"I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA STRANIERA".. William Shakespeare
Amleto
Traduzione di Nemi D'Agostino


Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi
dalla Fondazione Ezio Galiano.

/:/PERSONAGGI



AMLETO, .Principe di Danimarca..
CLAUDIO, .Re di Danimarca, zio di Amleto..
IL FANTASMA .del re morto, padre di Amleto..
GERTRUDE, .la Regina, madre di Amleto, ora moglie di Claudio..
POLONIO, .consigliere di stato..
LAERTE, .figlio di Polonio..
OFELIA, .figlia di Polonio..
ORAZIO, .amico e uomo di fiducia di Amleto..
ROSENCRANTZ, GUILDENSTERN: .cortigiani, gi compagni di scuola di Amleto..

FORTEBRACCIO, .Principe di Norvegia..
VOLTEMAND, CORNELIO: .consiglieri danesi, ambasciatori in Norvegia..

MARCELLO, BERNARDO, FRANCISCO: .Guardie del Re..
OSRIC, .cortigiano lezioso..
REYNALDO, .servo di Polonio..
Attori.
Un gentiluomo .della corte..
Un prete.
Un becchino.
Il compagno del becchino.
Un capitano .dell'esercito di Fortebraccio..
Ambasciatori inglesi.
Gentiluomini, gentildonne, soldati, marinai, messaggeri e gente del seguito.

SCENA. .Elsinore: la Corte e i suoi paraggi..

/:/ATTO PRIMO



.Scena prima


.Entrano due sentinelle, Bernardo e Francisco..

BERNARDO
	Chi  l?

FRANCISCO
	No, parla tu. Fermati.
	Chi sei?

BERNARDO
	Lunga vita al re!

FRANCISCO
	Bernardo?

BERNARDO
	S.

FRANCISCO
		Arrivi
	molto puntuale.

BERNARDO
	 mezzanotte!
	Va' a letto, Francisco.

FRANCISCO
	Grazie per il cambio.  un freddo cane,
	e ho la morte nel cuore.

BERNARDO
	Tutto quieto?

FRANCISCO
	Non s' mosso un topo.

BERNARDO
	Bene, buonanotte.
	Se incontri
	i miei compagni di guardia
	Orazio e Marcello, fagli fretta.

FRANCISCO
	Li sento arrivare, credo.

.Entrano Orazio e Marcello..

				Fermi, oh! Chi  l?

ORAZIO
	Amici di questa terra.

MARCELLO
				E sudditi del Danese.

FRANCISCO
	Dio vi dia la buona notte.

MARCELLO
	Anche a te, soldato. Chi t'ha dato il cambio?

FRANCISCO
	Bernardo  al mio posto. Buona notte. .Esce..

MARCELLO
	Oh! Bernardo!

BERNARDO
	Oh! Ma di', c' Orazio?

ORAZIO
	Ce n' un pezzo.

BERNARDO
	Benvenuto, Orazio! Benvenuto, amico Marcello.

ORAZIO
	Allora,  ricomparsa la cosa stanotte?

BERNARDO
	Io non l'ho vista.

MARCELLO
	Orazio dice che stravediamo,
	e si rifiuta di credere
	in questo spavento
	che abbiamo visto due volte.
	Perci l'ho pregato di vedere con noi
	scorrere i minuti di questa notte,
	e se l'apparizione torna, potr rendere
	giustizia ai nostri occhi, e le potr parlare.

ORAZIO
	Via, via, non torna.

BERNARDO
				Siediti un momento, e noi,
	col tuo permesso, riassalteremo i tuoi orecchi,
	cos fortificati contro la nostra storia,
	con ci che abbiamo visto due notti.

ORAZIO
						Bene,
	sediamoci. Sentiamo
	che ne dice Bernardo.

BERNARDO
	Proprio ieri notte,
	la stella laggi che viaggia a ponente del polo
	era andata ad accendere la parte del cielo
	dove ora brucia. Marcello ed io,
	mentre batteva l'una...

.Entra il fantasma..

MARCELLO
	Fermati, oh! Eccolo che torna.

BERNARDO
	 sempre come lui, il re morto.

MARCELLO
	Orazio, tu che hai studiato, parlagli.

BERNARDO
	Non sembra il re? Guardalo, Orazio.

ORAZIO
	 come lui. Mi riempie
	di spavento e stupore.

BERNARDO
	Vuole che gli si parli.

MARCELLO
				Prlagli, Orazio.

ORAZIO
	Cosa sei tu che usurpi questo tempo della notte
	e la nobile forma di uomo di guerra
	nella quale incedeva la maest
	del re sepolto? In nome di Dio, parla!

MARCELLO
	L'abbiamo offeso.

BERNARDO
			Guardate, se ne va.

ORAZIO
	Fermati, parla, parla, ti ordino di parlare.
.Il Fantasma esce..

MARCELLO
	 andato. Non parler mai.

BERNARDO
	E allora, Orazio? Tremi e sei pallido.
	Non , quella cosa, pi che allucinazione?
	Che ne pensi?

ORAZIO
			In nome di Dio
	non l'avrei mai creduto
	senza la prova fondata e sicura
	dei miei occhi.

MARCELLO
	Non somiglia al re?

ORAZIO
	Come tu a te stesso.
	Quell'armatura la portava
	in battaglia con l'avido Norvegese.
	E quell'occhio grifagno l'aveva nell'urto
	coi polacchi, quando rovesci
	uomini e slitte sul ghiaccio.  incredibile.

MARCELLO
	Cos, due volte, proprio in quest'ora morta,
	ci  passato davanti con quel piglio marziale.

ORAZIO
	Non so che pensarne di preciso, per
	la mia impressione  che questo annunzia
	chiss che malanno al nostro stato.

MARCELLO
	Ebbene vi prego, sediamoci. E chi lo sa, mi dica
	perch mai questa guardia severissima ogni notte
	affatica i sudditi di questa terra,
	e perch ogni giorno si fondono cannoni di bronzo
	e si comprano fuori strumenti di guerra,
	e perch si forzano i carpentieri a un lavoro
	duro per settimane senza domeniche.
	Cos' che preparano con tanto sudore e fretta
	da aggiogare la notte alla fatica del giorno,
	chi pu spiegarmelo?

ORAZIO
				Io. O almeno
	sento dire questo: il nostro ultimo re
	la sua immagine  apparsa un minuto fa -
	fu sfidato a duello, come sapete, da Fortebraccio
	di Norvegia, spinto da orgoglio e
	invidia; e il valoroso Amleto
	valoroso lo stimava tutto il nostro emisfero -
	ammazz Fortebraccio. Costui, in forza d'un patto
	ratificato dalla legge e dagli usi cavallereschi
	con la vita perdette a favore di chi lo vinse
	tutte le terre di conquista; e a sua volta
	il nostro re aveva scommesso
	una porzione equivalente, che sarebbe andata
	in possesso dell'avversario
	se avesse vinto lui; ma il patto
	e la clausola relativa e le conseguenze
	gettarono la sua parte su Amleto. Bene, ora il figlio
	Fortebraccio, un tipo di fuoco, un tipo sfrenato,
	qua e l nelle marche norrne ti rastrella
	una truppa di disperati, cibo e
	dieta d'un impresa
	che ha stomaco grande: niente di meno
	qui da noi sembra chiaro - che riprendersi
	con la forza e la prepotenza le terre perdute,
	come ho detto, dal padre. Questo a mio avviso
	 il primo movente dei nostri preparativi,
	causa di questa veglia e vera fonte
	di tanto agitarsi e armeggiare.

BERNARDO
	Questo e nient'altro, ne sono certo. E ci spiega
	perch questa figura portentosa tagli
	armata la nostra veglia, e somigli tanto al re
	che fu ed  motivo di queste guerre.

ORAZIO
	 un pruno che molesta l'occhio della mente!
	Quando Roma fior come un alto palmizio,
	poco prima che cadesse il grande Giulio,
	le tombe si svuotarono e i morti nei sudari
	invasero le vie stridendo e farfugliando,
	e stelle con code di fuoco, rugiade di sangue,
	disastri nel sole; e la stella acquosa
	che influenza l'impero di Nettuno
	pat un'eclissi che fu quasi
	un finimondo. E ora  come allora: segni
	di avvenimenti terribili, come
	araldi che precedono i fati
	e prologhi alla sventura che arriva
	cielo e terra insieme hanno mostrato
	ai nostri climi e alla nostra gente.

.Entra il fantasma..

	Ma guardate l, sta tornando!
	Gli taglio la strada, dovesse costarmi la vita.
.Lo spettro apre le braccia..
					Fermati, illusione.
	Se hai voce e puoi usarla
	parlami.
	Se opera buona pu farsi
	che a te dia pace e a me salute
	parlami.
	Se conosci il destino del regno
	e saperlo pu farlo evitare
	parla!
	O se nella vita hai nascosto
	tesori estorti nel ventre della terra,
	per cui voi spiriti, come dicono, vagate
	spesso nella morte, parlamene,
	fermati e parla. .Il gallo canta..
			Fermalo, Marcello.

MARCELLO
	Gli do un colpo di lancia?

ORAZIO
	S, se non si ferma.

BERNARDO
	Eccolo.

ORAZIO
	 qui. .Il fantasma esce..

MARCELLO
	 sparito.
	Gli facciamo torto,  cos nobile,
	a minacciarlo di violenza
	perch  come l'aria, invulnerabile,
	e i nostri colpi burattinate
	inutili e cattive.

BERNARDO
			Stava per parlare
	quando il gallo ha cantato.

ORAZIO
	E allora ha trasalito come cosa colpevole
	a un appello terribile. Ho sentito
	che il gallo, trombettiere del mattino,
	con la sua gola alta e squillante sveglia
	il dio del giorno, e a quel segno
	ogni spirito erratico, si trovi
	in acqua o fuoco, in terra o in aria, torna
	subito al suo confino. Questa cosa
	ci ha dimostrato che  vero.

MARCELLO
	 sparito al canto del gallo.
	Pare che ogni anno quando arriva il tempo
	che celebra la nascita del nostro Redentore
	quest'uccello dell'alba canti tutta la notte:
	e allora gli spettri non osano vagare,
	le notti sono salubri e le stelle
	non maligne, non fanno sortilegi
	le fate, n affatturano le streghe,
	tanto benigno e tanto sacro  il tempo.

ORAZIO
	Cos ho inteso e credo, in parte. Ma guardate,
	il mattino nel suo manto di ruggine
	passa sulla rugiada di quell'alta collina.
	Smontiamo questa guardia, e a mio avviso
	quello che abbiamo visto riferiamolo
	al giovane Amleto, perch, sulla mia vita
	questo spirito muto con noi a lui parler.
	Siete d'accordo? Ce lo impone il nostro
	dovere, lo richiede il nostro affetto.

MARCELLO
	Bisogna farlo, s. E io so dove incontrarlo,
	stamattina, nel modo pi opportuno. .Escono..

/:/Scena seconda


.Squillo di trombe. Entrano Claudio Re di Danimarca, la Regina Gertrude, il Consiglio con Voltemand, Cornelio, Polonio e suo figlio Laerte, Amleto (vestito di nero) e altri..

RE
	Sebbene ancora sia verde la memoria della morte
	del caro fratello Amleto, ed a noi si convenga
	portare in cuore questa pena, e a tutto il regno
	contrarsi in una sola fronte di dolore,
	pure tanto la ragione in noi ha lottato
	contro la natura
	che con saggio cordoglio siamo memori
	di lui e insieme non immemori di noi stessi.
	Pertanto la nostra gi sorella e ora
	regina, coerede di questo forte regno,
	noi abbiamo, quasi con gioia senza gioia,
	con un occhio aperto alla speranza e uno
	che dispera, con letizia alle esequie e canti
	funebri alle nozze, e in modo uguale
	dosando diletto e dolore,
	presa in moglie. E la scelta
	non ha escluso i vostri eccellenti consigli,
	che hanno accompagnato, liberi, questa vicenda.
	Vi ringraziamo, per tutto.
	E ora dobbiamo informarvi che il giovane Fortebraccio
	il quale ci stima ben poco o ritiene
	che per la morte del nostro caro fratello
	lo stato sia scardinato e sconvolto
	e aggancia a queste idee un sogno di dominio,
	non ci risparmia il tedio d'un messaggio
	che comporta la resa dei territori
	ceduti dal padre con tutti i crismi della legge
	al nostro prode fratello. Ma di lui basti.
	Veniamo a noi, e al presente consiglio.
	Eccone motivo: qui abbiamo scritto
	al re di Norvegia, zio del giovane Fortebraccio,
	che invalido e obbligato a letto conosce
	ben poco dei progetti di suo nipote,
	chiedendo che impedisca ogni altro passo,
	dacch quelle leve, quelle truppe,
	quei suoi effettivi sono tratti tutti
	da mezzo ai suoi sudditi; e ora inviamo
	voi, mio buon Cornelio, e voi Voltemand
	con questo mio messaggio amichevole
	al vecchio re - ma senza autorizzarvi
	a trattar di persona con lui al di l
	dei limiti qui ben circostanziati. Addio,
	e la rapidit provi lo zelo.

CORNELIO e VOLTEMAND
	Ve ne daremo prova, in questo e in tutto.

RE
	Non ne dubitiamo. Il nostro cordiale addio.
.Escono Voltemand e Cornelio..
	E ora, Laerte, cosa c' di nuovo?
	Ci parlavi d'una richiesta: qual , Laerte?
	Non parlerai con senno al re danese
	sprecando il fiato. Cosa vorresti, Laerte,
	che non sia tua richiesta ma mia offerta?
	La testa non  pi consona al cuore,
	n la mano al servizio della bocca
	di quanto sia, a tuo padre, questo trono.
	Cosa ci chiedi, Laerte?

LAERTE
				Mio temuto signore,
	un benevolo consenso per tornare in Francia.
	Sono venuto in Danimarca ben volentieri
	per rendervi il mio omaggio all'incoronazione.
	Ora, compiuto quel dovere, debbo confessare
	che i pensieri e i desideri tornano alla Francia
	e chiedono, umilmente, un consenso e un perdono.

RE
	Hai avuto il permesso di tuo padre? Che ne dice Polonio?

POLONIO
	Signore, mi ha strappato un riluttante assenso
	a furia d'insistenze, e alla fine
	ho impresso sul suo volere il mio nolente sigillo.
	Vi prego, concedetegli di partire.

RE
	Cogli la tua bella ora, Laerte. Il tempo  tuo,
	spendilo con le tue doti migliori.
	Ma ora, Amleto, mio caro congiunto e figlio...

AMLETO
	Un po' pi che congiunto, e men che caro.

RE
	Come mai ancora queste nuvole su di te?

AMLETO
	No signor mio, sono fin troppo al sole.

REGINA
	Mio buon Amleto, togliti quel colore notturno
	e guarda il re danese con occhio amico.
	Non cercare per sempre a ciglia basse
	il tuo nobile padre nella polvere.
	Lo sai,  comune a tutti: chi vive deve morire,
	la natura  un passaggio verso l'eternit.

AMLETO
	S, signora,  comune.

REGINA
				Ma se lo 
	perch ti sembra una cosa che succede a te solo?

AMLETO
	Sembra, signora? No, . Non c' nessun "sembra".
	Non sar questo manto d'inchiostro, madre,
	n il nero solenne imposto ai miei vestiti,
	n il sospirare a raffica o buriana,
	no, e nemmeno un gran fiume negli occhi,
	o l'aspetto depresso della facciata
	e in pi tutte le forme e i modi del dolore
	a mostrarmi nella mia verit. Queste cose
	davvero sembrano, perch un uomo pu fingerle.
	Ma io dentro ho qualcosa che non si pu mostrare,
	e questi, del dolore, sono gli orpelli, le gabbane.

RE
	Amleto,  dolce e lodevole nella tua natura
	che tu dia a tuo padre questo tributo di lutto.
	Ma, non scordarlo, tuo padre perdette un padre,
	e quel padre perduto, il suo - e l'orfano  tenuto
	in obbligo filiale, per un tempo,
	a dare un omaggio di tristezza. Ma perseverare
	in un cordoglio ostinato  condursi
	con testardaggine empia, non  dolore da uomo,
	mostra una volont assai indocile al cielo,
	un cuore senza tempra, un animo intollerante,
	un intelletto ingenuo e ineducato;
	ci che sappiamo dev'essere, ed  comune
	come la pi ordinaria esperienza dei sensi,
	perch dovremmo con opposizione
	perversa, prenderlo tanto a cuore? Via,
	questa  una colpa contro il cielo, i morti,
	la natura, e perversa soprattutto
	per la ragione, il cui luogo comune
	 la morte dei padri, e che ha gridato sempre
	fin dal primo cadavere all'uomo che  morto oggi
	"cos dev'essere". Ti preghiamo, getta via
	questa pena inutile, e pensa a noi
	come a un padre. Perch, lo sappia il mondo,
	tu sei erede diretto a questo trono
	e io mi porto verso te con amore
	non meno forte di quello che il pi tenero padre
	porta al figlio. Quanto alla tua intenzione
	di tornartene a scuola a Wittemberg
	essa  contro ogni nostro desiderio,
	perci ti scongiuriamo, convinciti a restare
	qui, gioia e conforto dei nostri occhi,
	primo a corte, nipote e figlio nostro.

REGINA
	Non far sprecare preghiere a tua madre, Amleto.
	Resta con noi ti prego, non andare a Wittemberg.

AMLETO
	Per quanto posso vi obbedir, signora.

RE
	Ah, questa  una risposta amorevole e bella.
	Sii in Danimarca come noi stessi. Signora, andiamo.
	Questo gentile e spontaneo consenso di Amleto
	 un sorriso al mio cuore; e per festeggiarlo
	ogni brindisi che oggi far il re
	il cannone pi grande
	l'annuncer alle nuvole, e il cielo
	rimbomber del giubilo danese
	ripetendo il tuonare della terra. Andiamo.
.Fanfara. Escono tutti tranne Amleto..

AMLETO
	Ah se questa carne troppo troppo sordida
	si potesse sciogliere e risolvere in rugiada,
	ah se l'Eterno non avesse fissata
	la sua condanna del suicidio. O Dio! Dio!
	Come mi sembrano pesanti, vecchie, noiose
	e inutili tutte le occasioni del mondo!
	Che nausea, ah che nausea.  un giardino abbandonato
	che va in seme: vi regna solo una natura
	fetida e volgare. Che si dovesse
	arrivare a questo!
	Morto appena da due mesi - no, non da tanto, non due -
	un re cos eccellente, un Iperione
	di fronte a questo satiro, cos innamorato di mia madre
	che non avrebbe permesso ai venti del cielo
	di toccarle il volto troppo rudi. Cielo e terra,
	debbo ricordarlo? Pendeva da lui
	come se l'appetito s'alimentasse di ci
	che lo saziava; eppure, nel giro d'un mese -
	non devo pensarci - fragilit, il tuo nome
	 femmina - appena un mese
	o prima che invecchiassero le scarpe
	con cui seguiva il corpo del mio povero padre
	tutta in lacrime come Niobe - lei, lei stessa -
	o Dio, una bestia priva di raziocinio
	terrebbe il lutto pi a lungo - sposata a mio zio
	fratello di mio padre ma simile a mio padre
	come io a Ercole. Nel giro d'un mese
	prima ancora che il sale di lacrime disoneste
	avesse smesso di bruciarle gli occhi
	trov marito. Ah fretta ignobile, correre
	con tanta impazienza a lenzuola incestuose!
	Non  bene e non pu venirne bene.
	Ma il cuore mi si spezzi, devo chiudere la bocca.

.Entrano Orazio, Marcello e Bernardo..

ORAZIO
	Salute a vostra signoria!

AMLETO
				Lieto di vedervi bene.
	Orazio, o stravedo?

ORAZIO
	Proprio io, monsignore, sempre il vostro umile servo.

AMLETO
	Buon amico, vuoi dire.  il nome da scambiarci.
	E che fai lontano da Wittemberg, Orazio?
	Marcello.

MARCELLO
	Monsignore.

AMLETO
	Assai lieto di vedervi. (.A Bernardo.) Buond, signore.
	Ma davvero, che fai lontano da Wittemberg?

ORAZIO
	Voglia di far niente, monsignore.

AMLETO
	Non lo vorrei sentire dal tuo nemico,
	e non farai al mio orecchio la violenza
	di fargli credere ci che dici
	contro te stesso. So che non hai quella voglia.
	E allora cos' che ti porta a Elsinore?
	T'insegneremo a bere forte, prima
	che te ne torni via.

ORAZIO
	Monsignore, sono venuto per i funerali di vostro padre.

AMLETO
	Ti prego non sfottermi, compagno di studi.
	Sei venuto piuttosto alle nozze di mia madre.

ORAZIO
	A dire il vero, monsignore, sono venute subito dopo.

AMLETO
	Risparmio, risparmio, Orazio. Le carni cotte per il funerale
	hanno fornito, fredde, le tavole nuziali.
	Avessi incontrato in cielo il mio peggior nemico
	prima di vedere quel giorno, Orazio.
	Mio padre - mi pare di vederlo...

ORAZIO
	Dove, monsignore?

AMLETO
	Con l'occhio dell'anima, Orazio.

ORAZIO
	L'ho visto una volta. Un vero re.

AMLETO
	Un uomo, in tutto e per tutto.
	Non ne vedr l'uguale.

ORAZIO
	Monsignore, credo di averlo visto iernotte.

AMLETO
	Visto? Chi?

ORAZIO
		Monsignore, il re vostro padre.

AMLETO
	Il re mio padre?

ORAZIO
	Contenete un momento il vostro stupore
	e state solo a sentire cosa vi dir
	d'incredibile, con la testimonianza
	di questi signori.

AMLETO
			Parla, per amor di Dio!

ORAZIO
	Questi signori, Marcello qui e Bernardo,
	per due notti di fila mentr'erano di guardia
	nello squallore morto di mezzanotte
	hanno visto qualcosa: una figura
	simile a vostro padre,
	tutta coperta d'armi, cap--pi,
	gli si alza incontro e con passo maestoso
	li sfiora, lentamente; appare per
	tre volte ai loro occhi sbigottiti,
	alla distanza della sua mazza, e loro
	quasi gelati di spavento, restano
	muti e non gli parlano. A me solo
	in gran segreto dicono tutto, e la terza
	notte io stesso monto di guardia con loro,
	ed ecco come avevano detto alla stessa ora
	e con lo stesso aspetto, confermando
	ogni loro parola
	l'apparizione  tornata. Conoscevo vostro padre:
	queste mani non s'assomigliano di pi.

AMLETO
	Ma dov' stato?

MARCELLO
	Signore, sul terrazzo dove siamo di guardia.

AMLETO
	Non gli avete parlato?

ORAZIO
				Io s, monsignore,
	ma non ha risposto. Ad un punto, m' parso,
	ha alzato la testa, ha accennato un movimento
	come a parlare. Ma proprio allora
	il gallo del mattino cant forte
	e al grido l'ombra si ritrasse rapida
	e spar.

AMLETO
		Molto strano.

ORAZIO
				 vero, mio
	venerato signore, com' vero che io vivo.
	E dirvelo, pensammo, era nostro dovere.

AMLETO
	Certo, certo, signori. Questa cosa
	mi frastorna. Siete di guardia stanotte?

TUTTI
	S, monsignore.

AMLETO
			Armato, avete detto?

TUTTI
	Armato, signore.

AMLETO
			Da capo a piedi?

TUTTI
	Sissignore, dalla testa ai piedi.

AMLETO
	Allora non l'avete visto in faccia?

ORAZIO
	Oh s, signore, portava alzata la visiera.

AMLETO
	E il volto? Era in collera?

ORAZIO
	Mostrava pi dolore che collera.

AMLETO
	Pallido, o acceso?

ORAZIO
	No, molto pallido.

AMLETO
			E fissava gli occhi su di voi?

ORAZIO
	S, continuamente.

AMLETO
			Avrei voluto esserci.

ORAZIO
	Vi avrebbe turbato molto.

AMLETO
				Certo, certo.
	 rimasto a lungo?

ORAZIO
	Il tempo di contare fino a cento, senza fretta.

MARCELLO e BERNARDO
	Di pi, di pi.

ORAZIO
	Non quando c'ero io.

AMLETO
	La barba era brizzolata, no?

ORAZIO
	Come gliel'ho vista da vivo,
	un nero argentato.

AMLETO
			Sar di guardia stanotte.
	Forse torner.

ORAZIO
			Ne sono sicuro.

AMLETO
	Se assume l'aspetto del mio nobile padre
	gli parler, dovesse aprirsi e zittirmi
	l'inferno stesso. Vi prego tutti
	se avete tenuto segreto ci che avete visto
	copritelo ancora col vostro silenzio;
	e quanto d'altro pu accadere stanotte
	affidatelo alla mente non alla lingua.
	Vi sar grato per l'affetto. E ora
	addio. Verr a trovarvi sulle mura
	tra le undici e le dodici.

TUTTI
				Servi di vostro onore.

AMLETO
	Amici, come io per voi. Addio.
.Escono (Orazio, Marcello e Bernardo)..
	Lo spirito di mio padre - armato! Qualcosa non va.
	C' del marcio sotto. Fosse gi notte!
	Pazienza, anima mia. Tutta la terra non baster
	a seppellire un delitto. Alla fine, lo si scoprir.
.Esce..

/:/Scena terza


.Entrano Laerte e la sorella Ofelia..

LAERTE
	Il mio bagaglio  a bordo. Addio.
	E, sorella, se i venti sono propizi
	e il trasporto possibile, non dormire
	ma dammi tue notizie.

OFELIA
				Ne dubiti?

LAERTE
	Per Amleto e il suo ronzarti attorno,
	bada,  galanteria, estro del sangue,
	violetta che spunta a primavera,
	precoce e momentanea, bella e labile,
	profumo e diversivo d'un minuto,
	non di pi.

OFELIA
		Non pi di questo?

