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Santit!
Di Vittorio RUSSO



Bisogna mettersi d'accordo sulle premesse:
"E'l'uomo solo uno sbaglio di Dio?
O Dio solo uno sbaglio dell'uomo?"

Friedrich Nietzsche



NOTA INTRODUTTIVA

Vittorio Russo  da tempo un appassionato studioso del cristianesimo sotto un punto di vista correttamente storico, come testimoniano le sue due precedenti opere: Introduzione al Ges Storico (1977) e Il Ges Storico (1978), che io stesso presentai in una lunga introduzione.
Ma alla scrupolosit della ricerca sulla figura di Ges come predicatore di una nuova religione, presente nelle due opere sopracitate, qui si sostituisce invece l'ironica e pungente invenzione di un dialogo fra un recente pontefice, non nominato e Dio stesso, chiamato Quello, che gli appare miracolosamente e gli rimprovera - e con lui i molti altri pontefici che l'hanno preceduto nei secoli - tutti gli errori, gli abusi, le violenze di persecuzioni, inquisizioni, guerre sante, i misfatti commessi in nome Suo e di Cristo, le turpitudini della loro vita scandalosa, gli illeciti arricchimenti delle casse del Vaticano.
Conosco l'autore da anni e lo giudicavo un ateo come me; ma il suo sdegno per tante abiezioni commesse lungo i secoli dai vicari di Cristo mi fa pensare a Vittorio Russo come ad un'anima naturaliter religiosa, nel senso pi ampio della parola, uno che insegue sogni di giustizia sociale, cio credente in una legge morale che impegna all'onest, all'amore del prossimo, alla tolleranza, al perdono.
Ci che rende vivace e divertente la lettura del libro  appunto il contrapposto tra la seriet di un Dio scandalizzato e deluso e l'apparente bonomia del papa, detto Santit, che impudicamente difende la propria condotta e quella dei suoi predecessori.
Il dialogo  mantenuto sul filo di un attento equilibrio nella difesa delle rispettive posizioni da parte di Quello e di Santit. Come in un duello senza tregua esso  fitto di raffinate sottigliezze dialettiche e di affondi eruditi che mai per appesantiscono la lettura. Con studiata gradualit lo scambio si accende, diventa serrato, incalzante, ma  sempre rigorosamente calibrato, fino a risolversi in un artificio brillante ed arguto che naturalmente non svelo per rispetto della curiosit del lettore.

Marcello Craveri
(Scrittore e Teologo)

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Il libro di Vittorio Russo solo ad occhio superficiale pu apparire irriverente. L'esattezza degli eventi storici, riproposti  in una fantasiosa e penetrante vicenda romanzata, provoca la coscienza di noi cattolici affinch riflettiamo criticamente sulle sconcertanti aberrazioni passate, ma anche presenti, delle istituzioni ecclesiastiche, e meditiamo serenamente sulle necessit di un sempre rinnovato ritorno agli ideali del Vangelo.

Adriana Valerio
(Scrittrice, Teologa e Ricercatrice in Storia del Cristianesimo - Universit di Napoli Federico II).

Titolo dell'opera:	Santit!
Autore:		Vittorio Russo
Casa Editrice: 	Joppolo Editore Milano
Collana:		Fiori di Campo
Anno di Pubbl.:	1996
ISBN :	88 - 8023 - 076 - X



In copertina: Luca Signorelli, La Meretrice dell'Apocalisse, particolare dell'affresco I Dannati dell'Inferno (Cattedrale di Orvieto Cappella di S. Brizio).



Sul retro della copertina:

"arguto... colto... terribile"

Nota biografica dell'autore
(sul retro della copertina)

Vittorio Russo, storico delle Religioni, ha avviato una seria ripresa degli studi sulla vita di Ges riallacciandosi ai metodi dell'indagine critico-storica. Nelle sue precedenti opere: Introduzione al Ges Storico e Il Ges Storico - cui  stato attribuito nel 1980 il III Premio Letterario Montecatini - ha affrontato il problema della realt storica di Ges nella duplice prospettiva della sua messianit: politica e religiosa. Lo ha fatto col massimo rigore, basandosi su documenti ineccepibili e senza lasciarsi allettare n dal fascino della figura di Ges deformata dalla fede, n dall'eccesso di certe interpretazioni che lo hanno indicato come un improbabile ribelle socio-politico. Ne  scaturito un profilo del Galileo che, pur se discutibile per la povert delle fonti,  sicuramente il pi aderente all'evento storico.



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Santit!


