ALCIBIADE (PRIMO o MAGGIORE)
di Platone
Premessa di Umberto Bultrighini
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA AMEDEO MARCHINI
Socrate compie il suo primo vero approccio ad Alcibiade, e spiega
il motivo per cui ha atteso tanto: il suo demone glielo ha vietato per
tutto il tempo in cui Alcibiade dava prova della sua smisurata pienezza
di s e scoraggiava i suoi innamorati. Ora invece Alcibiade sta per dar sfogo
alla sua ambizione tentando la carriera politica con il suo primo
intervento in assemblea, e Socrate  l'unico in grado di aiutarlo.
Quale sar l'oggetto dei consigli di Alcibiade in assemblea, quale
il campo della sua competenza specifica? Pu trattarsi solo di
qualcosa che Alcibiade conosce, e pu conoscerla per averla imparata.
Il giovane ammette la sua incompetenza su una serie di questioni tecniche,
e indica infine nelle scelte di pace e di guerra l'oggetto dei consigli
che intende dare agli Ateniesi. Ma questi consigli comportano idee chiare
sul giusto e sull'ingiusto: che cosa sia il giusto Alcibiade non lo ha
imparato mai da altri n lo ha trovato da s; ha sempre creduto di saperlo.
Non pu averlo appreso per comunicazione naturale, per spontanea emulazione
di comportamenti quotidiani osservati nella maggioranza degli altri uomini,
perch non c' nulla pi dell'idea di giusto e ingiusto su cui l'opinone
generalizzata sia meno disomogenea e contraddittoria. Alcibiade
cerca una via d'uscita: non  il giusto ad essere perseguito in assemblea,
bens l'utile. Ma Socrate, col fuoco di fila delle sue domande,
lo costringe ad ammettere che giusto e utile si identificano.
Alcibiade  confuso, e si delinea cos il problema centrale: la sua
ignoranza  del tipo peggiore,  l'incompetenza di chi non sa, ma
non si rende conto di non sapere e presume di sapere. Questo vale
in particolare per la sua nozione di giusto e ingiusto; e da questa
condizione di ignoranza sono affetti praticamente tutti i pubblici
amministratori, Pericle incluso. Di scarso respiro si rivela anche la
seconda scappatoia cercata da Alcibiade: gli Ateniesi non sono
meno ignoranti di lui, mentre sono meno dotati, perci potr facilmente
averne ragione nel dibattito assembleare. Socrate indica al
giovane i suoi veri antagonisti, gente di ben altra levatura: Spartani
e Persiani, superiori per lignaggio e per sistemi educativi. Solo
impegno e perizia, doti tipicamente greche e ateniesi, possono costituire
un punto di superiorit, e vanno perci coltivati e fatti progredire.
Si profila dunque per Alcibiade e Socrate un problema da
risolvere in comune: quali sono i veri obiettivi e i veri argomenti di
competenza dell'uomo politico interessato al bene pubblico.
Il serrato argomentare di Socrate conduce al punctum dolens dell'aporia:
non  possibile arrivare a conclusioni soddisfacenti in
merito al campo di applicazione dell'arte di amministrare e preservare
lo Stato. Resta tuttavia l'impegno a migliorarsi, gi indicato
come centrale. L'area della necessaria conoscenza viene dunque
definita, in sintonia col richiamo al famoso precetto delfico conosci
te stesso.  a se stesso che devono essere rivolte le nostre
cure; ma non si tratta di ci che ci appartiene,  piuttosto l'anima, e
di quella struttura complessa che  l'anima,  la parte razionale,
riflesso della divinit. Appunto dell'anima di Alcibiade Socrate si 
innamorato, ed  interessato al suo progresso e alla sua cura; questa
 l'unica via per raggiungere la capacit di governare gli uomini
con virt e saggezza. Alcibiade  convinto e pronto; Socrate unisce
alla soddisfazione per l'amore di Alcibiade una dolente e premonitrice
nota di apprensione per il destino comune di maestro e discepolo, in
procinto di fare i conti con i condizionamenti imposti dalla
forza della citt.
Dialogo di apertura nella quarta delle tetralogie ordinate dall'erudito
d'et tiberiana Trasillo, l'Alcibiade primo (o Alcibiade maggiore,
per distinguerlo dall'omonimo dialogo che segue) ha subito nel
corso degli studi moderni pesanti attacchi in merito alla sua autenticit.
I dubbi appaiono tuttavia nel complesso meno motivati
rispetto a quelli che si possono sollevare a proposito dell'Alcibiade secondo.
L'Alcibiade primo mantenne sempre, tra l'altro, una sua precisa collocazione
nell'ambito della riflessione dell'Accademia e poi dei neoplatonici; fu
oggetto di vari commenti, tra cui quelli, a noi conservati, di Proclo e di
Olimpiodoro.
