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Giovanni Battista Ramusio.

Navigazioni e viaggi.

Volume quinto.
Parte prima.


Discorso di messer Gio. Battista Ramusio sopra il terzo volume delle
Navigazioni e Viaggi nella parte del mondo nuovo.

All'eccellente messer Ieronimo Fracastoro. Avendo Platone, eccellente Signor
mio, da scrivere quel famoso e divino Dialogo nominato il Timeo, dove tratta
della natura dell'universo, tolse per suo principio l'istoria dell'isola
Atlantide, e dei re e dei popoli che abitavano in quella, e come combatterono
con gli Ateniesi e furono vinti da loro. Egli fa raccontare questa istoria,
come ben sa Vostra Eccellenzia, da un Crizia, che diceva averla intesa da un
suo avolo detto similmente Crizia, il qual fu al tempo di Solone, uno de' sette
savii della Grecia, e la seppe in questo modo: che essendo andato Solone in
Egitto ad una citt detta Saim, posta dove il fiume Nilo dividendosi fa l'isola
Delta, quivi parl con alcuni sacerdoti peritissimi dell'antichit del mondo, i
quali li dissero che essi avevano memorie d'infinite cose, le quali erano
avvenute avanti il diluvio di Deucalione e l'incendio di Fetonte; percioch
questa guerra de' popoli atlantici con gli Ateniesi fu molto prima del sopra
detto diluvio e incendio. Il qual sacerdote parl a Solone in questa forma:
"Molte veramente e mirabili opere si leggono, o Solone, d'alcune citt nelle
scritture e memorie nostre antiche: ma sopra l'altre d'una impresa per la sua
grandezza e virt singolare e maravigliosa.  fama che la vostra citt altre
volte facesse resistenza ad una innumerabile moltitudine di genti, le quali,
venute dal mare Atlantico, quasi tutta l'Europa e l'Asia aveano assediato. Quel
mare allora si potea navicare, e avea nella bocca e quasi nella prima entrata
un'isola, dove voi chiamate le colonne d'Ercole, la qual si diceva ch'era
maggior che non  tutta l'Africa e l'Asia insieme, e da quella si poteva andar
all'altre vicine isole, e dall'isole poi alla terra ferma, ch'era posta
all'incontro vicina al mare, ma dentro della bocca v'era un picciol colfo con
un porto. Il mare profondo di fuori era il vero mare, e la terra di fuori il
vero continente. Questa isola si chiamava Atlantide, e in quella era una
maravigliosa e grandissima potenza di re che signoreggiavano e tutta la detta
isola e molte altre e grandissima parte di quella terra che abbiamo detto esser
continente, e oltre di ci queste nostre parti ancora; percioch erano signori
della terza parte del mondo, che  chiamata Africa, insino all'Egitto, e
dell'Europa insino al mare Tirreno. Ora, essendosi la potenza di costoro messa
insieme, se ne venne ad assaltare il nostro e anco vostro paese, e tutte le
parti che sono dentro delle colonne d'Ercole. Allora, o Solone, la virt della
vostra citt verso tutti i popoli si dimostr chiara e illustre; percioch
avanzando di gran lunga in eccellenza tutti gli altri, s di grandezza d'animo
come di perizia dell'arte militare, e in compagnia degl'altri Greci e anco
sola, essendo stata da loro abbandonata, sostenne tutti gli estremi pericoli
che dir si possano, fin che espugn e mand a terra i detti nemici, per
conservare e restituire agli amici la lor primiera libert. Poich fu condotta
a fine l'impresa, avvenne che, fattosi un grandissimo terremoto e inondazione,
che dur per ispazio d'un giorno e d'una notte, la terra s'aperse e inghiott
tutti quei valorosi e bellicosi uomini, e l'isola Atlantide si sommerse nel
profondo del mare. Il che fu cagione che da quel tempo in poi non s' potuto
navicare, per il gran fango e terra che v' rimasa dell'isola sommersa".
Questa  la somma delle cose che Crizia il vecchio diceva avere inteso da
Solone. Ora questa isola e guerra, da grandissimi filosofi che hanno commentato
il detto Dialogo del Timeo,  stata riputata favola e cosa allegorica,
percioch alcuni hanno detto che ella voglia significar l'opposizioni che si
fanno nell'universo, altri l'opposizioni che si fanno tra li pianeti e la
terra, o vero la discordia fra li demonii superiori e inferiori e infinite
altre chimere. Ma la verit  questa, che avendo Platone a scriver della
fabrica del mondo, il qual teneva esser stato fatto per collocarvi l'uomo,
animal divino, accioch, vedendo egli tanti ornamenti di stelle nel cielo e il
moto di cos stupendi e maravigliosi luminari, conoscesse il suo fattore e
conoscendolo di continuo lo laudasse, gli pareva cosa pur troppo fuor di
ragione che due parti d'esso fossero abitate e l'altre prive d'uomini: e 'l
sole e le stelle con loro splendore facessero la met del corso indarno e senza
frutto, non lucendo se non al mare e a' luoghi deserti e privi d'animali. E
per, intesa che egli ebbe questa istoria de' sacerdoti d'Egitto, nella quale
si faceva menzione d'un'altra parte del mondo oltra l'Asia e l'Europa e
l'Africa, l'ammir grandemente e, come cosa sacra e conforme a' suoi pensieri,
la volse porre nel principio del predetto Dialogo. E veramente noi siamo, oltra
gl'infiniti doni concessine da Iddio, obligati grandemente a sua divina Maest
di questo sopra tutti gli altri uomini stati nei secoli passati, che a' nostri
tempi si sia scoperta questa nuova parte del mondo, della quale in cos lungo
spazio di tempo non se n' avuta notizia, e appresso che siamo chiari come
sotto la nostra Tramontana e sotto la linea dell'equinoziale vi siano
abitatori, e che vivono cos commodamente come fanno l'altre genti nel
rimanente del mondo, la qual cosa gli antichi negarono.
Ma non sar fuor di proposito (bench Vostra Eccellenza sappia benissimo tutte
queste cose) di parlar alquanto della Tramontana, avendo noi in diversi altri
nostri discorsi a bastanza dimostrato sotto la detta linea il tutto essere
abitato, con grandissimo temperamento d'aere, ma di quest'altra parte non
n'avendo toccato, se non un poco nel parlar che facemmo del viaggio che per
fortuna fece il magnifico messer Pietro Querini, gentiluomo veneziano, sotto la
Tramontana, come si legge nel secondo libro de' Viaggi. E per qui ci
sforzeremo il meglio che sapremo di dimostrare il maraviglioso e stupendo
effetto che si vede far il sole, e sopra la linea e sotto ambedue i poli in un
istante, ma diversamente e al contrario l'uno dall'altro. Avendo quel supremo e
divino Fabricatore disposto il tutto con tanto artificio che, presso a coloro i
quali sono sotto l'equinoziale, e hanno l'orizonte che passa per i due poli, il
giorno  di ore dodeci e la notte d'altretante, e l'anno loro  diviso in 12
mesi, quelli che abitano sotto la nostra Tramontana, e che hanno l'orizonte il
qual passa sopra la detta linea, e il polo per zenit, hanno il giorno di sei
mesi continui, cio cominciando da' 25 di marzo, che 'l sole vien sopra il
detto orizonte, fin che ritorna a passar di sotto agli 8 di settembre; e
all'incontro una notte d'altri sei mesi hanno gli abitanti sotto l'Antartico, e
il lor anno, cio tutto il corso che fa il sole per li 12 segni del zodiaco, si
compie in un giorno e una notte.
Cosa veramente stupenda e maravigliosa, perch, quando noi abbiamo la state,
quelli che son sotto la nostra Tramontana hanno il giorno di detti sei mesi, e
quelli dell'altra opposta la notte del medesimo spazio; e quando  il verno
presso di noi, sotto la nostra Tramontana  la notte di detti sei mesi, e nella
opposta il giorno d'altretanta lunghezza; s che a vicenda ora i nostri hanno
il giorno, ora quelli dell'altra, e al medesimo modo la notte. La quale,
ancorch sia cos lunga e di tanto spazio di tempo, non  per di continue e
oscurissime tenebre, ma il sole fa il suo corso con tal ordine che gli abitanti
nella detta parte non come talpe vivono sepolti sotto terra, ma come l'altre
creature che sono sopra questo globo terreno vengono illuminate, s che possono
benissimo sostenersi e riparar la lor vita; percioch il corpo solare non
declina mai, n di sotto della detta linea n di sopra di quella, che 
l'orizonte di ambidue i poli, pi di 23 gradi, e anco in questi 23 non cammina
per diametro opposto, ma va di continuo circondando attorno, s che i suoi
raggi, percotendo il cielo, rappresentano a loro quella sorte di luce
ch'abbiamo noi qui la state due ore avanti che 'l sole lievi.
E questo esempio che abbiamo preso, della diversit degli orizonti
dell'equinoziale e di sotto i poli,  stato per dimostrare il mirabile effetto
che fa il sole, partendosi delle ore dodeci e venendo pian piano illuminando il
globo della terra, riducendo l'anno di dodeci mesi in un sol giorno e una
notte, come di sopra  stato detto; sotto l'infinite variet del corso del
quale, ora con giorni lunghi, ora con brevi, tutti gli abitanti sono stati
formati e disposti con tal complessione e fortezza di corpo, che ciascuno 
proporzionato al clima assegnatoli, o caldo o freddo che sia, e vi pu abitare
e ripararsi come in luogo suo naturale e temperato, non si lamentando o
cercando di partirsi e andare altrove, ma si contenta di starvi per l'amor
naturale del sito suo natio. Percioch ragionevolmente non  da credere che il
fattore di cos bella e perfetta fabrica come sono i cieli, il sole e la luna,
non abbia voluto che, essendo ella fatta con tanto stupendo e maraviglioso
ordine, il sole non illumini se non una particella di questo globo che chiamano
terra, e il resto del suo corso sia in vano sopra mari, nevi e ghiacci; ma l'ha
coperta in ciascuna sua parte di diversi animali, e sopra gli altri dell'uomo,
come padrone e signor di tutti, per cagion del quale ella era stata fabricata,
avendolo dotato di quella divina e celeste parte che  l'anima: e appresso ha
disposti e in ciascun luogo compartiti i doni necessarii al vivere, pi e meno,
secondo che alla divina sua providenza  piaciuto. Di maniera che chi legger
l'Istoria del reverendissimo monsignor Olavo Magno, gotto, arcivescovo
d'Upsala, delle genti e natura delle cose settentrionali, descritta in 22
libri, quali ora si traducono di lingua latina nella toscana per dargli alla
stampa, chiaramente conoscer che questa tal parte di sotto la nostra
Tramontana  tutta abitata d'infiniti popoli delle provincie e regioni di
Biarmia, Finmarchia, Scrifnia, Lappia e Botnia, poste sotto li regni di Norvega
e Svezia.
Ma per non partirmi dal parlar del viaggio che fa il sole in un anno intero,
ora appressandosi a noi e ora allontanandosi, dico che in un medesimo tempo in
diverse parti sopra questa rotondit della terra egli causa primavera, state,
autunno e verno, e nel medesimo istante, e quasi punto, si veggono apparire i
raggi del sole, esser mezzod, e farsi sera e mezzanotte. La qual variet,
quantunque paia incomprensibile alla picciolezza dell'ingegno umano, pure,
speculandola con l'occhio dell'intelletto, e mettendo avanti di quello il moto
inestimabile che di continuo fa il sole, vedrassi esser vera a rispetto della
diversit de' siti della terra che di continuo vengono illuminati. La qual
variet  fatta con tanta armonia e consonanza, e con una legge cos immutabile
e perpetua, che ogni picciol punto che vi mancasse si dubiteria che tutti gli
elementi si confondessero insieme e ritornassero nel primo caos.
Ora, per le cose dette di sopra, penso che non ci sia pi dubbio alcuno che
sotto l'equinoziale e sotto ambidue i poli non si trovi la medesima moltitudine
degli abitanti che sono in tutte l'altre parti del mondo; e che per questo
nuovo scoprir dell'Indie occidentali non si conosca chiaramente quanto tutti
gli antichi filosofi con le lor sapienze e gran speculazioni si siano
ingannati, pensando che la fabrica di questo mondo, fatta in ogni sua parte con
s mirabil disposizione e da cos perfetto maestro, fosse la met sotto il
mare, difforme e guasta, e per il caldo e per il gielo inabitata.
Ritornando adunque al primo nostro proponimento, dico che questa parte del
mondo nuovo fu trovata nell'anno 1492 dal signor don Cristoforo Colombo
genovese, come si vedr per un Sommario che scrisse in quei tempi don Pietro
Martire milanese, che allora stava in Spagna col re catolico, e anco per un
altro ch'ha scritto il signor Gonzalo Fernando d'Oviedo, ch' tanto amico della
Eccellenza Vostra, il qual Sommario egli ampli dapoi e divise in tre parti,
chiamandole l'Istorie generali e naturali dell'Indie, delle quali n' venuta in
luce la prima, come si legger in questo volume. L'altre due, cio la seconda,
che contien il discoprir di Mexico e la Nuova Spagna, e la terza, dell'acquisto
della gran provincia del Per, essendo, s come ho inteso, venuto il prefato
signor Gonzalo gli anni passati dall'isola Spagnuola fino in Sibilia per farle
stampare (non so che cosa vogliamo dir che sia stata cagione) con gran danno
de' studiosi di questa cognizione, egli poco dapoi se n' ritornato alla citt
di S. Domenico nella Spagnuola, riportando seco dette due parti d'istoria
soppresse. Nelle quali, secondo ch'egli medesimo scrisse all'Eccellenza Vostra
quest'anni, v'erano pi di 400 figure de' ritratti delle cose naturali, come
animali, uccelli, pesci, arbori, erbe, fiori e frutti delle dette due parti
dell'Indie. Il che  stato di gran perdita a' studiosi, che desiderano di
legger e intender particolarmente e pi volentieri le cose sopradette dalla
natura prodotte in quelle parti, dissimili da quelle che nascono presso di noi,
che di saper le guerre civili ch'hanno fatte molt'anni gli Spagnuoli tra loro,
ribellandosi alla maest cesarea di Carlo V imperatore per l'immensa ingordigia
dell'oro.
Delle quali guerre tutti gl'istorici spagnuoli di questi tempi s'hanno
affaticato e affaticano continuamente di scrivere con un'estrema diligenza,
notando che ne' fatti d'arme di Salinas, Chupas, Quito, Guarina, Xaquixaguana
v'erano i tali e tali capitani, alfieri e adelantadi, co' nomi di tutti i
soldati spagnuoli, s da cavallo come da piedi, e in qual citt di Spagna
ciascun di lor nacquero, cosa vana e ridicolosa; delle cose naturali veramente
sopradette se ne passano brevemente, se non in quanto non possono far di meno
di non nominarle alle fiate. Che all'incontro in dette due parti d'istoria del
nostro signor Gonzalo vi sono scritte molte cose notabili, e fra l'altre che 'l
Messico  in 19 gradi di latitudine di sopra la linea dell'equinoziale, e cento
dall'isole Fortunate, dove Tolomeo incomincia le longitudini. Parimente, che
v' differenza d'ore otto del sole dalla citt di Messico a quella di Toledo in
Spagna, il che  stato osservato con gli ecclissi, cio che 'l sole nasce otto
ore avanti in Toledo che non fa nel Messico; e che 'l sole a' 18 di maggio
passa sopra il Messico per andare al tropico di Cancro, e ch'ei ritorna
indietro sopra detta citt a' 15 di luglio, e getta l'ombre in tutto quello
spazio di tempo verso mezzod, e non vi  caldo di qualit che alcuno sia
sforzato a lasciare le vesti; che 'l paese  molto sano e temperato, e nei
monti che circondano la laguna del Messico, in gran parte simile a quella di
questa nostra gloriosa citt di Venezia, vi sono molti luoghi ameni per andar a
piacere. E medesimamente come, all'incontro del mal francese, che gi fu
condotto a noi di dette Indie, i nostri vi portarono il male delle varuole, che
mai pi non era stato veduto n udito in quelle parti: e furono alcuni marinari
giovani dell'armata di Panfilo Narbaez, ai quali venne detto male, e lo
communicarono con gl'Indiani della Spagnuola, in guisa che, d'un millione e
seicentomila anime ch'erano sopra detta isola, non se ne ritrovano al presente
intorno a 500, tanto questa malattia di varuole, accompagnata d'infiniti
strazii e fatiche che gli fecero far gli Spagnuoli, ebbe poter di levar loro la
vita. E non solamente nella Spagnuola, ma  passata questa contagione talmente
alla Nuova Spagna e anco oltra il mar del Sur nel Per, che molte provincie
sono rimaste deserte e disabitate da Indiani per cagione di queste varuole, e
delle guerre civili che hanno fatte gli Spagnuoli fra loro.
Si leggeva anco in detta istoria del signor Gonzalo, la forma e modo come essi
con alcune imagini ieroglifice descrivono le loro istorie e notano le memorie
dei loro re del Messico, che sono certe figure d'animali, fiori e uomini fatti
in diversi atti e modi: s come s' veduto in quei libri che 'l detto signor
Gonzalo mand a donare a V.E. e a me, gli anni passati, pieni di varie figure e
bizzarrie. Oltra di questo si trattava come nella provincia del Per, per aver
memoria de' loro re e degli anni che hanno regnato, fanno in questo modo, che
hanno case grandi con alcune persone diputate, le quali tengono il conto delle
cose segnalate con alcune corde fatte di bombagio, che gl'Indiani chiamano
quippos, dinotando i numeri con groppi fatti in diversi modi, e cominciano
sopra una corda da uno fino a dieci, e d'indi in su, mettendovi la corda del
color della cosa che essi vogliono mostrare e significare. E, come  detto, in
ciascuna provincia vi sono questi tali, ch'hanno carico di metter sopra quelle
corde le cose generali, e chiamano quippos camaios. E se ne trovano case
publiche piene di dette corde, con le quai facilmente d ad intender, colui che
n'ha il carico, le cose passate, bench elle siano di molta et avanti di lui,
s come noi facciamo con le nostre lettere.
Ora, queste due parti d'istoria del detto signor Gonzalo non essendo venute
ancora in luce, ed essendo stato divulgato che egli l'avea portate indrieto
alla isola Spagnuola, forse per non volerle per ora publicare, accioch gli
studiosi di simili lezioni non stessero pi con l'animo sospeso, ma potessero
in qualche parte sodisfarsi leggendo le cose che si trovano scritte di questo
mondo nuovo, ho usato diligenza di far mettere insieme i sommarii e le
relazioni che furono scritte dai medesimi capitani nel principio del trovar di
quello. Il che s' fatto nel miglior modo ch' stato possibile, ancora che
abbiamo avute le copie incorettissime; percioch in ogni modo, per quel che
vien detto, le due parti della detta istoria che non abbiamo potuto avere sono
state tratte da simili relazioni.
Nell'ultima parte di questo volume sono state poste alcune relazioni di messer
Giovanni da Verazzano fiorentino e d'un capitan francese, con le due
navigazioni del capitan Iacques Carthier, il qual navig alla terra posta sotto
la Tramontana gradi 50, detta la Nuova Francia; delle quali fin ora non siamo
chiari s'ella sia congionta con la terra ferma della provincia della Florida e
della Nuova Spagna, overo s'ella sia divisa tutta in isole, e se per quella
parte si possa andare alla provincia del Cataio, come mi fu scritto gi molti
anni sono dal signor Sebastian Gabotto nostro viniziano, uomo di
grand'esperienza e raro nell'arte del navigare e nella scienza di cosmografia.
Il qual avea navicato disopra di questa terra della Nuova Francia a spese gi
del re Enrico VII d'Inghilterra, e mi diceva come, essendo egli andato
lungamente alla volta di ponente e quarta di maestro dietro queste isole, poste
lungo la detta terra fino a gradi 67 e mezo sotto il nostro polo, a' 12 di
giugno, e trovandosi il mare aperto e senza impedimento alcuno, pensava
fermamente per quella via di poter passar alla volta del Cataio orientale: e
l'avrebbe fatto se la malignit del padrone e de' marinari sollevati non
l'avessero fatto tornare adietro. Ma Iddio forse riserba ancora lo scoprir di
questo viaggio al Cataio per questa via, il qual per condur le spezie sarebbe
pi facile e pi breve di tutti gli altri fin ad ora trovati, a qualche gran
prencipe, come fa anco il discoprir l'altra parte della terra verso
l'Antartico: il che fin al presente non vi  alcuno che abbia voluto o tentato
di fare. E veramente questa sarebbe la maggiore e pi gloriosa impresa che
alcuno imaginar si potesse, per fare il suo nome molto pi eterno e immortale a
tutti i secoli futuri di quello che non faranno tanti travagli di guerra che di
continuo si veggono nell'Europa fra i miseri cristiani.
Nel fine adunque di questo nostro discorso non pur  convenevole, ma parmi anco
d'essere obligato a dire alquante parole accompagnate dalla verit per diffesa
del signor Cristoforo Colombo, il quale fu il primo inventore di discoprire e
far venire in luce questa met del mondo, stata tanti secoli come sepolta e in
tenebre, tal che a' tempi nostri s'adempia il detto del profeta della nostra
santissima fede: "In omnem terram exivit sonus eorum", avendolo il nostro
Signor Iddio eletto e datogli valore e grandezza d'animo per far cos grande
impresa. La qual essendo stata la pi maravigliosa e la pi grande che gi
infiniti secoli sia stata fatta, molti maestri, pilotti e marinari di Spagna,
parendo loro in questa cosa esser tocchi pur troppo adentro nell'onore, essendo
palese al mondo che ad un uomo forestiero e genovese era bastato l'animo di far
quello che essi non avevano mai saputo n tentato di fare, s'imaginarono, per
abbassar la gloria del signor Cristoforo, una favola piena di malignit e di
tristizia.
Dipoi gli istorici spagnuoli, che scrivono tutto questo successo, non potendo
far di meno di nominar l'auttore di cos stupendo e glorioso fatto, che ha
portati tanti tesori alla corona di Castiglia e a tutta la Spagna, tolsero ad
approvar la detta favola e dipingerla con mille colori, la qual  tale. Che un
padrone di caravella, navigando per il mare Oceano, fu assaltato da un vento di
levante tanto sforzevole e cos continuo che lo condusse nell'Indie
occidentali; e che, ritornato poi indietro, per la fame e per li travagli non
gli erano restati se non due o tre marinari, e quelli infermi, i quali, dapoi
che furono giunti, incontanente morirono; e che anche il padrone mal
condizionato alloggi in casa del Colombo, il quale era suo amico, e perch
egli sapeva far carte da navicare, gli volse mostrar la terra che esso avea
scoperta per la fortuna, e per qual vento aveva fatto questo pareggio. Alcuni
dicono che questo padrone era d'Andaluzia, e facendo il viaggio delle Canarie
nel suo ritorno arriv all'isola della Madera, dove allora si trovava Colombo.
Altri affermano che era biscaino, il qual andava in Inghilterra carico di tante
vettovaglie che li furono bastanti per l'andarvi e per il ritorno. Altri
vogliono ch'ei fosse certo Portoghese, che veniva dal castel della Mina; e chi
dice ch'egli arriv in Portogallo, chi all'isole d'Azori e chi alla Madera. E
di questo non sanno per alcun di loro affermar cosa alcuna certa, ma ben tutti
in ci si conformano, che 'l detto, arrivato in casa del Colombo, fra spazio di
pochi giorni vi mor, e in poter del Colombo rimasero le scritture e le
relazioni del detto viaggio, e che per questa informazione il signor Cristoforo
si pose in animo d'andare poi a trovar queste terre nuove.
Favola veramente e invenzione ridicolosa, composta e formata con tanta
malignit, in pregiudicio del nome di questo gran gentiluomo, quanto dire o
imaginar si possa. N mi pare che l'uomo per confutarla si debba troppo
affaticare, essendo assai chiaramente per se medesima conosciuta esser senza
alcun fondamento, e finta con molta confusione, non esprimendo alcuno di questi
n il luogo, n il tempo, n il nome dell'auttore, ma solamente volendo che si
porga fede alla loro semplice parola. Ed  da credere che quelli, i quali
volessero torre a provar con simil via che questo pilotto sia stato il primo a
trovar queste Indie, appresso ogni prudente e giusto giudice sarebbono
riprovati per manifesti calunniatori. Perch se il signor Cristoforo Colombo
avesse fatta questa impresa gi 200 anni, la lunghezza del tempo potrebbe forse
oscurar qualche parte della verit, e molte finzioni di simili favole
potrebbono essere da alcuno credute; ma egli la fece del 1492, nel conspetto e
negli occhi di tutto quel regno. E oggid ancor vivono nella Spagna e
nell'Italia di quelli che si trovarono alla corte quando esso fu spedito per
andar al detto viaggio; dove non apparve pur un minimo segno di sospizione, n
detto parola alcuna di questa caravella n d'altro marinaro: anzi tutto il
mondo sapeva ed era chiaro che, perch il detto era grandissimo marinaro e
molto ben pratico del quadrante e dell'altezze del sole e dell'elevazioni del
polo, e che aveva navigato gran parte della sua et per tutto il Mediterraneo e
per l'Oceano verso Inghilterra, e verso mezogiorno alle Canarie e anco in
Portogallo, sovra i liti del quale aveva osservato in certo tempo dell'anno una
continua cola di venti di ponente, che tutte queste cose l'inducevano a voler
far questo viaggio, avendo fisso nell'animo che, andando a dritto per ponente,
esso troverebbe le parti di levante ove sono l'Indie.
E che ci sia la verit, in tutta la corte a quel tempo non si parl mai
altramente: di che ne d chiara testimonianza nella sua istoria don Pietro
Martire, scrittor celebre in que' tempi che allora stava in Spagna a' servizii
di quelli serenissimi re di gloriosa memoria, i quali, veduto il felice
successo del viaggio, si trovarono tanto satisfatti del servizio suo che lo
divulgarono per tutto il mondo, esaltandolo e inalzandolo fin al cielo, e gli
fecero tutti quegli onori che si possono imaginar maggiori, confermandogli i
privilegi che gli aveano fatti delle decime di tutte l'entrate e diritti reali
che si cavassero di tutte le terre ch'egli scoprisse, creandolo perpetuo
almirante dell'Indie, e lui e tutti li suoi descendenti, e facendolo sedere nel
conspetto delle lor Maest, che a privata persona  onor grandissimo in quei
regni. E dandogli il titolo di don, volsero che egli aggiugnesse presso
all'armi di casa sua quattro altre, cio quelle del regno di Castiglia, di
Leon, e il mar Oceano con tutte l'isole, e quattro ancore per dimostrar
l'ufficio d'almirante, con un motto d'intorno che diceva: "Per Castiglia e per
Leon nuovo mondo trov Colon". Che se avessero avuto sospicion alcuna di questa
favola, la qual maliziosamente dopo il suo ritorno fu per invidia finta dalla
gente bassa e ignorante, affezionata a' detti pilotti, quei prencipi tanto savi
e prudenti non gli averebbono fatti cos gran privilegi, concessioni e onori.
Oltre di ci, si sa chiaramente che nel cuore e nell'animo di tutti i grandi e
signori di Spagna  fin al presente scolpita la memoria di questo gran fatto
del signor Cristoforo Colombo, e tutti ne parlano di continuo molto
onoratamente. E ho gi udito dire molte volte da molti gravissimi senatori, che
in diversi tempi sono stati ambasciatori di questa Repubblica in Spagna, che
ognuno di quella corte diceva ch'egli meriteria che gli fusse fatta una statua
di bronzo, accioch li posteri in tutti li regni di Spagna avessero sempre
dinanzi agli occhi l'auttore di tanti tesori e grandezze aggiunte a quei regni.
Questo  quanto per difesa dell'onor di cos grande uomo mi  parso che si
dovesse toccare. La nobilissima adunque e ricchissima citt di Genova si vanti
e glorii di cos eccellente uomo cittadin suo, e mettasi a paragone di
qualunque altra citt, percioch costui non fu poeta, come Omero, del qual
sette citt delle maggiori che avesse la Grecia contesero insieme, affermando
ciascuna che egli era suo cittadino; ma fu un uomo il quale ha fatto nascer al
mondo un altro mondo, effetto in vero incomparabilmente molto maggiore del
detto di sopra. Del quale non posso far che non mi stupisca, avendo trovato che
un poeta spagnuolo di Cordova, nominato Seneca, gi 1500 anni, mosso dal furor
poetico ne dipinse tutta questa impresa, percioch nella tragedia ch'egli
compose di Medea, nel fine d'un coro, scrisse questi versi latini:

Venient annis
secula seris, quibus Oceanus
vincula rerum laxet, et ingens
pateat tellus, typhisque novos
detegat orbes.
nec sit terris ultima Thyle.

Li quali tradotti suonano in questo modo:

Tempi verranno ancora
dopo lunga dimora,
che 'l gran padre Oceano ad altre genti
delle cose mondane il fren rallenti,
che 'l gran corpo terreno
tutto apparisca e si dimostri a pieno
che di Tifi solcando a parte a parte
de l'onde il vasto seno
nuovi luoghi discopra il senno e l'arte,
n sia Tile del mondo ultima parte.


Ora, perch l'Eccellenza Vostra pi volte per sue lettere m'ha esortato che
della parte di questo mondo di nuovo ritrovato, ad imitazione di Tolomeo, ne
volessi far fare quattro o cinque tavole di quanto se ne sapeva fin al
presente, ch'erano i liti posti nelle carte da navicare, fatte per li pilotti e
capitani spagnuoli, e appresso volutomi mandar quel tanto che lei n'avea gi
avuto dal predetto illustre signor Gonzalo Oviedo, istorico cesareo, s delle
marine della Nuova Spagna e isole del mar del Nort, come della parte che si
chiama la terra del Brasil e Per nel mar del Sur, non ho voluto mancar di non
obedir a' suoi comandamenti, e ho fatto che messer Giacomo de' Gastaldi
piamontese, cosmografo eccellente, n'ha ridotto in picciol compasso uno
universale, e poi quello in quattro tavole diviso, con quella cura e diligenza
ch'egli ha potuto maggiore, accioch gli studiosi lettori vegghino di quanto
per mezzo di V.E. se n'ha avuto notizia. Conciosiacosach, sapendosi in Spagna
e in Francia il piacer grande che ella ha di questa nuova parte del mondo, e
come ella medesima di sua mano spesse volte ne suol far disegni, tutti gli
uomini letterati ogni giorno la fanno partecipe di qualche discoprimento che 
loro portato da capitano o pilotto che venga di quelle parti; e fra gli altri
il sopradetto signor Gonzalo dall'isola Spagnuola, il quale ogn'anno una volta
o due la visita con qualche carta fatta di nuovo. Il simile fanno alcuni
eccellenti uomini francesi, che da Parigi gli hanno mandato le relazioni della
Nuova Francia, con quattro disegni insieme, che saranno posti in questo volume
a' suoi luoghi.
E questo  quanto, facendo fine, s'appartiene a queste tavole nuovamente fatte
di geografia e relazioni, a contemplazione di Vostra Eccellenza e degli
studiosi mandate in luce.



Sommario dell'istoria dell'Indie occidentali cavato dalli libri scritti dal
signor don Pietro Martire milanese, del Consiglio delle Indie, prima del re
catolico e poi della maest dell'imperatore.


Come Cristoforo Colombo genovese, avendo proposta alla Signoria di Genova e poi
al re di Portogallo di trovar il mondo nuovo, e non essendoli creduto, lo
propose al re catolico, quale gli arm una nave e due caravelle e lo lasci
andare al detto viaggio.

In Genova, antica e nobil citt d'Italia, nacque Cristoforo Colombo di famiglia
popolare, e s come  il costume de' Genovesi, si dette a navicare. Nel quale
esercizio, essendo di grande ingegno e avendo bene imparato a conoscere li moti
de' cieli e il modo d'adoperare il quadrante e l'astrolabio, in pochi anni
divenne il pi pratico e sicuro capitano di navi che fusse al suo tempo.
Navigando adunque come era suo costume, in molti viaggi fatti fuor dello
stretto di Gibilterra inverso Portogallo e quelle marine, aveva molte volte
osservato con diligenzia che in certi tempi dell'anno soffiavano da ponente
alcuni venti, li quali duravano equalmente molti giorni: e conoscendo che non
potevan venire d'altro luogo che dalla terra, che gli generava oltre al mare,
ferm tanto il pensiero sopra questa cosa che deliber volerla trovare. Ed
essendo d'et d'anni XL, uomo di alta statura, di color rosso, di buona
complessione e gagliardo, propose prima alla Signoria di Genova che, volendo
quella armargli navili, si obligheria andar fuor dello stretto di Gibilterra e
navicar tanto per ponente che, circondando il mondo, arriveria alla terra dove
nascono le spezierie.
Questo viaggio parve a chiunque l'ud molto strano, come a quelli che mai
avevano a tal cosa pensato o con l'intelletto fattone alcun discorso, e
riputavansi saper tutto quel che fusse possibile dell'arte del navicare, e per
questo tennero questo suo ragionamento per una favola e un sogno: ancor che
avessero sentito dir che da qualche uno degli scrittori antichi  stata fatta
menzione d'una grande isola molte miglia fuora di questo stretto alla volta di
ponente. Vedendo Colombo che non era dato fede alle sue parole, gli parve di
tentare il re di Portogallo. N anche appresso questo prencipe gli fu prestato
orecchi, essendo li capitani di navi di quel regno molto superbi, n giudicavan
che alcuno meglio di loro potesse o sapesse parlare dell'arte del navicare. E
questo solamente perch sempre a vista di terra, n mai da quella
allontanandosi e andando ogni sera in porto, avevano scorso tutta quella costa
dell'Africa la quale in su l'oceano guarda verso mezzod. Il qual viaggio de'
Portoghesi mai bast l'animo agli antichi fare, perch tenevan per certo che
fusse arso dal sole qualunque passava sotto l'equinoziale, e reputaron favola
quando fu riferito loro che s'era trovato chi da Gades era andato circondando
l'Africa insino al mar Rosso.
Rimaso adunque in questo modo ingannato, e avendo sentito parlar della
grandezza d'animo del re catolico e della regina Isabella, si dirizz alla
corte loro, con fermo proposito di non partirsi da quelli fin che non gli
armassino navili per andare a discoprir detta terra per ponente. E avendo molte
volte a lor Maest e a molti grandi d'Ispagna detto le ragioni che lo movevano
a tener certo che questo fusse la verit, pareva che ancora in questa corte
delle sue parole fusse tenuto poco conto, perch lo reputavano uomo leggiero, e
giudicavano che la cosa non manco si potesse fare che volare. Pure Iddio, il
quale aveva determinato per mezzo di costui scoprir quello che tanto tempo
aveva tenuto ascoso a tutti gli savi del mondo, dapoi che fu dimorato in quella
corte alcuni anni, pose questa impresa in cuore alla regina Isabella, qual fu
una delle rare donne e di tanto cuore quanto alcuna altra che giamai nascesse.
E cos essendo un giorno sollecitata dal detto Cristoforo, persuase al re
catolico che non restasse per modo alcuno di far tale esperienzia. E fu tale la
persuasione, che gli armorono una nave e due caravelle, con le quali al
principio di agosto 1492 con 120 uomini si part da Gades, e la prima scala
fece all'isole Fortunate, le quali dagli Spagnuoli si chiamano le Canarie,
gradi 28 in circa sopra l'equinoziale. Questa navigazion fu di mille miglia,
perch, secondo il conto de' marinari, queste isole sono lontane da Gades 250
leghe a quattro miglia per lega. Queste isole dagli antichi furon chiamate
Fortunate perch sono di aere temperatissimo e non senton mai per tutto l'anno
n caldo eccessivo n freddo; ancora che alcuni pensino che l'isole Fortunate
siano quelle che sono non molto lontane dal Capo Verde dell'Africa, tenute oggi
da' Portoghesi, gradi 17 sopra l'equinoziale, chiamate l'isole di Capo Verde.


Delle isole Fortunate, dette ora Canarie, e di quelle che furono trovate a'
tempi nostri. E come, navigato che ebbe Colombo trenta giorni per ponente,
scoperse terra. E del sito e abitatori e animali di quella.

Ma come quelle che posseggon gli Spagnuoli, alli quali arriv Colombo, la prima
volta fusser trovate, non voglio lasciar di dire. Queste isole, ancor che
appresso gli antichi fusser conosciute, pur la memoria dove quelle fussero era
smarrita. E nel 1405 uno di nazion franzese, chiamato Giovanni Bentachor, avuta
licenzia da una regina di Castiglia di scoprir terre nuove, trov quelle due
che si chiamano Lancilotto e Forteventura: le quali, morto Bentachor, dalli
suoi eredi furon vendute agli Spagnuoli. La Gomera e l'isola del Ferro furono
trovate da Ferrando Darias; le altre tre, cio la Gran Canaria, Palma e
Tenerife, alli tempi nostri sono state trovate da Pietro di Vera e Alfonso di
Lucho.
Ma torniamo a Colombo, il quale, partito da queste isole al diritto di ponente,
ancor che tenesse un poco a man sinistra verso gherbino, navig trentatre
giorni non vedendo altro che cielo e acqua, e ogni giorno con l'astrolabio
osservava la declinazion del sole, e la notte l'altezza delle stelle fisse, non
allontanandosi dal tropico del Cancro, e la Tramontana se gli levava gradi 20
in circa, e a questo modo comandava il cammino. Buttava ancor due volte il
giorno lo scandaglio in mare, e notava li segnali della terra dove passava e
l'altezza del mare. Ma gli Spagnuoli che erano sopra li navili, passati li
primi dieci giorni, comincioron fra loro a mormorare secretamente, dipoi alla
scoperta a lamentarsi di Colombo, e vennero a quello, che eran deliberati
buttarlo in mare, dicendo che erano stati ingannati da un Genovese, e che lui
gli aveva condotti in luogo donde mai pi potriano tornare. Pure andavano
scorrendo, essendo nel miglior modo che era possibile da Colombo trattenuti; ma
poi che furon passati venti giorni, entroron in gran furore gridando non voler
andar pi avanti. Ma Colombo, or con umane parole, or dando loro speranza, e
alcune volte arditamente dicendo loro che se gli facevano alcuna violenzia
sarebbon tenuti ribelli delli re catolici, gli andava menando di giorno in
giorno, tanto che tre giorni avanti che scoprissero terra, dormendo Colombo,
gli apparve una mirabil visione, tale che destatosi pieno di allegrezza,
chiamati a s li compagni disse loro che in breve tempo vedrebbon terra. E una
mattina, al far del giorno, buttato lo scandaglio in mare e veduta certa sorte
di terreno del fondo di quello, conobbe non esser molto lontan da quella, e
tanto pi di questo faceva congiettura perch la notte avanti era soffiato una
insolita inequalit di vento, il quale non era causato da altro che dal vento
contrario che veniva dalla terra.
Mosso da questi segni, Colombo comand che uno delli compagni montasse in su la
gabbia della nave; il che fatto, non pass molte ore che cominci di lontano a
discoprir certi monti, li quali veduti, subito cominci con grande allegrezza a
gridar: "Terra, terra". Gli altri compagni e quelli delle caravelle, udita
questa voce, gridorono ancor loro: "Terra, terra", discaricando tutti li pezzi
che avevan di artigliarie. Cristoforo Colombo, vedendo li suoi disegni con
l'aiuto di Dio avere avuto s felice principio, si riempi di tanta allegrezza
che era cosa mirabile a vederlo. E avendo buon vento, a mezzogiorno arrivorno
appresso terra, qual viddero verdissima e piena di grandissimi arbori: dove
arrivati, comand che fussero buttati gli schifi della nave e caravelle, e che
dodici uomini con lui smontassero. Il quale, primo, con una bandiera nella
quale era figurato il nostro Signore Ies Cristo in croce, salt in terra e
quella piant, e poi tutti gli altri smontorono e inginocchiati baciorono la
terra tre volte piangendo di allegrezza.
Dipoi Colombo, alzate le mani al cielo, lagrimando disse: "Signor Dio eterno,
Signore omnipotente, tu creasti il cielo e la terra e il mare con la tua santa
parola; sia benedetto e glorificato il nome tuo, sia ringraziata la tua maest,
la quale si  degnata per mezzo d'uno umil suo servo far che 'l suo santo nome
sia conosciuto e divulgato in questa altra parte del mondo". Questa terra,
secondo il conto che faceva Colombo,  lontana dalle Canarie 950 leghe. Nella
quale dimorati alquanto, conobbero che era una isola disabitata, e per questo
deliberorono andar pi avanti. Ma, per lasciare un segno d'aver preso la
possessione in nome di nostro Signore Ies Cristo, fece tagliare arbori e di
quelli fare una gran croce, e collocata in luogo della bandiera, rimontorno in
nave. E seguendo il loro viaggio al medesimo modo, dopo alcuni giorni
scopersero sei isole, delle quali due erano molto grandi: di queste la maggiore
nominarono Spagnuola e l'altra Giovanna, ma di questa non eran certi se la
erano isola o terra ferma. E cos, andando drieto alli litti di queste,
sentirono tra boschi folti cantar li rosignuoli del mese di novembre.
In questo luogo trovarono gran fiumi di acque chiarissime e porti naturali
capaci di gran navili. Ma a questo non stava contento Colombo, anzi pensava
tanto andare avanti che trovasse il fine di questa terra, e arrivasse alli liti
orientali e terre dove nascon le spezierie. E per questo andorono scorrendo per
li litti di Giovanna, per il vento di maestro, pi di ottocento miglia, e
giudicarono che quel fusse continente, come dapoi si  trovato esser la verit,
non trovando segno alcuno di fine di quelli litti. Per questo, e per essere
stretti dal tempo e fortune che avevano da tramontana, deliberarono di tornar
indietro, e cos ritornati verso levante di nuovo arrivorno all'isola
Spagnuola. La natura della quale e gli abitatori desiderando di voler
conoscere, si accostarono dalla banda di tramontana, dove la nave maggior dette
sopra uno scoglio piano, che era coperto dall'acqua, e si ruppe; le altre due
caravelle aiutarono gli uomini e le robe, e smontati in terra viddero una
moltitudine di uomini tutti nudi, li quali, subito che viddero li cristiani, si
miseno a fuggire con grande impeto in boschi grandissimi. Gli Spagnuoli,
seguitandogli, presero una femina e la menarono alle navi, dove la vestirono
bene e gli dettero da mangiare e da bere vino, e la lasciorono andare. Subito
che fu giunta a' suoi, che sapeva ove stavano, mostrando il nostro vestire a
loro maraviglioso e la liberalit delli nostri, tutti a regatta corsero alla
marina, pensando questa esser gente mandata dal cielo, e si gittavano in acqua
e portavano seco l'oro che avevano e barattavanlo a piatti di terra e tazze di
vetro. Chi donava loro una stringa o sonaglio, overo un pezzo di specchio o
altra simil cosa, davano in cambio oro.
Avendo gi fatto commerzio famigliare, cercando li nostri li loro costumi,
trovarono per segni e atti che avevano re tra loro; e dismontando in terra,
furono ricevuti onoratissimamente dal re, il qual chiamavano Guaccanarillo, e
dagli uomini dell'isola bene accarezzati. Venendo la sera e dato il segno
dell'Ave Maria, inginocchiandosi li nostri, similmente facevano loro, e vedendo
che li nostri adoravano la croce, e loro similmente l'adoravano. Vedendo ancora
la sopradetta nave rotta, andavano con loro barche, che chiamavano canoe, a
portar in terra li uomini e le robe, con tanta carit con quanta avrebber fatto
se fussero stati de' lor proprii. Le loro barche sono di uno solo legno, lunghe
e strette, cavate con pietre acutissime, delle quali alcune erano capaci di
ottanta uomini. Appresso costoro non  notizia alcuna di ferro, per la qual
cosa li nostri molto si maravigliorono come fabricassero le loro case, le quali
maravigliosamente erano lavorate, e l'altre cose che a loro fanno di bisogno;
ma si comprese che tutto facevano con alcune pietre di fiumi durissime e
acutissime. Intesero che non molto lontano da quella isola erano alcune isole
di crudelissimi uomini che si pascono di carne umana, e questa fu la causa che,
al principio che viddero li nostri, si misono in fuga, credendo fussino di
quelli, quali chiamano canibali. Li nostri aveano lasciato quelle isole quasi a
mezzo il cammin dalla banda di mezzod. Lamentavansi e mostravano con cenni li
poveri uomini, che non altramente erano molestati e perseguitati da questi
canibali che dalli cacciatori sono perseguitate le fiere salvatiche; e che li
putti che loro pigliano, castrano, come facciamo noi li porci o capponi,
accioch diventino pi grassi per mangiarseli, e gli uomini maturi cos come
gli prendono gli ammazzano, e mangiano freschi gl'intestini e le estreme membra
del corpo, il resto insalano e dapoi gli serbano alli suoi tempi, come facciamo
noi li prosciutti. Non ammazzano le donne, ma le salvano a far figliuoli, non
altrimenti che facciamo noi le galline per ova. Le vecchie usano per schiave.
In queste isole e nelle altre, cos gli uomini come le femine, subito che
presentono questi canibali approssimarsi a loro, non trovano per loro altra
salute che fuggire, ancora che usino saette acutissime per difendersi;
nondimeno, a reprimere il furore e la rabbia di quelli, trovano che poco gli
giovano, e confessano che dieci canibali mettono in fuga cento di loro. Non
poterono li nostri ben intendere che adorasse questa gente altro che il cielo,
sole e luna. Delli costumi d'altre isole, la brevit del tempo e mancamento
d'interpreti fu causa che non potettero saper altro. Gli uomini di quella isola
usano in luogo di pane certe radici di grandezza e forma di navoni e carote,
alquanto dolci, simili alle castagne fresche, le quali chiamano agies. Si trova
ancora un'altra radice, che chiamano iuca, della qual fanno pane in questo
modo, che la tagliano sottilmente e poi la pestano, la qual ha sugo assai, e ne
fanno a modo di focaccie. Ma  cosa maravigliosa questa radice, che chi beve il
suo succo subito muore, ma il pane che fanno della massa pesta, buttato via il
succo,  sano e saporito. vvi ancora un'altra sorte di grano, che chiamano
maiz, del qual fanno pane, ed  simile al cece bianco over piselli, e fa una
panocchia lunga una spanna, acuta, grossa come  il braccio, dove sono messi li
grani ad ordine. L'oro appresso di essi  in alquanta estimazione; ne portano
alcuni pezzi appiccati all'orecchie e al naso.
Avendo conosciuti li nostri che da un luogo all'altro non fanno traffico
alcuno, n si partono mai di suo paese, cominciorono a dimandare per segni dove
trovavano quello oro ch'essi tenevano all'orecchie e al naso. Intesero che 'l
trovavano nella rena di certi fiumi che corrono d'altissimi monti, n con gran
fatica lo raccoglievano in grani e lo riducevano dapoi in lame. Ma non si
trovava in quella parte dell'isola dove allora erano, come dapoi circundando
l'isola cognoscettero per esperienzia, perch, partiti di l, s'abbatterono a
caso a un fiume di smisurata grandezza, dove essendo smontati in terra per far
acqua e pescare, trovorono la rena mescolata con molti grani d'oro. Dicono non
aver visto in questa isola alcuno animale di quattro piedi, salvo di tre sorte
conigli, e serpenti di grandezza e numero admirabile, quali la isola nutrisce,
ma non nuocono ad alcuno. Viddono ancora oche salvatiche, tortore e anitre
maggiori delle nostre, bianchissime col capo rosso. Viddero pappagalli, delli
quali alcuni erano verdi, alcuni gialli tutto il corpo, altri simili a quelli
di Levante con una gorgiera rossa, delli quali ne portarono quaranta, ma di
diversi e variissimi colori, e massime nelle ale, la quale variet di colori
arrecava alla vista grandissimo piacere. Questa terra produce di sua natura
copia di mastice, legno di aloe, cottoni e altre simili cose, certi grani in
una scorza rossa pi acuti del pepe che noi abbiamo.


Come Colombo ritorn in Spagna, e del grande accetto fattoli per li re
catolici, e come, preparatoli dicessette navili, ritorn al viaggio. Poi che fu
partito dalle Canarie, tra l'altre terre scoperse una grande isola abitata
dalli canibali, i quali mangiano gli uomini, nella qual si truovano otto
grandissimi fiumi e gran copia di pappagalli.

Colombo, contento d'aver trovato questa nuova terra, qual  parte d'un nuovo
mondo, essendo oramai la primavera, deliber tornarsene e lasci appresso al re
sopradetto trentotto uomini (e fece far loro un castel di legno meglio che
potette), li quali avessero ad investigare la natura de' luoghi e stagion de'
tempi, insino che lui tornasse. Col quale fece lega e confederazione, per
quelli cenni e modi che gli fu possibile, a salute e difensione di quelli che
restavano. Il re, veduta la partita di Colombo e il restar delli compagni,
parve che mosso a compassione lacrimasse, donde abbracciandogli monstrava loro
grandissimo amore; e Colombo in questo fece vela per Spagna, e men seco dieci
uomini di quella isola. Dalli quali si comprese che la loro lingua facilmente
s'impararebbe e con nostre lettere si scriverebbe. Chiamavano il cielo turei,
la casa boia, l'oro cauni, uomo da ben tayno, niente mayani; gli altri loro
vocaboli non proferiscono manco chiari che noi li nostri vulgari. E questo fu
il successo della prima navigazione.
All'arrivar di Colombo in Spagna fu ricevuto dal re e dalla regina con gran
festa, e li fecero grande onore, facendolo sedere publicamente avanti loro, il
che appresso li re di Spagna  fra li primi onori, n usano farlo se non a
quelli da' quali ricevono qualche gran servizio. E volsero che fusse chiamato
admirante del mare Oceano, e a un suo fratello chiamato Bartolomeo dettero il
governo dell'isola Spagnuola. Ma, per tornare alla nostra narrazione, dico che
l'admirante Colombo, narrato tutto il successo alli re, affermava che sperava
trar grandissima utilit di queste isole e per mezzo di queste trovare molti
altri ricchissimi paesi. Onde sue Maest fecero preparare dicessette navili,
cio tre navi con gabbie grandi e quattordeci caravelle senza gabbie, con pi
di mille e dugento uomini fra a pi e a cavallo, con sue armadure. Oltra li
quali erano ancora fabri, artefici di tutte le arti mecaniche salariati, alli
quali comand che portassero ciascuno tutti gl'istrumenti dell'arte sua, e ogni
altra cosa che fusse a proposito per edificare una nuova citt in paesi
stranieri. Ma Colombo prepar cavalli, porci, vacche e molti altri animali con
li suoi maschi, legumi, formento, orzo e altri simili semi, non solo per vivere
ma ancora per il seminare, vite e molte altre piante d'arbori che non erano in
quelli paesi: perch non trovarono in tutta quella isola altro arbore di nostra
cognizione che pini e palme altissime di maravigliosa durezza, dirittura e
altezza, per la grassezza e bont della terra, e altri assai che fanno frutti
che ci sono ignoti, perch quella terra  la pi abbondante che altra che sia
sotto il sole.
Molti fidati e servidori del re si miseno di propria volont a questa
navigazione per desiderio di nuove cose e per l'auttorit dell'admirante. Alli
venticinque di settembre del MCCCCXCIII con prospero vento fecero vela da
Gades, e il primo d'ottobre arrivorono a una delle Canarie chiamata l'isola del
Ferro: nella quale dicono non essere altra acqua da bere che di rugiada, la
quale casca da uno arbore in una lacuna fatta a mano sopra un monte della detta
isola. Alli tredici d'ottobre fecero vela, n si ebbe nuova di loro fino al
marzo, che, essendo il re e la regina a Medina del Campo, a' ventitre di marzo
per un corriero ebbero nuova esser giunte a Gades dodici di questi navili,
l'anno MCCCCXCIIII. Dall'arrivar delli quali s'intese quanto qui sotto 
scritto.
Alli tredici giorni d'ottobre partito l'admirante Colombo dalle Canarie con
dicessette navi, navig vintun giorno prima che scoprisse terra alcuna; ma and
pi a man sinistra verso ostro garbino che l'altro primo viaggio, onde
incorsero nell'isole de' canibali, o vero caribbi, detti di sopra. Nella prima
viddero una selva tanto spessa d'arbori che non si poteva discernere se sotto
fusse o sasso o terra, e perch era domenica il giorno che la viddero, la
chiamarono Domenica: e accorgendosi che era disabitata, non si fermorono in
essa, ma andorono avanti. In questi vintun giorno, secondo il giudicio loro
feceno ottocento e venti leghe, tanto gli era stato favorevole il vento da
tramontana. Dapoi partiti di questa isola, per poco spazio arrivorono a
un'altra piena e abbondante di molti arbori, che rendevano odori suavissimi e
admirabili. Alcuni che discesero in terra non viddero uomo alcuno, n animale
di altra sorte che lacerti, come cocodrili d'inaudita grandezza. Questa isola
chiamorono Marigalante, da un capo della quale avendo lontano in su un'altra
isola veduto un monte, si partirono alla volta di quello, donde scopersono un
fiume grandissimo, al quale andando, trovorono quella isola esser in quel luogo
abitata, e fu la prima terra abitata che viddero dapoi il suo partire dalle
Canarie.
Era questa isola delli canibali, come dapoi connobbero per esperienzia, e per
gl'interpreti dell'isola Spagnuola che avevano seco. Cercando l'isola,
trovorono molte ville e borghi di venti e trenta case l'uno, le quali erano
tutte edificate per ordine attorno a una piazza tonda; le case, come dicono,
tutte erano di legno fabricate in tondo in questo modo. Prima ficcano in terra
tanti arbori altissimi, che fanno la circunferenzia della casa; dapoi mettono
d'attorno alcuni travi corti, accostati a questi lunghi per puntello, accioch
non caschino, e il coperto fanno in forma di padiglione da campo, in modo che
tutte queste hanno il tetto acuto. Dapoi cuoprono questi legni di foglie di
palme e di certe altre simile foglie, che sono sicurissime per l'acqua; ma
dentro, fra trave e trave tirate corde di cottone o di alcune radici che
simigliano sparto, vi pongon su tele fatte di cottone. Hanno alcune sue
lettiere che stanno in aere sopra le quali mettono bambagia e fieno per letto.
Hanno le dette case ancora portichi, dove si riducono a giocare.
In un certo luogo avendo viste due statue di legno che soprastavano a due
serpi, pensarono che fussero suoi idoli, ma intesero dipoi che erano in quel
luogo poste solo per ornamento; perch loro solamente adorano il cielo, ancora
che finghino alcune imagini di cottone, le quali dicono essere a similitudine
di demoni che veggono la notte. Accostandosi li nostri a questo luogo, gli
uomini e le donne si miseno a fuggire e abbandonavano le sue case. Trenta
femine e garzoni che erano prigioni, li quali questi canibali avevano presi
d'alcune isole per mangiarseli e le femine per servirsene per schiave,
fuggirono alli nostri, li quali, entrati nelle sue case, trovorono che avevano
vasi di terra a nostra usanza e d'ogni sorte, e nelle cucine carni d'uomini
lessate, insieme con pappagalli e oche e anitre, e altre in spiedi per
arrostire. Per casa trovorono ossi di bracci e coscie umane, che salvavano per
fare punte a sue freccie, perch non hanno ferro; e trovorono ancora il capo
d'un garzone morto poco avanti, che era appiccato ad un trave, e gocciava
ancora il sangue.
Ha questa isola otto grandissimi fiumi, tra li quali n' uno grande quanto il
Tesino, con le ripe amenissime da ogni banda. Questa isola chiamorono
Guadaluppa per esser simile al monte di Santa Maria di Guadaluppo di Spagna.
Gli abitanti per proprio nome la chiamano Caruqueria, ed  la principale
dell'isole de' Caribbi. Portorono da questa isola pappagalli maggiori che
fagiani, molto differenti di colore dagli altri: hanno tutto il corpo e le
spalle rosse, le ali di diversi colori. Non manco hanno copia di pappagalli che
noi di passere. Ancora che li boschi siano pieni di pappagalli, nondimeno gli
nutriscono e poi gli mangiano. L'admirante Colombo fece donar molti presenti
alle donne che erano rifuggite a loro e ordin che con quelli andassero a
trovar li canibali, imperoch'esse sapevano dove stavano. E andate dette donne,
dimorate con loro una notte, il giorno seguente menoron seco molti di quelli, i
quali venivano per ingordigia delli doni. Ma subito che viddero li nostri, per
paura che avessino o per conscienzia di loro sceleraggine, guardandosi l'un
l'altro, con grande impeto si misero a fuggire alle valli e boschi vicini.


Come navigando, lasciate a man destra e sinistra molte isole, scoperse una
grande isola Matityna, abitata solamente da femine, e come quelle si reggano. E
poi ch'ebbe combattuto con una canoa di quegli uomini e donne, e quella messa
in fondo, entr in un mare pien d'isole innumerabili. E dell'isola chiamata San
Giovanni, e suoi abitatori, e del re di quella.

