POLITICO
di Platone
Traduzione di Enrico Pegone
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA AMEDEO MARCHINI
(I numeri fra parentesi si riferiscono alle note poste al termine del dialogo)

SOCRATE: Ti devo molta riconoscenza, Teodoro, per avermi fatto conoscere
Teeteto e nello stesso tempo anche lo straniero. (1)
TEODORO: Presto, Socrate, mi ringrazierai tre volte tanto, non appena essi
ti avranno tratteggiato sia la figura del politico, sia quella del filosofo.
SOCRATE: Bene. In questo modo, caro Teodoro, diremo di aver ascoltato ci
dalla persona pi capace per quanto riguarda i calcoli e la geometria?
TEODORO: In che modo, Socrate?
SOCRATE: Bench tu abbia assegnato un uguale valore a ciascuno di questi
uomini, essi, per il loro effettivo valore, sono distanti l'uno all'altro
pi di quanto si possa rappresentare secondo una proporzione matematica
propria della vostra arte.
TEODORO: Bene, Socrate, per il nostro dio Ammone, e giustamente, e
certamente con buona memoria mi rimproveri per il mio errore di calcolo.
Di questo ti chiedo conto pi tardi. E tu, straniero, non stancarti affatto
di essere compiacente nei nostri confronti, ma subito, sia che tu scelga
prima l'uomo politico, sia che tu scelga il filosofo, quando lo hai scelto,
comincia a trattarlo.
STRANIERO: Questo lo si deve fare, Teodoro: una volta che abbiamo
cominciato l'esame di queste cose, non si devono lasciare prima di averle
condotte a termine. Ma con questo nostro Teeteto come devo regolarmi?
TEODORO: A proposito di che cosa?
STRANIERO: Lo lasceremo riposare prendendo al suo posto il suo
compagno di esercizi, questo Socrate qui? O cosa consigli?
TEODORO: Fai questa sostituzione, proprio come dici: poich sono entrambi
giovani, sopporteranno pi facilmente ogni fatica, se si riposeranno.
SOCRATE: E pu darsi, straniero, che entrambi abbiano chiss da dove una
certa parentela con me. Per quanto riguarda uno di loro, voi dite che mi
assomigli per le fattezze del volto, per quanto riguarda l'altro, ha il
nome uguale al mio, e il nome fa pensare ad una certa familiarit. Noi
dobbiamo essere sempre attenti nel riconoscere chi ci  affine durante le
conversazioni. Con Teeteto dunque ho intrecciato io stesso ieri delle
conversazioni e adesso l'ho ascoltato mentre rispondeva, ma di Socrate
non posso dire n una cosa n l'altra. Bisogna che anche costui
sia posto sotto osservazione. A me dunque risponda pi avanti,
adesso invece risponda a te.
STRANIERO: Sar cos. Socrate, hai ascoltato Socrate?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Sei d'accordo con quello che dice?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Mi sembra che da parte tua non ci siano opposizioni, e allo
stesso modo, per quel che mi riguarda, dovrei avere ancora meno ragioni
di oppormi. Ma dopo il sofista  necessario, per quel che mi sembra,
che noi due prendiamo in esame l'uomo poltico. Allora dimmi: dobbiamo
porre anche costui fra le persone dotate di scienza, o come facciamo?
SOCRATE IL GIOVANE: Facciamo cos.
STRANIERO: Dobbiamo allora distinguere le scienze, come quando prendevamo
in esame il precedente?
SOCRATE IL GIOVANE: Forse s.
STRANIERO: Non proprio secondo la stessa procedura, Socrate, mi
sembra che deve avvenire la divisione.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Allora secondo un'altra procedura.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra verosimile.
STRANIERO: Dove si trover il sentiero della politica? Infatti bisogna
trovarlo, e, dopo averlo distinto dagli altri, dobbiamo assegnargli
un unico tratto distintivo, e dopo aver indicato per le altre
diramazioni del sentiero un'altra unica specie, dobbiamo
fare in modo che la nostra anima pensi tutte le scienze come
appartenessero a due specie.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo, io credo,  ormai tuo compito, straniero, e
non mio.
STRANIERO: Bisogna, Socrate, che sia compito anche tuo, quando la questione
ci sia chiara.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici bene.
STRANIERO: Dunque l'arte del calcolo e alcune altre arti affini a
questa non risultano prive dell'aspetto operativo, offrendo invece
soltanto quello coonoscitivo?
SOCRATE IL GIOVANE:  cos.
STRANIERO: Mentre le arti che riguardano la costruzione di case e
tutte quelle manuali possiedono un aspetto scientifico
che  connaturato ed inerente cos per dire all'aspetto operativo, e
insieme conducono a compimento i corpi da essi generati e che
prima non esistevano.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: In questo modo allora separa tutte le scienze, chiamando le
une "operative", le altre "conoscitive".
SOCRATE IL GIOVANE: Sia pure cos: dell'unica scienza considerata
nella sua interezza vi siano due specie.
