LA PRIMA GUERRA MONDIALE
di Pierre Renuovin
Enciclopedia Tascabile "Il Sapere" edito dalla Newton Compton
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
Indice:
Introduzione
1) Le forze europee a confronto
2) Il fallimento del piano di guerra tedesco (agosto-novembre 1914)
3) La guerra di posizione (1915-1916)
4) L'Europa in guerra alla fine del 1916
5) La svolta della guerra
6) Le crisi del 1917
7) La rivoluzione bolscevica e il disimpegno della Russia
8) Il crollo delle Potenze Centrali
Conclusioni
Bibliografia
Cronologia essenziale
Per fedelt, per un obbligo morale nei confronti del mio maestro,
ho accettatO di effettuare una revisione che Pierre Renouvin
avrebbe voluto eseguire prima della pubblicazione della quarta
edizione di quest'opera. Non si trattava certo, nelle riedizioni
postume, di apportare profonde modifiche ad un testo elaborato
dallo specialista incontestato della materia, il cui apporto resta di
importanza fondamentale. Il mio lavoro  stato dunque limitato a
rare correzioni e a qualche aggiunta, che si  resa necessaria in
seguito a studi importanti, soprattutto una serie di tesi dirette da
P. Renouvin e J.B. Duroselle.
RAYMOND POIDEVIN
Professore all'Universit di Strasburgo
Direttore del Centro di ricerche di
Storia delle relazioni internazionali (Strasburgo)
INTRODUZIONE
Al momento dello scoppio della Grande Guerra, all'inizio
dell'agosto 1914, l'Europa non aveva vissuto conflitti generali
da quando avevano avuto fine le guerre napoleoniche. Perch
dopo un secolo, ritroviamo tutte le grandi potenze di nuovo 
impegnate in una guerra totale? Le circostanze di una crisi 
diplomatica - quella del luglio 1914 - non possono essere sufficienti 
a darne ragione.  necessario anche tenere conto della situazione 
delle relazioni internazionali nel corso dei dieci anni
precedenti. Tra il 1904 e il 1914, l'Europa aveva visto sorgere
quattro volte la minaccia di una guerra generale: nel 1905-1906
in occasione delle iniziative prese dalla Germania per ostacolare
l'espansione francese in Marocco; nel febbraio-marzo 1909, in
seguito all'annessione della Bosnia-Erzegovina da parte
dell'Austria-Ungheria; nel luglio-agosto 1911, al momento della nuova
crisi marocchina provocata dalla politica tedesca; nel 1912-1913,
durante le due guerre balcaniche che avevano messo in pericoloso 
contrasto gli interessi della Russia e dell'Austria-Ungheria.
Tranne che nel 1907 e nel 1910, la pace era stata quasi costantemente 
in pericolo.
Quali erano le cause profonde di questa precariet? Da una
parte le energiche manifestazioni del sentimento nazionale, sotto
la forma sia dei movimenti di protesta delle minoranze nazionali,
sia dei nazionalismi espansionistici dei grandi Stati; dall'altra,
la rivalit degli interessi economici e finanziari. Le correnti
del sentimento nazionale e gli interessi materiali avevano
contribuito, insieme alle crisi politiche, a formare gli orientamenti.
Orientamento dei capi di Stato o di governo: essi erano arrivati 
a pensare che questa guerra generale, minacciata quattro
volte, non avrebbe tardato a scoppiare. Gli uni la credevano 
probabile, gli altri necessaria (era stato Guglielmo secondo ad usare questa
parola in un incontro con il re dei Belgi nel novembre 1913).
Tendevano a pensare e ad agire come se la corrente fosse invincibile.
La preoccupazione maggiore di ognuno era dunque di rafforzare 
le alleanze, nell'interesse della propria sicurezza.
Orientamento degli Stati Maggiori: essi avevano il dovere di
mettere l'esercito e la flotta in grado di affrontare la guerra 
volevano perci accrescere il potenziale bellico e aumentare il 
numero degli effettivi del tempo di pace per ridurre il tempo
necessario alla mobilitazione. La corsa agli armamenti terrestri tra la
Germania, la Francia e la Russia, e agli armamenti navali tra la
Germania e la Gran Bretagna, era stata una conseguenza della
tensione diplomatica, ma aveva anche contribuito ad aggravarla,
perche i governi, per far accettare le nuove spese militari, erano
stati spinti a far vibrare la corda nazionalista. Nella corsa agli
armamenti, chi si trovava in condizione di superiorit, e sapeva
che questo vantaggio probabilmente sarebbe stato solo temporaneo, 
era tentato di trarne profitto. Era questo, nel 1913, lo stato
d'animo dello Stato Maggiore tedesco.
Orientamento dei popoli: essi prestavano ascolto pi volentieri
alla propaganda nazionalista che agli appelli pacifisti, dopo le 
ripetute minacce, essi erano arrivati a provare una rassegnazione
fatalista di fronte alla prospettiva della guerra, alcuni ambienti
pensavano addirittura che, per sfuggire alla tensione nervosa, 
sarebbe stato meglio farla finita. Dopo un lungo periodo di
pace - nonostante questa pace fosse incerta - questi popoli non si
rendevano conto di cosa avrebbe significato l'appello alle armi.
Era un'atmosfera favorevole allo scoppio di un conflitto. Ma
questa guerra sembrava imminente? Certamente no Nei primi
mesi del 1914 la tensione nelle relazioni internazionali era 
minore che nell'anno precedente. L'ambasciatore di Francia a 
Berlino scriveva, il 12 giugno: Sono lungi dal credere che in questo
momento ci sia nell'aria qualcosa che rappresenti per noi una
minaccia; proprio al contrario.
Ora, quindici giorni pi tardi, l'omicidio, a Sarajevo, dell'arciduca
erede al trono d'Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando
ad opera di un Bosniaco - quindi un suddito austriaco, ma Serbo
per sentimento nazionale - apre la crisi internazionale che 
condurra alla guerra europea. Il governo austro-ungarico rimprovera
al governo serbo una complicit indiretta nell'attentato, perch
le armi dell'omicida provenivano dagli arsenali di Belgrado
dopo tre settimane di riflessione, presenta alla Serbia un ultimatum,
in cui chiede, oltre ad altre condizioni, la partecipazione di
agenti della polizia austriaca all'inchiesta aperta a Belgrado per
trovare i complici nell'attentato; dichiara guerra, quando il 
governo serbo respinge questa clausola (28 luglio).
La guerra austro-serba provoca un conflitto austro-russo: il
governo dello zar aveva annunciato, gi dal 24 luglio, che non
avrebbe lasciato schiacciare la Serbia, alla notizia del 
bombardamento di Belgrado, decreta una mobilitazione parziale, diretta
solamente contro l'Austria-Ungheria (29 luglio), ma, appena la
Germania, alleata dell'Austria-Ungheria da trentacinque anni,
dichiara che non tollerer il proseguimento delle misure militari
russe, il giorno seguente (30 luglio), emana l'ordine di mobilitazione 
generale.
A quel punto il conflitto austro-russo diventa europeo. La
Germania proclama lo stato di pericolo di guerra e, il 31
luglio, invia alla Russia un ultimatum che esige la sospensione
delle misure di mobilitazione; nello stesso tempo chiede
alla Francia, alleata della Russia da ventidue anni, l'impegno
a restare neutrale in una guerra russo-tedesca. Il governo francese
rifiuta di fare questa promessa, e decreta, contemporaneamente
al governo tedesco, la mobilitazione generale. La sera del
primo agosto, la Germania dichiara guerra alla Russia.
Il 2 agosto intima al Belgio, nonostante lo statuto internazionale 
di neutralit che lo protegge, di permettere il passaggio
alle sue truppe. Il 3, invia alla Francia la dichiarazione di
guerra. Alla violazione della neutralit belga, la Gran Bretagna 
risponde con la decisione di entrare in guerra a fianco
della Francia e della Russia, mentre l'Italia, nonostante sia dal
1882 alleata dell'Austria-Ungheria e della Germania dichiara
la propria neutralit.
Perch questa crisi non  stata risolta con gli strumenti diplomatici?
Il governo austro-ungarico ha voluto sfruttare l'occasione che gli
offriva l'attentato di Sarajevo per stroncare, con le
armi, il movimento nazionale serbo. Il governo russo si  rifiutato
di lasciar schiacciare la Serbia, perch l'Austria-Ungheria
avrebbe conquistato una posizione preponderante in tutta l'area
balcanica che, da circa un secolo, era teatro di una lotta tra i due
Imperi per l'influenza nella zona. La Germania e la Francia
hanno creduto che fosse indispensabile mantenere le alleanze.
La Gran Bretagna  stata consapevole dei propri interessi generali
che le imponevano di sbarrare la strada ad una egemonia tedesca 
sul continente.
Nella crisi del luglio 1914, la pressione degli interessi economici
(che era stata notevole negli anni precedenti) non si  manifestata
affatto; sono state unicamente le preoccupazioni di sicurezza, 
di potenza o di prestigio ad orientare le scelte decisive.
Certo nessuno dei governi aveva premeditato la guerra generale.
Ma l'Austria-Ungheria e la Germania avevano elaborato un
piano d'azione di forza che, in un'Europa inquieta, implicava il
rischio di un grande conflitto; esse hanno rifiutato ogni 
soluzione diplomatica; esse ancora, quando si  affermata la 
resistenza della Russia, hanno preferito la guerra generale 
all'abbandono del proprio piano.
CAPITOLO 1. Le forze europee a confronto
Nel momento in cui iniziano le ostilit, le due Potenze Centrali
(Germania e Austria-Ungheria) hanno di fronte le potenze
dell'Intesa: Francia, Russia, Gran Bretagna (che, il 5 settembre
1914 si uniscono in un patto, col quale si impegnano a non
concludere paci separate nel corso della guerra in atto), Belgio
e Serbia. Da un lato un blocco compatto di circa 120 milioni di
uomini, che occupano territori contigui. Dall'altro 238 milioni di
uomini, divisi per dal punto di vista geografico in tre masse,
separate da grandi distanze.
L'esito della guerra  direttamente legato alla potenza dei
mezzi militari e navali, al valore dei combattenti e dei loro capi.
Ma la quantit e la qualit degli armamenti dipende dalla capacit 
di produzione, quindi dalle risorse economiche, il coraggio e
la determinazione dei soldati dipendono, in gran parte, dalla
mentalit collettiva, infine ognuna delle coalizioni si sforza di
portare dalla propria parte nuovi Stati. Iniziative diplomatiche,
risorse economiche, forze morali sono inseparabili dalla storia
militare e navale della guerra. Qual  stata l'evoluzione di tutte
queste componenti durante il periodo europeo della guerra,
cio prima che l'intervento degli Stati Uniti e il disimpegno della
Russia cambiassero il corso del conflitto?
1. Le forze militari e navali
Nell'agosto 1914, le due Potenze Centrali possono schierare
147 divisioni di fanteria attiva o di riserva, e 22 divisioni di 
cavalleria. Le Potenze dell'Intesa, nonostante le proprie risorse
demografiche, dispongono, durante le prime settimane di operazioni,
di non pi di 167 divisioni di fanteria (attiva e di riserva) e
di 36 divisioni di cavalleria; la Gran Bretagna, il cui esercito
permanente  molto esiguo, non pu schierare che 5 divisioni di
fanteria: la Russia, per l'inadeguatezza della propria rete
ferroviaria,  nell'impossibilit di inviare in breve tempo al fronte le
truppe di stanza in Siberia, nel Turkestan o nel Caucaso, e, a
causa della carenza di quadri, non pu chiamare alle armi che un
terzo circa degli uomini in et militare. Di fatto, sono gli eserciti
tedesco e francese, nei quali il valore dei soldati e quello dei
quadri si equivalgono, che sono chiamati a sostenere il peso 
fondamentale delle operazioni: il primo ha 87 divisioni di fanteria e
11 divisioni di cavalleria; l'altro 72 divisioni di fanteria e 
10 divisioni di cavalleria. L'esercito tedesco ha inoltre una netta 
superiorit in artiglieria pesante da campagna, in mitragliatrici e in
autovetture.
(La Francia, nonostante la sua popolazione sia inferiore di pi del 50
per cento a quella della Germania, riesce a schierare delle forze 
militari inferiori del 20 per cento soltanto a quelle dell'avversario; 
questo fatto, da solo, consente di valutare l'importanza dello sforzo
compiuto dalla nazione francese durante gli anni precedenti la guerra.
Questo rapporto di forze militari subisce, ovviamente, continui
cambiamenti nel corso dei due anni successivi. Le Potenze
Centrali hanno riserve di uomini e possono fornire loro gli 
armamenti senza difficolt. La Russia dispone di riserve molto pi
ingenti, ma ha difficolt ad utilizzarle per la carenza di quadri e
di armamenti. La Gran Bretagna, con gli arruolamenti volontari,
recluta, tra l'agosto 1914 e l'aprile 1915, un milione di uomini.
Soltanto la Francia, avendo sopportato il peso principale della
lotta durante i primi mesi, non riesce ad aumentare in maniera
sensibile il numero delle proprie divisioni.
In questo quadro di sviluppo delle forze armate, solo nel 1916
si manifesta un calo sensibile degli effettivi, per lo meno negli
Stati che compiono lo sforzo maggiore. La Germania, i cui eserciti
sono impegnati senza sosta, comincia ad incontrare difficolt
di reclutamento. La Francia, per mantenere in campo lo stesso
numero di divisioni, moltiplica le misure destinate a recuperare
al servizio attivo gli esentati, i riformati, o gli uomini arruolati
nel servizio ausiliario, col risultato che l'esercito conta un buon
numero di combattenti di cui le condizioni fisiche sono mediocri.
Al contrario l'esercito russo, nonostante subisca perdite considerevoli,
aumenta il numero dei combattenti effettivi, via via che
in estate, i porti della costa settentrionale ricevono il materiale
inviato dalla Gran Bretagna e dalla Francia e che le commesse di
armamenti fatte all'estero (in Giappone e soprattutto negli Stati
Uniti), sono instradate sulla Transiberiana. L'esercito britannico
 diventato importante: nella primavera del 1916 ha in campo 70
divisioni; ma il flusso degli arruolamenti volontari, che aveva
cominciato a diminuire alla fine del 1915, cala rapidamente. Per
costituire nuove divisioni,  necessario istituire il servizio
militare obbligatorio, in contrasto con ogni tradizione nazionale e
con la dottrina del partito liberale, i cui capi sono alla guida del
governo. Il Parlamento, molto gradualmente, vi si rassegna, 
lasciando per in vigore numerosi casi di esenzione. Dopo due
anni di guerra, la potenza degli armamenti si  dunque notevolmente 
accresciuta in tutti gli Stati belligeranti.
Quanto agli armamenti navali, il rapporto di forze  evidentemente tutto
a favore delle Potenze dell'Intesa. La marina da guerra russa 
(8 corazzate e 22 incrociatori) pu avere solo,  vero, un ruolo passivo,
perch  bloccata nel Mar Nero e nel Baltico. La Francia ha concentrato 
nel Mediterraneo, come previsto dagli accordi anglo-francesi, la quasi
totalit delle proprie forze navali: 21 corazzate e 30 incrociatori. 
Ovunque, del resto,  la marina da guerra britannica ad avere il
dominio dei mari, grazie alle proprie basi navali e agli incrociatori. 
La Grande Flotta, cio il gruppo di squadre navali pronte ad ingaggiare 
una battaglia decisiva nei Mare del Nord, conta 28 corazzate, 
4 incrociatori da battaglia, 8 incrociatori corazzati. Possono le Potenze
Centrali pensare di cercare il combattimento?
Nel Mediterraneo, le forze navali austro-ungariche, nonostante abhiano 
avuto l'appoggio di due navi tedesche, sono inferiori della met, in 
corazzate e in incrociatori da battaglia, alle forze francesi. La flotta
tedesca, che, dal 1900, sotto la spinta dell'ammiraglio von Tirpitz,
aveva realizzato notevoli progressi,  ancora inferiore di molto 
alla flotta inglese: ha 40 corazzate contro 64, 4 incrociatori da 
battaglia contro 10, 50 piccoli incrociatori contro 108; la Flotta d'Alto
mare, che dovr confrontarsi con la Grande Flotta il giorno in cui le 
verr dato l'ordine, conta 23 grandi unit, mentre l'avversario ne ha 32. 
Questo rapporto di forze potrebbe essere modificato solo molto lentamente,
tenuto conto dei tempi lunghi necessari alla costruzione delle grandi navi
da guerra. E i cantieri navali inglesi non continuano ad avere forse una 
capacit produttiva superiore a quella dei cantieri tedeschi?  alla 
guerra sottomarina che l'Ammiragliato tedesco dedicher i propri sforzi: ma
occorreranno due anni e mezzo perch arrivi a possedere mezzi 
ragguardevoli in questo settore.
2. Le prospettive diplomatiche
Per tentare di modificare a proprio vantaggio l'equilibrio delle
forze, ognuna delle due coalizioni cerca, fin dall'inizio della
guerra, di trascinare nel conflitto qualcuno dei Paesi europei 
rimasti neutrali. Nessuno di questi Stati pu restare indifferente
alla grande lotta di cui  spettatore, perch un importante riassetto
territoriale del continente e un cambiamento profondo dell'equilibrio 
tra le grandi potenze non potrebbe non influire sulla sua sicurezza
o sui suoi interessi. Ma alcuni hanno delle ragioni immediate per
seguire il corso degli avvenimenti con particolare attenzione: sono
quelli che vogliono liberare da un dominio straniero 
una minoranza nazionale (vedi pi avanti paragrafo 4) e annettere 
alla propria sovranit il territorio su cui vive questo gruppo di
popolazioni. Quali possibilit offrono ai belligeranti gli interessi
nazionali di questi Paesi neutrali?
La Turchia ha parecchie ragioni di temere la politica russa. Il governo, 
dominato dal Comitato dei Giovani Turchi, stipula, il 2 agosto 1914,
un trattato segreto d'alleanza con la Germania. Per renderlo esecutivo 
aspetta di ultimare i preparativi militari. Il primo novembre 1914, entra 
in guerra e lancia ai popoli islamici un appello alla Guerra Santa che, 
nelle sue intenzioni, dovrebbe rappresentare un pericolo per i territori
extraeuropei della Francia e della Gran Bretagna, ma che, di fatto,
provoca solo dei sommovimenti locali.
La Romania (7.500.000 abitanti) guarda alle popolazioni di lingua rumena 
che vivono nelle regioni russe (Bessarabia) o austro-ungariche 
(Transilvania, Banato di Timisoara, Bucovina). Le Potenze Centrali, al 
momento dell'inizio delle ostilit, promettono al governo rumeno la 
Bessarabia, se esso render esecutivo il trattato d'alleanza che lo lega
dal 1883 all'Austria-Ungheria. L'intesa gli fa capire che, se si 
schierasse al suo fianco, potrebbe ottenere la Transilvania. La 
dichiarazione di neutralit fatta dal governo, il 3 agosto 1914, lascia 
la porta aperta a negoziati che si protrarranno, con i due gruppi di
belligeranti, fino all'estate del 1916.
La Bulgaria (4.700.000 abitanti), sconfitta nel 1913 nella seconda guerra 
balcanica, non ha perso la speranza di una rivincita: guarda alla Dobrugia, 
che ha dovuto cedere alla Romania, ma soprattutto alla Macedonia greca o
serba. Dal momento che la Serbia si trova in una situazione difficile, 
non c' da sorprendersi che la politica bulgara cerchi di trarne vantaggio. 
Le Potenze Centrali sono pronte ad offrirle dei vantaggi, mentre la Russia
non pu che fare appello alla memoria storica, alla solidariet slava. 
La neutralit bulgara  solo una posizione d'attesa, che finir 
nell'autunno del 1915.
La Grecia (4.800.000 abitanti) vuole difendere dalle mire bulgare i
territori che ha ottenuto in Macedonia; ma guarda anche alle popolazioni di 
lingua greca che, nelle regioni costiere della Tracia orientale e 
dell'Asia Minore e nelle isole del Mar Egeo vivono sotto il dominio 
turco: liberare queste popolazioni era il grande ideale che aveva 
ispirato, da quando si era costituito lo Stato greco moderno, la 
rivendicazione nazionale. Tali sentimenti e interessi dovrebbero dunque 
orientare la politica greca verso le Potenze dell'Intesa:  questa la
politica del Presidente del Consiglio, Venizelos, che considera la 
neutralit niente altro che un espediente provvisorio. Ma il re 
Costantino, cognato di Guglielmo secondo,  convinto che la guerra 
si concluder con la vittoria tedesca; pensa che la neutralit sia 
vantaggiosa per gli interessi fondamentali dello Stato.
L'atteggiamento dell'italia ha tutt'altra rilevnnza, poich questo 
grande Stato (36 milioni di abitanti) possiede una forza militare e
ha, nel Mediterraneo, una posizione strategica di vitale importanza.
Tutti gli ambienti politici pensano che la guerra europea
offra alle aspirazioni nazionali un'occasione favorevole, perch
pu costringere l'Austria-Ungheria ad abbandonare quella parte
dei propri territori su cui vivono popolazioni italiane. Ma gli uni
si contenterebbero di ottenere la cessione del Trentino, forse
anche la concessione alla citt di Trieste di uno statuto d'autonomia, 
e credono sia possibile giungervi per mezzo di negoziati,
senza dover affrontare i rischi di una guerra. Gli altri sono fautori 
dell'intervento a fianco dell'intesa, unico mezzo per liberare
tutte le terre irredente e ottenere il dominio dell'Adriatico.
L'opinione pubblica  divisa: i fautori dell'intervento si trovano
tra le file dei liberali di destra, dei massoni, dei democratici 
cristiani (che non sono che un piccolo gruppo), dei socialisti 
riformisti o dissidenti (Mussolini), dei repubblicani; i neutralisti sono
i liberali di sinistra, il grosso dei cattolici, la maggior parte 
dei socialisti e dei sindacalisti. Il Parlamento  sensibile all'influenza
di Giolitti, che per dodici anni ha dominato la vita politica e appoggia
con tutta la propria autorit il movimento neutralista. Il governo,
presieduto da Salandra, dichiara di non volersi ispirare
che al sacro egoismo dell'Italia. E all'inizio del 1915 tratta
con entrambe le parti. Dopo quattro mesi di aspre trattative
prende la propria decisione. Non essendo riuscito a far accettare
al governo austro-ungarico il proprio programma adriatico, stipula
con l'Intesa il trattato segreto del 26 aprile 1915, che promette
all'Italia, oltre ai territori austro-ungarici le cui popolazioni
sono di lingua italiana, la maggior parte della costa dalmata.
Nel momento in cui la maggioranza parlamentare sembra pronta
a disconoscere questi impegni,  un movimento d'opinione a
spezzare questa resistenza. L'Italia  l'unico paese in cui, nelle
grandi citt, si organizzano delle manifestazioni popolari al grido
di Viva la guerra. Il 20 maggio 1915 il Parlamento si rassegna
a votare a favore dei crediti di guerra.
3. Le forze economiche
Durante i primi mesi del conflitto, l'attivit economica 
molto ridotta in tutti gli Stati belligeranti, dove si crede ad una
guerra breve e ognuno conta di poter resistere con le proprie
scorte. La prospettiva di una guerra lunga pone, all'improvviso
gravi problemi. Bisogna dar vita, con urgenza ad una industria
bellica, perch ovunque gli eserciti soffrono per la carenza di
munizioni e di materiali. Bisogna assicurare alle popolazioni 
civili derrate alimentari e indumenti, nonostante i bisogni degli
eserciti sottraggano gran parte delle risorse. Diventa ben presto
palese la carenza di manodopera, perch la mobilitazione ha 
sottratto al lavoro la maggior parte degli uomini in et attiva, 
nell'industria come nell'agricoltura. Non si pu dunque contare sul
libero gioco degli interessi individuali per soddisfare i bisogni
essenziali.  necessaria la mobilitazione di una gran parte delle
risorse economiche e il controllo dello Stato su tutte le forme di
produzione.
In questa mobilitazione economica, tuttavia, la partita non  uguale 
per tutti. Tra i belligeranti, alcuni devono vivere essenzialmente 
delle proprie risorse e di quelle dei Paesi vicini, mentre gli altri
possono attingere largamente alle riserve di derrate, di materie prime
e anche ai mezzi di produzione industriale dei Paesi neutrali, 
soprattutto degli Stati Uniti.  la supremazia dei mari che garantisce la
posizione di vantaggio: e tale supremazia appartiene alla Gran Bretagna 
e alla Francia.
Grazie alla superiorit navale, questi due Stati possono dichiarare le 
Potenze Centrall in stato di blocco e ostaco]are i loro rifornimenti
di derrate alimentari e di materie prime. Hanno i mezzi per distruggere 
i mercantili nemici che si avventurino ad uscire dai porti; dall'inizlo
delle ostilit, sottopongono ad un diritto di visita in alto mare i 
mercantili neutrali per sequestrare le merci destinate al nemico, 
comprese le derrate alimentari, senza rispettare le regole del diritto 
fissate nel 1909 da una Conferenza internazionale. Il governo tedesco 
replica con una guerra corsara condotta dai sottomarini.
Sulle spalle dei neutrali viene dunque condotta la guerra
economica. Gli armatori scandinavi, olandesi e anche americani
rischiano di vedere i propri carichi catturati dalle crociere inglesi,
le proprie navi silurate dai sottomarini tedeschi. Le loro proteste
sono particolarmente veementi nei confronti della Germania
poich i sottomarini non risparmiano le vite umane.
In questa guerra economica,  la Germania a soffrire di pi.
Essa  certamente la principale potenza industriale sul continente
ma le viene a mancare una gran parte delle importazioni che riceveva
in tempo di pace. Dal 1915,  costretta a stabilire il razionamento 
delle derrate alimentari.
4. Le forze morali
Lo sforzo dei combattenti deve essere sostenuto dallo sforzo
delle nazioni. Saranno in grado queste di mantenere intatta la 
volont di vittoria di fronte alle lunghe prove? Sono disposte a 
dimenticare le controversie politiche o religiose, i conflitti sociali
che potrebbero distoglierle dallo sforzo essenziale? In tutti gli
Stati belligeranti, nel momento in cui iniziano le ostilit, i
governi rivolgono un pressante appello all'unione, che ottiene
un'ampia risposta.
Sar duratura questa unione sacra? Certo  inevitabile che
si manifestino delle divergenze d'opinione quando si tratta di 
valutare le iniziative del governo in campo economico o i metodi
adottati nella direzione della guerra; tali divergenze trovano 
risonanza nei dibattiti parlamentari, ma questa opposizione non 
contesta la necesslt dello sforzo bellico, al contrario: rimprovera 
al governo l'esitazione a prendere iniziative pi energiche. Al di l
delle difficolt di minore entit, due grandi forze possono minacciare 
la coesione nazionale. Una  quella dei gruppi che si sentono stranieri
nello Stato in cui vivono, perch non parlano la stessa lingua o non
professano la stessa religione degli altri abitanti, perch non 
hanno lo stesso patrimonio di memorie storiche e di tradizioni, o
perch sono stati uniti a questo Stato in seguito ad una conquista:
sono le minoranze nazionali. L'altra forza  l'ideale 
internazionalista del socialismo.
La questione delle minoranze nazionali ha, fin dai primi mesi della 
guerra, un ruolo attivo. La Francia  il solo degli Stati belligeranti 
che non conosca questa difficolt. La Germania ha, sul proprio territorio,
5 milioni di allogeni: Alsaziani-Lorenesi, Polacchi di Poznania e di 
Prussia occidentale, Danesi dello Schleswig settentrionale, ma queste 
minoranze sono numericamente troppo esigue per tentare di passare dalla
resistenza morale alla resistenza armata. La Gran Bretagna si preoccupa 
della situazione in Irlanda, dove l'applicazione dello statuto di autonomia
votato dal Parlamento britannico aveva provocato, nella primavera 
del 1914, una minaccia di guerra civile tra le province dell'Ulster, 
abitate, in maggioranza, da protestanti, e le altre tre province, la cui 
popolazione  cattolica; tra i nazionalisti dell'Irlanda cattolica, gli 
estremisti non cercheranno forse, col favore della crisi internazionale,
di ottenere non solo l'applicazione dell'Home Rule, ma l'indipendenza? 
Nell'Impero russo vivono da 25 a 30 milioni di allogeni - Polacchi, Lettoni
e Lituani, Finlandesi, Rumeni di Bessarabia e Turco-Tatari del 
Volga - senza contare gli Ebrei, numerosi nelle province occidentali;
ora i due gruppi che hanno la coscienza nazionale pi attiva occupano le
zone di confine dove si svolgeranno le operazioni militari. Infine, 
l'Austria-Ungheria  lo Stato delle nazionalit per eccellenza.
Le minoranze nazionali Cechi di Boemia, Polacchi e Ruteni di Galizia, 
Rumeni di Transilvania, Slovacchi dell'Ungheria settentrionale, Serbi,
Croati e Sloveni dell'Ungheria meridionale, Italiani del Trentino e
dell'Istria costituiscono la met della popolazione; esse hanno, nella
maggior parte, una coscienza nazionale attiva e possiedono una
tradizione politica; non possono sognare di liberarsi, col favore della
crisi internazionale, dalla dominazione dei Tedeschi d'Austria o dei
Magiari d'Ungheria?
Questi movimenti nazionali sono dunque per quasi tutti gli Stati 
belligeranti una causa di debolezza che i loro avversari possono cercare 
di sfruttare. Sono le Potenze dell'Intesa che trovano le prospettive pi 
favorevoli perch possono alimentare in Austria-Ungheria le forze 
di dissociazione.
La dottrina socialista internazionale  in aperto fallimento. 
