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Giovanni Battista Ramusio.

Navigazioni e viaggi.

Volume sesto.
Parte quarta.

La conquista del Per e provincia del Cusco, chiamata la Nuova Castiglia,
scritta e drizzata a sua Maest da Francesco di Xerez, secretario del capitan
Francesco Pizarro, che questi luoghi conquist.


Proemio


Perch in gloria di Dio e onore e servigio della Maest cesarea i fideli si
rallegrino e gli infedeli si spaventino, poich la providenza divina e la
fortuna dell'imperator nostro e militare disciplina della nazione spagnuola
hanno a questi tempi nostri fatto cose che per sempre ne rester memoria, mi 
paruto di non tacerle, ma di scriverle e mandarle a sua Maest, accioch a
tutti sia noto come col favor divino si sono alla nostra santa fede recate
infinite genti, sotto l'obbedienza del re nostro signore. Non si legge che mai,
n appresso gli antichi n appresso i moderni, cos grande e strana impresa si
facesse di cos poca gente contra tante, n che tanti e cos gran mari si
solcassero, n che s'andasse a conquistar terra che non si sapesse n se ne
avesse notizia alcuna. Chi adunque s'agguaglier con le genti di Spagna? Non i
Giudei certo, non i Greci, non i Romani, de' quali pi che di tutti gli altri
si scrive, perch, se i Romani soggiogarono tante provincie, lo fecero con
uguale o poco meno numero di gente, e in terre cognite e fornite di vettovaglie
ordinarie, e con capitani ed eserciti pagati: l dove i nostri Spagnuoli sempre
sono stati pochi in numero, che mai furono insieme pi che dugento o trecento,
e qualche volta cento e meno anco, e il maggior numero, che non fu qui che una
sola volta col capitan Pedrarias venti anni adietro, fu di 1300; e quelli che
vi sono in diverse volte andati non sono stati n pagati n forzati, ma vi sono
di lor propria volont andati e alle lor proprie spese. E a questo modo hanno
a' tempi nostri conquistata pi terra che non  quella che prima si sapea che
tutti i prencipi cristiani e infedeli possedessero, e vi sono mantenuti e
vissuti con cibi bestiali, di quelli che non avevano notizia alcuna n di pane
n di vino, e con soffrire e mangiare erbe, radice e frutti hanno conquistato
quello che gi per tutto il mondo si sa. E per questo non scriver al presente
altro che il successo della conquista della Nuova Castiglia, e per non esser
prolisso mi forzer di scriverlo con la maggior brevit che sar possibile.


Il Pizarro parte della citt di Panama e va a discoprire terre nuove. Giunse ad
un porto, quale, per avervi molto patito, lo domanda Porto della Fame.
Scorrendo poi giunge ad una terra, dove contra gl'Indiani combattendo, doppo
aver ricevuto molte ferite e gran danno ne' suoi, fa ritorno nella provincia di
Panama.

Essendo stato discoperto il mare del Sur, cio di mezzogiorno, e conquistati e
pacificati gli Indiani di terra ferma, e avendo il governatore Pedrarias
d'Avilla fatto abitare la citt di Panama e la citt di Natai e la terra che
chiamano Nome di Dio, viveva nella citt di Panama il capitan Francesco
Pizarro, figliuolo del capitan Gonzalo Pizarro, cavaliero della citt di
Trugillo. Ora questo capitan Francesco stava molto bene in casa sua, con le
molte sue facult e col compartimento degl'Indiani, come un de' principali di
quella terra, come sempre vi fu, essendosi segnalato nella conquista e nelle
altre cose del servigio di sua Maest. E stando in questa quiete e riposo,
perch sempre avea un pensiero di far segnalati servigi alla corona reale di
Spagna, chiese licenzia a Pedrarias di poter andare a discoprire nuove terre
per quella costiera del mar del Sur verso levante, e avutala spese gran parte
della sua facult in un gran vassello che fece e in altre cose necessarie per
quel viaggio. Egli si part poi di Panama a' 14 di novembre del 1524, menando
seco una compagnia di 112 Spagnuoli, co' quali andavano alcuni Indiani per lor
servigi: e in questo viaggio passarono molti travagli, per esser l'inverno e i
tempi contrari. Lascio di dire molte cose che succedettero, per non esser
lungo, onde solamente quelle cose toccher che sono pi notabili e che pi
fanno al proposito nostro.
In capo di 70 giorni doppo che di Panama uscirono, saltarono in terra in un
porto che lo chiamarono poi della Fame, perch in molti altri porti che avevano
ritrovati prima non v'avevano ritrovato popolo n abitazione, e perci gli
avevano lasciati, e in questo porto si ferm il capitano con ottanta uomini,
essendo gi il resto morti; e avendosi gi fornite le vettovaglie, perch in
quella terra non ve n'erano, mand il capitano il vassello con li marinari e
con un capitano all'isola delle Perle, che sta ne' confin di Panama, accioch
portasse da mangiare per tutti, credendo dover essere di queste vettovaglie
soccorso fra 10 o 12 giorni. Ma perch la fortuna sempre o il pi delle volte 
contraria, stette la nave 47 giorni ad andare e tornare, e in questo mezzo il
capitan co' suoi si mantennero con certe cose maritime che raccoglievano con
gran fatica in quella costiera di mare, e alcuni cos deboli stavano che col
procacciarsi questo vitto morivano, di modo che mentre la nave non ritorn
morirono da venti uomini; e quelli che con la nave ritornarono dissero che
all'andare, essendo lor mancato la vettovaglia, aveano mangiato un cuoio di
vacca fatto a borsa e legato alla tromba da cacciar l'acqua della nave, e che
se l'avevano cotto e compartito fra loro. Ora, con la provisione che la nave
port, che fu di maiz e di porci, si ristor la gente che restava viva, e cos
il capitan, seguendo il suo viaggio, giunse ad una terra situata e posta sopra
il mar in un alto e forte luogo, e circondata d'un certo mezzo bastione: qui
ritrovarono assai provisione da mangiare, perch il popolo era fuggito via e
avea abbandonata la terra. Il d seguente venne molta gente di guerra bene
armata, e si mostrarono bellicosi, onde facilmente i nostri, che stavano deboli
per la fame e travagli passati, furono rotti da loro, e il capitano v'ebbe
sette ferite, la minore delle quali era pericolosa a morte: e gl'Indiani che
ferito l'aveano, credendo ch'egli fosse morto, lo lasciarono. Furono anco con
lui feriti 17 de' suoi, e 5 altri morti. Il capitan, veggendo questa rovina, e
quanto poco rimedio avea qui da poter curarsi e da rifar le sue genti,
s'imbarc e ritornossene nella provincia di Panama, e smont in una terra
d'Indiani chiamata Cucama, presso all'isola delle Perle. Da questo luogo ne
mand il vassello in Panama, perch non si poteva pi sostenere sopra l'acqua,
per la molta broma che fatta avea; fece intendere a Pedrarias quanto successo
gli era, ed esso si rest in quel luogo curandosi co' suoi compagni.


Diego d'Almagro, combattendo nella terra dove fu rotto il Pizarro, vi perde un
occhio. Costeggiando perviene al fiume San Giovanni; unito poi con l'armata del
Pizarro, doppo aver errato tre anni in quella costiera, scuoprono la terra di
Canzebi, nella quale ritrovano molte terre abitate e ricche di oro.

Pochi d prima che ritornasse questo vassello in Panama, era partito per
seguire e cercare del Pizarro il capitan Diego d'Almagro suo compagno, con
un'altra nave e con settanta uomini. Costui navig fin che giunse alla terra
dove era stato il Pizarro rotto, e venuto anch'esso con quegli Indiani alle
mani, fu medesimamente disbarattato, ed esso vi perd un occhio, e vi furono
molti cristiani feriti: ma alla fine, pur con tutto questo, i nostri fecero
agli avversarii lasciare la terra e v'attaccarono fuoco. Indi imbarcati
costeggiarono oltre fin che giunsero ad un gran fiume, che lo chiamarono di San
Giovanni, perch nel d di questo santo vi giunsero, e qui ritrovarono qualche
mostra d'oro; ma perch non ritrovavano vestigio del capitan Pizarro, se ne
ritornarono adietro e lo ritrovarono in Cucama. Qui conclusero che il capitan
Almagro se n'andasse in Panama e racconciasse le navi e facesse pi gente, per
dover questa impresa seguire e fornire di spendervi quello che loro avanzava,
che gi si aveano fatto debito pi di 10 mila castigliani. In Panama ebbero
molti contrasti, perch il Pedrarias e altri dicevano che non si dovesse in tal
viaggio procedere, dove non era sua Maest servita; ma il capitan Almagro, con
la potest che del suo compagno portava, si mantenne con molta constanza nel
primo proposito, e richiese il governator Pedrarias e li protest che non
disturbasse, perch essi credevano con lo aiuto di Dio far in quel viaggio gran
servigio a sua Maest: e cos fu forzato il governatore a consentirgli che
facesse gente.
Costui adunque si part di Panama con 110 uomini, e se n'and dove il capitan
Pizarro l'aspettava con altri cinquanta, che gli erano di quei primi avanzati,
cos degli 110 suoi come degli settanta del capitan Almagro, perch gli altri
130 eran restati gi morti. Ora con questi 160 uomini sopra le due navi si
partirono questi due capitani, e costeggiando quella terra, dove pensavano che
fossero abitazioni e popoli, smontavano con tre canoe che conducevano, nelle
quali sessanta uomini remavano, e a questo modo s'andavano procacciando le
vettovaglie. In questa guisa andarono tre anni, passando gran travagli e fame e
freddo, e di fame mor la maggior parte delle genti, intanto che non ne
restarono cinquanta vivi: e fino in capo delli tre anni non discopersero terra
buona, perch tutti quegli altri luoghi che passarono erano paludosi, pieni di
fangacci e inabitabili. E questa buona terra che discopersero fu presso al
fiume di S. Giovanni, dove il capitan Pizarro si rest in terra con quelle
poche genti che gli avanzava, e mand un capitano de' suoi col pi picciol
vassello a discoprire qualche miglior terra per la costiera avanti, e l'altra
nave mand col capitano Almagro in Panama a condur pi gente, perch, andando
di compagnia li due vasselli e con tutta la gente, non potevano discoprire e la
gente si moriva tutta. Il legno che pass avanti a discoprire ritorn in capo
di settanta giorni al fiume di S. Giovanni, dove era il Pizarro restato, e
diede relazione di quanto successo gli era, e come era giunto fino alla terra
di Cancebi, che  in quella costiera, e che prima avevano anco molte altre
terre vedute assai ricche d'oro e d'argento, con le genti pi ragionevoli di
quante n'avevano prima in quelle Indie vedute: e menarono sei persone di quella
contrada, perch apprendessero la lingua spagnuola, e portarono oro e argento e
robba. Il capitano, con gli altri che seco restati erano, sentirono tanto
piacere di questa nuova che tutti li travagli passati si dimenticarono, e
diedero per bene impiegata la spesa che in quel lungo viaggio fatta avevano. E
desiderosi di ritrovarsi in quella cos buona terra, tosto che il capitano
Almagro ritorn di Panama con la nave carica di gente e cavalli, si partirono
con amendue le navi dal fiume di S. Giovanni, e perch era molto travagliata la
navigazione di quella costiera, penarono a giungere dove essi andavano pi
tempo di quello che erano provisionati: e fu perci sforzata la gente a saltare
in terra, e camminando per quelle contrade a procacciarsi da vivere, dove avere
lo potevano. Le due navi navigando giunsero al porto di S. Matteo, e a certe
terre alle quali posero gli Spagnuoli nome San Giacomo, e alle terre anco di
Tacamez, che tutti vanno discorrendo per la costiera avanti. I nostri, veggendo
esser queste terre e abitazioni grande e piene di gente bellicosa, ne furono
lieti. E giunti 90 Spagnuoli una lega lungi da una di quelle terre di Tacamez,
uscirono loro incontra pi di diecimila Indiani da guerra, i quali, veggendo
che i nostri non erano per far lor male alcuno, anzi che con molto amore
contrattavano con loro la pace, deposero l'armi e l'animo di guerreggiare. In
questa terra erano molte vettovaglie, e le genti con assai buono ordine
vivevano; e avevano tutte queste terre le loro strade e piazze, e v'era terra
che aveva pi di tremila case, e altre meno.


S'assicurarono nell'isola del Gallo, e mandano per nuova gente, con la quale
scuoprono per la costiera pi di cento leghe di paese ricco e abitato. Se ne va
il Pizarro in Castiglia, e per tanto servizio ne  molto da sua Maest
rimunerato. Passa di nuovo alla terra scoperta, ed entrato nel porto San
Matteo, e di quivi a Coache, vanno all'isola Pugna, detta S. Giacomo, nella
quale acquistano molto oro, dopo aver combattuto contro gl'Indiani ribellati e
preso il lor cacique.

Parve alli capitani e agli altri Spagnuoli che, essendo cos pochi, non
avrebbono fatto frutto alcuno in quella contrada, perch non avrebbono potuto
con tutti quelli Indiani resistere, e perci deliberarono di porre su le navi
della provisione che quivi ritrovavano e ritornarsi adietro in una isola
chiamata del Gallo, perch ivi potevano stare sicuri mentre che le navi
andavano in Panama, a dar notizia al governatore di queste terre nuovamente
discoperte e a chiederli pi gente, perch essi l'intento loro proseguire
potessero e pacificare quella terra. E con le navi and il capitano Almagro,
perch era stato scritto da alcuni al governatore che facesse ritornar quelle
genti a Panama, perch non potevano ormai pi soffrire i travagli che in tre
anni sofferti avevano in quel discoprimento, e il governatore a questo modo vi
provedette, che quelli che volevano venir a Panama potessero venirvi, e quelli
che restar volessero per discoprire pi oltre si restassero: e cos col Pizarro
restarono sedeci uomini, e tutta l'altra gente se ne ritorn con le due navi in
Panama. Stette il capitan Pizarro in quella isola cinque mesi, finch una delle
navi ritorn, e con essa andarono cento leghe pi oltre di quello che
discoperto aveano, e ritrovarono molti popoli e molte ricchezze, e portarono
pi mostra d'oro e d'argento e d'altre cose di quello che avevano prima fatto:
e gl'Indiani stessi di lor volont gliele davano. Ma il capitano si ritorn
adietro, perch s'andava fornendo il termine che gli aveva il governatore
imposto, e appunto nell'ultimo d del termine entr nel porto di Panama.
Ritrovandosi questi duoi capitani aver speso tanto che non potevano pi
sostentarsi, per avere ancora grandissimo debito, dove il capitan Francesco
Pizarro, con poco pi di mille castigliani che ritrov dagli amici in presto,
se ne venne in Castiglia, e fece relazione a sua Maest delli segnalati e gran
servizii che a lei fatti aveva. Per il che ella per gratificarselo gli fece
grazia del governo e adelantado di quella terra che aveva discoperta, e
dell'abito di San Giacomo, e d'essere alcayde e algozil maggior, e altre grazie
e rifacimento di spese gli furono fatte, come ad imperatore e re si conviene, e
che a tutti quelli che lo servono  solito fare: e per questa causa gli altri
si sono disposti sempre a spender le loro facult in suo real servigio,
discoprendo varii luoghi per quel mare Oceano da ogni banda.
Essendo gi stato spedito da sua Maest, il governator e adelantado Francesco
Pizarro si part con una armata dal porto di San Lucar, e con prospero vento
senza altro impedimento giunse al porto del Nome di Dio; e indi se n'and con
la gente alla citt di Panama, dove ebbe molti contrasti e disturbi perch non
andasse ad abitare quella terra che avea discoperta, secondo che gli aveva sua
Maest ordinato. Ma con la costanza che egli in questo negozio ebbe, e con le
pi genti che puot, che furono 180 uomini e 37 cavalli, con tre navi si part
di Panama, e cos prospera navigazione ebbe che in tredeci giorni giunse nel
porto di San Matteo, dove ne' principii, quando si discoperse, non vi poterono
in pi di duoi anni giungere. Ismontate qui le genti e i cavalli, si mossero
per la costiera del mare, e in tutte le terre ritrovavano la gente ribellata e
in arme. Camminarono a questo modo finch giunsero ad una gran terra chiamata
Coache, alla quale diedero d'un subito sopra, accioch non si ribellasse e si
ponesse in arme come l'altre fatto aveano: e qui guadagnarono in oro la valuta
di quindecimila castigliani, e 750 libre d'argento, e molte pietre di smeraldi,
che i nostri, non conoscendole allora e non stimandole di valore alcuno, le
cambiavano con gl'Indiani, e che loro all'incontro davano veste e altre cose.
In questa terra presero il cacique che n'era signore con altre sue genti, e vi
ritrovarono robbe di varie sorti, e tante vettovaglie che vi si potevano
mantener questi Spagnuoli tre o quattro anni. Da questa terra di Coache mand
il governatore le tre navi alla volta di Panama e di Nicoragua, perch
conducessero pi gente e cavalli, e si potesse effettuare la conquista e
pacificazione di quelli luoghi. Esso si rest in quella terra con le genti
riposandovi alcun giorno, finch due delle navi ritornarono da Panama con
ventisei da cavallo, trenta da piedi. E tosto poi il governatore con tutte le
genti si part per la costiera avanti, che  tutta molto abitata e popolata, e
l'andava ponendo sotto la signoria dell'imperator nostro signor, perch li
signori di questi popoli tutti d'un volere uscivano per le strade a ricever il
governatore, senza porsi altramente in difesa: e il governatore senza far lor
male alcuno gli riceveva tutti amorevolmente, e faceva loro, per mezzo d'alcuni
religiosi che a questo effetto menava, intendere alcuna cosa della fede nostra
per tirargli alla salute.
E cos and il governatore con la gente spagnuola, finch giunse ad un'isola
che si chiamava la Pugna, e i nostri la chiamarono di San Giacomo, e sta due
leghe lungi da terra ferma. Perch questa isola era assai popolata e ricca e
copiosa di vettovaglia, vi pass il governatore con le due navi, e vi fece
passar i cavalli con certe scafe di legno che gli Indiani avevano. Fu il
governatore ricevuto in questa isola dal cacique che n'era signore con molta
allegrezza e carezze, cos di vettovaglie che per il camino fece portarli, come
di musiche di diversi istromenti, che essi per loro ricreazione tengono. Questa
isola gira quindeci leghe intorno, ed  fertile e assai bene abitata, perch vi
sono molte terre, delle quali ne sono signori sette caciqui; ma uno ne  poi
signor di tutti gli altri, il quale di sua volont diede al governatore una
certa quantit d'oro e d'argento. Qui perch era gi inverno il governator si
ferm, perch caminando in tal tempo, per l'acque che faceano, e averebbero
gran disagio i nostri sentito, tanto pi che qui agiatamente si potevano alcuni
cristiani infermi curare. Ma, perch gl'Indiani non sono inclinati a dover
obedire n servire ad altra nazione se non per forza, mentre che questo cacique
pacificamente viveva co' nostri, essendosi gi fatto vassallo di sua Maest, il
governator Pizarro intese da certi interpreti che seco avea come il cacique
aveva ragunate tutte le sue genti da guerra, e che da molti giorni adietro non
attendeva ad altro che a fare molto pi arme di quelle che i suoi avevano. Il
che con gli occhi proprii si vidde, perch nella terra stessa dove i nostri
stavano si ritrovarono in casa del cacique e di molti altri molte genti, tutte
in punto per guerreggiare: e non aspettavano altro se non che tutta la gente
dell'isola si ragunasse insieme, perch volevano quella stessa notte dare sopra
i cristiani. Il governatore, quando si fu secretamente informato di questa
verit, fece tosto prendere il cacique e tre suoi figliuoli e due altri
principali, che si poterono prender vivi, e in un subito i nostri assaltarono
l'altra gente e n'ammazzarono molti; gli altri fuggirono e lasciarono la terra,
onde fu la casa del cacique con molte altre poste a sacco, e vi fu ritrovata
qualche quantit d'oro e d'argento e molta robba.
La notte seguente stettero i nostri con buone guardie e tutti vigilanti (che
erano settanta da cavallo e cento da pi), e prima che il d chiaro della
mattina venisse s'udirono gridi come di gente di guerra, e poco appresso si
vidde venire un gran numero d'Indiani armati, e con tamburi sordi e altri
instromenti che nella guerra portare solevano, e venivano compartiti in modo
che si ponevano il campo de' cristiani in mezzo. Venuto il d chiaro, il
governatore comand a' suoi che animosamente dessero sopra i nemici, e cos fu
fatto, ma nel primo assalto vi restarono alcuni cristiani e cavalli feriti. Ma,
perch il nostro Signore favorisce e soccorre nelle necessit quelli che nel
suo servigio vanno, gl'Indiani furono rotti e si posero in fuga, e i nostri da
cavallo seguirono un pezzo la vittoria; poi se ne ritornarono alli
alloggiamenti, perch i cavalli erano stanchi, avendo dalla mattina fino a
mezzogiorno la vittoria seguita. Il giorno seguente il governatore divise in
squadre le genti sue e mand a cercar per l'isola gli nemici e a fare lor
guerra, la quale si fece venti giorni continui, e ne restarono gl'Indiani ben
castigati. E a dieci principali di loro, che furono col cacique presi, fece il
governatore mozzare il capo, perch costui confess che essi gli avevano
consigliato quel tradimento, e che non aveva potuto loro impedirlo e vietarlo;
e alcuni altri fece brucciare.


Pongono in libert il cacique per pacificare l'isola di San Giacomo; passano
nella citt di Tumbez, la ritrovarono ribellata, e con poca guerra di nuovo la
conquistano.

Per questa ribellione e tradimento ordinato si fece agl'Indiani dell'isola di
S. Giacomo la guerra, finch tanto astretti e oppressi si ritrovarono che
abbandonarono l'isola e se ne passarono in terra ferma; ma perch l'isola era
cos copiosa e ricca, accioch non si distruggesse del tutto, il governatore
pose in libert il cacique, perch riunisse e raccogliesse la gente che andava
dispersa, e si ritornasse l'isola a popolare. Il cacique, per l'onore che gli
era stato fatto nella sua presura, fu molto contento di fare quanto il
governatore voleva, e di volere indi avanti servire a sua Maest. Ma perch in
quella isola non si potea far frutto, si part il Pizarro con alcuni Spagnuoli
e cavalli, che in tre navi che ivi erano poterono andare, per essere alla citt
di Tumbez, che allora in pace si ritrovava, lasciando nell'isola un capitano
con l'altra gente, finch vi ritornassero le navi a prenderli: e perch pi
presto passassero queste sue genti in terra, fece venire da Tumbez certe
barchette, in una delle quali s'imbarcarono tre cristiani con certa robba. In
tre d giunsero le navi alla piaggia di Tumbez, dove, tosto che il governator
smont, ritrov gl'Indiani in arme e ribellati, e s'intese da alcuni Indiani
che presi furono come i tre cristiani, che con la barchetta erano venuti in
terra prima, erano stati con tutte le lor robbe presi e menati via. Smontate
che furono tutte le genti e cavalli, mand tosto il governatore di nuovo quelli
vasselli all'isola, per condurre l'altre genti che restate v'erano, ed esso,
con quelli che seco aveva, and ad alloggiare nella terra in due case forti,
l'una delle quali era a modo di fortezza. E poi comand a' suoi che corressero
la campagna e montassero per un fiume in su, che fra quelle terre discorre, per
avere nuove delli tre cristiani e salvarli prima che gl'Indiani gli
ammazzassero; ma, ancorch molta diligenza vi fosse fatta, non se ne puot aver
mai nuova. Il governatore, avendo presi certi Indiani, li mand per
ambasciadori al cacique e ad alcuni altri principali, che s'erano posti in due
scafe con quella pi vettovaglia che avere potuto avevano, e li fece richiedere
da parte di sua Maest che venissero alla pace e menassero li tre cristiani
vivi, senza fare lor male n danno alcuno, che esso gli avrebbe ricevuti per
vassalli di sua Maest, bench ribellati si fussero; altramente gli avrebbe
fatta la guerra a fuoco e a sangue, finch distrutti e rovinati gli avesse.
Passorono alcuni giorni che non volsero mai venire, anzi s'insuperbivano e
facevansi forti dall'altra parte del fiume, che andava grosso e non si poteva
guazzare; e dicevano a' nostri che passassero dall'altra parte, dove essi
erano, che avrebbon lor fatto come agli altri tre fatto avevano, che gli
avevano gi morti. Giunta che fu in terra tutta la gente che nell'isola restata
era, il governatore fece fare un gran barcone di legni, e per il miglior passo
del fiume mand dall'altra ripa a smontare un capitano con quaranta da cavallo
e ottanta da piedi: e durarono a passare tutte queste genti, con quella barca,
dalla mattina fino ad ora di vespro. E comand a quel capitano che facesse a
quelli Indiani la guerra, poich erano ribelli e avevano morti tre cristiani, e
che se, poich castigati gli avesse secondo che il lor fallo meritava,
venissero alla pace, gli ricevesse come sua Maest comandava.
Questo capitano, passato che ebbe il fiume con le sue guide che menava, cammin
tutta la notte verso dove li nemici erano, e la mattina diede lor sopra, e
vincendoli segu tutto quel giorno la vittoria, ammazzando e ferendo e facendo
prigioni tutti quelli che puot aver vivi in mano. Ed essendo gi presso a
notte, si raccolsero i nostri in una terra; la mattina poi, divisi in
quadriglie, si mossero a cercare di quelli nemici vinti, che assai bene
castigati restarono. Il capitano, che vedeva che doveva bastare il danno che
lor fatto aveva, mand a chiamar il cacique alla pace; ed egli, che si chiamava
Chilimassa, mand col nostro messo un suo principale a rispondere che, per la
molta paura che delli Spagnuoli aveva, non aveva ardimento di venire, ma che,
essendo certo che non l'ammazzarebbono, sarebbe volentieri venuto alla pace. Il
capitan disse allora che non gli si farebbe male n danno alcuno, e che perci
venisse senza paura, che il governatore l'avrebbe benignamente raccolto in pace
per vassallo di sua Maest, e gli avrebbe il suo errore perdonato. Con questa
sicurt, bench con molto timore, venne il cacique con alcuni principali de'
suoi, e fu allegramente dal capitano ricevuto, che li disse che a quelli che
venivano di pace non si doveva far danno, ancorch ribellati prima si fussero,
e che, poich esso venuto era, non li farebbe pi guerra di quella che fatta
gli aveva, e che perci facesse sicuramente ritornare alle terre le genti sue.
Fatto levare via dall'altra parte del fiume quella vettovaglia e provisione che
vi ritrov, menandone seco il cacique con gli altri Indiani principali, se ne
ritorn con le genti sue dove aveva lasciato il governatore e li raccont
quanto fatto aveva. Ed egli, ringraziando nostro Signore che cos bella
vettoria data gli avesse senza esservi niun cristiano ferito, mand a riposare
quelli che avevano travagliato; poi dimand il cacique perch si fusse
ribellato e avesse morti li cristiani, essendo da lui stato cos ben trattato:
perch esso credeva che avendoli restituita gran parte delle sue genti, che il
cacique della isola gli aveva preso, e dateli in mano quelli capitani che gli
avevano la sua citt brucciata, perch ne facesse giustizia, averlo dovuto
ritrovare di tanti beneficii grato e fedele. Il cacique rispose queste parole:
"Io seppi da certi miei principali che avevano morti i tre cristiani della
barchetta, ma non vi fui io gi partecipe, e per questo temette che non
m'aveste a dare a me la colpa". Disse allora il governatore: "Fammi venire qua
questi principali che questo fecero, e venga tutta la tua gente ad abitare le
sue terre". Il cacique mand a chiamare le sue genti, e disse che non si
potevano avere in mano quelli che avevano i cristiani morti, perch s'erano da
quella provincia allontanati.
Stato che fu il governatore alcuni giorni in quel luogo, veggendo che non si
potevano quelli omicidiali avere, e che tutta la citt di Tumbez stava rovinata
e quasi desolata di gente, e che in questa provincia non erano pi Indiani di
quelli che stavano a questo cacique soggetti, deliber di partirsi con alcune
genti da piedi e da cavallo, per ritrovare un'altra contrada pi popolata
d'Indiani per far ivi una nuova terra. Pare gran cosa che si sia cos
disabitata Tumbez, per alcuni belli edificii che si veggono che aveva, con duoi
palazzi cinti attorno con duoi muri di terra, e con li loro cortili e stanze e
porte con difese, che fra Indiani erano buone fortezze. Ma dicono gl'Indiani
stessi di quel luogo che erano stati cos distrutti da una gran pestilenza che
stata v'era, e dalla guerra che aveva lor fatta il cacique dell'isola. Ora il
governatore, lasciando qui un suo luogotenente con alquanti cristiani in
guardia delle bagaglie e delle robbe che acquistate fino a quel giorno avevano,
si part col resto delle genti, mentre che il cacique pacifico faceva riabitare
le sue terre.


Partono della terra di Tumbez per scoprir altro popolo, e pervengono al fiume
Turcicarami, e si fermano in Puechio, dove dal popolo sono con buon animo di
servire ricevuti. Muovono guerra ad alcuni disobedienti, e fanno ardere il
cacique Almotaxe con alcuni suoi principali, e in Tangarara edificano la terra
di San Michele.

Il primo d che il governator Pizarro si part di Tumbez, che fu a' sedeci di
maggio del 1532, giunse ad una terra picciola; il terzo giorno poi giunse ad
una terra posta fra certi monti, il cui cacique fu chiamato Giovanni. Quivi si
ripos tre giorni, e in tre altre giornate poi giunse alla riva d'un fiume, che
assai popolata stava, e fornita delle vettovaglie ordinarie di quella terra e
di greggi di pecore. Il cammino che a questi luoghi conduceva era tutto fatto a
mano, largo e ben lavorato, e alcuni passi cattivi erano conci con le lor belle
spianate. Giunto a questo fiume, che il chiamano Turicarami, drizz e ferm gli
suoi alloggiamenti in una grossa terra chiamata Puechio, e la maggior parte
delli caciqui che erano per lo fiume in gi vennero di pace al governatore, e
il popolo di Puechio gli usc incontra a riceverlo nel cammino: ed esso
ricevette tutti con molto amore, e notific loro quello che sua Maest
comandava, per tirargli nella sua obedienza e nel conoscimento della santa
catolica fede. Il che quando essi per mezzo degli interpreti intesero, dissero
che volevano volentieri esser suoi vassalli, e il governatore per tali gli
ricevette, con quella solennit che si richiedeva, e n'ebbe vettovaglie e
servizii.
Un tiro di balestra prima che a questa terra si giunga,  una gran piazza con
una fortezza cinta d'intorno e con molte stanze dentro, dove li cristiani
alloggiarono, per non dar peso n fastidio agl'Indiani. E il governator fece
andar bando fra i suoi, sotto gravi pene, che cos a questi come a tutti gli
altri che come amici venissero si dovesse aver rispetto, senza far lor danno
alcuno, cos nelle persone come nelle robbe, e senza tuor loro cosa alcuna da
mangiare di pi di quello che essi da se stessi darebbono per sostentamento de'
cristiani; e che avrebbe tosto eseguito il castigo in coloro che il contrario
fatto avessero, perch ogni d quelli Indiani portavano tutto quello che a'
nostri era necessario per la vita, ed erbe per li cavalli, e servivano in tutto
quello che loro si comandava. Ora, veggendo il governatore che la riviera di
quel fiume era copiosa e ben popolata, ordin che si vedesse tutta la
provincia, e se vi fosse in quel pareggio buon porto: e fu ritrovato che era un
buon porto alla costiera del mar presso a questo fiume, e che v'erano cos
dapresso caciqui e signori di molta gente, che potevano venire a servire
commodamente a chi avesse presso a questo fiume fatta residenzia. Il
governatore and visitando tutti questi popoli, e, veduti che gli ebbe, disse
che questa gli pareva una buona provincia da dovere abitarsi da' Spagnuoli,
perch si compisse quello che sua Maest comandava, e gli Indiani della
contrada si convertissero e venissero al conoscimento della santa fede
catolica. E cos mand a far venire gli Spagnuoli che eran restati in Tumbez,
accioch col consiglio de' principali si facesse il popolo e la citt nel pi
conveniente luogo, per servigio di sua Maest e per il bene de' paesani. E
mandato che ebbe questo messo, gli parve che sarebbe tardata soverchio la lor
venuta, se non v'avesse mandata persona alla quale il cacique e gli Indiani di
Tumbez avessero avuto rispetto e n'avessero tenuto, per aiutare a condurre i
nostri, e cos per questo effetto vi mand per capitan generale Fernando
Pizarro suo fratello.
Appresso a questo il governatore intese che certi caciqui che vivevano nella
montagna non volevano pace con cristiani, ancorch ne fossero stati richiesti
da parte di sua Maest, e perci vi mand tosto un capitano con venticinque da
cavallo e con altre genti da piedi, per trarli al servigio della Maest
cesarea. Questo capitan che v'and li ritrov gi usciti e partiti dalle terre
loro; mand a richiederli di pace, e ritrovandoli ostinati alla guerra and lor
sopra, e in breve tempo, ferendoli e ammazzandoli, li pose in rotta e rovina.
Il capitan ritorn di nuovo a richiederli e chiamarli alla pace, che altramente
avrebbe lor fatto la guerra finch gli avesse a fatto distrutti: allora vennero
alla pace, e furono ben ricevuti e visti dal capitano, il quale, lasciando
quella provincia in pace, se ne ritorn con quelli caciqui dove il governatore
stava, che anco con molto amore li ricevette, e gli fece poi ritornare alle
terre loro, perch richiamassero i loro Indiani che dispersi andavano. Il
capitano diede nuova come nelle terre di questi caciqui delle montagne avevano
ritrovato minere d'oro fino, e che gl'Indiani di que' luoghi lo raccoglievano
(e ne port la mostra), e che stavano venti leghe lungi di Puechio.
Il capitano che and a Tumbez ritorn con la gente in capo di trenta giorni, e
alcuni ne ritornarono per mare con le bagaglie sopra una nave e un barcone e
altre picciole barche, che erano venute di Panama con mercanzie, e non avevano
condotto gente, perch il capitan Diego d'Almagro era restato a fare una armata
per venire a far questo nuovo popolo, e con pensiero di dovere da per s nuova
terra fare. Il governatore, quando intese che questi vasselli erano giunti,
perch pi tosto le bagaglie si scaricassero e si portassero su per il fiume,
part da Puecchio per il fiume in gi con alcune genti; e giunto dove era un
cacique chiamato della Chira, ritrov alcuni cristiani che erano quivi
sbarcati, e si lamentavano d'essere stati da quel cacique mal trattati, e che
poco avevano la notte avanti dormito per paura, perch avevano veduti andare a
compagnie e alterati quelli Indiani. Il governatore dagli Indiani stessi del
paese tolse informazione di questa cosa, e ritrov che il cacique della Chira,
con suoi principali e con un altro cacique chiamato Almotaxe, aveva concertato
e disegnato d'ammazzare li cristiani quel d stesso che il governatore giunse.
Onde mand tosto secretamente a prendere Almotaxe e gli altri Indiani
principali, ed esso prese quel della Chira con alcuni de' principali suoi, che
confessarono tosto il delitto: e ne fu perci fatto tosto giustizia, perch
furono posti ad ardere nel fuoco il cacique d'Almotaxe e suoi principali, con
tutti li principali anco della Chira. Del cacique della Chira non fu fatta
giustizia, perch pareva che non v'avesse tanta colpa avuto, ma v'era stato dai
suoi principali spinto e mezzo forzato. E perch questi due popoli, restando
senza capi, si sarebbono perduti, li restitu al cacique della Chira amendue,
ammonendolo che indi avanti dovesse esser buono, perch alla prima sua
malvagit sarebbe stato castigato; e gli ordin che riunisse tutta la gente sua
e quella d'Almotaxe anco, e la reggesse e governasse, finch un fanciullo che
doveva nello stato d'Almotaxe succedere si facesse uomo. Questo castigo pose
molto timore e spavento in tutta la provincia, di modo che si disfece una
congiura, che si diceva che tutti quelli popoli fatta avevano, per dare un d
sopra il governatore e i suoi Spagnuoli: e d'allora avanti tutti meglio
servirono e con pi timore che prima.
Doppo che il governator ebbe fatta questa giustizia e riunite tutte le genti
sue con le bagaglie, che di Tumbez venute erano, vidde tutta quella provincia
insieme col reverendo padre fra Vincenzo di Valverde, religioso dell'ordine di
San Domenico e con gli altri ufficiali di sua Maest; e perch quivi erano le
qualit che dovevano essere nella terra dove dovevano gli Spagnuoli fare nuovo
popolo, e gl'Indiani avrebbono loro potuto servire senza parere soverchia
fatica (percioch questo principale rispetto di conservarli vuole sua Maest
che si tenga), con parere e consiglio di questo padre e degli altri ufficiali
regii fond una terra in nome di sua Maest presso la riviera di questo fiume,
sei leghe lungi dal porto del mare, dove era un cacique signore d'una terra
chiamata Tangarara, che i nostri abitandola la chiamarono San Michele. E perch
i vasselli che erano venuti di Panama, col differirsi il ritorno loro, non
ricevessero danno, il governatore con consiglio degli ufficiali regii fece
fondere certo oro che questi caciqui e quel di Tumbez donato avevano, e cavato
il quinto appartenente a sua Maest, il resto, che era della compagnia, se lo
fece il governator dalli compagni imprestare, promettendo di pagarlo del primo
oro che s'avesse: e cos lo pag a' padroni di quelli vasselli per li lor noli,
e i mercatanti, avendo le lor mercanzie spedite con questi stessi legni, se ne
ritornarono adietro. Il governatore mand ad avisare il capitan Almagro, suo
compagno, quanto diservigio avesse fatto a Dio e a sua Maest, in tentar di
fare nuovi popoli per disturbarli il disegno suo. Spediti ch'egli ebbe questi
vasselli, compart fra quelli cristiani che nella colonia restar volevano le
terre e l'aree e spazii da farvi le case; e perch non vi si sarebbono potuti
mantenere senza l'aiuto e servigio degl'Indiani stessi, i quali, servendo senza
star compartiti, sarebbono stati assai danneggiati, con consiglio e parere del
padre religioso e degli altri officiali deposit e compart li caciqui e
Indiani per li cittadini di questa nuova terra, perch aiutassero a
mantenergli, e i cristiani ammaestrassero loro nella santa fede, come sua
Maest comandava, mentre che di miglior modo non vi provedesse. Furono in
questa nuova terra eletti giustizieri, rettori e altri officiali publici, alli
quali furono date le instruzioni e gli ordini co' quali si fussero dovuti
reggere.


Per la relazione che hanno la terra di Caxamalca esser tenuta d'Atabalipa,
potentissimo cacique, vanno alla terra, e nell'entrar del paese gli sono detti
molti costumi, e delle ricchezze d'Atabalipa e fatti degli Indiani. Delle terre
di Pabor, Casciatran e Guacamba.

Ebbe il governator notizia che per la strada di Chinca e del Cusco erano molte
terre e grandi e copiose e ricche, e che a dodeci giornate da quella terra dove
egli stava era una valle ben abitata chiamata Caxamalca, dove risedeva
Atabalipa, che era il maggior signore che in quel tempo in quelle parti fosse,
al quale tutti gli altri obedivano; e che era molto lontano dalla sua patria
venuto, sempre conquistando e soggiogando nuovi popoli, e che, giunto alla
provincia di Caxamalca, per averla cos ricca e deliziosa ritrovata, vi si
ferm con la sua residenza, ma da quel luogo andava sempre nuove terre
conquistando. Era questo signor cos temuto da tutti, che i popoli di questo
fiume dove s'erano i nostri fermati non stavano cos ben nel servigio di sua
Maest come bisognava, perch si favorivano con questo Atabalipa, e dicevano
non aver altro signore che lui, e che una picciola parte del suo esercito
bastava ad uccider tutti i cristiani, e che con la sua solita crudelt
spaventava il mondo. Il governatore, che tutte queste cose intendeva, deliber
di partirsi e andar a cercar di questo Atabalipa, per tirarlo al servigio di
sua Maest e per pacificare le provincie per mezzo di lui, percioch, quando
avesse costui conquistato, facilmente si sarebbe pacificato e posto quiete al
resto. Si part adunque dalla citt di San Michele per dover far questo effetto
a' ventiquattro di settembre del 1532.
Nel primo d di questo suo viaggio, passarono il fiume i suoi con due barche
piene, e i cavalli nuotando, e quella prima notte dormirono in una terra
dall'altra parte del fiume. Nelli tre giorni seguenti giunse poi alla valle di
Piura, in una fortezza d'un cacique, dove ritrov un suo capitano con certi
Spagnuoli che aveva esso mandati a pacificare quel cacique, e perch non
aggravassero molto il cacique di San Michele. Quivi stette il governatore dieci
giorni, provedendosi di quanto per quel viaggio bisognava, e, facendo rassegna
delli suoi cristiani che conduceva, ritrov avere sessantasette da cavallo e
110 da piedi delli quali n'erano tre schioppettieri e alcuni balestrieri. E
perch il luogotenente di San Michiele gli scrisse che quivi seco pochi
cristiani restavano, fece il governatore andar bando che quelli che volevano
andar ad essere cittadini di San Michele che v'andassero liberamente, che
farebbe loro consegnar Indiani co' quali si fossero potuti sostentare, come
s'era gi fatto agli altri che in quella citt restati erano, perch egli, con
quelli pochi o molti che gli avanzavano, voleva andare oltre a conquistar nuovi
popoli. Per questo bando se ne ritornarono a S. Michele cinque da cavallo e
quattro da piedi, di modo che con questi giunse il numero di quelli cittadini a
55, senza altri dieci o dodeci che vi restarono senza cittadinanza, e al
governatore restarono 62 da cavallo e 102 da piedi. Il governatore ordin che
si provedessero d'armi quelli che non n'avevano, e pose in ordine di quanto
bisognava a' balestrieri, e fece un capitano che avesse il carico di tutte
queste genti che conduceva.
Provisto che ebbe a tutto il bisogno, il governatore si part con le genti che
aveva e, avendo caminato fino a mezzod, giunse in una gran piazza circondata
di un muro di terra ben fatto, ed era d'un cacique chiamato Pabor. Quivi con le
sue genti si ferm, e seppe che questo cacique era gran signore, ma che allora
si ritrovava rovinato, perch il Cusco vecchio, padre d'Atabalipa, gli avea
distrutte venti terre e uccisoli tutte le genti. Pure con tutto questo danno
aveva molte genti, e stava con lui unito un suo fratello, cos gran signore
come esso, ed erano ambidue in pace co' nostri, assignati gi alla citt di San
Michele. Questa terra e quella di Piura stanno in certe valli piane assai
buone. Il governatore in questo luogo s'inform delle terre e caciqui convicini
e del camino di Caxamalca, e intese che due giornate lontane di quivi era una
gran terra chiamata Caxas, dove era guarnizione d'Atabalipa, che aspettava i
cristiani se di quivi passassero. Il che avendo egli inteso, vi mand
secretamente un suo capitano con gente da pi e da cavallo, con ordine che
amorevolmente cercasse, ritrovandovi gente d'Atabalipa, di tirargli al servigio
di sua Maest. Il capitano si part quel d stesso subito. Il d seguente part
il governatore, e giunse ad una terra chiamata Zaran, dove si ferm per
aspettare il capitan che a Caxas mandato aveva, e quello nel quinto giorno gli
mand per un messo a far sapere quanto successo gli era. Il governatore gli
rimand tosto la risposta che esso in quella terra l'aspettava, e che perci,
fornito che avesse il negozio perch era andato, se ne ritornasse ad unirsi con
lui, e che per camino visitasse e pacificasse un'altra terra, chiamata
Guacamba, che era appresso alla citt di Caxas; e gli scrisse anco che il
cacique di Zaran era signor di buone terre e d'una fruttifera valle, che stava
gi assegnata alli cristiani di S. Michele.
Mentre che stette quivi otto giorni il governatore, aspettando il capitano, i
suoi s'indrizzorono co' lor cavalli per il viaggio che fare dovevano. E
ritornando finalmente il capitano refer quanto veduto avea, dicendo che era
stato due giorni e una notte a giungere a Caxas senza riposarsi mai, eccetto
che mentre mangiavano, salendo per gran monti, per prendere all'improviso
quella terra, e che con tutto questo, ancorch buone guide avuto avesse, non
v'era potuto giungere senza incontrarsi per strada con spie di quel popolo; e
che da alcune che n'erano state prese avea inteso come quelle genti stavano:
onde, seguendo con ordine il suo camino, avea ritrovato, nell'entrare della
terra, un luogo nel quale si conosceva esservi stata accampata gente da guerra;
e che il popolo di Caxas stava in una picciola valle fra certi monti, e le
genti di quel luogo stavano alquanto alterate e spaventate, ma, avendole
assicurate e fatto loro intendere che esso veniva da parte del governatore per
riceverli per vassalli dell'imperatore, era uscito a parlarli un capitano, che
disse che stava da parte d'Atabalipa a ricevere i tributi di quelle terre; e
che da costui aveva inteso e s'era informato del camino di Caxamalca, e della
intenzione che Atabalipa teneva per dover ricevere i cristiani, e della citt
del Cusco, che era quivi trenta giornate lontana; e che girava il suo muro che
la cingea una giornata di camino, e che la casa del cacique si stendeva per
ogni verso quattro tiri di balestra, e che v'era una sala dove stava morto il
Cusco vecchio, il cui solare stava salizato d'argento, e il tetto e le mura
d'oro e argento coperte; e che aveva anco inteso che quelle terre un anno
avanti erano state del Cusco, figliuolo del Cusco vecchio, e che Atabalipa suo
fratello era poi venuto conquistando il tutto e ponendovi gran tributo e
usandovi gran crudelt del continuo; e che di pi del tributo che gli danno de'
loro beni ed entrate, anco gli danno tributo de' figliuoli e figliuole proprie.
Diceva avere anco inteso che quel luogo d'alloggiamenti che in Caxas vedeva era
stato d'Atabalipa, che pochi d innanzi s'era indi partito con una parte del
suo esercito; e che aveva anco in quella terra veduta una gran casa e forte,
cinta d'un muro di calce e terra, con le sue porte, e che dentro v'erano molte
donne filando e tessendo veste per l'esercito d'Atabalipa, senza avervi altri
uomini eccetto che li portieri che le guardavano; e che aveva nell'entrata
della citt veduti certi Indiani appiccati per li piedi, e avea da quel
principale Indiano inteso che Atabalipa gli aveva fatti morire, perch un di
loro era entrato in quella casa a dormire con una di quelle donne, onde egli
questo adultero e tutti i portieri che glielo avevano acconsentito aveva fatti
morire. Seguendo questo capitano il ragionamento, diceva che, avendo pacificato
il popolo di Caxas, se n'era andato a quel di Guacamba, che era una giornata
indi lungi, e che era maggior terra che non Caxas e di migliori edificii; e che
la fortezza era tutta di pietre ben lavorate, che erano grandi cinque e sei
palmi l'una, e cos ristrette e unite insieme che non parea che fra l'una e
l'altra stesse mistura alcuna, e v'erano due scale di pietra nel mezzo di due
appartamenti. Disse che per mezzo di questa terra e di quella di Caxas passa un
picciol fiume, del quale i popoli si servono, e vi tengono i lor ponti e
spianate ben fatte; e che fra queste due terre  una ampia strada fatta a mano,
che tutta quella contrada attraversa, e viene dal Cusco fino a Guito, che son
pi di trecento leghe: e va piana, e per lo monte  ben assettata, ed  tanto
larga che sei da cavallo vi possono andare in pari senza toccare l'un l'altro;
e che per questa strada si conducono condotti d'acqua, della quale i viandanti
bevono, e in ogni giornata si trova una casa, dove alloggiano quelli che vanno
e vengono; e che nel principio di questa strada in Caxas, in capo d'un ponte,
vi  una casa dove sta una guardia che riceve il dazio da quelli che vanno e
vengono, e lo pagano in quella cosa stessa che portano; e che niuno pu cavare
carico di robbe da quella terra, se non ve ne porta, e che questo costume
anticamente avevano, ma Atabalipa l'avea sospeso per quel che toccava alle
robbe che per le genti sue di guarnigione si cavavano; e che niun passaggiero
potea entrare n uscir con robbe, se non da quella parte dove la guardia stava,
sotto pena della vita. Dicea anco aver ritrovato in queste terre due case piene
di scarpe e di pani di sale, e di certi cibi che parevano carne minuzata, con
altre cose depositate e serbate per l'esercito d'Atabalipa. E concludendo
diceva il capitano mandato dal governator Pizarro che quelle terre vivevano
politicamente e con buoni ordini.


Atabalipa cacique manda ambasciatore al Pizarro con un presente, e gli fa a
sapere essere suo amico, con desiderio di vederlo in Caxamalca. Si pongono in
viaggio e giungono a Lopix, e d'indi a Motuz, dove notano molti costumi di
quegli Indiani nel vestire e nel sacrificare alli loro idoli.

Venne col capitano nostro un Indiano principale con alcuni altri, e diceva
venire con certo presente al governatore: onde, quando li fu davanti, li disse
che Atabalipa suo signore lo mandava fin da Caxamalca con quel presente, che
erano come due castella fatte a modo d'una fonte di pietra, e vi si beveva, e
due cariche d'anatre secche scorticate, perch fattone polvere se ne
soffumigasse, che cos fra li signori di quelle contrade s'usava; e li mandava
a dire che avea gran volont d'esser suo amico e di vederlo in Caxamalca, dove
pacificamente e amichevolmente l'aspettava. Il governatore ricevette il
presente, e cortesemente rispose che aveva gran piacere di questa sua venuta,
per esser messo d'Atabalipa, il quale esso desiderava vedere per le nuove che
ne udiva; e che, avendo inteso che egli faceva guerra agli nemici suoi, aveva
determinato d'andar a vederlo e d'esser suo amico e fratello, e di favorirlo in
quelle sue imprese, insieme con li cristiani che seco andavano. Ordin poi
subito che fusse dato da mangiare a lui e a tutti gli altri che erano seco
venuti, di tutto quello che fusse stato lor di bisogno, e che fussero bene
alloggiati, come ambasciadori di cos gran signore. Riposati che furono, il
governatore se li fece venire davanti, e disse loro che se essi volevano
ritornare o restar quivi qualche giorno, che facessero secondo che pi lor
piaceva. E perch il messo disse che se ne voleva ritornare con la risposta al
suo signore, il governatore soggiunse: "Adunque li dirai da mia parte quello
che t'ho detto, cio che io non mi fermer in terra alcuna per camino, per
poter giungere presto ad abboccarmi con lui". E li diede una camicia con altre
cose di quelle di Castiglia, perch per amor suo le portasse. E doppo che fu
questo messo partito, egli stette anco ivi due giorni, perch la gente che
veniva di Caxas stava stanca del camino; e in questo mezzo scrisse alla sua
colonia di San Michiele tutte queste nuove d'Atabalipa, e vi mand le due torri
e certe veste di lana che avevano coloro di Caxas portate, che erano una nuova
e vaga cosa vedere, perch si sarebbono giudicate di seta pi tosto che di
lana, e v'eran molti lavori e figure d'oro di martello assai ben poste.
Spediti questi messi, si part il governator Pizarro, e tre giornate camin
senza ritrovare n abitazione n acqua, altro che d'una picciola fonte, dove
con gran fatica se ne puotero le sue genti provedere; ma in capo delli tre d
giunse in una gran piazza cinta intorno, ma non v'era persona alcuna, e
s'intese che era d'un cacique signore d'una terra chiamata Copiz, che era in
una valle ivi presso, e che questa fortezza si era disabitata per non avervi
acqua. Il d seguente il Pizarro camin ben per tempo di notte con la luna,
perch la giornata era lunga per potere giungere al luogo abitato, ma a
mezzogiorno arriv ad una gran casa cinta intorno e fortificata, con buoni
alloggiamenti dentro, e uscirono da questo luogo a riceverlo alcuni Indiani. Ma
perch qui non era acqua, n che mangiarvi, pass oltre due leghe ad una terra
d'un cacique, dove fece stanziare le sue genti unite insieme da una parte: e
quivi intese dalli principali Indiani che v'erano che il cacique di questa
terra, chiamata Montux, stava in Caxamalca, dove aveva menati trecento uomini
da guerra, e che quivi era un capitano posto per Atabalipa. Il governatore si
ripos quivi quattro giorni e vidde qualche parte di questa terra, che li parve
buona e molto abitata, e posta in una fertile valle.
Tutte le terre che sono da questo luogo fino alla citt di San Michiele stanno
poste in valli, e tutte quelle altre medesimamente delle quali si ha notizia,
finch si giunga a pi del monte che sta presso a Caxamalca. Per questo camino
tutte le genti hanno un medesimo modo di vivere, e le donne vanno con veste
cos lunghe che le strascinano per terra, alla guisa che fanno delle vesti loro
le donne in Castiglia; gli uomini portano certe camicie corte; ed  gente
sozza, e mangiano la carne e il pesce crudo, e il maiz cotto e abbrucciato.
Usano altre bruttezze e sozzure ne' sacrificii e moschee loro, le quali hanno
in gran venerazione, e vi offeriscono le lor cose migliori. Sacrificano ogni
mese i lor proprii figliuoli, e del sangue di quelli ungono li volti degl'idoli
e le porte delle moschee, e ne spargono anco sopra le sepolture degli altri
morti: e quelli stessi che sono sacrificati vanno volontariamente a morire,
ridendo e ballando e cantando, e allora chiedono questa morte, quando sono ben
satolli di bere. Sacrificano medesimamente pecore. Le moschee sono
differenziate dall'altre case, perch sono circondate di muro di pietra e di
mattone di terra e calce ben fatto, e situate nella pi alta parte della citt.
Una medesima portatura e li medesimi sacrificii usano in Tumbez e in tutte
quelle altre terre. Seminano presso a' fiumi, e quando par loro danno l'acque
alli seminati, e raccolgono molto maiz e altre semenze e radici che essi
mangiano. E in queste provincie poco vi piove.


Andando a Caxamalca, sono avisati Atabalipa cacique aspettargli con
cinquantamila Indiani da guerra per distruggerli; non si togliono del loro
principiato camino, e pervengono ad una montagna di difficil salita.

Il governator Pizarro camin due d per certe valli bene popolate, e ogni
giornata dormiva in certe stanze forti e ben circondate attorno di mura di
calcina e di terra: li signori di queste terre dicevano che il Cusco vecchio
albergava in queste stanze, quando andava in camino per questi luoghi. Il
Pizarro segu il suo viaggio per una terra arenosa e secca, fin che giunse ad
una altra ben popolata valle, per la quale discorre un furioso e gran fiume;
onde, perch andava il fiume molto alto, dorm da questa parte, ma fece passare
a nuoto dall'altra banda un capitano con alcuni altri che sapevano nuotare,
accioch ostassero a chi fosse voluto venire a disturbare il passo: e il
capitano che vi pass fu Fernando Pizarro, il quale ritrov pacifici gl'Indiani
che stavano ad una terra dall'altra parte, e alloggi in una fortezza
circondata di muro. Ma perch vedeva che gl'Indiani delle terre stavano
sollevati (perch, se bene alcuni vi vennero di pace, tutte l'altre terre
nondimeno stavano abbandonate e avevano fuggita la robba), dimand d'Atabalipa,
e se sapevano se esso aspettava i cristiani per pace o per guerra: e non ne
puot da niuno intendere la verit, per paura che tutti aveano d'Atabalipa,
finch, essendo tratto un principale da parte e tormentato, disse che Atabalipa
aspettava i nostri con esercito grosso per far loro guerra, e che avea in tre
parti le sue genti divise, e diceva con molta superbia che egli avea a far
morire tutti i cristiani: il che diceva questo principale averglielo esso
inteso dire. La mattina seguente il capitano fece tutte queste cose intendere
al governatore, il quale fece tosto da amendue le parti del fiume tagliare
alberi, perch potesse la gente con le bagaglie passare, e furono fatti tre
ponti, per i quali tutto quel d non si fece altro che passare l'esercito, e i
cavalli passarono a nuoto. Il governator, passate che furono con tutto questo
travaglio le genti, le fece alloggiare nella fortezza dove il capitano stava,
e, fattosi venire un cacique, intese che Atabalipa stava presso a Caxamalca con
molte genti da guerra, che potevano esser da cinquantamila uomini. Quando egli
ud tanto numero di gente, credendo che colui nel conto errasse, volse
informarsi del modo del contar loro, e ritrov che numeravano da uno fin a
dieci e da dieci fin a cento, e dieci volte cento fanno mille, e cinque volte
diecimila erano le genti che Atabalipa avea. Questo cacique che questa
informazione diede era il principale signore di quanti in quel fiume sono, e
diceva che quando Atabalipa in quella provincia venne esso s'era per paura
nascoso, e perch non l'avea quel crudele nelle sue terre ritrovato, di
cinquemila Indiani che questo cacique avea per vassalli gliene fece morire
quattromila, e gli avea tolte 600 donne e 600 fanciulli per compartirgli fra la
sua gente di guerra. Diceva anco che il cacique di questa terra e fortezza dove
i cristiani allora stavano si chiamava Cinto, e si ritrovava presso a Caxamalca
con Atabalipa.
Il governatore si ripos in questo luogo con le sue genti quattro giorni, e un
giorno prima che volesse partire parl con uno Indiano principale della
provincia di San Michiele, e gli disse se gli dava il cuore d'andare in
Caxamalca per spia, per intendere le cose che in quel luogo si facessero.
Rispose l'Indiano: "Non mi d il cuore d'andare per spia, ma andr per tuo
messaggiero a parlare con Atabalipa, e cos vedr se nel monte v' gente di
guerra e che animo egli abbia". Il governatore gli disse che andasse come gli
piacesse, e se nel monte v'era gente, come inteso aveva, mandasse tosto ad
avisarnelo per uno Indiano di quelli che seco menerebbe. E gli ordin che
parlasse con Atabalipa e con le sue genti, e dicesse loro il buon trattamento
che esso e i suoi cristiani facevano alli caciqui che volevano con loro la
pace, e che essi non facevano guerra se non a quelli che la volevano; e che del
tutto dicesse loro la verit, secondo che veduto aveva, e che, se Atabalipa
volesse esser buono, esso sarebbe stato suo amico e fratello e l'averebbe
favorito e aiutato nelle guerre. Partito con questa imbasciata l'Indiano, il
governatore prosegu il suo cammino per quelle valli, ritrovando ogni d
villaggi con le sue case, cinte a torno di muro, come fortezze; e in tre
giornate giunse ad un villaggio che stava a pi d'un monte, lasciando a man
diritta il camino che fatto aveva, perch quella strada per quelle valli andava
alla Chinca, e questo altro andava a Caxamalca diritto. Quella strada che
andava alla Chinca si seppe che era tutta abitata di buone terre, e che veniva
dal fiume di San Michiele tutta spianata a mano, con mura di calce e terra
d'amendue le sponde, e cos larga che vi possono andare due carette in pari; e
che di Chinca va poi questa medesima strada fino al Cusco, e che in gran parte
vi sono dall'una banda e l'altra alberi posti a mano, perch faccino ombra alla
strada. E diceano che questa strada l'avea fatta il Cusco vecchio, per venir a
visitar le sue terre, e che quelle case rinchiuse intorno erano dove lui per il
viaggio alloggiava. Alcuni cristiani erano di parere che il governatore con i
suoi andasse per quella strada a Chinca, perch l'altro cammino si aveva a
passare prima che a Caxamalca si giungesse una cattiva montagna, dove erano
genti da guerra d'Atabalipa, e n'averebbe perci potuto in qualche
inconveniente incorrere. Ma egli rispose che gi Atabalipa aveva notizia e
sapeva che egli l'andava a cercare, da che dal fiume di San Michiele partiti
s'erano, e che, se si restasse di far quel cammino, avrebbono gli Indiani detto
che i nostri non avevano ardimento d'andarvi, e perci ne sarebbono in maggior
superbia montati di quella che avevano. S che, e per questo e per molte altre
cagioni, disse volere l'incominciato cammino seguire e andare dovunque
Atabalipa si stesse: onde s'animassero tutti a dover far quello che essi di
loro sperava, e non dubitassero della molta gente che si diceva che aveva il
nemico, perch, se bene i cristiani erano pochi, bastava nondimeno il favor di
nostro Signor a rompere e disbarattare maggior numero di nemici che quello non
era, e a fargli anco venir al conoscimento della nostra santa fede catolica,
come s'era veduto che ogni d la clemenza divina aveva in maggior necessit
soccorsi e aiutati miracolosamente i suoi; e che cos sperava che avesse allora
dovuto fare, poich con buona intenzione andavano per tirare quelle genti
infideli al conoscimento della vera fede, senza fare danno loro o male alcuno,
se essi stessi non gliene avessero data cagione con contradirgli a prendere
l'armi.


