AMANTI
di Platone
traduzione di Rosa Maria Parrinello
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA AMEDEO MARCHINI
(I numeri fra parentesi si riferiscono alle note poste al termine del testo)
Entrai nella scuola di Dionisio e vidi che c'erano l i giovani pi
in vista per la loro bellezza e la nobilt di stirpe, insieme ai
loro amanti. Dunque due tra i giovinetti stavano litigando, ma non
riuscivo a capire esattamente per cosa. Thttavia mi sembr che
stessero litigando per Anassagora o Enopide;(1) mi sembr
anche che tracciassero dei cerchi ed essi imitavano con le mani
delle inclinazioni, stando piegati con impegno e fervore. E io - poich
sedevo vicino all'amante di uno di essi - dopo averlo toccato con
il gomito chiesi in cosa mai i due fanciulli fossero cos
seriamente impegnati e dissi: Che problema importante e bello 
quello a cui dedicano cos tanta attenzione?.
Ed egli rispose: Altro che grande e bello! Costoro stanno solo
facendo chiacchiere di astronomia e ciance di filosofia.
E io, stupito per la sua risposta, dissi: Giovanotto, la filosofia
ti pare cosa brutta? Perch ne parli in modo cos ostile?.
E un altro seduto vicino a lui, un suo rivale in amore, udita la mia
domanda e la sua risposta, disse: Non  da te, Socrate, comportarti
cos e chiedere proprio a lui se ritiene cosa brutta la filosofia.
Non sai che costui ha trascorso tutta la vita a farsi mettere le mani
intorno al collo, a riempirsi il ventre e a dormire? Sicch cosa pensavi
ti rispondesse se non che la filosofia  una cosa brutta?.
Dei due rivali in amore questi era versato nella musica, mentre
l'altro, che egli aveva biasimato, era dedito alla ginnastica;
mi sembr opportuno allontanarmi da quello che avevo appena
interrogato, poich non dava l'impressione di essere tanto esperto
di discorsi ma di cose pratiche, e decisi di interrogare quello che
appariva sufficientemente colto, per ricavare qualcosa da lui se
avessi potuto. Dissi dunque: La domanda l'ho fatta a entrambi,
ma se credi che potresti rispondere meglio di costui, ti faccio la
stessa domanda che ho fatto a lui, se cio ti sembra che praticare
la filosofia sia una cosa bella o no.
Appena ci udirono dire questo, i due ragazzi tacquero e, interrotta
la lite, si misero ad ascoltarci. Non so cosa provarono gli
amanti, ma io mi sentii venir meno: infatti sono sempre colpito dai
bei giovani. Per mi sembr che anche uno dei due amanti non
provasse meno turbamento di me, ma tuttavia mi rispose con molta
seriet: Socrate, il giorno in cui dovessi ritenere la filosofia
una cosa brutta, non mi considererei neppure un uomo, come non
considererei uomo chiunque la pensasse cos, indicando il rivale
in amore e parlando a voce alta perch l'amato l'udisse.
E io domandai: Dunque ritieni che praticare la filosofia sia una cosa
bella?
Certo, rispose.
E allora?, ripresi. Credi forse di poter sapere se una cosa sia bella
o brutta senza sapere prima di tutto cosa essa sia?
No, rispose.
Dunque sai in cosa consista il dedicarsi alla filosofia?, domandai.
Certo, rispose.
Cos'?, chiesi.
Che cos'altro potrebbe essere se non il detto di Solone? Solone
infatti disse: "Invecchio sempre molte cose imparando"(2) e mi
sembra che cos chi vuole dedicarsi alla filosofia debba continuamente
imparare, da giovane e da vecchio, per apprendere il maggior numero di
cose possibili durante la vita. E dapprima mi sembr che parlasse in
modo sensato, ma poi, dopo averci riflettuto, gli chiesi se ritenesse
la filosofia erudizione.
Ed egli rispose: Certo.
E pensi che la filosofia sia solo una cosa bella o anche una cosa buona?,
chiesi io.
Anche una cosa buona, certo, rispose.