Il 29 luglio 1914 l'Internazionale socialista aveva chiesto a tutte le 
organizzazioni socialiste degli Stati minacciati dalla guerra di 
organizzare possenti manifestazioni per impedire il conflitto; non aveva
ottenuto nulla. Ovunque le masse socialiste e quasi ovunque i loro capi 
erano stati animati da uno slancio patriottico: il sentimento nazionale 
aveva immediatamente sopraffatto l'ideale di solidariet internazionale 
delle classi operaie. Le grandi centrali sindacali non avevano ritenuto
opportuni n scioperi n manifestazioni. I partiti socialisti avevano
dato il proprio appoggio ai rispettivi governi e votato a favore dei 
crediti di guerra. L'adesione dei gruppi parlamentari all'unione sacra
era stata unanime a Parigi come a Berlino; a Londra era stata quasi 
unanime (solo quattro voti contrari) nonostante il capo del partito,
Ramsay Mac Donald, si fosse dichiarato neutralista; a San Pietroburgo,
solo alcuni socialisti estremisti, una decina, avevano votato contro la
guerra: erano gli esponenti della frazione estremista del partito 
socialdemocratico russo - i bolscevichi, il cui capo, Lenin, viveva 
in esilio. L'Internazionalc socialista, consapevole della propria 
impotenza, non aveva tentato di reagire.
La ripresa delle relazioni internazionali tra i socialisti avviene 
tuttavia nel settembre 1915. L'iniziativa appartiene a dei socialisti 
neutrali che ricevono l'appoggio dei dirigenti socialisti italiani 
(l'unico dei dirigenti che ha posto il sentimento nazionale avanti 
all'ideale internazionale - Benito Mussolini -  stato espulso dal 
partito nel gennaio 1915). Ben presto anche il gruppo dei bolscevichi
rifugiati in Svizzera intorno a Lenin, e a Parigi intorno a Trotzkij, 
li appoggia. I promotori vogliono formare una nuova organizzazione, che 
si sostituisca all'Internazionale socialista, il cui fallimento  
evidente, e unisca i socialisti rimasti fedeli alla dottrina della 
solidariet operaia.  questo lo scopo della Conferenza che si riunisce
a Zimmerwald, nei pressi di Berna, dal 5 all'8 settembre 1915.
Essa non raggruppa che un esiguo numero di militanti - una trentina, 
reclutati in Germania in seno ad un gruppo socialista indipendente, 
in Gran Bretagna, tra i dissidenti del partito laburista, che hanno 
fondato l'Independent Labour Party, in Francia, tra i redattori del
giornale La vie ouvrire. Ma il Manifesto che essa redige avr un'ampia
diffusione.
La guerra, gigantesco mattatoio di uomini,  il prodono 
dell'imperialismo: non pu condurre che alla distruzione della civilt, 
alla depressione economica, alla reazione politica, dice il Manifesto. 
I partiti socialisti e le organizzazioni operaie che hanno accettato 
l'unione sacra sono venuti meno al proprio dovere. I membri della 
Conferenza rimasti fedeli alla solidariet internazionale del proletariato 
e alla lotta di classe vogliono riprendere la lotta per la fratellanza 
dei popoli, per il socialismo, e anche la lotta per la pace. Questa pace
dovr essere conclusa senza annessioni n indennit di guerra, ma dovr
rispettare il diritto dei popoli a decidere di se stessi, che  
il fondamento incrollabile nell'ordine dei rapporti tra nazione e nazione.
Questo testo, redatto da Trotzkij,  giudicato moderato da Lenin che
avrebbe voluto lanciare la parola d'ordine di scioperi politici e anche 
di guerra civile. Lenin non rifiuta di partecipare al nuovo movimento, 
che ha come organo permanente una Commissione socialista internazionale con
sede a Berna (come non ha rifiutato di firmare il Manifesto), ma organizza 
un gruppo distinto, la Sinistra Zimmerwaldiana: la lotta per la 
pace - dichiara sul suo giornale, il Sozialdemokrat, - non  che
fraseologia se non  legata alla lotta di classe, alla 
lotta rivoluzionaria del proletariato.
Tuttavia queste forze di dissociazione che minacciano l'unanimit nazionale
non hanno, nel 1914 e nel 1915, che un ruolo marginale. L'influenza degli
Zimmervaldiani  limitata a piccoli gruppi di militanti che sono pi 
pacifisti che rivoluzionari. Le minoranze nazionali, anche in 
Austria-Ungheria, non sono ancora focolai di resistenza attiva. Questi 
germi si svilupperanno solo nella seconda met del 1916. Fino a quel 
momento l'opinione pubblica, per quanto si esprima su una stampa
sottoposta alla censura,  conquistata, senza apparenti reticenze, allo
sforzo bellico. Negli Stati che sopportano il peso principale del 
conflitto, gli ambienti politici, la maggior parte degli intellettuali, 
i rappresentanti dei grandi interessi economici, pensano che la nazione 
debba legittimamente attendersi dal successo di questo sforzo un aumento
di potenza e di prestigio.  soprattutto in Germania che viene elaborato 
un programma d'azione che d luogo ad importanti iniziative. C' da
sorprendersi, allora, che la carta di guerra, nonostante il fallimento 
del piano originario dello Stato Maggiore tedesco, sia largamente 
favorevole al Reich?
CAPITOLO 2. Il fallimento del piano di guerra tedesco (agosto-novembre 1914)
Il piano di guerra tedesco, definito da 15 anni, aveva previsto
che una grande offensiva sarebbe stata immediatamente diretta
contro la Francia, attraversando il territorio del Belgio neutrale:
l'offensiva avrebbe aggirato a nord la linea delle fortificazioni
francesi e avrebbe potuto, in sei settimane, condurre ad una
vittoria completa; poi tutte le forze tedesche sarebbero state 
riversate contro la Russia. Il grande Stato Maggiore concentra
dunque sul fronte occidentale 78 divisioni, che ne avranno di
fronte 83 (72 francesi, 5 inglesi, 6 belghe), schierate sotto tre 
diversi comandi: ha lasciato solo 9 divisioni sul fronte orientale,
contando sugli Austro-Ungarici per tenere a bada i Russi, fino al
momento in cui la vittoria sulla Francia sar definitiva.  convinto 
che la guerra sar breve, cinque o sei mesi al massimo; dopo la 
sconfitta francese sar sufficiente, sul fronte orientale,
qualche grande battaglia per decretarne la sorte.
1. La battaglia delle frontiere
La prima parte della manovra - l'aggiramento strategico - si
sviluppa secondo le previsioni dello Stato Maggiore tedesco.
Il 18 agosto, l'ala destra tedesca, dopo la presa di Liegi, comincia ad 
avanzare in Belgio, verso Bruxelles e Namur, mentre il grosso dell'esercito
belga ripiega verso il campo trincerato di Anversa. Il comandante in capo
francese, generale Joffre, aveva stabilito un piano di concentrazione 
delle truppe, il piano 17esimo, secondo il quale le armate di prima 
linea avevano i propri quartieri generali a Rethel, Verdun, Neufchteau, 
Epinal. Egli si aspettava la violazione della neutralit belga, ma 
pensava che l'ala destra tedesca si sarebbe limitata ad entrare nelle
Ardenne e non avrebbe oltrepassato la Mosa. Perch era giunto a questa 
convinzione? Perch aveva sottovalutato la forza dell'ala destra: non 
aveva considerato che le divisioni di riserva nemiche avrebbero potuto 
essere schierate fin dalle prime battaglie. Aveva anche previsto che
avrebbe sferrato due offensive, una tra i Vosgi e la Mosella, nella zona 
delle paludi di Lorena, l'altra nel Lussemburgo belga. La presa di Liegi, 
l'avanzata dei Tedeschi verso Bruxelles, gli avvertimenti del generale 
Lanrezac, che comanda l'ala sinistra (la quinta armata), non valgono a 
fargli comprendere il suo errore: egli si limita a prelevare dagli
eserciti di Lorena due corpi d'armata da inviare sulla Mosa, nella 
regione di Marienbourg.
Il movimento aggirante delle forze tedesche travolge dunque il 
dispositivo francese; a nord di Thionville, i Tedeschi hanno
52 divisioni, i Francesi 32.
Joffre tuttavia mantiene la decisione di sferrare l'offensiva:
conta sul fatto che, per estendere la propria ala destra fino a
Bruxelles, il nemico ha certamente indebolito altri settori del
fronte. In tre giorni, le sue speranze crollano. Mentre il 20 agosto
in Lorena, l'armata Castelnau si scontra, a Morhange, con delle
posizioni organizzate che non riesce a sfondare e indietreggia
verso la zona fortificata di Nancy (il Grand-Couronn), l'armata
Langle de Cary, il 22 agosto, d battaglia nelle Ardenne: nonostante 
disponga di una netta superiorit numerica, questa armata su un
terreno boscoso, che rende difficile l'azione del comando si 
sfianca in attacchi senza esito; l'indomani  costretta a ripiegare 
verso la Mosa. Il piano di offensiva francese  fallito.
Contemporaneamente, il comando tedesco lancia una grande
operazione - quella che dovrebbe assicurare il successo del 
movimento aggirante.  la battaglia di Charleroi (21-23 agosto). Il
generale von Bulow, che comanda l'ala destra tedesca, dispone
di 30 divisioni; l'armata Lanrezac  appoggiata da 4 divisioni
britanniche e 1 divisione belga; in tutto 19 divisioni. La sera del
23 agosto Lanrezac ha motivo di temere d'essere stato accerchiato: 
d l'ordine di cessare il fuoco e fa ripiegare le truppe verso Givet.
La battaglia delle frontiere dunque si conclude, dovunque
con una vittoria tedesca. Le armate francesi mantengono per un
solido perno in Lorena; su tutto il resto del fronte, sono in piena
ritirata. Il 27 agosto, il generale von Moltke, comandante in
capo, d l'ordine di inseguimento. In 8 giorni di marce forzate
le armate tedesche raggiungono la Marna. Tuttavia il comando
non ha ottenuto il risultato al quale attribuiva maggior valore:
prendere il fianco sinistro del nemico. L'armata Lanrezac e il
corpo di spedizione britannico gli sono sfuggiti. Il 26 agosto, a
Le Cateau, il 29, a Guisa, le forze franco-inglesi sono riuscite a
liberarsi: il 31 sono riuscite ad attraversare la Marna, a 
Chteau-Thierry, prima che le avanguardie nemiche raggiungessero i
ponti. La vittoria tedesca resta incompleta, dal momento che le
forze avversarie, nonostante una ritirata estenuante, hanno 
mantenuto la propria compattezza.
Moltke, tuttavia, non rinuncia alla speranza di aggirare il
grosso delle truppe francesi. Il 2 settembre, d alle proprie 
armate l'ordine di spingere i Francesi lontano da Parigi, in 
direzione Sud-est. Per proteggersi dalla minaccia rappresentata, sul
fianco sinistro, dalla presenza del campo trincerato di Parigi,
conta sull'armata d'ala destra - la Prima Armata (Kluck) - che
deve schierarsi a scaglioni indietro, cio tenere la linea 
dell'Ourcq, senza oltrepassare la Marna. Di fatto, Kluck si limita a
schierare come reparto fiancheggiante uno dei propri corpi d'armata,
e continua l'avanzata.
2. La battaglia della Marna
A questo punto comincia a delinearsi la risposta francese. Fin
dal 25 agosto, Joffre ha tratto insegnamento dalla battaglia delle
frontiere: ha cercato di ristabilire l'equilibrio, rinforzando l'ala
sinistra. Sottraendo numerose unit agli altri settori del fronte, ha
formato, nel campo trincerato di Parigi, la cui guarnigione era
formata soltanto da territoriali, una nuova armata, quella del
generale Maunoury, che, il primo settembre, comprende 11 divisioni: 
questa armata deve avere il compito di colpire al fianco l'ala 
tedesca che avanza, quando le circostanze saranno favorevoli.
In quale momento? Il 3 settembre Joffre non lo sa ancora:
pensa di continuare la ritirata per qualche giorno, mantenendo
per alle due estremit del fronte - Parigi e Verdun - i punti
d'appoggio che potranno permettere di riprendere l'offensiva. Il
giorno seguente viene informato della situazione critica della prima
armata tedesca, il cui reparto fiancheggiante  insufficiente.
L'occasione dunque  favorevole. Bisogna coglierla immediatamente? 
Joffre ritiene opportuno condurre l'armata Maunoury a
sud della Marna, mentre Gallieni, comandante del campo trincerato
di Parigi, vuole spingerla a nord del fiume. Nel primo caso
si darebbe battaglia il 7; nel secondo il 6. Joffre, dopo essersi 
assicurato che la quinta armata, a capo della quale Lanrezac  stato 
sostituito da Franchet d'Esprey, e il corpo di spedizione britannico
sono in grado di riprendere l'offensiva, finisce per accettare
il piano Gallieni. La sera del 4 settembre, alle 22, d l'ordine 
generale: Conviene approfittare della situazione critica della prima 
armata tedesca per concentrare su di essa gli sforzi delle armate 
alleate di estrema sinistra.
In quello stesso momento Moltke, finalmente informato dei
prelievi di forze francesi in Lorena, comprende la gravit della
tempesta che incombe verso Parigi. Lascia che le armate del
centro continuino la propria avanzata, ma d alle due armate
d'ala destra - Kluck e Bulow - l'ordine di fare fronte ad Est.
La costituzione di questo fronte difensivo non pu tuttavia essere
immediata, poich la maggior parte delle divisioni tedesche ha
gi attraversato la Marna, mentre le truppe di Maunoury sono
pronte all'azione, a nord del fiume.
Nel momento in cui sta per iniziare la battaglia della Marna, i
due avversari hanno in campo forze all'incirca equivalenti: Moltke
ha 75 divisioni, Joffre 79. Ma i fattori strategici sono ora a
favore degli Anglo-Francesi. Mentre a Charleroi le due armate
tedesche di destra avevano 30 divisioni contro 19 divisioni 
anglo-francesi, esse ne hanno ora soltanto 20, mentre gli Anglo-Francesi
ne hanno 30. Perch queste due armate, il cui compito era
decisivo, sono state private di gran parte dei propri mezzi?
Hanno inviato 4 divisioni davanti ad Anversa, ridotto della 
difesa belga; ne hanno lasciate 3 davanti a Mauberge, per assediare
la piazzaforte; infine il 26 agosto hanno dovuto mettere a 
disposizione del Gran Quartier Generale 4 divisioni, che, il 29, sono
state inviate come rinforzo in Prussia orientale. Probabilmente
avrebbero potuto ricevere, in compenso, delle unit prelevate
dalle armate di Lorena. Ma Moltke ha ignorato, fino al 4 settembre,
lo spiegamento di forze effettuato da Joffre, e non ha preso
alcuna iniziativa al riguardo. Inebriato dai primi successi, e 
convinto che la sconfitta francese fosse ormai certa, ha indebolito
l'ala destra, senza prevedere l'ampiezza della risposta che si preparava.
La grande battaglia comincia il 5 settembre, nel pomeriggio, quando, 
sulle alture ad ovest dell'Ourcq, l'armata di Maunoury attacca il reparto
fiancheggiante dell'armata Kluck, e il pomeriggio del 9 la vittoria 
francese  acquisita. Di fatto durante questi quattro giorni in cui i 
due eserciti si affrontano con tutte le proprie forze, dalle avanzate 
da Parigi a Verdun, e da Verdun ai Vosgi, sono rimasti ben distinti
due teatri di operazioni.
Ad est del campo di Mailly, sul fronte delle Argonne, delle alture lungo 
la Mosa, dell'area fortificata di Nancy, i Tedeschi attaccano verso Sud: 
attaccano anche sulla linea della Mosella e della Meurthe, da Est ad Ovest; 
se queste due offensive rluscissero, tutto il saliente formato dal fronte 
francese a Verdun correrebbe il rischio di essere accerchiato. 
L'8, per qualche ora, il comando tedesco crede al successo: nella regione 
di Revigny, viene aperta una breccia tra la quarta e la terza armata 
francese; ma essa viene colmata dall'entrata in campo di un corpo
d'armata prelevato tre giorni prima sul fronte di Lorena.
Nella parte occidentale del fronte, le armate francesi e il corpo di
spedizione inglese prendono l'iniziativa. In un primo momento, la 
situazione delle due armate tedesche d'ala destra  difficile. Kluck, 
riportando in fretta a nord della Marna le proprie dlvisioni, per 
fronteggiare l'attacco di Maunoury, apre una larga breccla tra la 
propria armata e quella di Bulow: la linea del Piccolo Morin 
tenuta da un semplice schieramento di cavalleria, che pu essere
infranto facilmente. I due generali tedeschi riconoscono questo pericolo
ma sperano di strappare la vittoria prima che la breccia sia aperta con
un'azione vigorosa alle due estremit del fronte. Kluck, sull'Ourcq cerca
di aggirare da Nord l'armata Maunoury; Bulow compie tutto il proprio
sforzo all'ala sinistra attraverso le paludi di Saint-Gond, contro le
divisioni di Foch. Gli sforzi tedeschi restano senza esito L'8, la 
linea del Piccolo Morin  sfondata, e, la mattina del 9, il corpo di 
spedizione inglese attraversa la Marna. Da quel momento, la prima armata
tedesca rischia di essere attaccata da tergo, la seconda sul fianco 
sinistro. La ritirata delle due armate  inevitabile.
La sconfitta subita dall'ala destra costringe Moltke a interrompere 
l'offensiva in Lorena e a far indietreggiare le armate del
centro. Il 10, tutto il fronte tedesco cede. Ma l'ordine di inseguimento
dato da Joffre non pu essere eseguito fino in fondo, perch la 
fanteria e la cavalleria sono esauste per lo sforzo che hanno compiuto
senza respiro dal momento della battaglia delle frontiere e l'artiglieria
comincia ad accusare la mancanza di munizioni. L'entrata in campo di una 
nuova armata tedesca, formata da divisioni prelevate in Lorena e da 
truppe rese disponibili dalla disfatta di Mauberge (8 settembre), blocca
sulla linea dell'Aisne l'inseguimento francese.
Allora, dai due lati, i comandanti in capo si affrettano ad
estendere verso Nord-ovest, poi verso Nord, il proprio fronte, 
effettuando uno spiegamento laterale delle proprie forze. Cercano
entrambi, ora di aggirare il nemico, ora di fronteggiare tale 
minaccia.  la corsa al mare.
Joffre mette in campo, a sud di Amiens, una nuova armata che, il 
25 settembre, sulla Somme viene respinta; qualche giorno pi tardi, 
tra Arras e Bethune, manda in campo nuove forze, senza successo; prepara
immediatamente un'altra offensiva, nella regione di Lille, con l'appoggio
delle divisioni belghe che hanno evacuato Anversa. Falkenhayn, che ha 
sostituito Moltke, sferra l'offensiva a sua volta, vorrebbe raggiungere 
i porti del Passo di Calais, il possesso dei quali gli consentirebbe 
di minacciare direttamente l'Inghilterra e di ostacolare l'arrivo di
nuove truppe britanniche in territorio francese. Getta nella battaglia 
cinque corpi d'armata formati da nuove reclute e da volontari.
Il 19 ottobre, d l'ordine di attaccare la linea dell'Yser, lungo la 
quale si sono appena attestate le truppe belghe. Per tre settimane, 
lancia attacchi su attacchi, prima a Dixmude, poi a Ypres e a Messines,
dopo che i Belgi hanno aperto le chiuse di Nieuport e inondato la valle
dell'Yser; questo accanimento resta vano.
Gli eserciti nemici sono ormai di fronte, e non  possibile tentare 
la manovra aggirante, la sola che potrebbe, secondo la strategia classica,
consentire di arrivare ad un grande successo. Dal mare alla frontiera
svizzera, si  costituito un fronte ininterrotto.
Il comando tedesco aveva avuto la ferma speranza di schiacciare
la resistenza francese con una sola campagna: prima sei settimane, 
poi qualche mese;  costretto ad ammettere il proprio fallimento. 
 tutto il suo piano di guerra che fallisce.
A questo risultato decisivo ha dato il proprio contributo anche
l'esercito russo. Gli accordi conclusi tra gli Stati Maggiori e
destinati a completare il patto militare franco-russo avevano previsto
che le truppe russe avrebbero iniziato l'offensiva a partire dal
quattordicesimo giorno della mobilitazione, per alleggerire la
pressione che avrebbero dovuto sopportare le armate francesi.
Questa promessa  stata mantenuta: il comando russo ha fatto 
entrare una delle proprie armate in Prussia orientale ancor prima di
aver ultimato la concentrazione delle proprie forze; ha ottenuto il
risultato previsto, perch Moltke  stato costretto a ritirare 
quattro divisioni dal principale teatro di operazioni e ad inviarle sul
fronte orientale. L'offensiva russa ha dunque facilitato la vittoria
della Marna: ma  stata ben presto stroncata, nella battaglia di
Tannenberg. Alla fine di settembre, nel momento in cui, sul
fronte francese, si sviluppa la corsa al mare, sull'ansa della
Vistola Russi e Austro-Tedeschi prendono alternativamente l'iniziativa:
effettuano manovre di aggiramento, ma non ottengono n gli uni n gli 
altri, vantaggi importanti. Tutti questi sforzi non hanno che un
importanza secondaria, dal momento che il comando tedesco non  riuscito
a mettere fuori causa le forze francesi.
3. Il bilancio della campagna del 1914
Quali sono stati i fattori determinanti nella battaglia della
Marna, che  stata il momento decisivo della campagna del
1914? Gli effettivi? Il loro numero era all'incirca lo stesso nei
due campi. La qualit dei combattenti? Le due fanterie, dopo
quattro giorni di combattimenti, dopo dodici giorni di marce
estenuanti, hanno compiuto uno sforzo straordinario e hanno
dato prova dello stesso valore. Il soldato di fanteria tedesco, 
poich era vissuto, dall'inizio della campagna, nell'euforia della 
vittoria, era sostenuto dal proprio slancio; il soldato di fanteria
francese, che aveva affrontato la prova della ritirata, ha ritrovato
tutto il proprio ardore nel momento in cui ha ricevuto l'ordine di
fare fronte.  questa ripresa che ha sorpreso maggiormente l'avversario. 
L'armamento? La superiorit tedesca in artiglieria pesante non
ha avuto un ruolo importante in questa guerra di movimento, 
in cui il cannone francese da 75 millimetri conservava i propri 
vantaggi (velocit e precisione di tiro) sul pezzo tedesco da 77. 
Il comando?  l, probabilmente che bisogna cercare la spiegazione. 
Moltke era riflessivo, scrupoloso, ma non aveva il gusto del rischio: 
ne aveva dato prova, il 26 agosto, quando aveva indebolito l'ala che 
avanzava, decidendo di inviare rinforzi in Prussia orientale. 
Durante la battaglia, ha tenuto il proprio Quartier generale 
a Lussemburgo, troppo lontano dal fronte, e ha ricevuto le 
informazioni con un ritardo tale che  stato costretto a lasciare 
un'ampia libert d'azione ai propri comandanti d'armata,
uno dei quali almeno, Kluck, ne ha approfittato per prendere 
iniziative pericolose. All'ultimo momento,  stato uno dei suoi 
collaboratori, il colonnello Hentsch, che ha ricevuto l'ordine di 
andare a controllare sul campo la situazione delle armate dell'ala
destra e che ha ordinato di ripiegare. Moltke, dunque, non ha 
diretto la battaglia. Joffre, nonostante abbia commesso gravi errori
all'inizio della campagna, e abbia subito pesanti sconfitte, ha
mantenuto la calma. Ha saputo elaborare, nel momento in cui le
sue armate erano in piena ritirata, il piano di ripresa. Non ha
previsto l'ora della battaglia, ma quando il suo entourage gli ha
fatto capire che il momento favorevole era arrivato, ha saputo
prendere la decisione. Ha diretto senza sosta, durante i quattro
giorni decisivi, i propri comandanti d'armata, e ha mantenuto tra
loro una stretta solidariet. Senza possedere il colpo d'occhio, la
forte influenza e l'ardore comunicativo dei grandi uomini di
guerra, egli ha dominato, con il proprio sangue freddo, la lucidit,
la fermezza d'animo.
Il fallimento del piano di guerra tedesco apre la prospettiva di
una guerra lunga, che esiger da tutti i belligeranti uno sforzo 
totale. Lo Stato Maggiore tedesco sar costretto a condurre quella
lotta su due fronti di cui aveva da molto tempo previsto il 
pericolo. Le risorse economiche giocheranno d'ora in avanti un
ruolo importante per la capacit d'offensiva o di resistenza dei
belligeranti, e, in questo campo, la Gran Bretagna e la Francia,
avendo il dominio dei mari, si troveranno avvantaggiate (Vedi capitolo 1
paragrafo 3). In Germania, tuttavia, l'opinione pubblica non  ancora
consapevole di queste minacce a lungo termine. Nonostante i risultati
militari non abbiano confermato tutte le sue speranze, essa ha lo
sguardo fisso sulla carta delle operazioni: il Belgio intero, il
Nord-est della Francia, e una parte della Polonia russa sono occupati.
Gli ambienti politici conservano la fiducia. Per capirlo e sufficiente
esaminare il modo in cui guardano agli scopi di guerra.
Il cancelliere Bethmann-Hollweg, bench fosse un moderato, aveva 
stabilito, al momento stesso della battaglia della Marna, ma prima di 
conoscerne l'esito, un programma di pace ampiamente annessionista, 
tenendo conto dei suggerimenti che gli erano venuti da alcuni grandi
industriali. La Francla avrebbe dovuto cedere Belfort, la linea delle 
fortezze in Lorena, da Verdun a Toul e ad Epinal la costa da Dunkerque 
a Boulogne, e soprattutto il bacino di minerale ferroso di Briey-Longwy 
indispensabile allo svilupo dell'industria metallurgica tedesca; avrebbe
firmato un accordo commerciale che l'avrebbe messa alle dipendenze
economiche della Germania. Il Belgio avrebbe dovuto cedere Liegi, forse
Anversa; sarebbe divenuto uno Stato vassallo che avrebbe ospitato
guarnigioni tedesche e sarebbe entrato nel sistema economico tedesco. 
Il Lussemburgo sarebbe stato unito all'Impero tedesco. L'Olanda sarebbe
rimasta, all'inizio, indipendente, ma avrebbe dovuto contrattare strette
relazioni con l'Impero. Ad Est, i popoli non Russi (Polacchi, Lituani,
Ruteni) sarebbero stati separati dall'Impero russo e avrebbero formato 
una zona di Stati-cuscinetto, che avrebbe tenuto la Russia lontana dalle
frontiere tedesche. In Europa centrale, la Germania avrebbe costituito
un'unione doganale che avrebbe compreso non solo l'Austria-Ungheria, 
ma la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Danimarca e i territori polacchi.
L'Africa centrale sarebbe diventata una colonia tedesca.
Nonostante l'esito della battaglia della Marna, i dirigenti tedeschi
non abbandonano questo programma. In un rapporto del 6 ottobre, 
l'ambasciatore austro-ungarico a Berlino constata che nessuno, in 
questi ambienti, rinuncia alla convinzione che la Germania potr 
sconfiggere non solo la Francia, ma anche la Russia e la Gran Bretagna.
A Parigi, a Londra, a San Pietroburgo, la vittoria della Marna ha 
destato speranze che durano anche al termine della corsa al mare.
I discorsi tenuti negli incontri tra Delcass, ministro degli Affari
esteri, e l'ambasciatore russo, a Parigi, e tra Nicola secondo e
l'ambasciatore francese, a San Pietroburgo, testimoniano di parecchie 
illusioni. La Francia, dice Delcass, non vuole solo recuperare 
l'Alsazia-Lorena; essa auspica la distruzione dell'Impero tedesco,
la Russia vorrebbe ottenere una parte della Prussia orientale, la 
Poznania, la Galizia, e il Nord della Bucovina, spera di regolare a
proprio vantaggio la questione dei distretti ottomani; d per scontato 
lo smembramento dell'Austria-Ungheria.
Nonostante l'equilibrio delle forze che si  stabilito sul fronte
della battaglia, in Francia e in Russia, dopo vicende che hanno
finito per neutralizzarsi reciprocamente, nessuno pensa alla pace.
CAPITOLO 3. La guerra di posizione (1915-1916)
Nell'inverno 1914-1915, la lotta militare assume forMe nuove
che si discostano dalle previsioni degli Stati Maggiori e paralizzano 
in gran parte i piani strategici. E tuttavia lo sforzo viene
portato avanti in entrambi i campi con lo stesso accanimento, al
prezzo dei pi pesanti sacrifici. Per altri diciotto mesi le iniziative 
tedesche continuano a dominare; a partire dal luglio 1916,
gli eserciti dell'Intesa cercano di recuperare il vantaggio. Ma
nessuno degli avversari riesce ad assicurarsi una superiorit decisiva.
1. Le nuove forme della battaglia
L'esperienza della corsa al mare ha dimostrato che, di fronte 
ad un avversario che ha avuto il tempo di organizzare una
posizione difensiva, cio di costruire degli ostacoli - soprattutto
reti di filo spinato - che obbligano l'attaccante a segnare il passo
sotto la mitraglia, e di proteggersi dal fuoco scavando trincee e
ripari, lo slancio della fanteria, per quanto ardente, si spezza.
Negli eserciti in campo, la costituzione di un fronte difensivo
continuo diventa la preoccupazione immediata; questo fronte
viene allestito rapidamente, anche se deve essere perfezionato in
densit e in profondit. Poco a poco, viene ad essere formato da
due posizioni parallele, separate da una distanza di 3 o 4 chilometri. 
Il sistema difensivo  completato da centri di resistenza, i
difensori dei quali possono colpire, con un fuoco di fianco, la fanteria
nemica, se questa riuscir a conquistare terreno nella prima posizione.
