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Giovanni Battista Ramusio

Navigazioni e viaggi

Volume secondo

Delli Bramini e delli lor costumi.

Li Bramini gentili sono sacerdoti d'un lignaggio, che non possono essere altri
sacerdoti se non li figliuoli delli detti. E come sono d'et di sette anni, gli
pongono al collo una coreggia larga due dita, di pelle d'un animale che loro
chiamano cressuamengan, col suo pelo: questo tal animale s'assomiglia ad un
asino salvatico. Per detti sette anni non gli lassano mangiare betelle, e
portano di continuo questa cinta al collo, attraversata sotto il braccio. E
come giungono alli XIIII anni gli fanno Bramini, levandogli la coreggia, ma
gliene buttano un'altra fatta di tre fili o cordoni, la quale portano tutto il
tempo della lor vita per segno d'esser Bramini: e nel metter questa seconda
fanno gran cerimonie e feste, come facciamo noi a un prete la prima volta che
ei dice messa; e dapoi pu mangiar la foglia del betelle. Questi tali non
mangiano carne n pesce; sono avuti in ogni luogo in gran riverenza e fattogli
grande onore, n gli fanno morire per alcun delitto, ancor che grave sia. Il
principal di questi  come saria un vescovo, che castiga costoro che fanno il
male, ma modestamente. Si maritano una sol volta, e solamente quello che  il
maggior de' fratelli, dal quale ha da procedere il capo e il lignaggio della
successione: e va di primogenito in primogenito; gli altri restano liberi, che
non si maritano, e quel maggior d'et  erede di tutta la robba. Questi tali
Bramini fratelli maggiori tengono le mogli molto guardate, che alcun uomo non
s'approssimi a loro. Se la moglie o marito di costoro more, quel che resta
vedovo non si marita pi, e se la donna si trova commettere adulterio, il
marito l'ammazza col veleno. Questi giovani che non sono primogeniti non si
possono maritare, ma vanno a dormir con le mogli de' gentiluomini, e loro le
reputano a grande onore, e perch sono Bramini nessuna donna se gli niega, e
non possono dormir con donna che sia pi vecchia di loro.
Costoro si riparano e vivono la maggior parte con l'entrate delle possessioni
delle case dell'orazione, che sono grandissime e infinite, e servono in dette
case come abbati, andandovi a cantare a certe ore del giorno e far le lor
idolatrie e cerimonie. Le dette case hanno la porta principal verso ponente, e
due altre, una per banda; e innanzi la principal di fuori vi  una pietra
d'altezza d'un uomo, con tre scalini che la circondano, e per mezzo la detta
pietra dentro la chiesa vi  una cappella piccola molto scura, dove sta
l'idolo, fatto d'argento o d'altro metallo, con molte lampade accese di
continuo. E quivi non pu entrare se non il ministro di quella chiesa, il qual
vi entra a poner molti fiori ed erbe odorifere, e a perfumarlo con sandalo e
acque rose, e lo porta fuori la mattina e un'altra volta la sera, sonando con
trombe e naccare e con certe vagine d'ottone che fanno gran melodia. Questo
ministro che l'ha da cavar fuori della cappella bisogna che sia ben lavato e
fatto netto, e se lo mette sopra la testa, faccendo che il viso dell'idolo
guardi adietro; e con esso va tre volte in processione intorno alla chiesa, e
le donne di Bramini gli portano innanzi certi lumi accesi, e ogni fiata che
arrivano alla porta principale, lo pongono sopra la detta pietra e ivi
l'adorano, faccendogli molte altre cerimonie, le quali compite lo ritornano al
suo luogo: e questo fanno due volte il giorno e due volte la notte. Intorno
alla detta casa vi  fatto un circuito d'un parete, infra il qual e la chiesa
si fa la detta processione, e vi portano di sopra un baldachino o cielo per
riputazione, come si fa alli re. Sopra la detta pietra che  alla porta
principale vengono poste tutte l'offerte, e due fiate il giorno  lavata, e vi
portano da mangiare del riso cotto in grasso per gran cerimonia.
Onorano molto questi Bramini il numero trino, e tengono che vi sia Dio in tre
persone, e che non vi sia pi d'uno. In tutte le loro orazioni  onorata molto
la Trinit, e quasi che la figurano nelli lor riti, e il nome col qual la
chiamano  questo: Verma Besum Maycerem, cio tre persone in un solo Iddio, e
cos affermano essere stato nel principio del mondo. Non hanno notizia alcuna
dell'advenimento di Gies Cristo; credono poi nel resto molte vanit e pazzie,
e ogni volta che si lavano si pongono sopra la testa, fronte e petto un poco di
cenere, dicendo che hanno da tornar cenere, e quando muoiono ordinano che siano
abbruciati li lor corpi.
Come la moglie del Bramino se ingravida, subito che il marito lo sa, si fa
immediate netti i denti e non mangia pi delle bettelle, n s'acconcia la
barba, e digiuna insino che ella partorisce. Di questi Bramini se ne servono li
re in molte cose, eccetto che in quelle che s'appartengono all'armi; n se gli
pu far da mangiare se non  acconcio e preparato per i Bramini, o vero uomini
di sangue reale. E cos tutti li parenti del re osservano questo costume di
farsi far da mangiare da detti Bramini, i quali servono ancora per corrieri, e
portano da un regno a l'altro molti danari e mercanzie, perch in ciascuna
parte passano sicuri senza che alcuno gli dia noia, ancor che i re tra loro
siano in guerra. Sono litterati e dotti nelle leggi delle loro idolatrie e ne
hanno molti libri, e sono molto savii e sanno far molte arti, e per questo sono
tenuti in grande onore dalli re.


Delli Nairi di Malabar, che sono li gentiluomini, e di lor costumi.

Nel regno di Malabar vi  una sorte di Gentili detti Nairi, che sono
gentiluomini, e non hanno altro officio se non di continuo servire alla guerra.
Portano sempre seco le lor armi, che sono spade, targhe, archi, freccie,
lancie. Questi vivono al soldo con li re, e ancor con altri parenti del re e
signori del paese e governatori, e alcuno non pu essere Nairo se non  di buon
sangue. Sono uomini molto netti e galanti nel lor grado di gentiluomo; non si
possono approssimare ad alcun villano, n mangiare in casa d'alcuno, se non di
loro padroni o d'un altro Nairo. E accompagnano li lor signori e di d e di
notte, poco stimando il mangiare e dormire, per servirli e far quello che sono
obligati: molte volte dormono sopra il terreno nudo senza alcuna cosa sotto per
aspettar quelli che servono, e alcuna volta non mangiano pi d'una volta il
giorno. Hanno poca robba, perch  dato lor poco soldo, e si contentano molti
di loro con ducento maravedis ogni mese per s e pel ragazzo che gli serve.
Questi non sono maritati, n hanno donna n figliuoli; li nepoti figliuoli
delle loro sorelle son eredi.
Le Naire sono del tutto libere, che possono fare del lor corpo ci che vogliono
con Bramini e con Nairi, ma non con gente basse, sotto pena della morte: e
questo poi che hanno passati li dieci o 12 anni. Le lor madri allora gli fanno
una grandissima festa, come se le volessino maritare, percioch fanno sapere a
tutti li parenti e amici che le venghino ad onorare, pregandoli che alcun di
loro si voglino maritare con esse. E quello che piglia questo carico fa far una
foglietta d'oro, di valuta di mezzo ducato e manco, e lunga come un ferretto di
stringa, con un buco in mezzo, nel quale infilzano un cordone di seta bianca: e
la madre insieme con la figliuola si vestono e s'adornano quanto meglio si
possono, faccendo far gran feste di sonare e di cantare con molte persone, e
come quel loro parente o amico arriva da lei con quella foglietta, fanno le
cerimonie dello sponsalizio, dicendo che la piglia per moglie in questo modo,
che ad ambedui si mette una catena d'oro che abbraccia il collo dell'uno e
l'altro ad un tratto, e fatto questo l'uomo poi mette al collo della giovene
quel cordon con la foglietta d'oro, il qual  obligata di portar tutto il tempo
della vita sua, in segno che ella pu del corpo suo far ci che gli piace, e la
lascia e partesi senza dormir con lei, quando  sua parente, e non essendo pu
fare quel che gli pare. E dapoi la madre va pregando qualche giovane per questa
sua figliuola, che la voglia sverginar, perch tra costoro vien reputato per
cosa vile e brutta questo atto di sverginare giovane; e come ella ha dormito
con qualcuno, allora pare alla madre d'averla fatta donna, e comincia a cercare
chi voglia pigliarla per sua innamorata. E s'ella  bella, s'accordano tre o
quattro Nairi di mantenerla e dormir con lei, e quanti pi sono tanto pi 
tenuta onorata. E ciascuno ha il suo giorno determinato, che  da un mezzod
insino all'altro seguente: allora si danno cambio e l'altro viene; e a questo
modo se ne passano la lor vita, senza che vi sia differenza overo che l'abbino
a male. E se la vogliono lasciare, lo possono fare quando gli piace e pigliarne
un'altra, e s'ella aborrisce alcuno lo licenza. Tutti li figliuoli restano alle
spese della madre, e li fratelli della madre gli allevano, perch loro non
conoscono il padre, e ancora che si assomigliassero ad alcuno, non sono tenuti
da quel tale per figliuoli, n di loro hanno cura alcuna. Il qual ordine e
legge chi la vorr considerare pi adentro con l'intelletto, trover essere
stata instituita con maggior e pi profondo sentimento di quello che 'l vulgo
si pensa, perch dicono che fu fatta dalli re acci che li Nairi, per il carico
e travaglio d'allevar figliuoli, non mancassero dal servizio loro.
Questi Nairi, oltra l'esser di sangue nobile, debbono ancora essere fatti
cavalieri per mano del re o del signor col qual vivono: e insin tanto che
questo non  fatto, non possono portar arme n chiamarsi Nairi, ma godono della
libert e della esenzione e limpidezza che hanno tutti gli altri Nairi. E come
sono d'anni sette, son posti subito nelle scuole, dove imparano tutte le sorti
di leggierezze e attitudini nell'armi, e primamente apprendono a danzare e
ballare e poi volteggiare: e per questa esercitazione imparata da piccolo
accommodano tutte le lor membra, che le piegano e voltano come lor piace e a
che banda che vogliono. E come li maestri veggono che sono bene assuefatti e
leggieri, gl'insegnano a giocare di che sorte d'arme pi a lor piace, cio
arco, bastone o lancia; ma per la maggior parte  il giuoco di spada e targa,
che tra gl'Indiani pi si costuma. La quale scrimia contiene in s grande
scienza e leggiadria, e li maestri che insegnano questa arte sono molto agili e
leggieri, e chiamansi panicari, e nelle guerre sono capitani.
Questi Nairi, quando s'accordano di star al soldo col re, si obligano di morire
con lui, e cos fanno con ciascuno altro signore dal quale gli vien dato il
soldo: e questa legge  osservata da alcuni e da alcuni no, ma l'obligazione e
la legge li costringe a morire ogni volta che  ammazzato o il re o il lor
signore. Alcuni l'osservano in questo modo, che se in guerra  ammazzato il lor
signore, si vanno a cacciare tra gl'inimici insin che sono ammazzati, ancor che
quelli siano molti e lui solo: nondimeno, avanti che muoia, fa tutto quel che
gli  possibile contra di loro. E poi che costui sar restato morto, ve ne va
un altro a farsi ammazzare e poi un altro, di maniera che alle volte ne
moriranno dieci o 12 Nairi per il lor signore. E ancora che non si trovassero
presenti quando fu ammazzato, nondimeno si partano da casa e vanno a trovar chi
l'ammazz o vero il re che lo fece ammazzare, e cos ad uno ad uno vi muoiono.
E per questa causa, se alcuno dubita della sua vita, piglia al suo soldo di
questi Nairi quanti gli pare che l'accompagnino e guardino, e con quelli si va
sicuro, tal che alcuno non ha ardire di fargli dispiacere, perch, faccendogli
oltraggio, ne saria fatta vendetta sopra di lui e di tutto il suo parentado del
delitto commesso: e queste guardie chiamano sanguada. E vi sono alcuni che
pigliano a star con loro tanti di questi Nairi, che si assicurano in modo che
non hanno poi paura di un re, il quale non averia ardire di far morire alcuno
che fosse guardato da costoro, per non mettere in pericolo la vita di molti
Nairi per lui. E ancor che questi tali non si trovino presenti quando viene
ammazzato il lor signore, non restano per questo di non vendicar la sua morte.
Questi Nairi vivono fuor della citt, separati dall'altre genti, nelle loro
possessioni serrate, ove hanno tutto quello fa loro di bisogno. Non bevono
vino. E quando vanno in parte alcuna, vanno gridando alli villani che si
allontanino di dove hanno da passar, il che fanno li villani perch, non lo
faccendo, i Nairi li possono ammazzare senza pena; e se un giovene che sia
gentiluomo, bench sia povero, trova uno villano ricco e onorato e favorito dal
re, similmente lo fa discostare dalla strada, come se fusse un re. E in questo
li Nairi tengono una grande auttorit e grandezza, ma molto pi le Naire con li
villani e li Nairi colle villane, e dicono che questo fanno per levar via ogni
occasione di mescolare il sangue loro con quello de' villani, i quali se per
disgrazia le toccassero, subito i parenti le ammazzerebbono; il medesimo fanno
di colui che l'ha toccata e del suo parentado. E se li detti Nairi fanno far a'
villani qualche opera, o voglion comprar qualche cosa da loro, e che nel
pigliarla si tocchino, essendo da uomo a uomo, non hanno altra pena se non che,
avanti che entrino in casa, bisogna che si lavino e pigliano vestimenti novi,
dando quelli a un altro lavoratore. Similmente le Naire con le donne di villani
non possono toccarsi. E tutte queste cose fanno acci si guardino di mescolare
il lor sangue con quel de' villani.
Nella citt di Calicut non pu entrare donna alcuna di Nairi sotto pena della
vita, salvo una volta l'anno una sol notte, che possono andar con li lor Nairi
dove gli piace. Nella qual notte entrano nella citt pi di ventimila donne di
Nairi a vederla, la quale  tutta piena di candele e lumi accesi, che gli
abitatori mettono a tutte le strade e piccole e grandi per onorare detti Nairi.
E le dette Naire vanno a vedere le case degli amici de' lor mariti, dai quali
elle vengono presentate, accarezzate e convitate con betelle e conserve di
zucchero: e questo hanno per grande onore di riceverle per mano di loro amici.
Alcune vanno mascarate, altre discoperte. In questa medesima notte vengono
ancora li parenti del re e li gran signori con le loro favorite a vedere la
citt, andando per quella ed entrando per le case di mercatanti grandi, dai
quali ricevono grandi presenti, acci che elle poi li favoriscono appresso il
re.
Questi Nairi che il re ha preso al suo soldo giamai gli lascia n abbandona,
ancora che s'invecchino, ma di continuo corre lor il soldo, e concede molte
grazie a chi l'ha ben servito. E se per caso passa un anno che non siano
pagati, si sollevano quattrocento in cinquecento alla volta e vanno insieme al
palazzo, a far intendere al re che elli se ne vanno del tutto espediti a viver
con un altro, conciosiach lui non gli vuol far dar da mangiare: allora il re
gli manda a dire che si acquietino, che subito gli far pagare. E se immediate
non d loro la terza parte di quello gli deve e forma come debbono esser pagati
del resto, se ne passano da un altro re, dove par loro di poter star meglio, e
s'accordano con lui: il qual molto volentieri gli accoglie, e li d mangiare
per tredeci giorni prima che li fermi al suo soldo, e in tanto fa intendere
all'altro re, dal quale si sono partiti, se vuol fargli pagare; e non li
pagando, allora gli riceve al suo soldo, e d lor quel medesimo soldo che per
avanti solevano avere nel lor paese, delle natural ragioni del quale in tutto e
per tutto restano privati. Molti tentano questa cosa, ma a pochi ella riesce,
perch subito lor vien provisto dal re, il quale reputeria a gran vergogna che
ei se ne andassero.
Questi Nairi, quando vanno alla guerra, gli vien pagato il lor soldo tutto il
tempo che ella dura, che  quaranta cas al giorno, che son quaranta maravedis,
con li quali si mantengono. E se in detto tempo si possono incontrar in qualche
villano, e mangiare e bevere con lui in casa sua, lo possono far senza pena. Il
re  obligato a mantener la madre e famiglia di quel Nairo che muore in guerra,
e di subito son fatte esenti queste persone che debbono esser mantenute. E se
detti Nairi son feriti, il re gli fa medicare a sue spese, e oltre il lor soldo
gli provede del viver per tutta la vita loro, overo che si risanino delle lor
ferite.
I detti Nairi portano gran riverenza alle lor madri e le mantengono col lor
guadagno, perch oltre la provisione la maggior parte ha case, palmiere,
possessioni e alcune case di villani che gli danno entrata, e di quelli che il
re gli ha fatta grazia, overo alli loro zii, di quali vengono ad essere eredi.
Portano similmente gran riverenza alle lor sorelle maggiori, le quali tengono
in luogo di madri, e con le pi giovani non entrano in camera n le toccano n
parlano, dicendo che dariano occasione con le parole di peccare con quelle,
perch elle sono giovani e hanno poco cervello, il che con le maggior non
potrian fare per la riverenza che gli portano.
Queste donne Naire quando hanno i loro mesi si stanno separate in casa per tre
giorni senza accostarsi ad alcuno, e di lor mano si fanno il mangiare in
pignatte o vasi separatamente. E finiti tre giorni si lavano con acqua calda
che gli vien portata, e lavate si vestono d'altri panni netti, ed escon di casa
e se ne vanno ad uno stagno d'acqua, ove si tornano a lavare, e lasciano
un'altra volta quei panni netti e se ne riveston d'altri, pur lavati di novo: e
cos se ne ritornano a casa, e conversano con le lor madri, sorelle e altre
genti. E la camera nella quale sono state quei tre giorni si spazza molto bene
e si bagna, e dipoi s'imbratta sottilmente di sterco di vacca, che faccendo
altrimenti nessuno vorria abitar in quella. Quando queste partoriscono, doppo
tre giorni si lavano con acqua calda, e levate che elle sono dal parto si
lavano spesso ogni giorno dal capo a' piedi. Non hanno da far cosa alcuna n
officio da donna, se non di profumarsi e attendere a guadagnare col corpo loro,
perch, oltre che ciascuna ha duoi o tre uomini che danno loro il vivere, non
si diniegano ad alcun Bramino o Nairo che le voglia pagare. Sono donne molto
nette e pulite, e tengono a grande onore il saper ben accarezzar gli uomini, e
hanno tra loro questa opinione, che donna che muoia vergine non vadia in
paradiso.


Delli Biabari, che sono mercatanti di Malabar, e delli lor costumi.

In questo regno di Calicut, e negli altri del paese di Malabar, vi  una sorte
di Gentili detti Biabari, che erano mercatanti avanti che persone forestieri
capitassero in quelle parti e navigassero per questi mari. Questi trafficano
tuttavia nel paese dentro fra terra tutte le sorti di mercanzie, e raccolgono
tutto il pepe e gengevi delli Nairi e d'altri lavoratori, e li comprano molte
volte innanzi tratto a baratto di panni di bambagio, o altre mercanzie che dal
mare vi sono condotte. Sono anco grandi cambiatori, e guadagnano molto in
monete. Hanno tal libert in quel paese che il re non gli pu far morire per
giustizia, ma trovandosi chi commetta delitto, si congregano insieme li
principali di detti Biabari e, conoscendo che ei meriti la morte, lo fanno
morire con saputa del re; e se il re volesse punir questo delitto, e che glielo
facci intendere, loro l'ammazzano a pugnalate o a lanciate. Sono uomini per la
maggior parte molto ricchi, e tengono nel paese molte possessioni anticamente
acquistate. Si maritano con una donna sola, come facciamo noi, e li loro
figliuoli sono eredi. Quando muoiono gli abbruciano il corpo, e la moglie
piangendo lo va accompagnare e, levatasi dal collo una foglia piccola d'oro che
gli don nelle sue nozze, la gitta sopra di lui nel fuoco, e tornatasi a casa
non si marita pi, per giovane che ella sia; e se lei muore prima del marito
egli la fa abbruciare, e pu di nuovo maritarsi. Son costoro di s nobil sangue
che li Nairi e Naire si possono toccar l'uno con l'altro.


Delli Cugianem, che son quelli che fanno lavori di terra.

Trovasi un'altra sorte d'uomini che tra gl'Indiani di Malabari si chiamano
Cugianem, che non erano differenti dalli Nairi, ma per un error che fecero
restorno con legge separata. L'officio di questi tali  di far lavori di terra
cotta, quadrelli e tegole per coprire le case d'orazione e delli re, e non da
alcuna altra persona, perch per legge non la possono coprir se non di rami di
palmiere. L'adorare di costoro, li loro idoli son molto differenti da quelli
degli altri; nelle loro orazioni fanno molte stregherie e negromanzie, le quali
chiamono pagodes, differenti assai dall'altre. Quelli che nascono da costoro
non possono pigliare altra legge n altro mestieri. Nel maritarsi tengono
l'ordine e legge delli Nairi; con le mogli di costoro possono dormir li Nairi,
ma con obligazione che poi non entrino in casa loro se non si lavano di quel
peccato, mutandosi di altre vesti nette.


Manantamar, che sono li lavandieri.

Nel detto paese v' un'altra sorte di Gentili che chiamano Manantamar, che non
fanno altro mestiero se non di lavare le vesti e robbe di Bramini, re e Nairi:
e con questo se ne vivono, n possono pigliare altro officio n essi n i loro
discendenti. Questi lavandieri hanno nelle lor case grandi stagni e ridotti
d'acque e pozzi a questo effetto, e di continuo si trovano avere tanti panni da
lavare, cos de' loro come d'altri, che ne danno a nolo molti di quelli alli
Nairi, a giorno per giorno, che non si trovano avere delli loro, e li pagano
tanto per ciascuno quanto importa la lavatura d'essi: e cos ogni giorno li
ritornano sporchi e se ne fanno dare delli netti che stiano bene alla persona.
Lavano anco a molti per danari, di maniera che a tutti servono molto
politamente, e guadagnano il lor vivere molto abondantemente. La lor
generazione non si pu impacciare n mescolarsi con alcuna altra, n alcuna con
la loro, eccetti li Nairi, che possono tener per femine le donne di questa
generazion con condizione che, ogni volta che s'impacciano con quelle, si
lavino prima che ritornino a casa loro, mutandosi similmente di vesti. Questi
lavandieri hanno l'idolatria separata nelle case loro d'orazione, e credono in
cose molto strane. Si maritano come li Nairi, e i suoi fratelli o vero nepoti
ereditano la lor robba e possessioni, e non cognoscano li lor figliuoli.


Calien, che sono li tessitori.

Si trova un'altra sorte di gente pi bassa e vile, che sono chiamati Calien,
che non hanno altro mestiere se non di tesser panni di bambagio, e alcuni di
seta, che sono di poco valore: e di quelli se ne serve la gente bassa. Questi
similmente hanno l'idolatria loro separata dagli altri. Non si mescolano con
altra generazione, solamente i Nairi possono tenere le mogli di costoro a lor
piacere, ma conviengli ogni volta lavarsi e mutarsi di vestimenti. Molti di
questi tali son figliuol di Nairi, e buoni e valenti uomini della persona, e
portano armi come fanno li Nairi, e vanno alla guerra e combattano
valorosamente. Del maritarsi tengono l'usanza di Nairi: non ereditano li
figliuoli, le lor donne hanno libert di fare della persona loro ci che
vogliono con li Nairi e con li detti tessitori, ma con altra generazione non si
possono impacciar, sotto pena della morte.


Tiberi, che sono lavoratori e che fanno il vino.

Di genti basse e vili se ne trovano undeci sorti, con le quali alcuna persona
onorata non si pu impacciar, sotto pena della morte: e in questa cosa fanno
grandissima differenza, e la guardano con gran superstizione. Li megliori
d'essi sono li lavoratori detti Tiberi, il principal mestieri de' quali 
governar gli arbori delle palme e di raccoglier il frutto di quelle; e
conducono per pagamento tutte le cose da un luogo ad un altro, dove elle
nascono, e le portano in some sopra gli animali, e quelli che non gli hanno le
portano sopra le spalle, per guadagnarsi il viver con ogni sorte di fatica.
Alcuni di questi imparano il mestier delle armi, e vanno alla guerra e
combattono quando si trovano in qualche gran necessit. Il segno che siano di
questo lignaggio  il portar in mano un bastone lungo un braccio. La maggior
parte di costoro sono schiavi di Nairi, che il re gli ha donati acci con le
lor fatiche si mantenghino i lor padroni, i quali guardano e favoriscono questi
tali schiavi quanto dir si possa. Hanno l'idolatria da per s e separata dagli
altri, e anco idoli particolari nei quali credono. Li nepoti di costoro sono
lor eredi, e non li figliuoli, perch le mogli di costoro si guadagnano il
vivere con il corpo loro, e s'impacciano con Mori naturali del paese e con ogni
sorte di forestieri: questo publicamente e con licenza delli loro mariti, che a
questo gli danno ogni commodit. Questi sono quelli che fanno il vino nel
paese, ed essi soli lo possono vendere, e guardansi grandemente di toccarsi con
gente pi basse di loro: vivono separati dagli altri. Fra costoro si trova che
duoi fratelli terranno una donna sola, e ambidui dormono con ella, senza che
mai tra loro sia una minima differenza.


Moger, condottieri delle robbe del re e marinari.

Trovasi un'altra gente pi bassa, chiamata Moger, che son quasi come li Tiberi,
ma non per s'impacciano l'uno con l'altro. Questi son quelli che conducono le
cose della casa del re da un luogo a un altro, e quando il re va in viaggio si
trovano pochi di questi nella terra. Hanno ancora questi la loro idolatria
separata, e non hanno ordine alcuno di matrimonio: le loro mogli sono publiche
a tutti, e anco alli forestieri. Questi per la maggior parte guadagnano il
viver loro sopra il mare, quando il re sta fermo: son marinari e pescatori.
Hanno la lor idolatria separata; sono schiavi delli re o ver di Nairi e
Bramini. Se ne trovano di loro che sono ricchissimi, e che hanno navi con le
quali navicano e trafficano, guadagnando molti danari coi Mori. I nepoti son
loro eredi, e non li figliuoli, perch non si maritano. Si guardano di non
impacciarsi con gente pi bassa di loro; vivono in villaggi separati. Le loro
donne sono molto belle e pi bianche dell'altre, perch la maggior parte sono
figliuole di forestieri, che sono pi bianchi di naturali del paese; vanno ben
vestite, con molti ornamenti d'oro.


Caniun, che sono astrologi e maestri di targhe.

Una altra sorte di Gentili si trova, pi bassa che la sopradetta, che si chiama
Caniun: il lor mestiere  di far targhe e cappelli. Questi imparano lettere e
astrologia, e si trovano tra loro grandi astrologi, che indovinano molte cose
che hanno da venire e fanno giudizii veri sopra le nativit degli uomini: e li
re e gran signori li mandano a chiamare, e a volergli parlare e vedergli 
necessario che eschino de' loro palazzi e vadino in orti e giardini, e qui gli
domandano ci che vogliono sapere, sopra di che pigliano tempo di qualche
giorno, volendo far giudicio vero, e poi ritornano a dar risposta delle loro
richieste. Questi non possono entrar nel palazzo n approssimarsi alla persona
del re, per esser gente bassa, e il re si trova solo a vedersi con loro. Son
grandi osservatori di augurii, e che conoscono li punti de' giorni, quai sian
buoni e quai cattivi, e li fanno guardare alli re e agli uomini grandi; e li
mercatanti similmente si guardano molto di non lassar di fare tutte le loro
cose nei tempi che costoro gli consigliano, e nelli viaggi per mare e nelli
matrimonii: e con tali persone guadagnano assai. Hanno i mesi divisi in segni e
pianeti, come abbiamo noi altri, salvo che hanno l'anno lunare, e alcuni mesi
di 20, 30, 31, 32 giorni. E il principio del loro anno  aprile, e da maggio
sino a mezzo ottobre  il lor verno, nel qual tempo piove molto in quel paese e
fannovisi gran fortune, senza esservi freddo; e da mezzo ottobre per tutto
aprile  la estate, con gran caldi e pochi venti. Nella costa del mare vi
tirano molti venti da terra, e fannosi molte mutazioni di venti nel mare; nella
estate navigano con le lor navi, e nell'inverno le tirano in terra e le
cuoprono, per la molta acqua che piove.


Aggeri, muratori e marangoni.

Un'altra sorte di Gentili pi bassa si trova, chiamata Aggeri: costoro son
muratori, marangoni, fabri e cavatori di metalli e orefici, e son tutti d'un
lignaggio e legge, d'idolatria separata dall'altre genti. Si maritano insieme,
e' loro figliuoli ereditano la robba e il lor mestiere, il qual da piccoli gli
cominciano a insegnare. Sono schiavi del re e delli Nairi, e molto industriosi
e sottili nel lor mestiere.


Muchoa, pescatori e marinari.

Un'altra sorte di Gentili pi bassa, che chiamano Muchoa o Mechoe, e sono
pescatori e marinari, senza far altro mestiere, e navigano nelle navi di Mori e
Gentili. Sono molto pratichi delle cose del mare; abitano in villaggi separati.
Sono gran ladri e senza alcuna vergogna; si maritano e li lor figliuoli
ereditano; le lor mogli dormono con chi elle vogliono, senza che li mariti
l'abbino a sdegno. Hanno legge e idolatria separata; sono similmente schiavi
del re e delli Nairi del paese. Non pagano dazio alcuno del pesce fresco che
vendono, ma se lo seccano o vero salano, pagano mezzo per cento della valuta
d'esso. Il pesce fresco  a molto buon mercato, e questa  la maggior sorte di
vettovaglia con la qual si mantengono gl'Indiani, perch sono genti che
mangiano poca carne, per esser il paese con poche erbe e di pochi bestiami. Vi
si trovano di questi pescatori che sono gran ricchi e di gran robba e case, le
quali il re gliele piglia quando gli piace senza alcun rispetto, per essere
schiavi.


Betua, che fanno il sale e seminano riso.

Un'altra sorte di Gentili che ancora ella  bassa, detta Betua, che son quelli
che fanno il sale e seminano il riso. Hanno le loro abitazioni separate nelle
campagne, lontane dalle strade dove passano le genti onorate. La legge e
idolatria di costoro  separata dalle altre. Sono similmente schiavi del re e
delli Nairi; vivono molto poveramente. Li Nairi, quando gli voglion parlare, se
gli fanno star molto lontani. Non praticano con altra sorte di genti; si
maritano e li loro figliuoli ereditano.


Paneru, incantatori.

Vi  un'altra sorte di Gentili molto pi bassa delli detti, che si chiamano
Paneru, che sono grandissimi incantatori e parlano visibilmente con li diavoli,
i quali gli entrano adosso e gli fanno far cose spaventose. Quando qualcuno
s'ammala di febre o d'alcuna sorte di malattia, manda subito a chiamar questi
tali uomini, e quelli che sono li pi eccellenti incantatori, con le lor donne
e figliuoli: e ne vengono da dieci in dodici case, e pongono le loro stanzie
appresso la porta del palazzo o vero appresso la casa di chi li manda a
chiamare e che si trova ammalato. E quivi drizzano una tenda fatta di panni
dipinti, nella quale entrati si dipingono tutto il corpo di colori, e
faccendosi corone di carte dipinte o vero di panni, con mille altre invenzioni
di varie sorti e con molti fiori ed erbe odorifere. Tengono certi fuochi e
candellieri accesi, e sonando nacchere e trombe e vagine di ottone e altri
instrumenti se n'escono della tenda a duoi a duoi, con le spade ignude in mano,
dando voci spaventevoli e dimenandosi e correndo per il campo o vero per la
piazza, saltando uno dietro all'altro, e tallora si danno delle coltellate,
mettendosi sopra il fuoco con i piedi ignudi e scalzi; e fanno di queste cose
un gran pezzo, insino a tanto che sono stracchi e che non possono pi. Dopo
costoro n'escono degli altri a duoi a duoi, cio uomini e garzoni, a far
altratanta cerimonia, e le donne si mettono a cantar e anco ad urlare, con un
rumor e strepito spaventoso. E in questa pazzia e furia stanno duoi o tre
giorni, cos di giorno come di notte, di continuo travagliandosi l'un con
l'altro, e faccendo varii circoli in terra con alcune linee di terra rossa e di
terra bianca; e buttano risi di vario colore, e mettono all'incontro candele, e
non finiscono di fare queste tal cose che il diavolo (in servizio del quale le
fanno) se n'entra adosso a un di loro e gli fa dire di che sorte  la malattia
del re, e ci che egli ha da fare per guarirne: le quali cose subito vengono
referite al re, ed egli resta contento e gli fa far di gran presenti, e
similmente agl'idoli. E a questa via pare che si risani per opera del diavolo,
al qual tutti si sono dati. Costoro vivono molto separati dalla conversazione
delli Nairi e gente onorata, e non si possono toccare con alcun'altra sorte di
genti, perch ogni uomo gli aborrisce. Sono gran cacciatori e arcieri, e
ammazzano molti porci selvatici e cervi, il che  il fondamento del viver loro.
Si maritano e li figliuoli ereditano.


Revoler, che portano legne ed erbe.

Vi si trova un'altra sorte di Gentili che  pur bassa, detti Revoler, che
vivono nei boschi molto poveramente e vilmente. Il lor mestiere non  altro che
portar legne ed erbe a vendere alla citt per poter vivere; n anco questi
possono avere conversazione o pratica con altri, n altri con loro, sotto pena
della vita. Vanno ignudi, solamente cuoprono le loro parti vergognose, chi con
una foglia d'arbore chi con una pezzetta di panno, e sono molto sporchi. Si
maritano, e li loro figliuoli ereditano. Le lor donne portano molti cerchietti
di ottone nelle orecchie, e al collo, braccie, gambe, braccialetti, manigli
fatti di paternostri.


Puler, villani traditori.

Un'altra sorte di Gentili pur bassa, detti Puler: questi sono riputati per
scommunicati e maledetti. Vivono nei campi e luoghi paludosi deserti, dove non
suole andar n penetrar gente onorata: quivi hanno alcune casette piccole e
triste. Lavorano e seminano del riso in detti campi, con buffali e buoi. Non
parlano con li Nairi se non stando molto lontani, e tanto che a pena possino
esser uditi con voce alta. Quando costoro camminano, vanno di continuo gridando
per esser uditi da quelli che gli cercano o gli vogliono parlare, e possino
allontanarsi dalle strade e dai boschi ove sono. Ciascuna donna o uomo che si
tocchi con costoro, i parenti gli ammazzano di subito come cosa profana, e
n'ammazzano tanti di questi Puleri insino che si saziano, senza portar pena
alcuna. Questi villani in certi giorni dell'anno si travagliano e s'affaticano
per toccar alcune delle donne di Nairi, al meglio che possono di notte
secretamente, e per far questo male vengono di notte fra le case di Nairi; e le
donne, che ne dubitano, se ne guardano grandemente, e s'alcuna sente che
costoro le tocchi, ella istessa a pi poter grida e si publica immediate, ed
esce di casa e non vuol pi entrarvi, per non vituperare il suo parentado. Ma
quel di pi che ella fa sopra di questo  che se ne fugge in casa di qualche
gente bassa e si nasconde, acci che i parenti non l'ammazzino, ma che in tanto
si trovi qualche rimedio di farla vendere a genti forestiere. Il toccare  in
questo modo, che ancor che non la tocchino con la persona, se le lanciano
qualche cosa adosso, o pietra o legno, e che indovinino a toccarla, costei
resta tocca e persa. Questa sorte di villani sono grandi incantatori e ladroni,
e gente molto trista.


Pareas, villani similmente.

Un'altra sorte di Gentili pur bassi, che vivono in luoghi diserti, detti
Pareas: questi non praticano similmente con alcuni, e sono riputati peggiori
del diavolo e maladetti del tutto, che solamente guardandogli l'uomo s'infetti
e diventi scommunicato, che essi Indiani chiamano impoleados. Vivono di ymane,
ch' come la radice di iucca o batata che si ritrova nell'isole dell'Indie
occidentali, e di altre radici e frutti selvatici, e con foglie cuoprono le
loro parti vergognose. Mangiano carne di animali selvatici.
In questi finiscono le differenze delle leggi e sorti di Gentili, che sono in
tutto da diciotto, e ciascuna vive da s, senza conversare n maritarsi con
altra sorte di genti.
In questi regni di Malabar, oltre i legnaggi del re, Gentili e naturali del
paese, vi si trovano altre genti forestiere, che sono mercatanti e trafficanti
nel paese, e che hanno case e robba e vivono come li proprii abitanti, tengono
leggi e costumi separati, che son li seguenti.


Cheliis, Gentili di Coromandel.

Questi Chelii sono Gentili naturali della provincia di Coromandel, della quale
avanti ne parlaremo: sono uomini per la maggior parte berrettini, e alcuni
quasi bianchi. Sono grandi e grossi mercatanti: trafficano in gioie di ogni
sorte, in perle, coralli e in altre mercanzie, come oro e argento grezzo e
battuto in monete, che fra costoro  gran mercanzia, perch le alzano e
abbassano di prezzo alcune volte come lor pare. Sono ricchi e onorati, vivono
molto puliti e gentilmente in buone case e in contrade separate da per loro; le
case loro di orazione e gl'idoli sono differenti da quelli del paese. Vanno
nudi dalla cinta in suso, ma portano un panno di gotton di molte braccia
intorno la persona, sopra il capo un fazzuol legato piccolo e lungo, li capelli
raccolti sotto il detto fazuolo over tocca, le barbe rase, e portano a modo di
una stricca fatta di cenere, con sandali e zaffrano tutti mescolati, che li va
dal capo al petto e braccia. Nell'orecchie hanno buchi cos grandi che quasi
per essi vi entreria un ovo, pieni tutti di pendenti d'oro con molte gioie, e
molti anelli di gioie nelle dita; e si cingono con corone di paternostri d'oro
lavorati a fogliami. Portano anco di continuo con loro una borsa grande, dove
sono dentro bilancie, pesi, i lor denari e perle e gioie. Li lor figliuoli,
come passano dieci anni, vanno faccendo il medesimo come li padri, di andar
comprando monete piccole e imparare il mestiere. Sono valenti scrittori ed
eccellenti contatori, e fanno tutti li conti con le dita. Sono grandi usurari,
di sorte che un fratello non impresteria un reale all'altro senza guadagno.
Sono per persone molto moderate nel viver e spender, e del tutto tengono
particolar conto, e sono molto sottili nel negoziare, e nel parlar differenti
dalli Malabari, s come son li Spagnuoli dai Portoghesi. Si maritano al modo
nostro, e li lor figliuoli sono eredi; e se le donne restano vedove non si
maritano pi, ancor che sieno giovani, ma se la moglie muore il marito pu
maritarsi. Se ella vien trovata in adulterio, il marito la pu ammazzare col
veleno. Questi hanno giurisdizione separata da per loro, n il re se ne pu
impacciare n far punir li delitti che fanno, ma fra loro amministrano
giustizia, della quale il re  contento. Quando muoiono sono abbruciati;
mangiano di ogni cibo, eccetto carne di vacca.


Guzzerati.

Un'altra sorte di mercatanti sono nella citt di Calicut, detti Guzzerati, che
trafficano le cose di Cambaia, de' quali si sono i costumi raccontati; alcuni
di costoro abitano e conversano in detta citt come nel lor paese. Son uomini
che maneggiano gran faccende, e conducono con le lor navi tutte le sorti di
spezierie, droghe, panni, rame e altre mercanzie di quella citt per il regno
di Cambaia e di Decan, dove tengono degli altri fattori, e similmente essi sono
fattori di altri. Abitano in buone case in alcune strade separate, e le lor
case di orazione e li loro idoli sono differenti dagli altri; e usano di sonar
campane grandi e piccole al modo nostro. Il re gli fa grande onore e favore e
gli tien molto cari, perch con le lor faccende gli danno grandi entrate.
Alcuni di loro vivono anco nella citt di Cananor e in Cochin, e similmente in
altri porti del paese di Malabar, ma la maggior parte stanno nella citt di
Calicut.


Mapuleres, che son Mori del paese.

In tutto il paese di Malabar vi  gran quantit di Mori, che sono della propria
lingua e colore di Gentili del paese, e vanno nudi come li Nairi; solamente,
per differenza di Gentili, portano alcuni cappucci tondi in testa e la barba
lunga. E secondo il mio giudicio questi tali possono esser la quinta parte
della gente che  in quel paese. Chiamansi questi Mori Mapuleres, li quali
fanno quasi tutte le faccende e traffichi delle mercanzie che dalli porti del
mare vengono condotte adentro in terra ferma. Sono molto fondati e di ricchezze
e di possessioni, di sorte che, se il re di Portogallo non scopriva l'India,
gi tutto questo paese signoreggieria un re moro, conciosiacosach li Gentili,
per ogni dispiacere che ricevevano, si facevano mori, e li Mori gli onoravano
molto, e se ella era donna la pigliavano per moglie. Questi tali hanno molte
moschee per il paese, nelle quali si congregano similmente a far consiglio.


Pardesi, mercatanti arabi e di altre nazioni.

Vi era ancora un'altra sorte di Mori in Calicut, che loro chiamano Pardesi, li
quali sono arabi, persiani, guzzerati, coracani e di Decan, che sono grandi e
leali mercatanti, e hanno moglie e figliuoli e navi, con le quali van
trafficando in ogni parte con tutte le sorti di mercanzie. Hanno infra loro un
governator moro, che gli governa e castiga senza che il re se impacci di loro.
Avanti che il re di Portogallo discoprisse questo paese, erano in tanto numero
e cos potenti nella citt di Calicut, che li Gentili non ardivano de andarli
contro n far lor dispiacere; ma poi che il re di Portogallo se ne insignor, e
viddero i Mori che non gli potevano resistere, cominciorono ad abbandonare il
paese e a poco a poco se n'andarono, di sorte che al presente pochi di loro
sono restati e senza alcuna forza. Nel tempo che prosperavano le lor faccende,
avevano navi di portata di mille e milleducento bahari, e ciascuno bahar 
quattro cantara: le quali navi sono della medesima maniera che le nostre, ma
non sono fitte con chiodi, ma cuciono le tavole l'una con l'altra con corde
fortissime di cairo, che  fil di cochi, poi le impegolano con bitume che dura
al sole e all'acqua, e il legname  assettato l'un con l'altro giustamente. Li
lavori che van di sopra sono fatti ad un altro modo che non sono li nostri,
perch non li fan coperta alcuna, ma alcuni ripartimenti, nelli quali caricano
molto pepe, gengevo, garofani, cannella, sandalo, verzino, lacca, cardamomo,
mirabolani, tamarindi, cassia fistola, e tutte le sorti di gioie, perle,
muschio, ambracan, riobarbaro, legno di aloe, molti panni di bambagio finissimi
e molte porcellane. E cos caricate si partivano ogni anno dieci o dodici navi
del mese di febraro, e facevano il lor viaggio verso il mar Rosso, e alcune per
la citt di Adem e anco al porto del Zidem, dove vendevano le lor mercanzie ad
altri, che le portavano poi in navili pi piccoli al Sues, e di l per terra al
Cairo e dal Cairo in Alessandria. Queste navi ritornavano cariche di rami,
argenti vivi, cinaprii, coralli, velluti, amfian, damaschi, acque rose,
cortelli, ciambellotti di colore, panni scarlatti e pavonazzi, velluti
colorati, oro e argento e altre cose; e solevano giugnere in Calicut nel mese
d'agosto insino a mezzo ottobre del detto anno che si erano partite. Questi
Mori se ne andavano molto ben in ordine, s del vestire come di ogn'altra cosa,
per essere molto dilicati e nel mangiare e nel dormire, e per questa causa,
ogni fiata che andavano in viaggio, il re gli dava un Nairo per lor guardia e
per servirli, e uno scrivano chetis per tener li conti e governar le mercanzie,
e un sensale per aiutargli a far i mercati. Alle quali tre persone il
mercatante pagava un tanto per il lor vivere, e questi tutti servivano molto
bene; e quando il mercatante comprava spezie, li venditori gli davano per
ciascuna faragiola di gengevo, che  vinticinque libbre, quattro libbre di esso
per li detti tre servitori, e cos d'ogn'altra mercanzia, li quali denari
mettevano insieme li mercatanti per pagar detti suoi servitori e ministri.


La citt di Cananor.

Nella costa del mare, appresso il regno di Calicut, verso il mezod  posta la
citt di Cananor, nella quale si ritrovano molti Mori e Gentili di molte sorti,
che sono tutti mercatanti e hanno infinite navi e grandi e piccole, e negoziano
tutte le sorti di mercanzie, e principalmente per il regno di Cambaia e per
Ormuz, Coulon, Dabul, Bandam, Goa, Zeilam e per le isole di Maldivar. In detta
citt di Cananor ha il re di Portogallo una fortezza di fattoria e un traffico
molto pacifico, perch appresso la fortezza vi  un castello dove abitano i
cristiani del paese maritati con le lor mogli, che dapoi edificata la fortezza
si battezzarono e ogni giorno si vanno battezzando.


Crecate.

Passata la detta citt, per la costa avanti verso mezod vi  un luogo di Mori
naturali del paese, che navigano in molti parti, detto Crecati.

[Qui mancano alcune righe.]


Tarmapatan.

Passato il detto luogo, pi avanti si trova un fiume che sbocca in mare con duo
rami, i quali circondano una citt di Mori naturali del paese, molto ricchi e
gran mercatanti, che usano similmente molto di navigar: la qual citt si chiama
Tarmapatan, e vi sono molte e gran moschee. Questo  l'ultimo luogo del regno
di Cananor, di verso Calicut. E detti Mori, quando il re di Cananor gli mette
alcune gravezze pi del solito, si ribellano dalla sua obedienza, ed 
necessario che egli in persona li vada a sgravare e far lor carezze.


Capogatto.

Andando pel detto fiume all'ins da XII miglia, vi  una citt di Mori molto
grande, ricca e di molto traffico, che negozia con quelli di Narsinga, dentro
fra terra, detta Capogatto. [Qui mancano molte righe.]


Delle sorti di spezie che nascono nel regno di Cananor, e delle serpi che si
trovano.

Nel regno di Cananor vi nasce del pepe, ma non gran quantit, ed  molto buono;
vi nasce del gengevo, ma non troppo buono, il qual chiamano dely, perch nasce
appresso il monte Dely. Vi nasce ancora molto cardamomo, mirabolani, cassia
fistola e zeruban, zedoaria. Trovansi in detto regno, e massime nei fiumi,
molti cocodrilli che mangiano gli uomini: il lor fiato, essendo vivi, si sente
di lontano di odor di gibetto. E nel paese fra le ciese ed erbe trovansi due
sorti di serpi velenosi: una che gl'Indiani chiamano murchat e noi altri biscie
del cappello, perch stringendosi la pelle sopra il capo par che vi abbino un
cappello: queste ammazzano mordendo, e li morsicati muoiono in due ore, e alle
volte duran dui o tre giorni. Molti cerretani ne portano nelle pignatte di vive
incantandole, e non mordono, e ponendosele al collo o vero mostrandole
guadagnano assai danari. L'altra sorte di biscie, che gl'Indiani chiamano
mandali, sono di veleno cos potenti che mordendo ammazzano di subito, senza
che la persona possa parlare n far movimento alcuno.


Di molti luoghi e citt del regno di Calicut che esercitano il navigare.

Passando il regno di Cananor verso mezod, dall'altra parte del fiume
Tarmapatan, vi  un villaggio di Mori paesani che si chiama Terivaganti, che
esercitano il navigare. E oltre di quello vi  un altro fiume, dove si trova un
altro gran luogo similmente di Mori gran mercatanti, detto Mazeire; e oltre di
questo un altro nominato Chemobay, che navigano gli abitanti di continuo. E il
paese fra terra di detti tre luoghi  molto popolato di Nairi, buoni e valenti
uomini, che non obediscono alcuno re, ma hanno per loro signori dui Nairi che
gli governano, e li detti Mori stanno a loro obbedienza.


Pudripatan, primo luogo del regno di Calicut.

Passati detti luoghi vi si trova un fiume detto Pudripatan, nel quale vi  un
buon luogo di molti Mori mercatanti, che tengono molte navi: e qui comincia il
regno di Calicut.


Tircori.

Dietro la costa andando vi  un luogo di Mori, detto Tircori.


Panderani.

Doppo questo v' un altro luogo pur di Mori, detto Panderani, dove si trovano
molte navi.


Capucar.

Ancora dietro a questo  un altro luogo con un fiume detto Capucar, dove si
trovano molti Mori naturali del paese, con molte navi e con gran traffico di
mercanzie del paese, che qui vengono condotte a caricarsi. In questo luogo si
trovano molti zaffiri teneri nella spiaggia del mare.


Calicut.

Passato questo luogo per sei miglia  posta la citt di Calicut, dove tiene il
re di Portogallo una buona fortezza, fatta di volont del re di Calicut doppo
che i Portoghesi lo ruppero: e qui tiene la sua principal casa, che si chiama
fattoria.


Calian.

Oltre la detta citt verso mezod vi si trova un altro luogo detto Calian, dove
stanno molti Mori naturali del paese, che esercitano molto il navigare.


Purparangari.

Oltre di questa vi  un'altra citt del re di Calicut, detta Purparangari, di
Mori e Gentili che trafficano molte mercanzie.


Paravanor e Ytanor.

Pi oltre vi sono duoi luoghi di Mori per vinticinque miglia lontani l'un
dall'altro, uno de' quali si chiama Paravanor, l'altro Ytanor. E adentro del
paese, per mezzo di questi duoi luoghi, vi abita un signore che tien a suo
soldo molti Nairi, e alcuna volta si solleva contra il re di Calicut. In questi
duoi luoghi vi si esercita molto la navigazione, e vi  un gran traffico di
Mori mercatanti.


Pananie.