LAERTE
					No, non crederlo
	pi di questo. Perch il corpo, crescendo,
	non cresce solo di muscoli e mole,
	ma cresce questo tempio, e, dentro, cresce
	la funzione del senno e dello spirito.
	Forse, adesso, ti ama, e non ci sono
	sozzure o furbizie a insudiciare
	la sua intenzione onesta. Ma sta attenta,
	dato il suo rango, egli non ha volont.
	 soggetto lui stesso alla sua nascita,
	e non pu far da s, come la gente
	senza valore: dal suo fare scende
	la salute di tutto questo regno
	e perci la sua scelta  assoggettata
	alla voce e al consenso di quel corpo
	di cui  il capo. Dunque, se ti dice che ti ama,
	credilo, saggiamente, fino al punto
	in cui, dato l'ufficio e il rango, pu
	rendere fatto il detto; cio, non oltre
	l'assenso di ogni voce in Danimarca.
	Pesa ora il danno che ne avr l'onore
	se ascolti credula le sue canzoni
	o dai via il cuore o apri il tuo tesoro
	di castit ai suoi ardori smodati.
	Attenta, Ofelia, attenta, sorellina,
	tieniti a retroguardia del tuo affetto
	fuori del tiro e rischio del desiderio.
	La ragazza pi schiva  troppo prodiga
	gi se svela la sua belt alla luna.
	Persino la virt non sfugge alla calunnia.
	Il verme rode i nati dell'aprile
	prim'ancora che sia schiusa la gemma,
	e nella brina giovane dell'alba
	l'assalto del contagio  pi temibile.
	Cauta dunque: paura  sicurezza,
	la tentazione, i giovani, la trovano in se stessi.

OFELIA
	Questa buona lezione la terr
	a guardia del mio cuore. Ma, fratello,
	non fare come certi pastori senza grazia
	che ci mostrano l'erta spinosa del cielo
	e intanto, libertini impudenti e sfrenati,
	calpestano le primule sulla via del piacere,
	sordi alle proprie prediche.

LAERTE
				Oh, non aver paura.
	Ho fatto tardi.

.Entra Polonio..

			Ecco arriva mio padre.
	Doppia benedizione, doppia grazia.
	Il caso mi regala un nuovo addio.

POLONIO
	Ancora qui, Laerte? A bordo, a bordo, via!
	Il vento  sulla spalla alla tua vela
	e ti si aspetta. Qua, ti benedico!
	E cerca di stamparti nella mente
	questi pochi consigli. Ai pensieri
	non dar voce, n corpo a quelli smoderati.
	Sii affabile, volgare mai. Coloro
	dei tuoi amici che hai messo bene a prova
	tienili stretti all'anima con cerchioni d'acciaio,
	per non t'incallire la palma a dar manate
	a ogni smargiasso appena sgusciato e spennato.
	Guardati dalle brighe, ma quando ci sei dentro
	a guardarsi da te fa' che sia l'altro.
	Presta l'orecchio a tutti, la tua voce a qualcuno,
	senti le idee di tutti ma pensa a modo tuo.
	Vesti bene, nei limiti della tua borsa, ma
	senza stranezze, ricco, non chiassoso,
	perch spesso il vestito mostra l'uomo,
	e in Francia quelli che hanno e che possono
	in questo soprattutto si mostrano signori.
	Non domandare soldi e non prestarne:
	chi presta perde i quattrini e l'amico,
	chi chiede smussa il filo della frugalit.
	Questo su tutto: fedelt a te stesso;
	ne seguir, come la notte al giorno,
	che non sarai mai falso con nessuno.
	Addio, ti renda saggio la mia benedizione.

LAERTE
	Molto umilmente mi congedo, padre.

POLONIO
	Il tempo stringe. Va', che i servi aspettano.

LAERTE
	Ofelia, addio. Ricorda bene
	quanto t'ho detto.

OFELIA
			 chiuso nella mia memoria,
	tu stesso ne terrai la chiave.

LAERTE
					Addio. .Esce..

POLONIO
	Che cos' che t'ha detto, Ofelia?

OFELIA
	Qualcosa, non vi spiaccia, che riguarda il principe Amleto.

POLONIO
	Buona idea, per la Vergine.
	Sento che molto spesso ultimamente
	ti ha concesso il suo tempo, e pure tu
	gli hai dato udienza larga e generosa.
	Se  cos - come mi si fa capire
	per mettermi in guardia - devo dirti
	che ancora non hai idee chiare su ci
	che conviene a mia figlia e al tuo onore.
	Cosa c' tra voi? La verit! Sentiamo.

OFELIA
	Signore, ultimamente m'ha fatto assai profferte
	del suo affetto per me.

POLONIO
	Affetto? Bah! Parli come una ragazzetta
	inesperta di simili frangenti.
	Me le chiama profferte. E tu ci credi?

OFELIA
	Signore mio, non so cosa pensarne.

POLONIO
	Per la Madonna, te l'insegno. Pensati
	una bimbetta, dacch prendi quelle
	profferte false per oro colato.
	Piuttosto cerca di non profferirti
	a un prezzo troppo basso, se no - per non sfiatare
	questa povera frase in un galoppo
	troppo sfrenato - ti profferirai
	come una sciocca.

OFELIA
	Signore, egli mi ha sollecitata
	col suo amore in modo onorevole.

POLONIO
	S, dici pure: moda. Andiamo, andiamo.

OFELIA
	E ha sostenuto il suo dire, signore,
	con quasi tutti i giuramenti sacri.

POLONIO
	Trappole per beccacce, s! So bene
	che quando il sangue bolle si fa presto
	a dar voti alla lingua. Focherelli,
	figlia mia. Dan pi luce che calore,
	e tutt'e due si spengono
	gi nel farsi promesse. Non scambiarli
	per fuoco. D'ora in poi sii un po' pi avara
	di te, ragazza come sei, e i tuoi
	conversari valutali pi cari
	d'un suo comando a parlamento.
	Quanto al principe Amleto, di lui credi
	che  giovane, e gli si d pi corda
	che non si possa a te. In breve, Ofelia,
	non credere a promesse: son mezzane
	d'altra tinta che quella dei loro vestimenti,
	solo avvocati di cattive cause,
	sospiri di ruffiane insantocchiate
	per meglio accalappiare. Per riassumere:
	chiaro e tondo, non voglio, d'ora in poi,
	che tu abusi dei tuoi momenti liberi
	per dar chiacchiera al principe o parlargli.
	Bada,  un comando. E ora vai.

OFELIA
	Obbedir, signore. .Escono..

/:/Scena quarta


.Entrano Amleto, Orazio e Marcello..

AMLETO
	L'aria ha i denti aguzzi, il freddo  forte.

ORAZIO
	S, azzanna e taglia.

AMLETO
	Che ora ?

ORAZIO
		Quasi mezzanotte, credo.

MARCELLO
	No,  gi sonata.

ORAZIO
			S? Non l'ho sentita.
	Allora  quasi il momento
	in cui appare lo spirito.

.Squillo di trombe, salve di due cannoni..

	E questo che vuol dire, monsignore?

AMLETO
	Il re veglia stanotte, fa baldoria,
	alza il gomito e pesta nella giga,
	e ogni volta che ingolla vin del Reno
	tamburo e tromba sbritano cos
	le sue vittorie ai brindisi.

ORAZIO
				 un'usanza?

AMLETO
	S perdio, ma a mio avviso
	bench sia nato qui e con tutto questo
	nel sangue,  usanza tale che fa onore
	pi a romperla che ad osservarla.
	Questa bisboccia ottusa ci squalifica
	a est, a ovest, nelle altre nazioni -
	ci chiamano beoni, e ci insozzano il nome
	con allusioni ai porci. E ci davvero
	toglie alle nostre imprese pi superbe
	il midollo e l'essenza della stima.
	E lo stesso succede agli individui: spesso
	per qualche brutto neo nella loro natura,
	qualche tara per cui non hanno colpa
	perch nessuno sceglie la sua origine
	o per il traboccare d'un umore
	che abbatte cinte e torri alla ragione,
	o qualche assuefazione che corrode
	troppo il decoro - succede che questi uomini,
	dico, marchiati da un solo difetto,
	livrea della natura e stella della sorte,
	anche se hanno virt pure come la grazia
	e infinite nei limiti dell'uomo,
	s'impestano nel biasimo di tutti
	per quel solo difetto. Una goccia di male
	spesso annerisce tutto ci che  nobile
	e ne fa un'onta.

.Entra il fantasma..

ORAZIO
			Guardate, monsignore, arriva!

AMLETO
	Angeli e ministri di grazia difendeteci!
	Che tu sia uno spirito del bene o un lmure,
	porti brezze dal cielo o raffiche dall'inferno,
	venga a farci del male o a darci aiuto,
	tu vieni in tale forma da strappare domande
	che ti parler. Ti chiamer Amleto,
	re, padre, nobile Danese. Rispondimi!
	Non farmi schiattare nell'ignoranza, dimmi
	perch le tue ossa benedette nella bara
	hanno strappato il sudario, perch la tomba
	in cui ti ho visto riposare in pace
	ha aperto le sue fauci di marmo
	per rigettarti qui? Che pu voler dire
	che tu, morto, di nuovo tutto armato
	rivisiti cos il lume della luna
	e rendi orrida la notte, e a noi gonzi della natura
	cos terribilmente sconquassi la ragione
	con pensieri che vanno oltre l'umano?
	Dimmi, perch? A che fine? Cosa dobbiamo fare?
.Lo spettro fa un cenno..

ORAZIO
	Vi fa segno di andargli dietro
	come volesse dire qualcosa
	a voi solo.

MARCELLO
		Guardate con che gesto cortese
	vi invita verso un posto pi lontano.
	Ma non andate.

ORAZIO
			No, assolutamente.

AMLETO
	Non vuole parlare. Dunque lo seguo.

ORAZIO
	Non fatelo, monsignore!

AMLETO
	Perch, cosa dovrei temere?
	La vita non la stimo un soldo, e in quanto
	all'anima, cosa potrebbe farle
	se  immortale come lui?
	Mi fa cenno di andare. Lo seguir.

ORAZIO
	Signore, e se vi attira verso i gorghi
	o in cima a quella roccia spaventosa
	che dalla base si sporge sul mare
	e l si cambia in qualche cosa orribile
	che vi toglie il controllo della ragione
	e vi trascina alla pazzia? Pensateci.
	Il posto stesso suscita impulsi disperati
	senz'altra causa, in mente a chi s'affaccia
	cos alto su quelle ondate, e ne sente
	il ruggito l sotto.

AMLETO
			Mi fa segno di nuovo.
	Vai, ti seguo.

MARCELLO
	Non andate, monsignore.

AMLETO
	Lasciatemi.

ORAZIO
			Dateci retta
	non dovete andarci.

AMLETO
				Il destino mi chiama
	e fa ogni misera fibra di questo corpo
	forte come i muscoli del leone di Nemea.
	Ancora un segno. Via le mani, signori.
	Perdio, far un fantasma
	di chi mi trattiene. Via, dico. Va' avanti,
	ti seguo.
.Escono il fantasma e Amleto..

ORAZIO
	Il suo cervello gi delira.

MARCELLO
				Andiamogli
	dietro, non  giusto obbedirgli.

ORAZIO
	Andiamo. Come finir tutto questo?

MARCELLO
	C' qualcosa di marcio in Danimarca.

ORAZIO
	Penser Dio.

MARCELLO
			Per andiamogli dietro.
.Escono..

/:/Scena quinta


.Entrano il fantasma e Amleto..

AMLETO
	Dove vuoi condurmi? Parla, non vado oltre.

FANTASMA
	Ascoltami.

AMLETO
		S.

FANTASMA
			 quasi ora
	di restituirmi
	al fuoco sulfureo e al tormento.

AMLETO
	Ahim povera anima.

FANTASMA
	Non mi compiangere. Stai bene attento
	a ci che ti dir.

AMLETO
			Parla, devo ascoltarti.

FANTASMA
	E devi anche vendicarmi
	quando avrai ascoltato.

AMLETO
				Che cosa?

FANTASMA
	Io sono lo spirito di tuo padre
	condannato di notte a vagare
	per un dato tempo, e di giorno
	a digiunare nel fuoco
	finch i sozzi delitti compiuti sulla terra
	siano arsi e consumati. Se non mi fosse proibito
	raccontare i segreti del mio carcere
	potrei rivelarti una storia la cui parola pi leggera
	ti strazierebbe l'anima, gelerebbe il tuo giovane sangue,
	farebbe schizzare i tuoi occhi come stelle dalle orbite,
	scompiglierebbe quelle tue trecce e quei tuoi riccioli, farebbe
	rizzarsi uno per uno i tuoi capelli come gli aghi di un istrice irritato.
	Ma questo emblema eterno non  fatto per orecchie
	di carne e sangue. Ascoltami, ascoltami,
	oh ascoltami! Se davvero
	hai amato tuo padre...

AMLETO
				Oh Dio!

FANTASMA
	Vendica il suo assassinio orribile, mostruoso.

AMLETO
	Assassinio!

FANTASMA
	Assassinio orribile com' sempre, ma questo
	ributtante, inaudito, mostruoso.

AMLETO
	Presto, dimmelo, che io possa con ali veloci
	come il pensiero o i sogni d'amore
	correre a vendicarmi.

FANTASMA
				Sei pronto, vedo.
	E davvero saresti pi ottuso dell'erba grassa
	e pigra che s'abbarbica all'imbarco del Lete
	se non fossi spinto ad agire questa volta. Sentimi
	ora, Amleto. Han detto che mentre dormivo nel giardino
	mi morse un serpe - cos l'orecchio di tutti
	 ingannato vilmente da una falsa storia
	della mia morte - ma sappi, nobile giovane,
	il serpente che morse la vita di tuo padre
	ne porta la corona.

AMLETO
	O anima presaga! Mio zio!

FANTASMA
	S, quella bestia incestuosa e adultera
	con scaltrezza di mago, doni di traditore -
	oh scaltrezza maligna e doni che hanno tanta forza
	di sedurre! - vinse alla sua sporca libidine
	le voghe della mia regina che pareva tanto virtuosa.
	O Amleto, che caduta!
	Dal mio amore che valeva tanto
	da andare mano in mano con i giuramenti
	che le feci sposandola, abbassarsi sino a uno sciagurato
	al quale la natura fece doni cos indegni
	rispetto ai miei.
	Ma come la virt non si lascia smuovere
	anche se il vizio la corteggia in forma d'angelo,
	cos la lussuria, fosse pure legata
	a un angelo di fuoco
	si stancher del suo letto celeste
	e si getter su un letamaio.
	Ma aspetta, mi par di fiutare l'aria del mattino:
	devo far presto. Dormivo nel giardino
	come sempre nel pomeriggio. Tuo zio
	viol la mia ora di pace. Aveva una fiala
	di succo del maledetto giusquiamo, e vers
	nella conca dei miei orecchi quell'essenza lebbrosa,
	il cui effetto  tanto avverso al sangue umano,
	che corre rapido come l'argento vivo per le porte
	e i sentieri del corpo, e con rabbia furiosa apprende
	e caglia, come le gocce d'acido nel latte,
	il sangue lieve e sano. Cos fece dentro di me,
	e una scabbia improvvisa rivesti
	di croste turpi e immonde come a Lazzaro
	tutto il mio corpo liscio.
	Cos, nel sonno, per mano d'un fratello
	persi di colpo vita, corona, regina,
	fui falciato nel fiore dei peccati
	senz'ostia, senza unzione, senza viatico
	n esame di coscienza, fui mandato al giudizio
	con tutti i vizi addosso. Oh orribile,
	orribile, pi che orribile! Se in te
	c' natura, non sopportarlo,
	non lasciare che il letto del re di Danimarca
	sia un covile d'incesto e di lascivia.
	Ma comunque deciderai di agire
	non ti macchiare l'anima, non tramare
	nulla contro tua madre. Lasciala al cielo, lei,
	e a quelle spine che le stanno in cuore
	e pungono e tormentano. Ora addio:
	gi la lucciola annuncia l'arrivo del mattino
	sbiancando il fuoco suo vano. Addio,
	addio, addio. Ricordati di me. .Esce..

AMLETO
	Voi tutte schiere del cielo! Terra! Che altro?
	Invocher l'inferno? Infamia! Resisti, cuore,
	e voi muscoli non invecchiate di colpo
	ma tenetemi saldo. Ricordarti?
	S, povero spirito, finch la memoria ha un posto
	in questo globo sconvolto. Ricordarti?
	S, dalla tavola della mia mente
	canceller ogni nota sciocca e trita,
	le massime dei libri, le impressioni, le immagini
	che vi hanno registrato
	giovent ed esperienza
	e il tuo comando vivr tutto solo
	nel volume del mio cervello
	purgato da ogni scoria. S, perdio!
	O donna malefica!
	O cane, cane, cane maledetto che sorridi!
	Il mio taccuino.  giusto che vi scriva
	che un uomo pu sorridere, e sorridere,
	ed essere una canaglia -
	o almeno, sono certo,  cos in Danimarca. (.Scrive..)
	Ecco, zio, sei servito. Ora il mio motto.
	 "Addio, addio, ricordati di me."
	L'ho giurato.

.Entrano Orazio e Marcello (chiamando).

ORAZIO
	Monsignore, monsignore.

MARCELLO
	Principe Amleto.

ORAZIO
	Dio lo protegga.

AMLETO (.a parte.)
	Cos sia.

MARCELLO
	Ehi oh, oh, monsignore!

AMLETO
	Ehi oh ragazzo! Qui falchetto, qui!

MARCELLO
	Come state, mio nobile signore?

ORAZIO
	Che  successo, monsignore?

AMLETO
	Oh, meraviglie!

ORAZIO
	Ditecele, signore.

AMLETO
	No, le andreste a raccontare.

ORAZIO
	Io no, signore, perdio.

MARCELLO
	Neanch'io signore.

AMLETO
	Allora che ne dite, poteva mai immaginarsi... ma
	terrete il segreto?

ORAZIO e MARCELLO
	S, perdio!

AMLETO
	Non c' un furfante in tutta la Danimarca
	che non sia un cane bastardo.

ORAZIO
	Per dirci questo, monsignore, non c'era bisogno che
	un fantasma uscisse dalla tomba.

AMLETO
	Giusto, s. Proprio giusto.
	E perci a farla corta
	credo sia meglio una stretta di mano
	e via, voi per i fatti vostri e a vostro
	piacere, ch a ciascuno infatti capita
	d'aver cose da fare e piaceri - e io da parte mia,
	povero me, andr a pregare.

ORAZIO
	Queste sono parole assurde e sconnesse, monsignore.

AMLETO
	Mi spiace che ti offendano, davvero,
	me ne spiace davvero...

ORAZIO
				Non c' offesa, monsignore.

AMLETO
	Ma s per san Patrizio, c' offesa e come,
	Orazio, e offesa grave. Quanto all'apparizione,
	 un fantasma onesto, posso dirvelo.
	E per la vostra voglia di sapere
	che c' stato tra noi, dominatela
	come potete. E ora, amici miei,
	miei compagni di studio e d'armi, fatemi
	un piccolo favore.

ORAZIO
			Quale, signore? Certamente.

AMLETO
	Non fate mai parola di ci che avete visto stanotte.

ORAZIO e MARCELLO
	Non lo faremo, signore.

AMLETO
	S, ma giuratelo.

ORAZIO
	Sul mio onore, monsignore.

MARCELLO
	E sul mio, Monsignore.

AMLETO
	Sulla mia spada.

MARCELLO
	Signore, abbiamo giurato.

AMLETO
	S, s, ma sulla spada!

FANTASMA (.grida sotto la scena.)
	Giurate!

AMLETO
	Ah lo dici anche tu, birba? Sei l, brav'uomo?
	Via, sentite l'amico gi in cantina.
	Giurate dunque.

ORAZIO
	Diteci come, signore.

AMLETO
	Mai parlare di ci che avete visto.
	Giurate sulla spada.

FANTASMA
	Giurate! (.Giurano.)

AMLETO
	.Hic et ubique? .Beh, cambiamo posto.
	Venite qui, signori,
	e di nuovo le mani sulla spada.
	Su questa spada giurate
	di non parlare mai di ci che avete udito.

FANTASMA
	Giurate sulla spada! (.Giurano.)

AMLETO
	Ben detto, vecchia talpa. Sai operare
	sottoterra cos svelto? Ma che bravo geniere!
	Spostiamoci di nuovo, amici.

ORAZIO
	Dio, che strano prodigio!

AMLETO
	E allora dagli il benvenuto, come si fa con gli stranieri.
	Vi sono pi cose in cielo e in terra, Orazio,
	di quante non ne sogni la tua filosofia.
	Ma avanti,
	qui, come prima: che mai, cos Iddio
	abbia piet di voi, per quanto io possa
	comportarmi in maniera un po' strana o bizzarra -
	visto che d'ora in poi forse potr sembrarmi
	opportuno di fare il matto - allora
	voi, vedendomi, mai, cos a braccia conserte
	o scuotendo la testa cos, o pronunciando
	frasi dubbie, come "beh beh sappiamo",
	o "potremmo volendo" o "volessimo dire"
	o "ce n' che potendo" o altre simili
	ambiguit, lascerete capire
	che la sapete lunga su me - giurate questo
	e cos nel bisogno pi grave vi soccorrano
	la grazia e la piet.

FANTASMA
	Giurate! (.Giurano.)

AMLETO
	Pace, pace, spirito inquieto. Cos, signori,
	mi affido a voi con ogni devozione;
	e ci che un pover'uomo come Amleto
	pu fare per esprimervi il suo affetto
	e la sua amicizia, a Dio piacendo,
	non mancher. Rientriamo assieme.
	E sempre il dito sulle labbra, prego.
	Il tempo  scardinato. O sorte maledetta
	che proprio io sia nato per rimetterlo in sesto.
	Ma avanti, andiamo assieme. .Escono..

/:/ATTO SECONDO



.Scena prima


.Entrano il vecchio Polonio e il suo servo Reynaldo..

POLONIO
	Dagli questi soldi e questa lettera, Reynaldo.

REYNALDO
	Bene, signore.

POLONIO
	Faresti cosa molto sennata, caro,
	se prima d'andarlo a trovare t'informassi
	su come vive.

REYNALDO
			Volevo farlo, signore.

POLONIO
	Perdio ben detto, assai ben detto. Sta' a sentire:
	anzitutto, cercami che danesi ci sono
	a Parigi, e chi e come e con che e dove stanno
	chi vedono e cosa spendono; e se trovi
	cos chiedendo accorto e torno torno
	che conoscono mio figlio, fatti sotto,
	lascia star le domande sulle minuzie.
	Pretendi di conoscerlo, diciamo, da lontano,
	per esempio: "Conosco suo padre, i suoi amici,
	e un po' anche lui." Mi segui, Reynaldo?

REYNALDO
	Perfettamente, signore.

POLONIO
	"E un po' anche lui. Ma," puoi dire, "non bene."
	"Ma se  l'uomo che io intendo,  un vero matto,
	sfrenato in questo e quello" - e qui addossagli
	le menzogne che vuoi - dico, niente di indegno
	da fargli disonore - stai bene attento in questo -
	le solite magagne (sfrenato, donnaiolo)
	che son compagne note ed arcinote
	di chi  giovane e libero.

REYNALDO
				Il gioco, monsignore?

POLONIO
	Appunto, o la bottiglia, il duello, il tirar moccoli,
	l'attaccar briga, il frequentar donnacce -
	puoi arrivare fin l.

REYNALDO
			Ma cos addio onore!

POLONIO
	No, perch? Se mi dosi un po' l'accusa.
	Non devi mica calunniarlo d'essere
	un vero e proprio puttaniere!
	Non  questo che voglio dire: devi
	fiatare queste colpe con tale arte
	che paian nei di libert, vampate
	e sfoghi di un carattere focoso,
	ribollire d'un sangue non domato,
	malattia di ragazzi.

REYNALDO
	Ma, signore...

POLONIO
			Perch far tutto questo?

REYNALDO
	S,  ci che vorrei...

POLONIO
				Perdio, mio caro,
	ecco l'idea, e la credo ben legittima.
	Gettando su di lui queste leggere macchie
	come di cosa un po' sporca dall'uso,
	attenzione,
	l'altro, quello che tu stai l a sondare,
	se mai ha sorpreso nelle dette colpe
	il giovanotto su cui insinui, certo
	ne converr con te cos: "Signore mio",
	o che so, "amico", o "monsignore", secondo
	il modo di parlare o l'etichetta
	del tipo e del paese.

REYNALDO
			Certo, certo.

POLONIO
	Poi, caro mio, fa... fa... cosa stavo dicendo?
	Per la messa, stavo per dire qualcosa. A che punto
	ero?

REYNALDO
		"Ne converr cos... "

POLONIO
	"Ne converr cos... " Ma si, perdio!
	Ne converr con te cos: "Conosco il gentiluomo,
	l'ho visto ieri", oppure "l'altro giorno",
	o prima o poi, col tale o col tal altro,
	"e, come dite voi, gioca alla grande",
	"s'era sborniato", "faceva baruffa
	al tennis", o "l'ho visto entrare in una
	casa di smercio" - cio a dire un casino,
	e via di questo passo. Vedi ora,
	l'esca della menzogna prende questa
	carpa di verit, e cos noialtri,
	gente di senno, gente di vedute
	vaste, con giri larghi e colpi a effetto
	per vie indirette andiamo dritti al dunque.
	E cos, grazie a questa lezione e ai miei consigli
	farai tu con mio figlio. Hai ben capito, no?

REYNALDO
	Ho capito, signore.

POLONIO
			Allora vai con Dio.

REYNALDO
	Signore.

POLONIO
		Tu assecondalo!

REYNALDO
				Va bene.

POLONIO
	E lasciagli suonare la sua musica.

REYNALDO
	Bene, signore. .Esce..

.Entra Ofelia..

POLONIO
	Addio! Ebbene, Ofelia, che succede?

OFELIA
	O signore, signore, che paura!

POLONIO
	Di che, in nome di Dio?

OFELIA
	Signore, mentre cucivo nella mia stanza,
	il principe Amleto, il farsetto tutto slacciato,
	senza cappello, le calze sporche e
	senza legacci avvoltolate gi
	a ingombrargli le caviglie, pallido
	come la sua camicia, i ginocchi
	che battevano l'uno con l'altro, e un viso
	che faceva piet a vedersi, che pareva
	un uomo appena rilasciato dall'inferno
	per dire dei suoi orrori, cos
	me lo vedo davanti.

POLONIO
	Pazzo d'amore per te?

OFELIA
				Signore, non lo so,
	ma davvero lo temo.

POLONIO
				E che ti disse?

OFELIA
	Mi prese per un polso e mi stringeva.
	Poi si scost di quant' lungo il braccio
	e con l'altra mano sulla fronte, cos,
	si mette a fissarmi in faccia, che pareva
	volesse farmi il ritratto. E non smetteva pi.
	Alla fine, scuotendomi un po' il braccio
	e annuendo cos tre volte su e gi
	tir un sospiro cos profondo e triste
	che davvero sembr schiantarlo tutto
	e farlo morire. Poi mi lasci andare
	e col capo voltato sulla spalla
	parve trovare la via senza gli occhi,
	varc la porta senza il loro aiuto,
	fiss sempre su me la loro luce.