Passano la montagna, e d'Atabalipa gli sono mandati ambasciadori con dieci
pecore, e offerta di mandargli da mangiare per il cammino di Caxamalca, e da
loro hanno cognizione di molte cose dello stato e guerre quali Atabalipa tiene
con suo fratello. Gli danno risposta, dimostrandogli l'imperador esser signor
del tutto e vincer tutti con pace e guerra.

Fatto che ebbe il governator questo ragionamento, tutti dissero che andasse per
quella strada che gli pareva che pi conveniente fosse, che tutti con molto
animo seguito l'avrebbono, e nel tempo del far l'effetto gli avrebbono mostrato
il cuor loro. Giunti a pi del monte, vi si riposarono un giorno per dar ordine
alla salita. Il governatore, avuto il consiglio da persone esperte, determin
di lasciare la retroguardia alle bagaglie: e cos s'avi con quaranta da
cavallo e sessanta da pi, con molto ordine e in cervello, lasciando un
capitano col resto delle genti adietro, perch non si movesse finch egli
l'avisasse di quello che far doveva. Nel montare della montagna, i cavalieri si
menavano i lor cavalli per mano, finch sul mezzogiorno giunsero in una
fortezza posta nella cima del monte in un cattivo passo, che con pochi
cristiani si sarebbe difeso da un grosso esercito di nemici, perch era il
luogo alpestre, e in qualche parte vi si montava su come per scalini, e non
v'era gi da poter per altra banda salire. I nostri vi montarono su senza che
alcun glielo vietasse.  questa fortezza cinta di sasso, e stava posta e
fondata sul monte stesso, i cui scogli scoscesi ed erti le servivano per muro:
qui si riposarono i nostri e vi mangiarono, e vi faceva tanto freddo che de'
cavalli, che venivano caldi dalla valle, se ne raffreddarono e rapresero
alcuni. Indi and poi il governatore ad alloggiare ad una terra, e mand per un
messo a chiamare gli altri che erano restati adietro, facendo loro intendere
che sicuramente passassero, e si forzassero di giungere a dormire a quella
fortezza. Quella notte il governatore alloggi in quella terra in una forte
stanza e ben lavorata di marmi, e il muro che la circondava era tanto ampio
come di qualsivoglia fortezza di Spagna, con le sue porte: che se in queste
provincie fossero i maestri e li ferramenti di Spagna, non avrebbe potuto
essere quel luogo meglio lavorato. La gente di questo popolo era fuggita via,
fuori che alcune donne e certi pochi Indiani, de' quali ne fece il governatore
prendere duoi principali, e li fece separatamente dimandare delle cose di
quella provincia, e dove Atabalipa stesse, e se aspettava i cristiani come
amico o come inimico: e intese che tre giorni erano che Atabalipa era giunto in
Caxamalcha, e che aveva molta gente seco, ma non sapevano quello che volesse
farne; e che avevano sempre udito dire che egli voleva pace co' cristiani, e
che per Atabalipa stava la gente di quella terra.
Al tramontar del sole, giunse uno Indiano di quelli che aveva menati seco
quello Indiano principale di San Michiele che era andato avanti per
ambasciadore, e disse che era stato da quel messo rimandato, stando gi presso
a Caxamalca, perch avevano incontrati duoi messi d'Atabalipa, che venivano
adietro e giungerebbono il seguente giorno; e che Atabalipa si ritrovava in
Caxamalca, e che esso non si sarebbe fermato finch parlato non avesse, e poi
ritornarebbe con la risposta; e diceva che per cammino non avevano ritrovata
gente alcuna da guerra. Allora il governatore mand a fare tutte queste cose
intendere per una lettera al capitano che era restato adietro con le bagaglie,
e gli diceva che il d seguente avrebbe fatta picciola giornata per aspettarlo,
perch voleva che andassero tutte le genti unite di compagnia. E cos il d
seguente cammin montando pure tuttavia la montagna, nella cui cima si ferm in
un piano presso certi ruscelli d'acqua, per aspettare i compagni che appresso
venivano. I suoi Spagnuoli s'accommodarono nelle lor tende e coverte di cottone
che portavano, e facevano fuoco per difendersi dal gran freddo che ivi faceva,
e che in Castiglia nelle campagne non si sarebbe sentito maggiore. Ed era
questo monte raso tutto, e pieno d'una certa erba come corto sparto, con
rarissimi alberi; e vi sono cos fredde l'acque, che non si possono bere senza
scaldarsi.
Poco doppo che si furono qui i nostri riposati, giunse la retroguardia, e
dall'altra parte vennero i messi di Atabalipa, che per lor mandava a presentare
dieci pecore. Costoro, giunti davanti al governatore, doppo l'accoglienze
dissero che il signore loro mandava quelle dieci pecore ai cristiani, e che
desiderava sapere il giorno che giungerebbono a Caxamalca, per mandare loro da
mangiar nel cammino. Il governatore li ricevette cortesemente, e rispose che
aveva cara la lor venuta, poich erano mandati dal suo fratello Atabalipa, e
che esso andrebbe il pi tosto che fusse possibile a vederlo. Mangiato che
ebbero costoro e riposati che furono, furono dal governator dimandati delle
cose del paese, e delle guerre che Atabalipa faceva; e un di loro rispose che
erano cinque giorni che Atabalipa stava in Caxamalca per aspettarvi lui, e che
non avea seco se non alcune poche genti, perch aveva l'altre mandate a far
guerra al Cusco suo fratello. E dimandato particolarmente dal governator di
tutto il processo di quelle guerre, e come aveva il suo signore incominciato a
conquistare il paese, soggiunse a questo modo colui: "Atabalipa mio signore fu
figliuolo del Cusco vecchio, che  gi morto, e il quale signoreggi tutte
queste contrade, e morendo lasci questo Atabalipa suo figliuolo signor d'una
gran provincia chiamata Guito, che sta presso a Tumipunxa, e all'altro suo
figliuolo maggiore lasci la signoria principale con tutte l'altre terre. Onde,
perch questo fu successore in tutto quello stato, si chiam il Cusco come suo
padre, e non contento di questa signoria, se ne venne a guerreggiare contra
Atabalipa suo fratello, il quale lo mand a pregare che lo lasciasse
pacificamente vivere con quello che gli aveva suo padre lasciato; ma il Cusco
non volle udirne parola, anzi amazz uno de' due fratelli che gli portorono
l'ambasciata. Atabalipa allora gli and incontra con molta gente da guerra fino
alla provincia di Tumipomba, che era di suo fratello, e perch volsero ostarli
e da lui difensarsi, bruci la citt principale di quella provincia e v'ammazz
tutta la gente; ma qui ebbe aviso come suo fratello gli era stato nello stato
con esercito, onde egli tosto si mosse e l'and a trovare. Il Cusco, quando
intese la venuta di suo fratello, se ne ritorn fuggendo alle provincie sue, e
Atabalipa lo segu conquistando tutte quelle terre, senza che alcuna da lui si
difendesse, perch ben sapeano il castigo che fatto aveva in Tumipomba: e cos
da tutte le parti toglieva gente e rinforzava il suo esercito. E giunto a
Caxamalca, perch li parve la terra buona e copiosa, vi si ferm, per poter poi
da quel luogo muoversi al conquisto del resto dello stato di suo fratello; e
cos poi mand un capitano con duemila uomini da guerra sopra la citt dove suo
fratello risedeva, il quale, perch stava con un grosso esercito, ammazz
questi duemila uomini. Atabalipa vi mand allora maggior numero di gente con
due capitani, che sono forsi sei mesi che andarono: ma pochi giorni sono che ha
avuta nuova che questi due suoi capitani hanno conquistata tutta la terra del
Cusco, e hanno rotto lui e le sue genti in battaglia, e che lo conducevano
prigione con molto oro e argento che tolto gli avevano".
Allora il governatore disse: "Gran piacere ho avuto di quello che raccontato
m'avete, per aver intesa la vittoria del signor vostro, poich suo fratello,
non contentandosi del molto che possedeva, voleva anco torre a lui lo stato che
il padre suo se gli aveva lasciato: e cos aviene alli superbi come al Cusco
avenne, che non solamente non giungono a quello che malamente desiderano, ma
restano anco essi ne' lor beni e persone perdute". E perch il governatore
credeva che tutto questo che aveva l'Indiano detto fusse stata astuzia
d'Atabalipa, per spaventar i nostri e dargli ad intender la sua potenza e
destrezza nelle guerre, segu a questo modo verso quel messaggiero: "Ben credo
io che quello che hai detto sia cos come detto hai, perch Atabalipa  gran
signore e ha fama d'essere buon guerriero; ma io ti faccio a sapere che
l'imperatore mio signore, che  re delle Spagne e di tutte l'Indie e terra
ferma e signor di tutto il mondo, ha molti servitori che sono maggiori signori
che non  Atabalipa, e i suoi capitani hanno vinti e fatti prigioni assai
maggiori signori che non  Atabalipa, n suo fratello n suo padre. E
l'imperator mi mand in queste terre a tirare le genti che vi sono al
conoscimento di Dio e alla sua obedienza, e con questi pochi cristiani che
vengono con meco ho io vinti e rotti maggiori signori che non  Atabalipa. Che
se egli vorr la mia amist e vorr meco la pace, come hanno gli altri signori
fatto, io li sar buon amico e l'aiuter nelle sue conquiste, e lo lascier poi
nello stato suo, perch io vo di lungo per queste terre, finch l'altro mare
discuopro. Che se esso vorr la guerra, io gliela far, come la ho anco fatta
al cacique dell'isola di S. Giacomo e a quel di Tumbez, e a tutti gli altri che
l'hanno voluta con meco: che io a niuno faccio la guerra, se egli stesso non la
cerca".


Essendo ingannati da alcuni Indiani ambasciatori d'Atabalipa, l'inganno da uno
Indiano gli  scoperto, qual di veduta affermava detto Atabalipa ritrovarsi in
campagna con esercito da guerra, aspettando i cristiani per combatter con loro.

Quando quelli messi tutte queste cose udirono, stettero un pezzo come attoniti
senza parlare, udendo che cos pochi Spagnuoli facessero cos gran fatti; e
poco appresso dissero che se ne volevano ritornare con la risposta al signor
loro, e dirgli che i cristiani sarebbono presto con lui, e perci li mandasse
rinfrescamento per il camino. E cos il governatore li licenzi, e la mattina
seguente prese pur tuttavia la strada per quel monte, e and la sera a dormire
in una terra che stava in una valle ivi presso; dove, tosto che egli fu giunto,
vi arriv quel principale messo che aveva gi prima Atabalipa mandato con quel
presente delle castella. Con costui mostr di fare molta festa il governatore,
e lo dimand come aveva lasciato Atabalipa: rispose che bene, e che lo mandava
con dieci pecore che alli cristiani portava; e parl molto alla libera, e ne'
suo ragionamenti si conosceva che egli era uomo vivace e pronto. Quando egli
ebbe ben detto assai, il governatore dimand gli interpreti che cosa egli detto
avesse, e coloro dissero che aveva quello stesso detto che l'altro messo il
giorno avanti ragionato avea, con altre molte cose, vantando sempre il gran
stato di suo signore e il gran sforzo dell'esercito suo, e assicurando il
governatore e accertandolo che Atabalipa l'averebbe amichevolmente ricevuto, e
che lo voleva tenere per amico e fratello. Il governatore rispose con assai
buone parole, come all'altro risposto avea. Questo ambasciatore menava
servitori da signore, con cinque o sei vasi d'oro fino ne' quali beveva, e co'
quali dava a bere agli Spagnuoli di quella sua bevanda che esso portava; e
disse che egli se ne voleva ritornare col governatore nostro fino a Caxamalca,
dove il suo signore era.
La mattina seguente ritorn il governatore al suo cammino pur per quelli monti,
e giunse ad una terra d'Atabalipa, dove si ripos un giorno. E il d seguente
venne quivi quell'Indiano principale che gli aveva per suo messo mandato in
Caxamalca, il quale, quando vidde il messo d'Atabalipa che quivi presente era,
gli and furiosamente sopra, e presolo per l'orecchie gliele tirava forte, e
non lo lasci finch il governatore li comand che lo lasciasse, che se non lo
lasciava vi voleva esser una bella scaramuzza. Il governatore il dimand per
che causa avesse usato quell'atto al messo del suo fratello Atabalipa, ed egli
rispose: "Questo  un gran vigliacco, sollevator d'Atabalipa, e viene quivi a
dirvi le bugie, mostrando d'esser persona principale, percioch Atabalipa sta
fuori di Caxamalca con molte genti in campagna per guerreggiare, e io andai
nella terra e non vi ritrovai niuno, e passandomene dove egli stava accampato
con le sue tende, viddi che vi teneva molta gente e bestiame, e che stavano in
punto di guerreggiare. E mi volsero ammazzare, e l'avrebbono fatto se io non
dicevo che, se essi ammazzavano me, voi avreste ammazzati i loro ambasciatori
che quivi con voi erano, e che, finch io non ritornavo, voi non gli avreste
licenziati n lasciatili ritornare. E cos mi lasciarono, n mi volsero dar da
mangiare, se non lo comperavo barattandolo con altre cose. Dissi loro che mi
lasciassero veder Atabalipa e dirgli la mia ambasciata, e non volsero, dicendo
che egli stava digiunando e non poteva parlar con niuno. Un suo zio usc a
parlar con meco, e io gli disse che ero vostro messaggio, e tutto quello di pi
che voi m'ordinasti che io dicessi. Egli mi dimand che gente erano i cristiani
e che arme portavano; e io gli dissi che sono valenti uomini e molto guerrieri,
e che conducono cavalli che corrono come il vento, e che quelli che vi vanno a
cavallo portano certe lancie lunghe, con le quali ammazzano quanti ritrovano, e
che tosto in due salti aggiungono li nemici, e che i cavalli con li piedi e con
la bocca n'ammazzano molti. E li disse anco che li cristiani che vanno a piedi
sono molto destri, e portano in un braccio una rotella di legno con la quale si
difendano, e i giubboni forti ben ripuntati di cottone, con certe spade aguzze
e taglienti che da amendue le parti tagliano d'un colpo un uomo per mezzo e
troncano ad una pecora la testa: e con queste spade tagliano tutte l'armi che
gl'Indiani hanno; e che alcuni altri portano balestre, con le quali tirano da
lontano, e con ogni saetta ammazzano uno uomo, e che tirano con tiri di polvere
palle di fuoco, che ammazzano molta gente. A questo mi fu risposto che tutto
era nulla, perch i cristiani sono pochi, e i cavalli, perch non portano arme,
sarebbono subito da lor stati morti con le lor lancie: e io risposi che i
cavalli hanno i cuori duri, che non gli avrebbono le loro lancie potuti
passare. Dicevano anco che non temevano delli tiri di fuoco, perch li
cristiani non n'avevano pi che due. E nel voler ritornarmene gli pregai che mi
lasciassero vedere Atabalipa, poich i suoi messi veggono e parlano al
governatore, che  assai miglior di lui: e non volsero che io per niun conto
gli parlasse, e cos me ne venni. Ora vedete se io ho ragione d'ammazzar questo
poltrone, che, essendo un falso e un sollevator d'Atabalipa (come m'hanno detto
che egli ), parla cos liberamente con voi e mangia alla tavola vostra; e a
me, che sono persona principale, non hanno voluto concedermi di lasciarmi
parlar con Atabalipa, n darmi da mangiare, anzi mi bisogn difender con buone
ragioni perch non m'ammazzassero".
Il messo d'Atabalipa rispose molto spaventato e timido, veggendo che
quell'Indiano con tanto ardimento e libert parlava, e disse che, se in
Caxamalca non era gente, era perch aveano lasciata la terra vacua e libera
perch vi potessero i cristiani alloggiare; e che Atabalipa stava in campagna
perch cos si costumava di far da che avea cominciata la guerra, e che, se non
gli avea potuto parlare, era stato perch egli digiunava, come suole; e se non
l'avea potuto vedere, non era stato per altro se non perch, quando digiunava,
non compariva, n si lasciava in quel tempo vedere n parlar da niuno, e che
"s'avessero i suoi avuto ardire di dirgli che tu quivi eri per parlargli da
parte del governator, t'avrebbe fatto tosto entrare e darti da mangiare". Molte
altre simili cose disse, volendo assicurar e accertar i nostri che Atabalipa
come amico e pacifico signore l'aspettava. Ma chi volesse di lungo
particolarmente dire li ragionamenti che passarono fra questo Indiano e il
governatore, bisognarebbe farne un libro separato; onde, per concluderla in
breve, il governator disse che egli credeva che cos fosse come diceva, perch
non meno confidanza nel suo fratello Atabalipa aveva. E non rest gi per
questo di fargli cos buoni trattamenti come gli aveva gi fatti prima, e
contendeva e gridava con l'Indiano che era stato suo messaggiero, volendo dare
ad intendere che li fusse rincresciuto che colui fosse stato in presenza sua
cos mal trattato: bench nel secreto tenesse per certo che quello che il suo
Indiano dicea fosse vero, che gi ben conosceva l'arti astute degl'Indiani.


Seguendo il loro viaggio entrano in Caxamalca, dove in una piazza si fanno
forti; mandano ad Atabalipa alcuni capitani a far saper il desiderio che hanno
di vederlo e mostrarsegli amici: a lui giunti, seco trapassano con molti
ragionamenti; promette di venirvi, e si muove col suo esercito verso Caxamalca.
Descrizione di molte cose della citt, e dell'abito d'Atabalipa.

Il d seguente il governatore si part, e and a dormire la notte seguente in
un certo piano con territorii scoperto e senza alberi, per poter la mattina
seguente giungere a mezzogiorno a Caxamalca, che dicevano che stava vicina.
Quivi vennero messaggieri d'Atabalipa con robbe da mangiare per li cristiani.
La mattina per tempo il governator si part con le sue genti bene in ordinanza,
e giunse da una lega presso a Caxamalca, e quivi aspett che la sua
retroguardia arrivasse e si mise seco; poi, per fargli con bell'ordine entrare
nella citt, fece di tutte le sue genti tre schiere, e cos poi camin avanti,
mandando messi ad Atabalipa che venisse a Caxamalca, che quivi si vedrebbono.
Nell'entrar della citt viddero i nostri il campo degl'Indiani, una lega lungi
da quel luogo, e presso alla costa d'un monte. Giunse il governatore in questa
citt ad ora di vespero, a' quindeci di novembre nel 1532.
Nel mezzo di Caxamalca sta una gran piazza, rinchiusa ben intorno d'un muro di
calce e terra, e con molte buone stanze d'alloggiarvi dentro; onde perch non
erano nella terra le genti che abitare la dovevano, il governatore in questa
piazza si ristrinse con i suoi. Poi mand un messo ad Atabalipa, facendogli
intendere che egli era giunto, e che perci venisse, che si vedrebbono insieme
e gli mostrerebbe dove fusse egli dovuto alloggiare. E in questo mezzo mand
vedendo la terra, accioch, se altra miglior fortezza vi fosse, quivi si fosse
potuto far forte, e comand che stessero tutti su la piazza e quelli da cavallo
non smontassero, finch si vedeva se Atabalipa veniva. Fu veduta la terra, e
non vi fu ritrovato miglior luogo per starvi che quella piazza.
Questa citt, che  la principale di tutte l'altre che in questa valle sono,
era situata e posta nella costa d'un monte, e ha una lega di spacio di terra
piana; e per questa valle corrono due fiumi, ed  questa valle, che va di lungo
piana fra due monti, molto abitata. Ora la citt di Caxamalca pu essere di
duemila fuochi, e ha nella sua entrata due ponti, perch indi li due fiumi
scorrono. La piazza ch'ho detto  maggior d'alcuna che ne sia in Spagna, e
tutta rinchiusa, e con due porte per le quali si va nella citt. Le case di
questa piazza si stendono pi di dugento passi in lungo, e sono assai ben
fatte, e sono circundate d'un forte muro di terra e calce, alto quanto  tre
volte un uomo; e i tetti sono coperti di paglia e di legname posta sopra le
mura. Quivi dentro  uno appartamento compartito in otto quartieri, ed 
migliore che niuno degli altri: le mura di questo appartamento sono di pietra
viva, assai ben lavorate, ed  questo appartamento separatamente circundato
d'un muro di sasso vivo con le sue porte; e dentro nelli cortili vi sono le sue
pile d'acqua, che dall'altra parte conducevano per acquedotti per lo servigio
di questa casa l'acqua. Davanti a questa piazza, dalla banda della campagna,
sta con la piazza incorporata una fortezza di sassi, con una scala di marmo per
la quale si monta dalla piazza nella fortezza; e dalla parte della campagna v'
un'altra picciola porta falsa, con un'altra stretta scala, senza che s'esca dal
muro che circonda la piazza. Sopra questa citt nel fianco del monte, onde le
case de' cittadini incominciano, sta un'altra fortezza posta sopra il sasso
vivo, la maggior parte del quale  tagliato e scosceso: e questa  maggior
dell'altra, ed  cinta da tre muri, e vi si sale come a chiocciole. Certo che
sono fortezze che non si sono vedute simili fra gl'Indiani. Fra il monte e
questa gran piazza vi  un'altra piazza pi picciola, tutta circondata di
stanze, nelle quali erano molte donne per il servigio d'Atabalipa. Prima che
s'entri in questa citt vi  una casa cinta intorno d'un muro di calce e terra,
e v' un bel cortile con molti alberi posti a mano: questa casa dicono che 
del Sole, perch in ogni terra fanno al Sole le loro moschee, bench in questa
citt anco molte altre moschee siano, che per tutta la contrada sono in molta
venerazione tenute: e quando v'entrano, si cavano le scarpe e le lasciano su la
porta. La gente di tutte queste terre che si trovano da che si comincia a
salire il monte, dove sta quella fortezza che si  detta di sopra, ha gran
vantaggio a tutte l'altre genti che restano adietro, perch  pi polita gente
e di maggior capacit e ragione; e le donne sono molto oneste, e portano sopra
la veste certe cinture ben lavorate e infasciate o legate al diritto del
ventre, e sopra questa veste portano un manto che le cuopre dalla testa fino a
mezza gamba, a punto come un mantello da donne; e gli uomini vestono camiciette
senza maniche, e di sopra vi portano certi manti coperti. Tutte le donne quivi
nelle case loro tessono lana e cottone, e fanno le veste che bisognano e le
scarpe anco per gli uomini, che di lana o di cottone le fanno.
Ora, avendo il governatore aspettato che Atabalipa venisse o mandasse a dargli
stanza, perch vedeva che si faceva tuttavia tardi, mand un suo capitano con
venti da cavallo a parlargli e a dirgli che venisse ad abboccarsi seco, e gli
ordin che pacificamente andasse e venisse, senza venire con quelle genti a
contesa, ancorch loro la cercassero, ma il meglio che potesse andasse a parlar
ad Atabalipa, e se ne ritornasse con la risposta. Poteva essere questo capitano
giunto a mezzo il camino, quando il governator mont nella cima di quella
fortezza, e vidde davanti alle tende un gran numero di gente nella campagna,
onde, perch non incorressero in qualche danno li cristiani che aveva mandati,
e perch potessero meglio a lor salvamento da quelle genti uscire, e difendersi
bisognando, mand tosto lor dietro un altro capitano (e fu suo fratello) con
altri venti da cavallo, ordinandogli che non consentisse che i suoi dessero
voce alcuna. Indi a poco cominci a piovere e a grandinare, e perci il
governator fece alloggiar i suoi nelle stanze di quel palagio, e il capitano
dell'artiglieria con gli suoi tiri dentro la fortezza.
Mentre che si stava in questo, venne un Indiano d'Atabalipa a dir al governator
che alloggiasse dove gli piacesse, pur che non montasse nella fortezza della
piazza, perch il suo signore non poteva per allora venire, perch digiunava.
Il governator rispose che cos farebbe, e che aveva mandato suo fratello a
pregarlo che venisse a vederlo e a parlargli, perch aveva gran desiderio di
conoscerlo, per nuove che avute n'aveva. Il messo se ne ritorn con questa
risposta, e il capitan Fernando Pizarro nel farsi notte ritorn co' suoi
cristiani adietro, e disse che aveva nel cammino ritrovato un mal passo di
fangacci, che pareva che prima fosse stato buono, perch dalla citt fino al
campo d'Atabalipa era tutta la strada larga e spianata di pietre e terreno: e
si conosceva che in quel mal passo era stata a studio rotta e guasta, onde
erano essi passati oltre da un'altra parte. E disse che, prima che giungessero
al campo avevano passati duoi fiumi, e che dinanzi proprio nel campo ne passava
un altro, che gl'Indiani il passavano sopra un ponte, di modo che da questa
banda venivano a stare gl'Indiani cinti dall'acqua. E disse che l'altro
capitano cristiano che era andato avanti aveva lasciate le sue genti da questa
parte del fiume, per non porre gli avversarii in bisbiglio, e che non aveva
voluto passar per lo ponte, dubitando che non vi fosse il suo cavallo
pericolato, onde era per mezzo l'acqua passato menando seco un interprete; e
ch'era poi passato per dentro uno squadrone di gente che stava in piedi, e che,
giunto all'alloggiamento d'Atabalipa, in una piazza aveva ritrovati 400 Indiani
che pareva che fossero la guardia sua, ed egli stava su la porta del suo
alloggiamento assiso molto in basso, con molti Indiani e Indiane in piedi
attorno, e con una benda di lana (che pareva seta chermes) in fronte, larga
due piante di mano e legata in testa, con gli suoi cordoncelli che gli calavano
fino agli occhi, e che lo faceva pi grave di quello che era: e teneva gli
occhi calati in terra, senza alzargli mai a guardare ad altra parte. Diceva
che, quando gli fu il capitan nostro giunto avanti, li disse per il suo
interprete che egli era un capitano del governatore, che mandava a vederlo e a
dirgli da sua parte il gran desiderio che aveva di vederlo, onde, se andato vi
fosse, l'avrebbe fatto molto lieto: e con queste li disse anco altre cose
simili, alle quali egli mai non rispose, n alz la testa a guardarlo, ma che
un suo principale rispondeva a quanto il capitano parlava; e che in questo egli
era giunto dove le genti di quel capitano erano restate, e inteso che col
cacique parlava, lasciando anco egli quivi i suoi, pass il fiume e giunse
presso dove Atabalipa stava, onde allora quel primo capitano disse: "Questo che
ora viene  un fratello del governatore, parlategli, perch viene a vedervi".
Allora alz il tiranno gli occhi e disse: "Mayzabilica, che  un capitano che
tengo nel fiume di Turcicara, mi mand a dire che voi trattavate male i caciqui
e che li ponevate in catena, e mi mand una collana di ferro, e dice che esso
ammazz tre cristiani e un cavallo; ma io ho piacere di venire domattina a
vedere il governatore e d'essere amico delli cristiani, perch sono buoni".
Fernando Pizarro allora rispose: "Mayzabilica  un vigliacco, e un solo
cristiano ammazzarebbe lui e tutti gl'Indiani di quel fiume: come poteva egli
adunque ammazzare cristiani n cavallo, essendo essi galline? N il governatore
n li cristiani non trattano male li caciqui che non vogliono guerra con lui,
perch trattano assai bene i buoni e coloro che vogliono essere suoi amici, e a
quelli che vogliono la guerra gliela fanno finch li distruggono a fatto: e
quando vedrete quello che i cristiani faranno aiutandovi nella guerra contra li
nemici vostri, allora conoscerete come Mayzabilica vi disse le gran bugie".
Disse allora Atabalipa: "Un cacique non ha voluto obedirmi, le genti mie
verranno con voi altri e li farete la guerra". Rispose Fernando Pizarro:
"Contra un cacique, per molta gente che egli abbia, non bisogna che vi vadano i
vostri Indiani, ma dieci cristiani a cavallo solamente li distruggeranno". Rise
di queste parole Atabalipa e disse che bevessero, ma li capitani, per fuggire
di bere di quella loro bevanda, dissero che digiunavano; ma furono tanto
importunati dal tiranno che l'accettarono, onde vennero tosto donne con vasi
d'oro, nelli quali portavano un liquore fatto di maiz. Quando Atabalipa le
vidde, alz verso loro gli occhi senza dire parola, onde partendo ritornarono
tosto con altri vasi d'oro maggiori, co' quali diedero a bere ai duo cristiani;
e fatto questo si licenziarono, restando appuntato che la mattina seguente
andarebbe Atabalipa a vedere il governatore.
Stava il campo degl'Indiani posto alla falda d'un colle, e le tende, che erano
di cottone, occupavano una lega di lungo, e nel mezzo stava quella d'Atabalipa.
Tutte le genti stavano in piedi fuori delle tende loro, con l'arme ficcate in
terra, ed erano certe lancie lunghe come picche: e parve a' nostri che fussero
in questo campo pi di trentamila uomini. Or, quando il governatore intese
tutto questo che era passato, ordin a' suoi che stessero la notte con buona
guardia, e al suo capitan generale che visitasse le guardie, e che tutta la
notte andassero le sentinelle d'intorno agli alloggiamenti: e cos si fece.
Venuta la mattina seguente, che era sabbato, giunse al governatore un messo
d'Atabalipa, che da sua parte li disse: "Mio signor ti manda a dire che esso
vuole venire a vederti, e menare la sua gente armata, poich tu ieri mandasti
armata la tua, e dice che li mandi un cristiano col quale esso possa venire".
Il governatore rispose: "Di' al tuo signore che venga in buon'ora come egli
vuole, che comunque verr il ricever come amico e fratello; ma che non li
mando cristiano alcuno, perch fra noi non si usa di mandarlo da un signore ad
un altro". Il messo si part con questa risposta, e giunto che fu nel campo, le
sentinelle e scoverte nostre viddero muovere il campo degl'Indiani. Poco
appresso venne un altro messo e disse al governatore: "Atabalipa ti manda a
dire che esso non vorrebbe menar la sua gente armata, perch, ancorch molti
armati vi venissero, vi sarebbono anco molti altri senza arme venuti, i quali
esso voleva menare con seco e dar loro in questa citt alloggiamento"; e che
gli addrizzasse per lui uno alloggiamento in quella piazza stessa, in una casa
che la chiamano del serpe, per un serpente di pietra che dentro v'era. Il
governatore rispose che cos farebbe, e che venisse presto, perch aveva gran
desiderio di vederlo. Fra poco tempo si vidde venire tutta la campagna piena di
gente, la quale di passo in passo si fermava, aspettando gli altri che dal
campo uscivano: e dur fino al tardi il venire della gente, che in squadroni
compartita veniva; e passati che ebbero tutti li cattivi passi, si fermarono
presso al campo de' nostri, e pur tuttavia si vedeva uscire la gente dal campo
degl'Indiani. Allora il governatore ordin secretamente a tutti gli Spagnuoli
che nelle stanze loro s'armassero, e tenessero i cavalli insellati e
imbrigliati, e compartiti in tre capitani, senza uscire niuno dalla sua stanza
alla piazza; e ordin al capitan dell'artiglieria che volgesse le bocche
dell'artigliaria verso il campo de' nemici, e quando fusse tempo v'attaccasse
il fuoco. Nelle strade onde si entrava nella piazza pose gente nascosa in
aguato, e tolse con seco venti uomini da piedi nella sua stanza, perch stava
in pensiero di prendere la persona d'Atabalipa, se esso maliziosamente venisse,
come pareva che venisse, con tanto numero di gente che conduceva; ma comand
che lo prendessero vivo, e a tutti gli altri ordin che niuno dalla sua stanza
uscisse, ancorch vedessero nella piazza entrare li nemici, finch udissero
tirare l'artigliaria: perch esso teneva le sentinelle, e veggendo che
l'adversario venisse con astuzia e con malignit, avrebbe avisato quando
fussero dovuti uscire, e cos anco quelli da cavallo, quando avessero inteso
dire "San Giacomo".


Atabalipa con l'esercito entra in Caxamalca, dove, mostrando l'animo nemico,
dagli Spagnuoli valorosamente  fatto prigione, e il suo esercito posto in fuga
e parte ucciso.

Con questo appuntamento e ordine stette il governatore aspettando che Atabalipa
venisse, senza comparire cristiano alcuno su la piazza, salvo che la
sentinella, che dava aviso di quanto passava nel campo contrario. Il
governatore e il capitan generale andavano visitando le stanze degli Spagnuoli,
per vedere come provisti e in ordine stessero per uscire quando fusse stato di
bisogno, animando tutti e dicendo loro che de' lor cuori stessi si facessero
fortezza, poich altre fortezze non aveano, n altro soccorso che quel di Dio,
che nella maggior necessit soccorre a chi va in suo servigio; e che, se ben
contra ogni cristiano erano cinquecento Indiani, dovessero essi nondimeno
tenere lo sforzo che sogliono in simili tempi i cuori generosi avere, e
sperassero che Iddio combatterebbe per loro; e che nel tempo dell'assalto si
movessero con molta furia e prudenza, e vedessero di non incontrarsi quelli da
cavallo l'uno con l'altro. Queste e altre simili parole dicevano il governatore
e il capitan generale alle genti loro per animarle, ma elle stavano con volont
d'uscire nel campo pi tosto che di stare ivi nelle stanze loro, e a ciascuno
nell'animo suo pareva di dovere fare per cento, e poca paura avevano, bench
tanta gente vedessero.
Veggendo il governatore che il sole gi tuttavia calava per nascondersi
nell'Oceano occidentale, e che Atabalipa non si moveva da quel luogo dove
fermato s'era, e che tuttavia si vedeva dal suo campo venir gente, li mand per
un suo Spagnuolo a dire che entrasse nella piazza e venisse a vederlo prima che
fusse notte. Il messo and e doppo le riverenze li fece per segni intendere che
venisse dove il governatore stava. Allora egli con le sue genti si mosse, e lo
Spagnuolo ritorn avanti e disse che Atabalipa veniva, e che le sue genti della
avanguardia portavano arme secrete sotto le camicette, che erano forti giubboni
di cottone, e sacchette con pietre e frombe, e li pareva che con cattiva
intenzione venissero. Poco appresso entr l'avanguardia nella piazza: e veniva
prima un squadrone d'Indiani vestiti con una livrea di colori a modo di
scacchi, e questi venivano togliendo le pagliuche di terra e scopando le
strade. Venivano appresso tre altre squadre vestite d'un'altra maniera, e tutti
cantando e ballando, e tosto appresso seguiva molta gente, con armature, patene
e corone d'oro e d'argento: e fra questi veniva Atabalipa, in una lettiera o
lettica foderata di piume di pappagalli di molti colori e guarnita di piastre
d'oro e d'argento, e lo portavano molti Indiani alto sopra le spalle; e dietro
a questa venivano due altre lettiche, nelle quali due altre persone principali
venivano, e appresso venivan molte genti in squadroni con corone d'oro e
d'argento. Tosto che i primi nella piazza entrarono, si tirarono da parte e
diedero luogo agli altri: e giunto Atabalipa nel mezzo della piazza, fece stare
saldi e quieti tutti e fermare le lettiche, ma non cessavano gi d'entrare
nella piazza del continuo genti. Dall'avanguardia degli Indiani si mosse un
capitano, e mont su la fortezza della piazza dove stava l'artiglieria, e alz
due volte la lancia a modo di segnale. Il governatore, che questo vidde, disse
a fra Vincenzo se voleva andare a parlare ad Atabalipa per un interprete. Il
frate disse di s e si mosse con una croce da una mano e con la Bibia
dall'altra, ed entrato fra quelle genti, quando fu dove Atabalipa stava, li
disse per mezzo di quello interprete: "Io sono sacerdote di Dio, e insegno a'
cristiani le cose divine, e cos medesimamente vengo ad insegnare a voi altri:
quello che io insegno  quello che il grande Iddio ci parl, che sta in questo
libro scritto. E per tanto da parte di Dio e delli cristiani ti prego che vogli
essere loro amico, perch cos vuole Iddio, e te ne verr bene; e vieni a
parlare al governatore, che ti sta aspettando". Atabalipa gli disse che li
desse il libro, che voleva vederlo, ed egli glielo diede chiuso: e non
indovinando Atabalipa ad aprirlo, il religioso stese la mano per volerlo
aprire, ed egli con gran sdegno li diede un colpo nel braccio non volendo che
l'aprisse. E instando egli stesso nell'aprirlo, l'aperse pure, e senza
altramente maravigliarsi delle lettere n della carta, come solevano gli altri
Indiani fare, lo gett via cinque o sei passi da s lontano, e alle parole che
il frate per mezzo dell'interprete dette gli aveva con molta superbia rispose:
"Ben so io quello che tu hai fatto in questo viaggio, e come tu hai trattati i
caciqui miei, a' quali hai tolta la robba". Il religioso rispose: "Li cristiani
non hanno mai fatto questo, anzi certi Indiani portarono certe robbe senza
saputa del governatore, il quale quando lo seppe le fece ritornare adietro".
Allora Atabalipa soggiunse: "Io non partir di qui finch me la portino tutta".
Il padre se ne ritorn con la risposta al Pizarro, e il tiranno indiano si pose
in pi sopra quella lettiga, parlando co' suoi perch stessero in cervello e in
ordine.
Quando il governatore dal frate intese quello che passato era, e come Atabalipa
gli aveva gettato la sacra Scrittura in terra, tosto s'arm d'un saio d'arme di
cottone e, tolta la sua spada e targa, si mosse con gli Spagnuoli che seco
stavano e se n'entr per mezzo degl'Indiani; e con molto animo, con quattro
compagni soli che seguire lo poterono, giunse fino alla lettica dove stava
Atabalipa, e senza timore alcuno lo prese per il braccio manco e grid: "San
Giacomo, San Giacomo". Allora tirarono l'artigliarie e sonarono le trombe, e
uscirono fuori le genti da piedi e da cavallo. Quando gl'Indiani viddero venire
il squadrone de' cavalli, molti di quelli che nella piazza stavano fuggirono: e
fu tanta la furia di questa fuga che ruppero una tela del muro della piazza, e
molti ne cadettero l'uno sopra l'altro. Quelli da cavallo passarono lor per
sopra ferendo e ammazzando, e seguirono la vittoria; quelli da piedi s'oprarono
cos bene con quelli che nella piazza restarono, che in breve tempo li
passarono tutti per filo di spada. Il governatore teneva pur tuttavia per il
braccio Atabalipa, e, perch stava in alto, non lo poteva cavare dalla lettica.
Li Spagnuoli fecero tanta strage in quelli che portavano le lettighe che le
fecero cadere a terra, e, se il governatore non difendeva e riparava Atabalipa,
quivi averebbe questo superbo tutte le sue crudelt pagate: e il governatore,
per volere difenderlo, vi ebbe una picciola ferita alla mano. E in tutto questo
tumulto non fu Indiano che alzasse l'armi contra i cristiani, perch fu tanto
lo spavento che ebbero di vedersi a quel modo il governatore fra loro, e di
sentire cos all'improviso quelle artiglierie, con la vista furiosa di quei
cavalli, che era fra lor cosa nuova e non mai pi veduta, che con grande
alterazione non attendevano ad altro che a fuggire per salvarsi la vita. Tutti
quelli che portavano la lettica d'Atabalipa parve che fussero uomini
principali, e tutti morirono, con quelli anco che nell'altre lettiere o
lettighe andavano: e uno di quelli che sopra una lettica andava era suo paggio
e gran signore, e molto da lui stimato; gli altri erano medesimamente signori
di molto stato e suoi consiglieri. E con costoro mor anco il cacique signore
di Caxamalca. Vi morirono anco molti altri lor capitani, de' quali non si fa
caso, per essere grande il numero loro, perch tutti quelli che venivano in
guardia d'Atabalipa erano gran signori.
Ora il governatore se n'and alla stanza sua col suo prigione Atabalipa,
spogliato delle sue vesti, che gli Spagnuoli gliele avevano squarciate in dosso
per cavarlo della lettica. Fu certo cosa assai maravigliosa a vedere in cos
breve tempo preso un cos gran signore, che cos potente veniva. Il governatore
fece venire tosto delle vesti e lo fece vestire, placandolo dello sdegno e
alterazione che aveva di vedersi cos presto dal suo stato caduto, e fra
l'altre molte parole che 'l Pizarro li disse furono queste anco: "Non tenere
per gran maraviglia d'essere stato cos preso e rotto, perch con gli cristiani
che io conduco, ancorch siano pochi in numero, ho con loro soggiogato maggior
terra che non  la tua, e disbarattati altri maggiori signori che non sei tu,
ponendoli sotto la signoria dell'imperatore di cui son io vassallo, e il qual 
signore della Spagna e di tutto il mondo. E per suo ordine siamo noi venuti a
conquistare queste terre, perch veniate tutti nel conoscimento di Dio e della
sua santa fede catolica, e per la buona dimanda con che andiamo permette Iddio,
creatore del cielo e della terra e di tutte le cose create, che cos pochi come
noi siamo possiamo soggiogare tanta copia di gente, accioch lo conosciate e
usciate da cotesta bestiale e diabolica vita nella quale vivete: che, quando
voi avrete veduto l'errore nel quale vivuti siete, conoscerete il beneficio che
caverete dall'essere noi venuti a questa terra per ordine di sua Maest. E
dovete a buona sorte attribuire che non siate stati vinti da gente crudele come
siete voi altri, che non la perdonate a niuno: perch noi altri usiamo piet
co' nostri nemici vinti, e non facciamo la guerra se non a quelli che a noi la
fanno, e potendo rovinarli nol facciamo, anzi lor perdoniamo: come, tenendo io
preso il cacique signore dell'isola di San Giacomo, lo lasciai libero e nel suo
stato, perch fusse d'allora avanti buono; e il medesimo feci con li caciqui
signori di Tumbez e di Chilimaxa e con altri anco, che, avendoli in poter mio e
meritando essi la morte, io perdonai loro. E se tu sei preso e la tua gente
disbarattata e morta,  stato solo perch venivi con cos grosso esercito
contra di noi, avendoti io mandato a pregar che ci venissi pacificamente, e
perch gettasti in terra il libro dove stavano le parole di Dio: e per questo
nostro Signore permise che la tua superbia fusse abbassata, e che niuno Indiano
potesse offendere n far male alcuno a' cristiani".


Del buono trattamento che fanno ad Atabalipa prigione. Il numero de' morti nel
fatto d'arme, dell'oro e argento ritrovato nelle spoglie de' nemici, e come
liberano gl'Indiani fatti prigione.

Dette che ebbe il governatore tutte queste cose, rispose Atabalipa che egli era
stato ingannato dai capitani suoi, che gli avevano detto che non facesse conto
alcuno degli Spagnuoli, perch esso voleva venire da amico e pacificamente, e i
suoi non volsero; e che tutti quelli che consigliato gliel'avevano erano morti,
e che bene aveva egli veduta la bont e il buono animo de' cristiani, e che
Mayzabilica l'aveva ingannato con quelle bugie che gli aveva mandate a dir de'
nostri. Or, perch era gi notte, il governator, che vedeva che i suoi che
avevano seguita la vittoria non erano ancora ritornati, fece tirare
l'artiglieria e sonare le trombe perch si riunissero: e cos poco appresso
entrarono tutti nella piazza, con gran presa di gente che fatta avevano, che
erano pi di tremila persone. Il governatore li dimand se venivano tutti
salvi, e il suo capitan generale, che con loro veniva, rispose che un cavallo
solo aveva una picciola ferita avuta. Allora il governatore con molta
allegrezza disse: "Io ne ringrazio senza fine nostro Signore, e tutti dovemo
ringraziarlo per cos gran miracolo ch'ha oggi fatto per noi: e veramente che
potemo credere che senza suo speciale soccorso non averemmo bastato noi ad
entrare, in questa terra, or quanto meno a vincere un cos grosso esercito?
Piaccia a Dio per sua misericordia che, poich ha per bene di farci tanta
mercede, ci dia grazia di poter fare tali opere che acquistiamo il suo santo
regno. E perch voi signori venite affaticati e stanchi, vadisene ciascuno a
riposare alla stanza sua. E poich Iddio ci ha data la vittoria, non la
trascuriamo, che, se ben questi Indiani sono sbaragliati e rotti, nondimeno
sono astuti e destri nel far la guerra; onde, perch questo signore, come noi
sappiamo,  molto temuto e obedito da loro, essi ogni astuzia e malizia
tenteranno per cavarcelo dalle mani: sich e questa notte e tutte l'altre
appresso facciasi buona guardia e stiasi vigilante e con accorte sentinelle,
accioch ben provisti ci trovino". E cos se n'andarono tutti a cenare, e il
governator fece alla sua tavola sedere Atabalipa e lo fece servire come la sua
persona propria; poi li fece dar delle sue donne che erano state prese quelle
ch'egli volse per suo servigio, e li fece fare un buon letto nella medesima
camera dove egli dormiva, e lo teneva sciolto senza prigione fuori che della
guardia, che gli avevano sempre gli occhi sopra.
Dur la battaglia poco pi di mezza ora, perch era gi posto il sole quando
s'incominci: e se la notte non vi si fosse posta in mezzo, di pi di
trentamila uomini che erano ve ne sarebbono restati pochi; ed  opinione
d'alcuni che hanno veduta gente in campagna che questi erano pi di
quarantamila. Ne restarono nella piazza morti duomila, senza i feriti. In
questa battaglia si vidde una cosa maravigliosa, e fu che i cavalli, che il
giorno innanzi non si potevano muovere per stare raffreddati e rappresi,
andarono quel d della battaglia con tanta furia che pareva che non avessero
avuto mai male alcuno. Il capitan generale visit quella notte le guardie e le
sentinelle, ponendole in convenienti luoghi. La mattina seguente il governator
mand un capitano con trenta da cavallo a scorrere la campagna, e fece romper
l'arme degl'Indiani; e in quel mezzo i cristiani che erano restati nella citt
fecero dagl'Indiani prigioni cavar via i morti dalle piazze. Il capitano con li
suoi da cavallo raccolse quanto ritrov in campagna con le tende d'Atabalipa, e
avanti a mezzod entr nella citt con una gran cavalcata d'uomini e donne, e
con pecore e oro e argento e altre robbe. In queste spoglie vi fu d'oro (in
valuta) ottantamila castigliani, e settemila marchi d'argento (ogni marco 
otto oncie), e quattordici smeraldi. L'oro e l'argento erano in pezzi
monstruosi, che erano piatti grandi e piccioli, e giarroni, e pignatte e
brascieri, con altri grossi e varii pezzi. Atabalipa disse che tutti questi
erano vasi per suo servigio, e che gl'Indiani suoi che fuggiti erano se ne
avevano assai maggior quantit portato via. Il governatore fece lasciare libere
tutte le pecore, che erano gran quantit e imbarazzavano il campo, e ordin che
i cristiani ogni giorno n'ammazzassero quante loro ne bisognavano. Poi fece
porre su la piazza gl'Indiani che erano stati fatti prigioni la notte avanti,
perch li cristiani ne prendessero per s quelli che lor bisognavano per lor
servigio, e tutti gli altri fece liberare perch se n'andassero alle case loro,
percioch di diverse provincie erano, e Atabalipa li conduceva per mantener le
sue guerre e per servirsene nel suo grosso esercito. Furono alcuni d'opinione
che si dovessero ammazzar tutti gl'Indiani che erano atti alla guerra, o che
loro si tagliassero le mani; ma il governatore non l'acconsent, dicendo che
non era bene ad usare cos gran crudelt, e che, se bene era grande la potenzia
d'Atabalipa, e poteva gran numero di gente raccorre, assai senza comparazione
era maggiore il potere del grande Iddio, che per la sua infinita bont sempre
aiuta i suoi; e che tenessero di certo che egli, che gli aveva liberati dal
pericolo del giorno avanti, li libererebbe anco per l'avvenire, poich la lor
intenzione era buona di tirar quelli infideli al suo servigio e al conoscimento
della sua santa fede; e che non si volessero agl'Indiani assomigliare nella
crudelt e sacrificii che quelli fanno di coloro che prendono nelle guerre, e
che ben bastavano quelli che erano morti nella battaglia, perch quelli altri,
che erano stati come pecore menati, non dovevano morire n ricever danno
alcuno. E cos furono sciolti e fatti liberi.


Della gran quantit delle vesti che ritrovorono in Caxamalcha, e dell'armi, e
del modo del combattere che tengono gl'Indiani. Descrizione della stanza
d'Atabalipa.

In questa citt di Caxamalcha furono ritrovate certe case piene di veste
infardellate, e cos piene che fino al tetto questi fardelli accumulati
giungevano: dicevano che stavano quivi queste robbe depositate e riposte per
munizione dell'esercito. I nostri ne presero quelle che volsero, e pur tuttavia
ne restarono le case cos piene che pareva che non ve ne mancasse nulla. Le
vesti erano le migliori che vi fossero in quelle Indie vedute, e la maggior
parte erano di lana assai sottile e fine, e l'altre erano di cottone, di
diversi colori e ben fini. L'arme che si ritrovarono, e con le quali facevano
la guerra, e il modo che nel combattere tenevano era di questo modo. Nella
avantiguardia andavano frombatori, che tiravano con le lor frombe pietre liscie
di fossati e fatte a modo di ova, e portavano in braccio rotelle che essi
stessi facevano di tavolette strette e forti, e portavano medesimamente
giubboni imbottiti di cottone. Doppo di questi venivano altri con mazze cocche
e con azze. Le mazze cocche sono lunghe duo braccia e mezzo e grosse quanto 
una lancia ginetta, e il grosso che era nella punta era di metallo, grande
quanto un pugno, con cinque o sei punte aguzze, ognuna grossa quanto  il primo
deto della mano: e giuocano queste mazze cocche a due mani. L'azze sono della
medesima grandezza e maggiori, e il lor taglio di metallo e lungo un palmo,
come d'alabarda. Vi sono anco alcune azze e mazze cocche d'oro e d'argento, che
i principali le portano. Dietro a questi vengono altri con lancie piccole da
trarle come dardi; nella retroguardia vanno picchieri con lancie lunghe di
trenta palmi, e nel braccio sinistro portano una manica con molto cottone; e
tutti vanno compartiti nelle lor squadre, con le sue bandiere e capitani che
gli comandano, e con tanto ordine con quanto guerreggiano i Turchi. Alcuni di
loro portano certi celatoni di legno grandi che gli cuoprono fino agli occhi,
con molto cottone dentro, e cos forti che non potrebbono esser pi se fossero
di ferro. Queste genti che aveva nel suo esercito Atabalipa erano tutte assai
atte ed esercitate nella guerra, perch sempre guerreggiavano, ed erano giovani
e di gran corpo, tal che mille soli di loro avrebbono desolata una di quelle
terre, ancorch vi fossero stati ventimila uomini.
La casa dell'alloggiamento che teneva Atabalipa nel campo era la miglior che
fra Indiani veduta si fosse, ancorch fosse stata picciola, perch ella era
distinta in quattro appartamenti, e nel lor mezzo era un cortile, nel quale era
uno stagnetto o piscina dove veniva l'acqua per un aquedotto, cos calda che
non vi si poteva tener la mano. Questa acqua nasceva bollendo in un monte che
era quivi presso; altrettanta acqua fresca veniva per un altro aquedotto, e per
cammino si congiungevano insieme, e per un solo aquedotto venivano poi amendue
mescolate nella piscina: e quando volevano che una sola vi venisse, divertivano
l'aquedotto dall'altro. Lo stagno era grandicello e fatto di pietra. Fuora
della casa da una parte del cortile stava un altro stagno o piscina, non cos
ben fatto come il primo, e vi sono le sue belle scale di pietra, onde si scende
gi da chi vuole bagnarsi. L'alloggiamento dove Atabalipa stava il giorno era
un balcone sopra un orto, e presso v'era una camera dove dormiva, con una
finestra che rispondeva sopra al cortile e allo stagno; e il balcone
medesimamente sopra al cortile rispondeva. Le mura stavano ingessate d'un
bitume vermiglio assai meglio che magra, e luceva molto, e i legni del detto
erano del medesimo colore tinti. L'altro appartamento di fronte era con quattro
volte tonde come capanne, tutte quattro incorporate in una, e stava ingessato
di color bianco come neve; gli altri duo appartamenti erano case per suo
servizio. E dalla parte dinanzi di questo alloggiamento discorre e passa un
fiume.


Narrazione in qual modo Atabalipa si fece signore d'un gran stato dopo la morte
del Cusco suo padre. Della grandezza d'oro e d'argento ed edificii quali si
ritrovano nella citt del Cusco. Della citt di Collao; della provincia Guaneso
e Chincha, abbondantissime di miniere d'oro e d'argento, e come lo cavano, e
della gran quantit che n'offerisce Atabalipa per suo riscatto.

S' detto della vittoria che i nostri ebbero nella battaglia e prigionia
d'Atabalipa, e della maniera del suo campo ed esercito; diciamo ora un poco del
padre di lui, e come si fece signore, e d'altre cose della grandezza sua,
secondo che Atabalipa stesso al governatore raccont. Il padre suo adunque,
chiamato il Cusco, signoreggi tutta quella contrada, tal che in pi di
trecento leghe di paese l'obedivano e li davano tributo. La propria sua patria
fu una provincia pi in l di Guito, e perch ritrov quella terra, dove poi
stette, assai deliziosa, abondante e ricca, vi si ferm e pose nome ad una
citt dove stava la citt del Cusco. Era tanto obedito e temuto che lo tennero
quasi per loro Iddio, e molte terre l'avevano fatto scolpire e ne tenevano le
statue. Ebbe cento figliuoli e figliuole, e la maggior parte, a questo tempo
della prigionia d'Atabalipa, erano vivi. Sono otto anni che egli mor, e lasci
suo successore un suo figliuolo chiamato medesimamente il Cusco. Questo era
figliuolo d'una moglie legitima: chiamano moglie legitima la pi principale e
quella che  pi amata dal marito. Lasci il Cusco vecchio signore della
provincia di Guito, separata da quello altro stato principale, Atabalipa, che
era minore del Cusco giovane. Il corpo del Cusco vecchio sta nella provincia di
Guito, dove mor, ma la testa fu portata nella citt del Cusco, dove in gran
riverenza la tengono, con gran ricchezze d'oro e d'argento: perch la casa dove
ella sta ha il suolo, le mura e il tetto di piastre d'oro e d'argento, inserito
l'un con l'altro. E in quella stessa citt sono venti altre case, le cui mura
sono e di dentro e di fuori coverte di certe laminette o sfoglie sottili d'oro,
e vi sono di pi molti altri ricchi edificii; e ivi teneva il Cusco il suo
tesoro, che erano tre case piene di pezzi d'oro e cinque piene d'argento, e
centomila piastrelle o tegolette d'oro che avevano cavato dalle minere, e ogni
tegola pesava cinquanta castigliani: e questo l'aveva avuto di tributo dalle
terre che signoreggiava. E davanti a quella citt n'era un'altra chiamata
Collao, dove  un fiume che ha molta quantit d'oro. Dieci giornate dalla
provincia di Caxamalca  un'altra provincia chiamata Guaneso, nella quale 
medesimamente un fiume cos ricco d'oro come quel di Collao. E in tutte queste
provincie sono molte minere d'oro e d'argento, e cavano nelle montagne con poco
travaglio l'argento, intanto che un Indiano ne cava in un giorno fino a cinque
o sei marchi, e lo cavano ravvolto e misto con piombo e stagno e solfo, e dapoi
lo purificano: e per meglio raccorlo attaccano fuoco al monte, perch,
accendendosi il solfo, vien l'argento a cadere gi a pezzi. E le migliori e
maggiori minere sono in Guito e in Chincha. Da Caxamalca alla citt del Cusco
sono quaranta grosse giornate, e si trova sempre la terra tutta abitata, e nel
mezzo di questo cammino sta Chincha, che  un gran popolo. E in tutto questo
paese sono gran greggi di pecore, delle quali se ne fanno molte selvagge per li
boschi, perch per la gran copia loro non si possono mantenere. Fra gli
Spagnuoli che erano col governatore se n'ammazzavano ogni d centocinquanta, e
non pareva che ve ne mancasse alcuna, e il medesimo sarebbe paruto se fussero
stati in quella valle un anno: e per tutto quel paese le mangiano gl'Indiani
ordinariamente.
Diceva anco Atabalipa che, doppo la morte di suo padre, esso era vivuto in pace
con suo fratello sette anni, vivendosi ciascuno di loro nella parte dello stato
che gli era stato lasciato dal Cusco vecchio, e che poteva essere poco pi
d'uno anno che suo fratello gli aveva mosso guerra, con pensiero di cacciarlo
dallo stato suo; e che, avendolo esso fatto pregare che lo lasciasse stare in
pace in quella signoria che suo padre lasciata gli aveva, non aveva potuto
ottenerlo, onde era stato forzato ad uscire della sua provincia chiamata Guito
con quelle pi genti che puot, e in Tomipomba aveva fatto col fratello
battaglia, nella quale era stato vincitore, e morti pi di mille degl'inimici.
E perch il popolo di Tomipomba s'era posto in difesa, l'aveva brucciato e non
v'aveva lasciato uomo vivo, e avendo animo di fare il somigliante a tutte
l'altre terre di quella provincia, non l'aveva fatto, per volere seguire il
Cusco suo fratello, che fuggendo s'era alla terra sua ritirato; onde seguendolo
aveva con gran sforzo tutto il paese soggiogato, perch tutte le terre se gli
davano, sapendo la gran rovina che gli aveva in Tomipomba fatto. Ed erano gi
sei mesi che esso aveva mandati due paggi suoi, assai valenti uomini, l'un
chiamato Chischis e l'altro Cialiacin, con quarantamila uomini sopra la citt
di suo fratello, i quali avevano tutta la provincia acquistata fino a quella
citt dove il Cusco stava, e gliela avevano finalmente tolta a forza, con
ammazzarvi molte genti e con farvi lui prigione e prendervi tutto il tesoro del
Cusco vecchio. Il che quando Atabalipa aveva inteso, aveva mandato ad ordinare
a quelli suoi che li menassero prigione il fratello, e aveva avuto poi nuova
che sarebbono presto venuti con gran tesoro; ma quelli duo suoi capitani
s'erano restati in quella citt che conquistata avevano, per guardarla insieme
col tesoro che v'era, e vi stavano con diecimila uomini di guarnigione, perch
gli altri trentamila se n'erano ritornati a riposarsi alle case loro con la
preda che guadagnata avevano. E a questo modo Atabalipa era signore di quanto
suo fratello possedeva.
Soleva Atabalipa con quelli suoi capitani generali andare in lettica. E doppo
che aveva quella guerra incominciata, aveva molte genti morte e fatto gran
crudelt con gli aversarii, e teneva con seco tutti li caciqui delle terre che
aveva conquistate, nelle quali aveva posti nuovi governatori, perch d'altro
modo non avrebbe mai potuto tenere cos pacifica e soggetta tutta quella
provincia; onde per questa via v' stato molto temuto e obedito, e le sue genti
di guerra assai ben servite dai popoli e da lui ben trattate. Egli aveva
pensiero, se non gli accadeva d'essere preso, di ritornarsi a riposare alla
terra sua, e per viaggio rovinare tutti quelli popoli della provincia di
Tomipomba che se gli erano posti in difesa, e mandarvi nuove genti ad abitarla,
perch voleva che i suoi capitani li mandassero, per fare riabitare poi
Tomipomba, quattromila uomini accasati della gente del Cusco che conquistata
avevano.
Ora Atabalipa disse al governatore Pizarro che li darebbe in mano il Cusco suo
fratello, che gli suoi capitani li mandavano prigione, perch esso ne facesse
quello che pi volesse; e perch temeva che gli Spagnuoli non avessero anco
ammazzato lui stesso, disse al governatore che darebbe una gran quantit d'oro
e d'argento per gli Spagnuoli che preso l'avevano. E dimandato che quantit ne
darebbe e fra che termine, rispose che avrebbe dato d'oro una sala che era ivi,
ed era ventiduo piedi lunga e diciassette larga, piena fino ad una certa linea
bianca che si vedeva nella met della sua altezza, che poteva essere questa
altezza dal suolo fino a quella linea quanto  una volta e mezza alto un uomo.
Ora fino a questa misura disse che avrebbe quella sala piena di diversi pezzi
d'oro, come son cocomi grandi, pignatte o vasi grandi da cucinare, e tegole e
piastrelle e altri pezzi, e che d'argento ne avrebbe dato due volte piena
quella casa, e che questo l'attenderebbe fra il termine di due mesi. Il
governatore gli disse che dispaciasse i messi suoi a fare questo effetto, e
che, facendolo venire, non avesse timore alcuno. Atabalipa mand tosto messi
alli suoi capitani che nella citt del Cusco stavano, che li mandassero duomila
Indiani carichi d'oro, con molti altri carichi d'argento: e questo era senza
quello che era gi in viaggio, e veniva col suo fratello prigione. Dimandato
dal governatore quanto avrebbono tardato i suoi messi a giungere alla citt del
Cusco, rispose che, quando mandava in fretta per volere fare intendere alcuna
cosa, v'andavano correndo in poste di terra in terra, e vi giungeva l'aviso in
cinque d; ma che, quando li messi andavano di lungo, ancorch fussero persone
disciolte e preste, vi tardavano quindeci d ad andare. Dimandato medesimamente
perch avesse fatto ammazzare alcuni Indiani, che avevano nel suo campo
ritrovati morti li cristiani che avevano raccolta la preda, rispose che, quel
d che esso aveva mandato Fernando Pizarro suo fratello nel campo a parlarli,
un cristiano aveva spinto e rimesso un cavallo, e quelli che morti stavano
s'erano ritirati per paura, e che perci gli aveva esso fatti morire.


