ENCICLOPEDIA TASCABILE "IL SAPERE" EDITA DALLA NEWTON COMPOTON

STORIA DELLA PSICOLOGIA
di MAURICE REUCHLIN
Traduzione di Paola Waldis

VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI


INTRODUZIONE
Se la psicologia fosse rimasta la branca della filosofia consacrata
allo studio dell'anima, la sua storia inizierebbe con le
prime tracce del pensiero umano.
 per soltanto da poco pi di un secolo che si  intravista la
possibilit di una psicologia scientifica, consistente nello studiare
per mezzo dell'osservazione e dell'esperimento le reazioni di
uno o pi organismi nella loro totalit alle diverse condizioni
ambientali. Da allora in poi il compito dello psicologo  stato
quello di far variare sistematicamente queste condizioni allo
scopo di mettere in luce le leggi che regolano le reazioni dei
diversi organismi, sia nel caso dell'uomo che in quello degli
animali. Nelle situazioni in cui, soprattutto nella psicologia
umana, queste variazioni sperimentali fossero irrealizzabili, ci
si  sforzati almeno di utilizzare nel miglior modo possibile le
osservazioni che si potevano raccogliere.
In questo libro si parler soltanto di quella psicologia che
nella seconda met del 19esimo secolo fu definita nuova, e che si
distingue dalla psicologia filosofica non solo per il suo oggetto
ma anche per il suo metodo che , essenzialmente, quello delle
altre scienze esso consiste nel mettere a confronto delle ipotesi
con dei fatti accertati oggettivamente, cio in maniera tale da
poler essere verificati da qualsiasi osservatore che sappia usare
le tecniche che sono servite a stabilirne la certezza.
Per quanto riguarda le ipotesi da verificare, sembra proprio
che, all'inizio del periodo che ci interessa, esse siano state
ereditate abbastanza direttamente da preoccupazioni filosofiche
precedenti. Non si esita, innanzitutto, a tentare di costruire
sperimentalmente equazioni relative ai rapporti tra corpo e anima o
ad indagare sull'esistenza o la non esistenza di una soluzione di
continuit nella serie degli esseri viventi, in particolare tra
l'uomo e gli animali.
Si  presto compreso che problemi di questo tipo, cos formulatl,
non avevano un contenuto scientifico, che le preoccupazioni
di cui erano la testimonianza dovevano essere tradotte in termini
diversi per poter rientrare nell'ambito di una metodologia
oggettiva, e che questa traduzione presupponeva un paziente
lavoro di soluzione di problemi molto pi modesti. In psicologia
la maggior parte degli studi scientifici si  allora orientata verso
l'accumulazione di fatti solidamente accertati all'interno di un
campo limitato.
Le ricerche si sono moltiplicate assai rapidamente, con lo
scopo di esplorare un campo che si rivelava estremamente
vasto. Si trattava in effetti di prendere come oggetto di studio sia
l'animale che l'uomo, di considerare quest'ultimo sia rispetto
alle sue caratteristiche generali che rispetto alle differenze che
distinguono gli individui, di studiare il sano e il malato, il
bambino e l'adulto, l'uomo da solo ma anche l'uomo all'interno dei
molteplici gruppi sociali nei quali  integrato. La grande diversit
fra questi problemi ha comportato una certa diversificazione
di metodi, per cui  divenuto legittimo oggi distinguere
ambiti diversi. Potremo cos affrontare di volta in volta la storia
della psicologia sperimentale, animale, differenziale, generale,
sociale, della psicopatologia e segnaleremo anche
le applicazioni pi importanti di questi settori di ricerca.
Quale sia il tipo di problemi che ciascuno di essi si  progressivamente
limitato a studiare si chiarir forse pi avanti, ma dovr anche
emergere il fatto che certe origini, certe influenze,
certe evoluzioni, sono comuni. Di fronte alla frammentazione
del loro campo di studio molti psicologi si pongono delle domande:
l'unit della psicologia non sta sparendo, visto che 
unanimemente riconosciuto che i problemi umani sono essenzialmente
problemi di sintesi, risolvibili solamente con una collaborazione
di tutte le scienze dell'uomo? Ma  possibile, d'altra parte,
andare contro questa legge della specializzazione, della divisione
del lavoro, che sembra dominare il lavoro scientifico con la
stessa ineluttabilit con la quale domina il lavoro industriale?
Uno sforzo di riflessione storica pi approfondito del nostro
potrebbe forse aiutare a superare questo dilemma. L'esistenza del
problema che esso pone fa per in qualche modo parte dell'orientamento
di questo libro.

I) La psicologia sperimentale
1. L'origine dei problemi e dei metodi
Gli studi attuali che costituiscono il campo della psicologia
sperimentale sono gli eredi pi diretti di quelli che hanno
marcato, in generale, l'apparizione di una nuova disciplina, distinta
dalla psicologia filosofica e mirante a differenziarsi da essa per
l'uso dell'aggettivo sperimentale. Dal momento in cui questa
nuova psicologia ha dato origine a settori specializzati, l'uso di
questo aggettivo rischia per di creare una ambiguit: il campo
della psicologia sperimentale, circoscritto allo studio dell'uomo
normale in situazioni realizzabili in laboratorio, non  il solo
oggi ad essere esplorato per mezzo del metodo sperimentale,
ma questo metodo viene utilizzato anche nella psicologia animale,
nella psicologia dell'et evolutiva, nella psicologia sociale, eccetera.
La sua apparizione in psicologia pu essere considerata, in
senso generale, come una manifestazione di un'evoluzione
comune a tutte le branche del sapere. Essa  stata per provocata,
in un senso pi specifico, dall'evoluzione di alcune scienze fisiche
e da quella della fisiologia.
Si sa che, nelle scienze fisiche, le misurazioni o le osservazioni
si fanno con l'aiuto di una serie pi o meno complicata di
strumenti che si interpongono tra il fenomeno e l'osservatore, e
l'apparato sensoriale dell'osservatore stesso pu essere considerato
come l'ultimo di questi strumenti. I progressi realizzati nei
metodi di misura e osservazione hanno permesso in molti casi
di limitare il ruolo dell'osservatore, tuttavia nel 19esimo secolo
questo ruolo era ancora di considerevole importanza, per esempio
nell'osservazione, secondo il metodo di Bradley, dell'ora esatta
in cui un astro passava al centro del reticolo di una lente.
Bessel, un astronomo tedesco, si accorse in questa occasione, intorno
al 1820, che gli errori commessi dagli astronomi che effettuavano
tale osservazione non erano completamente imprevedibili: ognuno aveva
il suo tipo di errore e gli era pi o meno fedele, per cui si disse
che ciascuno aveva la sua equazione personale. Questa constatazione
poteva senza dubbio essere utilizzata in astronomia, permettendo di
progettare la correzione delle osservazioni di ciascun soggetto, ma
poneva anche un problema al fisiologo e allo psicologo: come spiegare
questa stabilit individuale? Il problema costitu una delle ricerche
classiche dell'epoca, attraverso la quale i fisiologi del sistema
nervoso, sotto l'influenza del loro oggetto di studio, divennero
psicofisiologi e psicologi.
Si prova sempre una certa difficolt a delimitare in modo
preciso gli ambiti rispettivi della fisiologia e della psicologia:
l'esistenza di una disciplina che fa da collegamento fra esse, la
psicofisiologia, ne  la prova. La distinzione riguarda la maggiore
o minore generalit delle reazioni studiate: in linea di principio
il settore di competenza dello psicologo  costituito dalle
situazioni nelle quali le modificazioni dell'ambiente interessano
l'organismo nella sua interezza, ma il funzionamento del sistema
nervoso ha come effetto esattamente quello di coordinare e
di integrare le reazioni dell'organismo agli stimoli che lo
raggiungono (Sherrington, 1857-1952). Si comprende dunque bene
come il fisiologo che studia il sistema nervoso incontri problemi
che interessano in ugual misura lo psicologo e come, storicamente,
la psicologia sperimentale abbia potuto ricevere alla sua
nascita, tra gli altri doni, alcuni problemi, alcuni risultati e alcuni
metodi di una fisiologia che gi aveva avuto accesso allo
statuto di scienza sperimentale.
L'evoluzione e le acquisizioni della fisiologia del sistema nervoso non
porebbero evidentemente essere affrontate in modo coerente nello spazio di
poche righe. Saranno qui riferiti solamente alcuni fatti esemplificativi di
tre livelli di indagine: quello della struttura e delle propriet elementari
dei tessuli nervosi, quello della fisiologia delle sensazioni, quello della
fisiologia del cervello.
L'organizzazione dei tessuti nervosi in cellule viene scoperto, grazie ai
perfezionamenti ottici del microscopio e ai pperfezionamenti chimici dei
metodi di colorazione, tra il 1833, data in cui Remak dimostra che la
materia grigia del cervello ha una struttura cellulare, e il 1889, anno
della scoperta da aprte di Cajal dell'unit della cellula nervosa e delle
sue fibre (il neurone) e del ruolo dei siti di contatto tra i neuroni
(le sinapsi). Questo sistema di cellule contigue
 percorso da impulsi e si crede in un primo tempo che la loro velocit sia
troppo grande per poter essere misurata (secondo alcuni 60 volte la velocit
della luce).  un progresso nei metodi di registrazione delle contrazioni
muscolari che permette a Helmholtz di dimostrare, verso il 1850, che essa
 molto pi lenta, inferiore a quella del suono e, di conseguenza, misurabile.
Queste scoperte anatomofisiologiche erano evidentemente fondamentali per i
progressi ulteriori della stessa fisiologia e avevano gi un'incidenza sugli
orientamenti della psicologia: la scoperta di cellule nel sistema nervoso,
in particolare nel cervello, poteva fornire una sorta di modello anatomico
alle teorie degli psicologi che cercavano di scomporre i fenomeni
in elementi dei quali si dovevano ricercare le leggi di associazione.
La possibilit di misurare la velocit degli influssi nervosi permetteva
inoltre di concepire metodi di studio, come quello dei tempi di reazione
(impiegato d'altronde dallo stesso Helmholtz), dei quali parleremo in seguito.
A un livello di organizzazione pi elevato,  interessante constatare che la
fisiologia del movimento  anteriore alla fisiologia delle sensazioni.
Il movimento  in effetti un fatto osservabile sperimentalmente senza
difficolt. Non  la stessa cosa per la sensazione, che sembra essere niente
altro che una esperienza immediata propria del soggetto. Questa difficolt
metodologica che, come vedremo, sar superata, spiega forse come lo studio
della sensazione sembri aver contrassegnato i limiti dei metodi fisiologici
e l'ingresso in una nuova disciplina. La formulazione in termini fisiologici
del problema della sensazione va ricercata nella constatazione, fatta
dall'inglese C. Bell nel 1811 e dal francese F. Magendie nel 1822,
dell'esistenza di fibre nervose sensoriali diverse dalle fibre nervose
motorie. J. Mller (1801-1858) fornisce nel 1838 una formulazione sistematica
del principio dell'energia specifica dei nervi: l'eccitazione di un nervo
visivo fa nascere esclusivamente una sensazione visiva e la stessa cosa 
vera anche per quanto riguarda il funzionamento di ciascun organo di senso.
Questo principio figura nel voluminoso Handbuch der Physiologie des Menschen
pubblicato tra il 1833 e il 1840, e in alcuni dei tomi
che lo compongono vengono gi trattati problemi che saranno quelli affrontati
successivamente dagli psicologi. I progressi della conoscenza psicofisiologica
relativa ai diversi organi di senso non possono essere riferiti in dettaglio.
Tra i ricercatori che vi hanno maggiormente contribuito figurano appunto
Mller, del quale abbiamo appena parlato come fisiologo, e Helmholtz, del
quale riparleremo come psicologo: ci che vi  di arbitrario in questa
classificazione non fa che riflettere un periodo, e un argomento, di
transizione tra due settori contigui.
Le conoscenze relative alla parte pi complessa del sistema nervoso, il
cervello, fanno ugualmente progressi considerevoli nel periodo in cui si
sviluppa la psicologia scientifica. Innanzitutto il cervello appare
chiaramente come un organo che svolge un ruolo essenziale per il pensiero.
La frenologia di F. J. Gall (1758-1828) assume a questo proposito
una funzione utile; in essa infatti si cristallizzano molte
constatazioni o affermazioni di epoche precedenti e, da quel momento,
 evidente che lo spirito non  pi un dominio riservato esclusivamente
agli studiosi di metafisica: esiste un substrato materiale e lo studio
anatomofisiologico di questo substrato diviene un centro d'interesse.
L'influenza di questo autore ha, su scala diversa, la stessa portata di
quella esercitata da Helmholtz con la dimostrazione del fatto che, dal momento
che i fenomeni nervosi non erano istantanei, era possibile studiarli nel
loro succedersi nel tempo. Ma le modalit del funzionamento del cervello
sono spiegate di volta in volta secondo sistemi differenti: alcuni
considerano il cervello soprattutto come un organo unitario, per cui le
diverse regioni hanno, o possono avere, lo stesso ruolo (opinioni di questo
tipo sono difese da P. Flourens a partire dal 1824 e da Lashley un secolo pi
tardi), altri invece attribuiscono a ciascuna regione del cervello un ruolo
specifico. La frenologia di Gall, secondo la quale le facolt di un individuo
potrebbero essere valutate in funzione della forma del suo cranio,
ottiene un grande successo verso il 1820, ma non ha che le apparenze di
una teoria scientifica ed  demolita da Flourens nel 1842. Vi 
per un fatto stabilito in modo molto pi solido, utilizzato da P. Broca
(1824-1880), per affermare che il piede della terza circonvoluzione frontale
dell'emisfero sinistro costituisce il centro del linguaggio: avendo avuto
l'occasione di esaminare in modo completo un malato incapace di parlare, non
aveva trovato nessuna ragione apparente come causa di questo disturbo; nel
cervello di questo malato fu per rilevata dopo la morte una lesione unica,
localizzata nella regione indicata, da cui la conclusione di Broca (1861).
Altri ricercatori identificarono la sede di alcuni centri motori e sensoriali
negli anni successivi al 1870.
Questo studio dei centri corticali chiarir in modo diretto alcuni problemi
psicologici come quello della distinzione tra sensazioni e percezioni. Pi in
generale ritroviamo nello studio dei processi superiori, per esempio
dell'intelligenza, un'alternanza tra teorie unitarie che considerano
globalmente questi processi e teorie analitiche che si sforzano di scomporli
in attitudini distinte, alternanza che richiama quella tra le concezioni
fisiologiche relative al funzionarnento del cervello.
Aggiungiamo che alcuni metodi fisiologici di registrazione (della
respirazione, del polso, eccetera.) saranno ampiamente utilizzati dagli
psicologi, in particolare nello studio dell'emozione.
Le osservazioni precedenti a proposito del ruolo delle scienze
fisiche e della fisiologia nello sviluppo della psicologia spiegano
forse il fatto che il pi delle volte si ritrovi questa doppia
formazione tra i fondatori della psicologia. Aggiungiamo inoltre
che essi hanno anche mantenuto frequentemente preoccupazioni
filosofiche, in quanto erano connesse ad alcuni dei problemi psicologici
che essi si ponevano, o forse perch costituivano, in quell'ambiente e
in quell'epoca, la ragion d'essere e la fase conclusiva di una
cultura enciclopedica. Gli studi che hanno contribuito pi
chiaramente a far prendere coscienza dell'autonomia della psicologia
sono dovuti ad autori tedeschi.  evidente la difficolt di datare
con precisione questa presa di coscienza,
che sembra essersi verificata negli anni successivi al 1860, anno
di pubblicazione degli Elemente der Psychophysik di Fechner.

2. I pionieri
G.T. Fechner (1801-1887)  conosciuto come un brillante fisico
e matematico quando, nel 1839, attraversa una grave crisi
che orienta i suoi interessi verso uno sforzo di riflessione
metafisica sui problemi dell'Anima. Ne pubblica i risultati nel 1851
nello Zend Avesta, affermando in particolare che la coscienza 
diffusa dappertutto nell'universo, che la Terra, nostra madre, 
un essere vivente e che l'anima non muore. Con l'intento di
dare una base sperimentale alle sue affermazioni, affronta il
problema straordinario consistente nella ricerca dell'equazione che
stabilisce la relazione tra l'anima e la materia. Questa equazione,
permettendo il passaggio da un campo all'altro, dimostrerebbe
bene la loro equivalenza, in un certo senso la loro identit.
Il risultato di tale tentativo apparve nel 1860, negli Elemente
der Psychophysik.
La relazione cercata era, pi precisamente, quella che si stabilirebbe tra lo
stimolo fisico (luce, suono, peso, eccetera) che colpisce gli organi dei
sensi, appartenente alla materia, e la sensazione prodotta da questo stimolo,
appartenente all'anima. Ma, innanzitutto, come misurare la sensazione in se
stessa? Per farlo Fechner utilizza alcuni risultati ottenuti dal fisiologo
tedesco Weber (1795-1878), di cui era stato allievo. Weber aveva dimostrato
nel 1834, nella sua opera De tactu, che se un individuo  capace a stento di
distinguere, soppesandoli, un peso di 29 once da uno di 32 once,  ugualmente
capace a stento di distinguere un peso di 29 dracme da un altro di 32 dracme.
L'intensit assoluta dello stimolo, il peso,  divenuta otto volte inferiore
(1 oncia vale 8 dracme), ma la pi piccola diminuzione di peso necessaria
perch la distinzione sia possibile  rimasta proporzionalmente la stessa
(nell'esempio 3/32). Questa legge era stata del resto scoperta gi in passato,
per quanto riguardava la visione, da un ottico francese, Bouguer, che l'aveva
enunciata nel 1760 nel suo Trait d'optique sur la gradation de la lumire.
Fu appunto questa legge che forn a Fechner la possibilit di dare una
soluzione al problema della relazione tra l'intensit della stimolazione e
quella della sensazione. Una relazione analoga era stata stabilita in
precedenza tra la fortuna morale (la felicit) e la fortuna
fisica (la ricchezza) da un matematico, Bernoulli (1738), e Laplace aveva
ripreso questa idea nella sua Thorie analytique des probabilits (1812).
Le ricerche di Fechner hanno suscitato naturalmente molte controversie e
delle loro pretese metafisiche non  sopravvissuto niente. Esse per sono
state comunque all'origine dell'introduzione della misurazione in
psicologia e, sul piano sperimentale, hanno segnato l'inizio dello studio
dei metodi che permettono di determinare quale sia il pi piccolo stimolo
percepibile, o la pi piccola differenza percepibile tra due stimoli, per
un soggetto dato (misura delle soglie sensoriali).
Le preoccupazioni metafisiche di Fechner non si ritrovano
nei lavori di H. von Helmholtz (1821-1894), anch'egli un fisico,
che affronta da fisico la fisiologia e poi la psicologia, accumulando
ricerche sperimentali di una solidit tale da mantenere ancora,
dopo un secolo di perfezionamenti rivoluzionari delle tecniche,
un proprio valore. Esse vertono essenzialmente sul meccanismo
della visione dei colori (1852) e su quello della percezione
dell'altezza di suoni (1863). In termini generali, dopo la
dimostrazione da parte di Weber e Fechner della possibilit della
misurazione in psicologia, Helmholtz dimostra la fecondit di
ricerche sistematiche in questo campo.
Mentre  professore di fisiologia a Knigsberg, Helmholtz pubblica il suo
Handbuch der physiologischen Optik (1856-1866). Il tomo secondo riprende la
sua teoria della visione dei colori, gi pubblicata nel 1852, che Helmholtz
ha ripreso da T. Young (1801). La specificit riconosciuta da Mller per i
nervi  qui estesa alle fibre che li compongono: tre tipi di fibre
trasmetterebbero rispettivamente le sensazioni del rosso, del verde e del
viola, generate nella retina, da organi indipendenti. La teoria relativa alla
percezione dei suoni  contenuta nell'opera Tonempfindungen (1863).
Helmboltz insegna in quel periodo fisiologia ad Heidelberg. La sua teoria
attribuisce anche in questo caso a organi diversi disposti lungo un
risuonatore (organo di Corti e, in particolare, membrana basilare) le
sensazioni provocate da suoni di altezza differente. A ciascuno di questi
organi corrisponderebbe una fibra specifica all'interno del nervo.
Le differenze qualitative fra i colori o fra i suoni venivano dunque
ricondotte a differenze di localizzazione o di struttura. Cos, dopo aver
dimostrato che i fenomeni nervosi si svolgevano su una scala temporale tale
da permettere l'osservazione della loro concatenazione, Helmholtz collocava
analogamente le differenze qualitative nell'ambito dei fatti materiali
osservabili riconducendoli a differenze di localizzazione.
Ma l'uomo che stabil definitivamente l'autonomia della psicologia
sperimentale fu incontestabilmente W. Wundt (1832-1920).
Egli ne ha profondamente marcato gli inizi per la quantit
delle sue ricerche, per le vie che esse hanno aperto, per aver
creato a Lipsia nel 1879 il primo laboratorio di psicologia
sperimentale e per i numerosi allievi che, venuti a Lipsia per
raccogliere i suoi insegnamenti, ne ripartirono per fondare strutture di
insegnamento e di ricerca dedicate alla nuova scienza: fra essi
numerosi americani nel decennio l880-l890 e il francese B.
Bourdon (1860-1943), che insegn psicologia a Rennes dal 1895 al
1931 e dedic la sua vita a ricerche di laboratorio che vertevano
in particolare sull'argomento posto a titolo della sua opera
La perception visuelle de l'espace (1902). Le stesse reazioni
che Wundt suscit hanno portato alla formazione di nuove
scuole o alla scoperta di nuovi campi di studio.
Bench spinto a studiare medicina, fisica e chimica dalla necessit di
guadagnarsi la vita, i suoi interessi principali vanno in primo luogo alla
psicologia. Nel 1856, a Berlino,  allievo di J. Mller che, da parte sua,
si sforza di stabilire l'autonomia della fisiologia sperimentale ed 
assistente di fisiologia a Heidelberg quando vi insegna Helmholtz (1858-1871).
Durante questo periodo, contemporaneamente alle sue ricerche nel campo di
una psicologia ancora molto vicina alla fisiologia, si sviluppa il suo
interesse nei confronti della filosofia: studia nel 1861 l'equazione
personale degli astronomi e pubblica, dal 1858 al 1862, il Beirge zur
Theorie der Sinneswahrnehmung. La percezione sensoriale, trattata in
questo volume, ha costituito, da Helmholtz fino ai nostri giorni, un
argomento di frontiera tra la fisiologia e la psicologia. Wundt
distingue la sensazione, semplice risultato della stimolazione di un organo
sensoriale, e la percezione, consistente nel processo che porta alla
conoscenza di oggetti o di avvenimenti esterni. Si pu qui notare una
prima distinzione tra processi di differenti livelli, e avremo modo di
riparlare dell'interesse che comincia a manifestarsi nei confronti dei
processi superiori. Nella prefazione della sua opera si trova un primo
programma per la psicologia sperimentale, che sar precisato in forma
pressappoco definitiva nella Physiologische Psychologie, la prima edizione
della quale apparve nel 1873-1874, la sesta nel 1908-1911.
Il lavoro sperimentale diventa ora dominante nell'attivit di Wundt,
nominato nel 1875 professore di filosofia a Lipsia dove fonda nel 1879 il
suo Laboratorio e, nel 1881, una rivista, Philosophische Studien, nella
quale vengono pubblicati i risultati delle ricerche che vi si svolgono.
La maggior parte di queste ricerche (i cinque sesti all'incirca) riguarda
le sensazioni e le percezioni, in particolare nel campo della visione
(all'incirca la quarta parte dell'attivit oomplessiva del laboratorio),
e anche in quello dell'udito, del tatto, del gusto,
della percezione del tempo. Gli altri studi riguardano l'attenzione,
l'affettivit (con registrazione delle pulsazioni, della respirazione,
eccetera), e l'impiego del metodo dei tempi di reazione. Questo metodo,
ideato dall'oculista olandese Donders nel 1868, perfezionato da Exner nel
1873, consiste nel misurare in modo estremamente esatto il tempo (una
frazione di secondo) che passa tra uno stimolo sensoriale (luce,
suono, eccetera), che per convenzione sperimentale funge da segnale,
e una reazione motoria (ad esempio l'atto di stringere una pinza).
Complicando progressivamente il compito del soggetto (ad esempio
domandandogli di reagire solamente alla luce blu quando viene stimolato da
luci di colore diverso), e sottraendo dal tempo di reazione complesso il tempo
di reazione semplice corrispondente, si pot sperare di conoscere il tempo
necessario per il nuovo processo (la discriminazione dei colori nel nostro
esempio), richiesto dalla complicazione dell'esperimento. Il metodo non 
inattaccabile, tranne che nel caso in cui l'intervento delle nuove condizioni
si traduca realmente in qualcosa che si aggiunge alla prova precedente, e non
in una trasformazione completa di essa. Avremo occasione di ritornare su
questo punto.
Malgrado il ruolo decisivo svolto da Wundt nello sviluppo
della sperimentazione in psicologia, e malgrado i suoi interessi
come fisiologo, la sua opera  stata segnata dalla sua forma
mentis filosofica. Egli ha scritto non solo opere come la Logik
(1880-1883), l'Ethik (1886), e il System der Philosophie (1889),
ma la sua stessa concezione della sperimentazione sembra
proprio renderla uno strumento per illustrare su punti particolari un
sistema generale precostituito, piuttosto che uno strumento per
dimostrare in modo decisivo un'ipotesi circoscritta in modo tale
da renderne possibile la dimostrazione. Il suo sistema si fonda
sulla dualit e sul parallelismo di corpo e spirito. La psicologia
ha per oggetto le esperienze immediate dell'individuo, accessibili
solamente attraverso l'introspezione, metodo che consiste
nel chiedere all'individuo stesso un resoconto su ci che pensa,
su ci che prova, in una parola sui suoi stati soggettivi. Il suo
metodo, essenzialmente analitico, consiste nello scomporre in
elementi i processi coscienti e nel determinare le leggi che
regolano le loro connessioni. Un metodo di questo tipo fallisce di
fronte ai processi superiori che sono messi in gioco negli
adattamenti pi complessi, per i quali si rivela allora pi
adeguata l'osservazione comparativa dei fenomeni sociali (e
Wundt, precursore in un certo senso dei fondatori della psicologia
sociale, scrive una voluminosa Vlkerpsychologie, il primo
volume della quale appare nel 1900, il decimo nel 1920); e lo
studio dei processi superiori viene bandito dal suo laboratorio.
L'opera di Wundt non  solo importante in se stessa ma anche
per il fatto che gli effetti che hanno indirizzato lo sviluppo
ulteriore della psicologia sperimentale possono essere considerati
come reazioni a certe caratteristiche del suo sistema: esse sono
consistite nell'affrontare sperimentalmente lo studio dei processi
superiori, nel considerare i fatti psicologici come unit fortemente
strutturate invece che come giustapposizioni di elementi e nel rifiuto
dell'introspezione.