STRANIERO: Considereremo forse il politico come un re, come un
padrone, e ancora come un amministratore della casa, chiamando con
tutti questi nomi una sola cosa, oppure diciamo che vi sono tante arti
quante sono i nomi con cui vengono chiamate? Ma preferisco che tu mi
segua di qui.
SOCRATE IL GIOVANE: Per dove?
STRANIERO: In questa direzione. Se un privato cittadino sia in grado di
dare un parere a uno dei medici che esercitano pubblicamente
la professione, non  necessario assegnargli il nome dell'arte identico a
quello che possiede colui a cui d consigli?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E allora? Se un privato cittadino  in grado di consigliare
chi regna su una regione, non diremo che possiede la scienza che
necessariamente deve possedere il governante stesso?
SOCRATE IL GIOVANE: Lo diremo.
STRANIERO: Ma l'arte di regnare non appartiene a chi  davvero re?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E chi la possiede, che sia un governante o un privato
cittadino, non sar in ogni caso corretto chiamarlo "uomo regale",
proprio in virt di quest'arte?
SOCRATE IL GIOVANE: S, mi sembra giusto.
STRANIERO: Lo stesso discorso vale per l'amministratore della casa
e per il padrone.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Come allora? Ci sar forse una certa differenza fra
l'organizzazione di una grande famiglia e la dignit di un piccolo
Stato, dal punto di vista del potere?
SOCRATE IL GIOVANE: Nessuna.
STRANIERO: E forse, in base a quel che abbiamo adesso esaminato, 
chiaro che vi  un'unica scienza che riguarda tutto ci: sia che uno
la chiami "regia" o "politica" o "dell'amministrazione della casa", non
c' alcuna differenza tra noi e quello.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Ma questo  chiaro, ossia che ogni re ha ben poche
possibilit di mantenere il potere con le proprie mani e in
generale con la forza fisica, in confronto alla perspicacia e alla
forza dell'animo.
SOCRATE IL GIOVANE: S,  chiaro.
STRANIERO: Vuoi che affermiamo che il re ha pi familiarit con
il conoscere che con l'arte manuale e in generale pratica?
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: La politica e il politico, l'arte del regnare e il re, noi
riuniremo tutto ci in un medesimo punto, come se si trattasse di
un unico concetto?
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro.
STRANIERO: Non potremmo procedere in successione logica, dividendo, dopo
di ci, l'aspetto conoscitivo delle scienze?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Presta attenzione se ci sar possibile scorgere una fenditura
all'interno di questo aspetto.
SOCRATE IL GIOVANE: Spiegami quale.
STRANIERO: Questa qui. Prima vi era per noi una certa arte del calcolo.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: La quale appartiene, io credo, assolutamente al gruppo
delle arti che possiedono l'aspetto conoscitivo.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: All'arte del calcolo che riconosce la differenza fra i
numeri assegneremo forse un compito pi grande, oltre a quello
di dare un giudizio a ci che riconosce?
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: E ogni architetto non opera lui stesso, ma sovrintende
quelli che operano.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Mette a disposizione la conoscenza, non la manualit.
SOCRATE IL GIOVANE:  cos.
STRANIERO: A buon diritto si potrebbe dire che partecipa dell'aspetto
conoscitivo della scienza.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Ma, credo, a costui che giudica non conviene porre un
termine n abbandonare il lavoro, come fa chi calcola, ma deve
ordinare a ciascuno di quelli che operano ci che  conveniente,
finch essi non abbiano realizzato quanto  stato loro affidato.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Non contengono forse tutte quante l'aspetto conoscitivo le arti
di questo genere e quante si accompagnano all'arte del calcolo, anche se
questi due generi si differenziano fra loro perch uno fornisce giudizi
e l'altro comanda?
SOCRATE IL GIOVANE: Cos sembra.
STRANIERO: Dunque se di tutta quanta la scienza conoscitiva distinguessimo
definendo una parte "preposta al comando" e l'altra "preposta al fornire
giudizi", potremmo dire di aver operato un'accurata divisione?
SOCRATE IL GIOVANE: Secondo la mia opinione s.
STRANIERO: Per chi compie un qualcosa insieme  preferibile essere dello
stesso avviso.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Finch noi prendiamo insieme parte di questa conversazione
dobbiamo lasciar perdere i pareri degli altri.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Avanti, in quale di queste due arti potremmo considerare colui
che esercita l'arte del regnare? Lo porremo nell'arte preposta a fornire
giudizi, come fosse un osservatore, o piuttosto lo considereremo come
appartenente a quella preposta al comando, dal momento che si tratta di
un padrone?
SOCRATE IL GIOVANE: E come non orientarci piuttosto per quest'ultima?