Descrizione e statura del corpo d'Atabalipa. D'una moschea nella quale adorano
i loro idoli. Della chiesa edificata da' Spagnuoli in Caxamalcha. Della morte
del Cusco, fratello d'Atabalipa. Dell'arrivar nel porto di Canzebi il capitan
Diego d'Almagro con molti Spagnuoli e cavalli.

Era Atabalipa uomo di trenta anni, di buona persona e disposto, grosso alquanto
e col viso grande e bello, ma fiero, e con gli occhi macchiati di sangue.
Parlava con molta gravit, come gran signore, e faceva assai vivi ragionamenti,
onde gli Spagnuoli che l'intendevano ne cavavano e s'accorgevano che egli era
persona savia. Era uomo allegro, ancorch crudele, ma quando parlava co' suoi
non mostrava allegrezza, ma s ben viso fiero e grave. Fra l'altre cose disse
Atabalipa al governatore che, dieci giornate lontano da Caxamalcha per la
strada del Cusco, era in una certa terra una moschea che era un tempio generale
di tutta quella contrada, e che era molto ricca d'oro e d'argento, che tutti ad
offerire v'andavano, e che suo padre in gran venerazione l'ebbe ed egli poi
ancora medesimamente; e che, se bene in ogni terra era una moschea, dove hanno
i loro particolari idoli che adorano, in quella cos ricca nondimeno stava un
idolo generale di tutti i loro; e che per guardia di questo ricco tempio stava
un gran savio, che gl'Indiani credevano che le cose future sapesse, e che
l'intendesse da quell'idolo col quale parlava. Quando il governatore intese
questo, ancorch prima di questa moschea notizia avesse, diede ad intendere ad
Atabalipa come tutti quegl'idoli erano una vanit, e che il demonio parlava in
loro per ingannarli e mandarli a perdere, come v'aveva mandati tutti quelli che
erano vivuti e morti in simile credenza. E li diede ad intendere che Iddio  un
solo, e che ha creato il cielo e la terra e tutte le cose visibili e
invisibili, e al quale li cristiani credono; e che questo solo si debbe tenere
da tutti per Iddio e far quello ch'egli comanda, ricevendo l'acqua del santo
battesimo, perch a questo modo facendo n'andrebbono nel suo celeste regno, l
dove gli altri andrebbono alle pene eterne dell'inferno ad ardere per sempre,
per avere in questo mondo servito al demonio con sacrificargli e offerirgli e
drizzargli le moschee. Ma che tutto questo d'allora avanti cesserebbe, perch a
questo effetto l'aveva mandato l'imperatore, che era re e signore de' cristiani
e di tutti loro, e che per questo aveva Iddio permesso ch'egli con tanto sforzo
di gente fosse stato rotto e preso da cos pochi cristiani: onde poteva vedere
quanto poco aiuto avuto avesse dalli suoi idoli, e come era stato il demonio
che ingannato l'avea. Atabalipa rispose che, perch n egli n i suoi passati
non avevano mai veduto cristiani, non avevano saputo questo, e perci egli era
come gli altri vivuto. E stava Atabalipa attonito di quello che gli aveva il
governatore detto, e ben s'accorgeva e conosceva che quel che nel suo idolo
parlava non era il vero Iddio, poich cos poco ne' suoi bisogni l'aveva
aiutato.
Quando il governatore si fu con gli suoi Spagnuoli riposato del travaglio del
cammino e della battaglia, mand tosto messi al popolo di San Michiele, facendo
a' suoi cristiani intendere quanto avenuto era, e desiderando d'intendere da
loro come passavano, e se era vassello alcuno venuto di Panama: di che ordin
che fusse tosto avisato. Poi fece far nella piazza di Caxamalca una chiesa,
dove la messa santa si celebrasse, e fece la muraglia della piazza circondata
rovinare, perch era bassa, e la fece rifar di calcina e terra, alta quanto 
due volte un uomo, e che girava attorno 550 passi. Fece molte altre cose anco
fare per guardia di questi suoi alloggiamenti, e ogni d s'andava informando se
ragunanza alcuna di gente si faceva, e dell'altre cose che per la contrada
passavano.
I caciqui di questa provincia, quando intesero la venuta del governatore e la
presa d'Atabalipa, vennero molti di loro in Caxamalca come amici e in pace. Ed
erano alcuni di loro signori di trentamila Indiani, e tutti erano ad Atabalipa
soggetti, onde, giungendoli davanti, gran segni di rispetto e d'umilt gli
usavano, baciandoli i piedi e le mani: ed egli li riceveva senza guardarli. 
cosa di maraviglia a dir la gravit che Atabalipa teneva, e la molta obedienzia
che tutti gli davano: ogni d li portavano da tutta la provincia molti
presenti, onde egli, cos prigione come era, stava da signore e si mostrava
molto allegro. Ben  il vero che il governator lo trattava bene, bench gli
dicesse alcuna volta che avevano i nostri da alcuni Indiani inteso come egli
faceva radunar insieme genti da guerra in Guamacuco e in altri luoghi; ma egli
rispondeva che in tutta quella contrada non era chi si movesse senza sua
licenzia, e che perci tenesse per certo, se gente di guerra avesse mai veduta,
che per suo ordine ragunata e venuta fosse: che allora avesse fatto di s
quello che pi piacciuto gli fosse, poich suo prigione era. Molte cose dissero
gl'Indiani che furono bugie, e ne fecero spesso alterare i nostri.
Fra molti messi che ad Atabalipa venivano, ne venne uno di quelli che
conducevano il suo fratello prigione, e li disse che, quando i suoi capitani
avevano inteso che egli era stato preso, avean gi il Cusco morto. Il
governator, quando l'intese, mostr di risentirsi forte di questo, e disse che
non era vero che l'avessero morto, e che perci il conducessero presto vivo, se
non volevano ch'egli facesse tosto morire Atabalipa. Ma Atabalipa affermava e
diceva che li suoi capitani l'avevano morto senza saputa sua, e il governatore
informandosene bene dalli messi, fu chiarito che era morto. Doppo di queste
cose, alquanti d appresso venne gente d'Atabalipa con un suo fratello, che
venivano dal Cusco e gli menavano certe sue sorelle e mogli, con molti vasi
d'oro in cocomi e giarroni grandi e vasi grandi da cucinare e altri pezzi, e
con molto argento, e dicevano che assai pi ne veniva appresso per il cammino,
percioch, per essere lungo il viaggio, si stancavano gl'Indiani che 'l
portavano e non potevano cos presto giungere: onde ogni d sarebbe assai oro e
argento venuto. E cos era, perch ciascun d ne venivano quando ventimila e
quando trentamila e quando cinquantamila e alcun d sessantamila castigliani
d'oro di valuta, in varii vasi grandi d'oro e d'argento: e tutti gli faceva il
governator porre in una casa, dove Atabalipa teneva le guardie sue, finch con
quest'oro e con quello che venir doveva si fornisse quello che egli aveva
promesso.
A' venti di dicembre del medesimo anno, giunsero quivi certi messi del popolo
di San Michiele con una lettera al governatore, avisandolo come erano in quella
costiera giunte in un porto chiamato Cancebi, che  presso a Quaque, sei navi,
con 150 Spagnuoli e con 84 cavalli; e che tre di questi vasselli venivano di
Panama col capitan Diego d'Almagro, che conduceva 120 uomini, e l'altre tre
caravelle venivano con trenta uomini da Nicoragua, e che venivano in questo
governo con volont di servirvi. E che da Cancebi, doppo che furono le genti e
i cavalli smontati per venir per terra, era passato un vassello avanti per
intendere dove fosse il governatore, ed era giunto fino a Tumbez, dove il
cacique di quella provincia non gli aveva voluto dar nuova, n mostrar loro la
carta che gli aveva il governator lasciata, perch la desse alle navi che quivi
capitassero; s che questo vassello se n'era ritornato adietro, senza averne
potuto aver nuova alcuna. E che un altro legno, che li s'era mosso dietro,
seguendo avanti era giunto al porto di San Michiele, dove era smontato il
padrone: e s'era in quella citt fatto gran festa per la venuta di queste
genti; e che tosto se n'era ritornato questo padrone adietro, con le lettere
che aveva il governator mandate a' nostri di San Michiele, facendo loro
intender quella vittoria che Iddio aveva lor data e le gran ricchezze di quella
terra. Ora il governatore e tutti gli altri che erano seco ebbero gran piacere
della venuta di questi vasselli; e tosto il governator scrisse al capitan Diego
d'Almagro e ad alcune persone che con lui venivano, mostrando quanto piacer
avesse della venuta loro, dicendo che, giunti che fossero al popolo di San
Michiele, accioch non l'aggravassero, se ne passassero agli altri caciqui
convicini, che stavano per il cammino di Caxamalcha e che avevano gran copia di
vettovaglie; e che egli fra tanto avrebbe provisto a far fonder oro, per pagare
il nolo di quelli vasselli, accioch tosto se ne ritornassero adietro.


Atabalipa fa incatenar un sacerdote d'una moschea, per avergli detto che
vincerebbe la guerra contro i cristiani, e la moschea manda a spogliare di gran
quantit d'oro e d'argento, che quivi si trovava.

Perch ogni d venivano caciqui a vedere e parlare col governatore, ve ne
vennero fra gli altri duoi chiamati caciqui delli ladroni, perch le lor genti
assaltano e assassinano quanti passano per quella terra loro: e questi stanno
per il cammino che va al Cusco. In capo di sessanta giorni doppo la presa
d'Atabalipa, un cacique della terra dove sta quella gran moschea e il guardiano
stesso di quella vennero davanti al governator, e dimandato Atabalipa chi
questi fossero, glielo disse, e soggiunse che egli aveva piacer del venir loro,
perch voleva al sacerdote far pagar le mentite che gli aveva dette: e dimand
una catena per gettargliela al collo, poich gli aveva gi consigliato che
guerreggiasse con cristiani e che gli avrebbe ammazzati tutti, che cos gli
aveva detto l'idolo, e poich aveva anco al Cusco suo padre detto, stando su la
morte, che non morrebbe di quella infermit. Il governatore fece venire la
catena ed egli incaten quel sacerdote, dicendo che non lo sciogliessero finch
facesse venir tutto l'oro della moschea, perch lo voleva dar a' cristiani,
poich il suo idolo era bugiardo: "E ora vedr, - soggiunse, - se esso ti torr
questa catena, poich tu dici che egli  il tuo Dio". Il governatore e il
cacique che era con questo sacerdote venuto mandarono i loro messi, perch
l'oro della moschea venisse con quanto il cacique n'aveva: e il ritorno
dicevano che sarebbe stato fra cinquanta giorni. Ma, avendo con tutto questo il
governatore inteso che nella provincia si facevano gente, e che in Guamachuco
(che  lontana tre giornate da Caxamalca) se n'erano raunate molte da guerra,
vi mand Fernando Pizarro con venti da cavallo e alquanti da piedi, per sapere
quello che questo fusse, e perch si facesse condurre l'oro e l'argento che in
Guamachuco stava.
Il capitano Fernando Pizarro il d della Epifania del 1533 part da Caxamalca,
dove quindeci giorni appresso vennero certi cristiani con gran quantit d'oro e
d'argento, che lo conducevano con pi di trecento carichi, in varii e gran
pezzi di vasi: e il governatore lo fece tutto porre con l'altro che era venuto
prima, in una stanza dove Atabalipa teneva le guardie, dicendo che ne voleva
avere buona cura, poich doveva compire quello che si ritrovava promesso, e
l'aveva poi a consegnare tutto insieme. E il governatore, perch a miglior
ricapito stesse, vi pose alquanti cristiani a guardarlo di d e di notte; e
quando in quella stanza si poneva, annoveravano tutti i pezzi, perch non vi
fusse fatto fraude. Con questo oro e argento venne un fratello d'Atabalipa, e
disse che in Xauxa restava maggior quantit d'oro, e che gi tuttavia si
conduceva, e con esso veniva un de' suoi capitani, chiamato Chilichuchima.
Fernando Pizarro scrisse al governatore che esso s'era informato delle cose
della terra, e non aveva nuova alcuna di raunanza di gente n d'altra cosa, se
non che l'oro stava in Xauxa e lo conduceva un capitano d'Atabalipa; e che
l'avisasse di quello che voleva che facesse, e se li comandava che passasse
innanzi, perch finch avesse risposta sua non si partirebbe. Il governatore li
rispose che passasse innanzi finch giungesse alla moschea, perch aveva seco
prigione il sacerdote, e Atabalipa aveva mandato a condurre il tesoro che ivi
era; e che perci esso s'affrettasse di mandare presto quanto oro nella moschea
fusse, e che d'ogni terra gli scrivesse tutto quello che per il cammino gli
succedeva: e il capitano Fernando cos fece. Ma il governatore, veggendo quanto
si differiva il portare dell'oro, mand tre cristiani perch sollecitassero e
facessero venire quell'oro che era giunto in Xauxa, e che andassero a vedere la
citt del Cusco; e ad un delli tre diede potest di potere in suo luogo in nome
di sua Maest prendere la possessione del Cusco e di tutto il convicino, in
presenza d'un notaio publico che con loro andava. E con questi mand un
fratello d'Atabalipa, avendo loro espressamente comandato che non facessero
male alcuno a niuno di que' popoli, n togliessero ad alcuno nulla contra lor
volont, n facessero pi di quello che a quel principale che con loro andava
piacesse, accioch non vi fussero da quella gente morti, e procurassero di
vedere il popolo del Cusco e portassero d'ogni cosa relazione. E cos costoro
partirono di Caxamalca a' quindeci di febraro del sopra detto anno.
Il capitano Diego d'Almagro giunse con alcune genti in Caxamalca il d di
Pasqua nel medesimo anno, che fu a' tredeci d'aprile e vi fu ben ricevuto dal
governatore e dagli altri che con lui stavano. Un negro che part con quelli
cristiani che andavano al Cusco ritorn a' ventiotto d'aprile con 107 carichi
d'oro e sette d'argento, e si ritorn da Xauxa, dove ritrovarono gl'Indiani che
con l'oro venivano; e disse questo negro che il capitan Fernando Pizarro
verrebbe assai presto, perch era andato in Xauxa a vedere Chilichuchima. Il
governatore fece porre tutto questo oro con l'altro e fece contare tutti i
pezzi. A' venticinque di maggio ritorn in Caxamalca il capitano Pizarro, con
tutti li cristiani che seco menati aveva e con Chilichuchima, e fu dal
governatore e da tutti gli altri che con lui erano assai bene ricevuto. Egli
port dalla moschea ventisette carichi d'oro e duemila marchi d'argento, e
diede al governatore la seguente relazione e annotamento del suo viaggio, che
fatto aveva il proveditore Michiele Estete, che andato era con lui.

La relazione del viaggio che fece il capitano Fernando Pizarro per ordine del
governatore suo fratello, da che part dal popolo di Caxamalca per andare a
Xauxa finch ritorn.



Il Pizarro parte di Caxamalca con alquanti Spagnuoli; giungono a Guancasanga e
Guamachuco citt, dove sono avisati Chilichuchima capitano ritrovarsi con gente
da guerra in campagna per assaltar i cristiani. Seguendo il viaggio vanno ad
Andamarcha e d'indi a Totopamba, e poscia a Corongo e poi a Pinga, e da
Pumapecha cacique hanno cortesie; e d'indi a Guarua, a Sucaracoay, a Pachicoto
e a Marcara citt.

Il d della Epifania, a' sei di gennaro del 1533, part il capitano Fernando
Pizarro dalla citt di Caxamalca con venti da cavallo e con certi schiopettieri
a piedi, e quel d stesso and a dormire in un certo luoghetto cinque leghe
indi lungi. Il secondo giorno and a mangiare ad una terra chiamata Ychoca,
dove fu ben ricevuto, e v'ebbe tutto quello che e per s e per le sue genti li
faceva di bisogno. And poi la sera a dormire ad una terra picciola chiamata
Guancasanga, soggetta alla citt di Guamachuco, alla quale la mattina seguente
giunse: ed  questa citt assai grande e situata in una valle posta fra monti;
ha buona vista e stanza, e il suo signore si chiama Guamanchoro, dal quale fu
il capitano con gli altri suoi ben ricevuto. Qui giunse il fratello
d'Atabalipa, che andava a sollecitare che l'oro del Cusco venisse, e da lui
intese il capitano che venti giornate di l era il capitan Chilichuchima, che
portava tutta la quantit dell'oro che aveva l'Atabalipa ordinato che venisse.
Quando il Pizarro intese che l'oro tanto lontano fusse, mand un messo al
governatore, per sapere quello che egli voleva che facesse, che egli non si
partirebbe finch avesse sua risposta. In questa terra s'inform d'alcuni
Indiani se era vero che Chilichuchima cos lontano fusse, e alcuni Indiani
principali, astretti forte da lui, li dissero che Chilichuchima si trovava
sette leghe indi lungi, nella citt d'Andamarca, con ventimila uomini da
guerra, e che veniva per ammazzare i cristiani e per liberare il suo signore: e
colui che questo confess disse di pi che esso aveva con lui il giorno avanti
mangiato. Interrogato un altro compagno di questo principale, disse il
medesimo. Per la qual cosa deliber il capitano d'andare a vedere e affrontarsi
con Chilichuchima, e, poste le sue genti in ordine, prese quella strada, e quel
d and a dormire ad una terra picciola chiamata Tambo e soggetta a Guamachuco:
e quivi si ritorn ad informare di nuovo, e a quanti Indiani dimandava, tutti
li dicevano quello stesso che gli avevano i primi detto. In questa terra fece
fare buona guardia tutta la notte, e la mattina seguente, seguendo con molto
ordine il suo viaggio, avanti a mezzod giunse alla citt d'Andamarca, e non vi
ritrov quel capitano n nuova alcuna di lui, fuori che quello che gli aveva
detto il fratello d'Atabalipa, cio che era in Xauxa con tutto quello oro, e
veniva tuttavia alla volta di Caxamalca, dove era il governatore.
Quivi in Andamarca giunse la risposta del governatore, che li diceva che,
poich aveva notizia che Chilicuchima con l'oro cos lontano fusse, perch esso
aveva in potere suo il sacerdote della moschea di Pachacama, s'informasse del
cammino che era per andare l, e parendoli d'andarvi per quell'oro che ivi era
v'andasse, mentre quell'altro del Cusco verrebbe. Il capitano allora s'inform
del cammino e delle giornate che erano per andare alla moschea, e, bench la
sua gente andasse mal provista di ferri e d'altre cose necessarie per cos
lungo viaggio, vedendo nondimeno che si faceva servigio a sua Maest in andare
per quell'oro, accioch gli Indiani, in quel mezzo nol trabalzassero, e
medesimamente per vedere la contrada, e se era atta a popolarsi e abitarsi da'
cristiani, deliber d'andarvi, se bene aveva inteso che per quel cammino erano
molti fiumi e ponti di rete con altri cattivi passi. Egli men seco alcuni
Indiani principali che erano in quella contrada stati, e cos si part a'
quattordeci di gennaro per quel viaggio; e quel d stesso pass alcuni cattivi
passi e duo fiumi, e and a dormire ad una terra chiamata Totopamba, dove fu
ben ricevuto dagl'Indiani e ne ebbe ben da mangiare, con quanto per quella
notte bisogn, e n'ebbe anco Indiani, perch aiutassero loro a portare le lor
bisogne. L'altro giorno cavalcando and ad alloggiare ad una terra picciola
chiamata Corongo. Nel mezzo di questo cammino sta un gran passo di neve, e per
tutta la strada gran quantit di bestiame, co' lor pastori che lo guardavano,
che tenevano le lor case per li monti al modo di Spagna. In questa terra ebbero
i nostri da mangiare con quanto fu lor di bisogno, e Indiani anco, che gli
aiutassero a portare le loro robbe; ed  questo popolo soggetto a Guamanchoro.
L'altro d and ad alloggiare la sera ad un'altra picciola terra chiamata
Pinga, e non vi fu ritrovato niuno, perch se n'erano tutti fuggiti per paura:
e fu questa una giornata di cattiva strada, perch v'era una scesa di scalini
fatta nel sasso stesso, assai difficile e pericolosa per li cavalli. L'altro d
ad ora da mangiare giunsero ad una gran citt posta in una valle, ma nel mezzo
del cammino  un gran fiume che furiosamente corre, e vi sono duoi ponti
vicini, fatti di rete a questo modo: dall'una ripa all'altra del fiume tengono
ben legate a due muraglie (che su le ripe con buoni fondamenti fanno) e
attestate certe corde grosse quanto una coscia l'una e fatte di besciuco, che
sono quelli vitaggi lungi, che sono fortissimi; e dall'una corda all'altra, che
 dell'ampiezza d'una carretta, il ponte v'attraversano e intessono certe altre
cordelle forti, e per di sotto v'attaccano certe pietre grosse per contrapeso
del ponte. Per l'uno di questi duoi ponti passano le genti communi, e vi  un
guardiano che riscuote il passo, e per l'altro ponte passano i signori e
capitani loro, e perci lo tengono sempre chiuso: ma l'aprirono perch passasse
il capitan nostro con le sue genti, e i cavalli acconciamente vi passarono. In
questa terra si ripos il capitano duoi giorni, perch la gente e i cavalli
andavano stanchi della mala strada, e v'ebbero molta cortesia, con quanto lor
bisognava; e il signor di questa terra si chiamava Pumapaecha.
Il d seguente si part il capitan da questa terra, e and a mangiare ad un
picciol villaggio, e v'ebbe tutto il bisogno: e quivi presso si pass un altro
ponte di rete come il primo; e and la sera a dormire due leghe indi lungi ad
una terra, donde uscirono a riceverlo pacificamente, e gli diedero da mangiare
e Indiani per condurre le loro robbe. Questa giornata fu gi per una valle,
piena di maizali e di picciole ville dall'una parte e dall'altra della strada.
La mattina seguente, che era domenica, and ad un'altra terra, dove la mattina
furono assai ben tutti i nostri serviti; e la sera andarono ad alloggiar ad
un'altra terra, dove furono assai ben serviti medesimamente, e n'ebbero molte
pecore, con tutto quello che fu lor di bisogno. Tutta quella contrada  copiosa
di bestiame e di maiz, e i nostri per tutto quel cammino ritrovavano infiniti
greggi di pecore. La mattina seguente, cavalcando per quella valle, and il
capitan a desinar ad una gran citt chiamata Guarax, e n'era signor un che si
chiamava Pumacapiglay, dal quale e dalli suoi Indiani ebbero i nostri da
mangiare, e gente che lor servissero nel portarli le robbe in vece di vetture.
Questa terra  posta in un piano e vi passa un fiume da presso, e si veggono da
questa terra altri popoli con molto bestiame e maiz: e solo per dar a mangiare
al capitano con la sua gente, tenevano rinchiuse nel cortile dugento capi di
bestie. Di quivi part il capitano assai tardi, e and a dormire ad un'altra
terra chiamata Sucaracoay, dove fu ben ricevuto; e il signore del luogo si
chiama Marcocana. Quivi si ripos il capitano un giorno, perch la gente e i
cavalli andavano molto stanchi del cammino cattivo che fatto avevano; e vi
stette con buona guardia, perch la terra era grande, e Chilichuchima vi era
assai presso con cinquantacinquemila uomini. L'altro giorno poi partendo
cavalc per una valle piena di lavorecci e di bestiame, e and due leghe, per
dormire la notte in una terra picciola chiamata Pachicoto. Quivi lasci il
capitano la strada reale che va al Cusco, e tolse quella che va per li piani.
La mattina seguente adunque partendo and a dormire a Marcara, della qual terra
era signore uno che si chiamava Corcara, il quale era molto ricco d'armenti,
per la bont della contrada ne' pascoli. Da questa terra corrono l'acque verso
il mare e la strada si fa difficile e aspra, perch tutto il paese adentro 
molto freddo e pieno di acqua e di neve, e la costiera del mar molto calda; e
vi piove tanto poco che non basta per li seminati loro, onde vi proveggono
irrigando la terra con l'acque che scorrono gi dai monti, e cos la contrada
viene ad essere fertile e copiosa di vettovaglie e frutti.


Passano per le terre di Guaracanga, Parpunga, Guamamayo, Guarua, Glachu, detta
delle Pernice, Suculacumbi, e a Pacachama, citt della moschea ricca, nella
quale entrano e distruggono la capella e spezzano l'idolo, facendo sapere
agl'Indiani quello essere il diavolo.

Partendo il d seguente il capitano cammin gi per un fiume pieno di lavorecci
e d'alberi fruttiferi, e and ad alloggiare ad una terra picciola chiamata
Guaracangua. L'altro d and a dormire ad una terra grossa chiamata Parpunga,
che sta presso al mare, e vi  un forte palagio con cinque mura attorno, e
dipinto di molti lavori per dentro e per fuori, con le sue porte assai ben
lavorate al modo di Spagna, con duoi tigri alla porta principale. Gl'Indiani di
questo luogo andarono fuggendo per paura, veggendo una gente non mai da lor
prima veduta, e i cavalli, de' quali maggiormente si maravigliavano; ma il
capitano fece loro dall'interprete parlare e dire che non dubitassero e non
fuggissero, e cos, essendosi assicurati, servirono bene in quanto avevano i
nostri di bisogno. In questa terra riprese il capitano un'altra strada pi
larga, ma fatta a mano, che per le terre della marina va, con mura dall'una
parte e dall'altra fatte di terra e calce. In Parpunga stette duoi giorni,
perch la gente si riposasse, e per aspettare di potere ferrare i cavalli.
Partendo poi con la sua gente, passarono un fiume con certe barchette fatte di
travi commessi insieme, e i cavalli a nuoto, e dormirono ad una terra chiamata
Guamamayo, che sta quasi sopra al mare posta; e quivi presso si pass anco un
fiume a nuoto, con gran difficolt, perch andava assai grosso e furioso. In
questi fiumi delle marine non sono ponti, perch vanno grossi e vi calano gi
gran ramate. Il signore di questa terra e le genti sue s'oprarono molto in
aiutar a passare le robbe de' nostri che portavano, e diedero lor ben da
mangiare e gente per condur le bagaglie. Poi si part e and il capitano ad
alloggiare ad un'altra terra soggetta a Guamamayo, che sono tre leghe di
strada, la maggior parte con lavorecci e alberi di varii frutti: ed era il
camino tutto polito e inastricato. Poi and a dormir ad una gran terra posta
presso al mare, ed  chiamata Guarua, e ben situata e con grandi edificii e
alloggiamenti: li nostri vi furono ben serviti dalli signori della terra e da'
loro Indiani, e n'ebbero quanto faceva lor per quel d di bisogno. Il d
seguente andarono ad alloggiare a Gliachu, alla qual terra i nostri posero nome
delle Pernici, perch in ogni casa vedevano molte pernici poste in gabbie.
Gl'Indiani di questo luogo uscirono molto pacifici co' nostri, e fecero gran
festa al capitano e lo servirono assai bene, ma il cacique di questa terra non
comparse giamai. L'altra mattina si part il capitano per tempo, perch gli fu
detto che la giornata era lunga, e mangi la mattina in una gran terra chiamata
Suculacumbi, ch'ha cinque leghe di strada. Il signor di questo luogo con
gl'Indiani suoi amichevolmente raccolsero i nostri, dando loro a mangiare per
quel d; e sul vespero part il capitano da questa terra, per poter il d
seguente giungere alla moschea, e pass un gran fiume a guazzo, e and ad
alloggiare la sera in un luogo lungi dalla terra della moschea una lega e
mezza. L'altro d, che era domenica, il capitano cavalc, e senza uscir da'
luoghi abitati e pastinati d'alberi giunse a Pacachama, che  la citt dove era
quella moschea ricca; a mezzo camino ritrov un'altra terra, dove mangi.
Il signor di Pacachama usc con tutti li principali a ricevere come amici i
nostri, mostrando lor molta amorevolezza. Il capitano alloggi co' suoi in
certe stanze grandi, che erano da una banda della citt, e fece tosto a coloro
intendere che egli per ordine del signore governator veniva per l'oro della
moschea, che il cacique aveva comandato che li desse: e che perci dovessero
tosto ragunarlo e darglielo, e portarlo dove il governatore stava. Si strinsero
allora insieme i principali della citt e i paggi e ministri dell'idolo, e
dissero che lo darebbono; ma andarono un pezzo dissimulando e differendo, e
all'ultimo assai poco ne portavano, e dissero che non ve n'era pi. Il capitano
dissimul, e disse che voleva andare a vedere l'idolo loro, che glielo
mostrassero, e cos vi fu da loro menato. Stava quest'idolo dentro una buona
stanza ben dipinta, in una sala ben oscura e di cattivo odore, e molto ben
chiusa, ed era l'idolo fatto d'un legno assai sozzo: e questo dicono che sia il
Dio loro, che li cre e mantiene e d il vitto e il sostentamento della vita; e
aveva a' piedi, che gliele avevano offerte, alcune gioie d'oro. E in tanta
venerazione lo avevano, che i suoi paggi e ministri solamente, che da lui
stesso (come essi dicono) segnalati e chiamati al ministerio vengono, e li
servivano, e niun altro aveva ardimento d'entrar dentro, anzi non si tengono n
anco degni di toccar con mano le mura di quella casa. E gi si vidde assai
chiaro che il diavolo era quello che dentro quell'idolo parlava, e diceva
quelle tante cose diabolice, perch per tutta quella terra si spargessero: onde
n'era adorato per Dio, e gli facevano molti sacrificii, e vi venivano in
pellegrinaggio 300 leghe di lungi ad offerire oro, argento e robbe. E questi
che vi venivano andavano al portinaio, e chiedevano la grazia che volevano: il
portinaio entrava dentro e parlava con l'idolo, e poi ritornava fuori e dicea
che se gli concedeva la grazia che dimandavano. Prima che niun di quelli
ministri entrasse a servirlo, bisognava digiunare molti giorni e non accostarsi
con donne. Per tutte le strade di questa citt e su le porte principali e
d'intorno alla moschea erano molti idoli di legno, e gli adoravano ad
imitazione dell'idolo principale, che dava le risposte. S'intese da molti
signori di questa contrada che dalla citt di Catamez, che  al principio di
questo governo, tutta la gente di questa costiera serviva a questa moschea con
oro e argento, e le davano ogni anno certo tributo: onde quivi v'erano i
fattori e le stanze dove questi tributi si ponevano, e vi fu ritrovata certa
parte d'oro e segnali anco d'essere stato assai pi tolto via, e s'intese poi
di certo da molti Indiani che l'avevano trabalzato via per ordine del diavolo
che nell'idolo parlava. Molte cose si potrebbono dire delle idolatrie che a
questo idolo si facevano, ma per non esser prolisso si tacciono, fuori che
questo solo, che dicono che quell'idolo fa loro intendere che sia lor Dio, e
che li pu inabissare se lo fanno sdegnare e non bene lo servono, e che tutte
le cose del mondo ha esso in poter suo. Stavano quegl'Indiani cos
scandalizzati e timidi, solamente perch era il capitano entrato a vederlo, che
pensavano di doverne essi essere tutti rovinati a fatto, tosto che i cristiani
indi si partissero. I nostri diedero ad intendere agl'Indiani l'errore grande
nel quale si ritrovavano, perch quel che dentro a quell'idolo parlava era il
diavolo, che a quel modo gli teneva ingannati: onde gli ammonivano che d'allora
innanzi non gli avessero dovuto pi credere, n fare quello che lor
consigliasse, con altre simili cose, per distorli da quelle loro idolatrie. Il
capitano fece disfare la grotticella o cappella dove l'idolo stava, e spezzare
anco l'idolo stesso in presenza di tutti, e diede loro ad intendere molte cose
della nostra santa fede, e come si dovessere difendere dal demonio col segno
della santa croce.


Descrizione della terra di Pachacama, e dell'obedienza quale vennero a dare a
sua Maest li principali caciqui delle provincie, con la quantit dell'oro
avuto. Come passano per le terre di Guarua, Guaranga, Aillon, Chincha,
Cascumbo, Pombo e pi, per andar a ritrovare il capitan Chilichuchima.

Questa citt di Pachacama  grandissima terra; ha presso a questa moschea una
gran casa del Sole, posta in certo erto, ben lavorata, con cinque mura intorno
che la cingono; vi sono case di due solari come in Spagna, e la terra dimostra
esser antica, per gli edificii caduti che vi si veggono, e la maggior parte
della muraglia della citt si vede caduta gi e rovinata. Il principale signore
di questo popolo si chiama Taurichumbi. Quivi vennero li signori delle terre
convicine a visitare il capitano, con presenti delle cose che erano nelle
contrade loro e con oro e argento, e si maravigliavano molto che egli avesse
avuto ardimento d'entrare dove stava l'idolo e di spezzarlo. Il signor di
Malache chiamato Lincoto venne a dar obedienza a sua Maest, e port presente
d'oro e d'argento. Il medesimo fece il signore di Noax chiamato Alinchay, il
signor di Gualco chiamato Guarigli, il signor di Chincha, chiamato Tambianuea,
con dieci principali, il signor di Goarua chiamato Guaxciapaiche, il signor di
Colixa chiamato Aci, il signor di Saglicaimarca chiamato Yspilo, e altri
signori e principali delle contrade a torno, tutti con li loro presenti di oro
e d'argento, che fu posto insieme con quello che si cav dalla moschea: e
giunse tutto alla valuta di novantamila castigliani. A tutti questi caciqui
parl il capitano assai graziosamente, ringraziandoli della lor venuta, e
comand loro da parte di sua Maest che sempre dovessero a quel modo fare, e
finalmente ne li rimand molto contenti adietro.
In questa citt di Pachacama ebbe il capitan Fernando Pizarro novella che
Chilichuchima, capitano d'Atabalipa, stava indi quattro giornate lontano con
molta gente e con l'oro, e che non voleva passare avanti, anzi diceva che
veniva a far guerra alli cristiani. Il capitan li mand un messo, assicurandolo
e mandandogli a dire che venisse con l'oro, che gi doveva sapere che 'l suo
signore stava prigione e molti giorni erano che l'aspettava, e che il
governatore anco si ritrovava sdegnato del suo tanto tardare. E con questo li
mand molte altre cose a dire, assicurandolo perch venisse, percioch esso non
poteva andare a veder lui per il mal camino che era per li cavalli, e che chi
pi presto arrivasse in una certa terra che per il camino stava, si dovessero
ivi aspettare l'un l'altro. Chilichuchima li rimand a dire che esso senza
altro farebbe quanto egli li comandava. Allora il capitano part da Pachacama
per dovere con costui ritrovarsi, e per le medesime giornate se ne venne alla
terra di Guarua, che sta posta nel piano presso al mare. Quivi lasci la
riviera maritima e prese il camino dentro terra: e fu a' tre di marzo che da
quella citt part, e caminando tutto quel giorno su per un fiume tutto pieno
d'alberi, and ad alloggiare la notte ad una terra su la riva di questo fiume
posta, chiamata Guaranga e soggetta a Guarua. Il d seguente cavalcando and a
dormire ad un'altra picciola terra chiamata Ayglon, e situata presso ad un
monte, e soggetta ad un'altra terra pi principale chiamata Aratambo, e piena
di molto bestiame e maiz. Il d seguente, a' cinque di marzo, and a dormire a
Chinca, terra sottoposta a Caxatambo, e nel camino si ritrov un passo di neve
assai cattivo, perch giungeva la neve alle cigne delli cavalli: e quivi era
gran copia di bestiame. Quivi stette due giorni il capitano, e poi partendo
and a dormire a Caxatambo, che  una gran citt posta in una profonda valle,
dove  molto bestiame, e per tutto il cammino si ritrovano molte mandrie di
pecore; e il signore di questa terra, che si chiamava Sachao, fece molti
servigi a' nostri. Quivi ritorn il capitano a prender il camino ampio per
donde Chilicuchima andare doveva, e v'erano tre giornate d'attraversamento.
Quivi il capitano s'inform se Chilicuchima era passato per doversi ritrovare
con lui, come promesso gli aveva, e tutti gl'Indiani dicevano che era passato,
e con l'oro che portava; ma, come poi si parve, essi stavano tutti avisati di
dover dire a quel modo, accioch il capitano se ne ritornasse senza aspettarlo,
perch il Chilicuchima si restava in Xauxa con pensiero di non passar avanti.
Il capitano, che sapeva bene che poche volte si ritrovava in questi Indiani
verit, si deliber (bench con gran travaglio e pericolo fusse) d'uscire al
camino reale per donde doveva colui passare, per sapere se passato era, e, non
essendo passato, d'andare a trovarlo dovunque stesse, cos per far condur l'oro
come per disfare l'esercito che avesse e per trarlo amichevolmente, e, veggendo
lui duro, farlo prigione. E cos con questa deliberazione prese la strada d'una
gran terra chiamata Pombo, che nella strada reale si trova. A' nove di marzo
and a dormire ad Oyu, che  una terra posta fra monti, e il cacique venne
tutto pacifico a servire a' nostri e a dar loro quanto per quella notte
bisognava. La mattina seguente cavalc e and a dormire in una terricciuola di
pastori, posta presso una lacuna d'acqua dolce, che in una campagna gira tre
leghe intorno; e vi sono molte pecore mediocri, come quelle di Spagna, e di
fina lana. L'altra mattina seguendo il suo viaggio, giunse la sera a Pombo,
donde uscirono a riceverlo tutti i signori della terra e alcuni capitani
d'Atabalipa, che ivi con certa gente stavano. Quivi ritrov il capitano 150
vasselli tutti d'oro che Chilichuchima mandava, ed esso si restava con le sue
genti in Xauxa. Tosto che il capitano ebbe avuto l'alloggiamento, dimand li
capitani d'Atabalipa che cosa voleva dire che Chilichuchima mandava quell'oro,
ed esso non veniva come promesso aveva. Risposero che non era venuto per la
gran paura che de' cristiani aveva, e medesimamente perch aspettava anco molto
oro dal Cusco, e non aveva ardire di passar avanti con quel poco. Allora il
capitano li mand un messo, assicurandolo e facendoli a sapere che, poich egli
non veniva, andarebbe esso a trovarlo, e che non dubitasse n temesse. In
questa terra si ripos il capitano con le sue genti un giorno, per condurre i
cavalli riposati e freschi, per dovere combattere se fusse stato bisogno.


Per ritrovare Chilicuchima, capitano di Atabalipa, passano per le citt di
Caxamalca, Carma, Ianimalcha e Xauxa, ove fermati hanno con lui lungo
ragionamento circa l'oro e il suo non esser venuto in tempo. Descrizione della
citt di Xauxa e del popolo che vi si trova.

A' 14 di marzo part il capitan da Pomba per esser in Xauxa, e alloggi la
prima sera in Caxamalca, dove  una campagna piana di sei leghe incominciando
da Pomba, e v' una lacuna d'acqua dolce che tira otto o dieci leghe intorno; e
tutta attorno da molte terre s'abita, e vi sono presso gran copia di pecore, e
nella lacuna si veggono uccelli d'acqua di varie sorti e pesci piccioli. In
questa lacuna tenne il Cusco vecchio, e Atabalipa poi anco, molte barchette
piane condotte di Tumbez per loro ricreazione. Esce da questa lacuna un fiume
che va a Pombo, e li passa da una parte assai quieto e profondo: e si pu
passare per un ponte che sta presso alla terra, e vi si paga il passaggio o
nolo come si fa in Spagna. Per tutto questo fiume si veggono molte greggi di
pecore, e i nostri li posero nome Guadiana, perch somiglia molto a quella di
Spagna.
A' 15 di marzo part il capitano da Caxamalca, e and a mangiare ad una casa
tre leghe indi lungi, e v'ebbe molte carezze; e la sera and a dormire tre
altre leghe avanti, in una terra chiamata Carma e posta nel fianco d'un monte.
Quivi li fu dato albergo in una casa dipinta con buone stanze dentro, e il
signore di questa terra fece dare a' nostri ben da mangiare, e gente per condur
le lor robbe che portavano. L'altro d, perch la giornata era lunga, si part
il capitan per tempo la mattina con le sue genti in ordine, perch dubitava che
Chilicuchima non stesse col cuore macchiato, poich non gli aveva mandato
risposta. Ad ora di vespero giunse ad una terra chiamata Yanaymalca, dove fu
ben ricevuto, e quivi seppe che Chilicuchima stava fuori di Xauxa, onde in
maggior sospetto entr. E perch non stava pi che una lega lungi da Xauxa,
tosto che ebbe desinato mont a cavallo e, giunto a vista di quella citt,
vidde da un rilevato molti squadroni di gente, ma non sapeva se era gente da
guerra o pur della terra. Giunto poi sulla piazza principale della citt,
ritrov che quelli squadroni di gente erano della terra, e s'erano ragunati a
quel modo per far festa. Tosto che il capitano giunse, prima che smontasse
dimand di Chilicuchima, e gli dissero che era andato a certe altre terre e che
il d seguente verrebbe. Egli s'era appartato sotto colore di certi negocii,
finch avesse saputo dagl'Indiani che col capitano venivano che animo era
quello degli Spagnuoli verso di lui, percioch, conoscendo aver fatto male in
non compir quello che promesso aveva, perch era il capitan venuto ottanta
leghe a vederlo, dubitava che non venisse a prenderlo o ad amazzarlo: onde per
questa paura che de' cristiani aveva, e di quelli da cavallo specialmente,
s'era appartato. Il capitano menava con seco un figliuolo del Cusco vecchio, il
quale, quando intese che Chilicuchima s'era appartato, disse che voleva andar a
trovarlo dove stava, e cos v'and in una lettica. Tutta quella notte tennero i
nostri li cavalli insellati e imbrigliati, e il capitano ordin alli signori
della terra che non facessero comparir Indiano alcuno su la piazza, perch li
cavalli stavano corrucciati e se gli avrebbono mangiati.
Il d seguente ritorn quel figliuol del Cusco e Chilicuchima seco in due
lettiche e ben accompagnati, e giungendo su la piazza smontarono in terra, e
lasciando l'altre genti adietro, con alcuni pochi solamente andarono alla
stanza del capitano, col quale si scus molto Chilicuchima perch non fosse
andato a trovarlo, come promesso aveva, e non gli fosse poi n anco uscito
incontra: e le sue scuse erano che egli non aveva potuto far altro, per le sue
molte e grandi occupazioni. Ma, dimandato dal capitano della causa pi
particolare perch non fosse andato a ritrovarlo, come gli aveva gi mandato a
dir di dover fare, rispose che Atabalipa suo signore gli aveva mandato uno
ordine che si stesse saldo senza partirsi. Il capitano disse allora che egli
non aveva gi per questo con lui niun sdegno, ma che si ponesse in ordine,
perch voleva che andasse seco dove stava il governatore che teneva prigione
Atabalipa suo signore, e che non lo liberarebbe mai finch non gli desse tutto
l'oro che promesso gli aveva; e soggiunse che egli ben sapeva che gli aveva
molto oro, e che perci lo facesse venire tutto, perch di compagnia il
condurrebbono, e a lui sarebbe stato ogni buon trattamento fatto. Chilicuchima
rispose che aveva ordine dal suo signore che non si partisse, onde, finch
nuovo ordine avesse, non aveva animo di muoversi, perch, essendo stata quella
terra nuovamente conquistata, tosto che egli se ne partisse si ritornerebbe a
ribellare. Il capitan Pizarro stette con lui gran pezzo contendendo sopra di
questa andata, e finalmente restarono che quella notte vi si penserebbe meglio,
e la mattina si risolverebbono. Il capitan cercava di ridurlo con buone
ragioni, per non sollevar e porre la terra in tumulto, perch n'averebbe potuto
seguir danno alli tre Spagnuoli che erano andati al Cusco. La mattina seguente
Chilicuchima and a trovarlo e gli disse che, poich egli voleva che andasse,
non poteva altramente fare, e che perci andrebbe e lascierebbe un altro
capitano con quelle genti da guerra che quivi aveva. Quel d ragun ben trenta
carichi d'oro basso, e apunt di dover partire fra due giorni: e in questo
tempo vennero da trenta o quaranta carichi d'argento, e i nostri sempre
stettero con molte guardie e con li cavalli insellati, perch vedevano quel
capitano d'Atabalipa cos potente di gente che, s'avesse dato di notte lor
sopra, gli averebbe fatto molto danno.
Questa citt di Xauxa  assai grande ed  posta in una bella valle, ed 
contrada molto temperata e fertile, e presso la terra scorre un fiume molto
furioso; la citt sta fatta al modo di quelle di Spagna, con le strade bene
ordinate e acconcie. A vista di Xauxa sono molte altre terre che gli sono
suggette, e tanta moltitudine di gente ha questa citt con suo contorno che, al
parer degli Spagnuoli, ogni giorno si ragunavano insieme nella piazza
principale di questo luogo centomila persone: e con tutto questo stavano
l'altre piazze e i mercati cos pieni di gente, che pareva che non vi mancasse
persona alcuna. E v'erano uomini che avevano cura di annoverar tutte queste
genti, per saper quelli che venivano a servire alla gente di guerra; altri
avevano il carico di guardar a quanti nella citt entravano. Chilicuchima tenea
i suoi maiordomi e fattori, che aveva pensiero di proveder le genti delle
provisioni ordinarie, e teneva molti maestri che lavoravano legname, con altre
molte grandezze che per suo servigio teneva e per la guardia di sua persona, e
teneva in casa tre o quattro portieri. In effetto, e nell'esser servito e in
tutte l'altre cose imitava il suo signore, e in tutta quella terra era molto
temuto, perch era valente uomo, e per ordine d'Atabalipa aveva conquistato pi
di seicento leghe di contrada: e fece molte battaglie campali e in cattivi
passi, e fu sempre vincitore, di modo che non gli rest cosa da conquistar in
tutta quella terra.


Fanno ritorno a Caxamalca insieme col capitan Chilicuchima e passano per la
citt di Tambo, Tomsucanca, Guaneso, Pincosmarca, Guari, Guacango, Piscobamba,
Agoa, Concuco, Andamarca e d'indi a Caxamalca. Delle cerimonie usate da
Chilicuchima e altri signori principali nell'entrar a far riverenza ad
Atabalipa.

A' venti di marzo si part di Xauxa il capitan Pizarro per ritornarsi alla
citt di Caxamalca, e con lui and Chilicuchima; e per le medesime giornate se
ne venne fino a Pombo, dove riesce la strada reale del Cusco, e quivi stettero
quel giorno e l'altro. Poi partendo andarono per certe campagne piene di
pecore, e alloggiarono la sera a certe gran stanze: e quel d nevic molto. La
mattina seguente partirono e andarono a dormire a Tambo, che  una terra posta
fra certi monti, presso alla quale sta un profondo fiume con un ponte; e per
calar gi al fiume v' una scala di pietra assai difficile, talch chi stesse
dalla parte di sopra vieterebbe il passo e farebbe molto danno a quelli che
stessero di sotto. Il capitano fu assai ben servito dal signor di quella terra
di quanto bisogn, e fecero tutti gran festa, per rispetto del capitan nostro e
di Chilicuchima che con lui veniva, e al quale solevano sempre far festa. Il d
seguente andarono ad alloggiare a Tomsucanca, il cui principale cacique si
chiamava Tiglima, e vi furono ben alloggiati e ben serviti, perch, se ben la
terra era picciola, vi concorsero i convicini per vedere e far servigio a'
cristiani. In questa terra  gran quantit di pecore picciole, con buona lana,
che si somiglia a quella di Spagna.
L'altro giorno andarono a dormire a Guaneso, e non fecero pi che cinque leghe,
perch ebbero cattiva strada, petrosa e con fosse per donde l'acqua scorre:
dicono che vi furono fatte per cagion delle nevi, che in certo tempo dell'anno
calano per quella contrada. Questa terra di Guaneso  grande e sta in una valle
circondata d'alpestri monti, e gira intorno questa valle tre leghe; e da una
parte, quando si viene in Caxamalca, v' una gran salita. Quivi fu il capitano
co' suoi cristiani assai ben trattato e servito, e furono lor fatte molte
feste, due d che vi stettero. Questa terra ha dell'altre terre convicine
soggette, e v' gran quantit di pecore. L'altro giorno di marzo partendo da
questo luogo giunsero ad un profondo fiume, dove era un ponte fatto di grossi
legni, e v'era la guardia che vi riscotteva il passaggio, come fra loro
costumano. La sera andarono a dormire in una terra, dove Chilicuchima fece
proveder quanto per quella notte bisogn. Il primo d'aprile cavalcando giunsero
a Pincosmarca, la qual terra sta posta nel fianco d'una montagna alpestre: e il
suo cacique si chiamava Parpai. L'ultimo d andarono a dormire tre leghe indi
lungi, ad una buona terra chiamata Guari, dove  un altro grande e profondo
fiume con un altro ponte: ed  questo luogo assai forte, perch ha da due bande
profondi e scoscese ripe. Quivi disse Chilicuchima che aveva combattuto con la
gente del Cusco, che in questo passo l'aspettarono e si difesero due o tre
giorni, e poi fuggendo brucciarono il ponte; e che egli era poi passato con le
sue genti nuotando, e ammazzati molti degli nemici.
Il d seguente andarono cinque leghe, e dormirono ad una terra chiamata
Guacango. L'altro d poi andarono a Piscopamba, la qual terra  grande e sta
nel fianco d'un monte posta, e il suo cacique si chiama Tanguame, dal quale e
dagli altri suoi Indiani furono i nostri assai ben serviti. Ma nel mezzo di
questo camino  un altro profondo fiume con due ponti vicini fatti a rete, nel
modo che s' di quelli due altri detto di sopra, e vi passarono assai ben i
cavalli, ancorch il ponte si dimenasse e movesse alquanto: che in effetto 
una cosa di molto spavento e da temerne per chi non v' mai passato, ma non v'
gi pericolo alcuno, perch egli sta assai forte. Per tutti questi ponti sono
gli guardiani, come in Spagna, che riscuotono il passo. Il d seguente and il
capitano ad alloggiare in certe stanze 5 leghe indi lungi; e il d seguente
dorm in Agoa, terra soggetta a Piscobamba, ed  una buona terra e posta fra
monti, ma vi sono molti maizali: e il cacique del luogo diede ai nostri quanto
bisogn per quella notte, e gente anco da servizio per la mattina. L'altro
giorno and il capitano a dormire a Concuco, e furono queste quattro leghe di
strada assai malagevoli: prima che a questa terra si giunga, si va per un
cammino fatto e tagliato a forza nel sasso vivo, e si monta per scalini, onde
vi sono cattivi passi e forti, se vi fusse chi li difendesse. Partendo da
questo luogo andarono a dormire ad Andamarca, che  quella terra donde si
appart il capitano per andare in Pacacama, perch quivi si congiungono e
uniscono le due strade reali che vanno al Cusco: e da questa terra di Andamarca
fino a Pombo sono tre leghe d'assai cattiva strada. E nel calare gi e montare
su di quelle balze vi sono gli loro scalini fatti a forza nel sasso stesso, e
dalli lati vi sono le sue mura di pietra, perch non si possa n da questa n
da quella parte cadere, per esser lubrico ed erto e stretto il luogo, che gi
in qualche parte si potrebbe facilmente cadere, e cadendone se ne farebbono
mille pezzi: per li cavalli spezialmente  un gran refugio, perch senza alcun
dubio vi caderebbono, se quelle mura e ripari non vi fussero. E nel mezzo di
questo camino  un ponte di pietra e di legni fatto fra due balze erte, e
dall'una parte del ponte sono certe stanze ben fatte con un cortile lastricato,
dove dicono gl'Indiani che, quando li signori di quella contrada per quelle
terre andavano, vi solevano fare sontuosi conviti e liete feste.
Da questa terra se ne venne il capitan Fernando Pizarro, per le medesime
giornate che aveva nell'andare fatte, alla citt di Caxamalca, dove entr a' 25
d di maggio del 1533. E quivi si vidde una cosa che non s' pi vista da che
si discoprirono queste Indie, ed  fra Spagnuoli anco cosa notabile: che quando
Chilicuchima entr per le porte dove il suo signore preso stava, tolse di sopra
ad uno Indiano di quelli che con lui andavano un mediocre carico che colui
portava e se 'l gett su le spalle, e questo stesso fecero anco molti altri
principali di quelli che seco andavano, e a questo modo carichi se ne entrarono
dove Atabalipa stava, e nel vederlo alzarono verso il sole le mani,
ringraziandolo che glielo avesse lasciato vedere. E poi tosto con molta
riverenza piangendo gli s'accost Chilicuchima, e gli baci il viso e le mani e
i piedi, e il somigliante fecero tosto appresso tutti quegli altri principali
che con lui venivano. Atabalipa mostr tanta maest che, bench in tutto il suo
regno non avesse uomo che tanto amasse quanto costui, nondimeno non lo guard
in viso, n fece di lui pi caso che fatto avrebbe del pi meschino Indiano che
gli fusse venuto dinanzi. Quel caricarsi a quel modo nel voler entrar a vedere
Atabalipa  una certa cerimonia che si fa a tutti quelli che hanno in quelle
contrade regnato.
Questa relazione di tutte le cose sopradette, come particolarmente avennero, fu
fatta da me, Michiele d'Estete proveditore, che in questo viaggio col capitan
Fernando Pizarro mi ritrovai.


Seguita il primo autore il suo ordine.


Descrizione della citt del Cusco, e come di quella e trenta altre principali
citt ne prendono il possesso per sua Maest. Della gran quantit d'oro e
d'argento fonduto e tra loro compartito, oltra il quinto dell'imperatore; e
diversi prezii di robbe, per le quali si conosce in quanta poca stimazione tra
Indiani e Spagnuoli fusse tenuto l'oro e l'argento, per esservene molta gran
quantit.

