Ione
di Platone
Premessa di Rosa Maria Parrinello
Lo Ione e stato verosimilmente composto tra la morte di Socrate
(399 a.C.) e il primo viaggio di Platone in Sicilia (390). Diogene
Laerzio (Libro 3, 60) cita lo Ione con il sottotitolo intorno all'Iliade,
sottotitolo che ne limita l'argomento, poich e della poesia in generale 
che si parla nel dialogo, in cui Omero costituisce il punto di
partenza per stabilire la natura e il valore della poesia non tanto in
s, quanto dal punto di vista della sua utilit per la condotta di vita.
La discussione si svolge in due tempi: prima esaminando in generale 
la questione e considerando il rapsodo come mero declamatore di poesia, 
poi prendendolo in considerazione come interprete del pensiero del poeta.
Interlocutore di Socrate e appunto Ione, un rapsodo che viene presentato
come appena giunto ad Atene da Epidauro, ove  stato premiato in una gara
di recitazione omerica. Di costui non si sa nulla, salvo la sua 
provenienza da Efeso, dato fornitoci dal dialogo stesso: la figura di 
questo interlocutore ha cos poca vivacit e concretezza che si  
addirittura sospettato che non si tratti di un personaggio storico 
ma di una finzione letteraria di Platone.
Il dialogo si avvia di fatto con una considerazione di Socrate: il
rapsodo deve necessariamente capire ci che un poeta dice per farsene 
interprete al suo pubblico; Ione ammette che questa necessit
costituisce certo la parte pi impegnativa del lavoro di un rapsodo.
All'orgogliosa dichiarazione di Ione di essere il pi bravo interprete 
di Omero, Socrate oppone una domanda: l'abilit di Ione riguarda 
solo Omero o anche altri poeti? Il rapsodo risponde che essa
trova espressione solo in Omero, e Socrate gli pone allora un'altra
domanda: non ci sono argomenti intorno a cui Omero ed Esiodo
dicono le stesse cose? Ione risponde che certo sono molti gli argomenti
sui quali i due poeti dicono le stesse cose e questi argomenti
egli saprebbe interpretarli in ugual modo. Si pone per il problema
degli argomenti sui quali Omero ed Esiodo hanno idee discordi:
Socrate dimostra come su un argomento quale la divinazione un
bravo indovino saprebbe dare una spiegazione tanto su ci su cui i
due poeti hanno idee concordi, quanto sugli argomenti sui quali
essi la pensano in modo differente. Poich Ione continua a ribadire
la propria specializzazione su Omero, Socrate incalza allora con
un'altra domanda: Omero non tratta forse di temi trattati anche da
altri poeti, temi come la guerra, i rapporti tra gli uomini, le vicende
degli di e degli eroi? Ione non pu fare a meno di concordare con
Socrate e deve per ammettere che saprebbe interpretare gli argomenti 
riguardo a cui Omero e gli altri poeti dicono le stesse cose
ma non quelli su cui hanno idee divergenti. Egli arriva infine a 
riconoscere di non essere in grado di trattare gli altri poeti, anche se
essi hanno incentrato le loro opere sui medesimi temi trattati da Omero.
La motivazione  che essi sono stati poeti peggiori di Omero
e Socrate allora gli muove tale obiezione: in parecchi campi come
quello della medicina e dell'aritmetica sar la stessa persona a saper
distinguere chi dice cose giuste e chi commette errori in proposito,
e cos dovrebbe avvenire anche nel campo della poesia, ragion
per cui dovrebbe essere la stessa persona a distinguere chi parla bene 
e chi parla male di in medesimo argomento; quindi tale conclusione
 contraria a quanto affermato in precedenza da Ione, e cio
che la causa del suo saper interpretare bene solo Omero sarebbe
dovuta al fatto che egli  un poeta migliore degli altri. Socrate ora
pu affermare una teoria tipicamente platonica, che avr la sua
piena esplicazione nella Repubb1ica: la poesia non  "epistme" cio
'scienza', ma  irrazionale intuito, una sorta di excessus mentis, ed
 questo che la differenzia dalle altre forme di arte. Il poeta, quando 
compone,  "fuori di s" al pari delle baccanti in preda al furore
dionisiaco,  invasato e quindi non sa dar ragione di ci che fa, n
sa insegnarlo ad altri; egli dunque  poeta per sorte divina e non
per virt artistica. Prova di questo  il fatto che, se Ione fosse capace 
di declamare Omero per virt artistica, sarebbe capace di declamare 
anche tutti gli altri poeti.