STRANIERO: Bisognerebbe a sua volta osservare l'arte del comando
per vedere se in qualche modo si pu suddividere. E mi sembra
che la suddivisione possa essere concepita cos: come l'arte d
coloro che rivendono al minuto si distingue chiaramente da quella
di chi vende i propri prodotti, anche il genere regio mi pare che
sia distinto da quello degli araldi.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Ricevendo in un primo tempo i prodotti comprati da
altri, i rivenditori a loro volta li rivendono in un secondo tempo.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Dunque anche la classe degli araldi, ricevendo ordini pensati
 da altri, in un secondo tempo impartisce a sua volta ordini ad altri.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: E allora? Uniremo insieme all'arte regia quella di chi
interpreta, di chi esorta, dell'indovino, dell'araldo, e molte altre arti
affini a queste, le quali hanno tutte quante la caratteristica di impartire
degli ordini? Oppure vuoi, secondo il raffronto che abbiamo fatto poco fa,
che anche il nome rappresentiamo sulla base di questo raffronto, dal momento
che anche il genere di coloro che esercitano il potere assoluto non ha
pressoch nome, e cos distinguiamo queste cose, e cio considerando il
genere dei re nell'arte del potere assoluto, senza occuparci di tutto il
resto, ma lasciando che attribuiscano un altro nome alle altre?
La ricerca che abbiamo intrapreso riguarda colui che esercita un
potere, non il suo contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Poich tale specie  stata convenientemente distinta
da quelle, avendo cio distinto il potere che si esercita in vece
altrui da quello connaturato a chi lo impartisce, non  forse
quest'ultimo che a sua volta  necessario dividere, se c' ancora la
possibilit che una qualche divisione si presenti in noi al suo interno?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E a me sembra che ci sia: ma seguimi e dividi con me.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Non troveremo che tutti quelli che esercitano un potere,
quanti ne possiamo immaginare, e che si servono del comando, comandano
in funzione d un qualcosa che deve essere generato?
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Non  assolutamente difficile separare in due parti tutte le
cose che vengono generate.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Fra tutte queste distinguiamo quelle inanimate da quelle animate.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Proprio in base a queste suddivisioni, dividiamo la parte
dell'arte conoscitiva che si occupa del comando, se vogliamo dividerla.
SOCRATE IL GIOVANE: In base a quale criterio?
STRANIERO: Assegnando una sua parte alla generazione di ci che  inanimato,
un'altra a quella di ci che  animato: e ogni cosa cos risulter ormai
divisa in due.
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente s.
STRANIERO: Tralasciamo allora una di queste parti, e prendiamo
l'altra, e dopo averla presa, divideremo il tutto in due parti.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale delle due dici che si deve prendere?
STRANIERO: Senza dubbio la parte che riguarda il comando degli
animali viventi. Infatti non  compito della scienza regia presiedere
gli esseri inanimati, come quella degli architetti, ma, cosa pi nobile,
gli animali viventi, ed  relativamente ad essi che dispone del suo potere.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: E per quanto riguarda la nascita e l'allevamento degli
animali viventi si potrebbe osservare che da un lato vi  l'allevamento
individuale, e dall'altro la cura comune della prole quando si trova
in gruppi.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Ma troveremo che il politico non alleva il singolo,
come un bifolco o uno scudiere, ma sar simile piuttosto ad un
allevatore di cavalli e anche di buoi.
SOCRATE IL GIOVANE: Quel che stato appena detto  evidente.
STRANIERO: Chiameremo allora quella parte dell'allevamento dei viventi
nella quale molti animali insieme partecipano in comune all'allevamento
"allevamento in gruppo" oppure "allevamento in comune"?
SOCRATE IL GIOVANE: Vanno bene l'uno e l'altro termine, cos come
ci capiter nel discorso.
STRANIERO: Bene, Socrate: se eviterai di occuparti troppo seriamente dei
nomi, apparirai pi ricco di intelligenza man mano che ti avvicini alla
vecchiaia. Ora dobbiamo fare come ci ordini: per quanto riguarda
l'allevamento in gruppo, potrai forse vedere in quale modo, avendo messo
in luce che l'oggetto della ricerca  duplice, quel che ora si ricerca nel
doppio in seguito si ricercher nella met?
SOCRATE IL GIOVANE: Ci prover. Anche a me sembra che vi sia una
forma di allevamento propria degli uomini e un'altra propria delle fiere.
STRANIERO: Hai diviso nel modo assolutamente pi premuroso e con grande
disinvoltura: e speriamo che per quanto  possibile in futuro non dobbiamo
sopportare questo inconveniente.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Facciamo attenzione a non separare una parte troppo piccola
rispetto alla grandezza e al numero del tutto, e a non separarla dalla
specie cui appartiene: ma la parte che viene separata abbia sempre insieme
la specie.  bellissimo separare direttamente dal resto l'oggetto della
ricerca, nel caso in cui questo si svolga in modo corretto, come tu poco
fa hai fatto, quando, ritenendo di avere tra le mani la distinzione, hai
affrettato il discorso, vedendo che si orientava verso gli uomini: ma, amico,
non  un lavoro sicuro il lavoro d'intaglio, ma  molto pi sicuro procedere
tagliando attraverso le parti mediane, e sar pi facile imbattersi nei
tratti distintivi delle cose. Questo  assolutamente importante nella ricerca.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire con questo, Straniero?