L'offensiva incontra ormai grosse difficolt. Perch l'assalto
della fanteria possa riuscire, bisogna che si apra una breccia
nella rete di filo spinato, per permetterle il passaggio, che il
fuoco degli occupanti la trincea nemica sia momentaneamente
neutralizzato, che gli uomini stipati nei rifugi non abbiano il
tempo di uscirne.  l'artiglieria che deve effettuare questa preparazione
dell'attacco. Ma i progressi della fortificazione rendono
ben presto i rifugi a prova degli obici leggeri, e il tiro teso 
dell'artiglieria da campagna non  idoneo alla distruzione delle reti
di filo spinato o delle trincee.  necessario migliorare l'artiglieria 
pesante e creare una artiglieria da trincea che utilizzi armi
a tiro curvo. Anche l'equipaggiamento della fanteria non  pi
adatto alle condizioni di combattimento; la granata a mano 
l'arma indispensabile per raggiungere, da breve distanza, il 
nemico al riparo nella propria trincea. Infine l'aviazione, che, 
durante la campagna del 1914, aveva compiuto solo missioni di
esplorazione, deve fare fronte a compiti nuovi: ha il compito di
fotografare le postazioni nemiche, di regolare il tiro dell'artiglieria,
di controllare, dietro il fronte nemico, gli indizi che possano
rivelare la preparazione di un'offensiva, di bombardare i depositi
di materiale e di munizioni, i convogli di rifornimenti e, ovviamente, le
truppe che si trovino costrette ad effettuare movimenti durante il giorno.
Prima che l'offensiva possa recuperare tutte le proprie possibilit,
 necessario compiere, nella tecnica e nella fabbricazione degli 
armamenti, nuovi sforzi, i risultati dei quali non possono
apparire che lentamente.
Il problema essenziale dunque  ormai quello di ottenere la
rottura del fronte avversario. Come realizzare lo sfondamento
delle postazioni? Come sfruttare questo successo prima che la
breccia sia colmata dall'arrivo dei rinforzi? Come cercare poi di
raggiungere, al di l di queste posizioni, i centri di rifornimento
poi i nodi di comunicazione, la conquista dei quali costringerebbe
il nemico a ripiegare su un fronte molto ampio e consentirebbe 
di tornare alla pratica dei movimenti aggiranti, cio
all'essenza dell'arte militare? Queste domande mettono a dura
prova l'immaginazione dell'alto comando e quella dei tecnici
ma soprattutto impongono duri sacrifici ai soldati di fanteria che
devono apprendere i metodi di combattimento ravvicinato e
fare la sanguinosa esperienza dei tentativi di sfondamento.
2. La campagna del 1915
Nella conduzione generale delle operazioni, i belligeranti sono
spinti a rivolgere all'inizio i propri sforzi verso le regioni in cui
le posizioni nemiche non hanno una solida organizzazione.
L'alto comando tedesco, dopo la faticosa esperienza fatta sull'Yser,
decide di adottare, sul fronte francese, un atteggiamento difensivo: 
la guerra di posizione gli permette di tenere questo
fronte con un numero di forze ridotto. Sull'immensa estensione
del fronte russo, invece, l'organizzazione delle posizioni difensive 
non  continua; queste posizioni non possono essere paragonate a 
quelle del fronte occidentale n per la densit, n per la
profondit, n per l'equipaggiamento. Il problema dello sfondamento 
 dunque pi facile da risolvere. L'alto comando francese
si rende conto, dopo due tentativi inutili, di non essere in grado
di aprire nelle posizioni tedesche una breccia abbastanza larga e
sufficientemente profonda; ma guarda verso nuovi teatri di operazioni.
L'aspetto essenziale, nella campagna del 1915,  rappresentato
dall'esecuzione del nuovo piano di guerra tedesco - la grande offensiva
contro la Russia. Gi alla fine del novembre 1914, Falkenhayn ha 
cominciato ad inviare sul fronte orientale le truppe rese disponibili
sul fronte occidentale dalla guerra di posizione.
Nell'aprile del 1915, la massa di manovra che ha riunito conta
una trentina di divisioni. Il comandante in capo delle armate 
tedesche su questo fronte, Hindenburg, e il suo capo in seconda,
Ludendorff, sperano di ottenere un successo decisivo. I ricordi
storici, quelli della campagna del 1812, non scalfiscono la loro
fiducia. Se Napoleone avesse avuto le ferrovie, il telefono, i
convogli automobili, il telegrafo e gli aerei sarebbe a Mosca 
ancora oggi afferma uno dei principali collaboratori di Hindenburg.
Probabilmente Falkenhayn ha ancora dei dubbi sull'ampiezza dei 
risultati, ma spera di ottenere successi sufficienti per
costringere il governo russo a negoziare.
Il primo attacco viene sferrato il 2 maggio su un fronte di
80 chilometri, tra la Vistola e i Carpazi. In 48 ore la breccia 
aperta. Il 6 i Russi sono in piena ritirata su tutto il fronte: riescono
tuttavia a sfuggire all'aggiramento e cercano di attestarsi sulla 
linea del San e del Dniestr. Ma, in giugno, questa posizione viene
conquistata: gli Austro-Tedeschi si impadroniscono di Przemysl, poi 
di Lemberg; in due mesi tutta la Galizia  stata liberata 
dall'occupazione russa.
Ben presto, il comando tedesco sferra un secondo attacco, per cercare di 
accerchiare le forze russe che tengono l'ansa della Vistola, ad ovest 
di Varsavia, con due azioni simultanee: una diretta da Nord a Sud, 
sulla Narev, verso Varsavia, l'altra da Sud a Nord, lungo il medio corso
della Vistola verso Ivangorod. Il successo tattico dell'operazione, 
lanciata il 13 luglio,  completo; tuttavia le armate russe sfuggono
ancora una volta all'accercbiamento, con una rapida ritirata
nel corso della quale abbandonano Varsavia e la fortezza di Novogeorgievsk.
Tutta la Polonia  nelle mani degli Austro-Tedeschi.
Un terzo attacco  portato immediatamente all'estremit settentrionale del
fronte, sulla linea del Niemen, l'8 agosto. In sei settimane permette 
alle truppe tedesche di impadronirsi di Kovno, di Vilno e di raggiungere
la linea della Beresina. Tutta la Lituania  occupata. Per un attimo,
il comando spera di poter colpire le linee di comunicazione nemiche,
ad est di Vilno, ma la carica di cavalleria che lancia nella breccia
viene respinta.
Quando, alla fine di settembre, le armate austro-tedesche cessano il 
proprio sforzo, esse occupano un fronte pressoch rettilineo dal 
Baltico al Dniestr: al centro del fronte, sono avanzate per pi 
di 150 chilometri. L'esercito russo ha subito, in cinque mesi
perdite enormi: 151.000 morti, 683.000 feriti, 895.000 prigionieri, 
vale a dire che ha perduto la met, o quasi, dei combattenti
effettivi. Per parecchi mesi non  in grado di riprendere le operazioni.
In ciascuno dei tre attacchi, gli Austro-Tedeschi sono riusciti 
a sfondare perch le posizioni nemiche non erano organizzate 
solidamente e perch il comando russo, per la carenza dei mezzi 
di aviazione, non aveva informazioni sui concentramenti di truppe. 
Essi hanno potuto sfruttare le brecce, perch l'avversario, non potendo
fornire fucili agli uomini che si trovavano, in massa, nei depositi 
della retroguardia, non disponeva di riserve generali sufficienti, e,
a causa dell'inadeguatezza delle strade ferrate, non poteva condurle
rapidamente nei punti nevralgici. Di fatto, lo Stato Maggiore russo 
si  mostrato incapace di condurre le operazioni: si  limitato a 
cercare di eliminare le brecce aperte nel suo fronte di combattimento, 
senza riuscire a trovare a sua volta il punto debole dell'avversario. 
Tuttavia gli Austro-Tedeschi, nonostante abbiano riportato numerose 
vittorie non hanno potuto realizzare l'operazione di grande portata che
avrebbe consentito loro di distruggere l'avversario: le armate
russe sono riuscite, su un nuovo fronte, a ritrovare la propria coesione.
Essi non hanno neppure ottenuto il risultato politico previsto da 
Falkenhayn: il governo russo non  stato costretto alla pace.
Perch non  stato possibile ottenere risultati militari decisivi?
L'esercito austro-ungarico, fin dalle prime settimane di questa
grande offensiva, ha dovuto far fronte ad un nuovo avversario:
l'intervento dell'Italia, che ha schierato in campo 37 divisioni di
fanteria, l'ha costretto a costituire un fronte difensivo sul Carso e
l'Isonzo. Le forze necessarie sono state prelevate soprattutto tra
quelle che erano impegnate contro la Serbia; eppure il fronte
della Galizia ha fornito delle divisioni. Senza l'intervento italiano,
la pressione sostenuta dalle armate russe sarebbe stata ancora pi 
pesante. Inoltre l'esercito tedesco, nel terzo attacco, non
ha avuto tutti i mezzi d'azione di cui avrebbe potuto disporre se
Falkenhayn avesse concesso al fronte orientale i rinforzi richiesti
da Hindenburg: in ottobre i due uomini si rivolgono rimproveri
reciproci. In fondo Falkenhayn non ha creduto possibile annientare
un nemico che gli sfuggiva ritirandosi.
Ma la sospensione delle operazioni sul fronte russo non significa 
che gli Austro-Tedeschi rinuncino all'offensiva: Falkenhayn
rivolge lo sforzo contro la Serbia che, con l'appoggio della Bulgaria,
viene conquistata totalmente in sei settimane.
Mentre la Germania e l'Austria-Ungheria accumulano queste
vittorie, qual  la risposta che la Francia, la Gran Bretagna e l'Italia,
loro nuova alleata, tentano di opporre? Le truppe francesi
sono impegnate da Joffre in molteplici azioni locali, sanguinose
e inutili, in due riprese, il 9 maggio sull'Artois, e soprattutto il
25 settembre, nella Champagne, cercano di rompere il fronte
nemico; ottengono per risultati limitati, senza riuscire ad allargare
la breccia. Le truppe italiane attaccano in luglio sul Carso,
in ottobre nella zona di Gorizia. Gli Inglesi e i Francesi cercano
inutilmente, con un'azione navale prima (18 marzo), di terra poi,
di forzare lo stretto dei Dardanelli, per ristabilire di nuovo con la
Russia comunicazioni permanenti; essi tentano anche, ma sempre 
inutilmente, di soccorrere i Serbi. Questi sforzi restano 
nell'immediato privi di rilevanza. Ma la presenza delle truppe 
francesi a Salonicco  importante per il futuro.
La campagna del 1915, nonostante l'intervento italiano e nonostante 
l'entrata in campo di nuove divisioni inglesi,  dunque
valsa alle armate austro-tedesche eclatanti vittorie. La carta di
guerra  sempre pi favorevole alle Potenze Centrali, le cui
truppe tengono il Belgio, il Nord-est della Francia, la Polonia
russa e la Lituania, la Serbia, mentre solo la Valle di Thann, in
Alta Alsazia e una parte della Valle dell'Isonzo, al confine 
austro-italiano, sono occupate dai loro avversari. Tuttavia i risultati
ottenuti non sono stati decisivi: n l'esercito russo, n quello
serbo sono stati eliminati, e la speranza tedesca di rompere la
coalizione nemica con una pace separata  rimasta vana, nonostante 
il governo tedesco abbia tentato, due volte, di prendere
contatti col governo russo. Si manifestano delle divergenze tra
Berlino e Vienna. La Germania cerca una stretta unione politica,
economica e militare tra i due Imperi e conta di imporre a
Vienna una soluzione della questione polacca che riduca 
l'Austria-Ungheria al ruolo di marca tedesca ad Est. Il blocco
imposto dagli Alleati, l'entrata in guerra dell'Italia, i cattivi raccolti
del 1915 accentuano la minaccia di asfissia economica.
Dal canto loro le Potenze dell'Intesa hanno affrontato prove
difficili e delusioni dolorose; non sono riuscite a stabilire, 
nell'estate del 1915, un'efficace coordinazione tra gli Stati Maggiori;
non hanno neppure elaborato un piano preciso per l'anno seguente: 
la Conferenza militare interalleata di Chantilly, riunita
nel dicembre 1915, si limita ad esprimere la speranza che gli Alleati
potranno sferrare un'offensiva simultanea nell'estate 1916,
ma non pu indicare una data precisa, perch l'esercito russo
non sa di quanto tempo avr bisogno per riorganizzarsi. Tuttavia
l'Intesa dispone ancora, in Russia, e in Gran Bretagna, di notevoli 
riserve di uomini e, grazie al dominio dei mari, non ha motivo 
di temere un esaurimento delle risorse economiche; pu dunque
condurre una guerra di usura.
3. La campagna del 1916
Questa strategia di esaurimento  l'aspetto dominante nella
campagna del 1916. Sul fronte francese  applicata dai due 
comandi avversari. Per tutta la prima parte dell'anno, l'iniziativa
continua ad essere delle armate austro-tedesche, che vogliono
trarre vantaggio dal mese in cui l'esercito russo  in convalescenza,
ma non riescono a condurre un'azione concertata. In seguito, 
a partire da luglio, gli eserciti dell'Intesa intraprendono
per la prima volta, offensive simultanee. Sul fronte italiano, 
l'attacco italiano ottiene un successo, la presa di Gorizia, ma si
esaurisce in una decina di giorni. Sul fronte orientale, le grandi
operazioni durano pi a lungo - dieci settimane - e per un momento 
prendono l'andamento di una battaglia di sfondamento.
Ma, sul fronte francese, la lotta prosegue senza respiro, da 
febbraio a ottobre, con pi accanimento che mai, con due grandi
battaglie, delle quali una dura quattro mesi, l'altra tre. Nella
campagna del 1916 i grandi momenti sono rappresentati da Verdun, 
dalla Somme, da Loutzk.
1. La battaglia di Verdun. Qual  il piano di Falkenhayn nel
momento in cui ingaggia la battaglia di Verdun? Egli l'ha esposto
in una nota indirizzata nel dicembre 1915 all'Imperatore. La
forza essenziale dell'Intesa - afferma -  la Gran Bretagna, e
l'esercito francese ne  lo strumento. Pi tardi, nel momento
in cui possieder un gran numero di sottomarini, la Germania
potr minacciare direttamente le Isole britanniche. Nell'attesa,
pu sfiancare quest'avversario, obbligandolo a sopportare, anche
nelle operazioni di terra, il peso principale. Per raggiungere 
questo obiettivo, bisogna distruggere l'esercito francese; ma 
sarebbe inutile tentare un'offensiva mirante allo sfondamento del
fronte avversario, perch le esperienze fatte nel 1915 dall'esercito
francese hanno dimostrato che il risultato , per il momento
fuori della portata. Il mezzo suggerito dal comandante in capo 
una battaglia di usura in cui il comando francese sar obbligato 
ad impiegare, poco a poco, tutte le proprie riserve.
Come costringerlo a questo? Scegliendo un obiettivo che non
abbia soltanto un'importanza strategica, ma che rappresenti un
valore al quale la mentalit collettiva, in Francia, sia sensibile. Il
comando francese non potr dunque sfuggire con un ripiegamento 
parziale; sar obbligato a difendere il terreno palmo a
palmo, quali che siano le perdite. Questo obiettivo deve essere
Verdun. Le condizioni si presenteranno favorevoli all'offensiva,
perch il fronte francese forma, attorno a questa zona fortificata,
un saliente che pu essere attaccato dai due fianchi, e perch le
truppe francesi potranno essere rifornite solo per mezzo di una
ferrovia locale: la linea da Bar-le-Duc a Verdun, la cui portata 
molto ridotta.
Nella mente di Falkenhayn, non si tratta essenzialmente di
prendere Verdun. Ci che importa,  bloccare le forze nemiche
su questo campo di battaglia, su cui esse saranno dissanguate. 
Questo piano presuppone, ovviamente, che le truppe tedesche
soffriranno molto meno delle truppe francesi. Falkenhayn
pensa che la fanteria d'attacco, appoggiata da una considerevole
densit d'artiglieria, potr impadronirsi, senza troppe difficolt,
dei principali punti d'appoggio, e lasciare che l'avversario si
sfianchi in vani contrattacchi; crede che le perdite tedesche non
supereranno i due quinti delle perdite francesi.
Sar questa la battaglia di usura nelle intenzioni del comandante 
in capo tedesco.
In una prima fase della battaglia, dal 21 febbraio al 10 marzo, gli 
attacchi tedeschi ottengono i risultati previsti: essi raggiungono 
i principali punti d'appoggio delle posizioni francesi, il forte 
di Douaumont sulla riva destra della Mosa, il Mort-Homme, il bosco
di Avocourt sulla riva sinistra. Ma la difesa viene organizzata, sotto
la direzione del generale Ptain, al quale Joffre ha affidato, il 25
febbraio, il comando. Per pi di due mesi, Tedeschi e Francesi sferrano
alternativamente, per la conquista o la riconquista dei punti d'appoggio,
attacchi parziali, che restano senza esito.
 in giugno che inizia la seconda fase critica della grande battaglia. 
Con le 20 divisioni di cui adesso dispone, l'armata del Kronprinz 
ottiene nuovi successi; il forte di Vaux viene preso il 7 giugno, dopo
una strenua resistenza; l'11 giugno cade il punto d'appoggio di Thiaumont;
il 23 giugno, il forte di Souville, l'ultimo centro di resistenza che
protegge Verdun,  minacciato. Il giorno seguente, tuttavia, Falkenhayn 
si rassegna a sospendere lo sforzo, perch si aspetta un'offensiva
francese sulla Somme; egli riduce quindi il numero degli effettivi che 
aveva schierato a Verdun.
La sorte della grande battaglia  decisa. La strategia di logoramento 
fallita. Le perdite tedesche sono state di circa 240.000 uomini, mentre
l'esercito francese ne ha perduti 275.000. Ecco che cosa ha smentito 
i calcoli di Falkenhayn.
Per pi di quattro mesi, l'accanimento della lotta ha imposto
alle truppe lo sforzo pi eroico. Su un campo di battaglia devastato
dai tiri d'artiglieria, i soldati di fanteria, i cui rifugi e trincee
sono stati distrutti, si appiattiscono al suolo, nelle buche scavate 
dagli obici; i collegamenti sono distrutti; nel corso delle
corve di rifornimento e delle sostituzioni, attraverso zone battute
da un bombardamento implacabile, le perdite raggiungono spesso lo 
stesso numero delle forze in campo. I combattenti, isolati dagli
sbarramenti di artiglieria, sfuggono all'azione del comando.  una 
lotta condotta dai capi di battaglione, di compagnia, a volte da
gruppi isolati. In nessun luogo la tenacia, l'abnegazione, la resistenza
nervosa dei soldati sono state messe a pi dura prova. In nessun 
luogo, il soldato di fanteria ha conosciuto maggiori sofferenze.
2. La battaglia della Somme. Il primo luglio, il comando francese 
lancia la propria risposta. In febbraio Joffre aveva stabilito
il piano di una grande offensiva a nord e a sud della Somme, su
un fronte di 70 chilometri; il 18 febbraio - tre giorni prima 
dell'inizio della battaglia di Verdun - aveva ottenuto l'assenso del
nuovo comandante in capo britannico, Douglas Haig. Non aveva
intenzione di realizzare tale piano prima dell'estate, perch 
voleva aspettare lo sviluppo della produzione di pezzi d'artiglieria.
D'altronde i Russi e gli Italiani non potevano essere pronti prima
di quel momento. L'offensiva doveva essere condotta secondo
un metodo caldeggiato da Foch: una serie di attacchi dagli obiettivi
limitati, che, sferrati ad intervalli ravvicinati, si sarebbero
susseguiti sullo stesso fronte per parecchie settimane, questi 
attacchi avrebbero potuto avere successo senza troppe perdite; se
la preparazione dell'artiglieria fosse stata sufficiente, avrebbero
logorato a poco a poco la resistenza avversaria attaccato senza
respiro, colpito dalle raffiche di artiglieria, costretto a mantenere
in prossimit delle linee un grosso numero di effettivi per colmare 
le brecce, il nemico avrebbe finito per avere un momento
di sbandamento che avrebbe fornito l'occasione propizia ad un
attacco di sfondamento.  dunque una battaglia di usura?
Come la battaglia di Verdun; tuttavia il fronte  molto pi
ampio, e l'obiettivo non  solamente di esaurire le riserve del
nemico, ma di costringerlo alla ritirata. La densit dei tiri di 
artiglieria sar analoga a quella che i Tedeschi avevano realizzato
nel primo attacco davanti a Verdun; ci significa che, tenendo
conto dell'estensione del fronte, il numero complessivo delle 
batterie messe in campo dovr essere ben pi consistente. Joffre ha
mantenuto questo piano, nonostante la battaglia di Verdun. Egli
non ha voluto, nonostante l'insistenza a volte veemente di Ptain,
lasciarsi assorbire dalle vicende della battaglia ingaggiata sulla
Mosa. Alla fine di aprile, ha deciso che l'esercito di Verdun sarebbe
stato limitato a 24 divisioni, e soltanto durante la crisi di
giugno ha concesso 4 divisioni di rinforzo. Egli ha dunque tenuto 
a propria disposizione dei mezzi sufficienti per preparare la
battaglia della Somme, a condizione per di ridurre il fronte 
offensivo a 40 chilometri e di affidarne la maggior parte alle forze
inglesi: l'armata Foch, che attacca a sud della Somme, su un
fronte di 15 chilometri, ha 14 divisioni, 900 pezzi di artiglieria
pesante 1.100 cannoni da trincea. In questa battaglia di materiali 
gli Anglo-Francesi possono impegnarsi a fondo, mentre il comando
tedesco, costretto ad inviare rinforzi verso il fronte orientale,
dove i Russi hanno ripreso l'offensiva, non pu sferrare grandi attacchi.
Tuttavia, anche questa volta, lo sfondamento del fronte tedesco 
non  stato ottenuto.
La breccia che l'assalto francese aveva aperto, il primo giorno, a sud 
della Somme,  presto colmata. La tattica del martellamento applicata, 
per 15 giorni, senza il minimo respiro, consente agli Anglo-Francesi 
di conquistare soltanto qualche punto d'appoggio: Thiepval, Biaches,
il bosco di Mametz. Dopo una breve tregua, la lotta riprende palmo a 
palmo, per sei settimane, intorno agli stessi villaggi, ma l'attacco 
ottiene solo scarsi risultati. Il 27 agosto, il comando franco-inglese 
 sul punto di abbandonare l'offensiva. Decide tuttavia di fare un
ultimo sforzo: durante la prima settimana di settembre, lancia ancora 
tre attacchi importanti, a Clery a Bouchavesnes, a Sailly-Saillisel. 
I successi restano minimi. All'inizio di ottobre infine, dopo tre mesi
di combattimenti, l'offensiva  bloccata.
Il metodo di Foch, dunque, non ha dato risultati migliori di
quello di Falkenhayn. L'esperienza di questa nuova battaglia di
logoramento ha confermato che la superiorit degli effettivi e
l'abbondanza del materiale potevano assicurare successi parziali,
ma che tali successi, anche se ripetuti a brevi intervalli, non
erano sufficienti a ottenere la rottura del fronte. Eppure l'esercito
tedesco ha conosciuto la prova pi dura. Il fronte ha retto solo a
prezzo di uno sforzo accanito delle truppe, e le perdite sono state
pesanti: 267.000 soldati e 6.000 ufficiali. La fanteria tedesca, i
cui quadri sono stati decimati, non mostrer pi, dopo la Somme,
la stessa capacit che aveva avuto fino a quel momento. E si pu
dimenticare che i risultati ottenuti a Verdun sono, in gran parte,
annullati alla fine di ottobre, quando un attacco francese riconquista
facilmente il forte di Douaumont e, con molta pi fatica, il forte di Vaux?
3. L'offensiva di Lutzk. Sul fronte orientale gli Austro-Tedeschi
si trovano per la prima volta di fronte ad un'offensiva nemica di 
grande portata. L'esercito russo, grazie all'appoggio dei propri 
alleati e alle commesse fatte all'estero, ha quasi superato
la carenza di materiale di artiglieria. Il comandante in capo, 
generale Alexeev, ha concentrato sul fronte sud-occidentale quattro
armate comandate dal generale Brusilov.
Il 4 giugno l'attacco viene sferrato su un fronte di 150 chilometri. Esso 
conquista le posizioni avversarie, per un'ampiezza di 50 chilometri, 
intorno a Lutzk e costringe gli Austro-Ungarici a battere in ritirata verso 
la linea del Sereth, e i Carpazi meridionali: un arretramento di 
100 chilometri.  solo all'inizio di luglio che viene sferrata una 
controffensiva, da due divisioni tedesche, nel fianco dell'ottava armata
russa, a Kovel; rimane senza esito: le truppe tedesche sono respinte
sullo Stockod. Il 28 luglio, un nuovo attacco russo, al centro del 
fronte, a Brody, ottiene un secondo successo, che obbliga gli
Austro-Ungarici a una nuova ritirata.
Il comando russo tenta allora un doppio movimento aggirante, alle due 
estremit del fronte: all'ala nord, nella regione di Kovel, manda 
all'attacco le truppe migliori; all'ala sud, cerca di aprirsi un passaggio
nei Carpazi, al colle dei Tatari. Ma per la scarsit dei mezzi d'aviazione,
la preparazione dell'artiglieria  insufficiente. Il fallimento di questi
attacchi spinge Brusilov, alla met di agosto, a bloccare l'offensiva che,
in due mesi, ha conquistato la Bucovina e una parte della Galizia, ed
 costata agli Austro-Tedeschi 378.000 prigionieri.
Questi successi non sono stati decisivi, anche se hanno superato 
di molto le speranze del comando russo. Hanno ottenuto tuttavia 
un risultato politico - l'intervento della Romania, che il 17 agosto 
ha stipulato un trattato d'alleanza con la Russia, la Francia e 
la Gran Bretagna; ma in dicembre la Germania, con un'offensiva 
fulminante, conquista una larga parte del territorio rumeno.
Al termine della campagna del 1916, in cui tutti gli sforzi offensivi 
sul fronte francese sono stati vani, ma in cui la grande sorpresa  
stata la rinascita dell'esercito russo, la carta di guerra  ancora 
pi favorevole di un anno prima alle Potenze Centrali. Tuttavia il 
futuro per loro  inquietante, sul piano della conduzione generale 
della guerra.
L'esercito tedesco  minacciato dalla carenza di effettivi, 
perch le perdite subite durante le battaglie di Verdun e della
Somme sono state pi pesanti di quelle delle campagne del 1914
e del 1915; soffre per la scarsit di materiale; sulla Somme 
l'artiglieria tedesca  stata, per la prima volta, in condizioni di 
inferiorit. Per fronteggiare queste minacce la legge del 2 dicembre
1916 sul servizio ausiliario patriottico obbliga tutti gli uomini
che hanno superato o non hanno ancora raggiunto l'et militare
ad assumere un lavoro nei servizi amministrativi o nelle fabbriche; 
questa manodopera in sostituzione permetter, rispettando e anche 
ampliando il programma di produzione bellica, di inviare
nell'esercito un buon numero di operai che avevano ottenuto il
rinvio di chiamata alle armi.
Il blocco resta una seria minaccia.  per cercare di evitarlo
che l'Ammiragliato tedesco ha tentato di colpire la potenza 
navale inglese; nonostante la sproporzione delle forze, ha deciso
che la Flotta d'Alto Mare sarebbe uscita nel Mare del Nord e
avrebbe ingaggiato il combattimento, se avesse incontrato anche
solo una parte della Grande Flotta inglese. Nella battaglia dello
Jutland, il 31 maggio 1916, questo piano  stato sventato, perch
le forze tedesche sono state alle prese con il grosso delle forze
inglesi. Probabilmente la marina da guerra tedesca ha ottenuto
un successo relativo, poich ha inflitto all'avversario perdite pi
pesanti di quelle subite. Ma ha dovuto riguadagnare in fretta le
proprie basi e, ormai, non osa pi correre nuovi rischi.
 in questo momento (nell'estate del 1916) che la Gran Bretagna
e la Francia inaspriscono il blocco: contingentano le importazioni
dagli Stati europei neutrali che, fino a quel momento
avevano fornito alla Germania le derrate alimentari. Anche le 
razioni giornaliere - quelle indicate dalle tessere di 
approvvigionamento - sono ridotte, a Berlino, a 200 grammi di pane, 
40 grammi di carne, 400 grammi di patate (tranne per chi compie lavori 
pesanti). Non c' dubbio dunque che la popolazione urbana soffra. Queste
difficolt provocano vive tensioni tra le citt e le campagne. L'Ufficio
di approvvigionamento di guerra, incaricato di requisire le
derrate, di ripartirle equamente, controllando i prezzi, non d i
risultati sperati. Le requisizioni, le operazioni di recupero non
forniscono all'industria le materie prime indispensabili. Si 
fabbricano mediocri surrogati. La produzione di carbone, di minerale,
di ghisa, cala rapidamente, il che rischia di compromettere lo sforzo
delle industrie belliche. Le ferrovie non possono pi far fronte a
tutte le necessit.
Le Potenze dell'Intesa hanno ancora, al contrario, abbondanti
risorse umane, in Russia e in Gran Bretagna. Possono disporre
grazie al dominio dei mari, di risorse economiche dal mondo 
intero, sia per l'approvvigionamento delle popolazioni che per la
produzione bellica. Presso le banche americane trovano le risorse
necessarie per finanziare gli acquisti che effettuano negli Stati
Uniti. Sono vantaggi la cui importanza non cessa di aumentare,
man mano che la lotta si prolunga.
CAPITOLO 4. L'Europa in guerra alla fine del 1916
Dopo due anni e mezzo di guerra, le lunghe prove, i sacrifici
sempre pi duri (le battaglie della guerra di usura sono state
pi sanguinose che mai) portano i popoli a chiedersi quale sia il
senso e l'efficacia di uno sforzo di cui nessuno pu prevedere la
fine. Gli Stati Maggiori cercano metodi nuovi con cui potrebbero
ottenere la soluzione decisiva. I governi, nei due campi, sentono
il bisogno di accordarsi per determinare gli obiettivi che assegnano
a questa guerra e per affermarli nel momento in cui, per la prima volta,
la parola pace viene pronunciata in alcune dichiarazioni pubbliche.