Forse allora pensi che l'essere una cosa bella e buona sia una
caratteristica peculiare della filosofia o ti sembra essere propria
anche di altri ambiti? Per esempio non ritieni che l'amore per la
ginnastica sia solo una cosa bella ma anche buona, vero?.
Ed egli, con molta ironia, mi diede due risposte: Di fronte a costui
lasciami dire che non  cosa n bella n buona, invece di fronte a te,
Socrate, concordo che  cosa bella e buona: infatti penso in modo corretto.
Allora gli chiesi: Non credi che anche negli esercizi fisici l'amore per
la ginnastica consista in un allenamento continuo?.
E quello rispose: Certo, come nel dedicarsi alla filosofia credo che
l'erudizione sia filosofia.
E io dissi: Tu credi che i cultori della ginnastica desiderino
qualcos'altro se non questo, cio che essa li porti ad avere una buona
condizione fisica?
Desiderano questo, fu la sua risposta.
Chiesi: Sono dunque i molti esercizi che portano il corpo a una buona
condizione?
S, infatti come si farebbe ad avere una buona condizione fisica facendo
pochi esercizi?
E a questo punto credetti di dover tirare in ballo il cultore di ginnastica
perch mi aiutasse con la sua esperienza nella ginnastica; quindi gli
chiesi: E tu perch taci, ottimo amico, mentre egli dice questo? Pensi
che gli uomini siano in una buona condizione fisica grazie a molti
esercizi o a un numero misurato di essi?.
Rispose: Socrate, credevo che la risposta la conoscesse chiunque, (3)
cio che sono gli esercizi misurati che permettono di acquisire una buona
condizione fisica; e perch non lo sa quest'uomo che non dorme, non
mangia e ha il collo delicato e incapace di reggere il peso degli affanni?.
E mentre diceva questo, i fanciulli si compiacquero e risero, mentre
l'altro arross.
E io dissi: E allora? Tu concedi ora che non sono i molti n i pochi
esercizi a contribuire alla buona condizione fisica degli uomini, bens
quelli misurati? O vuoi discutere con noi due di questo argomento?.
E quello rispose: Con costui discuterei volentieri e so bene che sarei
in grado di difendere la mia tesi e ce la farei anche se ne avessi
proposta una ancora pi sciocca - infatti questa non vale nulla -, per
non ho necessit di discutere con te andando contro ci che penso: sono
d'accordo sul fatto che non molti ma misurati esercizi conferiscano una
buona condizione fisica agli uomini.
E i cibi? Dovranno essere misurati o abbondanti. , chiesi.
Anche per i cibi fu d'accordo che dovessero essere moderati.
E lo indussi ancora a convenire, anche circa tutti gli altri
casi relativi al corpo, che la giusta misura, e non l'eccesso o il
difetto,  la cosa pi utile, e pure su questo fu d'accordo con me.
E per ci che riguarda l'anima? Le gioveranno gli apporti che le
giungano in modo equilibrato o in modo smisurato?, chiesi.
Quelli che le giungeranno in modo equilibrato, rispose.
E dunque uno degli apporti all'anima non  forse costituito dalle
cognizioni?, domandai io.
Diede il suo assenso.
Quindi anche di queste giova la misura e non l'eccesso, vero?. Assent.
Pertanto chi sarebbe giusto interrogare per sapere qual  la misura
adeguata di fatiche e cibi per il corpo?.
Tutti e tre d'accordo rispondemmo che occorreva interrogare il medico o
il maestro d ginnastica.
E chi sarebbe giusto interrogare riguardo alla giusta misura di semi da
piantare?.
D'accordo anche su questo rispondemmo che era il contadino.
E quanto a seminare e piantare le cognizioni nell'anima, chi sarebbe giusto
interrogare se volessimo sapere quante e quali sono in giusta misura?.
A questo punto ci trovammo tutti in gran difficolt, e scherzando
domandai: Visto che ci troviamo in difficolt, volete che lo chiediamo
ai ragazzi? O forse vi vergognate, come Omero disse dei Proci, poich
pensavano che nessun altro potesse tendere l'arco?.(4)
Avendo l'impressione che fossero turbati per l'argomento della
discussione, tentai di indagare in altro modo e dissi: Quali cognizioni
soprattutto pensiamo che spetti al filosofo apprendere, dato che non pu
apprenderle tutte n pu apprenderne molte?.