Sua Santit aveva mangiato male e dormito peggio. La cena con il patriarca di Gerusalemme s'era protratta fino a tardi, ma i sintomi del malessere li aveva avvertiti gi bevendo l'ultimo bicchiere di vino.
Un nodo allo stomaco, come una pietra spigolosa, gli era andato su e gi per tutta la notte. Era stato con le mani premute sull'addome, teso come un otre, e per ore aveva fissato il lumicino da notte, laggi presso l'ingresso, freddo guardiano di quel suo disagio cos poco consono alla sua santit, cos terreno. Spalancati come lanterne sulla lucetta lontana, i suoi occhi avevano guizzato di spavento al timore subitaneo di un possibile avvelenamento. Per centinaia d'anni s'era sostenuto che quando un pontefice moriva all'improvviso era perch l'avevano avvelenato. Ma non sempre era vero.
"Via, che vado fantasticando!" pens. "Sono mezzi che erano di moda alla corte papale di secoli fa. S,  vero, la morte di quel papa recente, cos repentina e inquietante, non  mai stata chiarita pienamente, ma non  il caso di pensare al veleno. Oggi, metodi del genere sono inconcepibili."
All'alba infine era riuscito ad assopirsi in un sonno discontinuo. I suoi muscoli s'erano sciolti e le mani, cadendo flosce dalla sommit del ventre, gli si erano distese ammansite sulle lenzuola. Ma quello che segu non fu il sonno grato che subentra alla tortura del dolore: fu un incubo di quelli che anche i pi smemorati di sogni ricordano indelebilmente. Perch venne a visitarlo nientemeno che... il Padre Eterno stesso.
Un uomo di fede ne sarebbe stato lusingato e felice. Ma lui, il papa, la fede la predicava soltanto, per professione. In quanto a praticarla, beh, era un altro discorso. La fede, essendo per lui manifestazione istintiva, non poteva aver dialogo con la ragione. La sua ragione poi, irrobustita dall'erudizione e da anni di studi teologici, proprio non voleva saperne di lasciare un varco attraverso cui quella potesse filtrare e trovarsi un angolino luminoso nella sua coscienza.
"Che vado considerando?" cerc di rassicurarsi. "Come posso dire: 'E'il Padre Eterno!'se non Lo conosco? Abituato dal contatto quotidiano con l'idea di Dio, vedo quest'apparizione davanti a me come la Sua. Un caso di... come dire... deformazione professionale. E'evidente!" concluse soddisfatto.
"Dio non c'. Non esiste. L'uomo L'ha creato solo per dare risposta alle sue incertezze... solo questa necessit ne giustifica l'opportunit e scagiona chi afferma che se non ci fosse bisognerebbe inventarLo, perch altrimenti si dovrebbe dire, come fanno certi teologi del cristianesimo ateo, che se ci fosse andrebbe eliminato..."
E nel sogno incerto del sonno tempestoso, sognava. Un sogno nel sogno, insomma.
"Via, come si pu credere ai miti ridicoli della Bibbia? La Creazione, il Diluvio Universale..."
E lo stomaco gli gorgogli per un attimo, come il rombo lontano che dovette preannunciare quell'antico evento.
"Narrazioni ingenue, adatte ad un popolo di pastori," continu dopo essersi liberato con un singhiozzo dell'aria che gli opprimeva il diaframma. "E poi: i Santi Patriarchi, il Popolo Eletto, i castighi di Dio, la distruzione di Sodoma e Gomorra..."
La bocca dello stomaco istintivamente gli bruci di fuoco sulfureo.
"Certo," rumin palpandosi d'impulso l'addome per lenire il dolore, "l'uomo ne ha percorso di strada da quei tempi, anche se la Chiesa continua ad insegnare che Dio manifest la Sua infinita onnipotenza nella creazione."
Da ragazzo, quella storia dell'onnipotenza divina l'aveva affascinato. Ricord la madre che, nelle sere d'inverno, gli raccontava di quello straordinario potere, senza incertezze, quasi ne fosse stata essa stessa testimone. E guai a porre domande! Guai ad esprimere un dubbio!
"E'proprio bello essere Dio..." egli osava divagare talvolta nella sua immensa ingenuit. "Da grande..." ma non andava oltre. Gli occhi di lei diventavano carboni ardenti e gli leggevano nel cuore. Proprio non ammetteva discussioni.
"Non si scherza con le cose di Dio!" sentenziava permalosa, come se fosse stata offesa lei stessa e l'opera sua. "Che vuoi capirne tu dei misteri di Dio?"
Chiamare in causa i misteri di Dio era il modo automatico di sua madre per evitare quesiti scabrosi. Egli aveva compreso per tempo che quando questi misteri di Dio sono invocati  meglio lasciar perdere. Perch il mistero, che pu essere un punto di partenza per chi ha fede,  certamente il punto d'arrivo per chi non ne ha. Di fronte a quel muro inespugnabile, egli preferiva perci tacere e scontare le punizioni di rito che la madre gli somministrava. Esse erano impartite senza esitazione e con scrupolosissimo rispetto delle gerarchie celesti: un'ora in ginocchio per aver posto domande inopportune su Dio e Ges, mezz'ora per quelle su Madonna e santi. Quante volte, per, da grande... quei misteri aveva invocato egli pure e risolto ogni imbarazzo tappando la bocca dei fedeli!
Poi erano seguiti gli studi, le prime scoperte e le prime risposte a qualche curiosit. Ma nulla di sicuro. Conclusione: Dio, come il trucco del prestigiatore, c' ma non si vede. E ancora una volta, aveva assodato che le certezze sono solo di quelli che s'alimentano di fede, capaci di reggere le storie pi assurde senza battere ciglio. Proprio come sua madre.
"Per! Che bella cosa la fede!" rifletteva. "Puoi viaggiare nel tempo, nello spazio e altrove, senza difficolt. Puoi credere in tutto per effetto di un'elementare semplificazione. Come  appagante la semplicit!"
E andava riepilogandosi i passi della creazione...
"Mercoled 23 Ottobre dell'anno 4004, avanti Cristo, beninteso, alle nove del mattino (se i calcoli di quel sant'uomo che fu J. Lightfoot sono giusti), Dio diede corpo alle tenebre che ricoprivano gli abissi. Per quanto tempo il Suo Spirito aveva volteggiato nell'oscurit, prima che questo far niente Gli venisse in uggia! Stabil la differenza tra buio e luce, quindi congegn il firmamento, la terra e le acque. Compiaciuto, perch tutto ci Gli era venuto buono, aveva creato germogli, erbe e alberi da frutto. E poich anche queste cose Gli erano piaciute, decise di andare oltre e cre le luci del cielo per illuminare la terra: il sole, la luna e le stelle... tante stelle..."
Proprio quante, per via dello stomaco in fuoco, egli ne vedeva in quell'istante. Ma continu a pensare.
"Soddisfatto, come c'era da aspettarsi, s'era cimentato con pesci, uccelli, animali gi belli e domestici, e rettili. Pure di questo s'era deliziato,  naturale, e con una punta di vanit, aveva voluto saggiare le Sue capacit affrontando la prova pi impegnativa: la creazione dell'uomo. L'aveva impastato con la polvere del suolo, gli aveva soffiato nelle narici ed eccolo l: l'uomo diventato essere vivente.
"Per la donna aveva immaginato una soluzione che fosse stravagante e tale risult la natura femminile che ne consegu. Ma si vede che non era di genio quel giorno, perch riusc solo ad esprimere in quell'indole complicata, la Sua concezione maschilista. Tributaria dell'uomo e da lui dipendente, Eva fu costruita intorno ad una costola superflua di Adamo. Egli non dovette rimanere molto soddisfatto del risultato, perch non  scritto che si glori come aveva fatto fin l. Beh, certo: non c'era molto di cui essere fieri, viste le delusioni che donna e uomo Gli diedero fin dagli inizi..."
Poi incespic fra le asperit di tante cosmiche inesattezze...
"Via, non scherziamo!" si disse. "La vegetazione prima del sole; la terra come un'isola piatta; la volta celeste come un globo di vetro, con gli astri su di essa appiccicati come lampade fisse, per funzionare a tempo: il sole per quanto basta ad illuminare la terra di giorno, e la luna per illuminarla di notte. Cos, senza nessuna percezione degli spazi sterminati che separano la terra dagli infiniti altri mondi, mentre i telescopi frugano lo spazio e, a distanze di milioni di anni-luce, intravedono solo ulteriori soglie d'altri spazi infiniti. E l'uomo? Gi bello e fatto! Beh, ce n' di distanza fra il rudimentale androide di milioni d'anni fa e l'homo sapiens..."
Si chiedeva come gli venisse, proprio ora, di fare certe considerazioni.
"Ah, s, il vino, deve essere stato il vino: quel vino di messa che padre Giacobbe tanto mi ha raccomandato. Ecco, fa il suo effetto... Dio  ben altra cosa che quell'immagine semplicistica trasmessa dalla storia sacra. La sagoma che ho davanti  un'impressione che non pu impressionare,  una degenerazione della mia fantasia, una creazione della mente ottenebrata dal malessere. Ci voleva pure quest'impressione! Cominciavo a sentirmi bene, in grazia di Dio, diciamo cos, e invece... eccoti l, il Padre Eterno in persona!"
Dall'abbandono del sogno sognato, torn alla realt del sonno agitato e gli piacque credere che, stregato come per un sortilegio, fosse succubo di un incubo.
Macch! Dio era di fronte a lui: splendente, con il tradizionale triangolo equilatero luminescente intorno al capo. Si stagliava nitidamente contro il colore azzurrino della parete e dietro l'enorme croce nera su di essa dipinta in rilievo. Questa croce l'aveva voluta qualche pontefice zelante che l'aveva preceduto sulla cattedra di Pietro. Proprio cos: nera, pesante, fastidiosa. Lui non aveva avuto cuore di chiedere che fosse rimossa. Ed essa era rimasta l, come una minaccia ostinata, che sembrava volersi staccare dal muro e rovinargli addosso da un momento all'altro.
E intanto la forma luminosa era sempre l: una figura imponente, tale e quale l'avevano rappresentata gli artisti del Rinascimento. Aveva il volto circondato dal bianco spesso della barba in ciocche regolari, come quelle delle statue greche di Zeus e Poseidone. Sorrise rievocando lo scrupolo di quei rabbini che, nella Cabala, avevano riportato il numero esatto di quei riccioli: un miliardo e settemila. Ma intanto, in mezzo a quel candore, due occhi giudici lo fissavano in un modo cui era impossibile sottrarsi.
Sua Santit finse indifferenza.
"Tanto" congettur, " soltanto un incubo. Scomparir una volta passato l'effetto del vino."
Tuttavia, senza avere il coraggio di riconoscerlo, era terrorizzato.
Poi not che Dio s'era mosso. Come uscendo dalla parete e sgusciando attraverso i bracci della croce in rilievo, Egli s'era avvicinato, aleggiando nel buio, come all'inizio dei tempi aveva aleggiato sugli abissi. L'azzurro della parete era divenuto profondo, pi che nei cieli dei dipinti nei quali Egli si libra senza peso.
"Ma allora  vero!" sospett con il cuore in tumulto. "E'proprio Dio! Esiste veramente!"
Cerc a quel punto di percorrere a ritroso il tempo della sua esistenza, frugando nella memoria a caccia di colpe e peccati che Quello gli avrebbe certamente addebitato. Riepilog anche il tempo del suo pontificato, per ricercarvi gli atti compiuti nel Suo nome e verificare che fossero in linea con i princpi della Chiesa. Fu preso dall'ansia; si sent per un momento imbarazzato e osservato, come un bambino alla prima comunione. Pure, non riscontr nulla di sostanzialmente anomalo.
"S," valut "qualche punta di testardaggine nel comportamento, un fare certamente imperioso, ma solo per porre in risalto l'autorit della Chiesa attraverso chi la rappresenta. In buona sostanza, per, nulla da eccepire sui temi conflittuali pi attuali: il divorzio, l'aborto, il controllo delle nascite, l'inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro, la condizione della donna, l'omosessualit, la violenza e cos via."
S'era sempre espresso con opinioni forti. Sempre rigoroso e ortodosso. In breve: il suo atteggiamento era stato fermo e immutabile come nella migliore tradizione del Cattolicesimo. In quanto a Galileo, ebbene, aveva dovuto riabilitarlo. La decisione non poteva essere ulteriormente differita; non era opportuno per la Chiesa, dopo circa quattro secoli di silenzio, continuare ad ignorare che la Terra gira intorno al Sole. Pertanto, era ampiamente giustificato per questo. S, forse, volendo essere pignoli, qualche neo qua e l c'era; cosette di poco conto... Quello scandalo della Banca Vaticana...
"Gi, la Banca Vaticana, ipocritamente detta IOR, o Istituto per le Opere Religiose..." riflett "...con succursale negli Stati Uniti... Ci sarebbe da conciliare la posizione ufficiale della Chiesa, che ha costantemente condannato l'usura, e il riconoscimento di un istituto di credito. Perch lo IOR, nonostante il nome e comunque lo si guardi,  un istituto di credito."
Alquanto perplesso, pens per un secondo e concluse:
"La Chiesa ha istituito lo IOR per fini di bene, per scopi morali..." esit. "Una banca con scopi morali? Le opere religiose dello IOR sono unicamente nella sigla, il resto  danaro! E quale danaro! Addirittura quello della mafia, a quanto s'insinua. Opere Religiose... Chiss se  plausibile..." rimugin indeciso.
Non era affatto rassicurato, ma and avanti con il ragionamento:
"Certo, ho avuto simpatia per quel cardinale americano cos poco uomo di chiesa e cos tanto uomo di finanza. Per, scoppiato lo scandalo, mi sono mostrato inflessibile; l'ho rimosso immediatamente dall'incarico, senza la minima titubanza e l'ho rispedito nelle praterie natali."
Poi l'assalirono certi robusti timori su altri affari, che erano pi di stato che di religione, come i compromessi segreti per abbattere il Comunismo reale.
"Pure qui, a pensarci bene, non c' nulla di criticabile. Il fine li giustifica pienamente: s' trattato di liberare popoli oppressi e restituirli all'amore di Madre Chiesa." Cos si confort farisaicamente. Eppure, gli restava qualche inquietudine, come un intollerabile pelo di lana nella schiena.
Conclusione: era perplesso.
Si consol, mentendo a se stesso, che non gli era facile riepilogarsi tutto in cos poco tempo.
"E poi," aggiunse quasi per scusarsi alla sua stessa coscienza, "come si fa a parlare con Uno che di norma impartisce solamente ordini? Mio Dio!" pens confuso invocandoLo involontariamente, "come si pu, soprattutto, dire se ho operato secondo la Sua volont? Che ne so io della Sua volont? Come si fa a sapere che elucubra Uno che per definizione ha pensieri imperscrutabili? Che so io di Lui? Le informazioni bibliche Lo descrivono in maniera cos contorta: spietato, quando ordina ad Abramo di scannare il figlio Isacco, nella terra di Moria, e poi recede; misericordioso, quando perdona a quell'assassino di Caino il fratricidio e gli permette di andarsene, liberamente per il mondo, con un marchio che  pi un lasciapassare di impunit che un segno d'infamia. Beh, proprio non  facile!" ammise sfiduciato.
"Poi, all'improvviso, ti compare davanti e ti rende noto che c'. Come se fosse la cosa pi razionale del mondo. Dico, come si fa a cambiare la logica con la quale si  ragionato per un'intera esistenza, cos, d'un tratto? Benedetto Iddio! " ribad ancora inavvertitamente. "Perch non si  mai fatto vedere prima, con un segno, un indizio, un cenno solo che destasse il sospetto della Sua esistenza? Avrei potuto..." Ma lasci il pensiero in sospeso, per non impegnarsi. "Gi, come se le Sue manifestazioni fossero cosa di tutti i giorni. Chi L'ha mai visto in faccia, vediamo!"
Si prov a ricordare.
"Disgraziatamente," termin sconfortato, "coloro ai quali Egli si  manifestato hanno fatto una brutta fine. Tutti. S, non c' dubbio!" riconobbe dopo che, per sicurezza, ebbe fatto una nuova verifica nelle sue conoscenze bibliche.
"L'Antico Testamento su questo punto  costante. C' da tremare all'idea che si possa finire in cenere soltanto per aver ascoltato la Sua voce, figurarsi quelli che hanno la ventura di vederLo in faccia. Chi  quell'essere di carne che ha ascoltato la voce del Dio vivente parlare in mezzo al fuoco, rimanendo in vita? sta scritto in Deuteronomio. L'autore di Giudici rincara la dose: Certamente morremo, perch abbiamo visto Dio. Perfino Mos, che con Lui era in buoni rapporti e Gli parlava come un uomo parla al suo amico, non poteva vedere la Sua faccia, perch - cos dice Esodo - l'uomo non mi pu vedere e restar vivo. Quelli ai quali Egli si  compiaciuto di manifestarSi dovevano coprirsi il volto con il mantello per non restare fulminati. Cos fece Elia, che pure era un privilegiato. Mos, per, vuoi perch L'aveva incontrato pi volte e s'era abituato, vuoi per la carnagione forse meno delicata, poteva affrontare le Sue radiazioni a viso scoperto. Doveva per coprirsi con un velo quando ritornava fra la sua gente perch, per la troppa energia immagazzinata, quelli non si ustionassero al suo cospetto."
E gli venne in mente il Mos di Michelangelo con quelle protuberanze sulla fronte: ingenua testimonianza del passo di Esodo dove  scritto che, quando il liberatore scese dall'Oreb, sulla sua fronte i raggi di luce si riflettevano come corna...
Sarebbe andato oltre con le sue rimembranze e avrebbe trovato dell'altro. Ma gi questo bastava.
"Sul potere incendiario di Dio" desunse, "ce n' abbastanza da essere angosciati. E'ampiamente testimoniato e vale per uomini, bestie e cose, se  vero che per mezzo del solito Mos, Egli impose al popolo di non farsi vedere dalle parti dell'Oreb e di evitare che finanche greggi ed armenti pascolassero nelle vicinanze."
Rovist ancora e, storcendo le labbra, dedusse definitivamente che c'era poco da stare allegri.
"Se cos era in passato, non vedo perch le cose debbano essere cambiate adesso!" concluse.
"Per, a ben riflettere, una volta Quello  comparso a qualcuno senza arrecare danni. S, a Giacobbe, il patriarca. Se ne parla nel Capitolo XXXII del Genesi!" ricord con sollievo.
"Giacobbe Lo aveva visto faccia a faccia - sta scritto proprio cos - e, nientemeno, aveva fatto a botte con Lui per una notte intera. Nella lotta, il patriarca aveva riportato la frattura dell'articolazione della coscia, ma s'era salvato. Molto strano! Chiss il perch di questa eccezione? E chiss quale era poi il fine di quella narrazione?" concluse sfiduciato mentre cresceva la sua ansia.
E intanto che cos almanaccava, fu annientato da un'altra considerazione: tutto quello su cui andava ragionando non poteva sfuggire all'onniscienza di Quello. Pure su quest'attributo non era lecito avere dubbi... dopo tutte le tirate di sua madre.
"La tradizione sull'onniscienza degli di  immutabile in tutte le religioni" espose a se stesso. "Gli di sono onniscienti per definizione. Devono esserlo. Altrimenti come potrebbero fare gli di! L'onniscienza  il loro strumento di lavoro, il pi importante, perch testimonia e riepiloga tutti gli altri attributi divini."
Si sforz di non pensare perch lui, creatura con un cos mediocre concetto di Dio, non poteva che avere pensieri peccaminosi. Se ne rendeva perfettamente conto, e pi pensava pi sapeva di peccare. Intuiva che le sue osservazioni erano come un libro aperto davanti agli occhi scrutatori di Quello.
"Non pensare. E come si fa a non pensare?" pensava intanto.
E pi si concentrava a non pensare, meno ci riusciva. Era come voler annullare se stesso. I pensieri gli schizzavano via dalla mente, incontrollabili, come olive bagnate d'olio alla presa di una forchetta.
Involontariamente si trov a riesaminare, per la quinta volta, le sue conoscenze bibliche, per scoprirvi qualche tratto decisivo di Quello al quale riferirsi, per difendersi. S, perch non c'era il minimo sospetto, sentiva con un senso sconosciuto che quell'immagine imponente, che occupava tutto lo spazio non esiguo della stanza, sospesa nell'aria come una nube minacciosa, lo giudicava ed egli era chiamato a giustificarsi. Lo sguardo di Quello, cos penetrante, non dava adito ad equivoci.
"D'altronde," confess a se stesso sconsolato, "quando nella Bibbia Dio compare  di solito per esprimere condanne e preavvertire lutti. Mi scagioner facendo riferimento al Figlio, alla Madre... Staremo a vedere. Perch  piuttosto nel Loro nome che ho agito. Forse avr calcato la mano sul culto di Maria, forse avr pure sviato l'attenzione dei fedeli dall'adorazione di Lui. Ma certo capir la buona fede. Mi dovr perdonare. E se no, dove sta tutta la Sua misericordia, la tanto conclamata misericordia di Dio?"
Ci fu a quel punto come un'esplosione di luce prodotta dal roteare del triangolo sfavillante sul capo del Padre Eterno. Poi il pensiero di Dio divent verbo ed echeggi fosco:
"Che c'entra la mia misericordia?" vibr lo spazio.
Come c'era da aspettarsi, Quello aveva puntualmente letto nel pensiero di Sua Santit.
"Prima di tutto io sono giudice e un giudice non sar mai sufficientemente imparziale se  incapace di mettere da parte i sentimenti. La misericordia viene semmai dopo."
Quella voce sembrava innalzarsi dalla profondit degli spazi siderali.
Sua Santit invece sprofond ancora di pi nel cavo freddo di quella bara che era diventato ora il materasso e giacque inerte. Era annichilito. Quelle parole, rovinandogli addosso come lastre tombali, lo inabissavano. Adesso proprio non aveva dubbi. Quella voce stizzosa non ammetteva incertezze, ma soprattutto non prometteva nulla di buono.
"Eh, s," riconobbe con un tremito, " proprio la voce di Dio ed appartiene proprio al pi tipico Eterno dell'Antico Testamento, irascibile e vendicativo."
Non gli restava che ascoltarLo e ponderare le risposte.
Mai, per, si sarebbe aspettato il linguaggio crudo con cui Quello lo affront senza indugi. N, tanto meno, avrebbe immaginato modi cos diretti, privi di quei velami lievi cui, dopo lungo tirocinio, l'aveva formato la sottigliezza della millenaria tradizione della Chiesa. Era sicuramente a disagio, lui: la massima autorit religiosa della terra! Lui cos abituato all'ossequio di milioni di credenti educati alla venerazione del pontefice! Si era sentito perfino offeso e, se non fosse stato perch Quello era Colui che era, avrebbe reagito, e come! Pi di tutto, era stato infastidito quando il Padre Eterno, senza mezzi termini, lo aveva coinvolto direttamente.
"Santit? Da dove tiri fuori questo titolo, tu che a mio nome spacci verit o pseudo verit che n io n mio Figlio abbiamo mai affermato?"
"Signore Altissimo e Misericordioso, Eterno e Onnipotente Iddio Immortale..." os con un filo di voce Sua Santit, affannando alla ricerca di qualche altro attributo laudativo. Ma fu interrotto all'istante.
"Chiariamoci sbito le idee, Santit!" tuon Quello. "Evita, per cominciare, tutte le formule adulatorie, taglia corto e dammi del tu."
"Gli do del Tu, d'accordo," consider imbarazzato Sua Santit. "Ma come Lo chiamo? Non me l'ha mica detto!"
Sapeva quanto mistero circondava il nome di Quello. Era un arcano di vecchia data fondato sul presupposto secondo cui, conoscendo il nome di Dio, si pu avere un certo potere su di Lui. Ecco perch Egli ne era cos geloso e non lo aveva mai svelato ad alcuno. Allo stesso Mos, persona di Sua fiducia, aveva confidato in maniera enigmatica di chiamarsi: Io sono Colui che sono.
"Ora, se devo rivolgermi a Lui in maniera diretta," medit per un attimo, "come Lo chiamo: Tu che sei Quello che sei? E'quasi offensivo! E poi  troppo lungo!" concluse pi avvilito che mai.
"Chiamami semplicemente Eterno. Immortali erano gli di della mitologia greca con i quali non voglio avere a che fare" intervenne Quello interpretando la sua perplessit.
"Eterno o Immortale che differenza fa!" cavill tra s Sua Santit, ma non ard soffermarsi.
"Eterno..." riprese prontamente cercando di adattarsi a quel suono inusitato e pronunciandolo con la maggiore riverenza possibile. "Io non ho fatto altro che continuare nella linea di quelli che mi hanno preceduto sulla cattedra di Pietro..."