Passati questi doi luoghi, per la costa avanti verso il mezod vi si trova un
fiume, dove  posta una citt di Mori, infra i quali vivono alcuni Gentili, la
qual si chiama Pananie. Li Mori sono mercatanti molto ricchi e navigano
grandemente; della qual citt il re di Calicut ne cava grande entrata.


Catua.

Andando pur avanti si trova un fiume detto Catua, e andando all'ins del fiume
vi sono molti luoghi di Gentili, dalli quali pel fiume a seconda vien condotta
gran quantit di pepe che nasce nel paese.


Crangalor.

Oltra di questo fiume, che parte il regno di Calicut con la terra di Cochin, da
questa parte del fiume vi  un luogo detto Crangalor, del re di Calicut: in
detto luogo tiene il re di Cochin alcuni giurisdizioni. Abitano in quello
Gentili, Mori, Indiani, Giudei, Cristiani della dottrina di san Tomaso, dal
nome del quale ne hanno una bella chiesa, e un'altra della Nostra Donna, e sono
molto devoti cristiani: solamente gli manca la dottrina, della quale ne siamo
per parlare, perch per la costa andando avanti verso Coromandel vivono molti
cristiani.


Delle sorti di spezie che nascono nel regno di Calicut; e dell'arbore della
palma, e del pepe e sua pianta, e quanta utilit ne cavano da essa, e della
areca.

In questo regno di Calicut, come  detto, nasce molto pepe, sopra virgulti
simili alla edera, e va montando come fa quella sopra le palmiere e altri
arbori, dove fa li raspi col pepe; nasce anco del gengevo beledi molto buono, e
cardamomo, mirabolani di tutte le sorti, cassia fistula, zerumba, zedoaria,
cannella selvatica. E tutto il paese  coperto di palmiere, che sono pi alte
che molti alti cipressi: questi arbori alli piedi sono netti e lisci senza
alcuno ramo, solamente in cima spandono molte foglie, che vanno in tondo a modo
di zazzera, fra le quali vi nasce frutto che costoro chiamano tenga e noi altri
cochi, cio noci d'India, dal quale ne cavano infinita utilit; ed  gran
mercanzia, percioch di quella se ne carica ogni anno pi di 400 navi per molte
parti. Produce il detto arbore di continuo tutto l'anno li detti frutti, e
sempre ve ne sono di nuovi e vecchi, senza che manchino mai. Queste mantengano
le genti di Malabar, che non possono dubitare di pericolo di fame, ancora che
gli mancassino tutte le vettovaglie, perch questi frutti, cos verdi come
secchi, sono molto dolci e gustevoli. Si pu cavare di quelli il latte, come si
fa delle mandorle appresso di noi, e ogni coco verde tiene dentro nel mezo un
bicchier di acqua fresca saporita, cordiale e di gran sostanza; e poi che 
secco quell'acqua si congela dentro a modo d'un pomo bianco, il qual  molto
dolce e saporito e si mangia molto volentieri. Fanno similmente di detti cochi
olio con li torchi come noi altri, e della scorza vicino alla midolla ne fanno
carbone per li orefici, che non possono lavorare con altro; e di quella stoppa
che hanno di sopra ne fanno filo, del quale si lavorano sartie e corde. Ma quel
che  pi maraviglioso e stupendo, che, faccendo nel detto arbore un buco, ne
cavano vino come mosto, di tanta possanza e fumosit quanta un'acqua di vita: e
ne colgono in tanta quantit che ne navigano in diverse parti, e di detto vino
fanno aceto fortissimo, e similmente zucchero molto dolce, ed  come mele
giallo, che  gran mercanzia per tutta l'India. Della foglia dell'arbore ne
fanno stuore, della grandezza che a lor pare, con le quali cuoprono le loro
case in luogo di tegole; si servono anco del legno per far edifici di case e
altri servizii, e anche per abbruciare. E di tutte le cose sopradette se ne
trova tanta abondanza, per esser tutto il paese pieno di boschi di tal arbori,
che se ne caricano le navi.
Vi sono similmente palmiere d'altra sorte, pi basse, le foglie delle quali
adoperano li Gentili per iscrivere, e ancora d'un'altra sorte, sottili e molto
alte e con le foglie pulite, fra le quali vi nasce un raspo pieno di frutti
della grandezza di noci, col quale gl'Indiani masticano il betelle, che abbiamo
detto esser il folio indo: e questo frutto chiamano areca, tanto  stimata e
reputata fra costoro per esser molto suave e delicata; e di questa similmente
ne hanno tanta abondanza che ne caricano navi per Cambaia, regno di Decan e per
molte altre parti, e di meza passa e di secca.


Del regno di Cochin.

Passato il luogo di Crangalor, al fin del regno di Calicut verso il mezzod 
posto il regno di Cochin, nel quale nasce similmente molto pepe. Vi  un fiume
molto grande e bello, dove entrano molte navi grosse, cos di Portoghesi come
di Mori, e sopra quello  posta la citt, piena di Mori e Gentili, di quelli
che sono detti Cheliis e Guzzerati, e d'Indiani naturali del paese. Li Cheliis
son gran mercatanti e hanno molte navi, e trafficano con quelle per Coromandel,
Cambaia, Cheul, Dabul, con areca, cochi, pepe, iagara, che  il zucchero delle
palmiere. In la bocca di questo fiume ha il re di Portogallo una buona
fortezza, intorno della quale vi  fatto un borgo grande, dove abitano
Portoghesi e cristiani naturali del paese, che si sono battezzati dapoi che i
Portoghesi vennero in queste parti: e ogni giorno non mancano di quelli che si
convertono alla nostra fede. Vi sono anco molti cristiani della dottrina di san
Tomaso, li quali vengono di Coulan e d'altri luoghi di Gentili dove solevano
vivere. In detta fortezza e borgo vi si trova gran provisione, e modo
d'acconciar navi e di farle di nuovo, e similmente galee e caravelle, cos
perfettamente come nelle nostre parti. Qui si carica molto pepe, e altre
spezierie e drogherie che vengono da Malacha, le quali si conducono ogni anno
in Portogallo.
Questo re di Cochin ha piccolo paese, e non era re avanti che venissero
Portoghesi, perch tutti li re di Calicut che di novo entravano in stato
avevano per costume di andare in Cochin e levar via il re del suo stato e
pigliarne essi la possessione, e dapoi glielo ritornavano a dare, e solamente
per il tempo che durava la vita del re di Calicut, al qual detto re di Cochin
dava tributo di certi elefanti; n potevano far batter moneta, n coprir le
case di tegole, sotto pena di perder lo stato. Ma doppo la venuta nostra, il re
di Portogallo lo ha fatto esente di tutte le cose sopradette, di modo che ei
signoreggia il suo paese assolutamente, fa batter monete secondo i suoi
costumi, e tutto ci che gli pare e piace.


Porca.

Andando avanti del detto luogo di Cochin, verso mezzod si entra nel regno di
Coulan, fra li quali regni vi  un luogo che si chiama Porca, che ha un
signore. Quivi abitano molti pescatori gentili, che non fanno e non hanno altro
esercizio se non di pescare nel tempo del verno, e nella state andar per mare
robbando quelli che manco possono. Hanno alcune barche piccole come brigantini;
vogano gagliardamente, e mettonsi molti insieme con archi e freccie, e
circondano ciascuna nave che trovino in calma, che per forza di freccie la
fanno arrendere e gli levano la robba e la nave, buttando in terra gli uomini
ignudi, e dividono tutto quel che robbano col signor di questa terra, il qual
gli favorisce. Questa sorte di barche chiamano caturi.


Regno di Coulan.

Passato il detto luogo comincia il regno di Coulan, e il primo luogo si chiama
Caincoulan, dove abitano molti Gentili, Mori, Cristiani, Indiani della dottrina
di san Tomaso, molti delli quali fra terra vivono fra li Gentili. Nasce in
questo luogo molto pepe, del quale se ne caricano molte navi.


Colan, e del miracolo che fece san Tomaso.

Pur andando avanti sopra la medesima costa verso mezzod, vi  un porto
principal di mare con una citt che si chiama Coulan, nel qual vivono molti
Mori, Gentili e Cristiani, che sono grandissimi mercatanti e hanno molte navi,
con le quali contrattano per il paese di Coromandel, l'isola di Zeilam,
Bengala, Malacha, Samotra, Pegu, e questi non trafficano in Cambaia. Vi nasce
qui molto pepe. Il re  gentile, e gran signore di molto paese e di gran
ricchezza, e di molti genti di guerra, i quali per la pi parte sono grandi
arcieri.
Allontanandosi un poco dalla citt, si distende una punta in mare, sopra la
quale  posta una chiesa grande del glorioso san Tomaso, fatta per causa d'un
miracolo che egli fece avanti che morisse: il quale li cristiani del paese mi
affermarono averlo descritto nelli lor libri, che tengono con somma
venerazione. E fu in questo modo, che ritrovandosi il prefato nella citt di
Coulan, dove tutti erano gentili, andando in abito povero convertendo le genti
alla nostra fede, menava seco alcuni pochi compagni naturali del paese; e quivi
una mattina apparve nel detto porto un legno grande che andava sopra l'acqua,
il qual venne poi a dar in terra. La qual cosa intesa dal re, mand subito
molte genti ed elefanti per tirarlo in terra, ma non fu possibile che lo
movessero; venuto poi il re in persona, manco lo pot far movere. Della qual
cosa veggendo san Tomaso che il re si disperava, gli disse: "S'io lo cavo
dell'acqua, sarete voi contento di darmi tanta terra, dove io possa far una
chiesa in nome del nostro Signore Iddio, che qui mi ci ha mandato?" Il re,
alzati gli occhi verso di lui con maraviglia, gli rispose: "Se tu vedi ch'io
con tutto il mio potere non lo posso cavar, come hai tu speranza di farlo?" "Io
lo cavar, - disse san Tomaso, - con l'aiuto del mio vero Iddio, il qual ha
maggior possanza di voi". Allora il re gli fece consegnare il terreno
dimandato, e san Tomaso, accostatosi al legno, lo leg con un cordone e lo tir
in terra, dove aveva determinato di far la chiesa. Del qual miracolo rimaso
stupefatto e attonito il re, con tutto il popolo che era concorso a veder tal
cosa, ma non gi per questo si volse far cristiano, ma molta gente si convert.
Il glorioso apostolo, fatti venir molti marangoni e segatori, cominci a far
lavorare in diverse parti il detto legno, il qual solo fu bastante a compir
tutta l'opera della detta chiesa. E perch  costume fra gl'Indiani di dare
alli maestri e altri lavoranti nell'ora del mezzogiorno una scodella di riso
per mangiare, e come  sera una moneta d'oro basso, che chiamano fanan, il
detto apostolo com'era il mezzogiorno pigliava una misura d'arena, la qual
diventava subito riso, e lo dava alli maestri, la sera poi un pezzetto del
detto legno, che si convertiva in un fanan, di sorte che si partivano tutti
allegri e contenti. E a questo modo fu fatta la chiesa in Coulan, e il re la
dot di certa entrata, che le paga tutto il pepe che nasce nel paese, che
ancora sino al d d'oggi la riscuote.
Questi miracoli accrebbero molto la fama della santit sua, di sorte che molti
popoli si convertirno alla fede cristiana, e ancora in questo regno di Coulan,
il qual si estende fino alla fronte dell'isola di Zeilam, se ne trovano pi di
dicessettemila case di detti cristiani, che hanno molte chiese sparse per il
paese: ma la maggior parte di costoro mancano di dottrina, e alcuni anco del
battesimo. Il re, veggendo questa novit di tanti che si facevano cristiani e
dubitando che non gli facessero ribellare tutto il paese, cominci a
perseguitare il detto glorioso apostolo, il qual si ritir in Coromandel nella
citt di Malepur, dove, dapoi ricevuto il martirio, fu sepolto, come si dir
qui di sotto. Questi Indiani cristiani, conoscendo che non erano ben instrutti
della fede cristiana e che molti di loro, ancora che credessero, non erano
battezzati, mandarono alcuni uomini pel mondo a imparar la dottrina cristiana e
il modo del battezzare, i quali giunti in Armenia trovarono molti cristiani
greci, con un patriarca che li governava. Costui, inteso la buona e santa
intenzione di costoro, dette lor un vescovo con i suoi preti, i quali, andati
in India, gli ammaestrorno nella fede e insegnorno lor il modo del battesimo e
delli divini offizii, e stativi cinque o sei anni si dipartivano: e cos di
tempo in tempo hanno continuato di fare, e insino al giorno presente questi
tali preti, stativi un tempo, se ne ritornano a casa in Armenia, e portano seco
di gran ricchezza, perch vogliono da ciascuno che battezzano danari, che 
cosa molto mal fatta, perch alcuni, per non ne avere, non si possono far
battezzare. Questi Armeni sono uomini bianchi e parlano arabico, e hanno la
Scrittura sacra in lingua caldea, e dicono l'uffizio al modo nostro. Portano la
chierica sopra la testa al contrario delli nostri, cio dove quelle de' nostri
sono rase portano essi capelli; vanno vestiti con camicie bianche e fazzuoli
atorno il capo, discalzi, con la barba lunga. Sono molto devoti: dicono la
messa all'altare come li nostri, con una croce dinanzi, e sono tre, cio uno in
mezzo e un per banda. Communicansi con pane salato in luogo d'ostia, il qual
consacrano per tutti quelli che stanno nella chiesa, e ciascuno ne va a
pigliare uno pezzetto a pi dell'altare. Del sacramento del vino, perch in
India non se ne trova, pigliano dell'uve secche che vengono dalla Mecca e da
Ormuz, e postele a molle nell'acqua una notte, nel d seguente che hanno a dire
la messa le spriemono, e di quel succo si servono in vece di vino. E di questi
tali se ne trovano molti che officiano in queste chiese d'India.


Trimangato.

Andando avanti pur per la costa verso mezzogiorno, vi  un villaggio di Mori e
Gentili che si chiama Trimangato, dove similmente si esercita il navigare. Il
paese e luogo  d'un signore parente del re di Coulan. Qui  grandissima
abondanza di risi e carni di ogni sorte.


Capo di Cumeri.

Avanti pur per la detta costa  il capo di Cumeri, dove il paese di Malabar
finisce, ma per nel detto regno di Coulan, che arriva ancora pi di 90 miglia
avanti, fino a una citt detta Cael.


Arcipelago d'isole.

Al traverso di questo paese di Malabar, da centoventi miglia in mare vi  un
arcipelago d'isole, che gl'Indiani dicono essere da dicessettemila: e
cominciano dal monte Dely, distendonsi verso il mezzod. Le prime sono quattro
isole piccole e piane, che si chiamano di Maldivar: sono abitate da Mori
malabari, e dicono che sono del re Cananor. Non vi nasce in quelle altra cosa
se non palmiere, dalli frutti delle quali, e del riso che conducono di Malabar,
vivono gli abitanti in dette isole, e lavorano molte sartie del cairo, che  la
coperta di cochi di dette palmiere.


Isole di Palandura, e di quante sorti di ambracan vi si trovano.

Al traverso di Pananie, Cochin e Coulan vi sono altre isole, delle quali dieci
o dodici sono abitate da Mori berrettini, piccoli di corpo, che hanno lingua
separata. Il re  moro, e fa la sua residenza in una isola detta Mahaldiu; e
tutte le dette isole chiamano Palandura. Queste genti non hanno armi e sono
uomini deboli, ma molto ingegniosi, e sopra tutto grandi incantatori. Il re di
queste isole vien eletto per alcuni mercatanti mori naturali di Cananor, e lo
mutano quando a lor piace, li quali sono tributati da lui ogni anno di sartiami
e corde del cairo di palmiere, e di altre cose della terra: e vannovi detti
Mori alle fiate a caricar senza dinari qualche nave, perch o per amor o per
forza bisogna che gli diano quel che vogliono. Pigliasi appresso dette isole
gran quantit di pesce, che seccato e insalato  gran mercanzia per diverse
parti; per saorna delle navi che caricano, levano alcuni caracoli grandi e
piccoli, o porcellette che vogliam dire di mare, che sono pregiate in molte
parti e in alcune corrono per moneta bassa, e massimamente in Cambaia. Si
lavorano in dette isole molti panni fini di bambagio, seta e oro, che sono
stimati molto tra li Mori.
Si raccoglie dell'ambracan in gran quantit, in pezzi grandi, bianchi,
berrettini e ancor neri. Spesse volte domandai ad alcuni di questi Mori,
abitanti in dette isole, se sapevan come nasceva; mi dissero una loro opinione,
la qual, ancor che io non l'abbia per vera, pur non voglio restar di scriverla.
Dicono che l'ambracan  sterco di certi uccelli grandi che si trovano in alcune
isole disabitate di questo arcipelago, che la notte stanno a dormire sopra
alcune punte alte di scogli dove lo smaltiscano, e stando all'aere, al sole e
alla luna di continuo si va affinando, e quivi sta tanto fin che si fa qualche
gran tempesta o fortuna di vento che gonfi il mare fino alla cima delle punte
di detti scogli, la quale sterpa e leva via detto sterco in pezzi grandi e
piccoli, che vanno poi a nuoto sopra il mare sin che vengon ritrovati o vero
gittati dall'onde su le spiaggie, overo son traghiottiti d'alcune balene. Quel
che ritrovano bianco, dicono essere poco tempo che va per mare, e l'apprezzano
pi dell'altro, e chiamanlo porabat. Il berrettino, detto puabar, dicono che 
quello che molto tempo va per il mare, e che andando per l'acqua ha preso quel
colore: lo stimano per per assai buono, ma non gi come il bianco. Quello che
trovano negro e macchiato, dicono essere stato mangiato dalle balene, e che nel
ventre di quelle s' fatto negro, e conciosiacosach egli sia di tal virt che
n la balena n alcun altro animal terrestre che lo mangia lo possa digerire,
per gli  forza di vomitarlo cos intero come l'inghiott: e questo chiamano
minabar, il qual manco vale delli duoi sopradetti, ed  pi grave e di manco
odore.
In queste isole di Mahaldiu fanno molti navilii grandi e piccoli di palmiere
cuciti con corde di cairo, e sono fatti di tamuza, perch non vi  altro
legname; e con questi navigano verso terra ferma, e sono piani e portano gran
carico. E similmente vi fanno un'altra sorte di navili piccoli da remo, come
bregantini, e fuste molto belle e buone da remo, con le quali si servono
nell'andar da una isola all'altra, e anco passano verso la terra di Malabar. A
queste isole capitano molte navi di Mori dalla China, Iava, Malacha, Sumatra,
Bengala, Zeilam e Pegu, le quali attraversando per andar verso il mar Rosso,
quivi pigliano acqua e rinfrescamenti per la lor navigazione, e alle volte
arrivano tanto rovinate che le discaricano e lassano andar per perdute. E
similmente fra queste isole se ne rompono di queste navi, conciosiacosach, non
avendo ardimento di passar appresso il paese di Malabar, per paura che i
Portoghesi non le prendino, si mettono in alto mare, dove infra dette isole
(che sono infinite) corrono grandissimo pericolo di rompersi.


Dell'isola di Zeilam e costumi degli abitanti.

Lasciando queste isole di Maldivar, andando avanti verso levante, dove d volta
capo Cumeri, vi si trova una bellissima e grande isola, che li Mori arabi,
persiani e di Soria chiamano Zeilam, e gl'Indiani Tenarisim, che vuol dir terra
delle delizie.  abitata da Gentili, e il re  gentile; nei porti di mare della
detta isola vi stanno assai Mori, in luoghi molto populati, che sono gran
mercatanti; e tutti gli abitanti, cos mori come gentili, sono naturalmente
grandi di persona e quasi bianchi, e per la maggior parte grassi e col ventre
grande, e molto dati alle delizie. Non attendono all'armi, e manco ve n'hanno,
ma a darsi buon tempo e alla mercanzia. Vanno ignudi dalla cinta in su, e da l
in gi si coprono con panni ricchi di seta e di bambagio finissimi, con fazuoli
atorno il capo; l'orecchie tutte sbucate con molti pendenti d'oro, di pietre
preziose, e in tanto numero e cos grosse che le orecchie gli pendono fin sopra
le spalle; nelle dita molti anelli di bellissime gioie; hanno cinture con le
quali si cingono, tutte fatte d'oro con gioie incastrate. Il parlar di costoro
 parte di Malabar e parte di Coromandel. Molti Mori malabari vengono a
stanziare in questa isola, per esser in grandissima libert; oltra tutte le
commodit e delizie del mondo,  paese di temperatissimo aere, e gli uomini
vivono pi longamente che in alcuna altra parte dell'India e sempre sani, e
pochi sanno quel che si sia malattia.
Qui nascono molti frutti, e quelli anco eccellenti: li monti sono coperti di
naranci dolci e garbi di tre o quattro sorti di sapore, e alcuni hanno la
scorza pi dolce che non  il succo, e ancora maggiori del pomo d'Adamo; limoni
d'una garbezza dolce, alcuni grandi e altri piccolini dolcissimi, e molte altre
sorti di frutti che non si trovano nelle nostre parti; e gli arbori di continuo
sono carichi tutto l'anno, e di continuo si veggono fiori, frutti, e maturi e
immaturi. Vi si trova grandissima abondanza per il vivere d'ogni sorte di carni
di diversi animali e uccelli, e tutte delicate, e similmente copia grande di
peschi che si pigliano appresso l'isola. Riso ve ne  poco, perch lo conducono
la maggior parte del paese di Coromandel, e questo  il principal fondamento
del lor vivere. Hanno grandissima abondanza di bonissimo mele e di zucchero,
che vien condotto di Bengala; il botiro nasce nell'isola in copia grande. La
miglior cannella che sia in queste parti nasce in questa isola sopra li monti:
l'arbore  simile al lauro, e il re dell'isola fa tagliar in certi mesi
dell'anno li rami pi sottili e levargli la scorza, la qual si vende per suo
conto ai mercatanti che ivi la vanno a comprare, conciosiacosach altri che il
re non la possa far raccogliere. Vi sono similmente molti elefanti selvatichi,
i quali il re fa pigliare e dimesticare, e poi gli vende a' mercatanti di
Coromandel, Narsinga e Malabar, e del regno di Decan e Cambaia, che vanno sin
l per comprarli.


Del modo che pigliano gli elefanti e poi gli fanno domestichi in Zeilam.

Il pigliar delli detti si fa in questo modo. Hanno alcuni altri elefanti
mansueti, e massime femine, i quali con catene legano ad un arbore grossissimo
nelle montagne e boschi dove sogliono praticare, e intorno a quello fanno da
tre in quattro fosse grandi e profonde, le quali ricoprono con frasche di legni
sottili, buttandovi sopra della terra, di modo che non si veggono. Gli elefanti
selvatichi, vedendo la femina, se ne vanno a lei con impeto e cadono nelle
fosse, dove gli tengono sette o otto giorni mezzi morti da fame, standovi di
giorno e di notte a torno, parlandogli sempre per non gli lassar dormire, e gli
travagliano tanto che lassano quella ferocit e si fanno mansueti; poi li
cominciano a dar da mangiare con le lor mani, e pian piano a mettergli catene
molto grosse d'intorno, e come veggono che si lasciano maneggiare, gli buttano
della terra e frasche tante che, empita la fossa, lo elefante pu montando
uscirsene fuori, dove, legato ad un arbore, gli fanno fuochi intorno per alcuni
giorni, e stannovi uomini di continuo accarezzandogli e parlandogli, ma a poco
a poco gli van porgendo il mangiare. Con queste arti li fanno domestichi e
obbedienti, e ne pigliano di grandi e di piccoli, e maschi e femine, e alle
volte duoi al tratto in una di dette fosse. Questa  appresso di costoro una
grandissima mercanzia, perch vagliono molto e sono molto stimati dalli re
d'India per cagion della guerra, e anco per fargli affaticar in diversi
servizii, perch diventano cos domestici e intelligenti che ad ogni cenno
ubbidiscono come se fossero uomini. Li migliori e li pi ammaestrati vagliono,
in terra di Malabar e Coromandel, da mille insino a millecinquecento ducati
l'uno, e alcuni seicento ducati, secondo la disciplina che hanno imparata;
nondimeno sopra l'isola s'hanno per poco prezzo, ma si traggono fuor per conto
del re, che gli paga a quelli che gli pigliano.


Delle gioie che si trovano in Zeilam.

Si trovano in detta isola molte gioie, come sono rubini, che lor chiamano
marucha, iacinti, topazii, iagonzas, crisoliti, occhi di gatti, che son tanto
stimati fra gl'Indiani come se fossero rubini. Tutte queste gioie fa raccoglier
il re, e per suo conto si vendono. Ha di continuo uomini che le van cercando
nelle montagne e rotture di quelle, dove nascono li fiumi, e son gran
gioiellieri, e cos pratichi e intelligenti che, se dalla montagna gli vien
portato un pugno di terra, veggendola di subito conoscono se ella  di minera
di rubini o vero d'altre gioie. Quivi il re le fa cavare, e avute fa separar
l'una sorte dall'altra e sciegliere: e le migliori tutte son per suo conto, le
quali fa acconciar e vendere alli forestieri; l'altre pietre grezze e piccole
vende immediate alli mercatanti del paese, o vero lassa a quelli che le han
fatto cavare, avendoli pagato il terreno. Li rubini che quivi nascono per la
maggior parte non sono tanto accesi di colore come quelli che nascono in Ava e
Capellan, di quali pi di sotto si parler, ma quelli che si ritrovano di
perfetto colore in Zeilam sono fra gl'Indiani pi stimati che non sono quelli
di Pegu, perch dicono che sono pi duri. E per farli pi carichi di colore li
pongono nel fuoco in questo modo, che si trovano delli gioiellieri che stanno
col re tanto intelligenti e pratichi che, se veggono una pietra, immediate
sapranno dir: "Questo rubino sopporter tante ore di fuoco e diventer molto
buono". E il re allora, col consiglio di costoro, li fa metter in fuoco di
carbone, che sia forte, per quello spazio di tempo che ar detto il
gioielliero, e se lo sopporta senza rompersi diventa molto perfetto di colore e
di gran valuta. E cos tutte le dette gioie si cavano e si lavorano a un
medesimo modo. Trovasi alle fiate che alcuna di queste tal pietre sar met
rubino e l'altra zaffiro, e dell'altre la met topazio e l'altra zaffiro, e
cos occhio di gatta. Delle quali gioie il re ne ha un gran tesoro, perch,
come si riscontra in qualcuna che sia ricca e di prezzo, subito la fa serbare
nel suo tesoro.


Del pescar delle perle in Zeilam.

Appresso la detta isola in mare vi  una secca coperta di dieci in dodici
braccia di acqua, dove si trova grandissima quantit di perle minute e grosse,
molte fine, e alcune fatte in forma di pero. Quivi li Mori e Gentili d'una
citt chiamata Cael, del re di Coulam, vengono due fiate l'anno a pescarle per
l'ordinario, e le trovano in ostriche che sono pi piccole e pi liscie che non
sono quelle delle nostre parti. Sommergendosi gli uomini le trovano nel fondo,
dove durano gran pezzo di ore. Le perle minute sono di coloro che le ricolgono,
ma le grandi sono per conto del re, che ivi tiene un suo fattore, al qual di
pi gli danno certi diritti per aver licenza di pescare.


Delle sorte di mercanzie che si cavano e si portano in Zeilam.

Il re di Zeilam fa residenza di continuo in una citt che si chiama Colmucho,
che  posta sopra un fiume, con un buon porto dove ogni anno capitano molte
navi da diverse parti a caricar cannella, elefanti, e portano oro, argento,
panni di Cambaia di bambagio finissimi, e di molte altre sorte di mercanzie,
come  zaffarano, coralli, argento vivo e cinaprio; e nell'oro e argento vi 
maggior guadagno, perch val pi quivi che altrove. Similmente vi vengono molte
navi di Bengala, Coromandel, e alcune da Malaca, per comprare elefanti,
cannella e gioie. In questa isola vi sono altri quattro o cinque porti, luoghi
abitati dove si fanno gran traffichi: e son governati per altri signori, nepoti
del re di Zeilam, a obbedienza del quale stanno, ancora che alle fiate se gli
levino contra.


Del monte di Zeilam dove vanno in peregrinaggio.

Nel mezzo di questa isola vi  un'altissima montagna, in cima della quale si
vede un sasso assai alto, e ivi vicino uno stagno d'acqua chiara che di
continuo risorge. Nel detto sasso  fatta la forma delli piedi d'un uomo, che
gl'Indiani dicono essere la pedata del nostro primo padre Adam, che essi
chiamano Adam Baba: e di tutte quelle parti e regni vengono i Mori in
peregrinaggio, dicendo che di l ascese in cielo il padre Adam. E vanno vestiti
in abito di peregrini, legati con catene di ferro, e coperti di pelli di leonze
e di leoni e d'altri animali selvatici; sopra le braccia e gambe portano alcuni
bottoni che hanno le punte acute, che camminando gli vanno battendo e faccendo
di continuo piaghe che buttano sangue, il che dicono che fanno in servizio di
Dio e di Macometto e di Adam Baba. Alcuni di costoro portano seco gran quantit
di denari, per investirgli in gioie nell'isola da persone particolari, e le
portano fuori poi con gran secretezza. Avanti che arrivino alla montagna dove 
la detta pedata, convien che passino per terre paludose, valli e campagne piene
d'acqua e fiumi: e questo cammino dura da 15 in 18 miglia, che vanno insino
alla cinta per l'acqua; e tutti portano coltelli in mano per levarsi dalle
gambe le sansughe, che sono infinite, il che se non facessero, sariano morti da
quelle. E arrivati alla montagna cominciano a salirla, ma non possono salir
sino al pinnacolo se non attaccati ad alcune scale fatte di catene di ferro
molto grosse, che son poste all'intorno di esso; e giunti in cima si lavano in
quello stagno d'acqua, e fatte le loro orazioni dicono di restar salvi e netti
di tutti li lor peccati.
Questa isola di Zeilam  molto vicina a terra ferma, e infra essa e l'isola vi
sono alcune bassure, dove  un canale che gl'Indiani chiamano Chillam, e per
mezzo di questo passano tutti li zambuchi di Malabar per andar in Coromandel: e
ogni anno molti se ne periscono in questi bassi, e perch il canal  molto
stretto. Nell'anno che l'admirante fu la seconda volta nell'India, se ne
persero in quei bassi tante navi e zambuchi di Malabar che in quelli vi si
annegorno dodicimilia Indiani, quali venivano con vettovaglie, determinati di
scacciar l'armata di Portogallo fuor dell'India, senza lasciarla pigliar alcun
cargo.


Del paese del re di Coulam.

Lasciando questa isola di Zeilam e tornando sopra terra ferma, dove volta capo
Cumeri si trova subito la terra del re di Coulam, e di altri signori che gli
sono soggetti e vivono in quella, la qual si chiama Quilacare. Vi sono di molti
gran luoghi abitati da Gentili, con molti porti di mare dove stanziano molti
Mori naturali del paese, che navigano con navili piccoli che chiamano campane.
A questi porti vengono li Mori di Malabar a contrattare e portar mercanzie di
Cambaia, che quivi vagliono molto, e alcuni cavalli, e caricano gran quantit
di riso e panni per Malabar.
In questa provincia di Quilacare  una casa d'orazion di Gentili, ove sta uno
idolo che essi hanno in grandissima venerazione, e ogni dodici anni gli fanno
una gran festa, dove concorrono tutti i Gentili come a un giubileo. Ha sotto di
s detta casa d'orazione molte terre, villaggi ed entrate per gran somma di
danari, da non poter credere. In detta provincia vi  un re separato, il qual
non pu regnar pi di dodici anni, cio da un giubileo all'altro. La sua
renonzia si fa in questo modo, che, compiti li dodici anni, il giorno della
festa si congregano infinite genti, dove si spendono gran quantit di denari in
dar da mangiare ai Bramini, che quivi tutti concorrono. Il re fa far un palco
alto di legnami, tutto coperto di panni di seta, e in quel giorno si va a lavar
in uno stagno con molte cerimonie e con gran suoni e canti, il che fatto se ne
viene all'idolo a far la sua orazione, la qual compita ascende sopra il palco e
quivi, in presenza di tutto il popolo, con un coltello tagliente si comincia a
tagliar il naso, e poi le orecchie e i labri e cos gli altri membri, e tutta
la carne che si leva da dosso la gitta con gran furia verso lo idolo, e
uscendogli tanto sangue che gli cominci a mancar la virt, allora egli medesimo
si taglia la canna della gola e fa di s sacrificio all'idolo. Quello che vuol
regnar dopo costui altri dodici anni e soffrire quel martirio,  obligato di
star ivi presente a veder questa festa, perch compita subito l'alzano per re.


Cael citt.

Passata la provincia di Quilacare, per la costa avanti verso il vento di greco
vi  un'altra citt che si chiama Cael, quale  del re di Coulam, popolata da
Gentili e Mori gran mercatanti: ed  porto di mare, dove ogni anno capitano
molte navi di Malabar, di Coromandel, di Bengala. Quivi si contrattano tutte le
sorti di mercanzie di tutte le parti. Le genti di questa citt sono valenti
gioiellieri, e che attendono alla mercanzia di perle minute, perch quivi se ne
pigliano gran quantit: e questa pescagione  del re di Coulam, ed  affittata
a un mercatante moro molto ricco gi molti anni. Costui  quasi tanto stimato
in questo paese quanto il re, e fa giustizia fra li Mori senza che 'l re se ne
impacci. Quelli che pigliano le dette perle, come per avanti si  detto,
pescano tutta la settimana per loro, il venere per il padron della barca, e del
fin del tempo che ivi stanno pescano tutti insieme una settimana per conto di
questo Moro, oltra il dazio che gli pagano delle minute. Le perle grosse sono
per conto del re di Coulam, il qual fa di continuo residenza appresso questa
citt,  molto ricco e potente di molte genti di guerra, che sono grandissimi
arcieri. Alla sua guardia stanno di continuo da quattrocento in cinquecento
donne arciere, ammaestrate da piccole, che son molto leggiadre. Molte volte
detto re suole aver guerra col re di Narsinga, che gli vuol torre lo stato, ma
si defende molto bene.


Coromandel provincia.

Continovando per la costa avanti e volgendosi verso tramontana, questo paese si
chiama Coromandel, il qual  da sessanta in ottanta leghe, che sono
centoottanta in ducentoquaranta miglia, pur andando dietro la costa, nella qual
vi son molte citt, ville, luoghi di Gentili, e anco il regno di Narsinga,
terra molto abbondante e grassa d'infinito riso, carne, formento e di ogni
sorte di legumi, perch ha campi grassi e fertili. Qui vengono molte navi di
Malabar a caricare del detto riso, e vi portano molte altre mercanzie di
Cambaia, cio rame, argento vivo, cinaprio, pevere e altre per tutto il paese
di Coromandel, dove si trovano molte sorti di spezierie e drogherie e altre
mercanzie di Malacha e Bengala, che le navi di Mori vi conducono dalle dette
parti, non avendo ardimento di passarsene in Malabar per paura de' Portoghesi.
E ancor che questo paese sia molto abbondante, se accade che alcun anno non vi
piova, vi vien la fame cos grande e terribile che in quella molti ne muoiono,
che vengono in tanta estremit che per duoi o tre fanan, che vagliono trentasei
maravedis l'uno, vendono li proprii figliuoli per avere un poco da vivere; in
questo tal tempo li Malabari gli conducono del riso e se ne ritornano con le
navi cariche di schiavi. E tutti li mercatanti detti Chetii, gentili, che vanno
per l'India, sono naturali del paese di Coromandel, li quali sono molto sottili
d'ingegno e grandi contatori e valenti mercatanti. Nei porti di mare praticano
infiniti mercatanti mori naturali del paese, e sono uomini che van di continuo
navigando.


Malepur.

Avanti per la costa, passata la costa di Coromandel, vi si trova una citt
quasi disabitata, molto antica, che si chiama Malepur, che nel tempo passato fu
citt grande del re di Narsinga: quivi  sepolto il corpo del glorioso apostolo
san Tomaso, in una piccola chiesa vicina al mare. Li cristiani di Coulan che
seguitano la sua dottrina dicono avere nelle lor memorie che, essendo il detto
glorioso apostolo perseguitato dalli Gentili, se ne venne di Coulan ad abitar
in questa citt con li suoi compagni, la qual in quel tempo era lontana dal
mare circa sei miglia: ma pare poi che il mare sia andato tanto rodendo il
paese, che se  fatto vicino come egli  ora. In questa citt avendo cominciato
a predicare, convertiva molti alla fede cristiana, per il che alcuni Gentili lo
cominciarono a perseguitare, cercandolo far morire: e per questa causa il
detto, allontanandosi dalle genti, se ne andava per li boschi e monti faccendo
vita solitaria. Par che un giorno un gentile, andando alla caccia con un arco,
vidde sopra un monte che erano posti insieme molti pavoni, e nel mezzo vi era
una cosa alta tutta splendente, posta sopra una pietra piana, ma per lo
splendore non poteva discerner ci che fosse. Qui, fatto animo, tir con una
freccia nel mezzo, e li pavoni si levorno a volo, ma egli sent di aver dato
come nel corpo di un uomo, per la qual cosa corse subito e lo vidde cadere in
terra morto. E venuto nella citt e contato per ordine alli governatori ci che
gli era avvenuto, quelli andarono a vedere e cognobbero essere il corpo del
glorioso apostolo, e che sopra la pietra dove ei cadde era restata la forma
delli piedi impressa nel sasso; e compunti nel cor dissero: "Costui era uomo
santo, e noi non lo credevamo", e lo volsero sepellire nella chiesa dove ora
sta, e posero la pietra con la forma de' piedi appresso la sepoltura. Dicono
che nel sepellirlo mai poterono coprirgli il braccio destro, che sempre restava
di fuori, e se gli coprivano tutto il corpo il giorno seguente ritrovavano il
braccio fuori: e cos lo lasciorno stare. Li cristiani suoi discepoli gli
edificorno quella chiesa, e li Gentili l'ebbero in somma venerazione. E si dice
che egli stette col braccio fuori per grande spazio di tempo, e che venivano
genti da diverse parti in peregrinaggio a visitarlo per divozione, e che alla
fine vi vennero dei popoli dalla China, li quali volsero levargli via quel
braccio e portarselo per reliquia: e volendolo tagliar, dicono che se lo tir
dentro e che pi non si  stenduto. Questa sepoltura  posta in una piccola
capella di una chiesa, dove risplende d'infiniti miracoli; li Mori e Gentili
l'hanno in gran divozione, e ciascuno pretende che ella sia sua. La chiesa 
ordinata al modo nostro, con croci sopra l'altare;  fatta in volto, e di sopra
vi  una gran croce di legno. La fabrica della chiesa  molto vecchia e mezza
ruinata, e ha all'intorno delle spine e siepi, e vi  un Moro che ha il carico
di quella, e dimanda limosina per lui e per tenervi una lampada di continuo
accesa. Li cristiani dell'India tutti vi vanno in peregrinaggio, e quando si
partano, portano per gran reliquia un poco di quella terra che  appresso la
sepoltura del detto glorioso apostolo.


Paleacate.

Andando pur avanti per la costa, si trova un'altra citt del regno di Narsinga,
abitata da Mori e Gentili gran mercanti e ricchi: ha porto di mare, dove
capitano infinite navi di Mori di molte parti con assai sorti di mercanzie, che
vanno molto fra terra del detto regno, e vi  un gran traffico; e si vendono
molte gioie che son portate da Pegu, e massimamente rubini e spinelle molto
buone, e ne fanno buon mercato a chi le sa comperare; e vi si conduce molto
muschio. Il re di Narsinga vi tiene suoi governatori, e alcuni che riscuoteno
le sue entrate. Quivi si fa gran quantit di panni di gottone finissimi
dipinti, che vagliono molto in Malaca e Pegu e Sumatra e nel regno di Guzzerati
e anco in Malabar, per far vestimenti di Mori e Gentili. Quivi vale molto il
rame, l'argento vivo e cinaprio, e altre cose di mercanzia che vengono di
Cambaia; sono similmente in gran prezzo in questo luogo panni scarlatti,
coralli, zaffrano, velluti della Mecca e sopra tutto acque rosate.


La montagna detta Udirgimale.

Passata la citt di Paleacate, per la costa avanti, che va voltando alla
tramontana verso Bengala, vi si trovano molti altri luoghi del regno di
Narsinga, e massimamente la montagna detta Udirgimale, dove finisce il regno di
Narsinga e comincia quel di Orixa.

[Qui mancano molte righe.]


Regno di Orixa.

Passato il regno di Narsinga, avanti per la costa comincia il regno di Orixa,
che  di Gentili, che sono uomini valenti e molto esercitati nell'armi, perch
quasi di continuo questo re tien guerra con quello di Narsinga, ed  molto
potente di genti a piedi. La maggior parte del suo paese  lontana dal mare,
sopra il qual vi son pochi porti e anco di poco traffico; questo paese si
prolonga dietro la costa del mare sin al fiume Gange, che nella loro lingua
chiamano Guengua, e dall'altra parte del detto fiume comincia il regno di
Bengala, col quale alcune volte questo re ha guerra. A questo fiume Gange vanno
tutti gl'Indiani in peregrinaggio con gran divozione a lavarsi, perch hanno
firmissima fede che, dapoi lavati, siano netti di tutti li lor peccati e per
questo salvi, conciosiacosach il detto fiume vien da un fonte il qual ha il
suo principio nel paradiso terrestre.  larghissimo e profondo, con le ripe da
una banda e l'altra e molto amene e belle, e tutte abitate di grandissime e
ricchissime citt di Gentili. Fra il fiume Eufrate e il Gange  la prima e
seconda India, terra molto grossa, abbondante e sana, de aere temperato;
passato questo fiume verso Malacha,  la terza India, e questo  secondo
l'opinione de' Mori.


Bengala.

Passato il Gange, per la costa avanti verso levante sta il regno di Bengala,
nel quale vi sono molti luoghi e citt, cos fra terra come dietro la costa del
mare. Quelli fra terra son abitati da Gentili, che stanno sotto l'obbedienza
del re di Bengala, il quale  moro; e li porti da mare sono pieni di Mori e
Gentili, fra li quali vi sono gran traffichi di mercanzie e navigazioni per
molte parti, perch questo mare  a modo d'un golfo che entra verso tramontana,
in capo del quale  posta una gran citt abitata da Mori, che si chiama
Bengala, con un buon porto. Li abitatori di quella sono uomini bianchi, ben
disposti, e vivono in detta citt infiniti forestieri di molte parti, cos di
Arabia come di Persia e abissini. E per essere il paese molto grande e di aere
temperato, vi concorrono infinite persone, e tutti gran mercatanti, e hanno
delle navi grandi fatte al modo di quelle della Meca, e altre al modo di quelle
della China, che chiamano giunchi, che sono molto grandi e portano gran carico:
e con queste navigano verso Coromandel, Malabar, Cambaia, Tarnasseri, Sumatra,
Zeilam e Malaca, e trafficano ogni sorte di mercanzie da una parte all'altra.
Vi nasce di molto bambagio, e di quello che  fino, e molte canne di zucchero e
gengievo buono e molto pepe lungo. Si lavorano quivi molti panni di bambagio
eccellentemente dipinti per il lor vestire, e alcuni altri bianchi che sono per
mercanzia per diverse parti, e li chiamano saranetis, che sono vergati come
fazzuoli da donne, delli quali quivi se ne fa grandissima stima: e li Arabi e
Persiani ne fanno le tocche o vero fazzuoli per la testa, in tanta quantit che
ne caricano navi per diverse parti; ne fanno anco alcuni detti mamuna, altri
daguza, altri cautares, altri topazii e sinabaffi, e sono molto stimati per far
camicie, perch durano longamente. Sono tutti di lunghezza di braccia
venticinque veneziane, un poco pi o manco, e se n'ha buon mercato; son filati
da uomini a molinello, e poi tessuti. In detta citt si fa zucchero bianco e
buono, ma non lo sanno fare in pani ma in polvere, e lo mettono in sacchi di
tela coperta di cuori crudi e ben cuciti, e ne caricano molte navi per diverse
parti. Quando questi mercatanti potevano andare liberamente senza paura alle
parti di Malabar e Cambaia con le lor navi, valeva in Malabar il cantaro di
detto zuccaro duoi ducati e mezzo, una pezza di tela detta beatillas per far
tocche da donne trecento maravedis, un panno detto cautare seicento; e quelli
che conducevano dette mercanzie guadagnavano molti danari. Fanno in questa
citt di Bengala molte conserve di gengevo verde e buono, di naranzi, limoni e
di altri frutti che nascono nel paese, che sono eccellenti acconci col
zucchero. Trovansi quivi molti cavalli, vacche, castroni e di ciascuna sorte di
carne d'animali in molta abbondanza, e sopra tutto galline, che sono
grandissime e smisurate. Li Mori mercatanti di questa citt vanno fra terra a
comprar garzoni piccolini dalli lor padri e madri gentili e da altri che gli
rubbano, e li castrano levandoli via il tutto, di sorte che restano rasi come
la palma della mano: e alcuni di questi moiono, ma quelli che scampano gli
allevano molto bene, e poi vendono per cento e ducento ducati l'uno alli Mori
di Persia, che gli apprezzano molto, per tenerli in guardia delle lor donne e
della lor robba e per altre disonest.
Li Mori onorati di questa citt vanno vestiti di certe camicie moresche larghe
sino in terra e bianche e sottili, e di sotto un panno cinto dal traverso in
gi, e sopra la camicia un almaizar di seta cinto con una daga tutta fornita di
argento, e nelle dita molti anelli con gioie ben ricche, sopra il capo una
tocca, cio un fazzuolo di bambagio sottilissimo. Sono uomini disordinati nel
mangiare e bevere, e in molti altri vizii appresso. Hanno li lor stagni di
acqua in casa, dove molte volte si vanno a lavare. Tengono molti servitori, e
tre o quattro mogli e quante ne possono mantenere, ma le fanno star rinchiuse,
e vestono di continuo superbamente con panni di seta e con gioie ricchissime e
manigli di oro. Queste donne sogliono di notte uscir di casa a vedersi l'una
l'altra, e far feste e allegrezza e bever vino. In questa terra si fanno vini
in diverse maniere, e principalmente del zucchero di palma e d'alcune altre
cose che nascono nel paese: questi tali vini piacciano mirabilmente alle donne,
e sono infra loro molto usati. Quivi si trovano gran musici di cantare e sonar
diversi instrumenti con grande arte. Gli uomini bassi vanno vestiti con certe
camicie piccole bianche sino a mezzo il ginocchio, e con braghesse, e sopra il
capo tocche, cio fazzuoli piccoli che gli danno tre o quattro volte attorno;
alcuni con scarpe di cordovano, altri con scarpe alla apostolica molto ben
fatte, dorate e lavorate con seta. Il re  un gran signore, molto ricco e
potente, e signoreggia gran paese abitato da Gentili, delli quali molti ogni
giorno si vanno faccendo mori, per esser favoriti dal re e dalli suoi
governatori. Ha detto re molte altre terre pi avanti nel detto golfo, popolate
da Mori e Gentili, cos dentro fra terra come sopra la costa del mare, che d
volta verso mezzogiorno.


Regno di Verma.

Passato il detto regno di Bengala, per la costa avanti che si volga verso
mezzod  posto un altro regno di Gentili chiamato Verma, nel qual non vi sono
Mori, n alcuno porto di mare dove si possino servire di farvi alcun traffico
di mercanzie. I naturali di questo regno sono negri, e vanno ignudi: solamente
si cuoprono le parti vergognose con panni di gottone. Hanno le loro idolatrie
particulari, e case d'orazione. Molte volte hanno guerra col re di Pegu. Di
questo paese non avemo altra notizia n informazione, perch non vi si pu
navigare; solamente sappiamo che confina da una parte col regno di Bengala e
dall'altra con quello di Pegu.


Aracan regno.

Dentro fra terra del detto regno di Verma, verso tramontana, vi  un altro
regno di Gentili molto grande, che non tiene porto di mare; confina similmente
col regno di Bengala e col regno di Ava, e chiamasi Aracan. Il re e gli altri
abitanti sono gentili. Dicono che ei possiede molte citt, terre e ville, e ha
molti cavalli ed elefanti, li quali elefanti vengono condotti dal regno di
Pegu. Sono uomini berrettini, vanno ignudi dalla cintura in su, e da quella in
gi si cuoprono con panni di gottone e di seta; usano molti concieri intorno la
persona d'oro e di gioie ricche. Hanno in somma venerazione li loro idoli, e
gli fanno di gran case d'orazione. Il detto re  molto ricco di danari e molto
potente di gente da guerra, la qual fa spesso con li popoli vicini, alcuni
delli quali gli danno obbedienza contra la loro volont, e anco tributo. Vive
molto delicatamente, e ha palazzi in tutte le terre del suo paese, con tutte le
commodit e delizie che si possino imaginare, con molti stagni d'acque
chiarissime, e giardini con verdure, fiori, e con ogni sorte d'arbori
fruttiferi. Tien molte donne deputate alli suoi piaceri; non ha legge n ordine
alcuno di matrimonio. Ha dodici palazzi fra li sopradetti posti in dodici citt
del suo regno, nelli quali fa allevar quelle donne che vuole avere a' suoi
piaceri in questo modo, che in ciascuna citt ha un governatore, il qual piglia
ogni anno dodici fanciulle nate in detto anno, figliuole de' principali uomini
e delle pi belle che ei trovi, e le fa allevare a spese del re in detti
palazzi sino alla et di dodici anni: e sono molto ben vestite e ben
ammaestrate nel ballare, cantare e sonare, di modo che di continuo ne ha in
detti palazzi e delle grandi e delle piccole. E ogni governatore in capo
dell'anno mena sempre al re, dove ei va o vero fa residenza, dodici di queste
fanciulle di dodici anni l'una, delle quali il re ha per costume di farne una
lor antica prova, continuata per li re passati gi molti anni, e senza la quale
il re non permetteria ch'ella entrasse in camera sua, n si accostasse alla
persona sua. La prova  questa, che fanno che queste fanciulle siano lavate e
poi vestite di drappi novi bianchissimi di bambagio, sopra li quali vi scrivono
il nome di ciascuna e del padre e della citt; poi la mattina a buon'ora,
essendo digiune, le fan montare sopra una terrazza dove batte il sole. Quivi
stanno sin a mezzogiorno, e affannate dal caldo sudano tanto che vanno tutte in
acqua, che gli trapassa tutti li vestimenti. Dipoi, fattele mutare di
vestimenti novi, li sudati sono portati al re, i quali ad uno ad uno va
odorando, e quelli che ei trova che non abbian buon odore li dona, e fa grazia
alli suoi gentiluomini e cortigiani che sono quivi presenti a pigliare queste
tali vesti, perch con quelle s'intende che la fanciulla sia sua, e se la fa
venir a casa; l'altre, che hanno buono odore, tiene per s: e dicono che con
questa esperienza si conoscono quelle che sono sane e di buona complessione. E
cos di continuo si osserva questa usanza e ordine, e ogni anno gli vengono
condotte da queste dodeci citt centoquarantaquattro, fanciulle, e le scieglie
come  detto. E ha anco molti altri palazzi deputati per andar a caccia
d'uccelli e d'animali, e dove fanno diversi giuochi, musiche e conviti
suntuosi.


