Crizia
di Platone
Premessa di Umberto Bultrighini
Timeo passa la parola a Crizia, che inizia col chiedere comprensione 
per ci che sta per dire: si tratta infatti di un ragionamento
sugli uomini, e su questo argomento tutti siamo pi esigenti, dato
che tocca ci che ci  familiare e ben noto, rispetto ai discorsi 
riguardanti gli di. La stessa indulgenza viene accordata ad Ermocrate, 
che per terzo dovr prendere la parola e proclamare e celebrare 
le virt degli antichi concittadini (108c). Occorre pertanto,
precisa Crizia, ottenere l'assistenza della dea della memoria per
riferire con precisione quanto tramandato su tempi passati. Viene
ripreso quindi il filo delle indicazioni gi fornite nel Timeo: 
novemila anni sono trascorsi dal tempo della guerra tra le popolazioni
al di qua delle Colonne d'Eracle, capeggiate da Atene, e le popolazioni
al di l, sotto il comando dei re dell'isola di Atlantide, isola a
quel tempo pi grande della Libia e dell'Asia (108e), ora sprofondata
sotto la melma. Come si conviene nella narrazione di una
grande guerra, si devono innanzitutto fornire ragguagli sulla potenza 
e sulla forma costituzionale dei contendenti.
Le origini dell'Attica videro la signoria delle due divinit a cui
tocc in sorte la regione, Efesto e Atena; essi fecero nascere uomini 
virtuosi autoctoni (109d), le cui prime generazioni tuttavia non
ebbero tempo e modo di fissare una memoria storica: di qui la difficolt 
di ricostruire le gesta di eroi di cui si  conservato in realt
solo il nome. Vigeva nell'Atene di quel tempo una rigida separazione 
tra la classe dei cittadini impegnati nei lavori manuali e nella
coltivazione della terra, e la classe dei guerrieri, provvisti di tutto il
necessario al sostentamento e all'educazione, dediti alle loro mansioni 
di guardiani, in un rigoroso regime di comunione di beni.
L'estensione e le condizioni del territorio erano incomparabilmente
superiori a quelle odierne. Allo stesso modo, l'acropoli era assai pi
vasta e fungeva da residenza della classe dei guerrieri; questi 
conducevano un'esistenza improntata a una dignitosa moderazione,
attenti a conservare la loro entit numerica, fissata a circa ventimila
unit. Prima di passare alla descrizione di Atlantide, Crizia fa una
precisazione in merito all'uso di nomi greci per indicare dei barbari: si
tratta delle trascrizioni in greco, operate da Solone, di nomi
tradotti in egiziano dagli autori che si erano occupati per primi 
dell'argomento. Gli scritti di Solone a loro volta erano venuti in 
possesso del nonno di Crizia, ed ora dello stesso Crizia.
Il territorio di Atlantide era stato all'origine appannaggio di 
Poseidone, il quale gener da Clito, figlia di un autoctono, cinque 
coppie di gemelli maschi, e divise l'isola in dieci parti assegnate 
a ciascuno dei figli. Per molte generazioni i discendenti dei dieci 
re originari esercitarono il loro dominio su molte altre isole e sulle 
regioni al di qua delle Colonne d'Eracle, fino all'Egitto e alla Tirrenia
(114d). Il regno dei discendenti di Atlante fu felice e godeva della
straordinaria fertilit e abbondanza del suolo di Atlantide. Crizia
fornisce una descrizione dettagliata dell'impianto urbanistico di
Atlantide, del porto e del palazzo reale; passa poi all'organizzazione 
economica e militare. Tutta la popolazione della provincia principale
era divisa in sessantamila distretti, provvisti ciascuno di un
capo; questi era tenuto alla fornitura di una quota fissa di personale
e relative attrezzature per le esigenze belliche. Quanto al sistema
politico, ciascun re godeva di poteri autocratici; ma per i rapporti
tra i re e il governo generale vigevano le antiche leggi emanate da
Poseidone e iscritte su una colonna all'interno del suo tempio. A
scadenze fisse e secondo un elaborato cerimoniale, i dieci re si
incontravano presso la colonna delle leggi per rinnovare giuramenti 
ed emettere sentenze su eventuali trasgressioni del codice tradizionale.