"Cattedra di Pietro!" fece Quello accigliato mentre il triangolo, raggiante intorno al capo, mandava bagliori intermittenti. "Questa  un'altra delle menzogne di cui devo essere riconoscente ai vescovi di Roma. Riuscivano a sapere tutto di me e di mio Figlio, pure quello che io non so. Ma questo Pietro chi l'ha nominato capo della cosiddetta chiesa?"
"Eterno," rispose Sua Santit, rincuorato dall'apparente smemoratezza di Quello, "ma  stato Tuo Figlio stesso. L'investitura, ricordi, sulla strada di Cesarea di Filippo: ...tu sei Pietro e sopra questa pietra edificher la mia Chiesa e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. E l per l aveva aggiunto: A te dar le chiavi del regno dei cieli e ci che legherai sulla terra sar legato nei cieli e ci che scioglierai sulla terra sar sciolto nei cieli. L'affermazione di Tuo Figlio  riportata integralmente nel Vangelo di san Matteo al capitolo XVI, versetto 18. Su questo versetto la Chiesa fonda la sua stessa esistenza."
Soddisfatto della precisione, si effuse poi in dettagli minori:
"Nel tamburo della cattedrale di san Pietro, queste parole sono scritte in latino, in lettere alte due metri, perch siano sotto gli occhi dei fedeli di tutto il mondo..."
"Vuoi il mio elogio per la buona memoria? Credi che non sappia come siano andate le cose? Dimentichi che quel versetto di Matteo non rende giustizia ai fatti! Non essere ipocrita, Santit, sai bene quanto, fin dalle origini, i tuoi predecessori abbiano rovistato nelle Scritture e quanto abbiano aggiunto, inventando e falsificando, per giustificare l'istituzione del papato. Sai quanti studi sono stati condotti, fuori e dentro la chiesa, per dare un significato a quell'affermazione che  sola del primo Vangelo?
"Un punto importante come questo, cui voi attribuite la cosiddetta investitura di Pietro, sarebbe stato riferito con ben altra enfasi e in maniera concorde da tutti gli evangelisti e da tutti i primi autori cristiani. Non ti pare? Invece no! Vi fa cenno soltanto Matteo. Gli altri tacciono. Tace Marco, tace Luca, tace Giovanni, tace Paolo, tace Pietro stesso e tacciono anche i Padri della Chiesa..." e cominci ad elencarli contandoli sui polpastrelli: "Ireneo, Policarpo, Eusebio, Cipriano, Origene..." si ferm perch le dita risultarono insufficienti, "...e quanti altri..." termin evasivo. "Nessuno, dico nessuno, sapeva che Pietro era il vescovo di Roma, o che a Roma egli fosse mai andato. Del resto, se Pietro stesso non lo sapeva..."
"Ma la tradizione afferma che san Pietro ha retto questa Chiesa per venticinque anni. Si sa che mor a Roma nel 64, durante le persecuzioni di Nerone, dopo essere stato imprigionato nel carcere Mamertino. Si sa pure che fu sepolto nei pressi della prima pietra miliare della via Cornelia, nel punto dove, trent'anni pi tardi, papa Anacleto costru un piccolo oratorio" puntualizz Sua Santit.
"Infatti questo lo sa solo la tradizione della tua chiesa. Io no e nemmeno la storia. Nessuna cronaca dell'epoca ne ha mai parlato. Ma questo non ha alcuna importanza. Io non devo spiegare le parole di mio Figlio, che sapeva essere chiaro... quando voleva. Egli intendeva la fede, quando parlava di pietra. Era la fede di Pietro ad essere chiamata pietra, non la persona dell'apostolo.
"In ogni caso, se proprio la Chiesa - ma la Chiesa che intendeva mio Figlio - ebbe un fondatore, costui fu mio Figlio stesso, non Pietro. Su questo punto tutti i Concili, da quello di Nicea del IV secolo a quello di Costanza del XV, sono concordi. Sono cose che sai, devo presumere!"
Fece una pausa di riflessione poi, infilzando Sua Santit con lo sguardo, ricominci:
"Non raccontarmi che non ricordi le parole, sempre riferite da Matteo, che seguirono la cosiddetta investitura. Mio Figlio mand letteralmente all'inferno il detto Pietro con una frase che  la massima condanna di questo personaggio che voi dite essere il Vicario di Cristo: ...Via dal mio cospetto, Satana - lo sgrid - tu mi sei di scandalo, perch non hai il senso delle cose di Dio, ma di quelle degli uomini. Che altro avrebbe dovuto aggiungere Ges, me lo sai dire?"
Sua Santit rimase di sale. Non c'era che dire, Quello le Scritture le conosceva a menadito. Altro che! Diamine, le aveva ispirate Lui! Attenzione! Doveva prestare attenzione alle risposte. Quello era capace d'incenerirlo con un innocuo movimento delle ciglia.
"Beh, certo, san Pietro era un po'duro di cervice!" balbett cogliendo per istinto un'antipatia di Quello per il pescatore galileo. "D'altro canto, se Tuo Figlio lo soprannomin Pietro, non fu per caso... Obduratio capitis, era duro di comprendonio san Pietro, si deve ammettere. Nondimeno - ma questa  solo una mia misera riflessione - in quella circostanza Ges fu un pochino severo con il suo Primo Apostolo. Proprio severo, direi," os poi coraggiosamente. "Ma  un'impressione mia, non so se la condividi. Per gli attribu il potere di aprire e chiudere; di legare e di sciogliere. Questo, sempre a mio umile avviso, sembra meno discutibile."
"Ma che vai cianciando, lo stesso potere mio Figlio concesse astrattamente a tutti gli apostoli. In una prospettiva, cio, che  agli antipodi rispetto a quello che la tua chiesa gli ha dato. Non che voglia difendere a tutti i costi il Suo operato, perch io quelli, gli apostoli, non li avrei fatto nemmeno sagrestani, per  certo - e tu queste cose le sai - che questa chiesa ha radicalmente travisato il valore del Suo messaggio e i termini della Sua opera. E questo solamente per giustificare una sconfinata ambizione di potere e la smania di dominio temporale.
"L'umanit cui predicate la fede in me non ne pu pi delle vostre ipocrisie e io sono d'accordo. Sollevando lo spauracchio delle pene eterne che io appiopperei a chi non mi adora, avete inteso costituire una societ di creduloni, un gregge di pecore. S, proprio un gregge. D'altra parte, voi stessi lo chiamate cos. Come se io avendo bisogno di qualcuno che mi adorasse avrei preposto l'uomo! La meno riuscita fra le mie creature! Se proprio fossi stato mosso dalla necessit di una perpetua adorazione, avrei destinato allo scopo i cani, come qualcuno ha pure detto, che sono esseri pi istintivamente fedeli. Certo non le pecore. Ti pare?"
"...Non tanto... forse... non c' dubbio" alla fine ammise perplesso Sua Santit. "Ma, Eterno," aggiunse poi barcamenandosi, "io non c'entro con le interpretazioni forzose della Chiesa; io ho trovato gi tutto fatto."
"Appunto, tu non sei peggiore degli altri, non hai aperto e chiuso, n hai legato e sciolto pi degli altri. Di fatto, poi, quello che pi frequentemente i pontefici hanno aperto sono i forzieri dell'oro della terra, e quello che hanno legato sono le corde intorno al collo di povere vittime, che di rado sono state sciolte. Tu, dal canto tuo, hai solo ritenuto comodo perseverare nella politica di ambiguit, che va avanti da venti secoli. L'hai mascherata dietro il mio nome e hai spacciato per sacre tante invenzioni che avevano per obiettivo esclusivamente il tornaconto, che sacro non .
"Non ti perdono l'ipocrisia, tu che avendo ingegno e conoscendo pi di quanto conosca la marea sterminata degli ingenui cui ti rivolgi, continui a mentire come tutti quelli che ti hanno preceduto. Tu, cos facondo quando parli di pace e di amore, tradisci chi ti ascolta. Tu, autoritario, che negando la libert di Kung, Hunthausen, Curran, Boff, Sweeney, Schillebeeckx, Gaillot," elenc sempre contando sui cinque polpastrelli e sommandone un sesto e un settimo ideali, "hai negato la verit che di libert soprattutto si nutre..."
"Eterno," cerc di sviare con sguardo basso Sua Santit, "se posso ripeterlo, io ho trovato gi tutto fatto..."
"Perch insisti con questa storia del gi tutto fatto? Vuoi ricordarmi che avresti voluto fare qualcosa tu pure e che non ci sei riuscito? Se per questo, il tuo l'hai fatto anche tu. E non  poco!" s'innervos Quello.
"No, non mi sono spiegato," si scus umilmente Sua Santit, "voglio ricordare che io ho esclusivamente predicato le dottrine eterne della Chiesa."
"Dottrine eterne! E me le vuoi riepilogare, di grazia?"
"Ma... la venerazione della Vergine Maria, l'amore per il prossimo, la carit... Le dottrine eterne insomma."
"Venerazione della Vergine Maria! Amore per il prossimo! Carit!..." l'interruppe Quello con stizza. "Ma hai una bella faccia tosta! Mostri di non ricordare che so tutto e so perfino quello che pensi e non pensi prima che tu lo esprima. Tu, che soltanto ora ti accorgi di me, ritieni di poterti nascondere agli occhi della mia mente onnisciente..."
"No, Eterno, e come potrei io misera Tua creatura!" si scherm Sua Santit con l'ipocrisia irriducibile della sua natura.
"Gi, dimenticavo che sei come gli altri, tanto corrotto dalla logica mendace, che  la struttura stessa della chiesa, da essere ormai morto alla verit. Alludevi alla venerazione di Maria, fingendo di non sapere quanto la chiesa abbia ingigantito e corrotto il significato delle parole che le Scritture hanno tramandato sul conto di lei. E ci all'unico scopo, inutile dirlo, di creare nuovi argomenti d'interesse religioso e pertanto ancor meglio dirigere la coscienza dei credenti.
"Le testimonianze evangeliche sulla figura di Maria sono indiscutibili. Io ho autorizzato solo, come suo segno distintivo, l'espressione: beata fra le donne, perch prescelta a dar vita a mio Figlio."
"Eterno, con il dovuto rispetto, sai... si aveva bisogno di una figura femminile che riassumesse i requisiti ideali della donna: la modestia, la verecondia, la grazia..."
"I requisiti con i quali l'uomo nella sua velleit pretende d'identificare la donna." Rimbomb la voce di Quello.
"Tu, Eterno, se abbiamo ben inteso le Tue parole, hai disposto la priorit dell'uomo su tutte le cose e sulla donna, che hai stimato alla stregua di cosa. Ne rende testimonianza l'ultimo Comandamento biblico del Decalogo, che scrivesti con il Tuo dito per Mos, sull'Oreb: Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la donna del tuo prossimo, n il suo servo, n la sua serva, n il suo bue, n il suo asino, n alcuna cosa che sia del tuo prossimo." Recit a memoria. "La donna come propriet, dunque, per quanto un gradino pi su del bue e dell'asino. Ma sempre cosa, subordinata all'uomo: al padre, ai fratelli, al marito.
"La donna ideale quindi deve essere compiacente e umile. San Paolo ribad questo punto di vista e conferm che l'uomo  il capo della donna, che essa fu creata a motivo dell'uomo, che alla donna non  permesso parlare in assemblea, e via dicendo. Perci  l'uomo che Tu hai posto al centro della creazione. La Tua stessa figura  maschile..."
"Questo  uno dei misteri imperscrutabili della mia mente che l'uomo non pu intendere..."
"Altro mistero..." rilev mentalmente Sua Santit, ma, ancora una volta, si guard bene dall'indugiare.
"Vedi Tu stesso dici uomo..." Lo interruppe poi.
"Uomo come umanit, come sintesi, come parte del tutto" sbott Quello ruvido. "In quanto alla donna, la limitata conoscenza della sua posizione da parte della tua chiesa, ha determinato tutte le aberrazioni del Medioevo. Sante e streghe nascono dalla stessa matrice, derivano da uno stesso fenomeno di esaltazione mistica o demoniaca. Un filo sottile le lega; la differenza  solo nella scelta del modello cui esse si sono votate: le sante a me, le streghe al mio Avversario.
"Ancora vi domandate se Giovanna d'Arco fu una strega, perch per stregoneria l'avete bruciata sul rogo nel 1431 o una santa, perch santa l'avete proclamata nel 1920. E quante credi che siano le differenze tra Bellezza Orsini, la strega, e Caterina da Siena, la santa? Il delirio dei loro rapimenti, le loro ebbre unioni con mio Figlio o con Satana scaturiscono da un'identica sensibilit maniacale. Columbae et striges, colombe e barbagianni; sante con la purezza delle colombe e streghe immonde come barbagianni, sospinte entrambe nello stesso volo di esaltazione: spirituale o eretica..."
"Chiss dove andr a parare" consider Sua Santit. Ma tent di assecondarLo con commenti che cerc di rendere suadenti:
"Ritornare a quei tempi per comprenderne la mentalit, le aspirazioni, le angosce  probabilmente impossibile. Ma  certo che la chiave di tanta deviazione deve essere ricercata nel condizionamento sociale, nell'ignoranza, nella povert, nel terrore del peccato, o nell'esaltazione della grazia di quell'et. Erano questi i presupposti da cui traevano origine la magia, l'incantesimo, la fattura, il sortilegio, la possessione diabolica e l'infatuazione mistica.
"Non bisogna dimenticare che quella era anche l'epoca in cui il sale serviva pi per difendersi dal malocchio che in cucina. Se per sante e streghe sono vittime entrambe del condizionamento, dell'educazione e, spesso, di una patologia isterica - lo riconoscono tutti - come di tutto ci pu essere responsabile la Chiesa?"
Quello sembr meditare per un momento, quindi rispose:
"Quelle manifestazioni corrispondono esattamente all'idea che la chiesa, attraverso le morbose fantasie dei suoi inquisitori, aveva formulato del comportamento della santa, come di quello della strega. Queste creature sono perci entrambe vittime delle stesse sviste promosse dalla chiesa, degne di compassione piuttosto che di venerazione o di condanna. E'la chiesa che, incoraggiando l'ignoranza con immagini decisive di un Dio punitore e di un Satana tentatore, ha contribuito alla diffusione della superstizione. E'sempre la chiesa che ha foggiato il modello dell'estasi mistica delle sante e quello della prostrazione fisica delle streghe, succube dell'incubo demoniaco."
"Come si fa ora a convincere milioni di francesi e d'italiani che le loro patrone sono degne pi di compassione che di venerazione!" fantastic Sua Santit. Ma abbozz e riprese:
"Mancando una figura femminile centrale nel Nuovo Testamento, il nostro Medioevo elabor quella appena delineata della Vergine Maria. E questo mi sembra cosa buona e giustificabile in rapporto a tutta la rozzezza espressa da quel periodo storico. Amore cortese e devozione si fusero e, poco per volta, trovarono espressione nel culto alla Vergine. Essa divenne la sintesi ideale dell'umilt e della modestia che si vagheggiava nella dama medioevale. Fu pertanto solo nell'intento di sublimare la donna, di angelicarla, come si diceva allora, che le si diede un prototipo ideale con la Vergine Maria, donna per antonomasia, la Mea Domina, divenuta di conseguenza la Madonna di tanti cattolici."
"Non sei tu che devi giustificare cose che giudico io soltanto. E io non le giustifico!" deliber Quello. "Soprattutto, non perdono l'enfatica ricerca di termini adulatori e l'attribuzione a Maria di privilegi e virt che non le ho mai concesso..."
"Ma queste attribuzioni avevano carattere consolatorio e impetratorio. Nascevano a sostegno della fede di gente semplice, sono espressioni di un credo elementare, di una mentalit lontana..." cerc di rabberciare Sua Santit, un po'pi a suo agio, visto che fin l non gli era accaduto nulla.
"E le attribuzioni magnificatorie successive, quali per esempio: Regina dei Mrtiri, dei Patriarchi, dei Santi, Regina del Mare, del Cielo e altri posti, Rosa Mistica, Stella Mattutina, Madre del Paradiso, Vergine Prudentissima (!), Vergine delle Vergini, Torre d'Avorio e di Davide? E l'iconografia? L'avete ritratta come una Iside egiziana che allatta il figlio, che schiaccia serpenti, che calpesta il mondo, senza nessun riserbo, con un realismo grottesco, e perfino con sette pugnali nel cuore, normalmente d'argento, sulla veste nera."
Si gratt la fronte e ricominci:
"Ma perch stupirmi, finanche mio Figlio avete vivisezionato dipingendoLo e scolpendoLo con il cuore insanguinato e trafitto da spine. Senza calcolare le laudi, i pellegrinaggi, le feste liturgiche e i santuari in onore di Maria."
Altra pausa, poi prosegu puntuale:
"Non si contano le preghiere che le avete dedicato e quelle che avete dedicato ai santi. Le uniche preghiere dedicate a me sono il Padre Nostro, di cui  autore mio Figlio, e il Cantico delle Creature di san Francesco, peraltro abbastanza datato. Incredibile il numero dei santuari di Maria e quello delle chiese consacrate a santi e mrtiri che nemmeno conosco. Ne avete eretta una addirittura ad un tal Castrese, che sapendo di non esistere come santo ha evitato di farsi vedere in paradiso. Nemmeno un'umile cappella  stata eretta in mio onore."
"Ma gli Ebrei Ti hanno dedicato il Tempio di Gerusalemme" si permise di correggere Sua Santit.
"Gli Ebrei!" argoment Quello con irritazione. "A costruirmi un Tempio ci dovette pensare quel degenerato di Erode, che era il meno ebreo tra la progenie di Abramo, ...era un Idumeo dell'aborrita discendenza di Esa, che non ho mai potuto sopportare. E poi," proruppe ancora pi sdegnato, "una volta distrutto da Tito, del mio Tempio non si  pi parlato. Non mi  rimasto che un pezzo di muro diroccato dove qualche israelita di buona volont si reca per piangere e pregare, rischiando anche qualche raffica di mitra dei Filistei..."
"Palestinesi, vuoi dire" rettific Sua Santit.
"Fa lo stesso: stesso nome, stessa razza, stessi obiettivi!" comment Quello secco.
Si ferm per un attimo mentre sibilava d'ira il suo naso.
"Voglio lasciar perdere" sentenzi quando si fu placato. "Dico per che non ci sono scuse per gli eccessi del Medioevo e ancor meno ce ne sono per quelli successivi, che aprirono la via al dogma dell'Immacolata Concezione, definito dal tuo omologo Pio IX, e quello dell'Assunzione, dell'altro tuo omologo Pio XII. E poi, Maria Madre della Chiesa... Maria Corredentrice... Chi li ha autorizzati?" chiese falsamente interrogativo mentre si ridestava la Sua collera. "Tutto questo  arbitrio, senza aggiungere che siamo ancora lontani da una conclusione di questa elaborazione insensata."
"Le attribuzioni della Vergine Maria, Eterno, si collocano tutte nella stessa ottica. In fondo, che c' di male? E'stata messa in evidenza l'importanza di... Tua Madre stessa..."
"Mia madre?" interrog Quello sgranando gli occhi immensi. "Eh, gi, l'avete fatta perfino madre del sottoscritto!"
"Beh, s, il Concilio di Efeso del 431 adott per la Vergine Maria il termine Theotkos, ovvero Dipara, Genitrice di Dio voglio dire." Precis Sua Santit cui l'abitudine impediva l'uso di un linguaggio meno tecnico. "Non fu alchimia dialettica quella dei Padri Conciliari, ma frutto di un ragionamento consequenziale. La prospettiva  molto semplice: se Maria  Madre di Ges e Ges  Dio, ergo, Maria  automaticamente Madre di Dio... Tua Madre. Mi sembra un'affermazione razionalmente ineccepibile." Concluse soddisfatto Sua Santit.
"Come in un'equazione! E'cos? E io sarei l'oggetto delle vostre sintesi matematiche! Io avrei stabilito che Maria, essere umano con tutta la caducit che ho voluto dare alla specie, diventasse nientemeno che madre mia stessa! La creatura prima del Creatore! Avete amplificato e falsificato stravolgendo senza posa la mia volont. Avete alterato addirittura il significato delle parole. Cos, Maria che avevo creata piena di grazie, ossia bella d'aspetto e di forme, come attesta il termine greco kecharitomne, correttamente usato dagli evangelisti, diventa per voi piena di astratte grazie celesti, che io non ho mai inteso mettere in evidenza.
"E non voglio dilungarmi su tutte le elucubrazioni di tanti dottori sulla complicata verginit di Maria, sulla sua conceptio per aurem, per cui lo Spirito di Ges penetr in lei attraverso l'orecchio, o l'altra, non meno ridicola, della conceptio per os, secondo la quale lo Spirito scese in lei attraverso la bocca. Avete ritenuto di saper svelare misteri e stabilire tutto da soli. Avete distorto, aggiunto e mutilato l'insegnamento degli evangelisti che, per questi punti almeno, mostrano di risentire della mia ispirazione e sono sufficientemente chiari. Eppure, mio Figlio aveva ben precisato la funzione della madre. Non le risparmi nemmeno qualche rimprovero, quando fu necessario."
Pens per un secondo, poi chiar:
"Come alle nozze di Cana, quando la riprese alla presenza di tutti i convitati. In un'altra circostanza, mentre Egli predicava alle folle, essa con i fratelli terreni di Lui, venne per parlarGli. Ricorderai che, incurante dei familiari, stendendo la mano verso i discepoli, afferm: Ecco mia madre e i miei fratelli. Chiunque, infatti, fa la volont del Padre mio che  nei cieli, questi  mio fratello, mia sorella e mia madre. Parlava di me, come vedi, non della madre terrena. In quanto a Maria  lampante che essa di Ges cap poco se, come testimonia anche Luca, stupiva alla Sua intelligenza."
"S, ma, circa i fratelli,  noto che quelli citati dai Vangeli erano in realt Suoi cugini e fratellastri, perch nati da un precedente matrimonio di Giuseppe con una sorella della Vergine Maria, di nome Maria."
"Prodigioso!" not Quello con tono canzonatorio. "Giuseppe avrebbe sposato una sorella di Maria che, guarda caso, si chiamava essa pure Maria. La verit  che questa nuova sottigliezza della chiesa si rese indispensabile quando quei due brillanti dottori, o meglio, ginecologi, che furono Ambrogio e Agostino, presunsero di sapere, cosa a me ignota, che Maria fu vergine prima, durante e dopo il parto. Da qui, devo dedurre, Vergine Prudentissima! Te lo ricorderai anche tu, spero! Logicamente, essendo gli altri fratelli terreni di Ges espressamente indicati nelle Scritture come figli di Maria, inventaste la storia di Giuseppe, marito di una prima Maria, morta la quale, spos la sorella, Maria Vergine. Che povert di fantasia!
"Paolo ha scritto la sola verit indiscutibile, cio, che mio Figlio  nato da donna. Credo sia chiaro il suo ruolo e il vincolo biologico tra lei e Ges. I Vangeli dal canto loro testimoniano, senza la minima incertezza, che dopo la Sua nascita, Maria partor al falegname altri figli e figlie e che Ges fu solo il primo nato. Sta scritto infatti che Giuseppe non conobbe [la sposa] fin quando ella non ebbe partorito il figlio primogenito. Non devo spiegarti io che significa conoscere nel linguaggio biblico e la differenza tra primogenito e unigenito? O no!"
"Io sono sempre stato avverso a tutte le dottrine mariologiche" si scus Sua Santit, "Tu sai che sono stato sempre contrario a tutte quelle attribuzioni da rosario della Vergine, vuote e ripetitive, come vuote e ripetitive sono le centinaia di Ave Maria, recitate incessantemente senza che le parole abbiano pi un costrutto. Sono sempre stato avverso alle aggettivazioni retoriche di Maria e alla sua venerazione quale Regina del Cielo, Madre Celeste, Madre Dolorosa, Madre Gaudiosa, Madre di Tutte le Grazie e via dicendo. Le ho sempre giudicate un flatus vocis, uno sfogo verbale..."
"Ma come, proprio tu dici questo! Dimentichi la Madonna Nera di Jasna Gra, in Polonia, assurta a grandi onori di recente, perch da te patrocinata? Naturalmente, per i maggiori profitti della tua chiesa. Dimentichi la superstiziosa esaltazione popolare che grida al miracolo di fronte al cosiddetto sangue pianto da tanti idoli di gesso, oggi come in passato? D'altronde, di statue che lacrimano sono piene le cronache: piangeva Iside in Egitto, piangevano a Roma Giunone e Minerva e continuano a piangere in India Lakshmi e Prvati. Quest'ultima ha perfino un flusso sacro con regolare cadenza mensile.