Platone suggerisce per la scena dell'Alcibiade primo una data tra il 432
e il 430 a. C., quando Alcibiade aveva 18 o 20 anni ed era in procinto di
tentare l'avventura politica, dopo gli anni (dal 447 al 434/433 a.C.)
passati sotto la tutela di Pericle (che morir nel 429 a. C.). Per
quanto concerne l'epoca di composizione del dialogo, l'indagine
stilometrica tende ad assegnare l'Alcibiade primo alla fase dei cosiddetti
dialoghi giovanili, "socratici" o "aporetici", il cui periodo di
elaborazione si collocherebbe tra la morte di Socrate e il primo viaggio
di Platone a Siracusa (399-388 a.C.). Si  pensato in particolare al
presunto soggiorno a Megara, presso il condiscepolo ed amico Euclide:
il momento storico e il punto d'osservazione sembrano adattarsi
alla temperie politica del dialogo. Emerge con una certa
evidenza nelle battute dell'Alcibiade primo una riflessione critica di
fondo, con inequivocabili venature polemiche, sulla classe politica
ateniese della democrazia restaurata, caratterizzata dallo strapotere
dei "rtores" i mestieranti della politica, interlocutori privilegiati
dell'emergente insegnamento isocrateo, i quali non avevano agli occhi
di Platone alcun titolo per ricoprire il loro ruolo, ma solo una
presuntuosa inconsapevolezza della propria ignoranza. Ma altrettanto
puntuale appare l'allusione retrospettiva alla democrazia radicale
del quinto secolo, specie nelle sue ultime fasi: allusione forte, che va ben
oltre la scontata indicazione fornita dalla cornice cronologica.
Tutta la prima parte del dialogo  in effetti imperniata sul tema
tipicamente socratico della competenza, o meglio dell'assenza di
competenza e specializzazione nei personaggi politici, da cui si sviluppa
naturalmente il richiamo all'idea di accortezza, di perizia
come obiettivo primario dell'impegno personale al miglioramento.
E appunto, all'interno di questa progressione verso l'aporia dell'indirizzo
da seguire per chi parte dalla condizione peggiore, l'ignoranza di chi
non sa e crede di sapere, tipica dell'amministratore pubblico
(non sei il solo ad aver sofferto questo male, ma anche la maggior
parte di coloro che amministrano gli affari di questa citt,
ad eccezione di pochi e forse del tuo tutore Pericle), appare
di estremo interesse il ripetuto riferimento a Pericle. Pericle  in
realt incapace di rendere saggio alcun cittadino, a cominciare dai
suoi stessi figli (cfr. Meno 94b). Una negazione netta, che
per essere colta in tutte le sue reali implicazioni va probabilmente
vista in stretta connessione con un momento centrale nelle battute
conclusive della ricerca "comune" di Socrate e Alcibiade: non 
dunque di mura n di triremi n di cantieri navali ci di cui hanno
bisogno le citt, o Alcibiade, se vogliono essere felici, n di popolazione
n di grandezza, se manca la virt; un passo, quest'ultimo, che non pu
non richiamare alla nostra mente il succo della condanna globale
dell'esperienza democratica imperialista, incarnata da Pericle e
dagli altri grandi statisti del quinto secolo, che Platone pronuncer
senza mezzi termini nel Gorgia: senza "sophrosne" e giustizia hanno
rimpinzato la citt di porti, di arsenali, di mura, di tributi e di altre
scempiaggini del genere.
L'Alcibiade primo si inserisce dunque nel quadro di un ripensamento
complessivo di ideologie e prassi politiche ateniesi radicate nel quinto
secolo; al suo interno operano le suggestioni esercitate per un verso
dall'onnivalente modello spartano, e per l'altro da un nuovo referente
politico, l'ideale monarchico che prepotentemente si apre un
varco nell'immaginario greco del quarto secolo, attraverso un
modello - la dinastia achemenide - la cui forza di attrazione ci  ben nota
dalla riflessione senofontea.
Il personaggio di Alcibiade nel dialogo platonico tiene, per cos dire,
fede al marchio di ambiguit e inafferrabilit che ben si adattano
all'Alcibiade storico. In particolare, stupisce la sua eccessiva
malleabilit di fronte all'argomentare socratico, che ne fa senza
dubbio un antagonista un po' evanescente. Tuttavia una certa schematicit
pu essere ritenuta funzionale al rilievo assoluto che vuol
essere attribuito all'aspetto dell'irruente ambizione di Alcibiade,
focalizzata nel momento sorgivo del primo giovanile cimento in assemblea.
