TIMEO
di Platone
Traduzione di Enrico Pegone
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA AMEDEO MARCHINI
(I numeri fra parentesi si riferiscono alle note poste al termine del testo)
SOCRATE: Uno, due, tre: e dov', caro Timeo, il quarto (1) di
quelli che ieri invitai a pranzo e che oggi mi invitano?
TIMEO: Si  ammalato, Socrate: certamente non si sarebbe assentato
di sua volont da questo incontro.
SOCRATE:  dunque compito tuo e di costoro svolgere anche la parte
che spettava all'assente?
TIMEO: Certamente, e per quanto ci  possibile nulla tralasceremo: non
sarebbe giusto, infatti, che dopo che siamo stati accolti
da te nei modi che si convengono agli ospiti, noi che siamo rimasti,
non avessimo la volont di ricambiare la tua ospitalit.
SOCRATE: Dunque vi ricordate di quanti argomenti e su quali questioni
vi ho invitato a parlare?
TIMEO: Alcuni li ricordiamo, mentre per quel che non ricordiamo,
tu che sei qui lo richiamerai alla memoria: anzi, se per te non 
una seccatura, riprendi nuovamente in breve dal principio queste
cose, perch si consolidino maggiormente in noi.
SOCRATE: Sar cos. Il punto principale dei miei discorsi di ieri
sullo Stato riguardava il come dev'essere e da quali uomini
dev'essere costituito per sembrarmi il migliore.
TIMEO: E ci  senz'altro sembrato, Socrate, che tu ne parlassi con
intelligenza.
SOCRATE: E innanzitutto non separammo in esso la classe dei contadini
e tutti gli altri mestieri da quella dei difensori dello Stato?
TIMEO: S.
SOCRATE: E assegnando secondo natura ci che pi si addice
a ciascuna classe, vale a dire un'unica mansione e un'unica arte
per ciascuna, dicemmo che costoro che dovevano combattere per
tutti dovevano essere soltanto guardiani della citt, sia che qualcuno
venisse a saccheggiarla da fuori o anche dall'interno, giudicando da
un lato con benevolenza i loro sottoposti ed amici
naturali, ma diventando ostili nelle battaglie con i nemici che
incontrassero.
TIMEO: Certamente.
SOCRATE: Dicevamo, io credo, che l'anima dei guardiani doveva
essere per natura particolarmente veemente e saggia ad un tempo,
perch potessero a buon diritto diventare nei confronti degli
uni e degli altri rispettivamente benevoli ed ostili.
TIMEO: S.
SOCRATE: E l'educazione? Non dovevano essere allevati nella ginnastica
e nella musica e in tutte le discipline che si addicessero loro?
TIMEO: Certamente.
SOCRATE: Si disse che quelli che venivano allevati in questo
modo non dovessero ritenere n l'oro, n l'argento, n alcun
altro bene come loro proprio, ma in qualit di difensori dello stato
ricevessero da quelli che erano da loro difesi un compenso per
la loro custodia commisurato alle esigenze di persone moderate,
e lo spendessero in comune, e vivessero gli uni con gli altri, avendo
soprattutto cura del valore e non occupandosi delle altre questioni.
TIMEO: Anche queste cose si dissero in questi termini.
SOCRATE: E facemmo menzione anche delle donne, sostenendo che le loro
nature dovessero armonizzarsi a quelle degli uomini fino a
diventare loro somiglianti, e a tutte loro si dovessero assegnare
le stesse mansioni dei maschi riguardanti la guerra e il resto della vita.
TIMEO: Anche questo fu detto cos.
SOCRATE: E riguardo alla procreazione dei figli? Ma questa cosa,
per la novit delle cose dette,  facile da ricordare, e cio che
abbiamo stabilito che tutto fosse comune a tutti, matrimoni e
figli, facendo in modo che nessuno fosse mai in grado di riconoscere
il proprio figlio, e tutti pensassero di essere tutti consanguinei,
sorelle e fratelli quanti sono generati nei limiti di una
stessa et, padri e padri dei padri quelli gi avanti negli anni e
pi vecchi, figli e figli dei figli i pi giovani?
TIMEO: S, anche queste cose, come dici, sono facili da ricordare.
SOCRATE: Perch diventassero direttamente, nei limiti del possibile,
migliori per carattere non ci ricordiamo di aver detto che i magistrati
uomini e i magistrati donne dovessero, negli accoppiamenti
dei matrimoni, tramare di nascosto con certi sorteggi, in
modo che, dopo aver separato i malvagi dai buoni, gli uni e gli
altri si unissero con le loro simili, e non provassero invidia per
questa ragione, attribuendo la causa dell'unione alla sorte?
TIMEO: Ricordiamo.
SOCRATE: E non dicevamo che soltanto i figli dei buoni dovevano
essere educati, mentre i figli dei cattivi si dovevano distribuire
di nascosto in un'altra parte della citt? Questi ultimi,
tenuti costantemente sotto osservazione durante la loro crescita,
si dovevano di nuovo ricondurre fra i buoni se fossero diventati
degni, sostituendoli con quelli che presso di loro fossero diventati
indegni.
TIMEO:  cos.
SOCRATE: Abbiamo ormai passato in rassegna la discussione cos
come ieri si  svolta, per quanto si pu riassumere per sommi
capi, oppure avvertiamo l'esigenza di ricordare ancora qualcuna
delle cose dette, caro Timeo, come se l'avessimo tralasciata?
TIMEO: Nient'affatto, ma proprio queste sono le cose che
sono state dette, Socrate.
SOCRATE: Ed ora, a proposito di questo Stato che abbiamo appena
passato in rassegna, ascoltate quali sono i miei sentimenti nei
suoi confronti. Il mio sentimento assomiglia a quello di chi, avendo
osservato da qualche parte degli stupendi animali, sia rappresentati
da una pittura sia realmente viventi, ma in riposo, provi il
desiderio di osservarli in movimento e di vederli gareggiare in
una di quelle lotte che sembrano adatte ai loro corpi: un
identico sentimento io provo verso la citt che abbiamo appena
descritto. Infatti ascolterei volentieri qualcuno che esponesse con
un discorso come essa affronta contro le altre citt quelle gare
che ogni citt deve affrontare, e come nobilmente entra in guerra,
e come nel fare la guerra mostra di avere ci che si addice alla
sua cultura ed educazione, sia nei fatti con le sue imprese, sia nei
discorsi con i negoziati verso le singole citt. Ma a questo proposito,
Crizia ed Ermocrate, sono perfettamente consapevole
di non essere capace di elogiare come si deve tali uomini e tale
citt. Per quanto mi riguarda non mi stupisco affatto: ma nutro la
stessa opinione sia dei poeti che vissero anticamente, sia di quelli
che vi sono ora, non perch disprezzi la stirpe dei poeti, ma perch
 chiaro a chiunque che la stirpe di chi imita imiter pi facilmente
e pi nobilmente ci in cui  stato allevato, mentre ci che
 al di fuori della propria educazione, se  difficile imitarlo
nei fatti,  ancor pi difficile imitarlo bene a parole. Quanto alla
classe dei sofisti, li ritengo assolutamente esperti per quanto
riguarda molti discorsi ed altre belle cose, ma nutro il timore che,
siccome vagano di citt in citt senza avere in alcun luogo una
loro dimora, siano incapaci di comprendere ci che fanno o dicono
i filosofi e gli uomini politici, quando agiscono in guerra e in
battaglia e che con questi e con quelli negoziano sia nei fatti che
a parole. Rimangono dunque le persone come voi, che ad
un tempo partecipano - per natura ed educazione - del carattere
degli uni e degli altri. Questo nostro Timeo, che proviene da
quella citt governata da ottime leggi che  Locri in Italia, non
essendo secondo a nessuno fra quelli che abitano in quella citt
per ricchezza e per stirpe, da un lato ha esercitato le cariche e le
magistrature pi importanti fra quelle che vi sono nella citt, e
dall'altro ha raggiunto, a mio avviso, la vetta pi alta di tutta la
filosofia. Quanto a Crizia, noi tutti che siamo qui sappiamo che
non ignora nessuna delle cose che diciamo. Riguardo all'indole e
alla educazione di Ermocrate, dobbiamo affidarci alla testimonianza
di molti secondo cui esse si conformano in modo adeguato a
tutte queste cose. Perci anche ieri, riflettendo, quando
mi avete domandato di esporre il mio pensiero intorno allo Stato,
volentieri vi ho reso questo favore, sapendo che nessuno
potrebbe svolgere meglio di voi, se solo lo voleste, il seguito del
discorso - infatti, dopo aver disposto lo Stato verso una degna
guerra, soltanto voi fra quelli che vivono in questo tempo potrete
assegnarle tutto ci che le conviene -. Dopo aver detto ci che
mi era stato assegnato, a mia volta vi ho assegnato quelle cose
che adesso dico. Avendo riflettuto fra di voi, avete deciso di
comune accordo di ricambiarmi in questo momento l'ospitalit dei
discorsi, ed io sono qui assolutamente ben disposto verso di
essi e il pi preparato fra tutti ad accoglierli.
ERMOCRATE: E certamente, come disse il nostro Timeo, o Socrate,
nulla tralasceremo del nostro impegno, e non vi sar alcun pretesto
per non far ci: sicch anche ieri, subito fuori di qui, dopo che
arrivammo da Crizia nelle stanze per gli ospiti, dove anche alloggiammo,
e ancora prima lungo la strada, riflettevamo proprio intorno a tali
questioni. Questi dunque ci narr una storia proveniente da un'antica
tradizione: anche adesso raccontala a Socrate, Crizia, perch possa
valutare se sia adatta o meno al nostro compito.
CRIZIA: Bisogna fare cos, se anche il terzo compagno Timeo  d'accordo.
TIMEO: S, sono d'accordo.
CRIZIA: Ascolta, Socrate, un discorso certamente singolare, ma tutto
vero, come lo raccont un giorno Solone, (2) il pi saggio dei sette.
Era dunque parente ed assai amico con Dropide, nostro bisnonno,
come dice anche lui stesso in molti luoghi della sua
poesia: disse a Crizia, nostro nonno, come il vecchio a sua volta
ricordava a noi, che grandi e meravigliose erano state le imprese
di questa citt, oscurate dal tempo e dalla morte degli uomini, ma
una era la pi grande fra tutte, la quale, se noi adesso
richiameremo alla memoria, potremo in modo conveniente contraccambiare
la tua benevolenza e nello stesso tempo potremo giustamente e
veramente celebrare la dea nella sua festa solenne (3) come se
elevassimo inni.
SOCRATE: Dici bene. Ma qual  questa impresa che Crizia narrava
non come un racconto, ma come un qualcosa che un tempo 
avvenuto realmente per opera della nostra citt, secondo la
versione tramandata da Solone?
CRIZIA: Vi racconter allora questa antica storia, cos come l'ho
ascoltata da un uomo non pi giovane. Infatti allora Crizia, come
disse, era ormai vicino ai novant'anni, mentre io avevo
appena dieci anni: per noi era il giorno Cureotide delle Apaturie.(4)
Quell'usanza della festa che ogni volta coinvolge i bambini
anche allora venne rispettata: i nostri padri stabilirono di
assegnarci dei premi di poesia. Vennero letti molti carmi di molti
poeti, e siccome in quel tempo i carmi di Solone erano nuovi,
molti di noi bambini li cantammo. Dunque un tale delle trib,
vuoi perch allora la pensasse in quel modo, vuoi anche per rendere
un tributo di riconoscenza a Crizia, disse che Solone gli
sembrava il pi saggio non solo nelle altre cose, ma anche
nella poesia il pi nobile di tutti i poeti. A questo punto il
vecchio - lo ricordo perfettamente - si rallegr assai e sorridendo
disse: Se, Aminandro, non si fosse occupato occasionalmente
della poesia, ma avesse profuso tutte le sue energie come fanno
gli altri, e avesse terminato quella storia che port sin qui
dall'Egitto, e non fosse stato costretto a trascurarla per le rivolte e
gli altri mali che trov quando fece ritorno qui da noi, a mio
avviso n Esiodo, n Omero, n nessun altro poeta sarebbe mai
stato pi onorato di lui. Qual era questa storia, chiese Aminandro,
o Crizia? Essa riguarda, rispose Crizia, l'impresa
pi importante e senza dubbio pi celebre fra tutte quelle che
questa citt comp, anche se a causa del tempo e per la morte di
coloro che la compirono il racconto non giunse fino a noi. Racconta
dal principio, disse allora Aminandro, che cosa diceva
Solone, e come lo raccontava, e da quali persone lo aveva udito
come veritiero.
Vi  in Egitto, prese a raccontare quello, nel Delta, presso
il cui vertice si divide il corso del Nilo un distretto denominato
Saitico, e Sais  la citt pi importante di questo distretto - citt
da cui proveniva anche il re Amasi (5) -. Per gli abitanti una dea fu
la fondatrice della citt, e il suo nome in Egiziano  Neith, (6)
mentre in Greco, come dicono loro, Atena: sono molto amici degli
Ateniesi e in un certo senso dicono di essere ancora parenti con
loro. Solone disse che, giunto in quel luogo, venne accolto con
grandi onori presso di loro, e che avendo una volta domandato sui
fatti antichi i sacerdoti pi preparati intorno a tali questioni,
scopr che n lui stesso, n nessun altro greco era per cos
dire al corrente di tali fatti. E allora volendo spingerli verso i
discorsi riguardanti eventi antichi cominci a partare di quei fatti
che qui si pensa che siano i pi antichi, e narr di Foroneo (7) che si
dice che sia il primo uomo, e di Niobe, e dopo il diluvio, di come
Deucalione e Pirra (8) trascorsero la vita, e fece la genealogia
dei loro discendenti, e ricordando i tempi cerc di calcolare in
quali anni erano accaduti gli eventi di cui parlava. Allora uno dei
sacerdoti assai vecchio disse: Solone, Solone, voi Greci siete
sempre bambini, e non esiste un Greco vecchio. E Solone, dopo
aver ascoltato, chiese: Come? Che cos' questa cosa che dici?
Siete tutti giovani, rispose il sacerdote, nelle anime: infatti in
esse non avete alcuna antica opinione che provenga da una primitiva
tradizione e neppure alcun insegnamento che sia canuto
per l'et. E questa  la ragione. Molte sono e in molti modi
sono avvenute e avverranno le perdite degli uomini, le pi grandi
per mezzo del fuoco e dell'acqua, per moltissime altre ragioni
altre minori. Quella storia che presso di voi si racconta, vale a
dire che un giorno Fetonte, (9) figlio del Sole, dopo aver aggiogato
il carro del padre, poich non era capace di guidarlo lungo la
strada del padre, incendi tutto quel che c'era sulla terra, e lui
stesso fu ucciso colpito da un fulmine, viene raccontata sotto forma
di mito, ma in realt si tratta della deviazione dei corpi
celesti che girano intorno alla terra e che determina in lunghi
intervalli di tempo la distruzione, mediante una grande quantit
di fuoco, di tutto ci che  sulla terra. Allora quanti abitano sui
monti e in luoghi elevati e secchi muoiono pi facilmente di
quanti abitano presso i fiumi e il mare: e il Nilo, che ci  salvatore
nelle altre cose, anche in quel caso ci salva da quella calamit
mediante l'inondazione. Quando invece gli di, purificando la
terra con l'acqua, la sommergono, i bifolchi e i pastori che sono
sui monti si salvano, mentre coloro che abitano nelle vostre citt
vengono trasportati dai fiumi nel mare. In questa regione
n in quel tempo n mai l'acqua scorre dalle alture ai campi arati,
ma, al contrario, scaturisce per natura tutta dalla terra. Di qui
e per queste ragioni si dice che siano state conservate le pi antiche
tradizioni, ma in realt in tutti i luoghi in cui il freddo eccessivo
o il calore soffocante non lo impedisca, sempre esiste,
ora di pi ora di meno, la stirpe degli uomini. E tutte quante le
cose che sono accadute presso di voi o qui o in altro luogo di cui
abbiamo sentito notizia, se ve ne sia qualcuna che sia onorevole,
o grande, o che si sia distinta per qualche altra ragione, sono state
scritte qui nei templi e vengono conservate: ma non appena presso
di voi e presso altri popoli viene inventato l'uso della scrittura
e di tutto ci che serve per la citt, ecco che di nuovo, nel solito
spazio di anni, come una malattia giunge il terribile diluvio dal
cielo, e di voi lascia coloro che sono inesperti di lettere e di
arti, sicch diventate di nuovo dal principio come giovani, non
sapendo nulla n di ci che accadde qui, n di ci che accadde
presso di voi, e che avvenne in tempi antichi. Dunque queste
vostre genealogie che hai ora esposto, Solone, sono poco diverse
dalle favole dei bambini, perch in primo luogo voi ricordate un
solo diluvio della terra, mentre in precedenza ve ne sono stati
molti, e in secondo luogo non sapete che nella vostra regione,
presso di voi, ha avuto origine la stirpe pi onorevole e pi nobile
di uomini, dai quali provenite tu e tutta la citt che adesso 
vostra, essendo allora rimasto un piccolo seme; ma voi lo
ignorate perch i superstiti per molte generazioni morirono muti
per non conoscere le lettere. In quel tempo, Solone, prima dell'immane
rovina causata dalle acque, la citt degli Ateniesi era la
migliore in guerra e, soprattutto, sotto ogni punto di vista, era
governata da ottime leggi: ad essa si attribuiscono le imprese pi
belle e le costituzioni migliori fra quelle di cui noi abbiamo
accolto la tradizione sotto il cielo. Dopo aver ascoltato queste
parole, Solone disse di meravigliarsi e di pregare con fervore i
sacerdoti di esporgli con esattezza il seguito delle storie riguardanti
i suoi antichi concittadini. Il sacerdote rispose: Non vi 
nessun problema, Solone, ma parler per te e per la vostra citt,
e soprattutto in onore alla dea che ebbe in sorte la vostra e questa
citt, e le allev ed educ, per prima la vostra mille anni fa,
ricevendo il vostro seme da Gea ed Efesto, (10) e in seguito
questa citt qui. Per quanto riguarda l'ordinamento di questa
nostra citt, nelle sacre scritture, vi  scritto il numero di ottomila
anni. Quindi riguardo ai cittadini vissuti novemila anni fa ti
mostrer brevemente le leggi, e l'impresa pi bella che essi compirono:
un'altra volta con maggior precisione te le spiegher tutte con
maggior tranquillit, una dopo l'altra, ricavandole dagli scritti
stessi. Presta dunque attenzione alle leggi mettendole in relazione
a quelle di qui: infatti ora, in questo luogo, troverai molti esempi
di quelle che allora erano presso di voi, in primo luogo la classe
dei sacerdoti separata dalle altre, dopo di questa la classe
degli artigiani, poich ciascuna di per s esercita il proprio
mestiere senza mescolarsi ad un'altra, e ancora la classe dei
pastori, dei cacciatori, dei contadini. E ti sei reso conto
che la classe dei guerrieri  qui separata da tutte le classi: ad essi
 stato ordinato dalla legge di non occuparsi di nient'altro se non
delle questioni concernenti la guerra. E ancora, per quanto
riguarda la forma della loro armatura, degli scudi e delle lance,
con cui noi per primi fra i popoli dell'Asia ci siamo armati, fu la
dea che ce la mostr, come in quei luoghi a voi per primi. Quanto
alla scienza, poi, puoi renderti conto di quanto impegno vi abbia
profuso qui subito sin dal principio la legge riguardo a tutto
l'ordinamento dell'universo fino all'arte divinatoria e medica
volte alla salvaguardia della salute, ricavando da queste scienze
divine quel che giova alle cose umane, e procurando tutte quelle
altre discipline che seguono a queste. Allora la dea, dopo che
forn a voi per primi tutto questo ordinamento e disposizione vi
diede una dimora, scegliendo il luogo in cui siete nati, tenendo
conto del fatto che il clima mite delle stagioni che vi  in esso
avrebbe fatto nascere uomini assai saggi: poich la dea era
amante della guerra e anche della scienza, dopo aver scelto quel
luogo che potesse far nascere uomini il pi possibile affini ad
essa, in quel luogo dapprima li fece abitare. Dunque vivevate
facendo uso di tali leggi, e ancor meglio eravate governati, superando
tutti gli uomini in ogni virt, com'era conveniente per la
prole e gli allievi degli di. Molte e grandi, pertanto, sono le
imprese della vostra citt che noi ammiriamo e che sono scritte
qui, ma fra tutte ve n' una che le supera per grandezza e
valore: dicono infatti le scritture quanto grande fu quella potenza
che la vostra citt sconfisse, la quale invadeva tutta l'Europa e
l'Asia nel contempo, procedendo dal di fuori dell'Oceano Atlantico.
Allora infatti quel mare era navigabile, e davanti a quell'imboccatura
che, come dite, voi chiamate colonne d'Ercole, (11) aveva
un'isola, e quest'isola era pi grande della Libia  (12) e dell'Asia
messe insieme: partendo da quella era possibile raggiungere le
altre isole per coloro che allora compivano le traversate, e dalle
isole  a tutto il continente opposto che si trovava intorno a
quel vero mare. Infatti tutto quanto  compreso nei limiti
dell'imboccatura di cui ho parlato appare come un porto caratterizzato
da una stretta entrata: quell'altro mare, invece, puoi effettivamente
chiamarlo mare e quella terra che interamente lo circonda puoi
veramente e assai giustamente chiamarla continente.
In quest'isola di Atlantide vi era una grande e meravigliosa dinastia
regale che dominava tutta l'isola e molte altre isole e parti
del continente: inoltre governavano le regioni della Libia
che sono al di qua dello stretto sino all'Egitto, e l'Europa sino
alla Tirrenia. Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tent allora
di colonizzare con un solo assalto la vostra regione, la nostra, e
ogni luogo che si trovasse al di qua dell'imboccatura. Fu in quella
occasione, Solone, che la potenza della vostra citt si distinse
nettamente per virt e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando
tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra,
ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessit
sola per l'abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi
estremi, vinti gli invasori, innalz il trofeo della vittoria, e imped
a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liber
generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i
confini delle colonne d'Ercole. Dopo che in seguito, per, avvennero
terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e
una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofond insieme
nella terra e allo stesso modo l'isola di Atlantide scomparve
sprofondando nel mare: perci anche adesso quella parte di
mare  impraticabile e inesplorata, poich lo impedisce l'enorme
deposito di fango che che vi  sul fondo formato dall'isola quan-
do si adagi sul fondale.
Queste parole che hai ascoltato, Socrate, riassunte per sommi
capi, sono quelle pronunciate dal vecchio Crizia, secondo la
versione d Solone: mentre ieri tu parlavi dello Stato e degli
uomini che delineavi, rimanevo meravigliato richiamando alla
memoria proprio le cose che ora ho raccontato e osservando che
per una incredibile coincidenza avevi in gran parte perfettamente
aderito con quelle cose che disse Solone. Thttavia non volli
parlare in quel momento perch a causa del tempo trascorso
non me le ricordavo abbastanza. Pensai allora che, prima di
parlare, sarebbe stato meglio riprendere con esattezza tutto
quanto dentro di me. Per questo motivo accettai subito le cose
che mi erano state ordinate di dire, pensando che avremmo
convenientemente superato quella che  la pi grande difficolt in
tutte le discussioni di questo genere, vale a dire l'esposizione di
un racconto che si adatti agli scopi proposti. Cos, come costui
diceva, ieri, non appena uscii di qui, riportai a costoro le cose
che mi ricordavo, poi, congedandom e riflettendo con attenzione
durante la notte, ho richiamato quasi tutto alla memoria. E proprio
vero quel che si dice, e cio che quanto si apprende da bambini
si ricorda in modo mirabile. Infatti ci che ho udito ieri, non
so se sarei in grado di richiamarlo di nuovo tutto alla memoria:
quanto invece a queste cose che ho ascoltato gi da molto tempo,
mi meraviglierei assai se qualcosa di esse mi fosse sfuggita. Io in
quel tempo le ascoltavo con molto piacere e come un passatempo,
e il vecchio volentieri mi insegnava mentre io lo interrogavo
di frequente, sicch mi sono rimaste impresse come pitture
indelebili a fuoco: a costoro subito dissi fin da questa mattina
queste stesse cose, perch avessero abbondanza di discorsi insieme
a me. Ora dunque, ed  la ragione per cui  stato detto tutto
ci, sono pronto a riferire, Socrate, non soltanto per sommi capi,
ma ciascuna cosa proprio nel modo in cui l'ho ascoltata: quanto
ai cittadini e alla citt che tu ieri ci hai delineato come in una
favola, ora trasferendoli nella realt, li metteremo qui,
come se quella citt fosse proprio questa, e diremo che i cittadini
che hai mentalmente rappresentato sono quei nostri reali progenitori
di cui ha parlato il sacerdote. Saranno del tutto concordi e
non diremo un assurdo affermando che essi sono proprio quelli
che vissero allora. Dividendoci i compiti, cercheremo tutti quanti
insieme di realizzare convenientemente, per quanto ci  possibile,
quanto ci hai ordinato di fare. Bisogna dunque vedere, Socrate,
se questo discorso corrisponde alle nostre intenzioni,
oppure se al posto di questo si deve cercarne un altro.