"Le Madonne piangenti rientrano quindi nella norma. Esse sono oggi cos numerose da ritenere un'eccezione quelle che non lo fanno. La cautela formale della tua chiesa nel non esprimersi su questo fenomeno, la sua incapacit di condannare manifestazioni di fede cos irrazionali, pi che d'ignavia sa di acquiescenza e complicit. La verit invece  tutta nel dolore e nel sangue vero, quello s, versato da Ges, non in quello equivoco di tante statuine di creta. E'proprio il silenzio premeditato della chiesa che propaga credenze assurde e moltiplica il miracolo senza contenuto dei simulacri di Maria che piange. Dimentichi che, soltanto nell'Italia meridionale, sono venerate una sessantina di Madonne, senza contare - e infatti non le cont - quelle di Lourdes, Guadalupa, Aparecida, Fatima, Loreto, Siracusa, Medugorje, Grosseto e varie altre, con tutte le pi impensabili attribuzioni magnificatorie."
"Eterno, io ho solamente assecondato un culto in espansione, un culto che in fondo non nuoce a nessuno." Si difese Sua Santit.
"E non credi che ne sia stata pregiudicata la centralit della fede in me? E'a me, il Creatore, che essa  dovuta in assoluto."
"Tuttavia, Eterno, la Chiesa ha ben stabilito che a Te e a Tuo Figlio  riservata esclusivamente l'adorazione dei fedeli, a Maria un culto speciale che si chiama latria, mentre ai Santi e agli Angeli compete quello di dulia. Opportunamente, si  ritenuto che a Maria spettasse una venerazione diversa, un qualcosa di distinto da dulia e latria: l'iperdulia appunto..." espose con metodo Sua Santit.
"Termine che ha avuto molta fortuna e del quale devo essere riconoscente alla mistica fantasia di Paolo VI."
"Beh, s, avendo ritenuto che la Vergine Maria avesse diritto ad un riguardo particolare." Conferm Sua Santit fingendo di non cogliere l'ironia.
"Purtroppo,  solo l'ennesima sottigliezza della tua chiesa, eternamente perduta in formule e definizioni." Afferm Quello arcigno. Fece quindi una pausa ed osserv: "Me lo spieghi, Santit, come fa il credente a distinguere fra latria, dulia ed altro? Ossia a dosare i gradi della sua devozione, a riservare a me l'adorazione, a Maria l'iperdulia e ai santi la comune dulia? Si pretende, in altri termini, che il povero fedele sappia quantificare l'enfasi della sua preghiera, prestando attenzione a non esagerare quando, per esempio, prega un santo, perch rischierebbe di adorarlo e questa per un santo sarebbe amplificazione devozionale. Io non ho creato l'uomo con capacit di distinzione di questo genere."
Si ferm di nuovo, chiuse gli occhi per un momento come per concentrarsi, poi riattacc:
"Alludevi poi all'amore per il prossimo. Non  quello che nel corso di due millenni avete espresso perseguitando e uccidendo milioni di Ebrei, il mio popolo eletto, o promuovendo crociate per assassinare, senza piet, gente inerme, o per istituire l'Inquisizione, che ha soppresso e martoriato tanti esseri umani, che tutte le guerre insieme hanno fatto meno vittime! E tutto ci nel nome mio!"
"Eterno, sono abbagli del passato, errori che la storia ha condannato. La Santa Inquisizione non esiste pi da secoli..."
"Gi, la storia ha condannato, ma la chiesa no! In quanto alla tua santa Inquisizione, scomparsa con questo nome, si ricicl subito, prima come Sant'Uffizio e, da qualche anno a questa parte, come Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede. E se  vero che non brucia pi gli eretici sul rogo, pure continua ad intervenire sottilmente e a condannare. Pertanto non  la chiesa che riconosce gli sbagli del passato, ma  l'umanit che  cresciuta e che le rende impossibili altri crimini ed errori disastrosi.
"In ogni caso tu non puoi essere cos subdolo da parlare ancora di carit e di amore per il prossimo. Non sei soprattutto pi qualificato di quelli che ti hanno preceduto, perch di questa carit e di quest'amore ne hai espresso pochi. Forse a chiacchiere, con benedizioni urbi et orbi che costano niente o con generiche omelie domenicali. Quando si  trattato di agire, quando la necessit l'ha imposto, la tua chiesa ha calpestato la carit con la superbia e l'amore con l'intolleranza.
"Dal giorno in cui, con l'editto di Milano del 313, al cristianesimo fu concessa la libert religiosa, la chiesa ha denotato soltanto insofferenza e fanatismo. Con tutto ci, nessun documento successivo della storia della tua chiesa  stato mai tanto liberale quanto quell'editto che la trasse dal buio delle catacombe. Per ironia della sorte, quell'editto l'aveva redatto un personaggio amorale e assetato di sangue che si chiamava Costantino il Grande."
"L'amore per l'ortodossia della fede dettava talvolta alla Chiesa scelte di severit. Ma io, ho sempre mostrato comprensione..."
"Ortodossia era scomunicare quelli che non pagavano l'obolo di Pietro, o sterminare gli Ebrei?" interfer Quello.
"Ma gli Ebrei, Eterno, avevano ucciso Tuo Figlio. Era comprensibile una reazione cristiana."
"E la chiesa s' provata a vendicarLo!"
"Gli Ebrei stessi sapevano che il sangue benedetto di Cristo sarebbe ricaduto su di loro..."
"Tu insisti nel fingere di non sapere come andarono le cose!" si spazient ancora l'Onnipotente corrugando minacciosamente la fronte imponente. "Mio Figlio non  stato ucciso dagli Ebrei ma dai Romani. Se leggi attentamente i Vangeli ne troverai ampia traccia.
"E'ridicolo attribuire loro un crimine che, anche volendo, non avrebbero potuto commettere visto che, sottoposti di Roma, non avevano lo ius gladii, il diritto di emettere condanne capitali. Mio Figlio fu crocifisso e la crocifissione era un supplizio romano. Se Lo avessero condannato gli Ebrei, ammesso che fosse stato in loro potere, Lo avrebbero lapidato, o strangolato, secondo i sani usi antichi. Ma queste non sono cose che devo ricordarti io."
"E'vero che Pilato Lo condann, ma solamente quando il popolo lo impose decidendo che fosse salvata la vita a quel ladrone di Barabba, piuttosto che a Ges."
"Queste sono le fiabe che i tuoi gregari raccontano al popolino, tu, Santit, tu sei uomo di cultura e sai bene che i fatti andarono in altro modo. Intanto, ricorderai che i Romani prendevano molto sul serio le cose della giustizia. Sarebbe perci ridicolo pretendere che, per emettere il suo giudizio, Pilato si tenesse agli umori o alle decisioni - come dici tu - di una folla schiamazzante. Se condann  perch, per il diritto di Roma, Ges aveva commesso reati politici. E tu sai che mio Figlio, sotto sotto, aveva mostrato simpatia per quelli che fra la Sua gente propugnavano la cacciata dei Romani dalla terra d'Israele.
"In quanto a Barabba, devo ricordarti che non era un ladrone, come tu dici, ma un rivoluzionario. Un lestos, come scrive l'evangelista, uno che a mano armata e a rischio della propria pelle si batteva nel mio nome contro gli oppressori del popolo. Non era quindi un furfante qualsiasi. Sta scritto questo pure nei Vangeli, ti  noto spero, come dovrebbe esserti noto che nel diritto romano non esisteva alcun istituto che sancisse la liberazione di un prigioniero colpevole a favore di un altro, parimenti colpevole."
"Ma gli Ebrei... d'accordo, Barabba sar stato anche un furfante speciale, ma gli Ebrei..." balbett Sua Santit annaspando, "gli Ebrei odiavano Tuo Figlio. Pur di vederLo condannato, Lo avevano accusato di bestemmia a Pilato..." aggiunse ingenuamente nel suo brancolare smarrito.
"E sai quanto se ne infischiavano Pilato e i Romani dei bestemmiatori del mio nome! Quelli avevano per la testa idee di grandezza, smania di potenza e per perseguire questi traguardi si ha bisogno di buon cervello e di legioni, non di me" decret Quello perentorio. "Ma io non voglio giustificare gli Ebrei, che pure di preoccupazioni me ne hanno date parecchie. Per, quand'anche essi, tutti, avessero ucciso mio Figlio, questo avrebbe forse autorizzato la chiesa a perseguitarli per secoli e a segregarli nei ghetti, dove chi usciva di casa fuori orario commetteva in pratica suicidio? Grave  che oggi vi uniate al coro degli accusatori di un mostro sanguinario come Hitler."
"Ah, quello la Chiesa l'ha sempre condannato" intervenne pronto Sua Santit.
"Sempre? Il vostro passato silenzio ne giustificava piuttosto le azioni. Era forse perch, alla fin fine, apprezzavate che anche lui si provasse a vendicare la morte di mio Figlio? Di certo gli riconoscevate la buona volont di fare contro il mio popolo, immediatamente, quello che voi avete fatto, poco per volta, per venti secoli.
"In quanto poi alla carit, alla quale pure hai fatto allusione, quella che tu predichi si chiama egoismo. Io volli che Mio Figlio nascesse in una stalla perch fosse un modello di povert. Volli che vivesse da diseredato, che non possedesse neppure la tunica che indossava. Infatti, non era Sua nemmeno quella che i soldati di Roma Gli strapparono di dosso e si spartirono quando Lo appesero alla croce. E sulla croce volli che morisse, nudo come l'ultimo degli schiavi..."
"Se Tu cos avevi voluto, perch mi addossi il peso della Tua decisione? La tunica, poi, Sua o non Sua, fu tirata a sorte fra i legionari e appartenne loro di diritto in virt di una precisa legge romana: la lex pannicularia" specific meticoloso Sua Santit.
Il Padre Eterno lo squadr con sufficienza dalla frangia del guanciale, in cui Sua Santit affondava il capo, alla cimosa della coperta, che gli copriva i piedi e seguit senza degnarlo di un commento.
"Il messaggio centrale di mio Figlio era incentrato sull'umilt che, fra tutti gli insegnamenti,  quello che la tua chiesa ha spesso negletto e ancora pi spesso calpestato, dalle origini ad oggi..."
"Eterno," abbozz Sua Santit imbarazzato dalla pausa di Quello, "Tu sai quanto un pontefice abbia le mani legate, quanto fatalmente sia schiavo della storia e della tradizione, prigioniero della curia e del sistema. Ogni suo gesto  regolato minuziosamente. Tutto nel suo comportamento  il riflesso di regole ferree. Credi sia facile sgusciare come un'anguilla fra mille insidie? Io non posso dire quello che penso. Prima di aprir bocca devo tener conto di ci che hanno detto quelli che m'hanno preceduto sul trono di Pietro, un anno fa o quindici secoli fa. Devo soppesare tutte le parole perch la Chiesa e la fede non ne subiscano un danno."
"Siete vittime delle vostre ragnatele!" sintetizz Quello.
"Ma  perch la Chiesa non commetta errori" farfugli Sua Santit. "Errori gravi, intendo dire" rettific avendo notato che Quello aggrottava la fronte. Poi riprese: "Tu sai quanto sia difficile conservare l'umilt, quando per due millenni si  avuto l'onere di difendere la dignit del Tuo nome. Ed  una dignit che povere spalle reggono a stento" disse scrutando nell'oscurit alla ricerca dei confini di Quello. "Eppure, l'umilt la Chiesa l'ha sempre predicata."
"Della chiesa avete fatto il monumento pi esemplare della superbia umana e sulla vostra bocca la parola umilt  una bestemmia!" fulmin Quello. "L'umilt l'avete predicata con parole astratte, nell'apparenza, mai nella sostanza. Con sfacciata boria, pretendevate il bacio del piede su un cuscino di velluto bordato d'oro e vi facevate trasportare in giro, nella sedia gestatoria, ammantati da imperatori, foderati di gemme rare ed ermellino, ossequiati e ventilati da flabelli come antichi faraoni. E ci senza nemmeno il concetto del ridicolo, ma solo perch fosse chiaro a tutti il vostro potere e la vostra regalit, non la mia. Il mio povero Figlio aveva rifiutato qualsiasi titolo della terra. Il Suo regno - lo disse senza posa - non era di questo mondo. Chi l'ha mai imitato oltre quel serafico poveraccio di Assisi?"
"Se ci fossimo strettamente tenuti all'esempio di Tuo Figlio fatto di miseria, di umilt e di carit, se la Chiesa avesse continuato a fabbricare mrtiri, vergini ed eremiti, se avesse rinunciato ai regni della terra per continuare a sognare quello dei cieli, di strada quella Chiesa non ne avrebbe fatta molta e forse oggi del Tuo nome e di quello di Cristo si sarebbe perso la memoria. In quanto alle manifestazioni esteriori, considera che sono usanze abolite ormai da tempo. Per quel che mi riguarda, io lavo umilmente i piedi ai miei cardinali, in occasione della Pasqua."
"Facciata!" divamp Quello. "Umilt significa riserbo. E quale  il riserbo del tuo gesto se ad esso si d la massima pubblicit, se diventa spettacolo quando  trasmesso dalla televisione, se ne parla la radio, se  fotografato, pubblicizzato dai rotocalchi e commentato al solo scopo di render noto a tutti che Sua Santit, il Sommo Pontefice, il Vicario di Cristo... perch da diversi secoli non vi dite pi vicari di Pietro, ma di Cristo stesso..."
"Ma, Eterno," Lo interruppe Sua Santit, "se il papa  il Vicario di san Pietro e san Pietro  il Vicario di Cristo, il papa  automaticamente il Vicario di Cristo. Non  forse cos?"
"E pertanto addirittura mio vicario! Senza nessun rispetto per me. Con una rappresentanza del genere ho perso la faccia agli occhi miei. Io sconfesso questa logica della propriet transitiva, questa logica della deduzione, la logica di pontefici come Innocenzo III, che gi nel 1203, poteva osare di affermare: Noi non siamo il Vicario di Pietro, n di nessun altro Apostolo. Noi siamo il Vicario di Cristo, davanti al quale ogni ginocchio si piegher. Questa  arroganza dell'assolutismo."
"Innocenzo, per, qualche anno dopo, fu colui che promosse la crociata contro gli Albigesi e canonizz Pietro di Castelnau, da essi trucidato..."
"Stermin gli Albigesi vuoi dire. Certo, a migliaia, senza piet... e senza contare la mia clemenza. In quanto a quel tuo Castelnau, da me non s' mai visto ben sapendo che non avevo avallato la scellerata decisione di Innocenzo."
"Ma san Pietro di Castelnau scomunic Raimondo di Tolosa, perch sosteneva gli Albigesi e gli Albigesi praticavano l'eresia, Eterno, predicavano che il corpo  male, negavano i sacramenti..."
"E soprattutto aborrivano la corruzione della chiesa di Roma, diventata sentina di ogni vizio, e del suo capo, che per essi era l'incarnazione del demonio stesso."
"Ma predicavano che Tu sei un Dio malvagio, l'origine del mondo materiale, la fonte di ogni sventura. Insegnavano che il sesso  male, che il matrimonio  empiet, che una donna incinta ha in corpo il diavolo stesso e che, incredibile a dirsi, il suicidio diventa virt... Insomma non se ne poteva pi. Avresti voluto che si restasse indifferenti alle offese fatte a Te?"
"E quale fu il rimedio?" smani Quello con sguardo furente. "La distruzione, la morte! Nell'anno 1209 il capo di una prima spedizione punitiva, Arnaldo di Citeaux, pagato con le indulgenze di Innocenzo, con la sua masnada di cinghiali dalle zanne insanguinate, fece irruzione nelle chiese di Bziers e nella cattedrale stessa. Scann, trucid e squart gente indifesa, che aveva creduto di scampare nascondendosi dietro gli altari. La citt fu ridotta ad una catasta di macerie e quel prode capitano si compiacque di scrivere che ventimila cittadini erano stati passati a fil di spada, senza tener conto dell'et e del sesso. Di vivo non era rimasto in giro che la calce di cui furono coperti i cadaveri.
"N meno empio fu il cavaliere di Monfort, che complet l'opera. A Lavaur, con un unico gigantesco rogo, mi immol quattrocento persone. Tutte in una volta sola. Innocenzo ringrazi entrambi i suoi condottieri e me,  ovvio, per la clemenza mostrata attraverso l'azione purificatrice di quei due eroi. Lo sterminio si protrasse per quasi vent'anni. Furono arse vive centinaia di migliaia di persone il cui pi grande crimine era stato quello di non piegarsi all'autorit del pontefice."
"Le azioni militari comportano sempre degli eccessi e in quella circostanza certamente ne furono compiuti molti. L'eresia, in ogni caso, da che mondo  mondo,  stata sempre punita con il fuoco, stando ai Tuoi insegnamenti. Occorrevano esempi che limitassero il dilagare di quel morbo cos pernicioso per la fede. Esempi forti e, indubbiamente, in quel frangente, ne furono dati parecchi."
"S, perch quegli eretici erano cos incalliti nel peccato e cos ciechi, da rifiutare la clemenza della spada offerta dalla chiesa. Si precipitarono perfino tra le fiamme di propria volont, pur di non essere toccati dalle mani dei loro giustizieri. Ritenevano, pensa, che fossero impure!" comment sarcastico Quello.
Poi ridivenne severo.
"Le persecuzioni romane avevano generato tanti mrtiri che la tua chiesa ne riemp il calendario. Eppure, in una sola volta, Innocenzo riusc a farne pi di quanti ne avessero fatti tutte le carneficine romane insieme. Ma andiamo avanti" tronc sdegnato. "Quale umilt, dicevo, c' in un gesto enfatico come quello del pontefice che, in ginocchio, lava simbolicamente i piedi ai suoi subordinati? Questa non  umilt,  farsa, poich il tuo rito  compiuto unicamente perch sia veduto e se ne parli. Mio Figlio ha predicato che umilt e carit non devono apparire. Che ha fatto invece la tua chiesa? Si  compiaciuta di mostrarsi. E'stata sfacciatamente in prima fila esibendomi come uno spaventapasseri e minacciando interdetti, anatemi e scomuniche a coloro che non intendevano sottostare al suo volere."
La collera di Quello andava crescendo perch ora le Sue parole erano roventi, infocato lo sguardo e lo stesso il triangolo intorno al capo era diventato incandescente.
"Chi l'avrebbe mai detto" osserv, "che dal dialogo incerto tra un ignorante pescatore di Bethsaida di nome Pietro e quel sognatore che fu mio Figlio sarebbe nata una potenza temporale, che per secoli  stata il terrore della terra! Mio Figlio nacque in una grotta e non ebbe una pietra su cui posare il capo. Tu, Suo vicario, abiti in un palazzo di diecimila stanze, escludendo Castel Gandolfo dove vai in ferie, dotato anche di piscina. Mio Figlio conobbe soltanto l'acqua delle Sue abluzioni e, una sola volta, quella corrente: quando fu battezzato nel Giordano. Mio Figlio predic di vendere i beni e destinarne il ricavato ai poveri e voi per secoli avete accumulato ricchezze profane."
"Eterno, l'immagine serve ad onorare il Tuo nome, ad accrescere la Tua gloria..." motiv Sua Santit.
"Non  di quest'immagine che ha bisogno la mia gloria. Di essa rende testimonianza la mia creazione. Di'piuttosto che il fasto serve ad irretire le masse, a confonderle, a destarne l'ammirazione e il timore. Ma il timore della tua superbia non corrisponde al rispetto del mio nome. Tu sei come quelli che ti hanno preceduto: un re sprezzante, sprofondato nei tuoi tesori pagani, senza nemmeno il senso dell'umorismo quando, abbigliato di tessuti preziosi, predichi la carit e l'umilt agli sventurati. Non posso aggiungere uno iota a chi ha scritto che si pu piegare la fronte al suolo davanti a te, ma per timore della tua potenza, non per rispetto della tua probit.
"Solamente per scherno mio Figlio fu re dei Giudei, tu per secoli sei stato il sovrano della terra, ti fai chiamare ancora: Vostra Grazia, Santo Padre, Eccellenza, Beatitudine, Santit, Reverendissimo, Santissimo, Eminentissimo ed altro ancora."
"Eterno, sono una semplice forma di ossequio. Non la merita forse chi deve rappresentare Te e Tuo Figlio? Non ne sei orgoglioso?"
Quello lo ignor sdegnato e procedette inflessibile.
"I tuoi cardinali, rutilanti e solenni come aironi, formavano un tempo la tua corte gaudente e libertina. Vestivano come antichi satrapi, trascinavano dietro di s le frange dei propri mantelli purpurei, sebbene accorciate oggi di parecchi metri, e portavano in giro le loro guance paffute sotto il cappello rosso. E questi gentiluomini, tu stesso, sareste i miei servi, i rappresentanti del mio povero Figlio morto in croce? Qualcuno si  chiesto attraverso quali arcani e quali tortuose manovre si  colmata la distanza che separa il Golgotha dal Vaticano? Lo chiedo anch'io perch non lo so... E per ultimo, osi affermare di essere infallibile."
"Solo se parla ex cathedra il pontefice  infallibile" volle distinguere Sua Santit.
"Gi, come se il pontefice avesse un orario di lavoro. Quello che fa fuori dall'orario di lavoro non riguarda il titolare... che sarei io! Insomma, un incarico a responsabilit limitata."
"Nondimeno, Eterno, questo dogma ha radici profonde..."
"Infallibile sarebbe chi del peccato, del vizio e del crimine ha lordato e impregnato per palmi la crosta della terra? Infallibili i papi atei come te, i simoniaci, i sadici, i lussuriosi, i prelati sposati con figli, gli assassini, gli avvelenatori, i sodomiti, gli eretici, gli adoratori di Satana, i fornicatori, i massacratori di popoli e lo stuolo infinito di pontefici che morirono avvelenati, pugnalati, affogati, di malattie veneree, o strangolati nel letto delle loro amanti?" catalog Quello con calore. Ma dovette interrompersi perch non Gli bastarono le dita di entrambe le mani. "Coloro del cui sangue o di quello che essi versarono, per secoli, il Tevere fu tale una cloaca a cielo aperto da far concorrenza al Gange!"
"Beh, talvolta qualche Pontefice non ha dato buona prova... non ha fatto una buona riuscita..."
"Qualche Pontefice? Talvolta?"
"S, magari stai per rinfacciare a me gli errori dei soliti Bonifacio VIII, Alessandro VI... arroganza, simonia... Ma occorre capire i tempi nei quali questi pontefici vissero."
"Bonifacio VIII ebbe grandi difetti," rispose Quello dopo una breve meditazione, "ma il peggiore fu quello di essere vissuto. In quanto all'arroganza lui le diede un corpo e una faccia decisivi. La espresse con parole che sono lo stendardo stesso della chiesa: Dichiariamo, annunciamo e definiamo che  indispensabile per la salvezza di ogni creatura sottomettersi al pontefice di Roma. Cos afferm. Intendeva asserire che ci si poteva salvare, ma da lui soltanto, con una cieca ubbidienza. Non poteva riferirsi ad altre salvezze che non conosceva. E a questo principio vot la sua esistenza.
"Qualcuno disse di lui che era solo occhi e orecchi, perch il resto era marciume. E aveva ragione! Non volendo, m'era riuscito di esprimere anche in negativo la mia onnipotenza quando misi insieme la sua faccia schifosa e quell'anima anche peggiore.
"Bonifacio avvers con tutto il furore possibile quegli odiosi Colonna, successori dei Conti di Tuscolo, che consideravano il papato un bene di famiglia. Distrusse con avida gioia la loro roccaforte di Palestrina trucidando oltre cinquemila persone. Ma Sciarra Colonna, non richiesto, mi rese involontariamente un servigio, quando si vendic di lui. Dopo averlo schiaffeggiato brutalmente, lo gett in carcere. Bonifacio vi mor, nel 1303, mordendosi ferocemente, alla maniera dei cani idrofobi, proprio come gli aveva preannunciato quell'inetto di Celestino V, che egli aveva spinto ad abdicare."
"Bonifacio non fu certo un pio seminarista, ma va ricordato che il giudizio di Dante, che gi in vita lo aveva bollato come simoniaco segregandolo nell'Ottavo Cerchio del suo Inferno, ha contribuito alla sua fama di reprobo."
"Io non ho potuto fare di meglio. L'ho lasciato l dove ha voluto il poeta: conficcato nella roccia con la testa in gi, perch mai pi si vedesse la sua faccia empia.
"In quanto ad Alessandro VI, Rodrigo Borgia," continu con scrupolo, "era, a modo suo, anche uomo di fede perch, una volta almeno, la manifest senza ipocrisie. Fu quando per scuro rancore gli assassinarono il figlio Giovanni, duca di Ganda, il cui corpo, secondo il costume, era stato gettato nel Tevere. Il papa lo pianse per giorni e giorni e mi preg di perdonare l'omicida, non potendolo, comprensibilmente, fare lui."
"Decise per di restaurare la Chiesa. Era devoto alla Vergine..." s'inser Sua Santit.
"S, ma era labile. Della pia decisione infatti si dimentic sbito. In quanto alla Vergine, la fece dipingere con il volto di Giulia Farnese, la sua amante minorenne. E questo  tutto quello che di buono so di lui. Il resto  ripugnante.
