetta, vendetta! A me limitava il piacere legittimo.
	e spesso mi chiedeva paziente astinenza.
	Mi pregava, con un pudore soffuso di rosso
	cos dolce che a vederlo avrebbe scaldato
	il vecchio Saturno, e a me sembrava
	casta come neve non toccata dal sole.
	Per tutti i diavoli! Iachimo, questo
	figuro giallastro, in un'ora - no? -
	forse meno, al primo incontro,
	magari senza dire una parola, come un cinghiale
	- tedesco, per giunta - rimpinzato di ghiande,
	ha fatto"O!", e se l' montata.
	Non ha trovato ostacolo se non quello
	che voleva, e che lei avrebbe dovuto
	difendere dall'attacco. Ah, poter scoprire
	in me la parte dovuta alla donna!
	Non c' impulso verso il vizio nell'uomo
	che, dico, non venga dalla donna.
	La menzogna, notate, dalla donna. Da lei,
	la lusinga, da lei l'inganno. La lussuria,
	i pensieri immondi: suoi, suoi!
	Sua la vendetta: e ambizioni, cupidigia,
	superbia, disprezzo, desideri strani,
	calunnie, volubilit - tutti i peccati
	che hanno un nome - anzi, che l'inferno
	conosce: suoi, in parte o del tutto.
	No, del tutto. Ch persino nel vizio
	le donne non hanno costanza, ma cambiano sempre:
	un vizio d'un minuto con uno nuovo,
	di trenta secondi. Scrivere contro
	di loro, voglio - detestarle, maledirle.
	C' per una maniera pi sottile
	per odiarle veramente: augurare loro
	che soddisfino le proprie voglie.
	Il diavolo stesso non saprebbe tormentarle meglio. [.Esce..]

/:/ATTO III



.Scena I


.Entrano solennemente Cimbelino, la Regina, Cloten, e Signori da una parte, e dall'altra Caio Lucio con il seguito..

CIMBELINO
	Allora, dite: cosa vuole da noi Cesare Augusto?

LUCIO
	Quando Giulio Cesare - il cui ricordo
	vive ancora agli occhi degli uomini,
	e sar per orecchie e lingue tema perenne -
	era qui in Britannia a conquistarla,
	tuo zio, Cassibellano - famoso per le lodi
	che di lui faceva Cesare stesso non meno
	che per le gesta che gliele meritarono -
	promise a Roma, per s e i suoi successori,
	un tributo di tremila libbre d'oro all'anno;
	che negli ultimi tempi tu non hai pagato.

REGINA
	E che, per eliminare ogni meraviglia
	in futuro, non verr mai versato.

CLOTEN
Molti Cesari vi saranno prima che ne venga un altro come Giulio. La Britannia  un mondo a s, e non pagheremo proprio un bel niente per il diritto di portarci il naso sulla faccia.

REGINA
	L'occasione che i Romani ebbero allora
	di prendere il nostro a noi, ora l'abbiamo
	noi di riprendercelo Ricordate, sire,
	mio sovrano, i re vostri antenati,
	e insieme la posizione forte e audace
	per natura, della vostra isola: un parco
	di Nettuno, cinto e chiuso da rupi
	insormontabili e acque ruggenti, con sabbie
	che non reggeranno le navi dei vostri nemici,
	ma le risucchieranno fino alla cima degli alberi maestri.
	S, Cesare fece qui qualche conquista,
	ma non  qui che pot vantarsi,"venni, vidi, vinsi".
	Con vergogna anzi - la prima che mai gli tocc -
	fu respinto lontano dalle nostre coste,
	due volte battuto. E le sue navi
	- poveri, ignari gingilli - sbalzate
	nel nostro mare tremendo sopra alle ondate
	come gusci d'uovo, andarono in pezzi
	sui nostri scogli. Per la gioia che n'ebbe,
	il famoso Cassibellano, il quale - oh fortuna sgualdrina -
	si trov sul punto di vincere a Cesare la spada,
	fece brillare di fal la citt di Lud,
	in festa, rendendo i Britanni gonfi di coraggio.

CLOTEN
Via, non c' pi nessun tributo da pagare. Il nostro regno  pi forte che a quei tempi; e, come dicevo, non ci sono oggi Cesari come quello. Altri avranno pure il naso camuso come lui, ma nessuno un braccio cos dritto.

CIMBELINO
	Lasciate, figlio, che vostra madre finisca.

CLOTEN
E ce ne sono ancora molti invece qui fra noi che hanno strette forti come Cassibellano Non dico di essere uno di loro: per una mano ce l'ho. Un tributo? E perch? Perch dovremmo pagare un tributo? Se Cesare potesse nasconderci il sole con una coperta, o mettersi in tasca la luna, allora gli pagheremmo un tributo per la luce. Altrimenti, signore, di grazia, basta tributi.

CIMBELINO
	Dovete sapere che finch i Romani
	non ci estorsero, insolenti, questo tributo,
	eravamo liberi. L'ambizione di Cesare,
	che tanto si gonfi da spezzare, quasi,
	i fianchi del mondo, contro ogni diritto
	ci impose questo giogo. E scrollarselo di dosso
	 un dovere per un popolo guerriero quale noi
	ci reputiamo.

CLOTEN E SIGNORI
			Proprio cos.

CIMBELINO
	Dite dunque a Cesare che nostro avo fu
	quel Mulmuzio il quale dett le nostre leggi;
	che queste proprio dalla spada di Cesare
	furono mutilate; che ristabilirle
	in pieno vigore sar compito primo
	e pi grande del potere che deteniamo,
	anche a costo dell'ira di Roma.
	A noi diede leggi Mulmuzio,
	il primo che in Britannia cinse le tempie
	di corona d'oro e chiam re se stesso.

LUCIO
	Cimbelino, mi dispiace di dover proclamare
	tuo nemico Cesare Augusto
	- Cesare, che ha pi re al suo servizio
	che tu servi e guardie di palazzo.
	Ascolta dunque il mio messaggio:
	in nome di Cesare dichiaro contro di te
	guerra e rovina. Sii pronto ad una furia
	irresistibile. Dopo questa sfida,
	per me ti ringrazio.

CIMBELINO
			Sei benvenuto, Caio.
	Il tuo Cesare mi ordin cavaliere, e sotto di lui
	ho passato molta della mia giovinezza;
	da lui ho ricevuto onori che adesso
	vuole riprendersi per forza, e che io devo
	difendere a oltranza. So che i Pannoni
	e i Dalmati s'armano per liberarsi:
	un precedente che, non compreso,
	farebbe apparire vili i Britanni.
	Cesare non li trover di certo tali.

LUCIO
					La parola ai fatti.

CLOTEN
Sua Maest vi d il benvenuto. Passate con noi piacevolmente uno o due giorni, o pi. Se verrete a cercarci, dopo, con altre intenzioni, ci troverete difesi dalla cintura della nostra acqua salata. Se riuscirete a cacciarci fuori da essa, allora  vostra. Se invece perite nell'impresa, i nostri corvi avranno pasto migliore a vostre spese. E questo  tutto.

LUCIO
Sia pure, signore.

CIMBELINO
	Ora io so qual  il volere del tuo signore,
	e lui il mio. Quanto al resto, benvenuto. [.Escono..]

/:/Scena II


.Entra Pisanio, con una lettera..

PISANIO
	Cosa? Di adulterio? Perch non scrivi
	quale mostro la accusa? Leonato!
	Signore, che strana infezione  penetrata
	nelle tue orecchie? Quale traditore d'italiano,
	con lingua velenosa quanto le mani,
	ha conquistato la tua ingenua credulit?
	Lei, infedele? No!  punita
	per la sua fedelt: e sopporta - non
	come una donna, come una da - assalti tali
	che sconfiggerebbero pi d'una virt!
	Mio signore, il tuo animo  ora pi in basso
	del suo quanto lo erano prima
	le tue fortune. Come? Dovrei ucciderla?
	Contro l'affetto, la fedelt, i giuramenti fatti
	per ordine tuo? Io, uccidere lei?
	Spargerne il sangue? Se questo significa
	servire bene, che mai pi
	io sia ritenuto servizievole!
	E di quanta umanit dovrebbe dimostrarsi
	privo il mio viso per farmi credere capace
	di un simile delitto? [.Legge.] Fallo. La lettera
	che le ho inviato te ne dar occasione
	per ordine di lei stessa. Foglio maledetto!
	Nero come l'inchiostro su di te!
	Insensibile bubbola, puoi essere complice
	di tale delitto e ancora mantenere
	l'aspetto di una vergine? Eccola, viene.
	Di quanto m' stato ordinato, niente voglio saperne.

.Entra Imogene..

IMOGENE
Allora, Pisanio?

PISANIO
	Signora, una lettera dal mio padrone.

IMOGENE
	Chi? Il tuo padrone? Ma  Leonato,
	il mio signore! Sarebbe assai dotto
	l'astrologo che conoscesse le stelle
	come io la sua scrittura: il futuro
	gli sarebbe spalancato davanti. Oh di benigni,
	fate che d'amore profumi ci che qui
	 contenuto, e della salute del mio sposo,
	della sua felicit - non perch siamo
	separati. No, questo deve farlo soffrire.
	Ci sono dolori salutari, e questo appunto
	 uno di quelli, perch cura l'amore -
	della sua felicit in tutto meno che in questo!
	Cera gentile, il tuo permesso.
	Benedette siate voi, api, che fate
	sigilli ai nostri segreti! Chi ama
	e chi  in pericolo di perdere i suoi crediti
	vi fanno preghiere diverse: e voi mandate
	in prigione i debitori, e insieme i fogli
	del giovane Cupido suggellate. Buone notizie, o di!
[.Legge.] La giustizia, e l'ira di tuo padre se mi trovasse nei suoi domini, non sarebbero per me crudelt pari alla dolcezza con la quale tu, carissima fra tutte le creature, mi ridaresti vita con i tuoi occhi. Sappi che sono in Cambria, a Milford Haven. Segui quel che l'amore ti suggerir di fare in questa circostanza Ti augura ogni felicit colui che rimane fedele al suo voto, e che ti ama sempre di pi.
	POSTUMO LEONATO.

	Avessi un cavallo con le ali! Senti, Pisanio?
	 a Milford Haven. Leggi, e dimmi
	quanto  distante. Chi ha affari da poco
	pu andarci a rilento in una settimana.
	Non potrei io allora volarvi in un giorno?
	Dunque, fedele Pisanio, che spasimi
	quanto me di vedere il tuo padrone
	- spasimi, non esageriamo - non proprio quanto me,
	ma un po' di meno. No, non come me:
	perch il mio desiderio varca ogni confine.
	Dimmi, parla - un consigliere d'amore
	deve riempire di parole le trombe dell'udito
	fino a soffocarlo - quanto c' da qui
	a questo benedetto Milford? E spiegami poi
	come mai il Galles sia tanto fortunato
	da possedere un porto come Milford.
	Ma, prima di tutto: come possiamo
	fuggire da qui? E che scusa troveremo
	per il vuoto che lasceremo nel tempo
	fra l'andata e il ritorno? Prima, per,
	come arrivarci! Perch cercare scuse
	prima che ce ne sia bisogno? Di questo
	parleremo dopo. Intanto, ti prego, dimmi:
	quante decine di miglia potremo fare
	a cavallo, in un'ora?

PISANIO
				Una ventina tra un sole e l'altro, signora,
	 abbastanza, e forse troppo, per voi.

IMOGENE
	Ma come? Neanche uno che venisse portato
	al patibolo sarebbe tanto lento!
	Ho sentito parlare di scommesse su cavalli
	che filavano pi veloci della sabbia
	nelle clessidre. Sono sciocchezze.
	Va', di' alla mia ancella di fingersi ammalata
	e di dire che va a casa da suo padre;
	e procurami subito un abito da viaggio,
	non pi ricco di quello che converrebbe
	alla moglie di un fittavolo.

PISANIO
				Signora, rifletteteci:  meglio.

IMOGENE
	Riesco a vedere solo davanti a me.
	Tra qui e l, e dietro di me,
	c' una nebbia che il mio sguardo
	non sa attraversare. Via, ti prego:
	fa' come ti ho ordinato. Non c' altro
	da dire. Una strada sola  aperta:
	quella che a Milford porta. [.Escono..]

/:/Scena III


.Entrano Belario, Guiderio e Arvirago..

BELARIO
	Una bella giornata: da non stare a casa,
	specie con un tetto basso come il nostro.
	Ragazzi, chinatevi: questa porta v'insegna
	come adorare il cielo, ed a piegarvi
	per il santo ufficio del mattino.
	Le porte dei monarchi hanno archi cos alti
	che i giganti vi possono passare, superbi,
	con empi turbanti in capo, senza neppure
	dare il buongiorno al sole. Salve,
	bel cielo! Abitiamo fra le rocce,
	ma ti trattiamo con pi onore di coloro
	che vivono orgogliosi.

GUIDERIO
				Salute, cielo!

ARVIRAGO
						Salute, cielo!

BELARIO
	E ora, ai nostri svaghi montani. Su
	per quella collina: avete gambe giovani!
	Io prendo per il piano. Quando mi vedrete
	di lass piccolo come un corvo, allora
	pensate che quello  il posto
	che sminuisce e fa insieme risaltare.
	Meditate quindi sulle storie che vi ho raccontate
	delle corti, dei principi, degli inganni della guerra,
	dove un servizio non  tale perch fatto,
	ma perch come tale  riconosciuto.
	A guardarla in questo modo, si trae profitto
	da tutto ci che si vede. Cos,
	spesso, troveremo - a nostro conforto -
	che lo scarabeo nella sua corazza  pi al sicuro
	dell'aquila con le ali dispiegate appieno.
	Ah, questa vita  pi nobile
	che servire a corte per aver rifiuti,
	pi proficua che stare a far nulla per ottenere
	una livrea, pi dignitosa che strusciarsi
	in abiti di seta ancora non pagati.
	I sarti riveriscono i clienti, ma poi
	non li cancellano dal libro dei loro debitori.
	Non  vita, quella, in confronto con la nostra.

GUIDERIO
	Parlate cos per la vostra esperienza.
	Noi che, poveretti, siamo senza penne,
	non abbiamo mai volato che vicino al nido,
	e non sappiamo com' l'aria lontano da casa.
	Forse questa vita  per voi la migliore
	(se una vita tranquilla  la migliore);
	 pi dolce per voi che ne avete conosciuta
	una pi aspra, e ben si conviene
	alla vostra et pi fredda. Ma per noi 
	una prigione d'ignoranza, un viaggio fatto dormendo,
	una cella di carcere per un debitore
	che non osa varcarne la soglia.

ARVIRAGO
	Di cosa parleremo quando saremo vecchi
	come voi? Quando sentiremo pioggia
	e vento battere il buio di dicembre?
	Di che discorreremo in questa gelida caverna
	per passare le ore lunghe che agghiacciano?
	Nulla abbiamo visto. Siamo come bestie.
	Astuti come volpi per la preda,
	bellicosi come lupi per il cibo:
	il nostro valore sta nel dar la caccia
	a ci che fugge; una cantoria facciamo
	della nostra gabbia, come gli uccelli prigionieri,
	e cantiamo la nostra schiavit liberamente.

BELARIO
	Che discorsi! Se soltanto conosceste
	l'usura della citt e provaste sulla carne
	gli artifici della corte, da dove  tanto
	arduo andarsene quanto restare,
	e dove salire in cima vuol dire
	caderne o scivolare al punto che pari
	 la paura di cadere; le pene della guerra,
	fatiche che paiono cercare il pericolo
	in nome solo della fama e dell'onore e,
	nella ricerca, muoiono, ricevendo
	indifferentemente ad epitaffio elogi o calunnie -
	fatiche che anzi, spesso, puniscono
	chi opera bene e, peggio, lo piegano ai rimproveri.
	Questa storia, figli, il mondo pu leggere
	in me. Il mio corpo porta i marchi
	delle spade romane. La mia fama, un tempo,
	era fra le pi illustri. Cimbelino
	mi amava, e quando si parlava di soldati,
	il mio nome era tra i primi.
	Ero come un albero, allora, i cui rami
	si piegano dai frutti. Ma in una sola notte
	una tempesta, o una rapina (chiamatela come volete),
	scroll a terra i miei frutti maturi,
	e le foglie stesse, lasciandomi nudo
	alle intemperie.

GUIDERIO
			Favori incerti della fortuna!

