Emilio Praga.

TAVOLOZZA.

Trascrizione elettronica ad uso esclusivo dei non vedenti curata da:
Umberto Mezzetti.

1. PER COMINCIARE.

Spesso una voce incognita
mi dice: - O giovinetto,
perch dolente hai l'anima,
e pallido l'aspetto?
Di desidri inutili,
oh, non ascolta il grido;
l'aura che vien dagli uomini,
amico,  un verbo infido!

L'aura che vien dagli uomini,
dice l'amica voce,
ti segner benevola
di canizie precoce;
tienti i tuoi canti, o giovine,
vivi nel lieto oblio;
non valgon templi olimpici
un tugurio natio.

A te divine musiche
cantano i tuoi vent'anni,
rose educar le lagrime
dei primi disinganni;
del bisogno la maglia
non ti comprime il cuore,
che eterna, puro e vergine,
l'inno del primo amore.

 Ah! chiudi le domestiche
pareti, o giovinetto:
sul nido tuo non aliti
l'aura del mondo infetto,
bevi in pace e in silenzio
al tuo nappo dorato;
l fuor de' tuoi carnefici
Echeggia l'ululato!

Bevi al tuo nappo e i cantici
svolgi che il ciel ti spira,
ma sia sommesso ed umile
il suon della tua lira,
nessun s'arresti a coglierne
le note alle tue soglie:
presto si muor la mammola
se al margin suo si toglie.

Guarda la folla, o giovine!
 una stoltezza o un fallo
l, fra i curvi che incensano
l'ara del dio metallo,
ogni altro culto; e copresi
di sogghigni immortali
chi, col fango battendosi,
tenta di metter l'ali.

Come il selvaggio, indocile
del prete alle parole,
del suo Cristo beffavasi
e gli additava il Sole,
cos, se canti i palpiti
di un'alma ardente o stanca,
costor dinnanzi spiganti
un biglietto di banca!

Bevi al tuo nappo, e i cantici
svolgi che il ciel ti spira,
ma sia sommesso ed umile
il suon della tua lira;
nessun s'arresti a coglierne
le note alle tue soglie;
presto si muor la mammola
se al margin suo si toglie. -

Queste son ciarle arcadiche,
larve di capo astratto,
e il libro mio testifichi
ch'io non ci credo affatto:
schiusi la porta: e agli uomini,
girovago cantore,
vengo a tentar di scuotere
l'eco assopita in cuore.

Forse i vent'anni ingannano,
e la voce ha ragione:
ma infin, pensare e scrivere
 una cattiva azione?
Nemico all'ozio ignobile,
dell'arte innamorato,
perch, campione inutile,
lascer lo steccato?

Della prima battaglia
 il giorno! io mi ci affido...
ma i versi miei svolazzano
deboli ancor dal nido;
incensi e allr non vogliono,
sol temono le spine...
dateci un fiore,  lauro
che ben s'acconcia al crine!
Al solitario e povero
fanciul della Savoia,
che nei caff le veglie
dei cittadini annoia,
se alcun, pietoso, un'arida
lode gli versa in core,
che avvivi il ritmo flebile
di una stilla d'amore;

scintillar vedi i timidi
occhi del poverino,
e dimenar pi rapido
l'arco del suo violino;
la fame allor dimentica,
oblia la lontananza,
e nel petto gli cantano
la fede e la speranza!

2. IL CORSO ALL'ALBA.

Oh bello  pure, al soffio
dell'aura mattutina,
il Corso, ove s'esercita
la boria cittadina
quando sui tetti e i platani
da lunge il sol si specchia,
e lieto si apparecchia
alla discesa in mar!

Or che son muti i cembali
nell'aule dei palazzi,
e, in larghe pieghe, immobili
riposano gli arazzi,
n sui balcon sorridono
le matrone galanti,
e i giovani eleganti
stan pallidi a russar:

 questa l'ora; o amabili
compagni,  questa l'ora;
coll'arte nostra lepida
qui poesia s'infiora:
lungo lo sporco lastrico
seguitemi cantando,
il campo  nostro e in bando
 l'alta societ!

Tornano a coppie i poveri
lattai dalle cascine,
che la sera amoreggiano
le fulve contadine,
mentre ai bifolchi narrano,
raccolti nelle stalle,
l'ardor delle cavalle
che trottano in citt.

Dal dazio, ove scroccarono,
tremando, la dogana,
poi che i vietati viveri
levr dalla sottana,
le scaltre serve corrono
al ganzo servitore,
mentre sognan d'amore
le padroncine ancor.

Udite : ove fra splendidi
cocchi e noti destrieri
le frasi sospirarono
di dame e cavalier,
i buoni, inconsci villici
parlan di gelsi e viti,
e degli armenti aviti,
e dei pruneti in fior!

E intorno a lor, corteggio
quasi di antichi amici,
belan le capre, garrule
del monte abitatrici,
e i mandriani intuonano
a bassa voce i canti,
che le greggie vaganti
chiamavano all'ovil ;

ed ecco, ecco le vittime
dell'afa cittadina,
la vecchierella tremola,
la pallida bambina,
che sofferenti e misere
uscir non ponno ai colli
a respirar le molli
aurette dell'april ;

da quel latte, che tiepido
gli aromi ne ha portati,
speran suggere il balsamo
dei zeffiri vietati,
e delle pure mammole,
e dell'alpestre timo
lungi dal nostro limo
cresciuto in libert.

Ma le campane vigili
gi suonano a distesa,
e par che i santi gridino
dall'una all'altra chiesa
come comando bellico
che va di schiera in schiera:
- S tutti alla preghiera,
genti della citt! -

Pochi infelici accorrono
ai freddi altar davanti;
son le canute vittime
dei nostri avi galanti,
i gonzi, le pinzocchere,
e le stanche creature,
cui le umane sciagure
posto han sull'alma un vel!

Ma, dai sobborghi, al popolo
comanda un'altra squilla:
nelle officine stridule
un'altra f scintilla:
comincia l'olocausto
del nobile lavoro!...

No, dei chierici il coro
non lo raggiunge in ciel!
Amici! ors, lasciamoci :
tutti al lavor, perdio!
Un nome abbiam, togliamolo,
togliamolo all'oblio;
questi sudanti apostoli
negli opifici oscuri
non sian di noi pi puri
in faccia al Creator!

Ma al suon dell'aspre incudini
si sposi il suon dei carmi,
che tempra a Italia l'armi,
l'artista, che sul soglio
la riporr sovrana :
questa  la legge umana,
questo  di Dio l'amor!


3

I PESCATORI NOTTURNI

Vengono al mar quando la luna accende
per gli spazi tranquilli il mesto vel;
vengono al mar quando la nebbia stende
le bianche braccia e lo congiunge al ciel!

Quando il vecchio oceno i vecchi amori
lento alterna alla spiaggia, e stanco par:
quasi amante assopito ai primi albori,
e a cui men bella la compagna appar!

Portan la vela lacerata ai venti,
come stendardo che in battaglia err;
portano remi e canapi stridenti,
che il nerbo delle braccia affatic;

e sulla tolda silenziosa e bruna
restan le lunghe notti ad aspettar:
ad aspettar sotto la fredda luna
che il pan dell'indomani apporti il mar!

Che flebile armonia
tra la spuma del mar fosforescente:
che amor, che leggiadria,
nel pelago al lunar raggio lucente!

La volta  pur serena,
la luna senza vel, l'onde festanti!
Se sia la rete piena,
chi potr dirlo ai pescator vaganti?

Ch forse alcun fra i miseri,
un pensoso vecchietto,
passando innanzi a una chiesetta bianca
il povero berretto
scord levarsi dalla testa stanca;

forse mettendo il ruvido
pi gocciolante a bordo,
scord l'un d'essi il segno della croce;
forse un nocchier balordo
mentre un prete parlava alz la voce;

forse hanno i mozzi striduli
deriso il sagrestano
pel suo cencioso ferraiuol turchino,
o urtato in fallo il nano
che canta i salmi al muro del cammino;

e Dio, travolto in collera,
forse soffi sul mare,
e avvis i pesci di fuggir le reti!
Le fitte reti care,
che doman gronderanno alle pareti.

Assisi alla sponda
del fragil barchetto,
cullati dall'onda,
si battono il petto,
se possa aver grazia
l'incerto peccar!
- E intorno rispondono
le note del mar. -

Se a mille i prigioni
le reti daranno,
se eletti, se buoni
gli avvinti saranno,
copiose promettono
candele all'altar!
- E intorno rispondono
le note del mar.-

Ma spira gi il vento,
s'appressa l'albore,
dell'astro d'argento
gi il raggio si muore,
e i mozzi, a quel pallido
riflesso lunar
le membra stirandosi,
si specchiano in mar.