"Cominci per tempo: a dodici anni commise il primo omicidio. Visse un'adolescenza da depravato. Fu cardinale a ventiquattro anni per graziosa concessione di suo zio, papa Callisto III. Arriv infine al pontificato con una disgustosa campagna per accaparrarsi i voti necessari. Trecentomila ducati d'oro gli cost quello di Giuliano della Rovere, che brig in tutti i modi perch fosse deposto e ne attese trepidante la morte per subentrargli, dopo un breve intermezzo, con il nome di Giulio II. Il cardinale Savelli ottenne Civita Castellana e l'episcopato di Majorca. Al cardinale Orsini accord la sede e gli introiti ecclesiastici di Cartagena, oltre al governatorato delle Marche. Il proprio voto decisivo frutt al cardinale Sforza il castello di Nepi, il palazzo Borgia a Roma e tre o quattro muli carichi d'argento. Senza prendere in considerazione le abbazie, i conventi e gli altri opulenti privilegi che Alessandro promise a tutti i porporati con nipoti da sistemare. Ma era pur sempre poca cosa per lui che, di l a poco, cominci a distribuire continenti interi ai re di Spagna e Portogallo.
"Come stupirsi se a Roma si diceva allora che io non sono pi Trino ma... quattrino?"
"Oso insistere, Eterno, perch credo che occorra giudicare tenendo conto del momento storico. Anche Alessandro va visto nell'ottica dei costumi o meglio dei malcostumi, del suo tempo" tent di scagionarlo come pot Sua Santit. "Tradizionalista in teologia, egli era completamente assorbito dalle abitudini rilassate dell'epoca. Come si pu pretendere santit da uno che magari l'ammirava pure, ma che certo non aveva il tempo e l'indole per indulgere ad essa? Era un capo di stato determinato e voleva fare del proprio il pi potente della terra. Ci fu chi sostenne che gli stati non si reggono con i paternoster, e Alessandro VI lo sapeva benissimo. La sua condotta per pervenire alla meta ambiziosa non si poteva perseguire con la carit cristiana, fu perci appropriata a quella di un principe temporale. E come principe temporale egli ag senza essere il peggiore, quantunque dai peggiori mutu la scaltrezza, la perfidia e la mancanza di scrupoli."
Quello fece una smorfia, scosse il capo in segno di disapprovazione e procedette incurante:
"Una volta eletto, il Borgia volle ringraziarmi per aver cos felicemente ispirato nella scelta quei coscienziosi cardinali. La cerimonia dell'incoronazione fu funestata da canaglieschi saccheggi e da centinaia di delitti, consueti in circostanze del genere. Essa fu celebrata con saturnali e festini di tanto splendore mondano da far esclamare a qualcuno, per vergognosa adulazione e sacrilegamente, che se Roma fu grande con Cesare, con Alessandro diventava grandissima, perch se quello fu un uomo, questi era addirittura dio.
"Quanti figli avesse papa Borgia non  certo che lo sapesse lui per primo. Fra gli altri, quella famosa Lucrezia che, si disse, gli fu filia, sponsa, e nurus, ovvero, figlia, sposa e nuora, per aver accordato i suoi favori - cos dite voi eufemisticamente - a lui stesso, oltre che ai propri fratelli, Giovanni e Cesare. Alessandro fu anche il padre dell'ignavo Goffredo, sposo per ragion di stato della smaniosa Sancia d'Aragona, figlia dell'erede al trono napoletano. Essa pure godette della morbosa attenzione del pontefice e divenne regolarmente amante dei suddetti fratelli del marito.
"Ebbe quindi questo papa una spiccata propensione per il nepotismo. C'era spazio per tutti e, stravedendo per la bionda Giulia Farnese, non volle negare un galero, il cappello cardinalizio, nemmeno al fratello di lei, noto perci come il cardinale della gonnella, divenuto in seguito vescovo di Roma con il nome di Paolo III. Per parte sua il guercio marito di Giulia, Orsino Orsini, lautamente ricompensato con il danaro della chiesa, aveva volentieri chiuso anche l'altro occhio sulla tresca della moglie con il pontefice.
"Alessandro ebbe ambizioni smodate che trasmise, pari pari, al figlio Cesare, e un'inclinazione quasi naturale per l'uso del veleno, la ben nota cantarella. La distribuiva con noncuranza, come le benedizioni e in dosi massicce, perch l'esito fosse certo."
"Molti storici per ritengono che non ci siano prove sicure che Alessandro abbia mai avvelenato qualcuno" puntualizz Sua Santit.
"Alessandro avr forse beffato gli storici mimetizzando i suoi assassini, ma non ha potuto certo ingannare me!" sanzion Quello e senza indugiare osserv:
"Del veleno si serviva soprattutto per sopprimere quei cardinali che da lui avevano comprato la carica. Riusciva in questo modo a rimettere il titolo sul mercato, anche pi volte. Vendit Alexander claves, altaria, Christum, si disse. Vendette tutto: altari, chiavi di Pietro e Cristo stesso. Con tali mezzi non gli fu difficile avere cospicue disponibilit di cassa per finanziare le guerre di Cesare. Pi avanti non and... anche perch non ne ebbe il tempo.
"Qualcuno ha scritto che fu l'incarnazione pi sinistra del paganesimo sotto la tiara. Ma esagerava, perch, incredibile a dirsi, c'era stato chi l'aveva superato.
"No, non mi scandalizzo di Bonifacio VIII, di Alessandro VI e tanti altri di quel periodo. I papi che li avevano preceduti avevano fatto di peggio."
"Nei secoli bui del Medioevo..." tent di spiegare Sua Santit, intuendo a chi Quello si riferiva. Ma non pot andare oltre.
"Quanti crimini, quante efferatezze commesse nel nome mio e di mio Figlio, utilizzati a comando! Quanti morti in nome di un'ipocrita pace!" continu seguendo il filo del Suo pensiero e quasi stesse elencando a Se stesso le vicende pi tetre della storia ecclesiastica. "Quante sciagure hanno funestato l'umanit per la vanagloria dei vescovi di Roma! La storia del genere umano  cosparsa del sangue innocente versato dai vicari di Pietro.
"Il papato stesso nacque nel sangue con la strage dei seguaci di Ursino, fatti a pezzi dai sostenitori di Damaso, nel 366. Fu a quel tempo che il passo del tuo Matteo divent il fondamento teologico per l'affermazione del primato del pontefice romano. Seguirono lotte sanguinose per imporre questo o quel vescovo, per stabilire la propria autorit sul gruppo avverso. Due, tre e anche quattro papi erano investiti contemporaneamente da fazioni mosse solo da brama di potere e da irriducibile odio. Una avversa all'altra, una pi determinata dell'altra, fino alla morte. Famiglia contro famiglia..."
"Tuo Figlio l'aveva annunciato ammonendo che non era venuto per portare la pace ma la spada, che era venuto per dividere il padre dal figlio, la figlia dalla madre..."
"Malauguratamente, non nel modo indicato da Ges" rispose Quello, paziente per un momento. Poi soggiunse: "...Fratello contro fratello... scontri dove gli sconfitti eravamo costantemente io, mio Figlio e quelli che vi lasciavano la vita. Questa fu la storia della chiesa per i suoi primi 800 anni. E non manc un vescovo di Roma donna e meretrice: la famigerata papessa Giovanna o Giovanni Anglico, al maschile,  chiaro, morta di parto mentre si recava in sedia gestatoria alla chiesa di san Clemente..."
"Ma, Eterno, la prostituzione c' sempre stata..."
"Avrei dovuto chiudere un occhio anche su questo? Sulla prostituzione in casa mia? Dovevo proprio mettermi la dignit sotto i piedi, dunque!" esplose Quello.
"Dicevo la prostituzione in generale. In quante religioni, i commerci sessuali, la ierodulia, come  chiamata, era un'attivit sacra e addirittura lucrosa? Volevo per ricordare che, in quanto alla papessa Giovanna,  noto a tutti che si tratta di una leggenda medievale priva di fondamento!" chiar con contenuta veemenza Sua Santit.
"Quello che fanno gli altri nelle loro religioni non mi riguarda. Ma procediamo. Tu, dunque, sostieni che quella era una leggenda medievale? Non ricordi che, per evitare abusi di questo genere, si sent la necessit di costruire una poltrona apposta, con un buco al centro, sulla quale dovevano sedere i pontefici neo-eletti per sottoporsi ad una sorta di visita ginecologica? Questa specie di trono di marmo rosso si conservava in san Giovanni in Laterano fino a qualche tempo fa."
"Io non ho subto nessuna visita," precis risentito Sua Santit, "ma se lo dici Tu!" ammise malvolentieri.
"Poi," Quello prosegu senza indulgere, "per pi di un secolo si susseguirono papi uno peggiore dell'altro. E quante fosse orripilante Lucifero lo si seppe solo nell'896, quando fu nominato pontefice il figlio di un sacerdote: Stefano VII. Ebbe costui la sfrontatezza di far riesumare il corpo di papa Formoso e di indire il famoso sinodo cadaverico. Formoso era reo, secondo Stefano, di aver usurpato la sede apostolica solo perch, essendo vescovo di un'altra citt, non poteva esercitare a Roma. Dimenticava di essere a sua volta vescovo di Anagni e quindi colpevole dello stesso sopruso. considerare
"Formoso era morto da almeno otto mesi, ma questo non imped che il suo cadavere maleodorante fosse per burla rivestito dei paramenti sacri, portato in tribunale, giudicato e condannato. Stefano lo fece scaraventare nel Tevere, dopo avergli fatto amputare le tre dita benedicenti della mano destra. Onesti pescatori ne recuperarono la salma e le diedero una sepoltura pi degna.
"Stefano VII, in ogni modo, ne fece tante che fin a sua volta strangolato in carcere."
"Era la punizione divina... Tua" comment e corresse in cuor suo Sua Santit. Poi a voce alta: "Tempi bui!" annot semplicemente non avendo nulla da aggiungere.
Quello and avanti senza degnarlo di uno sguardo.
"Tempi maledetti! E quello degli Alberici, Conti di Tuscolo, fu il peggiore di tutti i tempi. Erano gli Alberici una razza malefica, che non ho mai potuto estinguere: i diavoli che non erano all'inferno erano tutti a casa loro. Di questa famiglia ho sopportato una dozzina di papi, tre o quattro antipapi e una quarantina di cardinali.
"In quel secolo X, che qualcuno defin della pornocrazia papale, regnava la lussuria pi autentica. Il potere fu in pratica nelle mani di cortigiane di mestiere quali furono Teodora e le sue figlie. Fra di esse si distinse per la straordinaria depravazione, Marozia.
"Vescovo di Roma fu un Giovanni X, amante di Teodora, fatto soffocare da questa Marozia. E papa era stato, dal 904 al 911, Sergio III, amante della stessa Marozia non ancora sedicenne. Sergio aveva fatto trucidare in carcere Cristoforo, il pontefice che l'aveva preceduto, figlio a sua volta di papa Leone V, e aveva fatto riesumare per la seconda volta e per un secondo giudizio, quello che restava del cadavere di Formoso. Per la seconda volta questo pontefice fu condannato e per la seconda volta gettato nel Tevere. In questa circostanza per gli fu reciso il capo, oltre alle poche restanti dita."
"Ma  sempre la stessa vicenda, Eterno, il cronista confuse i nomi di Stefano e Sergio. Tutto qui." Corresse Sua Santit.
"E per questo, secondo te, Sergio sarebbe da beatificare?" chiese Quello caustico. E riprese:
"Divenne vescovo di Roma perfino Giovanni XI, figlio dell'orrido Sergio III e di Marozia. Fu designato che aveva vent'anni, nel 935, ma dur poco, per fortuna, perch fu presto imprigionato dal fratellastro Alberico. A questo Alberico si deve anche il merito di aver tolto di mezzo quel mostro di madre, Marozia la meretrice, che da quel momento rimase sepolta viva in Castel Sant'Angelo per cinquant'anni circa.
"Poi venne il figlio di Alberico, papa Giovanni XII. Nel 955, quando fu elevato al soglio, aveva sedici anni! Riepilogare le sue nefandezze e i peccati innominabili di cui si macchi  complicato anche per me. Peccati innominabili, dico, tanto da temere che l'inferno stesso non bastasse per lui."
"Giovanni XI, Giovanni XII... ma erano dei ragazzi, bisogna capirli: esuberanti... sai i giovani! Hanno le loro esigenze. Frenarli troppo comporta inibizioni. Ma che avr fatto, poi, di cos innominabile questo Giovanni XII?" chiese Sua Santit, che a sua convenienza, amava non ricordare.
"Per te la chiesa sarebbe un'istituzione che avrebbero potuto governare anche dei ragazzi? La Chiesa fondata da mio Figlio? Santit, queste sono cose serie! Io, dileggio di giovinastri! Passi per mio Figlio, che  abituato ai sacrifici, ma oggetto di scherno io stesso! E'troppo! Almeno un po'di rispetto per i miei capelli bianchi! Dove vogliamo arrivare!
"Quel Giovanni l si macchi di tutti i delitti di cui la natura umana pu essere capace. Li riassunse tutti in s."
Sospir e cominci ad elencare:
"Ebbe rapporti incestuosi con la madre. Teneva un vero e proprio gineceo papale nelle mura stesse del palazzo Laterano. Ricompensava le sue prostitute con pissidi e calici d'oro del tesoro di Pietro. Possedeva migliaia di cavalli delle migliori razze, che nutriva con mandorle e fichi bagnati in vini pregiati. Giocava d'azzardo con le offerte dei pellegrini e, blasfemo come pochi altri, amava brindare a Satana e a Venere davanti agli altari. Di solito consacrava i diaconi nelle stalle. Fu ucciso con una randellata alla nuca infertagli, nel letto di un'amante, da un marito ingelosito..."
"Una randellata?" chiese incuriosito Sua Santit.
"Una bast." Assicur Quello e continu: "Aveva ventiquattro anni. Fu cos dissoluto che le donne di Roma evitavano di mettere piede in san Giovanni per non compromettere la propria reputazione. Si sostenne che fu uno dei pochi pontefici morto in un letto. Ma era il letto di un altro...
"E io avrei dovuto avere comprensione per l'esuberanza dell'et? Avrei dovuto perdonare chi, trastullandosi con il demonio, faceva il rappresentante di mio Figlio? Che idea s'era fatto della mia onorata famiglia? A quali mani era affidata la reputazione del mio nome?"
"Eterno, non ci sono dubbi su tante orride malefatte di Giovanni XII, spesso per quando mancano notizie sicure,  facile che certe dicerie si amplifichino e fissandosi diventino storia. Quanti cronisti di parte hanno gettato manate di fango su personaggi che erano talora rispettabili!" cerc di sbrogliarsi Sua Santit, che feriva e medicava al tempo stesso.
"Dicerie? Rispettabile quel demone?" eccep Quello contrariato. "Per tua conoscenza le cronache dell'epoca e, in particolare, quelle di Liutprando, quantunque di parte, riportano queste vicende. Qualcuno aggiunge che Giovanni XII fu talmente malvagio che la gente mi pregava con le lacrime agli occhi, perch mi decidessi a toglierlo di mezzo. E io per piet... infine mi decisi."
"L'uomo propone e..." tradusse mentalmente Sua Santit.
Quello non mostr di cogliere l'osservazione e concluse:
"Ma quel qualcuno non sapeva, poverino, il peggio che sarebbe venuto dopo."
"Eppure, Giovanni avvi l'evangelizzazione dell'Ungheria, per la gloria del Tuo nome, e beatific Dunstano, vescovo di Canterbury."
A tale irrilevante precisazione di Sua Santit, Quello inarc la fronte, gli lanci uno sguardo sdegnato e comment:
"Questo Dunstano  un santo che non fa miracoli e io non l'ho certo accolto nell'Empireo al suon di tromba dei miei cherubini!" tronc senza indulgenza, quindi ripigli:
"Le cose non andarono meglio con Giovanni XIII, figlio di un vescovo. Trucid met della popolazione di Roma, ma fin per tempo in catene a Castel Sant'Angelo. Sopravvisse per qualche tempo solo grazie all'appoggio di Ottone, l'imperatore sassone. Io,  scontato, mi ero guardato bene dal dargli il mio."
"Anche per lui, quel cronista partigiano che fu Liutprando us i toni pi spregevoli" obiett Sua Santit. "Si deve infatti rammentare che Giovanni XIII visse in uno dei momenti pi tempestosi del X secolo. In ogni caso si devono a lui opere meritorie in favore della vita monastica. Fu lui che avvi la conversione dei polacchi..."
"Il paradiso non ha bandiere. Io giudico una sola volta e lui  stato giudicato." Sanzion Quello con parole pesanti come pietre di sepolcro.
"Anche in questo caso posso immaginare come!" arrischi mentalmente Sua Santit mentre Quello infieriva imperterrito.
"Fu pontefice romano uno come Bonifacio VII che, nel 974, fece strangolare in carcere Benedetto VI e gli subentr sul trono. Visse per la soddisfazione dei sensi, ma del fondamentale, il buonsenso, fu privo del tutto. Dopo aver disonorato una giovinetta, fugg a Costantinopoli con il tesoro di Pietro. Ritorn a Roma soltanto a sostanza dilapidata per finirvi crivellato da un centinaio di coltellate, prima di essere gettato in una fogna. Era, per non cambiare, a letto con un'amante.
"Bonifacio VII, si disse, fece da solo tanto danno alla cristianit che Satana, in quegli anni, si gratt le corna sentendosi inutile. Il pi iniquo dei mostri, lo defin quel pio ecclesiastico di Gerberto, ma neanche lui, ingenuo, poteva prevedere quello che sarebbe avvenuto in seguito."
Fece un'altra pausa. Poi ricominci:
"Fu vescovo di Roma anche quell'altro bel difensore della fede in me, parlo di Gregorio V, figlio di Ottone di Carinzia e cugino dell'imperatore Ottone III. Aveva ventitr anni, nel 996, quando fu eletto e l'imperatore appena quindici. S'incoronarono a vicenda, come spesso avveniva in quel periodo, e a vicenda si giustificarono i rispettivi misfatti. Poi il papa dovette fuggire a precipizio da Roma davanti ad un popolo intero, inferocito per le sue malefatte. Mor a ventisette anni, avvelenato, e il cugino imperatore a ventidue. Il solo merito che ebbe Gregorio fu quello di aver fatto giustiziare la malefica Marozia, che s'era trascinata in carcere fino all'et di novantaquattro anni."
"Ma anche Gregorio qualcosa di buono fece." Intervenne Sua Santit.
"Cosa?" domand accigliato Quello al dubbio che qualche dettaglio sfuggisse alla Sua onniscienza.
"Consacr Erluino a vescovo di Cambray e sospese molti vescovi che tralasciavano i propri doveri."
"Mi stai forse criticando perch a mia volta avevo tralasciato di sospendere lui? Non saprei darti torto, perch Gregorio il proprio dovere lo confuse sempre con l'arbitrio. Per questo andava sospeso, certo, ...e anche molto in alto! In quanto al tuo oscuro Erluino, l'ho sistemato nei banchi dell'ultima fila. Ma, secondo te, avrei dovuto avere piet di Gregorio proprio per la consacrazione di questo Erluino?"
"Oddio..."
"Non nominare il mio nome invano!" lo interruppe Quello burbero.
"E'un intercalare, Eterno," giustific Sua Santit. "Dicevo oddio, piet forse  esagerato... Erluino era un povero Cr..." si trattenne per tempo e cerc di divagare. "Signore, non stai mica chiedendo il mio parere?"
"Infatti no! Fuoco eterno decretai e fuoco eterno sia!" suggell con parole di fuoco.
Poi riprese il filo:
"Tutte le cariche ecclesiastiche erano ottenute a prezzo di danaro e con il tradimento. Cos fecero Benedetto VIII e suo fratello Giovanni XIX, entrambi pontefici della famiglia degli Alberici di Tuscolo."
Il Suo volto a questo punto s'intenebr e quando ricominci la voce Gli s'incavern:
"Alla stessa famiglia apparteneva quella coda del maligno che fu Benedetto IX. Quando fu nominato papa, nel 1032, aveva nove anni. Quel miserabile sguazz nell'immoralit dall'inizio alla fine del suo pontificato, ebbe a commentare quel mio devoto Pier Damiani, parlando di lui.
"Appena pochi anni dopo l'elezione, Benedetto aveva offuscato ampiamente in efferatezze i peggiori predecessori. Era Belial stesso, signore delle tenebre, vestito dei paramenti sacri. Visse nella dissolutezza pi abietta e dedito ai vizi pi raccapriccianti. In molti tentarono di farlo fuori per gli omicidi e le violenze commesse, ma egli riusc regolarmente a sfuggir loro e a rifuggiarsi nei castelli della nativa Tuscolo. In una delle sue assenze fu eletto Silvestro III, ma quel seme di Satana ritorn sul trono con la forza delle armi.
"Poi si decise ad abdicare. Lo convinse una cugina, della quale s'era invaghito, il cui genitore, Gherardo de Saxo, diede il consenso alle nozze a patto che rinunciasse al pontificato. Ma ancor pi convincente fu un tal Giovanni Graziano che gli compr il triregno. Graziano, simonia fatta carne, divenne quindi pontefice con il nome di Gregorio VI."
"Fu per un buon cristiano" reag sollecitamente Sua Santit.
"Il segno di croce con cui Gregorio firmava i documenti della chiesa non testimonia che fosse un buon cristiano, ma solo che era uno zotico. Infatti l'unica cosa che in lui richiamava la semplicit originaria del cristianesimo era l'analfabetismo completo che fu anche dei pescatori galilei, compagni di mio Figlio.
"Ma torniamo a Benedetto. La sua assenza da Roma non dur molto. Dopo aver assassinato due o tre papi, che nel frattempo erano stati nominati dalle fazioni in lotta, egli rioccup la sede apostolica, ma ne fu cacciato dalle soldatesche imperiali e finalmente scomparve dalla scena."
"Per, superata la fase della sua alienatio mentis si riscatt forse di tutte le macchie. Senza contare che aveva canonizzato Simone, monaco di Siracusa" tent di riparare Sua Santit. "Verso la fine dei suoi giorni non perdeva una messa, divenne seguace di san Nilo e si ritir in preghiera nel monastero di Grottaferrata..."
"Questo c'entra come Pilato nel Credo. Ad ogni buon conto, quelle preghiere Benedetto non le ha rivolte a me. Forse a Belial suo compagno di crapula. E, in ogni caso, per questo ritiro, secondo te, io avrei dovuto farlo accomodare in paradiso, magari nella tribuna d'onore? Tu, uno cos te lo saresti lasciato entrare in casa?"
"Beh, non dico questo, ma Tu che sei misericordioso e perdoni fino a settanta volte sette..."
"La sola cosa buona che fece quell'essere immondo fu quella di morire ed essere sepolto all'inferno, ma ci dovetti pensare io, va da s, e in ogni caso lo feci tardi. Sta bene dove sta e non lo muovo. Ci rester per l'eternit e non sono certo che l'eternit mi baster per punirlo fino a settantamila volte sette!" boll Quello pi spietato che impietoso.
"Non intendo farTi recedere dalle Tue decisioni, Eterno, ma in una visione complessiva si deve ammettere che quello fu un periodo nero. Un periodo di profonda insicurezza della Chiesa. Essa fu distratta del falso bisogno di un potere temporale, fu vittima dell'ingordigia degli uomini e delle influenze nefaste di famiglie autorevoli, assetate solo di ricchezza e di potere. Radix omnium malorum est cupiditas, scrive san Paolo nella I Lettera a Timoteo. Ma, come si dice, a barca disperata Dio trova porto. E cos  sempre stato."
"Autorit e ambizioni di egemonia sono stati l'obiettivo della chiesa fino al 1870. Ci sono volute le cannonate di Porta Pia e i bersaglieri di Cadorna per far desistere Pio IX dalla sua libido dominandi, la bramosia del potere ereditata dai suoi predecessori, dopo aver perso la quale, questo stesso pontefice scopr di essere diventato infallibile."
"Eppure, la Chiesa non ha mai smarrito l'ideale della sua missione, pur fra tante tribolazioni e misfatti..."
"S, stringendo alleanze con i potenti della terra e invocandone l'aiuto militare per debellare i nemici del momento, ma prossimi a diventare gli alleati di domani. Questa era la missione in cui credevano pontefici pronti a dichiarare guerre, a mettersi essi stessi a capo di eserciti, a combattere con le armi in pugno, a covare tradimenti e aizzare l'un contro l'altro i prncipi della terra. I destini di popoli interi erano nelle mani di forsennati, divorati dall'ambizione e indifferenti alle sofferenze che provocavano..."
"Lo scopo della guerra  quello di ristabilire la pace" osserv Sua Santit con un suo bizantinismo.
Due pieghe di dolore si disegnarono ai lati del volto di Quello, mentre emetteva un sospiro di amarezza.
"L'abuso di un potere sconfinato  stato il pi duraturo delitto della chiesa. E il delitto  tanto pi grave, perch quel potere  derivato da Chi in vita non ne ebbe mai alcuno" constat tra S e S con sconforto.