SOCRATE: E, Crizia, quale altro migliore argomento si potrebbe
prendere in cambio di questo, che per l'affinit si adatta perfettamente
al presente sacrificio della dea, e che  di enorme importanza
perch  un racconto che non  il prodotto della fantasia,
ma una storia vera? Come e da dove piglieremo altri discorsi, se
abbandoniamo questo? Non  possibile, ma confidando in una
buona sorte bisogna che voi parliate, ed io standomene tranquillo
per i discorsi di ieri, a mia volta vi ascolti.
CRIZIA: Presta attenzione, Socrate, all'ordine dei doni ospitali che
abbiamo preparato per te, come l'abbiamo predisposto. Abbiamo
deciso che Timeo, poich fra noi  il pi esperto di fenomeni
celesti, e quello che ha speso pi energie nello studio della natura
dell'universo, cominci per primo a parlare sulla natura dell'universo
e termini con la natura dell'uomo. Dopo di lui io, come se
ricevessi da costui gli uomini generati dalla sua parola - di cui
alcuni sono stati egregiamente educati da te -, li conduco
secondo la storia e la legge di Solone dinanzi a noi come fossimo
dei giudici, e li nomino cittadini di questa citt come se fossero
gli Ateniesi di allora che la tradizione delle sacre scritture ha
riportato alla luce dall'oscurit; e per il resto far ormai discorsi
su di loro come se fossero cittadini e Ateniesi.
SOCRATE: In modo compiuto e con estrema chiarezza mi pare di
ricevere in cambio il banchetto imbandito di discorsi. Dunque 
compito tuo parlare, Timeo, ma non prima di aver invocato,
secondo la consuetudine, gli di.
TIMEO: Ma, Socrate, tutti quanti, anche quelli che partecipano
in piccola misura della saggezza fanno cos, ovvero prima di
intraprendere qualsiasi affare, piccolo o grande che sia, sempre
invocano la divinit: e noi, che stiamo per fare dei ragionamenti
intorno all'universo, vale a dire se  nato o se  privo della nascita,
se non deliriamo completamente, dobbiamo di necessit invocare gli
di e le dee, e pregarli di poter dire tutto assolutamente
secondo il loro pensiero, ma anche in conformit con il
nostro. E cos si invochino gli di: dobbiamo d'altra parte invocare
questa nostra fatica, perch pi facilmente voi apprendiate,
mentre io vi possa spiegare meglio quello che penso sulle questioni
che si sono stabilite.
A mio avviso si devono innanzitutto distinguere queste cose: che
cos' ci che sempre  e non ha nascita, e che cos' ci che sempre
si genera, e che mai non ? L'uno si apprende con l'intelligenza
e mediante il ragionamento, poich  sempre allo stesso modo,
l'altro si congettura con l'opinione mediante la sensazione
irrazionale, poich si genera e muore, e in realt non  mai.
Tutto ci che  generato si genera necessariamente per una causa:
infatti per ogni cosa  impossibile generarsi senza una causa.
Quando l'artefice, rivolgendo il suo sguardo verso ci che  sempre
allo stesso modo e servendosi di una tale entit come di un
modello, realizza la forma e la propriet di qualche cosa, 
necessariamente bello tutto quello che in questo modo realizza.
Non  bello se invece ha prestato attenzione a ci che  soggetto
a generazione, servendosi appunto di un modello generato. Dunque,
riguardo a tutto il cielo - o cosmo o come lo si preferisca
chiamare, cos noi possiamo chiamarlo - bisogna innanzitutto
considerare di esso ci che abbiamo stabilito di dover considerare
in principio riguardo ad ogni cosa, vale a dire se  sempre, e
non ha alcun principio di nascita, oppure si  generato traendo
origine da un qualche principio.  nato: infatti si pu vedere e
toccare,  fornito di un corpo, e tali propriet sono tutte cose
sensibili, e ci che  sensibile, che si coglie con l'opinione
mediante la sensazione,  evidentemente soggetto a divenire e
generato. D'altra parte ci che  nato diciamo che necessariamente
si  generato per una qualche causa.  tuttavia impossibile
trovare il fattore e il padre dell'universo, e, una volta trovatolo,
indicarlo a tutti. Proprio questo dobbiamo considerare di esso,
vale a dire in base a quale dei due modelli l'artefice lo realizz,
se guardando a quello che  allo stesso modo e identico,
oppure a quello generato. Se questo mondo  bello e l'artefice 
buono  chiaro che guard al modello eterno: altrimenti, ma non
 neppure lecito dirlo, a quello generato.  chiaro ad ognuno che
rivolse il suo sguardo al modello eterno, poich  il pi bello fra i
mondi generati, e l'artefice, fra le cause, quella migliore. Generato
in questo modo, il mondo  stato realizzato sulla base di quel
modello che pu essere appreso con la ragione e l'intelletto e che
 sempre allo stesso modo: stando cos le cose, vi  assoluta
necessit che che questo mondo sia ad immagine di qualcosa. La
cosa pi importante in ogni questione  quella di cominciare dal
principio naturale. Cos allora si deve distinguere l'immagine dal
suo modello, come se i discorsi fossero parenti di quelle cose di
cui sono interpreti: i discorsi, dunque, intorno a ci che  saldo e
fisso ed evidente all'intelletto sono saldi e sicuri, e per quanto 
possibile, conviene che siano inconfutabili e invincibii e nulla di
ci deve mancare. Quanto allora a quei discorsi che si riferiscono
a ci che raffigura quel modello, ed  a sua immagine,
essi sono verosimili e in proporzione a quegli altri: perch come
l'essenza sta alla generazione, cos la verit sta alla fede. Se dunque,
Socrate, poich sono state dette molte cose cose riguardo a
svariate questioni concernenti gli di e la generazione dell'universo,
non siamo in grado di offrirti dei discorsi assolutamente e
perfettamente congruenti fra loro ed esatti, non ti stupire: ma
purch non ti offriamo discorsi meno verosimili di altri, bisogna
contentarsi ricordando che io che parlo e voi che giudicate
abbiamo natura umana, sicch intorno a tali questioni ci conviene
accettare un mito verosimile, e non cercare pi lontano.
SOCRATE: Perfetto, Timeo, e allora bisogna accettare assolutamente
le cose come tu ci consigli di fare: intanto con grande piacere
abbiamo accolto il tuo esordio, e ora continua e fa' che noi ascoltiamo
il canto.
TIMEO: Diciamo dunque per quale ragione l'artefice realizz la
generazione e quest'universo. Egli era buono, e in chi 
buono non si genera mai alcuna invidia riguardo a nessuna cosa:
essendone dunque esente, volle che tutto fosse generato, per
quanto era possibile, simile a lui. Se si accettasse da uomini
assennati questa ragione come quella pi fondata della generazione
e del cosmo, la si accetterebbe nel modo pi corretto.
Volendo infatti il dio che tutte le cose fossero buone, e nessuna,
per quanto possibile, cattiva, prendendo cos quanto vi era di
visibile e non stava in quiete, ma si muoveva sregolatamente e
disordinatamente, dallo stato di disordine lo riport all'ordine,
avendo considerato che l'ordine fosse assolutamente migliore del
disordine. Non era lecito e non  possibile all'essere ottimo fare
altro se non ci che  pi bello: ragionando dunque trov
che dalle cose che sono naturalmente visibili non si sarebbe
otuto trarre un tutto che non avesse intelligenza e che fosse pi bello
di un tutto provvisto di intelligenza, e che inoltre era
impossibile che qualcosa avesse intelligenza ma fosse separato
dall'anima. In virt di questo ragionamento, ordinando insieme
l'intelligenza nell'anima e l'anima nel corpo realizz l'universo,
in modo che l'opera da lui realizzata fosse la pi bella e la
migliore per natura. Cos dunque, secondo un ragionamento
verosimile dobbiamo dire che questo mondo  un essere vivente
dotato di anima, di intelligenza, e in verit generato grazie
alla provvidenza del dio.
Stabilita questa cosa dobbiamo dire quel che segue, e cio a
somiglianza di quale animale, fra gli esseri viventi, l'artefice lo
realizz. Certamente non penseremo che sia stato fatto a somiglianza
di nessuno di quelli che sono sotto forma di parte - poich essendo
simile a ci che  incompiuto, non potrebbe mai essere bello -, ma
noi stabiliamo che esso sia fra tutte le cose pi
simile a ci di cui fanno parte gli altri esseri viventi, sia presi
singolarmente sia nei loro generi. Infatti quello contiene in s tutti
gli animali dotati di intelligenza, come questo mondo riunisce
noi e tutti gli altri esseri visibili. Volendo il dio che questo
mondo rassomigliasse il pi possibile al pi bello e al pi perfetto
fra gli esseri intellegibili, realizz un solo essere visibile che
avesse al suo interno tutti quegli esseri che gli fossero per natura
affini. Dunque abbiamo detto giustamente che il cielo  uno
solo, oppure era pi giusto affermare che sono molti e infiniti?
Esso  uno solo, se  stato fabbricato secondo il modello. Infatti
quello che contiene tutti quanti gli esseri intellegibili non potrebbe
mai essere secondo dopo un altro: altrimenti, a sua volta, vi
dovrebbe essere un altro essere che contenga quei due, di cui
appunto quei due sarebbero parte, e dunque sarebbe pi corretto
dire che esso non rassomiglia a quelli ma a ci che li contiene.
Perch allora questo mondo fosse simile, nella sua unicit,
all'essere vivente perfetto, per questa ragione, l'artefice non fece
n due n infiniti mondi, ma quest'unico cielo, unigenito e generato,
che  e ancora sar.
Ci che  generato dev'essere corporeo, visibile e tangibile, ma
nulla potrebbe mai essere visibile se  separato dal fuoco, n tangibile
senza qualcosa di solido, e non pu esserci solido senza terra.
Di qui, cominciando a realizzare il corpo dell'universo, lo fece
di fuoco e di terra. Tuttavia non  possibile unire due soli elementi
senza disporre di un terzo: dunque in mezzo vi dev'essere un legame
che li unisca entrambi. Fra i legami il pi bello  quello che faccia,
per quanto  possibile, un'unica cosa di s e dei termini legati
insieme; ed  la proporzione che realizza ci nel modo migliore.
Perch quando di tre numeri, o masse, o potenze che siano,
il medio sta all'ultimo come il primo sta al medio, e d'altra
parte il medio sta al primo come l'ultimo sta al medio, allora
il medio, divenendo primo e ultimo, e l'ultimo e il primo divenendo
medi, cos accadr che tutti diventino necessariamente la stessa
cosa, e diventando la stessa cosa fra loro, saranno tutti
un'unit.(13) Se dunque il corpo dell'universo doveva
essere piano e senza alcuna profondit, un solo medio bastava
ad unire gli elementi a lui congiunti e se stesso: ora invece,
conveniva che esso avesse corpo solido, e i corpi solidi non li
congiunge in armonia un solo medio, ma sempre insieme due
medi. Cos il dio, avendo posto acqua e aria in mezzo al fuoco e
alla terra, e componendoli fra di loro, per quanto era possibile,
secondo la stessa proporzione, in modo che come il fuoco stava
all'aria, cos l'aria stava all'acqua, e come l'aria stava all'acqua
cos l'acqua stava alla terra, un insieme e compose il cielo visibile
e tangibile. E in questo modo e mediante questi quattro
elementi il corpo del mondo fu generato, secondo un'armonica
proporzione, ed ebbe tale amicizia che riunito in se stesso non
pu essere sciolto da nient'altro se non da colui che lo leg insieme.
La composizione del mondo ha assunto in s ciascuno di questi
quattro elementi, presi nella loro totalit. L'artefice lo form
mediante tutto il fuoco, tutta l'acqua, e tutta l'aria e tutta la terra,
senza lasciare fuori nessuna parte o propriet di nessun elemento,
e innanzitutto lo concep perch l'essere vivente fosse,
nella sua totalit il pi possibile perfetto e composto di parti
perfette, inoltre perch fosse uno, dal momento che non era
stato lasciato nulla da cui si potesse generare un altro simile, ed
infine affinch non fosse soggetto a vecchiaia e a malattia, tenendo
conto che ad un corpo cos formato il caldo e il freddo e tutti
quanti gli agenti dotati di intense energie, circondandolo dall'esterno
e assalendolo intempestivamente, lo dissolvono e lo fanno
morire infliggendogli malattie e vecchiaia. Per questa ragione e
in base a tale considerazione egli ha formato quest'unico tutto,
costituito da tutti gli elementi, perfetto e immune da vecchiaia e
malattia. Quindi gli assegn una forma adatta e affine.
All'essere vivente che doveva contenere in s tutti i viventi conveniva
una forma che contenesse in s tutte quante le forme. Perci lo
arrotond a forma di sfera, ugualmente distante in ogni
punto dal centro alle sue estremit, in un'orbita circolare, che 
fra tutte le forme la pi perfetta e la pi simile a se stessa, avendo
pensato che il simile fosse di gran lunga pi bello del dissimile.
Lisci con cura tutt'intorno la sua superficie esterna per
molte ragioni. Infatti non aveva nessun bisogno di occhi, dal
momento che all'esterno non era rimasto nulla da vedere, n d'orecchi,
poich non vi era nulla da udire: e intorno non vi era aria
che chiedesse di essere respirata, e neppure aveva bisogno di un
qualche organo per ricevere in s il nutrimento, n per espellere i
residui. Nulla infatti poteva lasciare andare via, e nulla gli si
aggiungeva da nessuna parte - d'altronde al di fuori non vi era
niente -, ma il mondo  stato generato ad arte per cui procura da
solo a se stesso il nutrimento mediante la sua corruzione, e tutto
agisce e patisce da s e per s: il suo ordinatore ritenne
infatti che esso sarebbe stato migliore se fosse bastato a se stesso
che se avesse avuto bisogno di altri. Quanto alle mani, che non
gli sarebbero servite per prendere o lasciare qualcosa, il dio non
ha ritenuto di dovergliele aggiungere inutilmente, n i piedi, n
quanto in genere viene utilizzato per camminare. Gli ha
invece assegnato un movimento che si adatta al suo corpo, e cio
quello fra i sette che riguarda maggiormente l'intelligenza e il
pensiero. Perci facendo girare intorno nello stesso modo, nella
stesso punto e in se stesso, lo fece muovere di un moto circolare,
gli tolse tutti e sei i movimenti e lo realizz in modo che fosse
privo degli errori di quelli. E non avendo bisogno di piedi per
questa rotazione, lo gener senza gambe e senza piedi.
Tale fu il ragionamento che il dio che sempre  formul riguardo
al dio che un giorno sarebbe stato, e cos fece un corpo
liscio e uniforme, in ogni punto ugualmente distante dal centro, e
intero e perfetto e composto di corpi perfetti: e posta l'anima in
mezzo ad esso, cerc di stenderla in ogni direzione, e addirittura
dal di fuori ricopr con essa il corpo, e realizz un cielo circolare
che si muove tutt'intorno, unico e deserto, per sua virt in grado
di accompagnarsi da s e di non aver bisogno di nessun altro,
buon conoscitore ed amico di se stesso. Per tutte queste ragioni
felice gener quel dio.
Quanto all'anima, il dio non la fabbric pi giovane del corpo,
cos come adesso facciamo noi, cominciando a parlarne
dopo: non permise infatti che nell'atto di unirsi insieme, il pi
vecchio fosse comandato dal pi giovane. Ma noi che prendiamo
parte in larga misura della sorte anche a caso parliamo. Il dio prima
del corpo form l'anima e la gener pi vecchia per generazione
e per virt, in modo che fosse padrona del corpo e questi
obbedisse. La gener formata di tali elementi e in base a
tale criterio. Dell'essenza indivisibile e che  sempre allo stesso
modo e di quella divisibile che si genera nei corpi, da tutte e due,
dopo averle mescolate, form una terza specie di essenza intermedia,
che prende parte della natura del medesimo e dell'altro, e
cos la pose in mezzo tra l'essenza indivisibile e quella divisibile
secondo i corpi: e dopo averle prese tutte e tre, le mescol in una
sola specie collegando a forza la natura dell'altro, che rifiutava di
mescolarsi, con quella del medesimo. Mescolando queste
due nature con l'essenza, e di tre facendone una sola, divise di
nuovo questa totalit in quante parti conveniva, risultando ciascuna
dalla mescolanza del medesimo, dell'altro e dell'essenza.
Cominci a dividere cos: prima tolse dal tutto una parte, dopo di
questa tolse una doppia della prima, quindi una terza, una volta e
mezzo pi grande della seconda e il triplo della prima, poi una
quarta doppia della seconda, una quinta tripla della terza,
una sesta che era otto volte la prima, una settima ventisette volte
pi grande della prima.(14) Dopo di ci, riemp gli intervalli
doppi e tripli,(15) tagliando ancora dal tutto altre parti e ponendole
in mezzo a questi intervalli, sicch in ciascun intervallo vi fossero
due medi, ed uno superasse gli estremi e fosse superato della
stessa frazione di ciascuno di essi, mentre l'altro superasse e fosse
superato dallo stesso numero.(16) Originandosi da questi legami
nei precedenti intervalli nuovi intervalli di uno e mezzo, di uno e
un terzo, e di uno e un ottavo, riemp tutti gli intervalli di uno e
un terzo con l'intervallo di uno e un ottavo, lasciando una
piccola parte di ciascuno di essi, in modo che l'intervallo lasciato
di questa piccola parte fosse definito dai valori di un rapporto
numerico, come duecentocinquantasei sta a duecentoquarantatr.(17)
Cos riusc ad impiegare tutta quella mescolanza da cui
aveva operato queste divisioni. Dopo che ebbe diviso in due,
secondo la lunghezza, tale composizione, ed ebbe adattato una
parte all'altra nel loro punto mediano in forma di x, le pieg in
circolo nello stesso punto, congiungendo fra di loro le estremit
di ciascuna nel punto di incontro opposto alla loro intersezione,
e vi impresse un movimento di rotazione uniforme nel
medesimo spazio, e uno dei due circoli lo fece esterno, mentre
l'altro interno.(18) Destin il movimento del circolo esterno al
movimento della natura del medesimo, e quello del circolo interno
al movimento della natura dell'altro. E rivolse il movimento della
natura del medesimo secondo il lato di un triangolo, verso
destra, mentre il movimento della natura dell'altro secondo la
diagonale verso sinistra. Infine confer potere al movimento del
medesimo e del simile: lasci che esso fosse uno ed indivisibile,
mentre divise sei volte il movimento interno facendone sette
circoli disuguali, secondo gli intervalli del doppio e del triplo, in
modo che fossero tre per ciascuna parte. E a questi circoli
comand che si muovessero in senso opposto gli uni agli altri, e
che tre avessero uguale velocit, mentre gli altri quattro avessero
velocit disuguale l'uno rispetto all'altro e rispetto agli altri tre,
ma che tutti girassero secondo un criterio logico.
Dopo che l'intera struttura dell'anima fu generata secondo il
pensiero del suo artefice, compose allora dentro di essa tutta
la parte corporea, e un anima e corpo armonizzando insieme i
due centri: e l'anima, estendendosi dal centro in ogni direzione
sino all'estremit del cielo e avvolgendolo esternamente tutt'intorno,
per poi rivolgersi essa stessa in se stessa, diede origine ad
un principio divino di incessante e intelligente vita per tutta la
durata del tempo. E il corpo del cielo fu generato visibile, e l'anima
invisibile; ma l'anima, prendendo parte della ragione e dell'armonia,
 la migliore fra le cose generate dal migliore
degli esseri intellegibili ed eterni. Poich essa risulta dalla
mescolanza di queste tre parti, ovvero la natura del medesimo, quella
dell'altro e dell'essenza, ed essendo divisa e collegata in modo
ben proporzionato, e rivolgendosi in se stessa, quando viene a
contatto con un qualcosa che abbia natura corruttibile o indivisibile,
muovendosi tutta quanta in s dice a che cosa quel qualcosa
sia uguale e da che cosa sia diverso, e soprattutto perch,
dove, come, e quando, avviene alle cose generate di essere o di
subire, sia fra d loro, sia in relazione a quelle che sono sempre le
stesse. Questo ragionamento diviene allo stesso modo vero sia
che si riferisca a quello che  l'altro, sia a quello che  il medesimo,
procedendo in ci che si muove da s senza voce n suono.
Quando si riferisce al sensibile, e il circolo dell'altro, muovendosi
con regolarit, rende consapevole tutta l'anima, allora nascono
opinioni e credenze solide e vere: quando si riferisce al
razionale, e il circolo del medesimo, correndo rapidamente, lo
indica, allora di necessit giunge al suo compimento la mente e la
scienza. E se qualcuno dicesse che ci in cui nascono queste due
conoscenze sia diverso dall'anima, dir tutto tranne che la verit.
Non appena il padre che lo aveva generato osserv muoversi e
vivere questo mondo che era stato fatto ad immagine degli eterni
di, si rallegr e pieno di gioia pens di renderlo ancora pi simile
al modello. Come dunque esso  un essere vivente eterno, cos,
per quanto gli era possibile, cerc di rendere tale anche
questo tutto. Dunque la natura di quell'essere  eterna, e questo
non era possibile applicarlo completamente a questo mondo
generato: pens allora di realizzare un'immagine mobile dell'eternit,
e, ordinando il cielo, fa dell'eternit che rimane nell'unit
un'immagine eterna che procede secondo il numero, e che noi
abbiamo chiamato tempo. E i giorni e le notti, e i mesi e gli
anni, che non esistevano prima che il cielo fosse generato, fece
allora in modo che essi nascessero nel momento in cui componeva
il cielo. Tutte queste sono parti di tempo, e "l'era" e il "sar"
sono specie generate di tempo che noi senza saperlo attribuiamo
in modo scorretto all'essenza eterna. Diciamo infatti che essa
era, , e sar, ma secondo un ragionamento veritiero soltanto
"l'" si adatta all'essenza eterna, mentre "l'era" e il "sar"
conviene dirle a proposito della generazione che procede nel
tempo: si tratta infatti di due movimenti, mentre ci che  sempre
allo stesso modo ed immobile non conviene che diventi
attraverso il tempo n pi vecchio n pi giovane, n che sia mai
diventato, n che ora diventi, e neppure che diventer in avvenire.
In sintesi non gli si pu conferire nessuna di quelle propriet
che la generazione applica a quelle cose che si muovono sul piano
del sensibile, ma queste, invece, sono forme del tempo che
imita l'eternit e si muove in circolo secondo il numero. Ed inoltre
noi usiamo tali espressioni: "ci che  divenuto  divenuto",
"ci che diviene  divenente", e ancora "ci che diventer diventer",
"ci che non  non ", e tuttavia di queste espressioni
nessuna  esatta. Ma nella presente circostanza non  forse ancora
giunto il momento opportuno per esaminare attentamente tali questioni.
Il tempo dunque  nato insieme al cielo, in modo che, generati
insieme, insieme anche si dissolvano, se mai avvenga una loro
dissoluzione, e fu fatto sulla base del modello dell'eterna natura,
perch, per quanto  possibile, le somigli: il modello esiste
per tutta l'eternit, mentre il cielo sino alla fine per tutto il tempo
 esistito, esiste, ed esister. In base allora a questo ragionamento
e pensiero del dio sulla nascita del tempo, perch il tempo
fosse generato, furono generati il sole, la luna, e altri cinque astri
che si chiamano pianeti, per distinguere e custodire i numeri del
tempo: il dio, avendo formato i corpi per ciascuno di essi, i quali
erano sette, li pose nelle sette orbite in cui si muoveva il circolo
dell'altro, ovvero la luna nella prima orbita intorno alla terra,
il sole nella seconda sopra la terra, la stella del mattino e l'astro
che si dice sacro ad Hermes nell'orbita uguale per velocit a
quella del sole, ma che ha direzione contraria rispetto ad essa.
Sicch il sole, e l'astro sacro ad Hermes, e la stella del mattino si
raggiungono e allo stesso modo sono raggiunti l'uno dall'altro.
