MINOSSE
di Platone
Premessa di Stefania Rubatto
Il Minosse, dialogo databile all'incirca verso il 350 a. C., ha per 
oggetto la definizione di legge. Come nell'Ipparco vi sono solo due
interlocutori: Socrate e l'"amico". Quest'ultimo, incalzato dalla 
dialettica socratica, definisce la legge dapprima come ci che  
legalmente stabilito, poi come decreto dello Stato. Socrate rivela i 
limiti di queste asserzioni e mette in luce la vera essenza della legge, 
che  scoperta del vero. All'obiezione dell'amico secondo cui, se la legge
 scoperta di ci che , non si spiega allora l'esistenza di leggi
contraddittorie, Socrate risponde che la legge  tale solo se  opera di
un buon legislatore che non commette errori nella ricerca del vero.
Il modello  Minosse, re di Creta, che ha reso prospero il suo regno
grazie alle leggi scaturite, come dicono i poeti, dalla sua intimit
con Zeus. L'esistenza di una tradizione che dipinge in maniera 
negativa il sovrano  dovuta ai tragici ateniesi che vollero vendicarsi
del crudele tributo che Atene dovette pagare per il Minotauro. La
fine del dialogo sembra essere all'insegna della consapevolezza 
socratica del "sapere di non sapere":  umiliante rendersi conto di
conoscere ci che fa bene al corpo e di ignorare ci che  utile 
all'anima per migliorarla.
Si  molto discusso sull'autenticit del Minosse, che presenta 
elementi tali da far dubitare della sua attribuzione a Platone. Alcuni,
in virt delle indubbie similarit con l'Ipparco, assegnano entrambe 
le opere ad uno stesso autore. Altri ritengono si tratti di un dialogo 
platonico non riuscito e non pi revisionato dal filosofo che 
l'avrebbe lasciato incompleto. Vi  stato poi chi ha messo il Minosse
in relazione con il pensiero stoico e partendo dall'asserto socratico
secondo cui la legge deve essere opera di un uomo saggio, ha 
ricollegato la figura del buon re e legislatore a quella del sapiente, che
per gli stoici rappresentava il sovrano ideale. Qualora si consideri
per il resto della produzione platonica, ci si render conto che il re
cretese incarna piuttosto il re filosofo auspicato da Platone nella
Repubblica e nel libro in delle Leggi (690b). La tradizione antica
sembra invece non nutrire dubbi circa la matrice platonica del Mifosse,
come pare dimostrato da Diogene Laerzio, libro 3, 61-62, il quale
testimonia che Aristofane di Bisanzio poneva il dialogo all'interno
della terza trilogia tra le Leggi e l'Epinomide. Nonostante sia difficile
pronunciarsi in maniera definitiva sull'attribuzione del dialogo,
rimane comunque certo che il suo autore si  ispirato all'opera
platonica, dal momento che in esso compaiono espressioni che rievocano 
il Convito, il Politico e le Leggi 
STEFANIA RUBATTO