Li nostri che erano scorsi per l'isola ridotti alle navi, rotte quante barche
trovorono de' detti, si partirono da Guadaluppa alli dodici di novembre per
andar a trovar li suoi compagni, li quali restorono nell'isola Spagnuola nel
primo viaggio. E navigando lasciavano a man destra e sinistra molte isole.
Scopersero in questo viaggio da tramontana una grande isola, la quale, e quelli
Indiani che l'admirante aveva menati seco dall'isola Spagnuola, e quelli che
erano recuperati dalle mani delli canibali, disseno che si chiamava Matityna,
affermando che in essa non abitavano se non femine, le quali a certo tempo
dell'anno si congiungevano con li canibali, e se partorivano maschi li
nutrivano e poi gli mandavano alli loro padri, e le femine le tenevan seco.
Dicevano ancora che queste femine hanno certe cave grandi sotto terra, nelle
quali fuggivano se ad altro tempo dell'anno che l'ordinato alcuno andava ad
esse, e se alcuno per forza o per insidie cercasse d'entrare a loro, che le si
difendono con freccie, le quali traggono benissimo. Per allora non poterono li
nostri accostarsi a quella isola, essendo impediti dal vento da tramontana.
Navigando dalla vista di questa isola lontani circa quaranta miglia, passorno
per un'altra isola, la quale i predetti dell'isola Spagnuola dicevano esser
popolatissima e abbondante di tutte le cose necessarie al vitto umano: e perch
quella era piena di alti monti, gli posono nome Monferrato. Li prefati
dell'isola Spagnuola e li recuperati da' canibali dicevano che alcune volte
essi canibali andavano mille miglia per prender uomini per mangiarli. Il
seguente giorno scoprirono un'altra isola, la quale per esser tonda l'admirante
chiam Santa Maria Ritonda. Un'altra il giorno seguente chiam San Martino. Ma
in niuna di queste si fermorono. Il terzo giorno ne trovorono un'altra, la
quale fecero giudicio esser lunga per costa da levante a ponente centocinquanta
miglia. Gl'interpreti del paese affermano queste isole essere tutte di
maravigliosa bellezza e fertilit. E questa ultima chiamarono Santa Maria
Antica. Dapoi la quale trov altre assaissime isole, ma di l a quaranta miglia
una maggior di tutte l'altre, la quale dagli abitanti  chiamata Ay Ay, e li
nostri la chiamarono Santa Croce.
Qui smontorno per far acqua, e l'admirante mand in terra trenta uomini della
sua nave che ricercassero l'isola, li quali trovarono quattro canibali con
quattro femine, le quali, visti li nostri, con man giunte pareva domandassero
soccorso; le quali liberate per li nostri da' canibali, essi fuggirono alli
boschi, come nell'isola Guadaluppa avevan fatto. E dimorando quivi l'admirante
duo giorni, fece stare trenta delli suoi uomini in terra continuamente in
agguato, nel qual tempo li nostri viddero venire una canoa, cio una barca, con
otto uomini e altretante donne: e fatto segno li nostri gli assaltorono, e loro
con freccie si difendevano, per modo che, avanti che li nostri si coprissero
con le targhe, un d'essi che era biscaino con una ferita fu morto da una delle
femine, la quale similmente ne fer un altro gravissimamente. Dalle quali due
freccie li nostri s'accorsero che quelle e l'altre erano attossicate, perch
avevano in molti luoghi intaccata la punta e con certo liquore venenata. Fra
questi era una femina alla quale pareva che tutti gli altri obbedissero come a
regina, e con essa era un giovane suo figliuolo robusto, d'aspetto crudele e
guardatura di leone. Li nostri, dubitando di non esser peggio trattati da
lontano con freccie che combattendo da presso, giudicorono esser meglio da
presso venir alle mani, e cos, dato delli remi in acqua, con un batello di
nave investiron la canoa e la misono in fondo. Loro veramente, cos uomini come
femine, notando non restavan di trarre freccie, n con manco impeto, alli
nostri, che se fussero stati in barca, e montati sopra un sasso coperto
d'acqua, combattendo valentemente furono presi, essendone stato morto uno e il
figliuolo della regina ferito di due ferite. Li quali, condotti davanti a
l'admirante, mostravano quanto fussino per natura atroci e crudeli: non era
uomo che gli vedesse che non avesse paura, tanto atroce e diabolico era il loro
aspetto.
Procedendo in questo modo l'admirante, ora per ostro, ora per gherbino, ora per
ponente, entr in un gran mare pieno d'innumerabili e varie isole. Alcune
parevano boscose e amene, e altre secche e sterili, sassose, montose; altre
mostravano fra sassi nudi colori rossi, altre di viole, altre bianchissimi,
onde molti stimavano che fusser vene di metalli e pietre preziose. Non sorsero
per queste perch il tempo non era buono, e per paura della moltitudine e
densit di tante isole, dubitando che le navi maggiori non investissero in
qualche scoglio. Per questo riservorono a un altro tempo il ricercare le dette
isole. Pure alcuni con legnetti piccioli, alli quali non bisognava troppo
fondo, passorono per mezzo d'esse, e ne numerorono quarantasei, e questo mare
chiamorono Arcipelago per tanto numero d'isole.
Passando avanti per questo mare, in mezzo del camino trovorono l'isola
Burichena, da' nostri chiamata San Giovanni, nella quale quelli che furono
liberati dalle mani de' canibali dicevano esser nati, e che era popolatissima,
cultivata e piena di porti e boschi, e che gli abitatori d'essa erano stati
sempre inimici delli canibali; e non hanno navili da poter andar a trovar li
detti canibali, ma se per caso li canibali vanno alla sua isola per depredarli,
e li possono metter le mani addosso, in presenza l'uno dell'altro tagliati in
pezzi gli arrostiscono e gli divorano per vendetta. Tutte queste cose
intendevano per gl'interpreti menati dall'isola Spagnuola.
Li nostri per non tardare troppo la lasciorono: pure dall'ultimo capo inverso
ponente per far acqua smontorono in terra, dove trovorono una gran casa e bella
a suo costume, con altre dodici picciole intorno a questa edificate, ma
disabitate. Per qual causa non intesero, se 'l fusse o perch per la stagion
del tempo abitassero al monte per il caldo, o pur per paura delli canibali.
Tutta questa isola ha un solo re, quale chiamano cacique, ed  ubbedito con
grandissima reverenza da tutti. La costa di quest'isola verso mezzod s'estende
circa a dugento miglia. La notte due femine e un giovane liberati dalle mani
delli canibali si gittorono in mare, e notorono all'isola ch'era la loro
patria.


Della regione chiamata Xamana. Del re Guaccanarillo, e come da lui furono
sviate sette femine cavate dalle mani de' canibali. Del porto reale. E come da
una banda furono scoperti quattro gran fiumi e da un'altra tre, nell'arena de'
quali si cava oro. E del signor cacique Caunoboa.

L'admirante finalmente giunse con la sua armata all'isola Spagnuola, distante
dalla prima isola delli canibali cinquecento leghe, ma molto malcontento,
perch trov morti tutti li compagni li quali vi aveva lasciati. In questa
isola  una regione che si chiama Xamana, dalla quale l'admirante volendo
tornar in Spagna la prima volta si part, e men seco dieci uomini di quelli
dell'isola, delli quali tre solamente ne erano vivi in questa sua seconda
tornata: gli altri tutti eran morti per la mutazione dell'aere e delli cibi.
Delli quali per ordine dell'admirante uno, subito che arrivorono a Santo Eremo
(che cos chiamorono quella costa di Xamana) smont in terra, per intendere
quello che degli altri era seguito. Gli altri duoi di notte furtivamente si
gittorono in mare, e notando scamporono. Della qual cosa per non si cur,
credendo trovar vivi li trentotto che aveva lasciati, e cos non gli dover
mancare gl'interpreti. Ma andando un poco avanti incontr una canoa di molti
remi, nella quale era un fratello del re Guaccanarillo, col quale quando
l'admirante si part aveva fatta molto ferma confederazione e raccomandato li
suoi. Costui, accompagnato da un solo, venne all'admirante e per nome di suo
fratello gli port in dono due imagini d'oro. E come dapoi s'intese in suo
linguaggio, incominci a narrar la morte delli nostri; ma per mancamento
d'interprete al tutto non fu inteso.
Giunto l'admirante al castel di legno e alle case qual li nostri avevano fatte,
trov che tutte erano destrutte e arse, della qual cosa tutti ricevetteno gran
passione. Pur, per veder se alcun di quelli eran restati vivi, fece discaricare
molte artiglierie, accioch se alcun fusse ascoso venisse fuora; ma tutto fu
fatto in vano, perch tutti erano morti. L'admirante mand suoi messi al re
Guaccanarillo, li quali riportarono quanto per segni avevan possuto
comprendere: che in quella isola, per esser grande, sono molti signori maggiori
di lui, delli quali duoi, avendo inteso la fama di questa nuova gente, vennero
al castello con grande esercito, dove li nostri venti furono morti, e ruinorono
il castello abbruciandolo tutto; e che lui volendoli aiutare era stato ferito
d'una freccia (e mostr una gamba che aveva fasciata con cotone), dicendo che
questa era la causa, perch non era venuto all'admirante come desiderava.
L'altro seguente giorno l'admirante mand un altro nunzio detto Marchi di
Sibilia al detto re, al quale levato via la fascia dalla gamba, trov non avere
ferita alcuna n segno di ferita; pur trov che era in letto mostrando d'essere
ammalato, il letto del quale era congiunto con altri sette letti di sue
concubine. Onde incominci a sospettare l'admirante e gli altri che li nostri
fussero stati morti per consiglio e volont di costui. Nondimeno, dissimulando,
Marchi messe ordine con lui che 'l seguente giorno venisse a visitare
l'admirante alle navi. Il quale, arrivato alle navi, come avevano ordinato,
fece buona cera e gran carezze alli nostri, facendo loro alcuni presenti, e
molto si escus della morte delli nostri. In questo mezzo, vista una delle
femine cavata dalle mani delli canibali, la qual li nostri chiamavan Caterina,
gli fece festa e parl con essa molto amorosamente. Dapoi, domandato
all'admirante licenzia, si part, non senza grande admirazione per aver visto
cavalli e altre cose a s incognite. Furono alcuni che consigliavano che 'l si
dovesse ritenere e far che confessasse come li nostri erano stati morti, e se
si fusse trovato che lui fusse stato in causa, se gli facesse portar la debita
pena; ma l'admirante consider che non era tempo di irritar gli animi di quelli
dell'isola.
Il giorno seguente il fratel di questo re venne alle navi, e parl con le
femine sopradette e le svi, come mostr l'esito della cosa; perch la notte
sequente quella Caterina, per liberarsi di cattivit o per persuasione del re,
si gitt in mare con sette altre femine tutte invitate da lei, e seguitando un
fuoco che si vedeva sopra il lito, passorono circa tre miglia di mare, ancor
che fusse turbato. Li nostri andorono dietro al medesimo lume, e seguitandole
con le barche ne recuperorono tre solamente. Caterina con l'altre quattro se
n'andorono al re, il quale la mattina seguente se ne fugg con tutta la sua
famiglia; onde li nostri compresero che quelli che eran restati fussero da
costui stati morti.
L'admirante li mand dietro il sopradetto Marchi, il qual cercandolo arriv a
caso alla bocca d'un fiume, dove trov un commodo e bonissimo porto, il qual
chiam Porto Reale. L'entrata  tanto ritorta che, come l'uomo  dentro, non
conosce dove sia entrato, ancora che l'entrata sia s grande che tre navi
insieme vi potriano entrare. Intorno surgono alcuni colli in luogo di litti, li
quali rompono tutti li venti che potessero farli fortuna, e nel mezzo  un
monte tutto verde, pieno d'arbori, con pappagalli e altri uccelli che
continuamente cantano suavemente, e massime intorno alla bocca di duoi fiumi,
li quali vi metton capo. Procedendo pi avanti viddero un'altissima casa, e
pensando che ivi fusse il re Guaccanarillo se n'and a quella, e
approssimandosi li venne incontro uno accompagnato da cento uomini ferocissimi
in aspetto, tutti armati con archi, freccie e lancie acutissime, minacciando e
gridando che non erano canibali ma taynos, cio gentiluomini. Li nostri fattoli
cenno di pace, e loro diposta la sua ferit, pigliando dalli nostri in dono
ciascuno uno sonaglio da sparviere, si fecero insieme molto amici, e tanto che
immediate senza rispetto dalle alte ripe del fiume discesero alle navi, dove
loro all'incontro donorono alli nostri molte cose.
Noi dipoi entrammo in casa, la quale era tonda, e misurando la grandezza sua
trovammo ch'era il diametro, cio la larghezza, trentaduoi gran passi, e aveva
all'intorno trenta altre case picciole. Li palchi erano di canne di diversi
colori, con maraviglioso artificio tessuti. Dimandarono li nostri nel miglior
modo che poterono dove fusse il re scampato; loro risposono che quella
provincia non era del re Guaccanarillo, ma di quello che era l presente, e che
avevano inteso che Guaccanarillo era fuggito al monte; la qual nuova li nostri,
fatto prima con questo cacique amicizia e lega, deliberarono far intender
all'admirante. Il che inteso, l'admirante mand in diverse parti diversi uomini
ad investigar del detto re, tra' quali mand Hoieda e Gorbolano, giovani nobili
e animosi, accompagnati d'alcuni Indiani. Un di costoro trov discendere da una
banda di certi monti altissimi quattro gran fiumi, l'altro dall'altra ne trov
tre, nell'arena de' quali gl'Indiani, presenti li nostri, raccoglievano l'oro
in questo modo: mettevano le braccia in alcune fosse, e con la man sinistra
cavavano la rena e con la destra cernivano li grani dell'oro senza altra
industria, e lo davano alli nostri; li quali dicono aver visto molti granelli
di grandezza di cece. Tra gli altri io ne vidi uno, il quale fu mandato in dono
da Hoieda al re, di peso di oncie nove, simile a una pietra di fiume, e questo
fu visto da pi persone. Li nostri, visto questo, tornorono all'admirante,
perch quello aveva comandato sotto pena della vita che nessuno facesse altro
che discoprire paese. Intesero ancora che uno certo signore delli monti donde
discendevano li fiumi, il qual chiamavano cacique Caunoboa, cio signore della
casa dell'oro, perch boa vuol dir casa, cauno oro e cacique signore.
Trovorono in questi fiumi pesci di eccellente sapore e bont, e similmente
l'acque sanissime. Dicono alcuni che il mese di decembre appresso li canibali 
equinozio, ancorch questo non sia in tutto conforme alle ragioni della sfera,
e che quel mese gli uccelli facevano li suoi nidi, e alcuni avevano gi
figliuoli. Nondimeno, dimandati dell'altezza del polo, dicevano che appresso
costoro gran parte del Carro era ascoso sotto il polo artico e che li Guardiani
erano molto bassi. N di questo si pu dire altro, perch di l non  infino a
questa ora venuto a chi si possa prestar ferma fede, per esser uomini senza
lettere e di tal cose ignoranti.


Dell'isola Spagnuola, e come l'admirante vi edific in mezzo una citt, e della
maravigliosa fertilit di quel terreno. Della provincia di quell'isola detta
Cibao e sue grandissime ricchezze. Delli gran fiumi che escono da quei monti, e
della fortezza quivi edificata per il detto admirante.

L'admirante in questo tempo elesse un luogo alto, propinquo ad uno sicurissimo
porto, per edificar una citt. E in pochi giorni fabric case ed edific una
chiesa, nella quale il giorno della Epifania fece solennemente cantare una
messa, celebrata da tredici sacerdoti, la quale fu la prima che in questo nuovo
mondo in onore di nostro Signore Dio fusse cantata. Ma approssimandosi il tempo
che avea promesso al re notificarli del suo successo, rimand dodici caravelle
indietro con notizia di tutto quello che aveano visto e fatto infino all'anno
1494. Essendo rimaso l'admirante nell'isola Spagnuola (la quale per sua
larghezza  miglia 220, e il polo si leva da tramontana gradi 22 e mezzo e da
mezzogiorno da 19 in 20; la sua lunghezza da levante a ponente  miglia 600 in
circa; la forma dell'isola  come la foglia del castagno), l'admirante deliber
edificare una citt sopra un colle in mezzo l'isola dalla parte di tramontana,
perch l appresso era un monte alto con boschi e sassi da fare la calcina, la
qual chiam Isabella. E alli piedi di questo monte era una pianura di 60 miglia
lunga, e larga in alcun luogo 20, in alcun 12 e nel pi stretto sei, per la
qual passavano molti fiumi, e il maggiore di essi scorreva davanti la porta
della citt un trar d'arco. In modo che questa pianura  tanto grassa, che in
alcuni giardini che fecero sopra la rena del fiume seminandovi diverse sorti
d'erbe, come lattughe, verze, borrana, tutte in termine di sedici giorni
nacquero e vennero grandi; li melloni, cocomeri, zucche e altre simile cose in
36 giorni furono raccolte migliori che mai fussero mangiate. Ma quello che 
pi maraviglioso fu che, essendo piantate alcune radici di canne di zuccaro, in
quindeci giorni vennero all'altezza di due braccia e mature. Dicono ancora che
le vite il secondo anno fecero uve suavissime, ma poche, per grassezza della
terra; fu ancora uno che semin al principio di febraio, per far prova, un
pochetto di grano, il quale alli trenta di marzo (nel qual giorno fu Pasqua
della Resurrezione) port nella citt un fascio di spighe mature.
In questo mezo l'admirante, per la notizia che aveva da quelli isolani che
aveva seco, mand trenta uomini ad una provincia di questa isola detta Cibauo,
la qual in mezo dell'isola era situata, montuosa, con gran copia d'oro, per
quello che mostravano gli abitanti. Questi uomini, ritornati, referirono
maravigliose cose delle ricchezze di quel luogo, e che da quelli monti
descendevano quattro grandissimi fiumi, che dividono l'isola in quattro parti
quasi eguali: l'uno va verso levante, chiamato Iunna, l'altro inverso ponente,
Attibunico, il terzo a tramontana, detto Iachen, il quarto a mezod, Naiba.
Ma per tornar al proposito, l'admirante, fatta questa citt circundata di
argini e fossi, a fine che se, essendo lui absente, gl'Indiani gli
assaltassero, si potessino li nostri difendere, a' dodici di marzo si part con
circa 400 fra a piedi e a cavallo, e si mise in camino per andar alla provincia
dell'oro, dalla parte di mezod. E dapoi passati monti, valli e fiumi, discese
in una pianura, la quale  principio de' Cibaui; per la qual pianura corrono
alcuni rivoli, nelle arene delli quali si trovava l'oro. Entrato adunque
l'admirante per 72 miglia dentro dell'isola e distante dalla sua citt, giunse
alla ripa d'un gran fiume, sopra la quale in un colle eminente deliber far una
fortezza per poter pi securamente cercare li secreti del paese, e chiam la
fortezza S. Thom. Mentre che l'admirante era occupato nell'edificar questa
fortezza, molti paesani vennero a lui per aver sonagli e altre cose delle
nostre, e lui all'incontro gli domand che gli portassero dell'oro. Onde
costoro, alla pi propinqua riva del fiume correndo, in breve spazio di tempo
tornavano con le mani cariche d'oro; delli quali un vecchio port due grani
d'una oncia per un sonaglio, e vedendo che li cristiani si maravigliavano della
grandezza di questi grani, per segni mostrava che quelli erano piccoli e di
poco momento, e prese in mano quattro pietre, delle quali una era minore d'una
noce, la maggiore come una arancia, cos grandi grani d'oro accennava nella sua
patria trovarsi, la quale da quel luogo era lontana meza giornata, e con poca
fatica potersi cogliere. Oltre a questo vecchio vennero altri, li quali
portavano pezzi di peso di pi di tre ducati l'uno e affermavano trovarsene
ancora de' maggiori. L'admirante mand alcuni de' suoi a quel luogo, li quali
ritrovarono molto pi di quel che gli era stato detto.
Trovarono del mese di marzo uve salvatiche ben mature e di ottimo sapore, delle
quali gli abitatori dell'isola tengono poca cura. Questa provincia, non
obstante che sia sassosa, nondimeno  piena d'arbori e tutta di erbe verde.
Dicesi ancora che tagliandosi l'erba di quelli monti, che in quattro giorni
rimette e cresce all'altezza d'un braccio, e che vi piove assai e per questa
cagione vi sono molti fiumi e rivi, la rena delli quali essendo mescolata con
oro, tengono per certo che quell'oro tirato dalli torrenti descenda da quelli
monti. Gli uomini sono molto oziosi e senza alcuna industria, di modo che
d'inverno ne' monti tremano di freddo, e bench abbino li boschi pieni di
bombagia, nondimeno non sanno farsene vestimenti, il che non accade a quelli
che abitano alla pianura.


D'una fertilissima isola piena di popoli, detta Iamaica, e d'uno bellissimo
porto capace di cinquanta navi. Come ne' conviti regali si danno serpenti a
mangiare. Di un fiume navigabile, l'acqua del quale  molto calda. Del modo di
pescare d'alcune di quelle genti; e come scopersero un paese qual si crede
esser terra ferma, dove si trovano ostriche, nelle quali nascono perle; e di
certi fuoghi che si viddero continuar per spazio di 80 miglia.

Cercato quanto  detto, l'admirante se ne torn alla rocca Isabella, dove
lasci al governo suo fratello con alcuni altri, e lui si part con tre navili
per andar a discoprir certa terra che lui pensava fusse continente, ed  miglia
ottanta e non pi lontana dall'isola Spagnuola. La qual terra nel primo viaggio
chiamoron Giovanna, e dipoi dalli paesani trovoron chiamarsi Cuba. All'incontro
della quale nell'estrema parte della Spagnuola trov un porto sicurissimo, al
quale pose nome porto San Nicol, il quale era lontano dalla Cuba 20 leghe.
Passato de l alla banda da mezzogiorno, si mise andar verso ponente: quanto
pi andava innanzi, tanto pi si slungavano i liti e andavansi ingolfando verso
mezzod. Dalla qual banda trovorono un'isola chiamata da' paesani Iamaica, qual
 maggior della Sicilia, e ha un sol monte in mezzo, che incomincia a levarsi
da tutte le parti dell'isola, e va ascendendo cos a poco a poco fino nel mezzo
dell'isola, talmente che pare che non ascenda chi sale. Questa isola, cos alle
marine come al mezzo,  fertilissima e piena di popoli, li quali sono pi acuti
e di maggior ingegno che gli uomini d'altre isole, e pi dediti alle arti
manuali e atti alla guerra. Volendo l'admirante metter in terra in diversi
luoghi, correvano armati e non lo lasciavano smontare, e in molti luoghi
combatterono con li nostri, ma restando vinti si fecero dipoi amici.
Lasciata l'isola Iamaica, navigarono per ponente settanta giorni, nella quale
navigazione, che fu circa 220 leghe, trovorono alcuna volta il mare che a modo
d'un torrente correva, e spesse volte si trovorono in luoghi pieni di scogli e
secche, per la grande quantit d'isole che da ogni banda si vedevano. Ma pure
andavano avanti, per desiderio che avevano di vedere il fine di questa terra.
Nel qual viaggio scopersero molte cose da non esser lasciate indietro senza
farne menzione. Perch partendosi dal capo della Cuba chiamato Alfa e Omega,
trovorono un bellissimo porto capace di gran numero di navi, il quale era a
modo d'un semicirculo e aveva all'intrata da ciascuna banda un monticello, che
rompeva tutte le botte del mare che venivano; dentro si slargava ed era
profondissimo. Alcuni di loro, smontati in terra con l'armi per sospetto,
trovorono alcune case di paglia senza alcun dentrovi, e in molti luoghi il
fuoco acceso con spiedi di legno pieni di pesce, e oltre a questo due serpenti
di otto piedi l'uno. Visto che nessuno vedeano, incominciarono a mangiar il
pesce e lasciarono li serpenti, che erano alla forma di cocodrilli. Dapoi si
miseno a cercar un bosco l vicino, e viddero molti di questi serpenti vivi
legati ad arbori con corde, e scorrendo un pezzo avanti trovarono circa
settanta uomini, che erano fuggiti in cima d'una grandissima rupe per veder
quello che volesse questa nuova gente; ma li nostri fecero loro tante carezze
con segni, mostrandoli sonagli e altre cose, che uno di loro s'arrischi
smontare in un'altra rupe vicina; allora uno dell'isola Guanaha, che  vicina
alla Cuba, la lingua della quale ha similitudine con la lingua degli uomini
della Cuba, nutrito in corte dell'admirante, s'avicin a costui e gli parl, e
assicurando lui e gli altri, persuadendo loro che senza paura venissero, tutti
discesero e fecero grande amicizia con li nostri e gli dichiarorono che loro
erano pescatori venuti a pescare per il suo re, che faceva un solenne convito
ad un altro re. Trovando che li nostri avevano mangiati li pesci e lasciati li
serpenti, ne furono molto contenti e allegri, perch quelli salvavano per la
persona del re per pasto delicatissimo, come appresso di noi si salvano li
fagiani e pavoni; dicendo che delli pesci la seguente notte ne piglieriano
altretanti. Ed essendo domandati da' nostri perch gli cocevano, risposero che
lo facevano per poterli portare pi freschi e migliori.
L'admirante, avuta l'informazione che desiderava, gli lasci andare, e lui
segu il suo viaggio verso ponente, e scorrendo quei liti, ancora che fussino
pieni d'arbori, alcuni carichi di fiori, e alcuni di frutti, che davano grande
odore alla marina, nientedimanco erano aspri e sassosi; il paese era fertile e
pieno di genti mansuetissime, le quali senza alcun sospetto correvano alle navi
e portavano a' nostri del pane che usavano e zucche piene d'acqua, e
gl'invitavano a smontare in terra amorevolissimamente. Ma passando avanti
arrivorono a una moltitudine d'isole di numero quasi infinito, le quali tutte
conobbero essere abitate, piene d'arbori e fertilissime; e fra gl'altri arbori
ne viddero una sorte di grandezza d'un olmo, li quali producono zucche, delle
quali non si servono se non della scorza per portare acqua, per esser
durissima, la midolla gettano via per essere amarissima. Nella costa che
scorrevano trovarono un fiume navigabile, d'acqua tanto calda che non vi si
poteva tenere le mani dentro. Trovarono dipoi andando pi avanti alcuni
pescatori in certe sue barche d'un legno solo cavato, che pescavano in questo
modo: avevano un pesce d'una forma a noi incognita, che ha sopra il corpo
alcune squamme con spinette, e sopra la testa ha certa pelle tenacissima, che
par una borsa grande; e questo lo tengono legato con una corda ad una banda
della barca, tanto sotto acqua quanto va la barca, perch non pu patir vista
di aere; e come veggono alcuni pesci grandi o testuggine, delle quali si
trovano grandissime, gli slongano la corda e quello subito, sentendosi sciolto,
corre come una saetta al pesce o testuggine, buttandogli adosso quella pelle
s'appica, e con le spinette, tanto forte che non possono fuggire, e non gli
lascia insino a tanto che lui insieme con la preda  tirato dalli pescatori
vicino alla riva, li quali a poco a poco raccolgono la corda; e il pesce subito
che sente l'aere lascia la preda, e li pescatori saltano con gran prestezza in
acqua, tanti che siano sufficienti a tener la preda, la qual dapoi dagli altri
compagni  tirata in barca. Presa la preda, di nuovo slongano tanto di corda al
pesce cacciatore che possa tornare al luogo suo sotto la barca, dove con una
corda della medesima preda gli danno a mangiare. Questo pesce gl'Indiani
chiamano guaicano, e li nostri lo chiamarono roverscio perch pesca roverscio.
Questi pescatori, avendo preso quattro testuggini tanto grandi che con la loro
grandezza occupavano tutta la barca, le donorono alli nostri per cibo
delicatissimo; li quali domandando quanto durarebbe questa costa di terra verso
ponente, risposero che non aveva fine e pregarono l'admirante che dismontasse
in terra, o vero mandasse per suo nome a salutare il loro cacique, promettendo
loro, se andassero, grandissimi presenti. Il che l'admirante per non perdere
tempo non volse fare.
Partiti di qui, e scorrendo pi avanti pur per costa verso ponente, dopo pochi
giorni s'abbatterono a un monte altissimo, il quale era benissimo cultivato e
pieno di gente, le quali, vedute le navi, subito corsono a quelle portando
pane, conigli, uccelli e cotone, e dallo interprete domandavano con gran
maraviglia se la gente che era arrivata l veniva dal cielo. Li nostri, veduta
la umanit di costoro, all'incontro fecero loro gran carezze facendoli ancor
alcuni presenti, e massime a quello che vedevano da costoro essere onorato come
principale. Da questo cacique e molti altri uomini di gravit che gli erano
appresso, intesero questa costa non essere isola, ma terra ferma.
Appresso questa terra scopersero un'isola a man sinistra, dove non viddero
alcuno, perch tutti, veduti li nostri, se n'erano fuggiti, ma solo viddero
quattro cani di bruttissimo aspetto, e non abbaiavano, li quali costoro
mangiano come noi li cavretti, ancora oche, anitre e aghironi. Tra questa isola
e molte altre e la costa di terra ferma trovorono tanto stretti canali, con
tanti gorghi e secche, che molte volte toccorono con il fondo delle navi la
rena; durorono questi gorghi circa quaranta miglia, dove l'acqua era tanto
spumosa e bianca e tanto spessa, che pareva vi fusse stata gittata farina.
Finalmente usciti di queste secche, e intrati in alto mare circa ottanta
miglia, viddero un monte altissimo, dove posero in terra alcuni uomini per far
acqua e legne; li quali fra pini e palme altissime trovorono duoi fonti d'acqua
dolcissima, e mentre che tagliavano le legne e impievonsi li vasi d'acqua, un
balestriere de' nostri and pi dentro nel bosco a spasso e si scontr in un
uomo vestito di bianco fino in terra, che gli fu sopra a capo che non se
n'avidde. Nel principio credette che 'l fusse un frate che con loro avevano in
nave, ma subito dietro costui ne apparsero due altri vestiti a quel medesimo
modo, e cos risguardando ne vidde una squadra da circa a trenta; li quali
visti, subito incominci a fuggire, e quelli seguitandolo facevano segno che
non fuggisse, ma lui quanto pi presto potette venne alle navi e fece intendere
all'admirante quanto aveva visto. Il qual mand in terra per diverse vie molti
uomini con ordine che bisognando andassino fra terra quaranta miglia, infino a
tanto che trovassero o li vestiti di bianco o altri abitatori. Questi, passato
il bosco, entrorono in una pianura piena di varie erbe, nella quale non era pur
un segno di strada o sentiero, e volendo andare pi avanti per l'erba,
s'invilupporono tanto nell'erba che per buono spazio di tempo con gran fatica
fecero un miglio, e questo perch l'erba era in tanta altezza in quanto sono li
nostri formenti quando sono maturi; donde cos stracchi se ne tornorono
indietro.
Il giorno seguente l'admirante mand altri venticinque uomini armati, alli
quali similmente ordin che con diligenzia cercassino che gente abitasse questa
terra. Questi, avendo trovato non molto lontano dalla marina sopra quel lito
pedate di grandi animali, pensando che fussero di leoni, impauriti si tornarono
indietro per altra via; per la quale trovorono una selva d'arbori, alli quali
erano appiccate vite prodotte dalla natura, cariche di grandi grappoli d'uve
dolcissime, e altri arbori che avevano frutti odoratissimi e aromatici.
Dell'uve seccorono alcuni grappoli, quali per mostra portoron seco, ma gli
altri frutti, non potendo seccarsi, tutti si marcirono.
Fra questi boschi in alcuni prati viddero grue in gran quantit, il doppio
maggiori delle nostre. Ed essendo andati pi avanti, smontati in terra
arrivorono appresso ad alcuni monti, dove in due casette trovorono un solo
Indiano, il quale, condotto davanti all'admirante, con cenni delle mani e della
testa mostrava che di l da certi monti l vicini erano luoghi molto abitati;
dove, stando in questo luogo li cristiani alcuni giorni, molte barche di gente
del paese gli vennero a trovare, e con cenni amichevolmente gli salutavano. Con
cenni dico, perch la lingua loro non era intesa, n ancora da quello Indiano
il quale era famigliare dell'admirante e servivalo per interprete, e da questo
manifestamente si conobbe fra gl'Indiani esser varie lingue. Pure in questo
modo intesero fra terra essere uno potentissimo cacique, il quale andava
vestito al modo nostro.
Questa costa  tutta paludosa e piena d'arbori, nella quale cercando li nostri
far acqua, trovorono di quelle ostriche nelle quali nascono le perle, con
alcune d'esse dentrovi. N per questo parve loro dover dimorar l lungo tempo,
perch il loro intento non era altro che scoprir pi terra che fusse lor
possibile, secondo che era stato loro comandato dalli re, dubitando non esser
prevenuti dal re di Portogallo, il quale, inteso l'acquisto di Colombo, aveva
mandato uomini a questa volta, essendo questa consuetudine, che qualunche primo
discoprisse fusse signore. Partiti adunque di qui e seguitando il loro viaggio,
vedevano per tutti quelli liti fuochi grandi e in gran quantit, perch
essendovi assai monticelli nessuno v'era, per picciolo che fusse, che non
avesse il suo, e questo si vedeva per lo spazio di circa ottanta miglia. Qual
fusse causa di quei fuochi non potettero intendere, n sapere se fussero fatti
ordinariamente dalle case per suoi bisogni, o pur fussero segni dati alli
vicini per ridursi insieme, come si fa nelli luoghi di sospetto, al tempo di
guerra, o pure perch convocassino li popoli a vedere le nostre navi, come cosa
mai pi da loro veduta. Li litti della detta costa, quanto pi andavano avanti,
tanto pi ora ad ostro e ora a gherbino s'ingolfavano, e vedevasi il mare tutto
pieno d'isole.


Come l'admirante, ritornando indietro, s'abbat ad una parte di mare piena di
testuggini molto grandi; e quel che gli disse un vecchio Indiano, d'aspetto di
molta gravit, e la risposta fattali per l'admirante. In che modo quegli
Indiani adorino il sole, e del vivere e costumi loro.

Ma trovandosi l'admirante con le navi per il lungo viaggio mal condizionate, e
con mancamento di biscotto, prese partito di tornarsene indietro, e chiam
questa ultima parte della costa, che si pens che fusse terra ferma,
Evangelista. E nel tornare adietro, passando appresso ad altre isole, s'abbat
a una parte di mare tanto piena di testuggini, o vogliamo dire biscie
scodellaie, e tanto grandi, che alcuna volta le navi non potevano andare
avanti. Passata questa parte, scorse per alcuni gorghi d'acque bianche, simili
a quelle delle quali di sopra si  detto. E finalmente, per schivar le secche
dell'isole, fu constretto smontare in su li litti di detta terra, al quale
molti Indiani vennero portandogli molti doni, come pappagalli, conigli, pane e
acqua; ma il pi portavano alcuni colombi maggiori delli nostri e al gusto
molto pi soavi, come dipoi rifer l'admirante, che le nostre pernici. Per il
che quella sera nella quale erano arrivati in quel luogo, cenando e sentendo in
essi certo odore aromatico, ordin che ne fusse di subito morto alcuno e
sgozzato: il che fatto, trovorono loro il gozzo pieno di fiori odorati, li
quali davano cos suave sapore alla carne.
La mattina sequente, secondo che era usato, fece l'admirante dir la messa;
mentre che la si diceva, sopragiunse un vecchio d'anni circa ottanta, uomo
nell'aspetto di molta gravit, accompagnato da molti Indiani tutti nudi,
eccetto le parti pudibunde. Questo, vedendo celebrarsi la messa, stette intento
con grande admirazione; la qual finita, subito present all'admirante un
canestro pieno di frutti del paese, donde l'admirante l'accolse molto
graziosamente e se lo fece sedere appresso. Il buon vecchio, per quello Indiano
famigliare dell'admirante, del quale esso si serviva, come si  detto, per
interprete, perch intendeva questa lingua, parl in questo modo: "Noi abbiamo
inteso che tu hai molto arditamente scorso tutte queste terre infino a questo
giorno da te non pi vedute, e hai molto spaventati questi popoli. Per la qual
cosa io ti conforto e prego che sapendo tu che l'anime nostre hanno, poi che
sono uscite del corpo, due vie, una oscura e tenebrosa, per la quale vanno
l'anime di quelli che sono stati molesti all'umana generazione, un'altra lucida
e chiara, ordinata per quelli li quali hanno amato la pace e quiete, essendo tu
mortale e aspettando il premio delle tue operazioni, non vogli ad alcuno esser
molesto". Alle quali parole l'admirante, restando stupefatto del giudicio di
questo vecchio, rispose che sapeva e teneva per certo tutto quello che lui
delle anime diceva, ma che si pensava che queste cose non si sapessero dagli
abitatori di queste regioni, vedendogli contenti di quanto richiede la natura
n cercar pi avanti; e che dalli re catolici era stato mandato con ordine che
reducesse in pace e quiete tutte le parti del mondo da loro non pi conosciute,
cio perch distruggesse li canibali e altri scelerati uomini di quel paese, e
gli punisse secondo li meriti loro, e gli uomini quieti e da bene onorasse e
defendesse; e che n lui n altri che avesse buona mente temesse di cosa
alcuna, e di pi che se da alcuno gli fusse fatto ingiuria, o a lui o ad altri
della sua sorte, lo manifestasse, che lui a tutto porrebbe rimedio. Queste
parole dell'admirante piacquero grandemente al vecchio, in modo che, ancora che
fusse di quella et, diceva esser deliberato di seguirlo dovunque andasse: il
che sarebbe successo, se la moglie e figliuoli non gliel'avessero con molte
lacrime proibito. Maravigliossi nondimeno il vecchio intendendo dall'interprete
l'admirante avere altro signore sopra di s, e molto pi quando intese quanto
fusse la potenzia delli re catolici per li regni e citt che avevano sotto il
loro imperio, e pi volte domand se quella terra nella quale nascevano cos
grandi uomini fusse il cielo.
L'admirante volse intendere qualche particularit di questo paese, e cos per
via dell'interprete intese come non hanno tra loro signore alcuno particulare,
ma vivono a commune, e li vecchi sono quelli che governano, il numero de' quali
 grande. Adorano il sole in questo modo: la mattina, avanti che apparisca a
levante, vanno appresso il mare o fiumi o fonti, e come appariscono i primi
raggi subito si bagnano le mani e il volto e gli fanno reverenzia. Poi li
vecchi si riducono all'ombra d'alberi altissimi e verdissimi, non molto lontani
dalle loro abitazioni, e quivi sedendo e ragionando stanno oziosi. Li giovani
vanno a far tutte le cose necessarie, come seminare e ricorre il maiz, iuca e
agyes, secondo il tempo, e ciascuno lo pu ricorre dovunque gli piace per
servirsene per casa sua, ancorch da lui non sia seminato, s perch la terra
ne produce in tanta quantit che avanza loro, s ancora perch hanno opinione
che la terra, e ci che di quella nasce, debba esser commune come  il sole e
l'acqua. E per questa causa mai fra loro si sente dire "questo  mio e questo 
tuo", n si vede por termini, over fosse e siepi, per dividersi l'uno
dall'altro, ma in commune di quanto la natura produce vivono senza bisogno di
legge overo giudicio, per lor medesimi naturalmente osservando il dovere.
Il principale intento delli vecchi  ammaestrare li giovani, che nelli cibi e
nel resto, che fa lor di bisogno per il viver suo, si contentino di adoperar
poche cose, e quelle ancora le quali nascono nel paese loro; e per questa
cagione non lasciano venire a' paesi loro alcun forestiero che porti cose
nuove, n vogliono far baratti, e proibiscono alli suoi partirsi del paese
nativo e pratticar con forestieri, e questo per dubbio che hanno che, presi li
costumi stranieri, non diventino scelerati. Spesse volte si riducono, s gli
uomini come le donne, sotto altissime ombre, e quivi ballano a lor modo e si
danno buon tempo.


Come l'admirante fu assalito da una grave infermit, e Hoieda, fatta una
imboscata, prese il cacique di Caunoboa, qual aveva disegnato di ammazzar
l'admirante. Edifica un'altra fortezza, e per qual causa si rimuove
dall'incominciato camino. Di alcuni boschi di verzino ritrovati, e come li
caciqui del paese si obligorono dar tributo di quelle cose che avevano.

Intesi tutti questi particulari, l'admirante si part di questo luogo, e di
nuovo arriv all'isola Iamaica, a quella banda che  volta a mezzod, la qual
tutta trascorse da ponente a levante. Dall'ultima parte della quale guardando
verso tramontana, vidde a man sinistra alcuni alti monti, li quali conobbe
esser nell'isola Spagnuola, in quella parte la quale per ancora lui non aveva
scorsa. Desiderando vedergli si dirizz a quella volta e arriv al porto
chiamato S. Nicol, con animo di restaurar li navili per andare a ruinar li
canibali e abbrucciar loro tutte le lor barche. Il che non potette mandare ad
effetto, essendo soprapreso da gravissima malattia per li grandi disaggi e
fatiche sopportate in questo viaggio, per la quale fu forzato farsi portare
alla citt Isabella dove erano due suoi fratelli e il resto di sua famiglia.
Quivi recuperata la sanit, non potette esequir la sua impresa per le molte
sedizioni nate nell'isola fra gli Spagnuoli, per le quali sedizioni fra le
altre cose trov che un Pietro Margarita, gentiluomo della corte delli re
catolici, con molti altri, li quali lui aveva lasciati al governo dell'isola,
s'erano partiti irati contra l'admirante e tornati in Spagna; per la qual cosa
ancora lui deliber andare alla corte, dubitando che quelli che si erano
partiti non referissero mal di lui alli re, e per dimandar gente in luogo di
quella che si era partita e vettovaglie come frumento e vino, perch gli
Spagnuoli non potevano molto facilmente assuefarsi alli cibi indiani. Ma prima
che si partisse, cerc di mitigare alcuni di quelli signori del paese che
s'erano ancor loro sdegnati contra gli Spagnuoli, per le insolenzie, furti,
rapine e omicidii che facevano avanti li loro occhi senza alcuno rispetto; e
prima reconcili e si fe' amico un cacique detto Guarionesio, e perch questo
meglio gli succedesse, marit una sorella del cacique a quello suo interprete
indiano chiamato Didaco, allevato lungamente in sua corte.
Dopo questo and al cacique Caunaboa, signore delli monti Cibaui, cio della
region nella quale cavano l'oro, dove aveva fatta la fortezza chiamata S. Thom
e postovi alla guardia Hoieda con cinquanta armati, la qual era stata assediata
da quel cacique gi trenta giorni, e la liber; e perch quel cacique aveva
nella absenzia sua fatto morire molti delli nostri, deliber l'admirante con
ogni industria averlo nelle mani, e per far questo mand Hoieda per
persuadergli che gli venisse a parlare. Dove arrivato, Hoieda trov molti
mandati da' signori dell'isola a Caunaboa, li quali gli dicevano che non
dovesse per alcun modo tenere amicizia con li cristiani, se non voleva
diventare loro vasallo. All'incontro Hoieda, parte pregando e parte
minacciando, s'ingegnava persuadergli il contrario, cio che in persona andasse
a l'admirante e con lui facesse confederazione. Finalmente Caunaboa, fingendo
esser persuaso, disse volersi abboccare con l'admirante, e con questa coperta
disegnava ammazzarlo; messo adunque in ordine tutta la sua famiglia e molti
altri armati, andava a quella volta. Domandollo Hoieda perch menasse tanta
gente; rispose che un tal signore quale era lui, non doveva andare con manco
compagnia. Ma Hoieda, conosciuto questo suo disegno, fatta una imboscata lo
prese a man salva, e con ferri a' piedi lo men all'admirante.
Preso Caunaboa, l'admirante aveva deliberato andar scorrendo tutta l'isola
soggiogando quelli signori: ma inteso che per l'isola gli uomini si morivano di
fame e che gi n'erano morti circa a cinquanta mila (il che tutto aveniva per
loro difetto, perch, accioch i cristiani patissero e fussero forzati
abbandonar l'isola, non solo non avevano quell'anno voluto seminare o piantare
le radici delle quali fanno pane e si nutriscono, come di sopra s' detto; ma
ancora avevano svelte e sbarbate ciascuno nel suo paese le seminate e piantate,
e specialmente appresso i monti Cibaui, dove si cava l'oro, conoscendo esser
potissima causa di far dimorar li nostri nell'isola, il che caus una fame
grandissima: ma il male era sopra di loro, perch li nostri furono soccorsi di
vettovaglie da Guarionesio, il quale nel suo paese non aveva tanta necessit),
per questa causa l'admirante si rimosse dall'incominciato camino. E perch li
suoi avessino pi ridotti in quella isola, per ogni occorrenzia e assalto che
dagl'isolani potesse loro sopravenire, fra la citt Isabella e la rocca di San
Thom, sopra una collina abbondante di acque, alli confini del paese di
Guarionesio, edific un'altra fortezza, qual chiam la Concezione. Allora,
vedendo gli uomini dell'isola che li cristiani ogni giorno fabricavano qualche
nuova fortezza in su l'isola, e che quelli tenevano poco conto delle navi, le
quali gi erano quasi tutte marcie, si trovavano in grandissima ansiet
conoscendo certo che del tutto erano per perdere la libert, e cos pieni di
doglia spesso domandavano se li nostri mai erano per partirsi dell'isola. Li
nostri, per non gl'indurre a disperazione, al meglio che potevano gli
confortavano. E andando scorrendo non molto lontano dalla fortezza per li monti
Cibaui, fu presentato loro da uno cacique un pezzo d'oro a similitudine d'un
pezzo di tuffo di peso di venti oncie. Questo grano d'oro fu poi mandato in
Spagna alli re, che si trovavano in Medina del Campo, e fu veduto da tutta la
corte. Trovorono ancora in questi monti molti boschi di arbori di verzino,
delli quali dapoi caricorono assai sopra navi per Spagna. Queste cose, quando
erano vedute dagl'Indiani, davano loro grandissima molestia.
L'admirante adunque, vedendo gl'isolani afflitti e travagliati, s per le cose
sopradette s ancora per le rapine delli nostri, quali non potevano tenere che
non andassino facendo per tutta l'isola infiniti mali, fece convocare a s
tutti li caciqui del paese, con li quali venne a questo accordo, che lui non
permettesse che gli suoi scorressino per l'isola, perch loro, sotto pretesto
di cercare oro, depredavano tutte l'altre cose dell'isola; li caciqui
all'incontro s'obligarono dare tributo di quelle cose che avevano, una certa
porzione per testa. Gli abitatori delli monti Cibaui si obligorono dare ogni
tre mesi, che loro chiamano ogni tre lune, una certa misura piena d'oro e
mandarla fino alla citt; gli altri che stanno alla pianura, dove nascono li
cottoni e altre cose da mercato, si obligorono dare di quelle una certa
quantit per testa. Ma questo accordo fu rotto per la fame, perch essendo
mancate quelle sue semenze e radici delle quali facevano pane, avevano assai
travagli andar tutto il giorno per boschi procurando da mangiare radici e
frutti d'arbori salvatichi, in modo che non avevano tempo di cercare oro; pure
alcuni attesero, e al tempo debito portorono parte dell'obligazione,
escusandosi del resto, e promettevano che pi presto che si potessino restaurar
pagariano il doppio, il che non potettero fare gli abitatori delli monti
Cibaui, per esser pi che gli altri oppressi dalla fame.


In che modo gl'Indiani disposero le sue genti per combattere con cristiani, e
come combattendo furono superati e vinti. Come furono trovate alcune minere
d'oro, appresso le quali il governatore fratello dell'admirante edific una
fortezza.

Ma torniamo a Caunaboa prigione, il quale, pensando d e notte in che modo
potesse liberarsi, cominci a persuadere all'admirante che avendo lui presa la
defensione delli monti Cibaui, che dovesse mandare a quella volta qualche
presidio de' cristiani, essendo quelli tutto il giorno infestati dagli nemici
suoi vicini. Il che faceva con questo disegno, perch trovandosi un suo
fratello con molti Indiani da guerra in detta provincia, era possibile che, o
per forza o per inganni, tanti delli nostri fussero presi da loro, che
servissino al riscatto suo. L'admirante, accortosi dell'inganno, mand Hoieda
talmente accompagnato che potesse esser superiore alli Cibaui, se loro contro
di lui movessero l'armi.
Subito che Hoieda fu arrivato al paese di Caunaboa, il fratello, secondo
l'ordine datogli da quello, mise insieme circa cinquemila Indiani armati al
modo loro, cio nudi, con saette senza ferri, ma con punte di pietre
acutissime, e con mazze e lancie. E come quello che avesse qualche notizia del
combattere al modo indiano, s'accamp pi d'un trar d'arco lontano dalli
nostri, dividendo le genti in cinque squadroni, assegnando a ciascuna squadra
il luogo suo, egualmente lontano l'una dall'altra, ordinate in forma d'un
semicircolo. Lo squadrone del quale lui era capo pose all'incontro delli
nostri, e cos avendo ordinate le squadre, comand che si desse segno che tutti
egualmente si movessino e che tutti gridando ad un tratto appiccassino la
zuffa, accioch nessuno delli nostri, essendo circundati da tale moltitudine,
potesse scampare. Li nostri, vedendo questo, giudicarono esser meglio
combattere con uno delli squadroni che con tutti, e cos si caricorono adosso
al maggiore che veniva per la pi piana, e questo perch in quel luogo si
potevano meglio adoperare li cavalli, con tanto impeto che non potettero
gl'Indiani, essendo nudi, sostenere la furia delli cavalli, anzi rotti e mal
trattati si misero in fuga. Il che fecero gli altri, spaventati per aver visto
il primo squadrone ruinato e disfatto, e con quanta celerit potettero si
ritirorono alli pi alti monti del paese, donde mandorono ambasciatori alli
nostri, promettendo far quanto fusse lor comandato se fosse lor concesso stare
in casa loro. Il che facilmente ottennero, poich li cristiani ebbero nelle
mani il fratello di Caunaboa. Li quali tutti due, essendo menati prigioni in
Spagna per presentargli alli re catolici, nel viaggio di dolore si morirono.
Dopo questo restarono quieti tutti gli abitatori delli monti Cibaui, fra li
quali  una valle, dove abitava il cacique Caunaboa, chiamata Gagona, piena di
fiumi che menano oro e di fonti di acque chiarissime, il che fa la valle
fertilissima. Questo anno, nel mese di giugno, sopra questa provincia si mosse
dalla parte di levante, a ora quasi di mezzogiorno, una fortuna di vento
furiosissima, la quale spigneva una moltitudine di nuvole grosse, le quali
occupavano lo spazio di circa dieci miglia per ogni verso, e scontrandosi con
un vento da ponente, tutti due insieme combattendo facevano cose inaudite e
spaventevoli. Perch or pareva che rompessino le nuvole e le mandassero infino
al cielo con tuoni grandissimi e lucidissimi lampi, e ora, appressandosi alla
terra, ci che trovavano girando lo levavano da suolo, ed era tanta la oscurit
dell'aere che gli uomini non vedevano l'un l'altro non altrimenti che se fusse
stata mezzanotte, quando quella  pi oscura. Dove passava questo impetuoso
turbine, non solo sbarbava quanti arbori trovava, e alcuni, che facevano per
esser maggiori pi resistenzia, con maggior ferocia con tutte le radici portava
lontani per aria, ma, mosse le pietre dalle cime de' monti, le facevano andare
a basso con incredibil ruina. Di qui nasceva un rumore nell'aria e per la
terra, tanto orribile e pieno di spavento che ognun pensava che il fin del
mondo fosse venuto, n si sapeva dove fuggire perch in ogni luogo appariva la
morte manifesta; nelle case non pareva sicuro stare, essendosene vedute gran
quantit sfondate dalli sassi e tronchi di alberi che pareva piovessino, e
alcune levate in aria con gli abitatori insieme; solo a quelli pareva esser
sicuri, come veramente erano, li quali, trovandosi appresso ad alcune caverne,
in quelle rifuggirono. Giunse questa rabbia di vento al porto, dove erano tre
navi dell'admirante surte con molte ancore, e di queste rotti li canapi e
sartie, giratele tre volte le cacci sotto, insieme con gli uomini che vi si
trovoron suso. Il mare, il quale in quelle bande non  solito crescere o
decrescere come in Spagna, ma sta sempre nelli suoi termini, e per questo si
veggono li liti dove batte pieni di fiori ed erbe, per questo s crudel
temporale gonfi in modo che allag in molte parti i piani dell'isola, per lo
spazio di tre o quattro miglia.
Gl'Indiani, cessato il vento, qual dur per tre ore, e venuto il sole, tutti
attoniti guardavano l'un l'altro n potevano parlare, restando loro ancora
nell'animo quel tanto orrore; pur doppo alquanto preso fiato, dicevano mai pi
n alli tempi loro n delli loro antichi esser accaduti simili uracani, che
cos chiamano le tempeste, e pensavano che Iddio, vedendo tali mali e
sceleraggini che facevano li cristiani per l'isola, volendogli punire avesse
mandato loro questa ruina adosso, e dicevano questa gente esser venuta a muover
l'aria, l'acqua e la terra per disturbare il lor tranquillo vivere.
L'admirante, venuto al porto e visti rotti li suoi disegni d'andare in Spagna
per esser rotte le navi, immediate fece far due caravelle, perch aveva seco
maestri sufficientissimi di tutte le arti. E mentre che le si fabricavano mand
Bartolomeo Colombo, suo fratello, che era governator dell'isola, con alcuni
bene armati, alle minere dove cavavano l'oro, che sono sessanta leghe lontane
dalla fortezza Isabella, per investigar pienamente la natura di quelli luoghi.
Andato il detto governatore, trov profondissime cave, come pozzi: li maestri
di minere che aveva menato seco, crivellando la terra in diversi luoghi delle
dette minere, quali duravano per spazio di circa sei miglia, giudicarono che
quelli tenessero tanta quantit di oro che ogni maestro facilmente potesse
cavar ogni giorno tre ducati di oro. Della qual cosa il governatore subito
dette notizia all'admirante, il quale, inteso questo, deliber tornarsi in
Spagna. E cos part agli undici di marzo 1495.
Partito l'admirante, il governatore suo fratello, per consiglio di quello,
edific appresso le prefate minere dell'oro una fortezza, e la chiam la
fortezza dell'Oro, perch nella terra con la quale facevano le mura trovorono
mescolato oro. Consum due mesi in far strumenti e vasi da ricorre e lavare
l'oro, ma la fame il disturb e costrinse a lasciar l'opera imperfetta; donde,
partitosi di l, lasci alla guardia della fortezza dieci uomini, con quella
parte che pot di pane dell'isola e un cane da prender alcuni animali simili a'
conigli, li quali loro chiamano utias, e tornossi alla rocca della Concezione,
nel mese che Guarionesio e Manicatesio signori dovevano pagar il tributo. E,
stato l tutto giugno, riscosse il tributo intiero da questi due caciqui, e
oltre a questo ebbe molte cose necessarie al vivere, per s e per gli suoi che
aveva seco, li quali erano circa quattrocento uomini.


Come il detto governatore edific una rocca sopra un colle propinquo alle
minere dell'oro, e fece tagliar gran quantit di verzini nei boschi d'alcuni
caciqui. Del grande apparecchio di Beuchio Anacauchoa fatto alla venuta di esso
governatore con feste, giuochi e danze, e con far combatter due squadre di
uomini armati. E come 10 mila Indiani ch'aveano deliberato venir alle mani con
li nostri furono sconfitti, e castigati due de' prigioni, gli altri furono
liberati.