STRANIERO: Bisogna che io cerchi di spiegarmi ancor pi chiaramente,
per la benevolenza che nutro verso il tuo carattere, Socrate. Nell'attuale
circostanza  impossibile chiarire tutto senza tralasciare nulla. Si deve
cominciare a spostare in avanti, anche se di poco, il problema, perch
sia pi comprensibile.
SOCRATE IL GIOVANE: Come mi spieghi che non abbiamo agito bene
poco fa facendo quella divisione?
STRANIERO: In questo modo: come se uno volendo intraprendere la
divisione in due parti del genere umano, dividesse come molti di qui
dividono, e cio la stirpe dei Greci come un'unit separata da tutte,
mentre, per quanto riguarda tutte le altre stirpi, che sono infinite di
numero e non hanno relazioni di nessun tipo e che non s'intendono le une
con le altre per la diversit della lingua, le chiamano con un unico
nome "barbaro", e credono che si tratti anche, in virt di quest'unica
denominazione, di un unico genere. Oppure, come se un tale ritenesse di
dividere il numero in due specie separando il numero diecimila da tutti
gli altri, quasi per distinguerlo in un'unica specie, e assegnando a
tutto il resto un unico nome, e, in base a quella denominazione,
anche quest'ultimo genere, separato da quell'altro, ritenesse che
fosse diverso dal primo e unico. Dividerebbe meglio e in maniera
pi attinente alla divisione, secondo le specie e per due, chi separasse
il numero in pari e dispari, e la stirpe umana in maschio
e femmina, mentre separasse i Lidi o i Frigi (2) o alcuni altri
popoli opponendoli a tutti gli altri, allorquando fosse nella
difficolt di trovare che l'uno e l'altro dei termini che ha separato
costituiscono un genere e una parte nello stesso tempo.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo. Ma la difficolt consiste proprio
in questo, Straniero: come si potrebbe comprendere con maggiore
chiarezza che il genere e la parte non sono la medesima cosa,
ma sono differenti fra loro?
STRANIERO: Oh, carissimo fra tutti gli uomini, non fai una richiesta
di poco conto, Socrate. Ora noi abbiamo divagato pi del dovuto
dal discorso che avevamo stabilito, ma tu ci chiedi di divagare
ancora di pi. Ora dunque, com' naturale, torniamo di nuovo
indietro: seguiremo queste cose in seguito, in un momento di
tranquillit, cercandone le tracce. Ma a questo fatto in ogni caso
fai attenzione: non credere di aver mai udito da me una chiara
distinzione di queste cose.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali cose?
STRANIERO: Che cio specie e parte sono diverse fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: E perch?
STRANIERO: Perch quando vi sia una specie di qualcosa,  necessario che
sia anche parte della cosa di cui  detta specie; ma non vi  alcuna
necessit che la parte sia specie. In questo modo piuttosto che in
quell'altro, Socrate, devi dire che sempre mi esprimo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sar cos.
STRANIERO: Spiegami questa cosa dopo di ci.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Il punto da cui  partita la digressione che ci ha
condotti qui. Sono per lo pi convinto che  partita da quel momento
in cui, interrogato su come si deve dividere l'allevamento in
gruppo, tu hai affermato con grande zelo che due erano i generi
degli animali viventi, quello umano, e l'altro che comprende tutti
gli altri animali e che  anch'esso unico.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: E allora mi sembr che tu, separando una parte, ritenessi
di tralasciare tutto il resto come fosse un unico genere,
poich avevi un medesimo nome da assegnare a tutti costoro
che rimanevano, chiamandoli "bestie".
SOCRATE IL GIOVANE: S, anche questo era cos.
STRANIERO: Probabilmente, o giovane fra tutti pi ardito, se ci fosse
un altro animale dotato di intelligenza, come sembra che siano le
gru, o qualche altro simile, che denomini secondo gli stessi criteri
che hai adottato tu, contrapponendo l'unit del genere della gru
a tutti gli altri animali viventi, e veneri il proprio genere,
radunando insieme, invece, tutti gli altri generi, compreso quello
degli uomini, non potrebbe fare a meno di chiamarli usualmente
"bestie". Cerchiamo allora di guardarci da simili errori.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Evitando di dividere tutto il genere degli animali viventi,
per essere meno esposti agli errori.
SOCRATE IL GIOVANE: Non bisogna esaminare cos.
STRANIERO: E infatti anche allora si sbagliava prendendo questa direzione.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Quella parte della scienza conoscitiva che era preposta
al comando e che in un certo senso riguardava, secondo noi, il genere
dell'allevamento degli animali, riguardava gli animali in gruppo. O no?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Gi allora tutto il genere animale era stato diviso in domestico
e selvatico. Quelli che hanno una natura che si pu addomesticare si
dicono "domestici", quelli che si mostrano ritrosi all'addomesticamento,
"selvatici".
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Quella scienza cui noi stiamo dando la caccia si doveva
e si deve ricercare fra gli animali domestici, presso gli animali
che vivono in gruppo.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Non dividiamo dunque, come allora, rivolgendo la nostra
attenzione al tutto, e non affrettiamoci, per giungere rapidamente alla
politica. Infatti questo ha fatto s che noi anche ora provassimo quella
condizione di cui parla il proverbio.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Siccome non abbiamo diviso bene e con tranquillit siamo giunti
pi tardi al traguardo.