Il pi colto dei due prese la parola e disse: Le cognizioni
migliori e pi alte, da cui si possa ottenere la pi grande fama in
filosofia, e la massima fama consisterebbe nel mostrarsi esperto in
tutte le arti o almeno nel maggior numero, specie in quelle pi nobili,
apprendendo quelle che si addicono agli uomini liberi e che sono di
pertinenza dell'intelligenza e non del lavoro manuale.
Dunque non ritieni valido lo stesso principio anche nel'ambito
dell'architettura? Anche in questo caso puoi assicurarti un costruttore
per cinque o sei mine, ma un valente architetto non lo troveresti neppure
per diecimila dracme, e ce ne sarebbero pochi anche tra tutti i Greci.
Non vuoi forse dire qualcosa del genere?, chiesi. Ed egli, dopo avermi
ascoltato, convenne che voleva dirmi qualcosa del genere.
Gli chiesi allora se non fosse impossibile che la stessa persona
potesse imparare in questo modo due sole arti - figurarsi poi
molte e importanti! -, ed egli rispose: Socrate, non pensare che io
sostenga la necessit che il filosofo conosca ciascuna arte con la
perfezione con cui lo fa chi possiede quell'arte: intendo dire che 
naturale che un uomo libero ed istruito sia in grado pi degli altri
di seguire le parole dell'artigiano e di dire la sua opinione, s da
risultare il pi colto e sapiente tra quelli che sono sempre presenti
a quanto si dice e a quanto si fa nelle arti.
E io, poich ero ancora in dubbio su cosa volesse dire, chiesi:
Capisco bene quale uomo dici che sia il filosofo? Mi sembra sia tale
e quale sono i pentatleti (5) in gara contro i velocisti o i
lottatori. Infatti i pentatleti restano indietro a costoro nelle singole
gare e arrivano secondi rispetto a questi, ma rispetto agli altri atleti
arrivano prima e vincono. Forse vuoi dire che anche la filosofia porta
coloro che la praticano allo stesso risultato: il filosofo resta
indietro a coloro che sono i primi nel possesso delle singole arti, ma
avendo il secondo posto  superiore agli altri, e cos chi si 
dedicato alla filosofia  in ogni campo un poco al di sotto della
perfezione. Credo che tu abbia questa idea del filosofo.
Socrate, mi pare che tu abbia colto nel segno riguardo alla mia
concezione paragonandolo al pentatleta. Infatti il filosofo 
semplicemente questo, una persona tale da non essere schiavo di nessuna
faccenda, da non affaticarsi in nulla esageratamente s da trascurare
tutto il resto per dedicarsi a una cosa sola, come fanno gli artigiani,
ma si occupa di tutte con la giusta attenzione.
Dopo questa risposta io desideravo ardentemente sapere con chiarezza cosa
volesse dire, e gli chiesi se pensasse che i buoni fossero utili o inutili.
Senza dubbio utili, Socrate, rispose.
Allora se i buoni sono utili, i buoni a nulla sono inutili?.
Diede il suo assenso.
E allora? Consideri i filosofi uomini utili o no?.
Egli concordava con me sul fatto che fossero utili e aggiunse anzi di
ritenerli utilissimi.
Su, cerchiamo di capire se dici la verit: in che cosa ci sono utili
questi che stanno sempre al di sotto della perfezione? Infatti 
chiaro che il filosofo  inferiore a ciascuno di quelli che esercitano
la propria arte.
Fu d'accordo.
Su, dissi, se tu o uno dei tuoi amici per i quali hai una grande
premura vi ammalaste, volendo riacquistare la salute, faresti venire
a casa tua colui che sta al di sotto della perfezione o chiameresti
un medico?
L'uno e l'altro, rispose.
No, dissi io, non dirmi entrambi ma chi dei due di preferenza e prima
dell'altro.
Non ci sarebbe da discutere sul fatto che chiamerei il medico di preferenza
e prima del filosofo, disse.