Il regno di Pegu.

Voltandosi alla costa del mare, passato il regno di Verma verso sirocco, si
trova un altro regno di Gentili molto ricco e copioso, di gran traffico di
mercanzie per navicarle per mare, il qual si chiama Pegu. Questo regno ha tre o
quattro porti da mare, dove abitano infiniti Mori e Gentili, grandissimi
mercatanti; e la propria citt di Pegu  lontana dal mare da ventiquattro in
trenta miglia, sopra un ramo d'un fiume grandissimo che corre per questo regno,
e dicono che vien d'alcune montagne altissime, e che in certi mesi dell'anno fa
cos gran crescere ch'egli esce fuori del vaso e bagna un grandissimo paese,
che poi seminato produce una gran copia di riso. Si caricano in detti porti
molte vettovaglie sopra le navi, che hanno tre o quattro arbori, le quali essi
chiamano giunchi, per Malacha, Sumatra e altre parti, e sopra tutto gran
quantit di riso, zucchero di cannemele in rottami e in pani. A detti porti di
Pegu, vi capitano anco molte navi di altre e diverse parti, con panni di
Cambaia, di Paleacate, di bambagio dipinti e di seta, che gl'Indiani chiamano
patolas, che sono quivi in grandissimo prezzo; portano similmente zafferano,
rame, panni scarlatti di grana, coralli tondi e in branchi e acconci, argento
vivo, cinaprio, acqua rosa e alcune drogherie di Cambaia. E quivi caricano
lacca, che vi nasce molto fina, e similmente v' un gran traffico di macis,
garofani, e d'altre mercanzie che vengono dalla China, muschio e rubini, che
sono portati quivi dal paese di dentro e da una citt detta Ava, della qual di
sotto se ne dir.
Li abitanti di questo regno vanno ignudi, solamente cuoprono le parti
vergognose; non sono uomini atti alla guerra, n tengono troppo armi, e anco
quelle triste. Sono molto lussuriosi e dediti alle donne, alle quali per far
piacere portano sopra il lor membro alcuni sonagli rotondi, che gli sono stati
appiccati e saldati fra la pelle e la carne: e alcuni ne portano tre, altri
cinque e sette, chi d'oro e chi d'argento o vero d'ottone, che vanno sonando
per la strada quando camminano, e lo reputano per gran gentilezza, con li quali
le donne se ne pigliano gran piacere, e non vogliono uomini che non gli
abbiano; e quelli che sono persone di pi riputazione gli portano pi grandi.
Il lor re si chiama il re dell'elefante bianco, e in detto regno vi sono
grandissime montagne nelle quali nascono molti elefanti, e per l'ordinario non
 mai giorno che non ne piglino qualche uno, il quale il re fa dimesticare e
allevare: e per tal causa n'ha sempre tanta quantit che ne vende a'
mercatanti, che quivi gli vanno a comprare per condurli a Paleacate, onde
passano poi a Narsinga, Malabar e Cambaia. Similmente cavano molti ronzini che
vanno di portante, delli quali molto se ne servono gli abitanti, ed etiam vi
sono cavalli, i quali usano di cavalcare alla bastarda, con li quali,
accompagnati con gli elefanti e genti da piedi, fanno la guerra. Sonvi ancora
in detto regno molti castroni, e porci selvatici e domestici; gli abitatori
sono gran cacciatori d'essi, e ne costumano pigliare molti.


Il porto di Martabane.

In questo regno di Pegu, verso Malacha, vi son tre o quattro porti di mare del
detto re, delli quali non so il nome; ma fra gli altri ve ne  un buono che si
chiama Martabane, al qual capitano molte navi, che ivi caricano molte
vettovaglie e altre mercanzie, e spezialmente lacca molto fina che nasce in
questo paese, la qual li Persiani e Indiani chiamano lacomartabani. Ne nasce
similmente nel paese di Narsinga: non  per cos buona come questa. Questa
lacca dicono essere gomma d'arbori; altri dicono che si produce sopra li rami
degli arbori s come nelle nostre parti si fa la grana, e questa ragion mi pare
che vada pi al naturale e verisimile. La portano in vasi piccoli,
conciosiacosach non ne debbono raccogliere troppo. Si lavorano in questo luogo
di Martabane grandissimi vasi di porcellana bellissimi e invetriati di color
negro, avuti in sommo pregio appresso li Mori, li quali gli levano di qui come
la maggior mercanzia che possino avere; levano similmente molta quantit di
benzu fatto in gran pani.


Ava citt.

Dentro fra terra, pi avanti del regno di Pegu, fra il regno di Aracam e quello
di Siam, vi  un altro regno di Gentili, nel quale il re fa residenza di
continuo in una grande e ricca citt detta Ava, piena di molti mercatanti
ricchi. Quivi  un traffico grande d'ogni sorte di gioie, e massimamente di
rubini e spinelle, le quali si raccolgono in quel paese: vi concorrono molti
mercatanti forestieri da diverse parti a comprarle, e similmente del muschio,
il qual qui si trova, e il re lo vuol tutto nelle sue mani, e per suo conto lo
fa vendere alli mercatanti del paese, che lo vendono poi alli forestieri, li
quali portano dell'argento vivo, cinaprio, coralli, rami e zaffarano, acque
rosate, anfiam, grana, velluti alti e bassi dalla Mecca, e altre cose che
vengono dal regno di Cambaia. Vendonsi ivi le gioie e il muschio per buon
mercato, e a baratto delle sopradette mercanzie. Questi rubini e spinelle si
trovano nelle montagne, nelle rotture dove corrono li fiumi, faccendovi delle
cave e mine e andando al profondo; ne trovano anco nella superficie della
terra. Gli uomini di questo paese sono eccellenti gioiellieri e gran maestri,
s in cognoscere le pietre come in acconciarle.
Il muschio si trova in alcuni animali piccoli bianchi, simili alle gazele, le
quale hanno i denti come gli elefanti, ma pi piccoli. A questi animali nascono
come aposteme sotto il ventre e il petto, al modo d'una chila che vien agli
uomini vecchi, nelle quali, come la materia  maturata, gli vien tanto pizicore
che si accostano agli arbori fregandosi a quelli, e alcuni granelli che cascano
fuor della detta apostema  l'eccellente e pi perfetto muschio. E li
cacciatori che gli seguitano con cani e reti trovano l'orma di detti animali
per l'odor grande che buttano detti grani, e seguitando gli pigliano vivi, e
condutti a casa gli tagliano in tondo dette aposteme con la pelle e gli
lasciano seccare: queste sono le vere vesciche del muschio, delle quali se ne
trovano molto poche che non siano falsificate. La qual cosa fanno in questo
modo, che, levatogli via dette aposteme, metton sopra quelle piaghe molte
sansughe, e tante che esse gli sorbono tutto il sangue, e l'animal more; dapoi
seccate al sole, le fanno in polvere, e di quelle ne fanno sopra la palma de la
mano grani come son li veri, e un peso del vero muschio mescolano con cento di
polvere di dette sansughe, e il tutto mescolato ne riempiono le vesciche, le
quali, ancora cos falsificate, sono reputate qui per buone e fine, perch
dapoi vendute vengono falsificate di novo dalli mercatanti, per le mani de'
quali ne passano. Il vero muschio  cos acuto che, posto sotto il naso, fa
immediate uscir fuori il sangue. In questo regno si trovano molti elefanti e
cavalli, e il paese  abbondante di vettovaglie.


La citt di Capelan.

Pi dentro fra terra del regno d'Ava, vi si trova un'altra citt di Gentili
detta Capellan, che ha signor da s, il quale non vuole obbedire al re di Ava.
All'intorno del paese del quale si trovano molti rubini, che sono finissimi, e
vengono condotti a vendere in detta citt quando vi fanno mercato: e sono
riputati per molto migliori che non sono quelli di Ava.


Regno di Siam.

Passato il regno di Pegu, per la costa avanti verso Malaca e dentro il paese 
il gran regno di Siam, di Gentili: e il re  gentile e molto gran signor fra
terra, perch egli confina cominciando da questa costa sino sopra all'altra che
va verso la China, e sopra ambedue ha porti di mare.  signor potente e di
molta gente, cos a cavallo come a piede, e di molti elefanti; non consente che
alcun Moro porti armi nel suo paese. E subito che si esce del regno di Pegu, vi
 una citt che  porto di mare che si chiama Ternassari, dove sono molti
mercanti mori e gentili, che contrattano d'ogni sorte di mercanzia: hanno navi,
con le quali navigano verso Bengala e Malaca e altre parti. Dentro fra terra di
questo regno nasce molto benzu eccellente, il qual  ragia di arbori, e li
Mori lo chiamano lubaniabi: e ve ne sono di due sorti, cio uno che non d odor
se non  posto nel foco, e l'altro del qual si fa in Levante il storace, ed 
molto odorifero e buono, avanti che si levi quello che gli aggiungono in
Levante. A questo porto di Ternassari vi capitano molte navi di Mori da diverse
parti, e vi portano rami, argenti vivi, cinaprii, panni di grana e di seta,
velluti della Mecca dipinti, zaffarano, coralli lavorati e infilzati, acque
rose in alcuni piccoli vasi di rame stagnati (e si vendono a peso col vaso),
amfiam, panni di Cambaia: e il tutto  qui in gran pregio.


Quedaa, luogo del regno di Siam.

Passato il detto luogo di Ternassari, andando avanti per la costa verso Malaca,
si ritrova un altro porto di mare del regno di Siam detto Quedaa, nel quale
vengono navi infinite, e si traffica d'ogni sorte di mercanzie: quivi capitano
molte navi di Mori da ciascuna parte; quivi nasce pepe molto buono e bello, che
vien portato a Malaca, e di quivi lo conducono poi alla China.
Ha questo re di Siam fra Malaca e Ternassari altri porti di mare, delli quali
non so il nome, e ha molte citt, villaggi e luoghi abitati fra terra, che sono
tutti di Gentili, dove non pu entrare Moro alcuno, e se alcuno per aventura vi
va a negoziare con loro, non permettono che possa portare armi. Si trova in
detto regno molto oro che si coglie nel paese, e spezialmente nella signoria di
Paam, che  d'intorno di Malaca verso la China, la qual Paam  stata sempre
sotto questo regno di Siam sin al presente, che s' sollevata contra e non lo
vuole pi obedire, anzi s' posta sotto la obbedienza del re di Malaca.
Similmente detto regno ha sotto di s un'altra signoria e terra di Gentili che
sta alla sua obedienza, che si chiama Caranguor, nella quale si trova assai
stagno, il qual portano alla citt di Malaca per gran mercanzia, e di l vien
poi portato per tutte l'altre parti. Il re  gentile e cos tutti li popoli, i
quali onorano molto li loro idoli e hanno costumi molto diversi dall'altre
genti; vanno ignudi dalla cinta in su, e alcuni portano una veste stretta
piccola di seta. Il paese  molto abbondante e fertile di vettovaglie, carne
d'animali domestici e selvatichi e risi; hanno cavalli e ronzini, e cani di
diverse sorti. Sono gli abitanti gran cacciatori, che ammazzano assai porci
selvatici.
Andando dentro fra terra verso la China, vi  un altro regno di Gentili che 
pur alla obedienza del re di Siam, nel qual v' un bestiale e orrendo costume,
secondo che per un gentiluomo veridico mi fu referito, che, quando muore alcuno
lor parente o amico, per onorarlo pigliano il corpo morto, sia da infirmit o
d'altra morte, o lo portano in mezzo il campo, dove acconciano tre legni, duoi
fitti in terra e l'altro di sopra, al quale appiccano una catena con duoi
uncini, e sopra quelli acconciano il corpo da poterlo arrostire con un gran
fuoco di sotto: e insino che si cuoce vi stanno a torno tutti i figliuoli e i
loro parenti e amici piangendolo a pi potere, e poi che egli  arrostito,
pigliano di vasi pieni di vino e ciascuno il lor coltello, e gli vanno
tagliando la carne e mangiandola e bevendo del vino, non restando per di
piangere continuamente. E li parenti pi propinqui sono li primi che cominciano
a mangiarlo, e non si partono di l sin tanto che non v'avanza altro che
l'ossa, li quali abbruciano, e dicono che danno a questi lor parenti tal
sepoltura per essere del loro proprio sangue, non potendo essere sepolto in
parte alcuna che ei stia meglio che nelli lor corpi. In tutto questo regno di
Siam abbruciano tutti li corpi, per essere questo il costume di tutte le terre
di Gentili.


Regno della citt di Malaca.

Il detto regno di Siam fa una gran punta di terra che entra nel mare, che fa un
capo, dove il mar d la volta verso la China e vassi verso tramontana: in
questa punta vi  un piccol regno, nel quale v' una citt molto grande che si
chiama Malaca, che in altro tempo fu del regno di Siam, e li Mori di quella con
molti altri forestieri s'accommodarono e fondarono il traffico delle loro
faccende in tal maniera che, cresciuti in grandissime ricchezze, si sollevarono
contra il paese e costrinsero a farsi mori tutti li vicini e, fatto un re moro,
levarono la obbedienza al re di Siam. Quivi stanziano molti gran mercanti, cos
mori come gentili, e massimamente delli Chetiis, che sono del paese di
Coromandel: e tutti sono molto ricchi, hanno molto grosse navi le quali
chiamano giunchi, trafficano con quelle diverse mercanzie per tutte le parti.
Vi concorrono a quella citt molti altri mercatanti mori e gentili forestieri e
d'altre parti a contrattar con le navi della China, che hanno duoi alberi, li
quali portano ivi gran quantit di seta in matasse e molti vasi di porcellana,
damaschi, broccatelli, rasi di varii colori; portano anco muschio, riobarbaro,
seta di colore, molto ferro, salnitro, argento finissimo, molte perle grosse e
minute, avorio assai, cofani, ventagli dorati e altre iuguettes, pevere,
incenso. E all'incontro pigliano per le sopra dette mercanzie pepe, incenso,
panni di Cambaia, panni di grana, zaffarano, coralli lavorati e da lavorare, e
molti panni di Paleacate di bambagio dipinti, e anco bianchi da Bengala,
cinaprii, argenti vivi, amfiam, e altre mercanzie e drogherie di Cambaia, tra
le quali vi  una droga che noi altri non la cognosciamo, che essi chiamano
puchou, e un'altra detta cachou, e l'altra magican, che son agalas che si
portano da levante in Cambaia per via della Mecca, e sono in gran prezzo nella
China e nella Giava.
Capitano ivi molte navi della Giava che tengono quattro alberi, molto
differenti dalle nostre e di molto grosso legname: e come elle sono vecchie, le
cuoprono di altre tavole nove, e cos hanno tre o quattro mani di tavole una
sopra l'altra; le vele son fatte di vimini tessuti, e le sartie similmente di
quelli. Conducono queste gran quantit di riso, carne di buoi e castroni, di
porci e cervi, molte galline, agli, cipolle; portano similmente molte armi a
vendere, cio lancie, targhe, spade col manico lavorato di tarsia e di
finissimo acciale; portano anco cubebas, e un color giallo che si chiama
cazuba, e oro che nasce nell'isola della Giava. Nelle quali vi conducono le lor
mogli e i figliuoli, e sonvi alcuni di questi marinari che le lor mogli e
figliuoli mai dismontarono in terra, perch in quelle nascono e quivi muoiono.
Da questa citt se ne vanno molte navi all'isole di Malucho (delle quali poi se
ne dir) a caricare garofani, e portano per mercanzia panni di Cambaia, e di
ciascuna sorte di bambagio e di seta, e altri di Paleacate e Bengala, argenti
vivi, stagno, rame per lavorare e lavorato in campane, e una moneta della China
che  come un bagattino sbucato nel mezzo, e del pepe, porcellane, agli,
cipolle e altre cose, e droghe di Cambaia: e portanne in gran quantit. E
navigano a molte altre isole che se ritrovano in questi mari, cio per Timor,
di donde cavano sandali bianchi, che molto gl'Indiani ne consumano; e gli danno
all'incontro ferro, aghi, coltelli, spade, panni di Paleacate, di Cambaia,
rami, argenti vivi, cinaprio, stagno, piombo, paternostri di ciascuna sorte di
Cambaia, e traggono con le cose sopradette li sandali bianchi che abbiamo
detti, mele, cera, schiavi. Alle isole di Bandan vanno a caricar noci muscate,
macis: le quali isole si servono e proveggono con le mercanzie di Cambaia.
Vanno ancora in Sumatra, di donde traggono pepe, seta in matasse, benzu, oro
fino; e similmente ad altre isole, di donde cavano canfora, legno aloe, quali
navicano e conducono a Tarnasseri, Pegu, Bengala, Paleacata, Coromandel,
Malabar e Cambaia con tutte l'altre sorti di mercanzie, di maniera che questa
citt di Malaca  la pi ricca scala di pi ricchi mercatanti, e di maggior
navigazione e traffico che si possa trovare al mondo. E vi si trova tanta
quantit d'oro che li mercatanti grandi non stimano le lor facult n le
contano salvo a misura di bahares d'oro, che sono quattro cantara l'uno; e vi 
tal mercatante fra questi che lui solo abbraccia tre o quattro navi cariche di
mercanzia, e d loro tutto il carico di sua ragione.
Son uomini ben disposti e ben formati, e similmente le donne, le quali sono di
color berrettino. Vanno ignudi dalla cinta in su, e da quella in gi con panni
di seta e di bambagio: portano una veste stretta piccola che gli arriva sin
alla met del ginocchio, di panni di seta e di grana e di bambagio o vero
broccatello, e portano una ricca cintura, alla quale  attaccata una daga che 
lavorata nel manico di ricchissima tarsia d'oro, che costoro chiamano querix.
Le donne portano a torno panni di seta, e hanno camicie corte, ma ricamate
d'oro e di gioie; portano i capelli lunghi e bene acconci, con gioie di sopra e
qualche sorte di fiori fra quelli. Hanno moschee grandi, e quando muoiono
sepelliscono i corpi, e li figliuoli ereditano. Vivono in case grandi, e hanno
fuor della citt giardini bellissimi pieni di fiori e arbori fruttiferi, e
molti stagni d'acqua viva per lavarsi e per altri lor piaceri. Tengono molti
schiavi che hanno moglie e figliuoli, che vivono da per loro e gli servono
quando n'hanno di bisogno. E questi Mori, che sono chiamati Malachi, sono genti
molto polite e gentili e ben proporzionate della persona, e vanno sempre su
l'amore, al quale si sono tutti dati, e sono gran musici.
Li mercatanti chetiis di Coromandel, che abitano tra costoro, sono per la
maggior parte uomini grossi, e hanno gran ventre, e vanno similmente ignudi
dalla cinta in su. Il medesimo fanno molti Mori dell'isola della Giava che
tengono casa in detta citt, li quali sono uomini grossi e piccoli, con la
faccia e il petto largo, mal fatti, e vanno ignudi dalla cinta in su, e da
quella in gi portano alcuni panni male assettati. Non portano cosa alcuna in
capo, ma li capelli fatti ricci e increspati con arte, e alcuni vanno tosi. Son
uomini di grande ingegno e molto sottili in tutte le lor opere, e molto
maliziosi e traditori, e dicono di rado la verit, e son pronti a far ogni male
e a morire. Hanno buone armi e combattono valorosamente. Si trovano tra costoro
alcuni che, se s'ammalano di alcuna sorte di malattia che sia pericolosa, fan
voto a Dio che, restituendogli la sanit, eleggeranno volontariamente un'altra
maniera di morte pi onorata in suo servizio. E risanati che sono, escono di
casa con una daga in mano e corrono alle piazze, dove ammazzano quante persone
che ritrovono, cos uomini come donne e fanciulli, che paiono cani arrabbiati:
e questi sono chiamati amulos, e come sono veduti in questo furore, tutti
cominciano a gridare "amulos, amulos", acci la gente si guardi, e a coltellate
e lanciate immediate gli ammazzano. Delli quali molti della Giava vivono in
questa citt, che hanno moglie, figliuoli e gran ricchezza. Quivi si trovano
buone acque e frutti d'ogni sorte, e l'aere  perfettissimo, e l'altre
vettovaglie sono portate di fuori. Il re di Malaca ha grandissimo tesoro, per
le grande entrate che ei riscuote dai dazii. Costui si fece tributario il
signor di Paam, che soleva essere suo signore nel regno di Siam, sollevandosi
contra di lui: nella qual terra di Paam si trova molto oro basso.
Questo paese e terra di Malaca scoperse il signor don Diego Lopes di Sechiera,
gentiluomo portoghese; e dapoi discoperta, li Mori della terra presero con
tradimento certi Portoghesi con le lor mercanzie e alcuni ne ammazzarono. Per
la qual cosa il signor Alfonso Dalburquerque, capitano generale del re
nell'Indie, se ne venne con tutta l'armata a Malaca e la cominci a combattere,
e li Mori di dentro a difendersi gagliardamente con lancie, arme e artegliaria
grossa e schioppi, e avevano molti elefanti armati con castelli di legno, dove
stavano molti arcieri e schioppettieri; nondimeno doppo due gagliarde battaglie
la prese per forza, e il re se ne fugg. Alcuni mercatanti, che tenevano case
in quella e vi facevano gran traffichi, dubitando in quella furia di essere
saccheggiati e fatti prigioni, si vennero a dar al signor capitano, e cos
scamparono: ma della robba di quelli che fuggirono fu fatto un sacco
d'incredibil ricchezze in oro e mercanzie. E il signor Alfonso fece far subito
una bellissima fortezza, che tien la citt soggiogata a sua obbedienza, e fu
ritornato tutto il traffico delle mercanzie nel suo essere di prima, avanti che
ella fosse presa. Il signor di Paam, che  signor, come abbiamo detto, d'una
minera d'oro deserta, come ei intese che Malaca era venuta sotto del re di
Portogallo, mand subito uno ambasciadore al capitano a dargli obbedienza come
vasallo suo.


Arcipelago d'isole intorno di Malaca.

All'incontro di questa citt e regno di Malaca si trovano come un arcipelago
d'isole, le quali sono molte e ricche, abitate da Mori e Gentili, e alcune
disabitate: e cominciano poi che si  passato l'isola di Zeilam.


Isole di Navacar.

Passato l'isola di Zeilam, attraversando il golfo, avanti che si arrivi alla
grande isola di Sumatra, si trovano cinque o sei isole piccole, che non tengono
bona acqua e porti per entrarvi, ma sono abitate, li quali si chiamano di
Navacar: e in quelle trovasi ambracan molto buono, il qual di l si porta a
Malaca e altre parti.


La grande isola di Sumatra.

Passate le sopradette isole vi  una grandissima e bellissima isola chiamata
Sumatra, la qual tien di circuito da settecento leghe, che sono da dumila e
cento miglia, contati per li Mori che l'han navigata tutta d'intorno. Corre
maestro e sirocco, vi passa per il mezzo la linea dell'equinoziale, 
abbondantissima d'ogni sorte de vittuarie, e da per tutto vi nasce il pepe, e
in alcune parti il bengiu, che  miglior di quel di Pegu, e molta canfora (e
cos un come l'altro  gomma d'arbori); vi son molte minere d'oro. Ha molti
regni, de' quali il principal  Pedir, dalla banda di tramontana verso Malaca:
vi nasce molto pepe longo e tondo e cos forte come quello di Malabar, e molta
seta, e chiamasi Pedir per una citt che  in quello; un altro detto Pacem per
causa d'una citt, che ha un bonissimo porto e miglior dell'isola, e in quella
vi nasce gran quantit di pepe che caricano le navi; e un altro regno chiamato
Achem, similmente dalla parte di tramontana, posto in un capo di questa isola
in cinque gradi; e un altro chiamato Campar, all'incontro di Malaca, e un altro
Menancabo, dalla banda di mezzod: e qui  il principal fonte dell'oro di
questa isola, cos di minere come di quello che si ricoglie appresso le rive
dei fiumi, che  cosa maravigliosa. Un altro regno si chiama Zunda per una
citt che ha tal nome, che  in gradi quattro e tre terzi dalla banda di
mezzod, e in questo regno vi  similmente del pepe sine fine. Sonvi due altri
regni, de' quali l'uno si chiama Andragide e l'altro Auru, ed  fra terra, dove
abitano uomini gentili che mangiano carne umana, e principalmente di quelli che
ammazzano nella guerra. In tutti questi regni vi sono molte e gran citt fatte
in piano, e le case di paglia: quelle che stanno fra terra sono abitate da
Gentili, e quelle sopra la costa del mare da Mori, quali sono grandissimi
mercatanti e navicano per tutte le parti, e da quelle similmente vengono altri
con lor mercanzie a questi porti, nelli quali guadagnano molto, e
principalmente in quelle portate da Cambaia, in coralli, cinaprio, argento
vivo. Li Mori che abitano in quella sono molto perfidi, e molte volte ammazzano
li suoi re e ne fanno degli altri, e cos loro come i Gentili parlano in lingua
di Malaca. Ha il re di Portogallo in detta isola una gran casa di fattoria,
dove  un gran traffico.


Sunda isola.

Passata l'isola di Sumatra verso la Giava, si trova l'isola di Sunda, dove
nasce molto buon pepe. Tien re da per s, il qual vien detto che desidera
d'esser alla obbedienza del re di Portogallo. Quivi si caricano per condurgli
alla China molti schiavi.


L'isola della Giava maggiore.

Avanti l'isola Sunda, fra la parte del levante e mezzod, si trovano molte
isole grandi e piccole, fra le quali ve n' una che si chiama la Giava
maggiore, abitata da molti Gentili e Mori nei porti di mare, nelli quali vi
sono molti villaggi e luoghi con infinite abitazioni di Mori e re mori, i quali
per tutti stanno alla obbedienza del re dell'isola, che  gentile e fa
residenza dentro fra terra, ed  grandissimo signore e chiamasi Pale Udora:
alcune volte se gli ribellano, ma esso immediate gli torna a soggiogare. Alcuni
di questi signori e popoli mori della Giava desiderano di servire al re di
Portogallo, e altri l'odiano e gli vogliono male. Dicono li pratichi di questa
isola che essa  la pi grassa e abbondante terra del mondo: si trovano in
quella molte radici dette ymane, riso, carne di tutte le sorti dimestiche e
salvatiche, e ne insalano e seccano per mandar in molte parti; vi nasce molto
pepe, cannella, gengevo, casia fistola e oro. Gli abitatori son piccoli e
grossi di corpo, e di viso largo; la maggior parte di loro vanno ignudi dalla
cinta in su, e altri portano una vesticciola piccola e stretta di seta fino a
mezzo il ginocchio, e le barbe rase e li capelli cimati alquanto sopra il capo
e poi fatti crespi e ricci, sopra il quale non voglion portare fazzuoli n
altro, perch dicon che sopra la loro testa non vi debbe star cosa alcuna: e se
alcuno vi mettesse la mano, l'ammazzariano di subito. Non fanno case che abbino
solare, acci che uno non stia sopra l'altro. Sono genti molto superbe,
bugiarde e traditori, e di grandissimo ingegno di fabricar navi, gran maestri
di gittar artegliaria; fanno qui molte spingarde, schioppi e fuochi
artificiati, e in ciascun luogo sono riputati eccellenti per questo mestiero di
gittar artiglierie e di saperle poi tirare. Hanno molte navi, con le quali di
continuo vanno navigando, e ancor molti navili da remo; son gran corsari,
perch vanno travagliando per mare. Fanno molte sorti d'armi, che sono buone e
forti e di buono acciale, e le lavorano di tarsia, cio all'azemina con oro, e
le lancie e archi con avorio. Son grandissimi incantatori e negromanti, e fanno
armi in alcuni punti e ore che dicono che chi le porta adosso non pu essere
ammazzato dall'armi di altri, ma ogni poco che feriti con queste gettino
sangue, subito li feriti muoiono. Ne fanno d'un'altra sorte, che chi le porta
seco non pu esser vinto, e vi son di tal sorte d'armi che a compirle tardano
otto e dieci anni, aspettando l'ore, i punti e momenti disposti per far questi
effetti. Li re molto le stimano e ne fanno grandissimo conto. Son questi popoli
grandissimi cacciatori, e hanno molti cavalli e cani da caccia, e uccelli da
rapina per andare a falcone. Quando vanno alla caccia, conducono seco le lor
mogli in carrette molto ricche, coperte dentro e di fuori di seta, e li re e
signori vanno similmente in dette carrette, ma quando sono sulla caccia montano
a cavallo. Le donne sono bianche e di bel corpo, e di gentil viso, ma alquanto
largo; sanno cantar molto bene e parlar con gran gentilezza, ma sopra tutto
sanno far lavori eccellenti delle lor mani con l'ago.


L'isola della Giava minore.

Pi avanti della detta Giava maggiore vi  un'altra isola, similmente grande e
abbondante di tutte le sorti vettovaglie, abitata da Gentili col loro re
gentile, e hanno lingua propria. Nelli porti di mare vivono alcuni Mori
soggetti al re gentile. Questa isola si chiama tra costoro Ambaba, e fra li
signori arabi e persiani Giava minore.

[Qui mancano alcune righe.]

Passata un'isola piccola che si chiama Nucopora, che ha nel mezzo un fuoco
ch'arde di continuo... Sonvi molti che usano cavalli, e son cacciatori, e le
donne attendono ad allevar animali.


L'isola di Timor.

Passata la Giava minore, trovansi molte altre isole grandi e piccole abitate da
Gentili, e vi sono alcuni Mori, i quali stanno in una isola detta Timor, ove 
pur un re gentile, e hanno lingua propria. Qui nascono molti sandali bianchi, e
quelli che li vanno a comprare vi portano ferro, acce grandi e piccole,
coltelli, spade, panni di Cambaia, di Paleacate, vasi di porcellana,
paternostri d'ogni sorte, stagno, argento vivo, piombo; levano ancora da detta
isola mele, cera, schiavi, e qualche poco d'argento che si trova in essa.


L'isola di Bandam.

Pi verso la tramontana e ponente vi stanno cinque isole quasi congiunte, che
fanno come un porto dove entrano le navi, ed entrano per due bande, e si
chiamano l'isole di Bandam. Sono abitate da Mori e Gentili, e in tre delle
dette vi nascono delle noci moscate, macis in alcuni arbori simili al lauro: il
suo frutto  la noce, e sopra la noce vi  il macis a modo di fiore, e sopra
quello vi  un'altra scorza grossa. Vale in dette isole tanto un cantaro di
macis come sette di noci, perch delle noci ve ne  tanta copia che le
adoperano in far fuoco, e si d quasi di bando. E per comprar le dette noci e
macis li mercatanti portano le cose seguenti: panni di Cambaia di bambagio e di
seta d'ogni sorte, droghe che vengono dalli Guzzerati, rami, argento vivo,
piombo, stagno, e certi cappelli colorati col pelo lungo che vengono di
levante, campane di Giava, che val ciascuna che sia grande venti bahares di
macis, e ogni bahar  quattro cantara. Da questa isola di Bandam per andar a
Maluco, il qual sta verso tramontana, vi si trovano molte isole abitate e molte
deserte, nelle quali tengono per tesoro campane di metallo che siano grandi,
avorio, panni di seta di Cambaia che si chiamano patolas, e vasi di porcellane
che siano fine. In queste isole non hanno re n danno obbedienza ad alcuno, se
non qualche volta al re di Maluco.


Isole d'Ambon.

Andando avanti verso Maluco, vi sono molte altre isole abitate da Gentili, le
qual si chiamano l'isole d'Ambon: ciascuna ha il re e parlar separato. Sonvi
molti navilii da remi che vanno in corso, e si pigliano fra loro per schiavi e
alle fiate s'ammazzano, e li prigioni si riscuotono con panni di Cambaia, che
fra loro son molto stimati, onde  necessario che l'uomo si travagli per avere
tanta quantit di quei panni che, postili in terra, aggiunghino d'altezza alla
faccia dell'uomo: e quelli che ne possono dar tanti vengono liberati, perch
coloro che li fanno prigioni non vogliono altro per riscatto che la detta
quantit di quei panni nel modo di sopra.


Dell'isole di Maluco, che sono cinque, dove nascono garofani.

Avanti di queste isole verso tramontana si trovano cinque isole di Maluco,
nelle quali nascono tutti i garofani: e sono di Gentili e Mori, e li re son
mori. La prima si chiama Bachan, la seconda Machian, la quale ha un buon porto,
la terza Motel, la quarta Tidoro, la quinta Terenati, nella quale vi stava un
re moro detto soltan Heraram Corala, il qual soleva signoreggiar tutte le dette
isole de' garofani, e gliene sono state levate quattro, e ciascuna ha un re da
per s. Li monti di queste cinque isole son tutti pieni di garofani, li quali
nascono sopra alcuni arbori simili al lauro, che hanno la foglia simile alli
comari, e nasce come fior di narancio.  nel principio verde, poi diventa
bianco e come  maturo  rosso, e allora le genti li colgono a mano montando
sopra gli arbori e li pongono a seccare al sole, che lo fa nero, e non vi
essendo sole li seccano al fumo, e poi che egli  molto ben secco l'aspergono
con aqua salsa, accioch non si rompi e mantenghi la sua virt. E di questi
garofani ve ne  tanta quantit che non possono mai compir di raccoglierli, di
sorte che ne lasciano andare assai a male; gli arbori de' quali, non venendo il
frutto raccolto per tre anni, restano in modo selvatichi che quei garofani non
vagliono niente. A queste isole concorrono ogni anno quelli di Malaca e Giava a
caricare garofani, e portano per comprarli argenti vivi, cinaprii, panni di
Cambaia, Bengala e Paleacate, droghe di Cambaia e qualche pepe, vasi di
porcellana, campane grande di metallo che fanno in Giava, bacini di rame e di
stagno. Val ivi il garofano molto buon mercato, che l'hanno quasi per niente.
Questo re di Maluco  moro e quasi gentile, perch tien moglier mora e da 300
in 400 gioveni belle, che sono gentili, nella sua casa, delle quali ne ha
figliuoli e figliuole: e solamente li figliuoli delle More restano mori. Alli
suoi servizii vuol avere di continuo assai femine gobbe, le quali da picciole
fa romper nelle spalle e schiena, e queste tiene per grandezza e riputazione, e
possono essere da ottanta insino a cento, che di continuo gli stanno d'intorno
e appresso e lo servono in luogo di paggi, perch una gli porge la foglia del
bettelle, un'altra la spada, e cos fanno tutti gli altri servizii. In questa
isola si trovano molti pappagalli rossi e di molti altri bei colori, dimestici,
che li re chiamano mire, che son molto stimati fra costoro.


Isola di Celebe.

Passate le dette isole di Maluco, vi si trovano altre isole dalla parte di
ponente, dalle quali vengono alle volte alcune genti bianche, ignude dalla
cinta in su, ma hanno panni tessuti di certa cosa che  simile alla paglia, con
li quali si cuoprono le parti vergognose. Parlano una lingua lor propria; le
lor barche sono mal fatte, e con queste vengono a caricare garofani nelle dette
isole, rame, panni di Cambaia, stagno; ed essi portano a vendere spade molto
lunghe e larghe, d'un taglio, e altri lavori di ferro e oro assai. Queste genti
mangiano carne umana, e se il re di Maluco ha alcuna persona che voglia far
morire per giustizia, glielo dimandano di grazia per mangiarselo, come si
dimandaria un porco. Queste isole d'onde vengono queste simil genti si chiamano
Celebe.


Tendaya isola.

Non molto lontana da queste isole se ne trova una altra di Gentili, che ha il
re gentil da per s. Gli abitatori di questa hanno (secondo che mi fu referito)
un costume da non poterlo credere, che essendo giovani si fanno segar li denti
sin alla radice, dove sono le gengive, e dicono che lo fanno acci gli
creschino pi forti e pi spessi. L'isola si chiama Tendaia. Si trova in quella
molto ferro, il qual si porta per diverse parti.


Solor isola.

Andando avanti verso tramontana alla parte della China, vi  un'altra isola
abbondantissima di vettovaglie detta Solor, abitata da Gentili, uomini quasi
bianchi e ben disposti: hanno re e lingua propria. In questa isola si trova
molto oro lavando la terra, e nelli fiumi in granelli. All'incontro dell'isola
vanno a pescar perle minute, e ne trovano delle grandi e fine, cos in colore
come in ritondezza.


Bornei, dove nasce la canfora.

Avanti questa isola pi verso la China vi  similmente un'altra isola detta
Bornei, molto abbondante di vettovaglia e abitata da Gentili, che ha un re
gentile e lingua propria, nella qual si raccoglie gran quantit di canfora da
mangiare, la qual gl'Indiani adoperano in molte loro composizioni e la stimano
molto, e vale a peso d'argento, della quale quivi sono le minere, e se ne trova
in polvere, la qual si porta in alcuni cannoni fatti di canna, e molto vale in
Narsinga, Malabar e Decam. [Qui mancano assai righe.]


Campaa, dove nasce il legno d'aloe.

Passata la detta isola verso la terra pi adentro Ansian e la China, mi fu
detto esservi una isola grande di Gentili chiamata Campaa, che ha il re e
lingua da per s, dove nascono molti elefanti, li quali poi sono condotti a
diverse parti. Qui nasce molto legno aloe, che gl'Indiani chiamano aquilam e
calambuco, e il pi fino  il calambuco: val la libra di questo in Calicut
trecento maravedis. Altri dicono che questa Campaa  sopra la terra ferma. Fra
queste isole vi sono molte d'esse abitate da Gentili e altre disabitate, fra le
quali vi  una che non so il nome dove nascono molti diamanti, che gli abitanti
trovano, e li vendono cos grezzi, che son portati poi in diverse parti: ma non
sono della sorte n cos fini come quelli di Narsinga.


Il gran regno della China.

Lasciando queste isole, che sono molte e quasi senza numero, e non si sanno
tutti i lor nomi, e son poste verso la tramontana e verso la China, voltandosi
drieto la costa che va da Malaca alla China verso tramontana, delle quali non
ho potuto avere quella particolar notizia ch'io desideravo; ma di quello che
sono per scrivere al presente mi sono informato da quattro fra Mori e Gentili,
uomini di gran credito e gran mercatanti che sono stati pi volte nel paese
della China, li quali mi hanno detto che, passato il regno di Siam e gli altri
detti di sopra, si trova quello della China, nel quale vi  un grandissimo
signor di Gentili, cos lungo la costa del mare come dentro fra terra, che ha
molte isole in mare abitate da Gentili a sua obbedienza, nelli quali tien il re
della China li suoi governatori e officiali a sua elezione. Fa residenza di
continuo dentro fra terra in grandi e ricche citt, alle qual nessuno
forestiere vi pu andare: solamente pu negociare nei porti di mare e
nell'isole; e s'alcuno ambasciadore di altro re vuol venire a parlargli,
bisogna che venga per mare e che esso lo sappia, perch ordina il luogo dove ei
debba andare a parlargli.
Gli abitatori son uomini bianchi, grandi e ben disposti, e gentiluomini di
costumi cortesi, e similmente sono le donne belle e gentili; ma hanno uno
difetto, che gli occhi di costoro son piccolini, e nella barba tre o quattro
peli e non pi: e quanto pi piccoli hanno gli occhi, tanto pi vengono
riputati belli, e il medesimo degli occhi delle donne, le qual vanno ben
vestite e in ordine, con panni di seta e di bambagio e di lana. Il vestire
degli uomini  come quello di Todeschi, con calze, bolzachini e scarpe, come
hanno le genti di terra fredda. Hanno proprio il parlare, e del tono e
proferire come  la lingua todesca. Mangiano a tavola alta, come facciamo noi
altri, con mantili, e quando si assettano a mangiare pongono a ciascuno il suo
piatto, un tovagliuolo, un coltello e una coppa d'argento. Non toccano le
vivande che gli sono poste avanti con le mani, ma mangiano con una tanaglietta
d'argento o di legno, e il piatto o vero porcellana in che  la vivanda la
tengono nella mano sinistra molto appresso la bocca, e con quelle tanagliette
molto in fretta mangiano. Fanno diverse vivande e di tutte ne assaggiano, e
usano pan di formento, e bevono di diverse sorti di vino che ei fanno, e spesse
volte mangiando bevono. Mangiano similmente carne di cane, la qual hanno per
molto buona. Son uomini veraci, non troppo valenti cavalieri per combattere, ma
valenti mercatanti di ciascuna sorte di mercanzia.
Fanno in questo paese gran quantit di porcellane di diverse sorti e molto
belle e fine, che  appresso di loro gran mercanzia per tutte le parti, e le
fanno in questo modo. Pigliano scorze di caracoli marini e scorze d'ovi e ne
fanno polvere, e con altri materiali ne fanno una pasta, la qual pongono sotto
terra per affinarsi per ispazio di ottanta e cento anni: e questa massa
lasciano com'un tesoro alli figliuoli, e sempre ne hanno di quella lasciatagli
dai loro antichi precessori, con le memorie o luogo per luogo. E come giugne il
tempo della lor perfezione, allora la vanno cavando fuori e lavorando in
diverse foggie di vasi grandi e piccoli, dipingendoli e invetriandoli; e nel
medesimo luogo dove l'han cavata ne pongono della nova, di modo che sempre ne
hanno della vecchia da lavorare e della nova da metter sotto terra. Nasce in
questo paese di molta e buona seta, della quale lavorano grandissima quantit
di panni, cio damaschi d'ogni colore e rasi di molte foggie, broccatelli e
altre sorti di panni. Vi si trova molto riobarbaro, molto muschio, argento
finissimo, perle piccole e grandi, ma non molto tonde. Similmente fanno in
questo paese molti altri lavori bellissimi e dorati, come sono casse dorate
molto riccamente, bacini di legno e piatti tutti indorati, saliere, ventagli e
altre cose di seta lavorate sottilmente a mano, perch sono uomini di
grandissimo ingegno e pazienzia. Sono anco grandissimi naviganti, che vanno per
mare con gran navi, che chiamano giunchi, di duoi arbori, fatti d'altra maniera
che non sono le nostre; hanno le vele di stuore, e similmente le sartie. Sono
gran corsari e ladri fra quelle isole e porti della China, nondimeno con tutte
le sopradette cose e mercanzie vanno a Malaca, e vi portano anco molto ferro e
salnitro e simil cose; e nel lor ritorno caricano di pepe di Sumatra, di
Malabar, del qual ne consumano gran quantit nella China, e delle droghe di
Cambaia, e maxime anfiam, che noi chiamiamo opio, incenso, galle di Levante,
zafferano, corallo lavorato e per lavorare, panni di Cambaia, di Paleacate, di
Bengala, cinaprio, argenti vivi, panni scarlatti e molte altre cose. Vale il
pepe nella China da quindici ducati il cantaro e pi, secondo la quantit che
ne levano, il qual comprano in Malaca per quattro ducati il cantaro. Molti di
questi Chini menano seco le mogli e i figliuoli in le navi, nelle quali vi
fanno tutta la lor vita, senza avere altro alloggiamento in terra. Questa China
confina con la Tartaria alla volta di tramontana.


De' popoli detti Litii.

In fronte di questa terra della China vi sono molte isole in mare, all'intorno
delle quali vi  una terra molto grande, che dicono essere terra ferma, dalla
quale vengono a Malaca ogni anno tre o quattro navi con quelle delli Chini, di
gente bianche, i quali sono gran mercatanti e ricchissimi, perch portano molto
oro in verghe, argento e seta, e gran quantit di panni ricchissimi di seta, e
di buon formento e bello, e bellissimi vasi di porcellana e altre mercanzie;
caricano all'incontro di pepe e d'altre mercanzie che ivi trovano. Queste tai
genti sono chiamate Liquii, e dicono quelli di Malacha che sono migliori
uomini, maggiori mercatanti, e pi ricchi e meglio vestiti e di pi onorevol
presenzia che non sono li Chini. Di questa tal gente sin al d d'oggi non si ha
potuto avere maggior informazione, perch non son venuti in India dapoi che 'l
re di Portogallo la possiede e signoreggia.


Avendo fatto nella presente scrittura molte volte menzione di diverse sorti di
gioie,  ben convenevole aggiugner nel fine di essa alcune relazioni avute da
diversi mercatanti, cos mori come gentili, pratichi e intelligenti di simil
cose: e per comincier dalli rubini.

Delli rubini.

Primamente li rubini nascono nel paese dell'India, e ritrovandosi la maggior
parte in un fiume nominato Pegu: e questi sono li migliori e pi fini, i quali
li Malabari chiamano nunpuclo, e quando son netti senza macchia alcuna si
vendono molto bene. E gl'Indiani per cognoscer la finezza loro vi pongono su la
lingua, e quello che  pi freddo e duro  tenuto per migliore, e per veder la
sua nettezza lo pigliano con cera per la punta pi sottile e, risguardandolo
contra la luce, vi scorgono ogni minima macchia che vi sia. Trovansi anco in
alcune profonde fosse, che si fanno nelle montagne che sono oltra il detto
fiume. E nel paese di Pegu li nettano, ma non li sanno acconciare, e per li
portano in altre diverse parti, e principalmente in Paleacate, Narsinga,
Calicut e in tutto 'l paese di Malabar, dove sono valenti maestri che li
lavorano e acconciano.
E per notificar alcuna cosa della valuta d'essi, dico che fanan significa un
peso che  pi di duoi caratti delle nostre parti, e undici fana e un quarto 
un mitigal, e sei mitigali e mezzo fanno una oncia. Questo nome di fanan vuol
ancora significare una moneta che vale quanto uno real d'argento, e per dico
che

Otto rubini fini di peso d'un fanan,
che sono circa duoi caratti tutti,
valeranno fanoes X (che fanno uno scudo
d'oro).
Quattro rubini che pesino un fanan vagliono fanoes XX.
Duoi che pesino un fanan fanoes XL.
Uno che pesi tre quarti d'un fanan fanoes XXX.
Uno che pesi un fanan fanoes L.
Uno che pesi un fanan e un quarto fanoes LXV.
Uno che pesi un fanan e mezzo fanoes C.
Quel che pesa uno e tre quarti fanoes CL.
Quel che pesa duoi fanan fanoes CC.
Quel che pesa duoi fanan e un quarto fanoes CCL.
Di duoi e mezzo fanoes CCC.
Di duoi e tre quarti fanoes CCCL.
Di duoi e tre quarti e mezzo fanoes CCCC.
Di tre fanan fanoes CCCCL.
Di tre e un quarto fanoes D.
Di tre e mezzo fanoes DL.
Di tre e tre quarti fanoes DC.
Di tre e tre quarti e mezzo fanoes DCXXX.
Quel di quattro fanan fanoes DCLX.
Di quattro fanan e un quarto fanoes DCC.
Di quattro fanan e mezzo fanoes DCCCC.
Di cinque fanan fanoes M.
Di cinque fanan e mezzo fanoes MCC.
Di sei fanan, che sono circa XII caratti, fanoes MD (che fanno
scudi 150 d'oro).

Questi sono li prezzi che vagliono communemente li rubini di perfezione, e
quelli veramente che non fossero perfetti e che avessero qualche macchia, o
vero che non fossero di buon colore, vagliono assai meno, secondo l'arbitrio di
chi li compra.


Delli rubini che nascono nell'isola di Zeilam.

Nell'isola di Zeilam, ch' nella seconda India, si trovano molti rubini detti
dagl'Indiani maneca, la maggior parte de' quali non arrivano alla perfezione
delli sopradetti in colore, perch son rossi e come lavati e di colore
incarnato, ma sono molto freddi e forti: e di questi i pi perfetti sono da
quei popoli molto stimati, e il re di quella isola gli fa tener per s e vender
per suo conto. E quando i gioiellieri ne trovano qualche pezzo grande che sia
buono, lo mettono nel fuoco per spazio di certe ore, dal qual se egli esce
fuori sano, diviene di colore acceso e di gran valuta: e di questi tali
potendone avere il re di Narsinga, gli fa forar sottilmente nella parte di
sotto, ma che 'l buco non arrivi se non al mezzo, e di questi tali non vuole
che ne siano mai cavati del regno, e massime quando sa che ne sia stata fatta
la prova. E vagliono molto pi di quelli di Pegu, se sono nella loro perfezione
e nettezza.

Un che pesa un caratto, ch' mezzo fanan,
vale in Calicut fanoes XXX (che son tre scudi
d'oro).
Di duoi caratti fanoes LXV.
Di tre caratti fanoes CL.
Di tre caratti e mezzo fanoes CC.
Di quattro caratti fanoes CCC.
Di quattro caratti e mezzo fanoes CCCL.
Di cinque caratti fanoes CCCC.
Di cinque e mezzo fanoes CCCCL.
Di sei caratti fanoes DXXX.
Di sei caratti e mezzo fanoes DLX.
Di sette caratti fanoes DCXXX.
Di sette caratti e mezzo fanoes DCLX.
Quel che sar molto buono e provato nel fuoco,
di otto caratti, vale fanoes DCCC.
Di VIII caratti e mezzo fanoes DCCCC.
Di IX caratti fanoes MC.
Un tale di X caratti fanoes MCCC.
Un simile di XI caratti fanoes MDC.
Di XII caratti fanoes duomila.
Di XIIII caratti fanoes tremila.
Di XVI caratti fanoes seimila.


Delle spinelle.

