Timeo
di Platone
Premessa di Enrico Pegone
Il Timeo appartiene all'ultima fase degli scritti platonici e fu
probabilmente composto dopo il Parmenide, il Sofista, e il Politico,
con i quali ha in comune alcuni aspetti della struttura narrativa fra
cui, per citare quelli pi significativi, possiamo ricordare la tensione
sempre maggiore verso il contenuto dell'opera a scapito della forma 
artistica, e il diradarsi della presenza di Socrate che assiste
silenzioso al dialogo.
Quello che in ogni caso sappiamo con certezza  che esso  posteriore
alla Repubblica, della quale Socrate, all'inizio del dialogo,
richiama alcuni capisaldi ricordando una conversazione tenuta il
giorno precedente. Dopo aver delineato lo stato ideale, Socrate
avverte infatti l'esigenza di vedere come esso si comporterebbe in
pace e in guerra, e chiede cos a Timeo, Ermocrate, e Crizia di
affrontare nei loro discorsi tale questione.
Il dialogo prende allora l'avvio da un racconto mitico di Crizia
che era stato narrato da Solone al nonno di costui, Crizia il 
vecchio: nel corso di un viaggio in Egitto, Solone era venuto a contatto
con i sacerdoti di Sais, citt posta presso la regione del Delta del
Nilo, che gli avevano riferito le origini mitiche e meravigliose di
Atene. Secondo i sacerdoti egiziani, queste origini risalgono a novemila
anni prima, quando, in una sorta di et dell'oro, la dea Atena
aveva scelto per gli antichi Ateniesi il luogo migliore e li aveva forniti
di ottime leggi e di nobili istituzioni. Incredibili imprese militari
aveva compiuto l'antica potenza ateniese, e fra tutte era rimasta
memorabile la sconfitta dell'esercito della favolosa isola di Atlantide,
un'isola estesa quanto l'Africa settentrionale e l'Asia unite insieme 
e posta di fronte alle colonne d'Ercole. Tuttavia gli Ateniesi
sono disgraziatamente condannati a non conservare memoria di
questo loro glorioso passato, perch, non appena acquisiscono l'uso 
della scrittura e tutto ci che serve al vivere civile, si abbattono
spaventosi cataclismi che annientano ogni traccia di civilt.
La critica sostiene in modo concorde che questa inserzione mitica
iniziale abbia la funzione di anticipare e di definire quello che sar
il contenuto del dialogo successivo, il Crizia appunto, rispetto al
tema trattato nel Timeo: Timeo infatti si incarica di spiegare l'origine 
del cosmo sino alla comparsa degli uomini, mentre Crizia, come
se ricevesse da Timeo gli uomini forgiati dalla sua parola, si assume
il compito di fare discorsi su di loro come se fossero cittadini e
Ateniesi (27b).
Dopo la consueta invocazione agli di, si entra dunque nel vivo di
quella che  stata definita la "politeia cosmica" del Timeo: un
demiurgo nella sua infinita bont gener questo cosmo sulla scorta
del modello eterno, e lo fece corporeo, visibile e tangibile. Composto
di fuoco, di acqua, di terra e di aria, gli avvolse intorno l'anima
del mondo, e lo forn del tempo per renderlo pi simile all'eterno
modello: nacquero i giorni e le notti, i mesi e gli anni, il Sole, la
Luna, e cinque pianeti, perch attraverso i loro movimenti e le loro
orbite potesse essere misurato. Dopo aver osservato che nel modello 
eterno erano contenute tutte le forme dell'essere, cre ad imitazione
di quelle le quattro stirpi degli esseri viventi - la stirpe degli
di, quella alata, l'acquatica e la terrestre - dando ordini agli di di
completare la realizzazione del cosmo e di plasmare i corpi mortali
unendo ad essi le anime immortali che egli aveva composto. Cos
gli di formarono prima di ogni altra cosa il capo che ha la forma
sferica dell'universo e che in noi  la parte pi divina, e ad esso 
diedero braccia, gambe e mani perch fossero per lui una sorta di carro 
che gli consentisse di muoversi sulla terra superando le alture e
le profondit. Di importanza capitale fu la realizzazione della
vista, che venne collocata nella parte pi nobile del corpo, quella
anteriore: non solo infatti il fuoco della vista racchiuso dentro i
nostri occhi ci permette di vedere tutto ci che noi vediamo quando
si compone con il fuoco esterno, ma ci consente anche di osservare
l'avvicendarsi del giorno e della notte, dei mesi e degli anni, degli
equinozi e dei solstizi, e di trarre da queste osservazioni il dono pi
bello che gli di elargirono agli uomini, ovvero la filosofia stessa.
