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Giovanni Battista Ramusio.

Navigazioni e viaggi.

Volume primo.

QUARTA PARTE

Telensin.

Il  regno di Telensin dalla parte d'occidente termina nel fiume Zha e in quello
da Muluia, d'oriente nel fiume Maggiore,  da mezzogiorno nel diserto di Numidia
e  da  settentrione  nel  mare  Mediterraneo.  Questo regno latinamente  detto
Cesaria,  e fu gi da' Romani signoreggiato.  Ma doppo che i Romani levarono il
pi d'Africa,  esso alle mani dei suoi antichi signori ritorn,  i quali furono
Beni Habdulguad, una stirpe del popolo di Magraua.  Costoro tennero la signoria
trecento anni,  insino che vi regn un gran principe, il cui nome fu Ghamrazen,
figliuolo di Zeiien;  e il regno rimase nel lignaggio di costui,  in tanto  che
questi  signori  mutarono  il cognome della casata e furono dipoi chiamati Beni
Zeiien,  cio figliuoli di Zeiien,  che fu  figliuolo  di  Ghamrazen:  dur  il
dominio in questo ultimo lignaggio 380 anni.  Ma fu egli molto molestato dai re
di Fez, cio da quelli della casa di Marin, percioch,  come dicono le istorie,
circa a dieci re di detta casa col valor dell'armi acquistarono questo regno, e
dei  re  della  casa  di  Zeiien a que' tempi quale fu ucciso,  quale menato in
cattivit,  quale si fugg al diserto da' loro  vicini  Arabi.  Eziandio  altre
volte  furono  scacciati  dai  re  di  Tunis;  nondimeno sempre questa famiglia
ritorn al dominio,  e se lo god in pace circa a centoventi anni senza  essere
danneggiato  da niuno straniero,  eccetto che da Abu Feris,  re di Tunis,  e da
Hutmen suo figliuolo,  il quale fece Telensin per un tempo tributario di Tunis,
cio fino a tanto che si mor Hutmen.
Estendesi  questo  regno per lunghezza trecentoottanta miglia,  cio da levante
verso ponente;  ma da tramontana a mezzogiorno   molto  stretto,  e  dal  mare
Mediterraneo  a'  confini  di  diserti di Numidia non c' di spazio venticinque
miglia.  Per tale cagione non mai gli sono mancati danni e  grandissime  offese
dagli Arabi che abitano nella vicina parte del detto diserto.  E di continovo i
re si sono sforzati di tenergli cheti con grandissimi tributi  e  presenti,  ma
non  poterono sodisfare a tutti: e rade volte nel detto regno si pu truovare i
passi sicuri.  Nondimeno in lui  gran traffico di  mercatanti,  s  per  esser
molto vicino a Numidia, s ancora perch esso  scala al paese dei negri.
Sono ancora nel detto due famosi porti,  il porto della citt di Horam e quello
di Marsa Elcabir,  i quali solevano esser frequentati da moltissimi  mercatanti
genovesi  e  veniziani,  dove  facevano grandi traffichi di robe a baratto.  Ma
questi porti furono dipoi presi dal catolico re Fernando,  onde il  regno  fece
gran  perdita,  di maniera che il re Abuchemmeu fu dal suo popolo scacciato,  e
posto nella sedia reale Abuzeuen,  il quale era stato tenuto prigione dal detto
re,  che  era  suo  nipote.  Ma  poco si god egli l'allegrezza del novo regno,
percioch ne fu privo da Barbarossa turco,  il quale con  certo  tradimento  lo
lev  di  vita  e  fecesi re.  Abuchemmeu,  che era stato scacciato dal popolo,
ricorse umilmente alla maest di Carlo imperadore,  ricercando da quello il suo
aiuto contra Barbarossa in riscatto del regno.  L'imperadore, per sua clemenzia
e piet,  gli si mostr molto benigno e diedegli un grande esercito,  col quale
egli  racquist  il regno e scacci Barbarossa,  e prese vendetta nel sangue di
coloro che erano stati auttori del suo  esilio.  Il  che  fatto,  sodisfece  ai
soldati  spagnuoli  e  attese pacificamente ai capitoli a' quali s'era obligato
con l'imperadore, mandandogli ogni anno certo tributo: il che osserv mentre ei
visse.  Doppo la sua morte pervenne il regno a un suo fratello detto  Habdulla,
il  quale  rifiut l'obbedienza e l'osservazion dei patti che il fratello aveva
fatti col detto imperadore,  fidandosi nel braccio di  Suliman,  imperadore  di
Turchi,  il  quale  poco  favore  gli d.  Cos egli fin ora vive e siede nella
signoria.
Le maggiori parti del regno sono  paesi  secchi  e  asperi,  massimamente  quel
tratto  che  risponde  verso  mezzogiorno;  ma  i piani vicini alla marina sono
abbondanti e ripieni di fertilit,  e tutta  la  parte  vicina  alla  citt  di
Telensin    tutta  piana con molti diserti.  Vero  che verso la marina,  cio
dalla banda di ponente,  sono assai monti;  cos ancora nello stato di Tenez  e
sopra  il  paese di Alger sono infiniti monti,  ma tutti fruttiferi.  In questo
dominio sono poche citt e castelli, ma quelli pochi sono buoni e fertili, come
particolarmente vi si dir.


Angad diserto.

Il principio di questo regno dalla parte d'occidente   un  diserto  piano,  ma
aspero  e  secco,  nel  quale  non  si truova n acqua n albero: estendesi per
lunghezza circa a ottanta miglia,  ed  per larghezza  circa  a  cinquanta.  Si
truova per entro gran quantit di capriuoli,  di cervi e di struzzi;  ma vi sta
di continovo una masnada di Arabi assassini, per esser quivi la strada da Fez a
Telensin: e i mercatanti rade volte scampano dalle lor  mani,  massimamente  il
verno,  nel  qual  tempo  gli Arabi che sono pagati per far sicure le strade si
partono e vanno a Numidia.  Sono in questo diserto molti pastori,  ma  i  leoni
mangiano  e  guastano  gran  quantit  delle lor pecore,  e anche degli uomini,
quando possono.


Temzegzet castello.

Temzegzet  un castello posto dove il detto diserto confina col  territorio  di
Telensin,  il quale fu dagli Africani anticamente fabbricato sopra uno scoglio.
E i re di Telensin lo solevano tener molto forte per avere i passi contra i  re
di Fez,  perch il detto castello  quasi su la strada maestra di Fez. Di sotto
a lui passa il fiume Tefme,  e d'intorno al castello v' qualche buon campo  di
terreno,  dove si semina a bastanza degli abitatori.  Il detto, mentre fu sotto
il dominio di Telensin,  fu assai civile;  ma ora che  in poter degli Arabi  
divenuto quasi una stalla, percioch essi altro non vi tengono che i loro grani
e  bastili  dei  camelli.  Il suo popolo si fugg per li mali trattamenti delli
detti Arabi.


Izli castello.

Izli  un castello antico,  edificato dagli Africani in una  pianura  la  quale
confina  col  detto diserto.  V' d'intorno qualche poca quantit di terreno da
seminare orzo e panico.  Il detto anticamente fu bene abitato e cinto di  buone
mura,  le quali nelle guerre furono gettate a terra, e rimase per qualche tempo
privo di abitazione.  Fu poi riabitato da certi uomini che vivono  a  guisa  di
religiosi,  e sono molto onorati dal re di Telensin e dagli Arabi. Questi danno
mangiare e bere graziosamente a tutti i passaggieri tre d per  l'ordinario  de
bando.  Le case del detto castello sono basse e triste: i muri hanno di creta e
i coprimenti di paglia. Appresso il castello passa un capo d'acqua, della quale
ne adacquano i loro terreni,  percioch questo paese  tanto caldo che,  se non
si adacquasse, non vi potrebbe nascere frutto alcuno.


Guagida citt.

Guagida    una  citt  antica,  edificata  dagli Africani in una pianura molto
larga,   discosta  dal  mare  Mediterraneo  circa  a  quaranta   miglia   verso
mezzogiorno,  e  da  Telensin  quasi  altretanto.  Da  mezzogiorno e da ponente
confina col diserto di Angad;  e tutti i suoi terreni sono  abbondantissimi,  e
d'intorno la citt v'ha molti giardini,  massimamente d'uva e di fichi.  Per la
citt passa di dentro un capo d'acqua,  della quale gli abitatori si servono  e
per bere e per altre cose necessarie.  Le sue mura furono molto forti e alte, e
cos furono le case e  le  botteghe  fatte  con  bella  sorte  d'edificio;  gli
abitatori  ricchi,  civili e valenti: ma nelle guerre che seguirono tra i re di
Fez e i re di Telensin, per aversi ella accostata ai re di Telensin,  fu questa
citt saccheggiata e distrutta. Ma acchetate le guerre s'incominci ad abitare,
e molte case vi furon rifatte;  ma invero non ritorn al primiero essere, n vi
sono ora pi che millecinquecento case abitate, e gli abitatori sono poveri, s
come quelli che pagano tributo al re di Telensin e agli Arabi  lor  vicini  nel
diserto di Angad, i quali vanno vestiti a modo di contadini, con panni grossi e
corti.  Usano  d'allevar molti belli e grandi asini,  di cui ne nascono belli e
gran muli,  i quali vendono per caro prezzo  in  Telensin.  La  lingua  loro  
africana antica, e pochi sono che sappino parlare l'arabico corrotto all'usanza
dei cittadini.


Ned Roma citt.

Ned Roma citt fu anticamente edificata da' Romani, quando essi signoreggiarono
quella  parte:  e  la  edificarono  con largo circuito in una pianura vicina al
monte circa a due miglia,  e discosta dal mare Mediterraneo circa a  dodici;  e
d'appresso  alla detta citt passa un fiume non molto grande.  Dicono li nostri
istorici che i Romani la fabricarono in quel sito e alla  medesima  forma  come
sta  e  si  vede  Roma: e per tal cagione fu cos detta,  percioch ned,  nella
lingua africana, risuona quanto similis nella latina.  Le mura sono intere,  ma
le  case  furon  disfatte  e  ora  ritornate  in pi con brutta fabbrica.  Sono
d'intorno a lei alcune poche reliquie di  romani  edifici.  La  campagna  della
detta citt  abbondantissima,  e d'intorno sono molti giardini e terreni,  ne'
quali si truova gran quantit di quegli alberi che fanno le carobbe.  Del quale
frutto cos nella citt come nel contado s'usa mangiar molta copia, e di queste
cavano assai mele,  che poi in alcuni lor cibi adoperano.   la citt oggi poco
meno che civile,  percioch vi sono molti artigiani,  spezialmente tessitori di
tele  bambagine,  percioch molta copia di bambagio suol nascere in quel paese.
Costoro si possono chiamar quasi liberi,  conciosiach,  avendo in lor favore i
vicini montanari,  il re non pu trarre dalla citt utile alcuno;  e mandandovi
governatori, costoro, se a loro piacciono, gli accettano,  se non piacciono gli
rimandano adietro.  Pure,  per sicurt di potere introdurre le loro mercatanzie
in Telensin, sogliono alle volte mandare al re qualche piccolo presente.


Tebecrit citt.

Tebecrit  una piccola citt,  edificata dagli Africani sul  mare  Mediterraneo
sopra uno scoglio,  discosta da Ned Roma circa a dodici miglia;  e vicino a lei
sono monti alti e asperi,  ma molto abitati.  Gli abitatori della  detta  citt
sono  tutti  tessitori  di  tele,  e  hanno molti poderi di carobbe,  e mele in
quantit.  vero che stanno in continova paura di essere di notte assaltati da'
cristiani: perci usano di tenervi notturne e diligenti guardie,  perch per la
povert  loro non hanno facult di far soldati.  I terreni che se gli accostano
sono non meno asperi che magri,  onde non vi nasce altro grano che qualche poco
d'orzo e di panico. Gli abitatori vanno con abiti tristi, e non sono civili, ma
gente grossa.


Hunain citt.

Hunain  una citt piccola e antica,  edificata dagli Africani.  assai gentile
e addorna di civilit,  e ha un piccolo porto,  fatto forte da  due  torri  che
stanno  da ciascun lato.  Questa citt  similmente cinta di forti e alte mura,
massimamente dalla parte che risponde verso il mare.  Le  galee  de'  Veneziani
sogliono  ogni  anno venire al porto della detta citt,  e fanno molto guadagno
con li mercatanti di Telensin,  percioch  discosta da Telensin  non  pi  che
quattordici  miglia;  in  modo  che,  quando  Oran  fu  preso da' cristiani,  i
Veniziani pi non usarono d'andare a Oran, per truovare quella citt ripiena di
soldati spagnuoli,  e i mercatanti di Telensin fecero loro intendere che se  ne
venissero a questa.
Gli abitatori furono nobili e civili,  e quasi tutti lavoravan bambagio o tele;
e le case sono bellissime e addornate,  e cadauna ha un pozzo  d'acqua  viva  e
dolce,  e nella corte hanno viti fatte in pergole.  Le lor case sono saleggiate
di mattoni coloriti,  e cos li tetti delle camere e li muri tutti rivestiti  e
adornati di musaichi.  Ma come s'intese la presa d'Oran,  tutti abbandonoron la
citt, la qual rimase disabitata,  eccetto che 'l re di Telensin usa di mandare
un  castellano nella rocca della terra con qualche fante,  non per altro se non
per dar aviso quando giunge qualche nave di mercatanzia.  E fin al presente  le
possessioni di detta terra fanno frutti in quantit,  come ciriegie, crisomeli,
pomi, peri, persiche, fichi infiniti e olive,  ma non c' chi gli raccoglia;  e
sono  sopra  un  fiume  che  passa vicino alla terra,  dove erano fabbricati li
mulini per macinare i grani.  Io,  passandovi appresso,  ne presi gran dolore e
compassione,  considerando la calamit nella qual detta citt era venuta.  E mi
trovavo con un secretario del re di Telensin,  il qual and per aver la  decima
d'una nave de Genovesi,  la qual port tanta robba di Europa che forn Telensin
per cinque anni: e la decima che tocc al re fu di quindecimila ducati d'oro in
oro, secondo che detto secretario mi mostr.


Haresgol citt.

Haresgol fu una citt grande e  antica,  edificata  dagli  Africani  sopra  uno
scoglio  cinto  dal  mare  Mediterraneo  d'ogni  lato,  eccetto  dalla parte di
mezzogiorno,  dove  una via che per la costa  del  detto  conduce  alla  terra
ferma.  Era discosta da Telensin circa a quattordici miglia verso tramontana, e
fu in lei molta civilit e molto popolo. Vi regn Idris,  fratello del padre di
quello Idris che edific Fez, per elezione del suo popolo; e rimase la signoria
nella  famiglia  di  costui  cento  anni.  Venne  dipoi  un  re e pontefice del
Chairaoan,  il quale distrusse questa  citt:  e  rimase  disabitata  presso  a
centoventi  anni.  Doppo il qual tempo fu riabitata da alcune genti che vennero
della Granata con l'esercito di Mansor,  consigliere di Cordova,  il  quale  la
fece  rinovar,  per qualunque bisogno gli occorresse di mandare i suoi eserciti
in Africa. Ma, poich Mansor si mor e il suo figliuolo Mudaffir,  allora tutti
i soldati furono scacciati e distrutti dal popolo di Zanhagia e di Magraoa.  Fu
ancora questa citt altre volte disfatta,  come negli anni quattrocentodieci di
legira appare.

La gran citt di Telensin, ora detta di Tremisen.

Telensin    gran  citt  e sedia reale,  ma non si truova nelle istorie chi la
edificasse.  Truovasi bene che ella era una piccola citt,  e che con la rovina
della sopradetta Haresgol incominci a crescere e allargarsi, massime dipoi che
gli  eserciti  di  Mansor  furon  scacciati:  allora,  regnando  la famiglia di
Abdulguad,  la detta in modo ampli i suoi termini che,  nel tempo del  re  Abu
Tesfin, pervenne a numero di sedicimila fuochi.
Ed era in lei invero grandissima civilit, ma molto molestata da Giuseppe re di
Fez,  il  quale  sette  anni  le  tenne lo assedio d'intorno con quasi infinito
esercito, fabbricandoli una piccola terra dalla parte di levante,  e la ridusse
a tale che il popolo,  non potendo soffrire la carestia,  si lament al re.  Il
quale rispose che egli volentieri gli darebbe a mangiare la carne  sua,  quando
ella  fosse  bastante a pascer tutti,  stimando ci poco prezzo al merito della
loro fedelt;  e col fine delle parole fece vedere a molti quale  era  il  cibo
della  sua  cena di quel giorno,  il quale era carne di cavallo cotta in orzo e
foglie di melangole: a tanto che 'l  popolo  conobbe  che  la  penuria  del  re
avanzava quella di ciascun privato.  Il re allora, fatti chiamare li figliuoli,
fratelli e nepoti,  fece una bellissima orazione,  conchiudendo  che  esso  era
disposto di valorosamente morire fra i nimici col ferro in mano,  pi tosto che
vivere in cos vituperosa e misera vita;  perci chi fosse seco  d'un  medesimo
animo  il d sequente lo seguitasse: il che tutto il popolo parimente mostr di
consentire.  Ma volle la sorte buona che,  l'istessa mattina per la quale s'era
ordinato  il  fatto  d'arme,  il re Giuseppe fu ucciso nel suo campo da uno de'
suoi per isdegno.  La qual novella,  pervenuta nella citt,  s come agghiacci
l'animo  di  quelli  di fuora,  cos accrebbe ardimento e forza al ben disposto
popolo,  onde,  col suo re uscito alla campagna,  n'ebbe con picciola fatica la
non  prima  sperata  vettoria.  E oltre che uccise una grandissima quantit dei
nimici  che  disordinatamente  fuggivano,   e'  si  fece  anco  padrone   delle
vettovaglie e di molti bestiami,  ch'essi furono a lasciare costretti.  Cos la
carestia di pur dianzi si cambi in somma abbondanza;  nondimeno ciascuno molto
si risentiva del danno avuto nella lunghezza dell'assedio.
Ora, passati che furono quaranta anni, Abulhesen, quarto re di Fez e della casa
di  Marin,  fece edificare una citt vicina a Telensin circa a due miglia dalla
parte di ponente,  e con molto esercito cinse la  citt  d'assedio  per  trenta
mesi,  ciascun  giorno  dandole  crudelissima e aspra battaglia e ogni notte un
bastione fabbricando,  di maniera che condusse  securamente  lo  esercito  fino
sotto  le  mura,  ed  entr  per  forza  d'arme nella detta citt,  la quale fu
saccheggiata,  e il re fu menato prigione al  re  di  Fez:  ed  egli  gli  fece
tagliare la testa e gittare il corpo nelle brutture della citt.
Questo fu il secondo danno che ricev Telensin;  pure,  dapoi che manc la casa
di Marin,  la citt fu ristorata alquanto e incominci a rinovarsi la civilit,
tanto che 'l numero delle case arriv a dodicimila fuochi.
E tutte l'arti e le mercanzie sono separate in diverse piazze e contrade,  come
abbiamo detto di Fez;  ma le case nel vero sono assai di minore spesa di quelle
che sono in Fez. Sono in lei molti bellissimi tempii, ben ordinati e forniti di
sacerdoti  e  di  predicatori;  sonvi  somigliantemente cinque belli collegi di
scolari,  molto ben fabricati e ornati di musaico e d'altri lavori,  de'  quali
alcuni furono edificati dai re di Telensin e alcuni dai re di Fez.  Ancora sono
per lei molte stufe grandi e d'ogni qualit,  ma  non  hanno  tanta  abbondanza
d'acqua come quelle di Fez.  Osterie ve ne sono molte all'usanza africana,  tra
le quali ve ne  sono  due  nelle  quali  alloggiano  i  mercatanti  genovesi  e
veneziani.  V' una gran regione,  o contrada che dire la vogliamo, nella quale
si stanno molti giudei  quasi  tutti  egualmente  ricchi,  e  portano  in  capo
dolopani  gialli  per  esser conosciuti dagli altri;  ma un tempo questi giudei
furon  ricchissimi,   percioch  nella  morte   del   re   Abuhabdilla   furono
saccheggiati,  nell'anno  novecentovintitre di legira,  onde oggi sono divenuti
quasi mendichi. Sono nella detta citt molti fonti, ma i capi sono di fuori, di
maniera che con poca fatica dai nimici possono esser loro  levate  l'acque.  Le
mura di lei sono molto alte e forti,  le quali danno l'entrata per cinque molto
commode e ben ferrate porte: e in queste sono le loro loggette,  dove si stanno
gli  uficiali,  i  guardiani  e  i gabellieri.  Nella parte di mezzogiorno  il
palazzo reale, cinto intorno d'altissimi muri a guisa d'una fortezza, dentro il
quale vi sono molti altri palazzetti con li loro giardini e fonti: e tutti sono
fabricati superbamente e con bellissima architettura.  Ha due porte,  una verso
la campagna,  cio scontro al monte,  e l'altra dentro della citt, dove sta il
capitano della guardia.  Di fuori della citt sono bellissime  possessioni  con
bellissime case,  nelle quali sogliono abitare i cittadini al tempo della state
con molto loro diporto,  percioch,  oltre alla piacevolezza del sito,  vi sono
acque fresche di pozzi e di fontane vive. Quivi sono bellissimi pergolati d'uve
d'ogni  colore  e di sapor delicatissimo;  quivi ciriegie d'ogni qualit,  e in
tanta copia che  io  non  ne  viddi  altrove  altretante  giamai;  quivi  fichi
dolcissimi,  i  quali  sono  negri,  grossi  e molto lunghi: questi si sogliono
seccare e mangiarsi il verno; quivi persiche, noci, mandorle, melloni, cetrioli
e diversi altri frutti.  E discosto quasi tre miglia dalla citt verso  levante
sono  molti  mulini  da  macinar  grano,  sopra un fiume detto Sefsif;  vi sono
eziandio altri mulini pi vicini alla citt, in una costa del monte Elcalha.
Verso mezzogiorno,  tornando dentro la citt,  sono similmente molti  giudei  e
avvocati e notari, i quali difendono le cause che cascono in questione; e sonvi
molti  scolari  e  lettori  in  diverse  facult,  s in legge come di scienzie
naturali, i quali hanno le loro provisioni ordinarie dai cinque collegi. E sono
tutti gli abitatori divisi in quattro parti,  cio  quale    artigiano,  quale
mercatante,  quale  scolare e quale soldato.  i mercatanti sono uomini giusti e
molto leali e onesti nei loro traffichi, e si dilettano sommamente che la citt
sia fornita;  i loro viaggi fanno per lo pi ai paesi dei negri,  e sono  molto
ricchi  di  facult  e  di danari.  Gli artigiani sono uomini gagliardi di loro
persona,  e vivono vita molto tranquilla e piacevole,  e attendono a darsi buon
tempo.  I  soldati del re sono tutti uomini eletti e molto bene secondo la loro
sufficienza salariati,  talmente che 'l minimo di loro gode tre ducati al  mese
di quella moneta, che fanno tre ducati e mezzo della italiana: e questo salario
 diputato per l'uomo e per lo cavallo,  perch in Africa ogni soldato  inteso
per cavallo leggiero.  Gli scolari sono  molto  poveri,  perch  stanno  in  li
collegi  con una misera qualit,  ma quando ascendano al dottorato,  ciascun di
loro  fatto o lettore o notaio o sacerdote.  I mercatanti e i cittadini  vanno
con  bello  e  onesto  abito,  e alle volte meglio in ordine che quegli di Fez,
percioch nel vero sono pi magnifichi e liberali.  Gli artigiani  ancora  essi
vanno molto pulitamente vestiti,  ma l'abito loro  corto,  e pochi sono quelli
che portino in capo dolopani,  ma solamente alcune  berrette  senza  pieghe,  e
usano cotali scarpe alte insino al mezzo della gamba.  I soldati vestono peggio
di tutto il resto del popolo, percioch portano in dosso un largo camicione con
larghe maniche,  e di sopra un lenzuolo di tela assai largo di bambagio,  e  in
quello s'involgano e aggroppano cos il verno come la state: egli  vero che il
verno  usano  certe  pellicce fatte nella foggia dei detti camicioni di panno e
senza fodera,  e quelli che sono di maggior qualit portano sul camicione altre
vesti di panno, sopra il lenzuolo alcuni cappucci fatti a modo di mantelli, che
gi  si  solevano  portar  nell'Italia  per li viaggi,  e con quelli si possono
quando piove coprire il capo.  Gli scolari vestono secondo la loro  condizione,
percioch chi  montanaro porta abito di montanaro e chi  Arabo porta abito di
Arabo;  ma i lettori,  i giudici,  i sacerdoti e gli altri ministri vestono pi
superbamente.


Costumi e ufici della corte del re.

Vive questo re con gran riputazione, n si lascia vedere n d udienza se non a
uomini grandi e principali della sua corte,  i quali poscia espediscono le cose
secondo  l'ordine  servato.  Nella  detta corte sono molte dignit e ufici.  Il
primo  il luogotenente del re,  il quale rassegna  le  provisioni  secondo  il
valore  e  'l  merito di ciascuno,  ordina gli eserciti,  e talvolta ne va egli
stesso contra a' nimici con la medesima  autorit  del  re.  Il  secondo    il
secretario  maggiore,  che  scrive  e  risponde  in nome del re.  Il terzo  il
tesoriere,  il quale riscuote e serba il danaro delle entrate.  Il quarto   il
dispensatore,  il quale comparte il danaro secondo il mandato del re. Il quinto
 il capitano della porta,  il quale ha il carico della guardia del  palazzo  e
della  persona del re quando egli d udienza.  Sono diversi altri ufici minuti,
come maestro di stalla, capitano di staffieri,  un gran cameriero,  il qual non
serve  ad  altro  se  non  quando d udienza,  perch dentro di casa lo servono
schiavi e le donne sue mogli,  e schiave cristiane,  e molti eunuchi che stanno
alla guardia delle donne.  Il re va con bello e onesto abito, e molto superbo e
pomposo  il cavallo che porta la sua persona.  Nell'ordine quando  ei  cavalca
non sono molte cerimonie n pompe,  perch non tien se non mille cavalli; ma al
tempo delle guerre,  che egli va nell'esercito,  allora congrega Arabi e  altri
paesani di diverse generazioni, e li paga al tempo della guerra. E quando va in
campagna, non mena similmente gran carriaggi n pompe di padiglioni, ma veste e
abita come un privato capitano, e quantunque egli tenga nella sua guardia molti
soldati,  nondimeno  tutte  sono  cose  di poca spesa.  Fa battere ducati d'oro
basso, come sono quelli d'Italia detti bislacchi, ma pesa ciascuno,  per essere
molto larghi, un ducato e un quarto di quegli d'Italia; fa ancora batter monete
d'argento basso e di rame di diverse qualit e sorte.
Il paese  poco, e poco eziandio abitato; ma per esser la scala fra la Europa e
l'Etiopia,  il  re  vi  cava  assai  grande utilit dell'intrare e uscire delle
mercanzie,  e massimamente dapoi che Oran  stato occupato da'  cristiani.  Ch
gli  ha  parso d'aggiunger molti dazii e gabelle alla citt,  la qual nel tempo
degli altri re era libera, per la qual cosa si concit l'odio del popolo,  qual
dur  fino alla sua morte;  ed essendoli successo il figliuolo,  con opinion di
tener ancor lui dette  gabelle,  fu  scacciato  e  privato  del  regno,  e  per
riacquistarlo convenne andar a buttarsi a' piedi di Carlo imperadore, qual come
abbian  detto  lo  fece ritornar in casa.  Pur di continuo questo reame ha dato
d'intrata per molti anni trecento e anco quattrocentomila ducati, nel tempo che
Oran era sotto il suo dominio,  ma quasi la met si dispensa  nelle  provisioni
degli  Arabi  e per la custodia del regno;  vi sono poi salarii di soldati e di
capitani e cortigiani principali,  e anco il re spende largamente in casa sua e
nelle pompe di casa,  per esser molto liberale e cortese signore.  Io non pochi
mesi ho consumato nella sua corte in diverse volte che vi sono stato,  e  molte
cose  ho  pretermesso d'intorno al costume e gli ordini particolari,  per esser
elle conformi a quelle che io vi ho ricontato di Fessa, e per non v'infastidire
con pi lunga descrizione.




Hubbed citt.

Hubbed  una citt piccola come un borgo,  discosta  da  Telensin  circa  a  un
miglio e mezzo verso mezzogiorno,  nel monte,  molto civile e abitata: sonvi in
lei assai artigiani, massimamente tintori di panni.  Quivi  un grande e famoso
santo  sepolto  in un tempio,  e discendesi alla sua sepoltura per molti gradi;
gli abitatori convicini molto l'onorano,  votandosi a quello e  molte  limosine
per  suo  amore  faccendo:    detto  Sidi  Bu  Median.  V' ancora un collegio
bellissimo per scolari,  e uno spedale per alloggiar forestieri,  i quali furon
fabricati  da alcuni re di Fez della casa di Marin,  come in certe tavolette di
marmo dove sono descritti lor nomi si legge.


Tefesra.

Tefesra  una piccola citt in una pianura, discosta da Telensin circa quindici
miglia,  nella quale sono molti fabbri,  percioch in questa citt si  truovano
molte  vene  di ferro;  e i terreni d'intorno sono buonissimi per grano.  Negli
abitatori  poca civilit,  perch il loro esercizio altro non  che di lavorar
ferro e di portarnelo a Telensin.


Tessela.

Tessela  fu una citt antichissima,  la quale fu edificata dagli Africani in un
gran piano che si estende forse a venti miglia,  e in questo  nasce  buonissimo
grano e bello,  s di colore come di grandezza: e quasi il detto piano solo pu
fornir Telensin di grano.  Gli abitatori abitano in  padiglioni,  percioch  la
citt fu destrutta, e il nome rimase al piano. Pagano eziandio molto tributo al
re.


Beni Rasid provincia.

Beni Rasid provincia s'estende per lunghezza circa a cinquanta miglia,  cio da
occidente verso oriente,  e per  larghezza  venticinque.  E  l'una  parte,  che
riguarda verso mezzogiorno,   tutta pianura,  e l'altra,  che s'indrizza verso
tramontana,  quasi tutta colline: ma sono tutti comunemente buoni terreni. Gli
abitatori di questa provincia si dividono in due parti.  Una parte abita  nelle
dette  colline  in  case  assai  commode  e murate,  e queste genti coltivano i
terreni e le viti e attendono all'altre cose necessarie. L'altra parte  di pi
nobili,  quali hanno le loro stanze nella campagna e alloggiano ne' padiglioni,
e  hanno cura delle bestie,  tenendo molti camelli e cavalli: questi sono molto
agiati, pure pagano certo tributo al re di Telensin. Quelli delle colline hanno
molti casali,  ma due sono i primieri.  Uno  detto Chalhat Haoara,  nel  quale
sono circa a quaranta case d'artigiani e di mercatanti, ed  fatto a modo d'una
fortezza  nella  costa  d'un  monte  fra certe valli.  L'altro  appellato Elmo
Hascar,  dove suole abitare il luogotenente del re con li suoi  cavalli:  e  in
questo  si  suol  fare la giobbia un mercato,  nel quale si vende gran copia di
bestiami,  di grani,  di zibibbo,  di fichi e mele,  ed eziandio vendonsi molti
panni del paese e altre cose di minor valore,  come sono funi, selle, briglie e
fornimenti di cavalli.  Io fui molte volte in questo paese,  ma  il  pi  delle
volte  mi  fu  involato qualche cosa,  perch quivi sono ladri solennissimi.  E
questa provincia d d'intrata l'anno al re di Telensin venticinquemila  ducati,
e fa circa altretanti uomini combattenti fra a piedi e a cavallo.


Batha citt.

Batha  citt fu grande e civile e assai abitata,  e fu edificata dagli Africani
alla nostra et in una bellissima e larga pianura, nella quale nasce gran copia
di grano.  Soleva render di frutto al re di Telensin circa a ventimila  ducati,
ma  fu  rovinata  nelle  guerre  che  furono  fra i re di Telensin e certi loro
parenti,  i quali abitano nel monte di Guanseris.  E per avere  essi  avuto  il
favore  del  re  di Fez,  occuparono molto paese del regno di Telensin,  quelle
citt e luoghi che non poterono tenere distruggendo e abbruciando,  di  maniera
che  oggi  non  si  vede  altro della detta citt che certe piccole fondamente.
Appresso il luogo dove ella fu passa un fiume non molto grande,  su le rive del
quale erano molti giardini e fertilissimi terreni.
La pianura eziandio tutta rimase disabitata, per insino che vi venne ad abitare
con molti suoi seguaci un romito al modo loro,  qual si teneva esser santo,  il
quale fece coltivare il terreno, e crebbe in tanta copia di buoi,  di cavalli e
di pecore,  ch'egli medesimo non sa il numero.  Perch n lui n li suoi pagano
cosa alcuna alli re n agli Arabi, per esser tenuto, come abbian detto,  santo;
e mi  stato detto da molti suoi discepoli che la decima di detti terreni d di
rendita  l'anno  da  ottomila  moggia  di grano.  Ha da cinquecento cavalli fra
maschi e femine, diecimila pecore,  duemila buoi,  e ogni anno da diverse bande
del  mondo  e  da  diverse  persone  ha  d'offerta  e di limosina da quattro in
cinquemila ducati,  perch la fama sua  andata per tutta l'Asia  e  per  tutta
l'Africa, e sono cresciuti in grandissimo numero i suoi discepoli, e quelli che
abitano con esso possono esser da cinquecento, quali vivono tutti a sue spese e
l'aiutano in molte cose. A costoro non li d n penitenza n di far cose se non
l'ordinarie orazioni,  cio gli d alcuni nomi di Dio e comandali che invochino
il nome di Dio con quelli tante volte al giorno; e per questa causa vi concorre
infinito numero di persone che vogliono esser suoi discepoli,  li  quali,  come
gli ha instrutti, ritornano a casa. Tien cento padiglioni, alcuni per alloggiar
forestieri,  altri per pastori, altri per la famiglia. Ha questo buon e valente
romito quattro mogli e assai schiave,  e di quelle  molti  figliuoli  maschi  e
femine,  quali  tutti vanno vestiti molto pomposamente,  e detti suoi figliuoli
hanno ancor moglie e figliuoli,  in modo  che  fra  la  sua  famiglia  e  delli
figliuoli sono pi di centocinquanta bocche. Costui  tanto onorato dagli Arabi
e in tanta estimazione, che 'l re di Telensin triema di lui.
Io,  desideroso  di cognoscere quel che costui era,  vi sono stato ad alloggiar
con lui tre giorni continui,  e ogni sera ha cenato seco in  certe  sue  stanze
secrete,  dove  fra  l'altre  cose  m'ha mostrato alcuni suoi libri in magica e
alchimia,  e voleva provarmi che la magica  vera scienza,  in modo che  mi  ho
dubitato  che  costui  sia mago,  non per altra causa se non perch l'ho veduto
tanto venerato e onorato,  senza che lui facci n  dichi  n  operi  altro  che
quella invocazion di Dio con quelli suoi nomi.


Oran citt.

Oran    una  citt  grande la quale fa circa a seimila fuochi,  e fu edificata
dagli antichi Africani sul mare Mediterraneo,  discosta  da  Telensin  circa  a
cento  e  quaranta  miglia.  Questa  citt   fornita di tutti gli edifici e di
quelle cose che appartengono alla civilit,  come di  tempii,  di  collegi,  di
spedali,  di stufe e di osterie.  Ha d'intorno alte e belle mura, e una parte 
nel piano e un'altra in luogo montuoso ed elevato. La pi parte degli abitatori
furno artigiani e tessitori di tele,  e v'erano molti  cittadini  che  vivevano
d'entrata;  ma non fu molto abbondante, percioch non vi si mangiava altro pane
che d'orzo.  Come si sia,  la gente era tutta piacevole,  benigna e  amica  de'
forestieri.  E  fu  questa  citt  molto  frequentata  da mercatanti catalani e
genovesi,  ed evvi fin ora una  loggia  la  quale  si  domanda  la  loggia  de'
Genovesi, perch vi alloggiavano i Genovesi.
Furon  questi  di  Oran di continovo nimici del re di Telensin,  n volsero mai
accettare alcun suo governatore,  ma solum hanno accettato un suo  tesoriere  e
fattore  per  riscuotere  l'entrate  del  porto della detta citt;  e il popolo
elegge un lor primario del consiglio,  che ha  la  cura  delle  cose  civili  e
criminali.  E i mercatanti solevano tener sempre fuste e brigantini armati, coi
quali corseggiando facevano molti danni in Catalogna e  nell'isole  di  Ieviza,
Maiorica e Minorica, di modo che avevano ripiena la citt di schiavi cristiani.
Ma  Fernando  re  di  Spagna  mand una grande armata a combatter contra quelli
d'Oran,  per levare i cristiani da s gravi e spessi danni,  la quale armata fu
rotta per causa di molti disordini.  D'indi a molti mesi,  con l'aiuto d'alcuni
vescovi e del cardinale di Spagna, ne rifece una maggiore,  e con questa in una
giornata  fu presa la citt,  perch il popolo disordinatamente usc fuori alla
battaglia e lasci la citt vota: il che conosciuto  da'  Spagnuoli,  mandarono
essi  una  parte  delle  lor  genti da un altro lato alla citt,  i quali,  non
trovando altro contrasto  che  di  femine  che  erano  salite  sopra  le  mura,
agevolmente  v'entrarono,  e  mentre  di  fuori  si combatteva,  questi uscendo
d'improviso gli assaltarono dopo le spalle.  E come che i Mori,  avendo  veduti
gli  stendardi  di  cristiani sopra le mura,  s'avessero incominciato a ritirar
verso la citt per discacciar quegli che v'erano entrati,  nondimeno fra  l'una
parte e l'altra i miseri furono serrati,  in modo che pochi vi scamparono vivi.
In cotal guisa ebbero gli Spagnuoli Oran,  che fu negli anni novecentosedici di
legira.


Mersalcabir.

Mersalcabir    una  piccola citt edificata a' nostri tempi dai re di Telensin
sul mare Mediterraneo,  discosta da Oran  poche  miglia.  La  significazion  di
questo  nome  nella  lingua italiana  "il porto grande",  percioch ella ha un
porto al quale non penso che sia simile in tutto il mondo:  in  lui  largamente
possono  capire  centinaia  di  nave e di galee,  ed  da tutte le parti sicuro
d'ogni fortuna e offesa di venti.  A  questo  solevano  ridursi  le  galee  de'
Veneziani  ne'  tempi  pericolosi,  mandando le loro mercanzie con le barche ad
Oran, percioch ne' buoni tempi dirittamente se n'andavano alla piaggia d'Oran.
Fu questa citt presa da' Spagnuoli nella medesima forma che fu Oran.


Mezzagran.

Mezzagran  una citt piccola,  edificata dagli Africani sul mare Mediterraneo,
e d'appresso lei il fiume Selef entra nel detto mare.  assai abitata e civile,
ma molto molestata dagli Arabi,  e il suo governatore poco pu di dentro e meno
di fuori.


Mustuganin.

Mustuganin  una citt edificata dagli Africani sul mare Mediterraneo, discosta
dalla sopradetta circa a tre miglia verso levante nell'altra parte  del  fiume.
Fu  civile e molto abitata ne' tempi antichi,  ma dipoi che incominci a mancar
la potenza de' re di Telensin,  ella fu molto aggravata  dagli  Arabi,  per  s
fatto  modo  che  oggid    declinata  due terzi.  Pure fa da millecinquecento
fuochi,  ed  in lei un bellissimo tempio,  e vi sono molti artigiani tessitori
di tele. Le case sono belle, n vi mancano molti fonti; e passa per la citt un
fiumicello  sopra  il  quale sono molti mulini;  e fuori della citt sono molti
belli giardini,  ma per la maggior parte  abbandonati.  Tutto  il  suo  terreno
infine    buono  e  fertile.  E  ha la detta citt un piccolo porto,  al quale
sovente vengono molti legni d'Europa,  ma fanno poche faccende,  percioch  gli
abitatori sono molto poveri.


Bresch.

Bresch  una antica citt edificata da' Romani sul mare Mediterraneo,  discosta
dalla sopradetta molte miglia.  molto abitata, ma da un rozzo popolo, il quale
per la maggior parte  tessitore di tele;  ma  tutti  sono  comunemente  uomini
agili e gagliardi come leoni.  Usa ciascun di loro di dipingersi una croce nera
sopra le guancie e un'altra sopra la mano,  cio nella  palma  sotto  le  dita:
cotal  usanza  servano tutti i montanari d'Alger e di Buggia,  percioch dicono
gli istorici africani che infiniti paesi,  riviere e monti furon  dominati  dai
Gotti,  e molti Mori diventarono cristiani. Onde i re de' Gotti commisero che a
questi non si togliesse tributo alcuno,  ma percioch nel tempo  del  pagamento
de'  tributi  tutti dicevano ugualmente esser cristiani,  n si conosceva quali
fossero in effetto,  fu ordinato che i cristiani si facessero questa tal croce.
Ma  poi  che  a'  Gotti  fu  levato il dominio,  tutti ritornarono alla fede di
Maumetto;  nondimeno di tempo in tempo rimase l'uso di portar le  croci,  delle
quali  infiniti  non  sanno  la  cagione:  usano  eziandio  cos  i  signori di
Mauritania come le persone ignobili di farsi una croce  nella  guancia  con  la
punta d'un ferro, e di cos fatti alcuni se ne veggono nell'Europa.

Questa  citt  molto abbondante,  massimamente di fichi,  e d'intorno ha belle
campagne, dove nasce assai copia di lino e d'orzo. Gli abitatori tengono lega e
amicizia coi vicini montanari, col favor di quali cento anni si difesero liberi
dalle gravezze,  per insino al tempo del sopradetto Barbarossa turco,  il quale
molto gli grav.  Non pochi di costoro sogliono portar fichi e lino per mare ad
Alger e a Buggia e a Tunis,  de' quali ne  fanno  buon  guadagno.  Nella  citt
rimangono molte vestigia degli edifici e fabriche de' Romani,  e di quelli sono
fatte le mura.


Sersel citt.