POLONIO
	Su vieni. Andr dal re.
	Queste sono traveggole d'amore,
	violente e distruttive, che spingono
	la volont ad azioni disperate
	come altre passioni che quaggi
	affliggono gli uomini. Mi dispiace...
	Di', gli hai risposto male, di recente?

OFELIA
	No, signor mio. Soltanto, come avete ordinato,
	ho respinto le lettere, ho rifiutato di vederlo.

POLONIO
	Ecco perch  impazzito.
	Mi duole non averlo giudicato
	con pi discernimento. Ma temevo
	che scherzasse, e volesse rovinarti.
	Al diavolo i sospetti! Perdio, i ragazzi mancano
	spesso di tatto, ma altrettante volte
	i vecchi eccedono nella diffidenza.
	Su, andiamo dal re. Deve sapere tutto.
	Quest'amore, nascosto, farebbe assai pi danno
	dell'odio che si rischia rivelandolo.
	Vieni. .Escono..

/:/Scena seconda


.Squillo di trombe. Entrano il Re e la Regina, Rosencrantz e Guildenstern, e altri del seguito..

RE
	Benvenuti, cari Rosencrantz e Guildenstern!
	Moltissimo desideravamo rivedervi
	ma  il bisogno del vostro aiuto che ci ha spinto
	a chiamarvi cos in fretta. Avrete sentito
	della metamorfosi di Amleto - la chiamo
	cos perch n fuori n dentro
	egli  pi quello che era. Che cosa pu essere,
	pi che la morte del padre, che gli abbia
	fatto smarrire a tal punto la coscienza
	di se stesso, non riesco a immaginarlo. Prego
	voi due che dai primi anni siete stati
	educati con lui e poi cos vicini
	a lui e al suo modo di vivere,
	di fermarvi qui un po' di tempo
	alla nostra corte. La vostra compagnia
	pu indurlo a trovar distrazioni,
	e voi potrete capire
	da quanto avrete occasione di spigolare
	se c' qualcosa a noi sconosciuto che l'affligge
	e che, conosciuto, possa trovare rimedio.

REGINA
	Miei buoni signori, egli parla molto di voi,
	e certo non esistono al mondo due persone
	alle quali sia pi legato. Se vorrete
	mostrarci tanta cortesia e benvolere
	da passare un po' di tempo con noi
	cos che la nostra speranza aumenti e si realizzi,
	la vostra visita avr gratitudine degna
	della memoria d'un re.

ROSENCRANTZ
				Le vostre maest
	hanno tanto potere su di noi, che i vostri
	riveriti desideri potrebbero suonare
	come ordini e non preghiere.

GUILDENSTERN
					Ma noi due obbediamo
	con la massima dedizione piegandoci
	liberamente a porvi ai piedi
	i nostri servizi: comandateli.

RE
	Grazie, Rosencrantz e gentile Guildenstern.

REGINA
	Grazie, Guildenstern e gentile Rosencrantz.
	E ora vi prego, andate a trovare
	subito il mio figlio troppo mutato.
	Qualcuno accompagni questi signori da Amleto.

GUILDENSTERN
	Dio voglia che noi e il nostro servizio
	gli siamo utili e graditi.

REGINA
				S, amen.
.Escono Rosencrantz e Guildenstern (e un cortigiano)..

.Entra Polonio..

POLONIO
	Maest, gli ambasciatori sono tornati felicemente
	dalla Norvegia.

RE
	Sei sempre stato il padre delle buone novelle.

POLONIO
	Davvero, signor mio? Vi assicuro, signore,
	io curo i miei doveri come ho cura dell'anima
	per risponderne al mio dio come al mio sovrano.
	E a dire il vero, penso - o se no il mio cervello
	non fiuta pi le pste politiche nel modo
	abituale - penso di aver scoperto
	la vera causa della pazzia di Amleto.

RE
	E qual ? Parla,  cosa che mi preme.

POLONIO
	Signore, prima
	ricevete gli ambasciatori. La mia scoperta
	sar il dessert d'un gran banchetto.

RE
	Bene, fa' tu gli onori, falli entrare.
(.Esce Polonio.).
	Dice, cara Gertrude, che ha scoperto
	l'origine dei mali di tuo figlio.

REGINA
	Temo che sia una sola,
	la morte di suo padre, seguita troppo presto
	dal nostro matrimonio.

RE
				Bene, lo vaglieremo.

.Entrano Polonio, Voltemand e Cornelio..

	Bentornati, miei amici! Di' allora, Voltemand,
	che notizie dal nostro fratello di Norvegia?

VOLTEMAND
	Lealissimo ricambio di omaggi e auguri.
	Non appena informatone, ordin di sospendere
	le leve del nipote, che lui credeva
	preparativi contro i polacchi. Ma a un esame pi attento
	le riconobbe rivolte, in realt,
	contro vostra altezza; e allora, addolorato
	che la sua vecchiaia, i suoi mali, i suoi impedimenti
	fossero ingannati cos, ordin di bloccare
	Fortebraccio; che, in breve, obbedisce,
	riceve rimproveri dal re, e infine
	giura davanti allo zio di non scendere
	mai pi in armi contro vostra maest.
	E allora il vecchio re, pieno di gioia,
	gli d un fondo annuo di tremila corone
	e il permesso di impiegare i soldati
	reclutati come sappiamo, contro i polacchi,
	e perci vi richiede, come qui  precisato,
(.porge una lettera.)
	di concedergli un transito pacifico
	sui vostri territori, ai fini dell'impresa,
	con garanzie di sicurezza e limiti
	qui indicati.

RE
		Questo ci soddisfa.
	Appena avremo il tempo leggeremo,
	penseremo alla cosa, daremo una risposta.
	Intanto, grazie per il vostro impegno
	giunto cos a buon fine. Andate a riposarvi.
	Stasera festeggiamo assieme. Bentornati
	in patria.
.Escono Voltemand e Cornelio..

POLONIO
		Questa faccenda si  risolta bene.
	Mio re e mia signora, domandarsi
	che cosa sia la maest, o il dovere,
	perch il giorno  giorno, la notte
	notte, il tempo tempo,
	non sarebbe che perdere la notte, il giorno e il tempo.
	Dacch la brevit  l'anima del'ingegno,
	la lunghezza le membra e gli ammennicoli,
	sar breve. Il vostro nobile figlio  pazzo.
	Dico pazzo, perch, per definire
	la pazzia, che cos'? Solo esser pazzi.
	Ma passiamo.

REGINA
			Pi succo e meno arte.

POLONIO
	Signora, giuro, nessuna arte.
	Che egli sia pazzo  vero, e vero 
	che  un peccato, ed  peccato che
	sia vero: che figura strampalata!
	Ma basta, non ci voglio mettere arte.
	Diciamo pure:  pazzo. E ora resta
	da scoprire la causa dell'effetto,
	O, piuttosto, la causa del difetto,
	dacch dev'esserci pure una causa
	di quest'effetto difettivo. Questo
	 il punto, e ne consegue questo:
	ponderate,
	io ho una figlia - l'ho finch  mia -
	che per dovere e obbedienza, ecco,
	mi ha dato questa. Ascoltate e tirate
	le vostre conclusioni.
(.Legge.).Alla celestiale e idolo di quest'anima, la molto favolosa Ofelia. - che brutta espressione, che espressione volgare, "favolosa"  proprio volgare. Ma sentite qua: .questa lettera... nel suo bel seno candido... questa .eccetera eccetera.

REGINA
	E queste cose gliel'ha scritte Amleto?

POLONIO
	Gentile signora, un attimo di pazienza. Sar fedele.
		.Dubita che di fuoco sian le stelle,
		o che si muova il sole,
		o che la verit sia una storiella
		ma giammai del mio amore.
	O cara Ofelia, non son buono a far versi, mi manca l'arte
	di scandire le lagne. Ma che io ti ami pi di tutto, oh
	Pi di tutto!, credilo. Addio.
		Il tuo per sempre, dilettissima, finch  suo
		questo meccanismo, Amleto..
	Questa, per obbedienza, mi ha mostrato mia figlia,
	e in pi mi ha confidato
	tutte le sue insistenze, come e quando
	e dove ebbero luogo.

RE
	E lei come l'ha accolto?

POLONIO
	Che pensate di me?

RE
	Che sei un uomo fedele e onesto.

POLONIO
	E tale mi vorrei dimostrare. Ma che cosa
	avreste pensato di me, se nel vedere
	questo calore nel suo primo slancio
	e me ne accorsi, devo proprio dirvelo,
	prima che lei me lo dicesse - cosa
	avreste pensato, voi o la mia cara regina,
	se avessi fatto da scrittoio, da lettera,
	se avessi muto e sordo fatto ammiccare il cuore,
	oppure riguardato quest'amore con occhio
	assente, che avreste pensato?
	No, io son corso subito ai ripari
	e alla signorinella ho detto questo:
	"Il Lord Amleto  un principe fuori dalla tua sfera,
	e non si ha da far nulla". Poi le impartii istruzioni:
	di chiudere la porta alle sue visite,
	non accettare suoi messaggi o doni.
	Al che lei colse i frutti dei miei avvisi
	e lui, respinto, a dirla in breve, cadde
	nella malinconia, da cui l'inedia,
	da cui l'insonnia, da cui l'anemia,
	da cui lo smarrimento, e cos declinando
	la pazzia nella quale adesso infuria
	e attrista tutti.

RE
			Pensi che sia questo?

REGINA
Pu essere, pu essere.

POLONIO
	C' stata mai una volta - vorrei proprio saperlo -
	che io abbia detto, deciso: " cos"
	e poi sia risultato diverso?

RE
				Non ch'io sappia.

POLONIO
	Spiccate questa da questo se sbaglio.
(.Indica la propria testa e il busto..)
	Se l'occasione m'aiuta, vi stano
	la verit, anche se si nasconde
	gi al centro.

RE
			Ma come esserne certi?

POLONIO
	Voi sapete che a volte egli passeggia
	in questa galleria, per quattr'ore di fila.

REGINA
	 vero.

POLONIO
	Allora gli sguinzaglio incontro mia figlia. Voi
	e io ci nascondiamo dietro uno degli arazzi
	e osserviamo l'incontro. Se non l'ama
	e non ha perso il senno per questo, non sar
	pi ministro di stato, ma far
	il fattore, governer i carrettieri.

RE
	Facciamo questa prova.

.Entra Amleto leggendo un libro..

REGINA
	Ma guardate con che tristezza vien leggendo quel
	povero infelice!

POLONIO
	Andate, vi prego ambedue, andate.
	Lo abbordo subito. Oh, permettetemi!
.Escono il re e la regina (e il seguito.)
	Come sta il mio buon signore Amleto?

AMLETO
	Bene, grazie a Dio.

POLONIO
	Mi riconoscete, monsignore?

AMLETO
	Benissimo. Siete un pesciaiolo.

POLONIO
	Oh no, monsignore.

AMLETO
	Allora vorrei che foste altrettanto onesto.

POLONIO
	Onesto, signor mio?

AMLETO
	Certo, signore. Di onesti, coi tempi che
	corrono, se ne trovano uno su diecimila.

POLONIO
	Questo  verissimo, monsignore.

AMLETO
Perch, se il sole genera vermi in un cane morto - ottima carne da baciare!... Avete una figlia?

POLONIO
Ce l'ho, mio signore.

AMLETO
Attento che non passeggi al sole. Concepire  una benedizione, ma come potrebbe concepire vostra figlia... attento, amico mio.

POLONIO (.a parte.)
Che ne dite, eh? Batte sempre su mia figlia. Eppure dapprima non m'ha riconosciuto, ha detto che ero un pesciaiolo.  proprio andato. E anch'io da giovanotto a dire il vero tribolai e come per le donne, quasi fino a quel punto. Gli parlo di nuovo - Che cosa state leggendo, monsignore?

AMLETO
Parole, parole, parole.

POLONIO
E qual  il nesso, monsignore?

AMLETO
Tra chi?

POLONIO
Voglio dire, che cosa dicono le parole che leggete, monsignore.

AMLETO
Calunnie, signore. Questa birba satirica so stiene che i vecchi hanno barbe grige, facce grinzose, occhi che spurgano ambra densa e gomma di susino, e gran deficienza di senno assieme a natiche debolissime - tutte cose, signore, che anch'io credo fortissimamente e in profondo, ma non mi pare decente metterle gi in questo modo. Anche voi signor mio difatti invecchierete come me - se poteste rinculare come i granchi.

POLONIO (.a parte.)
Sar pazzia ma non manca di logica. Volete mettervi a riparo dall'aria, monsignore?

AMLETO
Nella tomba?

POLONIO
Eh gi, lassotto non c' corrente d'aria, (.A parte.) Azzecca certe risposte, a volte!  una felicit che tocca spesso alla pazzia, la ragione e la salute non sempre han dei parti cos felici. Ora lo lascio e cerco di combinare in fretta l'incontro con mia figlia. Monsignore, prendo congedo da voi.

AMLETO
Signore, non potreste prendermi cosa da cui mi stacchi pi volentieri - fuorch la vita, fuorch la vita, fuorch la vita.

POLONIO
Statevi bene, monsignore.

AMLETO
Questi vecchi idioti, che fastidio!

.Entrano Rosencrantz e Guildenstern..

POLONIO
Cercate il principe? Eccolo l.

ROSENCRANTZ
Dio vi salvi, monsignore.
.(Polonio) esce..

GUILDENSTERN
Mio onorato signore!

ROSENCRANTZ
Mio carissimo signore!

AMLETO
Miei ottimi e cari amici! Come stai Guildenstern? E tu, Rosencrantz? Come vi va, ragazzi?

ROSENCRANTZ
Come ai comuni mortali.

GUILDENSTERN
Fortunati di non essere troppo fortunati. Sul cappellino della Fortuna non siamo proprio l'aspr.

AMLETO
E neppure le suole delle scarpine?

ROSENCRANTZ
Neppure, monsignore.

AMLETO
Ma allora le state al vitino, o proprio in mezzo alle grazie.

GUILDENSTERN
Sicuro, siamo in intimit.

AMLETO
Nelle intimit della Fortuna? Ma gi,  una puttana. E dite, quali novit?

ROSENCRANTZ
Nessuna, monsignore. Tranne che il mondo  diventato onesto.

AMLETO
Allora  vicino il giorno del giudizio. Ma siete male informati. Permettetemi una domanda pi precisa. Che male avete fatto alla Fortuna, amici miei, che vi manda in questa galera?

GUILDENSTERN
Galera, monsignore?

AMLETO
La Danimarca  una galera.

ROSENCRANTZ
Allora lo  tutto il mondo.

AMLETO
Certo, una gran bella galera con tante celle e bracci e segrete. E la Danimarca  una delle peggiori.

ROSENCRANTZ
Noi non la pensiamo cos, monsignore.

AMLETO
Beh allora non lo sar per voi. Infatti non c' nulla di buono o cattivo al mondo se il pensiero non lo fa tale . Per me  una galera.

ROSENCRANTZ
Ma sar la vostra ambizione a farla tale:  troppo stretta per la vostra anima.

AMLETO
Oh Dio, potrei star chiuso in un guscio di noce e credermi re dell'infinito... ma faccio brutti sogni.

GUILDENSTERN
Appunto, questi sogni sono l'ambizione: la sostanza stessa dell'ambizioso non  che l'ombra d'un sogno.

AMLETO
Ma il sogno stesso  un'ombra.

ROSENCRANTZ
Esatto, e io dico che l'ambizione  cos vana e inconsistente che  solo l'ombra d'un'ombra.

AMLETO
Allora soltanto gli accattoni sono dei corpi. Monarchi o eroi stiracchiati non sono che l'ombra degli accattoni. Ma vogliamo andare a corte? In fede mia, oggi non so ragionare.

ROSENCRANTZ e GUILDENSTERN
Siamo al vostro servizio.

AMLETO
Ma no, ma no, non voglio mettervi con gli altri miei servi. A parlarvi sinceramente, il servizio  atroce. Ma a parlar chiaro, da vecchi amici, che cosa ci fate a Elsinore?

ROSENCRANTZ
Siamo qui per vedervi, monsignore, nient'altro.

AMLETO
Pezzente che sono, mi mancano persino i ringraziamenti, ma grazie. E certo, amici miei, c' qualche soldino di troppo in questo "grazie". Non vi hanno per caso mandati a chiamare? L'idea  stata vostra? Una visita spontanea? Andiamo, andiamo, siate sinceri con me. Su, su, parlate.

GUILDENSTERN
Per dire che cosa, monsignore?

AMLETO
Tutto tranne la verit. Vi han mandati a chiamare, nelle vostre facce c' una sorta di confessione che il vostro pudore non sa ben mascherare. Lo so, il buon re e la regina vi han mandati a chiamare.

ROSENCRANTZ
A quale scopo, monsignore?

AMLETO
Questo dovete spiegarmelo voi. Ma vi scongiuro per la vostra amicizia, per l'armonia che c'era tra noi ragazzi, per l'obbligo del nostro affetto costante e per le cose pi gravi che potrebbe scaricarvi addosso un esortatore pi abile di me, siate franchi e leali nel dirmi: vi han mandati a chiamare s o no?

ROSENCRANTZ (.a parte a Guildenstern.)
Cosa dici?

AMLETO
Attenti, vi tengo d'occhio. Se mi amate, nessuna reticenza.

GUILDENSTERN
Monsignore, ci han mandati a chiamare.

AMLETO
Vi dir io perch. Cos vi far risparmiare una confessione, e il vostro impegno col re e la regina non muter penna. Da qualche tempo, non so perch, ho perso tutto il mio buonumore, ho abbandonato ogni esercizio. E in realt son cos gi d'umore che questo bell'edificio, la terra, mi sembra un promontorio sterile, questa volta d'aria stupenda, non  vero?, quello straordinario firmamento lass, quel tetto maestoso trapunto di fuochi d'oro, ebbene a me non pare che una massa lurida e pestifera di vapori. Che opera d'arte  l'uomo, com' nobile nella sua ragione, infinito nelle sue capacit, nella forma e nel muoversi esatto e ammirevole, come somiglia a un angelo nell'agire, a un dio nell'intendere: la belt del mondo, la perfezione tra gli animali - eppure, per me, cos' questa quintessenza di polvere? L'uomo non ha incanto per me - no e neanche la donna, anche se mostri di crederlo col tuo sorriso.

ROSENCRANTZ
Monsignore, non c'era niente di simile nel mio pensiero.

AMLETO
Allora perch hai sorriso quando ho detto: l'uomo non ha incanto per me?

ROSENCRANTZ
Pensavo, signore, che se l'uomo non v'incanta, gli attori troveranno qui una gran bella quaresima. Li abbiamo sorpassati per strada, vengono a offrirvi i loro servizi.

AMLETO
Quello che fa il re sar il benvenuto - pagher tributo a sua maest, il cavalier d'avventura potr usare stocco e brocchiere, l'amoroso non sospirer per niente, il bizzarro finir la sua parte in pace, il buffone far ridere i polmoni dal grilletto facile, e la primadonna potr dire tutto ci che pensa, o ne soffrir il verso sciolto. Chi sono questi attori?

ROSENCRANTZ
Quelli che una volta vi piacevano tanto, i tragici della citt.

AMLETO
Come mai si sono messi a viaggiare? Era meglio star fermi, ci avrebbero guadagnato in prestigio e in profitto.

ROSENCRANTZ
Credo che a scacciarli sia stata la nuova moda.

AMLETO
Perch, non sono apprezzati come quando c'ero io? Non sono sempre popolari?

ROSENCRANTZ
No, appunto, no.

AMLETO
Come mai? Si sono arrugginiti?

ROSENCRANTZ
No, lavorano sempre con lo stesso impegno. Ma ora c', monsignore, una nidiata di ragazzini, piccoli falchetti che strillano a pi non posso e per questo sono strepitosamente applauditi. Sono loro la moda, adesso, e attaccano con tanta violenza i teatri comuni - cos li chiamano - che molti di quelli che portano spada han paura delle penne d'oca e non osano pi andarci.

AMLETO
Ma sono davvero ragazzini? E chi  che li mantiene? Chi paga le spese? Faranno il mestiere soltanto finch gli si abbuia la voce? E dopo, se loro stessi diventano attori comuni - com' probabile se non hanno altri mezzi - dopo non diranno che i loro autori gli han fatto torto a farli inveire contro il loro stesso futuro?

ROSENCRANTZ
A dire il vero c' stato gran chiasso dalle due parti, e la gente non si fa scrupolo ad aizzarli alla zuffa. Per un bel pezzo non s' riusciti a collocare un copione se il poeta e l'attore non vi venivano alle mani per questa storia.

AMLETO
Ma davvero?

GUILDENSTERN
Oh c' stata una gran battaglia di cervelli!

AMLETO
E i ragazzini la spuntano?

ROSENCRANTZ
Proprio cos monsignore. Anche su Ercole col suo mappamondo.

AMLETO
Non  poi cos strano. Perch ora mio zio  re di Danimarca, e quelli che gli facevan boccacce quando mio padre era vivo, ora pagano venti, quaranta, cinquanta, cento ducati per la sua miniatura. Perdio, c' come un progetto soprannaturale in questo, se solo la filosofia sapesse scoprirlo. .Squillo di trombe..

GUILDENSTERN
Ecco gli attori.

AMLETO
Intanto, amici miei, benvenuti a Elsinore. Qua la mano, andiamo! Le belle maniere e le cerimonie sono appannaggio di una buona accoglienza. E dunque lasciate che m'adegui con voi a questi garbi, se no l'accoglienza che far agli attori - e che sar assai cordiale ve lo anticipo - potrebbe apparire migliore di quella che faccio a voi. Benvenuti dunque! Per il mio babbo-zio e la mia mamma-zia si sbagliano.

GUILDENSTERN
In che cosa, caro signore?

AMLETO
Sono pazzo solo fra tramontana e maestrale. Quando soffia da scirocco distinguo un falco da un falcetto.

.Entra Polonio..

POLONIO
Salute a voi, signori miei!

AMLETO
Fa' attenzione, Guildenstern, e anche tu, un orecchio per ciascuno. Quel bambolone che vedete l non  ancora uscito dalle fasce.

ROSENCRANTZ
O c' rientrato, dacch si dice che un vecchio rimbambisce.

AMLETO
Profetizzo che viene a dirmi degli attori, vedrete - Sissignore, avete ragione, fu proprio luned mattina.

POLONIO
Monsignore, ho notizie per voi!

AMLETO
Monsignore, ho notizie per voi! Quando Roscio era attore in Roma...

POLONIO
Sono arrivati gli attori, monsignore.

AMLETO
Bla, bla.

POLONIO
Sul mio onore...

AMLETO
Ognuno sull'asino, allora...

POLONIO
I pi bravi attori del mondo per la tragedia, la commedia, il dramma storico, il dramma pastorale, il comico-pastorale, lo storico-pastorale, il tragico storico, il tragico-comico-storico-pastorale, il teatro indefinibile o il poema pigliatutto. Seneca non  troppo grave n Plauto leggero per questa gente. Fren di regole o totale licenza, sono imbattibili.

AMLETO
O Jefte giudice d'Israele, che tesoro avevi!

POLONIO
Che tesoro aveva, monsignore?

AMLETO
	Ma come,
		Una bella figlia, una sola,
		che amava tanto.

POLONIO (.a parte.)
Batte sempre su mia figlia.

AMLETO
Non ho ragione vecchio Jefte?

POLONIO
Monsignore, se chiamate me Jefte, ho una figlia che amo tanto.

AMLETO
No, non  cos che continua.

POLONIO
E com' che continua, monsignore?

AMLETO
	Ma via,
		E per caso, Iddio sa,
	e poi naturalmente,
			avvenne, com'era da attendersi...
la prima stanza della pia .chanson .vi dir ci che avvenne, perch ecco arrivare chi mi accorcia.

.Entrano gli attori..

Benvenuti, maestri miei. Benvenuti tutti quanti. Son contento di trovarti bene. Benvenuti, amici. Oh, vecchio mio, ma come, la tua faccia s' messa la frangia da quando t'ho visto. Non sarai venuto in Danimarca per farmela in barba? Ed ecco la mia damigella e signora! Per Nostra Signora, vossignoria da quando ci siam visti s' avvicinata al cielo d'un buon tacco veneziano. Speriamo che la voce non sia bucata nel cordone come uno zecchino fuoricorso... Maestri miei, siete tutti benvenuti! E attacchiamo subito, come i falconieri francesi, addosso a tutto ci che appare. Una bella tirata seduta stante. Forza, dateci un assaggio della vostra bravura. Un bel pezzo appassionato!

I ATTORE
Che pezzo, monsignore?

AMLETO
T'ho sentito una volta recitarne uno, ma non fu mai rappresentato, o se lo fu non pi d'una volta  perch il dramma, ricordo, non piacque ai pi, era caviale per quei palati ordinari. Ma a parer mio e d'altri il cui giudizio in queste cose vale pi del mio, era un lavoro eccellente, ben diviso nelle scene, steso con propriet e finezza. Qualcuno disse, ricordo, che i versi non avevan quel pepe che insaporisce la materia, e non c'era nulla nello stile che esponesse l'autore all'accusa di affettazione, e questo lo defin un metodo onesto, sano, dolce e pieno di spontanee belt assai pi che d'artifizi. Un passo mi piacque soprattutto, il racconto di Enea a Didone, e specialmente dove parla dell'assassinio di Priamo. Se te lo ricordi incomincia da quel punto, aspetta, aspetta...
	.L'orrido Pirro come belva ircana
	No, non  cos ma comincia con Pirro...
	L'orrido Pirro, il cui funereo usbergo,
	nero come il suo intento, rammentava
	la notte che si strinse nell'infausto cavallo,
	ora ha insozzato il suo truce sembiante
	di pi sinistra araldica. Da capo
	a piedi  tutto rosso, orrendamente
	del sangue adorno di padri, di madri,
	e figli e figlie, cotto ed impastato
	dalle torride strade, che dan luce
	maledetta e spietata all'assassinio
	del loro sire. Arrostito di rabbia
	e fuoco, ed imbottito di coagulato sangue,
	con occhi di carbonchio ora quel dmone
	ricerca il vecchio Priamo..
Ora continua tu.

POLONIO
Giuraddio monsignore, ben detto, con buon accento e buon discernimento.