La nebbia nasconde
la casa adorata,
nascondono l'onde
la preda aspettata;
sperando vegliarono,
sperando pregr :
il sole gi librasi
sui solchi del mar!

E lungo il mar che palpita
si aggruppano le spose e i fanciulletti;
gi spuntano i barchetti,
e gi le note gonne,
le cuffie delle nonne,
come le ali di ronzanti insetti,
appaion lunge ai veleggianti cari.

Alla mesta famiglia
che al lido ste' in attesa lungamente
della diletta gente,
oh come dolce  il giorno,
e il vento del ritorno!
Del raccoglier le vele  sorto il grido;
canta la ghiaia sotto ai remi impri.

E non lungi, fra i portici
del cimitero, un salmodiar si sente;
 il cantico stridente,
il rantolo del nano,
che a buon momento, piano
stuzzica alla piet la lieta gente
e i pescator nella sua rete adduce!

I reduci distendono
l'umide reti; e i pesci entro la maglia,
che fra i sassi s'incaglia,
muoiono saltellando,
e squame seminando :
la dolce vista i pescatori abbaglia
pi del lucro promesso... e che non luce!

Il lucro  rame, povere
monete, che dei pesci hanno l'odore.
Vegliarono tant'ore
per pochi soldi appena,
ed una scarsa cena!
Pur son felici, e al mendico cantore
regalano, passando, un pesciolino.

Poi, quando il sole  fervido,
seduti sulla spiaggia a riposare
colle famiglie care,
raccontano alle spose
contente e vergognose,
che Satana tentolli in riva al mare
e che ad esse han pensato in sul mattino!

Mediterraneo, giugno 1860.


4

ALLA RIVA

Quando scendo alla riva del mare
lungo il lido di sabbia minuta,
ove tragge la barca sparuta
il nocchiero che all'alba torn;
o fanciulla, vien meco,  salubre
questa brezza che l'onda c'invia,
che arrivando per libera via
le miserie dell'uom non sfior!

Vieni meco: i fanciulli del lido
sono belli, son semplici ancora,
ch del mondo non vider finora
che quest'acque, e le stelle del ciel!
E se fermo a un timon neghittoso
troverem qualche vecchio nocchiero,
ti dir se di pioggia  foriero
quel vapore che al sole fa vel.

Vieni meco: io ti voglio alla riva
per mostrarti l'immenso oceno,
e poi dirti che al lido lontano
volerei per poterti fuggir.
Vieni meco: io ti voglio alla spiaggia
perch innanzi a quest'orridi abissi,
I desir, da cui siam crocefissi,
potran forse umiliati svanir.

Per mostrarti in la sabbia minuta
l'orme nostre, che in giri ritorti,
come fosse di piccoli morti,
gi dall'aura si colmano ancor;
e poi chiederti, o indegna, se il vento
sorger, come sorge su d'esse,
a distrugger le traccie che impresse
m'ha un tuo sguardo, un tuo detto nel cor!

Mediterraneo, giugno 1860


5

ALL'OSTERIA


Son solo: il portico
dell'osteria
mi manda i cantici
dell'allegria,
qui, dove mesto
tra stranie mura,
penso alla incerta e fosca et ventura.

Quei che gavazzano
 gi, fra i bicchieri,
quelle son anime
senza pensieri :
esse non sognano
nell'avvenire
che egual vicenda di volgar gioire.

Sempre essi fiano
servi, facchini,
o pizzicagnoli,
fabbri, arrotini :
arti tranquille,
in cui perito
 l'uom che mai non si  tagliato un dito.

Ed io? nel fervido
volo degli anni,
sconfitte immagino
e disinganni,
dopo il divino
premio, promesso
quel d che all'Arte ho dato il primo amplesso!

Oh come parvemi
piana la via!
Come la gloria
poco restia,
e fida ancella
del mio pensiero
la man che tenta riprodurre il vero!

Ma dall'immagine
che in me si cela,
all'artificio
che la rivela,
perch un abisso
frapponsi, o Dio,
e enigma  ancor per tutti il pensier mio?

Perch, se l'anima
nuota nel bello,
perch non transita
nel mio pennello?
Il fiume pieno
straripa, vola,
e avr saldo confin l'anima sola?

Ma che! cominciano
a bestemmiare ?...
Senti i propositi
dell'uom volgare,
senti l'ingiurie,
che rimbalzando
gi cedono al baston l'aspro comando!

Addio tripudio
delle canzoni,
si pensi a tergere
le contusioni:
povere spose,
voi che aspettate,
per questa sera, via, v'addormentate!

Normandia, agosto 1858.


6

BALLATA ALLA LUNA

O notturno splendore,
o vergine divina!
Tu che commuovi, sorridendo, il core
dell'uomo e dell'oceano,
solitaria dei cieli,
adoro la tua luce, amo i tuoi veli!

Te fra le viti e i gelsi
del mio suolo natio,
fanciullo io vidi e ad astro mio ti scelsi;
fosse felice o in lagrime,
da quel giorno, o mia Dea,
quest'anima sperando, a te volgea!

Come sei bella, o luna,
quando il viso ti specchi
nel mite tremolio della laguna;
come bella, fra i pallidi
scogli della montagna,
quando sul ghiaccio il tuo raggio si bagna!

Ma chi dir, divina,
di che fulgor ti vesti,
se tu sorgi infocata alla marina?
Il pelago scatenasi,
e placido e giocondo
il tuo disco s'innalza e irradia il mondo!

Ed io ti amai sul piano,
ti amai, luna, sui monti,
e nel cupo fragor dell'oceno...
ma non mi tocchi l'anima
quando, dimessa e stanca,
seguiti il sole in camiciuola bianca!

O vergine d'amore,
se tua belt lo vince,
non indugia a pregar nostro Signore,
che, quando il sol ci illumina,
ti tenga in paradiso,
perch'io solo di notte amo il tuo viso!

Interlaken, luglio 1857.


7

LA MORTA DEL VILLAGGIO

Vi conter la storia della morta
per cui suonano adesso la campana -
era una tosa piccolina e smorta
che abitava vicino alla fontana.

Toccava appena appena i quindici anni,
quando suo padre fu portato via
da una piena di stenti e di malanni...
la rest sola colla vecchia zia.

Amor di madre non avea la mesta,
n amor d'amiche la povera tosa;
ella era brutta, e in cenci avea la vesta...
qual giovin mai l'avra menata sposa?

Vedea le forosette in sul sagrato
occhieggiare or con questo ed or con quello...
povero cuor deserto e sconsolato!
oggi un vecchio l'ha chiusa nell'avello!

Brianza, aprile 1859.


8

UN FRATE

Che fantasima d'abate
ho scontrato stamattina,
sul sentier della collina!

Pover'uom, per esser frate,
era magro e curvo e smorto:
certo il pranzo troppo corto
il convento non gli dava...
di che fame dimagrava?

Sotto il saio pien di tarlo,
che animal ci ha posto il dente?
Mal di corpo o mal di mente?
Io non seppi indovinarlo,
ma, scommetto un principato,
qualche diavol vi  incarnato;
quella testa aveva il conio
dell'alcova di un demonio.

Tra una pelle liscia, gialla,
scintillavan, come faci,
occhi ceruli e rapaci,
segno questo che non falla;
ed il naso uscia schiacciato
monco, nero, raggrinzato,
come il naso di un chinese,
strano pur nel suo paese.

Con tai passi venia avanti
da raggiungere uno struzzo,
seminando un certo puzzo
di tabacco e unguenti santi,
che pareva un letamaio,
e, battendo dentro il saio,
il suo corpo roso e cotto
dava il suon di un vaso rotto.

Si ferm... prese a guatarmi
colla faccia arcigna e dura:
guard poi la mia pittura
e part senza parlarmi:
al risvolto di una via
sghimbi lesto, fugg via...
io ne vidi il cupo aspetto,
tutta notte, accanto al letto!
Avignone, maggio 1858.


9

SERATA IN MARE

S, la vostra canzone intonate
bruni figli del lido ridente,
e nell'alto la barca guidate,
che gi brilla la luna nascente.

Gi la luna nascente galleggia
sui marosi del chiaro orizzonte,
e, coi raggi scherzando, passeggia
sulla cresta bizzarra del monte.