Sersel  una citt grande e antichissima,  edificata pur da'  Romani  sopra  il
mare Mediterraneo; ma dipoi fu presa da' Gotti, e finalmente da' maumettani. Il
circuito  di  questa  citt fa circa a otto miglia di mura altissime e fatte di
pietre grossissime e lavorate.  E nella parte ch' sul mare si  vede  il  corpo
d'un tempio grande e alto di marmo,  fatto pure da' Romani, e fino al giorno di
oggi vi resta quella parte di dentro tutta di marmo.  E un tempo soleva  essere
una  gran rocca sopra uno scoglio che riguarda molte miglia in mare.  D'intorno
sono belli e buoni terreni.  E come che ella fosse molto distrutta  da'  Gotti,
nondimeno,  dominandola i maumettani, fu una parte di lei assai abitata, e dur
forse 500 anni.  Nelle guerre poi,  le quali furono fra i re di Telensin e quei
di  Tunis,  ella fu abbandonata e rimase disabitata circa a trecento anni,  per
insino che Granata  fu  presa  da'  cristiani.  Allora  vennero  in  lei  molti
Granatini,  i  quali rifecero in buona parte le case e la rocca e coltivarono i
terreni.  Dipoi fecero molti legni per navigare,  essendosi  dati  al  mestiero
della seta,  percioch trovarono in quel paese infinita quantit d'alberi mori,
s di negri come di bianchi. Cos crebbero di giorno in giorno,  tanto che essi
pervennero  al  numero  di milledugento case,  n ad altri furon soggetti che a
Barbarossa,  al quale tuttavia non danno pi  che  trecento  ducati  l'anno  di
tributo.


Meliana.

Meliana  una citt grande e antica fabricata da' Romani, e fu da loro chiamata
Magnana,  ma gli Arabi corruppero il vocabolo.  Questa citt  posta su la cima
d'un monte, discosta dal mare Mediterraneo circa a quaranta miglia,  cio dalla
sopradetta.  Il  monte dove  edificata  tutto ripieno di fonti e di boschi di
noci,  di maniera che n si comperano n appena  si  raccolgono.  D'intorno  la
citt  sono  alte  e  antiche mura.  Da un lato della citt sono rupe sopra una
valle profondissima;  dall'altro la citt pende dalla cima del monte a guisa di
Narni,  che   vicina a Roma.  Le sue case sono belle,  e tutte hanno di dentro
bellissime fontane. Gli abitatori quasi tutti sono artigiani, tessitori di tela
e torniatori, i quali fanno bellissimi vasi di legno;  vi sono ancora molti che
attendono  al  lavor de' terreni.  Visse ciascuno in libert insino al tempo di
Barbarossa, il quale se gli fece tributari.


Tenez citt.

Tenez  citt grandissima,  edificata dagli antichi Africani su la  costa  d'un
monte,  discosta  dal  mare  Mediterraneo pochi passi.   tutta cinta di mura e
abitata da un gran popolo,  ma molto rozzo;  e fu  sempre  soggetta  al  re  di
Telensin.  Ma  quando  venne a morte il re Mahumet,  che fu avolo di questo che
oggid regna, lasci tre figliuoli: l'uno maggiore di et detto Abuabdilla,  il
secondo chiamato Abuzeuen, e il terzo appellato Iahia. Il maggiore successe nel
regno.  I  due  fecero  un  trattato  con  certi  cittadini d'ucciderlo,  ma il
tradimento fu scoperto,  per il che Abuzeuen fu preso e posto in  prigione.  Ma
dapoi che 'l popolo scacci il re Abuchemmeu,  egli non solo ebbe la libert ma
la corona del regno, per insino a quel tempo che Barbarossa l'uccise,  come s'
detto  di  sopra.  Il  terzo  fugg  a Fez ponendosi nelle braccia del re,  con
licenza del quale, chiamato dal popolo di Tenez, fu incoronato re e regn molti
anni,  doppo la sua morte rimanendo il regno a un  piccolo  suo  figliuolo,  il
quale  fu  similmente  scacciato  da  Barbarossa.  Perci ricorse ancora egli a
Carlo,  allora solamente re di Spagna:  ma,  tardando  l'aiuto  di  Carlo  alla
promessa,  e  costui  restando appresso il detto Carlo,  venne la fama che egli
insieme con un suo fratello s'era battezzato,  onde Tenez si  rimesse  in  mano
d'un fratello di Barbarossa.  In questa citt non  civilit alcuna,  e nel suo
terreno si raccoglie assai grano e mele; nel resto rende poca utilit.


Mazuna citt.

Mazuna  una citt antica,  edificata secondo alcuni dai Romani,  discosta  dal
mare  Mediterraneo  circa a quaranta miglia.  Circonda assai terreno,  e le sue
mura sono forti, ma le case brutte e vili;  v' un tempio con alcune moschitte.
Egli  vero che ne' tempi antichi fu molto civile, ma molte volte saccheggiata,
quando  dai re di Telensin e quando da suoi rubelli.  E nel dominio degli Arabi
segu l'ultima sua rovina,  di modo che oggi pochi abitatori vi sono rimasi,  e
questi  sono  o  tessitori di tele o lavoratori di campi,  e sono tutti poveri,
perch gli Arabi gli aggravano troppo. Li suoi terreni sono buoni e abbondanti.
Si vedono vicine alla detta citt molte terre rovinate,  edificate da'  Romani,
le  quali non hanno alcun nome cognito appresso di noi,  ma si conosce che sono
de' Romani per infinite lettere che si  truovano  intagliate  sopra  tavole  di
marmo: e li nostri istoriografi non ne hanno fatto menzione.


Gezeir, cio Alger.

Gezeir  vuol  dire  "l'isole",  e  questa  citt   cos detta per esser vicina
all'isole di Maiorica,  Minorica e Ievizza: ma gli Spagnuoli la chiamano Alger.
  citt  antica  ed  edificata da un popolo africano chiamato Mezgana,  perch
appresso gli antichi questa si chiama Mezgana.   molto grande  e  fa  circa  a
quattromila  fuochi;  le  sue  mura sono bellissime e fortissime e fabricate di
grosse pietre,  e sono in lei di belle case  e  belle  e  ordinate  piazze,  in
ciascuna delle quali  la sua arte separata. E similmente vi sono molte osterie
e stufe, ma fra l'altre fabriche v' un bellissimo tempio e molto grande, posto
sopra il lito del mare,  e dinanzi al tempio verso il detto mare  un corridore
maraviglioso su le proprie mura della citt, dove percuotono le onde. D'intorno
alla citt si veggono molti giardini e terreni fruttiferi,  e d'appresso,  cio
dalla  parte di levante,  passa un fiume sopra il quale sono i mulini: e questo
fiume serve ai commodi della citt,  s di bere come d'altro.  Le pianure  sono
bellissime,  massimamente una che  chiamata Metteggia, la quale  lunga presso
a quarantacinque miglia e larga trenta,  dove nasce moltissimo e  perfettissimo
grano.
Questa citt fu lungo tempo sotto il dominio di Telensin,  ma poi che fu creato
nuovo re in Buggia,  ella si diede a quel re,  per  essere  al  suo  regno  pi
vicina.  Vedendo questo popolo che 'l re di Telensin non li poteva dar aiuto, e
lo re di Buggia li pol far gran danno,  mandarono a darli obedienza e  tributo,
ma  furon  quasi  liberi.  Gli abitatori dapoi,  armati certi legni,  divennero
corsali, e molto infestavano le sopradette isole e anco le rive di Spagna.  Per
il che il re catolico Ferdinando mand all'assedio della detta citt una grossa
armata,  la qual sopra un scoglio che  dirimpetto alla citt fabric una bella
e gran fortezza,  ed era tanto vicina che gli schioppi aggiongevan in la terra,
non che l'artiglieria, che passavan le mura da un canto all'altro, di sorte che
furon  astretti di mandar un ambasciatore in Spagna,  e fecero triegua per anni
dieci pagando certo tributo: il che li concesse il detto re  catolico.  E  cos
rimasero in pace molti mesi.
In questo tempo Barbarossa and all'assedio di Buggia, dove, presa che ebbe una
delle  fortezze  fabricata  per  Spagnuoli,  si  mise  all'assedio  dell'altra,
pensando che, auta quella, ricupereria tutto il regno di Buggia.  Ma ci non li
venne  fatto,  perch  tutti li popoli abitatori di monti ch'eran venuti in suo
aiuto, come venne il tempo del seminare, si partirono senza domandarli licenza,
e il simil fecero molti soldati turchi,  di sorte che Barbarossa fu sforzato di
fuggirsene  da  quell'assedio.  Ma  avanti che si partisse abbruci con sua man
propria dodici fuste grosse, che erano nel fiume vicino a Buggia tre miglia,  e
si  ridusse  con  quaranta Turchi suoi familiari nel castello di Gegel,  qual 
discosto da Buggia settanta miglia,  dove vi stette molti  giorni.  Fra  questo
tempo  mor  il re catolico,  e il popolo d'Alger,  volendo romper la triegua e
liberarsi dal tributo di Spagna,  considerando che Barbarossa era uomo  valente
nell'arte  militare  e  atto  a far guerra a' cristiani,  lo mand a chiamare e
fecelo suo capitano, il qual subito cominci a dar la battaglia alla rocca,  ma
non  li faceva nocumento alcuno.  E non essendo molta intelligenza fra il detto
Barbarossa e un che si faceva signor d'Algier, Barbarossa l'uccise a tradimento
in una stufa: questo signore era principe degli Arabi abitanti in la pianura di
Metteggia, e si chiamava Selim Etteumi,  della stirpe di Tehaliba,  che procede
da  Machel  popolo  arabo.  E  come  Buggia  fu occupata da' Spagnuoli,  questo
principe d'Arabi fu fatto signor d'Algier, e dur molti anni signore, fino alla
venuta di Barbarossa: qual,  ucciso che l'ebbe,  si fece  chiamare  re  e  fece
batter moneta; tutti i vicini popoli gli diedero obedienza e mandorono tributo.
Questo fu il principio del reggimento e grandezza di Barbarossa
E  io  mi trovai in persona in la maggior parte di queste cose,  perch allora,
andando da Fez a Tunis,  alloggiai in casa di  quel  gentiluomo  che  and  per
ambasciador del popolo d'Algier in Spagna, qual nella sua tornata port tremila
pezzi  di  libri  scritti  in lingua araba,  comprati in la citt di Sativa del
regno di Valenza. E dapoi andai a Buggia,  dove trovai Barbarossa che,  come di
sopra dicemmo, assediava quella seconda rocca: e volsi veder il fine, che fu il
suo fuggir a Gegel;  e io mi ridussi a Constantina e di l a Tunis.  Fra questo
mezzo fu detto che Barbarossa fu ammazzato  in  Telensin,  e  fu  fatto  signor
d'Algier un suo fratello,  detto Cairadin, qual signoreggia fin al presente; mi
fu anco detto che Carlo imperatore due volte disegn di pigliar Algier, e mand
armate in diversi anni: e la prima fu rotta e  annegata  la  pi  parte  in  la
spiaggia d'Algier, e la seconda, dismontata che fu in terra e data la battaglia
tre  giorni  continui,  li  cristiani furono rotti e parte uccisi e parte fatti
schiavi dal detto Barbarossa,  s che pochi scamparono.  E questo fu negli anni
di legira 922.


Tegdemt citt.

Tegdemt  citt    molto  antica,  edificata  secondo  alcuni dai Romani: e gli
Africani cos la chiamano  perch  il  vocabolo  significa  "antica".  Circonda
questa  citt  dieci miglia,  perch si vede li vestigii delli fundamenti delle
mure a torno a torno;  si vedono anco duoi tempii grandi rovinati,  in li quali
adoravan  gl'idoli.  E nel tempo che i maumettani la dominarono,  divent assai
civile e furono in lei molti dotti uomini e poeti,  percioch ne fu signore  un
fratello  del  padre  d'Idris,  che  edific  Fez:  e  rimase la signoria nella
famiglia di costui circa a centocinquanta anni. Dipoi fu rovinata per le guerre
che furono fra  gli  eretici  pontefici  del  Cairoan,  negli  anni  di  legira
trecentosessantacinque.  Ora  non  si  vede  altro  se  non qualche vestigii di
fondamenti, come ne ho veduto io.


Medua citt.

Medua  una citt edificata dagli Africani  antichi  ne'  confini  di  Numidia,
discosta  dal  mare  Mediterraneo  circa  a  centoottanta miglia,  posta in una
bellissima pianura fruttifera,  e cinta da molti capi d'acqua e  giardini.  Gli
abitatori sono ricchi perch trafficano in Numidia;  vestono bene e hanno belle
case, ma pur sono molto aggravati dagli Arabi,  e per esser lontani di Telensin
circa a dugento miglia, il re non gli pu difendere, n meno mantener la citt.
Fu  ella dominata dal signore di Tenez,  dipoi da Barbarossa e da suo fratello.
Io fui ricevuto in questa citt con tanto onore del popolo che pi non ve n'era
fatto al signore, perch gli abitatori sono privi d'uomini che sappino lettere,
in modo che,  come passa alcun forestiere che sappi  lettere,  l'accarezzano  e
ritengono  quasi per forza,  e li fanno espedir molte loro liti,  e fannosi dar
consigli in tutte le lor dfferenzie. Io vi stetti duoi mesi e guadagnai pi di
dugento ducati fra robe e danari,  e quasi m'inclinava di star in detta  citt:
ma il carico del mio uficio che io avea mi ritenne di farlo.


Temendfust.

Temendfust    una  citt  antica,  edificata dai Romani sul mare Mediterraneo,
discosto dalla sopradetta citt d'Algier circa a dodici miglia,  dove  un buon
porto  del  quale  si servono quelli di Gezeir,  percioch essi non ve n'hanno,
fuori che una spiaggia.  Questa citt fu rovinata da' Gotti,  e quasi tutte  le
mura di Gezeir furon rifatte con le pietre levate dalle mura di questa.


Teddeles citt.

Teddeles    una citt antica,  edificata dagli Africani sul mare Mediterraneo,
vicina alla sopradetta Gezeir circa a trenta miglia, la qual citt ha antiche e
forti mura d'intorno.  Gli abitatori sono per la maggior parte tintori,  perch
molti  fonti  e  capi d'acqua passano per la detta citt.  Sono eziandio questi
abitatori uomini piacevoli e di allegra vita,  e quasi tutti sanno  ottimamente
sonare  di  liuto  e  d'arpe.  Hanno molti terreni belli e fertili di grano,  e
ciascuno veste onoratamente come vestono i cittadini di Gezeir,  e si dilettano
di pescare,  e il pesce si piglia in tanta copia che non si vende n si compra,
ma lo donano a chi ne vuole.  E questa citt sempre ha fatto quel medesimo  che
ha fatto Algier circa il governo e signoria.


Beni Iezneten monte.

Beni Iezneten  discosto da Telensin verso ponente circa a cinquanta miglia,  e
da un lato confina col diserto di  Garet,  dall'altro  col  diserto  di  Angad.
Estendesi  per  lunghezza  circa a venticinque miglia,  e per larghezza circa a
quindici.   molto aspro,  alto e malagevole,  e sono in lui molti  boschi  ne'
quali nasce gran copia di carobe,  che quasi  il cibo degli abitatori,  perch
essi hanno poca quantit d'orzo. Sono nel detto monte molti casali,  abitati da
uomini  valenti  e  animosi.  V' su la cima una fortissima rocca,  nella quale
dimorano i signori del monte,  bench molte fiate combattono tra  loro,  perch
ogniuno vuole averne la signoria.  Io ebbi non poca pratica e domestichezza con
detti signori,  avendoli conosciuti in la corte del  re  di  Fez,  i  quali  mi
facevano molto onore. Fa questo monte circa a diecimila combattenti.


Matgara monte.

Matgara monte  molto alto e freddo,  ma bene abitato, vicino alla citt di Ned
Roma circa a sei miglia. Gli abitatori sono valenti ma poveri, perch non nasce
nel monte loro altro grano che orzo,  ma molta quantit di  carobbe.  E  questo
popolo  con  questo  di  Ned  Roma  d'una medesima lingua,  e l'uno favoreggia
l'altro contra il re di Telensin.


Gualhasa monte.

Gualhasa monte  alto e vicino alla citt detta Hunain.   abitato da un popolo
feroce ma rustico,  il quale pi volte guerreggi col popolo d'Hunain e mise la
citt a sacco. Nasce in lui poco grano e molte carobbe.


Agbal monte.

Agbal monte  abitato da un vil popolo, soggetto allo stato della citt d'Oran.
Gli abitatori sono tutti lavoratori di campi e legnaiuoli, i quali conducono le
legna a Oran.  Essi,  nel tempo  che  Oran  era  de'  Mori,  vi  vissero  assai
agiatamente,  ma  dapoi  che  questa  citt fu presa da' cristiani,  caddero in
estrema povert e ne hanno sempre qualche nuovo danno.


Beni Guerened monte.

Beni Guerened monte  vicino alla citt di Telensin tre miglia, molto abitato e
fruttifero,  massime di fichi e ciriegie;  e li suoi abitatori sono carbonai  e
legnaiuoli,  e  anco di quelli che lavorano la terra,  in modo che d d'intrata
l'anno dodicimila ducati,  secondo che mi fu detto dal  secretario  del  re  di
Telensin.


Magraua monte.

Magraua monte s'estende circa a quaranta miglia sul mare Mediterraneo, vicino a
Mustuganin,  citt  detta  disopra.  I suoi abitatori sono nobili e valenti,  e
posseggono buoni terreni, e sono ancora molto cortesi e liberali.

Beni Abusaid monte.

Beni Abusaid  monte vicino a Tenez,  ed  molto abitato,  ma i suoi  abitatori
sono uomini bestialissimi,  ma valenti.  Hanno gran quantit di mele, di orzo e
di capre,  e sogliono portar cere e cuoi alla spiaggia di Tenez,  vendendogli a
mercatanti  d'Europa.  E  pagavano  qualche  poco di tributo al re di Telensin,
mentre che i suoi parenti regnarono in quelle parti.

Guanseris monte.

Guanseris monte  molto alto, e abitato da un nobile popolo, il quale pi volte
fece guerra ai re di Telensin: e col favore  dei  re  di  Fez  durarono  queste
guerre sessanta e pi anni.  Ha molto buono terreno e abbondevole di fontane, e
nella sua cima, che  molto arida e secca, si truova gran quantit di tucia. Fa
circa a ventimila combattenti,  de' quali sono  circa  a  duemilacinquecento  a
cavallo.  Gli  abitatori  di  questo  monte furono quelli che diedero favore al
signor Iahia,  che fu fatto re di Tenez;  ma dapoi che lo stato di  Tenez  mut
signoria,  i  cavalieri  del  detto  monte  rimasero faccendo correrie per quel
paese.


Monti dello stato di Gezeir.

Dalla parte di levante e di mezzogiorno,  cio ne' confini del piano di Gezeir,
sono infiniti monti abitati da molti popoli, valenti e liberi d'ogni tributo, e
sopra tutto molto ricchi e liberali, percioch hanno buonissimi terreni e molti
bestiami  e  gran  numero  di  cavalli.  Assai  volte fra loro si ritruovano in
guerra,  di modo che alcun di loro o forestieri  che  si  sia  non  pu  passar
sicuro,  se non  in compagnia d'alcun religioso. Sogliono far tra loro fiere e
mercati, ne' quali si truovano solamente animali, grani e lana,  e qualche poco
di merceria condotta dalle citt vicine.

PARTE QUINTA

Regno di Buggia e di Tunis.

Di sopra,  quando io divisi i regni della Barberia,  promessi di porre lo stato
di Buggia per un regno.  Dipoi,  meglio considerando,  trovai Buggia non essere
stata citt reale se non da poco tempo in qua,  e ragionevolmente appartiene il
dominio di questa citt al re di Tunis. Ma ella fu occupata e lungamente tenuta
dai re di Telensin,  fino a tanto che Abu Feris re di Tunis,  sentendosi  molto
possente,  venne  fuori  coi suoi eserciti e prese non solo Buggia,  ma si rese
tributario al re di Telensin.  Lasci adunque governatore signor di  Buggia  un
suo figliuolo, s per miglior sicurt della citt, come per vietar le discordie
ch'arebbono  potuto seguire fra gli altri suoi figliuoli doppo la sua morte,  i
quali erano tre. Ad uno, come s' detto, diede Buggia,  e fu detto Habdulhaziz;
a  un altro,  detto Hutmen,  lasci il regno di Tunis,  il quale regn quaranta
anni; il terzo, il cui nome era Hammare, ebbe il dominio dei paesi dei datteri.
Costui si ribell al fratello Hutmen re di Tunis, onde egli tanto lo perseguit
che lo prese nella citt di Asfacos: per elezione  di  se  medesimo  gli  furon
cavati gli occhi,  e menato in Tunis,  dove visse cieco molti anni. Il principe
di Buggia fu sempre obediente al fratello.  Cos  rimase  il  regno  nella  sua
famiglia lungo tempo, fin che ne fu privo da re Fernando, per opera e valore di
Pietro Navarra.


Buggia citt.

Buggia  citt antica,  edificata, come alcuni vogliono, da' Romani nella costa
d'una altissima montagna sopra il mare Mediterraneo,  citt di  belle,  alte  e
antiche  mura.  Fa  circa  ottomila fuochi,  cio quella parte ch' abitata: ma
s'ella fusse tutta ripiena d'abitazioni,  ne farebbe pi  di  ventiquattromila,
percioch  questa  citt  s'estende tanto per larghezza verso il monte ch' una
cosa incredibile.  Le case di lei sono tutte belle;   fornita  di  tempii,  di
collegi,  dove  sono  assai  scolari  e dottori che leggono delle leggi e anche
delle cose naturali; vi sono monasteri per li loro religiosi, stufe,  osterie e
spedali, tutti belli edifici e ben fatti; le sue piazze sono similmente belle e
bene ordinate.  vero che per tutta la citt sono molte ascese e molte discese,
di maniera che,  ogni poco tratto che vi si cammina,  di bisogno o di scendere
o di poggiare.  Di verso il monte  una gran fortezza e ben murata,  ma addorna
di tanti musaichi e di gessi cavati e di legni intagliati,  con lavori stupendi
di azurri oltramarini, che vagliono molto pi gli ornamenti che le mura.
I cittadini della detta citt furono molto ricchi, e solevano armar molte fuste
e galee,  le quali mandavano a rubare a' lidi di Spagna,  intanto che da questo
nacque  il  disfacimento  della  citt,  perch  vi  fu mandato il conte Pietro
Navarra a prenderla.  Gli abitatori di questa citt vivono  assai  miseramente,
perch  li  terreni  loro  sono  molto magri per far grani,  ma per frutti sono
perfetti.  Intorno della citt vi sono infiniti giardini copiosi di  frutti,  e
massime  fuori  della  porta che va verso levante;  vi sono molti monti aspri e
pieni di boschi,  dove si truovano  infinite  simie  e  leopardi.  Sono  uomini
piacevoli  e  che  si  dilettano di passar il tempo allegramente,  e cadauno sa
sonare e ballare, e massime li signori,  quali mai non fecero guerra con alcuno
e  furono  tanto  di  vil  animo che,  quando venne il conte Pietro Navarra con
quattordici barze,  il re con tutto il popolo cominci a fuggirsene alli  monti
vicini,  e  lassarono  la  terra  tutta  piena  di roba: e cos,  senza essersi
sfodrata una spada,  detto conte Pietro la prese e saccheggi.  E  fece  subito
fabbricare una fortezza a canto il mare,  dove  una buona spiaggia;  fortific
anco un'altra rocca vecchia appresso il mare, pur vicina all'arsenale. Fu presa
Buggia da' Spagnuoli l'anno di legira 917.  Dapoi passati sei anni,  Barbarossa
turco  volse  recuperare detta citt di mano dei cristiani,  e vi venne a campo
con mille Turchi combattenti e si mise a batter la rocca vecchia, la qual prese
e fortific. E v'erano in aiuto di Barbarossa tutti li popoli dei monti vicini,
e si misero a voler prender l'altra rocca, che  appresso la spiaggia: ma nella
prima battaglia vi morittero da cento Turchi dei pi valenti e da  quattrocento
delli montanari,  di modo che non volsero pi tornarvi. E Barbarossa fu forzato
a fuggire, come abbiamo detto di sopra, al castello di Gegel.


Gegel castello.

Gegel  un antico castello,  edificato dagli  Africani  sul  mare  Mediterraneo
sopra un'alta rupe, discosto da Buggia circa 70 miglia. Fa presso a 500 fuochi.
Le  case  non  sono molto belle,  ma gli uomini valenti e liberali e fedeli,  e
tutti attendono ai lavori della terra. Ma il loro terreno  aspro,   solamente
buono per orzo e per lino,  ed eziandio per canapo,  che quivi in gran quantit
nasce. Hanno similmente molte noci e fichi,  le quali per mare sogliono portare
a  Tunis con alcuni piccoli navili.  E questo castello sempre ha serbato la sua
libert,  a mal grado del re di Buggia e del re di Tunis,  percioch non si pu
assediare.  Pure di propria volont le genti si diedero a Barbarossa,  il quale
d'altro tributo non le grav che d'alcune decime di grano e di frutti, cose che
sempre furon lecite e usate di prendersi.


Mesila citt.

Mesila  citt antica ed edificata  dai  Romani  ne'  confini  dei  diserti  di
Numidia  fra  terra,  discosta  da  Buggia  circa a 140 miglia.  Le mura che la
cingono sono belle,  ma brutte le case.  Gli abitatori sono tutti  artigiani  e
lavoratori  di  campi;  vanno  vestiti di vili e tristi panni perch sono molto
poveri,  s perch la met della loro  entrata    usurpata  dagli  Arabi  loro
vicini,  e s perch il re di Buggia gli ha molto astretti.  E io, passando per
la detta citt,  non potei aver tanta biada che solamente bastasse  per  dodici
cavalli.


Stefe.

Stefe    una  terra  edificata da' Romani,  discosta da Buggia 60 miglia verso
mezzogiorno,  passati li monti tutti di  Buggia,  in  una  bellissima  pianura,
murata  di  pietre belle e grosse fatte in forma quadre.  Fu gi civile assai e
ben abitata, ma dapoi che v'introrno i maumettani  molto mancata,  massime per
causa degli Arabi, quali rovinorno gran parte delle mura, e non rimase in detta
terra se non cento case abitate; ma vi resta il circuito grande della citt, la
qual cosa ho veduta andando da Fez a Tunis.


Necaus citt.

Necaus,  citt  che confina con Numidia,  edificata da' Romani,   discosta dal
mare circa a centoottanta miglia e dalla sopradetta circa a ottanta.    murata
di forti e antiche mura,  e appresso di lei passa un fiume, sopra il quale sono
terreni di fichi e noci;  e i fichi  di  questa  citt  sono  riputati  per  li
migliori  che si truovano nel regno di Tunis: questi sono portati a Costantina,
dalla quale la citt  lontana centoottanta miglia.  Similmente d'intorno  sono
molte  pianure,  e  tutte  buone  per grano.  Gli uomini sono ricchi,  onesti e
liberali, e vestono gentilmente come i cittadini di Buggia. Il comune tiene una
casa fornita a modo di spedale,  nella quale s'alloggiano i  forestieri.  Hanno
eziandio  un  collegio  per scolari,  i quali usano di vestire e di far loro le
spese. Hanno similmente un tempio bello e grande, e accommodato di quanto fa di
bisogno. Le donne sono belle e bianche, Co' capelli neri e risplendenti, perch
sogliono molto frequentare le stufe e le politezze.  Tutte le case  sono  quasi
d'un solaio solo,  ma nondimeno bellissime e molto graziose, percioch ciascuna
ha il suo giardino pieno di diversi fiori,  e spezialmente di rose damaschine e
di mirtelle,  di viole,  di camamilla, di garofoli e di tai gentilezze; e quasi
tutti hanno le sue fontane.  Dall'altro  canto  del  giardino  sono  bellissimi
pergolati  di  viti,  le  quali  fanno l'estate d'intorno al coperto della casa
fresca e gratissima ombra.  Di sorte che chi vede la detta citt mal volontieri
se ne parte, per la gentilezza e domestichezza degli uomini.


Chollo citt.

Chollo   una gran citt,  edificata pur da' Romani sopra il mare Mediterraneo,
sotto un'altissima  montagna.  Questa  citt  non  ha  mura  che  la  cinghino,
percioch furono disfatte dai Gotti,  e signoreggiandola dipoi i maumettani, la
lasciarono quale fu da loro trovata.  Nondimeno  civile e ripiena d'artigiani,
e  sono  gli  abitatori  uomini piacevoli e liberali,  e fanno buoni traffichi,
perch de lor monti cavano assai cera,  e hanno gran quantit di cuoi,  le quai
cose  abbarattano  con Genovesi che vengono al loro porto.  I suoi terreni sono
similmente fruttiferi, ma nel monte. E il popolo vive in libert,  e sempre s'
difeso dal re di Tunis e dal signore di Costantina,  percioch fra Costantina e
Chollo sono altissimi monti, e v'ha centoventi miglia di spazio;  e la met del
suo contado  tutta di monti,  abitati da valentissimi uomini. Talmente che per
tutta la riviera di Tunis non  la pi ricca citt n la pi sicura di  questa,
perch nelle mercatanzie ciascuno il doppio guadagna.


Sucaicada citt.

Sucaicada  una citt molto antica, edificata dai Romani sul mare Mediterraneo,
vicina  a Costantina circa a trentacinque miglia;  la qual citt fu anticamente
rovinata da' Gotti, ma, perch quivi  un buon porto,  il signore di Costantina
ha fatto edificare certi alberghi e magazini,  per li Genovesi che praticano in
quel paese.  Somigliantemente ha fatto fare un casale su  la  cima  d'un  monte
vicino,  dove sempre sta una guardia,  che gli d aviso delle navi che giungono
al porto.  E quei montanari contrattano molto con Genovesi,  dando loro grano e
pigliando  panni  e altre robe d'Europa.  Fra questo porto e Costantina c' una
strada fatta di pietre negre,  come in Italia se ne veggono  alcune,  le  quali
sono  appellate  le  strade  romane: il che  grande argomento che questa citt
fosse edificata da' Romani.


Costantina citt.

Costantina  citt antica ed edificata da' Romani,  come nel vero negar non  si
pu da chi riguarda le sue mura,  le quali sono antiche, alte e grosse, e fatte
di certe pietre negre e lavorate.   posta sopra un'altissima  montagna.  Dalla
parte  che  guarda verso mezzogiorno  cinta da rupe altissime,  sotto le quali
passa un fiume detto Sufegmare,  il quale dall'altra sua sponda  ancora  cinto
di rupi,  di modo che fra le dette due rupe la gran profondit che v' serve in
luogo di fossa,  ma vie pi utile molto.  Dalla parte di tramontana ha le mura,
che sono certamente fortissime, e oltra le mura v' la cima del monte, in guisa
che  per andare alla detta citt sono due sole anguste e piccole vie,  l'una da
levante e l'altra da ponente.  E le porte della detta sono belle,  grandi e ben
ferrate.  Ella  cos grande che pu fare ottomila fuochi.  abbondante, civile
e ripiena di belle case e di molti nobili edifici,  come  il tempio  maggiore,
due collegi e tre o quattro monasteri.  Le piazze sono molte e bene ordinate, e
ogni  arte    separata  dall'altra.  Gli  uomini  sono  valenti  e  armigieri,
massimamente  gli  artigiani.  V'  gran  numero  di mercatanti,  i quali fanno
traffico di panni di lana fatti nel paese;  ancora di quelli che mandano olio e
seta  a  Numidia,  e  similmente tele,  dando ogni cosa a baratto per datteri e
schiavi.  N  citt in Barberia dove sia il miglior mercato di detti  datteri,
perch  ne potei aver otto e dieci libbre per tre baiocchi.  Sono per altro gli
abitatori communemente parchi nel vestire, superbi e di rozzo ingegno.
Solevano i re di Tunis dar Costantina al  primogenito  loro  figliuolo,  ma  il
presente re alcuna volta l'ha data,  alcuna volta no.  Prima egli la diede pure
al suo primogenito,  il quale,  volendo far guerra agli Arabi,  nella prima sua
mossa fu ucciso.  Diedela poi al secondo figliuolo, il quale per il disordinato
vivere fu trafitto da un canchero e si mor. Finalmente l'assegn al terzo,  il
quale, essendo molto giovane, non prendeva vergogna di patire ci che patono le
femine,  per il che il popolo, vergognandosi di servire a tal signore, il volse
uccidere. Il padre lo fece a Tunis menar prigione, poi mand per governatore in
Constantina un cristiano rinegato,  il quale era stato esperimentato dal re  in
cose  di  molta  importanza,  e  di lui sommamente si fidava: onde di questo il
popolo molto rimase contento.
Nella detta citt dal lato di tramontana  una grande e forte rocca, fatta pure
nel tempo che fu edificata la citt: ma molto pi forte la rese anticamente  un
rinegato chiamato Elcaied Nabil, luogotenente del re, il quale fu colui che con
questa  rocca  mirabilmente  mise  il  freno  a' cittadini di questa citt e a'
vicini Arabi,  che sono i pi nobili e i pi gagliardi  di  tutta  l'Africa,  e
avendo  il principale lor capo nelle mani,  che poteva fare cinquemila cavalli,
non lo lasci se prima egli non ebbe tre suoi piccoli figliuoli  per  ostaggio.
Costui in fine venne in tanta superbia che fece batter nuova moneta a suo nome,
con  grande  sdegno  del  re,  lo  quale  acchet  con  la  forza dei presenti.
Discordandosi molto questi succedimenti dal principio,  il  popolo,  che  prima
l'amava,  incominci odiarlo.  Onde,  essendo egli in Numidia all'assedio d'una
citt detta Pescara,  ebbe avviso che il popolo era sollevato contra di lui,  e
tornando verso Costantina, non gli furono aperte le porte. Per il che se n'and
a  Tunis chiedendo il soccorso del re,  il quale lo fece mettere in una stretta
prigione,  n altrimente lo liber che con la taglia  di  centomila  ducati;  e
diegli  favore  a  riacquistar  Costantina,  la  quale  egli  riebbe  col valor
dell'arme.  Ma dipoi faccendo uccidere  molti  capi  e  primieri  della  citt,
un'altra volta il popolo si sollev, e assediollo nella rocca per s fatto modo
che egli da disperazione si mor.  E avendo il popolo la pace del re, non volle
accettar pi governatore di sorte niuna,  onde il re torn a mandare di mano in
mano i suoi figliuoli, come  detto di sopra.
I  terreni  che  sono d'intorno alla detta citt sono tutti buoni e fertili,  e
rispondono trenta per uno; e sopra al fiume nel piano sono eziandio molti belli
giardini,  ma non v' molta copia di  frutti,  percioch  essi  non  gli  sanno
coltivare. Fuori della citt si veggono molti nobili edifici antichi, e lontano
circa  a  un miglio e mezzo v' un arco trionfale,  simile a quelli che sono in
Roma.  Ma il pazzo volgo tiene che quello  era  un  palazzo  dove  abitavano  i
demoni,  i quali poscia furono cacciati dai maumettani nel tempo che vennero ad
abitar Costantina.  Appresso il fiume,  sotto le rupi dove  si  discende,  sono
alcuni  gradi cavati per forza di ferro,  e vicino al detto fiume  una loggia,
fatta in volte e tutta tagliata con stromenti  di  ferro,  di  maniera  che  'l
tetto,  le colonne e il pavimento sono tutti d'un pezzo: e le donne della citt
usano lavar lor panni nella detta loggia. Discosto dalla citt quasi tre tratte
di mano  un bagno,  il quale  una fontana d'acqua calda  che  si  sparge  fra
certe pietre grosse; e ivi si truova infinita quantit di tartaruche over bisce
scodellaie,  le  quali  sono avute dalle femine per maligni spiriti,  e come ad
alcuna per qualche accidente vien la febbre o altro  male,  dicono  essere  per
cagione di queste tartaruche.  E subito,  in rimedio di ci, ammazzano alquante
galline bianche e pongonle dentro una  pignatta  con  tutte  le  lor  piume,  e
attaccando d'intorno la pignatta molte candele di cera piccole,  portano queste
cos fatte cose alla fontana e l presso le lasciano: e molti  buoni  compagni,
come  vedono  alcuna  donna  che  va  verso questa fontana con la pignatta e la
gallina, la seguitano,  e come la  partita pigliano la pignatta con la gallina
e  se la cuocano e mangianla.  Pi lontano della detta verso levante  un fonte
di viva e fresca acqua,  vicino al quale  uno edificio  di  marmo,  dove  sono
intagliate alcune figure,  come io ne ho veduto in Roma e per tutta l'Europa. E
il volgo si crede che quella anticamente fusse una  scuola  di  lettere,  nella
quale essendo il maestro e i discepoli persone viziose, per loro peccati messer
Domenedio  quelli  e  la  scuola  in  marmo trasformasse.  I cittadini sogliono
ragunare una carovana per Numidia due volte l'anno,  e portano  panni  di  lana
fatti nel paese, e non so che altri imbrattamenti detti elhasis.
E  perch  le  pi  volte  sono assaltati dagli Arabi,  menano per loro sicurt
alcuni archibusieri turchi,  i quali sono molto bene  da  loro  pagati.  Questi
mercatanti  a  Tunis  non  pagano  gabella,  solamente nell'uscir di Costantina
pagano due e mezzo per cento;  ma l'andare a Tunis  loro pi tosto  danno  che
utile, percioch, corrotti dai piaceri e dalle lascivie, consumano la pi parte
di ci che portano con le femine da partito.


Mela citt.

Mela  una citt antica,  edificata da' Romani,  discosta da Costantina circa a
dodici miglia.  cinta d'antiche mura e fa tremila fuochi,  ma oggi non sono in
lei   molte  abitazioni,   per  l'ingiustizia  dei  signori.   V'  gran  copia
d'artigiani,  massimamente di tessitori di panni di lana,  de' quali  si  fanno
coltre per coprimenti di letto. Nella piazza  una bella fonte, delle cui acque
s'accommodano gli abitatori della citt, i quali sono invero uomini valenti, ma
di grosso intelletto.  Il paese  abbondantissimo, non solo di poma e di pere e
d'altri frutti, onde penso che sia derivato il nome, ma di carne e di pane.  Il
signore  di Costantina suol mandare in questa citt un governatore,  s per far
giustizia come per riscuotere l'entrate a lui deputate, le quali possono essere
quattromila doble: ma  le  pi  volte  questi  governatori  sono  uccisi  dalla
bestialit degli uomini.


Bona citt.

Bona    citt  antica,  edificata  da'  Romani  sul  mare Mediterraneo circa a
centoventi miglia verso ponente,  detta anticamente  Hippo,  dove  fu  episcopo
santo  Agostino:  la  quale  fu  signoreggiata da' Gotti,  ma fu dipoi presa da
Hutmen,  terzo pontefice doppo Maumetto,  il quale fra i sacchi e le fiamme  la
rovin,  e abbandonata rimase.  D'indi a molti anni fu rinovata un'altra citt,
vicina a questa circa a due miglia e fabbricata delle sue pietre,  la  quale  
detta  dalla maggior parte Beld Elhuneb,  cio la citt delle giggiole,  per la
molta abbondanza di detti frutti che vi sono d'intorno,  i quali gli  abitatori
seccano e mangiano il verno. Fa questa citt circa a trecento fuochi ed  molto
abitata,  ma ha poche belle case;  v' bene un bellissimo tempio, fabbricato su
la marina.  Gli uomini sono piacevoli,  e quali mercatante e quale artigiano  e
tessitore  di tele,  delle quali gran numero ne vendono nelle citt di Numidia;
ma sono tanto superbi e bestiali che,  oltra che occidono i governatori,  hanno
ardimento  di  minacciare il re di Tunis di dar la citt a' cristiani,  se egli
buoni e giusti rettori non manda.  Accompagnano questa loro  superbia  con  una
simplicit grande,  percioch li tengono gran fede in alcuni uomini che vanno a
modo di pazzi,  e credono che quelli siano santi e gli fanno grande  onore.  In
detta citt non sono fontane,  ma conserve d'acqua di pioggia; e verso la parte
di levante v' una grande e forte rocca cinta di grosse muri, fabbricata dai re
di Tunis,  dove suole alloggiare il governatore del re.  Fuori  della  citt  
similmente  una  grande  e larga campagna,  la quale s'estende circa a quaranta
miglia in lunghezza e venticinque in larghezza,  la quale    tutta  buona  per
grano,  ed  abitata da certo popolo arabo detto Merdez, che la coltiva tenendo
molte vacche e buoi e  pecore,  delle  quali  se  ne  cava  tanto  butiro  che,
portandosi a vendere a Bona,  quasi non se ne truovano danari,  e medesimamente
del grano. Ciascun anno vengono a questa citt molti legni da Tunis,  dal Gerbo
e da tutta la riviera di Tunis e anco da Genova, per comperar grano e butiro, e
sono  molto  gentilmente trattati.  Sogliono questi di Bona ogni venere fare un
mercato di fuori della citt appresso le mura, il quale dura insino a sera.  N
molto  discosto  da lei  una spiaggia del mare dove si truovano molti coralli,
ma niuno gli sa pescare o cogliere,  per  il  che  il  re  affittava  la  detta
spiaggia ad alcuni Genovesi,  i quali,  essendo molestati da corsali,  chiesero
licenza al re di fabbricarvi una fortezza.  Ma il popolo  non  gliel  consent,
dicendo che altre volte i Genovesi, sotto a tali astuzie, s'impadronirono della
citt e la saccheggiarono. Dapoi fu ricuperata da un re di Tunis.


Tefas citt.

Tefas  fu  citt antica ed edificata dagli Africani su la costa d'una montagna,
discosta da Bona circa a centocinquanta miglia verso mezzogiorno,  la quale gi
fu civile,  popolosa e ornata di belle case,  ma fu rovinata e saccheggiata nel
tempo che gli Arabi vennero nell'Africa.  Poscia si  riabit,  e  qualche  mese
senza  danni  rimase;  l'ebbero  dapoi  certi  Arabi  che tornarono a disfarla.
Finalmente la tenne un popolo africano,  non per altro che per ricetto dei suoi
grani.  Fu questo popolo,  il cui nome  Haoara, favoreggiato da un principe al
tempo nostro,  che venne in suo aiuto con molti cavalli,  e  a  dispetto  degli
Arabi  abit  nella  campagna.  Costui  si  fu quello che uccise il principe di
Costantina detto Enasir,  figliuolo del re di Tunis.  Ultimamente  esso  re  la
saccheggi, e distrusse quello che rimaneva.


Tebessa citt.