E circa il primo giorno di luglio giunsero tre caravelle di Spagna con
formento, olio, vino, carne di porco e di manzo salate; le quali tutte cose
furono partite, e a ciascuno dato la sua porzione. Per queste caravelle ebbe
commessione il governatore dalli re, e suo fratello lo admirante, il quale con
li re di tal cosa aveva parlato, che dovesse andare ad abitare in quella parte
dell'isola che  esposta a mezzogiorno, perch stando l era molto propinquo
alle minere dell'oro; e di pi che mandasse prigioni in Spagna tutti li caciqui
dell'isola li quali avesser morto cristiani: donde il governatore mand
trecento Indiani con alcuni signori. Dipoi, scorsa tutta la parte di
mezzogiorno dell'isola, elesse un luogo per abitare sopra un colle propinquo a
uno sicurissimo porto, in sul quale edific una rocca, la qual chiam di San
Domenico, perch in domenica arriv a quello luogo.
Appi del detto colle corre e sbocca nel porto un bellissimo e largo fiume di
chiara acqua, abbondantissimo di diverse sorti di pesci, con le sue ripe da
ogni banda amenissime per la diversit dell'erbe e arbori fruttiferi che in
esse sono, con tanti frutti che possono li naviganti a loro piacer pigliarne. 
questa parte della isola (come dicono) non manco fertile che la provincia dove
 la fortezza Isabella; dalla quale partendo il governatore lasci tutti gli
ammalati con alcuni maestri, li quali avevan cominciate due caravelle, accioch
le facessino; gli altri men a San Domenico. Fabricata questa rocca, la qual
dapoi  diventata la principal citt di quella isola, lasci in guardia in
detta venti uomini e si part col resto, e and per veder le parti fra terra
dell'isola verso ponente, delle quali non aveva alcuna notizia. E messo in
cammino, lontano da quel luogo trenta leghe, trov il fiume Naiba, il qual,
come  detto di sopra, descende dalli monti Cibaui dalla parte di ostro e corre
a diritto per mezzo l'isola. Passato quello, mand duoi capitani con gente a
man sinistra alle terre di alcuni caciqui, che avevano molti boschi di verzini,
li quali mai infino a quella ora erano stati tagliati, e di questi tagliorono
gran quantit e li misero nelle case di quegli isolani per salvargli, fin che
ritornassero a levargli co' navili.
Ma il governatore, scorrendo a man destra non molto distante dal fiume Naiba,
trov un cacique potente nominato Beuchio Anacauchoa, il quale con molta gente
era alla campagna per subiugare li popoli di questi luoghi. Lo stato di questo
cacique era in capo dell'isola verso ponente, qual si chiama Xaragua, lontan
dal fiume Naiba trenta leghe, paese montuoso e aspro, e tutti li cacique di
quelle parti gli danno obedienzia. In tutta questa parte da Naiba infino
all'ultima parte dell'isola verso ponente non si truova oro. Questo cacique,
veduto li nostri venire, poste gi l'armi e dato loro segno di pace, s'incontr
con il governatore, domandando quello che cercassino; al quale rispose che
voleva che, s come gli altri cacique dell'isola pagavan tributo a suo fratello
lo admirante, per nome delli re catolici, cos ancor lui pagasse. Beuchio,
inteso questo, admirato disse (come quello che aveva inteso questa nuova gente
non cercare altro che oro): "Come posso io pagarvi tributo, conciosiach in
tutto il mio stato non si trovi pur un gran d'oro?" Allora il governatore,
conosciuta la verit della cosa, e inteso che aveva gran copia di cottone e
canape, vennero all'accordo che di questo gli dovesse pagar tributo. Fatto
l'accordo, questo cacique men seco li nostri alla terra dove lui teneva corte,
dove furono molto onorati. E gli venne incontro quel popolo con gran festa, e
tra l'altre cose vi furono questi duoi spettacoli. Il primo, che venne loro
incontra trenta belle giovani mogliere del cacique, nude tutto il corpo,
eccetto quelle che avevan dormito con lui, le quali avevan coperte le parti
pudibonde con un certo panno di cottone, secondo loro usanza; ma le donzelle
erano tutte nude, con capelli sparsi per le spalle, ma legata la fronte con una
benda. Queste eran bellissime e di colore ulivigno, e portavano in mano rami di
palme, e venivano incontro al governatore con diversi suoni e canti, ballando:
le quali, fattogli riverenzia con le ginocchia in terra, gli presentarono dette
palme. Intrati in casa, gli fu apparecchiata una cena molto splendida a loro
usanza, e dapoi tutti alloggiati, secondo la qualit di ciascuno. La notte
dormirono in letti di corde sospesi da terra, come altra volta abbiamo detto.
Il seguente giorno furono menati ad una casa grande, nella qual usano quegli
Indiani far lor feste, dove furon fatti molti giuochi e danze a loro usanza,
molto lontane dal danzare nostro. Dopo questi, partiti di questa casa, andorono
a una gran pianura, dove all'improviso vennero due squadre d'uomini armati al
modo loro, da due diverse bande, le quali il cacique aveva fatto mettere in
ordine solo per delettazion delli nostri. Queste vennero alle mani con dardi e
freccie e altre armi, cos ferocemente che pareva che fussero capitali nemici e
combattessero per la moglie e figliuoli, in modo che in poco spazio di tempo ne
furon morti quattro e molti feriti. E la zuffa sarebbe andata pi in lungo, e
di morti e feriti sarebbero stati pi, se il cacique a preghiere delli nostri
non avesse dato segno che restassero.
Il seguente giorno, avendo determinato partire, ragionando con il cacique lo
consigli che, accioch pi facilmente potessero li popoli pagare il tributo
impostoli del cottone, facesse seminar quello vicino alle rive delli fiumi. E
cos si part, e arrivati alla rocca Isabella, dove aveva lasciati gli ammalati
e li navili che incominciati si lavoravano, trov che erano morti di quelli da
trecento per varie infirmit. Di che si trovava molto malcontento, e pi perch
non vedeva apparir navili di Spagna con vettovaglie, delle quali aveva gran
necessit. Finalmente deliber divider il resto degli ammalati per li castelli
edificati nell'isola, fra Isabella e San Domenico, che  camino diritto da
ostro a tramontana, per veder se per mutare aere si potevano sanare. Li quali
castelli son questi: prima partendosi da Isabella, lontan trentasei miglia, 
la rocca Speranza, e da Speranza lontan ventiquattro miglia  Santa Caterina,
da Santa Caterina lontan venti miglia San Iacopo, da San Iacopo altre venti la
Concezione, posta alle radici de' monti Cibaui, in una pianura grassissima e
molto popolata; tra la Concezione e San Domenico ne era un'altra chiamata
Bonauo, dal nome d'un cacique l vicino.
Partiti gli ammalati per questi castelli, lui se ne and a San Domenico,
riscottendo per il viaggio li tributi da quelli caciqui. E cos stando, dopo
pochi giorni gli venne a orecchi tutti li caciqui che erano vicini alla
fortezza della Concezione, per li mali portamenti de' nostri viver malcontenti
e desiderar cose nuove. Il che poi che ebbe inteso, subito si mosse a quella
volta, e approssimandosi a quel luogo intese che dagli uomini della provincia
era stato eletto Guarionesio per signore, e quasi per forza condotto a questa
impresa; per forza dico, perch, avendo provato altra volta l'armi de' nostri,
temeva; pur convenne con costoro un d determinato con quindicimila uomini
venire alle mani con li nostri. Il che avendo inteso il governatore,
consigliatosi con il capitano della fortezza e altri suoi soldati, determin
assaltar costoro ciascuno in disparte, avanti che si mettessino insieme, e cos
fu fatto. Perch mand diversi capitani alli borghi degl'Indiani, li quali
erano senza alcun fosso o argine, e trovatigli alla sprovista e disarmati gli
assaltorono e tutti gli presero, e legato ciascuno il suo gli menorono al
governatore, il quale era andato alla volta di Guarionesio, come a quello che
era pi potente, e avevalo preso alla medesima ora. Li presi furon quattordici,
li quali tutti furon menati alla Concezione, delli quali duo soli furon
castigati; gli altri licenzi il governatore insieme con Guarionesio, e gli
licenzi solo per non spaventare gli uomini del paese, il che alli nostri
sarebbe stato molto dannoso, perch avrebbon lasciato di coltivar la terra.
Erano corsi alla fortezza, ciascuno per riscuotere il suo, circa cinquemila
Indiani disarmati, i quali con le grida che andavano infino al cielo facevano
tremar la terra. Il governatore, fatti molti presenti a Guarionesio e altri
caciqui, con promesse e minaccie gli admon che guardassino di non machinare
altra volta cosa che tornasse contra alli re catolici. Allora Guarionesio parl
alli suoi, mostrando la potenzia delli nostri, e la clemenzia inverso chi
errava e la liberalit inverso li fedeli, pregandoli che posassino l'animo e
che non facessino cose che fussino contro li cristiani. Allora gl'Indiani
preson Guarionesio e lo portorono in su le spalle infino alla casa dove
abitava. E cos quella provincia per qualche giorno stette in pace. Pur li
nostri erano in gran fastidio trovandosi in paesi stranieri abandonati,
conciosiach gi fusser passati quindici mesi dopo la partita dell'admirante, e
gi mancavan loro tutte le cose necessarie cos al vivere come al vestire. Il
governatore, pascendogli di speranza, meglio che poteva gli confortava.


Dell'ottime condizioni della moglie del cacique di Caunoboa ritornata dal
fratello per la morte del marito, e in qual modo essi andorono incontra al
governatore, e li presenti e grande accoglienze a lui fatte. E come ne' conviti
de' signori usano mangiare serpenti per cibo delicatissimo, e il modo di
cuocergli.

Mentre che stavano in questo modo vennero nuncii dal cacique Beuchio
Anacauchoa, che aveva lo stato suo verso ponente, detto Xaragua, come di sopra
si  detto, a fare intendere al governatore come era preparato tutto il cottone
e altre cose delle quali erano debitori lui e tutti gli suoi subditi per
tributo. Il governatore, inteso questo, si mise in cammino per andarlo a
trovare, e questo faceva molto volentieri perch aveva inteso che era tornata a
casa del detto cacique una sua sorella, detta Anachaona, che in lingua nostra
vuol dire "fior d'oro", qual fu moglie del cacique Caunoboa, che fu preso dalli
nostri. Questa era reputata la pi bella donna dell'isola Spagnuola, e alla
bellezza s'aggiugneva l'ingegno e piacevolezza, per le quali cose era di tanta
autorit che la governava tutto lo stato del fratello, appresso il quale era
ritornata dopo la morte del marito; e sapendo quello gli era intervenuto,
accioch 'l fratello non incorresse in simile errore, gli persuase che onorasse
gli cristiani n negasse far cosa che da quelli gli fusse imposta. Intesa la
venuta del governatore, questo cacique e Anacaona sua sorella per onorarlo gli
andoron alquante miglia incontro. Con ordine diverso dal primo fecero andare
insieme uomini e donne ballando e cantando avanti, poi veniva il cacique sopra
un legno leggieri portato da sei Indiani, nudo eccetto le parti pudibunde;
similmente Anacaona veniva appresso portata al medesimo modo da sei Indiani.
Era costei nuda tutto il corpo, il quale aveva tutto dipinto a fiori rossi e
bianchi, le parti vergognose aveva coperte con un telo sottilissimo di cottone
di varii colori, in testa e al collo e braccia aveva ghirlande di fiori rossi e
bianchi odoratissimi, e nell'aspetto veramente, come dicono, mostrava esser
signora. Incontrato il governatore, si fecero porre in terra da quelli che gli
portavano il cacique e la sorella, e gli fecero reverenzia. Dipoi
l'accompagnarono a casa, dove erano congregati li tributi di trenta caciqui, e
oltre a quel che erano obligati, per farsi benivoli li cristiani avevano
portati diversi presenti, come pan di maiz e iucca e molti di quelli animali
dell'isola chiamati utias, simili a' conigli, pesci di diverse sorti tutti
arrostiti perch non si guastassero, fra i quali eran certi serpi grandi e
spaventosi al vederli, di quattro piedi, chiamati yuana, che nascono
nell'isola, di diversi colori, con spine dal capo alla coda e con denti
acutissimi. Gl'Indiani mangiano questi, e reputangli il migliore e il pi
delicato cibo che si possa trovare, e cibo da signori. Li cristiani, ancorch
di questi avesser pi volte veduto mangiarne agl'Indiani, mai ne volser
mangiare, perch la bruttezza loro facea nausea grandissima allo stomaco.
Venuta la sera fu preparata la cena bellissima e abbondatissima di cibi fatti
in diverse maniere. Sedeva ad una mensa separata dagli altri il governatore con
il cacique e la sorella Anacoana; la qual mensa era un tela di cottone fatta di
diversi colori distesa in terra, intorno la quale sedevano loro sopra
monticelli, a modo di cussini, di foglie d'arbori tonde, un palmo l'una larghe,
odoratissime. E qualunche volta li ministri portavano nuove vivande, portavano
similmente un mazzo di dette foglie per nettarsi con esse le mani. Anacoana,
ch'era quanto patiscono li costumi del paese delicatissima e bella, guardava il
governatore molto amorosamente, parendogli il pi bell'uomo che giamai avesse
veduto. Ed essendo ingegnosa e molto piacevole, motteggiava con lui diverse
cose per via d'interpreti, e fra l'altre gli disse che teneva per certo che la
bellezza del paese de' cristiani superasse la bellezza di qualunque altro
paese, vedendo che in quello nascevano uomini tanto belli. E per questo lo
pregava che gli dicesse per che causa, lasciando una cosa s bella, andavano
cercando le brutte, come sono le sue. E quando furono portati quelli serpi
cotti, lei, spiccatone un pezzo della coda, lo present al governatore, con
allegro viso invitandolo che per amor suo lo volesse gustare. Il governatore,
gi preso dalla gentilezza di costei, desiderando fargli piacere, ancorch
contra sua voglia pure lo accett, e fatto animo lo cominci a gustare con le
labbra solamente, e non gli dispiacendo lo mastic e mangi, e fu tanta
l'eccellenza e la soavit di questa carne al gusto e al palato, che dapoi non
volse mangiare altro che yuana. Il che veduto dagli altri Spagnuoli, ancor loro
a regatta l'uno dell'altro si misero a mangiarne di questi serpi, n di altro
parlavano che della loro bont, dicendo che la soavit di questa carne passava
di gran longa quella dei pavoni, fagiani e pernici. E perch aveva inteso che
la soavit di questa carne consisteva in saperla cuocere, volse il governatore
intendere il modo, il quale gli fu detto esser questo: presi che sono questi
animali, si aprono e cavano le budelle e tutte le altre interiora, e con grande
diligenza dentro si nettano lavandogli, e levansi di fuora le loro squame
meglio che si pu; dapoi si mettono in un vaso di terra capace della loro
grandezza, a modo di una conca, e messovi dentro un poco d'acqua con alquanto
di quel pepe che abbiamo detto nascer in questa isola, si mette al fuoco e
fassi lentamente bollire, e le legne vogliono esser di certo legno odorato, il
quale non fa fumo alcuno. E perch li serpi sono grassi fanno un brodo molto
spesso e delicato. Fugli ancora detto che le ova di questi serpi cotte sono
soavissime, ed  cibo che dura molti giorni. Con queste, e molte altre parole
simili il governatore con li compagni furono menati a dormire in una camera,
dove era un letto di corde di cottone sospeso e appiccato al modo loro, ma
intorno e di sotto di quello la gentile Anacaona aveva fatto fare ghirlande di
diversi fiori, i quali mescolati rendevano un soavissimo odore. Il quale poi
che lei ebbe veduto spogliato ed entrato nel letto, se ne and a dormire in un
altro luogo, insieme con molte indiane sue schiave.
Ma per tornare al proposito nostro, poi che il governatore ebbe piena una certa
cassa di cottone riscosso delli tributi, il cacique insieme con gli altri gli
offersero dare tanto del suo pane quanto lui volesse, e lui, accettata la
offerta, gli ringrazi. E mentre che il pane per il paese si faceva, mand
messi alla fortezza Isabella con ordine che conducessero in quelle bande una
delle caravelle, le quali lui aveva lasciate incominciate, e che facessero
intendere a quelli della fortezza che lui manderebbe in l carica di
vettovaglie. Condussero costoro la caravella, secondo il comandamento del
governatore, al lito chiamato Xaragua, il che poi che ebbe inteso Anacaona
volse andare insieme con il fratello a vederlo. E andando stettero una notte ad
un borgo, dove essa aveva il suo tesoro, non di oro n di argento o veramente
di altre gioie, ma vasi di legno necessari al vivere, come piatti, scodelle,
catini di legno nerissimo e lucidissimo, maravigliosamente dipinti con teste di
animali, serpi, fiori e altre simili cose. Delli quali vasi ne don sessanta al
governatore, con quattuordeci scanni del medesimo legname e al medesimo modo
dipinti, i quali tutti si lavorano nell'isola Guanaba, ch' alla parte di
ponente della Spagnuola, con pietre di fiumi acutissime. Dettegli ancora
quattro grandi palle di cottone filato finissimo e di diversi colori da far
tele.
Il giorno seguente andarono ad un villaggio del cacique appresso al lito; il
governatore fece mettere ad ordine un suo brigantino, il cacique fece venir due
canoe dipinte di varii colori, una per s e altri suoi famigliari, l'altra per
Anacaona e sue schiave. La quale, non tenendo gli occhi ad altro che al
governatore, volse montar sola con il governatore in su 'l brigantino, le
schiave la seguitorono in su la canoa. Giunti che furono non molto lontani
dalla caravella, avendo il governatore fatto cenno, furono scariche tutte
l'arteglierie, delle quali tanto fu lo strepito che rison per il mare e monti
vicini, con il fuoco e fumo che andava a l'aere, che Anacaona, attonita e fuor
di s, come morta casc in braccio al governatore. Tutti gli altri similmente
restorono spaventati, e pensorono che il mondo venisse al fine. Il governatore,
sollevandola e ridendo in verso loro, liber tutti di questo spavento, e
massime che, cessato lo strepito delle artiglierie, cominciorono a sonare
trombe, piffari e tamburi, il che dette gran piacere agl'Indiani. Dapoi il
governatore, fatta montare Anacaona in su la nave, a mano la men per tutto,
mostrandogli particolarmente tutti li luoghi d'essa; dietro la quale venne il
cacique con gli altri Indiani, li quali, entrati similmente nella nave,
considerandola tutta di sotto e di sopra restorono admirati, n altro dicevano
se non che guardavan l'un l'altro; il che veduto dal governatore comand che si
togliessero su le ancore e dessersi le vele a' venti, la qual cosa fu loro
ancora di maggiore stupore, vedendo una s gran macchina muoversi senza remi o
fatica d'uomini, e pi quando vedevan la nave per il medesimo vento andare
innanzi e indietro. Finalmente, carica la nave di pane di iucca e maiz,
licenzi il cacique e la sorella, poich ebbe donato loro molte cose di quelle
che fra li cristiani si fanno. Anacaona nell'aspetto mostrava gran doglia di
questa partita, e pregava il governatore che fusse contento o restar l
alquanti giorni o veramente voler che lei lo seguitasse. A questo il
governatore disse assai parole, promettendogli tornare altra volta.
E finalmente, mandata la nave al suo viaggio, lui per terra insieme con li
soldati se n'and alla fortezza Isabella, dove trov un Roldano, il quale, di
vil condizione, servidore dell'admirante, era stato inalzato da quello e lo
aveva lasciato alla sua partita presidente della giustizia, esser di molto male
animo in verso di lui, ed esser andato per l'isola rubando. E per sua causa, e
degli altri lasciati alla guardia della fortezza, Guarionesio cacique, non
potendo tollerare li lor mali portamenti e insolenzie, se n'era fuggito con
suoi famigliari a certi monti, lontani da Isabella circa dieci leghe verso
ponente, in sul lito di tramontana; dove sono alcuni monti, gli abitatori delli
quali si chiamano Ciquaghi, e il cacique Maiabonesio, lo stato del quale sono
montagne aspre e dove difficilmente si pu andare, talmente fatte dalla natura,
che essendo vicini al mare si distendono in verso quello facendo un semicirculo
a modo di duo corni. Nel mezzo di quelli  una pianura per la quale molti fiumi
di chiarissime acque e abondanti sboccano in mare. Gli abitatori son tali che
molti si pensano che abbino avuto origine da' canibali, perch scendendo alla
pianura per guerreggiare tanti quanti prendono degli inimici vicini se li
mangiano. Guarionesio si rifugg alla fortezza di questo cacique, chiamata
Caprone, portandogli molti gran doni di quelli che hanno carestia gli abitatori
di quelli monti, dicendogli esser stato molto mal trattato dalli nostri, n mai
aver possuto con umilt e buone parole aver pace con essi; e per questo esser
ricorso a lui, pregandolo che lui lo volesse aiutare e difendere dalla furia di
questi cos cattivi uomini. Maiabonesio l'accett e fecegli gran carezze,
promettendogli ogni aiuto contro li cristiani.
Trovato adunque le cose cos disposte, se n'and alla fortezza della
Concezione, vicino alla quale intese esser il detto Roldano, e che andava
rubando quanto oro trovava in man degli Indiani, e sforzando tutte le femine
che gli piacevano. Per le quali cose lo fece venire a s domandandolo della
causa di questa insolenzia. Lui sfacciatamente gli rispose: "Io ho inteso come
l'admirante  morto, e che li re catolici non tengon pi cura alcuna delle cose
dell'isola, e noi, seguitandoti e stando sotto il tuo governo, ci moiamo di
fame e siamo constretti cercarci il vivere per l'isola. Oltre di questo, io
penso aver qui tanta autorit quanto hai tu, e per questo son deliberato non
stare pi a tua obedienzia". Per queste parole adirato il governatore gli volse
far metter le mani adosso, ma lui, accortosene, si fugg con sessanta uomini in
verso ponente alla provincia Xaragua, dove cominci a far il peggio che poteva,
rubando, sforzando donne e ammazzando.


Delli mali portamenti di Roldano, gi servitore dell'admirante. Di una
impetuosissima correntia d'acqua salsa e d'acqua dolce, quali insieme facevano
gran combattimenti. Come fu scoperta una pianura grandissima molto popolata da
genti umanissime, le quali abondano d'oro e di perle.

Mentre che le cose dell'isola erano in questi travagli, li re catolici avevano
assegnato dieci caravelle all'admirante, per mandare con vettovaglie a suo
fratello, delle quali lui di subito ne mand due a drittura all'isola
Spagnuola; queste per ventura arrivorono a quella parte dell'isola di ponente
dove si trovava Roldano con li compagni, il quale, veduti costoro e parlando
con essi, subito cominci a persuader loro che non stessero all'ubidienzia del
governatore, promettendo loro, in cambio delle fatiche che avrebbero sotto
quello, far loro aver grandissimi piaceri di donne e altre cose che loro
venisse voglia, e che diventerebber ricchi con le prede e rapine fatte a quegli
Indiani. Il che dal governatore era loro vietato. Queste cose tutte molto
piacquero a quelli delle caravelle, e d'accordo insieme attesero a vivere delle
vettovaglie che avevan condotte, e lo elessero per lor capo. E bench avessero
per certo e sapessero che presto l'admirante era per arrivare, non per questo
restavan di far quanto mal potevano senza paura alcuna.
Dall'altra parte Guarionesio, messo insieme molti Indiani suoi amici con
l'aiuto di Maiabonesio, spesso discendeva dalli monti alli piani, e tanti
quanti cristiani trovava, o vero Indiani loro amici, tutti gli tagliava a
pezzi, saccheggiando e ruinando tutto quel che trovava. In questo tempo, quando
le cose della Spagnuola eran tanto perturbate, l'admirante si part di Spagna,
con il restante delli navilii assegnati dalli re catolici, a questa volta non
per la diritta, ma tenne il camino pi verso mezzod. Nella qual navigazion
quel che discoprisse di paesi e mari si dir nella seguente narrazione.
L'admirante Colombo, ad 28 di maggio 1498 partito da San Lucaar di Barameda,
poco lontano dall'isola di Gades, in su la bocca del fiume Guadalchibiri, con
otto grandi navili molto carichi, storcendo il consueto suo camino per le
Canarie per paura d'alcuni corsali franzesi che lo aspettavano a quella volta,
si volt a man sinistra verso l'isola della Madera. E de l mand cinque navili
a diritto camino all'isola Spagnuola, e seco ritenne una nave e due caravelle,
con le quali si mise a navigare verso mezzod, con intenzione di trovar la
linea equinoziale, e de l voltarsi poi verso ponente per investigar la natura
di diversi luoghi. E navigando in quella parte arriv all'isole Esperide,
chiamate da' Portoghesi l'isole di Capo Verde, lontane da terra due giornate,
in numero tredici, tutte disabitate eccetto una, la quale si chiama Buonavista;
e da queste parti, per avervi trovato cattivo aere, per gherbino navig
quattrocentottanta miglia con tanta bonaccia e caldo, perch era del mese di
giugno, che quasi li navili s'abbrucciavano, e similmente li cerchi delle botti
scoppiavano, in modo che l'acqua e il vino si perdeva, n gli uomini potevan
tolerare il caldo, per esser lontani dall'equinoziale gradi cinque. Pure otto
giorni tolerorono in questo travaglio, parendo lor sempre con le navi montare
non altrimenti che se su per un alto monte salissero in verso il cielo; e il
primo giorno fu sereno, e gli altri nebulosi con pioggia, e per questo pi
volte si pentirono esser andati a quel camino. Passati gli otto giorni si misse
il vento per levante, il qual tolto in poppa se n'andorono alla volta di
ponente, continuamente trovando miglior temperie d'aere e la notte altro
aspetto di stelle; in modo che il terzo giorno trovorono l'aere temperatissimo,
e all'ultimo d di luglio dalla gabbia della maggior nave si scopersero tre
altissimi monti; della qual cosa non poco si rallegrorono, perch stavano
malcontenti per esser per il caldo mezzi abbruciati, e l'acqua gli cominciava a
mancare.
Finalmente con l'aiuto di Dio giunsero a terra, ma per esser il mare tutto
pieno di secche, non si potevano accostare. Ben compresono che era terra molto
abitata, perch dalle navi si vedeva bellissimi orti e prati pieni di fiori, li
quali la mattina per tempo, con la rugiada, mandavano soavissimi odori fina
alle navi. De l a venti miglia trovorono un buonissimo porto, ma senza fiume,
per la qual cosa scorsero pi avanti, e finalmente trovorono un porto altissimo
da potersi ristorare, e far acqua e legne, il qual chiamorono Punta di Arena.
Non trovorono vicino al porto alcuna abitazione, ma molte pedate d'animali
simili a quelle delle capre, delle quali ne viddero una morta molto simile alle
nostre. L'altro giorno viddero venir da lontano una canoa con ventiquattro
giovani di bella e grande statura armati di freccie, arco, con targhe, oltre al
costume degl'Indiani. Ed erano nudi, eccetto le parti vergognose, le quali
avevan coperte con un panno di cottone di diversi colori, con li capelli lunghi
distesi, e quasi al modo nostro partiti in su la fronte. L'admirante, per
allettare e assicurare questi della barca, comand fusse mostro loro specchi di
vetro, scodelle e altri vasi di rame con sonagli; ma loro, quanto pi erano
invitati, tanto pi temevano d'essere ingannati, sempre tirandosi indietro, e
tenevano gli occhi fissi verso li nostri con grande admirazione. Donde, vedendo
l'admirante non li poter tirar con queste cose, ordin che nella gabbia della
maggior nave si sonasse tamburini, pive e altri instrumenti, e da basso si
cantasse e ballasse, sperando, con canti a lor nuovi, potergli dimesticare. Ma
loro, pensando che quelli fussero suoni che gli invitassino a combattere, tutti
in un tratto lasciati li remi tolsero gli archi e freccie in mano, e pensando
che li nostri li volessero assaltare, tenevano diritte le punte verso di loro,
stando a vedere quel che volessen dire questi suoni e canti. Li nostri
all'incontro, ancor loro con le freccie in su gli archi a poco a poco
s'accostavano alla barca. Ma gl'Indiani, partiti dalla nave maggiore,
confidandosi nella celerit de' suoi remi s'accostarono ad una nave minore, e
tanto se gli avicinarono che il patron della nave gitt nella barca un saio di
panno e una berretta a uno de' primi di loro. Dal che successe che dipoi con
segni si detter fede di scendere in sul lito, dove pi commodamente potrebbero
insieme parlare. Ma andato il patron della nave a dimandar licenzia
all'admirante, e loro temendo di qualche inganno, dettero delli remi in acqua e
se n'andarono via. In modo che di questa terra non ebbero altra cognizione.
Non molto lontano da questo luogo trovorono una correntia d'acqua da levante in
ponente, tanto celere e impetuosa che pareva un torrente che altissimi monti
discendesse, tale che l'admirante affermava mai, dapoi che navigava, aver avuto
maggior paura. Andato alquanto avanti per questa correntia, trov una bocca di
larghezza d'otto miglia, che pareva l'entrata d'un grandissimo porto, dove
sboccava questa correntia, la quale chiamaron Bocca di Drago; e un'isola che
era all'incontro, chiamaron Margarita. All'incontro di questa correntia d'acqua
salsa veniva con non minore impeto da terra una correntia d'acqua dolce, e
faceva forza di sboccare in mare, ma dalla salsa era impedita, in modo che
insieme facevano gran combattimento, con bollori e spume. Entrati in questo
golfo trovorono finalmente acqua dolcissima e buona; navigarono 104 miglia
continuamente per acqua dolce, e quanto pi andavano verso ponente tanto pi
erano dolci. Scopersero dipoi un monte altissimo, il quale dalla parte di
levante era pieno di gatti mammoni, e disabitato per esser molto aspro; pure
misero in terra, e videro molti campi cultivati. Ma non viddero uomini n anco
case. E dal lato del monte verso ponente viddero una pianura grandissima, alla
quale li nostri andorono per vedere chi l'abitasse.
Gl'Indiani, veduto arrivare alli suoi liti questa nova gente, correndo tutti a
regatta senza alcuna paura andorono alle navi, dove con li nostri fatta
amicizia, intesero per segni questa terra chiamarsi Paria ed esser grandissima,
e che quanto pi s'andava a ponente tanto pi era popolata. Tolsero di qui
quattro uomini in nave e andarono seguitando quella costa di ponente, per la
qual navigando trovavano ogni giorno l'aere pi temperato e il paese pi
popolato e ameno. Dalle quali cose compresero quella esser regione da tenere
gran conto; e un giorno fra gli altri, la mattina avanti il levar del sole,
tirati dall'amenit del luogo, perch sentivano da' fiori e erbe delli prati
grandissimi odori, volsero smontare, dove trovorono maggior numero d'uomini che
in alcun luogo mai avesser trovato; e che, subito che furono smontati, vennero
nuncii all'admirante per parte del cacique di questa terra, li quali con viso
allegro, per cenni e segni e grande offerte l'invitavano a dismontar in terra.
Il che ricusando l'admirante, quelli andorono alle navi con molte barche piene
d'Indiani, ornati tutti le braccia e il collo di catene d'oro e perle
orientali; e dimandati dove raccoglievano quelle perle e oro, con cenni
rispondevano che le perle si trovavano nel lito del mare l vicino.
Dimostravano ancora con segni delle mani e muover della testa e torcer delle
labra che appresso loro non se ne faceva conto alcuno. E presi alcuni vasi a
modo di canestri, accennavano che se li nostri volessino star l, ne potevano
empir quelli a lor piacere. Ma, perch li formenti che l'admirante portava
all'isola Spagnuola si guastavano, deliber differir questo commerzio ad altro
tempo pi commodo, e mand allora due barche d'uomini in terra, per investigare
e intender la natura di quel paese e gli costumi degli uomini, e far pruova di
barattare delle cose che avevano con le lor perle.


Degli abiti di quelle genti. D'un fiume profondissimo e di maravigliosa
larghezza. Come Magnabonesio e Guarionesio caciqui furono presi e i lor popoli
vennero all'obedienzia dell'admirante. Per qual causa fusse creato un nuovo
governatore che andasse all'isola Spagnuola, e per ordine di quello mandati in
ferri l'admirante e suo fratello in Spagna.

Andati adunque in terra furono li nostri ricevuti da loro molto amorevolmente,
e correvano da ogni banda a vederli, come un miracolo. E duo di costoro, che
parevano di pi stima e gravit degli altri, primi si ferono loro incontro; uno
era vecchio, l'altro giovane suo figliuolo, li quali, secondo loro costume
salutatili, gli menarono in una casa fatta in tondo, avanti la qual era una
gran piazza, dove gli fecero sedere sopra alcune sedie fatte d'un legno
nerissimo, e lavorate con grande arte; e sedendo li nostri insieme con quelli,
vennero molti scudieri carichi di diverse sorti di vivande, e la maggior parte
di frutti incogniti a noi e di vini bianchi e rossi, non di uve, ma fatti di
diversi frutti molto suavi al gusto. Poi che ebber alquanto mangiato, il
giovane, presi per mano li nostri amichevolmente li condusse in una camera dove
erano molti uomini e donne, separati l'una parte dall'altra, bianchi come li
nostri eccetto quelli che andavano per il sole. E nell'apparenza mostravano
esser gente molto mansueta e benigna in verso li forestieri. Li quali tutti
erano nudi eccetto le parti pudibunde, le quali portano coperte con certi veli
di cottone tessuti di varii colori, e nessuno vi era, n uomo n donna, che non
fusse ornato con filze di grosse perle e catene d'oro. E addimandati da' nostri
donde avessero l'oro che portavano, rispondevano con segni che veniva da certi
monti, li quali a dito mostravano, accennando che per modo alcuno li nostri non
vi dovessero andare, perch in quel luogo gli uomini erano mangiati. Ma li
nostri non gli potevano intendere se dicevano da fiere o vero da' canibali,
della qual cosa, cio che loro non gli intendessero, mostravan pigliar gran
molestia, dolendosi di non si potere parlare insieme l'un con l'altro e
intendersi.
Stati adunque li nostri in terra fino a mezod, tornorono alle navi con molte
filze di perle. E l'admirante immediate si lev con tutte le navi, per rispetto
che 'l formento, come abbiamo detto, si marciva, con animo di tornar un'altra
volta, ordinate che fussero le cose dell'isola Spagnuola; sollecitollo al
partire, ancora che l'acque in quello luogo erano molto basse e facevano gran
correnzia, di modo che la nave maggiore per ogni piccol vento era travagliata e
andava a gran pericolo, e per questo per molti giorni mandarono avanti una
caravella minore con lo scandaglio che faceva la via all'altre, con la qual
guida andorono scorrendo circa 230 miglia di questa provincia detta Paria,
nella quale viddero Cumana, Manacapana e Curiana. Lontano da queste molte
miglia, e andati per ponente molti giorni credendo che questa fosse isola, e de
l voltandosi per tramontana per poter andare alla Spagnuola, capitorono ad un
fiume di profondit di trenta braccia e di larghezza inaudita, perch dicevano
ch'era largo circa 112 miglia. oco avanti pur per ponente ma un poco pi a
mezod, che cos s'ingolfava quel lito, viddero il mar pieno d'erba che pareva
che corresse come un fiume, e sopra il mare andavano alcune semenze che
parevano lenti. Ed era tanta spessa l'erba che impediva il navigare delle navi.
In questo luogo referisce l'admirante esser gran temperie d'aere. E il giorno
tutto l'anno quasi  eguale e non molto varia, perch non  lontano
dall'equinoziale pi di cinque gradi; e vedendosi in questo gran golfo quasi
intricato, non trovando essito per tramontana donde potesse andar all'isola
Spagnuola, con grande fatica uscito dell'erbe, preso verso tramontana il
diritto suo cammino con l'aiuto di Dio giunse all'isola Spagnuola, secondo il
suo disegno, ad 28 d'aprile 1498.
Dove arrivato trov ogni cosa in confusione, e che quel Roldano ch'era suo
allievo con molti altri Spagnuoli s'era ribellato da suo fratello governatore.
Il qual volendo mitigare, non solamente non si pacific, ma scrisse alli re
catolici tanto male dell'admirante quanto mai fusse possibile a dire; e ancora
del fratello, accusandolo ch'egli era scelerato d'ogni disonest, crudelissimo
e ingiusto, che per ogni picciola cosa faceva appiccare e morire uomini, e
tutti due erano superbi e invidiosi, e pieni di ambizione e intolerabili, e per
questa causa essersi ribellati da loro, come da fiere che si allegrano di
spandere sangue umano, e inimici dell'imperio di loro Maest, e come da quelli
che non cercano altro che usurpar lo stato di quell'isola, accrescendo questi
carichi che davano loro con vane congietture, e massime che non lasciano andare
alle cave dell'oro se non gli suoi famigliari. L'admirante similmente notific
alli detti re catolici la natura di questi uomini di mala sorte, dichiarando
che non attendevano se non a sforzar donne e assassinamenti, e che temendo non
esser puniti al suo ritorno si erano ribellati e andavano per la isola
violando, rubando e assassinando.
Mentre si facevano queste accusazioni l'admirante mand suo fratello con
novanta fanti e alcuni cavalli ad espugnare il cacique Guarionesio, il quale
con li popoli Ciguati si era ribellato e aveva messo insieme circa seimila
uomini, tutti armati di archi e freccie, ma nudi, con il corpo dipinto di vari
colori dal capo alli piedi. Con il quale il governatore venne pi volte alle
mani, e massimamente al passare di un gran fiume, in su la riva del quale
costoro si erano accampati, e con innumerabili saette e sassi impedivano il
passo alli nostri; il che da loro conosciuto, subito mandorono occultamente
alcuni cavalli a passare il fiume lontano da quel luogo. Gli Indiani, vedutosi
li nostri alle spalle cos all'improviso, restorono admirati, e dubitando di
non esser messi in mezo si ritirono a capo de' monti Ciguaui, al cacique
Maiabonesio, dal quale Guarionesio dimand aiuto; n lo potette ottenere,
perch li popoli, sentita la venuta del governatore, dubitavano non essere
tagliati a pezzi. Donde tutti due questi cacique furon constretti fuggirsi alle
selve sopra altri monti altissimi, accompagnati da alcuni pochi Indiani. Il
governatore, arrivato a Caprone e intesa la fuga delli caciqui, ancorch gli
paresse difficil cosa poterli trovare, pur deliber fare ogn'opera per avergli
nelle mani. Al che gli fu la fortuna favorevole, perch alcuni cristiani,
forzati dalla fame, cercando pigliare degli utias, i quali abbian detto esser
simili a' conigli, a caso si abbatterono a due famigliari di Maiabonesio, che
gli portavano per vivere del loro pane. I quali presi insegnorono a' nostri
dove questo cacique fusse; il che inteso dal governatore, adoperati questi per
guida, fece dipignere dodeci delli suoi al modo indiano e gli mand al luogo
dove era Maiabonesio, il quale vedendoli da lontano si credette che fussero
Indiani; venendo loro incontro fu subito preso, lui con tutta la sua famiglia,
insieme con Guarionesio. E in questo modo tutti li popoli Ciguati e gli altri
vicini dopo la presa di questi caciqui vennero alla obedienza dell'admirante.
Mentre che l'admirante, insieme con suo fratello, con quanta diligenza si 
detto, si affaticavano ridurre alla obedienza de' re catolici tutti li signori
e popoli dell'isola Spagnuola, giunsero a' prefati re lettere degli Spagnuoli
sollevati e appresso di quelle i nunzii mandati dall'admirante, come di sopra 
detto. Oltre a questo la fama dell'oro di questa isola era tanto grande fra
tutti gli uomini della corte, i quali erano usi vederne poco, che ciascun,
tirato dalla cupidit di quello, desiderava aver questo governo, e non avendo
animo dimandarlo per la gran reputazione e grazia che vedevano aver
l'admirante, cominciorono a sparger per tutta la corte che il prefato con il
fratello si volevano far signori di quella isola, con tutti li paesi nuovamente
trovati; e dicevano che li segni si vedevan manifesti, perch si intendevan per
lettere di diversi che essi avevan cominciato a non volere che alcuno Spagnuolo
praticasse alle minere dell'oro, e che l'avevan date in guardia a particolari
persone loro intrinseche e famigliari, aggiugnendo che di quello si cavava essi
ne mandavano poco in Spagna, ma lo serbavan per li loro bisogni. E che, a fine
che questo loro disegno pi facilmente si potesse mandare ad effetto, essi
volevano levarsi dagli occhi tutti gli Spagnuoli che erano sopra detta isola, e
gi ne avevan cominciati a far morir molti, sotto diversi pretesti e cause. Le
quali parole, dicendosi per tutta la corte, operarono tanto che li re catolici
furono forzati, vedendo in effetto che non gli era stato mandato quella
quantit di oro che si diceva essersi cavato in detta isola (il che non
procedeva d'altro che dalle discordie che erano in quella fra gli Spagnuoli),
eleggere un nuovo governatore, il quale andasse a quella volta e arrivato
intendesse quali fussero li colpevoli e gli castigasse.
Questo governatore adunque, partitosi con buon numero di fanti senza che
l'admirante sapesse cosa alcuna, giunse alla Spagnuola, dove, intesasi la sua
venuta, and l'admirante col fratello ad incontrarlo, e volendolo accettar con
allegro volto, all'improviso furono presi e spogliati di tutto quello
ch'avevano, e in ferri per ordine del nuovo governatore mandati in Spagna.
Qui si pu considerar la variet e giuochi della fortuna, che quello che poco
avanti era in tanta grazia delli re catolici, avendo lor fatto con la sua virt
e ingegno un tanto gran beneficio nel scoprirgli tanti nuovi paesi e signorie,
che per opinion d'ogni uomo non pareva che mai si potesse trovar modo di
rimunerarlo, in un momento insieme con il fratello cadesse in tanta miseria. Ma
venuta la nuova alli re catolici che in ferri erano arrivati a Gades, subito
mossi da grandissima compassione mandorono ad incontrarli diverse persone l'un
dopo l'altro, con commession che subito fusser fatti liberi e che vestiti
onorevolmente fusser menati alla lor presenzia, il che fu fatto. E inteso da
costoro la verit della cosa, subito ordinorno che li delinquenti fusser
puniti.


Come Pietro Alfonso chiamato Nigno, partito di Spagna per scoprir nuovi paesi,
arrivato alla provincia detta Curiana, in un borgo di quella con certe cose che
valevano pochi danari ebbe gran quantit di perle. E della gran copia d'animali
di quel luogo. Della provincia di Cauchiete, dove si trova oro.

Dapoi che l'admirante Colombo fu arrivato in Spagna ed ebbe mostrato
l'innocenzia sua alli re catolici, molti de' suoi pilotti e nochieri, che seco
continuamente erano stati alle sopradette navigazioni, fecero tra loro
deliberazione andar per l'oceano a discoprire nuovi paesi. E tolto dali re
licenzia con promettere di darli il quinto del tesoro che trovassino, armarono
alquanti navili a sue spese e se n'andarono a diversi camini, con ordine per
di non s'accostare dove era stato l'admirante a cinquanta leghe.
Tra li quali Pietro Alfonso, chiamato Nigno, con una caravella si mise andar
verso mezod, e capit a quella parte di terra ferma che si chiama Paria, nella
quale gi di sopra abbian detto che l'admirante trov gli uomini e le donne con
tanta copia di perle. E scorrendo pi avanti per quella costa per spazio di
cinquanta leghe, lasciandosi a dietro le provincie di Cumana e Manacapana,
arriv alla provincia chiamata Curiana dagli abitanti, dove trov un porto
simile a quel di Gades, nel quale entrato vidde un borghetto d'otto case, e
smontato in terra trov cinquanta uomini nudi che non erano di quel luogo, ma
d'un altro popolatissimo borgo tre miglia lontano; li quali con il suo cacique
gli vennero incontro, pregandolo che l'andasse a porre in terra alle case loro.
Ma Nigno, per allora non andando pi avanti, fece con loro permutazione di
sonagli, aghi, specchi e filze di pater nostri di vetro; all'incontro ebbe da
loro quindeci oncie di perle, di quelle che portavano al collo e alle braccia.
Dopo molte preghiere il seguente giorno si lev con la nave e and al loro
borgo, dove giunto tutto il popolo, ch'era infinito, corse a marina, con atti e
cenni pregando che dismontassero a terra; ma Alfonso Nigno (vedendo tanta
moltitudine) ebbe paura, perch non aveva seco se non trentatre uomini. Ma per
cenni faceva loro intendere che se volevano comperare alcuna cosa andassino con
le lor barche alla nave. Onde molti di loro, con sue barchette fatte d'un solo
legno, le quali in quel paese chiaman galite, portando seco quantit di perle,
per desiderio che avevano delle cose nostre vennero a regatta alla nave. In
modo che con alcune cose che valevano pochi denari ebbero circa novantacinque
libre di perle, le quali in sua lingua chiaman tenoras. Ma poi che Alfonso
Nigno per spazio di venti giorni gli ebbe conosciuti umani, semplici e benigni
in verso gli forestieri, deliber smontare a terra, dove fu ricevuto
amorevolissimamente.
Le loro abitazioni sono case di legno coperte di foglie di palme, e il loro
famigliar cibo sono per la maggior parte l'ostriche, dalle quali cavano le
perle, e n'hanno gran copia in quelli liti. Mangiano ancora animali salvatichi,
come sono cervi, porci, cignali, conigli di colore e grandezza simili a' lepri;
colombi e tortore hanno in grande abondanzia. Le donne nutriscono l'oche e
anitre come si fa in Spagna. Nelli loro boschi sono pavoni, non per con penne
di varii colori come li nostri, perch il maschio  poco differente dalla
femina. Sonvi ancora fagiani in gran copia. Costoro sono perfettissimi arcieri
perch con le freccie danno dovunche vogliono.
In questo luogo Alfonso Nigno con la sua compagnia, per quelli giorni che vi
stettero ebber buon tempo, perch aveano un pavone per quattro aghi, per dua un
fagiano, una tortora, una oca e un colombo per un pater nostro di vetro. E in
far questi baratti contrastavano non altrimenti che fanno le nostre donne,
quando alli mercati voglion comperare qualche cosa. Ma andando nudi domandoron
per atti e cenni a che si potessino servir delli aghi, alli quali fu risposto
dalli nostri similmente per gesti che con quelli potevano curarsi li denti, e
cavarsi le spine de' piedi, e per questo loro cominciorono a stimargli. Ma
sopra tutte le cose piacevano loro li sonagli, e per aver questi non lasciavano
di dar cosa alcuna.
Sentivasi di quel luogo, nelli boschi d'altissimi arbori e spessi che erano l
vicini, la notte spaventevoli mugghi d'animali. Nondimeno giudicavano che
quelli non fussero nocivi, e questo perch gli uomini del paese andavano
sicuramente cos nudi senza tema alcuna per quelli boschi con loro archi e
freccie, n mai si trov che alcuno da quelli animali fusse stato morto. Quanti
o cervi o cigniali li nostri domandavano, tanti con le loro freccie
n'ammazzavano. Non hanno buoi n capre n pecore, usano pane di radici e di
maiz simile a quello dell'isola Spagnuola. Hanno capelli neri e grossi e mezi
crespi, ma lunghi. E per aver i denti bianchi portano in bocca continuamente
una certa erba atta a questa cosa, e come la buttano via si lavano la bocca. Le
donne attendono pi all'agricoltura e alle cose di casa che gli uomini; ma gli
uomini attendono alle caccie, guerre, giuochi, feste e altri sollazzi. Hanno
pignatte, cantari, urne e altri simili vasi di terra, non fatte nel suo paese
ma avuti per baratto in altre provincie, nelle quali fanno loro fiere e mercati
dove concorrono tutti gli altri vicini, e portavi ciascuno quelle cose delle
quali ha copia nella sua provincia. Fanno baratti e permutazioni d'una cosa
all'altra secondo che a loro piace. E tutti hanno piacere portare in suo paese
cose nuove n pi in quello luogo vedute. Portano al collo appiccati filze di
perle, uccelletti e altri animaletti formati d'oro e ben lavorati, e questi
hanno in baratto nell'altre provincie. Il quale oro  del caratto del fiorino
di Reno. Gli uomini portano alle parti vergognose, in luogo di braghe, una
zucca o un caragolo, le quali s'accommodano con una corda che portano cinta.
Simili braghe portano ancora le donne, ma poche volte, perch quelle per la
maggior parte del tempo stanno in casa.
Dimandati quelli per cenni e atti se andando pi avanti si trovava mare o pur
terra ferma, dimostravano non lo sapere. Ma facendo congiettura dagli animali
che si trovano in quelle parti di Paria, si pu facilmente credere che sia
terra ferma. E tanto pi ancora perch, avendo navigato per quelle costiere di
ponente pi di tremila miglia, mai hanno trovato fine. Dimandorono dipoi da che
luogo avevano quell'oro e da che banda venga; per cenni risposono che lo
portavano d'una provincia chiamata Cauchiete, lontana da loro sei soli verso
ponente, cio sei giornate, accennando che gli artefici del paese lo formavano
in quelli animali che portavano al collo. Inteso questo, Alfonso Nigno deliber
partirsi da Curiana e andar a quella volta. E il primo d di novembre 1500
arriv a Cauchiete dove surse con la nave. Gli uomini del paese, visti li
nostri, subito vennero alla nave senza timore alcuno, e portorono quell'oro che
allora si trovavano cavato nel paese loro, e della sorte e bont sopradetta.
Portavano ancor costoro perle al collo, le quali avevano da Curiana per baratto
d'oro. Trovorono qui gatti mammoni e molti belli pappagalli di varii colori.
Eravi suavissima temperie senza freddo alcuno. La gente  di buona natura,
stanno senza sospetto alcuno; tutta la notte con le sue barche venivano alla
nostra nave sicuramente, e in quella entravano come in casa loro; delle sue
donne son molto gelosi, e per questo le facevano star indietro, e molto
rimesse, se alcuna volta ancor quelle volevan vedere le cose nostre come
miracolose. Hanno grande quantit di cottone, il quale da sua posta nasce senza
cultura alcuna, del qual fanno loro brache. Di poi partendosi di qui e
scorrendo pi avanti vidder un paese bellissimo con molte case e alcuni borghi
con fiumi e luoghi ben cultivati. Al qual luogo volendo dismontare, gli vennero
all'incontro pi di duomila uomini armati all'usanza loro, li quali mai per
alcun modo volsero con li nostri n pace, n amicizia, n patto alcuno.
Dimostravano grandissima rusticit, anzi pareano uomini quasi salvatichi,
ancora che fussino belli uomini e di corpo proporzionatissimi, bruni di colore
e universalmente magri. Per il che Alfonso Nigno, contento di quanto aveva
trovato, deliber tornarsi per la via che era venuto.


Quello accadete al detto Nigno con li canibali navigando con la compagnia verso
Paria, e de' costumi di detti canibali. Come si faccia il sale nella provincia
Haraia. E dell'osservanza di quel paese nel sepellir gli uomini da conto.

E cos tornando indietro con l'aiuto di Dio giunse con la compagnia alla
provincia delle perle chiamata Curiana, dove dapoi stettero giorni venti a
darsi piacere. Ma quello che accadesse loro vedendo da lontano il paese di
Paria, avanti che vi arrivassero, non mi par fuor di proposito narrarlo.
Navigando adunque e andando avanti, a quel luogo che abbian detto chiamarsi
Bocca di Drago s'incontrorono in 18 canoe, over barche di canibali, li quali
andavan cercando di pigliare uomini. Costoro, visto la nave, con grande ardire
l'assaltarono, e circondandola, con loro archi e freccie incominciarono a
combattere. Ma gli Spagnuoli con loro artiglierie gli spaventoron molto, in
modo che tutti si misero in fuga. Li nostri con la barca armata li seguitorono
tanto che presero una loro barca, della quale molti delli canibali, buttatisi
in acqua, notando scamporono. Solamente uno ne presero che scampar non pot, il
qual aveva tre uomini legati con mani e piedi per volergli a suo bisogno
mangiare; il che compreso dalli nostri disciolsero li legati; e il canibale
legato dettero in man delli prigioni, dando lor licenzia che di lui facessero
quella vendetta che a loro piaceva. Quelli immediate con pugni, calci e bastoni
tanto lo batterono che lo lasciarono quasi morto, ricordandosi che li canibali
avean mangiato li loro compagni, e che il sequente giorno similmente volevano
mangiar loro. Dimandando li nostri de' costumi di questi canibali, risposero
che costoro andavano per tutte queste isole scorseggiando e rubando tutte
quelle provincie, e che subito che arrivano a terra fanno uno steccato di pali,
li quali portan seco nelle barche, per poter la notte star sicuri, e de l
vanno a rubare. Trovorono in Curiana la testa d'un de' primi de' canibali
appiccata a una porta, la qual tengon per memoria e in segno di vittoria.
Nella region di Paria  una provincia molto celebrata, chiamata Haraia, per la
gran copia di sale che in quella si truova, il quale viene in questo modo.
Quando li venti soffiano con impeto spingono l'acqua del mare in una gran
pianura di questa provincia, la quale, quietato il vento e venendo il sole, in
breve tempo si congela e diventa sale bianchissimo, e in tanta copia che
andando a queste saline avanti che piova se ne potrebbono caricare navili
assai, ma subito che piove si disfa e torna in acqua. Questo sale non solo
serve agli uomini del paese, ma lo danno in baratto d'altre cose delle quali
hanno carestia a tutti li vicini, ridotto in pezzi grandi.
Quando appresso costoro muore alcun uomo di conto, lo mettono sopra una
gratella, sotto la qual fanno un fuoco lento, tanto che si distilli a poco a
poco tutta la carne, e non resta se non la pelle e l'ossa; dipoi lo salvano e
gli hanno reverenzia, e in questo tempo ne viddero duo posti in questo modo.
Alli tredici di febraio partirono di questa provincia per venir in Spagna con
96 libre di perle a oncie otto per libra, avute in baratto per cose di poco
prezio. In 60 giorni arrivati in Galizia, il qual viaggio fu pi del dover
lungo per le correnzie dell'acque, che tiravano la nave verso ponente, fu
Alfonso Nigno dalli compagni accusato d'aver preso maggior parte di quello che
se gli veniva di tutte le perle che in questo viaggio s'erano acquistate, e che
n'avea defraudato li re catolici della lor porzione, ch'era la quinta parte. E
per questo da Ferrando di Vega, governatore di Galizia, dove era arrivato, fu
preso. Finalmente, trovato innocente, fu lasciato. Le perle quali portorono
erano orientali e assai grosse; nondimeno, per non esser ben forate, come
dicono molti mercatanti che le conoscono, non sono di molto prezzo.


Come Vicenzianes, detto Pinzone, e Aries suo nepote, armate quattro caravelle e
partiti da Palos per scoprir nuovi paesi, persono la Tramontana, e trovato il
Polo Antartico viddero un'altra forma di stelle molto differenti dalle nostre.
Come, trovata gran quantit di genti di spaventevole aspetto, fu appiccata una
gran zuffa con loro, e quello succedesse.

In questo medesimo tempo Vicenzianes, chiamato Pinzone, e Aries suo nepote, che
si trovorono nel primo viaggio con l'admirante Colombo, armorono a sue spese
quattro caravelle e ad 18 di novembre 1499, partiti da Palos per andare a
discoprire nuove isole e terreni, in breve tempo arrivorono alle Canarie e de
l all'isole di Capo Verde. Dalle quali partendosi, e pigliando la via per
gherbino navigorono con quel vento trecento leghe. Nel qual viaggio persono la
Tramontana, la qual persa furono di subito assaliti da terribilissima fortuna
di mare, con pioggia e vento crudelissimo. Nondimeno, seguitando il lor camino
continuamente per gherbino non senza manifesto pericolo, andorono avanti
dugentoquaranta leghe. Nel qual luogo, preso l'astrolabio in mano e trovato il
polo antartico, non vi viddero alcuna stella simile alla nostra Tramontana: ma
riferirono aver visto un'altra forma di stelle molto differenti dalle nostre,
le quali non poterono ben conoscere per esser stati impediti da una certa
caliggine che intorno a queste stelle si levava, e impediva loro la vista. Ma
intorno, fuor della caliggine, si vedevano figure di stelle lucidissime e
maggiori che le nostre.
E ad 20 di gennaio da lontano viddero terra, alla qual approssimandosi, e
veduta l'acqua molto torbida, gittarono lo scandaglio e trovorono sedici
braccia d'acqua. E finalmente, giunti a terra, dismontorono e l stettero due
giorni, che mai apparse uomo alcuno bench trovassero molte pedate d'uomini.
Costoro, accioch da qualunque per ventura arrivasse a quel luogo fusse
conosciuto come v'erano stati, segnorono le scorze degli arbori del suo nome e
delli re catolici. E dipoi partiti de l e scorrendo pi avanti, viddero la
notte molte luci che pareva fussero in un campo di genti d'arme, verso le quali
mand il governatore 20 uomini bene armati e comand loro che non facessero
strepito alcuno; li quali andati e compreso esser gran moltitudine di gente,
non le volsero per alcun modo disturbare, ma deliberarono aspettare la mattina
e poi intender chi fussero. Fatta la mattina, al levar del sole mand in terra
quaranta uomini armati, li quali subito che furono da quelle genti visti,
quelli mandorono all'incontro delli nostri 32 uomini a modo loro armati d'archi
e freccie; dopo li quali veniva l'altra moltitudine, uomini grandi d'aspetto
spaventevole e faccia crudele, e non cessavano di minacciare. Gli Spagnuoli
quanto potevano mostravano voler esser loro amici e facevano loro molte
carezze, ma quanto pi ne era lor fatte, tanto pi si dimostravano isdegnosi,
n mai volsero o pace o accordo o amicizia con loro. Onde per allora se ne
tornorono alle navi, con animo, la mattina seguente, di combattere con essi. Ma
quelli, subitamente che apparse la notte, si levorono e andorono via. Quelli
delle navi giudicarono che costoro fussero gente che andasse vagando, come i
Tartari che non hanno propria casa ma vanno oggi in qua e domani in l, vivendo
di quello che trovavano con sue mogliere e figliuoli. Li nostri volsero andar
pi avanti seguendo le loro pedate, le quali trovorono nel sabbione esser il
doppio maggiori delle nostre.
Navigando pi avanti trovorono un fiume, ma non di tanto fondo che le caravelle
vi potessero surgere. Per la qual cosa mandorono a terra quattro barche cariche
d'uomini armati, li quali andassino ricercando quelli paesi. Costoro, smontati
in terra, viddero in su un monticello vicino al lito una compagnia d'uomini, li
quali con cenni e atti dimostravano molto desiderare il commercio delli nostri.
Ma gli Spagnuoli non s'assicurorono di accostarsi; ma mandorono uno de' suoi il
quale da lontano gitt loro un sonaglio, e all'incontro quelli gittorono un
pezzo d'oro, il quale volendo colui torre, subito una turba di quelle genti gli
fu adosso per volerlo pigliare. Ma lui, defendendosi con la spada, non poteva
al gran numero resistere, perch quelli non stimavano morire; pur tanto si
difese che saltorono in terra tutti gli uomini delle quattro barche, e
appiccata una gran zuffa furono morti otto delli nostri, e gli altri ebbero
gran fatica a scampare e a ritirarsi alle barche. N gli giov esser armati di
lancie e spade, che questa gente, ancorch di loro fussero morti molti, ne
tenevano poco conto; ma sempre pi arditi gli seguitavano fino all'acqua, per
modo che alla fine presero una delle quattro barche e amazzarono il padrone di
essa. Il resto ebbe di grazia scampar con l'altre tre e andarsene alle navi.
Pinzone, con li compagni, veduto questo si trovorono malcontenti, e
deliberarono partir de l, il che fecero e presero il loro camino per
tramontana, che cos s'ingolfa questa costa.