3. Le influenze ulteriori
1. Lo studio sperimentale dei processi mentali superiori. A
partire dal 1879 un brillante scienziato inglese, F. Galton (1822-1911),
aveva sfiorato, fra molti altri argomenti (a proposito dei quali
parleremo ancora di lui), anche questo, e aveva utilizzato
un questionario per raccogliere le testimonianze di un gran
numero di persone sulla natura (visiva, uditiva o di altro tipo)
delle immagini mentali che certe parole evocavano in loro.
Sar per un altro filosofo tedesco che aveva anche una
cultura scientifica, H. Ebbinghaus (1850-1909), il primo ad applicare
in modo sistematico il metodo sperimentale, che aveva gi
conquistato i settori della sensazione e della percezione, allo
studio di un processo mentale superiore, la memori&
Egli scopre (nel significato letterale della parola: nella bottega
di un venditore parigino di libri usati) le opere di Fechner nel
1876. Legge anche le pubblicazioni di Wundt, ma in realt non
ha n maestri n allievi, ed  l'opera di un isolato quella che
appare nel 1885 sotto il titolo di ber das Gedchtnis.
In essa Ebbinghaus affiunta alcuni prolemi metodologici generali relativi
alle condizioni che rendono possibile la misurazione e applica queste idee
generali al problema della memoria. Fa imparare a memoria ai suoi soggetti
liste di sillabe prive di significato (per ottenere un materiale pi
omogeneo di quello che verrebbe fornito da un testo dotato di senso), e la
frequenza delle ripetizioni necessarie per riapprendere perfettamente una
lista parzialmente dimenticata gli fornisce il mezzo per misurare la
ttaccia lasciata da un primo apprendimento. Studia cos l'influenza della
lunghezza del materiale, del numero delle ripetizioni, del tempo (curva
dell'oblio), delle associazioni, eccetera.
In aggiunta a queste ricerche sulla memoria, studia anche la
teoria della visione dei colori, ma ritorna ai processi superiori
proponendo, nel 1897, un metodo per testare l'intelligenza
degli scolari di Breslavia, consistente nel chiedere loro di
completare un testo che presentava un certo numero di lacune.
Lo studio sperimentale del pensiero fu tentato, nel primo decennio
del secolo, da un gruppo di psicologi che lavoravano
nell'Istituto di Psicologia dell'Universit di Wrzburg. Essi
tentarono di fare dell'introspezione un procedimento sperimentale,
annotando in modo preciso tutte le condizioni dell'esperimento
(in particolare il tempo di reazione), tutto ci che il soggetto
provava in ciascuna tappa del lavoro mentale che gli era richiesto,
utilizzando solo soggetti allenati, ripetendo gli esperimenti,
eccetera. La Scuola di Wrzburg era ispirata e diretta da un ex
allievo di Wundt, O. Klpe (1862-1915).
Tuttavia l'influenza piu importante in questo campo sembra
essere stata esercitata dal francese A. Binet (1857-1911). Per
quanto concerne la memoria, Binet si oppone a Ebbinghaus per
il materiale da lui impiegato, ossia idee e non sillabe prive di
senso (1895). Questa tendenza a studiare la memoria nelle
condizioni normali del suo funzionamento non  che la manifestazione
di un atteggiamento globale di opposizione all'artificialismo e
all'elementarismo della psicologia sperimentale tedesca.
Questo atteggiamento si riscontra gi ne L'introduction  la
psychologie exprimentale (1894). Si ritrova poi nel suo articolo
intitolato La psychologie individuelle, scritto nel 1896 in
collaborazione con V. Henri e pubblicato nella Anne psychologique,
che aveva fondato con Beaunis l'anno precedente. In
esso Binet sottolinea la necessit, per studiare le facolt superiori
(memoria, natura delle immagini mentali, immaginazione, attenzione,
facolt di comprensione, suggestionabilit, sentimento estetico,
sentimenti morali, eccetera), di impiegare prove di
diverso tipo, interessanti, appropriate all'ambiente al quale
appartiene l'individuo, senza apparecchiature complicate n
installazioni speciali. Questo orientamento verso il concreto lo
porta a fare esperimenti nelle scuole stesse piuttosto che in
laboratorio e lo conduce anche, nei suoi studi sulla misura
dell'intelligenza, ad abbandonare le misure cefalometriche per una
scala di piccole prove non troppo lontane dai problemi posti
dalla vita quotidiana. La complessit crescente di queste prove
permette - lo vedremo a proposito della psicologia differenziale - di
classificare i bambini secondo il loro grado di riuscita.
Questa opposizione alla scuola tedesca  perfettamente consapevole e
vi si vede la manifestazione di una evoluzione decisiva dalla
psicologia di Fechner e di Wundt, come egli stesso
scrive ne L'tude exprimentale de l'intelligence (1903).
2. La psicologia della forma. I tentativi di studiare sperimentalmente
i processi superiori implicavano almeno in parte, lo
stesso Wundt ne era stato ben consapevole, l'abbandono di un
atteggiamento analitico esageratamente semplicistico. In effetti
 molto difficile spiegare gli adattamenti pi complessi sulla
base di un numero limitato di elementi, rispetto ai quali si
tratterebbe soltanto di scoprire le modalit delle loro associazioni.
Ma, poco dopo la morte di Binet, si dimostra che la stessa
difficolt esiste gi al livello della percezione. In effetti  a
questo livello che fin dall'inizio si sono riferiti gli studi di un
piccolo gruppo di psicologi, M. Wertheimer, W. Khler, K. Koffka,
fondatori a Berlino, nel decennio l9l0-1920, di una nuova
scuola che considera i fatti psicologici come unit organizzate,
come Gestalten (ossia forme). Queste forme non sono la
somma di elementi: un cambiamento qualsiasi in una situazione
la modifica in modo completo, la trasforma in un'altra situazione.
Numerosi studi sperimentali sono dedicati al modo in
cui queste forme si organizzano, si distinguono dallo sfondo,
si spostano, eccetera. Essi riguardano essenzialmente la percezione
ma anche l'intelligenza, che viene studiata in particolare sugli animali.
Tutte queste idee non sono, come  ovvio, interamente nuove. Esse trovano
uno dei loro precedenti, fra gli altri, nelle critiche al metodo dei tempi
di reazione. D'altronde, lo psicologo viennese C. von Ehrenfels aveva
gi pubblicato nel 1890 una memoria, ber Gestaltsqualitten, che  un
precedente ancora pi diretto delle idee che verranno sviluppate dalla
nuova scuola.
Va attribuito ai Gestaltisti il merito di aver sviluppato, formulato,
coordinato queste idee, e di aver dato loro lo statuto di una teoria,
suscitando numerosi lavori sperimentali originali. Nel 1912 Wertheimer,
studiando la percezione del movimento, riesce a capire chiaramente che lo
spostamento di un oggetto non  percepito come una successione di oggetti
immobili che occuperebbero la sua traiettoria: si tratta di una forma
irriducibile a una serie di elementi. I lavori sperimentali si sviluppano
soprattutto dopo la creazione, nel 1921, di una nuova rivista che li pubblica,
la Psychologische Forschung.
Essi vertono in gran parte sulla percezione e sulle sue leggi.
3. Le reazioni contro l'introspezione. Abbiamo visto il posto
che nella psicologia di Wundt occupava l'introspezione, ossia il
metodo consistente nell'utilizzare come materiale di studio le
testimonianze del soggetto stesso sulle sue esperienze immediate,
sui suoi stati di coscienza>). Wundt non esitava a scrivere
(nella prefazione a Beitrge zur Theorie der Sinneswahrnehmung),
nel 1858: Ogni psicologia comincia con l'introspezione. Sia
Galton, nelle sue ricerche sulla natura delle immagini mentali,
che Binet, nello studio sperimentale dell'intelligenza, si basarono
sull'introspezione.
Le carenze di questo metodo si evidenziarono ben presto.
Esso  in effetti, per definizione, la negazione di un metodo
oggettivo: io sono il solo a poter accedere ai miei stati di coscienza,
il solo a conoscere le mie esperienze immediate. In che
modo allora si pu realizzare quel controllo da parte di osservatori
indipendenti che costituisce la caratteristica distintiva di un
metodo oggettivo?
Queste carenze si manifestarono in due diversi modi. Innanzitutto
attraverso la comparazione con i metodi della fisiologia:
non  infatti fondandosi su sensazioni riferite da soggetti che
osservano se stessi che si sono potuti scoprire i meccanismi
della digestione o della respirazione. In secondo luogo a causa dei
successi della psicologia animale, che non pu far ricorso,
evidentemente, all'introspezione. Perch dunque non utilizzare in
psicologia umana i principi dei metodi impiegati in fisiologia o
nella psicologia animale?
4. Fisiologia e psicologia. Abbiamo gi esaminato, in termini
generali, il ruolo della fisiologia - specialmente della
neurofisiologia - nella costituzione di una psicologia sperimentale.
I problemi che per avevano provocato inizialmente l'apparizione
di questa psicologia riguardavano soprattutto le sensazioni.
Poteva perci sembrare che lo studio di problemi pi complessi
fosse appannaggio della nuova disciplina. I progressi realizzati
dai fisiologi permisero tuttavia ad alcuni di loro di progettare,
almeno come possibilit futura, una applicazione dei loro metodi
ai fenomeni intellettuali, agli adattamenti di ordine superiore.
Claude Bernard, nel suo discorso di ammissione alla Acadmie francaise
nel 1869, affermava: La fisiologia intende spiegare i fenomeni intellettuali
allo stesso modo di tutti gli altri fenomeni della vita.
Il fisiologo russo I. P. Pavlov si chiedeva anche, nel 1903: Quale motivo ci
sarebbe per un cambiamento di metodo nello studio degli adattamenti di
ordine superiore? Prima o poi la scienza, basandosi sulle analogie tra le loro
manifestazioni esteriori, estender al nostro mondo soggettivo i dati
obiettivi che ha ottenuto e, illuminando bruscamente e intensamente la
nostra natura cos misteriosa, chiarir il meccanismo e il senso reale di ci
che preoccupa di pi l'uomo, cio la sua coscienza....
L'opera di I.P. Pavlov (1849-1936) costituisce, per la sua origine,
un bell'esempio delle reazioni di un fisiologo al soggettivismo
e all'antropomorfismo delle spiegazioni che una psicologia fondata
sul metodo dell'introspezione, necessariamente limitato
agli esseri umani, poteva offrire. Nel corso del suo sviluppo
essa ha fornito alla psicologia oggettiva un concetto
prezioso, quello di riflesso condizionato: quando si associa uno
stimolo qualsiasi (una luce, un suono, eccetera) allo stimolo naturale
di un riflesso (gli alimenti per la secrezione del succo gastrico,
ad esempio), questo stimolo (la luce o il suono)  sufficiente,
dopo un certo tempo, a provocare il riflesso in assenza dello
stimolo naturale.
I riflessi condizionati rivelavano un'importante modalit di
adattamento all'ambiente: le condizioni che hanno accompagnato
una modificazione servono da segnale, nel momento in
cui si producono di nuovo, per un adattamento fisiologico a
questa modificazione.
Per l'uomo il linguaggio costituisce un secondo sistema di segnalazione,
che si pu sostituire alle sensazioni dirette (appartenenti al primo sistema)
e pu allargare considerevolmente il campo di questa modalit di adattamento.
Da un punto di vista tecnico il metodo permette di sapere oggettivamente
se un uomo o un animale distinguono fra due stimolazioni: in questo
caso l'una pu servire da segnale per un riflesso condizionato,
mentre l'altra resta senza effetto.
Pavlov nel 1897, durante una ricerca sulla digestione, osserva che il rumore
dei passi dell'inserviente di laboratorio che porta i pasti ai cani che
servono come soggetti di sperimentazione  sufficiente a scatenare in questi
animali una secrezione gastrica alla quale d allora il nome di secrezione
psichica.
Nel 1900 intraprende uno studio sistematico di questo fenomeno per cercare
di spiegarlo. Nel 1901 si oppone al suo assistente Snarsky che, chiamando in
causa i desideri o i sentimenti del cane, propone spiegazioni definite da
Pavlov psicologiche (ma che potrebbero essere meglio definite soggettive e
antropomorfiche). Pavlov si separa dal suo assistente e resta sul terreno
fisiologico, chiamando in causa invece i legami nervosi che si sono stabiliti
nella corteccia cerebrale del cane attraverso l'associazione tra il rumore dei
passi e la digestione del pasto che gli veniva dato. Nel 1903 Pavlov presenta
la sua scoperta al Congresso medico di Madrid. Dal 1905 in poi insieme ai
suoi allievi si dedica interamente a una cospicua serie di ricerche
sperimentali sul riflesso condizionato, studiando le condizioni della sua
formazione e della sua estinzione, della sua generalizzazione e della sua
differenziazione, dell'interferenza fra diversi riflessi, eccetera. Nel 1923
viene pubblicata l'opera di Pavlov intitolata Venti anni di esperimenti
sullo studio obiettivo dell'attivit nervosa superiore degli animali. L'opera
manterr il suo titolo nel corso di numerose riedizioni, fra le quali quella
del 1925 viene tradotta in francese nel 1927 con il titolo: Les rflexes
conditionnels. Nel 1927 si pubblicano anche le Lezioni sull'attivit della
corteccia. Il concetto di secondo sistema di segnalazione
viene introdotto nel 1934 in un articolo sul Riflesso condizionato scritto
per la Grande encyclopdie mdicale. Si potrebbe avvicinare questa concezione
del ruolo del linguaggio al brano che segue, tratto da L'tude exprimentale
de l'intelligence, scritto da Binet, nel 1903: Per stimolazione dobbiamo
intendere non soltanto il sottoporre i nostri organi di senso all'azione di
un agente materiale, ma anche tutti i cambiamenti che, come sperimentatori,
provochiamo volontariamente nella coscienza del nostro soggetto; cos il
linguaggio  per lo psicologo uno stimolo molto pi prezioso, e dir anche
pi preciso, delle stimolazioni sensoriali; il linguaggio permette di dare
alla sperimentazione psicologica una portata considerevole.
Si pu menzionare, accanto a quello di Pavlov, il nome di un neurologo e
psichiatra russo, W. Bechterev (1857-1927), che aveva lavorato con Wundt in
Germania e con Charcot (Vedi capitolo 4) a Parigi. Egli scrisse numerose opere
di neurologia e di psicologia e contribu, con la sua psicoreflessologia a
quella corrente di idee che tendeva a fare della psicologia una scienza
oggettiva.
L'interesse dei fisiologi nei confronti dei problemi psicologici
si manifestava d'altronde anche in Francia, all'inizio del secolo,
con le stesse preoccupazioni per una rigorosa obiettivit
sperimentale. H. Beaunis lascia nel 1889 la cattedra della facolt
di Medicina di Nancy per andare a dirigere il laboratorio di
psicologia sperimentale della Sorbona (che successivamente
sar diretto da psicologi: A. Binet, H. Piron, P. Fraisse, G. Noizet);
A. Dastre incoraggia il suo allievo H. Piron (1881-1964) a
collegare fisiologia e psicologia in modo pi stretto e dirige
ricerche sui riflessi psichici; Maloizel, basandosi su ricerche
personali effettuate nello stesso periodo di quelle di Pavlov ma
indipendentemente da lui, pubblica su questo argomento nel
1905 una tesi importante; E. Gley, agrg di fisiologia, si dedica
a ricerche sull'influenza del lavoro intellettuale; C. Richet 
psicologo oltre che fisiologo.
Alle conoscenze relative alla fisiologia della parte superiore del
cervello, la corteccia, vanno progressivamente ad aggiungersi quelle che
concernono le regioni sotto-corticali. il fisiologo italiano Pagano provoca
nel 1906, con iniezioni di curaro praticate nel cane in queste regioni,
comportamenti di paura, di ansia, di collera o di aggressione. Numerosi studi
ulteriori mostrano, soprattutto dopo il 1920, che questa parte del cervello
gioca un ruolo importante nella regolazione delle emozioni e dell'affettivit.
5. Psicologia animale e psicologia umana. La seconda corrente di
opposizione all'impiego dell'introspezione deriva dalla
psicologia animale, della quale si parler in modo pi sistematico
nel capitolo secondo. In Francia, H. Piron pubblica nel 1908, nella
Revue du mois, il testo di una prolusione tenuta l'anno precedente
all'cole pratique des Hautes tudes su L'evoluzione
dello psichismo. Essa costituisce il vero e proprio manifesto di
una psicologia oggettiva che, respingendo fuori dal suo dominio
i fenomeni di coscienza e fondandosi sull'osservazione delle
reazioni di un organismo nel suo ambiente, sul suo comportamento,
unificava esplicitamente la psicologia umana e la psicologia
animale. Era d'altronde proprio alla psicologia animale che l'autore
si era soprattutto dedicato fino a quel momento.
Il testo  perfettamente chiaro e vale la pena di citarlo: ... possibile,
oltre che necessario, non solo negare, ma ignorare la coscienza nelle
ricerche evolutive sullo psichismo degli organismi.
Ma se queste ricerche non vertono sulla coscienza, su cosa dunque verteranno
che non sia gi stato studiato dai fisiologi? Esse vertono sull'attivit
degli esseri e sui loro rapporti sensorio-motori con l'ambiente, su quello
che gli americani chiamano "the Behavior", i tedeschi "das Verhalten", gli
italiani "il comportamento" e su quello che noi possiamo chiamare
"le comportement" degli organismi. Dato che la fisiologia si dedica a
determinare il meccanismo delle funzioni di relazione, prese isolatamente,
la psicologia deve studiare il gioco complesso di queste funzioni, il
meccanismo della loro utilizzazione che permette la continuazione e la
perpetuazione della vita....
Questo manifesto non provoca in Francia l'apparizione di
una scuola, che nascer invece, facendo riferinento alle stesse
idee e allo stesso termine, qualche anno dopo in America dove,
come diceva Piron, il peso delle tradizioni  meno pesante.
Questa scuola fu il behaviorismo, fondato nel 1913 da J. B. Watson
(1878-1958); all'interno di essa si sostiene che l'osservazione
dall'esterno delle reazioni di un organismo, del suo comportamento,
fornisce elementi sufficienti a stabilire le leggi
che permettono di prevedere quali saranno queste reazioni di
fronte ad una data modificazione dell'ambiente. Lo psicologo
potr affermare che il ratto distingue il blu dal verde se sar in
grado di effettuare un addestramento in seguito al quale il ratto,
in una situazione tale da non poter avere altri punti di riferimento
al di fuori del colore, andr regolarmente a cercare il suo
nutrimento nella parte colorata di blu di un labirinto sperimentale
ed eviter regolarmente la parte colorata di verde, il cui pavimento
 costituito da una griglia elettrificata. In casi come
questo non c' dunque bisogno - per fortuna! - di far riferimento
alla testimonianza del soggetto sui suoi stati di coscienza.
Watson tenta di dimostrare che ci  vero anche nel caso
della psicologia umana e pubblica nel 1919 una Psicologia fondata
unicamente su questi principi. Ma i processi superiori costituiscono
nell'uomo un problema difficile: si deve ammettere
con Watson che il pensiero  una risposta verbale implicita,
che pu essere dunque anch'esso, in linea di principio, oggetto
dell'osservazione dall'esterno alla quale mancano soltanto, per
il momento, mezzi tecnici abbastanza potenti? Si pu capire
come alcune teorie behavioriste abbiano suscitato controversie,
ma comunque l'influenza di questo movimento a favore di
una psicologia perfettamente oggettiva  innegabile.
J. B. Watson effettua dal 1907 i suoi lavori sull'apprendimento da parte del
ratto di alcuni percorsi nei labirinti sperimentali. Pubblica, nel 1913,
la parte fondamentale dei suoi principi generali in un articolo della
Psychological Review intitolato Psychology as the behaviorist views it.
Le sue opere principali sono: Behavior. An introduction to comparative
Psychology (1914) e Psychology from the standpoint of a behaviorist (1919).
I riflessi condizionati di Pavlov costituiscono uno dei metodi fondamentali
della nuoya scuola. Possono essere ricollegati alla scuola behaviorista
soprattutto psicologi americani come E. C. Tolman (1886-1959), che compie
importanti ricerche sull'apprendimento nel ratto, e K. S. Lashley (1890-1958),
conosciuto soprattatto per le sue ricerche sulle localizzazioni cerebrali.
C. L. Hull (1884-1952) contribuisce largamente all'impiego di una
formalizzazione matematica nella psicologia sperimentale.
4. L'evoluzione recente
L'impiego del metodo sperimentale o dei metodi quasi sperimentali,
che utilizzano il confronto fra osservazioni praticate in
condizioni sistematicamente diverse, si  largamente diffuso in
psicologia. Questi metodi sono particolarmente utilizzati nella
psicologia differenziale, nella psicologia infantile, nella psicologia
sociale. Quando si parla oggi di psicologia sperimentale,
si conviene spesso di far riferimento a studi che vertono sull'adulto
medio. Anche il bambino, in particolare il lattante, viene utilizzato
come soggetto sperimentale (soprattutto dal 1957 circa),
ma in relazione a problemi diversi da quello dello sviluppo: ad
esempio per esplorare i precablaggi innati che assicurano al
lattante, particolarmente nel campo della percezione,
competenze molto pi estese di quello che si credeva. Alcuni temi
della psicologia sperimentale hanno avuto sviluppi importanti
per merito di ricerche che sono rimaste fedeli allo stile
metodologico-classico. Si possono considerare ad esempio appartenenti
a questo ambito le ricerche di B. F. Skinner (nato nel 1904) e
dei suoi allievi, che hanno studiato negli anni successivi al 1930
una nuova modalit di condizionamento, il condizionamento
operante o strumentale, nel quale  necessario che il soggetto
fornisca una certa risposta a un segnale determinato per ottenere
il rinforzo (la ricompensa). Altri temi classici hanno conosciuto
un rinnovamento per opera dello sviluppo considerevole delle
ricerche psicofisiologiche, come nel caso della percezione, della
motricit, della memoria. Queste ricerche hanno posto in termini
nuovi alcuni problemi comportamentali, ad esempio mettendo
in evidenza verso il 1950 il ruolo di una formazione reticolare,
situata nel tronco cerebrale, che regola livelli di attivazione,
i gradi estremi dei quali si manifestano con comportamenti
come il sonno e l'emozione. Infine sono apparsi temi nuovi, o
perlomeno nuovi modi di porre o di denominare problemi antichi.
Ha cos fatto la sua comparsa la psicolinguistica, subentrando
agli studi sul linguaggio e rinnovandoli completamente, dapprima
sotto l'influenza di teorie linguistiche (quella di L. Bloomfield
poco dopo il 1950, quella di N. Chomsky dieci anni pi tardi), in
seguito, poco dopo il 1970, in maniera pi autonoma. I progressi
tecnici rivoluzionari realizzati nel campo del trattamento
automatico dell'informazione per mezzo dei calcolatori hanno avuto
in psicologia (soprattutto nella psicologia sperimentale) due
tipi di conseguenze: da un lato la programmazione di queste
macchine ha suscitato per analogia ipotesi sulle procedure attraverso
le quali l'informazione viene codificata, elaborata, immagazzinata,
ritrovata, dal cervello umano, costituendo una delle
radici di quella che negli anni Sessanta sar chiamata psicologia
cognitiva, termine che viene esteso oggi ai pi svariati
problemi. Dall'altro il laboratorio di psicologia  oggi dotato di
calcolatori che, in una certa misura, sostituiscono lo sperimentatore
un tempo incaricato di somministrare gli stimoli al soggetto
e di registrare le sue risposte; i calcolatori elaborano inoltre i
dati raccolti nel corso degli esperimenti. L'organizzazione degli
esperimenti e lo spoglio dei loro risultati mettono in opera in
modo sistematico i principi e i metodi enunciati da R. A. Fisher
(1890-1962). Questi principi e questi metodi erano stati presentati
da Fisher in opere quali Statistical methods for research workers (1925)
e The design of experiments (1935), e avevano
fatto la loro apparizione nella psicologia sperimentale verso il
1938. Una formulazione matematica dei problemi relativi alla
comunicazione ha cominciato ad essere utilizzata nella psicologia
sperimentale verso il 1951. Questa teoria dell'informazione era
stata esposta in un primo tempo da C. E. Shannon (1948), poi
nell'opera di C. E. Shannon e di W. Weaver The
mathematical theory of communication (1949). La statistica non
 pi in effetti l'unico metodo matematico utilizzato dagli
psicologi, in quanto la matematica viene anche impiegata nella costruzione
di modelli che lo sperimentatore sottopone successivamente
a verifica, come ad esempio, negli anni successivi al
1950 (ad opera di W. K. Estes, R. R. Bust e F. Mosteller, eccetera),
nel caso dei modelli stocastici di apprendimento. Il British
Journal of Statistical Psychology  diventato nel l965 il British
Journal of Mathematical and Statistical Psychology. Questi
rinnovamenti tematici o metodologici possono accompagnarsi ad
un ritorno di antiche procedure di indagine o ad un loro sviluppo:
dell'introspezione, utilizzata chiedendo al soggetto di analizzare
i suoi processi cognitivi, oppure della comparazione dei
tempi di risposta, ai fini di questa stessa analisi.
Le applicazioni della psicologia sperimentale hanno utilizzato
gli studi realizzati in laboratorio sulla percezione, sulla motricit,
sul carico imposto dalla pluralit dei segnali da codificare
e da trattare in un tempo limitato. Gli studi sul condizionamento
operante hanno consentito la messa a punto di metodi di
insegnamento programmato e di alcuni metodi di psicoterapia
del comportamento.
Questi studi permettono in effetti di definire le condizioni
all'interno delle quali un certo lavoro  pi agevole da compiere
e possono di conseguenza suggerire modificazioni dei posti di
lavoro con lo scopo di renderli accessibili a un maggior numero
di individui (human engineering, ergonomia).
Queste applicazioni datano soprattutto dall'ultima guerra mondiale, nel
corso della quale gli psicologi di laboratorio sono stati chiamati a
utilizzare le loro conoscenze a vantaggio dello sforzo bellico. Esse hanno
dapprima riguardato problemi militari (per esempio la collocazione del
posto di pilotaggio di un aeroo) e sono state estese in seguito a problemi
industriali (comandi di macchine, dispositivi di lettura di strumenti,
eccetera).

II)  La psicologia animale
1. L'evoluzione delle idee
Si sono gi visti, nel corso del capitolo precedente, i legami
che uniscono la psicologia sperimentale alla psicologia animale.
 evidente che le possibilit di variare le condizioni
dell'ambiente sono molto pi ampie per lo sperimentatore che
lavora con gli animali; in questo caso, se  anche fisiologo, pu
effettuare anche distruzioni di organi per provare le sue ipotesi
esplicative sui meccanismi dei comportamenti osservati.
L'eredit lontana della psicologia animale  composta da due
patrimoni, quello degli zoologi e, come nel caso della psicologia
sperimentale, quello dei filosofi. Le osservazioni pi antiche
sugli animali e sulle loro abitudini sono dovute ai cacciatori e ai
pescatori, mentre la curiosit disinteressata dei naturalisti  pi
recente. Gli uni e gli altri descrivono bene gli adattamenti dei
loro soggetti alle variazioni delle condizioni dell'ambiente e
quindi in un certo senso fanno anche della psicologia animale.
Tuttavia spiegano spesso i comportamenti da loro osservati
con scopi e finalit che sarebbe verosimile attribuire a un uomo
che agisse in quel modo: essi insomma restano spesso
finalisti e antropomorfisti. Per sapere quali siano, nel caso
dell'animale, le cause determinanti dei comportamenti osservati, 
invece necessaria la sperimentazione: variazioni artificiali di
illuminazione sono sufficienti a provocare voli migratori fuori
stagione; comportamenti materni vengono provocati presso le femmine
con dei simulacri grossolani che presentano soltanto alcune
caratteristiche dei piccoli (e si pu allora precisare quali), eccetera.
L'abbandono della tendenza antropomorfista, e soprattutto
l'utilizzazione congiunta della sperimentazione e dell'osservazione,
portano gli zoologi a lavorare in un campo, e con dei metodi,
che condivideranno con alcuni psicologi.
Lo studio degli insetti costituisce uno dei campi nei quali questa evoluzione
si manifesta meglio. In Francia Ramur pubblica a partire dal 1740 alcuni
Mmoires pour servir  l'histoire des insectes. Nei primi decenni del nostro
secolo si assiste allo sviluppo, fra molte altre, delle ricerche di P.
Marchal, E. L. Bouvier, G. Bonnier, E. Roubaud, C. Ferton, E. Rabaud, ma il
contributo pi importante in questo campo  senza dubbio quello del
professore di zoologia dell'universit di Monaco K. von Frisch che, a
partire dal 1915 circa, studia il comportamento delle api. La scoperta
del linguaggio delle api, cio del significato delle danze eseguite
dalle bottinatrici che rientrano all'alveare per orientare il volo delle
loro compagne in direzione dei fiori che hanno trovato,
costituisce un contributo, fra molti altri, dovuto a von Frisch. Il suo
libro Aus dem Leben der Bienen (1927) ha conosciuto un grande successo ed
 stato tradotto anche in francese (Vie et moeurs des abeilles, 1955). Altri
insetti sociali, le termiti, hanno costituito l'oggetto di studi importanti
condotti dal biologo francese P. Grass a partire dal 1937.
Anche la psicologia animale per, come quella sperimentale,
ha ereditato alcuni dei suoi primi problemi dalla filosofia. In
effetti il suo problema essenziale sembr essere, per un certo
periodo, quello di sapere se la serie degli esseri viventi, dall'uomo
al microorganismo, costituisse oppure no una serie continua.
Questo problema ha origini lontane: in particolare se ne occupa
Cartesio quando tenta di dimostrare l'esistenza di una differenza di
natura fra gli animali, il comportamento dei quali potrebbe essere
spiegato completamente dalle propriet della materia, e l'uomo,
nel quale materia e coscienza sarebbero associate. Un artigiano
geniale potrebbe costruire un animale, ma non un uomo.
In tempi pi vicini a noi, la teoria darwiniana dell'evoluzione
ha posto in modo pi diretto lo stesso problema alla psicologia
animale. Si sa che per C. Darwin (1809-1882), che pubblica
Origin of Species nel 1859, le differenze tra gli individui di una
stessa specie sono responsabili dell'evoluzione delle specie e
del loro apparente adattamento all'ambiente. Egli ammette
infatti che queste differenze sono ereditarie e che gli individui che
beneficiano di particolari caratteristiche, vantaggiose per la loro
vita, hanno, per questo stesso motivo, maggiori probabilit di
sopravvivere e di trasmettere queste caratteristiche ai loro
discendenti. Un meccanismo evolutivo di questo tipo implica
anche modificazioni impercettibili da una generazione all'altra e,
di conseguenza, una continuit nella serie degli organismi animali.
Questa continuit esiste anche per quanto riguarda le
caratteristiche psicologiche? O al contrario si vedranno apparire
bruscamente la coscienza o l'intelligenza a un certo livello della
scala, sia esso quello scelto da Cartesio oppure un altro? Darwin
stesso apre la strada a questo tipo di ricerche pubblicando nel 1872
Expression of emotions in man and animals e tentando di stabilire
che la mimica emozionale dell'uomo  la sopravvivenza di un
comportamento che era utile qualche millennio prima: quella che
oggi non  altro che una smorfia di disprezzo o un ghigno di collera,
forse poteva essere in quell'epoca una preparazione al morso.
Queste preoccupazioni compaiono in modo pi o meno netto
sullo sfondo delle ricerche effettuate alle due estremit della
scala animale. Gli organismi inferiori da una parte, le grandi
scimmie pi vicine all'uomo dall'altra, pongono infatti questo
problema con modalit differenti, ma ugualmente cruciali.
Molti animali sottoposti all'effetto di un determinato stimolo, per esempio
di una luce, si spostano per avvicinarsi o allontanarsi da esso; questo
comportamento costituisce un tropismo (in questo caso un fototropismo).
Il biologo J. Loeb (1859-1924) ha studiato il fototropismo degli animali
inferiori, che egli tenta di spiegare in modo totalmente meccanicistico:
l'orientamento dell'animale sarebbe modificato finch la stimolazione
apportata dalla sorgente di luce sia uguale sui due lati del corpo.
 molto facile concepire (ancora di pi dopo l'avvento della cibernetica)
un dispositivo interamente fisico che presenti tali propriet. La teoria
abbozzata nel 1889 prende la sua forma definitiva nel 1906 nel
The dynamics of living matter. Loeb considera da un punto
di vista generale tali tropismi come gli elementi costitutivi degli istinti
e degli atti volontari.
Un altro biologo, H. S. Jennings (1868-1947), che aveva preoccupazioni
teoriche molto minori di quelle di Loeb, si oppone duramente al suo sistema.
I tropismi di organismi inferiori come gli infusori o i celenterati non
presentano affatto, egli constata, il carattere rigorosamente determinato ad
essi attribuito da Loeb. A questo livello si instaura nel corso di varie
reazioni un vero e proprio apprendimento per prove ed errori, cosa questa
che ristabilisce la continuit nella scala zoologica.  nel 1904 che Jennings
pubblica il suo libro intitolato Behavior of the lower organisms.
 precisamente facendo riferimento ai modi nei quali l'animale, da una
parte, l'uomo dall'altra, imparano a risolvere un problema nuovo, che alcuni
autori hanno creduto di trovare, all'altra estremit della scala zoologica,
il fondamento della separazione fra l'uno e l'altro.
L'americano E. Thorndike (1874-1949) rinchiude un animale (cane, gatto,
scimmia), tenuto a digiuno, in una gabbia fuori della quale  visibile del
cibo. Per liberarsi l'animale deve azionare, per esempio tirando una corda,
un meccanismo semplice. Si osserva allora come avviene l'apprendimento:
alcuni tentativi del tutto aspecifici hanno casualmente successo e
progressivamente questi successi sono ottenuti in tempi pi brevi. Tutto si
svolge come se l'esito positivo contribuisca in qualche modo a fissare la
manovra che ha permesso di ottenerlo (legge dell'effetto).  un
apprendimento per prove ed errori in cui non si ha mai la sparizione
brusca e definitiva di un procedimento per tentativi, come avviene quando
un uomo comprende di colpo il problema che gli  stato posto.
Il naturalista francese L. Boutan, nel 1914, accorda a questa
differenza un valore cruciale per la distinzione psicologica fra l'animale e
l'uomo. Ma altre ricerche effettuate sulle scimmie, quella di R. M. Yerkes
del 1915, quella di Khler, ugualmente del 1915, di Guillaume (1878-1962) del
1923 e di Guillaume e Meyerson del 1930, dimostrano che questa
caratteristica non  discriminante e che, in condizioni sperimentali
corrette, si stabilisce invece una vera e propria continuit tra i
comportamenti intelligenti della scimmia e quelli dell'uomo.
Tuttavia l'interesse verso questo problema, molto generale,
della continuit della scala animale per quanto riguarda la
coscienza o l'intelligenza, si smorza abbastanza presto. Ci si
accorge che le opinioni degli sperimentatori variano secondo il
criterio che essi adottano per definire la coscienza: la capacit
di iniziativa per Bethe (1898), l'intelligenza per Hachet Souplet (1900),
la capacit di apprendimento per Loeb (1901), segni indiretti analogici
per Lukas (1905), la specializzazione del sistema nervoso e la
manifestazione di capacit di discriminazione,
di docilit, di capacit di iniziativa per Yerkes (1906). Si intravede
soprattutto la possibilit di una psicologia che non utilizzi
una nozione di coscienza che si rivelava impossibile da definire
oggettivamente, cio di una psicologia del comportamento (Piron, 1907;
Watson, 1913). Il problema apparentemente cruciale
della psicologia animale si trovava pertanto ad essere respinto
fuori dal suo ambito specifico. Se talune ricerche continuavano
ad essere effettuate parallelamente sull'uomo e sugli animali,
ci avveniva con uno spirito completamente diverso, che
caratterizzer d'ora innanzi la psicologia animale.
Anche nell'ambito di questo nuovo atteggiamento l'interesse
dello psicologo continua a non limitarsi al particolare animale sul
quale lavora. L'esperienza ha dimostrato in effetti che taluni
adattamenti si verificano sulla base dello stesso processo sia
nell'animale che nell'uomo e che i risultati ottenuti sull'animale possono
avere una portata generale. Una tale constatazione non implica
per che venga posto il problema della coscienza nell'animale.
Ecco due esempi che si riferiscono a esperimenti effettuati su organismi
situati alle due estremit della scala zoologica: H. Piron insegna a
delle Limnee (piccoli molluschi gasteropodi) a non reagire ad un oscuramento
della fonte luminosa che le illumina, poi studia l'oblio di questo
apprendimento, utilizzando un metodo analogo a quello impiegato da
Ebbinghaus su soggetti umani per studiare come viene dimenticata una lista
di sillabe (metodo d'economia). La relazione che si stabilisce tra il tempo
e le tracce mnemoniche nella Limnea si applica ugualmente ai risultati di
Ebbinghaus.
Gli esperimenti effettuati a partire dal 1930 da P. Guillaume e I. Meyerson
sulle capacit strumentali nella scimmia sono stati gi segnalati.
K. Gottschaldt ripete esperimenti molto simili su gruppi di bambini normali
e di bambini ritardati ottenendo risultati confrontabili (1933).
Perch allora lo psicologo va a cercare nell'animale risultati
che possano essere estesi all'uomo, anzich studiarlo direttamente?
Oltre che per le maggiori possibilit di sperimentazione,
questo interesse si giustifica per diverse ragioni.
In primo luogo un processo  spesso pi semplice nell'animale,
nel senso che esso non interferisce, o interferisce in misura
minore, con altri processi, in special modo con acquisizioni
anteriori. Ci  tanto pi vero quanto pi si scende nella scala
zoologica, e costituisce, ad esempio, una delle ragioni che hanno
spinto G. Viaud (1899-l96l) a studiare il fototropismo animale
nelle Dafnie (1932).
In secondo luogo, gli studi sugli animali permettono di
affrontare taluni problemi ad un livello pi elementare di quello
consentito dal pi semplice degli esperimenti sull'uomo e in
questo modo di comprenderne meglio la natura, come nel caso,
ad esempio, dello studio delle capacit inventive nella scimmia,
per la quale raggiungere una banana appesa in alto spingendovi
sotto uno scatolone l vicino, costituisce un problema.
Infine, il fatto di trovare leggi valide sia per l'uomo che per
l'animale non implica necessariamente un atteggiamento antropomorfista,
consistente nello spiegare il comportamento animale facendo
riferimento a quello dell'uomo. Al contrario,  pi
economico estendere all'uomo le spiegazioni pi semplici
sufficienti per l'animale. Come abbiamo visto,  cos che un concetto
specificamente umano di coscienza e il metodo dell'introspezione
vengono abbandonati contemporaneamente.
L'evoluzione delle idee che  stata appena descritta  stata
anche accompagnata da un'evoluzione dei metodi d'indagine.