Tebessa   un'antica e forte citt edificata da' Romani ne' confini di Numidia,
discosta dal mare Mediterraneo  dugento,  miglia  verso  mezzogiorno.    cinta
d'intorno d'alte,  forti e grosse mura, fatte di alcune grosse pietre lavorate,
le quali somigliano alle pietre che sono nel Coliseo di Roma: n io  per  tutta
l'Africa  n  in  tutta  Europa  ho veduto mura di quella sorte.  Ma le case di
dentro sono altretanto brutte.  Vicino alla detta citt passa  un  fiume  molto
grande,  ed  entra  da  una parte della citt.  Nella piazza e in diversi altri
luoghi sono colonne di marmo, e si vedono epitaffi di lettere latine maiuscule,
e alcune colonne quadre  di  marmo  con  un  volto  di  sopra.  La  campagna  
abbondante,  ma  non  ha  molto grasso terreno,  e a chi  discosto dalla citt
quattro o cinque miglia pare che ella sia in mezzo d'un bosco;  ma  gli  alberi
sono tutti di noci,  che sono grandi.  Vicino alla detta citt  un gran monte,
nel quale si truovano molte cave fatte per  forza  di  ferro,  e  il  popolazzo
istima che quelle fussero alberghi di giganti.  Ma conoscesi manifestamente che
i Romani cavassero di quindi le pietre con che edificarono le mura della citt.
Gli uomini sono avari,  rozzi e bestiali,  n vogliono veder forestiero alcuno,
in tanto che Eldabag,  famoso poeta della citt Malaga di Granata, passando per
questa citt,  avendo in lei ricevuto vergogna,  compose in suo biasimo  questi
versi, quali ho voluto notare per dispregio della detta citt:

Fuor che le noci, altro non  in Tebessa
che si possa stimar pregiato e degno.
Errai, vi son le mura, e l'acque chiare
del vicin fiume, e di virtute  sgombra.
Dirollo, ella  l'inferno, e tanti porci
sono gli abitator delle sue case.

Fu costui molto elegante poeta in lingua araba, e mirabile in dir male.
Tornando  agli  abitatori  della  citt,  eglino sempre furono rubelli ai re di
Tunis,  uccidendo i governatori che essi vi mandavano.  Onde,  nel viaggio  che
fece  il  presente re in Numidia,  essendo egli appresso questa citt,  mand i
suoi cursori che dimandassero al popolo chi viveva.  Fu risposto: "Viva il muro
rosso",  cio le mura della citt.  Per il che, fermandovisi il re, le diede la
battaglia e la prese,  molti di coloro faccendo impiccare e ad altri mozzar  la
testa.  S  che  ella ne rimase diserta,  gli anni a punto novecentoquindici di
legira.


Urbs citt.

Urbs  antica citt fabbricata da' Romani,  come si conosce dal  nome,  in  una
bellissima  pianura  e  nel fiore delle provincie di tutta l'Africa,  dove sono
molto grassi e pi piani i terreni con commodit di molta acqua.  E  da  questa
campagna  si  fornisce  tutta Tunis di formento e d'orzo,  percioch la citt 
discosta da Tunis centonovanta miglia verso mezzogiorno.  E sono in  lei  molte
antiche reliquie de' Romani,  come sono statue di marmo,  tavole di marmo su le
porte con latine lettere intagliate per entro,  e molti muri di pietre grosse e
lavorate. Ma fu questa citt presa da' Gotti con l'aiuto degli Africani, perch
ivi  era  rimasta  la nobilt e le ricchezze dei Romani che erano in Africa,  e
stette per alcun tempo disabitata;  poi si riabit,  ma a modo d'un  villaggio.
Passa  fra una rocca che v' e due casali un gran capo d'acqua purgata e buona,
e corre sopra un canale fatto di pietre cos candide  che  paion  d'argento,  e
sopra  questo  si macina il grano.  L'acqua nasce da una collina discosta dalla
detta citt circa a mezzo miglio.  In lei  poca civilit,  perch tutti i suoi
abitatori sono divisi in due parti, in lavoratori di campi e tessitori di tele.
E  molto  l'aggravano  i  re  di  Tunis: ma se questi re avessero conosciuta la
fertilit e abbondanza di questa citt, s di grani come di bestiami e d'acqua,
e la salubrit dell'aere,  senza dubbio arebbono lasciato da  parte  Tunis  per
abitare in quella. Ben la conoscono gli Arabi, che ogni state vengono nella sua
campagna e, empiuti i lor sacchi di grano, si tornano senza spesa nel diserto.


Beggia.

Beggia    una  antica  citt  edificata  dai Romani nella costa d'una collina,
discosta dal mare Mediterraneo circa a venticinque miglia e da  Tunis  circa  a
ottanta o poco pi verso ponente,  su la strada maestra che  a chi si parte da
Costantina per andare a Tunis.  Questa citt fu da' Romani fabbricata nel luogo
dove era un'altra citt: perci si disse vecchia;  dipoi la v fu cangiata in b,
e i due cc in g, e chiamasi Beggia. Ma io credo che 'l nome primo che li posero
i Romani sia corrotto per la gran mutazion di signori e di fede,  vedendosi che
questa  parola non  araba.  Questa citt ha fin ora le sue prime antiche mura.
Gli abitatori sono assai civili,  e la citt  bene ordinata e  fornita  d'ogni
sorte  d'arti,  massimamente  di  tessitori  di  tele.  Vi  sono  anco infiniti
lavoratori di campi,  percioch la  sua  campagna    grande  e  buona;  e  gli
abitatori  non  bastano a coltivare il detto terreno,  perci ve ne fanno buona
parte coltivare agli Arabi,  e con tutto ci molto terreno ve ne resta inculto.
Nondimeno  si  vendono  ogni  anno  ventimila moggia di grano,  e s'usa dire in
Tunis: "Se ci fussero due Beggie,  il grano avanzarebbe il numero  dell'arena".
Il  re di Tunis pone loro tante gravezze,  che a poco a poco vanno declinando e
molto perdendo i miseri uomini della loro civilit.


Hain Sammit.

Hain Sammit citt fu a' nostri d edificata dai re  di  Tunis,  discosta  dalla
sopradetta  circa  a  trenta  miglia;  e  la edificarono perch non si perdesse
quella parte del fertile terreno che non era coltivata. Ma fra pochi giorni per
mano degli Arabi segu la sua  rovina,  con  consentimento  del  re  di  Tunis.
Nondimeno  ora  vi  sono  ancora le torri e le case,  alle quali mancano solo i
coprimenti, come io medesimo ho veduto.


Casba citt.

Casba  un'antica  citt  edificata  da'  Romani  in  mezzo  d'una  larghissima
pianura,  la  qual  s'estende forse dodici miglia intorno,  ed  vicina a Tunis
circa a ventiquattro.  Le mura di questa citt sono ancora  in  pi,  fatte  di
pietre grosse e lavorate,  ma la citt  rovinata dagli Arabi, e il suo terreno
si giace inculto,  merc della impotenza del re di Tunis e  della  dappocaggine
del suo popolo, che ha da vicino cos grassi terreni e si lascia morir di fame.


Choros castello.

Choros    un castello edificato modernamente dagli Africani sul fiume Magrida,
discosto da Tunis circa a otto miglia,  il quale castello ha bonissima campagna
d'intorno,  e gli  vicino un gran bosco d'olive.  Pure fu ancora esso rovinato
da certi Arabi, chiamati Beni Heli,  i quali di continovo sono rubelli al re di
Tunis,  n  d'altro  vivono  che di ruberie e d'assassinamenti,  e d'aggravar i
poveri contadini di certi straordinari pagamenti,  i quali importano assai  pi
che gli ordinari.


Biserta citt.

Bensart,  o  diciamo Biserta,   citt antica edificata dagli Africani sul mare
Mediterraneo,  discosta da Tunis circa  a  trentacinque  miglia.    piccola  e
abitata  da povera e misera gente.  Appresso alla detta citt passa una goletta
di mare,  e poco e  strettamente  s'estende  verso  mezzogiorno;  dipoi  si  va
allargando per insino che ella diventa quasi un grosso lago, d'intorno al quale
sono  molti casali,  dove abitano pescatori e lavoratori di terreni,  percioch
dalla parte di ponente del detto lago  una gran pianura detta Mater,  la quale
 abbondantissima,  ma aggravata assai dal re di Tunis e dagli Arabi.  Nel lago
si piglia gran copia di pesce,  e spezialmente alcune  grosse  orate,  le  quai
pesano  cinque  e  sei  libbre.  E  passato  ch' l'ottobre,  pigliasi infinita
quantit d'un certo pesce che gli Africani chiamano giarrafa,  ma penso che gli
sia  quello  che  in  Roma  si  dice  laccia,  percioch per le pioggie l'acqua
s'indolcisce,  e cos il detto pesce suole entrare nel detto lago;  n  la  sua
acqua  molto alta. E dura il suo pescare fino al principio del mese di maggio:
allora si smagra, come fa quel proprio pesce che si piglia in lo fiume vicino a
Fessa.


Cartagine, magna citt.

Cartagine,  come  noto,  antica citt edificata secondo alcuni da certa gente
venuta di Soria;  alcuni altri dicono che ella fu edificata da una  regina.  Ma
Ibnu Rachich,  istorico africano, afferma che la fabric un popolo che venne di
Barca,  il quale fu privo del suo terreno dai re d'Egitto.  Di modo  che  niuna
certezza  se  ne  pu  addurre.  E  gli istessi istorici africani,  insieme con
Esserif, oltre che fra loro si discordano,  non  alcuno che ne faccia memoria,
se  non  dapoi  che  manc  l'imperio di Roma.  Allora tutti quei governatori e
vicegerenti che si trovarono in Africa rimasero particolari  signori  di  molti
luoghi,  ma  subito  i  Gotti  tolsero  loro il dominio.  E quando i maumettani
vennero in Africa,  e presero Tripoli di Barberia e Capis,  tutti gli abitatori
di  queste  due  citt  si dipartirono e vennero ad abitare in Cartagine,  dove
s'erano ridotti i nobili romani e i Gotti, e fecero insieme lega per difendersi
dagli eserciti maumettani.  Pure,  doppo molte battaglie,  i Romani fuggirono a
Bona  e  i Gotti lasciarono Cartagine,  la qual fu distrutta e saccheggiata,  e
molti anni rimase disabitata, per insino al tempo di Elmahdi eretico pontefice,
che la fece riabitare. Ma non vi fu abitata di venti una parte sola.
Si veggono ancora molte parti delle  mura  intere,  e  c'  per  insino  a  una
cisterna  over  conserva,  molto  profonda  e  larga.  Sono eziandio interi gli
acquedutti,  per li quali si conduceva l'acqua a Cartagine da un monte discosto
da  Cartagine  circa a trenta miglia,  i quali sono alti a par di quelli per li
quali veniva l'acqua al palazzo  maggiore  di  Roma.  Io  sono  stato  al  capo
dell'acqua  che  soleva  venire per li detti acquedutti;  i quali vanno bassi a
canto la terra circa a dodici miglia,  percioch la terra  vicina  al  monte  
alta;  e  quanto l'acqua pi si discosta dal monte,  tanto la terra s'abbassa e
gli acquedutti s'inalzano,  fin che giungono a Cartagine.  Viddi  ancora  fuori
della  citt  molti  antichi  edifici,  de'  quali  ora  particolarmente non mi
sovviene. D'intorno alla detta citt, massimamente verso ponente e mezzogiorno,
sono assaissimi giardini ripieni di molti frutti,  non meno mirabili  di  bont
che  di  grossezza,  e  spezialmente persiche e melagrane,  olive e fichi: e da
questi giardini Tunis si fornisce di frutti.  La  campagna  vicina    di  buon
terreno,  ma   molto stretta,  percioch da verso tramontana v' il monte,  il
mare e il lago della Goletta, e dalla parte di levante e da mezzogiorno confina
pure con le pianure di Bensart, che sono tutte del contado della detta citt.
Ora la povera citt  ridotta in estrema miseria e calamit,  n si truovano in
lei  pi che venti o venticinque botteghe,  e circa a cinquecento case brutte e
vili. Ma c' un bel tempio fatto a' nostri giorni e un collegio di scolari,  ma
non  v'  scolaro  niuno,  di  modo  che  l'entrata  della camera del re.  Gli
abitatori sono superbissimi, ma poveri e meschini,  e dimostrano d'essere molto
religiosi.  Sono la maggior parte ortolani o lavoratori di campi,  ma aggravati
dal re per s fatta maniera che niuno pu esser padrone di dieci ducati: la cui
ingiustizia a tutti  nota.




La gran citt di Tunis.

Tunis  chiamata da' Latini Tunetum,  e dagli  Arabi  Tunus:  ma  essi  tengono
questo nome per corrotto vocabolo,  percioch nella loro lingua cosa alcuna non
significa.  Anticamente questa citt fu detta Tarsis,  come quell'altra ch' in
Asia. Come si sia, ella fu un tempo piccola citt, edificata dagli Africani sul
lago che  formato della Goletta, discosta dal mare Mediterraneo circa a dodici
miglia.  Ma  poscia  che  fu  rovinata Cartagine,  allora la citt incominci a
crescere e di numero d'abitazioni e d'abitatori,  percioch  gli  eserciti  che
presero  Cartagine,  non  volendo  in  lei  dimorare  per tema di qualche nuovo
soccorso della Europa,  vennero ad alloggiare in  Tunis  ed  edificarono  molte
case.  Venne dipoi un capitano detto Hucba di Otmen quarto pontefice,  il quale
fece loro sapere che gli eserciti non dovevano  fermarsi  in  citt  che  fusse
vicina  al  mare  o  che  toccasse  il mare.  E perci fabbric una citt che 
chiamata Cairaoan, lontana dal mare circa a trentasei miglia e da Tunis circa a
cento.  L'esercito adunque lasci Tunis e abit questa  citt,  e  altra  gente
s'impadron delle case di Tunis che furono lasciate dal detto esercito.
D'indi a trecentocinquanta anni il Cairaoan fu rovinato dagli Arabi, di maniera
che 'l suo rettore si fugg verso ponente,  e regn in Buggia e in tutta quella
parte vicina.  E rimase in Tunis una famiglia,  pure de parenti del rettore che
era  fuggito  del  Cairaoan,  nella  quale  furono  alcuni  che come signori la
possedevano.  Doppo dieci anni quei di Buggia  furono  scacciati  da  Giuseppe,
figliuolo  di  Tesfin:  e veggendo la umilt e la obbedienza di questi signori,
gli lasci in istato,  nel quale  tanto  durarono  che  regn  la  famiglia  di
Giuseppe,  percioch Abdul Mumen re di Marocco, avendo riacquistato Mahdia, che
era stata presa da' cristiani,  nel suo ritorno pass per Tunis e lev loro  la
signoria.  Per  tutto  adunque  il tempo che visse Abdul Mumen,  e Giuseppe suo
figliuolo,  e i discendenti Giacob e Mansor,  Tunis si rimase in pace sotto  il
governo  dei  re di Marocco.  Doppo la morte di Mansor il suo figliuolo Mahumet
Ennasir mosse guerra al re di Spagna,  ma fu vinto e scacciato,  onde  fugg  a
Marocco,  e  doppo questa rotta visse pochi anni.  Doppo la sua morte fu eletto
suo fratello Giuseppe, il quale fu ucciso da alcuni soldati del re di Telensin.
Fra la rotta di Maumet e la sua morte e la morte di Giuseppe suo fratello,  gli
Arabi  tornarono  ad  abitar  lo  stato  di  Tunis,  e  sovente  assediarono il
governatore di Tunis.  Per il che egli fece intendere al re di Marocco che,  se
il  detto non mandava presto soccorso,  era astretto a dar la citt agli Arabi.
Il re pens che a questa impresa di grande e bene esperimentato uomo faceva  di
bisogno,  onde  di  tutta  la  sua corte ve ne elesse uno di Sibilia,  citt di
Granata,  detto Habduluahidi,  il quale vi mand con la medesima  autorit  che
aveva egli. Costui, accompagnato da venti grosse navi, arriv a Tunis, la quale
trov  mezza  disfatta  dagli  Arabi,  e  con  la  sua  molta prudenza e ornata
eloquenza rassett le cose e pacific tutto quello stato, riscotendo le intrate
del paese.
A costui successe il figliuolo,  il cui nome fu Abu Zaccheria,  il quale  e  di
dottrina  e  d'ingegno  avanz  il  padre.  Fece egli in Tunis,  dalla parte di
ponente, nel pi alto luogo della citt, edificare una gran rocca,  e dentro di
bei  palazzi e un bel tempio,  nel quale  un'alta torre,  fatta similmente con
bella forma di mura.  Se n'and ancora il detto Zaccheria insino a  Tripoli,  e
torn  dalla  parte  di mezzogiorno riscotendo i frutti del paese,  di modo che
quando egli si mor lasci un gran tesoro. Successe doppo la morte di questo un
suo figliuolo,  il quale fu un superbo  giovane,  n  pi  si  degnava  d'esser
soggetto  ai  signori  di  Marocco,  percioch  allora  i detti signori avevano
incominciato a cadere, ed era gi levata in pi la famiglia di Marin, e regnava
nella regione di Fez,  e Beni Zeiien in Telensin e  in  Granata.  Questi  dipoi
incominciarono  a combattere e giuocar fra loro medesimi lo stato,  onde per la
discordia di questi accrescevano le forze al signor di Tunis,  intanto che egli
se n'and col suo esercito a Telensin e n'ebbe tributo.  Per questo il re della
casa di Marin,  che era allora all'impresa di Marocco,  mand molti presenti al
detto  signore,  raccomandandosi  lui e il suo stato.  Il signore lo ricev per
buono amico,  ma tuttavolta per molto minore di lui.  Cos egli  vincitore  con
grandissimo  trionfo  a  Tunis  si  torn,  faccendosi chiamare re di Africa: e
meritamente questo titolo gli conveniva,  perch  allora  non  era  il  maggior
signore  di lui in tutta l'Africa.  Cominci adunque egli a ordinar real corte,
secretari,  consiglieri e general capitano;  us ancora tutte le cerimonie  che
usavano i re di Marocco.
Ora,  dal  tempo  di  questo  signore  fino alla nostra et,  Tunis and sempre
accrescendo s di abitazioni  come  di  civilit,  talmente  che  ella  divenne
dell'Africa singularissima citt. Doppo la morte di costui, il figliuolo, a cui
la  real corona pervenne,  fece fabbricar alcuni borghi intorno alla citt: uno
fuori d'una porta detta Bed Suvaica,  il quale fa circa a trecento  fuochi;  un
altro fuori d'una porta chiamata Bed el Manera,  che ve ne fa circa a mille.  E
sono questi due borghi ripieni  d'infiniti  artigiani,  pescatori,  speziali  e
d'altri.  In  questo ultimo  una separata contrada,  quasi un altro borghetto,
nel quale abitano i cristiani di  Tunis,  che  s'adoperano  nella  guardia  del
signore  e  in  altri ufici che non sogliono fare i Mori.   cresciuto dipoi un
altro borgo,  che  fuori della porta appellata Beb el  Bahar,  cio  la  porta
della marina,  la quale  vicina al lago della Coletta circa a mezzo miglio: in
questo borgo alloggiano i mercanti cristiani forestieri,  come  sono  genovesi,
veneziani  e  catalani,  e  tutti  tengono  i  loro  fondachi e le loro osterie
separate dai Mori. Questo borgo  assai grandetto, e fa circa a trecento fuochi
fra cristiani e mori, ma le case sono picciole. In modo che fra la citt murata
e i suoi borghi sono circa a nove o diecimila fuochi.  Questa citt  veramente
bellissima  e ordinata,  cio ogni arte  separata dall'altra,  e oltre a ci 
molto popolosa e abitata. Ma gli abitatori sono per la maggior parte artigiani,
massimamente tessitori di tele,  percioch in Tunis si fa grandissima  quantit
di perfettissime tele, le quali si vendono per tutta l'Africa, e molto care per
esser elleno sottili e salde, ch invero le donne della citt ottimamente sanno
filare.  E quando filano usano di sedere in luogo alto, e mandano il fuso molto
in gi,  o da una finestra che risponda nella corte della casa,  o per  qualche
buco  fatto  a questo effetto da un solaio all'altro,  onde per la gravezza del
fuso che va in gi il filo viene ben tirato,  intorto ed  eguale.  Nella  detta
citt  una piazza, dove  grandissima quantit di botteghe di mercatanti di s
fatte tele,  i quali sono tenuti per li pi ricchi di Tunis. Sonvi ancora altri
mercatanti e artigiani,  come speziali e quei che  vendono  gli  sciloppi  e  i
lattovari,  profumieri,  setaiuoli,  sarti,  sellari,  pellicciai, fruttaruoli,
quelli che vendono il latte, quei che fanno il pan fritto in olio, e beccai,  i
quali   sogliono   uccider   maggior   copia  d'agnelli  che  d'altri  animali,
massimamente la primavera e la state;  sono diversi altri mestieri e arti,  che
superfluo sarebbe a raccontare.
Il  popolo    molto  benigno  e  amorevole,  e  gli artigiani e i mercanti,  i
sacerdoti,  i dottori e tutti quelli che sono al maneggio  di  qualche  uficio,
vanno  con bello abito,  portando in capo certi grossi dolopani,  con una lunga
tovaglia che gli ricuopre.  Cos portano gli uomini della  corte  del  re  e  i
soldati, ma non lo cuoprono. Di ricchi vi sono pochi per la carestia del grano,
quasi che 'l prezzo ordinario si  tre doble per soma,  che sono quattro ducati
d'Italia. E ci avviene perch il popolo della citt non pu coltivare i vicini
terreni,  per la gran molestia degli Arabi,  e il grano  condotto da  lontano,
come  da  Urbs,  da Beggia e da Bona.  Alcuni dei cittadini hanno certi piccoli
poderetti pur vicini alla citt,  murati d'intorno,  ne'  quali  fanno  seminar
qualche  poco d'orzo o di frumento: e questi terreni vogliono essere adacquati,
di maniera che in ogni poderetto  un pozzo,  dal quale fanno cavar l'acqua con
la  destrezza  di  certe  ruote,  d'intorno  alle quai sono alcuni canali fatti
maestrevolmente.  La ruota  rivolta da un mulo o camello,  in modo che l'acqua
se  ne  vien  fuori e bagna il seminato.  Pensate la quantit del grano che pu
uscire da un poco di terreno murato e tenuto  con  tanti  artificii  e  lavori:
conchiudo che ci ad alcuno non basta per la met dell'anno.  E nondimeno vi si
fa il pane molto bello, bianco e ben cotto,  e tuttavia lo fanno non di farina,
ma come di semola con tutta la farina, usando in farlo una gran fatica, massime
a far la pasta,  la qual battano con certi pestoni che son fatti s come quelli
che si pesta il riso over il lino  nel  paese  d'Egitto.  I  mercatanti  e  gli
artigiani e i cittadini hanno per ugual costume di mangiare il giorno un vile e
rozzo  cibo,  il  quale    farina d'orzo bagnata in acqua e ridotta a guisa di
colla,  dove mettono un poco d'olio o succo di limoni o di melarance: e  questo
cotal cibo crudo inghiottono senza masticare,  pigliandolo a poco a poco,  e lo
chiamano besis, che  cosa molto bestiale. V' una piazza nella quale altro non
si vende che farina d'orzo,  che  comperata per lo detto cibo.  Usano un altro
cibo,  ma  assai  pi  onesto:  pigliano la pasta leggiera e fannola bollire in
acqua, e poi che  ben cotta, dentro un vaso molto ben la pestano, e raccoltola
tutta nel mezzo,  e postole sopra olio o brodo di carne,  l'inghiottono come il
sopradetto  senza  masticarla: e a questa sorte di cibo dicono el bezin.  Ve ne
usano degli altri, i quali sono delicati e gentili.
N in la detta citt n fuori di lei  alcun mulino che macini  sopra  l'acqua,
ma  tutti sono mossi dalle bestie,  talmente che un mulino appena fra il d pu
macinare una soma di grano.  Non v' n fonte n fiume n pozzo alcuno  d'acqua
viva,  ma vi sono cisterne,  dove si raccoglie l'acqua delle pioggie. Ben fuori
della citt  un pozzo d'acqua viva,  ma  alquanto salata: al quale vanno  gli
acquaruoli  con  le  loro  bestie  e con li loro utri,  e gli empiono e vendono
l'acqua nella citt,  della quale il popolo usa bere,  per essere ella pi sana
dell'acqua delle cisterne.  Vi sono altri pozzi di buonissima acqua,  ma per il
signore e per i suoi cortigiani.  V' un  bellissimo  tempio  e  molto  grande,
fornito  s  di numero di sacerdoti come di grandezza d'entrata;  vi sono altri
tempi per la citt e per li borghi, ma di minor qualit.  Collegi di scolari vi
sono  molti,  e  monasteri  d'alcuni  loro religiosi,  a' quali le limosine del
popolo porgono onestamente il vivere.   in tutti gli abitatori natii di  Tunis
una  s fatta sciochezza,  che come veggono un pazzo che tragga i sassi l'hanno
per santo; ed essendo io in Tunis,  il re fece edificare a uno di quegli pazzi,
chiamato  Sidi  el  Dahi,  che  andava  vestito  di  sacco,  scoperto il capo e
discalzo, e tirava sassi e cridava come arrabbiato, un bellissimo monastero,  e
dettegli una grossa entrata per il suo vivere e di tutti li suoi parenti.
La pi parte delle case hanno assai bella forma,  e sono fatte di pietre concie
e ben lavorate,  nei cieli delle quali usano molti ornamenti di  mosaico  e  di
gesso,  intagliato  con  intagli  mirabili  e dipinto con azurro e altri colori
finissimi. E questo fanno perch in Tunis  grandissima carestia di tavole e di
legnami, onde non possono formar se non brutti travi.  I pavimenti delle stanze
sogliono  saleggiar  con  belle  pietre  invetriate  e  lucide,  e le corti con
tavolette quadre di pietre eguali e polite.  E quasi generalmente ogni  casa  
d'un  solaio,  l'entrata  della  quale  bella e fra due porte,  l'una sopra la
strada,  e l'altra  fra l'entrata e la casa.  E vi s'entra per  alcuni  gradi,
ornati  gentilmente  di pietre,  e studia ciascuno di far l'entrata pi bella e
pi apparente del resto della casa, percioch i cittadini usano le pi volte di
starsi in queste entrate,  e quivi o trattenersi con gli amici o ragionar con i
servitori.  Vi  sono  molte stufe molto pi ordinate e pi commode di quelle di
Fez, ma non cos belle n di tanta grandezza. Fuori della citt sono bellissime
possessioni di bellissimi frutti,  i quali nascono in poca  quantit,  ma  sono
tutti buoni.  Di giardini v' un numero quasi infinito,  piantati di melaranci,
di limoni,  di rose e d'altri fiori gentili,  massimamente in  un  luogo  detto
Bardo,  dove sono i giardini e i palazzi nobili del re, fabbricati superbamente
con intagli e colori finissimi. E d'intorno la citt,  circa a 4 o 6 miglia per
ciascun  lato,  sono  moltissimi  terreni  d'olive,  delle  quali si cava tanta
quantit d'olio che fornisce la citt,  e molto eziandio se ne manda in Egitto.
E  dei legni dell'oliva ne fanno il carbone che s'adopera nella citt,  e parte
di detti legni s'abbrucia, di modo che non  in tutto il mondo s gran carestia
di legne come in Tunis.
Finalmente,  per la gran povert del popolo,  non solo si truovano molte femine
che per poco prezzo vendono la lor castit ad altrui,  ma i fanciulli ancora si
sottopongono agli uomini,  e sono pi disonesti e nel vero pi sfacciati  delle
publiche e infami.  Ma come si sia, le donne vanno ben vestite e ornate. Egli 
vero che fuori di casa si cuoprono i visi,  come le donne  di  Fez,  e  se  gli
cuoprono  ponendo  sopra un panno della fronte molto largo un altro panno detto
setfari, di maniera che il capo loro pare una testa di gigante. Nelle politezze
e nei profumi consumano tutta la loro cura,  onde i profumieri sempre sono  gli
ultimi  a  serrar  le  loro  botteghe.  Sogliono  gli abitatori di questa citt
mangiare  una  certa  composizione  chiamata  lhasis,  qual    molto  cara,  e
mangiatane  una oncia si diventa allegri e si ride,  e l'uom vorria mangiar per
tre uomini, e diventa peggio che imbriaco, ed excita la libidine mirabilmente.


Corte del re, ordine, cerimonie e uficiali deputati.

Il re di Tunis si  crea  pure  per  eredit  e  per  elezione  del  padre,  col
giuramento dei principali,  come sono capitani,  dottori,  sacerdoti, giudici e
lettori;  e come muore un re,  subito quello che  eletto  successore    posto
nella sedia reale, e tutti gli danno obbedienza. Dipoi a lui s'appresenta colui
che  tiene  il  maggior grado,  il quale  detto munafid,  ed  come vice re al
governo del regno.  Questo munafid gli rende conto di tutte le cose da lui fino
a  quel  giorno  amministrate,  e  col  consentimento  del re ordina gli ufici,
dandogli piena informazione dei mandati e delle provisioni de' soldati.  L'uomo
di seconda dignit  detto mesuare, che  come un general capitano, il quale ha
piena  autorit sopra i soldati e la guardia del re: pu dispensare e minuire e
accrescer i salari de' soldati come gli pare,  e farne le elezioni,  muover gli
eserciti e cotai cose;  quantunque oggid vi vuole esser la persona del re.  Il
terzo in ordine e dignit  il castellano,  il quale ha cura  dei  soldati  del
castello,  delle fabbriche del detto e dei palazzi del re, e dei prigioneri che
sono posti in esso castello per cose di molto momento;  similmente ha  autorit
di  far  ragione  a chi gli viene innanzi,  non altrimenti che se egli fusse la
propria persona del re.  Il quarto  il governatore della  citt,  il  quale  
sopra  le cose capitali e castiga ciascuno secondo la gravezza del delitto.  Il
quinto  il maggior secretario,  che scrive e risponde in  nome  del  re  e  ha
autorit di potere aprir le lettere di ciascuno, eccetto dei due sopradetti. Il
sexto    il maestro della sala: costui ne' d del consiglio tien cura d'ornare
la stanza di tapeti e le mura di panni,  e d'assegnare a  ciascuno  il  proprio
luogo,  comandando  ai cursori per nome del re che diano gli avisi che accadono
nel detto consiglio,  o di prender qualche grande uomo;  e questo tale ha molta
domestichezza col re, percioch gli pu favellare quando vuole. Il settimo  il
tesoriere,  il  quale   tenuto di ricevere i danari dai ministri e assegnargli
alle mani d'alcuni che sono diputati alla cassa,  e di  dispensarli  secondo  i
mandati  del  re  o  dell'uficial  maggior,  con sottoscrizione di mano del re.
L'ottavo  il gabelliere,  il quale riscuote le gabelle delle robbe che vengono
nella citt da terra e il censo dei mercadanti forestieri, che sono due e mezzo
per cento;  e tiene gran moltitudine di sbirri,  i quali,  come veggono entrare
alcun  forestiere  che  dimostri  nell'apparenza  d'essere  uomo   di   qualche
riputazione, l'appresentano al gabelliere o, non vi essendo egli, lo tengono in
prigione  fin che viene,  il quale poi gli fa pagare un tanto dei danari che ha
seco, faccendogli far molti giuramenti. Il nono  il doganiere, il cui uficio 
di riscuoter la dogana delle robbe che si conducono fuori della citt e hanno a
esser portate per mare,  e cos di quelle che vengono di mare: e il luogo della
dogana   sul lago della Goletta vicino alla citt.  Il decimo  lo spenditore,
il quale a guisa di mastro di casa ha carico di fornire il palazzo  del  re  di
pane,  di carne e d'altre cose necessarie, come del vestire delle donne e delle
donzelle del re,  degli eunuchi e delle schiave negre che sono le cameriere del
detto re;  somigliantemente tien carico delle spese che appartengono ai piccoli
figliuoli del re e alle nutrici loro,  e dispensar gli ufici che occorrono  nel
castello o fuori del castello fra gli schiavi cristiani,  e gli provede di cibo
e di vestimenti secondo il bisogno loro.  Questi  sono  i  principali  ufici  e
magistrati  della  corte  del  re.  Ve  ne  sono  alcuni  altri  ufici di minor
riputazione, com' il maestro della stalla,  il guardaroba,  il cappellano,  il
giudice del campo,  il maestro de' fanciulli del re,  il capo degli staffieri e
cotai altri.
Tiene il re di Tunis 1500 cavalli leggieri,  i quali sono per la maggior  parte
cristiani rinegati: a ciascheduno di loro d provisione per la persona e per il
cavallo, e questi hanno uno loro capitano particolare, che gli mette e dismette
secondo il suo parere.  Vi sono ancora 150 altri cavalli dei suoi natii mori, i
quali consigliano il re nell'ordine e nelle cose pertinenti alla guerra, e sono
come maestri del campo.  Ancora tiene cento balestrieri,  dei quali molti  sono
cristiani rinegati,  e questi sempre vanno appresso il re quando egli cavalca o
nella citt o fuori.  Ma va pi da vicino al re la guardia secreta,  che   dei
cristiani che abitano nel borgo sopradetto. Dinanzi al re va un'altra guardia a
pi,  e questa  tutta di Turchi armati di archi e di schioppi.  Pure inanzi al
detto re va il capo degli staffieri a cavallo, e da un lato va quello che porta
la partigiana del re,  dall'altro quello che porta lo scudo;  dietro a  cavallo
uno  che  porta  la  sua  balestra.   D'intorno  vanno  diversi,  come  sono  i
contestabili e i mazzieri,  i quali sono ministri  delle  cerimonie.  Questo  
l'ordine  e  la  regola e il costume della corte del re di Tunis,  generalmente
parlando.  Ma  differenza grande fra il vivere ordinario de' passati re e  fra
il  viver  particolare  del  re  presente,  percioch  questo re  uomo d'altra
natura, d'altro costume e d'altro governo. E io nel vero prendo vergogna a dire
i vizii particolari d'alcun signore,  massimamente di questo re,  dal quale  ho
non  pochi  benefici  ricevuti.  Per  tacendogli dico che egli  sufficiente e
mirabile in cavar danari da' suoi soggetti,  dei quali parte dispensa  fra  gli
Arabi  e  parte  nelle  fabbriche  de' suoi palazzi,  dove egli si sta con gran
delicatezza e lascivia fra sonatori, cantori e cantatrici femine,  quando nella
rocca  e  quando  nei suoi belli e dilettevoli giardini.  Ma quando un uomo dee
cantare o sonare nella sua presenza,  prima si benda gli occhi come  si  fa  ai
falconi, e poi entra dove egli  e le sue amorose donne. Il ducato d'oro che fa
battere  il  re  pesa 24 caratti,  ed  per un ducato e un terzo dei ducati che
corrono per la Europa.  Fa battere ancora certe monete  d'argento  quadre,  del
peso  di  sei  caratti,  30  o  32  delle  quali fanno un ducato: e la moneta 
chiamata nasari;  questi ducati nella Italia sono detti doble.  E questo  basti
alla  universale e particolare informazione di Tunis,  e di ci che mi  paruto
degno di memoria.


Napoli.

Napoli    piccola  citt  ed    antica,   fabbricata  da'  Romani  sul   mare
Mediterraneo,  vicina  alla Goletta e discosta da Tunis circa a 12 miglia verso
levante,  la quale  da' Mori detta Nabel.  Fu un tempo molto abitata  e  assai
civile, ma ora non  in lei se non alcuni lavoratori de campi, che vi sementano
lino: n altro da questa citt raccolgono.


Cammar.

Cammar    un'altra  citt pure antica,  vicina a Cartagine e discosta da Tunis
circa a 8 miglia verso tramontana,  la  quale    bene  abitata,  ma  da  certi
ortolani che portano le loro erbe e frutti a Tunis. Nel suo terreno nasce molta
quantit di canne di zucchero, le quali si vendono pure a Tunis; ma quei che le
comperano le tengono per succiare doppo pasto, percioch non sanno trarne fuori
il zucchero.


Marsa.

Marsa  una piccola e antica citt edificata sul mare Mediterraneo, dove era il
porto di Cartagine,  percioch Marsa significa "porto".  Questa citt gi molto
tempo fu rovinata,  ma oggi  abitata da pescatori,  lavoratori di terreno e da
quelli  che  sogliono  biancheggiar  le  tele.  E vicino a lei sono alcuni real
palazzi e possessioni, dove il presente re suol trapassar tutta la state.

Ariana.

Ariana  piccola citt e antica,  e fu edificata da' Gotti vicina a Tunis circa
8  miglia verso tramontana,  non molto discosto dalla quale sono assai giardini
di varii frutti, massimamente di carobbe. Le sue mura sono antichissime,  e gli
abitatori lavoratori di terre.
Sono  similmente  vicino  a  Cartagine  alcune  altre piccole citt,  abitate e
disabitate, delle quali non mi raccorda il nome.


Hammamet.

Hammamet  citt moderna edificata da' maumettani e murata con forte  mura,  la
quale    discosta  da Tunis 50 miglia e abitata da una poverissima gente: sono
tutti pescatori,  barcaruoli,  carbonari e biancheggiatori di tele.  E tanto la
citt  aggravata dal signore, che i poveri uomini sono presso che mendichi.


Eraclia.

Eraclia  una piccola citt antica, edificata da' Romani s'una collina appresso
il mare; ma fu distrutta dagli Arabi.


Susa citt.

Susa    una  gran  citt  antica  edificata  da' Romani sul mare Mediterraneo,
discosta da Tunis 200 miglia;  e fuori di lei  sono  molti  terreni  d'olive  e
fichi,  donde  si  cava gran quantit d'olio.  Vi sono ancora molti terreni per
orzo,  ma non gli posson gli abitatori coltivar per la molestia degli Arabi.  I
quali   abitatori  sono  uomini  piacevoli  e  umani,   e  molto  i  forestieri
accarezzano;  e la maggior parte di questi sono marinai,  i quali vanno con  li
navili dei mercatanti in Levante e in Turchia.  Alcuni similmente di loro vanno
in corso, costeggiando le citt vicine a Sicilia e ad altri luoghi d'Italia. Il
rimanente dei detti sono  o  tessitori  di  tele,  o  vaccari,  o  facitori  di
scodelle,  di  boccali  e  d'ogni  sorte di vasi,  dei quali tengono fornita la
rivera e Tunis.
E quando i maumettani acquistorono questa rivera,  la detta citt fu  residenza
del luogotenente, e ancora v' il palazzo. La citt  bella e murata intorno di
belle mura, e posta in un bel sito. Fu eziandio molto abitata e ornata di belle
case,  delle quali ancora ve n' alcuna;  e vedesi oggid un bellissimo tempio.
Ora  quasi tutta disabitata,  per la ingiustizia e gravezza  dei  signori,  n
sono  in  tutta lei pi che cinque o sei botteghe,  fra pescatori e speziali ed
erbolai.  Io fui in questa citt quattro giorni,  tenutovi dalla malvagit  del
tempo.


Monaster.

Monaster    una  citt antica edificata da' Romani sul mare,  discosta da Susa
circa dodici miglia, murata d'intorno con forti e alte mura.  Le case di dentro
sono  medesimamente fabbricate con bella architettura.  Una  che gli abitatori
sono poveri e mendichi,  e vanno vestiti di misero e rozzo abito,  portando ne'
piedi  certe  pianelle  fatte di giunchi marini,  la pi parte de' quali sono o
tessitori di tele o pescatori.  Il cibo loro  pane d'orzo e quello bezzin  con
olio che di sopra dicemmo,  come fanno ancora tutte le citt che sono in questa
riviera, percioch altro grano non vi nasce che orzo. E a questo proposito dir
ci che m'intervenne, trovandomi in viaggio sopra un galeone con un ambasciador
di questa citt ch'andava in Turchia: costui ragionando meco di  diverse  cose,
venimmo  a  parlare  della  provisione  che il re gli dava,  qual era una certa
quantit di ducati, e appresso 24 moggia d'orzo l'anno. Allora,  non essendo io
pratico  del  paese,  gli  dissi:  "Voi  dovete  aver molte cavalcature".  Qual
respondendomi di no,  gli replicai: "E che fate voi di tanto orzo?"  Allora  io
viddi  ch'el  si  arross,  volendo  dire  che  lo  mangiavano;  e  anco io fui
malcontento di  averli  fatta  simil  domanda,  la  qual  feci  pensandomi  che
solamente   i  poveri  lo  mangiassero.   Fuori  della  citt  sono  assaissimi
possessioni di frutti,  come crisomele,  fiche,  mele,  pere,  granate e numero
infinito d'olive. Ma pure il signor molto l'aggrava.


Tobulba.

Tobulba  una citt antica edificata da' Romani sul mare Mediterraneo, discosta
da Monaster circa a 12 miglia verso levante. Un tempo fu molto abitata e i suoi
terreni erano fertilissimi d'olive, i quali tutti furono abbandonati per offesa
degli  Arabi.  Non v' quantit di case,  e quelle poche sono abitate da certi,
come religiosi,  i quali tengono un gran luogo a guisa di spedale per alloggiar
forestieri. Vengono anco degli Arabi nella citt, ma non fanno loro dispiacere.


El Mahdia citt.

El  Mahdia    una  citt a' nostri tempi edificata dal Mahdi,  eretico e primo
pontefice del Cairaoan,  il quale la edific sul mare Mediterraneo e  sopra  un
braccio di monte che entra in mare, cingendola di forti e alte mura, con grosse
torri che hanno le porte ferrate;  e anco il porto  diligentemente e con buoni
ripari guardato.  Costui venne in  questi  paesi  in  abito  di  pellegrino  e,
fingendo  d'esser della casa di Maumetto,  concit in s la benivolenza di quei
popoli,  talmente che con l'aiuto loro si fece signor del Cairaoan,  faccendosi
chiamare el Mahdi califa.  Ma poi, lontano dal Cairaoan circa 40 giornate in la
Numidia per ponente, mentre egli andava riscotendo i tributi di quel paese,  fu
preso dal principe di Segelmese e in prigione posto: il qual principe,  mosso a
compassione, gli diede libert, ed egli per guidardone l'uccise.  Onde faccendo
dipoi  la tirannide,  il popolo incominci a congiurar nella sua morte,  per il
che esso fece fabbricar questa citt come per  una  fortezza,  nella  quale  si
potesse riparare quando bisogno facesse.  E bene gli fe' di mistiero, percioch
uno Beiezid predicatore,  che era appellato il cavaliere dell'asino perch egli
sempre  cavalcava  un  asino,  con l'esercito di 40 mila persone venne verso il
Cairaoan.  Ed el Mahdi si fugg nella nuova citt,  la quale col soccorso di 30
navili  d'un signor di Cordova macomettano cos ben difese,  che ruppe e uccise
Beiezid insieme col suo figliuolo.  Quindi tornato al Cairaoan  pacific  e  si
rese  amico  il  popolo,  rimanendo  il dominio nella sua famiglia fin al tempo
sopradetto.  Dapoi 130 anni questa citt fu presa  da'  cristiani,  ma  fu  poi
ricoverata da Habdulmumen, pontefice e re di Marocco. Ora  in potere del re di
Tunis,  il  quale  vi  manda un governatore,  n gl'impone molta gravezza.  Gli
abitatori usano di trafficar per mare,  e hanno molta nimicizia con gli  Arabi,
di  modo  che  non  possono  coltivar i lor terreni.  A' giorni nostri il conte
Pietro Navarro con nove legni pens di poter prender  la  detta  citt,  ma  si
difesero con l'artiglieria, per il che si torn adietro con molto danno e senza
effetto niuno: fu gli anni del Natale de' cristiani 1519.


Asfachus citt.