Quanto agli altri pianeti, se si volesse spiegare dove il dio li colloc
e per quale ragione, questa appendice risulterebbe pi faticosa della
stessa materia per cui se ne parla. Dunque queste cose, se avremo tempo,
saranno forse oggetto di una degna trattazione pi tardi. Dopoch ciascuno
degli astri, che sono necessari per la formazione del tempo, giunse
nell'orbita che gli era pi adatta, e i loro corpi, collegati con legami
animati, divennero esseri viventi, e appresero il loro compito, allora
secondo il movimento dell'altro che  obliquo e passa attraverso il
movimento del medesimo e ne  dominato, gli uni percorsero un'orbita
maggiore, gli altri un'orbita minore, e quelli che percorrevano
un'orbita minore erano pi rapidi, quelli che percorrevano un'orbita
maggiore erano pi lenti. Grazie al movimento del medesimo gli astri
che giravano pi rapidamente sembravano essere raggiunti da quelli
che giravano pi lentamente, anche se li raggiungevano: infatti questo
movimento volgeva tutte le loro orbite a spirale, e muovendosi gli uni
in un senso e gli altri in senso contrario, faceva in modo che quel
pianeta che si allontanava pi lentamente da questo movimento, che 
il pi veloce, sembrasse il pi vicino. Perch vi fosse un'evidente
misura della relativa lentezza e rapidit, e i pianeti percorressero
le loro otto orbite, il dio accese nella seconda orbita dopo la terra
quella luce che adesso abbiamo chiamato sole, in modo che risplendesse,
per quanto era possibile, per tutto il cielo, e tutti gli esseri viventi
cui conveniva prendessero parte del numero, apprendendolo dal
movimento del medesimo e del simile. In questo modo e per queste
ragioni ebbero origine la notte e il giorno, che rappresentano il
periodo del movimento circolare unico e pi sapiente: il mese nacque
invece quando la luna raggiunge il sole dopo aver percorso la sua orbita,
e l'anno quando il sole ha percorso la sua orbita. Quanto ai periodi
degli altri pianeti, poich gli uomini non li conoscono, salvo alcuni
pochi, non sono stati neppure nominati e non si misurano in numeri,
mediante l'osservazione, i loro rapporti reciproci, sicch, cos per
dire, gli uomini non sanno che il tempo  misurato anche dai loro giri,
infinitamente molteplici e straordinariamente vari: non di meno 
tuttavia possibile capire che il numero perfetto del tempo realizza
l'anno perfetto allorquando le velocit di tutti e gli otto periodi,
compiendosi reciprocamente, ritornano al punto di partenza, misurate
secondo l'orbita del medesimo che si muove in modo uniforme. In
questo modo e per questa ragione furono generati tutti gli astri
che percorrono il cielo e fanno ritorno, perch questo mondo fosse
il pi simile possibile a quell'essere vivente perfetto e
intellegibile, in virt dell'imitazione della sua eterna natura.
E tutto il resto sino alla generazione del tempo era ormai stato
realizzato a somiglianza del modello, anche se, dentro di s, non
comprendeva ancora tutti gli esseri viventi che in seguito vi furono
generati, e in questo era ancora dissimile rispetto al suo
modello. Ci che rimaneva da compiere il dio lo realizz imitando
la natura del modello. Come dunque la sua mente osserva,
nell'essere vivente che , quali e quante specie vi si contengono,
cos pens che tali e tante anche questo mondo dovesse avere.
Esse sono quattro: una  la stirpe celeste degli di, un'altra quella
alata che vaga per l'aria, una terza  la specie acquatica, la
quarta  quella pedestre che cammina sulla terra. Per quanto riguarda
la specie divina, il dio la realizz in larga parte di fuoco,
perch fosse la pi splendente e la pi bella a vedersi, e rendendola
simile all'universo la rese perfettamente rotonda e la colloc
nell'intelligenza del circolo pi potente in modo che lo
potesse seguire, distribuendola intorno per tutto il cielo, perch
fosse per lui un reale e vario ornamento in tutta la sua interezza.
Assegn due movimenti a ciascuno degli di: l'uno nello stesso
punto ed uniforme, poich in se stessi pensano lo stesso
intorno alle stesse cose, l'altro orientato in avanti, poich sono
dominati dall'orbita del medesimo e del simile.(19) Rispetto invece
agli altri cinque movimenti li rese immobili e stabili, in modo che
ciascuno di essi diventasse il pi possibile migliore. Per questa
ragione dunque furono generati quegli astri che non sono vaganti,
esseri viventi divini ed eterni i quali, roteando con moto uniforme
nello stesso punto, stanno sempre fermi: gli astri invece
che mutano il loro corso e vagano in varie direzioni, come si 
detto prima, in conformit con quelli furono generati. Quanto alla
terra, nostra nutrice, girando intorno all'asse che si estende
per l'universo, il dio fece in modo che fosse custode ed artefice
della notte e del giorno, la prima e la pi antica fra le divinit
che sono state generate dentro il cielo. Per quanto riguarda infine
le danze di questi astri e i loro incontri, le circonvoluzioni e gli
avvicinamenti dei loro circoli, e quali di nelle connessioni vengano
in contatto fra loro e quali siano all'opposto, e dietro a chi,
coprendosi l'un l'altro, e in quali tempi si nascondano a noi, per
fare nuovamente la loro comparsa inviando paure e segni del
futuro a coloro che non sanno fare questi calcoli, trattare in
sostanza tutte queste cose senza poterle osservare, sarebbe fatica
inutile: ma questo ci sia sufficiente, e la trattazione sulla natura
degli di visibili e generati abbia termine.
Parlare degli altri dmoni e conoscerne l'origine  impresa superiore
alle nostre capacit, e quindi bisogna prestare fede a quanti
ne hanno parlato in un tempo precedente, in quanto erano, come
dicevano, discendenti degli di, e conoscevano perfettamente i
loro antenati:  impossibile dunque non prestare fede agli di,
e anche se parlano senza argomentazioni verosimili e necessarie,
tuttavia, poich dicono di esporre cose riguardanti la loro famiglia,
bisogna, seguendo la tradizione, prestarvi fede. Cos
dunque secondo loro sia e si dica la genealogia di questi di: da
Gea e Urano nacquero i figli Oceano e Teti, e da questi, Forci,
Crono, e Rea e quanti nacquero insieme a loro; da Crono e
Rea, Zeus ed Era e tutti quanti noi sappiamo che sono detti loro
fratelli, e ancora gli altri, figli di questi. Non appena tutti quanti
gli di nacquero, sia quelli che percorrono apertamente le loro
orbite, sia quelli che fanno la loro comparsa quando vogliono,
colui che gener quest'universo disse loro le parole che seguono:
Di, figli di di, di cui io sono padre ed artefice, grazie a me le
cose che sono generate sono indissolubili, fin quando lo voglio.
Tutto ci che  legato si pu sciogliere, ma  un male voler sciogliere
ci che  ben armonizzato e sta bene insieme: perci,
siccome siete stati generati, non siete immortali n del tutto
incorruttibili, ma non sarete disciolti, n vi colpir il destino di
morte, poich avete ricevuto in sorte i legami della mia volont,
che sono ancora pi forti e potenti di quelli con cui siete stati
legati quando siete nati. Prestate attenzione a quello che ora il mio
discorso vi dimostra. Le specie mortali che devono ancora essere
generate sono tre, e se non verranno generate, il cielo rimarr
incompiuto: infatti non avr in esso tutte le specie degli esseri
viventi, mentre deve averle, se vuole essere del tutto compiuto.
Se io dunque le facessi nascere e grazie a me prendessero
parte alla vita, sarebbero uguali agli di. Perch siano mortali, e
questo universo sia davvero universo, rivolgetevi, secondo la vostra
natura, alla realizzazione degli esseri viventi, imitando la potenza
che io ho impiegato nella vostra generazione. E per quella
parte di essi cui convenga avere lo stesso nome degli immortali,
che  detta divina e governa quanti fra essi vogliono sempre
seguire la giustizia e voi, dar il seme e il principio: quanto
al resto, tessendo insieme la parte mortale con l'immortale, formate
e generate esseri viventi, e dando loro il nutrimento fateli
crescere, e quando moriranno accoglieteli nuovamente.
Cos parl, e di nuovo nella prima coppa, nella quale aveva mischiato
e temperato l'anima del mondo, vers ci che rimaneva di quei
primi elementi, mescolandoli pi o meno nello stesso
modo: d'altra parte non erano pi ugualmente puri come prima,
ma erano elementi di secondo o terzo grado. Dopo aver formato
il tutto, lo divise in un numero di anime uguale a quello degli
astri, ne distribu una a ciascun astro, e, facendole salire
come su di un carro, indic la natura dell'universo, e disse loro le
leggi fatali: e cio che la prima generazione sarebbe stata unica
per tutti, perch nessuno fosse posto in condizione di inferiorit
da lui; che le anime, disseminate ciascuna negli strumenti del
tempo pi adatti ad ognuna, avrebbero generato il pi religioso
fra gli esseri viventi; e che essendo doppia la natura umana,
sarebbe stata migliore quella stirpe che in seguito si sarebbe
chiamata uomo. Quando le anime fossero di necessit impiantate
nei corpi, e al loro corpo qualcosa si aggiungesse e qualcos'altro
si togliesse, in un primo tempo nascerebbe inevitabilmente in tutti
gli esseri viventi un'unica sensazione prodotta da passioni violente,
in un secondo tempo amore mescolato a piacere e dolore, e
inoltre paura, ira, e tutti gli stati d'animo che seguono a queste
o che per natura sono opposti. Se si dominassero queste
passioni si vivrebbe nella giustizia, se si fosse dominati,
nell'ingiustizia. E chi vivesse bene il tempo che gli spetta, tornando di
nuovo nella dimora dell'astro a lui affine, vivrebbe una vita felice
e ordinaria: se invece sbagliasse in questo, nella seconda generazione
si muterebbe nella natura di donna; e se neppure in queste circostanze
facesse cessare la sua cattiveria, a seconda della sua malvagit,
si muterebbe di continuo in una natura ferina tale da somigliare al
vizio che in lui si fosse generato, e mutando in questo modo non
cesserebbe dalle sue pene se non quando, lasciandosi trascinare dal
periodo del medesimo e del simile che  in s, e dominando con la
ragione la gran massa che si fosse venuta a generare sul suo essere,
costituita di fuoco, di acqua, di aria, e di terra, una massa
tumultuosa ed irrazionale, non giungesse nella specie della prima
ed ottima condizione. Dopo che legifer per essi tutte queste leggi,
per non essere responsabile della malvagit futura di ciascuno,
semin alcuni di essi nella terra, altri nella luna, altri ancora
in altri organi del tempo: dopo la seminagione affid ai giovani di
il compito di plasmare corpi mortali e di completare quanto dell'anima
umana era ancora da aggiungere, e tutto ci che ne conseguiva, e di
governare le anime e di guidare l'essere mortale nel modo pi bello e
migliore possibile, perch non fosse esso stesso causa dei suoi mali.
Avendo ordinato tutto ci, rimase nel suo stato, com'era conveniente:
e mentre egli stava in questo stato, i figli, compreso l'ordinamento
del padre, gli obbedivano. E preso l'immortale principio dell'essere
mortale, imitando il loro demiurgo, presero in prestito dal mondo
parti di fuoco, di terra, di acqua e di aria che sarebbero poi state
restituite, e le unirono insieme, non con quei legami indissolubili
con cui essi erano uniti, ma, connettendole con moltissimi chiodi
invisibili per la loro piccolezza, e realizzando cos da tutti gli
elementi un corpo unico per ciascuno, legarono i circoli dell'anima
immortale a questi corpi soggetti ad influssi ed efflussi. E questi
circoli, legati come ad un fiume in piena, non dominavano e non erano
dominati, mentre a forza erano trasportati e trasportavano, sicch
tutto l'essere vivente si muoveva, avanzando in modo disordinato
dove il caso lo portava, e senza ragione, avendo in s tutti e sei
i movimenti: si muoveva in avanti e indietro, e a destra e a sinistra,
e in basso e in alto, ed errando da ogni parte procedeva nelle sei
direzioni. Era impetuosa l'ondata che affluiva e refluiva e che
procurava il nutrimento, ma le impressioni che giungevano dall'esterno
determinavano in ciascuno ancor pi scompiglio, quando il corpo
incontrasse all'esterno un fuoco estraneo, o anche la solidit della
terra, o l'umido scorrere delle acque, o fosse sorpreso dal turbine
dei venti portati dall'aria, e quando i movimenti causati da tutti
questi fenomeni, attraverso il corpo, colpissero l'anima: e tutti
questi movimenti, in seguito, furono chiamati per queste ragioni
sensazioni, e ancora ad esso cos si chiamano. Le sensazioni,
procurando anche allora moltissimo e grandissimo movimento,
e, insieme al fiume che continuamente fluisce, muovendo e scuotendo
con violenza i circoli dell'anima, impedirono completamente, scorrendo
in direzione opposta, il circolo del medesimo, e proibirono che
dominasse e progredisse nel suo corso, e in seguito turbarono anche
il circolo dell'altro. In tal modo i tre intervalli doppi e i tre
intervalli tripli, e i medi e i legami dell'uno e mezzo, dell'uno
e un terzo, e dell'uno e un ottavo, (20) non potendo essere del tutto
sciolti se non da chi li aveva legati, esse li contorsero in tutte
le direzioni, e provocarono tutte le fratture e le deviazioni che
erano possibili, in modo che quei circoli, stando appena uniti fra
loro, si muovevano, ma si muovevano senza criterio logico, ora in
senso contrario, ora in senso obliquo, ora supini: come quando un
uomo supino, appoggiato il capo a terra e sollevando in alto i piedi,
si mette di fronte a qualcuno, allora in questa posizione d chi
si trova in tale condizione e di chi lo osserva, la destra sembra
la sinistra, e la sinistra la destra, a seconda delle rispettive
posizioni dei due osservatori.
Quando dunque i circoli dell'anima subiscono il violento impatto
di questi stessi turbamenti e di altri simili, e quando si
imbattono in qualcuno degli oggetti esterni appartenenti al genere
del medesimo o dell'altro, allora, chiamando in modo contrario
alla verit ci che  medesimo o diverso rispetto a qualcosa,
diventano falsi ed insensati, e non vi  in essi nessun circolo che
governi o che faccia da guida agli altri: quando poi alcune sensazioni,
provenendo dall'esterno, si abbattono su questi circoli e
trascinano con s anche tutto l'involucro dell'anima, allora, bench
essi siano dominati, sembrano dominare. A causa di tutte
queste impressioni esterne, l'anima,  adesso come in principio,
non appena si lega al corpo immortale, diventa insensata.
Quando per il flusso di ci che serve a far crescere e nutrire
giunge con minore intensit, e i circoli dell'anima, ripresa la calma,
vanno di nuovo per la loro strada, e si rinsaldano con il passare
del tempo, allora le orbite di ciascun circolo, procedendo ormai
secondo il loro corso naturale e correggendosi, chiamano in
maniera corretta l'altro e il medesimo, e rendono assennato chi
le possiede. Se inoltre interviene una retta educazione ed istruzione,
l'individuo, liberato dalla pi grande malattia, diventa integro e
perfettamente sano, ma se non presta attenzione, percorrendo zoppicando
il cammino della vita, ritorna nell'Ade imperfetto e insensato.
Ma questo arriver alla fine, nell'occasione pi opportuna. Intanto
dobbiamo spiegare con maggior precisione ci che ora  stato proposto,
e cio si deve innanzitutto parlare della generazione dei singoli
corpi e dell'anima, e in base a quali ragioni e pensieri degli di
essi furono generati: questo bisogna trattare, seguendo la ragione
pi verosimile, e procedere cos lungo questa strada.
Imitando la forma dell'universo che  sferica, gli di collegarono
i circoli divini, che sono due, in un corpo sferico che ora chiamiamo
capo, che  la parte pi divina e che governa tutte le altre che
sono in noi: e al capo gli di affidarono, come servitore, tutto il
corpo, una volta che lo ebbero formato, pensando che esso avrebbe
preso parte di tutti quanti i suoi movimenti. Perch allora, rotolando
sulla terra che ha alture e profondit di ogni sorta
non incontrasse difficolt nel superare le une e a venir fuori
dalle altre, gli diedero questo corpo come carro, e l'agilit di
muoversi: perci il corpo ha una lunghezza, e gener quattro
membra distese e flessibili, strumenti fabbricati dal dio con i quali
prendendo e appoggiandosi sopra, potesse spostarsi in ogni
luogo, portando nella parte alta di noi la dimora di ci che
 pi divino e pi sacro. Cos e per questa ragione furono aggiunti
a tutti gambe e mani. Poich gli di ritenevano che la parte anteriore
fosse pi degna di quella posteriore e pi adatta al comando, ci
diedero soprattutto la possibilit di muoverci in questa
direzione. Dunque bisognava che l'uomo avesse la parte anteriore
del corpo distinta e diversa. Perci prima di tutto intorno alla
cavit del capo, dopo avervi sistemato il volto, legarono ad esso
gli organi che servono per ogni previsione dell'anima, e decisero
che questa parte, per natura anteriore, prendesse parte del
comando. Prima i ogni altro organo fecero gli occhi, i quali portano
la luce e li attaccarono in tal modo: di tutto quel fuoco che
non ha la propriet di bruciare, ma che procura la mite luce
propria di ogni giorno, fecero in modo che vi fosse un corpo. Quindi
il fuoco puro che  dentro di noi, e che  come fratello del fuoco
esterno, lo fecero scorrere liscio e denso attraverso gli occhi,
comprimendo tutte le parti degli occhi, ma soprattutto la parte
centrale, perch trattenessero tutto quanto  pi grasso, e
lasciassero passare solo quello puro. Quando dunque vi  la luce
diurna intorno alla corrente del fuoco della vista, allora il simile
si incontra con il simile, diventando un tutt'uno compatto, e forma
un corpo unico e concorde nella direzione degli occhi, dove
la luce che viene dal di dentro si scontra con quella che proviene
da fuori. Se questo corpo, diventato tutto ugualmente sensibile a
causa della sua conformit, viene a contatto con qualcosa  o
lo subisce, propagando i movimenti di queste impressioni per tutto
il corpo fino all'anima, procura quella sensazione per cui noi
diciamo di vedere. Ma quando il fuoco del giorno scompare nella
notte, il fuoco della vista si separa dal suo affine: uscendo fuori
dagli occhi e imbattendosi nel dissimile, si altera e si spegne, non
essendo pi della stessa natura dell'aria circostante, poich essa
non ha pi fuoco. L'occhio cessa di vedere e chiama il sonno: le
palpebre, infatti, che gli di hanno fabbricato per la salvezza della
vista, quando si chiudono, trattengono la potenza del fuoco interno
la quale placa e calma i movimenti interiori, e una volta appianati
giunge la quiete. E quando la quiete  molta, si verifica un sonno
fatto di brevi sogni, mentre se permangono agitazioni pi grandi,
a seconda della loro natura e delle parti del corpo in cui rimangono,
producono all'interno tali e tanti visioni che rassomigliano a quelle
esterne e che da svegli ci ricordiamo. Per quanto riguarda la formazione
delle immagini negli specchi e tutti quei corpi lucidi e levigati,
non  difficile rendersi conto. Infatti, dalla combinazione reciproca
del fuoco interno e di quello esterno, che diventano ogni volta uno
solo sulla superficie levigata e in molti modi si trasformano, derivano
di necessit tutte le apparenze di questo genere, dal momento che il
fuoco che si trova intorno al volto diventa un tutt'uno con il fuoco
che esce dagli occhi su di una superficie liscia e lucida. E la
sinistra sembra la destra, poich le parti opposte del fuoco della
vista vengono in contatto con le parti opposte del fuoco esterno,
contrariamente al solito modo con cui avviene il contatto: la
destra, invece, appare destra e la sinistra sinistra, al contrario,
quando la luce, componendosi, muta la sua posizione con ci con
cui si compone. Questo si verifica quando, essendo la superficie
levigata degli specchi curvata innanzi dalle due parti, la sua
parte destra invia luce verso la sinistra del fuoco della vista e la
sinistra verso la destra. Se questo stesso specchio si volge secondo
la lunghezza del volto, fa in modo che tutto appaia capovolto,
e quindi la luce che proviene dal basso viene proiettata verso la
parte superiore del raggio visivo, e quella che proviene dall'alto
verso la parte inferiore.
Tutte queste sono concause di cui il dio si serve come di assistenti
per realizzare, per quanto  possibile, l'idea dell'ottimo:
dalla maggior parte delle persone, invece, vengono ritenute cause,
e non concause di tutta la realt, perch raffreddano e riscaldano,
condensano e dilatano, e compiono altre cose di questo genere.
Esse per non sono in grado di possedere alcuna ragione,
n intelligenza nei confronti di nulla. Di tutti gli esseri si deve
dire che soltanto l'anima  quella cui conviene che sia fornita di
intelligenza: infatti essa  invisibile, mentre il fuoco e l'acqua, la
terra e l'aria sono tutti corpi visibili.  allora necessario che chi
ama l'intelligenza e la scienza vada alla ricerca delle cause prime
della natura ragionevole,  e in seguito, le cause che si generano
da altre cause e che di necessit ne muovono altre. Anche noi
dobbiamo fare cos: bisogna parlare di queste due specie di
cause, distinguendo quelle che con intelligenza fabbricano ci
che  bello e buono, da quelle che, separate dall'intelligenza, operano
ogni volta a caso e in modo disordinato. Ma sulle concause
degli occhi in relazione alle quali essi hanno quella facolt che
essi ora hanno avuto in sorte, si  detto a suficienza: dopo di ci
si deve parlare del loro grandissimo vantaggio, grazie a cui
il dio ce ne ha fatto dono. Secondo il mio ragionamento la vista 
diventata causa del pi grande vantaggio per noi, perch nessuno
dei discorsi che ora abbiamo pronunciato intorno all'universo
sarebbe mai stato detto se non avessimo visto gli astri, il sole e il
cielo. Ora le osservazioni del giorno e della notte, dei mesi e dei
periodi degli anni, degli equinozi e dei solstizi hanno procurato il
numero, e hanno fornito la riflessione sul tempo e la ricerca sulla
natura dell'universo: da queste cose abbiamo ottenuto il
genere della filosofia, di cui nessun bene pi grande giunse, n
giunger mai alla stirpe mortale come dono degli di. Dico che
questo  il bene pi grande degli occhi: quanto agli altri, che sono
minori, perch dovremmo celebrarli? E chi non  filosofo, se si
lamentasse per aver perso la vista, non si lamenterebbe invano?
Ma dobbiamo dire che la ragione per cui il dio ha scoperto e ci
ha donato la vista  quella per cui, osservando nel cielo i circoli
dell'intelligenza, ce ne servissimo per i circoli della nostra
intelligenza, che sono affini a quelli, anche se i nostri sono disordinati,
mentre quelli ordinati, e dunque, appresi e resi partecipi
della correttezza dei ragionamenti naturali, imitando i movimenti
del dio che sono assolutamente regolari, potessimo correggere
gli errori dei nostri. Per quanto riguarda la voce e l'udito vale di
nuovo lo stesso discorso, e cio che per gli stessi scopi e le stesse
ragioni sono stati donati dagli di. La parola  stata ordinata per
lo stesso scopo, e ad esso ha contribuito moltissimo, e cos quanto
vi  di utile nel suono della musica  stato donato all'udito
a causa dell'armonia. E l'armonia, dotata di movimenti affini ai
circoli della nostra anima, a chi con intelligenza si serve delle
Muse non sembra utile, come si crede ora, a procurare un piacere
irragionevole: ma essa  stata data dalle Muse per ordinare e
rendere consono con se stesso il circolo della nostra anima che
fosse diventato discorde. E il ritmo  stato donato da quelle per
questo stesso motivo, vale a dire per ovviare a quella condizione
che interessa la maggior parte di noi e che consiste nella
mancanza di misura e di grazia.
Nel discorso precedente, tranne brevi accenni, si  parlato di ci
che  stato realizzato mediante l'intelligenza: a questa parte del
discorso bisogna aggiungere anche ci che avviene per necessit.
