Politico
Premessa di Enrico Pegone
Il Politico appartiene, con buona probabilit, all'ultima fase degli
scritti platonici, che si colloca in un periodo di tempo immediatamente
successivo al secondo viaggio in Sicilia del filosofo (366-365 a. C.).
Il dialogo dovrebbe essere immediatamente successivo al Sofista, di cui
risulta essere, sul piano dei contenuti, la chiara continuazione:
Socrate invita lo Straniero di Elea, il personaggio principale del
dialogo, ad affrontare, insieme con Socrate il Giovane (destinato a
rilevare il ruolo di Teeteto, al quale, reduce dalla fatica della recente
discussione del Sofista, viene concesso di riposarsi), il secondo dei
tre argomenti che erano stati posti nell'esordio del Sofista, vale a dire,
appunto, quello riguardante l'uomo politico.
Con il Politico, dunque, Platone torna ad occuparsi del problema dello Stato
che aveva rappresentato il fulcro dell'interesse nella Repubblica, ma se
nella Repubblica l'analisi di Platone si era focalizzata intorno allo Stato
ideale e alla perfetta forma di governo, nel Politico l'attenzione si sposta
sullo Stato che potremmo definire "reale", il quale e inevitabilmente
viziato dalle imperfezioni delle forme di governo e delle leggi che lo
regolano. In altri termini, se da un lato l'indagine filosofica dello
Straniero e di Socrate il Giovane deve mirare alla definizione della vera
arte o scienza politica, e quindi del vero uomo politico, intento a
realizzare il bene di ogni singolo cittadino,  pur vero che questa indagine
non potr prescindere da una serie di difficolt, riassumibili nello scarto
tra un modello teorico e la situazione che emerge appunto, dall'esame
delle forme di governo e delle leggi storicamente vigenti.
Il dialogo si regge fondamentalmente su un procedimento analitico, che si
avvale di successive suddivisioni e identificazioni concettuali. La prima
suddivisione riguarda le arti (o scienze), che vanno distinte in due
grandi gruppi: quelle "conoscitive"; che non hanno alcun rapporto con
l'agire, e quelle "operative", le quali generano corpi che prima non avevano
esistenza. La scienza politica appartiene al primo gruppo, dal momento che
per l'uomo politico, o per il re,  molto pi semplice mantenere il potere
con la perspicacia dell'animo piuttosto che facendo affidamento alle sole
forze fisiche.
Le scienze conoscitive vengono a loro volta distinte in scienze
che forniscono soltanto giudizi e in quelle che, oltre ai giudizi,
forniscono anche direttive (come avviene all'architetto, che non deve
limitarsi ai calcoli puri, ma deve anche preoccuparsi che la sua attivit
teorica si esplichi in un ambito operativo, attraverso i comandi che pu
impartire agli operai). La scienza politica impartisce ordini propri, a
differenza, ad esempio, degli araldi che comandano in base a degli ordini
impartiti da altri.
Dopo un'ulteriore divisione delle cose che sono generate in esseri
inanimati e in esseri viventi, e dopo che si  stabilito che la politica
si occupa dell'"allevamento" degli esseri viventi presi in gruppo e
non individualmente, Socrate il Giovane divide gli uomini dalle
bestie. Ma questa divisione, che allo Straniero pare frettolosa, d
luogo a una breve digressione metodologica: il metodo della divisione
assomiglia al difficile lavoro d'intaglio, nel corso del quale
bisogna procedere cesellando con cura le parti mediane, e non si
pu separare grossolanamente una piccola parte da tutto il resto.
Per questa ragione non ha alcun senso dividere gli esseri viventi in
uomini e bestie, ma bisogna inizialmente dividerli in "domestici" e
"selvatici", e, successivamente, in "esseri che vivono nell'acqua" e in
quelli che "camminano sulla terra"; fra questi ultimi, attraverso
successive partizioni, compaiono gli uomini, che il politico si
occupa di "condurre al pascolo". Qui giunto, tuttavia, lo Straniero
ammette che si sarebbe potuta percorrere una strada pi breve,
dividendo direttamente gli animali che camminano in bipedi e
quadrupedi e individuando, dopo questa suddivisione, la politica.
Resta che n la strada pi lunga, n quella pi breve hanno consentito
di giungere ad una definizione soddisfacente della vera arte
politica: numerosi altri "pastori" infatti, sembrano contendere le
prerogative dell'uomo politico, e dunque risulta del tutto arbitrario
affermare che il politico, e non altri,  il pastore del gregge umano.