2. L'evoluzione dei metodi
La psicologia animale fa la sua apparizione dapprima in Inghilterra
(abbiamo gi segnalato l'importanza delle idee di Darwin).
G. J. Romanes (1848-1894) si limita a raccogliere aneddoti,
alcuni dei quali abbastanza sospetti, che costituiscono la parte
fondamentale delle sue opere: Animal intelligence (1882),
Mental evolution in animals (1883).
L'impiego dei metodi scientifici inizia con C. L. Morgan (1852-1936);
egli adotta una regola che preannuncia in una certa misura
la diffidenza degli psicologi del comportamento verso spiegazioni
che facciano riferimento alla coscienza: non bisogna
mai interpretare un'azione come il risultato di una facolt
psichica superiore se la si pu spiegare con una facolt meno
elevata. Egli sa osservare gli animali in condizioni di vita naturali,
e sa anche modificare queste condizioni allo scopo di chiarire le
sue osservazioni, cosa questa che costituisce l'apparizione in
questo campo del metodo sperimentale. Pubblica Animal life
and intelligence (1890), Animal Behaviour (1900) e ha una
grande influenza su Loeb.
J. Loeb (1859-1924), un tedesco che lavorava in America,
cerca di impiegare esclusivamente un metodo fisico-chimico
per spiegare i tropismi. Un tale tentativo tornava a negare
l'esistenza stessa di un oggetto di studio proprio della psicologia.
I tedeschi T. Beer, A. Bethe e I. von Uexkull tentano anch'essi
di ricondurre la psicologia alla fisiologia del sistema nervoso. In
un articolo del 1899 propongono un nuovo lessico destinato a
rimpiazzare il lessico psicologico, che appare ai loro occhi
inficiato di soggettivit e fondato sull'introspezione: si dir
foto-ricezione al posto di sensazione visiva, eccetera. Questa opposizione
della fisiologia alla psicologia (che nel 1901 si manifesta in
ugual misura in Pavlov a proposito dell'interpretazione della
secrezione psichica) si fonda sul postulato discutibile
secondo il quale il metodo della psicologia non pu essere che
soggettivo. L'impossibilit, per gli autori tedeschi, di utilizzare
puramente e semplicemente il linguaggio fisiologico mostra
anche, in ogni caso, l'esistenza di fatti situati su un altro piano,
osservabili ad un altro livello. Il loro lessico oggettivo non ha
un grande successo. L'opposizione di H. S. Jennings (1868-1947)
a questa scuola meccanicistica  stata gi segnalata.
Tutti questi dibattiti si svolgono tra biologi, ma essi costituiscono
gli inizi di una psicologia animale che diviene progressivamente
una disciplina autonoma. Laboratori specializzati si aprono
nelle Universit di Clark, di Harvard, di Chicago, tra il 1899 e il
1903. In Francia, con dei mezzi molto pi limitati, H. Piron si
impegna in questo settore nel 1904 (Les mthodes de la psycologie
zoologique, L'immobilit protectrice des animaux, eccetera).
Le sue ricerche utilizzano spesso invertebrati marini e vertono
in particolare sui diversi tipi di sensibilit e sulla memoria.
Il maggior numero di ricerche si effettua per negli Stati Uniti.
Abbiamo gi citato quelle di Thorndike, che inaugurano una
lunghissima serie di studi sull'apprendimento, argomento attorno
al quale si raccoglieranno la maggior parte delle ricerche di
psicologia animale. I ratti divengono il materiale prediletto dai
ricercatori americani. W. S. Small nel 1900 realizza i primi
esperimenti basati sull'apprendimento di percorsi in un labirinto
da parte dei ratti; Watson, nel 1911, dimostra che si pu affermare
che due stimoli sono diversi per l'animale se possono
costituire dei segnali che gli permettono di distinguere il colore
corrispondente alla ricompensa da quello corrispondente alla
punizione. Da allora lo studio dell'apprendimento nel ratto
acquista una tale estensione che diventa impossibile schematizzarne
gli sviluppi in poche righe. I behavioristi americani, dei
quali si  gi discusso nel capitolo precedente, vi contribuiscono
in larga misura.
R. M. Yerkes lavora a tutti i livelli della scala zoologica, dai
granchi fino alle scimmie antropoidi. Egli va anche oltre e
propone nel 1913 di non limitare la psicologia comparata alla
psicologia animale e di utilizzarla nel confronto tra gruppi
umani (attualmente: psicologia differenziale o sociale), tra bambini
e adulti (attualmente: psicologia genetica), tra individui normali
e anormali (attualmente: psicopatologia). Egli misura con dei
test l'intelligenza degli individui anormali e collabora anche
alla selezione psicologica effettuata nell'esercito americano nel
corso della prima guerra mondiale.
La stimolazione diretta di alcune regioni del cervello, o la
loro distruzione, erano state gi utilizzate per localizzare i centri
sensoriali e motori (Fritsch e Hitzig, 1870, eccetera), ma solo pi
tardi metodi di questo tipo vengono applicati allo studio di
comportamenti pi complessi come l'acquisizione di abitudini o
l'apprendimento (S.I. Franz, 1902; K. S. Lashley, 1917).
Essi proseguono, in tempi ancora pi recenti, con la registrazione
dell'attivit elettrica del cervello sperimentata sugli animali
dal fisiologo inglese Caton fin dal 1875, cio circa cinquanta anni
prima delle sperimentazioni sull'uomo (H. Berger, 1929).
Si comprende facilmente che questo studio psicofisiologico del
cervello sia pi facile da effettuare sugli animali che sull'uomo. Si
pu comprendere anche che gli studi compiuti sulle societ
animali apportino un contributo alla psicologia sociale, ma  pi
sorprendente vedere che alcune ricerche di psicologia animale,
come quelle effettuate da Lorenz, giungano a concettualizzazioni
analoghe a quelle sulle quali gi Freud aveva attirato l'attenzione
a proposito dell'origine di alcuni disturbi del comportamento nell'uomo.
Lorenz lavora soprattutto sugli uccelli e sui pesci. Per poterli osservare
con continuit e poter cos descrivere completamente il comportamento di
ciascuna specie, non esita a condividere la loro vita il pi intimamente
possibile, come aveva gi fatto, ad esempio, Heinroth in Germania.
La sua casa di Altenberg  piena di uccelli che egli alleva in libert e
dei quali arriva a utilizzare il linguaggio, ossia alcuni dei segnali
impiegati per la comunicazione fra individui di una stessa specie sociale.
Realizza numerosi studi, spesso in collaborazione con Tinbergen, con
l'aiuto di simulacri e di logori, che permettono di precisare
quali siano i segnali (forme, colori, movimenti, eccetera) che scatenano,
liberano certe reazioni in una specie data. L'osservatore stesso pu
costituire uno di questi simulacri. In effetti, se egli  il primo
essere animato a venir percepito da uccelli appena usciti dall'uovo,
questi si comporteranno nei suoi confronti come farebbero nei confronti
della loro madre (Lorenz, 1935).
Questa impronta (Prgung, imprinting), che per Lorenz sarebbe definitiva,
ricorda l'importanza che possono avere secondo Freud le prime esperienze
emozionali del bambino (capitolo IV).
Gli studi di Lorenz (che nel 1974 gli valsero un premio Nobel) e dei suoi
collaboratori hanno segnato nel 1938 l'inizio di un periodo di rinnovamento
della psicologia zoologica. Col nuovo nome di etologia, numerose
ricerche hanno unito l'osservazione degli animali nel loro ambiente di vita
abituale con la sperimentazione in laboratorio in condizioni che consentono
di analizzare i segnali che scatenano i loro comportamenti, i meccanismi
attraverso i quali questi comportamenti si organizzano in condotte
adattive, eccetera.
Sempre sull'animale, a partire dagli anni Sessanta, sono stati realizzati
numerosi studi di analisi genetica dei comportamenti il cui obiettivo
generale  quello di analizzare l'intervento di fattori genetici e di fattori
ambientali nei comportamenti osservati. Si possono in effetti, in varie specie
animali, manipolare i fattori genetici effettuando degli incroci secondo un
piano sperimentale sistematico e osservare l'effetto di queste manipolazioni
su certi comportamenti in condizioni ambientali che possono anch'esse essere
manipolate.  molto evidente che possibilit sperimentali di questo tipo non
esistono quando ci si interessa della specie umana, ambito nel quale lo stesso
problema non pu essere affrontato, come vedremo, che a partire da certe
osservazioni.

III) La psicologia differenziale
Qualunque sia di volta in volta l'oggetto di studio della
psicologia sperimentale, l'uomo oppure gli animali, essa  sempre
una psicologia generale, che cerca di individuare leggi valide
per l'intera specie umana o per l'insieme degli esseri viventi. Se
si prendono per in considerazione gruppi differenti di individui
(per esempio gli uomini e le donne), o anche individui differenti,
ci si accorge che n tutti i gruppi, n tutti gli individui, si
adattano nello stesso modo ad un'identica variazione delle
condizioni ambientali.
La legge, la relazione, vera nella sua forma generale per
l'intera specie, si diversifica entro certi limiti quando si prendono
in considerazione individui diversi o gruppi diversi. Lo studio
di queste variazioni fra individui o fra gruppi costituisce
l'oggetto della psicologia differenziale.
Dobbiamo l'espressione psicologia differenziale allo psicologo tedesco
W. Stern, che l'impieg nel 1900 nel sottotitolo del suo libro ber der
Psychologie der individuellen Differenzen (Ideen zu einer differentiellen
Psychologie), ma il concetto  pi antico.
L'abbiamo gi incontrato a proposito della equazione personale degli
astronomi: il problema di sapere perch nell'impiego del metodo di Bradley
si verificasse inevitabilmente un errore rientrava nel campo della psicologia
generale; determinare l'entit di questo errore nel caso di ogni singolo
osservatore, allo scopo di correggere le sue osservazioni, costituiva gi
un problema di psicologia differenziale che si poneva per necessit pratiche.
Gli esperimenti di Weber, dei quali abbiamo gi parlato, forniscono un altro
esempio, sempre relativo alla prima met del diciannovesimo secolo. Si sa che
egli scopr che un soggetto in grado di distinguere al massimo un peso di 29
once da uno di 32 distingueva altres un peso di 29 dracme da uno di
32 dracme, anche se un'oncia corrisponde a 8 dracme. Aggiungiamo ora che
egli ripet l'esperimento su tre altri soggetti e che la costanza del
rapporto fra la pi piccola differenza percepibile e la grandezza assoluta
dello stimolo fu confermata anche nel loro caso nel passaggio dalle once
alle dracme. Ma se in questo modo ciascun soggetto restava fedele a se stesso
(in questa regolarit consiste la legge di Weber), il rapporto assumeva
valori differenti da un individuo all'altro: 3/32 nel caso del soggetto
gi descritto e rispettivamente 2/32, 2/32, 6/32 nel caso degli altri.
Weber rimase colpito dalla costanza del rapporto nello stesso individuo e
non dalla sua variazione da un individuo all'altro; questo fu anche
l'orientamento di Wundt ed  per questo che la psicologia
sperimentale fu in un primo tempo una psicologia generale e non una
psicologia differenziale.
Due ordini di preoccupazioni fanno s che una parte delle
ricerche sperimentali si specializzi nello studio delle differenze
individuali.
Alcune di esse sono di ordine teorico: derivate direttamente
dal darwinismo, esse hanno dato vita in primo luogo alle ricerche
di F. Galton e hanno provocato lo sviluppo considerevole della
statistica applicata alla psicologia, sviluppo al quale autori inglesi
fornirono contributi essenziali e che influ anche sull'orientamento
di altri settori della psicologia.
Le altre sono soprattutto di ordine pratico: la possibilit di
applicare la nuova psicologia ad alcuni problemi sociali, che
non era sfuggita a Galton, si concretizz dapprima nelle ricerche
di J. McKeen Cattell. Grazie ai metodi statistici sviluppati per scopi
pi teorici e al successo di Binet nel misurare alcuni processi superiori,
queste applicazioni ebbero in seguito un'estensione considerevole
in un gran numero di paesi e soprattutto negli Stati Uniti.

1. Origini dello studio delle differenze individuali
 nota l'importanza del ruolo giocato dalle differenze individuali
nella teoria dell'evoluzione proposta da Darwin nel 1859: quelle
differenze che favoriscono l'adattamento dell'individuo
all'ambiente aumentano, per ci stesso, le sue probabilit
di sopravvivenza e di conseguenza le sue possibilit di generare
discendenti che presentino anche essi queste caratteristiche
favorevoli, qualora esse siano ereditarie. Una tale teoria
poteva suggerire diversi temi di ricerca, in particolare l'estensione
delle differenze relative a caratteristiche misurabili constatate
nell'uomo, i metodi di misura di queste differenze, il loro carattere
ereditario. Questi studi riceveranno un impulso decisivo da
parte di un cugino di Darwin, F. Galton.
Sir Francis Galton (1822-1911), un dotto gentiluomo inglese,
si interess in modo brillante e non sistematico ai pi diversi
settori della scienza dell'epoca.  abbastanza probabile che sia
stata la psicologia, e pi in generale lo studio dell'uomo, ad
avere maggiormente beneficiato dei suoi contributi, Il suo merito
principale fu quello di mostrare la fecondit dello studio
statistico delle differenze individuali e dell'ereditariet.
Prima di lui il matematico belga A. Qutelet (l796-1874) aveva scoperto
(1835) che alcuni insiemi di dati raccolti su gruppi molto numerosi di esseri
umani (in particolare la statura dei soldati della Grande Armata napoleonica),
si distribuivano secondo una legge che i matematici avevano gi studiato
(legge di Laplace-Gauss) e della quale si era gi constatata l'applicabilit
allo studio degli errori di misura: molti soldati avevano una statura media
e il loro numero diminuiva progressivamente a mano a mano che ci si
allontanava dalla media in direzione delle stature molto grandi o molto
piccole. In ciascuna delle due direzioni la diminuzione del numero dei
soggetti non era uguale passando da un livello di statura all'altro: era in
un primo momento rapida, poi lenta, obbedendo precisamente alla legge
matematica studiata da Laplace e Gauss. Risultati dello stesso tipo si
ottengono quando si misura molte volte lo stesso oggetto: si fanno sovente
errori accidentali di misura sia in eccesso che in difetto,
e i piccoli errori sono molto pi frequenti di quelli notevoli.
L'accostamento di questi due ordini di osservazioni conduceva a ipotesi
metafisiche, dalla cui seduzione Qutelet si difese male: la natura
tenterebbe, ad ogni nascita, di realizzare lo stesso Uomo medio e
sarebbe l'effetto di cause accidentali quello che darebbe luogo alla
diversit degli individui viventi. Le regolarit statistiche sottostanti
alla diversit degli individui, che si osservano relativamente alle
caratteristiche fisiche e morali, sono comparate alle leggi
che regolano la gravitazione dei pianeti.  attraverso leggi simili che la
sua divina saggezza ha tutto equilibrato anche in questo mondo morale e
intellettuale, scrive egli nell'opera Du systme social et des lois qui
le rgissent (1848), parlando del  grande architetto dell'Universo.
Galton utilizzer le osservazioni di Qutelet senza farsi sovraccaricare da
queste interpretazioni.
A partire dal 1869 Galton propose, in Hereditary Genius, di
misurare il grado di genialit di un individuo per mezzo della
proporzione (della frequenza) di soggetti provenienti dalla
stessa popolazione che gli erano superiori e applic egli stesso
questo principio nel 1885, in una forma che sar utilizzata da allora
in poi nella psicologia differenziale (taratura dei test). In
occasione di un'Esposizione Internazionale della Sanit tenuta a
Londra nel 1884 aveva aperto al pubblico un Laboratorio antropometrico nel
quale venivano effettuate sui visitatori 17 diverse misurazioni. Ciascuno di
essi pot sapere in seguito, consultando le tabelle di percentili
pubblicate da Galton nell'anno successivo, quale percentuale della
popolazione l'avesse superato in ciascuna delle misure effettuate.
Il laboratorio antropometrico del 1884  anche degno di intetesse
per i metodi che vi vengono impiegati per effettuare le misure stesse.
Galton aveva appena pubblicato Inquiries into human faculty and its
development (1883). In questo libro egli mostrava con grande chiarezza
il passaggio dai metodi complicati del laboratorio di psicologia
sperimentale, destinati ad analizzare un fenomeno mentale con la maggior
finezza possibile utilizzando soltanto pochi soggetti, a metodi semplificati
e molto pi rapidi, che rendevano praticamente possibile la misurazione
di un gran numero di individui, consentendo lo studio statistico
delle differenze individuali. Queste prove saranno chiamate
qualche anno pi tardi test mentali e noi ne riparleremo pi avanti.
I visitatori del laboratorio antropometrico del 1884 furono anche
sottoposti, per 3 pence, a una serie di veri e propri test. Si misurava
la loro velocit nello sferrare un colpo, si effettuavano su di loro esami
dell'acutezza uditiva e visiva, si determinavano le caratteristiche della
loro visione dei colori, eccetera. Si noter che si tratta degli stessi
processi elementari che costituivano i temi di studio preferenziali del
laboratorio di Wundt nello stesso periodo.
Queste ricerche estendevano quindi dall'ambito dei fenomeni
fisici a quello dei fenomeni mentali la possibilit di misurare le
differenze individuali e fornivano un mezzo semplice per
interpretare i risultati di queste misurazioni.
Il loro oggetto di studio principale era per costituito dalla
verifica sperimentale dell'ereditariet delle superiorit o
inferiorit cos stabilite.  ancora un metodo statistico ideato da
Galton a permetterne l'attuazione e questa sar senza dubbio la
sua scoperta pi feconda.
Si tratta della misurazione del grado di associazione, di legame, tra
variazioni: ad esempio, le persone di alta stattira hanno bambini alti
con maggior ftequenza che non quelle di bassa statura, ma si tratta solo di
una tendenza generale. Grazie a Galton, dal 1888 si sa misurare con un numero,
il coefficiente di correlazione, la forza delle tendenze di questo genere
(Galton aveva definito il problema e ne aveva dato una prima soluzione,
la misura della regressione, nel 1877).
Nell'opera che pubblica nel 1889, Natural inheritance, Galton
analizza il concetto in modo pi completo e lo applica allo
studio dell'ereditariet, ma esso si poteva applicare a ben altri
problemi. Ogni fenomeno biologico, economico, sociale, e anche fisico,
 il pi delle volte sottoposto all'influenza simultanea
di un gran numero di altri fenomeni, per cui la relazione che
si pu osservare tra due fenomeni qualsiasi non  mai perfetta,
perch  sottomessa all'influenza perturbatrice degli altri. Da
qui l'interesse generale per la possibilit di esprimere con un
numero, il coefficiente di correlazione, il grado della
relazione osservata.
Questo intreccio di influenze molteplici  particolarmente
evidente in psicologia e non ci si meraviglier di vedere questi
metodi statistici impiegati molto presto nel nostro campo.
Largamente perfezionati dal discepolo di Galton, K. Pearson,
essi riceveranno un nuovo sviluppo dalla ricerca, in psicologia,
di quelle cause comuni di variazione che influenzano
contemporaneamente pi di una caratteristica delle quali Galton
parla nel 1888. Questa ricerca impiega un metodo che sar
chiamato, qualche anno pi tardi, analisi fattoriale.
Davanti a una serie di variabili correlate - ad esempio una serie di misure
antropometriche - ci si pu proporre di ricercare le cause comuni la cui
presenza si manifesta indirettamente attraverso le correlazioni fra le
caratteristiche osservate. Alcuni studi in questa direzione sono cominciati,
curiosamente, a partire dalla critica da parte di Galton, nel 1888, dei metodi
di identificazione dei criminali suggeriti dal francese Bertillon, che si
basavano sull'impiego di una lunghissima serie di misurazioni. Galton immagina
invece un procedimento completamente diverso, consistente nel rilevare ed
esaminare le impronte digitali, ma alcuni suoi allievi, in parte sotto
l'influenza di K. Pearson, continuano a studiare quello che veniva chiamato
il problema di Bertillon.
 cos che, nel 1896, Edgeworth suggerisce di sostituire le misurazioni fra
loro correlate con variabili indipendenti ricavabili da esse, e Mac Donell
nel 1902 risolve effettivamente questo problema. Edgeworth e Mac Donell per
si propongono soltanto di descrivere meglio i soggetti misurati e sar uno
psicologo inglese, C. Spearman (1863-1945), a mettere a punto un nuovo metodo
dei coefficienti di correlazione nel quale vedr, a suo giudizio, un mezzo per
rintracciare le cause comuni di variazione di cui aveva parlato Galton. Egli
pubblica nel 1904 un primo artioolo sul suo metodo e, nel 1926, The abilities
of man, dove si sforza di mostrare che gli altri metodi impiegati fino a quel
momento in psicologia erano esposti a gravi obiezioni alle quali il suo metodo
si sottraeva.
L'analisi fattoriale segna, con Spearman e altri psicologi
inglesi tra i quali Sir Cyril Burt (1883-1971) e Sir Godfrey
Thomson (1881-1955), l'inizio di una nuova direzione di ricerca,
si potrebbe forse dire l'inizio di una psicologia statistica.
Essa non resta certo appannaggio esclusivo dell'inghilterra, ma
ricever un ulteriore sviluppo, ad esempio negli Stati Uniti, da
parte di ricercatori quali L. L. Thurstone (1887-1955), che
pubblica nel 1931 un articolo e nel 1935 un volume sul proprio
metodo (The Vectors of the Mind). Gli psicologi inglesi che utilizzano
l'analisi fattoriale spesso tendono a descrivere il comportamento
umano per mezzo di fattori (categorie descrittive
piuttosto che cause) di differente importanza: un fattore generale,
che riguarda l'insieme dei comportamenti osservati, poi un
piccolo numero di fattori meno importanti, ciascuno dei quali
riguarda un insieme di comportamenti (verbali, numerici,
spaziali, eccetera), infine gruppi di fattori sempre pi numerosi e
limitati. Questa  la concezione gerarchica dell'intelligenza, che
C. Burt formula fin dal 1917 e che da quel momento rende
progressivamente pi precisa (Factors of the Mind, 1941). A questa
concezione sembrano potersi riportare le concezioni inizialmente
divergenti di Spearman (che in origine teorizzava un solo tipo
di causa comune: il fattore generale) e di Thurstone (che in un
primo momento, nel 1938, utilizza soltanto una serie di fattori
indipendenti, nessuno dei quali era di tipo generale).
Si vede dunque come la psicologia statistica, originata dallo
studio delle differenze individuali, abbia fatto nascere un nuovo
metodo di psicologia generale. Indagando come nei diversi
compiti eseguiti dagli stessi individui si associano i successi
(o gli insuccessi), si pu avere una indicazione sul modo in cui
sono associati, per il gruppo considerato nel suo insieme, i
processi attivati da questi compiti.
Senza ritornare sugli apporti (1925,1935) di un altro statistico
inglese, R.A. Fisher, gi segnalato a proposito dell'evoluzione
recente della psicologia sperimentale, possiamo ora seguire lo
sviluppo delle teorie e delle applicazioni pratiche relative alle
differenze individuali.
Un Laboratorio di Psicologia differenziale  stato creato in Francia nel 1964
in seno alla cole Pratique des Hautes tudes. L'insegnamento della
psicologia differenziale alla Sorbona ha avuto inizio nel 1968.