BELARIO
	Eppure, io non avevo colpa
	- come vi ho detto spesso: semplicemente,
	due canaglie, i cui spergiuri
	prevalsero sul mio onore immacolato,
	giurarono a Cimbelino che io ero
	in lega coi Romani. E cos fui bandito,
	e per vent'anni queste rocce e queste plaghe
	sono state il mio mondo, dove ho vissuto
	in onesta libert e pagato pi debiti
	di piet al cielo che in tutta la prima
	parte della mia vita. Ma su,
	per le montagne! Non sono discorsi, questi,
	da cacciatori. Chi per primo colpisce
	la selvaggina, sar il signore della festa:
	gli altri due lo serviranno, e non dovremo
	temere il veleno che spesso accompagna
	i piatti sulle tavole di pi alto rango.
	Ci incontreremo a valle. [.Escono Guiderio e Arvirago..]
	Come  difficile nascondere le scintille della Natura!
	Questi ragazzi non immaginano neanche
	di essere i figli del re, e Cimbelino
	non si sogna neppure che essi siano vivi.
	Credono di essere figli miei,
	e bench allevati cos, umilmente,
	in una caverna che li fa star curvi,
	i loro pensieri raggiungono le cime dei palazzi,
	e la Natura li spinge, ben al di sopra
	dei modi altrui, a fare da prncipi
	perfino nelle cose semplici. Polidoro, ecco,
	erede di Cimbelino sul trono di Britannia,
	lui che suo padre chiam Guiderio - o Giove! -
	quando, seduto sul mio sgabello a tre zampe,
	racconto le imprese di guerra che ho compiuto,
	la sua anima balza al volo dentro alla mia storia.
	E se dico,"Cos cadde il nemico,
	e cos gli posi il piede sul collo",
	il suo sangue di principe gli corre al viso,
	e suda, tende i giovani muscoli, si mette
	a mimare nel contegno le mie parole.
	Il fratello pi giovane, Cadwal, che prima
	si chiamava Arvirago, atteggiandosi allo stesso modo,
	nel mio racconto accende la vita,
	e ancora di pi rivela quel che sente.
	Ecco, hanno snidato la selvaggina!
	Cimbelino, il cielo e la mia coscienza
	sanno che mi hai esiliato ingiustamente.
	Perci, quando l'uno aveva tre anni
	e l'altro due, ti rapii i bambini,
	pensando di privarti cos di successione
	come tu mi spogliasti delle mie terre.
	Tu, Eurifile, sei stata loro nutrice:
	ti hanno creduto loro madre,
	e ogni giorno rendono onore alla tua tomba.
	E credono me, Belario, che conoscono
	col nome di Morgan, loro padre naturale.
	La caccia  al via. [.Esce..]

/:/Scena IV


.Entrano Pisanio e Imogene..

IMOGENE
	Quando siamo smontati da cavallo,
	mi hai detto che il posto era vicino.
	Neppure mia madre ebbe tanta impazienza
	di vedermi per la prima volta quanta ora ne ho io...
	Pisanio, su! Dov' Postumo?
	Cosa hai in mente che sbarri gli occhi cos?
	Perch quel sospiro dal tuo cuore?
	A farti il ritratto, verrebbe interpretato
	come l'immagine della confusione e del tormento,
	indecifrabile. Un aspetto che atterrisca un po' meno
	devi mostrare, se non vuoi che la pazzia
	vinca la mia ragione. Che succede?
	Perch mi passi questo foglio
	con uno sguardo tanto impassibile?
	Se sono notizie piene di calore,
	annunciale con un sorriso; se invece di gelo,
	devi solo tenerti questa espressione.
	La calligrafia di mio marito?
	Quella dannata Italia, con i suoi veleni,
	l'avr confuso, si trover in un brutto momento.
	Su, parla! La tua lingua forse
	pu spuntare la lama a quella carta
	che, alla lettura, mi ferirebbe a morte.

PISANIO
	Leggete voi, vi prego E vedrete se non sono
	- ah poveretto! - l'essere pi disprezzato
	dalla fortuna.

IMOGENE [.legge.]
Pisanio, la tua padrona ha fatto la sgualdrina nel mio letto. Ne ho testimonianze che sanguinano dentro di me. Non parlo per deboli congetture, ma per prove forti come il mio dolore e certe quanto lo sar la mia vendetta. Questa parte, Pisanio, devi farla tu per me, se la tua lealt non s' macchiata del tradimento di lei. Devi toglierle la vita con le tue stesse mani. Te ne dar l'opportunit a Milford Haven. Perch vada l le ho mandato una lettera. E l, se hai paura di colpire e non mi dai la certezza che l'hai fatto, diverrai il ruffiano del suo disonore, infedele a me quanto lei.

PISANIO
	Che bisogno ho di sguainare la spada?
	Il foglio le ha gi tagliato la gola.
	No:  la calunnia, che ha lama
	pi affilata della spada, e lingua
	pi velenosa di tutte le serpi del Nilo,
	e fiato che cavalca il vento spargendo menzogne
	ai quattro angoli del mondo. Re, regine,
	nobili, fanciulle, matrone - perfino
	nel segreto della tomba penetra questa
	vipera della calunnia. Ebbene, signora?

IMOGENE
	Infedele al suo letto? Che significa?
	Giacervi sveglia e pensare a lui?
	Piangere sempre, ora dopo ora?
	E se il sonno vince la Natura,
	romperlo per sognare di lui, e per lui
	impaurita gridare fino a svegliarmi?
	Questo  essere infedele al suo letto?

PISANIO
	Ahim, buona signora!

IMOGENE
	Io, infedele? La tua coscienza a testimonio!
	Iachimo, quando lo accusasti di incontinenza,
	mi sembrasti una canaglia. Ora, ecco,
	potrei crederti abbastanza onesto.
	Qualche donnaccia italiana, figlia soltanto
	del proprio belletto, deve averlo
	sedotto. E io, poveretta, sono
	un vestito ammuffito, fuori moda:
	troppo ricco, s, per essere appeso
	al muro, e allora da stracciare - a pezzi,
	farmi! Ah, i giuramenti degli uomini sono
	tradimenti, per le donne! Marito mio,
	per questo tuo voltafaccia nessun viso onesto
	potr pi apparire naturale:
	sembrer finto, invece, per malvagit;
	simulato per adescare le donne.

PISANIO
					Ascoltatemi, signora.

IMOGENE
	Quando Enea trad, molti uomini onesti
	e leali furono creduti traditori,
	e il pianto di Sinone ha rese false
	molte lacrime vere, e a vere miserie
	ha sottratto piet. Cos tu, Postumo,
	di marciume coprirai gli uomini onesti:
	buoni e fedeli, tutti saran creduti
	falsi e spergiuri per questa tua gran colpa.
	Su, sii onesto almeno tu, esegui
	gli ordini del tuo padrone. Quando lo vedi,
	testimonia la mia obbedienza Guarda,
	snudo la spada io stessa. Prendila,
	e colpisci l'innocente dimora del mio amore:
	il cuore mio. Non temere, ormai  vuoto
	di tutto fuor che di dolore: non c'
	pi, dentro, il tuo padrone,
	che era la sua vera ricchezza.
	Esegui i suoi ordini, colpisci.
	Sarai pur valoroso in imprese pi grandi:
	ora, per, sembri un codardo.

PISANIO
					Via da me, arma vile!
	La mia mano non farai dannata!

IMOGENE
	Pure, io devo morire: se non 
	per mano tua, non servi il tuo padrone.
	Contro il suicidio c' un divieto cos sacro
	da rendere vile la mia debole mano.
	Su, ecco il mio cuore,
	obbediente come il fodero della tua spada
	- c' qualcosa sopra, aspetta.
	Non voglio difesa. Ma che ?
	Ah, le sacre scritture del leale Leonato,
	divenute eresie! Via, via!
	Corrompete la mia fede, e quindi
	non farete pi corazza al mio cuore.
	Cos dei poveri sciocchi credono, magari,
	ai falsi maestri. Chi  tradito
	soffre atrocemente il tradimento,
	ma al traditore spetta pena pi grande.
	E tu, Postumo, causa della mia disobbedienza
	al re mio padre, tu che mi hai fatto
	disprezzare gli omaggi dei prncipi miei pari,
	imparerai un giorno che non erano, quelle,
	azioni comuni, ma impulsi rari.
	E m'addolora pensare che quando ti verr meno
	l'appetito per colei che ora ti sazia,
	il ricordo di me sar un tormento. Presto,
	ti prego: l'agnello implora il macellaio.
	Dov' il tuo coltello? Sei troppo lento
	a eseguire gli ordini del tuo padrone
	e quanto io stessa desidero.

PISANIO
	O mia graziosa signora, da quando ho ricevuto
	l'ordine di compiere questo delitto,
	non ho chiuso occhio.

IMOGENE
				Allora compilo, e poi va' a letto.

PISANIO
	Consumer piuttosto i miei occhi stando sveglio.

IMOGENE
	Perch hai accettato, allora? Perch
	con l'inganno, con un pretesto m'hai condotta
	per tante miglia? Perch qui? Perch
	stancarci, tu ed io, e affaticare i cavalli?
	E questa occasione che hai? L'agitazione
	della corte per la mia assenza - anche se credo
	non ci torner mai pi? Perch
	andare tanto lontano da avere
	l'arco lento quando sei ormai appostato,
	e la cerbiatta designata sta davanti a te?

PISANIO
	Solo per guadagnare tempo e liberarmi
	di un compito cos triste. Ho pensato,
	intanto, a un rimedio. Buona signora,
	ascoltatemi con pazienza.

IMOGENE
				Parla fino a stancarti la lingua.
	Ho sentito che sono una sgualdrina,
	e il mio orecchio, colpito a tradimento,
	non pu ricevere ferita pi grande
	n essere sondato pi a fondo. Parla, dunque.

PISANIO
	Pensavo, signora, che non sareste ritornata indietro.

IMOGENE
	Certo, se mi hai portata qui per uccidermi.

PISANIO
	No, non per questo. Ma se sono stato
	accorto quanto onesto, forse il mio piano
	avr successo. Il mio padrone
	non pu che esser stato ingannato:
	qualche furfante, abilissimo nella sua arte,
	ha giocato a voi due questo tiro dannato.

IMOGENE
	Una cortigiana di Roma?

PISANIO
				No, per la mia vita. Far soltanto
	sapere che siete morta, e ne mander
	a lui un segno coperto di sangue,
	come ha ordinato. La vostra scomparsa
	dalla corte lo confermer.

IMOGENE
				E intanto, amico, io che far?
	Dove abiter? Come vivr?
	E quale conforto potr avere,
	morta come sono per mio marito?

PISANIO
	Se volete ritornare a corte...

IMOGENE
	Niente corte, niente padre, niente
	pi a che fare con quella nullit
	brutale, ignobile, rozza - quel Cloten,
	il cui corteggiamento  stato per me
	pi tremendo di un assedio.

PISANIO
	Se non volete tornare a corte, non potete
	neppure rimanere in Britannia.

IMOGENE
	E dove, allora? La Britannia possiede
	forse da sola tutto lo splendore del sole?
	Il giorno e la notte si trovano solo in Britannia?
	Nel volume del mondo, la Britannia appare
	come una sua parte, ma separata:
	il nido di un cigno in un gran lago.
	Pensa, di grazia, che esseri viventi
	ci sono anche fuori della Britannia.

PISANIO
	Sono lieto che pensiate ad altri luoghi.
	Lucio, l'ambasciatore romano, arriva domani
	a Milford Haven. Ora, se riusciste a fingere
	un animo oscuro quanto la vostra sorte,
	e a celare quello che, se scoperto,
	per voi comporterebbe soltanto pericoli,
	prendereste una via piacevole e piena di prospettive
	- forse anche vicina a dove sta Postumo,
	o almeno tanto vicina che, se anche
	non si potesse vedere da l quello che fa,
	pure d'ora in ora vi giunger all'orecchio
	notizia d'ogni suo movimento.

IMOGENE
	Ah! Per una strada cos, bench pericolosa
	- non mortale, bada - per il mio pudore,
	subito mi avventurerei!

PISANIO
	Bene, ecco come: dovete dimenticare
	che siete una donna; cambiare il comando
	in obbedienza, paura e timidezza - le ancelle
	di ogni donna, e anzi l'essenza attraente
	della donna - in un coraggio arguto, pronto
	allo scherzo e alla risposta, impertinente
	e litigioso come una donnola. E poi, dovrete
	dimenticare il tesoro prezioso delle vostre guance
	ed esporlo -  duro, s, e crudele,
	ma, ahim, non c' rimedio - agli avidi baci
	di quel Titano che con i suoi raggi
	tocca tutti; e dimenticare i monili
	squisiti che facevano infuriare la grande Giunone.

IMOGENE
	Su, sii breve: vedo dove vai a parare,
	e son gi quasi un uomo.

PISANIO
				Prendetene prima le sembianze.
	Prevedendo la cosa, ho gi pronti
	nella sacca cappello, calzoni, giustacuore
	e tutto quello che vi si accompagna.
	Col loro aiuto, e imitando al meglio
	un giovane della vostra et, dovrete
	presentarvi al nobile Lucio, chiedergli
	d'essere presa al suo servizio, illustrargli
	le vostre capacit. Se ha orecchio per la musica,
	capir; e certo vi accoglier con gioia,
	perch  un uomo onesto e, inoltre,
	virtuoso. Quanto ai vostri mezzi
	una volta lontana da casa, ci sono io,
	che ne ho e mai mancher di fornirvene.

IMOGENE
	Sei il solo conforto che gli di
	mi concedono in aiuto. Ti prego, va'.
	Ci sono altre cose da considerare,
	ma lo faremo a tempo debito.
	A questa impresa vado come un soldato,
	e la compir col coraggio di un principe. Va', ti prego.

PISANIO
	Bene, signora, dobbiamo congedarci in fretta.
	Altrimenti, notando la mia assenza,
	mi sospetteranno d'aver favorito la vostra fuga
	dalla corte. Mia nobile signora, prendete
	questa scatoletta. Me l'ha data la regina,
	e il contenuto  prezioso. Se avete mal di mare,
	o nausea di viaggio, una goccia di questo
	caccer via ogni disturbo. Cercatevi
	un luogo in ombra e travestitevi da uomo.
	Gli di vi guidino al meglio!

IMOGENE
				Grazie, e cos sia.
[.Escono da parti diverse..]

/:/Scena V


.Entrano Cimbelino, la Regina, Cloten, Lucio e Signori..

CIMBELINO
	Vi lascio qui. Addio.

LUCIO
				Grazie, Maest.
	Il mio imperatore ha scritto, devo ripartire.
	Mi spiace molto dovergli annunciare
	la vostra inimicizia.

CIMBELINO
			I nostri sudditi, signore,
	non sopportano il suo giogo; e quanto a noi,
	mostrarci meno sovrani di loro
	non sarebbe da re.

LUCIO
			Bene, sire. Vi chiedo allora
	una scorta fino a Milford Haven.
	Signora, a Vostra Grazia auguro gioia, e a voi.

CIMBELINO
	Signori, vi assegniamo questo compito.
	Non dimenticate il dovere dell'onore.
	Addio, nobile Lucio.

LUCIO
				La vostra mano, signore.

CLOTEN
	Eccola, in amicizia. Ma d'ora in poi
	essa sar vostra nemica.

LUCIO
				Signore, i fatti devono ancora
	proclamare il vincitore. Addio.

CIMBELINO
	Non lasciate il nobile Lucio, miei
	buoni signori, finch non abbia attraversato
	il Severn. A voi, felicit! [.Escono Lucio e Signori..]

REGINA
	Se ne va accigliato: ma  per noi un onore
	avergliene dato motivo.

CLOTEN
				Tanto meglio.
	Cos vogliono i vostri prodi Britanni.

CIMBELINO
	Lucio ha gi scritto all'imperatore
	della situazione qui.  tempo dunque
	di approntare i nostri carri e i cavalieri.
	Le forze che Roma ha di stanza in Gallia
	saranno presto concentrate, e da l
	muoveranno guerra alla Britannia.

REGINA
	Non  cosa da dormirci sopra: bisogna
	condurla speditamente e con energia.

CIMBELINO
	La previsione che cos sarebbe andata
	ci ha preparati. Ma, nobile regina,
	dov' nostra figlia? Davanti al romano
	non  comparsa, e a noi non ha dato
	il saluto del giorno. Ci sembra piena
	di malvolere, non di rispetto. L'abbiamo
	notato. Chiamatela dinanzi a noi.
	Siamo stati troppo tolleranti e miti.
[.Esce un gentiluomo del seguito..]

REGINA
					Regale signore,
	dopo l'esilio di Postumo ha condotto
	vita assai ritirata: guarirla, sire,
	deve farlo il tempo. Vi supplico,
	Maest, non usate con lei parole dure.
	 tanto sensibile ai rimproveri
	che parole cos sono per lei colpi mortali.

.Rientra il gentiluomo del seguito..

CIMBELINO
	Dov', signore? Come giustifica
	questa mancanza di riguardo?

GENTILUOMO
					Sire, scusate.
	Le sue stanze sono chiuse e non c' risposta
	alle grida con cui abbiamo chiamato.

REGINA
	Mio signore, quando l'ultima volta
	andai a visitarla, mi preg di scusarla
	se rimaneva chiusa nelle sue stanze.
	Costretta dalla sua infermit, doveva
	per forza trascurare l'omaggio quotidiano
	che aveva l'obbligo di farvi: questo
	desiderava che io facessi sapere.
	Ma gli affari della nostra grande corte
	mi hanno reso colpevole di dimenticanza.

CIMBELINO
	Le sue stanze, chiuse? Nessuno l'ha vista,
	di recente? Voglia il cielo che ci
	che temo non sia vero. [.Esce..]

REGINA
				Figlio, su, segui il re.

CLOTEN
	Quel suo vecchio servitore, Pisanio, il suo
	uomo di fiducia, non lo vedo da due giorni.