1. Gli orientamenti collettivi
Il peso delle prove non ha logorato la fermezza d'animo dei
combattenti. Lo slancio patriottico che li animava nel 1914 si ,
probabilmente, smorzato; ha lasciato il posto a una sorta di fatalistica
sottomissione al destino, ma gli abbandoni sono rari. Il
cameratismo del combattimento ha fatto nascere, in seno alle
unit, un sentimento di solidariet, un senso del dovere, a volte
un amor proprio professionale, che sono potenti risorse 
dell'azione individuale. Sono le famiglie di questi soldati - e quante
tra queste hanno gi perduto uno dei loro! - che sopportano con
sempre maggiore fatica un'angoscia continua: come potranno
sopravvivere, in questa guerra che sembra non avere fine, quelli
che la sorte ha, fino a quel momento, risparmiato? La retroguardia 
comincia a dar segni di stanchezza morale.
Nell'opinione pubblica, almeno in quella che fa sentire la propria 
voce - poich le masse contadine non mostrano che la propria 
rassegnazione - si evidenziano due correnti.
Gli uni manifestano la propria impazienza e mettono in discussione 
i metodi adottati dagli uomini di Stato nella direzione
militare o diplomatica della guerra.  dunque ai governi che 
rivolgono le proprie critiche. Per ottenere dei risultati migliori e
per abbreviare la durata delle prove e delle sofferenze, sarebbe
sufficiente - dicono - prendere iniziative pi incisive, esercitare
una spinta pi decisa. Forse questi appelli all'energia sono, in
fondo, indice di una delusione, di una perplessit e anche di una
inquietudine profonda. Quanto meno indicano la volont di continuare
la lotta fino alla vittoria.
Gli altri - essi sono ancora, nella maggior parte degli Stati 
belligeranti, solo una piccola minoranza - esprimono dubbi sulla necessit
di questo immenso sforzo; ne contestano perfino la ragion d'essere.
I segni di impazienza si manifestano ovunque, negli ambienti
politici, e trovano un'eco nei dibattiti parlamentari in Germania
dove i partiti di destra, sostenuti dal Gran Quartier generale
rimproverano al cancelliere Bethmann-Hollweg la sua debolezza;
in Francia, dove la Camera dei Deputati riunita in Comitato 
segreto critica, per dieci sedute, la conduzione della politica
estera e i metodi di azione militare; in Gran Bretagna, dove il
primo ministro Asquith  destituito e sostituito da Lloyd George che
arriva al potere, il 6 dicembre, alla testa di un governo di coalizione.
Soltanto in Russia, queste critiche alla conduzione della guerra
e ai metodi di governo assumono una forma grave.
Nella Duma, l'opposizione liberale, a partire dal 1915 aveva apertamente 
criticato l'incapacit e anche la venalit dei servizi deli'amministrazione 
della Guerra, la dolce anarchia degli uffici ministeriali, l'assenza del
governo. Nel settembre 1915 questa opposizione parlamentare riuniva, sotto
il nome di blocco progressista tre partiti: democratici-costituzionali, 
progressisti e ottobristi; raggruppava gia i due terzi dei deputati, 
e aveva rivendicato la formazione di un governo composto da membri del 
Parlamento. Questi gruppi politici avevano ricevuto l'appoggio 
dell'Unione degli Zemtvos e dell'Unione delle municipallt, cio dei
comitati centrali designati dai corpi amministrativi dei distretti
o dei governi e dalle municipalit. In seno a questa opposizione 
borghese erano associati commercianti o industriali, intellettuali
e membri delle professioni liberall, appogglati da alcuni elementi 
della nobilt di provincia. Ma lo zar non si era rassegnato a dividere
il potere col Parlamento.
La crisi politica esplode nel novembre 1916: veementi attacchi alla Duma
contro l'apatia del potere, contro le potenze occulte che si muovono
attorno allo zar, in particolare quella di un avventuriero, il monaco 
Rasputin la cui presenza a corte compromette la dignit della famiglia 
imperiale. L'opposizione vuole ottenere la formazione di un governo che 
sia responsabile davanti al Parlamento e che si mostri in grado di 
dirigere la guerra. Il Consiglio dell'Impero il 9 dicembre, l'Assemblea
della nobilt il 14, si uniscono a questa rivendicazione. Senza dubbio 
questa opposizione  rimasta fino a quel momento nella legalita. 
Ma il 29 dicembre Rasputin  assassinato dal principe Yussupov,
l'esasperazione diventa pericolosa.
Lo sfaldamento del potere colpisce tutti gli osservatori politici 
stranieri. Lo zar cercher di spezzare l'opposizione con la
forza, o sar egli stesso deposto da un colpo di stato? A questo
colpo di stato cominciano a pensare alcuni membri della Duma,
e tra questi Gutchkov, capo del partito ottobrista.
Nello stesso tempo, ma in altri ambienti,  la guerra stessa a
essere messa in discussione. Questa opposizione  la derivazione,
pi o meno consapevole, dell'iniziativa presa dai socialisti 
internazionalisti alla Conferenza di Zimmerwald. (Vedi capitolo 1,
paragrafo 4). Una nuova Conferenza, riunita su iniziativa della 
Commissione socialista internazionale, a Kienthal (Svizzera), 
nell'aprile 1916, non si  limitata a fissare dei princpi: ha rivolto
un appello non solo a tutti i partiti socialisti, ma ai popoli che 
vengono distrutti e uccisi, per propagandare l'azione diretta: 
rifiutare ogni partecipazione al governo, votare contro i crediti 
militari; chiedere un armistizio immediato; imporre la pace senza
annessioni n indennit. Con tutti i mezzi in vostro~potere, dovete
condurre alla fine della carneficina mondiale.  dunque una parola 
d'ordine rivoluzionaria quella che questa Commissione spera di diffondere;
non esita pi a far propria l'idea-guida di Lenin: preparare la guerra
civile per mettere fine al conflitto internazionale.
Il manifesto di Kienthal ha avuto presso i militanti socialisti e
le masse operaie echi diversi.
In Russia, i socialisti sono divisi in due correnti - i socialdemocratici
che sono marxisti, e i socialisti rivoluzionari, il cui programrna  
orientato soprattutto verso la riforrna agraria. In seno al gruppo 
socialdemocratico,  viva la controversia tra gli intransigenti - i 
Bolscevichi - e i moderati - i Menscevichi. I capi bolscevichi, che 
mantengono contatti con Lenin e gli emigrati che sono intorno a lui in
Svizzera, adottano il programma della Sinistra zimmerwaldiana;
gli altri socialisti non si spingono cos lontano, ma mantengono la
parola d'ordine rivoluzionaria nella misura in cui pu essere applicata 
alla situazione politica del loro paese; l'occasione sembra favorevole 
al rovesciamento del regime zarista, logorato dall'opposizione condotta 
dal blocco progressista.  questo il senso dell'appello lanciato il 
29 dicembre 1916 dai partiti socialisti ai partiti borghesi: 
Se continuate a combattere questo governo con mezzi legali, somigliate 
a don Chisciotte che lottava contro i mulini a vento. Il dovere civico, 
oggi,  quello di disobbedire alla legge.
In Italia, il partito socialista aveva manifestato la propria ostilit 
all'entrata in guerra e aveva espulso i membri del partito che, come
Mussolini, continuavano a essere animati dall'ideale nazionale; aveva
dichiarato che separava le proprie responsabilit da quelle delle classi
dirigenti, ma che, tuttavia, non avrebbe sabotato la difesa nazionale. 
Nell'inverno 1916-1917, questa relativa moderazione  fortemente 
contestata: al Congresso del partito, gli Zimmerwaldiani ottengono 
14.000 voti contro 17.000.
In Germania e in Gran Bretagna, al contrario, i socialisti, nella loro 
grande maggioranza, sostengono la politica di unione nazionale. Il partito
laburista ha accettato, dal maggio 1915, di partecipare al potere: nel 
dicembre 1916 d il proprio appoggio al Gabinetto di coalizione formato 
da Lloyd George. Il partito socialdemocratico tedesco, bench non sia 
stato invitato a partecipare al governo resta fedele all'Unione sacra.
Ma nei due Stati, si  costituito un partito di opposizione
all'unione nazionale: il partito laburista indipendente  stato 
rappresentato alla Conferenza di Zimmerwald: il partito indipendente, 
in Germania  stato costituito nel maggio 1916 e gli estremisti di questo 
partito, raggruppati nello Spartakusbund, propagandano, con Liebknecht,
la resistenza attiva alla guerra.
La situazione  diversa in Francia, dove il partito socialista unificato, 
che d la propria collaborazione al governo non ha subito scissioni: ma 
la linea di condotta adottata dall'agosto 1914, alia fine del 1916  
apertamente criticata da una gran parte dei militanti. Al Congresso 
nazionale socialista di dicembre, 1407 voti (contro 1537) si pronunciano
a favore della ripresa delle relazioni con i partiti socialisti di tutti 
i Paesi e 1372 (contro 1637) si dichiarano ostili alla partecipazione 
di membri del partito al governo di unione nazionale. I socialisti 
minoritari, pur senza far propri tutti gli articoli del programma 
zimmerwaldiano, accettano l'idea della pace senza annessioni n 
indennit. Essi si inchinano tuttavia alla disciplina di partito. 
Perch prendere l'iniziativa di una scissione, quando possono sperare 
di diventare presto maggioritari?
L'Austria-Ungheria  il solo dei grandi Stati belligeranti in cui il
partito socialista non ha l'opportunit di esercitare un'azione politica 
rilevante. Il partito ha degli effettivi molto deboli, in Ungheria. 
In Austria, dispone di una forza parlamentare, ma il Parlamento non si
riunisce. L'assassinio, il 21 ottobre 1916, del presidente del Consiglio
austriaco a opera del segretario del partito socialista  l'azione di 
un isolato che i suoi amici disconoscono.
Nell'insieme, i progressi di un'opposizione socialista all'unione
nazionale e alla guerra sono evidenti. Sono la convinzione 
ideologica e l'attaccamento all'idea di solidariet internazionale
del proletariato che hanno orientato l'azione dei militanti.
Quanto alle masse operaie, esse, probabilmente, sono state sensibili
soprattutto alle sofferenze materiali che erano conseguenza
della guerra. Ovunque le difficolt dei rifornimenti e l'inflazione
monetaria hanno provocato un aumento del costo della vita, che
non ha avuto come corollario un uguale aumento dei salari. Lo
scarto  particolarmente sensibile in Germania, dove, in seguito
al blocco, il prezzo delle derrate alimentari  pi che raddoppiato
tra il 1914 e il 1916, mentre i salari, in numerosi settori, non
sono aumentati che del 25 per cento. La situazione  analoga in Gran
Bretagna, dove le derrate non mancano, ma le spese per l'acquisto 
dagli Stati Uniti e per il trasporto si sono accresciute rapidamente.
In Francia, dove il ricorso alle importazioni, per i prodotti
alimentari,  meno rilevante, l'indice dei prezzi (1914 = 100)
sale, a seconda delle derrate, da 145 a 165, nel secondo semestre
del 1916, mentre l'indice dei salari  di 125. In Italia, dove
l'aumento del costo della vita si  sviluppato pi lentamente, la
diminuzione del salario reale  leggermente minore. Queste
difficolt economiche hanno contribuito fortemente a logorare lo
slancio patriottiCO, e hanno accresciuto il desiderio di mettere
fine alla guerra. Bisogna per essere cauti nello stabilire una 
correlazione diretta: il progresso dell'ideale internazionalista  pi
sensibile in Italia e in Francia che in Germania, dove, invece,
l'aumento dei prezzi e le crisi dei rifornimenti sono molto pi gravi.
2. Gli scopi della guerra
 proprio alla fine del 1916, nel momento in cui negli Stati
belligeranti il peso delle delusioni sfalda l'unione nazionale, che
i governi prendono posizione sull'idea della pace. Le Potenze
Centrali prendono l'iniziativa: il 12 dicembre propongono agli
avversari di iniziare le trattative, ma senza indicare quali saranno
le loro condizioni, all'inizio  dunque un'azione destinata a
migliorare la condizione morale della Germania nei confronti dei
Paesi neutrali e del pi grande di questi, gli Stati Uniti. Alcuni
giorni pi tardi, il 20 dicembre, l'idea  ripresa dal Presidente
Wilson, che gi due volte fino a quel momento, nel gennaio 1915 e 
nel febbraio 1916, aveva cercato un'occasione di mediazione: egli
chiede ai belligeranti di far conoscere le loro condizioni di 
pace che, forse, vuole sperare, non sono inconciliabili.
Ma, nonostante la stanchezza delle popolazioni, nessuno dei 
governi belligeranti acconsente a prendere veramente in considerazione 
la possibilit della pace: la Germania ha ottenuto troppe
vittorie per accettare un ritorno allo statu quo ante, e le potenze
dell'Intesa non ammettono pi l'idea di una pace bianca. L'episodio
ha importanza solo nella misura in cui induce i governi a far 
conoscere i propri obiettivi di guerra.
L'Intesa indica i propri in una nota indirizzata il 10 gennaio 1917 
al Presidente degli Stati Uniti, e immediatamente resa pubblica.
Le Potenze Centrali e i loro alleati dovranno evacuare il Belgio, la 
Serbia e il Montenegro, la Polonia, la Lituania il Nord-est della Francia
e concordare dei compensi economici per i danni subiti; dovranno
restituire alla Francia l'Alsazia-Lorena, liberare dalla dominazione
austro-ungarica le popolazioni slave, italiane, rumene e dalla dominazione
ottomana le popolazioni non turche; esse dovranno accettare una 
riorganizzazione dell'Europa che assicuri ai piccoli Stati come ai 
grandi la sicurezza e la libert di sviluppo economico.
Questa nota non esige solo che la carta di guerra sia cancellata; essa
chiede alla Germania la cessione della Terra d'Impero; annuncia la 
volont di distruggere l'Austria-Ungheria e l'Impero ottomano
(Il governo russo aveva ottenuto dalla Gran Bretagna e dalla Francia, nel
marzo-aprile 1915, la promessa che dopo la vittoria avrebbe potuto 
annettere Costantinopoli e assicurarsi l'intero possesso degli Stretti
ottomani. Inoltre, nel 1916, degli accordi segreti franco-anglo-russi 
avevano previsto la spartizione della parte asiatica della Turchia).
Infine, un mese pi tardi,  avviato un negoziato franco-russo; si
conclude, l'11 marzo 1917, con un accordo segreto che definisce gli
obiettivi di guerra dei due Stati in caso di vittoria completa:
La Francia potrebbe recuperare l'Alsazia-Lorena, aggiungervi il bacino 
carbonifero della valle del Saar e staccare dall'Impero tedesco i 
territori della riva sinistra del Reno, che formerebbero uno Stato 
autonomo, dichiarato neutrale; la Russia avrebbe tutta la libert di
fissare a proprio piacimento le proprie frontiere occidentali, il che
significa che i Polacchi non potrebbero in alcun modo farsi ascoltare 
alla Conferenza di pace.
Il governo francese, che teme una pace separata della Russia,
ha creduto necessario offrire allo zar vantaggi sufficientemente
importanti perch egli abbia interesse a restare nella coalizione.
Idee pi moderate ma in fondo molto vicine sono state comunicate 
il 12 gennaio 1917 all'ambasciatore a Londra Paul Cambon, con una 
lettera di Briand approvata in Consiglio dei Ministri.
Il governo tedesco rifiuta, il 26 dicembre 1916, di indicare
pubblicamente i propri obiettivi di guerra, ma li rende noti, un
mese pi tardi, al Presidente Wilson:
Esige, ovviamente, la restituzione delle colonie, quasi tutte occupate
dagli Inglesi e dai Francesi (solo l'Africa orientale resiste ancora).
Rivendica, direttamente o indirettamente, tutti i territori della
Russia occidentale: il 5 novembre 1916 le Potenze Centrali hanno annunciato
che i territori polacchi da esse occupati dal 1915, formeranno, terminata 
la guerra, uno Stato indipendente al quale contano di imporre uno 
statuto di vassallaggio; inoltre sar necessario estendere il territorio 
verso Est per proteggere la Germania e la Polonia dalla Russia, sia
dal punto di vista economico che strategico. Vuole Ottenere una modifica
della frontiera franco-tedesca in Lorena: l'annessione del bacino
minerario di Briey. Infine, se ammette la restaurazione del Belgio,  
a condizione che il governo belga accordi garanzie speciali per la
sicurezza della Germania: occupazione duratura delle fortezze di Liegi e
Namur; controllo tedesco sulle ferrovie; soppressione dell'intero esercito.
Questa era l'interpretazione pi ampia degli obiettivi tedeschi,
che, secondo Bethmann-Hollweg, non dovevano essere precisati
ed eventualmente modificati che al momento e in funzione dei
negoziati di pace. Nello stesso tempo i Tedeschi, come i loro 
avversari, si preparano a continuare la guerra economica al termine
delle ostilit; ai progetti di Mitteleuropa, o unione doganale 
dell'Europa centrale, cui si era accennato a Berlino, rispondono le
proposte di riavvicinamento economico interalleato abbozzate
alla Conferenza economica di Parigi, nel giugno 1916.
Nelle due coalizioni belligeranti, una delle quali ha ottenuto,
di fatto, ampie conquiste, mentre l'altra ha conosciuto soprattutto
invasioni, i governi sostengono dunque dei programmi annessionisti.
Sono fermamente convinti di poter raggiungere questi obiettivi di guerra?
L'opinione pubblica francese , in gran parte, legata alla rivendicazione
dell'Alsazia-Lorena, che non appare certo come un'annessione, bens come
una restituzione; non desidera per veramente la distruzione 
dell'Austria-Ungheria, alla quale una parte dell'opinione, pure  
nettamente ostile;  difficile valutare fino a che punto l'opinione
pubblica francese appoggi le idee degli ambienti di governo per quel 
che riguarda l'autonomia dei territori renani. L'opinione pubblica inglese
non ha mai manifestato interesse per tali rivendicazioni. Indicando un ampio
programma di riassetto territoriale, il governo francese probabilmente 
ha anche l'intenzione di mostrare al mondo che, nonostante le delusioni,
ha mantenuto la sicurezza della vittoria.
In Germania, al contrario, i progetti annessionistici incontrano
il favore della maggior parte dell'opinione pubblica: partiti politici,
gruppi di interessi economici, associazioni patriottiche: e il
Quartier generale, soprattutto dopo che Hindenburg, affiancato
da Ludendorff, ha sostituito, il 26 agosto, Falkenhayn, ha preso
una posizione decisa a favore di questo programma. Il cancelliere
Bethmann-Hollweg, nel suo intimo,  pi reticente, ma non pu opporsi
alla corrente dominante.
In ogni caso, anche se si tiene conto dell'esagerazione tattica,
appare chiaro che i rispettivi obiettivi di guerra sono inconciliabili
nonostante le speranze manifestate dal Presidente Wilson.
La possibilit di una pace di compromesso  decisamente scartata dagli
ambienti di governo.
3. La ricerca della soluzione decisiva
In che modo ognuna delle coalizioni spera di imporre la propria 
volont all'avversario?
Negli ultimi mesi del 1916, l'Intesa continua a riporre la propria 
fiducia nello sforzo militare, mentre le Potenze Centrali
consapevoli che sulla terraferma il bilancio delle forze non
consente pi loro di sperare nella vittoria, decidono di iniziare
una nuova forma di guerra, in cui la forza sottomarina  chiamata
a giocare il ruolo essenziale.
Il piano di campagna dell'Intesa  elaborato, il 18 novembre 1916,
dalla Conferenza interalleata di Chantilly: gli eserciti della
coalizione dovranno essere pronti a sferrare delle offensive in
accordo a partire dalla prima met di febbraio 1917 in modo
da precedere ogni iniziativa tedesca. A dire il vero, a quell'epoca
la neve ostacoler ancora le operazioni sul fronte russo e su
quello italiano; ma l'esercito inglese manifesta l'intenzione di
lanciare un'offensiva sul fronte della Somme in febbraio, se le
condizioni atmosferiche lo permetteranno, e l'esercito francese
dovr attaccare, quindici giorni dopo, sul fronte dell'Aisne, tra
Craonne e Reims. Non si tratta di riprendere una battaglia di
usura, poich le tattiche di martellamento non hanno riservato
che delusioni. Il metodo suggerito dal generale Nivelle, che in
dicembre, sostituisce Joffre alla testa delle armate francesi, 
quello che egli ha applicato, alla fine di ottobre, quando ha 
riconquistato ai Tedeschi, a Verdun, i forti di Vaux e di Douaumont:
un attacco sferrato audacemente, dopo una brevissima preparazione 
da parte dell'artiglieria, pu permettere di conquistare d'un 
solo slancio le posizioni avversarie, se sar condotto
con una rapidit tale che il nemico non abbia il tempo di spostare
le proprie riserve, potr ottenere i risultati che gli Stati Maggiori
dei due campi non sono mai riusciti a realizzare, sul fronte francese,
dall'autunno 1914. Romperemo il fronte tedesco quando vorremo,
scrive il nuovo comandante in capo in una nota del 14 gennaio 1917,
a condizione di non colpire nel punto pi forte e di condurre 
l'operazione di sorpresa e con un attacco veloce, in 24 ore 
o in 48 ore. Nivelle ottiene l'assenso del comandante in
capo dell'esercito inglese, Douglas Haig. Molti generali non
condividono questa sicurezza. Effettivamente, la superiorit 
numerica dell'Intesa sul fronte occidentale  evidente: 180 divisioni
alleate contro 152 tedesche. Ma nessuno osa manifestare una netta
opposizione a un progetto che comporta forse una possibilit di successo.
Il piano delle Potenze Centrali  stabilito dagli Stati Maggiori
tedeschi, che lo impongono al cancelliere Bethmann-Hollweg,
poi al governo austro-ungarico. La guerra sottomarina, condotta
dalla Germania nel 1915 a titolo di rappresaglia, era stata concepita
come un mezzo per ottener l'alleggerimento del blocco. (Vedi capitolo 1,
paragrafo 3).
Non aveva raggiunto lo scopo, ma aveva avuto conseguenze
gravi nelle relazioni con i paesi neutrali: il siluramento dei 
piroscafi inglesi Lusitania (7 maggio 1915) e Sussex (24 marzo 1916)
aveva causato la morte di cittadini americani e il governo degli 
Stati Uniti aveva minacciato di rompere le relazioni diplomat;che.
Di fronte a questa minaccia, il 4 maggio 1916, il comando tedesco 
aveva dovuto dare l'ordine ai comandanti dei sottomarini di non 
silurare pi senza avvertimento; significava, di fatto, sospendere 
la guerra sottomarina. Ora, dall'ottobre 1916, lo Stato Maggiore 
della Marina, che dispone al momento di pi di cento sottomarini
(106 nel febbraio 1917, 120 in marzo), ha manifestato la volont di
riprenderla e di condurla, questa volta, a oltranza.  stato appoggiato
con decisione dallo Stato Maggiore dell'Esercito. Il cancelliere ha
protestato contro questo intervento degli Stati Maggiori in una
questione che riguarda essenzialmente la direzione della politica
estera, perch concerne i rapporti con gli Stati Uniti; ma la maggioranza
del Reichstag gli ha dato torto.
Lo Stato Maggiore della Marina conta di dirigere questa
guerra sottomarina contro la navigazione commerciale neutrale 
o nemica, intorno alle isole britanniche o al largo delle
coste francesi.  l'approvvigionamento di viveri della Gran Bretagna
che bisogna paralizzare.  possibile giungervi, dicono gli 
esperti, se il tonnellaggio affondato dai sottomarini
tedeschi raggiunger le 600.000 tonnellate al mese: in sei
mesi la Gran Bretagna avr perduto un terzo della flotta mercantile;
non potr pi contare sulle flotte mercantili neutrali,
che non vorranno affrontare il rischio di essere silurate. Se
questa crisi nell'approvvigionamento di derrate alimentari
coincider con la saldatura, cio col periodo che precede la
commercializzazione del raccolto, la popolazione inglese soffrir
la fame. La situazione sar ancora pi grave dal momento che 
mancheranno le materie prime industriali, soprattutto il cotone
americano, e molti operai saranno senza lavoro. La guerra sottomarina
a oltranza deve cominciare dunque all'inizio di febbraio 1917; 
in agosto, la Gran Bretagna sar costretta alla capitolazione. Da quel 
momento poco importa sapere se gli Stati Uniti si rassegneranno o no 
a tollerare la guerra sottomarina, poich essi non hanno un esercito e,
prima di un anno almeno, non potranno averne uno che sia in grado di
prendere parte alla battaglia in Europa. La guerra finir molto prima 
che l'intervento degli Stati Uniti possa modificare la sorte delle
operazioni militari.  questa la tesi degli esperti.
Ma il risultato della guerra sottomarina confermer i loro calcoli?
E la popolazione inglese, anche se soffrir la fame, capitoler 
rapidamente? Il Cancelliere manifesta i propri dubbi. In
tutta questa vicenda, egli non vede che una quasi-certezza - l'entrata
in guerra degli Stati Uniti. Alcuni uomini d'affari, tali
Helfferich e Bollin, pensano che l'Ammiragliato inglese trover
una contromossa.
Il 9 gennaio 1917 l'imperatore prende la decisione e firma gli
ordini: la guerra sottomarina sar ripresa il primo febbraio e sar
condotta senza riserve; la notifica ai neutrali sar effettuata il
giorno precedente.
CAPITOLO 5. La svolta della guerra
In 15 giorni, tra il 16 marzo e il 2 aprile 1917, le previsioni
fatte dagli Stati Maggiori saranno sconvolte da due grandi avvenimenti,
del tutto indipendenti l'uno dall'altro: la caduta del regime zarista
e l'intervento degli Stati Uniti. L'abdicazione di Nicola secondo  
il primo atto di un movimento rivoluzionario che condurr la Russia, 
nove mesi pi tardi, a deporre le armi. L'entrata in guerra degli
Stati Uniti fornisce agli Stati dell'Intesa un appoggio che, a 
lungo termine, sar decisivo.  il ruolo di questi due avvenimenti 
nella storia della guerra che interessa valutare.
1. La prima rivoluzione russa
L'opposizione politica aveva assunto in Russia, alla fine del
1916, un andamento grave. (vedi capitolo 4, paragrafo 1).
In ogni momento - scriveva l'ambasciatore inglese - le fiamme 
possono divampare dal fuoco che cova.  nel marzo 1917 che esplode 
il movimento rivoluzionario che rovescer il regime.
1. La fine del regime zarista. Il punto di partenza dei disordini
rivoluzionari  una sommossa per gli approvvigionamenti.
A causa dell'inverno rigido, che ha accresciuto le difficolt nei 
trasporti le riserve di farina, nella capitale, sono quasi esaurite. 
Alla fine di febbraio, il governo  costretto a stabilire un drastico 
razionamento e i fornai non arrivano neppure a coprire tutte le razioni. 
I primi moti sono assembramenti della fame. Nello stesso tempo, e per 
le stesse ragioni, le riserve di carbone diventano insufficienti
ad assicurare il lavoro nelle fabbriche, che sono costrette a licenziare
migliaia di operai. La protesta operaia si esprime nelle strade con cortei
di disoccupati, e, nelle industrie belliche ancora in attivit, con 
minacce di scioperi, alle quali la direzione dei grandi stabilimenti 
metallurgici Putilov risponde con la serrata. Il 9 marzo (le date sono
indicate secondo il calendario occidentale) si verificano i primi scontri
tra scioperanti e polizia.
Dal giorno seguente, il carattere del movimento cambia, probabilmente 
perch i militanti socialisti ne hanno preso in mano la guida: i 
manifestanti non si limitano pi a protestare contro l'incuria dei servizi
amministrativi che non hanno saputo evitare questa crisi dei rifornimenti;
di ci accusano il regime politico: Abbasso l'autocrazia!. Allora i 
capi dell'opposizione borghese - i leader del blocco
progressista - cercano di approfittare della situazione per ottenere 
la formazione di un governo parlamentare, e il governo risponde con 
il rinvio della Duma.  la prova di forza.
In due giorni, la situazione precipita: la defezione della guarnigione 
di Pietrogrado, dove il grosso degli effettivi  formato da riservisti, 
sensibili alla propaganda dei militanti, paralizza la resistenza dei 
pubblici poteri. La sera del 12 marzo, tutti i ministri sono dimissionari.
Lo zar, che si trova al Gran Quartier generale, a Mohilev, non ha preso 
alcuna iniziativa.
Nel momento in cui il governo non esiste pi, due poteri di
fatto si costituiscono nella capitale, dopo qualche esitazione, perch
i rivoluzionari stessi sono sorpresi della propria vittoria. Uno
 il Comitato provvisorio della Duma, che rappresenta le idee
dell'opposizione liberale e che in un primo momento aveva pensato 
solo di imporre allo zar il regime parlamentare. L'altro  di
ispirazione socialista:  il Comitato esecutivo provvisorio, che
esprime le idee del Soviet degli operai e dei soldati, formato
sul modello dei gruppi rivoluzionari del 1905: chiede l'immediata
fine del sistema monarchico. I due poteri cercanO un accordo. 
La sera del 14 si accordano sulla formazione di un governo provvisorio.                         g
Il 15 marzo, al Quartier generale del fronte nord, a Pskov lo
zar riceve due delegati della Duma, che vengono a chiedergli di
abdicare. Per tentare di resistere egli dovrebbe poter contare
sulla fedelt delle truppe e dei loro capi, e intraprendere un'azione 
militare contro la capitale: sarebbe la guerra civile di
fronte al nemico. Il capo dello Stato Maggiore generale e i
comandanti dei corpi d'armata respingono all'unanimit questa
eventualit e suggeriscono l'abdicazione, per ristabilire l'unit
nazionale. Lo zar cede: cerca tuttavia di salvare la monarchia, e
nomina suo successore il fratello, il granduca Michele; ma il
granduca, su suggerimento del presidente della Duma, rifiuta la
corona. Il 17 marzo la Russia  diventata, di fatto, una repubblica.