Come trovorono il mare d'acqua dolce e un grossissimo fiume detto Maragnon,
alcune isole piene di verzino e altre copiose d'arbori di cassia fistula e
altri grossissimi arbori; e di un nuovo e monstruoso animale.

Andati con questo vento quaranta leghe trovorono il mare d'acqua dolce, e
ricercando donde quest'acqua venisse, trovorono discender da altissimi monti
alcuni fiumi con grandissimo impeto e per una bocca entrare in questo mare,
davanti della qual bocca erano molte isole abitate da umana e piacevole gente.
Ma non vi trovorono cosa da contrattare. Tolsero solo trentasei schiavi, dapoi
che altro non vi trovorono di che potessero guadagnare. Il nome di questa
provincia si chiamava Mariatambal: la parte che  vicina al fiume verso levante
chiamano gli uomini del paese Camomoro, e quella che  a ponente Paricora.
Quelli del paese riferivano che fra terra si trovava gran quantit d'oro.
Dapoi, partiti da questo fiume, in pochi giorni andando verso settentrione
ritrovorono la Tramontana, che era quasi all'orizonte. Tutta questa costiera 
della terra Paria, la qual fu scoperta, come abbiamo detto, dall'admirante
Colombo, con tante perle.
Ma avanti che arrivassero alla Bocca del Dragon trovorono il Maragnon, fiume
grossissimo, di larghezza, come dicono, di 90 miglia, pieno d'isolette, il qual
sbocca con grande impeto in mare. Arrivati dipoi a detta bocca vicino a Paria,
trovorono alcune isole molto copiose di verzini, delli quali caricorono le loro
navi. Andando poi per greco trovorono molte isole disabitate per paura delli
canibali, bench la terra fusse buona e piena d'arbori ed erbe verdissime;
viddero fra case ruinate molti uomini che fuggivano alli monti. Trovorono
ancora molti arbori grossissimi di cassia fistula, della quale ne portorono in
Spagna. E li medici che la viddero, dissero ch'ella sarebbe stata ottima se la
fusse stata colta al suo debito tempo. Viddero ancora arbori di tal grossezza
che sei uomini con fatica gli averebbero abbracciati. In questo luogo viddero
un nuovo animale quasi mostruoso, perch aveva il corpo e il muso di volpe, e
la groppa e li piedi di dietro di gatto mammone, e quelli davanti quasi come la
mano dell'uomo, l'orecchie come la nottola; e aveva sotto il ventre un altro
ventre di fuora, come una tasca, dove asconde i suoi figliuoli dapoi che sono
nati, n mai gli lascia uscire sino a tanto che da loro medesimi siano bastanti
a nutrirsi. Uno di questi tali animali insieme con suoi figliuoli fu preso
dagli Spagnuoli, e portavanlo alli re catolici, ma li figliuoli morirono in
nave e la madre dopo pochi giorni per la mutazione dell'aria e cibi, li quali
cos morti furono visti da molte e diverse persone.
Questo Vicenzianes afferma aver navigato per la costa di Paria pi di seicento
leghe, e giudica che l sia terra ferma, dalla qual partendosi con le quattro
caravelle che avevano, furono assaliti da una gravissima fortuna del mese di
luglio, due delle quali si sommersero, una si ruppe, e pi per esser gli uomini
persi e smarriti che per altro. La quarta stette ferma, ma non senza molto
travaglio, tanto che avevano gi perso ogni speranza di salute. La qual cos
stando vidde una loro nave andare a seconda, perch aveva pochi uomini, li
quali, dubitandosi sommergere, si buttarono a terra, dove stavano in
grandissimo dubbio e paura d'esser mal trattati da quella gente, ed erano
ridotti a tale, che fecero deliberazione di tagliare a pezzi tutti gli uomini
del paese vicino e fabricarsi case per abitare; e stettero cos alcuni giorni,
doppo li quali, abbonacciandosi il tempo, viddero la loro nave, ch'era restata
solo con 18 uomini, in su la qual montati insieme con quell'altra che s'era
salvata fecero vela alla volta di Spagna, e arrivorono a Palos appresso Sibilia
l'ultimo di settembre.
Doppo costoro molti altri hanno navigato questo viaggio per mezzod, e di
continuo andati per la costa della terra Paria, n mai hanno trovato termine
alcuno che sia isola. Per questo ciascuno manifestamente tiene esser terra
ferma, dalla quale ultimamente  stata portata cassia in tutta perfezione, oro,
perle, e verzini della sorte detta di sopra.


Come l'admirante Colombo, per ordine delli re catolici, ritorn per scoprir
nuovi paesi e ritrov l'isola detta Guanasa e un paese molto grande chiamato
dagli abitanti Quiriquitana, abbondante di tutte le cose al viver necessarie.
Del sito di detta isola. Della variet de' frutti, grani e animali che vi si
trovano, e degli abitatori e costumi di quella.

Dipoi l'admirante Colombo, essendo stato molto dalli re catolici accarezzato,
passati due anni, per ordine di loro Maest, insieme con suo fratello, armarono
quattro navi per andar a discoprir terre nuove oltra l'isola Spagnuola verso
ponente. E nel 1502, alli nuove di maggio, con 270 uomini si partirono dalli
liti di Spagna e in cinque giorni vennero alle Canarie, donde partiti con buon
vento giunsero all'isola Domenica delli canibali in giorni 16, e in altri
cinque alla Spagnuola. Di modo che in 26 giorni fecero circa 1200 leghe secondo
il conto suo.
Nell'isola Spagnuola dimor l'admirante pochi giorni, n si sa la causa, o se
fusse perch il vice re di quella non volesse, overo perch lui voluntariamente
si volesse partire, e se n'and verso ponente, lasciando a man destra verso
tramontana l'isola Iamaica e la Cuba. E arriv finalmente ad una isola pi
verso mezzod della Iamaica, detta Guanassa, la qual per allora fu reputata
isola, qual viddero verdissima e piena d'arbori altissimi. E scorrendo per li
liti di quella si abbatterono in due canoe grandi, le quali alcuni Indiani
nudi, che avevano attorno alle spalle corde di cottone, tiravano per mare a
canto il lito, s come appresso di noi si tirano le barche al contrario delli
fiumi: in dette canoe era il padrone dell'isola con la moglie e figliuoli nudi.
Quelli che tiravan le canoe, veduti li nostri che gi eran smontati in su 'l
lito, gli fecer cenni con superbia per ordine del suo signore si tirassero
indrieto, e gli dessero luogo. Mostrando li nostri di non ne far stima gli
cominciorono a minacciare, ed era tanta la semplicit loro che non
risguardavano alla grandezza de' nostri navili, n la moltitudine di gente che
vi era sopra, e pareva loro che fosse il dovere che i nostri dovessero aver
quella medesima reverenzia al lor signore che loro gli hanno. Ma li nostri,
buttati gli schifi in mare, furono a torno le canoe, e quelle a man salva con
tutti presero. E per via d'un interprete che avevano, intesero come costui era
un gran mercatante, qual veniva di terre lontane dove era stato a barattare
molte sue cose, e all'incontro ne portava dell'altre di quelli paesi, quali
erano rasoi, coltelli e scure, fatte d'una pietra transparente di color giallo,
con li manichi d'un legno molto tenace. Aveva ancora alcune masserizie di casa,
come sarian vasi di cucina, parte di terra cotta molto ben lavorati, e alcuni
della medesima pietra trasparente. Ma sopra tutto erano coltre lavorate con
penne di papagalli e tele fatte di cottoni di varii colori. Il che inteso
dall'admirante, lo fece lasciare e restituirli le cose sue, delle qual il detto
Indiano volse donare parte alli nostri.
Da costui l'admirante si volse informare della costa di quella terra verso
ponente, e inteso il tutto prese il camino verso quella parte. E avendo
navicato da dieci miglia trov un paese molto grande e spazioso, qual intese
esser detto dagli abitanti Quiriquitana, ma l'admirante lo chiam Ciamba; e
parendoli bello e frutifero, pieno di molti arbori, volse in quello smontare
per aver meglio notizia di che sorte uomini vi abitassero. Giunto in terra fece
far molti padiglioni, parte di frasche di arbori e parte di tende, in un de'
quali fece celebrare una messa per onor del nostro Signor Iddio. Quivi
concorsero una infinita moltitudine d'Indiani, quali erano tutti nudi eccetto
le parti pudibunde, perch con foglie molto larghe di certi arbori grandi se le
nascondevano, e senza paura alcuna vennero a veder li nostri come cosa
maravigliosa; e alcuni di loro portavan frutti di diverse sorte che nascono in
quel luogo, altri alcune zucche grandi piene d'acqua, e, presentate le loro
cose, abbassavan la testa con certa reverenzia e si tiravan molto indietro.
L'admirante, veduta tanta umanit di costoro, fece loro assai carezze e donolli
molti presenti all'incontro de' suoi, come alcuni specchietti e paternostri di
vetro di diversi colori, e aghi e altre simili cose; alli detti piacquero
molto. Conobbe che questi popoli erano molto pacifici e avean piacere di veder
forestieri, e che in tutta quella costa, e ancor fra terra, l'aere era molto
temperato e il paese amenissimo e grasso; perch intese che hanno grandissima
abondanza di ci che fa loro di bisogno al vivere, e il sito parte  pianura e
parte sono colline tutte verdissime, vestite e piene di arbori fruttiferi; e
pare che sempre in quella costiera sia primavera e autunno, per li fiori e
frutti continui. Sonvi molti fiumicelli e fontane che la vanno bagnando; vidde
ancor molti boschi di lecci e pini altissimi, con diverse sorti di palme, delle
quali parte avean li frutti di dattili, ma piccoli. Fra queste selve trovorono
molte viti salvatiche ch'eran nate da loro medesime, e andavan sopra alberi
cariche di uve mature. Fanno costoro, d'una certa sorte di legno di palma,
spade larghe e aste da lanciare, e chiamanle machane. Il cottone per tutto il
paese nasce da per s senza alcuna cura; produce ancora quella terra alcuni
arbori, li quali fanno frutti simili a susine molto suavi al gusto, quali si
pensa che siano li veri mirabolani, li quali adoperano li medici. Nasconvi
tutte le sorte di grani e radici da far pane, quali s' detto nascere nelle
altre parti di queste Indie. Nutrisce ancor leoni, tigri, cervi, cavrioli e
altri simili animali; uccelli diversi, tra li quali sono alcuni di colore e
grandezza delle pavonesse, e al gusto del medesimo sapore, e allevonseli in
casa per mangiarseli, come noi le galline. Gli abitatori sono di grande
statura, ben proporzionati. Vanno nudi, eccetto le parti vergognose, le qual
cuoprono con certi panni fatti di cottone e di varii colori. Il resto del corpo
per ornamento si dipingono con un sugo di certi frutti simili a' pomi, li quali
per questo effetto piantano nelli lor orti; le pitture son varie, perch alcuni
si tingon tutto il corpo o di rosso o di nero, alcuni altri parte di quello; li
pi si dipingono la persona a fiori e rose, o vero groppi moreschi. Il parlare
di costoro  molto diverso da quello delle isole vicine.
In questo luogo vedendo lo admirante l'acque del mare correr con grande impeto
in verso ponente, non altrimente che uno rapido torrente, deliber non andar
pi avanti, ma per questa costa voltarsi verso levante, e navigar tanto che
arrivasse per questo lito a Paria e alla Bocca del Dragon, li quali luoghi
pensava gli fussero vicini.


Come trovarono tre grandi fiumi pieni di pesci e testuggini, e gran quantit di
animali molto differenti dalli nostri, e un altro fiume grosso con quattro
isole. Di uno porto che s'ingolfa fra terra lo spazio di tre leghe e poco men
largo. Di una selva piena di mirabolani. Del porto detto Cariai, e della
civilit e varii costumi di quelle genti. Cose maravigliose d'un animale simile
al gatto mamone.

A li 21 d'agosto part da Quiriquetana, e poich ebbe navigato 30 leghe trov
un fiume molto grande, fuor della bocca del quale molte leghe in mare prese
acqua dolce. In questo luogo le navi potevano sicuramente surgere per esser il
fondo molto atto a tener le ancore; il lito era tutto piano e verdissimo, ed
era tanto grande la correnzia dell'acqua del mare verso ponente, che in 40
giorni con gran fatica fece 70 leghe volteggiando sempre; e alcuna volta tanta
era la furia dell'acqua che si trovava molto pi adietro di quello era andato
avanti, il che lo strigneva ogni sera andare in terra, accioch la notte non
fusser condotti in qualche secca. Andando a questo modo, in spazio di otto
leghe trovorono tre fiumi grandi di acque chiarissime, pieni di pesci e
testuggini, sopra le rive delli quali erano canne pi grosse della coscia d'uno
uomo, fra le quali viddero gran quantit di animali simili a crocodilli, li
quali stavano con la bocca aperta al sole, e altri animali assai differenti
dalli nostri, tale che non gli sepper dar nome.
Tutta questa costa trov varia, perch quella in alcuni luoghi era sassosa,
piena di scogli aspri e ripe salvatiche, in alcuni altri era piena, verde e
molto amena, tale che invitava ciascuno a smontarvi. Andando adunque avanti in
questo modo, e smontando ogni sera in terra ebbe comerzio con gli uomini del
paese e da questi intese molte varie cose. Tra le altre, che quelli che gli
altri chiaman cacique costoro chiamon quebi o ver tiba, gli altri gentiluomini
sacco o ver iura, e quello che in guerra si  portato valentemente e ha avuto
qualche ferita in sul viso lo chiaman capra, e fannone gran conto.
Non molto lontano di qui trovoron un fiume capace di navili grandi, in su la
bocca del quale, alquanto lontano da terra, erano quattro isolette piene di
fiori e arbori, li quali facevano con gli suoi lati un sicurissimo porto, alle
quali pose nome Quattro Tempora. Di qui partendosi, navicando sempre verso
levante, a contrario del corso del mare, trov 12 isolette, sopra le quali
smontato e avendole trovate piene di arbori, li quali perch fanno frutti
simili a' nostri limoni, chiam Limonere. Di qui partito, poich fu andato 12 o
13 leghe, trov un gran porto il quale s'ingolfava infra terra lo spazio di tre
leghe, e poco manco era largo; nel quale sboccava un gran fiume, dove Nicuessa,
come si dir, cercando la provincia di Beragua si perse, e per questo fu
chiamato di poi fiume delli Persi.
Andando sempre a contrario d'acqua lo admirante trov varii monti, valli e
fiumi, pieni di tanti arbori e fiori che rendevano odore grandissimo a chi
passava lor vicino; e di tanta temperie d'aere che mai alcuno delli suoi vi
s'amal, infino a quella parte la quale gli Indiani chiamano Quicuri, nella
quale  uno porto detto Cariai. E perch qui l'admirante trov una selva di
mirabolani chiam questo porto Mirabolano, dove gli vennero incontro 200 delli
paesani delli quali ciascuno avea in mano tre o quattro aste da lanciare; erano
nondimeno mansueti e mostravano ricevergli amichevolmente, e aspettavano di
vedere quel che questa nuova gente volesse fare, cercando e domandando di
parlare insieme, e datosi segno di pace vennero alle navi e a quelle feciono
assai baratti. L'admirante comand che fusse dato loro di quelle cose che erano
nelle navi qualunche piacesse loro, e questo faceva per entrar loro in grazia.
Loro per cenni recusavano (per cenni dico, perch le parole loro non si
potevano intendere) perch dubitavano che qualche fraude o inganno fusse nelle
cose nostre. E tanto pi che li nostri non volevano accettare li doni che da
quelli eran lor fatti, di modo che tutto quello che fu lor dato lasciorono in
su 'l lito. E tanta  la civilit e benignit d'animo delli Cariai, che quelli
vogliono pi presto dare che ricevere.
Mandorono alli nostri due femine vergini di bella forma, e per cenni
rimettevano nell'arbitrio delli nostri il menarle via. Queste come l'altre
erano coperte infino alle parte vergognose con una tela di cottone, che cos 
costume di questo paese. Gli uomini vanno nudi, radonsi la fronte e di dietro
hanno li capelli lunghi; le femine se gli avoltono alla testa legati in una
fascia di cottone, come veggian fare alle donne nostre. L'admirante
onoratamente le vest e con un cappelletto rosso in testa le rimand al padre,
ma e le veste e li capelli furon lasciati in su 'l lito, perch li nostri non
avevan voluto accettar li doni fattigli da quelli. Non recusoron gi menar seco
due uomini di quelli, accioch o loro imparasser il linguaggio nostro o li
nostri il suo.
Per tutta questa costa conobbe l'admirante che 'l mare cresceva poco da questo
segno: li liti vicini all'acqua aveano molti arbori come si veggono in su le
rive delli fiumi. Questo medesimo affermano tutti quelli ch'hanno dapoi
navicato quelli mari, cio che l'acque non crescono e scemano s come si vede
nelli mari di Francia e Inghilterra. Nascono in su le ripe di questo mare
vicino all'acqua certe sorti di grandi arbori verdissimi, li quali, cresciuti
alti, piegano li rami infino al fondo dell'acqua e sotto quella s'appiccono, e
mandon fuora altri della medesima sorte, come si vede appresso di noi
propaginare le viti.
Trovorono in questa provincia, oltre agli animali detti di sopra, uno animale
simile al gatto mamone, ma maggiore e con la coda molto pi lunga e grossa,
della quale si serve appiccandosi per quella qualunque volta vuol saltare
d'alto a basso, o da ramo in ramo, o d'arbore in arbore, il che fa con gran
velocit. Uno de' nostri balestrieri con una freccia ne fer uno, il quale, con
gran prestezza smontato dell'arbore, assalt quello che l'aveva ferito, il
quale messo mano alla spada fer il gatto e taglioli una delle gambe davanti, e
preso lo men alle navi dove, legato con catene, divent mansueto. Un giorno
fra gli altri, essendo gli uomini delle navi andati per provedersi carne da
mangiare, stretti da necessit, s'abbatterono a un porco cigniale, il quale
preso lo menorono alle navi. Questo animale vedutolo con gran furia l'assalt,
e con la coda legandolo per il collo, con quella zampa che davanti gli era
rimasta tanto lo strinse che lo strangol.
Hanno li Cariai per antica usanza, quando muoiono li loro caciqui, seccargli
nel modo che da noi  detto di sopra, e dipoi involti in foglie grandi d'arbori
conservargli; gli altri tutti sotterrano nelli boschi e selve.


Del lito chiamato dal lato destro Cerebaro e dal sinistro Aburema, e sue isole,
e fiumi dove si cava oro, e de' costumi degli uomini e re di quelle provincie,
e come sono chiamate, e de' cocodrilli che quivi si trovano.

Partito di questo luogo l'admirante e lontanatosi circa venti leghe trov un
golfo molto amplo di circuito circa dieci leghe, alla bocca del quale sono
quattro isolette non molto lontane l'una dall'altra, tutte verdi e molto
fruttifere, le quali fanno che questo golfo  un porto sicurissimo. Il destro
lato del quale dagl'Indiani  chiamato Cerebaro, e il sinistro Aburema. 
questo golfo molto famoso per alcune isole che in esso sono fruttifere e piene
d'arbori, e per la gran copia di pesci che in quello si trova. La terra che lo
circonda  di tanta bont e grassezza che non par sia inferiore ad alcuna
infino a questa ora trovata. Entrato l'admirante in questo golfo e posto in
terra, gli venne alle mani due Indiani del paese, quali avevano al collo
catenelle d'oro, le quali loro chiamano guanine, che avevano appiccate certe
figurette del medesimo oro d'aquile, leoni e simili animali. Ma quell'oro, per
quello che si poteva vedere, non era di buon caratto. Da quelli due giovani, li
quali, come abbiamo detto, l'admirante men seco del paese de' Cariai, s'intese
che queste provincie Cerebaro e Aburema erano molto ricche d'oro, e tutto l'oro
del quale gli Cariai s'ornano lo cavano in baratto di sue cose di questi
luoghi, nelli quali sono cinque casali, appresso li quali sono li luoghi donde
cavano l'oro e, come intesero, non erano molto lontani da quel lito dove allora
si trovavano. Gli uomini del paese di Cerebaro vanno in tutto nudi, ma dipinti
il corpo in varii modi. In testa portano ghirlande di varii fiori, ma a quello
pare averla preziosa il quale l'ha fatta d'unghie o di tigri o di leoni, e
questo perch  segno di gran fortezza e animo. Le femine vanno parimente nude,
eccetto che portano alle parti vergognose una sottile fascia e stretta di
cottone.
Partiti di qui, poich furono andati avanti circa quattordici leghe per quella
costa appresso le ripe d'un gran fiume, si fecero loro incontro trecento uomini
nudi li quali con gran voci esclamando minacciavano. E presa in bocca acqua o
erbe del lito sputavano inverso li nostri, e lanciando dardi e movendo l'aste e
spade ch'avevano, come abbiamo detto, di legno, s'ingegnavano tenergli lontani
dal lito. Questi erano tutti dipinti, alcuni tutto il corpo eccetto il volto,
alcuni parte, e mostravano non voler per modo alcuno pace con li cristiani.
L'admirante comand che a voto si scaricasse qualche pezzo d'artiglieria, a
voto dico, perch questo sempre fu in animo di Colombo trattar le cose
pacificamente con le genti nuove. Costoro, spaventati dallo strepito
dell'artiglierie, tutti gittati in terra domandorono pace e cominciorono a
mercatare e barattare insieme loro catene d'oro con paternostri di vetro e
simili altre cose. Costoro hanno tamburri e cornetti fatti di caragoli marini,
quali adoperano ad incitare gli uomini alla guerra.
In quella costa sono molti fiumi, fra li quali  il Beragua, e di tutti si cava
oro. Gli abitatori di questo luogo, per defendersi dalla pioggia e dal caldo si
cuoprono con foglie d'arbori molto grandi. Di qui and vedendo le riviere di
Ebetere ed Embigar, nelle quali sono duoi fiumi d'acqua dolce e abbondanti di
pesci, Zachora e Cubigar. Lontano da questo luogo circa quattro leghe  la
rupe, della quale si far menzione quando si dir della trista fortuna del
capitan Nicuessa, chiamata dalli nostri Pegnone. La regione dagli abitatori si
chiama Vibba, nella qual costa  un porto il quale da Colombo fu chiamato Porto
Bello, la provincia del quale chiamano Xaguaguara. Tutta questa regione 
popolatissima di gente tutta nuda. In Xaguaguara il re tiene il corpo tutto
dipinto di nero; il resto del popolo il tigne di color rosso. Il re e sette
altri primi appresso lui avevano appiccato al naso una lametta d'oro, la quale
veniva insino sui labri, e questo par loro grandissimo ornamento. Gli uomini
cuoprono le parti vergognose con la scorza d'una ostrica marina, le donne con
una fascia fatta di cottone. Hanno questi popoli nelli loro giardini una pianta
la quale fa il frutto simile al cardo, il qual frutto  molto delicato, e al
gusto paion cotogne;  pi carnoso che la pesca, cibo veramente regale. Hanno
zucche ancora, che fanno alcuni arbori, delle quali si servono a portare acqua
o altro per bere. Incontravansi in questo luogo alcuna volta i cocodrilli, che
chiaman lagarti, li quali veduti li cristiani fuggivano e fuggendo lasciavano
un odore pi suave che il musco.


Come l'admirante, condotto al fiume Durubba, deliber fermarsi quivi, e
cominciato a fabricare fu proibito dagli Indiani; e riposatosi alquanti giorni
nella citt di San Domenico, ritorn in Castiglia a dar conto al re catolico
dell'ultimo discoprimento ch'avea fatto verso terra ferma. E della morte sua, e
le particularit che lasci scritte di questa sua ultima navigazione.

L'admirante non volse andare pi avanti, s perch non poteva tollerare la
corenzia dell'acqua che gli era contraria, s ancora perch li navili pi l'un
d che l'altro diventavano marci, e per questo si volt verso ponente a seconda
d'acqua e prese porto in un fiume chiamato Hiebra, capace di grandi navili,
lontano da Beragua due leghe; la regione piglia il nome da Beragua, bench sia
minor fiume, perch vicino a quello abita il signore. Stando cos surto Colombo
in Hiebra, mand Bartolomeo suo fratello con schifi e uomini circa settanta al
fiume Beragua, al quale si fece incontro il signore del luogo, venendo per il
fiume a seconda d'acqua in certe barchette fatte d'un pezzo, accompagnato da
una gran compagnia d'Indiani, ma tutti disarmati e dipinti. Il quale, subito
che venne a parlamento con li nostri, stando in piedi, agl'Indiani parve cosa
non conveniente alla sua grandezza, e per questo alcuni di loro corsero al
fiume e di quello presero un gran sasso, e lavatolo bene lo portorono dove era
il signore e lo fecero sedere. E cos parlando, parve che facesse segno che
fusse lecito andare per tutti li fiumi del suo stato. Allora il capitano,
smontato in terra, and su per le rive del fiume, lasciate le barche, e
condussesi al fiume Durubba, il quale trov pi abbondante d'oro che Hiebra o
Beragua; del quale ancor questi tengano come tutti li fiumi di questi paesi.
Fra le radici degli arbori lasciate scoperte dall'acqua, per esser gli arbori
in su le ripe delli fiumi, e fra sassi e in ogni piccola fossa, pur che fusse
un palmo profonda, trovavano l'oro mescolato con la terra.
Per questa causa deliber fermarsi qui, ma gli Indiani, conosciuto il lor
pensiero, glielo proibirono. Perch, messisi insieme gran numero, vennero
gridando con grande impeto adosso alli nostri, li quali di gi avevano
cominciato a fabricar qualche casetta, e con gran fatica potettero resistere al
primo impeto, nel quale gl'Indiani combatterono da lontano, lanciando dardi e
altre cose da trarre; dipoi d'apresso, con le spade di legno, con gran furore
cominciorono a combattere, ed era tanta la rabbia loro che n da freccie o
artiglierie che dalle navi venissero, le quali insieme con l'admirante erano
venute a questa volta, potevano esser spaventati, e giudicavano meglio morire
che veder la patria occupata. Come gente forestiera che andasse in viaggio gli
ricettorono amichevolmente, ma come abitatori non gli volse a modo alcuno
tolerare; e bench fussero ributtati sempre tornavano con maggior impeto. In
modo che, quanto pi li nostri facevano forza starvi, tanto maggior moltitudine
d'Indiani veniva con impeto loro adosso per scacciarli, e d'ogni banda d e
notte gli combattevano.
Per il che l'admirante deliber lasciar questa provincia e, perch aveva le
navi tutte abisciate, venirsene per la pi breve via gli fusse possibile
all'isola Iamaica, la quale  all'incontro della Spagnuola e Cuba inverso
mezzogiorno. E in questo viaggio patirono assai disagi, di modo che molto mal
condizionati arrivorono alla detta isola, dove stettero molti mesi constretti
dalla necessit, perch avevano le navi che facevano acqua, in modo che di
quelle non si potevano valere; con grandissima difficult di vettovaglie, dove
bisognava si contentassino delli cibi li quali produceva quella terra, e quando
quelle genti barbare ne concedevano loro. Dette loro grande aiuto l'inimicizia
che avevano quelli signori l'uno con l'altro, perch ciascuno, per aver li
nostri in favore, gli pasceva di quel pane che aveva.
Trovandosi l'admirante in queste difficult, e volendo provedere d'aver
soccorso dall'isola Spagnuola, mand il suo maestro di casa Diego di Mendez con
alcuni Indiani dell'isola Iamaica in una barca, li quali di scoglio in scoglio
con gran difficult finalmente arrivorno al primo capo dell'isola inverso
ponente, il qual  lontano dall'isola Spagnuola quaranta leghe. Gl'Indiani, per
la speranza delli premi promessi dall'admirante, tornorono indietro per dargli
nuova d'aver messo il detto Diego di Mendez in su l'isola Spagnuola, e come lui
s'era partito da loro a piedi alla volta della citt di San Domenico;
l'admirante di questa nuova rimase molto allegro.
Diego, arrivato a San Domenico, dette le lettere dell'admirante al comendador
maggior, qual subito arm una caravella, e il medesimo volse far detto Diego,
perch, comprato un navilio dei danari dell'admirante e quello fornito di
vettovaglie, insieme con la caravella del comendador mandorono a levar
l'admirante di Iamaica e condurlo nella citt di San Domenico, nella qual
riposatosi alcuni giorni, con le prime navi che si partirono pass in Spagna, a
dar conto al re catolico dell'ultimo discoprimento ch'egli avea fatto verso la
terra ferma; la qual relazione fu udita da detta Maest e da tutta la corte con
grandissimo piacere e admirazione, e fu causa che molti si proposero in animo
di voler andare ancor loro a discoprir detta terra ferma.
Ed essendo andato detto admirante in Castiglia per riposarsi, trovandosi
vecchio e infermo massimamente delle gotte che lo tormentavano in tutta la
persona, manc di questa vita in Vagliadolit nel mese di maggio 1506. E per il
suo testamento ordin di esser portato a sepelir nella citt di Sibilia nel
monasterio della Certosa. Uomo veramente che se fosse stato appresso gli
antichi, per l'admirabile e stupenda impresa d'aver trovato un mondo nuovo,
oltra li tempii e statue gli averian dedicato qualche stella ne' segni celesti,
come ad Ercole e a Bacco; e l'et nostra si puol tener gloriosa d'aver avuto in
suo tempo un uomo italiano cos grande e cos famoso, le laudi del quale
saranno celebrate per infiniti secoli. Al qual successe nello stato e titolo
don Diego Colombo suo figliuolo, qual per le sue virt e ottimi costumi, e del
padre, merit d'aver per moglie la signora Maria di Toledo, figliuola
dell'illustre don Ferrando di Toledo comendador di Leon.
Ma non  da lasciare indietro come il detto admirante lasci scritto alcune
cose particolari di questa sua ultima navigazione, cio che tutte quelle
costiere che scorse, tutto l'anno avevano gli arbori verdissimi e carichi di
fiori e frutti, ed erano di aere temperatissimo e salubre, in modo che mai
alcuno delli compagni vi s'amal. E che dal porto grande Cerbaroo infino al
fiume Hiebra e Beragua, il qual spazio  di leghe cinquanta, mai sentiron n
freddo eccessivo n caldo. E come li popoli Cerbaroi e gli altri sopradetti non
attendono a cavar l'oro se non in alcuni tempi dell'anno determinati, della
qual cosa sono perfetti maestri come appresso di noi li minerali; e che costoro
conoscono li luoghi dove si trova maggior quantit d'oro dal corso dell'acque
de' fiumi e dal colore dell'arena d'essi; e che credono oltra di questo ch'esso
abbi in s qualche divinit, secondo che dalli loro antichi avevano inteso, e
per questo con gran cerimonie si preparavano quando l'andavano a cavare, e
tutto il tempo che attendevano a questo essercizio stavano casti e mangiavano e
bevevano poco per reverenzia, astenendosi d'ogni altro piacere. E che adorano
il sole in questo modo, quando nasce facendogli reverenzia.
In tutte le navigazioni che fece l'admirante in questi mari, li quali
continuamente corrono con grande impeto da levante in ponente non molto lontano
dalli liti che sono in quella terra, che tenevon per certo fusse continente,
esso diceva vedersi altissimi monti li quali scorrevano da levante a ponente, e
cominciando dal capo di Sant'Agostino verso levante (il quale  di quella parte
che oggi tocca al re di Portogallo), e passando per Uraba e il porto Cerbaroo,
e altre provincie verso ponente trovate infino a questo giorno, sempre, quando
da lontano e quando da presso, si offeriscono congiunti insieme agli occhi di
quelli che navigano per queste parti, e in alcuni luoghi paiano colline piene
d'arbori, erbe e terra molto atta a coltivarsi, con bellissime valli; in alcuni
altri si veggono altistimi, aspri, sassosi e inculti. Quella parte di monti la
qual  nella provincia di Beragua  tanto alta che molti pensano che con la sua
cima passi le nuvole, perch rare volte si pu vedere detta cima per esser
continuamente coperta da nebbie e nuvole. L'admirante, il quale fu il primo che
gli scoperse, affermava l'altezza loro passare le cinquanta miglia.
Questo  quanto infino a quell'ora s'intese della longitudine di questa terra.
Quello che per la latitudine e del mare di mezzogiorno si trovassi di questa
terra, nelle seguenti narrazioni si dir.


Come il re catolico, deliberando seguir l'impresa di scoprir altre terre del
mondo nuovo, ordin ad Alfonso Fogheda capitano di Uraba e a Diego Nicuessa
capitano di Beragua che facessero abitar quelli luoghi da' cristiani, e quanto
infelicemente gli successe detta espedizione.

Poi che fu morto Cristoforo Colombo primo admirante, il re catolico deliber
seguir l'impresa del discoprir queste parti del mondo nuovo e quelle dare ad
abitare alli cristiani, e avendo inteso dal detto admirante che duoi principali
luoghi, Uraba e Beragua, in detta terra ferma si dovevano far abitare, dette
questo carico con sue lettere a duoi capitani, cio al capitan Alfonso Fogheda
di Uraba e al capitan Diego Nicuessa di Beragua, li quali luoghi non sono
troppo lontani l'uno dall'altro e sono circa gradi sette sopra l'equinoziale.
Alfonso, avuto questo ordine, desideroso di essequirlo, trovandosi nella citt
di San Domenico, armati alcuni navili con circa trecento uomini si misse in
mare, e dalla detta citt prese il suo camino verso mezzod, e navigando alcuni
giorni arriv ad un luogo in terra ferma il quale gi per avanti fu discoperto
da Colombo e nominato porto di Cartagenia, perch ancor questo ha un'isola
all'incontro della bocca chiamata dagl'Indiani Codego, la quale rompe l'impeto
dell'onde del mare, e dentro  grandissimo e d'ogni banda falcato, non
altrimenti che porto di Cartagenia di Spagna. Il paese si chiama Caramairi.
Dove trovorono gli uomini e le donne di bella e grande statura, ma nudi, e gli
uomini avevano li capegli fino alle orecchie tagliati, e le donne molto lunghi;
ma tutti valentissimi arcieri. Viddero ancora molti arbori carichi di pomi,
belli alla vista ma venenosi, perch qualunque ne mangiava si sentiva rodere il
corpo non altrimenti che se l'avesse pieno di vermini. E se alcuno dormiva
all'ombra di quelli si destava con la testa enfiata e quasi cieco. Questo porto
 distante da quella parte dell'isola Spagnuola dove  l'isola chiamata la
Beata circa quattrocento e cinquantasei miglia. Entrato nel porto, Fogheda
assalt con impeto gli abitanti in quello all'improviso, come aveva commissione
dal re catolico e n'ammazz assai trovandogli separati l'uno dall'altro, e
tutti nudi.
Questo ordine d'ammazzarli gli era stato dato imperoch per avanti, quando fu
discoperto questo porto, mai poteron li cristiani persuader loro che fossero
contenti ch'essi l'abitassero. Trovorono poca quantit d'oro, e quello ancora
di basso caratto e fatto in alcune lame che per bellezza portano sopra il
petto. Non contento di questa preda, Fogheda, da alcuni Indiani li quali aveva
presi, si fece condurre ad un altro luogo distante dal porto dodeci miglia,
dove erano stati ricevuti tutti quelli che dal porto s'erano fuggiti. E ancor
che gli abitatori di detto luogo fossero nudi, nondimeno gli trov molto atti e
animosi al combattere, e armati con alcuni scudi tondi di legno e spade
similmente d'un legno durissimo; gli arcieri avean le saette con le punte d'un
osso molto acute e venenate. Questi, come viddero li nostri approssimarsi, si
missero insieme con quelli che a loro s'eran rifuggiti, perch per li danni che
vedevan quelli aver patito, per essere stati molti di loro morti, e parte cos
maschi come femine fatti prigioni dalli nostri, s'eran mossi a compassione, e
con tanta furia e impeto assaltorono li nostri, che alla prima zuffa con le
freccie venenate li ruppero e n'ammazzarono circa settanta, tra li quali fu un
Giovan della Cossa luogotenente, il quale fu il primo che con Colombo admirante
trov l'oro nel discoprir la provincia d'Uraba. Per il che fu forza al capitan
Fogheda riffugirsene al porto dove erano li navili, e quivi essendo arrivati,
pieni di dolore per la perdita fatta delli compagni, sopragiunse il capitan
Diego di Nicuessa con cinque navili, e aveva seco settecento e ottantacinque
uomini. La causa veramente che maggior numero d'uomini avevan seguitato
Nicuessa era perch, oltre che gli era pi vecchio e per questo di maggiore
auttorit, si diceva che la provincia di Beragua concessagli dal re era pi
ricca d'oro che la provincia di Uraba data ad Alfonso Fogheda.
Giunto che fu Nicuessa feceno consiglio quello che si dovesse fare, e tutti
conclusero che si dovesse vendicar la morte delli compagni; e fatte le sue
ordinanze la notte secretamente caminorono al luogo dove era stata la zuffa, e
due ore avanti giorno all'improviso circondorono quella villa, la quale era di
cento e pi case fatte di legname e coperte di foglie di palme, e messovi il
fuoco dentro tutta l'abbrucciorono; n rimase maschio o femina che non fosse o
abbrucciato o morto, eccetto sei fanciulli, dalli quali intesero come
gl'Indiani avevano tagliati in pezzi il capitan Giovan Cossa con gli altri
Spagnuoli morti, e quelli poi cotti mangiati. Questi Indiani, detti Caramairi,
par che abbino origine dalli caribbi, overo canibali, quali mangiano carne
umana. Fatta questa vendetta, avendo trovato fra la cenere alquanto d'oro,
ritornorono al porto. E Alfonso Fogheda, ch'era stato il primo a venir a detto
luogo, si part per andar ad Uraba, provincia assegnatali dal re catolico, e
pass per l'isola detta la Forte, la qual  in mezzo il cammino tra il porto di
Cartagenia e Uraba, dove smontato conobbe quella esser abitata dalli prefati
crudelissimi canibali, delli quali prese duoi maschi e sette femine, gli altri
fuggirono. In questo luogo guadagn oro fatto in diverse lamette di valuta di
cento e novanta castigliani, e de l partitosi, andando verso levante, arriv
alla provincia d'Uraba, e dismont a un luogo detto Caribana, donde  opinione
che si partissero li caribbi, overo canibali, che abitano nell'isole.
Quivi, essaminato il sito del luogo, parendogli bello e comodo per abitare, vi
cominci a far un borgo di case e una fortezza a canto, dove per ogni caso li
suoi si potessino salvare. Dipoi, dimandando ad alcuni prigioni de' luoghi
vicini, intese dodici miglia lontano esser una villa abitata dagl'Indiani detta
Tirufi, appresso la quale si trovava una minera d'oro ricchissima. Il che
inteso, parendogli a proposito pigliar detta villa, messosi ad ordine and ad
assaltarla; gl'Indiani, avendo inteso prima del giunger del prefato capitan
Fogheda, e poi del fabricare ch'egli aveva fatto delle case, pensando che d'ora
in ora gli verria a trovar s'erano messi in ponto di ci che bisognava loro per
difendersi. Per il che il detto Fogheda nel primo assalto fu ributtato con gran
perdita delli suoi. Perch ancor questi nel combattere adoperano saette
venenate. E doppo alcuni giorni, volendo assaltare un'altra villa d'Indiani, fu
rotto similmente e gli fu passata una coscia con una saetta venenata, per la
qual stette grandissimo tempo infermo con grandissima carestia di vettovaglie,
perch aveva tutto il paese inimico.
Ma torniamo al capitan Nicuessa, il quale avea il carico d'abitar la provincia
detta Beragua; partitosi ancor lui il giorno seguente dal porto di Cartagenia,
cominci a navigar per ponente verso Beragua, non partendosi troppo lontano
dalla vista di terra. E giungendo a un golfo detto Coiba, dove era una terra
con un cacique nominato Careta, trov che queste genti parlavano di lingua
molto diversa dagli abitatori dell'isola Spagnuola e di quelli che stanno nel
porto di Cartagenia; perch chiamavano il suo signore chebi, over tyba. Dove
essendo stati alcuni giorni, volse de l partirsi e seguir il viaggio suo.
Navigando adunque pur sempre per ponente lasci Uraba a man sinistra, e se
n'and verso Beragua, come al suo luogo si dir.
Al capitan Fogheda, qual era ferito, in questo tempo venne un navilio
dall'isola Spagnuola con vettovaglie, il quale ricre alquanto lui e li
compagni ch'eran molto affamati; pur essendo quelle dapoi consumate,
assalendogli la fame, per non potersi aiutar in luogo alcuno vicino,
cominciorono li compagni a sollevarsi contra di lui, dicendo che morivano di
fame e non volevano pi star in quel luogo pasciuti di parole, perch lui
diceva loro che aspettava il baccalario Anciso, il quale, quando lui si part
dell'isola Spagnuola, aveva gi caricato una nave di vettovaglie con ordine di
venirgli subito drieto. Costoro adiratisi deliberavano tuor per forza duoi
brigantini, e montati sopra quelli ritornarsi alla Spagnuola. La qual cosa
intesa, il prefato Fogheda chiamatigli a s disse che voleva andar lui in
persona, cos ferito, a far venir il ditto baccalario Anciso con vettovaglie. E
che stessero quieti per 50 giorni, che prometteva loro andar e ritornare, e che
guardassero con diligenza la fortezza che lui aveva fabricata, lasciandogli per
lor capitano un gentiluomo nominato Francesco Pizaro, con 60 uomini, che tanti
n'eran rimasti delli 300, perch gli altri tutti o di fame o in zuffe d'Indiani
erano morti.
Partitosi Fogheda, e passati li cinquanta giorni, non apparendo n lui n altri
con vettovaglie, dalla fame astretti montorono sopra duoi brigantini, li quali
erano restati loro per ritornarsene; delli quali uno, essendogli stato da un
grandissimo pesce (delli quali in quelli mari  gran copia) con la coda rotto
il timone, e sopragiuntali un poco di fortuna, se n'and a fondo con tutti gli
uomini appresso l'isola detta la Forte, fra Cartagenia e Uraba. L'altro,
accostatosi a detta isola, fu ributtato ferocemente dagli uomini dell'isola con
le freccie. Per il che seguitando costoro il suo viaggio, s'incontrorono per
ventura nel detto baccalario Anciso tra il porto di Cartagenia e Cuchibacoa,
appresso un fiume detto dalli nostri Boiagatto, quasi casa del gatto, avendo
prima in quel luogo veduto un gatto; e boia in lingua dell'isola Spagnuola vuol
dir casa.
Detto Anciso aveva una nave carica s di vettovaglie come di cose da vestirsi e
armarsi, e menava seco un brigantino. E quattro giorni dapoi partitosi dalla
Spagnuola riconobbe alcuni monti altissimi in terra ferma, che furono chiamati
da Cristoforo Colombo, il qual fu il primo che discoprisse quelli paesi, dalle
continue nevi che sopra quelli si veggono, la Serra Nevada in lingua spagnuola.
E passato detto fiume e la Bocca del Dragon s'appressorono con il brigantino al
detto Anciso, e narrarongli come il loro capitan Alfonso Fogheda era venuto
verso la Spagnuola, e come per la fame avevano lasciata Caribana. La qual cosa
il baccalario Anciso non volse credere, ma per l'auttorit che aveva comand
loro che tornassero indietro, ch'aveva deliberato di far abitar Uraba. Quelli
del brigantino all'incontro gli domandavano di grazia o che gli lasciasse
tornare alla Spagnuola o veramente lui gli menasse ove era il capitan Nicuessa,
e s'offerivano donargli due millia castigliani d'oro. Il che Anciso non volse
far per modo alcuno, ma si misse a navigar verso Uraba insieme con il
brigantino.


Come il signor di Caramairi fece pace con li nostri, e come si ruppe la nave
del baccalario Anciso ben in ordine d'artigliarie e altre arme da combattere; e
ritornato in Uraba, visto essere stata ruinata la fortezza e abbrucciate le
case dagl'Indiani, and pi avanti alla provincia Darien, cos chiamata da un
fiume che sbocca in quel mare, dove superati gl'Indiani, fatto un gran bottino,
edificorno la citt di Santa Maria dell'Antica del Darien.

Alla qual avanti che arrivassero, non sar fuor di proposito narrar quello
ch'intervenisse nella provincia de' Caramairi, dove  il porto di Cartagenia,
come di sopra abbiamo detto. Buttate l'ancore per far acqua e per acconciare la
barca della nave, ch'era un poco rotta, mand alcuni uomini in terra, li quali,
subito che furono smontati, furono circundati da una moltitudine grande
d'Indiani armati con archi e saette; ma non traevano, e stavano in ordinanza
con gli occhi fissi a guardar li nostri, li quali similmente in ordinanza con
l'armi in mano guardavano quelli, n alcuno si moveva. E cos stettero tre
giorni, ma li nostri non restavano per di far quanto faceva lor dibisogno per
acconciar la barca.
Mentre che stavano cos, due delli nostri volsero andar fuor dell'ordine con
due vasi a pigliar acqua al fiume vicino; il che veduto un Indiano, che pareva
fra gli altri il primo, con dieci armati fu loro intorno con gli archi tesi.
Allora un di questi due per paura si fugg, l'altro pi ardito stette saldo e
cominci a riprendere colui che fuggiva, e perch sapeva un poco della lingua
indiana, imparata da alcuni schiavi li quali per avanti erano stati presi,
cominci a parlar con quel che gli pareva il signore. Costui, maravigliatosi di
questo parlare in suo linguaggio, cominci a farsegli domestico e mostrargli
buona cera, domandando chi fussino. Il nostro gli disse ch'erano peregrini
ch'andavano al suo viaggio, e ch'erano smontati per torre acqua, e che si
portavano inumanamente se la volevano vietar loro, minacciandogli che se
immediate non ponevan gi l'armi e gli accettavano amichevolmente
sopragiugnerebbero altri uomini armati in tanto numero quanta  l'arena del
mare, li quali gli taglierebbon tutti in pezzi.
In questo mezzo il baccalario Anciso, avendo inteso che li due compagni erano
stati ritenuti, dubitando di qualche inganno, avea messo in ordine assai delli
suoi con le targhe per paura delle freccie, e andava verso quella parte dove
questo nostro parlava con il signore. Il che veduto il nostro di subito fece
segno che stessero indietro, perch costui mostrava di voler pace, e riferiva
che la causa perch stavan cos armati era perch poco avanti alcuni (volendo
intender Fogheda e Nicuessa) avevano saccheggiato un loro borgo e fatti de'
loro prigioni, e fra terra abbrucciatone un altro, e che desideravano
vendicarsi dell'ingiuria ricevuta. Ma che non volevano contra chi non gli
avesse ingiuriati far vendetta. E cos fece immediate che tutti gli suoi, posti
in terra gli archi e le freccie, se ne vennero con allegro volto a ricever li
nostri, alli quali donorono alcuni pesci salati e pane di maiz e vino fatto di
certi frutti molto buono, del quale empirono due botti; e cos fu fatta la pace
con li Caramairi del porto di Cartagenia.
Di qui partendosi alla volta d'Uraba il baccalario Anciso con la sua nave,
sopra la qual erano 150 uomini con molti animali, cos maschi come femine, per
levarne la razza in quella provincia, e tra gli altri cavalli e cavalle, e gran
copia d'artiglierie e altre armi, come spade, lancie, scudi e simili cose da
combattere, la qual nave, subito che fu passata l'isola detta la Forte, volendo
entrare in porto si ruppe, e il tutto fu perduto perch and in fondo, eccetto
gli uomini li quali scamporono con un poco di pane fatto in biscotto. Per il
che baccalario Anciso, giunto alla terra d'Uraba da lui tanto desiderata, si
trovava in grandissimo affanno e angustia con tutti gli suoi. E oltre all'altre
molestie erano tanto oppressi dalla fame che erano forzati per ogni luogo
cercar da vivere, ed essendovi molti palmetti sopra li liti quelli mangiavano,
e trovati porci salvatichi ne prendevano quanti potevano, quali parevano loro
pi saporiti che i nostri; dicono che hanno la coda tanto picciola che pare che
la sia stata tagliata, e ne' piedi di drieto hanno un deto senza ungia.
Andando fra terra il detto baccalario con 100 compagni, s'incontr in tre
Indiani nudi, ma armati d'archi e saette venenate, i quali ferirono assai de'
nostri e alcuni ne ammazzorono, perch come aveano tirate le saette come vento
se ne fuggivano, per il che furono forzati a tornarsene a' compagni molto di
mala voglia. Vedendosi in tanta infelicit e roina deliberarono di lasciar
questa provincia, e massime perch, dapoi il partir di Francesco Pizarro,
gl'Indiani avean roinata la fortezza la quale avea fabricata il Fogheda e
abbrucciate tutte le case d'intorno; pur ricercando intesono che la parte di
questo golfo di Uraba qual  verso ponente era pi fertile e di miglior aere, e
pi atta a fabricarvi una citt.
 il detto golfo di circuito di 24 miglia, e quanto si va verso la terra ferma
pare che si vada pi restringendo. Sboccano in esso diversi gran fiumi, tra gli
altri uno detto il Darien ch'ha dato nome alla provincia, le ripe del quale
sono amenissime per esser vestite tutto l'anno d'erbe e arbori verdissimi.
Fatta questa deliberazion il baccalario Anciso, lasciata la met delli compagni
sopra la detta parte di levante, con li brigantini cominci a traghettar il
resto verso questa parte del golfo di ponente. Gl'Indiani, vedendo venir li
brigantini con le vele, quali sono molto maggiori delle sue canoe, prima
stettero molto admirati, poi, vedendo che s'appressavano, mandorono via tutte
le femine e fanciulli, e loro armati d'archi e freccie in un luogo alto messi
in ordinanza aspettavano i nostri, e potevano esser da 500 uomini. Il
baccalario Anciso, tenendo il luogo del capitan Fogheda, veduto questi Indiani
ordin la sua gente. E prima solennemente inginocchiati feceno un voto a Dio e
alla Nostra Donna, la chiesa della qual in Sibilia si chiama Santa Maria
dell'Antica, che se restavano vincitori di metter nome alla citt che in quel
luogo fabricariano Santa Maria dell'Antica. E appresso manderiano un pellegrino
per nome loro a visitare la detta chiesa sino in Sibilia. E oltra di questo
dedicheriano un palazzo del signor del detto luogo per chiesa di sua Maest.
Il che fatto tutti giurorono di non voltar mai le spalle agl'inimici, e con
grande impeto gli andorono ad assaltare. Gl'Indiani, vedutigli venir, tirorono
ad un tratto tutte le sue freccie, che non una and in fallo, ma per essere
coperti li nostri di scudi di legno forte non furono feriti; poi con mirabil
destrezza si tirorono indietro alquanti passi, e di nuovo tirorono un'altra
moltitudine di freccie, le quali similmente non fecero danno alcuno; ma li
nostri, discaricati alcuni schioppi, li fecero fuggire e voltar le spalle e
abbandonar quel luogo dove abitavano, nel quale entrati li nostri trovorono
assai pane di maiz e di iucca, con alcuna sorte di frutti dissimili alli
nostri, i quali loro serban tutto l'anno come appresso di noi si salvano le
castagne.
Gl'Indiani di questo paese vanno tutti nudi, ma le femine portano una camicia
di cottone dall'umbilico in giuso. Questa regione  di temperato aere, e la
bocca del fiume del Darien  lontana dall'equinoziale gradi sette, e li giorni
di tutto l'anno sono quasi eguali con la notte, e talmente che vi si conosce
poca differenza.
Il giorno drieto volsono li nostri andar a contrario d'acqua su per il fiume, e
lontano da quel luogo un miglio trovorono un folto canneto nel quale, coperti
con gli scudi per pi sicurt, dubitando d'insidie, si missero ad andare con
opinione che gl'Indiani si fussero in quello ascosi con le robbe loro; la quale
opinione non fu falsa perch, presentito gl'Indiani il venir de' nostri,
l'aveano abbandonato e lasciate assai robe, come sono coltre di cottone dove
dormono, masserizie di casa fatte a nostro modo di legno e di terra, e alcuni
pettorali d'oro e catene che portano al collo, per valuta in tutto di 5000
castigliani, le quali catene erano molto ben lavorate; e come poi s'intese
questi lavori d'oro sono portati in questa provincia d'altri paesi e barattati
con pan di maiz e altre vettovaglie, percioch tutti questi popoli non hanno
commerzio alcuno tra loro se non con baratti, n conoscono alcuna sorte o uso
di moneta. Li nostri veramente, avendo trovato quest'oro, con grand'allegrezza
tornorono al borgo dove avevano rotti gl'Indiani, e quivi fatto venir gli altri
compagni restati dall'altra parte del golfo, comincioron a fabricar la citt di
Santa Maria dell'Antica del Darien, che poi  diventata molto famosa e
celebrata in terra ferma dell'Indie occidentali.


Come il capitan Nicuessa smarr una notte li navili che lo seguivano, perse per
fortuna la sua caravella, e smontato in terra and pi e pi giorni errando fra
le paludi e lito del mare. E in che modo ritornasse a Beragua. Dipoi de l
partito, procedendo avanti verso levante, giunto al luogo gi da Colombo
chiamato Marmore edific una torricella, qual oggi  delle famose citt
dell'India.

Or ritorniamo a Nicuessa, ch'avea il carico d'abitar la region detta Beragua.
Costui, partitosi come di sopra  detto d'Uraba, cominci a navigar verso
ponente e and tanto avanti che pass la detta provincia, e una notte smarr
gli altri navili che lo seguivano, di sorte che un Lopes di Oliano, ch'era capo
d'un di detti navili, insieme con un Pietro d'Umbria, capo di un altro
brigantino, cercando il capitan Nicuessa si trovorono alla bocca di un fiume,
il quale da Colombo era stato chiamato Lagarto perch in quell'erano assai
animali simili a' cocodrilli, dagli Spagnuoli detti lagarti; ed entrati in
detto fiume trovoron il resto delli compagni, eccetto Nicuessa, li quali tutti,
fatto consiglio di quello fusse da fare, deliberorono andare alla volta di
Beragua come era il lor primo disegno. E cos messeno ad effetto e la trovoron
non molto lontano.