"Nel Tuo nome," cerc di fuorviarLo Sua Santit, orientandoLo verso considerazioni meno dolorose, "la Chiesa ha espresso campioni di fermezza che hanno messo in ginocchio i signori della terra: sovrani boriosi che pretendevano di dettar legge sulle cose Tue. Il primo di questi campioni fu, al tempo della lotta delle investiture, Ildebrando di Soana, papa Gregorio VII. Egli proclam il principio della Libertas Ecclesiae e si batt perch le nomine ecclesiastiche e dei pontefici avessero luogo per anulum et baculum e non pi per sceptrum..."
Non l'avesse mai detto. Quello scur in volto nuovamente e, infaticabile, riprese a discettare:
"Il gracile Gregorio VII, pupillo di quel Gregorio VI che con segni di croce al posto della firma spacciava per devozione il suo analfabetismo, si distinse per tutto il tempo del suo pontificato, dal 1073 al 1085, solo per una maggiore inflessibilit, ma accett lo stesso compromessi con le autorit secolari, come tutti gli altri vescovi di Roma. Cambi soltanto interlocutore: invece dei re sassoni e franconi, prefer i signori della Toscana e del sud italiano.
"Il suo fine era la supremazia del pontefice e combatt con tutti i mezzi perch essa fosse riconosciuta. Dunque trattava per s, non per me. Distribu scomuniche a mo'di scudisciate. Umili Enrico IV a Canossa e lo scomunic in seguito tre volte ancora. Due volte scomunic Roberto il Guiscardo e una volta Boleslao di Polonia. Ma sarebbe lungo elencare i nomi di tutti i prncipi e di tutti i vescovi che egli interdisse. Arm braccia omicide contro i re della terra, aizz i sudditi contro i signori, scagli anatemi su popoli e su citt, fulmin censure a quanti erano avversi alla sua volont, fino a quando quella sua supremazia fu da tutti riconosciuta."
Si arrest per un attimo e chiuse gli occhi, mentre traeva un respiro rumoroso. Sua Santit s'inser pronto e pietoso e tent di rimediare:
"Gregorio dovette affrontare infidi nemici in una lotta senza quartiere, per la vittoria della Chiesa e perch essa non divenisse strumento al servizio dell'impero, di prncipi astuti, di feudatari feroci e di un clero scismatico e corrotto. Enrico IV conquist Roma due volte e profan il tempio di san Pietro. Gregorio fu deposto a pi riprese, ma grazie alla sua forte personalit religiosa, alla sua fermezza e al disprezzo di lusinghe e sotterfugi, la Chiesa fu salva e con essa il nome di Cristo.
"Per aver amato la giustizia e odiato la colpa, come ebbe a dire prima di spirare, fin mestamente i suoi giorni lasciando in retaggio al mondo il messaggio di fede negli ideali spirituali cui aveva dedicato la sua esistenza."
"E non ricordi che a caratterizzare quella lotta furono le violenze pi inaudite, gli incendi, le devastazioni, gli assedi interminabili, seguiti da stupri, da massacri sanguinosissimi e da epidemie? Questo, a parer tuo, Gregorio consentiva per difendere il nome di Cristo? Non era contro Cristo che il cristiano Enrico IV combatteva, ma contro un pontefice autoritario. Scomunicando l'imperatore, il vescovo di Roma scioglieva automaticamente i sudditi di quello dal dovere di obbedienza e scatenava la guerra civile. Ma che valore avevano per il papa le vite umane! Le orde normanne, invocate da Gregorio, corsero a difenderlo e lui soltanto difesero e salvarono dall'ira dell'imperatore.
"Dopo aver saccheggiato Roma, dopo averla ridotta ad un ammasso di detriti, dopo aver trucidato barbaramente la popolazione inerme, avversa al papa e dopo aver profanato Cristo sugli altari, quelle stesse orde si disputarono con tanto accanimento il bottino, che si dovette combattere ancora per separarle."
La voce di Quello era cupa di un'ira brumosa e incalzava con foga:
"Dopo tanto sfacelo, Gregorio, per te,  il salvatore di Cristo? Ti rammento - e vedo che ce n' bisogno - che Cristo  morto sulla croce, Gregorio nel suo letto, di vecchiaia. Cristo s' immolato per i peccati del mondo, Gregorio s' battuto per il proprio orgoglio e tutto quello che ha immolato sono povere vittime, ignare delle sue trame, sull'altare della propria arroganza. Cristo perci  solamente un pretesto nell'azione di Gregorio. E hai l'audacia di chiamare forte personalit religiosa ci che ha il nome di superbia e di mancanza di scrupoli?
"I ventisette articoli del Dictatus papae di questo pontefice sono la summa della sua protervia: solo il romano pontefice  universale..., solo lui pu usare le insegne imperiali..., lui solo pu deporre gli imperatori..., il papa non pu essere giudicato da alcuno..., la Chiesa non ha mai errato e mai errer fino alla fine dei tempi..., solo la Chiesa pu sciogliere i fedeli dalla fedelt ai sovrani..., il papa  indiscutibilmente un santo...
"La malvagit  aliena dalla mia volont, sempre, anche se Gregorio mi attribu l'ispirazione di queste iniquit. Egli,  vero, riusc a stabilire che le nomine dei vescovi e le loro deposizioni sarebbero state sancite dall'anello piscatorio e dal bastone di Pietro, come dici tu, e non pi dallo scettro di un sovrano. Questo per solamente per fare affidamento su persone a lui devote, persone di cui servirsi per il controllo di domini temporali rivendicati ovunque, con pretese talvolta legali, mai in ogni modo legittime, dalla Corsica all'Ungheria, dalla Dalmazia alla Spagna.
"Quest'intento Gregorio persegu con impeto forsennato e imponendo l'obbedienza con un'alterigia che nulla ha di cristiano. Pieg i sovrani alla sua tirannica fierezza costringendoli ad implorare clemenza e piet, in ginocchio ai suoi piedi, e soltanto allora, con sottile arte politica e ipocrita magnanimit, fingeva di sciogliere i vincoli dell'anatema e di concedere il perdono cristiano.
"Gregorio lasci dietro di s solo rovine materiali e spirituali insanabili. Questa fu la sua eredit. E dopo tanto obbrobrio me lo avete anche santificato, confidando in una mia distrazione. Ma infine fece i conti con me, e ti assicuro che non quadrarono. Sono dieci secoli che lo tengo d'occhio: un uomo di tanta ambizione e arroganza  pericoloso in terra, in cielo e in ogni luogo."
E respir finalmente dopo questa lunga tirata.
"Eppure, con Gregorio" replic Sua Santit, "la Chiesa si risollev. I princpi autoritari dei quali questo pontefice  accusato erano i princpi diffusi del suo tempo. Gregorio vinse difendendo una concezione spirituale e la causa della cristianit, contro una visione di supremazia laica del mondo, contraria alle sue convinzioni."
"Che c'era di spirituale in questa vittoria?" rimbecc Quello prontamente. "Era questa l'affermazione delle leggi della carit e dell'umilt alle quali la chiesa avrebbe dovuto richiamarsi? Niente affatto, era soltanto il trionfo della superbia su un'autorit altrettanto superba. E ti ricordo un'altra volta che il solo regno che mio Figlio predic era quello eterno: il mio regno. Furono proprio i criteri che Gregorio era riuscito a far valere quelli ai quali la chiesa successiva si rifece, senza che nulla fosse riformato al suo interno, ma solo per affermare le sue brame, per vincolare l'uomo alla sua prepotenza, per bollare d'infamia e colpire inesorabilmente chi non riconosceva la mia ispirazione nella sua alienazione sanguinaria. La simonia, infatti, continu ad imperare sovrana, come tutte le altre degenerazioni, anche se ufficialmente condannate."
S'interruppe per un momento, raddrizz il triangolo sul capo con entrambe le palme e attacc inarrestabile:
"Sisto IV, con quindici nipoti da sistemare, ai quali distribu senza lesinare onorificenze e cappelli rossi di cardinale, fu la peggiore incarnazione del mercimonio delle cose sacre. Non ebbe idea di come risparmiare danaro, ma ne ebbe una, a suo modo geniale, per farne molto. E di danaro aveva urgente bisogno per far fronte alle stomachevoli prodigalit e alle orge di tanto parentado. Pens che con la dottrina del purgatorio si potessero far soldi a palate. E non sbagliava.
"Ora, tu sai che il purgatorio io non l'ho mai istituito..."
"Il purgatorio, Tu non l'avrai istituito, ma  necessario. E'uno stato transitorio di espiazione di peccati. Peccati veniali, s'intende, da cui ci si redime con pene temporanee. Dove sarebbero la   coerenza e l'equit della Tua giustizia se alla colpa non seguisse la pena? San Tommaso insegna che mentre la colpa  espiata dopo la morte, la pena si affronta nel purgatorio. L'utilit dei suffragi a favore dei defunti era stata messa in evidenza dal Concilio di Lione del 1274 e da quello di Firenze del 1439. Essi riconobbero le opere caritatevoli dei vivi a favore dei defunti. Attraverso queste opere le anime beneficiano di una riduzione della pena..." prov a rattoppare con puntiglio Sua Santit.
"Io non ho progettato nessun purgatorio e non ho ispirato nessuna delle dottrine che tu stai evocando" dissent Quello. "Io ho solo parlato di grazia, di salvezza per grazia mia, concessa a chi ha fede in me. Oggi sarai con me in paradiso! furono le parole di mio Figlio sulla croce a Dismas, uno dei due condannati con Lui. E io non mi sono mai sentito di venir meno a quella promessa.
"Ad ogni buon conto, il tuo Sisto decise che le anime dei dannati potevano essere liberate a pagamento, o se ne poteva abbreviare il soggiorno in purgatorio contro pagamento. Abbreviare per significa poco quando non si conosce la durata della pena. Equivale a sottrarre un tempo noto da un totale ignoto. Quest'ignoranza del periodo di detenzione obbliga i vivi a pagare in perpetuo. In questo consiste la diabolica trovata di Sisto.
"Qualcuno, gi a quel tempo, rilev che il pontefice era un uomo spietato e indegno se, avendo il potere di liberare un'anima dal fuoco del purgatorio, non lo faceva fino a quando non avesse ricevuto il dovuto per il riscatto.
"Per quel che mi riguarda, io sarei diventato, sempre per decisione di Sisto, il suo guardiano di fiducia di questo purgatorio. Sempre pronto al suo comando a rilasciare o a far avanzare le anime di quelli per i quali aveva intascato il prezzo della liberazione."
"Nondimeno Sisto fu un vero difensor fidei" cerc di accomodare Sua Santit, "perch, nel 1482, ratific la condanna dell'eresia."
"S, fai bene a ricordarmi ancora l'abominio dell'Inquisizione" folgor come una saetta la voce di Quello.
"Tuttavia l'Inquisizione non era il male, ma lo strumento che doveva combatterlo. Essa nasceva proprio dal bisogno di difendere la purezza della fede con azioni preventive ed eventualmente repressive contro gli eretici."
"La storia della Chiesa e la storia dell'Inquisizione sono tutt'uno. Il modello fu l'atteggiamento anticristiano di alcuni imperatori romani. Ma, chiuse le catacombe, la chiesa assunse sbito l'habitus della tracotanza violenta propria di quegli imperatori, in nome di una verit che era solo di parole. Gradualmente, quella stessa chiesa and affinando gli strumenti con i quali la linea repressiva doveva essere espressa e, con il III Concilio Lateranense del 1179, sanc la giustezza della lotta all'eresia, perch fosse preservata la cosiddetta fede.
"Un bel velo di parole dietro cui si mascherava l'arbitrio demandato a tanti zelanti ecclesiastici, generalmente domenicani, affiancati dal braccio secolare, per la sola salvaguardia degli interessi del pontefice. Soltanto nel 1483, anno della sua entrata in carica, il grande inquisitore di Spagna, Tommaso di Torquemada, process diciassettemila persone delle quali duemila furono arse vive. Quella follia provoc tante vittime che ancora non ho finito di contarle, a partire delle prime migliaia in Andalusia; innocenti e colpevoli tutti torturati e sgozzati alla stessa maniera..."
"Ges aveva annunciato che il grano si sarebbe confuso con il loglio."
"Non era a questa folle invenzione che Egli si riferiva. Mio Figlio s'era immolato per tutta l'umanit e Sisto credette di ricambiarGli il favore immolandoGliene una parte. Sguazzava nel crimine fino alla mitra, disse di questo pontefice un contemporaneo che aveva osato aprire gli occhi, ma giusto quel tanto per non correre rischi. Straordinario concentrato della malvagit umana, quel Sisto avrei dovuto cancellarlo dal mio libro molto prima. Ammetto di essermi distratto" riconobbe candidamente.
"Come vorrei annullare dalla storia del tempo gli eccessi cui condusse l'aberrazione dell'Inquisizione!" esclam poi combattuto fra piet e imparzialit. Ma la ridda degli eventi di quella catastrofe doveva premere dentro di Lui e quasi costringerLo ad evocarli.
"Ma ho tutto scritto qui!" sbott dopo, battendosi pi volte la mano aperta sulla vasta fronte che ne rimbomb. Il triangolo gli tremol per un momento sulla corona dei capelli, mentre il Suo sguardo penetrava furente la coscienza di Sua Santit. "Di quei protagonisti di tanto sterminio, nel giorno del giudizio, far cenere e fumo per l'eternit!" s'impegn solenne.
"Combattere l'eresia era sentito come il dovere primo della Chiesa cui ogni cattolico doveva concorrere. Gli inquisitori agivano invocando il nome di Tuo Figlio e Lo ringraziavano cantando in Sua lode il Te Deum! Accecti dal fanatismo, essi credevano di mostrarGli devozione eliminando quegli eretici adoratori di Satana" cerc intanto di giustificare Sua Santit.
"Gli dedicavano delle vittime propiziatorie, insomma! Creatura blasfema!" lo redargu Quello. "L'usanza dei sacrifici umani l'abbiamo cancellata da tempo nelle abitudini di famiglia. Mio Figlio non c'entra con gli abomni dei cristiani. Quello poi sarebbe stato il modo per combattere l'eresia? No! Quello non era combattere: era perseguitare... schiacciare... estinguere..." modific man mano al crescere del Suo ardore.
"Quello della tua chiesa fu il pi barbaro dei crimini contro il genere umano, un crimine che dal 1231, anno in cui Gregorio IX ufficialmente la istitu, l'Inquisizione and progressivamente attecchendo ed estendendosi come una piaga purulenta. Ed ancor pi incup nei secoli, da quando Innocenzo IV, nel 1252, con la bolla Ad Extirpanda, introdusse a sua volta la tortura come metodo per ottenere le confessioni degli inquisiti. Mai prima l'uomo era pervenuto ad aberrazioni cos devianti nel nome mio.
"E come posso dimenticare, pur appellandomi a tutta la mia capacit d'indulgenza, l'accanimento da delirio di quei domenicani spagnoli contro Elvira del Campo?"
"Ricordo quel triste evento" ammise Sua Santit apparentemente contristato.
"Nel 1568, a Toledo," riprese Quello, e la Sua voce era un sospiro, tanto sembravano turbarLo quei ricordi, "fu intentato contro di lei un processo per eresia. Quella poveretta era sospettata di simpatie verso il Giudaismo."
"Ma era di origini ebraiche, ...lo so, questo non giustifica..." si destreggi ed emend sbito Sua Santit.
"Era ebrea soltanto perch non mangiava carne di maiale e usava cambiare la biancheria di sabato! Anche mio Figlio era ebreo e preferiva il pesce alla carne di maiale. La tua chiesa, che pure L'ha torturato in mille modi, non l'ha mai fatto per le Sue abitudini alimentari. Quella donna fu sottoposta alla tortura dell'acqua: ne dovette ingurgitare litri e litri, a goccia a goccia, attraverso una pezzuola ficcata in gola, fin quasi a morirne soffocata..."
"Tuttavia quel tribunale riconobbe l'innocenza di quella povera donna..."
"S, dopo averla umiliata e trattata come la pi immonda delle bestie, dopo averla denudata e ricoperta appena di paos de verguenza, dopo averne fiaccato la personalit e averle strappato fino all'ultimo brandello di dignit, dopo averla seviziata e dopo che la sventurata ebbe implorato piet per quei suoi crimini.
"E che dovrei fare io per tutti i crimini del genere umano? I crimini veri, intendo! Elvira aveva gi languito per un anno nelle segrete dell'Inquisizione e fu condannata a scontarne ancora tre. Fu obbligata a portare sui vestiti la croce gialla dell'ignominia, che serviva ad identificare i condannati del tribunale dell'Inquisizione. Per ultimo le furono confiscati i beni. Perch i beni degli inquisiti erano regolarmente confiscati e divisi tra gl'inquisitori, gli scribi, i delatori, gl'impiccatori e, beninteso, il papa. Proprio come avvenne sotto la croce."
Segu una lunga pausa pi cupa della notte.
"L'Inquisizione non era un'istituzione brutale," rilev cauto Sua Santit, "se rapportata alla mentalit del tempo, alle sue fobie, alle sue angosce e ai suoi spettri. Era il terrore di non essere in linea con la Tua volont che muoveva lo zelo degli inquisitori. Io ho sinceramente piet per le follie determinate dall'esaltazione, ma, a modo loro, quegli inquisitori furono uomini devoti. Spietati, s, ma per amor Tuo. Pi ciechi che colpevoli, essi erano solo mossi da un malinteso senso dell'ortodossia."
"Per amor mio!" fece eco Quello. "Come desidero essere detestato se l'amor mio deve generare sofferenza! Quello per non era amore, era il fanatismo della cecit di esaltati, lontani dal capire che l'opera loro mirava esclusivamente a rafforzare il potere del papa sulle anime."
"Eppure, non era certo alla propria cecit che gl'inquisitori attribuivano l'annientamento degli eretici, ma alla Tua volont. E Tu tacevi, accoglievi le lodi, i profumi degli incensi e le messe di ringraziamento..."
"Avrei dovuto intromettermi, dici tu? E disapprovi perch non l'ho fatto. E se avessi reagito, quante volte credi che avrei dovuto ridurre questo mondo ad un cumulo di macerie e di carogne immonde?"
"Dopo per avresti potuto rifarlo migliore! Magari prendendoTi un po'di tempo per non avere sorprese. Che Ti costava? Hai voluto utilizzare materiale umano scadente e Ti lamenti se poi non risponde!" ironizz Sua Santit.
"Dunque avrei dovuto sottoporre la mia opera ad un collaudo: un esame di riparazione! Io, insomma, rimandato a settembre come uno scolaretto! Sappi che quello che ho creato m' sacro, ed  irripetibile e definitivo."
"...e Paganini che credeva di essere originale!" consider di sfuggita Sua Santit e replic:
"Beh, qualche correzione l'hai fatta... con il diluvio, per esempio, con qualche intervento incendiario."
Quello stette qualche attimo in silenzio, come se meditasse, poi ricominci senza cogliere l'insolenza:
"L'Inquisizione non era brutale solo se rapportata al suo tempo, lo era pure se confrontata ai secoli anteriori, durante i quali, nella maggioranza dei paesi europei, la tortura era considerata un avanzo di antiche efferatezze. Disumano ed empio era il principio stesso su cui essa si fondava; disumano che i processi si protraessero per anni, decenni talvolta; disumano che si applicasse perfino ai morti; disumano che potessero essere giudicati quelli che parlavano male degli ecclesiastici e del papa, anche se lo facevano in stato di ubriachezza.
"Eresia era non celebrare la Pasqua, mangiar carne di venerd, leggere la Bibbia, non pagare le decime alla chiesa e anche essere sospettati soltanto di pensare in maniera eretica. Questi reati erano puniti inesorabilmente con condanne senza appello. Del resto, che appello poteva esserci alla sentenza di un'istituzione infallibile come la chiesa, nel nome della quale l'Inquisizione agiva! Sarebbe stato un controsenso dar voce a chi era eretico gi per il fatto di non trovarsi d'accordo con essa. Questo aveva sancito, intorno al 1100, un pontefice come Pasquale II.
"Nessuno fra le dozzine di papi che si succedettero sulla cattedra di Pietro, dal secolo XI in poi, sconfess mai i metodi dell'Inquisizione. Nessuno tra essi fu mai sfiorato dal sospetto che anche mio Figlio, bench innocente, era stato condannato a morte perch eretico per gli Ebrei."
"Purtroppo una struttura che nel corso dei secoli ha costruito l'idea dell'infallibilit, ha lo svantaggio di non poter negare dottrine cui lo sviluppo del pensiero imporrebbe mutamenti radicali. Non potendole rinnegare, non potendo ripudiare nessuna delle decisioni dei pontefici anteriori, la Chiesa ha potuto solo tentare di stendere con il silenzio un velo sul passato."
"Dovresti pi chiaramente dichiarare che la chiesa ha preferito calpestare il Vangelo, piuttosto che ritrattare una sola delle sue bolle blasfeme."
"Eppure, la Chiesa non novit sanguinem, non ha mai versato sangue," cerc di distinguere cavillosamente Sua Santit, "perch i condannati erano consegnati al braccio secolare unitamente ad un'immancabile richiesta di grazia da parte degli stessi inquisitori."
"Tutto ineccepibile nelle esteriorit di quei fanatici giudici. Ma tu sai che nessuna autorit laica, nessun braccio secolare, come dici tu, ha mai dato esito a quelle richieste. Questo braccio era sanguinario ma non stupido. Aderire alle richieste di grazia avrebbe infatti comportato per l'autorit secolare il rischio di comparire, essa stessa, davanti al tribunale dell'Inquisizione, per eresia o per favoreggiamento dell'eresia. Magari, davanti a quegli stessi ipocriti giudici.
"Questa  la massima punta di farisaica perversit che io abbia mai dovuto tollerare. Senza contare che i prncipi secolari amavano essere anche pi severi di quanto la chiesa domandasse, per mostrarle devozione e ottenerne vantaggi. Assassini perci quei prncipi, ma molto pi assassini i pontefici che all'assassinio li spingevano; quei pontefici che esaltando la sofferenza come condizione della salvezza, intesero conseguirla con l'omicidio.
"Quanti, ingiustamente incriminati, invocarono la morte e la perdizione dell'anima per scongiurare la tortura del corpo, o semplicemente per porvi termine! Nessun delitto  stato pi agghiacciante di questo, perch perpetrato da menti che in nome di mio Figlio e della salvezza dell'anima furono capaci delle frenesie pi crudeli che intelletto umano abbia mai concepito."
"Eterno, le crudelt erano nei costumi del tempo e in quanto alle torture..."
"Non parlarmi delle torture. Quelle escogitate dall'Inquisizione sono state di modello per secoli. Hai idea di cosa fosse la garrota? Consisteva nel legare strettamente il corpo della vittima. Torcendo progressivamente i lacci con dei bastoni, inseriti tra i lacci stessi e la pelle, si finiva con il tagliare la carne e i nervi del torturato e finanche con lo spezzargli le ossa. Questo supplizio si eseguiva correntemente nelle segrete dell'Inquisizione in Spagna.
"Mentre il condannato, impazzito di dolore, urlava la sua sofferenza, gl'inquisitori incappucciati e neri come catafalchi, recitando il rosario, gli chiedevano a tratti e con voce indifferente di nenia, di dire la verit. Non mi risulta che abbiano mai prestato attenzione alle risposte.
"E questo  ancora poca cosa se si considerano le tante altre torture eseguite con strumenti raccapriccianti. Per esempio: la ruota dentata, usata per spezzare gli arti; le maschere e i guanti, che spappolavano il viso e le mani; la stanghetta, che era una specie di morsa entro cui si stringeva il cranio e altre parti del corpo; il trapano, con il quale si perforavano, nel senso della lunghezza, le ossa degli arti. E che dire del caprone, un congegno ripugnante usato per le donne, consistente in uno spigoloso cuneo di legno che, penetrando lentamente nelle parti intime, squarciava il corpo della vittima. E ancora la campana, che veniva fatta vibrare per ore e ore a pochi palmi di distanza dalla testa del presunto reo...
"Quanti i mrtiri senza nome costretti da simili torture a rantolare ammissioni di colpa nelle orecchie dei carnefici! Quanti i condannati, talvolta senza nessuna prova e nessuna litis contestatio!"
"Un medico, in ogni caso, assisteva sempre ai supplizi."
"S. Non per medicare ferite, per, o dar conforto, ma solo per constatare decessi. E se la vittima era innocente, nessuno scrupolo per gli aguzzini. Con una rapida preghiera per l'anima sua, essi l'affidavano, ovviamente, alla mia misericordia, certi che io l'avrei pietosamente accolta in paradiso e, allo stesso tempo, perdonato la svista."