REGINA
	Su, seguilo. [.Esce Cloten..]
	Pisanio, appoggi Postumo con tale devozione...
	Ha una mia droga: prego gli di
	che la sua assenza dipenda dal fatto
	che l'ha inghiottita, perch la crede
	cosa preziosissima. Ma lei, dov' andata?
	Forse  in preda alla disperazione,
	o sulle ali del suo amore ardente
	 volata dal suo adorato Postumo:
	verso la morte  andata, o verso il disonore,
	e al mio scopo ambedue servono bene.
	Caduta ch'ella sia, la corona di Britannia  in mano mia.
.Rientra Cloten..
	Allora, figlio?

CLOTEN
			 fuggita, per certo. Andate a calmare
	il re furibondo. Nessuno osa
	avvicinarsi a lui.

REGINA [.a parte.]
			Tanto meglio. Che questa notte
	possa privarlo del giorno che viene! [.Esce..]

CLOTEN
	L'amo e l'odio: perch  bella e regale,
	e possiede modi cortesi pi squisiti
	di qualsiasi dama, delle dame tutte,
	di tutte le donne; di ognuna ha il meglio,
	e tutte assommando in s, tutte le supera.
	L'amo per questo, ma il suo disprezzo per me
	e il favore che butta al miserabile Postumo
	scredita il suo giudizio e soffoca in lei
	ogni altra dote rara. E perci
	decido di odiarla, anzi di vendicarmi
	di lei. Ch, quando i pazzi...
.Entra Pisanio..
	Chi ? Cosa complotti, furfante?
	Vieni qui, valente ruffiano!
	Canaglia, dov' la tua padrona? Parla,
	in fretta, o ti spedisco dritto al diavolo.

PISANIO
						Mio buon signore!

CLOTEN
	Dov' la tua padrona? O, per Giove... Non
	ripeter la domanda. Canaglia dalla bocca chiusa,
	dal tuo cuore voglio il segreto, o il cuore
	ti strappo per trovarlo.  con Postumo?
	Quel mucchio d'immondizia, dal quale non pu
	venire neppure un grammo di buono?

PISANIO
	Ahim, signore, come pu essere con lui?
	Quando  sparita? Lui  a Roma.

CLOTEN
	Ma dov' lei? Vieni vicino.
	Niente pi esitazioni. Dimmi tutto.

PISANIO
	Mio degnissimo signore...

CLOTEN
	Degnissima canaglia! Rivela subito
	dov' la tua padrona, senza altre ciance.
	Basta con "degnissimo signore"! Parla,
	o il tuo silenzio all'istante ti condanna a morte.

PISANIO
	Allora, signore, questa carta contiene
	tutto quello che so della sua fuga. [.Gli porge una lettera..]

CLOTEN
	Vediamo. Fino al trono di Augusto la inseguir.

PISANIO [.a parte.]
	O questo, o morire.  lontana abbastanza,
	e quanto apprender da questo foglio
	vorr dire un viaggio per lui, non certo
	un pericolo per lei.

CLOTEN
				Hmm!

PISANIO [.a parte.]
	Scriver al mio padrone che  morta. Imogene,
	possa tu viaggiare sicura, e sicura fare ritorno!

CLOTEN
Furfante, questa lettera dice la verit?

PISANIO
Credo, signore.

CLOTEN
 la calligrafia di Postumo, la conosco. Tu, se invece di fare la canaglia ti mettessi lealmente al mio servizio, portando a termine con seriet tutti gli incarichi che ti affiderei, e cio compiendo con rapidit e lealt tutte le canagliate che ti ordinerei, allora potrei considerarti un uomo onesto. I miei mezzi ti assicurerebbero un certo conforto, e una mia buona parola non mancherebbe per la tua carriera.

PISANIO
Bene, mio buon signore.

CLOTEN
Al mio servizio, dunque? Se sei rimasto attaccato con tanta pazienza e costanza alle miserevoli fortune di quel mendicante di Postumo, non potrai, per la legge stessa della gratitudine, che essere seguace diligente delle mie. Allora, vuoi metterti al mio servizio?

PISANIO
S, mio signore.

CLOTEN
Qua la mano, e qua la mia borsa. Hai un qualche vestito del tuo ex-padrone?

PISANIO
A casa, signore, ho il vestito stesso che portava quando prese congedo dalla mia signora e padrona.

CLOTEN
Ecco il primo servizio da farmi: porta qui quel vestito. Il primo servizio, dunque: va'.

PISANIO
Sar fatto, signore. [.Esce..]

CLOTEN
Ci incontriamo a Milford Haven! - Mi sono dimenticato di chiedergli una cosa, mi torner in mente presto - E l, infame Postumo, ti ammazzer. Arrivassero, questi vestiti! Una volta disse (il fiele del ricordo mi fa vomitare il cuore) di avere pi stima per il vestito di Postumo che non per la mia persona, nobile per natura e adorna di tutte le sue qualit. Con quel vestito addosso, la violenter. Prima ammazzer lui, e sotto gli occhi di lei: vedr, l, il mio valore, e questo sar poi un tormento per il suo disprezzo. Steso lui a terra, terminato il mio discorso di insulti sul suo cadavere, e saziata la mia lussuria (e questo, come ho detto, lo far, per tormentarla ancora di pi, proprio nelle vesti che lei ha tanto lodato), la riporter a corte a furia di pugni - a calci, a casa. Ha goduto a disprezzarmi, e io sapr godere la vendetta.
.Rientra Pisanio, con i vestiti..
Sono quelli, i vestiti?

PISANIO
S, mio nobile signore.

CLOTEN
Da quanto  partita per Milford Haven?

PISANIO
Non ci sar ancora arrivata.

CLOTEN
Porta questi vestiti nella mia camera:  la seconda cosa che ti ordino. E la terza  che devi essere complice muto del mio piano. Basta che tu sia zelante, e ti verr offerta una giusta ricompensa nella carriera. A Milford, l mi attende la vendetta. Se solo avessi le ali per inseguirla! Vieni, e restami fedele. [.Esce..]

PISANIO
	Di dannarmi, mi ordini. Esser fedele a te
	significherebbe tradire - e mai lo far -
	il pi leale degli uomini. Vai pure a Milford,
	colei che insegui non ci troverai. Scendete,
	benedizioni del cielo, scendete su di lei!
	La fretta di questo pazzo venga rallentata
	dagli ostacoli: dalla fatica sia ricompensata! [.Esce..]

/:/Scena VI


.Entra Imogene, vestita da ragazzo..

IMOGENE
	Faticosa, vedo, la vita d'un uomo.
	Sono esausta, e per due notti
	ho fatto della nuda terra il mio letto.
	Sarei ammalata, se la volont non m'aiutasse.
	Milford, quando Pisanio dalla cima
	del monte ti indic, sembravi a due passi.
	Oh Giove! Dinanzi agli sventurati scompaiono
	gli asili dove dovrebbero trovar conforto.
	Due mendicanti mi hanno detto
	che non avrei potuto perdere la strada.
	Anche i poveri mentono dunque, afflitti
	dalle miserie loro, e sapendo che esse
	sono punizione e prova? S; e non c'
	da averne meraviglia, quando i ricchi
	dicono la verit cos raramente.
	Mentire nell'abbondanza  pi grave
	che mentire per bisogno. La menzogna  peggiore
	in un re che in un mendicante. Dolce mio
	signore, tu sei uno di costoro, sleale!
	Ora che penso a te, la fame se ne va.
	Ma poco fa, svenivo per mancanza di cibo.
	- E questa che ? C' un sentiero
	che porta l: una tana selvaggia.
	Meglio non chiamare, non oso: eppure
	la fame, prima di sconfiggere la natura,
	la rende coraggiosa. Pace e abbondanza
	generano codardi, ma la vita dura
	di un duro ardire  madre. Ehi, c' qualcuno?
	Parla, se sei un essere civile;
	se selvaggio, prendi, o presta. Ehi!
	Nessuna risposta. Entro, allora.
	Meglio sguainare la spada: e se il nemico
	della spada ha paura quanto me,
	non oser neppure guardarla. Oh cielo,
	dammi un nemico cos! [.Esce, entrando nella caverna..]

/:/Scena VII


.Entrano Belario, Guiderio e Arvirago..

BELARIO
	Polidoro, sei stato il migliore nella caccia,
	e ora sarai signore della festa.
	Cadwal ed io faremo il cuoco e il servo,
	com'era nei patti. Il sudore e la fatica,
	a nulla servirebbero, come secchi e morti,
	se non fosse per il fine cui si lavora.
	Venite, la fame render saporito
	il nostro umile cibo: la stanchezza
	pu russare sulla nuda pietra, mentre
	l'indolenza trova duro il cuscino di piume.
	Che vi sia pace qui, povera casa,
	custode di te stessa!

GUIDERIO
				Sono stanco morto.

ARVIRAGO
	E io fiacco dalla fatica; ma forte d'appetito.

GUIDERIO
	C' della carne fredda nella caverna:
	divoreremo quella, mentre si cuoce
	ci che abbiamo ucciso.

BELARIO [.guardando nella caverna.]
				Fermi, non entrate.
	Se non stesse mangiando le nostre provviste,
	la crederei un'apparizione.

GUIDERIO
				Che cosa c', signore?

BELARIO
	Un angelo, per Giove! O una meraviglia
	di questo mondo! Guardate: la divinit,
	e ha gli anni di un ragazzo!

.Entra Imogene..

IMOGENE
	Buoni padroni, non fatemi del male.
	Prima d'entrare ho chiamato, e pensavo
	di mendicare o comprare quello che ho preso.
	Non ho rubato nulla, davvero,
	n l'avrei fatto se anche dell'oro
	avessi trovato sparso per terra.
	Ecco del danaro per il mio cibo.
	L'avrei lasciato sulla tavola, alla fine
	del pasto; e sarei andato via pregando
	per chi l'aveva procurato.

GUIDERIO
				Danaro, ragazzo?

ARVIRAGO
	Che l'oro e l'argento diventino fango!
	Di pi non valgono se non per coloro
	che adorano idoli di fango.

IMOGENE
	Vedo che siete in collera. Se per questa
	colpa mi uccidete, sappiate che sarei morto,
	se non l'avessi commessa, di fame.

BELARIO
					Dove siete diretto?

IMOGENE
A Milford Haven.

BELARIO
Il vostro nome?

IMOGENE
	Fedele, signore. Ho un parente che,
	diretto in Italia, s' imbarcato a Milford.
	Andavo da lui e, consumato dalla fame,
	sono caduto in questa colpa.

BELARIO
	Vi prego, bel giovane, non prendeteci per zotici.
	Non misurate il nostro animo buono
	dal luogo selvaggio in cui viviamo.
	Ben trovato!  quasi notte: prima
	di ripartire avrete cibo migliore,
	e vi ringraziamo se rimanete a mangiarlo.
	Ragazzi, dategli il benvenuto.

GUIDERIO
	Se foste una donna, ragazzo, vi farei
	la corte con insistenza, per diventare vostro
	fidanzato. Pronto a pagare un alto prezzo.

ARVIRAGO
	Mi consoler che  un uomo e l'amer
	come un fratello. Il benvenuto che gli darei
	dopo lunga assenza  vostro. Benvenuto!
	Siate allegro, ch siete fra amici.

IMOGENE
	Fra amici? Certo, se fratelli. [.A parte.] Magari
	fosse cos, fossero questi
	i figli di mio padre! Allora il mio valore
	sarebbe di meno, e pi eguale nel peso
	al tuo, Postumo.

BELARIO
			Qualche dolore lo tormenta.

GUIDERIO
	Potessi alleviarlo!

ARVIRAGO
			Anch'io, quel che sia, a costo
	di qualsiasi pena, di qualsiasi pericolo.
	Oh, di!

BELARIO
		Ascoltate, ragazzi. [.Sussurra loro qualcosa..]

IMOGENE
	Degli uomini potenti, che avessero una corte
	non pi grande di questa caverna,
	che si servissero da soli e non possedessero
	altro suggello alla propria virt
	che la loro coscienza; che non si curassero
	dell'omaggio vano delle folle mutevoli -
	non potrebbero valere pi di questi due.
	Perdonatemi, o di! Cambierei sesso,
	per essere loro compagno, dopo il tradimento
	di Leonato.

BELARIO
		Cos va bene. Ragazzi, andiamo
	a preparare la selvaggina. Bel giovane,
	entrate Parlare a digiuno  faticoso;
	dopo cena, discreti, ti chiederemo di narrarci
	la tua storia fin dove vorrai dirla.

GUIDERIO
					Vi prego, venite.

ARVIRAGO
	La notte al gufo, il mattino all'allodola
	sono meno benvenuti di voi.

IMOGENE
Grazie, signore.

ARVIRAGO
Entrate, vi prego. [.Escono..]

/:/Scena VIII


.Entrano due Senatori e Tribuni..

PRIMO SENATORE
	Questo  il tenore del decreto imperiale:
	poich la plebe  ora in azione
	contro i Pannoni e i Dalmati, e le legioni
	stanziate in Gallia sono troppo deboli
	per intraprendere guerra contro i Britanni ribelli,
	dobbiamo incitare i patrizi a questa impresa.
	Lucio  nominato proconsole; a voi tribuni,
	per questa leva urgente l'imperatore delega
	poteri assoluti. Lunga vita a Cesare!

PRIMO TRIBUNO
	Lucio  dunque comandante in capo?

SECONDO SENATORE
						S.

PRIMO TRIBUNO
	Ed  ora in Gallia?

PRIMO SENATORE
	Con le legioni che ho detto, e a cui la vostra leva
	deve fornire rinforzi. Il decreto di nomina
	fissa il numero degli uomini e i tempi
	della loro partenza.

PRIMO TRIBUNO
			Faremo il nostro dovere. [.Escono..]

/:/ATTO IV



.Scena I


.Entra Cloten solo..

CLOTEN
Se Pisanio mi ha dato indicazioni esatte, sono vicino al luogo dove dovrebbero incontrarsi A perfezione mi vanno i suoi vestiti! E perch la sua donna, che fu fatta da colui che cre pure il suo sarto, non dovrebbe andarmi a perfezione anche lei? Tanto pi che, con rispetto parlando, si dice che alle donne vada a seconda dell'andamento del vento. Bisogna che mi metta al lavoro. A me stesso posso dirlo - non  vanagloria se un uomo si parla allo specchio in camera sua - voglio dire, il mio corpo ha una linea buona quanto il suo. Non sono meno giovane di lui, per sono pi forte; non inferiore di fortuna, ma pi favorito dalle circostanze; superiore a lui di nascita, capace quanto lui nelle operazioni militari, e pi bravo in singolar tenzone. Eppure questa cocciuta senza senso ama lui a mio dispetto. Ecco cos' la vita mortale! Entro un'ora, Postumo, la tua testa, che adesso  attaccata al collo, ne verr spiccata, la tua donna violata, i tuoi vestiti fatti a pezzi davanti ai tuoi occhi. Compiuta quest'opera, la riporter a calci a casa, da suo padre, il quale sar forse un po' irritato con me perch l'ho trattata in maniera cos rude. Ma mia madre, che ha completo controllo sui suoi malumori, volger ogni cosa a mia lode. Il cavallo  ben legato: fuori, o mia spada, preparati ad un compito spietato! Fortuna, mettili nelle mie mani! Questo, secondo la descrizione, deve essere il luogo del loro incontro: non oserebbe certo ingannarmi, quella canaglia.
[.Esce..]

/:/Scena II


.Entrano, provenendo dalla caverna, Belario, Guiderio, Arvirago e Imogene..

BELARIO [.a Imogene.]
	Non state bene: rimanete qui nella caverna:
	torneremo da voi dopo la caccia.

ARVIRAGO [.a Imogene.]
	Fratello, resta qui. Non siamo fratelli?

IMOGENE
	Tali dovrebbero essere gli uomini.
	Ma argilla differisce da argilla in qualit
	bench la polvere loro sia la stessa.
	Mi sento veramente male.

GUIDERIO
	Voi andate a caccia, io resto con lui.

IMOGENE
	Non sto poi cos male, ma bene
	non mi sento. Non sono un damerino di citt,
	uno di quelli che paiono morti
	prima d'ammalarsi. Perci, vi prego,
	lasciarmi, seguite il corso giornaliero
	delle vostre occupazioni: rompere le abitudini
	significa buttare all'aria tutto.
	Sto male, ma il vostro rimanermi accanto
	non mi pu guarire. La compagnia non 
	di conforto a chi non  di compagnia.
	Non sto poi cos male, se riesco
	a ragionarci sopra. Vi prego, lasciatemi
	qui, fidatevi. Non posso che
	derubare me stesso, e rubando cos poco,
	lasciarmi morire.

GUIDERIO
			Ti voglio bene,
	l'ho detto: tanto e cos forte
	come a mio padre.

BELARIO
			Che? Come? Come?

ARVIRAGO
	Se dirlo  peccato, signore, mi lego
	nella colpa a mio fratello: non so
	perch amo questo ragazzo, ma vi ho
	sentito dire che le ragioni dell'amore
	sono senza ragione. Se ci fosse
	una bara alla porta e mi venisse chiesto
	chi debba morire, risponderei,
	"mio padre, non questo ragazzo".