Si profila cos la necessit di battere un'altra strada, ricorrendo
questa volta al mito. Tutto quanto il cosmo segue due grandi movimenti
rotatori che periodicamente si invertono, di cui uno  quello
attuale, che determina anche l'attuale corso degli astri, del sole, e
della luna, e l'attuale ciclo della nascita e della morte, mentre l'altro,
precedente a questo, segna quella che viene chiamata l'et di Crono,
una sorta di et dell'oro favolosa in cui il corso degli astri seguiva
orbite opposte a quelle di adesso, e opposto era anche il ciclo della
nascita e della morte degli esseri viventi. In quel ciclo precedente al
nostro la divinit guidava l'universo come il timoniere guida la sua
nave, e agli esseri viventi, che non nascevano dagli accoppiamenti
reciproci, ma direttamente dalla terra, ed erano governati da numerose
divinit e da pastori divini, si presentava spontaneamente dal
suolo tutto ci che serve per vivere.
Ma a questo punto lo Straniero e il suo interlocutore scoprono di
aver commesso almeno due errori: il primo, il pi grave,  stato
quello di aver scambiato il pastore del gregge umano dell'attuale
ciclo (cui mira l'indagine) con quello che visse nel ciclo precedente;
il secondo errore  stato quello di aver assunto, con il ricorso al
mito, un modello sproporzionato rispetto all'oggetto dell'indagine
in corso. Occorre dunque trovare un modello meno complesso del
mito e soprattutto pi congruo con l'indagine stessa.
Il modello che si riferisce all'arte del tessere sembra rispondere a
questi requisiti. Lo straniero torna ancora una volta a suddividere,
da un lato, tutte le arti che si occupano della fabbricazione dei
mezzi di difesa e di riparo, sino a giungere, appunto, all'arte del tessere;
dall'altro vengono ricordate tutte le arti in qualche misura legate al
tessere e che, in vista della realizzazione del prodotto finale, possono
essere considerate semplici concause (l'arte del cardare, ad esempio).
Il modello della tessitura viene concordemente accettato
dai due interlocutori: sulla scorta di esso, la politica, che  la causa
dello Stato, viene ulteriormente separata e divisa da tutte quelle arti
che sono "ausiliarie", e dunque concause.
Il dialogo pu ora avviarsi alla parte finale, per noi forse la pi
ricca di interesse. Vengono enumerate le forme di governo vigenti:
monarchia, aristocrazia, democrazia, tirannia e oligarchia.
Per stabilire quale di esse sia la migliore,  necessario rapportarle a
quell'arte o scienza politica cui mira l'indagine in corso. E siccome
soltanto l'uomo politico pu detenere la vera arte politica, si deve
necessariamente concludere che l'ottima forma di governo coincide
con il potere stesso del politico, sia che costui governi facendo
riferimento alla legge, sia che da essa decida di prescindere, sia che alla
base del suo potere vi sia il consenso popolare, sia che non vi sia,
sia che sia ricco, sia che sia povero. Ma Socrate il Giovane chiede
come possa l'uomo politico prescindere dalla legge. Tale obiezione
fornisce l'occasione allo Straniero di muovere una critica, circoscritta
a un ambito puramente teorico, all'operato delle leggi, le
quali prescrivono norme di carattere generale, senza tenere conto
delle singole esigenze dei cittadini, n delle singole circostanze che
possono via via mutare nel tempo.
Ma si tratta, appunto, di critiche che possono essere mosse soltanto
in sede teorica, dal momento che l'analisi di Platone non punta
pi a elaborare il modello di una comunit ideale, ma piuttosto a
esaminare la situazione che si determina per l'assenza di una perfetta
forma di governo: in mancanza di questa le leggi, bench non
possano provvedere alle esigenze di ciascuno, devono fungere da
guida per tutte quelle forme di governo che mirino ad imitare la
migliore. Per quanto riguarda la democrazia, fra tutte queste forme
di governo  la peggiore, se esse sono fornite di legge,  invece la
migliore se esse vanno tutte in senso opposto alle leggi.
Ora che, attraverso successive "depurazioni", l'oggetto della ricerca
appare finalmente in tutta la sua purezza, resta da domandarsi
quale sia il tessuto che la scienza politica  in grado di realizzare.
Per comprenderlo, bisogna ancora prendere in esame due aspetti
che fanno parte della virt - il valore e la saggia temperanza - e
che si rispecchiano fedelmente nelle indoli dei cittadini: da un lato,
infatti, vi sono gli uomini temperanti che trascorrono la loro vita
all'insegna della moderazione e della tranquillit - ma se si segue
costoro si correr il rischio di farsi soggiogare dagli stati
vicini -, dall'altro vi sono i cittadini valorosi, che con la loro continua
brama di guerre trascinano la patria in rovina.
Compito dell'arte politica sar quello di educare e di intrecciare
fra loro queste due diverse indoli che convivono all'interno dello
Stato, realizzando in tal modo il migliore fra tutti i tessuti e garantendo
sempre tutto quanto conviene alla felicit dei cittadini.
ENRICO PEGONE