Infatti la genesi di questo mondo   mista, derivando da una
composizione di necessit e di intelligenza. L'intelligenza domin
la necessit, persuadendola a muovere verso l'ottimo bene la
maggior parte delle cose che si generavano, e cos, poich la
necessit si era lasciata dominare da una saggia persuasione, venne
in principio realizzato quest'universo. Se dunque qualcuno dir
come esso si  effettivamente formato, dovr includere questa
specie di causa mutevole, per quanto, secondo la sua natura, vi
abbia apportato il suo contributo: cos ora si deve ritornare indietro,
e ricominciare di nuovo da capo anche per queste cose,
cos come avevamo fatto per quelle di prima, dando a questa
stessa questione un altro principio che le si adatti. Bisogna osservare
la natura del fuoco e dell'acqua, dell'aria e della terra prima
della nascita del cielo, e le sue propriet precedenti: ora nessuno
mai indic la loro origine, ma come se si sapesse che cos' il fuoco
e ciascuno degli altri elementi, diciamo che essi sono i princpi
primi ponendoli come le lettere dell'universo, mentre converrebbe
avere un po' di intelligenza per capire che non si potrebbero
neppure paragonare con verosimiglianza alle specie delle
sillabe. Adesso il nostro intento sar questo: non dobbiamo parlare
per ora del principio, o dei princpi, o come si voglia dire, di
tutte le cose, e non per altro se non per questo motivo, e cio per
il fatto che  difficile manifestare la mia opinione con l'attuale
metodo di discussione. Non crediate pertanto che io debba parlarvene,
e del resto neppure io stesso potrei convincermi di far
bene ad assumermi un compito cos gravoso: ma osservando, come
fu detto in principio, la forza dei ragionamenti verisimili,
tenter prima di tutto di dire riguardo ad ogni cosa ed a tutte
le cose in generale, ragioni non meno verosimili, anzi ancor pi
verosimili delle altre. Dunque, dopo aver invocato anche ora,
all'inizio del discorso, il dio salvatore perch ci scampi da una
trattazione assurda e insensata e ci conduca in salvo verso opinioni
verosimili, cominciamo di nuovo a parlare.
Questo ragionamento intorno all'universo avr sin dall'inizio pi
divisioni di prima: allora noi distinguemmo due specie, ora dobbiamo
mostrare un'altra terza specie. Nel discorso di prima, infatti,
erano sufficienti due specie, una presentata come la specie
del modello, che  intellegibile e sempre allo stesso modo, la
seconda che  l'imitazione del modello, che ha nascita ed 
visibile: allora non ne individuammo una terza, pensando che
due sarebbero bastate. Ora il discorso pare che ci costringa a
tentare di spiegare con le parole questa specie difficile e oscura.
Quale propriet si deve supporre che essa abbia secondo natura?
Questa soprattutto: di essere il ricettacolo di tutto quanto si
genera, come fosse una nutrice. Questa  la verit, ma si deve
parlarne con maggior chiarezza, anche se  difficile soprattutto
perch si devono sollevare dei dubbi sul fuoco e sugli altri
elementi che sono uniti con il fuoco: per ciascuno di questi elementi
 infatti difficile dire quale effettivamente si debba chiamare
acqua piuttosto che fuoco, e quale si pu chiamare in qualsiasi
altro modo piuttosto che con tutti i nomi o con ciascun
nome, in modo tale che si possa parlare con fedelt e con sicurezza.
Come dunque potremmo dire questo, e in che modo, e come
si potranno verosimilmente risolvere i nostri dubbi? In primo
luogo, quella che ora abbiamo chiamato acqua, quando gela,
osserviamo che diventa, a quanto pare, pietre e terra, quando
evapora e si dissolve, essa diventa vento e aria, e l'aria, bruciando,
diventa fuoco, e il fuoco, comprimendosi e spegnendosi,
ritorna nuovamente nella forma di aria, e l'aria, compressa e
condensata, diviene nuvola e nebbia, e da queste ultime, quando si
condensano ancora di pi, scorre l'acqua, e dall'acqua nasce di
nuovo terra e pietre, in modo che questi corpi, a quanto sembra,
si trasmettono come in un ciclo la generazione. E poich ciascuno
di questi corpi non si presenta mai sotto la stessa forma,
come non vergognarsi se si afferma con sicurezza che uno qualsiasi
di essi corrisponde a quel corpo e non ad un'altro? Di nessuno si
pu dire questo, ma su tali questioni il modo di parlare di
gran lunga pi sicuro  quello che segue: di quello che sempre
noi osserviamo mutarsi da una forma ad un'altra, come il fuoco,
non si deve dire che questo  il fuoco, ma ogni volta che esso ha
tale propriet, n che questa  l'acqua, ma sempre che essa ha
tale propriet, e infine nessuna altra cosa, quasi avesse una qualche
stabilit, dobbiamo indicare mediante l'uso delle determinazioni
"questo" e "quello", ritenendo di mostrare qualcosa di
determinato. Infatti sfuggono e non tollerano le determinazioni
di "questo" e "quello" e di "cos" e ogni altra definizione che le
indichi come se fossero stabili. Non dobbiamo allora chiamare in
tal modo ciascuna di queste cose, ma di ciascuna di esse e di tutte
insieme dobbiamo indicare soltanto quella tale propriet che circola
simile dall'una all'altra, e dunque diremo fuoco ci che
attraverso ogni cosa  sempre tale, e cos per tutto quanto ha
nascita: ma ci in cui ciascuna di queste propriet compare quando
nasce e di nuovo svanisce, solo quello dobbiamo chiamare con il
nome di "questo" e di "quello", mentre per quanto riguarda le
qualit come caldo, freddo e qualsiasi dei loro contrari e tutto
quanto deriva da essi, nessuna di quelle si possono indicare
con tali termini. Ma a questo proposito cerchiamo di parlare
ancor pi chiaramente. Se qualcuno, modellando con dell'oro
figure di ogni specie, non smettesse di trasformare ciascuna di
esse in tutte le altre, e se un tale, indicando una di quelle,
chiedesse che cos' mai, si potrebbe rispondere, avvicinandosi
con grande sicurezza alla verit, che  oro: ma per quel che
riguarda il triangolo e tutte le altre figure che potrebbero nascere
da quell'oro, non sarebbe possibile affermarne l'esistenza, perch
mutano nel momento stesso in cui si pongono, e allora quel
tale dovrebbe accontentarsi di voler accettare con sicurezza
soltanto quella tale propriet. Lo stesso discorso vale anche per
quella natura che accoglie tutti i corpi: essa dev'essere chiamata
sempre allo stesso modo, perch non abbandona mai la sua propriet.
Infatti accoglie in s tutte le cose, e non assume
affatto in alcun modo forma simile ad alcuna delle cose che riceve,
perch per natura essa  come un'impronta di ogni cosa e,
messa in movimento e foggiata dalle cose che entrano, appare,
grazie ad esse, ora in una forma ora in un'altra. Le cose che
entrano ed escono sono immagini di quelle che sempre sono, e
sono improntate da esse in un modo indicibile e meraviglioso
che dopo esamineremo. Per il momento bisogna riflettere su tre
generi, vale a dire quello che  generato, quello in cui 
generato, quello a somiglianza del quale nasce ci che  generato.
Conviene paragonare alla madre quello che riceve, al padre
quello da cui riceve, al figlio la natura intermedia, e considerare
che, dovendo l'impronta essere assai varia e di tutte le variet,
ci in cui si forma l'impronta sar ben preparato a ricevere, a
condizione che non sia fornito di tutte quelle forme quante si
appresta a ricevere da fuori. Se infatti ci che riceve fosse
simile ad una di quelle cose che entrano, e se dovesse accogliere
quelle cose che fossero sopraggiunte e che avessero natura contraria
e del tutto estranea ad esso, le rappresenterebbe male, perch
accanto a quelle rappresenterebbe la propria forma. Perci
bisogna che ci che deve accogliere in s tutte le specie sia estraneo
ad ogni forma, come per gli unguenti odorosi ad arte si escogita prima
di tutto il modo per cui siano assolutamente inodori i liquidi che
devono accogliere gli odori, mentre quelli che cominciano a plasmare
delle figure in qualcosa di molle, non permettono che si manifesti
affatto alcuna figura, ma spianano prima la materia per renderla quanto
pi  possibile liscia. Allo stesso modo, anche ci che spesso deve
ricevere bene in ogni sua parte le immagini di tutte quelle cose che
sempre sono, conviene che per natura sia estraneo a tutte le forme.
Perci la madre e il ricettacolo di tutto ci che  generato visibile
e assolutamente sensibile non dobbiamo chiamarla n terra, n aria,
n fuoco, n acqua, n quante da queste sono nate, n quelle da cui
queste sono nate: ma se diciamo che  una specie invisibile e priva di
forma, che tutto accoglie, che prende parte  dell'intellegibile
in modo assai oscuro e difficile a comprendersi, non diremo nulla
di falso. Per quanto dunque possiamo giungere, sulla base delle
cose dette, ad una definizione della sua natura, si potrebbe dire
assai giustamente in questo modo: sembra ogni volta fuoco la
parte infuocata di essa, acqua la parte liquida, terra e aria nella
misura in cui accoglie le loro immagini. Ora per, discutendo
intorno a queste cose, valutiamo con pi attenzione tale questione:
vi  un fuoco che esiste di per s, e cos tutte le cose di cui
sempre diciamo che esistono ciascuna di per s esistono
veramente in s, oppure tutte queste cose che noi vediamo, e le
altre cose che percepiamo attraverso il corpo sono le uniche ad
avere tale verit, mentre non ve n' affatto altre, oltre a queste?
Invano allora ogni volta affermiamo che esiste per ciascun oggetto
una specie intellegibile, e che altro non sarebbe se non soltanto
una parola? Dunque, se lasciamo da parte la presente questione
senza esaminarla e giudicarla, non potremo affermare con sicurezza
che le cose stiano in un modo o nell'altro, e tuttavia
non si pu aggiungere alla lunghezza del discorso un'altra lunga
digressione. Sarebbe assai opportuno se si individuasse una
definizione chiara e netta espressa in poche parole. Ecco dunque
il mio parere: se l'intelligenza e la vera opinione sono due generi
distinti, queste specie esistono assolutamente di per s, e non le
possiamo percepire attraverso i sensi, ma soltanto attraverso
l'intelletto. Se poi, come sembra ad alcuni, la vera opinione non
differisce in nulla dall'intelligenza, allora dobbiamo considerare
assolutamente certo tutto quanto sentiamo attraverso il corpo.
E tuttavia si deve dire che sono due generi distinti, poich
si sono generati separatamente ed hanno natura dissimile. L'una
infatti nasce in noi attraverso l'insegnamento, l'altra si ingenera
in noi attraverso la persuasione, l'una si accompagna sempre
insieme al veritiero ragionamento, l'altra  priva di ragione, l'una
non si lascia piegare dalla persuasione, l'altra si lascia facilmente
persuadere: e si deve dire che ogni uomo prende parte dell'opinione,
mentre il dio dell'intelligenza, nonch una ristretta cerchia
di uomini. Stando cos le cose, dobbiamo riconoscere che vi
 una prima specie che  sempre allo stesso modo, immune da
generazione e da corruzione, che non riceve in s altro da altrove,
e che essa stessa non procede in altro, invisibile e soprattutto
impercettibile, ed  questa che l'intelligenza ottenne in sorte di
osservare. La seconda specie ha lo stesso nome ed  simile a
quella,  percettibile, generata, sempre in movimento, e nasce in
un certo luogo e in quel luogo di nuovo perisce, e questa pu
essere colta dall'opinione mediante la sensazione. Vi  infine una
terza specie, che sempre esiste ed  quella dello spazio: essa non
riceve in s corruzione, offre una sede a tutte le cose che
hanno una nascita, si pu cogliere non mediante la sensazione,
ma con un ragionamento alterato, e a stento le si pu prestare
fede, e quando ci rivolgiamo ad essa, sogniamo e affermiamo
che  necessario che tutto ci che  si trovi in qualche luogo e occupi
uno spazio, e che ci che non  in terra, n in cielo, non 
nulla. Ma tutte queste cose, ed altre affini ad esse, intorno alla
natura che al di fuori del sonno  realmente esistente, per questo
nostro sognare non siamo in grado, una volta svegli, di distinguerle,
e di dire la verit: e cio che dunque all'immagine, se 
vero che non le appartiene neppure l'essere per cui fu generata,
ma si muove sempre come il riflesso di qualcos'altro, conviene
per queste ragioni che si generi in qualcos'altro, attaccandosi in
qualunque modo all'esistenza, oppure che non sia assolutamente
niente; invece a ci che realmente esiste viene in soccorso la
ragione vera ed esatta, dimostrando che finch una cosa  una
cosa e un'altra un'altra, nessuna delle due pu esistere nell'altra
in modo da essere nello stesso tempo una sola cosa e due.
Questo dunque, per sommi capi, il ragionamento che ho formulato
secondo il mio pensiero, e cio che, anche prima che il cielo
fosse generato, vi erano tre principi distinti: l'essere, lo spazio, e
la generazione. La nutrice della generazione, inumidita e infuocata,
accogliendo in s le forme della terra e dell'aria, e subendo
tutte le altre condizioni che seguono a quelle, appariva multiforme,
e poich era piena di forze non omogenee n equivalenti, mancava
essa stessa di equilibrio, ma, oscillando in modo
irregolare, veniva scossa da quelle forze, e muovendosi, a sua
volta scuoteva quelle. E le diverse parti, mosse ora in una direzione
ora in un altra, separandosi venivano sempre trasportate, come
quando, dopo che sono state scosse e ventilate dai vagli e dagli
strumenti che servono a purificare il grano, le parti dense e
pesanti vanno da una parte, mentre quelle che sono passate al
vaglio e sono leggere vengono sistemate da un'altra parte: cos
allora quei quattro elementi, scossi dal loro ricettacolo, il quale si
muoveva esso stesso in qualit di strumento che procurava la
scossa, separavano da s, quanto pi era possibile, le parti meno
omogenee, ammassando quanto pi potevano in uno stesso punto le parti
del tutto omogenee, e perci, prima che nascesse l'universo
ordinato da essi, alcuni occuparono una posizione, altri
un'altra. In un primo tempo tutti questi elementi erano disposti
senza ragione e senza misura:  e quando il dio cominci ad
ordinare l'universo, in principio il fuoco, l'acqua, la terra e l'aria,
che pure avevano tracce delle proprie forme, si trovavano in
quella condizione in cui  naturale che ogni cosa si trovi quando
il dio  assente. Essendo in tale stato, il dio allora li adorn dapprima
di forme e di figure. E che il dio ordin insieme questi elementi,
partendo da una condizione ben diversa, nel modo pi bello e pi
nobile possibile, dobbiamo dirlo sempre e di ogni cosa. Ora per
voglio cercare di mostrarvi con un discorso insolito come ciascuno
di questi elementi  stato ordinato ed  nato, ma dal momento che
conoscete il metodo scientifico con il quale bisogna mostrare le
cose che dico, mi seguirete. In primo luogo  chiaro a chiunque che
fuoco, terra, acqua e aria sono corpi: e ogni specie di corpo ha
anche profondit. Ed  assolutamente necessario che la profondit
includa la natura del piano; e la superficie piana e rettilinea  formata
da triangoli. Tutti i triangoli derivano da due triangoli, ciascuno dei
quali ha un angolo retto e due acuti: e di questi triangoli l'uno ha,
dall'una e dall'altra parte, una parte uguale di angolo retto diviso
da lati uguali, l'altro due parti disuguali di angolo retto diviso da
lati disuguali. (21) Questo  il principio che noi stabiliamo per il
fuoco e per gli altri corpi, procedendo secondo un ragionamento
necessario e verosimile: quanto ai princpi superiori a questi, li
conosce il dio e, fra gli uomini, chi a lui  caro. Ora bisogna dire
quali sono i quattro bellissimi corpi, fra di loro dissimili, di
cui alcuni possono, dissolvendosi, generarsi reciprocamente: se
scopriamo questa cosa, abbiamo la verit intorno alla nascita della
terra e del fuoco e di tutti gli altri elementi che secondo una
proporzione stanno nel mezzo. Non saremo infatti d'accordo con
nessuno che affermi che vi sono corpi visibili pi belli di questi, i
quali costituiscono ciascuno un genere a se stante. Cercheremo
dunque di accordare insieme questi quattro generi di corpi che si
distinguono per la loro bellezza, e allora diremo di aver compreso
a sufficienza la loro natura. Dei due triangoli l'isoscele
ha ottenuto in sorte una sola forma, lo scaleno infinite: e dunque
fra queste forme infinite bisogna scegliere la pi bella, se vogliamo
cominciare in modo conveniente. Se allora qualcuno fosse in
grado di dirci, in base alla sua scelta, una pi bella ancora per la
composizione di questi corpi, quello dunque avr ragione come
amico e non come nemico: lasciando da parte gli altri triangoli,
stabiliamo dunque che fra i molti triangoli uno sia il pi bello, e
cio quel triangolo che ripetuto forma un terzo triangolo, l'equilatero.
Spiegarne la ragione, sarebbe un discorso troppo lungo: e tuttavia
vi  in premio la nostra amicizia per chi rifiuter questa cosa e
dimostrer che non  cos. I due triangoli scelti da cui sono stati
realizzati i corpi del fuoco e degli altri elementi siano l'isoscele
e quello che ha sempre il quadrato del lato maggiore triplo del
quadrato del minore. Ora definiamo meglio quel che prima si  detto in
modo oscuro. Infatti ci sembrava che i quattro elementi traessero tutti
origine uno dall'altro, ma questa visione non era corretta: in realt
i quattro elementi derivano dai triangoli che abbiamo scelto, e cio
tre si formano da quello che ha i lati disuguali, mentre il quarto 
formato esso soltanto dal triangolo isoscele. Non possono dunque
dissolversi tutti quanti reciprocamente, in modo che da un grande
numero di corpi piccoli nasca un piccolo numero di corpi grandi, e
viceversa, ma questo vale soltanto per i primi tre: poich derivano
tutti da un solo triangolo, quando i pi grandi si dissolvono, se ne
formeranno molti e piccoli, i quali accolgono le figure a loro
appropriate, e quando invece numerosi corpi piccoli si dividono nei
triangoli, derivando un solo numero di una sola massa, costituiranno
un'altra grande specie. Dunque, quanto si  detto sulla loro reciproca
generazione sia sufficiente. Quello che si deve qui di seguito spiegare
 come si  formata ciascuna specie di essi, e dalla combinazione di
quanti numeri. Si comincer dalla prima specie, che  ordinata nel
modo pi semplice: elemento di essa  il triangolo che ha l'ipotenusa
lunga il doppio del lato minore. Se si accostano due triangoli di
questo tipo secondo la diagonale, e per tre volte si ripete l'operazione,
e le diagonali e i lati piccoli convergono nello stesso punto, come in
un centro, dai sei triangoli nasce un solo triangolo equilatero: e se
si compongono insieme quattro triangoli equilateri, formano per ogni
tre angoli piani un angolo solido, che segue immediatamente il pi ottuso
degli angoli piani. Formati questi quattro angoli, abbiamo la prima
specie di solidi, (22) che pu dividere l'intera sfera in parti uguali e
simili. La seconda specie si forma dagli stessi triangoli, riuniti
insieme in otto triangoli equilateri, in modo da formare un angolo
solido da quattro angoli piani: e quando vi siano sei angoli di
questo tipo, il corpo della seconda specie  cos compiuto.(23) La
terza specie e formata da centoventi triangoli connessi insieme,
da dodici angoli solidi, compresi ciascuno da cinque triangoli
equilateri piani, e ha per base venti triangoli equilateri.(24) E
l'uno dei due elementi, dopo aver generato queste figure, termin
la sua funzione. Il triangolo isoscele gener la natura della
quarta specie, che  formata da quattro triangoli isosceli, con gli
angoli retti congiunti nel centro, cos da formare un tetragono
equilatero: sei di questi tetragoni equilateri, accostati insieme,
formano otto angoli solidi, ciascuno dei quali  formato dall'armonica
combinazione di tre angoli piani retti. La figura del
corpo che cos  formata  quella cubica, ed ha per base sei tetragoni
equilateri piani.(25) Vi era ancora una quinta combinazione, di
cui il dio si serv per decorare l'universo.(26)
Se qualcuno, riflettendo con attenzione su tutto quello che  stato
detto, non riuscisse a decidersi se conviene dire che i mondi
sono infiniti oppure limitati, potrebbe effettivamente ritenere
che il pensarli di numero illimitato sia proprio di chi conosce
in modo limitato ci che occorre sapere senza limiti; mentre
sul fatto che sia pi conveniente affermare che esso  uno solo o
siano stati veramente generati nel numero di cinque, chi ponesse
tale dubbio, a buon diritto dubiterebbe. Noi suggeriamo che,
secondo una ragione verosimile, ne sia stato generato uno solo;
un altro, in base ad altre considerazioni, pu pensarla in un altro
modo. Ma lasciamo perdere questa questione, e le specie che ora
si sono formate mediante il ragionamento distribuiamole nel
fuoco, nella terra, nell'acqua e nell'aria. E alla terra assegnamo la
figura cubica: fra le quattro specie, infatti, la terra  quella
meno soggetta a movimento, e fra tutti i corpi  la pi plasmabile,
ed  assolutamente necessario che sia tale quel corpo che ha
le basi pi salde: fra i triangoli che abbiamo posto in principio, 
per natura pi salda la base di triangoli a lati uguali che quella di
quelli a lati disuguali, e la figura piana, che  formata dall'una e
dall'altra specie di triangoli, il tetragono equilatero, sia nelle parti,
sia nel tutto,  inevitabilmente pi stabile del triangolo equilatero.
Perci assegnando questa forma alla terra, manteniamo un discorso
verosimile, mentre all'acqua assegnamo la forma meno soggetta a
movimento fra le altre, al fuoco la pi mobile, all'aria quella
intermedia: e attribuiamo il corpo pi piccolo al fuoco, il pi
grande all'acqua, quello intermedio all'aria. E ancora il pi acuto
al fuoco, il secondo per acutezza all'aria, il terzo all'acqua. Fra
tutte queste forme, allora, quella che ha il minor
numero di basi  inevitabile sia la pi soggetta a movimento, essendo
fra tutte le altre la pi tagliente e la pi acuta in ogni
sua parte, ed inoltre la pi leggera, essendo formata dal minor
numero delle medesime parti: e la seconda di queste forme ha
tutte queste propriet in secondo grado, e la terza le possiede in
terzo grado. Secondo un ragionamento corretto e verosimile, la
figura solida della piramide sia l'elemento e la semenza del fuoco,
seconda per generazione diciamo che sia la figura dell'aria,
terza quella dell'acqua. Tutte queste figure bisogna concepirle
cos piccole, che nessuna delle singole parti di ciascuna specie
 visibile ai nostri occhi per la sua piccolezza, ma, se molte si
riuniscono insieme,  possibile vedere le loro masse: per quanto
riguarda le proporzioni relative ai numeri, ai movimenti e a tutte
le altre propriet, il dio, dopo aver realizzato in ogni parte alla
perfezione queste cose, finch la natura della necessit si lasciava
spontaneamente persuadere, le un in proporzione ed armonia.
Dopo tutto quello che abbiamo detto riguardo alle diverse specie,
la questione starebbe assai verosimilmente in questi termini.
La terra, incontrando il fuoco e disciolta dalla propriet di
quello di essere acuto, vagherebbe o fondendosi nel fuoco stesso,
o imbattendosi nella massa dell'aria e dell'acqua, fino a che le
sue parti, incontrandosi ed unendosi di nuovo insieme fra loro,
diventassero terra: in nessun'altra specie, infatti, essa mai potrebbe
trasformarsi. L'acqua, invece, divisa dal fuoco e anche dall'aria,
 possibile che si ricomponga in un corpo di fuoco e in due di aria:
e le particelle di aria, perdendo la loro unit e dissolvendosi,
danno origine a due corpi di fuoco. E viceversa, quando una piccola
quantit di fuoco racchiusa in una grande massa di aria, di acqua,
e in qualche parte di terra, agitata dal movimento di ci che la
racchiude, e vinta dopo aver fatto opposizione, si spezza, due corpi
di fuoco si ricompongono in una sola specie di aria. E se l'aria 
dominata e sminuzzata da due elementi interi di aria e un mezzo, si
former una specie intera di acqua. Ma riflettiamo di nuovo su queste
cose in questo modo: quando una delle altre specie, chiusa nel fuoco,
 tagliata dall'acutezza dei suoi angoli e dei suoi lati, se si compone
nella natura di quello, cessa di essere tagliata. Infatti nessuna specie
simile o identica a se stessa  in grado di determinare un mutamento o
di subirlo da parte di ci che  identico e simile: e finch una specie,
incontrandosi con un'altra, combatte - essa che  pi debole con una
pi forte -, non smette di disciogliersi. Cos quando specie pi
piccole e poche, contenute in specie pi grandi e numerose,
si spezzano e si annientano, quelle che vogliono comporsi nella
forma dell'elemento che predomina, cessano di annientarsi, e da
fuoco diventano aria, da aria diventano acqua. Se alcuni elementi
si riuniscono insieme, e un agglomerato formato da altre specie li
assalta, questi non cessano di dissolversi, finch o del tutto espulsi
o dissolti si rifugiano presso la specie che  loro affine, oppure,
una volta vinti, diventano una sola cosa assimilandosi all'elemento
vincitore e rimangono ad abitare con lui. Pertanto, in
base a queste trasformazioni, gli elementi cambiano tutti di sede:
infatti le masse di ciascun elemento si separano e si distribuiscono
secondo il loro proprio luogo in virt del movimento del
ricettacolo che li contiene, e ogni volta che diventano dissimili a
se stessi e simili ad altri, vengono trasportati, per l'agitazione,
verso il luogo di quelle cui si sono assimilati.