I ATTORE
				.Ecco lo vede
	menare ai Greci colpi troppo corti.
	Ribelle al braccio, la sua spada antica
	dove s'abbatte resta, sorda agli ordini.
	Nell'impari duello Pirro tira
	un fendente, fallisce per la rabbia,
	ma alla folata del ferro feroce
	il padre esausto cade. E allora Ilio,
	pur senza sensi, par sentire il colpo,
	torce al suolo la cima in fiamme, e il croscio
	ferma l'orecchio a Pirro. Ve' la spada
	gi declinante sulla bianca chioma
	del venerando Priamo, par s'incolli
	all'aria. E come tiranno dipinto
	Pirro, svagato quasi dal suo scopo,
	non fa niente.
	Ma come, prima della tempesta, spesso
	c' silenzio nei cieli, sono immobili
	i nembi, muti i venti, e l'orbe sotto
	zitto come la morte, all'improvviso
	un tuono orrendo squarcia l'aria, dopo
	la pausa, similmente, la vendetta
	rispinge Pirro all'opera,
	e mai il martello dei Ciclopi cadde
	sull'armatura di Marte, forgiata
	per durar sempre, con meno rimorso
	di come scende su Priamo la spada
	sanguinosa di Pirro.
	Via, via, puttana Fortuna! E voi Dei
	tutti, adunatevi in concilio, e a lei
	togliete ogni potere, alla sua ruota
	spezzate raggi e cerchio, e il tondo mozzo
	gi dal colle del cielo subisstelo
	fino ai demni..

POLONIO
Troppo lungo.

AMLETO
Andr dal barbiere con la vostra barba. - Continua, ti prego. Lui preferisce le farse e le storielle sconce, se no s'addormenta. Va' avanti, arriva a Ecuba.

I ATTORE
	.Ma chi, oh pena, avesse visto
	la regina imbacuccata....

AMLETO
"Imbacuccata!"

POLONIO
Mi piace!

I ATTORE
			....scalza, correre
	di qua di l minacciando le fiamme
	con lacrime accecanti, un cencio al capo
	che gi resse il diadema, e come veste
	attorno ai lombi sparuti e spremuti
	dai parti, solo una coltre afferrata
	nel terrore improvviso - chi l'avesse vista
	avrebbe urlato tradimento contro
	la Fortuna, con lingua avvelenata.
	Ma se gli di l'avessero sentita
	quand'ella vide Pirro con maligno piacere
	trinciare con la spada le membra del marito,
	l'urlo improvviso in cui proruppe, a meno
	che mai piet li muova per le cose mortali,
	avrebbe fatto piangere gli ardenti occhi del cielo
	e sconvolto i celesti..

POLONIO
Guardate se non ha cambiato colore, e ha le lacrime agli occhi! Basta, per favore.

AMLETO
Bravo. Ti far recitare il resto fra non molto. - Monsignore, volete pensare voi a far bene ospitare gli attori? Non gli manchi nulla mi raccomando, perch essi sono il sunto, le cronache essenziali del tempo. Meglio per voi un brutto epitaffio da morto che una loro cattiva segnalazione da vivo.

POLONIO
Monsignore, avranno il trattamento che meritano.

AMLETO
No amico, per l'Ostia Santa, trattali molto meglio! Se tratti ognuno come si merita chi eviter la frusta? Trattateli piuttosto come s'addice al vostro onore e alla vostra dignit: meno essi meritano, e pi ne meriter la larghezza vostra. Fate loro strada.

POLONIO
Venite, signori.

AMLETO
Amici miei, seguitelo. Domani vi ascolteremo. (.Al primo attore.) Ascolta, vecchio mio, puoi farci sentire .L'assassinio di Gonzago?.

I ATTORE
S, monsignore.

AMLETO
Domani sera. E all'occorrenza potresti, non  vero? studiare una tirata di dodici o sedici versi che butterei gi e inserirei nel testo?

I ATTORE
Certo, monsignore.

AMLETO
Molto bene. (A .tutti gli attori.) Seguite quel signore e attenti a non sfotterlo. .Escono Polonio e gli attori..
(.A Rosencrantz e Guildenstern.) Amici, vi lascio fino a stasera. Siate benvenuti a Elsinore.

ROSENCRANTZ
Monsignore.
.Escono (Rosencrantz e Guildenstern)..

AMLETO
	Addio, addio a voi. Ora sono solo.
	Oh il furfante, il bifolco che sono!
	Non  mostruoso che quell'attore l
	solo fingendo, sognando la sua passione
	possa forzare l'anima a un'immagine
	tanto da averne il viso tutto scolorato,
	le lacrime agli occhi, la pazzia nell'aspetto,
	la voce rotta, e ogni funzione tesa
	a dare forma a un'idea? E tutto ci per niente!
	Per Ecuba!
	Ma chi  Ecuba per lui, o lui per Ecuba
	da piangere per lei? E che farebbe
	se avesse il motivo e lo sprone della sofferenza
	che ho io? Inonderebbe la scena di lacrime,
	spaccherebbe gli orecchi a tutti con parole
	tremende, farebbe impazzire i colpevoli,
	tremare gli innocenti, sbalordirebbe
	chi non sa niente, davvero, sconvolgerebbe
	le stesse funzioni degli occhi e degli orecchi.
	Ed io
	canaglia fatta di pietra e di fango
	sto qui a perdere tempo
	come un qualsiasi grullo trasognato
	e non penso alla mia causa, e non so dire
	niente, niente, nemmeno per un re
	che ebbe distrutti da un diavolo
	gli averi e la vita preziosa. Dunque
	sono un vile? Chi mi chiama furfante?
	Chi mi spacca il cranio? Chi mi strappa la barba
	e me la butta in faccia, chi mi tira il naso
	e mi sbugiarda, e mi caccia l'accusa in gola
	fino ai polmoni? Chi mi fa questo?
	Ah sangue di Dio!
	Dovrei incassare tutto, perch  vero,
	ho il fegato d'una colomba, senza il fiele
	che rende amara l'oppressione,
	o altrimenti da un pezzo avrei ingrassato
	con la carogna di quel cane
	tutti gli avvoltoi dell'aria. Farabutto
	sanguinario e osceno! Farabutto incallito,
	traditore, disumano, porco!
	Ah che somaro sono!
	Bel coraggio davvero
	per il figlio d'un caro padre assassinato
	spinto alla vendetta dalla terra e dal cielo
	sgravarsi il petto di parole come una
	baldracca, darsi a bestemmiare come una troia,
	come una sguattera! Ah che vergogna! Oh!
	Cervello mio, all'opera.
	Ho sentito che certi criminali
	che ascoltavano un dramma
	sono stati colpiti fin dentro all'anima
	dall'arte astuta della rappresentazione
	e subito hanno confessato i loro delitti.
	Perch l'assassinio parla, anche senza aver lingua,
	attraverso una bocca miracolosa.
	Ora io far recitare a questi attori
	davanti a mio zio, qualcosa di simile
	al massacro di mio padre. E star a guardarlo.
	Lo sonder fin dentro l'anima. Se ha un sussulto,
	so cosa fare. Il fantasma che ho visto
	pu anche essere un diavolo, e il diavolo
	pu prendere un aspetto gradevole, s, e forse,
	vista la mia debolezza la mia malinconia
	lui che  cos potente su chi ne soffre, mi inganna
	per dannarmi. Mi serve una qualche base
	pi consistente. Questo spettacolo 
	la trappola che acchiappa la coscienza del re. .Esce..

/:/ATTO TERZO



.Scena prima


.Entrano il Re, la Regina, Polonio, Ofelia, Rosencrantz e Guildenstern..

RE
	E non potreste voi due, con qualche artifizio,
	fargli dire perch si d queste arie stravolte
	e raschia via la pace dai suoi giorni
	con questa stramberia torbida e pericolosa?

ROSENCRANTZ
	Che abbia confuso il cervello, questo lo riconosce.
	Ma non vuol dire assolutamente per quale causa.

GUILDENSTERN
	E neanche  disposto a farsi sondare.
	Anzi, quando proviamo a fargli dire qualcosa
	sul suo vero stato, prende subito il largo
	con l'astuzia della pazzia.

REGINA
	Vi ha fatto buona accoglienza?

ROSENCRANTZ
	Da vero signore.

GUILDENSTERN
	Ma forzando molto l'umore del momento.

ROSENCRANTZ
	Avaro di domande, molto prolisso
	nel rispondere alle nostre.

REGINA
	E avete cercato
	di spingerlo a distrarsi?

ROSENCRANTZ
	Signora, ci  capitato di superare per strada
	certi attori. Glielo abbiamo detto
	e ci  parso che la notizia gli desse
	un qualche piacere. Ora sono qui, a corte,
	e hanno l'ordine, credo, di recitare per lui
	stasera.

POLONIO
		Verissimo.
	Anzi, mi ha pregato di invitare le vostre maest
	a udire e vedere lo spettacolo.

RE
	Molto volentieri. E sono ben lieto di sentire
	che ha questi interessi. Miei buoni amici,
	spronatelo ancora, orientatelo
	verso queste distrazioni.

ROSENCRANTZ
	Lo faremo, signore.
.Escono Rosencrantz e Guildenstern..

RE
	Cara Gertrude, lasciaci anche tu:
	abbiamo fatto in modo da attirare qui
	Amleto, per fargli incontrare Ofelia
	come per caso. Suo padre ed io
	faremo da legittime spie.
	Piazzati per vedere senza esser visti
	giudicheremo obiettivamente l'incontro
	e dal suo comportamento
	dedurremo se  pena d'amore o altro
	che l'affligge.

REGINA
			Vi obbedisco.
	E per te, Ofelia, vorrei davvero
	che le tue buone grazie siano la causa felice
	di questo disordine di Amleto. Cos potr sperare
	che le tue virt lo restituiscano a se stesso
	per l'onore di entrambi.

OFELIA
				Anch'io lo spero, signora.
(.La Regina esce..)

POLONIO
	Ofelia, passeggia qui. Vostra Grazia, se volete,
	nascondiamoci. Leggi questo libro.
	L'apparenza della devozione render naturale
	la solitudine. Spesso, lo sappiamo benissimo,
	siamo riprovevoli in questo: una faccia
	devota, qualche posa da gabbasanti,
	e il diavolo stesso  inzuccherato.

RE (.a parte.)
	Ah, com' vero!
	Che sferzata queste parole per la mia coscienza.
	La faccia della puttana sotto i suoi impiastri
	rispetto ai colori che l'abbelliscono
	non  pi orrida delle mie azioni
	rispetto alle mie parole false.
	Oh quanto mi pesa!

POLONIO
Monsignore, eccolo, nascondiamoci.
.Escono (il re e Polonio.).

.Entra Amleto..

AMLETO
	Essere, o non essere,  questo che mi chiedo:
	se  pi grande l'animo che sopporta
	i colpi di fionda e i dardi della fortuna insensata,
	o quello che si arma contro un mare di guai
	e opponendosi li annienta. Morire... dormire,
	null'altro. E con quel sonno mettere fine
	allo strazio del cuore e ai mille traumi
	che la carne eredita:  un .consummatum.
	da invocare a mani giunte. Morire, dormire, -
	dormire, sognare forse - ah, qui  l'incaglio:
	perch nel sonno della morte quali sogni
	possano venire, quando ci siamo districati
	da questo groviglio funesto,  la domanda
	che ci ferma - ed  questo il dubbio
	che d una vita cos lunga alla nostra sciagura.
	Perch, chi sopporterebbe le frustate e le ingiurie del tempo,
	il torto dell'oppressore, l'oltraggio del superbo,
	le angosce dell'amore disprezzato, le lentezze della legge,
	l'insolenza delle autorit, e le umiliazioni
	che il merito paziente riceve dagli indegni,
	quando, da s, potrebbe darsi quietanza
	con un semplice colpo di punta? Chi accetterebbe
	di accollarsi quelle some, e grugnire
	e sudare sotto il peso della vita,
	se non fosse il terrore di qualcosa
	dopo la morte, la terra sconosciuta
	da dove non torna mai nessuno, a paralizzarci
	la volont, e farci preferire i mali che abbiamo
	ad altri di cui non sappiamo niente? Cos
	la coscienza ci rende codardi, tutti,
	e cos il colore naturale della risolutezza
	s'illividisce all'ombra pallida del pensiero
	e imprese di gran rilievo e momento
	per questo si sviano dal loro corso
	e perdono il nome di azioni. Basta ora.
	La bella Ofelia! Ninfa, nelle tue preghiere
	ricorda tutti i miei peccati.

OFELIA
				Mio buon signore,
	com' stata vostra altezza in tutti questi giorni?

AMLETO
	Vi ringrazio umilmente, bene.

OFELIA
	Monsignore, ho dei vostri ricordi
	che da parecchio desideravo restituirvi.
	Vi prego, ora, di riprenderli.

AMLETO
					Io? No, no.
	Non vi ho mai dato niente.

OFELIA
S, mio onorato signore, lo sapete benissimo,
	e con essi m'avete dato parole
	formate di sospiri cos dolci
	che li rendevano pi preziosi. Ma il profumo  andato,
	dunque riprendeteveli. Per un animo nobile
	i doni pi ricchi perdono tutto il loro valore
	se i donatori
	non gli sono pi amici. Eccoli, monsignore.

AMLETO
Ah, ah! Siete onesta?

OFELIA
Ma signore!

AMLETO
Siete bella?

OFELIA
Che vuol dire vossignoria?

AMLETO
Che se siete onesta e bella, la vostra onest non dovrebbe accettar discorso con la vostra bellezza.

OFELIA
La bellezza, monsignore, potrebbe mai trovare miglior compagna dell'onest?

AMLETO
S davvero, perch la potenza della bellezza trasformer l'onest in ruffiana, assai prima che la forza dell'onest possa farsi assomigliare dall'altra. Questo era un paradosso, una volta, ma ora i tempi han dimostrato che  vero. Vi ho amato una volta.

OFELIA
S, monsignore, me lo avete fatto credere.

AMLETO
Non avreste dovuto. Innesta pure la virt sul nostro vecchio ceppo, ci trovi sempre il vecchio succo. Non vi ho mai amata.

OFELIA
Tanto pi fui ingannata.

AMLETO
Vattene in un convento, va'. O vuoi mettere al mondo dei peccatori? Io stesso sono onesto, pi o meno, eppure potrei accusarmi di tali cose, che era meglio mia madre non m'avesse concepito. Son pieno di superbia, vendicativo, ambizioso, con pi peccati pronti ai miei ordini che pensieri in cui metterli, fantasia per plasmarli o tempo per tradurli in atto. Gente come me che striscia fra terra e cielo, che sta a farci al mondo? Siamo dei furfanti matricolati, tutti, non fidarti di nessuno. Va' a chiuderti in un convento. Dov' tuo padre?

OFELIA
A casa, monsignore.

AMLETO
Chiudetevelo a chiave, che faccia il buffone solo in casa propria. Addio.

OFELIA
O cieli pietosi aiutatelo.

AMLETO
Se ti sposi ti dar per dote questo malanno: puoi essere casta come il ghiaccio, pura come la neve, non sfuggirai alla calunnia. Vattene in un convento, addio. O se vuoi sposarti a ogni costo prenditi un imbecille, le persone intelligenti sanno benissimo che mostri fate di loro. In un convento, va' - e presto anche. Addio.

OFELIA
Potenze divine guaritelo!

AMLETO
Ho anche sentito dei vostri trucchi, fin troppo. Dio v'ha dato una faccia e voi ve ne fate un'altra. Ancheggiate, ondeggiate, e scilinguate, affibbiate nomignoli alle creature di Dio e fate passare per candore la vostra impudicizia. Va' via, ho chiuso con tutto questo, m'ha fatto diventare pazzo. Dico che non avremo pi matrimoni. Quelli che son gi sposati  tutti tranne uno - vivranno, gli altri resteranno come sono. Va' in convento, va'. .Esce..

OFELIA
	O che nobile mente  qui distrutta!
	Occhio, lingua, spada d'un principe, di uno
	studioso, di un soldato,
	la rosa e la speranza d'uno stato felice,
	lo specchio della moda, il modello del gusto,
	l'idolo d'ogni suddito, finito, proprio finito!
	Ed io, la pi infelice e sventurata delle donne,
	che bevvi il miele delle sue dolci promesse,
	ora sento quella mente nobile e sovrana
	che stride e stona come una campana sbattuta,
	e vedo quel giovane fiorente, senza pari,
	bruciato dalla pazzia. O misera me
	che ho visto ci che ho visto, vedo ci che vedo.

.Entrano il Re e Polonio..

RE
	Amore? No, il suo animo
	non muove in quella direzione,
	e ci che ha detto, sebbene un po' sconnesso,
	non somiglia affatto alla pazzia.
	Ha qualcosa dentro, che la sua malinconia
	sta covando, e quando sar maturo e
	schiuso, ho paura che ne nascer
	un pericolo. Per prevenirlo
	ho preso rapidamente
	questa decisione: partir subito per l'Inghilterra
	per reclamarvi i nostri tributi arretrati.
	E forse i mari, i paesi diversi,
	la variet delle cose espelleranno
	dal suo cuore questo deposito oscuro
	su cui il cervello batte continuamente
	e che l'ha tanto mutato. Tu che ne pensi?

POLONIO
	L'idea  buona. Per io credo sempre
	che la causa e l'inizio del risentimento
	sia l'amore respinto. Ah eccoti, Ofelia.
	Non occorre che ci ripeta ci che ha detto,
	abbiamo sentito tutto.
	Monsignore, fate come vi piace,
	ma, se lo credete opportuno, dopo la recita
	lasciate che la regina sua madre da sola
	lo preghi di dirle perch soffre
	e gli parli chiaro,
	e io, se volete, far da orecchio
	per tutta la conversazione.
	Se lei non ne cava nulla
	mandatelo in Inghilterra, o confinatelo
	dove la vostra saggezza crede meglio.

RE
	Faremo cos. La pazzia dei grandi
	non pu non essere sorvegliata. .Escono.

/:/Scena seconda


.Entrano Amleto e tre degli attori..

AMLETO
Ti prego, recita la battuta come te l'ho detta io, agile sulla lingua. Se ti sgoli come fanno molti dei nostri attori, tanto valeva dare i versi al banditore. E non trinciare l'aria con la mano, cos, ma in tutto abbi misura; perch nel torrente, nella tempesta, e per cos dire nell'uragano stesso della passione, devi raggiungere e far sentire una moderazione che la renda soave. Ah mi disturba fin nel profondo dell'anima sentire un energumeno imparruccato che ti sbrana una passione, la riduce in cenci, per rintronare la platea, la quale per lo pi non apprezza che mimi insensati e fracasso. Un tipo cos lo farei frustare perch vuol esser pi Orco d'un Orco, pi Erode di Erode. Ti prego, vitalo.

I ATTORE
Vostro Onore ci conti.

AMLETO
Ma non essere nemmeno troppo controllato, lasciati guidare dal tuo stesso giudizio. Accorda l'azione alla parola, la parola all'azione, con questa particolare avvertenza, di non andare mai oltre la moderazione della natura. Perch ogni eccesso in questo  lontano dallo scopo del teatro, il cui fine, agli inizi come ora,  stato sempre ed  di porgere, diciamo, uno specchio alla natura; di mostrare alla virt il suo volto, al vizio la sua immagine, e all'epoca stessa, alla sostanza del tempo, la loro forma e impronta. Ora se questo si esaspera o s'infiacchisce, far forse ridere gli incompetenti, ma non pu che attristare gli esperti, il cui giudizio deve avere pi peso nella vostra considerazione di un intero teatro di quegli altri. Oh ci sono attori che ho visto recitare - e che ho udito altri lodare e molto - che Dio mi perdoni non avevano accento di cristiani n portamento di cristiani e neanche di pagani o di uomini, parevano pavoni e buoi a tal punto che ho pensato, forse la natura li ha dati da fare a qualche suo manovale e non gli son venuti bene, tanto abominevole era la loro imitazione dell'umano.

I ATTORE
Io spero che ci lo si sia corretto abbastanza.

AMLETO
No, correggetelo tutto! E quelli che fan le parti del clown, badate che non dicano pi di quanto  scritto per loro - ce n' che si mettono a ridere per far ridere qualche pugno di spettatori idioti, e proprio quando si dovrebbe prestare attenzione a qualche punto essenziale del dramma. Il che  da furfanti e mostra una ben pietosa ambizione nello sciocco che lo fa. Su andate, preparatevi. .Escono gli attori..

.Entrano Polonio, Rosencrantz e Guildenstern..

Allora, signor mio, verr il re a sentire quest'opera d'arte?

POLONIO
E anche la Regina, e subito.

AMLETO
Dite agli attori di sbrigarsi. .Esce Polonio.
Volete, anche voi due, dare una mano a far presto?

ROSENCRANTZ
Certo, monsignore.
.Escono Rosencrantz e Guildenstern.

AMLETO
Oh, Orazio!

.Entra Orazio..

ORAZIO
	Ai vostri ordini, monsignore.

AMLETO
	Orazio, tu sei davvero l'uomo pi giusto
	con cui abbia avuto a che fare.

ORAZIO
	Via, monsignore.

AMLETO
	No, non pensare che voglia adularti.
	Che vantaggi vuoi che speri da te
	che non hai altra rendita per nutrirti e vestirti
	tranne il buonumore? Perch adulare i poveri?
	No, la lingua zuccherata lecchi lo sfarzo assurdo
	e pieghi le giunture docili dei ginocchi
	l dove piaggeria  profitto. Ascoltami:
	da quando la mia anima  stata padrona delle sue scelte
	e ha saputo distinguere tra gli uomini con giudizio,
	ti ha aggiudicato a s; perch tu sei stato
	come chi, di tutto soffrendo, nulla soffre,
	un uomo che gli schiaffi e i favori della Fortuna
	li ha presi con grazia uguale; e beati coloro
	in cui sangue e senno sono cos ben commisti
	da non farli pifferi che le dita della Fortuna
	suonino alla nota che le piace. Datemi un uomo
	che non  schiavo della passione, ed io lo terr
	in fondo al cuore, s, nel cuore del cuore
	come faccio con te. Ma di questo basta.
	Stasera si recita in presenza del re:
	una scena del dramma s'avvicina ai fatti
	che t'ho detto sulla morte di mio padre.
	Ti prego, quando vedi cominciare quell'episodio
	con tutto l'acume della tua anima osserva
	mio zio. Se la sua colpa nascosta
	non si stana da s a una precisa battuta
	allora lo spirito che abbiamo visto  malefico
	e le mie fantasie sono sordide come
	la forgia di Vulcano. Scrutalo con attenzione;
	perch io inchioder gli occhi al suo viso,
	e dopo confronteremo le impressioni e giudicheremo
	il suo comportamento.

ORAZIO
				Bene, monsignore.
	Se durante la recita mi ruba qualcosa
	e io non lo scopro, pagher il furto.

.Entrano trombettieri e timpanisti e suonano alcune battute..

AMLETO
	Arrivano. Debbo fare l'idiota.
	Trovati un posto.

.Entrano il Re, la Regina, Polonio, Ofelia, Rosencrantz, Guildenstern e altri signori del seguito, con le guardie del re che portano delle torce..

RE
Come vive il nostro nipote Amleto?

AMLETO
Magnificamente! Del cibo del camaleonte. Mangio l'aria farcita di promesse. Non  cibo adatto a ingrassar capponi.

RE
Questa non  risposta per me, Amleto. Di queste tue parole non so che farne.

AMLETO
E neanch'io. (.A Polonio..) Monsignore, avete recitato all'universit, avete detto?

POLONIO
Sicuro, signor mio, e fui reputato un buon attore.

AMLETO
Che parte avete recitato?

POLONIO
Fui Giulio Cesare. Venni ucciso in Campidoglio. Bruto mi uccise.

AMLETO
Che azione brutale, uccidere un simile capodoglio. Sono pronti gli attori?

ROSENCRANTZ
Sissignore, aspettano un vostro cenno per cominciare.

REGINA
Vieni qui, Amleto, siedi vicino a me.

AMLETO
No cara madre, qui c' un metallo pi attraente. (.Si volta verso Ofelia..)

POLONIO (.a parte al re.)
Oh oh! Avete sentito?

AMLETO (.si sdraia ai piedi di Ofelia.)
Signora, posso starvi in grembo?

OFELIA
No, monsignore.

AMLETO
Voglio dire, con la testa sul grembo?

OFELIA
S, monsignore.

AMLETO
Pensate alludessi a cose meno edificanti?

OFELIA
Non penso a niente, monsignore.

AMLETO
Niente?  un bel pensiero da mettere fra le gambe alle ragazze.

OFELIA
Che pensiero, monsignore?

AMLETO
Niente.

OFELIA
Siete allegro, monsignore.

AMLETO
Chi, io?

OFELIA
S, monsignore.

AMLETO
O per Dio, re dei mattacchioni!  E che pu fare un uomo se non essere allegro? Guardate che aria allegra ha mia madre, e mio padre non  morto da due ore.

OFELIA
No, son due volte due mesi, monsignore.

AMLETO
Gi tanto? Ma allora al diavolo il lutto, mi vestir di zibellino. O Dio, morto da due mesi e non ancora dimenticato! Allora c' speranza che la memoria d'un grand'uomo gli sopravviva un semestre. Ma per la Madonna in tal caso dovr costruirne di chiese, altrimenti andr al dimenticatoio come il cavallin di maggio col suo epitaffio: Ma oh, ma uh, chi se ne ricorda pi?

.Suonano le trombe. Comincia la pantomima..

.Entrano un re e una regina, lei abbraccia lui e lui lei. Lei s'inginocchia, gli fa proteste d'amore. Lui la solleva e china il capo sulla spalla di lei. Poi si stende su una sponda fiorita. Vedendolo dormire lei lo lascia. Subito entra un altro, toglie al re la corona, la bacia, versa un veleno nell'orecchio al dormiente ed esce. La regina torna, trova il re morto, fa gesti disperati. Torna l'avvelenatore con tre o quattro figuri. Mostrano di condolersi con lei. Il morto  portato via. L'avvelenatore corteggia la regina con doni. Lei sembra scontrosa per un po' ma infine accetta il suo amore. Escono..

OFELIA
Che vuol dire, monsignore?

AMLETO
Oh diamine, mal serpno. Vuol dire malefizio.

OFELIA
Il mimo spiega l'intreccio del dramma?

.Entra il Prologo..

AMLETO
Ce lo dir lui. Gli attori non hanno segreti, dicono sempre tutto.

OFELIA
Ci dir che senso aveva quella scena?

AMLETO
Certo, o qualsiasi altra scena che vorrete mostrargli. Non abbiate ritegno a mostrare, e lui non avr ritegno a dirvi di che si tratta.

OFELIA
Siete cattivo, cattivo. Guarder gli attori.

PROLOGO
	.Per noi e la tragedia
	dalla vostra clemenza
	invochiamo pazienza. Esce..