Una rappresentazione in cui vengono sapientemente ad annodarsi
l'efficacia e la presa immediata dell'insegnamento socratico e per
insieme la prefigurazione del suo fallimento, inevitabile nel caso di
un confronto diretto con la "xis" la 'disposizione comportamentale'
caratterizzante - e a tutti ben nota - del personaggio ateniese pi
discusso nell'ultimo ventennio del quinto secolo. Le motivazioni profonde
del dialogo sembrano in sostanza due. Da una parte, Platone rivela un
interesse di tipo biografico per quanto attiene al peso specifico della
personalit di Alcibiade nel condizionare in modo determinante sviluppi
futuri, preannunciati da Socrate stesso con movenze di scongiuro;
dall'altra, a questo interesse si lega l'occasione di presentare in forma
paradigmatica il rapporto tra Socrate e i giovani connotati da aspirazioni
politiche. Significativo in proposito un elemento invocato talora a sostegno
di un presunto carattere spurio del dialogo, ossia l'analogia con
altri interventi di Socrate, di cui d notizia Senofonte nei Memorabili,
nei confronti di giovani intenzionati a gettarsi a capofitto nell'agone
assembleare senza adeguata preparazione (Glaucone: in 6,1 seguenti;
Eutidemo: 4,2). In realt l'episodio di Glaucone, fratello pi
giovane di Platone, che prima di essere distolto da Socrate si espone
al pubblico ludibrio per la sua precoce e intempestiva smania
assembleare (tirato gi dalla tribuna e rendendosi ridicolo), pu
aver ispirato Platone molto pi di quanto comunemente si pensi.
Un intreccio coinvolgente di tema pederotico e tema politico caratterizza
il dialogo nel suo complesso. Sono state messe in luce e analizzate
dalla critica analogie sostanziali e connessioni speculari col
Simposio, nella celebre scena dell'irruzione nella sala del
banchetto di un Alcibiade alticcio e impegnato a motivare pubblicamente
i suoi sentimenti per Socrate. Nel Simposio  Alcibiade a parlare del
suo amore per Socrate, ma significativa  l'allusione esplicita al
fallimento del proprio impegno a prendersi cura di s, prepararsi
e progredire sotto la tutela di Socrate prima d avventurarsi
nella vita politica, e al "tradimento", in nome dell'ambizione,
al minimo distacco dal maestro (non sono capace di controbattere
che ci che lui pretende non si debba fare; ma, appena mi allontano
da lui, sono vinto dall'ambizione di onori pubblici. Lo tradisco
come uno schiavo fuggitivo e lo abbandono). Si tratta del rischio
che Socrate con tono apotropaico paventa a pi riprese, come
s' detto, nell'Alcibiade primo.  chiaro che ci troviamo nella stessa
temperie politico-culturale che ha prodotto la famosa difesa d'ufficio,
elaborata nei Memorabili senofontei (primo, 2, 12-48), dall'accusa pi
grave rivolta a Socrate sotto il profilo dell'attualit politica, quella
di aver contribuito a plasmare i Crizia e gli Alcibiadi.
 probabile dunque che la genesi prima dell'Alcibiade platonico
debba essere individuata nel clima di giustificazione e difesa generalizzata
del Socrate "politico", le cui tracce sono ben visibili nei
decenni successivi alla condanna del maestro. Si pu parlare come
 noto di una sorta di crociata socratica, in risposta ad attacchi
imperniati fondamentalmente sul rapporto del maestro con personaggi
politici totalmente screditati nel clima della democrazia restaurata;
attacchi come quelli contenuti nell'Accusa a Socrate di Policrate (di poco
successiva alla ricostruzione delle Lunghe Mura ad opera di
Conone, 393/392 a.C.). Alla stessa temperie culturale e apologetica
appartenevano i vari Alcibiade di Antistene, di Eschine socratico, di
Fedone d'Elide, di Euclide.
Funzionale alla giustificazione politica di Socrate appare anche il
particolare non trascurabile della conoscenza d'antica data che si
presuppone tra i due dialoganti; laddove, in casi analoghi (Carmide, Liside),
l'incontro con un giovane, in cui entri in gioco quindi anche il tema
pederotico,  sempre il primo incontro: Socrate  rappresentato nel
tentativo di intervenire sul carattere di Alcibiade specificamente
quando questo intervento avrebbe potuto indirizzare rettamente l'operato
politico del giovane proprio al suo primo approccio alla vita pubblica:
ma il fallimento  gi prefigurato nel fallimento - di cui Socrate  ben
consapevole - degli "rastai" ('amanti') in precedenza delusi da Alcibiade;
e l'ammissione della propria insanabile tendenza all'infedelt e al
tradimento sulla bocca di Alcibiade nel Simposio sta l a confermare la
valenza inequivocabile, nella struttura del dialogo, delle sue precisazioni
introduttive (da non ritenere quindi generiche o casuali): puntuali
indicazioni dei presupposti della sconfitta incolpevole di Socrate, una
sconfitta annunciata.
UMBERTO BULTRIGHINI