Tutti i corpi semplici e primitivi si sono dunque originati per queste
ragioni. Per quanto riguarda le diverse specie che sono nate
nelle forme di questi corpi, se ne deve ricercare la ragione nella
composizione dell'uno e dell'altro elemento, perch in
principio non fu generato un solo triangolo che avesse una certa
grandezza, ma triangoli pi piccoli e pi grandi, e tanti di numero
quante sono le specie contenute nelle forme originarie. Perci,
mescolandosi con se stessi e fra loro, questi triangoli sono infiniti
di variet: e bisogna che osservino con attenzione tale variet
coloro che si apprestano a parlare della natura con un discorso verosimile.
Riguardo al movimento e alla quiete, se non saremo d'accordo
sul modo e sui mezzi con cui si generano, sorgeranno molti
ostacoli nel ragionamento che ora segue. Gi si  parlato di essi,
ma ora bisognerebbe aggiungere queste riflessioni, e cio che il
movimento non pu trovarsi l dove ci sia uniformit.  difficile,
anzi, impossibile, che vi sia ci che si muove senza ci che fa
muovere, o ci che fa muovere senza ci che si muove: non vi 
movimento, se mancano questi due termini, ed  impossibile che
essi siano uniformi. Cos dobbiamo sempre mettere in relazione
la quiete con l'uniformit, e il movimento con la mancanza di
uniformit: e la causa della mancanza di uniformit  la disuguaglianza.
A proposito dell'origine della disuguaglianza abbiamo gi parlato:
quel che non abbiamo ancora detto  come i singoli corpi, dopo
che si sono separati secondo le specie, non cessino di muoversi
e di passare gli uni negli altri. Dunque adesso lo diremo.
La rotazione periodica dell'universo, dal momento che comprende
tutte le specie, essendo circolare e tendendo per natura a
convergere su se stessa, abbraccia tutte quante le cose, e
non lascia che rimanga alcuno spazio vuoto. Perci il fuoco
si  esteso in modo particolare a tutte le cose, e in secondo luogo
l'aria, perch  seconda per quanto riguarda la finezza, e cos gli
altri elementi: infatti ci che si genera dalle parti pi grandi
lascia nella sua composizione un vuoto pi grande, mentre ci
che  pi piccolo un vuoto pi piccolo. Il processo di condensazione
costringe allora le parti piccole negli intervalli vuoti delle
parti grandi. Trovandosi dunque le parti piccole accanto alle
grandi, e le minori separando le maggiori, e le maggiori comprimendo
le minori, sono tutte trasportate in tutte le direzioni, ciascuna
verso il proprio luogo: mutando infatti ciascuna la grandezza, muta
anche la posizione nello spazio. Cos e per queste ragioni la mancanza
di uniformit che si genera in perpetuo, determina un movimento
perenne di questi corpi che  e sar sempre senza interruzione.
Dopo di ci bisogna riflettere sul fatto che vi sono molti generi
di fuoco, come per esempio la fiamma e ci che proviene dalla
fiamma, e non brucia, ma procura luce agli occhi, e ci che, una
volta che la fiamma si sia spenta, rimane del fuoco nei corpi
incandescenti. Allo stesso modo per quanto riguarda l'aria, la
parte pi luminosa viene chiamata etere, la parte pi torbida viene
detta nebbia e tenebra, e vi sono altre specie che non hanno
nome, generate per la disuguaglianza dei triangoli. E dell'acqua
vi sono innanzitutto due specie, una liquida, l'altra che pu fondersi.
L'una pertanto  liquida perch  composta di particelle d'acqua
piccole e disuguali, e si muove da s e da altri per la diversit
e per la caratteristica della sua forma. L'altra invece,
che  formata da parti grandi e uguali,  pi stabile della
prima ed  pi pesante, poich  pi compatta per la sua uniformit: ma
quando il fuoco entra e la dissolve, essa perde la sua uniformit, e
prende sempre pi parte dei movimento, e, diventando mobile,  respinta
dall'aria vicina, e si distende sulla terra.
Dunque si  definito "fondersi" la disgregazione della sua massa,
e "scorrere" il distendersi sulla terra, due parole che indicano
questa doppia condizione. Poich il fuoco esce nuovamente
di l, e poich non esce nel vuoto, avviene che l'aria vicina, spinta
da esso, preme la massa liquida, che si muove ancora con facilit,
verso le sedi del fuoco, e la mescola con se stessa: e la massa
liquida, cos compressa, recuperando nuovamente l'uniformit,
poich  andato via il fuoco che era il responsabile della diversit,
si ricompone in una massa identica a se stessa. Raffreddamento fu
chiamato il fuoco che se ne va, e congelamento la condensazione
che avviene quando esso se n' andato. Dunque, di tutte queste
specie di acque che abbiamo definito "fusibili", quella che  formata
dalle particelle pi sottili e pi omogenee, ed  la pi densa di
tutte, specie uniforme, che  associata ad un colore lucente e
giallo, ricchezza preziosissima,  l'oro che, filtrando attraverso
la pietra, si condensa: e il nodo dell'oro, diventando durissimo per
la sua densit, e assumendo un colore nero, viene detto adamante.
Quel genere che per la composizione delle sue parti si avvicina all'oro,
ma ha pi di una specie, e per densit  pi denso dell'oro, e contiene
una piccola e sottile particella di terra, sicch  pi duro dell'oro,
anche se  pi leggero per i grandi intervalli che vi sono al suo interno,
questo genere di acque lucenti e condensate, quando si unisce, forma
il rame: e quella parte di terra unita ad esso, quando i due corpi per
il tempo si separano l'uno dall'altro, diventata lucente di per s, si
chiama ruggine. Non sarebbe affatto complesso continuare ancora a
trattare gli altri fenomeni simili a questi, seguendo la linea della
verosimiglianza. E se qualcuno per desiderio di riposarsi lasciasse
da parte i discorsi sulle verit eterne, ed esaminando le ragioni
verosimili riguardo al divenire prende un piacere senza rimpianto si
potrebbe procurare nella vita un passatempo moderato e intelligente.
Anche noi adesso, abbandonandoci a questo passatempo, continuiamo qui
di seguito ad esporre le ragioni verosimili di queste cose nel modo
seguente. L'acqua mescolata al fuoco, quella che  sottile e fluida,
a causa del suo movimento e del percorso per cui precipita sulla terra
si dice liquida, ed inoltre molle, per il fatto che le sue basi, essendo
meno stabili di quelle della terra, sono cedevoli. Non appena quest'acqua,
dunque, si divide dal fuoco e si separa dall'aria, diviene pi omogenea,
si contrae in s per l'uscita del fuoco e dell'aria, e cos si condensa:
e questa condensa, se si modifica soprattutto al di sopra della terra,
si dice grandine, mentre quella che avviene sulla terra ghiaccio; se
invece  meno densa e si  condensata solo a met, nel caso avvenga al
di sopra della terra si dice neve, nel caso avvenga sulla terra e si
sia formata dalla rugiada, si dice brina. La maggior parte delle specie
di acqua, mescolate insieme, e filtrate attraverso le piante della terra,
hanno in generale il nome di succhi. Per il fatto che questi succhi erano
ciascuno diverso a causa delle mescolanze, diedero origine a molte altre
specie senza nome, anche se quattro, che hanno in s il fuoco e
risplendono moltissimo, hanno avuto in sorte un nome: quella
che riscalda l'anima insieme al corpo si chiam vino, quella che 
liscia e che divide il fuoco della vista, e per questa ragione 
splendida a vedersi, ed appare lucida e nitida,  la specie oleosa,
ovvero la pece e l'olio di ricino, e l'olio stesso e tutti gli altri
succhi che hanno la stessa propriet. Quanto a quel succo che,
nei limiti in cui la natura lo consente, dilata gli organi della bocca,
procurando dolcezza in virt di questa propriet, lo si chiam
in generale miele, mentre quel succo che, bruciando, fa sciogliere
la carne, specie spumeggiante separata da tutti gli altri succhi, fu
detto caglio.
Quanto alle specie della terra, quella che  filtrata attraverso
l'acqua, diviene in questo modo corpo petroso. L'acqua, mescolata
con la terra, quando in tale mescolanza si divide in particelle,
si trasforma assumendo la forma dell'aria: e divenuta aria,
si eleva verso la propria sede naturale. Non essendovi nessun
vuoto intorno, essa preme l'aria vicina, la quale, essendo pesante,
premuta e diffusa intorno alla massa della terra, la costringe
violentemente e la comprime verso le sedi dov'era salita la nuova
aria. Compressa dall'aria, la terra che  legata indissolubilmente
all'acqua, diviene pietra: pi bella quella lucida che  formata da
parti uguali e uniformi, pi turpe quella contraria. Quando tutta
l'umidit viene sottratta dalla rapidit del fuoco e si forma
qualcosa di pi secco della pietra, nasce quella specie cui noi
abbiamo dato il nome di ceramica: talvolta avviene che, rimanendo
dell'umidit, la terra, fusa per il fuoco, quando si raffredda,
diventa una pietra dal colore nero. E se in questo stesso modo da
quella mescolanza viene a mancare una gran quantit di acqua, e
le parti della terra sono sottili e salate, si forma un corpo semisolido
che a contatto dell'acqua diventa di nuovo solubile, e si ha
da un lato il genere del nitro, che serve a pulire le macchie di olio
e di terra, e dall'altra quel corpo costituito dai sali che si armonizza
benissimo nelle combinazioni del cibo per quel che riguarda il gusto
della bocca e che, come dice la legge,  caro agli di. Quanto a quei
corpi che risultano dalla combinazione di terra e di acqua, i quali non
possono essere sciolti dall'acqua, ma dal fuoco, per questa ragione si
sono condensati cos. Fuoco e aria non fondono delle masse di terra:
perch essendo le loro parti generate pi piccole degli intervalli
della sua composizione, attraversano senza violenza questi intervalli
abbastanza larghi, e le lasciano senza scioglierle n fonderle. Poich
invece le parti dell'acqua sono generate pi grandi, passano in modo
violento, e sciolgono e fondono la massa di terra. Pertanto la terra,
se non ha consistenza, viene sciolta dalla sola acqua con la violenza,
se invece  compatta non viene sciolta da nient'altro se non dal fuoco:
infatti a nessuna cosa se non al fuoco  permesso penetrarvi. E se
l'acqua  fortemente condensata, soltanto il fuoco pu dissolverla,
mentre se lo  debolmente, l'uno e l'altro, e cio il fuoco e l'aria:
l'aria passando attraverso i suoi interstizi, e il fuoco anche attraverso
i triangoli. E se l'aria  fortemente condensata, nulla la dissolve a
meno che non venga divisa nei suoi stessi elementi, se invece 
debolmente condensata, la consuma soltanto il fuoco. Quanto ai corpi
composti di terra e di acqua, invece, finch l'acqua occupi gli
interstizi della terra comprimendoli violentemente, le parti dell'acqua,
giungendo dall'esterno e non trovando un modo per entrare, scorrono
intorno alla massa intera e non riescono a fonderla, mentre le parti di
fuoco, introducendosi negli interstizi formati dall'acqua, operano
sull'acqua come l'acqua sulla terra e il fuoco sull'aria, e rappresentano
l'unica causa che il corpo comune, una volta dissolto, scorra. Capita
allora che alcuni di questi corpi abbiano meno acqua che terra, e sono
tutte le specie di vetri e le specie di pietre che sono definite fusibili,
mentre altri, che al contrario hanno pi acqua, sono tutti quei corpi
che sono condensati in forma di cera ed esalano profumi.
E cos si sono press'a poco trattate le varie specie di corpi che si
differenziano per figure, per combinazioni, e trasformazioni
reciproche: ora bisogna cercare di chiarire per quali ragioni si generano
le impressioni prodotte da quei corpi. In primo luogo bisogna che ad
ogni cosa che viene detta corrisponda una sensazione. D'altra parte non
abbiamo ancora parlato dell'origine della carne, n d ci che ad essa
si riferisce, e neppure di quel che vi  di mortale nell'anima: e non
 possibile parlare in modo adeguato di queste cose, se non si accenna
alle impressioni sensibili, n di queste senza quelle, e, del resto,
non si pu parlare nelle stesso tempo di tutte e due le cose. Prendiamo
uno dei due argomenti, e su quello che abbiamo tralasciato torneremo
in seguito. Perch si possa parlare delle impressioni immediatamente dopo
le specie dei corpi, cominciamo a trattare quelle che riguardano
il corpo e l'anima. Prima di tutto vediamo perch diciamo che il
fuoco  caldo, tenendo conto della separazione e dell'incisione
che esso determina sul nostro corpo. Quasi tutti infatti ci
accorgiamo che l'impressione che esso determina corrisponde a
qualcosa di acuto: infatti bisogna tenere in considerazione la
sottigliezza degli spigoli, l'acutezza degli angoli, la piccolezza delle
sue parti, la rapidit del movimento, tutti fattori per cui, essendo
violento e tagliente, taglia sempre acutamente tutto ci che incontra,
e si deve ricordare l'origine della sua figura, perch  soprattutto
in virt di quella e non di un'altra natura che il fuoco pu dividere
e sminuzzare i nostri corpi in piccole parti, procurando verosimilmente
quell'impressione che ora chiamiamo caldo e la rispettiva definizione.
Ed  evidente l'impressione contraria a questa, e tuttavia non si pu
non parlarne. I liquidi che sono intorno al nostro corpo e che sono
formati di parti pi grandi, entrando nel corpo, schiacciano quelli
formati da parti pi piccole, ma non potendo occupare le loro sedi,
comprimono ci che in noi vi  di umido, da eterogeneo e in movimento lo
rendono immobile e omogeneo, e comprimendolo, lo coagulano:
quel corpo che contro natura deve raccogliersi insieme combatte
respingendo se stesso in senso contrario. A questa battaglia e a
questa scossa si  dato il nome di tremore e brivido, ed ebbe il
nome di freddo il complesso di questa impressione e ci che la
determina. E duro  quel corpo cui la nostra carne cede, molle,
invece quello che cede alla nostra carne: e cos nelle loro relazioni
reciproche. Cede quel corpo che poggia su di una piccola base:
ma un corpo che ha basi quadrangolari, essendo assolutamente saldo,
rappresenta la specie pi salda, poich venendo ad avere la pi grande
compattezza  assai resistente. E il pesante e il leggero, se si esaminano
ponendoli in relazione con quella che viene chiamata la natura del basso
e dell'alto, verranno chiariti nel modo pi evidente. Che in natura vi
siano due luoghi opposti che dividono in due tutto l'universo, l'uno
posto in basso, verso il quale sono trasportati tutti quanti gli oggetti
che hanno una massa corporea, l'altro posto in alto, verso il quale ogni
oggetto si muove contro il proprio volere, non sarebbe affatto giusto
crederlo. Infatti, poich il cielo  tutto di forma sferica, tutte le
parti distano ugualmente dal centro, e bisogna che esse formino
tutte allo stesso modo le estremit, e poich il centro nella stessa
misura dista dalle estremit, si deve ritenere che esso si trovi nella
posizione opposta a tutte quelle. Se l'universo  stato generato
in questo modo, quale delle estremit di cui si  appena parlato si
potrebbe chiamare alta o bassa, senza sembrare di dare loro
correttamente un nome che non  per nulla adatto? Infatti il luogo
che in esso occupa il centro non si pu affermare correttamente
che sia generato n in basso n in alto, ma esso si trova proprio
nel centro. E la circonferenza non  il centro, e non ha alcuna
parte che sia in altro rapporto con il centro, se non come parte
opposta. Se dunque l'universo  generato ovunque alla stesso
modo, potrebbe ritenere di parlare bene quel tale che attribuisse
ad esso nomi contrari? Se nel centro dell'universo vi fosse un
corpo solido in equilibrio, non sarebbe attratto verso nessuna
delle estremit proprio a causa della loro equidistanza: ma se
qualcuno si muovesse in giro intorno ad esso, spesso fermandosi
ora in un punto, ora nel punto opposto, chiamerebbe lo stesso
punto basso e alto. Poich allora quest'universo, come ora si 
detto, ha forma sferica, non  ragionevole affermare che possiede
un luogo posto in basso e uno in alto. Donde provengano questi
nomi, e in quali casi siamo abituati ad usarli, dividendo cos con
essi anche il cielo intero, queste sono questioni sulle quali
dobbiamo accordarci, dopo aver stabilito queste ipotesi. Se qualcuno
salisse in quel luogo dell'universo dove la natura del fuoco
ha ricevuto in sorte la sua sede, e dove esso  raccolto in massima
quantit, e verso cui si muove ogni altro fuoco, e se avesse la forza
di prendere parti di fuoco, e le pesasse ponendole sulla bilancia,
e sollevando il braccio della bilancia trascinasse con la forza
il fuoco verso l'aria che gli  dissimile,  chiaro che una parte
minore di fuoco sarebbe pi facilmente oggetto di violenza
che una parte maggiore: quando infatti due oggetti sono
contemporaneamente sollevati in alto da una sola forza,  inevitabile
che l'oggetto pi piccolo ceda maggiormente alla forza, mentre
quello pi grande di meno, e si chiamer pesante quello pi grande
e che tende a muoversi verso il basso, leggero quello pi piccolo
che tende a salire verso l'alto. Dobbiamo allora osservare
che noi facciamo la stessa cosa in questo nostro luogo. Stando
infatti sulla terra, e separando sostanze di natura terrosa, e talvolta
la stessa terra, noi lanciamo queste sostanze in quell'aria
che  dissimile, a forza e contro natura, poich entrambe aderiscono
all'elemento affine: la sostanza pi piccola cede pi facilmente
della pi grande alla violenza, e giunge prima verso
ci che le  dissimile. Diciamo pertanto che quella sostanza  leggera,
e chiamiamo alto il luogo verso il quale a forza la lanciamo,
mentre nel caso opposto a questo diciamo pesante la sostanza, e
basso il luogo.  necessario allora che queste cose siano in rapporti
differenti fra loro, in quanto la maggioranza degli elementi
occupa luoghi diversi e fra di loro opposti: se si mette infatti a
confronto un elemento che in un luogo  leggero con un altro
elemento leggero che  nel luogo opposto, e cos un elemento
pesante con un altro pesante, e un elemento che  in basso con
un altro elemento in basso, e un elemento che  in alto
con un altro in alto, si trover che sono tutti opposti, obliqui e
assolutamente differenti fra loro. L'unica cosa che si pu pensare
riguardo a tutti questi corpi  che la direzione di ciascuno di essi
verso ci che gli  affine fa dire pesante il corpo che si muove, e
basso il luogo verso cui quel tale corpo si muove, e nomi diversi
hanno i corpi e i luoghi posti diversamente. Queste, dunque, sono
le ragioni di questi fenomeni. Per quanto riguarda invece l'origine
delle impressioni di liscio e ruvido, ognuno pu osservarla da
solo e spiegarla ad altri: durezza mescolata a mancanza di uniformit
determina un'impressione, mentre uniformit mescolata con densit
determina l'altra.
Ci resta da spiegare la cosa pi importante che riguarda le impressioni
comuni a tutto il corpo, vale a dire la causa dei piaceri e
dei dolori messa in relazione alle impressioni che abbiamo gi
passato in rassegna, e a quelle che, procurando sensazioni nelle
parti del corpo, si accompagnano a dolori e a piaceri. Cerchiamo
cos di comprendere le ragioni di ogni impressione sensibile e
insensibile, ricordando che abbiamo in precedenza diviso la natura
che si muove facilmente da quella che si muove con difficolt: solo
cos possiamo indagare tutto quanto abbiamo intenzione di cogliere.
Quando un oggetto, secondo la sua natura, si muove facilmente,
e un'impressione anche piccola lo colpisce, le sue parti la trasmettono
in giro le une alle altre, rappresentandola fedelmente, finch
comunicano all'intelligenza la propriet di ci che ha agito:
quell'oggetto che al contrario  stabile e non si muove affatto in
giro, subisce soltanto, e non muove nessuna delle cose vicine, sicch
le sue parti non trasmettono le une alle altre la prima impressione,
e questa rimane immobile in esse per tutto il corpo, e rende
insensibile colui che subisce. Questo avviene per le ossa, i capelli,
e tutte le altre particelle che abbiamo in noi e che sono costituite
in buona misura di terra: quello che si  detto in precedenza si riferisce
invece alla vista e all'udito, perch in essi vi  una grandissima forza
di fuoco e di aria.
Circa il piacere e il dolore, dobbiamo fare queste considerazioni:
l'impressione contro natura e violenta che d'un tratto si determina
in noi  dolorosa, quella invece che sempre d'un tratto
ritorna nella sua natura  piacevole; un'impressione che pian piano
e a poco a poco si produce non  sensibile, mentre al contrario
lo sono quelle che si presentano in modo opposto. Ogni impressione
che si determina con facilit  sensibile al massimo
grado, e non prende parte n di dolore, n di piacere, come le
impressioni che riguardano la vista stessa, che - si  detto prima -,
durante il giorno danno luogo ad un corpo che  connaturato con
il nostro. Infatti, n tagli n bruciature n alcun altro stimolo
procurano ad essa dolore, ma neppure piacere, quando ritorna
nuovamente alla forma primitiva: le sensazioni sono invece assai
intense e chiarissime, a seconda delle impressioni che essa subisce
e di ci con cui viene a contatto quando getta il suo sguardo.
Non c' infatti per nulla violenza n nel suo dilatarsi, n nel
suo contrarsi. Invece i corpi formati da parti pi grandi, cedendo
con difficolt a ci che agisce su di loro, e trasmettendo i movimenti
all'intero corpo, hanno piaceri e dolori: dolori, quando si
alterano, piaceri, quando ritornano nuovamente in se stessi.
Tutti i corpi che poco a poco secernono e subiscono evacuazioni,
e d'un tratto s riempiono abbondantemente, essendo insensibili
durante le evacuazioni, ma sensibili quando si riempiono, non
procurano dolore alla parte mortale dell'anima, ma piaceri
intensissimi: e ci diviene assai evidente nei buoni odori. Tutti i corpi,
invece, che improvvisamente si alterano, tornando gradualmente
e a stento nella loro natura, procurano in noi ogni sorta di
impressioni contrarie alle precedenti: e ci si manifesta con chiarezza
a proposito delle bruciature e dei tagli del corpo.
E dunque riguardo alle impressioni comuni a tutto il corpo, e ai
nomi da assegnare agli agenti che ne sono responsabili, abbiamo
parlato abbastanza: ora dobbiamo parlare, per quanto  possibile,
delle impressioni che si producono nelle singole parti del
nostro corpo, e delle cause che le determinano. Innanzitutto
dobbiamo mostrare, per quanto  possibile, quelle impressioni
specifiche che riguardano la lingua, e che, quando prima abbiamo
parlato dei succhi, abbiamo tralasciato. Risulta che anche
queste impressioni, come avviene gi per le altre, avvengano a
causa di certe contrazioni e dilatazioni, e che inoltre, pi delle
altre, abbiano a che fare con la ruvidezza e con la levigatezza.
Quando particelle di terra penetrano nelle venette, che come
messaggere della lingua si estendono fino al cuore, e si
incontrano con le parti umide e molli della carne, dissolvendosi
contraggono e disseccano queste piccole vene, e cos le pi ruvide
sembrano aspre, quelle meno ruvide, acerbe. E fra queste
quelle che devono purificare e lavare tutta la superficie della
lingua, se agiscono oltre il dovuto, e intaccano la lingua in modo da
fondere una parte della sua sostanza, come avviene per la propriet
del nitro, allora esse si chiamano tutte amare: quelle invece che
hanno in misura minore la propriet del nitro, e sono
moderatamente usate per detergere, ci sembrano salate, senza
essere troppo amare, e ci sono pi gradite. Quelle che prendono
parte del calore della bocca e da essa vengono levigate, si infiammano
e bruciano a loro volta ci che le aveva riscaldate, e vengono
trasportate in alto dalla leggerezza verso i sensi della testa, e
tagliano tutto ci che incontrano: ebbene, tutte queste, in
base a queste propriet, vengono chiamate "piccanti". Talvolta
queste particelle sono attenuate dalla putrefazione, penetrando
in quelle vene strette e trovandov parti di terra e di aria in una
proporzione tale che le agitano e fanno in modo che si mescolino
fra loro: e mescolandosi, queste particelle si incontrano, e penetrando
le une nelle altre, formano altre cavit che si distendono
intorno a quelle che entrano nelle vene. Allora si distende
intorno all'aria un'umidit che forma una superficie concava, ora
piena di terra, ora pura, e si formano vasi liquidi d'aria, e gocce
d'acqua cave e rotonde, e le une, trasparenti e circondate di pura
umidit, si chiamano con il nome di bolle, le altre, formate dall'umidit
terrosa che  agitata e sollevata nello stesso tempo, sono chiamate
con il nome di ebollizione o fermentazione. La causa di tutti questi
fenomeni si chiama acido. Il fenomeno opposto a tutti quelli di cui
si  detto muove da una ragione contraria: quando la composizione delle
particelle liquide che entrano nel corpo  affine alla caratteristica
della lingua, e spalmandola ne leviga le asperit, e rilascia o costringe
ci che era stato contratto contro natura o era stato diffuso, riportando
tutto, per quanto  possibile, nel suo stato naturale, ogni rimedio di
questo tipo delle impressioni violente, piacevole e gradito ad ognuno,
si dice dolce.