Aveva il governator la relazione di tutte queste cose che avea vedute e fatte
suo fratello, e veggendo che sei navi che stavano nel porto di San Michiele non
si potevano pi sostenere in mare, e che, differendosi pi la partenza loro, si
sarebbono perdute, perch era richiesto e sollecitato dalli padroni di quelle
che gli pagasse e spedisse, fece consiglio con i suoi principali e ufficiali
regii per dover pagare e mandarne via costoro, e per mandar a referire a sua
Maest tutto questo che successo era. E fu concluso e determinato di doversi
fondere quell'oro che ivi aveano, che aveva fatto venire Atabalipa, e tutto
quello anco che fusse venuto appresso, prima che questa fusione si fusse
fornita di fare, accioch, fuso e compartito che fusse, il governatore non si
avesse pi ad intertenere, ma andasse a fare la nuova colonia e citt che sua
Maest commandava e che voleva che in quelli luoghi si facesse. A' 13 di maggio
del 1533 fu bandita e si cominci a fare la fusione.
In capo di dieci giorni giunse a Caxamalca uno delli tre cristiani che erano
andati alla citt del Cusco, e questo era colui che vi era andato per scrivano
o notaio, e port la fede scritta, come s'era preso il possesso di quella citt
del Cusco in nome di sua Maest, e uno annotamento di tutte le terre che per il
cammino si trovano; e disse che si ritrovavano trenta citt principali, senza
quella del Cusco e senza molte altre picciole. E disse anco che la citt del
Cusco  grandissima e sta situata a pi d'un monte presso al piano, e le sue
strade sono assai ben poste e saleggiate, e che in otto giorni che v'erano
stati non l'avevano potuta vedere tutta; e che v'era un palagio con ciappe,
piastre d'oro e assai ben fabricato in quadro, e ognun di questi quattro
fianchi della casa era trecentocinquanta passi da cantone a cantone, e che,
delle piastre d'oro che in questo palagio erano, n'avevano tolte 700 spalanche
o lamine, che ognuna delle quali pesava 500 castigliani; e che da un'altra casa
ne avevano gl'Indiani un'altra gran quantit tolta, che giungeva il peso a
ducentomila castigliani, se l'oro fusse stato perfetto, ma perch era molto
basso non l'avevano voluto ricevere, perch non era di pi che di sette o otto
caratti; e che, fuori che queste due case, non n'avevano veduta niuna altra a
quel modo con ciappe d'oro, perch gl'Indiani non avevano lasciata lor vedere
tutta la citt, ma che, per quello che mostrava, credevano che gran ricchezza
vi fusse. E diceva che ivi avevano ritrovato Chischis, capitano d'Atabalipa,
con trentamila uomini per guardia di quella citt, perch confina co' Caribi e
con altre genti che le sogliono spesso fare guerra. Disse anco costui molte
altre cose di quella citt del Cusco e del buono ordine che v', e come quel
principale Indiano che con loro and se ne ritornava con gli altri due
cristiani, e conducevano 600 piastre d'oro con gran quantit d'argento, che
aveva lor dato in Xauxa quel principale che v'aveva lasciato Chilicuchima: di
modo che in tutto l'oro che conducevano erano 178 carichi, e sono li carichi
tali e cos fatti che un solo carico ne portavano quattro Indiani in collo; e
che non si poteva venire se non pian piano, perch vi bisognavano molti Indiani
per condurlo, e lo venivano anco di terra in terra raccogliendo, e che si
credeva che sarebbe giunto in Caxamalca fra un mese. E cos fu poi, perch a'
tredici di giugno del medesimo anno venne tutto quell'oro del Cusco, e furono
200 carichi d'oro e 25 d'argento: nell'oro, per quel che pareva, erano pi di
130 centinaia di libre. E doppo di questo vennero altri 60 carichi d'oro basso,
e la maggior parte di tutto questo erano spalanche, a modo di tavole di casse,
di tre e quattro palmi lunghe; e l'avevano tolte dalle mura delle case, onde
v'erano li buchi, che si conosceva che erano state inchiodate.
Si forn di fondere e di compartire tutto questo oro e argento che s' detto il
d di san Giacomo, e ridotto a buono oro giunse alla somma del valore di un
milione e 326 mila e 539 castigliani, e, cavatone i diritti del fonditore, ne
tocc a sua Maest per lo suo quinto 262 mila e 259 castigliani d'oro fino; e
l'argento fu 51 mila e 610 marchi, e a sua Maest ne tocc per la sua parte 10
mila e 121 marchi ( un marco 8 oncie). Tutto quello che rest, cavato il
quinto gi detto e i diritti del fonditore, fu dal governatore compartito fra
tutti quelli che l'avevano conquistato e guadagnato: e ne tocc a ciascuno di
quelli da cavallo 8880 castigliani di valuta in oro e 362 marchi d'argento, e a
quelli da piedi 4440 castigliani d'oro e 181 marchi d'argento; e alcuni pi,
alcuni meno, secondo che al governatore parve che ciascuno pi o meno
meritasse, secondo la qualit delle persone e l'affanno che passato avevano.
Una certa quantit d'oro, che il governatore pose da parte prima che facesse
questo compartimento, la diede a quelli cristiani che erano restati a popolare
San Michiele, e a tutta quella altra gente che venne col capitano Diego
d'Almagro, e a tutti i mercatanti e marinari che vennero doppo che fu fatta la
guerra: di modo che quanti de' nostri in quelle contrade si ritrovarono, tutti
n'ebbero parte, onde, poich a tutti fu generale, ben si pu chiamare questa
fusione generale. Si vidde in questa fusione una cosa molto notabile, che vi fu
tal giorno che si fonderono 80 mila castigliani d'oro, e se ne fondevano
ordinariamente 50 e 60 mila. Questa fusione fu fatta dagl'Indiani, perch fra
loro sono grandi argentieri e fonditori, e con nuove foggie fondevano.
Non rester io qui di dire i prezzi che in questa contrada si sono vendute e
comprate varie robbe, bench siano stati cos alti e molti nol crederanno: e io
posso con verit dirlo e affermarlo, poich l'ho visto e v'ho comprate alcune
cose. Fu venduto un cavallo 1500 castigliani d'oro, e altri tre ne furono
venduti 1300 l'uno: e il prezzo lor comune e ordinario era 1500, e non si
ritrovavano a questo prezzo. Un vaso di vino di fino a sei boccali fu venduto
60 castigliani d'oro, e io comprai quattro bocali di vino 40 castigliani. Un
paio di borzachini si vendeva trenta o quaranta castigliani, un paio di calze
altretanto, una cappa cento castigliani e dugento anco, una spada quaranta o
cinquanta, un capo d'aglio mezzo castigliano, e a questo modo tutte l'altre
cose. Un quaderno di carta per scrivere valeva dieci castigliani, e io comprai
dodeci castigliani poco pi di mezza oncia di zafferano guasto e tristo. Assai
ci sarebbe che dire, volendo riferire li gran prezzi e incredibili a' quali
tutte le cose vi si vendevano, e in quanto poco prezzo era tenuto l'oro e
l'argento. In effetto la cosa venne a tale che, se uno doveva dar qualche cosa
ad un altro, li dava un pezzo d'oro in massa, senza altramente pesarlo, e se
ben non li dava il doppio di quello che li doveva, non se ne curava e lo
stimava poco; e andavano di casa in casa i debitori con uno Indiano carico
d'oro, cercando i lor creditori per pagarli.
S' gi detto come si forn di fare la fusione e compartimento dell'argento e
dell'oro, e s' anco detto della ricchezza di quella contrada, e quanto v'
poco stimato l'oro e l'argento, cos dagli Spagnuoli come dagl'Indiani stessi.
V' luogo di quelli che stanno soggetti al Cusco, e che poi furono d'Atabalipa,
dove dicono che sono due case fatte d'oro, e che sono fatte medesimamente d'oro
le paglie con che stanno coperte: e gi con l'oro che dal Cusco si port vi
vennero alcune simili paglie fatte d'oro massiccio, con la sua spiga in cima,
nel modo apunto che ne' campi nascono. Chi volesse narrare la diversit de'
pezzi dell'oro che in questa conquista s'ebbero non ne verrebbe mai a capo. Vi
fu pezzo d'oro da sedervi che pes dugento libre d'oro; vi furono fontane
grandi con le sue cannelle, onde scorreva l'acqua in un laghetto o pila fatta
nel medemo fonte, e dove erano varii uccelli di molte sorte, e uomini che
cavavano l'acqua del fonte: e tutte queste cose erano fatte d'oro. Si sa
medesimamente, per detto d'Atabalipa e di Chilicuchima e di molti altri, che
Atabalipa aveva in Xauxa certe pecore e pastori che le guardavano tutte d'oro,
e cos le pecore come i pastori erano grandi quanto son quelli che vi si
veggono vivi e di carne: e questi pezzi erano di suo padre, e promise di dargli
agli Spagnuoli. Sono in effetto gran cose quelle che delle gran ricchezze
d'Atabalipa e del Cusco vecchio suo padre si raccontano.


Da un cacique  scoperto agli Spagnuoli un tradimento d'Atabalipa per liberarsi
e uccidere i cristiani, facendo venire di Guito grandissimo esercito d'Indiani
e Caribbi: fanno perci uccidere Atabalipa, quale avanti la morte si fece
cristiano.

Passiamo ora a dire una cosa che non si debbe tacere, ed  che venne un
cacique, signor di Caxamalca, a far intendere per mezzo d'interpreti al
governatore come Atabalipa, da che fu preso prigione, aveva mandato in Guito
sua terra e per tutte l'altre sue provincie anco a far fare esercito di gente
di guerra, perch venisse sopra li cristiani e gli ammazzasse tutti; e che gi
questa gente veniva, con un gran capitano chiamato Luminabe, e che era assai
presso a Caxamalca, e sarebbe venuto di notte ad attaccar fuoco negli
alloggiamenti spagnuoli; e che il primo a morire sarebbe stato il governatore,
e avrebbono tosto cavato Atabalipa lor signor di prigione. E diceva costui che
del popolo stesso di Guito venivano dugentomila uomini di guerra e trentamila
Caribbi, che mangiano la carne umana, e che da un'altra provincia chiamata
Pazalta e da altre parti veniva un infinito numero d'altre genti. Il
governatore, quando intese questo aviso, ringrazi molto il cacique e li fece
molto onore, e comand ad un scrivano che ponesse tutta quella deposizione in
scritto. E cos poi tosto volse prenderne informazione, e ritrov esser cos
vero come il cacique detto aveva, perch un zio stesso d'Atabalipa nol seppe
negare; e ne fecero anco fede alcuni signori e principali, con alcune donne
indiane. Allora il governator se n'and a ritrovare Atabalipa e s li disse:
"Che tradimento  questo che tu m'hai ordinato? Adunque a questo modo mi
tratti, avendoti io fatto tanto onore e trattatoti come fratello, e
confidandomi nelle tue parole?" E seguendo gli spian quanto inteso aveva. Ma
Atabalipa rispose: "Adunque vi fate voi beffe di me e mi volete schernire?
Sempre mi dite voi cose da ciancie. E che poter  il mio, e di tutta la gente
mia, per poter fare dispiacere a cos valenti uomini come siate voi altri? Non
mi dite queste burle". E tutto questo diceva senza mostrare sembiante
d'alterazione alcuna, ma ridendo sempre, per meglio dissimulare la sua
malvagit. E mentre stette prigione, us molte altre vivacit d'uomo acuto e
sagace, di che, quando i nostri l'udivano, ne restavano attoniti, veggendo in
un uomo barbaro tanta prudenzia. Il governator fece venire una catena e gliela
fece attaccare al collo, e mand tosto duoi Indiani per spie a sapere dove
fosse questo esercito, perch si diceva che non era pi che sette leghe da
Caxamalca lontano, e per vedere se fosse stato in parte dove gli avesse potuto
mandar sopra cento da cavallo: e cos seppe che stava in contrada molto
alpestre, e che si veniva tuttavia accostando. S'intese anco che, tosto che fu
ad Atabalipa gettata quella catena al collo, mand i suoi messi a far intendere
a quel suo gran capitano come il governator l'aveva morto, e che, intesasi
questa nuova nel suo esercito, s'erano ritirati adietro; ma che Atabalipa aveva
dapoi i primi mandati i secondi messi, comandando a' suoi che tosto senza
indugio alcuno venissero, e avisandoli come e donde e a che ora dovessero
assaltare i cristiani, perch egli era vivo, e se tardati fossero l'avrebbono
ritrovato morto.
Quando il governatore tutte queste cose intese, fece con molta diligenzia star
tutti i suoi in ordine, e da tutti i cavalli far tutta la notte la sentinella:
cinquanta cavalli in ogni quarto di sentinella, e 150 nell'ultima guardia. E in
tutte queste notti non dormirono mai n il governatore n li suoi capitani, col
visitare le sentinelle e guardare a tutto quello che si conveniva; e quando
toccava di riposarsi e di dormire le genti da guardia in guardia, non si
toglievano per l'armi giamai da dosso, e i cavalli stavano insellati sempre. E
con questa vigilanzia stettero i nostri fino ad un sabbato, che a posta di sole
vennero duoi Indiani di quelli che agli Spagnuoli servivano, e dissero al
governatore che essi erano venuti fuggendo dalla gente dell'esercito, che
l'avevano lasciato tre leghe indi lungi; e che quella notte o l'altra sarebbono
stati sopra li cristiani, perch si venivano con gran fretta accostando, per
quello che aveva lor Atabalipa mandato a dire. Allora il governator determin
con gli ufficiali di sua Maest e con li capitani e altre persone esperte di
far morire Atabalipa: e cos lo sentenzi a morte, dicendo che meritava per il
tradimento che aveva commesso d'esser brucciato nel fuoco (salvo se si fosse
battezzato), per la sicurt de' cristiani e per il bene di tutto quel paese, e
per la conquista e pacificazione di quella parte dell'Indie, perch, morto lui,
tosto si porrebbono le sue genti in rotta, senza aver animo di far quello che
impreso avevano per ordine del signor loro. E cos lo cavorono fuori per farne
la giustizia, ed essendo menato alla piazza, disse di voler diventar cristiano,
il che fu tosto fatto a saper al governatore, che ordin che fosse battezzato:
e il padre fra Vincenzo di Valverde, che l'andava confortando alla morte, lo
battezz. Allora comand il governatore che non lo brucciassero, ma
l'affogassero legato ad un palo su la piazza: e cos fu tosto eseguito. E vi
stette il tiranno morto a quel modo fino alla mattina seguente, che li
religiosi e il governatore con gli altri Spagnuoli lo condussero a sepellire
nella chiesa, con molta solennit e col maggiore onore che fu possibile di
fargli. E a questo modo forn la vita sua questo crudele, senza mostrare di
risentirsi punto di questa morte, dicendo che raccomandava al governatore i
suoi figliuoli. Nel tempo che lo portavano a sepellire, si lev un gran pianto
di donne e di altri suoi servitori di casa. Mor il sabbato, a quella ora
stessa che fu preso e rotto dai nostri: dicevano alcuni che per li suoi peccati
era morto in quel d e in quella ora che era stato fatto prigione. E cos pag
in un punto tutti quelli gran mali e crudelt ch'aveva co' suoi stessi vassalli
operato, perch tutti ad una voce dicono che egli fosse il maggior manigoldo e
macellaro crudele che si vedesse mai fra gli uomini, perch per ogni minima
causa desolava un popolo, e per un picciolo errore che un solo uomo avesse
commesso faceva morire diecimila persone e spianava una terra, e s'aveva
tirannicamente soggiogate tutte quelle provincie, onde v'era da tutti temuto e
mal visto.


Fanno succedere nello stato d'Atabalipa Atabalipa figliuolo del Cusco vecchio,
al quale assegnano il stendardo imperiale. Del prodigio quale hanno gl'Indiani
della cometa.

Il governatore prese tosto un altro figliuol del Cusco vecchio, chiamato
Atabalipa, il quale mostrava d'essere amico di cristiani, e lo fece signore
dello stato di suo fratello, in presenzia delli caciqui e signori delle terre
convicine e degli altri Indiani. E comand a tutti che l'accettassero e
tenessero per signore, e gli ubbidissero come solevano prima ad Atabalipa
obedire, poich questo era lor signore naturale, per essere figliuolo legitimo
del Cusco vecchio. E tutti dissero che per tale signore lo terrebbono, e cos
gli obbedirebbono come il governatore comandava e voleva
Qui non si debbe tacer una cosa notabile e degna di maraviglia, che venti d
prima che questo accadesse, n si sapesse dell'esercito che faceva Atabalipa
venire, stando egli una sera assai allegro con alcuni Spagnuoli e parlando con
loro, apparve nel cielo un prodigio e segno grande verso la parte del Cusco, ed
era come una cometa di fuoco, che dur gran parte della notte: e quando
Atabalipa vidde questo segno, disse che di corto dovrebbe morire in quella
contrada un gran signore.
Quando il governatore ebbe posto nello stato e signoria del paese Atabalipa il
minore, come s' gi detto, li disse che li voleva notificare quello che sua
Maest comandava e voleva, e quello che esso doveva fare e compire per essere
suo vassallo. Rispose Atabalipa che esso aveva da stare prima ritirato in casa
quattro giorni senza parlare a niuno, perch cos fra loro s'usava quando un
signor moriva, perch fusse temuto e obedito il successore: e allora poi tosto
li danno tutti obedienza. E cos stette li quattro d ritirato, e poi conferm
con lui il governatore la pace, con gran solennit di trombe, e gli consegn la
bandiera reale: ed esso la ricevette e l'alz di sua mano per l'imperatore
nostro signore, dandosi per suo vassallo. Allora tosto tutti gli signori
principali e caciqui che presenti v'erano con molta riverenza l'accettarono e
ricevettero per signore, e li baciarono la mano e la gota, e volgendo il viso
al sole lo ringraziavano con le mani giunte, perch avesse lor dato signore
naturale. Fu adunque ricevuto da tutti questo Atabalipa per signore, e gli fu
tosto posta una fascia assai ricca legata d'intorno al capo, che li discendeva
gi nella fronte, che quasi li copriva gli occhi: e questa  fra loro la corona
che porta chi  signore dello stato del Cusco, e a questo modo la portava anco
prima Atabalipa suo fratello.


Partita di molti Spagnuoli per Siviglia, con la quantit dell'oro e argento da
loro guadagnato in quella impresa, e delle diverse cose in oro portatevi
spettanti all'imperadore.

Doppo tutto questo, alcuni Spagnuoli di quelli che avevano conquistato il
paese, massimamente quelli che erano gran tempo stati in quelle Indie, e altri
che, stanchi dalle infirmit e dalle ferite, non potevano pi servire n stare
in que' luoghi, dimandarono licenza al governatore, supplicandolo che li
lasciasse andare alle terre loro, con quello oro e argento e pietre e gioie che
erano loro per la lor parte toccate. E fu lor questa licenza concessa, e alcuni
di loro se ne ritornarono con Fernando Pizarro, fratello del governatore; e
altri ebbero anco poi licenza, veggendosi che ogni giorno vi concorrevano genti
di nuovo, alla fama delle tante ricchezze che in questa contrada erano. E il
governatore diede alcune pecore e castrati e Indiani agli Spagnuoli a' quali
aveva data licenza, perch potessero pi commodamente portarsi via l'oro e
l'argento e l'altre robbe fino alla citt di San Michiele; ma per il viaggio
alcuni particolari perderono oro e argento in quantit di pi di
vinticinquemila castigliani, perch li castrati e le pecore se ne fuggivano via
con l'oro e con l'argento, che gli Spagnuoli avevano lor posto sopra perch lo
conducessero, e se ne fuggivano medesimamente alcuni Indiani. E in questo
cammino da Caxamalca sino al porto, che sono presso a dugento leghe, patirono
molta fame e sete e gran travaglio, perch non avevano bestie n persone che
conducessero le loro robbe guadagnate che portavano. Giunti finalmente al
porto, s'imbarcarono e se ne vennero a Panama, e indi passarono al Nome di Dio,
dove imbarcati con l'aiuto di nostro Signore navigando giunsero a salvamento in
Siviglia, dove sono ora giunte quattro navi, con la seguente quantit d'oro e
d'argento.
A' cinque di decembre del 1533 giunse a questa citt di Siviglia la prima di
queste quattro navi, nella quale venne il capitan Cristoforo di Meva, che port
suoi ottomila castigliani d'oro e cinquecento marchi d'argento (il marco  otto
oncie, come s' detto di sopra). Vi port anco con questa nave un clerico di
Siviglia chiamato Iovan di Sosa 6 mila castigliani d'oro e ottanta marchi
d'argento; vennero medesimamente in questa nave, di pi della quantit gi
detta, trentaottomila e 946 castigliani d'oro: parlo di oro in massa di quella
valuta. A' nove di gennaro del 1534 giunse al fiume di Siviglia la seconda
nave, chiamata Santa Maria del Campo, nella quale venne il capitan Fernando
Pizarro, fratello di Francesco Pizarro, governatore e capitano generale della
Nuova Castiglia. Venne in questa nave per sua Maest in oro la valuta di 153
mila castigliani e 5048 marchi d'argento, e port di passaggieri e persone
particolari 310 mila castigliani d'oro e 13 mila e 500 marchi d'argento, di pi
del gi detto di sua Maest: e venne tutto questo argento e oro in sbarre e
spalanche o piastre e pezzi di varie sorti, rinchiusi e posti in gran casse. Di
pi della sopradetta quantit e somma, port anco questa stessa nave per sua
Maest 38 vasi d'oro e 48 di argento, fra li quali v'era un'aquila d'argento,
cos grande che nel suo corpo vi capevano due gran cocomi d'acqua; e due vasi
cos grandi da cucinare, un d'oro e l'altro d'argento, che in un di loro
sarebbe caputa una vacca a pezzi per cuocerla; e vi furono due sacchi d'oro,
che in ognuno di loro capevano due tomoli di grano; e vi fu un idolo d'oro cos
grande quanto  un fanciullo di quattro anni, e due piccioli tamburi pure
d'oro. Gli altri vasi erano d'oro e d'argento, di tanta grandezza che in ognun
di loro capevano due sestari di liquore e pi. Vennero anco in questa stessa
nave, che erano di passaggieri, 24 cocomi grandi d'argento e quattro d'oro. E
fu questo cos bel tesoro discaricato nel molo del porto di Siviglia e portato
nel palagio della contrattazione, i vasi a carichi su le spalle e con le
stanghe, e il resto in 27 tavole, che un paio di buoi non ne poteva con una
caretta portare pi che due.
A' tre di giugno del medesimo anno giunsero l'altre due navi: nell'una di loro
veniva per patrone Francesco Rodrighes, nell'altra Francesco Pavone; e queste
portarono di passaggieri e di persone particolari 146 mila e 518 castigliani in
oro e 30 mila e 511 marche d'argento. Di pi delli vasi e pezzi d'oro e
d'argento gi detti di sopra, la quantit dell'oro che venne con queste quattro
navi fa la somma di 708 mila e 580 castigliani, e l'argento fa la somma di 49
mila e 8 marchi: ed  ogni marco, come s' detto, otto oncie. Una delle due
ultime navi gi dette, nella quale andava per patrone Francesco Rodrighes, 
stata ed  di Francesco di Scerez, cittadino di Siviglia, il quale scrisse
questa conquista della Nuova Castiglia o del Per per ordine del governatore
Francesco Pizarro, stando nella provincia della Nuova Castiglia, nella citt di
Caxamalca, per suo secretario.



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Relazione per sua Maest di quel che nel conquisto e pacificazione di queste
provincie della Nuova Castiglia  successo, e della qualit del paese, dopo che
il capitan Fernando Pizarro si part e ritorn a sua maest. Il rapporto del
conquistamento di Caxamalca e la prigione del cacique Atabalipa.

[di Pedro Sancho de la Haz]


Della gran quantit d'oro e d'argento portato dal Cusco, e della parte che per
il quinto fu mandata all'imperadore, con la liberazione del cacique Atabalipa
prigione della promessa fattagli della casa d'oro per suo riscatto; e del
tradimento da detto Atabalipa ordinato contra gli Spagnuoli, per il quale lo
fanno uccidere.

Partito che fu il capitan Fernando Pizarro con i centomila pesi d'oro e
cinquemila marche d'argento, che si mandaron a sua Maest del suo real quinto,
arrivaron de l a 10 o 12 d i due Spagnuoli che portavano l'oro del Cusco, e
incontanente si fond una parte d'esso, perch erano pezzi minuti e molto fini:
e ascese alla somma di 500 e tante verghe di oro, levate da certe muraglie
della casa del Cusco, e le pi picciole verghe pesavano 4 o cinque libre l'una,
e l'altre piastre dieci o dodeci libbre, con le quali erano coperti tutti i
muri di quel tempio. Portarono anco una sedia di finissimo oro, fatta alla
foggia d'un scabello, che pes dieciottomila pesi; portaron similmente una
fonte tutta d'oro, lavorata molto sottilmente e cosa degna da vedere,
considerato l'artificio, il suo lavoro e la foggia con che era fatta, e di
molti altri pezzi di vasi, pignatte e piatti che portarono. Di tutto quest'oro
si fece una somma che ascese a due milioni e mezzo, che, fonduto in oro fino,
venne ad essere un milione e trecento e venti e tante milia pesi, di che si
trasse il quinto per sua Maest, che furon dugentosessanta e tanti mila pesi.
D'argento ivi furon cinquantamila marche, delle quali ne tocc a sua Maest
diecimila. E si consegnarono al tesoriero di sua Maest i cento e settantamila
pesi e cinquemila marche di argento, perch, come s' detto, i cinquemila pesi
e il restante cinquemila marche d'argento erano stati portati da Fernando
Pizarro, per soccorso della Maest cesarea per le spese che aveva nella guerra
contra i Turchi, nemici della fede nostra santa, s come era il rumor sparso.
Tutto il resto fu diviso fra i soldati e compagni dal governatore, che diede a
ciascuno quel che secondo la conscienzia sua e per il dovere conosceva di
meritare, considerati i travagli che avevano patiti e la qualit delle persone:
il che tutto fece egli con somma diligenza e con la maggior prestezza che si
potesse, per spedirsi da quel luogo e andarsene ad abitare nella citt di
Xauxa. E percioch fra quelli soldati v'eran alcuni uomini d'et, ormai pi
atti a riposare che travagliare, e che aveano in quelle guerre faticato e
servito molto, diede lor commiato che se ne ritornassero in Spagna: con la
quale umanit veniva a far che coloro, ritornando, d'esser miglior
testimonianza della grandezza e ricchezza del paese, accioch vi concorresse
gente assai, onde si facesse populoso e s'ampiasse; perch, per dir il vero,
essendo il paese grande e pieno di molta gente nativa, gli Spagnuoli che
v'erano allora erano pochissimi per conquistarlo, soggiogarlo e abitarlo; e se
ben aveva fatto e operato molto nel conquistamento d'esso, fu pi per l'aiuto
di Dio, che in ogni luogo e impresa loro concesse la vittoria, che per lor
forze e possibilt che avessero in farle, col quale aiuto speravano dover
essere sovvenuti per l'avvenire.
Fatta quella fusione, il governatore fece un atto innanzi al notaro, nel quale
liberava il cacique Atabalipa e l'assolveva della promessa e parola che avea
data agli Spagnuoli che lo presero della casa d'oro ch'aveva lor concessa, il
quale fece publicare publicamente a suon di trombe nella piazza di quella citt
di Caxamalca, facendolo anco sapere al medesimo Atabalipa per uno interprete. E
dichiar parimente in quel medesimo bando che, perch conveniva al servizio di
sua Maest e per sicurt del paese, voleva tenerlo preso con guardie finch
venissero pi Spagnuoli co' quali si potesse meglio assicurare, percioch,
stando sciolto ed essendo cos gran signore, e avendo tanta gente di guerra e
che tutti lo temevano e ubbidivano, cos come era preso, ancora che fosse lungi
di trecento leghe, non potea egli far di meno per torsi d'ogni sospetto,
massimamente che molte volte s'era inteso per cosa certa che aveva ordinato che
si facessero gente da guerra per venir ad assaltare gli Spagnuoli: che, come si
dir qui innanzi, n'aveva fatta per mettere in ordine sotto i lor capitani, e
solo si restava a far l'effetto per il mancamento della sua persona e del suo
capitano generale Chilicuchima, che era similmente prigione.
Passati alcuni giorni, gi che erano gli Spagnuoli in esser di partire per
imbarcarsi e tornar in Spagna, e ponendosi in punto il governator con l'altra
gente per partirsi per Xauxa, Dio nostro Signore, che con la infinita bont sua
guida e incammina al fine chi sia pi in suo servigio, come sar, essendo in
questo paese Spagnuoli che l'abitino, e faccia venire in cognizione a' naturali
d'esso paese, perch nostro Signore fosse sempre lodato e da questi barbari
conosciuto e la sua fede inalzata, permise che s'appalesasse e disturbasse il
mal proposito che aveva questo superbo tiranno, in sotisfazione delle molte
buone opere e buon trattamento che sempre dal governatore e da ciascuno degli
Spagnuoli della sua compagnia aveva ricevuto: il pagamento delle quali, secondo
il suo disegno, aveva da esser della sorte e maniera che egli soleva dar a'
caciqui e signori del paese, facendogli uccidere senza colpa o cagione alcuna.
Ora avvenne che, ritornandosene que' nostri licenziati in Spagna, veduto da lui
che se ne portavan l'oro cavandolo fuor del suo paese, guardando come era stato
dinanzi cos gran signore che possedeva tutte quelle provincie con le ricchezze
che v'erano senza contrasto alcuno, non ponendo mente alle giuste cause per le
quali n'era stato privato, aveva dato ordine che certa gente, che per ordine
suo era stata fatta nel paese di Guito, venissero assaltare gli Spagnuoli che
erano in Caxamalca una notte ad un'ora concertata in cinque parti,
assaltandogli negli alloggiamenti loro, mettendo fuoco per tutto dove avessero
potuto. Erano in questo tempo fuor di Caxamalca trenta Spagnuoli o pi, che
erano andati alla citt di San Michiele per imbarcar l'oro di sua Maest, e
credendo che, per esser questi similmente pochi, gli fosse stata gran facilit
d'uccidergli, prima che si potessero riunire con quelli di Caxamalca; di che fu
fatta informazione lunga di molti caciqui e delli suoi medesimi principali, che
tutti senza timore, tormenti o minaccie spontaneamente dissero e confessarono
questa congiura, come venivano cinquantamila uomini di Guito e molti Caribbi
dentro in terra, e che in tutti i confini di quella provincia era gente in arme
in grosso numero, che, per non poter sostentarsi delle vettovaglie cos
insieme, s'erano divisi in tre o quattro parti, e cos spartiti erano tanti
che, non trovando da vivere a bastanza, coglievano il maiz loro verde e lo
seccavano, perch non gli mancasse vettovaglia.
Tutto questo intesosi, essendo gi presso ad ognuno cosa cos chiara e publica
che ne' loro eserciti dicevano che venivano per uccidere tutti i cristiani,
veduto il governatore in quanto pericolo era tutto il governo e gli spagnuoli,
per porvi rimedio, ancora che molto gli dispiacesse di venir a questo atto,
nondimeno, veduta la informazione e il processo fatto, avendo congregato gli
ufficiali di sua Maest e i capitani della sua compagnia, e un dottore che in
quel tempo si ritrovava in questo esercito, e il padre fra Briante di Valverde,
religioso dell'ordine di San Domenico, mandato dall'imperator nostro per la
conversione e per la dottrina delle genti di questi regni, doppo l'essersi
molto disputato e ragionato del danno e utile che saria potuto avvenire per il
vivere o morire di Atabalipa, fu risoluto che si facesse giustizia di lui. Che,
cos domandandosi dagli ufficiali di sua Maest, e giudicato da quel dottore
esser la informazione bastante, perci fu finalmente tratto della prigione dove
dimorava, e con voce di tromba che publicasse il suo tradimento e trattato, fu
condotto nel mezzo della piazza della citt e ligato ad un legno, mentre il
religioso l'andava confortando e facendo intender per uno interprete le cose
della nostra fede cristiana, dicendogli che Iddio aveva voluto che per gli
eccessi che avea commessi al mondo dovesse esser morto, e per si dovesse
pentir d'essi, e che Dio gli avrebbe perdonato se l'avesse fatto e si fosse
incontanente battezzato. Egli mosso da queste ragioni domand il battesimo, e
da quel venerando padre, che molto li giov in questa esortazione, gli fu dato
subitamente: onde, quantunche fosse sentenziato a dover esser brucciato, se li
diede una storta col mangano al collo e in questo modo fu affogato. Ma, quando
se lo vidde appressare per dover esser morto, disse che raccomandava al
governatore i suoi piccioli figliuoli, che volesse tenersegli appresso: e con
queste ultime parole, e dicendo per l'anima sua gli Spagnuoli che erano
all'intorno il Credo, fu subito affogato, Iddio lo conduca alla sua gloria, e
con pura penitenzia de' suoi peccati e vera fede di cristiano prese questa
morte. Doppo l'esser stato cos affogato, in esecuzione della sentenzia se gli
diede fuoco, in modo che fu brucciato qualche parte delli suoi vestimenti e
della carne. Quella notte (percioch mor al tardi) fu lasciato il suo corpo in
piazza, accioch del morir suo fosse dato a tutti notizia, e il giorno seguente
comand il governatore che tutti gli Spagnuoli dovessero presentarsi
all'esequie sue, e con la croce e con quel religioso parato fu condotto alla
chiesa, e sepelito con tanta solennit come si fosse stato il primo Spagnuolo
del campo nostro. Di che tutti i principali signori e caciqui che lo servivano
riceverono gran sodisfazione, considerando il grande onore che se gli faceva, e
per saper che per essersi fatto cristiano non fu brucciato vivo, e che fu
sepelito nella chiesa come se fosse stato Spagnuolo.


Constituiscono signore dello stato d'Atabalipa Atabalipa suo fratello, nella
qual creazione servarono i costumi secondo l'usanze de' caciqui di quelle
provincie. Dell'obbedienza e fedelt promessa da Atabalipa e da molti caciqui
all'imperadore.

Ci fatto, ordin il governatore che incontanente si dovessero congregare,
nella piazza maggiore di quella citt, tutti i caciqui e signori principali che
quivi risedevano in quel tempo in compagnia del signor morto, che eran molti e
di longo paese, per dar loro un altro signor che gli avesse a comandare in nome
di sua Maest, per esser soliti di gran tempo a star sotto l'ubidienza sempre
d'un solo signore e tributario: che se non si fosse fatto saria nata gran
confusione, percioch ciascuno si saria ribellato con la sua signoria, e per
tirargli all'amicizia degli Spagnuoli e alla obedienza di sua Maest si sarebbe
incorso in gran travaglio: e per molte altre cagioni fece il governatore
unirgli insieme. E in questa congregazione ritrovandosi un figliuolo di
Gucunacaba chiamato Atabalipa, fratello d'Atabalipa, a cui veniva per ragione
il regno, disse a tutti che dovevan aver veduto che Atabalipa era morto per il
tradimento che aveva concertato contra di lui, e, poich tutti eran rimasi
senza signore che avesse a comandargli e al quale avevano essi ad obedire, egli
voleva constituir loro un signore del quale tutti sarebbono restati sodisfatti,
e che questo era Atabalipa che era quivi presente, al quale ragionevolmente
s'apparteneva quel regno, come figliuolo di Gucunacaba, quello che essi avevano
tanto amato, e che era persona giovane, col quale avrebbono essi conversato con
molto amore, ed era prudente da poter governare quel paese: per che vedessero
se lo volevano per signor, che glielo avrebbe dato, e quando no, che essi ne
nominassero un altro, che pur che fosse abile gli sarebbe stato da lui
concesso. Essi risposero tutti che, poich Atabalipa era morto, avrebbono
obedito ad Atabalipa o a qualunque altro ch'egli avesse lor dato, e in questo
modo fu dato ordine che il giorno seguente se gli avesse a prestare
l'obbedienza secondo il solito. E comparso l'altro d, si congregarono tutti di
nuovo innanzi la porta del governatore, dove si pose il cacique nella sua
sedia, e presso lui tutti gli altri signori e principali, ciascun secondo il
suo debito ordine; e fatte le debite cerimonie, ciascun si mosse ad offerirgli
un pennacchio bianco in segno di vassallaggio e di tributo, che questo 
l'antico costume loro, doppo che quel paese si trov soggietto a questi Cuschi.
Ci fatto cantarono e ballarono facendo una gran festa, nella quale il cacique
re nuovo non si vest di niuna veste di prezzo, n si pose lavoro nel fronte,
come soleva portare il signor morto. E domandato dal governatore perch ci
faceva, disse che era costume de' caciqui passati che, quando pigliavan la
signoria, facevano il duolo per il cacique morto, dimorando tre giorni digiuni
serrati in una casa, e doppo uscivan fuori in atto solenne e onorato e facevan
gran festa: per che egli ancora voleva far il medesimo e star duo d digiuno.
Ed egli gli rispose che, poich era cos il costume antico, lo dovesse servare,
e che doppo gli avrebbe dette molte cose che l'imperator nostro signor li
comandava che dovesse dir a lui e a tutti i signori di quelle provincie. E
incontinente si mise il nuovo cacique al suo digiuno, in un luogo appartato dal
consorzio degli altri, che era una casa per ci apparecchiatagli dal d che gli
fu notificato dal governatore, che era vicina al suo alloggiamento: di che
rimase esso governatore con tutti gli Spagnuoli maravigliato molto, veduto come
in s breve spazio si fusse fatta una casa cos grande e s buona. Quivi se ne
stette serrato e ritirato, nel qual luogo niuno lo vidde n entr dentro,
eccetto i paggi che lo servivano e davan da mangiare, e il governatore quando
gli voleva comandar qualche cosa.
Finito il suo digiuno, usc fuori onoratamente vestito, accompagnato da molta
gente, caciqui e principali, che lo guardavano, e ornati tutti i luoghi dove
egli s'aveva da por a sedere con cussini di gran valore, e sotto i piedi
postivi panni onorati. S'assise presso di lui Chalicuchima, quel gran capitano
d'Atabalipa che li conquist quel paese, come si disse nella relazione fatta
nelle cose di Caxamalca, e vicino a lui il capitano Tice, uno de' principali, e
dall'altra parte certi fratelli del signore; e seguitavano di qua e di l altri
caciqui e capitani e governatori di provincie e altri signori di gran terre, n
quivi finalmente s'assise persone che non fussero di qualit, e mangiarono
tutti di compagnia in terra, che non accostumano altre tavole. E doppo l'aver
mangiato, il cacique disse che intendeva di dar l'obbedienza in nome di sua
Maest in quel modo che a lui l'avean data i suoi principali, e il governator
gli disse che facesse come li parea: e quivi gli offerse un pennacchio bianco
che i suoi caciqui gli avevano dato, dicendo che quel gli presentava in segno
d'obbedienza. Il governatore l'abbracci con molto amore e lo ricev,
dicendogli che, quando avesse voluto, gli avrebbe detto quel che doveva dirgli
in nome dello imperadore; e fu tra lor concluso di congregarsi per ci un'altra
volta il giorno seguente, nel quale usc in quella congregazione il governatore
vestito al meglio che pot di vestimenti di seta, con gli officiali di sua
Maest e alcuni nobili della sua compagnia, che vi fusser presenti ben vestiti,
per meglio rappresentar questo atto d'amistade e di pace, e appresso di lui
fece porre l'alfiere con la bandiera reale. Quivi il governatore dimand a
tutti per ordine a ciascuno come si chiamava e di che terra fusse signore,
facendogli notare a un suo secretario e scrivano: ed erano meglio di cinquanta
caciqui e signori principali. Doppo, rivoltatosi a tutti loro, disse che
l'imperator don Carlo nostro signor, di cui eran creati e vassalli quelli
Spagnuoli che erano in sua compagnia, l'aveva mandato in quei paesi per fargli
intendere e predicare come un solo Signor e creator dei cieli e della terra,
Padre, Figliuolo e Spirito Santo, tre persone e un solo Iddio vero, gli aveva
creati e gli dava la vita e l'essere, e gli faceva nascere i frutti della terra
con che si sostenevano, e acci lor notificasse quel che essi avevan da compire
e da guardare per salvarsi; e come, per mano di questo nostro Iddio omnipotente
e dei suoi vicarii che ha lasciati in terra, perch egli sal al cielo dove ora
dimora e star glorificato sempre, furon quelle provincie date all'imperatore
perch ne pigliasse il carico, il quale aveva mandato lui a dottrinargli nella
f cristiana e porgli sotto la sua obbedienza; e che tutto portava per scritto,
per che l'ascoltassero e compissero: il che fece egli leggere e dichiarar loro
di parola in parola per uno interprete. Poi domand loro se l'avevan ben
inteso, e risposero che s, per che, poich egli aveva lor dato per signore
Atabalipa, essi averian fatto tutto quel ch'egli avesse comandato loro in nome
di sua Maest, e che essi teneano per supremo signore l'imperatore, e doppo il
governatore, e doppo Atabalipa, per far quel che gli avesse comandato in nome
suo. Incontanente prese il governatore la bandiera reale nelle mani, la quale
alz in alto tre volte, e a loro disse che, come vassalli della Maest cesarea,
dovesser essi far il medesimo: e tosto la prese il cacique, e poi i capitani e
gli altri principali, e ciascuno l'alz in alto due volte; poi tutti andarono
ad abbracciare il governatore, il quale gli ricev con molta allegrezza, per
veder la lor pronta volont, e con quanto contento avevano ascoltate le cose di
Dio e della nostra religione. Il governatore volse aver in scritto tutto questo
atto con testimonii, il quale finito, al cacique e principali fece gran feste;
co' quali poi ogni d si pigliava piaceri e passatempi in giuochi e conviti, i
quali si facean per la maggior parte alla casa del governatore.


Conducendo una nuova colonia di Spagnuoli ad abitare a Xauxa, hanno nuova della
morte di Guaritico, fratello d'Atabalipa. Poich hanno passato le terre di
Guamacuco, Adamalch, Guaiglia, Porto di Neve e capo Tambo, intendono che in
Tarma sono aspettati per esser offesi da molti Indiani da guerra: perci fanno
incatenare Chilicuchima, e intrepidi seguendo il lor viaggio vanno a Cacamarca,
dove ritruovano molto oro.

In questo tempo egli fin di dividere fra gli Spagnuoli della sua compagnia
l'oro e l'argento che s'ebbe in quella casa, e Atabalipa diede l'oro dei quinti
reali al tesoriero di sua Maest, il quale egli fece caricare per portarlo alla
citt di Xauxa, dove credeva di far colonia di Spagnuoli, per la notizia che
aveva delle provincie buone circonvicine e delle molte citt che aveva per
tutta all'intorno d'essa. Fece parimente metter in ordine gli Spagnuoli e far
apparecchiargli d'arme e altre cose per il viaggio, e, venuto il tempo della
partita, gli providde d'Indiani del paese che gli portassero il lor oro e
bagaglie. E prima che si partisse, avendo inteso la poca gente che era nella
citt di San Michiele, per poter sostenersi, trasse degli Spagnuoli che aveva
da condur seco innanzi dieci soldati a cavallo con un capitano, persone di
molto ricapito, a' quali impose che andassero a risedere in quella citt e
quivi se ne stessero finch venissero navi con gente che la potesse sostenere,
e che doppo se ne fussero ritornati alla citt di Xauxa, dove egli andava a
fondar popolo spagnuolo e fondere l'oro che portava, promettendo che egli
avrebbe dato tutto l'oro che a loro toccava cos pontalmente come se essi vi
fussero presenti, perch il ritorno suo era necessario molto, essendo quella la
prima citt che s'avesse a fondare e far colonia dagli Spagnuoli per la Maest
cesarea, e la principale per aver ad alloggiare e ricever le navi che venissero
di Spagna in quel paese. In questo modo si partiron, con la instruzione che il
governator diede loro di quel che avevano da fare circa la pacificazione della
gente de' luoghi circonvicini di quel popolo.
Il governator similmente si part poi un luned da mattina, nel quale cammin
tre leghe, e and a dormire alla riva d'un fiume, dove gli venne nuova che un
fratello del cacique Atabalipa, chiamato Guaritico e fratello similmente
d'Atabalipa, era stato morto da certi capitani d'Atabalipa per ordine suo.
Questo Guaritico era persona molto principale e amico di Spagnuoli, il quale
era stato mandato dal governator di Caxamalca a racconciare i ponti e passi
cattivi delle strade. Il cacique nostro sent gran dolore della sua morte, e al
governator dispiacque molto perch l'amava, percioch egli era util molto per
profitto dei cristiani. L'altro d si part il governatore di quel luogo, e per
sue giornate caminando giunse alla terra di Guamacuco, longi diciotto leghe da
Caxamalca. Ed essendosi quivi riposati duoi giorni, si part per Caxamalca,
nove leghe pi oltre, dove arriv in tre giorni e vi ripos quattro, perch la
gente avesse da mangiare e riposasse, per passar a Guaiglia, venti leghe de l.
Da questa terra partito, arriv in tre d al Porto di Neve, il qual pass, e
l'altro d da mattina giunse ad una giornata lontana da Guaiglia; e mand il
governatore un suo capitano, che era il mariscalco don Diego d'Almagro, con
gente da cavallo destra a pigliar un ponte lontano due leghe di Guaiglia, il
qual ponte era fabricato della sorte che si dir qui innanzi. Questo capitano
prese il ponte insieme con un monte forte che soprastava a quella terra, n
tard il governatore ad arrivar al ponte col resto dei suoi, e passandolo part
l'altro giorno da mattina che fu la domenica, per Guaiglia, dove giunti udiron
subito messa, e doppo entr in certi buoni alloggiamenti. E quivi riposatosi
otto giorni, si part con la gente, e l'altro d pass un altro ponte di rete
che era sopra il medesimo fiume, il quale passa per una valle piacevole.
Camminarono trenta leghe, fin dove il capitan Fernando Pizarro apport per
Pacacama, s come tutto diffusamente si mand per relazione a sua Maest di ci
che si fece in quel viaggio fin a Pacacama, e de l alla citt di Xauxa, e nel
ritorno a Caxamalca, che condusse il capitan Chilicuchima seco, e d'altre cose
che quivi non si parla.
Il governatore si drizz al suo cammino e per sue giornate marciando arriv
alla terra di Caxatambo, e de l si part senza voler avere altro che aver
qualche Indiano per fargli portar le some dell'oro di sua Maest e dei soldati,
usando sempre vigilanzia in sapere e avere informazione delle cose che
succedevano nel paese, e con buon concerto delle genti, sempre con
avantiguardia e retroguardia, come aveva fatto per l'adietro, temendo che il
capitano Chilicuchima, che menava con esso lui, non gli tramasse qualche
tradimento, per il sospetto che aveva avuto, massimamente che n in Caxatambo
n per dieci leghe innanzi non aveva trovata gente alcuna, n meno se ne
ritrov in uno alloggiamento che si fece in una terra cinque leghe pi oltre,
la quale, perch s'era fuggita senza che v'apparisse creatura. Dove giunto,
venne uno Indiano creato d'uno Spagnuolo che era di quella terra di Pambo, che
era distante di qua dieci leghe e venti dalla citt di Xauxa, dal quale
s'intese che s'era unita molta gente di guerra in Xauxa per uccidere i
cristiani che venivano, condotti da Incorabaliba, Iguaparro e Mortay e un altro
capitano, tutti quattro persone delle principali, e che avevano molta gente con
esso loro; soggiongendo di pi che in una villa cinque leghe da Xauxa, chiamata
Tarma, s'era messa alla custodia d'un mal passo certa parte di quella gente, il
quale era in un monte, per tagliarlo e romperlo, accioch gli Spagnuoli non
potessero passare. Di questo informato, il governatore fece metter una catena
al capitano Chilicuchima, perch dicevano per cosa verificata che per suo
consiglio e comandamento s'erano mosse quelle genti, con intenzione di fuggirsi
da' cristiani e andare a congiungersi con esso loro: del qual trattato non era
conscio il cacique Atabalipa, anzi non lasciavano queste genti venire niuno
Indiano dalla banda del cacique, acci non gli potesse dare notizia di questi
andamenti. La causa perch s'erano ribellati e volevano guerra con cristiani
era per vedere conquistato quel paese da Spagnuoli, e volevano comandargli. Il
governatore, prima che si partisse da quel luogo, mand un capitano con gente
da cavallo perch pigliasse un Porto di Nieve, che era tre leghe lontano da
quel luogo, e se n'andasse ad alloggiar la sera a certe campagne vicine a
Pombo: e cos fece, che pass il porto con una gran neve, ma ne rest senza
impedimento veruno; e similmente lo pass il governatore senza contrasto,
eccetto del fastidio della neve, che gli sopragiunse molto impetuosa. La notte
dormirono tutti in quella campagna senza coperto alcuno, sopra la neve, n pur
ebber sovvenimento di legne, n da mangiare. Giunti alla terra di Pombo,
providde e ordin il governatore che i soldati alloggiassero col miglior ordine
e sopraviso che fosse possibile, percioch aveva egli nuova che i nemici
crescevano ogni ora pi, e si tenevano per fermo che dovessero venir ad
assaltar quivi gli Spagnuoli: e perci fece accrescer le guardie e le
sentinelle, sempre spiando gli andamenti de' nemici.
Doppo l'essersi quivi riposati otto d, da certi messi che il cacique
d'Atabalipa aveva mandati per saper quel che si faceva in Xauxa, venne uno che
disse come la gente di guerra era cinque leghe da Xauxa al cammino del Cusco, e
veniva per abbrucciare la terra e tutti gli alloggiamenti d'essa, perch i
cristiani non trovassero da poter alloggiare; e che essi volevano andare alla
volta del Cusco a congiungersi con un capitano che si chiamava Quizquiz, che
quivi era con molta gente da guerreggiare, che era di Guito, postavi per
commissione d'Atabalipa per sicurezza del paese. Questo saputo dal governatore,
fece apparecchiar sessantacinque cavalli leggieri, con li quali, e con venti
pedoni che avean la guardia di Chilicuchima, senza impedimento di bagaglie si
part per Xauxa, lasciando quivi il tesoriero con l'altra gente in guardia
della coda del campo, e l'oro di sua Maest e dei compagni. Il d che si part
da Pombo, e camin ben sette leghe, e se n'and ad alloggiare ad una terra che
si dice Cacamarca: e quivi si ritrovarono settantamila pesi d'oro in ricchi
pezzi, alla guardia dei quali lasci il governatore duoi cristiani a cavallo,
accioch, quando la retroguardia arrivasse, lo conducesse sotto buona custodia.
Doppo si part la mattina con la sua gente bene in ordine, avuta nuova che tre
leghe lungi erano quattromila uomini, e nel marciare andavano sempre innanzi
tre o quattro cavalli leggieri, accioch incontrandosi in qualche spia de'
nemici li pigliassero, perch non dessero aviso della venuta sua. Sul mezzod
giunsero a quel mal passo di Tarma, dove dicevano che era gente a guardarlo per
difenderlo, il quale mostrava d'essere s difficoltoso perch pareva cosa
impossibile a poter salirlo, percioch v'era un mal passo di pietra per calar
al fiume, picciolo, dove avevano da smontare a piedi tutti quelli che erano a
cavallo, e doppo bisognava che salissero all'alto per una costa, e per la
maggior parte monte erto e difficile, che durava ben una lega: il quale si
pass senza che gl'Indiani, che si diceva essere in arme, comparissero. E al
tardi, passata l'ora di vespro, comparse il governator e gente a quella terra
di Tarma, che per esser in mal sito e aver nuova che v'aveva da venir Indiani a
dar addosso a' cristiani, non volse egli pi tempo quivi fermarsi, se non
quanto pot dar da mangiare a' cavalli per ristorargli della fame e fatica
passata, per uscir presto di quel luogo, che non aveva altra parte di piano se
non la piazza, ed era circondato tutto all'intorno per spacio d'una lega di
montagne in una picciola costa. Per esser notte fece quivi alloggiar il suo
campo, stando sempre in guardia con i cavalli insellati, e gli uomini senza
mangiare e finalmente senza un refrigerio alcuno, percioch non avevano n
legne n acqua, n portavano con esso loro tende da poter coprirsi, che fu
cagion di quasi morir tutti di freddo, perch piovv molto la prima notte e
doppo nevig, in modo che l'arme e i panni che portavano addosso si bagnarono
tutti. Per ciascuno al meglio che pot si rimedi e passossene quella mala e
travagliosa notte, finch venne l'aurora, nella quale ordin che cavalcassero
per giungere a buon'ora a Xauxa, che era quattro leghe lontana de l; e
avendone gi cavalcate due, il governator fece dividere li sessantacinque
cavalli fra tre capitani, dandone a ciascun di essi quindeci, pigliando con lui
gli altri venti, con li venti pedoni che guardavano Chilicuchima. In questo
ordine camminarono fino a porsi ad una lega lunge da Xauxa, avendo a ciascun
capitano ordinato quel che dovesse fare, e si fermarono tutti in un picciol
luogo e villetta che quivi era; poi si mossero con buon concerto tutti e
giunsero a vista della citt in una costa, lontani un quarto di lega, e si
fermarono tutti.


Giungono alla citt di Xauxa, e parte di loro restano in essa per guardia e
altri contra l'esercito de' nemici co' quali combattendo restano vittoriosi, e
fanno ritorno a Xauxa; n quivi molto restano, che di loro parte vanno verso il
Cusco per ritrovare il corpo dell'esercito de' nemici, ma il fatto non gli
riesce e fanno a Xauxa ritorno.

La gente della terra usc tutta fuori su la strada per veder i cristiani,
ringraziandoli della venuta loro, con la quale tenevan per fermo uscir di
servit e penosa soggezione di quella gente forestiera. In questo luogo volsero
aspettare che entrasse pi il giorno, per, veduto che non compariva gente da
guerra, cominciarono a camminar per entrar nella terra. E nel calare quella
picciola costa viddero venir correndo a gran fretta uno Indiano con una lancia
alta, e giunto a loro si vidde esser un creato di cristiani, che disse che il
suo patrone l'aveva mandato a far loro intendere che dovessero camminar presto,
che li nemici erano dentro la terra, e che duoi cristiani a cavallo innanzi a
tutti gli altri avevan spinto i lor cavalli ed erano entrati dentro per veder
gli alloggiamenti che ci erano, e andandoli ricercando viddero qualche venti
Indiani che uscivano di certe case con le lor lancie e altre arme, chiamando
gli altri che fossero usciti a congiungersi con esso loro. I duoi cristiani,
vedutigli metter insieme, senza por mente al gridare e chiamar loro, dierono in
essi e n'uccisero alcuni e altri fecero fuggire, i quali si vennero tosto ad
unir con altri che erano usciti in lor soccorso, e fecero una massa di qualche
dugento, ne' quali di nuovo i duoi Spagnuoli assaltarono in una strada stretta
e li roppero, facendogli rinculare alla riva d'un fiume grande che corre per
quella citt; e in quel tempo l'uno d'essi Spagnuoli aveva mandato quello
Indiano che ho detto con la lancia inastata, in segno che eran nella citt li
nemici con l'arme. Gli Spagnuoli, udito questo, dierono di sproni a' cavalli e
senza fermarsi giunsero alla terra ed entrarono dentro, e trovati i loro duoi
compagni, gli fu da loro narrato quel ch'era loro avvenuto con quelli Indiani.
E correndo i capitani verso quella parte dove s'erano ritirati li nemici,
giunsero alla riva del fiume, che era in quel tempo molto ingrossato, e da
quella riva viddero ad un quarto di lega dall'altra banda gli squadroni de'
nemici: onde, passato il fiume con non poca fatica e pericolo, camminorono
verso loro. Il governatore rest alla guardia della terra, perch si diceva che
dentro v'erano similmente genti nemiche nascose. Gl'Indiani, veduto che i
cristiani avevano passato il fiume, si cominciarono a ritirare, fatti duoi
squadroni. E l'uno dei capitani spagnuoli con i suoi quindeci cavalli leggieri
spinse per una costa del colle dove essi erano per pigliarlo, accioch quivi
non potessero farsi forti e ritirarvisi: e gli altri duo capitani spinsero per
dritto alla volta loro lungo il fiume, e gli aggiunsero in una seminata di
maiz, lungi una lega da Xauxa, e rompendo in loro gli posero in rotta,
giungendoli quivi tutti, che di seicento che erano non ne scamparon pi di
venti o trenta, che presero il monte prima che il capitano con quei quindeci vi
giungesse: e in questo modo si salvarono, perch la maggior parte si riduceva
verso l'acqua, pensando salvarsi in essa, per i cavalli leggieri passavano il
fiume quasi a nuoto dietro di loro e non ne lasciavano alcun vivo, eccetto
qualche uno che se era loro ascoso nel perseguitargli doppo che furon rotti.
Corsero pi a basso doppo qualche una lega senza che mai trovassero altri
Indiani, onde ritornati si riposorono essi e i cavalli loro, che n'avevano
bisogno, perch le lunghe giornate fatte per innanzi, e con l'aver corso quelle
due leghe, erano alquanto stracchi. Saputa la verit di che gente fusse quella,
si trov che i quattro capitani e massa di gente erano alloggiati a sei leghe
da Xauxa lungo il fiume, e che quel proprio giorno aveva mandati quei seicento
uomini per finir di brucciar la citt di Xauxa, avendo gi brucciatane l'altra
met gi sette o otto giorni, dove avevano abbrucciato un edificio grande che
era in piazza e altre cose a vista della gente della citt, con molte robbe e
maiz, accioch gli Spagnuoli non se ne potessero prevalere. Stetteno gli
abitatori della citt cos male con esso loro che, se alcuno di questi Indiani
erano fuggiti dentro e nascosi, andavano essi ad insegnarlo a' cristiani
accioch l'uccidessero, ed essi proprii gli aiutavano ad ammazzare: e da loro
stessi gli avrebbono ammazzati, se i cristiani glielo avessero permesso.
Informati adunque i capitani del luogo dove si trovavano questi nemici e della
strada, della quale avevano gi camminata parte, determinarono di non ridursi a
Xauxa, ma riposati alquanto spinger oltre e dar nella massa della gente, che
era lontana quattro leghe da loro, prima che fussero avisati dell'andata loro:
e con questa intenzione comandarono che si ponessero in punto i soldati, ma non
ebbe effetto il disegno loro, percioch trovarono i cavalli cos stanchi che
presero per partito di ritornarsene adietro, come fecero. Narrarono giunti a
Xauxa al governatore il successo della cosa, di che sent egli gran piacere, e
li ricev con molta allegrezza, ringraziando ciascuno dell'essersi cos
valorosamente portato; e disse loro che in ogni modo intendeva che s'andasse ad
assaltar il campo de' nemici, perch, bench fussero avisati del successo, era
egli certo che gli avrebbono aspettati. Incontanente comand al mastro di campo
che gli alloggiasse, e lor disse che si riposassero quel tempo che lor restava
del giorno e la notte finch uscisse la luna, e che doppo si mettessero in
punto per andar a dar nei nemici: nella quale ora furono in ordine cinquanta
cavalli leggieri, che, dato nelle trombe, comparsero armati nelli lor cavalli
nello alloggiamento del governatore, dal quale tolto combiato seguirono il lor
cammino, restando nella citt seco quindeci cavalli con i venti pedoni che
facevano la guardia ogni notte con i cavalli insellati, finch torn il
capitano da quella impresa, che fu de l a cinque giorni. Il quale narr al
governatore tutto quel che gli era avvenuto doppo che si part da lui, dicendo
che la notte che si tolse da Xauxa and qualche quattro leghe prima che si
facesse giorno, con molta pressia, per giungere nel campo de' nemici prima che
essi fussero avisati dell'andata loro, e che, essendo gi vicini, viddero un
gran fiume sul far del giorno da quella parte dove erano alloggiati, che erano
due leghe ancora pi oltre; onde egli spinse oltre con i suoi a gran furia,
pensandosi che i nemici, avisati della venuta loro, se ne fuggivano e avevano
abbrucciati gli alloggiamenti che erano in una villa: e cos era, percioch se
ne fuggivano avendo dato il fuoco a quella misera terra. Gli Spagnuoli, giunti
in quel luogo, seguirono le pedate di quella gente per una valle tutta piana, e
secondo che gli venivano aggiungendo trovavano, come pi pigre a camminare,
molte donne e fanciulli nella retroguardia, e cos fra loro, lasciandoseli
adietro per giungere gli uomini, corsero ben 4 leghe: e giunsero alcune squadre
di loro, de' quali una parte, veduto alquanto di lontano loro, avendo avuto
tempo di pigliare un monte, si salv in esso, e altri, che furono pochi, furono
morti, restando in preda di cristiani (i quali per trovarsi i cavalli stanchi
non volsero salir al monte) molte bagaglie loro e donne e fanciulli. E gi che
era comparsa la notte, tornarono a dormire ad una villetta che s'avevano
lasciata adietro, e il giorno seguente determinarono questi Spagnuoli seguir il
lor cammino alla via del Cusco dietro gl'Indiani, per torgli e preoccupargli
certi ponti di rete, per non lasciargli passare; per per mancamento del viver
per i cavalli furono forzati di ritornarsene adietro, con gran dispiacere del
governatore, perch non gli avevano seguiti almeno per torgli quei ponti e non
lasciargli passare alla via del Cusco, percioch, essendo gente forestiera, si
dubitava che avrebbe fatto un gran danno agli abitatori di quei luoghi.


Ordinano nuovi ufficiali nella citt di Xauxa, per farvi una colonia di
Spagnuoli; e avendo avuto nuova della morte d'Atabalipa, molto prudente e con
arte, per conservarsi in grazia delli Indiani, trattano creazione del nuovo
signore.

