Eutidemo
di Platone
Premessa di Raffaella Falcetto
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA AMEDEO MARCHINI
Critone chiede a Socrate notizie circa le persone con cui il giorno
precedente lo ha visto parlare nel Liceo. Il filosofo presenta i suoi
interlocutori, Eutidemo e Dionisodoro, ori ginari di Chio, come uomini
estremamente sapienti, manifesta l'intenzione di diventare
loro discepolo, nonostante l'et avanzata, nella speranza di acquisire
la loro stessa abilit, e invita l'amico a imitarlo. Descrive poi
l'incontro con i due fratelli. Mentre si trovava seduto da solo nello
spogliatoio, erano entrati Eutidemo e Dionisodoro con i loro discepoli,
poi Clinia, accompagnato da molti ammiratori, tra cui Ctesippo.
Il figlio di Assioco e gli altri si erano seduti vicino a lui. Al suo
elogio della loro abilit nell'arte strategica e retorica, i due stranieri
avevano reagito, affermando di avere abbandonato simili occupazioni
per dedicarsi all'insegnamento della virt. Egli li aveva allora
esortati a provare la veridicit della loro affermazione, dimostrandosi
capaci di convincere Clinia della necessit di amare la sapienza e
di occuparsi della virt. I fratelli avevano cos esposto due
sofismi, aventi schema identico. Ma questo, aveva obiettato Socrate,
si doveva considerare come il primo grado dell'iniziazione sofistica,
alla quale dovevano seguire insegnamenti seri. E aveva dato
personalmente un esempio di questi, con un discorso nel quale aveva
dimostrato che non il semplice possesso dei beni coincide con la
felicit dell'uomo, ma la sapienza, la quale  il vero bene, cos come
l'ignoranza  il vero male. Di qui la necessit di filosofare, per
acquisire sapienza. Il prosieguo della discussione aveva visto un
ulteriore dispiegamento di sofismi da parte dei due fratelli, e Socrate
pronto e puntuale nel mettere in mostra incongruenze e inadeguatezze
di una simile vuota dialettica. In particolare, egli aveva sostenuto
la necessit di individuare una scienza in cui coincidano il
fare e il sapere usare ci che si produce, provocando continue difficolt
agli avversari, e finendo per porre in evidenza, con sottigliezza e
garbata ironia, la caratteristica precipua dell'arte da essi
posseduta: ossia il fatto che chiunque la potesse imparare in breve
tempo; perci aveva suggerito loro di non parlare di fronte a molti, per
evitare che qualcuno, carpito il loro segreto, non facesse nemmeno
la fatica di ringraziarli per l'insegnamento, ma di discutere soprattutto
tra di loro, o con discepoli che dessero loro un compenso.
Terminato il resoconto di Socrate, Critone dichiara di non essere
simile ai due fratelli e confessa infine al maestro di trovarsi in grave
perplessit circa l'educazione da impartire ai figli. Socrate, allora,
lo invita ad esaminare le varie discipline che possono essere insegnate
e a indirizzarli a quelle che gli sembrano buone, senza
lasciarsi impressionare se chi le insegna non ne  all'altezza.
Il dialogo tra Critone e Socrate  ambientato in un luogo indeterminato.
Per stabilire l'anno in cui Platone immagina che esso si sia
svolto si possono utilizzare solo pochi e vaghi indizi interni:
1) Critobulo, che al momento del processo contro Socrate era gi un
uomo capace di disporre delle proprie ricchezze (cfr. Apologia
Socratis 38b), appare ancora come un giovinetto (271b); 2) Eutidemo
e Dionisodoro vengono presentati come espulsi da Turi (colonizzata
nel 444 a.C.) gi da molti anni (271c) e ormai vecchi (272c);
3) Socrate sembra essere avanti negli anni (272b-272c);
4) Alcibiade, morto nel 405, risulta ancora vivente (275c);
5) di Protagora, scomparso probabilmente nel 411, si parla come se non
fosse pi in vita (286c). La data del dialogo dovrebbe dunque cadere tra
l'anno della morte di Protagora e quello della morte di Alcibiade,
ma pi vicino a quest'ultimo.
Circa la data di composizione dell'Eutidemo, considerazioni stilistiche
e tematiche hanno suggerito varie ipotesi. Mridier deduce la
posteriorit dell'Eutidemo rispetto al Protagora dal fatto che in esso
venga ammessa senza discussioni la possibilit di insegnare la
virt, gi dimostrata nel Protagora. A favore dell'anteriorit del
Menone rispetto all'Eutidemo, invece, egli adduce due prove:
1) il fatto che mentre nel Menone Platone afferma che le virt fisiche e
morali non abbiano valore se non sono bene impiegate e che i beni
in s non siano n utili n dannosi, ma possano diventare utili o
dannosi a seconda che siano accompagnati o meno dalla "phrnesis"
nell'Eutidemo egli sostenga gi che i beni possano essere considerati
tali solo se utili e che la "sophia" insegni ad usarli correttamente;
2) il fatto che la polemica contro gli eristi, in particolare contro
Antistene, presente nel Menone, venga amplificata nell'Eutidemo, in
cui Platone mira a screditare l'eristica contrapponendole la dialettica.