Beragua  un fiume che mena oro, e per questo  molto famoso in quelle parti,
tanto che d il nome alla provincia; allegri d'averlo trovato, tutti d'accordo
elessero per suo capo, in luogo di Nicuessa, il detto Lopes d'Olano, qual con
consiglio delli principali, accioch ponessino da parte ogni pensiero di
doversi partir pi di quel luogo e vi abitassero pi volentieri, subito
permisse che 'l mare con l'onde rompesse tutti li navili con li quali eran
venuti, avendo prima cavate le migliori tavole e tutti li serramenti; delli
quali poi, con le tavole nuovamente fatte d'arbori grandissimi trovati in detta
provincia, fabricorono una caravella sola, per qualche caso che gli potesse
intervenire. Quivi sopra la ripa cominciorono a fabricar una fortezza, e in una
valle molto fertile e grassa parte di loro, lavorata la terra, seminorono del
maiz; gli altri compagni si missero andar fra terra e trovorono alcuni villaggi
d'Indiani che loro chiamano mumu, gli abitatori delli quali erano persone molto
inumane, in modo che non potettero aver con loro alcun commerzio.
Procedendo cos le cose, un giorno viddero venir per mare una vela piccola, la
qual giunse a costoro con grande allegrezza. Questo era un schifo d'un naviglio
del capitan Nicuessa, sopra il qual ascosamente s'erano partiti tre compagni
del detto capitano, non potendo pi sopportar l'estrema fame nella qual si
trovavano; allegri d'aver ritrovati gli altri compagni sopra il fiume di
Beragua, narrorono loro come il detto capitano, avendo perso per fortuna la
caravella, era smontato in terra, dove andava errando fra paludi e il lito del
mare, senza pane o altra cosa da vivere, ma si sostentava con li pochi compagni
che avea, gi settanta giorni, con radici d'erbe, e molte volte non avea acqua
da bere, e che era sopra quella costa che va verso ponente, la qual da
Cristoforo Colombo fu discoperta; e ad un luogo detto dagli Indiani Cerbaro
pose nome la Grazia di Dio. Nella qual regione corre un fiume chiamato da'
nostri San Matteo, il quale  lontano da Beragua verso ponente cento e trenta
miglia.
Tutte queste particularit dalli detti avendo inteso, Lopes d'Olano mand un
brigantino a trovar Nicuessa, e fecelo venir in Beragua, dove giunto che fu ed
ebbe inteso che Lopes d'Olano era fatto capo, immediate per l'autorit sua
comand che fosse messo in prigione, accusandolo di ribellione per essersi
fatto capo e signore e che per sua negligenzia avea tanto tempo tardato a
ricercarlo. Agli altri compagni disse che voleva che si partissero di quel
luogo e lo seguissero dove lui gli meneria, ma dimandandogli loro di grazia che
aspettasse tanto che cogliessero il grano, ch avean seminato del maiz, il qual
in quattro mesi si matura, costui ostinatamente mai volse compiacergli, ma gli
fece montar sopra brigantini e altri legnetti piccioli e far vela verso
levante, non si discostando molto da terra; e andati circa quindici miglia
riconobbero un porto grande, al quale da Colombo fu posto nome Porto Bello. E
smontando sforzati dalla fame per il viaggio, alcuna volta in terra erano dagli
uomini del paese molto mal trattati, li quali ammazzorono venti de' nostri con
le loro saette venenate.
Arrivati a questo porto parve loro necessario di far smontar la met
dell'armata, e in quello si facesse un ridotto forte. Con l'altra met Nicuessa
pass pi avanti verso levante, e arrivato a un luogo dove la terra esce con un
monte in mare e fa un capo che da Colombo fu chiamato Marmore, lontano da Porto
Bello circa ventotto miglia, deliber edificarvi una fortezza. Ma vedendo li
compagni ridotti dalla fame in grande estremit, in modo che non si potevano a
pena pi sostenere, essendo gi ridotti da settecento e ottantacinque che
venner in sua compagnia a cento (gli altri tutti erano morti per diverse cause,
parte di fame, parte per varie zuffe fatte con gli Indiani), e per questo non
arebber possuto edificar gran fortezza, fabric meglio che potette una
torricella, per poter sostener l'impeto degli Indiani se alcuni gli venisser ad
assaltare, e pose nome a questo loco il Nome di Dio, il quale dapoi  venuto in
tanta grandezza che  uno de' primi luoghi delle citt famose dell'Indie; e
questo fu il suo principio.


Come il capitan Rodorico Colmenar giunse nel golfo di Uraba con duoi navilii
carichi di vettovaglie e panni, assalito prima da settecento Indiani posti in
agguato, dove molti de' nostri morirono, e con quai mezzi ritrovasse li
compagni che de l erano partiti. E per qual causa mandassino a torre il
capitan Nicuessa, e dipoi giunto fu constretto a partirsi, con un discorso
sopra gli infortunii per lui patiti.

Ma lasciamo star Nicuessa con gli compagni affamati, e ritorniamo agli
abitatori di Santa Maria Antica in Uraba, quali fra loro erano venuti a gran
dispute chi di loro dovesse esser capo, essendo partito Alfonso Fogheda, qual
pensavano fosse morto; queste dispute si facevano perch fra loro era un Vasco
Nunez Balboa, uomo molto insolente, che si voleva fare capo e non voleva che il
baccalario Anciso governasse; e li pi, per non poter tolerar la sua
insolenzia, dicevan che si doveva far venir Nicuessa, qual aveano inteso che
per la sterilit della terra avea abbandonata Beragua. All'incontro, dubitando
il detto Vasco che per la venuta di Nicuessa non gli fusse tolto il governo,
non voleva che fosse chiamato, dicendo che ciascuno de' loro compagni era tanto
sufficiente quanto Nicuessa a governargli. Ma stando in queste altercazioni fra
loro, giunse il capitan Rodorico Colmenar con due navi grandi, con sessanta
uomini e assai vettovaglie e panni per vestirgli. Della navigazion del quale, e
come si part dalla Spagnuola e giunse ad Uraba, non  fuor di proposito
narrarne qualche parte.
Rodorico si part dal porto dell'isola Beata, che  appresso alla Spagnuola,
del 1510, alli tredici d'ottobre, e navig verso terra ferma, e alli nove di
novembre arriv alla provincia detta Paria, tra il porto di Cartagenia e il
paese di Cuchibacoa, qual similmente fu discoperto da Colombo per avanti. E
avendo patito nel viaggio molti incommodi e disagi, un giorno per far acqua
dismont alla bocca d'un gran fiume atto a ricever navi, qual si chiama Gaira
dagli Indiani. Questo fiume si vedeva descendere da un altissimo monte del
medesimo nome, carico la cima di nevi, e come dissero li compagni del detto
Rodorico, mai si vidde il pi alto. Ed era cosa ragionevole essendo carico di
tante nevi, e lontano dall'equinoziale non pi di gradi dieci, che fusse
altissimo.
Nella bocca di questo fiume avendo mandato un schifo a far acqua, e intrati nel
fiume, ecco che viddero un uomo di bella statura, vestito di tela fatta di
cottone, con venti compagni similmente vestiti. Costui portava a modo d'un
fazuolo di tela di cottone in su le spalle, il quale gli copriva le braccia
infino alla cintura; di sotto dal traverso avea un'altra vesta della medesima
tela infino alli piedi. E venendo verso li nostri pareva che dicesse loro che
non prendessero di quella acqua, percioch ella era cattiva, mostrandogli non
troppo lontano de l un altro fiume di miglior acqua dove volendo li nostri
andare, questo cacique over signore avea posto in aguato da settecento Indiani,
nudi con gli archi e freccie, percioch altri che li signori con quelli della
sua corte non portan veste. Costoro assalirono li nostri, quali erano smontati
per empier le barile d'acqua, con gran furia, e al primo tratto presero il
battello e quello feceno in mille pezzi, poi tirorno verso li nostri tante
freccie in un batter d'occhio che, avanti che si potessero coprir con gli
scudi, ne ferirono circa quarantasette; de' quali, per il veneno che era sopra
d'esse, un solo scamp, gli altri morirono, sette s'ascoson in un arbore
corroso per vecchiezza e stettero fin a notte. Ma perch la nave si part la
notte si pensa che ancor loro fossero morti dagli Indiani.
Detto Rodorico con questi infortuni finalmente giunse nel golfo di Uraba, in
quella parte che guarda verso levante. E buttate l'ancore, non vedendo alcun
delli compagni che pensava trovare, stette molto admirato. Non sapendo se
fossero vivi overo avessero mutato luogo, deliber di far loro segno della sua
venuta, e per cariche tutte l'artigliarie a quelle ad un tratto fece dar
fuoco, per il strepito delle quali tutto il golfo di Uraba rison. E oltra di
questo sopra le cime delli monti vicini fece far la notte fuochi grandissimi.
Li nostri abitatori di Santa Maria dell'Antica, udito lo strepito e visti la
notte li fuochi, conosciuto il giugner de' suoi, risposero ancor loro e con
artiglierie e con fuochi. Per il che detto Rodorico se n'and verso di loro, i
quali corsono a riceverlo con tanta allegrezza che non potevano ritener le
lagrime, percioch per la fame e disagio erano ridotti in estrema necessit,
oltr'a che non aveano da vestirsi; e con la giunta del detto Rodorico si
vestirono e scacciarono via la fame.
Giunto che fu Rodorico Colmenar, li primi uomini di Uraba e quelli che eran
riputati di maggior consiglio, come abbiam detto di sopra, erano d'opinion che
si dovesse far venire Nicuessa per governatore, per levar via le discordie e
contenzioni che eran tra loro di quel governo; la qual cosa non piaceva al
baccalario Anciso n a Vasco Nunez. Nondimeno fu deliberato che 'l detto
Rodorico, con una delle sue navi e un brigantino, andasse a farlo venire. La
qual cosa esseguendo, in pochi giorni giunse in Beragua, dove trov lo
sfortunato capitano Nicuessa che appresso il capo d'un monte che si prolunga in
mare detto Marmor fabricava una torricella, ridotto in estremo disagio, e di
settecento e ottantacinque compagni n'avea vivi solamente sessanta, e quelli
ancora di modo per la fame afflitti che con gran pena si reggevano in piedi.
Del qual non  fuor di proposito discorrer da che procedesse, che avendo s
bella banda di gente armata di schioppi e di picche, e atta a far ogni grande
impresa, e trovandosi in quella parte di terra ferma dove erano infinite terre
e citt d'Indiani, e ricche e abbondanti di vettovaglie, il prefato capitano si
lasciasse pi presto morir di fame che esperimentar la fortuna. Certo chi
legger le cose fatte dapoi per altri capitani con minor numero di gente in
questa parte, comprender che la causa nascesse dalla poca prudenzia del detto
capitano, qual dovea esser vile d'animo e di poco intelletto.
Dismontato in terra che fu il Colmenar, come gli vidde cos afflitti, se gli
rappresent avanti gli occhi il volto di tanti uomini morti; pur, dato loro le
vettovaglie che seco avea condotte, gli consol grandemente, e ritrovato
Nicuessa e quello abbracciato, gli disse ch'egli era molto desiderato da quelli
di Santa Maria dell'Antica del Darien, percioch, essendo tra loro grandissime
discordie, speravano che con l'auttorit sua le si quetariano. Nicuessa
ringrazi grandemente Colmenare che lo fusse venuto a trovare, e disse esser
contento d'andarvi, e cos d'accordo immediate montorono in nave; dove, dapoi
che ebbero ragionato gli infortunii l'un dell'altro, Nicuessa, che gi aveva
scacciata la fame, cominci a dir male degli Spagnuoli di Santa Maria
dell'Antica, e che gli voleva levar via de l e torgli ancora tutto l'oro che
aveano, percioch senza licenzia del capitano Fogheda, ch'era suo collega, o
sua, che eran capitani del re catolico, non potevan partirse fra loro
quell'oro. Le quali parole venute all'orecchie delli detti Spagnuoli, con
l'aiuto di Vasco Nunez e del baccalario Anciso, come giunsero li detti
Colmenare e Nicuessa li vennero all'incontro, e con minaccie grandi strinsero
Nicuessa a montar sopra un brigantino, con diecisette compagni soli di sessanta
ch'avea menati seco, e partirsi. La qual cosa dispiacque a tutti gli uomini da
bene, pur non ardirono contradirgli per paura ch'avean della parte del detto
Vasco. E questo fu l'anno 1511.
Nicuessa, entrato che fu in mare per andar all'isola Spagnuola a lamentarsi
dell'oltraggio che 'l detto Vasco gli aveva fatto, mai pi fu veduto; credesi
che s'annegasse con tutti gli uomini.


Come Vasco Nunez, fatto capo di cento e cinquanta uomini, tolto in compagnia il
Colmenar, fecero prigione il cacique Caretta e saccheggiorono il suo villaggio,
dipoi liberatolo mossono guerra unitamente al cacique Poncha; e del modo del
combattere di quegl'Indiani. Della provincia chiamata Comogro, e dell'amicizia
contratta col cacique di quella.

Partito che fu Nicuessa, avendo li detti di Santa Maria dell'Antica consumate
tutte le vettovaglie che avea condotte Colmenar, furono forzati come lupi
affamati andar cercando per il paese vicino da mangiare, per il che, fatto capo
il detto Vasco Nunez di cento e cinquanta di loro, tolto in compagnia sua ancor
Colmenar, si dirizzorono drieto al lito verso quella provincia che di sopra
abbian detto chiamarsi Coiba. Dove trovorono il cacique Caretta, dal quale con
minaccie volendo che gli desse vettovaglie, e lui scusandosi che non n'avea,
percioch n'avea dispensate assai ad altri cristiani che eran passati per quel
luogo, e appresso, per la guerra che avea con il cacique vicino detto Poncha,
non avea potuto raccoglier la semenza del maiz, costoro, fortemente adirati n
admittendo alcuna scusa, prima saccheggiorno tutto quel suo villaggio, e poi,
presolo con due mogli, figliuoli e famiglia, lo mandorono in prigione al
Darien. Tra la famiglia del detto Caretta furon trovati tre Spagnuoli grassi
del corpo ma nudi de' panni. Costoro fuggirono 18 mesi avanti da Nicuessa,
quando and verso Beragua, quali il detto Caretta avea trattato benissimo.
Vasco ritorn al Darien con quella poca di preda e vettovaglia che avea
trovato, dove subito giunto fece metter in prigion il baccalario Anciso e
confiscar tutto il suo avere, accusandolo che senza lettere del re catolico
s'era fatto governatore. Pur furono tanti li preghi delli primi del Darien, che
fu lasciato andarsene con una nave. Essendo queste discordie e travagli fra
costoro, fu deliberato di mandar al vice re della Spagnuola, qual era il
figliuol dell'admirante Colombo morto, e alli consiglieri datigli dal re
catolico, per intendere come s'avessero a governare, avisandogli nelle calamit
che si trovavano e ci che speravan di trovare se fossero soccorsi di
vettovaglie; e questo carico dettero ad un Valdiva, della fazion del detto
Vasco, ordinandogli che, esposta l'imbasciata sua alli detti della Spagnuola,
dovesse caricata una nave di vettovaglie ritornarsene al Darien.
In questo mezzo il detto Vasco non potendo star ozioso e desiderando di far
qualche impresa, avendo parlato con interpreti al detto cacique Caretta
imprigionato, si compose con lui prima di liberarlo, e poi d'andar a far guerra
al cacique Poncha, assai fra terra ferma alli confini di Coiba, promettendogli
il detto Caretta sumministrargli le vettovaglie e lui medesimo con la sua
famiglia e subditi con l'arme andarlo ad aiutare. Gl'Indiani di questo paese
non combattono con freccie venenate, come quelli che abitano la costa del golfo
di Uraba verso levante, ma con spade molto lunghe, le quali chiamano machane, e
son fatte di legno durissimo per non aver ferro, e con lancie con la punta
acutissima fatta d'osso. Per esecuzion di questo ordine il cacique Caretta fece
seminar del maiz quanto pi gli fu possibile dalli suoi, e doppo alcuni mesi
raccolto il loro grano per far pane, si posero in cammino con il detto Vasco e
suoi compagni verso il paese del detto Poncha, il qual, intendendo la venuta di
costoro, se ne fugg.
Li nostri, giunti al villaggio e non trovando il cacique, lo saccheggiorono
tutto e si fornirono d'assai vettovaglie che trovorono, con alquanto oro fatto
e lavorato in diversi ornamenti di quelli che portano gl'Indiani. Ma delle
vettovaglie non poteron soccorrer alli compagni lasciati al Darien, percioch
la casa del detto Poncha era lontana dal Darien pi di cento miglia; e
bisognava portar il tutto sopra le spalle, non avendo altro mezzo da condurle.
E cos ritornati al Darien deliberorono non andar pi tanto fra terra, ma
dirizzarsi contra gli cacique vicini al lito, per potersi con le navi aiutar in
condur via ci che guadagnassero.
 posta non troppo lontan da Coiba una provincia detta Comogra, dove  una
pianura circundata da' monti, di lunghezza di circa 36 miglia, molto bella e
cultivata, appresso la radice de' quali  il palazzo del cacique di detta
provincia, chiamato Comogro, con infinite altre case e abitazioni d'Indiani;
fra le quali sono molte fontane che vengono da' detti monti vicini, le quali
poi giunte tutte insieme, fanno correr un fiumicello per mezzo detta pianura.
Vasco Nunez con la sua compagnia se ne and a questa volta per saccheggiarla.
Ma la ventura volse che per avanti un gentiluomo del cacique Caretta, che in
loro lingua chiamano iura, s'era ritirato a questo cacique Comogro. Costui,
intesa la venuta de' nostri, avendo amicizia con li tre Spagnuoli che abbian
detto di sopra, che furono trovati nel prender il Caretta, s'interpose e fece
con mezzo loro far amicizia grande tra il detto cacique Comogro e li nostri. Li
quali per questa causa come amici introrono in questo paese di Comogro, qual 
circa trenta leghe lontan dal Darien per via piana, la qual  necessario che si
facci attorno ad alcuni monti che vi son in mezzo. Giunti al palazzo furono da
Comogro e da sette giovani suoi figliuoli, di bello aspetto, ma nudi tutto il
corpo eccetto le parti vergognose, allegramente raccolti.


Descrizione del palazzo di Comogro cacique, e del presente per lui fatto a
Vasco Nunez e a Colmenar, d'oro lavorato per valuta di quattro mila
castigliani, e sessanta schiavi, e come il figliuolo di Comogro gli fece
avertiti di alcune provincie ricchissime d'oro.

Questo palazzo aveva avanti verso mezzod una piazza di 150 passa e altretanto
larga, la quale era circondata da palme altissime molto spesse, dove si stava
all'ombra; in su questa piazza s'entrava in un portico della medesima longhezza
e di larghezza di passa ottanta, il quale aveva davanti, posti ad uso di
colonne, molti legni grossissimi e ben lavorati; l'altre tre parti erano
circondate d'alberi al medesimo modo, ma serrati con pareti fatti tanto forti
quanto si fussero stati fatti di pietra. In mezzo di questo portico era una
porta grande, la quale entrava in su una sala quadra: da una parte di questa
verso levante era una camera grande, nella quale dormiva il cacique. Di questa
s'entrava in due camere, l'una delle quali serviva per il dormire delle donne
del cacique, l'altra a canto a questa era piena di corpi morti secchi, legati
con corde di cottone e appiccati al palco per il traverso. All'incontro di
queste erano tre camere: una serviva per dispensa, ed era piena di pane e altre
vivande le quali loro usano; l'altra era piena di vasi di legno e alcuni di
terra al modo di Spagna, pieni di vino qual si fa in quella provincia, parte di
maiz e radici d'agyes e iucca, e parte di frutti di palme di diversi colori,
cio neri e bianchi, e di perfetto sapore e bont. Nella terza stanza stavano
gli schiavi e quelli che tengon cura delle cose del vivere della corte, e
questa serviva, per esser grande ancora per cucina. Li pavimenti tutti e palchi
erano lavorati di bellissimi lavori; il coperto tutto era in forma di
padiglione, con travi longhissimi coperti di foglie ed erbe, tanto dense che
l'acqua non passava, e piovea in quattro faccie. Dimandati da' nostri perch
tenesser quelli corpi secchi cos appiccati, gli risposero quelli esser i corpi
di tutti i caciqui antecessori del parentado di Comogro, l'ultimo de' quali
mostrorono, che fu suo padre, quali cos ad ordine conservavano con gran
diligenza e venerazione. Aveano questi corpi secchi intorno alcuni lenzoletti
lavorati con oro, e alcuni ancora appresso l'oro qualche gioia; il modo nel
qual gli seccano s' detto di sopra.
Il maggiore delli figliuoli di Comogro mostrava nell'aspetto esser molto savio
e prudente, il quale cominci a parlare a suo padre e dirgli che queste tali
genti, che andavano facendo guerra di qua e di l e vivevano solamente di
rubare, era necessario di accarezzarle, per non dar loro causa che facessero
dispiacere a loro e a casa sua, come aveano inteso che avean fatto in altri
luoghi. E perch vedeano che non dimandavano altro che oro, mandarono a donare
a Vasco Nunez e Colmenar oro lavorato in diverse lame e cose per valuta di
castigliani quattromila, e sessanta schiavi per servirli. Questa usanza di far
schiavi  molto commune a questi Indiani, alcuni de' quali non fanno altro
traffico che prendersi l'un l'altro e barattarsi per altre cose che gli siano
necessarie.
E questo per non conoscer l'uso de' danari. Li nostri, avuto quest'oro, si
misero in piazza a volerlo pesare insieme con altretanto guadagnato altrove,
per cavar fuori la quinta parte, la qual ordinariamente si cava del tutto e
s'assegnava alli tesori de' re. Il resto si parte egualmente. In questo partir
d'oro vennero fra loro alle mani, la qual cosa vedendo questo figliuol maggiore
di Comogro, mosso un poco ad ira dette con furia delle mani nelle bilancie, e
sparse l'oro per tutta la piazza, dicendo per uno interprete: "Che vergogna 
questa, o cristiani, che per cos poca quantit di oro vi offendiate l'uno
l'altro, e questo ancorch  lavorato lo volete disfare e ridurre in piastre?
Se avete tanto desiderio di oro, per il quale mi pare che andate perturbando la
quiete di tutti gli uomini del mondo, partendovi da casa vostra e sofferendo
tanti disaggi, io vi dimostrer paesi ricchissimi d'oro nelli quali vi potrete
saziare. Ma sar di bisogno che abbiate pi numero di gente per poter
combattere con alcuni caciqui, i quali sono potentissimi nelli loro paesi; fra
gli altri vi verr incontro Tumanama, quale  signor d'un paese ricchissimo, e
non  distante da noi pi di sei soli". E questo disse percioch gl'Indiani
computano i giorni col sole. "Poi sopra alcuni monti che vi bisognano passare
abitano una sorte di genti detti Caribbi, che mangiano carne umana e non hanno
n signore n legge alcuna, e vivono oziosi. Costoro ne' tempi passati,
lasciate le loro proprie abitazioni per aver oro da barattare in uomini per
mangiarsegli, sapendo che in detti monti si cavano oro, v'andarono. Dove presi
gli abitatori gli fanno cavar l'oro, e quello poi ridotto in lame per orefici
che hanno, e altre cose lavorate, barattono in ci che gli vien desiderio. Noi
non facciamo maggior conto dell'oro non lavorato di quello che facciamo di un
pugno di terra avanti che dalla mano di un artefice la sia formata in alcun
vaso, de' quali, e di coltre di cottone, dalli detti nostri vicini ne abbiamo
assai in cambio di schiavi presi, che loro pigliano da noi per mangiarsegli.
Noi gli forniamo di molto pane per il loro vivere, del quale hanno gran
carestia percioch abitano sopra montagne. E per con le armi  necessario che
vi facciate la strada e che passiate quelli monti". E con il deto glieli
mostrava verso mezzogiorno. "Passati quelli, voi vederete un mare, il quale ha
navili che vanno a vela come li vostri", dimostrando le nostre caravelle. "E
gli abitatori di quelli liti, ancorch siano nudi come siamo noi, pure sanno
andare a vela e a remi in tutto quel mare che  di l da' detti monti dove 
tanta copia di oro". E dimostrando alcuni piatti e scodelle di terra, diceva
che 'l re Tumanama e tutti li paesani di quello aveano que' fatti d'oro, e cos
come appresso i cristiani era abbondanzia di ferro, non altrimenti appresso
quelli popoli era d'oro. Disse del ferro, perci che da' nostri intese noi
averne gran copia, vedendo tante spade e armi intorno alli nostri.
Tutte le parole di questo giovane ci riferirono quelli tre Spagnuoli che erano
stati diciotto mesi con Caretta, e aveano imparato il loro parlare, e furono di
tanta efficacia a Vasco Nunez e Colmenar, che non pensavano altro e pareva loro
mill'anni di trovarsi dove era quel tanto oro. E per, laudato il giovane di
quanto gli aveva narrato, cominciorono di nuovo a dimandargli come doveriano
governarsi contro quelle tanti genti, quando l'anderanno a trovare. Questo
giovane, udite queste parole, stette un poco sopra di s, mostrando di pensare,
e poi disse: "Sappiate, cristiani, che ancor che noi siamo nudi e che 'l
desiderio dell'aver l'oro non travagli gli animi nostri, non per stiamo
quieti, ma la cupidit d'aver gran signorie ne fa star in continue guerre,
volendo sempre esser signori del paese delli vicini; di qui nascon li nostri
travagli e ruine, e gli antecessori nostri e il medesimo mio padre Comogro, per
questa causa ha fatto gran guerre con li re che v'ho mostrati di l dalli
monti. Nelle quali, secondo che suol accadere, ora siamo stati vincitori, ora
abbiam perduto. E s come avendo avuta vittoria contro li nemici nostri, di
quelli abbiam fatti prigioni, delli quali ve ne abbiam donato sessanta, cos
loro alcune volte han preso delli nostri e menatigli schiavi". E cos dicendo
ci mostr un Indiano suo famigliare, il qual era stato schiavo appresso uno di
questi re di l da' monti, la provincia del quale  abbondantissima d'oro.


Come Comogro, cos persuaso da' nostri, si battezz con tutta la sua famiglia.
Valdiva ritorna alla Spagnuola con la quinta parte dell'oro trovato aspettante
alli re, per valuta di millecinquecento castigliani. Vasco Nunez, pervenuto ad
un grossissimo fiume con molte abitazioni d'Indiani, il signor delle quali era
fuggito, trov lame e catenelle d'oro per molta valuta, e gran quantit d'archi
e freccie.

"Da costui, e da molti altri uomini quando siamo in pace passano di qua e di
l, vi potrete informare che quanto vi ho detto  la verit. Nondimeno,
accioch siate pi sicuri delle cose sopradette, e che io non v'inganno, io
m'offerisco venir con voi, e non trovando esser cos mi facciate morire. E per
mettete ad ordine 1000 cristiani, che con l'armi, insieme con li soldati di mio
padre, quali armati all'usanza nostra verranno con voi, possiamo discacciar
gl'inimici nostri. Percioch questo vi dar quanto oro saperete dimandare, e
noi, in premio dell'aiuto che vi averemo dato, oltra la parte del paese che
acquisteremo appresso al nostro, saremo sicuri di poter viver continuamente in
pace, senza far pi guerra ad alcuno".
Da queste parole del prudente figliuolo di Comogro li nostri grandemente
commossi per la speranza di tanto oro, a pena potevano rispondergli. E stati l
alcuni giorni, conosciuta la umanit e intelleto di costoro con il mezzo di
quelli tre Spagnuoli interpreti, persuasero al vecchio Comogro di farsi
cristiano. E cos quello con li figliuoli e tutta sua famiglia battezzorono, e
gli posero nome Carlo, perch cos allora si chiamava il prencipe di Spagna.
Fatto questo deliberorono di tornar alli compagni suoi nel Darien, ben
affermando che torneriano presto con gran numero di gente, con la qual potriano
passar fino al mar di Mezzogiorno.
Partiti adunque di qui e arrivati a Santa Maria del Darien, intesero come
Valdiva, mandato gi sei mesi alla Spagnuola, era ritornato, e avea condotto
poca quantit di vettovaglie, escusandosi che il navilio che avea menato era un
poco piccolo, e che 'l vice re e gli consiglieri della Spagnuola gli avean
promesso di mandargli dietro prestissimamente e vettovaglie e uomini assai. Il
che fin allora non aveano fatto, tenendo certo che la nave che condusse il
baccalario Anciso fosse venuta salva, ma che per l'avenir non gli mancheriano
d'alcuno aiuto possibile. Queste vettovaglie che condusse Valdiva durorono
pochi giorni, quali passati cominciorono a patir al medesimo modo come facevano
per avanti. E la mala ventura di costoro, volendo aggiugner mal a male, si fece
venire nel mese di novembre una fortuna di tempesta grossissima con tanti tuoni
e saette spaventevoli, e con diluvio di tanta acqua, qual corse gi delli
monti, che il maiz seminato il settembre fu annegato e menato via dalla furia
dell'acqua. Questo maiz quelli di Uraba chiamano hoba, e tre volte l'anno si
semina e raccoglie perch, per esser vicini alla linea dell'equinoziale, questa
provincia non patisce alcun freddo n caldo eccessivo.
Vedendosi quelli del Darien ridotti in queste calamit, deliberorono di mandar
un'altra volta Valdiva alla Spagnuola, con relazion di quanto aveano inteso
delle grandissime ricchezze e oro che era sopra l'altro mare, accioch gli
mandassero e vettovaglie e genti per poter far quella impresa, e discoprir il
detto mare. E gli dettero di tutto l'oro trovato e partito fra loro, il quinto
che toccava alli re, qual fu castigliani quindecimila, fatto in verghe, non
cavato d'altro che d'alcune lamette che portano detti Indiani alle orecchie e
naso, e catenelle alle braccia e collo e lame grandi avanti il petto. E cos il
detto Valdiva, con gli ordini datigli da Vasco Nunez, entr di nuovo in mare
con la sua caravella alli dieci di gennaio del 1512. Aveva ancor seco assai
oro, che mandavano li detti dal Darien in Spagna, chi a suo padre e madre e chi
a' suoi parenti.
Ma lasciamo il detto Valdiva andar al suo cammino, del qual al suo luogo
diremo, e ritorniamo a quelli del Darien che, cacciati dalla fame deliberorono
d'andar cercando tutti li luoghi l vicini. Dalla bocca del golfo di Uraba fino
all'ultimo angulo sono miglia ottanta in circa, e questo angulo li nostri
chiamano Culata. Quivi and Vasco Nunez con cento uomini sopra un brigantino e
alcune canoe, le quali da quelli di Uraba si chiamano uru. In questo angulo
cade un fiume dieci volte maggiore del Darien, su per il quale andati circa
trenta miglia verso mezzod trovorono assai abitazioni d'Indiani, il signor
delli quali si chiamava Daiba, appresso il quale intesero che era fuggito
Cemaco, signore del Darien, che fu rotto dalli nostri. Questo Daiba, non
volendo aspettar li nostri, mosso dall'essempio di detto Cemaco se ne fugg. E
per smontati li nostri trovorono il tutto spogliato; solo v'era rimasto gran
copia di fasci d'archi e freccie, e molte reti con barchette per andar a
pescare. Quivi non trovoron troppo vettovaglie, percioch tutti quelli luoghi
sono paludosi e per questo non sono buoni per seminare, ma gli abitatori di
quelli, con barattar il pesce che prendono, si forniscono da altri Indiani di
pane. Nondimeno, cercando le case con diligenzia, trovorono diverse lame d'oro
e catenelle per valuta di settemila castigliani. E levorono tutti gli archi e
freccie e massarizie che poterono, e caricorono le barche di detti Indiani.


Vasco Nunez e Colmenar contrassono amicizia col signor Turui e trovorono
l'isola detta della Cassia, abitata solamente da' pescatori, e un borgo di
settecento fuochi. Come superorono il signor Abenamachei, e procedendo pi
avanti trovorono il signor Abibeiba. Del suo palazzo, e richiesta a lui fatta,
e la sua risposta.

Dicono questi che furono a questa impresa, che la notte veniva fuori di quelli
paludi pipistrelli, overo nottole grandi come tortore, le quali mordevano, e il
morso loro era come venenato, e al principio non sapevano come medicarsi; pur
intesero da alcuni Indiani che erano seco che con l'acqua marina guaririano. E
ritornando costoro indietro da questo ultimo angulo, e trovandosi in mezzo il
golfo, gli sopravenne tanta fortuna di mare che quel che avevano guadagnato da'
pescatori fu forza che 'l buttasseno in mare, e molte di quelle barche insieme
con gli uomini annegorono.
Mentre che Vasco Nunez fece questa impresa verso mezzod, Colmanar con sessanta
uomini volse navicar per la bocca d'un altro gran fiume, che cade in detto
golfo verso levante, per circa quaranta miglia all'insuso; dove trov molte
abitazioni fatte sopra la ripa, e il suo signore detto Turui, qual gli fece
smontare e gli tolse in casa, facendogli buona cera e dandogli da mangiare
quanto volevano. La qual amicizia come fu intesa da quelli del Darien, Vasco
Nunez, che era ritornato, gli volse andar a trovare; dove arrivato, e saziati
tutti li compagni con le vettovaglie dategli da questo signor Turui,
deliberorono insieme d'andar su per detto fiume. E fatte altre quaranta miglia
trovorono una isola grande circundata dal detto fiume, dove non abitavan altro
che pescatori. Dismontati quivi viddero assai reti di cottone distese al sole,
fatte in diverse maniere, alcune larghe e lunghe, altre come un sacco con la
bocca stretta, e con alcuni legni che le tenevano aperte. Entrati nelle case,
quali erano fatte picciole e tonde, coperte di molte foglie grandi d'arbori,
viddero le lor femine che parte di loro facevano reti, altre aprivano pesci
molto grandi e insalatili gli mettevano al sole, e ne viddero di secchi gran
quantit. Questi Indiani pescatori non volsero fuggire, ma ricevettero li
nostri allegramente, dando loro quanto pesce che volevano, ma poco pane, perch
n'avevano poco. E dissero che venivano Indiani d'altre provincie lontane e
portavano loro pane, pignatte di terra e filo di cottone, e barattavano in
questi pesci salati. Viddero quivi alcuni pesci grandi simili alla truta, ma la
carne era pi rossa, de' quali n'avevano gran copia, e tutti gli seccavano al
modo detto di sopra. Gli uomini e le femine delle reti vecchie e inutili si
coprivano le parti inoneste. Il loro dormire era sopra certi monti di foglie
grandi messe una sopra l'altra. E perch viddeno li molti arbori di quelli che
fanno la cassia, che eran naturali di quella terra, la chiamorono l'isola della
Cassia.
Dalla banda destra di detta isola correva un altro fiume, qual chiamorono il
Rio Nero. E andati da quella bocca da quindeci miglia in su trovorono un borgo
di settecento case abitate, e il signor detto Abenamachei, qual sentiti li
nostri abbandon le case, dapoi mutatosi di pensiero, ne venne con gran furia
adosso con spade grandi di legno durissimo e lancie lunghe, per non essere
avezzi tirar archi e saette; nondimeno subito fu rotto dalli nostri, e preso
Abenamachei con molti principali Indiani. Un fante a piedi spagnuolo, che era
stato ferito, accostatosi al detto gli lev via con un colpo di spada la man
destra, contra il voler per de' capitani, quali dapoi lo fecero medicare.
Tutti questi nostri che erano a questa impresa potevano esser da 150, de' quali
la met parse che dovesse restar quivi, gli altri con nuove uru, cio barche al
modo loro, navigorono al contrario del fiume, da una banda e dall'altra del
quale ogni d scorrendo, vedevano grandissimi fiumi che cadevano in quello, e
andati per settanta miglia dal sopradetto fiume Nero, avendo per lor guida un
Indiano pratico di quel fiume, s'abbatterono arrivar dove era la signoria d'un
chiamato Abibeiba, ed era in mezzo di grandissimi paludi. E il palazzo suo, e
tutte l'altre abitazioni qual erano minori, erano fabricate in questo modo:
sopra li rami d'un grandissimo arbore, che da ogni canto si vedevano spessi e
folti, avevano intraversati molti legni e di quelli fatto come un palco, qual
poi era diviso in altre parti, le quali d'intorno erano serrate da legni, con
tanto artificio collegati insieme, che potevano sopportar ogni impeto di vento
per grande che 'l fusse; di sopra poi con alcune erbe e foglie erano coperti. 
opinione che costoro abitino in questo modo per causa che li fiumi spesso
allagano tutto quel paese. Detti arbori dapoi il detto palco vanno con la cima
diritta, tanto in alto che per buon braccio che l'uomo abbia non potria trarvi
con una pietra. E sono alcuni di grossezza che sette o otto uomini non gli
potrian con le braccia circundare. In terra appresso li piedi hanno il luogo
dove tengono il vino, qual fanno al modo detto di sopra, e questo perch alcune
volte soffia tanta furia di vento che, ancor che non rovini quel palco fatto
sopra li rami, nondimeno fa muover e crollare, il che saria causa di guastar li
vini, delli quali sempre hanno assai. Il resto tutto tengono di sopra. Quando
questo signor mangia, li servitori corrono a trargli il vino di nuovo, e
portanlo per alcuni scalini che son posti appresso il detto arbore, con quella
medesima prestrezza che farian li nostri in un luogo piano.
Li nostri, giunti appresso questo arbore, feceno chiamar Abibeiba, pregandolo
che 'l volesse descendere, facendogli segni di pace, e mostrando li presenti
che gli portavano. Abibeiba fece lor rispondere che gli pregava che lo
lasciassero star quieto in casa sua, e concedessergli che vivesse in pace senza
dargli molestia. Ma non giovando le molte preghiere che gli feceno, vedendolo
pur ostinato, i nostri gli feceno intendere che, s'el non descendeva con tutta
la famiglia, che abbruciarebbono l'arbore, overo il tagliarebbono dalli piedi.
Sopra il che stando pur fermo Abibeiba, li nostri cominciorono con molte scure
a percuoter l'arbore, del qual vedendo Abibeiba saltar molte stelle mut
consiglio, e subito discese con duoi soli suoi figliuoli; dove fatta pace con
li nostri gli domand quel che volevan da lui. I nostri gli disseno che
cercavan dell'oro, al che lui rispose che non avea oro, del quale non si
servendo a cosa alcuna non avea mai pensato n posto cura d'averne. Ma facendo
tanta instanzia e mostrando d'averne tanto desiderio, s'offerse d'andar a
cercarne nelli monti vicini, dove diceva nascerne assai, e fra un certo termine
portarlo; e cos s'accordorono. Ma, passati i giorni del termine che dovea
tornar Abibeiba con loro, vedendosi beffati, i nostri si partirono con
vettovaglie assai che trovoron del detto Abibeiba, ma senza oro.


Come Abibeiba e Abenamachei caciqui combattendo con li nostri furono rotti, e
mandati prigioni in Darien. E come fu scoperta la congiura di molti caciqui
Indiani, i quali aveano ordinato d'assaltare e ammazzar li nostri.

Intesero qui dagli abitanti quel medesimo che aveano inteso dal cacique Comogro
delli Caribbi, che mangiano carne umana, quali occupano nelli sopradetti monti
le minere dell'oro. E per questa causa i nostri volsero andar circa trenta
miglia ancor su per il fiume. E giunti a certe capanne di paglia dei detti
caribbi, quelle trovorono abbandonate, perch per la fama del venir de'
cristiani avean fuggito, ci che aveano portandolo sopra le spalle, alla
sommit d'alti monti.
Mentre che Vasco Nunez e Colmenare andavan su per il detto fiume discoprendo
nuove genti e nuovi paesi, un Spagnuolo detto Raia, delli lasciati alla guardia
del paese d'Abenamachei, qual  nel Rio Nero come di sopra abbian detto,
essendo astretto dalla fame, over desiderio di trovar oro, volse andar con nove
compagni a cercar quel che fosse in alcune abitazioni d'un cacique non troppo
lontano, detto Abraiba. Qual, avendo inteso la venuta di costoro, pose molti
Indiani armati a lor modo di lancie in un bosco foltissimo, appresso una strada
per la qual erano astretti i nostri passare. Quali non pi presto furono
entrati nel bosco, che tutti gl'Indiani se gli spinsero adosso. E per esser
pratichi del luogo immediate ammazzorono il detto Raia con duo compagni. Gli
altri, veduto questo, perch per la spessezza degl'arbori non potevano adoperar
gli schioppi, si ridussero fuor in una pianura. Ma agli Indiani non bast mai
l'animo d'assalirgli, overo uscir del bosco, per il che i nostri ritornorono
alla sua guardia donde s'erano partiti.
Gli Indiani, spogliati i cristiani morti nel bosco dell'armi di ferro, quelle
portorono al suo cacique, dove s'erano ridotti d'Abibeiba, abitator di quel
arbor grande, e Abenamachei fuggitosi, al qual fu mozza la mano. Costoro,
vedute l'armi tolte alli nostri, cominciorono tra loro a metter ordine di far
gran numero d'Indiani e andar ad assaltar quelli che erano alla guardia del Rio
Nero e fargli morire, dicendo: "Noi vedemmo che sorte di gente  questa,
arrabbiata d'aver oro, e per quello andar turbando la quiete e pace che noi
abbiamo; doverian pur contentarsi possedendo cos belle e resplendenti armi
come sono queste spade, le quali tagliano e si possono adoperar in molte cose
per uso degli uomini, e in difendersi dagl'inimici, il che dell'oro non si pu
fare. Voglian noi star sempre schiavi di costoro, insieme con nostre mogliere e
figliuoli, e da loro esser spogliati tutto il giorno delle vettovaglie e altre
cose che son per il viver nostro? Andiamo adosso a questi che sono stati
lasciati alla guardia del paese di Abenamachei, poi pi facil ne sar il
distrugger gli altri passati su per il fiume".
Messo questo ordine e determinato il giorno, la fortuna volse che i nostri
ritornorno con le barche dalle capanne delli Caribbi; e questo fu la notte
avanti il giorno determinato, qual come fu venuto una gran moltitudine
d'Indiani e con freccie e con lancie assaltorono li nostri, pensando che
fossero pochi, ma vedutogli tanti, e che animosamente uscivano a combatter con
loro, cominciorno a tirarsi un poco indietro, dove facendo forza li nostri e
ammazzandone assai si missero poi in fuga; e molti di loro furono presi, ma
tutti i caciqui scamporono. I prigioni furono mandati al Darien per adoperargli
a far lavorar la terra. Acquietati gli uomini di quel paese, deliberarono li
nostri di partirsi e di lasciarvi una conveniente guardia, e cos feceno restar
il capitan Hurtado con trenta uomini.
Costui un giorno deliber mandar a seconda del fiume alcuni suoi compagni con
femine e Indiani presi dal capitano Vasco Nunez, e gli fece montare sopra una
delle barche d'Indiani, che gli feceno andar a fondo e quanti poteron aver
ammazzorono. Solamente duoi compagni, appiccati a certi legni che venivano gi
per il fiume, scapolorono; da questi duoi li nostri intesero come tutti
gl'Indiani vicini erano sollevati, e quel che avean fatto a quelli della barca.
Li nostri, sospesi di tal nuove, ogni giorno consigliavano fra loro la
provision che dovessin fare. E come pur Iddio volse, la cosa fu scoperta in
questo modo.
Vasco Nunez, che era il capo di quelli del Darien, tra le altre femine indiane
che aveva menato via n'aveva una molto bella, quale amava molto e gli faceva
gran carezze. A veder costei veniva spesso un suo fratello, qual un giorno gli
disse: "Sorella, tu vedi la grande insolenzia che usano verso di noi questi
cristiani, tale che pi i nostri caciqui non la possono sopportare; sappi che
sono messi insieme cinque di loro con cento barche, e per terra pi di
cinquemila Indiani, e nella villa de Tichri sono preparate tutte le
vettovaglie, e ordinato il giorno che si venga ad assaltargli; e per ti prego
che quel giorno tu vegga di trovar modo di non star l fra loro, accioch in
quella furia tu non fussi morta". La giovane, intesa tal congiura, amando Vasco
Nunez and subito a manifestargli il tutto; la qual cosa tenne modo che 'l
detto fratello, qual era famigliare d'un di questi caciqui, ritornasse a lei,
qual subito fu preso e confess come Cemaccho, che era uno de' detti caciqui,
scacciato dal luogo dove edificorono la terra di Santa Maria del Darien, e avea
fatto affondar la barca con gli uomini che venivano dal Rio Nero, e appresso
avea messo ordine con quaranta delli suoi Indiani di far ammazzar Vasco Nunez
un giorno che andasse fuori della citt a veder gli Indiani che lavoravano gli
maizali il che spesso soleva fare. Ma la fortuna l'aveva aiutato, che sempre
che gli andava o era a cavallo overo armato con lancia e spada, per il che agli
Indiani non era mai bastato l'animo di ammazzarlo, e che vedendo non gli esser
riuscita questa via, avea fatto adunar tutte le genti delli caciqui vicini e
voleva venir a destruggier li cristiani.
Intesa questa congiurazione, Vasco Nunez immediate ordin che sessanta delli
suoi ben armati lo seguitassino, non dicendo dove andava, e alla diritta
s'indrizz dove pensava che fusse il detto cacique Cemaccho, lontan dal Darien
circa dieci miglia, qual trov esser andato al cacique Daiba, signor di quel
luogo che si chiama la Culata dalli nostri, e non gli potendo far altro prese
un Indiano delli suoi primi, con molti servitori e alcune femine, e quegli men
prigioni.
Dall'altro canto Colmenar and ancor lui con sessanta compagni a contrario
d'acqua con quattro barche, e aveva per guida il fratello di quella innamorata
di Vasco Nunez, e gionse alla villa sopradetta di Tichiri, dove abbian detto
che si conducevan tutte le preparazioni per venir a la ruina de' cristiani. Ed
entrati nelle case e trovata gran quantit di vini, cos bianchi come neri, e
d'ogni sorte di pane e altre vettovaglie, quelle tolsero per loro uso; poi
presero il capo di detta villa, il qual aveva il carico d'esser capitano
generale a questa impresa contra cristiani, e quello con quattro delli primi
Indiani fece legare ad alcuni arbori, e con freccie ammazzare, per essempio
degli altri. Il che messe tanto terror in quella provincia, che pi alcuno non
ebbe ardire di sollevarsi contra di loro. I nostri stettero alcuni giorni in
questo luogo di Tichiri, dove ebber buon tempo con le vettovaglie e vini che
avean trovati.


Come Giovanni Quincedo e il Colmenare furono mandati alla Spagnuola, e poi al
re catolico per narrargli le cose trovate, e dimandargli mille uomini per
passar il mar di mezzogiorno, e quello che gli intravenisse in tal viaggio. Del
giunger di baccalario Anciso ad un cacique per avanti battezzato, e d'uno
stupendo e maraviglioso miracolo di Nostra Donna.

Partiti di qui e ritornati al Darien, deliberarono di mandar un imbasciatore
prima alla Spagnuola, e poi in Spagna al re catolico, e narrar tutte le cose
trovate e dimandare a sua Maest cento uomini per passar al mar di mezzogiorno.
La quale impresa cerc d'aver Vasco Nunez, ma quegli suoi partigiani e
affezionati non volsero, pensando certo che come una volta si partissero, mai
pi torneriano in tanti travagli e dissensioni. E per elessero un Giovanni
Quincedo, uomo di gravit, il quale era tesoriero del re catolico, e perch
lasciava la moglie e figliuoli nel Darien non dubitavano che non tornasse; ma
pareva loro dover dargli un compagno per ogni caso che potesse intervenire, e
dicevan che essendo quasi assuefatti alla temperie di quel aere appresso
l'equinoziale, come andassero in Spagna verso tramontana e mutassero li cibi,
che potrian morire, e per elessero Colmenar. Li quali, montati in su uno
brigantino, non avendo maggior nave, del mese di novembre l'anno 1512 partiron
dal Darien, e drizzoron il cammin loro verso l'isola Spagnuola.
Nel qual viaggio ebbero infinite fortune, dalle quali furono condotti ora in
qua ora in l, e finalmente per forza di venti scorsero all'ultima parte
dell'isola Cuba che guarda verso ponente. E perch eran gi passati tre mesi
dopo la partita dal Darien, e aveano consumate tutte le vettovaglie che
portorono seco, furon forzati dismontar in terra per cercar qualche cosa da
viver, trovandosi in estrema necessit. Giunti in terra viddono molti pezzi di
tavole nella rena, quali parevano di qualche navilio rotto de' cristiani, e si
maravigliarono molto. Ma avendo preso duoi degl'isolani, intesero come per
avanti giunse l un naviglio con cristiani, li quali dagl'Indiani dell'isola
erano stati presi e morti, e spogliati di molto oro che avevano. Per alcuni
segnali conobbero che questo era stato Valdiva. Per questa causa deliberorono
Quincedo e Colmenar partirsi di quel luogo, e tornati nel navilio andorono al
loro viaggio, come al suo luogo si dir.
Ma avendo parlato della disgrazia accaduta a Valdiva sopra l'isola Cuba, non mi
par fuor di proposito narrar quel che intervenne al baccalario Anciso, qual fu
scacciato da quelli del Darien, come di sopra  detto. Costui ancor giunse
all'isola di Cuba, ma la ventura il condusse nel paese d'un cacique che per
avanti d'alcuni cristiani, n si sa in che modo, era stato battezzato e
postogli nome il Comandatore. Qual, veduto detto Anciso, gli and incontro e
gli fece grandissime carezze, donandogli quante vettovaglie volse, e sopratutto
il volse menar a veder dove aveano fatto una cappella con un altare alla Nostra
Donna, e a quella ogni giorno al tardi andavano a far riverenza, e non sapevan
dir altro che "Ave Maria, Ave Maria".
Detto Comandator narr al detto Anciso come per avanti era stato lungamente con
lui un marinaro cristiano, del quale si serviva per capitano in tutte le guerre
che avea con gli suoi vicini; e che costui, per portar una imagine della Nostra
Donna dipinta in petto, sempre avea avuto vittoria. E che gli cemi, degli
inimici, che cos chiamano li loro dei, fatti in forma di demoni neri e
cornuti, quali portano ancor in guerra, non potevan resistere alla imagine
della Nostra Donna, ma come s'appressava questa imagine alla figura de' cemi
quella si vedeva tremare, e per questa causa gli avean fatto questa cappella e
altare e l'andavano a salutare, alla quale offerivano ancora diverse collane
d'oro e alcuni vasi pieni di diversi mangiari, altri acqua per bere, non
volendo mancar di quell'onor che solevan far alli suoi cemi per avanti. Dapoi
partitosi il detto marinaro sopra un navilio che giunse l, detto Comandator
avea sempre fatto il simile, di portar nelle guerre che gli accadevano la detta
imagine.
E che una volta tra le altre, accadde un miracol grandissimo, qual tutti gli
Indiani, che erano presenti quando il detto Comandator lo narrava al baccalario
Anciso, confermorono aver loro medesimi veduto. Che essendo differenzia qual
fosse miglior, la figura della Nostra Donna o la figura delli suoi cemi, e per
questo volendo venir alle mani e tagliarsi a pezzi, si composero in questo
modo; che in mezzo d'una grandissima pianura si mettesser duoi giovani Indiani
per parte, quali fossero legati con le man di dietro con molte corde, cio
quelli del Comandator degl'inimici, e i duoi degl'inimici da quelli del
Comandatore, cos stretti come a lor paresse, e quel cemi saria miglior che
prima anderia a dislegare i suoi giovani. Fatto questo, e tutto il popolo
stando lontano a veder la fine, il Comandator grid "Ave Maria, aiutami". Alla
qual voce subito apparse una donna vestita di bianco, qual s'accost alli duoi
suoi giovani, e con una bacchetta tocc loro le mani, le quali subito furono
dislegate, e li legami andorono di nuovo a legar i duoi giovani degli Indiani
inimici. E a questo miracolo non volendo assentir ancor gli inimici, volsono di
nuovo fargli legare, e similmente di nuovo venne la detta donna a dislegarli.
Per la qual cosa tutti confessorono che la figura della Nostra Donna era
migliore delli suoi cemi.
Intesosi il giugner del baccalario Anciso in questo luogo dal Comandatore,
tutti gli Indiani vicini, che per avanti guerreggiavan con lui, mandorono suoi
nunzii pregandolo che gli mandasse persone che gli battezzasse. Il che il
baccalario Anciso fece, mandando loro duoi preti che per aventura si trovavan
seco. Quali giunti a' detti Indiani ne battezzorno da cento e ottanta in un
giorno, e ciascuno di quelli che si faceva battezzare gli donava una gallina
overo un gallo, e altri pesci salati e alcune focaccie fatte del suo pane. E
volendosi Anciso partire, il Comandator indiano gli domand di grazia che gli
lasciasse un cristiano che insegnasse a lui e a' suoi subditi l'Ave Maria
intera, perch pensavano far maggior riverenzia sapendola dir tutta che quelle
due sole parole "Ave Maria". E per questo rest uno de' compagni con il detto
Comandatore, e Anciso and a drittura alla corte in Spagna. Dove, per le gran
querele che fece appresso il re detto baccalario, Vasco Nunez fu sentenziato
per rebelle alla corona.


Come Colmenare e Quincedo esposero al nuovo admirante, e dipoi al re catolico
il successo dell'Indie, e quello aveano inteso delle ricchezze si truovano
sopra il mar di mezzogiorno. Pietro Aria fu eletto governator di tutta terra
ferma dell'Indie, con mille e dugento fanti.

Ritorniamo a Colmenar e Quincedo, nuncii di quelli del Darien, che 'l viaggio,
che si suol fare con buon tempo in otto giorni fino all'isola Spagnuola, li
prefati, per le continue fortune che ebbero, stettero tre mesi e mezzo a farlo.
E giunti alla Spagnuola esposero al nuovo admirante, figliuolo di Colombo, e
altri regii consiglieri, quanto avean in commission da quelli del Darien. E
dapoi, montati sopra alcune navi di mercanzia, che molte ne vanno e vengono di
Spagna alla detta isola, con quelle vennero alla corte del re catolico, nel
1513 del mese di maggio, e a sua Maest minutamente narrano tutti i successi di
quelle parti, e sopratutto quello che aveano inteso delle ricchezze che si
trovavano sopra il mar di Mezzogiorno.
Sua Maest, avuto sopra di questo maturo consiglio, sapendo esser morti i primi
capitani Fogheda e Nicuessa, e che tutti li restati nel Darien erano fra loro
in confusione, elesse per governator di tutta la terra ferma dell'Indie un
Pietro Aria, che per sopranome in tutta la Spagna si chiamava il Giostrador, e
avea fatte gran pruove d'esser valente della persona e dell'ingegno, nelle
guerre di Barbaria. E ordin che gli fossero pagati 1200 fanti e preparatogli
navi con vettovaglie per passar all'Indie. Il vescovo di Burgos, qual avea
questa cura, fece che 'l tutto fusse in ordine in Sibilia. Dove giunto il detto
capitano, che fu al principio dell'anno 1514, trov tanta moltitudine di gente
che voleva andar con lui che era cosa incredibile, e non solamente di giovani,
ma di vecchi e impotenti: tutti, tirati dall'avarizia e cupidit dell'oro che
vedevan portarsi da quelle parti, s'offerivan senza pagamento alcuno andarlo a
servire. Alli quali fu data licenzia, e scielti solamente 1200, e questo
accioch li navili non fossero troppo carichi e le vettovaglie per cammino non
gli mancassino. E allora fu fatta una pubblica proibizione, che alcuno non
potesse navigar a dette Indie senza licenzia del re. E quella ancora non si
dava se non a Spagnuoli. E con gran preghi fu impetrata licenzia per alcuni
genovesi, la qual ancor fu data per far piacere al nuovo admirante.
Questo Pietro Aria avea per moglie una gentildonna detta l'Isabetta Boadiglia,
nepote della marchesana d'Amoia, delicatamente allevata, e di lei avea otto
figliuoli. Costei, vedendo partir il marito, n paura del mare n amor delli
figliuoli la potette ritenere che la non lo volesse accompagnare. Quali, come
furono partiti di Sibilia e intrati nel mar Oceano, furono assaliti da tanta
fortuna che due navi si ruppero, e l'altre furono forzate, buttando in mare
gran parte delle vettovaglie che portavano, ritornarsene donde erano partiti.
Ma immediate furono ristorati dagl'officiali regii, e di nuovo seguitorno il
suo viaggio con bonissimo vento.
Governava per ordine regio la nave del capitano un Giovanni Vespucci
fiorentino, uomo molto perito dell'arte del navigare, il quale ben sapeva
conoscere le declinazioni del sole con il quadrante e i gradi dall'equinoziale
al polo, il che aveva imparato da un suo zio, Amerigo Vespucci, con il quale
s'era trovato in grandissimi viaggi. Questo Amerigo fu il primo che per ordine
del re di Portogallo navig tanto verso mezzod che, passato l'equinoziale
gradi cinquantacinque, discoperse terre infinite, come nelli libri da lui
scritti si vede.


Come Vicentianes, fatto conoscer l'isola della Cuba non esser terra ferma,
trov molte terre gi dall'admirante scoperte, e furono assaltati dalli signori
delle terre vicine, chiamati chiaconi, i quali, dipoi fatta la pace, fecero un
presente molto onorato a' nostri. Della gran copia e variet de' papagalli di
quel paese.