BELARIO [.a parte.]
					O nobile carattere!
	O virt della natura! O seme di grandezza!
	I codardi sono padri di codardi,
	i vili generano vili. La natura
	crea crusca e farina, virt e vilt.
	Io non sono loro padre,
	ma chi pu essere costui, che compie
	il miracolo di farsi amare pi di me?
	Sono le nove.

ARVIRAGO
			Fratello, addio.

IMOGENE
	Vi auguro buona caccia.

ARVIRAGO
				Salute. - Signore, agli ordini.

IMOGENE [.a parte.]
	Creature veramente gentili, queste.
	O di, quante menzogne m' toccato
	sentire! I cortigiani dicono che fuori
	della corte non ci sono che selvaggi.
	Ma tu, esperienza, smentisci la voce!
	Gli oceani sovrani generano mostri,
	mentre i poveri tributari, i fiumi,
	forniscono alla mensa pesci squisiti.
	Sto male, ancora; malissimo. Pisanio,
	ora prover la tua medicina.

GUIDERIO
	Non sono riuscito a farlo parlare.
	Ha detto d'essere nobile, ma sfortunato;
	colpito ingiustamente, e tuttavia giusto.

ARVIRAGO
	Cos ha risposto anche a me, dicendo
	per che pi tardi avrei potuto
	saperne di pi.

BELARIO
			A caccia, a caccia!
	Per ora vi lasciamo, entrate a riposare.

ARVIRAGO
	Non staremo via a lungo.

BELARIO
				Non v'ammalate,
	vi prego, dovrete farci da massaia.

IMOGENE
	Che stia bene o male, sono legato a voi.

BELARIO
	E per sempre lo sarete. [.Imogene esce, verso la caverna..]
	Questo giovane, per quanto mal ridotto,
	sembra di buona schiatta.

ARVIRAGO
				Come un angelo, canta!

GUIDERIO
	E che cucina squisita! Ha tagliato
	le nostre radici in forma di lettere
	e insaporito il brodo come se Giunone
	fosse ammalata, e lui il suo cuoco.

ARVIRAGO
	Unisce nobilmente sorriso a sospiro,
	come se il sospiro fosse tale solo
	perch non  un sorriso, e il sorriso
	si facesse gioco del sospiro perch
	vola via da tempio cos santo
	per mescolarsi ai venti insultati dai marinai.

GUIDERIO
	Ho notato che il dolore e la pazienza, radici
	del sospiro e del sorriso, s'intrecciano in lui.

ARVIRAGO
	Cresci, pazienza! Fa' che il dolore,
	sambuco puzzolente, sciolga le maligne
	sue radici dalla vite che fiorisce!

BELARIO
	 giorno pieno. Venite via! - Chi  quello?

.Entra Cloten..

CLOTEN
	Non riesco a trovare i fuggiaschi.
	Quella canaglia m'ha preso in giro.
	Sono sfinito.

BELARIO
			"I fuggiaschi"! Vuol dir noi?
	Mi pare di riconoscerlo:  Cloten,
	il figlio della regina. Temo un'imboscata.
	Non lo vedo da anni, ma so che  lui.
	Siamo considerati fuorilegge: andiamo via!

GUIDERIO
	Ma  solo! Voi e mio fratello
	cercate se ha compagni qui vicino.
	Vi prego, andate: lasciatemi solo con lui.
[.Escono Belario e Arvirago..]

CLOTEN
	Ferma! Chi siete voi che fuggite
	cos davanti a me? Briganti di montagna?
	Ne ho sentito parlare. Che canaglia sei tu?

GUIDERIO
	Nulla di pi adatto a una canaglia
	ho mai fatto, che rispondere
	a una canaglia senza picchiarla.

CLOTEN
	Sei un masnadiero, un fuorilegge,
	un farabutto. Arrenditi, ladro.

GUIDERIO
	A chi? A te? E chi sei, tu?
	Non ho forse un braccio grande
	come il tuo? Un cuore altrettanto
	grande? Certo, le tue parole
	sono pi grosse, perch io non porto
	il pugnale in bocca. Dimmi chi sei
	e perch dovrei arrendermi a te.

CLOTEN
	Vile canaglia, non mi conosci dagli abiti?

GUIDERIO
	N te, gaglioffo, n il sarto tuo,
	cio tuo nonno: che ha fatto quei vestiti
	i quali ora, pare, fanno te.

CLOTEN
	Emerito furfante, non li ha fatti il mio sarto.

GUIDERIO
	Vattene via, allora, e ringrazia
	chi te li ha dati. Sei un idiota,
	a picchiarti non c' gusto.

CLOTEN
				Ladro insolente,
	ascolta il mio nome, e trema.

GUIDERIO
					Qual  il tuo nome?

CLOTEN
Cloten, canaglia

GUIDERIO
	Cloten, due volte canaglia, sia
	il tuo nome. Non riesce a farmi tremare:
	fosse Rospo, Vipera, o Ragno,
	mi farebbe pi impressione.

CLOTEN
	Perch tu abbia maggiore paura, anzi
	a tua totale confusione, sappi
	che sono il figlio della regina.

GUIDERIO
	Me ne dispiace: il tuo aspetto non pare
	degno della tua nascita.

CLOTEN
				Non hai paura?

GUIDERIO
	Ho paura di quelli che rispetto: i saggi.
	Degli idioti rido, non ho paura.

CLOTEN
	Muori, allora. Quando ti avr
	ucciso con le mie stesse mani,
	inseguir quelli che sono scappati.
	E sulle porte della citt di Lud
	impaler le vostre teste. Arrenditi,
	rozzo montanaro. [.Escono, combattendo..]

.Rientrano Belario e Arvirago..

BELARIO
			Non c' nessuno in giro?

ARVIRAGO
	Non un'anima viva. Vi siete sbagliato,
	su di lui.

BELARIO
		Non so: non lo vedevo da tanto,
	ma il tempo non ha cambiato i lineamenti
	che il volto aveva allora. Gli strappi di voce,
	quel parlare a scoppi, erano i suoi;
	sono sicuro che fosse proprio Cloten.

ARVIRAGO
	Li abbiamo lasciati qui. Spero
	che mio fratello se la sia cavata
	con lui. Dite che  tanto feroce.

BELARIO
	Non essendo ancora maturo - dico,
	come uomo - non sapeva cosa fosse il terrore.
	Spesso la mancanza di giudizio fa trascurare
	la paura. Guarda, tuo fratello.

.Rientra Guiderio con la testa di Cloten..

GUIDERIO
	Questo Cloten era un vero idiota,
	una borsa vuota, senza soldi.
	Neppure Ercole avrebbe potuto
	fargli schizzare via il cervello:
	perch proprio non l'aveva.
	Eppure, se non gli avessi tagliata
	la testa, l'idiota ora si porterebbe
	appresso la mia, come io faccio
	con la sua.

BELARIO
		Ma che hai fatto! Lo sai?

GUIDERIO
	Benissimo lo so: ho tagliato la testa
	di un certo Cloten, figlio (a detta sua)
	della regina, che mi chiamava traditore e montanaro,
	e giurava di batterci con una mano sola,
	di spiccarci le teste da dove, grazie agli di,
	si trovano, e di impalarle nella citt di Lud.

BELARIO
	Siamo rovinati, tutti.

GUIDERIO
	Caro padre, perch? Cosa abbiamo da perdere
	se non quel che giurava di toglierci: la vita?
	La legge non protegge noi.
	Perch dovremmo essere educati, e lasciare
	che un arrogante pezzo di carne ci minacci
	e faccia da solo il giudice e il boia
	perch noi temiamo la legge? Avete veduto
	qualcuno qui intorno?

BELARIO
				Non abbiamo visto anima viva,
	ma ragione vuole che avesse un seguito.
	Bench fosse per lui punto d'onore
	cambiare sempre, e di male in peggio,
	nessun eccesso, n pazzia totale,
	lo avrebbero condotto qui da solo.
	Pu darsi che a corte la voce circolasse
	di fuorilegge come noi che abitano qui
	nelle caverne, vivendo di caccia, e magari
	potrebbero col tempo diventare forti.
	Sentendo questo, si sar infuriato,
	com' nella sua indole, e avr giurato
	di catturarci. Ma che sia venuto solo
	non  possibile: tanto ardito non era,
	e gli altri non l'avrebbero permesso.
	Abbiamo dunque tutte le ragioni di temere
	che questo corpo abbia una coda
	ben pi pericolosa della testa.

ARVIRAGO
	Quanto  ordito dal destino avvenga
	secondo il volere degli di: comunque,
	mio fratello ha fatto bene.

BELARIO
	Oggi non avevo voglia di cacciare.
	La malattia del giovane Fedele
	mi ha reso gravoso il cammino.

GUIDERIO
	Con la sua stessa spada, quella che puntava
	alla mia gola, gli ho mozzato la testa.
	La getter ora nel torrente dietro
	alla nostra caverna, che raggiunga il mare
	e dica ai pesci d'essere Cloten,
	figlio della regina:  tutto, penso. [.Esce..]

BELARIO
	Ho paura che il gesto sar vendicato.
	Sarebbe stato meglio, Polidoro,
	che non l'avessi fatto, anche se il valore
	ben ti si conviene.

ARVIRAGO
			L'avessi fatto io!
	E fossi io solo inseguito dalla vendetta!
	Polidoro, fraterno  il mio amore per te,
	ma grande  l'invidia perch m'hai rubato
	questa impresa. Vorrei che tutti i vendicatori
	che le nostre forze possono affrontare
	venissero a cercarci fino a qui,
	sfidando la nostra risposta.

BELARIO
					Ormai  fatta.
	Non andremo pi a caccia, oggi,
	n senza profitto in cerca di pericoli.
	Ti prego, torniamo alla caverna: tu e Fedele
	farete i cuochi. Io attender il ritorno
	dell'impetuoso Polidoro per condurlo a cena.

ARVIRAGO
	Povero Fedele, ammalato! Volentieri
	andr da lui. Per ridargli il colore,
	farei sanguinare una parrocchia intera
	di Cloten, e per tale carit loderei me stesso. [.Esce..]

BELARIO
	O da! Natura divina! Te stessa
	riveli in questi due prncipi ragazzi.
	Sono gentili come gli zefiri che soffiano
	sotto la violetta senza smuoverne il capo
	profumato; ma violenti, quando il loro sangue
	regale s'infiamma, come i vnti feroci
	che per la cima afferrano gli abeti di montagna
	e li piegano a valle.  straordinario
	come un invisibile istinto li informi
	di una regalit che mai hanno appreso,
	di un senso dell'onore mai loro insegnato,
	di cortesia che mai hanno visto in altri,
	di valore che in loro cresce selvaggio,
	ma d frutto come se fosse seminato.
	E strano  il presagio che per noi
	significa la presenza qui di Cloten
	e quel che la sua morte pu portarci.

.Rientra Guiderio..

GUIDERIO
	Dov' mio fratello? La cocciuta cocuzza
	di Cloten ho spedito nel torrente,
	in ambasceria a sua madre; il corpo
	rimane ostaggio qui fino al suo ritorno. [.Musica solenne..]

BELARIO
						Ascolta, Polidoro:
	il mio ingegnoso strumento suona! Ma che ragione
	ha Cadwal per usarlo adesso? Ascolta!

GUIDERIO
	 a casa?

BELARIO
		 andato via un istante fa.

GUIDERIO
	Cosa vuol dire Cadwal?  rimasto muto
	lo strumento dalla morte della mia cara madre.
	I toni solenni devono rispondere soltanto
	a eventi gravi. Quale ragione mai...?
	Esultare per nulla, lamentare sciocchezze,
	sono allegrie da scimmie, dolori da ragazzi.
	 pazzo, Cadwal?

.Rientra Arvirago portando Imogene morta fra le braccia..

BELARIO
			Guarda, eccolo che viene, e porta
	fra le braccia la causa terribile
	di ci per cui lo rimproveriamo.

ARVIRAGO
	 morto l'uccellino che tanto amavamo.
	Avrei preferito balzare dai sedici anni ai sessanta,
	e cambiare l'et dei salti in una stampella,
	che vedere questo

GUIDERIO
			O dolcissimo, bellissimo giglio!
	Mio fratello ti porta con assai meno grazia
	di quella con cui crescevi tu stesso.

BELARIO
					O malinconia!
	Chi mai pot sondare il tuo fondo,
	toccarne il fango, e scoprire sulla costa
	l'approdo migliore per la barca tua tarda?
	Creatura celeste, Giove soltanto
	sa che uomo saresti potuto divenire.
	Io so che sei morto, ragazzo impareggiabile,
	di malinconia. Come l'hai trovato?

ARVIRAGO
	Rigido come lo vedete: ma sorridente,
	come se una mosca ne solleticasse il sonno;
	non irrideva al dardo della morte.
	La guancia destra riposava su un cuscino.

GUIDERIO
	Dove?

ARVIRAGO
		In terra, con le braccia incrociate, cos:
	pensavo che dormisse e mi sono tolto
	dai piedi le rozze scarpe chiodate
	che con fracasso echeggiavano i miei passi.

GUIDERIO
	 soltanto addormentato, infatti. Se  morto,
	far della sua tomba un letto.
	Le fate aleggeranno attorno al suo sepolcro:
	mai i vermi giungeranno a te.

ARVIRAGO
	Coi fiori pi belli, finch duri l'estate,
	profumer, Fedele, la tua tomba triste,
	finch vivr qui. Non ti mancher
	il fiore che pi somiglia al tuo volto,
	la pallida primula, n la campanula azzurra
	come le tue vene: no, non i petali
	della rosa di macchia che - non li calunnio -
	non profumano pi del tuo respiro.
	Ti porter il pettirosso dal becco pietoso
	- o becco, vergogna degli eredi arricchiti
	che lasciano i padri giacere senza tomba -
	tutto questo, s, e una pelliccia di muschio,
	quando i fiori pi non saranno,
	a coprire il tuo corpo d'inverno...

GUIDERIO
	Smetti, ti prego. Su cose tanto gravi
	non scherzare con parole da donne.
	Seppelliamolo, senza tardare col nostro sgomento
	quel che gli  ora dovuto. Alla fossa!

ARVIRAGO
	Dimmi, dove lo seppelliremo?

GUIDERIO
	Accanto a nostra madre, la buona Eurifile.

ARVIRAGO
						Cos sia.
	E bench le nostre voci abbiano ora
	il timbro degli uomini fatti, col canto
	accompagnamo il suo viaggio alla fossa,
	come un tempo facemmo con nostra madre.
	Usiamo la stessa melodia, le stesse parole,
	mettendo Fedele al posto di Eurifile.

GUIDERIO
	Non so cantare, Cadwal.
	Pianger, e con te ripeter le parole.
	Perch i canti di dolore, stonati,
	sono peggio di preti e chiese mendaci.

ARVIRAGO
						Lo reciteremo, allora.

BELARIO
	I dolori grandi, vedo, curano i piccoli.
	Cloten  dimenticato, ora, del tutto.
	Era figlio di una regina, ragazzi, e bench
	sia venuto da nemico, per questo ha pagato,
	ricordatelo, un prezzo ben caro.
	Umili e potenti marciscono assieme
	e in polvere eguale tutti ritornano.
	Il rispetto, per, l'angelo del mondo,
	fra grandi e piccoli fa distinzione.
	Un principe era il nostro nemico:
	al nemico voi avete tolto la vita;
	al principe dovete dar sepoltura.

GUIDERIO
					Portatelo qui, vi prego.
	Il corpo di Tersite vale quello di Aiace,
	quando entrambi sono senza vita.

ARVIRAGO
	Mentre andate a prenderlo, reciteremo
	il nostro canto. Incomincia, fratello. [.Belario esce..]

GUIDERIO
	No, Cadwal, prima a oriente dobbiamo
	volgere il suo capo. Per questo pare
	che nostro padre abbia una ragione.

ARVIRAGO
						 vero.

GUIDERIO
	Vieni, allora: spostiamolo.

ARVIRAGO
				Ecco. Comincia.

			CANZONE


GUIDERIO
		Pi non temere del sol la calura,
			non la tempesta dell'inverno furiosa.
		Hai assolto nel mondo ogni tua cura,
			a casa sei andato, paga hai generosa.
		Ragazzi e fanciulle che paiono d'oro,
		come chi spazza i camini per loro,
		in polvere deve ciascuno tornare.

ARVIRAGO
		L'ira dei grandi pi non temere,
			non pu dei tiranni toccarti condanna.
		Pi non curar di vestire e mangiare,
			come una quercia  per te ogni canna.
		Re, medico, dotto ti devon seguire;
		in polvere deve ciascuno tornare.

GUIDERIO
		Del fulmine il lampo pi non temere.

ARVIRAGO
			N lo scoppio del tuono, a tutti sgomento.

GUIDERIO
		Non temere calunnie n aspre censure.

ARVIRAGO
			Per te spenta  la gioia, finito il lamento.

INSIEME
		Gli amanti giovani, gli amanti tutti,
		per legge sono compagni ai tuoi lutti:
		in polvere deve ciascuno tornare.