2. Le teorie relative alle differenze individuali
Nessuno contesta che le differenze constatate tra gli individui
siano dovute in parte a fattori genetici, alcuni dei quali possono
essere ereditari, in parte all'influenza dell'ambiente. Nessuno
peraltro nega che esse siano in parte, ma solo in parte, modificabili
da un'azione dell'ambiente. Esistono per notevoli disaccordi
sull'importanza rispettiva dei due fattori, sul meccanismo
della loro azione e pertanto sui limiti delle possibilit
trasformative dell'ambiente.
Il meccanismo dell'ereditariet  stato precisato da un gran numero di
ricerche sperimentali appartenenti complessivamente al campo della genetica.
Esse hanno origine dagli studi del botanico francese C. Naudin, apparsi
nel 1863 e nel 1865, e in quelli realizzati indipendentemente in Moravia da
G. Mendel, che furono pubblicati nel 1865. Eppure  soltanto dal 1900 che la
genetica si sviluppa e riceve un forte impulso, a partire dal 1910, dagli
studi compiuti a New York da T. H. Morgan e dai suoi collaboratori su un
insetto che presenta catteristiche che facilitano in misura notevole gli
esperimenti: il moscerino dell'aceto o Drosofila.
Si  constatato che tutto si svolgeva come se ciascuna delle
caratteristiche specifiche di un individuo (che, di conseguenza,
lo differenziano eventualmente dagli altri) fosse sotto la
dipendenza parziale di uno o pi fattori indipendenti o geni. Questi
geni si trasmettono da una generazione all'altra seguendo leggi
che, grazie alla statistica matematica, si sono potute precisare
(un lavoro importante a questo proposito  quello pubblicato da
Fisher nel 1930: The genetical basis of nalural selection).
Questi geni e le propriet delle loro associazioni, specifiche per ogni
singola fecondazione, determinano la costituzione ereditaria o
genotipo dell'individuo, che  stabile e indiperdente dalle
fluttuazioni dell'ambiente esterno. L'ambiente interverr per nello
sviluppo, e due individui che abbiano esatttanente lo stesso patrimonio
ereditario non saranno, pertanto, rigorosamente identici.
Uno dei mezzi impiegati per determinare l'influenza dell'ambiente
nel caso dell'uomo consister precisamente nel mettere a
confronto individui di questo tipo, che esistono e sono costituiti
dai gemelli veri. Studi di questo genere erano d'altronde iniziati
gi prima della diffusione delle teorie genetiche che ora verranno ricordate.
Abbianao gi seguito gli sforzi effettuati da Galton per stabilire (1877)
la correlazione fra caratteristiche misurate nel corso di generazioni
successive.
Se le somiglianze fra padri e figli potevano essere attribuite interamente
all'influenza dell'ereditariet, il grado della correlazione avrebbe permesso
di valutare l'importanza di questa influenza. Ma le potenzialit ereditarie
che si manifestano nel padre e nel figlio non sono necessariamente le stesse,
e d'altra parte certe influenze dell'ambiente si esercitano ugualmente
sull'uno e sull'altro. L'interpretazione  dunque difficile. Il problema
si pone in modo pi chiaro quando si studiano le rassomiglianze tra gemelli
veri (cio nati da un solo ovulo fecondato da un solo spermatozoo). In
questo caso, in effetti, l'eredit dei due gemelli  esattamente la stessa.
Se esami fisici e mentali precisi rivelano tra di loro una rassomiglianza
pi grande di quella esistente fra fratelli e sorelle (o pi precisamente
tra gemelli fraterni, cio nati da ovuli e spermatozoi differenti), questa
maggiore rassomiglianza pu essere attribuita alla comunanza dei fattori
genetici. Bisogna ugualmente tener conto, nell'interpretazione, del modo
in cui sono stati allevati, insieme o separatamente. Galton
ide per primo questo metodo pubblicando nel 1875 un articolo su
The history of twins, as a criterion of the relative powers of nature and
nurture. Egli rende noti in questo articolo i risultati di una inchiesta
condotta sottoponendo dei questionari a coppie di gemelli; in esso non vengono
fornite statistiche elaborate ma vengono invece raccontati numerosi aneddoti.
Galton lo ristampa, senza grandi cambiamenti, nel 1876 e nel 1883 insieme ad
altri studi. Il metodo dei gemelli  stato spesso utilizzato in seguito: negli
Stati Uniti i primi studi sono quelli di E. L. Thorndike (1905); in seguito
compaiono quelli di Newman, Freeman e Holzinger che, nel 1937, pubblicano dati
completi e precisi su 50 coppie di gemelli identici, 150 di gemelli fraterni
e 19 di gemelli identici allevati separatamente. Gli sforzi dei ricercatori si
sono concentrati non solo sulla raccolta di un numero notevole di
osservazioni, ma anche sulla precisione dei metodi statistici utilizzati
per interpretarli.
Da allora le ricerche effettuate sui gemelli hanno continuato a svilupparsi.
Analogamente  stato sottoposto ad osservazione lo sviluppo di bambini
adottati, separati molto presto dalla loro madre e cresciuti in un'altra
famiglia. Il confronto, ad esempio, del livello di intelligenza di questi
bambini con quello dei loro genitori biologici da una parte, e con quello dei
loro genitori adottivi dall'altra, costituisce un'ulteriore fonte di
informazione. Le prime ricerche di questo tipo sono apparse nel 1928 e da
allora non si sono mai interrotte. Esse inducono talora ad atteggiamenti
estranei alla scienza: Cyril Burt ha creduto di potere, proprio alla fine
della sua lunga vita, ricostruire a memoria - di fatto inventandoli di
sana pianta - i dati che aveva perduto durante i bombardamenti di Londra,
falsamente riferiti a coppie di gemelli e tendenti a dimostrare
l'influenza poderosa dei fattori genetici; questa falsificazione  stata
talvolta presentata - in modo del tutto mistificante - come un fatto che getta
discredito sull'insieme delle ricerche di questo tipo.
Si pu vedere come l'insieme di queste concezioni abbia
potuto orientare le applicazioni della psicologia in direzione del
prendere in considerazione differenze individuali che potessero
essere messe in evidenza con dei test. In effetti, nel quadro di
queste concezioni, la costituzione genotipica determina fin dalla
nascita l'insieme delle possibilit dell'individuo, alcune delle
quali si atrofizzeranno, perch non utilizzate, nei primi anni di
vita. Molto presto, di conseguenza, le differenze nelle attitudini
(cio nelle possibilit di apprendimento) furono considerate in
larghissima misura stabili. Diveniva perci possibile fare previsioni
sulle possibilit ulteriori di riuscita nell'una o nell'altra attivit.
Tali previsioni vengono effettuate, sulla base di test, in un
grandissimo numero di paesi e il paragrafo seguente descriver
l'evoluzione di queste applicazioni. Si noter che questa attivit
ha avuto inizio prima che si diffondessero le teorie genetiche
mendeliane e, ancora oggi, molti medici restano su un terreno
strettamente empirico e non provano il bisogno di ricollegare a
una teoria genetica le tecniche che impiegano. Le genetica mendeliana
ha costituito per il substrato teorico pi adatto alle prime
applicazioni della psicologia differenziale: su questo punto si sono
trovati d'accordo sia i promotori di questa pratica (un'esposizione
delle teorie mendeliane apre il Trait de Psychologie applique,
pubblicato dal 1949 al 1959 sotto la direzione di H. Piron) sia i
suoi avversari. Vi sono stati infatti studiosi che si opponevano
alla teoria mendeliana e psicologi che negavano ogni interesse
allo studio sistematico delle differenze individuali. Non ci si
meraviglier, dopo quanto  stato detto, che fra gli uni e gli altri
esistano delle affinit. Le due tendenze si sono peraltro sviluppate
nello stesso periodo, cio a partire dal 1930 circa, e nello
stesso paese, l'URSS.
Nel 1931 si tiene a Mosca la VII Conferenza internazionale di Psicologia
applicata (Psicotecnica). Per i delegati occidentali  un'occasione per
ammirare alcune realizzazioni importanti nel campo della psicologia
differenziale, come ad esempio il servizio di selezione professionale delle
ferrovie, il cui laboratorio centrale comprende un personale composto
da 80 fra medici, psicotecnici, statistici e impiegati, senza contare
i 20 laboratori collegati al primo, un laboratorio viaggiante e coloro
che si occupano della ripartizione degli apprendisti
fra i diversi tipi di addestramento nonch della selezione dei meccanici.
Questi stessi psicologi occidentali rimarranno per stupiti nel sentir
proclamare la necessit, per la scienza, di fondarsi sui principi teorici
del materialismo dialettico che, come dice ad esempio Hellerstein,
applicato a qualsiasi campo conoscitivo, apporta regolarmente non soltanto
la chiarezza in ci che concerne le concezioni fondamentali e il trattamento
esatto del soggetto studiato, ma rivoluziona anche la nostra prospettiva
scientifica e ci aiuta a passare dalla conoscenza all'azione, dallo studio
alla trasformazione.  sulla base di questi principi che si possono
comprendere le vivaci critiche nei confronti dei test adatti ad allievi
provenienti da un ambiente borghese (Lewitow) e che tendono
a presentare come immutabili particolarit individuali dovute all'azione
dell'ambiente e dunque modificabili (Mandryka). Queste critiche si
svilupperanno dal 1931 al 1936, data nella quale i test sono ufficialmente
condannati.
Un decreto del Comitato centrale del Partito sopprime infatti la pratica della
pedologia (disciplina cbe, soprattutto dopo il 1930, intendeva dedicarsi
allo sviluppo psicologico dei bambini e dei giovani). I pedologi utilizzavano
largamente i test e, considerando poco modificabili le differenze osservate
(sia per l'effetto dell'ereditariet, sia per l'effetto dell'ambiente
considerato in generale), moltiplicavano le scuole adatte in particolare
all'uno o all'altro livello mentale, alle difficolt del carattere, eccetera.
La pedologia borghese antiscientifica, dichiara il Comitato, ha come scopo
la protezione della classe dirigente... e dunque tenta di provare che talenti
particolari e diritti particolari giustificano l'esistenza delle classi
sfruttatrici.... Da quel momento l'educazione degli individui prende il
sopravvento sulla determinazione delle differenze individuali,
la pedagogia e i pedagogisti (sono> reintegrati a pieno titolo e opere
come quelle del pedagogista A.S. Makarenko (1888-1939) acquistano una
grande notoriet. Questa evoluzione sfavorevole alla psicologia sperimentale
 legata al trionfo provvisorio della pretesa nuova genetica di T. Lysenko
(1898-1976), che affermava di essere in grado di dimostrare, partendo da una
critica ideologica, che la genetica mendeliana era sbagliata. Questa falsa
concezione, che ha avuto conseguenze gravi per la scienza sovietica, non 
stata definitivamente abbandonata che nel 1965.
Abbiamo gi parlato, nel capitolo I, degli studi di Pavlov e della sua scuola,
che sono proseguiti senza interruzione dal 1903. Questi studi sul riflesso
condizionato mettono in evidenza una delle modalit di azione dell'ambiente
sul comportamento. La esperienze vissute dal soggetto tendono a stabilire
molteplici e dinamiche associazioni tra certi segnali e certe reazioni. Se
alcune di queste esperienze si ripetono un numero sufficiente di volte,
queste associazioni possono precisarsi, stabilizzarsi e anche divenire
ereditarie. La differenze individuali sono, in questo quadro, attribuite alle
diverse esperienze vissute dal soggetto o anche dai suoi ascendenti. Per
Pavlov stabil che le leggi che regolano la formazione dei riflessi
condizionati si differenziano a seconda degli individui che possono, da
questo punto di vista, essere classificati in quattro tipi, coincidenti con
quelli di Ippocrate; tipo forte-equilibrato-inerte (flemmatico),
forte-equilibrato-labile (sanguigno), forte-squilibrato (collerico),
debole (melanconico).
Nel 1954, al Congresso di Psicologia di Montreal, A. Leontiev continua ad
affermare che le propriet psichiche e le particolarit degli uomini non
sono innate, ma si formano sempre nel corso dello sviluppo e dell'educazione
dell'uomo. La conoscenza delle leggi che regolano la loro formazione
permette di dirigere questi processi. Tuttavia, all'epoca di quello stesso
Congresso, B. Teplov attribuisce un grande interesse alle particolarit
individuali, propriet stabili, che permettono di distinguere un uomo
dall'altro. Le propriet tipologiche non sono certo immutabili: Non vi 
dubbio che esse possano essere modificate sotto l'influenza delle condizioni
di vita e dell'attivit del soggetto. Ma Teplov aggiunge: Non disponendo di
dati sperimentali sufficienti,  ancora impossibile dire oggi in quali
condizioni ci si pu aspettare questo risultato e quale sar la sua
importenza. B. Teplov e i suoi collaboatori (V.D. Nebylitsin,
V.I. Rojdestvenskaya, eccetera) hanno sviluppato lo studio delle
caratteristiche del sistema nervoso in conseguenza delle quali gli individui
si differenziano l'uno dall'altro.
Verso il 1960 si delinea l'idea che le differenze individuali non possono
essere descritte e spiegate che in rapporto a una teoria generale dei processi
nel corso dei quali esse si manifestano e che lo studio delle differenze
individuali permette a sua volta di precisare o anche di costruire una teoria
generale. La portata teorica della psicologia differenziale viene grandemente
modificata dalla messa in pratica di questa idea che, in Francia,  stata
applicata in modo particolare alla teoria generale dell'intelligenza di
J. Piaget a partire dal 1964.

3. Lo sviluppo delle applicazioni
 uno psicologo americano, James McKeen Cattel (1860-1944), il primo ad
applicare praticamente su larga scala il metodo dei test. Assistente di
Wundt a Lipsia nel 1883, si interessa alle differenze individuali che si
manifestano negli esperimenti di psicologia generale realizzati in laboratorio
e nel 1888, lettore all'Universit inglese di Cambridge, entra in contatto
con Galton. Il merito di Cattell consiste quindi nel realizzare su
larga scala l'applicazione pratica di ci che aveva appreso accanto
a Wundt e a Galton. Nel 1890 impiega per primo la parola test e
porta a compimento moltissimi studi, in particolare nel campo
delle differenze individuali. Ma la grandissima notoriet che
egli ottiene negli Stati Uniti deriva forse, pi che dai suoi lavori
scientifici, dalle sue qualit di organizzatore e di amministratore,
dal suo dinamismo concreto: fonda infatti laboratori, riviste
scientifiche e un'organizzazione commerciale, la Psychological
Corporation, che mette a disposizione del pubblico i servizi che
gli psicologi sono fin da allora in grado di fornire in campo
educativo e in campo industriale.
Tuttavia i successi pratici non furono immediati; dal 1890 ai
primi anni del nostro secolo i test applicati da Cattell e dai suoi
allievi sono dello stesso tipo di quelli gi utilizzati da Galton, e
derivano come quelli dalle esperienze effettuate nel laboratorio
di Wundt: lo studio dei processi elementari (sensazione, percezione,
tempi di reazione) mantiene quindi in queste prove un
posto di grande rilievo. Ci si accorge che le previsioni sulla
riuscita scolastica o universitaria basate su queste prove non si
realizzano molto spesso. La tecnica delle correlazioni di Galton
permette infatti di valutare in modo preciso il legame tra i risultati
ai test e i risultati scolastici o universitari e, tra gli altri, Jastrow
nel 1892 e Wissler nel 1901 constatano che questi legami sono deboli
o nulli, per cui il metodo dei test perde via via di credito.
Si ricorder forse (capitolo I) che questa  esattamente l'epoca in
cui, dall'altra parte dell'Atlantico, Binet e Henri mostrano nel
loro articolo su La Psicologia individuale (1896) che il
miglior modo di differenziare gli individui l'uno dall'altro consiste
nel farlo dal punto di vista delle loro facolt superiori
(memoria, natura delle immagini mentali, eccetera), e criticano
vivacemente i metodi differenziali derivati dal laboratorio. L'articolo 
ripreso negli Stati Uniti nel 1899 da Sharp che, partendo da
esso, propone alcune applicazioni in ambito professionale (mentre
gli autori francesi avevano considerato la possibilit di una
applicazione del metodo solo per quanto riguardava il pedagogista,
il medico, l'antropologo e anche il giudice). Ma Binet non
si limita a questo: nell'ottobre del 1904 si riunisce una commissione
ministeriale incaricata di studiare i provvedimenti da
adottare per assicurte i benefici dell'istruzione ai bambini
anormali. Questa commissione decreta che nessun bambino
sospettato di ritardo mentale verr eliminato dalle scuole normali
e ammesso nelle scuole speciali senza essere stato prima sottoposto
ad un esame pedagogico e medico che attesti che il suo
stato mentale lo rende incapace di giovarsi, in misura sufficiente,
dell'insegnamento effettuato nelle scuole normali. Binet
sottolinea con vigore la necessit di un metodo di esame obiettivo
e propone, con Simon, la sua famosa scala, composta di
un gran numero di prove brevi, diverse fra loro, non molto
lontane dalle situazioni ordinarie e tutte relative ai processi
superiori. Le tre versioni della scala appaiono nella Anne
psychologique nel 1905, nel 1908 e nel 1911. Essa  rapidamente
tradotta negli Stati Uniti da Goddard, da Healy (nel 1910 e nel 1911)
e adattata poi da Terman (nel 1916 e nel 1937). Le previsioni basate
sull'et mentale del soggetto (cio l'et media dei bambini normali
che ottengono i suoi stessi risultati alle prove contenute nella scala)
si rivelano migliori di quelle realizzate fino a quel momento
sulla base dei test elementari di Galton e Cattel.  il segnale di
un nuovo grande sviluppo del metodo dei test, dapprima
negli Stati Uniti e poi in molti altri paesi.
 impossibile seguire in dettaglio le tappe di questo percorso.
Sembra comunque che la tendenza verso la ricerca di differenze
individuali relative a caratteristiche complesse, strutturate, della
quale abbiamo seguito le prime manifestazioni, si ritrovi anche
in altri casi: nella caratterizzazione di un soggetto attraverso un
profilo psicologico, cio per mezzo di un grafico che presenti
in modo sintetico le sue superiorit e le sue inferiorit rispetto
agli altri in aree diverse (Rossolimo, 1909; Claparde, 1916);
nell'utilizzazione di prove di personalit o di temperamento
che, soprattutto dal 1930 in poi, si aggiungeranno alle prove di
intelligenza o attitudinali; nella descrizione dei risultati ottenuti
da un candidato nei termini di fattori isolati dall'analisi
fattoriale, della quale abbiamo parlato (United States Employment
Service, 1945), eccetera.
Per quanto riguarda la Francia, lo psichiatra E. Toulouse (1865-1947) ebbe
un ruolo importante nello sviluppo della psicologia differenziale (e anche in
altri campi, in quanto fondatore, con Simonnet, della Societ di Sessuologia,
con Laugier della Societ di Biotipologia, e per aver progettato la fondazione
di una Societ di Gerontologia). Volendo studiare il genio, rispetto al quale
si chiedeva se avesse qualche rapporto con la follia, sottopose ad una serie
di esami E. Zola, H. Poincar e altri. Insoddisfatto per l'imprecisione dei
metodi dei quali disponeva, lavor per perfezionarli e pubblic nel 1904, in
collaborazione con N. Vaschide e H. Piron, una Technique de Psychologie
exprimentale, che doveva servire come prima base metodologica per le
applicazioni della psicotecnica alla selezione e all'orientamento
professionale.
Nella selezione si tratta di scegliere, tra i candidati che si presentano per
ottenere un posto di lavoro, quello che ha maggiori possibilit di riuscita.
La valutazione degli operai con l'aiuto di test  stata realizzata in Francia,
a pertire dal 1910, da J. M. Lahy (1872-1943), un collaberatore di Toulouse.
Ricerche importanti sono state condotte anche da D. Weinberg (1897-1946),
collaboratrice del fisiologo H. Laugier, e da R. Bonnardel.
Nell'orientamento scolastico e in quello professionale si cerca di facilitare
l'adattamento dei bambini e dei giovani alla vita scolastica e al mondo del
lavoro. Le prime applicazioni dei metodi della psicologia differenziale
all'orientamento professionale furono effettuate in Svizzera da E. Claparde
(1873-1940), che nel 1912 fond con Bovet l'Istituto Jean-Jacques Rousseau e
che soprattutto scrisse un libro, intitolato Comment diagnostiquer les
actitudes des coliers (1923), che ebbe un'ampia diffusione internazionale.
Un francese, J. Fontgne (1879-1944), fu suo allievo, e contribu alla
fondazione dell'orientamento professionale francese che, sotto l'impulso di
H. e M. Piron - anch'essi collaboratori di Toulouse - doveva avere in seguito
una grandissima espansione.
La pratica basata su un esame decisivo effettuato alla fine del ciclo
scolastico ha progressivamente lasciato il posto a un intervento continuo,
condotto nel corso di tutto il periodo scolare, in vista di un migliore
adattamento all'ambiente scolastico e professionale e di un progetto
educativo mirante a rendere ciascun individuo capace di effettuare le scelte
per lui necessarie.

IV) La psicopatologia e il metodo clinico
Se  possibile enucleare qualche tendenza comune dalla
diversit delle ricerche che sono state esaminate finora,
indubbiamente una delle pi importanti sembra essere quella che
conduce la psicologia verso la scuola dei fatti.  una categoria
particolare di fatti, il comportamento dei malati mentali, a costituire
la base sulla quale si edificher la psicopatologia.
L'uomo che contribuir in modo decisivo a far assumere
un'identit propria alla psicopatologia - che  una disciplina
psicologica essenzialmente francese - non sar un medico ma
un filosofo, T. Ribot.

1. T. Ribot (1839-1916)
Ribot era in verit un filosofo molto severo nei confronti della
filosofia, che aveva studiato alla Scuola Normale, dove era
entrato nel 1862. Pubblica nel 1870 La Psychologie anglaise
contemporaine, la cui Introduzione avr una grande risonanza.
Egli dichiara che la psicologia deve separarsi dalla metafisica,
lasciando ad essa lo studio delle cause prime, e dedicarsi
invece all'osservazione scientifica di fatti appartenenti a un
ambito pi esteso di quello rappresentato dalle sole osservazioni
interiori: la psicologia  infatti in grado di occuparsi di tutti i
fenomeni che riguardano la mente in ogni specie animale, considerandoli
non soltanto nella loro forma adulta ma anche nelle fasi
successive di sviluppo, offrendo cos un campo immenso,
quasi senza confini, alle ricerche. Essendo indipendente dalla
metafisica, la psicologia non deve per questo confondersi con la
fisiologia. Avendo prefigurato in questo modo l'area della
psicologia animale e quella della psicologia genetica, passa ad
esplorare in prima persona, nel seguito della sua opera, il campo
della psicopatologia.
Ricava i fatti di cui ha bisogno dalle numerose osservazioni
sparse nei libri di medicina, nei trattati sulle malattie mentali,
negli scritti dei vari psicologi. Vede nella disorganizzazione
patologica un vero e proprio sostituto del metodo sperimentale.
Questa disosganizzazione si verifica in effetti secondo un ordine
ben dimostrato, seguendo il quale il nuovo scompare prima
dell'antico, il complesso prima del semplice. I diversi gradi di
dissoluzione realizzano dunque per noi un'analisi dei processi
nei loro diversi livelli, di cui non potevamo supporre
l'esistenza fino a che erano integrati in un funzionamento normale.
Egli applica questo metodo in opere che gli danno una grande
notoriet: Les maladies de la mmoire (1881), Les maladies de
la volont (1883), Les maladies de la personnalit (1885).
Diventa professore alla Sorbona nel 1885 e in seguito, nel 1888, al
Collge de France, con una cattedra di Psicologia sperimentale
e comparata creata per lui grazie all'appoggio di Renan.
Associandosi alle idee di Freud - o forse anticipandole - stabilisce
nel 1896, nella Psychologie des sentiments, il primato della vita
affettiva, nella quale il ruolo fondamentale  giocato da tendenze
in parte inconscie, che possono manifestarsi in forme diverse,
sia per un blocco dello sviluppo affettivo (l'infantilismo
psicologico di Ribot preannuncia il ritardo affettivo di Freud),
che per la dissoluzione delle acquisizioni pi recenti. Ribot
torner sull'argomento nel 1914 nell'opera La vie inconsciente
et les mouvements. Rimpiangendo di non aver potuto osservare
direttamente i malati egli stesso poich non era medico, egli
esiger dai suoi allievi una doppia formazione, filosofica e medica,
instaurando cos una tradizione alla quale si sono molto spesso
conformati da allora in Francia i professori di psicologia della
Sorbona o del Collge de France (P Janet, G. Dumas, H. Wallon,
C. Blondel, G. Poyer, D. Lagache).
Nel costruire dunque la metodologia della psicopatologia, Ribot, come tutti
gli innovatori, utilizzava concetti e sviluppava orientamenti che erano
apparsi prima di lui o erano a lui contemporanei.
Gi dal 19esimo secolo alcuni psichiatri di Parigi (Moreau de Tours,
Baillarger) avevano espresso interesse per la psicologia, in particolare per
quella di Maine de Biran, e si poteva gi parlare nei loro riguardi di una
scuola medico-psicologica. D'altra parte la necessit di impiegare in
psicologia il metodo sperimentale si fa strada da diverse parti: nella sua
Psychologie allemande contemporaine del 1879 (il cui sottotitolo 
cole exprimentale), Ribot ha preso in considerazione, fra gli altri,
gli studi di Fechner e di Wundt; in luoghi pi vicini a lui, il metodo
sperimentale ottiene in fisiologia straordinari successi e C. Bernard,
che aveva inaugurato nel 1854 la cattedra di fisiologia sperimentale
della Sorbona, dichiara nel 1869 che i fenomeni intellettuali possono
essere spiegati dal fisiologo.
Bisognava ancora identificare nell'osservazione patologica il sostituto,
l'equivalente, del metodo sperimentale. Gi nel 1818, Lallemand aveva
presentato nella sua tesi alcune Propositions de pathologie tendant  clairer
plusieurs points de physiologie. Con un'autorit molto maggiore, C. Bernard
aveva affermato l'identit fondamentale del patologico e del normale nella
sua Introduction  l'tude de la mdecine exprimentale (1865) e l'interesse,
in fisiologia, del metoto dello studio dei fenomeni patologici.  pero da un
neurologo inglese, J. H. Jackson (1835-1911), che Ribot prende in prestito la
sua idea fondamentale della dissoluzione. J. Delay ha messo in luce
(1951-1953) l'affinit che si stabilisce tra il pensiero di Ribot e quello
di Jackson.
Ambedue provano grande ammirazione per la dottrina evoluzionista del
filosofo inglese H. Spencer (1820-1903): per questo filosofo, le
associazioni che si creano in un individuo posto pi volte nella stessa
situazione sono ereditarie, e questa  l'origine dell'istinto. La memoria e
l'intelligenza (la cognizione) si formano successivamente, a partire
dall'istinto: i processi pi semplici danno origine, secondo uno schema
gerarchico, ai processi pi complessi.
Jackson applica questa dottrina alle malattie nervose il cui decorso darebbe
luogo ad una regressione che segue, in senso inverso, le stesse tappe
dell'evoluzione. Il sistema nervoso sarebbe costituito da centri che
costituiscono una gerarchia: i centri inferiori sono i pi automatici; ciascun
centro controlla quelli inferiori e dipende da quelli superiori, che sono i
pi complessi e permettono gli adattamenti pi differenziati. I centri posti
pi in alto nella gerarchia sono per anche i pi fragili. Sono i primi ad
essere colpiti dalla malattia, con la conseguente sparizione degli aspetti pi
differenziati del comportamento e la liberazione degli aspetti pi
automatici, che fino a quel momento erano sotto il loro controllo. Queste
idee, che appaiono tra il 1868 e il 1884, sono utilizzate esplicitamente
da Ribot a partire dal 1881. Esse sono da allora sempre state
oggetto di grande interesse, con qualche riserva sul significato del
termine gerarchia e sulla esatta simmetria delle tappe della evoluzione e
della regressione.
Ai suoi esordi Ribot fu aiutato sia da Taine, che aveva anche lui
riconosciuto l'interesse della psicopatologia, sia da Renan. Quest'ultimo
avrebbe pubblicato nel 1890 un'opera su l'Avenir de la science, scritta tra
il 1848 e il 1849, nella quale si schierava contro la vecchia psicologia,
scienza astratta che studiava l'uomo adulto razionale e civilizzato, e
proponeva invece lo studio dell'uomo nel suo sviluppo, del bambino, del
primitivo, del malato. Si pu vedere come gli studi di Ribot fossero venuti
a inserirsi in questo programma.

2. P. Janet (1859-1947) e G. Dumas (1866-1946)
Janet e Dumas furono ambedue allievi di Ribot. Sia l'uno che
l'altro frequentarono la Scuola Normale e, intorno al 1890,
furono compagni di studio nella Facolt di Medicina. Fondarono
insieme, nel 1904, il Journal de Psychologie normale et pathologique,
diretto dal 1938 in poi da C. Blondel - che morir l'anno seguente - da
P. Guillaume (1878-1962) e da I. Meyerson (1888-1983). Ci tennero a firmare
insieme l'aununcio nel quale si comunicava, su Le Temps del 10 dicembre 1916,
che il funerale di Ribot avrebbe avuto luogo l'indomani. Dumas,
tuttavia, era stato allievo di Janet nel periodo in cui quest'ultimo
fu supplente di Ribot al Collge de France prima di succedergli
nel 1901, e sembra proprio che, rispetto al loro comune maestro,
l'apporto di Janet fu pi originale di quello di Dumas.
Pierre Janet si orienta presto verso la filosofia, ma nel corso stesso della
sua formazione filosofica, viene spinto a farsi contemporaneamente una cultura
scientifica da un suo zio, il filosofo Paul Janet, che deplorava questa lacuna
nella propria formazione. Studia fisiologia con Dastre, poi medicina. Nel
1882, divenuto agrg di filosofia e avendo gi frequentato due anni di
medicina, insegna filosofia in alcuni licei di provincia. Lavora tuttavia
con uguale impegno nell'ospedale di La Havre dove apre un reparto riservato
ai neuropatici, il Saint-Charcot, dal nome del celebre neurologo della
Salptrire, del quale riparleremo. Dopo ricerche molto audaci, e un po'
preoccupanti per il suo orientamento futuro, sul sonno a distanza
(l'ipnotismo, come vedremo, era di moda), pubblica nel 1889 la sua tesi
su L'automatisme psychologique.
Ritorna quindi a Parigi, dove inizia per lui un periodo di intensa attivit,
dedicato all'insegnamento, agli studi di medicina che ha ripreso, al
Laboratorio di Psicologia patologica che dirige, a partire dal 1890, presso
la clinica della Salptrire. Tiene corsi di Psicologia sperimentale alla
Sorbona e sostituisce Ribot al Collge. Ha fra i suoi allievi H. Piron, che
sceglie anche come segretario per il suo laboratorio della Salptrire.
Nel 1901 Ribot cede a Janet la sua cattedra al Collge; egli la manterr
fino al 1935, promuovendo un insegnamento che non cesser di risvegliare il
pi vivo interesse sia per le sue qualit espositive che hanno colpito
tutti quelli che poterono ascoltarlo, sia per la profonda originalit
delle sue idee, espresse anche in numerose opere, in particolare in:
L'tat mental des hystriques (1892), Nvroses et ides fixes (1898),
Les obsessions et la psychasthnie (1903), Les nvroses (1909),
Les mdications psychologiques (1919), De l'angoisse  l'extase (1926),
L'volution de la mmoire et de la notion du temps (1928), L'intelligence
avant le langage (1936).
Si ritrovano in Janet alcune idee di Ribot, sia per la diretta
filiazione che per l'effetto di influenze comuni (in particolare
la scuola medico-psicologica del 19esimo secolo e Maine de Biran).
Sicuramente il suo interesse per il metodo basato sullo studio
dei fenomeni patologici compare fin dall'inizio. Afferma
anch'egli il carattere originale della psicologia e la sua autonomia
nei confronti della filosofia e della fisiologia. Asserisce
anche, per quanto riguarda il metodo, la necessit di attenersi
all'osservazione delle azioni esteriori, dei compormenti. Tuttavia
questi comportamenti di Janet sono il risultato di osservazioni
effettuate ad un livello diverso da quello delle osservazioni
dei behavioristi, che contano quante volte un ratto posto in un
labirinto imbocca, in base al colore, il corridoio di destra. Janet
prende in esame categorie molto pi vaste, che raggruppano
insiemi di azioni che hanno un significato, uno scopo, l'unit
delle quali risiede nel loro valore funzionale comune. I comportamenti
di trionfo, ad esempio corrispondono a uno spreco di forze di riserva
e comprendono tanto l'atto sessuale che i giochi o i divertimenti.
La storia dello sviluppo dello spirito umano
si confonde con la storia dei comportamenti. La memoria, ad
esempio comparir quando la sentinella, posta fuori del campo
e non pi, come negli animali, in contatto diretto con gli altri
membri del gruppo, dovr essere capace di allertare i suoi simili
non nel momento stesso in cui si accorge del pericolo, ma dopo
un certo tempo, quando sar ritornata fra loro. L'azione  quindi
all'origine del pensiero. D'altronde l'atto  lo scatenamento di
una tendenza, di una disposizione a compiere una serie di
movimenti successivi in un certo ordine. I diversi comportamenti
(e per conseguenza le diverse tendenze, le diverse funzioni
psicologiche) sono gerarchizzati. Alcuni di essi esigono una grande
quantit di forza psicologica, un grado elevato di tensione:
sono le sintesi nuove che si basano su un buon numero di fatti, e
anche quelli per i quali  necessaria l'azione efficace sulla
realt, la funzione del reale. Altri esigono meno forza, una
minore tensione: l'attivit disinteressata, il pensiero astratto, poi le
funzioni basate su immagini mentali, le reazioni emozionali, i
movimenti muscolari inutili. I. Meyerson ha fatto osservare (1947)
che questo concetto di tensione si accordava con le ipotesi
enunciate da Maudsley, Spencer (di cui si  peraltro notata
l'influenza su Ribot), Hoffding e Bergson. Si potrebbe
ugualmente notare che un concetto affine si ritrova nelle teorie degli
psicologi che si occupano di statistica, quando parlano di un
fattore generale interpretabile come energia mentale (Spearman).
Al di l delle interpretazioni possibili, Janet mostra che nelle
nevrosi (soprattutto nella psicastenia), le funzioni che
implicano un grado elevato di tensione sono colpite e soppresse per
prime, mentre le funzioni inferiori, pi automatiche, persistono
e sono anzi, a volte, esagerate. Questa constatazione si unisce,
per il tramite di Ribot, alle idee di Jackson, ma Janet dichiara di
ricollegarsi a lavori francesi anteriori a Jackson (Jouffroy, 1828).
Il ruolo che egli attribuisce a Ribot, oltre allo straordinario
impulso dato alla psicologia scientifica, viene definito
chiaramente in questa frase della prolusione del corso a lui
dedicato, tenuta al Collge de France il giorno stesso del suo
funerale: Ribot ha ristabilito la tradizione francese ed  riuscito a
ridare dignit, ad introdurre nell'insegnamento, un metodo di
studio indubbiamente modesto ma indispensabile.
G. Dumas, quando nel 1939 deve rappresentare l'Accademia
di Medicina e l'Accademia di Scienze morali e politiche alla
commemorazione del centenario della nascita di Ribot, sottolinea
l'influenza diretta e costante di Ribot sul suo pensiero: 
come vecchio allievo di Thodule Ribot che ho l'onore di prendere
la parola. Ho seguito i suoi corsi alla Sorbona, li ho seguiti
al Collge de France per tutto il tempo in cui vi ha insegnato.
Non ho scritto niente senza aver utilizzato i metodi di lavoro
che avevo imparato da lui. Gli ho dedicato tutti i miei libri... Per
trent'anni ho potuto contare, in tutto ci che ho intrapreso, sul
conforto dei suoi consigli e del suo affetto; sono stato suo allievo
per otto anni e sar suo discepolo per sempre.
Dumas, entrato alla Scuola Normale nel 1886, nel 1887 va a far visita a
Ribot negli uffici di quella Revue philosophique che quest'ultimo aveva
fondato nel 1876. Avendo ricevuto da lui il consiglio di aggiungere alla
sua formazione filosofica una formazione medica, si iscrive l'anno successivo
alla Facolt di Medicina. Diventa agrg di filosofia nel 1889 e dottore in
medicina nel 1896, con una tesi su Les tats intellectuels dans la mlancolie.
Nel 1897 diventa direttore del Laboratorio di Psicologia sperimentale nella
clinica per malattie mentali della Facolt di Medicina, un titolo al quale
ha sempre tenuto parecchio e che ha conservato per quarant'anni. Dopo essersi
laureato in lettere nel 1900 con una tesi su La tristesse et la joie, succede
a P. Janet come incaricato del corso di Psicologia sperimentale della Facolt
di Lettere. Uomo colto e pieno di spirito, professore brillante i cui corsi
ottenevano un successo considerevole, ebbe una profonda influenza personale
in Francia e all'estero, specialmente in America latina.
La parte pi originale della sua opera  quella dedicata allo
studio delle emozioni (Le sourire et l'expression des motions,
del 1906, eccetera), per il quale utilizza tutte le risorse della fisiologia.
Le numerose osservazioni sul funzionamento dei centri nervosi
del simpatico e delle ghiandole endocrine sono raccolte e
confrontate con le osservazioni psicologiche e psicopatologiche.
Ogni sua ricerca  fondata sul postulato dell'identit fondamentale
dei meccanismi normali e patologici, ereditato da C. Bernard,
e sul metodo di Ribot, che egli perfeziona e arricchisce.
La guerra gli fornisce l'occasione di applicare questo metodo ad
altri problemi: Troubles mentaux et troubles nerveux de guerre
(1919). Inoltre Dumas ha realizzato un lavoro molto importante
di sistematizzazione dirigendo la pubblicazione di un Trait de
Psychologie (1923), seguito poi, a partire dal 1930, dal Nouveau
Trait de Psychologie. Sono probabilmente questi trattati
che, il pi delle volte, fanno conoscere agli studenti di psicologia
il nome di Dumas. Gli psicologi francesi pi importanti,
appartenenti alle pi diverse tendenze, vi hanno portato il loro
contributo. Non sembra per che questa pubblicazione abbia
realizzato interamente le intenzioni originarie del suo direttore.
Dumas avrebbe voluto, si dice, che il Trait esprimesse una
dottrina, quella della Scuola psicologica francese, che nelle sue
intenzioni doveva essere quella di Ribot, al quale il Trait 
dedicato con questo emistichio di un inno greco a Zeus: Siamo
usciti da te. In realt ciascuno dei suoi collaboratori ha redatto
in una prospettiva personale il capitolo che gli  stato assegnato,
e possiamo quindi ammirare pi la ricchezza dell'opera che la
sua omogeneit. Sia che qualcuno se ne rallegri o che invece se
ne dispiaccia, una Scuola psicologica francese indottrinata
restava - e resta ancora - tutta da fare.