O capanne, fra i larghi oliveti
occhieggianti le vele fugaci,
o dirupi di pascoli lieti
e voi lidi cospersi di faci,

non sapete lo scopo sublime
di cui Dio v'affid la magia,
quando disse alle spiaggie, alle cime:
- State, o figlie dell'anima mia:

state belle di golfi e foreste,
di villaggi, di scogli, e di palme;
belle in mezzo alle cupe tempeste,
belle al mite sospir delle calme! -

- Sacerdoti! alle turbe infelici
predicate i miracoli vieti,
e di ceri e dorate cornici
fate addobbo alle sacre pareti;

altro culto agli spiriti oppressi
dal desio della vita migliore,
altre preci, altri incensi ha concessi
la insultata piet del Signore! -

S, le vostre canzoni intonate,
bruni figli del lido ridente,
e nell'alto la barca guidate,
che gi brilla la luna nascente;

non mi giungan di salmo melodi,
n di stola m'appaia il candore...
di lass qui mi canta le lodi
della luna e del mar lo splendore;

e qui, meco, sull'umile prora,
qui sta Iddio, che m'accende l'ingegno,
qui, nel core che il bello innamora!...
Del Signor questo  il tempio pi degno!
Bordighera, giugno 1861.


 10

SUI MONTI DI NOLI

Oh chi dir la gioia
che sentii stamattina
volar dal labbro d'una contadina!
Scendea dalla montagna
in sottanetta bianca,
cantando a tutta gola
una gaia parola,
e ripetendola
in ritornelli
scuciti e belli.

Era una canzonetta
che parlava d'amore,
chiesto e richiesto ai petali d'un fiore:
e un fior pareva anch'ella
l'allegra cantatrice :
robusti quindic'anni
sfidatori d'affanni,
treccie nerissime,
e occhietti fini,
ed assassini!

Ma sparve dietro un tremulo
bosco di antichi olivi,
e la cadenza dei suoni giulivi
anch'essa, a poco a poco,
fra i rami si perdette...
Oh dolce cherubino
risali il tuo cammino,
oh torna, e sguita
la canzonetta,
o forosetta!

Ma l, sul lido candido,
ahi! forse, o bricconcella,
ti aspetta nella nota navicella
ansioso un giovinetto;
e tu corri a portargli
due begli occhi d'amore...
begli occhi, e buon umore;
oh a lui propizia
sia l'onda amara,
se gli sei cara!

Ma, se pur sogna i placidi
beni di quiete porte,
ch'io vo' cangiar la mia colla sua sorte
digli, fanciulla bella;
egli sar pittore,
ed io sar nocchiero,
ma ti amer davvero,
e sull'oceano
ci culleremo,
con vela e remo!
Noli, aprile1858.



11

IL TEMPIO ROMANO

Ecco una landa solitaria e bella
come la speme di un morente. Il cielo
 di un vivido azzurro e senza velo;
contadina che spigoli sul prato,
n carro appar nel piano interminato;
solo un tempio romano, ove facella
pi di vestal da secoli non splende,
e ai sacrifici l'augure non scende,
innalza torvo su un letto d'ortiche
le sue colonne antiche.

Le falangi dei Cimbri incatenati
qui passr, dalle invitte alme imprecando
ai ferri e alla fatal legge del brando;
qui pregr forse gli ultimi tribuni,
dalla vendetta dei barbari immuni,
tra l'arse insegne e i figli insanguinati,
i dolci lari - quando fiori al crine
degli amanti ponean donne latine,
e barcollava in mezzo all'orgie doma
la vetust di Roma.

Or sulle basi e i capitelli immani,
e fra i deserti portici e le ogive,
l'edera stese le braccia, lascive
come le spose di Nerone: l'ali
del tempo e dell'oblio nei penetrali
infranser l'are dei possenti Mani,
e troveresti in mezzo ai sassi, a caso
frugando, forse di un olimpio il naso,
che greco artista sculse e dei circensi
fiut votivi incensi...

Ma al tempio il danno e il nostro oblio che importa?
Gli idoli infranti, e fu l'oro rapito:
pur non svan la santit del sito;
la belt che dan gli anni alle rovine,
come raggio di un martire sul crine,
siede grande e severa alla sua porta,

e par che gridi fuor dagli archi neri,
se ne destano l'eco i passeggieri:
lunge, lunge dai ruderi romani
o progenie di nani!
Nimes, maggio 1858.


12

IL PROFESSORE DI GRECO

Il lungo e magro professor di greco,
che quasi odiar mi fece il divo Omero,
fu stamane a vedermi al mio studietto.
La tavolozza mia si tinse a nero,
e io lasciando i pennelli con dispetto
il guatai torvo e bieco.

Ch all'entrar suo mi rientr nel core
tutta la noia dei passati inciampi,
quando fanciullo pallido e sparuto
alle dolci anelavo aure dei campi,
e avrei pei gioghi del Sempion venduto
e Troia e il suo cantore.

Ma poi ch'io vidi l'uom, gi in uggia tanto,
incanutito e sofferente e stanco,
l'antica bile mi fugg dal petto,
e fissai mestamente il suo crin bianco;
egli abbracciommi coll'usato affetto
e mi sedette accanto.

Poi mi narr de' suoi lunghi malanni
e delle pene della famigliuola;
sentirsi affranto e avvelenato ormai
dall'afa sempre uguale della scuola,
che fin gli toglie il ricrearsi ai rai
del sole agli ultimi anni.

Indi guardando con occhio d'amore
la stanza piena di festa e di luce,
e le sparse mie tele e gli abbozzetti,
da cui la lieta fantasia traluce,
parea, che desto ai primi ardenti affetti,
chiusi non morti in core,

volesse dirmi: - Oh quanti nuovi lidi,
quanta stesa di cieli e di marine,
tu vedesti, e pur giovane sei tanto!
Ed io?... dei grami d gi presso al fine
che mai conosco di s vago incanto?
Nulla, mai nulla io vidi!

Talor fra l'aure aperte e la verzura
la mia stanca vecchiezza si riposa,
quand'esco coi figliuoli alla campagna;
ma quell'ora di pace, ahi come vola!
Qual tristezza maggior non m'accompagna
poi fra le chiuse mura!-
Povero vecchio! - ed io fui crudo tanto
da attristargli la gi misera vita ?...
S, versi miei, seguitelo per via,
ditegli voi, che col greco  svanita
ogni rancura, e che quand'egli uscia
dalla mia stanza - ho pianto!


13

SUICIDIO

Oh tesor negli scrigni giacenti,
oh dovizie all'azzardo diffuse,
e cui spesso sbadata profuse
una man che ignorava il dolor!

Oh metallo alle belle indolenti
tramutato in tessuti e in gioielli,
mentre intorno mieteva fratelli
la miseria suffusa d'onor!

Ecco un cadavere
d'adolescente;
guardate,  un pallido
volto soffrente:
vi brill un'anima
fervida, pura...
la spense il turbine
della sciagura.

Artista, e povero,
lott sperando,
fioria gi il lauro
sognato, quando,
svaniti i fascini
ad uno, ad uno,
alla sua soglia
picchi il digiuno...

Si spense... - O martire!
riposa in pace;
presso il tuo feretro
non splende face,
ricusa il tempio
questa tua salma,
che importa? al carcere
sfuggita  l'alma! -

Addio pennelli, tavolozza addio
sacra all'oblio!
 morto il giovinetto,
che al vostro fido aspetto
gloria sogn, sogn giorni felici!
Addio corse alle selve, alle pendici
ispiratrici,
addio dell'arte amori
coronati di fiori:
siete larve abbaglianti e ingannatrici!

O fuggito alle infamie del mondo,
vola, vola, ti bea nel sereno,
coraggioso, che il calice pieno
hai gettato alle spine del suol!

Or, dal cielo, tu, artista giocondo,
alle tele incompiute sorridi,
e dell'arte degli uomini ridi,
dipingendo coi raggi del sol!


14

MISTERO DI STELLE

Oh ditemi il segreto, erranti stelle,
dei vostri eterni palpiti!
Qual desio vi commove il petto ardente,
quale amor, nella bruna aura tranquilla,
vi consiglia a oscillar s dolcemente?

Forse  ver che di voi guida cascuna,
quaggi nel mondo vedovo,
un'anima alla meta in compagnia?
A noi l'antica et divinatrice
questa speranza del poeta invia.

Se fallace non , deh stella amica
del mio pensoso spirito,
che fai lass, dacch lasciai la culla?
Brilla, brilla infedele, e cerca intorno
una fiammella di gentil fanciulla!

E poi con lacci che ti presti il cielo,
a te per sempre annodala;
sciogli le nubi dalle sue sembianze,
guidala mollemente ove, al sereno,
le stelle dei felici intreccian danze.

Ma neghittosa se tu resti ancora
nella tua danza eterea,
oh a te, dall'alto, cui di notte agogno,
una ultrice tempesta urli sul viso
e spenga col tuo raggio ogni mio sogno!