AMLETO
Ma cos', un prologo o il motto d'un anello?

OFELIA
 breve, monsignore.

AMLETO
Come l'amore delle donne.

.Entrano il Re e la Regina (del dramma)..

ATTORE RE
	.Ben trenta volte il carro di Febo  andato attorno
	al sale di Nettuno e al fermo globo, il Mondo,
	e trenta volte dodici lune, luci d'accatto,
	dodici volte trenta giri del mondo han fatto
	dacch ci strinse assieme i cuori Amore, e Imene
	con santissimi vincoli ci un le mani assieme..

ATTORE REGINA
	.E tanti viaggi possano ancora e Luna e Sole
	farci contare prima che finisca l'amore.
	Ma ultimamente, ahim, voi siete triste, e tanto
	stanco, e dallo stato di prima s lontano
	che per voi tremo. Eppure, sebbene per voi tremi,
	questo non deve, o mio signore, darvi pena,
	ch in noi paura e amore sono s rapportati
	che entrambi o non ci sono, o sono esagerati.
	Ch'io v'ami lo sapete per prova, ed a misura
	di questo amore grande, grande  la mia paura.
	Ama forte, e ogni lieve sospetto  gi timore,
	e dove questo cresce, l cresce un grande amore..

ATTORE RE
	.In verit io devo lasciarti, amore, e presto:
	delle forze vitali in me il ritmo s'arresta,
	e tu vivrai, me morto, in questo mondo bello,
	amata e onorata; e un altro non indegno,
	forse, come tuo sposo....

ATTORE REGINA
				.Oh, all'inferno il resto!
	Un altro amore in me sarebbe tradimento.
	Che io sia maledetta se mi sposo di nuovo!
	Solo chi ha ucciso il primo, si trova un altro sposo..

AMLETO (.A parte.)
Questo  assenzio!

ATTORE REGINA
	.Le ragioni che portano a un secondo consorte
	sono di basso calcolo, mai nessuna  d'amore.
	Ucciderei di nuovo il mio marito morto
	se ne bacio un secondo e a letto lo sopporto..

ATTORE RE
	.Io ti credo sincera in ci che dici adesso;
	ma ci che decidiamo, noi lo cambiamo spesso.
	Un'intenzione  solo serva della memoria,
	nasce assai vigorosa, ma di sostanza  povera,
	 come i frutti acerbi che stan saldi sul ramo
	ma senza scosse, appena sono maturi, cadono.
	 davvero fatale che noi dimentichiamo
	di pagare a noi stessi quello che ci dobbiamo.
	Ci che ci proponiamo in preda alla passione,
	la passione finita, perde la sua intenzione.
	Hanno tanta violenza la gioia ed il dolore
	che essa li distrugge con la loro attuazione.
	Pi la gioia si sfrena, pi il dolor si lamenta,
	e dolor ride e gioia piange per un niente.
	Questo mondo non dura per sempre, e non  strano
	che, se cambia la sorte, anche gli amori cambiano,
	perch  domanda a cui non c' risposta alcuna
	se chi guida  l'amore oppure la fortuna.
	Se il grande cade, fugge il favorito;
	il povero diventa ricco, e si fa amico
	il nemico, e fin qui amor segue fortuna:
	chi non  nel bisogno non avr mai penuria
	d'amici, e chi in angustia prova un suo falso amico
	immediatamente lo matura in nemico.
	Ma, a finire con ordine l dove ho cominciato,
	desideri e destini vanno in senso contrario
	tanto, che i nostri calcoli son sempre rovesciati:
	nostri sono i progetti, ma non i risultati.
	Cos ora tu pensi che non avrai altro sposo,
	ma, morto il primo, forse muore anche il tuo proposito..

ATTORE REGINA
	.Che non mi dia pi cibo la terra, il cielo luce,
	neghi il giorno la gioia e la notte la pace,
	la fede e la speranza siano disperazione,
	la mia vita sia quella d'un romto in prigione,
	e ogni contrasto che la gioia sbianca
	urti e distrugga ci che pi mi manca,
	e qui e dopo eterna discordia mi sia data
	se, una volta vedova, sar mai maritata..

AMLETO
E se ora manda tutto per aria?

ATTORE RE
	.Un forte giuramento! Cara, lasciami un poco.
	I sensi mi s'intrpidano, e col sonno
	vorrei ingannare il giorno tedioso..

ATTORE REGINA
					.La tua mente
	culli il sonno, e fra noi ogni male sia assente..
.Esce. Il re dorme..

AMLETO
Signora, come vi pare questo dramma?

REGINA
Direi che la dama fa troppi giuramenti.

AMLETO
Oh, ma terr la parola.

RE
Conosci il soggetto? Non c' niente che offenda?

AMLETO
No, no, fanno solo per finta - avvelenano per finta. Nessuna offesa al mondo.

RE
Come si chiama il dramma?

AMLETO
.La trappola per topi. .E che tropo, per la Madonna! Il dramma riproduce un omicidio compiuto a Vienna - Gonzago  il nome del duca, sua moglie  Baptista - lo vedrete subito.  una gran canagliata ma che importa? Vostra Maest e tutti noi che abbiamo la coscienza pulita, non ci tocca. Scalci la rozza piena di guidaleschi, il nostro garrese  intatto.

.Entra Luciano..

Questo qui  un certo Luciano, nipote del re.

OFELIA
Monsignore, siete bravissimo a far da coro.

AMLETO
Potrei spiegare quel che succede tra voi e il vostro amante, se avessi sott'occhio i pupi che si trastullano.

OFELIA
Siete pungente, monsignore, siete pungente.

AMLETO
Vi costerebbe un gemito smussarmi la punta.

OFELIA
Ancora meglio e peggio.

AMLETO
Per il meglio e il peggio, dite cos nel malmaritarvi. Su attacca assassino. Piantala con le smorfie e attacca. Forza! Gracchia il corbaccio un mugghio di vendetta.

LUCIANO
	.Neri intenti, mani abili, droghe adeguate, acconcio
	momento, ora propizia quando nessuno  attorno,
	tu fetida mistura d'erbe raccolte a mezza -
	notte e dal male d'Ecate tre volte unte ed infette,
	la tua magia spontanea, la tua atroce virtute
	usurpano di colpo ogni vital salute..
.Versa il veleno nell'orecchio al dormiente..

AMLETO
L'avvelena in giardino per il suo regno. Il suo nome  Gonzago.  una storia d'oggi, scritta in italiano sceltissimo. Ora vedrete come l'assassino si becca la moglie dell'altro.

OFELIA
Il re si alza.

AMLETO
Come, spaventato da un colpo a salve?

REGINA
State male, mio signore?

POLONIO
Interrompete la recita!

RE
Ftemi luce. Andiamo.

POLONIO
Luce, luce, luce!
.Escono tutti tranne Amleto e Orazio..

AMLETO
	Beh! Pianga il cervo preso
			e scherzi quello illeso;
		lo non dormo, lui s,
			il mondo va cos!
Non basterebbe questo risultato, mio caro, se il resto delle mie fortune mi tradisce, con una foresta di piume e due rosette di Provenza sulle scarpine a spacco, a farmi avere una quota in una muta di attori?

ORAZIO
	Una mezza quota.

AMLETO
	No una intera, te lo dico io.
		Perch tu sai, Damone caro,
			che dal regno han cacciato
		Giove stesso, e qui adesso
			regna un vero... villano!

ORAZIO
	Si poteva far rima.

AMLETO
	O buon Orazio, punto mille sterline sulla
	parola del fantasma. Hai visto?

ORAZIO
	Benissimo, monsignore.

AMLETO
	Alla battuta del veleno?

ORAZIO
	Non m' sfuggito niente.

AMLETO
	Ah, ah! su, un po' di musica! Avanti, i flauti!
		Ch se il re la commedia non ama,
		chiaro  che non l'ama, perdiana.
	Un po' di musica, forza!

.Entrano Rosencrantz e Guildenstern..

GUILDENSTERN
Mio buon signore, concedetemi una parola.

AMLETO
Un discorso intero, signore.

GUILDENSTERN
Il re, signore...

AMLETO
Ma certo, il re che cosa?

GUILDENSTERN
 nelle sue stanze, del tutto fuori di s.

AMLETO
Per il vino, signore?

GUILDENSTERN
No monsignore, per la collera.

AMLETO
Dimostrereste molto pi senno a parlarne al medico, perch, se fossi io a ordinargli una purga, gli farei venire ancora pi collera.

GUILDENSTERN
Monsignore, date del senso alle vostre parole, non deviate da ci che vi dico in modo cos balzano.

AMLETO
Sono ammansito, signore. Pronunciatevi.

GUILDENSTERN
Mi manda da voi la regina vostra madre, con l'animo affranto.

AMLETO
Siete il benvenuto.

GUILDENSTERN
Nossignore, no, questa cortesia non  di buona lega. Se vi degnate di darmi risposte sensate eseguir l'ordine di vostra madre. Altrimenti, col vostro permesso, mi ritiro, e qui finisce il mio compito.

AMLETO
Signore, non posso.

ROSENCRANTZ
Che cosa, monsignore?

AMLETO
Darvi risposte sensate.  la mia testa che non va. Comunque, le risposte che potr darvi saranno ai vostri ordini - anzi come dite voi agli ordini di mia madre. Basta perci, veniamo al punto. Mia madre, dicevate...

ROSENCRANTZ
Dunque, lei dice cos: la vostra condotta l'ha lasciata sbalordita e perplessa.

AMLETO
O figlio ammirevole, che tanto sai sbalordire tua madre! Ma non c' un seguito alle calcagna di questo stupore materno? Dite pure.

ROSENCRANTZ
Ella desidera parlarvi nelle sue stanze prima che andiate a letto.

AMLETO
Obbediremo, fosse dieci volte nostra madre. Avete altro da sbrigare con noi?

ROSENCRANTZ
Monsignore, mi volevate bene una volta.

AMLETO
E ve ne voglio ancora, per queste mani ladre e borsaiole.

ROSENCRANTZ
Signor mio, cos' che vi angustia? Sbarrate la porta in faccia alla vostra guarigione, se nascondete i dolori a un amico.

AMLETO
Amico mio,  che non ho prospettive.

ROSENCRANTZ
Ma come, se il re stesso s'impegna a farvi succedere al trono!

AMLETO
S  vero, ma mentre l'erba cresce... il proverbio  alquanto ammuffito.

.Entrano gli attori coi flauti..

Ah, i flauti. Datemene uno. - In confidenza, perch cercate sempre di cogliermi da sopravvento, come per spingermi in qualche rete?

GUILDENSTERN
Oh, monsignore! Se il dovere mi fa importuno, il mio affetto supera ogni misura.

AMLETO
Questa non la capisco bene. Vorreste suonare questo flauto?

GUILDENSTERN
Non so farlo, monsignore.

AMLETO
Ve ne prego.

GUILDENSTERN
Credetemi, non ne sono capace.

AMLETO
Ve ne scongiuro.

GUILDENSTERN
Non saprei dove metter le dita, monsignore.

AMLETO
 facile come mentire. Controllate questi fori con dita e pollice, date fiato con la bocca, e lui parler in musica con grande eloquenza. Ecco qui le chiavi.

GUILDENSTERN
Ma non saprei cavarne nessuna armonia. Non conosco l'arte.

AMLETO
Ma allora lo vedete, che cosa indegna fate di me. Vorreste suonarmi, vorreste dare a intendere che conoscete i miei tasti, vorreste svellere il cuore del mio mistero, e farmi cantare dalla nota pi bassa fino in cima al mio registro. C' tanta musica, c' una voce eccellente in questo piccolo strumento, eppure non sapete farlo parlare. Sanguediddio, mi credete pi facile a suonarsi d'un piffero? Prendetemi pure per lo strumento che preferite: per quanto stiate a grattarmi non potrete farmi cantare.

.Entra Polonio..

Dio benedica vossignoria.

POLONIO
Monsignore, la regina vuol parlarvi, e subito.

AMLETO
Vedete quella nuvola che sembra quasi un cammello?

POLONIO
Per la santa messa  cos... un cammello.

AMLETO
O forse una donnola.

POLONIO
Infatti la schiena  di donnola.

AMLETO
O una balena.

POLONIO
Una balena, tale e quale.

AMLETO
Beh andr subito da mia madre. (.A parte.) Mi trattano da pazzo al punto che ne scoppio. - Sar da lei subito.

POLONIO
Le dir cos.

AMLETO
"Subito"  subito detto. Lasciatemi, amici.
(.Escono tutti tranne Amleto.)
	 l'ora pi malefica della notte.
	I cimiteri sbadigliano, e l'inferno
	lita il suo contagio sul mondo. Ora potrei
	bere sangue ancora caldo, e fare cose che il giorno
	tremerebbe a vedere. Calma: da mia madre.
	Cuore, non perdere la tua natura. L'anima di Nerone
	non entrer in questo petto.
	Sar crudele, non snaturato.
	Non avr altri pugnali che le parole.
	E la mia lingua e la mia anima saranno ipocrite:
	se in qualche modo la colpir a parole,
	tu anima non sigllarle con l'azione. .Esce..

/:/Scena terza


.Entrano il Re, Rosencrantz e Guildenstern..

RE
Non mi piace affatto, e non  prudente per noi lasciare in libert la sua follia. Perci, siate pronti.
	Preparer subito le vostre credenziali
	ed egli andr con voi in Inghilterra.
	La nostra sicurezza non pu tollerare
	il pericolo cos vicino che d'ora in ora
	gli matura nel cervello.

GUILDENSTERN
				Ci prepareremo subito.
	 scrupolo sacrosanto pensare alla sicurezza
	di quei tanti e tanti individui
	cui Vostra Maest d vita e nutrimento.

ROSENCRANTZ
	Ogni singolo vivente ha il dovere
	di proteggersi dalle offese
	con ogni forza e arma dello spirito.
	Tanto pi colui dal cui benessere
	dipendono le vite di tanti. La maest
	non muore sola, ma attira a s come un gorgo
	ci che gli  vicino. O  come una ruota massiccia
	fissa in cima al monte pi alto
	che sui raggi enormi ha infitte e incollate
	diecimila cose di minor conto,
	e quando essa cade, ogni piccolo annesso,
	ogni trascurabile derivato, accompagnano
	la sua fragorosa rovina. Mai da s,
	senza un lamento di tutti, sospir un re.

RE
	Vi prego, disponetevi a questo rapido viaggio.
	Metteremo dei ceppi a questa paura
	che va troppo libera.

ROSENCRANTZ
				Saremo subito pronti.
.Escono Rosencrantz e Guildenstern..

.Entra Polonio..

POLONIO
	Mio signore, sta andando da sua madre.
	Dietro l'arazzo star ben nascosto
	a sentire che dicono.
	Lo sgrider a dovere, ci scommetto,
	e come avete detto - e saggiamente -
	 bene che qualcuno oltre la madre,
	parziale per natura, porga l'orecchio
	in aggiunta. Mio sovrano, addio.
	Verr da voi prima che andiate a letto
	per dirvi ci che so.

RE
				Grazie, signore caro.
.Esce Polonio..
	Ah, il mio delitto  fetido e impesta il cielo.
	Ha addosso la pi antica maledizione
	il fratricidio. Pregare non posso
	anche se lo desidero e lo voglio,
	lo voglio fortemente ma la colpa  pi forte,
	e come uno costretto a fare due cose
	resto incerto su dove incominciare
	e non comincio affatto.
	Ma questa mano dannata
	fosse anche pi grossa di com'
	per il sangue di mio fratello
	non c' pioggia abbastanza lass nei cieli pietosi
	per renderla di neve? A che serve la grazia
	se non ad affrontare di faccia il delitto?
	E non c' una doppia virt nella preghiera,
	di trattenerci dalla caduta, o caduti
	di farci perdonare? Allora, su la testa!
	La mia colpa  lontana... Ah, ma quale preghiera
	formuler? "Perdona il mio turpe assassinio"?
	No certo, perch ancora posseggo i frutti
	dell'assassinio - la mia corona, la mia
	ambizione, la mia regina.
	Si pu essere perdonati e tenersi il delitto?
	Quaggi, in questo mondo corrotto,
	la mano d'oro della colpa
	pu allontanare la giustizia,
	e spesso il frutto stesso del male
	compra la legge. Ma lass non  cos:
	l non c' imbroglio, l l'azione appare
	nella sua vera natura, e noi stessi
	siamo forzati a testimonianza
	davanti al ghigno delle nostre colpe.
	E allora che mi resta? Tentare
	ci che pu il pentimento. E che cosa non pu?
	Ma cosa pu se un uomo non riesce
	a pentirsi? Ah maledizione. Cuore nero
	come la morte. Anima impaniata,
	pi sbatti per salvarti, e pi ti invischi.
	Aiuto, angeli, venite a salvarmi. E voi
	ginocchia caparbie, piegatevi,
	e tu cuore d'acciaio fatti tenero
	come le carni d'un neonato. Ancora
	tutto pu finir bene. .S'inginocchia..

.Entra Amleto..

AMLETO
	Ora potrei spacciarlo, ora che prega.
	Lo far. (.Sguaina la spada.)
		E cos va in cielo.
	E io sono vendicato. Devo pensarci bene.
	Un furfante mi uccide il padre, e allora
	io, l'unico figlio, quel furfante
	lo mando in paradiso.
	Ma questa  ricompensa, non vendetta.
	Mio padre, lui l'ha preso impuro, pieno
	di pane, tutte le sue colpe in fiore,
	in rigoglio di maggio; e come stiano i suoi conti
	solo il cielo lo sa,
	ma per quanto si pu saperne e
	capirne in terra, per lui va male. E allora
	 una vendetta se l'ammazzo
	mentre si purga l'anima, ed  pronto e maturo
	al passaggio?
	No.
	Rientra, spada, srbati per un colpo pi orribile:
	quand' ubriaco nel sonno, o imbestialito
	dalla rabbia, o si gode l'incesto nel suo letto,
	o mentre impreca al gioco, o fa qualcosa
	che non ha sapore di salvezza, allora
	dagli lo sgambetto, i suoi talloni
	tirino calci al cielo, e l'anima
	sia dannata e nera come l'inferno
	dove andr. Mia madre aspetta.
	Questa medicina non fa che allungarti la malattia. .Esce..

RE
	Le mie parole volano, i pensieri
	si trascinano a terra. E le parole sole
	non raggiungono mai il cielo. .Esce..

/:/Scena quarta


.Entrano la Regina e Polonio..

POLONIO
	Viene subito. Sgridatelo a dovere, mi raccomando.
	Ditegli che le sue stramberie sono andate
	troppo oltre per sopportarle,
	e Vostra Grazia s' posta in mezzo tra lui
	e una gran collera. Io mi zittisco qui dietro.
	Franchezza, vi prego.

[AMLETO (.da dentro.)
	Madre, madre, madre!]

REGINA
				Ve lo prometto, contateci.
	Andate. Lo sento venire.
(.Polonio si nasconde dietro un arazzo..)

.Entra Amleto..

AMLETO
	Allora, madre, che volete?

REGINA
	Amleto, hai molto offeso tuo padre.

AMLETO
	Madre, avete molto offeso mio padre.

REGINA
	Andiamo, andiamo, mi dai risposte senza senso.

AMLETO
	Andate, andate, mi fate domande senza vergogna.

REGINA
	Come? Che ti prende, Amleto?

AMLETO
				Perch? Che c' di nuovo?

REGINA
	Hai dimenticato chi sono?

AMLETO
				No, per la santa croce!
	Siete la regina, moglie del fratello di vostro marito,
	e siete, cos non fosse, mia madre.

REGINA
	Ah, vado a chiamare qualcuno che ti sapr parlare.

AMLETO
	Andiamo, andiamo! Sedetevi! Non vi muoverete.
	Non uscirete di qui prima che v'abbia messo davanti
	uno specchio in cui vi vedrete fino in fondo all'anima.

REGINA
	Che vuoi fare? Vuoi uccidermi?
	Ah, aiuto.

POLONIO (.dietro l'arazzo.)
		Oh oh! Aiuto!

AMLETO
	Che c'? Un topo! Un ducato che  morto, morto!
(.Affonda la spada nell'arazzo.)

POLONIO (.dietro.)
	Ah, mi ha ucciso!

REGINA
	Ahim, che cosa hai fatto?

AMLETO
				Non lo so, non lo so.
	 il re?
(.Solleva l'arazzo e scopre Polonio morto..)

REGINA
	Ah che atto assurdo, sanguinoso!

AMLETO
	S, sanguinoso. Perverso, buona madre,
	quasi come uccidere un re e sposarne il fratello.

REGINA
	Uccidere un re?

AMLETO
			Sissignora, l'ho detto.
	Tu povero sciocco, temerario, invadente, addio.
	T'ho preso per uno che vale di pi. Accetta la tua sorte.
	Vedi ora il pericolo d'intrigarsi troppo.
	Smettetela di torcervi le mani. Siate calma, sedete,
	e fatevi torcere il cuore: perch lo far
	se ancora lo si pu torcere, se l'abitudine maledetta
	non ne ha fatto un baluardo di bronzo
	a prova di sentimenti.

REGINA
	Che ho fatto, che tu osi menare la lingua
	per gettarmi addosso parole cos villane?

AMLETO
	Hai fatto qualcosa
	che sconcia la grazia e la vampa del pudore,
	che chiama ipocrita la virt, che strappa la rosa
	dalla bella fronte di un amore innocente
	e la marchia a fuoco, che fa i voti nuziali
	falsi come i giuramenti del giocatore - oh qualcosa
	che strappa l'anima dal corpo
	di ogni accordo, e riduce la dolce religione
	a una caterva di parole. La faccia del cielo
	avvampa su questa massa densa e discorde
	e quasi anticipasse afflitta il giudizio
	si angoscia a quel tuo atto.

REGINA
				Ahim, quale atto
	che solo a pronunciarsi rugge e tuona?

AMLETO
	Guarda questo dipinto, e guarda questo:
	sono i ritratti di due fratelli.
	Guarda che grazia possiede questo volto,
	i riccioli d'Iperione, la fronte stessa di Giove,
	l'occhio di Marte che incute paura e obbedienza,
	il portamento di Mercurio, l'araldo
	appena sceso su un monte che bacia il cielo,
	un'armonia di parti, una forma su cui davvero
	sembra che ogni dio abbia impresso un sigillo
	per dare al mondo il modello dell'uomo.
	Questo era tuo marito. E ora l'altro:
	questo qui  tuo marito, una spiga ammuffita
	che impesta l'altra sana. Non hai gli occhi?
	Hai potuto lasciare un pascolo di montagna
	per ingozzarti in questa fossa. Hai gli occhi, no?
	Non dirmi che fu per amore; alla tua et
	la foga del sangue si smorza, e ubbidisce
	con umilt al giudizio, e quale giudizio
	andrebbe da questo a quello? Certo i sensi
	li hai, o non potresti muover dito,
	ma sono diventati ottusi, perch
	la stessa pazzia non sbaglierebbe cos,
	e i sensi non furono mai tanto asserviti
	al delirio da non conservare
	qualche capacit di scelta, che servisse
	a distinguere questo da questo. Quale diavolo
	ti ha ingannato giocando a mosca cieca?
	Gli occhi senza le mani, il tatto
	senza la vista, orecchi senza mani e occhi,
	odorato e nient'altro, oppure una sola parte
	malata di un solo senso, non avrebbero preso
	un simile abbaglio. O vergogna,
	dov' il tuo rossore? Inferno ribelle,
	se puoi ammutinarti nelle ossa d'una donna matura
	allora nei ragazzi la virt sar cera
	e si scioglier al loro fuoco.
	Non sar pi vergogna la violenza
	imposta da quel calore,
	se A ghiaccio brucia con la stessa fiamma
	e la ragione  ruffiana del desiderio.

REGINA
	Amleto, basta.
	Mi rivolti gli occhi dentro l'anima,
	e vedo macchie nere, abbarbicate,
	che non andranno pi via.

AMLETO
				Ma come puoi vivere
	nel sudore e nel puzzo di un letto lercio,
	e marcire nel vizio, e fare le moine,
	l'amore in un porcile.

REGINA
				Basta, basta!
	Le tue parole tagliano come pugnali.
	Basta, Amleto mio caro.

AMLETO
	Un assassino, un cialtrone,
	un cane che non vale la millesima parte
	del tuo primo marito, un re da farsa,
	un ladro dell'impero e del potere,
	che ha tolto da una mensola il diadema prezioso
	e se l' messo in tasca.

REGINA
				Basta!

AMLETO
					Un re
	di stracci e toppe

.Entra il fantasma..

	Salvatemi, stendetemi sopra le vostre ali
	guardie celesti! Che vuole la tua santa immagine?

REGINA
	Ahim,  pazzo.

AMLETO
	Vieni a rimproverare il tuo figlio poltrone
	che perde tempo e slancio, e trascura
	di eseguire il tuo ordine terribile e urgente?
	Oh parla!

FANTASMA
		Non dimenticare. Questa mia visita
	vuole solo ritemprare il tuo proposito
	quasi smussato. Ma guarda, tua madre
	 sconvolta. Mettiti tra lei
	e la sua anima tormentata. La fantasia
	agisce con pi forza nei corpi
	pi fragili. Parlale, Amleto.

AMLETO
	Come state, signora?

REGINA
	Ahim, come stai tu
	che sbarri gli occhi nel vuoto
	e parli con l'aria incorporea.
	Gli spiriti stravolti s'affollano ai tuoi occhi,
	come milizie deste da un allarme
	i tuoi capelli composti si rizzano
	e stanno dritti come se avessero
	vita propria. O caro figlio mio
	spargi fresca pazienza sul calore
	e sulla fiamma del tuo male. Che guardi?

AMLETO
	Lui, lui. Vedi come ci fissa pallido.
	La sua causa e il suo aspetto insieme,
	se parlassero alle pietre le smuoverebbero.
	Non guardarmi cos, la piet che mi susciti
	smorza la mia fermezza. E ci che devo fare
	perde sostanza: lacrime e non sangue.

REGINA
	A chi parli?

AMLETO
	Non vedi niente l?

REGINA
	Proprio niente. Ma quel che c', lo vedo.

AMLETO
	E non hai udito niente?

REGINA
	Niente, no, solo le nostre voci.

AMLETO
	Ma guarda l, guarda che si ritrae.
	Mio padre, vestito come quando era vivo!
	 l, guarda, sta uscendo dalla porta.
.Il fantasma esce..

REGINA
	 il tuo cervello che l'ha inventato.
	Queste cose incorporee, la pazzia
	 molto abile a farle.