GUIDERIO
		Chi evoca spiriti non ti possa colpire!

ARVIRAGO
		Non ti faccia magia d'incanto stregare!

GUIDERIO
		I fantasmi insepolti ti dovran risparmiare!

ARVIRAGO
		Creatura del male non ti possa sfiorare!

INSIEME
		Consumati in pace sino alla fine!
		Abbi tomba famosa senza confine!

.Rientra Belario con il corpo di Cloten..

GUIDERIO
	Abbiamo compiuto le esequie: su, seppelliamolo.

BELARIO
	Ecco dei fiori, e altri poi a mezzanotte.
	L'erba cosparsa di fredda rugiada notturna
	 ornamento adatto alle tombe, ai volti che coprono
	Come fiori eravate, e ora siete appassiti:
	cos quest'erba sar, che spargiamo su voi.
	Su, venite, preghiamo in ginocchio.
	Se li riprende, la terra che li ha dati:
	le gioie e i dolori loro qui sono finiti.
[.Escono Belario, Guiderio e Arvirago..]

IMOGENE [.svegliandosi.]
	S, signore, a Milford Haven Qual  la via?
	Grazie, presso quel cespuglio? Per favore,
	quanto  distante? Misericordia! Sei miglia ancora?
	Tutta la notte ho camminato. Allora mi stendo
	a dormire Piano! Non voglio compagno di letto!
	O di! O dee! [.Vede il corpo di Cloten..]
	Questi fiori sono come i piaceri del mondo,
	questo corpo insanguinato come il suo dolore.
	Sogno, spero. Mi pareva d'essere massaia
	in una caverna, e di far da cuoca a persone oneste.
	Ma non  cos. Era solo un lampo di nulla,
	scagliato verso il nulla: una creazione del cervello
	e dei suoi fumi. I nostri occhi a volte
	sono come i nostri giudizi: ciechi.
	Eppure, tremo ancora di paura.
	Ma se in cielo  rimasta una goccia di piet
	piccola come l'occhio di uno scricciolo, o di temuti,
	datemene almeno una parte! Ancora qui
	 il sogno, fuori e dentro di me, perfino
	quando sono sveglia: non immaginato, ma sentito.
	Un uomo senza testa? I vestiti di Postumo?
	Riconosco la forma della sua gamba. Questa
	 la sua mano, il suo piede da Mercurio,
	la coscia da Marte, i muscoli di Ercole.
	Ma il suo volto da Giove? Un assassinio in cielo!
	 sparito. Pisanio, tutte le maledizioni
	che Ecuba impazzita gett sui Greci,
	e le mie in aggiunta, cadano su di te! Tu,
	cospirando con Cloten, quel diavolo senza freno,
	hai ammazzato qui il mio sposo.
	Scrivere e leggere siano d'ora in poi
	segni di tradimento! Dannato Pisanio,
	con le sue lettere false, Pisanio dannato
	ha troncato l'albero maestro del vascello
	pi nobile che vi fosse al mondo! Postumo,
	ahim, dove  la tua testa? Dove, ahi, dove?
	Pisanio avrebbe potuto trafiggerti il cuore,
	e lasciarti la testa. Perch cos, Pisanio?
	Lui e Cloten: malvagit e cupidigia
	hanno compiuto questa orrenda sciagura.
	Ah, vedo ora,  chiaro! Quella droga
	che mi ha dato, che diceva essere per me
	un cordiale prezioso, non ha forse ucciso
	i miei sensi? Ecco la conferma.  opera,
	questa, di Pisanio e Cloten. Oh, colora
	col tuo sangue le mie pallide guance, s che
	pi orrenda appaia a chi mi trover.
	O mio signore, mio signore! [.Sviene sul corpo..]

.Entrano Lucio, Capitani e un Indovino..

CAPITANO
	Oltre a queste, le legioni stanziate in Gallia
	hanno, secondo i vostri ordini, traversato il mare,
	e vi attendono con le vostre navi a Milford Haven.
	Sono pronte all'azione.

LUCIO
				Che notizie da Roma?

CAPITANO
	Il Senato ha richiamato i cittadini e i nobili d'Italia,
	spiriti volenterosi, che promettono prestazioni eccellenti.
	Vengono al comando dell'ardito Iachimo, fratello
	del duca di Siena.

LUCIO
			Per quando li aspettate?

CAPITANO
	Al primo vento favorevole.

LUCIO
				La prontezza
	che vediamo ci d buone speranze.
	Che le truppe siano passate in rassegna:
	i capitani provvedano. E voi, signore,
	che avete sognato ultimamente di questa guerra?

INDOVINO
	La notte scorsa gli di stessi mi hanno
	mostrato una visione. Avevo digiunato e pregato
	di poter capire. Ecco quel che ho visto:
	l'aquila romana, l'uccello di Giove, volava
	dall'umido meridione verso questa parte d'occidente,
	e qui svaniva nei raggi del sole.
	Se i peccati non oscurano il mio potere di divinazione,
	questo presagisce vittoria all'esercito romano.

LUCIO
	Sogna sempre cos, e mai sia falso.
	Fermi: che tronco  questo, senza testa?
	I resti dicono che un tempo era un nobile
	edificio. Che? Un paggio? Morto, o addormentato
	sopra il cadavere? Morto, sembra: perch la natura
	ha orrore di spartire il letto con i defunti
	o di dormire sopra i corpi morti. Guardiamo
	il viso del ragazzo.

CAPITANO
			Signore,  vivo.

LUCIO
	Allora su questo corpo potr darci spiegazioni.
	Ragazzo, parlaci delle tue sventure, che paiono
	implorare d'esser conosciute Chi  costui
	di cui ti fai cuscino sanguinoso? E chi
	ha cos mutato questa bella immagine
	creata da nobile Natura? Che parte hai
	in questo relitto miserando? Come  accaduto?
	Chi ? E chi sei tu?

IMOGENE
			Io sono nulla. E se no, sarebbe meglio
	essere nulla. Questo era il mio padrone,
	un britanno valoroso e buono, ucciso, qui,
	dai montanari. Ahim, padroni cos
	non ci sono pi. Se anche vagassi
	da oriente ad occidente offrendo i miei servizi,
	ne provassi molti, buoni perfino,
	e fossi sempre servitore buono e leale,
	mai troverei un altro padrone cos.

LUCIO
	Povero ragazzo! Col tuo lamento commuovi
	non meno che il tuo padrone sanguinando.
	Dimmi il suo nome, amico mio.

IMOGENE
	Richard du Champ. [.A parte.] Se mento senza far male
	a nessuno, spero che gli di, ascoltandomi,
	mi perdonino. Come dite, signore?

LUCIO
	Il tuo nome?

IMOGENE
			Fedele, signore.

LUCIO
	E tale dimostri veramente d'essere:
	il tuo nome si accorda alla tua fedelt,
	la fedelt al nome. Vuoi tentare la fortuna
	con me? Non dico che avrai padrone buono
	quanto il primo, ma, certo, non t'amer di meno.
	Neppure una lettera vergata dall'imperatore di Roma
	in persona, e inviatami per mezzo di un console,
	potrebbe guadagnarti promozione pi rapida
	di quella che il tuo merito ti ottiene. Vieni con me.

IMOGENE
	Vi seguir, signore. Ma prima, col favore degli di,
	nasconder alle mosche il mio padrone,
	scavando in profondit quanto possono le mie mani.
	E quando avr coperto la sua fossa
	d'erbe e foglie, e su di essa pronunciato,
	al meglio mio, centinaia di preghiere,
	allora, piangendo e sospirando, lascer
	il suo servizio per seguire voi, se vorrete prendermi.

LUCIO
	S, mio buon giovane. E ti sar pi padre che padrone.
	Amici, questo ragazzo ci insegna quale sia
	il dovere di un uomo. Cerchiamo il pezzo di terra
	pi bello, pi pieno di margherite, e scaviamo
	una fossa con le nostre picche e partigiane.
	Su, sollevatelo. Ragazzo, tu l'hai raccomandato,
	e avr il sepolcro che pu dargli un soldato.
	Animo, asciugati gli occhi. Talvolta cadere
	serve a risorgere e di pi a godere. [.Escono.]

/:/Scena III


.Entrano Cimbelino, Signori, Pisanio, e gentiluomini del seguito..

CIMBELINO
	Tornate da lei e riferitemi come sta. [.Esce un gentiluomo..]
	Una febbre per l'assenza di suo figlio, un delirio
	che mette la sua vita in pericolo O cieli,
	mi colpite a fondo, e in una volta sola!
	Imogene, la mia pi grande consolazione, fuggita;
	la regina a letto, in condizioni disperate:
	e tutto mentre una guerra terribile mi minaccia.
	Suo figlio, cos necessario ora,  scomparso.
	Colpo su colpo, aldil di ogni speranza.
	Quanto a te, canaglia, che devi sapere qualcosa
	sulla sua fuga, e fingi invece di ignorarlo,
	ti strapperemo le informazioni con la tortura.

PISANIO
	Sire, la mia vita  vostra: umilmente
	la metto nelle vostre mani. Ma quanto alla mia padrona,
	non so nulla di dove sia, perch sia fuggita,
	o quando intenda ritornare. Prego Vostra Altezza
	di credermi vostro leale servitore.

PRIMO SIGNORE
					Mio sovrano,
	il giorno in cui scomparve lui era qui.
	Oso garantire che  onesto e compir
	lealmente i suoi doveri di suddito.
	Quanto a Cloten, gli sforzi per ricercarlo continuano
	e sar senza dubbio trovato.

CIMBELINO
					I tempi sono difficili.
	[.A Pisanio.] Per il momento vi lasciamo andare,
	ma i sospetti rimangono.

PRIMO SIGNORE
				Di grazia, Vostra Maest,
	le legioni romane gi raccolte in Gallia
	sono sbarcate sulle nostre coste con un rinforzo
	di nobili romani inviati dal Senato.

CIMBELINO
	Potessi avere i consigli, ora, di mio figlio
	e della mia regina! Sono frastornato dagli eventi.

PRIMO SIGNORE
	Mio sovrano, le forze che avete sono in grado
	di affrontare quelle di cui giunge notizia.
	Se ne arriveranno delle altre, sarete pronto
	anche per esse. Basta che facciate avanzare
	le truppe che smaniano di muoversi.

CIMBELINO
	Vi ringrazio. Andiamo a far fronte agli eventi
	che ci si parano davanti. Non temiamo i fastidi
	provenienti dall'Italia, ma ci preoccupano
	le sciagure in casa. Andiamo!
[.Escono Cimbelino, Signori e gentiluomini del seguito..]

PISANIO
	Non ho ricevuto alcuna lettera dal mio padrone
	da quando gli ho scritto che Imogene era morta.
	Strano. E nulla ho saputo dalla mia padrona,
	che aveva promesso di mandarmi spesso notizie.
	Non so neppure cosa sia accaduto a Cloten.
	Di tutto sono incerto. Il cielo dovr agire ancora.
	Se mento, sono onesto: se infedele, fedele.
	La guerra prover quanto ami il mio paese:
	lo noter anche il re; se no, cadr in battaglia.
	Su tutti gli altri dubbi il tempo sar veritiero.
	La fortuna guida in porto anche navi senza nocchiero.
[.Esce..]

/:/Scena IV


.Entrano Belario, Guiderio e Arvirago..

GUIDERIO
	Rumore ovunque, qui attorno.

BELARIO
					Andiamocene via.

ARVIRAGO
	Quale piacere troveremmo nella vita, signore,
	se la chiudessimo all'azione e all'avventura?

GUIDERIO
	E che speranza abbiamo poi a nasconderci?
	Cos, i Romani ci prenderanno per Britanni
	e subito ci uccideranno, o ci accoglieranno
	come barbari e ribelli fuorilegge,
	ci useranno, e poi ci ammazzeranno.

BELARIO
	Figli, saliamo pi in alto, sui monti,
	per essere al sicuro. Non possiamo andare col re:
	non siamo conosciuti, n soldati di truppa,
	e la recente morte di Cloten potrebbe
	costringerci a spiegare dove abbiamo vissuto
	e quindi a confessare quel che abbiamo fatto.
	Saremmo puniti con la tortura e la morte.

GUIDERIO
	Signore,  un dubbio che in un momento simile
	non si addice a voi, e non soddisfa noi.

ARVIRAGO
	Quando sentiranno a due passi il nitrito
	dei cavalli romani e vedranno i fuochi degli accampamenti,
	avranno occhi ed orecchie tanto occupati
	che  improbabile perdano tempo a cercare
	di sapere di dove noi veniamo.

BELARIO
	Sono conosciuto da molti nell'esercito,
	e tanti anni non hanno, come avete visto,
	cancellato Cloten dalla mia memoria,
	anche se all'epoca era giovanissimo.
	Il re non ha meritato poi n i miei servizi
	n il vostro amore: a causa del mio esilio
	vi trovate infatti privi di istruzione,
	costretti a una vita dura, senza speranza
	di avere gli onori promessi dalla vostra nascita,
	obbligati ad essere per sempre come virgulti
	bruciati dell'estate e schiavi tremanti dell'inverno.

GUIDERIO
	Morire  meglio che essere cos.
	Vi prego, signore, uniamoci all'esercito:
	io e mio fratello non siamo conosciuti,
	e voi, lontano dal pensiero di tutti,
	invecchiato cos, non desterete sospetti.

ARVIRAGO
	Per il sole splendente, ci andr. Che vergogna
	che io non abbia mai visto morire un uomo,
	n conosciuto sangue se non quello
	di lepri impaurite, capre in calore e selvaggina!
	Mai montato un cavallo da cavaliere, ma solo
	senza speroni e ferro ai miei talloni!
	Mi vergogno di guardare il sacro sole
	e godere dei suoi raggi benedetti, restando
	un povero sconosciuto cos a lungo.

GUIDERIO
	Per il cielo, andr anch'io.
	Avr protezione migliore, se vorrete darmi,
	signore, il vostro permesso e la benedizione.
	Se non volete, il rischio che corro per questo
	cada su di me per mano dei Romani.

ARVIRAGO
						E cos sia.

BELARIO
	Nessuna ragione ho io, visto che voi
	date cos poco valore alla vostra vita,
	di aver cura della mia, ormai incrinata.
	Verr con voi, ragazzi!
	Se a difesa del vostro paese dovete morire,
	l sar il mio letto, l voglio giacere.
	Avanti, avanti! A loro il tempo pare lento,
	sui volti, impaziente, il sangue ora sale,
	vuol provare, sgorgando, che sono stirpe regale. [.Escono..]

/:/ATTO V



.Scena I


.Entra Postumo solo..

POSTUMO
	S, ti terr, panno insanguinato,
	perch io stesso ti volli di questo colore.
	O mariti, se ciascuno di voi agisse cos,
	quanti dovrebbero uccidere mogli
	assai migliori di loro, soltanto
	perch hanno deviato appena un poco!
	O Pisanio, nessun servo buono
	esegue tutti gli ordini che riceve.
	 vincolato solo a quelli giusti.
	O di, se aveste fatto vendetta
	dei miei delitti, non sarei vissuto tanto
	da istigare questo; e voi avreste salvato
	Imogene perch si pentisse, e colpito me,
	disgraziato, pi degno del vostro castigo.
	Ma, ahim, voi strappate alcuni alla vita
	per piccole colpe: per amore,
	perch non cadano pi; e ad altri
	permettete di aggiungere delitti a delitti,
	uno peggiore dell'altro, finch l'orrore
	non li prende per condurli a salvezza.
	Imogene  vostra, ormai: sia fatta la vostra volont,
	e date a me la grazia di obbedire.
	Sono venuto qui, tra i nobili d'Italia,
	per combattere contro il regno di mia moglie.
	Gi basta, Britannia, che abbia ucciso la tua signora.
	Pace, ora: non ti dar altra ferita.
	Perci, o cieli, ascoltate con pazienza
	i miei propositi. Mi toglier queste vesti italiane,
	e indosser i panni di un contadino britanno,
	combattendo contro coloro con i quali sono venuto.
	Cos morir per te, Imogene, che muti
	in morte ogni respiro della mia vita.
	E cos, ignoto, non rimpianto n odiato,
	mi dedicher tutto ad affrontare il pericolo.
	Che gli uomini riconoscano in me pi valore
	di quanto non mostrino i miei abiti!
	O di, infondete in me la forza dei Leonati!
	A svergognare l'uso del mondo, inizier
	moda meno esteriore, e pi interiore la far. [.Esce..]

/:/Scena II


.Entrano Lucio, Iachimo, e l'esercito romano da una parte; dall'altra, quello britanno, con Postumo Leonato al seguito, in veste di soldato semplice. Marciano attraverso la scena ed escono. Rientrano poi combattendo Iachimo e Postumo. Quest'ultimo vince e disarma Iachimo, poi lo lascia..

IACHIMO
	Il peso della colpa che grava sul mio animo
	mi toglie il valore. Ho calunniato
	una signora, la principessa di questo paese;
	e, per vendicarsi, l'aria m'infiacchisce.
	Altrimenti, come avrebbe potuto questo bifolco,
	questo schiavo di natura, battermi
	nel mio mestiere? Il nome e gli onori
	di cavaliere, portati come faccio io,
	non sono che titoli di scherno.
	Se la tua nobilt, Britannia, supera
	questo villano quanto lui i nostri patrizi,
	 che noi a malapena siamo uomini; voi, di. [.Esce..]