 15

UN FIORE A SUO TEMPO

Un giovinetto
di vago aspetto,
un d fra i calici
mi raccont :
che di una bella
gentil donzella
come un maniaco
s'innamor.

Ma un d, la bella
gentil donzella
un fior donavagli,
pegno di f;
il padre antico
di quell'amico
gli vide il simbolo
dentro il gilet ;

la madre fella
della donzella
il vaso vedovo
vide di un fior;
scandalezzata,
l'innamorata
condusse subito
dal confessor.

E minacciato
dal padre irato
il cor del giovane
s'ingelid ;
oh giorno, oh fiore!
Povero amore!
S puro e fervido
come fin!

Qual era il nome,
quale il cognome,
di quel fior perfido
d 'oblio forier ?...
Egli era un nero
fior del pensiero...
Noi Lena amiamoci
senza pensier!

E finch sento
questo tormento,
detto fra gli uomini
male d'amor,
fiore non voglio
che porti imbroglio,
ma voglio stringerti
strozzarti al cor!

Quando poi stanco
sar del bianco
tuo sen, del morbido
tuo folto crin;
quando al tormento
del sentimento,
colla materia
 Dio porr fin...

la stanza, o Lena,
di fiori piena,
sar l'emporio
d'ogni color,
e allor nell'abito
o nel soprabito,
Lena, mi sdrucciola
quel noto fior!


Aprile 1858.

16

DONNE E POESIA



CANZONE DI UN MISANTROPO

E beata  colei che non si sar
scandolezzata di me.
Evangel. S. Matteo, c. XI., v. 6.

Come un raggio di sol su un vecchio muro,
monumento futuro,
in cui di verde l'edera ha vestito
i fior che adora il profumier perito,
e, amor dei vati e amor dei ciabattini,
i pampini divini,
e i merli ai fiori e ai pampini frammisti
sogno dei paesisti;

cos della tua luce, o Musa, un raggio,
rapito al paesaggio,
scenda sul viso alle fanciulle amanti,
alle meste fedeli, alle incostanti,
alle errabonde femmine infelici
di sposi cacciatrici,
a quelle che trovato uno ne hanno,
e a cuocere lo stanno!

Mostrami a nudo sotto i rai tepenti
le vedove languenti,
poveri fior che inaffiano l'infranto
stel, che rinasce coll'umor del pianto:
mostrami la signora in frange e in seta
e la serva indiscreta,
e la merciaia, e la modista, altiera
rondine della sera.

Spoglia i cuor, togli i crinolini audaci,
e tra i cerchi capaci
e tra le foglie dell'amor cadute,
indaga il sentimento e la salute!
Povero amico, aceto e cor prepara...
Ahi! bieca scena amara ;
oh illuson perdute, oh telescopio
mutato in microscopio!

Vedrai che nebbia ci copria la vista
in quell'et sprovvista,
povera et, del santo raziocinio;
ah, il re Petrarca avea solo il dominio
quando insiem sognavamo alcove e seni
del nostro amor sol pieni,
e un sorriso di donna il cor ci empiea
come fa la marea!

Una fanciulla quindicenne, bianca
larva pensosa e stanca,
ci faceva tremar fibra per fibra,
n vedevam lo spettro che si libra
a tergo di ogni donna,
che al fruscio delle perle e della gonna
nascoso entro la chioma,
 il solo amante, e ambizion si noma.

Il solo amante, il prediletto amante
della fanciulla errante
mesta per via col cappellin sdruscito,
della compagna che al fatal marito
quasi a baston si appoggia;
della superba che dall'alta loggia
degna guardar la plebe,
e della fante nata sulle glebe.

S, la fante che arriva in sul mercato
col viso imporporato,
e in cui tu dentro al sen brunetto e tondo
sognavi l'innocenza e il far giocondo,
ha anch'essa un crinolino,
spera il mantel di seta e l'ombrellino,
e compra il cacio e il pollo,
con quattro perle flse intorno al collo!

La crestaia ?... misura al tuo pagare
se degno sei d'amare;
della tua borsa al nobile spessore
che particella ti pu dar del core,
fino a che punto il viso
farsi gentil, per schiuderti un sorriso,
e ti misura i corni
dal numero dei nastri onde l'adorni.

Fra le eleganti, che alla fantasia
schiudono tanta via,
met coi dolci della faccia incanti,
e met colle vesti auree, striscianti,
e il volar dei cavalli,
e dita bianche strette in guanti gialli,
potr forse l'amore,
dopo tanto bussar, trovarsi un core?

O pallido poeta, ecco, mia musa,
gi di pallor suffusa,
getta la luce sua fra queste sete,
fra tante gemme in tanto oro s liete;
spingi l'occhio sagace,
e tenta i cori, e cercavi una face...
Ahi! lucignoli solo
rischiarano del tuo l'ardente volo.


Se tu in mezzo alle dame, o sventurato,
giammai ti se' innoltrato,
obliando le tue rime balzane
in tasca, come briciole di pane...
Ah le ascondi pudico,
o piuttosto le dona ad un mendico,
ch il pan della tua fama
sale non ha che stuzzichi una dama!

In chi, dimmi, versar l'onda infinita,
in que' bei d nudrita?
L'onda di un core che una volta appena
sia stato dalle muse a pranzo o a cena?
Secol decimonono,
noi dividemmo i fulmini dal tuono,
ma tu, crudel, rapisti
le scintille dai cuori, e ci punisti!

Ecco! ogni anno che scende a noi trafuga,
nella veloce fuga,
qualche sacra dei nostri avoli usanza!
Finir le serenate, e della coda
l'ondeggiar venerando,
l'epica  morta, e del teatro Fiando
gi si minaccia il fato,
e cadr dei Figini il porticato...

Piangete, alme gentili, anche l'amore
si  fatto viaggiatore;
per qualche pi felice astro, infedele
ci abbandonava e spieg al ciel le vele!
Qui, Poesia soltanto
rest sparuta a pochi mesti accanto,
a ricordar gli ardori
onde una volta arse i paterni cuori.

- Amico! al dio defunto onor di eletti
carmi donai, perdetti
assai tempo languendo, ora ci vedo,
e no, perdio! non voglio essere Alfredo
s'esser non posso Arturo!
Amor, riposa in pace, astro maturo:
amico, ai campi, ai campi;
addio di cuore, o femminili inciampi!

Oh s, amerem della natura i santi
i benedetti incanti :
la montagna lucente in faccia a noi,
 i salici curvati ai lavatoi,
il lago specchio delle stelle, e i molli
clivi dei nostri colli,
e i fior del prato, e i ruminanti bovi
giacenti in mezzo ai rovi.

Il noce, l'olmo, i platani romiti
ci appariran vestiti
della scorza che Iddio, sarto giocondo,
destin lor quando cuciva il mondo,
e cogliendo tra l'erbe i gelsomini,
nudi di crinolini,
al profumo, al candor li sceglieremo,
e ghirlande faremo!

E l'aura che verr dalla foresta,
sia risonante o mesta,
non sar, come i femminili accenti,
il mobil velo, no, dei sentimenti;
sar un semplice suon di ramo in ramo
un sussurro, un richiamo
da nido a nido, che dar frescura
a tutta la natura.

S, amico, lascia correr l'acqua al mare,
lascia i bimbi sognare,
giungeranno piangendo alla ragione;
lascia che dolci e candide persone
schiudan sorrisi da strappar le stelle...
noi conosciam le belle:
e colle muse al fianco, accorti eroi,
ci adorerem fra noi!

Giugno 1853.


17

TUTTI IN MASCHERA

Uom, tu che nasci in maschera,
e mascherato muori,
osi insultar, se incognito
 anch'esso il Dio, che adori?

Vorresti tu conoscerlo
ed affisarlo ignudo,
come una compra femmina,
o il conio di uno scudo?

Ma tu, da culla a feretro
lasci un sol d il mantello?
Ardisci mostrar l'indole
del cuore e del cervello?

Dio che a ragione, o tanghero,
di te pi furbo  assai,
t'acqueta, la sua maschera
non lascer giammai.


E tu in ginocchio pregalo
che ci lasci la nostra,
perch sarebbe orribile
l'anima messa in mostra!



18

- Amor ci suscita,
ma come, e donde?-
Le razze intrecciansi,
nessun risponde.

Inconscie reclute,
travolte in guerra,
piovono l'anime
su questa terra:

le stelle brillano
sui nostri amori,
il suol ci germina
serti di fiori,

ma tutto  tenebre
pria della culla,
e dopo il feretro
vediam pi nulla!