2. La portata della rivoluzione. Quale sar la portata di questo
avvenimento per la sorte della guerra in Europa?  la domanda
che si affaccia immediatamente alla mente di tutti i belligeranti
e soprattutto degli alleati della Russia.
In un primo momento, il crollo di un regime che non aveva
saputo dare un impulso vigoroso all'organizzazione militare n
unire attorno a s le forze vive del Paese, rassicura i governi 
alleati della Russia, che temevano che lo zar, per sfuggire alle
minacce di crisi interna e salvare la corona, avrebbe cercato di 
mettere fine alla guerra, anche con una pace separata. Il governo 
repubblicano, poich avr a fondamento il consenso popolare, e
sar appoggiato da un ampio movimento di opinione, non avr
difficolt a ottenere dal Paese un grande sforzo. La Russia diventer 
dunque, si spera a Parigi e a Londra, un alleato pi sicuro e
pi valido. Non  forse un grande patriota Miljukov, che regge il
Ministero degli Affari esteri del governo provvisorio? Principale
oratore del blocco progressista alla Duma, egli aveva, pur 
criticando aspramente i metodi del governo, approvato vivamente
gli obiettivi di guerra della Russia zarista. Dal 17 marzo, in una
nota agli Alleati, eccolo affermare l'intenzione di far rispettare
inderogabilmente gli obblighi internazionali contratti dal regime
deposto, compresi gli accordi segreti conclusi con la Francia e
la Gran Bretagna, (vedi capitolo 4, paragrafo 2) e di combattere il
nemico comune fino in fondo e senza esitazioni. L'alleanza  dunque
intatta e il governo russo sembra animato da una ferma volont.
Ma  sufficiente qualche giorno per dissipare queste illusioni. La
rivoluzione era stata opera di due forze, la cui collaborazione non
poteva essere duratura: la borghesia liberale e il socialismo. Tra
queste due forze, le posizioni diventano ben presto inconciliabili: il
24 marzo, il Soviet di Pietrogrado vota una mozione in cui chiede
l'apertura immediata di negoziati di pace e l'abbandono di ogni
programma di annessioni. Dall'inizio di aprile,  dunque lotta
aperta tra il Ministro degli Affari esteri e il Soviet sul problema
della guerra e della pace. Miljukov non ha neppure l'appoggio di
tutti i propri colleghi, poich il Ministro della Giustizia, Kerensky,
che si trova su posizioni vicinissime al socialismo, e che presto 
aderir al partito socialista-rivoluzionario, condivide su questo punto
le idee del Soviet. Egli non ha neppure l'appoggio delle masse,
perch la popolazione operaia segue le direttive del Soviet, e i
contadini vogliono dimenticare la guerra per guardare solamente 
alla prospettiva di una riforma agraria.
In questa dualit di poteri, il governo riuscir a restare padrone
della situazione? Il 4 maggio,  la rivolta. Il governo provvisorio 
reprime questo moto, ma non si sente in grado di rischiare una nuova
prova di forza: il 15 maggio, decide di esautorare Miljukov; 
il 19 maggio dichiara di aspirare a una pace generale senza 
annessioni n indennit, sulla base del diritto dei popoli a 
decidere di se stessi.
Nello stesso tempo, l'esercito  profondamente logorato dalle dimissioni 
di generali e ufficiali di carriera legati al regime zarista, e 
soprattutto dalla nuova concezione dei diritti del soldato.
Il Soviet, in un Discorso alla guarnigione di Pietrogrado, il 15
marzo, aveva deciso la formazione, all'interno delle unit, di
Comitati di soldati, incaricati di controllare le azioni politiche
dell'esercito e di dirimere le controversie tra ufficiali e soldati.
Questa misura era stata presa per assicurare il successo del 
movimento rivoluzionario nella capitale, ma  ben presto applicata
alle truppe al fronte, dove mina l'autorit dei quadri. Il comandante 
in capo comunica agli alleati che non pu pensare, per il
momento, di dare alle truppe l'ordine di attaccare. L'esercito
russo non  pi una forza nella quale si possa riporre fiducia.
La Francia, la Gran Bretagna, l'Italia, dunque, diventano consapevoli,
appena un mese dopo la caduta dello zar, del fatto che la rivoluzione
russa non  conclusa. Possono constatare le conseguenze immediate 
di ci; il grande piano di campagna previsto per il 1917 potr essere 
realizzato solo parzialmente, dal momento che la partecipazione 
dell'esercito russo  improbabile, se non inverosimile; la questione 
della pace, che gli Alleati avevano risolutamente allontanato dal
proprio orizzonte nel dicembre 1916, si pone in maniera pressante,
in termini tali che gli obiettivi di guerra degli Stati occidentali 
rischiano di essere disconosciuti dall'opinione pubblica russa. 
Comincia a manifestarsi la possibilit di una divergenza profonda in 
seno alla coalizione e di un disimpegno da parte dell'alleato russo.
Per le Potenze Centrali, la rivoluzione russa  di buon auspicio:
riaccende le speranze di una pace separata. Nel 1915-1916 questa
pace era stata un obiettivo costante della politica tedesca, ma
lo zar aveva tenuto fede ai propri impegni. (Vedi capitolo 3, paragrafo 2,
e capitolo 4, paragrafo 2). Ora la Germania pu puntare sulla dualit
dei poteri e sull'influenza del Soviet. E non manca di farlo. Quando, 
il 23 marzo, l'ambasciatore tedesco a Berna informa che Lenin e il
gruppo di bolscevichi rifugiati in Svizzera vogliono rientrare al pi
presto in Russia, il governo e il Gran Quartier generale sono 
immediatamente d'accordo nel concedere loro l'autorizzazione ad 
attraversare il territorio tedesco e nel dare lo statuto di 
extraterritorialit al convoglio che li trasporter. Noi abbiamo
interesse acch l'influenza dell'ala radicale dei rivoluzionari prenda
il comando in Russia, scrive il Segretario di Stato agli Affari esteri.
 in effetti una parola d'ordine di pace che Lenin lancia al suo arrivo 
a Pietrogrado, il 16 aprile. La stampa tedesca annuncia che il governo 
 pronto a negoziare col governo provvisorio russo una pace che assicuri a
tutti i popoli l'esistenza, l'onore e la libert di sviluppo.
2. L'intervento degli Stati Uniti
All'inizio della guerra in Europa, il Presidente Wilson, in un
Discorso al popolo americano, il 19 agosto 1914, aveva annunciato
una politica di rigida neutralit e aveva addirittura raccomandato
ai propri concittadini di non manifestare preferenze a favore 
di uno dei gruppi belligeranti. Nutrendo anche speranze di
agire da mediatore, non vedeva alcun motivo di augurarsi piuttosto
che una vittoria tedesca una vittoria dell'Intesa, che avrebbe
potuto condurre - egli pensava - ad una egemonia della Russia
sul continente europeo. Temeva soprattutto che l'opinione pubblica
americana si dividesse profondamente: nelle regioni dell'Est si
manifestava una corrente di simpatia verso l'Intesa; nelle regioni 
centrali, molto indifferenti alle questioni europee, la propaganda 
dei tedesco-americani e quella degli immigrati olandesi avversari 
della Gran Bretagna, o quella degli immigrati polacchi, nemici della
Russia, giocava in senso inverso. La neutralit raccomandata dal 
Presidente allora non era contestata da nessuno.
Come sono arrivati gli Stati Uniti, trenta mesi pi tardi, a entrare
nel conflitto?
1. La prassi della neutralit. La neutralit politica aveva avuto
come corollario, nell'agosto 1914, la neutralit economica e 
finanziaria; il governo aveva chiesto alle banche di non accordare
facilitazioni finanziarie ai belligeranti. Tale ordine era stato in un
primo tempo rispettato molto facilmente, perch i belligeranti
nei primi mesi del conflitto, credevano ad una guerra breve e 
vivevano delle proprie riserve. (vedi capitolo 1, paragrafo 3). 
Ma a partire dall'autunno 1914 gli esportatori americani avevano
ricevuto, con sempre maggiore frequenza, richieste di materiale bellico, 
di materie prime e di derrate alimentari; di fatto, questa corrente
commerciale si era stabilita quasi unicamente con la Gran Bretagna 
e la Francia, poich la Germania era sottoposta al blocco. Nel 1915, 
lo sviluppo delle esportazioni americane era stato rilevante, e tutti i
produttori, agricoli o industriali, ne avevano ampiamente beneficiato.
Ora, questo sviluppo non sarebbe stato possibile se il governo 
degli Stati Uniti avesse continuato a praticare la neutralit
finanziaria, perch i compratori europei non avrebbero potuto
procurarsi i mezzi di pagamento. Il Presidente aveva allora autorizzato
le banche americane ad accordare l'apertura di crediti ai compratori. 
Nell'ottobre 1915 aveva anche concesso l'emissione
sul mercato americano di un grosso prestito agli Anglo-Francesi.
Gli Stati Uniti erano cos divenuti fornitori e mutuanti, a favore
soprattutto di uno dei due gruppi belligeranti. Avevano stabilito
con la Gran Bretagna e la Francia legami economici e finanziari
che assicuravano alla maggior parte della popolazione americana
una grande prosperit. La Francia, ad esempio, dipendeva sempre
pi da loro per soddisfare i bisogni dell'esercito e della Popolazione. 
Dal 1916, gli Stati Uniti, assicurando il 30 per cento delle importazioni,
sono divenuti i primi fornitori della Francia. Nelle trattative per 
la concessione dei prestiti, la Francia ha dovuto accettare le 
condizioni sempre pi onerose delle banche americane.
L'ampiezza di queste relazioni commerciali aveva comportato delle 
difficolt politiche. Grandi esportatori gli Stati Uniti avevano un 
maggiore interesse a mantenere la libert della navigazione nell'Atlantico;
essi facevano appello, quindi, al principio della libert dei mari.
Il Presidente Wilson aveva protestato anche contro il blocco 
anglo-francese, per l'esercizio del diritto di vlsita, ma soprattutto 
contro la guerra sottomarina, che non risparmiava le vite umane;
aveva inviato alla Germania una minaccia di rottura delle relazioni 
diplomatiche e aveva ottenuto, nel maggio 1916, la sospensione della
guerra sottomarina nell'Atlantico. Era tuttavia soltanto un risultato
precario, contestato senza sosta dall'Ammiragliato tedesco. (Vedi 
capitolo 4, paragrafo 3).
La prospettiva di un aggravarsi delle difficolt politiche e la
volont di prevenirle avevano confermato nel Presidente Wilson
il desiderio di veder finire la guerra in Europa. Se il conflitto si
fosse prolungato, gli Stati Uniti non avrebbero corso il rischio di
essere costretti a un intervento armato per proteggere i diritti dei
Paesi neutrali? Wilson era consapevole di questo pericolo, ma
sperava di scongiurarlo e di tenere gli Stati Uniti fuori dalla
guerra, garantendo nel contempo la prosperit economica, cio
la libert di navigazione nell'Atlantico. Nel momento in cui
viene rieletto alla presidenza, il 7 novembre 1916, si dichiara,
come del resto il suo avversario repubblicano, Hughes, fermamente 
neutralista. Il 22 febbraio 1917, in un messaggio al Senato, 
esprime la speranza che nessuno dei belligeranti riesca a
schiacciare l'avversario e che la guerra si concluda con una
pace senza vittoria. Al suo amico, colonnello House, dichiara:
Siamo la sola delle grandi nazioni bianche a restare fuori dalla
guerra; sarebbe un crimine contro la civilt prendervi parte.
2. La decisione di intervento.  la guerra sottomarina a provocare 
il cambiamento di posizione; sembra impedire ogni commercio e rendere
impossibile ogni mediazione. Il corpo elettorale americano, al 
momento dell'elezione presidenziale del novembre 1916, si era 
dichiarato neutralista; ma aveva dato la maggioranza a colui 
che poteva gloriarsi di aver assicurato la prosperit
economica; ora, dal momento che i sottomarini tedeschi avrebbero
condotto a oltranza la guerra contro la navigazione commerciale 
nell'Atlantico, le esportazioni destinate alla Gran Bretagna, 
alla Francia, e ai loro alleati, che costituivano i tre quinti
del totale delle esportazioni, rischiavano di essere gravemente
ostacolate. Ma era soprattutto il prestigio nazionale a essere 
colpito: gli Stati Uniti potevano accettare che la Germania si 
svincolasse dalla promessa che aveva fatto il 4 maggio 1916 e 
distruggesse degli equipaggi americani? Ma gli Stati Uniti rinunciano a
una preziosa e comoda neutralit perch i loro interessi sono
minacciati. Bisogna garantire l'equilibrio europeo, che sarebbe
compromesso dalla vittoria di uno dei due campi, e partecipare
alla ricostruzione dell'Europa e del mondo in funzione degli
ideali e degli interessi americani. Il Presidente Wilson, dopo la
dichiarazione tedesca del 31 gennaio 1917, annuncia dunque, il 3 febbraio,
la rottura delle relazioni diplomatiche con la Germania e dichiara che,
se i sottomarini affonderanno effettivamente una nave americana, 
gli Stati Uniti difenderanno con le armi la libert dei mari.
Perch rinvia per altri due mesi la decisione definitiva? Perch - dice
ai suoi collaboratori - spera ancora di ricondurre la Germania 
alla ragione con la sola minaccia. Ma anche perch pensa che
solo un'azione palese - un siluramento - permetter di evitare 
ogni esitazione in un'opinione pubblica ancora ampiamente pacifista. 
La grande preoccupazione del Presidente scrive l'ambasciatore 
britannico,  di non agire finch il paese non sar unanime a 
favore di questa azione. Wilson sa che le popolazioni del Centro 
e dell'Ovest, che guardano con distacco alle questioni europee e 
che si credono indifferenti alla sorte della navigazione commerciale
nell'Atlantico, sono meno sensibili di quelle dell'Est alla dichiarazione
tedesca di guerra sottomarina ad oltranza; vuole dunque lasciare loro 
il tempo di prendere coscienza degli interessi nazionali.
Nel corso del febbraio 1917, questa evoluzione dell'opinione pubblica
comincia a diventare evidente.
Il primo motivo di questa evoluzione  la congestione economica che 
colpisce i porti americani dell'Atlantico: gli armatori, di fronte alla 
minaccia che incombe sulle loro navi, decidono di bloccare il traffico 
nella zona in cui  stato decretato il blocco sottomarino; le merci che
devono essere trasportate si ammassano sulle banchine, e gli esportatori 
si affrettano a sospendere gli acquisti nei centri di produzione; gli
agricoltori del Middle West e i piantatori di cotone del Sud capiscono
cos che la guerra sottomarina colpisce la prosperit degli Stati Uniti.
Per incoraggiare la ripresa del traffico, il Presidente chiede al
Congresso, il 26 febbraio, di decidere che i mercantili saranno muniti
di cannoni, per difendersi dagli attacchi dei sottomarini; il 12 marzo,
l'armamento della marina mercantile  deciso.
L'altro motivo  la rivelazione di un'offerta fatta dal governo tedesco 
al governo messicano: la Germania, in previsione di una guerra contro 
gli Stati Uniti, ha proposto al Messico un'alleanza, facendolo sperare 
nella riconquista dei territori annessi dall'Unione americana 
nel 1845 (Texas, Nuovo Messico, Arizona); il telegramma cifrato, spedito
da Berlino a Citt del Messico via New York,  stato captato e decifrato
dal Servizio di Informazione britannico, e trasmesso il 24 febbraio al
Presidente Wilson, che, il primo marzo, si decide a rendere pubblico
questo documento, perch ognuno avverta il carattere della minaccia 
tedesca. Il moto di indignazione che scuote l'opinione pubblica  
profondo, soprattutto negli Stati dell'Ovest e del Sud-Ovest.
Gli Stati Uniti hanno dunque adottato un atteggiamento di
neutralit armata:  sufficiente che un mercantile americano
sia attaccato e dia battaglia a un sottomarino tedesco perch le
ostilit siano aperte. La nazione  ora pronta ad accettare la guerra.
 il 19 marzo che avviene l'azione palese - il siluramento del
Vigilantia, il cui equipaggio perisce. Il 20, il Presidente decide 
di convocare una sessione straordinana del Congresso e si dichiara
deciso alla guerra. Il 2 aprile, il Congresso approva a larghissima
maggioranza il messaggio che annuncia questa decisione. (Al Senato con
82 voti contro 6; alla Camera dei Rappresentanti con 373 contro 50).
Un primo esame dei fatti induce dunque a credere che la dichiarazione
di guerra sottomarina ad oltranza sia stata la causa diretta 
dell'intervento degli Stati Uniti. Era questa, nel 1917, l'opinione 
dell'ambasciatore tedesco a Washington. Alcuni anni pi tardi, dopo 
la fine della guerra, gli avversari della politica wilsoniana
cercheranno pero di accreditare un'altra versione, secondo
la quale la dichiarazione tedesca sarebbe stata non la causa, ma
l'occasione dell'intervento americano: i grandi interessi bancari,
che avevano stretto legami con la Gran Bretagna e con la Francia,
volevano l'intervento; avevano dato l'illusione di un grande movimento
d'opinione, finanziando una campagna stampa; e il Presidente aveva
ceduto a questa sollecitazione tanto pi volentieri in quanto
desiderava svolgere un ruolo di arbitro alla Conferenza di pace. 
Ma se questa tesi fosse esatta, come spiegare che l'influenza degli 
interessi bancari non si sia esercitata sulla stampa del Centro e
dell'Ovest, che in un primo tempo era reticente? E come spiegare le 
lunghe esitazioni del Presidente, constatate da tutti i suoi
pi stretti collaboratori?
3. La portata dell'intervento americano. Gli Stati Uniti, dice il
Presidente Wilson al Congresso, entrano in guerra con tutte le
proprie forze. Qual  il senso dell'avvenimento per il destino
della guerra in Europa?
La guerra diviene pi che mai totale e mondiale. Non si limita
pi alle trincee e alle coste europee; l'oceano diventa un vasto
campo di battaglia su cui si gioca una partita decisiva. Il potenziale
umano, la potenza industriale, la ricchezza degli Stati Uniti
non possono non avere un grosso peso nell'equilibrio.
Dal punto di vista militare, l'intervento americano trasforma le
condizioni della lotta, perch l'Unione possiede un potenziale
umano ben superiore a quello delle Potenze Centrali e pu fabbricare
facilmente qualsiasi tipo di armamento. Ci rappresenta
la certezza che l'equilibrio delle forze in Europa sar rotto. Ma
questa prospettiva ha la scadenza di un anno o di quindici mesi
tempo minimo necessario per decretare il servizio militare obbligatorio, 
allestire le liste di reclutamento, formare dei quadri, addestrare
le truppe, organizzare delle grandi unit dotate di personale 
di Stato Maggiore e trasportare in Europa, nonostante i sottomarini
tedeschi, i primi nuclei di questo esercito.
Nell'immediato, l'intervento porta alle Potenze dell'Intesa quattro
importanti vantaggi.
Vantaggio navale: la partecipazione della marina americana aumenta i mezzi
di lotta contro la guerra sottomarina nell'Atlantico, dove 
35 cacciatorpedinieri americani appoggeranno, a partire da giugno, 
per il servizio di pattuglie e di convogli, il centinaio di unit 
inglesi in servizio.
Vantaggio economico: il governo di Washington mette l'embargo sulle 
esportazioni destinate agli Stati neutrali; aumenta cos il rigore 
del blocco diretto contro i Tedeschi, ma soprattutto dispone di un mezzo 
di pressione che gli consente di costringere i mercantili norvegesi,
svedesi, danesi o olandesi a continuare a navigare per conto della 
Gran Bretagna e della Francia, nonostante i rischi di siluramento; 
infine l'esempio degli Stati Uniti spinge la Bolivia, il Per, il Brasile,
l'Uruguay e le piccole repubbliche dell'America centrale ad entrare in 
guerra cio a mettere a disposizione dell'lntesa la propria flotta
mercantile e le navi tedesche rifugiate nei loro porti dall'inizio 
del conflitto. Questo apporto di navi scompiglia i calcoli dello
Stato Maggiore della Marina tedesco sulla validit della guerra sottomarina.
Vantaggio finanziario: la Gran Bretagna e la Francia riceveranno ormai dal
governo americano, e non pi dalle banche, le somme necessarie al 
finanziamento degli acquisti di materiale bellico, di materie prime e di
derrate alimentari che effettuano dagli Stati Uniti; esse sfuggono cos
alle difficolt che incontrava sempre pi il ricorso al credito privato.
Vantaggio morale: l'intervento degli Stati Uniti ha un grande peso sulla
mentalit collettiva, perch, per la prima volta, uno Stato neutrale entra 
in guerra senza contrattazioni preliminari e senza promesse di compensi. 
Difendere i diritti dei neutrali contro dei metodi di guerra che sono 
una sfida all'umanit e combattere la volont tedesca di dominio; sono
queste, secondo il Presidente Wilson, le sole intenzioni americane. 
E questo rende pi forte, nelle nazioni dell'Intesa, il sentimento 
di superiorit morale.
 vero, d'altro canto, che l'idealismo wilsoniano pu ostacolare le 
iniziative di queste nazioni in fatto di obiettivi di guerra. 
Gli Stati Uniti non aderiscono al patto del 5 settembre 1914; (vedi 
capitolo 1, introduzione) essi non sono alleati, ma associati 
dell'Intesa, e conservano il diritto di ritirarsi dalla guerra, se lo
giudicheranno opportuno.  evidente che il Presidente Wilson non  
vincolato dagli accordi segreti stipulati tra i belligeranti europei;
egli respinge il programma di annessioni territoriali;  convinto che 
in Germania, la combriccola militare sia, in fondo, disconosciuta
da un movimento liberale che non ha ancora avuto la possibilit di 
manifestarsi. Le divergenze di opinione che lo separano dagli Stati
dell'Intesa sono dunque evidenti. Quando la guerra sar terminata, 
potremo imporre loro il nostro modo di vedere, scrive Wilson il 
21 luglio 1917 al colonnello House. L'intervento americano non 
disinteressato. Dall'autunno 1917, si delineano alcuni obiettivi 
degli Stati Uniti; liberarsi dall'influenza della City, sviluppare il 
ruolo di Wall Street, consolidare la posizione del dollaro, prepararsi 
alle lotte commerciali del dopoguerra.
Ormai le Potenze Centrali, per strappare la vittoria, devono ottenere 
dei successi decisivi prima dell'entrata sul campo di battaglia 
dell'esercito americano. Il governo tedesco aveva contato
sulla guerra sottomarina; ma la pressione che gli Stati Uniti 
possono esercitare sui Paesi europei neutrali smentisce ben presto
tutte le previsioni fatte sui possibili risultati di questa forma di
guerra. Dunque spera ormai nella disgregazione dell'esercito
russo e nella pace separata. Il timore di un disimpegno russo 
diventa anche una preoccupazione essenziale nella politica della
Francia e della Gran Bretagna. Il 2 giugno 1917, al Comitato segreto
della Camera dei Deputati, uno degli interpellanti - Victor Augagner, 
ex ministro della Marina - la presenta in termini pressanti: la Russia 
non vuole pi battersi; se viene a mancare, o se non d pi che una 
collaborazione militare molto ridotta, possiamo sperare di continuare 
la guerra fino alla vittoria? e con quali mezzi?. Certo, restano 
gli Stati Uniti. Ma quando, e in che misura la Francia potr 
contare sull'appoggio del loro esercito?
CAPITOLO 6. Le crisi del 1917
Nel momento in cui si aprono queste nuove prospettive, 
l'opinione pubblica, nei grandi Stati europei che sopportano il peso
principale dello sforzo bellico, non ne valuta ancora le conseguenze.
Nell'aprile 1917, l'intervento effettivo delle truppe americane 
 a troppo lunga scadenza per attenuare, in Francia in
Gran Bretagna, in Italia, le preoccupazioni e le sofferenze 
immediate; la prospettiva di una pace separata russa non rappresenta
ancora, per il popolo tedesco, che una eventualit. Ovunque 
l'opinione pubblica  ancora dominata dalle speranze immediate: 
in Francia soprattutto, ma anche in Gran Bretagna, aspetta
la grande offensiva che deve, secondo l'alto comando, portare a
successi decisivi; in Germania continua a contare sui risultati
della guerra sottomarina. E solo quando queste speranze crollano
che comincia a dare, in tutti i Paesi, segni d'inquietudine o di
irritazione. In queste ore difficili della primavera e dell'estate
1917, lo spettacolo della rivoluzione russa gioca un ruolo importante,
a volte decisivo. La crisi politica  anche crisi sociale.
Anche i governi, in tutta l'Europa belligerante, cercano l'occasione 
per una trattativa di pace, o, almeno, non ne rifiutano pi l'idea.
Delusioni strategiche; difficolt sociali e politiche; tentativi 
di pace; sono gli aspetti principali di queste ore di stanchezza.
1. Le delusioni strategiche
Il generale Nivelle si era dichiarato certo di rompere il fronte
tedesco con degli attacchi francesi e inglesi convergenti. 
L'ammiraglio Holtzendorff aveva assicurato che in sei mesi la guerra
sottomarina avrebbe costretto la Gran Bretagna a capitolare. In
che modo e perch queste speranze sono state smentite?
1. La battaglia del 16 aprile 1917. Il piano di campagna dell'Intesa,
che aveva previsto delle offensive simultanee,  stato
smantellato dalla caduta del regime zarista. Il comandante in
capo francese, con l'assenso reticente del suo collega inglese,
mantiene tuttavia l'ordine di offensiva, dalla quale si attende la
disgregazione completa del nemico. Il 6 aprile, il governo
francese, malgrado l'insistenza del ministro della Guerra, Paul
Painlev, non osa assumersi la responsabilit di rinunciare 
all'offensiva e lascia al comandante in capo libert d'azione, 
chiedendo tuttavia di non sacrificare a delle speranze strategiche la
preparazione del successo tattico. In dieci giorni, la sorte di 
questa offensiva  decisa.
Il 9 aprile, le truppe inglesi sferrano un grande attacco, che consente 
di conquistare la cresta di Vimy, ma che non riesce a rompere il sistema
difensivo tedesco. Il 12, le truppe francesi tentano, in direzione di 
Saint Quentin, su un fronte molto pi limitato, un'operazione destinata 
a saggiare la solidit delle posizioni nella zona in cui le truppe 
tedesche hanno effettuato, un mese prima, un movimento di ritirata
preventivo. Il 16 aprile, infine, su un fronte di 70 chilometri,
dall'Oise alle montagne di Reims, trenta divisioni francesi conducono 
l'offensiva da cui Nivelle si attende i pi ampi risultati: Cambrai, 
Donai, Vervins sono gli obiettivi designati. L'assalto conquista quasi 
ovunque la prima posizione tedesca, ma, eccetto che in un punto, fallisce
davanti alla seconda, invano l'azione di una nuova arma, il carro armato,
cerca di allargare la stretta breccia aperta tra Craonne e Berry-au-Bac. 
Questi risultati sono di tanto inferiori alle previsioni, che Nivelle 
rinuncia a impiegare le divisioni tenute di riserva. Il 19 viene dato
l'ordine di sospendere la grande offensiva e di condurre solo attacchi 
parziali che hanno luogo il 4 e il 5 maggio, con risultati modesti.
Il piano di Nivelle si  dunque concluso con un grave fallimento. 
L'errore del comandante in capo  stato di dare per certa
la conquista delle due posizioni tedesche e di pensare soprattutto
alla fase di sfruttamento della rottura. Si rifaceva al successo
delle esperienze di attacco improvviso che aveva fatto nell'autunno 1916 
davanti a Verdun. Ora, queste operazioni erano state condotte su 
fronti molto limitati - alcuni chilometri - dove era stato possibile
concentrare una considerevole densit di artiglieria. Su un fronte
d'attacco di 70 chilometri, le condizioni erano ben diverse. A dire
il vero, questo scacco non sorprende n i governi francese e inglese,
n i principali capi militari, che avevano, per la maggior parte,
provato un certo scetticismo. Ma l'opinione pubblica, in Francia 
soprattutto, ne  molto colpita, anche se gli scioperi della primavera
hanno soprattutto un carattere sociale. Questa delusione delle
retrovie non  tuttavia la conseguenza pi grave: ci che  
pi grave,  lo scossone morale che subiscono i combattenti quando
constatano quanto il loro sforzo sia stato inutile. Per tre settimane, 
dal 20 maggio al 10 giugno, in numerosi reggimenti che si trovano a
riposo, nelle retrovie, si hanno rifiuti di obbedire nel momento in cui
arriva l'ordine di tornare in linea: questi ammutinamenti, che fanno
gravare sull'esercito la minaccia di una disgregazione morale, hanno la 
loro causa profonda nello scacco dell'offensiva, che ha fornito gli
argomenti alla propaganda pacifista. In questa crisi di fiducia e
nella crisi militare la stanchezza ha giocato un ruolo pi importante 
del pacifismo o degli ideali della rivoluzione: la Francia del 1917
non  la Russia. Il soldato non rifiuta di battersi, ma rifiuta
di essere sacrificato in offensive suicide. La depressione morale
e il peso delle perdite subite il 16 aprile sono le ragioni che inducono 
il nuovo comandante in campo, generale Ptain, a pensare
che l'esercito francese non possa pi compiere, nel 1917, un
nuovo sforzo. Aspetto - dice - gli Americani e i carri armati;
pensa che si debba logorare l'avversario con il minor numero di
perdite possibile. Dopo la crisi degli ammutinamenti, lo sforzo
militare francese si traduce dunque in importanti cambiamenti
nella conduzione delle operazioni.