La moderazione degli antichi re, rispettosi dell'essenza
divina della loro stirpe, cedette tuttavia col tempo il passo a 
manifestazioni di "ubris" barbarica. Di qui la decisione di punirli presa 
da Zeus, premessa allo scoppio del grande conflitto.
Continuazione del Timeo, che ne preannuncia il contenuto (27b),
il Crizia si svolge nello stesso giorno - quindi in una data che si
pu immaginare tra il 410 e il 407 a.C. - e presenta gli stessi 
interlocutori del dialogo che lo precedette nel probabile disegno di una
trilogia che avrebbe dovuto concludersi forse con un Ermocrate. Il
racconto delle vicende di Atlantide sembra interrompersi esattamente
all'inizio di quello che doveva essere il nucleo della narrazione, 
lo scontro con Atene e lo sprofondamento della grande potenza che 
aveva dominato le regioni al di l delle Colonne d'Eracle
e il mondo mediterraneo.  praticamente impossibile stabilire i
motivi esatti che hanno determinato l'incompiutezza del Crizia.
L'ipotesi avanzata con maggior frequenza  quella di una rinuncia
da parte del filosofo al progetto della trilogia per dedicarsi alla
stesura delle Leggi.  stata a questo proposito ampiamente messa in
rilievo l'analogia del tema centrale "annunciato" nel Crizia, lo
scontro tra Atlantide e l'antichissima Atene, col racconto del terzo
libro delle Leggi, dove Platone ripercorre la storia dei re pi antichi
della Grecia, per passare al ricordo della lotta nazionale contro i
Persiani. Qui Platone potrebbe cio aver mantenuto secondo diverse
modalit - il riferimento allo scontro col mondo dei barbari in
et storica - la promessa mancata del Crizia.
Prima di Platone, Ecateo ed Erodoto avevano menzionato gli
Atlanti, popolazione dell'interno della Libia. Ma un autentico rapporto
con dati concreti di questo genere appare arduo da stabilire.
In realt, tutti gli elementi della descrizione di Atlantide Platone
sembra averli mutuati dal mondo greco, da Creta, in parte forse
anche dall'Egitto. Le stesse descrizioni urbanistiche e portuali relative
ad Atlantide risentono dell'influsso - con le ovvie amplificazioni del
caso - dell'opera di Ippodamo di Mileto. In generale, il modello culturale 
di cui pi forte si fa sentire la presenza sembra
essere senza dubbio l'antica civilt marinara cretese; a questo proposito
 stato evidenziato, come probabile elemento di raccordo, il ruolo 
cultuale e rituale del toro.
Ovviamente non si pu escludere anche il ricorso da parte di Platone 
a fonti per noi perdute, a esempi di una letteratura "di viaggio"
tra il romanzesco e lo scientifico, di cui la tradizione  stata
particolarmente avara nei nostri confronti. In ogni caso un grado 
notevolissimo di invenzione ed elaborazione personale  suggerito 
dall'ottica atenocentrica che caratterizza la narrazione del dialogo. 
Non  senza significato l'insistenza con cui viene rivendicata l'autoctonia
totale degli Ateniesi rispetto a quella parziale dei re di Atlantide,
discendenti di una donna autoctona e di Poseidone. Vengono inoltre
accuratamente selezionati, tra i re antichi dell'Attica di cui la
tradizione conservava il ricordo, solo quelli in qualche modo coinvolti 
nei miti relativi a Poseidone, ossia gli eroi implicati in una
lotta coi discendenti del dio protettore di Atlantide. In un quadro
generale di riferimento a un'impalcatura mitologica scrupolosamente 
conforme alle tradizioni greche, spicca l'intenzionale contrapposizione
di fondo tra l'Atene antica, simbolo di misura e rigore, e l'incarnazione
dello smisurato, dell'eccesso in risorse naturali e in comportamenti
umani, rappresentata dalla barbara Atlantide: su un piano di paradigmi
politici, la contrapposizione tra il mondo della tirannide autocratica 
e il mondo della uguaglianza e della libert nemica di qualsiasi forma 
di tirannide.