3. La suggestione e l'ipnotismo. La scuola della Salptrire
Ribot consigliava ai suoi allievi di studiare medicina e di
osservare personalmente i malati. Seguendo questo consiglio,
molti erano entrati nella sfera di influenza del celebre
neuropatologo J. M. Charcot (1825-1893).
Caposervizio alla Salptrire nel 1862, Charcot vi tiene a
partire dal 1866 delle lezioni, alcune delle quali avevano per
argomento le malattie del sistema nervoso. Nel 1870 si occupa degli
isterici non alienati e nel 1872 diviene professore di anatomia
patologica alla Facolt di Medicina di Parigi. Nel 1878 intraprende
le sue ricerche sull'ipnotismo e diventa nel 1882 titolare
di una Cattedra di malattie nervose creata per lui alla Salptrire,
alla quale dar in poco tempo una rinomanza mondiale. Bench
la storia della scuola della Salptrire interessi pi direttamente
la medicina che la psicologia, tuttavia non si pu non
parlarne. In primo luogo, senza dubbio, perch fu frequentata da
psicologi come P Janet, A. Binet o S. Freud, ma forse anche
perch le ricerche sulla suggestione e l'ipnotismo negli isterici
effettuate nell'ambito della scuola stessa si collegano ad una
corrente di idee che appaiono importanti nella psicologia dinamica.
Si pu dire che la psicologia dinamica, per quel tanto che 
possibile darne una definizione sommaria, studia le forze (motivazioni,
tendenze, pulsioni), che sembrerebbero orientare
in un senso o nell'altro i modi nei quali l'attivit di un individuo,
dalla semplice attivit motoria fino all'utilizzazione della
sua intelligenza, trova espressione sul piano del comportamento.
L'esistenza di tali forze appare in modo particolarmente evidente
in questa categoria di malati senza danni organici rilevabili
e che mostrano, all'interno di un quadro ben delineato e in
quel dato momento, che i loro meccanismi mentali sono ancora
in grado di funzionare, anche se presentano un comportamento
pi o meno completamente disadattato. Questi disturbi o malattie,
nevrosi o psicosi, erano conosciuti da lungo tempo. La loro
natura suggeriva l'idea che i farmaci, che agiscono sul corpo,
non sono indicati in questi casi, dal momento che il corpo si
presenta apparentemente indenne. Conveniva allora trattare
direttamente i processi che stavano alla base di questi disturbi e
che erano responsabili della disorganizzazione che si poteva
constatare. Perch non sostituire alla volont indebolita del
malato quella del terapeuta? Un mezzo per farlo esisteva: in certe
condizioni  possibile suscitare artificialmente in determinati
soggetti uno stato vicino al sonno, l'ipnosi, nel quale questi
soggetti sono particolarmente sensibili alle suggestioni, rispondono
a tutte le domande ed eseguono, non solo immediatamente, ma
anche dopo il loro risveglio, gli ordini che vengono loro dati.
L'insieme dei metodi che permettono di provocare, attraverso la
suggestione, questo stato, costituisce l'ipnotismo.
Questo tipo di trattamento godette a Parigi di una grande popolarit dal
1778 in poi per merito di F. A. Mesmer (1734-1815), un medico viennese.
Pierre Janet, nelle sue Mdications psychologiques, pubblicate nel 1919, ha
ripercorso la storia della suggestione e dell'ipootismo. In quest'opera si pu
vedere che, nel 1820 circa, cominci a manifestarsi l'idea che le
trasformazioni provocate dall'ipnotismo non hanno niente a che vedere con
un misterioso fluido magnetico animale, ma che possono essere spiegate in
modo psicologico con l'azione morale del terapeuta che provoca nel soggetto
un cambiamento morale sufficiente ad apportare la guarigione. In seguito, a
partire dal 1865, l'ipootismo viene lasciato nelle mani dei ciarlatani.
Charcot, una ventina di anni pi tardi, attirer di nuovo su questo problema
l'attenzione degli scienziati, fino a quel momento piuttosto inclini ad
attribuire i fenomeni riferiti a semplice simulazione.
J. M. Charcot, essendo un neuropatologo, cerchera di riconoscere lo stato
ipnotico per mezzo di segni organici netti e non simulabili quali la
modificazione dello stato dei muscoli, dei movimenti riflessi e dei vari tipi
di sensibilit. Questo studio condurra alla distinzione negli isterici di tre
stati nervosi determinati dalla situazione ipnotica: la letargia, la catalessi,
il sonnambulismo.
La descrizione di questi stati procura un grande successo al suo autore di
fronte all'Accademia delle Scienze, il 13 febbraio 1882. La clinica della
Salptrire assurge a rinomanza mondiale, e l'ipnotismo diventa di gran voga.
In quel periodo, un professore della Facolt di Medicina di Nancy, H. Bernheim
(1827-1919), studiando l'ipnotismo, non riconosce in esso niente altro che
gli effetti prodotti dalla suggestione, ossia gli effetti della influenza
provocata da un'idea suggerita e accettata dal cervello. Si tratta della
ricomparsa di un'idea che accordava una grande influenza ai cambiamenti
morali. Verso il 1890 Berheim, che non ritrova a Nancy i famosi tre stati
che si verificavano classicamente alla Salptrire, arriva alla conclusione
che questi stati vengano suggeriti ai malati che, sentendone parlare, si
educano inconsciamente e si comportano nel corso degli esperimenti seguendo
le direttive della teoria accettata in quel luogo: L'ipnotismo della
Salptrire  un ipnotismo culturale. La Scuola della Salptrire esce
sconfitta dalla lotta e sparisce con il suo fondatore nel 1892.
La scuola di Nancy non le sopravvive per molto e, pochi anni dopo il
1900, l'ipnotismo conoscer di nuovo una profonda decadenza. Questa lotta
appassionata ha soprattutto contribuito in modo rilevante a far ammettere
l'importanza di quelle terapie psicologiche, come le chiama Janet, che
hanno oggi un grande successo.

4. La psicoanalisi
Si sapeva da tempo che i disturbi del comportamento potevano
fare la loro comparsa in seguito a un evento della vita che
aveva suscitato una grande emozione.
Charcot, nelle lezioni del 1884-1885, aveva precisato il
meccanismo di questi disturbi nel caso di malati nei quali si rilevava
una paralisi senza che si potesse trovare una ragione organica
che ne costituisse la causa (paralisi isterica). La causa della
loro paralisi sembrava essere non l'avvenimento in se stesso,
ma il ricordo di esso che il malato conservava nella propria
mente. Questa sottile distinzione era importante per il fatto di
aprire nuove prospettive al trattamento psicologico. Infatti, se il
medico non poteva sicuramente influire sull'avvenimento verificatosi
nel passato, poteva per tentare di modificare il ricordo
attuale che il malato ne aveva.
Pierre Janet compie, all'inizio delle sue ricerche, osservazioni
che confermano le concezioni del suo maestro. Alcune di
queste osservazioni sono descritte nelle opere pubblicate tra il
1886 e il 1892 (in particolare ne L'Automatisme psychologique
del 1889), e si moltiplicheranno negli anni successivi. Janet
pratica l'analisi psicologica dei disturbi di questi malati, mirando
a realizzare una disinfezione morale, consistente nel dissociare
i sistemi psicologici costituiti dal ricordo dell'evento
e dai disturbi (paralisi o disturbi di altro tipo) che ad esso si
sono associati. Constata anche che il malato pu benissimo non
essere cosciente del ricordo traumatico e parla nel 1889 di subcoscienza
per disgregazione psicologica. Soltanto mettendo il
soggetto in stato di sonnambulismo provocato si pu ottenere il
racconto dell'evento responsabile del disturbo.
Quindi i suoi studi sono andati avanti in modo tale da poter
trovare quasi soltanto una conferma negli Studien ber Hysterie
pubblicati a vienna nel 1895 da J. Breuer e da S. Freud.
J. Breuer (1842-1925), un fisiologo che ha studiato la respirazione e il
senso dell'equilibrio, ha tra i suoi malati una ragazza di ventun'anni che
cura dal 1880 al 1882, nel periodo in cui Freud ha appena terminato i suoi
studi di medicina. Questa ragazza soffre di disturbi isterici gravi:
contratture, anestesie, tosse nervosa, impossibilit di mangiare e di bere,
disturbi del linguaggio, eccetera.
Breuer, avendo notato che essa, durante le sue assenze, proferisce parole
senza alcun nesso logico, la mette in stato ipnotico e le ripete queste
parole.
La paziente comincia allora a raccontare delle storie tristi che hanno come
protagonista una giovane al capezzale del padre malato (va notato che i
disturbi della malata si erano manifestati nel periodo in cui curava il
padre). Questi racconti le danno sollievo e fanno sparire provvisoriamente
i suoi disturbi. La paziente stessa li definisce cure di parole, di
pulitura del camino. Allo stesso modo sparisce definitivamente
l'impossibilit di bere il giorno in cui arriva a fare a Breuer il racconto
di un piccolo incidente (il cane di una persona che lei odiava aveva bevuto
davanti a lei in un bicchiere), che le aveva ispirato un disgusto e una rabbia
che non aveva potuto esprimere in quel momento. In questo caso si riconosce
chiaramente l'influenza traumatizzante del ricordo di
un'esperienza emozionale precedente. Breuer mette in evidenza questo
fenomeno e trova, prima di Charcot e di Janet, un metodo di trattamento
consistente nell'indurre i pazienti, nel corso dell'ipnosi, a raccontare le
proprie esperienze. Ma l'impiego dell'ipnosi si rivela difficile, la giovane
si innamora di lui (reazione che la psicoanalisi sa ora spiegare con il
concetto di transfert), e Breuer, molto imbarazzato, preferisce abbandonare
questo campo di studi dopo la pubblicazione di Studien ber Hysterie.
S. Freud (1856-1939), che da qualche anno lavorava con Breuer, vi dedicher
invece la vita, ricevendone forse la pi grande notoriet fino ad ora
ottenuta con ricerche psicologiche. Dopo aver conseguito il dottorato, era
stato tra il 1885 e il 1886 allievo di Charcot che, l'anno precedente, aveva
sottolineato l'importanza dei ricordi di traumi fisici nelle paralisi
isteriche e che aveva avuto modo di rammentare, in presenza di Freud,
l'azione esercitata dai fattori genitali nei disturbi isterici. Per sua
stessa ammissione Freud, come anche Breuer, era gi stato molto influenzato
da Charcot al momento della pubblicazione, nel 1885, dell'interpretazione
del caso che  stato ora ricordato. Per contro non riconosce alcun debito
nei confronti di Janet che pure ha ripreso per suo conto, sul piano
psicologico, il concetto di trauma di Charcot e l'ha sviluppato dal
1886 al 1892. Freud durante questo periodo si trova a Vienna,
dove cura i suoi malati con l'ipnosi e la suggestione. Ritorna in Francia nel
1889, ma questa volta va a Nancy dall'avversario di Charcot, Bernheim. Qui
apprende in particolare che i malati non perdono completamente il ricordo
degli atti che hanno compiuto in stato di ipnosi e che si pu, dopo il loro
risveglio, insistendo molto, ottenerne il racconto. Questo insegnamento sar
ricordato da Freud quando incontrer delle difficolt nell'impiegare l'ipnosi
nella cura dei suoi malati. Neppure il ricordo dell'evento traumatico viene
completamente dimenticato, e si pu sperare di richiamarlo alla memoria del
malato moltiplicando le domande. Il metodo, troppo faticoso, verr
abbandonato; giocher per un ruolo importante nello sviluppo delle teorie
psicoanalitiche attirando l'attenzione di Freud sulla resistenza che egli deve
vincere per ottenere, con domande insistenti, il racconto dell'evento che 
all'origine dei disturbi. Quali sono dunque le forze che impediscono al malato
di esprimersi? Partendo da questo problema Freud sviluppa le sue prime teorie
in opere come Die Traumdeutung (1900), Zur Psychopathologie des Alltagslebens
(1901), Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie (1905), Der Witz und seine
Beziehung zum Unbewussten (1905). Freud espose le sue teorie nel corso di
cinque conferenze tenute nel settembre del 1909 negli Stati Uniti alla
Clark University, dove era stato invitato da G. Stanley Hall. Viene
accompagnato dai suoi primi allievi, Jung di Zurigo, Ferenczi di Budapest e
Jones di Londra, e questa  la prima testimonianza di stima che la nuova
teoria riceve dal mondo scientifico. Freud stesso cerca di esprimere le sue
teorie in modo chiaro e piacevole. Vi riesce meglio di quanto riusciranno
a fare pi tardi alcuni suoi commentatori.
Nel corso di queste conferenze Freud illustra l'esposizione
delle sue teorie con un paragone: supponiamo, dice in sostanza,
che in questo attento uditorio si sia intrufolata una persona che,
con le sue risate e le sue chiacchiere, m'impedisca di continuare
la mia conferenza.  possibile che qualche robusto ascoltatore
la metta alla porta e, per impedire il suo ritorno, faccia la guardia.
Nello stesso modo pu nascere in noi un'idea, un desiderio
che noi non possiamo, per motivi morali, accettare. Si produce
allora un conflitto e questa idea, questo desiderio, viene respinto,
cacciato fuori dell'ambito dei nostri pensieri coscienti. Essi
continuano ad esistere nell'inconscio, ma uno sbarramento
impedisce loro l'accesso alla sfera cosciente. Questo sbarramento
corrisponde alla resistenza che il malato oppone al medico che,
con le sue domande, cerca di risalire fino all'evento che 
all'origine dei sintomi. Freud continua poi con lo stesso
paragone: l'ascoltatore cacciato dalla sala continua ciononostante ad
esistere, bussa alla porta, grida, si comporta in modo tale da
disturbare ancora pi di prima la sala. Allora il Presidente della
Clark University pu provare a fare da paciere: trover il disturbatore e,
forse, l'autorizzer a rientrare se si impegna a non disturbare
il pubblico. Nello stesso modo l'idea rimossa nell'inconscio
continuer ugualmente a esistere e a disturbare il comportamento
del malato con manifestazioni mascherate, simboliche,
che non sono niente altro che i sintomi di cui soffre. Il medico, come
il Presidente, dovr ritrovare il distubaore all'esterno della sfera
cosciente e ricondurlo al suo interno. Anche se allora si produce
un nuovo conflitto aperto, questo conflitto, grazie al medico,
pu terminare felicemente: il malato potr riconoscere che ha
avuto torto a rimuovere l'idea e potr accettarla: potr bandirla
in modo efficace e definitivo, o trasformarla in un'idea accettabile,
sublimarla. Per ritrovare l'idea rimossa il medico dovr
vincere la resistenza che sta di guardia sulla soglia della sfera
cosciente. Potr, per riuscirci, interpretare abilmente ci che
dice il malato quando gli si domanda di formulare liberamente
ogni suo pensiero; potr interpretare i suoi sogni, i suoi atti
insignificanti, involontari, della vita quotidiana, e anche i suoi
motti di spirito. Niente di tutto questo  casuale; si tratta infatti
di manifestazioni mascherate, di un Ersatz di pensieri rimossi
che bisogna saper riconoscere. Queste nuove tecniche hanno
sostituito l'ipnosi di Breuer e l'interrogazione insistente di Bernheim.
Esse conducono lo psicoanalista, con sorprendente regolarit,
verso esperienze emotive legate alla sessualita infantile, che
costituir dunque la fonte principale dei successivi disturbi.
Dopo il 1909 le idee di Freud si evolvono, e ugualmente quelle
dei suoi allievi, ma in direzioni a volte divergenti. Da qui una
diversificazione di teorie e una serie di scismi la cui esposizione
storica richiederebbe senza dubbio ad uno specialista molto
tempo e molte pagine. Ci limiteremo a segnalare l'opposizione
tra gli istinti di vita e gli istinti di morte (1920), la distinzione
all'interno dell'apparato psichico fra Es, Io, e Super-Io (1923).
La grande diffusione della psicoanalisi, soprattutto nei paesi di
lingua inglese e la sua apparizione nei paesi latini (in Francia
verso il 1926), hanno favorito una moltiplicazione di tendenze,
alcune delle quali, attualmente, si sforzano di raggiungere un
inconscio pi profondo, un passato pi lontano, altre sottolineano
l'importanza dei conflitti attuali con l'ambiente, altre, infine, si
fondano sull'individuazione dei meccanismi di difesa dell'Io
alle prese con il mondo interno e il mondo esterno.

5. Il metodo clinico e la psicologia clinica
Per Ribot o per Janet, l'osservazione degli effetti della malattia
 un mezzo per conoscere, studiando la disgregazione progressiva
dei processi pi evoluti, l'organizzazione normale della
psiche. Allo stesso modo la psicoanalisi, metodo terapeutico, 
servita di base alle teorie relative alla personalit normale.
La psicopatologia ha introdotto in psicologia un atteggiamento
generale che  stato adottato sia nei confronti delle persone
normali che nei confronti dei malati, ma che deriva senza
dubbio dall'atteggiamento che il medico deve prendere al
capezzale del malato.  l'atteggiamento, il metodo clinico,
definito da L. Witmer nel 1896 e, in forma diversa, da D. Lagache
(1903-1972) nel 1945. Come avviene spesso per i metodi o le
teorie nuove, esso si afferma all'inizio come reazione, come
protesta. Si tratta di una reazione nei confronti di esperimenti di
laboratorio come quelli di Fechner o di Wundt, necessariamente
artificiali, frammentari, e che non tengono conto dell'intreccio
dinamico dei fatti concreti.  una reazione anche contro la
statistica di Galton, contro l'accumulazione frettolosa di osservazioni
superficiali. Bisogna invece, e in questo consiste l'atteggiamento
clinico, osservare per molto tempo, in modo approfondito, i
singoli individui alle prese con i loro problemi, conoscere
nel modo pi completo possibile i fatti di tutta la loro vita, cos
da poter interpretare ciascuno di essi alla luce di tutti gli altri,
dal momento che il tutto costituisce un insieme dinamico che
non pu essere semplificato senza essere mutilato.  un atteggiamento
analogo a quello del medico, che deve curare o consigliare
in modo concreto, un ruolo di cui si sottolinea la fecondit e che
viene volentieri contrapposto a quello dell'uomo di laboratorio,
tagliato fuori dal reale.  in questo modo perlomeno che un clinico
intransigente e un po' aggressivo - se ve ne sono - presenterebbe
certamente i suoi principi, e potrebbe illustrarli con
molti elementi presi in prestito dagli psicologi dei quali abbiamo
parlato in questo capitolo: i caratteri essenziali del metodo
clinico sono infatti nati nell'ambito della psicopatologia.
La diffidenza nei confronti dei metodi statistici si ritrova tanto in Ribot
(  un'illusione credere che, poich si impiegano procedimenti matematici,
si possa arrivare ad una certezza matematica) che in Janet (sono i numeri
che hanno portato alla rovina il metodo dei test). Binet, dopo aver espresso
la stessa opinione (la statistica fornisce solo risultati mediocri),
realizza nel corso di alcuni anni un'evoluzione importante, che si pu seguire
quasi pagina per pagina nelle sue pubblicazioni a partire dal 1905
(...il valore medio rappresenta il valore pi costante, il valore ideale,
scrive in uno stile degno di Qutelet, da cui riprende talune idee sulla
distribuzione simmetrica).
L'interesse per lo studio approfondito del caso individuale pervade tutta
l'opera di Janet che, per maggiore comodit, fa ospedalizzare alla Salptrire
alcuni malati in un piccolo reparto attiguo al suo ufficio e li tiene in
osservazione per anni. Binet estende il metodo allo studio dei soggetti
normali e scrive L'tude exprimentale de l'intelligence (1903), partendo da
osservazioni effettuate nel corso di un lungo periodo sulle sue due figlie,
Armanda ed Enrichetta, che in questo modo prenderanno coraggiosanente posto
nella letteratura psicologica accanto a Lisa, Maria, Maddalena, Irene, queste
malate tipiche delle quali il lettore delle opere di Janet pu seguire le
vicende dall'uno all'altro dei suoi libri, come se fossero delle eroine
familiari.
 per  uno psicologo americano, Lightner Witmer, ad usare per
primo le due espressioni psicologia clinica e metodo clinico in
psicologia. Witmer, come Cattell, aveva manifestato interesse per
le possibili applicazioni dell'insegnamento che ambedue avevano
ricevuto da Wundt. Ma mentre Cattell, sotto l'influenza di Galton,
orient in modo decisivo le applicazioni industriali della psicologia
in direzione del metodo sperimentale-statistico (chiamato spesso
psicometrico), Witmer si dedicher allo studio individuale di
bambini diificili o anormali.
Questo interesse era stato suscitato negli Stati Uniti, cinquanta anni prima,
dalle ricerche del medico francese E. Seguin (1812-1880). Seguin era allievo
di Itard, uno studioso che aveva avuto l'opportunit di trattare un caso
famoso, quello del selvaggio dell'Aveyron, uno sfortunato ragazzo che,
essendo cresciuto allo stato selvaggio, presentava un ritardo mentale
considerevole. I risultati ottenuti da Itard erano stati assai mediocri,
ma furono sufficienti a suggerire al suo allievo Seguin l'idea che l'idiozia
non era provocata da un difetto o da una malformazione del cervello, ma da un
arresto dello sviluppo che poteva essere superato attraverso un'educazione
delle capecit sensoriali (si riconosce qui l'influenza di Condillac). Con
l'appoggio di Esquirol egli aveva aperto (a sue spese), nel 1837, una scuola
per idioti nell'ospizio di Bictre, e nel 1844 l'Acadmie des Sciences
aveva redatto un rapporto molto positivo sui risultati da lui ottenuti.
Un medico americano, Wilbur, legge nel 1847, nel Journal des Chambres,
un reportage sulla Scuola di Seguin e si procura il suo libro, che era
stato pubblicato nel 1846 con il titolo: Traitement moral, hygine et
ducation des idiots et autres enfants arrirs. Quando nel 1850 Seguin
deve emigrare negli Stati Uniti per ragioni politiche (la sua ostilit
a Luigi Napoleone Bonaparte), pu visitare e aiutare con i suoi consigli tre
scuole nate dalle sue ricerche, situate a South Boston, Barre (Massachusetts)
e Albany.
Fino alla fine della sua vita parteciper all'attivit di moltissime scuole
per soggetti affetti da ritardo mentale (Syracuse, Connecticut, Ohio),
dirigendone egli stesso, per qualche tempo, una in Pennsylvania, cio
nel luogo in cui, una decina di anni dopo, Witmer fonder la sua Psychological
Clinic.
Nel periodo 1894-1895 Witmer, subentrando a Cattel, insegna
psicologia infantile all'Universit della Pennsylvania, e in
questo contesto un istitutore gli propone, nel marzo del 1896, di
studiare il caso di un bambino incapace di apprendere l'ortografia.
Witmer si rende conto rapidamente dell'interesse che potrebbe
avere l'applicazione della psicologia a problemi di questo genere,
e in quello stesso anno fonda un'istituzione che chiama Psychological
Clinic e che dedica alla riabilitazione dei ritardati mentali e degli
anormali. Sempre nel 1896 presenta davanti alla American Psychological
Association l'aspetto teorico del lavoro pratico che sta per intraprendere.
Impiega per la prima volta l'espressione metodo clinico in psicologia,
che definisce come un metodo di ricerca consistente nell'utilizzare i
risultati ottenuti esaminando numerosi soggetti, studiati l'uno dopo
l'altro, per effettuare generalizzazioni suggerite dall'osservazione
delle loro attitudini e delle loro carenze. Le cliniche psicologiche
dovevano essere i luoghi dove questo metodo di ricerca poteva essere
applicato e dove gli psicologi sarebbero stati addestrati ad applicare la
psicologia all'igiene professionale educativa, correttiva, all'orientamento
industriale e sociale. Un testimone riferisce che la sola reazione suscitata
da Witmer fu quella di far alzare leggermente le sopracciglia ad alcuni
membri pi anziani dell'Associazione! La clinica continu tuttavia a
funzionare fino ai nostri giorni e Witmer nel 1908 fond anche
un periodico, The Psychological Clinic, dedicato alla sua attivit
ossia, come scrive nel primo numero, alla prevenzione e al trattamento
delle deficienze e delle anomalie mentali. L'influenza di Witmer, rimasto
in gran parte fedele, anche nell'esame di casi individuali, ai metodi di
laboratorio apresi da Wundt, rimane per insignificante.
Nel 1909 si apre a Chicago una istituzione che dovr occuparsi
di giovani delinquenti, The Juvenile Psychopathic Institute.
Il direttore viene scelto tra due candidati, uno dei quali  uno
psicologo sperimentale e un esperto di statistica, l'altro  uno
psichiatra. Fra i due viene scelto lo psichiatra, W. Healy. Healy
 allievo dello psicologo americano W. James (1842-1910), sul
quale la psicologia francese aveva esercitato una grande influenza,
ed  molto colpito da Freud (che, non dimentichiamolo,
viene ufficialmente invitato da Stanley Hall negli Stati Uniti,
sempre nell'anno 1909). Con Healy la psicologia clinica diverr
una psicologia dinamica ed egli, a differenza di Witmer, avr
una grande influenza sul suo sviluppo ulteriore.
In seguito si parler di psicologia clinica, in senso lato,
ogni volta che uno psicologo si sforzer di aiutare concretamente
un particolare individuo. Coloro che vanno dallo psicologo
perch avvertono talune difficolt possono essere bambini che
presentano un ritardo nel loro sviluppo intellettuale o difficolt
scolastiche pi gravi della media, giovani o adulti per i quali
l'apprendimeno o il riapprendimento di una professione presentano
dei problemi, giovani delinquenti, nevrotici. Queste particolari
difficolt portano a classificare molti di loro, in una certa
misura, tra gli anormali. Da qui la tendenza a confondere a
volte psicologia clinica e psicologia medica. In realt anche
l'individuo normale presenta problemi che possono interessare lo
psicologo clinico che per, da un certo momento in poi, non sar
pi chiamato in questo modo: si parler, in Francia, di Conseiller
d'Orientation (sotto l'influenza di H. Piron, si crea nel
1928 un Istituto nazionale di Orientamento professionale e nel
1944 viene istituito un diploma statale di Conseiller d'Orientation
scolastico e professionale) e, dal 1945, di psicologo scolastico
(vedi capitolo seguente). Per questo motivo il campo di intervento
della psicologia clinica viene ad essere limitato essenzialmente
agli anormali.
Se la definizione del campo della psicologia clinica presenta
qualche ambiguit, non  cos per il suo metodo. il significato
principale dell'espressione metodo clinico in psicologia,
quello che Witmer gi le annetteva, corrisponde all'esame (che
si suppone approfondito) dei casi individuali. L'esigenza di
conoscere per quanto possibile la vita completa del soggetto,
compare nel primo decennio del nostro secolo soprattutto, sembra,
per l'influenza della psicoanalisi. Questa influenza non  per la
sola ad agire sugli psicologi clinici: alcuni di loro si indirizzano
verso la fenomenologia o aderiscono alla filosofia scientifica di
W. Dilthey; in opposizione a queste tendenze anche i test mentali
incontrano un grande successo, in particolare negli Stati
Uniti dove la scala di intelligenza di Binet e Simon viene
largamente applicata. Coloro che l'hanno introdotta (Goddard e Healy,
ambedue nel 1910, indipendentemente l'uno dall'altro),
sono dei clinici e Healy, malgrado l'influenza che esercitano su
di lui la psicopatologia francese e Freud, pubblica con Bronner,
nel 1927, un Manual of Individual Tests and Testing. La storia
del metodo della psicologia clinica  quindi dominata dalla
presenza di questi due atteggiamenti: da un lato un esame storico,
esaustivo, che porta a una visione del caso e a una prognosi ricche
di sfumature; dall'altro un esame con dei test, in condizioni
standardizzate, che porta a profili, o a prognosi, espressi in
forma numerica. Quando si parla allora di metodo clinico si
fa riferimento al primo dei due atteggiamenti. A volte esso viene
ricollegato a una tradizione dinamica derivante da Ribot, Janet e Freud,
mentre il secondo atteggiamento rientrerebbe nella
tradizione psicometrica di Wundt e Galton.
I metodi proiettivi, il cui impiego acquista grande diffusione a partire
dal 1930, costituiscono un esempio di reazione alla tradizione psicometrica.
Essi consistono nel domandare a un soggetto di interpretare delle macchie
d'inchiostro (Rorschach, 1921), o delle scene ambigue (Murray, 1935),
eccetera. Il fatto che vengano interpretare in un senso o in un altro sar
un rivelatore del contenuto profondo della sua personalit. L'utilizzazione
di questi metodi si fa spesso all'interno di un quadro teorico mutuato dalla
psicoanalisi.
Due atteggiamenti stanno di fatto in conflitto fra loro: l'uno conduce a
fondare la psicologia su criteri di oggettivit, di verifica e di
effettuazione delle prove identici a quelle delle altre scienze, l'altro d
importanza soprattutto alla soggettivit, al vissuto e all'intuizione.
Questi due atteggiamenti sembrano corrispondere a due mentalit,
a due diversi tipi d'interesse, e gli psicologi che sono
molto attratti dall'uno lo sono poco, in genere, dall'altro.
Tuttavia si crea un consenso sempre pi generale sulla necessit
che il metodo di chi opera nel campo della psicologia debba
comprendere ambedue gli atteggiamenti, per cui si assiste anche
alla comparsa di tentativi di sintesi sia sul piano teorico che su
quello tecnico.