E per questa cagione, venute che furono le bagaglie e la retroguardia che egli
aveva lasciata a Pombo, fece bandire che, percioch egli determinava di fondar
in quella citt di Xauxa colonia di Spagnuoli in nome di S.M., coloro che
avessero animo di farvi domicilio lo potessero fare; ma niuno Spagnuolo vi fu
che volesse accettar di starvi, dicendo che, fintanto che stesse fuori la gente
di guerra con l'arme in mano per quel paese, non stariano i naturali di quella
provincia al servigio e suggezione de' Spagnuoli e obedienza di S.M. Questo
veduto dal governatore, determin di non spender per allora tempo in quel
negocio, ma di volersene andar contra i nemici alla volta del Cusco, per
scacciargli da quella provincia e disertargli a fatto. In tanto, per dar ordine
alle cose di quella citt, fond il popolo in nome di S.M. e cre ufficiali per
la giustizia d'esso, che furono ottanta, i quaranta dei quali furono quaranta
cavalli leggieri che quivi lasci al presidio d'essa, col tesoriero in guardia
anco dell'oro di S.M., lasciandolo luogotenente suo, e quello al quale s'avesse
da far capo in tutte le cose e avesse il principato e la somma del governo.
In questo mentre venne a morte il cacique Atabalipa di sua infirmit, di che
sent gran discontento il governatore, e insieme con lui tutti gli Spagnuoli,
percioch era veramente molto prudente e portava amor grande agli Spagnuoli. Si
public palesemente che il capitano Chilicuchima gli diede con che morisse,
perch desiderava che il paese fusse signoreggiato dalla gente di Guito e non
da gente nativa del Cusco, n dagli Spagnuoli: e se questo cacique viveva, non
avrebbe egli potuto veder quel che desiderava. Incontanente fece il governatore
chiamare il capitano Chilicuchima e Tixas e un fratello del cacique, e altri
capitani principali e caciqui che eran venuti di Caxamalca, a' quali disse che
dovevan ben sapere che gli aveva creato signor Atabalipa, e che, essendo morto,
dovessero essi pensare quel che volean per signor, che glielo avrebbe dato. Fu
tra loro gran differenza sopra di questo, perch Chilicuchima voleva che fusse
signor il figliuolo d'Atabalipa, Aticoc e fratello del cacique morto e altri
signori, che non eran del paese di Guito, volevano che il signore fusse nativo
del Cusco, e proponevano un fratello carnale d'Atabalipa. Il governator disse a
quei che volevan per signor il fratello d'Atabalipa che lo mandassero a
chiamare, e che, comparso, quando l'avesse conosciuto persona di merito,
l'avrebbe creato: e con questa resoluzione fu licenziata quella congregazione.
E avendo chiamato da parte il governatore il capitano Chilicuchima, gli disse
queste parole: "Gi sai tu ch'io amavo molto Atabalipa tuo signore, e avrei
voluto che poich mor e lasci figliuolo, che esso fusse stato signore, e che
tu, poich sei uomo savio, avesse da esser suo capitano fintanto che egli fusse
in et d'amministrare la signoria: e per questo quando brami che si faccia lo
mandar a chiamar presto, perch per amore di suo padre amo lui molto, e te
similmente. Per insieme con questo, poich tutti questi caciqui che son qui
sono tuoi amici, e dei soldati della vostra nazione puoi tu dispor molto, ben
sar che tu gli mandi messaggieri che venghino in atto di pace, perch io non
vorrei incrudelirmi contra di loro e uccidergli, come tu vedi che io vado
facendo, bramando che le cose di queste provincie sieno quiete e pacifice".
Questo capitano aveva gran desiderio, come s' detto, che il figliuolo
d'Atabalipa fusse signore: di che avvedutosi, il governatore con arte gli disse
queste parole e gli diede questa speranza, non perch avesse animo di farlo, ma
perch, intanto che quel figliuolo d'Atabalipa venisse per questo effetto, egli
facesse che quei capitani di guerra che avevan gi l'arme in mano fussero
venuti in atto di pace. Fu similmente finto quel che disse ad Aticoc e agli
altri signori della provincia del Cusco, che avrebbe fatto signore colui che
essi avessero voluto, perci che bisognava che cos si governasse, per l'essere
in che si trovavano le cose in quel tempo, per star bene con tutti. A
Chilicuchima cercava di dar parole accioch facesse venir le genti che erano al
Cusco con l'arme a lasciarle, perch non facessero danno nelle genti del paese,
e a quelli del Cusco accioch fossero veri amici de' cristiani, e li desse
aviso di quel che i nemici trattavano e di tutto quel che si faceva nel paese:
e per queste cagioni e altre diceva questo il governatore con molta prudenza.
Chilicuchima ricev, per quel che dimostr, tanto piacere di queste parole come
se l'avesse fatto signor di tutto il mondo, e rispose che avrebbe egli fatto
tutto quel che li comandava, e che avrebbe dato ordine che i capitani e soldati
fossero venuti alla pace, e che avrebbe spediti messi a Guito perch il
figliuolo d'Atabalipa fosse venuto, ma che si dubitava che fosse impedito da
due gran capitani che erano con esso lui, che non l'avrebbono lasciato venire;
per con tutto questo avrebbe mandato tal persona con l'ambasciata, che si
pensava che avrebbono condesceso tutti a ci che egli avesse voluto. E gli
soggiunse: "Signor, poich tu vuoi ch'io faccia venir questi caciqui, toglimi
questa catena da dosso, percioch, vedutomi con essa, non vorran fare il
comandamento mio". Il governatore, accioch egli non sospettasse che fosse
finto quel ch'egli aveva detto, gli disse esser contento di farlo, per con una
condizione, che gli voleva por le guardie di cristiani, finch avesse egli
fatti venire quelli soldati che erano con l'armi in mano in atto di pace, e
avesse veduto il figliuolo di Atabalipa: ed egli rest sodisfatto di questo, e
in questo modo fu sciolto e dal governatore postagli buona guardia, per esser
quel capitano la chiave di tener quel paese pacifico e soggetto. Fatta questa
provisione, e ordinata la gente che aveva d'andare con il governator alla via
del Cusco, che erano cento cavalli e trenta pedoni, comand ad un capitano che
con 60 da cavallo e alcuni pedoni andasse innanzi per far rifare i ponti
ch'erano abbrucciati; e il governatore in tanto rimase per dar ordine a molte
cose convenienti per la citt e la republica, che aveva da lasciare quasi
coloniata, e per aspettare la risposta di duoi cristiani che aveva mandati alla
costa del mare per vedere i porti e poner in essi delle croci, perch s'alcuno
venisse riconoscesse il paese.


Descrizione delli ponti quali costumano gl'Indiani fare sopra i fiumi per
passare; e del difficile viaggio fatto dagli Spagnuoli nell'andare al Cusco; e
del giungere a Panarai e Tarcos, citt degl'Indiani.

Si part questo capitano il gioved con quelli che l'avevano da seguire, e il
governatore col resto della gente e Chilicuchima e la sua guardia il luned da
mattina che segu poi, tutti bene in punto d'arme e di tutte le cose
necessarie, per esser il viaggio ch'avevano a fare lungo; e restar tutte le
bagaglie in Xauxa, perch non era espediente di portarsele con esso loro a
questa impresa. Cammin il governatore duoi giorni per una valle al basso per
la riva del fiume di Xauxa, ch'era molto dilettevole e popolata di molti
luoghi, e il terzo giorno arriv ad un ponte di rete che  sopra il medesimo
fiume, il quale avevano brucciato i soldati indiani doppo che essi v'eran
passati: ma gi il capitano che era andato innanzi l'aveva in quel punto finito
di rifare dalle genti del paese. E dalla banda dove fanno questi ponti di rete,
dove i fiumi sono grossi, per esser la provincia abitata in dentro dove non 
vicino il mare, niuno del paese  quasi che sappia nuotare, e per questa
cagione, quantunche siano i fiumi piccioli e che si possano passare a guazzo,
gli fanno nondimeno sopra i ponti, in questo modo: che se il fiume ha le rive
sassose da una banda e l'altra, armano sopra d'esse un muro grande di pietra
alto, e poi mettono quattro stanghe, grosse di duo palmi o poco meno, che
traversano il fiume, e nel mezzo in forma di graticci tessono vimini verdi
grossi come due deta, ben tessuti, che non sia pi lento l'uno che l'altro,
legati in buona forma, e sopra di questi mettono delle rame attraversate, in
modo che non si vede l'acqua: e in questo modo  il pavimento del ponte. E nel
medesimo modo tessono un muro alle sponde del ponte, con questi medesimi
vimini, accioch niuno possa cadere nell'acqua: di che non ci  poi niun
pericolo, bench a chi non  pratico par cosa pericolosa il passarlo, perch,
essendo il tratto e lo spacio grande, piega il ponte quando l'uomo vi passa,
che sempre va abbassando fin al mezzo e doppo va montando finch l'abbia finito
di passare all'altra riva, e quando si passa trema molto forte, in modo che a
chi non v' usato se gli svanisce la testa. Fanno per l'ordinario duoi ponti
insieme, perch dicono che per l'uno passano i signori e per l'altro la gente
comune. Vi tengono le lor guardie, le quali il cacique signore di tutto il
paese gli fa di continuo riseder quivi, perch, se i viandanti gli portassero
via oro e argento o altra sua robba, o d'altri signori del paese, non lo
possano portare di l; e quelli che essi tengono in questi ponti v'hanno le
loro stanze vicine, e hanno di continuo presso di loro vimini e graticci e
corde per racconciar i ponti quando si vengono guastando, e farne bisognando di
nuovo.
Or le guardie ch'erano in questo ponte, quando passarono gl'Indiani che lo
brucciarono, nascosono la munizione che avevano da rifarlo, perch altrimente
l'avrebbono essi similmente abbrucciata, e per questa cagione lo rifecero per
il passare degli Spagnuoli in s poco spacio di tempo. I cavalli spagnuoli e il
governatore passarono per l'uno di questi ponti, ancora che, per esser fresco e
non bene ordinato, stentassero assai, percioch, per esservi passato su il
capitano che andava innanzi con li sessanta cavalli, v'erano fatti molti
pertugi ed era quasi mezzo disfatto. Passarono tuttavia i cavalli senza che vi
pericolasse niuno, quantunche la maggior parte d'essi vi cadessero, perch si
moveva il ponte e tremava tutto: ma, come s' detto, era il ponte fatto di
sorte che, ancora che cadessero con li piedi dinanzi e quelli di dietro, non
potevano cadere a basso nell'acqua. Passati che furono tutti, il governator
alloggi in certi alloggiamenti d'alcuni arboretti che quivi erano, per i quali
passavano molti belli rivi d'acque belle e limpide. Doppo si posero in viaggio,
cavalcando per la riva di quel fiume due leghe, per una stretta valle che aveva
le montagne dall'una parte e l'altra altissime: e in parte ha questa valle per
dove passa il fiume cos poco spacio, che c' tanta strada alla radice del
monte e del fiume quanto un tratto di pietra, e in altri luoghi per la costa
del monte poco pi. Passate due leghe di questa valle, si trov un altro ponte
picciolo sopra un altro fiume, per il quale pass tutta la gente da piedi; e i
cavalli passarono a guazzo, s perch il ponte era malconcio, come anco per
esser l'acqua bassa in quel tempo. Passato il fiume, si cominci a montare una
montagna asprissima e lunga, tutta fatta a scaloni di pietra molto spessi:
quivi travagliarono tanto i cavalli che, quando finirono di salirla, s'erano
per la maggior parte disferrati, con l'unghie guaste dei piedi dinanzi e di
dietro. Salita quella montagna, che dur ben mezza lega, andando un altro pezzo
per una costa sul tardi, arriv il governator con questa gente ad una picciola
villetta che era stata abbrucciata da' nemici Indiani e saccheggiata, e per
non vi si trov n gente n maiz n altra sorte di vettovaglia, e l'acqua era
molto lontana, percioch gl'Indiani avevano rotti i condotti che venivano alla
citt: che fu gran male e gran disagio per gli Spagnuoli, perch, per aver quel
giorno trovato il cammino aspro, faticoso e lungo, avevano bisogno di buono
alloggiamento.
Si part di quivi l'altro giorno il governatore e se n'and a dormire ad
un'altra terra, che quantunche fosse molto grande e buona e piena di molti
alloggiamenti, si trov nondimeno in essa cos poco refrigerio come nell'altra
passata: e chiamasi questa terra Panarai. Si maravigli molto il governatore
con gli Spagnuoli di non veder quivi n vettovaglie n cosa alcuna, percioch,
essendo questo luogo d'un signor di quelli che erano stati con Atabalipa e con
il signor morto in compagnia di cristiani, era di continuo venuto in lor
compagnia fino a Xauxa, che disse voler andar avanti per apparecchiar in questa
sua terra vettovaglia e altre cose necessarie per gli Spagnuoli: e non
ritrovandosi quivi n egli n sua gente, si teneva per certo che il paese l
vicino era con l'arme in mano; n essendosi avuto lettera veruna dal capitano
che andava innanzi con li 60 da cavallo, da una in fuori, nella qual faceva
sapere ch'egli andava dietro a' nemici indiani, si temeva che i nemici non
avessero lor tolto qualche passo, onde non potesse venir messo alcuno mandato
da lui. Gli Spagnuoli fecero tanto che buscarono a torno alla terra del maiz e
pecore, con che se ne passarono quella notte; e l'altro giorno si partirono a
buon'ora e giunsero ad una terra chiamata Tarcos, dove si ritrov il cacique
che n'era signore con qualche gente, il quale diede aviso del d che erano
passati di quivi i cristiani, e che andavano per andar a combattere co' nemici,
che erano alloggiati in una terra l vicina. Ricevettero tutti gran piacere di
questa nuova, e d'aver ritrovato buone accoglienze in quel luogo, perch il
cacique aveva fatto mettere su la piazza buona quantit di maiz e di legne e
pecore, e altro di che avevan gran bisogno gli Spagnuoli.


Seguendo il lor viaggio hanno avisi, mandategli dalli quaranta cavalieri
spagnuoli, dello stato dell'esercito indiano, col quale vittoriosamente avevano
combattuto.

L'altro d, che fu il sabbato, giorno di tutti i Santi, il frate che era in
questa compagnia disse messa la mattina, come  solito dirsi in simil giorno, e
poi si partirono tutti e camminarono finch giunsero ad una gran fiumana tre
leghe lontana, sempre discendendo dalla montagna con aspra discesa e lunga.
Questo fiume aveva similmente un altro ponte di rete, che per esser rotto si
pass a guazzo, e doppo si mont un'altra montagna assai grande, che, guardando
dall'alto al basso, pareva quasi impossibile che gli uccelli vi potessero
volare, quanto pi salirlo uomini a cavallo per terra: ma se li rese men
difficultosa la strada perch s'andava montando in circuito e non all'erta,
bench fusse per la maggior parte a scaloni grandi di pietra, che faticavan
molto i cavalli e si guastavano e indolevano i piedi, ancora che gli
conducessero per la briglia. In questo modo s'ascese una gran lega, e un'altra
se ne cammin per una costa di pi facil cammino, e al tardi arriv il
governatore con gli Spagnuoli ad una terra picciola, una parte della quale era
abbrucciata: e quivi in quel che ci era rimaso di sano alloggiarono gli
Spagnuoli. E al tardi giunsero duo Indiani, messi mandati dal capitano che
andava inanzi, i quali portaron per lettere nuove al governatore come egli era
arrivato a gran fretta alla terra di Parcos, che era restata adietro, percioch
aveva avuto aviso che era quivi i capitani con tutta la gente nemica; n
avendovegli trovati, ebbe nuova certa che s'erano ritirati a Bilcas, onde egli
aveva spinto le sue genti oltre, finch s'era condotto a cinque leghe lunge da
Bilcas, dove aspett la notte e si part secretamente, per non esser sentito da
certe spie che eran poste ad una lega lunge da Bilcas; e avuto nuova che i
nemici erano dentro una terra senza aver notizia alcuna dell'andata sua, fu il
capitano allegro molto, e montata una montagna dove era quel luogo assai
difficile, sul far del giorno entr dentro e vi ritrov certa gente alloggiata,
poco avisata. I cavalli spagnuoli cominciaron a dar in essa per le piazze,
fintanto che fra morti e fuggiti non si viddero pi persona alcuna innanzi,
perch pochi soldati indiani v'erano, che s'erano ritirati ad una montagna fuor
di strada da quella terra; i quali, tosto che si schiar il giorno e viddero
gli Spagnuoli, si misero insieme tutti in squadroni venendo contra di loro
dicendogli "Ingri", il qual nome tengono essi per vituperoso molto, essendo
questa una gente da poca, che abita in paesi caldi e alla costa del mare: ed
essendo quella provincia e regione frigida, e i cristiani andando vestiti e
coperti le carni loro, gli chiamavano quelli Ingri, minacciandogli che gli
avrebbon fatti loro schiavi, per essere pochi n arrivar pur al numero di
quaranta, e minacciandogli gli dicevano che dovesser discender a basso dove
stavano. Il capitano, quantunche conoscesse che si ritrovava in un mal sito da
combatter con cavalli, de' quali poco si potevano gli Spagnuoli prevalere,
nondimeno, accioch non potessero i nemici pensare che il non combattere
procedesse da vilt d'animo, prese con esso lui trenta cavalli, e lasciati gli
altri alla guardia della terra, cal al basso contra di loro per una serrata
del monte e una costa molto faticosa. I nemici gli aspettarono animosamente, e
nel urtarsi insieme uccisero un cavallo, ferendone altri dui; ma al fine,
essendo tutti rotti, fuggiron chi da una banda e chi dall'altra del monte,
cammino pi aspro, ove i cavalli non gli avrebbon potuti seguitare e far lor
danno. In questo si venne ad unir con esso loro un capitano che era scampato
della terra, che, avendo inteso da loro che avevano ammazzato un cavallo e
feritone dua, disse: "Voltiamoci adietro e combattiamo con esso loro, in modo
che niuno resti in vita, che son pochi". E incontanente si rivoltaron tutti con
maggior animo e pi grande empito che prima, e quivi s'appicc una fiera
battaglia, e maggior che la prima; tuttavia fuggirono gl'Indiani, e i cavalli
gli seguitarono d'ogni banda del monte finch poterono. Di questi dui incontri
rimasero morti ben seicento uomini, e si crede che vi rimanesse morto Maila,
l'uno dei capitani, perch tutti gl'Indiani lo dissero; e quei della lor parte
quando uccisero il cavallo gli tagliarono la coda, e, postala in una lancia, la
portavano innanzi per lor gonfalone. Gli fece similmente sapere che intendeva
di riposar quivi tre giorni, per amore de' cristiani e cavalli feriti, e doppo
si sarian partiti per occuparli innanzi un ponte di rete che era quivi vicino,
accioch i nemici fuggitivi non passassero per congiungersi con Quizquiz nel
Cusco e con la guarnigione della gente che aveva, la qual diceva che aspettava
gli Spagnuoli in un passo cattivo vicino al Cusco: per, ancora che fusse pi
cattivo, avevano speranza in Dio, che secondo il luogo dove avevano avuta
quella battaglia, paese cos aspro e sassoso che da loro in alcuna altra parte,
per difficile e faticosa che si fusse, non si sarebbon potuti difender da loro
n offendergli in alcun passo cattivo; e che quinci partito, passato il ponte
che  tre leghe dal Cusco, quivi avrebbe aspettato il governatore, come gli
aveva imposto, e di tutto ci avesse inteso che gli fusse successo, glielo
avrebbe fatto a sapere per messi a posta.


Doppo varii incommodi patiti nel viaggio, avendo passate le citt di Bilcas e
d'Andabailla, prima che giunghino ad Airamba hanno lettere dagli Spagnuoli, per
le quali gli mandano in soccorso trenta cavalieri.

Questa lettera avendo ricevuto il governatore, sentirono insieme con lui tutti
gli Spagnuoli infinito piacere per la vittoria che aveva avuta il capitano; e
incontanente la mand insieme con un'altra sua alla citt di Xauxa, al
tesoriero e Spagnuoli che v'erano restati, acci con esso loro participassero
il piacere delle buone nuove della vittoria del capitano. E similmente mand
messi al capitano e Spagnuoli che eran seco, ringraziandogli assai della
vittoria che avevan avuto, pregandogli e avisandogli che in queste cose si
governassero sempre pi tosto col consiglio che col por mente alle forze loro,
e che in ogni modo gli dovessero aspettare passato l'ultimo ponte, accioch
tutti poi insieme facessero l'entrata nella citt del Cusco. Ci fatto, si
part il governatore il d seguente, che fu d'un aspro e faticoso cammino di
montagne petrose, e ascese e discese di scaloni di sassi, che si pensarono
tutti con fatica non poter ritrarne i cavalli, considerato il cammino fatto e
quel che anco avevano da fare. Giunsero a dormire quella notte ad una terra che
era posta dall'altra parte d'un fiume, che aveva sopra similmente un altro
ponte di rete: i cavalli passarono per l'acqua, e la gente pedona e servitori
di cristiani andarono per il ponte. Il seguente giorno ebbero buon cammino
lungo quel fiume, dove trovarono molte selvaticine, cervi e camozze; e quel d
giunsero ad alloggiar a certi alloggiamenti vicini a Bilcas, dove il capitano
che andava innanzi aveva fatto, per camminar la notte e ire ad entrar a Bilcas
senza esser sentiti, come entr. E quivi venne un'altra sua lettera, dove
diceva che s'era partito da Bilcas gi duo giorni ed era giunto ad un fiume 4
leghe innanzi, il quale aveva guazzato per esser brucciato il ponte, e quivi
aveva inteso che il capitano Narabaliba andava fuggendo con qualche venti
Indiani; e che s'era incontrato in duomila Indiani che gli aveva mandati in
soccorso il capitano del Cusco, i quali, come seppero la rotta di Bilcas, se ne
ritornarono fuggendo con esso lui, cercando d'andar a congiungersi con le
reliquie sparte di quei che fuggivano, aspettandogli in una terra chiamata
Andabailla; e che egli determinava di non fermarsi mai, finch non si fusse
trovato con loro.
Udite queste nuove dal governatore, pens di volergli mandar soccorso, ma dopo
non lo fece, perch consider che, se si doveva far la battaglia, gi sarebbe
fatta e non sarebbe stato pi a tempo; ma ben determin di non fermarsi pur un
sol giorno fintanto che non lo raggiongesse, e in questo modo si part per
Bilcas, dove entr il seguente d di buon'ora, e per quel giorno non volse
andar pi avanti.  posta questa citt di Bilcas in un monte alto, ed  gran
luogo e capo di provincia; ha una gentile e bella fortezza, vi sono molte case
di pietra molto ben fabricate, ed  nel mezzo del viaggio tra Xauxa e il Cusco.
L'altro giorno arriv il governator a dormire dall'altra banda del fiume a 4
leghe lunge da Bilcas, e quantunche fusse la giornata picciola, fu nondimeno
travagliata, che fu sempre il discendere da una montagna al basso, quasi tutta
a scaloni di pietra; e la gente pass il fiume a guazzo con molta fatica,
percioch era molto grosso, e piant il campo dall'altra banda fra certi
arboretti. Appena era quivi giunto il governatore, che ebbe una lettera del suo
capitano che andava innanzi, per la quale gli faceva intendere che i nemici
eran passati 5 leghe innanzi, e aspettava in una falda d'un monte, in una terra
chiamata Curamba; e che era molta gente quivi unita, e aveva fatto molti ripari
e postovi quantit grande di pietre, acci non vi potessero salir gli
Spagnuoli. Il governatore, inteso questo, quantunche dal capitano non gli fusse
stato domandato soccorso, credendo che ora ne arebbe bisogno, fece incontanente
metter in punto il maresciallo don Diego d'Almagro con trenta cavalli leggieri,
bene in ordine d'arme e di cavalli; n volle che con esso lui conducesse pedoni
alcuno, percioch gli comand che non dovesse fermarsi giamai, finch non si
congiungesse col capitano che era innanzi con gli altri. Ed essendo partito, si
part similmente il d seguente il governatore, con dieci da cavallo e venti
pedoni che guardavano Chilichuchima, e affrett tanto il cammino quel giorno
che di due giornate ne fece una. Gi che era per giunger alla terra dove aveva
da dormire, chiamata Andabailla, venne un Indiano fuggendo a dire che in certa
costa del monte, che mostr col deto, s'era scoperta gente di guerra inimica;
onde il governatore, cos armato come stava, a cavallo, con gli Spagnuoli che
aveva seco and a pigliar l'alto di quella costa e la scoperse tutta, senza
aver trovata la gente che quello Indiano aveva detto, perch quella era gente
nativa di quel paese, che era fuggita dagl'Indiani di Guito perch gli faceva
grandissimo danno. Giunto il governatore e compagni in quella terra
d'Andabailla, cenarono e riposarono quella notte; e il d vegnente pervennero
alla terra d'Airamba, dove aveva scritto il capitano esser la gente unita
insieme con l'arme ad aspettargli nel cammino.


Pervenuti ad un villaggio, ritruovano molto argento fatto in tavole lunghe
venti piedi. Seguendo il lor viaggio, hanno lettere dagli Spagnuoli del
combattere sanguinoso e con lor danno fatto contro l'esercito degl'Indiani.

Quivi furono trovati duoi cavalli morti, onde si prese sospetto che al capitano
fosse occorso qualche disgrazia. Per, entrati nella terra, per una lettera che
venne prima che alloggiassero si seppe come il capitano aveva trovato quivi
gente di guerra, e che per prender la montagna aveva salita una costa, dove
aveva trovata gran quantit di pietre adunate, che fu segno voler quivi
aspettare, e che andavano in traccia degl'Indiani, ch'avevano notizia non
essere da loro molto lontani; e che i duoi cavalli erano morti per riscaldarsi
e raffreddarsi. Non scrisse cosa veruna del soccorso che gli aveva mandato il
governatore, onde si consider che ancora non gli fosse arrivato. Si part
quinci l'altro giorno il governatore e pervenne a dormire ad un fiume, il cui
ponte era stato abbrucciato da' nemici, in modo che bisogn passarlo a guazzo,
con molta fatica, percioch era l'acqua grossa e il letto del fiume molto
sassoso. L'altro d giunse a dormire ad una villa, negli alloggiamenti della
quale si trov molto argento in tavole grandi, di venti piedi di lunghezza e
uno di larghezza e della grossezza d'un deto o due; e referirono gl'Indiani che
quivi erano che quelle tavole erano state d'un gran cacique, e che uno dei
signori del Cusco l'acquist e le port cos in tavole, delle quali il cacique
vinto aveva fatta una casa.
Il giorno seguente si part il governator per passare il fiume dell'ultimo
ponte, che era quasi tre leghe lungi de l. Prima che a quel fiume giungesse,
arriv un messaggiero con una lettera del capitano, nella qual avisava
qualmente gli era giunto a quel fiume ultimo in molta fretta, accioch i nemici
non avessero tempo d'abbrucciar il ponte, ma al tempo ch'egli giunse l'avevano
finito d'abbrucciare; e perch era gi tardi, per quella sera non aveva voluto
passar il fiume, ma rest a dormire in una villetta al par d'esso, e l'altro
giorno pass l'acqua, che arrivava al petto dei cavalli, e segu il suo cammino
dritto al Cusco, ch'era de l lungi 12 leghe; e come nel cammino fu informato
che in una montagna vicina s'erano fermati tutti i nemici, aspettando che il d
seguente dovesse venir Quizquiz con pi sforzo di gente in soccorso, che aveva
nel Cusco, per congiungersi con loro: e per questa cagione aveva egli spinto
oltre a gran fretta con 50 cavalli, perch li dieci aveva lasciato in guardia
delle bagaglie e di certo oro che si trov nella rotta di Bilcas. E un sabbato
ad ora di mezzogiorno cominciarono a montare una montagna a cavallo, ed essendo
grande, che durava ben una lega di cammino, faticati dalla montata aspra e dal
caldo del mezzod, che fece grande, si fermarono alquanto e dieron del maiz a'
cavalli, del quale i paesani d'una terra vicina gli n'avevano fatto provisione;
e ripreso il cammino, il capitano, che era innanzi qualche un tiro di balestra
dagli altri, vidde i nemici all'alto della montagna che la coprivan tutta, e
che tre o quattromila di loro discendevano al basso, dove essi erano per
passare: onde, chiamati gli Spagnuoli per unirgli in battaglia, non pot
aspettar di unirgli percioch gl'Indiani gi erano vicini e venivano contra di
loro animosamente, per con quelli che si trov in essere and a combattergli,
e gli Spagnuoli che venivano arrivando montavano la costa del monte, chi da una
banda e chi dall'altra. Entrarono fra' nemici che avevano innanzi senza
attender da principio molto a combattere, ma a difendersi dalle pietre che gli
tiravano, finch ascesero all'alto del monte, in che vedevano consistere la
vittoria certa. I cavalli erano cos stanchi che non potevano riaver il fiato
per poter dar dentro con furia a tanta moltitudine di nemici, ed essi, non
cessando di travagliargli e infestargli di continuo con le lor lance, pietre e
frezze che gli tiravano, gli stancarono tutti in modo che a pena potevano i
cavalieri fare andar i cavalli di trotto, e alcuni di passo. Gl'Indiani,
essendosi avveduti della stanchezza dei cavalli, cominciaron a calcare con
maggior furia contra di loro, e a cinque cristiani, quali i lor cavalli non
poterono salire all'alto, carc tanto la moltitudine addosso che ai duo d'essi
non fu permesso giamai poter smontare, ma gli uccisero sopra i cavalli. Gli
altri combatterono a piedi valentissimamente, ma al fin, non essendo veduti da
compagni che gli avessero potuto dar soccorso, vi rimasero, e solo un di loro
fu morto senza poter cacciar mano alla spada n difendersi, anzi fu cagione che
vi restasse morto con lui un buon soldato, percioch se gli era attaccato alla
coda del cavallo, che non lo lasci andar innanzi con gli altri. Gli divisero a
tutti pel mezzo la testa con le azze e mazze, ferirono diciotto cavalli e sei
cristiani: non per di ferite pericolose, che solo un cavallo d'essi mor.
Piacque a Dio Signor nostro che gli Spagnuoli presero un piano che era in
quella montagna, e gl'Indiani si ridussero ad un poggio vicino a loro. Il
capitano comand che la met dei suoi levassero il freno a' cavalli e dessero
da bere loro in un picciol rivo che quivi passava, e doppo il medesimo avessero
fatto gli altri: il che si fece senza aver in quello instante alcun disturbo
da' nemici. Doppo disse il capitano a tutti: "Signori, andiancene passo passo
per questa mezza costa, in modo che i nemici giudichino che noi fuggiamo da
loro, perch ci vengono a trovare al basso; che, potendo condurgli in questo
piano, daremo loro adosso in un drapello, che spero che niuno ci scampi dalle
mani, poich i nostri cavalli gi sono alquanto ristorati: e se gli mettemo in
fuga, finiremo di pigliar l'alto del monte". E cos si fece, che gl'Indiani,
pensandosi che gli Spagnuoli si ritrassero, calorono al basso alcuni d'essi
tirandogli delle pietre con le lor frombe e lor frezze; i cristiani, veduto
esser gi tempo, girarono le redine a' lor cavalli e, prima che gli Indiani
potessero ripigliar il monte dove stavano prima, n'ammazzarono 20 di loro: il
che veduto da essi, e come era il luogo dove si ritrovavano poco sicuro,
lasciarono quel monte e se n'andarono ritirando ad un altro pi alto.
Il capitano con gli Spagnuoli fin d'ascendere l'alto del monte, e quivi per
esser gi notte accamp la sua gente; e gl'Indiani alloggiarono similmente a
duo tiri di balestra lungi da loro, in modo che si intendeva il parlare l'uno
dell'altro. Fece il capitano medicare i feriti, e providde delle guardie e
sentinelle per la notte, e comand che tutti i cavalli stessero insellati e coi
freni in bocca fino al giorno seguente, nel quale avevan da combattere con
gl'Indiani; per attese ad inanimare e metter cuore a tutti i suoi, dicendogli
che in ogni modo bisognava dar dentro la mattina senza pi tardare punto,
percioch aveva avuto nuova che il capitano Quizquiz ne veniva con gran
soccorso a' nemici: onde non si doveva aspettare che si fossero messi tutti
insieme. Mostrarono tutti tanto cuore e valore come se avessero avuta la
vittoria in pugno; tuttavia furono confortati dal capitano, dicendo loro
ch'egli aveva per pi pericolosa quella giornata fatta il d innanzi che quella
che avevan da fare e che il nostro Signor Iddio gli aveva liberati dal pericolo
passato, gli darebbe anco la vittoria per l'avvenire; e che considerassero che
se il giorno passato, essendo i lor cavalli cos stanchi, avevano assaltati gli
nemici con disavantaggio e levatigli da il lor forte e rottigli, non passando
il numero pi di cinquanta, essendo i nemici pi d'ottomila persone, qual
speranza si avea da pigliare essendo freschi e riposati? Con queste e simili
parole da metter animo se ne passarono quella notte, e gl'Indiani se ne stavano
nel lor campo, gridando a gran voce e dicendo: "Aspettate pur, cristiani, che
venga il giorno, che tutti avete da morire per le nostre mani, e vi torremo i
cavalli con quanto avete", soggiungendo parole ignominiose verso di loro,
secondo che sonavano in quella lingua, avendo determinato d'entrar a combattere
con i cristiani subito che apparisse il giorno, giudicatogli stanchi con i lor
cavalli per la fazione del giorno passato, e per vedergli in s poco numero, e
sapendo che molti de' lor cavalli erano feriti. In questo modo una parte e
l'altra concorreva in un medesimo pensiero, per gli Indiani giudicavano al
fermo che i cristiani non potessero scampare dalle loro mani.


Hanno nuova della vittoria avuta da' Spagnuoli d'aver posto in fuga l'esercito
indiano; fanno gettare una catena al collo a Chilichuchima, avendolo per
traditore; passano per la terra di Rimac e si coniungono insieme, ove
unitamente vanno alla terra di Sachisagagna e fanno abbrucciar Chilichuchima.

Queste nuove arrivarono al governatore presso l'ultimo fiume, come s' detto;
il quale, senza mostrar alterazione in faccia e nel sembiante, l'appales alli
10 da cavallo e 20 pedoni che avea con seco, consolandogli tutti con buone
ragioni che gli mostrava, ancora che essi si turbassero molto negli animi loro,
pensando che, poich una poca quantit d'Indiani rispetto al numero accresciuto
avea s mal trattati i cristiani nella prima fazione, maggior travaglio
avrebbono lor dato l'altro d, avendo i cavalli feriti, n essere agli
Spagnuoli sopragiunto anco il soccorso delli 30 cavalli mandatigli. Per,
mostrando tutti aver speranza in Dio, giunsero al fiume, il qual passarono in
battelli di quel paese, facendo andar a nuoto i cavalli, per esser stato
abbrucciato il ponte: ed essendo in quel tempo il fiume cresciuto molto, si
tard a passarlo il resto di quel d e l'altro d che venne fino all'ora di
sesta. E volendosi partire il governatore senza aspettare che quelli Indiani
del paese confederati con gli Spagnuoli passassero, si vidde quivi giunger un
cristiano, che essendo riconosciuto da lungi, tutti fecero giudicio che il
capitano con i cavalli fusse rotto e fracassato, e che egli venisse a portarne
novella fuggendo. Ma, giunto al cospetto del governatore, pose negli animi di
tutti gran conforto con la nuova che port, referendo che il Signor nostro
Iddio, che mai suole abbandonar i suoi fedeli nelle maggior necessit, fece
che, essendo il capitan con gli altri la notte con buona guardia, aspettando il
giorno e inanimando i suoi al combattere della mattina, sopragiunse il
marescalco col soccorso mandato delli trenta cavalli e con li dieci che eran
rimasi in retroguardia, che furon 40 in tutto: e quando si viddono tutti cos
uniti insieme, sentirono i primi tanto piacere come se quel d fusse loro stata
data di nuovo la vita, tenendo per certo la vittoria per loro il d seguente.
Comparso il giorno, che fu la domenica, nell'alba cavalcaron tutti e, postisi
in ala per mostrar meglio il volto, se n'andarono alla volta degl'Indiani, che
avevan gi la sera determinato d'assaltare i cristiani: ma, veduta la mattina
tanta gente, si pensarono, come era, che quella notte fusse loro arrivato quel
soccorso, onde, non bastando lor l'animo d'affrontargli, e veduto che essi
ascendevan la costa per andar a trovar loro, voltarono le spalle ritirandosi di
monte in monte. Gli Spagnuoli non li seguirono, percioch era il paese aspro,
oltre che furon coperti d'una nebbia s folta che l'uno non poteva veder
l'altro; tuttavia per la falda d'un colle uccisero molti nemici. In questo
tempo venivano mille uomini Indiani in un squadrone che il Quizquiz mandava in
soccorso a' suoi, i quali, veduti i cristiani a cavallo e cos in punto di
voler combatter, ebbero tempo di ritirarsi al monte. Incontanente si raccolsero
i cristiani nel lor forte, donde avea quel messo mandato il capitan con questa
nuova al governator, facendogli sapere che l'avrebbe aspettato quivi finch
giungesse.
Questa nuova intesa dal governator, fu molto allegro della vittoria che Dio
nostro Signor gli avea concessa quando non la sperava, e senza indugiar punto
diede ordine che si passasse oltre con tutte le bagaglie e gl'Indiani che
restavano, perch aveva similmente con queste medesime nuove avuto aviso che,
nella ritirata di questa gente nemica, s'erano appartati dagli altri 4 mila
uomini: per che dovesse andar sopra aviso; ed era medesimamente accertato che
Chilicuchima facea e comandava tutto, e dava aviso a' nemici di quel che
avessero da fare, per che lo dovesse condurre sotto buona custodia. Il
governator adunque, dato fine al suo passaggio, fece mettere una catena al
collo a Chilichuchima e gli disse: "Tu sai bene il modo con che mi son portato
con teco e come t'ho trattato, facendoti capitano che avesse da comandar a
tutto il paese, fintanto che il figliuol d'Atabalipa fusse venuto da Guito per
farlo signore: e ancora che abbia avuto molte cause da farti morire, io non
l'ho voluto far mai, credendo pur che ti avesse d'emendare. Similmente t'ho
pregato molte volte che operassi che, per il bene publico, questi nemici
indiani co' quali tu hai maneggio e amicizia volessero quietarsi e deponer
l'armi, perch, ancora che abbin fatto gran danno e abbin ucciso Guaritico, che
era venuto per ordine mio da Xauxa, io averei perdonato a tutti; ma, con tutte
queste mie ammonizioni, hai pur voluto perseverare nel tuo mal animo e mal
proposito, pensandoti che gli avisi che tu davi a' capitani nemici fusser
potenti per effettuar la malignit tua. Ma puoi vedere come, con l'aiuto del
Dio nostro, sempre sono stati rotti e saran sempre per l'avvenire, e tieni e
per fermo che non potranno scampar n ritornar a Guito, donde sono usciti, n
tu vedrai mai pi il Cusco, percioch, subito che io fia giunto dove sta il
capitano con le mie genti, ti far abbrucciar vivo, poich s mal hai saputo
guardare l'amicizia che io in nome del mio Cesare fermai con teco: e questo fia
senza alcun dubbio, se non operi che questi capitani tuoi amici lascino l'arme
e venghino con la pace, come ti ho detto altre volte". A tutte queste parole
stette attento Chilichuchima senza risponder motto, ma, sempre ostinato nella
durezza sua, disse che non si faceva quel che egli comandava a que' capitani
perch non lo volevano ubidire, che per lui non era restato di fargli intender
che venissero alla pace: e con simili parole si discolpava di quel che gli
s'attribuiva. Ma il governatore, che gi sapeva per certo gli andamenti suoi,
lo lasci star nel suo mal pensiero senza pi parlargliene.
Or, passato il fiume nell'ora gi tarda, spinse oltre con queste genti il
governatore, e giunse la sera ad una terra lungi una lega da quel fiume,
chiamata Rimac. E quivi arriv il marescalco con 4 cavalli ad aspettarlo, e con
lui abboccatosi, si partirono l'altro giorno per il campo dei cavalli
spagnuoli: e vi giunse la sera, essendogli venuto incontro il capitano e molti
altri, e si fecero molta festa insieme. Il governatore ringrazi ciascuno
secondo i meriti loro del valore che avevan mostrato, e tutti unitamente
partirono, e giunsero due leghe pi oltre la sera ad una terra chiamata
Sacchisagagna. I capitani raguagliarono il governatore di tutte le cose
successe nel modo che s' narrato. Entrati ad alloggiare in queste terre, il
capitano e il marescalco sollecitarono il governator a dover far giustizia di
Chilichuchima, percioch aveva da sapere che tutto quel che facevano i
cristiani era fatto saper da Chilichuchima agli avversarii, e che egli era
stato quello che gli aveva fatti uscir al monte di Bilca, esortandogli a venire
a combatter i cristiani, ch'erano pochi e che non avrebber potuti con i cavalli
ascender quelle montagne se non a passo a passo e a piedi, dando lor mille
altri avisi, dove avessero avuto ad aspettare e quel che avevan da fare, come
uomo che avea ben visti tutti questi luoghi e conosciuto l'andar de' cristiani,
co' quali era stato tanto tempo. Di tutte queste cose il governator informato,
comand che fusse abbrucciato in mezzo della piazza: il che fu fatto, che i
principali e pi famigliari suoi erano quelli che posero maggior diligenza in
mettergli il fuoco. Il religioso l'andava persuadendo a voler farsi cristiano,
dicendogli che coloro che erano battezzati e che avevano vera fede nel nostro
redentore Gies Cristo andavano alla gloria del paradiso, e quei che non
l'avevano andavano all'inferno e alle pene d'esso, facendogli tutto intender
per un interprete; ma egli non volle esser cristiano, dicendo che non sapeva
che cosa si fusse questa legge, e cominci ad invocar il Paccamaca e il
capitano Quizquiz, che lo venissero a soccorrere. Questo Paccamaca tengono
gl'Indiani per lor Iddio, e gli offeriscono molto oro e argento, ed  cosa
verificata che il demonio sta in quell'idolo e parla con coloro che vanno a
domandargli cosa alcuna: e di questo si parla diffusamente nella relazione che
si mand a S.M. da Caxamalca. In questo modo pag questo capitano le crudelt
che fece nella conquista d'Atabalipa, e le sceleraggini e tradimento che trov
in danno degli Spagnuoli e diservigio di sua Maest. Tutte le genti del paese
si rallegrarono infinitamente della sua morte, percioch era da lor molto
disamato, per conoscerlo cos crudele come egli era.


Sono visitati da un figliuolo del cacique Guaicanaba, col quale contrattano
amicizia; e gli fa sapere il maneggio dell'esercito degl'Indiani inimici, co'
quali hanno alcune zuffe prima che entrino nel Cusco, dove fanno entrare
signore il figliuolo di Guaicanaba.

Quivi si riposarono gli Spagnuoli quella notte, avendo poste buone guardie nel
campo, per aver inteso che Quizquiz era vicino a loro con tutta la gente. E la
mattina seguente venne a visitar il governatore un figliuolo di Guainacaba,
fratello del cacique morto, il maggiore e principal signore che fusse in quel
paese a quel tempo, il quale era stato fuggitivo sempre, perch la gente di
Guito non l'uccidesse. Costui disse al governatore che l'avrebbe aiutato in
tutto ci che avesse potuto per cacciar via di quel paese tutte le genti di
Guito, per esser suoi nemici, e che l'odiavano e non volevan esser soggetti a
gente forastiera. Questo era a chi di ragione veniva quella provincia, e colui
che tutti i caciqui d'essa volevano per signore. Quando venne a veder il
governatore, venne per le montagne fuor di strada per tema della gente di
Guito; ed ebbe egli gran piacere della sua venuta, e gli rispose: "Molto mi
piace udir quel che mi di', e di trovar cos buono apparecchio per cacciar
questa gente di quel paese di Guito. E hai da sapere che io non venni per altro
effetto da Xauxa, se non per disturbare che costoro non ti facessero danno e
torti dalla servit loro, e lo puoi creder ch'io non venni per util mio, perch
me ne stavo in Xauxa sicuro d'aver guerra con loro, ed ero iscusato di pigliar
fatica di far s lungo e difficil viaggio; per, saputo i torti che ti
facevano, volli venire a porvi rimedio ed emendargli, come mi comanda
l'imperator mio signore. E cos sarai certo ch'io far in tuo servizio tutto
quel che conoscer espediente, e per liberar anco di questa tirannia il popolo
di Cusco". Queste gran proferte gli fece e disse il governator per farselo
benivolo, e per aver aviso da lui di continovo come le cose passassero; e per
le sue parole rimase il cacique sodisfatto mirabilmente, con tutti coloro che
con seco eran venuti, e risposegli: "Da qui in poi ti dar pieno ragguaglio di
tutto ci che far la gente di Guito, accioch non possino noiarti". E in
questo modo part da lui, e indi a poco ritorn e disse: "Io andavo a pescare,
perch so che domani i cristiani non mangiano carne, e me incontrai con questo
messo, che mi dice che Quizquiz con la sua gente di guerra va per abbrucciar il
Cusco, e che era gi vicino: e l'ho voluto far intender perch vi possi dar
rimedio".
Il governator fece subito metter in punto tutta la gente, e quantunche fusse
l'ora del mezzogiorno, nondimeno, conosciuto il bisogno, non volle fermarsi a
mangiare, ma cavalc con tutti gli Spagnuoli dritto alla via del Cusco, che era
lungi da quel luogo 4 leghe, con pensiero di fermar il suo campo vicino ad essa
citt, per entrar l'altro d di buona ora in essa. E avendo gi camminate due
leghe, vidde da lungi una gran fumana uscir d'una terra; e avendo domandato
della cagione ad alcuni Indiani, dissero che uno squadron delle genti del
Quizquiz era disceso dal monte e v'aveva messo fuoco. Duoi capitani spinsero
innanzi con qualche 40 cavalli per veder d'aggiunger quel squadrone, il quale
con prestezza s'un con la gente del Quizquiz e degli altri capitani, che
dimoravano in una costa, una lega prima che si giungesse al Cusco, aspettando i
cristiani ad un passo in mezzo del cammino. I capitani e Spagnuoli, vedutigli,
non poteron far di manco che non gli urtassero, quantunche dal governatore gli
fosse stato fatto intendere che dovessero aspettare gli altri per unirsi
insieme: il che avrebbono essi fatto, se non fosse che gl'Indiani si mossero
con molto animo per affrontarsi con loro; e prima che fossero assaltati dierono
loro addosso in una falda d'un picciol monte, e gli romperono in breve spacio,
facendogli fuggire al monte, avendone uccisi 200. Un'altra squadra di gente da
cavallo trascorse per un'altra costa del monte, dove erano da dua o tremila
Indiani, i quali, non avendo ardire d'aspettargli, lasciate le lancie che
portavano per poter meglio correre, si misero a fuggire. E doppo che i primi
romperono e sbarattarono quelli duoi squadroni e fattegli fuggir ad alto,
avendo duo cavalli leggieri spagnuoli veduti certi Indiani che di nuovo
tornavano a basso, si misero a scaramucciar con esso loro, e si viddero in gran
pericolo, se non che furono soccorsi, e ad uno fu morto sotto il cavallo; per
il che presero tanto animo gl'Indiani che ferirono 4 o 5 cavalli e un
cristiano, e gli fecero ritirare fin al piano. Gl'Indiani, come non avevano mai
fin l veduti fuggir cristiani, si pensarono che lo facessero con arte per
tirargli alla pianura e poi assaltargli, nel modo che si fece a Bilca, e fra
loro stessi lo dicevano: e per questa cagione stettero sopra di loro e non
volsero calare a basso e seguitargli.
In questo tempo era giunto il governatore e gli Spagnuoli, e per esser oggimai
tardi assettarono al campo in un piano; e gl'Indiani stettero fermi fin alla
mezzanotte sul monte, ad un tiro di schioppetto, dando gridi. E gli Spagnuoli
stettero tutta notte con li cavalli insellati e infrenati, e l'altro d su
l'apparir dell'alba il governatore, ordinata la gente da piedi e da cavallo,
prese il suo cammino per entrar nel Cusco con buon concerto e sopr'aviso,
credendosi che i nemici gli venissero ad assaltare nel cammino: per non
comparse niuno. In questo modo entr il governator con le sue genti in quella
gran citt del Cusco, senza altro contrasto n battaglia, il venerd ad ora di
messa maggiore, a' 15 del mese di novembre, l'anno della nativit del nostro
salvatore e redentore Gies Cristo 1533. Fece il governator alloggiar tutti i
cristiani negli alloggiamenti ch'erano all'intorno della piazza della citt, e
comand che tutti dovesser uscir a dormire con li lor cavalli in piazza nelle
lor tende, finch si potesse veder a che venivano i nemici: e fu continuato e
osservato questo ordine per un mese continuo. Il giorno seguente il governator
fece signor quel figliuolo di Guarnacaba, per esser giovane prudente e allegro,
e il principale di quanti ve n'erano in quel tempo, e a chi (come s' detto)
veniva di ragione quella signoria: e fecelo cos presto accioch i signori e
caciqui non se n'andassero alle terre loro, ch'erano di diverse provincie e
molto lontani l'uno dall'altro, e accioch i nativi non s'unissero con quelli
di Guito, ma che avessero un signor appartato, il quale avessero da riverire e
obbedire, e non fossero parziali. Cos comand a tutti i caciqui che lo
dovessero obedire per signore e facessero tutto quel che egli gli comandasse.


Il nuovo cacique va con esercito per cacciare Quizquiz dello stato di Guito:
hanno con gl'Indiani alcune zuffe, e per l'asprezza del cammino fanno ritorno;
e di nuovo vi ritornano con esercito e compagnia di Spagnuoli, e prima che vi
vadino il cacique si fa vassallo dell'imperadore.

Incontinente, fatto questo, diede ordine questo cacique nuovo che si ragunasse
molta gente per andare a debellare Quizquiz e per cacciar via la gente di Guito
da quel paese, dicendo che non era cosa ragionevole che, essendo egli il
signore, altri dimorasse nel paese a lui soggetto contra il voler suo, e altre
parole che circa questo us il governator al cospetto di tutti, acci ognun
vedesse il favore che esso gli dava e l'affezione che gli mostrava, e che ci
non per utile o bene che potesse risultar a' Spagnuoli, ma per il suo
particolare. Il cacique rest contento di questo ordine, e in termine di 4
giorni ragun 5 mila Indiani e pi, tutti ben in punto con le lor armi; e il
governator mand con esso loro un capitano suo con 50 da cavallo, e rest egli
in guardia della citt col resto della gente. Passati dieci giorni, ritorn il
capitano e raccont al governator quel che era avvenuto, dicendo che la sera al
tardi era giunto con la gente dove alloggiava il Quizquiz a cinque leghe,
percioch egli era andato aggirando per un'altra strada, per la quale l'aveva
guidato il cacique, ma prima che arrivasse al campo nemico incontr per cammino
200 Indiani, posti per una valletta; e che, per esser il paese aspro, non pot
loro torgli il forte e andargli innanzi, acci non avessero potuto dar aviso
dell'andata sua, come dierono; nondimeno, quantunche questa compagnia fosse in
forte paese, non ebbe ardire d'aspettarlo, ma pass dall'altra parte d'un ponte
ch'era impossibile il passarlo, percioch da un monte che gli soprastava, dove
s'erano ridotti gl'Indiani, gettavano tante pietre che non lasciavano passar
niuno. E per esser il paese e sito il pi aspro e inaccessibile che si fosse
giamai veduto, se ne tornorono adietro: tuttavia disse aver uccisi 200 Indiani;
e il cacique rimase allegro molto di quanto s'era operato, e nel ritornar alla
citt lo ricondusse per un'altra strada pi corta, per la quale trov il
capitano in molti passi gran quantit di pietre ragunate per difendergli da'
cristiani. Ed era un passo fra gli altri s aspro e difficile ch'egli si vidde
con tutti in gran fastidio, e non si poteva passar oltre: onde ben si conobbe
che 'l cacique aveva vera e non finta amicizia col governatore e cristiani,
percioch gli disvi da quella strada, che niuno Spagnuolo averebbe potuto
scampare. Disse che, doppo che s'era partito dalla citt, non and pur una
tirata di balestra per terra piana, che tutto il paese era montuoso, sassoso e
difficilissimo a passare, e che, se non fosse stato che fu la prima volta
ch'era andato in compagnia del cacique, perch non li fosse parso ch'egli
l'avesse fatto per paura, se ne sarebbe tosto tornato adietro. Il governatore
avrebbe voluto che si fossero seguiti i nemici, finch si fossero scacciati dal
luogo dove stavano; nondimeno, udita l'asprezza del sito, rimase sodisfatto di
quel che s'era fatto. Il cacique disse che gli aveva mandata la sua gente
dietro alli nemici, e che credeva che gli avesse a danneggiare: e cos, indi a
quattro giorni, venne poi nuova che gli avevano morti mille suoi Indiani. Il
governatore di nuovo impose al cacique che facesse ragunare pi gente, e che
egli voleva mandare con esso dei suoi cavalli, perch non si restasse mai
fintanto che non gli scacciassero del paese.
Ritornato il cacique da quella impresa, se n'and a digiunare in una casa che
era in una montagna, abitazione gi fatta da suo padre, dove stette tre giorni;
e ritornato, nella piazza della citt gli uomini di quella terra gli dierono
l'obedienza, secondo il lor costume, riconoscendolo per lor signore,
offerendogli il pennacchio bianco, s come fece in Caxamalcha al cacique
Atabalipa. Quivi, fatto questo, egli fece ragunar tutti i caciqui e signori che
v'erano, e avendo lor parlato circa il danno che facevano le genti di Guito nel
suo paese, e quanto bene risultasse a tutti di porvi rimedio, comand loro che
chiamassero e apparecchiassero gente per andar contra di loro e cacciargli dal
luogo dove s'erano messi: i quali fecero tosto i lor capitani, e diedero ordine
a far gente in s brieve spacio che, in termine di 8 giorni, mise in quella
citt meglio di 10 mila uomini da guerra tutti eletti; e il governatore fece
metter in ordine 50 de' suoi cavalli leggieri con un capitano, per partir
l'ultimo giorno della pasqua della Nativit. Il governatore, prima che si
facesse quel viaggio, volendo concludere unione e pace con quel cacique e sua
gente, detta la messa il giorno di Natale dal religioso, usc nella piazza con
molta gente della sua compagnia che quivi fece congregare, e in presenza del
cacique e signori del paese e gente di guerra che v'era, posto a seder con i
suoi Spagnuoli appresso, e il cacique in uno scabello e la sua gente in terra a
torno a lui. E il governator fece un parlamento, nel modo che in simili atti si
suol fare, e per me, suo secretario e scrivano dell'esercito, fu lor letta la
domanda e ricercamento che S.M. aveva ordinato a doversegli fare: il che tutto
fu lor dichiarato per un interprete, e da lor bene inteso, avendo a tutto
risposto. Furono ricercati a dover essere e chiamarsi vassalli di S.M., e
furono ricevuti alla pace dal governator, con la medesima solennit che s'era
fatto l'altre volte, nell'alzar la bandiera imperiale due volte: e in segno di
ci furono abbracciati dal governatore con molta allegrezza, a suon di trombe,
e facendosi altre solennit che per fuggir prolissit non si scrive. Fatto
questo, si lev in piede il cacique, e con un vaso d'oro diede a bere di sua
mano al governatore e Spagnuoli, e poi se n'andarono a desinare per esser gi
l'ora tarda.


Prendono sospizione del cacique, che abbi ad esser ribello; ritruovanla falsa.
Vanno con lui molti Spagnuoli con ventimila Indiani contro Quizquiz, e di ci
che gli succede ne danno al governator per lettere aviso.