E queste cose stanno in questi termini: per quanto riguarda
poi la propriet delle narici, non vi sono specie determinate. Tutto
il genere degli odori  un genere incompiuto, e a nessun elemento
avviene di essere cos proporzionato da avere un odore:
ma le vene che hanno questa funzione sono troppo strette per gli
elementi della terra e dell'acqua, e d'altra parte troppo larghe
per quelle del fuoco e dell'aria; e perci nessuno ha mai sentito
l'odore di nessuno di questi elementi, mentre gli odori nascono
quando qualcosa si bagna, si imputridisce, fonde, o evapora.
Quando infatti l'acqua si trasforma in aria, e l'aria in acqua,
in questo stato intermedio degli elementi si formano gli odori, ed
essi sono tutti fumo o nebbia: e fra questi, quello che da aria si
trasforma in acqua  nebbia, mentre quello che da acqua si trasforma
in aria  fumo. Di qui si capisce che tutti gli odori sono
pi sottili dell'acqua e pi densi dell'aria. Ci si manifesta con
chiarezza quando un tale, essendo impedito nella respirazione,
caccia con forza l'aria dentro di s: allora nessun odore viene
filtrato insieme, ma l'aria soltanto penetra, priva di odori.
Dunque le loro variet non hanno nome, poich non derivano da
specie n semplici, n complesse, ma in due modi si possono indicare,
che sono gli unici che emergono con evidenza: e cio gradevole e
sgradevole, dal momento che uno irrita e usa violenza su tutta la
cavit che che sta in noi fra la sommit del capo e l'ombelico,
l'altro riesce a sedarla e piacevolmente la riporta di nuovo
al suo stato naturale.
Esaminando una terza parte che  in noi e che  preposta a ricevere
sensazioni - mi riferisco all'udito -, dobbiamo dire per
quali ragioni si determinano le impressioni che lo riguardano.
Stabiliamo allora in sintesi che il suono  quell'urto che viene
trasmesso attraverso le orecchie, mediante l'aria, e il cervello, e il
sangue, fino all'anima, e che il movimento ricevuto da quest'urto,
che comincia dalla testa e termina dove il fegato ha la sua sede, 
l'udito: se il movimento  veloce il suono  acuto, se  pi lento il
suono  pi grave, se il movimento  uniforme il suono  omogeneo
e dolce, se  tutto il contrario il suono  aspro; se il
movimento  grande il suono  forte, in caso contrario  debole.
Quanto poi si riferisce all'accordo dei suoni, sar necessario parlarne
in seguito.
Ci rimane ancora un quarto genere di sensazioni che bisogna
definire, poich include in s moltissime variet che abbiamo tutte
chiamato colori: essi sono una fiamma che scaturisce da ciascun
corpo e che possiede delle particelle cos ben proporzionate
alla vista da determinare la sensazione. Si  gi parlato in precedenza
delle cause e dell'origine della vista: ora sarebbe assai conveniente
affrontare la trattazione riguardante i colori con un criterio che
sia appropriato. Le particelle che si staccano dai corpi e si
incontrano con la vista possono essere pi piccole, o pi grandi,
o uguali rispetto alle particelle della vista stessa: quelle uguali
non producono sensazione, e per questa ragione noi le chiamiamo
trasparenti, ma quelle pi grandi o quelle pi piccole, avendo
le une la propriet d contrarre la vista e le altre quella di
dilatarla, determinano un effetto simile a quello prodotto dal caldo
e dal freddo sulla carne, e da ci che  aspro sulla lingua,
e da tutte quelle sostanze che producono calore e abbiamo chiamato
piccanti. Si tratta allora del bianco e del nero che determinano
le stesse impressioni di quelle sostanze, ma in un altro genere,
ed  per queste ragioni che appaiono differenti. Si devono
quindi chiamare in questo modo: bianco ci che dilata la vista, e
nero il suo contrario. Quando poi un impeto pi rapido, scaturito
da un fuoco di genere diverso, colpisce e dilata la vista sino agli
occhi, impedendone a forza i passaggi e dissolvendoli, cos
da far versare fuori quella mescolanza di fuoco e di acqua che
chiamiamo lacrime, e quest'impeto  esso stesso un fuoco che
muove dalla parte opposta rispetto al fuoco della vista; e quando
di questi due fuochi quello interno balza fuori come da folgore,
ed entra dentro invece quello esterno, spegnendosi nell'umidit
dell'occhio, da questa confusione derivano colori di ogni specie, e
chiamiamo questa impressione con il nome di bagliori, mentre a
ci che la produce diamo il nome di luminoso e fulgido. Vi
 un genere di fuoco intermedio fra questi, che giunge sino all'umore
degli occhi e si mescola con esso, ma non  fulgido: al raggio
del fuoco che si mescola con quest'umore procurando un
colore sanguigno diamo il nome di rosso. Il colore chiaro, mescolato
con il rosso e con il bianco, diviene giallo: se si volesse dire in
quale misura essi sono mescolati, anche se lo si sapesse, non avrebbe
senso, perch non si potrebbe indicare con esattezza la ragione
necessaria o verosimile di tali mescolanze. Il rosso, mischiato al
nero e al bianco forma il color porpora: ma diviene rosso cupo,
se a questi colori mischiati e bruciati si aggiunge una quantit
maggiore di nero. Il rosso fulvo nasce dalla mescolanza di giallo
e di grigio, il grigio dalla mescolanza di bianco e di nero,
il giallo ocra dal bianco mescolato col giallo. Il bianco, unito ad
un colore chiaro e combinandosi con un nero carico, forma l'azzurro,
e l'azzurro, mescolandosi al bianco, d luogo al celeste, e
infine il rosso fulvo mescolato al nero forma il verde. Quanto agli
altri colori che derivano da queste combinazioni,  abbastanza
evidente capire a quali mescolanze si assimilano, mantenendo la
verosimiglianza del discorso. E se qualcuno volesse ricercare la
prova di queste cose in ambito pratico, non riconoscerebbe la
differenza che passa fra la natura umana e quella divina,
poich soltanto il dio sa e nello stesso tempo  capace di unire
molti elementi in uno solo e di nuovo di scioglierl dall'uno nei
molti, mentre nessuno fra gli uomini non  ora in grado, n lo
sara in avvenire, di compiere nessuna delle due cose.
Tutti questi elementi, che allora erano stati in questo modo
generati secondo una legge necessaria, l'artefice di ci che  pi
bello e ottimo li accolse fra le cose che hanno una nascita, quando
gener il dio che basta a se stesso ed  assolutamente perfetto,
e da un lato si serv di essi come di cause accessorie per queste
cose, procurando dall'altro il bene in tutte le cose che erano
generate. Perci bisogna distinguere due specie di cause, quella
necessaria e quella divina, e quella divina dev'essere ricercata in
tutte le cose, se vogliamo procurarci una vita felice, per
quanto la nostra natura lo consente, e quella necessaria, invece,
bisogna ricercarla al fine di ottenere quella divina, tenendo conto
che senza quella necessaria non si pu da sola comprendere questa
divina cui mirano i nostri sforzi, n si pu afferrarla, e neppure
in altro modo prenderne parte.
E ora che, come legname dinanzi ai falegnami stanno dinanzi a
noi le due specie di cause, che sono il materiale con cui dobbiamo
comporre insieme quel che resta del discorso, ritorniamo di
nuovo brevemente al principio, e andiamo velocemente a quel
punto da cui siamo partiti per arrivare fin qui, cercando cos
di assegnare al racconto una fine e una conclusione che si adatti
con quanto in precedenza si  detto. Come dunque anche all'inizio
si  affermato, essendo queste cose in disordine, il dio ingener
in ciascuna di esse, sia in rapporto a se stesse, sia in rapporto
con le altre, una giusta proporzione che le rendesse, per quanto
e come era possibile, simmetriche e proporzionate. Allora,
infatti, nulla prendeva parte di quest'ordine, se non a caso, e non
vi era alcun elemento degno di essere chiamato con i nomi che
vengono assegnati ora, come "fuoco", "acqua", o qualsiasi altro
nome: ma dapprima il dio diede ordine a tutte queste cose,
e in seguito da queste cose form quest'universo, unico essere
vivente che contiene in s tutti gli esseri viventi mortali e immortali.
E dei divini esseri viventi fu lui stesso l'artefice, mentre
comand ai suoi figli di plasmare la generazione dei mortali. E
quelli imitandolo, avendo ricevuto il principio immortale dell'anima,
posero quindi intorno ad essa un corpo mortale, e tutto
questo corpo glielo diedero come un carro, ed aggiunsero in esso
un'altra specie di anima che fosse mortale, che ha in s passioni
funeste e irresistibili: prima di tutto il piacere, che  la pi
grande esca del male, in secondo luogo i dolori, che fanno fuggire
i beni, e ancora l'audacia e la paura, stolti consiglieri, e la collera,
che  difficile da placare, e infine la speranza, che facilmente si
lascia ingannare. Mescolando allora queste cose con la sensazione
irrazionale e l'amore che mette mano a qualsiasi impresa,
composero secondo la legge della necessit il genere mortale. Per
queste ragioni, temendo di contaminare il principio divino pi di
quanto l'assoluta necessit richiedeva, separandolo da esso,
stabilirono il principio mortale in un'altra sede del corpo, e
fabbricarono come un istmo, o un confine, fra la testa e il petto,
ponendo in mezzo il collo, perch fossero separati. Nel petto,
dunque, e in quello che viene chiamato torace, levarono la specie
mortale dell'anima. E poich una parte di quest'anima era stata
generata migliore e un'altra peggiore, divisero la cavit del torace,
separandola come si fa per le stanze delle donne e degli
uomini, e vi posero in mezzo come chiusura il diaframma. Quella
parte dell'anima che partecipa del coraggio e dell'ira, essendo
bellicosa, la collocarono pi vicino alla testa, fra il diaframma e il
collo, perch ubbidisse alla ragione e, in comune accordo con essa,
frenasse con la forza gli appetiti, nel caso in cui questi non
volessero affatto ubbidire di buon grado all'intimazione e alle parole
dell'acropoli. E il cuore, nodo delle vene e fonte del sangue
che circola impetuosamente attraverso tutte le membra, lo
collocarono nel posto di guardia perch, quando la forza dell'anima
irascibile ribollisse, avvertita dalla ragione che qualcosa di
ingiusto viene compiuto nel corpo, all'esterno, oppure anche
dagli appetiti interni, subito, attraverso tutti gli stretti canali,
tutte le parti sensibili del corpo, capaci di ascoltare le intimazioni e
le minacce, diventassero ubbidienti alla ragione e la seguissero, e
cos lasciassero che su tutte dominasse la parte migliore. Al
palpitare del cuore nell'attesa dei pericoli e all'impulso dell'ira,
riconoscendo che tutto questo gonfiarsi di coloro che si adirano
avviene a causa del fuoco, i figli del dio, preparando il soccorso,
piantarono nel petto la figura del polmone, che in primo luogo 
molle ed esangue, e poi, come una spugna,  perforata di pori,
perch, ricevendo il fiato e la bevanda, potesse rinfrescare
il cuore e gli procurasse il respiro e il sollievo in quella vampa di
calore. Per questo motivo scavarono nel polmone i canali della
trachea, e sistemarono lo stesso polmone intorno al cuore come
un cuscino, perch, quando nel cuore l'ira raggiungesse il suo culmine,
balzando contro un oggetto cedevole e rianimandosi, affaticandosi
di meno potesse obbedire di pi, insieme all'anima irascibile,
alla ragione.
Quella parte dell'anima che  desiderosa di cibi e bevande e di
tutte le esigenze di cui ha bisogno la natura del corpo, i figli del
dio collocarono nello spazio intermedio tra il diaframma e il confine
dell'ombelico, avendo fabbricato in tutto quel luogo una
sorta di mangiatoia adibita al nutrimento del corpo. E l la
legarono, come fosse una bestia selvaggia, ma che bisognava
nutrire, essendo legata a noi, se mai doveva esistere il genere
mortale. Perch essa, nutrendosi sempre alla mangiatoia e abitando
il pi lontano possibile dall'anima deliberante, procurasse
il meno che potesse scompiglio e fragore, e lasciasse che la
parte migliore decidesse con tranquillit ci che  vantaggioso
per tutte le parti del corpo, prese insieme e singolarmente, per
queste ragioni, dunque, le assegnarono la posizione in quel luogo.
E i figli degli di sapevano che essa non avrebbe mai inteso la
ragione, e che se anche avesse preso parte di qualche sensazione,
non sarebbe mai rientrato nella sua natura l'esigenza di ricercarne
le cause, ma che, anzi, sarebbe stata sedotta di notte e di giorno
da simulacri e fantasmi: allora il dio, per ovviare a questo
inconveniente, realizz la figura del fegato, e la colloc nella
sede di quella parte dell'anima, e fece quest'organo spesso, liscio,
lucido, dolce, e dotato di amarezza, in modo che la potenza
dei pensieri che proviene dalla mente si riflette in esso come in
uno specchio che, ricevendo le figure, faccia vedere le immagini.
E l'intelletto atterrisce il fegato quando, servendosi della parte di
amarezza che in quello  connaturata e assaltandolo duramente
e minacciosamente, mescola quell'amarezza subito per tutto il
fegato e mostra i colori della bile, e costringendolo lo rende tutto
rugoso e ruvido, e ora piegando e contraendo il lobo, i serbatoi,
e le porte, ora chiudendol e contraendoli, produce dolori e
nausee. Quando invece un'ispirazione di dolcezza proveniente
dalla mente rappresenta immagini contrarie, e concede una tregua
alla parte amara, in modo che non muova e non venga in contatto
con la natura a s opposta, usando la dolcezza innata in
lui e rendendo tutte le sue parti diritte, lisce e libere, allora
rende mite e serena la parte dell'anima che ha la sede presso il
fegato, e nella notte le d la tranquillit, in modo che durante il
sonno coltivi la divinazione, dal momento che non prende parte
n della ragione, n dell'intelligenza. Coloro che ci formarono si
ricordarono infatti dell'ordine del padre, quando egli li incaric
di dar vita alla stirpe mortale che fosse la migliore possibile: e
cos, correggendo anche la parte malvagia di noi, perch in
qualche modo si potesse venire a contatto con la verit, essi vi
posero la divinazione. Ed  sufficiente questa prova per dimostrare
che il dio concesse la divinazione per correggere la stoltezza
umana: nessuno infatti che sia assennato possiede un'ispirazione
profetica e veritiera, se non quando la facolt intellettiva 
messa in catene dal sonno, o  alterata da una malattia, o da una
divina frenesia.  proprio invece dell'uomo assennato ricordare
e considerare ci che  stato detto in sogno o da svegli dalla
natura divinatrice ed ispirata, e distinguere con un criterio
ragionevole tutte quante sono le immagini che ha visto, per capire
come e a chi indichino un male o un bene futuro, o passato, o
presente. Non  infatti compito di chi  preda di questa pazzia e
si trova ancora in questo stadio giudicare ci che gli  apparso e
le parole che ha pronunciato, ma come si dice bene e fin dall'antichit,
il compiere e il conoscere le proprie cose e se stessi  proprio
soltanto dell'uomo assennato. Di qui deriva la consuetudine
per cui si stabiliscono i profeti come interpreti per le predizioni
divine: alcuni li chiamano indovini, ignorando del tutto che
questi sono interpreti delle parole e delle visioni enigmatiche, e
non indovini, e che sarebbe assai pi giusto chiamarli interpreti
delle cose vaticinate.
Per queste ragioni, allora,  stata generata in questo modo la natura
del fegato, ed  stata posta nel luogo in cui abbiamo detto,
appunto per la divinazione. Inoltre tale organo presenta i segni
pi evidenti quando si trova in ciascun vivente, mentre quando 
privato della vita, diviene cieco e le sue profezie sono troppo
oscure per indicare qualcosa di chiaro. Per quanto riguarda
quella viscera che fu formata vicino al fegato, essa fu collocata a
sinistra per quell'organo appunto, e cio per mantenerlo sempre
lucido e puro, come una spugna preparata e posta sempre pronta
vicino ad uno specchio. Perci, quando intorno al fegato si formano
delle impurit causate dalle malattie del corpo, la porosit
della milza le purifica tutte ricevendole in s, essendo formata da
un tessuto cavo ed esangue: di conseguenza, quando si riempie di
impurit, si ingrossa e diviene purulenta, e di nuovo, quando il
corpo si purifica, si riduce di dimensione, e ritorna al suo stato
originario.
Per quanto riguarda la trattazione sull'anima, su quanto essa
abbia di mortale e quanto abbia di divino, e come e con quali
altri elementi sia in relazione, e per quali ragioni sia stata collocata
in sedi separate, saremmo sicuri di affermare la verit, come
si  detto, soltanto nel caso in cui il dio convenisse con noi: ma di
aver per sostenuto delle affermazioni verosimili, dobbiamo avere
il coraggio di dirlo, tanto ora come dopo una riflessione pi
approfondita, e allora diciamolo. Riflettiamo allora allo
stesso modo intorno alle cose che seguono, e cio su come sia
stato generato il resto del corpo. Dunque il ragionamento pi opportuno
di tutti per spiegare la sua composizione  il seguente.
Coloro che formarono il nostro genere conoscevano quella che
sarebbe stata la nostra intemperanza riguardo al bere e al mangiare,
e sapevano che, a causa della voracit, avremmo superato
di gran lunga la misura e la convenienza. Perch allora non avvenisse
a causa di malattie una rapida distruzione e il genere mortale non
perisse subito prima ancora di essere compiuto, gli di,
prevedendo questo, per le bevande e il cibo che sarebbero
stati superflui posero un ricettacolo che chiamarono basso ventre
e vi arrotolarono tutt'intorno l'intestino, in modo che il cibo,
passando rapidamente, non costringesse il corpo a richiedere
freneticamente altro cibo, e, procurando desiderio insaziabile, non
rendesse per la golosit tutto il genere privo della filosofia e
dell'arte, e disobbediente alla parte pi divina che  in noi.
Per quanto riguarda le ossa, le carni, e tutto ci che ha simie
natura, le cose andarono in questo modo. L'origine di tutte
queste parti fu rappresentato dalla generazione del midollo. Infatti
i legami della vita, per i quali l'anima  unita al corpo, congiungendosi
insieme nel midollo, mettevano le radici del genere mortale: ma il
midollo stesso fu generato da altri elementi. Fra i triangoli, allora,
il dio scelse quelli primitivi, che erano regolari, lisci, e i pi adatti
a fornire, grazie all'esattezza della loro figura, il fuoco e l'acqua,
l'aria e la terra, e dopo aver separato ciascuno di essi dal proprio
genere, li mescol insieme secondo la giusta proporzione, e preparando
il seme comune a tutto il genere mortale, form da essi il midollo.
Dopo di ci, piant e leg in esso le varie specie delle diverse anime,
e subito in principio sin dalla prima distribuzione divise il midollo
stesso in tali e tante figure, quante e quali avrebbe dovuto possederne
ciascuna specie. E a quella parte del midollo che, come un campo, avrebbe
ricevuto in s il seme divino, dopo averla plasmata in ogni sua parte
rotonda, diede il nome di encefalo, perch, quando ogni essere vivente
sarebbe stato formato, l'involucro che lo avrebbe contenuto sarebbe
appunto stato il cefalo. Quanto invece a quella sezione di midollo che
doveva contenere la parte rimanente e mortale dell'anima, la divise in
forme rotonde e allungate, e a tutte diede il nome di midollo: e il dio,
gettando da esse come da ncore i legami di tutta l'anima, ha formato
intorno al midollo tutto il nostro corpo, non prima di aver realizzato
intorno a tutto quanto il midollo una protezione ossea. E la formazione
delle ossa avvenne in questo modo. Dopo aver passato al vaglio della
terra pura e liscia, la impast e la bagn con il midollo, e, dopo di
ci, la mise nel fuoco e la immerse nell'acqua, e quindi di nuovo nel
fuoco, e poi ancora nell'acqua: trasferendola cos pi volte dall'uno
all'altra, la rese dunque insolubile da parte di entrambi. Utilizzando
cos pi volte questo impasto, il dio arrotond intorno al cervello una
sfera ossea, e vi lasci una stretta uscita: e intorno al midollo
cervicale e dorsale plasm con lo stesso impasto le vertebre, e come
fossero perni le sistem una sotto l'altra, partendo dalla testa, lungo
tutto il corpo. E cos proteggendo tutto il seme, lo chiuse in un
involucro di pietra, e lo forn di articolazioni, servendosi dell'altro
come potenza intermediaria fra esse, per il movimento e la flessione.
Considerando per che le ossa erano per natura pi secche e pi rigide
del necessario, e che se si fossero scaldate e poi di nuovo raffreddate
si sarebbero cariate e rapidamente si sarebbe distrutto il seme
conservato dentro di loro, per queste ragioni e in questo modo realizz
il genere dei nervi e della carne: i nervi, perch legando insieme tutte
le membra, con il loro tendersi e rilasciarsi intorno alle vertebre
procurassero al corpo la possibilit di curvarsi e di distendersi; la
carne perch costituisse un riparo contro il caldo e il freddo, e inoltre
anche dalle cadute, come se fosse un vestito imbottito di lana, cedendo
in modo morbido e dolce ai corpi. La carne ha dentro di s un liquido
caldo che d'estate traspira in sudore e rende umido tutto il corpo,
procurandogli una temperatura fresca e naturale, mentre durante
l'inverno, grazie a questo fuoco, si difende adeguatamente dal
freddo che l'assale all'esterno e la circonda. Riflettendo su queste
cose, chi ci ha plasmati, dopo aver mescolato e unito insieme l'acqua,
il fuoco e la terra, aggiungendo ad essi un lievito che aveva formato
con acido e sale, compose la carne succosa e molle. Dalla mescolanza
di ossa e carne non lievitata form la natura dei nervi la quale
possiede delle propriet che sono intermedie rispetto alle sue due
componenti, e le diede il colore giallo: perci i nervi hanno la
propriet di essere pi tesi e pi tenaci della carne, ma pi molli
e pi teneri delle ossa. Racchiudendo con i nervi e la carne le ossa
e il midollo, leg insieme gli uni agli altri con i nervi, e dopo di
ci ricoperse tutto con la carne.
Rivest dunque quelle ossa che erano pi animate con pochissima carne,
mentre quelle che dentro erano meno animate con molta carne e assai soda;
e cos nelle giunture delle ossa, dove logicamente la presenza della
carne non si mostrasse necessaria, ve ne fece nascere poca, per non
rendere pesanti i corpi che si sarebbero altrimenti mossi con
difficolt, ostacolandone le flessioni, e neppure volle che crescessero
molte carni e assai pingui e compresse fra loro, perch quella solidit
eccessiva non facesse il corpo insensibile, rendendo le capacit
intellettive pi inette a ricordare e pi ottuse. Perci le cosce e i
femori, e le parti intorno alle anche, e le ossa del braccio e
dell'avambraccio, e tutte le ossa inarticolate e quelle interne che per
mancanza di anima nel midollo sono vuote di intelligenza, tutte queste
membra sono state riempite di carne: quelle invece che avevano
l'intelligenza, furono ricoperte con minor carne, eccezion fatta
per qualche organo che il dio ha composto di sola carne ai fini
della sensazione, come  avvenuto per la lingua. Tuttavia per la
maggior parte delle ossa le cose stanno in quel modo che si  detto.