Si trova un'altra sorte di rubini, i quali noi chiamiamo spinelle, gl'Indiani
carapuch: nascono nel medesmo paese di Pegu dove li rubini fini, e si trovano
nelle montagne in fior di terra buona. Questi non sono s fini n di s buon
colore come i rubini, anzi tengono il color di granata, e quelli che sono
perfetti in colore e netti vagliono la met manco dei robini.


Delli balassi, dove nascono e quel che vagliono in Calicut.

Li balassi sono di spezie di rubini, ma non cos duri: il colore  di rosato, e
alcuni sono quasi bianchi. Nascono in Balassia, ch' un regno dentro a terra
ferma, di sopra Pegu e Bengala, e di l vengono condotti dai mercatanti mori
per tutte l'altre parti, cio li buoni ed eletti per lavorargli in Calicut,
dove li fanno netti e acconciano, e vendonsi per il prezio delle spinelle; e
quelli che non sono buoni e sono forati li comprano li Mori della Mecca e di
Adem per portar nella Arabia, dove s'usano molto.


Delli diamanti della mina vecchia.

Questi diamanti si trovano nella prima India, in un regno de' Mori chiamati
Decan, e li Mori e gl'Indiani dimandano decani, dal qual regno gli portano per
tutte l'altre parti. Si trovano altri diamanti, che non son cos buoni ma
alquanto bianchi, che si dicono della mina nuova, la qual  nel regno di
Narsinga: questi vagliono manco il terzo in Calicut e terra di Malabar che
quelli della mina vecchia, e si acconciano nel medesimo regno di Narsinga.
Fannosi similmente nell'India altri diamanti falsi, di rubini, topazii e zafiri
bianchi, e paiono esser fini, e si trovano solamente nell'isola di Zeilam: le
pietre non sono in altro differenti se non che perdono il lor color naturale, e
di queste se ne trovano che hanno la met color di rubini, e altre di zafiro, e
altre di colore di topazio; alcune veramente hanno tutti questi colori
mescolati. Le forano con duoi o tre fili sottili per mezzo, e restano occhi di
gatta, e di quelle che riescono bianche ne fanno molti diamanti piccoli, che
non si conoscono dai veri salvo che per il tocco, da quelli che n'hanno la
pratica. Vendonsi con un peso che si chiama mangiar, il qual pesa due tare e
duoi terzi: e due tare fanno un caratto a buon peso, e quattro tare pesano un
fanan.

Otto diamanti che pesino un mangiar,
che sono duoi terzi di caratto,
vagliono fanoes XXX (che sono scudi tre d'oro)
Sei che pesino un mangiar fanoes XL
Quattro che pesino un mangiar fanoes LX
Duoi che pesino un mangiar fanoes LXXX
Un che pesi un mangiar fanoes C
Quel che pesa un mangiar e un quarto fanoes CLXV
Quel che pesa uno e mezzo fanoes CLXXX
Di uno e tre quarti fanoes CCXX
Di uno tre quarti e mezzo fanoes CCLX
Di duoi mangiari fanoes CCCXX
Di duoi e un quarto fanoes CCCLX.
Di duoi e mezzo fanoes CCCLXXX
Quelli di duoi e tre quarti, in tutta perfezione fanoes CCCCXX
Della detta perfezione di tre mangiari fanoes CCCCL
Di tre mangiari e mezzo fanoes CCCCLXXX
Di quattro mangiari fanoes DL
Di cinque mangiari fanoes DCCL
Di sei mangiari fanoes DCCC
Di sette mangiari fanoes MCC
Di otto mangiari fanoes MCCCC

E cos vanno crescendo di prezzo come crescono di peso.


De' zafiri.

Nell'isola di Zeilam nascono i pi veri e migliori zafiri, i quali sono molto
duri e molto fini; e quelli che sono perfetti e netti, e di fuori di colore
azurro, vagliono i prezzi seguenti:

Uno che pesi un caratto fanoes II (che sono duoi marcelli
d'argento in circa)
Di peso di duoi caratti fanoes VI
Di tre caratti fanoes X
Di quattro caratti fanoes XV
Di cinque caratti fanoes XVIII
Di sei caratti fanoes XXVIII
Di sette caratti fanoes XXXV
Di otto fanoes L
Quel che pesa nove caratti fanoes LXV
Di dieci caratti fanoes LXXV
Di undici caratti fanoes XC
Di dodici caratti fanoes CXX
Quel che fusse in tutta perfezione di colore, di XIII caratti fanoes CXXXV
Di quattordici caratti fanoes CLX
Di quindici caratti fanoes CLXXX
Di sedici caratti fanoes CC
Di diciotto caratti fanoes CCL
Quel che pesa un mitigal, che sono
undici fanan e un quarto, che sono
circa caratti XXIII, fanoes CCCL.

Similmente in Zeilam si trova un'altra sorte di zafiri, che non sono cos
forti, che li chiamano quinigenilam, e sono oscuri di colore: questi vagliono
assai manco, per buoni che siano, e tanto ne vale uno come XIII sopradetti. E
similmente nel regno di Narsinga, in una montagna sopra Bacanor e Mangalor, si
trova un'altra sorte di zafiri, pi teneri e manco fini di colore, che si
chiamano cinganolam: questi sono alquanto bianchetti e vagliono molto poco, di
modo che 'l pi perfetto di questi, che pesi XX caratti, non vale un ducato; il
suo colore tira alquanto al giallo. Si trova similmente un'altra sorte di
zafiri sopra la spiaggia del mare, nel regno di Calicut, in un luogo che si
chiama Capucar, i quali gl'Indiani chiamono carahatonilam: son molto oscuri e
azurri, e non sono lucenti se non quando si portano all'aere; sono teneri e
fragili. La opinione del vulgo  che in questo mar vicino a Capucar gi gran
tempo vi fusse una casa, le finestre della quale erano fatte di vetro azurro, e
che dapoi coperta che ella  stata dal mare, li pezzi di questi vetri venghino
buttati tutto il giorno in terra dal mare. Sono molto grossi, e da una parte
paiono esser vetri; questi vagliono molto poco tra gl'Indiani.


De' topazii.

De topazii naturali ne nascano nell'isola di Zeilam, e sono chiamati
dagl'Indiani purceragua:  pietra molto dura e molto fredda, e di peso come 'l
rubino e zafiro, perch tutte tre sono d'una medesima spezie. Il suo color
perfetto  il giallo come oro battuto, ed essendo la pietra perfetta e netta
valer in Calicut, o siano grandi o piccoli, a peso d'oro fino: e questo
communemente  il suo prezzo, e se non  cos perfetto valer a peso d'oro di
fanan, ch' la met manco, e se  quasi bianca valer molto meno; e di queste
ne contrafanno diamanti minuti.


Delle turchesi.

Le turchesi vere si trovano in Exer Aquirimane, luogo di siech Ismael, e la
mina  terra secca, cio che si trovano sopra una pietra negra, dalla quale i
Mori le levano in pezzetti piccoli e li portano in Ormus, donde vengono
condotte in diverse parti per mare e per terra. Gl'Indiani le chiamano perose,
ed  pietra molle e di poco peso, e non molto fredda. E per cognoscere ch'ella
sia buona e vera, di giorno ella parer di color di turchesi, e di notte al
lume parer verde; e quelle che non sono cos perfette non mutano la lor vista.
Se queste pietre son nette e di color fino, di sotto nel fondo averanno una
pietra negra, sopra la qual nacquero, e se alcuna piccola vena uscir sopra la
detta pietra, quella sar la migliore. E per cognoscerle per vere turchesi e
averne maggior certezza, pongasi in cima un poco di calcina viva bianca
bagnata, fatta a modo di unguento, e parer la detta calcina colorata; e avendo
questa perfezione valer li prezzi seguenti:

Quella che pesa un caratto vale in Malabar fanoes XV
Di duoi caratti fanoes XL
Di quattro caratti fanoes XC
Di sei caratti fanoes CL
Di otto caratti fanoes CC
Di dieci caratti fanoes CCC
Di dodici caratti fanoes CCCCL
Di quattordici caratti fanoes DL.

Delle pi grandi non ne fanno conto, per esser pezzi leggieri e di grande
invoglio; le grandi i Mori portano nel regno di Guzzerati.


Delli iacinti.

Li iacinti nascono in Zeilam: sono pietre tenere e gialle, e le pi cariche di
colore sono migliori. La maggior parte di queste tengono dentro alcuni pulighi,
che guasta la lor bellezza, e quelle che non l'hanno e son nette nella sua
perfezione del detto colore vagliono nondimeno poco, perch in Calicut, dove le
acconciano, non vagliono pi di mezzo fanoes quelle che sono di peso d'un
fanan, e quelle di XVIII fanan non vagliono sedeci fanoes.
Trovansi similmente altre pietre, come occhi di gatte, crisolite e ametiste,
delle quali non si fa altro discorso per essere di poco valore, e similmente
delle giagonze.


Delli smeraldi.

Li smeraldi nascono nel paese di Babilonia, dove gl'Indiani chiamano il mar
Deiguan; nascono anco in altre parti. Son pietre verde di buon colore e belle;
sono leggiere e tenere. Vi se ne fanno molte false, ma risguardandole alla
luce, le contrafatte mostrano certe pulighe come fa il vetro; ma essendo vere
non se ne vede alcuna, anzi la lor vista d agli occhi una certa sodisfazione,
e le buone mostrano come un raggio di sole, e toccate su una pietra di tocco
lasciano il color di rame: e lo smeraldo di questa sorte  il vero, e vale in
Calicut quanto il diamante e qualche cosa pi, non gi per il peso ma per la
grandezza, imperoch il diamante pesa assai pi dello smeraldo. Si trova
similmente un'altra sorte di smeraldi, che sono tre verdi, ma non cos stimate:
nondimeno gl'Indiani si servono di queste per accompagnarle con altre gioie;
queste non lasciano sopra il tocco il color di rame.


DELLE SORTI DELLE SPEZIE, DOVE NASCONO,
E CI CHE VAGLIONO IN CALICUT, E DOVE SONO PORTATE

Del pepe.

Primamente in tutto il regno di Malabar e in quello di Calicut nasce il pepe, e
vendesi ogni bahar in Calicut CC fino in CCXXX fanoes, che val ogni fanoes,
come s' detto, un real di argento di Spagna (ch' quanto un marcello d'argento
in Venezia), il qual bahar pesa quattro cantari del peso vecchio di Portogallo,
al qual peso si vende in Lisbona tutta la speziaria (il qual cantaro risponde
in Venezia libre centododici alla grossa, e alla sottile libre
centosettantaotto, tal che verriano a costar le dette lire 712 sottili di
Venezia scudi vinti d'oro in circa, che verriano marchetti duoi la libra in
circa). Pagasi di dritto al re di Calicut XII fanoes per bahar per tratta.
Quelli che comprano sogliono condurlo a Cambaia, Persia, Adem e la Mecca, e di
l poi al Cairo e Alessandria. Ora lo danno al re di Portogallo a ragione di
maravedis 6562 il bahar con li dritti, che sono 193 fanoes e un quarto, parte
per causa che non vi capita pi tanta diversit di mercatanti a comprarlo,
parte per l'accordo che fece il detto re di Portogallo con quelli re e Mori e
mercatanti del paese di Malabar.
Nasce medesimamente molto pepe nell'isola di Sumatra, vicina a Malacha, il
quale  pi bello e pi grosso di quello di Malabar, ma non tanto buono e forte
come il sopradetto: e questo si conduce a Bengala, alla China e qualche parte
alla Mecca di nascosto di Portoghesi per contrabando, i quali non vogliono che
vi passi. Vale in Sumatra da CCCC sin a DC maravedis il cantaro di Portogallo
di peso novo, e dal novo al vecchio in Portogallo  differenzia oncie due per
libra, perch il vecchio s'intende quattordici oncie per libra, e il nuovo
oncie sedeci per libra.


Del garofano.

Il garofano nasce nell'isole dette Molucche, e da quelle lo conducono a Malaca
e poi in Calicut, paese di Malabar. Vale in Calicut ogni bahar (che sono lire
712 sottili veneziane) da 500 in 600 fanoes (che sono circa 50 scudi d'oro, che
verria marchetti dodici in circa la libra), ed essendo netto di cappelletti e
fusti vale da 700 fanoes, e pagasi di contati a trarlo XVIII fanoes per bahar.
In Maluco dove nasce si vende da uno sino in due ducati il bahar (che verriano
lire quattro in sei al marchetto), secondo la moltitudine de' compratori che
vanno per esso. In Malaca vale il bahar di detti garofani dieci fino a XIIII
ducati, secondo la domanda di mercatanti.


Della cannella.

La cannella buona nasce nell'isola di Zeilam, e nel paese di Malabar nasce la
trista. La buona val poco in Zeilam, ma in Calicut vale CCC fanoes il bahar,
fresca e molto bene scielta (che sariano marchetti cinque in circa la lira).


Del gengevo beledi.

Il gengevo beledi nasce d'intorno la citt di Calicut da sei in nove miglia, e
vale il bahar XL fanoes e qualche volta cinquanta (che seriano manco d'un
marchetto la lira), portandolo dalle montagne e dalle possessioni alla citt a
venderlo a minuto: e lo comprano i mercatanti indiani, che lo adunano insieme,
e nel tempo poi che v'arrivano le navi per levarlo, lo vendono ai Mori per
prezzo di XC sin a CX fanoes (che saria manco de duoi marchetti la lira), il
peso del quale  maggiore.


Del gengevo dely.

Il gengevo dely nasce cominciando dal monte Dely sin a Cananor, ed  minuto e
non tanto bianco n tanto buono. Vale il bahar in Cananor da XL fanoes (che
saria circa un marchetto la lira), e pagasi 6 fanoes per bahar di contanti, e
vendesi senza garbellare.


Gengevo verde in conserva.

In Bengala si trova similmente molto gengevo beledi, del quale ne fanno molta
conserva con zucchero molto ben fatta, e portandolo in ghiare da Martabani a
vender nel paese di Malabar: e vale la farazuola, che  XXII libre e sei oncie,
a ragion di XIIII, XV, XVI fanoes, e quello ch' fresco e si mette in conserva
in Calicut vale XXV fanoes la farazuola, pur essendovi il zucchero caro. Vale
il gengevo verde per mettere in conserva in Calicut a tre quarti di fanan la
farazuola (che saria due lire in circa per un marchetto).


Delle drogherie e delli prezzi che vagliono in Calicut e nel paese di Malabar.

Lacca di Martabani che sia buona, val la farazuola, che  libre XXII e sei
oncie e mezzo di Portogallo, d'oncie 16 la libra (che sono circa lire XL alla
sottile di Venezia), XVIII fanoes (che sono XVIII marcelli d'argento, perch un
fanoes vale un marcello d'argento in circa).

Lacca del paese, val la farazuola fanoes XII
Borace che sia buono in pezzi grandi,
val la farazuola fanoes XXX in XL e L
Canfora grossa in pani, val la farazuola fanoes LXX in LXXX
Canfora per unger gl'idoli, a ragion
d'un fanoes e mezzo il mitical,
dei quali sei e mezzo son una oncia
Canfora da mangiar e per gl'occhi
vale il mitical fanoes III
Aguila, val la farazuola fanoes CCC in CCCC
Legno aloe vero negro, grave e molto fino, vale fanoes M
Muschio buono, val l'oncia fanoes XXXVI
Benzu buono, val la farazuola fanoes LXV e LXX
Tamarindi nuovi, val la farazuola fanoes IIII
Calamo aromatico, val la farazuola fanoes XII
Endego vero e buono, val la farazuola fanoes XXX
Mirra val la farazuola fanoes XVIII in XX
Incenso buono, essendo in grani, val la farazuola fanoes XV
Incenso in pasta pi tristo fanoes III
Ambracan che sia buono, vale il mitical fanoes II in III
Mirabolani in conserva di zucchero, val la farazuola fanoes XVI in XXV
Cassia fresca e buona, val la farazuola fanoes I e mezzo
Sandali rossi, val la farazuola fanoes V in VI
Spico nardo, fresco e buono, val la farazuola fanoes XXX in XL
Sandali bianchi e citrini, che nascano
in una isola detta Timor, vagliono la farazuola fanoes XL in LX
Noci moscate, che vengono dall'isola di Bandan,
dove val il bahar da VIII in X fanoes
(che importano lire sei al marchetto),
val in Calicut la farazuola fanoes X in XII
Macis che vengono dall'isola di Bandan,
dove vale il bahar cinquanta fanoes
(che importa circa un marchetto la lira),
e vale in Calicut la farazuola fanoes XXV in XXX
Turbiti, val la farazuola fanoes XIII
Anil nadadour molto buono, la farazuola fanoes XXX
Anil pesado che tenga rena, la farazuola fanoes XVIII in XX
Erba da vermi buona che si chiama
semenzina, la farazuola fanoes XV
Zerumba, la farazuola fanoes II
Zedoaria, la farazuola fanoes I
Gomma serapina, la farazuola fanoes XX
Aloe cocotrino, la farazuola fanoes VIII
Cardamomo in grano, la farazuola fanoes XX
Reubarbaro ne nasce molto nel paese
di Malabar, e quel che viene dalla China
per Malacha, val la farazuola fanoes XL in L
Mirabolani emblici, val la farazuola fanoes II
Mirabolani bellirici, la farazuola fanoes I e mezzo
Mirabolani citrini e chebuli che sono tutti una sorte, fanoes II
Mirabolani indi, che sono delli
medesimi arbori citrini, fanoes III
Tuzia, la farazuola fanoes XXX
Cubebe, che nascon nella Giava e dannosi
quivi per poco prezzo, e senza peso la misura
Opio che vien d'Adem, dove lo fanno, val la
farazuola in Calicut fanoes CCLXXX in CCCXX
Un altro opio che si fa in Cambaia, val la farazuola fanoes CC in CCL.


DELLI PESI DI PORTOGALLO E DELLA INDIA, COME RISPONDONO IN PORTOGALLO

La libra del peso vecchio tiene quattordici oncie
La libra del peso nuovo tiene sedici oncie
Otto cantari vecchi fanno sette cantari novi, e ogni cantaro nuovo  di CXXVIII
libre di oncie sedici
Ogni cantaro vecchio sono tre quarti e mezzo di cantaro nuovo, ed  di CXXVIII
libre, di XIIII oncie ciascuna libra
Una farazuola  libre XXII di oncie XVI, e pi VI oncie e due quinti
Venti farazuole sono un bahar
Un bahar  quattro cantari vecchi di Portogallo
Tutte le spezie e droghe, e ciascuna altra cosa che venga dell'India, si vende
in Portogallo a peso vecchio, e tutto il resto si vende a peso nuovo.



Sommario di tutti li regni, citt e popoli orientali, con li traffichi e
mercanzie che ivi si trovano, cominciando dal mar Rosso fino alli popoli della
china, tradotto dalla lingua portoghese nella italiana.

L'Asia si divide dall'Africa dal mar Mediterraneo, ove  la citt di
Alessandria, e dal fiume Nilo, e il mare Oceano la circonda verso mezzod e
levante.


Del fiume Nilo.

Il fiume Nilo ha li suoi fonti non troppo lontani dal capo di Buona Speranza, e
se ne viene per il paese degli Abissini, non molto grande; e come pi cammina
pi si va ingrossando dalli fiumi del detto paese, conciosiacosach tutti vi
corrano dentro, e niuno vi  che sbocchi nel mar Rosso; va poi di lungo in
Egitto, ed entra con molte bocche nel mar Mediterraneo. Comincia a crescere a
mezzo giugno per XL giorni, e per altritanti discresce: e tutti gli abitanti
appresso di quello nel tempo della escrescenzia si riducono a' luoghi alti, e
finito di calare ritornano alle sue stanze, e allora seminano. E li popoli
d'Egitto si tengono molto obligati agli Abissini per cagion di questo fiume, il
qual gli d il vivere, e fanno loro grandissimo onore e carezze, quando li
veggono passare per il lor paese.


Delli popoli abissini, che sono gli Etiopi, e de' loro costumi e loro
mercanzie,
che vi si portano e cavano.

Li popoli abissini confinano dalla banda verso il mar Rosso con alcuni popoli
passati di Arabia in quella parte, li re de' quali sono mori; e da un'altra
banda col mare Oceano verso il capo di Guardafuni, drieto alla costa fino a
Cefala, ma non arrivano al mare per molte miglia; dalla parte dell'Africa
confinano con deserti grandissimi. Sono cristiani, e il paese loro  molto
grande, e le genti parte sono date all'armi e mercanzia e parte coltivano la
terra, e sonvi assai religiosi. La terra  abbondante d'ogni sorte di
vettovaglie e di oro in gran copia. Non hanno porto alcuno, se non Ercoco nel
mar Rosso. La maggior parte delli lor traffichi si fanno nella citt di Zeila e
Barbora, sopra il mare, e in alcuni altri porti dentro dallo stretto del mar
Rosso, che sono de' popoli arabi ivi abitanti. Questi veramente sono gli Etiopi
detti dagli antichi; hanno i lor capelli ricci, e molti di loro sono segnati
nella faccia con fuoco; hanno il loro imperatore, detto il Prete Ianni, e uno
patriarca. Sonvi molti di loro frati e preti; vanno spesso in peregrinaggio in
Gierusalem; sono riputati uomini di verit, leali. Di questi tali molte fiate,
di schiavi che vengono fatti in guerra, diventano signori grandi e re, e
principalmente in Bengala, Adem, Xaes, Fartaque, Delaqua e Suaquem. Le
mercanzie che si portano nella terra degli Abissini sono ogni sorte di panni di
seta di colori, odori, matamugi, che son paternostri d'India di minera, panni
bassi di Cambaia, paternostri d'ogni sorte di vetro e cose cristalline, panni
bianchi, dattili, posti in fardi, e amfian, cio oppio. Le mercanzie che si
cavano all'incontro sono oro, avorio, e alcuni cavalli piccoli, e schiavi, e
infinite vettovaglie.


Del mar Rosso, e provincie e isole che sopra quello confinano.

Questo colfo di mare ha molti nomi: si chiama il sino Arabico, per confinar con
l'Arabia da una banda e dall'altra; mar Rosso, perch nelle sue ripe verso il
Suez si vede la terra rosseggiare, e anco dagli antichi fu chiamato Eritreo,
cio rosso; si nomina lo stretto di Mecca, perch qui dentro vi  la citt di
Mecca, dove giace il corpo di Macometto, al quale vanno in peregrinaggio tutti
li Mori.
Dalle porte dello stretto di questo mare fino all'ultimo luogo detto Suez, vi
sono diverse provincie, cio da levante l'Arabia Deserta e Petrea; dalla banda
degli Abissini alcuni altri popoli detti Arabi al presente, appresso le isole
di Delaqua e fino alla Mecca, dalla quale fino al Toro  la Arabia Deserta, che
confina verso il mar Mediterraneo e verso l'Egitto. La maggior parte delle
dette provincie d'Arabia Deserta e Petrea sono disabitate e senza frutto, e di
poca acqua; le isole popolate sono Camaram, Delaqua, Suaquem. In questo mare vi
sono molti scogli, secche e pietre sotto acqua, e non si pu navigare se non di
giorno, e in ciascuno luogo si pu sorgere. Dalle parte del mar Rosso fino a
Camaram  il miglior navigare, e dal Zidem al Tor il peggiore, e dal Tor fino
al Suez vi vanno se non barche piccole, e ancora di giorno, di maniera che il
tutto  tristo, e pieno di secche sotto acqua che non si veggono. Soffiano in
questo colfo venti cos caldi, che ciascun uomo o animale che muoia gli seccano
cos presto che non sentono putrefazione alcuna, e si portano poi nell'Europa
questi tali corpi, e gli chiamano mumia: ma la vera mumia non  questa, ma 
una umidit che si coglie d'alcuni corpi di questi tali, che vengono
imbalsamati con aloe cocotrino e mirra, cio il liquore che dalla carne esce
per causa di queste tal gomme.


Provincia di Egitto, e del succo dell'amfiam che si fa in quello.

La provincia di Egitto comincia sopra il mar Mediterraneo e vien lungo questo
mar Rosso; dalla parte verso l'Africa si semina, dopo il calare che fa l'acqua
del Nilo, e la maggior parte dalla citt del Cairo verso il mar Mediterraneo,
ed  abbondantissima di vivere. In questa provincia vi era una citt detta
dagli antichi..., ora ruinata, dove facevano un succo detto opio tebaico, il
quale nell'India ora chiamano amfiam:  cosa molto stimata e usata da questi
popoli orientali per causa di lussuria; non gli nuoce, che appresso di noi
ammazzeria. In questo paese di Egitto piove rare fiate, e qualche volta sta X
mesi e un anno, e se non fusse l'acqua del Nilo, il qual fanno andare con ruote
sopra il paese, si patirebbe grandemente. Tutto l'Egitto  sotto l'imperio del
gran Turco, dopo che furono scacciati li Mamalucchi, che facevano il lor
signore detto il soldano, ed erano tutti schiavi, e quante pi volte erano
stati venduti, tanto maggiormente erano stimati.


Del porto del Zidem.

La citt del Zidem, o per meglio dire il porto, ha un torrente vicino;  luogo
grande come la citt d'Adem, ma non ha muri n porte. Pu avere da cinquemila
fuochi;  sotto il gran Turco. Non produce il paese vettovaglia alcuna n
frutto, se non dattili; vengono condotte da Zeila, Barbora e Suaquem molte
carni, pesci salati, formento, riso, orzo e miglio, e vi sono molti mercatanti,
e vi si fanno di gran traffichi. Un miglio e mezzo dalla citt sorgeno le navi,
e questo spazio tutto  di mar basso: quivi sempre stanno genti da cavallo in
guarnisone, per causa di Arabi e di Portoghesi. Appresso il porto vi  acqua da
bere in abbondanza; quivi discaricano tutte le mercanzie che vengono d'India. 
lontana da Adem il viaggio di dieci giornate.


Della citt della Mecca e di Medina, e il cammino che  dal Cairo fino in Adem.

Lontano dal Zidem per spazio d'una giornata dentro fra terra, vi  la citt
della Mecca, dove nacque Macometto: ponno essere da tremila fuochi, e la
maggior parte mercatanti, ed  sotto il gran Turco. Non hanno acqua da bere, ma
la fanno portare da un luogo detto Azeffet, miglia tre lontano, e le
vettovaglie dal Zidem. Il luogo della citt di Medina  lontano dalla Mecca il
cammino di quattro giornate alla volta del Cairo, e si cammina per il deserto
di Arabia. Ponno essere da cento fuochi. In una torre vi  la sepoltura di
Macometto, con una sua figliuola e suo genero:  luogo di gran divozione
appresso Mori. Ha molti dattili e poca acqua. Dal Cairo fino a Medina sono XL
giornate, e da Medina fino alla Mecca sono quattro, e dalla Mecca al Zidem una,
e di l in Adem dieci, andando per mare.


Sito nel quale  posto il luoco del Suez.

Dal Cairo al Suez si viene in tre giorni: questo  il principio di questo
colfo, o vogliam dire mare; non  porto, ma spiaggia poco abitata. Quivi il
soldano soleva fabricare le sue armate per venire in India. Il paese  tutto
sterile e senza abitazioni; tutte le vettovaglie  di bisogno che vi siano
condotte di paesi vicini, perch quivi non si vede giunchi marini vicini alle
ripe del mare, il quale  tutto di scagni, secche e punte di pietre, di sorte
che  di bisogno che l'uomo apra ben gli occhi, a volervi navigare. Vi si tiene
gente da cavallo in guarnisone. Si trovano quivi cameli con due gobbe. In
questo paese abitano alcuni Arabi cristiani, alcuni delli quali sono circoncisi
alla giudaica, altri no: gli circoncisi sono detti iacobiti, gli altri
malaquiti. Fanno due quaresime, una al nostro Natale, l'altra al tempo della
nostra; non si maritano uno con l'altro. Molti di costoro sono eremiti e di
santa vita, e altri trafficano al Tor, al Zidem e alla Mecca, e sono riputati
uomini da bene.


Delle sorti di mercanzie, e del modo di condur quelle dall'Europa nelle Indie.

Le mercanzie che si portano dal Cairo in India vengono condotte d'Italia, e da
Venezia, e da diverse parti di Europa, e li mercatanti che stanziano in
Alessandria le fanno condurre per il Nilo fino al Cairo alli lor fattori, i
quali le mandano con le caroane fino al Toro: ma questo poche fiate ponno fare,
per causa degli Arabi che le assaltano e rubbano, e vi bisogna grande scorta di
gente a cavallo per assicurarle. Ma nel tempo che la caroana grande va al
giubileo alla Mecca, che  il primo giorno di febraro, vi si raguna tanta gente
che vanno sicuri fino alla Mecca, e d'indi vengono condotte al Zidem, e poi
alli fattori che stanno in Adem, d'onde poi vanno in diverse parti dell'India,
come  Cambaia, Goa, Malabar, Bengala, Pegu, Siam. Le mercanzie sono panni di
lana di diversi colori, e d'ogni sorte velluti, vetri cristallini di tutti i
colori e sorte, orpimento, argenti vivi, cenaprii, allume di rocca, rame,
acciale, armi, argento e oro battuto in moneta, amfiam, mastici, e tutte le
sorti di paternostri di vetro, storace liquido, acque rose, ciambellotti di
molte sorti e colori, e fini, e tapeti di ogni sorte, e tapeti fini di belli
lavori, e di valuta grande e picciola, e molti specchi di vetro e di metallo.


Dell'Arabia che  vicina al mar Rosso verso l'Etiopia.

Questa provincia detta novamente Arabia, gli antichi chiamavano Trogloditica, e
comincia sopra il mar Rosso e il paese degli Abissini, e finisce a Magadasso;
corre appresso l'isola di Delaqua. Gli abitatori sono gente bianca la maggior
parte, e non hanno il capello riccio. Altri dicono che non arriva se non fino
al capo di Guardafuni.  paese abbondante d'ogni sorte di vettovaglie. Se
veramente ella giugne fino a Magadasso, li suoi porti si sanno; se fino al capo
di Guardafuni, ha fuori dello stretto Zeila e Barbora, e dentro ha Delaqua
Lacari, che  porto non molto popolato, e dal quale si pu traversare per terra
fino al Nilo in sei giorni, e di l si va per barca in XIIII giorni al Cairo:
ma questo viaggio non si fa, per causa degli Arabi che assaltano le caroane.
Questi abitanti hanno di continuo la guerra con gli Abissini, delli quali
quanti ne ponno pigliare gli vendono alli popoli dell'Arabia e altre provincie
oltra il mar Rosso. Quivi si trovano assai formenti, e acque buone e molte
vettovaglie. Vengono a trafficare da molte parti a questi porti, cio delli
mercatanti di Cambaia e di tutta l'Arabia e di Adem: portano panni bassi di
molte sorti e colori, matamugos, cio paternostri, e altre cose. Da Cambaia e
da Ormuz levano uve passe e dattili, e ritornano da questa Arabia con oro,
avorio e schiavi, e fanno li lor traffichi nelli porti di Zeila e Barbora;
similmente contrattano quivi quelli di Chiloa, Melinde, Brava, Magadasso,
Mombaza, e portano di ritorno di buoni cavalli che si trovano in questa Arabia.
Hanno e re e alcune capitanie che li governano; sono gran ladri e molto
bestiali. E per questi duoi porti si dispensano le mercanzie per tutto il paese
degli Abissini, perch verso il Toro vi vanno poche cose.


Dell'Arabia Felice.

L'Arabia Felice si divide dalla Deserta al porto del Zidem, e dentro fra terra
ferma va fino all'Arabia Petrea. Ha nelle rive del mare alcune citt, come
Adem, Fartaque, l'isola di Macyra, al capo di Reselgati, Calhat, Masquati,
Curia e altri luoghi. Dalla banda dello stretto di Ormuz, passando le montagne,
di dentro ha di molte buone citt e luoghi; nondimeno Adem  la pi nobile
delle citt di terra ferma, Zebite, Taessa, Baytal Faqui, Darmacana. Gli
abitatori di questa Arabia sono gran guerrieri a cavallo, e alla nostra guisa
portano gli sproni, e in una mano tengono le redini e nell'altra la lancia. Li
cavalli di questo Paese sono li migliori che si possino trovare al mondo; hanno
gran numero di cameli e buoi, con li quali si servono. Sono gran cacciatori, e
uomini dati a tutte le fatiche, superbi e prosontuosi. Vi  un re, al quale
tutti obbediscono; nondimeno ha quasi sempre guerra con alcuni popoli arabi, i
quali, per essere il paese pieno di montagne e boschi, non fanno altro mestiero
che rubare. Di questa Arabia la principal citt  Adem, e pi popolata delle
altre: ed  come la chiave non solamente di detta provincia, ma di tutto lo
stretto, s a quelli che entrano come a quelli che escono.


Della citt di Adem.

Adem  posta alli piedi di una montagna, quasi in piano. La citt  picciola ma
fortissima, s per molte belle fabriche di muro, come per molte torri e
bastioni, con le sue bombardiere, con molta artigliaria. Gli abitanti sono
bellicosi e valenti, e il re appresso di quelli ha sempre al suo soldo molti
soldati forestieri.  dentro nella citt una bella fortezza con un capitano,
tenuta con gran diligenza, perch da dieci anni in qua assai volte le armate di
Portoghesi l'hanno assaltata: e li Mori anco dicono che, come questa citt
fusse persa, essi del tutto sariano distrutti, non restando loro altro luogo
forte. Vi fu dato dalli Portoghesi un grandissimo assalto, e la citt saria
stata presa, se non interveniva un disordine, che le scale con le quali
montavano sopra li muri, essendo gli uomini gi in cima, per il gran peso si
ruppero, e bisogn ritirarsi dall'assedio.


Delle mercanzie che si trafficano in Adem con tutte l'Indie.

Tiene questa citt gran commerzii e traffichi, cos con la citt del Cairo come
con tutta l'India, e il medesimo quelli dell'India con lei, e vi sono di
ricchissimi mercanti, che contrattano dentro dello stretto col Zidem, dove
conducono gran quantit di spezie e altre droghe. Portano anche a Delaqua
panni, e cavano da quella perle minute, che si pescano nello stretto; portano
anche a Zeila e Barbora panni e cose di mercerie: cavano oro, cavalli e avorio;
cavano di Zocotora squinanti, aloe zocotorina, sangue di drago. Portano a Ormuz
cavalli, e a Cambaia mercanzie del Cairo e amfiam. Contrattano con tutte le
Arabie di gran somma di panni e matamugos, cio paternostri di Cambaia, e molte
corniole di tutte le sorti e colori, e principalmente di speziarie e drogherie
di Malaca, cio garofani, macis, noci, sandali, perle, cubebe e cose simili.
Portano a Cambaia gran somma di rubia e uve passe, e ritornano risi, ferro,
zuccaro, veli sottili, oro in quantit. Contrattano con la India di Malabar, e
nel tempo passato era la lor principale stanza Calicut, dove caricavano il pepe
e gengevo e altre cose di Malaca e di Bengala, e portavano indrieto molte sorti
di panni bianchi sottili delle mercanzie di Malaca con Pegu, e riportavano
lacca, benzu, muschio, pietre preziose e riso, cos di Bengala come di Siam, e
altre cose che venivano dalla China. E in questo modo Adem si avea fatta ricca,
onorata e grave: della quale il re ne cava pi di centomila cruciati, fra li
dazii e tratto di rubia.


Del modo che conducono le spezierie di Adem al Cairo.

Le proprie mercanzie di questa citt sono cavalli, rubbia, acque rosate, uve
passe e amfian, le quali vanno per tutte le parti dette, e da tutte le parti
vengono a lei. Ed  cosa mirabile a veder la ricchezza e bellezza di questa
citt, ancora che ella non abbia acqua da bevere, se non tanta quanta vien
portata. E li mercatanti che vi stanziano mettono insieme tante spezierie
quante  lor possibile, e mandano al Cairo in questo modo: vengono all'isola di
Cameram, e da Cameram a Delaqua, e di l alle isole di Suaquem, donde possono
andare per tutto lo stretto, e dal Suaquem vanno a un porto detto di sopra, che
si chiama Locari, e in sei giorni attraversano per terra fino al fiume Nilo, e
per quello in XII giorni vanno al Cairo, ma la paura degli Arabi gli fa
restare. E per mandarle pi sicuramente, come sono al Suaquem navigano al Zidem
(navigano di giorno, perch  grandissimo pericolo il navigare dentro dello
stretto, per regnarvi grandissimi venti con nembi e temporali, che si generano
nelle montagne), e come sono giunti al Zidem discaricano, e quando viene il
tempo del giubileo, che vanno alla Mecca le caroane grandi, in quelle si
mettono li mercatanti con le lor robbe, e pagano qualche danaro alli signori e
capitani, e se ne vengono al dritto al Cairo, cammino di settanta giornate.
Alcune fiate se ne vanno dal Zidem al Toro per mare, ma non  troppo buono
andarvi, conciosiacosach dal Toro al Cairo la strada  pericolosa, percioch
gli Arabi vi stanno a robbare.


Del re di Adem.

Il re di Adem sta quasi di continuo in una citt detta Cana, che  fra terra.
La maggior parte di queste genti segueno la setta di Hali, n il re gli pu
punire, per tema di siech Ismael, detto Sof. In questa terra di Cana si fa
assai acqua rosata e rose secche, che sono portate nel paese degli Abissini,
dove vagliono grandemente; e vi si trovano pi fine corniole che non sono
quelle di Cambaia, nondimeno non sono in tanta quantit. Quelli che vogliono di
Adem andare al Cairo, per miglior cammino vanno al Zidem, e di l al Toro, e
dal Toro al Cairo in cinque giorni.


Del sito del Suez, Toro, Zidem, e dell'isole che sono sopra l'Arabia Felice.

Del Toro e del Suez non so che mi dire, perch non sono n porti, n vi sono
abitazioni. Il Suez  nominato da pochi anni in qua, per cagion dell'armata che
v'ha voluto fabricare il soldano. Per cinquanta miglia all'intorno vi  tutto
il paese deserto, e senza alberi n verdura alcuna. Dal Suez andando al Toro
bisogna andare di giorno e in barche picciole, per essere tutto il mare pieno
di scagni e pietre e secche grandi. Nel Toro vi ponno essere da XX case delli
cristiani detti di sopra; vi praticano d'intorno molti Arabi ladri. E venendo
dal Toro al Zidem, il paese  tutto deserto e disgraziato, senza alcuna cosa.
Il Zidem, come  detto,  porto di Mecca, cosa molto trista e picciola, e al
presente si fortifica per paura delle armate di Portoghesi. Dal Zidem fino in
Adem  il cammino pericoloso, ma non tanto quanto  il passato.
Dopo Adem  Fartaque, e le isole di Curia Muria e Macira: e quivi tutti gli
abitatori sono Arabi, dati alla mercanzia e anco valenti per combattere; e
molti di questi Fartaqui vanno per capitani a Zocotora, Zeila e Barbora. Da
capo di Reselgate fra terra, gli abitanti sono sottoposti al regno di Ormuz:
hanno questi Reselgati belle spade e altre sorti d'arme, e sono valenti uomini.


Dell'Arabia Deserta.

L'Arabia Deserta in questo mar Rosso comincia al Zidem, e de l fino al Toro e
mare Mediterraneo; divide la terra d'Egitto dalla Giudea. Alcuni affermano che
la Mecca  in questa terra, e non nella Petrea: di questo non so che dire, se
non ch' piena d'Arabi che stanno alla strada, e non ha alberi n frutto
alcuno, n acqua se non poca, e quella si trova in alcuni luoghi d'Arabi, che
non sanno far altro che rubare. Non hanno re, ma vivono sotto alcuni lor
capitani.


Della citt d'Ormuz e suoi costumi.

Ormuz  un'isola nella bocca dello stretto di Persia, la quale, oltra ch'
regno nobile e ricco,  chiave di tutta la Persia dalla banda di mezzod. Ha
molte citt suggette dalla banda di Cambaia, dove sono li Motages, nella terra
ferma; sono sotto il re di Ormuz le isole di Baharem, e tutte l'altre del detto
stretto. E re  moro e porta la berretta rossa, perch novamente ha cominciato
a seguir la setta di Haly. Le genti di Ormuz sono valenti a cavallo, con belle
armi, politi e domestici. Si estende questo regno da Resalgate per fino dentro
lo stretto. La citt di Ormuz  sopra una isola, vicina alla terra ferma di
Persia per tre miglia, fatta con molte belle case, terrazze, torri, bastioni,
ha molte belle donne, bianche e piacevoli. Non cede di mercanzie e traffichi ad
alcuna altra citt vicina: vi sono infiniti frutti, e li mercatanti sono
ricchissimi. Non hanno carestia d'altro che di acqua, la quale mandano a
pigliare in terra ferma con zare e barche: e alcune fiate  cara, cio quando
la terra ferma non la soccorre, e allora la vanno a pigliare in alcune isole
vicine, che hanno buone acque. Questa citt fu fondata per cagion del porto, il
qual  sempre pieno di navi che da ogni parte vi capitano con mercanzie, per il
che il re ha una grandissima entrata di dazii che si pagano, ed  molto
onorato, s per causa d'armi, come per il grandissimo commerzio che  di
continuo in questa citt, la quale  popolosa e ricca.


Dello stretto d'Ormuz, e isole dove si pescano perle.

Fra l'Arabia Felice e la terra di Persia, vi  un colfo di mar nominato lo
stretto d'Ormuz, popolato d'intorno di molti belli luoghi. Non  tutto
navigabile, per cagion di molte secche e basse, ma per la maggior parte, e chi
sta nel mezzo vede da tutte due le parti. E navigando quattro o cinque giorni
con buon vento da Ormuz, si trovano le isole di Baharem, dove si pescano le
miglior perle che si trovino in queste parti, perch sono bianche, rotonde e
lustre.


Delle marcanzie che contratta la citt d'Ormuz con diversi regni dell'Indie.

Contratta Ormuz con Adem, Cambaia, e col regno di Decan in Goa, e con li porti
di Narsinga, e in Malabar. La principale mercanzia che portano di l sono
cavalli arabi e persiani, e perle, salnitrio, solfore, seta, tuzia, allume, che
si chiama alessandrino nelle nostre parti, vitriolo, azeche, sale in gran
quantit, seta bianca, molto argento in tagmus, che  moneta, e ciascuna vale
IX rais (che sono circa dui marcelli), muschio, e alle volte ambracan, e molti
frutti secchi, formento, orzo, e cose da mangiare simili a queste. Ritornano
indrieto pepe, garofani, cannella, gengevo, e ciascuna altra sorte di spezierie
e drogherie, le quali si spacciano grandemente nella terra di Persia e Arabia,
e alcune vanno in Adem, quando ve ne sono in quantit: ma se in Ormuz elle si
comprano care, non  possibile che di l possino esser portate al Cairo per
venire in Italia. Ritornano similmente con riso quanto ne possono avere,
beatillas, panni bianchi, ferro. E li lor cavalli sono nel regno di Goa, di
Decan e di Narsinga in gran prezio, per la qual cosa ogni anno li mercatanti di
Ormuz ne conducono assai a detti regni; e vi  tal cavallo che vale DCC
saraffi, moneta di CCCXX rais l'uno, e li migliori sono di Arabia, li secondi
persiani, e li terzi quelli di Cambaia: questi vagliono poco, come si dir.


Descrizion della Persia, e del Sof signor di quella, e de' suoi costumi.

Essendo Ormuz vicino alla Persia,  il dovere parlar di quella. Questa  quella
grande e famosa provincia, della quale tanti scrittori hanno parlato. Non tocca
il mare se non nel colfo d'Ormuz; li suoi confini dalla banda di Cambaia sono
li popoli detti Motaques; dalla banda di Arabia il colfo d'Ormuz; per la terra
ferma le montagne di Deli; e per la Carmania, e quasi per Babilonia, viene a
dare nella India. Ha molti regni e citt sotto di s; li popoli sono detti
Azemini. Quattro provincie sono le principali: Coraconi, Ginali, Tauris,
Xitarim; in queste vi sono citt famose: Tauris, Siras, Sanmarcante, Coraconi.
Sono uomini bellicosi, valenti e molto stimati; dicono quelli di Sanmarcante
essere stati anticamente cristiani. Tauris e Siras sono citt cos famose come
Parigi in Francia. Sono uomini dimestici e gentili cortegiani; sopra tutti
vengono laudate le donne di Siras di bellezza e bianchezza e piacevolezza: sono
discrete e polite, onde  un proverbio fra' Mori, che Macometto mai volse
andare in Siras perch, se egli avesse gustato delle delizie di quelle donne,
dopo morte non saria andato in paradiso. Il signore  siech Ismael, che
gl'Italiani chiamano Gualizador overo Sof: stanzia in Tauris, ch' lontano da
Ormuz cinquanta giornate di camelo, ed  quello che ha levato la berretta
rossa, per esser settatore di Hali. La terra di Persia ha d'ogni sorte
d'animali dimestici che sono nelle nostre parti; ha anco leoni, onze, tigri.
Sono li Persiani molto dediti alli piaceri, e vestono molto onoratamente, con
profumi e odori fatti di legno d'aloe e d'altre sorti preziosi. Hanno molte
mogli; si servono di eunuchi, li quali qualche fiata si fanno gran signori;
sono generalmente gelosi. Tutti questi di Persia e di Ormuz si dilettano di
quel vizio abominevole, il quale non hanno per peccato n vergogna, e hanno li
luoghi ordinati a questo, dove stanno di continuo quelli che lo esercitano per
danari, i quali sono senza barba e vestono da donna di continuo: e li Persiani
si fanno beffe di noi, che riputiamo questa cosa per brutta. In questa
provincia di Persia vi sono stati anticamente grandi uomini, come Ciro, Dario,
Assuero e Alessandro, che la vinse. Non  cos sterile come molti scrivono, ma
 abbondante d'ogni sorte di vettovaglie e di piaceri.


Traffico della Persia con altri paesi.

Sono in questa terra di Persia molte mercanzie, e di quelle si fanno di gran
traffichi in molte parti, come verso l'Armenia, la Turchia e verso il Cairo. Si
cavano della terra di Siras molte sete, delle quali si fanno panni infiniti, e
molte sorti di ciambellotti fini e di diversi colori, molto allume di rocca,
vitriolo, alcoffare, che li Mori molto usano. Hanno molti cavalli, e molte
vettovaglie, e molte turchesi che nascono nel paese di Siras, molta cera, mele,
butiro.

Qui manca

E per la banda di drieto le montagne, par che venga per la via di Siam, di
regno in regno, il muschio, il reubarbaro, legno aloe fino, legno d'aloe basso,
canfora.

Qui manca

Tutte queste cose e molte altre vengono in Ormuz: tappeti grandi e piccoli, e
molti panni di molti colori, velluti, e berrette fatte a lor guisa, tapeti fini
e tapeti bassi, cose d'arme senza numero. Ritornano quantit grande di spezie e
droghe, principalmente di pepe, che si spaccia grandemente nella Persia, dove
l'usano molto nelli lor mangiari insieme col macis.


Del colfo Persico.

La terra di Persia colle sue regioni  posta tra duoi fiumi, i quali non
sboccano nel mar Oceano, ma nel sino Persico, il qual  circondato da molte
terre abitate e ben poste. Vien detto essere di larghezza da LX miglia; si
naviga con barche grandi, e vi si fanno di gran fortune; vi si piglia assai
pesce, il quale, dapoi che  salato, vien condotto per tutta la Persia. Questo
colfo  molto lungo, e de Ormuz fino al fine vi ponno essere LX giornate
cammino di cameli.


Delli popoli detti Motages, e de' lor confini e costumi.

Li Motages confinano da una parte con li Persiani, e dalla banda di Cambaia con
li Rebutes, e dalla terra ferma vi sono montagne, e parte con la provincia di
Dely, e da un'altra parte con l'Oceano. Questi popoli sono gentili, n vi 
Moro alcuno fra loro.  paese molto grande, e si estende molto fra terra. Non
hanno re, ma vivono con alcuni capitani; mai hanno voluto admettere alcuno
macomettano. Hanno proprio parlare, e non hanno citt, ma vivono in diversi
luoghi sopra monti. Un fiume grande gli fa molto sicuri e forti, perch, col
crescere che egli fa, allaga tutta la pianura e la terra; anco per questa causa
rende loro molte vettovaglie, massime formenti, orzi e altri frutti. La maggior
parte sono corsari, che con barche picciole vanno rubando quanti trovano in
mare: e alle volte con buon vento se ne vengono fino in Ormuz, ed entrano nello
stretto e assaltano i naviganti. Portano spade, archi e lance; non sono molto
domestici. E la bocca di questo fiume  molto incolfata, dove tengono li lor
navilii e barche. Quelli che lavorano la terra hanno molti cavalli e cavalle, e
vanno come fanno gli Arabi rubando. Hanno pace e amicizia con li popoli detti
Rebutes.  cosa maravigliosa che li sopradetti popoli Motages e Rebutes durino
cos lungamente in libert, e che non siano soggiogati dalli Mori, che da ogni
canto gli circondano. Il paese dei Motages  maggiore, ma li Rebutes sono
migliori uomini.


Delli popoli detti Rebutes e della vita loro, e come travagliano di continuo il
regno di Cambaia.

Questi popoli dalla banda di Persia vanno fino alli confini dei Motages, e di
Cambaia fino alla detta terra di Cambaia, da terra ferma fino al paese di Dely,
e da un'altra parte fino all'Oceano. Non hanno mai lasciato entrar fra loro
Moro alcuno; non hanno re, ma alcuni signori, alli quali ubidiscono. Hanno
alcune terre forti; son valenti cavallieri, e la maggior parte adoprano cavalle
nelle guerre. La terra  molto fertile e grassa, che produce ogni sorte di
vettovaglie. Hanno di continuo guerra col re di Cambaia, al quale fanno di gran
danni, per essere uomini astuti e maliziosi; e ancora che siano poca gente, e
non possino combattere alla campagna, nondimeno tengono molto travagliati li
popoli di Cambaia. Il lor pensiero non  altro se non di continuo far correrie
e scaramuccie, e di farsi prigioni l'uno l'altro; e sono uomini molto destri e
agili nella guerra, e grandi arcieri. Hanno porti di mare dove tengono navilii,
con li quali vanno rubando chi manco pu. Dicono alcuni che costoro confinano
con le Amazoni, che sono appresso il regno di Dely; il paese di costoro si
estende molto fra terra in montagne. Solevano avere un re, ma, dapoi che
l'uccisero, non l'hanno pi voluto creare. Ha questo regno alcune citt, cio
Ara, Crodi, Vamista, Argengo. Il capitano di questa terra si chiama Bara; ha
una sorella detta Biberabe, che  maritata col re di Cambaia, la qual gli fu
data da suo padre, avanti che morisse.