Ma lasciamo andar il governator Pietro Aria al suo viaggio, del qual dapoi si
dir, e diciamo al presente del secondo viaggio che fece il capitano
Vincenzianes Pinzon, qual fu compagno in molti viaggi, come abbian detto, del
primo admirante. Costui, l'anno avanti che si partisse Fogheda e Nicuessa dalla
Spagnuola, era a sue spese, con licenzia per del re, andato a discoprir tutta
la costa di mezzogiorno dell'isola della Cuba, e fatto conoscer che l'era
isola, e non terra ferma come molti pensavano. Il che poi che ebbe fatto, gli
parse di passar pi avanti verso ponente, oltra la detta isola di Cuba, e trov
molte terre le quali dal primo admirante erano state tocche. E navigato alcuni
giorni a vista delle dette terre, si volt indietro a man sinistra, e si misse
a navigar per levante, e pass avanti i liti e i golfi di Beragua, poi di Uraba
e Cuchibachoa, e giunse a quella parte terra ferma che abbian detto chiamarsi
Paria, dove  la Bocca del Dragon con un golfo grandissimo d'acqua dolce e
infinite isole dove si pescano perle assai, e lontane per levante dalla
provincia detta Curiana cento e trenta miglia. Nel mezzo del qual spazio, come
s' detto,  Cumana e Manacapana.
In questo luogo avendo inteso li signori delle terre vicine, li quali chiamano
chiaconi, il giugner di questa nave, mandorono alcune barche d'un pezzo solo,
le quali chiamano chicos, con uomini armati d'archi e freccie, e come la
viddero con le vele drizzate stettero tutti molto admirati. Ma dapoi, fatto
animo, gli andorono appresso, e ad un tratto tutti tirorono le freccie,
pensando ammazzare li nostri, overo spaventargli. Ma furono difesi dalle tavole
bande della nave, in modo che non furono feriti. E immediate scaricorono alcuni
pezzi d'artigliaria, delle quali fu tanto lo strepito che costoro restoron
tutti attoniti, n seppeno fuggire. Li nostri con la barca della nave gli
andorono a trovare, e parte ne ammazzorno, e parte feceno prigioni; altri si
buttorono in mare. Sentita l'artiglieria dalli chiaconi e veduta la ruina delli
suoi, dubitando che se i nostri come inimici fusser dismontati in terra non gli
abbruciassero tutti i loro villaggi, menandogli via schiavi con le mogli e
figliuoli, cominciorono con cenni e gesti del corpo a dimandar pace; perch del
parlare di costoro mai ne fu intesa parola alcuna, e per segno di pace
dimostravan voler dar oro. Dismontati li nostri sul lito, gli appresentorono in
lame e catene e simil cose lavorate tanto oro che valeva tremila castigliani, e
un vaso come una botte di legno piena d'incenso che poteva esser da 2600 libbre
a ragion di oncie otto per libra. Portorono ancora molti pavoni, molto
differenti dalli nostri nel colore e nella grandezza. E oltra di questo alcuni
panni di cottone lavorati di diversi colori, con alcune frangie overo cordelle
alle quali erano appiccati alcuni pezzetti d'oro fatti di lamette.
Veduto Vincenzianes la umanit di costoro volse star alcuni giorni in quel
luogo, dove viddero pappagalli in tanto numero come sono a noi li passeri, e di
tanti colori che non si potrian narrare, e alcuni tutti bianchi over rossi. De'
quali una sorte ne era di grandezza come un gran cappone, e altri d'una sorte
molto minori che passeri. E tutti cantavano variatamente, che era cosa
dilettevole ad udire. Di questi furon tolti assai e mandati in Spagna al re, e
furon visti da molti.
Gli uomini andavano coperti con panni di cottone fino alle ginocchia, e le
femine fino al collo de' piedi, ma il panno delle femine era semplice, quello
degli uomini era doppio, e quasi come imbottito con altro cottone.
Conobbe detto Vincenzianes che gl'Indiani, in ciascuna villa di questa
provincia di Paria, fanno di nuovo ogni anno i loro governatori, i quali
chiamano chiaconi, che vuol dir li pi onorati, alli quali obbediscono in
ciascuna cosa che loro gli comandano; e se gli accade far guerra o pace gli
stanno con gli occhi fissi a guardar nel volto, e quel che loro accennano
subito  fatto, e chi non obedisce subito  morto dagli altri senza un minimo
rispetto. Cinque di questi chiaconi gli vennero a visitare e gli portorono
diverse cose a donare, con qualche poco d'oro, ma la maggior parte delli doni
erano diverse sorti d'uccelli e frutti da mangiare. Vincenzianes gli carezz e
don loro all'incontro alcuni vasi di vetro per bere, filze di paternostri
fatti di vetro di diversi colori i quali gli piacquero molto, perch subito
ciascuno se le misse atorno al collo.
Questo golfo dicevano alcuni marinari che da Cristoforo Colombo fu scoperto, e
nominato il golfo della Nativit. Fatta amicizia grande con detti chiaconi,
Vincenzianes si part, e messosi a navigar detta costa verso levante, trov
gran spazio di paese che dall'acque che venivano dalli monti era fatto a modo
di palude, e per questo non abitato. E passati detti paludi e luoghi deserti
navic fino ad una punta di questa terra che guarda verso levante. E qui vi
trov aver passato l'equinoziale verso l'altro polo gradi sette, n and pi
avanti. Ma fermatosi l, intese da alcuni Indiani di una provincia vicina,
detta Ciamba, quali dimostravano monti altissimi verso mezzod, che oltra
quelli erano paesi ricchissimi d'oro, e per questo detto Vincenzianes, con
cenni accarezzandoli, ne condusse alcuni in nave, quali men alla Spagnuola e
all'admirante accioch imparassero la nostra lingua, per potergli poi adoperare
per interpreti al discoprir de' detti paesi.
E partitosi dalla Spagnuola se ne venne di lungo in Spagna al re e impetr
d'esser fatto governator dell'isola Burichena, che dagli Spagnuoli si chiama
San Giovanni, ed  lontana dalla Spagnuola venticinque leghe, la quale detto
Vincenzianes per avanti discoperse avere molto oro.


Come nacque grandissima differenza tra Castigliani e Portoghesi per il trovar
delle navigazioni, e quello che sopra ci papa Alessandro Sesto fu eletto loro
giudice terminasse. Vincenzianes impetr d'esser governatore dell'isola di San
Giovanni, nella qual gi li canibali ammozzorono Cristoforo, figliuolo del
conte di Carmigna, con tutti li cristiani. Nuova vendetta de' canibali contra
il cacique di detta isola.

Ma perch abbiam detto che 'l detto Vincenzianes non volse passar pi oltre che
li sette gradi dell'equinoziale verso l'altro polo,  necessario che ne
dichiamo la cagione, la qual fu questa. Regnando il re Giovanni in Portogallo,
qual fu cognato e precessor del re Emanuel presente, nacque grandissima
differenza fra Portoghesi e castigliani per il trovar di queste navigazioni.
Perch li Portoghesi dicevano quelle appartener a loro, per esser stati i primi
che avevano cominciato a navigar il mar Oceano, e di questo non esser memoria
alcuna in contrario. All'incontro i Castigliani dicevano che Iddio, nel
principio che cre il mondo, aveva lasciato tutte le cose communi agli uomini,
e per questo essergli lecito, dove non trovassero abitar cristiani, poter quel
paese occupare e farselo suo. E adducendo l'una parte e l'altra molte ragioni
apparenti in favor suo, doppo molto tempo divennero d'accordo che 'l sommo
pontefice fusse giudice, promettendo con solenni patti di star quieti e
contenti a quanto da sua santit fusse giudicato.
Governava a quelli tempi il regno di Castiglia la regina Isabella insieme con
il re Ferdinando suo marito, per averlo dato in dote, la qual (come di sopra
s' detto) fu dotata di singolar virt e prudenzia, e per esser costei cugina
del detto re Giovanni di Portogallo pi facilmente l'accordo successe.
Alessandro Sesto, che allora era sommo pontefice, sopra questa differenzia
determin, per un breve piombato, che 'l mondo fosse partito in due parti in
questo modo, cio che si tirasse una linea da tramontana verso mezod, qual
passasse sopra di una di quelle isole che, dal nome del promontorio d'Africa
che gli  all'incontro, si chiamano dal Capo Verde. E che poi, partendosi dalla
detta linea, s'andasse verso ponente trecento e settanta leghe, dove si verria
andar sopra la terra ferma dell'Indie occidentali, non molto lontana dal fiume
detto Maragnon, e che ivi cominciasser le parti de' Castigliani e Portoghesi,
cio, voltandosi verso levante, 180 gradi di lunghezza fussero de' Portoghesi,
e altri 180 de' Castigliani verso ponente. E per esser il capo di Sant'Agostino
di detta terra ferma intra li termini de' Portoghesi, per Vincenzianes non
volse passar li detti gradi sette, ma torn addietro, e andato in Spagna
ottenne dal re, come  detto, d'esser governatore dell'isola di San Giovanni,
qual gi cominciava ad esser abitata da' cristiani, ancora ch'ella fusse vicina
all'altre isole de' caribbi.
In detta isola soleva esser governatore un Cristoforo figliuol del conte di
Carmigna, persona di buon ingegno e grand'animo, qual attendeva appresso un
bellissimo e sicuro porto a fabricar una terra ed empierla di popolo, e fargli
ancora una fortezza. La qual cosa intesa dalli canibali dell'isole vicine, o
che gli dispiacesse che i cristiani si fermassero ad abitar l vicini, overo
che desiderassero d'averli per mangiarsegli, un giorno, adunate molte canoe di
loro armate con archi e freccie, all'improvviso assaltorono detto Cristoforo, e
quello con tutti li cristiani ammazzorono, e morti se li partirono tanti per
canoa, ritornandosene a casa molto allegri. Solo l'episcopo, qual era stato
ordinato che fusse in detta isola, se ne fugg al bosco con li suoi famigliari,
che non fu veduto. E perch s' detto che era un episcopo di detta isola,  da
sapere che gi dal sommo pontefice n'erano stati creati cinque in queste terre
nuove, cio in San Domenico della Spagnuola un frate di san Francesco; nel
castello detto Concezione un dottor don Pietro Zuarez; nella Cuba un frate di
san Domenico di Toledo; nel Darien un Giovan Cabedo predicator dell'ordine di
san Francesco; in San Giovanni il licenziato Alfonso Manso. Costui, scampata la
furia de' canibali, si ridusse ad un cacique di detta isola molto amico de'
cristiani, e de l se ne venne alla Spagnuola.
E passati alcuni mesi li canibali dell'isola nominata da' nostri Santa Croce,
vicina a San Giovanni, messisi insieme con molti altri vennero alla detta isola
di San Giovanni, e andorono al diritto dove abitava il sopradetto cacique,
amico nostro, e quello preso con tutta la famiglia e gli abitanti in quella
villa ammazzorono, e senza partirsi de l arrostiti se gli mangiorono, e fatto
questo abbrucciorono la villa. Dove dipoi giunti molti delli nostri partiti
dalla Spagnuola, e per via d'interpreti dimandando da' detti caribbi perch
aveano abbrucciata quella contrada, e fatti morir tanti uomini, dissero averne
avuto grandissima causa; la qual era che, essendo venuti a questa isola mandati
da loro sette canibali, gran maestri di far quelle lor barche che sono d'un
legno solo, perch sapevano che in questa isola erano alberi molto grossi,
crescendovi il doppio pi in grandezza e grossezza che in alcuna altra isola,
detto cacique, dapoi accettatigli in casa, gli aveva fatti morire. E per questo
aveano abbrucciato la villa e morti e mangiati il cacique e gli altri per far
vendetta. E mostrorono alli nostri un gran fascio d'ossa di gambe e braccia
delli sopradetti mangiati, quali volevano portar a casa loro per mostrarle alle
mogli e figliuoli delli detti maestri, accioch conoscessino che era stata
vendicata la lor morte. Il che inteso dalli nostri, restorono stupidi e
attoniti, e per non trovarsi tanto forti che potessino nuocer alli detti
canibali non gli dissero altro, ma gli lasciorono andar al lor viaggio.


Della variet degli arbori e gran copia de' soavissimi frutti del paese del
Darien, e nomi di quelli, e degli animali di pi sorte, e de' fiumi. Impresa di
Vasco Nunez per andar alle terre dell'oro.

Come s' detto di sopra, l'admirante Colombo, avanti che 'l morisse, avea
consigliato li re catolici che di tutte le parti di terra ferma detta Paria
dell'Indie, due provincie sopra l'altre fussero abitate, cio Beragua e Uraba,
dove fussero porti principali a quelli che smontassero in detta terra ferma; e
cos fu fatto, chiamando Beragua Castiglia dell'Oro e Uraba l'Andalosia Nuova,
e fabricate abitazioni e chiese, per commodit e ornamento di detti luoghi,
fecero eleggere un episcopo per luogo, li quali instruissero gl'Indiani nella
fede nostra. Feceno portar ancor di Spagna tutte le semenze d'erbe d'orto da
mangiare, le quali crebbero fuor di misura e in poco tempo, perch li cocomeri,
melloni e zucche, dapoi che eran seminate venti giorni, vi si facevan maturi;
le latughe, borragini, bietole e cavoli in termine di dieci giorni si potevan
cogliere. Delle viti e altri arbori de' nostri che fanno frutti da mangiare,
portati di Spagna, producevan frutti cos presto come abbiam detto che facevano
nella Spagnuola. Ma essendo in Santa Maria Antica del Darien in Uraba molti
frutti naturali di quel luogo e di varie sorti, che sono molto suavi al
mangiare e sani agli uomini, non mi par fuor di proposito parlar d'alcuni
d'essi, cio delli migliori.
Vi  un arbore, detto guainaba, che produce un frutto come pomi, molto simile
alli limoni, e sono di sapor dolce mescolato con garbo. Trovavansi ancora molte
palme, ma li frutti d'alcuni d'esse non si possono mangiare per esser sempre di
sapor garbo. vvi ancora un arbore, detto guarabana, che  maggior dell'arbore
dell'arancio, qual produce frutti maggiori de' cedri, grandi e grossi che
paiono melloni, e son molto buoni a mangiare. Gli arbori detti havos fanno
certi frutti come susine nel sapore e odore, e si pensa che questi sian quelli
che noi chiamiamo mirobolani, che vengon condotti dall'India orientale, secchi,
per medicina. Questo arbore  molto frequente in ciascuna parte dell'isola
Spagnuola, e produce tanti frutti che li porci, quando gli trovan maturi, per
mangiargli vanno alli monti dove ne  copia grande, e si fanno con quelli
grassissimi, n gli pastori gli possono ridurre a casa, anzi molti per questa
causa rimangono nelle selve e si fanno salvatichi, e per questo dicon che le
carni di detti porci della Spagnuola mangiate si sentono pi saporite e
migliori, e le trovano molto sane.
Il re catolico mangi di uno delli sopradetti frutti detto guarabana, grande
come un gran cedro, con alcune squame sopra a modo d'una pigna, ma nella
tenerezza era come quella d'un mellone, e di sapore, come allora sua maest
disse, superava ogni altro frutto che mai avesse mangiato. Quello solo fu
portato con gran diligenzia a sua maest, perch gli altri si guastorono nel
viaggio. Hanno alcune radici dette batatas, le quali mangiano; io, come le
viddi, giudicai che fussero navoni grandi, con la scorza nera e dentro
bianchissime, e sono buone cotte e crude, e paiono della bont delle castagne o
migliori.
Ma lasciamo stare l'erbe e arbori e diciamo degli animali. In questa provincia
si trovano, oltra molti leoni e tigri, gatti cervieri, volpi e cervi, ancora
alcuni animali mostruosi, tra li quali ne  uno che  della grandezza d'un bue
over mula, con un mostaccio lungo a modo d'elefante, e ha il color del pelo che
s'assomiglia al bue, le unghie tonde come quelle del cavallo, e gli pendono
l'orecchie quasi come all'elefante, ma sono minori. Sonovi ancora molti di
quelli animali di quattro piedi, che portano in seno sotto la pancia li
figliuoli piccioli quando poppano, e vanno correndo sopra gli arbori a mangiar
frutti, come di sopra s' detto.
In questo golfo di Uraba corrono molti fiumi, e tra gli altri il Darien, sopra
le ripe del quale hanno fabricato la citt di Santa Maria dell'Antica. vvi
ancora un fiume grandissimo, qual fu navigato per Vasco Nunez, che  largo pi
di quattro miglia e di grandissima profondit, e lo chiamarono il Rio Grande,
nel quale trovorono infiniti lagarti. Nelle ripe di questi fiumi, e in alcuni
luoghi dove per il suo crescer fanno palude, si trovano molti fagiani, pavoni
d'altri colori che non sono li nostri, e infiniti altri uccelli differenti
dalli nostri, quali sono eccellenti a mangiare e cantano soavemente. Ma gli
Spagnuoli che abitano in questo luogo hanno l'animo intento ad altro che a
pigliarli. Sonovi ancora pappagalli innumerabili, diversissimi fra loro di
grandezza e colori.
Or ritorniamo a Vasco Nunez, qual, dipoi che intese delle gran ricchezze e ori
che si trovavano appresso gli abitanti del mar del Sur, mai non pensava ad
altro, e molte notti dormendo gli pareva di passar quegli altissimi monti che
gli erano stati mostri, e veder tutto detto mare pieno d'oro. Costui, avendo
speso tutto il tempo della sua giovent sopra la guerra, era uomo di gran cuore
e valente con l'arme in mano, e spesse volte per conto dell'onor aveva
combattuto a corpo a corpo e riportatone vittoria. Ma dipoi, col tempo
essendosi raffreddato il calor giovenile, era divenuto molto prudente e
considerato nelle sue azioni, e per esser di buono intelletto e avere l'animo
sempre volto a gran cose, con la liberalit s'era fatto capo di quelli del
Darien. Ora, il detto avendo inteso che di Spagna il re catolico mandava Pietro
Aria con molta gente a queste nuove Indie, dubitando che non gli togliessi la
gloria del discoprir del detto mare, volse con la detta impresa vedere di
placar l'animo del prefato re catolico, il quale intendeva esser seco molto
adirato, s ancora per farsi ricco e famoso al mondo.
Messi adunque insieme alcuni delli pi vecchi di Santa Maria dell'Antica, e
alcuni che di nuovo erano venuti a trovarlo dall'isola Spagnuola, per la fama
dell'oro che avevano inteso che 'l detto Vasco andava a trovare, con cento e
novanta fanti armati, il primo giorno di settembre 1513 si part dal Darien con
un brigantino e venti canoe, e men seco molti Indiani suoi amici, con scure e
altri instrumenti, per farsi la strada per li boschi dove avevano a passare.
E and per mare fin a Coiba, luogo del cacique Caretta, dove smontato e
lasciati li navili in guardia del detto cacique, che era suo amico, avanti che
'l prendesse il camino verso li monti, fece che tutti li suoi
s'inginocchiorono, pregando Iddio che gli desse favore al far tanta impresa.
Poi se n'and al diritto dove erano le terre del cacique Poncha, qual trov che
era fuggito come fece l'altra volta. Pur col mezzo di alcuni Indiani di Coiba,
famigliari del detto Caretta, fece tanto che Poncha s'assicur di venirlo a
trovare, dove gli fece gran carezze e l'un all'altro fecero diversi presenti.
Poncha don a Vasco oro per valuta di cento e venti castigliani, per non ne
aver pi essendo stato l'anno passato saccheggiato, come si disse. Vasco
all'incontro don a lui alcune filze di paternostri di vetro di diversi colori,
da portar intorno al collo e alle braccia, e specchi di vetro e sonagli, delle
quali cose questi Indiani, come s' detto, hanno gran piacere. Sopratutto gli
dette due scure di ferro, sapendo che di niuna cosa fanno tanto conto come di
quello, perch con maggior facilit possono tagliar arbori e fabricar case e
cavar canoe, che sono le lor barche; non conoscendo questi popoli altro metallo
che oro. E per far gli esercizii sopradetti, non adoperano altro che alcune
pietre acutissime che si trovano ne' fiumi.
Detto cacique Poncha, per mostrare maggior benevolenzia verso Vasco, mand seco
molti Indiani di conto e suoi famigliari, che fussero la guida al dimostrargli
la strada per quelli monti, e alcuni suoi schiavi, che portassero sopra le
spalle il vivere, percioch avevano a passar montagne per la densit d'arbori
grandissimi, quasi inaccessibili. N vi era strada, n sentiero, overo
abitazione alcuna, pratticando rare volte l'un con l'altro per causa di
commerzii o baratti, perch andando nudi, n avendo l'uso di moneta, di poche
cose gli fa mestiero per il viver loro, e quelle poche ancora prendono dalli
pi vicini, quando gli accade, con baratti. E per questa cagione non hanno
strade publiche dove vadino ordinariamente. Ma essendo costume fra un paese e
l'altro di prendersi con agguati e inganni per farsi schiavi, e resistendo per
ammazzarsi, hanno ciascuno le sue spie che fanno alcuni sentieri secreti e
difficili, per li quali di notte fanno simil rubbarie.
Avendo dunque Vasco Nunez questi Indiani di Poncha per guida, con l'aiuto di
quelli, che facevano la strada con le scure, pass molte montagne asprissime, e
in molte valli dove correvano grandissimi fiumi, fatti ponti con attraversar
legni lunghissimi che in quelli monti si trovano, fece passar tutta la gente
commodamente.


Come Vasco Nunez, pervenuto alla provincia detta Esquaragua e appiccata una
gran zuffa, furono tra morti e feriti di quelli Indiani da seicento, tra i
quali fu morto anco il suo cacique, e come dette la morte a molti cortegiani
imbrattati d'un orrendo vizio. E, giunto agli altissimi monti da' quali si vede
il mar del Sur, asceso alla sommit di quelli vidde e salut detto mare.

Non voglio qui narrar li travagli che ebbero, s per il mancamento del vivere,
come per le gran fatiche nel far detto camino. Solo dir alcune cose degne di
memoria, che intervennero loro con li caciqui che in questo viaggio trovorono.
Avanti che montassero le alte cime delli monti, entrorono in una provincia
detta Esquaragua; il cacique della qual, che avea il medesimo nome, venne loro
all'incontro con gran moltitudine d'Indiani nudi, con archi, saette, e con
alcune spade di legno fortissimo, quali per esser lunghe adoperano con tutte
due le mani, e con esse alcuni dardi con la punta abbrucciata, li quali tirano
con tal modo che mai non fallano. Costoro, fattisi all'incontro de' nostri, non
volevano che passassero, e con feroce viso dimandavano dove andassero e quel
che volessero, facendogli intendere per un suo Indiano che tornassero indietro,
se non sariano tutti morti. Dette queste parole si fece avanti lui con tutti li
famigliari vestiti di cottone, e cominci a ferir li nostri che volevano passar
avanti, li quali immediate discaricorono molti schioppi e balestre che avevano.
Il strepito e rumor delli quali uditi dagl'Indiani, pensorono che le fussero
saette che venissero dal cielo, e si misseno in tanta fuga e paura che molti di
loro caddero in terra. Altri restorono attoniti, di modo che non sapevano
fuggire. Dove giunti dalli nostri con le spade ne furono tra morti e feriti pi
di seicento, e tra gli altri fu morto il cacique Esquaragua.
Fatto questo, Vasco s'avvi con gli altri verso la casa del detto, dove
trovorono assai da mangiare. E viddero il fratello del detto cacique, insieme
con molti altri, ch'erano vestiti a modo di femine. Del che si maravigli
forte, e massimamente che non s'era fuggito. E dimandata la causa, gli fu detto
da tutti li vicini, li quali dapoi la morte del cacique corsero a vedere li
cristiani come uomini venuti dal cielo, che 'l detto cacique con tutti li suoi
cortegiani erano imbrattati di quel nefando vizio contra natura. E che per
questo il detto fratello con gli altri ch'erano in casa andavano vestiti da
femine, n potevano toccar archi n saette, ma attendevano a far servizi di
casa, come fanno le femine. Vasco, udito il parlar di costoro, molto pi si
maravigli che fra quelli monti asperrimi e fra tante selve, dove vivon
solamente di pan di maiz con bere acqua, n hanno frutti o uccelli n
salvaticine come in altri luoghi dell'Indie, in queste genti prive di delizie
vi fusse entrato simil abominevol peccato. E subito gli fece pigliare, che
potevan esser circa quaranta, e legati gli fece stracciare e sbranare da alcuni
cani grandi ch'aveva menato seco, e gli adoperava a seguire gl'Indiani quando
fuggivano. Veduto il castigo di costoro da quelli della villa, ciascuno dove
sapeva che fussero alcuni di questi simil tristi, li quali tutti erano delli
cortegiani, perch il vulgo non era tinto di simil macchia, lo prendevano, e
sputandogli nel viso lo menavan a Vasco Nunez, pregandolo che li facesse
morire.
E uno pi vecchio degli altri, alzate le mani e gli occhi verso il cielo,
dimostrava il sole (quale adorano) e diceva ch'era irato per simil
sceleraggine, e per questa causa si sentivan li tanti suoni e saette in quelle
parti, e dalli monti correvan l'acque alcune volte con tanto impeto che menava
via tutti li maizali, la qual cosa gli faceva morire di fame. E che levati via
della terra simil tristi, il sole non saria pi adirato e gli lasciaria
raccoglier il loro vivere. Queste parole piacquero molto a Vasco, e quanti di
simil scelerati gli erano menati, tanti ne faceva morire. Conobbe che questi
popoli erano molto docili, e che facilmente, se s'insegnasse loro, si
redurriano a costumi civili. E oltre a questo, ch'erano uomini di cuore, e
d'adoperarsi in guerra; per gli carezz quanto potette.
Il paese  molto sterile, per esser tutto sasso e montagna con le selve sopra,
e qualche poco di valle la quale lavorano, n vi si trova oro in alcun luogo.
Fra quelli monti sono freddi maggiori che nelle parti di pianure. Per questo li
signori con li suoi cortegiani vanno vestiti d'un drappo di cottone fin alla
centura, e alcuni pi abbasso. Il resto delle genti, che non possono con
baratti aver di detti panni, vanno nudi, e s'hanno freddo si cuoprono con una
sorte di foglie grandi d'alcuni arbori salvatichi, quali secche sono dure e non
si rompono, anzi, addoppiate con certi legami con li quali le cucino insieme,
si acconciano a modo d'un panno di cottone, e con quelle si difendono dal
freddo. Furono veduti in questo luogo alcuni schiavi tutti neri, come sono i
saracini. E dimandati dove erano stati presi, dissero che lontano de l due
giornate abitava una generazione delli detti neri, quali sono molto feroci e
terribili, e con li quali di continuo hanno grande inimicizia e guerra, e tutto
il giorno si prendono l'un l'altro, overo s'ammazzano, e che avevano inteso
dalli suoi antichi che questi neri non erano naturali di quel paese, ma venuti
d'altro luogo ad abitarvi.
In questo luogo Esquaragua fu forza a Vasco Nunez lasciar alcuni delli suoi
compagni, li quali, per la fatica ch'avea durata nel far il difficile e aspro
camino per le montagne e foltissime selve, e per il disagio del vivere che
alcuni giorni aveano sofferto, erano tanto afflitti e deboli che non potevano
star in piedi, e tolse seco molti Indiani di Esquaragua che gli mostrassero il
camino nell'ascendere la sommit delli monti, donde si poteva veder il mare. Ed
essendo dal luogo del cacique di Poncha fin alla sommit di detti monti il
camino di sei piccole giornate, detto Vasco, per la gran difficult che trov
in quello, non lo pot far in manco di venticinque giorni.
Alli ventisei adunque di settembre, essendogli stato mostrato dalle guide
d'Esquaragua le dette sommit, donde si poteva veder il mare, detto Vasco Nunez
ordin che tutte le genti si fermassero, e lui solo volse esser il primo che le
montasse. Dove giunto e vedutolo, subito si butt in terra inginocchioni, e con
le mani alzate al cielo ringrazi Iddio e tutti li santi del cielo, che ad una
persona bassa e rozza come lui era, e non di grande stato, avesse riservato
vittoria di tanta impresa, e tre volte per riverenza volse basciar la terra.
Poi levatosi cominci a salutar il mare, dicendo: "O mare del Sur, veramente
per le ricchezze che si trovano appresso delli tuoi abitatori re degli altri
mari, fa' che placido e quieto riceva la mia venuta, n ti disdegni che,
d'oscuro e ignobile ch'eri per avanti, ti faccia al presente chiaro e
nobilissimo appresso tutto 'l mondo. Iddio ti ha riservato, con la infinita sua
sapienzia, a dimostrarti a' nostri tempi per qualche grande effetto che tien
determinato. E per di nuovo ti saluto, o re degli altri mari". Il che detto
accenn che venissero tutte le genti, le quali giunte alla detta sommit, e
dimostratogli il mare, fece che tutti inginocchiati ringraziorono Iddio che gli
aveva dato grazia d'esser discopritori di cos gran tesoro. La qual cosa tutti
ad una voce con grandissima allegrezza facendo, li monti e colli vicini tutti
risonarono. E Vasco, chiamatigli a s, diceva: "O carissimi compagni, eccovi il
desideratissimo mare che dal figliuol di Comogro e da tanti altri Indiani n'
stato predicato, dove ci potremo far ricchi e sodisfar alli desideri nostri. E
per, accioch nel tempo ch'ha a venire si conosca che noi siamo stati li primi
a passar per questi luoghi, fatte in queste sommit da due bande monti di
sassi, che saranno testimonii di questa verit". E cos subito fu fatto, perch
con l'aiuto degl'Indiani ch'erano con loro, fecero duoi grandissimi monti, e in
mezo vi posero una croce fatta d'un altissimo arbore. Poi, descendendo dalle
dette sommit, nella scorza di ciascuno arbore che trovavano ordinava che
scrivesse il nome di Castiglia, facendogli appresso qualche monticello di
sassi.


Come, superato dalli nostri, il cacique Chiappe fece dipoi grande dimostrazione
d'amicizia con Vasco Nunez. E come esso Vasco, per nome del re catolico, tolse
il possesso del mare del Sur, e parimente delle terre e provincie del detto
mare. E della fortuna ch'ebbero nel golfo di San Michele.

Partiti di quel luogo e pervenuti ad un vilaggio d'un cacique detto Chiappe,
trov che quello armato con gran moltitudine gli aspettava, non volendo non
solamente che non passassero, ma n'anche s'avicinassero. Li nostri, ancor che
fussero pochi, pur si missero in ordinanza con gl'Indiani amici ch'aveano, e
con gli schioppi prima, e poi con li cani che aveano seco, salutorono la
moltitudine del cacique Chiappe. Li quali, udito lo strepito delli schioppi che
per il risonar de' monti li parve molto pi orrendo, e veduta la fiamma e il
fumo, si misseno in fuga, pensando che fussero saette che dal ciel venissero.
Delli quali li nostri n'ammazzorono pochi, perch la volunt di Vasco Nunez era
di farsegli amici e con lor mezo conoscer quelli paesi. E per, entrato che fu
nella casa del cacique Chiappe, la quale fra l'altre era maggiore, edificata in
tondo con arbori dritti a modo di padiglione e coperta di foglie grandi, fece
dislegar molti degl'Indiani presi, alli quali ordin che andassero a ritrovar
il signore, e gli affermassero che se 'l veniva li nostri fariano pace e
amicizia con lui, e gli donariano molti presenti; ma stando ostinati gli
abbrucciarebbono tutto il villaggio e taglieriano in pezzi tutti gl'Indiani
restati. E accioch 'l detto fusse pi sicuro di quanto gli mandava a dire,
mand insieme con detti Indiani alcuni di quelli d'Esquaragua, che di sopra
abbiam detto ch'aveva menato seco; li quali, avendo trovato detto Chiappe, gli
dissero prima ci ch'era intravenuto loro e al suo cacique che fu morto, poi,
predicata l'umanit di Vasco verso quelli che l'obedivano, fu contento di
ritornarsene. E, giunto a Vasco, fecero amicizia grande insieme, e per maggior
dimostrazione detto cacique gli don oro in diverse lamette e catenelle per
valuta di quattrocento castigliani, e Vasco all'incontro alcune filze di
paternostri di vetro che li piacquero [pi] dell'oro donato, perch di quelle
n'ornano il collo a sue mogliere e figliuoli.
E dimorati alcuni giorni con questo cacique Chiappe, dette licenzia agl'Indiani
d'Esquaragua, e tolse per sua guida il detto Chiappe e alcuni altri suoi
famigliari, e in quattro giorni dalla sommit delli monti pervenne al
desiderato lito del mare. Dove con gran solennit, in presenzia di molti
testimoni s degl'Indiani come delli nostri, tolse il possesso di quello, e di
tutte le terre e provincie con termine al detto mare, per nome del re catolico.
E di ci ne fece far publici instrumenti, e pose le bandiere del regno di
Castiglia in quattro luoghi. E lasciata parte della compagnia in casa del detto
Chiappe, per poter pi facilmente andar a riconoscer le terre vicine, tolse
nove barche fatte d'un legno che in quella lingua chiamano culche. Ed entratovi
dentro Chiappe con alcuni suoi famigliari, e Vasco Nunez con ottanta compagni,
passorono un gran fiume e andorono verso un signore detto Coquera, qual
similmente volendo resister fu rotto e fugato, e fu deliberato che 'l cacique
Chiappe l'andasse a trovare. Qual gli disse molte cose dell'incredibile
fortezza delli nostri, e ch'avean le saette del cielo e le mandavan con fuoco
adosso gli suoi vicini ogni volta ch'essi vogliono contrastare; ma venendo a
dimandargli perdono gli usano misericordia e clemenzia. E che con l'amicizia
delli nostri saria sicuro che mai alcun suo inimico li potria far guerra, ma
staria in pace sempre. Da queste parole commosso, Coquera venne a trovar Vasco
Nunez e fece pace con lui, e gli present oro in diverse cose piccole per
valuta di seicento e cinquanta castigliani, e all'incontro Vasco gli don delle
cose sue. Il che fatto ritornorono a casa di Chiappe, dove si ripos alcuni d.
Quivi, informatosi d'un golfo grande l vicino che fa il detto mare, chiamato
oggi il golfo di San Michele, il quale dalla bocca sua insino all'estremo
angulo pu esser circa sessanta miglia di lunghezza, e si vede pieno parte
d'isole abitate e parte di scogli deserti, detto Vasco deliber di vederlo,
ancor che dal cacique Chiappe con molte parole fusse dissuaso, qual diceva che
per modo alcuno non era da navigarlo, per esser allora li mesi dell'anno nelli
quali vi facevan grandissime fortune, e che spesse volte avea veduto molte di
quelle sue culche da onde grandissime essere state inghiottite con tutti gli
uomini. Vasco veramente, il quale non poteva star quieto e indarno, diceva che
sperava che 'l nostro Signor Dio gli sarebbe in aiuto, massime trattandosi di
cosa pertinente alla religion cristiana, perch si potria far duo servizii
insieme, cio raccorre oro assai per far guerra agl'inimici della fede nostra,
e discoprire popoli nuovi e incogniti e poi fargli cristiani; e cos persuasi
tutti li compagni, montorono sopra nove culche, cio barche.
Il cacique Chiappe, veduto il deliberato animo di Vasco, accioch non dubitasse
della fede sua, disse voler ancor lui andar ovunque Vasco andasse, e che per
nessun modo voleva restare. Entrati costoro in detto mare e andati per alquante
miglia, cominci il mare a sgonfiarsi e l'onde a crescer di sorte che parevan
monti, ed essendo li navili piccoli, e mal atti a reggersi in simil fortune,
erano tanto travagliati che non sapevan che farsi, n potevan andar avanti n
tornarsi indietro. E tutti impauriti si guardava l'un l'altro. Ma la paura era
maggiore di Chiappe e delli suoi famigliari, percioch conoscevano la natura
del mare e il pericolo che vi soleva essere. Pur, affaticatisi molto con remi,
giunsero ad un'isoletta vicina diserta, dove smontati, e legate le culche
meglio che poterono, si ridussero sopra un colle di quella, dove tagliati rami
d'arbori grandissimi si prepararono per dormirvi. Ma l'acqua del mare crebbe
tanto alta la notte ch'ella coperse tutta l'isola, eccetto il colle ove li
detti erano. Dicono tutti questi ch'hanno veduto questo mare del Sur, che fa
ogni giorno le maree di crescere e decrescere simili a quelle che fa il mar
nella costa di Spagna e Francia, fuor dello stretto di Gibilterra, e che quando
il decresce, che lascia molti scogli che paion isole, le quali poi nel crescer
si cuoprono d'acqua. E che al contrario il mar di Nort, che  quel che  dalla
banda di tramontana, non cresce di pi di duo palmi. La qual cosa confermano
tutti gli abitatori dell'isola Spagnuola.
Venuta la mattina, e andata gi la marea, li nostri come attoniti ritornorono
al lito dove erano le culche, e quelle trovorono meze affondate e piene
d'arena, perch per il battersi l'una con l'altra, ancor che fossero fatte d'un
legno solo, erano sfesse in molti luoghi e le corde tutte rotte. Per la qual
cosa fu di bisogno legarle con certi legami, li quali fecero d'alcuni scorzi
d'alberi e d'una sorte d'erbe marine ch'erano flessibili e tenacissime, e le
fessure turorono con dette erbe il meglio che potettero. E fatta bonaccia, se
ne ritornorono mezi morti di fame, avendo buttato in mare per avanti ci
ch'aveano da mangiare, per salvar le persone. In questo tempo si sentiva un
rumor grandissimo che faceva il mare, e non traendo vento non si sapeva da che
procedesse; adimandati gl'Indiani pratichi di quello, dicevano che nel crescere
over scemare del mare, per esservi molti scogli e isole, l'acque stringendosi e
urtandosi l'una con l'altra facevan sentire detto rumore di lontano, e
massimamente nelli tre mesi detti dal cacique Chiappe, cio ottobre, novembre e
decembre, e perch nominavano li mesi dalle lune, per esser il mese d'ottobre,
mostrando la luna dicevano di quella e dell'altre due subseguenti.


Come Tumacco signor su l'altro lito del golfo fu messo in fuga, rotto e ferito,
dipoi fatta amicizia con Vasco gli don oro e molte perle. Del ritorno d'esso
Vasco in Darien, avuta prima notizia d'alcune isole ricchissime, e come si
pescano le perle.

Ristoratosi alcuni giorni, Vasco volse doppo andar a trovar un altro signore
detto Tumacco, qual abita l'altro lato di quel golfo, dove giunto e trovatolo
armato al modo degli altri fu messo in fuga e rotto, nel combatter ferito.
Costui, n per parole del messo del cacique Chiappe, n per paura voleva
venire, pur essendogli detto ch'abbrucierebbono tutto il suo paese, ordin che
'n suo luogo il figliuol venisse. Qual come Vasco vidde subito gli fece carezze
e lo vest al modo nostro, e appresso gli don alcune filze di paternostri di
vetro, e gli fece dir ch'andasse a trovar suo padre e gli narrasse della
fortezza delli nostri, che portano le saette dal cielo in mano, e come sono
benigni verso quelli che gli vengono a trovare.
Tumacco, veduto il figliuol vestito e intese le parole, deliber venir verso
Vasco. E doppo tre giorni si mise in camino, accompagnato da molti suoi
famigliari, e per allora non port cosa alcuna a donargli, ma, avendo fatta
amicizia grande con Vasco, subito mand delli detti suoi famigliari e gli fece
portar diversi lavori d'oro, per valuta di 614 castigliani, e 240 perle assai
grosse e una infinit di minute. Li nostri, vedute le perle, s'allegrorono
molto, le quali per non erano di quella bianchezza che doveano essere, e la
causa intesero perch non le sanno cavar dell'ostriche dove nascono se non le
scaldano al fuoco tanto che da se medesime s'apprino, e dipoi mangiano la carne
che v' dentro. Ed  cibo da signori, del qual per esser molto buono tengon
gran conto, e fannone maggior stima che delle perle che in quelle nascono.
Tumacco, veduti li nostri che facevano tanto conto delle perle, ordin ad
alcuni Indiani l presenti che andassero a pescarne, quali dipoi quattro giorni
ritornarono con dodeci libre di perle tra grosse e minute. Le quali perle,
perch furono per consiglio de' nostri cavate senza scaldarle al fuoco, eran
bianchissime. E con questi modi e presenti gl'Indiani accarezzavano li nostri,
e li nostri donavano loro delle cose sue le quali erano loro gratissime, e
Tumacco era molto allegro e si riputava felice per aver fatto amicizia con
Vasco. Ma molto pi Vasco, vedendo le gran ricchezze ch'erano appresso costoro.
Il cacique Chiappe, per essere stato compagno a Vasco, si teneva molto altiero
e superbo, perch vedeva che li nostri erano assai satisfatti di lui, e che
Tumacco conosceva la benevolenzia che gli portavano. E questo faceva perch
essendo Tumacco pi potente di lui, e appresso non troppo amico, li pareva
accrescer gran riputazione allo stato suo quando mostrava che li nostri gli
erano amici. Questi signori, ancor che vivino cos poveramente, e gran parte
dell'anno vadino nudi, e che l'animo loro non sia travagliato dalle cupidit
d'aver ricchezze, pur sono tra loro molto ambiziosi e si portano odii capitali.
Tumacco, per acquistarsi la benevolenzia di Vasco, cominci a dirgli che in
questo golfo di San Michele era un'isola maggiore di tutte l'altre,
signoreggiata da un re potentissimo, qual, a certi tempi dell'anno che 'l mare
 quieto, faceva un'armata di molte culche e veniva a scorseggiar tutti li loro
liti vicini, ammazzando e facendo qualunche trovava prigione; la qual isola era
distante da quel lito venti miglia, e chi montava sopra li colli vicini poteva
scoprirla, e vedere che per la sua lunghezza usciva fuor della bocca del golfo
ed entrava per molte miglia nell'ampio mare; e che sapeva che appresso a quella
si pescavano ostriche quali erano grandi come un cappello (dimostrandone una
ch'avea uno delli nostri in capo) nelle quali si trovavano perle grandi come
una fava, over oliva: il che dimostr facendo una pallotta di terra picciola. E
questo medesimo confermava il cacique Chiappe ch'era l presente. La qual cosa
intesa da Vasco, s'allegr fuor di misura. E per farsi costoro amici e benevoli
cominci a far gran braverie contra il re di detta isola, e che voleva al tutto
passar sopra quella e distruggerlo, e farne poi signori Tumacco e Chiappe. E in
questo cominci a ordinar che pi numero di culche che si potessero avere si
mettessino insieme e anche loro facessino venir gli suoi sudditi a questa
impresa, che in pochi giorni l'espedirebbe. Ma Chiappe e Tumacco cominciarono
con una incredibile amorevolezza a disconfortarlo, pregandolo che 'l non
volesse allora andar a far quel viaggio, ma differirlo a miglior tempo;
percioch non si troveria navilio alcuno atto a far quel pareggio, essendo il
mare allora (ch'era alli cinque di novembre) troppo grosso con onde
grandissime, talch non si potria far questa impresa senza gran pericolo della
vita di qualunche v'andasse. Delle quali cose si conosceva che dicevano la
verit, percioch soffiando il vento di sirocco levante insieme con ostro, per
questi gonfiava fuor di misura il mare e faceva onde grandissime, e per il
romper dell'acque in quelli scogli e isolette, si sentiva di continuo uno
strepito e rumore spaventevole. Per alcuni giorni che stette Vasco appresso il
lito del mare, furono grandissime fortune, accompagnate da venti e piogge con
infinite saette e baleni che venivano dal cielo. E dalli monti corsero torrenti
inestimabili, che oltra gli arbori intieri con tutte le radici menavano seco
ancora sassi d'incredibile grandezza. Le quali cose, ancor che gli abitanti
dicessero esser solite venir ogni anno a quelli tempi, pur pareva che fussero
molto maggiori allora che mai pi per avanti si fussero vedute e sentite. E
dicevano fra loro secretamente che pareva che 'l mar del Sur fusse sdegnato per
la venuta de' cristiani.
Pur fattosi sereno l'aere, e Vasco inteso che Tumacco e Chiappe aveano non
molto lontano dal lito, dove era fondo grandissimo, alcuni luoghi proprii tutti
pieni d'ostriche di perle, dove altri non potevan andar a pescar che li
pescatori suoi, lasciata l'impresa d'andar sopra l'isola all'estate futura,
volse che li prefati mandassero a pigliarne. Questi Indiani pescatori di perle
sono allevati da piccoli ad entrar nel mare quando gli  quieto e andar fino al
fondo, percioch dicono che le maggiori delle dette ostriche stanno in fondi
grandissimi, e le mezzane si trovano poco lontano dal lito, ma le minori, nelle
quali stanno le perle di poco pregio, sono a canto al lito, dove batte il mare.
Chiappe, per satisfar al desiderio di Vasco, ancor che fusse la fortuna, ordin
che trenta di questi suoi andassaro al suo luogo, in compagnia delli quali
Vasco mand sei compagni, quali stessero a vedere sopra il lito come facessero
a pigliarle.
Questo vivaio delle perle era distante dalla casa di Chiappe forse dieci
miglia, dove giunti non ebbero animo d'entrar nelli gran fondi, per esser il
mare troppo grosso, ma si missono a prender di quelle ch'erano appresso il
lito, e in quattro giorni ne presero tante che caricorono sei indiani. Le quali
crude furono tutte aperte, e cavate le perle si missero a mangiar la carne che
v'era dentro, qual dicono che parse loro delicatissima, il che poteva proceder
dalla fame la quale li nostri lungo tempo avevan tolerato. Le perle veramente
non erano maggiori d'un gran di cece over di lente, ma di grandissima
bianchezza e molto lustre.
Avendo conosciute e intese tutte le cose sopradette di questo mare, deliber
Vasco Nunez di tornarsene al Darien alli suoi compagni. Ma volse far un'altra
strada diversa da quella per la quale era venuto, e prese licenzia dal cacique
Chiappe e da Tumacco, con le miglior parole che seppe, pregandogli che si
conservassero sani, e che presto gli ritorneria a veder per far l'impresa
dell'isola. In questi pochi giorni che Vasco era stato con loro, essi gli
avevan posta tanta affezzione che abbracciandolo non potevan far che non
piangessero, e cos toccorono la mano a tutti gli compagni, delli quali
essendone alcuni molto infermi che non potevan caminare, Chiappe volse che
restassero in casa sua fin che fussero sani, dicendo che poi gli remanderia con
buona scorta.
E cos fatto, Vasco, presi alcuni Indiani di Chiappe per guida, pass con le
culche un fiume grande, ed entr nel paese d'un cacique detto Teaocha, qual,
inteso la venuta delli nostri, avendo per avanti avuto notizia di ci che li
nostri avean fatto in quelli paesi, gli venne incontro molto allegro e con
umanissime parole a salutargli, invitandogli ad andar alloggiar in casa sua,
nella quale entrati fece preparare da mangiare. E appresso fece un presente
d'oro di valuta di 1000 castigliani, e 200 perle assai grandi ma non chiare,
perch l'avean cavate fuora col fuoco. Vasco all'incontro present a Teaocha
due belli spechi di vetro e altre cose che gli furono molto care. E Teaocha gli
disse che dovesse far tornar indietro gl'Indiani di Chiappe, perch lui,
accioch conoscesse che gli era affezzionato, desiderava mandar delli suoi a
fargli compagnia e mostrargli la strada. E cos Vasco gli licenzi, ancor che
recusassero perch cos da Chiappe avean commissione. E al partir de' nostri
Teaocha gli consegn alcuni Indiani per guida del camino, e altri ch'eran
schiavi carichi di vettovaglie, e mand per capo il maggior de' suoi figliuoli,
ordinandogli che non si partisse mai da Vasco fin che da lui non gli fusse
comandato. Questi Indiani schiavi erano carichi di pan fatto di iucca e di maiz
e di pesci salati. Di vino costoro non hanno cognizione, ma bevon acqua.


Come Pacra cacique, prima fuggito, poi venuto nelle mani di Vasco, fu
meritamente punito delle sue sceleraggini, e il ringraziamento fattogli per la
punizione da Bononiama signore, con la risposta ch'esso Vasco gli fece.

Questa provisione avea fatto Teaocha, perch sapeva che li nostri aveano a
passar per monti e luoghi sterili e inabitati con infinite selve, dove si
trovan assai tigri e leoni, che agl'Indiani che vanno nudi sono molto
pericolosi. Presero li nostri il camino essendo guidati dagl'Indiani verso un
cacique nominato Pacra, qual dicevano ch'era uomo molto crudele e inimico degli
altri caciqui vicini allo stato suo, per essere pi potente di ciascuno di
loro. Costui, conscio delle sue sceleraggini, e dubitando che li nostri non
venissero a punirlo, sapendo non esser bastante a contrastargli immediate se ne
fugg.
In questo camino, che fu nel mese di novembre, in due giornate che fecero,
ascendendo e descendendo dalli monti asprissimi, tutti di sasso senza erba over
arbore alcuno, stettero li nostri in gran pericolo di morire di sete; perch,
appresso l'affanno del viaggio difficile, il sole batteva in quelle valli e
monti tanto che gli abbrucciava; e avendo consumata tutta l'acqua che sopra le
spalle portavano gl'Indiani cercavan dell'altra, n in alcun luogo in quelle
valli ne trovavano. Ma Iddio volse aiutargli, perch passando vicino a una rupe
d'un alto monte, tutto di sopra vestito di selve e arbori grandissimi, per
ventura vedute molte erbe verdissime e fermatisi per maraviglia, viddero a
canto una grotta molto grande, che intrava in detta rupe, dentro della quale
dalla banda di sopra per tutto stillavan acque chiarissime, le quali poi nel
suo suolo si raccoglievano come in un gran vaso, dal quale per l'abbondanza
dell'acqua nasceva un fiumicello che correva gi per il monte. A questo tutti
corsero con una estrema allegrezza, e con alcuni vasi fatti di zucche d'arbori
si missero a bere, e appresso empieron li vasi degl'Indiani.
Avean fantasia di fermarsi la notte in detto luogo, ma furono disconfortati
dagl'Indiani per il pericolo che dicevano esservi delli leoni e altri animali
terribili, i quali la notte si riducevan al detto luogo per bere. E per questo
andati avanti giunsero alle case del cacique Pacra, qual trovorono senza alcun
dentrovi, ma gli altri Indiani vicini, subditi del detto, vennero ad
incontrargli, portando loro da mangiar e da bere, dalli quali s'intesero le
molte sceleraggini del detto Pacra, qual si dilettava di quel abominevol
peccato e usava violenzia a chi non gli compiaceva, e nuovamente avea per forza
menate via quattro giovane figliuole d'alcuni signori l vicini, delle quali
faceva quello strazio che gli pareva per suo piacere.
Vasco deliber, per farsi amici tutti li popoli e signori vicini, di veder
d'aver nelle mani il detto Pacra, e parte con lusinghe, e parte con minaccie,
fece tanto che s'assicur di venirlo a trovare. E men seco tre altri signori
similmente imbrattati del medesimo vizio di Pacra. Scrisse Vasco che quello
cacique Pacra era nell'aspetto il pi brutto e sozzo Indiano che mai avesse
veduto, e che alla bruttezza se gli aggiugneva una ferocit nel guardare che
pi presto pareva animale salvatico che persona umana. Giunto che fu, lo fece
legare insieme con li tre compagni, dicendo voler udire le querele di quelli
che si lamentavano di lui, e far giustizia. Il che intesosi, concorse una
infinita moltitudine ad accusarlo, s de' signori vicini come d'Indiani,
provandogli su 'l viso gli enormi delitti e grandissime ribalderie, e
principalmente d'aver sforzato tutti li giovani e le giovane che gli venivano
avanti, overo che intendeva che fussero in alcun de' luoghi vicini. Per la qual
cosa Vasco lo condann che insieme con li tre compagni vivi fussero devorati da
quelli cani che di sopra abbiam detto che Vasco menava seco; quali, avezzi a
correr adosso agli Indiani nelle battaglie, come furono loro appresentati
costoro legati, in un momento gli mangiorono insino agli ossi. Ma avanti che
gli facesse morire, lo dimand dove egli aveva il suo oro, qual disse non ne
avere, e avendogli mostrato li nostri alcune lame e catenelle che in una sua
camera avean trovate, qual poteva valer da 1500 castigliani, disse che
quell'oro avea avuto dalli suoi antecessori, e ch'erano morti quelli che lo
raccoglievano, e che mai s'era dilettato d'aver oro n postovi cura alcuna. N
altra parola di bocca gli potette cavare.
Per questa severit fatta contra Pacra, si fece tanti amici e benevoli tutti li
caciqui vicini, che un di loro, nominato Bononiama inteso che Chiappe (appresso
il qual restarono gli ammalati) gli rimandava a Vasco con scorta, gli and ad
incontrare menandogli a casa sua, dove dette loro da mangiare abbondantemente,
e appresso, donatogli oro per valuta di 1000 castigliani, volse venirgli
accompagnar fin al luogo di Pacra dove era Vasco. Al qual di sua mano gli
consegn dicendogli: "O uomo fortissimo e giustissimo, ecco che t'appresento li
tuoi compagni, li quali, cos come sono giunti alla mia casa, cos te gli
consegno. E se questo  stato poco servizio alli tanti beneficii che n'hai
fatto, colui che fa venir li tuoni e le saette dal cielo sopra gli uomini
cattivi, e a noi con buon tempo dona il maiz e la iucca, ti possi rimeritare".
E detto questo, alzati gli occhi verso il sole, dimostrava quello. Poi disse:
"Tu con la tua venuta n'hai levato via un crudelissimo tiranno e inimico, e
dato pace perpetua a noi e a' nostri figliuoli. Per il che pensiamo che tu e li
tuoi compagni siate discesi dal cielo, e per in eterno ne renderemo grazie a
quello che t'ha mandato in queste bande". Con simili parole dicono che parl
Bononiama a Vasco, qual lo ringrazi grandemente della buona compagnia e
accetto fatto alli suoi compagni, e appresso gli fece assai presenti delle cose
sue.
Da costui Vasco intese molti secreti di quelli paesi, e dove si trovava oro
assai, e veramente in ciascuna casa degl'Indiani trovorono qualche lama o
catenella, che portavano al collo o alle braccia o sopra il petto. Detto Vasco
non pot far alcuna esperienzia di far cercare, imperoch di 190 uomini che
men seco dal Darien, di settanta e alcune volte al pi di ottanta si pot
servire. E gli altri bisogn andar lasciando indietro in diversi luoghi di
quelli cacique amici suoi, perch caddero in diverse infermit, e sopra gli
altri quelli ch'erano venuti dall'isola Spagnuola, che non potettero tolerar il
mangiar solamente pane di maiz con erbe salvatiche senza sale, e bere acqua, e
qualche volta ancora non ne avendo da potersene saziare, essendo usi nella
Spagnuola a viver con pi delicati cibi. Ma quelli del Darien erano assuefatti
a disagi grandissimi, di sorte che non  uomo che 'l potesse pensare. E per
costoro patirono pi gagliardamente l'asperit di questo viaggio.


La difficult ch'ebbe Vasco nel passar certe selve e paludi. Del cacique
Bucchebua. Ringraziamento e dono fatto a Vasco per Chioriso cacique per la
giustizia usata contra gli scelerati. Costumi di quegli Indiani nel mangiare.

Vasco in questo luogo di Pacra stette trenta giorni, parte per farsi amici
tutti li popoli vicini, e per aver di quelli cognizione, e parte per ristorare
tutti li compagni. Dipoi con le guide dateli da Teaocha si drizz verso il
paese di Comogro, dove corre un fiume del medesimo nome, e pass alcune
montagne al descendere in detto paese, nelle quali non trov alcuna cosa da
mangiare, salvo che erbe salvatiche e frutti d'arbori salvatichi. Quel paese
era signoreggiato da duoi Indiani parenti, l'uno chiamato Catocho e l'altro
Ciuriza. Costoro lo vennero ad incontrare e gli dettero un poco di pane,
offerendosi di fargli compagnia. Per la qual cosa Vasco licenzi gl'Indiani del
cacique Teaocha, e men seco questi duoi caciqui, e stette tre giorni a far un
camino molto difficile, per alcune selve tanto spesse, che con le scure era
forza alcune volte farsi la strada; e poi bisognava passar attraversando valli
sopra alcune paludi, nelle quali si affondava di sorte che spesso spesso
qualche Indiano che andava avanti si vedeva inghiottirsi dalla palude, al che
li nostri provedevano con tagliar assai legnami e distendergli sopra per
potervi passare, e cos passarono queste tre giornate con grandissimi travagli
e quasi morti di fame. E la difficult di questo camino causa il non esser
commerzio alcuno di questi caciqui da un luogo all'altro, essendo inimici di
continuo e facendosi schiavi e ammazzandosi l'un l'altro.
Pur, giunsero alle case d'un cacique detto Bucchebua, qual trovorono ch'era
fuggito alle selve con tutti gli suoi e aveva lasciato le case vacue. Presi
alcuni de' suoi Indiani, e mandatogli a dire che tornasse, che non gli fariano
dispiacer alcuno, costui gli rispose che s'era fuggito non per altro se non per
vergogna, che non aveva il modo di poter accettar li nostri onorevolmente e
come meritariano, non avendo alcuna cosa da dargli da mangiare. E per segno
d'amore gli mand a donar alcuni vasi piccoli fatti d'oro, dicendo che se non
fusse stato spogliato da un altro cacique in una guerra ch'avea avuto seco, gli
averia portato pi oro. Li nostri veramente, ancorch l'oro che gli mand gli
fusse piacciuto, averiano pi presto voluto qualche vettovaglia che oro, perch
con quello non si potevano aiutar a cavarsi la fame.
Pur, pasciuti con certe radici salvatiche e acqua, si partirono. E andati
alcuni miglia, viddero sopra un colle alcuni Indiani nudi che facevano cenni
alli nostri che si fermassero. Vasco ordin che non s'andasse avanti, ma che si
vedesse quel che volessin dire. Fermati li nostri, gli Indiani gli vennero
subito a trovare, e col mezzo degli interpreti ch'erano con li nostri, s'intese
il parlar di costoro, che fu in questo modo: "Il nostro signore Chioriso
desidera la vostra salute e il vostro contento. E avendo inteso che siete
uomini forti e giusti, perch punite quelli che fanno ingiurie, e li cattivi e
pessimi uomini levate via dalla terra, per per aver questa notizia di voi
v'ama e ha in reverenza. Grande allegrezza gli saria stata se fusse arrivati a
casa sua, dove v'avesse potuto accettare e darvi delle sue vettovaglie, e si
saria reputato pi felice avendovi appresso, che non si reputano quelli
ch'abitano doppo la morte appresso il sole. Ma dapoi che la sorte gli  stata
contraria, che in questo vostro viaggio non siete passati appresso casa sua ma
lontani, in segno di benevolenzia vi manda questi pochi pezzi d'oro". E con
viso allegro, ridendo, gli detti Indiani gli porsero trenta come taglieri
d'oro, simili a quelli con li quali li nostri preti coprono il calice nel dir
la messa. Li quali taglieri questi Indiani con alcuni cordoni portavano
appiccati al collo, che pesavano da settecento castigliani.
Dipoi stati un poco, ne feceno intendere ch'aveano non troppo lontano un signor
loro inimico, qual era ricchissimo d'oro, e che ogni anno gli andava a molestar
rubandogli e facendogli schiavi, e ancor che non lo esprimessero fuori, pur
pareva che volesser dire che, ruinando questo signore, li cristiani averiano
quanto oro volessino, e loro suoi amici sariano liberati da cos crudel
inimico. La qual cosa mostravano con gesti agl'interpreti che saria facile,
volendo fargli spalle, e che loro sariano li primi a cominciar la guerra. Vasco
gli fece risponder che ringraziava il suo signore della buona sua volont e del
presente, e che stesse di buona voglia, che presto gli mandaria aiuto che
potria vendicarsi degl'inimici, e che gli accettasse all'incontro dell'oro
quattro scure di ferro con le quali potria tagliare quel che volessero. Le
quali loro presero con grande allegrezza, perch di queste gl'Indiani tengono
maggior conto che dell'oro, perch dicono che l'oro  cosa vana e cercasi solo
per satisfare all'appetito e agli sfrenati desiderii; e che chi mancava di
quello non mancava d'alcuna sua commodit.