V) La psicologia infantile
1. Aspetti generali
Fin dal 17esimo secolo, due concezioni filosofiche opposte erano
in conflitto fra loro per quanto riguardava il concetto di sviluppo: per
il razionalismo classico esso poteva essere ricondotto
alla manifestazione ineluttabile di idee innate che sarebbero
proprie dell'uomo; per l'empirismo al contrario lo sviluppo era
determinato unicamente dall'esperienza, a partire da una tabula rasa.
La filosofia evoluzionista di H. Spencer (che pubblica i
suoi Principles of Psychology dapprima nel 1855 e in seguito,
in forma pi completa, nel 1870-1872) ritiene che i fondamenti
della razionalit dell'adulto siano innati per l'individuo, ma che
abbiano potuto essere acquisiti da parte della specie, nel corso
dei millenni, soltanto attraverso un'esperienza le cui acquisizioni
sono trasmissibili da una generazione all'altra.
Haeckel, all'incirca in quello stesso periodo, crede di riconoscere
la ricapitolazione di questa evoluzione della specie nelle
forme successive assunte dall'embrione umano nel corso del suo
sviluppo. Altri autori estendono l'analogia a tutto il periodo dello
sviluppo del bambino, per cui lo studio di questo sviluppo diviene
un mezzo di osservazione insperato per lo studio dell'evoluzione.
Si vede cos quale importanza assumer la psicologia infantile.
Le scuole psicologiche di cui abbiamo parlato si interessano
ad essa fin dal momento quasi del loro costituirsi, ritenendo che
rappresenti un problema cruciale: Krasnogorski, allievo di Pavlov,
dal 1907; Watson, il fondatore del behaviorismo, dal 1919;
Koffka, il gestaltista, dal 1921.
Si comprende ugualmente come essa abbia portato agli studi
che, fra tutte le ricerche psicologiche, hanno avuto la risonanza
maggiore: la misurazione dell'intelligenza di Binet (1905, 1908)
e la teoria sessuale delle nevrosi di Freud (1905).
Si vedr infine come essa abbia suscitato dibattiti e polemiche
che, esplicitamente o no, vanno molto al di l del suo campo.

2. I metodi
Il mezzo pi semplice per determinare l'ordine nel quale le
acquisizioni si effettuano nel corso dello sviluppo  fornito
dall'osservazione degli stessi soggetti durante tutta la durata di
questo sviluppo. La natura stessa del suo oggetto di studio spingeva
la psicologia infantile verso l'utilizzazione di quel metodo clinico
di cui si  parlato nel capitolo precedente. Questo
orientamento sar tanto pi marcato dal momento che lo psicologo
trover nei suoi stessi figli dei soggetti con i quali gli sar
facile avere contatti quotidiani per molti anni.
Il primo metodo dello psicologo consister perci nello studiare,
nel modo pi neutrale e oggettivo possibile, i suoi bambini
durante i primi anni del loro sviluppo, nel corso dei quali si
pu tentare di non trascurare nulla sia per quanto riguarda le
influenze che si esercitano su di loro che per quanto riguarda le
loro reazioni. D'altronde  nel corso di questi primi anni di vita
che viene effettuata la parte pi lunga del percorso che dal neonato
porter all'adulto.
Dal momento che  stato fatto notare che le opere di Spencer, di Darwin e
di Haeckel comparvero tra il 1855 e il 1870, non ci si meraviglier di
constatare che l'interesse professionale degli psicologi nei confronti dei
propri bambini si sia soprattutto manifestato in pubblicazioni posteriori di
qualche anno.
Comunque un precursore merita di essere segnalato: F. Tiedemann, un
filosofo tedesco che, dal 1787, aveva pubblicato in Hessische Beitrge
i risultati di osservazioni effettuate periodicamente, dal 1781 in poi,
sul proprio figlio Federico. le preoccupazioni filosofiche dell'autore,
relative alla vecchia disputa tra razionalismo ed empirismo, traspaiono
nel suo lavoro, ma le osservazioni vengono effettuate con scrupolosa
oggettivit e sugli stessi temi che ritroveremo regolarmente pi tardi
negli studi degli psicologi dell'infanzia.
Nel 1876 la Rvue philosophique, fondata da Ribot, pubblica il suo primo
fascicolo, che si apre con una nota di Taine, Sull'acquisizione del
linguaggio nel bambino e nella specie umana. Il titolo da solo  sufficiente
a sottolineare l'influenza delle teorie evoluzioniste, e il posto d'onore
accordato a questa Nota  la prova dell'interesse che esse suscitano.
Le osservazioni, fatte man mano e redatte sul posto sono state effettuate
sulla figlia dell'autore e si interrompono in seguito alle calamit dell'anno
1870.
Nel 1877 la nota di Taine  tradotta nella rivista Mind che, nello stesso
anno, pubblica A biographical sketch of an infant, scritto dallo stesso
C. Darwin, che riprende, a suo dire, delle note redatte nel momento stesso
delle osservazioni effettuate trentasette anni prima su uno dei figli, delle
quali aveva utilizzato l'essenziale nella sua opera del 1872 dal titolo
Expression of emotions in man and animals; giudica per interessante
pubblicare alcuni altri dati, per confrontarli con quelli di Taine e con le
nuove osservazioni che ormai si staranno sicuramente effettuando.
In effetti, nel 1881, compare un volume di osservazioni, Die Seele des
Kindes, dovuto a un fisiologo di Jena, W. Preyer. L'autore aveva presentato
a Berlino, nel 1880, un saggio della sua opera, che aveva spinto molte
persone a fare nuove osservazioni. Il suo metodo  particolannente rigoroso:
osserva il figlio ogni giorno, almeno in tre momenti diversi, al mattino, a
mezzogiorno e alla sera... e cerca di metterlo al riparo, per quanto
possibile, dai soliti ammaestramenti. Per questo motivo le osservazioni che
egli descrive sono utilizzate ancora ai nostri giorni.
Successivamente gli studi si moltiplicano, e in questa sede non possiamo
fare altro che darne un elenco molto incompleto: nel 1890 appaiono negli
Stati Uniti, nella rivista Science, le prime osservazioni di J. M. Baldwin e
in Francia, nella Revue philosophique, le prime osservazioni di A. Binet sui
suoi due figli. Baldwin pubblica nel 1895 il suo Mental development in the
child and the race e Binet nel 1903 il suo tude exprmentale de
l'intelligence. Dopo le pubblicazioni di Shinn nel 1893, di Moore nel 1896,
di Major nel 1906, appaiono, nel 1907 e nel 1908, le osservazioni che lo
psicologo tedesco W. Stern ha realizzato, insieme alla moglie, sui propri tre
bambini. Anche queste saranno utilizzate spesso successivamente poich si
tratta di osservazioni precise, prescindendo dalla teoria dei due autori,
il personalismo, sulla cui validit si discute invece molto. Questa ricerca
dell'oggettivit nelle osservazioni si generalizza: si ritrova ad esempio
nelle osservazioni che P. Guillaume effettua sul figlio e sulla figlia e che
pubblica nel 1925 con il titolo L'imitation chez l'enfant, o in quelle di
J. Piaget sui suoi tre bambini nel corso dei loro primi due anni di vita,
che gli forniscono l'occasione di studiare La naissance de l'intelligence
chez l'enfant (1936) e La construction du rel chez l'enfant (1937).
Fin dalla fase iniziale di queste ricerche gli autori erano stati
colpiti dall'esistenza di grandi differenze nel ritmo dello sviluppo
tra un bambino e l'altro. Tiedmann, Taine, Darwin, Preyer
sottolineano il fatto e segnalano a volte, con una toccante modestia
paterna, che lo sviluppo del loro bambino  stato normale,
n precoce n tardivo (Taine), che non ha presentato nulla di
particolarmente rapido o di particolarmente lento (Preyer).
Questa modestia paterna facilitava in misura notevole, va detto,
il compito dello psicologo che in effetti, dal momento che il
soggetto da lui studiato si collocava nella media, poteva considerare
le sue osservazioni come tipiche e utilizzarle per provare
il valore dell'una o dell'altra teoria generale. I ricercatori
divennero per presto pi esigenti: la determinazione precisa delle
condizioni di osservazione permise di raccogliere dati comparabili.
I metodi statistici, che in generale in questo ambito sono rimasti
molto semplici, permisero ad esempio di determinare per
una data abilit (sia che si tratti di saper mettere dei cubi l'uno
sull'altro, o di dire pap, o di riconoscersi allo specchio, o di
qualsiasi altra cosa), la percentuale dei soggetti di una data et
che hanno realizzato questa acquisizione, oppure l'et media
nella quale essa viene acquisita, o ancora la variabilit delle et
nelle quali essa si riscontra nei diversi soggetti.
Le osservazioni effettuate su uno o pi gruppi di bambini della
stessa et sono spesso definite osservazioni trasversali,
mentre le osservazioni prolungate nel tempo sullo stesso bambino,
o sugli stessi bambini, vengono definite longitudinali.
Gli studi trasversali sembrano avere la loro origine nella ricerca pubblicata
da A. Kussmaul nel 1859 sui neonati: Untersuchungen ber das Seelenleben
des neugeborenen Menschen.
La scala di livello mentale che Binet e Simon pubblicano nel 1905, nel
1908, e nel 1911, studiata su gruppi di bambini la cui et andava dai 3 ai 15
anni,  stata gi citata spesso.
Per quanto riguarda i bambini d'et prescolare, il contributo pi importante
 dovuto allo psicologo americano A. Gesell, che dal 1919 si  sforzato di
raccogliere osservazioni effettuate in condizioni ben precise presso la
Clinica dello sviluppo del bambino dell'Universit di Yale. Queste
osservazioni sono contemporanoamente longitudinali e trasversali: il suo
libro del 1925, The mental growth of the pre-school child, si basa sia su
prove ripetute in et differenti (dai 4 ai 60 mesi) in un gruppo di 50 bambini
normali, che su moltissime prove di altro tipo, ripetute per un numero minore
di volte oppure uniche.
Esse riguardano la motricit, il linguaggio, l'adattamento, le reazioni
verso le persone; ciascuna di esse viene effettuata in condizioni ben
determinate e permette di classificare il bambino rispetto ai suoi coetanei.
Gesell presenta 150 temi di osservazione, riferibili a capacit e ad et
differenti: colpire con i piedi, utilizzare i pronomi, i plurali, il tempo
passato, contare fino a quattro, abbottonarsi i vestiti, eccetera. Tutti i
risultati sono tarati nello stesso modo e queste pazienti osservazioni, che
Gesell e i suoi collaboratori hanno continuato ad arricchire, sono state rese
ancora pi precise e pi vive mediante l'impiego sistematico della macchina
da presa.
Le osservazioni possono essere pi o meno prolungate e, almeno per il
primo anno di vita, sono state realizzate anche osservazioni continue, che
permettono di sapere quanto tempo il bambino occupa in ciascun tipo di
attivit: sonno, pianto, eccetera. Osservazioni di questo genere sono
effettuate nel 1925 da A. Gesell negli Stati Uniti e da W. Bechterev in Russia
e, pochi anni pi tardi, da C. Bhler a Vienna.
Osservazioni come quelle di Gesell permettono di dare un
giudizio sullo sviluppo di un determinato bambino, per cui si
pu sapere se  normale, se  in anticipo, o se  in ritardo
in rapporto a ci che viene abitualmente osservato negli altri
bambini della stessa et. Questa prima utilizzazione del
metodo si ricollega alla psicologia differenziale, bench Gesell nel
1925 abbia negato d'aver voluto presentare una scala psicometrica
delimitata e inflessibile.
Le osservazioni trasversali, praticate su una serie di gruppi
composti da soggetti di diversa et, possono per anche fornire
le basi per lo studio di problemi generali, come quelli dell'acquisizione
del linguaggio, della nozione di numero, eccetera. Verso
questa direzione, a partire dal 1923, si sono orientate le ricerche
dello psicologo svizzero J. Piaget (1896- 1980).
Piaget descrive e commenta il suo metodo nell'introduzione alla sua opera
del 1926 intitolata La reprsentation du monde chez l'enfant. Pur
riconoscendo l'interesse del metodo dei test, ritiene che questo metodo sia
poco adatto allo studio dei meccanismi del pensiero infantile: esso non
permette un'analisi sufficiente dei risultati ottenuti e, soprattutto, di
far parlare il soggetto cos liberamente da consentire di raccogliere
materiale che permetta di situare la risposta all'interno di tutto il contesto
mentale del soggetto, cosa indispensabile per poterla interpretare
in modo corretto. Ci si pu limitare all'osservazione
pura, come ha fatto Piaget nel 1923 nel libro Le langage et la pense chez
l'enfant, nel quale ha raccolto frasi di bambini che giocano e parlano davanti
a lui, le ha separate, numerate, e ha proposto in seguito una classificazione
che, a suo giudizio, sembrava corrispondere a categorie funzionali elementari.
Questo metodo non si discosta molto, in fondo, da quello dello zoologo Piaget
che nel 1912, a quindici anni, pubblicava studi sui molluschi del Giura, della
regione di Neuchtel, del Vallese e del Lemano e che, nel 1918, sosteneva una
tesi di dottorato sulla ripartizione delle variet di molluschi nelle Alpi del
Vallese... Queste osservazioni pure per non bastano pi allo psicologo Piaget
(che peraltro spiega l'evoluzione dei suoi interessi in Sagesse et illusions
de la philosophie, l965): il bambino non pu esprimere tutto quello che lo
psicologo vuole sapere,  difficile distinguere ci che dice per gioco da ci
che crede veramente, per cui bisogna far ricorso a ci che Piaget chiama
esame clinico. Egli controlla le sue ipotesi nel corso di conversazioni
condotte abilmente, che gli permettono di raccogliere le reazioni del soggetto,
lasciandosi in parte guidare da lui, per ritrovare, nell'insieme del dialogo,
il significato che ha, per il soggetto, quella particolare risposta. Piaget
centra a volte le sue conversazioni su un test, considerato solamente come un
mezzo per seguire un ragionamento, a volte su piccoli e ingegnosi esperimenti
che servono come tema di tutta una serie di domande: perch l'acqua sale nel
bicchiere quando ci si mette un ciottolo? C' pi plastilina in una palla
schiacciata? Ci sono pi gettoni quando si allontanano gli uni dagli altri?,
eccetera. La risposte sono raccolte e raggruppate in stadi che
caratterizzano, a determinate et, il passaggio a una forma pi evoluta di
ragionamento. In questo modo Piaget studia nel bambino il giudizio e il
ragionamento (1924), la causalit fisica (1927), il giudizio morale (1932),
il concetto di numero (1941), di quantit (1941), di tempo (1946),
di movimento e di velocit (1946), di spazio (1948), di caso (1951), eccetera.
Piaget fonda inoltre a Ginevra, nel 1955, un Centre internationai
d'pistmologie gntique, in seno al quale gli psicologi collaborano con i
logici, i matematici, eccetera, e che pubblica una collana, gli tides
d'pistmologie gntique, il primo volume della quale compare nel 1957.
I metodi dei quali abbiamo parlato implicano tutti, in grado
maggiore o minore, un'osservazione dettagliata, e di conseguenza
relativamente prolungata, dei bambini esaminati. Questa ricchezza
dell'osservazione restringe necessariamente il numero
dei soggetti sui quali viene effettuata. Altri metodi tendono perci
a distinguersi dai precedenti su questo punto, cio per il fatto
di utilizzare osservazioni che possano essere compiute pi
rapidamente, ma su un numero molto pi grande di soggetti. Questa
distinzione si riferisce per soltanto a tendenze diverse e, al
limite, i due metodi si confondono. Alcune ricerche importanti
sembrano tuttavia ispirarsi soprattutto alla seconda delle due tendenze.
Le prime ricerche di questo genere sono state realizzate sotto l'impulso di
Stanley Hall (1844-1924) alla Clark University, negli Stati Uniti,
soprattutto dal 1894 in poi. Hall era stato allievo di Wundt e di Helmholtz
in Germania, dove si era interessato ai risultati di un'inchiesta sulle
conoscenze dei bambini realizzata nel 1869 a Berlino utilizzando dei
questionari (metodo che anche Galton, come abbiamo gi segnalato, aveva
impiegato molto presto nei suoi studi sui gemelli e sulle immagini mentali).
Rientrato a Boston nel 1880, Hall impiegher lo stesso metodo su bambini
all'inizio della loro carriera scolastica e ne fornira i risultati
in una pubblicazione del 1883: The contents of children's minds on entering
school. Lo scopo dell'inchiesta  quello di determinare quali nozioni possono
essere considerate acquisite all'inizio della scolarit. Hall dimostra che
queste nozioni sono poche e che, ad esempio,se l'80 per cento dei bambini di
6 anni sa che il latte  ricavato dalle mucche, solo il 6 per cento  sa che la
carne  di origine animale.
Ma solamente dal 1894 in poi Hall impiega sistematicamente questionari
per studiare una grande variet di problemi relativi all'infanzia e
all'adolescenza: la paura, l'appetito, l'inizio della lettura e della
scrittura, le prime manifestazioni del senso musicale, i problemi dei figli
unici, le reazioni al buio, eccetera. Il Child Study Movement continua fino
alla prima guerra mondiale.
Da molti anni tuttavia il metodo dei questionari era l'oggetto di vivaci
critiche: proprio con una critica di questo genere, scritta da Ribot, si
apre, nel 1904, il primo numero del Journal de Psychologie. Ribot pensa che
utilizzando i questionari la psicologia non fa che accumulare moneta falsa,
si augura perci che venga fatto un esame critico di tale metodo e
aggiunge: Si comincia a diventare pi sospettosi nei confronti dei
questionari. Mi sembra che il metodo, pi recente, dei test, di cui non
esaminer il valore in questo articolo, possa essere un tentativo di
sostituirli.
Nel momento in cui Ribot scriveva cos, Binet studiava per mettere a punto
la sua scala dell'intelligenza, il cui successo contribuir decisamente a
spostare l'interesse dai questionari ai test.
Essa fu oggetto negli Stati Uniti di molte traduzioni; si impose
l'adattamento effettuato da L. M. Terman (1919), e l'autore stesso si serv
dello strumento che aveva costruito intraprendendo alcune ricerche sulle
caratteristiche che distinguono il bambino dotato tipico dal bambino
normale tipico, delle quali pubblic i risultati nel 1925 e nel 1930 sotto
il titolo: Genetic studies of genius. A questo scopo aveva esaminato pi di
1400 bambini, che nei test ottenevano risultati superiori a quelli del
99 per cento  dei loro compagni e li aveva confrontati con un gruppo composto
da circa 800 bambini non selezionati. L'indagine riguardava non solo
l'intelligenza misurata con i test, ma anche la famiglia, lo sviluppo fisico,
la storia medica e scolastica, le conoscenze, gli interessi. La disponibilit
di mezzi considerevoli aveva dunque penmesso in questo caso di esaminare un
gran numero di bambini senza essere costretti a utilizzare prove troppo
limitate.
Indagini pi recenti hanno sottoposto un numero ancora maggiore di
bambini a un esame pi breve, con l'obiettivo di affrontare problemi
demografici generali. In Scozia, lo Scottish Council for Research in
Education, sotto la spinta dello psicologo G. Thomson, ha studiato
l'evoluzione dell'intelligenza nella popolazione testando 87.498 bambini
di 11 anni nel 1932 e 70.805 nel 1947. In Francia il livello intellettuale
dei bambini in et scolare  stato oggetto di un'indagine, organizzata
dall'istituto nazionale di Studi demografici, basata sull'impiego di un test
nei confronti di 100.000 bambini rappresentativi della popolazione scolastica
francese da 6 a 12 anni (il primo volume che raccoglie i risultati di questi
studi  stato pubblicato nel 1950, il secondo nel 1954). Una nuova indagine,
altrettanto ampia,  stata realizzata dallo stesso Istituto in collaborazione
con l'Istituto nazionale di Studi sul Lavoro e sull'Orientamento professionale
(l965), che a sua volta organizza indagini basate sull'osservazione di un gran
numero di variabili: in un'indagine sull'orientamento alla fine del primo
ciclo secondario, effettuata nel 1964, sono state osservate
250 variabili in una popolazione di 10.000 bambini.
L'utilizzazione di un gran numero di risultati  collegata,
negli autori di questo tipo di ricerche, al desiderio di superare ci
che l'osservazione quotidiana del bambino pu avere di frammentario
e di fluttuante: in materia di osservazioni bisogna infatti
evitare che l'albero nasconda la foresta. Altri autori
cercano di evitare lo stesso pericolo usando metodi diversi, come
ad esempio l'analisi fattoriale (della quale si  parlato nel capitolo III),
che permette di classificare, raggruppandoli, i fatti che
tendono a presentarsi o a variare simultaneamente.
C. Burt e H. Watson, nel 1951, hanno applicato l'analisi fattoriale allo
studio longitudinale di un unico soggetto, una bambina, sulla quale le
stesse osservazioni sono state ripetute in et diverse. L'analisi ha perenesso
di raggruppare i comportamenti che, nel corso del tempo, si perfezionano o si
attenuano simultaneamente. Si comprende come tali raggruppamenti possano
facilitare l'interpretazione delle osservazioni.
In generale per gli studiosi di analisi fattoriale procedono
effettuando studi trasversali. Si cerca di determinare, su gruppi diversi
per et, il momento a partire dal quale i successi in una data serie di
compiti diversi mostrino una tendenza ad associarsi (i bambini che
riescono in certi compiti sono, il pi delle volte,
quelli che riescono anche negli altri). Questa tendenza pu essere
interpretata come l'utilizzazione, nell'et in cui si manifesta, di una
funzione psicologica implicata in tutti i compiti presi in considerazione.
Ad esempio, si  cercato in questo modo di determinare a quale et apparirebbe
una attitudine tecnica che consenta di prevedere una riuscita scolastica o
professionale sucoessiva. Il problema si  posto soprattutto in Inghilterra,
dove un orientamento scolastico  praticato a partire dall'et di 11 anni.
Molti psicologi inglesi hanno cercato di risolverlo utilizzando l'analisi
fattoriale su una serie di gruppi di bambini di et diversa: Slater nel 1941
e nel 1943, Drew nel 1947, Adcock nel 1948, Peel nel 1949, eccetera.
Si pu ugualmente seguire l'evoluzione, nelle diverse et, delle correlazioni
rilevate in precedenza tra i successi nell'esecuzione di compiti diversi. La
maggior parte delle ricerche di questo tipo permettono di osservare una
differenziazione delle attitudini nel corso dello sviluppo e la tendenza
di queste attitudini, nel corso della loro differenziazione, a costituire
strutture pi o meno organizzate.

3. Dalla descrizione dei fatti alle teorie esplicative
Un largo accordo si  raggiunto su molti fatti che sono stati
accertati utilizzando le metodologie precedenti. Esiste invece
una grandissima diversit tra le teorie che si propongono di
spiegare lo sviluppo del bambino. Si svolgono vivaci discussioni
anche su questioni fondamentali e preliminari: qual  il ruolo
che la teoria deve avere nei confronti delle osservazioni? In
quale momento si dir che un fatto  non solo descritto, ma
anche spiegato? Questi problemi si pongono in tutte le scienze e
in particolare in tutti i settori della psicologia, ma le discussioni
non sembrano assumere in nessuno di essi l'asprezza di quelle
relative allo studio del bambino, e ci costituisce una ulteriore
dimostrazione del carattere cruciale di questo studio. Certo
nessuno psicologo pretende di limitarsi a fornire un puro e semplice
catalogo di osservazioni (bench le opere, cos spesso citate,
di Preyer e di Gesell siano precisamente quelle che pi si
avvicinano a questa tendenza). Nessuno d'altra parte si pone come
un teorico puro che ignora deliberatamente ogni dato empirico,
ma a volte ci si avvicina a queste posizioni estreme, e nello
spazio che le separa sono rappresentate tutte le posizioni intermedie.
L'influenza che pu avere l'adozione di teorie diverse, o l'adozione
di quella tendenza che consiste nel respingere ogni teoria,
si evidenzia chiaramente, ad esempio, a proposito di un problema
apparentemente semplice, quello degli stadi, o tappe, dello
sviluppo del bambino. Molti autori hanno in effetti cercato di
raggruppare le acquisizioni realizzate in periodi, ciascuno dei
quali sarebbe caratterizzato da un insieme di tratti coerenti e
strutturati e nei quali, a loro giudizio, sembrerebbe stabilirsi una
forma provvisoria di equilibrio. La scelta di questi periodi
dipende per in larga parte da teorie generali sullo sviluppo cosicch,
quando P. Osterrieth cerca di confrontare fra loro, nella
Terza Sessione di Studi dell'Association de Psychologie scientifique
de Langue francaise (Ginevra, 1955) dedicata a questi
problemi, diciotto sistemi di stadi di sviluppo dovuti ad autori
europei e americani, constata che questi sistemi suddividono lo
sviluppo in sessantuno periodi cronologici diversi, senza grandi
concordanze fra loro, se non per quanto riguarda il primo anno
di vita del bambino.
Si pu osservare d'altronde, sempre in relazione allo stesso
argomento, che il contenuto stesso del concetto di stadio pu
variare da un autore all'altro, seguendo la tendenza teorica
generale che egli adotta. Questo  in particolare il caso di due
autori di lingua francese che occupano un posto di primo piano nel
campo della psicologia infantile: J. Piaget (1896-198O) e H. Wallon
(1879-1962).
Per Piaget lo sviluppo  essenzialmente progressivo, continuo, marcato da
una profonda unit funzionale. Gli stadi di sviluppo sono una specie di
pietre miliari, di punti di riferimento lungo la strada che il bambino deve
percorrere, sotto lo stimolo costante rappresentato dall'inadeguatezza dei
suoi comportamenti, per raggiungere lo stato di adattamento e di equilibrio
dell'adulto. Piaget scrive nel 1926: La storia dello sviluppo intellettuale
del bambino , in gran parte, la storia della progressiva socializzazione di
un pensiero individuale, all'inizio refrattario all'adattamento sociale, poi
sempre pi penetrato dalle influenze degli adulti che lo circondano. Lo
stesso passaggio graduale e naturale, lo stesso progresso senza discontinuit
si ritrovano nel Jugement moral (1932), cos come un'identica strutturazione
progressiva delle nozioni aritmetiche viene evidenziata nella Gense du
nombre (1941). Spiegare l'intelligenza significa per Piaget mettere le
operazioni superiori in un rapporto di continuit con tutto lo sviluppo,
quest'ultimo concepito come una evoluzione diretta da necessit interne di
equilibrio. Ora, questa continuit funzionale si accorda molto bene con la
possibilit di distinguere strutture che si succedono l'una dopo l'altra
(1947). Quando Piaget recensisce il libro De l'acte  la pense (1942), nel
quale Wallon si  proposto di spiegare il passaggio, nel bambino,
dall'intelligenza che ci permette molto presto di adattare i nostri gesti
alle situazioni all'intelligenza astratta e concettuale dell'adulto, si
meraviglia di non trovare una continuit tra il piano motorio e il piano
verbale-intuitivo, e critica la mancanza di questa continuit, senza la
quale non si potr spiegare il fatto essenziale costituito dal cammino
delle operazioni logiche nella direzione di un equilibrio progressivo.
In effetti la successione degli stadi dell'infanzia appariva a Wallon
essenzialmente discontinua: Il passaggio da uno stadio all'altro non  una
semplice amplificazione, ma un rimaneggiamento... Tra i due, sembra spesso
che si apra una crisi... I conflitti punteggiano dunque la crescita, come se
si dovesse scegliere fra un vecchio e un nuovo tipo di attivit. Fra le due,
quella che subisce la legge dell'altra deve trasformarsi, e perde in seguito
il suo potere di regolare in modo utile il comporaamento del soggetto. Wallon
ritorna pi volte su questa concezione di uno sviluppo marcato da crisi,
da conflitti, che egli paragona a mutazioni, a rivoluzioni, sia nella
stessa opera (L'volution psyclologique de l'enfant, 1941) che in altre.
Due fattori non separabili intervengono in queste crisi: l'uno, biologico,
 costituito dalla maturazione del sistema nervoso che si compie nei primi
anni di vita e che apre, per tappe, nuove possibilit fisiologiche al
bambino; l'altro, sociale,  costituito dalle situazioni
a cui il bambino pu accedere per la maturazione delle funzioni e
senza le quali queste funzioni non potrebbero svilupparsi. Le crisi sono i
momenti dello sviluppo nei quali l'evoluzione di questi due fattori li porta
a un punto tale da far scattare bruscamente tutto un nuovo sistema
d'interazioni tra loro. Lo studio delle origini del pensiero nel bambino
conduce a questa serie di punti d'inizio (1945).
Il disaccordo sul concetto di stadio  dunque molto netto tra questi due
autori. Da cosa dipende? Wallon pensa che Piaget si limiti a descrivere lo
sviluppo, credendo di spiegarlo. Gli fa questa critica fin dal 1927, nella
recensione a La reprsentation du monde chez l'enfant, e la riprende, nel
1942, nel capitolo dedicato a Piaget del volume De l'acte  la pense
(capitolo nel quale Piaget, come scrive a sua volta nella recensione del libro
di Wallon, prova qualche difflcolt a riconoscersi). Dunque per Wallon
sarebbe questa confusione tra descrizione e spiegazione che porterebbe a
considerare lo sviluppo come un processo continuo. Egli scrive infatti nel
1941, a pooposito delle tappe dello sviluppo: Per alcuni autori, il pasaaggio
dall'una all'altra avverr per passaggi impercettibili... Senza dubbio questa
continuit  in effetti tutto ci che pu cogliere chi si attenga
esclusivamente alla descrizione delle manifestazioni o degli atteggiamenti
che, uno dopo l'altro, si evidenziano nel comportamento del bambino.
Se si cerca allora nell'opera di Piaget ci che ha potuto suscitare questa
opinione di Wallon, si noter forse che le sue analisi dello sviluppo si
fondano sul postulato del carattere ineluttabile dell'adattamento del bambino
alla mentalit, alla societ adulta. Egli parte da questo adattamento come da
un fatto, per lui ogni pensiero del bambino  destinato, dal momento della
comparsa del linguaggio, a fondersi progressivamente con il pensiero adulto
(1926), e il bisogno di conservazione delle quantit costituisce... una
sorta di a priori funzionale del pensiero... questo bisogno s'impone
necessariamente (1941); lo sviluppo  concepito come una evoluzione diretta
da necessit interne di equilibrio, l'intelligenza si ricollega al potere
morfogenetico della vita stessa (1947).
 comunque essenziale far notare che, per Piaget, ammettere questo a priori
e queste necessit non costituisce affatto una rinuncia alla spiegazione, ma
corrisponde a una certa concezione della spiegazione psicologica: Spiegare
psicologicamente l'intelligenza consiste nel descrivere il suo sviluppo,
mostrando come conduca necessariamente all'equilibrio descritto. Come in
embriologia, la ricerca psicologica diviene "causale" non appena i fattori
che assicurano il passaggio da uno stdio al successivo sono messi in evidenza
(1947).
Non ci troviamo pi dunque in presenza di due concezioni diverse degli
stadi di sviluppo, n a una opposizione tra un punto di vista descrittivo
e un punto di vista esplicativo, ma davanti a due concezioni della
spiegazione, ci che porta il dibattito su un piano molto pi generale.
Per Wallon: Al di fuori del materialismo dialettico la psicologia resta una
scienza ibrida... Il materialismo dialettico  quindi la spiegazione pi
razionale per la psicologia... La psicologia trova nel materialismo dialettico
la sua ragion d'essere, la sua giustificazione; trova in esso l'indicazione
dei suoi problemi essenziali... (1954). Si noter, in effetti, la somiglianza
tra il concetto di sviluppo discontinuo nel bambino e uno dei tratti
fondamentali del metodo dialettico marxista, che considera il processo di
sviluppo non come un semplice processo di crescita in cui i cambiamenti
quantitativi non portano a cambiamenti qualitativi, ma come uno sviluppo che
passa da cambiamenti quantitativi insignificanti e latenti a cambiamenti
evidenti e radicali, a cambiamenti qualitativi; questi cambiamenti qualitativi
non sono graduali, ma rapidi, improvvisi, e si effettuano per salti da uno
stato all'altro; essi inoltre non sono contingenti ma necessari, in quanto
sono il risultato dell'accumulazione di cambiamenti quantitativi
impercettibili e graduali. Fondate in primo luogo sull'osservazione, le
teorie dello sviluppo infantile di Wallon sono dunque
inoltre, per chi ammette la validit universale del materialismo dialettico,
tanto pi convincenti, dato che si trovano in accordo con una legge che, dice
Wallon, controlla l'evoluzione dell'essere dall'atomo fino alle societ
umane, passando per le specie animali (1946).
 precisamente questo ruolo esplicativo attribuito da Wallon, per quanto
riguarda la psicologia, a una teoria universale che sembra separarlo nel modo
pi radicale da Piaget. Per quest'ultimo infatti, se i problemi scientifici
vengono distinti dai problemi filosofici, ci significa semplicemente che si
 riusciti a isolare i primi in modo che la loro soluzione non metta tutto in
discussione, mentre i secondi rimangono collegati con una serie indefinita di
problemi preliminari che necessitano di una presa di posizione nei confronti
della totalit del reale... Vi  dunque, nella costituzione di una scienza,
una rinuncia necessaria, una determinazione a non mischiare all'esposizione
pi oggettiva possibile risultati che si raggiungono o spiegazioni che si
cerca di raggiungere, ai cui presupposti, per quanto ci riguarda, teniamo
di pi, ma che ci costringiamo a lasciare fuori dei confini che abbiamo
tracciato... Ogni storia del pensiero scientifico...  quella di una
progressiva separazione delle scienze particolari e della filosofia
(Introduction a l'pistmologie gntique, 1950).
Si vede, da questo confronto, quali effetti a distanza, che
arrivano fin quasi al livello della percezione dei fatti stessi, pu
avere la presa di posizione teorica dell'osservatore. Quale che
sia l'importanza delle teorie di Piaget e di Wallon in psicologia
infantile, il problema va oltre queste teorie e va oltre la psicologia
infantile. Questo non  certamente un problema nuovo: si
possono, ad esempio, senza far altro che trasporre il dibattito
precedente, rileggere in questa chiave le obiezioni di Spencer
alle spiegazioni dell'evoluzione delle specie animali proposte
da Lamarck e da Erasmo Darwin.
L'adattamento funzionale alle condizioni di vita, invocato da alcuni
autori, non  sufficiente per Spencer.  chiaro, dal nostro punto di vista
attuale, scrive nel suo libro The priciples of biology (1864-1867),
che questo fattore, in quanto causa di evoluzione,  una causa prossima,
non una causa prima... Fin tanto che l'operare dell'evoluzione degli organismi
non sar collegato a quello dell'evoluzione in generale, non si potr dire
veramente che esso venga spiegato. Ci che  necessario provare,  il fatto
che i diversi risultati dell'evoluzione biologica sono dei corollari dei
principi primi. Il compito che abbiamo di fronte consiste nel conciliare i
fatti con le leggi universali della ridistribuzione della materia e del
movimento. Si sa quale fosse effettivamente l'universalit dei
principi primi per Spencer, dato che l'esempio pi semplice e pi chiaro che
egli fornisce  la formazione del sistema solare (First principles, 1862).
L'impostura scientifica di T. Lysenko, che  stata menzionata
nel capitolo II,  stata facilitata dall'accostamento effettuato da
questo autore tra la sua pretesa teoria genetica e il materialismo dialettico.