E dovendosi partir fra duoi giorni il capitano spagnuolo con gl'Indiani e il
cacique per andar contra i nemici, non potendo le cose star ferme sempre in un
esser, essendo sottoposte alle contrariet diverse del mondo che ogni d
avvengono, fu il governator informato da alcuni Spagnuoli e Indiani amici e
confederati, nativi del paese, che si trattava e parlava fra' principali del
cacique d'aver ad unirsi con la gente di Guito, e altre cose di che
l'accusavano. Onde, preso qualche sospetto, e per aver massimamente
sodisfazione intera che l'amist del cacique fosse leale e vera con cristiani,
da' quali era tanto amato, volendo saper la verit del fatto, l'altro giorno,
chiamato il cacique e altri principali nel suo alloggiamento, gli disse quel
che di loro si diceva. Di che fatta inquisione, e tormentati alcuni Indiani,
apparvero il cacique e principali senza niuna colpa, e si certific che n in
detto n in fatto non s'era trattato cosa veruna in danno dei Spagnuoli, ma s
bene due principali essere stati quelli che avevano detto che, poich i loro
antecessori non erano stati mai soggetti ad altri, non dovevano n essi n il
cacique soggiogarsi. Nondimeno, per quel che si pot comprendere allora e
doppo, si conobbe e credette che sempre amassero gli Spagnuoli e con loro non
avessero finta fede.
Non si posero queste genti in viaggio per l'impresa, imperoch, essendo nel
forte dell'inverno e piovendo ogni d forte, fu risoluto di lasciar passar la
furia dell'acqua, massimamente per esser molti ponti guasti e rotti, che avevan
necessit d'esser racconci. Venuto il tempo che eran gi cessate l'acque, fece
il governator metter in punto i 50 cavalli con il cacique e le sue genti che
aveva in ordine per l'impresa, le quali, con il capitano che li diede loro, si
misero tutti in viaggio verso Xauxa alla citt di Bilcas, dove s'era saputo
stanziare i nemici. Per esser le strade rotte per le molte acque del verno, e
per esser i fiumi grossi, in molti dei quali non era ponte alcuno, gli
Spagnuoli passarono con i lor cavalli con molta fatica, e uno ve ne rimase
affogato. Giunti per lor giornata al fiume che  lungo quattro leghe da Bilcas,
s'intese che i nemici se n'andavano alla volta di Xauxa; e per esser il fiume
grosso e furioso, ed esser il ponte abbrucciato, furon forzati a fermarsi per
rifarlo, perch senza esso per niuno modo si poteva passarlo, n con battelli
loro, che chiamano balse, n a nuoto, n in altra maniera. Venti giorni dimor
quivi il campo per rifar il ponte, perch ebbero i maestri che fare, per esser
l'acqua grossa, che rovinava le graticcie di vimini che vi si mettevano. E se
il cacique non avesse avuto quivi tanto numero di gente per far questo ponte, e
passare e tirare le graticcie, non si sarebbe potuto rifare, ma avendo 25 mila
uomini da guerra e pi, provando una volta e un'altra, con ingegni di fune e di
balse passaron le graticcie; le quali passate, fecero poi in breve spazio il
ponte, cos buono e cos ben fatto che un simile e s grande non si vede in
quel paese, che  di 360 e tanti piedi di lunghezza, e di larghezza che potevan
passarlo due cavalli alla volta senza pericolo alcuno. Or, passato questo ponte
e giunti a Bilcas, gli Spagnuoli alloggiaron nella terra, donde fece intender
al governator come passavan le cose. Quivi se ne stette il campo alloggiato
alcuni giorni a riposarsi, per aver notizia in qual luogo fossero i nemici, che
non lo sapevano pi particularmente, se non che se n'andavano verso Xauxa e che
disegnavano d'andar ad assaltar gli Spagnuoli che quivi eran restati alla
guardia. Onde si part subito il capitano con gli Spagnuoli in soccorso loro,
menandone seco un fratello del cacique con 4 mila uomini di guerra; e il
cacique se ne ritorn alla citt del Cusco, e il capitano mand al governatore
le lettere che il luogotenente da Xauxa scriveva a gran pressa. E il tenor
d'esse era questo che segue:
"Scacciati che furon da voi, i nemici dal Cusco si rifecero e vennero alla
volta di Xauxa, e prima che giungessero si seppe da' nostri come venivano con
gran possanza, perch da tutte le parti circonvicine conducevano il maggior
numero di gente che potevano, cos per la guerra come per le vettovaglie e
bagaglie. Il che saputo dal tesoriero Alfonso, mand 4 cavalli leggieri ad un
ponte ch'era 12 leghe distante dalla citt di Xauxa, dove s'informarono che i
nemici stavano dall'altra parte in una provincia principale, in modo che,
ritornati a Xauxa, pose il detto tesoriero la maggior diligenza che pot, cos
nelle guardie della citt e nel ben trattar i caciqui che eran dentro della
citt con lui, come nell'informarsi e intender sottilmente tutti gli andamenti
de' nemici. E il maggior sospetto che avesse era quel degl'Indiani che eran
dentro la terra, che erano in gran quantit, e dei circonvicini, perch quasi
tutti eran d'accordo co' nemici d'aver ad assaltar gli Spagnuoli da 4 bande.
Con questa intelligenza gl'Indiani di Guito passarono con disegno che un
capitano con 500 di loro venisse dalla banda di un monte e passasse il fiume,
che  distante un quarto di lega dalla citt, e si ponesse nel pi alto d'esso,
per avere ad assaltar la citt ad un giorno ordinato fra loro, e il capitan
Quizquiz e Incurabaliba, che erano i principali capitani, dovesser venir per il
piano con il maggior sforzo di gente: il che fu risaputo tosto per il mezzo
d'uno Indiano a che fu dato tormento; in modo che il capitan che aveva da
passar il fiume e assaltar la citt dal monte cammin molto e giunse un d
prima che l'altra gente, e una mattina sul far del giorno venne nuova alla
citt come molti nemici avevano passato il ponte, di che nacque grande
alterazione negl'Indiani nativi di Xauxa che servivano lealmente i cristiani:
onde si presumette che tutto il paese fusse ribellato, come s' detto. Providde
principalmente il tesoriero che tutto l'oro di S.M. e dei compagni che in quel
tempo era nella citt si mettesse in una gran casa, dove fece porvi guardie de'
pi infermi e fiacchi Spagnuoli, ordinando che gli altri stessero sopraviso per
combattere; e ordin che dieci cavalli leggieri andassero a rivedere quanta
quantit di nemici era quella che aveva passato il ponte per pigliar la
montagna, ed egli rest nella piazza con tutta l'altra gente, aspettando se il
maggior numero di nemici fusse venuto per il piano. Gli Spagnuoli corritori
dieron negli Indiani che avevan passato il ponte, i quali si ritirorno e
passarono il fiume, e agli Spagnuoli convenne di passar il ponte dietro a loro,
con alcuni pedoni balestrieri che aveva lor mandati il tesoriere, in modo che
gl'Indiani si voltaron fuggendo con molto danno. La massa maggior degli altri
che veniva per la pianura non giunsero a tempo che avevan concertato con gli
altri per assaltar la citt, e per aspettargli s'andavan d'ora in ora
trattenendo questa notte e il d con gran guardia nella citt, e stette sempre
la gente armata con i cavalli insellati tutti uniti nella piazza, con pensiero
che la notte seguente dovessero gl'Indiani assaltar la citt e volerla
abbrucciare, come si diceva che avevano animo di voler fare. Passato i duoi
quarti della notte, veduto che li nemici non comparivano, prese il tesoriere
con esso lui un caval leggiero e and a vedere in qual parte avessero fermato
il campo gl'Indiani nemici e quanto si fussero avvicinati alla citt, e perch
gl'Indiani che davano di ci aviso non sapevan dove si fussero, e similmente
perch pigliavano la strada, acci non dessero aviso; in modo che, schiarito il
giorno, si vidde esser lontan 4 leghe dalla citt, e viddero dove gl'Indiani
s'eran fermati e la qualit del sito. Dopo se ne ritorn alla citt, dove
giunse dopo il mezzod.
Veduto dagl'Indiani nemici che gli Spagnuoli gli avevano scoperti, e temendo
molto, si levaron da quel luogo e se n'andarono alla volta della citt, e si
vennero a piantar su la sera lontano un quarto di lega da essa, a riva d'un
picciol fiume che entrava nel grande. Questo saputo dagli Spagnuoli, se ne
stettero quella notte con gran guardia, e il d seguente da mattina, udita
messa, prese il tesoriere venti cavalli leggieri, venti pedoni con duomila
Indiani amici, lasciando nella citt altretanti Spagnuoli da cavallo e
altretanti fanti a piede, avisandogli che, quando i nemici gli avessero
assaltati dall'altra parte, dovesser far un segno, che essi lo potessero vedere
per poter venire a soccorrergli. Usciti gli Spagnuoli con il luogotenente dalla
citt, viddero che gl'Indiani di Guito avevano passato il fiume picciolo con li
loro squadroni, ne' quali potevano esser seimila di loro, che, veduti gli
Spagnuoli, si ritirarono e tornarono a passare dall'altra banda. Onde, veduto
dal tesoriere e Spagnuoli che, se essi non assaltavano gli nemici quel giorno,
la notte seguente sarebbono venuti a porre a sacco e a fuoco la citt, onde ne
sarebbe potuto incorrere in maggior travaglio se avessero aspettato la notte,
determin di passare il fiume e combatter co' nemici: dove si ebbe una gran
scaramuccia, cos di tiri di balestre e archi come di pietre, delle quali ne
percosse una il tesoriere che andava innanzi a tutti per il fiume oltre nella
cima della testa, che lo gett da cavallo in mezzo il fiume, e tramortito lo
trasport l'acqua un gran tiro di pietra, in modo che, se non fosse stato
soccorso da certi Spagnuoli balestrieri che quivi si ritrovarono, si sarebbe
affogato, che lo trassero fuora con gran fatica. Fu similmente il suo cavallo
percosso di un'altra pietra in una gamba, che gliela spezz, e mor
incontinente. Di questo ripresero grande animo gli Spagnuoli, e affrettarono di
passar il fiume; e veduto dagli Indiani la loro determinazione, si ritiraron
fuggendo ad un monte aspro, dove moriron da cento di loro. I cavalli li
seguirono ben una lega e mezza per il monte, e perch s'eran cacciati e fermati
nel pi forte del monte, dove i cavalli non potevano ascendere, si ritirarono
alla citt. E veduto poi che i nemici non si levavano da quel forte del monte,
fu determinato di ritornar di nuovo contra di loro, e uscirono alla volta
d'essi 20 Spagnuoli con pi di 3 mila Indiani amici, e gli assaltarono in quel
monte dove stavano fortificati e n'uccisero parecchi, scacciandoli da quel
forte e perseguitandogli ben tre leghe, con la morte di molti caciqui
circonvicini che erano in favor loro: con la qual vittoria restarono tanto
allegri gl'Indiani amici, come se essi soli l'avessero conseguita. Gl'Indiani
di Guito si rimisero di nuovo insieme in un luogo che si chiama Tarma, lungi 5
leghe da Xauxa, donde similmente furon scacciati, perch facean molto danno in
tutte le terre vicine".


Della gran quantit d'oro e d'argento che fanno fondere, e delle figure d'oro
che adoravano gl'Indiani. Della fondazione della citt del Cusco, fatta colonia
da' Spagnuoli, con gli ordini da loro ivi posti.

Sapute queste buone nuove dal governatore, le fece incontanente publicare, di
che tutti gli Spagnuoli sentirono sommo contento, e dieron grazie infinite a
Dio che gli fusse in tutto e per tutto cos favorevole in questa impresa.
Subito scrisse il governatore e mand messi alla citt di Xauxa, dando a tutti
salute e ringraziandoli del valore mostrato, e particolarmente al suo
luogotenente, dicendogli che di tutto quel che fusse successo nell'avenire
dovesse dargli aviso. In tanto s'affrett molto il governatore in spedirsi de
l e lasciar le cose di quella citt provedute, fondando colonia e facendo
abitare copiosamente essa citt; e fece fonder tutto l'oro che si trovava,
ch'era in diversi pezzi rotti, il che si fece in breve dagl'Indiani fonditori
pratichi. E fu pesata la somma di tutto, e fu trovato 500 e ottantamila e 200 e
tanti pesi di buon oro; si cav il quinto di S.M., che furono 116 mila e 460 e
tanti pesi di buon oro. E dell'argento fu fatta la medesima fondazione, e
pesato insieme si trov essere 215 mila marchi, poco pi o meno, del quale 170
mila e tanti era d'argento buono in vasi e verghe bianche e nette, e il resto
non era cos, perch era in verghe e pezzi mischiati con altri metalli, in quel
modo che si leverebbe fuor della mina. E di tutto questo si trasse similmente
da parte il quinto per S.M. Veramente era cosa degna da vedere questa casa dove
si fondeva, piena di tanto oro in verghe di dieci e d'otto libre l'una, e in
vasi e pignatte e pezzi di diverse sorti, con che si servivano quelli signori;
e fra l'altre cose singolari era veder 4 castrati di fin oro molto grandi, e 10
o 12 statue di donne, della grandezza delle donne di quel paese, tutte d'oro
fino, cos belle e ben fatte come se fossero vive. Queste avevano essi in tanta
venerazione come se fossero state signore di tutto il mondo e vive, e le
vestivano di finissime e belle vesti, e l'adoravano come loro iddee, a' quali
davano da mangiare, e parlavano con esso loro come se fossero state donne
carnali. Queste furono date nel quinto che toccava a S.M. Altre poi ve n'erano
d'argento della medesima statura; e il veder i gran vasi e pezzi di
quell'argento lucido, e di tanta grandezza, era certo una gran contentezza.
Tutto questo tesoro fu diviso e compartito dal governatore fra gli Spagnuoli
che furono al Cusco e quelli ch'erano restati alla citt di Xauxa, dandosi a
ciascuno tanto d'argento buono e tanto di cattivo con tanti pesi di buon oro, e
a colui che aveva cavallo la rata conforme al merito suo e del cavallo e li
fatti che fatto aveva, e al pedone il medesimo rispettivamente, e secondo che
si trovava descritto per l'ordine suo nel libro delle partizioni che d'esso si
fece. Tutto questo si fin di fare in otto giorni, e doppo in altritanti si
sped il governatore de l, lasciando abitata quella citt nel modo che s'
detto.
Nel mese di marzo del 1534 ordin il governator che si congregassero in quella
citt la maggior parte de' Spagnuoli che con seco avea, e fece un atto di
fondazione e formazione del popolo, dicendo che lo fermava e fondava nel
medesimo esser suo, e d'esso prese la possessione nel mezzo della piazza: e in
segno di fondare e cominciare ad edificare il popolo e colonia fece certe
cerimonie, come si contiene nell'atto che fu fatto, del quale io scrivano in
voce alta lessi al cospetto di tutti, e si pose nome alla citt la molto nobile
e gran citt del Cusco. E continuando l'abitazione, fu ordinata la casa per la
chiesa che dovea farsi nella detta citt, termini, limiti e giurisdizione, e
subito fece far bando che potessero venir ad abitar quivi ed esser ammessi per
cittadini coloro che vi voleano abitare, che vi concorsero assai in tre anni.
Fu di tutti fatta una scelta delle persone pi abili d'aver carico
d'amministrazione delle cose publice, e fece i suoi luogotenenti, castellani e
rettori ordinarii e altri ufficiali publici, i quali elesse e nomin in nome di
S.M., e diede lor il poter d'esercitar i loro ufficii. Questo fece il
governatore con consiglio e ricordo del religioso che aveva con seco e del
contatore di S.M. ch'era con esso lui in quel tempo, col parer dei quali vedute
ed esaminate le persone degli abitatori, fintanto che S.M. mandava ad ordinar
quel che s'aveva da fare nella divisione dei nativi del paese; e intanto fu
constituita a tutti una certa quantit e parte, con deputar un tanto agli
Spagnuoli che quivi fossero restati per insegnargli e adottrinargli nelle cose
della santa fede nostra catolica. E furono deputati e dati in servizio di S.M.
dodecimila e tanti Indiani maritati nella provincia di Collao, nel mezzo
d'essa, circa le mine, perch quivi cavassero l'oro per S.M.: di che si stima
che caver un grandissimo utile, considerata la ricchezza delle mine che vi
sono. Delle quali cose si fa longa menzione nel libro della fondazione di
questa colonia e nel registro del deposito che si fece degl'Indiani
circonvicini, lasciando a S.M. l'obedienza di poter approvare, confermare o
emendar queste cose, secondo che le parer pi convenire al suo real servigio.


Parte il governatore col cacique per Xauxa, e hanno nuova dell'esercito di
Guito. Di certe navi vedute in quelle marine da alcuni Spagnuoli mandati alla
citt di San Michiele.

Fatte queste provisioni, si part il governatore per Xauxa, menandosene con
esso lui il cacique, e i cittadini rimasero in guardia della citt, con
ordinanze che lasci loro il governator, con che si governassero fintanto che
egli facesse intender altro. E camminando per sue giornate venne a far la
Pasqua sopra il fiume di Bilcas, dove ebbe lettere e nuove di Xauxa, che la
gente di guerra di Guito, doppo che fu rotta e scacciata da quelli luoghi
ultimi dal capitan del Cusco, s'era ritirata e fortificata 40 leghe lungi di
Xauxa, nel cammino di Caxamalcha, in un mal passo in mezzo della strada, e
avevano fatto le lor serrate per impedir il passo a' cavalli, con le porte che
v'avevan fatte molte strette e una strada d'ascender ad un sasso alto, dove il
capitano con la gente abitava, che non aveva passo niuno se non da questa
parte, dove s'era fatta questa parata con queste porte cos strette; e che si
pensava che quivi aspettasse soccorso, perch avevano nuova che 'l figliuolo
d'Atabalipa veniva con molta gente. Questo aviso dichiar il governator al
cacique, il quale sped incontanente messi per la citt del Cusco per far venir
gente di guerra, che non fossero pi di duomila, ma i miglior di tutta la
provincia, perch il governator gli disse ch'era meglio che fossero pochi e
buoni che molti e disutili, perch i molti avriano fuor di proposito e senza
ritratto affamato il paese per il qual fossero passati. Scrisse similmente il
governator al luogotenente e magistrato del Cusco, che favorissero i capitani
del cacique e usassero diligenza in far venir presto le genti.
Partito da questo luogo il governator il secondo d di Pasqua, e giunto per sue
giornate a Xauxa, seppe pi interamente quel che quivi era successo in absenza
sua, e specialmente di quel che v'avevano fatto le genti di Guito. E
segnalatamente gli dissero che, doppo che i nemici furono scacciati da torno di
Xauxa, s'eran ritirati 20 o 30 leghe lontani in un monte, e che, come il
capitano che fu mandato alla spedizione contra di loro col fratello del cacique
e 4000 uomini giunsero alla vista loro, riposati alquanti giorni andarono ad
assaltargli, e gli romperono e scacciarono da quel luogo con molta fatica e
pericolo grande. Ritornati a Xauxa, il maresciallo don Diego d'Almagro, che,
quando il capitano e Spagnuoli eran venuti dal Cusco, egli era venuto con esso
loro per ordine del governatore a visitar gl'Indiani circonvicini (per vedere e
sapere lo stato in che eran le cose di quella citt e degli abitatori d'essa
era stata la sua venuta), si part per visitar i caciqui e signori della
campagna di Chincha e Pacacama, e gli altri che hanno le lor terre e vivono
alla costa del mare.
In questo stato trov le cose il governatore quando giunse a Xauxa, e,
riposatosi per il longo viaggio, senza far provisione alcuna nei primi giorni
in niuna cosa, stava aspettando gl'Indiani per andar a scacciar i nemici dal
forte ch'aveva preso e stirpargli a fatto, quando li sopragiunse uno dei duo
messaggieri spagnuoli ch'erano andati alla citt di San Michiele per vedere in
che stato si ritrovavano le cose di l, il quale cos gli disse: "Signore,
partito ch'io fui di qua per ordine del maresciallo, mi misi a caminare a gran
fretta per il piano e per la riva del mare, con non poco travaglio, perch
molti de' caciqui ch'erano nel cammino s'erano ribellati; per alcuni che erano
amici ci providdero di quel ch'avevamo bisogno, e da lor fui informato che per
la costa del mare s'erano vedute andar quattro navi, le quali io viddi un d. E
considerando ch'io ero mandato alla citt di San Michiele per saper se vi
fossero arrivate navi dell'adelantado Alvarado o d'altri, andai nove d e nove
notti per la costa, alcuna volta a vista d'esse, credendo che dovessero prender
porto e cos intender chi fossero; ma, con tutta questa diligenza e fatica, non
fu mai possibile che potesse ottener quel che volevo, onde mi misi a seguitar
il mio viaggio verso la citt di S. Michiele. E andando dall'altra parte del
gran fiume, fui informato dagl'Indiani del paese che venivano cristiani per
quella strada, e pensando io che dovessero veramente esser gente
dell'adelantado Alvarado, ce n'andavamo il mio compagno e io sopraviso per non
incontrarci in lui improvisamente: e giunti presso di Motupe, seppi ch'erano
vicini a quella terra, e aspettai che venisse la notte, e allo spontar
dell'alba mandai il mio compagno a parlar con esso loro, e vedesse che gente
fusse: e gli diedi certi segnali perch m'avisasse. E finalmente seppi esser
gente che veniva al conquistamento di questi regni, onde me n'andai a loro, co'
quali parlai a lungo, dicendogli l'ambasciata ch'io portavo, ed essi
all'incontro m'informarono, dicendomi esser venuti dalla citt di San Michiele
in certe navi di Panama: ed erano in numero di 250. Arrivati a San Michiele il
capitano ch'era in quella citt con i 200 d'essi, 70 a cavallo, s'era partito
per le provincie di Guito per farle soggette, ed essi, che potevano esser da 30
persone con loro cavalli, saputo il conquistamento che si faceva nel Cusco e il
bisogno che v'era di gente, non volsero andare col capitano in quelle provincie
di Guito, e cos se ne venivano verso Xauxa. E diedi lor nuova di tutto quel
ch'era successo qua e della guerra che s'era fatta con gl'Indiani di Guito, e
per portar pi presto le nuove di quel ch'era successo l, mi ritornai da quel
luogo adietro senza andare alla citt di San Michiele, sapendo di certo esser
gi partito il capitano con la sua gente, ed era gi vicino alla citt di
Cossibamba. Ritornando per il mio cammino la Pasqua passata, incontrai il
maresciallo don Diego d'Almagro vicino alla terra di Cena, ch' dove si divide
il cammino di Caxamalca, al quale narrai le cose come passavano, e come il
capitano che andava a Guito, per sospetto d'alcuni, non andava alla libera. Il
maresciallo, udito questo, si part subitamente per aggiunger il capitano che
conduceva questa gente alla spedizione di Guito, per farlo fermare fintanto che
provedesse insieme ai bisogni di questa guerra. Or questo  quel che mi 
successo, signore, in questo viaggio, nella volta del quale procurai d'aver
notizia di quelle navi, n potette mai intenderne altro. Dell'Alvarado non si
sa cosa veruna, se non che si pensa che gi sia smontato in terra in questa
costa di mare, o sia passato pi innanzi, che ho aviso per lettere".


Fanno edificare nella citt del Cusco una chiesa, e mandano tremila Indiani con
alcuni Spagnuoli contra gl'Indiani nemici, e hanno novella del giugnere di
molti Spagnuoli e cavalli, quali mandano alla provincia del Guito; con la
relazione dello stato e gente del paese di Tumbez sino a Chincha, e della
provincia Collao e Condisuio.

Il governatore ricevette questo messaggiero e lesse le lettere che portava, e
s'inform da lui di molte altre cose; e per voler proveder quel che conosceva
espediente in questo negocio, chiam tutti gli ufficiali di S.M., e con loro
ragionato dell'andata di quel capitano a Guito, e come il maresciallo gi
sarebbe abboccatosi con esso lui, secondo la nuova portata per quel
messaggiero, fu determinato ch'egli gli mandasse un suo luogotenente con poter
bastante per quella impresa. E scritte le sue lettere alla citt di San
Michiele e al maresciallo di ci che avesse da fare, sped con esse tre
cristiani, perch con maggior prestezza e pi sicuramente fussero portate,
ordinando loro che si affrettassino nel viaggio, e di continuo venissero
avisando quel che intendessero. Proveduto a questo, ordin il luogo e sito dove
s'avesse da edificar la chiesa in quella citt di Xauxa, la quale fece fare ai
caciqui circonvicini: e fu edificata con le sue scale e porte di pietra. In
questo mentre comparsero qualche 4 mila Indiani di guerra dalla citt del
Cusco, di quei che il cacique aveva mandati a chiamare, e il governatore fece
apparecchiar 50 Spagnuoli a cavallo e 30 pedoni per andar a scacciar i nemici
dal passo dove stavano fermi: e si partiron con il cacique e la sua gente, il
quale tuttavia pi venivano ponendo amore agli Spagnuoli. Fu comandato dal
governatore al capitano di questi Spagnuoli che dovesse seguitar i nemici fino
a Guanacco o pi innanzi, secondo che conosceva il bisogno, e di tutto
l'avisasse di continuo per sue lettere e messaggieri.
Dopo questo venne nuove al governatore delle navi, la vigilia di Pasqua dello
Spirito Santo; e similmente ebbe lettere da San Michiele, che li portaron due
Spagnuoli, come le navi per il mal tempo, non eran potute arrivar a Pachacama
pi presso che 60 leghe, e che l'adelantado Alvarado era arrivato al porto
vecchio gi tre mesi passati con 400 uomini e 150 da cavallo, e che con essi se
n'entrava dentro in terra verso il Guito, e che si vedeva che vi sarebbe a
tempo che il maresciallo don Diego entrava da un'altra banda in quelle
provincie. Dubit per tutto questo aviso il governator della giustizia e
reggimento della citt di S. Michiele e d'altra parte, e per provederci, con
consiglio degli ufficiali, sped suoi messaggieri in un brigantino per mare,
per i quali mand facult al maresciallo che in nome di S.M., con la gente che
menava e con l'altra che gi saria stata in ordine nella citt di San Michiele,
alla qual comandava che dovesse esser in suo soccorso, che conquistasse,
pacificasse e abitasse quelle provincie di Guito. Providde parimente ad altre
cose intorno a questo, accioch l'Alvarado non facesse danno nel paese, essendo
cos la mente di S.M.; e similmente si dispose, alla venuta delle navi, mandar
ad informar S.M. di tutto ci ch'era advenuto sino a quell'ora in quella
impresa, perch sia di tutto informato e possa provedere a tutto quel che
paresse espediente al suo real servigio. In questo stato stanno le cose della
guerra e cose successe nel paese, la maniera delle quali si dir brevemente,
perch da Caxamalca si mand relazion d'esso.
Questo paese dalla citt di Tumbez fino a Chinca sono 10 leghe alla costa del
mare, per altre parti pi e per altre meno;  terra piana e arenosa, non vi
nasce erba, n vi piove se non poco;  paese fertile di maiz e frutti, perch
seminano e irrigano le possessioni con acqua di fiumi che descendon dalle
montagne. Le case che abitano i paesani sono di giunchi e di frasche, perch
quando non piove fa gran caldo, e poche case sono con tetti. Sono genti da
poco, e molti sono ciechi per la molta arena che v'; sono poveri d'oro e
d'argento, che quel che hanno  di baratti di mercanzie di coloro che vivono
alla montagna. Tutto il paese vicino al mare  in questo modo sino a Chinca, e
anco pi oltre a 50 leghe. Si vestono di bambaso, e mangiano maiz cotto e duro
e la carne mezza cruda. A' piedi dei piani, quei che si chiamano Ingri,  una
schiera di montagne altissime, che duran dalla citt di S. Michiele fino a
Xauxa, che ci possono esser ben 100 e 50 leghe di spazio, ma ha poca larghezza.
 paese molto alto e forte di monti e di molti fiumi; non vi sono selve, se non
alcuni alberi che nascono alle rive de' fiumi, dove sempre vi si vede gran
nebbia.  molto fredda, perch v' una montagna di neve che dura quasi da
Caxamalca a Xauxa, dove in tutto l'anno sempre v' la neve. La gente che quivi
abita  pi ragionevole dell'altre, perch  molto netta e guerriera e di buona
disposizione; sono molto ricchi costoro d'oro e d'argento, perch lo cavano in
molti luoghi della montagna. Niun signor che abbia signoreggiata questa
provincia ha fatto mai caso della gente che  posta sul mare, per esser cos da
poco e povera, perch non si servivan d'essa se non per il pesce e frutti, che,
per esser in paese caldo, subito che se ne vanno in quei luoghi di montagna
s'infermano per la maggior parte: e il medesimo avviene a quei che abitan le
montagne se descendono al basso in terra calda. Le genti che abitan dall'altra
parte verso dentro la terra, dietro le spalle delle montagne, sono come
selvaggi, che non han case n maiz, se non poco; hanno grandissime montagne, e
si pascon molto de' frutti degli alberi; non hanno domicilio n luogo fermo
conosciuto, hanno grandissime fiumane, ed  paese tanto inutile che pagava
tutto il tributo a' signori di piume di pappagalli. Per esser questa montagna
di qua, la migliore di tutto il paese, s stretta e angusta, e per esser
distrutta dalle guerre che vi sono state, non vi si pu far colonie di
cristiani, se non l'un popolo appartato dall'altro. Dalla citt di Xauxa per la
via del Cusco si va allargando il paese, appartandosi dal mare, e i signori che
sono stati nel Cusco tenendo la lor stanza e residenza nel Cusco verso Guito
chiamavan Cancasuetio, e il paese innanzi che si chiama Collao, Collasuio, e la
parte del mare Condisuio, e la terra adietro Candasuio: e in questo modo
ponevan questi nomi a queste 4 provincie, fatte a guisa di croci, dove si
rinchiudeva tutta la lor signoria. Nel paese di Collao non si ha notizia alcuna
del mare, ed  paese piano, per quel che si e conosciuto, e grande e molto
freddo, e vi sono molti fiumi, de' quali si cava oro. Dicono gli Indiani esser
in esso un lagume grande d'acqua dolce, in mezzo della quale sono due isole.
Per saper l'esser di questo paese e al governo suo mand il governatore due
cristiani, acci gli rapportassero d'esso lunga informazione, che si partiron
da lui nel principio di decembre.
La parte di Condisuio verso il mare al diritto del Cusco  poca terra ed 
molto dilettevole, bench sia tutta di montagne e sassi, e la parte dentro la
terra  il medesimo. Corrono in esso tutti i fiumi che non corrono al mare di
ponente;  paese di molti alberi e montagne, ed  molto poco abitato. Questa
montagna continua da Tumbez fino a Xauxa, e da Xauxa alla citt del Cusco 
sassosa e aspra, che, se la strada non fusse fatta manualmente, non vi si
potrebbe andar pur a piedi, quanto meno con cavalli: per il che avea molte case
piene di rame per immattonarla, e in questo tutti i signori avean tanto
pensiero in farla, che altro non vi mancava che farla immattonare. Tutte le
montagne aspre sono fatte a guisa di scaloni di pietra, e dall'altra parte il
camino non avea larghezza, per rispetto d'alcune montagne che la stringeva da'
due lati, e in una era fatto un sperone di pietra, accioch un giorno non
rovinasse; e vi sono poi altri luoghi che la strada  longa ben 4 o 5 stature
d'uomo, fatta e immattonata di pietra. Uno de' maggiori travagli che avessero i
conquistatori di questo paese fu in queste strade. Tutti o la maggior parte de'
popoli di questa falda di montagne stanno e abitano in colline e monti alti; le
case sono di pietra e di terra; sono molti alloggiamenti in ciascuna terra, e
per il cammino se ne trova sempre d'una e due leghe e pi vicini, fatti per gli
alloggiamenti de' signori quando andavano visitando il paese. E di venti in
venti leghe sono citt principali, capi di provincie, dove gli altri delle
terre picciole portavano i lor tributi che pagano, cose di maiz e vestimenti,
come d'altre cose: tutte queste terre grosse hanno case di conserve, piene
delle cose che sono nel paese. E per esser molto frigido si raccoglie poco
maiz, e questo non si d se non in parte segnalate, per vi sono in tutte molti
legumi e radici d'essi, con che le genti del paese si sostentano, e ancora di
buone erbe come quelle di Spagna; vi sono rape acetose e agreste. V' del
bestiame assai di pecore che vanno in gregge con i loro pastori, che lo
guardano discosto dalle seminate, e hanno certa parte della provincia dove
invernano. La gente, come s' detto,  molto polita e ragionevole, e vanno
vestiti tutti e calzati. Mangiano il maiz cotto e duro, e bevono molta chiccha,
che  una bevanda fatta di maiz, a modo di cervosa.  gente molto domestica e
molto obediente e bellicosa; hanno molte armi di diverse maniere, come nel
rapporto che venne da Caxamalca si mand dalla prigione d'Atabalipa, detto di
sopra.


Descrizione della citt del Cusco e della sua mirabil fortezza, e de' costumi
de' suoi popoli.

La citt del Cusco, per esser la principale di tutte, dove faceano la
residenzia i signori,  s grande e cos bella e con tanti edificii che saria
stata degna da veder in Spagna, e tutta piena di casamenti di signori, perch
in essa non vivono genti povere, e ogni signore vi fabricava la sua casa e
tutti i caciqui medesimamente, perch non risedevano i caciqui in essa
continuamente. E la maggior parte di queste case sono di pietra, e l'altre
hanno la met della facciata di pietra; vi sono molte case di terra; e sono
fatte con bell'ordine, fatte le strade in croci molto diritte, tutte
immattonate, e in mezzo di ciascuna va un condotto d'acqua murato di pietra: il
mancamento che hanno  d'essere strette, perch da una banda del condotto pu
solo andar uno a cavallo e un altro dall'altra.  posta questa citt nell'alto
d'una montagna, e molte case sono poste nella costa di essa, e altre al basso
nel piano. La piazza  fatta in quadro e sta per il pi piana;  immattonata di
pietre minute. Attorno d'essa sono 4 case di signori, che sono le principali
della citt, dipinte e lavorate e di pietra, e la miglior d'esse  la casa di
Guainacaba, cacique vecchio; e la porta d'essa  di marmo bianco e rosso e
d'altri colori, e ha altri edificii degni d'esser veduti di terrazzi. Sono in
essa citt molti altri alloggiamenti e grandezze. Vi passano da' lati d'essa
due fiumi, che nascono una lega lungi sopra il Cusco, fino che arrivano alla
citt e due leghe pi a basso: e tutti due sono con i lor pavimenti, accioch
l'acqua corra netta e chiara, e ancorch cresca non inonda. Hanno i lor ponti,
per i quali s'entra nella citt.
Sopra il colle verso la parte della citt, che  rotondo e molto aspero,  una
fortezza di terra e di pietra molto bella, che ha le sue finestre grandi che
guardano verso la citt, che la fa parer pi bella. Dentro d'essa sono molti
alloggiamenti, e una torre principale nel mezzo fatta a modo di cuba:  di 4 o
5 gironi, uno pi alto dell'altro; gli alloggiamenti e stanze dentro sono
picciole; e la pietra di che  fatta  benissimo lavorata, e in modo congiunta
l'una con l'altra che non par che ci sia mistura di calce, e le pietre sono
cos liscie che paiono tavole spianate, con la ligatura in ordine all'usanza di
Spagna, una congiunta in contrario dell'altra. Ha tante stanze e torre che una
persona non le potrebbe veder tutte in un giorno: e molti Spagnuoli che l'hanno
veduta, e sono andati in Lombardia e in altri regni strani, dicono non aver
veduto un altro edificio come questa fortezza, n castello pi forte. Vi
potriano star dentro 5 mila Spagnuoli; non se gli pu dar batteria, n si pu
minare, percioch  posta sopra un sasso. Dalla parte della citt, che  un
colle molto aspro, non v' pi d'un giro; dall'altra parte, che non  tanto
aspro, ve ne sono tre, un pi alto dell'altro, e l'ultimo pi adentro  il pi
alto di tutti. La pi bella cosa che si possa veder per edificio in quel paese
sono questi gironi, perch sono di pietre cos grandi che chi le vedr non dir
che vi sieno state poste per mano d'uomini umani, che sono cos grandi come
pezzi di montagne sassose e scogli, che ve ne sono molte di altezza di 30 palmi
e altretanti di lunghezza, e altre di 20 e 25, e altre di 15: ma niuna ce n'
di s picciola grandezza che la possino portar tre carette. Questa non  pietra
liscia, ma assai ben incassata, e tessuta l'una con l'altra. Gli Spagnuoli che
la viddono dicono che n il ponte da Secovia, n d'altri edificii che fece
Ercole n i Romani non sono cos degni da vedere come questo: la citt di
Taragona ha qualche opra nella sua muraglia fatta a questa guisa, per non 
cos forte n di pietre s grandi. Questi gironi sono voltati che, se se gli
dessi batteria, non pu darsegli in piano, ma in sguincio de' gironi che escono
in fuori. Questi gironi sono di questa pietra medesima, e fra muraglia e
muraglia  messa della terra, e tanta che tre carette vi possono caminare sopra
insieme: sono fatti a modo di tre gradi, che l'uno comincia nell'altezza
dell'altro, e l'altro nell'altezza dell'altro. Tutta questa fortezza era un
deposito d'armi, mazze, lancie, archi, frezze, azze, rotelle, giubboni di
bombaso imbottiti forti, e altre armi di diverse maniere e vestimenti per
soldati, quivi raccolte da tutte le bande del paese che era soggetto a' signori
del Cusco. Aveano molti colori, azurri, gialli e berrettini e molti altri, per
dipingere panni, e molto stagno e piombo con altri metalli, e molto argento e
qualche poco d'oro, e molte coperte e giubboni imbottiti per gli uomini da
guerra. La cagione perch questa fortezza ha tanto artificio  perch, quando
si fond la citt, che fu edificata da un signor Oregione che venne dalle parti
di Condisuio verso il mare, grande uomo di guerra, conquist questo paese fino
a Bilcas, e veduto quello esser il miglior sito da far la sua residenza, fond
quella citt con quella fortezza; e tutti gli signori che gli sono successi
doppo fecero qualche poco di miglioramento in essa fortezza, onde sempre si
venne magnificando e accrescendo.
Da questa fortezza si vede attorno alla citt molte case ad un quarto di lega e
mezza lega e una lega, e nella valle che  in mezzo, circondata da colli
attorno, sono meglio di centomila case, e molte d'esse sono da piaceri e
ricreazione de' signori passati e altre de' caciqui di tutto il paese, che
riseggono continuamente nella citt; l'altre sono case o fondachi pieni di
robbe, lane, armi, metalli e panni, e di tutte le cose che nascano e si fanno
nel paese. Vi sono case dove sono conservati i tributi che portano a' caciqui
le genti, e v' tal casa che vi sono meglio di centomila passari secchi, perch
della penna d'essi, che  di molti colori, si fanno vestimenti: e vi sono
perci molte case; vi sono rotelle e targhe, piastre di rame per copritura
delle case, cortelli e ferramenti, scarpe e pettini per provisione della gente
di guerra, in tanta quantit che non si pu pensare chi abbia potuto mai dar s
gran tributo di tante e varie cose. Ciascun signore passato ha quivi la sua
casa di queste robbe di tributi che li furono dati in vita loro, perch niun
signore che succede (cos  legge fra loro) pu doppo la morte del passato
arrivar ad esso nella eredit. Ciascuno ha il suo bacile d'oro e d'argento, e
la sua robba e vestimento a parte, e colui che succede non glielo toglie; e i
caciqui e signori morti hanno ferme le case loro da piaceri, con li debiti
servizii di servitori e donne, e se gli seminano i lor campi di maiz, e se
gliene mette qualche poco dove sono sepeliti. Adorano il sole e gli hanno fatto
molti tempii, e di tutte le cose che hanno, cos robbe come maiz e d'altre
cose, n'offeriscono al sole, di che poi si prevagliono le genti di guerra.


Della provincia di Collao, e della qualit e costumi de' suoi popoli, e delle
ricche minere d'oro che quivi si ritruovano.

I duo cristiani che furono mandati a vedere la provincia di Collao tardarono 40
giorni nel lor viaggio; doppo ritornati alla citt del Cusco, dove stava il
governatore, gli dierono nuova e relazione di tutto quel che avevan inteso e
veduto, che  questa che qui di sotto si dichiarar. Il paese di Collao 
lontano e appartato molto dal mare, tanto che le genti native che abitano non
hanno notizia d'esso;  paese molto alto e mediocremente piano, e con tutto ci
 fuor di modo freddo. Non v' in esso selva n legna d'abbrucciare, e quella
che perci usa ha in baratto di mercanzia con quelli che abitano vicino al
mare, chiamati Ingri, e che abitano anco al basso presso le fiumane, dove 
paese caldo, che questi hanno legna; e si baratta con pecore e altro bestiame e
legumi, perch nel resto il paese  sterile, che tutti con radice d'erbe e
erbe, maiz e qualche poca carne si sostentano: non perch in quella provincia
di Collao non sia buona quantit di pecore, ma perch la gente  tanto soggetta
al signore a chi deve prestare obedienza che, senza sua licenza, o del
principale o governatore che per suo comandamento sta nelle terre, non
n'uccide, posto che ancora i signori e caciqui non ardiscano ammazzare n
mangiare niuna, se non  con tal licenza. Il paese  ben popolato, perch non 
distrutto dalla guerra come sono l'altre provincie; le sue terre sono di
mediocre grandezza, e le case picciole, le mura di pietra e terra insieme,
coperte di paglia. L'erba che nasce in questo paese  rara e corta. Vi sono
alcuni fiumi, per piccioli. Nel mezzo della provincia  un gran lago, di
grandezza di presso cento leghe, e all'intorno di questo lago  il pi popolato
paese. In mezzo d'esso sono due isolette picciole, nell'una delle quali  una
moschea e casa del sole, la quale  tenuta in gran venerazione: e in essa vanno
a fare le loro offerte e sacrificii in una gran pietra che  nell'isola, che la
chiamano Thichicasa, dove, o perch il diavolo vi si nasconde e gli parla, o
per costume antico, come gli , o per altro che non s' mai chiarito, la
tengono tutti quelli della provincia in grande stima, e gli offeriscono oro e
argento e altre cose. Vi sono meglio di seicento Indiani al servizio di questo
luogo, e pi di mille donne che fanno chicca per gettarla sopra quella pietra
Thichicasa.
Le ricche mine di questa provincia di Collao sono pi oltre di questo lago, che
si chiama Cuchiabo. Sono le mine nella chiusa del fiume, della mezza altezza
d'essa, fatte a guisa di grotte, nella bocca delle quali entrano a cavare la
terra: e la cavano con corna di cervi, e la portano fuori con certe pelle
cucite in forma di sacchi o di utri di pelle di pecore. Il modo con che la
lavano  che tirano dal medesimo fiume una seriola d'acqua picciola, e alla
riva d'esso hanno poste certe piastre di pietra molto liscie, sopra le quali
gettano la terra; e gettata, cavano per un canaletto l'acqua della seriola, che
viene a dargli sopra, e l'acqua se ne porta a poco a poco la terra e resta
l'oro nella medesima piastra, e in questo modo lo raccogliono. Le mine entrano
profondamente in traverso della terra, altre a dieci braccia sotto e altre a
venti; e la mina maggior, che si chiama di Guarnacabo, entra 40 braccia, n ha
niuna chiarezza n pi larghezza di quanto entra una persona chinata, e finch
colui non esce niun altro pu entrarvi. Le persone che quivi cavano oro possono
esser fino a 50 fra uomini e donne, e sono questi di tutto il paese, d'un
cacique venti, e d'un altro 50, e d'altro trenta, e d'altri pi o meno secondo
che ve ne tengono; e lo cavano per il signor principale, nel quale hanno posto
tanto riguardo che in niun modo si pu rubbar cosa veruna di quel che cavano,
perch a torno le mine sono poste le guardie, che niuno che cavi l'oro pu
uscir senza che lo vedano; e la notte, quando ritornano alle lor case nella
terra, entrano per una porta dove stanno i maggioridomi che hanno carico
dell'oro, e da ciascuna persona ricevono l'oro che hanno cavato. Vi sono altre
mine pi innanzi di queste, e altre ve ne sono sparse per tutto il paese, a
maniera di pozzi profondi una statura d'uomo, quanto possa l'uno da basso dar
la terra all'altro di sopra; e quando vengono tanto cavate che colui di sopra
non possa pigliarla, le lasciano stare e fanno altri pozzi. Per le pi ricche
e dove si cava maggior quantit d'oro sono le prime, che non hanno carico da
lavar la terra; e per rispetto del freddo e delle mine che vi sono, non lo
cavano se non quattro mesi dell'anno, dall'ora di sesta finch  per tramontar
il sole. La gente  molto domestica, e cos accostumata a servire che in tutte
le cose che s'hanno da fare nel paese lo fanno essi istessi, cos strade come
case che il signor principale li faccia fare, e s'offeriscono di faticar
continuamente e portar le bagaglie delle genti da guerra, quando il signor va
in qualche luogo. Gli Spagnuoli trassero da quelle mine una carica di terra e
la portarono senza fare altro al Cusco, la quale fu lavata per mano del
governatore, pigliato prima giuramento dagli Spagnuoli s'avevano dentro messovi
oro, o se s'aveva fatto altro che cavarla della mina come la cavavano
gl'Indiani che la lavavano: e lavata si cav d'essa tre pesi d'oro. Tutti quei
che s'intendono di mine e di cavar oro, informati del modo che lo cavano i
nativi di questo paese, dicono esser tutta la terra e i campi minere d'oro,
che, se gli Spagnuoli dessero ferramenti e industria agl'Indiani del modo con
che si ha da cavare, si sarebbe cavato molto oro: e si crede venuto questo
tempo, che non sar anno che non si cavi di qua un milion d'oro. La gente di
questa provincia, cos uomini come donne,  molto sporca, e la provincia 
molto grande, e tutti hanno gran mani.


In quanta venerazione fusse tenuto dagl'Indiani Guarnacaba vivendo e lo
tenghino ancora in morte; e come, per la disunione degl'Indiani, gli Spagnuoli
entrarono nel Cusco; e della fedelt di Guarnacaba, nuovo cacique, verso i
cristiani.

La citt del Cusco  il capo e provincia principale di tutte l'altre, e di
quivi fin alla spiaggia di S. Matteo e dall'altra parte pi innanzi della
provincia di Collao, che  tutto paese di Caribi sagittarii, il quale 
signoreggiato e soggetto ad un solo signore, che fu Atabalipa, e innanzi a lui
gli altri signori passati, e adesso ne  signore questo figliuolo di
Guarnacaba. Questo Guarnacaba, che fu tanto nominato e temuto, ed  ancora
oggid, cos morto come egli , fu molto amato da' suoi vassalli, soggiog gran
paese e se lo fece tributario, fu molto obedito e quasi adorato. E il suo corpo
 posto nella citt del Cusco, molto intero, involto in ricchi vestimenti, e
solamente gli manca la punta del naso; e vi sono altre imagini fatte di stucco
o creta, dove solamente sono capelli e unghie che si tagliavano, e vestimenti
che si vestivano in sua vita, e sono in tanta venerazione presso a quelle genti
come se fusser loro iddii. Lo cavano spesso in piazza, con musica e balli
attorno, e gli stanno il d e la notte attorno scacciandogli le mosche. Quando
alcuni signori principali vengono a veder il cacique, vanno prima a render
grazie a queste imagini e doppo al cacique, e fanno con essi tante cerimonie
che saria gran prolissit a scriverlo. S'uniscono tante genti a queste feste
che si fanno in quelle piazze che passano centomila anime.
Successe cos bene il fare questo figliuol di Guarnacaba signore, perch
venivano tutti i caciqui e signori di paesi e provincie lontane a servire e a
dar per amor suo l'obbedienza all'imperatore. I conquistatori passaron gran
travagli, perch tutto il paese  montuoso e aspro, che con fatica si pu
andarvi a cavallo: e si pu creder che, se non fusse stata la discordia che era
fra la gente di Guito e i nativi e signori del paese del Cusco e sua
circonvicinanza, non sariano entrati gli Spagnuoli nel Cusco, n sariano stati
bastanti di passar da Xauxa innanzi; e se vi fossero entrati, saria bisognato
che fussero stati in numero di pi di 500, e per poter tenerla bisognavano
assai pi, perch il paese  cos grande e cos cattivo che vi sono montagne e
passi che dieci uomini gli possono difendere da diecimila. E mai il governatore
pens di potere andare con meno di 500 cristiani a conquistarlo e renderlo
tributario con pace; per, come intese la disunione cos grande fra quei del
paese e la gente di Guito, propose con quei pochi cristiani che avea andare a
levargli di servit e soggezione, e impedir i torti e molestie che quei di
Guito facevano a questo paese: che piacque a Dio di concedergliene grazia. E
giamai il governator si sarebbe arrischiato di far cos lungo e faticoso
viaggio in questa s grande impresa, se non fusse stato per la gran confidanza
che aveva in tutti gli Spagnuoli ch'erano in sua compagnia, per aver fatto di
lor esperienza e conosciuto esser destri e vecchi in tanti conquistamenti, e
assuefatti in quei paesi e a' travagli della guerra: il che ben mostraron in
quella impresa in pioggie, in neve e nel nuotar molti fiumi, passar gran
montagne e dormir molte notti alla campagna, senza acqua da bere n cosa veruna
da mangiare, e sempre di d e di notte star in guardia armati, e nell'andar a
ridurre ad obedienza dopo la guerra molti caciqui e terre che s'erano
ribellate, e venir da Xauxa al Cusco, dove tanti travagli passarono unitamente
col lor governatore, e dove tante volte posero in pericolo le vite loro in
fiumi e montagne, dove si ruppero il collo traboccando molti lor cavalli.
Questo figliuolo di Guarnacaba ha molta amist e conformit co' cristiani, e
per esso si posero gli Spagnuoli, per mantenergli la signoria, in infiniti
affanni. E finalmente si portaron in tutte queste imprese cos valorosamente, e
sopportaron tanto peso, quanto altri Spagnuoli abbin mai fatto in beneficio
dell'imperatore: in modo che i medesimi Spagnuoli che si sono trovati in questa
impresa si maraviglian di quel che hanno fatto, quando di nuovo si rimettono a
pensarlo, che non sanno come sieno vivi e come abbino potuto sopportar tanti
affanni e cos lunghe necessit; per tutti si danno per ben impiegati, e di
nuovo s'offeriscono, se fusse bisogno, entrare in maggior fatiche per la
conversione di quelle genti e per inalzare la nostra santa fede catolica.
Della grandezza e sito del paese predetto si lascia di parlare. Solo si resta
di render grazie e laudar nostro Signore, perch cos apertamente di sua mano
ha voluto guidar le cose di sua maest e di questi regni, e per sua divina
providenza essere stati illuminati e indrizzati alla vera via della salute.
Cos piaccia alla sua gran bont che sien sempre da qui innanzi di bene in
meglio, per intercessione della sua benedetta Madre, advocata in tutti i nostri
fatti, che gli porti a buon fine.


Si fin questa relazione nella citt di Xauxa a' 15 di luglio 1534, la quale
Pero Sanco, scrivano generale in questi regni della Nuova Castiglia e
secretario del governator Francesco Pizarro, per suo ordine e degli ufficiali
di sua Maest, la scrisse giustamente come pass; la qual finita lesse alla
presenza del governatore e gli ufficiali di sua Maest di parola in parola, e
per essere cos, il detto governatore e gli ufficiali di sua Maest si sono
sottoscritti di sua mano.
Francesco Pizarro,
Alvaro Ricchelme,
Antonio Navarro,
Garzia di Salsedo.

Per commandamento del governatore e ufficiali, Pero Sanco. Questa translazione
 cavata dall'originale.



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La navigazione del grandissimo fiume Maragnon, posto sopra la terra ferma
dell'Indie occidentali; scritta per il magnifico signor Consalvo Fernando
d'Oviedo, istorico della Maest cesarea nelle dette Indie.


Al reverendissimo e illustrissimo signor il cardinal Bembo.

A me pare, reverendissimo e illustrissimo Signore, che d'una cosa nuova alli
cristiani e in s tanto grande e maravigliosa come  la navigazione del
grandissimo fiume chiamato il Maragnone, che io incorrerei in colpa di molta
trascurraggine se non ne desse notizia a Vostra Signoria reverendissima, che,
come dottissima ed esperta nelle cose della istoria, ne pigliar pi piacere
che alcun altro, intendendo un caso che non  di minor maraviglia che si fosse
quello della nave Vittoria, la quale gir e and per quanto si contiene del
circuito del mondo, per quel paralello e camino che ella and: entrando per lo
stretto di Magaglianes verso occidente, arriv al luogo delle spezierie e qui,
caricata di garofani e altre specie, volt per l'Oriente e capo di Buona
Speranza e venne a Siviglia. Or in quanto a quella nave V.S. reverendissima ne
 gi bene informata; intenda al presente questa altra navigazione
sommariamente, e poich l'avr intesa giudichi se  cosa di maggior stima e da
prenderne maggior maraviglia che di quella. Posto che io non sia per
raccontarne ora molte particolarit, non avendo tempo di dirne appieno quello
che ho scritto in 24 fogli nella continuazione dell'istoria generale di queste
Indie: perci dir in somma qualche parte di quello che pi importa di questo
discoprimento.
Il capitan Gonzalo Pizarro, fratello del marchese don Francesco Pizarro,
governator del Per, part della provincia di Guito con 200 e 30 Spagnuoli tra
da piedi e da cavallo a cercare della cannella: la quale non  come quella che
si porta dall'isola de Brunei, che  nelle Moluche, ma, ancorch nella forma
sia differente, pure quanto al sapore  cos buona e migliore della prima, che
conosciamo e che si usa in Europa, e che V.S. reverendissima pu veder ogni
ora. Quella  simile alle canne; quest'altra  in certi alberi grandi e belli,
i frutti de' quali sono alcune pallotte grosse e maggiori che quelle de'
roveri, e quella corteccia nella quale sta la pallotta  la cannella, e le
foglie tutte dell'albero sono assai buona cannella, ma la pallotta o frutto non
 buono. La scorza dell'albero non  di cos perfetto sapore come quella
corteccia o vaso che tiene la pallotta e come le foglie, ma non  del tutto
trista, anzi in alcuni luoghi sarebbe di qualche stima. Certe di queste
corteccie che sono cannella furono di mano in mano da alcuni Indiani portate a
Guito e ad altri luoghi del polo antartico, per donde vanno gli Spagnuoli, ed
era molto desiderata. Or a cercare questa cannella e altre cose non conosciute
di quel paese and il capitano e gli Spagnuoli che ho detto, e andando gi per
un fiume intesero che passando avanti ci era carestia di vettovaglia, e in
certe montagne aspre trovarono alcuni alberi di questa cannella, ma pochi e
inculti, secondo che dalla natura erano stati prodotti, e lontani l'uno
dall'altro, in guisa che l'effetto non era corrispondente al desiderio delli
ritrovatori, percioch quella cannella che viddero era molto poca e da non
farne molto caso. E patendo i nostri assai per la fame, che gi era molto
grande, determin quel capitano di mandare il capitan Francesco d'Oregliana con
50 compagni a cercare da mangiare, e perch vedessero la qualit del paese; ed
esso Gonzalo Pizarro rest con tutta l'altra gente che aveva in un certo luogo,
fino a tanto che intendesse quello che Francesco d'Oregliana avesse trovato.
Il quale, con gli suoi cinquanta compagni, il secondo d di Natale di Cristo
nostro Signore dell'anno 1542 usc dell'alloggiamento del detto Gonzalo
Pizarro, andando gi per un fiume con una barca e certe canoe, e portavano
qualche soma di robba e alcuni infermi e la munizione della polvere; e delli
cinquanta compagni detti, alcuni ne erano archibusieri e alcuni balestrieri.
Quel fiume nasce in una provincia chiamata Atunquixo, discosto intorno di
trenta leghe dal mar Australe, ed  sotto l'altro polo antartico; il qual fiume
gi l'aveva passato il detto Gonzalo Pizarro con tutta la sua compagnia. Or,
andando questo capitano Francesco d'Oregliana a seconda del fiume, sempre lo
trovava maggiore e pi veloce, per cagione di molti altri fiumi che da amendue
le bande mettevano in esso, in guisa che per la gran corrente andavano ogni
giorno venticinque leghe o pi, con poca fatica di quelli che remavano: e cos
caminarono tre d, senza trovar luogo alcuno abitato, n cosa da mangiare. E
quando viddero che s'erano discostati tanto dall'alloggiamento, e che aveano
consumata quella poca vettovaglia che portavano, consultarono questo capitano e
gli suoi compagni sopra la difficolt che era di ritornare al loro capitano, il
che pareva impossibile; e oltre a ci dandosi a credere che non potesse essere
che non trovassero qualche abitazione d'Indiani, donde prendessero da mangiare,
seguitarono uno e un altro d, n meno trovarono luogo abitato n vestigio
umano: e allora si tennero per perduti, percioch, se si voltavano indietro non
avevano che mangiare, n tutte le forze loro erano bastanti ad andare a
contrario d'acqua per forza di remi tre leghe in un d, per la molta correntia
del fiume; n meno per terra era possibile, per esser molta boschereccia e
serrata di sterpi e altri inconvenienti assai. La fame era gi grandissima e il
pericolo della morte si toccava con mano, n potevano campare per altra via che
per quella che pensarono: la quale fu, confidandosi nella misericordia di Dio,
di seguire a tutto lor potere il fiume all'ingi, infino al mare di questo
nostro polo artico, dove pensavano che quell'acqua mettesse, nella qual cosa
non s'ingannarono. E in tanto, altro non avendo per carestia di vettovaglia,
mangiavano i cuoi delle selle e degli staffili, e di certe pelli selvatiche con
le quali i soldati di quel paese australe usano di foderare cestoni dove
portano la loro robba, e alcuni cuoi dell'animale detto dantes, e tutte le loro
scarpe e suole; e in alcuni luoghi mangiarono molte erbe non conosciute, per
sostentare la loro miserabile vita.
Lungo sarebbe a raccontare a Vostra Signoria gli altri stenti che questa gente
pat, e per lascier per ora di dirne pi avanti, percioch per quello che s'
detto si pu comprendere che non potevano essere se non grandissimi. Oltre de'
quali trovando molte genti di diverse generazioni, convenne loro per forza di
armi guadagnarsi il mangiare il pi delle volte che lo trovarono: e in questo
ci  molto che dire e che lodare questa nazione spagnuola; e c'intervennero
pericoli molto notabili, de' quali si pu credere che sarebbe impossibile
l'uscire o scampare ad alcuno di tutti cotesti nostri Spagnuoli, se Dio di sua
potenzia assoluta non gli aiutasse. E con l'aiuto divino in certo luogo fecero
un buon brigantino, dove trovarono Indiani pacifichi, che diedero loro da
mangiare; e senza aver chiodi n altri apparecchi necessarii a farlo, mediante
Dio e la buona industria loro, questi Spagnuoli si posero a fare tale opera e a
finirla, senza la quale essi si sarebbono finiti molti d prima che fussero
giunti nell'acqua salsa. Altri di loro facevano carboni senza esser carbonari,
altri tagliavano legni e altri le portavano su le spalle, e del ferro che
portavano e delle staffe e altre cose fecero chiodi, e altri pece per
impegolarlo; e alla fine finirono il brigantino, e seguitarono con esso e con
la barca il loro viaggio, raccomandandosi a Dio, il quale era il loro pilotto:
che altro pilotto non avevano, n bossola n carta n notizia alcuna del
viaggio, n sapevano dove andavano, n dove avevano d'arrivare.
In alcuni incontri e battaglie, che molte ne ebbero, furono morti certi
Spagnuoli, ed essi n'ammazzarono molti pi Indiani, perch quanto meno essi
conoscevano gli archibusi e le balestre, tanto pi trascuratamente erano morti
per quelle armi: e alcuni pensavano che quelli colpi e strepito e puzza
dell'archibuso fossero saette dal cielo, e vedendo il guasto in molti luoghi
subito fuggivano, in molti altri aspettavano e s'opponevano con molto ardire
alla difesa loro e del paese. Fu luogo dove gl'Indiani si presentarono alla
battaglia con pavesi molto buoni e targoni di cuoio del pesce detto manati, e
tali che le balestre non gli passavano; in alcune provincie i paesani erano
arcieri, in altre combattevano con lancie e con pertiche brustolate, e altrove
con frombe. In fine per tutto il mondo s'usa la guerra, e tra gl'Indiani poche
volte  pace. Si viddono luoghi molto abitati, e molte e grand'isole, e
provincie popolose e genti innumerabili. Ebbero notizia per lingua d'Indiani
che certo numero di cristiani abitano in una provincia, i quali si persero gi
tempo fa dell'armata d'un capitano chiamato Diego d'Ordes; con i quali questi
non poterono aver commercio, perch pi tosto si pu dire che andavano fuggendo
la morte che cercando di ricuperar altri, n erano tanti che fossero bastanti
questo fare, finch il tempo e la provisione venga dalla mano di Dio. In una
certa parte ebbero una battaglia molto aspra e contenziosa: i capitani erano
donne arciere che stavano quivi per governatrici, le quali i nostri Spagnuoli
chiamarono Amazone, ancorch non fussero, percioch Vostra Signoria
reverendissima meglio sa questo nome, secondo che vuole Giustino, si dava loro
perch erano senza una poppa, la quale quelle che furono dette Amazone si
brucciavano. Nel restante sono poco differenti, percioch queste ancora vivono
senza uomini e signoreggiano molte provincie e genti, e in certo tempo
dell'anno fanno venire uomini alle lor terre, co' quali si congiungono, e
poich sono gravide gli cacciano via: e se partoriscono maschio l'ammazzano o
lo mandano al padre, e se  femine l'allevano per accrescimento della lor
republica: e in questo ci  molto che dire. Tutte queste donne danno obedienzia
ad una regina ricchissima, ed ella e le sue principali signore usano
vasellamenti d'oro al loro servigio, secondo che si sa per udita e relazione
d'Indiani. S che, per abbreviare, questi Spagnuoli insieme col capitan
Francesco d'Oregliana, che viene con queste navi a dar relazione particolare di
quanto ha veduto alla Maest cesarea, dicono che da quella bocca del fiume
Maragnone per donde vennero in questo mare fino a Cubagua, la quale chiamiamo
l'isola delle Perle, nella costa di terra ferma ci sono quattrocento leghe, e
per l'acqua dolce, prima che arrivassero alla salsa, ne navigarono pi di mille
e settecento. E ancorch questo fiume abbia molte bocche, tutte si serrano in
pi di quaranta leghe d'acqua dolce, e altrettante e pi dentro il mare si
piglia acqua dolce: e per cinquanta leghe il fiume va sopra la marea, e alla
detta bocca cresce in alto pi di cinque braccia, e tuttavia dolce.
Quando questi Spagnuoli trovarono il mare fu alli 26 di agosto, s che stettero
nella navigazione di acqua dolce otto mesi, e usciti alla costa vennero a
Cubagua, e quindi venne il capitan Francesco d'Oregliana, e con lui fino a 13 o
14 della sua compagnia, a questa nostra citt di San Domenico dell'isola
Spagnuola: col quale e con gli altri io ho avuto molta conversazione,
informandomi di quello che ho detto e di quello che per la lunghezza sua e per
mancamento di tempo non dico qui, e perch, come dico, Vostra Signoria
reverendissima lo vedr in questa istoria pi intieramente: la quale pare che
per gli miei peccati si dilunghi di venire a luce, che, per cagione di questa
guerra di Francia, io non posso al presente lasciar questa fortezza in servigio
dell'imperatore mio signore. Gi io avevo ottenuta licenzia per andare in
Spagna, e per questo impedimento soprast la mia partita, finch Dio ne conceda
pace e tempi migliori mediante la santit del papa nostro signore, nel quale io
tengo molta speranza che Dio dar la quiete che ragionevolmente dovria esser
tra i cristiani, secondo il suo santo zelo e opere di vero vicario di Cristo.
Quello che s' detto in somma  quanto al capitano Francesco d'Oregliana e suoi
compagni: donde si comprende che per lo fiume detto, che nasce sotto il polo
antartico, con s grande discorrimento come s' detto, vennero a cercare e a
trovare questo altro artico, attraversando l'equinoziale.
Gi ha da sapere V.S. reverendissima un'altra cosa, che, poich sto qui in
questa nostra citt di S. Domenico, sono venute lettere dalla provincia della
Nuova Castiglia, altrimenti detta del Per, che portano che, poich il capitan
Gonzalo Pizarro vidde che l'altro capitano Oregliana non tornava n gli mandava
da mangiare, costretto dalla fame si torn in Guito, e con tanta necessit che
si mangiarono pi di cento cavalli e molti cani che avevano con loro: e di 230
uomini che men da Guito, non ne tornarono 100, e molto male trattati e
infermi. S che questi che camparono con Francesco d'Oregliana si possono
contare per vivi, e gli altri per morti, che furono 87: e cos aviene per
questi luoghi a quelli che con soverchio appetito cercano dell'oro, che nel
vero in buona parte torna in dolore a molti. N era tanto la cannella quello
che mosse Gonzalo Pizarro a cercarla, quanto per trovare insieme con questa
spezie o cannella un gran prencipe, che si chiama il Dorato, del quale si ha
molta notizia in quelle parti, e dicono che continuamente va coperto d'oro
macinato e tanto minuto come  il sale ben trito, perch a lui pare che nessuna
altra veste o ornamento sia come questo, e che piastre d'oro lavorate sia cosa
grossa e commune, e che altri signori si posson vestire e vestonsi d'esse
quando lor piace; ma spolverizarsi d'oro  cosa molto singulare e di molta
spesa, perch ogni d si cuopre di nuovo di quella polvere d'oro e la notte si
lava e lasciala, perch tale abito non gli d impaccio, n l'offende, n
incombra la sua gentile disposizione in parte alcuna: e con certa gomma o
liquore odorifero si unge la mattina, e sopra quella unzione getta quell'oro
macinato, e resta tutta la persona coperta d'oro dalla pianta del pi sino alla
testa, cos risplendente come una figura d'oro lavorata di mano d'un buonissimo
orefice: di modo che si comprende da questo e dalla fama che in quel paese vi
sieno miniere d'oro ricchissime. S che, reverendissimo Signore, questo re
dorato  quello che costoro andavano cercando, e del camino e viaggio loro, e
disegni che avevano,  succeduto loro nella maniera che ho detto: con tutto che
lascio di dire molte altre cose, che non si possono intendere senza ringraziare
Dio e con molto piacere, poich a' nostri tempi si scuoprono cose tanto grandi
per la buona ventura di Cesare, per il quale Dio guardava tanti e cos grandi
tesori, poich per sua mano cos bene si dispensano e spendono nella difensione
della republica cristiana, la quale senza lui starebbe a mal partito.
A Vostra Signoria reverendissima bacio mille volte le mani, per le grazie che
m'ha fatte e sempre mi fa circa l'indulgenzie della mia cappella e di molte
altre cose. Piaccia a nostro Signor Dio che, se non in tutto, almeno io possa
servirla e rimeritarla in qualche parte di quanto sono tenuto a suo servigio: e
il medesimo nostro Signor Dio mantenghi e prosperi Vostra reverendissima e
illustrissima Signoria in stato longamente al suo santo servigio.
Di questa casa reale e fortezza della citt e porto di San Domenico dell'isola
Spagnuola, ad 20 gennaio dell'anno 1543.
Di V.S. reverendissima e illustrissima servidor
Consalvo Ferrando d'Oviedo.