In realt l'intenzione patriottica sembra costituire, a ben vedere,
solo un comodo fondale scenico per corredare di toni edificanti la
vera proposta centrale del dialogo, una proposta teorica che si iscrive 
in una tendenza culturale e in una tradizione politica ben individuabili.
La regolarit geometrica dell'impianto urbanistico-territoriale, che
caratterizza qui in particolar modo Atlantide ma che si riflette in 
qualche misura anche nell'ordinata suddivisione delle zone agricole 
e residenziali attribuite all'antica Atene,  in effetti tipica di 
tutte le costruzioni utopistiche. E l'aspetto pi interessante
del dialogo  rappresentato proprio dal collegamento tra l'elemento 
centrale della riflessione teorica, che si risolve nel suggerimento
di un progetto costituzionale avanzato nelle modalit dell'utopia, e
una figura emblematica sul piano degli ideali di riforma politica
quale doveva risultare - ad un'immediata percezione - Crizia.
Per quel che attiene al personaggio-Crizia, il Crizia integra i dati,
sparsi in dialoghi diversi, funzionali alla ricostruzione dialettica di
una specifica categoria di uomini politici della fine del quinto secolo;
politici portati dalla forte ammirazione per Sparta (del resto l'unico 
valido modello del dover essere di una societ aristocratica che
poteva offrirsi come alternativa valida e sperimentata) ad una rottura 
pi o meno radicale con la tradizione, la tradizione politica
ateniese identificata ormai da molti decenni col regime democratico. 
Il Crizia avrebbe dovuto essere in sostanza un dialogo sulla genesi 
dello stato; il fatto che sia purtroppo incompiuto non deve farci 
dimenticare chi storicamente e culturalmente sia stato il personaggio 
che d il nome al dialogo e ne  l'interlocutore principale.
Certo Platone d maggior rilievo alle connotazioni di Crizia come
aristocratico intellettuale  la page, le stesse che noi ricaviamo 
agevolmente dai frammenti della sua produzione di poligrafo profondamente
impregnato di cultura sofistica: un intellettuale perfettamente integrato
nell'ambiente dell'Atene della seconda met del quinto secolo, e capace 
di conseguenza di formulare un ossequio alla civilt di tipo artigianale
e urbano di Atene, caratterizzandola come citt del tornio e della 
ceramica (88 B 3 Diels-Kranz), cos come di apprezzare la 
"metrites" ('misura') dimostrata dagli Spartani nelle pratiche 
simposiali (88 B 6 Diels-Kranz). Ma Crizia  soprattutto il propugnatore
accanito di un modello costituzionale spartiata, l'ammiratore di un 
regime dove i liberi sono veramente liberi, e gli schiavi veramente 
schiavi (88 B 37 Diels-Kranz), dove non esistono forme di opposizione 
interna: la "kallste politea" ('la migliore costituzione') che, a 
differenza della democratica Atene, non consegnerebbe mai a un Teramene
l'arma dello "psghein" - del 'biasimare' -, e dell'"enantiousthai" - 
dell'"opporsi" (cfr. Senofonte, Historia Graeca libro 3,34).
