Clitofonte
di Platone
Premessa di Laura Caliri
L'autenticit del Clitofonte  stata talvolta messa in dubbio, bench
il suo contenuto non contrasti con il pensiero platonico, quale
si delinea in altri dialoghi. Motivo di incertezza costituisce anche la
datazione, problema questo, che riguarda l'intera opera platonica.
Per chi sostiene la genuinit del dialogo, il Clitofonte, per affinit
di contenuto, andrebbe situato in una fase compositiva non lontana
dal libro secondo della Repubblica. Il personaggio che d il titolo
all'opera  probabilmente il noto uomo politico ateniese coinvolto nelle
vicende che portarono all'instaurazione del regime dei
Quattrocento (411 a.C.). Nel 405, gravitando nell'orbita di Teramene, 
Clitofonte si mantenne su posizioni moderate, cercando una via intermedia
tra il radicalismo oligarchico e l'estremismo dei democratici.
Clitofonte compare anche nel libro primo della Repubblica, in cui viene
presentato da Platone come alleato del sofista Trasimaco. E d'altronde 
la formazione retorico sofistica del personaggio appare evidente
anche in questo dialogo.
Qui Clitofonte desidera giustificarsi per aver biasimato le discussioni
filosofiche di Socrate, elogiando quelle di Trasimaco, e prega
Socrate di intrattenersi per un po' con lui, cos da poter chiarire la
propria posizione. Socrate accetta. Clitofonte comincia con l'elogiare
i discorsi in cui il filosofo esortava i concittadini ad occuparsi
pi dell'educazione dei figli che delle ricchezze; cos pure approva
anche altre tesi socratiche, in primo luogo quella per cui gli uomini
farebbero meglio a curarsi della propria anima pi che del proprio
corpo e che la virt va insegnata ed esercitata. Il punto di attrito 
dato, pero, dal concetto di giustizia. Poco soddisfacente , secondo
Clitofonte, la tesi di alcuni discepoli di Socrate, per i quali la 
giustizia  la scienza che mira alla concordia tra gli Stati, concordia 
intesa come scienza, non come accordo di opinioni. Pi convincente
l'idea socratica secondo cui il giusto  colui che reca danno ai nemici 
e vantaggio agli amici o, meglio, colui che in ogni occasione
non danneggia mai alcuno. Ma Clitofonte sostiene che Socrate e in
grado solo di indirizzare alla giustizia, non di darne una definizione 
appropriata: perci si vede costretto a recarsi da Trasimaco o da
un altro filosofo, per conoscere che cosa sia veramente la giustizia.
Proprio questa conclusione critica nei confronti dell'insegnamento
socratico porta a dubitare dell'autenticit del dialogo. Sembra
molto improbabile, infatti, che Platone riduca l'efficacia di tale 
insegnamento a una semplice parenesi etica, ammettendo che ad esso
resti preclusa la possibilit di una definizione della virt. 
LAURA CALIRI