Per sostenere, infine, l'anteriorit del Gorgia rispetto all'Eutiemo
lo studioso francese osserva che, nonostante una risposta alla
domanda riguardante la scienza prodotta dall'arte di regnare presente
nel nostro dialogo compaia solo nel Gorgia, l'apparente insuccesso
dell'Eutidemo  un progresso rispetto al Gorgia, in quanto in esso
la vera scienza viene nettamente distinta dalle scienze
particolari e posta al di sopra di esse. Quanto all'anno di composizione,
Lamb pensa al 390 circa, Mridier a una data posteriore al 387, anno
di fondazione dell'Accademia, Waterfield al 387-385.
La parte centrale dell'Eutidemo  costituita dal racconto che Socrate
fa a Critone della conversazione da lui avuta con Eutidemo,
Dionisodoro, Clinia e Ctesippo.  incorniciata da un'introduzione
(271a-272d) e da una conclusione (304c-307c), e interrotta da un
intermezzo (290e-292e), consistente nel dialogo tra il filosofo e il
suo discepolo. Tale parte pu essere divisa in cinque scene, precedute
da un preambolo (272c-275c): tre di esse (1-3-5) sono dominate
dalle figure dei sofisti che discutono nella prima (1= 275c-277c)
con Clinia, nelle altre (3= 283a-288b; 5= 293a-304b) con Socrate
e Ctesippo, e due (2-4) dalla figura di Socrate che parla con Clinia
(2 = 277d-282e; 4= 288b-292e). Data la struttura - un prologo, cinque
episodi e un epilogo -, alcuni studiosi, hanno ritenuto l'Eutidemo una
sorta di commedia, avente, per, uno scopo serio: contrapporre il metodo
di discussione e di educazione di Socrate a quello dei sofisti,
per far risaltare la validit del primo e mettere in ridicolo
la vacuit del secondo. L'accostamento alla commedia sarebbe confermato
anche dal fatto che i discepoli degli eristi siano presentati come
un "coro" ed Eutidemo come un "orchests".
Platone definisce la scienza posseduta da Eutidemo e Dionisodoro
"eristica". Essa  l'arte di 'contendere' (erzo) a parole, avente
come fine il contendere stesso, che trae la sua origine dal corrompersi
del metodo antilogico di Protagora. Gli eristi escogitavano
domande impostate in modo tale da permettere risposte sempre
confutabili, a causa della polivalenza semantica dei termini utilizzati,
e ragionamenti capziosi e decettivi detti sofismi.
Quanto ai personaggi - l'Eutidemo ne  particolarmente ricco - Critone 
un tipico borghese di Atene che si occupa dei proprii affari, ma
ha anche interessi filosofici. Aspira ad imparare, ma
soprattutto a dare un'adeguata educazione ai suoi figli. Socrate  la
sua guida ed egli segue docilmente i suoi consigli. Clinia  un ragazzo
aristocratico, amico di Socrate, sempre accompagnato da molti
ammiratori. Nonostante la giovane et e la timidezza ha gi
una certa abitudine alla discussione e all'esercizio dialettico. Ctesippo
 uno degli ammiratori di Clinia, un po' meno giovane del suo
amato.  presentato come insolente, violento e amante della
discussione: la sua indole quindi  antitetica rispetto a quella dell'amico.
Siccome anche nel Liside Platone gli attribuisce le stesse caratteristiche,
 probabile che tale fosse davvero il suo temperamento. Desideroso di
mettersi in mostra agli occhi di Clinia, all'inizio non riesce a
confutare i ragionamenti dei due eristi e si limita a rispondere
con sarcasmi e insulti, ma poi, carpito il loro segreto, li attacca con
le loro stesse armi e riesce anche a mettere in difficolt Dionisodoro.
Eutidemo e Dionisodoro sono due fratelli esperti di eristica: sostengono
di sapere tutto e di essere maestri di virt. Hanno caratteristiche
simili tra loro e si servono dello stesso tipo di sofismi con
grande sicurezza e con un senso di superiorit che li rende ridicoli.
Eutidemo  il pi giovane dei due, ma  pi abile, meno imprudente
del fratello e mantiene sempre il suo sangue freddo. Dionisodoro 
pi superficiale di Eutidemo ed  come la sua caricatura. Il suo
desiderio di mettere a tutti i costi in difficolt l'avversario lo porta a
commettere delle imprecisioni nei ragionamenti che gli procurano
il rimprovero del fratello e l'umiliazione di venire sconfitto da
Ctesippo. L'interlocutore anonimo di Critone  un uomo molto abile
nello scrivere discorsi per i tribunali, che per non pronuncia mai
in pubblico: critica Socrate, gli eristi e la filosofia ed  convinto di
essere molto sapiente; in realt  uno di quegli uomini che, stando a
met strada tra i filosofi e i politici, sono inferiori a entrambi.
Socrate , come sempre, colui che domina tutto lo sviluppo dialettico.
Ha le stesse caratteristiche di moralit, lucidit, razionalit e
pazienza che lo contraddistinguono negli altri dialoghi.
RAFFAELLA FALCETTO