SOCRATE IL GIOVANE: Ed  quasi un bene, Straniero, che si sia
verificato ci.
STRANIERO: Sia cos. Cerchiamo di dividere un'altra volta dal
principio l'allevamento in comune: forse la stessa discussione, nel
corso della sua esposizione, ti chiarir meglio anche ci verso
cui stai tendendo. E spiegami questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Questa cosa, se ti  capitato di averla spesso sentita da
alcuni: io so infatti che non ti  mai successo di venire a conoscenza
degli allevamenti di pesci nel Nilo e di quelli che sono negli stagni
regali: tutt'al pi li avrai osservati nelle fontane.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente: questi ultimi li ho visti anch'io,
mentre degli altri ho appreso l'esistenza da molte persone.
STRANIERO: E per quanto riguarda gli allevamenti delle oche e quelli delle
gru, quand'anche non fossi andato errando per la pianura tessalica, sei
stato informato e sei convinto che esistano.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Ti ho rivolto tutte queste domande per questo motivo, perch
l'allevamento degli animali in gruppo avviene sia in acqua sia sulla terra
ferma.
SOCRATE IL GIOVANE:  cos.
STRANIERO: Non sembra anche a te di dover dividere in questo
modo la scienza che si occupa dell'allevamento in comune, assegnando
l'una e l'altra parte di essa all'una e all'altra forma di
allevamento, denominando l'una "allevamento in acqua" l'altro
"allevamento sulla terra ferma"?
SOCRATE IL GIOVANE: S, mi sembra giusto.
STRANIERO: E non staremo a ricercare a quale delle due arti appartiene
il genere regio.  universalmente chiaro.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Ognuno dividerebbe il genere dell'allevamento sulla terra
ferma che fa parte dell'allevamento in gruppo.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Distinguendo fra animali che volano e animali che camminano
sulla terra.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: E allora? Il politico si deve ricercare nella classe di
coloro che camminano sulla terra? Non credi che anche la persona pi stolta,
cos per dire, la penserebbe cos?
SOCRATE IL GIOVANE: S, lo penso.
STRANIERO: Bisogna dimostrare che la scienza che riguarda l'allevamento
degli animali che camminano si divide in due parti, come poco fa per l
numero.
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro.
STRANIERO: Mi sembra di vedere due vie che si rivolgono verso quella
parte in cui il nostro discorso si  mosso: una, che  la pi veloce,
che separa una piccola parte da una grande parte, l'altra, che contiene
in s quel principio per cui prima dicevamo che bisogna il pi possibile
dividere a met,  pi lunga.  possibile percorrere una delle due strade,
quale delle due vogliamo.
SOCRATE IL GIOVANE: Come? Non possiamo percorrerle entrambe?
STRANIERO: Insieme s, carissimo: una alla volta,  chiaro che si pu.
SOCRATE IL GIOVANE: Allora una alla volta entrambe io le scelgo.
STRANIERO: Non  difficile, perch il resto da dire  poco: ma in principio,
o se ci fossimo trovati a met strada, sarebbe stato per noi difficile
rispondere alle tue richieste. Ora invece, se ci pare giusto cos,
prendiamo prima la strada pi lunga: non essendo ancora stanchi, pi
facilmente la percorreremo. Considera questa divisione.
SOCRATE IL GIOVANE: Dimmi.
STRANIERO: Fra gli animali domestici, quelli che camminano sulla
terra e vivono in gruppo sono da noi divisi per natura secondo due specie.
SOCRATE IL GIOVANE: In base a che cosa?
STRANIERO: In base alla natura di quelli che sono generati senza le corna
e quelli che ne sono provvisti.
SOCRATE IL GIOVANE: S, mi sembra.
STRANIERO: Divisa in due la scienza del condurre al pascolo gli animali
che camminano, attribuisci una definizione all'una e all'altra parte,
servendoti del discorso. Sarebbe per te un'impresa pi difficile del solito
se fossi tu a volerle denominare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come bisognerebbe dire?
STRANIERO: Cos: divisa in due la scienza del condurre al pascolo gli
animali che camminano, una delle due parti va assegnata alla classe degli
animali con le corna e che vivono in gruppo, l'altra alla classe degli
animali che vivono in gruppo e sono senza corna.
SOCRATE IL GIOVANE: Sia cos come  stato detto: in ogni caso  stato
sufficientemente dimostrato.
STRANIERO: Ed  per noi evidente che il re conduce al pascolo una mandria
di animali scornati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come non sarebbe chiaro?
STRANIERO: Dopo aver spezzato questa mandria, tentiamo di assegnargli quello
che gli spetta.
SOCRATE IL GIOVANE: Va bene.