Asfachs  una citt antica edificata dagli Africani sul mare Mediterraneo,  nel
tempo delle guerre che essi ebbero co'  Romani;  la  qual  citt    grande,  e
similmente murata con alte e forti mura.  Fu gi molto abitata,  ma oggi non fa
pi che 300 o 400 fuochi, e in minor copia sono le botteghe,  percioch  molto
gravata  cos  dagli  Arabi  come  dal  re di Tunis.  Gli abitatori sono per la
maggior parte tessitori di tele,  marinai e pescatori,  i quali  pigliano  gran
copia d'un certo pesce detto spares, la qual voce non  arabica, n barbaresca,
n meno latina.  Il loro cibo ,  come quello degli altri detti, pane d'orzo ed
el bezin.  Vanno male in arnese;  vi sono alcuni d'essi  che  con  certi  legni
soglion trafficare in Egitto e in Turchia.


Cairaoan, la quale fu citt grande.

Cairaoan,  o  Caroen,  citt  nobile,  fu  edificata  da Hucba,  capitano degli
eserciti mandati della Arabia Diserta da Hutmen terzo pontefice,  il  quale  la
fabbric  discosta dal mare Mediterraneo 36 miglia e da Tunis circa cento,  non
per altra cagione che per assicurarne il suo esercito,  le facult e  i  tesori
che  egli avea rubbati e saccheggiati per le citt di Barberia e di Numidia.  E
cinsela di belle mura fatte tutte di mattoni, e fece edificare in lei un grande
e mirabile tempio fatto sopra bellissime colonne di marmo, due delle quali, che
sono appresso la cappella grande,  sono di grandezza inestimabile e d'un  color
vivo  rosso  perfetto e lustro,  tempestato di certi punti bianchi,  il quale 
simile al porfido.
Costui, doppo la morte di Hutmen, fu confermato nel dominio da Muchauia fino al
tempo di Qualid califa,  figliuolo di  Habdul  Malic,  che  allora  regnava  in
Damasco,  il quale mand un suo capitano al Cairaoan con molto esercito,  detto
Muse figliuolo di Nosair. Questo Muse, come giunse al Cairoan,  vi si ferm per
molti d,  fin che fu bene riposato l'esercito.  Dipoi se n'and verso ponente,
spogliando e saccheggiando molte citt, per insino a tanto che egli giunse alla
riviera del mare Oceano,  dove entr nell'onde col cavallo tanto che  bagn  le
staffe; e parendogli per quella fiata avere acquistato assai, torn al Cairaoan
e  mand  in  sua  vece in Mauritania un suo capo detto Tarich,  il quale molte
citt similmente acquist, di maniera che Muse,  avendogliene invidia,  comand
che fermar si dovesse e attender la sua persona: il che fece Taric alla riviera
della  Andologia.  Nello  spazio  di 4 mesi arriv Muse con grande esercito,  e
ambi,  congiuntisi insieme,  passarono il mare in Granata e se  n'andarono  fra
terra  per  affrontare  l'esercito  dei  Gotti.  Mossesi  allora  contra questi
Roderigo re di Gotti e fece giornata,  ma per non  buona  ventura  fu  rotto  e
distrutto tutto il suo esercito.  Onde i due,  seguitando la vettoria, andarono
insino in Castiglia e  presero  Toleto,  dove  trovarono  molti  tesori,  molte
facult  e molte reliquie di santi che erano nella basilica di Toleto,  s come
fu la tavola sopra la quale cen Cristo con li  suoi  apostoli,  la  quale  era
coperta  d'oro  e  d'intorno  ornata di gioie istimate mezzo milione di ducati;
doppo la qual presa si part Muse con una parte  dell'esercito,  seco  portando
quasi tutti i tesori di Spagna,  e pass il mare per tornar verso Cairaoan.  Ma
ebbe fra questo mezzo lettere di richiamo da Qualid, pontefice di Damasco, onde
Muse,  caricati tutti i tesori,  s'invi verso Egitto;  e  come  fu  giunto  in
Alessandria,  ebbe  aviso da un fratello del pontefice di Damasco,  il quale si
chiamava Hescian,  che 'l pontefice era in termine di  morire:  perci  non  si
curasse  di venire allora in Damasco,  perch seguitandone la morte quei tesori
anderebbono di leggiero a pericolo d'essere saccheggiati.  Di ci non  si  cur
Muse,  ma venne a Damasco e assegn il tutto a Qualid,  il quale doppo 5 giorni
si mor.  E asceso il fratello nel pontificato,  lev a Muse il governo di mano
dell'Africa e fece un altro capitano detto Iezul;  il cui figliuolo, fratello e
nipote un doppo l'altro successero e governarono la citt,  fin che fu priva la
casa  di  Qualid  di  quella  dignit e fu fatto locotenente Elagleb,  il quale
domin a guisa di signore, percioch allora i pontefici macomettani,  lasciando
la  sedia  di Damasco,  quella fecero in Bagded,  come nelle croniche si narra.
Onde,  morto costui,  regnorno i figliuoli,  e cos succedendo di mano in mano,
rimase  la signoria in questa famiglia 170 anni,  fin che fu scacciato l'ultimo
signore per el Mahdi eretico califa.
Nel tempo adunque di questi signori della casa di el Lagleb,  accrebbe la citt
s di grandezza come di numero di popolo,  di modo che ella non basta a caperne
tutti. Per il che il signore fece fabbricare appresso di questa un'altra citt,
a cui pose nome Recheda, nella quale abitava egli e i primieri della sua corte.
In questo tempo fu presa Sicilia dalli suoi eserciti, mandativi per mare con un
capitano detto Halcama,  il quale nella detta isola edific una  piccola  citt
per  fortezza  e sicurt della sua persona,  chiamandola dal suo nome: la quale
v' fin oggi chiamata da'  Siciliani  Halcama.  Dapoi  quest'Halcama  fu  quasi
assediata dagli eserciti che vennero in soccorso di Sicilia;  allora il signore
di Cairaoan mand un  altro  esercito  pi  grande,  con  un  valente  capitano
chiamato  Ased,  il  quale  rinfresc  Halcama,  e tutti si ridussero insieme e
occuparono il resto delle terre che rimaseno: e  per  tale  impresa  e  dominio
della detta isola crebbe in civilit e abitazione il Cairaoan.
Il sito del quale  in una campagna di arena diserta,  dove non nasce n albero
n grano,  e questo e ogni altro frutto pertinente al vivere    portato  dalla
riviera  del  mare,  o  da  Susa  o da Monaster o da el Mahidia,  che son tutte
lontane 140 miglia.  E discosto da questa citt 12  miglia    un  monte  detto
Gueslet, nel quale rimangono certe vestigia degli edifici romani: e in lui sono
molti fonti e terreni di carobe, le quali si portano al Cairaoan, dove non  n
fonte n pozzo d'acqua viva,  eccetto qualche cisterna. Ma di fuori della citt
sono certe conserve d'acqua antiche,  le quali con  le  pioggie  s'empiono:  ma
passato  il  mese di giugno non vi si truova acqua,  percioch gli abitatori ne
danno bere alle lor bestie.  Gli Arabi vengono la state a starsi d'intorno alla
detta citt,  i quali raddoppiano la carestia del grano e dell'acqua,  ma fanno
venire abbondanza di carne e  di  datteri,  i  quali  portano  dalle  citt  di
Numidia, discoste dalla detta circa a 170 miglia.
In  questa citt molto fior un tempo lo studio della legge,  di maniera che la
pi parte dei dottori d'Africa sono creati in essa. Ora la detta citt, dopo il
guasto che di lei fecero gli Arabi, cominci a esser riabitata, ma miseramente:
e gli abitatori d'oggi  sono  tutti  poveri  artigiani,  e  per  la  pi  parte
conciatori di pelle di agnelli e di capretti,  e pellicciai, le cui pellicce si
vendono nelle citt di Numidia dove non si truova panno d'Europa;  e  di  cotai
mestieri assai parcamente vivono.  Appresso l'esser gravati dal re di Tunis gli
ha compiutamente ridotti ad estrema calamit, s com'io vidi nel tempo d'un mio
viaggio da Tunis a Numidia,  dove era il campo del re di Tunis: e fu l'anno 922
di legira.


Capes citt.

Capes    una  grandissima  citt  edificata da' Romani sul mare Mediterraneo e
dentro d'un golfo,  la qual citt  murata d'alte mura e  antiche,  e  cos  la
rocca.  E  appresso  lei  passa un fiumicello,  ma d'acqua calda e quasi salsa.
L'esser saccheggiata dagli Arabi molto le tolse di civilit e  grandezza,  anzi
tanto avanti le fece di danno che gli abitatori,  lasciandola,  abitarono nella
campagna,  in luogo dove  molta quantit di datteri,  i quali non  durano  per
tutto  l'anno,  ma  si ammarciscono.  N altro vi nasce per tutto quel terreno,
eccetto un frutto che nasce sotto terra,  di grossezza  come  un  radicchio  ma
piccolo  come  fave,  el  qual  succiano: ed  dolce come mandrole e ha qualche
sapore di mandrole,  e se usa in tutto il regno  di  Tunis,  e  dagli  Arabi  
chiamata habbhaziz.  Sono i detti abitatori uomini negri e poveri lavoratori di
terra o pescatori, molto aggravati dagli Arabi e dal re di Tunis.


El Hamma citt.

El Hamma  una citt antica edificata da' Romani fra terra,  discosta da  Capes
circa a 15 miglia:  cinta di mura fatte di pietre grosse e molto ben lavorate,
e  fino  al  d  d'oggi si veggono tavole di marmo con lettere intagliate su le
porte. Le case e le strade di questa citt sono brutte,  e gli abitatori poveri
e ladri;  e il terreno  aspro e secco,  dove altra cosa non nasce che palme, i
cui datteri non sono molto buoni.  Lontano dalla citt un miglio e mezzo  verso
mezzogiorno nasce un capo grosso d'acqua caldissima, il quale entra nella citt
e vi passa per mezzo,  ma per cotai canali larghi. E sotto la terra e dentro il
canale sono  certi  edifici,  come  camere  separate  l'una  dall'altra,  e  il
pavimento  di  queste  camere  il fondo del canale,  e a ciascuno che vi entra
l'acqua aggiunge per insino all'ombilico: ma a niuno basta l'animo  d'entrarvi,
per lo superchio caldo dell'acqua. Nondimeno gli abitatori beono della detta: 
vero  che,  volendo  bere la mattina,  la cavano la sera,  e cos all'incontro.
Dalla parte di tramontana pur fuori della citt l'acqua si raccoglie insieme  e
fa  un  lago,  che  detto il lago dei leprosi,  percioch ha virt di sanar la
lepra  e  saldar  le  piaghe:  perci  vi  abitano  sempre  al  d'intorno  gran
moltitudine  di  leprosi,  con capanne fatte a torno detto lago,  e infiniti si
risanano.  Questa acqua ha odore di solfo e mai non sazia chi la bee,  come  ho
provato io che pi volte ve ne pigliai, ancora che non mi facesse di bisogno.


Machres castello.

Machres   un castello edificato dagli Africani alla nostra et su la bocca del
golfo di Capes,  e quasi fu edificato per guardare il detto golfo dalle  offese
delle  navi  dei  nimici.    discosto  dall'isola  del Cerbo circa a cinquanta
miglia,  e abitato da alcuni tessitori di certe sorte di panni di  lana.  E  vi
sono  molti  barcaruoli  e  pescatori,  i quali hanno molta pratica nella detta
isola;  e tutti parlano in lingua africana come quelli del Cerbo.  E perch non
hanno  altro  terreno  n possessione alcuna,  trattone i tessitori,  gli altri
tutti vivono del mestiero del mare.


Il Gerbo isola.

Gerbo  un'isola vicina alla terra ferma a... miglia,  tutta pianura e arenosa,
dove sono infinite possessioni di datteri,  d'uve,  d'olive e d'altri frutti; e
circonda quasi diciotto miglia. Le abitazioni della quale sono casali separati,
cio ogni possessione ha la sua casa,  dove abita da per s  una  famiglia:  ma
sono  pochi  i casali dove siano molte case insieme.  I terreni sono magri,  di
modo che,  con molti lavori e cure d'acquare i detti  terreni  con  l'acque  di
certi profondi pozzi,  non vi nasce appena un poco d'orzo,  onde quivi  sempre
carestia di grano,  il quale quasi sempre vale sei doble il moggio e alle volte
pi,  e la carne  similmente carissima.   nell'isola una rocca sul mare, dove
abita il signore e la sua famiglia,  e vicino alla rocca  un gran casale,  nel
quale alloggiano i mercatanti forestieri, mori, turchi e cristiani. E nel detto
casale  ogni  settimana  si  fa  il  mercato,  il  quale   simile a una fiera,
percioch tutti quelli dell'isola si riducono a questo mercato,  e molti  Arabi
parimente  vi  vengono  dalla terra ferma,  menando bestiame e portando lana in
molta quantit all'isola.  Ma gli  isolani  vivono  per  la  maggior  parte  di
mercatanzia dei panni di lana,  che si fa nella detta isola, i quali portano da
Tunis in Alessandria; e medesimamente l'uva secca.
E circa anni cinquanta sono che detta isola  fu  assaltata  da  una  armata  di
cristiani,  la  quale la prese e saccheggi;  ma subito fu recuperata dal re de
Tunis e fatta riabitare, e allora fu edificata la sopradetta rocca,  perch per
il passato non vi erano se non casali.  E di continuo fu governata da duoi capi
di parte di duoi popoli che abitano in detta isola,  sotto il nome  del  re  di
Tunis,  quale vi mandava un governatore giudice e un fattore; ma venuto a morte
il re Hutmen, li suoi successori mancandoli le forze,  l'isola si vendicorno in
libert, e il popolo immediate ruppe il ponte che della terra ferma butta sopra
l'isola,  per  tema di qualche esercito terrestre.  E un di questi capi ammazz
tutti li principali de l'altra parte,  di modo che esso solo rimase signore,  e
tutti li suoi, fin al giorno presente.
Detta isola d d'intrata fra le gabelle e dogane ottantamila doble, per li gran
traffichi  che si fanno,  essendo molto frequentata da mercatanti alessandrini,
turchi e dalla citt di Tunis;  ma questi che al presente la dominano usano fra
loro  di  gran  tradimenti,  perch il figliuolo ammazza il padre e il fratello
l'altro fratello per  signoreggiare,  di  modo  che  in  quindici  anni  furono
ammazzati  da  dieci signori.  A' nostri tempi Ferdinando re di Spagna vi mand
una grande armata, capitano della quale era il duca di Alba, qual,  non essendo
pratico  della detta isola,  fece dismontare l'esercito delle navi molte miglia
lontano dalla terra: la qual essendo difesa gagliardamente  da'  Mori,  gli  fu
forza  di  ritirarsi  adrieto,  e  massimamente  per  il  gran caldo e sete che
pativano, non vi essendo acqua da bere.  E perch quando smontorono l'acqua era
cresciuta  in colmo e a questo suo ritorno l'acqua era calata,  le navi per non
restar in secco s'erano ritirate drieto la marea, di modo che era discoperto il
spazio di quattro miglia,  li quali aggionti agli  altri  che  avean  lasciati,
messe  in  tanto  pericolo  e  travaglio  li  soldati,  che  senza  niun ordine
camminavan alla volta delle navi,  ed eran seguitati da' cavalli  di  Mori,  di
sorte  che  la  maggior parte furon morti e presi,  eccetto alcuni pochi che si
condussero con l'armata in Sicilia.  Dapoi ancora  Carlo  imperatore  vi  mand
un'altra armata, capitano un cavalier di Rhodi dell'ordine di Santo Giovanni di
Messina,  e costui si govern con tanta prudenza che li Mori si resero a patti,
obligandosi di pagar certo tributo;  e fu mandato un  ambasciatore  fino  nella
Magna a sua maiest,  la qual sottoscrisse alli capitoli e ordin che ogni anno
pagassero cinquemila doble al vice re di Sicilia,  e  cos  stanno  con  questa
triegua.


Zoara citt.

Zoara    una  piccola  citt  edificata  dagli Africani sul mare Mediterraneo,
discosta del Gerbo circa a cinquanta miglia verso levante.  murata di triste e
deboli mura, e abitata da un povero popolo,  perch d'altro non vive che di far
calcina  e  gesso  e  portagli  a Tripoli,  n ha terreno da seminar,  e sta in
continova paura d'essere assaltata da' corsari cristiani,  massimamente da  che
fu preso Tripoli.


Lepede.

Anche questa citt fu edificata da' Romani,  con mura alte di pietre grosse, la
quale fu due volte rovinata da' macomettani e delle sue  pietre  e  colonne  fu
edificata Tripoli.


Tripoli vecchia.

Questa    una citt antica edificata pur da' Romani,  e dapoi fu signoreggiata
da' Gotti e finalmente da' maumettani,  nel tempo di Homar  califa  secondo,  i
quali  tennero  sei mesi assediato il duca loro e constrinsonlo a fuggire verso
Cartagine.  Onde la citt fu saccheggiata,  e degli abitatori  altri  uccisi  e
altri  menati  cattivi  in  Egitto e in Arabia,  s come racconta Ibnu Rachich,
istorico africano.


Tripoli di Barberia.

Tripoli fu edificata dagli Africani doppo la rovina della  vecchia  Tripoli,  e
murata  di  mure  alte e belle,  ma non molto forti;  ed  posta in un piano di
arena,  dove sono molti piedi di datteri.  Le case di questa citt sono belle a
comparazione di quelle di Tunis,  e similmente le piazze ordinate e distinte di
diverse arti, massimamente di tessitori di tele. Non vi sono pozzi n fonti, ma
solamente cisterne, e sempre v' carestia di grano, percioch tutte le campagne
di Tripoli sono arena,  come quelle di  Numidia.  La  cagione    che  'l  mare
Mediterraneo  entra  assai verso mezzogiorno,  in modo che i luoghi che debbono
esser temperati e buoni terreni sono tutti  coperti  dall'acque.  La  oppenione
degli  abitatori  di  questa  riviera  che anticamente vi fusse gran spazio di
terreni che s'estendessero verso tramontana,  ma che per molte migliaia  d'anni
il  mare con gli gran flussi gli abbi coperti,  s come si vede e conosce nelle
spiaggie di Monestier,  di el Mahdia,  di Asfacos,  di Capes e  dell'isola  del
Gerbo  e  altre  citt  che sono verso levante,  le qual da spiaggie hanno poca
profondit d'acqua, di maniera che alcuno va dentro il mare un miglio e dui,  e
l'acqua non gli aggiunge alla cintura.  Adunque li luoghi che sono di tal sorte
dicono  esser  terreni  coperti  modernamente  dal  mare.  Tengono  ancora  gli
abitatori che la loro citt fusse pi verso tramontana, ma pel roder dell'acque
sempre  si  sono  venuti  ritirando verso mezzogiorno;  e dicono che fin ora si
veggono case ed edifici sotto l'acqua.
Furono nella detta citt molti tempii,  e qualche collegio vi  fu  di  scolari;
medesimamente v'erano spedali, per dare alloggiamento a poveri e forestieri. Il
cibo  degli  abitatori    parco  e  misero:  usano il bezin e 'l besis d'orzo,
percioch le vettovaglie che vengono portate in Tripoli non la  tengono  appena
fornita  un giorno,  ed  ricco quel cittadino il quale pu serbare per suo uso
uno o due moggia di grano.  Nondimeno questo popolo si d  molto  al  traffico,
percioch la citt  vicina a Numidia e a Tunis,  e fino ad Alessandria non v'
altra citt che questa.  ancora vicina a Sicilia e a Malta, e gi al suo porto
solevano ogni anno venire le galee de' Veneziani,  i  quali  facevano  di  gran
faccende  con  li mercatanti di Tripoli,  e con quelli che vengono a posta ogni
anno per dette galee.
Questa citt fu sempre sotto il dominio di Tunis,  fuor che al tempo che  venne
Abulhasen re di Fessa a campo a Tunis, e constrinse el re di Tunis a fuggirsene
nelli  diserti  con gli Arabi;  ma poi che Abulhasen fu rotto e destruttogli lo
esercito,  il re di Tunis si torn in stato.  Tripoli rebell e dur questa sua
rebellione  anni cinque,  fino che venne Abuhenan re di Fessa contro similmente
del regno di Tunis, il re del qual, che allora si chiamava Abulhabbes,  si fece
all'incontro: e tutti dui gli eserciti fecero la giornata,  e il re di Tunis fu
rotto e se ne fugg in Constantina,  dove vi and a campo il re di Fessa.  E fu
la ossidione cos gagliarda che 'l popolo,  non potendo sopportarla,  aperse le
porte: e fu preso il re di Tunis e menato cattivo  a  Fessa,  e  poi  posto  in
pregione  nella  rocca  di  Sebta.  E in questo tempo che 'l re di Fessa menava
cattivo questo re di Tunis, Tripoli fu assaltata da una armata di venti navi di
Genovesi,  che la combatterono gagliardamente e la  presero  e  saccheggiorono,
faccendo  pregioni tutti gli abitanti.  Immediate il luogotenente che era in la
citt scrisse al re di Fessa la cosa come era  passata,  qual  si  compose  con
Genovesi  di darli ducati cinquantamila: quali pagati,  lassorono la citt e il
popolo che era cattivo,  ma,  dapoi partiti,  trovorono la met di detti danari
esser  falsi.  Dapoi  il  re di Tunis fu liberato di prigione da Abuselim re di
Fessa,  per causa del parentado che 'l fece con lui,  e tornossene al stato:  e
cos Tripoli torn similmente sotto il governo del re di Tunis,  e dur fino al
tempo del principe Abubacr, figliuolo di Hutmen re di Tunis,  che fu ucciso con
uno suo figliuolo in la rocca di Tripoli per comandamento di Iachia, nepote del
detto principe, che si fece re di Tunis; e Tripoli si dette al detto re Iachia.
Poi  costui fu ucciso in una battaglia da Habdulmumen suo cugino,  che li tolse
il regno e lo godette fino alla morte;  a costui successe  Zacharia,  figliuolo
del sopradetto Iachia, e dopo non molti mesi moritte da peste. Allora il popolo
e  li principali di Tunis elessero re Mucamen,  figliuolo di Hesen,  cugino del
sopradetto Zacharia,  e lo posero nella  sedia  regale:  ma  costui,  vedendosi
alzato  tanto  in alto,  cominci a superbire e usar la tirannide e aggravar la
citt di Tripoli,  di sorte che 'l popolo scacci di Tripoli il governatore  e'
ministri del re,  ed elessero un suo cittadino per loro signore, e li posero in
le mani tutte l'intrade e tesori publici,  qual governava con gran modestia  la
citt.
Ma  il re di Tunis,  per vendicarsi di questa rebellione,  vi mand un esercito
grosso con un suo vicegerente,  qual fu attossicato dagli Arabi per  opera  de'
principali di Tripoli,  e l'esercito si disfece.  Successe che questo signor di
Tripoli,  che prima pareva modesto,  cominci a far il tiranno e fu morto da un
suo  cognato:  allora il popolo sforz un cortegiano del principe Abubacr,  che
s'era fatto romito, ad esser loro signore, qual resse Tripoli molti mesi,  fino
al  tempo che 'l re catolico Ferdinando vi mand una armata,  capitano il conte
Pietro Navarro, la qual gionta a l'improviso una sera, il d dietro la citt fu
presa e fatto cattivo ognuno. E il signore di Tripoli insieme con un suo genero
furono menati a Messina, dove molti anni in prigione stettero; dipoi a Palermo,
e d'indi fu lor data licenza da Carlo imperadore,  onde essi di propria volont
si ritornarono a Tripoli, la quale fu poscia rovinata da' cristiani. Vero  che
'l castello fortificarono con forti mura e con grosse artiglierie,  s come noi
abbiamo veduto negli anni MDXVIII di Cristo. E s come ho da poco tempo inteso,
il signore di Tripoli ha incominciato a far riabitar la citt a nome di Cesare.
E questo  quanto si pu dire delle citt del regno di Tunis.


Monti dello stato di Buggia.

Quasi tutto lo stato di Buggia  di monti asperi e alti, dove sono molti boschi
e fonti, i quali monti sogliono abitar ricchi popoli, nobili e liberali. Questi
tengono assai numero di capre, di buoi e di cavalli,  e quasi sempre sono vissi
in  libertate,  massimamente  dopo  che Buggia fu presa da' cristiani.  E quasi
tutti particolarmente portano su la guancia una croce negra per antica  usanza,
come  si  disse  disopra.  Il loro cibo  per lo pi pane d'orzo,  e hanno gran
copia di noci e fichi: spezialmente se ne  truovano  in  quei  monti  che  sono
maritimi,  detti Zoaoa.  Sono in alcuni di questi monti alquante mine di ferro,
del quale ne fanno alcuni pezzi piccoli di mezza libbra, e gli spendono come la
moneta.  Fanno eziandio batter certe piccole  monete  d'argento,  del  peso  di
quattro  grani.  Nascevi  ancora  molto  lino e canapo,  e di quello fanno gran
quantit di tele, ma tutte grosse. Sono questi abitatori persone gelose, ma per
altro gagliarde e molto aitanti della persona,  e quasi tutti vestono male.  Lo
detto  stato  di  Buggia  verso i monti s'estende sul mare Mediterraneo circa a
centocinquanta miglia,  e per larghezza  circa a quaranta.  E  in  ciascun  di
questi  monti    una stirpe di popolo separata,  ma non ha differenza circa al
vivere: perci pretermetto di ragionarne.


Auraz monte.

Questo monte  molto alto, e abitato da un popolo rozzo d'intelletto,  ma ladro
e  assassino.    discosto  da  Buggia circa a ottanta miglia,  e da Costantina
sessanta.  separato da altri monti, e s'estende per lunghezza circa a settanta
miglia,  e dalla parte di mezzogiorno confina con il diserto di Numidia,  e  da
tramontana con li contadi di Mesila, di Stefe, di Necaus e di Costantina. Nella
sua  cima nascono molti capi d'acqua,  i quali si spargono per lo piano e fanno
alcune quasi paludi: ma come il  tempo  si  riscalda  tutte  diventano  saline.
Nessuno pu aver pratica con gli abitatori,  percioch per rispetto degli Arabi
loro nimici e dei vicini signori, come  il re di Tunis, non vogliono che siano
i lor passi conosciuti.


De' monti dello stato di Costantina.

Tutta la parte di tramontana e di ponente,  che  vicina a Costantina,   piena
di  moltissimi  monti,  i  quali incominciano da' confini dei monti di Buggia e
s'estendono sul mare Mediterraneo insino al confino di Bona,  che   di  spazio
circa  a centotrenta miglia.  E sono tutti abbondanti,  percioch i terreni che
sono fra loro nel piano sono fertilissimi,  e producono molte  olive,  fichi  e
altri  frutti,  di  maniera  che  forniscono  tutte  le  vicine  citt,  come 
Costantina,  Collo e Gegel,  e ancora gli Arabi.  Gli abitatori sono pi civili
che  quelli  di  Buggia,  ed esercitano diverse arti,  e sopra tutto fanno gran
quantit di tele.  Ma spesso insieme combattono,  per cagione delle  mogli  che
fuggono  da un monte a l'altro a cambiar mariti.  Sono molto ricchi,  percioch
sono liberi dai tributi,  ma non possono praticar  nel  piano  per  tema  degli
Arabi,  n  meno  nelle  cittadi  per  tema similmente dei signori.  Fassi ogni
settimana il mercato in diversi giorni,  a' quali vengono molti  mercatanti  di
Costantina e Collo: e bisogna avere da ciascun di questi monti un amico che gli
favorisca,  altramente,  s'egli   tradito,  nessuno gli fa ragione.  N v' n
giudice,  n sacerdoti,  n un solo che sappia lettere,  e se alcuno ha bisogno
d'uno che gli scriva una lettera, gli convien cercarne dodici o quindici miglia
lontano. Questi monti fanno communemente quarantamila combattenti, de' quali ne
sono  circa  a  quattromila cavalli: e se fussero i detti abitatori tutti uniti
insieme,  potrebbono  di  leggiere  dominar  tutta  l'Africa,   percioch  sono
valentissimi.


Monti di Bona.

Bona ha di verso tramontana il mare,  e di verso mezzogiorno e ponente ha pochi
monti,  i quali sono colligati ai monti di Costantina.  Ma verso  levante  sono
alcuni monti a guisa di colline di buoni terreni, dove furono gi molte cittade
e castella fabbricate da' Romani,  che or sono solamente rovine e vestigia,  n
si sa il nome di alcuno.  Questi terreni sono disabitati per causa degli Arabi,
eccetto  una  piccola  parte,  coltivata  da  certi  popoli  che dimorano nella
campagna,  i quali per forza d'arme se gli tengono a  mal  grado  degli  Arabi.
Queste  colline  s'estendono da ponente a levante per lunghezza circa a ottanta
miglia, che  da' confini di Bona fino a Bege,  e per larghezza circa a trenta.
E sono in quelli molti fonti,  dai quali parecchi fiumi ne nascono, che passano
per lo piano che  fra le colline e il mare Mediterraneo.


Monti vicini a Tunis.

Tunis  posto nel piano e quasi da vicino non ha monte  alcuno,  eccetto  certe
braccia sopra il mare verso ponente,  come  quello dove  Cartagine.  V' bene
un altro monte altissimo e freddo vicino a Tunis circa a  trenta  miglia  verso
silocco,  il  quale   detto Zagoan: ma  disabitato,  eccetto che vi sono pure
alcune poche capanne di certi villani,  che attendono alla cura delle api e  vi
sogliono  seminar qualche poco d'orzo.  I Romani anticamente fabbricorono molti
castelli su la cima,  ne' fianchi e a' piedi del detto monte,  di quali ora  si
veggono  le  rovine,  e  leggonsi alcuni epitaffi in marmo scritti nella lingua
latina. Dal detto in que' tempi si conduceva l'acqua per insino a Cartagine,  e
si veggono ancora gli acquedutti.


Monti di Beni Tefren e di Nufusa.

Questi monti sono separati dal diserto,  e discosto dal Gerbo e de Sfacos circa
a trenta miglia, alti e freddi; n in loro nasce molta quantit di formento, ma
appena qualche poco di orzo,  il quale non basta per  la  met  dell'anno.  Gli
abitatori  sono  nel  vero  uomini valenti,  ma eretici appresso li macomettani
della setta de' pontefici del Cairaoan: e  ogni  paese  in  Africa  ha  lassata
questa setta, eccetto questi montanari, e per tal causa vanno intorno a Tunis e
altre  citt,  faccendo  arte  vili  per  guadagnarsi  il vivere,  ma non osano
appalesar la lor eresia, temendo di essa dagli inquisitori esser puniti.


Monte di Garian.

Garian  un monte alto e freddo,  lungo circa a quaranta miglia e largo circa a
quindici,  separato dagli altri monti per l'arena e discosto da Tripoli circa a
cinquanta miglia, nel quale nasce gran quantit d'orzo e di datteri buonissimi,
ma vogliono esser mangiati freschi. Vi nascono ancora molte olive,  delle quali
cavano  infinita  quantit d'olio,  che poi viene portato in Alessandria e alle
citt vicine.  Nascevi eziandio grandissima copia di zafferano,  mirabile s di
colore  come  di  bont,  e  il  pi perfetto che se ne venga d'altra parte del
mondo,  percioch se nel Cairo,  o Tunis,  o di Grecia,  el zafferan vale dieci
sarafi la libbra,  questo,  come mi fu riferito da uno che fu vicario nel detto
monte, ne vale quindici. Costui mi disse ancora che,  nel tempo del principe di
Tripoli,  questo monte fruttava l'anno sessantamila doble,  e che nel tempo del
suo vicariato si trassero trenta cantari di zafferano,  che sono quindici  some
di  muli.  Ma  sempre  gli  abitatori  furono aggravati dagli Arabi e dal re di
Tunis. Vi sono molti casali, e circa a centotrenta casali, ma le case sono vili
e triste.


Beni Guarid monte.

Beni Guarid monte  discosto da  Tripoli  circa  a  cento  miglia,  abitato  da
valente  e ricco popolo,  il quale si vive in libert: e sono in liga con certi
altri monti, confini con li deserti di Numidia.


Casr Acmed castello.

Casr Acmed  un castello edificato da un  capitano  degli  eserciti  venuto  in
Africa,  sul mare Mediterraneo, discosto da Tripoli circa miglia...: e dipoi fu
rovinato dagli Arabi.


Subeica castello.

Subeica fu un castello edificato pure nel tempo che  i  maumettani  vennero  in
Africa,  il quale fu molto abitato, ma poi distrutto dagli Arabi, come che oggi
sia abitato da certi pochi pescatori e da altra povera gente.


Casr Hessin castello.

Questo fu un altro castello sul mare Mediterraneo,  edificato dai sopradetti  e
medesimamente rovinato dagli Arabi.



SEXTA PARTE

Gar.

Avendo fin qui detto d'alcuni monti, seguiremo di certi villaggi, che non hanno
n  citt  n  castelli,  e  di  alcune poche provincie,  e poscia descriveremo
Numidia.
Cominciando adunque da Gar, questa  una villa sul mare Mediterraneo,  la quale
 abbondante di datteri.  Il terreno  asciutto, e nascevi qualche poco d'orzo,
di che si nudriscono gli abitatori.


Garel Gare.

Garel Gare  un terreno nel quale sono molte cave grandi e maravigliose,  dalle
quali  si  stima  che  fussero  cavate  le  pietre con che fu edificata Tripoli
vecchia, perch questo luogo gli  vicino.


Sarman.

Sarman  una villa assai grande e bene abitata  vicina  a  Tripoli  vecchia,  e
abbonda di datteri, ma quasi non vi nasce grano d'alcuna sorte.


Zauiat Ben Iarbuh.

Zauiat  Ben  Iarbuh    un  altro villaggio discosto poco dal mare,  dove nasce
pochissimo grano, abitato da certi religiosi, con molti arbori di datteri.

Zanzor.

Zanzor  un villaggio vicino al mare Mediterraneo e discosto da Tripoli circa a
dodici miglia,  il quale  ripieno di artigiani,  fertilissimo di  datteri,  di
granate e di cotogne. Gli abitatori sono poveri, massimamente dapoi che Tripoli
fu presa da' cristiani,  co' quali nondimeno sogliono aver pratica, e vendono a
quelli i frutti loro.


Hamrozo.

Hamrozo  un casale sei miglia vicino a Tripoli fra terra, ripieno di datteri e
di giardini di diversi frutti.


Taiora.

Taiora  una campagna vicina a Tripoli circa a tre miglia verso  levante,  dove
sono  molti  casali  e giardini di datteri e d'altri frutti.  Doppo la presa di
Tripoli questa campagna divenne assai nobile  e  civile,  percioch  molti  de'
cittadini  fuggirono  in  lei;  ma in tutti i sopradetti villaggi o casali sono
uomini vili,  ignoranti e ladri,  e le case loro sono di frasche di  palme.  Il
cibo    pan  d'orzo  e  di besin.  E tutti sono soggetti al re di Tunis e agli
Arabi, eccetto questa campagna.


Mesellata provincia.

Mesellata  una provincia sul mare Mediterraneo,  discosta da Tripoli  circa  a
trentacinque miglia, nella quale sono molti casali e castelli bene abitati e da
gente  ricca,  percioch  vi sono molti terreni di datteri e d'olive.  E questo
popolo  in libert e crea un suo capo a guisa di signore,  il quale amministra
le paci e le guerre con gli Arabi. Fa circa a cinquemila combattenti.


Mesrata provincia.

Mesrata    ancor ella una provincia sul mare Mediterraneo,  lontana da Tripoli
circa a cento miglia, dove sono parecchi castelli e villaggi,  quale in piano e
quale  in  monte.  E  gli  abitatori sono ricchissimi,  perch non pagano alcun
tributo,  e attendono alla mercatanzia,  pigliando le robbe che vengono a  quei
paesi  con  le  galee  de'  Veneziani,  le  quali portano a Numidia dandole per
contracambio  di  schiavi,  zibetto  e  muschio  che  vien  della  Etiopia,   e
portandogli in Turchia: onde fanno guadagno e nello andare e nel tornare.


Diserto di Barca.

Questo  diserto incomincia da' confini del contado di Mesrata e s'estende verso
levante  insino  a'  confini  d'Alessandria,   il  che    di  spazio  circa  a
milletrecento  miglia;  e per larghezza s'estende circa a dugento.  Barca  una
campagna diserta e aspera, dove non si truova n acqua n terreno da coltivare.
Prima che gli Arabi venissero in Africa, fu il detto diserto disabitato; ma poi
che essi vi vennero,  i pi possenti abitarono nei paesi abbondanti,  e  quelli
che  men  poterono rimasero nel detto diserto scalzi e nudi,  e con grandissimo
assalto di fame.  Percioch il diserto  lontano da ogni abitazione  e  non  vi
nasce  cosa alcuna,  onde,  se vogliono aver grano o altre cose necessarie alla
lor vita,  convien che i miseri impegnino i loro figliuoli: il qual grano e  le
quali cose sono loro portate per mare da' Siciliani,  i quali se ne tornano con
questi ostaggi.  In questo mezzo eglino vanno  a  rubbare  discorrendo  sino  a
Numidia,  e  sono  i  maggior ladri e traditori che siano in tutto il mondo.  E
spogliando i poveri pellegrini,  danno loro  a  bere  latte  caldo,  dapoi  gli
crollano e levano in alto, per s fatto modo che i poveri uomini sono costretti
a vomitar per insino alle interiora; ed essi cercano in quella bruttura se vi 
qualche  ducato,  percioch  dubitano  queste  bestie  che  i  viandanti,  come
s'appressano a quel diserto,  inghiottino i danari perch non gli siano trovati
adosso.


Tesset, citt di Numidia.

Parmi aver detto,  nella prima parte dell'opera,  che Numidia era meno istimata
dai cosmografi e istorici africani; e penso di avervi dette le cagioni.  Alcune
delle  sue  citt  sono  vicine  al monte Atlante,  come nella seconda parte si
disse, quando trattai di Heha;  cos parimente Sus,  Guzula,  Helchemma e Capes
sono  nel  regno  di  Tunis.  Vogliono ancora i detti che queste citt siano di
Numidia: ma io,  accostandomi alla opinion di Tolomeo,  metto tutta la  riviera
del regno di Tunis per Barberia. Ora, volendo io darvi particolare informazione
di  questa  parte  di Numidia,  incominciar da Tesset,  la quale  una piccola
citt anticamente edificata dai Numidi ne' confini dei diserti di Libia, murata
di mura di pietre crude.  In lei c' poco o nulla di  civilt,  e  fa  circa  a
quattrocento fuochi.  D'intorno altro non v' che campagna di arena; gli  vero
che vicino alla citt  qualche piccolo terreno di datteri e alcun  altro  dove
si  semina  orzo e miglio,  col quale gli abitatori sostengano la loro povera e
misera vita,  e pagano grandissimo tributo agli Arabi,  lor vicini del diserto.
Sogliono andar d'intorno con le loro mercatanzie ai paesi dei negri e a Guzula,
di  maniera  che  non  si  truova mai quasi la met nelle lor case.  Sono molto
brutti e quasi negri,  e senza niuna cognizion di lettere,  percioch  in  loro
vece  le donne usano gli studi,  e insegnano a fanciulle e fanciulli,  i quali,
pervenuti a certa et,  si danno alla zappa e al lavoro dei terreni.  E  queste
donne  sono  pi  degli  uomini  bianche e grasse e,  trattone fuori quelle che
studiano o filano lana, tutte l'altre si stanno oziose e con le mani a cintola.
Quivi la povert  comune,  e pochi sono quegli uomini ch'abbiano  quantit  di
bestiami,  e queste sono pecore.  L'arar de' loro terreni si  con un cavallo e
con un camello: e cos si suol fare per tutta Numidia.


Guaden.

Guaden  certo casale nel diserto di Numidia, che confina con Libia, il quale 
abitato da un popolo bestiale e povero: e in questo altro non nasce che qualche
poca quantit di datteri.  Sono gli abitatori poveri e vanno quasi  ignudi,  n
possono andar fuori delli loro casali, per le nimicizie che tengono co' vicini.
Si  danno  alla caccia con trappole e pigliano qualche animal salvatico di quei
paesi,  come elamth e struzzi,  e non si truova altra carne eccetto  di  questi
animali;   ben vero che hanno qualche capra, ma la tengono pel latte. Sono pi
tosto neri che bianchi.


Ifran.

Ifran sono circa a  quattro  castelli  edificati  dai  Numidi,  l'uno  discosto
dall'altro  quasi  tre  miglia,  sopra  un  fiumicello vivo il verno e secco la
state.  Sono fra questi castelli molti terreni  di  datteri,  e  gli  abitatori
posseggono  qualche  ricchezza,  percioch  contrattano le loro mercatanzie con
Portogallesi nel porto di Gart Guessem, pigliando da loro panni grossi,  tele e
tai  cose,  i  quali  portano ai paesi dei negri,  come Gualata e Tambutu.  Nei
castelli sono molti artigiani,  massimamente d'alcuni che fanno vasi  di  rame,
de' quali ne fanno buona vendita nei paesi dei detti negri, percioch vicino ai
loro  paesi,  ne'  piedi  d'Atlante,  sono  molte  vene  di rame.  Una volta la
settimana sogliono fare il mercato per ciascun castello, ma v' sempre carestia
di grano. E vanno costoro vestiti di bello abito. Hanno un bellissimo tempio, e
tengono sacerdoti  e  un  giudice  nelle  cose  civili;  nelle  capitali  altra
giustizia non si fan che bandire quelli che alcun male commettono.


Accha.

Accha  sono tre piccoli castelli l'uno vicino all'altro nel diserto di Numidia,
e ne' confini di Libia. Furono molto abitati,  e per discordie civili mancarono
gli  abitatori;  dipoi  per  opera d'un religioso furono sedate le discordie e,
fatto tra loro parentado,  di nuovo furono riabitati:  e  questo  uomo  fu  lor
signore.  Questa    invero  la  pi  povera gente che sia,  n alcuno ha altro
esercizio che raccogliere i datteri.


Dara.