E allora? In una nave sbattuta dalla tempesta a chi affideresti di
preferenza te stesso e le tue cose, al timoniere o al filosofo?
Al timoniere.
Dunque non  cos anche in tutte le altre circostanze, cio finch c'
lo specialista il filosofo non  utile?
Cos pare, rispose.
E allora forse il filosofo non ci  inutile? Infatti abbiamo
sempre in qualche modo a disposizione gli specialisti: e prima abbiamo
convenuto che i buoni sono utili e i buoni a nulla inutili.
Si vide costretto ad assentire.
Cosa diciamo dopo di ci? Continuo a farti domande o  troppo scortese
continuare a farlo?.
Chiedi cosa vuoi.
Non cerco altro, dissi, se non di verificare quanto detto. Le cose
stanno cos. Abbiamo dato il nostro assenso al fatto che la filosofia
sia una bella cosa, al pari degli stessi filosofi, che i filosofi sono
buoni e i buoni sono utili, mentre i buoni a nulla sono inutili.
E di nuovo abbiamo dato il nostro assenso al fatto che, finch ci
sono gli specialisti, i filosofi sono inutili, e che di specialisti ce ne
sono sempre. Non eravamo d'accordo su questo?
Certo, rispose.
Allora, in base al tuo ragionamento, siamo d'accordo, pare, che
se praticare la filosofia consiste nell'essere competenti nelle arti,
come tu dici, i filosofi sono buoni a nulla e inutili, finch le
arti esistano tra gli uomini. Ma bada, amico mio, che i filosofi non
sono in questa condizione e che far filosofia non consiste
nell'interessarsi alle arti n nel vivere da intriganti, perdendo tempo e
dedicandosi a tutto, ma consiste in altro, poich pensavo che questo
fosse disonorevole e che fossero chiamati operai coloro che si
occupano delle arti. Cos sapremo pi chiaramente se dico la verit,
se mi rispondi: chi sono coloro che conoscono il modo giusto
di allevare i cavalli? Quelli che li rendono migliori o altri?
Quelli che li rendono migliori.
E allora? Coloro che conoscono il giusto modo di allevare i cani, non
sanno anche renderli migliori?
S.
Dunque  la stessa arte che rende migliori e alleva nel modo giusto?
Cos mi pare, rispose.
E allora? L'arte che rende migliori e alleva nel modo giusto,
quindi,  la stessa arte che sa anche quali sono gli elementi utili e
quelli inutili o  un'altra?
 la stessa, rispose.
E vorrai certamente ammettere che questo valga anche per gli
uomini: l'arte che rende migliori gli uomini  la stessa che li
educa in modo giusto e che sa distinguere gli uomini buoni da
quelli che non valgono nulla?
Certo, rispose.
E dunque quella che vale per uno vale anche per molti e quella che vale per
molti vale anche per uno?
S.
E anche per i cavalli e per tutti gli altri esseri viventi?
S.
E qual  la scienza che corregge in modo giusto coloro che nelle citt
sono ribelli e trasgrediscono le leggi? Non  la giustizia?
S.
Ed  un'altra scienza quella che chiami giustizia o  questa?
No,  questa.
Non  dunque la scienza grazie alla quale si corregge in modo giusto e con
cui si possono riconoscere gli elementi buoni e quelli di cattiva qualit?
S,  la stessa.
E chi riconosce uno, riconoscer anche molti?
S.
E chi non riconosce molti non ne riconoscer nemmeno uno?
Dico che  cos.
Dunque se un cavallo non riconoscesse i cavalli utili e quelli che
non servono a nulla, anche di se stesso ignorerebbe com'?
S.
E se un bue non riconoscesse i buoi che non servono a nulla e
quelli invece utili, anche di se stesso ignorerebbe com'?
S, rispose.
E non  cos anche nel caso di un cane?.
Disse di s.
E allora? Se un uomo non riconosce gli uomini di valore e quelli che non
valgono nulla, non ignorer forse anche di se stesso se  un uomo di
valore o un buono a nulla, dal momento che anche egli  un uomo?.
Fu d'accordo.