"In ogni caso, Eterno," s'intromise Sua Santit, "c' molta leggenda intorno a queste vicende. Tutta una letteratura romanzesca e certi filoni della cinematografia si sono impossessati di questi argomenti e li hanno amplificati a dismisura per appagare la morbosa curiosit della gente. Le torture erano spesso casi isolati..."
"Letteratura romanzesca? Cinematografia? Ma per chi mi prendi, Santit? Credi che io abbia bisogno di leggere fumetti, o andare al cinema di domenica, per aggiornarmi. Io so, perch... So e basta!
"In quanto alle torture, le testimonianze non mancano. Nel palazzo dei papi ad Avignone, lo spazio occupato dai tribunali, dalle celle, dalle segrete, dalle cosiddette camere di penitenza e di tormento e dalle prigioni della fede era immenso. Le sale della tortura erano provviste di pareti asimmetriche per attutire le urla di morte dei condannati. Le sale del giudizio avevano soffitti dotati di aperture circolari. Attraverso di esse passavano, con un soffio di voce, le confessioni della vittima, che erano registrate scrupolosamente dai suoi aguzzini, al piano superiore. S' mai visto nulla di pi bieco di un accusatore che si fa scrupolo di vedere l'imputato soffrire, ma ne raccoglie con distacco tutti i lamenti e tutti i palpiti di sofferenza? Un accusato che non pu vedere in faccia il suo accusatore  gi per questo la pi abietta delle torture!
"Non meno cupo era il palazzo dell'Inquisizione a Roma..."
"Eterno, le segrete di questo palazzo sono state trasformate in archivio fin dal 1870" confut istantaneamente Sua Santit.
"Quanto discernimento in quest'opera di risanamento..." comment Quello pungente e seguit. "Qualcuno ha scritto che l'Inquisizione  stata la pi diffusa e costante barbarie della storia del mondo civile. Un altro ha aggiunto che non s' visto nulla di pi brutale per durata e sistematicit. Altri ancora hanno affermato che l'Inquisizione  stata l'istituzione pi spietata che l'umanit abbia mai conosciuto e anche la pi blasfema delle ironie, se la chiesa ha osato sostenere che non 'novit sanguinem'. Che posso aggiungere di mio?"
"Eterno, io Ti sono grato per la Tua visita" ment spudoratamente Sua Santit, "eppure, mi  difficile capire perch vieni a sfogarTi con me per i crimini degli inquisitori. Perch non sei intervenuto a suo tempo? Perch, quando  stato il momento, non hai fatto sentire il peso della Tua mano? Te la prendi con me che sono l'ultimo lampione della strada schivato pure dai cani? Invece che a me, era al patriarca di Gerusalemme, mio ospite, che dovevi comparire. In fondo,  per Te che lavoro e avresti potuto darmi una mano.
"Con il patriarca sto cercando di conciliare certe questioni di fede. Ma  ostico, sai! Una Tua capatina avrebbe potuto ammorbidirlo. E invece sbuchi dall'ombra, Ti pari davanti a me, come in un'imboscata:... Alto l! Dove vai? E mi riepiloghi i crimini di papi e inquisitori!"
"Verr anche l'ora del patriarca di Gerusalemme, stanne certo. In quanto ai miei interventi, credi che non mi sia fatto sentire? Certo, non  bastato! Ho dosato male il castigo. E poi, tutti si raccomandavano a qualche santo in paradiso...  una vostra debolezza irriducibile! E i santi di corsa da me, a perorare. Ora se un santo ti chiede un favore per un suo protetto in terra, tu che fai? Glielo neghi?" interrog Quello roteando un dito.
"Se il protetto non merita..." consider Sua Santit.
"Se il protetto non merita! Facile a dirsi. Qualche volta per ragioni di armonia devo concedere. Non posso alterare equilibri. Non posso mettermi contro tutti i santi. Una certa autonomia devo concederla." Confess con candore.
"Insomma una parvenza di democrazia c' pure in cielo, ma senza immunit, senza delega di poteri, mi pare di capire, perch Tu non abdichi, Tu non dai mandati: Tu solo e la Trinit al vertice delle gerarchie celesti..." soppes caustico Sua Santit.
"E che volevi la par condicio anche in paradiso? Santit, il mio  un regno non una repubblica. Le decisioni nascono nella mia mente illuminata, non in parlamento. E poi, sappi che la Trinit non  un triumvirato, come credi tu. La Trinit sono io!" sanc regale. "Sono io che decido, per il bene di tutti. E da me non ci sono n inchieste, n mozioni di sfiducia!" precis.
"Quando da noi c' qualcuno che vuole decidere per tutti, cominciamo a preoccuparci." Comment Sua Santit sibillino.
"Io sono l'Eterno," si risent sbito Quello. "L'uomo giudica in funzione della sua stagione mortale e delle sue categorie terrene; non pu intendere le dimensioni del mio pensiero e le sue proiezioni che travalicano i tempi della storia."
Si arrest per un secondo, quindi riprese il filo interrotto:
"Comunque, ne ho spedito di malfattori all'inferno! Che altro avrei dovuto fare? Aprire in paradiso una succursale dei vostri tribunali dell'Inquisizione? Provvedermi io pure di sale di tortura e di celle di segregazione? Non  cos che si esprime la mia giustizia. Per potrei farmi vivo in qualche altro modo..."
Respir profondamente mentre, tutto preso, tamburellava con l'indice sulla fronte. Sua Santit sentiva che non era finita.
"Che dire poi di quel pervertito di Innocenzo VIII, che subentr a Sisto IV, nel 1484?" ricominci infatti con immutata lena. "Verso la fine dei suoi giorni si nutriva di latte di donna. Gli furono sacrificati anche tre innocenti costretti a trasfondergli il proprio sangue. Era necessario sostituire il suo che era marcio. E non poteva essere altrimenti, visto che stillava da quel cuore, arido come una pietra pomice, vero capolavoro del mio Avversario. Con un editto costrinse centinaia di migliaia di Ebrei a lasciare la Spagna o a convertirsi."
"Quelle conversioni erano per in maggioranza false..." s'interpose Sua Santit.
"E questo, ricorderai Santit, diede lavoro all'Inquisizione per diversi altri secoli, ininterrottamente."
S'attard in un'interruzione, nell'attesa di un commento che Sua Santit non ebbe il coraggio di fare, poi prosegu:
"Ad ogni buon conto, questo era ancora poca cosa rispetto a quanto concep uno dei pontefici successivi: Leone X, il figlio del Magnifico Lorenzo. Mi riferisco alla vendita pubblica delle indulgenze: nelle piazze, nelle bettole, nei bordelli. Quello straordinario imbonitore di Leone, che rispondeva al nome di padre Tetzel, era pure in grado di garantire che con un quarto di fiorino lorenese si poteva acquistare il salvacondotto per il cielo...
"Quanta feroce spregiudicatezza in nome del danaro! Alla chiesa non bastava pi quello che aveva accumulato illecitamente in nome mio, pretendeva ora anche quello di Cesare e di tutti i sudditi di Cesare."
"Ma, Eterno, questi sono particolari di poco rilievo: de minimis non curat pontifex. Tetzel fu un'eccezione. Il problema oggi  molto ridimensionato. In quanto al potere della Chiesa, era importante mostrarlo con autorevolezza perch la fede in Tuo Figlio trionfasse. Temendo noi, Vicari di Cristo, i potenti della terra e i popoli da essi retti avrebbero temuto e rispettato il Tuo nome..."
"Sono millenni che mi sforzo di far capire che non voglio essere temuto, ma amato..." scatt Quello di nuovo indispettito.
"Non  stato chiaro il modo in cui hai cercato di farTi capire." Obiett Sua Santit con una punta d'impertinenza.
"N potevi pretendere che Ti si amasse per gli eccidi commessi tanto tempo fa dagli Ebrei, in nome Tuo, e dei quali, mi pare, Tu Ti rallegrassi..."
"Eccidi?" sembr meravigliarsi Quello. "Io mi sarei compiaciuto di eccidi!"
"Non voglio apparirTi irriverente, Eterno," rispose Sua Santit cui sembrava di avere aperto una breccia, "ma se vado con la memoria ai passi dell'Antico Testamento che riferiscono delle conquiste militari dei Tuoi prediletti Ebrei..., beh, si deve riconoscere che ne hanno combinate di belle con il Tuo assenso, neanche tanto tacito. Talora perfino per Tuo ordine."
Quello restava muto, come se rovistasse nell'archivio della Sua sconfinata memoria alla ricerca di eventi tanto remoti.
"Sai come vanno certe cose," soggiunse poi - e il suo vocione era ora meno tenebroso - "i miei antichi biografi, i patriarchi e i profeti d'Israele, si rivolgevano ad un popolo dal collo duro, per il quale occorrevano esempi chiari. Usavano perci un linguaggio che fosse comprensibile per il loro cervello, che era anche pi duro del collo."
"Capisco, Eterno..." e Sua Santit si compiacque di indugiare in una lunga pausa. "Ma come vuoi che noi, a distanza di millenni, ci rendessimo conto che Tu sei misericordioso, quando leggiamo dei macelli commessi nel Tuo nome di Yahweh Sebaoth, il Dio degli Eserciti? Sacrifici immani di migliaia e migliaia di poveracci, consumati nelle lotte che portarono Israele alla conquista della Terra Promessa!
"Se rivado con la mente a tanti passaggi dei libri del Pentateuco e a quello di Giosu, posso immaginare a quali modelli si sono rifatti i vescovi di Roma che hai menzionato prima!"
"Si vede che tu non capisci il linguaggio biblico" spieg Quello. "Gli Ebrei ascrivevano a me la paternit delle loro gesta. Le loro sconfitte erano per essi niente pi che la punizione che io infliggevo per le loro disubbidienze, cos come le vittorie erano il premio per la loro fedelt. Ma tu sai che le sconfitte erano la conseguenza della loro disorganizzazione, come le vittorie erano il risultato della loro migliore strategia, o della debolezza degli avversari. Si capisce poi che certe azioni sono descritte con una certa crudezza... Ma la crudelt era dei soli capi. Essi avevano bisogno d'instillare negli avversari il terrore del mio popolo. E'grazie a questo che Israele sopravvisse fra tanti nemici."
"E Tu lasciavi fare. Permettevi che in nome Tuo compissero eccidi. Chiudevi un occhio, insomma!" rimarc quasi provocatoriamente Sua Santit.
"Era necessario, in quel frangente, che i miei temessero il mio nome pi dei nemici stessi. Era di me che essi avevano bisogno e a me ricorrevano quando subivano disfatte. Venivano da me in ginocchio e il loro cuore si scioglieva come acqua, si stracciavano le vesti dal dolore, si cospargevano il capo di cenere e m'invocavano perch li vendicassi. Ero il loro solo riferimento. Avevano me esclusivamente come modello, per non cadere nell'idolatria praticata dai popoli di Canaan. Era essenziale che mi descrivessero come un dio terribile, geloso della mia unicit e facile all'ira, ma pure clemente quando perdonavo le loro frequenti cadute nell'idolatria..."
"Non dovevi mica temere la concorrenza degli altri di!" Lo interruppe audace Suo Santit.
"Io Sono Colui che Sono, sono il vero e unico Dio! Non avrai altri di di fronte a me... comandai sull'Oreb."
"Cos sta scritto e cos sappiamo infatti, Eterno, ma non credo che la pensasse cos quel Tuo popolo eletto. Non devo certo ricordarTi io che Ti chiamavano El Elohim, il Dio degli Di. Dunque, una divinit fra le altre, magari superiore alle altre, ma non unica..." dissert penetrante Sua Santit, che si sofferm ancora una volta, volutamente, prima di riprendere.
"Essi, i Tuoi Ebrei voglio dire, conoscevano altri di e spesso li adoravano perch il culto di quelli consentiva loro certi sfoghi terreni, che nel Tuo erano proibiti. Cos, per esempio, quando fornicarono con le figlie dei Moabiti e si prostituirono davanti ai loro idoli. Ma anche in quella circostanza, a dispetto della Tua benignit, il Tuo intervento fu radicale, perch ne colpisti, a quanto riportano i cronisti, ventiquattromila in un solo giorno. Dici che questo era per dare un saggio della Tua clemenza?"
"Gli altri di erano insignificanti mostruosit. Cadevano in frantumi al mio cospetto, come Dagon che croll faccia a terra davanti a me, con mani e capo mozzi. La venerazione degli idoli distraeva il popolo dalla mia adorazione. Era perci attraverso la potenza del mio braccio e attraverso la giusta punizione delle offese che mi venivano fatte che esso poteva intendere la mia grandezza. Cos dovevano rappresentarmi i capi e cos mi rappresentarono agli occhi del popolo, affinch si fissasse la mia immagine e fossi amato."
"Forse, vuoi dire, temuto. Non si ama quando si teme." Censur ancora beffardo Sua Santit.
"Ma quando i tempi sono stati maturi, nessuno ha avuto modo di aver dubbi sulla mia piet. Quante volte si  provocata la mia ira e quante volte ho dimenticato quello che avevo avuto in cuore di fare? Non mi sarebbero certo mancate le ragioni per scatenare qualche diluvio universale!"
"Beh, se per questo, le ragioni non Ti mancano neanche adesso. E chi oserebbe darTi torto se... ma meglio di no! In ogni caso non si pu dire che sei stato spesso compassionevole. Hai distrutto tutto, senza piet e solo perch, da quando si legge nel passo del Genesi che narra di quel Tuo diluvio, i Tuoi figli avevano visto che le figlie degli uomini erano belle e le presero per mogli. Non ho mai capito chi fossero, a questo punto, i Tuoi Figli e chi le figlie degli uomini. E Tu Ti pentisti -  scritto proprio cos - di aver fatto l'uomo. Te ne addolorasti in cuor Tuo e annunciasti: Sterminer di su la faccia della terra l'uomo che ho creato, dall'uomo fino agli animali domestici, fino ai rettili e fino agli uccelli del cielo, perch sono pentito di averli fatti... sono parole Tue!"
"Devo riconoscere che quello che autorizzai ai tempi di No fu un cataclisma un po'eccessivo..."
"Un po'eccessivo? Ma se fu sterminato ogni essere esistente sulla faccia della terra, dall'uomo agli animali domestici, tutto annientato, tutto ridotto a melma e liquame! E Ti ci vollero centocinquanta giorni per assicurarTi che nulla scampasse."
"Beh, fui effettivamente esagerato" ammise Quello dopo una breve meditazione. "Per ben altri crimini ha commesso l'uomo perch siano giustificati tutti i cataclismi che ho in mente e che finora non ho mai suscitato..."
"A ben riflettere, Eterno, non mi pare che Tu sia stato tanto indulgente con questa Tua umanit. I cataclismi non sono mai mancati. Di sciagure e lutti sono pieni gli annali del genere umano. Non  il caso di ricordarTi quante volte Ti sei lasciato prendere la mano e quante vittime hanno fatto i Tuoi terremoti, i maremoti, le eruzioni vulcaniche, le inondazioni, le siccit, le carestie, le pestilenze, le epidemie, le malattie pi debilitanti e dolorose che colpiscono indistintamente adulti e bambini innocenti, l'AIDS e tutte le altre infinite catastrofi mediante le quali hai voluto dare un segno della Tua grandezza..."
"Ma tu confondi gli eventi naturali e le conseguenze della depravazione umana, con la mia collera..."
"Eterno, vorrei tacere, ma non posso" si oppose pignolo Sua Santit. "Qui da noi, in terra, si usa dire che non si muove foglia che Tu non voglia, che Tu hai il controllo minuzioso di tutto quello che accade, che porti pure la contabilit dei capelli del nostro capo. Com' poi che quando si scatena la natura, Tu non c'entri? Senza voler ritornare sulle cause che determinarono la Tua ira quando provocasti il diluvio, vorrei ricordare che nei sacri testi, dove si narrano le Tue gesta, sono anche riportate con meticoloso puntiglio tutte le volte che la Tua rabbia  divampata. Non sempre per cause giustificate, a mio umile avviso."
"E quando questa mia rabbia sarebbe divampata ingiustificatamente, a tuo umile avviso?" domand Quello con falsa curiosit.
"Mi provo a ricordare, Eterno, ma non me ne volere per il poco rispetto che avr della cronologia. Ti sei manifestato a me cos all'improvviso che non ho avuto la possibilit di prepararmi. Devo perci affidarmi alla memoria. Dunque, vediamo..." ed esord con le sue osservazioni:
"Te la prendi con noi per le persecuzioni degli Ebrei, per le sevizie, per i ghetti, per i pogrom, e via dicendo. Ma non Ti sei comportato Tu pure alla stessa maniera?"
"Gli Ebrei sono il mio popolo e se io decido di punirlo  per giustizia. Non permetto all'uomo di sindacare i miei provvedimenti. L'uomo non pu perseguitare il mio popolo perch io avrei dato l'esempio" chiar severo.
"Ossia, in parole povere, a perseguitarli ci pensi gi Tu? In ogni caso, devi convenire che hai spesso calcato la mano con loro. E meno male che era il Tuo popolo eletto e che era privilegiato per aver sottoscritto con Te un patto di alleanza! Perch, ci sarebbe da chiedersi, che sarebbe mai avvenuto di loro senza il privilegio della Tua clemenza?"
"Gli Ebrei sono quelli che rendono testimonianza di me nel tempo, sopravvivendo a tutti i loro antichi dominatori. Delle trib di Canaan, degli Egiziani, dei Babilonesi, dei Macedoni, dei Romani, di tutti i popoli che li asservirono, li smembrarono, li sparpagliarono come pula al vento e ne fecero scempio, non sussiste che la memoria storica. Sono stati confusi gl'inquisitori, gli antisemiti, i nazisti stessi, mentre il mio popolo  l, vivo fra tante rovine, ad attestare con la sua continuit la validit del mio patto con i patriarchi. Non basta questo a provare il privilegio che ho loro accordato?"
"Ammetto, Eterno, che a queste considerazioni si resta confusi. Ma  ancora pi stupefacente rilevare l'eccezionale resistenza di quel popolo alla Tua severit."
"Severit?" domand Quello.
"Beh, severit  piuttosto riduttivo, dovrei dire maltrattamenti. Con quale altro nome definire il Tuo comportamento?"
Sua Santit scrut di sottecchi il volto di Quello per leggervi una reazione. Poi, partendo da lontano, prese ad elencare gli scempi provocati dal furore divino:
"Ti sei acceso d'ira, senza motivazioni sostanziali, almeno cos sembra a me, quando cercasti di uccidere Mos stesso e tutti quelli della sua famiglia, per il semplice fatto di non essere circoncisi. Montasti su tutte le furie quando Aronne, suo fratello, fuse per gli Ebrei un vitello d'oro davanti al quale essi si prostrarono in adorazione. Lasciami fare - dicesti a Mos - Che la mia ira s'infiammi contro di loro e che io li consumi. Mos fece di tutto perch Tu rinunciassi al Tuo proposito ...Desisti dall'ardore della Tua collera - T'invoc - e pentiTi del male destinato al Tuo popolo. E per fortuna di quei poveracci, sta scritto che Ti pentisti, ma non senza che essi pagassero un tributo di sangue spaventoso: tremila morti, secondo la Tua volont."
"Pentimento  termine umano per significare la mia capacit di misericordia, come ira, che sta per valore supremo della mia giustizia." Spieg Quello con tono vago.
"Poi il popolo si ribell di nuovo" insistette Sua Santit senza cogliere le precisazioni, "e Tu Ti sentisti oltraggiato. E ancora un volta Mos intervenne, mentendoTi, che sei tardo all'ira e largo di misericordia, perch sopporti colpe e ribellioni e Ti chiese di perdonare, secondo la grandezza della Tua clemenza. Ma non volesti sentire ragioni e, lamentandoTi perch per dieci volte eri stato messo alla prova, decidesti di consumarli tutti nel deserto. E puntualmente rispettasti la Tua parola.
"Mi permetto di rievocare ancora quella volta che i Filistei catturarono la Tua arca dell'alleanza e Tu li punisti con il flagello dei bubboni, che  un eufemismo scritturale per dire emorroidi. Per questo motivo essi decisero di restituirla ai figli d'Israele. Ma fra costoro ci fu chi non festeggi il ritorno con particolare entusiasmo. Non Ti offr, ahim, olocausti dignitosi. Si trattava dei figli di Ieconia. E Tu Te la prendesti a male: settanta persone della loro casa, con tutte le loro propriet, furono annientate dalla Tua furia in quel giorno."
Sua Santit fece una pausa, come per ordinare i suoi pensieri, poi and avanti con la sua esposizione:
"Sapevi per sopportare in silenzio le malefatte della Tua gente. Ad onor del vero, ne combinava di tutti i colori: Abramo che offre la moglie Sara, come una qualsiasi prostituta, una prima volta al Faraone e poi ad Abimelec; Giacobbe che con l'inganno sottrae la primogenitura ad Esa (che Ti  tanto antipatico); Simeone e Levi, gli abietti traditori figli di Giacobbe, che con raffinata ferocia fanno scempio dei figli di Sichem, ne saccheggiano la citt e li depredano dei loro averi; Giuda che si congiunge incestuosamente con Tamar. Di questi esempi ve ne sono a non finire nelle Scritture."
"La mia giustizia non deve essere interpretata con la tua logica ristretta. Essa ha orizzonti pi ampi e non s'impronta al metro rudimentale degli uomini, fatto di colpa e castigo. Per la pochezza della tua ragione tu concepisci solo l'immediata consequenzialit di causa ed effetto. Questo  il tuo limite. Tuttavia nessuna perfidia  mai passata indenne al vaglio della mia equit."
Ma Sua Santit, che seguitava a non comprendere i meccanismi complicati della giustizia divina, procedette:
"Non adirarTi se insisto, Eterno, l'uomo capiva quello che vedeva. E quello che vedeva lo confondeva, lo faceva tremare. Colpisti gli Egiziani con le famose piaghe: pustole, zanzare, cavallette, grandine, mosche, tafani, tenebre, e si capiva quello che intendevi. Ma poi li punisti ancora con la strage dei primogeniti. Trucidasti indiscriminatamente uomini e bestie, giusti e reprobi, per rendere nota ad un testardo Faraone la Tua potenza. Tutti mandati al Creatore... a Te, voglio dire. Che c'entravano gl'innocenti? Che c'entravano le bestie? Non sarebbe bastato togliere di mezzo solo quel Faraone ottuso? Ma Tu, invece di punire chi commetteva il crimine, sembravi compiacerTi di percuotere gli inermi, che ne avrebbero subto le conseguenze.
"E'qui che perdo il segno sul concetto di giustizia divina, perdonami!" finse Sua Santit e, senza attendere risposta, riprese: "E questo  ancora poco, se penso alle carneficine che ordinasti ai Tuoi eletti. Quella degli Amaleciti, per esempio, che per Tuo comando furono passati tutti a fil di spada, o degli Amorrei, dei quali volesti che non rimanesse alcun sopravvissuto, o dei Madianiti, che furono tutti annientati e spogliati di bestiame e ricchezze.
"Ti facesti prendere da una collera furibonda quando ingiungesti di distruggere Basan e tutto il suo popolo, senza lasciar superstiti, o quando cancellasti sessanta citt della striscia di Argob, regno di Ob. Tutte divorate dal fuoco, con uomini, donne, bambini e bestiame. Intimasti poi che tutte le trib di Canaan fossero votate allo sterminio. Etei, Girgasei, Amorrei, Ferezei, Evei, Gebusei..." elenc senza incertezza e senza bisogno di dita, "massacrati o cacciati via dalla loro terra, perch Tu l'avevi promessa agli Ebrei."
Sua Santit si ferm per riprendere fiato.
Quello ne approfitt per commentare:
"Erano popoli idolatri che dovevo cacciar via dal mio cospetto..."
"E la Tua clemenza? Dopotutto li avevi creati Tu. Non perdonavi le trasgressioni degli Ebrei e Ti compiacevi se uccidevano e scannavano e depredavano, come Tu imponevi. Ma se di tanto in tanto essi erano mossi a piet, se si impietosiva il loro occhio, Tu infierivi contro di loro. Ti adiravi quando non passavano a fil di spada anche le donne e i bambini. Ed essi Ti obbedivano scrupolosamente lasciando in vita, per il loro diletto, solamente le vergini. Proprio come volevi Tu.
"Passavi come il fuoco divoratore davanti ai nemici del Tuo popolo, cui avevi assicurato il possesso del paese di Canaan..."
"Questa  la descrizione con parole effimere di avvenimenti che hanno ben altro significato, te l'ho gi detto. In ogni caso io dovevo tener fede ai patti stipulati con i patriarchi. Dovevo pur dare in eredit alla mia gente la terra dove scorre il latte e il miele."