Dara  una provincia la quale incomincia dal monte Atlante  e  s'estende  verso
mezzogiorno  circa  a  dugentocinquanta miglia per lo diserto di Libia.  Questa
provincia  assai stretta,  percioch gli abitatori sono  sopra  un  fiume  del
medesimo nome,  il quale tanto cresce il verno che assembra un mare, e la state
scema in modo che l'uomo lo passa a piedi.  Ma  crescendo  adacqua  tutti  quei
paesi:  e  se  egli  non  cresce  al  principio di aprile,  tutto il seminato 
perduto; e se cresce nel detto mese,  fanno assai buone ricolte.  Sopra la riva
di  questo  fiume  sono  infiniti casali e castelli murati di pietre crude e di
creta, e tutti i tetti sono coperti con travi di datteri, de' quali eziandio ne
fanno le tavole, bench di loro poco si ponno valere,  percioch questo legno 
tutto filoso e non sodo come gli altri.  E d'intorno al fiume e discosto ancora
cinque e sei miglia  sono  infinite  possessioni  di  datteri  perfettissimi  e
grossi,  i  quali  potrebbono  starsi  sette  anni  in  un  magazino che non si
guastarebbono: ma li magazeni vogliono esser nel secondo solaio. E s come sono
di diverse sorti e  colori,  cos  sono  eziandio  di  diversi  prezzi:  alcuni
vagliano  un  ducato  il  moggio e alcuni altri un quarto,  e tali solamente si
danno mangiare ai camelli o ai cavalli. E sono questi piedi di datteri maschi e
femine: le femine fanno i frutti,  e i maschi non producono altro che graspi de
fiori.  Ma    bisogno,  prima  che  s'aprino  i  fiori della femina,  torre un
ramoscello coi fiori del maschio e innestarlo nel fior della femina, altrimenti
i datteri nascono tristi, magri, e fanno l'osso molto grosso.  Gli abitatori si
nudriscono  di  s  fatti  datteri,  spezialmente ne' giorni che altro cibo non
pigliano: il quale cibo  orzo in minestra e certi  altri  cibacci  miseri,  n
usano mangiar pane se non nei d solenni e nelle nozze.
Nei castelli di questa provincia c' poca civilit; pur vi sono degli artigiani
e orefici giudei,  come ne' suoi confini che rispondono verso Mauritania, sopra
la strada che  fra Fez e Tombutto. Nondimeno in questi luoghi sono circa a tre
o quattro citt grosse,  dove ci sono e mercatanti forestieri e  del  paese,  e
botteghe, e tempii molto ben forniti. La pi eccellente  appellata Beni Sabih,
la  quale  ha  un  solo muro ed  divisa in due parti,  ma governata da diversi
capi,  i quali le pi volte discordando combattono tra loro,  massimamente  nel
tempo  che  si adacquano i terreni per la penuria dell'acqua.  Gli abitatori di
questa citt sono uomini valenti e liberali,  e usano di tenere in casa a  loro
spese un mercatante un anno e pi, n altro pigliano da lui che quello che egli
secondo la sua discrezione gli lascia.  Fra questi sono molti capi di parte,  e
di continovo vengono alle armi;  e ogni parte si fa aiutare  dagli  Arabi  loro
vicini,  ai quali danno molto buon salario, che  mezzo ducato per giorno, e di
pi ancora a ciascun cavallo che combatte per loro: ma gli  pagano  giorno  per
giorno  per quei pochi d quando fanno i fatti d'arme.  E da certo tempo in qua
sogliono adoperare archibusieri e schioppi,  e sanno meglio  tirar  che  uomini
ch'io  abbi  mai veduto,  perch darebbono nella punta d'un ago,  e con i detti
archibusi n'amazzano assai fra loro.
Nasce nel detto paese gran copia d'endico,  che  certo colore che somiglia  al
guasto,  del  quale  ne fanno baratti con i mercatanti di Fez e di Telensin.  I
grani vi sono assai cari, ma ve n'hanno per datteri,  e sono loro recati da Fez
e d'altre vicine cittade. Hanno poco numero di cavalli e similmente di capre, e
a' cavalli,  in luogo di biada, danno datteri e di quel fieno che si truova nel
regno di Napoli,  detta farfa;  e alle capre danno gli ossi dei datteri da loro
primieramente  rotti,  e  per  questo  cibo  le capre ingrassano e abbondano di
latte. Sogliono mangiar molta carne di becchi vecchi, e cos di camelli vecchi,
che  cosa tristissima.  Somigliantemente allevano dei struzzi e gli  mangiano:
la  lor  carne  ha  del  sapore  del  gallo,  ma   dura e puzza oltre modo,  e
massimamente quella delle coscie, che  viscosa. Le donne sono belle,  grasse e
piacevoli,  e molte ve ne sono da partito.  Tengono schiave e schiavi negri,  i
quali figliano,  e poscia adoperano i figliuoli e i padri nei loro servigi: per
questa cagione molti di costoro son bruni e pochissimi sono bianchi.


Segelmesse.

Segelmesse    una  provincia  detta dal nome della citt principale,  la quale
s'estende sul fiume Ziz, incominciando dallo stretto che  vicino alla citt di
Gherseluin,  e va verso mezzogiorno centoventi miglia,  insino a'  confini  del
diserto  di  Libia.   abitata da diversi popoli barbari,  i quali sono Zeneta,
Zanhagi e Haoara.  E anticamente era sottoposta a un signor che da  per  s  la
reggeva,  ma dipoi fu dominata da Giuseppe re de Luntuna,  poi da Muahidin, poi
dai figliuoli dei re della casa di Marin.  Finalmente il popolo si  ribell  e,
uccisone il signore,  distrusse la citt, la quale  rimasa abbandonata fino al
d d'oggi. Gli abitatori si ridussero insieme, e fra le possessioni e i contadi
della detta provincia edificarono alcuni grossi castelli,  de' quali parte sono
liberi e parte soggetti agli Arabi.


Cheneg.

Cheneg   una provincia,  o contado che dire lo vogliamo,  sul fiume di Ziz,  e
confina con i monti d'Atlante,  nella quale sono molte  castella  e  casali,  e
possessioni di datteri non molto buoni. I terreni sono magri e angusti, eccetto
certe  poche liste che s'estendono dalle rive del fiume fino a' piedi del monte
(che alle volte non c' di larghezza un tratto di mano), dove si semina qualche
poco d'orzo.  Degli abitatori alcuni sono vassalli degli  Arabi  e  anco  della
citt  di  Gherseluin,  e alcuni liberi.  Quei sono poveri e quasi mendichi,  e
questi molto ricchi,  percioch hanno  dominio  del  passo  che    fra  Fez  e
Segelmesse,  e fanno pagar buona gabella alli mercatanti.  In questa strettezza
sono tre principali castelli: uno detto Zehbel,  il  quale    sopra  una  rupe
altissima  propio nel principio del passo,  e pare che egli tocchi il cielo con
la sua altezza;  a' piedi del castello vi sta la guardia,  la quale  piglia  un
quarto  di ducato per camello.  L'altro castello  detto Gastrir,  discosto dal
sopradetto circa a quindici miglia, ma  nella costa del monte quasi nel piano,
ed  pi ricco e pi nobile del primo.  Il terzo   chiamato  Tammaracrost,  il
quale    lontano dal secondo circa a venti miglia verso mezzogiorno e sopra la
via maestra.  Ci che resta sono casali e alcuni piccoli castelli.  E hanno gli
abitatori di questa strettura molto carestia di grano, ma gran numero di capre,
le  quali  tengono  il  verno in certe grotte grandi e larghe,  che sono le lor
fortezze,  percioch sono molto alte da terra e hanno l'entrata molto stretta e
le  vie  piccole  fatte  a mano,  di maniera che due uomini potrebbono sostener
l'empito di tutta la provincia.  Questo cotale stretto  della  detta  provincia
s'estende per lunghezza circa a quaranta miglia.


Matgara.

Matgara    un  altro  contado,  il  quale  confina  col  sopradetto  di  verso
mezzogiorno fuori del detto stretto, dove sono molti castelli pure sul fiume di
Ziz.  E il pi nobile  chiamato Helel,  nel quale  la stanza del signore  del
contado,  che   arabo e tiene una famiglia del suo popolo coi padiglioni nella
campagna;  ve ne tiene eziandio un'altra con parecchi soldati nel suo castello.
N pu alcuno passar per lo suo stato senza espressa licenza del detto,  e se i
suoi soldati incontrano nel suo stato una carovana senza salvocondotto,  subito
la  rubano  e  spogliano  tutti i mercatanti e vetturali.  Vi sono ancora degli
altri castelli e casali,  ma tutti vili e di niun prezzo,  come io medesimo  ho
veduto.


Retel.

E  questo    similmente  un  altro  contado,  il  quale  confina con Matgara e
s'estende sul fiume di Ziz verso mezzogiorno circa a cinquanta  miglia,  insino
al  territorio  di  Segelmesse,  dove  sono  infiniti castelli e possessioni di
datteri.  E sono gli abitatori sottoposti agli  Arabi,  avarissimi  e  di  poco
animo,  di  maniera che cento di lor cavalli non ardirebbono di affrontar dieci
cavalli arabi. E i loro terreni coltivano per li detti Arabi come se li fussero
schiavi.  Dalla parte di levante confina questo  contado  con  un  certo  monte
disabitato,  e  da  quella  di ponente con una pianura diserta e arenosa,  dove
sogliono alloggiare gli Arabi quando tornano dal diserto.


Territoro di Segelmesse.

Come che io abbia detto di sopra  della  provincia  di  Segelmesse  con  brievi
parole quello che mi parve degno di notizia,  nondimeno non rester ora di dire
che nel suo territoro,  che s'estende da tramontana  a  mezzogiorno  20  miglia
sopra il fiume Ziz,  sono circa a trecentocinquanta castelli,  qual grande qual
piccolo,  fuori dei casali,  dei quali i  principali  sono  tre.  Uno    detto
Tenegent,  che fa circa a mille fuochi, e pi vicino alla citt, dove  qualche
artigiano.  Il secondo  chiamato Tebuhasant,  discosto dal primo circa a  otto
miglia verso mezzogiorno,  il quale  maggior e pi civile, e sono in lui molti
mercatanti forestieri e molti giudei artigiani e mercatanti: e nel vero    pi
popolo  in  questo  castello che in tutto il resto della provincia.  Il terzo 
appellato Mamun,  che  ancora esso grande e forte e ripieno di  molto  popolo,
come di mercatanti giudei e mori.  E ciascuno di questi castelli si governa per
un particolar signore,  cio capo di parte,  perciocch sono fra  queste  genti
molte discordie e sempre combattono insieme faccendo il peggio che ponno,  cio
di guastarsi li condotti che vengono dal fiume per adacquare  i  loro  terreni,
dove vi va gran fatica e spesa a rifarli;  tagliano anco li datteri da' piedi e
si saccheggiano l'un l'altro, il che gli Arabi l'aiutano. Fanno costoro ne' lor
castelli batter moneta d'argento e d'oro,  e i lor ducati sono come quelli  dei
bislacchi d'oro basso.  Le monete sono d'argento fino, di peso di quattro grani
l'una, e ottanta di loro fa un ducato.  Parte delle loro rendite sono tirate da
quei capi di parte, cio il tributo delli giudei e l'utile della zecca, e parte
degli Arabi, come  l'utile della dogana.
  vil  popolo,  e  quando vanno fuori fanno tutti li vili mestieri;  e vi sono
alcuni gentiluomini ricchi,  e molti vanno nella terra negra e vi portano robbe
di Barbaria,  dandole per oro e per ischiavi. Il cibo  di datteri e di qualche
poco di grano,  e per tutti i lor castelli vi sono infiniti scorpioni,  ma  non
hanno pulici.  E nella state il caldo  tanto eccessivo e levasi tanta polvere,
che io penso che da questo proceda che ciascun di loro ha  enfiati  gli  occhi.
V'  eziandio in tale stagione le pi volte,  sciemando il fiume,  gran penuria
d'acqua, la qual  salata,  de' pozzi fatti a mano.  Intorno a detto territorio
vi sono circa ottanta miglia di circuito,  quale,  dapoi la rovina della citt,
essendo questo popolo in unione,  fecero murare con mura di poca spesa accioch
li  cavalli  non vi potessero correre;  e fino che stettero uniti e d'un volere
furono liberi,  ma venuti in parte le mura furono rotte,  e cadauno chiam  gli
Arabi  in  loro  difesa,  alli  quali  a poco a poco divennero soggetti e quasi
schiavi.


Segelmesse citt.

Questa citt, secondo alcuni nostri scrittori,  fu edificata da un capitano de'
Romani, il quale, partito di Mauritania, acquist tutta la Numidia e and verso
ponente fino a Messe,  dove edific questa citt,  e le pose nome Sigillummesse
per esser ultima nello stato di Messe,  quasi sigillo doppo il fine  della  sua
vettoria.  Dipoi  fu  corrotto  il  nome  e  cangiossi in Segelmesse.  Un'altra
oppenione  quasi del vulgo e del Bicri nostro cosmografo,  che la detta  citt
fosse  edificata da Alessandro Magno per gli amalati e storpiati del suo campo,
la quale al mio giudicio  falsa,  percioch non si truova fra gli istorici che
Alessandro arrivasse mai a tali paesi.  Questa citt  edificata in una pianura
sopra il fiume Ziz,  d'intorno murata di belle e alte mura,  come ancor  se  ne
vede qualche parte;  e quando li macomettani introrono nell'Africa, fu soggetta
a certi signori del popolo di Zeneta, quali durorono fin che Iosef re, figliuol
de Tesfin de Luntuna, gli discacci.  Era civile,  fatta con buone case,  e gli
abitatori  ricchi  per  il  traffico che aveano in terra di negri,  e ornata di
belli tempii e collegii, con assai fontane,  l'acqua delle quali era cavata con
certe  ruote  grandi  del fiume,  che la facevan sbalzare sopra il condotto che
andava per la citt.  Vi era buon aere,  eccetto che 'l verno  molto umido,  e
per vi regnavano assai catarri negli abitatori,  e nella state mal d'occhi: ma
presto guarivano. Al presente  tutta rovinata e, come abbiamo detto, il popolo
si ridusse ad abitare per li castelli e territorio.  Io vi son stato sette mesi
di continuo, nel castello detto Mamun.


Essuoaihila castello.

Essuoaihila    un castello piccolo,  discosto dal territorio della detta citt
circa a dodici miglia verso mezzogiorno,  edificato dagli Arabi in un  diserto,
nel  quale  tengono  le  robbe loro e le vettovaglie per assicurarle dai nimici
loro.  D'intorno altro non  che la maledizione  di  Dio,  perch  non  c'  n
giardino n orto n terreno n bene alcuno, se non pietre negre e arena.


Humeledegi.

Humeledegi  un altro castello,  lontano da Segelmesse circa a diciotto miglia,
edificato pur dagli Arabi nel diserto per la cagione sopra detta;  n altro c'
intorno di buono che una campagna aspra, dove nasce gran copia di certi frutti,
li  quali  da lontano paiono alla vista melaranci gettati e sparsi per la detta
campagna.


Ummelhefen.

Ummelhefen  un malvagio castello,  discosto da Segelmesse circa a  venticinque
miglia,  edificato  dagli  Arabi  in un aspro diserto sopra la strada che  fra
Segelmesse e Dara, il quale  murato di pietre cos negre che paion carboni. In
lui sta di continuo la guardia di certi signori arabi, n vi pu passare alcuno
che non paghi un quarto di ducato per camello;  e  cos  riscuotono  da  cadaun
giudeo.  Io  vi  passai  una  fiata con la compagnia di quattordici giudei,  ed
essendo noi dimandati dalla guardia quanti eravamo,  e noi dettole due di meno,
quella  ricercando  il  numero  volevano  ritener  due.  E inteso che erano due
maumetani e il resto giudei,  volle certificarsi minutamente,  di modo che fece
ai detti due legger l'uficio di Maumetto;  poi, chiesto loro perdono, ci lasci
andare.


Tebelbelt.

Tebelbelt  un'abitazione in mezzo del diserto di Numidia,  discosta da Atlante
circa a dugento miglia e da Segelmesse circa a cento verso mezzogiorno.  E sono
appunto tre molto bene abitati castelli,  i cui  terreni  sono  possessioni  di
datteri.  V' penuria d'acqua e carne,  ma vi si mangia dei struzzi e cervi che
vanno cacciando;  e ancor che faccino mercanzia in terra  di  negri,  nondimeno
sono poveri per esser vassalli d'Arabi.


Todga.

Todga    una  piccola  provincia  sopra  un  fiumicello  del medesimo nome.  
abbondante di datteri, di persiche, d'uva e di fichi,  e sonovi circa a quattro
castelli  e  dieci  casali  abitati da povera gente,  che  per la pi parte de
lavoratori de terreni e conciatori di cuoi.   discosta da Segelmesse  circa  a
quaranta miglia verso ponente.


Farcala.

Farcala    un'altra  abitazione  sopra  un  fiumicello,  la  quale    copiosa
similmente di datteri e d'altri frutti,  ma non vi nasce grano eccetto  qualche
piccola e misera quantit.  Sonovi tre castelli e cinque casali.   discosta da
Atlante verso mezzogiorno circa a cento miglia,  e da Segelmesse sessanta.  Gli
abitatori sono vassalli degli Arabi e poverissimi.


Tezerin.

Tezerin    una  bella abitazione pur sopra un fiumicello,  discosta da Farcala
circa a trenta miglia e da Atlante circa 60 miglia,  molto fertile di  datteri.
Sono  in lei quindici casali e sei castelli,  e le vestigia di due citt di cui
non si sa il nome,  dal che  derivato il nome della citt,  percioch Tezerin,
nella lingua africana, tanto suona quanto nella italiana "cittadi".


Beni Gumi.

Beni  Gumi   una abitazione sopra il fiume Ghir,  copiosa pur di datteri.  Gli
abitatori sono poveri e fanno ogni vil  mestiero  in  Fez,  e  del  danaro  del
guadagno  comprano  qualche  cavallo,  e  rivendono poi a' mercatanti che vanno
nelle terre de' negri.  In questa sono a otto piccoli castelli e quasi  pi  di
quindici  casali,  discosti  da  Segelmesse circa a centocinquanta miglia verso
silocco.


Mazalig e Abuhinan castelli.

Questi sono due castelli nel diserto di Numidia, discosti da Segelmesse circa a
cinquanta miglia,  gli abitatori de' quali,  perch sono arabi,  hanno con esso
loro di continovo la miseria e la calamit, percioch non nasce nel lor terreno
grano d'alcuna sorte, e sonovi pochi piedi di datteri. Sono questi due castelli
su la riva del fiume Ghir.


Chasair.

Chasair   una piccola citt nel diserto di Numidia,  vicina ad Atlante circa a
venti miglia.   in lei una vena di piombo e un'altra d'antimonio,  i quali due
metalli sono l'esercizio degli abitatori,  e ne gli portano a Fez.  N altro vi
nasce appresso di loro.


Beni Besseri.

Beni Besseri  un'altra abitazione,  nella quale sono circa a tre castelli  ne'
piedi di Atlante.   abbondevole di molti frutti,  ma non vi nascono n datteri
n grani.  V' una vena di ferro,  la quale  fornisce  tutta  la  provincia  di
Segelmesse. Vi sono pochi casali, e tutti sottoposti al signore di Dubdu e agli
Arabi. Gli abitatori sono tutti egualmente lavoratori della detta vena.


Guachde.

Guachde    una  abitazione  discosta  da  Segelmesse  circa  a 70 miglia verso
mezzogiorno,  e sono tre grossi castelli e molti casali,  tutti sopra il  fiume
Ghir.  Vi nasce qualche poco di grano,  ma gran copia di datteri. Gli abitatori
fanno portare le loro mercatanzie alla terra de' negri,  e sono tutti tributari
agli Arabi.


Fighig.

Questi  sono  tre  altri  castelli  in  mezzo  del diserto,  dove  grandissima
abbondanza di datteri. Le donne intessono certi panni di lana a modo di coltre,
ma tanto sottili e delicati che paion di seta,  i quali si vendono  molto  cari
per le citt di Barberia,  come in Fez e in Telensin. Gli uomini sono di grande
ingegno, percioch altri si danno alla mercatanzia in terra di negri e altri in
Fez agli studii di lettere.  E come uno ha ricevuto le insegne  del  dottorato,
ritorna  in  Numidia  e  fassi sacerdote e predicatore,  di modo che tutti sono
ricchi.  Questi castelli sono lontani  da  Segelmesse  circa  a  centocinquanta
miglia verso levante.


Tesebit.

Tesebit  una abitazione nel diserto di Numidia, discosta da Segelmesse circa a
dugentocinquanta miglia verso levante, e da Atlante circa a cento. E sono circa
a quattro castelli e molti casali ne' confini di Libia, su la strada per cui si
va  da  Fez  o  da  Telensin  al  regno di Agadez,  nella terra de' negri.  Gli
abitatori sono molto poveri: non nasce in lor paese bene alcuno eccetto datteri
e un poco d'orzo. Gli abitatori sono quasi tutti neri,  ma le donne sono belle,
ma brune.


Tegorarin.

Tegorarin   una grande abitazione nel diserto di Numidia,  discosta da Tesebit
circa a centoventi miglia verso levante, dove sono circa a cinquanta castelli e
pi di cento altri casali,  tutti fra possessioni di datteri.   il  popolo  di
questa  abitazione ricco,  percioch usa spesso andare con mercanzie alla terra
dei negri;  e nella detta abitazione si fa il capo,  percioch li mercatanti di
Barberia aspettano quelli della terra de' negri,  e ne vanno poi tutti insieme.
Nel paese  molto terreno da seminare,  ma  bisogna  adacquarlo  con  acqua  de
pozzi,  per  esser molto secco e magro: onde ancora l'ingrassano col letame.  E
per questa cagione sogliono prestar le lor case a'  forestieri  senza  pigione,
solamente  per  avere  i  letami dei cavalli e lo sterco: e lo serbano con gran
diligenza, e il maggior dispiacer che possi ricever un dal suo ospite,  quando
lo vede votar il peso del corpo fuori  di  casa,  e  si  corroccia  dicendogli:
"Forse  tu  non hai veduto il luogo deputato a questo".  Quivi la carne  molto
cara,  percioch non si pu tener bestie  per  la  seccaggine  del  paese.  V'
qualche capra,  la quale si tiene per cagione del latte. Sogliono mangiar carne
di camello, che gli abitatori comperano dagli Arabi che vengono nel detto paese
alli mercati che vi si fanno: e sono cotai camelli rifiutati,  n pi buoni  da
soma. Adoperano ancora sevo salato ne' loro miseri cibi, portato da' mercatanti
di Fez e di Telensin, del quale molto buon profitto ne fanno. V'erano gi certi
giudei  ricchissimi,  i  quali  per cagione d'un predicatore di Telensin furono
saccheggiati,  e la pi parte uccisi dal popolo: e  questa  istoria  fu  l'anno
proprio che li giudei furono cacciati di Spagna dal re catolico,  e di Sicilia.
Il governo di questi tali  nelle mani d'alcuni capi di parte,  e molto  spesso
si  uccidono  tra  loro,  ma  non fanno dispiacer a' forestieri;  usano di dare
qualche poco di tributo ai lor vicini Arabi.


Meszab.

Meszab  una abitazione nei diserti di Numidia,  discosta da Tegorarin circa  a
300 miglia verso levante,  e dal mare Mediterraneo altretante, nella quale sono
sei castelli e molti casali. Sono gli abitatori ricchi,  e molto solleciti alle
mercanzie  nelle  terre  de' negri;  e ancora i mercatanti dal Gier e di Buggia
fanno capo in questo luogo con li mercatanti de' negri. Danno nondimeno tributo
agli Arabi, dei quali sono vassalli.


Techort.

Techort  una citt antica,  edificata dai Numidi sopra una  montagna  come  un
toffo,  e di sotto passa un fiumicello, sopra il quale  un ponte che si sbassa
e lieva, come hanno alle porte della citt.   murata con mura di pietra viva e
di creta,  non dalla parte del monte, percioch ivi  difesa dalle rupi. Questa
citt  discosta dal mare Mediterraneo circa a 500 miglia verso mezzogiorno,  e
lontana da Tegorarin circa a trecento; e fa duemilacinquecento fuochi. Tutte le
sue case sono fatte di mattoni e di pietre crude,  eccetto il suo tempio, che 
fatto di pietre belle e lavorate.   bene  abitata  s  di  artigiani  come  di
gentiluomini,  i quali sono ricchi di possessioni di datteri, ma hanno carestia
di grani,  bench siano lor portati di Costantina dagli  Arabi,  a  baratto  di
datteri.  Amano  molto  i  forestieri  e  gli  alloggiano  nelle lor case senza
pagamento niuno,  e pi volentieri maritano le lor figliuole a forestieri che a
quei del paese;  usano di dar dote di possessioni alle lor figliuole come si fa
in Europa. Fanno ancora molti presenti d'importanzia alli forestieri, ancor che
pensino che mai debbino tornare,  e questo per esser molto liberali.  Fu  prima
sotto  il  dominio  dei  re di Marocco;  dipoi fu tributaria ai re di Telensin;
finalmente  venuta tributaria al re di Tunis, al quale d cinquantamila ducati
l'anno,  ma con patto che vi vadi lui in persona a torre il tributo:  e  il  re
presente di Tunis v' stato due volte.
D'intorno  di lei sono molto castelli e villaggi,  e ancora abitazioni discoste
dalla medesima tre o quattro giornate,  ogniun dei quai  tributario al  signor
della  citt,  il  quale  ha  di rendita centotrentamila ducati.  E tiene buona
guardia di cavalli, di balestrieri e di schioppettieri turchi,  e d loro buono
salario, di maniera che ciascuno si sta volentieri nella sua corte. Ed  invero
giovane magnanimo e liberale,  nominato Habdulla. Io ebbi pratica con esso lui,
e lo  trovai  tutto  amorevole,  suave  e  molto  allegro,  e  vede  volentieri
forestieri.


Guargala.

Guargala  una citt antichissima, edificata dai Numidi nel diserto di Numidia,
murata  intorno di crudi mattoni.  Vi sono di belle case,  e d'intorno infinite
possessioni  di  datteri,   molti  castelli  e  infiniti  casali.      fornita
d'artigiani,  e  sono  gli  abitatori molto ricchi,  percioch confinano con il
regno di Agadez, fra' quali si truovano assai mercanti forestieri, massimamente
di Costantina e di Tunis.  Questi  portano  alla  citt  robbe  che  traeno  di
Barberia, e ne fanno baratto co' mercatanti della terra de' negri; v' tuttavia
gran  carestia  di  grano  e  di carne,  la quale essi mangiano di camelli e di
struzzi.  Sono uomini la pi parte negri,  non per cagione dell'aere del clima,
ma percioch essi tengono molte schiave negre,  con le quali dormeno, onde tali
figliuoli ne nascono.  Costoro  sono  liberali  e  piacevoli  e  accarezzano  i
forestieri,  perch  non  hanno bene alcuno se non da loro,  cio grano,  carne
salata, sevo,  panni,  tele,  arme,  coltelli e tutto quello che fa di bisogno.
Hanno  un  signore  il quale onorano come re,  ed egli tiene fra la sua guardia
circa a mille cavalli. Ha di rendita dal suo stato centocinquantamila ducati, e
risponde agli Arabi suoi vicini gran tributo.


Zeb provincia.

Questa provincia  nel mezzo dei deserti di Numidia,  la quale incomincia dalla
parte  di ponente del confino di Mesila,  e confina da tramontana co' piedi del
monte del regno di Buggia,  in levante nel paese dei datteri  che  risponde  al
regno di Tunis,  e da mezzogiorno in certi diserti, dove  la strada di Techort
e di Guargala. Questa citt  molto calda e arenosa, ed  in lei poca acqua,  e
ha pochi terreni per seminar grano, ma infiniti ve ne sono di datteri.
Sono ancora in questa provincia cinque citt e infiniti casali,  le quali citt
ordinatamente vi si descriveranno.


Pescara.

Pescara  una citt antica, edificata nel tempo che i Romani signoreggiarono la
Barberia; dipoi fu rovinata,  e rinovata allora che gli eserciti de' maumettani
entrarono in Africa.  E oggid  onestamente abitata, e le mura sono di mattoni
crudi, e gli abitatori sono civili ma poveri,  percioch ne' loro terreni altro
non  nasce  che datteri.  Questa citt ha mutato molti signori;   stata per un
tempo sotto il re di Tunis, fino alla morte del re Hutmen;  allora il sacerdote
della  citt la fece ribellare e se ne fece signor,  n pi il re di Tunis l'ha
potuta riavere.   in lei gran moltitudine di scorpioni,  de' quali come uno  
punto,  di  subito  si  muore:  e  per  questa  cagione  gli abitatori la state
abbandonano la citt,  e dimorano  nelle  loro  possessioni  fino  al  mese  di
novembre.


Borgi.

Borgi    un'altra citt,  discosta da Pescara circa a quattordici miglia verso
ponente, civile e bene abitata, nella quale sono molti artigiani, ma in maggior
copia sono i lavoratori delle possessioni.  Hanno tanta  penuria  d'acqua  che,
volendo  adacquarne  il  terreno  d'un  canale  di  cui  si  servono,  ciascuno
separatamente fa correr l'acqua ai suoi campi per lo spazio d'una  o  due  ore,
secondo  la  quantit  del  terreno;  dipoi  se  ne  vale  un altro,  tenendovi
l'orologio, in modo che spesso tra loro ne nascono molte quistioni e morti.


Nefta.

Nefta  una citt, o pi tosto abitazione, divisa in tre castelli molto grandi,
e massimamente uno dove  la rocca.  Penso che fusse edificata da'  Romani  per
gli edificii che si veggono;  ma,  come che ella sia bene abitata, non  perci
in lei civilit alcuna. Ben solevano esser gli abitatori ricchi, percioch essi
sono ne' confini di Libia e su la strada per cui si va al paese dei  negri;  ma
essendo  da  cento  anni  in  qua  stata  sempre ribella al regno di Tunis,  il
presente re v'and a campo e la prese e la saccheggi,  molti di loro uccidendo
e  le  mura  rovinando,  in modo che tutti tre i castelli oggi sono divenuti un
solo casale.  Le passa da vicino una certa acqua  viva,  pi  tosto  calda  che
fredda, della qual beono e n'adacquano i terreni.


Teolacha.

Teolacha  una citt edificata dai Numidi e murata di triste mura,  appresso la
quale passa un fiumicello  d'acqua  calda.  Il  suo  terreno    abbondante  di
datteri,  ma povero di formento.  Poveri sono similmente gli abitatori, e molto
gravati dagli Arabi e dal re di Tunis, ma avari e superbi oltre modo,  e vedono
mal volentieri forestieri.


Deusen.

Deusen  una citt antichissima,  edificata da' Romani dove confina il regno di
Buggia col diserto di Numidia.  Fu  rovinata  nell'intrar  degli  eserciti  de'
macomettani  nell'Africa,  percioch  in  ditta citt v'era un conte romano con
gran numero di valentissimi uomini,  n mai volse render la citt alli capitani
saraceni,  di maniera che dur l'assedio un anno e poi fu pigliata per forza, e
uccisone dentro tutti gli uomini,  e le donne e fanciulli fatti prigioni.  E la
terra  fu  rovinata,  cio  le  case,  perch le mura,  essendo fatte di pietre
grossissime,  non poteron andar a terra: pur due facciate si  vedono  rovinate,
non  so  se  per  artificio over per qualche terremoto.  Sono vicine alla terra
alcune vestigia che pareno sepolture, e i cacciatori nel tempo delle pioggie vi
truovano certe grosse medaglie d'oro e d'argento con  teste  e  lettere,  delle
qual mai non fu uno che mi sapesse esporre il significato.


Biledulgerid provincia.

Biledulgerid  provincia  s'estende  dal  confino  di  Pescara insino a' confini
dell'isola del Gerbo.  E una parte che  molto discosta dal mare  Mediterraneo,
come  Caphsa e Teusar, le quali sono lontane trecento miglia fra terra. Questo
paese   molto caldo e secco,  n in lui nasce grano,  ma gran copia di datteri
molto buoni e perfetti,  che vanno per tutta la riviera di Tunis.  E  ha  molte
cittadi, come vi si diranno.


Teusar.

Teusar  una citt antica,  edificata da' Romani nel diserto di Numidia,  sopra
un piccol fiume,  il quale viene da certi monti nella parte di mezzogiorno.  Le
mura  sue solevano esser bellissime e forti,  e molto terreno circondavano,  ma
furono rovinate da' maumettani insieme con molti  belli  palazzi  antichi:  ora
sono  tristissime.  Gli  abitatori  sono  ricchi  di  possessioni  e di danari,
percioch fanno nella lor citt molte fiere,  alle quali vengono diversi popoli
numidi e barberi.  Sono divisi in due parti, e dividegli il piccol fiume: l'una
parte, nella quale  il natio e il nobile della citt,  detta Fatnasa; l'altra
 appellata Merdes, che  di certi Arabi che rimasero nella citt, dapoi che fu
presa da' maumettani. E sempre queste due parti sono fra se stesse contrarie, e
poche volte danno obbedienza al re di Tunis, il quale, quando vi va in persona,
molto malamente gli tratta, e massime il presente re.


Caphsa citt.

Caphsa  una citt antica edificata da' Romani, e rimase in mano d'alcuni duchi
fino che vi venne a campo Hucba, capitano di Hutmen califa: allora fu presa da'
maumettani, i quali disfecero le sue mura; ma non poterono disfar la rocca, che
 invero singularissima, percioch ha le mura alte venticinque braccia e larghe
cinque,  fatte di grossissime pietre lavorate,  come sono quelle del Coliseo di
Roma.  D'indi  a  certo  tempo  furono le dette mura rifatte,  e un'altra volta
gettate a terra da Mansor, che, fatto giornata col signore della citt,  uccise
lui  e  i suoi figliuoli,  e pose governatori e rettori per tutta la provincia.
Oggi la citt  tutta abitata,  ma ha vili case,  cavandone il tempio  e  altre
moschee;  le  sue  strade sono molto larghe e tutte lastricate di pietre negre,
come sono le strade di Napoli e  di  Firenze.  Gli  abitatori  sono  civili  ma
poveri,  per  esser  troppo gravati dal re di Tunis.  In mezzo della citt sono
certe fontane fatte in forma di fosse, quadre e profonde e larghe,  e d'intorno
cinte  di mura;  pure v' uno spazio fra i muri e le rive delle fonti,  dove si
possono star gli uomini a lavar la loro persona,  percioch l'acqua  calda:  e
d'essa  beono,  lasciandola  prima raffreddare una o due ore.  L'aere di questa
citt  pessimo,  e la met degli abitatori per tal cagione  sempre offesa  da
febbre; i quali sono uomini poveri, ma sopra modo maligni, n vogliono amicizia
di  forestieri: e perci sono vituperati per tutta l'Africa.  Fuori della citt
sono infinite possessioni di datteri,  d'olive e di melangole: e i datteri sono
i pi belli, i migliori e i pi grossi che si truovino in tutta la provincia, e
le  olive  similmente,  onde ne fanno perfettissimo olio,  s di sapore come di
colore.  E quattro cose nobili sono in questa citt:  datteri,  olive,  tele  e
vasi.  Vestesi eziandio assai gentilmente, ma s'usano cotai scarpaccie di cuoio
di cervo larghissime, per poter pi volte mutar la suola.


Nefzaoa.

Nefzaoa sono tre castelli l'uno all'altro vicino, tutti abitati e popolosi,  ma
murati  di triste mura: e peggiori sono le case.  I terreni hanno fertilit pur
di datteri, ma non vi nasce grano; e gli abitatori sono molto poveri, per esser
gravati dal re di Tunis.  La loro distanza dal  mare  Mediterraneo    circa  a
cinquanta miglia.
Della citt di Clemen,  di Capes,  del Gerbo,  ne abbian parlato discorrendo il
regno di Tunis,  e delle abitazioni di Numidia che  rispondeno  allo  stato  di
Tripoli vi dir adesso.


Teorregu.

Teorregu    una abitazione ne' confini dello stato di Tripoli,  cio dove esso
confina col diserto di Barca, e sono tre castelli e parecchi casali,  ne' quali
 gran quantit di datteri, ma grano niuno. E gli abitatori sono non men poveri
di robbe che di danari,  perch sono confinati in quel diserto discosto da ogni
luogo civile.


Iasliten.

Iasliten  una abitazione sopra il mare Mediterraneo,  dove sono molti casali e
terreni  di  datteri,  gli  abitatori  della  quale  sono  mediocremente ricchi
percioch, essendo sopra il mare, contrattano loro mercatanzie con gli Egizii e
con i Siciliani.


Gademes abitazione.

Gademes  una grande abitazione,  dove sono molti castelli e  popolosi  casali,
discosti  dal mare Mediterraneo verso mezzogiorno circa a trecento miglia.  Gli
abitatori sono ricchi di possessioni di datteri e di danari, percioch sogliono
mercatantare nel paese di negri, e si reggono da lor medesimi, e pagano tributo
agli Arabi;  ma prima erano sotto il  re  di  Tunis,  cio  il  locotenente  di
Tripoli.  vero che quivi il grano e la carne sono molto cari.


Fezzen.

Fezzen  similmente una grande abitazione,  nella quale sono di grossi castelli
e di gran casali,  tutti abitati da un ricco popolo s di possessioni  come  di
danari, percioch sono ne' confini di Agadez e del diserto di Libia che confina
con  lo  Egitto,  ed    discosto  dal Cairo circa a sessanta giornate.  N pel
diserto altra abitazione si truova che  Augela,  ch'  nel  diserto  di  Libia.
Fezzen  dominato da un signore, che  come primario del popolo, il quale tutta
la  rendita  del  paese dispensa nel comun beneficio,  pagando certo tributo a'
vicini Arabi.  Similmente in cotal paese  molta penuria di pane e di carne,  e
si mangia carne di camello, la quale  tuttavia carissima.


Diserti di Libia, e prima di Zanhaga

Poscia  che  abbiamo  detto  di  Numidia,  seconda  parte  di  Africa,  ora  vi
raccontaremo dei diserti di Libia,  i quali sono divisi in cinque  parti,  come
nel principio dell'opera s' detto. E per incominciar dal diserto di Zanhaga, 
questo diserto secco e arido, e ha principio dal mar Oceano, cio da ponente, e
s'estende verso levante insino dove sono le saline di Tegaza,  e nella parte di
tramontana termina ne' confini di Numidia,  cio con la provincia  di  Sus,  di
Haccha e di Dara, ed estendesi verso mezzogiorno fino alle terre di negri, cio
fino  al  regno di Gualata e di Tombutto.  In lui non si truova acqua se non da
cento miglia ad altretante,  e quella ancora  salsa e amara,  in profondissimi
pozzi,  massimamente  per  la  strada che  fra Segelmesse e Tombutto.  Vi sono
molti animali salvatichi e serpi,  come al suo luogo  vi  si  dir.  In  questo
diserto  vi  si truova un diserto molto aspro e doloroso chiamato Azaoad,  dove
per dugento miglia non si truova acqua n abitazione,  cominciando dal pozzo di
Azaoad  fino  al  pozzo  di  Araoan,  che  vicino a Tombutto cento e cinquanta
miglia, dove,  e per lo gran calore e per la penuria d'acqua,  vi muoiono molti
uomini e animali, come mi ricorda avervi detto.


Diserto dove abita Zuenziga popolo

Il  secondo diserto incomincia da' confini di Tegaza dalla parte di ponente,  e
s'estende verso levante fino a' confini  di  Hair  diserto,  dove  abita  Targa
popolo,  e  di  verso  tramontana col diserto di Segelmesse,  di Tebelbelt e di
Benigorai, e di verso mezzogiorno confina con Ghir diserto,  che risponde verso
il  regno  di  Guber: ed  questo diserto pi aspro e pi arido del sopradetto.
Quivi  il passo de' mercatanti che vanno da Telensin a Tombutto, e passano per
il diametro di questo diserto,  di modo che per l'asprezza e  per  il  sito  vi
muoiono uomini e animali molti,  per la penuria dell'acqua.  Fra questo diserto
vi  un particolar diserto chiamato Gogdem,  dove non si truova acqua per  nove
giorni, eccetto quella che si porta sopra li camelli, e alle volte qualche lago
fatto dalle pioggie, ma d'improviso e a caso.


Diserto dove abita Targa popolo

Il  terzo  diserto  incomincia  da'  confini  di  Hair  dal lato di ponente,  e
s'estende fino al diserto d'Ighidi verso levante, e di verso tramontana confina
con li diserti di Tuath e di Tegorarin  e  di  Mesab,  da  mezzogiorno  con  li
diserti  vicini  al regno di Agadez.  Questo diserto non  cos aspro e crudele
come sono i due primieri,  e truovavisi  acqua  buona  e  pozzi  profondissimi,
massimamente vicino ad Hair,  nel quale  un temperato diserto e di buono aere,
dove nascono molte erbe.  E pi oltre vicino di Agadez si truova  assai  manna,
che  cosa mirabile: e gli abitatori vanno la mattina per tempo a raccorla e ve
n'empiono  certe  zucche,  e  vendonla cos fresca in la citt de Agadez,  e un
fiasco che tien un boccale val duoi baiocchi;  beesi mescolata con acqua  ed  
cosa  perfettissima;  la  mescolano  ancora nelle minestre,  e rinfresca molto.
Penso che per tale cagione li forestieri rade volte s'ammalano in  Agadez  come
in  Tombutto,  ancora  che  vi sia aere pestifero.  Questo diserto s'estende da
tramontana verso mezzogiorno 300 miglia.


Diserto dove abita Berdoa popolo.

Il quarto diserto incomincia dal confino del  sopradetto  Ighidi,  e  s'estende
fino  a'  confini  del diserto dove abita Berdoa popolo;  e di verso tramontana
confina col diserto di Techort,  di Guarghala e di Gademis,  e  da  mezzogiorno
verso  i  diserti che vanno a Cano,  regno nelle terre dei negri.   secco e di
molto pericolo a' mercatanti che vi  passano,  come  sono  quei  che  vanno  da
Costantina alle dette terre.  E perch gli abitatori pretendono che la signoria
di Guargala tocchi al loro dominio,  sono nimici di quel signore,  e  spogliano
quanti  mercatanti  incontrano  nel  diserto,  ma quei di Guargala gli uccidono
senza averne piet o compassione alcuna.


Diserto dove abita Lemta popolo

Il quinto diserto incomincia da ponente da' confini del sopradetto  diserto,  e
s'estende verso levante fino al diserto di Augela; da tramontana confina con li
diserti di Fezzen e di Barca, e s'estende verso mezzogiorno fino a' confini del
diserto di Borno. E in questo diserto  ancora grande seccaggine di terreno, n
vi pu sicuramente passare se non il popolo di Gademis, li quali sono amici del
popolo  di  Berdoa,  e  a  Fezzen  pigliano le vettovaglie e panni e altre cose
necessarie per passare.  Il resto dei diserti di Libia,  cio di Augela fino al
Nilo,  abitato d'Arabi e da un popolo detto Leuata, che  pure africano.
E finiscono i diserti di Libia.


Nun abitazione.

Nun  una abitazione sopra il mare Oceano,  che sono tutti casali abitati da un
povero popolo,  la quale abitazione  fra  Numidia  e  Libia:  nondimeno  tocca
maggior parte di Libia.  Non vi nasce altro grano che orzo,  e qualche quantit
di datteri, ma tristi. Gli abitatori vanno male ad ordine e sono poveri, perch
gli Arabi gli gravano assai; vi sono di loro alcuni che vanno con mercanzie nel
regno di Gualata.