Un essere che necessariamente si generi e si sviluppi non ammette
affatto ossa dure e molta carne, e insieme ad esse una spiccata
sensibilit. In effetti, se queste sostanze si fossero combinate
insieme, sarebbe stata la struttura della testa che pi di tutte le
altre parti le avrebbe avute, e la stirpe degli uomini, possedendo
sopra di s una testa carnosa, piena di nervi e forte, si sarebbe
procurata una vita doppia, e molte volte pi lunga, pi sana e
immune da dolori rispetto a quella di adesso. Ora considerando
gli artefici della nostra generazione se si dovesse realizzare una
stirpe che vivesse pi a lungo e che fosse peggiore o una
che vivesse meno a lungo ma fosse migliore, ritennero di dover
assolutamente scegliere in ogni caso una vita pi breve ma
migliore rispetto ad una vita pi lunga e peggiore: perci ricoprirono
la testa con un osso molle, e non di carne e di nervi, poich
essa non possiede articolazioni. E cos per tutte queste ragioni al
corpo di ogni uomo  stata aggiunta una testa che riceve pi
facilmente le sensazioni e che  pi dotata di senno, ma che 
assai pi debole del resto del corpo. E allora per questi motivi il
dio, dopo aver aver collocato i nervi tutt'intorno all'estremit
della testa, li leg nello stesso modo intorno al collo, e con
essi colleg sotto la faccia le estremit delle mascelle: quanto agli
altri nervi, li distribu lungo tutte le membra, collegando articolazione
ad articolazione. Quanto alla struttura della nostra bocca, i
nostri ordinatori, in vista della necessit e dell'ottimo bene, la
ordinarono con denti, lingua, e labbra, cos come ora  ordinata:
e, appunto, in vista della necessit realizzarono l'entrata,
mentre l'uscita in vista dell'ottimo bene. Infatti tutto ci che
entra e apporta nutrimento al corpo  necessario, mentre il fiume
di parole che scaturisce fuori ed obbedisce all'intelligenza  il pi
bello e il pi nobile fra tutti i fiumi. In sostanza non si poteva
lasciare la testa nuda e soltanto ricoperta di ossa per gli eccessi
delle stagioni, ma neppure permettere che tutta coperta diventasse
stupida ed insensibile a causa della massa di carne:
non essendosi ancora disseccata la sostanza carnosa, si separ
l'involucro pi grosso che stava intorno, quello che ora noi chiamiamo
pelle. E la pelle, a causa dell'umidit che vi era intorno al
cervello, condensandosi in se stessa e sviluppandosi tutt'intorno,
avvolse la testa: e l'umidit, che traspirava sotto le suture, la
irrig, e la chiuse sopra il capo, come se stringesse un nodo. Le
svariate specie di suture dipendono dalla potenza dei moti periodici
dell'anima e della nutrizione: quanto pi queste forze sono
in lotta fra loro, tanto pi esse sono numerose, quanto meno
sono in lotta, meno numerose esse saranno. La divinit
allora punse tutt'intorno con il fuoco tutta questa pelle, e, dopo
averla forata, l'umore usciva fuori: e mentre la parte liquida e
calda di quest'umore, che era allo stato puro, se ne and via,
quella parte che era mescolata con quegli stessi elementi che formavano
la pelle, sollevata in alto dal suo movimento, si estese
per lungo al di fuori, essendo sottile come i fori che erano stati
praticati, ma a causa della lentezza fu respinta di nuovo dentro
dall'aria che circolava all'esterno e, raccoltasi sotto la pelle, vi
mise radici. Per questi fenomeni, dunque, nacquero nella
pelle i capelli, che sono di una natura filiforme simile alla pelle,
anche se pi duri e pi fitti per la condensazione prodotta dal
freddo, poich ciascun capello, raffreddandosi mentre si separava
dalla pelle, si condens. Il nostro artefice rese pelosa la nostra
testa, servendosi delle cause di cui abbiamo detto, pensando cio
che, invece della carne, i capelli avrebbero costituito un leggero
involucro per la sicurezza intorno al cervello, e avrebbero
procurato sufficientemente ombra e riparo d'estate e d'inverno, e
non sarebbero mai stati di ostacolo alla vivacit delle sensazioni.
E questo intreccio di nervi, di pelle, e di ossa che  intorno alle
dita, mescolato di tre elementi, disseccandosi divent un'unica
pelle dura che partecipava di tutte e tre gli elementi, e bench
fosse stato fabbricato da queste concause, fu realizzato dalla causa
pi importante in vista di ci che sarebbe avvenuto. I nostri
artefici sapevano infatti che dagli uomini si sarebbero generate le
donne e gli altri animali, e sapevano bene che molti animali
avrebbero avuto bisogno delle unghie per molti usi, ragion per
cui furono sbozzate le unghie agli uomini appena nati. Per questa
ragione, allora, e in tali circostanze, fecero nascere pelle, capelli, e
unghie all'estremit delle membra.
Dopoch tutte le parti e le membra dell'essere mortale si generarono
insieme, poich esso doveva necessariamente vivere
nel fuoco o nell'aria, e perci rischiava di morire disciolto e
consumato da essi, gli di gli procurarono un soccorso. Mescolando
con altre forme e con altre specie sensibili una natura affine a
quella umana, formarono una nuova specie di esseri viventi: si
tratta cio delle piante, degli alberi e dei semi che oggi vengono
coltivati, e che, educati dall'agricoltura, divennero domestici per
noi, mentre prima vi erano soltanto le specie selvatiche, pi
antiche di quelle coltivate. Tutto ci che partecipa del vivere, si
pu a pieno titolo e giustamente definire essere vivente: e ci di
cui ora parliamo partecipa della terza specie dell'anima che,
come si  detto, si colloca fra il diaframma e l'ombelico, e non
prende affatto parte n dell'opinione, n del ragionamento, n
dell'intelligenza, ma soltanto e a sensazione piacevole o dolorosa
accompagnata dagli appetiti. Subisce di continuo tutte le
impressioni, e non  stata generata in modo tale che, volgendosi
in s e su se stessa, e respingendo il movimento esteriore
per usare il proprio, ragioni intorno ad alcune sue cose conoscendone
la natura. Perci vegeta, e non  diverso da un altro essere
vivente, ed  saldamente piantato sulle sue radici, essendo privo
della possibilit di muoversi da s.
Avendo cos quegli esseri superiori fatto nascere tutte queste
specie per procurare nutrimento a noi, esseri inferiori, fecero
scorrere lungo tutto il nostro corpo dei canali, scavandoli come
nei giardini, perch esso venisse irrigato come dal corso di un fiume.
E in primo luogo scavarono due canali nascosti sotto la pelle,
dove questa cresce insieme alla carne, e cio le due vene
dorsali, poich due sono le parti del corpo, ossia quella destra e
quella sinistra: e le distesero lungo la spina dorsale, comprendendovi
in mezzo il midollo genitale, perch avesse assai vigore, e,
irrorando bene le altre parti, dalla sua posizione come verso un
declivio, procurasse un'irrigazione uniforme. Dopo di ci, dividendo
le vene intorno alla testa e intrecciandole fra loro in
senso contrario, le fecero passare, piegandole, quelle che provenivano
da destra verso la sinistra del corpo, e quelle che provenivano
da sinistra verso la destra, in modo che potessero insieme alla
pelle fungere da legame tra la testa e il corpo, dal momento che
la testa non era cinta tutt'intorno dai nervi sulla sua sommit, e
l'impressione sensibile, giungendo da entrambe le parti, fosse trasmessa
in tutto il corpo. Perci gli di prepararono l'irrigazione
nel modo seguente, che capiremo pi facilmente se prima ci
saremo accordati su questo punto, e cio che tutti i corpi composti
di parti pi piccole trattengono quelli composti d parti pi
grandi, mentre quelli composti di parti pi grandi non possono
trattenere quelli formati da parti pi piccole, e che il fuoco  fra
tutte le specie quella che  formata da parti pi piccole, per cui
passa attraverso l'acqua, la terra, l'aria, e tutto ci che  formato
da questi elementi, e nulla pu trattenerlo. Dunque bisogna pensare
la stessa cosa per quanto riguarda il nostro ventre, e cio che
esso trattiene i cibi e le bevande che vi cadono dentro, ma
non pu trattenere l'aria e il fuoco poich hanno parti pi piccole
della sua struttura. Servendosi di questi due elementi, il dio
fece passare il liquido dal ventre alle vene: egli ord un reticolato
composto di aria e di fuoco, come fosse una nassa, che aveva nella
sua apertura due colli interni, l'uno dei quali lo intrecci ancora
biforcato. Da questi colli distese come dei giunchi in giro per
tutto il reticolato sino alle sue estremit. Fece di fuoco tutto
l'interno della nassa, d'aria i colli e l'involucro, e dopo aver preso
il reticolato, lo colloc nell'animale che aveva gi plasmato in
questo modo: nella bocca introdusse uno dei colli, e poich esso
era doppio, una parte fece discendere attraverso le arterie nel
polmone, un'altra, sempre lungo le arterie, nel ventre. Divise in
due l'altro collo, e fece passare l'una e l'altra parte per i canali
del naso, in modo che comunicasse con il primo, sicch quando
uno dei due canali non procedesse nella bocca, tutti i vasi potessero
essero riempiti dal canale del naso, anche quelli che partono
dalla bocca. Il rimanente involucro della nassa lo distese
intorno a tutto il nostro corpo, per quanto esso  cavo: e fece in
modo che ora tutta quella nassa confluisca mollemente nei colli,
perch sono formati di aria, e ora i colli rifluiscano nella nassa, e
il reticolato, attraverso i pori del nostro corpo entri in esso, e di
nuovo esca fuori, e i raggi del fuoco interiore seguano il duplice
moto dell'aria con cui sono intrecciati, e ci non abbia fine
finch l'essere vivente mortale mantiene la sua struttura. Diciamo
allora che chi ha posto i nomi a questo genere di fenomeni li
ha chiamati ispirazione ed espirazione. Tutto questo agire e patire
fa s che il nostro corpo, irrigato e raffreddato, si nutra e viva:
quando il fuoco interiore segue e si combina insieme al movimento
della respirazione che entra ed esce, e spandendosi sempre e
penetrando nel ventre afferra il cibo e le bevande, allora li
scioglie e sminuzzandoli in piccole parti li trasporta per
quelle vie donde esce, e attingendoli come da una fonte li versa
nelle vene, e fa scorrere i fiumi delle vene per tutto il corpo come
se fosse un condotto.
Osserviamo ancora una volta il fenomeno della respirazione, e
vediamo per quali cause esso  diventato cos come  ora. Eccole: poich
non vi  alcun vuoto in cui possa entrare qualsiasi cosa che si muove,
e poich noi emettiamo fuori il fiato,  ormai chiaro a chiunque
quello che segue, e cio che questo fiato non va nel vuoto, ma
caccia l'aria vicina dalla sua sede. E l'aria cacciata spinge
sempre via quella vicina, e secondo questa necessit il tutto
viene spinto in giro verso quella sede donde  uscito
il fiato, ed entrandovi e riempiendola segue il fiato, e tutto ci
avviene simultaneamente, come una ruota che gira, poich appunto
il vuoto non esiste. Perci il petto e il polmone, cacciando
fuori il fiato, si riempiono dell'aria che vi  intorno al corpo la
quale penetra per i pori della carne e si muove circolarmente: a
sua volta quest'aria, volgendosi indietro e uscendo fuori attraverso
il corpo, caccia dentro il respiro attraverso le aperture della
bocca e le narici. E la causa del principio di tali fenomeni deve
considerarsi la seguente. Ogni essere vivente ha le parti
interne vicino al sangue e alle vene che sono caldissime, come se
vi fosse dentro di s una fonte di fuoco: e questo  ci che abbiamo
paragonato al tessuto di una nassa, di cui la parte distesa in
mezzo sia interamente composta di fuoco, mentre tutte le altre
parti esterne di aria. A questo punto bisogna ammettere che il
calore per sua natura procede al di fuori, verso la sua sede, presso
ci che gli  affine: ma poich vi sono due uscite, l'una attraverso
il corpo, l'altra attraverso la bocca e le narici, quando
il calore si muove verso una delle due parti, respinge l'aria verso
l'altra parte, e quest'aria che viene respinta, incontrando il fuoco
si scalda, mentre quella che esce si raffredda. Mutando cos di
posto il calore, e diventando pi calda l'aria vicino all'altra uscita,
di nuovo l'aria pi calda si volge piuttosto verso questa parte,
muovendosi verso la sua propria natura, e respinge l'aria dall'altra
parte. E quest'aria, ricevendo e imprimendo di continuo lo
stesso movimento, forma un cerchio che si agita nell'una e nell'altra
direzione ed  prodotto da entrambi i movimenti, vale a
dire l'inspirazione e l'espirazione.
In base a questo principio si devono spiegare i fenomeni che
riguardano le ventose mediche, la deglutizione, e la traiettoria
dei corpi che vengono sollevati in aria o rotolano sulla terra,
ed ancora i suoni che possono apparire rapidi o lenti, acuti o
gravi, che ora sono discordanti perch non si accordano con il
movimento che essi provocano in noi, ora in accordo perch vi 
uniformit. Quando infatti i movimenti dei suoni mossi per primi
e pi rapidi stanno per cessare e farsi simili ai suoni pi lenti,
questi li raggiungono e giungendo dopo imprimono un
altro nuovo movimento, e quando li raggiungono non li turbano,
perch non imprimono un diverso movimento, ma l'inizio del
movimento pi lento viene ad assimilarsi a quello del pi rapido
che finisce, procurando un'unica impressione che deriva dal combinarsi
del suono acuto con quello grave: perci procura piacere agli
stolti e letizia ai saggi, perch l'armonia divina viene rappresentata
nei movimenti mortali. Si spiegano cos lo scorrere delle
acque, la caduta dei fulmini, e la meravigliosa forza d'attrazione
dell'ambra e della calamita: in nessuno di tutti questi
oggetti vi  la forza attraente, ma poich il vuoto non c', questi
corpi si respingono in giro l'uno con l'altro, e separandosi e
congiungendosi, cambiano di posto, e vanno ciascuno nella propria
sede. Dall'intrecciarsi di queste influenze reciproche si sono operati
tutti quei prodigi, come sembrer a chi sappia indagare bene.
E anche la respirazione, per tornare al punto da cui il discorso
 cominciato, si gener in questi modi e per queste ragioni,
come precedentemente si  detto: il fuoco fonde il cibo, e si innalza
dentro il corpo seguendo il respiro, e innalzandosi dal ventre
riempie le vene versandovi di l il cibo decomposto. Per queste
ragioni le correnti del nutrimento si diffondono in tal modo
per tutto il corpo in tutti gli esseri viventi. Dunque, queste
particelle formate da sostanze della stessa natura, tanto dai frutti
quanto dall'erba, che il dio piant per il nostro nutrimento,
hanno i colori pi diversi per la loro mescolanza, ma  soprattutto
il rosso a predominare su quei colori, poich la sua sostanza 
stata realizzata mediante il taglio del fuoco e la sua impronta
lasciata nel liquido. Perci il liquido che scorre nel corpo  di
quel colore che abbiamo descritto. E lo chiamiamo sangue, nutrimento
delle carni e di tutto il corpo, il quale irrigando ciascuna
parte riempie ci che  rimasto vuoto. Dunque il sistema di
riempimento e di evacuazione avviene per lo pi come il movimento
nell'universo, per cui ogni oggetto viene attratto verso ci
che gli  affine: infatti quegli elementi esterni che ci circondano
consumano di continuo il nostro corpo e distribuiscono le particelle
sottratte, rimandando ciascuna alla sua propria specie. Cos
le particelle di sangue, che sono presenti in minuscole frazioni
dentro di noi e sono contenute in ciascun essere vivente, il quale
 strutturato come se fosse un cielo, sono costrette ad imitare il
moto dell'universo: dunque, le particelle che si presentano
frazionate al nostro interno si muovono ciascuna verso la sostanza
con cui sono affini, e allora riempiono di nuovo i vuoti. Quando
ci che se ne va  di pi di ci che affluisce, allora tutto l'essere
vivente si consuma, mentre se  minore cresce. Ora, se la struttura
di tutto l'essere vivente  giovane e i triangoli sono nuovi,
come nave uscita di recente dal cantiere, essa mantiene i triangoli
solidamente connessi fra loro, e la sua massa  teneramente condensata,
poich  nata di recente dal midollo e si nutre di latte: e quando essa
accoglie in s quei triangoli che si introducono dall'esterno e di cui
si compongono il cibo e le bevande, poich essi sono pi antichi e pi
deboli dei suoi triangoli, essa li divide e li domina con i suoi
triangoli nuovi, e rende grande l'essere vivente poich lo nutre di
molti elementi simili. Quando per i triangoli originari perdono il
loro vigore a causa delle numerose lotte che per molto tempo hanno
sostenuto contro molti triangoli, non sono pi in grado di tagliare
ed assimilare i triangoli che entrano con la nutrizione, ma, anzi, essi
vengono separati con facilit da quelli che giungono dall'esterno: cos
tutto l'essere vivente si consuma, essendo sottomesso in questa lotta,
e questa condizione si chiama vecchiaia. Alla fine, quando i
legami che collegano insieme i triangoli del midollo, allentati per
la fatica, non possono pi resistere, allentano a loro volta i legami
dell'anima, la quale, sciolta secondo natura, vola via con piacere:
infatti tutto ci che  contro natura  doloroso, mentre
 piacevole ci che  conforme alla natura. E allo stesso modo, la
morte che sopraggiunge per malattie o per ferite  dolorosa e
violenta, mentre quella che giunge con la vecchiaia alla fine naturale
della vita,  fra tutte la morte meno dolorosa, e si accompagna al
piacere pi che al dolore.
Da dove nascono le malattie,  cosa evidente a chiunque.
Essendo quattro gli elementi di cui si compone il corpo - terra
fuoco aria e acqua -, una loro innaturale abbondanza o scarsezza,
un cambiamento dalla loro propria sede ad una altrui, l'acquisto
da parte del fuoco e degli altri elementi di pi di una specie
per cui ciascuno  discorde con se stesso, e tutti gli altri casi del
genere procurano turbamenti e malattie: se infatti gli elementi si
generano contro natura e mutano di luogo, quelli che in un primo
tempo erano freddi si riscaldano, quelli secchi diventano in seguito
umidi, quelli leggeri pesanti e viceversa, subendo in ogni modo
ogni sorta di mutamento. Pertanto, noi diciamo, soltanto se un
elemento si aggiunge a quello che gli  identico, o se ne distacca
nello stesso modo e misura, secondo una giusta proporzione,
soltanto allora permetter all'elemento identico a se
stesso di rimanere sano e salvo: ma l'elemento che trasgredisce
queste regole, uscendo ed entrando, provocher alterazioni di
ogni genere e infinite malattie e distruzioni.
Poich in natura vi sono inoltre composizioni secondarie,
chi voglia considerarle dovr ammettere che esiste una seconda
classe di malattie. Infatti, poich il midollo, le ossa, la carne e i
nervi si sono formati da quei primi elementi, e anche il sangue,
bench in altro modo, si  generato da quelli, la maggior parte
delle malattie avviene come si  detto prima, ma le pi grandi
diventano gravi in questo modo: quando la formazione di queste
composizioni avviene contro natura, allora esse si corrompono.
Dunque secondo natura le carni e i nervi nascono dal sangue: i
nervi dalle fibre per la loro affinit, la carne dal sangue
coagulato, e cio quando si coagula separandosi dalle fibre. Dai
nervi e dalle carni si secerne inoltre una sostanza viscosa e grassa
che incolla la carne con le ossa e nel contempo nutre e fa crescere
l'osso che avvolge il midollo. La sostanza, poi, che filtra attraverso
lo spessore delle ossa costituisce la specie pi pura dei triangoli,
e la pi liscia e la pi grassa, e scorrendo e stillando dalle
ossa, irriga il midollo. Se ogni cosa avviene in questo
modo, abbiamo per lo pi la salute, in caso contrario le malattie.
Quando la carne putrefacendosi riversa nelle vene la putredine,
allora il sangue, che insieme all'aria si trova in abbondante e
varia quantit nelle vene, modificandosi per il colore e per il
sapore amaro, e inoltre per le sue propriet di acidit e d salinit,
contiene bile, siero, e muco di ogni specie: e tutti questi
umori, diventati perversi e corrotti, guastano prima di tutto il
sangue stesso, ed inoltre, non procurando pi alcun nutrimento al
corpo, vagano in ogni direzione per le vene, senza rispettare
l'ordine dei circoli naturali, e da un lato sono avversi a se stessi
perch non traggono per s alcun vantaggio, mentre d'altro canto
sono nemici nei confronti di quelle parti del corpo consistenti e
che rimangono nella propria sede, perch le corrompono e le
annientano. Dunque quando la parte pi vecchia della carne si
corrompe, diventando impossibile assimilarla, annerisce a causa
della lunga infiammazione, e corrosa dappertutto, diviene
amara e arreca danno a tutte quelle parti del corpo che non si
sono ancora corrotte. Ora questo colore nero, invece dell'amarezza
assume un sapore acido, quando la parte di amaro diminuisce; ora
invece la parte amara, tingendosi di sangue, prende un colore
ancor pi rosso, e se il nero si mescola con questo, diventa
verde: e, ancora, il colore giallo si mescola con l'amaro, quando la
carne sana si fonde nel fuoco dell'infiammazione. E a tutti questi
umori fu dato il nome comune di bile, o da qualche medico,
oppure da qualcuno che era non solo in grado di osservare molte
cose e dissimili, ma anche capace di scorgere in esse un unico
genere che consenta di dare a tutte un solo nome. Quanto agli
altri umori, che sono specie diverse di bile, hanno ciascuno un
proprio nome a seconda del colore. Il siero, se comprende la parte
acquosa del sangue,  dolce, mentre se  formato dalla bile
nera e acida,  aspro, quando per il calore si mescola con il salato,
e allora si chiama catarro acido. Quando invece la carne, da fresca
e tenera che era, si corrompe a causa dell'aria, ed  gonfiata dal
vento e circondata dall'umidit, e in questo stato si formano delle
bolle, che per la loro piccolezza sono invisibili se prese
singolarmente, mentre tutte quante insieme formano una massa
visibile e hanno colore bianco per la schiuma cui danno origine,
chiamiamo tutta questa carne tenera che si  guastata e si 
unita all'aria catarro bianco. Il siero di questo catarro formato di
recente sono il sudore, le lacrime, e tutti gli altri umori che
ogni giorno il corpo secerne punficandosi: tutti questi umori possono
diventare strumento di malattia, quando il sangue non sia
accresciuto dai cibi e dalle bevande secondo natura, ma accresca
la sua massa, contro le leggi di natura, con sostanze contrarie.
Quando le singole parti di carne si separano dalle malattie, ma
rimangono le radici, la forza della malattia  solo dimezzata dal
momento che pu facilmente recuperare terreno. Ma quando si
ammala l'umore che lega la carne alle ossa, e, separandosi insieme
dalle fibre e dai nervi, non  pi di nutrimento all'osso,
e non lega pi la carne all'osso, ma da grasso, liscio, viscoso,
diventa aspro e salato, diseccandosi per una cattiva dieta, allora
tutto questo liquido, che subisce queste alterazioni, si consuma
sotto le carni e i nervi, separandos dalle ossa: e le carni staccandosi
dalle radici lasciano i nervi nudi e pieni di salsedine, e ricadendo
esse a loro volta nella corrente del sangue, rendono
pi numerose le malattie di cui si  precedentemente parlato.
Bench questi mali del corpo siano gravi, ancora di pi lo sono
quelli che li precedono, quando l'osso, non ricevendo aria a sufficienza
per la densit della carne, riscaldato dalla carie e incancrenitosi,
non assume nutrimento,  ma sgretolandosi si riversa invece in esso,
e il nutrimento ricadendo nella carne, e la carne
nel sangue, rendono tutte le malattie pi gravi di quelle precedenti.
Ma il male pi grave di tutti si verifica quando la sostanza
del midollo si ammala per difetto o per eccesso: avvengono cos
le malattie pi gravi e potenzialmente mortali, e allora tutta la
natura del corpo procede di necessit a ritroso.
Vi  una terza specie di malattie che bisogna considerare generata
in tre modi diversi: dal fiato, dal catarro, e dalla bile.
Quando il polmone, che dispensa l'aria al corpo, non presenta
passaggi liberi ed  ostruito da umori, allora l'aria, che in alcuni
punti non procede, mentre in altri penetra pi di quel che dovrebbe,
fa imputridire quei punti che non sono rinfrescati, mentre entra
con violenza in certe vene, e le contorce insieme, e dissolvendo
il corpo, rimane prigioniera nel mezzo di esso, comprimendo il
diaframma: da questi fenomeni derivano un'infinit di dolorose
malattie, accompagnate da frequenti e abbondanti sudori. Spesso,
quando nel corpo la carne si divide in parti, vi si forma dell'aria
che, non potendo uscire, procura le stesse sofferenze dell'aria che
proviene dall'esterno: ma grandissimi sono questi dolori, quando
l'aria, trovandosi intorno ai nervi e alle vene vicine, e gonfiando
i tendini e i rispettivi nervi, li distende all'indietro. Le malattie
che derivano da questo stato di tensione vengono chiamate tetano
e opistotono. Per queste malattie  anche difficile escogitare un
rimedio: nella maggior parte dei casi  il sopraggiungere delle febbri
che fa cessare tali malattie. Anche il catarro bianco  pericoloso se
l'aria delle sue bolle  rinchiusa: essa  pi mite se riesce a
traspirare fuori del corpo, bench ricopra il corpo di lebbra,
di macchie bianche, e procuri altri disturbi simili a questi.