4. Alcune teorie analogiche dello sviluppo infantile
Tuttavia, pur senza accettare in tutti i casi l'idea secondo la
quale la spiegazione scientifica consiste nel collegare fatti particolari
a teorie universali, molti autori che hanno studiato lo sviluppo
del bambino sono stati colpiti dal fatto che le leggi di
questo sviluppo mostrano alcune analogie con quelle che presiedono
a evoluzioni di altro tipo, come a esempio l'evoluzione
delle specie animali, quella delle societ umane e l'evoluzione
in senso negativo provocata dalle malattie. Molti studiosi sono
stati spinti a utilizzare queste analogie - da alcuni considerate
molto forti, da altri molto vaghe - per chiarire e interpretare le
osservazioni che avevano raccolto sul bambino. Talora queste
interpretazioni divergono molto le une dalle altre, in particolare
per quanto riguarda il problema del ruolo rispettivo dei fattori
innati e di quelli acquisiti, dell'eredit e dell'ambiente, dei
fattori biologici e dei fattori sociali.
Questi confronti e queste discussioni sono numerosi e intricati,
e non  possibile darne un'immagine completa. Alcuni di
essi, d'altronde, sono gi stati menzionati: l'analogia tra il
bambino e l'animale (che ha prodotto confronti sistematici ad opera
di Boutan nel 1914, di Yerkes nel 1916, di Gottschaldt nel 1933, ecccetera),
o quelle tra il bambino e il ritardato mentale (Binet, 1905, 1908) e
tra il bambino e il malato (Freud, 1905).
La pi generale tra le analogie utilizzate a proposito dello
sviluppo del bambino fu per l'affermazione che l'embrione umano
passava per una successione di tappe corrispondenti a quelle
percorse dalla specie nel corso della sua evoluzione. Si credette
anche che l'analogia si prolungasse dopo la nascita, e che lo
sviluppo del bambino richiamasse quello delle societ umane.
Questi confronti seducenti condussero alcuni osservatori a
interpretazioni che furono in seguito giudicate troppo ingenue.
I primi studi sistematici sullo sviluppo dell'embrione sembrerebbero risalire
al 18esimo secolo (C.F. Wolff, 1759).  un fisiologo tedesco, C. E. Baer,
ad orientarle nella direzione che ora qui ci interessa: in un'opera del
1828 (ber Entwickelungsgeschichte der Thiere) stabilisce ad esempio che
l'evoluzione individuale di tutti i vertebrati  cos identica, nei suoi
tratti generali, da rendere impossibile distinguere, all'inizio della vita
embrionale, gli embrioni dei rettili, degli uccelli, e dei mammiferi.
Soltanto pi tardi nel corso dell'evoluzione compaiono gredualmente
differenze di forma sempre pi accentuate, che consentono di differenziare
le diverse classi e i diversi ordini. E. Haeckel, professore di zoologia
all'Universit di Jena, riprende queste osservazioni, le
sviluppa, e stabilisce nel 1866, nella sua Generelle Morphologie der
Organismen, un parallelo tra questa differenziazione progressiva degli
embrioni e la differenziazione progressiva delle specie. Fonda su questo
paragone la sua teoria, conosciuta sotto il nome di legge biogenetica
universale che formula in questo modo: L'ontogenesi, o evoluzione
individuale,  una breve e rapida ricapitolazione della filogenesi, o
sviluppo del gruppo corrispondente, cio della catena ancestrale
dell'individuo.
Tuttavia l'argomento aveva, gi prima di Haeckel, oltrepassato i confini
dell'embriologia. H. Spencer conosceva le ricerche di Baer (le cita in The
principles of biology) e si  servito, fra gli altri, di questi studi per
puntellare la sua teoria dell'evoluzione. Spencer si avvicina ancora di pi a
quella che diverr la legge biogenetica fondamentale dell'embriologia quando,
nel suo trattato del 1861 Education: intellectual, moral and physical, nota a
proposito dei nuovi metodi pedagogici: Le verit relative al numero, alla
forma, ai rapporti di posizione, sono state tutte ricavate da oggetti
materiali, e presentarle al bambino da un punto di vista concreto significa
fargliele apprendere nel modo in cui le ha apprese la specie. Si vedr forse
ben presto che non potranno essere apprese in nessun altro modo. Egli fa pi
tardi un uso esplicito della teoria embriologica della ricapitolazione, ad
esempio nel suo pamphlet del 1895 su Le principe de l'volution. - Rponse a
Lord Salisbury.
Sembra che le teorie embriologiche si introducano in psicologia soprattutto
attraverso Spencer. Abbiamo gi menzionato due opere dal titolo significativo:
Note sur l'acquisition du langage chez les enfants et dans l'espce humaine
(H. Taine, 1876) e Mental development in the child and the race
(J. M. Baldwin, 1895). La stessa teoria si ritrova negli scritti di
R. L. Burk del 1898, di C. Guillet del 1900, eccetera, pubblicati nella
rivista Pedagogical Seminary e nell'American Journal of Psychology, negli
articoli di G.S. Hall del 1897, di F. E. Bolton del 1899, di G. E. Dawson
nel 1900, di J. W. Slaughter del 1902, di G. T. Patrick del 1903, eccetera.
Queste due riviste erano in effetti dirette da un fautore convinto
della teoria filogenetica, G.S. Hall, di cui spesso abbiamo gi parlato.
Nel suo articolo del 1897 pubblica il risultato dello spoglio di uno dei
suoi primi questionari incentrato sulle paure dei bambini. Secondo lui,
non tutte le paure possono essere spiegate da esperienze vissute
dall'individuo, ma bisognerebbe ammettere che alcune siano vestigia di paure
ancestrali, alle quali ormai da millenni non corrisponde un pericolo reale.
 per soprattutto in Adolescence (1904) che egli utilizza ipotesi
filogenetiche: i movimenti involontari del bambino sarebbero vestigia di
comportamenti utili ora superati (M. B. Mc Graw sottolinea ancora, nel 1939,
che i movimenti di ogni bambino piccolo sono, a suo parere, movimenti
natatori di origine filogenetica). I giochi del bambino sarebbero per
Hall vestigia di attivit che anticamente erano utili,
come la caccia o la lotta. G. T. Patrick aveva sviluppato questo punto di
vista nel 1903 a proposito della psicologia del football e G.S. Hall la
riprender nel 1915 insistendo sul ruolo liberatorio, catartico, di questa
ricapitolazione, attraverso il gioco, di attivit ancestrali (esistono anche
numerose altre teorie sul gioco: di Spencer, Groos, Janet, Wallon, Chateau,
eccetera). Si arriva fino all'agitazione notturna degli adolescenti che non
sarebbe altro, secondo Hall, che un ricordo atavico di notti di allarme o di
saccheggio...
In epoca pi recente la teoria della ricapitolazione viene trattata con
maggior senso critico, ed  in questa prospettiva che il confronto tra la
psicogenesi delle operazioni intellettuali e l'arricchimento storico del
patrimonio collettivo della scienza ha fornito a Piaget il tema della sua
Introduction  l'pistmologie gntique, del 1950.

5. Applicazioni
Abbiamo gi segnalato, in alcuni capitoli precedenti, le diverse
applicazioni della psicologia infantile.
Nel trattare lo sviluppo della psicologia differenziale si 
potuto notare che, tra le prime ricerche, molte si sono svolte in
ambito scolastico: i test utilizzati da Cattell e dai suoi colleghi
americani nel 1890 e la scala di sviluppo di Binet del 1905 sono
stati sottoposti a bambini o ragazzi. Queste valutazioni attraverso i
test, effettuate nel corso degli studi ai fini dell'orientamento
scolastico, si sono largamente diffuse in tutto il mondo, tranne che
nell'URSS, per le ragioni che sono state gi riferite nel capitolo III.
Lo studio dei metodi pedagogici, per un migliore adattamento di
questi metodi alle possibilit di ciascuna et,  stato intrapreso
ovunque. Sembra che gli studi di Ebbinghaus sulla memoria del
1885 (citati nel capitolo I) siano i pi antichi: essi
sembrarono costituire, in quel periodo, i fondamenti scientifici
di una nuova pedagogia.
Analogamente, lo psicologo cerca in tutti i paesi del mondo
di aiutare in modo individuale il bambino a superare le difficolt
che incontra nel suo sviluppo. Questo  l'aspetto clinico
della psicologia infantile, le cui origini potrebbero essere ritrovate
nelle ricerche del francese Seguin (dal 1837) e dell'americano Witmer
(dal 1896), gi segnalate nel capitolo IV. Questo atteggiamento clinico,
adottato inizialmente nei confronti di
quei bambini che presentavano difficolt inconsuete, si 
generalizzato al bambino normale.
Sarebbe troppo lungo seguire qui l'evoluzione delle istituzioni
che, nei diversi paesi, sono servite da supporto a queste attivit,
come  stato fatto nel 1948 nell'ambito della 11esima Conferenza
internazionale sull'Istruzione pubblica convocata dall'UNESCO e
dal Bureau international de l'ducation, o nel 1954 e nel
1955 in un'indagine dell'UNESCO sui servizi di psicologia scolastica
degli Stati europei. Diremo comunque che in Francia, ad
esempio, la creazione della figura dello psicologo scolastico fu
decisa subito dopo la Liberazione da H. Wallon. Il primo psicologo
prese servizio nell'ottobre 1945. Il testo del Projet de la rforme de
l'enseignement del 1947 d veste ufficiale a questo
ruolo professionale e gli psicologi scolastici nel 1949 terranno il
loro primo Congresso. Nel corso dell'anno scolastico 1952-1953,
nel Dipartimento della Senna, 14 psicologi scolastici effettuano
pi di 5000 esami individuali e 7000 esami collettivi. Il loro
numero da allora  molto aumentato. Il Laboratorio di Psicobiologia
del bambino, che Wallon aveva creato nel 1927,  passato
dal 1950 sotto la direzione di R. Zazzo. L'attivit dei conseillers
d'orientation, che  stata gi menzionata, si fonda in ugual misura
sia sulla psicologia infantile che sulla psicologia dell'adolescente.

VI) La psicologia sociale
1. Principi generali
1. Oggetto della psicologia sociale. Sarebbe forse difficile
dare una definizione della psicologia sociale tale da poter soddisfare
completamente gli esperti di questo settore, ma la maggior
parte di loro si troverebbe d'accordo nel definire come suo oggetto
essenziale lo studio delle interazioni tra l'individuo e i
gruppi ai quali appartiene.
La parola interazione implica una reciprocit della quale si pu dare un
esempio semplice: quando esprimo un'opinione, essa riflette in parte le
informazioni e le scale di valori che ho ricevuto dal mio ambiente, ma il
fatto di esprimere questa opinione contribuisce a modificare, anche se
leggermente, queste informazioni e queste scale, per cui l'azione
dell'ambiente su ciascuno dei suoi componenti - e su di me, in particolare -
sar diventata leggermente diversa. Si capisce quanto questi meccanismi
possano essere complessi, tanto pi che le interazioni tra individui e tra
gruppi sono inscindibili.
Anche se l'espressione psicologia sociale viene impiegata
dalla fine del secolo scorso e i primi trattati che portano questo
titolo compaiono negli Stati Uniti nel 1908 (E. A. Ross, W. McDougall),
le ricerche alle quali possono riferirsi gli studi attuali sono
tutte posteriori al 1925.
In effetti la tentazione di sfuggire alla complessit dei problemi
posti dalla psicologia sociale era forte, e si poteva farlo in molti
modi: separando lo studio dell'individuo dallo studio dei gruppi
sociali, spiegando interamente l'individuo attraverso il gruppo,
spiegando il gruppo attraverso l'individuo. In tutti e tre i casi, le
difficolt dello studio delle interazioni sparivano, ma contemporaneamente
sfuggiva l'oggetto stesso dello studio, l'uomo sociale.
J. M. Baldwin deplorava nel 1895 questo atteggiamento affermando: Non
abbiamo una psicologia sociale perch non abbiamo avuto una dottrina del
socius. Abbiamo avuto teorie dell'ego e dell'alter; ma sono condannate dal
fatto di non aver messo in evidenza il socius. Cos il teorico della societ
e delle istituzioni si  dibattuto nel mare della netafisica e della biologia.
e nessuno psicologo gli ha gettato un salvagente, nessuno ha ascoltato la
sua richiesta d'aiuto.
Quelli che, come Baldwin, intravedevano l'oggetto della
psicologia sociale, potevano peraltro lasciarsi sviare cedendo a
un'altra tentazione: quella di evitare le difficolt degli studi
sperimentali e oggettivi per dedicarsi alla costruzione di teorie o di
dottrine concepite a tavolino, tanto che, nel 1898, il sociologo
francese Durkheim poteva scrivere: La psicologia sociale... 
soltanto una parola che designa ogni sorta di generalizzazioni,
varie e imprecise, senza un oggetto definito.
Pu essere utile citare alcune delle ricerche che, per una delle
ragioni precedenti, si situano ai margini della psicologia sociale.
I confini del suo ambito non sono ancora, in effetti, definiti con
un rigore tale da impedire che almeno alcune di esse non possano
essere attribuite a questa disciplina. Ci  particolarmente
vero per gli studi pi recenti che, dal punto di vista metodologico,
sfuggono al giudizio severo di Durkheim.
Le interazioni tra l'individuo e il gruppo sociale non potranno
evidentemente essere prese in considerazione se l'uno e l'altro vengono
studiati separatamente. Questo sembrava essere il caso di Wundt, che dedicava
una parte della sua attivit a una psicologia sperimentale realizzata in
laboratorio che, come abbiamo visto nel capitolo I, riguardava esclusivamente
leggi psicologiche valide, come le leggi fisiologiche, per qualsiasi
rappresentante della specie umana. La sua psicologia dei popoli
(Vlkerpsychologie) rientrava nell'ambito di
un metodo completamente diverso:  una vasta compilazione storica composta
da dieci volumi che furono pubblicati tra il 1900 e il 1920.
D'altra parte non si arriver ad affrontare lo studio delle interazioni se si
prender in considerazione soltanto l'azione del gruppo sociale sull'individuo.
La posizione estrema in questo senso consiste nello spiegare interamente
l'individuo con la societ: le categorie che ci permettono di pensare, cos
come i sentimenti che proviamo nell'ambito della nostra famiglia, ci
verrebbero dalla societ, poich non vi sarebbe un passaggio possibile da
queste rappresentazioni individuali alle rappresentazioni collettive
dalle quali hanno avuto origine. Questa tesi  difesa da Durkheim nel 1898;
opinioni pi sfumate, ma che accordano ancora un'importanza simile
all'influenza della societ, tanto che la psicologia sociale non poteva
quasi avere un suo oggetto, sono espresse nel 1925 da Halbwachs a proposito
dei Cadres sociaux de la mmoire e nel 1927 da C. Blondel a proposito
della percezione, della memoria e della vita affettiva (Introduction  la
Psychologie collective). Altri studi, di ispirazione
completamente diversa, possono ricollegarsi ai precedenti per il fatto di
mettere in evidenza l'azione formativa, sull'individuo, di un gruppo sociale
considerato come esterno a lui. Questa azione divenne evidente soprattutto
quando gli psicologi e i sociologi cominciarono a prendere contatto
direttamente con i popoli primitivi sui quali J. G. Frazer (1854-1941) aveva
gi richiamato l'attenzione (The golden bough, 1890). La loro cultura molto
diversa dalla nostra, e che varia da un popolo all'altro, si associava in
modo cos evidente a differenze nello psichismo individuale, da rendere
difficile negare la sua influenza.
Spedizioni alle quali partecipavano anche psicologi o antropologi ebbero
luogo alla fine del secolo scorso (1898: Cambridge Anthropological expedition
to Torres Straits and Sarawak; 1900: Jesup North Pacific Expedition). Bisogna
per attendere il decennio 1925-1935 perch autori americani come
B. Malinowski (Melanesia), R. Benedict (Indiani d'America), o M. Mead (Samoa,
Nuova Guinea) mostrino in che larga misura il primitivo sia il prodotto
della sua cultura: ad esempio un concetto psiconalitico come quello del
complesso di Edipo non si trova nelle societ in cui il ruolo del capo
famiglia non  assegnato al padre.
La terza maniera per evitare il problema centrale della psicologia sociale 
in qualche modo simmetrica alla precedente e consiste nello spiegare
interamente il gruppo attraverso l'individuo, cio nel vedere le
caratteristiche del gruppo sociale come conseguenze immediate e ineluttabili
del fatto che gli individui presentano questa o quella caratteristica.
Si ritroveranno facilmente, nella storia delle idee sociali, numerose teorie
che si fondano su una caratteristica attribuita all'uomo, che si tratti della
sua propensione al male o, all'opposto, della sua bont originaria.
Tarde (1843-1904), un pensatore molto pi vicino a noi, pensa che la vita
sociale si fondi sull'invenzione, che suscita rinnovamenti e progressi, e
sull'imitazione, che assicura la continuit e la stabilit delle societ.
Ma anche se la sua concezione dell'imitazione lo conduce
nell'ambito proprio alla psicologia sociale, quello delle interazioni, egli
tuttavia accorda un ruolo completamente dominante all'individuo: una volta
che sia stato messo da parte l'individuale, il sociale non  niente, e... non
c' niente, assolutamente niente nella societ che non esista, in stato di
frammentazione e di continua ripetizione, negli individui viventi, o che non
sia esistito nei morti dai quali essi discendono. W. McDougall (1871-1938)
considera i fatti sociali come manifestazioni di un istinto che spinge l'uomo
a vivere in societ. Aristotele non diceva gi che l'uomo  un animale
sociale? Si sa quanto gli istinti siano poco modificabili, e si comprende di
conseguenza come una simile teoria non lasciasse molto spazio alle influenze
reciproche tra l'individuo e la societ. Tarde e McDougall sono essenzialmente
due teorici. Lo psicologo inglese H. J. Eysenck, in tempi molto pi recenti
(dal 1944 in poi) si dedica allo studio statistico (analisi fattoriale) di
dati sperimentali raccolti con l'aiuto di questionari. Per questo autore gli
atteggiamenti sociali si organizzano sulla base di due fattori:
radicalismo-conservatorismo, rudezza-dolcezza.
Segnaliamo qui le sue ricerche per il fatto che egli ritrova questi stessi
fattori in Gran Bretagna, in Svezia, in Germania, in Francia e negli Stati
Uniti, e ci suggerisce l'idea di una certa indipendenza delle tendenze
sociali nei confronti delle influenze esercitate sugli individui dalle
societ particolari nelle quali essi vivono.

2. L'orientamento generale dei metodi di indagine. Gli sforzi di
riflessione sui rapporti tra l'individuo e la societ hanno portato
quasi sempre a sistemi molto generali, pi adatti a preconizzare
un certo tipo di riorganizzazione sociale che a stabilire
fatti precisi attraverso l'osservazione o l'esperienza. Si ritrova
qualcosa di questa tendenza nei primi studi che, come abbiamo
detto, costituivano la periferia della psicologia sociale attuale:
la maggior parte di essi non manifesta nessuna preoccupazione
di rigore nello stabilire i fatti e accoglie senza discernimento gli
aneddoti pi diversi.  pi facile allora spiegare l'insieme di
questi fatti con una sola teoria generale, come quella dell'istinto
gregario di McDougall. La tendenza a giudicare invece di
descrivere e di spiegare si evidenzia ancora, ad esempio,
nell'opera di G. Le Bon su La Psychologie des foules (1915): l'individuo,
all'interno della folla, regredisce allo stato primitivo, e
ritrova la ferocia dell'orda. La psicologia sociale ha reagito con
vivacit contro questa tendenza, e l'abbandono di teorie troppo
generali che abbiamo creduto di evidenziare nelle altre branche
della psicologia si  manifestato qui, a nostro avviso, in modo
particolarmente netto, forse perch il pericolo di uscire
dall'ambito generale della scienza era maggiore qui che altrove.
Le ricerche attuali tendono tutte, con maggiore o minore fortuna,
verso metodi che permettano di effettuare osservazioni o esperienze
senza essere influenzati dalle opinioni di chi li utilizza e
senza pregiudicare i risultati che sar possibile ottenere.
Di conseguenza queste ricerche hanno portato ad affrontare problemi
molto pi circoscritti e l'elaborazione tecnica ha avuto in esse
un ruolo molto importante. Queste due caratteristiche hanno
reso sempre pi difficili le sintesi generali e hanno consentito di
affrontare il problema dello spezzettamento, dell'eterogeneit,
della psicologia sociale moderna.
Sembra che la psicologia sociale abbia reagito contro questo
pericolo cercando nozioni che potessero essere utilizzate nello
studio di problemi diversi e che potessero fornire un vocabolario
e dei concetti comuni. Diffidando delle teorie generali, essa
ha trovato tali nozioni a un livello pi tecnico, pi formale:
quello dei modelli.
L'impiego dei modelli costituisce una forma di ragionamento
per analogia che abbiamo gi trattato in alcuni dei capitoli
precedenti. Abbiamo segnalato, ad esempio, che una teoria
matematica delle comunicazioni (telefoniche o di altro tipo)
aveva potuto essere utilizzata in psicologia sperimentale.
Questo non significa evidentemente che qualcuno abbia, in modo
molto ingenuo, identificato un uomo con una fonte di segnali.
Il tipo di ragionamento che ha permesso di esprimere in forma
matematica i problemi delle comunicazioni si  per rivelato
applicabile in modo utile ad alcuni problemi psicologici che
avevano un contenuto completamente diverso. Si dice in questo
caso che lo psicologo ha utilizzato un modello preso a prestito
dagli studi sulle comunicazioni. La parola non implica alcun
giudizio di valore e connota solamente una rassomiglianza di forma.
Se, come si vedr, la psicologia sociale non  l'unica disciplina
che utilizza modelli di questo tipo, sembra nondimeno che
essa ne abbia utilizzati molti che, pi o meno assimilati e
adattati, costituiscono attualmente la trama che d la sua unit a
questo campo di studi. Vi sono verosimilmente due ragioni per
questo: da una parte la complessit, il carattere astratto, di un
problema come quello dello studio delle interazioni, dall'altra
l'apparizione relativamente tardiva della psicologia sociale, che
pu cos beneficiare di forme di pensiero elaborate in altri settori,
in particolare negli altri settori della psicologia.