Tegaza.

Tegaza  una abitazione nella quale sono molte vene di sale che paion marmo,  e
il  detto  si  cava d'alcune grotte,  d'intorno le quali vi sono molte capanne,
dove alloggiano quelli che attendono a tale mestiero:  e  questo  non    fatto
dagli  abitatori,  ma  da  uomini  di  straniere  contrade,  che vengono con le
carovane e rimangono in quel luogo a  cavarlo,  e  lo  salvano  fin  che  viene
un'altra  carovana  che  compri  detto  sale  dalli  lavoranti,  qual portano a
Tombutto dove  gran carestia;  e cadaun camello porta quattro tavole del detto
sale.  N  altra  vettovaglia  hanno questi lavoranti se non quella che li vien
portata da Tombutto over Dara, che sono lontane al cammino di venti giornate da
Tegaza;  e alle volte de' detti sono  stati  trovati  morti  tutti  nelle  loro
capanne,  per causa della vettovaglia che gli era venuta a manco, e la carovana
non era venuta.  Oltra di questo nella state si muove un vento da  silocco  che
gli  storpia  i ginocchi e a molti fa perder la vista,  di modo che l'abitar in
questo loco  molto pericoloso.  Io vi stetti una fiata  tre  giorni  continui,
fino che li mercatanti finirono di caricare il sale, e di continovo mi convenne
bere acqua salsa di certi pozzi vicini alle cave del sale.


Augela.

Augela    una  abitazione  nel diserto di Libia,  la quale  discosta dal Nilo
circa a quattrocentocinquanta miglia;  e sono tre castelli  e  qualche  piccolo
casale,  d'intorno  a'  quali  sono  molti terreni di datteri,  ma non vi nasce
grano;  egli  vero che gli Arabi ve ne portano d'Egitto.   questa  abitazione
sopra  la strada maestra per la quale si va da Mauritania ad Egitto,  che  per
lo diserto di Libia.


Serte.

Serte  una citt antica,  edificata,  come alcuni vogliono,  dagli  Egizii,  e
secondo  altri  da'  Romani,  bench  siano  alcuni di oppenione che ella fusse
edificata dagli Africani.  Come si  fu,  ora    rovinata,  e  credesi  che  la
distrussero  i maumettani,  ancor che Ibnu Rachic istorico dica da' Romani;  n
altro in lei si vede fuori che qualche piccolo vestigio delle mura.


Berdeoa abitazione.

In mezzo del diserto di Libia,  discosto dal Nilo circa a  cinquecento  miglia,
sono tre castelli e cinque o sei casali,  ne' quali  gran quantit di perfetti
datteri.  Questi tre castelli da 18 anni in qua furono  trovati  da  una  guida
chiamata  Hamar,  qual  smarr  la strada per causa d'una malattia che li venne
agli occhi e,  non vi essendo in la carovana  altri  che  lui  che  sapesse  la
strada,  andava avanti sopra un camello e ogni miglio di continuo si faceva dar
della arena e l'odorava,  e per questa sua pratica,  come la carovana fu vicina
quaranta  miglia dalla detta abitazione,  costui disse: "Sappiate che noi siamo
vicini ad una abitazione". N alcuno lo poteva credere, perch sapevan che eran
discosti da Egitto 480 miglia,  e dubitavan di esser tornati ad Augela: ma  nel
terzo  giorno  la carovana si vidde vicina a questi tre castelli.  La gente dei
quali,  maravigliandosi di vedere uomini forestieri,  si ritir nei castelli  e
serr le porte, ricusando di dar loro acqua da bere, del che la carovana pativa
molto;  e  i  pozzi  erano di dentro.  Onde essi,  doppo una leggier battaglia,
presero i castelli e,  provedutisi a bastanza d'acqua,  se n'andarono  al  loro
viaggio.


Alguechet.

Alguechet    una  abitazione vicina ad Egitto centoventi miglia nel diserto di
Libia,  dove sono tre castelli,  molte case e parecchie possessioni di datteri.
Gli abitatori sono uomini negri e vili e avari,  ma ricchi per esser fra Egitto
e Gaogao.  Hanno un capo a guisa di re,  e nondimeno danno tributo  agli  Arabi
loro vicini.

SETTIMA PARTE.

Nella quale si tratta del paese de' negri, e nella fine dell'Egitto

Gli antichi nostri scrittori dell'Africa, come il Bichri, el Meshudi, non hanno
scritto alcuna cosa del paese di negri, se non del Guechet e di Cano, percioch
nel tempo loro non vi era notizia alcuna d'altri paesi di negri; ma nell'anno
380 di legira furono scoperti, e la causa fu questa, che allora Luntuna e tutto
il popolo di Libia per causa d'un predicatore si fece maumettano, e venne ad
abitare in la Barberia, e cominci a praticare e aver cognizione di detti
paesi. Tutti adunque questi paesi sono abitati da uomini che vivono a guisa di
bestie, senza re, senza signore, senza republiche e senza governo e costume
alcuno, e appena sanno seminare il grano. Il loro abito  di pelle di pecore,
n alcuno ha propia o particolar moglie, ma vanno il giorno pascolando le
bestie o lavorando i terreni, e la notte s'accompagnano insieme dieci o dodici
uomini e donne in una capannetta, e ciascuno si giace con quella che pi gli
piace, dormendo e riposando sopra qualche pelle di pecora. Non sogliono a niuno
far guerra, n alcuno mette il pi fuori del suo paese. Alcuni adorano il sole,
e se gli inchinano tosto che lo veggono spuntar fuori; altri riveriscono il
fuoco, come il popolo di Gualata; e altri sono pure cristiani a guisa degli
Egizii, cio quelli della regione di Gaogao.
Giuseppe, re ed edificator di Marocco, del popolo di Luntuna, e i cinque popoli
di Libia dominarono questi negri, e a loro insegnarono la legge di Macometto e
l'arte necessarie al vivere, e molti di loro si fecero maumettani. Allora non
pochi mercatanti di Barberia incominciarono andare ai detti paesi contrattando
diverse mercatanzie, in modo che essi impararono la lingua; e i cinque popoli
di Libia divisero fra loro tali paesi in quindici parti, e ogni parte risponde
a un terzo dei detti popoli. Egli  vero che il presente re di Tombutto,
Abubacr Izchia,  del popol negro: il quale, essendo fatto capitano di Soni
Heli, re di Tombutto e Gago, della stirpe di Libia, doppo la morte del detto si
ribell contra i figliuoli e quelli fece morire, e torn il dominio nei negri,
acquistando in anni 15 appresso molti regni. E poi che ebbe reso pacifico e
quieto il suo, gli venne disio di andar come pellegrino alla Mecca, nel quale
pellegrinaggio spese tutti i suoi tesori e rimase debitore di
centocinquantamila ducati.
Tutti questi quindici regni cogniti a noi s'estendono da un canto all'altro
sopra il fiume Niger e sopra altri fiumicelli che entrano nel detto, e sono in
mezzo de due lunghissimi diserti: uno  quello che incominciando da Numidia
termina al sopradetto paese, l'altro dalla parte di mezzogiorno s'estende fino
al mare Oceano, nei quali sono moltissime regioni, ma la pi parte a noi
incognite, s per lo lungo e difficile viaggio e s per la diversit della
lingua e della fede. E per questo loro non praticano con questi nostri cogniti,
n manco li nostri con loro: pure si tiene qualche pratica con quelli che
abitano sopra il mare Oceano.


Gualata regno.

Questo regno appresso gli altri regni  piccolo e di poca condizione, percioch
altra abitazione non  in lui fuori che tre gran casali e certe altre capanne
in alcune possessioni di datteri: questi casali sono discosti da Nun circa a
trecento miglia verso mezzogiorno, da Tombutto circa a cinquecento verso
tramontana, e dal mare Oceano circa a cento. I popoli di Libia, nel tempo che
vi dominarono, qui fecero la real sedia, onde soleano venirci molti mercatanti
della Barberia; ma quando vi regn Heli, che fu un gran principe, essi
abbandonarono questo viaggio e se n'andarono a Tombutto o a Gago, in modo che
il detto signore  divenuto povero e impotente. Questa gente usa un certo
linguaggio detto sungai, e sono uomini negrissimi e vili, ma molto piacevoli,
massimamente con forestieri. A' nostri tempi il re di Tombutto prese questo
regno, e il signore se ne fugg nel diserto dove sono tutti li suoi parenti: il
che vedendo detto re e dubitando che, partito che si fusse, il signor torneria
con l'aiuto di quelli del diserto, s'accord con lui che li pagasse una certa
quantit di tributo, e cos fino al presente  suo tributario. Il vivere e i
costumi loro sono simili a quelli de' lor vicini abitanti ne' diserti. E nasce
in questo paese poco grano, e questo  miglio e una altra sorte di grano tondo
e bianco come ceci, che non se ne vede nell'Europa; di carne v' grandissima
carestia. Le donne e gli uomini usano similmente di portare i loro visi
coperti. In questa lor abitazione non  civilit, n cortegiani, n giudici, ma
vivono con gran miseria e povert.


Ghinea regno.

Questo secondo regno  chiamato da' nostri mercatanti Gheneoa, dagli abitatori
Genni, e da' Portogallesi e da alcun altro dell'Europa che ne abbia notizia 
detto Ghinea. Confina col passato, ma pure c' fra l'uno e l'altro circa a
cinquecento miglia di spazio per lo diserto, e Gualata rimane verso tramontana,
Tombutto verso levante e Melli verso mezzogiorno. Estendesi sopra il fiume
Niger circa a dugentocinquanta miglia, e una parte  sul mare Oceano, cio dove
il Niger entra nel detto mare.  abbondantissimo d'orzo e riso, di animali,
pesci e di bambagio, e molto guadagnano gli abitatori nel traffico delle tele
bambagine, il quale fanno co' mercatanti di Barberia; ed essi allo incontro vi
vendono molti panni d'Europa, rame, ottone, arme e cotai cose. La moneta di
questi negri  oro non battuto e qualche pezzo di ferro, che spendono nelle
cose di poco momento, come latte, pane, mele, del peso d'una libbra, di mezza e
d'un quarto. In questo paese non  albero alcuno che faccia frutto, n meno si
vede frutto d'alcuna sorte, fuor che datteri che si portano di Gualata o di
Numidia. N v' citt n castello, eccetto un gran casale, dove abita il
signore, sacerdoti, dottori, mercatanti e gli uomini di stima. Tutte le case di
costoro sono fatte a modo di capanne, ma investite di creta e coperte di
paglia. Gli abitatori vestono assai bene, l'abito de' quali  panno di bambagio
negro o azurro, del quale se ne cuoprono eziandio il capo; ma i sacerdoti e i
dottori l'usano bianco. In fine questo casale per tre mesi dell'anno, cio il
luglio e lo agosto e il settembre, si rimane come un'isola, percioch il Niger
allora cresce non altrimenti che faccia il Nilo. Nel qual tempo soglion venirci
mercatanti da Tombutto, conducendo le loro merci in certe barchette molto
strette, e fatte d'una met d'albero cavato; tutto il giorno navigano, e la
notte ligano le barche a canto la ripa e lor dormeno in terra.
Questo regno fu signoreggiato gi da una famiglia della origine del popolo di
Libia, ma nel tempo che Soni Heli re, il signor di questo regno divenne suo
tributario; ma, privato che fu Soni Heli da Izchia suo successor, questo signor
fu preso dal detto Izchia e tenuto in Gago fino alla morte, governando il regno
con un suo locotenente.


Melli regno.

Melli s'estende sopra un ramo del Niger forse a trecento miglia, e confina da
tramontana col superiore, da mezzogiorno col diserto e con certi aridi monti;
da ponente confina con alcuni boschi selvaggi che giungono per insino al mare
Oceano, e da levante col tenitoro di Gago. In questo paese  un grandissimo
casale, il quale fa presso a seimila fuochi ed  detto Melli, onde  appellato
tutto il resto del regno, e in questo abita il re e la sua corte. Il paese 
abbondante di grano, di carne e di bambagio; si truovano nel casale moltissimi
artigiani e mercatanti natii e forestieri, ma molto pi dal re sono accarezzati
i forestieri. Gli abitatori sono ricchi per le mercatanzie che soglion fare,
tenendo di molte cose fornite Ghinea, e Tombutto. Hanno molti tempii, sacerdoti
e lettori, quali leggono nei tempii, perch non hanno collegii: e sono costoro
i pi civili, i pi ingeniosi e i pi riputati di tutti i negri, percioch essi
furono i primi che s'accostarono alla fede di Maumetto. In quel principio
furono signoreggiati da un principal principe fra li popoli di Libia, ch'era
zio di Giuseppe re di Marocco, e cos dur la signoria in li suoi descendenti
fino al tempo di Izchia, qual lo fece tributario, di modo che questo signore
non pu avanzare tanto che pasca la sua famiglia, per la gravezza che li vien
data.


Tombutto regno.

Il nome di questo regno  moderno, detto dal nome d'una citt che fu edificata
da un re chiamato Mense Suleiman, gli anni di legira seicento e dieci, vicina a
un ramo del Niger circa a dodici miglia, le cui case sono capanne fatte di
pali, coperte di creta, coi cortivi di paglia. Ben v' un tempio di pietre e di
calcina fatto da uno eccellente maestro di Granata, e similmente un gran
palazzo fatto dal medesimo artefice, nel quale alloggia il re. E in questa
citt sono molte botteghe di artigiani e mercatanti, e massimamente di
tessitori di tele di bambagio; vengono ancora a lei panni d'Europa portati da
mercatanti di Barberia. Le donne di questo usano ancora elle di coprirsi il
viso, eccetto le schiave, le qual vendono tutte le cose che si mangiano; e gli
abitatori sono persone ricchissime massimamente i forestieri che vi sogliono
abitare, in tanto ch'el re d'oggi ha dato due sue figliuole per ispose a due
fratelli mercatanti, mosso dalle ricchezze loro. Nella detta citt sono
eziandio molti pozzi d'acqua dolce, bench, quando cresce il Niger, ei se ne va
per certi canali vicino alla citt. V' grandissima abbondanza di grani e di
animali, onde il latte e il butiro  molto da loro frequentato; ma di sale v'
molta carestia, percioch  portato da Tegaza, discosta da Tombutto circa a
cinquecento miglia. E io mi trovai a Tombutto una fiata che la soma del sale
valse ottanta ducati.
Il re possiede gran ricchezza in piastre e verghe d'oro, delle quali alcuna 
di peso di milletrecento libbre. La sua corte  molto ordinata e magnifica, e
quando egli va da una citt all'altra con li suoi cortigiani, cavalca sopra
camelli e gli staffieri menano i cavalli a mano; e se va a combattere, essi
legano i camelli e tutti i soldati cavalcano su cavalli. Qual volta alcuno vuol
parlare a questo re, se gli inginocchia innanzi, e piglia del terreno e se lo
sparge sopra il capo e gi per le spalle: e questa  la riverenza che se gli
fa, ma da quelli solamente che non gli hanno pi parlato, o da qualche
ambasciadore. Tiene egli circa a tremila cavalli e infiniti fanti, i quali
portano cotai archi fatti di bastoni di finocchi salvatichi, usando di trar con
quelli velenate saette. Suole ancora spesse volte far guerra co' vicini nimici
e con quelli che non gli vogliono dar tributo, e avendo vittoria fa vendere in
Tombutto per insino a' fanciulli presi nella battaglia.
Non nascono in questo paese cavalli, eccetto alcune piccole chinee, le quali
sogliono cavalcare i mercatanti per loro viaggio, e anco qualche cortigiano per
la citt. Ma i buoni cavalli vengono di Barberia, e tosto che sono giunti con
la carovana di Barberia, il re manda a scrivere il numero, e se passa a dodici,
egli subito si elegge quello che pi gli piace e pagalo assai onestamente. 
questo re nimicissimo di giudei, n vuole che niuno stanzi nella sua citt: e
s'egli intende che alcuno de' mercatanti di Barberia tenga con loro pratica o
faccia alcun traffico, gli confisca i suoi beni. Sono nella detta citt molti
giudici, dottori e sacerdoti, tutti ben dal re salariati, e il re grandemente
onora i letterati uomini. Vendonsi ancora molti libri scritti a mano che
vengono di Barberia, e di questi si fa pi guadagno che del rimanente delle
mercatanzie. Usasi in luogo di moneta spendere alcuni pezzi di puro e schietto
oro, e nelle cose minime cotai concoline, o diciamo cocchiglie, recate di
Persia, le quali s'apprezzano quattrocento al ducato; i ducati loro entrano sei
e due terzi per una dell'oncie romane. Sono questi abitatori uomini di piacevol
natura, e quasi di continovo hanno in costume di girsi, passate che sono le
ventidue ore, fino ad una ora di notte, sonando e danzando per tutta la citt;
e i cittadini tengono a loro bisogne molte schiave e schiavi maschi. Questa
citt  molto sottoposta a' pericoli del fuoco, e nel secondo viaggio che io vi
fui s'abbruci quasi la met in spazio di cinque ore. D'intorno non v'
giardino n luogo niuno fruttifero.


Cabra citt.

Cabra  una citt grande a modo d'un casale, senza mura d'intorno di niuna
sorte, vicina a Tombutto circa a dodici miglia sopra il fiume Niger, dove
s'imbarcano i mercatanti per andare a Ghinea e a Melli. Le case e gli abitatori
sono simili alle case e agli abitatori detti di sopra. Quivi si truovano molte
generazioni di negri, percioch  il porto dove essi vengono con le loro
barchette da diversi luoghi. Il re di Tombutto manda in questa citt un suo
luogotenente, per accommodar li popoli dell'audienza e per levarsi questo
fastidio d'andar dodici miglia per terra. E ne' tempi che io mi truovai ve
n'era uno parente del re, chiamato Abu Bacr e per sopranome Pargama: era costui
negrissimo uomo, ma valoroso d'intelletto e molto giusto.  la citt
danneggiata da spesse infermit, per cagione della qualit dei cibi che si
mangiano, che sono pesci, latte, butiro e carne, tutti mescolati insieme. E da
lei se ne vengono quasi la maggior parte delle vettovaglie che sono in
Tombutto.


Gago e suo regno.

Gago  una grandissima citt simile alla sopradetta, cio senza mura, ed 
discosta da Tombutto circa a quattrocento miglia verso mezzogiorno, e quasi
inchina alla parte di silocco. Le case sono comunemente brutte; pure alcune ve
ne ha assai apparenti e commode, nelle quali  l'albergo del re e della corte.
Gli abitatori sono ricchi mercatanti, e vanno di continovo con le loro
mercatanzie d'intorno. Vengono in lei infiniti negri, i quali vi portano
grandissima quantit d'oro per comperar robbe che vengono di Barberia e di
Europa: ma non ve ne truovano mai tante che supplischino alla quantit
dell'oro, e ne portano indrieto sempre la met o li duoi terzi. Questa citt a
comparazion dell'altre  molto civile, e vi  moltissima abbondanza di pane e
di carne, ma vino o frutto non si pu trovare; vero  che  abbondante di
melloni, di cetrioli e di coccuccie perfettissime e riso infinito. Sonovi
ancora molti pozzi d'acqua dolce. V' una piazza dove il giorno del mercato si
vendono infiniti schiavi, cos maschi come femine, e una garzona di quindici
anni  comperata per sei ducati, e per altretanti un fanciullo.
Il re tiene in un palazzo separato infinito numero di moglieri, di concubine,
di schiave e d'eunuchi, i quali sono per guardia delle dette femine. Usa
eziandio di tener buona guardia di cavalli e di fanteria con archi. E fra la
porta publica e la segreta del suo palazzo  una gran piazza murata d'intorno,
e da ciascuna parte  una loggia dove il detto re d udienza: e come che egli
in persona ispedisca quasi tutte le faccende, nondimeno ha molti uficiali, come
sono secretari, consiglieri, capitani, tesorieri e fattori. L'entrata del regno
 grande, ma pi grandi sono le spese, percioch un cavallo che vale
nell'Europa dieci ducati quivi si vende quaranta e cinquanta; il pi tristo
panno d'Europa si vende quattro ducati la canna, e il monachino  minimo ducati
quindici, e il veneziano fino, come  lo scarlatto o il pavonazzo o il
turchino, trenta ducati la canna; la pi trista spada vale similmente in questo
paese tre e quattro ducati: cos gli sproni, le briglie, e cos parimente tutte
le cose di merceria o di speziaria; ma il sale vale pi di ogni altra merce che
vi si porta.
Il resto di questo regno  di villaggi e di casali, dove si stanno i lavoratori
di terreno e quegli che vanno con le pecore, i quali il verno vestono di pelle
di pecora e la state vanno ignudi e scalzi, se non che pur cuoprono le parti
vergognose con un poco di pannicello, e alle volte portano sotto alla suola del
piede cuoio di pelle di camello. Sono uomini ignorantissimi, e nello spazio di
cento miglia a fatica si pu trovare uno che sappia scrivere o leggere. Ma il
re gli tratta come  il lor merito, percioch appena tanto gli lascia che si
possino francar il vivere, per li gran tributi che li fa pagare.


Guber regno.

Questo  discosto da Gago circa a trecento miglia, verso levante, e fra questi
due regni egli si va per un diserto, dove si truova poca acqua, per esser
discosto dal Niger quasi quaranta miglia. E il detto regno fra altissimi monti,
e sono in lui infiniti casali, ne' quali abitano guardiani di pecore e vaccari,
percioch v' gran numero di pecore e di buoi, ma di piccola statura. Le genti
comunemente sono assai civili, e truovanvisi molti artigiani tessitori,
massimamente calzolai, i quali fanno alcune scarpe simili a quelle che
portavano anticamente i Romani, e di queste molte sono recate a Tombutto e a
Gago. V' eziandio gran quantit di miglio e riso e d'altri grani che io non ho
veduto in Italia, ma credo che se ne truova di cotali in Ispagna. Quando cresce
il Niger cuopre tutte le pianure vicine alle abitazioni di questo popolo, ed
esso sopra l'acqua suole seminare il grano.
Fra le dette abitazioni  un grandissimo casale che fa seimila fuochi, nel
quale abitano i mercatanti cos del paese come forestieri. E quivi era gi la
stanza e la corte del re, il quale alla nostra et fu preso da Ischia re di
Tombutto e fatto uccidere; i suoi piccoli figliuoli il detto Ischia fece
similmente castrare, e messegli al servigio del suo palazzo. Cos egli si fece
padrone di questo regno e mandovvi governatore, aggravando molto la gente, la
quale molto guadagnava di mercanzie, ma oggi  impoverita e mancatavi pi che
la met, percioch Ischia men da questi paesi grandissima quantit di uomini,
tenendogli in cattivit e parte per ischiavi.


Agadez e suo regno.

Agadez  una citt murata, edificata dai moderni re ne' confini di Libia, e
questa citt  quasi vicina alle citt dei bianchi pi che alcun'altra dei
negri, trattone fuori Gualata. Le case sono benissimo edificate, a modo delle
case di Barberia, percioch gli abitatori sono quasi tutti mercatanti
forestieri, e pochi sono paesani, e que' pochi sono tutti o artigiani o soldati
del re della detta citt. E ciascuno dei mercatanti tiene gran quantit di
schiavi, per valersi dell'aiuto loro ne' passi da Cano a Borno, i quali sono
infestati da diversi popoli del diserto, come da Zingani, poverissima e ladra
gente. Vanno dunque i mercatanti con la compagnia degli schiavi, molto ben
forniti di partigiane e di spade e d'archi, e oggid hanno incominciato a usar
balestre, di maniera che cotai ladri non possono far profitto. E subito che
alcun mercatante  pervenuto a qualche citt, mette i suoi schiavi a diversi
lavori acci si guadagnino il vivere, serbandone dieci o dodici alle bisogne
della persona del mercatante e a guardia delle mercatanzie.
Il re della detta citt tiene ancora egli buona guardia e un bel palazzo in
mezzo della citt, ma il suo esercito  degli abitatori della campagna e nelli
diserti, percioch la sua origine  di quelli popoli di Libia. E alle volte
questi scacciano il re e pongono qualche suo parente in luogo di lui, n usano
amazzar alcuno, e quel che pi contenta gli abitatori del diserto  fatto re in
Agadez. Il rimanente di questo regno, cio quelli che abitano verso
mezzogiorno, tutti attendono alle capre e vacche; le loro abitazioni sono di
frasche o di stuore, che di continuo portano sopra buoi dove vanno e le pongono
dove pascolano, come fanno anco gli Arabi. Riceve il re gran rendita delle
gabelle che pagano le robbe de' forestieri, e anco di quello che nasce nel
regno, ma paga di tributo al re di Tombutto circa a cento e cinquantamila
ducati.


Cano.

Cano  una gran provincia discosta dal Niger circa a cinquecento miglia verso
levante, dove sono molti popoli i quali abitano in casali e attendono alle
pecore e alle vacche, e gli altri sono lavoratori di terra. Nasce in questa
provincia assai grano e riso, e ancora gran copia di bambagio; vi si truovano
per lei molti monti diserti pieni di boschi e di fonti, e ne' boschi sono molti
alberi di melaranci e di limoni salvatichi, i quali tuttavia nel sapore sono
poco differenti dai domestici. E nel mezzo della provincia  la citt la quale
gli d il nome:  d'intorno murata di pali e di creta, e cotali sono le case.
Gli abitatori sono civili artigiani e ricchi mercatanti, e il re loro fu un
tempo molto possente, e teneva gran corte e molti cavalli, in modo che si
feciono tributari al re di Zegzeg e al re di Casena. Ma Ischia re di Tombutto,
fingendo di volere essere in aiuto dei detti due re, con inganno gli uccise e
ottenne i loro regni. D'indi circa a tre anni mosse guerra a questo re di Cano,
e per molto assedio lo indusse a tor per moglie una sua figliuola e a dargli
ogni anno il terzo dell'entrata, lasciando in quel regno molti fattori e
tesorieri per riscuotere la sua parte.


Casena e suo regno.

Casena  un regno vicino al sopradetto verso levante, dove sono assai monti, e
i suoi terreni sono asperi ma buoni per orzo e miglio. Il popolo  negrissimo,
e ciascuno ha il naso sconciamente grosso e parimente le labbra. Tutte le
abitazioni di questo paese sono piccoli casali fatti a guisa di capanne, e
tutti tristi, n v' alcuno che passi trecento fuochi. Quivi  la povert
accompagnata con la vilt. Gi fu bene il detto popolo dominato dal re, ma egli
fu ucciso da Ischia e il popolo mezzo distrutto, e fecesi padrone del regno,
come dicemmo di sopra.


Zegzeg e suo regno.

Questo  un paese che confina con Cano dalla parte di silocco, ma  discosto da
Casena circa a centocinquanta miglia.  abitato da un ricco popolo, il quale in
ogni luogo contratta mercatanzie. E una parte del paese  nel piano, un'altra
nel monte: quella  molto calda e questa fredda, di maniera che gli abitatori,
non potendo sofferir l'inverno, sogliono far nel battuto delle lor stanze
alcuni gran focolari, nei quali accendono di molta bracia, e la pongono sotto
le lor lettiere che sono alte, e cos dormono. Nondimeno esso terreno 
fruttifero e abbondante d'acqua e di grani; le case e i casali sono come i
detti di sopra. Soleva aver questo paese un re che da per s lo reggeva, ma fu
ucciso dal sopradetto Ischia, il quale similmente si fece signore di questo
regno.


Zanfara.

Zanfara  una regione che confina con la sopradetta dalla parte di levante,
nella quale abitano molti vili e rozzi popoli. Il paese  abbondante di grano,
di riso, di miglio e di bambagio. E sono i medesimi abitatori uomini di statura
grandi, ma negrissimi sopra modo; hanno cotai faccie larghe e brutte, e
partecipi pi della bestia che dell'uomo. Ischia avvelen il re loro e
distrussene una gran parte.


Guangara e suo regno.

Questa  una regione che di verso silocco confina con la sopradetta, dove abita
gran popolo dominato da un re, il quale pu avere settemila fanti con archi e
circa a cinquecento cavalli forestieri, e cava grande entrata delle mercatanzie
e gabelle. Tutte le abitazioni di lei sono casali di capanne, eccetto uno che 
grande e pi bello degli altri. Gli abitatori sono molto ricchi, percioch
vanno con loro mercatanzie in lontani paesi, e dalla parte di mezzogiorno
confinano con certi paesi ne' quali si truova molta quantit d'oro. Come che
oggid il popolo non pu esercitar la mercatanzia di fuori, percioch ha due
possenti e fieri nimici: da ponente Ischia e da levante il re di Borno. E
quando fui in Borno, il re, che si chiamava Abram, congreg tutto il suo
esercito per venir adosso al re di Guangara, e come fu vicino al detto regno
ebbe nuova che Homar, signor di Gaogao, veniva verso Borno, e fu astretto di
tornarsene indrieto, che fu gran ventura al re di Guangara. Li mercanti di
Guangara, quando vanno al paese dell'oro, convien che passino per alti e
scabrosi monti, di maniera che non vi possono andar le bestie; ma essi fanno
che i loro schiavi portano sopra la testa le mercatanzie e le cose lor
necessarie in certe zucche secche, che sono larghe e grandi, e ciascuno schiavo
pu far di cammino dieci e pi miglia col carico in testa di cento libbre: e io
n'ho veduti alcuni aver reiterato due volte in un giorno il viaggio. E non
tengono capelli in cima del capo per li gravi pesi che usano di portare, che
oltra le mercanzie portano le vettovaglie per li patroni e per tutti gli
schiavi che vanno armati per custodia di mercatanti.


Borno e suo regno.

Borno  una gran provincia, la qual confina con Guangara dalla parte di
ponente, e s'estende verso levante circa a cinquecento miglia, discosta dal
capo donde nasce il Niger circa a centocinquanta miglia, e verso mezzogiorno
confina col diserto di Seu, e da tramontana confina pure con li diserti che
rispondono verso Barca. Questa provincia non  uguale di sito, percioch alcuni
luoghi sono monti e alcune pianure. Nel piano sono molti casali abitati da
gente civile e da mercanti forestieri negri e bianchi, dove sono terreni grassi
per grani: e nel maggiore de' detti casali abita il re co' suoi soldati. I
monti vengono abitati da guardatori di capre e buoi, e vi si semina eziandio
pur miglio e alcuni altri grani a noi incogniti. E questi la state vanno ignudi
con certe brache di cuoio, e il verno portano a torno pelle di pecore, e di
quelle sono i loro letti. E sono uomini che non tengono fede alcuna, n
cristiana n giudea n macomettana, ma stanno senza, a modo di bestie, tenendo
le moglie e i figliuoli in comune. E secondo che io udi' raccontare da uno
mercante, che fu longamente in questo paese e intendeva la loro lingua, essi
non si pongono propii nomi come fanno le altre genti, ma se uno  di persona
grande lo chiamano lungo, se piccolo corto, se  guercio guercio, e cos
somigliantemente da tutti gli altri accidenti e particolari.
La detta provincia  dominata da un potentissimo signore, che  pure della
origine di Bardoa popolo di Libia, e tiene circa a tremila cavalli e di fanti
quanto numero egli vuole, perch tutto il popolo  in suo servizio e lo mena
dove gli piace; non gli d gravezza alcuna, se non della decima delli frutti
della terra. Questo re non ha altra intrata se non il robbare e assassinare i
loro vicini che li sono inimici, e abitano oltra il diserto di Seu, e sono
infiniti, li quali anticamente passavan detto diserto a piedi e rubavan tutto
il regno di Borno. Ma questo re, avendo fatto venir mercatanti di Barberia a
condur li cavalli, li quali barattano per schiavi, e hanno per ciascun cavallo
15 e vinti schiavi, in questo modo mette ordine di correr contra li loro
inimici, e fa aspettar li mercatanti fin che 'l ritorni, li quali qualche fiata
stanno due e tre mesi ad aspettare: e in questo tempo hanno sempre le spese dal
re, qual, quando torna dalla correria, alle volte mena quantit sufficiente per
pagar li mercatanti, e alle volte bisogna che li mercatanti aspettino l'anno
futuro, non avendo schiavi da pagarli, perch non pu fare questa correria
senza pericolo se non una volta l'anno. Quando io fui in questo regno, vi
trovai molti mercatanti disperati che volevan lasciar la pratica di mai pi
tornarvi, essendo stati un anno ad aspettar il pagamento. E tutta volta il re
dimostra esser ricco e possessore d'un infinito tesoro, percioch io ho veduto
tutti i fornimenti dei suoi cavalli, come sono staffe, sproni, briglie e morsi,
tutti d'oro, e le scodelle e catini nei quali egli mangia e bee similmente per
la maggior parte esser d'oro, cos le catene dei cani del re tutte di finissimo
oro: nondimeno egli, come s' detto,  avarissimo, e d pi volentieri in
pagamento schiavi che oro. Sono a questo re di Borno molti regni di negri e
bianchi soggetti, dei quali per non aver particolar notizia, essendovi stato se
non un mese, non posso scrivere altramente.


Gaog e suo regno.

Gaog  una provincia che confina con Borno da ponente e s'estende verso
levante insino a' confini del regno di Nubia, il quale  sopra il Nilo; da
mezzogiorno termina in un diserto, che confina pure con un certo giro che fa il
Nilo, e da tramontana confina con i diserti di Serta e a' piedi di Egitto; e
s'estende da ponente a levante circa a cinquecento miglia e quasi per larghezza
altretanto. N in lui  civilit, n perizia di lettere, n governo: gli
abitatori sono pi tosto uomini senza intelletto che no, massimamente quei che
abitano ne' monti, i quali vanno la state nudi e scalzi, eccetto che pur
cuoprono le vergogne con certe mutande di cuoio. Le lor case sono capanne di
frasche, le quali le pi volte leggermente per ogni piccolo vento s'abbruciano;
hanno gran copia di pecore e di buoi, e alla lor cura attendono.
Vissero costoro gran tempo in libert, ma da cento anni in qua gliela tolse uno
schiavo negro del detto paese, il quale essendovi menato da un suo padrone
ricchissimo mercatante, egli come si vidde vicino al suo terreno uccise il
padrone, mentre che colui senza sospetto dormiva, e con le facult sue, le
quali erano molte some di panni e d'arme, se ne torn qui a casa sua,
compartendo il tutto co' suoi parenti e amici. E avendo comperati alcuni
cavalli da mercanti bianchi, incominci a far correrie nel terreno de' nimici,
onde che sempre ne riportava vettoria, perch egli e li suoi avean arme, ma non
gli nimici, se non alcuni archi mal fatti di legno. E guadagnando molti
schiavi, quali barattava per cavalli che venivan d'Egitto, e accrescendo il
numero de' suoi soldati, era ubbidito da tutti a guisa di lor capo e signore.
Doppo la cui morte successe il figliuolo, non men prode e ardito del padre, il
quale domin quaranta anni, e doppo lui un suo fratello detto Mos, e
finalmente un suo nepote chiamato Homara, che oggid regna. Costui allarg
molto la signoria, e con presenti e amorevolezze acquist l'amicizia e
benivolenza del soldano del Cairo, quale li manda arme, panni, cavalli; e li
paga il doppio per esser liberale, in tanto che i mercatanti di Egitto non
vanno pi oltra se non alla sua corte, e molti poveri del Cairo lo vanno a
trovare portandoli qualche presente che sia bello e raro, e costui gli remunera
il doppio, di modo che ciascuno da lui si diparte mirabilmente sodisfatto; fa
grande onore agli uomini dotti, e massimamente a quelli della casa di
Macometto. Io mi trovai presente a tempo che un uomo nobile di Damiata
appresent a questo re un bellissimo cavallo, una spada turchesca, una camicia
di maglia, uno schioppo e certi altri belli specchi e pettini, corone di
coralli e alcuni coltelli: le quai tutte cose potevano valere nel Cairo
centocinquanta ducati. Il re all'incontro don a colui cinque schiavi, cinque
camelli e cinquecento ducati della loro moneta, e appresso cento denti
grossissimi di elefante.


Nubia e suo regno.

Il regno di Nubia dalla parte di ponente col sopradetto confina, cio con i
suo' diserti, ma estendesi sopra il Nilo; da mezzogiorno confina col diserto di
Goran, e da tramontana coi terreni di Egitto. Dal detto regno non si pu
navigare ad Egitto, percioch l'acqua del Nilo, spargendosi per certe pianure,
 tanto bassa che gli uomini e le bestie vi passano a guazzo. In questo regno 
una principale citt chiamata Dangala, la quale  molto bene abitata e fa circa
a diecimila fuochi, ma le case sono tutte triste, fabbricate con creta e pali.
Gli abitatori sono uomini molto ricchi e civili, perch fanno mercatanzie nel
Cairo e in tutti i luoghi d'Egitto, d'arme, di panni e di diverse altre merce.
Nel rimanente del regno sono casali sopra il Nilo abitati dai lavoratori dei
terreni, ed  per tutta Nubia grande abbondanza di grano e di zucchero, ma non
lo sanno cuocere, in modo che esso divien negro e brutto. Si truova ancora in
Dangala molto zibetto e legno di sandolo, e gran quantit d'avorio, percioch
vi si prendono molti elefanti. Si truovano eziandio veleni acutissimi, un grano
de' quali, partito fra 10 uomini, gli fa morire nello spazio d'un quarto d'ora,
ma preso per un solo muore subitamente: e val ducati cento l'oncia. E questo
veleno non si vende se non a forestieri, con sicurt e giuramento che essi non
l'abbiano a usare ne' loro paesi, e chi lo compera paga altretanto di dazio al
signore quanto fu il prezzo del veleno, onde niuno lo pu vender segretamente,
sotto la pena della vita.
Il re di Nubia sempre  in guerra, ora con quei di Goran, che sono una
generazione di Zingani, i quali rozzamente abitano nel diserto, e niuno intende
il lor linguaggio; ora  in fatto d'arme con un'altra sorte di gente, la quale
alberga nel diserto oltra il Nilo verso levante, e tende fino al mar Rosso
verso i confini di Suachin: e ha questa gente una cotal lingua mescolata al mio
giudicio con la caldea, e molto si conforma con quella di Suachin e dell'alta
Etiopia, dove  la stanza del Prete Gianni; e questa generazione  detta
Bugiha. Sono uomini vili, disarmati, poveri, e vivono di latte di camello,
della carne del detto e delle fiere salvatiche; alcuna fiata riscuotono qualche
tributo dal signore di Suachin o dal signore di Dangala, e solevan avere una
citt grossa sopra il mar Rosso chiamata Zibid, dove  un porto che
dirittamente risponde al porto del Zidem, il quale  vicino alla Mecca quaranta
miglia. Ma da cento anni in qua, per cagione che costoro rubbarono una carovana
che portava robba e vettovaglia alla Mecca, il soldano si sdegn e mand
un'armata pel mar Rosso, la quale assedi e disfece la detta citt e il porto
de Zibid, che dava loro d'entrata dugentomila saraffi. Allora quelli che
fuggirono incominciarono a girsene a Dangala e Suachin, qualche piccola cosa
guadagnando. Ma dipoi il signor di Suachin, col favor di certi Turchi armati di
schioppi e d'archi, gli dette una gran rotta, percioch in una giornata
ammazzarono, di questa canaglia che andava nuda, pi che quattromila persone, e
mille ne menarono vivi a Suachin, i quali furono uccisi dalle femine e da'
fanciulli.
Questo  quanto brevemente ho potuto scrivere del paese de' negri, de' quali
pi particolare informazione dare non si pu, percioch ciascuno dei quindici
regni  all'altro conforme, s di sito come di civilit, costume e ordine di
vivere, e signoreggiati da quattro signori. Ora io seguiter dell'Egitto.

OTTAVA PARTE

Dell'Egitto.

Egitto, famosissima provincia, termina da ponente ne' diserti di Barca, Numidia
e ancor di Libia; da oriente termina e confina ne' diserti che sono fra Egitto
e il mare Rosso, da tramontana nel Mediterraneo, e da mezzogiorno confina pure
col terreno e abitazioni di Buggia sopra il Nilo. Estendesi per lunghezza dal
Mediterraneo fino al paese di Buggia circa a quattrocentocinquanta miglia; di
larghezza ha quasi niente, percioch altro non v' che quel poco di terreno che
 sopra le rive del Nilo, il quale corre fra alcuni monti secchi che confinano
coi sopradetti diserti, e tanto  di culto e di abitato quanto  dalle rive del
fiume ai detti monti. Vero  ch' qualche poco larga verso il mare
Mediterraneo, percioch il Nilo, di l dal Cairo circa a ottanta miglia, si
divide in due parti e fa un ramo che entra pi verso ponente, e pure ritorna al
primiero ramo di donde  nato; e passato el Cairo circa sessanta miglia, si
divide in altre due: l'una ne va a Rosetto e l'altra a Damiata. Da quella che
va a Damiata deriva un altro ramo, il quale si converte in un lago; pure vi
rimane una goletta che congionge il mare col lago, e sopra quella  Tenesse,
antichissima citt. Da questa divisione del Nilo in pi parti procede, come
abbiamo detto, qualche poca di larghezza. Tutta questa provincia  piana e
fertile di grani e di legumi, e vi sono buonissimi pascoli per gli animali e
infiniti polli e oche.
Gli uomini del paese sono quasi tutti di color bruno, ma gli abitatori delle
citt sono bianchi, i quali vanno comunemente tutti in buono abito: questo 
stretto, cucito nel petto, e d'indi aperto insino a' piedi; hanno le maniche
similmente strette, e nel capo usano dolopani grandi sopra certi invogli tondi,
fatti di ciambellotto. Portano ne' piedi alcuni calciamenti all'antica, e pochi
costumano di portare scarpe, ma non le calzano tutte, anzi portano la parte di
dietro piegata sotto il calcagno. La state usano panni di tela bambagina
lavorati di diversi colori, e il verno cotai drappi pieni di bambagio, i quali
chiamano chebre; e i grandi cittadini e mercanti vestono di panni della Europa.
Sono uomini da bene, piacevoli e pi tosto liberali che altramente. Frequentano
molto nel loro cibo latte e cacio fresco, ma il latte lo mangiano agro e duro
per certi loro artificii, e nel cacio pongano assai sale: e uno forestiero non
avvezzo non pu gustare quel che a loro  suavissimo; e quasi in tutte le
minestre usano di porre del detto latte agro.

Divisione della detta provincia.

A' tempi nostri, il che  dapoi che maumettani incominciarono a dominar la
detta provincia, fu l'Egitto diviso in tre parti: cio dal Cairo fino a
Rosetto, e chiamata la riviera di Errif; dal Cairo in su fino a' confini di
Buggia, detta Assahid, cio terreno; e la parte che  sopra il ramo che va a
Damiata e a Tenesse dicono el Bechria, cio maremma. Tutte queste tre parti
sono abbondantissime e fertili, ma Sahid  molto pi copiosa di grani, di
legumi, d'animali, di polli e di lino; Errif  pi abbondevole di frutti e
riso; la maremma di bambagio e di zucchero, d'alcuni altri frutti detti el
maus, cio muse. Gli abitatori di Errif e di maremma sono pi civili di quelli
di Sahid, percioch queste due parti, per esser vicine al mare, sono molto pi
frequentate da forestieri di Barberia, d'Europa e di Assiria; ma quelli di
Sahid sono dentro fra terra, n mai veggono forestieri, percioch sono di l
dal Cairo, dove non sogliono andar forestieri, eccetto alcuni d'Etiopia.