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Discorso sopra la terra ferma dell'Indie occidentali dette del Lavorador, de
los Bacchalaos e della Nuova Francia.


Nella parte del mondo nuovo che corre verso tramontana e maestro, all'incontro
del nostro abitabile dell'Europa, v'hanno navigato molti capitani: e il primo
per quel che si sa fu Gasparo Cortereale, portoghese, che del 1500 v'and con
due caravelle, pensando di trovar qualche stretto di mare donde, per viaggio
pi breve che non  l'andare attorno l'Africa, potesse passare all'isole delle
specierie. Esso navig tanto avanti che venne in luogo dove erano grandissimi
freddi, e in gradi 60 di latitudine trov un fiume carico di neve, dalla quale
gli dette il nome, chiamandolo rio Nevado, n gli bast l'animo di passar pi
avanti. Tutta questa costa che corre dal detto rio Nevado insin al porto di
Maluas leghe 200, il qual  in gradi 56, la vidde piena di genti e molto
abitata, sopra la qual dismontato prese alcuni per menargli seco; scoperse anco
molte isole per mezo la detta costa, tutte popolate, a ciascuna delle quali
diede il nome. Gli abitanti sono uomini grandi, ben proporzionati, ma alquanto
berrettini, e si dipingono la faccia e tutto il corpo con diversi colori per
galanteria; portano manigli d'argento e di rame, e si cuoprono con pelli cucite
insieme di martori e d'altri animali diversi: il verno le portano col pelo di
dentro e le state di fuori. Il cibo loro per la maggior parte  di pesce pi
che d'alcun'altra cosa, massimamente di salmoni, che n'hanno grandissima copia:
e ancora che vi siano diverse sorti d'uccelli e di frutti, nondimeno non fanno
conto se non del pesce. Le loro abitazioni sono fatte di legname, del quale
hanno abbondanzia per esservi grandissimi e infiniti boschi, e in luogo di
tegole le cuoprono di pelli di pesci, che ne pigliano grandissimi e gli
scorticano. Vidde molti uccelli e altri animali, massimamente orsi tutti
bianchi. All'incontro di questa costa verso mezod vi  un'isola grande detta
delli Demonii, e dal capo di Maluas a capo Marzo, che sta in 56 gradi, vi sono
60 leghe, e de l a capo del Gado, che  in gradi 54, corre la costa leghe 200
al dritto ponente fino ad un gran fiume detto di San Lorenzo, che alcuni lo
tengono per un braccio di mare, e l'hanno navigato molte leghe all'ins. E qui
si fa un golfo, che lo chiamano quadrato, e volge fino alla punta de los
Bacchalaos: e questo golfo quadrato  luogo molto notabile, e la maggior
altezza de los Bacchalaos  gradi 48 e mezo, che si chiama capo di Buona vista.
E bacchalaos sono alcuni pesci che in quella costa si trovano in tanta
quantit ristretti insieme che alle fiate non lasciano passar le caravelle: e
li Bertoni e Normandi chiamano li detti pesci molve, dei quali ogn'anno vanno a
pigliar per grandissima mercanzia.
Di questa terra ebbe cognizion grande il signor Sebastian Gabotto nostro
veneziano, il quale, a spese del re Enrico 7 d'Inghilterra, scorse tutta la
detta costa fino a gradi 67, ma per il freddo fu forzato a tornare adietro.
Navig anco lungo la detta terra l'anno 1524 un gran capitano del re
cristianissimo Francesco, detto Giovanni da Verrazzano, fiorentino, e scorse
tutta la costa fino alla Florida, come per una sua lettera scritta al detto re
particolarmente si vedr: la quale sola abbiamo potuto avere, percioch l'altre
si sono smarrite nelli travagli della povera citt di Fiorenza. E nell'ultimo
viaggio che esso fece, avendo voluto smontar in terra con alcuni compagni,
furono tutti morti da quei popoli, e in presenzia di coloro che erano rimasi
nelle navi furono arrostiti e mangiati. Questo infelice fine ebbe questo
valente gentiluomo, il quale, se non gl'intraveniva questa disgrazia, col
sapere e intelligenzia grande che aveva delle cose del mare e dell'arte del
navigare, accompagnata e favorita dall'immensa liberalit del re Francesco,
averia scoperta e fatta nota al mondo tutta quella parte di terra fin sotto la
tramontana, e non si saria contentato solamente delle marine, ma averia voluto
penetrar pi adentro fra terra e fin dove s'avesse potuto andare. E molti, che
l'hanno conosciuto e parlatogli, mi hanno detto che esso affermava aver in
animo di cercar di persuadere al re cristianissimo a mandare da queste parti
buon numero di gente ad abitare in alcuni luoghi della detta costa, che sono
d'aria temperata e di terreno fertilissimi, con bellissimi fiumi e porti capaci
d'ogni armata; gli abitatori de' quali luoghi sariano cagione di far molti
buoni effetti, e fra gli altri di ridurre que' poveri popoli rozzi e ignoranti
al culto divino e alla nostra santissima fede, e di mostrar loro il coltivar
della terra, conducendo degli animali della nostra Europa in quelle
spaziosissime campagne; e finalmente col tempo averiano scoperte le parti fra
terra, veduto se, fra tante isole che vi sono, vi  passaggio alcuno al mar del
Sur, overo se la terra ferma della Florida dell'Indie occidentali continua fin
sotto il polo. Questo  quel tanto che ne  stato riferito di questo cos
valoroso gentiluomo, delle fatiche e sudori del quale, accioch la memoria di
lui non resti sepolta e il suo nome non vada in oblivione, abbiamo voluto dare
in luce quel poco che ci  pervenuto alle mani.
 stata appresso aggiunta una scrittura, o vogliamo dir discorso, fatto del
1539 d'un gran capitano francese, il quale abbiamo voluto tradurre dalla sua
lingua nella nostra, dove descrive il viaggio che si fa alla terra nuova
dell'Indie occidentali, che ora chiamano la Nuova Francia, e anco alla terra
del Brasil pur delle dette Indie, Guinea, costa delle Meleghette sopra
l'Africa, dove tutto il giorno i Francesi praticano con le lor navi. Il
sopradetto capitano poi, con due navi armate in Dieppa di Normandia, volse
andar fino all'isola di Taprobana in Levante, ora detta Summatra, dove
contratt con quei popoli, e carico di specie ritorn a casa. Questo discorso
ci  parso veramente molto bello e degno d'esser letto da ogniuno: ma ben ci
dolemo di non sapere il nome dell'auttore, percioch, non ponendo il suo nome,
ci par di fare ingiuria alla memoria di cos valente e gentil cavaliero.
E perch in questo discorso e ne' viaggi seguenti di Iacques Carthier si fa
menzione di alcuni pesci, come sono molve, lupi marini e marsuini, ho voluto,
avendo ferma opinione di far piacere alli lettori, trascriver quel che di essi
ne parlano ne' lor libri duo gran valent'uomini francesi dotti nella lingua
greca e nella latina, e appresso per maggior intelligenzia aggiungervi le
figure cavate dalli lor libri: uno de' quali  messer Pietro Bellon, che ha
composto due libri de' pesci, uno in lingua francese e l'altro in latina, e
perch nel francese tratta per la maggior parte del delfino e marsuino, abbiamo
voluto copiar le cose seguenti. Cio che il delfino appresso i Francesi 
riputato re di tutti i pesci, non solamente del mare, ma de' laghi e de' fiumi,
e che hanno voluto por la sua figura nel secondo luogo appresso i gigli, che 
l'insegna della corona di Francia, e stamparla sopra tutte le monete d'oro,
d'argento e di rame, e dipingerla sopra i muri delle citt e castelli, e nelli
stendardi e bandiere; e appresso hanno voluto che tenga di riputazione il primo
luogo di bont e delicatezza sopra tutti i pesci che sono portati dal mare,
conciosiacosach, giunto che egli  in piazza dove si vendono i pesci in
Parigi, subito vien levato per le tavole de' signori, de' prencipi e d'altri
grandi e ricchi uomini che possono spendere, percioch da quelli ch'hanno il
gusto e palato sottile vien riputato il pi delicato pesce che l'uom possa aver
di mare. E nondimeno i Francesi non lo chiamano delfino col suo vero nome, ma
con un altro barbaro alemanno, cio marsuino, percioch gli Alemani, vedendolo
tagliato in pezzi, l'assomigliano alla carne del porco: per lo chiamano
merchevein, cio porco di mare, e i Francesi marsuin, gl'Inglesi porchpisch. E
cos da tutti i pescatori e abitanti sopra il mare Oceano  nominato per altro
nome che per delfino, dove per questo non saria conosciuto da alcuno: e avendo
egli il muso longo, alcuni pi propriamente lo chiamano becco d'oca.
Fa poi questo gentiluomo un lungo discorso, narrando tutte le nazioni degli
abitatori sopra il mare Mediterraneo e mar Maggiore, s Italiani come Greci,
Turchi e Giudei, dove egli  stato, e dice aver cercato tutta la Soria e le
marine di quella, n mai aver trovato alcuno che voglia gustar del delfino: e
questo per una innata superstizione che tengono, che 'l delfino sia amico
dell'uomo e che se lo vede annegar l'aiuti. Dice poi essere stato in Vinezia
lungo tempo per conoscere pesci, e aver parlato con infiniti pescatori, che gli
hanno affermato che mai non s' inteso che alcuno abbia mangiato carne di
delfino: e quivi il detto auttore si maraviglia, essendovi delle persone che
cercano quel che  buono. Dice poi che tutti gli abitatori sopra il mare
Oceano, i quali non sono cos superstiziosi, ne mangiano, chiamandolo con un
altro nome, come  detto di sopra, cio marsuino o becco d'oca: e avendo veduto
l'imagini del delfino dipinte con una gobba in mezzo, hanno pensato che 'l
detto marsuino o becco d'oca non sia il delfino, e nondimeno non  vero che i
delfini abbino gobba alcuna, ma hanno il corpo disteso e lungo, senza alcuna
curvit. Descrive poi la forma del delfino, dicendo che  lungo quanto un uomo
pu distendere ambedue le braccia, toccando con una mano la testa e con l'altra
la coda, e la grossezza  quanto l'uomo pu circondar con ambedue le braccia
attorno. Ha la pelle sottile e senza scaglie, ed  tutta di colore di piombo
che tira al nero, sotto la quale ha due deta di grasso, come hanno i porci:
sotto il ventre  bianco, le due ali, la coda e quella che  sopra la schena
sono tutte nere. Ha la coda rivolta in su, contra la forma degli altri pesci,
con la forza della quale fa quel moto cos grande. Gli occhi son forte piccioli
rispetto alla grandezza del corpo, e pu con le palpebre coprire il nero
dell'occhio, come fanno tutti gli animali terrestri; e fra gli occhi ha una
canna, per la qual respira e getta l'acqua fuori. Il luogo dell'udito  s
piccolo che appena si scorge, se non da chi vi guarda con diligenza. Li denti
sono 160, cio nelle mascelle di sotto 40 per una e in quelle di sopra altri 40
per una; ha la lingua mobile come  quella del porco, e manda fuori qualche
strido. La differenza del maschio alla femina  che 'l maschio nel mezzo del
ventre ha un buco, nel quale  posto il suo membro genitale, che si pu cavar
fuori pi di otto deta di lunghezza, e la femina ha molto pi a basso verso la
coda un buco dove  la sua natura, la qual partorisce il delfino vivo e lo
latta, e le sue poppe sono a modo di due borse piccole, nelle quali ritiene il
latte che le succia il delfino.
Questo  quanto abbiamo voluto trascrivere della natura del delfino, del quale
non si ha cognizione cos particolare, ancora che ogni giorno se ne veda. Le
medesime cose questi due auttori dicono del marsuino, ancora che sia differente
nella testa, ne' denti e nel muso, che  pi corto; ma ha la medesima velocit
e respira all'aere, come fa il delfino. E di pi il signor Guilielmo
Rondellotto, uomo, come abbiamo detto di sopra, dottissimo ed eccellentissimo,
nel suo libro de' pesci narra che in tutta la riviera della Provenza, la quale
 sopra il mar Mediterraneo, non  abitante alcuno che voglia gustare della
carne de' delfini; ma, per il guadagno grande, li pescatori li portano vivi
fino in Avignone e in Lione, gettando ogni giorno un poco di vino gi per
quella canna donde respirano, e nelle dette citt lontane dal mare ognun ne
compra. Narra oltra di ci molti modi con li quali l'acconciano, cio che
alcuni l'insalano, e salato dopo alcuni giorni lo mangiano lesso, over cuocono
in acqua con cipolle, porri, petrosemolo e aceto: e questi modi sono per farlo
pi sano e pi facile a digerire. Altri lo mettono in spiedo, e arrostito come
si fa la carne di porco, lo mangiano con succo d'aranzi over con un sapore
d'aceto, di zucchero e di cinamomo; over, tagliato in fette sottili, lo mettono
ad arrostir sopra la gratella coperto d'anici, di finocchi e di coriandoli mezi
rotti con un poco di sale. Ma li signori e i gran maestri ne fanno far
pastelli, ne' quali entrano garofani, pepe, gengevo e noci moscate. Ma il detto
auttore lauda che si mangi pi presto lesso che arrosto e che sia cotto con
l'aceto e col vino, e con molto petrosemolo, issopo e origano. Le parti
migliori e pi delicate del detto delfino over marsuino sono la lingua e il
fegato, che  simile a quello del porco, ma la lingua per la sua tenerezza 
anteposta al fegato. Dice ancora il sopradetto messer Pietro Bellon che,
vendendosi i detti pesci, cio marsuino o becco d'oca, che  il delfino, nella
pescheria di Parigi tagliato in pezzi, coloro che hanno cognizione della bont
d'essi per carne migliore e pi saporita eleggono quei pezzi che non sono
grassi, ma pi tosto magri, quali sono quei del dolfino, percioch li marsuini
sono pi grassi che li delfini, i quali, avendo pi del magro, sono pi
dilettevoli e pi preziosi al gusto. E si maraviglia il detto messer Pietro
Bellon come gli antichi; i quali erano cos golosi, e massimamente de' pesci,
non ne abbino voluto mangiare, per quel che si legge ne' libri antichi, e che
al gusto de' Francesi questi siano li pi delicati pesci che si possino avere,
e per la lor bont si vendino molto cari, percioch esso ha veduto vendere un
delfino 50 scudi d'oro. Sopra li quai pesci narra che vi fanno li pi delicati
sapori e salse che si sappino imaginare, mettendovi noci moscate, garofani,
macis, cinamomo pesto, butiro, zucchero, aceto e pane arrosto. Dice appresso
che gi molti anni nella citt di Roan coloro che vendevano li detti pesci (che
ve ne vengono portati infiniti per essere appresso il mare) solevano gettar via
la coda e le due ali, ma che al presente coloro che hanno auttorit, venduto
che  il delfino o marsuino, si fanno portare a casa questi tre pezzi che
abbiamo detto per regalia, come cosa delicata. Questo  quel che con quanta
brevit ci  stato possibile abbiamo trascritto dai libri di questi due
eccellenti uomini francesi del delfino e marsovino: e se siamo stati lunghi e
tediosi, n' stata cagione la novit della materia, non conosciuta in queste
nostre parti d'Italia.
Il pesce molva si pesca da' Bertoni e Normandi ne' mari della Nuova Francia,
come scrive il detto messer Guielmo Rondellotto, e vi mette la sottoscritta
figura, e dice che  lungo un cubito e anco pi, e un piede grosso.

[vedi figur_32.gif]

Ha la bocca grande e li denti nelle mascelle, e in capo di quella vi pende come
un filo grosso di carne, che s'assomiglia ad una barbetta. Ha gli occhi molto
grossi e in fuora, e per questo non vede da lontano, onde in Francia, quando
uno ha la pupilla degli occhi in fuori e che non discerne se non da presso,
usano in proverbio dirgli: "Tu hai gli occhi della molva". La carne di questo
pesce  migliore e pi delicata fresca che salata e secca, per esser grassa e
alquanto glutinosa. Ha la schiena distinta con alcune macchie cinericie e
rosse. Messer Pietro Bellon ne' suoi libri scrive che pensa che queste molve
siano li pesci i quali ogni giorno si portano per l'Alemagna dalle parti della
Norvega, detti stochfis, che col sale diventano tanto duri che vi bisognano i
martelli a batterli per farli teneri, acci si cuochino.
Delli lupi marini messer Guielmo Rondellotto scrive che se ne trovano due
sorti, una nel mar Mediterraneo e l'altra nell'Oceano: e questo del nostro mare
gl'Italiani chiamano vecchio marino, e i Francesi vitello di mare, e i Latini
foca; nell'Indie occidentali lupo marino.  animal che vive in mare e in terra,
nella qual partorisce come fanno gli animali terrestri. Ha la pelle dura e
pelosa, con li peli neri e cenericci, con alcune macchie piccole e nel ventre
alcuni peli bianchicci: e se egli avesse l'orecchie, saria molto simile al
nostro vitello. Ha li denti a modo d'una sega acuti, duri e bianchi, simili a
quelli del lupo; gli occhi risplendono e si fanno di mille colori; non ha
orecchie, ma nel luogo di quelle alcuni buchi, s piccoli che appena si
veggono. La testa  picciola a proporzione della grandezza del corpo.

[vedi figur_33.gif]

Ha due a modo di braccia o piedi nella parte davanti con cinque deta, s come
ha l'orso, che si piegano, con l'unghie acute.  animal che si pu domesticare,
e dice averne veduti di domestici nelle case, che scendevano e salivano le
scale. Dorme molto e profondamente, di sorte che si sente roncheggiar da lungi;
appresso il mare sopra il lito se ne veggono molti, che dormono distesi al
sole. La carne sua  molle e spugnosa e si liquef tosto, e per questo ella
sazia molto e fa venir nausea, per esser di strano odore; pur  gustata da
coloro che abitano lontano dalle marine, ma dalli vicini e sopra il mare non 
guardata n tocca. Le sue pelli sono molto stimate, e appresso gli antichi ne
portavano le cinture, percioch avevano opinione di non poter esser percossi
dalla saetta avendole intorno. E scrive il sopradetto gentiluomo aver osservato
spesse fiate in alcune pelli de' detti vecchi marini, le quali esso avea in
casa, che, soffiando il vento da sirocco, il pelo si sollevava e si faceva
crespo, e con li venti da tramontana s'abbassava e faceva piano.

[vedi figur_34.gif]

Scrive ancora il medesimo messer Guielmo che se ne trovano nelle fattezze del
corpo alquanto differenti dal predetto: nientedimanco sono vecchi marini, e
nell'Indie occidentali chiamansi lupi marini. Ha il corpo con tutte l'altre
parti pi grosso e in s pi raccolto che non ha il sopradetto.



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Al cristianissimo re di Francia Francesco Primo, relazione di Giovanni da
Verrazzano fiorentino della terra per lui scoperta in nome di sua Maest,
scritta in Dieppa, ad 8 luglio MDXXIIII.


Non scrisse a Vostra Maest, cristianissimo Re, dopo la fortuna avuta nelle
parti settentrionali, di quanto era delle quattro navi seguito, da Vostra
Maest mandate a discoprire nuove terre per l'oceano, credendo che di tal
successo convenientemente la fosse stata informata. Ora per la presente dar a
quella notizia come dall'impeto de' venti con le due navi, Normanda e Delfina,
fummo constretti, cos mal condizionate come si ritrovavano, scorrere nella
Brettagna, dove poich furono secondo il bisogno racconciate e ben armeggiate,
per i liti di Spagna ce n'andammo in corso: il che Vostra Maest aver inteso,
per il profitto che ne facemmo. Dipoi con la Delfina sola si fece
deliberazione scoprir nuovi paesi, per non lasciar imperfetta la gi cominciata
navigazione: il che intendo ora a V.M. raccontare, accioch di tutto il
successo sia consapevole.
Alli 17 genaro 1524, Dio grazia, partimmo dallo scoglio disabitato propinquo
all'isola di Madera, che  del serenissimo re di Portogallo, con uomini
cinquanta, di vettovaglia, armi e altre munizioni navali per otto mesi ben
proveduti, e per ponente navigando con vento di levante assai piacevole, in
giorni venticinque corremmo leghe cinquecento. E alli 20 febraro fummo assaliti
da una fortuna tanto aspra e orribile quanto mai alcun altro navigante
passasse, dalla quale con il divino aiuto e bont della nave, accompagnata con
la felicit del suo nome, fummo liberi: e, il mare abbonacciato, con prospero
vento seguimmo la nostra navigazione verso ponente, pigliando alquanto del
settentrione. E in altri giorni 25 scorremmo pi oltra leghe 400, dove
scoprimmo una terra nuova, non pi dagli antichi n da' moderni vista, e a
prima vista dimostravasi alquanto bassa; ma, approssimandosi poi ad un quarto
di lega, conoscemmo quella, per li grandissimi fuochi che al lito del mare
facevano, esser abitata, e vedemmo che correva verso mezzod. Cercando in lei
ritrovar porto per poter sorgere, a fine d'aver di lei cognizione, per
cinquanta leghe navigammo in vano; e visto che di continuo correva verso
mezod, deliberammo ritornar adietro verso tramontana, dove nella medesima
difficolt ci ritrovammo. Al fine, del trovar il porto disperati, sorgemmo
nella costa, e mandando il battello a terra vedemmo molte genti, quali venivano
al lito del mare, e vedendoci approssimare fuggivano, e alcune volte fermandosi
si voltavano adietro e con grande ammirazione ci riguardavano. Li quali poi
essendo con cenni da noi assicurati, alcuni di loro s'accostarono al mare,
mostrando nel vederci non poca allegrezza, e maravigliandosi de' nostri abiti,
effigie e bianchezza: con varii segni ci dimostravano dove col battello
dovessimo pi commodamente arrivare a terra, offerendoci ancora delle lor cose
da mangiare. Ora, di quanto della lor vita e costumi potemmo conoscere, ne dar
con brevit notizia a Vostra Maest cristianissima.
Vanno queste genti del tutto nude, e solo le parti vergognose cuoprono con
alcune pelli d'animali simili a' martori, attaccate ad una cintura d'erba
stretta e ben tessuta, e con varie code d'altri animali adornata, che
circondandogli il corpo li pendono fino alle ginocchia. Alcuni di loro portano
ghirlande di penne d'uccelli. Sono di color berrettini e non molto dalli
Saracini differenti, con capelli neri, folti e non molto lunghi, quali insieme
uniti legano drieto la testa, e li portano in forma d'una picciola coda. Sono
di membri ben proporzionati, di mediocre statura e pi tosto alquanto maggiori
di noi: nel petto larghi, le braccia disposte, le gambe e altre parti del corpo
ben composte, e non hanno altro difetto salvo che nel viso tendono alquanto in
larghezza: non per tutti, perch a molti vedemmo il viso profilato; gli occhi
neri e grandi, con guardatura fissa e pronta. Di forza debili, d'ingegno acuti,
agili e grandissimi corridori (per quanto con esperienza potemmo conoscere),
assomigliano per li duoi estremi agli Orientali, e massime a quelli dell'ultime
regioni della China. Non potemmo intendere di questa gente della lor vita e
costumi in particolare, per la poca dimora che facemmo alla spiaggia, per esser
poca gente e la nave sorta in alto mare. Trovammo non lungi da questi altri
popoli, de' quali pensiamo il viver sia conforme, come dipoi dir a Vostra
Maest, narrando al presente il sito e natura di detta terra.
Il lito marittimo  tutto coperto di minuta arena, e va ascendendo circa piedi
quindeci, estendendosi in forma di piccioli colli, larghi circa a passi
cinquanta; dappoi navigando si trovano alcuni rivi e bracci di mare che entrano
per alcuna foce bagnando il lito dell'una e l'altra parte come corre la volta
di quello. E pi oltra si mostra la terra larga, tanto eminente che eccede il
lito arenoso, con molte belle campagne e pianure piene di grandissime selve,
parte rare e parte dense, vestite di varie sorti d'arbori, di tanta vaghezza e
dilettevole guardatura quanto esprimer sia possibile. E non creda V.M. che
queste siano come la selva Ercina o l'aspre solitudini della Tartaria e
spiaggie settentrionali, piene di salvatichi arbori, ma ornate e vestite di
palmi, lauri e alti cipressi, e altre variet d'arbori incogniti nella nostra
Europa, i quali da lontano mandano soavissimi odori: la propriet de' quali non
potemmo conoscere per la causa di sopra narrata, non che a noi fosse difficile
per le selve discorrere, imperoch non tanto  la densit di quelle che per
tutto non siano penetrabili. N pensiamo che, participando dell'Oriente per la
circonferenzia, siano senza qualche drogheria o liquor aromatico e altre
ricchezze d'oro, dimostrandone anco la terra il colore; ed  copiosa di molti
animali, come cervi, daini, lepri, e similmente di laghi e stagni d'acqua viva,
con vario numero d'uccelli, atti e commodi d'ogni dilettevole piacere di
caccie. Sta questa terra in gradi 34, con l'aria salubre e pura, temperata di
caldo e freddo: venti impetuosi non spirano in quelle regioni, e quelli che pi
di continuo regnano sono maestro e ponente al tempo estivo, al principio del
quale noi fummo; il ciel chiaro e sereno e con poca pioggia, e se qualche volta
da' venti australi l'aria incorre in qualche nebbia e caliggine, in un istante
non durando  disfatta, ritornando pura e chiara. Il mare  tranquillo e non
fluttuoso, l'onde del quale sono placide; e ancora che 'l lito tutto tenda in
bassezza e nudo di porto, non per  fastidioso a' naviganti, essendo tutto
netto e senza alcuno scoglio, profondo che per insino a quattro o cinque passi
presso alla terra si truovano senza flusso n reflusso piedi venti d'acqua,
crescendo a tal proporzione uniforme la profondit. Nell'alto mare v' molto
buon sorgidore, perch qualsivoglia nave da fortuna combattuta mai in quelle
parti, non rompendo le gomene, potr perire: il che noi con l'esperienza
abbiamo provato, imperoch al principio di marzo, come sempre in ogni regione
essere suole, essendo stati in alto mare con venti settentrionali d'assai
fortuna oppressi, e surti, prima trovammo l'ancora rotta che nel fondo dal
terreno preso s'allentasse o facesse movimento alcuno.
Partimmo da questo luogo continuamente scorrendo la costa, qual trovammo che
tornava all'oriente, e vedemmo per tutta quella grandissimi fuochi, per la
moltitudine di quelli abitatori. Sorgendo a quella piaggia, per non tener anco
ella porto alcuno e per necessit d'acque, mandammo il battello a terra con
venticinque uomini, dove, per le grandissime e frequente onde che gettava il
mare al lito, per esser la spiaggia aperta, non fu possibile che alcuno potesse
smontare in terra senza pericolo di perder il battello. Vedemmo quivi molte
genti che venivano al lito, facendo varii segni d'amicizia e dimostrando
contentezza che andassimo a terra, e per pruova li conoscemmo molto umani e
cortesi, come per il successo caso V.M. intender. Per mandarli delle cose
nostre, e da Indiani comunemente molto desiderate e apprezzate, come sono fogli
di carta, specchi, sonagli e altre simil cose, mandammo a terra un giovane de'
nostri marinari, quale ponendosi a nuoto, nell'approssimarsi, ritrovandosi in
acqua da tre o quattro braccia da terra lontano, di lor non confidandosi gliele
gett nel lito; poi, nel voler ritornar adietro, dall'onde con tanta furia fu
traportato alla riva, che vi si trov di modo stracco e sbattuto che vi rest
quasi morto. Il che veduto dagli Indiani, corsero a pigliarlo e, tiratolo
fuora, lo portorono alquanto dal mare lontano. Risentito il giovane e vedendosi
da loro portato, alla disgrazia prima vi s'aggiunse il spavento, per il quale
metteva grandissimi gridi, e il simile facevano gl'Indiani che
l'accompagnavano, nel volerlo assicurare, e li davano cuore di non temere.
Dipoi, avendolo posto in terra al pi d'un picciolo colle in faccia del sole,
con atti d'admirazione lo riguardavano, maravigliandosi della bianchezza della
sua carne; e ignudo spogliatolo, lo fecero ad un grandissimo fuoco restaurare,
non senza timore di noi altri che eramo nel battello restati che, a quel fuoco
arrostendolo, lo volessero divorare. Riavute le forze il giovane, e con loro
avendo alquanto dimorato, con segni li dimostr voler alla nave far ritorno:
da' quali con grandissimo amore, tenendolo sempre stretto con varii
abbracciamenti, fu accompagnato fino al mare, e per pi assicurarlo,
allargandosi, andarono sopra un colle eminente, e quivi fermatisi lo stettero a
riguardare sino che nel battello fu entrato. Fu da questo giovane compreso, s
come anco da noi, che queste genti sono di color che tira al nero come gli
altri, con le carni molto lustre, di mediocre statura, il viso profilato, con
membri delicati e di molta poca forza, e pi presto d'ingegno: e altro non
viddi.
Di qui partiti, seguendo il lito che tornava alquanto verso settentrione, in
spazio di leghe 50 pervenimmo ad un'altra terra, che si dimostrava molto pi
bella e piena di grandissime selve, alla quale surgemmo. E per averne
cognizione mandammo 20 uomini fra terra, quali penetrarono dentro circa due
leghe, e ritrovarono le genti per paura esser fuggite alle selve: solo viddero
una femina molto vecchia, accompagnata con una giovane d'anni 18 in 20, le
quali, avendogli veduti, per timore s'erano nascoste fra l'erbe. Teneva la
vecchia due fanciullette sopra le spalle, e dietro al collo un fanciullino
d'anni 8 in circa; di tanti similmente era caricata la giovane, ma tutte
femine. Pervenuti a loro, si diedero a gridare, e dalla vecchia ebbero segno
che gli uomini, avendoli veduti, s'erano fuggiti alle selve. Per acchetarle e
dimesticarle, le diedero a mangiare delle vivande che seco avevano, quali la
vecchia con gran gusto accettava, e dalla giovane era il tutto sprezzato e a
terra sdegnosamente gettato. Tolsero il fanciullo alla vecchia per condurlo in
Francia, e volendo prender la giovane, qual era di molta bellezza e d'alta
statura, non fu mai possibile, per i grandissimi gridi che metteva, che la
potessimo condur al mare, e massime avendo a passar per alcune selve ed essendo
lungi dalla nave, deliberammo lasciarla, portando solo il fanciullo. Trovammo
costoro pi bianchi che i passati, vestiti di certe erbe che stanno pendenti a'
rami degli arbori, quali tessono con varie corde di canapa salvatica; il capo
avolto nella medesima forma degli altri. Il viver loro in genere  di legumi,
de' quali abbondano, differenti nel colore e sapore da' nostri, d'ottimo e
dilettevole sapore, in oltre di cacciagioni di pesci e uccelli, quali pigliano
con lacci e archi, i quali sono di duro legno, le frezze di calamo,
nell'estremit mettendo ossi di pesci e d'altri animali. Sono in quelle parti
le fiere assai pi salvatiche che non sono nella nostra Europa, per la continua
molestia che hanno da' cacciatori. Vedemmo molte delle lor barchette, d'un solo
arbore fabricate, lunghe piedi venti, larghe quattro, quali non con ferro o
pietra o altra sorte di metallo son fabricate, imperoch in tutta quella terra,
per spazio di leghe dugento che corremmo, una sol pietra di alcuna sorte non fu
veduta da noi: aiutansi col fuoco, ardendo tanta parte del legno quanto basti
alla concavit della barca, il simile della poppa e prora, tanto che navigando
possa sopportare l'onde del mare. La terra  di sito, bont e bellezza come
l'altra; ha selve come l'altre rare e piene di varie sorti d'arbori, ma non di
tanto odore, per esser pi settentrionale e fredda. Vedemmo in quella molte
viti dalla natura prodotte, le quali inalzandosi s'avoltavano intorno agli
arbori, come nella Lombardia costumano, quali, se dagli agricoltori avessero il
perfetto ordine di coltura, senza dubbio produrrebbono ottimi vini, perch,
avendo veduto pi volte il frutto di quelle secco, che era suave e dolce e non
dal nostro differente, pensiamo che lo tenghino in estimazione, percioch per
tutto dove nascano levano le frasche di detti arbori circonstanti, accioch
meglio il frutto possa maturare. Trovammo anche rose salvatiche, viole, gigli,
e molte sorti d'erbe e fiori odoriferi da' nostri differenti. Le abitazioni
loro non conoscemmo, per esser molto fra terra, e giudicammo, per molti segni
che vedemmo, esser di legno e d'arbori composte. Credemmo ancora, per varie
congietture e vestigii, che molti di loro, dormendo alla campagna, altro che il
cielo non abbino per copertura. Altro di loro non conoscemmo. Pensiamo che
tutti gli altri della passata terra vivino al medesimo modo.
Essendo dimorati in quella terra tre giorni, sorti alla costa per mancamento di
porti, deliberammo partirsi scorrendo sempre al lito fra tramontana e levante,
navigando solamente il giorno e posandoci su l'ancore la notte. In spazio di
leghe 100 trovammo un sito molto ameno, posto infra piccioli colli eminenti,
nel mezzo de' quali correva al mare una grandissima fiumara, la qual dentro
alla foce era profonda: e dal mare alla entrata di quella col crescimento
dell'acque, qual trovammo piedi otto, saria passata ogni gran nave carga; ma,
per esser sorti alla costa in luogo ben coperto da' venti, non volemmo senza
cognizione della foce aventurarci, e solo entrammo col battello nella detta
fiumara, e vedemmo il paese molto popolato. La gente  quasi conforme agli
altri, e vestiti di penne d'uccelli di varii colori: venivano verso noi
allegramente, mettendo grandissimi gridi d'ammirazione, mostrando dove col
battello avessimo pi sicuramente ad arrivare. Entrammo per detta fiumara
dentro alla terra circa mezza lega, dove faceva un bellissimo lago di circuito
di leghe tre in circa, per il quale andavano discorrendo dall'una parte
all'altra al numero di trenta di loro barchette, e con infinite genti che
passavano dall'una all'altra riva per venirci a vedere. Ed ecco in un instante,
come suole avenire nel navigare, movendosi dal mare un impeto contrario di
vento, fummo forzati tornar alla nave, lasciando la detta terra con molto
nostro dispiacere, per la commodit e vaghezza di quella, qual pensiamo non sia
senza qualche ricchezza, mostrandosi tutti i colli di quella alla vista
minerali.
Levata l'ancora navigammo verso levante, che cos la terra tornava, e cos
leghe cinquanta sempre a vista di quella discoprimmo un'isola in forma
triangulare, lontana dal continente leghe dieci, di grandezza simile all'isola
di Rodi, piena di colli, coperta d'arbori, molto popolata, perch si vedevano
continui fuochi per tutto intorno al lito. Battezzammola in nome della vostra
serenissima madre, non sorgendo a quella per la contrariet del tempo, e
pervenimmo ad un'altra terra, distante dall'isola leghe quindeci, dove trovammo
un bellissimo porto. Entrati in quello, vedemmo circa XX barchette di gente,
che con varii gridi e maraviglie venivano intorno alla nave: non
approssimandosi a pi di cinquanta passi, fermavansi guardando l'artificio, la
nostra effigie e gli abiti; dapoi tutti insieme mettevano un alto grido,
significando rallegrarsi. Assicuratigli alquanto, imitando li lor gesti, tanto
s'approssimarono che gettammo loro alcuni sonagli e specchi e molte fantasie,
le quali prese con riso, riguardandole, sicuramente entrarono nella nave. Erano
fra queste genti duoi re di tanto bella statura e forma quanto narrar sia
possibile, il primo d'anni 40 in circa, l'altro giovane d'anni venti, l'abito
de' quali era di questa maniera: il pi vecchio sopra il corpo nudo aveva una
pelle di cervo lavorata artificiosamente alla damaschina con varii ricami, la
testa nuda con li capelli avolti adrieto con varie legature, al collo una
catena larga, ornata di molte pietre di diversi colori; il giovane era quasi
nella medesima forma. Questa  la pi bella gente e di pi gentili costumi che
abbiamo trovata in questa navigazione: eccedono noi di grandezza, sono di color
bronzino, alcuni pendono pi in bianchezza, altri di color giallo; il viso
profilato, e capelli lunghi e neri, ne' quali pongono grandissimo studio in
adornarli; gli occhi neri e pronti, l'aria dolce e soave, imitando molto
l'antico; dell'altre parti del corpo non dico a Vostra Maest, tenendo tutte le
proporzioni che s'appartengono ad ogni uomo ben composto. Le donne loro sono
della medesima conformit e bellezza, molto graziose, di piacevole aria e grato
aspetto, di costumi e continenzia secondo l'uso feminile, quanto ad ogni
persona di buona creanza s'appartiene. Vanno nude, fuor che le parti
vergognose, le quali cuoprono con una pelle di cervo ricamata come gli uomini;
ve ne sono di quelle ancora che alle braccia portano pelli di lupi cervieri,
molto ricche; adornano il capo con varii ornamenti di treccie, composte de'
medesimi capelli, che pendono dall'uno e l'altro lato del petto. Alcune hanno
altre acconciature, come usano le donne d'Egitto e di Soria, e queste sono
quelle ch'eccedono l'altre di et. Ed essendo maritate, all'orecchie tengono
pendenti di varie fantasie, come gli Orientali costumano, cos gli uomini come
le donne, a' quali vedemmo molte lame di rame lavorate, da quelli tenute in
prezio pi che l'oro, il quale per il colore non stimano, imperoch fra tutti 
da loro tenuto il pi vile: l'azzurro e il rosso sopra ogni altro esaltano.
Quello che pi tenessero in prezzo delle cose che da noi gli erano donate erano
sonagli, cristallini azzurri e altre fantasie da metter all'orecchie o al
collo. Non pregiavano drappi di seta o d'oro, e manco d'altra sorte, n si
curavano averne di simili a quelli; de' metalli come  acciaio e ferro, che pi
volte mostrammo loro delle nostre armi, non ne pigliavano admirazione, e quelle
riguardando solo dimandavano l'artificio; degli specchi il simile facevano,
che, riguardandoli, subito ridendo ce li restituivano. Sono molto liberali,
perch donano ci che hanno. Facemmo con loro grande amist, e un giorno con la
nave entrammo nel porto, stando per li tempi contrarii una lega al mar surti.
Venivano con gran numero di loro barchette alla nave, tutti dipinti e acconci
il viso con varii colori, mostrandoci ch'era segno d'allegrezza: portandoci
delle lor vivande, ci facevano segno dove nel porto avessimo a sorgere per
salvazione della nave, di continuo accompagnandoci.
Poich fummo sorti, posammo quindeci giorni, provedendoci di molte cose
necessarie; laonde ogni giorno venivano genti a veder la nave, menando le lor
donne, delle quali sono molto gelosi, imperoch, entrando essi nella nave e
dimorandovi per lungo spacio, facevano aspettar le loro donne nelle barchette:
e con quanti preghi facemmo loro, offerendo donarli varie cose, non fu mai
possibile che volessero lasciarle entrar in nave. E molte volte, venendo uno
delli duoi re con la reina e molti gentiluomini per suo piacere a vederci,
tutte si fermavano ad una terra distante da noi dugento passi, mandando una
barchetta ad avisarci della sua venuta, dicendo voler venire a vedere la nave:
questo facendo in segno di sicurezza; e come da noi ebbero la risposta, subito
vennono, e stati alquanto a riguardare si maravigliavano, sentendo li gridi e
strepiti delli marinari. Madama la reina con le sue damigelle in una barchetta
molto leggiera rest a riposar ad una isoletta distante da noi un quarto di
lega, dimorando il re lunghissimo spazio nella nostra nave, con ragionare per
cenni e gesti varie fantasie, riguardando con maraviglia tutti gli apparati e
fornimenti della nave, dimandando in particolare la propriet di quelli;
prendeva anco piacere di vedere li nostri abiti e gustare li nostri cibi;
dipoi, cortesemente presa licenzia da noi, si part. E alcuna volta, stando le
nostre genti due o tre giorni ad una isoletta vicina alla nave per varie
necessit, come  costume di marinari, torn con sette o otto de' suoi
gentiluomini per vedere quello che facevamo, e pi volte ci dimand se volevamo
quivi restare per lungo tempo, offerendoci delle sue facult; dipoi, tirando il
re con l'arco e correndo, faceva con li suoi gentiluomini varii giuochi per
darne piacere. Fummo pi volte infra terra cinque o sei leghe, la quale
trovammo tanto amena quanto dir si possa, atta ad ogni sorte di coltura di
frumento, vino, olio, imperoch in quella sono campagne larghe 25 in 30 leghe,
aperte e senza alcuno impedimento d'alberi, di tanta fertilit che qualsivoglia
semenza in quelle produrrebbe ottimo frutto. Entrammo dipoi nelle selve, le
quali trovammo tanto grandi e folte che vi si potrebbe ascondere ogni numeroso
esercito: gli alberi di quelle sono quercie, cipressi e altri incogniti
nell'Europa; trovammo pomi appii, susine e nocciuole, e molte sorte di frutti
dalli nostri differenti. Vi sono animali in grandissimo numero, come cervi,
daini, lupi cervieri e altre sorti, quali pigliano con lacci e archi, che sono
le loro principali armi. Le freccie che usano sono con grande eccellenzia
lavorate, e nell'estremit di quelle pongono per ferro smeriglio, diaspro, duro
marmo e altre taglienti pietre, delle quali si servono per ferro in tagliar
alberi e fabricar le loro barchette d'un sol fusto di legno, con mirabile
artificio concavo, nelle quali commodamente vanno dieci e dodeci uomini: i lor
remi sono corti e nell'estremit larghi, e adoperangli in mare senza pericolo
alcuno, e solamente con forza di braccia, con tanta velocit quanto a lor
piace. Vedemmo le loro abitazioni in forma circulare, di dieci in dodeci passi
di circuito, fabricate di semicirculi di legno, separate l'una dall'altra senza
ordine d'architettura, coperte con tele tessute di paglia sottilmente lavorate,
che da vento e pioggia si difendono. E se avessero l'ordine del fabricare e la
perfezione degli artificii come abbiamo noi altri, non  dubbio alcuno che anco
loro non conducessero grandi e superbi edificii, imperoch tutto il lito
maritimo  pieno di pietre vive trasparenti e alabastri, e per tal causa 
copioso di porti e recettacoli di navilii. Mutano le dette case d'uno in altro
luogo, secondo la commodit del luogo e tempo che in quelle vogliono dimorare,
e, levando solamente le tele, hanno in un istante fabricate altre abitazioni.
Dimorano in ciascuna padri e famiglia in grandissimo numero: in alcuna vedemmo
25 e 30 anime. Il viver loro  come degli altri, di legumi che quelle terre
producono, con pi ordini di coltura degli altri; osservano nelle semenze il
corso della luna e il nascimento d'alcune stelle, e molti modi detti dagli
antichi. Oltre di ci vivono di cacciagioni e pesci. Vivono lungo tempo e rare
volte s'amalano, e se pur alle volte sono oppressi da qualche infermit, senza
medico, col fuoco, da lor medesimi si sanano; e la lor morte dicono venire da
ultima vecchiezza. Sono de' loro prossimi molto pietosi e caritativi, facendo
nell'adversit loro gran lamenti, e nella miseria i parenti l'uno con l'altro
ricordano tutte le lor felicit. Nel fine della lor vita usano il pianto misto
con canto, e dura per lungo tempo. Questo  quanto di loro abbiamo potuto
conoscere.
Questa terra  situata nel parallelo di Roma, in gradi 41 e due terzi, ma
alquanto pi fredda, per accidente, non per natura, come in altra parte narrer
a Vostra Maest. Descrivendo al presente il sito di detto paese, qual corre da
levante a ponente, dico che la bocca del porto guarda verso mezzod, stretta
mezza lega. Dipoi, entrando in quello, infra levante e tramontana si stende
leghe dodeci, dove va allargandosi e fa un golfo di circuito di leghe venti in
circa, dove sono cinque isolette di molta fertilit e vaghezza, piene d'alti e
spaziosi alberi, fra li quali ogni grossa armata, senza timor di tempesta o
altro impedimento di fortuna, pu star sicura. Tornando dipoi verso mezzod,
all'entrata del porto, dall'uno e l'altro lato, sono amenissimi colli con molti
rivi, che dalla eminenzia di quelli conducono chiarissime acque al mare. Nel
mezzo di detta bocca si trova uno scoglio di viva pietra, dalla natura
prodotto, atto a fabricarvi qualsivoglia fortezza per custodia di quello.
Il giorno quinto di maggio, essendo d'ogni nostro bisogno provisti, partimmo
dal detto porto continuando il lito, non perdendo mai la vista di terra, e
navigammo leghe 150, trovandola sempre d'una medesima natura, ma alquanto pi
alta, con alcune montagne che tutte si mostravano minerali. Non ci curammo a
quella fermarci, per la prosperit del tempo che ne serviva, ma ben pensiamo
ch'ella fusse all'altre conforme. Correva il lito a levante per spazio di leghe
50. Tenendo poi verso tramontana, trovammo un'altra terra alta, piena di
foltissime selve, gli alberi delle quali erano abeti, cipressi e simili, che si
generano in regioni fredde. Le genti tutte sono difformi dall'altre, e quanto i
passati erano d'apparenza gentili, tanto questi erano di rozzezza e vizii
pieni, e tanto barbari che mai non potemmo, con quanti segnali li facemmo, aver
con loro commerzio alcuno. Vestono di pelli di orso e lupi cervieri e marini e
d'altri animali. Il vivere loro, per quello potemmo conoscere, andando pi
volte dove avevano le loro abitazioni, stimammo essere di cacciagioni e
pescagioni, e d'alcuni frutti che sono specie di radici, quali la terra produce
per se medesima: non hanno legumi, n vedemmo segno alcuno di coltura, e meno
la terra per la sterilit sarebbe atta a produrre frutto o seme alcuno. Se da
quelli alcuna volta permutando volevamo delle lor cose, venivano sopra alcune
pietre al lito del mare, dove pi rompeva, e, stando noi nel battello, con una
corda ci mandavano quello che ci volevano dare, continuamente gridando che alla
terra non ci approssimassimo, dimandando subito il cambio all'incontro, non
pigliando se non coltelli, ami da pescare e metallo tagliente, n stimavano
gentilezza alcuna; e quando non avevamo pi che permutare, da loro partendo,
gli uomini ne facevano tutti quegli atti di dispregio e vergogna che pu far
ogni inumana e discortese creatura. Fumo al loro dispetto dentro infra terra
due e tre leghe 25 uomini armati, e quando scendevamo al lito ci tiravano con
li loro archi, mettendo grandissimi gridi, dipoi fuggivano nelle selve. Non
conoscemmo in questa terra cosa notabile o di momento alcuno, se non
grandissime selve con alcuni colli; possono avere qualche metallo, che a molti
vedemmo paternostri di rame all'orecchie.
Partimo scorrendo la costa intra levante e tramontana, qual trovammo pi bella,
aperta e senza boschi, con alte montagne dentro infra terra. Continuando drieto
il lito del mare leghe 50, discoprimo 32 isole, tutte propinque alla terra,
picciole e di grato aspetto, alte, che tenevano molte rivolture fra esse, dove
si causava bellissimi porti e canali, come fanno nel golfo Adriatico, nella
Schiavonia e Dalmazia. Non avemmo conoscenza con le genti: stimiamo che siano
de' costumi e natura che sono l'altre. Navigando fra levante e tramontana per
spazio di leghe 150, pervenimmo propinqui alla terra che per il passato
trovorono i Bretoni, quale sta in gradi 50; e avendo ormai consumati tutti li
nostri armeggi e vettovaglie, avendo scoperto leghe 700 e pi di nuova terra,
fornitoci d'acque e legne, deliberammo tornare in Francia.
Quanto alla fede che tengono questi popoli che abbiamo trovati, per mancamento
di lingua non potemmo conoscere, n per segni n per gesti alcuni, che
tenessino fede o legge alcuna, n che conoscessino una prima causa o motore, n
avessero in venerazione cielo o stelle, sole o luna o altri pianeti, e manco
che tenessero specie d'idolatria; n conoscemmo che faccino sacrificii o altre
adorazioni, n in lor villaggi hanno tempii o case d'orazione. Stimiamo che non
abbino fede alcuna e che vivino in propria libert, e che tutto dalla
ignoranzia proceda, perch sono molto facili ad essere persuasi, e tutto quello
che vedevano fare a noi cristiani circa il culto divino, facevano ancora essi,
con quel stimolo e fervore che noi facevamo.



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Discorso d'un gran capitano di mare francese del luogo di Dieppa sopra le
navigazioni fatte alla Terra Nuova dell'Indie occidentali, chiamata la Nuova
Francia, da gradi 40 fino a gradi 47 sotto il polo artico, e sopra la terra del
Brasil, Guinea, isola di San Lorenzo e quella di Summatra, fino alle quali
hanno navigato le caravelle e navi francese.


Accioch con maggior facilit veniamo alla cognizione de' siti delle terre e la
distanza dell'una all'altra,  di necessit saper qual cosa sia longitudine e
latitudine di regioni. La longitudine secondo li cosmografi comincia dal
meridiano dell'isole Canarie, sotto la linea dell'equinoziale, andando verso
oriente e facendo il circuito della terra circolarmente per insin che ritorni a
detto meridiano, e questo circuito  diviso in 360 gradi, rispondendo a
ciascuno de' detti gradi leghe 17 secondo le navigazioni moderne, over 17 e
mezo secondo li Portoghesi: e questo s'intende sotto la linea equinoziale,
quanto per la longitudine. La latitudine  d'un altro circolo imaginato che
attraversi ad angoli retti l'equinoziale per li duoi poli, circondando tutta la
terra, e questa latitudine comincia sotto l'equinoziale, distendendosi verso il
polo artico fin a nonanta gradi e altretanto verso il polo antartico, senza
passar detto numero: e questo circolo si chiama volgarmente il meridiano. Ed 
di bisogno saper che tutti li gradi di latitudine, andando dall'uno polo
all'altro, sono eguali passando sotto un meridiano; ma li gradi di longitudine
sono ineguali in ciascuno parallelo, dipoi che si partono di sotto
l'equinoziale andando verso li poli, a causa che li trecentosessanta gradi
vanno sminuendosi per insino che essi si rendino in uno punto sotto ciascuno
polo: e per questa causa ciascuno grado  di minor numero di leghe che non era
sotto l'equinoziale, in modo che una lega pu sotto il polo contenere tutti li
360 gradi. E quella longitudine o latitudine si distende sopra la misura della
terra, quantunque noi prendiamo la latitudine per la elevazione del polo o per
la altitudine del sole, e la longitudine per la luna e per le stelle fisse,
over per gli eclissi, e per altri modi sottili a molti incogniti. Ma la
longitudine delli pianetti e stelle fisse si conta nella linea ecclittica del
zodiaco, e comincia dal primo ponto d'Ariete, per la successione de' segni, fin
al fine del segno de' Pesci; la lor latitudine si conta dopo la linea
ecclittica fin alli poli del zodiaco per 30 gradi. De l viene che la parte
ch' verso il polo artico si chiama la latitudine settentrionale, e quella del
polo antartico vien detta la meridionale. E la declinazione del sole e degli
altri pianetti e delle stelle fisse  simile a quello che noi chiamiamo la
latitudine della terra, percioch la lor declinazione si comincia
dall'equinoziale e contasi verso il mezzod o verso la tramontana: come noi
vediamo: quando il sole  nel primo ponto d'Ariete over di Libra, egli 
equinozio e non c' declinazione, ma quando egli  in Cancro over in
Capricorno, egli  declinato dall'equinoziale 23 gradi e 30 minuti, e cos
degli altri.
Or, per venire alla nostra materia suggetta e per far la descrizione delle
terre navigate secondo la carta marina, tanto in longitudine quanto in
latitudine, noi piglieremo il nostro primo ponto di longitudine dalla linea
meridiana la qual passa per l'estremit dell'isole di Capo Verde, le quali sono
dette del Sale, di Buona Vista e del Maggio, alla banda che guardano verso
l'Africa per levante, percioch ivi  il vero meridiano e stabile del compasso
e del quadrante, per esser egli il luogo dove il ferro toccato dalla calamita
risguarda drittamente verso li duoi poli, cio ostro e tramontana e quello che
noi chiamiamo longitudine orientale sar quello che noi troveremo de' gradi
dopo di questa linea, andando verso levante fin al 180. E al contrario quello
che noi conteremo di gradi partendosi di questa linea e andando verso ponente
fin alli 180 gradi, questo  chiamato longitudine occidentale, quantunque tutti
li cosmografi numerano la longitudine loro andando verso l'oriente
circolarmente fin al ponto donde sono partiti in 360 gradi, e chi vorr potr
far cos: levando di 360 quel che vi sar di longitudine occidentale, il resto
che rimarr sar di longitudine orientale. E per esempio: io trovo una
longitudine occidentale di 27 gradi, io ne levo via detti 27 di 360, mi resta
333, che  la mia longitudine orientale ch'io volevo sapere. E cos degli
altri.


Sommario e breve descrizione della Terra Nuova, e primamente della sua
situazione.

La Terra Nuova, della quale il prossimo capo  nominato capo di Ras,  posto
nell'occidente della nostra linea diametrale overo meridiana, dove 
constituito il primo punto di longitudine, secondo il vero meridiano del
compasso: ed  il detto capo di Ras in longitudine occidentale quaranta gradi,
e quarantasette di latitudine settentrionale. Or chi vorr levar i detti
quaranta gradi della longitudine occidentale di 360 rester 320 gradi di
longitudine orientale, dove  posto detto capo di Ras. La Terra Nuova si stende
verso il polo artico dal 40o grado fin al 60o. Dapoi capo di Ras andando verso
il polo la costa quasi sempre corre da ostro in tramontana, e contiene da fino
350 leghe; e dal detto capo di Ras fin al capo de' Brettoni la costa corre
levante e ponente per leghe cento, e il capo de' Brettoni  in quarantasette
gradi di longitudine occidentale, e ha quarantasei di latitudine
settentrionale. Per andar da Dieppa alle terre nuove il pareggio  quasi tutto
levante e ponente, e sono da Dieppa a detto capo di Ras leghe 760.
Fra il capo di Ras e capo de' Brettoni abitano popoli austeri e crudeli, con li
quali non si pu praticare n conversare. Sono grandi di persona, vestiti di
pelli di lupi marini e d'altri animali salvatichi ligate insieme, e sono
segnati di certe righe fatte di fuoco sopra la faccia, e come vergati di colore
tra il nero e berrettino: e in molte cose, quanto alla faccia e al collo, sono
come quelli della nostra Barberia; li capelli lunghi come femine, quali
ingruppono di sopra la testa, come si fa della coda d'un cavallo. Le loro armi
sono archi, delli quali sanno molto destramente tirare, e le loro frezze sono
ferrate di pietre nere e d'ossa di pesci. Ivi sono molti cervi e daini, e
uccelli come oche e margaux. In questa costa  molto buona pescheria di molue,
li quali pesci si pigliano per Francesi e Brettoni solamente, percioch quelli
del paese non li pigliano. Nella costa di tramontana e mezzod, dopo del capo
di Ras fino all'entrar di Castelli, vi sono di gran golfi e gran fiumi, e gran
numero d'isole e molto grandi; e questa terra  manco abitata che non  la
costa sopradetta, e li popoli vi sono pi piccioli e umani, e pi trattabili
degli altri; e vi  gran pescheria di molve, come nell'altra costa. E quivi non
 stato veduto n casale n villa n castello, salvo una gran serradura di
legno, la qual  stata veduta nel golfo de' Castelli; e abitano i sopradetti
popoli in cappannelle e case picciole, coperte di scorze d'arbori, le quali
fanno per alloggiarvi nelli tempi delle pescherie, le quali cominciano la
primavera e durano tutta la estate.


Della pescheria che fanno li salvatichi.

Il lor pescar  di lupi marini, marsovini e certi uccelli marini detti margaux,
i quali pigliano nell'isole e li fanno seccare: e del grasso de' detti pesci
fanno olio. E finito il tempo delle pescherie loro, approssimandosi l'inverno,
essi si ritirano colli suoi pesci, e l, nelle barchette fatte di scorze
d'arbori detti buil, se ne vanno in altri paesi che son forse pi caldi, ma non
sappiamo dove.


Di quelli che hanno discoperta la Terra Nuova.

Detta terra  stata scoperta da 35 anni in qua, cio quella parte che corre
levante e ponente, per li Brettoni e Normandi: per la qual causa  chiamata
questa terra il capo delli Brettoni. L'altra parte che corre tramontana e
mezzod,  stata scoperta per li Portoghesi dopo il capo di Ras fino al capo di
Buona Vista, il che contiene circa 70 leghe; e il restante  stato scoperto,
fin al golfo delli Castelli e pi oltra, per detti Brettoni e Normandi. E sono
circa 33 anni che un navilio d'Onfleur, del quale era capitano Giovanni
Dionisio, e il pilotto Gamarto di Roano, primamente v'and; e nell'anno 1508 un
navilio di Dieppa detto La Pensee, il quale era gi di Giovan Ango, padre del
monsignor lo capitano e visconte di Dieppa, v'and, sendo maestro over patron
di detta nave maestro Tomaso Aubert, e fu il primo che condusse qui le genti
del detto paese.