3. I modelli utilizzati in psicologia sociale. Il concetto di
atteggiamenio  il pi antico, quello assimilato nel modo migliore, da queste
forme di pensiero. Adottare un certo atteggiamento significa prepararsi a
reagire in un certo senso. In psicologia il concetto  usato in primo luogo a
proposito degli atteggiamenti del corpo e si applica a un certo stato di
tensione dei muscoli. Il ruolo di questi atteggiamenti motori viene messo in
evidenza per quanto riguarda la percezione (Lannge, 1888) e l'attenzione
(Munsterberg, 1889). In seguito si dimostra che questi stessi atteggiamenti
costituiscono un mezzo per comprendere gli altri (Baldwin, 1895;
Giddings, 1896, eccetera). La generalizzazione di questo concetto e la sua
trasposizione nella psicologia sociale sono dovute a W. I. Thomas e
F. Znaniecki, che pubblicano nel 1918 The Polish peasant in Europe and
America. L'atteggiamento non  pi una preparazione motoria
all'azione, ma  uno stato d'animo che induce l'individuo a formulare
una determinata opinione, ad agire in un certo modo nei confronti di un
oggetto sociale (come il denaro, gli stranieri, quella particolare
teoria, eccetera). L'allargamento del concetto rende d'altronde molto
difficile darne una definizione precisa: Allport, nel 1935, passa in
rassegna sedici definizioni diverse e Nelson, nel 1939, ventitr. Malgrado
questa difficolt, il successo di questo concetto  considerevole in quanto
presenta un doppio aspetto, individuale e collettivo, che corrisponde alla
natura generale dei problemi della psicologia sociale; in via accessoria
si presta, mediante l'uso di tecniche delle quali parleremo, ad
essere espresso in forma matematica e all'elaborazione statistica, la cui
necessit tende a imporsi qui come negli altri campi della psicologia. Quindi
Thomas e Znaniecki sembrano avere in gran parte ragione quando definiscono
l'intera psicologia sociale come lo studio scientifico degli atteggiamenti.
Fra i vari prestiti, uno dei pi importanti  quello che la psicologia
sociale ottiene dalla psicologia della percezione, e pi in particolare, in
questo ambito, dalle ricerche della scuola gestaltista. Si ricorder che,
nel 1912, M. Wertheimer aveva inaugurato le ricerche di questa scuola
mostrando che, per il soggetto che percepiva un movimento, questo movimento
non era scomponibile in sensazioni elementari, ma costituiva un tutto, una
forma. I diversi elementi di una percezione non possono essere considerati
isolatamente: essi interagiscono gli uni con gli altri in modo tale che 
sufficiente modificarne uno perch la percezione dell'insieme venga
completamente modificata. I Gestaltisti avevano fatto notare ben presto che
questo modo di pensare si applicava anche ai problemi sociali (Khler, 1929;
Koffka, 1935), ma  negli anni successivi alla fine della seconda guerra
mondiale che il porre in questi termini i problemi della psicologia sociale
diviene molto frequente. Si riconosce allora spesso che le situazioni sociali
sono anch'esse percepite come insiemi strutturati; che le leggi della
percezione degli oggetti, stabilite nell'ambito della psicologia sperimentale
dai Gestaltisti, si possono applicare alla percezione degli altri e delle
loro azioni da parte di ciascuno di noi; che infine la psicologia
sociale potrebbe avere una grande applicazione pratica se si rivelasse
capace di far comprendere a ciascuno come il mondo possa essere percepito da
un altro - da un cittadino di quel particolare paese, o da chi aderisce a un
certo partito, eccetera. Questo modo di porre i problemi ispira, ad esempio,
la relazione generale pubblicata da D. Krech e R.S. Crutchfield nel 1948
con il titolo: Theory and problems of social psychology.
Un altro psicologo gestaltista emigrato negli Stati Uniti come Khler e
Koffka, K. Lewin (1890-1947), ha utilizzato, con un significato lievemente
diverso, l'idea che le situazioni sociali costituiscano totalit
strutturate. Lewin si  dedicato soprattutto allo studio delle forze che
intervengono nel formare, nel rendere stabili, o nel trasformare, queste
strutture. Ha aperto in questo modo una prospettiva di ricerca, lo studio
della dinamica dei gruppi, utilizzando ampiamente per questo scopo
modelli matematici.
Cos il prestito del concetto gestaltista di percezione ha introdotto nella
psicologia sociale tutto un insieme di formulazioni, di leggi. I prestiti
non sono per sempre di tale rilievo.
Ad esempio il concetto di ruolo, che la psicologia sociale ha mutuato
dall'arte drammatica, non ha probabilmente portato con s una struttura cos
solida come il concetto di percezione. Nella vita sociale l'individuo deve
essere capace di adottare di volta in volta degli insiemi di atteggiamenti che
hanno un significato per gli altri: interpreta cos il ruolo del marito,
del padrone, del panettiere, eccetera, e deve anche essere capcoe di
comprendere i ruoli interpretati dagli altri. Questo concetto di ruolo
 stato focalizzato all'inizio da G. H. Mead nel corso tenuto a Chicago
negli ultimi anni del secolo scorso, ed  stato utilizzato in seguito, con
significati molto diversi, da J. L. Moreno, da T. N. Newcomb, eccetera.
Un altro concetto, quello di comunicazione, non  stato forse ancora
utilizzato pienamente dalla psicologia sociale. Dopo gli importanti
esperimenti (dei quali riparleremo) di E. Mayo, F.J. Roethlisberger e altri,
realizzati dal 1927 al 1939 nelle officine Hawthorne della Western
Electric Co., l'attenzione si  concentrata sull'importanza di una buona
trasmissione delle informazioni nei gruppi sociali. Si tenta di trovare dei
metodi che permettano di sapere come queste informazioni circolino, e si
dice allora che si studiano le vie, le reti di comunicazione nei gruppi.
Sembra che questa sia, nella maggior parte dei
casi, un'analogia alla quale non corrisponde alcuna forma di pensiero
particolare. Tuttavia la teoria matematica delle comunicazioni, che  gi
stata citata (Shannon, 1948), potrebbe offrire per questo problema un
modello matematico pi solidamente strutturato (Bavelas, 1950; Heise e
Miller, 1951).
Nel corso della seconda guerra mondiale l'utilizzazione dei modelli
matematici in psicologia sociale  stata ampiamente sviluppata dagli
psicologi che lavoravano, per l'esercito americano, agli innumerevoli
problemi posti dal morale, dalla propaganda, dagli atteggiamenti,
eccetera. L'utilizzazione di tali modelli  ci che ha permesso, in
particolare, di far progredire sensibilmente la misurazione degli
atteggiamenti. Queste ricerche, che  molto difficile esporre in
poche righe, sono state pubblicate da S. A Stouffer; L. Guttman e altri,
nel 1950, in Measurement and prediction (il quarto volume dell'imponente
pubblicazione dedicata agli Studi di Psicologia sociale effettuati durante
la seconda guerra mondiale da un folto gruppo di psicologi americani) e, nel
1954, in un'opera collettiva curata da P. F. Lazarsfeld: Mathematical
thinking in the social sciences.
Questi diversi tipi di modelli hanno talvolta prodotto ricerche
sperimentali, altre volte sono stati applicati a ricerche effettuate
prima della loro apparizione (cos come la genetica mendeliana
 servita, in un secondo momento, da fondamento teorico alle
ricerche di psicologia differenziale intraprese prima che essa
fosse conosciuta).
Esamineremo ora le pi importanti fra queste ricerche.

2. Le ricerche sperimentali e le loro applicazioni
1. Lo studio delle opinioni e degli atteggiamenti. Se il concetto
di atteggiamento costituisce una delle concezioni fondamentali
della psicologia sociale moderna, esso  stato tuttavia
ampiamente preceduto dallo studio delle espressioni verbali degli
atteggiamenti: le opinioni. L'importanza, per chi governa, di
conoscere le caratteristiche dell'opinione pubblica,  all'origine di
questo tipo di studi, ai quali lo sviluppo della stampa a grande
diffusione ha dato un nuovo slancio. Essi hanno acquisito un
valore scientifico grazie alle ricerche degli statistici sul
campionamento e a quelle degli psicologi sulle scale di atteggiamento.
La comparsa del concetto di opinione pubblica non sar esaminata in
dettaglio. Notiamo comunque che Vico (1668-1744) scriveva gi: Il popolo
d alle leggi il significato che preferisce e bisogna che i potenti, che lo
vogliano o no, osservino le leggi secondo il significato che il popolo
attribuisce ad esse.
Dall'inizio del 18esimo secolo il governo inglese  informato sull'opinione
pubblica da una rete di corrispondenti il cui responsabile non  altri che
Daniel Defoe, l'autore di Robinson Crusoe. Napoleone aveva affidato analoghe
responsabilit al conte di Lavalette. Negli Stati Uniti, nel 1824, due
giornali, lo Harrisburg Pennsylvanian e il Raleigh Star, organizzano, in
occasione delle elezioni presidenziali, i cosiddetti voti di paglia:
qualche giorno prima delle elezioni si domanda a tutti quei lettori che si
 riusciti a raggiungere in un modo o in un altro, di riempire una scheda
elettorale fittizia. Facendo lo spoglio di questi voti fittizi gli
organizzatori pensano di poter fare un pronostico sulla vera elezione, e
forse anche di influenzarne il risultato. Questi voti di paglia si
moltiplicano fino al 1936, e uno degli ultimi, organizzato dal Literary
Digest e relativo alla rielezione di Roosevelt, fornir solo previsioni
inesatte, mentre tre sondaggi condotti in modo scientifico da A. Crossley,
E. Roper e G. Gallup, danno pronostici corretti. In effetti il voto di
paglia, per il quale ci si rivolgeva senza controllo a chiunque, aveva spesso
condotto a pronostici errati, poiche il gruppo di coloro che vi partecipavano
non rappresentava in modo corretto l'insieme degli elettori. Il metodo
miglior grazie ai progressi realizzati dalla statistica, in particolare
grazie alle ricerche realizzate dallo statistico norvegese A. N. Kiaer alla
fine del secolo scorso. Si fu presto in grado di costituire un campione di
persone la cui composizione fosse, in proporzione, identica alla composizione
della popolazione generale rispetto a parametri quali la posizione lavorativa,
la regione geografica, eccetera. Queste persone, scelte a caso fra tutte
quelle che corrispondevano a queste caratteristiche
definite in anticipo, erano interrogate da una rete di intervistatori formati
in modo speciale. Tali sondaggi furono praticati all'inizio da organismi
privati che studiavano, a fini commerciali, il mercato dei beni di consumo
(abitudini, preferenze, desideri dei consumatori), e le stesse reti capillari
di intervistatori costituite a questo fine furono utilizzate per il sondaggio
dell'elezione presidenziale del 1936. Il successo del metodo ne favorisce lo
sviluppo: dal 1936 in poi, negli Stati Uniti, il ministero dell'Agricoltura
collabora con un sociologo incaricato di fornire indicazioni sull'opinione
degli agricoltori; l'esempio  presto seguito da altri organismi pubblici che
utilizzano in modo sempre pi esteso, particolarmente negli Stati Uniti e in
Gran Bretagna, e soprattutto durante e dopo la seconda guerra mondiale,
servizi specializzati nei sondaggi.
Parallelamente lo studio dell'opinione pubblica si sviluppa in ambito
universitario, in rapporto con l'impottanza assunta dal concetto di
atteggiamento in psicologia sociale. Questo parallelismo  evidenziato, in
Francia, dalle doppie funzioni di J. Stoetzel, che fonda nel 1938
l'Istituto francese dell'Opinione pubblica e al quale, nel 1955, viene
affidato l'insegnamento della psicologia sociale alla Sorbona.
Questi sondaggi di opinione sono basati spesso sulle risposte
a un limitato numero di domande e mirano a prevedere un fatto,
come ad esempio un'elezione, che possa avere soltanto un
piccolo numero di esiti possibili. Tuttavia, dal 1925 circa, gli
psicologi avevano studiato vari metodi di inchiesta che utilizzavano
un numero maggiore di domande e che miravano a precisare
in modo molto pi articolato l'atteggiamento dei soggetti nei
confronti di un problema pi complesso, ad esempio il problema
razziale negli Stati Uniti. Tali metodi sono stati impiegati
nei sondaggi soprattutto durante la guerra. Inizialinente, comunque,
sono stati utilizzati da organismi di ricerca, nell'ambito
della psicologia sociale, per indagini su gruppi di soggetti pi limitati,
spesso composti da studenti, che si prestavano meglio a esperimenti
prolungati. Nella prospettiva che qui ci interessa lo sviluppo
di questi metodi sar descritto in modo abbastanza dettagliato.
Sono stati gi segnalati nel capitolo I, i tentativi di Fechner di
misurare la sensazione e di mettere questa misura in relazione con la
misura fisica dello stimolo. Queste ricerche, liberate dal contesto
metafisico che le accompagnava in Fechner, avevano prodotto una serie di
studi che costituivano il campo della Psicofisica che, secondo
Thurstone (1926), ha come oggetto di studio l'associazione tra una serie
di stimoli e i processi di discriminazione per mezzo dei quali l'organismo
riesce a differenziarli.
Verso il 1925, L. L. Thurstone, lo psicologo americano che abbiamo citato
nel capitolo III a proposito dell'analisi fattoriale, studia infatti i metodi
psicofisici e pubblica vari testi su questo argomento. Egli mostra che questi
metodi, destinati a fornire scale di misura psicologiche soggettive,
corrispondenti a stimoli fisici come pesi o lunghezze, potevano ugualmente
fornire scale di atteggiamento rispetto a stimoli sociali come ad esempio
le razze, le nazionalit, la Chiesa, eccetera. Se si dispone di una serie di
pesi diversi, si pu chiedere a diversi soggetti di soppesare di volta in
volta una coppia di pesi (formando tutte le coppie possibili della serie) e
di dichiarare, per ciascuna coppia, quale dei due pesi sembri maggiore.
Questo  il metodo delle comparazioni per coppie che permette di costituire
la scala soggettiva, percepita a livello psicologico, corrispondente alla
serie dei pesi.
Thurstone studia tale metodo nel 1927. Lo stesso anno lo utilizza in
psicologia sociale per determinare l'opinione di 266 studenti di Chicago
circa la gravit relativa di vari reati. La percezione delle differenze tra
coppie di pesi diversi  soppiantata dalla percezione delle differenze tra
coppie di reati, come ad esempio aborto-adulterio, vagabondaggio-incendio
volontario, eccetera. Bisogna designare, per ciascuna coppia, il reato pi
grave. Dalle risposte Thurstone ricava una scala di gravit dei reati,
valida per questo gruppo.
Altri metodi che permettono di costruire delle scale di atteggiamento
sono proposte da Thurstone stesso (1929, eccetera), da R. Likert (1932),
da L. Guttman (1941), eccetera.

2. J. L. Moreno (1892-1974) e la sociometria. J. L. Moreno, nato a
Bucarest nel 1892, medico psichiatra a Vienna, acquisisce
quella cultura filosofica enciclopedica che abbiamo ritrovato
nei fondatori tedeschi della psicologia sperimentale. Sperimenta,
come alcuni di loro, una crisi metafisica e religiosa da
cui deriveranno due contributi molto diversi alla psicologia
sociale: da un lato il sociogramma, una tecnica quantitativa che
permette di descrivere con metodi statistici le relazioni di
accettazione o di rifiuto che esistono tra gli individui di un gruppo
ristretto; dall'altro lo psicodramma e il sociodramma, metodi di
psicoterapia nei quali un gruppo di individui, diretto da un
animatore che deve essere un clinico esperto, diviene lo
strumento essenziale del trattamento.
Per Moreno, Dio  essenzialmente creativit spontanea totale. La persona
umana non si realizza, non diviene Dio, se non nella misura in cui riesce ad
accedere a questo livello creativo.  dunque rsecessario conoscere gli
ostacoli che impediscono alla spontaneit creatrioe umana di libearsi
(Das Stegreiftheater, 1923; Who shall survive?, 1934).
Fra questi ostacoli figurano le forze che ci avvicinano agli altri individui
con cui siamo in contatto o ci allontanano da loro. Il sociogramma  una
tecnica che permetter di descrivere il gioco di queste forze. Prefigurato nel
1923 dal diagramma di posizione e d'interazione, assunse la sua forma
definitiva nel 1931, in relazione a uno studio sociometrico realizzato
nella prigione di Sing Sing  (Moreno era emigrato negli Stati Uniti nel 1925).
La tecnica consiste nel porre a ciascun individuo del gruppo alcune
domande volte a precisare le simpatie e le antipatie di ciascuno: Con chi
vorresti fare questo lavoro? Con chi vorresti abitare? Chi sceglieresti
come capo? Chi non vorresti nel tuo gruppo?, eccetera. Moreno utilizza
in seguito le risposte per rappresentare su un diagrarmna, con l'aiuto di
una serie di convenzioni grafiche, la rete delle interrelazioni nel gruppo.
L'altzo gruppo di metodi dovuti a Moreno mira maggiormente a far prendere
coscienza agli interessati degli aspetti della situazione sociale che hanno
un'influenza su di loro e a metterli cos in condizione di liberarsene per
raggiungere la spontaneit creatrice fondamentale.
Questi metodi (role playing, psicodramma, sociodramma) sono stati
utilizzati all'inizio da Moreno a Vienna tra il 1921 e il 1925.
Si vede come i metodi di Moreno costituiscano delle esperienze
realizzate su gruppi ristretti e come cerchino di mettere in evidenza
le forze che agiscono all'interno di questi gruppi o su di essi;
caratteristiche che si ritrovano anche nelle ricerche di K. Lewin e
della sua scuola. Queste ricerche, comunque, si inseriscono in una
prospettiva completamente diversa dalle preoccupazioni teologiche
di Moreno. Per tale motivo, se certi concetti o certe tecniche si
ritrovano sia in Moreno che in Lewin, quest'ultimo ha tuttavia
legato il suo nome a una corrente di ricerca indipendente, che ha
portato a quella che viene chiamata dinamica dei gruppi.

3. K. Lewin e la dinamica dei gruppi. Psicologo gestaltista,
K. Lewin considera come un tutto strutturato l'insieme formato
dal soggetto e dal suo ambiente. Ogni modificazione di uno degli
elementi del campo psicologico lo modifica completamente e,
reciprocamente,  inutile cercare di modificare uno dei
suoi elementi senza agire sulla situazione totale. Questa interdipendenza
implica l'esistenza di forze la cui dinamica spiega la
stabilit o le modificazioni del campo. Queste forze possono
essere rappresentate mediante grafici, mediante simboli che
possano prestarsi a manipolazioni matematiche, e questo
tentativo di utilizzare in psicologia i vantaggi del linguaggio matematico
costituisce una delle caratteristiche dell'opera di Lewin
(Principles of topological psychology, 1936; The conceptual representation
and the measurement of psychological forces, 1938).
L'idea di realizzare dei veri e propri esperimenti su gruppi
ristretti posti in condizioni tali da consentire di modificare a
volont alcuni aspetti della situazione, viene rivendicata dalla scuola
di Moreno, che l'avrebbe utilizzata nel 1936. Tuttavia, fra
questi esperimenti, quello che viene pi spesso citato  stato
realizzato da Lewin e dai suoi collaboratori, R. Lippitt (che subentr
a lui nella direzione del Research Center for Group Dynamics,
fondato nel 1945) e R. K. White.
Pubblicata nel 1939 la ricerca consisteva nello studio del comportamento
aggressivo di quattro gruppi di cinque bambini di 10 anni che, nel corso di
attivit effettuate nel tempo libero (costruzione di maschere, di modellini,
eccetera), erano diretti dai loro maestri che seguivano regole scelte in modo
da creare in successione tre climi: autoritario, democratico e permissivo.
Numerose osservazioni furono effettuate sul comportamento dei gruppi, e
in particolare sulla genesi degli atteggiamenti aggressivi. Questo studio 
citato tanto spesso da aver probabilmente contribuito pi di tutti gli altri
a far conoscere il nome di Lewin.
Altri psicologi utilizzano prove di selezione che mirano a un fine
completamente diverso. Esse consistono nello studiare (ad esempio con lo scopo
di scegliere individui adatti al comando) il comportamento di ciascuno dei
partecipanti a un gruppo, privo di leader, incaricato di discutere su un certo
tema o di portare a termine un certo compito. Queste prove sono state usate per
la prima volta in Germania verso il 1925 per la selezione dei militari, e sono
state utilizzate per la selezione degli ufficiali dagli eserciti alleati nel
corso della seconda guerra mondiale.
La psicologia sociale sperimentale, il cui esordio si pu far
risalire agli anni Venti, ha conosciuto un largo sviluppo in un
campo molto pi esteso di quello al quale Lewin l'aveva applicata.
Il suo metodo consiste spesso nel porre un soggetto naif
in una situazione sociale che lo metta in relazione con altri soggetti
(compari) il cui comportamento  programmato in anticipo
secondo i bisogni della sperimentazione. Esperimenti di questo tipo
hanno avuto come oggetto in particolare i processi d'influenzamento,
i comportamenti di aiuto nei confronti degli altri, eccetera.
Tuttavia le ricerche sperimentali su gruppi ristretti posti in
condizioni in qualche modo artificiali non sono le sole alle quali
si sono dedicati Lewin e i suoi allievi. La procedura di quello
che essi chiamavano laboratorio sociale consisteva nel
prendere come strumento di conoscenza le modificazioni osservate
nel corso dello sforzo di trasformazione esercitato, secondo un
piano accuratemente studiato, da un'quipe di persone che
vivono in seno a una comunit reale. In una ricerca del 1949 si
trattava ad esempio di modificare l'atteggiamento dei 40.000
abitanti di una citt nei confronti di minoranze razziali costituite da
neri ed ebrei.
Lo studio delle forze sociali  praticato d'altronde da Lewin
con la speranza di utilizzarne i risultati per fini pratici. 
indicativo il fatto che l'opera postuma che sembra costituire il suo
testamento scientifico porti il titolo Resolving social conflicts (1948).

4. Le applicazioni della psicologia sociale. Le relazioni umane
nell'industria.
Molti psicologi americani condividono la convinzione di Lewin che i
risultati della psicologia sociale possano essere utilizzati a fini pratici.
Abbiamo visto le applicazioni dello studio delle opinioni e
degli atteggiamenti. La pubblicit e la propaganda hanno costituito
altri campi di applicazione della psicologia sociale, ma
uno dei settori pi importanti da questo punto di vista  costituito,
insieme a quello relativo ai sondaggi di opinione, dalle sue
applicazioni alle relazioni umane, specialmente nel mondo
del lavoro. La tecnica in questo caso ha preceduto la conoscenza
disinteressata, come d'altronde era avvenuto per i sondaggi.
Nell'industria erano comparsi problemi che non potevano essere
risolti n dalla psicotecnica, che si dedicava a scegliere nel
modo migliore ciascun individuo preso isolatamente, n dagli
esperti di ingegneria dell'organizzazione, che studiavano le
migliori condizioni materiali di lavoro. Questi problemi nascevano
dalle relazioni tra operai o tra operai e dirigenti, e appartenevano
al campo della psicologia sociale gi prima che questa ne
prendesse possesso. Il clima creato dalle teorie e dagli studi di
Freud e degli psicoanalisti, di Moreno e soprattutto di Lewin, ha
contribuito a orientare le soluzioni verso le attuali tecniche di
gestione delle relazioni umane, il cui sviluppo si  effettuato
soprattutto negli Stati Uniti.
Questo sviluppo deve molto a una lunga serie di ricerche condotte in
un'importante impresa industriale dei dintorni di Chicago, le Officine
Hawthorne, dagli psicologi dell'industria dell'Universit di Harvard (E. Mayo,
F. J. Roethlisberger, eccetera) e dai dirigenti della fabbrica. Le Officine
Hawthorne impiegavano verso il 1927, quando iniziarono queste ricerche,
29.000 operai addetti alla fabbricazione di materiale telefonico. L'indagine
dur dodici anni, fino al 1939, e fu costituita da diverse fasi nel corso
delle quali si verific un cambiamento molto netto d'orientamento.
Innanzitutto cinque giovani operaie furono studiate per cinque anni in
un'officina sperimentale speciale, con l'obiettivo di determinare le
condizioni materiali (illuminazione, eccetera) e l'organizzazione
(pause, eccetera) in grado di assicurare il miglior rendimento. Si constat
un miglioramento generale del rendimento che prosegu anche quando si
ritorn alle condizioni materiali primitive. Questo miglioramento sembrava
essere provocato dal clima che si era instaurato in fabbrica tra gli operai
e il caporeparto. Quest'ultimo era stato indotto a interessarsi personalmente
a ciascuna di loro per conoscere le sue reazioni alle modifiche apportate
nelle condizioni di lavoro; aveva quindi smesso di essere un capo ed era
divenuto un interlocutore cui si potevano esporre le proprie difficolt,
e col quale, pi semplicemente, si poteva parlare. Si constat, d'altronde,
che le fluttuazioni del rendimento individuale erano legate alle
difficolt incontrate dalle operaie nella loro vita privata.
Tali prime constatazioni condussero i dirigenti dell'indagine a intraprendere,
dal 1928 in poi, una serie di colloqui sul problema del valore dei quadri
nella fabbrica, ma si verific nel corso di questa seconda fase ci che
gi era avvenuto nel corso della prima: i colloqui divennero benefici di per
se stessi.
La possibilit per gli operai di essere interrogati e soprattutto ascoltati,
contribu a rendere migliore il clima generale. Inoltre, in occasione dei
colloqui, di questa partecipazione pi diretta alla vita della fabbrica, si
arriv a riconoscere l'importanza della costituzione spontanea di piccoli
gruppi di operai, l'importanza dell'informazione del personale, senza la
quale le misure della direzione si scontravano con un'ostilit di principio.
Le caratteristiche generali delle tecniche relative alle relazioni umane
compaiono tutte in questa prima ricerca: l'interesse centrato sulla persona
dell'operaio in officina e fuori dell'officina, l'irnportanza
dell'atteggiamento generale dei dirigenti, la necessit per l'operaio di
potersi esprimene liberamente davanti a un counselor indipendente dalla
gerarchia di fabbrica e che dia la sicurezza di non rivelare mai niente di
ci che gli  stato confidato, lo sforzo per migliorare le comunicazioni
e quindi l'informazione. Si riconosono in queste caratteristiche molti
degli orientamenti di ricerca dei quali abbiamo parlato in precedenza.
Negli Stati Uniti questi metodi si sviluppano in modo considerevole.
Tuttavia se essi hanno incontrato un grande favore negli ambienti padronali,
sono giudicati in modo molto diverso fuori da essi. Si fa notare come possano,
in effetti, costituire un mezzo per nascondere il senso di quei problemi
sociali generali che si pongono non pi al livello dell'impresa, ma a quello
dell'organizzazione sociale di cui questa impresa non  che una parte. Essi
possono cos ostacolare l'evoluzione dell'organizzazione sociale.
Questi metodi e il loro significato sono analizzati dettagliatamente nel libro
di G. Friedmann, Problmes humains du machinisme industriel (1946, 1954).
Altre inchieste di psicologia sociale hanno preso in considerazione le bande
di giovani delinquenti. Le prime inchieste vengono realizzate negli Stati
Uniti da F. Trasher negli anni Venti, da W. F. Whyte negli anni Trenta.
Lo studio clinico di piccoli gruppi artificiali (costituiti da persone che
non si conoscono, riunite solo in occasione della ricerca)  apparso negli
Stati Uniti verso il 1947 sotto l'influenza degli allievi di Lewin (T-group o
gruppo di base, o gruppo diagnostico). Il metodo viene utilizzato in Francia
dal 1956 in poi.

3. La psicologia storica di I. Meyerson
Sarebbe giusto trattare in un capitolo a parte la fondazione,
ad opera di I. Meyerson (1888-1983), di una psicologia storica.
Nulla di ci che si  detto relativamente alla psicologia sociale si
applica in effetti a questo nuovo metodo di studio dell'uomo, ad
eccezione delle ricerche che mostrano l'influenza del gruppo
sociale sulla formazione dell'individuo. Comunque essa costituisce,
in un certo senso, una psicologia sociale, ed  per questo
che viene citata in questo capitolo.
Ribot aveva gi preso in esame, nella sua famosa introduzione a la
Psyclologie anglaise contemporaine (1870), un'etologia dei popoli e
delle razze (che) attingerebbe i suoi materiali d'indagine dalla linguistica
e dalla storia. Sono segnalate anche, nel capitolo IV, le ipotesi di Spencer
o di Janet che fanno riferimento a un'evoluzione storica per spiegare le
caratteristiche attuali delle funzioni mentali dell'uomo. Queste ipotesi,
tuttavia, non si appoggiano su nessun fatto preciso, su
nessuna traccia storica dell'evoluzione alla quale si richiamano. Scrivendo
nel 1947 il necrologio di P. Janet, I. Meyerson concluse con questa frase:
Ed  forse in questo senso che bisogna interpretare ci che  fondamentale
nel messaggio che egli ci lascia: costruire una psicologia genetica che
sarebbe una storia completa dei comportamenti e delle funzioni psicologiche
dell'uomo.
L'anno seguente, nel 1948, comparve una sua tesi, che ebbe grande risonanza,
su Les fonctions psychologiques et les oeuvres. Egli propose allo psicologo
di non limitarsi allo studio dei fatti e delle funzioni pi semplici, che si
prestano all'applicazione dei metodi delle scienze fisiche, ma di studiare
l'uomo attraverso ci che, secondo il suo giudizio, egli ha fatto di pi
valido e di pi caratteristico. Queste realizzazioni umane, le lingue, i
miti, le religioni, l'arte, le scienze, hanno una storia. Questa storia pu
permettere allo psicologo di seguire la costruzione delle funzioni
psicologiche dell'uomo. Meyerson d un esempio del metodo da lui proposto
presentando uno studio sulla nascita del concetto di persona, attraverso
l'analisi di un insieme di fatti sociali, morali, religiosi e linguistici.
Si pu cos costruire, come scrive nel 1955, una psicologia che vuole
studiare e comprendere l'uomo concreto di una certa epoca e di un certo
luogo nel contesto della sua civilt, una psicologia che sa che
l'uomo  diverso e anche che si fa e si costruisce in modo diverso.

Conclusioni
Abbiamo ricordato, nell'introduzione di questa opera, la
frammentazione del campo della psicologia.  stato possibile,
nel corso dell'esposizione, chiarire questo fenomeno e forse
indicare alcune delle sue cause: innanzitutto l'estensione del
campo di ricerca e l'aumento del numero di coloro che vi si dedicano.
Ma possiamo rimpiangere l'unit che era propria della psicologia
quando aveva come unico oggetto, o quasi, la ricerca da
parte di Wundt, a Lipsia, sulle sensazioni, le percezioni, e le
reazioni? Questo sviluppo ci sembra contrassegnato da due fattori
di differenziazione: sul piano delle idee, le grandi teorie
generali sono sembrate cadere progressivarnente in disuso; sul piano
delle tecniche, i progressi realizzati in ciascun settore sembrano
aver dato forme molto diversificate a quel rnetodo sperimentale o
scientifico, la cui necessit si impone ormai in modo cos
evidente che non si pensa pi, come alla fine del secolo scorso, a
richiamarsi esplicitamente a esso.
Bisogna rimpiangere che gli psicologi s'ispirino meno, nella
ricerca delle loro ipotesi e dei loro metodi, a principi
sufficientemente generali tali da essere comuni a tutti loro?
Ciascuno su questo punto pu avere la sua opinione.
Se ci  permesso di esprimere la nostra, confessiamo il nostro
scetticismo nei confronti di quelle teorie che mirano a fornire
basi comuni non solo a tutta la psicologia ma anche a tutto
l'Universo. La grandissima genericit delle loro formulazioni le
mette al sicuro da ogni smentita su punti precisi e lascia campo
libero al talento dell'interprete. Si pu a volte ammirare questo
talento, ma qual  l'utilit di questi giochi intellettuali? Tuttavia
coloro che, a cominciare dallo stesso Fechner, si sono abbandonati
a questo tipo di giochi, hanno talora contribuito in modo
notevole ai progressi dei metodi e delle conoscenze obiettive in
psicologia. Il fatto che contributi convergenti abbiano potuto essere
prodotti e spiegati da teorie generali estremamente diverse,
mostra chiaramente che essi possono di fatto essere dissociati
da queste teorie, anche se esse costituiscono per certi modi di
pensare uno stimolo necessario.
 per una ragione simile che noi non pensiamo pi che la
psicologia abbia oggi qualche cosa da guadagnare nel fondare la
sua unit su un metodo sperimentale ricondotto ai suoi principi
pi generali.  vero che questi principi sono comuni alla grandissima
maggioranza degli psicologi, ma sono cos generali che
gli psicologi li condividono con tutti coloro che si dedicano alla
ricerca scientifica.
In realt tutti questi principi, teorici o metodologici, che
sembrano rendere evidente fin dall'inizio l'unit della psicologia,
costituiscono forse l'ostacolo pi sicuro a ogni reale progresso
verso tale unit. La falsa evidenza di soluzioni puramente
verbali ha spesso ritardato infatti, nella storia delle scienze,
l'approfondimento dei problemi e la loro soluzione reale.
 molto difficile, dopo aver sostenuto il ruolo dello storico,
non cedere alla tentazione di sostenere anche il ruolo del profeta.
Forse non  nella reazione contro la diversificazione dei
problemi e dei metodi che bisogna tentare di trovare la strada.
Forse, al contrario, bisogna andare il pi lontano possibile in questa
diversificazione, in modo da enucleare in ciascun campo i
problemi fondamentali e le forme di pensiero pi adatte per poterli
risolvere. Forse allora sar possibile constatare l'esistenza di
contenuti o di forme comuni. E in questo sforzo di integrazione
della molteplicit delle specializzazioni che risiede forse il
difficile strumento che consentir di comprendere meglio l'unit e il
ruolo della psicologia e, per questa via, di comprendere meglio l'uomo.
FINE