Origine e generazion de Egizii.

Gli Egizii, s come scrive Mos, sono della origine di Mesrain figliuolo di
Cus, figliuolo di Cam, che fu figliuolo di No; e gli Ebrei chiamano la regione
e gli abitatori con un medesimo vocabolo, il quale  Mesrain. Cos
medesimamente gli Arabi dicono a tutto il paese Mesre, ma gli abitatori
appellano el Chibth, e dicono che Chibth fu uno che primo incominci a dominare
il detto paese e a fabbricarvi case. E i detti abitatori fra lor medesimi
parimente cos si chiamano, n altri vi sono rimasi veri Egizii che quei
cristiani che ci sono ora; gli altri tutti s'accostarono alla fede di Maumetto,
e s'accompagnarono con gli Arabi e con gli Africani.
Questo regno rest molti anni sotto il dominio degli Egizii, cio de' faraoni,
che furono potentissimi e grandissimi, come ne fanno testimonio li vestigii di
cos superbi e admirabili edificii, e ancora l'istorie ne parlano, e delli re
Ptolemei. Dipoi fu soggiogato da' Romani, e doppo l'avvenimento di Ies Cristo
gli Egizii divennero cristiani, e il regno rimase pur sotto l'imperio romano. E
mancato questo imperio, fu trasferito all'imperio di Costantinopoli, e molto
ebbero caro quegli imperadori di mantener cotal regno. Infine, doppo la
pestilente venuta di Maumetto, il detto regno fu preso da' maumettani: preselo
Hamr figliuolo di Hasi, capitano d'un esercito arabo di Homar, secondo
pontefice. Costui lasci ciascuno nella sua fede, n altro vi volle che il
tributo, e fabbric sul Nilo una piccola citt, detta fra gli Arabi Fustato,
che nella lor lingua "padiglione" significa, percioch quando egli venne a
questa impresa trov quei luoghi tutti disabitati e inculti, di maniera che
alloggi ne' padiglioni. Il volgo appella questa citt Mesre Hatichi, cio
citt vecchia, percioch ella a comparazione del Cairo, che  nuovo, si pu
cos dire.
Molti eccellenti uomini d'oggid, cos maumettani come cristiani e giudei,
s'ingannano a credere che la detta Mesre sia quella dove abit Faraone di Mos
e Faraone di Giuseppe, percioch la citt di Faraone  nella parte d'Africa,
cio dove  il passo del Nilo verso ponente e dove sono le piramidi. E quasi la
Scrittura testimonia questo nel libro della Generazione, quando ella fa
menzione che li giudei furono adoperati nella fabbrica di Apthun, citt
edificata da Faraon nel tempo di Mos, pur nella parte dove il Nilo passa verso
l'Africa, discosta dal Cairo circa a cinquanta miglia verso mezzogiorno, sopra
quel ramo del Nilo il quale abbiamo detto che pi entra verso ponente. V' un
altro testimonio che la citt di Faraon fosse dove io dico, percioch su
l'entrar d'un ramo del Nilo nell'altro  un edificio antichissimo, il quale 
detto la sepoltura di Giuseppe, dove egli fu sepolto prima che gli Ebrei lo
portassero di Egitto alle sepolture de' suoi antichi. Adunque el Cairo e tutti
li suoi vicini luochi non hanno da fare cosa alcuna con le terre degli antichi
faraoni. Ed  da sapere che la nobilt degli antichi Egizii soleva essere verso
Sahid dal Cairo in su, in le citt dette el Fium, Manf, Ichmim, e in altre
citt famose; ma dapoi che 'l regno fu occupato da' Romani, tutto il fiore si
ridusse verso Errif, cio alla riviera del mare dove  Alessandria e Rosetto, e
fin ora si truovano molte citt e luoghi che hanno nome latino. E ancora, nel
traslatar dell'imperio di Roma in Grecia, la detta nobilit si ristrinse sempre
verso la maremma, e il locotenente dello imperadore soleva far residenza in
Alessandria. Ma quando vi vennero gli eserciti maumettani, si fermarono quasi
in mezzo del regno, pensando di partorir in un medesimo tempo due buonissimi
effetti: l'uno di pacificare il regno dalle due parti, l'altro d'esser sicuri
dagli assalti de' cristiani, dei quali potevano molto temere se fossero nella
maremma.


Qualit e accidenti dell'aere di Egitto.

L'aere  molto nocivo e caldissimo, e mai in quella regione non piove se non
alcune rare volte: e allora le pioggie sono cagione di molte infermit,
percioch alcuni sono molestati da febbre e catarro, ad altri si gonfiano i
testicoli di maniera che  maravigliosa cosa a vedere, e i medici ne fanno la
colpa al cacio salato e alla carne di buffolo che si mangiano. La state pel
soverchio calore il paese s'abbrucia, di modo che per riparo di ci per tutte
le cittadi si suol fare alcune torri alte, che hanno un uscio nella sommit e
un altro a' piedi, che risponde agli alberghi delle case, e dal capo di quelle
torri entra il vento, il quale uscendo dalla parte di sotto rende pure alquanto
di fresco: altrimente non si potrebbe vivere per lo insopportabil caldo. Alle
volte vi viene la peste, la quale uccide infinite persone, massimamente nel
Cairo, nella qual citt alcune volte muoiono il d dodicimila persone; e da mal
franzese non credo che altra parte del mondo abbia ricevuto tanto danno quanto
questo paese, e veggonsi nel Cairo non pochi storpiati e guasti da cotal morbo.
Quivi si taglia il grano il principio di aprile, e una parte si batte pur di
aprile e un'altra il maggio; ma prima che fornischino i venti giorni di maggio,
non rimane alcun grano nella campagna. Il Nilo incomincia a crescere a mezzo
giugno, e dura questo suo accrescimento quaranta giorni, e cos il suo
discrescere parimente altri quaranta. Onde fra questo spazio, che  di ottanta
giorni, tutte le citt e villaggi dell'Egitto paion isole, n si pu andar da
una villa all'altra se non con barche: ma allora egli s'ha commodit di poter
caricare grossi burchi, de' quali alcuno porta sei o settemila moggia di grano,
e insieme qualche centinaio di pecore; questi burchi non possono andar cos
carchi se non nel tempo del crescimento del Nilo e a seconda del fiume, perch
a contrario dell'acqua a pena torneriano voti. Gli Egizii nel crescer del Nilo
antiveggono assai bene quello che pu valere il grano per tutto l'anno, come vi
ragioner dove si parla dell'isola del Nilo, scontro alla terra vecchia, dov'
la misura del Nilo. Quantunque non  mia intenzione di narrarvi di tutte le
citt d'Egitto, percioch gli scrittori nostri sono tra loro medesimi
discordanti, e alcuni non vogliono che l'Egitto abbia parte in Africa, altri
sono di contraria oppenione, e molti affermano quella parte la quale  verso il
diserto di Barberia, di Numidia e di Libia, esser d'Africa. Non pochi tengono
che tutta l'abitazione che  sopra il ramo principale del Nilo sia d'Africa e
l'altra no, come  Manf, Fium, Semmenud, Damanhore, Berelles, Tenesse e
Damiata: e questa  similmente l'oppenion mia per molti ragionevol respetti, e
perci non descriver altre citt che quelle le quali sono sopra il detto ramo.


Bosiri citt.

Bosiri fu una citt antica, edificata dagli Egizii sul mare Mediterraneo,
discosta da Alessandria verso ponente circa a venti miglia. Soleva esser cinta
di fortissime mura, ed era addorna di bellissime case. Ora d'intorno vi sono
molte possessioni di datteri, ma non  alcuno che ve n'abbia cura, percioch,
allora che fu Alessandria presa da' cristiani, gli abitatori lasciarono la loro
citt e fuggirono verso il lago che  detto el Buchaira.


Alessandria, gran citt in Egitto.

La gran citt d'Alessandria fu, come  noto, da Alessandro Magno edificata:
edificolla non senza il consiglio di nobili e periti architetti, di forma
bellissima e in bel sito, su la punta del mare Mediterraneo, discosta dal Nilo
verso ponente quaranta miglia. Non  dubbio ch'ella fu nobile e di fortezza e
di bellezza di palazzi e di case quanto alcun'altra ne fosse, e con una cotal
fama si rimase gran tempo, per insino a tanto che venne in mano dei maumettani.
Onde per molti anni and scemando e perdendo della sua antica nobilt,
percioch non v'era mercatante niuno, o di Grecia o di Europa, che pi in lei
praticasse, in modo che fu quasi disabitata. Ma uno astuto pontefice,
maumettano, con colorita menzogna dicendo che Maumetto, in una sua profezia,
avea lasciato di molte indulgenzie a' popoli abitatori di questa citt, e a
quelli che vi verranno stare qualche giorno per custodia, e a quelli che
faranno elemosine, in poco tempo la riempi di abitazioni e di gente forestiere
e d'ogni sorte, venute per la detta indulgenzia. Per le quali furon fabbricate
molte case ne' torrioni delle mura della citt, e molti collegi per scolari e
studenti di lettere, e ancora molti monasteri per gli uomini religiosi venuti
per devozione.
 la citt di forma quadra, con quattro porte: l'una verso levante, alla parte
del Nilo; l'altra verso mezzogiorno, al lago detto el Buchiara; la terza verso
ponente, al lato del diserto di Barca; la quarta porta verso la marina, dove 
il porto. E in questa stanno i guardiani e i ministri della dogana, i quali
cercano per insino dentro alle mutande di chi vien per mare, percioch non pure
della robba, ma dei danari, si paga un tanto per cento. E sono similmente due
altre porte appresso le mura della citt, l'una dall'altra separate con un
corridore, e una fortissima rocca, la quale  sopra la bocca d'un porto
chiamato Marsa el Borgi, cio il porto della torre. A quello si riducono le
navi pi nobili e di pi importante mercatanzia, come sono i legni de'
Veneziani, de' Genovesi, de' Ragusei e d'altri navili d'Europa, percioch a
questa citt sogliono venire per insino a legni di Fiandra, d'Inghilterra, di
Biscaglia, di Portogallo e di tutta la riviera d'Europa. Ma in molto maggior
copia sono gli Italiani, massimamente Pugliesi e Siciliani; ancora le navi di
Grecia, cio turchesche, vengono insieme a questo porto, per esser pi sicuro
da' corsali e dalla fortuna. V' un altro porto chiamato Marsa Essil Sela, che
tanto  a dire il porto della catena, nel quale si riducono i navili che
vengono di Barberia, come sono quegli di Tunis, dell'isola del Gerbo e d'altri
luoghi. I cristiani pagano di dogana quasi dieci per cento e i maumettani
cinque, cos nell'entrare come nell'uscire, ma delle mercatanzie che per terra
si portano al Cairo non si paga gabella alcuna. Questo porto  oggid la pi
nobile e famosa parte che abbia la citt, per esser vicino al Cairo, dove si
vendono infinite merci e vi corrono mercatanti da tutte le parte del mondo.
Nell'altre cose in questa et ella invero non ha molta civilit, n gran numero
d'abitazioni, percioch, trattone una lunga strada per cui si va dalla porta di
levante a quella di ponente, e un canto che  vicino alla porta della marina,
dove sono molte botteghe e fondachi dove alloggiano i cristiani, il resto 
voto e distrutto. E ci avvenne che, poscia che Lodovico quarto re di Francia
fu liberato dalle mani del soldano, allora il re di Cipri insieme con certi
legni de Veneziani e ancora de Francesi assaltorono all'improviso Alessandria,
e la presero e saccheggiarono, e uccisero infiniti uomini. Ma, venutovi in
persona il soldano con grande esercito a soccorrerla, veggendo che tenere non
la potevano, acceso il fuoco nella citt abbruciarono tutte le case, e cos
partendosi la lasciarono. Il soldano ristaur le mura meglio che possette, e
fece fabbricar la rocca che  sopra il porto, e a poco a poco la ridusse
nell'essere in che ora la veggiamo.
Nella citt  una montagna altissima, la quale somiglia a quella del Testaccio
di Roma, nella quale si truovano molti antichi vasi e invero ella non ha sito
naturale. Sopra la detta montagna  una torricella, su la quale di continovo
sta uno che spia i legni che passano, e per ogni legno di cui egli d notizia
ai ministri della dogana ha un certo premio; e se 'l dorme over va a spasso, e
che giunga qualche navilio che non abbia data la notizia agli uficiali, 
condannato nel doppio: i quali sono diputati alla camera del soldano. Quasi
tutte le case della citt sono fabbricate sopra certe grandi cisterne fatte a
volto, similmente sopra grosse colonne e archi, alle quai cisterne se ne viene
l'acqua del Nilo, percioch quando ei cresce l'acqua va per un canale
artificiosamente fatto per la pianura tra il Nilo e Alessandria, per insino a
tanto che, passando sotto le mura della citt, entra come abbiamo detto nelle
dette cisterne. Ma in processo di tempo queste cisterne sono divenute torbide e
fangose, di maniera che la state molti per cagion di quelle s'infermano. Cerca
alla abbondanza, la citt  posta in mezzo d'un diserto di arena, in modo che
non v' n terreno da seminare, n vite, n giardino alcuno, e il grano 
condotto quaranta miglia di lontano. Egli  vero che appresso il canale per cui
vien l'acqua del Nilo sono alcuni piccoli orticelli, ma i lor frutti sono pi
tosto pestilenti che altrimente, percioch nel tempo che se ne mangia gli
uomini per la pi parte sono offesi da febbre o da altro male.
Discosto da Alessandria forse a sei miglia verso ponente si truovano certi
antichissimi edifici, fra' quali  una colonna grossissima e altissima, la
quale nella lingua arabica  detta Hemadussaoar, che tanto vuol dire quanto la
colonna degli alberi. E di questa raccontasi certa favola, la quale  che un
Tolomeo re di Alessandria fece far la detta colonna per render la citt sicura
e inespugnabile dagli assalti dei suoi nimici, faccendo nel capo di quella
porre un grande specchio di acciaio, il quale aveva cotale virt, che tutti i
legni che passavano vicini alla colonna a tempo che lo specchio fusse scoperto,
subito miracolosamente ardevano. Perci aveva egli fatto porre questa colonna
sopra la bocca del porto. Ma dicesi che poi i maumettani guastarono lo
specchio, onde esso perd la virt, e fecero portar via la colonna: cosa invero
ridicolosa e da far credere a' fanciulli.
Sono ancora in Alessandria, fra i suoi antichi abitatori, molti di quei
cristiani che sono detti giacobiti, i quali tengono una lor chiesa dove gi era
il corpo di san Marco evangelista, qual fu tolto nascosamente da Veneziani e a
Venezia portato: e sono questi giacobiti tutti artigiani e mercanti, e pagano
tributo al signor del Cairo. Non  da pretermettere che nel mezzo della citt,
fra le rovine che si veggono,  una piccola casa a modo di chiesetta, nella
quale  una sepoltura molto onorata da' maumettani, percioch affermano in
quella serbarsi il corpo d'Alessandro Magno, gran profeta e re, s come essi
leggono nell'Alcorano: e molti forestieri vengono di lontani paesi per vedere e
riverir la detta sepoltura, lasciando a quel luogo grandi e spesse limosine.
Molte altre cose notabili vi lascio di scrivere, per non crescer l'opera con
fastidio e noia dei lettori.


Bocchir citt.

Bocchir era una piccola e antica citt edificata sul mare Mediterraneo, e
discosta da Alessandria circa a otto miglia verso levante: ma a' nostri d fu
distrutta, e rimangono ancora molte vestigia delle sue mura. Sono, dove ella
fu, molte possessioni di datteri de' quali si nutrisce certa povera gente, la
quale abita in piccole e diserte capanne. C' una torre sopra una piaggia
pericolosa, nella quale molti navili di Soria che vengono di notte rompono,
percioch arrivando di notte, non vi essendo alcuno che sappi entrar nel porto
d'Alessandria, s'affermano sopra detta spiaggia. D'intorno la citt non sono
altri terreni che campagne d'arena per insino al Nilo.

Rasid, detto dagli italiani Rosetto.

Rosetto over Rasid  una citt sopra il Nilo dalla parte d'Asia, discosta dal
mare Mediterraneo tre miglia dove entra il Nilo nel detto mare. Fu edificata da
uno schiavo d'un pontefice, il quale era luogotenente dell'Egitto. Ha di belle
case e palazzi posti sopra il Nilo, e una gran piazza ripiena di diversi
artigiani e mercanti; oltre a ci un tempio bellissimo e allegro, che ha alcune
delle sue porte verso la piazza e altre sul fiume, dove si discende per certe
bellissime scale. Sotto il detto tempio  un porto, al quale si sogliono
ridurre alcuni burchi che portano merci al Cairo. Ma la citt non  cinta di
mura, e ha pi tosto forma d'una gran villa che di citt; e d'intorno sono
molte case dove si suol batter il riso con certi artificii di legno, e credo
che ciascun mese se ne purghino e nettino pi di tremila moggia. E fuori della
detta citt  un luogo, come un borgo, nel quale si tengono molti muli e asini
a vettura per chi vuole andare in Alessandria, e l'uomo che gli piglia altra
fatica non ha che di lasciargli andare alla diritta via, percioch essi lo
portano per insino alla casa dove si ha a lasciar la bestia; e hanno cos
veloce portante che fanno quaranta miglia di cammino dalla mattina insino al
vespro, sempre costeggiando per la marina, di maniera che alcuna volta l'onda
del mare percuote ne' piedi della bestia. D'intorno alla citt sono molte
possessioni di datteri e terreni bonissimi per riso. Gli abitatori sono uomini
domestici e piacevoli con forestieri, e con quegli che volentieri si danno buon
tempo. Di dentro  una bellissima stufa, la quale ha in lei diversi fonti non
meno freddi che caldi, e invero di bellezza e di commodit non  un'altra
simile in tutto l'Egitto. Io fui in questa citt nel tempo che Selim gran Turco
pass per lei nel suo ritorno d'Alessandria, ed egli in persona, insieme con i
suoi pi favoriti e cari, volle veder questa stufa e mostr d'averne preso
grandissimo piacere.


Anthius citt.

Anthius  una bella citt edificata da' Romani su la riva del Nilo nella parte
d'Asia, e finora si veggono molte lettere latine intagliate sopra tavole di
marmo.  civile e fornita di tutte l'arti, e le sue campagne sono buonissime
per riso e per grano, e v'ha molte possessioni di datteri. Gli abitatori sono
mirabili in bont e piacevolezza; usano tutti di condur il riso al Cairo, e ne
fanno un largo e ottimo guadagno.


Barnabal.

Barnabal  una citt antica, edificata sopra il Nilo dalla parte d'Asia; fu
fabbricata nel tempo che gli abitatori dell'Egitto divennero cristiani. 
bellissima e abbondante, massimamente di riso, e si truovano nella citt pi di
quattrocento case dove il detto riso si batte, e i battitori sono uomini
forestieri e per la maggior parte di Barberia, i quali si stanno quasi sempre
nelle delicatezze e nelle lascivie, di modo che tutte le meretrici d'Egitto
vengono per tal cagione alla detta citt, le quai senza rasoio e forfice lor
tagliano i capegli e gli radono insino sopra all'ossa.


Thebe citt.

Thebe  una molto antica citt edificata sopra il Nilo dalla parte di Barberia.
Gli istorici sono tra loro differenti dell'edificatore: alcuni vogliono che
ella fusse fabricata da Egizii, alcuni da Romani e altri da Greci, percioch
fino al d d'oggi si truovano in lei molti epitaffi, quale scritto con lettere
latine, quale con greche e quale in lingua egizia. Questa citt a' nostri tempi
non fa pi che trecento fuochi, ma  ornata di belle case, abbondante di grano,
di riso e di zucchero, e di alcuni altri frutti detti muse, che sono
perfettissimi. E vi sono molti mercanti e artigiani, ma la pi parte degli
abitatori coltivano i terreni. E chi va il giorno per la citt altro quasi non
vede che femmine, le quali certamente non sono men belle che piacevoli. E
d'intorno alla citt sono molte possessioni di datteri, intanto che non si pu
veder la citt per insino che l'uomo non  appresso le mura. Sonvi eziandio
molti giardini di uva, di fichi e di persiche, dei quai frutti gran quantit si
porta al Cairo. Fuori ci sono molte vestigia d'anticaglie, di colonne, di
epitaffii e di alcune mura fatte di grossissime e lavorate pietre, e mostra
esservi stata una grandissima citt, tante sono le rovine che si veggono.


Fuoa citt.

Fuoa  una citt antica edificata dagli Egizii sopra il Nilo dalla parte
d'Asia, discosta da Rosetto circa a quarantacinque miglia verso mezzogiorno,
bene abitata e civile e abbondantissima. Ha di belle botteghe di mercanzie e
d'artigiani, ma le piazze sono strette. E gli abitatori amano la quiete e i
piaceri, e le loro mogli hanno tanta libert che elle si stanno il giorno dove
pi gli piace, e la sera ritornano a casa senza niuna questione del marito. E
fuori della citt  una contrada, o vogliamo dir borgo, dove dimorano le
meretrici, la quale  quasi una buona parte di lei. D'intorno sono assaissime
possessioni di datteri, e una buona campagna per zucchero, e ancora
medesimamente per grano; ma le canne di questo terreno non fanno buon zucchero,
ma in luogo di zucchero producono certo mele come sapa, il quale s'adopera per
tutto l'Egitto, percioch in lui suol trovarsi poco mele.


Gezirat Eddeheb, cio l'isola dell'oro.

Gezirat Eddeheb  un'isola dirimpetto alla sopradetta citt, ma in mezzo del
Nilo. Ha il terreno alto, di modo che si truova nella detta isola ogni sorte di
alberi fruttiferi, fuori che olive. In lei sono molti casali e bei palazzi, ma
non si possono veder per la spessezza dei datteri e di altri alberi. Il terreno
 buonissimo per zucchero e riso, e tutti gli abitatori attendono a lavorare il
detto terreno, o a condur le loro robbe al Cairo.


Mechella.

Mechella  una citt edificata a' nostri d da maumettani sopra il Nilo nella
parte d'Asia, cinta intorno di triste mura, la quale  benissimo abitata, ma la
pi parte degli abitatori sono tessitori di tele o lavoratori di terreno.
Sogliono tener grandissima quantit d'oche, e le vendono al Cairo. E intorno
alla citt sono terreni buoni per grani e lino. E dentro la citt  poca
civilit e poco intertenimento o pratica d'uomini.


Derotte citt.

Derotte  una nobile citt edificata al tempo de' Romani sopra il Nilo nella
parte d'Africa, n ha alcune mura d'intorno.  bene abitata e adornata di belle
case fatte con bellissima forma, e i suoi borghi sono larghi e ripieni di belle
botteghe. Ha similmente un bel tempio, e gli abitatori sono ricchissimi,
percioch hanno molti terreni di zuccheri: e il comune della citt paga l'anno
circa a centomila saraffi al soldano, per aver libert di far detto zucchero.
Hanno una grandissima stanza, la quale pare un castello, in cui sono i torcoli
e le caldaie dove fanno e cuocono il zucchero, n mai ho veduto altrove tanto
numero di lavoratori di cotal cosa: e intesi da uno ministro della comunit che
si spende per ciascun giorno nei detti circa a dugento saraffi.


Mechellat Chais.

Mechellat Chais  una citt moderna, edificata al tempo dei maumettani sul Nilo
dalla parte d'Africa sopra un alto colle, e tutti i suoi terreni sono alti, in
modo che le possessioni di questa citt servono per vigne, percioch quando
cresce il Nilo non pu giugnere alle dette possessioni: e la citt fornisce il
Cairo d'uva fresca quasi per la met della stagione. In lei  poca civilit, e
gli abitatori sono per la maggior parte barcaruoli, percioch poco terreno
hanno da coltivare.


La grandissima e mirabile citt del Cairo.

Cairo, la cui fama risuona per tutto esser delle maggior e mirabili citt che
siano nel mondo. Ma io vi narrer di parte in parte la sua forma e come ella
sta, lasciando da parte le menzogne che in diversi luoghi si dicono. E per
incominciar dal suo nome, dico il Cairo esser vocabolo arabico, ma corrotto
nella comune lingua dell'Europa, percioch dirittamente  detto el Chahira, che
tanto dinota quanto "coatrice". E fu questa citt edificata a' tempi moderni da
un ischiavo schiavone detto Gehoar el Chetib, s come parmi di aver detto nella
prima parte del libro. E vi affermo che 'l Cairo, cio la citt murata, fa
circa a 8 mila fuochi, nella quale abitano gli uomini di maggior condizione,
dove si vendono le ricchezze che vengono da ogni parte, e dove  il famosissimo
tempio detto Gemih el Hashare, cio il tempio illustre, il quale fu fabbricato
dallo schiavo che fabbric la citt, il cui cognome era el Hazhare, cio lo
illustre, ed ebbe questo cognome dal pontefice suo padrone.
La detta citt  edificata in una pianura, sotto un monte appellato el
Mucattun, discosta dal Nilo circa a due miglia.  cinta di bellissime e forti
mura, con bellissime porte ferrate, e le pi famose sono tre: una che  detta
Babe Nansre, cio la porta della vettoria, la quale  di verso levante e verso
il diserto del mar Rosso; un'altra  chiamata Beb Zuaila, la quale va verso il
Nilo e la citt vecchia; e la terza s'appella Bebel Futuh, cio la porta dei
trionfi, la quale conduce verso un lago e certe altre campagne e possessioni.
Questa citt  ben fornita di artigiani e mercatanti d'ogni sorte, massimamente
tutta la strada ch' dalla porta di Nansre fino alla porta di Zuaila, dove  la
maggior parte della nobilt di lei. Per la detta strada sono alcuni collegi
mirabili di grandezza e di bellezza, s di edificio come di ornamenti, e sono
eziandio molti tempii grandissimi e bellissimi, fra i quali  il tempio di
Gemith Elhecim, terzo pontefice del Cairo scismatico. Vi sono ancora infiniti
altri tempii grandi e famosi, ma non accade a narrarli ad uno per uno. Vi sono
similmente molte stufe, fatte con bellissimo disegno di perfetta architettura.
V' una contrada chiamata Beinel Casrain, dove sono alcune botteghe nelle quali
si vendono le vivande cotte, e sono circa a sessanta, fornite tutte di vasi di
stagno. Ve ne sono certe altre nelle quali si vendono acque fatte d'ogni sorte
di frutti, e queste acque sono nel vero molto delicate, onde tutti i nobili
sogliono bere di quelle, e quei che le vendono le tengono in certi molto
gentili vasi di vetro e di stagno, e molto gentilmente lavorati. Sono appresso
altre botteghe dove si vendono confezioni fatte in buona e bella forma, e molto
differenti da quelle che si sogliono vender per la Europa, le quali sono di due
sorte, cio di mele e di zucchero. Poi vi sono alcuni fruttaiuoli i quali
vendono i frutti che vengono di Soria, come sono pere cotogne, melagrane e
altri frutti che non nascono in Egitto. Fra queste hanno luogo diverse altre
botteghe, nelle quali si vende pan fritto in olio, uove fritte e cacio fritto.
Doppo queste botteghe  una contrada ripiena di diversi artigiani di nobile
arte, e pi oltre  il nuovo collegio fatto dal soldano detto Ghauri, il quale
fu ucciso nella guerra che fu tra lui e Selin imperador di Turchi. Doppo il
collegio sono i fondachi dei panni, e in ogni fondaco sono infinite botteghe.
Nel primo vendonsi alcune tele forestiere in tutta perfezione, come sono tele
di Bahlabach, cio le bambagine sottilissime oltr'a modo, e altre tele dette
mosal, cio de Ninou, le quali sono mirabili e di sottilezza e di fermezza,
delle quali tutti i gran maestri e persone di riputazione fanno i lor camicioni
e gli sciugatoi che portano sopra i dolopani. Oltr'a questi sono i fondachi ne'
quali si vendono i pi nobili panni d'Italia, come sono rasi damaschini,
velluti, taffett, broccati e altri, a quai posso affermare di non aver veduto
uguali in Italia, dove si fanno. Pi oltre sono i fondachi dei panni di lana,
che vengono pure d'Europa, veneziani, fiorentini, fiandresi e d'ogni altro
paese. Pi oltre si vendono i ciambellotti e cose tai.
E di mano in mano si giunge alla porta di Zuaila, dove similmente sono infiniti
artigiani. Vicino a questa via maestra  un fondaco chiamato Canel Halili, dove
alloggiano i mercanti persiani, il quale fondaco pare un palazzo d'un gran
signore.  altissimo e fortissimo e fatto in tre solai, e a basso vi sono certe
stanze dove li mercanti danno audienza e fanno li baratti di grosse mercanzie,
percioch altri mercanti non stanziano in questo fondaco se non quegli che
hanno grandissima facult: e sono le loro merci spezie, gioie, tele indiane,
come veli e tai cose. Da un'altra parte della sopradetta via  una contrada
dove sono i mercatanti dei profumi, come  zibetto, muschio, ambracane e
belzui, i quai odori sono in tanta copia che se tu domandi venticinque libbre
di muschio te ne verran mostrate cento. Da un'altra parte della detta via  una
contrada dove si vende la carta bella e liscia, e i medesimi che vendono la
carta vendono similmente qualche rara e bella gioia, la quale  portata da una
all'altra bottega da un sensale che grida il prezzo. Ancora in la detta via
maestra vi  una contrata dove stanzano gli orefici, i quai sono giudei e
maneggiono di gran ricchezza. Sono eziandio altre contrade in detta via di
stracciaruoli, i quali rivendono gran quantit di belli e nobili panni de
cittadini e d'uomini di gran stima: n questi sono gabbani n casacche n
lenzuola, ma cose mirabili e d'incredibile prezzo, e io fra le altre vi viddi
un padiglione tutto fatto ad ago e coperto tutto di sopra da una rete di perle,
e dissemi colui che 'l vendeva che quelle perle pesavano quarantacinque libbre,
e che 'l padiglione senza le perle fu venduto diecimilla saraffi. E ho veduto
molte altre cose mirabili in dette botteghe, che sono simile di questi prezii
grandi.  nella detta citt un grande spedale, il quale fu edificato da Piperis
primo soldano dei Mammalucchi, e ha d'entrata dugentomila saraffi. Ogni infermo
pu stare in questo spedale con ogni commodit e cura di medici e di ci che
gli fa bisogno per fin ch'ei guarisce; ma se aviene che egli vi muoia dentro,
tutta la facult  dello spedale.




Borgo detto Bebzuaila.

Beb Zuaila  un grandissimo borgo e fa circa a dodicimila fuochi. Incomincia
dalle porte di Zuaila e s'estende verso ponente circa a un miglio e mezzo,
verso mezzogiorno fino alla rocca del soldano, e verso tramontana circa un
miglio fino al borgo chiamato Bede Elloch. E in questo borgo  quasi la
medesima nobilt ch' nella citt; molti hanno botteghe nel detto borgo e case
nella citt, e cos per lo contrario. Vi sono molti tempii, monasteri e
collegi, massimamente il famoso collegio fabbricato da Hesen soldano, il quale
 di mirabil altezza di volti e forte di mura, in modo che tal volta si ribella
uno soldano contra l'altro, e a quello di fuori li basta d'animo di
fortificarsi nel detto collegio e dar la battaglia alla rocca del soldano,
percioch detto collegio  vicino alla detta rocca mezzo tratto di balestra.


Borgo detto Gemeh Tailon.

Gemeh Tailon  un altro gran borgo, il quale confina col sopradetto dalla parte
di levante, e s'estende verso ponente insino a certe rovine che sono verso la
citt vecchia. Il quale borgo fu edificato innanzi il Cairo da un certo Tailon,
che fu schiavo o schiavon d'un pontefice di quei di Bagded, e fu locotenente
d'Egitto, uomo savio e prudente. Costui lasci l'abitazione della citt vecchia
e venne ad abitare in questo borgo, e fecevi fabbricare un grandissimo e
mirabilissimo palazzo e un tempio di pari bellezza e grandezza, nel qual vi
sono assaissimi artigiani e mercanti, e massime della Barberia.


Borgo detto Beb Elloch.

Beb Elloch  ancora egli un gran borgo, discosto dalle mura del Cairo circa a
un miglio; fa circa a tremila fuochi, e sono in lui artigiani e mercanti d'ogni
sorte. V' una piazza grande, dove  un grandissimo palazzo e un mirabile
collegio, edificato da un Mammalucco detto Iazbach, il quale fu consigliere
d'uno antico soldano: e la piazza  chiamata dal suo nome Iazbachia. Alla qual
piazza, poi che  fornita la orazione e la predica, ogni venerd tutto il
popolo del Cairo suol ridursi, percioch nel borgo sono molte cose disoneste,
come le taverne e le femmine da partito. Vi si riducono similmente molti
ciurmatori, massimamente di quegli che fanno ballare i camelli, gli asini e i
cani, cosa in vero molto piacevole, come  dell'asino. Percioch alle volte uno
di questi ciurmatori, come ha ballato un poco, parlando con lui gli dice che 'l
soldano vuol far una gran fabbrica, perci gli conviene adoperar tutti gli
asini del Cairo per portare la calcina, le pietre e l'altre cose necessarie:
allora lo asino subito si lascia cadere a terra e, rivolgendo i piedi al cielo,
gonfia il ventre e serra gli occhi, non altrimenti che s'egli fusse morto.
Intanto colui si lamenta coi circostanti di aver perduto il suo asino, e gli
prega che l'aiutino ricomperarsene un altro; e raccolta la offerta ch'e' pu,
dice che essi non istimino che 'l suo asino sia morto, percioch il ghiotto,
conoscendo la povert del padrone, finge affine che con i presenti che gli vien
fatti possa comperargli della biada. Poi, volto all'asino, gli dice ch'ei levi
suso, ma quello non si movendo lo carica di piene e spesse bastonate, n perci
l'asino si muove punto. Onde egli ripiglia la favola e dice: "Signori, io
voglio che sappiate che 'l soldano ha fatto bandire che domani tutto il popolo
debba uscir fuori del Cairo per veder un suo trionfo, e comanda che tutte le
gentil donne e le belle del Cairo cavalchino sopra belli asini, e diano lor
mangiare orzo e bere buona acqua del Nilo". N appena ha il ciurmatore fornito
di dire tai parole, che l'asino salta in piede e brava e mostra grande
allegrezza. Seguita poi il ciurmatore: "Egli  vero che 'l caporione della mia
contrada mi ha dimandato in presto il mio galante asino per servirne una sua
vecchia e brutta moglie". A queste parole l'asino, come avesse intelletto
umano, piega gli orecchi e incomincia a gir zoppo, fingendo d'essere storpiato.
Allora dice il maestro: "Adunque a te piacciono le giovani?" E l'asino chinando
il capo pare che dica che s. "Ors, - segue colui, - qui ci sono molte
giovani, dimostrami quale pi ti piace". L'asino corre fra il cerchio dove 
qualche femmina che sta a riguardare, e scegliendo la pi onorevole, a quella
se ne va e la tocca col capo. E tutti i presenti gridano con alta voce: "O la
madonna dell'asino", per dar la baia a quella donna; a questo il ciurmatore,
salito sopra il suo asino, se ne va altrove.
V' un'altra sorte di ciurmatori, i quali tengono alcuni piccoli uccelletti
legati a una cassetta fatta a modo d'una credenza, i quali uccelli col becco
cavano fuori i bollettini delle sorti, s di buono come di cattivo augurio, e
quei che vogliono saper la lor ventura gettano un quattrino innanzi
all'uccelletto, il quale lo piglia col becco e lo porta dentro la cassa, dipoi
torna fuori recando nel medesimo becco un bollettino della risposta: e a me
intravenne che mi tocc un bollettino di male, al qual io non detti mente, ma
m'intravenne peggio di quello ch'era scritto. Vi sono diversi altri giuocatori
di spada, di bastone, di braccia e di tai cose, e altri che cantano le
battaglie successe fra gli Arabi e gli Egizii, nel tempo che gli Arabi
acquistarono lo Egitto: e sono infinite le pazzie e favole che si cantano.


Borgo detto Bulach.

Bulach  un grandissimo borgo, discosto dalla citt murata circa a due miglia;
ma per tutta la strada si truovano case e mulini che macinano per forza di
bestie. E questo borgo  antichissimo, edificato su la riva del Nilo; fa circa
a quattromila fuochi, e sono in lui molti artigiani e mercanti, massimamente di
grano, d'olio e di zucchero. Nel detto borgo sono eziandio di belli tempi, case
e collegi di studenti, e bellissime sono le case fabbricate sopra il Nilo. Ed 
un gran piacere mentre si sta sopra le finestre delle dette case a vedere i
navili che vengono pel Nilo al porto del Cairo, che  in questo borgo: e tal
volta l'uomo vede un migliaio di burchi nel detto porto, spezialmente alla
stagione della raccolta del grano. E quivi si stanno i gabellieri diputati
sopra le robbe che vengono di Alessandria e di Damiata, bench poco vi si paga,
avendosi gi pagato la dogana su la marina; ben  vero che le merci che vengono
d'Egitto pagano intera gabella.


Borgo detto Charafa.

Charafa  un borgo a guisa d'una piccola citt, vicino al monte una tirata di
mano, e discosto dalla citt murata circa a due miglia e dal Nilo circa a un
miglio. Fa circa a duemila fuochi, e oggid  quasi la met distrutto. Si
veggono in lui molte sepolture d'alcuni uomini, dallo sciocco volgo tenuti
santi, le quali sono fatte in volti bellissimi e altissimi, e di dentro ornate
di varii lavori e colori, e coperte in terra e le mura di tappeti finissimi: a
queste ogni venerd mattina molti vengono dal Cairo e dagli altri borghi per
cagione di divozione, lasciandovi molte limosine, ogni venerd.


La citt vecchia detta Misrulhetich.

Misrulhetich  la prima citt che fu edificata nell'Egitto al tempo dei
maumettani, da Hamre, capitano di Homar secondo pontefice, la quale fu
edificata sopra il Nilo. Non  cinta di mura, ma fatta a modo d'un gran borgo
che s'estenda sul Nilo; fa circa a cinquemila fuochi. Sono in lei molti palazzi
belli e alti, massimamente quelli che riguardano sopra il Nilo, e v' un tempio
molto nobile, detto il tempio di Hamr, il quale  stupendo s di bellezza e di
grandezza come di fortezza. Di artigiani di varie e di diverse arti la citt 
a bastanza fornita.
Quivi  quella famosa sepoltura della santa femmina, tanto dai maumettani
riverita, chiamata santa Nafissa, la quale fu figliuola d'uno chiamato
Zeinulhebidin, figliuolo del Husein figliuolo di Heli, fratello consobrino di
Maumetto. Costei, veggendo la sua casa esser privata del pontificato dai
medesimi suoi parenti, disperata si part da Cufa, citt nella Arabia Felice, e
fece la sua abitazione in questa citt, onde, tra per essere ella della casa di
Maumetto, e tra perch assai onesta vita menava, doppo la sua morte fu dal
volgo riputata santa. Perci, nel tempo che regnarono nell'Egitto i pontefici
eretici parenti di questa donna, fu a questa santa donna fabbricata una
bellissima sepoltura, la quale si tiene oggid adorna di lampade di argento, di
tappeti di seta e di cose tai. E tanta  la fama di questa loro Nafissa, che
non  maumettano, mercante o altro, che venghi al Cairo per mar o per terra,
che non vadi a onorar la sua sepoltura, tutti faccendo le loro offerte; e il
simil fanno tutti gli abitatori circonvicini, di maniera che queste limosine
giungono l'anno a centomila saraffi, i quali sono dispensati a' poveri della
casa di Maumetto e a quegli che hanno cura del governo della detta sepoltura, i
quali ogni giorno con mentiti miracoli che fa quel corpo santo accendono gli
animi de' semplici a vie maggior divozione, e pi all'allargar la mano
nell'utile loro. Nell'entrata di Selin gran Turco nel Cairo, i ghiannizzeri
saccheggiarono questa sepultura, e trovarono cinquecentomila saraffi che erano
serbati in danari contanti, senza le lampade d'argento, le catene e i tappeti:
egli  vero che Selin ve ne fece ritornare una gran parte. Quelli che hanno
scritto le vite dei santi macomettani non fanno menzion alcuna di questa donna
chiamata Nafissa, ma dicono che fu onesta e casta e nobile, della casa di Heli;
ma il semplice volgo ha trovato questi tanti miracoli, e cos quelli che
serveno a quel maledetto sepolcro.
Sopra il detto borgo, appresso il Nilo,  la dogana delle mercanzie che vengono
da Sahid. Fuori della citt murata sono belle e magnifiche sepolture dei
soldani, fatte a guisa di volti grandi. E un soldano che fu a' tempi moderni
fece fare un corridore fra due alti muri, il quale incomincia dalla porta della
citt e viene per insino al luogo dove sono le sepolture, e nei capi dei detti
muri sono due torrioni altissimi, dove sta una guardia per li mercanti che
vengono dal porto di monte Sinai. Discosto da queste sepolture circa a un
miglio e mezzo sono i terreni chiamati Almathria, dove  il giardino dell'unico
albore che produce il balsamo, percioch in tutto il mondo altra non v' che
questa sola pianta. Ella  piantata nel mezzo d'una fonte a modo d'un pozzo;
non  molto grande, e le sue foglie sono come sono quelle della vite, ma
piccole: e, come io ho udito dire, se l'acqua della fonte venisse meno la
pianta si seccarebbe. Il giardino dove ella   tutto cinto di forti mura, n
vi si pu andare se non per via di grandissimo favore, o con qualche dono ai
guardiani.
In mezzo del Nilo, dirimpetto alla citt vecchia,  un'isola detta el Michias,
cio la misura, perch si vede la misura segnata del Nilo, con il crescer del
quale si sa l'abbondanza o la carestia che ha da esser nell'Egitto: ed  una
sperienza che non erra gi mai, trovata dagli antichi Egizii. La detta isola 
bene abitata e fa circa a millecinquecento fuochi. Nel capo  un bellissimo
palazzo, fabbricato da un soldano che fu a' d nostri, e appresso un tempio
assai grande e allegro, per esser sopra il fiume. Da uno de' lati c' una
stanza separata e serrata, nel cui mezzo sotto un scoperto  una fossa quadra,
la quale ha di profondo diciotto braccia: e in una parte del profondo  un
acquedutto, che va di sotto la terra e risponde alla riva del Nilo. In mezzo
della fossa  piantata una colonna, divisa e segnata in altretante braccia
quante  profonda la fossa, cio 18: e quando il Nilo incomincia a crescere,
che  alli 17 de giugno, entra di subito l'acqua del detto acquedutto e ne va
alla fossa, e quivi alcun giorno crescer due dita, altro tre e altro mezzo
braccio. Onde a questa colonna vengono ogni d gli uomini diputati e, veggendo
quanto  cresciuto il Nilo, lo dicono a certi fanciulli che portano una
tovaglia gialla sopra il capo per segno, i quali sono tenuti di publicar quella
quantit per tutto il Cairo e per li suoi borghi, e pigliano presenti da tutti
gli artigiani, mercanti e donne, ogni d fin che il Nilo cresce. La sperienza 
che, quando il fiume cresce a quindici braccia della colonna,  tutto
quell'anno abbondantissimo; se sciema da quindici a dodici, sar mediocre
raccolta; e se giunge da dodici fino a dieci, dimostra che 'l grano dee valere
dieci ducati il moggio. Ma se 'l detto fiume passa da quindici insino a
diciotto, annunzia alcun danno per la moltitudine dell'acqua, e avanzando i
diciotto  gran pericolo d'affogar tutte le abitazioni dell'Egitto: gli
uficiali annonzian tal segno, e li fanciulli deputati vanno gridando: "O
popolo, temete Iddio, perch l'acqua arriva alla summit degli argini che
tengono il fiume". E allora il popolo si comincia a spaventare, e fanno
orazioni ed elemosine.
E cos il Nilo va crescendo per quaranta d e altretanti va calando, di maniera
che con tanto flusso d'acqua si truova qualche carestia di vettovaglie: perci,
fra questo crescer e dicrescere, ciascuno ha libert di venderle come a lor
piace; pur usano discrezione. Ma come sono passati li 80 giorni, il consolo
della piazza limita il prezzo delle vettovaglie, massime del pane, la qual
limitazion fa una volta sola l'anno, perch secondo il crescer del Nilo gli
uficiali sanno li paesi che sono bene adacquati, e quelli che ne hanno di
superchio, e quelli che mancano, secondo la diversit dell'altezze e bassezze
delli loro terreni, e secondo quello fanno il prezzo del grano. E in capo di
cotali giorni si fa una grandissima festa nel Cairo, con suoni, gridi e tante
sorte strumenti che par che la citt vadi sottosopra; e cadauna famiglia piglia
un burchio, e lo adornano con panni finissimi e bellissimi tappeti, e portano
seco carne d'ogni sorte in grande abbondanza e confezioni con bellissimi torchi
di cera, e tutto il popolo si truova in barca, sollazzandosi secondo la loro
qualit. E il soldano medesimo con tutti li suoi principali signori e uficiali
vi viene, e se ne va ad un canale detto il maggior, ch' murato, e il soldano
piglia una scure in mano e rompe il muro, e li suoi primarii fanno il simile,
di modo che, essendo rotta quella parte del muro che impediva l'acqua, subito
il Nilo entra dentro con gran furia e va per il detto canale, e poi si parte
per altri canali e passa per tutti li canali delli borghi e anco della citt,
in modo che quel giorno il Cairo  simile alla citt di Venezia, che si pu
andare per barca per tutte le abitazioni e luoghi d'Egitto. E dura questa festa
7 d e 7 notti, in modo che quello che un mercante o artigiano si guadagna in
tutto l'anno, se lo spende in quella settimana in pasti, confezioni, torchi e
profumi e musiche: e questa  una delle reliquie delle feste degli antichi
Egizii.
Fuori del Cairo, nel confino del borgo di Bebzueila,  la rocca del soldano,
edificata su la costa del monte Mochattan, la qual rocca  cinta di alte e
forti mura, e ha d'intorno quivi belli e maravigliosi palazzi, che non si
possono descriver perfettamente, i pavimenti dei quali sono di marmi di diversi
colori e mirabilmente lavorati, e i cieli delle sommit sono tutti d'oro e di
finissimi colori dipinti. Le finestre sono di vetro di varii colori, come ne
veggiamo in alcuni luoghi d'Europa, e le porte sono di bellissimi legni
intagliati con mirabili lavori, e adorne d'oro e di colori. E questi palazzi
erano diputati quale per la propria famiglia del soldano, quale per la moglie,
quale per le sue concubine, quale per gli eunuchi e quale per la guardia. E ve
ne sono alcuni dove il soldano soleva fare i conviti publici, o dare udienza
agli ambasciatori e mostrar la sua pompa con gran cerimonie, e altri per gli
uficiali deputati al governo della sua corte. Ma tutti questi ordini al
presente sono stati levati via e annichilati da Selim gran Turco.