19

SENZ'ALI

- O del mio mesto april rondine cara,
vieni a volar nella stanzetta mia,
quando l'arte, di amplessi ahi! troppo avara,
del disinganno vittima mi oblia!

Vieni e vedrai, specchio di un tuo sorriso,
la tavolozza mia tutta splendore,
e sentirai, commosse al dolce viso,
le fosche tele sussurrar d'amore... -

Ma, ahi lasso! la gentil mia rondinella,
 una debole, trepida fanciulla,
che, sebben come un angelo sia bella,
fu senz'ali posata entro la culla;

e quando esce di casa a far mazzetti
della viola sui margini odorosa,
e a sospirar nei placidi boschetti
il d che intrecci ghirlanda di sposa:

non vola, no, libera in mezzo al cielo,
ma preme il suolo, e a colmo di sventura,
la madre ha accanto che le abbassa il velo,
e la dilunga ognor dalle mie mura.


20

LARVE ELEGANTI

Come fra nebbia nei boschi caduta,
io dell'et vissuta,
rammento i giorni sacri al primo amore;
quelli in cui sbuccia il core
come dai chiusi petali al mattino
un puro gelsomino;
quando, coll'alba, discendean, sull'ali
dei sogni, a' miei guanciali,
palpiti strani e idoleggiate torme
di seducenti forme!
Nella memoria mi riposa ancora
la vita di quell'ora,
e veggo omeri bianchi e bianchi denti,
e labbra sorridenti,
e occhi mesti e pupille accese e nere
passar davanti a schiere,
lasso! e non una ne sort, gentile
tesor primaverile,
a offrirmi i baci, a offrirmi il santo affetto
sognato al loro aspetto... ?
Eran tutte fanciulle innebriate
di danze avvicendate,
eran fanciulle che leggean romanzi
di fantasimi e ganzi,
eran fanciulle che poneansi al crine
fra i vezzi, fra le trine
e gemme e perle e corone immortali
di fiori artificiali...
ed io gi in petto avea l'onda dei versi,
e gli occhi al ciel conversi,
e gi pensoso mi smarrivo a sera,
tra i fior della riviera,
ascoltando il sospir che mollemente
muove dal sol morente!


21

Spesso i sogni che all'anima son belli,
ti aleggiano d'intorno al primo albore,
quando fuor del verone i mesti augelli
sospirano del cielo il tenebrore.

La tua vergine allora, in abbandono,
ti stringe il core che di gioia piange,
e, innebriato, ti risvegli al suono
della pioggia che a' tuoi vetri si frange.


22

IL POETA UBBRIACO

Datemi un nappo, datemi dei versi;
le imposte aprite, entrino i venti e il sole:
quanti fantasmi nel cervel dispersi!
Che musica di forme, e di parole!

Sento un odor di grandine e di rose,
e il vo' scrivere in versi alessandrini:
come fanciulle flebili e amorose
cantin le cetre dai sonori crini;

e dando il braccio a sedicenni amanti,
pallide di languore e di piacere,
ors, apparite, o ciclopi, o giganti,
e danzatemi intorno al tavoliere!

Sento il raggio del sol scendermi in petto,
e scaldar fibre sconosciute ancora;
- giganti, il vostro mistico balletto
ama la nota flebile o sonora?

Volete le cadenze imbalsamate
di fragranze di rosa e gelsomino,
o le rime dal turbine accozzate,
come foglie cadute in sul cammino?

O la canzon della notturna pesca
che naufraga piangendo fra i marosi,
o lo stridor con cui la tigre adesca
l'arabo in caccia fra i palmeti ombrosi?

Volete il canto che intuon Maometto,
o il salmodiar che il Nazareno onora?
Giganti, il vostro mistico balletto,
ama la nota flebile o sonora? -

Sento un odor di grandine e di rose,
e il vo' scrivere in versi alessandrini;
come fanciulle flebili, amorose,
cantin le cetre dai sonori crini!

Ma, o sedicenni danzatrici bionde,
volete i nostri balli, o i balli antichi;
dell'India amate le danze feconde,
o il rustico ballar nei piani aprichi?

Volete in giro rotear sul prato,
le mani unendo, e accelerando il piede,
o amate saltellar lungo il selciato,
come le donne sue Napoli vede?

O come anella musiche, alle dita
i legnicciuoli della catalana,
a fascinar volete alla partita
i giovinetti con la danza ispana?

Volete il ballo del francese amato,
da cui l'uom pio scandalezzato riede,
o amate saltellar lungo il selciato,
come le donne sue Napoli vede?-

Datemi un nappo, datemi dei versi!
Le imposte aprite, entrino i venti e il sole!
Quanti fantasmi nel cervel dispersi,
che musica di forme e di parole!

Oh sorridete, sedicenni amanti,
pallide di languore e di piacere;
o eroi di fiamma, o ciclopi, o giganti,
dite, entrar posso nelle vostre schiere?

L'anima  un mar di note onnipossenti,
e sotto i baci del licor di Chio,
forti ho le braccia, e l'ali al cor potenti!
- Dite, entrar posso nella ridda anch'io?

Roteamo, cantiam, bimbe, giganti!
E d'amore e di vin qui scorra un fiume;
versi, aria, luce, fior nei crini erranti,
io brucio, e sento che divento un Nume!-


 23

RITRATTI ANTICHI

Tele antiche, io vi saluto,
che dall'arte profumate,
qui vivete, come mummie
delle razze trapassate!-
Ecco appeso alle pareti
lungo stuol di cavalieri:
una truppa di guerrieri
che la morte insiem colp!

Ecco vergini e matrone
dalla nobile sembianza,
che di sguardi malinconici
intersecano la stanza;
ecco frati, e suore, e preti,
cui nel volto ancor si legge
la nequizia che fu legge
per le plebi di altri d!

- O bruna fanciulla
che sempre sorridi,
ti dieder la culla
gli iberici lidi?
Quegli occhi pi fulgidi
dell'aurea cornice,
oh dimmi se resero
un uomo felice!

Di nacchere e ghitarre
oh ardor di serenate!...
Dimmi, quanti morirono
sotto tue lunghe occhiate?
Ringraziane il pittore!
La tua sembianza suscita
faville ancor d'amore,
la tua potenza magica
tutta spenta non :
se vengo a farti visita
sogno la notte a te! -

- O fiero soldato
che impugni la spada,
 orgoglio sprecato,
nessuno a te bada:
a cento ti passano
davanti i codardi,
e impavidi affrontano
l'orror de' tuoi sguardi!

E un d quel brando in fuga
forse ponea le armate...
dimmi quanti morirono
sotto le tue pedate?
Ringraziane il pittore!
Se pi non fugge il pubblico
compreso di terrore,
la tua sembianza suscita
un desiderio in me:
vorrei veder sul Mincio
la rotta intorno a te. -

- O pingue matrona,
che appoggi alla sponda ;
dell'ampia poltrona
la faccia rotonda,
per certo fiorivano
i pranzi al tuo tetto;
oh dimmi lo stomaco
ti fece difetto?

Odor di tue cucine
dopo le pingui caccie!...
Dimmi, quanti rnorirono
sotto le tue focaccie?
Ringraziane il pittore!
La tua sembianza suscita
il chilo e il buon umore;
la tua potenza magica
tutta spenta non ;
se l'appetito langue
vengo fidente a te! -

- Ma tu cardinale
dal viso paffuto,
dall'occhio bestiale,
tu pur se' vissuto?
S dimmi, al tuo secolo
fiora la bottega?
Con quanti carnefici
stringesti tu lega?

Temevano gli armenti
levar su voi le faccie?
Dimmi, quanti morirono
sotto le tue minaccie?
Maledici al pittore!
la tua sembianza suscita
e lo schifo, e l'orrore!
Se in petto avessi un pallido
baglior della tua f,
si spegnerebbe, o lurida
figura, innanzi a te! -

Gennaio 1862.


24

AMOR DI CRESTAIA

- No, mia diletta, non ho pi quattrini,
per mutarteli in nastri e in cappellini:
siamo a Natale, e le mie due sorelle
aspettano un mio dono a farsi belle,
e le sorelle, e la mamma, e la nonna,
gi da un anno sdrusciscono una gonna:
Nina, se m'ami, non cercar denaro,
son povero, lo sai, non sono avaro.-

- Mi parli gi da mesi, o giovinetto,
e sai se al mondo ebbi pi caldo affetto;
sai che di baci mi bruciasti il viso,
sai che m'addenta il cuore un tuo sorriso,
sai che son tutta tua dal capo a' piedi...
ma, santo Dio, non ho il coraggio, credi,
se alcun mi chiede chi mi port via,
di dirgli il nome della fiamma mia!