Costoro non usano nel cibarsi quelle delicatezze che usiamo noi, non vasi
lavorati, non tovaglie, non mantili; solo gli signori hanno vasi d'oro in su la
mensa, gli altri con una man tengono il pane, o di maiz o di iucca, con l'altra
o pesce arrostito o altra cosa che mangia per companatico, e con queste cose
caccian via la fame. Della carne rare volte gustano. Se qualche volta accade
che s'abbino a nettare le dita, per aversele con qualche cibo unte, se le
nettano o a piedi o a' fianchi. Questo medesimo si dice che fanno quelli che
abitano la Spagnuola. Quando si voglion bene far netti si tuffano ne fiumi, il
che fanno spesso, e cos si lavano tutto il corpo.


Come arrivorono al cacique Pocchorrosa, e quivi lasciati gli ammalati andorno
nello stato del cacique Tumanama, qual fatto prigione con ottanta femine per
lui tolte per forza a diversi signori, iscusatosi e liberato fece a Vasco un
presente di valuta di 4500 castigliani.

Li nostri partiti di qui andorono pi avanti con assai oro, ma molto mal
condizionati per la fame, tanto che arrivorono al cacique Pocchorrosa, dove per
trenta giorni pascendosi di pane di maiz essendo affamati si saziorono.
Pocchorrosa, intesa la lor venuta, si fugg; nientedimanco, persuaso dalle
buone parole e promesse di Vasco, torn, alla tornata del quale furono fatti
dall'una parte e dall'altra diversi presenti; Vasco don a Pocchorrosa delle
cose che aveva, lui all'incontro don a Vasco tanto oro che valeva 4500
castigliani, con alcuni schiavi. Volendo Vasco partir di quel luogo, gli fu
fatto intendere che gli bisognava passar per lo stato d'un cacique chiamato
Tumanama. Questo  quello signore ch'altra volta s'intese dal figliuol di
Comogro esser potentissimo, e da temerne assai, appresso del quale molti de'
famigliari del detto figliuolo di Comogro erano stati schiavi essendo stati
vinti in guerra, la potenzia del quale all'arrivar delli cristiani fu
conosciuta esser piccola.

Trovorono che questo cacique non era di l dalli monti, come si pensavano, n
aveva tanto oro quanto aveva riferito il figliuolo di Comogro; pensorono non
dimanco di saccheggiarlo. Era questo Tumanama nimico di Pocchorrosa. Per
questo, quando Pocchorrosa intese la fantasia di Vasco, ch'era di distruggere
il suo nemico, gli piacque molto questo disegno.
Lasci adunque Vasco nel paese di Pocchorrosa tutti gli ammalati, e chiamati a
s sessanta, che aveva sani e molto animosi, espose loro quello fusse da fare,
e in un giorno fatto il cammino di due, a fine che Tumanama non avesse tempo a
mettere insieme gente, successe loro quanto avevan disegnato. Perch al
principio della notte insieme con gl'Indiani di Pocchorrosa l'assaltorono, e
trovatolo sprovisto lo presero insieme con duoi Indiani che teneva appresso di
s e 80 femine, le quali per forza a diversi caciqui aveva tolte. Tutti gli
altri subditi erano sparsi in diverse case all'intorno, non pensando a cosa
alcuna di guerra, ma sicuri e oziosi.
Le abitazioni di costoro non sono contigue, anzi separate, e tutte di legname e
coperte di paglia ed erba o altra simil cosa, molto forti. Alla casa di
Tumanama n'era appiccata un'altra, non inferiore a quella; la lunghezza di
queste due case fu referito esser di 120 passa, e la larghezza di 50, ed eran
fatte cos grandi per far rassegna degl'Indiani da guerra, qualunche volta a
Tumanama era mosso guerra.
Preso che fu Tumanama con tutta la sua compagnia di femine, le genti di
Pocchorrosa lo schernivano, sputando loro adosso e facendo molti altri atti di
dispregio, i quali in quelle parti s'usano. E quando la nuova fu sparsa fra li
vicini al suo stato, tutti ne facevan gran festa, perch esso era loro molto in
odio. Vasco minacciava Tumanama, ma simulatamente, perch l'animo suo non era
di fargli alcuna villania, e dicevagli: "Ladrone, tu patirai le pene delle tue
sceleraggini; tu molte volte hai minacciati li cristiani, e detto che se mai
venivano al paese tuo, che per li capelli gli strascinaresti al fiume che  qui
vicino; tu sarai al medesimo fiume strascinato e dentrovi submerso". E subito
comand che fusse preso; nientedimanco accenn a' compagni che la volont sua
era di perdonarlo, e cos l'infelice Tumanama, tutto spaventato, pensando che
tutto questo fusse fatto e detto da vero, prostrato in terra domand perdono a
Vasco, affermando che mai aveva tali cose dette, e che forse qualcuno delli
suoi cortegiani imbriaco aveva usate simili parole.
Li vini di quel paese, bench non siano d'uve, come abbiam detto, nientedimanco
sono atti a imbriacare. Aggiugneva alle sopradette parole ancora che gli
signori vicini per invidia l'avevano accusato e finto di lui simili cose, e
promesse, se gli era loro perdonato, dare a Vasco una gran quantit d'oro. E
ponendosi la man destra al petto disse sempre avere amato e temuto gli
cristiani, perch aveva inteso che le machane, cio le spade di quelli,
tagliavano meglio ed erano pi acute che le spade delli suoi. E voltando gli
occhi verso Vasco disse: "Chi sarebbe quello, se gi non fusse fuor
dell'intelletto, ch'avesse ardire alzar la mano contra la tua spada, con la
quale puoi in un colpo fendere un uomo per mezo? Non sia alcuno che creda esser
uscito mai di mia bocca parole simili a quelle che da te ho intese, contra li
cristiani". Queste e molte altre parole disse Tumanama, e gi pensava esser
vicino alla morte quando Vasco finse essersi mosso per le sue lacrimose parole,
e con benigna faccia parlandogli comand che fusse lasciato.
Mentre ch'erano a questo ragionamento, gli fece portare Tumanama tanto oro che
valeva 1500 castigliani, tutto di catene delle quali s'ornavano le sue femine.
Il seguente giorno ne fu portato la valuta di 3000 castigliani dalli
cortegiani, per la pena di quello ch'avevan detto contra li cristiani. Ma
volendo Vasco sapere donde si cavasse quell'oro, non volse mai Tumanama
confessare che si trovasse nel suo paese, ma sempre disse ch'era stato portato
alli suoi antecessori dal fiume Comogro, il quale era a mezod; ma gli uomini
di Pocchorrosa dicevano che non voleva dirne la verit, e affermavano che 'l
paese suo abondava d'oro, e ch'egli era ricchissimo. All'incontro Tumanama
diceva non sapere esser nel suo paese alcuna minera d'oro, ed esser vero che se
ne  trovato alcuna volta qualche grano, ma che lui di questo aveva tenuto poco
conto, n mai v'aveva atteso, perch non si poteva far tal cosa se non con
lunghezza di tempo e con gran fatica, e poco utile.


Come Vasco, fatto cavare in alcune terre di Tumanama e trovato alquanto oro,
essendosi ammalato ritorn al palazzo del vecchio Comogro, al quale per la sua
morte era successo il figliuolo, e presentatisi l'un l'altro ritorn in Darien,
fatto capitano di tutte quelle genti dal re catolico.

Trovandosi le cose in questo modo, a Vasco vennero quelli li quali eran rimasti
ammalati a Pocchorrosa, e arrivarono alli 24 di dicembre 1513, e seco portavano
alcuni instrumenti da cavare oro. E perch il giorno seguente era la Nativit
di Nostro Signor Ies Cristo, lo volse Vasco celebrar senza operar cosa alcuna,
ma il giorno di San Stefano and a un monticello non molto lontano dalla casa
di Tumanama, e perch gli parve che 'l terreno tenesse d'oro, fece fare una
fossa profonda un palmo e mezo, e in questa trov grani d'oro non molto grandi.
Per questo si pu dire che quello che dalli vicini era stato detto a Vasco era
la verit, e che li fatti respondevano alle parole, ancor che mai potessino far
dire a Tumanama che nel paese suo fusse oro. Il che pensavano alcuni farsi da
Tumanama, perch di quel poco oro ch'avevan trovato ne teneva poco conto. E
altri dicevano che lui stava in questa ostinazione solo perch non arebbe
voluto che li nostri, tirati da questo oro, fusser andati ad abitare in quella
provincia. Ma questo poco li giov, perch Vasco con gli altri suoi elessero
per abitare la provincia di Tumanama e quella di Pocchorrosa, e pensavan
d'edificare novi castelli in ciascuna di queste, s perch fusser come un
ricetto a quelli cristiani ch'andassero a quelle bande per passare al mar del
Sur, s perch pareva loro che quella terra fusse molto atta a produrre
qualunche sorte di biada e arbori.
Volendo per allora partir Vasco di quel luogo, volse di nuovo far prova
d'un'altra terra, la qual al colore mostrava esser molto atta a generar oro, e
cos, fatta una fossa non molto profonda, in poco tempo referiscono essersi
trovato tanto oro quanto era un castigliano, non per in un solo grano, ma in
pi. Vasco, allegro per questi segni, dette buona speranza a Tumanama d'avere a
tenerlo per amico, pur che lui non desse molestia ad alcuno di quelli che lui
suoi amici lasciassi in quelle bande, e gli persuase che attendesse a cavare
oro pi che poteva; Tumanama, rimasto in buona amicizia con Vasco, per mostrare
quanto di lui si fidava, volontariamente gli dette un suo figliuolo, solo
accioch conversando fra li nostri imparasse la lingua e li costumi nostri,
insieme con la religione.
In questo tempo Vasco era gravemente ammalato di febre, per la fatica grande
ch'aveva durata, e per la fame e sonno ch'aveva tolerato. Per questo partendo
di quel luogo si fece portare su certi legni, che chiamano amache, da' suoi
schiavi Indiani; gli altri compagni, parte andoron per lor medesimi, parte, per
esser mal condizionati, andoron sostentati dagl'Indiani, li quali tanto eran
debili che gli sostenevan sotto le braccia; e arrivato al palazzo del vecchio
Comogro, del quale di sopra  fatta assai menzione, lo trov morto, e che 'l
figliuolo era successo in suo luogo, e preso il nome del padre si chiamava
Carlo.  il palazzo di questo cacique appi di monti molto ben cultivati, e ha
dalla banda di mezod una pianura di circa ventisei miglia, molto abbondante e
grassa. Questa pianura gli abitatori chiaman zavana. Dopo questa sono li monti
altissimi quali abbiam detto dividere li duoi mari, cio il mare del Sur dal
mare del Nort. Da questi monti discende il fiume Comogro, il quale, scorrendo
per quella pianura e per valli d'altissimi monti, dove riceve molti fiumi e
fonti che discendon da quelli, va a sboccare nel mar del Sur cio di mezod, ed
 lontan dal Darien circa 70 leghe verso ponente.
Come Carlo intese il venir delli nostri, venne loro incontro ballando con molti
Indiani, e facendo grandissima allegrezza menogli al palazzo, dove dette loro
da mangiare abbondantissimamente, poi gli present oro per valuta di duemila
castigliani. Ma Vasco gli don all'incontro molte delle cose sue, e tra l'altro
un saio di panno e una camiscia sottile di tela, e alcune scure per poter
tagliar arbori e fabricar case, che gli furono molto care. E subito il detto
Carlo si volse vestire delli presenti donatigli da Vasco, tenendosi molto
superbo, e da pi d'alcun altro cacique vicino.
Stato qui Vasco alcuni giorni, avanti che partisse, chiamato a s Carlo con
molti delli suoi principali, gli disse ch'avendolo conosciuto prudente e grande
amico delli cristiani, dalli quali vedeva essere stato onorato e accarezzato,
lo pregava che dovesse continuare in questo buon volere, n mai partirsi
dall'obedienzia del re catolico. E volendo che gl'inimici suoi vicini mai gli
potessin nuocere, e che sempre li cristiani fussero in suo aiuto e difendessero
le sue case, mogli e figliuoli, l'essortava a raccorre pi oro che gli fusse
possibile, per presentar al tiba, che cos chiaman un gran re, volendo intender
il re catolico. Detto questo si misse in cammino a dirittura alla casa del
cacique Poncha, dove avea promesso a quelli del Darien tornare subito che
potesse. E in questo luogo trov esser arrivati quattro giovani venuti dal
Darien per incontrarlo per suo ordine, e per dargli nuova che l eran giunti
alcuni navili dalla Spagnuola carichi di vettovaglie. Per la qual cosa lui,
presi venti delli compagni li pi sani, a gran giornate se n'and al Darien.
Gli altri lasci appresso Poncha con ordine di mandargli con duoi navili a
levare, subito che fusse arrivato al Darien, come poi fece. E questo fu l'anno
1514 alli 19 di gennaio.
Arrivato Vasco al Darien, con quella prestezza che gli fu possibile scrisse al
re catolico, dimostrandogli quanto aveva operato in quelle bande. Le lettere al
re furon molto grate, il che dall'effetto si conobbe, perch dove Vasco, come
s' detto, era stato giudicato rebelle di sua maest, subito torn in grazia e
fu fatto capitano di tutte le genti che si trovavan nel Darien, e giustamente,
perch cos meritavan le fatiche e disagi tollerati in una cos grande e degna
impresa, come a suo luogo si dir.


Come Vasco, inteso che sopra il fiume Dabaiba in certi monti si trovava oro
infinito, and con 300 uomini a quella volta, e assaltati da quattromila
Indiani, appiccatosi una gran zuffa prima furono superati gl'Indiani, dipoi,
rinforzatasi la pugna, Vasco gravemente ferito fu costretto ritornarsi in
Darien.

Essendosi riposato il capitan Vasco alcuni giorni e ristoratosi delle fatiche,
molti uomini principali del Darien lo vennero a trovare, dicendogli che avevano
inteso d'alcuni Indiani stati molte leghe fra terra, come sopra il fiume
Dabaiba, qual mette capo nell'ultimo angulo del golfo d'Uraba con sette bocche,
e per la sua grandezza, come di sopra s' detto, fu chiamato il Rio Grande
overo di S. Giovanni, abitavano in alcuni paludi molti Indiani, quali andavano
alli monti vicini dove raccoglievan infinito oro, e quello poi barattavano in
diverse cose che faceva lor di bisogno per il vivere e casa sua. E che chi
facesse quella impresa troveria molto oro appresso detti Indiani, che tengon
del continuo raccolto. Questo partito piacque grandemente a Vasco, perch era
desideroso di veder cose nuove.
Per il che, messi insieme 300 uomini con li detti del Darien e montati parte
sopra brigantini, si misero a navigare al contrario d'acqua su per il detto
fiume, qual dove sbocca nel golfo sopradetto  gradi sei sopra l'equinoziale. E
andati per spazio di 40 miglia sempre trovavano d'una banda e dall'altra
grandissimi paludi, con canne e giunchi ch'erano molto grossi; e la notte
infiniti pipistreli e zanzare molto grandi che gli mordevano. Vedevan ben di
lontano alcuni monti, ma non vi potevan andar, impediti dalle dette paludi;
vedevan ancora molti arbori simili a palme, altissimi. Incontroronsi in molte
canoe piene d'Indiani tutti armati di freccie e archi, quali come vedevan li
nostri, tirate le freccie, si mettevan a fuggire per alcuni canaletti di detti
paludi, tanto stretti ch'era impossibile potergli giugnere.
Pur, dapoi fatti circa 60 miglia, trovoron una grande pianura dove questo fiume
faceva un lago, nel quale era una isola tutta piena d'arbori di palme
altissime, sopra le quali, per esser nate una appresso l'altra, avean fatte le
sue abitazioni gl'Indiani, attraversando legni dalli rami d'una all'altra, e
poi serrando all'incontro con altri legni e foglie, tale che parevano come
palchi coperti; e ciascuno aveva certi legami di stroppe appiccati al tronco,
per li quali vi montavano sopra, e tutti questi palchi eran continui e appresso
l'uno all'altro per la densit degli arbori, che di lontano pareva cosa strana
a vedergli, perci non si poteva comprender se fussero abitazioni overo bosco
folto.
Di sotto questi palchi erano adunati circa quattromila Indiani, tutti armati
d'archi e freccie venenate e dardi lunghissimi, quali con un certo legame
appiccatovi tiravano ove volevano. Aveva tutta questa moltitudine di case un
canale in mezzo che la divideva in due parti, dove erano legate molto delle
loro canoe. In questo canal essendo entrato Vasco Nunez con tutti li compagni,
furono assaltati d'ogni canto da detti Indiani, e gli furono tirate tante
freccie venenate, e dietro e davanti, che non fu possibile di coprirsi tanto
con gli scudi che non ne fussero feriti al primo tratto pi di 107, quali
morirono.
Vasco, essendosi trovato in tante zuffe con Indiani, e in tutte riportatone
vittoria, non volse patir questa vergogna, ma smontato sopra una ripa con il
resto si misse ad ordine meglio che potette, per esser il sito tutto intricato
d'arbori, e con gli schioppi cominci a salutargli. Gl'Indiani, udito lo
strepito e veduto il fuoco, si misero a fuggire, ma vedendo che li nostri
volevano montare sopra li palchi, dove erano lor mogli e figliuoli, come
arrabiati fra quella densit d'arbori vennero di nuovo ad assaltargli, non
stimando la morte, e tirorono tante freccie e dardi che la maggior parte degli
smontati furono feriti; e Vasco medesimo ebbe due ferite, una sopra 'l viso
d'una spada di legno, la qual tagliava come se la fusse stata di ferro, l'altra
fu d'un dardo che gli pass il braccio diritto. Quelli ch'eran restati ne'
brigantini, dagl'Indiani ch'eran dall'altro canto del canale furono similmente
per la maggior parte feriti, tanto che finalmente Vasco ferito, con gli altri
molto maltrattati, furono costretti tornarsene alle barche a seconda del fiume
e andarsene al Darien.


Come Petraria, governator della terra ferma dell'Indie occidentali, dopo
scoperte alcune isole, monti, fiumi e porti, entr nel porto di Santa Marta,
dove abitano uomini ferocissimi, e come furono ribattuti da' nostri. Delle
gioie trovate per Gonzalo Hermandes, e d'una gran valle molto abitata, e
diverse cose che in quella si trovorono.

Ma torniamo a Petraria, governator della terra ferma dell'Indie occidentali,
qual part, come di sopra abbiam detto, con l'armata di 17 navili e 1200 uomini
al principio dell'anno 1514, e in otto giorni giunse all'isola delle Canarie
che si chiama la Gomera, dove stette 16 giorni per fornirsi di acqua e legne, e
ancora per acconciare il timon della nave capitana, che per fortuna se gli era
rotto. Poi, messosi in mare alla volta di ponente, ma un poco verso gherbino,
a' 3 di giugno arriv all'isola delli canibali detta la Domenica, gradi 14
sopra l'equinoziale, dove stette quattro giorni per far legne e acqua, n mai
vidde uomo o vestigio d'alcuno che vi fusse stato, ma vi trov gran copia di
granchi marini e di lagarti.
Di qui partitosi, passando avanti l'isola Matitina, Guadaluppo e Galante, entr
in un mare pieno di molte erbe, per il quale abbiamo detto che navig
l'admirante Cristoforo Colombo. N dal detto, n da questi altri s' potuto
intendere la vera causa donde procedino quelle tante erbe, n si sa se le
naschino nel fondo del mare e poi venghino a pelo dell'acqua, come si vede in
molti laghi, o vero che naschino negli scogli e isole vicine, le quali sono
infinite, e poi per furia di venti spiccate da quelle, vadino notando sopra 'l
mare.
Quattro giorni dipoi partiti dall'isola Domenica, andando verso ponente,
scopersero monti altissimi sopra la terra ferma, carichi di nevi, dove
trovorono grandissima correnzia del mare verso ponente; e pareva che l'acque
fussero d'un rapido torrente. Da' detti monti correva il fiume Gaira, gradi 11
sopra l'equinoziale, dove furono rotti li nostri con Rodorico Colmenar, e molti
altri fiumi della provincia de' Caramairi, dove sono due bellissimi porti, uno
nominato di Cartagenia, gradi dieci e mezo, l'altro di Santa Marta, gradi
undeci sopra l'equinoziale. Ma il porto di Santa Marta  pi vicino a' monti
delle nevi, percioch quasi giace alle radici di detti monti. Il porto di
Cartagenia  pi verso ponente, circa 50 e pi leghe.
In questo porto di Santa Marta trovorono gli abitatori essere persone
ferocissime e grandi arcieri, s gli uomini come le femine, i quali veduti i
nostri, si fecero loro incontro con tante saette venenate ch'era maraviglia a
vedere e la moltitudine e l'animo di quelli ch'avessero ardire, vedendo tanta
armata, volerla combattere. Pur, poi da' nostri furono discaricate
l'artigliarie, per il fuoco e strepito che sentirono si missero a fuggire,
percioch parve loro che fussero saette che venissero dal cielo, le quali
abitando appresso quegli alti monti sentono spesso.
Il governatore misse in terra in detto porto da 900 uomini, qual  di
circonferenzia circa tre leghe, profondo, e d'acqua tanto chiara che si vedea
nel fondo ogni picciola pietra. In questo porto sboccano due fiumi piccioli e
atti solamente a navicarvi con canoe, nelli quali fiumi e porto trovorono gran
quantit di pesci, cos marini come d'acqua dolce, e molte erbe e case di
pescatori, nelle quali erano infinite reti fatte a diversi modi di filo di
cottone e di radici d'erbe, alcune lunghe e larghe, con pietre appiccate da una
banda, altre strette e fatte in forma di sacco, legate ad alcuni legni lunghi,
quali ficcano sotto il mare quando pescano. Trovoronvi ancora assai quantit di
pesci salati e altri secchi, de' quali ne aveano acconci assai sopra legni con
foglie, e pareva che fussero preparati per portar in qualche paese lontano;
trovarono ancora cantari, scodelle, taglieri e pignatte fatte di terra cotta
benissimo lavorate; ma sopra tutto si maravigliarono d'alcune, che erano come
urne grandi di terra cotta, che adoperano a tenervi l'acqua fresca, tutte
dipinte di varii colori con animali e fiori.
Gl'Indiani, ancorch fussero stati ributtati, come viddero entrare i nostri
nelle loro case, dove erano rimase molte femine e fanciulli, tornorono di nuovo
come arrabbiati ad assaltare i nostri con freccie, ma similmente con gli
schioppi furono fugati e rotti. E li nostri gli seguitorono per spacio di una
lega.
Donde ritornati, trovorono in alcune altre case molte stuore, ch'erano fatte di
canne sottili sfesse e d'alcune erbe e di sparto. Ma prima tutte queste cose
erano state tinte di vari colori, cio giallo, rosso, azurro finissimi, e poi
tessute con grandissima arte, perch si vedevano ritratti leoni, tigri, aquile
e altre sorti d'animali. Similmente v'erano panni fatti di cottone tessuti con
li medesimi animali di diversi colori; e con questi cuoprono li muri delle loro
case, sopra le porte delle quali, e sopra quelle delle camere appiccano alcune
filze fatte di scorze grandi di lumache marine, le quali, come il vento le
muove, fa un certo suono che gli diletta grandemente.
Sopra questa armata del detto capitan Petraria si trovava un gentiluomo,
Gonzalo Hernandes d'Oviedo, persona molto dotta e virtuosa, e al qual il re
catolico avea dato il carico di veder il fonder l'oro di tutte le minere.
Costui, dismontato e andato capo di molti uomini fra terra, trov in alcuni
monti alcune rocche di calcidono, diaspro, e un pezzo di zafiro maggiore d'un
ovo di oca; trov ancora pezzi d'ambra gialla; delle quali pietre preziose ne
viddero anche in alcune case appiccate alli panni di cottone che tengono, come
 detto, sopra li loro pareti. E che gran parte delli boschi di quelli paesi
erano d'alberi di verzini. Intese il detto Gonzalo, d'alcuni Indiani presi,
come alcuni di quelli popoli Caramairi di Gaira e Saturma, che  una provincia
vicina gradi undici sopra l'equinoziale, li quali abitano appresso il mare,
erano grandissimi pescatori, e che con li pesci insalati che danno per baratto,
aveano da popoli lontani tutte le stuore e cottone e masserizie che fa loro di
bisogno per casa sua.
Entr il detto Gonzalo fra terra in una valle che poteva esser larga due leghe
e lunga tre, tutta abitata, ma le case erano separate e lontane una dall'altra,
poste tutte alle radici di colline verdissime e piene d'arbori fruttiferi, con
fontane che d'ogni canto discendevano. In questa valle trov infiniti orti e
campi lavorati e seminati, quali adacquavano con quelle fontane per canali
fatti a mano. In questi orti e campi erano agies, iucca, maiz, batatas e molti
altri frutti naturali di quel paese, la descrizione e natura delli quali al
presente non si dir, avendone il detto Gonzalo Oviedo scritto particolarmente
e distintamente. Il libro del quale sar il secondo dell'istoria di queste
Indie occidentali, per non esservi pretermesso di dire cosa alcuna che si possa
desiderare.
L'aere di questi paesi  tanto benigno e temperato, ch'avendo dormito li nostri
molte notti al discoperto, sopra le ripe de' fiumi, mai si sentirono la testa
grave. Son fatte le strade tanto diritte e a filo che pareva che fusser state
tirate a corda.
Presono molti di questi Indiani, quali menorono a veder le nostre navi, e dapoi
vestitogli con nostri panni, e datogli da mangiar e bever del nostro vino, gli
lasciavano andar a trovar gli altri, e questo facevano per dimesticargli e far
amicizia con loro. Ma il tutto era indarno, perch ogni volta che gl'Indiani
vedevano li nostri gli salutavano con freccie venenate; delle quali, e d'archi
in alcune case trovorono le camere piene, come per munizione, qual tutte furono
abbruciate.
Nelle case fra terra trovorono assai carne di cervi e porchi cignali, e molte
sorte d'uccelli ch'allevano in casa, con li quali per molti giorni li nostri
ebber buon tempo. Eranvi ancora molte palle grandi di cottone filato, e tinto
in diversi colori finissimi, e fasci di penne grandi d'uccelli di diversi
colori, con le quali si fanno alcuni pennacchi che portano in capo, sopra
alcune meze teste di dette penne, a modo che portano gli uomini nostri d'arme a
cavallo. Fannosi ancora con dette penne certi vestimenti corti per ornamento.
Conservano in alcune camere separate dalla casa l'ossa e le cenere delli suoi
signori, poste in alcuni vasi di terra cotta dipinti. Altri non gli
abbrucciano, ma gli seccano, e coperti con tele di cottone, ch'hanno alcune
lamette d'oro intorno, gli salvano con gran riverenza. Di queste lamette d'oro
e catenelle ne trovorono assai, ma l'oro era di basso caratto, come al fonder
si conobbe. Non molto lontano dal lito trovorono alcuni pezzi di marmo
bianchissimo e durissimo, che si vedevano che di lontano erano stati portati in
quel luogo, e pareva che fussero stati lavorati da maestri scarpellini. Il che
fece maravigliar li nostri, non avendo detti Indiani ferro alcuno da poter
tagliarli.
In questo luogo, per mezo d'alcuni Indiani presi, intesero come il fiume del
Maragnon, qual abbiam detto esser tanto grande nella bocca, discendeva da
quelli monti altissimi carichi di neve; qual poi facendo un gran circuito,
passando per diversi paesi, e ricevendo in s gran moltitudine di fiumi, andava
a sboccare in mare.
Avendo li nostri intese le sopradette cose, ed essendo carichi di preda tolta
nelle case di detti Indiani, montati in nave alli 15 di giugno si partirono, e
presono il cammino verso il porto di Cartagenia e alcune isole l vicine
abitate da canibali per ruinargli, avendo cos in commessione dal re catolico;
ma era tanta la correnzia dell'acqua del mare verso ponente, che tutti li
pilotti dell'armata si trovorono ingannati, ancor che fusser pratichi di quelli
mari, perch in una notte furono transportati 40 leghe pi in l di quello si
pensavano.
La qual correnzia  tanto grande in alcuni luoghi di questa terra ferma, che
l'admirante, qual fu il primo che la vidde, soleva dire che quando ei navig
appresso la costa di detta terra, dove  Beragua, verso ponente gradi sette
sopra l'equinoziale, volendo tornare alla volta di levante, alcune volte
buttato lo scandaglio in mare quello non poteva andar al fondo, perch dal
corso del mare era tirato a pelo d'acqua, e ancor ch'avesse vento in poppa non
potevan per far un miglio il giorno.


Varie opinioni circa la correnzia del mare di continuo appresso li liti
dell'Indie occidentali, e donde proceda il flusso e reflusso che 'l mare fa
ogni giorno.

Della qual correnzia non mi par fuor di proposito parlare un poco, ancor che
fin a ora (per quel che s' inteso) non se ne sappi la vera causa, come anche
non s' potuto comprender da che proceda il flusso e reflusso che 'l mar fa
ogni giorno, pi in una parte che in un'altra, come nel seguente libro si dir;
del qual alcuni assegnano la causa alli moti della luna, altri del sole, chi a'
venti che sian sotto il mare, e chi pensa che li particolari siti della terra,
dove quella  piana, facci parere detto reflusso maggiore e minore. N manca
chi dica il mar esser come un animal grande qual respiri, e da questo naschino
questi flussi e reflussi. Ma di questo correr del mare del continuo appresso li
liti di dette Indie occidentali da levante in ponente, che causa ne potremo
assegnare? Quelli che dicono che 'l mar Maggiore sempre alla bocca che 
appresso Costantinopoli corre fuori, oltre che dicono che venendo l'acqua di
sotto tramontana, la qual parte tengono che sia la pi alta della terra, e per
questo corrono all'ingi, come a luogo pi basso, vogliono ancora che proceda
dalli gran fiumi che in quello metton capo, e per la quantit di rena e terra
che conducono in detto mare gli alzino il fondo, e di qui nasca il tanto correr
dell'acque per quella bocca. La qual causa come potrem poi salvare, vedendosi
che tutti li mari Mediterranei, nelli quali corrono innumerabili fiumi e non
hanno altro esito che lo stretto di Ghibilterra, non sboccano per quello, anzi
par che 'l mar Oceano vi corra dentro e si vada voltando a man dritta verso la
costa di Barberia, e scorra a canto detta costa fino in Alessandria, che  da
ponente in levante? Ancor che di questo entrar dell'Oceano per lo stretto di
Ghibilterra un savio antico n'adducesse questa ragione, che essendo l'Oceano
manco profondo che il mar Mediterraneo, perch in quello non regnano venti che
lo cavino come negli altri mari, e massime che quella parte che  vicina
all'isola Corsica e Sardigna, nel qual luogo questo medesimo ha opinione che
quel sia pi profondo che in alcun'altra parte del mare Mediterraneo, per
questo l'Oceano sbocca per detto stretto nel detto mare, per correre a un luogo
pi basso.
Quelli che hanno navigato la costa di detta terra ferma dell'Indie, pensano che
in quelle parti dove la terra si ristrigne, fra il mar del Nort e il mar del
Sur, o vogliam dir fra la Citt del Nome di Dio e Panama, gradi sette sopra
l'equinoziale per spazio di miglia ottanta, siano caverne grandissime, per le
quali tutte l'acque d'un mare sbocchino nell'altro, girandosi poi verso
levante, e che la causa di questo girare sia il moto del sole che le tiri seco.
Altri credono che per queste caverne l'acque corrino al suo principio, il quale
sia in mezzo della terra, secondo l'opinione d'un savio antico, dal quale di
nuovo dipoi eschino e vadino girando successivamente. Altri dicono che le dette
acque corrono a ponente, perch sono strette da innumerabili isole, che di
continuo si veggono, non troppo lontane dalla costa, e che poi che sono corse
in capo d'un golfo che fa detta costa, l'ultimo angulo del quale  gradi
ventitre sopra l'equinoziale, girino intorno, come si vede che fanno l'acque
nelle volte d'alcuni fiumi grandi. E che la causa proceda dall'isole dicono
toccarsi con mano, percioch, partendo dalla Spagnuola e ritornando verso le
parti nostre di levante, come si sono allontanati molte miglia in mare, non si
sente correnzia alcuna. Sono alcuni che pensano che dette acque vadino correndo
sempre appresso li liti e coste di detta terra ferma, la qual va verso ponente
dove la fa il golfo sopradetto, e poi si voltino verso tramontana, dove ancora
non si sa alcuno che abbi trovato dove termini la terra, la qual si pensa che
sia appiccata con l'Europa.


Come Sebastian Gabotto viniziano, partitosi d'Inghilterra per scoprir nuove
terre, in certo luogo trov la Tramontana sopra di s elevata cinquantacinque
gradi, e la notte in quel luogo non esser simile alle nostre; e in che modo gli
orsi faccino la caccia con certi pesci grandi detti baccalai.

Ma a questa ultima opinione  contraria la navigazione che fece il molto
prudente e pratico dell'arte del navicare Sebastian Gabotto viniziano. Costui
essendo piccolo fu menato da suo padre in Inghilterra, dapoi la morte del quale
trovandosi ricchissimo e di grande animo, deliber, s come avea fatto
Cristoforo Colombo, voler ancor lui scoprire qualche nuova parte del mondo. E a
sue spese arm duoi navili, e del mese di luglio si misse a navigar tra il
vento di maestro e tramontana, e tanto and avanti che col quadrante vedeva che
la Tramontana gli era levata gradi 55, dove trov il mare pieno di pezzi
grandissimi di ghiaccio quali andavan in qua e in l, e li navili andavano a
gran pericolo se urtavano in quelli. In quel luogo allora non si vedeva la
notte simile alle nostre, perch quel spazio che  dal tramontar del sole al
levare era chiaro come da noi si vede la state alle 24 ore. E per cagione di
detto ghiaccio gli fu forza tornarsene adietro, e torre il camino per la costa,
la qual scorre prima per un spazio verso mezod, poi si drizza verso ponente, e
perch in detta parte trov una moltitudine di pesci grandissimi che andavan
insieme appresso li liti, e intese per cenni dagli abitatori che gli chiamano
baccalai, chiam questa la terra delli Baccalai. Con li quali abitatori avuto
un poco di commercio, gli trov esser di buono intelletto, e che andavan
coperti tutto il corpo di pelli di diversi animali. In questo luogo, e poi nel
resto della navigazion che fece dietro a questa costa verso ponente, disse che
sempre trovava l'acque correr verso ponente, alla volta del golfo che abbiam
detto che fa detta terra ferma.
N voglio che lasciamo adietro un giuoco, qual refer detto Sebastian Gabotto
aver veduto insieme con tutti li compagni con lor gran piacere, che molti orsi
che si trovano in quel paese venivan a far la caccia di questi pesci baccalai
in questo modo. Appresso li liti sono molti arbori grandi, le foglie de' quali
cascano in mare, e li baccalai a schiere le vanno a mangiare. Gli orsi, che non
si pascon d'altro che di questi pesci, stanno in agguato sopra li liti, e come
veggono appressarsi le schiere di detti pesci, quali sono grandissimi e hanno
la forma di tonni, si lanciano in mare abbracciandosi con un di loro, e
appiccandogli l'unghie sotto le squamme non gli lascian partire, e si sforzan
di tirargli su 'l lito. Ma li baccalai, ch'hanno gran forza, gli girono intorno
e tuffano in mare, di maniera che essendo questi duoi animalacci insieme 
grandissimo appiacere vedere ora un sotto il mare, ora l'altro di sopra,
sbuffando l'acqua in aere. Pur alla fine l'orso tira il baccalao al lito, dove
se lo mangia. Per questa causa si pensa che tale moltitudine d'orsi non faccino
dispiacere agli uomini del paese.


Del giunger del governator Petraria all'isola detta Forte, e poi al Darien, e
l'accetto fattogli per Vasco Nunez. Del cacique Caretta. Come esso governatore
ordin si facessero tre ridutti per facilitar il cammino del mar del Sur. Delle
ruberie di Giovanni Aiera mandato per il governator per passar il mar di
mezzod.

Ma torniamo al governator Petraria, qual dalla correnzia del mare essendo
transportato di l dal porto di Cartagenia, e alcune isole de' canibali, e
l'isola di San Bernardo, e tutta la costa di Caramairi, giunse all'isola detta
la Forte, gradi 9 sopra l'equinoziale; dove smontato, tutti gli abitanti
fuggirono alle selve e abandonorono le case, nelle quali li nostri trovorono
tra l'altre cose alcuni canestri fatti di canne marine, tessuti con tanta arte
che pi non si potria dire, quali eran pieni di sale bianchissimo, il qual
portano quelli popoli in terra ferma, e fanno baratto con altre cose le quali
fanno lor di bisogno. Detta isola ha molti luoghi dove il sale da se medesimo
si fa, come abbiam detto di sopra. Essendo quivi surte le navi, si viddero non
molto lontano sopra certi scogli infiniti uccelli grandi con un gozzo rosso
avanti il petto, tanto grande che vi poteva star dentro uno staio di grano.
Delli quali un vol sopra la nave capitana e lasciossi pigliare, qual per esser
bellissimo fu portato a torno a mostrare per tutta l'armata, ma dopo alcuni
giorni mor.
Da questa isola finalmente arrivorono al golfo d'Uraba, e alla citt di Santa
Maria Antica del Darien, dove venne loro incontro tre miglia Vasco Nunez con
tutto il popolo, e gli ricevette con grandissima allegrezza, e furono
alloggiati in tutte le case pi commodamente che fu lor possibile; e la prima
sera ebber da cena pan di maiz e iucca, con pesci salati e infinite frutte del
paese, ma il giorno seguente, discaricate le farine, biscotto e carni salate,
furon partite a casa per casa secondo il numero degli abitanti. Poi si
ridussero a consiglio con il nuovo governatore pi di quattrocento degli
abitatori del Darien, dove da Vasco Nunez, come capo, fu narrato il successo
particolarmente del viaggio fatto nel scoprir il mar del Sur, e le ricchezze
grandi ch'avean inteso in quelle isole e parti, e il modo che si doveva tenere
per potervi andare commodamente. Le quali cose intese dal governatore, fu
laudato grandemente Vasco, dicendo che meritava la grazia del re catolico
d'esser tenuto fra li cari suoi capitani, e gli fece grandissime carezze.
In questo tempo il cacique Caretta, signor di Coiba, inteso il giunger del
signor governatore, volse andarlo a visitare, e portogli molti presenti, tra li
quali fu una veste con le maniche, non troppo lunga, tutta lavorata di penne
d'uccelli di varii colori, e due coltre grandi fatte pur di dette penne, le
quali d'ogni banda parevan di seta. Il governator gli don all'incontro una
veste di raso e un giuppone con una baretta di velluto, che gli furono molto
care. Dimor Caretta con il governatore tre giorni, sempre sedette alla sua
mensa e fu servito con li cibi preparati al modo nostro, delli quali sopra gli
altri gli piacquero il nostro pane e il vino; e dicevano non aver mai mangiato
la miglior vivanda, n bevuto la miglior cosa. Dapoi il desinare il governator
faceva sempre sonar diverse sorti d'instrumenti di musica, e avendo il Caretta
quelli uditi con grandissima attenzione, sospirando disse che gli cristiani
avevano molti pi doni dal sole che non avevan loro Indiani, imperoch s come
avevan le saette del cielo nelle lor mani, con le quali quando vogliono
ammazzano li loro inimici, cos ancora hanno suoni di tanta suavit e dolcezza
che potevan far tornar vivi li loro amici quando fussero morti.
Il governator, per fargli maggior onore, fece metter ad ordine un squadrone di
gente a cavallo, tutti armati d'armi bianche con li cavalli bardati, e fece far
loro una mostra avanti quello, della qual cosa rest molto stupefatto, vedendo
la bellezza e destrezza di quelli che maneggiavano li cavalli. Fu menato poi
sopra le nostre navi, le quali similmente con grande ammirazione vidde; a
proposito delle quali detto Caretta disse che si trovava in quella provincia
arbori grandissimi, e il legno delli quali  tanto amaro, che facendone navili
li vermini, li quali vi sogliono nascere sotto quando stanno gran tempo in
mare, per causa della detta amaritudine non vi nasceriano. E di questo
n'avevano fatto prova nelle loro canoe, imperoch quelle che erano fatte di
detti arbori, mai si trovavano corrose da' vermini. E appresso esservi altri
arbori tanto venenati che solamente il fumo di quelli, abbrucciandone,
ammazzavano l'uomo che lo sentiva. Detto cacique, stato con li nostri tre
giorni, ben contento e satisfatto si part.
Il governator Petraria, per scoprir pi che fusse possibile di questa terra
ferma e far pi facile il cammino verso il mar del Sur, ordin, con il parere e
consiglio di Vasco, che subito fussero fatti tre ridotti, dove li cristiani
potessero alloggiarsi sicuramente quando passassero per quel cammino. Il primo
fece far nel paese di Comogro. Il secondo nella provincia di Pocchorrosa. Il
terzo in quella di Tumanama, e a ciascun d'essi pose sufficiente guardia. Mand
diversi capitani, altri ad una parte e altri ad un'altra, e prima mand un
Giovanni Aiora, gentiluomo di Cordova, molto onorato, con molti uomini sopra
due caravelle, verso la costa del mare dove confina il paese di Comogro, per
passare da quel luogo al mar di Mezzod. Costui, smontato in terra, andato a
trovar il cacique Carlo, che abbiam detto di sopra che fu battezzato da'
nostri, cominci a torgli per forza tutto l'oro e robe di casa che poteva
trovare, n sazio di questo si misse a spogliare tutte le femine e uomini di
quelli panni di cottone con li quali si coprivano le parti vergognose; e de l
partitosi, andato a diversi paesi di pi caciqui, tutti gli saccheggiava senza
rispetto alcuno, di sorte che ovunque si sentiva la venuta di costui tutti
fuggivano. Poi ch'ebbe fatte ruberie, dubitando d'essere punito dal
governatore, se ne venne con alcuni suoi fidati verso il mare, dove sapeva
trovarsi una caravella, e sopra quella ascosamente montato, con l'oro e robbe
se ne fugg, n di lui mai s' saputo nuova alcuna.


Come Gasparo Morales, mandato dal governatore, pervenne all'isola delle perle,
e superato dopo lunga battaglia il cacique di detta isola fece dipoi grande
amicizia con lui, e donogli un canestro di perle, e battezzossi con tutta la
sua famiglia, e fattosi tributario di pagar ogni anno al re catolico libre
cento di perle. E come elle nascono.

Mand similmente il detto governatore un Gasparo Morales a passar li monti
verso il mar del Sur, e dettegli l'impresa di passar l'isola ch' nel golfo di
San Michele del detto mare, la quale si vedeva da' liti, e dicevan sopra quella
nascer perle molto grosse, come da Vasco Nunez aveva inteso; e mand con lui
cento uomini, fra i quali erano alcuni di quelli che furono con il detto Vasco
la prima volta che discoperse il detto mare. Costoro, passati li monti e giunti
a' caciqui Tumacco e Chiappe, gli presentorono di varii doni, e dissero esser
venuti per andare a subiugare il re dell'isola delle perle, che cos allora la
chiamarono, ancorch d'altri sia stata chiamata l'isola dell'oro. Questi
caciqui accettorno il detto Gasparo molto volentieri con tutta la sua
compagnia, e fatta provvisione di lor vettovaglie, e delle barche che chiamano
culche, passarono sopra l'isola. Ma per mancamento ch'avevano di culche, non vi
poterono passare se non sessanta de' nostri.
Il cacique di questa isola, avendo inteso che i cristiani erano venuti nel
paese di Tumacco e Chiappe, come vidde venir le culche per mare verso l'isola,
se gli fece incontro con gran moltitudine d'Indiani armati di lancie e spade di
legno, i quali gridavano "guazzavara guazzavara", che vuol dire alla guerra
d'inimici. Con tanta ferocit e ardire assaltorono i nostri da diverse bande,
che essendo tre volte stati ributtati sempre tornavano con maggior ardire ad
assaltargli. Finalmente, essendone stati morti molti dagli schioppi, se ne
fuggirono. Ma dopo questa rotta il cacique attendeva a mettere insieme pi
gente che poteva, bench fu persuaso dalli vicini, che lo confortavano che non
volesse pi combattere con li nostri, ponendogli avanti agli occhi con lo
essempio loro la ruina del suo stato se perseverasse, e mostrandogli l'amicizia
delli cristiani avergli ad esser molto utile e gloriosa. E gli dicevano quel
che a Poncha, a Pocchorrosa, a Chiappe e Tumacco fusse intervenuto, per aver
voluto combatter con essi.
Finalmente costui, posate l'armi, venne incontro a' cristiani e menogli al suo
palazzo, il quale era maravigliosamente edificato, e subito che furono entrati
dentro present al governatore un canestro molto ben lavorato pieno di perle,
la somma delle quali fu circa 110 libre, ad oncie otto per libra; e avendo
avuto in cambio alcune filze di paternostri di vetro, specchi e sonagli, n'ebbe
gran piacere, e ancora qualche scure, le quali stiman pi che i monti dell'oro.
E perch vedeano che' nostri lo stimavan molto, se ne rideano, e parea loro
gran cosa che per un poco d'oro dessero una cosa s grande e tanto utile,
essendo le scure all'uso dell'uomo tanto necessarie.
Allegro adunque per la conversazion de' nostri, prese per mano i primi d'essi e
gli men alla pi alta parte del palazzo, dove era una torre dalla quale si
potea veder tutto quel mare, e voltando gli occhi intorno disse: "Ecco qui
questo gran mare". E dipoi mostrava la terra distendersi in infinito, e oltre a
questo mostr molte isole propinque e disse: "Queste tutte son sottoposte al
nostro imperio, tutte felici e ricche, se voi chiamate quelle terre ricche le
quali son piene d'oro e di perle. D'oro noi ne abbiam poco, ma di perle son
pieni tutti questi mari vicini a queste isole. Di queste qualunche vorrete sar
vostra, purch perseveriate in quell'amicizia che fra noi s' cominciata. Io
molto pi mi contenter della utilit che avr della vostra buona grazia, che
delle perle. Per questo tenete per certo ch'io mai sar per separarmi da voi".
Queste e molt'altre parole furon dette fra loro, e volendosi i nostri partir di
quel luogo vennero a questo patto, che questo cacique ciascuno anno mandasse un
dono al re catolico di libre 100 di perle. Lui accett la condizione e poco la
stim, perch gli parve piccola cosa, n per questo si pens esser fatto
tributario.
 appresso questo signore, il paese del quale  sei gradi lontano
dall'equinoziale, tanta copia di cervi e conigli che potevan li nostri di casa
al lor piacere ammazzarne quanti volevano. Il pan di maiz e di radici e vino,
con altri frutti del paese,  in questo luogo simile a quel di Comogro.
Battezzossi costui con tutta la sua famiglia, e volle esser chiamato per il
nome del governatore Pietro Aria, e perch amichevolmente s'abboccorono insieme
si spartirono nel medesimo modo, cio avendo fatto insieme grandissima
amicizia, e volse il cacique mandar molte delle sue culche in compagnia e aiuto
delli nostri, accioch pi commodamente potesser tornare in terra ferma, e lui
in persona gli accompagn infino al lito. Delle perle la quinta parte fu
assegnata dipoi alli tesorieri del re, il restante fu diviso fra li compagni
equalmente.
Fra queste perle che port Gasparo Morales dalla detta isola, ne fu una grande
come una noce mezzana, la quale fu messa all'incanto nel Darien, dopo molte
contese di chi la dovesse essere, e fu comperata 1200 castigliani dal signor
governatore per sua moglie signora Isabella Boadiglia, la qual, come  detto di
sopra, era andata seco. Questi che ritornorono da detta isola non sanno
referire altro del modo come nascono dette perle, se non che le ostriche che
hanno perle grandi stanno in fondi grandissimi, e le altre minori pi vicine al
lito. E assomiglian dette ostriche alle galline che abbin ova assai in corpo,
che le mature mandano fuori e l'altre si ritengono fin che creschino. Il simile
dicono delle dette ostriche, che quando le aprono trovan le perle grosse giacer
loro vicine alla bocca, come che essendo mature volessero venir fuori, le
picciole stanno nel fondo, nutrendosi per poter ancor loro con il tempo
uscirsene. Il che veramente pensano che le ostriche faccino, e che le perle
uscite nel profondo del mare, essendo tenere, sien mangiati dalli pesci.


Come Gonzalo Badaghiozzo e Ludovico Mercado capitani, andando al mar del Sur,
saccheggiati i paesi di molti caciqui e raccolto grandissima quantit d'oro,
pervenuto a un paese dove il cacique Parizza s'era posto in agguato con
cinquemila Indiani, furono rotti con grande occisione, onde lasciato l'oro
furono astretti ritornarsene al Darien.

Ma avendo detto a bastanza di Gasparo Morales, non lasceremo di dire del
viaggio che fece lo sfortunato capitano Gonzalo Badaghiozzo, qual del 1515, al
principio di marzo, con ottanta uomini fu mandato dal medesimo Petraria verso
ponente, alla parte nominata Grazia di Dio, come s' detto per adietro, la
quale  gradi 14 sopra l'equinoziale.
Costui, giunto che fu al detto luogo, mai pot far tanto che alcuno delli
caciqui vicini, quali tutti eran fuggiti, lo venisser a trovare; ancorch per
questo effetto usasse l'opera di molti Indiani, che mandar loro diversi
presenti. E mentre che stava sopra queste pratiche giunse un altro capitan
detto Ludovico Marcado con 50 compagni. Costoro, fatto consiglio di quel che
fusse da fare, deliberorono di passar li monti e andare al mare del Sur, e
preso il cammino, come furono alle sommit de' monti, trovorono il paese d'un
cacique detto Iuanna, appresso il quale intesero esser molto oro, e che in
tutti li fiumi vicini, quali vanno a sboccare nel detto mare, si trovava oro
nella rena. Ma il cacique, come sent il venir di costoro, subito se ne fugg e
port seco tutto l'oro, per il che li nostri gli saccheggiorono tutto il
villaggio.
In questo luogo viddero alcuni schiavi del detto cacique, quali avevano segnato
il viso di color nero e rosso; e intesero che con stili fatti d'ossi facevan
loro alcuni buchi nel viso, e messavi dentro certa polvere d'erba, venivan loro
detti segni quali pi non si potevan levar via. Li detti capitani menorono via
detti schiavi carichi della preda fatta. E allontanatisi da quel luogo dieci
miglia, trovorono un cacique vecchio che gli aspettava, e fece loro buona
ciera. Ma non trovorono oro, perch non molti mesi avanti, per la guerra
fattagli da un cacique vicino, era stato saccheggiato. In tutto questo paese
intesero che si trovava oro, e viddero la terra molto grassa e piena d'arbori
carichi di frutti e fiori. Ma partiti del detto luogo camminorono alcune
giornate per paese diserto e non lavorato.
E un giorno viddero al traverso venire duoi Indiani carichi, quali presi
trovorono che ciascuno avea un sacco pieno di pane di maiz, e dimandati donde
venivano, dissero che erano pescatori d'un cacique detto Totonoga, qual abitava
sopra il mare, e che lui gli avea mandati con detti sacchi pieni di pesce ad un
altro cacique che abita fra terra, detto Periquete, con il qual avean barattato
li pesci con pane. Con la guida di detti Indiani li nostri arrivorono al
cacique Totonoga, il paese del quale  alla parte di ponente del golfo detto di
San Michele, dove arrivati il detto cacique venne loro incontro, menato da
alcuni schiavi Indiani percioch gli era cieco. Entrati li nostri in casa,
essendo stato presentato loro da mangiare, cominciorono a dimandar oro,
minacciando d'ammazzarlo se non ne dava assai. Per questo il cacique gli dette
oro in diverse cose per valuta di seimila castigliani, e tra questi un grano
cos come l'avean trovato nelli fiumi, di valuta di duoi castigliani.
Partiti di qui, seguendo il lito, arrivorono ad un cacique detto Taracura, al
qual tolsero oro per valuta d'ottomila castigliani; ma volendo andar a far il
simile ad un suo fratello detto Panome, non potetter farlo, perch costui se ne
fugg e port seco l'oro. Di questo luogo avendo saccheggiato il tutto, si
partirono, e giunti dopo dodici miglia ad un altro cacique detto Cheru, il
quale, avendo inteso la furia che li cristiani facevano per avere oro, per
paura ne dette loro quanto n'avea, che fu di valuta di quattromila castigliani.
Questo Cheru avea certi luoghi appresso il mare dove gli Indiani facevan sale
bianchissimo e lo portavan a barattare in diversi paesi.
Andando cos li nostri saccheggiando senza alcun rispetto tutti li paesi, e
trovandosi aver raccolto oro in tanta quantit che per portarlo, e per le
vettovaglie, menavan seco da quattrocento Indiani schiavi, s'abbaterono
finalmente nel paese d'un cacique detto Pariza, quale intesa l'insolenzia de'
nostri si messe in agguato con forse cinquemila Indiani arcieri a canto una
strada posta fra duoi colli, tutti vestiti di selve e arbori spessissimi. Li
nostri, giunti alla strada, non dubitando di cosa alcuna entrorono dentro, e
andati circa un miglio subito furono assaltati da ogni canto da tanta
moltitudine di freccie e dardi che non poterono n mettersi in ordinanza n
coprirsi con gli scudi, e settanta di loro furono subito morti. Gli altri,
strettisi insieme, se ne tornorono adietro, lasciando tutto l'oro e schiavi che
avean guadagnato, e sconsolati e dolenti, sopportando grandissimi disagi nel
cammino, giunsero al luogo detto la Grazia di Dio, dove avean li navili. E
sopra quelli montati, mezzi morti di fame se n'andorono al Darien, dove,
narrato ci che gli era intervenuto, il governatore deliber di andar lui
medesimo a trovar questo cacique Pariza e far la vendetta delli nostri, ma
essendosi ammalato differ l'andata sua ad un altro tempo.


Come Giovanni Soliseo capitano, per ordine del re catolico, passato il capo di
S. Agostino, navigando a canto la costa di terra ferma tanto che 'l polo
antartico se gli levava gradi trenta, vedute assai case d'Indiani, smontato nel
lito con alquanti uomini, furono circondati e morti, arrostiti e mangiati da'
canibali; e il simile intravenne a Giovanni Ponzio mandato dal re catolico.