Se il catarro si mescola con la bile nera e si diffonde nei circoli
della testa che sono i pi divini, li sconvolge: ed  pi mite se si
manifesta di notte, mentre ci si libera pi difficilmente se ci assale
da svegli. Ma assai giustamente  stata detta sacra questa malattia,
perch sacra  la sua natura. Il catarro acido e salato  fonte di tutte
le malattie catarrali, e in base alle diverse parti del corpo in cui
esso scorre assume i nomi pi diversi. Quanto a quelle infiammazioni
del corpo, che prendono il nome dal loro ardere e bruciare, sono tutte
determinate dalla bile. Se dunque la bile traspira all'esterno,
scaldandosi produce tumori di ogni sorta, ma se resta chiusa
all'interno procura molte malattie infiammatorie, e la pi grave
si verifica quando, mescolandosi al sangue puro, turba la struttura
delle fibre, le quali furono disseminate per il sangue, perch
esso avesse una giusta proporzione di fluidit e di densit, e non
diventasse liquido per il calore scolando dai pori del corpo, ma
neppure fosse troppo denso da muoversi a fatica, e da circolare
a stento nelle vene. Dunque le fibre conservano in virt
dell'origine della loro natura questa giusta proporzione: e se
qualcuno, anche quando il sangue  morto e congelato, raccoglie
insieme queste fibre, tutto il sangue che rimane si liquef, se
invece vengono lasciate, immediatamente lo coagulano insieme
al freddo esterno. Tale  in sostanza il potere delle fibre sul sangue.
E la bile, che per natura  sangue vecchio, e da carne si scioglie
di nuovo in sangue, se in principio, calda e umida, vi si combina
gradualmente, s coagula grazie al potere delle fibre, e
coagulandosi e spegnendosi violentemente, procura dentro di noi
freddo e tremore. E se scorre pi abbondante, dominando con il
proprio calore le fibre, riscaldandosi le mette in scompiglio, e se 
capace di dominarle completamente, penetrando fino al midollo
e bruciandolo, vi scioglie i legami dell'anima, come fossero gomene
di una nave, e la lascia andare libera. Quando invece la bile
scorre in minor quantit e il corpo resiste alla dissoluzione,
essendo in questo caso dominata, o si diffonde per tutto il corpo,
o cacciata attraverso le vene nel basso e nell'alto ventre, come
fuggiasco da una citt in rivolta, fugge via dal corpo, procurando
diarree, dissenterie, e tutti gli altri mali di questo genere. E
se il corpo  malato soprattutto per eccesso di fuoco, produce
infiammazioni e febbri continue; se per eccesso d'aria, febbri
quotidiane; se per eccesso d'acqua, terzane, a causa della maggior
lentezza dell'acqua rispetto all'aria e al fuoco: se per eccesso di
terra, che occupa il quarto posto per essere il pi lento fra questi
elementi e perci si purifica periodicamente ogni quattro gorni,
il corpo d luogo a febbri quartane dalle quali ci si libera con difficolt.
E se questa  l'origine delle malattie del corpo, le malattie
dell'anima, che riguardano la disposizione del corpo, avvengono
nel modo che segue. Dobbiamo ammettere che la malattia dell'anima
consiste nella stoltezza, e che vi sono due specie di stoltezza,
e cio la pazzia e l'ignoranza. E quando si prova una qualsiasi
di queste due condizioni, bisogna dire che essa  una malattia, e
inoltre dobbiamo considerare i piaceri e i dolori eccessivi come
le malattie pi gravi per l'anima: quel tale infatti che sia pieno di
gioia, o al contrario soffra per un dolore, cercando in ogni
modo di afferrare intempestivamente una tal cosa e di evitarne
un'altra, nulla pu vedere o udire bene, ma diventa furente, e in
quel caso diviene assolutamente incapace di ragionare. Se dunque
a qualcuno si genera nel midollo sperma copioso e abbondante, e
viene cos ad assomigliare ad un albero troppo carico di
frutti, provando volta a volta molte sofferenze e molti dolori nei
suoi desideri e in ci che da quelli scaturisce, trascorre la maggior
parte della vita come pazzo a causa di questi piaceri e dolori
intensissimi, e poich la sua anima  resa malata e stolta dal
corpo, non lo si considera come un malato, ma alla stregua di uno
che  volontariamente malvagio. In realt l'intemperanza nei piaceri
erotici, prodotta nella maggioranza dei casi dalla propriet
di una sostanza che scorre nel corpo attraverso i pori delle ossa e
lo inumidisce, diventa una malattia dell'anima. E ogni intemperanza
nei piaceri, che rappresenta un'occasione di critica, come
se gli uomini fossero volontariamente malvagi, non costituisce
per una critica giusta: nessuno, infatti,  spontaneamente malvagio,
ma il malvagio diviene malvagio per una cattiva disposizione del
corpo, per un'educazione senza princpi, e, anzi, queste cose
sono odiose a chiunque e capitano contro la propria
volont. E, ancora, per quanto riguarda i dolori, l'anima subisce
allo stesso modo molteplici malvagit a causa del corpo. Quando
infatti gli umori del catarro acido o salato, e gli altri umori amari
e biliosi, vagando per il corpo, non possono traspirare all'esterno,
ma rinchiusi all'interno combinano e mescolano insieme le
loro esalazioni con i movimenti dell'anima, causano in essa
malattie di ogni genere pi e meno intense, pi e meno frequenti,
le quali, dopo che sono state trasportate nelle tre sedi dell'anima,
a seconda di quella sede con cui vengono a contatto, producono
le varie specie di scontentezza e di afflizione, di audacia e di vilt,
e ancora di oblio e di difficolt di imparare. Quando, inoltre,
uomini cos mal formati stabiliscono malvagie istituzioni
civili e nelle citt si fanno discorsi malvagi sia in privato che in
pubblico, e, quando, ancora, non vengono affatto forniti fin dalla
pi giovane et degli insegnamenti che rimedino a questi mali,
allora noi tutti, che siamo cattivi, diventiamo tali per quelle due
ragioni, anche se non lo vogliamo assolutamente: e di ci devono
sempre essere considerati responsabili i genitori pi dei figli, e gli
educatori pi degli educati, e per quanto si pu, bisogna sforzarsi
di evitare la malvagit mediante l'educazione, i costumi, e gli
insegnamenti, cercando di conseguire il contrario. Ma queste
cose riguardano un altro genere di discorsi.
Ora dunque, per converso con quello che abbiamo detto, 
opportuno e conveniente che si espongano come si possono
curare il corpo e la mente: infatti  pi giusto ragionare dei beni
piuttosto che dei mali. Tutto ci che  buono  bello, e la bellezza
non  priva di simmetria: dunque anche l'essere vivente, per essere
tale, dev'essere simmetrico. E fra le simmetrie noi teniamo in
conto e consideriamo quelle piccole, mentre non riflettiamo
affatto intorno a quelle piu importanti e pi grandi. Certamente,
riguardo alla salute e alle mlattie, alle virt e ai vizi, nessuna
simmetria o dissimetria  maggiore di quella della stessa
anima rispetto al corpo stesso: ma noi a tali cose non prestiamo
attenzione e non consideriamo che se un corpo troppo debole e
piccolo contiene un'anima forte e sotto ogni aspetto grande, o
anche se questi due elementi sono uniti insieme in modo inverso,
l'intero essere vivente non pu essere bello, perch  privo delle
pi importanti simmetrie, mentre, nel caso opposto, per chi ha la
possibilit di vedere, esso  il pi bello e il pi amabile fra gli
spettacoli. Come un corpo che ha gambe troppo lunghe o
presenta qualche altro eccesso tale da essere sproporzionato con
se stesso, non solo  brutto, ma, poich nel complesso delle fatiche
che deve sostenere sopporta molti travagli, molti stiramenti,
e cadute a causa dei barcollamenti, procura a se stesso infiniti
mali, la stessa cosa dobbiamo pensare di quel complesso formato
dai due elementi - anima e corpo - che chiamiamo essere vivente.
Quando infatti in esso l'anima, che  pi forte del corpo,  irritata,
scuotendolo tutto dal di dentro lo riempie di malattie;
e quando  tutta tesa ad apprendere certe discipline o a fare certe
ricerche, lo consuma; e quando spende interamente le sue
energie nell'insegnamento o a gareggiare nei discorsi in pubblico
e in privato, a causa delle rivalit e delle inimicizie che ne derivano,
infiammandolo lo agita; e incrementando i suoi flussi inganna
la maggior parte dei cosidetti medici, e fa in modo che attribuiscano
le ragioni di questi mali a cause fittizie. D'altra parte,
quando un corpo grande e superiore all'anima viene ad unirsi ad
un piccolo e debole intelletto, poich negli uomini, per natura,
vi sono due impulsi, che sono quello del nutrimento per il
corpo, e quello della sapienza per la nostra parte pi divina, i
movimenti del pi forte dominano e rafforzano il loro ambito,
rendendo l'anima stupida, lenta ad apprendere e a ricordare, e
causando la malattia pi grave di tutte, ovvero l'ignoranza. Dunque
vi  un'unica via di uscita di fronte a questi due mali: non
esercitare n l'anima senza il corpo, n il corpo senza l'anima, in
modo che, difendendosi l'un l'altro, siano in equilibrio e in
salute. Chi dunque si applica alla scienza o a qualche altra impegnativa
attivit intellettuale deve dedicarsi anche ai movimenti
del corpo, praticando la ginnastica, viceversa chi dedica le proprie
attenzioni a modellare il corpo deve anche preoccuparsi di
esercitare l'anima, coltivando la musica e tutta la filosofia, se
vuole che giustamente e a buon diritto lo si chiami bello e buono
ad un tempo. In questo stesso modo bisogna curarsi delle parti
del corpo, imitando la forma dell'universo. Il corpo, infatti,
poich al suo interno  riscaldato e raffreddato da ci che vi
penetra dentro, e ancora  disseccato e reso umido da ci che 
all'esterno, subendo da entrambi i movimenti le impressioni che
a questi si accompagnano, viene vinto e annientato se, lasciato in
riposo, lo si abbandona a questi movimenti. Ma se qualcuno imita
quella che abbiamo chiamato nutrice e balia dell'universo, e
non lascia che il corpo sia mai a riposo, ma lo muove e, generando
continuamente in esso qualche scossa, lo difende, secondo
natura, dai movimenti interni e da quelli esterni, e, scuotendolo
moderatamente, dispone in ordine fra loro le impressioni
che vagano per il corpo e le singole parti secondo la loro affinit,
come precedentemente si  detto parlando dell'universo, non
lascer allora che l'elemento nemico stando presso il nemico
provochi guerre e malattie al corpo, ma far in modo che l'elemento
amico, stando presso l'amico, procuri la salute. Quindi di tutti
i movimenti quello che nasce in s ed  mosso da se stesso  il
migliore - per la sua particolare affinit con il movimento
dell'intelligenza e con quello dell'universo -, mentre quello che
 causato da altri  peggiore: pessimo infine quello che ad
opera di altri muove il corpo solo in qualche parte, mentre esso
giace e riposa. Dunque di tutte le purificazioni e ricomposizioni
del corpo, quella migliore si ottiene mediante la ginnastica, la
seconda mediante i dondolii che si verificano sulle navi e sui
mezzi di trasporto che non comportano fatica. La terza specie di
movimento  utile per chi vi sia assolutamente costretto,
altrimenti non dev'essere affatto accettata da chi abbia un po' di
intelligenza: si tratta della cura mediante la purificazione farmaceutica.
Infatti non bisogna irritare con le medicine quelle malattie che
non presentano rischi gravi. La formazione di ogni malattia
assomiglia in un certo senso alla natura degli esseri viventi.
Infatti la costituzione degli esseri viventi porta con s tempi di
vita prefissati per l'intera specie, e ogni essere vivente nasce con
la vita segnata dal proprio destino, salvo eventi improvvisi
determinati dalla necessit: perci subito sin dall'inizio si formano
in ciascun individuo dei triangoli che hanno la propriet di durare
fino ad un certo periodo di tempo, oltre il quale nessuno potrebbe
pi vivere. Lo stesso ragionamento vale per la formazione delle
malattie: se, contro il tempo segnato dal destino, si cerca di
contrastarle con le medicine, solitamente diventano gravi da lievi
che erano, e da poche diventano molte. Perci si deve regolarle
tutte con la dieta, se si ha tempo per farlo, e non bisogna invece
irritare con le medicine un male fastidioso.
Sull'intero essere vivente e sulla sua parte corporea si  detto
abbastanza, vale a dire in che modo, guidandola e guidandosi da
s, si possa vivere seguendo il pi possibile la ragione: ma soprattutto
e prima di ogni altra cosa dobbiamo fare in modo che, per
quanto ci  possibile, quella parte destinata a questa funzione di
guida sia la pi bella e la migliore per questa guida. In effetti, una
trattazione approfondita di questa parte sarebbe da sola
sufficiente per un'intera opera: e se qualcuno se ne volesse occupare
incidentalmente, seguendo i princpi che abbiamo stabilito
prima, potrebbe trattarla in modo conveniente facendo delle
considerazioni di questo genere. Secondo quello che pi volte
abbiamo detto, le tre specie dell'anima furono collocate in tre sedi
diverse, e ciascuna ebbe in sorte il proprio movimento. Cos
anche adesso, allo stesso modo, dobbiamo dire il pi brevemente
possibile che quella di esse che rimane inerte e lascia a riposo i
suoi movimenti  necessariamente la pi debole, mentre quella
che si esercita diviene fortissima: perci bisogna osservare
che tutti e tre i movimenti siano proporzionati l'uno rispetto
all'altro. Per quanto riguarda quella specie pi importante della
nostra anima, dobbiamo pensare che il dio l'ha donata a ciascuno
di noi come uno spirito tutelare, la quale, come diciamo, abita
sulla sommit del nostro corpo, e ci solleva da terra verso la
nostra affinit celeste, come piante celesti, e non terrene: e queste
nostre affermazioni sono giustissime. Infatti in quella parte
pi alta da cui l'anima ebbe la sua prima origine, la divinit
sospese la testa e la nostra radice, in modo che tutto il corpo
stesse eretto. Per chi dunque si occupi di passioni e di contese
e in esse si affligga, inevitabilmente tutte le sue opinioni saranno
mortali, e neanche il pi piccolo particolare trascurer per diventare
il pi possibile mortale, incrementando appunto tale parte:
chi invece si  occupato dello studio della scienza e delle riflessioni
sulla verit ed ha esercitato soprattutto questa parte di se stesso
a riflettere sulle cose immortali e divine, se viene a
contatto con la verit,  assolutamente necessario che, per quanto
sia ammesso dalla natura umana, prenda parte dell'immortalit,
senza trascurarne neppure una parte, e, come colui che venera
una divinit e mantiene in ordine il divino che abita in s, sia
particolarmente felice. Dunque la cura adeguata a tutte le parti 
per tutti una sola, e cio dare a ciascuna parte nutrimento e
movimenti che di pi le si adattano. E i movimenti che sono affini
alla divinit che  in noi sono i pensieri e le rivoluzioni
dell'universo: bisogna pertanto che ciascuno segua questi movimenti,
correggendo, quando si guastano, le rivoluzioni del divenire che vi
sono nella nostra testa mediante l'apprendimento delle
armonie e delle rivoluzioni dell'universo, e renda simile, secondo
la sua antica natura, il contemplante al contemplato, e dopo averlo
reso simile, giunga al culmine di quell'ottima vita che gli di
proposero agli uomini per il presente e per il tempo futuro.
Sembra che sia quasi terminata la discussione che in principio
ci era stata assegnata intorno all'universo sino alla comparsa
dell'uomo. Per quanto riguarda gli altri esseri viventi, dobbiamo
ricordare brevemente come essi si generarono, cosa sulla quale
non  necessario dilungarsi: cos si potr credere di aver discusso
intorno a questi argomenti secondo la giusta proporzione. Ed
ecco quello che dobbiamo ancora dire. Tutti quelli che sono nati
uomini, ma sono stati vili e hanno trascorso la loro vita
nell'ingiustizia, secondo una ragione verosimile si mutarono in donne
quando nacquero per la seconda volta: e in quel tempo e
per queste ragioni gli di crearono l'amore carnale, formando un
essere animato nell'uomo e nella donna e facendo l'uno e l'altro
in questo modo. Gli di forarono il canale della bevanda, in quel
punto in cui essa, dopo aver attraversato il polmone, entra al di
sotto dei reni, nella vescica, per essere mandata fuori sotto la
spinta dell'aria; lo forarono in modo che fosse in contatto con il
midollo, il quale discende dalla testa lungo il collo e la spina
dorsale, e che prima abbiamo chiamato sperma. Questo midollo,
poich  animato e respira, d luogo ad un desiderio vitale di
uscir fuori proprio da quella parte donde respira, realizzando cos
l'amore della generazione. Perci l'organo genitale maschile,
che la natura gener indomito e imperioso, come animale sordo
ad ogni ragione, tenta di dominare tutto a causa dei suoi furibondi
appetiti: e a sua volta per le stesse ragioni, nelle donne, quegli
organi che sono chiamati utero e vulva, sono come un essere vivente
dominato dal desiderio di generare figli il quale, se rimane sterile
per molto tempo durante la stagione della fertilit, si irrita mal
sopportando tale condizione, e vagando dappertutto per il corpo,
ostruendo le uscite all'aria e non lasciando respirare, getta il
corpo nei pi gravi disagi e procura altre malattie di ogni
genere. E questo avviene finch il desiderio e l'amore dell'uno e
dell'altro sesso non li faccia accoppiare insieme, come se
cogliessero frutti dagli alberi: allora nella matrice, come in un
campo arato, seminano esseri viventi invisibili per la loro piccolezza
ed informi, e separandoli di nuovo li fanno crescere nel proprio seno,
e dopo di ci, dandoli alla luce, portano a compimento
la generazione dei viventi. Cos dunque nacquero le donne e tutto
il sesso femminile. La stirpe degli uccelli, che possiede penne
anzich peli,  derivata dalla trasformazione di quegli uomini
che, non certo malvagi ma un po' sciocchi, si ritengono esperti
delle cose celesti e pensano, a causa della faciloneria che li
contraddistingue, che la sola vista sia sufficiente a dimostrare
nel modo pu sicuro quelle cose. Gli animali pedestri e selvaggi
sono derivati da quegli uomini che non coltivano affatto la filosofia,
e non osservano per nulla la natura celeste, perch non si
servono affatto dei circoli che sono nella testa, ma si lasciano
guidare dalle parti dell'anima che sono nel petto. E per queste abitudini
curvarono a terra le membra anteriori e la testa, attratti
dall'affinit con la terra, ed ebbero teste allungate e dalle forme
pi varie, a seconda di come le rivoluzioni dell'anima di ciascuno
erano state compresse dall'inerzia. Perci quella specie di
animali fu generata con quattro o pi di quattro piedi, in quanto
il dio colloc pi sostegni a coloro che erano pi irragionevoli,
perch fossero attirati maggiormente a terra. E quelli che fra
costoro sono pi irragionevoli ancora e distendono tutto il corpo
a terra, poich non hanno alcun bisogno dei piedi, furono generati
senza piedi e striscianti sulla terra. La quarta specie, quella acquatica,
si gener dagli esseri pi stolti e pi ignoranti di
tutti: e gli di, che operano trasformazioni, non ritennero questi
animali degni di una respirazione pura, poich la loro anima era
impura a causa di ogni sorta di errore, e cos in luogo della leggera
e sottile respirazione dell'aria, li cacciarono nella torbida e
pesante respirazione dell'acqua. Di qui prese origine la stirpe dei
pesci, delle ostriche, e di tutti quanti gli animali che vivono
nell'acqua, ed ebbero in sorte le dimore pi profonde come pena
per la loro profonda ignoranza. E per tutte queste ragioni,
allora come adesso, gli esseri viventi s trasformano fra loro da
una specie all'altra, a seconda della perdita o dell'acquisto della
mente o della stoltezza.
E cos ora possiamo affermare di aver portato a termine il nostro
discorso sull'universo: perch, comprendendo in s gli esseri
mortali e immortali, ed essendone pieno, questo mondo, essere
visibile che contiene in s le cose visibili, dio sensibile fatto a
immagine dell'intellegibile, massimo e ottimo, e bellissimo e
perfettissimo, cos  stato generato, questo cielo uno e unigenito.
NOTE:
1) Nient'altro sappiamo di questo quarto personaggio di cui Platone tace
il nome. D'altra parte sono anche molto scarse le notizie riguardanti il
personaggio di Timeo, che potrebbe essere con buona probabilit il
fliosofo pitagorico Timeo di Locri, contemporaneo di Platone.
Crizia (460-403 a.C.) invece  il celebre sofista deil quinto secolo ed
esponente di spicco dei Trenta Tiranni, gli oligarchi ateniesi che
nell'aprile del 404 a.C. si impadronirono del potere ad Atene. Ermocrate,
infine, potrebbe essere il generale siracusano che nel 412 a.C. sbaragli
la flotta ateniese in Sicilia.
2) Solone (640-561 a.C.) statista e poeta ateniese, noto per le sue
riforme politiche ed economiche. Qui viene appunto ricordato per la sua
parentela con Dropide, il padre del nonno di Crizia, e quindi per i lontani
rapporti di parentela con Crizia stesso.
3) Si tratta probabilmente delle Panatenee celebrate in onore di Atena,
anche se su questa attribuzione la critica  assai perplessa.
4) Le Apaturie, in origine antica festa degli Ioni, durava tre giorni, e
nel terzo giorno, detto Cureotide, veniva bandita una gara d poesia
aperta ai fanciulli.
5) Amasi, re egiziano della 26esima dinastia (569 a.C.).
6) Sull'identificazione della dea Neith con Atena cfr. anche Cicerone,
De natura deorum libro 3, 23, 59.
7) Riguardo a Foroneo d'Argo, figlio della divinit fluviale Inaco, e padre
di Niobe, cfr. Acusilao, frammento 23 Jacoby, e Clemente Alessandrino,
Stromatets libro 1, 102.
8) Per punire gli uomini Zeus scaten un terribile diluvio dal quale si
salvarono soltanto Deucalione, figlio di Prometeo, e sua moglie Pirra.
9) Secondo la mitologia greca, Fetonte, figlio del Sole, chiese al padre
di guidare per un giorno il suo carro, ma perso il controllo dei cavalli
per l'inesperienza, rischi di abbattersi sulla terra incendiandola.
Intervenne allora Zeus che evit il disastro e scagli su Fetonte un
fulmine.
10) Gea  la terra che, secondo una leggenda dell'Attica, fu fecondata da
Efesto dando origine alla stirpe degli Ateniesi.
11) Le colonne d'Ercole corrispondono alle due sponde dell'odierno stretto
di Gibilterra.
12) Per Libia si intende l'odierna Africa nordoccidentale.
13) Qui si allude alla proporzione geometrica (le altre proporzioni sono
quella aritmetica e quella armonica) in cui il prodotto del primo e
dell'ultimo termine  uguale a quello dei medi, e quindi i termini si
possono invertire mantenendo la proporzione intatta.
14. Tutto il passo  di notevole difficolt, in quanto Platone cerca
(pitagoricamente) di spiegare le cause della composizione dell'anima del
mondo mediante rapporti numerici. Qui abbiamo la serie numerica che
rappresenta le parti dell'anima. I numeri dunque sono: 1,2,3,4,9,8,27;
e danno luogo alie due progressioni geometriche 1,2,4,8 e 1,3,9,27.
15) Sono gli intervalli della prima e della seconda progressione numerica
(la rima  caratterizzata da intervalli doppi tra un numero e l'altro,
la seconda da intervalli tripli).
16. I due intervalli vengono colmati con due mediet attraverso la
proporzione armonica (6 : 8 = 8 : 12) e quella aritmetica (2 :4 = 4 :6).
17) Sono gli intervalli dei suoni nell'ottacordo diatonico dorico. Dunque
l'anima del mondo fu composta secondo le leggi dell'armonia musicale.
18) Il circolo esterno  l'equatore, quello interno l'eclittica.
19) Qui si allude al movimento di rotazione e di translazione.
20) Anche l'anima che si trova negli esseri mortali  scandita dagli stessi
intervalli e legami che regolano l'anima del mondo.
21) Si tratta del triangolo isoscele e del triangolo scaleno.
22. Si allude al tetraedro regolare, e cio alla forma del fuoco.
23)  l'ottaedro regolare, e cio la forma dell'aria.
24)  l'isocaedro regolare, e cio la forma dell'acqua.
25) Il cubo  la forma della terra.
26) Questa quinta combinazione  il dodecaedro.