Darei la vita per la tua famiglia,
ma, ve', il tessuto tutto s'assottiglia;
puoi tu vedermi uscir cos sdruscita?
Per le sorelle tue darei la vita,
perch son buone e son cortesi e belle,
e perch infine son le tue sorelle:
ma, Dio santo, non ho, non ho un'amica
pi innamorata, e di me pi mendica!-

Il giovinetto comprer la vesta,
perch la sorte degli amanti  questa;
oblier vedendola giuliva
il focolar ch'ei di conforti priva...
Finch, un bel d, la fervida crestaia
la gonna sdegner dell'operaia,
e spariran, di un ricco al nuovo affetto,
i regali e l'amor del poveretto!





 25

ASSOLUZIONE

La mia ganza, una bimba assai devota,
e credo, a molti parroci ben nota,
venne a narrarmi, tutta addolorata,
l'ira del prete che l'ha confessata;
- Eh via - le dissi - vien, vieni a cenare,
io stesso poi ti voglio confessare,
e se vedr che mi vuoi bene assai,
assoluzione e baci in copia avrai;
ch Dio promise, in questo oh grande e buono!
a chi avr molto amato, il suo perdono! -


26

ORGIA

Versate amici il nettare divino!
Bruna  la notte, e la face scintilla:
spumeggi in cor coll'ispirato vino
la musa brilla!

Splende la face e s'avvicina il giorno;
nei colmi nappi un'anima s'asconde;
versate, amici, e danzatemi intorno
e brune e bionde!

Buia  la notte, e miagolan sui tetti
come bimbi sgozzati i gatti amanti;
cantiam, cantiam gli sprigionati petti.
le treccie erranti,

le tese braccie delle danzatrici!
Splende la face, amiamoci, e beviamo;
 dolce sussurrar fra nappi e amici :
fanciulla, io t'amo!

Fra gli spruzzi del vin, come, a vederla,
la schiera delle amanti  pi gentile;
son come i fior che la rugiada imperla
ai d d'aprile.

Versate, amici, il nettare divino!
Bruna  la notte, e la face scintilla:
spumeggi in cor coll'ispirato vino
la musa brilla!

Cozziam le tazze, ed accozziam canzoni,
l'anima e il corpo insiem perdano il perno,
e a conto nostro danzino i demoni
nel loro inferno!

Brindisi ad essi, e agli angeli dei ciel,
brindisi al sole, e agli astri pellegrini,
brindisi al mare, al fulmine, e agli steli
dei fiorellini!

Splende la face, e s'avvicina il giorno:
nei colmi nappi un'anima s'asconde!
Versate, amici, e danzatemi intorno
e brune, e bionde!

Tutti, tutte, ahi! corr l'eterna notte
dopo queste d'amor fulgidi notti;
morrem noi pur, frammisti alle bigotte
ed ai bigotti;

ma di costor la vivida natura
ritemprar non potr, col cener molle,
che ortiche, e rovi, e squallida verdura
d'aglio e cipolle.

Dalle ceneri nostre, ancor frementi
del vasto incendio che abit le salme,
evviva, amici! nasceranno ai venti
platani e palme!


27

Quella ciarliera, Angelica,
fante di casa mia,
mi narrava di un Tizio
morto di apoplessia,
e raccontar credevasi
un'alta verit,
dicendo: " Quel buon diavolo
and al mondo di l!".

-  Al mondo ? - io chiesi - spigati :
di l ? di l di che ? ".
Ma credereste ? Angelica
non ne sa pi di me,
e non pot rispondermi
n il come, n il perch!


28

VERITA'

Ho il canto dell'pupa,
ho il viso di un prete,
le penne di un passero
sfuggito alla rete,

fanciulla, per essermi
s cruda e severa?
Se' tu inespugnabile,
mia bella trinciera?

Che filtri, che spasimi
fan d'uopo al tuo cuore,
perch mi rimuneri
di un raggio d'amore?

Vuoi dunque ch'io lagrimi,
ritrosa romana,
al par delle statue
di piazza Fontana?

Ch'io vada pescandoti,
per darti la cena,
nel nostro naviglio
delfino, o murena ?

Ch'io danzi coi trampoli
su un filo di seta,
che un ago ti fabbrichi
di carta o di creta?

Ch'io strozzi un canonico
coll'irte tue chiome,
ch'io fermi l'elettrico
gridando il tuo nome?

Ch'io rubi nell'etere
di stelle un collare,
o fili il tuo strascico
col raggio lunare ?...

E s che le bubbole
potrei qui finire,
se avessi la voglia
di farti arrossire,

fanciulla, dicendoti
la prosa del vero:
- Ho d'oro penuria,
son grullo se spero. -

 29

 NELLA TOMBA

Preda dei vermi languidi,
sar vendetta mia,
per entro all'ossa putride
studiando anatomia,

nuda veder l'origine
d'ogni mia pena, il cor!
E la ragion richiedergli
di tanto e tanto amor...

Poi, bardo estinto, un ultimo
sospiro accoglier,
per ringraziar l'artefice
che la cassa inchiod,

e alla chiesa cattolica
perdonar, nella quiete,
il puzzo delle esequie,
e il brontolo del prete!


30

VECCHIERELLI AL SOLE

- Sulla porta dell'ospizio,
dove usciste in lenta schiera,
che vi dice, o miei vecchietti,
questo sol di primavera?

Oh narrate di che palpiti,
tramontati i caldi affetti
frema ancor l'et senile
all'arrivo dell'aprile ;

della speme tornan gli angeli,
o vi afferra il disinganno?
Dice il cor: siam vivi ancora,
o vi dice :  l'ultim'anno ?

Quest'auretta carezzevole,
vecchierelli, vi innamora,
o vi strazia col pensiero
ch'ella  muta in cimitero?

Oh il gennaio malinconico
rammentate, quando il cielo
era bigio, e al letticciuolo
vi assalia la nebbia e il gelo!

Rammentatevi le lagrime
che spargeste in questo suolo;
e gli stenti, e gl sconforti,
e gli amici che son morti!

E direte: Auretta tiepida,
il Signor t'ha benedetta:
son pur belli in primavera
il giardin, la cameretta!

E direte: Auretta tiepida,
del Signor sei messaggiera;
spunti, auretta, il giorno estremo,
noi lass ci incontreremo!-

31


I SUPERSTITI


Una mesta mi additarono
giovinetta a brun vestita,
e mi dissero: -  la Rita
che ha perduto il genitor! -

Pochi mesi sorvolarono,
la rividi in una festa:
avea candida la vesta
e danzava in mezzo ai fior!

Vidi al corso un cocchio splendido:
son gli eredi di un marchese,
che di qui, non corse un mese,
dentro il feretro pass!

Una sposa mi mostrarono
pi di ogni altra seducente,
e allo sposo sorridente
qual chi molto e a lungo am...

Cos bella, cos giovane,
chiusi gli occhi a un altro avea:
or le fila ritessea
dell'amor che sepell!

S, fra i canti dell'esequie,
scorron lagrime dirotte,
ma, asciugate in una notte,
son sorrisi al nuovo d!

S, coraggio, o musa pallida,
vieni meco al cimitero;
ve' di croci il campo  nero,
e siam soli in mezzo a lor!

Ma non val sospiro o lagrima
quest'oblio dei visitanti:
siamo tutti commedianti,
commediante  il tuo cantor!

Spesso i giorni dei superstiti
son da un feretro abbelliti,
dei nepoti agli appetiti
desco  spesso un freddo avel;

se qui pria giunge la figlia
presto il padre si consola,
che davanti a un'altra stola
potr dare un altro anel;

pi il riccone invecchia e al parroco
sospirar fa i bruni arredi,
pi la rabbia degli eredi
gli conforta i vecchi d.

Se... ma tremi o musa? debole,
tanto inver non ti credeva ;
che? tu pur se' figlia d'Eva,
e tu lagrimi cos?

Oh all'inferno e pianti e tumuli!
Ritorniamo a porta Renza,
l  l'altar dell'apparenza
tutto  festa, e buon umor!

E stassera, o mesta vergine,
noi stassera, danzeremo,
e nel vino affogheremo
le mie ciancie e il tuo dolor!


32

LA LIBRERIA

Spesso io contemplo in estasi
la vecchia libreria,
la fida amica, l'anima
della stanzetta mia,
e, quando mesto io veglio,
parmi udirla cantare
le note indefinibili
che han le campagne e il mare.

Io, come un uomo celibe,
che per passar la festa
esce all'aperto, e in ozio
vagando alla foresta
coglie sbadato ai margini
un mazzolin di fiori,
e fa un pazzo miscuglio
di forme e di colori:

qui fuggendo i papaveri
dei greci e dei latini,
raccolsi del mio cranio
i pochi fiorellini:
qui, d per d, pascevasi
la giovinezza mia;
dell'alma  il calendario
la vecchia libreria.