Sul fronte francese,  l'esercito britannico a intraprendere operazioni 
offensive; la principale - la serie di attacchi condotti, a partire dal
luglio nelle Fiandre - non d che successi locali. Gli sforzi italiani 
sul fronte del Carso, in maggio, e sul fronte dell'Isonzo, in luglio, 
ottengono buoni risultati iniziali, ma non riescono a ottenere la 
rottura. Questo  anche il caso degli attacchi sferrati, in maggio, 
dal corpo di spedizione di Salonicco, nell'ansa della Tcherna. Nel corso
dell'estate 1917, l'avvenimento significativo sul piano militare  
l'offensiva condotta, il primo luglio, dal generale Brusilov 
con 23 divisioni, sul fronte della Zlota Lipa, in direzione di Lemberg; 
essa dimostra la volont del governo provvisorio russo, che vuole tentare
di restituire ai soldati l'ardore combattivo, ma mostra anche l'inutilit
del suo sforzo: l'attacco, dopo aver conquistato la prima posizione 
nemica, si arresta ben presto perch alcune divisioni di rinforzo 
rifiutano di schierarsi. L'esercito russo, nota l'addetto militare inglese,
non vale pi nulla come organizzazione combattente.
2. La guerra sottomarina. La guerra sottomarina ad oltranza,
iniziata il primo febbraio 1917, avrebbe dovuto, secondo le intenzioni 
dello Stato Maggiore tedesco, condurre alla capitolazione della
Gran Bretagna in sei mesi, se il tonnellaggio affondato avesse 
raggiunto, in media, le 600.000 tonnellate al mese.
Ora i risultati effettivi sono stati: in febbraio 540.000 tonnellate;
in marzo 578.000; in aprile 874.000; in maggio 591.000; in giugno 695.000;
in luglio 550.000. La media - 638.000 tonnellate al mese -  stata 
dunque superiore alle previsioni. Tuttavia la Gran Bretagna (nonostante 
abbia provato grandi timori in aprile, quando non aveva ancora messo 
a punto i propri metodi di difesa) non  stata prostrata. Perch i 
pronostici degli esperti tedeschi sono stati smentiti? Perch essi 
avevano dato per scontato che gli armatori neutrali, davanti ai rischi 
di siluramento, avrebbero rinunciato a navigare per conto della 
Gran Bretagna. Questa speranza era stata in parte realizzata in 
febbraio-marzo. Non doveva esserlo ancora di pi dopo i grandi 
successi ottenuti in aprile dai sottomarini tedeschi? In quei 
mesi, su 874.000 tonnellate, il tonnellaggio neutrale raggiungeva 
192.000 tonnellate. Ma l'embargo sulle esportazioni americane deciso 
dal governo degli Stati Uniti aveva costretto i Paesi europei neutrali 
a rispondere all'appello della Gran Bretagna. E la confisca da parte 
dei governi sudamericani delle navi tedesche che si trovavano nei loro
porti aveva accresciuto il tonnellaggio a disposizione degli avversari
della Germania. Di fatto i cinque sesti della marina mercantile
erano, o potevano essere al servizio dell'Intesa.
Probabilmente la Germania, bench non abbia raggiunto lo
scopo principale, continua la guerra sottomarina per aggravare,
con un'azione di lungo respiro, le difficolt economiche del nemico.
Ma che cosa pu aspettarsi da questo ormai? L'efficienza
dei mezzi di difesa istituiti dall'Ammiragliato inglese (sbarramento 
di mine nel Mare del Nord; pattuglie di caccia che contano 
8.000 bastimenti leggeri; formazione di convogli mercantili
scortati da torpediniere) aumenta di mese in mese dopo il periodo
di sorpresa; in agosto il rendimento della guerra sottomarina - 
con 508.000 tonnellate -  pi basso che in febbraio, in
settembre (351.000 tonnellate) e in rapido declino. Dal momento
che il rendimento si assesta intorno alle 300.000 tonnellate, 
mentre il tonnellaggio complessivo disponibile  di 30 milioni di
tonnellate, o pressappoco,  evidente che l'arma sottomarina non
pu pi essere uno strumento di vittoria.
Da queste constatazioni, il deputato Erzberger, importante
membro del Centro, ha tratto gli elementi della requisitoria che
ha pronunciato, il 6 luglio, in una seduta segreta della Commissione 
principale del Reichstag, contro lo Stato Maggiore della
Marina. Non possiamo dunque - ha concluso - unirci per dire
al governo che siano pronti a concludere la pace sulla base del 1914?
La proposta di Erzberger e dei socialdemocratici incontra una 
vasta eco; la maggioranza del Reichstag vota, il 19 luglio,
una mozione che, rifiutando le conquiste territoriali, chiede una
pace d'intesa, di riconciliazione. Ma questa mozione, votata dopo una
crisi di governo, non riflette l'opinione degli ambienti politici.
2. Le minacce alla coesione nazionale
Mentre, sulla terraferma e sui mari, prosegue, ma a ritmo rallentato,
l'inutile battaglia, tutti gli Stati belligeranti vivono, in
politica interna, ore difficili.
E in Russia, ovviamente, che la crisi morale, sociale e politica
 pi grave. Dopo le dimissioni di Miljukov i socialisti hanno
dei rappresentanti in seno al governo, la maggioranza dei membr 
del quale  costituita da borghesi liberali. L'influenza maggiore 
 quella del ministro della Guerra, Kerensky, esponente del
partito socialista-rivoluzionario. Kerensky non  marxista,
mentre il Soviet di Pietrogrado  animato dalle iniziative rivali
dei socialdemocratici menscevichi e bolscevichi. Questo vuole
che la Russia rimanga in guerra, a patto che i suoi alleati accettino
un programma di pace democratica, cio una pace senza annessioni, 
che abbia per base il diritto dei popoli alla libera determinazione.
Ma il governo  alle prese con questioni agrarie ed economiche per le
quali non riesce a proporre delle soluzioni. Arriva perfino a
riservare all'Assemblea Costituente, la cui convocazione  fissata 
per il 30 ottobre, il compito di attuare le riforme fondamentali,
il che significa che rinvia di cinque mesi tali riforme.
Questa impotenza gioca a favore dei bolscevichi, che hanno
rifiutato di partecipare al potere. La propaganda bolscevica desta
l'ardore rivoluzionario del proletariato che, il 17 luglio, in un
grande moto insurrezionale, reclama tutto il potere ai Soviet.
Il governo resta padrone della situazione, grazie all'esercito, e
probabilmente anche grazie all'atteggiamento dei capi bolscevichi,
che considerano il movimento prematuro. Ma sono i socialisti
rivoluzionari che, dopo un nuovo rimpasto del governo (24 luglio)
hanno ormai la maggioranza nel governo provvisorio, presieduto
ora da Kerenski. Questo governo non riesce meglio del precedente
ad arrestare la crisi economica e finanziaria e a risolvere i 
problemi agrari.
Di fronte a questa disgregazione, che rischia di aprire la strada
ai bolscevichi, le forze di destra cercano di unirsi. Gli industriali,
i notabili, i membri del vecchio personale politico eliminato
dopo la caduta dello zar, ottengono l'appoggio dei generali e 
dell'Unione panrussa degli ufficiali. Il 9 settembre, il generalissimo
Kornilov tenta un colpo di Stato e fa marciare su Pietrogrado un
corpo di cavalleria cosacca. Questo putsch fallisce in una settimana,
perch la maggior parte delle truppe rifiutano la propria partecipazione.
Ma il governo provvisorio, nonostante sia riuscito a tener testa 
all'insurrezione di destra, come all'insurrezione di sinistra, rimane
privo di autorit.
L'influenza della rivoluzione russa, del movimento di idee e di speranze 
che ha fatto nascere,  notevole in tutti i Paesi belligeranti.
Non c' da sorprendersi se gli Stati in cui l'unione sacra non era 
mai stata realizzata vivono ore difficili. In Italia, dove la crisi dei
trasporti marittimi, dovuta alla guerra sottomarina, provoca una carenza 
di derrate alimentari, le manifestazioni operaie sono violente, in maggio 
a Milano, e in agosto a Torino, prendono un andamento preoccupante, perch
la propaganda socialista, dicono i prefetti, sfrutta le difficolt di
rifornimenti. In Austria-Ungheria le notizie dalla Russia trovano un'eco 
profonda tra le popolazioni slave: l'imperatore Carlo, succeduto a 
Francesco Giuseppe, vorrebbe cercare di soddisfare le esigenze delle 
minoranze nazionali con riforme della struttura politica e
amministrativa, ma non trova gli uomini in grado di realizzare questo 
progetto.
Le difficolt sono meno gravi in Francia, in Gran Bretagna e in Germania
dove per si manifesta la protesta operaia; a maggio, in Francia, scioperi
che portano a Parigi 100.000 operai e operaie, e che hanno la causa
principale nell'aumento dei prezzi delle derrate alimentari; scioperi
in Inghilterra, dove, soprattutto nelle industrie belliche, 230.000 operai 
qualificati vogliono opporsi all'impiego massiccio di operai non
qualificati; sciopero nelle industrie belliche tedesche, in aprile, a 
causa della carenza di derrate alimentari. Le conseguenze politiche sono 
diverse. In Germania, i socialisti, grazie all'appoggio del Centro,
fanno votare dal Reichstag, il 19 luglio, una risoluzione che chiede 
una pace d'intesa, di riconciliazione duratura tra i popoli e 
disconosce le conquiste territoriali ottenute con la forza; ma questo 
gesto rimane senza esito. In Francia dove il governo rifiuta ai socialisti
l'autorizzazione a recarsi alla Conferenza socialista internazionale 
convocata a Stoccolma dai socialisti olandesi, scandinavi e russi, 
l'unione sacra  spezzata quando, il 7 settembre, il partito socialista
rifiuta di continuare a partecipare al potere. In Gran Bretagna, al 
contrario, in un contesto analogo, il partito laburista continua a 
partecipare al governo.
Queste difficolt sono espressione di uno smarrimento morale.
I governi saranno in grado di raddrizzare la situazione? Il Primo
Ministro inglese, Lloyd George,  stato il solo a passare attraverso
queste ore difficili senza che la sua autorit fosse scalfita.
In Italia, il Presidente del Consiglio, Boselli, si accontenta di 
vivere alla giornata; in Germania, Bethmann-Hollweg, costretto
alle dimissioni dal Gran Quartier generale,  stato sostituito da
uomini privi di grande autorit, Michaelis, poi Hertling; in 
Francia, al contrario, quando, il 13 novembre, il successore di 
Alexandre Ribot, Paul Painlev,  rovesciato da una temporanea
coalizione della destra e dei socialisti,  George Clemenceau
che, appoggiato da una larga parte dell'opinione pubblica, assume 
il potere; qualche settimana prima, il nuovo Presidente del
Consiglio aveva provocato la caduta del ministro dell'Interno
Malvy, al quale aveva rimproverato la debolezza di fronte alla
propaganda pacifista; egli afferma la volont di sostenere il morale
del popolo francese attraverso una crisi che  la peggiore di tutta 
la sua storia, e di condurre la guerra raddoppiando gli sforzi.
3. I tentativi di pace
In questo periodo in cui la forza delle armi sembra venire
meno, in cui i popoli esprimono la propria ansia e la propria
stanchezza, in cui uno dei governi belligeranti annuncia un programma 
di pace senza annessioni, non deve meravigliare che
l'azione diplomatica prenda slancio. Quattro tentativi soprattutto
meritano attenzione.
L'imperatore Carlo, all'insaputa dei Tedeschi, entra in contatto, per 
tre volte, con la mediazione di suo cognato, il principe Sisto di
Borbone-Parma, col governo francese il 24 marzo, egli dichiara che vuole
la pace e che user la propria influenza personale per appoggiare presso
il governo tedesco le giuste rivendicazioni francesi riguardo 
l'Alsazia-Lorena; ma, per quanto riguarda l'Austria-Ungheria, rende 
noto, il 9 maggio, che la pace dovr mantenere l'integrit territoriale
della Doppia Monarchia, e che egli non pu ammettere alcuna cessione
territoriale all'Italia, a meno di compensi. Il governo italiano, forte
delle promesse fattegli nel 1915, (vedi capitolo 1, paragrafo 2) si
sottrae a ogni colloquio. Anche la Francia e la Gran Bretagna lasciano
senza risposta l'offerta dell'imperatore.
Il governo tedesco prende due iniziative. In giugno, tramite il socialista 
svizzero Robert Grimm, importante esponente del movimento zimmerwaldiano,
fa pervenire a Pietrogrado un'offerta di negoziato: sembra disposto ad 
accettare il principio di pace senza annessioni formulato dal governo
provvisorio russo, e propone un accordo amichevole con la Polonia, 
la Lituania, e la Curlandia, prendendo in considerazione il diritto 
dei popoli a decidere di se stessi. Ma si tratterebbe di paci separate.
Il governo provvisorio intende restare fedele ai propri impegni nei 
confronti degli alleati e allontana Grimm. In settembre, dopo una lenta
preparazione effettuata da importanti personalit belghe, il ministro
degli Affari esteri tedesco cerca un incontro, in Svizzera, tra il capo
della sezione politica del governo generale tedesco nel Belgio occupato,
Lancken, e Aristide Briand, che non ha pi, in quel momento,
responsabilit dirette nel governo francese, ma che, ex Presidente del 
Consiglio, conserva una grande autorit negli ambienti politici. Briand 
accetta l'incontro, perch crede che il negoziato permetter di ottenere
soddisfazione nella questione dell'Alsazia-Lorena; tuttavia rinuncia a
recarvisi di fronte alle obiezioni del ministro degli Affari esteri e 
del Presidente della Repubblica, che temono che una proposta di negoziato
possa incoraggiare la propaganda pacifista e non credono che la Germania
sia disposta ad abbandonare l'Alsazia-Lorena.
Infine, papa Benedetto 15esimo, che aveva gi espresso, a pi riprese, la
propria intenzione di lavorare per la pace, pubblica, il 14 agosto, una
nota che indirizza ai governi belligeranti. Propone di affermare il 
principio della libert dei mari, di regolare con dei compromessi 
ragionevoli le rivendicazioni francesi e italiane, di ristabilire la 
piena indipendenza politica, militare ed economica del Belgio, e di 
regolare in uno spirito di equit e di giustizia le questioni relative
ai territori che facevano parte dell'antico regno di Polonia. Solo il 
governo inglese sembra disposto a prestare ascolto all'offerta del 
pontefice, mettendo l'accento sulla questione belga. Ma il governo 
tedesco non vuole accettare di restituire al Belgio una indipendenza 
reale. L'iniziativa di Benedetto 15esimo resta dunque senza esito.
Qual  lo spirito che ha animato queste iniziative? Il papa desiderava 
sinceramente la pace generale, per motivi umanitari, ma anche per 
affermare la missione universale della Chiesa cattolica e per mettere
fine ai rischi di spaccatura che questa correva per l'esasperarsi dei
nazionalismi: infine non voleva lasciare al socialismo internazionale il
beneficio morale di un'azione pacifista. Il governo tedesco, nonostante 
il Reichstag avesse votato la risoluzione di pace, non accettava di
rinunciare ai propri obiettivi annessionisti; aveva solamente sperato,
con le proprie iniziative, di avere informazioni sulla condizione morale 
dei Russi e dei Francesi, e forse di aprire la strada a trattative per 
una pace separata con gli uni o con gli altri. L'imperatore Carlo
desiderava ardentemente la pace ed era prontissimo ad abbandonare i 
territori occupati dalle sue truppe. Si trattava della pace generale o
di una pace separata conclusa malgrado la Germania? Il principe Sisto 
diceva: pace separata e non esitava, per darlo a credere, a inviare
a Parigi, il 9 maggio, una traduzione inesatta del documento che gli era 
stato consegnato a Vienna. Il governo austro-ungarico si preoccupava 
soltanto di ottenere l'assenso dell'alleato a una proposta di pace che
avrebbe dato soddisfazione alla Francia: la Germania avrebbe restituito 
l'Alsazia-Lorena, e avrebbe avuto come compenso la Polonia russa, che
l'Austria-Ungheria le avrebbe lasciato completamente. Non era riuscito 
a convincere il governo tedesco. Forse l'imperatore non respingeva,
in fondo, l'idea di una pace separata; ma non aveva mai parlato 
espressamente di ci. Quanto al governo francese, sotto la spinta di
Poincar e di Ribot, aveva adottato un atteggiamento quasi costantemente
negativo e, tranne nel caso della nota del pontefice, era stato 
pienamente d'accordo con la Gran Bretagna. Si era lasciato sfuggire 
l'occasione di concludere una pace soddisfacente? Niente consente di
pensarlo. Una gran parte dell'opinione pubblica, in Francia, aspirava a
ottenere la restituzione dell'Alsazia-Lorena. Ora, in nessun momento, 
il governo tedesco era stato disposto a rinunciarvi; i documenti tedeschi 
oggi resi noti ne danno la prova inconfutabile. Tutto ci che i dirigenti
tedeschi accettavano di prendere in esame era una rettifica delle
frontiere alla punta sud-occidentale dell'Alsazia (cio nella valle 
del Thann, occupata dalle truppe francesi dal settembre 1914) - a 
condizione che la Francia cedesse alla Germania, in cambio, il bacino 
di minerale ferroso di Briey. Restando risolutamente fermo sulla propria
decisione di ottenere la restituzione dell'Alsazia-Lorena, il governo
francese correva il rischio,  vero, che si arrivasse a un disimpegno 
della Russia prima dell'entrata in guerra delle forze americane. Aveva
corso questo rischio consapevolmente.
Nell'ottobre del 1917 i tentativi di pace cessano. La solidariet 
austro-tedesca, che in primavera sembrava logorata,  ristabilita.
Noi combattiamo per l'Alsazia-Lorena come la Germania combatte 
per Trieste, dichiara ora il ministro degli Affari esteri, a Vienna.
Il governo austro-ungarico ha ritrovato la fiducia dopo che la 
disgregazione del potere in Russia gli ha fornito nuovi
motivi per sperare in una pace separata. Dal momento che 
l'imperatore Carlo fa pubblicamente prova di fedelt all'alleanza,
l'alto comando tedesco, che aveva sempre rifiutato di inviare
truppe sul fronte italiano, acconsente a rivedere il proprio atteggiamento
e a preparare una grande offensiva austro-tedesca su questo fronte. 
Il 24 ottobre 1917, in 24 ore, il sistema difensivo italiano  
infranto a Caporetto. La ritirata si trasforma in rotta.
Solo 15 giorni pi tardi, l'esercito italiano, dopo aver perduto
293.000 prigionieri e piu di 3.000 cannoni, ed essersi ritirato per
140 chilometri, riesce a stabilire sul Piave un nuovo fronte, 
sostenuto da alcune divisioni francesi e inglesi; ha evitato il disastro
totale, ma non  assolutamente in grado, per almeno sei mesi, di 
prendere parte a operazioni offensive.
CAPITOLO 7. La rivoluzione bolscevica e il disimpegno della Russia
La possibile defezione della Russia era divenuta, dopo l'aggravarsi 
dell'impotenza del governo provvisorio, (vedi capitolo 6, paragrafo 2)
l'aspetto essenziale della situazione militare e diplomatica. 
L'eventualit diventa una quasi certezza all'inizio del novembre 1917, 
quando la seconda rivoluzione russa porta al potere i bolscevichi.
1. Il colpo di Stato bolscevico
Il governo provvisorio aveva subito la defezione dei propri
esponenti che appartenevano alla borghesia liberale; dall'8 ottobre,
era costituito soltanto da socialisti rivoluzionari e da menscevichi;
doveva affrontare l'ostilit aperta dei bolscevichi, che
avevano conquistato la maggioranza nel Soviet di Pietrogrado, e
non poteva pi contare sull'esercito, i cui quadri superiori avevano
simpatizzato per Komilov. Kerensky vedeva crescere l'anarchia. 
Avrebbe saputo padroneggiarla fino al momento in cui le elezioni
dell'Assemblea Costituente, fissate alla fine per il 6 dicembre,
avrebbero dato forse una base meno fragile al suo governo.
Lenin pensa che il momento decisivo sia vicino. Dalla Finlandia,
dove si era rifugiato dopo il fallimento del moto insurrezionale
del 17 luglio, il 23 ottobre torna a Pietrogrado. L'Assemblea 
Costituente - dice al Comitato centrale del proprio partito -
evidentemente non sar con noi. Bisogna dunque che i
bolscevichi si impadroniscano prima del potere, con un colpo di
forza. Il partito pu contare sui soldati, se offre loro la pace
domani, sui contadini, se offre loro la divisione delle terre
immediatamente. Quanto alle masse operaie, afferma, sono
indifferenti alle sorti del governo provvisorio. Il primo novembre
in un articolo che intitola Lettera ai compagni, lancia pubblicamente
un appello al colpo di Stato.
Il governo provvisorio sa che la guarnigione di Pietrogrado 
dalla parte dei bolscevichi. Il ministro della Guerra, generale
Verkhovsky, dichiara ai propri colleghi, il 2 novembre, che, per
strappare alla propaganda bolscevica il suo principale mezzo
d'azione,  indispensabile annunciare che la pace  prossima.
Kerensky rifiuta, e prepara in extremis la resistenza: fa appello
ad alcuni reggimenti di cavalleria che debbono tornare dal fronte
e ordina la chiusura delle tipografie dei giomali bolscevichi; il 6
annuncia di voler liquidare in maniera immediata, decisiva, definitiva,
ogni tentativo insurrezionale. La stessa sera, Lenin d ai
distaccamenti bolscevichi della guarnigione l'ordine di rovesciare 
a ogni costo il governo.
La notte seguente, e nella giornata del 7 novembre (25 ottobre, secondo 
il calendario russo) il colpo di Stato ha successo: tutti i punti
strateglci (stazioni, centrali telefoniche e telegrafiche, aziende 
elettriche) cadono nelle mani dei bolscevichi, quasi senza colpo ferire,
poich i reggimenti cosacchl che, il 7 lugllo, avevano salvato il 
governo, rifiutano di marciare, e i rinforzi di cavalleria attesi
dal fronte non sono arrivati: il Palazzo d'Inverno, sede del governo 
provvisorio, difeso dagli allievi delle Scuole militari, resiste solo 
fino a sera. Il Congresso dei Soviet decide di formare un nuovo governo, 
il Consiglio dei Commissari del popolo, di cui Lenin  presidente. 
Kerensky riesce a raggiungere la periferia, e tenta di organizzare un 
contrattacco, mentre la municipalit di Pietrogrado forma un Comitato 
di Salute pubblica che cerca di raggruppare gli avversari dei bolscevichi. 
Ma il comandante in capo dell'esercito e il comandante del raggruppamento
delle armate del Nord, il pi vicino alla capitale, rifiutano di appoggiare
questo tentativo, e gli impiegati delle ferrovie rifiutano di garantire 
il trasporto delle poche truppe di cui Kerensky ha ottenuto il sostegno.
Allora, il capo del governo provvisorio si rifugia nella Russia
meridionale. La conquista del potere  compiuta.
Il nuovo governo si affretta, per consolidare la propria posizione 
e ottenere l'appoggio, o almeno la neutralit, delle masse popolari 
e operaie, a emanare i primi decreti organici; pone le terre dello 
Stato, della Chiesa, e dei ricchi proprietari a disposizione 
dei Comitati agrari regionali e dei Soviet di deputati contadini; 
affida agli operai il controllo delle fabbriche; ma soprattutto, 
con un decreto del 9 novembre, proclama la volont di cominciare 
immediatamente le trattative in vista di una pace equa e democratica, 
cio di una pace senza annessioni n indennit di guerra. Ammette la 
possibilit che la Russia ceda dei territori, se gli abitanti ne 
esprimeranno il desiderio in maniera chiara e senza alcuna costrizione. 
La realizzazione di questo programma di pace  un fatto essenziale, per 
il destino della guerra mondiale.
2. La pace separata russa
Il Consiglio dei Commissari del popolo dichiara in un primo
momento di pensare a una pace generale. Il 21 novembre, chiede
ai rappresentanti diplomatici dell'Intesa di associarsi a delle trattative
di armistizio, ma non riceve risposta. La Francia, la Gran Bretagna,
l'Italia, si rivolgono al comandante in capo, generale Dukhonin, e 
gli chiedono di mantenere l'esercito russo di fronte al nemico comune. 
In sostanza, oppongono al nuovo governo di cui non riconoscono il potere,
il Gran Quartier generale. Dukhonin risponde all'appello, lancia un 
proclama alle truppe, in nome della fedelt agli alleati e chiede loro
di appoggiare la formazione di un governo che rappresenti la vera 
democrazia russa Viene immediatamente rimosso dal Consiglio dei 
Commissari del popolo, senza che il suo appello desti un'eco 
nell'esercito. Il 26 novembre viene presentata alle Potenze Centrali
l'offerta d'armistizio:  ben presto accettata dalla Gemmania e
dall'Austria-Ungheria, nonostante i rischi di un negoziato con un
governo sovietico ancora in situazione precaria.
Il 15 dicembre, dopo rapide trattative, entra in vigore, tra la
Russia e le Potenze Centrali, l'accordo d'armistizio. Esso lascia
gli eserciti contrapposti sul fronte che essi occupano, il che 
significa che le truppe tedesche continuano a occupare una parte
notevole del territorio russo, e prevede l'apertura immediata dei
negoziati di pace. Invano i giornali non bolscevichi gridano al
tradimento e i membri dell'ex governo provvisorio lanciano un
appello in cui dichiarano vergognoso e pernicioso questo
cammino verso la pace separata; la massa della popolazione non
reagisce. Questa massa non  tuttavia conquistata al nuovo regime; 
l'elezione dell'Assemblea Costituente, che ha luogo in quello 
stesso momento, d circa 21 milioni di suffragi ai socialisti 
rivoluzionari (cio al partito cui appartiene Kerensky) contro
9 milioni e mezzo ai bolscevichi e 4 milioni e mezzo ai partiti
borghesi. Ma, come i soldati, ha fretta di farla finita con la guerra.
Quali sono le rispettive posizioni nei negoziati che vengono
avviati, il 20 dicembre 1917, a Brest-Litovsk?
Il governo sovietico, nel momento in cui ha ottenuto l'armistizio, 
ha conseguito il risultato desiderato ardentemente dalle
masse operaie e contadine. Non vuole in nessun caso una ripresa
delle ostilit e decide di iniziare la smobilitazione. Pu dimenticare
che tutta la propaganda bolscevica a partire da aprile, ha
avuto al centro la parola pace? Pu perdere di vista, anche per
un istante, la precariet del proprio potere? ( alle prese con una
forte opposizione, alla quale risponde, il 19 gennaio 1918, con lo
scioglimento dell'Assemblea Costituente.) Ma non ha alcun motivo 
di affrettare la conclusione di un trattato che non accrescer
certo il suo prestigio, perch questa pace comporter inevitabilmente 
l'abbandono di alcuni territori. Vuole anche rimanere ancorato ai 
princpi che proclama: pace senza annessioni, ma diritto per
i popoli dell'antico Impero russo di decidere liberamente della 
propria sorte. In conseguenza di ci, nonostante ammetta la 
costituzione di Stati indipendenti nei territori che erano
appartenuti alla Russia zarista, non accetta il trasferimento
di quei territori alla Germania. Come trattare la Russia sconfitta?
L'opinione pubblica tedesca  divisa: gli ambienti economici 
intendono imporre un sistema preferenziale che garantisca il
mercato russo e una vera collaborazione economica, i militari pensano
all'annessione della Polonia russa e dei Paesi baltici; i 
socialdemocratici chiedono una pace senza annessioni n indennit.
 la Wilhelmstrasse che impone, alla fine, la propna soluzione: 
la creazione di Stati vassalli.
Anche le Potenze Centrali rinunciano, in linea di principio, a
rivendicare l'annessione di tutti, o di una parte dei territori russi
che occupano; ma esse contano sulla clausola della libera decisione 
per estendere una dominazione indiretta su questi territori,
con la formazione di Stati che, dopo essersi staccati dalla Russia,
contraggano un legame di vassallaggio con la Germania e
l'Austria-Ungheria.  questo il disegno della diplomazia austro-tedesca.
In pratica, tuttavia, il comportamento dei due alleati 
diverso: a Berlino, gli ambienti dirigenti, e soprattutto il Gran
Quartier generale, intendono imporre integralmente questo programma,
anche se questa intransigenza dovesse condurre alla rottura delle
trattative e alla ripresa delle ostilit; a Vienna, dove il
fermento delle minoranze nazionali cresce, e si aggrava la crisi
dei rifornimenti, il governo sarebbe pronto, per arrivare alla
pace, a prendere in considerazione ampi compromessi.
 l'esercizio del diritto di libera decisione che si trova, in
un primo momento, al centro del dibattito. In che modo esprimeranno 
la propria volont le popolazioni polacche, baltiche, lituane?
Con un plebiscito, dice la delegazione russa, e deve essere un 
plebiscito libero, il che significa che la votazione avr
luogo solo dopo il ritiro delle truppe d'occupazione, la cui 
presenza fornirebbe agli Austro-Tedeschi inammissibili mezzi di
pressione. Il governo tedesco dichiara di accettare, a rigore, un
plebiscito, ma rifiuta l'evacuazione preliminare, perch non ha
certo intenzione di abbandonare le garanzie territoriali che detiene;
il governo austro-ungarico, nel suo desiderio di arrivare a
una conclusione, sarebbe pronto ad acconsentire, ma non osa
staccarsi dal proprio alleato. Il disaccordo  dunque insanabile
Dal 28 dicembre, la Conferenza di pace si aggiorna. Riprende le
sedute il 7 gennaio, ma senza migliore successo, e si aggiorna di nuovo.
Come uscire da questa impasse?
Il governo sovietico crede di poter aspettare, nella speranza che, nel 
frattempo l'influenza della rivoluzione russa si far sentire in campo 
avverso e che gli Austro-Tedeschi esiteranno a riprendere le ostilit. 