E non conoscere se stessi  essere saggi o non esserlo?
Non essere saggi.
Dunque conoscere se stessi  essere saggi?
Dico di s, rispose.
Quindi, a quanto pare, a questo ci esorta l'iscrizione delfica, a
esercitarci nella saggezza e nella pratica della giustizia.
Cos pare.
 con questa stessa che sappiamo correggere in modo giusto?
S.
Dunque l'arte con cui sappiamo correggere in modo giusto  la giustizia,
mentre l'arte con cui conosciamo noi stessi e gli altri  la saggezza?
A quanto pare, rispose.
Giustizia e saggezza sono pertanto la stessa cosa?
Pare di s.
E dunque in questo modo anche le citt sono ben amministrate, quando
coloro che commettono ingiustizia pagano il fio.
Dici la verit, disse.
E questa  dunque la politica.
Fu d'accordo.
Che nome ha un uomo quando amministra rettamente una citt? Non lo
chiamiamo tiranno o re?
S.
Dunque governa attraverso l'arte regia e tirannica?
S,  cos.
E anche queste arti non sono identiche a quelle di prima?
Cos pare.
E quale nome ha un uomo, quando amministra in modo giusto una casa? Non
lo chiamiamo amministratore e padrone?
S.
Dunque anche costui non governa bene la casa grazie alla giustizia o lo
fa grazie a qualche altra arte?
Grazie alla giustizia.
Dunque, pare, per un re, un tiranno, un politico, un amministratore,
un padrone, un saggio, un uomo d giustizia, vale lo stesso. E l'arte 
una sola, quella propria del re, del tiranno, del politico, del padrone,
dell'amministratore, dell'uomo di giustizia, del saggio.
Cos pare, disse.
Quando un medico prescrive una medicina ai malati, non  vergogna per il
filosofo non poter seguire quanto si dice n contribuire in nulla a quanto
si dice o si fa, e cos pure quando qualunque altro specialista si
comporti in modo analogo, varr lo stesso discorso. Ma quando si tratta di
un giudice o di un re o di qualcun altro di coloro che abbiamo passato in
rassegna, non  vergogna per il filosofo non poterli seguire o contribuire
in qualcosa?
E come non sarebbe vergogna, Socrate, non poter contribuire in questioni
di quell'importanza?.
Dunque diremo riguardo a questo, dissi, che il filosofo deve essere
come un pentatleta, cio sotto il limite della perfezione, e avere in
quest'arte il secondo posto in tutte le prove ed essere inutile fino a
quando ci sia uno specialista? O diremo che in primo luogo non deve
affidare a un altro la propria casa n tenere in ci il secondo posto, ma
deve correggere giudicando in modo giusto, se vuole che la sua casa sia
ben amministrata?, chiesi.
Fu d'accordo con me.
E se gli amici gli affidano una decisione o la citt gli ordina di
giudicare o aniministrare la giustizia,  vergognoso, amico, che in
questo risulti al secondo o al terzo posto e non a guidarli.
Mi pare che sia cos.
Dunque, carissimo, siamo molto lontani dal fatto che la filosofia
consista nell'erudizione e nell'occuparsi delle arti.
Non appena ebbi detto questo, il ragazzo colto, vergognandosi delle sue
parole tacque, il rozzo diede il suo assenso e gli altri approvarono
quanto si era detto.
NOTE:
1) Viene qui riprodotto il clich popolare polemico contro la filosofia e
in particolare contro quella anassagorea, ritenuta atea e irreligiosa poich
tra l'altro sosteneva che il sole fosse una pietra incandescente e non una
divinit. Anassagora, nato a Clazomene intorno al 500 a.C. e a lungo attivo
in Atene (dove fu anche maestro di Pericle),  il primo pensatore greco a
tentare di istituire una connessione tra l'ordine del mondo e lo spirito
umano. Enopide di Chio era invece un astronomo e un matematico.
2) Solone, frammento 28 Gentili-PratO.
3) Letteralmente, nel testo greco, anche un porco.
4) Il pentatleta gareggia in cinque specialit: corsa, lotta, salto, disco
e giavellotto.