D'antichi e nuovi scheletri
vi giace un cimitero:
messer Francesco spasima
presso il gagliardo Omero,
Rousseau e Plutarco fiutansi,
e i santi Evangelisti
placidi sonni dormono
in braccio agli antecristi!

Giusti, compagno incomodo,
d nel fianco a Marini,
Manzoni inconsapevole
sostiene Niccolini ;
sotto que' vetri sparvero
gelosie di mestiere,
e vivono in famiglia
codice e canzoniere.

Vi son volumi fracidi
dei secoli passati,
dal tabacco degli avoli
dipinti e consacrati,
vi son moderni in folio
legati a ghirigori,
che sembran dir: - guardateci
non siam belli... di fuor? -

Vi posa, o pia memoria!
tolto al suo tavoliere,
dell'ava mia carissima
un libro di preghiere,
dal mio giovine orgoglio
ahim! troppo obliato
fra i sogni dell'infanzia,
che i preti mi han turbato.

Ella alle eterne pagine,
bimbo, mi innamorava,
e vi ponea per indice
i fior ch'io le donava;
ma l'ava santa  in polvere,
i fior sono avvizziti,
e della fede gli angeli
con lei, con lei spariti!

Cade la pioggia a torrenti, e risuonano
come tasti di cembalo le tegole;
un gatto nel cortil miagola ed urla,
quasi di spento vate anima errante!
crepita il focolar, bizzarramente
illuminando la mia fredda stanza:
ve', il letto mi sorride in un cantuccio...
se' tu l'amante che all'amplesso inviti?
Ma invano al gelo della strada io penso,
e a chi corre affannato la campagna,
per farmi dolci colla pena altrui
la quiete, e il sonno.. i miei scaffali vegliano
ed io qui resto ad ascoltarli intento!

Come fauci di cantanti
che si muovono su e gi,
or si schiudono, or si serrano
i volumi palpitanti,
quasi albergo all'alme fossero
degli autor che non son pi!

Udite, udite il cantico
che accompagna la pioggia;
or chi mi parla,  un logoro
libro d'antica foggia:

- Giovinetto, che guardi e sospiri,
qual speranza ti ride nel cor?
 Tarpa l'ali de' lunghi desiri,
oltre il mondo non cerca l'amor!

Liba, liba alla vita, infelice,
ch a galoppo s'involano i d;
la speranza  una dea traditrice,
tutto fu quando il corpo mor!

Ve' che notte, che venti, che gelo,
ve' che cenere al tuo focolar!
Oh non pensa ai misteri del cielo,
corri invece una donna a cercar:

i tesori degli omeri nudi,
delle chiome cosparse di fior!
Oh divini di Venere ludi
quando Bacco le avviva i color!

Ama, e bevi, gentil giovinetto!
Conta l'ore coi baci e i bicchier;
la bottiglia ed un candido petto,
ecco il nume, ecco il culto, ecco il Ver!-

- Ahim! ho libato al calice
dei godimenti umani!
Dei baci amai la musica,
e anch'io cacciai le mani
tra profumate chiome,
e di pi d'una il nome
mi si stamp nel cor!

Io pur cercai nei pampini
di Bacco, un d, la gioia;
ma fra l'ebbrezza e l'estasi,
quando sparve la noia?
Succhiato ho disinganni,
veleno di malanni,
col vino e coll'amor!

O maledetta, inutile
se tutta  qui la vita!
Questa mia bella imagine
fu dunque partorita,
di donne a trionfare,
e le viti a sfruttare,
e tutto, e tutto  qui?

No: libro infame, l'anima
sento fremermi in petto,
e confidente il termine
del mio galoppo aspetto!
Ma chi mi dice dove,
e di che tempre nuove,
fia de' risorti il d? -

Sotto i vetri i libri altercano
e di pagine  un frusco,
qual di foglie che al nato
tronco strappa l'uragan!

- Bimbo! un altro volume mi dice,
vivi e alterna i tuoi canti felice!
Il tuo spirto dal corpo spiccato,
poi che i liberi cieli ha adorato,
un volante augeletto sar;
un augello di cento colori
che da un nido contesto di fiori,
modulando divini concenti,
e cullato dall'ali dei venti,
fino al sole il suo vol spinger!-

- No - grida un fascicolo -
all'ultimo d,
nel cielo ti aspettano
le fervide Ur... -

Ma qui, cercando un'altra rima in i,
m'accorgo che la musica
di pi chiare cadenze si vest!...
Son sorci, sorci, ahi misero,
che fan la vecchia libreria vibrar...
e gi da un mese io lascio
col vago suon la fantasia volar!
Poi se vi garba, ditemi
che i poeti non sono da legar!

Altro non  la musica
che una cena di topi viaggiator...
Io che sperava scrivere
su questo tema tanti versi ancor,
dar al fuoco la cantica,
e nelle coltri metter il cantor!

Oh! ma prima al pericolo
il ricordo togliamo
della mia nonna: o povero
libro fra tutti io t'amo!. .
Ecco i salmi di Davide,
ed ecco, ecco il Vangelo...
come era bello il cielo
ch'io vi leggeva un d!

E adesso ?... oh torna all'anima
sempre l'antica fede;
cinto di pie memorie,
il Dio dei padri riede;
riede possente, e il bacio
che al libro or ora io dava,
dal tumulo dell'ava
securo a Lui sal!


33

L'INNO DI PIO NONO

Quando in marzo fuggirono
le insegne giallonere,
e alle nostre bandiere
risero i tre color;

noi cantavamo, pargoli,
l'Inno di Pio nono,
che dei tiranni al trono
malediceva allor.

Ma un d la madre dissemi,
tutta piangente e smorta:
- Questa canzone  morta,
non la cantar mai pi! -

Quel d, le madri italiche
tutte ammonir la prole,
perch di Roma il sole
un lampo, un lampo fu!

Quei bimbi che inneggiavano
or pi non siam, perdio!
Siam la legione, o Pio,
che il Campidoglio avr;

siam gli implacati vindici
del pianto delle madri,
siam l'egida dei padri
risorti a libert!


34

AI COLLEGHI NAPOLETANI

Chi parta dalla bella laguna
verso il golfo che pari non ha,
e dell'arte l'intatta fortuna
ricercava alle cento citt;

chi movea dall'avello di Dante,
di Virgilio cercando l'avel,
ben trovava uno sempre il sembiante
dei fratelli, e il sorriso del ciel!

Sol cambiava divisa lo sgherro
che spiava il suo sacro cammin,
e scorgeva barriere di ferro
dal Cenisio all'estremo Apennin!

- Dite or voi, giunti pur da lontano,
il confin dell'Italia dov'!
Voi venuti a far lieta Milano
messaggier di concordia e di f!

Ah si stringan le destre, ch eterna
questa pagina al mondo star;
e si ingemmi coll'arte fraterna
che gigante qual fu, torner!

E or salpando alla bella contrada
vi sian facili i venti del mar;
noi sappiam che a far breve la strada
vi fia dolce di noi ricordar!

E se Napoli, giunti, vi chiede
che novella Milano le d,
voi cui mesce l'italica fede
alla gioia un'immensa piet:

dite a lei, che la suora diletta
le rimanda un amplesso d'amor...
ma che Roma confida ed aspetta,
e Venezia  una martire ancor!


35

Oh non passate mai, plebi frementi,
femmine folleggianti in carnevale,
cori festosi e musiche plaudenti,
non passate dinnanzi all'ospitale!

Lasciate che sul misero guanciale
rassegnati riposino i morenti,
assopiti aspettando il funerale
corona alle sciagure, e ai patimenti.

Lasciateli coll'angelo che canta
la divina melode all'infelice:
col Cherubino della fede santa.

Ahi! se i fantasmi del gioir superno
turba la vostra voce insultatrice,
sparisce il cielo, e schiudesi l'inferno!


36

CONSIGLIO

Donne, voi somigliate alla natura
che, se sorride, gli uomini innamora,
e desta la mestizia e la paura,
quando minaccia e quando si scolora.

Ma rammentate che l'april, se infiora
tutto nei campi, lascia fredda e scura
l'alma che gli alti suoi misteri ignora
e del bello alla fiamma non si appura.

Oh dell'aprile candide sorelle!
Somigliategli in tutto, disprezzate
chi non adora che la vostra pelle,

e soltanto le fide anime amate
che, sotto il velo delle forme belle,
sanno i tesori che nel cor celate!