Regno di Cambaia e suoi confini, e della fertilit d'esso, e delle sue
principali citt e chi le signoreggia, e di quella di Campanel.

Il nobil regno di Cambaia confina dalla parte della Persia con la regione di
Rebuti, e dalla banda dell'India seconda col gran regno di Decam, e nella terra
ferma col regno di Dely, e da un'altra parte col mare Oceano; e si separa
questo regno da quello di Decam fra Menim e Chaul. Il regno  molto grande e
molto abbondante d'ogni sorte di formenti, orzi, migli, legumi e frutti, e di
molti cavalli ed elefanti, uccelli da caccia e che tengono in gabbie di diverse
sorti, molto apprezzati: paese abitato di bellissime citt sopra il mare e fra
terra, con molte ville. Sono valenti cavalieri; hanno dell'artegliaria e di
tutte le cose pertinenti al fatto della guerra; li lor cavalli e gli uomini
sono tutti coperti d'arme, con belle targhe e adornate. Vi sono assai genti che
fanno il mestiero dell'armi: Macharis, Arabi, Turchi, Rumes, Persiani,
Coracones, Guilanes, Abissini; e tutti sono genti pulite e ben in ordine, e con
questi di continuo si fa guerra con li regni propinqui. Fra le dette nazioni vi
sono assai cristiani rinegati.
Le principali citt di Cambaia sono Curate, Reiner, Diu, Cambaia, e alcuni
porti anco abitati: Maim, Damana, Patam, Goga, Maimi, Umaim erano sotto il
governo di Melchias, Moro persiano; Guilan, Denatan, Demana, Curate, Reiner,
Sanda sotto il governo di Dasturcam, Moro natural di Cambaia; Pan  sotto il
governo del figliuolo del re di Cambaia, detto sultan Xaquedar; Cambaia  sotto
il governo d'Asidobra, persona onorata e Moro del paese. Le citt principali
della terra ferma sono Campanel, Medadune, Varodria, Banues, le quali hanno li
lor capitani che le governano. Questo Melchias mor del 1522, e fu grande
arciero e schiavo molte volte venduto; e gli fu dato il governo del Diu per
esser cosa picciola, avanti che li Portoghesi vi andassero; e perch nelli
porti di Decam le navi e mercanti erano sempre rubati, si fece la citt del Diu
grande, con la sicurt della nostra amicizia, e adesso  cosa onorevole, e dove
si fa maggior giustizia che in altra parte del regno. Teneva questo Melchias
nella sua stalla 300 cavalli, che li manteneva a spese dell'entrate della
terra.
Dalla citt del Diu a Campanel vi sono otto giornate di cammino, da Cambaia a
Campanel vi sono due giornate, da Curate a Campanel cinque per terra. E questo
Campanel  la miglior citt che sia fra terra: non  grande, ma polita e bene
edificata, con belle case, e ha molte mercanzie.


Del sito di Cambaia, e della moneta che ivi corre, e dei nomi di molti suoi
porti, e di diversi costumi degli abitanti, e del fiume Indo.

La citt di Cambaia sta incolfata: tiene alcuni bassi di mare, che sono da un
braccio fino a quattro d'altezza. Ha molte mercanzie, e il principal traffico 
di gentili. L'altre citt hanno di buoni porti e fortezze, e questo regno di
Cambaia non va troppo dentro fra terra. La moneta che si usa in questo paese 
piccola e di rame (pi grosso che un bagattino); ne hanno anche d'argento, che
si chiama mafumede: vale ciascuna tre vinten (cio XX marchetti); ne ha
un'altra detta madrafaines d'argento, della medesima valuta. L'oro corre in
verghe, secondo la tocca e valuta. Il re di Cambaia si chiama sultan Madaforza,
e suo padre sultan Mafumede; ha guerra col re di Mandao e col re Zado, e con li
popoli rebutes, e qualche fiata col re di Dely.
Il regno chiamato anticamente Indo  convertito nel regno di Cambaia, e sono
gi tutti mori;  cosa, come ho detto, picciola e montuosa, e affermano che di
qui vien l'azurro e che vi nasce qualche lacca. Dalli popoli rebuti, Mandao e
da Dely vengono molte mercanzie di quelle che si trovano in Cambaia, e si
dispensano per quella, perch ha porto di mare, e quelli regni sono fra terra.
In questo regno corre il fiume Indo, detto dalli paesani Crecede overo Inder:
questo divide li popoli rebuti da quelli di Cambaia, e quivi comincia la India,
e per questa cagione il re di Cambaia si chiama re della prima India.  molto
grande il fiume ove sbocca in mare, e vi sono molti luoghi abitati, e vanno
sempre molte navi con mercanti mori e gentili. Il governatore di quelli  uno
Indiano gentile. Li porti di Cambaia fino in Decam sono li seguenti: Indi,
Batapatam, Patam, Diu, Mauma, Tateluia, Guadari, Gogari, Cambaia, Barmez,
Curate, Reinari, Dioni, Aguzi, Baxaa, Maimbi.
Possono essere da 300 anni che questo regno fu levato di mano di Gentili, e
ancora vi sono la terza parte degli abitanti che, per cagion della fede loro,
non vogliono ammazzare cosa viva, n mangiar cosa che abbia sangue: e questi
gentili di Cambaia sono chiamati Bancani, e sono sacerdoti di belli tempii, e
la maggior parte sono Bramini, uomini dati alla religione; altri sono detti
Patamari, che pur sono Bramini pi onorati; altri sono mercanti, come dapoi si
dir. Sono questi gentili grandi idolatri, uomini effeminati e soggetti; ve ne
sono anco degli altri di questa religione che sono casti, veritevoli, di buona
vita e di grande astinenzia. Vien detto che credono nella nostra Donna e nella
Trinit, e non  da dubitare che per il tempo passato furono cristiani, ma li
Mori soggiogandogli levaron loro la fede. Scrivono al diritto come facciamo
noi, e non al rovescio come fanno li Mori.


Seguita della narrazione del regno di Cambaia, e de' costumi effeminati del re
di quella.

Il regno di Cambaia tiene di costa di mare 180 miglia, e fra terra non  cos
grande come nobile, abbondante e polito, di citt grande murate e forti, e
molto onorate. Li signori mori vivono molto onoratamente, e vi sono alcuni che
tengono da 500 in 600 cavalli, e la maggior parte sono cavalle; hanno palazzi,
case grandi ben fabricate. Il re non  troppo bene ubbidito, percioch la
maggior parte del suo popolo  forestiero; e generalmente il popolo di Cambaia
 povero, e quelli che sono ricchi sono grandemente ricchi. Questo re, come ho
detto, che si chiama sultan Madaforxa, vien affermato, s come sono stati tutti
gli altri re di Cambaia, cos ancora egli essere nutrito da picciolo in succo
di amfiam, che  fatto di certi veneni che fanno grandemente lussuriare, di
sorte che 'l suo sputo  venenoso; e cos sono allevate e nutrite le sue mogli:
e ancora che la cosa di questo sputo affermino, io non lo credo. Non si diletta
d'altro questo re che di mangiare e di starsi colle femine; del resto  uomo
sensato, ma la maggior parte del tempo  sempre stordito per cagion del detto
amfiam, che lo fa stare retirato con le mogli. Pu far questo regno da
trentamila cavalli e trecento elefanti, ma pochi atti a combattere.


Della citt di Diu e di quella di Campanel, e da chi  eletto il re di Cambaia,
e della pratica e gran diligenza di quei mercanti.

Sopra la riviera del mare la miglior citt, di pi edificii e di pi polita
gente,  Diu, e che tiene pi forestieri; di quelle fra terra la citt di
Campanel, dove  la stanza continova del re, e dove sono bellissimi palazzi, e
un popolo molto polito e ben vestito. Dopo il re vi sono quattro gran signori,
cio Milagobin, gentile, e dapoi Camallemallee, Asturmallee, Canelandam: questi
quattro governano col re il regno, e quando vanno a corte sono accompagnati da
infiniti cavalli; ed essi fanno la giustizia e sono naturali signori del regno,
e quelli che, quando muore il re, eleggono quello che gli deve succedere. Ha
questo re fra mogli e donzelle vergini fino a mille, e si reputa il maggior re
dell'India, per cagion delle gran mercanzie che si fanno ivi, delle quali 
necessario di parlare. Per dico che le mercanzie tutte sono in mano d'alcuni
gentili grandissimi pratichi e intendenti, che si chiamano Guzzerati, che 
nome commune, e sono divisi in altre generazioni, cio Bancani, Bramini,
Patamari: e certamente sono uomini molto savii e accorti nel comprare e vendere
d'ogni cosa, e si trovano di loro in ogni luogo, e si aiutano l'uno con
l'altro. Sono uomini molto diligenti e resoluti, e fanno li conti con abaco
come noi, colli nostri proprii caratteri. Costoro, se non vi danno del loro,
non tolgono punto del vostro, per la qual cosa sono molto stimati fino al
presente in Cambaia: ne la qual si trovano anco mercanti del Cairo, di Adem e
di Ormuz, che vi stanziano di continuo, molti Coraconi e Guilanes, che tutti
non fanno altro che mercanzie per gran somma nelle citt di mare di Cambaia. Ma
tutti costoro in comparazione di gentili non sono niente, massimamente
d'intelletto, dalli quali dovevano li nostri Portoghesi imparare,
principalmente quelli che vogliono esser quadernieri e fattori, perch l'arte
del negoziare di costoro  molto separata dal modo che fanno gli altri: e
ancora che questo paia incredibile a molti, pure  la verit, ch'il sapere
diversi costumi e modi non impedisce questo nobile esercizio, ma pi presto gli
giova e fa favore.


Del legnaggio delli Patamari Bramini, e della vita loro, e come sono molto
reputati.

Li Patamari, Bramini che sono pi onorati, anticamente discesero dalli re di
Cambaia, perch nel tempo passato erano li re Bramini, come ancora  costume in
Malabar. Questi sono tanto estimati che, ancora che li mercanti passino per
terra de ladroni, se sono accompagnati con uno di questi non li rubano, e se li
rubano si ammazzano loro medesimi o feriscono con un pugnale, e gli altri
Bramini ungono col sangue di questi tali alcune imagini, e quelle vanno
strascinando fino che sia fatta lor giustizia, la quale  forza di farla
rendendo il suo. Detti Bramini sono molto stimati fra' gentili; non mangiano
cosa alcuna che sia stata viva. Costoro portano le lettere da luogo a luogo e
servono per corrieri, perch sono sicuri dalli ladri, s come io dir in
Malabar. Questi Guzzerati, con gli abitanti che stanno in Cambaia, fanno sempre
capo questo Milagobin, e navigano con molte navi, e per Adem, e per Ormuz,
Decam, Goa, Batecala, e tutto il Malabar, Zeilam, Bengala, Pegu, Siam, Pedir,
Pacem, Malaca, ove portano molte mercanzie e ne riportano altre, di sorte che
fanno Cambaia ricca e onorata: la qual Cambaia manda duoi bracci con le
navigazion principali, cio il dritto che afferra Adem, e con l'altro Malaca; e
gli altri luoghi sono di manco conto.


Delle molte sorti di mercanzie che contratta Cambaia con diversi luoghi.

Dal Cairo li mercanti traggono mercanzie che vengono portate d'Italia, di
Grecia e Damasco per Adem, come  oro, argento, argento vivo, cinaprio, rame,
acque rosate, ciambellotti, grana, panni di lana di colori, vedri cristallini,
arme e cose simili; e dapoi di Adem traggono le cose sopradette, e di pi
rubia, uve passe, amfiam, acque rosate, argento, oro in quantit e cavalli, che
Adem piglia da Zeila e Barbora, e dall'isole di Delaqua, che sono nello
stretto, e da quelli d'Arabia; e le vanno a contrattare a Cambaia, dalla qual
poi riportano tutte le cose di Malaca, cio garofani, noci, macis, sandali,
verzin, panni di seta, perle, muschio, porcellane, e tutte altre mercanzie di
Malaca e del paese, riso, formento, sapon, endego, butiro, olii, alaquequas,
maioliche di sorte bassa, come sono le sivigliane, ogni sorte di panni, per
contrattare in Zeila, Barbora, Zocotora, Chiloa, Melinde, Magadaxo e luoghi
altri di Arabia, il qual tratto  tutto negoziato per via di Adem. La mercanzia
propria della terra di Cambaia sono tutti li panni di seta e di gottone, che
sariano venti sorti di panni, tutti di valuta grande; alaquequas, endego, lacca
naturale della terra, pucho, caco, amfiam molto e buono, semenzina, borraxo,
gotton, sapone in molta quantit, pelli concie e pelli grosse da scarpe, mele,
cera, formento, orzo, miglio, olio di susimani, riso, butiro, carne e altre
cose a queste simili, maioliche di sorte bassa di pi sorte, che vengono
portate fra terra dalli regni suoi vicini.
Portano quelli di Ormuz in Cambaia cavalli, argento, oro, seta, allume, argento
vivo, vitriolo perle; e riportano delle mercanzie del paese e di quelle che
hanno da Malaca, e riso e altre vettovaglie e spezierie. Portano similmente di
Ormuz dattili freschi, e altri posti in coffe e in giarre, e altri secchi di
tre o quattro sorte. Contratta similmente Cambaia col regno di Decam, di Goa,
con Malabar, tenendo fattori in tutte le parti, che vivono e stanziano come
fanno li Genovesi nelle nostre parti, e il medesimo in Bengala, Pegu, Siam,
Pedir, Pacem, di sorte che non vi  luogo di tratto che non vi siano veduti
Guzzerati mercanti, i quali solevano tenere in Calicut di gran fattorie. In
Malaca fanno questi mercanti maggior fondamento che in niuna altra parte:
anticamente solevano essere in Malaca mille Guzzerati che stanziavano in
quella, e altri per mare venivano e tornavano, da quattro in cinquemila uomini.
Non potria vivere Malaca senza Cambaia, n Cambaia senza Malaca, per esser
molto ricche e molto apprezzate tutte le robbe e cose de' Guzzerati, e che
vagliono maggiormente in Malaca, e negli altri regni che contrattano in quella.
Questo voglio concludere, che se a Cambaia si levasse il commercio di Malaca,
non potriano vivere gli abitanti, perch non hanno per onde possino spacciare
le lor mercanzie.


Della diligenza delli Guzzerati, e del modo de' lor traffichi con varie genti.

Questi Guzzerati sono stati li pi valenti uomini di mare che mai abbino
navigato di nazione che sia in queste parti: hanno navi che superano l'altre di
grandezza, e li pi valenti pilotti che si possino trovare, percioch non fanno
mai altro che navigare di qua e di l. Avevano anticamente una usanza questi
Guzzerati di Cambaia, che non potevano ammazzare alcuno n menar in compagnia
uomini di guerra, e se erano presi, e che li volessero ammazzare, non facevano
resistenza: questa era la legge de' Guzzerati gentili. Al presente conducono
nelle lor navi molti Mori, uomini da combattere, per difensione di quelle.
Questi contrattavano, avanti il discoprir del canale di Malaca, con l'isola
della Giava, dalla banda di mezzod dell'isola Sumatra, ed entravano fra Cunda
e la punta dell'isola di Sumatra, e navigano a Gaen, dove portavano le cose di
Malucho e di Timor e di Bandam, donde tornavano molto ricchi. Non  cento anni
che lasciarono questa navigazione, e in Aguazin si trovano delli corpi delle
navi, ancore e cose simili di Guzzerati, che mostrano che questo sia la verit.
Perch il regno di Cambaia tiene questo traffico con Malaca, venivano queste
nazioni di mercanti a pigliar compagnia con li Guzzerati nelle lor navi, e con
quelle mandavano le lor mercanzie, tenendo lor rispondenti nel paese; e l loro
anco ne andavano in persona a' Rumes, Macaris, gente di Chiloa, Melinde,
Magadaxo, Mombaza, Persiani, Turchimani, Armeni, Gilani, Coracones, di Siras
(di questi tali ve ne sono molti in Malaca) e del regno di Decam, e molti
pigliavano la lor compagnia in Cambaia. Il gran traffico che  in Cambaia fa
levar panni di ogni sorte, e semente d'ogni sorte, e del pucho, e terra come
lacca che chiamano caco, storace liquido e altre cose di questa sorte; tornano
caricati d'ogni sorte di mercanzie e ricchezze di Malucho, Bandan, China.
Questi Guzzerati son di quelli popoli gentili alli quali pi dispiacque che ad
alcun altro che Malaca fusse de' Portoghesi, e furono quelli che ordinarono il
tradimento che fu fatto a Diego Lopes di Secchiera, del quale fin oggid si
narra nelle piazze, dei paga che fecero li popoli di Malaca per consiglio di
Guzzerati.


Del re di Dely e della sua antica giurisdizione, e come la perdette,
e del paese che signoreggia al d d'oggi.

Questo re di Dely, del quale adrieto ho parlato, sta nella terra ferma.
Anticamente era la terra di questo la maggiore che si trovasse: erano della sua
giurisdizione li Rebuti, Cambaia e parte del regno di Decan, il re indo e di
Mandao. Va la terra di questo circondando tutta la provincia di Narsinga. Vuole
di continuo far guerra alli popoli di Bengala, e con li re che sono fra terra,
che confinano col regno d'Orixa: questi di Orixa erano gentili, e da
centocinquanta anni in qua li re di Dely gli han fatti mori. In tutti questi
regni tenevano capitani, e ciascuno di questi si sollev e si fece re, e cos
fece quello di Cambaia. Vi sono fra Cambaia e Dely gran montagne, di maniera
che non si pu venire sopra Cambaia se non per un passo d'una montagna, la
quale tiene uno detto Ioque guzerato, che non permette che le genti di Dely
venghino a Cambaia. Questo re di Dely ha gran paese, ma montuoso, e queste
montagne che passano per il suo paese vien detto essere il monte Caucaso, del
quale parlano li cosmografi. Quivi si trovano assai vettovaglie, gente da
cavallo ed elefanti; gli abitanti sono infiniti, e si estende il suo regno fra
terra molto. Questo si chiama re delle Indie, e fa la sua residenza di continuo
fra terra.


Del re di Mandao e del suo regno, detto anticamente essere delle Amazoni, e
quel che di quella milizia ritengono le donne di questo tempo.

Nella costa di questo monte, confinando con le terre di Cambaia,  il regno di
Mandao, dove anticamente vien detto che vi erano le donne dette Amazoni, che
erano grandissime guerriere. Ora quelle che vi sono non hanno ritenuto della
milizia se non il cavalcare a cavallo con gli sproni e con li borzacchini fatti
a lor modo, e che la moglie del re, quando va fuori, cavalca con duemila donne.
Vi sono infinite genti, e il paese  molto aspero e forte di montagne, e
confina con li populi rebuti;  soggetto al re di Dely. Questo re di Mandao 
moro gi fa poco tempo.


Del regno di Decam e della sua divisione, dell'abondanza delle vettovaglie,
delle citt e porti che ha sotto di s, e de' nomi di re e signori principali
d'esso regno.

Questo grande e bellicoso regno di Decam si divide dal regno Cambaia appresso
di Maim, e dal regno di Goa con Carapatam, e per la terra ferma col re di
Narsinga e col regno di Orixa per una punta stretta, e dalla banda di Cambaia
per cima delle montagne che stanno fra le Indie e di Dely. Questo regno 
abbondante di vettovaglie ed  terra molto fruttifera, ed  maggior regno di
quello di Cambaia, e di miglior gente da guerra naturale del paese. Queste
genti di questa terra di Canarim hanno le persone molto atte a cavalcare, e
sopportano ogni travaglio; sono in questo regno molte genti bianche. Ponno
essere da CL anni che questo regno fu levato di mano de' gentili per Rumes,
cio Turchi e Persiani, come fu fatto anco del regno di Cambaia. Ha molte citt
in terra ferma e molti porti di mare, i quali sono questi, navigando da Maim
verso il regno di Goa: li porti di Decam sono gl'infrascritti, Chaul, Damda,
Mataleni, Dabul, Sangozara, Carapatam; le citt principali nella terra ferma
sono Mabider, Visapor, Cidapor, Solapor, Rachol, Cugarquel, Begaqueller, Baim.
Li re signori principali sono li seguenti: il re si chiama soltan Maharmuduxa,
e dapoi il re vi  Idalcam, Niga Malmalet, Hodan Amcham, Miliquedastur; li
detti quattro signori comandano a tutto il regno, e sono li principali che si
ritrovano in quello. Questo Idalcam  turco di nazione; suo padre fu scrivano
del re, e perch lo trov essere uomo d'ingegno e di valore, lo fece sabaio.
Questo nome di sabaio  nome di dignit, come sarebbe a dire capitano della
guardia del re, col governo della met del regno: e chi tiene tal carico
chiamasi sabaio, ed  un gran signore. E in questa dignit visse sempre il
padre del detto Idalcam, il qual fu molto valoroso cavaliero, e dicono che egli
ebbe XL battaglie campali, e nelle XXX fu sempre rotto, poi nelle altre X fu
vittorioso. Il figliuolo si chiama Idalcam, che vuol dire capitano generale di
tutto il regno: e perch egli ha sotto la sua giurisdizione per la maggior
parte la gente bianca del regno, per esser forestiero e turco, e per cagione di
tal officio, se gli sono accostati tutti li soldati, e anco la maggior parte
delle citt del regno. E quando costui era sabaio, erano tutti gli altri
signori cos forti e onorati come lui; e poi che egli fu Idalcam, restarono
tutti sotto di lui, e per questo se gli sono molto inimicati e gli fan di
continuo guerra. Li porti di mare di questo regno sono tutti sotto il sabaio,
cio Ciceto, Chaul, Damda: e per restarono sotto Idalcam, il qual ha anco
molti luoghi nella terra ferma, e tiene mille uomini bianchi di Persia e mille
cavalli.
Malmalet  gran signore (altri il chiamano Cutel Mamaluco),  naturale del
regno di Decam, non fu mai schiavo.  uomo di grande ingegno e molto stimato
nel paese: dicono ch'egli tiene millecinquecento uomini bianchi a cavallo.
L'altro signore, nominato Ondam Amcham,  naturale del paese come il
sopradetto, e di tanta gente e terre. Quello detto Melique Dastur  abissino,
schiavo del re, cos onorato come ciascuno altro, ed  capitano alle frontiere
di Narsinga, dove tiene di continuo genti in guarnisone. Questi tre signori
detti di sopra d'accordo tengono assai uomini bianchi, come delli Persiani e
altri, da XII fino in XV mila uomini, per esser all'incontro del sabaio, che
ora  Idalcam, il quale ha altratanta gente: e di continuo fanno guerra insieme
l'uno l'altro. Il soldo che si d agli uomini di questo paese  maggior di
quello di queste nostre parti; nondimeno alle volte sono mal pagati.


Del re di Decam e delli suoi costumi, e delli traffichi e mercanzie che si
fanno in quel regno.

Si trovano in questo regno molti gentili naturali del paese, e molti Bramini, i
quali hanno in costume che quando muoiono si abbruciano, e le mogli con loro: e
se elle non vogliono farlo restano vergognate con tutto il lor parentado, e
perch molte fiate alcune non lo vogliono fare, li parenti Bramini le
persuadono a farlo, e questo acci che cos bella usanza non si rompa e vada in
oblivione.
Questo re di Decam  gran cavaliero, e pu tenere da XXX mila cavalli e molti a
piedi: generalmente in questo regno e in quello di Goa vengono queste genti
bianche, che noi chiamiamo Rumes, a pigliar soldo. Quelli di questo regno sono
superbi e prosontuosi. Il re si diletta di pigliar anfiam, per poter sodisfar
meglio alli desiderii suoi e di star con le sue mogli, e in questo passa tutto
il suo tempo; e il suo Idalcam non fa manco. Pu avere il re da XL anni e lo
Idalcam da XXX, uomini grassi che si danno a ogni vizio e lascivia. Possono
essere in detto regno Turchi, Rumi e Arabi da duomila, e di Persiani XII mila.
Tien 50 elefanti ammaestrati; li cavalli persiani e arabi sono in tanto pregio
appresso di costoro che non si potria credere. Vi si trovano risi in grande
abbondanzia, qualche poco di formento, molte carni, e areca e molto betelle.
Anticamente tenevano gran traffico, e principalmente in Dabul, che era la pi
ricca scala e onorata di quelle parti, per il buon porto di molte navi; ma, per
il mal trattamento che li Portoghesi fecero nelli lor porti, rest destrutto, e
la citt di Diu si fece di gran traffico e ricco: nondimeno si fanno ancora di
molte mercanzie, ma non gi la decima parte di quello si soleva fare. Questo
porto tenevano i mercatanti per scala di Adem, perch da Adem si veniva a lui e
da lui a Malaca, e tutti conducevano grandissime mercanzie in navi grosse.
Disbarcavano quivi la maggior parte di cavalli che venivano al regno di Decam,
per la qual cosa li porti si facevano ricchi, e il re e il suo sabaio e altri
signori avevano grande entrate, che erano cagione che potevano dar gran danaro
alli soldati. Al presente non pu molto durare questo regno di Decam nella sua
riputazione, e la strada  aperta, e si vede chiara ch'egli  per perdersi. Di
qui in Dabul si facevano similmente grandi e ricchi traffichi, ed era famoso
per tutte queste parti e regioni orientali; ma il porto di Chaul non fu mai
cos grande, per cagione dell'acqua, che non  buona da bevere, ma  salmastra.
Ha questo regno di Decam beirames, panni bianchi, di colori, infinita quantit
di tele sottilissime, delle quali generalmente li Mori e li popoli delle Chine
fanno gran somma di turbanti; si fa similmente in questo regno matamugo negro,
che vien portato in Adem e per Abissini. Il forzo del betelle, che si chiama
folio indo, vien condotto di quivi per Cambaia, Ormuz e Adem, ancora che di Goa
vi sia il migliore. In questi porti di questo regno, per aver buone starie, si
trovavan tutte le mercanzie d'Asia e di Europa, ma il porto di Dabul  molto
discresciuto di riputazione.


Del regno di Goa e della descrizione, bont e reputazione d'esso; de' nomi de'
suoi porti, e della suavit e altre buone qualit della foglia betelle che vi
nasce, e come d'essa si caricano navi per diversi luoghi.

Il regno di Goa, chiave delle Indie prima e seconda, si divide dal regno di
Decam per Caraptam nel mar, fiume pi principale dell'India, e dalla banda di
Onor per Cintacola, e per la terra ferma col regno di Decam e col regno di
Narsinga. Fu sempre questo regno di Goa molto stimato per la maggiore e miglior
cosa che il re di Narsinga avesse, s di onore come di utile. Quelli del regno
di Decam guadagnarono parte di questo regno, e dipoi il sabaio vecchio, padre
di quello che ora  vivo, l'acquist tutto e lo congionse col regno di Decam.
Il parlare di Goa non  come quello di Decam n di Narsinga, ma  lingua
separata. Le genti di quello sono valenti e accorte, e sopportano grandemente
tutte le fatiche, cos gli uomini che vanno per mare come quelli che stanno in
terra. Li porti del regno di Goa sono li seguenti: Damda, Mai Banda, Goa la
vecchia e nuova, Alinga, Amoclapalle, Fiume dal sale, e la punta di Rama, e
Cintacola, Amiadiva. In questi porti vi sono fiumi, e vi entrano navi, e ogni
ora vi navigano. Dalla banda di terra ferma tiene citt e ville, e possessioni
di gran rendite e di terre molto abbondanti, ancora che siano in poter de'
Mori.
Questa citt di Goa si preparava per fare gran danno a' cristiani, per esser
luogo da fare facilmente un'armata, perch quivi fariano in uno anno quello che
al Suez non fariano in vinti. Nel pigliare che fecero i Portoghesi di detta
citt, si ebber tutte le navi che avevano preparate per venire a combattere.
Detta citt non solamente supera il regno di Decam, ma ancora quello di Cambaia
tiene soffocato. Questo regno di Goa mantiene le Indie alla ubbidienza nostra,
ancora che non vogliano.  molto polito, gentile, e ha bellissimi giardini. La
citt di Goa  la pi fresca delle Indie, e pi abbondante di tutte le cose da
vivere, dove si suol dire fra li Rumes e gente bianca, quando praticano
insieme: "Andiamo al regno di Goa, a gustare delle ombre e selve di quella, e a
pigliare il sapor dolce del betelle", perch non  dubio che il regno di Goa ha
la miglior betelle che sia in alcuna altra parte, e di pi soave gusto, e
sommamente stimata. Quivi generalmente si caricano di quelle le navi per Adem,
per Ormuz e Cambaia, e dell'areca o ovilla nella India, ne tiene pi e di
migliore che in alcun altro luogo; del riso si carica molto, e di quel della
terra ferma; e delli regni molto lontani solevano entrare in Goa caroane di
buoi carichi di mercanzie. E se questa citt fu nel tempo passato buona, per
mio giudicio sar migliore nel tempo che ha da venire.


Delle mercanzie che da pi parti, per il passato, si raccoglievano in Goa per
diversi luoghi; de' costumi di quei popoli, de' Bramini, e delle donne che si
bruciano vive nella morte de' mariti.

Di tutti li regni dell'Arabia Felice, d'Ormuz, di Persia e di Cambaia,
anticamente conducevano cavalli a Goa, dove si spacciavano per il regno di
Decam e di Narsinga; dopo che Goa fu presa da' Mori, quelli di Narsinga
andavano a pigliar li cavalli per la via di Baticala; e cos per il passato si
raccoglievano in Goa tutte le mercanzie di queste parti. Ritornavano bairames,
beatilas, riso, areca, betelle e molti pardai, che son monete d'oro di CCCXXXV
rais l'uno (che vagliono uno scudo d'oro in circa). Avevano anco molte navi,
con le quali navigavano per molte parti, ed erano molto stimate e di gran conto
in ciascuno luogo, perch i macomettani avevano tutta la lor fortezza in questo
regno. Le genti che navigavano erano naturali del paese, e per li gran
traffichi che si facevano in questa citt, si cavava grandissima somma di
danari delli dazii che pagavano le mercanzie e dell'ancoraggio: ed  cosa
certissima che di Goa con li suoi confini, e delli dazii e cose che in quella
nascono, si cavavano quarantamila pardaos.
Quivi stanziano pi gentili che nel regno di Decam, dico di quelli che sono
persone onorate e di gran faccende, nelle mani delli quali giace quasi tutto il
traffico del regno di Decam. Li naturali del paese lavorano la terra, e pagano
il diritto delle rendite. Vi sono molti gentili che hanno assai genti sotto di
s e terre, dalle quali sono molto stimati, e vivono nelle lor possessioni
molto allegri e con gran commodit e ricchezza; dico li gentili di questo regno
sono pi stimati che non son quelli del regno di Cambaia. Hanno similmente
bellissimi tempii e sacerdoti, overo Bramini di molte sorti, e alcuni di loro
molto onorati. Non mangiano cosa che abbia sangue, n fatta per mano di altri,
e sono avuti in gran riverenza in tutto il paese, e massimamente fra li
gentili; e non si faria un Bramino moro, ancora che lo facessero re. Le genti
di questo regno di Goa non confessariano cosa che facciano per tormento che se
gli possa dare, e pi presto vogliono morire che confessar quello che
determinano di tacere. Le donne di Goa sono molto gentili e polite nel vestire
e quelle che danzano e volteggiano lo fanno con maggior grazia che tutte
l'altre di queste parti. Si costuma similmente quivi che le mogli de' gentili
si abbruciano con li loro mariti: e se non lo volessero fare, li lor parenti
restano vergognati, ed esse restano publiche meretrici, e il lor guadagno 
deputato per le spese e fabriche delle chiese della lor contrada, e in questo
esercizio stanno fin che vivono. Questi gentili pigliano una sola donna per
moglie, e molti Bramini fanno voto di castit e la mantengono sempre.
Negli altri porti di Goa si carica riso, sale, betelle, areca, e tutti li fiumi
hanno molti villaggi popolati, ma allontanati dall'acqua per paura del crescere
di quella. E sono sottoposti al sabaio, il quale con li lor capitani raccoglie
l'entrate del paese, e di quelle paga le genti di guarnisone da cavallo, perch
tiene di continuo guerra con li re di Narsinga.


Provincia di Canarim e sua descrizione; della vita di quei popoli, e a chi
siano soggetti, e del re di Garcopa.

L'ultimo regno della prima India si chiama la provincia Canarim, e si divide da
una banda per il regno di Goa e per Amiadiva, e dall'altra per la India mezana,
overo India di Malabar; nella terra ferma sta il re di Narsinga, che  capo di
questo paese. Il parlare di questi di Canarim  differente da quello del regno
di Decam e di Goa. Ha nella riviera del mare duoi re e alcune regioni picciole;
sono tutti gentili e ubidienti al re di Narsinga. Sono uomini politi, valenti
ed esercitati nelle armi, cos in mare come in terra.
Delle terre che il re di Narsinga teneva in questa provincia della prima India,
non gli  restato se non questa della quale parliamo che fusse utile. Il paese
di Canarim comincia da Amiadiva fin a Mangalor, Mirgeo, Baticala, Bacalor,
Bairu Vera, Bacanor, Vidiperam, Mangalu: tutti questi porti sono del re di
Garcopa, frontiero di Goa per il re di Narsinga, al quale pagano il tributo con
le sue entrate. Baticala con Bacalor e altre ville nella terra ferma tien re,
gli altri quattro porti tengono capitani, e sono tutti obbedienti al re di
Narsinga, al quale, come ho detto, pagano il suo tributo. Il re di Garcopa 
persona onorata, pu tenere circa tremila cavalli. Garcopa  sopra il fiume di
Onor da quindici miglia:  citt picciola e fresca. Il capitano Timoia soleva
abitar in Onor, perch egli aveva parentado col re di Garcopa: costui  stato
molte volte nella corte del re di Narsinga, perch gli  vassallo e ubbidiente.
Questo fiume di Onor ha molte abitazioni di villaggi, e in quello entrano navi:
e quivi il detto Timoia faceva le sue armate, con le quali andava rubando di
qui fino a capo di Guardafuni, ove faceva gran prede; era aiutato dal re di
Garcopa, e molto temuto dalli naviganti.


Del re di Baticala, e di molti luoghi particolari del suo regno, copioso di
varie mercanzie, vittovaglie, genti da guerra, edificii; e di quelli che oggid
tiene il re di Narsinga.

Il re di Baticala  gentile canarim, maggiore di quello di Onor e di Garcopa;
entra nella terra ferma molto il suo regno; Baticala  porto dopo di Goa e Caul
molto onorato e di gran navigazione, e dove ora il re di Narsinga si serve. Ha
la citt molti mercanti, s gentili come mori, ed  grande scala di molte
mercanzie. Il re sta sempre nella terra ferma; tiene un governatore di nazione
di Mori nominato Caifa, eunuco; fu allievo di Coiatar di Ormuz. Sono in questa
citt Mori di ogni nazione, la quale avanti la presa di Goa fu cosa molto
grande, al presente  molto diminuita. Di tutti questi porti di Canarim il pi
onorato luogo era Baticala, per cagione delli molti mercanti che quivi venivano
da ogni parte con cavalli, li quali si compravano per portare a Narsinga, delli
quali pagavano gran dazii. Si caricava in Baticala per portar fuori molto riso,
e il migliore di tutte queste parti, e pi minuto e bianco e di pi prezzo, che
si chiama giracalli, dopo il quale  chumbacal, e il terzo pacharil. Di Goa e
del regno di Decam caricavano similmente molto ferro, zuccaro, che si fa nella
medesima terra, e conserva di quello.  la pi stimata citt che 'l re di
Narsinga tenga in Canarim.
Quanto alli luoghi di buoni sorgitori e starie, vi era Bacanor, Vidipiran,
Mangalor: tutti sono porti di mercatanti e di navi, che contrattano con Cambaia
e col regno di Goa e Decam e Ormuz, portando le mercanzie nella citt e
levandone di quella altre; e in questi porti vi stanno capitani onorati e genti
di guarnisone. Pagano il tributo al re di Narsinga; di questi porti di mare,
come della terra ferma di Canaris, cava grande entrate. Nelle rive del mare
tiene fortezze fatte a suo modo: pure la maggior fortezza sono le bassezze
nella bocca delli fiumi.
Questo paese  molto abbondante di vettovaglie, e di molte genti, cos da
cavallo come da piedi; ha molto betelle, areca. Ha molti tempii di orazioni
assai grandi, con molti Bramini di molte sorti e ordini, alcuni delli quali
sono casti, altri no, come  nel regno di Goa. Hanno il costume di abbruciar le
mogli, s come  sta' detto degli altri gentili. E perch tutte queste terre
sono del regno di Narsinga, voglio qui dire del detto regno, ancora che meglio
potrei farlo quando parler di Coromandel, dove  il maggior signore: ma perci
che in questa banda tiene assai signorie, parler alquanto di lui.


Regno di Narsinga, dove  la gran citt di Bisinigar; del re d'essa e di varii
suoi costumi, e come sta in continova guerra con i vicini.

Il regno di Narsinga  cosa onorata e molto grande: da una parte confina col
regno di Decam e di Goa (questa parte  Canarim, della quale Bisinigar  la
principal citt, dove stanza il re); dalla banda del fiume Ganges, dove egli
sbocca in mare, confina con qualche parte del regno di Bengala e col regno di
Orixa; dalla banda di terra ferma con le montagne di Dely; dalla banda del mare
Oceano con le provincie di Malabar e Coromandel e Bunaquibim. Anticamente
questo regno soleva essere e maggiore e migliore di quello che ora ;
signoreggiava quasi il regno di Decam fino a Bengala, intrando qui Orixa e
tutte le provincie maritime: e ora non  cos grande, perch Decam, Goa,
Malabar e Orixa hanno re. Nondimeno  gran regno e, lasciando quello di Dely, 
il maggiore di queste parti d'India.
Il re  gentile, canarim di nazione, e dall'altra parte  cheliim; nella sua
corte si parlano linguaggi di molte sorti, ma il suo nativo parlare  canarim.
Questo re  gran guerriero e va spesso in campo: tiene pi di quarantamila
uomini a cavallo, e gran numero di genti da piede; pu avere da cinquecento
elefanti, delli quali ponno esser da ducento da guerra. Va di continuo a far
guerra ora con Orixa ora con Decam nel suo proprio paese, per la qual cagione
conviengli tener gran numero di capitani e genti a soldo. Quando riposa fa la
sua residenza in Bisinigar, citt di ventimila fuochi posta fra due montagne,
le case della quale non sono communemente adorne, ma il palazzo del re  grande
e fabricato con bellissimi lavori; e il re  sempre accompagnato da molti
gentiluomini e gente a cavallo, e di continuo ha seco molti signori che gli
portano gran riverenza. Dimorano nella sua corte da mille fanciulle buffone e
piacevoli, e uomini del medesimo ufficio da quattro in cinquemila. Questi sono
cheliis, non canarini, perch li naturali di questa provincia di Talingo sono
pi atti a contrafare mille sorti di giuochi e burle che di tutte l'altre
provincie, delli quali molti ne vanno per tutti li luoghi delle tre Indie.


Narrazione dell'India mezana, come  divisa in due parti, e d'altre sue
particolarit.

Finita la prima India per Mangalor, terra di Canarim, si entra nella seconda
India, overo mezana, la quale comincia da Maiceram, primo porto della terra di
Malabar, e finisce nel fiume Ganges, per le vicinanze del regno di Bengala.
Questa terra, della quale al presente voglio parlare, sar divisa in due parti,
e nella prima si dir della terra di Malabar, quanto  grande e quanti porti
ella ha, e in quali vi stanno navi, e quanti re tiene, e con quali costumi
vivono, e chi in questa provincia  maggiore, e similmente dir delle
mercanzie. E nella seconda parte si tratter del re di Narsinga e del suo
paese, e con chi egli ha guerra, e quanti cavalli tenga, e qualche cosa de' lor
costumi, e della grandezza del regno, e delle mercanzie che vengono nelli lor
porti; e poi dir del regno di Orixa, overo Odia.


Descrizione della provincia di Malabar, e suoi confini, e in quel che credono.

La provincia di Malabar comincia da Maceiram, porto del re di Bisinigar che
confina con Mangalor, terra di Canarim del re di Narsinga, e finisce nel capo
di Comori, terra del re di Colam che confina col detto regno di Narsinga, nella
provincia di Talengo, per la banda di terra ferma: e tutto questo paese 
circondato da montagne, che lo dividono dal regno di Narsinga. Sar tutta
questa terra, per le rive del mare, da CCCXL in CCCLX miglia. Sono le montagne
cos alte che non permettono che li venti da greco passino alla costa d'India,
n, per il contrario, che li venti di garbino e di ponente soffino nel regno di
Narsinga, di sorte che, se uno verr da Colam per la costa della India con
vento fresco d'un delli detti, arrivando subito cessano. Se d'India si partir
per andar a Coromandel con li venti di ponente, subito che imboccano nel canal
di Zeilam non soffiano pi: onde avviene che Malabar, per mancare di venti
secchi,  fresca e graziosa terra, e la provincia di Coromandel, non vi
soffiando venti umidi,  sterile, senza arbore n picciolo n grande, come pi
particolarmente dir quando si tratter della detta terra.
Tutto il paese di Malabar crede nella Trinit, Padre, Figliuolo e Spirito
Santo, un solo vero Iddio: e questo cominciando a Cambaia fino a Bengala, come
pi largamente dir quando si parler della terra ove giace san Tommaso
apostolo.


Come il paese di Malabar  molto popolato, e de' costumi e professione di
quelli che sono chiamati Nairi, i quali s'obligano di morire per il re loro.

La gente di Malabar  negra, bruna e berrettina, e tutti li re sono gentili, di
stirpe delli lor sacerdoti; il parlare  tutto uno, cos come  lo italiano,
differente poca cosa. Il paese  molto popolato: possono essere in Malabar
centocinquantamila Nairi, uomini dati alle arme di spada e di targa, e grandi
arcieri. Costoro adorano il lor re, e se per caso egli vien morto in battaglia,
sono obligati di morire; e se non lo fanno, sono banditi del paese e restano
vergognati tutto il tempo della vita loro. Sono questi Nairi uomini leali e
fedeli; prima che uno re di Malabar combatta con un altro,  obligato a
farglielo sapere, acci che egli si metta a ordine. E nessun Nairo, come  in
et che egli possa portar arme, non pu uscir di casa se non con le sue armi; e
quando egli  per morire, sempre tiene appresso di s la spada e la targa,
tanto appresso che possa pigliarla quando vuole. Hanno per costume di avere in
gran riverenza li maestri che gl'insegnano, di tal sorte che, se il migliore
de' Nairi trover un maestro che gli abbia insegnato alcuna cosa, gli fa
riverenza e dapoi si va a lavare; e se un Nairo trova un altro Nairo nella
strada che sia pi vecchio, s'inginocchia e gli d il cammino, e se saranno tre
o 4 fratelli, il pi vecchio star sedendo e gli altri in piedi.


Della vita, abito e venerazione de' Bramini; i defetti che patiscono nelle
gambe quei di Malabar; il costume del congiugnersi insieme l'uomo e la donna,
il modo di governare un ammalato, e d'una sorte d'ingiuria che tra loro 
reputata ignominiosa.

Bramini sono sacerdoti che portano un cordone appiccato, il qual dalla spalla
sinistra va di sotto del braccio destro, di XXVII fili fatti in tre treccie. La
miglior generazione di questi Bramini sono quattro, cio Bramini, e dapoi
Patamari, e poi Nambudarii, e quelli che sono di manco sono Naburi. La stirpe
di questi Bramini  antichissima, e sono di pi chiaro sangue che li Nairi;
hanno carico di fare orazione, e sono intelligenti nelle cose della lor fede;
li pi onorati stanno con li re di Malabar. Non mangiano cosa che sia stata
viva n che abbia sangue, per determinarono gli antichi di costoro che non
potesse essere alcuno in Malabar cos potente che ammazzasse vacca, n
mangiasse di quella, sotto pena della vita e di gran peccato: la ragione 
perch il lor cibo  il latte di quelle, e perci rifiutarono di mangiar carne
di quelle che gli nutriva, e le hanno in tanta venerazione che in molte parti
di gentili le adorano. Hanno potere di scommunicare e assolvere; non portano
armi n vanno alla guerra, n vengono ammazzati per alcun caso, ancora che
meritino la morte: e per questo vanno sicuri dove vogliono, ancora che siano
nel paese dove si faccia guerra.
Molte persone in Malabar, cos Bramini come Nairi, e anco le donne e gente
bassa, communemente la quarta parte di loro hanno le gambe molto grosse,
enfiate di gran grossezza, e muoiono da questo:  cosa molto brutta da vedere.
Dicono che procede dalle acque, cio dal luogo dove elle passano, perch la
terra  molto paludosa. Costoro nella lor lingua sono chiamati penicaes; e
tutta questa enfiatura  generalmente dalle ginocchia in gi, e non sentono
dolore alcuno di tal infermit.
Nella terra di Malabar, nel congiungimento dell'uomo e della donna,  costume
che la donna tenga gli occhi verso il letto e l'uomo verso il tetto: e questo 
generalmente fra gli uomini grandi e gente bassa, perch il fare altramente lo
averebeno per cosa strana e brutta secondo la lor usanza, la quale ad alcuni
Portoghesi, che sono gi avvezzi nel paese, non dispiace punto.
In alcuna infermit lo ammalato non mangia carne, ma pesce, e hanno per
principale e singular rimedio la dieta, e anco di sonargli alcuni tamburi overo
altri suoni duoi o tre giorni, da persone che vien detto che hanno virt di
guarirgli. Se ha febre mangia pesce e si lava molte fiate, e massimamente la
testa, con acqua fredda, con la quale ella gli va immediate via. Se hanno
flusso, bevono acqua nella quale sia bollita quella stoppa over lana ch' sopra
il coco fresco, cio noce d'India, e si stagnano subito. Se vogliono purgarsi
pigliano le foglie del fico detto dall'inferno, e col succo di quelle pestate,
overo la semenza, si purgano molto, e come sono purgati si lavano. Se sono
feriti di gran ferite, buttano olio del coco che sia caldo per un'ora o due
sopra la ferita, ogni giorno due volte, e si saldano.
La cosa che in Malabar si stima grandemente  che, se un vuol male ad alcuno,
gli rompe una pignatta nuova sopra la sua porta, e a chi  fatto questo lo
tiene per grande ingiuria; overo se, passando per strada, gli butta la detta
pignatta adosso di sorte ch'ella si rompa: e quello che fa questa ingiuria
merita la morte, e quello che patisce resta vergognato tutto il tempo della
vita sua.


Che li re di Malabar sono Bramini, i figliuoli de' quali non succedono nel
regno; e del modo del lor maritarsi; e qualmente i gran signori pagano li
Patamari acci sverginino le lor mogli; e come i Bramini si maritano.

Li re di questi paesi tutti sono Bramini di quelli che portano i tre fili, che
sono della generazion de' pi gentiluomini, perch il costume di Malabar  che
il figliuolo del re non succede nel regno, ma solamente il fratello o nepote, e
perch questi sono Bramini, e non possono maritarsi con Naire per essergli
proibito, cercano per tanto delli pi onorati Bramini di quella generazione per
fare stirpe nelle sorelle, perch il pi vecchio suole ereditare: e a questo
modo li Bramini dormono con le sorelle del re, e delli figliuoli di quelle sono
li re di Malabar. Il re di Cochin, conciosiacosach egli sia di sangue pi
netto e non abbia nella terra con chi egli si mariti, se vi sono Patamari
Bramini di Cambaia, che sono antichi parenti del re Bramin che fu in altri
tempi in queste parti tenuto per santo, di questi eleggono per averne stirpe; e
quando non ne trovano, ne pigliano del paese delli pi onorati e pi
gentiluomini Bramini che possino trovare, e in questo costume hanno continuato
dal principio fino alli tempi presenti.
Questi re di Malabar si maritano quante volte vogliono, e dapoi tenute le donne
qualche tempo, le maritano a persone onorate; li figliuoli delli re sono Nairi
come gli altri, non ereditano alcuna cosa. Molti delli re pigliano moglie
condizionatamente; alcune volte le tengono fino alla morte. Se alcuno re di
Malabar vuol la moglie del pi onorato sangue che si trovi nelli caimaes, che
son signori grandi, gliela concedono molto volentieri, e questi tali caimaes
restano molto onorati. E alcune volte li gran signori danno danari alli
Patamari accioch levino la virginit alle lor mogli, sopra la qual cosa li
detti Patamari si tengono in riputazione, e vogliono far mercato avanti,
dicendo: "Mi darete tanto, se volete che mi affatichi in servirvi".
Tutti li Bramini sono maritati, e li figliuoli ereditano la lor robba, e le
Bramine sono donne caste, n s'impacciano con altri che con lor marito. La
Bramina  sempre Bramina, e li suoi figliuoli non si mescolano con altra
generazione; e non pu la Bramina dormire con un Nairo, ma una Naira pu ben
dormire con un Bramino, quando ch'ella vuole.


Il modo che tengono le Naire a congiugnersi la prima volta con i Nairi, e che
possono avere quanti innamorati vogliono, e di diversi costumi dell'uno e
dell'altro.