Della terra di Norumbega.

Seguendo oltra al capo de' Brettoni, v' una terra contigua col detto capo,
della quale la costa si stende ponente e un quarto garbino fin alla terra della
Florida, e dura bene 500 leghe, la qual costa fu scoperta 15 anni fa per messer
Giovanni da Verrazzano in nome del re Francesco e di madamma la reggente: e
questa terra da molti  detta la Francese, e similmente per li Portoghesi
medesimi, e il fine suo verso la Florida  sotto 78 gradi di longitudine
occidentale e 30 di latitudine settentrionale. Gli abitatori di questa terra
sono genti trattabili, amichevoli e piacevoli. La terra  abbondantissima
d'ogni frutto: vi nascono aranci, mandorle, uva salvatica e molte altre sorti
d'arbori odoriferi. La terra  detta da' paesani suoi Norumbega, e tra questa
terra e quella di Brasil  uno gran golfo, il quale si stende verso ponente fin
a 92 gradi di longitudine occidentale, il che  pi d'un quarto del circuito
della terra: e in questo golfo sono l'isole e l'Indie occidentali scoperte per
gli Spagnuoli. Dalla linea diametrale detta disopra, questo golfo contiene
appresso a leghe 1700 in circa in linea diritta.


Della terra del Brasil e suo parizzo per andarvi.

La terra del Brasil  posta oltra l'equinoziale nella parte australe verso
occidente, distante dalla linea diametrale gradi dieci di longitudine, e
cominciando da tre gradi di latitudine australe corre fino a cinquantadue verso
il polo antartico, dove  il capo delle Undecimila Vergini, nell'entrare dello
stretto detto di Magallanes, quale fu il primo che trov il passo per andar
all'isole Moluche, qual  similmente in gradi cinquantadue di longitudine
occidentale. E questa distanzia si misura in questo modo: dal detto capo fino
al rio della Plata, over capo di Santa Maria, qual  in gradi venticinque di
longitudine e trentacinque di latitudine australe, sono leghe 500 e 25, e dal
detto capo fino a quello di Sant'Agostino, qual  in gradi otto di latitudine
australe e dieci di longitudine, vi sono leghe seicentocinquanta, s che tutta
questa terra detta il Brasil correria leghe 1175 in quella parte che la guarda
verso levante. Or, voltando questa terra verso maestro, fino al gran rio del
Maragnon si misura cos: dal capo di Santo Agostino fino al capo di San Rocco
sono leghe 58 e la costa si stende verso maestro, e da San Rocco fino al golfo
di San Luca vi sono leghe settanta e la costa al maestro; da San Luca al capo
di Ponente leghe settanta, e la costa va al ponente e maestro, e dapoi il capo
di Ponente fino al fiume Maragnon sono leghe centoventi, e va la costa al
ponente. Il Maragnon  ventotto gradi di longitudine occidentale, e di
latitudine australe due over tre; s che dal capo di Santo Agostino fin al
Maragnon vi sono leghe 388. Passato questo fiume vi sono le terre e isole
trovate per gli Spagnuoli nell'Indie occidentali.


Degli abitanti nella detta terra, e abiti e armi loro.

Dal fiume Maragnon fin al capo di Santo Agostino sono in alcuni luoghi gente
trattabile, negli altri sono bellicosi; e vi sono ville e castelli di legnami,
coperti di foglie di palme e di scorzi d'alberi. I sopradetti, tanto gli uomini
quanto le donne, vanno nudi. Le lor arme sono archi e dardi con le punte
aconcie di legno durissimo e d'osso. Hanno il viso busato in molti luoghi, dove
sono poste pietre bianche e azurre, intagliate a lor modo: e le portano per
nobilt o dignit, con gran collane di paternostri e di squamme di pesci, con
gran pennacchi attaccati in dietro della schena. E quando essi fanno qualche
convito per mangiar la carne di qualche uno delli lor nemici, per andar pi
galanti alla festa, alcuni si dipingono di varii colori, gli altri s'impiumano
over cuopronsi di piume corpo, gambe, brazzi, a tal che fanno un bel vedere
stando cos.
A lungo questa costa, cos verso ponente come mezzod, non v' alcuna fortezza
n castello per li Portoghesi, salvo un luogo detto Fernambuch, il quale 
appresso capo di Sant'Agostino, dove sono certe picciole fortezze di legname
con alcune poche genti bandite di Portogallo. Dal capo di Santo Agostino fin al
Porto Reale, il qual  in dodeci gradi, quivi  dove i Francesi e Bretoni
frequentano pi, e dove si trova pi verzino e migliore; e di lungo la detta
costa non v' fortezza n luogo che si tenga per Portoghesi, Francesi o
Spagnuoli, e sono gli uomini di quella costa trattabili e amichevoli molto pi
alli Francesi che alli Portoghesi. Ed  il terreno buono e fertile, e se 'l
fosse lavorato faria d'ogni sorte di frutti: e vi sono di molti alberi che
fanno frutti, delli quali la maggior parte sono buoni da mangiare, ed  il
paese sano. Vi sono buoni porti e buone fiumare in qualche luogo, e hanno case
e terre serrate di legname; e vanno nudi, s le donne come gli uomini, senza
aver vergogna l'un dell'altro delle sue parti vergognose. L'armi loro sono come
degli altri. Non hanno moneta, e non sanno contar pi avanti che 'l numero
delle loro deta delle mani e delle deta de' piedi. Barattano il verzin in
manarette, cunei, coltelli, e in qualche luogo  necessario che lo vadino a
cercar in compagnie fin a trenta leghe dentro del paese, e ciascuna compagnia
ha il suo re, e saranno da 400 o 500 per compagnia: e portano ciascuno il suo
pezzo di legno a' Francesi fin alla marina, e li barrattano con le dette
manare, cunei e coltelli e altri ferramenti, a tal che stimano molto pi caro
un chiodo che uno scudo.


Del lor vivere e lor costumi.

Gli abitatori del Brasil vivono de' frutti del paese, come di fave, navoni,
miglio, e hanno molte galline, pappagalli, oche, anatre, lepri, conigli e molte
altre sorti di salvaticine. Il loro bere  fatto di miglio, a modo di cervosa,
donde spesse volte s'imbriacano. Essi lavorano li terreni loro con le vanghe di
legno. Mangiano serpenti, lucerte, biscie, testuggini, cavallette e pesci, e ad
ogni ora ch'hanno fame, e tanto di notte come di giorno. E sono molto liberali
di dar le sue figliuole a' forestieri, ma le sue donne non vogliono che siano
toccate, e le donne loro si portano onestamente verso li loro mariti.
Questa terra del Brasil fu primamente scoperta dai Portoghesi in qualche parte,
e sono circa trentacinque anni. L'altra parte fu scoperta per uno de Honfleur,
chiamato Dionisio d'Honfleur, da venti anni in qua; e dipoi molti altri navilii
di Francia vi sono stati, e mai non trovorono Portoghesi in terra alcuna, che
la tenessero per il re di Portogallo. E quelli della terra sono liberi e non
soggetti n a re n a legge, e amano pi li Francesi che qualunque altra gente
che vi pratichi. Detti popoli sono come la tavola bianca, nella quale non vi 
ancora stato posto il pennello n disegnato cosa alcuna, over come saria un
poledro giovane, il quale non ha mai portato. E se li Portoghesi, i quali
dicono la terra esser sua, fossero stati buoni cristiani e avessino avuto
avanti gli occhi pi l'onor di Dio che li loro guadagni, la met de' detti
popoli adesso sariano fatti cristiani, imperoch gi molti sono fra loro i
quali cercano di conoscere che cosa sia Iddio, e sono molto docili. Ma li
Portoghesi gli impediscono con tutte le sue forze che le povere genti non
venghino nella cognizione della fede nostra, e gli danno ad intendere molte
cose che sono lontane dalla salute loro, per ritenerli nella loro ignoranzia.
E perch mi potria esser dimandato le cause per le quali li Portoghesi
impediscono che li Francesi non vadino alle terre del Brasil e agli altri
luoghi dove essi hanno navigato, come alla Guinea e alla Taprobana, io non vi
saprei dire altra ragione, salvo che la loro insaziabile avarizia gli induce a
far questo: e quantunque essi siano il pi picciolo popolo del mondo, non gli
par per che quello sia davanzo grande per sodisfare alla loro cupidit. Io
penso che essi debbano aver bevuto della polvere del cuore del re Alessandro,
che li causa una tal alterazione di tanta sfrenata cupidit, e pare a loro
tenere nel pugno serrato quello che essi con ambedue le mani non potriano
abbracciare. E credo che si persuadino che Iddio non fece il mare n la terra
se non per loro, e che l'altre nazioni non siano degne di navigare: e se fosse
nel poter loro di mettere termini e serrar il mare dal capo di Finisterre fin
in Irlanda, gi molto tempo saria che essi ne averiano serrato il passo. E
tanto  di ragione che li Francesi vadino a quelle terre, nelle quali loro non
hanno piantata la fede cristiana e dove non sono amati n obediti, come noi
averessimo ragione d'impedirli di passare in Scozia, Danismarca e Norvega,
quando noi prima di loro vi fossimo stati. E poscia che essi hanno navigato al
lungo d'una costa, essi se la fanno tutta sua; ma tal conquista  molto facile
a fare e senza gran spesa, perch non vi sono assalti n resistenzia. Ma hanno
una gran ventura, che il re Francesco gli usa tanta umanit e cortesia,
imperoch, se volesse dar la briglia alli mercatanti del suo paese, loro
conquistariano i traffichi e amicizie delle genti di tutte quelle terre nuove
in quattro o cinque anni, e il tutto per amore e senza forza, e sariano
penetrati pi adentro che non hanno fatto li Portoghesi in cinquanta anni, e li
popoli di dette terre gli discacciarono come suoi nemici mortali. E questa 
una delle ragioni principali per le quali non vogliono che li Francesi vi
conversino, imperoch, dopo che li Francesi praticano in qualche luogo, non si
dimandano pi Portoghesi, ma quelli del paese gli hanno in abiezione e
dispreggio.


Descrizione della costa della Guinea.

La Guinea  parte dell'Africa contigua con la Barbaria, e comincia a capo
Verde, il quale ha di longitudine orientale quasi gradi cinque e di latitudine
settentrionale gradi 14 e mezzo: ed  la Etiopia bassa, dove sono molti re e
molte lingue differenti, quali sono obediti dalli suoi popoli come sono qua li
nostri re e prencipi, e tutti sono idolatri. Li vestimenti loro sono di
bambagio in diverse foggie, imperoch non v' alcuno che non sia differente
dall'altro. E da capo Verde fin alla fiumana di Manicongo, non v' n castello
n fortezza, salvo uno il quale  detto il castello della Mina, dove il re di
Portogallo tiene venticinque overo trenta persone per traficare e mercantare
con li neri, i quali vengono dalla terra alta e portano solamente dell'oro,
qual portano similmente nella costa delle Meleghette alla fiumara o rio di
Ceste, dove si fa il maggior traffico della detta meleghetta. Ma sopra detta
fiumana, dalla banda de' Portoghesi, non v' alcun luogo forte o altra
abitazione che si tenga per loro pi che per i Francesi. E se essi levano
mercanzie di quelli luoghi, come meleghetta, avorio, corami o altre mercanzie,
bisogna che le comprino da quelli del paese e che ne paghino dazii alli re e
prencipi del paese: e quivi barattano una mercanzia con l'altra, e non hanno
moneta. E sono molto contenti li signori di quei luoghi quando li Francesi vi
vanno.


Del viaggio che si fa nella costa della Guinea.

Dapoi capo Verde fin al fiume di Gambra vi sono trenta leghe: va la costa al
scirocco, di longitudine orientale gradi 8 e mezzo e di latitudine
settentrionale tre gradi e mezzo. Dal fiume di Gambra fin a capo Rosso leghe
trenta, e la costa va all'ostro: capo Rosso  di longitudine dieci gradi e di
latitudine dodeci. Da capo Rosso fino a rio Grande venticinque leghe, la costa
al levante: rio Grande  in undeci gradi e mezzo di latitudine. Da rio Grande a
Serra Liona vi sono settantacinque leghe: Serra Liona  in otto gradi di
latitudine. Da Serra Liona fin al rio di Ceste quarantacinque leghe, e da rio
di Ceste fin al capo delle Palme quarantatre leghe: capo delle Palme  in gradi
dieciotto di longitudine e tre di latitudine; la costa va levante e ponente.
Dal capo delle Palme al capo delle Tre Punte sono cento e tredeci leghe: la
costa fin a mezza strada va levante una quarta di greco, e il restante in
levante e una quarta di scirocco. Capo delle Tre Punte  in ventitre gradi di
longitudine e di latitudine quattro gradi, e da detto capo fin al rio Delgado
sono cento e cinquanta leghe, e la costa cammina greco levante. Questa riviera
ha 32 gradi di longitudine, e di latitudine ha sette gradi. E da rio Delgado
fin a capo Formoso son leghe sessantasette, andando la costa levante e ponente:
ed  capo Formoso in trentacinque gradi di longitudine, e di latitudine cinque
e mezzo; da capo Formoso a rio Reale venticinque leghe, la costa a levante. Da
rio Reale a Fernando Polo trenta leghe, la costa in levante: Fernando Polo  in
quaranta gradi di longitudine e in cinque di latitudine. Da Fernando Polo a
capo di Lope Gonzales, cento e dodeci leghe: Lope Gonzales  in un grado e
mezzo di latitudine australe e in trentacinque gradi di longitudine, la costa
all'ostro. Da Lope Gonzales a Manicongo cento e trenta leghe, la costa a
scirocco una quarta d'ostro: Manicongo  in gradi quarantauno di longitudine
orientale e in sei gradi di latitudine australe. E da Manicongo fin al capo di
Buona Speranza sono cinquecento e venticinque leghe, e in tutta quella costa
non si fa traffico alcuno di mercanzie, imperoch tutti gli uomini sono poveri,
rozzi e bestiali, e il territorio montuoso e sterile: ed  il sopradetto capo
di Buona Speranza in trentaquattro gradi e mezzo verso l'antartico. E andando
dal capo di Buona Speranza verso greco una quarta di levante e cinquecento
leghe si trova l'isola di San Lorenzo, altramente nominata Madagascar, la quale
contiene trecentosettanta leghe di longhezza e circa 80 leghe di larghezza: ed
 la detta isola sotto il tropico del Capricorno, abitata da gente bellicosa e
crudele. Altre fiate i Portoghesi v'hanno navigato, ma essi hanno lasciato tal
commercio per causa di tristizia dell'una overo dell'altra parte; e gli
abitanti hanno per arme dardi con le punte di ferro, in modo di partesane,
delle quali ciascun communemente ne portano duoi.
Dall'isola di San Lorenzo fin alla Taprobana, altramente chiamata Sumatra, sono
mille leghe per la pi corta via, ed  la detta isola di Taprobana in cento e
quaranta gradi di longitudine orientale sotto la linea equinoziale, la quale
passa per il mezzo di quella, e contiene ducento e venticinque leghe di
lunghezza e ottanta di larghezza. Scorre la detta isola ostro, scirocco,
maestro e tramontana; ha duoi inverni e due estate all'anno, ma nel loro
inverno  cos caldo come nella nostra estate: vi  l'erba verde in ogni tempo
sopra la terra, e di continuo frutti e fiori sopra gli arbori. Ha questa isola
molti re, de' quali il primo che le due navi di Dieppa ebbero cognoscenza si
chiamava sultan Megilica Raga: era signor d'un luogo detto Ticu, del regno di
Pedir. Gli abitatori al mio giudicio sono macomettani, e sono assai buone
persone e pacifiche, ma astuti e sottili nelli suoi traffichi e modi di
mercadantare, e osservano la loro parola nel contrattare. Io non ebbi pratica
salvo che di duoi officiali in tutto il detto luogo e sotto questo re, delli
quali l'uno era il capitano delle genti d'arme, nominato nacanda raia, che vuol
dire il capitano del re; l'altro veniva detto cambendare, il quale metteva il
prezzo alle mercatanzie che noi portammo l e le dava alli mercatanti del
paese, e ne faceva li pagamenti sicuri e buoni a noi altri. E nessuno ardir a
comprar, sotto pena della testa, avanti che il detto cambendare abbi posto il
prezzo: e quando  fatto, ciascuno ne pu avere per quello, pur per mano di
detto cambendare, cos li piccioli come li grandi; e detto cambendare riscuote
li dazii e tributi del re, il qual  di ciascuna mercanzia che l'uomo vende a
ragione di tre per cento. E in questa provincia vi sono molte terre, castelli e
casali, e monti alti, delli quali la cima si vede andar sopra li nuvoli. Gli
abitatori vestono di tele bambagine o di seta fin alla cintura, come sariano
d'una camicia corta, e sopra il busto aperta davanti circa mezzo piede, e
serrata a bottoni d'oro: e chiamano questo tal vestimento uno baiu; e dalla
cintura in gi fin sotto le ginocchia sono cinti d'un pezzo di tela di bambagio
tinta di diversi colori, e li grandi hanno di pi un pezzo di tela stretta, la
qual gettano sopra le spalle a modo di mantelli, overo se ne cingono sopra li
suoi vestimenti. Alcuni hanno delle berrette picciole aguzze un poco, e non
cuoprono salvo che la cima della testa, e tutti hanno la testa rasa e la barba,
salvo la parte che  fra il naso e le labra; altri hanno la testa infasciata di
tela bambagina alla turchesca, ma la maggior parte non sono vestiti se non
dalla cintura in gi e tutto il corpo scoperto, e portano manigli d'oro nelle
braccia e le spade al fianco, le quali sono circa due piedi e mezzo lunghe, col
manico tutto d'oro e molto sottilmente lavorate, e il fodro di legno tutto d'un
pezzo, molto ben fatto: e chiamano detta spada cas.


Dell'armi di quelli della Taprobana.

Non  alcuno, grande n picciolo, prete n maritato, che non porti un cas al
fianco; e le loro armi sono come giavarine col ferro pi lungo e pi stretto, e
l'asta di quelle  d'un legno molto grave, e hanno targhe e rotelle di cuoio di
bufolo grosse un deto, e altre di legno coperte di pelle di pesce o di serpente
o di pelle di qualche altro animale. Hanno piccioli archi e picciole frezze, e
cerebottane per le quali soffiano dette picciole frezze, ferrate e molto acute.


Delli frutti di quel paese e delli grani.

Vi  un frutto, il qual essi chiamano pissan, che  molto buono e delicato, e
cresce in un arbore, ed  della similitudine d'un picciolo cocomero; e un altro
frutto grosso e lungo, che tira in tondo, il quale di fuora par un artichiocco
overo una pigna ed  verde, e dentro vi  un frutto come una castagna, di simil
gusto e foggia, e di sopra di questa castagna  una coperta di tal modo e
liquore e colore e di tal gusto come un capo di latte inzuccarato. Vi sono
ancora assai altri frutti, ma non ne sappiamo li nomi.
Essi hanno in grandissima estimazione le foglie d'una erba o arbore, le quali
essi chiamano betce, e un frutto il quale essi dicono areca, e communemente
tutti l'usano. Nasce nel paese miglio e molto riso, e in grande quantit. Ivi
nasce pi pevere e migliore che in tutte l'altre isole dell'Oriente; le palme
vi fanno il vino. La gente del paese non adopera moneta, se la non vi vien
portata da altro paese, e vendono e comprano ogni cosa a peso d'oro, e misurano
le tele e panni con una misura ch' lunga un cubito. Il riso e il pevere lo
misurano con la guate, la qual  una canna grossa tagliata, la qual contiene
circa due libre di pevere. E quivi caricate le nostre navi di pevere e altre
specierie, ce ne ritornammo a Dieppa, doppo s longa e pericolosa navigazione,
a salvamento, ad onor di Dio e della corona di Francia.



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Prima relazione di Iacques Carthier della Terra Nuova detta la Nuova Francia,
trovata nell'anno 1534.


Come messer Carlo da Mouy cavalier, partito con due navi da San Mal, giunse
alla terra nuova detta la Francese ed entr nel porto di Buona Vista.

Avendo messer Carlo da Mouy cavalier, signor della Meylleraye e vice armiraglio
di Francia, fatto giurar li capitani maestri e compagni delle navi di bene e
fedelmente portarsi nel servizio del re cristianissimo, sotto il carico di
detto Carthier partimmo dal porto San Mal con due navi di portata di circa 60
botte l'una, armate ciascuna di sessantuno uomo, alli venti d'aprile 1534, e
con tal buon tempo navigammo che alli 10 di maggio giugnemmo alla Terra Nuova,
dove entrammo nel capo di Buona Vista, la qual  di latitudine gradi 28 e mezzo
e di longitudine. Ma, per la copia grande di ghiaccio ch'era lungo di detta
terra, ne convenne entrar in un porto chiamato Santa Catarina, distante da
detto porto verso ostro scirocco da cinque leghe: quivi ci fermammo dieci
giorni aspettando buon tempo, e in questo mezzo racconciammo le nostre barche.


Come arrivorono all'isola degli Uccelli, e della gran copia d'uccelli che ivi
si trova.

Alli 21 di maggio facemmo vela con vento di ponente e andammo verso tramontana
quarta di greco da capo di Buona Vista fino all'isola degli Uccelli, la qual
era tutta quanta circondata da un banco di ghiaccio, rotto per tutto e diviso
in pezzi. Ma nonostante detto banco, le nostre due barche v'andarono per aver
degli uccelli, de' quali ve n' cos gran copia ch' cosa incredibile a chi non
la vedesse, percioch, quantunque detta isola (quale contiene intorno una lega
di circuito) ne sia tanto piena che pare che vi siano stati portati a posta e
seminati, nondimeno ne sono cento volte pi nel circuito di essa e nell'aria
che di dentro. De' quali alcuni sono grandi come graculi, neri e bianchi, e
hanno il becco come il corvo: stanno sempre nel mare, n possono volar in alto,
percioch le loro ali sono picciole, non maggiori che la met della mano, con
le quali per tanto velocemente volano a pelo d'acqua quanto gli altri uccelli
nell'aria; sono grassi fuor di misura. Noi la chiamammo aporrath de' quali le
nostre due barche si caricorono in manco d'una mezza ora, come si sarebbe fatto
di sassi, onde ciascheduna delle navi ne insal da quattro o cinque botte,
senza quelli che mangiammo freschi.


Di due specie d'uccelli, l'una chiamata godetz, l'altra margaulx, e come
arrivarono a Carpont.

Oltra di questo vi  un'altra specie d'uccelli, che volano per l'aria e sopra
il mare, pi piccioli degli altri: e questi chiamano godetz, li quali si
ragunano insieme in detta isola e mettonsi sotto l'ali delli pi grandi. Ve n'
anco un altra sorte, ma maggiori e bianchi, quali stanno appartati dagli altri
in un canto dell'isola e son molto difficili a pigliare, imperoch morsicano
come cani: e li chiamano margaulx. E ancor che detta isola sia discosta dalla
terra grande quattordeci leghe, nondimeno gli orsi vi vengono nuotando per
mangiare di detti uccelli, e li nostri ve ne trovarono uno grande quanto una
vacca, bianco come un cigno, qual salt in mare in presenzia loro. E il d
seguente di Pasqua di maggio, facendo il nostro viaggio verso terra, lo
trovammo intorno a mezzo cammino, qual andava nuotando verso terra con tanta
prestezza quanto noi con la vela: ma, avendolo scoperto, gli demmo la caccia
con le barche e per forza lo pigliammo, la carne del quale era cos buona da
mangiare quanto se fosse stata carne di vitello di due anni. Il mercord
seguente, che fu alli ventisette del detto mese, arrivammo nell'entrar del
golfo de' Castelli, ma per la contrariet del tempo e la moltitudine de'
ghiacci grandi che trovammo ne convenne entrar in un porto ch'era nel contorno
di quella entrata, chiamata il Carpont, dove vi stemmo senza potere uscire fino
alli nove di giugno, che d'indi ci partimmo per passare con l'aiuto di Dio pi
oltre detto Carpont, qual  in gradi cinquantuno di latitudine.


Descrizione della Terra Nuova dopo capo Rasso sino a quello di Degrad.

La terra dopo capo Rasso sino a quello di Degrad, che  la punta dell'entrata
del golfo che risguarda da capo a capo verso greco tramontana e ostro garbin,
tutta questa parte di terra  fatta ad isole poste l'una appresso l'altra, s
che tra l'una e l'altra non vi sono se non certi piccioli fiumi, per i quali
con battelli si pu andare e passar per mezzo: e per questo vi sono molti buoni
porti, tra' quali vi  quello di Carpont e di Degrad. In una di queste isole,
qual  pi alta di tutte, stando sopra d'essa l'uom vede chiaramente le due
isole basse che sono presso capo Rasso, di dove contano venticinque leghe fino
al detto porto di Carpont: e vi sono due entrate, una da levante, l'altra da
ostro dell'isola. Ma bisogna avertire dalla banda e ponta di levante, percioch
non v' altro che secche per tutto e basse d'acqua, e bisogna andar atorno
l'isola da ponente per lunghezza della met d'una gomena o pi presso, chi
vuole, e poi andar verso ostro al detto Carpont, e anco si debbe guardar da tre
basse che sono sotto l'acqua e nel canale; e verso l'isola da levante v' fondo
nel canale da tre o quattro braccia, e bel fondo. L'altra entrata guarda greco
levante e sopra ponente si pu saltar in terra.


Dell'isola di Santa Caterina, ora cos chiamata.

Partendosi dalla ponta di Degrad, ed entrando in detto golfo alla volta di
ponente e quarta di maestro, si dubita di due isole che restano da banda
diritta, delle quali una  distante da detta ponta tre leghe e l'altra sette o
pi o meno della prima, la qual  terra piana e bassa e pare che sia della
terra grande. Io chiamai quell'isola l'isola di Santa Caterina, nella qual
verso greco vi  paese secco e cattivo fondo per circa un quarto di lega, per
il che bisogna far un poco di circuito. Detta isola  il porto de' Castelli,
che guardano verso greco tramontana e ostro garbin, e v' distanza da un
all'altro intorno a quindeci leghe. Da detto porto de' Castelli sino al porto
delle Gutte, ch' la terra di tramontana di detto golfo, che guarda greco
levante e ponente garbin, v' la distanza di leghe dodeci e mezza. E a due
leghe dal porto delle Ballanze, cio nella terza parte del traverso di detto
golfo, vi sono trentaotto braccia di fondo a piombo, e da detto porto delle
Ballanze fino a Bianco Sabbione vi sono leghe venticinque verso ponente garbin:
e bisogna avvertire d'una secca che vien sopra l'acqua, simile ad un battello,
dalla banda di garbino di detto Bianco Sabbione per tre leghe in fuoro.


Del luogo detto Bianco Sabbione, dell'isola di Brest e dell'isola d'Uccelli: la
sorte e quantit d'uccelli che vi si trovano; e del porto chiamato l'Isolette.

Bianco Sabbione  una staria nella quale non vi  nissun luogo coperto da ostro
n da scirocco, ma verso ostro garbin d'essa staria vi sono due isole, una
delle quali  chiamata isola di Brest e l'altra isola d'Uccelli, nella quale
v' quantit grande di godetti e di corbi che hanno il becco e piedi rossi e
fanno i nidi ne' busi sotto terra come i conigli. Passato un capo di terra
distante una lega da Bianco Sabbione, trovasi un porto e passaggio chiamato
l'Isolette, qual  miglior luogo di Bianco Sabbione, e ivi fassi pescheria
grande. Dal detto luogo di dette Isolette sino ad un porto chiamato Brest
questo circuito dura leghe dieci, e quel porto  in 50 un grado e 55 minuti di
latitudine, e di longitudine. Doppo l'Isolette fino a detto luogo vi sono di
molte isole, e detto porto di Brest anch'esso  tra isole. Oltra di ci
circondano l'isole pi di tre leghe lungi di detto Brest, le quali sono basse,
e sopra d'esse veggonsi l'altre terre dette di sopra.


Come entrarono nel porto di Brest con le navi, e andando oltre verso ponente
passarono per mezzo l'isolette, le quali ritrovorono esser in cos gran numero
che non era possibile numerarle, e le chiamorno l'Isole.

Alli dieci del detto mese di giugno entrammo dentro detto porto di Brest con le
nostre navi per aver acqua e legne e apparecchiarci di passar oltre al detto
golfo. Il giorno di san Barnaba, dopo udita la messa, andammo con le barche
oltra detto porto verso ponente, per scoprire che porti vi erano. Passammo per
mezzo dell'isolette, le quali sono in cos gran numero che non  possibile di
poterle numerare, perch continuano da dieci leghe oltra il detto porto. Noi ci
fermammo in una di quelle per passar quivi la notte, e vi trovammo gran
quantit d'ova d'anatre e d'altri uccelli che vi fanno i nidi loro. E
chiamammole tutte l'Isole.


Del porto detto Sant'Antonio, porto San Servano, porto Iacques Carthier; del
fiume chiamato San Giacomo. De' costumi e vestimenti degli abitanti nell'isola
di Bianco Sabbione.

Il d seguente noi passammo oltre dette isole, e nel fine della moltitudine
d'esse trovammo un buon porto e lo chiamammo Santo Antonio; e oltre una o due
leghe trovammo un picciol fiume molto profondo verso la terra di garbin, qual 
tra due altre terre, ma  un buon porto: ivi piantammo una croce e lo chiamammo
il porto San Servano e dalla banda di garbin di detto porto e fiume circa una
lega v' una isoletta rotonda come un forno, circondata da molte altre
picciole, le quali danno notizia di detti porti. Pi oltre a due leghe v' un
altro buon fiume pi grande, nel quale vi pescammo di molti salmoni, e lo
chiamammo il fiume di San Giacomo. Essendo in questo fiume, vedemmo una nave
grande ch'era dalla Rochella, la quale aveva trapassata la notte avanti il
porto di Brest, dove pensavano d'andar a pescare: ma li marinari non sapevano
dove fossero. Noi ci accostammo a loro con le barche, e la mettemmo in un altro
porto, pi verso ponente una lega che detto fiume di San Giacomo, qual credo
che sia un de' miglior porti del mondo, e fu chiamato il porto di Iacques
Carthier. Se la terra fosse cos buona come vi sono buoni porti sarebbe un gran
bene, ma ella non si debbe chiamar terra nuova, anzi sassi e grebani salvatichi
e proprii luoghi da fiere, percioch in tutta l'isola di tramontana io non
viddi tanta terra che se ne potesse caricar un carro, e vi smontai in parecchi
luoghi, e all'isola di Bianco Sabbione non v' altro che musco e piccioli spini
dispersi, secchi e morti: e in somma io penso che questa sia la terra che Iddio
dette a Caino. Sonvi uomini d'assai bella vita e grandezza, ma indomiti e
salvatichi. Portano i capelli in cima legati e stretti a guisa d'un pugno di
fieno rivolto, mettendovi in mezzo un legnetto o altra cosa in vece di chiodo,
e vi legano insieme certe penne d'uccelli. Vanno vestiti di pelli d'animali, s
gli uomini come le donne, quali pur vanno pi chiuse e pi strette ne' loro
abiti e cinte per mezzo la persona che non fanno gli uomini; dipingonsi con
certi colori rovani. Hanno le loro barche fatte di scorza d'albero di boul, con
le quali pescano gran quantit di lupi marini, e per quanto dapoi che qui venni
intesi questa non essere la loro abitazione, ma vengono di paesi pi caldi fra
terra per pigliar detti lupi e altre cose per il loro vivere.


D'alcuni capi, cio capo Doppio, capo Puntito, capo Reale e capo di Latte. Dei
monti delle Grange, dell'isole Colombare, e d'una gran pescheria di molue.

Alli 13 noi ritornammo con le nostre barche alle navi per far vela, percioch
'l tempo era bello, e la domenica facemmo dir la messa. Dipoi il luned alli 15
ci partimmo oltra detto Brest, e facemmo la via d'ostro per aver notizia delle
terre che v'avevamo vedute, parendoci due isole: ma, quando fummo circa mezzo
il golfo, conoscemmo ch'era terra ferma, dove era un capo grosso, doppio un
sopra dell'altro, e perci lo chiamammo capo Doppio. Nel principio del golfo
scandagliammo il fondo, e lo trovammo cento braccia per quadro da ogni banda.
Da Brest a capo Doppio v' distanzia di venti leghe in circa, e a cinque o sei
leghe cercammo anco il fondo, e trovammo 40 braccia. Detta terra  rivolta
verso greco garbino. Il d seguente, 16 del detto mese, noi navigammo lungo la
costa per garbin quarta d'ostro circa 35 leghe dapoi capo Doppio, dove trovammo
montagne molto alte e salvatiche, fra le quali vi si vedeano non so che
picciole capanne, che noi in villa chiamammo grange: e per gli nominammo li
monti delle Grange. Quell'altre terre e montagne sono tagliate, rotte e
dirupate, e vi sono tra esse e il mare dell'altre terre, ma basse.
Il d avanti per la caliggine e oscurit di tempo non potemmo aver notizia di
terra alcuna, ma la sera ci apparve una apertura di terra, come entrata di
fiume, tra detti monti delle Grange e un capo che vi restava verso garbin,
discosto da noi intorno tre leghe: e detto capo  nella sommit tutto spuntato
intorno, e da basso verso il mare finisce in punta, per il che fu chiamato capo
Puntito; dalla banda di tramontana di detto capo v' una isola piana. E
percioch volemmo aver cognoscenza di quella entrata, per veder se v'era
qualche buon porto, mettemmo la vela bassa per passar la notte. Il d seguente,
che fu alli 17 di detto mese, avemmo fortuna da greco, per il che mettemmo il
papifico e la cappa e pigliammo il camino verso garbin, fino al gioved da
mattina, e facemmo circa da 37 leghe che ci trovammo al traverso d'un golfo
pieno d'isole rotonde come colombare: e perci li demmo il nome di Colombare, e
dal golfo S. Giuliano, dal quale fino ad un capo che resta verso ostro e un
quarto di garbin, che fu chiamato capo Reale, vi sono sette leghe. E verso
ponente garbin di detto capo ve n' un altro, quale di sotto  tutto dirupato e
ritondo dalla parte di sopra, alla parte di tramontana, dal qual circa mezza
lega v' un'isola bassa: e detto capo fu chiamato capo di Latte. Tra questi due
capi vi sono certe terre basse, sopra le quali ve ne sono anco alcune altre,
che dimostran che vi debbano essere fiumi. A due leghe di capo Reale si
scandaglia in fondo di venti braccia, e v' la pi grande pescheria di grosse
molue che possibil sia d'essere: delle quali molue, aspettando la compagnia, ne
pigliammo pi di cento in manco d'una ora.


Di alcune isole tra capo Reale e capo di Latte.

Il d seguente, 18 del detto mese, il vento ci venne contrario e con grande
impeto, s che ne convenne ritornar verso capo Reale, pensando di trovarvi
porto. E con le nostre barche andammo a scoprir fra detto capo Reale e capo di
Latte, e trovammo che sopra le terre basse v' un golfo grande e molto
profondo, dentro del quale vi sono isole, e questo golfo  chiuso dalla banda
di verso ostro. Dette terre basse fanno un de' lati dell'entrata, e capo Reale
 dall'altro lato; dette terre basse si prolungano dentro del mar pi di mezza
lega.  paese piano, con cattivo fondo, e per mezzo l'entrata v' una isola.
Detto golfo  in gradi quarantotto e mezzo di latitudine, e di longitudine.
Quel giorno non trovammo porto, e per quella notte ci mettemmo in mare,
voltato il capo verso ponente.


Dell'isola chiamata San Giovanni.

Dopo detto giorno fino al 24 del detto mese, ch' la festa di san Giovanni,
avemmo fortuna e vento contrario e oscurit, di sorte che non potemmo aver
notizia di terra alcuna, sino in detto giorno di san Giovanni, ch'avemmo
notizia d'un capo di terra che ne restava verso garbin da capo Reale intorno
trentacinque leghe. Ma quel giorno fu cos gran nebbia e cattivo tempo che non
potemmo accostarci a detta terra: e perci ch'era il d di monsignor san
Giovanni, la chiamammo capo di San Giovanni.


D'alcune isole chiamate l'isole di Margaulz, e delle sorti d'uccelli e bestie
che vi si trovano; e dell'isola di Brion e capo del Delfin.

Il d seguente 25 fece anche cattivo tempo, oscuro e ventoso, e una parte del
giorno navigammo verso ponente e maestro, e la sera ci mettemmo in traverso
sino al secondo quarto, che d'indi ci partimmo. E allora conoscemmo per il
nostro bussolo ch'eravamo verso maestro e una quarta da ponente, lontani da
capo San Giovanni leghe sette e meza. E quando volemmo far vela, il vento
cominci a soffiar da maestro, per il che ce n'andammo verso scirocco 15 leghe,
e giugnemo a tre isole, delle quali ve n'erano due picciole dritte quanto un
muro, di sorte che non era possibile di montarvi sopra, e tra queste v' un
picciol scoglio. Queste isole erano pi piene d'uccelli che non  un prato
d'erba, che facevano ivi i lor nidi, e nella maggiore v'era una infinit di
quelli che chiamiamo margaulx, quali sono bianchi e pi grandi che oche, ed
eran separati in una parte; nell'altra parte v'eran di godetz isoli, ma nel
lito vi erano di detti godetz e grandi apponatz, simili a quelli dell'isola che
di sopra abbiamo fatto menzione. Noi descendemmo al pi basso della pi
picciola, e ammazzammo de' godetz e apponatz pi di mille, e ne mettemmo nelle
barche tanti quanti ne piacque: e ne avressimo potuto empier in un'ora 30
simili barche. E le chiamammo l'isole di Margaulz. A cinque leghe da dette
isole era un'altra isola dalla banda di ponente, qual  lunga circa due leghe e
altretanto larga: qui ci fermammo la notte per torre acqua e legne. Questa
isola  circondata da sabbione, e ha buon sorgidor nel circuito, da sei o sette
braccia di fondo. Queste isole hanno la miglior terra che mai v'abbiamo veduto,
imperoch un campo di quella vale pi che tutta la terra nuova. Noi la trovammo
tutta piena di begli arbori, praterie, campagne di formento salvatico, piselli
in fiore, cos spessi e belli come si sariano potuti veder in Bertagna, che
parevano esser stati seminati per lavoratori; v'erano ancora gran quantit
d'uve crespine, fragole, rose incarnate, petresemolo, e altre erbe di buono e
grande odore. All'intorno di detta isola vi sono molte gran bestie, come gran
buoi, che hanno duoi denti in bocca come d'elefante, e vivono anche nel mare.
Noi ne vedemmo una che dormiva a riva dell'acqua, e andammo verso d'essa con le
nostre barche pensando di pigliarla, ma subito che ci sent si gett nel mare.
Vi vedemmo similmente orsi e lupi. Questa isola fu chiamata l'isola di Brion;
nel contorno d'essa vi sono paludi grandi verso scirocco e maestro. Io penso,
per quello che ho potuto comprendere, che vi sia qualche passaggio fra la Terra
Nuova e la terra di Brion: se cos fusse, sarebbe una grande abbreviazione cos
del tempo come eziandio del cammino, se si trovasse perfezione in questo
viaggio. A quattro leghe di detta isola v' la terra ferma verso ponente
garbin, la quale pare che sia come una isola, circondata da isolette di
sabbioni. Vi  un bel capo, qual chiamammo capo del Delfino, percioch quivi 
il principio delle buone terre. Alli ventisette di giugno noi circondammo dette
terre, quale risguardano verso ponente e garbino, e paiono da lungi esser
colline o monti di sabbione, percioch sono terre basse e di poco fondo. Noi
non vi potemmo andare e manco descendere, percioch ci tirava il vento contra:
e quel giorno facemmo 15 leghe.


Dell'isola chiamata Alezai e capo San Pietro.

Il d seguente andammo lungo dette terre circa 10 leghe, sino ad un capo di
terra rossa, qual  dirupato, dentro del quale vi si vede una rottura che
rivolta verso tramontana: ed  paese molto basso, e v' anche come una piccola
pianura tra 'l mare e uno stagno. E da quel capo di terra e il stagno fino ad
un altro capo di terra vi sono da circa 14 leghe, e si fa la terra a modo d'uno
semicirculo, tutto quanto circondato di sabbione come una fossa, sopra del
quale vi sono come paludi e stagni tanto quanto si pu distender l'occhio. E
avanti che s'arrivi al primo capo, si trovano due piccole isole assai presso a
terra; a cinque leghe del secondo capo v' un'isola verso garbin molto alta e
apuntata, la qual fu chiamata Alezai. Il primo capo fu chiamato capo San
Pietro, percioch il giorno di detto santo v'arrivammo.


Del capo detto d'Orleans, del fiume delle Barche, del capo de' Salvatichi, e
della qualit e temperatura di quel paese.

Dopo l'isola di Brion sino in questo luogo v' buon fondo di sabbione, e avendo
scandagliato verso garbin ugualmente sino all'arrivar a terra per cinque leghe,
vi trovammo 25 braccia, e ad una lega 12 braccia e appresso la riva da sei, pi
tosto pi che manco, e buon fondo. Ma, percioch volevamo aver maggior
conoscenza di questi fondi petrosi pieni di rocche, mettemmo le vele basse e in
traverso. E il d seguente, penultimo del detto mese, il vento venne d'ostro e
quarta di garbin. Ce n'andammo verso ponente sino al marted, ultimo del mese,
al levar del sole, senza conoscere e manco veder terra alcuna, eccetto la sera
al tramontar del sole, a che scoprimmo una terra che pareva esser due isole,
che ci restava drieto di noi verso ponente e garbin intorno a nove o dieci
leghe. E il detto giorno andammo verso ponente fino al d seguente al levar del
sole intorno 40 leghe, e facendo questo cammino avemmo notizia che la terra che
ci era apparsa come due isole era terra ferma, posta a ostro, scirocco e
maestro tramontana, sino ad un molto bel capo di terra chiamato capo d'Orleans.
Tutta detta terra  bassa e piana, e la pi bella che possibil sia da veder,
piena di begli arbori e praterie: vero  che non vi potemmo trovar porto,
percioch  tutta quanta piena di secche e sabbioni. Noi smontammo in parecchi
luoghi con le barche, e tra gli altri entrammo dentro d'un bel fiume di poco
fondo, e per questo lo chiamammo il fiume delle Barche, percioch vi vedemmo
delle barche d'uomini salvatichi che traversavano il fiume; n avemmo altra
notizia di detti uomini salvatichi, perch il vento veniva dal mare e caricava
la costa, s che ne convenne ritirar con le barche verso le nostre navi.
Noi andammo verso greco sino al levar del sole del d seguente, primo di
luglio, nel qual tempo levossi nebbia e fortuna: per il che mettemmo le vele
basse sino intorno due ore avanti mezzod, che 'l tempo si fece chiaro, e
ch'avemmo notizia di capo d'Orleans e d'un altro che n'era discosto sette leghe
verso tramontana un quarto di greco, che fu chiamato capo de' Salvatichi. Alla
banda di greco di questo capo circa una meza lega v' una secca e banco di
sasso molto pericoloso. Mentre quivi a questo capo eravamo, vedemmo un uomo
qual correva drieto le nostre barche, che andavan lungo la costa, e ne faceva
parecchi segni che dovessimo ritornar verso detto capo. Noi, vedendo tai segni,
cominciammo andar alla sua volta, ma egli vedendone venire si messe a fuggire.
Noi, smontati in terra, mettemmo avanti di lui uno coltello e una cinta di lana
sopra una barchetta e poi ce ne ritornammo alle navi il detto giorno e andammo
circondando detta terra da nove o dieci leghe, sperando di trovare qualche buon
porto: il che non fu possibile, imperoch, come ho gi detto, tutta questa
terra  bassa e paese circondato da gran secche. Nondimeno descendemmo quel
giorno in quattro luoghi per veder gli arbori che v'erano, bellissimi e di
grande odore, e trovammo ch'erano cedri, nassi, pini, olmi bianchi, frassini,
salici, e molti altri incogniti a noi, tutti per senza frutto. Le terre dove
non  bosco son molte belle, e tutte piene di piselli, uva crespina bianca e
rossa, fraghe, morette e formento salvatico, come segala, che par esservi stato
seminato e coltivato.  questa terra di miglior temperatura ch'alcun'altra si
possi vedere, e di molto caldo; si veggono molti tordi, palombi e altri
uccelli; in somma, non vi manca altro che buoni porti.


Del golfo chiamato Santo Lunario, e altri golfi notabili e capi di terra; e
della qualit e bont di quei terreni.

Il d seguente, 2 di luglio, noi scoprimmo e conoscemmo terra dalla banda di
tramontana verso di noi, che si giugneva con quella dinanzi detta, tutta
circondata, e conoscemmo ch'avea intorno di profondo e tanto di diametro: e lo
chiamammo il golfo Santo Lunario. E andammo al capo con le nostre barche verso
di tramontana, e trovammo il paese tanto basso che per spazio d'una lega da
terra non v'era pi che un braccio d'acqua. Dalla banda verso greco di detto
capo circa sette o otto leghe v'era un altro capo di terra, in mezzo de' quali
v' un golfo in forma di triangolo, quale ha grandissimo fondo: e quanto noi
potevamo distender la vista di quello, il ci restava verso greco. Detto golfo 
circondato di sabbioni e luoghi bassi per dieci leghe da terra non v' pi di
duo braccia di fondo. Dopo il detto capo fino alla riva dell'altro capo di
terra vi sono leghe 15. Essendo noi nel traverso di detti capi, scoprimmo
un'altra terra e capo che ne restava da tramontana un quarto di greco, per
quanto potevamo vedere. Tutta la notte fu cattivo tempo con gran vento, s che
ne convenne metter la cappa della vela sino alla mattina seguente, 3 di luglio,
che 'l vento venne da ponente e fummo portati verso tramontana, per aver
notizia di detta terra, che ne restava dalla banda di tramontana e greco sopra
le terre basse; fra le quali basse e alte terre v'era un gran golfo e apertura
di 55 braccia di fondo in alcuni luoghi, e larga circa 15 leghe. Per la gran
profondit e larghezza e mutazion di terre, venimmo in speranza di poter trovar
il passaggio, com' il passaggio de' Castelli. Detto golfo risguarda verso
greco levante, ponente garbin. Il terreno ch' dalla banda d'ostro di detto
golfo  cos buono e bello da lavorare, e pieno di belle campagne e pratarie,
quanto noi abbiamo veduto, piano tutto come saria un lago; e quello ch' verso
di tramontana  tutto paese alto, con montagne alte, piene di boschi di legni
altissimi e grossi di diverse sorti. Tra gli altri vi sono molti belli cedri e
abeti, quanto possibil sia da vedere, e bastanti da far arbori di navi di pi
di 300 botte; n vi vedemmo luogo alcuno che non fosse tutto pieno di detti
boschi, eccetto che in duoi, ch'era paese basso pieno di praterie, con duoi
laghi molti belli. Il mezzo di questo golfo  in gradi 47 e mezzo di
latitudine.


Del capo di Speranza e della staria di San Martino. E come sette barche
d'uomini salvatichi, andati alla nostra barca, non volendo ritirarsi,
spaventati dal tirar de' passavolanti e di lancie fuggirono con gran fretta.

Il capo di detta terra d'ostro fu chiamato capo di Speranza, per la speranza
ch'avemmo di trovarvi il passaggio. Il quarto giorno di luglio andammo a lungo
di detta terra dalla banda di tramontana per trovar porto, ed entrammo in un
picciolo porto e staria tutta aperta verso ostro, dove non  alcun riparo di
detto vento, e ne parse di chiamarla la staria di S. Martino: e stemmo dalli 4
di luglio sino alli 12. E in questo tempo ch'eravamo in detta staria, andammo
il luned sesto del detto mese, dopo udita la messa, con una delle nostre
barche per scoprire un capo e punta di terra che n'era discosto dalla banda di
ponente 7 o 8 leghe, per veder verso dove detta terra si rivoltava. Ed essendo
a mezza lega dalla punta, vedemmo due bande di barche d'uomini salvatichi che
passavano d'una terra all'altra, ed erano pi di 40 o 50 barche; delli quali
una parte arrivarono alla detta punta, e salt in terra un gran numero di dette
genti, facendo un gran rumore e accennandone ch'andassimo a terra, mostrandone
delle pelli sopra alcuni legni. Ma, percioch non avevamo pi d'una sola barca,
non vi volemmo andare, e navigammo verso l'altra banda che era nel mare. Essi,
vedendone fuggire, misero all'ordine due delle lor barche pi grandi per
venirci dietro, con le quali si misero insieme cinque altre di quelle che
venivano dalla banda del mare, e tutti s'appressorono alla nostra barca
ballando e facendo molti segni d'allegrezza e di voler la nostra amicizia,
dicendo nella lor lingua: "Napeu tondamen assurtah", e altre parole che non
intendevamo. Ma percioch, come abbiam detto, non avevamo se non una barca, non
ci volemmo fidar ne' segni loro, e li facemmo segno che si ritirassero: il che
non volsero fare, anzi venivano con s gran furia verso di noi che subito ci
circondarono la barca con le lor sette. E percioch per segni che li facevamo
non volevano lontanarsi, li tirammo due passavolanti di sopra di loro: per il
che spaventati, si misero a ritornare verso la detta ponta, facendo grandissimo
rumore. E stati alquanto, di nuovo cominciarono a venir verso di noi come
prima, dove, approssimatisi alla barca, li tirammo con due lanze per mezzo
loro: la qual cosa li fece cos gran spavento che cominciarono a fuggire con
gran fretta, che pi non volsero seguitarci.


Come li detti salvatichi venendo alla volta delle navi, e i nostri andando alla
volta loro, scesero in terra l'una parte e l'altra, e detti salvatichi con
grande allegrezza cominciarono a trafficar con li nostri.

Il d seguente, parte di detti salvatichi vennero con nove lor barche alla
punta ed entrata della staria dove noi eravamo surti con le nostre navi, ed
essendo avertiti della lor venuta andammo con le nostre barche alla punta dove
essi erano; ma subito che ne viddero si misero in fuga, facendoci segni che
erano venuti per trafficar con noi, mostrandoci delle pelli di poca valuta con
le quali si vestono. Similmente noi li facemmo segni che non volevamo loro
punto di male, e in segno di questo smontarono in terra due de' nostri per
andar alla volta loro e portarli coltelli e altri ferramenti, con un cappello
rosso per dar al lor capitano. Il che vedendo essi, discesero ancor loro in
terra portando delle dette pelli, e cominciaron a trafficar con noi, mostrando
una grande e maravigliosa allegrezza d'avere delli detti ferramenti e altre
cose, ballando tuttavia e facendo molte cerimonie, come sarebbe a dir di
gettarsi dell'acqua del mare sopra il lor capo con le mani: s che ci dettero
quanto avevano non ritenendosi cosa alcuna, di sorte che convennero ritornar
tutti nudi, e ci fecero segno che 'l d seguente ritornerebbero e porterebbono
dell'altre pelli.


Come, avendo li nostri mandati due uomini in terra con mercanzie, vennero da
trecento salvatichi con grande allegrezza. Della qualit di quel paese e quello
che produca, e del golfo chiamato il golfo del Calore.

Gioved otto del detto mese, perch il vento non era buono da uscir fuora con
le navi, mettemmo all'ordine le nostre barche per andar a scoprir detto golfo,
e corremmo quel giorno 25 leghe per di dentro. Il seguente giorno avendo buon
tempo navigammo fino a mezzogiorno, nel qual tempo avemmo cognoscenza di gran
parte del detto golfo, e come sopra le terre basse v'erano dell'altre terre con
altre montagne; ma vedendo che non v'era passaggio alcuno, cominciammo a
ritornarcene, facendo il nostro camino lungo detta costa, e navigando vedemmo
de' salvatichi che stavano sopra la riva d'un lago che  sopra le terre basse,
i quali facevano parecchi fuochi e fumi. Noi v'andammo, e trovammo che v'era un
canale di mare che entrava in detto lago, e mettemmo le dette nostre barche ad
una delle rive di detto canale. Li salvatichi vennero a noi con una delle lor
barche, e ci portorono pezzi di lupi marini cotti, li quali misero sopra legni,
e poscia si ritirarono, significandoci che ce li donavano. Noi mandammo due
uomini in terra con manarette, coltelli, corone e altra mercanzia, della qual
cosa molto s'allegrorono, e subito vennero in frotta alla riva dove eravamo con
le lor barche, portando pelli e altre cose che avevano per aver delle nostre
mercanzie. Ed erano pi di trecento fra uomini e donne e putti, e parte delle
donne, che non passarono, vedevamo che stavano fino alle ginocchia nel mare,
ballando e cantando; l'altre, ch'avevano passato dove noi eravamo, venivano
domesticamente da noi, fregandoci le braccia con le lor proprie mani, e dipoi
l'alzavano verso il cielo, ballando e facendo parecchi segni d'allegrezza. E
talmente s'assicurorono con noi, che alla fin trafficammo di mano in mano di
tutto quello che aveano, di modo che non gli rimase altro che i corpi nudi,
percioch ne dettero tutto quello che aveano, che fu cosa di poca valuta. Noi
conoscemmo che queste genti facilmente si convertirebbono alla nostra fede.
Vanno d'un luogo all'altro, vivendo col pigliar de' pesci, al tempo che
lasciano di pescare per sua munizione. La loro terra  pi calda che non  il
paese di Spagna, e la pi bella che possibil sia di vedere, tutta eguale e
conforme; n v' luogo cos picciolo dove non sia arbori (ancorch siano
sabbioni) e che non sia pieno di formento salvatico, ch'ha la spiga come
segala, il grano come vena, e di piselli tanto folti come se vi fussero stati
seminati e coltivati, uva crespina bianca e rossa, fraghe morette, rose rosse e
bianche e altri fiori di soave e grande odore. Similmente sonvi molte belle
praterie e buone erbe, e laghi dove ha copia grande di salmoni. Chiamano un
manaretto in lor lingua cochi, e uno coltello bacon. Noi chiamammo quel golfo
il golfo del Calore.


Di un'altra nazione di salvatichi, e de' costumi e vivere e vestir loro.

Essendo noi certi che non v'era passaggio per detto golfo, facemmo vela e ci
partimmo di detta staria di San Martino, la domenica dodeci di luglio, per
andar a cercar e scoprire pi oltra di detto golfo. E andammo verso levante a
lungo di detta costa intorno da 18 leghe sino a capo di Prato, dove trovammo il
flusso molto grande, con poco fondo e il mare fortunato, per il che ci convenne
ritirarci a terra fra detto capo e un'isola verso levante, intorno una lega da
detto capo: e quivi buttammo l'ancore per quella notte. La mattina seguente
facemmo vela per voler circondar detta costa, qual  posta verso tramontana e
greco, ma ci sopravenne il vento tanto contrario e impetuoso che ci bisogn
ritornar donde eravamo partiti. Quivi stemmo tutto il detto giorno sino
all'altro d seguente, che facemmo vela e venimmo a mezzo d'un fiume, discosto
verso tramontana cinque o sei leghe da detto capo di Prato. E stando noi per
traverso il fiume, di nuovo avemmo vento contrario con gran caliggine e
oscurit, s che ci convenne entrare in detto fiume il marted alli 14 di detto
mese, e ci fermammo nell'entrata sino alli 16, aspettando che venisse buon
tempo per poter uscire. Ma il detto giorno alli 16, che fu il gioved, il vento
crebbe di tal sorte che una delle nostre navi perse un'ancora, per il che ci
convenne andar pi avanti in su detto fiume sette o otto leghe, in un buon
porto e fondo ch'eravamo andati a cercar con le dette nostre barche; e per il
cattivo tempo, fortuna e oscurit che fece, stemmo in detto porto e fiume sino
alli 25 senza poter uscire. Fra questo spazio vedemmo gran moltitudine d'uomini
salvatichi, che pescavano sgombri, de' quali ve n' copia grande. Le barche
erano intorno a 40 e le persone, tra uomini, donne e putti, pi di 200: quali,
dipoi ch'ebbero un poco praticato a terra con noi, venivano domesticamente
all'orlo delle nostre navi con le sue barche. Noi li donammo de' coltelli,
corone di vetro, pettini e altre cose di poca valuta, delle quali facevano
infiniti segni d'allegrezza, levando le mani al cielo e cantando e ballando
dentro le loro barche. Questi possono veramente esser chiamati salvatichi,
imperoch pi povera gente non  al mondo, n credo che tutti insieme avessero
la valuta di cinque soldi, eccetto che le barche e reti. Vanno del tutto nudi,
da una picciola pelle in fuori, con la qual si cuoprono le parti vergognose del
corpo, e alcune vecchie pelli che si gettano sopra a traverso. Non sono punto
della natura e linguaggio de' primi che trovammo. Portano la testa rasa tutta
quanta, eccetto che un fiocco di capelli nel pi alto del capo, che lasciano
crescer lungo quanto una coda di cavallo, qual ligano sopra il capo in uno
groppo con cordelle di corame. Non hanno altra abitazione che sotto le dette
barche, quali roversano, e sotto di quelle si distendono sopra la nuda terra;
mangiano la carne quasi cruda, solamente la scaldano un poco sopra le bronze,
similmente il pesce.
Noi andammo il giorno della Maddalena con le barche dove essi stavano sopra la
riva del fiume, e descendemmo liberamente in mezzo di loro: della qual cosa
mostrarono allegrezza grande, e si misero tutti gli uomini a cantar e ballar in
due o tre bande, facendo gran segni d'allegrezza per la venuta nostra. Aveano
fatto fuggir le donne giovani dentro nel bosco, eccetto che due o tre ch'erano
restate con loro, a ciascuna delle quali demmo un pettine e una campanella di
stagno, delle quali ebbero grande allegrezza, ringraziando il capitano,
fregandoli le braccia e il petto con le proprie mani. Gli uomini, vedendo
ch'avevamo donato presenti a quelle ch'erano restate, fecero venir quelle
ch'erano fuggite nel bosco, accioch avessero anco loro quanto l'altre. Erano
queste da circa venti donne, le quali tutte in un groppo si misero sopra detto
capitano, toccandolo e fregandolo con le mani, secondo la loro usanza
d'accarezzare; qual dette a ciascuna una picciola campanella di stagno di poca
valuta, e subito si misero insieme a ballare, dicendo molte canzoni. Noi vi
trovammo gran quantit di sgombri che essi avevano pigliati a riva presso da
terra, con certe reti che fanno a posta per pescare, di filo di canape che
nasce in quel paese dove stanno d'ordinario, imperoch non vengono al mare se
non in tempo del pescare, secondo ch'io intesi. Similmente nascevi del miglio
grosso come piselli, simile a quello che nasce nella terra del Brasil, qual
mangiano in vece di pane: n'avevano gran copia, e lo chiamano nella lor lingua
kapaige. Hanno similmente delle pruni, cio susine, che seccano come facciamo
noi per l'inverno, e le chiamano honesta; de' fichi anco, noci, pomi e altre
frutte, e fave che chiamano sahu, le noci cahehya, li fichi, li pomi. Se veniva
loro mostrata qualche cosa, quale non abbino n sappino ci che si sia,
scorlando la testa dicono nohda, che vuol dire che non ne hanno e non sanno che
cosa sia; di quelle che hanno ci mostravano il modo d'acconciarle e anco come
crescono con segni. Non mangiano cosa alcuna dove sia gusto di sale. Sono
grandissimi ladroni, che quanto possono rubbano.

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