Costume, abito e usanza degli abitatori del Cairo e de' suoi borghi.

Gli abitatori del Cairo sono comunemente uomini molto piacevoli, buoni compagni
e di allegra vita, ma larghi nelle promesse e stretti ne' fatti. Sogliono
esercitarsi nelle mercanzie e nelle arti, ma non si dipartono dal loro paese.
Ci sono molti che attendono agli studii delle leggi, pochissimi a quegli
dell'arti, e come che i collegi siano sempre pieni di scolari, poco nondimeno 
sempre il numero di coloro che faccino profitto. Gli abitatori vanno ben
vestiti nell'inverno con panni di lana e certe veste piene di bambagio; nella
state con certi camicioni di tele sottili, e di sopra qualche altro abito di
tela tessuta con seta vergata di colore, alcuni ciambellotti, e sopra il capo
turbanti grandi di veli che vengono d'India. Le donne vestono riccamente e
vanno molto superbe di gioie, le quali portano in certe ghirlande sopra la
fronte e d'intorno al collo, e in capo alcune cuffie di gran prezzo strette e
lunghe come un cannone alto un palmo. I lor drappi sono certe gonne d'ogni
sorte di panno, con maniche strette e molto sottilmente lavorate e con bei
ricami, d'intorno alle quali usano alcune lenzuola di finissima e liscia tela
di bambagio, che viene recata d'India. Sopra la faccia portano un certo
drappicino negro e sottilissimo, ma alquanto ha dell'aspretto e par fatto di
capelli, sotto il quale esse veggono gli uomini, n possono essere da lor
vedute. Ne' piedi portano borzacchini e certe scarpe bellissime alla turchesca.
E tengono queste femmine tanta pompa e reputazione che niuna si degna di filare
n di cucire n di cucinare, onde il marito convien comprar ogni cosa cotta
dalli cuochi fuor di casa, e sono pochi quelli che faccino cuocere in casa, se
non han gran famiglia. Hanno eziandio queste donne gran libert e auttorit,
percioch, come el marito  andato alla sua bottega, la donna si veste e si
profuma con odori preziosi e va a spasso per la terra a visitar li suoi parenti
o amici per parlar onestamente. E usano non cavalli ma asini, i quali hanno un
portante suave e delicato come le chinee, percioch a questo i loro padroni gli
avezzano, i quali gli tengono forniti di bellissimi drappi, e gli danno
parimente a vettura a s fatte donne, aggiuntovi un loro garzone per guida e
istaffiere. E vi sono infinite persone che non anderebbono un quarto di miglio
se non a cavallo.
In questa citt, come in molte, vanno il d infiniti uomini d'intorno vendendo
diverse cose, come sono frutti, cacio, carne cruda e cotta e s fatti cibi. Vi
sono anco molti che portano sopra a camelli some di grossi utri pieni d'acqua,
percioch la citt, come io dissi,  discosta dal Nilo due buone miglia. Altri
sono che portano un otre in collo molto ornato, con una cannella di ottone
nelle braccia e in mano una tazza damaschina fatta con bei lavori, e va
gridando l'acqua, e chi beve paga mezzo quattrino di quella moneta. Vanno
eziandio per la citt molti che vendono un numero infinito di polli, i quali
sogliono dare a misura, percioch usano un modo mirabile a fargli nascere, il
quale  che, pigliando uno di costoro mille uova e pi, le pone tutte insieme
in certi fornelli fatti in molti solai, e nell'ultimo  un buco: sotto questi
fornelli si suole fare un fuoco temperato, e in capo di sette giorni i polli
cominciano a nascere in molta fretta. E questi maestri li raccogliono in certi
vasi grandi e li vendono a misura, e usano di far certe misure senza fondo,
quali pongono in la sporta del compratore e le empiono di polli piccolini, e
come sono piene le alzano, e i polli rimangono senza votarli nella sporta.
Questi compratori, dapoi che gli hanno allevati alquanti giorni, gli vanno
vendendo per la citt, e questi maestri che li fanno nascere pagano un gran
dazio al soldano. Gli artigiani che vendono le cose da mangiare tengono le loro
botteghe aperte insino a mezzanotte; gli altri tutti innanzi a ventitre ore le
serrano, e vanno da un borgo all'altro pigliando diporto e sollazzo per la
citt.
Nel parlare sono i medesimi abitatori molto disonesti, e per tacer delle altre
disonest loro, non poche volte aviene che la moglie si lamenta al giudice che
'l marito non fa il convenevole uficio suo ogni notte, nei congiungimenti di
Venere, onde spesso ne nascono le separazioni e il pigliare altri mariti, come
si concede nella legge di Maumetto. Gli artigiani, quando aviene che alcun di
lor mestiero faccia qualche bel lavoro nuovo e ingenioso, non mai pi veduto,
vestono colui d'una casacca di broccato e lo menano per tutte le bottege,
accompagnato da diversi sonatori, come se 'l trionfasse, e ciascuno gli dona
qualche moneta. E io viddi un giorno uno condotto con tal suoni che andava
trionfando per aver fatto una catena ad uno pulice, lo qual mostrava sopra una
carta. Nelle altre cose i detti abitatori sono di poco animo, n tengono arme
di sorte alcuna nelle lor case, e appena vi si truova un coltello per uso di
tagliare il cacio. E se fanno alle volte quistione, giuocano di pugna, e gli
correno i centenari di uomini a vedere, n si parteno fin che non hanno fatta
la pace.
Il cibo pi usato  carne di buffolo e gran quantit di legumi, e quando
mangiano, se la famiglia  poca, distendono un mantile corto e tondo, e se 
molta lungo, come si usa nelle corti. Vi  una religione de mori che usano
mangiar carne di cavallo, e come si storpia un cavallo, gli beccai di costoro
lo comprano e ingrassato amazzano, e la carne sua si vende in furia: e questa
tal religione  chiamata el chenefia. Li Turchi e Mammalucchi e la maggior
parte dell'Asia sono di tal setta, e ancor che questa tal cosa sia lecita a'
Turchi, pur non la usano di fare.
Nel Cairo e per tutto l'Egitto si truovano quattro religioni, una differente
dall'altra in le cerimonie della legge spirituale, nelli consigli della civile
e canonica: ma tutte hanno il suo fondamento sopra la scrittura macomettana,
perch dovete sapere che anticamente furono quattro valenti e dotti uomini,
quali con loro sottil ingegno trovorono modo di far terminar le cose
particolari sotto le cose universali scritte da Macometto, e ognun di loro
interpreta e tira la detta scrittura a suo proposito, per il che sono molto
differenti nelle opinioni. Costoro, avendo acquistato gran credito per la somma
existimazione che si faceva delle loro regole, furono capi e principio delle
dette quattro religioni, di maniera che tutti li popoli macomettani seguitano
la via dell'uno o dell'altro. E come hanno presa la opinion d'una di queste tal
religioni, non possono lasciarla n accostarsi all'altra, se non sono uomini
dotti e che intendino e cognoschino le ragioni.
Nella citt del Cairo sono quattro che si chiamano capi di giudici, quali
giudicano le cose d'importanza, e sotto questi quattro capi vi sono infiniti
giudici, di sorte che per ogni contrada si truovano due o tre giudici per le
cose di manco momento, e se un litigante  d'una religione e l'altro
dell'altra, quello che cita e chiama prima il suo adversario al suo giudice, a
quello si vanno; ma l'altro si pu appellar poi ad un altro capo ordinato sopra
li detti quattro capi di giudici, e questo capo  il giudice della religione
chiamata essafichia, che ha suprema auttorit sopra li detti quattro capi e
sopra tutti gli altri giudici. Se una persona d'una religione fa alcuna cosa
proibita nella sua religione, il suo giudice lo castiga gravemente. Al medesimo
modo sono li sacerdoti di dette religioni differenti fra loro, s nel far
l'orazione come in molte altre cose. e ancor che siano differenti queste
quattro religioni, non per si portano odio over hanno inimicizia l'una con
l'altra, e massimamente il volgo; ma gli uomini d'intelletto e che hanno
studiato vengono spesso a parole, argomentando l'un con l'altro in cose
particolari, volendo difender e provar che la regola del suo dottor, qual
seguitano, sia la migliore. Ma non per possono dir male d'alcun delli
sopradetti quattro dottori, perch sarian puniti gravemente di pena corporale.
In la fede veramente tutti sono equali, perch tengono la via e regola del
Hashari, capo di tutti li teologi, e la regola di costui si osserva per tutta
l'Africa e per l'Asia, eccetto dove signoreggia il Sofi, che quelli popoli non
osservano la detta regola del Hashari n alcuna delle quattro religioni, e per
questo vengono reputati eretici. Lunga e fastidiosa cosa saria s'io volesse al
presente esplicar le ragioni delle quali  processa tanta differenza de
opinioni fra li detti quattro dottori; ma avendole io scritte in una mia opera
molto longa sopra la fede e legge di Macometto, seguendo la dottrina del
Malichi, che fu uomo di grande ingegno e dottrina nasciuto in la citt de
Medina Talnabi, dove  il corpo di Macometto, la qual dottrina  seguita da
tutti gli abitanti l'Egitto, Soria e Arabia, per, se alcun si deletter di
saperne pi particolarit, legga detta mia opera, dove apieno sar satisfatto.
Le pene che si danno a' malfattori sono gravi e crudeli, massimamente quelle
che si danno nella corte. Chi rubba  impiccato, e chi fa un omicidio a
tradimento ha la sua punizione in questa guisa: l'uno dei ministri del boia lo
tiene per ambi e' piedi e l'altro lo piglia pel capo, e il giustiziere con una
spada da due mani lo taglia in due parti. La parte dove  il capo esso dipoi
subito pone sopra un focolare pieno di calcina viva: egli  cosa mirabile e
spaventosa a dire che quel busto vive lo spazio d'un quarto d'ora, parlando
sempre e rispondendo a chi gli dimanda. Gli assassini o rubelli si scorticano
vivi, ed empiendo la pelle di crusca, la cuseno in modo che 'l pare un uomo, e
quello posto sopra un camello lo menano per tutta la citt, publicando il male
che egli ha commesso.
E questa  la pi crudel giustizia ch'ho veduto pel mondo, percioch l'uomo
assai pena a morire; ma se il carnefice giunge all'umbilico col ferro, egli di
subito muore: ma non pu ci fare se non  di espresso ordine dei superiori.
Quelli che sono nelle prigioni per cagione di debito, se essi non hanno da
pagare, il capitano delle prigioni sodisfa al creditore in loro cambio e tiene
quei miseri incarcerati, mandandogli ogni giorno, con le catene al collo e
accompagnati da alcuni garzoni, per la citt accattando limosina, la quale
perviene in lui, lasciandogliene tanta parte che appena ei si pu vivere
miseramente. Vanno similmente per la citt alcune donne vecchie gridando, n si
sa quello che esse si dicano, ma il loro uficio  di tagliar la punta della
cresta della natura delle femmine, cosa lor comandata da Maumetto, ma non
osservata se non in Egitto e in Soria.


Come si crea il soldano, e l'ordine di gradi e ufici della sua corte.

La dignit e potenza del soldano gi era grande e maravigliosa, ma fu privata
da sultan Selin imperadore dei Turchi gli anni di Cristo, se io non m'inganno,
MDXVII, e furon mutati tutti gli ordini e le regole dei soldani. Ma, per avermi
io trovato nell'Egitto poco dipoi di questi mutamenti, nel quale fui tre
viaggi, m' parso convenevole della corte che tenevano i detti soldani dire
alcuna cosa. Soleva essere eletto a questo grado e dignit di soldano un de'
pi nobili Mammalucchi, e questi Mammalucchi erano tutti cristiani rubbati
piccoli fanciulli da' Tartari nella provincia detta Circassia sopra il mar
Maggiore e venduti in Caffa, di dove menati da mercanti al Cairo, erano
comperati dal soldano, il quale, subito fatto loro rinegare il battesmo, gli
faceva ammaestrare nelle lettere arabiche e nella lingua turchesca e nel
mestiero dell'arme, onde essi di mano in mano salivano nei gradi e nelle
degnit, per insino che pervenivano a questa maggioranza. Ma s fatto costume,
cio che 'l soldano sia Mammalucco e schiavo, non si  servato se non da 250
anni in qua, cio doppo che manc la casa del valoroso Saladino, la cui fama 
nota per tutto.
Nel tempo che l'ultimo re di Gierusalem voleva occupare il Cairo, qual gi, per
la imprudenza e vilt del califa over pontefice che solo il governava, era per
farsi tributario, i dottori e giudici con consentimento del detto pontefice
mandoron a chiamar un principe in Asia de una nazion detta Curdu, popolo che,
come fanno gli Arabi, abitava ne' padiglioni, el qual principe si chiamava
Azedudin, e un suo figliuolo, detto Saladin, volendo far un capitano general
contra detto re di Gierusalem. Questo principe venne con cinquantamila cavalli,
e ancora che Saladino fusse giovane, nondimeno per la gran valorosit che in
lui si vedeva lo creorono capitano, con auttorit di riscuoter e spender tutte
l'intrate dell'Egitto. Costui, ordinati li suoi eserciti, and contro a'
cristiani, de' quali ebbe presta vittoria, e scacciolli di Gierusalem e di
tutta la Soria. Tornato dapoi al Cairo, si messe in animo di farsi signore,
onde amazz li capi delle due guardie del califa, le quali erano di due diverse
nazioni, cio de negri della Etiopia e di schiavoni, e questi capi governavan
tutto lo stato. Il califa, vedendosi esser rimaso senza difesa, volse far
attossicar il Saladino, ma lui, accortosene, lo fece morire e subito mand a
dar obedienza al califa di Bagadet, che era il vero. Allora il califa del
Cairo, che era scismatico e aveva regnato 230 anni, manc e rest solo il
califa di Bagadet, ch' il vero pontefice. Levato via questo scisma de' califi
o vero pontefici, nacque discordia fra il soldan di Bagadet e il Saladino, qual
si fece soldan del Cairo, percioch quel di Bagadet, qual  d'una nazion d'Asia
e gi il signore di Mazangran ed Evarizin, che sono due provincie sopra il
fiume Ganges, pretendeva che 'l Cairo fusse suo; e volendoli far guerra fu
intratenuto da' Tartari, i quali, venuti nel Corasan, gli erano molto molesti.
Dall'altra parte il Saladino dubitava che i cristiani venissero nella Soria per
far vendetta dell'oltraggio da lui ricevuto, e le sue genti altre erano state
uccise nelle guerre, altre tolte dalla pestilenza e altre erano ai maneggi e
governi del regno: e di qui nacque la cagione che egli incominci a comperar
degli schiavi di Cercassia, che allora li re d'Armenia usavan di pigliar e
mandar a vender nel Cairo, e li faceva renegar e imparar il mestiero dell'armi
e la lingua turchesca, che era quella del Saladino, i quali schiavi accrebbero
in valore e tanto numero, che egli si trovava di loro e buoni soldati ed
espertissimi capitani e ministri di tutto il regno. Morto il Saladino, lo stato
rimase nella sua casa centocinquanta anni, e i suoi successori servarono pure
il costume di comperar de' detti schiavi, laonde, mancata la casa del soldano,
gli schiavi elessero per loro signore e soldano un Mammalucco di molto pregio,
il cui nome fu Peperis. E questa usanza dipoi sempre si tenne, di modo che 'l
figliuolo del soldano non poteva ascender nella dignit, n meno un Mammalucco
che non sia stato cristiano e dipoi rinegato, e che non sappia la lingua di
Cercassia e la turchesca. E furono molti soldani che mandorono i suoi figliuoli
piccoli in Cercassia per imparar quella lingua e costumi rustichi, acci che
fussero abili ad esser soldani, ma questo loro desiderio mai non ha avuto
effetto, perch li Mammalucchi non hanno voluto consentire. Questo  il
successo dell'istoria del regno de' Mammalucchi e dei lor principi chiamati
soldani fino alli presenti tempi.


Eddaguadare.

Questa appresso il soldano era la seconda dignit, a cui egli dava auttorit di
comandare, di rispondere, di dar gli ufici e rimovergli e ordinare, poco meno
che la sua persona. E tiene una corte non molto differente da quella del
soldano.


Amir cabir.

Cotesta era la terza dignit, e chi la possedeva era come un general capitano:
faceva gli eserciti e gli moveva contra gli Arabi e nimici, ponendo castellani
e governatori per le citt, e aveva libert di spendere i tesori in tutte le
cose che gli parevano necessarie.


Nai bessan.

Questo era il quarto ministro, ed era nella Soria il vice soldano: amministrava
quello stato, e riscoteva e spendeva l'entrate d'Assiria come gli piaceva. 
vero che i castelli e le rocche erano tenute per castellani fatti dal soldano,
e il detto ministro era obbligato di dare a esso soldano alquante migliaia di
saraffi per qualunque anno.


Ostadar.

Il quinto era il maestro del palazzo del soldano, il quale aveva cura di tener
la persona del soldano e la famiglia forniti di vettovaglie e di tutti gli
ornamenti e cose necessarie. E sogliono li soldani metter qualche uomo vecchio
delli suoi onorati, che l'abbi allevato da piccolo e sia virtuoso.


Amiri achor.

Il sesto teneva il carico di fornir la corte di cavalli e di camelli e dei lor
fornimenti e vettovaglie, e compartivagli fra la famiglia della corte secondo
la qualit e il grado di ciascuno.


Amiralf.

Questo settimo era tenuto da certi gran Mammalucchi, i quali erano s come sono
nell'Europa i colonnelli; ogniun di loro era capo di mille Mammalucchi, e sono
molti, e questi avevano auttorit d'ordinar le battaglie e trattar l'arme del
soldano.


Amirmia.

Nell'ottavo erano alcuni, ciascun de' quali soprastava a cento Mammalucchi; e
quando cavalcava il soldano sempre gli andavano d'intorno, cos quando egli
faceva alcun fatto d'arme.


Chazendare.

Nel nono era il tesoriere, il quale teneva il conto dell'entrate del regno,
riscotevale e assegnavale al soldano; e metteva in mano di banchieri quel
danaio che si dovea spendere, il resto teneva nella rocca del soldano.


Amirsileh.

Costui nel decimo grado aveva cura dell'arme del soldano, delle quali n'era
guardiano, e tenevale serrate in una gran sala, faccendole pulire e rinovare
secondo il bisogno; e per governo delle dette arme lo servivano molti
Mammalucchi.


Testecana.

Questo testecana nell'undecimo grado aveva carico di governar le vesti del
soldan, consegnate a lui dal maestro del palazzo, e dispensavale secondo
l'ordine del signore, percioch il soldano soleva vestir ciascuno a cui dava
dignit: le vesti erano di broccato o di velluto o di raso. E costui per strada
sempre andava accompagnato da molti Mammalucchi.
V'erano altri ufici, come serbedare, ch'era uno che aveva la cura del bere del
soldano, tenendo certe acque gentili di zucchero e altre acque composte.
V'erano i farrasin, cio diversi camerieri, i quali avevano non men carico di
tenere ornate le stanze del soldano di panni di razzo e di tappeti, che delle
candele e dei torchi di cera che s'abbruciavano, le quali erano incorporate con
ambracane, onde servivano per lumi e per profumi odoriferi. V'erano i
sebabathia, cio gli staffieri; vi sono altri chiamati taburchania, che sono li
allabardieri che stanno appresso il soldano quando cavalca e d audienza; li
addavia, che stanno avanti il carriaggio del soldano quando sta in campagna
over  in viaggio: e di costoro si elegge il boia quando ei manca, e ogni fiata
che fa il suo uficio sopra alcun malfattor lo vanno a compagnare per imparar il
mestiero, e massime di scorticare gli uomini vivi, overo quando si d tormento
per fargli confessare. Vi sono gli esuha, li quali portano le lettere del Cairo
in Soria, e vanno a piedi faccendo ogni giorno sessanta miglia, per non vi
esser n monte n luoghi fangosi ma sola arena fra l'Egitto e Soria: ma quelli
che portano lettere di maggior importanza cavalcano camelli.


Soldati del soldano.

I soldati del soldano erano divisi in quattro parti. I primieri s'appellavano
caschia, cio i cavalieri, e costoro erano uomini eccellentissimi nel maneggio
dell'armi: e di questo numero creava il soldano i castellani e i capitani e
governatori delle citt. Alcuni avevano provisione dalla camera del soldano in
danari contanti, e altri possedevano l'entrate di villaggi e castelli. I
secondi erano detti eseifia, e questi erano fanti a pi, che altra arma non
portavano che la spada; il loro salario se ne veniva pure dalla camera del
signore. I terzi si addimandavano el charanisa, cio quelli che hanno la
spettativa, i quali sono oltra il numero dei soldati provisionati, n altro
avevano che le spese: e come muore un Mammalucco provisionato, costoro entrano
in suo luogo. Erano chiamati gli ultimi soldati el galeb, e questi erano i
Mammalucchi di nuovo venuti, i quali non avevano ancora cognizion della lingua
turchesca n moresca, n avevano fatto prodezza alcuna.


Uficiali deputati al governo delle cose pi universali. Nadheasse.

Questo era come un camarlingo, il quale aveva carico d'affittar le dogane e le
gabelle di tutto lo stato del soldano, e l'entrata assegnava al tesoriere.
Ancora nel Cairo egli in persona faceva l'uficio di doganiere, e in ci
guadagnava centinaia di migliaia di saraffi. Egli  vero che nessuno poteva
entrare a questo maneggio se prima non pagava al soldano centomila saraffi, i
quali poi ricoverava in sei mesi.


Chetebeessere.

Era costui il segretario, il quale, oltre il comune uficio di dettar le lettere
e brievi, rispondere a nome del soldano, teneva particolar conto eziandio di
tutto il censo del terreno d'Egitto, e raccoglie l'entrata da molti che sono
suoi sudditi.


Muachih.

Questo era il secondo segretario, di manco condizione ma pi fedele al soldano,
il quale aveva cura di rivedere i brievi scritti dal primo, se erano conformi
alle comissioni del soldano, e poi notava nel luogo bianco lasciatogli dal
scrittore il nome del soldano. Ma il detto primo secretario tien molti
abbreviatori, che sono tanto pratichi di scriver detti brievi che rare volte el
muachih truova cosa da cancellare, tanto sono esercitati in questo mestiero.


Muhtesib.

Questo era s come un consolo, o diciamo capitano della piazza, il quale era
sopra i prezzi del grano e di tutte le cose che si mangiano, accrescendogli e
calandogli secondo il numero de' navilii che vengono di Sahid e da Rif, e
ancora secondo l'accrescimento del Nilo, e faccendo a' trasgressori patir
quelle pene che erano ordinate dal soldano. Io intesi, quando fui nel Cairo,
che questo capitano cavava per ciascun giorno dal detto uficio circa a mille
saraffi, non solamente dal corpo del Cairo, ma di tutte le citt e luoghi
d'Egitto, ne' quali mette suoi soprastanti e vicari, e gli sono tributari.


Amir el cheggi.

Questo era uficio non men di gran dignit che di gran carico, e davasi dal
soldano al pi sufficiente e pi ricco Mammalucco che egli avesse. Era costui
capitano della carovana che andava una volta l'anno dal Cairo alla Mecca: non
poteva egli fare cotale uficio senza molta spesa, volendo andarvi con pompa e
commodit, e menava per custodia della detta carovana in sua compagnia molti
altri Mammalucchi; e stavano tre mesi nell'andar e tornare, n si potria dir il
gran travaglio e spesa che avea detto capitano, senza utilit n dal soldano n
da quelli della carovana.
V'erano altri ufici di poca importanza, che non fa di mestiero raccontargli.


Geza citt.

Geza  una citt sopra il Nilo, dirimpetto alla citt vecchia, e l'isola la
separa dalla detta citt.  bene abitata e civile, e sono in lei di bei palazzi
fatti fabbricar da gran Mammalucchi a lor diletto, fuori della gran turba del
Cairo. Vi sono ancora molti artigiani e mercanti, massimamente di bestiami
menati dagli Arabi, i quali conducono da' monti di Barcha, e li rincresce di
fargli passare il fiume con le barche, e per tanto ivi sono mercanti che li
comprano e poi rivendono a beccai del Cairo, che vengono a questo effetto.
Sopra il fiume  il tempio della citt e altri belli e dilettevoli edifici;
d'intorno alla citt vi sono giardini e possessioni di datteri. Vengono alla
detta citt per loro bisogne dal Cairo diversi artigiani, i quali poi ritornano
la notte alle lor case. E chi vuole andare alle piramidi, le quali sono
sepolture d'antichi re d'Egitto, che dove sono si chiamava Memphis anticamente,
per questa citt  la dritta via. Ma da lei insino alle piramidi tutto 
diserto di arena, e vi sono molte pozze d'acqua fatte nello accrescer del Nilo;
tuttavia con buona guida e bene esperta del paese puossi andare con poco
disconcio.


Muhallaca.

Muhallaca  una piccola citt discosta dalla citt vecchia circa a tre miglia,
edificata sul Nilo nel tempo degli antichi Egizii, la quale ha di belle case ed
edifici, come ha il tempio ch' sopra lo istesso Nilo. D'intorno sono molte
possessioni di datteri e di fiche egizie. Gli abitatori tengono quasi i
medesimi costumi di quegli del Cairo.


Chancha.

Chancha  una gran citt edificata nel principio del diserto che va a Sinai,
discosta dal Cairo circa a sei miglia, nella quale sono di belle case, di belli
tempii e collegi; e fra lei e il Cairo per tutti sei miglia sono molti giardini
di datteri. Ma da questa citt insino al porto di Sinai non si truova alcuna
abitazione, e c' di spazio circa a cento e quaranta miglia. Gli abitatori sono
ricchi assai, percioch, quando si parte la carovana per andare in Soria, qui
si raccogliono le brigate, comperando diverse cose, le quali vengono dal Cairo
percioch, fuor che i datteri, altro nel suo terreno non nasce. In lei sono due
vie maestre, l'una per cui si va in Arabia e l'altra per cui si va in Soria. N
v' altra abbondanza d'acqua che quella che rimane nei canali quando cresce il
Nilo, e se rompono i canali, quell'acqua corre per li piani e fa certi
laghetti, e dipoi viene alla citt per certi aquedutti ed entra nelle conserve.


Muhaisira.

Muhaisira  una piccola citt edificata doppo il Cairo sopra il Nilo, ed 
discosto dal Cairo circa a trenta miglia verso levante, dove nasce gran
quantit di sesamo, e sono nella detta molte mole, le quali lavorano in fare
olio de' grani del detto sesamo. Tutti gli abitatori sono lavoratori di
terreno, eccetto alcuni che tengono botteghe.


Benisuaif.

Benisuaif  una piccola citt edificata sul Nilo nella parte d'Africa, discosta
dal Cairo circa a centoventi miglia. Ha d'intorno una grandissima e
perfettissima campagna per seminar lino, canapo; e il lino  in tutta bont, di
maniera che ve n' portato per insino a Tunis di Barberia, e di lui si fa una
tela mirabile, sottile e saldissima: e di questo lino si tiene fornito tutto
l'Egitto. Egli  vero che 'l Nilo, di continovo rodendo e a' suoi tempi
crescendo, scema e sminuisce il terreno: massimamente quando io v'era, che ve
ne trasse seco pi della met delle possessioni di datteri. Gli abitatori tutti
attendono a' diversi lavori del detto lino, quando  raccolto. Pure oltre di
questa citt si truovano i cocodrilli, i quali mangiano le creature umane, come
vi si dir nel libro degli animali.


Munia.

Munia  una bellissima citt, edificata nel tempo dei maumettani da un
luogotenente chiamato el Chasib, che fu famigliare d'un pontefice di Bagded,
sopra il Nilo nella parte d'Africa in un alto sito. E d'intorno ha molti
giardini e vigne, che fanno buonissimi frutti e perfettissime uve, de' quali
gran quantit se ne porta al Cairo: ma non vi possono giugner freschi,
percioch la citt  discosta dal Cairo circa a centoottanta miglia. E in
questa citt sono molti belli edifici, palazzi, tempii, e certe rovine degli
antichi Egizii. Gli abitatori sono uomini ricchi, percioch essi vanno per
mercanzia a Gaogao, regno dei negri.


El Fium.

El Fium  un'antica citt, edificata da uno de' faraoni che fu nelli tempi che
si partirno gli Ebrei dello Egitto: costui adoper gli Ebrei in far pietre e
altri servigi. Edificolla sopra un piccol ramo del Nilo in un alto sito, dove
si truova gran quantit di frutti e d'olive: ma le olive sono buone solamente
da mangiare e non da fare olio. E in questa citt fu sepellito Iosef, figliuolo
d'Israel; poscia d'indi fu da Mos cavato, allora che gli Ebrei fuggirono
d'Egitto. La citt  civile e bene abitata; ci sono molti artigiani,
massimamente tessitori di tele.


Manf Loth.

Manf Loth  una grandissima e antichissima citt, la quale fu edificata dagli
Egizii e rovinata da' Romani, e nel tempo dei maumettani fu incominciata a
riabitare, ma quasi niente a comparazione de' primi tempi. Oggid si veggono
certe grosse e alte colonne e portichi, dove sono scritti versi in lingua
egizia; e appresso il Nilo v' una gran rovina d'un grande edificio, il quale
dimostra essere stato un tempio: gli abitatori alle volte vi truovano medaglie
d'oro, d'argento e di piombo, le quali da una parte hanno lettere egizie e
nell'altra teste di antichi re. Il terreno  abbondante, ma c' gran caldo e i
cocodrilli fanno di molti danni: e per questa cagione si giudica che questa
citt fosse abbandonata da' Romani. Pure gli odierni abitatori sono uomini
onestamente ricchi, percioch esercitano la mercanzia nel paese dei negri.


Azioth.

Azioth  citt antichissima, edificata dagli Egizii sul Nilo, discosta dal
Cairo circa a dugentocinquanta miglia.  mirabile citt di grandezza e
d'antichi edifici e molti epitaffi, ma tutti rovinati e guasti, con lettere
pure egizie. Nel tempo de' maumettani fu questa citt abitata da molti nobili
cavalieri, e fin ora ha grande nobilit e ricchezza. Ci sono circa a cento case
di cristiani egizii e tre o quattro chiese, e di fuori  un monastero dei detti
cristiani, nel quale vi sono pi di 100 monachi che non mangiano carne n
pesce, ma pane, erbe e olive: fanno assai cibi delicati, dove non intra grasso
alcuno. Il monastero  ricco e usa di dar mangiare e albergo a tutti i
forestieri che di l passano per tre giorni, tenendo molti colombi, polli e
animali per questo effetto.


Ichmin.

Ichmin  la pi antica citt d'Egitto, edificata da Icmin figliuolo di Misrain,
a cui fu padre Cus figliuolo di Hen: edificolla sopra il Nilo nella parte
d'Asia, discosta dal Cairo circa a trecento miglia verso levante. Ma fu
distrutta nel principio che i maumettani vennero nello Egitto, per cagioni
nelle istorie contenute, in modo che altro non si truova della detta citt che
le fondamenta, percioch le colonne e le altre pietre furono portate dall'altra
parte del Nilo, con le quali fu edificata la seguente citt.


Munsia.

Munsia citt fu edificata sopra il Nilo nella parte d'Africa da un certo
luogotenente d'un pontefice, ma non  in lei grazia n bellezza alcuna, e tutte
le sue strade sono strette, e la state non vi si pu andare per la molta
polvere;  bene abbondante di grano e di animali. E possedeva questa citt e il
suo contado un signore africano del popolo barbero, il cui nome fu Haoara,
percioch i suoi antecessori furono signori di Haoara; ed ebbe questa citt per
merito di certo aiuto che egli diede allo schiavo edificator del Cairo; ma io
non posso creder che tanto tempo abbi durata la signoria in questa famiglia.
Suliman nono imperadore de' Turchi al tempo nostro gli lev di mano la
signoria.


Giorgia.

Giorgia fu un ricchissimo e gran monastero di cristiani chiamato San Giorgio,
discosto da Munsia circa a sei miglia, il quale possedeva d'intorno grandissimi
terreni e pascoli. Ed erano nel detto monastero pi di dugento monachi, i quali
ancora essi solevano dar mangiare a' forestieri, e quello che avanzava delle
loro entrate mandavano al patriarca del Cairo, il quale faceva dispensare fra
poveri cristiani. Ma da cento anni in qua venne una pestilenza in Egitto, la
quale estinse tutti i monachi del detto monastero, onde il signor di Munsia lo
fece murar d'intorno, e far case nelle quali abitarono mercanti e artigiani di
diverse sorti; ed egli ancora v'and ad abitare, tratto dall'amenit d'alcuni
bellissimi giardini, che sono sopra alcuni colli non molto discosti. Ma il
patriarca dei giacobiti si lament al soldano, onde egli fece fabbricare un
altro monastero nel luogo dove fu edificata la citt vecchia, e diegli tanta
pensione che poteva commodamente sostenere trenta monachi.


El Chian.

El Chian  una piccola citt sul Nilo edificata nel tempo dei maumettani, ma
pur non abitano nella detta citt se non cristiani giacobiti, i quali sono
tutti lavoratori di terreno, e usano allevar pollami e oche e infinito numero
di colombi: per duoi baiocchi ne averete dieci. In lei sono alcuni monasteri di
cristiani, i quali sogliono pure dar mangiar a' forestieri; e in questa citt
non  altro maumettano che 'l governatore e la sua famiglia.


Barbanda.

Barbanda  una citt edificata dagli antichi Egizii sopra il Nilo, discosta dal
Cairo circa a quattrocento miglia, la quale fu distrutta da' Romani, n ora se
ne vede altro che le rovine grandissime, percioch il meglio fu portato ad
Asna, di cui di sotto diremo. Si trovano nelle dette rovine molte antiche
medaglie d'oro e d'argento, e ancora si truovano molti pezzi di smeraldi.


Chana.

Chana  antica citt edificata dagli Egizii sul Nilo dirimpetto a Barbanda; 
cinta di mura, ma fatta di pietre crude. Gli abitatori sono uomini di poco
prezzo e lavoratori di terreni, ma la citt  abbondante di grano, percioch
quivi si fa la scala delle mercanzie che sono portate per lo Nilo dal Cairo
alla Mecca. Percioch la detta citt  vicina al mar Rosso circa a centoventi
miglia per lo diserto, dove non si truova acqua dal Nilo per insino alla
riviera del detto mare, nella quale  un porto chiamato Chossir, dove sono
molte capanne nelle quali si scaricano le dette mercanzie: e tutte le case del
porto sono di stuore; pigliavisi gran quantit di pesce. E dirimpetto al detto
porto dalla parte d'Asia, sul mare Rosso, v' un altro porto detto Iambuh, e in
quest'altro si fa scala per gire a Medina, dove  il corpo di Maumetto. Si
forniscono dei grani di questa citt la detta Medina e alla Mecca, nelle quali
due n' grandissima carestia.


Asna, cio Siene, sotto il tropico di Cancro.

Asna fu anticamente detta Siene, ma cos la chiamarono gli Arabi, percioch il
primo nome di Siene era simile ad un lor vocabolo che dinota brutto, ed essi la
chiamarono Asna, che vuol dire bella, percioch la citt  molto bella,
edificata sul Nilo dalla banda d'Africa. E ben che fusse da' Romani mezza
distrutta, nondimeno fu molto bene rinovata nel tempo dei macomettani. E sono i
suoi abitatori ricchi s di grani e di animali come di danari, percioch usano
di trafficar nel regno di Nubia, parte per lo Nilo e parte per lo diserto. Si
veggon nel gran circuito di questa citt grandissimi edificii, e certe
sepulture mirabili con epitaffii scritti con caratteri egizii e ancora con
lettere latine.

Assuan citt.

Assuan  una grande e antica citt edificata dagli Egizii sul Nilo, discosta da
Asna circa a ottanta miglia verso levante, la quale ha d'intorno buonissimi
terreni per grani. Ed  questa citt molto abitata e molto inclinata alle
mercanzie, percioch confina col regno di Nubia. E pi oltre della detta non si
pu navigare per Nilo, percioch egli s'allaga per le pianure, l'acqua delle
quali non serve. Confina ancora la istessa citt col diserto per cui si va alla
citt di Suachin sopra il mare Rosso, e nel principio d'Etiopia. E quivi nella
state  uno smisurato caldo, e gli abitatori sono quasi tutti bruni, s per
questo e s per esser mescolati con li Nubi e con quelli d'Etiopia. Sono
eziandio per molti luoghi edifici degli antichi Egizii, e certe torri
altissime, le quali dai detti sono dette Barba.
Pi oltre finalmente non si truova n citt n abitazione che sia degna di
memoria, se non alcuni casali di gente bruna, il cui linguaggio  mescolato con
l'arabo, con l'egizio e con quello d'Etiopia. E questa gente  soggetta ad una
generazion detta Buge, che vivono in campagna a modo d'Arabi, e il soldano non
ha da far in questi luoghi, ma quivi finisce il suo stato.
Queste sono le citt pi famose poste sopra il ramo grande del Nilo, delle
quali alcune ho vedute, in alcune sono intrato dentro e ad altre passatovi a
canto, e sempre ho avuta particolar informazion dagli abitanti d'esse e da'
marinari che mi condussero dal Cairo fino alla citt d'Assuan, con li quali
tornai fino a Chana, e camminando per lo diserto arrivai al mar Rosso, qual
trapassai sopra l'Arabia Diserta al porto di Iambuh e di Zidden, che sono in
Asia, delli quali non mi accade che ne parli per non esser dell'Africa. Ma se
Dio mi conceder vita, io ho desiderio di scriver delle parti d'Asia quanto che
ne ho veduto, come l'Arabia Diserta, Felice e Petrosa, e ancora dell'altra
parte dell'Egitto qual  in Asia, e di Babilonia, e d'una parte della Persia e
Armenia, e parte della Tartaria, che nel principio della mia giovent viddi e
transcorsi; e appresso quel ultimo mio viaggio che feci da Fez a
Costantinopoli, e da Costantinopoli in Egitto, e dapoi d'Egitto in Italia, dove
viddi molte isole. Qual tutte mie peregrinazioni con l'aiuto di Dio, tornato
che sia d'Europa, scriver particolarmente, ponendo nel principio le pi degne
e nobili parti d'Europa, poi d'Asia, cio dove sono stato, e nell'ultima questa
presente opera d'Africa, per dar piacer agli studiosi che di leggere tal cose
si diletteranno.
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