Niun Nairo conosce alcuno per padre n per figliuolo; non si maritano. Le
Naire, quanti pi innamorati tengono, tanto pi sono onorate. Se una Naira ha
due o tre figliuole, elegge un Nairo per ciascuno al tempo della sua virginit,
e lo fa dormir con lei per levargli la virginit; fanno gran festa, e il Nairo
spende secondo il suo potere, e sta quattro giorni con lei, e in segno di
avergliela levata gli butta al collo un cerchietto d'oro, di valuta di XXX
reais (cio un marcello), il quale si chiama quete. Fatto questo, costui se ne
va via, e vengono altri Nairi e si accordano: e uno le d una cosa e l'altro
un'altra, e quante pi cose ha, tanto pi viene stimata. Similmente li Nairi
tengono li lor vestimenti in diversi luoghi in salvo, e per la maggior parte
non mangiano in casa di queste tali donne: e per questa cagione mai un Nairo
non conosce padre, perch ciascuna donna ne ha duoi, tre e fino a dieci, che si
sa che vanno da lei. Questi Nairi vendono olio, pesce e altre cose da mangiare,
e sono uomini mecanici. Se una Naira va fuori di casa, e venga toccata da uno
uomo della stirpe di Poleas con una mano o con una pietra, costei diventa della
stirpe di questi Poleas, e la possono ammazzare e vendere; e se quel tale che
la toccasse fusse in compagnia di un Nairo, ella non diventa della stirpe di
Poleas: e questo fu fatto accioch non vadino a impacciarsi con gente bassa. E
se costui che la tocca vien preso, lo fanno morire per tal misfatto. Niuna
vert sanno le Naire di Malabar, n alcuno esercizio di cucire n lavorare:
solamente si dilettano di mangiare e darsi buon tempo.


Che in Malabar il figliuolo non pu essere da pi del padre, ma  constretto di
seguire la professione che egli ha fatto; e de' nomi d'alcuni artefici, e come
non possono passar per le strade ove costumano andare i Nairi.

In Malabar non pu il figliuolo esser pi onorato che il padre, di sorte che il
Bramino e suoi figliuoli sono sempre Bramini, e li Nairi e lor figliuoli sono
sempre Nairi, e tutti li maestri di arti mecanice, o buffoni o cantori o
incantatori, il figliuolo segue l'arte del padre di necessit. La pi bassa
generazione sono Pareas, che mangiano vacche, e vi sono di literati e
incantatori. Li Poleas sono lavoratori, li Betuas e li Mainatos lavandieri. Li
Hiravas sono tagliapietra, e li Poleas sonatori, e li Carnapares ballarini
nelli tempi provisionati, li Macaas pescatori; li Canacas fanno il sale. Dopo
questi sono marangoni, orefici e di ciascuna altra arte mecanica; dopo questi
vi sono anco delli Hiravas che acconciano le vigne. E tutti questi non possono
passare per la strada per la quale li Nairi ponno andare, e scampano da quella
sotto pena della morte; e in caso di necessit, come saria a dire di guerra o
in malattia o giocando di spada e lancia, li Nairi e il re si ponno toccare con
uno di costoro, ma subito bisogna che si vadino a lavare, e restano mondi. In
ciascuna cosa che venga a proposito al Nairo di queste tal genti, se negozia il
suo avantaggio, e in danno di costoro il Nairo non ha peccato. Di tutte queste
generazioni basse li figliuoli ereditano la robba del padre, e sono maritati
con una moglie sola.


Delle sorti di serpi che si trovano in questa provincia, una delle quali col
fiato solo ammazza gli uomini, e come le pigliano con incanti.

Ha questa provincia serpi che si chiamano di cappello e di fiato. Quelle di
cappello sono picciole, negre, di grossezza di due dita e grosse nel capo; sono
di lunghezza da IIII in V palmi, e tengono sopra il capo la pelle faldata, e
quando la increspano fanno a modo d'una copertura, che chiamano cappello. Se
queste mordono, subito l'uomo more. Quelle di fiato dicono che sono della
medesima grandezza e grossezza, ma senza cappello, e che col fiato ammazzano:
mai viddi uomo che le abbia vedute. Quelle di cappello questi incantatori le
portano in pignatte, cos gentili come mori, e con un certo suono le fanno
andare per terra rivoltandosi, e le pigliano con le mani senza paura, con
parole che gli dicono: e se alle volte gli mordono, subito muoiono; e se sono
salvatiche per li boschi, questi tali uomini le incantano e pigliano. Li Nairi
e Bramini non possono per legge ammazzar serpi: dicono che le hanno per cose
sante; nelli loro orti hanno luoghi separati, nelli quali danno lor riso cotto.


Delli cristiani che abitano nel paese di Malabar.

In questa provincia di Malabar ponno esservi da quindicimila cristiani di
quelli che furno al tempo di san Tommaso apostolo, delli quali dumila sono
onorati cavalieri e mercanti e gente stimata, gli altri sono artefici e gente
povera. Sono nel paese privilegiati, e conversano con li Nairi. L'abitazione
delli cristiani  da Chetua fino a Colan: oltra di questi non vi sono altri
cristiani degli antichi, non dico di quelli che si sono fatti dopo la nostra
venuta, e che ogni giorno si fanno.


Delli re di Malabar, e qual d'essi  il maggior di titolo, qual di genti e qual
di gentilezza.

Li re della provincia di Malabar, cominciando da Mangalor fino in Comeri, sono
li seguenti: il re di Bisinagar, il re di Cota, il re di Cananor, il re di
Calicut, il re di Tanor, il re di Crangonor, il re di Cochin. Il maggiore delli
quali di gente  quello di Colam, di gentilezza  quello di Cochin, di titolo 
quello di Calicut; di genti, dopo quello di Colam  di Cananor, e dopo Cananor
 di Caicolam; li pi valenti uomini da combattere sono quelli di Calicut.


Delli porti di mare di Malabar.

Li porti di mare in questa provincia, nelli quali vi siano luoghi abitati e vi
arrivino navi, sono li seguenti: Maiceram, Maipoleam, Cambulla, Cote Coulam,
Nilexoram, Heribalca, Patanam, Cananor, Turmopatam, Mulariam, Camboa, Pudi
Patanam, Teri, Cori, Bairacono, Colam, il qual chiamano Pandarani, Capocar,
Calicut, Chalia, Parapuram Cori, Tanor, Panane, Beliamcor, Chetua, Cranganor,
Cochin, Caicolam, Colam, Beliaiam, Camorin.


Delle sorti di navilii e paese di Malabar.

Si trovano in questa provincia di Malabar, nelli regni e porti gi detti, da
400 navi di portata fra grandi e piccole: sono fatte piane e larghe di sotto,
caricano grandemente, e dimandano manco fondo che non fanno quelle fatte al
nostro modo. Questo si fece perch generalmente Malabar naviga nella provincia
di Talinguo, nella quale sono le regioni di Comorin fino a Paleacate: fu
necessario farle piane perci che per queste regioni di Comorin fino a
Paleacate e per Zeilam si fa un canale per questa terra, e nel mezzo  di mare
basso un braccio e mezzo, che si chiamano li bassi di Zeilam. Non navigano
questi per colfi se non con gran timore. Hanno altre navi picciole, le quali
chiamano paiares, che caricano tanto quanto caravelle delle nostre bande o pi:
di queste ne hanno quasi altretante.
E in tutta questa provincia di Malabar vi  carestia di riso, e naturalmente il
paese non ha quasi niente, e dalla banda di Tanor fino a Maceiram si forniscono
da Goa, e da Narsinga dalla banda di Canaris. Questo riso  brutto, e vien
portato fino a Tanor. Ed  da sapere che, dove tien valuta il riso di
Coromandel, non vale quello di Goa e di Canaris, e cos per il contrario, ove
vale quello di Goa e Canaris, non vale l'altro, o la terza parte o la met
manco.
E ancora che io abbia parlato generalmente di Malabar, voglio ora raccontare li
porti che sono in quella, e dire di ciascuno re da per s.


Del re di Bisinigar.

Il porto di Maceiram e Maceiram sono del re di Bisinigar, ove comincia la
provincia di Malabar, e questo re  vicino delli Canaris.  terra abbondante di
riso e pesce. La gente di questo regno, ancora che sia poca, nondimeno 
bellicosa. Sono grandi arcieri: le saette sono con ferri lunghi e larghi;
difendono la lor terra, e alle fiate fanno guerra con li Canaris.  regno
picciolo; questi duoi porti di mare tengono alcune navi e abitazioni.


Del re di Cota.

Il re di Cota non tiene nel mare alcun porto: tutto il suo potere  nella terra
ferma. Fa guerra con Tanor, e fa batter moneta contra la volont delli re di
Malabar, senza aver paura di alcuno di loro. Sono grandi nimici questo e il re
di Cananor. Tien genti forti, e di qui sono li detti fanoes e cotaces.


Del re di Cananor.

Il re di Cananor tiene il porto di Cembulla fino a Colam, Nilixoram,
Licrebalta, Patananam, Cananor, Termapatam, Malariaor: sono del re di Cananor
tutti questi porti. Sono cose picciole, solamente il porto di Cananor  nobile,
grande e onorato di gran citt e traffico.  questo regno di Cananor grande e
di molte persone; il paese  molto buono, e ha buone palmiere e buone acque. Vi
stanziano molti Mori nella citt, che sono gran mercanti e ricchi: e se la
possanza del re di Portogallo non fusse stata, questo regno di Cananor saria
gi in poter de' Mori, perch uno, che si chiamava Mamallet Marchar, si faceva
gi molto potente per occuparla. Sono in questa terra spingardieri e arcieri
nairi di spada e targa. Il re  Bramino, con la barba molto lunga, segno pi
presto moresco che di sacerdote gentile di Malabar.


Del re di Calicut e del suo regno.

Nel regno di Calicut vi  il porto di Combaa, Pudepatana, Tiri Corci,
Poramdarani, Capocar, Calicut, Calia, Parem Poram Ar. Sono di questo regno di
Calicut li porti piccioli, nondimeno tutti tengono navi e mercatanti e buone
abitazioni. Si chiama il re di Calicut Comodri, che vuol dir signore di tutti i
Malabari. Confina questo regno con Cananor da una banda, e dall'altra con
Tanor. Il porto di Calicut non  buono, per esser nella costa. La citt 
grande e di molte genti; il traffico  di molti mercanti, cos di Malabari come
dei Cheliis e Chetiis, e forestieri di tutte le parti, cos mori come gentili.
 molto nominato porto, e il migliore di tutto il paese di Malabar. In questa
citt tenevano gran case e fattorie molte nazioni, e facevano di gran traffichi
e permutazioni di una mercanzia in altre; era citt molto famosa in tutto
l'Oriente per cosa onorata. Di paese questo regno  minore che quello di
Cananor, e tien miglior gente di guerra. La terra  molto dilettevole, e si
fanno in quella molti panni di seta e confezioni di zuccaro. Questo re, ancora
che tenga titolo grande, non vien per ubbidito se non nel suo regno, e ancora
in quello malamente.


Del re di Tanor.

Il regno di Tanor ha molte navi; non tiene altro porto da mare.  regno assai
onorato e bon paese, non cos grande come quello di Calicut. Ha molta gente, ed
 parente del re di Cochin. Tien Bramini onorati e mercanti assai nel paese.


Del nome de' porti di Panane, e a chi sono soggetti.

Li porti di Panane sono belli, Ancoro, Chetua, col paese che ciascun d'essi
tiene; sono porti di navi e mercanti, e di buone abitazioni. Sono de signori
Bramini e chaimaes, persone onorate, che alle volte s'accostano con quelli che
vogliono, alcune volte no. Anticamente seguivano le parti di Calicut; al
presente ciascuno  da per s, o come gli viene la volont. Ciascuno di questi
son gran signori, li quali dalli lor soggetti sono chiamati re, ma non dagli
altri re di Malabar e signori.


Del regno di Crancanor e suoi confini.

Il regno di Cranganor da una parte confina con la terra di Chetua, e dall'altra
col regno di Cochin. Crancanor fu anticamente onorato e buon porto; tien molta
gente ed  buon paese. La citt  grande e onorata di gran traffico, avanti che
si facesse Cochin, con la venuta di Portoghesi, nobile. Questo regno alle volte
si accosta a Cochin, per tener Cochin in questo regno parte nelle entrate, ora
a Calicut, ora a niuno.  parente del re di Cochin, e il regno non  grande.


Del regno di Cochin, e come il suo re per mezzo de' Portoghesi  fatto grande.

Il regno di Cochin  cosa molto picciola e molto grande. Il regno non  pi che
la isola di Vaivil e quella di Cochin, che tutte due ponno avere da seimila
uomini nairi. Vi sono signori vicini a questo regno, cos grandi e maggiori che
non  il regno: tutti questi al presente sono vasalli del re di Cochin, per il
potere che egli ha con l'aiuto e favore de' Portoghesi, il qual ora  maggior
di tutti.  capo di tutta la terra di Malabar, e pi onorato e stimato che
tutti gli altri. Ha una buona citt, buon porto e molte navi, e di traffico 
la maggior che sia in queste parti. Il re  Bramino maggior di tutti, e sommo
pontefice di questo paese; mena di continuo seco molti caimaes, persone
onorate, e molti Bramini.


Del regno di Caicolam e suoi confini.

Il regno di Caicolam da una parte confina con le terre del regno di Cochin, e
dall'altra col regno di Coulam.  di cos gran paese come il re di Calicut, e
maggiore. Si fa qualche traffico nella sua terra, e vi vengono qualche navi e
mercanti, ma non molti. Il re  persona onorata e stimata, e ricco: ha pi navi
nel suo porto che Coulam, e assai gente.


Del regno di Coulam, e come  grande scala di navi e di molte mercanzie di
diverse parti.

Il regno di Coulam da una banda confina col regno di Caicolam, dall'altra col
regno di Travancor. Ha, oltra il porto di Coulam, quello di Brimiao.  il
maggior re di Malabar in terra e in gente. La citt di Coulan  grande scala di
navi e di molte mercanzie di diverse parti, e quivi si traffica grandemente.
Questo era vassallo del re di Zeilam, e pagava ogni anno di tributo quaranta
elefanti, li quali al presente non paga, dapoi che i Portoghesi si accordarono
con lui e fecero una fortezza in Coulam.


Del regno di Travancor.

Il regno di Travancor confina da una parte con Coulam, dall'altra col capo di
Comori. Non tiene appresso il mare se non alcune poche abitazioni. Nella terra
ferma  gran signore e persona molto onorata: ha buon paese, e buone genti e
bellicose. Costui compra molti cavalli, e da questo regno vanno al regno di
Narsinga per la riviera del mare. Ha molte abitazioni di Mucaas, che sono
pescatori, che danno nuova fra terra dell'arrivare delle navi, e servono per il
disbarcar de' cavalli.


Del regno di Comori e suoi confini.

Il regno di Comori confina da una parte con Travancor, e dall'altra fino a
Coulam, che  suo: e il principe di Comori  re di Coulam, per morte del re di
Coulam, eccettuando la terra del re di Travancor. Questa terra del regno di
Comori non  cos buona come l'altre; non ha palmiere se non poche. Tutti li re
che vivono in Malabar, uno con l'altro hanno di continuo guerra fra terra,
perch il Nairo, che  il fante che combatte, non pu mangiare in mare per
essergli vietato dalla sua religione, salvo con licenza del suo maggior
Bramino, in caso di gran necessit, e molto manco li Bramini entrano in mare.


Delle sorti di barche che sono in Malabar, e d'alcuni costumi del paese.

Sono in questo paese di tutto Malabar tonelli, catures e batelli da remo
lunghi, coperti di sopra quanto un uomo pu entrare con una banda della
persona, e vogano da dieci fino a venti remi; sono leggieri e presti, e ve ne
sono in gran numero. Sono delli sopradetti Mucaas, alcuni detti areis (e ve ne
sono molti in questa costa), e questi areis sono obligati, se trovano navi, di
condurle a remi fino dove vogliono li re, contra il volere di quelli della
nave, perch sono valenti e grandi arcieri. La gente bassa di Malabar  molto
povera, e sono gran ladri. Pi gente  in Malabar de Bramini e Nairi che di
altra generazione. In questo paese di Malabar alcuno non pu coprir casa di
tegole, se non  un Turco, o moschea, o casa di qualche grande caimaes per
grazia, e questo acci che non si facciano forti nel paese: la qual cosa viene
osservata con diligenzia. Sono chiamati chaimaes questi tali uomini onorati,
cos come noi chiamiamo duchi, marchesi e conti, overo altro titolo di signori,
perch sono signori di molte terre e vassalli. Vi  in Malabar tal caimal che
tien da duomila Nairi, e altri ne hanno manco e pi, secondo la grandezza delle
lor ricchezze.


Delle palme, e del frutto che noi diciamo noci d'India, e delle foglie betelle
che produce il paese di Malabar.

Tutto il paese di Malabar produce una infinit di arbori di palma lungo del
mare; dentro fra terra non si estendono troppo, se non da cinque in sei miglia.
Il frutto di queste palme si chiama cochos, e noi lo chiamiamo noce d'India. Vi
si trova molto betelle. Questi mercanti di Malabar trafficano dalla banda di
Persia fino in Cambaia e Rebutes, e dalla banda di Coromandel fino a Paleacate
e Zeilam e nell'isole di Maldivar. Li mercanti di Malabar che trafficano per
mare sono mori, e sono valenti mercanti e gran contatori, e vogliono sempre
aver delli Nairi al lor soldo che gli accompagnino, alcuni delli quali sono
loro scrivani, e sono miglior contatori che non sono li Mori. E alcuni di
questi tal Nairi per avanti si facevano mori, la qual cosa non fanno dapoi che
sono venuti i Portoghesi in queste parti.


Mercanzie di Malabar di varie sorti, che si caricano per molti paesi, e del
cairo,
del qual fanno le corde.

La compra sono cochi secchi senza scorzo, e altri maturi, areca, betelle,
zuccaro di palma, il qual chiamano iogra, olio di coco, cairo, pepe, gengevo,
tamarindi, mirabolani. Si trovariano in Malabar da ventimila baares di pepe,
cominciando da Chatua fino al regno di Caicoulam, e qualche poco in Coulam e in
Cranganor. Cuchim  la scala di questo pepe, quello che  pi appresso, e dove
pi guadagnano ivi lo portano, ancora che sia con travaglio. Crangalor n
Cuchin non hanno pepe nelle lor terre, ma li signori che sono vicini a questi
duoi regni lo raccolgono e lo vendono, e quel poco che nasce nel paese del
regno di Cochin  migliore. Si raccoglieranno in queste parti di Malabar circa
duomila cantara di gengevo, il qual nasce da Calicut fino a Cananor: la maggior
parte  di Calicut e la minor parte  di Cananor. Di mirabolani citrini, indi,
chebuli, bellirici, si trovano in questa provincia li boschi pieni generalmente
in ciascun luogo, e similmente alcuni tamarindi. La maggior parte delli cochi e
delle palme sono nel regno di Cananor fino a Birimaio nel regno di Coulam, e da
Birimaio per inanti fino a Coromandel  cosa che si pu contar, per esserne
molto poco. Si caricano di questi cochi secchi molti per portar fuori; si fanno
di quelli olio e altre cose, e si mangiano. Areca  molto gran mercanzia, della
quale tutti caricano generalmente per Cambaia, perch a Coromandel per la
maggior parte va da Zeilam: si porta secca, in gran quantit; la maggior parte
di essa nasce nelli luoghi di Cochin fino a Cananor, della quale e delli cochi
caricano grandemente. Cairo similmente  del paese: dicono cairo quello che in
Portogallo dimandiamo sparto. Questo cairo si cava della coperta del coco, la
qual coperta si macera e se disfila, e poi si fila: ed  cos forte che
sostiene ogni travaglio, e bisogna mollarlo in acqua dolce; non si adoprano
altre sartie o corde se non di quelle fatte di questo cairo.


Regno di Bengala, e dell'abbondanzia che  in esso, s di varie genti come di
pi sorti di vettovaglie; della natura del re, e come succedono nel regno.

Li popoli di Bengala sono molto pratichi ed esperti nelle mercanzie; sono
uomini domestici, ma alquanto bugiardi, e se ne trovano che fanno di gran
faccende. Navigano in barche detti iunchi. Stanziano in Bengala gran numero di
Persiani, Rumes, Turchi, Arabi, mercanti di Caul, Dabul, Goa. Il paese  molto
abbondante di vettovaglie, di carne, pesce, riso, formento a buon mercato. Il
re di quella  moro, uomo bellicoso; ha gran fama fra li Mori. Le genti che
egli tiene al governo del regno sono Abissini, i quali sono riputati per
valenti cavalieri e sono molto stimati: e si servono li re nelle lor camere di
costoro, e li principali sono eunuchi, i quali qualche fiata vengono ad essere
re e gran signori nel regno. A questa nazione ubbidiscono gli abitanti di
questo regno per paura, dopo il re proprio. Quivi sono tenuti in maggior stima
li detti eunuchi che in alcun altro paese. Questi Bengali sono per la maggior
parte uomini bianchi e gentiluomini di acuto ingegno e intelligenti pi che
ciascun'altra nazione. Era possono essere 64 anni che Bengala prese il costume
di Pacem, il qual  che chi ammazza il re s'intende che sia con consentimento
d'Iddio, e ch'egli si faccia re: e per questa maniera durano molto poco. Dal
tempo che io dico fino al presente regnano questi Abissini, che sono stati gran
favoriti delli re: e questo si fa acci che il regno non faccia sollevazione
alcuna, e che li mercanti vivino quietamente. Questo modo di successione delli
re non si faceva per il passato di questa maniera, ma il figliuolo dopo il
padre ereditava il regno.


Della gran potenzia del re di Bengala, e di molti re suoi tributarii, e come ha
guerra col re di Dely; e del porto del regno di Bengala, e del fiume Ganges.

Questo re di Bengala  molto potente, tien molta gente da cavallo, combatte con
li re gentili, e perch egli  pi vicino al mare, tien maggiore e miglior modo
di far guerra e si prevale contra detti re.  molto dato alle armi, ed  moro
di volont: sono trecento anni che questi re di Bengala si fecero mori. La
terra  molto ricca: ha suo tributario il re di Orixa, che confina con Bengala
dalla parte di Coromandel, il quale  gran re, e tien molti elefanti, ed 
molto ricco, e nella sua terra si trovano li buoni diamanti;  similmente suo
tributario il re di Aracam, che  regno abbondantissimo di vettovaglie, che
alle fiate fa guerra con lui; e il re di Chaus, che  gentile, e vien detto che
egli pu tener da settemila uomini a cavallo,  similmente tributario del re di
Bengala: produce questo regno di Chaus molto pepe e molta seta e molto anfiam;
il re di Tipura, che  gentile, gli  tributario, e ha di continuo nella sua
corte molti elefanti. Oltra questi quattro re, vi sono molti altri signori
grandi suoi vassalli, nel paese de' quali si lavorano quelle tele sottili di
lino e gottone che si trovano in Bengala. Perch non posson vivere senza il
mare, per l'ubbidiscono per dar uscita alle lor mercanzie, ma non  troppo che
si sollevorno, e vennero alle armi, e non gli volsero pagare alcun tributo. Ha
similmente questo re di Bengala guerra col re di Dely, il qual sempre fu
maggior signore che quello di Bengala, ma  lontano dal paese di Bengala per
quindici giornate di cammino, nel quale non si trova troppo acqua, e per questa
cagione il re di Bengala non gli  ubbidiente. Questo re di Dely  gentile e
gran signore, e molto temuto; tiene grandissimo numero di gente a cavallo e
molti elefanti.
Delli porti del regno, il principale  nella citt di Bengala, dalla quale il
regno ha preso il nome. Si va in duoi giorni dalla bocca del fiume Ganges fino
alla citt, e nel maggior calare che faccia il mare vi si trova fondo di tre
braccia d'acqua. La citt fa da quarantamila fuochi, dove il re ha di continuo
la sua stanza, la quale sola  coperta di tegole, e fatta di mattoni ben
lavorata. Il fiume Ganges  grandissimo pi che niun altro che sia nell'India,
e dicono gli abitanti di Bengala che viene dal paradiso.


Di Asedegam porto di Bengala, del regno di Orixa, e delle mercanzie di gran
valuta di pi sorti che si caricano a Bengala per Malaca e Pacem.

Vi  un altro porto detto Asedegam verso il regno di Orixa, il qual  buon
porto, ha la bocca larga, e vi  una buona citt e ricca, ove sono molti
mercanti: vi possono esser da diecimila fuochi. Queste sono le principal citt
di Bengala mercantesche; nella terra ferma ve ne  un'altra, ma  cosa
picciola, ma molto forte, e sta di continuo in guerra con li popoli fra terra.
La citt di Oriza  la principale e capo del regno di Orixa, ed  porto di
mare; Caltari, Ariamam, Paleacate, Naornaga, Patameo, Trerocole, tutti questi
sono porti di Bonamchelim, terra di Narsinga.
Va da Bengala a Malca ogni anno un giunco, e alle volte duoi, che vale ciascuno
di loro da 80 in 90 mila cruciati, perch portano robbe di gran valuta e fine,
di tele sottilissime, sinabaffi di sette sorti, chautares di tre sorti,
beatilas, bairames e panni e altre cose ricche fino a venti sorti. Del tratto
di questi cavano da Malaca acciali, e ricchissimi cieli di lettiere, e
tornaletti fatti di seta e d'oro, d'intagli di diversi colori, e molti belli
panni da mettere intorno alli muri delle camere, come sariano razzi; similmente
confezioni di zuccaro di diverse sorti in grandissima quantit, come sono tutte
le sorti di mirabolani in zuccaro, gengevo, naranci, cucumeri, carote, ravani,
limoni e tutti gli altri frutti acconciati in zuccaro, e similmente in aceto.
Portano molte sorti di vasi berrettini d'una sorte di terra odorifera, che per
il suo odore si usan molto in queste parti, e sono a buon mercato. Le robbe di
Bengala si vendono molto bene in Malaca, perch sono stimate in tutto il
Levante; pagano in Malaca sei per cento. Sono persone che intendono molto bene
il fatto della mercanzia, e quivi in Malaca investono tutti li lor danari,
delli quali guadagnano molto; e anco in Pacem vanno con tutte queste sorti di
mercanzie, ma ivi non comprano, col tratto delle dette, se non pepe e seta.


Delle sorti di mercanzie che riportano quei di Bengala da Malaca, e guadagni
che fanno; de' pesi e delle monete che s'usano in Malaca.

La principal mercanzia che portano di Malaca per Bengala  la canfora di
Borneo, pepe (di queste due cose ne levano gran quantit), garofani, macis,
noci moscate, sandalo, seta, perle, porcellane, verderame, stagno, piombo,
argento vivo, anfiam di Adem o qualche poco di Cambaia, damaschi bianchi e
verdi fatti in rodolo, che vengono dalla China, berrette rosse di grana,
tapeti, pugnali, spade di Giava. Ogni mercanzia che ritorni a Bengala ha da
pagare di otto tre:  un dazio cos disordinato perci che le mercanzie
vagliono tanto nel paese, e il ritratto che si fa  in cosa di tanta valuta e
di cos poco volume, che viene affermato che d'uno si guadagnano tre e quattro.
Si partano da Malaca nel principio d'agosto, e in trenta giorni sono in
Bengala, dove spacciano le lor robbe; e tornano a partire nel principio di
febraro, e mettono altrotanto tempo fino in Malaca. Quando vogliono dire
villania a qualche uomo in Malaca, lo chiamano di Bengala: sono grandi
traditori e molto ingegnosi, e vi  gran numero di loro in Malaca, cos uomini
come donne; sono artefici, pescatori, sartori il pi di loro, e alcuni che
lavorano, ma mal volentieri.
In Bengala vale pi l'oro la sesta parte che in Malaca; l'argento  miglior
mercato che in Malaca la quinta parte, e alle volte la quarta parte. La moneta
d'argento si chiama tamcat: pesa mezzo tael, che sono quasi sei ottave. Vale
questa moneta in Malaca 20 calais; vale in Bengala 7 cahu: ciascuno chau vale
16 pou, ciascuno pou vale 80 buzios, cio porcellette, di sorte che ciascuno
cahu vale 1280 porcellette. Vale ciascuno tamcat 8970 porcellette o buzios, e
un calaim  458, che  il prezzo per il quale danno una gallina buona: e per
questo si potr sapere quello che potranno comprare per quelle. Chiamansi li
buzios in Bengala curi; questi buzios corrono per moneta in Orixa e in tutto il
regno di Bengala, e in Araquam e in Martabane e per tutto il regno di Pegu. Li
buzios di Bengala sono maggiori e tengono un segno giallo per il mezzo, li
quali vagliono per tutta la terra di Bengala. Li pigliano in gran quantit di
mercanzie cos come oro, e in Orixa non vagliono tanto come in altre parti sono
apprezzati, massimamente in questi duoi luoghi di Pegu e Araquam. Gli eletti e
migliori vengono portati dalle isole di Diva in gran quantit.
Il peso di Bengala si chiama dalla, che  un legno lungo un braccio, senza le
scodelle delle bilance: e nelle punte del legno appiccano le mercanzie, e fanno
molti inganni. E vien detto che 10 o 12 persone hanno il carico di pigliar
tutti li dazii; ciascuno ha la sua parte, perch sono ufficiali posti sopra di
questo, e al decimare fanno di gran superchiarie alli mercanti e tirannie.
Il re di Bengala si chiama soltam Vamxoa, il quale non fa troppo carezze alli
mercanti, per il che molti di loro si desviano per altre parti. Questo re si
trova avere da ventiquattro figliuoli maschi, e molte femine che gli sono nate
delle sue mogli.


Del regno di Araquam e della montagna Capelangam, e dove si trovano li rubini,
e come portano il muschio alla citt di Ava, e della lor moneta.

Il regno di Araquam  fra Bengala e Pegu; il re  gentile, molto potente fra
terra. Tien nel mare un porto buono, ove trafficano li popoli di Pegu e di
Bengala e Cheliis, non di molte faccende: chiamasi questo porto Maiaieni.
Appresso questo porto ha detto re una fortezza fatta di pietre cotte, forte per
quel paese. In Araquam vi sono molte genti a cavallo e molti elefanti; vi si
trova anche qualche argento, e tre o quattro sorti di panni di gottone, delle
quali si vestono quelli, detti comergaos: sono panni fatti alla lor foggia, che
ivi si spacciano. Confina questo regno di Araquam fra terra con la montagna
grande che si chiama Capelangam, dove sono molte terre abitate da gente non
molto domestica. Questi portano il muschio e rubini alla gran citt di Ava, che
 la principale del regno di Araquam, e di l viene a Pegu, e da Pegu si
spaccia per Bengala, Narsinga, Pacem, per Malaca; e in questo Capelangam vi 
la minera delli rubini migliori che siano in queste parti. Il muschio  di
animali simili a capre, le quali scorticano, e la carne pestata col sangue
pongono in vessiche fatte della pelle, che noi chiamiamo papos: e questa  la
verit del muschio, e non di apostema come si dice; e chi guarda molto bene nel
muschio, si troveranno degli ossi rotti.
La moneta di questo paese  camza, che vuol dire fusellara in pezzi, cos come
si dir di lei nel capitolo di Pegu; sono porcellette bianche come quelle di
Pegu. Il regno  molto abondante di carne, riso e di cose da mangiare.


Regno di Pegu, e della fertilit d'esso, e delle sorti di mercanzie che di l
traggono per diverse parti, e di quelle che si conducono a Pegu.

Pegu  regno di gentili, e terra molto grassa e abondante, e pi di
ciascun'altra che abbiamo veduta n saputa, e pi abondante che non  Siam, e
quasi tanto come la Giava. Tiene nel mare tre porti con tre governatori, che
nella lingua del paese si chiama il governatore toldam. Il porto pi propinquo
alla terra di Araquam  Copini, e questo tiene il traffico di Bengala e delli
Cheliis; l'altro  Pegu, il quale  porto grande, con una gran citt e di molti
mercatanti: il governatore di questo  maggiore degli altri. In questo porto si
fabricano li navilii detti giunchi, per cagione del legname, che ve n' molto
buono per questo effetto. Vi  anche un altro porto, ma separato, detto
Martabane, onde vengono quelli di Malaca e di Pacem: vi  una buona citt e
piena di mercatanti. La gente bassa di questo regno nel suo paese  fastidiosa,
e di fuori sono quieti e semplici, molto travaglianti, e s'affaticano
grandemente.
La principal mercanzia che di Pegu viene a Malaca o Pacem  il riso. Verranno
ogni anno a questi duo luoghi a Pedir XVI e XVII giunchi e XX e XXX pamgaianas
grandi come navi; portano anco molta lacca, benzuin, muschio, pietre preziose,
rubini bellissimi, argento, butiro, olio, sale, cipolle, aglio e cose simili da
mangiare. Partono al principio di febraro, e vengono al fine di marzo o
d'aprile. Sono uomini che vendono le lor mercanzie mansuetamente, alla guisa
del paese. Tutte le vettovaglie non pagano dazio alcuno in Malaca n in Pacem,
solamente qualche presente in cortesia delle persone, secondo il costume che 
del paese; delle altre cose pagano sei per cento. Si guadagna grandemente da
Pegu a Malaca nel riso, lacca e altre mercanzie.
Le principal cose che levano di Malaca per portare a Pegu sono porcellane basse
di pi sorti e colori, argento vivo, rame, cinaprio, damaschi fatti in rodolo a
fiori (che sono portati immediate dalla China per cagione di costoro, perch
per altri paesi non servono), stagno infinito, fusellara in pezzi rotti e
integri (e questo sopra tutto, perch  moneta), qualche poco di perle, oro,
garofani, ma poco, noci moscate, macis, poca cosa. Partano da Malaca nel
principio di luglio, e vanno in Pacem a caricare di pepe, e d'agosto vanno a
Martabane. Li dazii che pagano in Pegu sono XII per cento, e di questo non vi
lasciano cosa alcuna; e se vi bisogna parlar col governatore,  necessario che
gli portiate un presente, perch cos  il costume di Malaca: e secondo la
cosa, cos avete da portare. Il porto di Martabane  pericoloso: hanno pilotti
di bara che si obligano a mettervi dentro, pagandoli secondo il costume della
terra. Non entrano le navi nelle acque crescenti n basse, ma pigliano il mezzo
tempo per maggior sicurt.


Della moneta che ordinariamente corre in Pegu, e della valuta d'essa.

La moneta di Pegu con la quale si fa mercanzia  fusellara che si chiama camza,
della quale fusellara una  migliore, l'altra manco: la fusellara di stagno e
rame  la migliore, quella di rame, stagno e piombo  di manco prezzo. La camza
di Martabane  migliore, e si spende per tutto il paese. Ha X calais, tre
arateis e cinque once la viza, che  un cate e mezzo della stadiera grande di
Malaca: queste sono del peso nuovo, e l'altra val manco. Vale il calain XI rais
e IIII sectis, a ragione di cento calais per tre crociati; vale la viza della
detta camza o fusellara X calais, in tanto che potrete contare "quante vize di
tal mercanzia mi darete per la viza di camza", o "quante vize di camza vorrete
per la viza di tal mercanzia": e ciascuna viza di queste tengono cento ticais;
vagliono tanto quanto una viza. L'argento  in aroclas segnata della marca di
Siam, perch di l vien tutto. Il peso di quello  un tael e mezzo, che sono
due once e una ottava e un quinto: vale in Pegu quattro vizas e mezza, e in
Malaca un tael di timas, che sono 84 calais.
L'oro tien in Pegu la valuta di Malaca; si porta gran quantit d'argento da
Pegu in Bengala, perch ivi vale qualche cosa di pi. La moneta piccola di Pegu
sono buzios piccioli bianchi: generalmente vagliono in Martabane quindicimila
una viza, che sono X calais; quando  buon mercato sedecimila, quando sono
molto cari quattordicimila, il generale  quindicimila. Vale il calain
millecinquecento buzios, e per quattrocento o cinquecento danno una gallina
(che viene al modo di Venezia un marchetto), e per questo prezzo danno le cose
a queste simiglianti, e per questa maniera corre in Araquem. Vengono questi
buzios dall'isole di Diva, dove fanno li mantili sottilissimi in gran copia; e
similmente dell'isole di Bandam e di Burnei le portano a Malaca, e di l sono
portati a Pegu.


Peso e misura di Pegu.

Il daquem di Martabane di baar  minore di quello di Malaca vinti catais:
quello di Martabane tiene 120 vizas, che sono 180 catais; quello di Malaca
tiene 200. Questi catais sono della stadiera grande. Il riso si pesa per toons:
tiene ciascun toons dieci gamtas di quelli di Malaca, a filladas del paese.
Viene ogni anno una nave di Guzerati a Martabane, e di Gonov portano queste
mercanzie seguenti: rame, cinaprio, argento vivo, anfiam, panni; e riportano
gran quantit di lacca, che  buon mercato nel paese: alle fiate vale quattro
vize il bahar (che verria lire cinque al marchetto in circa), e alle volte
cinque e sei e sette vize; portano via benzuin, argento e pietre preziose.


Della stanzia del re di Pegu, e della natura e forma e vestire degli abitatori
di essa,
e de' sonagli che portano.

Il re di Pegu stanzia di continuo nella citt di Pegu, che  fra terra: e dalla
citt al porto di Dogom si va in un giorno e una notte, a Martabane in quattro
giorni, a Coponim in otto giorni. Dopo il re, di estimazione  Cobrai, che 
suo capitano e governatore del regno, e dapoi il Talcada di Dogom, e poi quello
di Martabane e un altro di Pizim. Tien gran copia di elefanti: ne pu avere in
tutto il regno da seicento in settecento.
Sono gli abitatori di Pegu uomini di mediocre statura, e pi presto grossa che
altramente; e sono molto agili e disposti, e si affaticano grandemente, e son
di gran forza. Portano li capelli tosi fino a mezzo il capo: solamente in cima
vi lasciano un ciuffo di capelli lunghi. Hanno sempre in bocca della foglia di
bettre, per questo li denti son negri. Portano attorno le coscie gran copia di
panno bianco, e sopra il capo alcuni panni bianchi quasi a modo di mitria. Le
donne sono molto pi bianche che essi, e similmente della medesima statura di
corpo, ma pi leggiadre e conversevoli e belle; portano li capelli al modo
della China. Le donne di Malaca hanno gran piacer come giungono gli uomini di
Pegu nel suo paese, per esser loro affezionate grandemente: la cagione di
questo penso che sia qualche secreta e dolce armonia, vedendosi che li detti
vengono tanto stimati e apprezzati da queste donne, e non so trovarne altra
cagione. E ancor che questa gente di Pegu sia molto piacevole e aventurata
fuori di casa sua, nondimeno nel suo paese vien detto che  superba. Tutti li
gentiluomini di Pegu, e altre genti in tutto il paese, portano sonagli acconci
sopra il membro: li signori ne portano fino a nove, d'oro, fatti con tale
artificio che hanno un bel suono, cio di soprano, basso e tenore, e sono della
grandezza di piccioli susini bianchi del nostro paese. Quelli che non possono
fargli d'oro li portano di piombo e di fuslara o d'argento, secondo la
possibilit: nondimeno quelli che gli hanno d'oro e d'argento sono in maggior
numero che non son quelli di piombo o fuslara.
Andando verso Malaca, secondo il nostro ordine, si attraversa il regno di Siam
nel cammino, per  ragione che io parli di quello, ancora che dalla banda
della China un'altra volta c'incontriamo nel regno di Odia.


Regno di Siam e le sue parti, e de' costumi del re e del suo popolo, e il modo
che s'osserva in creare il re; delli sonagli e gioie che portano.

Regno di Siam dalla banda di Pegu ha tre porti, e da quella di Paam e di Campaa
ne ha molti: e tutti sono del detto regno e ubbidiscono al re sopradetto. Tutta
la terra  molto verde e bella, e molto grassa e abbondante, con molte genti e
citt. Ha molti signori e molti mercatanti forestieri: la maggior parte di loro
sono chiis, perch il traffico di Siam  grande nella China. La terra di Malaca
si chiama terra di Siam, e cos quella di Siam e Campaa si chiama di China.
Nel regno di Siam tutti sono gentili, e gli abitatori nella lor lingua tengono
quasi la similitudine di quella di Pegu; sono riputati per gente accorta e di
buon consiglio. Li mercanti sono molto pratichi nelle loro mercanzie. Sono
uomini grandi e bianchi, tosati il capo al modo di Pegu. Il regno si regge con
giustizia, e il re stanzia di continuo nella citt di Odia:  gran cacciatore,
per esser il paese pieno di animali selvatichi. Con li forestieri si contiene
in gran riputazione, ma con li naturali  pi conversevole. Pu avere da 500
mogli e pi. Eleggono per re, dopo la morte sua, persona che sia di sangue
reale, principalmente nepote o figliuolo di sorella, se  persona atta a
questo; se non, per voci e accordo che fra loro si fa, onde accade che
determinano quale  il migliore. Si osserva fra loro di guardar sempre il
segreto: sono in quello che gli  utile uomini molto taciturni; parlano con
modestia e sono bene ammaestrati, e gli uomini onorati tengono grande
ubidienzia al re. Li suoi governatori sono grandemente intenti al suo utile,
perch alli mercanti forestieri che vanno nel suo paese e regno, con lusinghe e
con astuzie ritengono le mercanzie, le quali alla fine sono mal pagate: e
questo accade a tutti, ma manco fanno alli popoli cheliis e chiis, per
l'amicizia che tiene il suo re con questo di Siam. Per questa cagione non vanno
tanti mercanti al suo porto come anderiano, e nientedimanco con tutto questo,
per essere la terra ricca e di buone mercanzie, sopportano di molte cose, per
cagione del gran guadagno che spesse volte lor suole accadere.
In questo regno di Siam vi sono molto pochi Mori, perch gli abitanti non
vogliono lor bene, ma vi  qualche Arabo, Persiano, di Bengala, e molti Cheliis
e Chiis e di altre nazioni che stanziano e mercantano. Tutto il principal
traffico di Siam  verso la banda di China e in Pacem, Pedir, Bengala. Nelli
porti di mare vi sono Mori che stanno a ubidienzia d'alcuni lor signori, e
fanno sempre guerra a quelli di Siam, ora fra terra ora in Paam: non sono genti
molto bellicose. Portano similmente quelli di Siam li sonagli, e della sorte e
maniera che portano quelli di Pegu, e non manco niente, se non che li signori
appresso li sonagli portano diamanti legati in oro e altre pietre preziose nel
membro, e secondo che  la reputazione e ricchezza della persona, cos portano
di dette pietre di pi valore e di manco.


Della sorte di mercanzie che si levano di Malaca per Siam, e la cagione
che al presente  mancato tra loro questo traffico.

La principal mercanzia che levano di Malaca per Siam sono schiavi e schiave in
gran quantit, sandali bianchi, pepe, argento vivo, cinaprio, anfiam,
orpimento, garofani, macis, noci moscate, sinabaffi grandi e piccoli, e panni
cheliis al modo di Siam, ciambellotti, acque rosate, tapeti, broccati di
Cambaia, cauris bianchi, cera, canfora di Borneo, pucho, che  radice come
riopontico, galle. Cos sono in valore le mercanzie di China, che di l
traggono ogni anno.
Sono XXII anni che li popoli di Siam non praticano in Malaca, per una
differenzia che ebbero, perch li re di Malaca solevano dare ubbidienzia a
quelli di Siam e, secondo si  detto, Malaca  terra sotto Siam. Ponno essere
da XXII anni che il re, al quale i Portoghesi presero Malaca, si sollev da
questa ubbidienzia. Dicono similmente che Paam si sollev contra di Siam per la
medesima maniera, che li re di Malaca favorivano quelli di Paam, per il
parentado che hanno fra loro, contra quelli di Siam: e questa fu la cagione
della lor discordia. Similmente dicono che fu sopra li luoghi di stagno, che
stanno dalla banda sinistra, che anticamente ubbidivano a Quedaa, e che Malaca
gli prese: per le qual cose ebbero gran differenzie, pur la principale fu il
levargli la ubbidienzia. Dopo questo venne con l'esercito il re di Siam contra
Malaca, dalli popoli della quale fu rotto: e fu capitano Samana in questa
impresa, il qual da quel tempo in qua  restato sempre in gran riputazione.


Con che popoli quelli di Siam contrattano le lor mercanzie; e della grande
auttorit di duoi vice re, per le mani de' quali passa tutto 'l governo del
regno di Siam.

Li popoli di Siam contrattano al presente nella China ogni anno con sei o sette
giunchi; contrattano con Cumda, Palimbam e altre isole, e similmente con
Cambaia e Campaa e Charchi, e nella terra ferma con Brema o Iangoma, quando
stanno in pace. Contrattano similmente dalla banda di Tanacarim con Pacem,
Pedir, Quedaa, Pegu, Bengala, e li Guzerati vengono al suo porto ogni anno, e
cavano cose di grandissima ricchezza per altri luoghi e liberamente, ma sono
tiranneggiati a grande estremo.
Il re si chiama Perchoa, che vuol dire signor di tutti; appresso il re  il
Aiam Campetit, che  vice re della banda di Pegu e Camboia, e fa guerra a Brema
e Iangoma. Costui tiene molte genti di guerra che sono della sua giurisdizione,
della qual terra  come re di quella. Il secondo  vice re di Longor, detto
Peraia:  governatore di Paam fino a Odia, ove sono molti porti, che ciascuno
tien signore, come son li re delli Mori e delli gentili, e in ciascun porto vi
sono molti giunchi che navigano per molte parti; e da questi luoghi a Patane si
trova pepe ogni anno fino a 700 in 800 baares, e ciascuno di questi porti sono
principali e fanno gran faccende, e molti si ribellano contra li popoli di
Siam. Questo vice re  molto ricco e onorato, s come l'altro di Campetit.
L'altro  lo Aia Chatoteri, che  vice re dalla banda di Quedaa e Tanacarin: 
persona principale, e ha potere sopra tutti;  capitano perpetuo di Tanacarin,
 signore di molta gente e di paese abbondante di molte vettovaglie. Vi  anche
un altro, detto Paraa, che  secretario del detto re: e perch passano tutte le
cose per mano di costui, e per Concussaa, che  tesoriero, per sono ambedui di
grande auttorit, ancora che Concussaa sia uomo di bassa condizione, di sorte
che nel regno di Siam tutte le cose passano per le mani di queste due persone.


Del regno di Brema e Iangoma e lor confini, e con che popoli questi duoi re
stiano in guerra; che in Brema si ritrovano minere di pietre preziose e atre
mercanzie di valuta; e d'un costume villano che usano in guerra verso i
prigioni.

Il regno di Brema fra terra dalla parte di Pegu e Aracan tiene li suoi confini,
dalla banda di China con Iangoma, e Iangoma confina con Brema e Camboia. Questi
duo re gentili fra terra tengono guerra con Pegu, con Aracam, e con Bengala e
con Camboia, principalmente con Siam, perch gli furno ammazzati certi
figliuoli da questo. Altri contano che solamente Brema distende li confini da
Pegu fino a Camboia fra terra, e di drieto di questo regno  Iangoma, e tanto
entrano nella terra della China perch viene stringendosi la terra: non  dubio
che  cos.
In Brema vi si trovano minere di pietre preziose, e di l vengono portate nella
citt di Ava, che  in Aracam; e vi si trova molto benzuin e lacca, la qual di
l vien portata fino a Siam e a Pegu, e anco il muschio viene dal regno di
Iangoma, e dalli regni di, che di l viene similmente muschio alla China. E lo
affermano, e par cosa ragionevole, che per via di Pegu e Siam per la terra
ferma vadia del pepe e sandali alla China, dalla banda fra terra della China,
perch li popoli di Pegu e di Siam contrattano con Brema per lamcharas e
haraos, che sono sorti di navili, per alcuni fiumi che sono in detti duoi
regni. Le mercanzie che vagliono in questi duoi regni di Brema e Iangoma 
pepe, sandali bianchi, sinabaffi grandi e piccioli, argento vivo, cinaprio,
damaschi, rasi, broccati e robbe bianche sottili di lino. Delle genti di questi
regni ve ne sono molte in Siam, Pegu, Camboia. Sono gli uomini di questi regni
cavalieri grandi, e tengono assai cavalli ed elefanti; portano stivali. Hanno
un brutto costume, che quanti prigioni pigliano in guerra, li levano la punta
del naso, e massimamente a quelli di Camboia, i quali forno li primi che fecero
questo atto disonesto.


Del regno di Camboia, il qual  abbondante di fiumi, vettovaglie, e di varie
mercanzie; e che li signori si bruciano volontariamente nella morte del re loro
insieme con le lor mogli, e cos l'altre donne per la morte de' lor mariti.

Passando da Siam al cammino verso la China per la costa del mare  il regno di
Camboia, che va a confinare per la detta via con Campaa.  il re gentile, e
valente cavaliero. Si estende il paese molto fra terra; tien guerra con quelli
di Brema e con Siam, e alle volte con Campaa, e non d ubbidienza ad alcuno. Li
suoi popoli sono molto gran guerrieri. In questo paese di Camboia vi sono molti
fiumi, nelli quali vi sono li navili detti lancharas, con li quali vanno
navigando la costa di Siam, dalla banda di Longor: vanno molte volte
corseggiando contra ciascuno che trovano.  il paese di Camboia abbondante di
ogni sorte di vettovaglie in gran quantit; tengono molti cavalli ed elefanti
ammaestrati, e hanno molto riso e buono, carne, pesce, e vini fatti a lor modo,
qualche poco di oro, e molti denti di elefanti. La mercanzia che quivi vale
sono tele bianche di Bengala fine, pepe, ma poco, garofani, cinaprio, argento
vivo, storace liquido, paternostri azurri.
In questa terra si abbruciano li signori volontariamente, come muore il re,
insieme con le mogli delli re, e cos le altre donne per la morte de' lor
mariti, le quali si tosano fino alle orecchie per gentilezza.


Regno di Campaa, e come  copioso di molte vettovaglie, di perfettissimo legno
aloe, e che ha qualche altra mercanzia, e massime oro.