.La battaglia continua, i Britanni fuggono e Cimbelino viene catturato Poi entrano a liberarlo Belario, Guiderio e Arvirago..

BELARIO
	Fermi, fermi! Il vantaggio del terreno  nostro.
	La via  presidiata, e nulla pu sconfiggerci
	se non la vigliaccheria della nostra paura.

GUIDERIO e ARVIRAGO
Fermi! Fermi! Combattete!

.Rientra Postumo e aiuta i Britanni. Liberano Cimbelino ed escono. Quindi rientrano Lucio, Iachimo, e Imogene..

LUCIO
	Lascia i soldati, ragazzo, e salvati.
	Qui gli amici uccidono gli amici, e il disordine
	 tale che la guerra sembra cieca.

IACHIMO
	Sono i loro rinforzi, truppe fresche.

LUCIO
	La giornata  cambiata in modo strano.
	O contrattacchiamo a tempo, o diamoci alla fuga.
[.Escono..]

/:/Scena III


.Entrano Postumo e un Signore britanno..

SIGNORE
	Vieni da dove i nostri hanno fatto resistenza?

POSTUMO
	Voi invece pare veniate dalla parte dei fuggiaschi.

SIGNORE
							S.

POSTUMO
	Non ho biasimo alcuno per voi, signore.
	Tutto era perduto, se il cielo stesso
	non avesse preso le armi per noi.
	Il re privato delle ali, l'esercito in rotta -
	non si vedevano che le schiene dei Britanni,
	tutti in fuga per una gola stretta.
	Il nemico invece, pieno di coraggio,
	con la lingua di fuori dal gran massacrare,
	aveva pi lavoro che braccia per compierlo.
	Falciava a morte alcuni, altri
	colpiva appena. Altri cadevano
	solo per paura. Cos lo stretto passo
	era bloccato da morti presi alle spalle,
	e da vigliacchi che vivono soltanto per morire
	di una vergogna lenta.

SIGNORE
				Dov'era questa gola?

POSTUMO
	Vicina al campo di battaglia, infossata
	e chiusa da pareti erbose: se ne avvantaggi
	un vecchio soldato (uomo onesto, v'assicuro),
	che nel far questo per il suo paese
	si merit d'essere mantenuto tanti anni
	quanti ne mostra la sua barba bianca.
	Questi, con due adolescenti (ragazzi
	pi adatti a giocare ai quattro cantoni
	che a compiere simile strage, dal volto
	tanto delicato da prestarsi ad una maschera,
	anzi pi bello di quelli femminili
	cos coperti per protezione o per pudore),
	mantennero la posizione attraverso la gola,
	gridando ai fuggiaschi: "I cervi di Britannia
	muoiono fuggendo, non i nostri uomini.
	Nelle tenebre vanno le anime di chi scappa.
	Fermi! O diverremo Romani, e vi daremo
	quella morte da bestie che da bestie fuggite,
	mentre potreste salvarvi se solo vi voltaste,
	con fierezza. Fermi. Fermi!". Questi tre,
	tremila nel coraggio e tremila nell'agire,
	perch tre che combattono sono un esercito
	quando tutti gli altri non fanno niente,
	con quel grido di "Fermi, fermi!",
	favoriti dal luogo e ancor pi dalla magia
	del loro coraggio, che avrebbe potuto
	trasformare una conocchia in una lancia e ridare
	colore ai volti impalliditi, risvegliarono
	in chi la vergogna, in chi l'ardire,
	sicch alcuni, resi vili dall'esempio di altri
	(un peccato, in guerra, da condannare
	in coloro che per primi lo commettono),
	cominciarono a voltarsi e, come i leoni,
	a mostrare i denti contro le picche dei cacciatori.
	Allora fra gli inseguitori s'ebbe un arresto,
	poi una ritirata, presto la rotta,
	in piena confusione. Ed eccoli che scappano
	come polli per la via che avevano disceso
	da aquile: da schiavi, ora, rifanno
	la strada percorsa in marcia da vincitori.
	E i nostri vigliacchi, adesso, come gli avanzi
	in un duro viaggio, diventano le briciole
	che salvano la vita nel momento del bisogno.
	Trovando via libera verso gente indifesa,
	oh, cielo! che colpi menano ora!
	Attaccano alcuni uccisi di gi,
	e altri che stanno morendo, e degli amici
	travolti nella prima ondata; di dieci
	che erano cacciati da uno, ognuno
	massacra adesso venti nemici.
	Quelli che avrebbero preferito morire
	piuttosto che resistere, sono divenuti
	il terrore mortale del campo di battaglia.

SIGNORE
						Strano caso:
	una gola stretta, un vecchio, e due ragazzi.

POSTUMO
	No, non stupitevi: sembrate fatto
	pi per stupirvi delle cose che udite
	che non per compierne. Volete farne una rima
	da recitare a gabbo? Eccone una:
	Due ragazzi, una gola, un vecchio due volte bambinello,
	han protetto i Britanni, e dei Romani son stati flagello.


SIGNORE
	Non vi adirate, signore.

POSTUMO
				Ma no, e perch?
	Chi non osa affrontare il nemico,
	per sempre sar suo intimo amico:
	perch se fa ci che  nato per fare,
	presto, lo so, anche la mia amicizia vorr scansare.
	Vedete, mi fate parlare in rima.

SIGNORE
					Addio, siete in collera.
[.Esce..]

POSTUMO
	Ancora in fuga? E questo  un nobile!
	Che nobile miseria, stare sul campo
	e chiedere "che novit?" a me!
	Quanti, oggi, non avrebbero dato
	il loro onore per salvarsi la carcassa?
	Hanno alzato i tacchi per farlo,
	e son morti lo stesso! Io, stregato dal mio dolore,
	non sono riuscito a trovare la morte
	dove l'udivo gemere, n a sentirla
	dove colpiva.  strano: essendo
	un mostro cos orrendo, si nasconde
	nelle coppe di vino fresco, nei letti soffici,
	nelle parole dolci, o vi trova pi ministri
	di noi che sguainiamo i suoi coltelli
	per la guerra. Bene, la trover.
	Poich adesso favorisce i Britanni,
	io non sar pi britanno e torner
	dalla parte di coloro con cui sono venuto.
	Combattere, non voglio pi, e m'arrender
	al primo villano che mi tocchi la spalla.
	Grande  il massacro fatto dai Romani.
	Grande sia la vendetta compiuta dai Britanni.
	Quanto a me, il mio riscatto  la morte.
	Per l'una o l'altra parte spender
	l'ultimo respiro della mia vita.
	Non voglio conservarla qui n riportarla indietro,
	ma terminarla, in qualche modo, per Imogene.

.Entrano due Capitani britanni e Soldati..

PRIMO CAPITANO
	Sia resa lode al grande Giove:
	Lucio  stato catturato. Si dice
	che il vecchio e i suoi figli fossero angeli.

SECONDO CAPITANO
	C'era un quarto, vestito da bifolco,
	che andava all'attacco con loro.

PRIMO CAPITANO
	Cos dicono: ma non si riesce a trovarne
	nessuno. Fermo! Chi va l?

POSTUMO
					Un romano,
	che non sarebbe qui, sfinito, se altri
	l'avessero aiutato nell'azione.

SECONDO CAPITANO
					Prendetelo, il cane.
	Neppure una gamba romana deve tornare
	a dire quali corvi li hanno beccati qui.
	Vanta i suoi servizi come se fosse
	un personaggio di rango. Portatelo dal re.

.Entrano Cimbelino, Belario, Guiderio, Arvirago, Pisanio, e prigionieri romani. I Capitani presentano Postumo a Cimbelino, che lo consegna ad un carceriere..
[.Escono..]

/:/Scena IV


.Entrano Postumo e due carcerieri..

PRIMO CARCERIERE
	Nessuno pi vi ruber, ora che avete addosso i lucchetti.
	Mangiate pure, se trovate dell'erba.

SECONDO CARCERIERE
					S, o l'appetito
[.Escono i carcerieri..]

POSTUMO
	Sii benvenuta, schiavit, perch credo
	che tu sia la strada per la libert.
	Eppure sto meglio di uno che  malato di gotta,
	che vorrebbe piuttosto gemere per sempre
	che farsi curare da quel medico infallibile,
	la morte, che  la chiave per aprirmi queste sbarre.
	Coscienza mia, sei anche tu in ceppi,
	pi delle mie caviglie e dei miei polsi.
	Voi, di benigni, datemi lo strumento
	della penitenza per forzare quella serratura,
	e poi essere libero per sempre.
	Basta che io sia pentito? Cos i bambini
	riescono a placare il loro padre terreno.
	Gli di hanno misericordia pi grande.
	Se devo pentirmi, non ho modo migliore di farlo
	che in ceppi desiderati pi che imposti.
	Se espiare  il tributo da pagare per la libert,
	non esigete, o di, nulla di meno che la mia vita.
	Vi so pi clementi dei miserevoli esseri umani,
	che dai debitori falliti prendono un terzo,
	un sesto, un decimo, per lasciarli prosperare
	su quanto resta loro. Non voglio questo.
	Per la cara vita di Imogene, prendete la mia:
	non  cos preziosa, ma  pur sempre
	una vita. L'avete coniata voi stessi.
	Negli scambi fra gli uomini, non si d valore
	soltanto al peso della moneta; anche se leggera,
	la si prende per l'effigie che porta:
	cos dovreste fare voi con la mia,
	che ha stampata la vostra immagine. E cos,
	potenze celesti, se accettate questo conteggio,
	prendetevi la mia vita e annientate questi freddi ceppi.
	O Imogene, ti parler in silenzio. [.Si addormenta..]

.Musica solenne. Entrano, come in un'apparizione, Sicilio Leonato, padre di Postumo, in figura di vecchio vestito da guerriero, che conduce per mano una vecchia matrona (sua moglie, e madre di Postumo), preceduti da musica. Poi, dopo altra musica, seguono i due giovani Leonati (fratelli di Postumo), con le ferite per le quali morirono in guerra. Formano un cerchio attorno a Postumo, che giace addormentato..

SICILIO
	Pi non scagliare, signore del tuono,
		sulle mosche mortali le tue ire furenti;
	bisticcia con Marte, rampogna Giunone,
		che contro i tuoi tradimenti
	grida vendetta e minacce veementi.
	Ha mai fatto alcun male il mio povero figlio,
		il cui volto mai vedere ho potuto?
	Morii mentre egli era ancora nel grembo materno
		in attesa del tempo da natura voluto.
	Fargli da padre dovevi in quell'ora
		(ch padre degli orfani l'uomo t'onora):
	difenderlo contro i duri tormenti
		di questa terrena dimora.

MADRE
	Aiuto alcuno non mi diede Lucina,
		nel travaglio mi colse gemendo:
	Postumo fu dal mio grembo strappato,
		tra i suoi nemici venne gridando,
	misera, pietosa cosa.

SICILIO
	La grande Natura come ai suoi avi
		a lui stampo s nobile diede
	che merit le lodi del mondo,
		del grande Sicilio l'erede.

PRIMO FRATELLO
	Quando poi fu uomo maturo,
		chi in Britannia pot mai stare
	contro di lui a paragone,
		o frutto migliore agli occhi brillare
	di Imogene, che seppe
		di lui il perfetto valore stimare?

MADRE
	Perch allora fu beffato di nozze,
		in esilio cacciato,
	privato del seggio dei Leonati,
		dalla carissima sposa allontanato,
	la dolce Imogene?

SICILIO
	Perch permetteste che Iachimo,
	vile insetto di terra italiana,
	macchiasse il suo nobile cuore e la mente
		di gelosia del tutto vana,
	e ch'egli fosse oggetto di scherno
		da parte di un'anima tanto villana?

SECONDO FRATELLO
	Per questo i suoi genitori e noi due suoi fratelli
		da pi tranquilli luoghi venimmo,
	che combattendo per il nostro paese
		coraggiosi cademmo, uccisi restammo
	per conservar con onore il nostro retaggio,
		e di Tenanzio il diritto salvammo.

PRIMO FRATELLO
	Postumo ha con eguale ardimento
		per Cimbelino combattuto:
	dunque, Giove, re degli di,
		perch tanto a dargli hai tardato
	la ricompensa dovuta ai suoi meriti,
		e tutto in dolori gli hai trasformato?

SICILIO
	Apri la finestra di cristallo, guarda:
		i tuoi colpi aspri e possenti
	non volere infliggere pi
		su una schiatta d'uomini valenti.

MADRE
	Poich, o Giove, nostro figlio  buono,
		portagli via i suoi tormenti.

SICILIO
	Guarda dal tuo palazzo marmoreo, aiutaci,
		o noi, poveri fantasmi, grida leveremo
	al sinodo degli di splendente
		contro il tuo potere supremo.

FRATELLI
	Aiutaci, Giove, o contro di te faremo appello
		e dalla tua giustizia fuggiremo.

.Giove discende fra tuoni e lampi a cavallo di un'aquila. Scaglia un fulmine. Gli Spiriti cadono in ginocchio..

GIOVE
	Non offendete pi il nostro udito,
		spiriti vili di basse regioni.
	Silenzio! Come osate accusare
		il Tonante che i fulmini scaglia
	dal cielo, e abbatte le terre ribelli?
		Via di qui, povere ombre d'Elisio,
	abbiate pace sulle vostre rive
		di fiori che non appassiscono mai.
	Non v'angustiate di pene mortali:
		non ne  vostra, ma nostra la cura.
	Chi pi amo, pi metto alla prova,
		per far che i miei doni, pi attesi,
	siano ancor pi graditi. Tranquilli,
		la nostra grande divina potenza
	sollever vostro figlio umiliato:
		le sue pene sono finite, per lui
	tornano i giorni della prosperit.
		La stella di Giove brill quando nacque,
	nel nostro tempio celebr le sue nozze.
		Alzatevi, ora, e svanite: sar
	per sempre il signore di Imogene,
		e pi felice per le pene sofferte.
	Mettetegli sul cuore questo foglio,
		nel quale il nostro volere iscrive
	tutt'intera la sua sorte felice.
		Andate, dunque: non date pi voce
	con questo chiasso alla vostra impazienza,
		se non volete scatenare la mia.
	Sali, aquila, al mio palazzo di cristallo. [.Sale..]

SICILIO
	Discese col tuono, il suo fiato celeste
	odorava di zolfo L'aquila santa
	cal quasi a ghermirci. La sua ascesa
	 pi dolce dei nostri campi felici:
	l'uccello regale si liscia le ali immortali
	e con gli artigli gratta il suo becco,
	come quando il suo dio  compiaciuto.

TUTTI
						Grazie, Giove!

SICILIO
	Il pavimento marmoreo si chiude:  entrato
	nella sua dimora radiosa. Via! Per esser benedetti,
	obbediamo con cura ai suoi grandi precetti.
	[.Gli Spiriti svaniscono..]

POSTUMO [.svegliandosi.]
	Sonno, sei stato mio progenitore,
	mi hai generato un padre e creato
	una madre e due fratelli. Ma, oh beffa!
	sono svaniti: spariti appena nati!
	E cos sono sveglio. I poveri infelici
	che dipendono dal favore dei grandi
	fanno sogni come i miei. Si risvegliano,
	e non trovano nulla. Ahim, mi sbaglio.
	Molti non sognano neppure di trovare,
	n si meritano, i favori che hanno in abbondanza.
	Cos anch'io, che ho quest'occasione
	d'oro, e non so neppure perch.
	Quali fate aleggiano in questo luogo?
	Un libro? O libro prezioso, non essere,
	come il nostro mondo fatuo e capriccioso,
	una veste pi bella di quello che ricopri.
	Che il tuo aspetto, diversamente dai nostri cortigiani,
	mantenga tutto quello che promette.

[.Legge.] Quando il figlio di un leone senza saperlo trover non cercandola un'aria dolce che tutto lo abbraccer; quando i rami di un cedro maestoso saranno tagliati e, morti da molti anni, rivivranno per essere riuniti al vecchio tronco e germogliare di nuovo: allora saranno terminate le miserie di Postumo, la Britannia sar felice e fiorir in pace ed abbondanza.

	 ancora un sogno, oppure una cosa
	come quelle cui danno voce i pazzi,
	senza cervello: o tutte e due, o nulla,
	o parole senza senso, o parole
	che il senso comune non sa decifrare.
	Qualunque cosa siano, il corso della mia vita
	 simile ad esse, e perci le conserver,
	se non altro per la somiglianza.

.Rientrano i carcerieri .

PRIMO CARCERIERE
Allora, signore, siete pronto per morire?

POSTUMO
Pronto da tempo: stracotto.

PRIMO CARCERIERE
 la forca, signore. Se siete pronto per quella, siete ben cotto di certo.

POSTUMO
E cos, se riuscir buon pasto per gli spettatori, il piatto sar valso la spesa.