A questo punto Socrate, affermando che il metodo di indagine  il
medesimo per tutte le arti, ne prende in considerazione vari tipi: la
pittura, la scultura, la musica e il canto. Per tutte queste la
considerazione  la stessa: chi  in grado di capire la valentia di
un artista, la pu capire anche riguardo agli altri artisti. Ione 
concorda con quanto dice Socrate e gli domanda perch mai allora non 
gli riesca di interessarsi ad altri fuorch ad Omero. Socrate spiega 
che questo avviene perch, cos come le Muse rendono i poeti ispirati
per "enthousiasms", cio per 'invasamento divino', e li indirizzano a un
esclusivo genere della poesia, al di fuori del quale essi non sono in
grado di produrre nulla, analogamente i rapsodi vengono "posseduti" e
ispirati da un poeta e da quello solo. Il poeta  dunque il tramite 
attraverso cui la divinit parla agli uomini: egli compone i
suoi versi per questa forza divina che si impossessa di lui e non
certo per capacit artistica.
Il rapsodo, poi, in quanto interprete del poeta a sua volta interprete
della divinit,  interprete di un interprete; Ione non  ancora del
tutto convinto, quindi Socrate gli chiede di quale argomento trattato
da Omero egli sappia parlare bene. Ione gli risponde allora di
saper parlare bene di tutti gli argomenti, ma Socrate ribadisce 
l'impossibilit che egli sappia parlare bene di argomenti conosciuti da
Omero e non da lui stesso, ad esempio quelli di competenza di un
auriga o di un medico. Ogni arte, infatti,  differente dalle altre e
avr oggetti differenti e questo vale anche per l'arte del rapsodo che
sar dunque diversa da quella dello stratega o da altre. Socrate
ripropone allora a Ione di distinguere quali versi tratti dall'Odissea
e dall'Iliade siano di pertinenza del rapsodo e l'ostinato interlocutore 
continua a ripetere che lo sono tutti i versi, offrendo cos a Socrate
nuovamente la possibilit di confutarlo, dimostrando che non
e competenza del rapsodo sapere quali parole devono dire ad
esempio un nocchiero quando la nave  in preda alla tempesta o
una tessitrice sulla lavorazione della lana. In questa parte del dialogo 
frequentissime sono le citazioni tratte dai poemi omerici fatte sia
da Ione sia da Socrate, che dimostra cos la sua cultura letteraria
all'interlocutore. Ione  ormai persuaso e si compiace di essere definito,
non senza un pizzico di ironia da parte di Socrate, un "anr theos,
un 'uomo divino'.
Un tratto caratteristico del dialogo  la menzione di poeti e rapsodi 
pi o meno noti e pi o meno contemporanei rispetto a Socrate:
esso dunque offre uno spaccato dell'attivit poetica di quei tempi e,
stando ai giudizi poco lusinghieri dati ad alcuni di questi poeti, si
pu cogliere la diffidenza di Platone nei confronti della poesia e
dell'arte in generale. Infatti, alla luce di quanto Platone afferma nel
libro decimo della Repubblica, nella sua concezione l'arte , dal punto di
vista ontologico, mimesi di eventi sensibili a loro volta immagine
del paradigma dell'idea, quindi, essendo imitazione di un'imitazione, 
 lontana tre volte dalla verit. Nonostante questa condanna
dell'arte, Platone, in quei passi dello Ione in cui descrive l'invasamento
che si impossessa del poeta che, come un'ape, attinge dalle
valli boscose delle Muse la materia della sua poesia, ci ha lasciato
alcune delle pagine in assoluto pi suggestive e coinvolgenti dedicate
all'attivit poetica.
ROSA MARIA PARRINELLO