AMLETO
				La pazzia!
	Il mio polso va a tempo come il tuo,
	e il ritmo  altrettanto sano. Non  pazzia
	ci che ho detto. Mettimi alla prova
	e lo ripeter punto per punto, mentre
	un pazzo s'imbizzarrirebbe. Madre, per amor di Dio,
	non ti ungere l'anima con questo linimento
	che non sia la tua colpa ma la pazzia a parlare.
	Sarebbe, sulla tua ulcera, una pelle sottile,
	e la cancrena, scavandoci dentro
	t'infetterebbe invisibile. Confessati al cielo,
	pntiti del passato, scansa ci che verr,
	e non dare il concime alla malerba
	per renderla pi fetida. Perdnami
	la mia virt, ch in questi tempi obesi
	 la virt che chiede scusa al vizio
	e si piega e l'implora per poterlo aiutare.

REGINA
	O Amleto, mi hai spaccato il cuore.

AMLETO
	Gettane via la peggior parte, e vivi
	pi pura con quell'altra. Buona notte.
	Non andare nel letto di mio zio.
	Simula una virt se non ce l'hai.
	Quel mostro, l'abitudine, che si mangia
	ogni senso del male,  per angelo in questo
	che al praticare cose buone e giuste
	sa anche dare un abito, una livrea
	facili a indossarsi. Astieniti stanotte,
	e questo dar un che di naturale
	alla prossima astinenza, e quella dopo
	sar ancora pi facile. L'abitudine
	riesce quasi a cambiare l'impronta della natura,
	essa ospita il demonio o lo respinge
	con forza meravigliosa. Di nuovo, buona notte.
	E quando vorrai essere benedetta
	ti chieder di benedirmi. Quanto a questo signore,
	me ne pento. Ma  piaciuto al cielo
	punire me con lui e lui con me,
	fare di me il suo braccio e il suo flagello.
	Mi occuper di lui, risponder in tutto
	per la sua morte. Di nuovo, buonanotte.
	Debbo essere crudele per essere gentile.
	Quest'inizio  cattivo, e il peggio  da venire.
	Ancora una parola, signora.

REGINA
				Che debbo fare?

AMLETO
	Non quello, Dio ne scampi, che t'ho detto di fare:
	lascia che il re pancione ti attiri ancora a letto,
	ti pizzichi la guancia, ti chiami sua topina,
	e per un paio di baci schifosi
	o qualche frugatina delle sue dita infami
	ti faccia snocciolare tutta questa faccenda
	che in realt non sono affatto pazzo
	ma pazzo ad arte.  bene farglielo sapere
	perch chi mai, essendo soltanto una regina
	bella, sobria, saggia, nasconderebbe a un rospo,
	a un pipistrello, a un micione, faccende
	cos gravi per lui? Chi lo farebbe?
	No, contro ogni buonsenso, ogni riservatezza,
	togli il piolo alla gabbia sul tetto della casa,
	fa volar via gli uccelli, e come la scimmia
	della favola, per arrivare in fondo,
	cacciati nella gabbia e gi, rompiti il collo.

REGINA
	Sta' certo, se le parole sono fiato
	e il fiato  vita, non ho vita
	per dare fiato a quello che m'hai detto.

AMLETO
	Parto per l'Inghilterra, lo sapete?

REGINA
					Ahim,
	l'avevo dimenticato. Cos  deciso.

AMLETO
	Han sigillato lettere, e i miei due ex compagni -
	di cui mi fido come di serpi velenose -
	loro portano gli ordini, loro mi fanno strada
	e mi scortano in trappola. Ma lasciamoli fare.
	 uno spasso veder l'artificiere
	saltare col suo ordigno, e dovrebbe davvero
	andarmi male se non scaver due metri
	sotto le loro mine, e le far saltare
	fino alla luna. Oh,  meraviglioso
	quando due marchingegni sbattono assieme il muso
	sulla stessa rotta. Quest'amico
	mi spinge a far fagotto.
	Rimorchier le trippe nella stanza qui accanto.
	Madre, buonanotte davvero. Questo consigliere
	 ora tanto immobile, e muto, e sornione,
	mentre vivo fu sciocco, furfante e chiacchierone.
	Messere, via, facciamola finita.
	Buonanotte, madre!
.Esce tirando via Polonio. (La Regina rimane..)

/:/ATTO QUARTO



.Scena prima


.Entrano (incontro alla Regina) il Re, Rosencrantz e Guildenstern..

RE
	Questi sospiri, questo affanno, hanno un senso
	che devi spiegarci. Capirlo ci  necessario.
	Dov' tuo figlio?

REGINA
	Lasciateci soli un momento.
(.Escono Rosencrantz e Guildenstern..)
	Mio signore, che cosa non ho visto stanotte!

RE
	Perch, Gertrude, come sta Amleto?

REGINA
	 pazzo come il mare e il vento che gareggiano
	a chi  il pi forte. In uno dei suoi accessi
	sente, dietro l'arazzo, che qualcosa si muove,
	sguaina la spada, grida "Un topo, un topo"
	e in quella sua allucinazione uccide
	alla cieca il buon vecchio.

RE
				Ah che delitto!
	Toccava a noi, s' c'eravamo.
	Libero  una minaccia per tutti
	per te stessa, per noi, per ognuno.
	Come risponderemo di questo sangue?
	Daranno la colpa a noi
	che avremmo dovuto prevederlo
	sorvegliando quel giovane pazzo, o segregandolo
	o tenendolo via da qui. Ma l'affetto
	non ci ha fatto capire la cosa pi opportuna,
	come succede ad uno che  ammalato
	di qualche male orribile, e per non farlo sapere
	lascia che gli divori la vita. Dov' andato?

REGINA
	Si porta via il corpo che ha ucciso,
	e su di esso - perch, pazzo, rimane
	puro, come oro in mezzo a una miniera
	di metallo volgare - adesso piange
	per ci che  fatto.

RE
	Vieni via, Gertrude!
	Appena il sole tocca le montagne
	lo imbarchiamo. Di questa turpe azione
	bisogner dare atto e dare conto
	con ogni nostra autorit e destrezza.
	Oh, Guildenstern!

.Entrano Rosencrantz e Guildenstern..

	Amici, tutti e due, cercatevi un aiuto.
	Amleto, nella sua pazzia, ha ammazzato Polonio
	e ne ha trascinato il corpo
	via dalla stanza di sua madre.
	Andate, rintracciatelo,
	parlategli con garbo, e trasportate il morto
	nella cappella. Fate presto, vi prego.
.Escono Rosencrantz e Guildenstern..
	Su, Gertrude, riuniamo
	gli amici pi giudiziosi,
	diciamo loro ci che si vuol fare
	e ci che  fatto purtroppo.
	(Cos la calunnia invidiosa)
	che porta sussurrando la sua carica di veleno,
	dritta come un cannone alla sua mira
	dappertutto nel mondo, forse potr mancare
	il nostro nome, e colpire
	l'aria impassibile. Vieni,
	la mia anima  piena di dubbio e smarrimento.
.Escono..

/:/Scena seconda


.Entra Amleto..

AMLETO
Ora  al sicuro. (.Chiamano da dentro..)
Oh, chi strepita? Chi chiama Amleto? Ah, eccoli che arrivano.

.Entrano Rosencrantz, Guildenstern e altri..

ROSENCRANTZ
Monsignore, che ne avete fatto del morto?

AMLETO
L'ho ricongiunto alla polvere sua congiunta.

ROSENCRANTZ
Diteci dov', che lo togliamo di l e lo portiamo nella cappella.

AMLETO
Non vi fate illusioni.

ROSENCRANTZ
Che illusioni, monsignore?

AMLETO
Che io tenga il vostro segreto e non il mio. E poi, a sentirsi interrogato da una spugna - cosa dovrebbe rispondere un figlio di re?

ROSENCRANTZ
Mi prendete per una spugna, monsignore?

AMLETO
Sissignore, una spugna che assorbe i favori del re, le sue prebende e le sue prerogative. Ma codesti aiutanti, al re, l'aiuto migliore lo danno alla fine: se li tiene in un cantuccio della bocca, lui, come fa la scimmia, prima li assapora e alla fine li inghiotte. Quando avr bisogno di ci che avete assorbito, una bella strizzata e la spugna ti ritorna asciutta.

ROSENCRANTZ
Monsignore, non vi capisco.

AMLETO
Mi fa piacere sentirlo. Parlar furbo allo sciocco  come parlare al muro.

ROSENCRANTZ
Signore, dovete dirci dove si trova il corpo e venire con noi dal re.

AMLETO
Il corpo  col re, ma il re non  col corpo. Il re  una cosa...

GUILDENSTERN
Una cosa, monsignore?

AMLETO
Una cosa da nulla. Su, portatemi da lui.
.Escono..

/:/Scena terza


.Entrano il Re e due o tre (nobili.).

RE
	Ho mandato gente a cercarlo, e a trovare il corpo.
	 ben pericoloso che costui vada libero!
	Ma gravargli addosso con la legge, non possiamo:
	il popolo lo ama, il popolo insensato
	che non sceglie col senno ma con gli occhi,
	e in questi casi vluta il castigo assegnato
	e non la colpa. Se tutto ha da andare liscio
	la sua partenza improvvisa deve sembrare
	il risultato di un'attenta delibera. A mali estremi
	rimedi estremi, o niente.

.Entrano Rosencrantz, (Guildenstern) e altri..

				Allora, che  successo?

ROSENCRANTZ
	Dov' nascosto il corpo, mio signore,
	non vuole proprio dircelo.

RE
				Ma lui dov'?

ROSENCRANTZ
	Qui fuori,
	scortato, signore, ai vostri ordini.

RE
	Portatelo qui.

ROSENCRANTZ
		Oh, fate entrare il principe!

.Entra Amleto sotto scorta..

RE
Allora, Amleto, dov' Polonio?

AMLETO
A cena.

RE
A cena? Dove?

AMLETO
Non dove mangia ma dove  mangiato. Un'assemblea di vermi politici  alle prese con lui. Il verme  l'unico che pi ci guadagna in una dieta: noi ingrassiamo ogni altra creatura per ingrassarci, e c'ingrassiamo per i vermi. Un re grasso e un pezzente magro non sono altro che un men variato - due piatti a una tavola sola. Ed  tutto.

RE
Ahim, ahim.

AMLETO
Uno pu pescare col verme che ha pappato un re, e papparsi il pesce che ha pappato il verme.

RE
Che vuoi dire con questo?

AMLETO
Niente, solo mostrarvi che un re pu fare un viaggio di stato per le budella d'un pezzente.

RE
Dov' Polonio?

AMLETO
In cielo. Mandate lass a cercarlo. Se il vostro incaricato non ce lo trova, cercatelo voi stesso dalla parte opposta. Ma se poi non lo trovate entro questo mese, lo annuserete salendo le scale del loggiato.

RE (.A qualcuno del seguito.)
Cercatelo l.
(.Escono gli incaricati..)

AMLETO
Vi aspetter, vi aspetter!

RE
	Amleto, quanto  accaduto, per la tua sicurezza
	che ci preme molto, come molto ci affligge
	quello che hai fatto - deve farti sparire
	rapido come un lampo. Quindi, preprati.
	La nave  pronta, il vento propizio,
	i compagni t'aspettano, e tutto  disposto
	per il viaggio in Inghilterra.

AMLETO
In Inghilterra?

RE
S, Amleto.

AMLETO
Bene.

RE
Proprio cos, se conoscessi la mia intenzione.

AMLETO
Vedo un cherubino che la conosce. Ma via, in Inghilterra! Addio, cara madre.

RE
Tuo padre che ti ama, Amleto.

AMLETO
No, madre. Padre e madre son marito e moglie, moglie e marito sono una sola carne; quindi, madre. Via, in Inghilterra! .Esce..

RE
	Stategli alle calcagna, attiratelo subito a bordo,
	non perdete tempo - lo voglio via da qui
	stanotte. Andate, quanto riguarda questa storia
	 sigillato e pronto. Fate presto!
.Escono tutti tranne il Re..
	E tu, re inglese, se tieni alla mia amicizia -
	te lo consiglia la mia grande potenza,
	perch ancora  fresca e rossa la cicatrice
	della spada danese, e anche se libero paghi
	un tributo di paura - tu non puoi trascurare
	il mandato regale che t'impone
	con istruzioni adeguate la morte
	immediata di Amleto. Uccidilo, re inglese.
	Egli m'infuria nel sangue come il mal sottile
	e tu devi curarmi. Finch ci non sia stato
	non avr mai una gioia, anche se fortunato. .Esce..

/:/Scena quarta


.Entrano Fortebraccio e il suo esercito (che marcia) sulla scena..

FORTEBRACCIO
	Capitano, porta i miei saluti
	al re danese. Digli che chiedo,
	col suo beneplacito, una scorta
	per attraversare il suo regno
	secondo l'accordo. Tu sai dove raggiungerci.
	Se sua maest vuole parlarci,
	gli renderemo omaggio di persona.
	Diglielo.

CAPITANO
		Lo far, signore.

FORTEBRACCIO
	Avanti, adagio.
.Escono tutti (tranne il Capitano.).

.Entrano Amleto, Rosencrantz, (Guildenstern) e altri..

AMLETO
	Mio buon signore, di chi sono queste truppe?

CAPITANO
	Del re di Norvegia, signore.

AMLETO
	Dove vanno, vi prego?

CAPITANO
	Vanno a combattere in Polonia.

AMLETO
	Chi le comanda, signore?

CAPITANO
	Il nipote del re, Fortebraccio.

AMLETO
	Mirano al cuore della Polonia
	o a qualche fortezza di frontiera?

CAPITANO
	A essere sincero, e senza forzature,
	andiamo a conquistare un pezzetto di terra
	che non frutta altro che gloria. Per cinque
	ducati, cinque, non lo vorrei in affitto.
	N frutterebbe al Norvegese o all'altro
	un quattrino di pi, se lo vendessero.

AMLETO
	Allora non sar difeso.

CAPITANO
	Al contrario, c' gi un presidio.

AMLETO
	Dunque duemila anime e ventimila ducati
	non basteranno a decider la sorte
	di un fuscello! Questo  un ascesso che nasce
	da troppa pace e abbondanza, si spacca
	internamente, e fuori non si vede
	perch il malato muore. Vi ringrazio
	umilmente.

CAPITANO
		Dio sia con voi, signore. (.Esce..)

ROSENCRANTZ
	Vogliamo andare, monsignore?

AMLETO
	Vi raggiungo subito. Avviatevi.
(.Escono tutti tranne Amleto..)
	Come mi accusa ogni occasione, e sprona
	la mia vendetta troppo lenta! Cos' un uomo
	se tutto ci che cava dal suo tempo
	non  che dormire e nutrirsi? Una bestia,
	nient'altro. Certo colui che ci fece
	con una mente cos vasta, e capace
	di guardare indietro e in avanti,
	non ci dette questa virt, questa ragione divina
	perch ammuffisse inusata. Ora, che sia
	oblio bestiale, o qualche vile scrupolo
	di pensare troppo minutamente all'esito -
	un'ansia che, spaccata, mostra una parte saggia
	e tre vili, non so perch continui
	a vivere per dire, ho da far questo,
	quando ho motivo, e forza, e volont,
	e mezzi per farlo. Mi esortano esempi
	tangibili come la terra. Ecco un esercito
	grande e costoso, guidato da un principe
	giovane, sensibile, il cui spirito
	gonfio di un'ambizione divina si fa beffa
	del caso imprevedibile, ed espone
	ci che  mortale e malsicuro a quanto
	possono fare la morte, la fortuna,
	e il rischio, solo per un guscio d'uovo!
	La vera grandezza non  nell'aspettare
	grandi cause per muoversi, ma nel trovare
	degno motivo di contesa in un fuscello
	quand' in gioco l'onore. E io, allora,
	che ho un padre ucciso, una madre insozzata
	a incitare il mio sangue e la mia mente,
	e lascio tutto dormire, e a mia vergogna
	vedo la morte imminente di ventimila uomini
	che per un sogno, un'ubba dell'onore
	vanno alla tomba come a letto, e combattono
	per un palmo di terra che non gli basta
	ad azzuffarcisi sopra tutti quanti
	e non  sufficiente a far da copertura
	e dar fossa ai morti? Ah da questo momento
	il mio pensiero sia "sangue!", o non varr niente.
.Esce..

/:/Scena quinta


.Entrano la Regina, Orazio e un gentiluomo..

REGINA
	Non le voglio parlare.

GENTILUOMO
				Ma lei insiste,
	 fuori di s davvero. In uno stato
	da far piet.

REGINA
		Ma che cosa vuole?

GENTILUOMO
	Parla molto del padre. Sente dire,
	afferma, che il mondo  pieno d'inganni,
	e fa suoni in gola, e si batte il petto, e s'adombra
	per nulla, e dice cose vaghe che hanno
	senso a met. Parla di niente, eppure
	il suo parlare sconnesso convince
	chi l'ascolta a trovarvi un senso. Cercano
	d'indovinare, e aggiustano le parole
	a ci che credono di capire. E quelle parole
	che lei accompagna d'ammicchi, di cenni
	e gesti, in verit fanno pensare
	che ci sia un senso in esse, niente affatto
	chiaro, e comunque molto triste.

ORAZIO
	Sar bene parlarle. Pu diffondere
	sospetti pericolosi nelle menti
	mal disposte.

REGINA
			S, fatela entrare. (.Il gentiluomo esce..)
	(.A parte.) Alla mia anima malata, come succede
	a chi  in colpa, ogni inezia pare
	il preludio a un disastro. La colpa
	 cos piena di ansie incontrollate
	che si distrugge da s, per paura
	di essere distrutta.

.Entra Ofelia..

OFELIA
	Dov' la bella maest di Danimarca?

REGINA
	Che vuoi da me, Ofelia?

OFELIA (.canta.)
	.Come farei a conoscere
		da un altro il tuo vero amore?
	Dalla conchiglia al cappello,
		dai sandali, dal bordone..

REGINA
	Ahim, cara, che significa questa canzone?

OFELIA
	Dite? Ma no, state attenta vi prego.
(.canta.)	. bell'e andato, signora,
			 bell'e andato.
		Al capo una zolla verde,
			ai piedi un sasso..
	O oh!

REGINA
	Ascoltami, Ofelia...

OFELIA
	Vi prego, sentite questa:
(.canta.)	.Bianco il sudario come neve ai monti....

.Entra il Re..

REGINA
	Ahim guardatela, monsignore.

OFELIA (.canta.)
		.e guarnito di fiori
	che pianto sottoterra non and
		con piogge d'amore..

RE
	Come state, mia bella?

OFELIA
	Bene, Dio ve ne renda merito. Dicono che
	l'allocco era figlia di un fornaio. Signore Iddio,
	sappiamo ci che siamo non ci che saremo. Iddio sia
	al vostro desco!

RE
	Fantastica su suo padre.

OFELIA
Vi prego non parliamone pi, ma quando vi chiedono che vuol dire, rispondete cos.
(.canta.)	.Domani  San Valentino,
			su tutti di buon mattino,
		io picchio alla tua finestra
			per esser la tua Valentina.
		E lui si lev si vest
			e il suo usciolo le apr,
		entr ragazza e mai pi ragazza
			da quell'usciolo sort..

RE
	Mia graziosa Ofelia...

OFELIA
	Bene, senza brutte parole, finisco subito.
		.Per Ges e santa Crita
			ahinoi quale disdoro,
		i ragazzi lo fan se cpita -
			pen di Dio,  colpa loro.
		Lei dice, prima di sbattermi,
			mi sposavi, hai promesso..
E lui risponde,
		.E l'avrei fatto, girolo,
			se non venivi a letto..

RE
	Da quanto tempo  in questo stato?

OFELIA
Spero tutto andr bene. Pazienza ci vuole. Ma non riesco a non piangere se penso che l'han messo nella terra fredda. Mio fratello lo sapr! E cos grazie per il buon consiglio. Oh, la mia carrozza! Buonanotte, signore, buonanotte. Dolci signore buonanotte,buonanotte. .Esce..

RE
Seguitela da vicino. Non perdetela d'occhio, ve ne prego.
(.Esce Orazio..)
	Ah  il dolore che l'avvelena. Viene
	tutto dal padre morto. E ora guardala...
	O Gertrude, Gertrude,
	i dispiaceri non vengono come esploratori isolati
	ma a battaglioni. Prima, l'assassinio di suo padre,
	poi la partenza di tuo figlio, artefice forsennato
	del suo giusto esilio; il popolo in fermento,
	cupo e maligno nei pensieri e nelle voci
	per il buon Polonio; e noi maldestri a interrarlo
	cos in fretta in segreto; la povera Ofelia
	che smarrisce se stessa e il suo bel senno
	senza cui siamo meri simulacri e bestie;
	e come ultimo guaio che li assomma tutti
	ora il fratello torna in segreto di Francia,
	rmina questo disastro, si tiene fra le nuvole,
	e non mancano mosconi a infettargli le orecchie
	con storie velenose sulla morte del padre
	che per forza, mancando di sostanza,
	non trovano ritegno ad accusare noi
	in persona, con questo e quello. O mia cara Gertrude,
	 una mitraglia, questa, che m'investe
	e mi d mille morti.(.Rumore all'interno..)
			Oh, dove sono
	i miei svizzeri? Sbrrino la porta!

.Entra un messaggero..

	Che succede?

MESSAGGERO
		Salvatevi, maest!
	L'oceano che trabocca alle sue sponde
	non divora la piana con pi impeto
	del giovane Laerte che aizzata una rivolta
	ha sopraffatto le guardie. La marmaglia lo acclama
	re, e come se il mondo fosse appena creato,
	dimenticato l'antico, ignorate le usanze
	che danno valore e senso a ogni parola,
	gridano "Decidiamo noi! Sar re Laerte!"
	E i berretti e le mani e le lingue lo esaltano
	alle nubi: "Laerte sia re, Laerte  il re! "

REGINA
	Con quale gioia abbaiano sulla pista sbagliata!
	Correte all'incontrario, falsi cani danesi!
.Rumore dentro..

RE
	Hanno sfondato le porte.

.Entrano Laerte e seguaci..

LAERTE
	Il re dov'? Amici, restate tutti fuori.

SEGUACI
	No, entriamo!

LAERTE
	Ve ne prego! Permettetemi.

SEGUACI
	Va bene, va bene.

LAERTE
	Vi ringrazio. Sorvegliate la porta (.I suoi escono..)
	Tu, re ignobile, ridammi mio padre.

REGINA (.Lo trattiene.)
	Calma, buon Laerte.

LAERTE
	Quella goccia di sangue che  calma
	mi proclama bastardo, urla "cornuto"
	a mio padre, e stampa il marchio della puttana
	qui sulla fronte casta e immacolata
	di mia madre.

RE
			Laerte, per quale motivo
	questa ribellione da giganti? -
	lascialo andare, Gertrude. Non temere
	per la nostra persona.
	C' una tale siepe divina attorno a un re
	che il tradimento pu solo sbirciare
	a ci che si propone, e ne attua
	ben poco. Dimmi, Laerte,
	perch mai tanta furia? Via, lascialo Gertrude.
	Parla, ragazzo.


LAERTE
	Dov' mio padre?

RE
			 morto.

REGINA
				Ma non per sua colpa.

RE
	Lasciagli chiedere ci che vuole.

LAERTE
	E come mai  morto? Non mi far imbrogliare.
	All'inferno la lealt! Al diavolo
	pi nero i giuramenti! La coscienza
	e la grazia nel pozzo pi profondo!
	Sfido la dannazione. Sono giunto a tal punto
	che non m'importa nulla di questo mondo o dell'altro,
	succeda quel che dovr, voglio solo vendetta
	per mio padre, e a fondo.

RE
				E chi ti tratterr?

LAERTE
	La mia volont, non quella del mondo intero.
	I miei mezzi vedr di usarli cos bene
	che con poco andranno lontano.

RE
					Buon Laerte,
	tu vuoi sapere tutta la verit
	su tuo padre. Ma  scritto nella vendetta
	che debba fare un fascio dei suoi amici e nemici,
	di chi ha vinto e chi ha perso?

LAERTE
					No, solo dei nemici.

RE
	Allora, vuoi sapere chi sono?

LAERTE
					Ai suoi amici
	spalancher le braccia cos. Come il pellicano
	che d la vita, li nutrir col mio sangue.

RE
						Bene, ora parli
	da buon figlio e da vero gentiluomo.
	Che io sia innocente
	della morte di tuo padre, anzi assai afflitto
	per lui, ti apparir lampante
	come la luce del giorno.
.Rumore dentro. (Si sente Ofelia che canta..)
				Lasciatela entrare.

LAERTE
	Che c'? Chi canta?

.Entra Ofelia..

	Rabbia, sccami il cervello. Lacrime sette volte amare
	bruciate il senso e la virt degli occhi.
	Perdio, la tua pazzia sar pagata
	a peso tale, che la bilancia
	traboccher per noi. Rosa di maggio,
	cara, buona sorella, dolce Ofelia...
	O Dio, ma pu la ragione d'una ragazza
	essere fragile come la vita d'un vecchio?
	La natura umana, nell'amore,
	 cos sensibile, che manda
	un pegno prezioso di se stessa
	dietro quelli che ama.

OFELIA (.canta.)
	.Lo portarono a viso scoperto nella bara,
	e nella sua fossa piovvero lacrime....
	Addio, mia colomba.

LAERTE
Se tu avessi giudizio e chiedessi vendetta non sapresti commuovermi tanto.

OFELIA
Voi dovete cantare "E gi, e gi", e voialtri "E lui va gi". Che bel ritornello!  il falso maggiordomo che rub la figlia al padrone.

LAERTE
Non dice niente, e dice tutto.

OFELIA
Ecco del rosmarino, per il ricordo... ti prego, amore, ricorda. E qui le viole, per il pensiero.

LAERTE
Che lezione dalla pazzia! Pensieri e ricordo, in buon punto!

OFELIA
Ecco per voi la nigella, e l'aquilegia. Per voi della ruta. E un poco per me. Erbagrazia, possiamo chiamarla, di domenica. Ma voi la ruta dovete portarla in modo diverso da me. Qui, una margherita. Volevo darvi delle violette, ma son tutte appassite quando mor mio padre. Dicono che ha fatto una buona fine.
(.canta.)	.Il bel Robin  tutta la mia gioia..

LAERTE
Pensieri, pene, passioni, l'inferno stesso
	li rende incantevoli.

OFELIA (.canta.)
	.E non verr mai pi?
	E non verr mai pi?
		No no  morto.
		Va' al tuo letto di morte,
	non torner mai pi..