Oltra la terra di Cambaia seguendo la costa del mare, per la terra ferma  il
regno di Campaa, il quale  grande e abbondante di molto riso, carne e altre
vettovaglie. In questa terra vi sono porti capaci per giunchi grandi; hanno
alcuni villaggi sopra li fiumi. Entrano dentro, quando il mare  cresciuto,
navilii che dimandano un braccio e mezzo di acqua, e quando il mare  calato
restano in secco.  il re gentile, ha molte genti, ed  molto ricco: vive con
l'entrate delle sue possessioni. Tutti li suoi popoli tengono cavalli, e fanno
guerra con altri re, e principalmente col re di Cochinchina.
Delle mercanzie di Campaa la principale  il calambut, che  il vero legno di
aloe, e migliore spezieria di quello che in Portogallo si usa hegaro, del quale
quivi ne sono li boschi; tiene gran differenzia con l'altro in odore e sapore,
cio che  gommoso, di vene bianche e negre,  legno molle e non duro. Vale in
Malaca cata ogni duoi areteis, che  un cate sei e sette crociati, e vi si
trova tale che vale XII. E quanto pi il legno  in perfezione e maggiore,
tanto pi surmonta di valore del piccolo, ancora che sia della medesima bont.
Tiene oro a parangone di bont in gran quantit de Manancabo, che viene dalla
mina, che similmente va a Cochinchina. Quelli di Campaa hanno per mercanzia oro
in pezzi grossi. Portano da quella a Malaca pesci secchi salati, riso, oro e
qualche poco d'argento, perch nella terra non hanno altra mercanzia. Il paese
non fa di molte faccende con Malaca, perch da Siam li soccorrono con
mercanzie, la principale delle quali che vale quivi  areca, con la quale
mangiano il bettre, panni sottili di lino e gotton bianchi di Bengala,
sinabaffi grandi e piccoli, pangi velezes, panni chiliis pochi, poco pepe,
garofani, noci poche, caco, pucho poco, storace liquido. La moneta del paese
sono caaxas da China, per mercanzia oro e argento: vale l'oro in Campaa la
quinta parte manco che in Malaca, e l'argento la sesta parte. La gente e navi
che tengono in mare sono triste e debili; hanno molti navilii detti lamcharas,
che dimandano poco fondo, per causa che vi  poca acqua. Navigano per fiumi fra
terra per gran spazio, qual  grande, e le mercanzie della terra sono li panni
che essi usano, che si trovano nel paese. Vanno a Siam e a Cochinchina; non
hanno porto nominato, n vi sono Mori nel lor regno.


Del regno di Cochinchina, e dell'artegliaria e polvere che vi si consuma, e
delle ricche mercanzie che vi si trovano, e di quelle che ivi si smaltiscono
bene.

Il re di Cochinchina  maggior re di quello di Campaa, e di pi ricco regno; 
posto fra Campaa e China,  fra terra potente e bellicoso; tiene molte
lamcharas e trenta o quaranta giunchi, e vi sono di gran fiumi per li quali si
navica per molte parti; non ha appresso il mare alcuna citt n abitazione, e
si prolunga questo regno molto per la terra ferma. Si chiama questo regno in
Malaca Canchichina, per rispetto di Cochim, Coulao. Il re e tutti li suoi
popoli sono gentili, nemici de' Mori. Non navicano in Malaca, se non nella
China e in Campaa;  gente molto fiacca e trista nel mare, tutte le sue
faccende sono in terra. Vi sono de' gran signori, e questo re di Cochinchina
tiene appresso il re di China sempre uno ambasciadore nella sua corte, ancora
che quel re non voglia n abbia di questo alcuno contento, perch  suo
vasallo, come si dir nelle cose di China. Questo paese di Cochinchina ha molti
cavalli, e questo re  molto dato a far guerra: tiene infiniti spingardieri con
alcune bombarde piccole, e spende grandissima quantit di polvere nella sua
terra, s nella guerra come nelle sue feste e piaceri di giorno e di notte, la
qual cosa usano tutti li signori grandi di questo regno e persone onorate, che
 cosa da non poter credere la polvere che si consuma, come si vedr per le
mercanzie che si spacciano in quelle parti.
Le mercanzie di questa terra  oro e argento in maggior quantit che in Campaa;
calambut, cio legno aloe, vi si trova tanto quanto in Campaa. Vi si trovano
porcellane, li vasi delle quali, quei che sono grandi come bacili, sono in
grandissimo prezzo, e di quel luogo sono portati alla China a vendere. Vi si fa
di ogni sorte di ormesini, overo taffett, migliori e maggiori e pi larghi e
fini che in tutte le altre parti di qua da noi; si trovano ancora miglior sete
grezze di diversi colori che non si trovano in la India, e in grande
abbondanza: e tutto quello che hanno  fino e perfetto e senza alcuna falsit,
s come in molte cose delle altre parti si trova. Vi si trovano anche delle
perle, ma non troppe. E delle mercanzie che ivi conducono la principale  il
solfo, del quale se ne consuma venti giunchi, se tanti fossero; a Malaca ne
vien molto e infinito dalle isole di Solor d'intorno della Giava, come si dir
quando di quelle parlaremo, e da Malaca va a Cochinchina; va similmente gran
copia di salnitro, il qual viene dalla China in gran quantit. Sono in prezio
li rubini, diamanti, zaffiri, e ciascuna altra sorte di pietre preziose che
sieno fine e di gran valuta, qualche poco di anfiam, pepe poco, e cos
dell'altre cose che vagliono nella China; storace liquido  in gran valore:
queste cose vengono poche volte a Malaca, ma vanno alla China con li lor
giunchi, e a Camton, che  citt grande, a pigliar compagnia delli popoli di
Chiis, insieme con li quali conducono le lor mercanzie in detti giunchi: e la
principal cosa che conducono  oro e argento, e cose che comprano in la China.
La moneta sono caixas di China.


Regno di China, e della grandezza sua, e della copia che vi  di cavalli e
mule, e molte vettovaglie e mercanzie. Della natura del re, e de' costumi e
modo del vestire del suo popolo.

Secondo quello che le genti di queste parti di Levante contano, le cose della
China sono molto grandi, cos di paese come di popoli, ricchezze, pompe e
onore, e altre cose di onore, e molto pi di quello che si potria credere con
verit trovarsi nelle parti di Europa, perch  terra spaziosa e grande, e dove
si trovano bellissimi cavalli e mule in gran numero. Il re della China 
gentile, signore di grandissimo paese. Li popoli sono bianchi, s come siamo
noi; la maggior parte di loro vestono di panno di bambagio e di seta, e di
questo ne hanno li sagi lunghi cinque quarte, s come abbiamo noi, solamente
sono pi larghi. Portano nel verno feltri in gamba a modo di calze, e di sopra
stivali ben lavorati, che non arrivano dal ginocchio in suso; portano anco
vesti foderate di pelle di castroni e di altre sorti di pelle; alcuni portano
pellicce, e scuffie di rete di seta rotonde, e vi sono panni di colore come in
Portogallo. Hanno un certo modo di poco curarsi della barba; calzano anche
calze con scarpe alla francese, di punta, molto ben fatte.
Vi sono in la China molti porci, vacche e d'ogni sorte di uccelli. Bevono
gentilmente le bevande fatte a lor modo; laudano molto il nostro vino, e lo
bevono grandemente.  gente fiacca e molle nel suo paese; quelli che vengono a
Malaca sono gran bugiardi e ladri, e questi sono della gente bassa. Mangiano
con duoi legnetti piccoli quadri in questo modo, che pigliano la porcellana con
la man sinistra, e fra le dita della man destra tengono questi legnetti, colli
quali si servono della vivanda (come facciamo noi del pirone alla italiana). E
vengono in giunchi a Malaca con mercanzie, e portano seta bianca, damasco, rasi
di colori, broccati alla lor guisa, molte perle, e infinita quantit di
porcellane di molte sorti, rame, allume di rocca, muschio, cassette lavorate
con foglie d'oro, cose di lavori fatti di seta per camicie, e molte altre cose
che non mi vengono in memoria. Levano qui, quando si partono da Malaca, pepe,
puco, caco e qualche poco di garofani; la principal mercanzia, che sia in
maggior conto e stimazione fra loro,  il pepe. Partono da Malaca di maggio o
di giugno, e pongono nel viaggio, fra l'andare e tornare, da sette in otto
mesi:  sicuro viaggio.
La China  terra di molte mercanzie, e abbondante di vettovaglie. Sono molto
gelosi del lor paese, di sorte che, da ciascun giunco che arriva al suo porto,
subito vogliono saper la mercanzia che gli portano, e gli dimandano quello che
egli vuole, n mai cessano fino a tanto che la sappiano in duoi o tre giorni, e
poi se ne vanno al lato del giunco con quanto ha bisogno. E hanno questo ordine
fra loro, che niuno possa andare a comprar per minuto nella citt, e se alcuno
il fa perde tutta la sua robba, per non voler che entrino nella citt: e questo
 fatto fra loro per legge, per essere questo porto anticamente con questo
costume. E ivi gli sono portate tutte le mercanzie che hanno di bisogno, e
levate le loro, e compito che hanno di fornirsi e pigliare le vettovaglie, che
vi sono abbondantissime, subito sono obligati a partirsi, senza dimorare ivi
giorno n ora.

[Qui manca tutta la parte che parla dell'isole di Maluco, Gilolo, e delle Giave
e di Sumatra.]



Viaggio di Nicol di Conti

Discorso sopra il viaggio di Nicol di Conti veneziano.

Avendo inteso che gi cento e pi anni un Nicol di Conti, cittadino veneziano,
era andato per tutte l'Indie orientali, e che di tal suo viaggio era stata
fatta memoria, stimai che fosse il dovere ch'anche quello si leggesse nel
presente volume. E avendo fatta ogni diligenza di ritrovarlo non solamente
nella citt di Venezia, ma in molte altre d'Italia, dopo molte fatiche spese in
vano, mi fu detto che nella citt di Lisbona si trovava stampato in lingua
portoghese: il quale pensai che, traducendolo nella nostra, poteva far
cognoscere al mondo la virt di questo nostro cittadino. Nondimeno, avendolo
letto, l'ho ritrovato grandemente guasto e scorretto, s nel procedere che si
fa in questo viaggio, come nei nomi delle citt e luoghi, mai pi non uditi n
intesi: di modo ch'io era di opinione di lasciarlo da parte, pensando che forse
un giorno potrebbe esser ritrovato pi intero e corretto, e allora con maggior
sodisfazione de' lettori si metterebbe in luce. Dall'altro canto stimando
ch'ancora ch'ei sia cos guasto, porgeria nondimeno non poco piacere a quelli
che si dilettano di questa parte di cosmografia, vedendo che gi tanti anni si
sapeano li nomi d'alcune citt scoperte al presente dai Portoghesi, l'ho voluto
lassar venir fuori qual egli si sia.
Del qual viaggio essendo necessario di parlare alquanto per darne a chi legge
pi chiara intelligenza, dico ch'essendo questo Nicol di Conti andato per
tutta l'India, dopo vinticinque anni se ne ritorn a casa, e perci che per
scapolar la vita fu costretto a rinegar la fede cristiana, per, poi ch'ei fu
tornato, bisogn ch'egli andasse al sommo pontefice per farsi assolvere, che
allora era in Firenze e si chiamava papa Eugenio IIII: che fu dell'anno 1444.
Il qual, dopo la benedizione, gli dette per penitenza che con ogni verit
dovesse narrar tutta la sua peregrinazione ad un valent'uomo suo segretario,
detto messer Poggio fiorentino, il quale la scrisse con diligenza in lingua
latina. Questa scrittura dopo molti anni pervenne a notizia del serenissimo don
Emanuel primo di questo nome, re di Portogallo, e fu del 1500, in questo modo:
che sapendosi da ogniuno che sua Maest non pensava mai ad altro se non come
potesse far penetrare le sue caravelle per tutte l'Indie orientali, le fu fatto
intendere che questo viaggio di Nicol di Conti daria gran luce e cognizione ai
suoi capitani e pilotti, e per di suo ordine fu tradotto di lingua latina
nella portoghese, per un Valentino Fernandes, il quale nel suo proemio,
dedicato a sua Maest, tra l'altre parole dice queste: "Io mi son mosso a
tradur questo viaggio di Nicol veneziano acci che si legga appresso di quello
di Marco Polo, cognoscendo 'l grandissimo servizio che ne risulter a Vostra
Maest, ammonendo e avisando li sudditi suoi delle cose dell'Indie, cio quelle
citt e popoli che sieno de' mori, e quali degli idolatri, e delle grandi
utilit e ricchezze di spezierie, gioie, oro e argento che se ne traggono; e
sopra tutto per consolar la travagliata mente di Vostra Maest, la quale manda
le sue caravelle in cos lungo e pericoloso viaggio, conciosiacosach in questo
viaggio di Nicol si parla particolarmente d'altre citt dell'India, oltra
Calicut e Cochin, che gi al presente abbiamo scoperte; e appresso per
aggiugnere un testimonio al libro di Marco Polo, il qual and al tempo di papa
Gregorio X nelle parti orientali, fra 'l vento greco e levante, e questo Nicol
dipoi al tempo di papa Eugenio IIII per la parte di mezzod penetr a quella
volta, e trov le medesime terre descritte dal detto Marco Polo. E questa 
stata la principal cagione d'avermi fatto pigliar la fatica di questa
traduzione per ordine suo".
Da queste parole si comprende di quanto momento e credito fossero i viaggi di
questi duoi Veneziani appresso quel serenissimo re, e veramente  cosa
maravigliosa a considerar l'isole e i paesi scritti nel libro del prefato
messer Marco Polo, che fu gi 250 anni, e ch'al presente siano stati ritrovati
dai pilotti portoghesi, come l'isola di Sumatra, Giava maggiore e minore,
Zeilam, il paese di Malabar e Dely e molti altri, delli quali anticamente in
libro alcuno, n greco n latino, non era fatta menzione. Ma quello che mi fa
pi maravigliare  che 'l prefato messer Marco Polo scrive che 'l gran Can
imperatore del Cataio e tutti quelli popoli della provincia di Mangi aveano
commercio e mandavano a pigliar le spezierie nell'isole sopradette, e questo
Nicol di Conti va per terra insin nella detta provincia di Mangi, e nel
ritorno, imbarcatosi nel porto di Zaitun, vien per mare a trovar l'isole della
Giava maggiore e minore, e che li capitani portoghesi ch'a' tempi nostri sono
stati nell'Indie non abbino voluto far penetrare le lor caravelle sino a questo
gran regno, cos ricco e abbondante d'oro e d'argento, e aprir questo viaggio
per mare, conciosiach per terra ognora ne venghino di quelli abitanti in
Tauris e Constantinopoli con le loro mercanzie. Ma il restar di far questo
effetto dubito che proceda da maggior cagione e pi profonda, dov'io non posso
penetrare, n anche voglio. Bastami solamente di saper quello che da molti ho
inteso e letto, che tutte le ditte Indie son circondate da infiniti popoli
tartari, i quali, non sapendo di poterle per mare, di continuo per terra le
infestano e saccheggiano (com' la povera Italia da Tedeschi, Francesi e
Spagnuoli); e ultimamente, nel 1532, vi vennero nel regno di Cambaia alcuni di
quelli popoli detti Mogori, con gran numero di artegliaria e armi, e misero
sottosopra la citt di Campanel e altre circonvicine. E di questa materia non
mi par pi oltra di doverne parlare.


Viaggio di Nicol di Conti veneziano, scritto per messer Poggio fiorentino.

Nicol di Conti veneziano, essendo giovane e ritrovandosi nella citt di
Damasco di Soria, avendo imparato la lingua arabica, se n'and colle sue
mercanzie con una carovana di mercatanti, che erano da 600, con i quali pass
per l'Arabia che si domanda Petrea, dove sono gran deserti, e poi per la
provincia di Caldea, insino che giunse sopra il fiume Eufrate.


Delli demoni che vanno errando per li deserti dell'Arabia Petrea.

In questi deserti, che sono nel mezzo di queste provincie, dice essergli
avvenuta una cosa maravigliosa, che circa la mezzanotte udirono un gran rumore
e strepito, e pensando che fussero Arabi che stanno alla campagna che gli
venissero a rubbare, si levarono tutti, dubitando di qualche pericolo: e stando
cos, viddero una gran moltitudine di genti tacitamente passare appresso le
tende loro, senza fargli dispiacere. Alcuni mercatanti che gli viddero, e
ch'altre volte erano stati per questo cammino, dissero essere demoni, che erano
costumati di andare per quei diserti in quel modo, e cos l'affermarono.


Della citt di Babilonia, detta oggid Baldacco, della Balsera e del porto di
Calcum, isola di Ormuz, e di Calazia citt di Persia.

Sopra 'l fiume Eufrate  posta una parte della molto nobile e antica citt di
Babilonia, che ha di circuito 14 miglia, gli abitatori della quale al presente
la chiamano Baldacco. E per mezzo d'essa vi corre il detto fiume Eufrate, sopra
'l quale  fatto un ponte forte di 14 archi, che congiunge insieme l'una e
l'altra parte della citt; e veggonsi in essa ancora molte reliquie e
fondamenti d'edificii antichi. Nell'alto della citt  posta una fortezza, e il
palazzo regale molto forte e bello. Il re di questa provincia  molto potente.
All'incontro di detto palazzo, navigando gi pel fiume per spazio di venti
giornate, si veggono le rive d'ambedue le parti molto belle, e molte isole
abitate; poi, camminando otto giornate per terra, si giugne al luogo detto la
Balsera, e di l a quattro giornate nel colfo Persico, dove il mar cresce e
cala nel modo del mare Oceano. Per il quale navigando per spazio di cinque
giornate, giunse nel porto di Calcum, e poi in Ormuz, che  un'isola piccola
del detto golfo, la quale  lontana da terra ferma dodici miglia. Partendosi da
questa isola per andar fuori del golfo verso l'India, per spazio di cento
miglia, s'arriva alla citt di Calazia, porto nobilissimo della Persia, nella
quale si fa gran traffico di mercanzie. Qui stette per alcun tempo ad imparar
la lingua persiana, della quale poi se ne valse assai; e similmente si vest
degli abiti di quel paese, i quali us tutto il tempo di questa sua
peregrinazione. Poi con alcuni compagni persiani e mori noleggiarono una nave,
avendo per prima fatto infra di loro solenne giuramento d'essere insieme
fedeli e leali compagni.


Della citt di Cambaia, e del modo delle donne di bruciarsi vive in morte de'
mariti.

Navigando in questo modo insieme con la compagnia, arriv in spazio d'un mese
alla molto nobil citt detta Cambaia, la qual  posta fra terra sopra il
secondo ramo donde sbocca in mare il fiume Indo. In questo paese si trovano di
quelle pietre preziose dimandate sardonie, e si costuma che le donne, quando
muoiono i mariti, insieme con loro si bruciano vive, una o pi secondo la
dignit del morto: e quella che gli era pi cara e favorita, ella istessa va a
mettere il suo braccio attraverso il collo di quello, e insieme si brucia;
l'altre mogli si gittano poi nel fuoco cos acceso. E di queste cerimonie se ne
parler di sotto pi diffusamente.


Della citt di Pacamuria e Dely, dove nasce il gengevo, e la sua descrizione.

Passando pi avanti, navig per spazio di venti giornate e arriv a due citt
poste sulla spiaggia del mare, cio a Pacamuria e Dely, nel paese delle quali
nasce il gengevo, che si domanda nella lor lingua beledi, gebeli e dely. Il
quale  radice d'erba alta un braccio, e le foglie simili a quelle dei gigli
azurri detti irios: e nascono come le radici delle canne, e di quelle si cava
'l gengevo, sopra 'l quale si gitta della cenere, e mettesi al sole a seccare
per tre giorni.


Del sito della nobile citt di Bisinagar, e quanta gente vi sia atta a portar
arme, e dei loro costumi.

Partendosi di qui e allontanandosi dal mar circa trecento miglia fra terra,
pervenne alla gran citt di Bisinagar, che ha di circuito da 60 miglia, in una
vallata a pi d'alte montagne, della quale le mura, che sono verso le montagne,
la circondano di sorte che il circuito suo apparisce maggiore e pi bello a chi
lo mira. Qui si trovano uomini atti a portar armi al numero di centomila; gli
abitatori d'essa pigliano quante mogli lor piacciono, ed elle s'ardono con i
mariti morti. Il re di questa citt  molto potente ed eccede tutti gli altri
re dell'India, e prende sino a dodicimila donne, delle quali quattromila lo
seguono a pi dovunque ei va, n s'occupano in altro che in servizio della sua
cucina, e altretante gli cavalcano dietro onorevolmente montate sui cavalli
benissimo forniti. L'altre sono portate da uomini in ricche lettiche, e duemila
d'esse si dice ch'egli tiene per mogli, con condizione che nella morte sua elle
si brucino volontariamente con lui, il che  avuto e reputato per un grande
onore.


Delle citt di Pelagonga, Pudifetania, Odeschiria e Cenderghisia, e quella di
Malepur, dove  il corpo di san Tommaso, e della provincia di Malabar.

La citt di Pelagonga, la quale  all'obbedienza del medesimo re, non  di
minor nobilt, e ha di circuito dieci miglia, ed  lontana da Bisinagar otto
giornate. Dipoi andando per terra, in XX d arriv ad una citt appresso la
riva del mare, dimandata Pudifetania, nel qual cammino lasci adietro due
bellissime citt, cio Odeschiria e Cenderghisia, dove nasce il sandalo rosso.
E di l inanti se n'and il detto Nicol a una citt di mille fuochi che si
chiama Malepur, situata pur alla costa del mare nell'altro colfo verso 'l fiume
Gange, dove il corpo di san Tommaso onorevolmente  sepolto in una chiesa assai
grande e bella, gli abitatori della quale son cristiani detti nestorini, i
quali sono sparsi per tutta l'India, come fra noi sono li giudei: e tutta
questa provincia si dimanda Malabar.


Come appresso la citt di Cael si pescano le perle,
e della sua smisurata grandezza delle foglie d'un arbore.

E avanti che s'arrivi a questa citt, n' un'altra che si chiama Cael, appresso
la qual si pescano le perle. E qui nasce un arbor senza frutto, la foglia del
quale  di lunghezza sei braccia e quasi altretanto di larghezza, e tanto
sottile che, ristretta insieme, ella si pu tenere in un pugno: e queste foglie
s'usano in quelle parti in vece di carta per iscrivere, e nel tempo di pioggia
si portano in capo per non si bagnare, dove che tre e quattro compagni,
distendendola, possono nel cammino star sotto coperti senza bagnarsi.


Della nobile isola di Zeilam, e delle pietre preziose che vi sono,
e della descrizione della cannella e utilit che si cava d'essa.

In capo di questo paese verso mezzod  la nobil isola di Zeilam, che circonda
duemila miglia, nella quale si trovano cavando rubini, zaffiri, granate, e
quelle pietre che si domandano occhi di gatta. Ivi nasce la buona cannella in
gran copia, l'arbore della quale s'assomiglia al salice, ma  pi grosso, e i
rami non tendono in alto, ma in largo; le foglie son simili a quelle del lauro,
ma pi grandi alquanto. La scorza di rami  la migliore, e massimamente quella
pi sottile; quella del tronco, che  pi grossa,  manco buona al gusto. I
frutti sono simili alle coccole del lauro, dalle quali se ne cava olio molto
odorifero, per unguenti che gl'Indiani usano per ungersi; e il resto del legno,
levatane la scorza, si brucia.


Della vita de' Bramini.

In questa isola  un lago, in mezzo del quale  posta una citt regale che
circonda tre miglia, che non si governa da altri se non da certe genti che
discendono dalla stirpe di Bramini, i quali sono riputati per i pi savii che
altre persone, perci che non attendono ad altro, tutto il tempo della lor
vita, che agli studii della filosofia, e son molto dediti all'astrologia e alla
vita pi civile.


Dell'isola Sumatra, anticamente detta Taprobana, e de' crudeli costumi degli
abitanti; e come vi nasce l'oro, la canfora e il pepe, e la descrizione d'esso;
e d'un frutto detto duriano,
e dell'isola di Andramania.

Dipoi navig ad una isola molto grande detta Sumatra, la quale  quella che
appresso gli antichi  detta Taprobana, che circonda duomila miglia: vi si
ferm un anno. Navig poi per spazio di XX giornate con vento favorevole,
lasciando a man dritta una isola nominata Andramania, che vuol dire isola
dell'oro, che ha di circuito ottocento miglia, gli abitatori della quale
mangiano carne umana: e a questa isola nessuno vi capita se non buttato dalla
fortuna, perch, giunto che  l'uomo nel poter loro, immediate vien preso da
queste genti crudeli e inumane, e fattolo in pezzi se lo mangiano. E dicesi che
nella sopradetta isola di Taprobana gli uomini anco essi sono molto crudeli e
di pessimi costumi, e communemente hanno l'orecchie molto grandi, cos gli
uomini come le donne, nelle quali portano attaccate pietre preziose, infilzate
con fila d'oro. Le lor vesti sono di tela di lino, di bambagio o di seta,
lunghe sin al ginocchio; gli uomini pigliano quante donne lor piacciono. Le lor
case sono molto basse, per difendersi dall'eccessivo ardor del sole. Sono tutti
idolatri.
In questa isola nasce il pepe molto maggior dell'altro, e cos lungo, e la
canfora e l'oro in grande abbondanza. L'arbore che produce il pepe  simile a
quel dell'edera; i granelli sono verdi a simiglianza di quelli del ginepro,
sopra i quali spargendo della cenere li seccano al sole. Nasce ancora in questa
isola un frutto ch'essi dimandano duriano, ch' verde e di grandezza d'una
anguria, in mezzo del quale, aprendolo, si trovano cinque frutti, come sarian
melarancie, ma un poco pi lunghi, d'eccellente sapore, che nel mangiare pare
un butiro rappreso.


I Taprobani mangiano carne umana, e le teste usano in luogo di monete e per
contrattar mercanzie.

In una parte della sopradetta isola, che chiamano Batech, gli abitatori
mangiano carne umana, e stanno in continua guerra con i loro vicini. E gli fu
detto che serbano le teste umane per un tesoro perch, preso che hanno
l'inimico, gli levano la testa, e mangiata che hanno la carne, adoperano la
crepa over osso per moneta, e quando vogliono comprare alcuna mercanzia, danno
due o tre teste all'incontro d'essa mercanzia secondo il suo valore: e colui
che ha pi teste in casa, vien riputato per il pi ricco.


Della citt di Ternassari, e la copia degli elefanti e verzino che vi sono; e
della citt di Cernovem, e grandezza del Gange, e canne che vi nascono.

Partitosi dall'isola Taprobana, per dicessette giornate con gran travaglio di
fortuna arriv alla citt di Ternassari, la quale  posta sopra la bocca d'un
fiume che ha il medesimo nome: e tutto 'l paese che v' all'intorno  copioso
di elefanti, e vi nasce molto verzino. E di qui poi fatto un lungo cammino per
mare, giunse nella bocca del fiume Gange, per il qual postosi a navigare, in
capo di venti giornate capit ad una citt posta sul detto fiume, chiamata
Cernovem; il qual fiume  tanto grande che, essendo nel mezzo d'esso, non si
pu vedere terra da parte alcuna: dicesi che in qualche luogo  di larghezza
XIII miglia. Nelle rive di questo fiume nascono canne tanto lunghe e grosse che
un uomo solo non le pu abbracciare d'intorno, e fanno d'esse battelli piccoli
al modo di almadie per pescare, perch la scorza  di grossezza d'un palmo, e
infra un nodo e l'altro  tanta distanza quanto  lungo un uomo: e a quella
misura se ne fanno schifi da navigare pel detto fiume, nel quale vi sono
cocodrilli e diversi pesci a noi incogniti. Sopra una riva e l'altra del fiume
si ritrovano di continuo luoghi e citt, e giardini molto belli, e orti ameni
dove nascono infiniti frutti, e sopra tutti quelli detti musa, pi dolci del
mele, simili a fichi; e vi nascono anche delle palmiere, che fanno il frutto
che noi altri dimandiamo noci d'Indie, e altri frutti di varia sorte.


Come ritrov sopra il fiume Gange la citt di Maarazia,
dove  copia d'oro e pietre preziose; e del fiume Racha.

Partitosi di qui, and su pel fiume Gange per spazio di tre mesi, lasciando
per adietro quattro famosissime citt, e se ne venne ad una molto potente
chiamata Maarazia, dov' gran copia d'oro, argento, perle grosse e minute,
pietre preziose e legno d'aloe. E da quella pigli 'l cammino verso alcune
montagne poste alla volta di levante, dove si trovano quelle pietre preziose
dette carbonchi. In capo d'un tempo se ne torn di novo alla citt di Cernovem,
dalla quale pigliando il cammino fra terra, giunse sopra il fiume Racha, e
navigando all'ins pel detto fiume, in termine di sei giorni pervenne ad una
citt molto grande, chiamata dal medesimo nome del fiume, perch ella  posta
sulla riva d'esso.


Del fiume e citt di Ava, e d'un piacevol costume che  in quella.

Partitosi poi da questa citt, pass alcune altre montagne e diserti, e in capo
di dicessette giorni giunse in una campagna, per la quale camminando quindici
giornate capit ad un fiume maggior del Gange, che dagli abitatori  detto Ava;
pel quale avendo navigato molti d, trov una citt pi nobile e pi ricca di
tutte l'altre, chiamata Ava, che ha di circuito quindici miglia, gli abitatori
della quale sono molto piacevoli e allegri, e ancor che abbino bellissime case
e ben fabricate con tutte le commodit, nondimeno tutto il d dimorano nelle
taverne che sono sparse per tutta la citt, a darsi buon tempo e piacere, dove
similmente si riducono molte donne giovani a tener lor compagnia.
Quivi trov una usanza piacevole, della quale sol per far ridere non volse
restar di dire quanto vidde e intese. Vi sono alcune donne vecchie che non
fanno altro mestier, per guadagnarsi il vivere, che di vender sonagli d'oro,
d'argento, di rame, piccoli come piccole nocelle, fatti con grande arte: e come
l'uomo  in et di poter usare con donne, overo che si voglia maritare, gli
vanno ad acconciar il membro mettendo fra carne e pelle detti sonagli, perch
altramente saria rifiutato; e secondo la qualit delle persone ne comprano
d'oro o d'argento, e le medesime donne che li vendono vanno a levargli la pelle
in diversi luoghi, e posti dentro e cucita si salda in pochi d, e ad alcuni ve
ne metteranno una dozzena, e pi e manco secondo la volont loro, e poi la
cuciono cos bene che in pochi giorni ella si salda. Questi uomini cos acconci
sono in grandissima grazia e favor delle donne, e molti di loro, camminando per
la strada, hanno per cosa molto onorata che se gli senta il suono di detti
sonagli che hanno adosso. Egli fu molte volte richiesto da queste tal vecchie
che fosse contento che glieli acconciassero, n mai volse consentire a simil
novella, che con suo dispiacere altri pigliasse spasso e diletto.

Qui mancan righe



Della provincia di Mangi, e de' costumi degli abitanti d'essa
e del modo di pigliar gli elefanti e di domesticarli.

Questa provincia si chiama Mangi ed  piena d'infiniti elefanti, de' quali
diecimila ne nutrisce il re e gli adopera nella guerra, perch sopra d'essi
fanno castelli, ove possono stare otto e dieci uomini da combattere con lancie,
archi e balestre. Il modo di pigliar questi elefanti  che, nel tempo che vanno
in amore, tolgono una elefante dimestica e usa a questo, e la menano in luogo
fatto a posta a pascere, e circondato da un muro il quale ha due gran porte,
cio una per entrare, l'altra per uscire: e quando l'elefante sente la femina
esser ivi, entra per la prima porta per venire a trovarla, la quale immediate
che lo vede se ne fugge per l'altra porta, e uscita che ella , subito le porte
sono serrate. Quivi stanno mille e pi uomini apparecchiati aspettando, e come
sono chiamati vi concorrono con corde molto grosse, e chi monta su per le mura
e chi per i buchi del muro, e vanno accommodando le corde con i lacci per
pigliar l'elefante. E poi che ogni cosa  posta in ordine, appare un uomo in
quella parte ove sono tesi i lacci, e l'elefante come lo vede corre
furiosamente per ammazzarlo, e correndo vien a cascare nei lacci: e gli altri
uomini dietro via subito tirano le corde e lo fanno restar preso, gli legano i
piedi di dietro fortemente ad un legno grosso come un arbore di nave, benissimo
confitto in terra, e lo lasciano star per tre o quattro giorni senza mangiare e
bere, e passato il detto tempo gli danno un poco d'erba ogni d, e cos in XV
giorni vien a domesticarsi. Dipoi lo legano in mezzo di duoi altri domestici e
lo conducono per la citt e da un luogo all'altro, tal che in dieci d  fatto
dimestico come gli altri.


Un altro modo di dimesticar gli elefanti e governarli, e del lor mirabile
intelletto;
e de' costumi e religione di quel paese.

Dicesi ancora che in altre parti gli dimesticano in questo modo, che fanno
entrare gli elefanti in una valle piccola serrata a torno e separano i maschi
dalle femine, e i maschi vi restano e non gli danno da mangiare, e in capo di
tre giorni gli cavano di l e menangli in altri luoghi stretti e asperi, fatti
a posta per dimesticarli: e li re comprano questi per servirsene. Li dimestici
si mantengono con riso e butiro e anco con erba, e i selvatici di rami d'arbori
e di erbe che trovano; e li dimestici sono governati da un uomo solo, il quale
gli circonda il capo con un ferro solamente, e ha tanto intelletto questo
animale che, ritrovandosi in qualche battaglia, di tutte le frecce o altre armi
che gli vengono lanciate riceve i colpi con la pianta del piede, acci non
sieno offesi quelli che ei porta adosso. Il re di questa provincia cavalca un
elefante bianco, che ha attaccato al collo una catena d'oro ornata di pietre
preziose, che arriva insin ai piedi.
Gli uomini di questa terra si contentano d'una sola donna, e tutti, cos uomini
come donne, si pungono le carni con stili di ferro, e in quelle punture vi
mettono colori che pi non si possono cancellare, e cos restano sempre
dipinti. Tutti adorano gl'idoli, nondimeno, quando si levano la mattina da
dormire, si voltano verso l'oriente e con le mani giunte dicono: "Dio in
Trinit nella sua legge ci voglia difendere".


D'un arbore su le foglie del quale s'usa di scrivere in luogo di carta, e del
frutto che fa.

In questa terra  una sorte di pomo come una melarancia, pieno di succo, ma pi
dolce. Evvi ancora un arbore che si dimanda tal, che ha le foglie grandi sulle
quali scrivono, perch in tutta l'India non s'usa carta n se ne trova, eccetto
che nella citt di Cambaia. Questo arbore produce il frutto simile ai navoni
grandi; quel che si contiene sotto la scorza  tenero come un liquore rappreso,
ed  nel mangiar molto dolce e apprezzato: nondimeno  di minor bont della
scorza.


Della sorte di serpenti che produce questo paese, e come al mangiarli sono di
bonissimo gusto, e cos di alcune formiche rosse.

Questo paese produce serpenti spaventevoli, senza piedi e grossi com'un uomo, e
lunghi sei cubiti. Gli abitatori del paese gli mangiano arrosto con mirabil
gusto, e gli tengono in gran riputazione. Medesimamente mangiano alcune
formiche rosse, che sono come gambari piccioli, acconcie col pepe, che appresso
di loro  un mangiar delicato.


Di uno animale che forse  il rinocerote, che guerreggia con lo elefante, e
della virt del suo corno.

Evvi ancora un animale che ha la testa simile al porco, la coda al bue e nella
fronte un corno, come l'unicorno, ma pi corto e pi d'un braccio lungo; ha il
color e la statura dell'elefante, col quale guerreggia di continuo: e quel
corno vien detto che risana ogni cosa avelenata, e per questo  stimato molto.


Della sorte di buoi che si trova in questo paese, e quanto siano pregiati i
crini loro.

Nell'ultima parte di questo paese, verso il Cataio, si trovano buoi bianchi e
neri, e quelli son pi pregiati che nascono con i crini e la coda di cavallo;
ma quelli che hanno i crini pi spessi e pi sottili, leggieri come una penna e
lunghi che arrivino insino ai piedi, sono stimati a peso d'argento, perch di
questi tai crini ne fanno ventagli, che adoperano solamente in servizio
degl'idoli e dei re. Ne fanno ancora d'essi fiocchi incastrati in oro e in
argento, e gli mettono sulle groppe di cavalli, dove spargendosi vengono a
coprir tutta la groppa, e appresso gli attaccano al collo, dal quale pendendo
adornano il petto; e ancora i cavalieri gli portano in cima delle lancie, in
segno di gran nobilt.


Della nobil citt di Cambalu e della sua mirabil fortezza, e de' costumi di
quel popolo,
e della citt di Quinsai.

Pi oltre di questa provincia di Mangi, se ne trova un'altra che  la miglior
di tutte l'altre del mondo, nominata il Cataio, il signor della quale si fa
chiamare il gran Cane, che nella sua lingua vuol dire imperatore; e la
principal citt e la pi nobil si chiama Cambalu, la quale  fatta in
quadrangulo, e ha di circuito XXVIII miglia. E in mezzo di questa vi  una
fortezza molto bella e forte, nella quale  posto il palazzo del re, e in
ciascuno di quei 4 anguli  fabricato un castello in tondo per difensione: e
ciascuno d'essi ha quattro miglia di circuito, e quivi sono riposte l'armi
d'ogni sorte per guerreggiare e per combatter terre, e di continuo stanno in
ordine e apparecchiate genti per ogni bisogno che accada. E dal suo palazzo
regale si pu andar sopra le muraglie, che son fatte in volta, a ciascuno di
detti quattro castelli, e questo acci che, se si sollevasse il popolo contra
il re, possa ad ogni suo piacere ritrarsi in quelli. Oltra questa citt per
quindici giornate, ve n' un'altra molto grande dimandata Quinsai, la quale da
poco tempo in qua  stata fatta di novo da questo re: ha trenta miglia di
circuito, e pi populata dell'altre. In queste due citt, secondo che gli fu
detto, vi sono le case, i palazzi e i loro fornimenti a similitudine di quei
d'Italia; gli uomini mansueti e discreti, savi, e pi ricchi di tutti gli altri
sopradetti.


Del porto di Zaiton e della citt di Pauconia, e delle viti e frutti che ivi
nascono.

Dipoi si part d'Ava per il fiume verso il mare, e in capo di XVII giornate
arriv alla bocca del fiume, dove  il gran porto che si chiama Zaiton, e ivi
entr in mare; e in termine di dieci giorni giunse ad una citt grande e
popolata, che si dimanda Pauconia, che ha dodici miglia di circuito, e vi
stette per spazio di quattro mesi. In questo luogo solamente nascono viti, e
ancora poche, perch tutta l'India ha carestia di vino e viti: e di queste uve
anco non fanno vino, le quali nascono sopra gli arbori, e gli fu detto che, se
le colgono senza far prima sacrificio alli loro idoli, disparono n pi si
possono vedere. Ivi nascono pini, castagne, albercocci, peponi piccoli e verdi,
sandali bianchi e canfora, la quale sta dentro nell'arbore, e se non si fa
prima sacrificio alli dii, ancora che se gli taglia la scorza, la dispare n si
vede.

Qui mancan righe



Come arriv all'isola della Giava minore e maggiore.

Nell'India interiore vi sono due isole verso l'estremo confine del mondo, e
ambedue sono dette le Giave, una delle quali ha di circuito tremila miglia e
l'altra due, poste verso 'l levante: e per il nome di maggiore e minore sono
differenti l'una dall'altra, ad arrivar alle qual vi stette un mese continuo di
navigazione nel suo ritorno. Da un'isola all'altra vi sono cento miglia di
distanzia, dove  la parte pi vicina. Quivi si ferm per spazio di nove mesi,
con la moglie e con i figliuoli e con la sua compagnia.


Della impiet e costumi inumani degli abitatori dell'isole dette Giave.

Gli abitatori di quest'isole sono pi inumani e crudeli che alcun altra
nazione, e mangiano gatti, sorzi e altri animali immondi, e d'impiet avanzano
tutte l'altre genti, perch l'ammazzare un uomo hanno per giuoco, n per questo
portano supplicio alcuno. I debitori che non hanno il modo di sodisfare a chi
debbono, si danno lor per ischiavi, ma alcuni per non servire s'eleggano pi
volentieri la morte in questo modo, percioch, pigliando una spada ignuda, se
ne vengono nelle strade e ammazzano quanti riscontrano che possino manco di
lui, sin a tanto che trovino uno che sia pi valente, che l'ammazzi; vien poi
il creditor del morto e fa citar colui che l'ammazz, dimandandogli il suo
credito, al che  constretto dai giudici di sodisfare.


Il modo crudele che hanno di far la prova della bont delle lor armi.

Quando comprano una scimitarra o spada, per volerne far prova la cacciano nel
petto al primo che se gli para inanzi, poi gli danno una coltellata, e a questo
modo fanno la prova, e con la punta e col taglio, della tempra d'esse, n per
questo patiscono pena alcuna; e ciascun che passa guarda queste ferite, e se
l'arma entr per filo dritto, e che l'ammazzasse al primo tratto, vien lodato
da tutti d'aver date s belle ferite. Ciascun pu pigliar quante mogli vuole,
per sodisfare al suo appetito.


Il giuoco che usano di far combattere i galli.

Il giuoco pi usato tra loro  di far combattere i galli, e cos ve ne portano
di pi sorti, ciascuno sperando che 'l suo resti vincitore: e molti di fuori
via, che stanno a veder questo spettacolo, fanno infra di loro delle scommesse
sopra questi combattenti, e il gallo che resta superiore fa vincer li danari.


Della sorte di uccelli che si trovano nella Giava maggiore, e dell'isole di
Sandai e Bandan, e delle noci moscate e garofani che nascono in quelle.

Nella Giava maggiore trovansi uccelli molte volte che sono senza piedi, grandi
come colombi, di penne molto sottili e con la coda lunga, i quali sempre si
posano sopra gli arbori: le carni di quali non si mangiano, ma la pelle e la
coda sono in grande stima, perch s'usano per ornamento del capo. Pi avanti
per quindici giornate di navigazione verso levante, sono due isole, una detta
Sandai, nella quale nascono noci moscate e macis, ch' il suo fiore, l'altra
isola Bandan, nella quale nasce solamente il garofano, e di l si porta
all'isola della Giava.


Di tre sorti di pappagalli che si ritrovano in Bandan, e del mar ch' ivi
appresso.

Bandan nutrisce pappagalli di tre sorti, cio una di rossi col becco giallo,
l'altra di varii colori, i quali chiamano noro, che vuole inferir lucido: e
ambedue le sorti sono della grandezza di colombi; la terza sono bianchi e
grandi come galline, chiamati cachos, che vuol dire pi pregiati, per esser
migliori degli altri, perch imparano a parlar mirabilmente e rispondono a quel
che vien lor dimandato. In ambedue queste isole sono uomini di color negro. Il
mare oltre queste isole  innavigabile per li continui venti e fortune, che non
permettono che vi si navighi.


Come dalle Giave navig alla citt di Campaa, e poi ritorn a Colum in Malabar.

Partitosi detto Nicol dall'isole delle Giave, e conducendo seco quel che gli
era necessario pel cammino, navig verso ponente ad una citt che  nella costa
del mare, detta Campaa, nella quale vi  molto legno aloe, canfora e gran copia
d'oro. Stette in questo viaggio per spazio d'un mese, e partendosi poi di l,
in altrotanto tempo pervenne ad una nobil citt nominata Coloum, che ha di
circuito dodici miglia. Questa  in quella provincia di Malabar, ove nasce il
gengevo detto colobi, pepe, verzino, cannella che si chiama grossa.


Della sorte di serpenti che si trovano in questa provincia di Malabar, e della
natura loro,
e come si pigliano.

Questa provincia produce serpenti senza piedi, di braccia sei di longhezza:
sono animali molto spaventevoli, non fanno dispiacere ad alcuno se non  data
lor noia, pigliano mirabil piacere in risguardar fanciulli, e per questo
rispetto se ne vengono alla presenza degli uomini. Hanno la testa simile a
quella dell'anguilla, quando giaciono in terra, e come si levano l'allargano
molto pi, e la parte di dietro pare il volto di uomo dipinto di varii colori.
Si pigliano con incanto, il che si costuma molto infra di loro, e senza fare
dispiacere a persona gli pongono in vasi di vetro fatti a questo effetto, e gli
portano in mostra per cosa maravigliosa.


Della seconda spezie di serpenti di questa provincia, e come si pigliano.

Medesimamente in questa provincia, appresso di Susinaria, si vede un'altra
sorte di serpenti, che hanno quattro piedi e la coda assai lunga, e sono della
grandezza d'un gran cane. Gli pigliano a caccia e poi se gli mangiano, e non
sono nocivi a mangiarli, non altrimenti che appresso di noi li daini e i cervi
e simili altre selvaticine: e ne fanno d'essi diverse e buone vivande. La lor
pelle  di varii colori, la quale usano per coperte, perch riescono molto
belle.


Della terza spezie di serpenti orribili di questa provincia, e d'un animale
simile a un gatto selvatico.

Evvi in questo medesimo paese, secondo che gli fu detto, un'altra sorte di
serpenti spaventevoli, lunghi un braccio, che ha l'ali a similitudine di quelle
della nottola. Ha sette teste disposte per ordine una drieto all'altra lungo il
corpo, e quelli che stanno su per gli arbori sono nel volar velocissimi, e sono
pi velenosi di tutti gli altri, perch col fiato solo ammazzano gli uomini.
Trovansi ancora, s come gli fu detto, animali simili a gatti selvatici, che
volano, e hanno una pellicina distesa dai piedi davanti a quei di dietro, la
quale sta raccolta in s quando si posano, e come vogliono volare dibattono i
piedi davanti in vece d'ali, e cos se ne vanno da un arbore all'altro. Li
cacciatori, quando vogliono pigliar questi animali, gli seguitano sin a tanto
che gli straccano, e stracchi cascano a terra e restano presi.


D'un arbore detto cachi, e dello smisurato frutto che produce, e d'un altro
frutto dimandato amba.

Ha veduto in questa terra un arbore chiamato cachi overo ciccara, che a pi del
tronco fa un frutto simile a quel del pino, ma  s smisurato ch'un uomo solo
ha che fare assai a portarne uno. La scorza  verde e un poco dura, pur
premendola col dito si rompe, e ha dentro 250 o 300 pomi che sono come fichi e
cos dolci, i quali sono divisi l'un dall'altro con una teletta, che hanno poi
dentro un altro frutto ventoso, di sapore e di durezza come la castagna, a modo
della quale elle si cuocono, e cos quando son poste nelle bragie, e che non si
castrino prima, crepano e saltano fuor del fuoco. Le scorze d'esse si danno a
mangiare ai buoi; questo frutto di dentro non ha scorza. La radice di questo
arbore alcuna volta produce il frutto sotto terra, il quale  migliore e pi
saporito dell'altro: e di questi se ne fanno presenti ai re e gran signori.
L'arbore  simile a quel d'un gran fico, e ha la foglia divisa come quella
della palma; il legno s'assomiglia al busso, e l'adoprano in molte cose, e per
questo  in gran reputazione. Ancora si trova un altro frutto che si domanda
amba, molto verde, simile alla noce, maggior per del persico: la sua scorza 
amara, ma quel di dentro ha sapor di mele, e prima che si maturi lo mettono
nell'acqua, e lo condiscono come noi altri le olive verdi.


Della citt di Cochin, posta sulla bocca del fiume Solchan, sulla riva del
quale si veggono di notte pesci di forma umana.

Lasciato da Nicol la citt di Coloum, in tre giorni arriv alla citt di
Cochin, che circonda cinque miglia ed  posta sulla bocca del fiume Colchan,
dal quale prende il nome. Navigando alcuni giorni per detto fiume, vidde di
notte sulla riva accender molti fuochi, e pensando che fussero pescatori,
domand quel che facevano quivi tutta notte. I suoi compagni, cominciando a
ridere, gli risposero: "I cippe, i cippe", che sono di forma umana, o pesci o
mostri che siano, i quali di notte escono dell'acqua e, accozzando insieme
delle legne, percotono una pietra con l'altra, e cavatone fuoco accendono
quelle legna accanto alla riva del fiume, dove i pesci, che ve ne sono in
quantit, se ne vengono allo splendor del fuoco, e questi li pigliano e
mangiano, e di giorno stanno sempre sotto acqua. Di questi se ne sono presi
alcuna volta; gli dissero che non sono differenti dalla forma umana, cos i
maschi come le femine. In questo paese nascono i medesimi frutti che in Coulom.


Delle citt di Colonguria, Paliuria e Meliancota, e della nobil citt di
Calicut, e delle spezierie e altre drogherie che vi nascono, e de' costumi
degli abitanti.

Partito poi di qui, se n'and alla citt di Colonguria, che  posta sulla bocca
d'un altro fiume, e di l alla citt di Paliuria e di Meliancota, che tra lor
vuol dir citt grande, la qual ha nove miglia di circuito; e andossene di l a
Calicut, che  posta accanto il mare, che ha di circuito otto miglia, la pi
nobil citt di tutta l'India di traffichi e mercanzia. In questo paese nasce
gran copia di pepe, lacca, gengevo, cannella grossa, chebuli, zedoaria. Le
donne pigliano quanti mariti vogliono, di sorte che alcuna n'ha dieci e pi,
per sodisfare alli loro appetiti. Gli uomini dividono tra loro il tempo di
goder la donna, e quello che gli va in casa lascia alla porta un segnale, e
venendo l'altro, e veduto il segno, se ne torna adietro; ed  in arbitrio di
lei di consegnar li figliuoli a chi gli piace, i quali non ereditano mai i beni
del padre, ma li nepoti.


Della citt di Cambaia, e delle drogherie che vi sono, e della vita delli
sacerdoti d'essa,
e de' bovi che ivi si trovano.

Dipoi detto Nicol se ne part, e in capo di dieci giorni arriv alla citt di
Cambaia, posta fra terra verso tramontana, ed  di circuito 12 miglia. Quivi
nasce spico nardo, lacca, mirabolani, endego, e seta in grande abbondanza. Evvi
una sorte di sacerdoti chiamati Bancani: questi si contentano d'una sola donna,
la qual per legge  obligata di bruciarsi col marito quando egli muore. Questi
sacerdoti non mangiano cosa che abbia vita, ma solamente frutti, risi, latte,
legumi. Sonvi molti buoi selvatichi, che hanno i crini di cavalle, ma pi
lunghi, e hanno le corna s lunghe che, piegando un poco la testa adietro,
toccano con esse la coda: e per la lor grandezza usano gli abitanti queste
corna in luogo di vasi per portar acqua, overo altre cose da bere per cammino.