Questa speranza sembra confermata dagli eventi: a met gennaio, i leader
del sindacato decidono in Austria uno sciopero generale di 24 ore, per 
protestare contro l'insufficienza dell'approvvigionamento; alla fine 
del mese, per 8 giorni, 500.000 operai delle industrie belliche
scioperano, in Germania, obbedendo a una parola d'ordine lanciata dai
socialisti indipendenti, che hanno messo in cima alle proprie 
rivendicazioni la pace senza annessioni. Tuttavia questi movimenti 
non hanno futuro. Il Consiglio dei Commissari del popolo insiste per 
nella propria tattica. Ma, se gli Austro-Tedeschi denunciano l'armistizio
e spingono avanti le proprie truppe sar giunta l`ora di cedere,
perch la lotta  impossibile: la smobilitazione dell'eserclto russo 
 in corso.
Dopo un mese d'attesa, i governi tedesco e austriaco e gli Stati Maggiori
vogliono concludere, perch, finch la pace con la Russia non sar firmata,
essi non avranno piena libert d'azione per riprendere l'offensiva contro
la Francia, la Gran Bretagna, l'Italia. Cercano di esercitare pressioni 
sul governo sovietico, negoziando col governo della Repubblica ucraina, 
che ha rifiutato di riconoscere l'esito della Rivoluzione d'ottobre
ed  minacciata dai bolscevichi Trattando con l'Ucraina, sperano anche
di garantirsi l'apertura di un granaio capace di risolvere i loro 
problemi di approvvigionamento. L'entourage di Ludendorff spera
anche di utilizzare lo Stato ucraino per estendere l'influenza tedesca
verso il Mar Nero e la zona Transcaucasica. Il 9 febbraio, a Brest-Litovsk
viene firmato il trattato dl pace tra l'Ucraina e le Potenze Centrali. 
Ma lo stesso giorno, la capitale - Kiev - cade nelle mani dei bolscevichi, 
che rifiutano di riconoscere la validit del trattato. L'avvenimento 
imprevisto in Ucraina spinge la delegazione russa a lasciare 
Brest-Litovsk: le trattative di pace separata russa sono cos rotte.
Tuttavia il governo sovietico si guarda bene dal denunciare l'armistizio.
 l'alto comando tedesco che si decide a farlo, e ottiene, il 13 febbraio, 
nonostante le resistenze del ministero degli Affari esteri, l'assenso
dell'imperatore. Le truppe tedesche avanzano, senza incontrare
resistenza, nelle province baltiche. Il 26 febbraio 1918, raggiungono 
Narva, a 150 chilometri da Pietrogrado.
Il governo sovietico dopo la ripresa delle ostilit, si appresta a
capitolare. Prima di risolversi a farlo, esita tuttavia qualche
giorno, perch i Tedeschi hanno aumentato le proprie richieste.
Lenin, alla fine, riesce a ottenere dal Comitato centrale del partlto,
grazie alle astensioni, un voto favorevole alla pace immediata. 
Ci che importa, soprattutto, egli dice,  salvare la rivoluzione: 
la Russia perder dei territori e ceder alla forza: ma il
bolscevismo manterr le proprie posizioni in attesa dell'insurrezione 
del proletariato internazionale.
Il 3 marzo 1918 viene firmato il trattato di Brest-Litovsk. La
Russia riconosce la pace conclusa tra l'Ucraina e le Potenze Centrali,
rinuncia alla sovranit sulla Polonia, la Lituania, la Curlandia e
abbandona anche la Livonia e l'Estonia; rimette nelle mani
delle Potenze Centrali la sorte di questi territori. S, dichiara
Lenin, questa pace  un'umiliazione inaudita per il potere sovietico,
ma non siamo in grado di forzare il corso della storia.
Hanno tentato gli Alleati e associati di evitare questa pace
separata? Non hanno pensato per un solo istante di partecipare ai
negoziati, perch pensavano che il governo bolscevico, arrivato
al potere con un colpo di forza, non aveva alcun titolo per parlare
a nome del popolo russo. Di fronte al prograrnma di pace
tedesco, hanno agito soltanto affermando il proprio. Il Presidente
Wilson, in un messaggio al Senato, l'8 gennaio, ha definito i
Quattordici punti che dovevano essere, disse, la base di una
pace giusta e durevole: rispetto del diritto delle nazionalit in
Alsazia-Lorena, in Russia, in Austria-Ungheria e nell'Impero ottomano;
costituzione di una Societ delle Nazioni, che darebbe a tutti 
gli Stati garanzie di indipendenza politica e di integrit territoriale.
I governi inglese e francese hanno dato la propria adesione a questi 
princpi. All'ultimo momento, tuttavia, l'ambasciatore francese a
Pietrogrado, nel momento in cui la Germania ha ripreso le ostilit,
ha offerto al governo bolscevico, se avesse deciso di resistere, la 
partecipazione militare e il sostegno finanziario della Francia. 
Il Comitato centrale, a debole maggioranza, ha accettato l'aiuto 
dei furfanti dell'imperialismo francese, contro i furfanti tedeschi.
Nello stesso tempo, il governo inglese ha inviato un corpo di spedizione 
sulla costa baltica per appoggiare i bolscevichi, in caso di fallimento. 
Ma questa assistenza, alla quale gli Stati Uniti non mostravano 
l'intenzione di prendere parte, avrebbe potuto intervenire in tempo per
impedire il crollo del potere davanti al movimento offensivo
delle truppe tedesche? Lenin non lo ha creduto possibile.
3. Le conseguenze militari del disimpegno russo
Il disimpegno della Russia, subito seguito da quello della Romania 
(preliminari di pace di Buftea, 5 marzo 1918), apre prospettive nuove.
Il segretario di Stato degli Stati Uniti pensa che
prolungher la guerra di due o tre anni; ma la Germania spera
di ottenere contro la Francia e la Gran Bretagna una vittoria militare.
Dopo la firma dell'armistizio del 15 dicembre 1917, l'alto
comando ha spostato in fretta verso il fronte occidentale una
gran parte delle truppe del fronte orientale. All'inizio di marzo, 
pronto a compiere lo sforzo decisivo. Non spera per di arrivare
al successo in un colpo solo. La lotta - dichiara Ludendorff al
Consiglio della Corona, il 13 febbraio - sar formidabile; comincer 
in un punto, continuer in un altro; esiger molto tempo. Ora 
questo tempo  limitato: in luglio, le truppe americane avranno
ultimato la preparazione e potranno svolgere il proprio ruolo 
nella battaglia; bisogna dunque vincere prima di quella data. 
 anche necessario cominciare l'offensiva in marzo,
appena le condizioni atmosferiche lo permetteranno. Ludendorff
ispira all'esercito lo spirito di Riga, cio, dopo anni di 
impasse, la volont di condurre operazioni ardite.
L'esercito tedesco, nonostante mantenga in Russia e in Romania 
numerose truppe di occupazione - circa un milione di uomini - schiera
sul fronte occidentale in quel momento, 192 divisioni di fanteria; 
possiede una considerevole artiglieria pesante, 500 batterie, e
un'aviazione che si sviluppa rapidamente; manca,  vero, di carri
armati, perch il Gran Quartier generale non ha riconosciuto 
l'importanza di questa nuova arma, e di automezzi di trasporto,
perch il blocco ostacola il rifomimento di gomma: queste carenze 
nell'equipaggiamento offensivo non impediranno il successo degli 
attacchi di sfondamento, ma ostacoleranno la possibilit di sfruttarli.
Per due mesi e mezzo, l'esercito tedesco passer di vittoria in 
vittoria, senza per ottenere tutti i risultati previsti.
Il primo tentativo comincia il 21 marzo 1918, con 65 divisioni, al punto 
di congiunzione del fronte francese e di quello inglese, nella regione 
di Saint Quentin. Gi dal primo giorno la rottura  ottenuta sulla linea
del canale Crozat, tenuto dalle truppe inglesi. L'obiettivo che Ludendorff
assegna immediatamente alla propria offensiva  di separare le forze 
inglesi da quelle francesi, e di respingere le une e le altre
a ventaglio. Il 24 marzo  sul punto di ottenerlo; si allarga la
breccia tra i due eserciti alleati, i cui comandanti in capo, presi 
dalle preoccupazioni immediate, conducono ciascuno la propria battaglia,
senza assicurare la coesione. Mentre Ptain vuole soprattutto mantenere 
salda la struttura dell'esercito francese...; e poi, se possibile,
conservare il legame con l'esercito britannico e vuole, se il fronte 
della ritirata dovesse allargarsi, coprire la strada in direzione di 
Parigi, Haig pensa di combattere in ritirata, difendendo i porti del
Passo di Calais, dove si trovano le basi di rifornimento. Le forze 
tedesche potrebbero dunque riversarsi tra i due eserciti. Per fronteggiare
questo pericolo, bisogna affidare a un solo capo la direzione delle
operazioni. Il 26, la conferenza franco-inglese di Doullens incarica 
Foch di coordinare l'azione degli eserciti alleati sul fronte ovest. 
Gli ordini dati immediatamente da Foch impongono che la congiunzione 
tra Francesi e Britannici sia ristabilita a ogni costo. Essi assicurano
la formazione, davanti Amiens, di un fronte difensivo, contro il quale
urta la spinta tedesca. Ma le truppe anglo-francesi si sono ritirate 
per 60 chilometri e hanno perduto 90.000 prigionieri
Il secondo tentativo tedesco  di minore portata. L'8 aprile, condotta
con 36 divisioni di fanteria, viene sferrata l'offensiva contro il 
fronte inglese, da Armentire a La Bassie; lo scopo immediato  di 
impadronirsi delle alture di Cassel; l'obiettivo futuro  di raggiungere 
i porti della Manica, cio di minacciare seriamente il rifornimento di 
uomini e di materiale dell'esercito inglese. Ma questo attacco, condotto
da truppe stanche e da divisioni di scarsa capacit, non ottiene la
rottura, non arriva che alla conquista del monte Kemmel.
Il terzo tentativo viene preparato immediatamente. L'obiettivo  la 
posizione dello Chemin des Dames, a nord dell'Aisne, tra Laffaux e 
Craonne. Su questo fronte di 50 chilometri, tenuto solamente 
da 9 divisioni francesi e inglesi, il comando tedesco invia 30 divisioni,
appoggiate da 1.150 batterie d'artiglieria. Il 27 maggio, d'un sol balzo,
questo attacco conquista la posizione e raggiunge la linea dell'Aisne 
senza grandi difficolt, perch le riserve francesi, che Foch ha tenuto
a nord della Somme, non sono potute intervenire. Ludendorff d l'ordine 
di spingere rapidamente verso i ponti della Marna, da Dormans a 
Chateau-Thierry, che le truppe raggiungono il 31. In quel momento, 
la situazione  cos grave che Ptain teme di essere costretto a una 
ritirata generale. Ma alle due estremit della zona in cui si sviluppa
lo sforzo tedesco, i punti di resistenza, la zona montuosa di Reims e
gli altipiani di Soissons, tengono bene. Il 5 giugno, Ludendorff, non
volendo impiegare le riserve di cui ancora dispone, arresta l'offensiva,
che ha realizzato un'avanzata di 60 chilometri e fatto 50.000 prigionieri.
Tre volte vincitore, il comando tedesco ha dimostrato di essere
in grado di realizzare lo sfondamento; non ha tuttavia ottenuto
il risultato decisivo. Ludendorff non si  impegnato a fondo
perch in questi successi vede solo una anticipazione dell'offensiva
generale da cui si aspetta la vittoria. Egli conta di lanciare
tale offensiva contro l'esercito inglese sul fronte delle Fiandre.
Tuttavia, prima di arrivarvi, sente la necessit di completare i
risultati ottenuti con la battaglia del 27 maggio, impadronendosi di
quel punto di resistenza che sono i monti di Reims, e stabilendo
delle solide teste di ponte a sud della Marna, perch il fronte 
stabilito dalle sue truppe disegna una sporgenza preoccupante. Ma
avr le forze sufficienti per condurre a termine il proprio programma?
Per strappare la vittoria, gli mancano, dice, 200.000 uomini. 
E soprattutto, ne avr il tempo? Lui stesso aveva detto prima 
di cominciare le proprie offensive, che la Germania, tenuto conto
dell'arrivo delle forze americane, avrebbe dovuto vincere prima 
della fine di luglio; non ha pi che sei settimane davanti. Nondimeno 
si ostina, e dichiara al governo che la Germania potr dettare le
condizioni di pace.
 saggia questa ostinazione?  possibile contare su un risultato 
decisivo? Non sarebbe meglio cercare di sfruttare, sul piano
diplomatico, i1 vantaggio morale ottenuto con i recenti successi?
Nei pi alti ambienti militari tedeschi, alcuni pensano e dicono
che non  pi possibile ottenere la vittoria e che bisogna negoziare
prima di giocare le ultime carte. Il segretario di Stato agli
Affari esteri Richard von Kuhlmann, condivide questa opinione
vorrebbe cercare di avviare un negoziato con la Gran Bretagna
sulla base dello statu quo ante a Ovest, cio rinunciando a ottenere 
garanzie in Belgio; se il governo inglese accettasse queste
basi delle trattative di pace, la Germania manterrebbe i vantaggi
ottenuti col trattato di Brest-Litovsk, e in questo modo uscirebbe
vincitrice dalla guerra. Per preparare l'opinione pubblica all'idea
di una pace di compromesso con la Gran Bretagna, dichiara al
Reichstag: Non si pu dare per certo che si possa ottenere una
soluzione definitiva con le sole decisioni militari, senza trattative
diplomatiche. Hindenburg e Ludendorff protestano immediatamente: 
in un comunicato stampa, esprimono la propria sorpresa e
il proprio dispiacere nel vedere che un ministro dubita della 
vittoria completa; al cancelliere dichiarano che essi rifiutano ormai
di sedere accanto a questo ministro in un consiglio di gabinetto.
L'8 luglio, l'imperatore cede alle pressioni dei grandi capi militari
e chiede a Kuhlmann le dimissioni.
In Francia e in Gran Bretagna, dove le sconfitte avevano causato 
nell'opinione pubblica un breve cedimento, e provocato,
negli ambienti parlamentari, vive critiche contro l'alto comando,
la fermezza del governo ha superato i rischi di crisi morale
Il 9 maggio, quando l'opposizione ha chiesto la costituzione di una
commissione d'inchiesta, Lloyd George ha risposto con vigore
che la Camera dei comuni si astiene da controversie paralizzanti. 
Clemenceau, il 4 giugno, quando una parte della Camera
dei deputati ha chiesto delle sanzioni contro i generali responsabili 
ha rifiutato perfino, con un vibrante intervento, di chiedere loro 
delle spiegazioni. A Londra, l'opposizione ha raccolto solo un
terzo dei voti, a Parigi non ne ha ottenuto neppure un quarto.
Nello stesso tempo, i governi dell'Intesa incoraggiano, in 
Austria-Ungheria, i movimenti di protesta delle minoranze nazionali,
promettono a tali minoranze l'indipendenza, nella speranza di
provocare un'azione rivoluzionaria, che paralizzerebbe lo sforzo
militare della Doppia Monarchia. Il Presidente Wilson, andando
oltre quanto aveva affermato nei Quattordici punti, Sl risolve,
il 29 maggio, a fare le stesse promesse.
CAPITOLO 8. Il crollo delle Potenze Centrali
L'8 luglio, Ludendorff rifiutava ogni possibilit di negoziato e
affermava di nuovo che sarebbe arrivato a strappare il risultato
decisivo. Un mese pi tardi  consapevole che la guerra  perduta.
 stato il 18 luglio che ha segnato, nella lotta militare, il
capovolgimento. Gli Alleati e associati sono ormai certi di
vincere. Foch, tuttavia, alla fine di luglio, non crede ancora di
poter ottenere la vittoria prima dell'inverno. La rapidit dei 
successi va ben presto oltre le sue previsioni. Sono sufficienti due
mesi perch la sconfitta delle Potenze Centrali sia evidente, e tre
mesi perch la capitolazione sia acquisita.
1. La decisione militare
1. La battaglia del 15 luglio 1918. Nel momento in cui l'alto
comando tedesco si appresta a sferrare il 15 luglio, sulla Marna,
l'offensiva che deve sancire il declino delle forze francesi e 
consentire di compiere, contro gli Inglesi, lo sforzo finale, il 
comandante in capo degli eserciti alleati prepara una risposta. Dalla
fine di marzo la sua grande preoccupazione era stata quella di
procurarsi delle riserve, per fronteggiare il prossimo attacco 
tedesco, ma di questo non aveva potuto sempre prevedere il luogo
e il giorno. Ora, la presenza delle truppe americane gli d maggiori 
possibilit di riflettere. Quando riceve dal servizio di informazione
delle indicazioni sulle intenzioni dell'avversario (la prossima
offensiva tedesca avr luogo il 15 luglio nella Champagne), decide,
su proposta di Ptain, di attuare una manovra difensiva-offensiva:
spezzare lo slancio dell'attacco tedesco abbandonando la prima posizione
e spostando la principale linea di difesa sulla seconda, poi, dopo che
il fallimento dell'attacco sar certo, sferrare un'offensiva francese 
sul fianco della sporgenza che il fronte tedesco disegna dall'Oise
alla Marna.
Questo piano viene eseguito con esattezza. Il 15 luglio l'attacco 
tedesco nella Champagne viene respinto. Dal 16, nonostante le sue 
truppe siano riuscite ad attraversare la Marna nei pressi di Epernay
e ad avanzare di 5 chilometri al di l, Ludendorff sa che  mancato
l'effeffo sorpresa. La controffensiva francese  pronta. Ptain, 
tuttavia,  sul punto di rinunciarvi, perch ha bisogno di tutte le
sue riserve per arrestare l'avanzata tedesca a sud della Marna. 
Ma Foch rimane fermo sulla propria decisione. Il 18 luglio, l'armata
del generale Mangin, concentrata nella foresta di Villers-Cotterets, 
parte all'attacco, e, dal primo giorno, conquista, su un fronte
di 40 chilometri, le posizioni nemiche, minacciate di aggiramento, 
le truppe tedesche impegnate a sud della Marna sono costrette a battere
in ritirata in condizioni difficili riescono tuttavia, il 2 agosto, 
a stabilire un nuovo fronte sulla linea della Vesle, da Soissons a Reims.
In questa seconda battaglia della Marna, l'esercito tedesco ha evitato 
il disastro, ma l'apprensione  stata viva.
Questa volta la Germania ha perduto ogni speranza di vittoria.
Il Kronprinz di Prussia, in una nota indirizzata a suo padre, afferma 
che bisogna negoziare, perch le forze tedesche ormai
stanno diminuendo, mentre quelle dell'avversario aumenteranno
senza sosta, grazie all'entrata in campo degli Americani. Ludendorff,
tuttavia, spera ancora che Foch si limiter ad attacchi parziali,
e che l'esercito tedesco potr riprendere l'iniziativa, non
tanto per guadagnare terreno quanto per sferrare un colpo al nemico;
lo sforzo militare non pu pi - egli ammette - dare risultati 
importanti; non  che un modo di stancare, forse, l'avversario.                  .          .
2 Le offensive di Foch.  venuto il momento, scrive allora
il comandante in capo interalleato, di abbandonare l'atteggiamento 
difensivo imposto finora dall'inferiorit numerica, e di
passare all'offensiva. Alla fine di luglio, il comando tedesco 
dispone ancora sul fronte francese di 205 divisioni, tredici pi che
in marzo, ma le truppe d'assalto, che hanno il compito di eseguire 
le operazioni di sfondamento, sono state decimate. Gli
eserciti francese, inglese e belga possono schierare 194 divisioni,
alle quali si aggiungono 2 divisioni italiane e 2 divisioni portoghesi:
ma esse hanno conservato l'appoggio di 20 divisioni americane, 
agli ordini del generale Pershing, e possono essere sicure
che molte altre arriveranno, ogni mese, in rinforzo. Il margine di
superiorit degli Alleati e associati aumenter inesorabilmente.
Come potrebbe la Germania scongiurare la sconfitta? Il 24 luglio,
Foch espone ai comandanti in capo francese, inglese e americano,
il proprio piano di campagna; egli conta di assestare al nemico,
nel corso dell'estate, dei colpi ripetuti, a brevi intervalli, in 
diversi settori del fronte, per liberare le ferrovie indispensabili
alle manovre successive (Parigi-Amiens, Parigi-Avricourt) e il
bacino minerario del Passo di Calais. Se questi risultati saranno
ottenuti prima che la stagione sia troppo avanzata, egli penser a
una grande offensiva; crede che sia prematuro dire di pi.
Ora, la prima di queste offensive ottiene un successo eclatante
sferrata l'8 agosto, nel settore di Montdidier, con potenti carri
armati, conquista tutte le posizioni tedesche, e obbliga Ludendorff 
a ricondurre le proprie truppe sulla linea Sigfrido (Saint 
Quentin-La Fre), cio ad abbandonare, in un colpo solo, il terreno 
conquistato in primavera.
Di fronte a questi risultati Foch (che ha ricevuto il 7 agosto, il
bastone di maresciallo) decide di preparare immediatamente l'azione
generale di cui non aveva creduto possibile, fino a quel momento, 
prevedere la data. Il 3 e l'8 settembre, d gli ordini.
Dal 25 al 28 settembre, a intervalli di 24 ore, saranno sferrate tre
grandi offensive: da ambo le parti dell'Argonne, in direzione di
Mzires; a nord dell'Oise, contro la linea Sigfrido, in Fiandra
contro le posizioni di Passchendaele, in direzione di Bruges. In
questa offensiva generale, gli Alleati e associah avranno una
superiorita numerica ulteriormente accresciuta: saranno sul
campo 22 divisioni americane, mentre l'esercito tedesco, per 
insufficienza di rinforzi per rimpiazzare le perdite, ha dovuto sciogliere
14 divisioni. Ludendorff stesso, dopo la battaglia dell'8 agosto, ammette
che la guerra  perduta. L'imperatore, ascoltato il suo rapporto, ha
concluso: Vedo che bisogna dichiarare fallimento; siamo al limite 
delle nostre forze.
Mentre l'esercito tedesco, in Francia, comincia a vacillare, gli
Alleati e associati, per la prima volta dall'inizio della guerra, 
riescono a fissare un piano a livello europeo e anche mondiale. Ma
per quanto concerne l'esecuzione, ci sono delle differenze.
La Francia e la Gran Bretagna convincono gli Stati Uniti che bisogna 
ricostituire in Siberia, un fronte di combattimento destinato a 
bloccare gli effettivi tedeschi che si trovano ancora nei territori
dell'antico Impero russo. Questo corpo di spedizione  formato
soprattutto da truppe giapponesi appoggiate dalla Legione cca,
formata da ex prigionieri di guerra liberati dopo il trattato di 
Brest-Litovsk.
L'esercito italiano ha dimostrato, in giugno, di aver completato la 
propria riorganizzazione e recuperato le proprie capacit belliche; 
ha stroncato un'offensiva austriaca sulla linea del Piave. Il 6 agosto 
Foch, bench i suoi poteri di comandante in capo non si estendano al 
fronte italiano, chiede al comandante in capo, generale Diaz, di 
preparare una grande offensiv, per sfruttare senza ritardi il 
rovesciamento ottenuto nella situazione militare. Diaz accetta il
principio, ma non fissa la data. Contro un nemico superiore per numero,
attestato su solide posizioni, egli esita a impegnarsi a fondo in 
un'avventura che pu essere prematura.
Solo sei settimane pi tardi, dopo le sconfitte tedesche, comincia i 
preparativi dell'offensiva.
Lo Stato Maggiore inglese che, nel dicembre 1917, aveva avviato 
un'operazione in Palestina per mettere il canale di Suez al sicuro 
dalle truppe turche, e che aveva occupato Gerusalemme, desidera sferrare
l'offensiva in Siria, contando, contro i Turchi, sulle popolazioni arabe. 
Il generale Allenby, comandante di questo corpo di spedizione, pu
schierare, grazie all'apporto dei contingenti venuti dall'India, forze
quattro volte superiori a quelle dell'avversario. L'obiettivo non 
solamente di sconfiggere l'impero ottomano,  anche di stabilire una zona
di occupazione inglese e di avere una garanzia che assicurer il successo
delle rivendicazioni britanniche alla Conferenza di Pace. Il 19 settembre, 
un attacco di sorpresa sbaraglia il fronte turco, a nord di Gerusalemme; 
la cavalleria si insinua nella breccia e taglia, a Tiberiade, le linee 
di ritirata del nemico. Delle tre armate turche che tenevano questo 
fronte, due sono accerchiate e capitolano, la terza ripiega in fretta 
verso Aleppo
Il governo francese vuole riaprire il fronte balcanico, dove l'esercito 
interalleato, formato da contingenti francesi, inglesi, serbi, italiani, 
 stato rafforzato da contingenti greci, dopo che l'intervento di un corpo
di sbarco francese ha costretto il re Costantino, nel luglio 1917, ad 
abdicare, e ha permesso a Venizelos di prendere il potere. Le posizioni 
nemiche nella valle del Vardar e nelle zone montuose che la circondano 
sono tenute quasi unicamente dalle truppe bulgare, la cui inferiorit
numerica  notevole. Le prospettive strategiche sono importanti:
se questo fronte bulgaro crollasse, le frontiere meridionali 
dell'Austria-Ungheria potrebbero essere aperte all'offensiva interalleata.
Sferrata il 15 settembre, questa offensiva ottiene immediatamente la 
rottura del fronte:  la battaglia di Dobro Polje. Otto giorni pi tardi,
l'esercito bulgaro  tagliato in due tronconi e la cavalleria francese,
lanciata nella breccia, marcia verso Uskub, nodo delle comunicazioni 
nemiche.
 tra il 26 e il 28 settembre che, per le Potenze Centrali, la
crisi militare assume tutta la propria gravit. Il 26 comincia il
grande attacco condotto dalle truppe francesi e americane nella
Champagne e tra l'Argonne e la Mosa, mentre il comandante in
capo dell'esercito bulgaro chiede l'armistizio. Il 27 l'attacco 
inglese sfonda in pi punti la linea Sigfrido. Il 28, l'offensiva 
alleata si estende al fronte delle Fiandre. Il 29 viene firmato 
l'armistizio con la Bulgaria. Come potrebbe Ludendorff trovare i
mezzi per tentare di arrestare l'invasione che minaccia l'Austria-Ungheria
sulla frontiera meridionale, nel momento in cui, sul fronte francese, le
divisioni tedesche fronteggiano delle offensive convergenti? Probabilmente
sarebbe possibile richiamare dall'Ucraina le 20 divisioni che si trovano 
ancora l; ma significherebbe rinunciare a raccogliere laggi le risorse 
alimentari indispensabili all'approvvigionamento dell'Austria-Ungheria 
e della Germania. E del resto l'armata di Franchet d'Esperey ha bisogno
solo di qualche giorno per raggiungere il Danubio: questi rinforzi
arriverebbero dunque troppo tardi.
2. Le richieste di armistizio e di pace
Si manifestano allora le conseguenze delle sconfitte militari.
Il governo dei Giovani Turchi, che, nell'agosto 1914, aveva
firmato l'alleanza della Turchia con la Germania,  in pieno
smarrimento, dopo la notizia del disimpegno bulgaro; si aspetta
di vedere l'armata di Franchet d'Esperey entrare in Tracia orientale, 
e marciare su Costantinopoli, e la flotta anglo-francese attaccare 
i Dardanelli; dispone solo di 8 divisioni per tenere loro
testa, perch le sue truppe sono in Siria o ai confini del Caucaso.
 messo alle strette. Il 7 ottobre si dimette. Il nuovo governo 
presieduto da Izzet-pasci, avversario da lunga data della politica
dei Giovani Turchi. Ha un solo desiderio: affrettarsi a concludere
un armistizio separato, nella speranza di ottenere, se abbandoner 
la lotta, condizioni meno dure. Il generale inglese Townshend,
prigioniero di guerra, viene liberato, il 18 ottobre, per
portare questa richiesta al comandante della squadra inglese nel
Mar Egeo. Il 31 ottobre l'armistizio di Mudros, negoziato dagli
Inglesi, mette nelle mani degli Alleati i principali punti strategici
dell'Impero ottomano, compresi il Bosforo e i Dardanelli.
Dopo aver condotto una inutile discussione col governo tedesco, 
il ministro degli Affari esteri austro-ungarico, Burian, con
una nota resa pubblica il 4 settembre, aveva tentato, senza riuscirvi,
di avviare un negoziato. Quindici giorni pi tardi, il crollo
della Bulgaria fa pesare sulla Doppia Monarchia la minaccia di
un'invasione. Le minoranze nazionali, alle quali gli Alleati e
associati hanno promesso l'indipendenza, non esitano pi a impegnarsi
sulla strada di movimenti separatisti. L'imperatore, disorientato,
tenta di evitare lo smembramento dei propri Stati, accordando 
alle nazionalit, in Austria (ma non in Ungheria, dove il presidente 
del Consiglio rifiuta), uno statuto di autonomia. In una nota al 
Presidente Wilson, chiede che l'autonomia sia accettata come 
base della trattativa di pace. Il governo degli Stati Uniti risponde 
che  troppo tardi: solo le popolazioni dell'Austria-Ungheria hanno 
il diritto di stabilire l'ampiezza delle proprie aspirazioni nazionali.
Questa risposta fa saltare la struttura della Monarchia. I Cechi,
gli Slavi del Sud, i Rumeni di Transilvania, anche i Magiari, proclamano
o annunciano l'indipendenza. L'Impero austro-ungarico non esiste pi.