STRANIERO: Vuoi forse dividerla in base a quegli animali che hanno l'unghia
spezzata e in base a quelli che hanno la cosidetta unghia unita, o in
base all'incrociarsi o meno delle razze? Hai capito.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Che la famiglia dei cavalli e degli asini ammette per natura il
generarsi per incrocio di una razza con l'altra.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Quanto al resto della mandria di animali domestici dalla fronte
spianata, non possono unirsi una specie con un'altra specie per generare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: E allora? Ci sembra che il politico abbia cura della natura
che permette l'incrociarsi delle razze o quella che ammette solo l'incrocio
con la propria razza?
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro che si occupa di quella specie che non consente
contatti con razze diverse.
STRANIERO: E quest'ultima, come si  fatto prima, a quanto pare noi
dobbiamo dividere in due.
SOCRATE IL GIOVANE: S, lo dobbiamo fare.
STRANIERO: E la famiglia degli animali viventi che sono domestici e vivono
in gruppo  stata ormai tutta quanta divisa, fatta eccezione per due generi.
Infatti il genere dei cani non  degno di essere annoverato fra gli animali
che crescono in gruppo.
SOCRATE IL GIOVANE: No, certo. Ma come distinguere i due generi?
STRANIERO: Come sarebbe giusto che Teeteto e tu dividiate, dal momento
che voi due capite la geometria.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Con la diagonale e di nuovo con la diagonale della diagonale.(3)
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: La natura, di cui  fornita la stirpe di noi uomini, ha forse
generato, per il nostro camminare, qualcosa di diverso dalla diagonale
che  in potenza due piedi?
SOCRATE IL GIOVANE: Nulla di diverso.
STRANIERO: E la natura che appartiene al restante genere avviene a sua
volta sulla base di una diagonale che ha come potenza la diagonale della
nostra potenza, se  vero che  stata generata due volte due piedi.
SOCRATE IL GIOVANE: Come non potrebbe essere? Comprendo quel che vuoi
spiegare.
STRANIERO: Inoltre non possiamo osservare, Socrate, un'altra di quelle cose
che giustamente si potrebbero ritenere degne di riso e che ci  capitata
mentre dividevamo?
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Il nostro genere umano  stato unito in sorte e posto in
concorrenza con il genere pi semplice e insieme pi facile a trattarsi.(4)
SOCRATE IL GIOVANE: Vedo l'assurdit in cui ci siamo imbattuti.
STRANIERO: E allora? Non  logico che ultimo giunga il pi lento?
SOCRATE IL GIOVANE: S, avviene cos.
STRANIERO: Non ci rendiamo conto di questo, che ancor pi ridicolo appare
il re che  in concorrenza con il gregge, e che, correndo, si mette in
competizione con colui che fra gli uomini  il pi allenato in questa
agevole vita?
SOCRATE IL GIOVANE: Ma certamente.
STRANIERO: Ora, Socrate,  maggiormente chiaro quel che si detto
allora nella ricerca intorno al sofista.(5)
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Vale a dire che in base a questo procedimento di condurre
i discorsi, non ha pi importanza ci che  pi dignitoso
rispetto a ci che non lo , e questo metodo non svaluta affatto
ci che non ha alcun valore rispetto a ci che ha pi valore, ma
tende di per s a cogliere la verit pi pura.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra verosimile.
STRANIERO: Dunque, dopo di ci, perch tu non mi preceda domandandomi
la via pi breve di cui si parlava quando si cercava un termine per
il re, non sar io stesso a precederti?
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente s.
STRANIERO: Dico che allora si doveva dividere direttamente il
genere degli animali che camminano sulla terra in bipedi e quadrupedi,
ma osservando che il genere umano era ancora legato in sorte
con il solo genere degli alati, bisognava dividere di nuovo il
gruppo dei bipedi nell'essere sprovvisti di piume e nell'esserne
provvisti, e fatta questa divisione e avendo ormai messo in luce
l'arte del condurre al pascolo gli uomini, portando l'uomo politico e
regio per collocarlo come un auriga su di essa, gli si dovevano
consegnare le redini dello Stato, poich gli sono familiari
e poich possiede questa scienza.
SOCRATE IL GIOVANE: Va bene, come se avessi pagato il debito, hai
pronunciato questo discorso, aggiungendo come interesse la digressione
e saldandolo completamente.
STRANIERO: Avanti, riassumiamo il discorso sul nome da assegnare
all'arte del politico, riprendendolo dall'inizio fino alla fine.
SOCRATE IL GIOVANE: Ma certamente.
STRANIERO: Della scienza conoscitiva vi era per noi all'inizio
una parte relativa al comando: una sua parte, rappresentata secondo
un'analogia, fu definita "preposta al comancfo assoluto".
L'allevamento degli animali viventi fu a sua volta separato dall'arte
del comando assoluto come fosse un suo genere, e non di poco conto: e
una specie dell'allevamento degli animali viventi fu quello
dell'allevamento in gruppo, dal quale a sua volta fu distinta la scienza
del condurre al pascolo gli animali che camminano.