Non mi par di restar di narrar quel che scrisse al re catolico un Corales
dottor di legge, qual era ufficiale di sua maest nel Darien, che essendogli
stato menato un Indiano, qual diceva esser fuggito dal suo patrone di paesi
molto lontani verso ponente, un giorno che 'l detto Corales leggeva una
lettera, questo Indiano con grande admirazione corse a vederla, e per via
d'interpreti disse che suo patron e tutti li popoli di quelli luoghi leggevan
ancor loro lettere, e avean libri come noi, ma fatti di foglie d'arbori cucite
insieme, e che tutte le loro citt eran serrate con muraglie di pietre
grossissime, e andavan vestiti tutto il corpo; costui non seppe dire altro.
In questo medesimo anno del 1515 il re catolico mand con tre navili un capitan
detto Giovanni Solisio, con ordine che passato il capo di Santo Agostino, qual
 di l dall'equinoziale gradi sette, scoprisse quella costa verso mezzod, la
qual va scorrendo anche verso ponente ed entra nelle parti di sua maest.
Costui, passato detto capo, and navigando tanto a canto la costa di terra
ferma, che 'l polo antartico se gli levava gradi trenta, vedendo ora monti ora
fiumi grandissimi. Un giorno, vedute appresso il lito assai case d'Indiani, li
quali con tutte le femine e loro figliuoli correvan al lito a veder passar le
navi de' nostri e con cenni mostravan di voler far loro presenti mettendo
alcune cose sopra il lito; detto capitano deliber di voler aver cognizione di
costoro, e fatta buttar in acqua la barca della nave, con tanti uomini quanti
vi poteron stare smont sul lito. Gl'Indiani, che non desideravan altro se non
che li nostri smontassero, vedendogli cos bianchi, per potersegli mangiare,
avevan messo una gran moltitudine d'Indiani arcieri in agguato dietro ad una
collina, e come li nostri s'allontanorono un poco dal lito, costoro gli
circundorono con tanta furia di freccie e dardi che in un momento gli fecero
tutti morire, n valse che quelli delle navi scaricassero l'artigliarie,
perch, toltigli in spalla, se gli portorono sopra un colle, non tanto lontano
che quelli delle navi non vedessero ci che facevano. Questi Indiani, avendo
levato via alli morti tutte le teste, braccia e piedi, mettevan li corpi in
alcuni legni lunghissimi e arrostivangli, e tanto era il desiderio che avean di
mangiarsegli, che mezzi crudi e insanguinati gli levavan dal fuoco e tra loro
se gli mangiavano.
Questo spettacolo orrendo e spaventoso avendo veduto li nostri dalle navi, con
maggior prestezza che poterono voltorono adietro le prue; e giunti al capo di
Santo Agostino, avendo veduti non molto lontano dal lito molti boschi di
verzini, smontati e caricate le navi se ne tornorono di molta mala voglia in
Spagna.
La medesima disaventura accadde ad un altro capitan detto Giovanni Ponzio, qual
similmente nel detto anno fu mandato dal re catolico con alcune caravelle alla
destruzione de' canibali. Costui, trovandosi in corte di sua maest, e udendo
tutto il giorno nuove di quelli che venivan dall'Indie, e come li canibali che
abitano l'isole facevan gran danni a qualunque vi s'appressava, faceva gran
bravarie, dicendo che se lui avesse carico e modo di far questa impresa in
pochi giorni gli distruggerebbe. Per il che il re catolico gli arm due
caravelle, con le quali messosi in cammino arriv ad una di dette isole che si
chiama Guadaluppa. Come li canibali lo viddero venire si misero in agguato, e
non si mostrorono mai fin che questo capitano insieme con alcuni compagni
smontati in terra appresso un fiume, per farsi d'alcune femine che avevan seco
lavare li loro panni. Come li canibali gli viddero allontanati dal lito gli
furono subito intorno, e prima ammazzate le femine con molti delli compagni,
fecero che 'l capitan, ferito ancor lui d'una freccia, con duoi di loro soli
fuggisse alli navili, dalli quali viddero che li canibali arrostirono tutte le
femine e compagni morti e quelli si mangiorono. Questo capitan con la sua
caravella non si sa dove capitasse, perch dapoi non se n'ebbe novella alcuna.
L'altra caravella si torn in Spagna.


Come, nata inimicizia tra il governatore e Vasco Nunez, si part con trecento
uomini per andar ad abitar presso al mar del Sur, e fatto con gran prestezza
quattro caravelle, il detto governatore, mandatolo a chiamare, lo fece
miserabilmente morire.

Dapoi non molti mesi che 'l governator Petraria avea mandato diversi capitani
con gente a scoprir nuovi paesi, come s' detto, giunsero lettere al Darien del
re catolico, per le quali s'intese la satisfazion grande che sua maest avea
ricevuto delle operazioni fatte per Vasco Nunez, nel discoprir del mar di
Mezzod; vennero ancor patente come l'avea creato capitano delle genti della
citt di Santa Maria Antica del Darien. Le quali lettere furono lette avanti
tutto il popolo, perch erano piene di laudi di Vasco. Il qual, vedendosi aver
recuperata la grazia del re e che ancor lui era capitano di sua maest in
quelle parti, trovandosi assai oro e molti partigiani di quelli della detta
citt, cominci a non far pi quella tanta stima del governator Petraria che
per adietro avea fatta.
Similmente, il governatore, conoscendo il mal animo di costui, dimostrava di
non volerlo tolerare. E dubitando li principali del Darien che dall'inimicizia
di questi duoi non nascesse qualche tumulto, persuasero ad un frate di San
Francesco, gran predicatore, che si trovava in quel luogo, che si mettesse di
mezzo per accordargli; il qual parl molte volte con l'uno e con l'altro,
proposti diversi partiti, e tra gli altri offerse a Vasco Nunez di fargli dar
per moglie una figliuola del governatore. Ma l'alterezza dell'animo ch'era in
ciascun di loro non gli lasci accordare. Per la qual cosa Vasco Nunez, volendo
schivar ogni scandalo che potesse advenire, deliber partirse e andar ad abitar
sopra il mar del Sur. E messo insieme tutto l'oro e robbe sue men seco 300
delli suoi fidati del Darien; quali molto volentieri lo seguitorono, s per non
star sotto il governatore, s ancor perch speravan farsi ricchissimi. E con
molti schiavi indiani, che gli portorono dietro tutte le lor robbe e
vettovaglie, in pochi giorni giunse al paese del cacique Chiappe e Tumacco,
dove fu ricevuto con tanta allegrezza che pi non si potria dire.
Vasco, ancor che con speranza di far una citt appresso li liti del detto mare,
in qualche bel e commodo sito, avesse condotti li sopradetti 300 suoi fidati,
volse pur fabricar quattro caravelle e con quelle andar scorrendo per detto
mare, tanto che arrivasse all'isole dove nascon le spezierie, giudicando di far
con questo suo viaggio grandissimo beneficio al re catolico. E fece far dette
caravelle con l'aiuto delli detti caciqui, quali gli mostrorono boschi d'arbori
grossissimi e pece assai di pini e altri simili arbori, e fu tanta la
solicitudine delli maestri che men seco Vasco, aiutati in molte cose
dagl'Indiani di Chiappe e Tumacco, che in poco tempo furon fabricate le quattro
caravelle, tutte confitte con chiodi di legno che non eran manco forti che se
fussero stati di ferro. Mentre che le dette caravelle si fabricavano, Vasco
fece condur dal Darien molte tele di cottone per far vele, e per le sartie
presero l'erba del sparto e alcune radici d'erbe molto flessibili, le quali gli
Indiani usano a questo ufficio.
Dapoi alcuni giorni che dette caravelle furon fornite, avendo presentito Vasco
che molti delli suoi compagni andavan mormorando che non volevan esser condotti
sempre alla ventura, senza saper dove andassero, e che volevan una volta
riposare, e godere quel che avevan guadagnato senza travagliar di continuo, per
quietargli e fargli pi pronti a seguitarlo ovunque andasse gli chiam tutti
insieme, alli quali parl in questo modo: "Carissimi compagni, con la fortezza
e pazienzia delli quali io ho espedito cos gloriosa impresa, come  stato lo
scoprir di questo mare, voi vedete la grande insolenzia e mali modi del
governatore, qual, non contentandosi delli titoli e autorit che gli ha dato la
maest del re sopra la terra ferma dell'Indie, vorria ancora che io, il quale
per le fatiche mie sono stato fatto da sua maest capitano delle genti del
Darien, gli fusse servitore, e comandarmi come a uno schiavo indiano. Il che
veramente, ancor che mi fusse parso grave, pur pazientemente l'averei
sopportato, quando in questo nostro obedire fusse stato il beneficio del re. Ma
l'animo altiero e avaro di costui non era per questo per acquietarsi, percioch
avendo inteso il tanto oro che da noi con tanti sudori e fatiche era stato
guadagnato, voleva, trovata questa occasione d'inobedienzia, spogliarci di
quello insieme con la vita; e per questo siamo stati astretti, volendo viver
sicuri, di partirci dal Darien e venir a questo alto mare, dove ancora, se non
eleggiamo qualche luogo lontano e sicuro dove non possa facilmente trovarci,
sappiate certo che non staremo sicuri dall'avidit di costui. E per, avendone
il nostro Signor Dio preparato il modo con il quale possiam uscir di questo
sospetto, che sono queste quattro caravelle, messe ad ordine con tutte le
vettovaglie da questi caciqui nostri amici, montiamoci sopra allegramente, e
seguitiamo il camino dove la maest divina ne guider. Voi vedete la grandezza
di questo mare e avete inteso l'infinite ricchezze d'oro e perle che si trovano
appresso gli uomini che ci abitano intorno; a noi sta elegger quella provincia
che sia d'aere temperato, e di sito atto a produrre ci che fa di bisogno al
viver nostro, e in quella fabricare una citt dove possiamo allegramente, quel
tempo che ci resta di vita, godere le ricchezze che abbiam guadagnate. E non
dubitate che s come fin ad ora Iddio in ogni impresa non c' mancato, ma
sempre ci  stato favorevole, cos per l'avvenire non facci il medesimo. E per
con lieto animo seguitatemi, perch vi guider in luogo dove il nostro Signor
Ies Cristo prima, e poi la maest del re sar servita". Finito che ebbe Vasco,
tutti li compagni ad una voce dissero che ovunque andasse mai erano per
abandonarlo.
Queste parole subito furono scritte al governatore per alcuni suoi servitori,
quali ascosamente avea fatto andar fra quelle genti del Darien. Quale appresso,
avendo inteso il fabricar delle quattro caravelle, dubitando dell'animo grande
di Vasco, e che con questa fizione d'andar a trovarsi un luogo per fabricarvi
una citt, non discoprisse qualche paese ricchissimo, e crescesse in maggior
reputazione appresso il re, togliendoli la gloria che lui desiderava avere per
trovar nuovi paesi, avuta questa occasione ordin che per gli ufficiali regii
fusse formato un processo contra il detto; e mand quattro de' suoi primi
capitani a trovar Vasco, e fargli intendere che lui insieme con quattro de'
principali compagni, lasciate le caravelle, sotto pena della disgrazia del re,
se ne venissero al Darien, perch avea trovato che s'erano ribellati da sua
maest.
Vasco, intesa questa cosa, stimando l'onor suo sopra il tutto n volendo quello
con la inobedienza macchiare, sapendo ch'era innocente, senza troppo pensare
con parte de' compagni se ne and al Darien, dove non fu prima giunto che per
ordine del governatore gli fu posta una catena grossa al collo e menato
prigione. Il simil fu fatto a quattro de' detti suoi compagni. E gridando Vasco
per che causa gli era fatta questa villania, gli fu risposto perch s'era
voluto ribellare dal re, avendo parlato a' compagni come avea fatto. E negando
Vasco d'averli dette quelle parole, se non a fine ch'andassero pi volentieri
seco a discoprir nuovi paesi per beneficio di sua maest, mai glielo volsero
credere, anzi fu giudicato che gli fosse tagliata la testa in prigione. Dove il
giorno dipoi, essendo giunti gli essecutori, Vasco dimand di grazia che avanti
che 'l morisse fussero chiamati sei de' principali ufficiali regii, alli quali
disse l'animo e desiderio suo grande ch'avea avuto sempre di far servizio al re
catolico, e che questo l'avea condotto a tanto miserabil fine, il qual non si
dovea gi da lui sperare dopo tante fatiche e disaggi patiti. E che di due cose
si doleva, l'una che senza causa e innocentemente fusse fatto morire, l'altra
che la maest del re con sua morte fusse privata di tanto servizio, che sperava
fargli. Ma che la morte lui sopportaria constantemente, s come con deliberato
animo, in molti pericoli dove molte volte l'aveva veduta manifesta, non l'aveva
voluta temere. Ma che pregava Iddio che concedesse a sua maest nell'avenir un
servitore in queste parti di cos grande animo e affezione al beneficio di
quella, come lui era stato.
Queste parole furono di poco momento appresso i detti ufficiali, quali volsero
essequire la sentenza del governatore senza altro indugio. Perch, levatogli la
catena dal collo e fattolo inginocchiare, gli fu tagliato la testa; poi fu
messo il corpo sopra la piazza del Darien, per spettacolo di tutto il popolo,
dove non pass alcuno, s degli abitatori della citt come delli venuti
nuovamente con il governatore, che potesse ritenere le lagrime, pensando che un
uomo di tanta grandezza d'animo, accompagnato da infinita liberalit, dopo
tante fatiche e stenti patiti avesse fatto s miserabil fine.
E veramente chi legge l'istorie antiche e moderne, dove si narra la vita di
eccellenti e virtuosi capitani, debbe molto maravigliarsi che pochi si sono
trovati che, dapoi che la fortuna ha lor concesso espedire qualche famosa e
degna impresa, quella non faccia lor patir qualche crudel e miserabil morte.
Il governator Petraria, dopo la morte di Vasco, lasciata la moglie nella citt
del Darien, pass li monti, e arrivato al mar del Sur mont sopra le caravelle
fatte per Vasco, dove essendo navigato alcuni giorni gli sopravenne tanta
fortuna di mare che, rotte l'antenne e squarciate le vele, scorse per due
giorni e notte per perso; e finalmente dette sopra un lito dove era un
villaggio d'Indiani chiamato Panama, dove essendo smontato e veduto il sito
atto e bello a fabricarvi, perch intese ch'era il pi vicino luogo nello
stretto di questa terra ferma del mar del Sur a quel del Nort, fabric una
citt, la quale dapoi  venuta una delle famose citt dell'Indie.


Minuta descrizione dell'isola Spagnuola, e de' primi abitatori suoi, e in
quante provincie sia divisa; de' fiumi, laghi, spelonche, e di certi uomini
salvatichi nell'ultima parte di quella abitanti.

S come debbono i buoni marinari, i quali non vogliono riportar biasimo della
loro navigazione, poi che sono stati in diverse parti del mondo e hanno veduti
diversi paesi e conosciute diverse nazioni, voltar la prua de' loro navili e
tornarsene al porto donde prima partirono, cos mi pare dover fare nel fine di
questo primo libro della mia istoria, e per avendo io cominciato dall'isola
Spagnuola, e scorsa tutta la costa di terra ferma dell'Indie occidentali,
torner alla medesima isola, la quale  stata causa di questa mia narrazione, e
ancorch io l'abbia in qualche parte descritta secondo ch' accaduto, pur,
accioch se n'abbia miglior notizia, fattane la figura, la descriveremo
particolarmente con quella diligenzia che a noi sar possibile.
L'isola Spagnuola adunche  posta fra la linea dell'equinoziale e il tropico
del Cancro, e distendesi per longhezza da levante a ponente circa 500 miglia, e
da mezod a tramontana in alcune parti  larga miglia 300; la parte di mezod,
dove  la citt principal detta San Domenico,  gradi 18 sopra l'equinoziale,
la parte verso tramontana gradi 20 e mezo. Chi fussero li primi che
l'abitassero si narra in questo modo, che trovandosi nell'isola detta Matitina,
non molto lontana, due fazioni, vennero alle mani fra loro e fu forza alla
parte pi debole fuggirsene con le mogli e figliuoli, e cos con canoe, che
abbiam detto esser lor barche, se n'andorono alla ventura per mare; pur veduti
li liti della detta isola, smontorono in quella parte, la qual chiamano
Cahonao, dove corre un fiume grosso detto Bahaboni, qual ha nella sua foce una
isoletta sopra la quale  fama che li primi abitatori fabricassero la prima
casa, la qual chiamano fino a oggi Camoteia, e l'hanno in tanta reverenzia che
pi non si potria dire, percioch vanno di tutta l'isola s gli uomini come le
donne a visitarla per devozione.
Giunti sopra l'isola e vedendola grandissima, n sapendo dove la terminasse,
pensavano che quella fusse tutto il mondo, n che il sole scaldasse altra terra
oltra quella e l'isole vicine, e per la chiamarono Quizqueia, perch quizquei
vuol dir in lor lingua il tutto. E intrativi poi fra terra, come viddero alcuni
altissimi monti con rupe aspere la chiamorono anche Haiti, perch haiti vuol
dir aspro; gli posero ancor il terzo nome Cipanga per cagion di certi monti,
simili ad alcuni monti che nell'isola Matitina chiamano Cipangi; ma li nostri
la chiamorono Spagnuola.
Questa isola ha li giorni tutto l'anno quasi eguali, e quando il sole  nel
tropico di Cancro non si altera il giorno a pena un'ora.  molto temperata
d'aere, percioch non vi  caldo n freddo eccessivo, ancora che in alcune
parti dove sono li monti altissimi sia freddo; ma questo accade per causa de'
detti monti. Si veggono di continuo in tutte le parti verdissimi gli arbori
carichi di fiori e di frutti, n mai cascono le foglie se non nascendo le
nuove. Tutte l'erbe d'orto da mangiare, e tutti gli arbori fruttiferi che vi
sono stati condotti di Spagna, vengono in quella perfezione che nel seguente
libro si dir, e il medesimo dico degli altri animali, come buoi, cavalli, ecc.
Il formento, avendone seminato in molti luoghi, trovano che risponde meglio a
seminarlo sopra colline e monti, dove sia alcune volte freddo e la terra non
cos grassa, perch seminandolo al piano  tanta la grassezza del terreno che
divien pi longo con la paglia che appresso di noi la canna del sorgo; e non fa
tanti grani nella spiga, ma ne' monti la spiga  grossa come  il braccio
dell'uomo, tutta piena di grani che numerati passano duoimila. Ma  opinione,
appresso quelli che sono andati di Spagna in questa isola e altre vicine, che
mangiando pan di formento o pan di iucca, smaltiscono pi facilmente il pan di
iucca, ancorch non sia cos suave al gusto.
Ma venendo alla particolar descrizione delle parti dell'isola, ancorch di
sopra abbiam detto che l' divisa in quattro parti da quattro gran fiumi, che
descendono da altissimi monti, cio da levante dal fiume Iunna, da ponente
Altibunico, da mezzod Nabia e da tramontana Iacche. Pur sono venuti dapoi
molti capitani e persone d'intelletto che si sono voluti informar pi
particolarmente dagli abitatori di quella, e la dividono in cinque provincie
principali. E cominciando dalla parte verso levante, dicono quella chiamarsi
Caizcimu, che in lingua dell'isola Spagnuola vuol dire fronte, over principio;
qual provincia confina al mezzod co 'l fiume Ozama che passa per le citt di
San Domenico, e da tramontana con li monti altissimi detti Haiti per la sua
asperit. La seconda  detta Huhabo, qual  tra li monti e un fiume detto
Iaciga. La terza, Caiabo, abbraccia tutto lo spazio ch' tra Cubaho e il fiume
Iacche, e va fino alli monti Cibaui, dove  tanta grande copia d'oro, nelli
quali nasce il fiume Neyba, che va a sboccare nel mar verso mezzod. La quarta,
detta Bainoa, comincia da' confini di Caiabo e si slunga verso tramontana, dove
 il fiume detto Bagaboni, dove abbiam detto che fu fabricata la prima casa.
Tutto il resto verso ponente occupa la provincia detta Guaccaiarima, perch
nella lor lingua caiarima vuol dir le natiche, e gl'Indiani tengono questa
ultima parte dell'isola per la pi stretta, gua  l'articolo che in quella
lingua appiccano a tutti li nomi propri, come  Guarionesio, Guaccanarillo. Ma
lasciando li nomi a parte, diciamo di qualche luogo particolare, degno d'essere
inteso.
Nella provincia Caizimu  un altissimo monte mezzo miglio lontano dal mare,
qual ha una spelonca grandissima, l'entrata della quale s'assomiglia ad una
porta d'un grandissimo palazzo. In questa spelonca si sentono cadere fiumi, con
tanto romore e strepito che si sente di lontano cinque miglia, e chi va a
dimorarvi appresso alquanto spazio diventa sordo. Questi fiumi fanno un
grandissimo lago, dentro al qual sono alcuni bollori e rivolgimenti d'acque di
continuo, e s grandi che chi v'entrasse dentro sarebbe subito inghiottito.
Percioch si pensa che dette acque, dapoi cadute in quel luogo, siano
inghiottite da altre caverne della terra. Nella parte di sopra di questa
spelonca, secondo che per l'entrata si pu vedere,  molto alta, e si veggono
di continuo nebbie che nascono della umidit de' bollori di quelle acque. Sopra
la sommit d'alcuni monti altissimi per mezzo la citt di San Domenico, ma
distante da quella miglia sessanta,  un lago, al quale per l'asprezza della
strada con gran difficult si pu andare. Pur li nostri, che non potevano star
oziosi, lo volser vedere, dove giunti essendo al principio del mese di giugno
ebbero freddo, e trovorono oltra tutte l'altre erbe infinite felci, e di quelle
spine che fanno le more per le siepi, le quali non si trovano nelli piani
dell'isola.
Questo lago  d'acqua dolce, pieno d'infinite sorti di pesci, delli quali li
nostri presero assai avendoli serrati con frasche e foglie in un seno che fa il
lago in un monte vicino. Detto lago gira circa tre miglia, n per di quello
sbocca alcun fiume, essendo li monti all'intorno altissimi, dalli quali si
veggono corrervi dentro infinite fontane d'acqua chiarissime, con le ripe piene
di molte erbe, essendo le altre parti di detti monti orride e sassose. Sopra
questa isola in molte parti sono assai laghi d'acque dolci, alcuni di salse, e
d'acque amare, come quel che  nella provincia di Bainoa, qual  di lunghezza
di trenta miglia, e largo dove quindici e dove dodici, e si chiama dagli
Indiani Haguey Gabon; ma li nostri lo chiamorono il mar Caspio, perch
correndovi dentro infiniti fiumi, nondimeno da questo non nasce alcun fiume. 
opinione che per caverne di sotto terra v'entri il mare, per trovarvisi dentro
molti pesci marini; fa questo lago fortune grandi, e molte volte affonda molte
canoe con tutti gl'Indiani, alli quali, quando egli  turbato, non giova il
saper notare, perch esso gli inghiottisce con le canoe insieme, n mai s'
veduto che alcun che vi sia annegato dentro sia stato buttato dipoi dall'onde
in sul lito.
In mezzo  un'isola detta Guarizacca, dove stanno molti pescatori indiani che
prendono de' detti pesci e gli seccano. Sonvi duoi altri laghi salsi ma
piccioli; non troppo lontani da questi sono altri laghetti d'acque dolci. Tutti
questi laghi sono in una valle grandissima, la qual va da levante a ponente per
lunghezza pi di cento miglia, e per larghezza, dove  pi larga, sono
venticinque miglia; ha da una banda li monti detti Daiguani, dall'altra
Caiguani. Non troppo lontano dalla detta  un'altra valle lunga circa dugento
miglia, qual si chiama Maguana, dove  un bellissimo lago d'acqua dolce, non
troppo grande, appresso del quale ha lo stato suo il cacique Caramatexio, e il
suo palazzo, con infinite abitazioni d'Indiani.
Costui, dilettandosi d'andar a pescare, avea sempre in casa le maggiori e pi
forti reti che si trovassero in tutto quel paese. E avendo, un giorno ch'egli
era andato sopra il lito del mare, veduto prender dalli suoi pescatori un delli
pesci detti manati, li quali, ancorch venghino molto grandi, pur questo allora
era piccolo, lo fece portar a casa vivo e buttar nel lago vicino, dove ogni
giorno gli dava del pan di maiz e iucca, di modo che divenne tanto mansueto che
veniva ogn'ora che lo chiamavano a pigliare il cibo che con la mano gli
porgevano, lassandosi maneggiar tutto; e alcune volte, se qualcuno voleva
passar dall'altra banda del lago, si lasciava cavalcare e lo conduceva dove
voleva. Questo pesce  molto brutto a vedere, perch ha il corpo grosso a modo
d'animale di quattro piedi; non ha piedi, ma invece di quelli alcuni ossi
grossi e duri che gli spuntano fuori del corpo, qual  coperto di squame
durissime; ha la testa di bue, nel muoversi  pigro. Dicono che la carne 
suavissima al gusto, e miglior di qualunque altro pesce. Questo pesce cos
piacevole e mansueto fu tenuto gran tempo in quel lago, con gran piacer di
ciascuno che lo vedeva, perch da ogni parte dell'isola andavan molti a vederlo
chiamare e traiettare persone da una all'altra riva del lago. Ma essendo un
giorno venuto un uracan grandissimo, cio tempesta con vento e pioggia, di
sorte che molti fiumi corsono grossissimi dalli monti vicini, e feceno che
detto lago si gonfi in modo che l'acque di quello corsono fino al mare, allora
il pesce manati fu menato di nuovo in mare, n pi si pot vedere.
Qui non voglio distendermi pi in numerare le valli, monti, fiumi e li nomi
loro, che saria cosa lunga e di tedio alli lettori; solo dir d'alcuni, e
massime del fiume detto Bahuam, qual passa per mezzo d'un paese detto Maguana
della provincia Bainoa. Questo fiume nasce a' piedi d'un monte altissimo e
corre tutto salso per molte miglia, fin che gli sbocca in mare, ancorch in
quello caschino molte fontane d'acqua dolci.  opinione che detto fiume passi
di sotto li monti Diagoni, che sono in detta provincia di Bainoa, lontani
dodici miglia dal lago salso nominato il mar Caspio. In questi monti cavando si
trova il sale durissimo e chiaro come cristallo, del quale si servano
gl'Indiani fra terra, avendo carestia di quello che si fa appresso il mare.
Nella sommit delli monti Cibaui, quali sono altissimi, dove abbiam detto che
si cava l'oro, e che sono quasi nel mezzo dell'isola, nella provincia detta
Caiabo,  un piano detto Cotohi lungo miglia 25 e largo 15; quale, ancora che
sia altissimo e che di sotto quello pare che si vegghino le nuvole, pur ancor
lui  circondato da altri monti, li quali par che signoreggino tutta l'isola.
Da' detti monti corrono infinite fontane d'acque chiarissime nel detto piano,
qual  cultivato e ha alcune ville d'Indiani. Questo luogo sente nell'anno la
variet de' tempi, cio primavera, estate, autunno e inverno, imperoch vi 
freddo di sorte che agli arbori cascano le foglie e l'erbe si seccano; la qual
cosa non suol accader in alcuna parte di tutta l'isola, essendovi sempre
primavera e autunno perch gli arbori sono sempre carichi di fiori e frutti. Il
freddo veramente non  per tanto grande che vi nevichi overo ghiacci, ma
rispetto all'altre parti di detta isola  grande.
In detto piano nascono felce tanto grosse nel gambo quanto  una asta di
giannetta, e molte di quelle spine che fanno le more rosse. Dicono nelli monti
che circondano detto piano essere molto oro, ma li vicini che vi abitano non si
curano di cercarlo, producendogli la terra per la sua grassezza tanta quantit
di maiz e iucca che basta loro per il pane. Appresso delle fontane che corrono
chiarissime si cavano la sete. Il resto del tempo, o stanno oziosi sedendo
all'ombre, overo ballano a lor modo, n pensano ad altro.
 ancora un altro paese in questa isola, fra la provincia de Huhabo e quella di
Caiabo, detta pur Cotohi, qual ha grandissime pianure, valli e monti, ma per
esser tutti sterili non  abitato, e per questo rare volte vi vanno uomini. In
questo luogo gl'Indiani dicono che  il principio della minera di tutto l'oro
che  in quella isola, e che fra quelli monti si vede che gli esce fuor della
terra, come se fusse una pianta che nascesse. La qual cosa, ancorch paia
incredibile che l'oro facci questo effetto, pur in queste nostre parti
dell'Europa, nel reame d'Ungheria, in molti luoghi a' nostri tempi da infinite
persone  stato trovato, e di continuo si trova l'oro uscir della terra, e
andarsi appiccando a torno agli arbori come fanno le viti, ed  finissimo.
Nella provincia di Caizimu, nelle contrade dette Guanama, e Guariagua, sono
alcune fonti, l'acqua delli quali nella superficie  dolcissima e buona per
bere, a mezzo comincia a sentirsi salsa, e nel fondo  molto amara. Pensano che
questi fonti naschino d'acqua salsa, e che di sopra vi corrino poi acque dolci
dalli monti, le quali non si mescolino insieme. Appresso queste fonti, se alcun
si distende in terra e mette l'orecchie sopra quella, sente che la  concava di
sotto, perch quella risuona, e un uomo a cavallo si sente venir tre miglia
lontano, e un a piedi un miglio.
Nella ultima provincia, detta Guaccaiarina, sono uomini che abitano in caverne
e sopra selve e monti altissimi, e non vivon se non di frutti salvatichi, li
quali mai hanno voluto aver commerzio con gli altri uomini dell'isola, n,
ancor che siano stati presi, si son potuti domesticare.  opinion che non
abbino determinato parlare fra loro come han tutti gli altri uomini del mondo;
e che non sappino ci che sia signore, over legge alcuna, ma che sian del tutto
salvatichi animali, eccetto che hanno l'effigie umana. Alcune volte si veggono
e vanno del tutto nudi, n  possibile pigliargli, perch son pi veloci nel
correr dietro a cani velocissimi menati nell'isola, n mai gli hanno potuti
giugnere. In questa ultima parte dell'isola, in una bellissima valle, avevan
molti campi lavorati alcuni cristiani, dove essendo andati del mese di
settembre a vedergli con tutta la lor famiglia e figliuoli, ed essendo sparsi
chi in qua e chi in l, eccoti uscir d'un bosco vicino un di questi uomini
salvatichi, grande e terribile, il qual, preso sotto il braccio un fanciullo
piccolino, che giaceva sopra l'erba non molto lontano dal padre, se ne fugg
come un vento. Il padre e tutti gli altri, veduta questa cosa, messi stridi
fino al cielo, con la maggior celerit del mondo si missero a corrergli dietro.
Ma l'uom salvatico vedutili da lontano si ferm, e pareva che stesse ad
aspettargli, fin che gli giunsero un poco appresso, ma poi un'altra volta si
misse a correre, e pi non fu veduto. Il padre, dolente e come morto, pensava
che 'l figliuolo fusse stato portato via per mangiarlo, ma l'uom salvatico,
come s'accorse che non gli andavan pi dietro, veduti in una valle vicina certi
pastori che pascevan una mandria di porci, and pianamente dove erano, e lasci
il fanciullo alquanto lontano sopra una strada dove avean a passar li pastori,
li quali, avedutisi del fanciullo, presolo in braccio lo portorono la sera al
padre. N si maraviglino li lettori che in questa isola tanto lontana da noi si
truovi questa generazione d'uomini salvatichi, che ancora nell'isola Hibernia,
qual  sotto il re d'Inghilterra, non troppo lontana da quella, nella parte fra
terra, dove non  altro che selve e monti altissimi, si sa trovarsi uomini
infiniti salvatichi, quali mai hanno voluto aver commerzio con quelli che
abitano appresso il mare, n si son potuti mai espugnar dalle genti del detto
re.
In questa isola si trova pece in copia grande, sopra molti pini che vi sono, e
un altro arbore detto coppei, qual arbore  molto grande, e fa un frutto come
susini assai buoni da mangiare, ma la foglia del detto  maravigliosa,
percioch  larga mezzo piede e molto tonda. Questa foglia, veduta dalli
cristiani e conosciuto ch'era grossa e flessibile, cominciorono con un stilo a
scrivervi su, e trovorono che le lettere si vedevano come se fosser state
scritte sopra una carta con inchiostro. Per tanto, veduta questa commodit, non
avendo carta si misero a scriver tutto quel che faceva lor di bisogno, e mandar
Indiani di qua e di l con le dette lettere. Tra gli altri un capitano mand
per un suo schiavo con lettere quattro di quegli animali che si chiamano utias,
simili a conigli, cotti, a donar ad un suo amico, scrivendogli quello che gli
mandava. Lo schiavo nel viaggio ne mangi duoi, donde l'amico riscrisse averne
ricevuto solo duoi; giunto lo schiavo e dato la risposta al padrone, quello gli
cominci a far un rabuffo e dirgli la maggior villania del mondo, mostrandogli
che quella foglia gli diceva che non avea dato se non duoi utias all'amico suo,
e che gli altri duoi se gli aveva mangiati. Il che lo schiavo con paura
confess. Questa cosa, divulgatasi per l'isola, fece che tutti gli Indiani non
ragionavan d'altro che delle foglie dell'arbor cotoy, e non si volevan
appressar a quello quando parlavano insieme, accioch quelle non dicesser alli
cristiani quel che tra loro ragionavano.
Dicono li vecchi di questa isola, quali per la maggior parte vivon cento e
dieci e cento e venti anni, aver sentito dire da' lor padri che sempre per il
passato gli abitatori di quella eran vissuti di certe radici salvatiche, alcune
delle quali sono simili a cipolle, altre come pastinache, e altre come noci,
overo tartufe, quali chiamano con diversi nomi, cio cibaio, macaone, caboie,
guaiero; ma che un vecchio molto savio, stando un giorno sopra la ripa d'un
fiume, vidde un'erba molto grande con le foglie simili al canapo, la qual port
a casa, e piantata la radice cominci a farla diventar domestica, e gli misse
nome iucca, la qual, essendo suave al gusto, di quella cominciorono a far il
pane detto cazabi; qual voglion che sia molto sano e facile a digestire, e
adesso  commune a tutti gli abitatori della Spagnuola. Questo vecchio trov
ancora le radici dette agies e batatas, delle quali, parlandosene copiosamente
nel sequente libro, si rester di dire altro.


Degli abitatori di detta isola, e diversi ridotti fatti per cristiani. De'
costumi de' caciqui quando mangiano e quando nascono figliuoli.

Tutti gli abitatori di questa isola sono uomini semplici e attendono per la
maggior parte a viver oziosi all'ombra, avendo bisogno di poche cose, andando
sempre nudi, e producendogli la terra tanti frutti quanti hanno di bisogno,
perch si vede di continuo sopra gli arbori li fiori, insieme con li frutti
maturi. E se vogliono hanno il modo ancora molto facile a pigliar pesci nel
mare e ne' fiumi di detta isola, dove ne trovano gran quantit. Questi tali,
dapoi che son venuti li cristiani, e che gli hanno constretti a star tutto il
giorno al sole a cercar oro nell'arena di fiumi, ne sono morti infiniti, s per
non esser assuefatti a questa fatica, s ancora perch si sono ammazzati da
loro medesimi per disperazione, vedendosi ridotti da una felice vita a cos
estrema miseria e servit, e molti ancora di loro non si sono curati di
maritarsi per non far figliuoli schiavi per li cristiani. Le femine medesime,
come si son sentite esser gravide, con una certa erba hanno operato di
disperdere, di sorte che chi avesse veduto il numero degli abitatori, qual si
trovava al principio che li cristiani andorono alla sopradetta isola, a
comparazion di quello che si truova al presente, staria molto stupefatto. E
ancor che per ordine della maest del re sian stati fatti liberi tutti gli
abitatori di detta isola, n possino esser astretti ad alcuna cosa, pur gli
officiali che si son trovati l, di tempo in tempo, per avarizia hanno
esseguito quel che gli  parso.  opinion che nel principio in detta isola
fossero da novecentomila persone, e al presente sono tanti pochi che  vergogna
a narrarlo.
Li nostri, dapoi che hanno fatto quelle fortezze nel mezzo dell'isola, come
abbiam di sopra detto, hanno fabricato a marina ridotti in diverse parti,
serrati con li suoi muri, nelli quali sono molte abitazioni, come  il porto
della Plata, Porto Regal, Lares Villa Nuova, Azua, Salvaterra. In alcune parti
di questa isola, come saria a dire nel paese del cacique Beuchio detto Xaragua,
rare volte piove, e per questo dove sono seminati li suoi maiz, over iucca,
conducono l'acque delle fontane per canali fatti a mano per adacquarli. In
molte valli piove poi pi che non gli fa di bisogno, come in tutto il paese a
torno la citt di San Domenico. In altre parti piove temperatamente.
Quando li caciqui muoiono, come instituiscono li suoi eredi, e come molti suoi
famigliari si ammazzino con esso loro, si pretermette di dire, dicendosene a
bastanza nel seguente libro. Una particolarit non voglio restar di dire. Che
essendo venuto a morte il cacique Beuchio fratello di Anacaona, del qual di
sopra s' fatta menzione, la detta sua sorella, per onorarlo, essendo stato
riputato il pi valente cacique di tutta l'isola in componer areyti, che sono
versi, come si dir, ordin che molte delle sue donne fossero sepolte vive con
il detto. Ma trovandosi a caso in quel luogo alcuni frati di san Francesco,
quali andavano ammaestrando gl'Indiani nella nostra fede, con gran preghere
impetroron che una sola fusse sepolta, perch non  possibile dir la grande
opinion che hanno di questi suoi caciqui, che da poi che sono morti vadino al
sole. Questa che volse morir volontariamente con il detto cacique Beuchio si
chiamava Guanahatta Sienechena, ed era bellissima, e volse portar seco tutti li
suoi ornamenti, con un vaso d'acqua e pan di maiz e iucca.
Quando ad alcun cacique nasce un figliuolo di nuovo, tutti li vicini del paese
vanno a trovar la donna di parto, e come entrano nella camera dove ella giace
salutano il figliuolo o figliuola, chi con un nome chi con un altro. Uno dir
"Facella rilucente", un altro "Facella piena di fiamme", altri "Vincitor degli
inimici", over "di un fortissimo signore nepote", o "pi lucido dell'oro". Alle
femine dicono "pi odorata di qualche fiore", e dicono il nome, "pi dolce che
il tal frutto", "Occhi di sole", over "di stelle". Il cacique Beuchio
sopradetto aveva molti nomi oltra il primo. Cio Turehiguahobin, che vuol dir
re resplendente pi che l'oro. Un altro Starei, cio fiammeggiante. E Huiho,
cio altezza. E Duiheyniquen, cio fiume ricco. E quando si ordinava alli
paesani alcuna cosa per suo ordine, era necessario dir tutti li suoi nomi da un
capo all'altro, altramente l'averia avuto forte per male, e quello che avesse
lasciato di dire uno per negligenzia saria stato punito.


Della religione e cerimonie de' sopradetti Indiani.

Io mi penso, anzi tengo per certo, che molti che leggeranno la presente istoria
desidereranno intendere quello che questi popoli dell'isola Spagnuola adorino,
e che religione e cerimonie siano le loro. Delle quali, ancor che in molti
luoghi sia stato detto che adorano il sole e la luna, nondimeno per far cosa
grata alli lettori si dir quello che se n' possuto intendere.
L'admirante Colombo, nel secondo suo viaggio fatto all'isola Spagnuola, men
seco un frate dell'ordine degli eremitani, detto maestro Ramone, persona dotta
e di santissima vita, accioch egli ammaestrasse nella fede cristiana gli
uomini dell'isola. Costui, avendo in breve tempo imparata la lingua loro,
conversando famigliarmente con quelli, intese molte particulari loro
superstizioni e cerimonie, e cos ne compose un libro in lingua castigliana,
del quale, lasciando da parte molte cose impertinenti, se ne dir alcune
brevemente.
Appresso questi popoli  questa opinione, che sia un primo motore, omnipotente,
eterno e invisibile, qual ha duoi nomi: Iocauna, Guamaonocon. E che questo
Iddio ha madre, la qual ha cinque nomi: Attabeira, Mamona, Guacarapita, Iiella,
Guimazoa. Ma di Dio eterno, senza fine e omnipotente, dicono esser diversi
messaggieri, li quali chiamono Cemi over Tuyra, e ciascun signore over cacique
ha un particular Cemi over Tuyra, il qual lui adora. E affermano che questi
Cemi appariscono loro la notte, e da loro intendono molte cose. La forma de'
quali fanno di cottone tinto di nero, simile alla forma de' demoni piccoli, li
quali dalla bocca gettan fuoco, e hanno la coda e piedi di serpi neri. E di
questi Cemi ne fanno alcuni in pi, altri a sedere, e di diverse grandezze, e
quando vanno a combattere contra gl'inimici ne portano legati alla fronte
alcuni piccoli, e pensano che avendo quelli debbino esser vincitori. Da questi,
se hanno bisogno di pioggia, over sole per li loro maizali, pensano di poterlo
impetrare. E se per caso detti Cemi gli appariscono nelli boschi, delli quali
son molti in questa isola grandissimi e folti, li fanno di legno; e se in
qualche caverna, over monte lo fanno di pietra, e hannogli insomma venerazione
in quelli luoghi dove gli hanno veduti. Altri gli fanno di radici di iucca,
dicendo avergli veduti sopra quelle, e che hanno cura di farle crescere, delle
quali fan pane.
E quando vogliono saper quel che sia per succeder d'una guerra, over altra lor
cosa, come se sia per esser abondanzia di maiz e iucca per il loro vivere, over
quando alcun gran maestro  ammalato, se debbe vivere o morire, uno delli
caciqui principali entra in una casa fabricata alli Cemi, dove gli  preparata
una bevanda fatta d'una erba detta chohobba, la qual pigliano con il naso. Il
che fatto, subito comincia a diventar furioso, e pargli che la casa vadi sotto
sopra e che gli uomini vadino con li piedi in su, e tanta  la forza di questa
bevanda che gli leva via tutto l'intelletto e sapere, n sa ove si sia. Poi,
come l'ha un poca digerita, si mette a sedere in terra con il capo chino, e le
mani intorno alle ginocchia. E stato in questo modo un pezzo, come se da un
gran sonno si levasse alza gli occhi e riguarda il cielo, parlando fra li denti
e il palato certe parole che non s'intendono. Intorno a questo cacique stanno
delli primi della sua corte, n ad alcun del vulgo  permesso che si truovi in
queste cerimonie. Questi, come lo vedono un poco ritornato in s, cominciano
con voce alta a ringraziar il Cemi, che l'ha lasciato partir dal suo
ragionamento, e che sia ritornato a loro, e gli dimandano quel che ha veduto.
Questo come pazzo dice aver parlato allora con il Cemi, qual gli ha promesso di
fargli aver vittoria contra gl'inimici, over avergli detto che sar vinto e
ruinato per qualche cosa che li detti non hanno voluto fare, e cos referisce
della abondanza o carestia, vita o morte, come al primo tratto gli vien in
bocca.
E avendo detto di sopra che ciascun cacique ha il suo particolar Cemi, qual
adora, dico che un cacique nominato Guaramento avea un Cemi detto Corochotto,
fatto di cottone, e lo teneva legato sopra il pi alto palco della sua casa, il
quale alcune volte rompendo li legami dicono che se ne fuggiva e andava a
trovar qualche femina per mescolarsi con lei, over perch desiderava mangiar
qualche cibo che 'l cacique non gli dava; alcuna volta dicevan che gli era
fuggito tutto adirato, perch detto Guaramento avea pretermesso di fargli certi
sacrificii in suo onore. Nel principal villaggio di questo cacique, come nascon
fanciulli che abbino alcuno segnale sopra il capo over collo, dicono che quelli
sono figliuoli del Cemi Corochotto.
Un altro cacique avea il suo Cemi fatto di legno a modo d'animale con quattro
piedi, e chiamavalo Epileguanita; quale spesse volte diceva che si partiva dal
luogo dove l'adorava e se n'andava alle selve, il che come presentiva mandava
molti Indiani cercandone, e trovatolo se lo mettevan in spalla e con gran
venerazion lo riportavano al suo luogo.
Ma venuti li cristiani nell'isola cessorono tutte queste illusioni diaboliche,
e questo Cemi e tutti gli altri se ne fuggirono, n mai pi gli hanno potuti
trovare. E da questo gli Indiani che erano vecchi facevano congiettura che
tutte le signorie di quella isola dovean perdersi, e restar sotto altro
signore. Alcuni fanno il suo Cemi di marmo, come  una femina, e appresso gli
fanno duoi fanciulli come sarian duoi ministri; un di questi dicono che a modo
d'un banditore per ordine di questa femina va facendo intender agli altri Cemi
che venghino per comandamento di quella con venti, pioggie e nebbie
grandissime; l'altro fanciullo d'ordine di quella mette insieme tutte l'acque
che caggiono dalli monti e le sgonfia, di sorte che come un mare allagano tutti
li maizali. E questi ufficii fanno questi duoi ministri ogni volta che gli
Indiani mancano dalli debiti onori alli Cemi di marmo.
 costume antiquissimo appresso questi dell'isola Spagnuola, che tutti li
figliuoli delli caciqui sieno ammaestrati da alcuni Indiani savi, che loro
chiaman boitij over tequina, quali gli fanno imparar a mente molti versi, nelli
quali insegnano loro due cose principalmente: l'una dell'origine e principii
delle cose, e come le sono andate augumentandosi, cos come di sotto si dir;
l'altra delle cose fatte per loro avi maggiori s in guerra come in pace; e
queste cose l'hanno composte in versi nella loro lingua, li quali chiaman
areyti. E questi areyti con un certo tamburo fatto a lor usanza cantano, qual
chiaman maguey, ed  fatto d'un legno tondo concavo, qual risuona grandemente
essendo battuto con un altro legno su 'l fondo, a modo di tamburo de' nostri. E
quelli cantando ballano tutti ad un tratto; e in questi balli sono molto pi
agili e destri che non sian noi altri, perch stanno nudi, e gran parte del
tempo non spendono in altro che in ballare. Hanno, oltra le sopradette sorte di
areyti delle origini delle cose e fatti de' lor antichi, alcuni altri composti
d'amore, nelli qual laudano le loro innamorate e poi dicono le passioni che
sentono come le veggono, over in sua absenzia quando di lor pensano. Ne hanno
alcuni altri molto lamentevoli, e con voci rotte e delicate, quando voglion
piangere. Altri terribili, e con voci piene di gravit, quando voglion inanimar
gli Indiani, che vadin arditamente adosso gl'inimici e non dubitino di morire,
perch morendo per difension della lor patria anderanno a star appresso il
sole. E alla sorte di questi suoi areyti accommodano la voce e gli suoni che
fanno con quelli suoi maguey.
In questi suoi areyti ne hanno uno antichissimo, lasciatogli di mano in mano
per molte et e generazioni dalli suoi antichi. Il qual  fatto con voci
piatose e lamentevoli, nel qual  predetto la venuta delli nostri a quella
isola. E quando lo cantavano sempre gli cadevan le lagrime dagli occhi, e
gemendo dicevano Guamaonocon, cio Dio eterno, aver determinato che
maguacochios, cio uomini vestiti, venissero in quella isola armati con spade,
che in un colpo tagliariano un uomo dal capo in sino alli piedi, e levarian via
tutti li lor Cemi e lor cerimonie, sotto il giogo delli quali tutti li loro
figliuoli e posterit eternamente stariano. Molti delli detti Indiani pensavan
che volesser dir delli canibali, che dovesser vestirsi e armarsi di spade di
legno, e per questo ogni volta che gli vedevan venire fuggivano e ne avean
grandissima paura. Ma  cosa certissima e a ciascuno dell'isola manifesta che,
molti anni avanti che a quella gli Spagnuoli giongessero, furono duoi caciqui,
delli quali l'un fu il padre di Guarionesio, di chi di sopra abbiam fatto
menzione; costoro, avendo digiunato cinque giorni continui con gran reverenzia
alli suoi Cemi, una notte da quelli gli fu detto che presto era per venir una
sorte di gente coperta tutta di veste, la qual levaria via li Cemi e faria
tutti li loro figliuoli schiavi. La qual cosa giunti li nostri si verific
perch non molto dapoi son stati levati via li Cemi, e lo adorar di quelli, e
si son battezzati tutti gl'Indiani, e dapoi che fu posto il segno della Santa
Croce in quella isola, mai pi li Cemi sono apparsi.


Quali credano esser stati i primi principii delle cose, e il principio
dell'umana generazione, e del principio del mare, e d'alcune vanissime loro
superstizioni.

Delli principii delle cose prime, dimostrano una spelonca nel paese d'un
cacique detto Machinnech, molto grande e oscura, a' piedi d'un altissimo monte,
e la chiamano Iovana Boina, qual vanno a visitare con somma riverenza; e
l'entrata  ornata con varie pitture, dove si veggon scolpiti duoi gran Cemi,
differenti l'un dall'altro di figura, de' quali un  chiamato Binthaitelle,
l'altro Marohu, e dimandati perch vanno con tanta reverenza a visitar quel
luogo, dicono con il maggior senno che abbino, che hanno per lor areyti che di
quel luogo uscirono il sol e la luna a far luce al mondo.
Il principio dell'umana generazione dicono essere stato in questo modo. 
nell'isola una provincia detta Caunana, dove  un grandissimo monte a pi del
quale sono due spelonche, una grande detta Caxibaxagua, l'altra minore,
Amaiauna. In queste spelonche dicono che abitavano tutti gli uomini, n uscivan
fuora, perch cos dal sole era stato lor comandato, non volendo da loro esser
veduto; per questo aveva posto alla guardia di dette spelonche uno tratto fuora
chiamato Machochael. Costui, volendo conoscere quello che era per l'isola,
oltre a dette spelonche, si misse andare per essa, e non tornando presto gli
sopragiunse il sole, qual veduta la sua inobedienzia, lo convert in un sasso,
il quale ancora in quel luogo mostrano. Dicono ancora che molti di quelli
uomini che eran in dette spelonche, avendo grandissimo desiderio d'andar ancor
loro a vedere pi oltre, una notte si partirono, e andati per l'isola non
poteron cos presto tornarsi indietro, di modo che, sopravenendo il sole, quale
non era lecito loro guardare, furono transformati ancor loro in certi arbori,
che sono in ogni canto per la detta isola, e fanno certi frutti come susine;
che dapoi dalli Spagnuoli  stato pensato che sian mirabolani, come abbiam
detto di sopra. Dicono ancora trovarsi in queste spelonche uno detto
Vaguoniona, che era delli primi e avea molti figliuoli; volse mandarne uno
fuori, qual fu transformato dal sole in rosignuolo. E per questa causa dicono
detto uccelletto cantar la sua sventura tutto l'anno dimandando aiuto a suo
padre; perch in questa isola li rosignuoli e altri simili uccelletti non
restano mai di cantare. E che questo Vaguoniona, volendo andar a trovar detto
suo figliuolo, perch lo amava grandemente, lasciati gli altri in detta
spelonca men seco fuori tutte le femine che lattavano con li fanciulli al
petto, e giunto alla ripa d'un gran fiume, li fanciulli, essendo affamati e
gridando "toa toa", cio mama mama, dicono che furono dal sole insieme con le
madri convertiti in rane, e che per questo fanno quelle continuamente simil
voce.
Ma questo Vaguoniona, per aver avuto spezial grazia dal sole, mai fu mutato in
alcuna cosa, ma dapoi che fu andato in diversi luoghi, se ne and per una
grotta sotto la terra, dove trov una bellissima donna qual gli don certi
sassetti piccioli tondi, che chiaman ciba, e certe lamette d'oro, le quali
affermano esser fin al giorno presente appresso alcuni caciqui di detta isola,
e mostrarsi con grandissima reverenzia. E che gli uomini restati soli nella
spelonca, come abbiamo detto di sopra, andando la notte dove eran alcune fosse
piene di acqua piovuta per lavarsi, viddero certi animali simili a femine, che
andavan sopra gli arbori come fanno le formiche. E per desiderio d'aver femine,
non essendone restate loro alcuna, corsero per voler pigliarne ciascuno una. Ma
avendogli messe le mani adosso, fuggivano delle lor mani come se fussero state
anguille. E cos, essendo tutti disperati di non poterne pigliare, fecer
consiglio quel che si dovesse fare, dove il pi vecchio disse che si
eleggessero fra tutti loro quelli che avessero le mani callose e aspre, li
quali chiaman caracaracoli, e con questi tornati a volerne pigliare, di molte
che ne presero non ne poteron ritener se non quattro, che tutte l'altre gli
fuggirono. E referiscono che li figliuoli che nacquero di queste uscirono delle
spelonche, n pi il sole gli transform in altra cosa, ma abitorono tutta la
terra.
Del principio del mare dicono che gi fu un uomo molto potente detto Iaia, al
qual morse un figliuolo che aveva solo, e volendolo sepellire, n avendo dove,
lo misse in una grandissima zucca, e questa colloc alle radici d'un monte non
molto lontano dal luogo dove abitava, e spesso andava per desiderio che aveva
del figliuolo, a vederla. E che un giorno fra gli altri, avendola aperta,
saltoron fuori balene e altri pesci grandissimi. Dalla qual cosa spaventato
Iaia, tornato a casa, narr alli vicini tutto quello che gli era intervenuto,
dicendo che quella zucca era piena d'acqua e d'infiniti pesci. Questa cosa
divulgatasi, quattro fratelli nati d'un parto, per desiderio di pesci, andorono
dove era la zucca, e toltala in mano per aprirla, sopragiunse Iaia. Costoro,
vedutolo, per paura che ebbero la buttorno in terra, la qual per il gran peso
ch'era in quella si ruppe, e per le fissure venne fuora il mare, e che tutta la
pianura secca, qual si vedeva senza fine o termine alcuno da ogni canto,
ripiena d'acqua fu sommersa. E che solo li monti, per la sua altezza, rimasero
scoperti da tanta inundazione; e cos credono che detti monti siano l'isole e
l'altre parti della terra che si veggono al mondo.
Hanno una gran superstizione, che pensano che li morti il giorno stiano
nascosi, e la notte vadino di qua e di l, e che mangiano un frutto detto
guabana, del qual abbiam detto, e dirassene nel seguente libro. E qualche volta
entrano in letto dove dormono le donne Indiane, presa forma d'uomo; e che le
donne gli conoscono in questo modo. Se alcuna la notte dubita che alcun morto
sia venuto nel suo letto, subito gli mette la mano sopra l'umbilico, qual non
gli trovando subito il morto dispare. Perch hanno opinione che li morti
possino transformarsi con tutte le membra dell'uomo, eccetto che l'umbilico.
Dicono che di notte spesso nelle strade publiche appariscono li morti, contra
li quali, se l'uomo fa buon cuore e non si perde d'animo, subito il morto
disparisce; ma se si mostra aver paura, quella ombra gli va adosso, e nuoce
loro tanto che spesso rimangono storpiati e persi in qualche parte della
persona.
In questa isola sono quelli che chiamano boitij, overo tequina, quali abbiamo
detto che insegnano alli figliuoli delli caciqui gli areyti. Costoro sotto
ombre grandi alcuni giorni determinati fanno congregare tutta la plebe, e
stando a sedere sopra un arbore gli dicono tutte le sopradette superstizioni
overo favole, e appresso come il Cemi over Tuyra gli ha parlato e dettogli quel
che hanno a fare e quel che debbe venire, e sono di grande auttorit appresso
ciascuno.
Sono ancora medici, perch conoscono l'erbe e virt di quelle, con il succo
delle quali fanno maravigliose prove a sanar ferite. E quando alcun cacique
s'ammala, chiamano uno di questi boitij, qual, pigliandolo a guarire, s'obbliga
a digiunare e a pigliar dell'erba detta chohobba, la quale lo fa infuriare e
voltar gli occhi e uscir fuori di s; e dapoi alquanto spazio che costui ha
fatto questo, fa collocare l'ammalato in mezzo una camera, dove non vuole che
sian presenti se non duoi o tre delli suoi pi stretti parenti, e costui gli va
intorno tre o quattro volte torcendo il viso e la bocca, e facendo li pi
strani atti che mai si vedessero con le mani e co' piedi, e spesso gli soffia
sopra la fronte, collo o tempie, e tira a s il fiato, e dice cavargli delle
vene tutto il male; dapoi gli frega le spalle, coscie e gambe, il che fatto
strigne tutte due le mani insieme e va correndo alla porta, dove, scosse che
l'ha molto bene, dice aver scacciato fuori il male e che fra pochi giorni
l'ammalato guarir. Dapoi, ritornato all'ammalato, gli d a bere il succo
d'alcune erbe che lo purgano, over gli ordina che non mangi fin l'altro giorno.
E se vede che sia per guarire, un'altra volta gli va intorno facendo li
sopradetti atti, e mostrando di soffiarsi sopra le mani si cava di bocca un
pezzo di qualche frutto, o di maiz, o di pesce, over qualche osso, e dice:
"Guarda, tu avevi mangiato questa cosa, la qual non hai potuto digestire, e io
te l'ho levata del corpo". Se veramente vede che sia per morire, facendo li
medesimi atti dice che 'l Cemi  adirato per non esser stata fatta una bella
casa, over che se gli  mancato per il cacique della solita riverenza, e che
per questo lo vuol far morire. E mancando il cacique, li suoi principali
parenti alcune volte vogliono sapere se 'l Cemi l'ha fatto morire, over  morto
per negligenzia, che 'l boitio non ha digiunato come doveva, e fatti alcuni
strani atti la notte atorno il morto, si mettono a dormirgli intorno, e dicono
essersi insognati donde  venuta la causa di tal sua morte, e per questo alcune
volte fanno morire il boitio. Le femine veramente, se possono aver uno degli
ossi, o frutto, o maiz, che abbi avuto in bocca il boitio nel sanar d'alcun
cacique, lo salvano con grandissima devozione involto in alcun drappo, e dicono
esser cosa esperimentata a far partorir subito una donna.
Queste sono le superstizioni, o per dir meglio le favole, che credono gli
abitatori dell'isola Spagnuola, ingannati da questi suoi Cemi e boitij, le
quali al presente, con la fatica e diligenzia di molti valenti predicatori
mandati di Spagna a questo effetto, in gran parte sono levate loro via della
mente, facendogli conoscere che erano ingannati dal demonio e ammaestrandogli
nella fede cristiana pi che a lor  possibile.

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