Evidentemente il momento  favorevole all'offensiva che il comando 
italiano preparava da un mese. L'attacco, sferrato il 24 ottobre, 
colpisce un esercito completamente sbigottito: perch gli Slavi o i 
Rumeni dovrebbero sacrificarsi per difendere uno Stato
di cui non vogliono pi far parte? Il 28 ottobre, il fronte del
Piave  sfondato, la ritirata si trasforma in rotta. Il 29, l'imperatore
Carlo chiede in modo pressante l'armistizio, direttamente al
comando italiano, mentre nuovi Stati indipendenti si costituiscono 
sulle rovine della monarchia austro-ungarica. Come potrebbe il 
governo, che non ha pi neppure la parvenza del potere,
discutere le condizioni della capitolazione?  questo governo
che, il 3 novembre, firma l'armistizio di Villa Giusti; l'esercito
austro-ungarico  disciolto e deve consegnare met del proprio
materiale bellico; gli eserciti alleati hanno il diritto di attraversare
il territorio austriaco per attaccare la Germania del Sud.
In Germania, il 4 ottobre,  stata indirizzata al presidente degli
Stati Uniti la richiesta di negoziato. La decisione  stata presa
dietro le insistenze dell'alto comando. Il 29 settembre, Hindenburg 
e Ludendorff avevano dichiarato all'imperatore e al cancelliere 
che l'esercito non poteva pi continuare la lotta, avevano insistito 
perch il governo, dopo un rimpasto necessario (perch  importante 
mettere alla sua guida un uomo nuovo, che non sia stato implicato
nelle rivendicazioni annessioniste) sollecitasse immediatamente 
l'armistizio e la pace: Ogni ora di ritardo rende pi grave il pericolo.
Per 48 ore, i due generali hanno rivolto all'imperatore appelli ansiosi:
la rottura del fronte, dicevano, poteva avvenire in ogni istante;
il 3 ottobre, hanno ripetuto, per iscritto, al nuovo cancelliere, 
il principe Max di Baden, che era indispensabile cessare il 
combattimento.  dunque incontestabile che sia stato l'alto comando a
prendere la decisione e a imporla al governo con un'insistenza 
a volte veemente.
Tuttavia, per pi di 3 settimane, il governo e i grandi capi militari 
non si rassegnano ancora ad accettare le conseguenze logiche di 
questa decisione, perch la pressione esercitata dagli eventi militari
 un po' meno pressante (le truppe tedesche battono in ritirata
ovunque, ma non disordinatamente), e anche perch sperano di ottenere
dagli Stati Uniti qualche concessione.
Ma la politica americana stronca nettamente queste speranze.
Dopo aver indirizzato al governo tedesco una prima nota piuttosto 
insignificante, il Presidente Wilson, in due note del 14 e del 23 ottobre,
esprime la propria opinione in maniera categorica: le condizioni
dell'armistizio saranno tali che una ripresa delle ostilit da parte 
della Germania sia impossibile; le condizioni di pace non potranno
essere negoziate che con i rappresentanti del popolo tedesco e
non con coloro che ne sono stati fino a questo momento i padroni. 
Egli esige dunque una capitolazione militare e, contemporaneamente, 
una trasformazione radicale delle istituzioni politiche.
Pu pensare la Germania di interrompere il negoziato? Ludendorff, 
che tre settimane prima aveva attraversato una crisi di eccessivo 
pessimismo, fa mostra ora di un ottimismo sorprendente.
L'armistizio, dichiara al governo il 25 ottobre, deve essere tale
che l'esercito tedesco possa, all'occorrenza, riprendere le ostilit:
la risposta di Wilson chiede la capitolazione militare, dunque 
inaccettabile per noi, soldati. Propone di richiamare dalla Russia
e dalla Romania le 24 divisioni che ancora si trovano l, e di
recuperare inoltre 600.000 uomini, sospendendo i rinvii accordati 
agli operai delle industrie belliche, cio condannando l'esercito 
a vivere delle scorte di materiale. Cos la resistenza potrebbe
essere prolungata di qualche mese. E poi? Gli effettivi americani,
il cui numero  calcolato ora in 1.200.000, aumenteranno di pi
di 1.000.000 di uomini nel corso dell'inverno. Lo squilibrio delle
forze dunque non far che crescere. Ma, afferma Ludendorff,
non si perder nulla; non ci pu essere nulla da perdere. Oh,
s, replica il cancelliere, invaderanno la Germania e distruggeranno 
il paese. Il governo non crede del resto che la condizione
morale della popolazione permetta di lanciare un nuovo appello
alla lotta a oltranza. L'opinione pubblica ha creduto alla vittoria
fino alla fine dell'estate: la sua delusione  profonda. Il cibo
manca, le fabbriche si fermano, non c' pi carbone. L'imperatore,
su espressa richiesta del cancelliere, chiede a Ludendorff le
sue dimissioni. Il 27, il governo accetta le condizioni poste dal
Presidente degli Stati Uniti.
 solo a questo punto che il Presidente Wilson inizia le 
consultazioni con i propri associati. L'accordo  stabilito senza
gravi difficolt per quanto riguarda le clausole militari: l'esercito
tedesco dovr evacuare, in quindici giorni, non solo i territori
belgi, lussemburghesi e francesi che ancora occupa, ma anche i
territori tedeschi sulla riva sinistra del Reno, e una zona di dieci
chilometri di larghezza sulla riva destra; consegner 5.000 cannoni 
e 25.000 mitragliatrici. La flotta consegner 26 grandi navi
da battaglia e tutti i sottomarini. Il blocco sar mantenuto fino
alla conclusione della pace, salvo nella misura riconosciuta 
necessaria dagli Alleati e associati. L'interesse che potrebbe 
esserci a rifiutare l'armistizio, a invadere il territorio tedesco, a
proseguire le ostilit fino a schiacciare totalmente il nemico non
 neppure preso in considerazione. Dal momento che la Germania 
 alla merc dei vincitori, perch continuare a battersi?
Noi non abbiamo il diritto, ha detto pi tardi Clemenceau, di
rischiare la vita di un solo uomo per una questione militare gi
decisa. E Foch, su questo punto, era d'accordo col Presidente
del Consiglio.
Le clausole politiche danno luogo a discussioni pi accese,
perch il Presidente Wilson intende prendere come base del 
negoziato con la Germania i propri Quattordici punti, ai quali
Clemenceau, Lloyd George e Sonnino vorrebbero evitare di dare
una completa adesione. Per indurre gli associati a cedere, il
colonnello House, rappresentante personale di Wilson a Parigi,
lascia capire che, in caso di rifiuto, gli Stati Uniti potrebbero
concludere con la Germania una pace separata. Queste discussioni 
lasciano intuire le divergenze che si manifesteranno durante
la Conferenza di Pace.
La Germania non  pi in grado di approfittare di queste divergenze
di opinione. Al fronte, l'esercito  sotto la minaccia di
un'offensiva alleata imminente, in Lorena. In Baviera, la frontiera 
 aperta all'invasione, dopo il crollo dell'Austria-Ungheria.
Nella flotta di guerra, gli equipaggi, quando ricevono l'ordine di
preparare un'uscita nel Mare del Nord, il 3 novembre, si ribellano. 
L'8 questo movimento rivoluzionario comincia a estendersi
ad alcune citt; il 9 raggiunge Berlino, dove viene proclamata la
Repubblica. L'imperatore abbandona il Gran Quartier generale
per passare in Olanda. La delegazione che, il 7, ha chiesto a
Foch le condizioni dell'armistizio riceve dal nuovo governo l'ordine 
di firmare, anche se non pu ottenere alcuna concessione.
L'11 novembre, alle cinque, a Rethondes,  la capitolazione.
Tra la richiesta di armistizio (4 ottobre) e questa capitolazione
erano trascorse cinque settimane. Perch la resistenza tedesca ha
finito per crollare?
La situazione economica non ha avuto che un ruolo secondario.
Probabilmente gli effetti del blocco avevano contribuito a
logorare il morale della popolazione. In nessun momento, per,
nelle deliberazioni del governo, questa penuria  stata invocata
come un motivo per mettere fine alla guerra.
La situazione della politica interna  stata pi importante. Ma
la resistenza dell'esercito non  stata paralizzata dai disordini 
rivoluzionari. Di fatto, tali disordini hanno cominciato a estendersi
solo l'8 novembre: in quel momento la Commissione tedesca era 
gi a Rethondes.
Sono state le cause militari, e solo quelle, ad essere determinanti. 
L'Alto Comando temeva, da un giorno all'altro, la rottura del fronte.
La firma dell'armistizio ha ammesso la sconfitta, ma ha permesso 
di evitare il completo disastro.
CONCLUSIONI
Nel novembre 1918 l'Austria-Ungheria non esiste pi. La
Germania, la Bulgaria, la Turchia hanno sottoscritto, firmando
gli armistizi, delle clausole militari che le mettono in condizioni
di non poter riprendere la lotta. Nella composizione della pace,
in pratica, entra in gioco solo la volont dei vincitori. Ma tra
questi, la solidariet della guerra  finita, e le divergenze di 
opinione, i contrasti di interesse, si manifestano in maniera netta, a
volte aspra. Sarebbe impossibile, nell'ambito di questo breve
libro fornire una storia, anche molto sommaria, dei dibattiti 
diplomatici nel corso dei quali la Conferenza di Pace ha formulato
i trattati. Ci che importa delineare sono i risultati generali della
guerra e della composizione della pace per l'Europa e per il mondo.
L'Europa  senza fiato. Le perdite di vite umane dovute alla
guerra sono arrivate a circa 8 milioni e mezzo di uomini, quasi
tutti appartenenti alla popolazione attiva. La Russia, la Germania,
e soprattutto la Francia, che ha perduto il 20 per cento della popolazione
attiva, sono gli Stati pi duramente colpiti. Nella vita economica,
l'aspetto essenziale  una crisi di sottoproduzione: esaurimento
delle scorte di materie prime, carenza di concimi chimici, usura
o distruzione delle attrezzature meccaniche, disorganizzazione
dei trasporti e carenza di mano d'opera. Tuttavia, ancor pi delle
conseguenze demografiche ed economiche della guerra,  la 
trasformazione della carta politica del continente che merita attenzione.
Dei tre grandi imperi che esistevano sul continente nel 1914,
uno  scomparso; gli altri due hanno perduto una parte importante 
dei loro territori. La Germania ha ceduto l'Alsazia-Lorena,
le province prussiane di popolazione polacca, lo Schleswig del
Nord, la cui popolazione  di lingua danese, i piccoli territori di
Eupen e Malmedy, rivendicati dal Belgio; la Russia ha abbandonato 
i territori polacchi e i Paesi baltici. Sul territorio che era
stato, prima della guerra, quello dei tre Imperi, nove Stati nuovi
organizzano la propria esistenza (La Polonia, la Finlandia, l'Estonia, 
la Lettonia, la Lituania, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia. la 
Repubblica austriaca, l'Ungheria.)
Questo spezzettamento, il cui aspetto essenziale  la balcanizzazione 
dell'Europa danubiana,  conforme al principio delle nazionalit 
e al diritto di autodeterminazione dei popoli dettati dal 
Presidente Wilson nei Quattordici punti. Prima del 1914, la massa
globale delle popolazioni che in Europa, protestavano contro la propria
subordinazione a una dominazione straniera era di circa 60 milioni di 
persone, cio un quinto della popolazione totale; nel 1919-1920  
ridotta a 30 milioni. Ma, negli Stati di nuova formazione, il nazionalismo
 esasperato, aggressivo. Le regioni in cui vivono insieme, in
una mescolanza spesso inestricabile, popolazioni diverse per lingua,
religione, tradizioni, offrono occasioni favorevoli allo scontro
di nazionalismi rivali; il litorale settentrionale e orientale
dell'Adriatico, la Macedonia, i confini della Polonia e quelli
della Romania, le zone di confine tra la Russia e i nuovi
Stati formatisi sul territorio dell'antico Impero degli zar, sono
nel 1919-1920, in questo scatenarsi di cupidigie, i punti sensibili.
Al di l di queste difficolt, che mettono a dura prova i princpi 
wilsoniani (vedi capitolo 7) e riservano momenti difficili all'arbitrato 
dei vincitori,  dal comportamento della Germania e della Russia
che dipende, in gran parte, il futuro dell'assetto territoriale 
stabilito dai trattati.
La Germania, nonostante la sconfitta militare, le perdite territoriali
e i movimenti insurrezionali che ha subito, ha conservato
la propria unit. Ha perduto 1.800.000 uomini e si trova, in 
seguito al blocco, in uno stato di penuria economica, ma non ha
subito invasioni (eccetto che in Prussia orientale, durante i primi
mesi di guerra), ed  dunque sfuggita pressoch interamente alle
distruzioni: i suoi mezzi di produzione industriale sono intatti.
Ora, il Trattato di Versailles che, in nome del diritto delle 
nazionalit le ha strappato dei territori, le ha rifiutato l'applicazione
dello stesso diritto quando questo avrebbe giocato a suo favore,
come nel caso dei Tedeschi d'Austria e dei Tedeschi dei Sudeti.
Lo stesso trattato ha stabilito l'obbligo di riparare i danni subiti
dai governi alleati e dai loro cittadini, in conseguenza della
guerra che  stata loro imposta dall'aggressione della Germania
e dei suoi Alleati; e questo debito di riparazione deve essere
estinto, con pagamenti annuali, in mezzo secolo. Questi accordi
rafforzano, nei Tedeschi, la volont di liberarsi dalle clausole del
trattato. Dalla fine del 1919, gli ambienti politici tedeschi danno
per scontato che le divergenze tra gli interessi dei vincitori 
permetteranno di ottenere una revisione graduale delle clausole del
Trattato di Versailles.
La Russia  assente dal quadro stabilito dal trattato. Dall'estate
del 1918, le Potenze alleate e associate avevano condotto
di fatto, una politica di intervento nella guerra civile russa 
(vedi capitolo 8).
Esse non avevano per voluto arrivare a un'azione massiccia che
avrebbe probabilmente provocato la caduta del govemo bolscevico, 
a vantaggio dei Russi bianchi. Se l'elemento militare e
reazionario dell'antica Russia riprender il sopravvento, il pericolo 
di un riavvicinamento tra la Russia e la Germania sar grande,
diceva Lloyd George. Insomma, i vincitori non riescono a definire
una politica nelle relazioni con la Russia. Si limitano a tenerla
da parte e a stabilire ai suoi confini un cordone sanitario. 
Ora questo grande Stato, che sta gettando le basi di un nuovo
ordine sociale e di una nuova teoria dell'organizzazione 
della produzione, stabilisce un regime politico fondato sull'onnipotenza
dello Stato e sulla subordinazione totale dell'individuo a questo
potere; e pone lo Stato al servizio di una classe.
Con la sua sola esistenza, e anche con la propaganda della terza 
Internazionale, creata nel gennaio 1919, la Russia sovietica aggrava
in tutta l'Europa l'instabilit dei rapporti tra le classi sociali, 
e, nello stesso tempo, fa vacillare gli ideali liberali e parlamentari. 
E come credere che non cercher, quando avr recuperato le proprie 
forze, di ritrovare l'accesso al Mar Baltico probabilmente anche
di riprendere, nei confronti della Polonia, la politica degli zar?
Di fronte a queste prospettive inquietanti e minacciose, la
Francia, la Gran Bretagna, l'Italia, hanno punti di vista e interessi 
divergenti. Queste divergenze tra gli Alleati della vigilia
sono una profonda causa di incertezza nella composizione della
pace.  possibile, per mantenere il nuovo ordine stabilito dai
trattati, in mancanza di una intesa tra i vincitori, contare su una
nuova organizzazione dei rapporti intemazionali? La Societ
delle Nazioni, il cui patto costitutivo  stato stabilito su iniziativa
del Presidente Wilson, deve fornire una garanzia all'integrit 
territoriale e all'indipendenza di tutti i propri membri. Dal momento 
che n la Russia n la Germania sono chiamate, nel 1919 a far parte 
della Societ, questa clausola di garanzia gioca a favore degli Stati
vincitori. Ma il Senato degli Stati Uniti rifiuta di ratificare sia 
i1 patto della Societ delle Nazioni, sia il trattato di Versailles. 
Questo ripiegamento degli Stati Uniti verso l'isolazionismo  la 
causa essenziale della precariet nella composizione della pace.
Nel quadro mondiale, i risultati essenziali della guerra sono,
da una parte, il declino dell'Europa occidentale e centrale, 
dall'altra, la ascesa della potenza degli Stati Uniti e del Giappone.
Gli Stati dell'Europa occidentale e centrale - Gran Bretagna,
Francia e soprattutto la Germania - avevano avuto, alla fine del
19esimo secolo e all'inizio del 20esimo, il ruolo principale nello sviluppo
economico del mondo: avevano dato impulso allo sfruttamento
delle risorse dei paesi nuovi con la loro tecnica e i loro investimenti
di capitali; nello stesso tempo, avevano stabilito in Asia
e in Africa delle colonie o delle zone di influenza. Questo ruolo
 stato decisamente logorato durante gli anni di guerra. Gli
esportatori europei hanno perduto dei mercati, perch l'industria,
assorbita dalle necessit militari, non era in grado di fornire i
prodotti; gli investimenti di capitali sono cessati. Nel 1919, la
crisi di sottoproduzione e la crisi finanziaria non permettono di
riprendere, a breve scadenza, lo sforzo di espansione economica
e finanziaria. L'influenza politica  minacciata ancora pi direttamente,
perch le colonie, nel momento in cui hanno visto i 
colonizzatori dilaniarsi l'uno con l'altro, hanno intuito la possibilit
di liberarsi dalla dominazione degli Europei. Queste aspirazioni
all'indipendenza sono state incoraggiate sia dalla diffusione dei
principi wilsoniani di autodeterminazione dei popoli sia dalla
dottrina comunista; le ideologie americana e sovietica per quanto
opposte possano essere, trovano un punto di convergenza, che 
la condanna del colonialismo. Di fatto, dei movimenti di resistenza
alla dominazione degli Stati europei si sono manifestati
nel 1919 in India, in Egitto, nell'Unione Sudafricana, in Africa
del Nord, nelle Indie olandesi, e nello stesso tempo dei movimenti
ostili all'influenza politica degli Occidentali si sviluppavano 
in Cina e tra le popolazioni turche e arabe dell'antico
Impero ottomano. Quasi ovunque gli Europei sono rimasti 
padroni della situazione. Ma questi primi tentativi di decolonizzazione
segnano l'avviarsi del mondo in una nuova direzione.
Mentre si manifestano questi segui del declino dell'Europa, i
due grandi concorrenti che l'espansione europea nel mondo
aveva gi incontrato nei primi anni del 20esimo secolo sono in pieno
sviluppo.
Il Giappone, tra il 1914 e il 1918, ha conquistato importanti
vantaggi politici; nel maggio 1915, ha ottenuto in Cina ampi 
privilegi economici e finanziari e ha occupato la provincia di 
Chantoung; in Siberia tutta la parte occidentale si trova, dal 1918,
sotto un'occupazione interalleata che , di fatto, un'occupazione
giapponese; nel Pacifico, la stessa sorte tocca agli arcipelaghi 
tedeschi situati a nord dell'Equatore. Dunque in Estremo Oriente 
stabilita un'egemonia nipponica. Questa si appoggia, nella mentalit
collettiva, su un forte nazionalismo e si avvantaggia della
crisi interna che imperversa in Cina, in balia, dal 1918, della
guerra civile. Tuttavia, le basi economiche sono fragili.
Gli Stati Uniti, con il ruolo di fornitori degli Stati belligeranti
che hanno avuto per due anni e mezzo, hanno aumentato, a ritmo
veloce, la propria produzione industriale; hanno quadruplicato il
tonnellaggio della flotta mercantile: in quattro anni hanno raggiunto,
nella propria bilancia commerciale, un surplus pari a
quello che era stato realizzato tra il 1787 e il 1914. Detentori
della met delle risorse mondiali d'oro, hanno prestato 10 miliardi
di dollari agli Stati europei e riacquistato una gran parte
dei titoli americani che si trovavano nelle mani dei capitalisti
stranieri. Infine, mentre fino al 1914, erano sempre stati importatori 
di capitali, ne sono ora divenuti esportatori, e hanno un
posto di primo piano nella vita finanziaria del mondo.
Si rassegneranno i grandi Stati industriali europei? Non appena 
avranno potuto riorganizzare la propria vita economica, si
sforzeranno di riprendere le posizioni che avevano perduto nel
commercio mondiale. Non arriveranno tuttavia a recuperare tutto
lo spazio che vi avevano avuto prima del 1914. La loro influenza
politica ne soffrir. Le iniziative degli Stati Uniti e l'influenza
della Russia comunista diventeranno ormai dei fattori essenziali
nella vita del mondo.
FINE
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CRONOLOGIA ESSENZIALE:
1914 marzo: Dimissioni di Giolitti. Gli succede il governo conservatore 
di Salandra.
maggio: Vittoria elettorale socialista. Parola d'ordine contro la follia 
degli armamenti.
28 giugno: L'arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie assassinati a 
Sarajevo da uno studente irredentista.
23 luglio: Ultimatum dell'Austria-Ungheria alla Serbia.
fine luglio: Mobilitazione generale in Russia in soccorso della Serbia.
30 luglio: Bombardamento austriaco di Belgrado.
1 agosto: La Germania dichiara guerra alla Russia.
2 agosto: Il governo Salandra dichiara la neutralit dell'Italia.
2 agosto: La Germania chiede al governo belga il passaggio delle proprie
truppe sul suo territorio,
3 agosto: La Germania dichiara guerra alla Francia.
3 agosto: Il Belgio si oppone alla richiesta tedesca.
4 agosto: Invasione tedesca del Belgio. L'Inghilterra dichiara guerra 
alla Germania.
12 agosto: Inghilterra e Francia dichiarano guerra all'Austria-Ungheria.
20 agosto: I Tedeschi occupano Bruxelles. Morte di papa Pio decimo. 
Gli succede Benedetto 15esimo.
23 agosto: Il Giappone dichiara guerra alla Germania.
26-28 agosto: I Tedeschi, sotto la guida di Hindenburg, sconfiggono i
Russi a Tannenberg.
5 settembre: Francia, Inghilterra e Russia si impegnano a non concludere 
paci separate.
settembre: I Francesi, al comando del generale Joffre, fermano i Tedeschi 
sulla Marna e li costringono a ritirarsi dietro la Somme e l'Aisne. 
Nuova sconfitta russa sui laghi Masuri.
novembre: La Russia dichiara guerra alla Turchia che, a sua volta, dichiara
guerra agli Allenti.
3-15 dicembre: Caduta e riconquista di Belgrado.
1915 febbraio: Seconda battaglia dei laghi Masuri: un'armata russa 
annientata dai Tedeschi. Inizia con successo la guerra sottomarina tedesca.
24 marzo: La sinistra socialista tedesca fonda lo Spartakusbund.
aprile: Patto segreto di Londra, il ministro degli Esteri Sonnino 
contratta l'entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa in cambio 
di compensi territoriali in Trentino, Alto Adige, Venezia Giulia, Istria
e Dalmazia.
24-30 aprile: Conferenza socialista internazionale di Kienthal.
maggio: Gli eserciti degli Imperi Centrali battono i Russi a Gorlice e 
a Tarnov e occupano la Galizia. Disordini in Italia tra interventisti e 
pacifisti. Si dimette il governo Salandra, ma il re gli 
conferma l'incarico.
7 maggio: Un sottomarino tedesco affonda il piroscafo passeggeri 
Lusitania. Molti i cittadini americani annegati. Protesta degli Stati Uniti.
24 maggio: L'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria.
giugno-luglio: Prima battaglia dell'Isonzo.
luglio-settembre: Nuove vittorie tedesche sul fronte orientale: occupate 
la Polonia, la Lituania e la Curlandia (regione della Lettonia).
21 agosto: Dichiarazione italiana di guerra alla Turchia.
ottobre: Le truppe dell'Intesa sbarcano a Salonicco. La Bulgaria entra in
guerra a fianco degli Alleati. Il Giappone presenta alla Cina le 
21 proposte che  costretta ad accettarle; per l'accordo il territorio
della Cina settentrionale diviene di fatto protettorato giapponese.
1916 febbraio: Offensiva tedesca contro Verdun. I Francesi resistono. 
Il costo in vite umane  altissimo: 700.000 morti.
marzo: Quinta battaglia sull'Isonzo.
maggio: Incomincia la spedizione punitiva austriaca contro l'Italia.
L'offensiva sar bloccata il mese successivo sull'altopiano di Asiago e 
sul Pasubio. 
maggio: Sconfitta della flotta tedesca da parte di quella inglese nella
battaglia dello Jutland. Accordo franco-inglese per la spartizione 
delle province arabe dell'Impero ottomano.
giugno: Battaglia della Somme: un milione di morti.
agosto: Gorizia liberata dalle truppe italiane. L'Italia dichiara guerra 
alla Germana. La Romania entra in guerra a fianco dell'Intesa.
15 settembre: Primo impiego di carri armati da parte alleata.
novembre: Gli Imperi Centrali proclamano il regno di Polonia sotto il 
protettorato tedesco. Morte dell'imperatore Francesco Giuseppe.
12 dicembre: Respinta dall'intesa una proposta di pace degli Imperi 
Centrali.
dicembre: I Tedeschi costringono alla resa i Rumeni e occupano Bucarest.
dicembre: Lloyd George al governo dell'Inghilterra. Inasprimento del blocco
marittimo contro la Germania. Fallisce un tentativo di mediazione di pace 
del Presidente americano Wilson.
1917 gennaio: Rivolta araba contro l'Impero ottomano guidata da Lawrence 
d'Arabia.
2 febbraio: Stati Uniti e Germania interrompono le relazioni diplomatiche.
febbraio: Inizio da parte tedesca della guerra sottomarina illimitata 
(contro ogni nave da trasporto anche se neutrale).
8-12 marzo: Prima rivoluzione russa (da febbraio secondo il calendario
russo) e primo Soviet operaio a Pietrogrado.
6 aprile: Gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania.
16 aprile: Lenin torna in Russia dall'esilio.
16-23 aprile: Sciopero generale a Berlino.
giugno: Dopo l'abdicazione al trono di re Costantino primo e il ritorno 
alla guida del governo del nazionalista Venizelos filo-intesista la 
Grecia entra in guerra a fianco degli Alleati.
luglio: Sollevazione armata a Pietrogrado repressa nel sangue. In Russia 
Kerenski, leader riformista, alla testa del governo provvisorio. In Germania
voto al Reichstag di una risoluzione in favore della pace.
luglio-novembre: Battaglia delle Fiandre.
1 agosto: Appello di papa Benedetto 15esimo alle nazioni in guerra per 
mettere fine all'inutile strage.
14 agosto: La Cina entra in guerra a fianco dell'Intesa.
20 agosto: Impegno britannico sull'autonomia dell'India.
agosto-settembre: Battaglia della Bainsizza.
settembre: In Cina Sun Yat-sen forma a Canton un governo rivoluzionario 
separatista ostile all'entrata in guerra.
ottobre: Il fronte italiano viene sfondato a Caporetto dagli Austriaci, 
sostenuti da un'armata tedesca.
ottobre: Vittorio Emanuele Orlando capo del governo in Italia.
7 novembre: Scoppia la rivoluzione russa. Lenin capo del governo.
novembre: Le truppe italiane si attestano sul Piave. In Francia
Clemenceau diventa Primo Ministro.
7 dicembre: Gli Stati Uniti dichiarano guerra all'Austria-Ungheria.
9 dicembre: Avanzata inglese in Palestina e occupazione di Gerusalemme.
Il mese precedente il ministro degli Esteri inglese in una dichiarazione 
ufficiale aveva sostenuto la necessit di uno Stato ebraico.
20 dicembre: La Russia e la Germania concludono un armistizio a Brest 
Litovsk.
31 dicembre: Il governo rivoluzionario russo riconosce l'indipendenza della
Finlandia.
1918 gennaio: Wilson enuncia i suoi Quattordici punti per una pace 
mondiale.
L'Ucraina, dichiaratasi indipendente in funzione antisovietica, firma la 
pace con gli Imperi Centrali. In Russia costituzione dell'Armata Rossa.
18 febbraio: Ripresa dell'avanzata tedesca in Russia.
marzo: Il governo bolscevico firma la pace di Brest-Litovsk, cedendo alla
Germania la Polonia, le province baltiche e l'Ucraina.
5 aprile: Sbarco giapponese a Vladivostok.
maggio: Inizio della guerra civile in Russia.
giugno: Battaglia del Piave. Ultima offensiva austriaca e vittoria italiana.
luglio: Ha inizio la controffensiva alleata sul fronte occidentale tra la
Marna e l'Aisne.
agosto: Rottura delle relazioni diplomatiche russo-americane.
30 settembre: Armistizio tra la Bulgaria e l'Intesa.
settembre-ottobre: Gli Arabi, guidati da Lawrence e Faysal occupano Damasco.
Faysal si proclama re degli Arabi.
24-30 ottobre: Battaglia di Vittorio Veneto vinta dalle truppe italiane al
comando del maresciallo Diaz.
ottobre: La Turchia, sconfitta dagli Inglesi, chiede l'armistizio.
3 novembre: Firma dell'armistizio tra Italia e Austria-Ungheria a Villa 
Giusti.
novembre: Proclamazione della Repubblica polacca con Pilsudski a capo dello
Stato. Disordini in Germania. Si costituiscono Soviet a Monaco e a Berlino.
L'imperatore Guglielmo secondo abdica e viene proclamata la repubblica. 
Firmato a Compigne l'armistizio della Germania con l'Intesa. Altrettanto
fa in Austria Carlo primo: proclamati la Repubblica austriaca,
l'ungherese e il regno dei Serbi-Croati e Sloveni.
1919 
18 gennaio: Si apre la conferenza di Versailles per la pace.
aprile: L'assemblea plenaria della Conferenza della pace a Versailles 
approva lo statuto della futura Societ delle Nazioni.
maggio: La delegazione italiana guidata da Sonnino si ritira dalla 
Conferenza della pace per i contrasti insorti sulla questione di Fiume.
28 giugno: Si concludono i lavori della Conferenza di Parigi che sanziona 
il Trattato di Versailles.
novembre: Gli Stati Uniti decidono di non entrare nella Societ delle
Nazioni.