37

COMMISSIONE

Metti un gaio color sul tuo pennello,
e dipingimi un cielo al primo albore;
poi fra le piante e i fior di un praticello,
un somarello - che canti d'amore.

Metti, se non puoi l'oro, almen l'orpello
sul tuo pennello - amico dipintore,
perch quel cielo rilucente e bello
l'occhio abbarbagli dello spettatore.

Il somaro che innalza i caldi lai
spiri dagli occhi un'aria sofferente
qual di chi spera, e lieto non fia mai:

poi quando la tua tela mi darai,
io ti dir se ben ritratto avrai
il volto di madonna e il committente!


38

STAGIONE PROPIZIA

Quando muoiono i fiori ai davanzali,
e quando i vetri la nebbia accarezza,
e le rondini in mar battono l'ali,
e del negro fanciul di val Vegezza

il grido, che dai vertici natali
chiamando il freddo e la malinconia,
par, della via fra i suoni incerti e uguali,
un la stonato in una sinfonia:

 quello il tempo di trovar marito,
fanciulle: allora l'uom che sta soletto,
come le membra, ha il core intirizzito;

e nella pace del deserto tetto
di un angelo che seco a un muto invito
s'assida al focolar, dolce  l'aspetto!



39

PICCOLE MISERIE

Primi rancori, puerili pianti,
capitomboli miei sul pavimento,
rabbuffi delle serve intolleranti,
e fiabe delle mie notti sgomento;

giocatoli calpesti, e vetri infranti,
alfabeto del mio labro tormento,
schiaffi delle maestre, e pensi erranti
sui scartafacci, ancora io vi rammento.

Fiuto ancor della cattedra l'odore,
risento il gelo delle vaste scuole,
e riveggo il bidello e il professore. . .

Oh memoria crudel, spina del cuore!
E dove sono il volto e le parole
dei primi amici, e del mio primo amore?


40

AMICI ALLA PORTA

Coppie eleganti della vaga festa,
c' alla porta una folla di signori
di vario sesso, di diversa vesta,
amici che vi aspettano di fuori.

Son tanti i tipi, son tanti i colori,
che di farli inoltrar mi venne in testa;
ma una donna fra lor, cinta di fiori,
mi dissuase, e la ragione  questa:

mi disse il nome dei compagni suoi:
scusatemi, dei vizii  la brigata,
che per danzar dimenticaste a casa;

e  la virt di gigli incoronata,
quella che entrar non volle, persuasa
di trovar pochi amici in mezzo a voi.



41

FANCIULLA IN DELIRIO


- Levatemi le coltri!...  maggiorana,
che bisogna piantar nel mio giardino
Ascolta... a festa suona la campana...
ma che fa qui in un angolo il becchino?

Deh, profumami, madre, il moccichino
coll'olezzo dei colli, e la sottana
dammi ch'io vi ricami un fiorellino...
ma il vecchierello ov' che mi risana?

Oh non pi, madre, medicine amare,
stanotte io feci un sogno fortunato...
e al dottore lo voglio raccontare;

un bel sogno... era un giovane soldato,
poi venne un prete... poi vidi un altare...
Madre, madre, il becchin l'hai congedato? -


42

OLANDA

Un cielo grigio, una mesta campagna
che uniforme svanisce all'orizzonte,
un placido canal che l'accompagna,
e qualche donna che scende alla fonte;

lungi, nei prati che la nebbia bagna,
la citt sulla gotica sua fronte
alza l'antica cattedral grifagna,
sparuta come il vertice di un monte...

- Non hai teco un rimario, viaggiatore?... -
Ove fuggisti, o mio lepido umore,
in che borgo ho smarrite le parole?

S, al focolar del prima albergatore,
sento che canterai, povero core,
l'amor d'Italia, e dell'Italia il sole!


43

VETTURA NOTTURNA


- Per la deserta strada, o viaggiatore,
dove t'affretti ai raggi della luna?
una madre lasciasti, il genitore
e sposa e bimbi, per cercar fortuna?

La notte in breve si far pi bruna:
forse al varco ti attende un traditore,
e cadran tue speranze ad una ad una,
come le foglie d'appassito fiore.

Se soltanto lasciasti una stanzetta,
un davanzal fiorito, un letticciuolo,
la portinaia, o un cane che ti aspetta,

cedi al mesto pensiero, e torna a volo:
quanti pianser, ma tardi, la negletta
povert lieta del paterno suolo!


44

PITTORI SUL VERO

Schiudesti appena il tuo logoro ombrello,
e gi d'urti e di inchieste ti circonda
di pescatori un garrulo drappello,
e dura legge  pur che si risponda.

- Eh, che mai fa ? - Dipingo. - Oh bello, oh bello!...
- Ma come ? - Come posso. - E cosa ? - L'onda.
- L'onda del mar?... ci metta anche un battello.
- Il tuo, no, il mio che azzurri ha remi e sponda.

- Ma del quadro che fa, lass a Milano?
- Al prossimo di buona volont
lo vendo come l'ostriche e il merlano. -

La gente crolla il capo e se ne va,
dicendo : -  un pazzo - ed io soggiungo piano :
- V'ha chi tali ci crede anche in citt. -


45

Ma bello  quando parlano, seguendo
del pennello la corsa affaccendata,
e fra loro in famiglia discorrendo,
di tutti i casolar della borgata.

- To', la casa di Gilda  gi segnata!
- Ve' la finestra qui del Reverendo!

Or che la fante gli cadde malata,
anch'egli il pover'uom va impallidendo.

- Guarda la barca di compar Clemente
che s' annegato pescando corallo!
- Ve', ve', il giardino qui dell'Intendente!

- Oh ma non scriva, no, quel muro giallo:
vi sta un ricco che mai messa non sente,
e il curato lo danna senza fallo! -


46

Ma chi di voi parler... degnamente,
osterie che i pittor ricoverate?
Delle vostre cucine  nume un niente
frammisto di cipolle e di patate!

Sognate vino e ostiera seducente?
Un vecchio marinar vi ritrovate,
che vi schiude una stanza puzzolente...
Della cantina ohim non ne parlate!

Ma quando tapezzata  la stanzetta
di tele, e qualche amabile pilota
narra gli eventi della sua barchetta

e un letticciuol le stanche membra aspetta...
l'itinerario del diman si nota,
e sulle labra vien la canzonetta!


47

Pensate a un uom, prigione alla locanda,
con una pioggia che a torrenti cade!
Se costui Cristo al diavolo non manda
 paura d'entrambi che lo invade.

Uscir?... di fango sono un mar le strade,
e le mie scarpe han l'aria miseranda;
che cesser, l'oste mi persuade,
e ch'io pazienti ancor mi raccomanda.

Si comincia a educare il gatto o il cane
con cento schiaffi, ed un soldo di pane,
poi si contano travi e casseruole,

poi sospinta la serva alle carole,
e affumicate dei sorci le tane,
sbadigliando si scrive un inno al sole!


48

Ma ritornato dalla lunga gita
alla casa paterna, a' tuoi diletti,
d'alme memorie l'anima arricchita,
e la valigia piena di abbozzetti:

come lieto rivedi i cavalletti
che abbellano la tua stanza romita,
e come lieto ai muri prediletti
appendi la tua preda, al mar rapita!

Poi come  dolce raccontar gli eventi
agli amici del tuo viaggio lontano,
e innamorarli dei lidi ridenti!

E quando, solo al tuo lavor, la mano
trascorre, e vola il cuore, ancor tu senti
fuor dai vetri il fragor dell'oceno!


49

CRITICA D'ARTE

L'ho visto il quadro...  bello,  sorprendente!
Che gagliardo color, che forma pura!...
Per nel fondo non capisco niente,
e l'argomento mi mette paura.

La barba del pontefice Clemente,
ditelo voi, non vi par troppo oscura?...
E quella faccia di donna languente
 tipo superiore alla natura!

Poi c' quel dito, ahim! del cardinale,
che pecca assai nella sinistra parte;
sono inezie, lo so, ma piano piano

si sdrucciola nel falso e nel balzano!
Ah, in questa Italia benedetta, l'arte
ahim va male, ahim va mal, va male!


50

ADORAZIONE

- A messa mi volete alle sett'ore?
No, guardate lass che amena vetta!
Domani io sar l sul primo albore,
a cogliere per voi timo e violetta.

E se non mi vedete alla chiesetta,
non paventate l'ira del Signore:
non  incenso o latin che lo diletta,
ma il profumo, ma l'estasi del core!

E il mio cor, che quaggi pensa a voi sola,
se lo porto sui monti a respirare,
miracolo! adorando al ciel se 'n vola,

e del bello commosso alla parola
che susurrano intorno i campi e il mare,
egli diventa il mio unico altare!

FINE.