Dell'isola Zocotera, ove nasce l'aloe.

Di qui essendo ritornato di nuovo verso Calicut, se ne venne per mare ad una
isola chiamata Zocotera, la quale, andando alla volta di ponente,  posta
lontana da terra ferma cento miglia; ha di circuito 600 miglia. Dimor in far
questo viaggio da duo mesi. Nasce in detta isola eccellente aloe, chiamato
cocotrino. La maggior parte di questa isola  abitata da cristiani nestorini.


Di due isole, in una delle quali separatamente vivono gli uomini, nell'altra le
donne; e dell'effetto che causa l'indisposizione di quell'aere.

In fronte di questa isola, non pi di cinque miglia lontano, vi sono due isole,
distanti l'una dall'altra trenta miglia, in una delle quali abitano solamente
uomini, nell'altra donne. Alcuna volta vanno gli uomini all'isola delle donne,
e similmente le donne a quella degli uomini, e sono stretti e necessitati,
avanti che compino tre mesi, di partirsi e ciascuno tornare alla sua isola,
perch, contrafacendo e stando pi del tempo determinato, la disposizione del
cielo e dell'aere gli fa morire immediate.


Della citt di Adem, e del cammino che tenne Nicol a ritornarsene a Venezia, e
come, giunto a Carras citt d'Egitto, gli mor la moglie con duoi figliuoli e
duoi famigli.

Di qui partitosi per mare, in capo di cinque giorni venne alla nobile e ricca
citt di Adem, ornata di bellissimi edificii; dipoi and alla volta della
Etiopia, e in termine di sette d giunse a un porto detto Barbora, e di l, in
un mese di cammino per il mar Rosso, al porto del Zidem. E per la difficult
del navigare che ebbe in duoi mesi, volse smontar in terra appresso il monte
Sinai, dove, passato il diserto, giunse a Carras citt dell'Egitto, con la
moglie e quattro figliuoli e altritanti famigli. Quivi la povera donna se ne
mor di peste con duoi figliuoli e duoi famigli, e detto Nicol, avendo passati
cos gran travagli e pericoli per mare e per terra, alla fine se ne torn salvo
con duoi figliuoli alla citt di Venezia, che era la patria sua.


NARRAZIONE DI NICOL DI CONTI DELLA VITA E COSTUMI DEGLI UOMINI DELLA INDIA E
DI TUTTO IL PAESE DI ORIENTE, FATTA A RICHIESTA DI MOLTE PERSONE CHE LO
INTERROGAVANO.

Divisione dell'India in tre parti, e qual sia la pi ricca e pi civile,
e de' suoi costumi, e d'altre cose notabili di pi luoghi.

L'India tutta  divisa in tre parti: la prima si distende dalla Persia sino al
fiume Indo; la seconda da questo fiume sino al Ganges; la terza  quella che 
oltre al detto fiume, e questa  la migliore, la pi ricca e pi civile, perch
nel vivere, governo e costumi sono simili a noi altri. E medesimamente hanno le
case grandi, con camere belle come le nostre, i fornimenti d'esse politi e ben
fatti; vivono molto civilmente, e alieni d'ogni crudelt e della vita inumana
di gente barbara, e sono persone mansuete, benigne e pietose. Sono mercatanti,
e i pi di loro sono ricchi quanto si possa dire, perch se ne trovaranno
molti, che un solo sar atto a caricar del suo proprio 40 navi di mercanzia, di
tal valuta che l'una di queste sar stimata 50 mila ducati. Questi Indiani
soli, che di sopra abbiamo detto, costumano di mangiare come noi altri a tavole
alte, con le tovaglie, e adoprano tazze d'argento per diverse vivande e altre
cose, perch tutti gli altri Indiani mangiano in terra, assentati su tapeti
overo letti. Non hanno n vino n viti, ma, pestato il riso e distemperato con
l'acqua, vi buttano dentro il succo d'un arbore, che la fa diventar rossa che
par proprio vino. Nell'isola di Taprobana tagliano un ramo d'un arbor detto
thal, sotto il quale appiccano un vaso, nel qual sempre stilla un liquore molto
saporito e dolce, per il loro solito bere.
Tra il fiume Indo e Gange vi  un lago, l'acqua del quale  di maraviglioso
sapore e bevesi con gran diletto: tutte le regioni vicine, e anco quelle che
sono lontane, mandano a pigliar di quest'acqua, e vi sono deputati molti
cavalli leggieri sopra le strade per li corrieri, di sorte che ogni giorno ne
hanno della fresca. Non hanno grano n pane di quello, ma hanno una certa sorte
di lor farina; si nutriscono di risi, latte, formaggio e carne. Hanno gran
copia di galline, capponi, fagiani, pernici e di molte altre selvaticine; si
dilettano molto della caccia. Non portano barba, ancora che abbino i capelli
lunghi, distesi sopra le spalle; usano i barbieri come facciamo noi altri, e
quando vanno in guerra, legano li capelli dietro al collo con una cordella di
seta. Sono nella statura del corpo e nella brevit di vita eguale a noi altri.
I lor letti sono tutti forniti con lavori d'oro, e le coltre sotto le quali
dormono riccamente lavorate. L'uso del vestire  vario, secondo la diversit
delle regioni e de' luoghi. Communemente non hanno lana, ma lino, gottone e
seta in gran copia, de' quali ne fanno vestimenti, cos gli uomini come le
donne. Portano intorno alle parti vergognose alcune traverse di lino, longhe
sino alle ginocchia; portano una veste sola, o di tela o di seta, sopra la
traversa, gli uomini sin al ginocchio, le donne sin al calcagno: e non ne
posson portar pi rispetto al gran caldo che fa in quel paese. Non portano in
piede altro che una soletta, ligata con una cordella rossa di seta o d'oro,
ciascuno secondo il grado suo, come si vede nei piedi delle statue antiche di
marmo. Le donne in alcune parti portano scarpe di sottilissimo corame, lavorate
d'oro e di seta, e nelle braccia, in luogo di gioie, braccialetti e manigli
d'oro, e intorno al collo e le gambe collari d'oro di peso di tre libre, pieni
di pietre preziose.
Le donne publiche, in ciascun luogo che l'uomo le vuole, le trova immediate,
perch sono sparse per tutta la terra e hanno case proprie, nelle quali tengono
olii, unguenti, profumi e altre cose odorifere; e con molte lusinghe e parole
accarezzano mirabilmente gli uomini, ciascuno secondo l'et loro, e sono molto
accorte e gran maestre a provocar gli uomini ai lor diletti: e di qui nasce che
tra gl'Indiani non si sa ci che sia quel vizio abominevole. L'acconciature di
testa delle donne sono di diverse sorti, ma pur la maggior parte intrecciano i
capegli con cordoni di seta, e con veli lavorati d'oro si cuoprono il capo. In
altri luoghi accolgono insieme i capegli in mezzo della testa e gli annodano
insieme, e vi acconciano un fiocco di seta di varii colori, in modo che
roversciandoli insieme col fiocco si distendono attorno il capo; altre portano
capegli posticci, neri, e quanto son pi neri tanto pi belli sono tenuti;
altri si cuoprono la testa con alcune foglie d'arbori di diversi colori; e
nessuna di queste donne costuma lisciarsi il viso, se non quelle del Cataio.
Nell'India interiore non  permesso che gli uomini n'abbino pi d'una, ma
nell'altre parti pigliano quante donne che vogliono, eccettuando quelli
cristiani che ebbero principio dall'eretico Nestorio, da cui hanno preso il
nome di cristiani nostorini: e questi sono sparsi per tutta l'India, e vivono
con una sola donna.


La diversit tra gl'Indiani in sepelire i morti, e che nell'India di mezzo le
mogli in morte de' lor mariti si bruciano vive.

Gl'Indiani tutti non sepeliscono i morti a un medesimo modo, perch l'India
prima supera l'altre di magnificenza, cerimonie e pompe nel sepelire, perci
che ivi fanno fosse sotto terra e le murano attorno con molti ornamenti, e in
esse vi mettono il corpo morto sopra un bello stramazzo d'oro, e delle sporte
fatte di palme piene di ricchi vestimenti, e gli lasciano gli anelli d'oro come
se l'avesse d'adoperare nell'inferno, e la bocca della fossa serrano di muro in
modo che alcuno non la possa pi aprire, e di sopra vi fanno un bel volto
coperto di tegole, acci che l'acqua si possa scolare e non guasti la
sepoltura, e in questo modo il corpo si conserva pi lungo tempo.
Nell'India di mezzo si bruciano i corpi morti, e con loro spesse volte le mogli
vive nel medesimo fuoco, o una o due, secondo le condizioni del matrimonio. La
prima e principale per legge  obligata a bruciarsi, se ben ella fosse sola
moglie del morto. Gli uomini pigliano dell'altre oltre la prima moglie, con
alcuna delle quali si fa patto che, nella sua morte, ella debba onorare
l'esequie del marito: e questo infra di loro  reputato per un grande onore.
Pongono l'uomo, come  morto, nel suo proprio letto, molto riccamente adornato
e vestito dei suoi migliori vestimenti, e attorno e sopra di lui pongono legni
odoriferi, e accendono il fuoco. Vien poi la moglie, ben ornata e vestita de'
suoi pi cari panni, in mezzo di piffari, naccare, flauti e altre musiche, con
gran compagnia, cantando anco lei con un aspetto allegro, e cammina intorno al
fuoco che brucia il marito, dove sta un di quei sacerdoti detti Bancani, sopra
una catedra pomposamente e di ricchi panni adornata, il qual la conforta con
buone parole, persuadendole che non si spaventi della morte, anzi che ella
voglia disprezzar la vita presente, la quale  breve e vana, e le promette che
doppo morte ella acquister col marito molti piaceri, infinite ricchezze e
vestimenti preziosi, con innumerabili altre cose. Compita che ella ha di andare
pi volte attorno al fuoco, si mette appresso della catedra del detto
sacerdote, il qual di continuo la va inanimando, e spogliatasi de' suoi
vestimenti nuda, avendosi prima molto ben lavato il corpo secondo l'usanza
loro, si cuopre con un lenzuolo molto sottile e bianco e, ammonendola e
confortandola il sacerdote, ella istessa si lancia nel fuoco. E se alcuna si
spaventa di far questo, come suol talora accadere, che vedendo l'altre che sono
nel fuoco far atti strani e dolersi, e che par che vorriano uscirne fuori, e
per questa paura orribile alle volte tramortiscono, gli astanti che son ivi
vicini la aiutano a gittarsi nel fuoco, overo la buttano al suo dispetto e per
forza. E bruciati che sono i corpi, pigliano la cenere e la mettono nei vasi, e
fanno monumenti belli dove conservano detti vasi; dipoi con molti e varii modi
piangono i lor mariti.


Delle cerimonie dell'India interiore circa i lor morti, e del modo di
sepelirli.

Quelli dell'India interiore si cuoprono la testa con i sacchi, quando gli muore
alcuno. Altri piantano in mezzo della strada alcuni legni lunghi, e in cima di
essi mettono carte dipinte e tagliate che giongono sino in terra, e ivi stanno
per tre giorni a piangere, e sonando certi instromenti fatti di metallo, danno
per l'amor di Dio certe vivande da mangiare a' poveri. Altri tre giorni
continui piangono con tutta la famiglia, e li vicini vengono alla casa del
morto, nella quale in quel tempo non si fa da mangiare, ma vien loro portato di
fuori cotto. E li parenti e amici del morto, in segno di dolore, in questi
giorni portano nella bocca una foglia amara, e i figliuoli, quando muore il
padre o la madre, per un anno intero non si mutano di vestimenti, n mangiano
pi di una volta il giorno, n si tagliano le unghie, n i capelli, n la
barba. E molte donne ignude insin all'umbilico stanno intorno al morto,
graffiandosi il viso coll'unghie e percotendosi il petto con le pugna, gridando
"ai, ai". Levatasi poi una di loro in piedi, a modo di canzone comincia a dir
tutte le lodi del morto: a costei le altre che sono intorno rispondono,
cantando ancora esse delle canzoni, e raccontando in quelle particolarmente
tutti li luoghi e modi dove il morto fece qualche cosa degna di lode. Molti
ripongono subito la cenere de' corpi bruciati in vasi di oro o di argento, e
per consiglio di quei sacerdoti gli portano in un luogo che dicono esser
consacrato agli idoli, al quale da essi in fuori non vi si pu accostare
alcuno.


Della vita e costumi dei sacerdoti detti Bancani.

I Bancani, che sono i sacerdoti, non mangiano cosa che abbia vita, e dicono
principalmente che il bove tra gli altri animali  il pi utile all'uomo,
perch l'adoprano per portar some: e per questo l'ammazzarlo e mangiarlo dicono
esser peccato. Questi sacerdoti si sostentano di risi, erbe, legumi e frutti.
Non pigliano pi d'una donna, la qual si brucia insieme col marito morto,
attraversandogli un braccio sotto il collo: ed  cos stretta e constante nel
fuoco, che non mostra pur un minimo segno di dolore.


Della vita e delli studii d'una setta di filosofi detti Bramini, e della lor
superstizione.

Per tutta l'India  una setta di filosofi chiamati Bramini, dediti all'arte
dell'astrologia, la quale studiano molto per saper predire le cose future. Sono
di onesta e santa vita e di buoni costumi, infra li quali dice aver veduto uno
ch'era di 300 anni, ed era tenuto per un miracolo, e dovunque andava i
fanciulli lo seguivano, come cosa maravigliosa e notabile. Molti di loro usano
l'arte della geomanzia, della quale ne hanno tanta cognizione e pratica che
sapranno, in spazio di poche ore, predire le cose future come se gi le fossero
avvenute; e dannosi molto all'arte diabolica delle scongiure e stregherie,
talmente che fanno tempestare quando vogliono, e per l'opposito tornare il ciel
tranquillo e sereno. E per questo molti di loro mangiano di nascosto, e non
vogliono esser veduti da alcuni, dubitando di esser affaturati con malocchio,
tanto sono superstiziosi.


D'una scongiurazione che fece un patron di nave per aver vento favorevole al
suo viaggio.

Afferm con verit detto Nicol che un patrone di nave, stando in mare in gran
calma, temendo insieme con i marinari che non vi dimorassero troppo lungamente,
fece apparecchiare una tavola a pi dell'arbore, dove fatte molte
congiurazioni, invocando spesso il dio Muthiam, cos detto, in quello instante
intr adosso a un uomo d'Arabia un demonio, che lo cominci ad alta voce far
gridare, saltare e correre per tutta la nave come pazzo. E giunto che fu alla
tavola, prese certi carboni e se li mangi, e dimandando sangue di gallo per
bere, gliene presentarono uno, al quale (avendolo scannato) succi il sangue,
poi, gittatolo via, dimand ci che volevano. Gli fu risposto: "Vento". Gli
promise fra tre giorni di dargliene favorevole, col quale potriano securamente
pervenire al porto, accennando lor con la mano da qual parte dovea venire, e
gli ammon che con diligenza e aviso stessero preparati a ricever l'empito che
verria. Il che finito di dire, detto Arabo casc in terra come mezzo morto, e
di ci che avea detto e fatto, dipoi non se ne ricordava di cosa alcuna. E cos
al tempo da lui predetto venne il vento, e in pochi giorni arrivorno a buon
porto.


Con che stelle i naviganti dell'India si governino, e della forma delle lor
navi.

I naviganti dell'India si governano colle stelle del polo antartico, che  la
parte di mezzod, perch rare volte veggono la nostra Tramontana, e non
navigano col bussulo, ma si reggono secondo che trovano le dette stelle o alte
o basse: e questo fanno con certe lor misure che adoperano, e similmente
misurano il cammino che fanno di giorno e di notte, e la distanza che  da un
luogo all'altro, e cos sempre sanno in che luogo si ritrovano essendo in mare.
Delle navi alcune ne fanno di portata di duemila botti, pi grandi delle
nostre, e hanno quattro vele e altritanti arbori; all'intorno sono tre mani di
tavole conficcate l'una sopra l'altra, per poter meglio resistere alle percosse
delle onde del mare, dalle quali aspramente sono combattute. Sono queste navi
partite in camere piccole, e con tal arte fabricate che, s'avien che una parte
di essa si rompa, l'altra resta sana, e possono continuare il lor viaggio.


Che per tutta l'India si adorano gl'idoli, e delle chiese a quelli dedicate, e
della forma loro, e del modo che tengono in far lor sacrificii.

Per tutta l'India s'adorano gl'idoli, alli quali fanno le chiese non dissimili
alle nostre, piene d'imagini dipinte; e nelli giorni delle loro solennit le
adornano con fiori e rami. Gl'idoli sono fatti o di oro o d'argento o di pietra
o di avorio, delli quali alcuni sono sessanta piedi d'altezza. Il modo come gli
sacrificano  molto vario infra di loro, perch alcuni si lavano con acqua
chiara avanti che entrino nel tempio, una volta la mattina e un'altra a vespro;
alcuni si buttano a bocconi in terra distesi, e per un poco di spazio orano e
baciano la terra; altri con legno aloe o simil altri odori fanno sacrificio ai
lor idoli.
In India di qua dal Gange non vi sono campane, ma in luogo di quelle hanno
certi bacini d'ottone, i quali percotendo l'un con l'altro fanno il suono. Le
offerte che fanno agl'idoli sono vivande, secondo l'usanza de' gentili antichi,
le quali poi distribuiscono ai poveri per lor mangiare.


Della strana morte che nella citt di Cambaia fanno alcuni volontariamente
ne' sacrificii delli lor idoli.

Nella citt di Cambaia i sacerdoti avanti gl'idoli predicano al popolo,
persuadendolo a voler fare a quelli qualche servizio notabile, e che la pi
grata cosa che potessero fare, della qual ne conseguiriano grandissimo premio
nell'altra vita, saria quando un uomo volesse morire e farsi ammazzare per amor
loro. Allora, per la gran forza ed efficacia delle parole di costoro, molti
determinatamente vengono ad offerirsi a questo, i quali subito son condotti
sopra un palco dove, fatte alcune cerimonie, gli appresentano un collare di
ferro largo intorno al collo, il quale dalla parte di fuori  tondo, ma in
quella di dentro  fatto a modo di un rasoio; e nella parte davanti del collare
pende una catena sin al petto, nella quale, postisi a sedere e ritirando a loro
le gambe, vi mettono dentro i piedi, e in tanto che il sacerdote dice certe
parole, costoro avanti tutto il popolo gagliardamente distendono i piedi, e
alzando la testa spiccano immediate il capo dal busto: e in quella maniera
offerendo la vita in sacrificio degli idoli, sono riputati santi.


Della misera morte che in Bisinagar fanno alcuni volontariamente, mossi da zelo
di fede, per gratificarsi i loro dei.

In Bisinagar hanno per costume, in un certo tempo dell'anno, di portar in mezzo
di duoi carri un idolo per tutta la citt, con gran solennit e moltitudine di
popolo. Sui carri vi stanno bellissime giovanette, che cantano infinite canzoni
in lode di quei idoli, e molti, mossi da divozione di quella fede, si gittano
in terra avanti quei carri, li quali attraversandoli adosso stiacciano lor
tutte l'ossa: e affermano questa maniera di morte essere accetta alli lor dei.
Altri si forano tra le coste, per le quali passando delle corde, e legatele al
carro, si fanno cos strascinare, e miseramente finiscono la lor vita: e dicono
che questo modo di morire  un gratissimo sacrificio alli loro dei.


Di tre sorti di feste solenni che hanno gl'Indiani l'anno, e di tre altre poi
oltre di queste.

Tre feste solenni fanno l'anno, in ciascuna delle quali cos gli uomini come le
donne di ciascuna et si vestono di nuovo, lavandosi prima la persona d'acqua
di mare o di fiume, e per tre d continui non attendono ad altro che a cantare,
ballare e conviti. Nella seconda, per tutto il d della festa accendono molti
candellieri con olio di susimani attorno le lor chiese, cio di dentro e di
fuori, che ardono la notte e il giorno. Nella terza drizzano per tutte le
strade alcuni legni, grandi come arbori di navili piccoli, sopra li quali
pendono dalla cima insino in terra alcuni panni lavorati d'oro, e sopra detti
legni per nove giorni continui vi fanno star un uomo di buono aspetto, pietoso
e divoto, che molto volentieri fa questo effetto, acci che prieghi Iddio pel
popolo, e impetri grazia e misericordia da quello. A questo tal uomo tutto il
popolo tira melarancie e limoni e altri frutti di buon odore e gusto, il quale
tutto soffre con gran pazienzia. Oltra di queste hanno tre d di feste
nell'anno, nei quali si bagnano l'un l'altro con un'acqua gialla preparata a
questo fine, e similmente bagnano il re e la regina con la medesima acqua: e
questo lo fanno per un piacere e ognuno lo piglia a giuoco.


Del modo delle lor nozze, di canti, suoni e gran conviti e balli che usano,
e della sorte di frutti che non hanno.

Le nozze fanno con canti, conviti, balli, trombe e altri instromenti di musica,
che usano come noi altri, eccetto gli organi. I lor conviti sono di grande
spesa, e durano giorni e notti, e in tanto non s'attende ad altro che a
cantare, sonare e ballare. Ballano attorno attorno cantando, come si costuma in
qualche luogo tra noi. Altri cantando ballano di lungo a duoi a duoi un doppo
l'altro, e prima che si rivoltino, quei dinanzi hanno due bacchette in mano
molto ben dipinte, le quali danno in mano a coloro che gli vengono
all'incontro: e cos le mutano ogni volta che s'incontra l'un con l'altro, e
questo atto par a loro molto bello. Non usano bagni, eccetto che nell'India
superiore, che  oltra il fiume Gange; nondimeno tutti gli altri si lavano
spesso il giorno d'acqua fresca. Non hanno olio, n alcuni de' nostri frutti,
come persiche, pere, cerese, susini, pomi; viti pochissime, e queste in un
luogo solo, come  detto di sopra.


Dello strano effetto d'un arbore che nasce nella provincia di Pudifetania, e
del modo di avere i diamanti che sono in un monte detto Abnigaro, e come si
trovino altre pietre preziose.

Nella provincia di Pudifetania gli fu detto esservi un arbore senza frutto,
alto sopra la terra tre braccia, chiamato l'arbore della vergogna, il qual
disse essergli stato affermato che, quando l'uomo vi si accosta, ristrigne in
s i rami, e discostandosi gli allarga. Il quale effetto non  tanto fuor di
credenza, che le spugne e urtiche marine, che nascono sotto acqua come erbe,
non faccino il simile.
Oltra la citt di Bisinagar per quindici giornate di cammino verso la parte di
settentrione, gli fu detto esservi un monte detto Abnigaro, circondato tutto da
lagune piene di bestie velenose, e il monte di serpi, nel quale si ritrovano i
diamanti: e non si potendo per questo rispetto accostarvisi persona, l'astuzia
degli uomini vi ha trovato rimedio, che  che, essendo un altro monte pi alto
vicino a questo, in certo tempo dell'anno gli uomini del paese pigliano de'
bovi, i quali fatti in pezzi, cos caldi e pieni di sangue, con le balestre
fatte a questo effetto buttano sopra quel monte di diamanti, dove cadendo in
terra se gli attaccano di detti diamanti. E quando l'aquile e avoltori che ivi
passano veggono la carne, si calano ad essa e la portano ad un altro monte, ove
sicuri dai serpi se la possino mangiare: e dipoi gli uomini, che ivi stanno a
far la guardia, riveggono i luoghi nei quali detti uccelli hanno mangiata la
carne, se ne vanno a pigliare i diamanti che cadettero da quella.
L'altre pietre preziose si trovano con manco difficult, perch appresso i
monti arenosi, in certi luoghi dove sanno di trovarli, cavano tanto sotto fin
che trovano l'acqua mescolata con l'arena, la quale gittano in un crivello
fatto a posta, e lavano quella rena con l'acqua: e colandosi la rena restano le
pietre, e questo  il modo di cavare e trovare le pietre preziose in quelle
parti, secondo che gli fu narrato. E vi tengono gran guardie i signori, cos
per coloro che le cavano come per li soprastanti, che non le rubbino, e gli
fanno cercar fino nelli vestimenti e per tutta la persona, e si sforzano con
tutti i modi di non esser rubbati.


Di quanti mesi faccino l'anno, e da che tempo comincino il lor millesimo, e le
monete che usano e altro per ispendere.

L'anno fanno di dodici mesi, i quali chiamano secondo il nome di dodici segni
celesti. Il millesimo ed et di loro anni comincia in varii modi, imperoch la
maggior parte di essi comincia al tempo di Ottaviano imperatore, nel tempo del
quale fu pace universale nel mondo, e dicono il lor millesimo
millequattrocentonovanta dove noi diciamo millequattrocento.
Alcune di quelle regioni non hanno moneta, ma in luogo di esse costumano pietre
che noi diciamo occhi di gatta, e in altri luoghi ferro poco pi grossetto che
gli aghi, e altrove carta sopra la qual  scritto il nome del re, e queste si
spendono per monete.
E in alcuni luoghi dell'India prima si usano i ducati veneziani, e in altri
alcuni pezzetti d'oro che pesano il doppio di un fiorino nostro e la met, e
altrove monete di argento e rame, e in altri luoghi usano certi pezzi d'oro
fatti d'un certo peso.


Della sorte d'arme che usano gl'Indiani in guerra e per combatter le cittadi, e
il modo dello scriver loro, e quel che usino in luogo di carta.

Questi dell'India prima adoperano zagaglie e spade in guerra, braccialetti e
rotelle, archi e freccie e celate, camicie di maglia e corazze. Gl'Indiani che
son pi fra terra, verso tramontana, hanno balestre e bombarde e molti altri
instromenti per combatter le citt, e chiamano noi altri franchi e tutte
l'altre genti cieche, e dicono che solo essi veggono con duoi occhi, e noi
altri con uno solo, e dicono che sono di maggior prudenza che ciascun altro.
Quelli solamente di Cambaia usano di scrivere sopra la carta, e gli altri sopra
le foglie di arbori, de' quali ne compongono bei libri: e non scrivono come noi
n come gli ebrei, ma per lungo del foglio, cio dalla cima a basso. Hanno tra
loro diverse lingue. Tengono molti schiavi: il debitore che non ha il modo di
pagare, vien dato per ischiavo al suo creditore.


Le sorti di giuramenti che si danno ai rei che vengono incolpati di qualche
errore, quando non trovino testimoni sufficienti contra di loro.

Gli uomini che meritano qualche pena di giustizia, e non trovando testimonii
sufficienti contra di loro, per li quali li possono far patir pena, si
rimettono al suo giuramento, il qual si fa in tre modi. Il primo  che lo
conducono avanti l'idolo, per il quale giura di essere innocente di quella
colpa, e ivi apparecchiata una mannara affocata, e finito il giuramento, lecca
il taglio di detta mannara, e s'avviene che resti illeso  assolto. Il secondo
 che, doppo il giuramento, quel reo  obbligato di portare in mano per uno
spazio un ferro affocato, e bruciandosi in parte alcuna vien castigato come
malfattore, e non si bruciando lo liberano. Il terzo modo  communemente pi
costumato tra loro, che tengono davanti all'idolo una pignatta piena di butiro
bollente, nella quale il reo che ha da giurar mette due dita, le quali gli
legano immediate con una benda di tela, e la suggellano, acci ch'ella non si
possa levar via: e in capo di tre giorni la disciolgono, ed essendo in parte
alcuna le dita offese, subito lo castigano secondo che merita; quando che non,
lo lasciano andar libero.


Che nell'Indie non v' peste n altre malattie, e dell'infinito popolo che vi
si trova, e della virt d'un arbore che si trova nella Giava maggiore.

Non v' mai peste nell'Indie, n essi sanno gran parte di quelle malattie e
infermit che nelle parti nostre tormentano gli uomini, di che n' cagione il
modesto e astinente vivere: e per tanto le genti e popoli in quelli paesi sono
infiniti, e pi di quel che l'uomo si possa imaginare, e molte volte si
ritrovano in una guerra pi d'un milione d'uomini. E narra aver veduto un fatto
d'arme, dal quale i vincitori riportarono a casa per trionfo dodici carra
carichi di cordoni d'oro e seta, ch'aveano levati dai capi de' morti, co' quali
si sogliono legar i capegli sopra la coppa; e dice anco essersi trovato con
loro in battaglia solamente per vedere, ed essendo stato ricognosciuto per
forestiere, cos una parte come l'altra lo lasciarono andare in pace.
E nell'isola maggior di Giava dice aver inteso che vi nasce un arbore, ma di
rado, in mezzo del quale si trova una verga di ferro molto sottile, e di
lungezza quanto  il tronco dell'arbore, un pezzo del qual ferro  di tanta
virt che chi lo porta adosso, che gli tocchi la carne, non pu esser ferito
d'altro ferro: e per questo molti di loro s'aprono la carne e se lo cuciano tra
pelle e pelle, e ne fanno grande stima.


Della fenice, e come della sua morte rinasce; e quel che causa un pesce, che si
piglia in un fiume detto Arotan, tenendo in mano.

Quel che si narra dell'uccello detto fenice, diceva che non si dovea tener per
favola, perch gli era stato affermato che negli ultimi confini dell'India
interiore si trovava un uccello solo chiamato semenda, il qual ha 'l becco
fatto a modo di tre flauti piccolini con i suoi busi congiunti insieme, e
quando viene il tempo della sua morte, porta nel suo nido molti legnetti
piccoli, sopra li quali ponendosi, con la melodia di quei flauti del becco
canta cos soavemente che porge mirabil diletto a chi l'ode: dipoi battendo
fortemente l'ali accende 'l fuoco, dal qual si lascia bruciare, e della sua
cenere fra poco tempo si crea un verme, dal qual rinasce poi detto uccello. Gli
abitatori di questo luogo, a imitazione della maniera ch' fatto questo becco,
hanno composto uno instromento da sonare che  molto dolce e soave, del suono
del quale instromento restando detto Nicol stupefatto, gli fu narrato per
alcuni Indiani quanto  sopra detto del detto uccello, dal quale  cavata
l'invenzione di questo instromento.
Nell'isola di Zeilam, ch' nell'India seconda, vi  un fiume chiamato Arotan,
il quale  pieno di pesce, che senza difficult si pu pigliar con le mani: il
qual poi che s' tenuto un poco in mano, la febre l'assalta, e lasciandolo
andare ritorna sano. E questo essi attribuiscono agl'idoli, ma noi possiamo
dire esser cosa naturale, s come aviene tra noi del pesce detto torpedine, che
toccandolo con la mano gli la addormenta e fa tremare.
Queste sono tutte le cose che furon raccontate dal detto Nicol, per ordine del
sommo pontefice, a me Poggio fiorentino suo secretario, le quali ho voluto
scrivere con ogni verit e diligenzia, s come da lui mi furono dette, non
aggiugnendo n sminuendo, ma esprimendo il tutto meglio che ho saputo, servando
gli ordini e precetti di quelli che scrivono l'istorie. E veramente l'ho
sentito parlare con tanta gravit e prudenzia, che non so come pi
particolarmente l'avesse d'alcun altro potuto intendere, e nel suo parlare non
pareva che le volesse fingere, ma si conosceva che con ogni sincerit e realt
l'andava dicendo. Costui a' tempi nostri pass molto inanti, e and su per il
fiume Ganges penetrando il paese del Cataio fin al porto detto Zaiton, sopra il
mare, per il quale se ne venne all'isole delle Giave maggiore e minore, e
all'isola di Taprobana, che non v' memoria che v'andassero altri, se non al
tempo di Tiberio Cesare alcuni trasportati dalla fortuna: e queste cose cos
grandi e admirabili son degne d'esser poste in scrittura e fattene nota, acci
che li posteri le sappino e n'abbino cognizione.


Viaggio di Ieronimo da Santo Stefano genovese, dirizzato a messer Giovan Iacobo
Mainer, di lingua portoghese tradotto nella italiana.

[1499]

Nel nostro infortunato viaggio, ancor che mi si rinuovi il dolore, nondimeno,
per satisfare a quanto mi richiedete, io narrer come seguitte. Dovete dunque
sapere come messer Ieronimo Adorno e io in compagnia andammo al Cairo, dove
comprata certa quantit di coralli, bottoni e altre mercanzie, partimmo per
andare in India, e in capo di quindici giorni arrivammo a Cariz, e trovammo un
buon porto detto Cane. E nel cammino che facemmo, trovammo molte citt antiche
rovinate, con molti mirabili edificii fatti nel tempo de' gentili, nelle quali
vi sono ancora molti tempii in piedi. Dapoi ne partimmo del detto luogo di Cane
per terra, e cavalcammo per sette giornate, per quelle montagne e deserti dove
and Moises e il popolo d'Israel, quando furono cacciati da Faraone. In capo
de' quai giorni arrivammo a Cosir porto del mar Rosso, e quivi montammo sopra
una nave ch'era cucita tutta con corde e aveva le vele di stuora, e con quella
navigammo per venticinque giorni, entrando ogni giorno al tardi in bellissimi
porti, ma disabitati. E alla fine arrivammo ad un'isola detta Mazua, a banda
dritta del detto mare, che  lontana circa un miglio da terra, dove  il porto
del paese del Prete Ianni: e il signor dell'isola  moro. Qui stemmo duoi mesi
e poi ci partimmo, e navigando per il detto mare al modo di sopra altritanti
giorni, vedemmo molte barche che in detto mare pescavano perle; e avendole
voluto vedere, trovammo che non erano di quella bont che sono le orientali.
Nel fine di detti giorni arrivammo nella citt di Adem, posta a man manca fuori
del ditto mare sopra la terra ferma, abitata da Mori, dove si fanno grandissimi
traffichi. Il signor della ditta terra  tanto giusto e buono, che con alcun
altro signor infedele penso che non si possa comparare. In questa citt
dimorammo quattro mesi, della qual poi partimmo per India, montati sopra
un'altra nave cucita pur con corde, ma le vele erano fatte di gottone; e
navigammo per mar senza veder terra per venticinque giorni con buon vento, e
vedemmo molte isole, ma non fummo a quelle, e navigando al nostro cammino ancor
per dieci altre giornate con vento prospero, alla fine arrivammo ad una citt
grande che si chiama Calicut. Qui trovammo che vi nasce il pepe e il gengevo, e
gli arbori del pepe sono simili all'edera, perci che si vanno rivolgendo sopra
gli altri arbori, dove si possono attaccare; hanno la foglia simile all'edera,
i suoi raspi sono lunghi mezzo palmo o pi, e sottili come un dito, e li grani
all'intorno molto spessi. E la cagione perch non nasce nelle nostre parti, 
che non abbiamo di quelli arbori da piantare; e non  vero quel ch'appresso di
noi vien detto, che 'l pepe vien brustolato acci che non nasca; e quando 
maturo e che lo colgono,  di color verde come l'edera, e lo lassano seccare al
sole, e in cinque o sei giorni divien negro e rugoso come si vede. Il gengevo,
piantano un pezzo di una radice piccola e fresca, come una nocella piccola, la
quale in capo di un mese diventa poi grande; ha la foglia simile al giglio
salvatico.
Il signor di detta citt  idolatro, e cos tutto 'l popolo: adorano o un bue o
il sole, e anche molti idoli che essi fanno. E costoro, come muoiono, si fanno
bruciare; e sono di diversi costumi e usanze, perci che alcuni ammazzano di
ogni sorte d'animali, salvo che buoi e vacche, i quali se alcun occidesse over
ferisse saria subito morto, perch (come ho detto) gli adorano; altri vi sono
che non mangiano mai carne o pesce, n animale alcuno che stia vivo.  lecito a
ogni donna di pigliar sette over otto mariti, secondo che gli viene appetito,
n gli uomini si maritano mai con donna che sia vergine, ma avanti le loro
nozze, essendo quella pulcella, la fanno star per quindici o venti giorni con
qualche persona che la svergini. In questa citt vi sono ben mille case de
cristiani, e chiamasi India alta.
Di qui ne partimmo poi con un'altra nave fatta al modo di quella di sopra, e
navigammo per spazio di ventisei giorni, e arrivammo ad un'isola grande che si
chiama Zeilan, nella qual nascono gli arbori della cannella, che sono simili al
lauro, e anco nella foglia. Qui nascono molte pietre, cio granate, iacinti,
occhi di gatta e altre gioie, ma non molto buone, perch le fini nascono nelle
montagne. Qui dimorammo un giorno solo. Il signor della detta isola  idolatro,
com' quel di sopra, e cos anche il suo popolo. Si trovano qui molti arbori di
quelli che fanno le noci d'India, i quali anco si trovano in Calicut, e sono
propriamente come gli arbori della palma. Partiti di qui, in capo di dodici
giorni giugnemmo in un altro luogo chiamato Coromandel, dove nascono gli arbori
di sandali rossi, de' quali ve n' tanta copia che ne fanno case con quelli. Il
signor del detto luogo  idolatro, come  quel di sopra; ma ha un altro
costume, che, come muore un uomo e che lo vogliono bruciare, una delle sue
moglieri si brucia viva con lui, e questa  loro usanza.
In detto luogo dimorammo sette mesi, dapoi partimmo con un'altra nave fatta al
modo di sopra, e arrivammo in capo di vinti giorni ad una gran citt detta
Pegu, e qui  la India chiamata la bassa. In questa vi  un gran signore, il
qual tien pi di diecimila elefanti, e ogni anno ne alleva cinquecento. Questa
terra  lontana da un'altra chiamata Ava quindici giornate per terra. In questo
luogo di Ava nascono rubini e molte altre pietre preziose, al qual luogo era il
nostro desiderio di andare: ma in quel tempo si mosse guerra fra un signor e
l'altro, che non lassavano andare alcuno da un luogo all'altro, per la qual
cosa fummo costretti di vender le mercanzie che avevamo in detta citt di Pegu,
le quali erano di sorte che non le poteva comprare se non il signor della
citt, il qual  idolatro come sono i sopradetti. E cos noi gliele vendemmo,
le quali montavano dumila ducati, e volendo esser satisfatti, per causa de'
travagli e intrighi della guerra sopradetta, ne fu necessario di starvi un anno
e mezzo. Nel qual tempo, sollecitando ogni giorno in casa il detto signore, e
col freddo e col caldo, e con gran fatiche e stenti, e trovandosi messer
Ieronimo Adorno di debole complessione, molto affannato in queste fatiche, con
la giunta di una sua malattia vecchia la qual molto lo travagliava, in capo di
cinquantacinque giorni, non vi essendo n medici n medicine, gli convenne
render lo spirito al nostro Signor Iddio: che fu l'anno
millequattrocentonovantasei, il giorno ventisette di dicembre, la notte di san
Giovanni. E ancor che non se gli potessero dar i sacramenti della chiesa, non
vi essendo religioso alcuno, nondimeno tanta fu la sua contrizione e pazienzia,
e per la sua ottima vita che sempre tenne, che son certissimo che il Signore
Iddio nostro aver ricevuto l'anima sua in paradiso: e cos io l'ho pregato e
di continuo nel ripriego. Il suo corpo fu sepolto in una certa chiesa rovinata,
dove non vi abita alcuno, e vi affermo che per la morte sua io stetti molti
mesi tanto afflitto e addolorato, che fu gran cosa che non gli andassi drieto.
Ma, conoscendo dapoi che il dolor che mi prendeva non mi portava alcun rimedio,
confortato da alcuni uomini da bene, cercai di ricuperar le cose nostre: il che
feci, ma con gran travaglio e spesa, e mi parti' con una nave per andare a
Malaca.
E navigando per mar venticinque giorni, una mattina, non essendo troppo buon
tempo, arrivammo ad una isola molto grande che si chiama Sumatra, nella qual
nasce pepe assai, seta, pepe lungo, benzu, sandalo bianco e molte altre
spezie; e consigliatosi il patron con gli altri marinari e coi mercanti, perch
il tempo era cattivo e travagliato, fu deliberato di scaricare le robbe nostre
in quel luogo, il signor del quale  moro, ma differente di lingua, s come in
tutte l'altre terre ove noi fummo sono differenti di lingua. Poste che furono
in terra le nostre mercanzie, per il detto signor ne fu levato un garbuglio,
dicendo che, essendo morto il mio compagno, tutte le dette mercanzie venivano a
lui, e che le voleva, perch cos era il costume di quel paese e di ogni altro
luogo ove sia signor moro, che, quando more un che non abbia figliuoli o
fratelli, il signor piglia i suoi danari, e che il simil gli pareva di fare a
me. E subito mand a pigliar tutta la mia robba, faccendomi cercar in tutta la
persona, dove mi trovaron rubini per valuta di trecento ducati, che aveva
comprato, li quali pigliarono: e questi ebbe il signor per suo conto, e le
altre mercanzie posero in una stanza, la quale bollorono fino a che si
conoscesse la verit. E se non fusse stato un despazzo che io portai dal Cairo,
nel qual erano scritte tutte le mercanzie che io portava meco, col quale io mi
difesi, il tutto mi era tolto; ma essendo in quel luogo un cad molto mio
amico, perci che egli aveva qualche cognizione e intelligenza della lingua
italiana, con l'aiuto di Dio e suo io mi dispacciai, ma con molta spesa e
travaglio, e i rubini restaron persi, come ho detto, con molt'altre gentilezze
che io aveva.
Onde, veduto che quel luogo non era buono, determinai di partirmi, e vendute
tutte le mercanzie che avevo, converti' il prezzo di quelle in tanta seta e
benzu, e mi parti' con una nave per tornarmene a Cambaia. E navigando, in capo
di venticinque giorni, non essendo il tempo buono, arrivammo a certe isole che
si chiamano le isole di Maldivar, che sono da sette in ottomila, tutte
disabitate, piccole e basse, alle quali il mare per la maggior parte vi entra
per spazio d'un miglio e mezzo fra una e l'altra: e si vedevano genti infinite
in quelle, tutte negre e nude, ma di bona condizione e civilit; e tengono la
fede de' Mori, e hanno un signor che le domina tutte. Si trovano in quelle
arbori che fanno le noci d'India molto grosse; vivono di pesci e di qualche
poco di riso che vi vien portato. In questo luogo ne fu necessario star sei
mesi continui, aspettando tempo atto per partirne. Il qual venuto, e allargati
con la nave per andare al nostro viaggio, la disaventura mia, non contenta
delle disgrazie sopra narrate, ma volendo al tutto mettermi sotto i piedi,
permesse che in capo di otto giorni venne tanta fortuna di mare e pioggia, la
qual dur cinque giorni continui, che la nave, ch'era senza coperta, fu tutta
ripiena di acqua, di sorte che non vi era rimedio di gittarla fuori, per la
qual cosa se ne and al fondo, e chi seppe notare si salv e gli altri si
annegorono. Il Signore Iddio volse che mi attaccai sopra un pezzo di legno
grosso, col quale andai errando per mare dalla mattina fino a ora di vespro,
nella qual ora, cos piacendo alla misericordia divina, tre navi ch'eran
partite di nostra compagnia ed erano andate avanti per cinque miglia,
conoscendo la nostra disgrazia mandaron subito le lor barche, le quali arrivate
levaron gli uomini che trovaron restati vivi, fra i quali fui uno, e ne
partiron fra esse come lor parve: e cos io andai con una di dette navi a
Cambaia, il signor della quale  macomettano, ed  gran signore. Di questo
luogo si tragge la lacca e l'endego.
Quivi trovai alcuni mercatanti mori di Alessandria e Damasco, dai quali fui
aiutato di danari per le mie spese. Dapoi mi acconciai con un mercante seriffo
di Damasco, e stetti a' suoi servizii un mese, e andai fino in Ormuz con alcune
sue robbe, al qual luogo stetti in viaggio per mare da sessanta giorni: dove,
pagati tutti li dritti delle sue mercanzie che io portava, e lassatele ad un
suo fattore, mi volsi partire. In questo luogo di Ormuz si trovano molte buone
perle, e buon mercato. Partitomi di qui, mi accompagnai con alcuni mercanti
armeni e azami per terra, e arrivammo dipoi molti giorni nel paese di detti
Azami, dove dimorai per ispazio d'un mese, aspettando di accompagnarmi con la
carovana con la qual poi venni a Siras, nella qual citt, per causa delle
guerre che erano, stetti tre mesi. E partitomi me ne andai a Spaan, e di l a
Casan, e poi alla citt di Soltania, e finalmente a Tauris, dove dimorai molti
giorni, perci che le strade non erano sicure per le guerre. E da Tauris me ne
venni in Alepo, e nel mezzo del cammino, essendo in la carovana, fummo
assaltati e spogliati: pur fui aiutato d'alcuni mercatanti azami che erano
nella detta carovana, tanto che mi condussi in Aleppo. Quivi molti mercanti mi
furono intorno, pregandomi che io volessi di novo ritornar in Tauris a comprar
gioie, sete e cremesi, e mi facevano grandissimi partiti, ma, perch il cammino
non era sicuro, io non vi volsi andare.
Questo  il successo di tutto il mio infelice viaggio, accadutomi per i miei
peccati, i quali se non fossero stati, io mi poteva molto ben contentare di
quello che io aveva guadagnato, e di sorte che fra i pari miei io non averia
auto bisogno di alcuno: ma chi  quello che possa contrastar con la fortuna? E
nondimeno io rendo infinite grazie al nostro Signore Iddio, che mi ha scampato
e fattomi tante grazie, il qual vi guardi e mantenga.



Discorso sopra il viaggio fatto dagli Spagnuoli intorno al mondo.

Il viaggio fatto per gli Spagnuoli intorno al mondo  una delle pi grandi e
maravigliose cose che si siano intese a' tempi nostri: e ancor che in molte
cose noi superiamo gli antichi, pur questa passa di gran lunga tutte l'altre
insino a questo tempo ritrovate. Questo viaggio fu scritto molto
particolarmente per don Pietro Martire, il qual era del consiglio dell'Indie
della maest dell'imperatore, avendo egli il carico di scriver questa istoria,
e da lui furono esaminati tutti quelli che, restati vivi dal detto viaggio,
giunsero in Siviglia l'anno MDXXII. Ma, avendola mandata a stampare a Roma, nel
miserabil sacco di quella citt si smarr, e per ancora non si sa ove si sia, e
chi la vidde e lesse ne fa testimonianza.
E tra l'altre cose degne di memoria che il prefato don Pietro not del detto
viaggio, fu che detti Spagnuoli, avendo navigato circa tre anni e un mese, e la
maggior parte di loro (come  usanza di quelli che navigano il mar Oceano)
notato giorno per giorno di ciascun mese, come giunsero in Spagna trovarono
averne perduto uno, cio che il giunger loro al porto di Siviglia, che fu alli
sette di settembre, per il conto tenuto da loro era alli sei. E questa
particolarit avendola il prefato don Pietro narrata ad uno eccellente e raro
uomo, il quale allora si trovava per la sua republica ambasciadore appresso sua
Maest, e domandatogli come questo potesse essere, costui, che era grandissimo
filosofo e dotto nelle lettere grece e latine, in tanto che per la singular sua
dottrina e rara bont fu poi alzato a molto maggior grado, gli dimostr che a
loro non poteva avvenire altrimenti, avendo essi navigato tre anni continui
sempre accompagnando il sole che andava in ponente. E di pi gli disse come gli
antichi ancora essi avevano osservato che quelli che navigavano dietro al sole
verso ponente allongavano grandemente il giorno.
Ed essendo smarrito il libro del prefato don Pietro, la fortuna non ha permesso
che del tutto si perda la memoria di cos maravigliosa impresa, imperoch un
valoroso gentiluomo vicentino, detto messer Antonio Pigafetta (il quale, andato
a quel viaggio e dipoi ritornato con la nave Vittoria, fu fatto cavaliere di
Rhodi), ne scrisse un libro molto particolare e copioso, del quale ne don una
copia alla maest dell'imperatore, e un'altra ne mand in Francia alla
serenissima madre del re cristianissimo madama la regente, la quale commise ad
un eccellente filosofo parigino, detto messer Iacomo Fabro, che aveva studiato
in Italia, che lo traducesse in lingua francese. Questo valent'uomo (credo per
fuggir la fatica) ne fece solamente un sommario, lasciando indietro quelle cose
che gli parve: il quale, stampato in francese, molto scorretto, ne  venuto
alle mani; e questo, insieme con una epistola che scrisse l'anno del MDXXII un
detto Massimiliano Transilvano, secretario della maest dell'imperatore,
all'illustrissimo e reverendissimo cardinal Salzeburgense, abbiamo voluto
aggiugnere in questo volume di viaggi, come uno de' maggiori e pi ammirabil
che mai saputo si sia, del quale quelli gran filosofi antichi, udendone
ragionare, resteriano stupefatti e fuor di loro.
E la citt di Vicenza si pu gloriare fra tutte l'altre d'Italia che, oltre
l'antica nobilt e gentilezza sua, oltra molti eccellenti e rari ingegni, s
nelle lettere come nell'armi, abbia anche avuto un gentiluomo di tanto animo
come il detto messer Antonio Pigafetta, che, avendo circondata tutta la balla
del mondo, l'abbia descritta tanto particolarmente. E non  dubbio che dagli
antichi, per una cos stupenda impresa, gli saria stata fatta una statua di
marmo, e posta in luogo onorato, per memoria e per esempio singulare a' posteri
della sua virt. Ma se in questa epistola o sommario si veder qualche
differenza di nomi e cose, non si debbe alcuno maravigliare, percioch
gl'ingegni degli uomini sono varii, e chi nota una cosa e chi un'altra, secondo
paiono loro pi degne: basta che nelle principali si concordano, e molte parti
che da uno sono state lasciate indietro, nell'altro si leggono copiosamente, e
le fabulose notano per quelle che elle sono. Questo si pu ben sicuramente
affermar per ciascuno, che mai gli antichi non ebbero tanta cognizione del
mondo che il sol circonda e ricerca in 24 ore, quanta noi al presente abbiamo
per la industria degli uomini di questi nostri secoli.


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