Il collegamento con Crizia del mito di Atlantide, stabilito nel Timeo 
e nel Crizia, non pu essere di conseguenza considerato casuale. Il mito 
rispecchia infatti un momento storico e politico e una tendenza culturale
ben precisa.  il momento di avvio delle grandi utopie, dei grandi progetti
di riforma che rappresentano una risposta decisa alla democrazia in 
crisi. Crizia dunque come elemento che evoca immediatamente e riassume 
in s la proposta di cambiamento, l'utopia.  una delle forme pi 
interessanti in cui si esprime l'opposizione alla democrazia ateniese che 
prende corpo nel quinto secolo e che negli ultimi decenni prende coscienza 
di s in modo pi netto, dando l'avvio a progetti di riforma che
nell'elaborazione teorica del quarto secolo saranno sviluppati in 
particolar modo attraverso la loro modalit, il loro versante - e il 
loro "perno" - utopistico.
Crizia afferma che Atlantide, continente di grandi dimensioni
costituito da un nucleo centrale circondato da anelli di terra e di
mare, risalirebbe a novemila anni addietro: un dato che travalica in
larghissima misura il limite organico della memoria storica greca,
notoriamente connotata da scarso respiro e dalla difficolt di risalire,
se non a prezzo del recupero di un livello propriamente mitistorico, al 
di sopra della "soglia" - canonizzata nella storiografia eforea - del 
"ritorno degli Eraclidi", ossia della calata dei Dori nel continente
greco (1104 a. C. nei calcoli della cronografia ellenistica). A dare 
l'impulso per un'escursione cos avventurosa nella cronologia 
dell'incognito, ma insieme ad aggiungere una ulteriore connotazione di
esotico e di estraneo, sono nel racconto di Crizia i sacerdoti egiziani; 
da essi la conoscenza di Atlantide  stata trasmessa a Solone, imparentato
con Dropide, antenato di Crizia e perci anche di Platone. Conservazione 
di un patrimonio di memorie speciali, all'interno della tradizione di 
famiglia. Un connubio micidiale. Ma Atlantide svela ben presto una funzione
che vanifica le distanze politico-culturali con l'Atene contemporanea: 
stata proprio Atene la polis che in quei tempi antichissimi e perduti
si  contrapposta alla pari con la potenza di Atlantide e con le sue
pretese di espansione imperialistica. Di qui il passo alla riflessione
sulle rispettive organizzazioni statali il passo  breve, e fin troppo
facile. Il tutto mira in sostanza alla proposta di forme di governo la
cui forza di suggestione sugli Ateniesi contemporanei  direttamente 
proporzionale alla loro pertinenza ad un livello cronologico di
passato remoto. Il risultato  dunque analogo a quello perseguito
nella Repubblica e nelle Leggi, l'ipotesi di una utopia politica. Il
regime di Atlantide prevede una rigida separazione tra caste, tra
gruppi professionali investiti di ruoli differenziati all'interno della
struttura statale: artigiani, contadini, sacerdoti e guerrieri. Questi
ultimi hanno una posizione dominante, sono i "phlakes" ('guardiani') 
dello stato e vivono separati dalle altre categorie di abitanti. La
stessa suddivisione fisica e di ruolo vige ad Atene: i soli guerrieri
vivono sull'acropoli. Si tratta dunque di due miti speculari - patrimonio
culturale riservato della famiglia di Crizia, e quindi di Platone - tesi
a imporre uno stesso modello di societ gerarchizzata, col vertice 
rappresentato dalla casta dei guerrieri cui spetta la tutela dello stato.
Un modello che potremmo definire di base, per quel che concerne tanto 
la posizione di Crizia che quella successiva di Platone; Platone smussa
certo le tendenze estremistiche - e le finalit di scardinamento radicale
dei presupposti ideologico-costituzionali del regime democratico
ateniese - che emergono nelle manifestazioni di Realpolitik criziana: ma
resta certo l'intento fondamentale di rimodellare il corpo politico in
senso contrario alle indicazioni e agli sviluppi sociali, politici, 
urbanistici della democrazia di et periclea e postpericlea.
UMBERTO BULTRIGHINI