PRIMO CARCERIERE
Un conto salato per voi, signore. Ma potrete consolarvi pensando che dopo non avrete pi nulla da pagare, n dovrete temere i conti delle taverne, che procurano allegria, ma danno tristezza quando le si lascia. Ci si entra quasi svenuti dalla fame, e se ne esce barcollando per aver bevuto troppo: dolenti per aver pagato troppo e ricevuto troppo. Borsa e cervello, vuoti ambedue: il cervello appesantito dalla sua stessa leggerezza, la borsa alleggerita di tutto il suo peso. Da queste contraddizioni voi adesso sarete libero. Ah, la carit di una corda da una lira! In un attimo vi libera da mille obbligazioni, non avrete pi debiti n crediti se non verso di lei, scaricherete il passato, il presente e il futuro. Il vostro collo, signore,  penna, registro e palline per fare il conto. E poi segue la quietanza.

POSTUMO
Sono pi felice io di morire che tu di vivere.

PRIMO CARCERIERE
In effetti, signore, chi dorme non sente il mal di denti. Ma uno che dovesse dormire il vostro sonno e fosse messo a letto dal boia, credo che scambierebbe volentieri il suo posto con il carnefice: perch vedete, signore, non sapete quale via vi toccher prendere.

POSTUMO
Ma io lo so qual  la via, amico.

PRIMO CARCERIERE
Allora per voi la morte ha gli occhi in testa. Non l'ho mai vista ritratta cos. Dovete essere guidato da qualcuno che pretende di sapere, o pretendere voi stesso di sapere qualcosa che sono sicuro non sapete; oppure, a vostro rischio e pericolo, dovete non fare domande sul dopo. E come il vostro viaggio andr a finire, credo che non tornerete mai a raccontarlo.

POSTUMO
E io ti dico, amico mio, che nessuno si avvia senza occhi che lo guidino per la strada che sto prendendo io, se non coloro che gli occhi li chiudono per non usarli.

PRIMO CARCERIERE
Che enorme beffa, questa: che si abbia occhi aguzzi per vedere la via che conduce alla completa cecit! La forca, certo  il modo giusto di chiudere gli occhi.

.Entra un messaggero .

MESSAGGERO
Toglietegli le manette e recate il prigioniero dal re.

POSTUMO
Porti buone notizie. Vengo chiamato per essere liberato.

PRIMO CARCERIERE
Allora sar impiccato io.

POSTUMO
E a quel punto sarai pi libero che non da carceriere Non ci sono chiavistelli per i morti.
[.Escono tutti meno il Primo Carceriere..]

PRIMO CARCERIERE
A meno che non volesse sposarsi la forca e procreare piccoli patiboli, non ho mai visto uno cos impaziente di morire. Eppure, anche se  romano, ci sono mascalzoni peggiori di lui che desiderano vivere; e anche fra i Romani ce ne sono di quelli che muoiono controvoglia: se fossi uno di loro, anch'io sarei cos. Vorrei che tutti la pensassero allo stesso modo, e cio nel modo giusto. Sarebbe la rovina, certo, per i carcerieri e per le forche! Parlo contro il mio tornaconto immediato, ma quel che desidero potrebbe procurarmi un posto migliore. [.Esce..]

/:/Scena V


.Entrano Cimbelino, Belario, Guiderio, Arvirago, Pisanio, Signori, Ufficiali, e seguito..

CIMBELINO
	Statemi al fianco, voi che gli di
	hanno eletto a salvatori del mio trono.
	Il mio cuore  addolorato perch quel povero
	soldato che combatt con tanto valore,
	i cui stracci svergognavano le armature dorate,
	che a petto nudo marciava davanti
	a chi era dotato di scudo impenetrabile,
	non si riesce a trovare Felice chi lo ritrover,
	ch tale lo render la nostra grazia.

BELARIO
	Non ho mai visto tanto nobile furore
	in una creatura cos misera, gesta
	cos valorose in uno che nulla prometteva
	se non d'essere un povero mendicante.

CIMBELINO
						Notizie di lui?

PISANIO
	Lo hanno cercato fra i morti e fra i vivi,
	ma non ve n' traccia.

CIMBELINO
				Con mio dolore,
	Sono erede della sua ricompensa:
[.a Belario, Guiderio e Arvirago.]
	l'aggiunger alla vostra, voi che siete
	fegato, cuore e cervello della Britannia.
	Essa  ancora viva, lo riconosco, soltanto
	per merito vostro.  tempo di chiedervi
	da dove venite Ditelo.

BELARIO
				Sire,
	siamo nati in Cambria, e gentiluomini.
	Vantare di pi non sarebbe
	n giusto n modesto, a meno di aggiungere
	che siamo onesti.

CIMBELINO
			Inginocchiatevi.
	Ora alzatevi: cavalieri sul campo
	vi creo, compagni della nostra persona;
	vi dar tutti gli onori che spettano
	al vostro rango.
.Entrano Cornelio e Dame..
			I vostri visi sono turbati
	Perch salutate la nostra vittoria
	con tanta tristezza? Sembrate Romani,
	non membri della corte di Britannia.

CORNELIO
	Salve, grande re! A rendere amara
	la vostra felicit, devo annunziarvi
	che la regina  morta.

CIMBELINO
				A chi,
	peggio che a un medico, si converrebbe
	tale annuncio? Ma penso che se la vita
	pu essere prolungata dalla medicina,
	la morte coglier anche il medico. Come  morta?

CORNELIO
	In modo orrendo, in un'agonia furiosa
	come la sua vita. Crudele al mondo,
	ha concluso la propria esistenza crudele
	a se stessa. Con il vostro permesso,
	vi riferir quello che ha confessato.
	Queste sue dame, che erano l in lagrime
	quando  morta, possono correggermi
	se sbaglio.

CIMBELINO
		Ti prego, parla.

CORNELIO
	Per primo, ha confessato di non avervi amato mai.
	Amava la maest che le conferivate, non voi.
	Ha sposato il re,  stata moglie del trono:
	aborriva la vostra persona.

CIMBELINO
	Solo lei lo sapeva. E se non l'avesse detto
	in punto di morte, non crederei alle labbra
	che l'hanno rivelato Continua.

CORNELIO
	Vostra figlia, che fingeva di amare
	con tanta dedizione, ha confessato
	che era ai suoi occhi uno scorpione
	e, se la sua fuga non l'avesse impedito,
	l'avrebbe uccisa avvelenandola.

CIMBELINO
	Ah, raffinatissimo demonio! Chi mai potr
	leggere dentro una donna? C' dell'altro?

CORNELIO
	Dell'altro, sire, e di peggio. Ha confessato
	che aveva per voi un preparato mortale
	che, una volta preso, avrebbe divorato
	la vostra vita minuto per minuto
	e vi avrebbe consumato a poco a poco.
	Nel frattempo intendeva dominarvi con le sue finte,
	con veglie, pianti, cure e baci,
	e avendovi ben lavorato con la sua arte,
	convincervi col tempo ad adottare suo figlio
	come erede al trono. Ma la strana assenza
	di lui fece fallire i suoi piani,
	e colta da una vergogna senza speranza,
	rivel, a dispetto degli di e degli uomini,
	i suoi propositi, rimpianse che i mali
	da lei covati non sortissero effetto,
	e mor in preda alla disperazione.

CIMBELINO
					E voi, sue donne,
	avete udito tutto questo?

DAME
				S, piaccia a Vostra Altezza.

CIMBELINO
	Non furono colpevoli i miei occhi,
	perch era bella; n le mie orecchie,
	che diedero ascolto alle sue adulazioni;
	n il mio cuore, che la credeva simile
	al suo aspetto. Sarebbe stato colpevole
	non fidarsi di lei. Eppure, figlia mia,
	tu avresti ben potuto dire
	che la follia era in me, e provarlo
	con le tue sofferenze. Il cielo vi ponga riparo.
.Entrano Lucio, Iachimo, l'Indovino e altri prigionieri romani sotto scorta; dietro di essi Postumo e Imogene.
	Adesso, Caio, non vieni pi per il tributo:
	quello, i Britanni l'hanno cancellato,
	sebbene perdendo molti valorosi.
	I loro parenti mi hanno chiesto
	di placare le loro anime buone
	con il sacrificio di voi prigionieri,
	e noi l'abbiamo concesso Pensate, dunque,
	al vostro destino.

LUCIO
	Considerate, sire, le fortune della guerra.
	La giornata fu vostra per caso.
	Se fosse stata nostra, non avremmo
	a sangue freddo minacciato con la spada
	i nostri prigionieri. Ma se  volont degli di
	che nulla se non le nostre vite
	siano riscatto sufficiente, allora sia.
	Che un romano sappia soffrire da romano
	 quanto basta. Augusto vive, e provveder.
	Questo  tutto per quel che mi riguarda
	Una cosa sola imploro, che il mio ragazzo,
	britanno di nascita, possa essere riscattato:
	mai un padrone ebbe paggio cos gentile,
	devoto, diligente, attento alle sue necessit,
	abile, fedele e premuroso. Le sue virt
	appoggino la mia richiesta, che oso sperare
	Vostra Altezza non vorr rifiutare.
	Non ha fatto del male a nessun britanno,
	sebbene abbia servito un romano.
	Salvate lui, sire: e non risparmiate altro sangue.

CIMBELINO
	L'ho visto prima, di sicuro. Il suo viso
	mi  familiare. Ragazzo, il tuo aspetto
	si  guadagnato il mio favore, e ora
	sei mio. Non so cosa mi spinga a dire,
	"Vivi, ragazzo". Non ringraziare
	il tuo padrone: vivi. E chiedi a Cimbelino
	il dono che vuoi. Se si conf alla mia munificenza
	e al tuo stato, te lo conceder. S,
	anche se chiedi un prigioniero, anche il pi nobile.

IMOGENE
	Ringrazio umilmente Vostra Altezza.

LUCIO
	Non ti chiedo di domandare la mia vita, ragazzo,
	ma so che lo farai.

IMOGENE
			No, ahim, no. C' altro da fare.
	Vedo una cosa amara per me come la morte.
	La vostra vita, buon padrone, dovr
	cavarsela da sola.

LUCIO
			Il ragazzo
	mi disprezza, mi sdegna, mi abbandona.
	Muoiono presto le gioie di chi le ripone
	nella fedelt delle fanciulle e dei ragazzi.
	Perch si mostra cos perplesso?

CIMBELINO
	Cosa desideri, ragazzo? Mi piaci
	sempre di pi. Pensa bene a ci
	che  meglio chiedermi. Conosci
	quell'uomo che stai fissando? Parla:
	vuoi che viva?  tuo parente? Tuo amico?

IMOGENE
	 un romano, non pi parente a me
	di quanto io lo sia a Vostra Altezza:
	essendo nato vostro suddito, vi sono
	un po' pi vicino.

CIMBELINO
			Perch lo guardi cos?

IMOGENE
	Ve lo dir, sire, in privato,
	se vi piacer di darmi ascolto.

CIMBELINO
	Con tutto il cuore, s. Ti prester
	tutta la mia attenzione. Come ti chiami?

IMOGENE
	Fedele, sire.

CIMBELINO
		Sei il mio caro ragazzo, il mio paggio.
	Sar il tuo padrone. Vieni; con me, parla liberamente.
[.Cimbelino e Imogene si avviano da una parte..]

BELARIO
	Quel ragazzo non  il nostro, resuscitato?

ARVIRAGO
	Come un granello di sabbia somiglia all'altro,
	cos questo ragazzo dolce e roseo
	a Fedele, che  morto. Che ne pensate?

GUIDERIO
	La stessa persona, prima morta e ora viva.

BELARIO
	Calma, calma. Stiamo a vedere.
	Non ci ha guardato. Due persone possono
	assomigliarsi. Se fosse lui, sono sicuro
	che ci avrebbe parlato.

GUIDERIO
				Ma l'abbiamo visto morto.

BELARIO
	Zitti. Stiamo a vedere.

PISANIO [.a parte.]
				 la mia padrona.  viva.
	E allora che il tempo scorra pure,
	volgendo le cose in bene o in male.
[.Cimbelino e Imogene vengono avanti..]

CIMBELINO
	Vieni, mettiti al mio fianco. Fai
	la tua richiesta ad alta voce.
	[.A Iachimo.] Signore, venite avanti e rispondete
	a questo ragazzo, e fatelo con sincerit,
	o per la nostra maest e la nostra grazia,
	che sono il nostro onore, una tortura aspra
	vaglier il vero dal falso. Su, parlagli.

IMOGENE
	La grazia che chiedo  che questo signore
	dichiari da chi ha avuto questo anello.

POSTUMO [.a parte.]
	Ma che interesse ha per lui?

CIMBELINO
	Dite, quel diamante che avete al dito,
	come ne siete venuto in possesso?

IACHIMO
	Sarebbe una tortura per me non dire quello
	che, se lo dico, sar una tortura per te.

CIMBELINO
						Come, per me?

IACHIMO
	Sono contento di essere costretto a rivelare
	ci che mi tormenta tenere nascosto.
	Con la frode ho avuto questo anello.
	Era il gioiello di quel Leonato che tu esiliasti:
	un uomo tanto nobile - questo far
	soffrire te pi di me - non visse mai
	fra cielo e terra. Vuoi sentir altro, sire?

CIMBELINO
	Tutto quello che riguarda questa storia.

IACHIMO
	Quel paragone di virt, tua figlia,
	per la quale il mio cuore stilla sangue
	e che il mio animo ignobile trema a ricordare...
	Perdonami, mi sento mancare.

CIMBELINO
	Mia figlia? Che hai da dire, di lei?
	Ritrova la tua forza. Preferirei che tu vivessi
	quanto vorr la natura piuttosto che vederti
	morto prima di avere ascoltato il resto.
	Su, sforzati, parla.

IACHIMO
	Una volta... infausto fu l'orologio
	che batteva l'ora! Fu a Roma,
	maledetta la casa dove... Ad una festa...
	Ah, fossero state avvelenate le vivande,
	almeno quelle che portai alla bocca!
	Il buon Postumo - che dire? Era
	troppo buono per trovarsi fra furfanti,
	era il migliore di tutti, l'ottimo
	tra i buoni - stava seduto tristemente
	e ci ascoltava lodare le nostre amanti italiane
	per la loro bellezza in modo tale
	che il gonfio vanto del miglior oratore
	al confronto si sarebbe rivelato vuoto.
	I loro tratti avrebbero fatto sfigurare
	la statua di Venere e l'alta, eretta Minerva.
	Le forme superavano i limiti della natura.
	Il carattere era la vetrina di tutte le qualit
	che l'uomo ama nella donna. E poi,
	quella bellezza che colpisce gli occhi
	e fa da esca al matrimonio.

CIMBELINO
	Sono sulle spine. Vieni al dunque.

IACHIMO
	Ci arriver anche troppo presto,
	a meno che tu non abbia fretta di soffrire.
	Postumo, dunque, da nobile innamorato,
	da signore che aveva sposa regale,
	colse al volo l'occasione, e senza
	disprezzare quelle che noi lodavamo
	- calmo, in questo, come la virt -
	inizi a fare il ritratto della sua sposa.
	Disegnato dalla sua lingua e dal suo cuore,
	questo fu tale che, o noi avevamo
	vantato delle semplici sguattere di cucina,
	o la sua descrizione ci aveva ridotti
	a idioti senza parole.

CIMBELINO
				Su, su, vieni al fatto.

IACHIMO
	La castit di vostra figlia - ecco il fatto.
	Ne parl come se Diana avesse sogni bollenti
	di lussuria, e lei sola fosse fredda.
	A questo io, disgraziato, misi in dubbio
	la sua lode, e scommisi delle monete d'oro
	contro questo anello, che allora egli portava
	al dito, di riuscire, corteggiando lei,
	a prendere il posto di lui nel suo letto,
	e vincere l'anello con l'adulterio mio
	e della sua donna. Egli, da vero cavaliere,
	e sicuro della sua fedelt, che infatti
	io stesso riscontrai, mise in posta
	questo anello, e l'avrebbe fatto
	anche se fosse stato un rubino della ruota
	del carro di Febo: avrebbe anzi potuto
	farlo con sicurezza se anche si fosse
	trattato del valore dell'intero carro.
	Io, con questo intento, partii per la Britannia.
	Forse mi ricorderete, sire, a corte,
	dove la vostra casta figlia m'insegn
	la differenza che c' fra l'amore e la lussuria.
	Si spense cos la speranza, ma non il desiderio
	di vittoria, e il mio cervello italiano cominci
	ad operare con bassezza sulla vostra britanna
	ingenuit: eccellente, questa, per il mio vantaggio.
	E per farla breve, il mio trucco funzion cos bene
	che ritornai con prove simulate, tali
	da far impazzire il nobile Leonato,
	colpendo la sua fiducia nella lealt di lei:
	prove d'ogni sorta, descrizioni fedeli
	degli arazzi della sua stanza e delle scene
	l rappresentate, e questo braccialetto (ah, l'astuzia
	con cui l'ottenni!); e addirittura dei segni
	segreti sul suo corpo; cos che lui non pot
	non concludere che il vincolo della castit era stato
	infranto, ed io ne avessi il pegno.
	E allora... mi sembra di vederlo...