Da quest'ultimo genere fu separata in particolare l'arte di allevare
animali senza corna. E quanto alla parte di essa che non  la meno
importante, si devono intrecciare tre definizioni insieme, se
si vuole raccoglierla in un solo nome, chiamandola "scienza del condurre
al pascolo animali di razza non incrociata". E quella sezione che si separa
da quest'ultima, l'unica ancora rimasta per il gregge bipede e che si
occupa del guidare gli uomini, proprio questa  ormai l'oggetto della
ricerca, e l'abbiamo chiamata "arte del regnare" e "politica" nello
stesso tempo.
SOCRATE IL GIOVANE: Ma certamente.
STRANIERO: E veramente, Socrate, abbiamo compiuto questa ricerca cos
come tu ora hai detto?
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Abbiamo trattato l'argomento proposto in modo assolutamente
esaustivo? Oppure proprio questo principalmente la ricerca ha tralasciato,
di svolgere s il discorso, ma di non elaborarlo in modo del tutto esaustivo?
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Tenter di rendere ancora pi chiaro a noi due quel che ora penso.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi parlare.
STRANIERO: Fra le numerose arti che prima ci sono apparse e che
sono preposte al condurre le greggi degli animali viventi, non era forse
una sola la politica e di un solo gruppo si occupava?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Il discorso ha appurato che questa non  la scienza che si occupa
del nutrimento dei cavalli n delle altre fiere, ma dell'allevamento in
comune degli uomini.
SOCRATE IL GIOVANE:  cos.
STRANIERO: Osserviamo la differenza che passa fra tutti i pastori e i re.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Osserviamo il caso in cui uno degli altri che possiede il
nome di un'altra arte gli dica e pretenda d voler diventare
insieme a lui allevatore del gregge.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: I commercianti, ad esempio, e i contadini e tutti i
fornai, e inoltre i maestri di ginnastica e la classe dei medici,
tu sai che tutti costoro potrebbero assolutamente contendere con il
ragionamento con i pastori che conducono al pascolo il genere
umano, e che abbiamo chiamato "politici", dal momento che essi
stessi si prendono cura dell'allevamento umano, e non solo del
gregge degli uomini, ma anche di quello dei loro capi?
SOCRATE IL GIOVANE: Parlerebbero in modo corretto?
STRANIERO: Forse. Questo lo vedremo, per ora sappiamo che nessuno
entrer in controversia con l'allevatore di buoi su nessuna di
queste argomentazioni, ma egli stesso, l'allevatore di buoi, si
occupa del nutrimento delle mandrie,  medico,  come un paraninfo,
e riguardo al parto e alla cura dei neonati  l'unico in grado di
conoscere l'arte ostetrica. E ancora, per quanto i suoi piccoli nati
ricevano in parte quella quantit di gioco e di musica concessa dalla
natura, nessun altro  pi capace di lui nell'addolcirli e
nell'addomesticarli rendendoli mansueti ed essendo perfettamente in
grado di eseguire la musica per il suo gregge mediante gli strumenti
e la nuda bocca. Lo stesso comportamento vale per gli altri pastori. O no?
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Come dunque il nostro discorso intorno al re pu rivelarsi
corretto e inattaccabile, quando lo consideriamo pastore e allevatore
del gregge umano, privilegiando nella scelta lui solo, anche se molti
altri rivendicano quel primato?
SOCRATE IL GIOVANE: Non pu esserlo affatto.
STRANIERO: Dunque poco fa avevamo ragione di temere sospettando di
aver colto con il discorso la forma del potere regale, ma di non essere
stati capaci di delineare con precisione la figura del politico, cosa
che non potr mai accadere fin tanto che, liberandolo da coloro che
gli si sono riversati addosso e da quelli che gli sono avversari per
quanto riguarda i diritti sulla pastorizia, e separatolo da quelli,
riusciremo a mostrarlo da solo e nella sua purezza.  giusto?
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Dobbiamo far ci, Socrate, se non vogliamo che alla
fine il nostro discorso sia screditato.
SOCRATE IL GIOVANE: No, non dobbiamo assolutamente far questo.
STRANIERO: Partendo da un altro principio dobbiamo di nuovo percorrere
un'altra strada.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Mescolando nel discorso un gioco, per cos dire. Dobbiamo
servirci di una parte cospicua di un mito importante, e per il resto,
come prima, distinguendo una parte da un'altra, giungeremo al vertice
della nostra ricerca. Non  giusto cos?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Presta attenzione al mio mito, come fanno i bambini: in
fondo non hai lasciato da molti anni i giochi di bambino.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi parlare.
STRANIERO: Fra i racconti di un tempo - e molti altri ve ne saranno
ancora - vi era anche il presagio che riguarda quella che fu chiamata
la contesa di Atreo e di Tieste.(6) Hai certamente ascoltato e ricordi
quel che dicono che accadde allora.
SOCRATE IL GIOVANE: Alludi forse all'indizio divino rappresentato
dall'agnello dal vello d'oro?
STRANIERO: Nient'affatto, ma al mutamento del tramonto e del levar del
sole e degli altri astri, poich dove ora si levano, in quel luogo allora
tramontavano, mentre sorgevano dalla parte opposta, sin quando il dio,
avendo reso testimonianza ad Atreo, mut il corso degli astri nella fase
attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: In effetti si dice anche questo.