"Veramente, Eterno, da quello che si apprende, in quella terra scorse solo sangue e sangue e nulla  cambiato oggi. E poi, c' un piccolo particolare, quella terra apparteneva ad altri, che furono costretti a sloggiare con la forza. Giosu, figlio di Nun, demol Gerico al suono delle trombe e le sue schiere passarono a fil di spada tutto ci che era nella citt, dall'uomo alla donna, dal ragazzo al vecchio, al bue, alla pecora e all'asino. Prese Ai con un'imboscata ed elimin tutti gli abitanti, fino all'ultimo. Li scov anche nella campagna e nel deserto dove quelli avevano cercato rifugio: dodicimila, fatti a pezzi in un solo giorno, in Tuo onore, con conseguente razzia di bestiame."
"Ti ripeto ancora che le narrazioni alle quali ti riferisci esprimono in termini umani vicende la cui accezione non  quella apparente, ma ci che diventa manifesto nel tempo" illustr Quello singolarmente indulgente.
Sua Santit ignor, ancora una volta, questa spiegazione nebulosa e seguit:
"Giosu smantell ancora Gabaon e liquid i suoi abitanti. Tu stesso, in quella circostanza, desti una mano scagliando grandi pietre dal cielo. Furono molti di pi quelli che morirono per le Tue pietre di quelli uccisi dai figli d'Israele. Venire alle mani con semplici mortali! MetterTi sul loro piano! Eppure, dopo la litigata con Giacobbe non Ti eri preso pi con nessuno!
"Devi riconoscere che in quell'occasione Ti comportasti come gli di della mitologia greca alla guerra di Troia" provoc irrispettoso e continu imperturbabile. "Fermati sole! comandasti ad un astro immobile per dar tempo al Tuo popolo di compiere uno sfracello completo. Lo stesso Giosu, non pago, Ti sacrific gli abitanti di Macheda, di Libna, di Lachis, di Gezer, di Ebron, di Debir e di tante altre citt i cui abitanti furono passati a fil di spada. Tutti,  ovvio. Non scamp nessuno, proprio come avevi voluto Tu. E perch non ci fossero dubbi sulla sua devozione, Giosu spian ancora qualche altra citt cananea: Asor, Madon, Simron, Acsaf e Te ne sacrific la gente, una moltitudine numerosa come la sabbia del mare della quale non rest un solo superstite.
"Uno sterminio totale perch non fu risparmiato alcuno come il Signore aveva ordinato, per usare le parole della Bibbia. E dopo tutto questo mal di Dio - come potrei dire ben di Dio! - vieni a ricordarmi le violenze dell'Inquisizione... l'iniquit dei papi! Io non ho dettato nessuna persecuzione e in quanto ai papi indegni, non li ho mica creati io! L'uomo ha errato nel metterli sul trono di Pietro, d'accordo, ma Tu li hai messi sulla terra!"
Era giunto il momento di perdere la pazienza e Quello la perse completamente.
"Bestemmiatore e anatema, abominazione della desolazione!" deflagr Quello non potendone pi. Dimenava ostile i pugni fuori dalle ampie maniche della tunica. Le nocche di quei pugni erano bianche per il livore acceso dall'esasperazione. Il triangolo sul Suo capo mulin fiammeggiando, si scompose, divenne scaleno, balugin, poi si spense come fulminato.
"Osi giudicare l'opera mia e i miei disegni!" url. "Tu, errore del creato, grumo di materia insignificante, tu, figlio d'iniquit e radice di perdizione, ardisci interpretare le mie decisioni!" Irradiava un'ira terrificante e sbuffava irrefrenabilmente. "Gi, dovevo ricordarmi di quale anima nera ti avevo provvisto! Nel tuo cuore non regna che il buio della notte! Il tuo dio  l'arconte delle tenebre! E'lui che t'ispira."
Poi si plac per un attimo, ma ripart immediatamente:
"Come posso pretendere verit da chi smercia inganno! Come posso pretendere che tu sappia soltanto intuire e rispettare i miei misteri! Io dispongo le regole della vita in un equilibrio che la tua sciagurata mente umana non pu capire. Le mie vie, ricordalo, sono infinite. Attraverso eventi apparentemente luttuosi e crudeli si manifesta la mia benignit" cos decret schiumando. "Per amore di un'umanit fatta di altezzosi e spudorati come te, io, pietoso, ho immolato il mio stesso Figlio..."
Ritornava quella storia dei misteri di Dio... Era proprio un nodo indissolubile, ma anche una facile formula per risolvere problemi. Se ne serviva lo stesso Padre Eterno quando messo alle strette. In ogni caso, Sua Santit non aveva bisogno di nuove conferme: con i misteri di Dio si colmano gli abissi d'ignoranza dell'uomo. Ma lasci correre e not:
"Questa umanit sei Tu che l'hai voluta cos: dissoluta e impertinente. Perch protesti se si comporta in maniera oltraggiosa? Certo  magnanimo il Tuo gesto; il genere umano Ti  formalmente devoto per l'immolazione di Tuo Figlio. Ma a pensarci bene, perdona la mia audacia,  sicuro che l'uomo sia stato salvato dal sacrificio di Cristo? Peggiora sempre pi e uccide in maniera sempre pi raffinata! Sembra a me che Cristo, pi che momento di ravvedimento e riflessione,  frequentemente pretesto per abbandoni da baccanale.
"Vedi quello che succede in occasione delle festivit natalizie! Per i pi Natale equivale a bagordi: Ludibrium et debacchatio oscenum! Altro che giorno natale del Salvatore del mondo! Per altri  occasione di vacanze sulla neve o su isole esotiche. Le altre festivit religiose sono interpretate pi o meno tutte alla stessa maniera.
"Io eseguo il mio compito, mi do da fare a spegnere incendi, ci metto anche zelo: ammonisco, predico, benedico, ma la gente, che pure corre ad ascoltarmi, sembra pi incuriosita dal folclore destato dalla mia immagine che dal fatto religioso da me rappresentato.
"Non sortiscono maggiore effetto sinodi e concistori, concili e conciliaboli. Le mie encicliche, le mie pastorali ce le leggiamo fra addetti ai lavori. La gente si distrae facilmente. Non ha orecchie per intendere. Ha smarrito l'ideale dell'impegno che conduce alla conquista. Non sente pi il fascino del sacrificio di Tuo Figlio, perch  lontana dalla sua dimensione, perch l'idea stessa di sacrificio  sgradevole. Fa'che  stato superfluo! Che non ne valeva la pena, voglio dire? Il risultato in termini di riconoscenza da parte dell'uomo  sicuramente scadente."
"Quest'umanit  accecata dalle sue conquiste di falso benessere, ha sentito poco la mia voce e la tua chiesa ne ha assecondato le tentazioni nutrendola solo di apparenze e di formalit. S' impigrito l'uomo nell'indifferenza, o si  compiaciuto, per puro esercizio intellettuale, di concepire dottrine e teorie che lo hanno condotto alla morte di Dio stesso, con il pensiero questa volta, che uccide pi della croce" riflett Quello meno adirato. I Suoi grandi occhi, ora rotondi di bont, erano velati di avvilimento.
"La Chiesa non dispone pi dei mezzi di un tempo" incalz Sua Santit. "E poi hai finito proprio ora di esprimere il Tuo punto di vista su quei mezzi. Riconosci, in ogni caso, che la fede in Te era viva quando la Chiesa faceva sentire la propria voce con autorit..."
Quello abbass lo sguardo meditabondo mentre si lisciava la barba. Ma non rispose.
"Siamo lontani dalla verit di Cristo," prosegu Sua Santit, "perch sempre meno si concilia il Suo sacrificio con le capacit logiche dell'uomo di oggi. Perch, in fondo in fondo, il Suo soffrire  soltanto apparente; perch Ges  morto, diciamolo pure, solo pro tempore, visto che Tu l'hai risuscitato. Dunque, un po'una finzione. Un fatto di mera apparenza, un'opera a fondo perduto. Questi criteri l'uomo dei nostri tempi li accetta sempre meno. Sente offeso il suo intelletto."
"Il sacrificio di mio Figlio  l'espressione pi elevata della mia giustizia e della mia piet." Decret Quello di nuovo duro.
Con quella storia della giustizia divina, presente dovunque, Sua Santit proprio non riusciva a raccapezzarsi pi. Ma and avanti seguendo il filo del suo ragionamento:
"Quindi se posso riepilogare: Tu crei l'uomo peccaminoso e insolente, quasi per mettere alla prova la Tua capacit di sopportazione, quando poi perdi la pazienza, cosa che Ti capita spesso, che fai? Per soddisfare la coscienza superiore della Tua giustizia e non potendo continuamente distruggere questa Tua creatura cos poco riuscita, fingi di sacrificare Tuo Figlio... in altre parole punisci Te stesso. E cos tutto quadra. Giustizia  fatta! Ma non mi pare che il problema sia risolto. Quest'umanit distratta lo dimostra."
"Finto di sacrificare! Ma mio Figlio  morto sulla croce, soffrendo nella Sua carne il martirio dell'umiliazione, morto come un reietto..." ribatt Quello con veemenza. "Si  immolato per i peccati degli uomini! Scientemente e perci dolorosamente!" distinse puntiglioso. "Tu che sai quanta umanit  stata sacrificata ciecamente per i peccati dei pontefici - e anche la tua coscienza ne appare toccata - dovresti capire la grandezza del mio atto! Il martirio di mio Figlio ha salvato l'uomo dalla perdizione eterna e l'ha reso mio erede e coerede Suo. L'ha ben precisato Paolo nel Capitolo VIII della sua Lettera ai Romani..."
"S, ma Tuo Figlio sapeva che sarebbe risorto, perch il Figlio di Dio non pu morire. E poi, a che  servito questo olocausto se l'uomo che Tu hai salvato dal peccato di Adamo non s' salvato da se stesso e dal suo malefico ingegno? Egli  talmente peggiorato, come dicevo prima, da meritare giustificatamente qualche Tuo castigo, tipo diluvio per intenderci e Tu, invece di colpirlo, lo premi addirittura e parli di eredit!" Sua Santit si lasci andare liberamente Poi si sofferm mentalmente per un momento sul significato di questa eredit. Riusciva infatti ad intenderlo solo nella sua pi terrena accezione.
"L'uomo erede Tuo..." constat perplesso. "Secondo le leggi della terra, erede  colui che subentra nella titolarit del patrimonio di un defunto. Perci, noi saremo tuoi eredi e coeredi di Cristo... alla Tua morte.
"La Tua morte, Dio non voglia..." incespic "voglio dire che la morte di Dio, come teoria beninteso, per quanto i teologi del cristianesimo ateo l'abbiano adombrata,  un puro nonsenso, un'arida speculazione, un contraddittorio esercizio intellettuale. Senza Dio non ha consistenza la fede, non ha valore la religione, non ha significato l'uomo stesso, perch sarebbe privato della speranza che d senso alla sua esistenza. E Tu parli di eredit celeste? La morte di Dio che sola giustificherebbe quest'eredit, paradossalmente e soprattutto, la vanifica anche, perch l'eredit, che  poi la vita eterna, sarebbe da godere non pi nella luce della Tua gloria, ma al cospetto del Tuo... cadavere. E'grottesco!" concluse senza pi remore.
"Come al solito ti affidi alla tua ragione e arrivi alla conclusione errata." Rispose stranamente pacato Quello. "Lascia da parte le tue analisi sulla natura della mia eredit e riconosci che se l'uomo  peggiorato vi hanno concorso quelli che ti hanno preceduto sul cosiddetto soglio di Pietro. Sono essi che hanno imbastardito il messaggio di mio Figlio." Sbuffava ora, nuovamente, soffiando attraverso i fori immensi delle narici, neri come due pozzi gemelli.
"Abbiamo gi detto Eterno..."
"Lo so... lo so, non sono mica rimbambito!"
"A volte ripetiamo le cose senza rendercene conto. A me capita." Sottoline Sua Santit con malizia. "Comunque, per parte mia, posso solo aggiungere che la Chiesa ha fatto di tutto per creare modelli di riferimento morale. Tutti i pontefici malvagi sono pur sempre una minoranza, rispetto al gran numero di Santi e di Mrtiri che il Cattolicesimo ha espresso nel corso dei secoli per l'edificazione dell'uomo e per l'esaltazione del Tuo nome."
"Beh, s, ne so qualcosa. Se li avessi accettati tutti avrei avuto problemi a sistemarli in paradiso. Senza considerare che avete tentato di rifilarmene certi che esprimevano tutto fuorch santit, altri che non si sono mai convertiti al cristianesimo, vedi la sequela dei profeti ebraici, Zaccaria, Amos, Osea, Aggeo, Abacuc e via dicendo; dei patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe e quanti altri. Mi avete santificato Esa, e sapevate che non l'ho mai potuto soffrire. Avete canonizzato Mos e Giosu che di crimini sulla coscienza ne avevano un bel po'. L'hai detto poco fa. Senza parlare di Davide e Salomone, che per misfatti non erano secondi a nessuno, anch'essi regolarmente elevati alla gloria degli altari. E Adamo ed Eva? Io li avevo cacciati peccatori dal paradiso e voi me li avete restituiti santi.
"E non menzioniamo tutti gli infiniti altri beati ai quali vi raccomandate assiduamente. Ma questa delle raccomandazioni, l'abbiamo visto,  una vostra abitudine connaturata, che esprimete anche in altri campi..."
"Ma la beatificazione dei personaggi biblici  un segno di devozione verso i progenitori di Ges e di coloro che ne avevano prefigurato l'opera e predetto la venuta!" comment Sua Santit.
"Questa non  devozione,  distrazione. Avete inventato santi e mrtiri per affollare il calendario, che alla fine ne  straripato. Avete santificato spesso delle funzioni, cos con san Cristoforo, che significa portatore di Cristo, ossia cristiano; certe divinit della mitologia pagana come san Dioniso, il dio greco dell'ebbrezza; san Bacco, il suo equivalente romano; sant'Isidoro, confusione di Iside e Horo; san Giorgio, che per alcuni  ancor l'egiziano Horo, per altri  invece una figurazione di Gea, la Madre Terra, per questo quindi patrono dei contadini. Avete santificato Gabriele, il mio arcangelo messaggero, che  diventato patrono dei postini e ancora un sant'Onesimo che era lo schiavo fuggito di cui parla Paolo nella Lettera a Filemone, divenuto protettore di domestici e camerieri.
"Con semplici assonanze avete beatificato uno come san Latino, invocato per le malattie da latte; santa Lucia, per la vista e le immagini chiare della televisione; simboli di virt come santa Fede, vergine e martire, che  la personificazione della fede ideale, unitamente alle sorelle, Speranza e Carit, esse pure vergini e mrtiri, tutte figlie di santa Sapienza, forse martire ma non pi vergine. Senza voler parlare di santi leggendari, come san Gennaro, san Castrese, o di sante come Filomena, che  solamente una scritta su un'ampolla trovata qualche secolo fa nelle catacombe di Priscilla."
Si ferm per un attimo, sollev lo sguardo al cielo come in cerca d'ispirazione non si sa bene da chi, e riattacc.
"E'stato canonizzato un san Longino, assassino di mio Figlio, che prese il nome dalla lancia con cui Gli aveva perforato il costato. Sono stati santificati nientemeno che semplici oggetti come la vera eicon, il panno nel quale, lungo la via crucis, fu asciugato il volto di Ges. E'diventato santa Veronica. A questa santa avete trovato anche un marito: Amatore, santo forse per lubriche inclinazioni.
"E che dire di Pilato? Mi avete beatificato anche lui. Pilato, il carnefice di mio Figlio! S'era presentato a me con una bacinella d'acqua per ricordarmi il gesto che provava la sua innocenza. Scaraventandolo gi dal paradiso ha capito che l giudico io. Pure in questo caso si  trattato di santificazione di gruppo perch, con lui, avete elevato alla gloria degli altari anche la moglie: santa Claudia Procula.
"Non voglio dilungarmi poi su tutti i santi preposti alla sfera sessuale: san Falliano, san Genitore, santa Fotina e via dicendo."
"Ma sono stati tutti regolarmente declassati!" intese giustificare Sua Santit.
"Diciamo che non si parla pi di loro, formalmente. Ma sono tutti l. La superstizione  solo ufficialmente abolita. Nessuno osa stornare la concentrazione dei fedeli dal loro culto."
"Ma non si pu, Eterno, ci vuole flessibilit! Passi per santa Filomena, per santa Fede, per san Pilato e qualche altro. Ma san Gennaro, per esempio! Ha un suo seguito. Come si pu? A chi d fastidio san Gennaro! Chi glielo dice ai napoletani che il loro patrono  nessuno? E poi, poveretti, con tante sventure da sopportare, perch toglier loro un pio sfogo! In fondo si contentano di cos poco! Certo, imprecazioni quante ne vuoi e fin quando non si  sciolto il sangue. Ma questo  tutto. Alla folla basta questo prodigio inoffensivo. Se lo interpreta come vuole ed  felice per un altro anno."
"Questa  superstizione! Dove s' mai visto gente insolentire i santi in chiesa, bestemmiare sugli altari..."
"I devoti di san Gennaro sono un caso a s. Bestemmiano, l'ho detto, ma con fede e a motivo di fede."
"Superstizione!" replic Quello tonante. "Invece di sciogliere il sangue - se di sangue si tratta - perch Gennaro non scioglie i cuori di pietra della gente? La verit  che questo cosiddetto miracolo  un modo per distogliere l'attenzione dei cristiani dai temi centrali della fede, perch voi ne possiate trarre benefici materiali. Infatti, il culto dei santi si accompagna a quello delle loro reliquie, anch'esse idolatrate.
"Inutile ricordarti quanto fruttuoso sia stato per secoli il loro mercato. La follia della credulit ha raggiunto l'apice con l'adorazione del prepuzio e dell'ombelico di mio Figlio. Nemmeno io sono riuscito a stabilire quanti di questi prepuzi e di questi ombelichi siano conservati nelle vostre chiese, tutti ritenuti autentici. Ma si venerano anche reliquie di altro genere: ossa, denti, unghie, capelli, arti, impronte di piedi, di mani e pure corpi interi, mummificati, scheletriti, anchilosati, di santi, di vergini, di mrtiri, di monaci, di anacoreti, molti dei quali non sono mai nati.
"Si venerano svariate teste di Giovanni il Battista; una dozzina sono quelle di santa Giuliana; una diecina almeno sono i corpi di san Giorgio e per fortuna questo santo non  mai vissuto n da solo n in gruppo, come qualcuno ha scritto e ancora: una mandibola, la lingua rinsecchita e finanche le corde vocali di sant'Antonio. Si conservano addirittura una penna delle ali del mio arcangelo Gabriele (oltre a quella di frate Cipolla di cui  detto nel Decamerone) e un dito dello Spirito Santo... avrei capito un'ala! Nulla di pi profano e volgare.
"Per quanto concerne le reliquie non corporee dovrei trattenerti molto a lungo e rischieresti una recrudescenza del tuo mal di stomaco..."
"Per l'amor di Dio... per amor Tuo, intendo dire, Tu non voglia," L'interruppe Sua Santit cui a quelle parole si era risvegliato furioso il dolore all'addome, "ho sofferto le pene dell'inferno... risparmiami, Ti prego. Tanto pi che so gi di queste reliquie: ...la limatura di ferro della catena di san Pietro, la graticola di san Lorenzo, il coltello usato per la circoncisione di Ges, gli effetti personali di Maria Vergine..."
"S," continu impassibile Quello, come per una sorta di punizione "e inoltre la sacra sindone di Torino: il lenzuolo nel quale sarebbe stato avvolto il corpo di Ges del quale conserverebbe l'impronta, dimenticando per che questo lenzuolo  di almeno un millennio posteriore alla Sua morte. Senza tener conto di tante altre sindoni, una quarantina a dir poco, tutte parimenti autentiche e parimenti venerate.
"E che dire dei chiodi usati durante la crocifissione che si contano a migliaia; delle spine della Sua corona? Una boscaglia se si mettessero tutte insieme. E le schegge di legno della croce? Quante? Voi dite: Lo sa Dio! Ma ti assicuro che non lo so." Confess perplesso.
"Eterno ce ne sono di cose su cui riflettere..." cerc di concludere Sua Santit con tono conciliante, massaggiandosi l'addome.
"Capisco che non posso prendermela con te, Santit, tu in fondo sei solo un anello di una lunga catena. Sei pure capace di un filosofico riguardo per la mia salute, che ti starebbe a cuore per il bene dell'uomo. Forse dovrei prendermela con me stesso se le cose sono precipitate a questo punto. Avrei dovuto fare qualcosa prima. Intervenire subito. E'certo in ogni modo che cos non va."
Si fece silenzio, un silenzio denso e minaccioso che Sua Santit non os spezzare, ma tremava. Perch, comunque stessero le cose, a vincere era Lui. Fra Dio e l'uomo vince sempre Dio.
Sua Santit sentiva che il giudizio era vicino.
"Chiss quale sar la mia punizione!" ponder con ansia febbrile, "perch  chiaro che io sar il primo. Mi canceller dal Suo cospetto, come usava con la Sua gente in passato; m'incenerir sul colpo, o aprir la terra sotto i miei piedi come fece con Core, Dathan e Abiron..."
"Non va, non va! Tutto da rifare!" soggiunse Quello assorto. "Fuoco distruttore o acque purificatrici... vedremo se il genere umano ritorner all'ordine! Vedremo! Ma tu, Santit, medita..., medita..." sentenzi scuotendo la testa bianca e un dito ammonitore, mentre la Sua voce andava pian piano sfumando in una lontananza di nebbia.
"Fuoco distruttore, acque purificatrici..." Sua Santit ebbe un sussulto. Quelle parole non nascondevano nulla. Erano quelli i Suoi strumenti tradizionali: gli strumenti con i quali aveva dimestichezza e che gi aveva sperimentato con successo...
Poi sullo sfondo blu del cielo, nel volto rosso di Quello, pi forte risalt il bianco della barba, quasi a richiamare con quei tre colori gli eccidi rivoluzionari del Terrore e a prefigurarne uno nuovo. Il triangolo sul Suo capo ebbe ancora qualche sussulto luminoso, poi si spense definitivamente. L'immensa nube del Padre Eterno si sgonfi, gradatamente, fino a diventare un punticino nero, come un uccellino che agitando le tenere ali spiccava il volo verso la volta celeste.
"Ecco," opin Sua Santit, "si trasforma nello Spirito Santo."
E apr gli occhi. Se li stropicci con forza mentre suor Candida, schiusi gli scuri dell'imposta, si esibiva in un profondo inchino.
Una folgore in quell'istante attravers, quasi una sciabolata, i vetri opachi della finestra seguita da un tuono fragoroso che spacc il cielo. Suor Candida si segn meccanicamente.
Fuori pioveva a dirotto.
"Ha deciso per l'acqua!" assod Sua Santit rassegnato.
Sulla parete di fronte al letto, nel colore turchino, spiccava solo l'enorme croce nera, da lato a lato, come le sbarre di una prigione. E contro quelle sbarre, il punticino nero di cui sopra s'era materializzato in un inerme pipistrello che sbatteva le ali, spaventato dalla luce improvvisa. E annaspava alla ricerca della libert, ingannato dal falso colore del cielo dipinto sulla parete.
"Ben levato Santit." Salut gioiosa suor Candida. "Diluvia oggi!"
"Ahim, lo vedo. C'era da aspettarselo."
"Oh, mio Dio!" esclam la suora, all'improvviso, portandosi entrambe le mani alle labbra. "Un pipistrello! E come sar entrato?" sussult segnandosi di nuovo precipitosamente.
"Quello l non ha bisogno di farsi annunciare: entra e si manifesta!" constat soprappensiero Sua Santit.
"Eh, ma mi sentiranno le suore preposte!" fece quella distratta. "Le prometto, Santit, che non succeder pi. Disporr perch padre Giacobbe rovisti la stanza ogni sera e chiuda scrupolosamente porte e finestre."
"Bastasse chiudere porte e finestre!" comment Sua Santit scendendo dal letto e cercando istintivamente le pantofole con i piedi.
"Non entra mica per opera e virt dello Spirito Santo?"
"E chi lo pu dire?"
"Per fortuna non Le  successo nulla" continu premurosa la suora. "Sa, dicono che un pipistrello  capace di tagliare la faccia con le ali..."
"Peggio sorella."
"Peggio?"
"Il peggiore degli incubi. Io, dopo Giacobbe, sono salvo per miracolo."
"Pure padre Giacobbe..."
"No quell'altro... il patriarca."
"Anche il patriarca?" domand la poveretta confusa. "Non capisco Santit: ...padre Giacobbe, il patriarca di Gerusalemme..."
"Lasci perdere, sorella" tronc Sua Santit.
"Ma Santit lei  rosso e sudato, ha due occhiaie... Si sente bene?" s'inform sollecita.
"Si, adesso va meglio. E'stato l'Eterno... incubo, il pipistrello voglio dire. Ma per fortuna  passato... spero!"
A scrosci l'acqua s'avventava contro i vetri.
"Diluvia, dice lei, sorella," not assorto. "Chiss che il peggio non debba ancora venire."
"Sia fatta la volont di Dio!" concluse quella senza capire e d'istinto, una volta ancora, si fece il segno della croce.
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