Giunti a questo punto si impone l'esigenza di individuare un'altra
causa, per il mondo generato, oltre a quella del demiurgo: si tratta
della Necessit che  stata persuasa dalla divina intelligenza ad
operare per il bene, e che si manifesta attraverso la natura della
"chra", ovvero quel ricettacolo che accoglie in s tutte le cose, e non
assume affatto in alcun modo forma simile ad alcuna delle cose che
riceve (50c). La critica ha osservato come questo sia uno dei punti
pi delicati e difficili di tutto il Timeo, in quanto sancisce il 
passaggio dall'ordine ideale attuato dal demiurgo a quello sensibile della
Necessit: il ricettacolo, infatti, agitandosi come quegli strumenti
che mondano il grano separando le parti fini da quelle pi grossolane,
mise ordine in quei quattro elementi primigeni che si muovevano senza
ragione e senza misura, separando le parti simili da quelle dissimili.
Siamo cos alla seconda parte del dialogo. Gli elementi, che furono
adornati di forme e di numeri, sono innanzitutto dei corpi, e quindi
dei solidi che partecipano di una terza dimensione, e come tali sono
limitati da superfici piane: e la figura piana elementare da cui derivano
tutte le altre  il triangolo. Dopo aver osservato tutte le possibili
figure cui il triangolo pu dar luogo, viene assegnata alla terra
la figura cubica, in quanto fra le specie  quella meno soggetta a
movimento, al fuoco la figura piramidale per la ragione opposta,
mentre all'aria e all'acqua vengono assegnate le figure intermedie.
Naturalmente queste figure devono essere pensate cos piccole da
non poter essere vedute ad occhio nudo. Dall'incessante trasformarsi
degli elementi derivano le varie specie che sono in natura: l'etere,
ad esempio,  l'aria limpidissima, la nebbia  l'aria torbida, e
ancora, l'acqua pu essere liquida o sciogliersi, e la terra pu diventare 
pietra, ma sotto l'azione del fuoco si liquef e diviene lava.
Si apre a questo punto una sezione dedicata alle impressioni sensibili 
e al loro generarsi: viene preso in esame il caldo e il freddo, il
duro e il molle, il pesante e il leggero. Quando le impressioni agiscono 
sui corpi provocano delle sensazioni che determinano i piaceri e i 
dolori: i dolori derivano da un'impressione che si genera
improvvisamente in noi ed  contro natura, mentre i piaceri, al contrario,
nascono da un'impressione che si conforma alla nostra natura. Le 
sensazioni riguardano tutte le singole parti del corpo: ed ecco allora 
il generarsi del gusto, dell'olfatto, dell'udito e della vista.
La "politeia cosmica" del Timeo  ormai pronta ad accogliere
l'essere mortale. Timeo riprende allora il discorso lasciato 
incompiuto sulla realizzazione del corpo mortale e lo completa con la
trattazione delle due specie di anima mortale, e cio quella irascibile 
e quella concupiscibile. L'anima irascibile contiene irresistibili e
funeste passioni come il coraggio e la paura, la collera e la speranza,
e perch non contamini la arte divina che  in noi, gli di
l'hanno collocata nel petto separandola dal capo mediante il collo.
Quanto all'anima concupiscibile, che assomiglia ad una bestia selvaggia
che dev'essere continuamente nutrita, essa ha ricevuto in
sorte la parte bassa del torace, perch fosse il pi lontano possibile
dall'anima immortale. Dopo la trattazione delle due specie di anime,
si passa ad un'attenta ed interessante anatomia del corpo umano. 
L'analisi non tralascia nessuna parte del corpo umano, e comprende 
anche una parte riguardante il funzionamento del sistema
vascolare, respiratorio e nutritivo. Ma un'analisi di questo genere
non pu non includere un accenno alle malattie e alle loro cause.
Le malattie del corpo sono principalmente prodotte dall'eccesso o
dal difetto degli elementi naturali primigeni. Si generano allora
degli umori che guastano il sangue e infiammano la carne. Le
malattie dell'anima sono invece la pazzia e l'ignoranza e sono causate 
da una cattiva disposizione del corpo o da una malvagia educazione. 
Seguono i princpi fondamentali della cura e della prevenzione 
delle malattie che consistono, secondo Platone, nell'armonia
fra anima e corpo. Oltre al principio dell'armonia, si raccomanda
di tenere in costante esercizio l'anima e il corpo: il corpo deve 
praticare la ginnastica, mentre le tre specie di anima devono svolgere
correttamente le funzioni che sono state loro assegnate.
La parte conclusiva riguarda la descrizione della generazione del
sesso femminile e degli altri esseri viventi che ancora non erano 
stati creati: gli uccelli, i quadrupedi, i rettili, e i pesci.
Il compito assegnato a Timeo di trattare la genesi dell'universo 
stato dunque svolto, e il dialogo quindi si chiude.
ENRICO PEGONE