	.La barba  neve, il capo
	della stoppa ha il colore.
		 andato,  andato,
		e il pianto  sprecato.
	Lo protegga il Signore..
	E tutte le anime cristiane. Dio sia con voi. .Esce..

LAERTE
	La vedi, signore Iddio?

RE
	Laerte, il tuo dolore
	dev'essere anche mio, o mi fai torto.
	Va', pensaci, scegli chi vuoi
	dei tuoi amici pi saggi, e loro
	sentiranno, e tra te e noi, giudicheranno.
	Se in qualche modo, diretto o indiretto,
	ci trovano implicati, ti cederemo il regno,
	la corona, la vita, e tutto ci che  nostro,
	come riparazione. Ma altrimenti
	accetta di accordarci la tua pazienza,
	e noi uniremo i nostri sforzi a quelli
	della tua anima, per darle
	giusta pace.

LAERTE
		E sia cos. Ma il modo
	in cui  morto, i funerali oscuri -
	n trofeo, n spada, n blasone
	sulle ossa, n rito nobiliare,
	n cerimonia solenne - ci reclama
	come una voce dal cielo
	che io debba chiederne conto.

RE
					Lo farai.
	E dove sta la colpa scender la mannaia.
	Vieni con me, ti prego. .Escono..

/:/Scena sesta


.Entrano Orazio e un servitore..

ORAZIO
Chi vuole parlarmi?

SERVITORE
Gente di mare, signore. Hanno lettere per voi, dicono.

ORAZIO
Falli entrare. (.Esce il servitore..)
Non so da che parte del mondo possa arrivarmi una lettera, se non dal principe Amleto.

.Entrano dei marinai..

I MARINAIO
Dio vi benedica, monsignore.

ORAZIO
E benedica anche te.

I MARINAIO
Se  sua volont, monsignore. Una lettera per voi, monsignore. Da parte dell'ambasciatore che andava in Inghilterra - se vi chiamate Orazio come mi  detto.

ORAZIO (.legge la lettera.)
.Orazio, quando avrai scorso questa, fa' in modo che questa gente arrivi dal re. Hanno lettere per lui. Non eravamo in mare da due giorni che un corsaro in pieno assetto di guerra ci dette la caccia. Scarsi di vela, sfoderammo un coraggio forzoso, e nell'arrembaggio saltai sul loro legno. Ma subito si sganciarono, e restai il loro unico prigioniero. Mi hanno trattato da ladroni di cuore. Ma sapevano quel che facevano: gli debbo restituire il favore. Fa' arrivare al re le lettere che ho mandato, e corri da me veloce come se fuggissi la morte. Ho parole da dirti all'orecchio che ti renderanno muto. Ma son piume rispetto al calibro della faccenda. Questa brava gente ti condurr dove sono. Rosencrantz e Guildenstern proseguono per l'Inghilterra. Di loro ho molto da dirti.
Addio.
	Il tuo, come sai,
			Amleto..

	Venite, vi faccio strada per queste lettere.
	Sbrigatevi al pi presto, per guidarmi
	da chi ve l'ha date. .Escono..

/:/Scena settima


.Entrano il re e Laerte..

RE
	Ora la tua coscienza mi assolver del tutto,
	e mi accoglierai nel cuore come un amico,
	visto che hai udito, e il tuo orecchio  sagace,
	che chi t'ha ucciso il nobile padre, a me
	insidiava la vita.

LAERTE
			Tutto  chiaro. Ma dite,
	come mai, contro fatti cos gravi e capitali,
	non avete agito come vi spingevano a fare
	la sicurezza, l'accortezza, tutto.

RE
					Oh, per due motivi
	precisi, che forse ti sembreranno troppo deboli,
	ma per me son forti. La regina sua madre
	non vive quasi che per i suoi occhi, ed io
	come che sia, virt o maledizione -
	le sono troppo unito, anima e vita.
	Come la stella volge solo nella sua sfera
	cos io nella sua. L'altro motivo
	per cui ho evitato una pubblica accusa
	 il grande affetto che ha per lui la gente comune,
	che immerge nel suo amore tutti i suoi difetti
	e fa come la fonte
	che muta il legno in pietra; e muterebbero
	i ceppi in braccialetti. Le mie frecce
	troppo leggere per un vento cos forte
	tornerebbero all'arco, invece di volare
	contro il bersaglio.

LAERTE
	E cos mi rimane un padre morto,
	e ridotta a uno stato pietoso una sorella
	cos perfetta, che a lodare ci che  stato,
	sfidava la nostra et a trovarne
	una eguale. Ma sapr vendicarmi.

RE
	Per questo dormi tranquillo. Non penserai
	che siam fatti di stoffa cos flaccida e inerte
	da lasciarci tirare la barba, e pensare
	l'insulto un passatempo. Sentirai novit
	presto. Io amavo tuo padre, e noi amiamo noi stessi,
	e questo, spero, ti convincer...

.Entra un messaggero con delle lettere..

MESSAGGERO
	Questa per Vostra Grazia. Questa per la Regina.

RE
	Da Amleto! Chi le ha portate?

MESSAGGERO
	Marinai, signore, dicono. Io non li ho visti.
	L'ho avute da Claudio. A lui le ha consegnate
	l'uomo che le ha portate.

RE
				Laerte, devi sentirle.
	Andate. .Esce il messaggero..
(.Legge.) .Alto e possente, dovete sapere che mi ritrovo nudo sul vostro regno. Domani chieder il permesso di vedere i vostri occhi regali, e allora, con vostra licenza, narrerovvi le circostanze del mio improvviso e ancor pi imprevisto ritorno.
			Amleto..
	Ma che vuol dire? Son tornati tutti?
	Oppure  un trucco, e non  vero niente?

LAERTE
	Riconoscete la mano?

RE
				S,  la sua scrittura.
	"Nudo"...
	E qui in un poscritto aggiunge, "Solo".
	Ne capisci qualcosa?

LAERTE
	Non ci capisco niente, signore. Ma che venga.
	Il mio cuore malato si ravviva all'idea
	che gli potr gridare in faccia, "Muori!"

RE
						Se  cos,
	Laerte, - ma  possibile? e se no che pensarne? -
	ti lascerai guidare da me?

LAERTE
				S, monsignore,
	purch non mi forziate a far pace.

RE
					A trovare
	pace! Se  tornato perch si sottrae al viaggio
	e non vuole pi andare, lo spinger a un'impresa
	che ho gi matura in mente, e nella quale
	non potr che cadere. E nessun fiato spirer
	a condannare la sua morte. Anzi sua madre stessa
	non sospetter affatto il trucco, e lo chiamer
	una disgrazia.

LAERTE
			Monsignore, mi lascio guidare,
	e tanto pi se trovate il modo di farmi
	l'esecutore del tutto.

RE
				Questo cade a proposito.
	Dopo la tua partenza, qui, si  parlato molto
	di te, presente Amleto, per una qualit
	in cui si dice che eccelli. E tutte le tue doti
	assieme, non l'accesero tanto d'invidia, quanto
	quella sola - e un'invidia, a mio giudizio,
	delle pi basse.

LAERTE
			Che qualit, signore?

RE
	Un fiocco sul cappello d'un giovane! - ma anch'esso
	non fuori posto, se alla giovent
	stanno bene i vestiti allegri, trasandati,
	come ai pi vecchi gli abiti severi e le pellicce
	che denotano stabilit, rigore. Due mesi fa
	era qui un gentiluomo normanno - io stesso ho visto
	i francesi, ed ho pure militato
	contro di loro, ed essi ci sanno proprio fare
	a cavallo - ma questo gagliardo
	pareva un mago in sella, vi metteva radici,
	e spingeva il cavallo a evoluzioni
	cos stupende, che pareva fossero
	un corpo solo, e che avesse per met
	la natura di quella nobile bestia.
	Superava di tanto la mia attesa, che
	per quanto io provi a immaginare figure
	e passi d'ingegno, resto ben lontano
	da ci che fece.

LAERTE
	Normanno avete detto?

RE
	Normanno.

LAERTE
			Per la mia vita, Lamord!

RE
						S, proprio lui.

LAERTE
	Lo conosco bene.  davvero la gemma,
	la vera perla della nazione.

RE
	Egli ti riconobbe grandi meriti, e rifer di te
	cose tanto lodevoli nell'arte e nella pratica
	del tirare di stocco, soprattutto, da esclamare
	che sarebbe davvero uno spettacolo
	opporti un avversario degno. Da loro, giur,
	gli schermitori non avevano attacco n guardia
	n occhio al tuo confronto. Ebbene, questo giudizio
	invelen moltissimo la gelosia di Amleto,
	e non faceva altro che augurarsi, e sperare
	che tu tornassi presto
	per potersi subito misurare con te.
	Ora, su questo...

LAERTE
			Su questo, cosa?

RE
	Laerte, ti era caro
	tuo padre, no? O sei solo l'immagine
	dipinta del lutto, un volto senza cuore?

LAERTE
	Perch mi chiedete questo?

RE
	Non perch pensi che tu non amassi tuo padre,
	ma perch so che l'amore nasce dall'occasione,
	e i fatti provano che il tempo
	ne riduce il fuoco e la scintilla. Dentro
	la fiamma stessa dell'amore c' come
	uno stoppino, e la sua cenere lo spegne;
	e nulla poi dura sempre alto e uguale
	perch la bont, quando diventa pltora
	muore del proprio eccesso. Quel che vorremmo fare
	dovremmo farlo mentre lo vogliamo,
	perch questo "vogliamo" muta ed ha smorzature
	e rimandi, per quante sono le lingue
	e le mani e gli eventi, e quel "dovremmo",
	allora,  come il sospiro prodigo
	che alleviando fa male. Veniamo
	al vivo dell'ulcera: Amleto  qui. Che sei pronto a fare
	per mostrarti, nei fatti pi che nelle parole,
	il figlio di tuo padre?

LAERTE
	A tagliargli la gola in chiesa.

RE
	Infatti, non dovrebbero esserci santuari
	per un assassino. N confine per la vendetta.
	Ma buon Laerte, se sei pronto a questo,
	devi startene chiuso nella tua stanza.
	Amleto, dacch  qui, sapr che sei tornato.
	Gli metteremo attorno qualcuno
	che magnifichi la tua bravura, e passi una seconda mano
	di vernice sulla reputazione
	che t'ha dato il francese. Alla fine
	vi faremo incontrare, e faremo scommessa
	su voi due. Lui, senza sospetti,
	generoso com', e incapace di avere
	trucchi in testa, non controller le spade,
	sicch ti sar facile, o con qualche rimescolata,
	di sceglierti la lama non spuntata, e un colpo mancino
	lo ricompenser per tuo padre.

LAERTE
					Va bene.
	Anzi, per questo scopo, unger la mia spada.
	Ho comprato da un ambulante un unguento cos mortale,
	che basta una lama appena intinta, e dove cava sangue
	non c' impiastro che valga, anche se tratto
	da tutte le erbe che hanno una virt
	sotto la luna, a salvare dalla morte
	chi ne  scalfito. Unger la mia punta
	con quella peste, e se appena lo tocco
	sar morto.

RE
		Ripensiamoci, allora, soppesiamo il tempo
	e i mezzi che meglio si prestano ai nostri ruoli.
	Se ci andasse male, e un passo falso
	rivelasse il piano, meglio valeva non tentarlo.
	Quindi il progetto dovrebbe rinforzarsi
	con uno di riserva, che funzioni se il primo
	ci salta tra le mani. Aspetta, vediamo.
	Faremo una scommessa solenne sul pi bravo.
	Ci sono. Quando, in azione,
	avrete caldo e sete, - e perci tu attacca
	con pi violenza - e lui chiede da bere,
	gli far preparare per l'occasione un calice
	di cui baster un sorso, se per caso
	sfuggisse alla stoccata, e il nostro affare
	 fatto. Aspetta, che c' ora?

.Entra la Regina..

REGINA
	Una sventura pesta le calcagna dell'altra,
	cos fitte vengono. Tua sorella  annegata, Laerte.

LAERTE
	Annegata? Dove?

REGINA
	C' un salice che cresce di sghembo sul ruscello
	e specchia le sue foglie canute nel fluido vetro.
	Con esse ella intrecciava ghirlande fantastiche
	di ortiche, di violacciocche, di margherite, e lunghe
	orchidee rosse a cui i pastori sboccati
	danno un nome pi basso, ma le nostre
	fredde vergini chiamano dita di morto. L
	mentre s'arrampicava per appendere ai rami
	penduli i serti d'erba, un ramoscello maligno
	si spezz, e gi i trofei verdi e lei stessa
	caddero nel ruscello querulo. Le vesti
	le si gonfiarono intorno, e come una sirena
	la sorressero un poco, che cantava
	brani di laudi antiche, come una che non sa
	quale rischio la tenga, o come una creatura
	nata e formata per quell'elemento.
	Ma non pot durare molto: le vesti
	pesanti ora dal bere
	trassero l'infelice dalle sue melodie
	a una morte fangosa.

LAERTE
				Ahim, dunque  annegata.

REGINA
	Annegata, annegata.

LAERTE
	Povera Ofelia, hai avuto gi troppa acqua
	e mi vieto di piangere. Ma ecco
	come siamo: la natura
	segue il suo corso, sia vergogna o meno.(.Piange.)
	Quando queste saranno passate, in me
	la donna finir. Addio, monsignore. Ho parole
	di fuoco che vorrebbero avvampare
	ma questo pianto stupido le spegne. .Esce..

RE
	Seguiamolo, Gertrude!
	Ho penato molto a calmare la sua rabbia
	e ora questo, temo, la risveglier.
	Perci stiamogli accanto. .Escono..

/:/ATTO QUINTO



.Scena prima


.Entrano due rustici (il becchino e un altro.).

BECCHINO
E avr sepoltura cristiana, una che di proposito attenta alla propria morte?

ALTRO
Ti dico di s, per cui scava la fossa e spcciati. Il giudice ha fatto seduta su lei e trova sepoltura cristiana.

BECCHINO
Ma come pu essere, a meno che non s' affogata per legittima difesa?

ALTRO
Eh! Cos ha trovato.

BECCHINO
Dev'essere "se offendendo", non pu essere altro. Perch qui sta il punto: se io m'affogo di proposito, ci prova un atto, e un atto ha tre branche: agire, fare ed eseguire; erga, s' affogata di proposito.

ALTRO
Ma no, stammi a sentire, compare...

BECCHINO
Permetti. Qui c' l'acqua - bene. E qui c' l'uomo - bene. Se l'uomo va all'acqua e s'affoga, fatto , volere o volare, che ci va, mi segui? Ma se l'acqua va a lui e l'affoga, non  lui che affoga lui stesso. Erga, chi non ha colpa della sua morte non accorcia la sua vita.

ALTRO
Ma  questa, la legge?

BECCHINO
Corpo! Legge dell'inchiesta del giudice.

ALTRO
Vuoi sapere la verit? Se non era una signora, la sbattevano fuori dal camposanto.

BECCHINO
Orca! Adesso l'hai capita! Tanto pi fa rabbia che i pezzi grossi debbano avere concessione a questo mondo di affogarsi o impiccarsi pi dei semplici cristiani. Pssami quella vanga. Non c' gentilomini antichi come i giardinieri, gli sterratori e i becchini - tengon su il mestiere d'Adamo.(.Scava..)

ALTRO
Ma perch, era nobile Adamo?

BECCHINO
Fu il primo ad avere impresa e campo!

ALTRO
Ma no che non ce l'aveva!

BECCHINO
E che, sei turco? Come cavolo leggi la Scrittura? La Scrittura dice che Adamo zappava, no? Poteva far quell'impresa senza campo? Ti faccio un'altra domanda. E se non azzecchi questa, va' a farti...

ALTRO
Forza!

BECCHINO
Chi  che fabbrica pi forte del muratore, del carpentiere o del falegname?

ALTRO
Quello che fa le forche: la sua fabbrica vive pi di mille inquilini.

BECCHINO
Beh come battuta va bene, non c' che dire. La forca va bene. Ma per chi va bene? Va bene per quei che fan male. Ora tu fai male a dire che la forca  costruita pi salda della chiesa. Erga, la forca pu andar bene per te. Su, prova daccapo.

ALTRO
Chi fabbrica pi forte del muratore, del carpentiere o del falegname?

BECCHINO
Appunto, dillo e stacca.

ALTRO
Madonna, adesso lo so.

BECCHINO
Sputalo.

ALTRO
Ostia, me lo son scordato.

BECCHINO
Non frastornarti le cervella, di, ch il somaro poltrone non trotta col bastone. E un'altra volta che ti fan la domanda rispondi, il becchino. Le case che fa lui durano fino al Giudizio. Su, va' da Yaughan e portami una pinta.
(.L'altro rustico esce. Il becchino continua a scavare..)
(.Canta.)	.In giovent quando amavo, amavo,
			lo trovavo bello assai
	per far correre... oh! il tempo... ah... mio vantaggio,
		Oh, niente... ah... trovai meglio... ah... mai..

.(Mentre canta) entrano Amleto e Orazio..

AMLETO
Ma costui non ha nessun senso di quel che fa, che canta mentre scava fosse?

ORAZIO
	L'abitudine gliela fa sembrare una cosa naturale.

AMLETO
Proprio cos. La mano che  meno usata ha il tatto pi schizzinoso.

BECCHINO (.canta.)
	.Ma la vecchiaia dal passo ladro
		nell'artiglio m'ha preso,
	e come non fossi mai stato ragazzo
		in terra m'ha steso.
			Fa saltare fuori un cranio..

AMLETO
Quel cranio aveva dentro la lingua, una volta, e sapeva cantare. E guarda come il birbante lo scaraventa a terra, come fosse la mandibola di Caino che fece il primo assassinio. Potrebb'essere la zucca d'un politico che ora quel somaro strapazza, la zucca di uno che sapeva fregarti anche il padreterno, non potrebbe essere?

ORAZIO
Potrebbe essere, monsignore.

AMLETO
O d'un cortigiano che sapeva dire, "Buond mio signore, come sta il mio dolce signore?" Potrebb'essere monsignor Tizio che lodava il cavallo di monsignor Sempronio perch voleva farselo regalare, potrebbe essere, no?

ORAZIO
Perch no, monsignore.

AMLETO
S perdio, e ora  di Madama Vermna, sganasciato e picchiato sulle corna dalla vanga del beccamorto. Questo s che  un bel giro di ruota a saperlo vedere. Costarono cos poco a crescerle queste ossa, che ora ci si gioca ai birilli? Le mie mi dolgono a pensarci.

BECCHINO (.canta.)
	.Un piccone e una vanga, una vanga,
		e poi pure un sudario,
		oh  giusto farlo a tal ospite
		un bel buco di fango..
		(.Getta in aria un altro cranio..)

AMLETO
Un altro. E non potrebbe essere il cranio d'un avvocato? Dove sono ora le sue quiddit, le sue quisquilie, e le querele e le quote e i garbugli? Perch ora si lascia picchiare sulla pelata da quel tanghero pazzo, con un badile lurido, e non lo minaccia di denunciarlo per lesioni? Mali, forse quell'uomo  stato a suo tempo un gran compratore di terre, con le sue obbligazioni e cambiali e concessioni, e doppie garanzie e riscatti. Ed  questa la fine delle finezze e il riscatto dei riscatti, d'aver la sua fine zucca ricolma di terra finissima? E le sue garanzie semplici e doppie non gli garantiranno neanche il possesso d'uno spazio che sia lungo e largo come un paio dei suoi contratti? I suoi stessi titoli di propriet entrerebbero a stento in quella buca. E il proprietario in persona non avr pi spazio di quello l, eh?

ORAZIO
Non un dito di pi, monsignore.

AMLETO
Di', la pergamena non  pelle di pecora?

ORAZIO
S monsignore, e anche di vitello.

AMLETO
Pecore e vitelli son quelli che cercano garanzia in queste cose. Voglio parlare a quel tanghero. Di chi  questa tomba, amico?

BECCHINO
Mia, signore.
(.canta.)	.Oh  d'uopo farlo... un bel buco....

AMLETO
Credo bene che sia tua. Ti cimenti l dentro.

BECCHINO
Il vostro cimento  fuori, per cui non  vostra. Per me, io non mi cimento qui dentro, per  mia.

AMLETO
No, tu ci menti dentro, se dici che  tua perch ci sei.  per i morti non per i vivi. Dunque, ci menti.

BECCHINO
Mento perch son vivo, signore. E cos vi smento.

AMLETO
Chi  l'uomo per cui la scavi?

BECCHINO
Non  un uomo, signore.

AMLETO
La donna, allora.

BECCHINO
Neanche.

AMLETO
Chi dev'esserci seppellito?

BECCHINO
Una che fu donna, signore, ma ora, pace all'anima sua,  morta.

AMLETO
Quant' preciso questo furfante. Dobbiamo parlare a puntino o ci batte sull'equivoco. Perdio, Orazio,  da tre anni che me ne accorgo, quest'epoca ha fatto tanto progresso nei cavilli, che ora l'alluce del villano incalza il tallone del cortigiano e gli graffia i geloni. Da quanto tempo fai questo mestiere?

BECCHINO
Di tutti i giorni dell'anno attaccai quel giorno che il nostro re Amleto, buonanima, sconfisse Fortebraccio.

AMLETO
E quand' stato di preciso?

BECCHINO
Come, non lo sapete? Ogni deficiente lo sa. Fu il giorno preciso che nacque il giovane Amleto, quello che  pazzo e l'hanno spedito in Inghilterra.

AMLETO
Ma sicuro! E perch l'hanno spedito in Inghilterra?

BECCHINO
Ma perch  pazzo. Laggi ritrova la ragione, o se no, l non fa differenza.

AMLETO
Perch?

BECCHINO
Perch l non si nota. Son tutti pazzi come lui.

AMLETO
E com' che  impazzito?

BECCHINO
Beh, roba da pazzi, dicono.

AMLETO
Come sarebbe a dire?

BECCHINO
Beh, perdendo la ragione.

AMLETO
Su quale base?

BECCHINO
Beh, qui in Danimarca. Io qui ci ho fatto lo scaccino, da uomo e da ragazzo, trent'anni.

AMLETO
Quanto tempo resiste un uomo sottoterra prima di marcire?

BECCHINO
Beh se non  marcio prima di schiattare come oggi che c' tanti cadaveri fracidi che quasi si sfanno a interrarli - ci mette un otto nov'anni. Un conciapelli dura nov'anni.

AMLETO
Perch lui pi degli altri?

BECCHINO
Beh signore, la pelle conciata dal mestiere tien fuori l'acqua per un pezzo, ed  l'acqua che ti sconcia quel bastardo di cadavere. Ecco qua un cranio che  stato sottoterra ventitr anni

AMLETO
Di chi era?

BECCHINO
D'un figlio di puttana di un pazzo, era. Di chi credete che era?

AMLETO
Ma non lo so.

BECCHINO
Peste a quel pazzo e figlio di puttana! Mi vers una fiasca di vino sul coperchio, una volta. Questo cranio qui, signore, era il cranio di Yorick, il buffone del re.

AMLETO
Questo qui? (.Raccoglie il cranio..)

BECCHINO
Eh, s.

AMLETO
Ahi, povero Yorick. L'ho conosciuto, Orazio, un uomo d'un brio inesauribile, d'una fantasia senza pari. M'ha portato in spalla mille volte, e adesso...  repellente a pensarci. Lo stomaco mi si rivolta. Qui erano appese le labbra che ho baciato non so quante volte. Dove sono adesso i tuoi lazzi, le tue capriole, i tuoi canti, i tuoi lampi d'allegria che a tavola alzavano scrosci di risate? Non c' nessuno ora che si metta a sfottere il tuo ghigno? Ti sono cascate le ganasce? Va adesso in camera di Madama e dille, si dia pure un palmo di fardo, a questo deve ridursi. Falla ridere con questa battuta! Orazio, ti prego, dimmi una cosa.

ORAZIO
Che cosa, monsignore?

AMLETO
Tu credi che Alessandro sotterra avesse anche lui quest'aspetto?

ORAZIO
S, questo.

AMLETO
E quest'odore? Uh! (.Ripone il cranio in terra..)

ORAZIO
Proprio cos, monsignore.

AMLETO
A quali usi ignobili possiamo servire, Orazio! E non potremmo forse seguire con la fantasia la nobile polvere di Alessandro, fino a vederla usata per tappare un barile?

ORAZIO
Sarebbe troppa fantasia, monsignore.

AMLETO
No, perch? Anzi, sarebbe accompagnarlo fin l con moderazione, e guidati dalla verosimiglianza. Alessandro mor, Alessandro fu seppellito, Alessandro torn polvere, la polvere  terra, con la terra si fa la calcina, e perch con quella calcina in cui lui si mut non potrebbero aver tappato un barile di birra? 	L'onnipotente Cesare, defunto e convertito
	in calce, tappa un buco per tener fuori il vento.
	Ahi, la terra che il mondo universo ha atterrito
	rattoppa un muro ed argina gli sbuffi del maltempo.
	Ma zitti, zitti adesso! Arriva il re,
	la regina, la corte!

.Entrano (portatori con) una bara, un prete, il Re, la Regina, Laerte e signori al seguito..

			Chi accompagnano?
	E con un rito cos monco? Questo vuol dire
	che quel morto che seguono si  tolto la vita
	con le sue mani. Ed  persona elevata.
	Nascondiamoci un momento, e guardiamo.

LAERTE
	Che altro si deve fare?

AMLETO
	Quello  Laerte, giovane nobilissimo. Ascolta.

LAERTE
	Che altro si deve fare?

PRETE
	Per queste esequie abbiamo largheggiato
	fino al lecito. La sua morte lascia dei dubbi.
	E se non fosse che l'ordine dei grandi
	prevale sulle regole, ella sarebbe posta
	in terra non consacrata, fino all'ultima tromba.
	Invece di pregare per lei, avremmo dovuto gettarle
	addosso dei sassi, dei ciottoli, dei cocci.
	Mentre qui le  concessa la corona di vergine,
	il rito dei fiori, l'accompagnamento con le campane,
	e una degna sepoltura.

LAERTE
	Allora non pu farsi nient'altro?

PRETE
					No, nient'altro.
	Sarebbe profanare l'ufficio dei defunti
	se le cantassimo il requiem solenne e le preci
	come per chi parte in pace.

LAERTE
				Mettetela nella terra,
	e dalla sua carne bella e incontaminata
	spuntino viole. Ti dico, prete da trivio,
	mia sorella sar un angelo officiante
	quando tu ululerai all'inferno.

AMLETO
					Come, la bella Ofelia?