POSTUMO [.facendosi avanti.]
	E mi vedi davvero, demonio d'un italiano!
	Ahim s, che sciocco credulone,
	emerito assassino, ladro; a me
	sono dovuti tutti gli epiteti che spettano
	alle canaglie passate presenti e future.
	Datemi una corda, un coltello, del veleno,
	un giudice giusto! Tu, re, manda a chiamare
	qualcuno che inventi torture ingegnose.
	Io, io, redimo tutte le infamie
	pi orrende della terra, perch sono
	peggiore di loro. Io sono Postumo,
	che ho ucciso tua figlia. No, mento,
	vile che sono! Che l'ho fatta uccidere
	da una canaglia meno vile di me,
	un ladro sacrilego. Era il tempio
	della virt, lei: la virt stessa.
	Sputatemi addosso, scagliatemi pietre,
	copritemi di fango, lanciate contro di me
	a latrare i cani della strada. Ogni canaglia
	si chiami Postumo Leonato, ogni
	scelleratezza sia minore, ora, di prima.
	O Imogene, mia regina, mia sposa, mia vita!
	O Imogene, Imogene, Imogene!

IMOGENE
	Calma, mio signore. Sentite, sentite...

POSTUMO
	Vuoi farti gioco di questo? Paggio
	insolente, ecco quello che ti meriti. [.La colpisce: lei cade..]

PISANIO
	Aiuto, signori! La signora mia, e vostra.
	Ah, mio signore, Postumo! Soltanto ora
	avete ucciso Imogene. Aiuto, aiuto!
	La mia padrona onorata!

CIMBELINO
				Mi gira attorno, il mondo.

POSTUMO
	Queste vertigini, da dove vengono?

PISANIO
					Svegliatevi, padrona!

CIMBELINO
	Se  cos, gli di vogliono colpirmi a morte,
	con una gioia che uccide.

PISANIO
				Come sta la mia padrona?

IMOGENE
	Lontano dai miei occhi! Mi hai dato tu
	il veleno. Via, servitore infedele!
	Non respirare dove ci sono dei prncipi.

CIMBELINO
	La voce di Imogene!

PISANIO
				Signora, gli di scaglino su di me
	fulmini di zolfo, se non  vero che credevo
	fosse una medicina preziosa la pozione
	che vi diedi. Me l'aveva data la regina.

CIMBELINO
	Altre novit!

IMOGENE
			Mi ha avvelenata.

CORNELIO
					O di!
	Ho tralasciato una cosa che la regina
	confess e che prova la tua innocenza.
	"Se Pisanio", disse,"ha dato alla sua padrona
	quella pozione che gli spacciai per un cordiale,
	 stata servita come un sorcio".

CIMBELINO
					Che vuol dire, Cornelio?

CORNELIO
	La regina, sire, mi importunava spesso
	perch le approntassi dei veleni, sotto
	pretesto di voler soddisfare la sua conoscenza
	uccidendo soltanto creature inferiori,
	di poca importanza, come cani e gatti.
	Io, temendo che le sue intenzioni fossero
	pi pericolose, preparai per lei
	un composto che, se preso, avrebbe fatto
	cessare sul momento le funzioni vitali,
	ma dopo poco consentito alle facolt naturali
	di riprendere la loro azione. Ne avete preso?

IMOGENE
	Probabilmente s, perch rimasi come morta.

BELARIO
	Ragazzi, ecco il nostro errore.

GUIDERIO
					Di sicuro,  Fedele.

IMOGENE
	Perch gettasti via la tua sposa?
	Immagina d'essere sopra una roccia,
	e cerca di gettarmi gi di nuovo. [.Lo abbraccia..]

POSTUMO
	Rimani appesa qui come un frutto,
	anima mia, finch l'albero non muoia.

CIMBELINO
	Ma come, figlia mia, mia carne,
	in questa scena mi fai fare lo sciocco?
	Non mi parli?

IMOGENE [.inginocchiandosi.]
			La vostra benedizione, sire.

BELARIO [.a Guiderio e Arvirago.]
	Se avete amato questo giovane,
	non posso biasimarvi: c'era un buon motivo.

CIMBELINO
	Le mie lagrime, cadendo su di te,
	divengano acqua benedetta. Imogene,
	tua madre  morta.

IMOGENE
			Me ne dispiace, sire.

CIMBELINO
	Oh, era malvagia.  per causa mia
	che ci ritroviamo in modo cos strano.
	E suo figlio  scomparso, non si sa come n dove.

PISANIO
	Mio signore, ora che la paura
	mi ha abbandonato, dir la verit.
	Quando la mia padrona scomparve,
	il principe Cloten venne da me,
	spada sguainata e schiuma alla bocca,
	giurando che se non rivelavo dove
	fosse fuggita, sarei morto all'istante.
	Per caso, avevo in tasca una falsa
	lettera del mio padrone, che lo indusse
	a cercarla sulle montagne presso Milford.
	Per l part allora infuriato,
	indossando gli abiti del mio padrone
	che mi aveva estorto, con un disegno infame
	in mente e giurando di violare l'onore
	della mia padrona. Cosa successe dopo, non so.

GUIDERIO
	Finisco io la storia. L'ho ucciso.

CIMBELINO
	Che gli di te ne guardino! Non vorrei
	che le tue degne imprese strappassero
	alle mie labbra una sentenza dura. Ti prego,
	giovane valoroso, nega quel che hai detto.

GUIDERIO
	L'ho detto e l'ho fatto.

CIMBELINO
				Era un principe

GUIDERIO
	Assai incivile. Gli oltraggi che mi fece
	non erano certo da principe. Mi provoc
	con un linguaggio tale che mi farebbe affrontare
	il mare stesso, se mi ruggisse in faccia cos.
	Gli tagliai la testa, e sono contento
	che non sia qui a raccontare questa storia.

CIMBELINO
	Mi dispiace per te. La tua stessa lingua
	ti condanna, e devi subire la nostra legge.
	Sei un uomo morto.

IMOGENE
			Quel corpo senza testa!
	Lo credetti del mio signore.

CIMBELINO
	Legate il colpevole e portatelo via.

BELARIO
	Fermatevi, maest. Quest'uomo
	 migliore di colui che ha ucciso,
	di stirpe nobile quanto la tua,
	e ha pi meriti nei tuoi confronti
	di quanti un'intera banda di Cloten
	si sia mai guadagnata con le sue cicatrici.
	[.Alle guardie.] Lasciategli libere le braccia: non son fatte
	per le catene.

CIMBELINO
			Come, vecchio soldato? Vuoi annullare
	i meriti per i quali non sei stato ancora
	ricompensato, e provare la nostra ira?
	Che vuol dire, di stirpe nobile quanto la nostra?

ARVIRAGO
	In questo, ha esagerato.

CIMBELINO
				E per questo, morirai.

BELARIO
	Moriremo tutti e tre, ma prover
	che due di noi sono nobili
	come gli ho detto. Figli miei,
	devo fare un discorso pericoloso per me,
	ma forse vantaggioso per voi.

ARVIRAGO
	Il vostro pericolo  anche nostro.

GUIDERIO
	E il nostro vantaggio anche il suo.

BELARIO
	Ecco, allora, con il tuo permesso:
	tu avevi, grande re, un suddito
	di nome Belario...

CIMBELINO
			Ebbene, che c'entra lui?
	 un traditore che  stato esiliato.

BELARIO
	 lui che ha assunto questo aspetto
	di vecchio: esiliato s, ma non so
	perch traditore.

CIMBELINO
			Portatelo via.
	Il mondo intero non riuscir a salvarlo.

BELARIO
	Piano, meno furia. Prima pagami
	per avere allevato i tuoi figli;
	poi, tutto quello che ne ricevo
	sia pure confiscato.

CIMBELINO
			Allevato i miei figli?

BELARIO
	Sono troppo brusco e sfacciato. In ginocchio.
	Prima di rialzarmi, voglio ottenere
	per i miei figli rango pi alto.
	Non risparmiare, poi, il vecchio padre.
	Potente sovrano, questi due giovani gentiluomini
	che mi chiamano padre e si credono miei figli,
	non sono affatto miei: sono progenie
	dei vostri lombi, mio signore, carne
	della vostra carne.

CIMBELINO
			Come, mia progenie?

BELARIO
	Quanto lo siete voi di vostro padre.
	Io, il vecchio Morgan, sono quel Belario
	che voi un tempo esiliaste. Il vostro arbitrio
	fu tutta la mia colpa, la mia punizione,
	e il mio tradimento. Quel che ho sofferto
	 tutto il male che ho fatto. Questi
	nobili prncipi - ch tali sono - per vent'anni
	li ho istruiti, e quel che sanno
	l'hanno appreso da me. Vostra Altezza
	sa quale fosse la mia educazione.
	La loro nutrice, Eurifile, rap i bambini
	quando fui bandito, e perci la sposai.
	Io stesso la spinsi a farlo, avendo ricevuto
	prima la punizione per ci che feci dopo.
	Punito per la mia lealt, fui mosso al tradimento.
	Pi l'averli presi vi faceva soffrire,
	pi ci rispondeva al mio scopo nel rapirli.
	Ma, grazioso signore, ecco a voi i vostri figli:
	io perdo due dei pi dolci compagni del mondo.
	La benedizione dei cieli che ci sovrastano
	discenda come rugiada su di loro.
	Meritano d'intarsiare il cielo di stelle.

CIMBELINO
	Tu parli e piangi. I servigi che voi tre
	mi avete reso sono pi incredibili
	di quel che racconti. Persi i miei bambini:
	se sono questi, non saprei augurarmi figli pi degni.

BELARIO
	Attendete ancora. Questo gentiluomo
	che io chiamo Polidoro, nobilissimo principe,
	 in realt il vostro Guiderio.
	Quest'altro, il mio Cadwal,  il vostro
	principe pi giovane, Arvirago. Sire,
	egli era avvolto in un mantello ornato,
	ricamato dalle mani di sua madre la regina.
	Lo posso produrre come ulteriore prova.

CIMBELINO
	Guiderio aveva sul collo una voglia,
	una stella rosso sangue: un segno portentoso.

BELARIO
	Questi  lui infatti, che conserva
	ancora su di s quel marchio naturale.
	La natura stessa, nella sua saggezza,
	glielo don al fine di farne ora prova
	della sua identit.

CIMBELINO
			Sono allora
	come una madre che d alla luce tre figli?
	Mai nessuna gio pi del parto.
	Siate benedetti e regnate nelle vostre sfere
	dopo tanto strano errare da esse.
	Imogene, cos hai perso un regno.

IMOGENE
	No, mio signore. Ho guadagnato due mondi.
	Miei dolci fratelli, ci siamo dunque incontrati.
	D'ora in poi, non dite che io non fossi
	la pi veritiera. Voi mi chiamavate fratello,
	ed io non ero che vostra sorella.
	Io vi chiamavo fratelli, e voi
	lo eravate veramente.

CIMBELINO
				Vi siete gi incontrati?

ARVIRAGO
	S, buon signore.

GUIDERIO
			E al primo incontro ci siamo amati,
	fin quando lo credemmo morto.

CORNELIO
	Per effetto della pozione della regina.

CIMBELINO
	O raro istinto! Quando verr a sapere
	tutto? Da questo riassunto disordinato
	si diramano molte branche di eventi
	che bisognerebbe distinguere e poi esaminare.
	Dove e come hai vissuto? Quando sei passata
	al servizio del nostro prigioniero romano?
	Come ti sei separata dai tuoi fratelli?
	E come li hai incontrati la prima volta?
	Perch hai lasciato la corte? E per dove?
	Tutto questo, e i motivi che spinsero
	voi tre alla battaglia, e non so quant'altro,
	dovrei chiedervi, e tutte le circostanze
	collaterali, fatto per fatto.
	Ma n il tempo n il luogo sono adatti
	a lunghi interrogatori. Guardate: Postumo
	si  ancorato a Imogene, e lei
	lampeggia il suo sguardo innocente su di lui;
	i suoi fratelli si volgono a me,
	e il suo signore getta una luce di gioia
	su ogni cosa. Fra ciascuno, fra tutti
	c' come uno scambio reciproco.
	Lasciamo questo luogo, e il fumo
	dei nostri sacrifici si sparga per il tempio.
	[.A Belario.] Tu sei mio fratello: tale ti avr per sempre.

IMOGENE
	E io mio padre: mi salvaste per farmi
	vedere questo momento di felicit.

CIMBELINO
	Siamo tutti ricolmi di gioia,
	meno questi in catene. Siano felici
	anche loro, e godano della nostra letizia.

IMOGENE
	Mio buon padrone, vi servo
	ancora una volta.

LUCIO
			Siate felice!

CIMBELINO
	Quel povero soldato che combatt con valore
	cos grande, starebbe bene qui,
	e riceverebbe tutta la gratitudine del re.

POSTUMO
	Sono io, sire, quel soldato
	che, in stracci, ag con questi tre:
	era la veste adatta allo scopo
	che allora perseguivo. Ditelo, Iachimo,
	che ero io: vi avevo atterrato.
	e avrei potuto finirvi.

IACHIMO [.inginocchiandosi.]
				Sono di nuovo a terra. Allora fu
	la vostra forza a farmi piegare le ginocchia:
	ora  il peso della mia coscienza.
	Vi scongiuro, prendete la mia vita, che vi devo
	tante volte: ma prima, il vostro anello,
	e il braccialetto della principessa pi fedele
	che mai abbia giurato la sua fede.

POSTUMO
	Non vi inginocchiate dinanzi a me.
	Il potere che ho su di voi 
	di risparmiarvi. La mia vendetta, perdonarvi.
	Vivete, e agite meglio con gli altri.

CIMBELINO
	Nobile giudizio! Impareremo la generosit
	da nostro genero. Perdono  la parola
	per tutti.

ARVIRAGO
		Ci avete aiutato, signore,
	come se foste nostro fratello.
	Siamo contenti che lo siate veramente.

POSTUMO
	Servo vostro, prncipi. Mio buon signore
	di Roma, chiamate il vostro indovino.
	Mentre dormivo, mi apparve il grande Giove,
	assiso sulla sua aquila, con gli spiriti
	dei miei congiunti. Quando mi svegliai,
	trovai questo foglio sul mio petto.
	Il suo contenuto  cos privo di senso
	che non riesco a trarne alcuna conclusione.
	Ci mostri la sua abilit nell'interpretarlo.

LUCIO
	Filarmonio!

INDOVINO
		Eccomi, mio buon signore.

LUCIO
	Leggi, e spiega il significato.

INDOVINO [.legge.]
Quando il figlio di un leone senza saperlo trover non cercandola un'aria dolce che tutto lo abbraccer; quando i rami di un cedro maestoso saranno tagliati e, morti da molti anni, rivivranno per essere riuniti al vecchio tronco e germogliare di nuovo: allora saranno terminate le miserie di Postumo, la Britannia sar felice e fiorir in pace ed abbondanza.

	Tu, Leonato, sei il figlio del leone,
	come insegna l'etimologia del tuo nome, .Leo-natus..
	[.A Cimbelino.] La vostra virtuosa figliuola  l'aria dolce:
	noi la chiamiamo .mollis aer.,
	e da .mollis aer. deriviamo .mulier.,
	.mulier. che interpreto cos: questa
	moglie costante che proprio ora,
	rispondendo al pronunciamento preciso dell'oracolo,
	senza essere conosciuta da voi, non cercata,
	vi ha abbracciato con quest'aria dolce.

CIMBELINO
						Sembra verosimile.

INDOVINO
	Il cedro maestoso, regale Cimbelino,
	indica te; i rami tagliati
	i tuoi figli che, rapiti da Belario,
	per molti anni ritenuti morti,
	rivivono ora, riuniti al cedro regale.
	La loro discendenza promette
	pace ed abbondanza alla Britannia.

CIMBELINO
	Ebbene, ora promulgo la mia pace.
	Caio Lucio, bench vincitori,
	ci sottomettiamo a Cesare e all'impero romano.
	Promettiamo di pagare il consueto tributo.
	Ne fummo dissuasi dalla nostra malvagia regina:
	su di lei e i suoi i cieli hanno calato
	il pugno pesante della giustizia.

INDOVINO
	Le dita delle potenze celesti intonano
	l'armonia di questa pace. La visione
	che rivelai a Lucio prima che scoppiasse
	questo conflitto appena sopito
	si adempie appieno in questo momento.
	L'aquila romana si levava alta sull'ala
	da mezzogiorno ad occidente, poi diveniva
	pi piccola, e svaniva nei raggi del sole.
	E questo adombrava un'unione nuova
	fra la nostra aquila imperiale, Cesare,
	e il radioso Cimbelino, che splende qui a occidente.

CIMBELINO
	Rendiamo dunque lode agli di.
	Dai nostri altari benedetti salgano
	volute di fumo alle loro narici.
	Questa pace venga annunciata
	a tutti i nostri sudditi. Avanti:
	l'insegna romana e quella britanna
	ondeggino insieme al vento, amiche.
	Marciamo cos attraverso la citt di Lud:
	ratificheremo la nostra pace nel tempio
	del grande Giove, e la suggelleremo con feste. Andiamo!
	Mai con pace tanto felice guerra fu terminata
	prima ancor che si lavasse mano insanguinata.
[.Escono..]

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