REGINA (.Sparge fiori.)
	Fiori su questo fiore. Addio.
	Ti avevo immaginato la moglie del mio Amleto.
	Li vedevo, i miei fiori, sul tuo letto di sposa,
	cara, non su una fossa.

LAERTE
				Oh la sventura
	tremila volte peggio sul capo maledetto
	di chi rub il tuo nobile senno. Aspettate un poco
	per gettarle la terra addosso.
	Voglio abbracciarla per un'ultima volta.
.Salta nella fossa..
	Ammucchiate la polvere sul vivo e sulla morta,
	e di questa pianura fate un monte
	pi alto dell'antico Pelio, o la cima
	azzurra dell'Olimpo.

AMLETO
				Chi  costui che sbrita
	con tanto sfoggio e per dire un dolore
	chiama le stelle erranti, anzi le blocca
	e le lascia di stucco? Sono io,
	Amleto il Danese.

LAERTE (.gli si getta addosso.)
	Il diavolo ti pigli l'anima!

AMLETO
	Questo non  pregare.
	Ti prego, via le dita dalla mia gola.
	Non sono splenetico n impulsivo, ma dentro
	ho qualcosa di pericoloso.
	Se sei prudente, sta in guardia. Togli
	questa mano.

RE
	Separateli.

REGINA
	Amleto! Amleto!

ALTRI
	Signori!

ORAZIO
	Monsignore, calmatevi.

AMLETO
	No, su quel tema lotter con lui
	finch le ciglia mi battono.

REGINA
	Su quale tema, figlio?

AMLETO
	Amavo Ofelia. Quarantamila fratelli
	con tutto il loro amore non potranno toccare
	il mio totale. Che vuoi fare per lei?

RE
	Ah,  pazzo, Laerte.

REGINA
	Per amore di Dio, lascialo andare!

AMLETO
	Sanguediddio, dimmelo ci che sei pronto a fare.
	Vuoi piangere, vuoi batterti, vuoi digiunare,
	vuoi farti a pezzi da te, vuoi bere aceto, vuoi
	mangiare un coccodrillo? Lo far anch'io. Sei qui
	per far la lagna e sfidarmi saltando
	in quella fossa? Fatti seppellire
	vivo con lei, lo far anch'io. E se blteri
	di montagne, che gettino milioni d'ettari
	su noi due, finch la terra sopra
	si brucer le corna con la sfera del fuoco
	e l'Ossa parr un porro. E se vuoi sbraitare
	urler forte anch'io.

REGINA
				Questa  pura follia,
	e l'accesso agir su lui, per poco.
	Presto, paziente come la colomba
	quando spuntano i due piccoli d'oro
	rester zitto e triste.

AMLETO
	Stammi a sentire, tu.
	Perch mi tratti cos? Io ti ho voluto
	sempre bene. Ma lasciamo stare.
	Anche se Ercole stesso far l'ercole, il gatto
	miagoler, e il cane avr infine il suo spasso.
.Esce..

RE
	Ti prego, buon Orazio, stagli accanto.
.Orazio esce..
(.A Laerte.)
	Rafforza la pazienza ricordando il discorso
	di iersera: sistemeremo subito la faccenda...
	Mia buona Gertrude, fallo sorvegliare
	tuo figlio.
	Questa tomba avr un monumento perenne.
	Presto avremo qualche ora di pace. Per ora
	lasciamoci guidare dalla pazienza. .Escono..

/:/Scena seconda


.Entrano Amleto e Orazio..

AMLETO
	Di questo basta, Orazio. Veniamo al resto.
	Ricordi la situazione?

ORAZIO
	Se la ricordo, monsignore!

AMLETO
	Bene, avevo nel cuore come una lotta
	che non mi lasciava dormire. Mi pareva
	di star peggio d'un ammutinato in ceppi. D'impulso -
	e sia lodato l'impulso, perch, diciamolo,
	l'irruenza talvolta serve, quando i calcoli profondi
	vacillano, e ci dovrebbe insegnarci
	che una divinit d forma ai nostri piani
	comunque noi li abbozziamo.

ORAZIO
					Questo  pi che sicuro.

AMLETO
	Uscito di cabina,
	la giubba arrotolata sulle spalle, nel buio
	li cercai a tastoni, li trovai,
	frugai nel plico, ritornai in cabina,
	e, i sospetti vincendo l'etichetta, mi feci tanto ardito
	da rompere i sigilli del mandato. E vi trovai, Orazio
	cane rognoso d'un re! - un ordine preciso,
	infarcito di molte ragioni d'ogni sorta
	circa la sicurezza del re di qua, e di quello di l,
	tu non immagini con quale mio ritratto,
	di lupo mannaro e diavolo, che a lettura finita,
	subito, senza indugio, no,
	neanche per rifare il filo alla mannaia,
	mi si tagliasse la testa.

ORAZIO
				Ma  possibile?

AMLETO
	Ecco qui la lettera, leggila con comodo.
	Ma vuoi sentire che cosa ho fatto dopo?

ORAZIO
	S, ve ne prego.

AMLETO
	Cos avvolto com'ero dalle furfanterie,
	gi prima di pensare al prologo, il cervello
	incominci la recita - sedetti,
	pensai un'altra lettera, la scrissi in bella mano
	pensare che una volta credevo,
	come i nostri statisti, che la calligrafia
	fosse arte da scrivani, e m'affannavo a dimenticarla,
	ma ora, caro mio, m'ha fatto un buon servizio.
	Vuoi sapere in due parole ci che scrissi?

ORAZIO
	Certo, monsignore.

AMLETO
	Una pressante ingiunzione dal re,
	perch l'inglese  suo fedele tributario,
	perch l'amore tra loro cresca come una palma,
	perch la pace porti il suo serto di grano
	e stia tra loro due come una virgola,
	e molti altri "perch" di uguale soma,
	a che, letti e recetti codesti contenuti,
	senza altro indugio, senza pi n meno,
	desse ai latori morte immediata,
	senza dargli tempo di confessarsi.

ORAZIO
	E come avete fatto a sigillarla?

AMLETO
	Beh, anche a questo provvide il cielo.
	Avevo nella borsa il sigillo di mio padre,
	che  l'originale di quello usato dal Danese.
	Ripiegai il foglio proprio come l'altro,
	lo firmai, gli impressi il sigillo,
	rimisi tutto al suo posto,
	e nessuno s'accorse del bambino scambiato.
	Il giorno dopo ci fu quella battaglia in mare,
	e il resto gi lo sai.

ORAZIO
	E cos Rosencrantz e Guildenstern
	ci vanno difilati.

AMLETO
	Amico mio, s'erano innamorati dell'incarico!
	Non li ho sulla coscienza. Il loro guaio
	fu d'intrufolarsi.  pericoloso
	per le nature basse andarsi a mettere
	tra gli affondi e le stoccate furiose
	di avversari potenti.

ORAZIO
				Per, che re  questo!

AMLETO
	E allora non credi che sia mio dovere
	lui che uccise il mio re e disonor mia madre,
	che salt tra le mie speranze e il trono,
	e ha gettato la lenza alla mia stessa vita,
	e con che imbrogli - non  perfettamente giusto
	ripagarlo con questa spada? E non sarebbe colpa mortale
	permettere che questo cancro della natura
	faccia altro danno?

ORAZIO
	Sar informato presto, dal re inglese,
	sull'esito laggi.

AMLETO
	S, presto. L'intervallo  mio.
	E la vita d'un uomo  come dire: "E una! "
	Ma mi dispiace assai, mio buon Orazio,
	di essermi lasciato andare con Laerte.
	Perch nell'immagine della mia causa
	vedo il ritratto della sua.
	Cercher di rifarmelo amico. Certo
	l'ostentazione del suo dolore
	m'aveva imbestialito.

ORAZIO
				Zitti ora, chi arriva?

.Entra il cortigiano Osric..

OSRIC
Bentornato qui a Vossignoria!

AMLETO
Grazie umilmente, signore. - Conosci questa libellula?

ORAZIO
No monsignore.

AMLETO
Ci guadagni in stato di grazia, perch conoscerlo  un vizio. Costui ha molta terra, e fertile. Basta che una bestia sia padrona di bestie e avr la mangiatoia alla tavola del re.  un cafone ma, come dico, possiede fango in quantit.

OSRIC
Squisito signore, se vostra signoria ne avesse l'agio, dovrei trasmetterle qualcosa da parte di sua maest.

AMLETO
Signore, l'accoglier con ogni tensione del mio spirito. Ma il vostro cappello all'uso giusto:  per la testa.

OSRIC
Ringrazio vossignoria, fa molto caldo.

AMLETO
No, credetemi, fa molto freddo, il vento  dal nord.

OSRIC
Difatto, monsignore, fa piuttosto freddo.

AMLETO
E ciondimeno parmi non poco afoso e caldo per la mia costituzione.

OSRIC
Una calura eccessiva, monsignore, e di molto greve come se... non so dir come. Monsignore, sua maest m'ha ordinato di significarvi che ha fatto una grossa scommessa su di voi. Ecco di che si tratta, monsignore...

AMLETO (.gli fa cenno di mettersi il cappello in testa.)
Vi prego, ricordate...

OSRIC
Oh no, monsignore, sto pi comodo cos, onestamente... Monsignore, qui a corte  arrivato da poco Laerte - un gentiluomo perfetto, credetemi, delle pi eccellenti distinzioni, di squisita compagnia e gran figura. Invero, per parlar di lui col cuore, egli  il mappamondo e il calendario della cortesia, dacch troverete in lui il continente di tutte quelle regioni che un gentiluomo vorrebbe ben vedere.

AMLETO
Sre, il suo definimento non soffre in voi perdizione, sebben io sappia che il farne l'inventario darebbe le traveggole all'aritmetica della memoria, e ancor non sarebbe che scarrocciare al confronto della sua ratta vela. Ma a farne laude veridica io lo stimo animo di gran pregio, e il suo infuso di tal preziosit e rarit che, per ritrarlo al vero, il suo unico pari  il suo specchio, e chi mai potrebbe seguirne le orme? Solo la sua ombra, nessun altro.

OSRIC
Vossignoria ne dice davvero infallantemente.

AMLETO
La concernenza, signore? Perch mai avvoltoliamo il gentiluomo del nostro ben pi umile fiato?

OSRIC
Come, signore?

ORAZIO
Ma non  possibile capirsi in altra lingua? Son certo che ce la fareste, monsignore.

AMLETO
Che cosa implicita la nominazione del gentiluomo?

OSRIC
Di Laerte?

ORAZIO
La borsa  gi vuota, ha speso tutte le sue parole d'oro.

AMLETO
Di lui, signore.

OSRIC
So che non siete ignorante...

AMLETO
Lo spero bene, signore. Quantunque, a dire il vero, il fatto che lo sappiate non sia molto lusinghiero per me. Ma dicevate, signore?

OSRIC
Non siete ignorante di quale eccellenza sia Laerte...

AMLETO
Non oso confessarlo per non confrontarmi con lui nell'eccellenza, visto che un uomo applica agli altri la sua propria misura.

OSRIC
Voglio dire nella sua arma, signore. Secondo l'imputazione che gli vien fatta da quelli alla sua mercede,  senza rivali.

AMLETO
Qual  la sua arma?

OSRIC
Stocco e pugnale.

AMLETO
Son due armi, allora. Ma andiamo avanti.

OSRIC
Il re, monsignore, ha scommesso con lui sei cavalli brberi, contro i quali lui ha messo in palio, mi credo, sei spade e pugnali francesi coi loro accessori, cinture, ganci e cos via. Tre di questi affusti invero son proprio belli a vedersi, molto ben intonati alle else, affusti finissimi e di prodigo concetto.

AMLETO
Cos' che chiamate affusti?

ORAZIO
Sapevo che prima di finire avreste avuto bisogno di una nota in margine.

OSRIC
Gli affusti, signore, sono i ganci.

AMLETO
Il termine sarebbe pi conveniente alla cosa se potessimo portarci un cannone sulla fiancata - sino a quel momento preferirei dire ganci. Ma avanti. Sei cavalli di Barberia contro sei spade francesi con gli accessori, e tre affusti di prodigo concetto - questa  la scommessa francese contro la danese. Ma perch tutto ci  messo in palio, come voi dite?

OSRIC
Il re, signore, ha scommesso, signor mio, che in una dozzina di assalti fra lui e voi, egli non vi superer di tre stoccate. Dodici a nove, ha scommesso. E si verrebbe subito alla prova se vossignoria si degnasse di rispondere.

AMLETO
E se dicessi di no?

OSRIC
Monsignore, voglio dire rispondere alla sfida!

AMLETO
Signore, io far quattro passi qui nella sala. Con licenza di sua maest  l'ora del giorno in cui faccio ricreazione. Se si portano le spade, e il gentiluomo  disposto, e il re mantiene la sua scommessa, accetto di vincere per lui se ci riesco. Se no, avr la vergogna e tre stoccate in pi.

OSRIC
Posso riportarvi in questi termini?

AMLETO
Riportate la sostanza, signore, con tutti gli svolazzi che garbano alla vostra natura.

OSRIC
Raccomando il mio servizio a vostra signoria.

AMLETO
Servo vostro. (.Osric esce..)
Fa bene a raccomandarsi da s, non troverebbe altra lingua disposta a farlo.

ORAZIO
La pavoncella se ne vola via col guscio sulla capoccia.

AMLETO
Faceva i complimenti alla mammella prima di succhiarla. Costui, e molti altri della sua covata che vedo coccolati da quest'et di merda, non han fatto altro che imparare il blabla di moda, e per l'abitudine di bazzicarsi, una specie d'amalgama schiumoso che li fa barcamenarsi fra opinioni pi vagliate e spulate. Ma prova a soffiarci sopra, le bolle si sgonfiano.

.Entra un gentiluomo..

GENTILUOMO
Monsignore, sua maest v'aveva mandato i suoi complimenti col giovane Osric, il quale  tornato a riferirgli che lo aspettate qui in sala. Mi manda a chiedervi se  ancora vostro piacere battervi subito con Laerte o se volete pi tempo.

AMLETO
Sono fermo nei miei propositi, a disposizione del re. Se lui  pronto lo sono anch'io. Ora o quando che sia, purch mi senta in forze come ora.

GENTILUOMO
Il re, la regina e tutti stanno scendendo.

AMLETO
In buon punto.

GENTILUOMO
La regina vi chiede di mostrarvi gentile con Laerte prima d'incominciare.

AMLETO
 un buon avvertimento.
(.Il gentiluomo esce..)

ORAZIO
Perderete, monsignore.

AMLETO
Non credo. Da quando lui  in Francia mi sono esercitato di continuo. Vincer col vantaggio che mi d. Tu non puoi immaginare che peso abbia qui tutt'attorno al cuore. Ma non importa.

ORAZIO
Come no, monsignore!

AMLETO
Sciocchezze.  una di quelle apprensioni che forse farebbero paura a una donna.

ORAZIO
Se l'animo  avverso a qualcosa, obbeditegli. Vado a dire che non scendano, che non vi sentite bene.

AMLETO
Niente affatto. Sfidiamo i presagi. Anche nella caduta di un passero c' la mano della provvidenza. Se  ora non  dopo; se non  dopo sar ora; se non  ora dovr pure succedere. Essere pronti  tutto. Visto che nessuno, di ci che lascia, sa nulla che importa andarsene un po' prima? Non parliamo ne pi.

.Si prepara una tavola. Trombettieri, tamburini, e ufficiali che portano dei cuscini. Entrano il Re, la Regina, Laerte, (Osric) e tutta la corte. Altri del seguito con gli stocchi e i pugnali..

RE
Vieni, Amleto, vieni a prendere da me questa mano.
(.Mette la mano di Laerte in quella di Amleto..)

AMLETO
	Perdonatemi, signore. Vi ho fatto torto.
	Da quel gentiluomo che siete, perdonatemelo.
	I sovrani e tutti i presenti lo sanno, e anche voi
	l'avrete certo saputo: sono punito
	con una penosa malattia di mente.
	Qualunque cosa abbia fatto, che possa aver dato
	una rude sveglia alla vostra natura, al vostro onore
	e al risentimento, io lo dichiaro qui, fu pazzia.
	 stato Amleto a far torto a Laerte? Non  stato Amleto.
	Se Amleto  tolto a se stesso, e mentre non  se stesso
	fa torto a Laerte, allora non  Amleto a far torto,
	Amleto lo nega. Chi  dunque a farlo?
	La sua pazzia. E se  cos
	Amleto  dalla parte che riceve il torto,
	la sua pazzia  nemica del povero Amleto.
	Signore, dinanzi a questi testimoni,
	fate che la sconfessione di una volont di male
	mi assolva tanto nella vostra mente generosa,
	da persuadervi che ho tirato una freccia
	sul tetto della mia casa
	ed ho ferito mio fratello.

LAERTE
				Io mi dichiaro soddisfatto
	nel sentimento filiale, che in questo caso
	dovrebbe incitarmi pi di tutto alla vendetta.
	Ma sul punto dell'onore no, mantengo una riserva,
	e non voglio riconciliarmi
	finch qualched'uno degli anziani, maestri della materia,
	m'abbia dato un parere e un precedente di pace
	che lasci il mio nome senza macchia.
	Per, fino ad allora, accetto l'amicizia che mi si offre
	e non le far torto.

AMLETO
			Io l'accetto senza riserve
	e mi batter lealmente in questa gara fraterna.
	Dateci le spade.

LAERTE
	Voi! Una per me.

AMLETO
	Ti servir da contrasto, Laerte.
	Contro la mia inesperienza la tua maestria
	risalter luminosa come una stella
	in una notte oscurissima.

LAERTE
				Volete prendermi in giro?

AMLETO
	No, ve lo giuro.

RE
	D loro le spade, Osric. Nipote Amleto,
	conosci la scommessa?

AMLETO
				Come no, signore,
	vostra grazia ha puntato sul pi debole.

RE
	Non lo credo. Vi ho visti tutti e due.
	Ma lui  ritenuto il migliore. Perci ha lo svantaggio.

LAERTE
	Questa pesa troppo. Ne provo un'altra.

AMLETO
	Questa qui va bene. Sono tutte d'una misura?

OSRIC
	Certamente, signor mio.
.Si preparano allo scontro..

(.Entrano servi con) caraffe di vino..

RE
	Il vino qui, sulla tavola.
	Se Amleto tocca al primo o al secondo assalto
	o pareggia al terzo, sparino i cannoni
	da tutti gli spalti.
	Il re berr alla forza ritrovata di Amleto
	e nella coppa getter una perla pi ricca
	di quella che gli ultimi quattro re hanno portato
	sulla corona danese. Datemi le coppe.
	E il tamburo annuncer alla tromba,
	la tromba al cannoniere l fuori, i cannoni al cielo
	e il cielo al mondo: "Il re brinda ad Amleto."
	Avanti, cominciate. E i giudici
	tengano gli occhi aperti.

AMLETO
	Avanti, signore.

LAERTE
	Avanti! .Si battono..

AMLETO
	E una!

LAERTE
	No.

AMLETO
	Giudici?

OSRIC
	Toccato, nettamente toccato.

LAERTE
	Va bene. Avanti!

RE
	Un momento. Datemi da bere. Amleto, questa perla  tua.
	Bevo alla tua salute.
.Tamburi, trombe, una salva di cannone..
				Dategli la coppa.

AMLETO
	Quest'assalto, prima. Tenetela da parte.
	Forza. .Si battono di nuovo..
	E due! Che ne dici?

LAERTE
	S, toccato.

RE
	Nostro figlio vincer.

REGINA
				Suda, ha il fiato grosso.
	Amleto, prendi il mio fazzoletto, asciugati la fronte.
	La regina brinda al tuo successo, Amleto.

AMLETO
	Grazie, signora.

RE
	Gertrude, non bere!

REGINA
	Berr, signor mio, perdonatemi.
.Beve (e offre la coppa ad Amleto.).

RE (.a parte.)
	La coppa avvelenata! Troppo tardi.

AMLETO
	Non adesso, signora - tra un momento.

REGINA
	Vieni, ti asciugo il viso.

LAERTE
	Monsignore, adesso lo colpisco.

RE
	Non ci credo.

LAERTE (.a parte.)
	Ma  quasi contro la mia coscienza.

AMLETO
	Su al terzo, Laerte. Che fai, stai scherzando?
	Attaccami a fondo, te ne prego.
	Temo che mi tratti da bambino.

LAERTE
	Davvero? Avanti! .Si battono..

OSRIC
	Niente da nessuna parte.

LAERTE
	A te! (.Laerte ferisce Amleto, poi.)
.nel corpo a corpo si scambiano le spade..

RE
	Separateli, sono infuriati.

AMLETO
	No, difenditi! (.Ferisce Laerte.) La regina cade..

OSRIC
	Aiutate la regina, oh!

ORAZIO
	Prdono sangue tutti e due. Come state, monsignore?

OSRIC
	Come va, Laerte?

LAERTE
	Ah, preso al laccio, Osric, come una beccaccia.
	La mia trappola mi uccide ed  giusto.

AMLETO
	Come sta la regina?

RE
				 svenuta a vedere il sangue.

REGINA
	No, no,  questo che ho bevuto. Amleto, figlio!
	 il vino, il vino! Mi hanno avvelenata. .Muore..

AMLETO
	Infami! Oh, chiudete le porte!
	C' un traditore! Cercatelo! (.Osric esce..)

LAERTE
	 qui, Amleto. Amleto, sei morto.
	Non c' medicina che ti pu aiutare.
	Non ti resta mezz'ora di vita.
	L'arma del tradimento l'hai tu in mano,
	la spada non spuntata e avvelenata. L'inganno
	schifoso si  ritorto su di me.
	Sono qui a terra,
	non mi alzer pi. Tua madre  avvelenata.
	Non ho pi forza. Il re...  stato il re.

AMLETO
	Anche la punta avvelenata!
	Allora, veleno, finisci l'opera. .Colpisce il re..

TUTTI
	Tradimento! Tradimento!

RE
	Amici, difendetemi. Sono solo ferito.

AMLETO
	Qui, re incestuoso, assassino, demonio,
	finisci questo vino.  qui la tua perla?
	Segui mia madre. .Il re muore..

LAERTE
			L'ha meritato. La mistura
	l'ha preparata lui. Scambiamoci il perdono,
	nobile Amleto. La morte mia e di mio padre
	non cada su di te. N la tua
	su di me. .Muore..

AMLETO
	Il cielo te ne assolva. Io ti seguo.
	Sto per morire, Orazio. Regina sfortunata, addio.
	Voi che assistete pallidi e tremanti a questo evento,
	e siete solo comparse e spettatori del dramma,
	se avessi tempo... ma la morte  uno sbirro
	inesorabile se ci agguanta... potrei dirvi...
	Ma basta. Orazio, sto morendo.
	Tu vivi. Racconta la verit su di me
	e sulla mia causa, a chi non sa.

ORAZIO
					Non contateci.
	Sono pi un romano antico che un danese,
	e qui  rimasto da bere.

AMLETO
				Per il tuo onore,
	dammi quella coppa. Lasciala, perdio! L'avr!
	Oh Dio, Orazio, che nome ferito
	mi lascio dietro, se tutto resta ignorato.
	Se mai mi hai tenuto nel cuore
	assentati per un poco dalla felicit,
	e in questo mondo feroce respira soffrendo
	per raccontare la mia storia.
.Fanfara lontana, spari all'interno..
	Che sono questi rumori di guerra?

.Entra Osric..

OSRIC
Il giovane Fortebraccio torna vincitore dalla Polonia, e saluta con queste salve gli ambasciatori inglesi.

AMLETO
	Muoio, Orazio.
	Il veleno potente artiglia la mia anima.
	Non potr sentire le notizie dall'Inghilterra,
	ma predico che il re eletto
	sar Fortebraccio. Morendo gli do il mio voto.
	Diglielo, e digli i fatti gravi e minori
	che mi hanno spinto... Il resto  silenzio.
.Muore..

ORAZIO
	Si spezza un nobile cuore. Buona notte, dolce principe,
	e canti e voli d'angeli ti accompagnino al tuo riposo.
[.Marcia all'interno..]
	Perch si avvicinano quei tamburi?

.Entrano Fortebraccio, gli ambasciatori inglesi, e soldati con tamburi e bandiere..

FORTEBRACCIO
	Dov' questa scena incredibile?

ORAZIO
					Cosa cercate?
	Dolore e sciagura? Li avete trovati.

FORTEBRACCIO
	 un carnaio, una strage. O morte superba
	quale festa prepari nella tua casa eterna,
	che, di colpo, hai abbattuto nel sangue
	tanti principi?

I AMBASCIATORE
			Uno spettacolo atroce.
	E le nostre notizie arrivano troppo tardi.
	Gli orecchi che dovevano ascoltarci
	non hanno pi udito per sentire che i comandi
	sono stati eseguiti,
	e Rosencrantz e Guildenstern sono morti.
	Chi ci ringrazier adesso?

ORAZIO
				Non la sua bocca
	anche se fosse viva per farlo.
	Lui non dette mai l'ordine di ucciderli.
	Ma poich siete giunti al momento del sangue,
	voi dalle guerre polacche, e voi dall'Inghilterra,
	ordinate che questi corpi siano esposti
	in alto su un palco
	e lasciatemi dire al mondo che non sa
	che cosa  avvenuto.
	Sentirete di colpe carnali,
	di atti sanguinosi e snaturati,
	di disgrazie volute dal cielo, di uccisioni
	provocate dal caso, di morti preparate
	con astuzia e inganno, e in questo epilogo
	di calcoli sbagliati che ricadono
	sulla testa di chi li ha fatti. E su tutto
	posso dirvi la verit.

FORTEBRACCIO
	Sentiamola subito, e chiamiamo ad ascoltarla
	i maggiorenti. Io, con rincrescimento, abbraccio
	la mia buona sorte. Su questo regno
	ho dei diritti che non ho mai dimenticato.
	Ora la sorte mi invita a rivendicarli.

ORAZIO
	Anche di questo devo parlarvi, e a nome di uno
	il cui voto ne chiamer altri.
	Ma parliamone subito. Gli animi sono sconvolti
	e altri guai potrebbero aggiungersi
	a tante trame ed errori.

FORTEBRACCIO
				Quattro capitani
	portino Amleto su un palco, da soldato.
	Perch certo, messo alla prova, sarebbe stato
	un vero re. E per il suo trapasso
	musica da soldati e riti militari
	parlino forte in suo onore.
	Sollevate i corpi. Questo spettacolo di morte
	si addice a un campo di battaglia, ma disdice a una corte.
	Ordinate le salve.
.Escono in marcia (portando i corpi) e subito i cannoni sparano a salve..

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