STRANIERO: E da molti abbiamo udito della sovranit di Crono.(7)
SOCRATE IL GIOVANE: Da moltissimi, direi.
STRANIERO: E allora? E sul fatto che anticamente si veniva generati
dalla terra e non secondo accoppiamenti reciproci?
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questa  una di quelle cose che anticamente
si  raccontata.
STRANIERO: Tutte queste cose traggono origine da una medesima
condizione, e, oltre a queste, innumerevoli altre e ancora pi
meravigliose di queste, ma per la quantit di tempo trascorsa
alcune di esse sono andate perse, altre invece ci sono giunte in
ordine sparso e si narrano ciascuna separata da un'altra. Ora si
deve parlare di quella condizione che fu responsabile di tutti
questi racconti e che nessuno mai disse: una volta spiegata,
ci servir per le nostre argomentazioni riguardanti il re.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici benissimo. Parla senza tralasciare nulla.
STRANIERO: Ascolta. Questo universo ora  lo stesso dio che lo guida
insieme nel cammino e lo segue nei suoi movimenti, ora lo lascia andare,
quando i movimenti circolari dell'andata abbiano ormai raggiunto il
limite di tempo prestabilito, e di nuovo, muovendosi spontaneamente,
volge la sua orbita dalla parte opposta, poich  un essere vivente che
ha ottenuto in sorte un'intelligenza per opera di colui che lo ha
costituito in principio. Questo ritornare indietro  di necessit generato
dentro di lui per questa ragione.
SOCRATE IL GIOVANE: Per quale?
STRANIERO: Conviene identificare la condizione per cui si  identici
a se stessi e sempre allo stesso modo solamente con ci che pi
di tutto  divino, mentre la natura del corpo non appartiene a
questo ordine. Ci che noi abbiamo chiamato "cielo" e "cosmo"
ha ricevuto da chi lo ha generato molti attributi divini, ma
prende parte anche della natura del corpo: da questo fatto
deriva che gli  impossibile non prendere assolutamente parte
del mutamento, anche se per quanto gli  possibile, stando quanto
pi pu identico a se stesso, si muove di un solo movimento.
Perci assunse il moto di circonvoluzione, proprio perch minima
fosse la deviazione del suo movimento. A nessuno  consentito
volgere da s continuamente se stesso se non a colui che guida
tutti i corpi che si muovono: ma d'altra parte non gli  concesso
muoversi ora in un senso, ora in quello contrario. In base a
tutto ci non dobbiamo affermare n che sia il cosmo stesso a muovere
sempre se stesso, n che sia sempre interamente fatto ruotare
dal dio secondo movimenti circolari che siano di due tipi diversi
ed opposti, n che lo volgano due di che hanno intendimenti
opposti fra loro, ma come  stato detto poco fa e ora  l'unica
cosa che rimane, e cio che ora  condotto da una causa divina
da esso diversa, procurandosi nuovamente la vita e ricevendo
dall'artefice l'immortalit ristoratrice, ora invece, quando
viene lasciato, si muove da solo, e l'abbandono avviene in un
occasione tale che possa percorrere al suo ritorno molte decine di
migliaia di orbite, per il fatto che essendo un complesso enorme
e assai equilibrato si muove poggiando su un piede piccolissimo.
SOCRATE IL GIOVANE: Tutto quello che hai trattato mi sembra assai verosimile.
STRANIERO: Dopo aver riflettuto su quel che abbiamo appena
detto, osserviamo quella condizione che prima abbiamo affermato che sia
responsabile di tutti gli eventi prodigiosi. Ed ecco questa condizione.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Essa consiste nel fatto che il movimento circolare del
tutto ora si svolge secondo il movimento attuale, ora al contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: E qual  il nesso allora con quei miti?
STRANIERO: Si deve ritenere che questo mutarsi sia fra tutti i movimenti
che avvengono nel cielo quello pi imponente e pi completo.
SOCRATE IL GIOVANE:  verosimilmente cos.
STRANIERO: Dunque bisogna pensare che imponenti mutamenti si verifichino
allora anche in noi che abitiamo all'interno di esso.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo fatto mi pare verosimile.
STRANIERO: Non sappiamo che la natura degli animali viventi sopporta
di malanimo i mutamenti di grande portata, numerosi e della specie pi varia?
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Necessariamente avvengono dunque in quell'occasione
gli stermini pi grandi degli altri animali, e anche il genere
degli uomini sopravvive in piccola parte: riguardo a costoro
avvengono altri patimenti, numerosi, incredbl e inaspettati, ma
questo  il pi importante e che si accompagna al rivolgimento
dell'universo, allorquando avviene il mutamento della direzione
nel senso opposto a quello attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Quell'et che ciascuno degli animali viventi aveva,
questa per prima fra tutte si ferm, e tutto quanto era mortale
cess di procedere verso la vecchiaia senza avere pi i tratti
distintivi di questa et, e mutando direzione in senso contrario
veniva generato pi giovane e pi tenero: i capelli bianchi
dei pi vecchi diventavano neri, le guance lisce di coloro che portano
la barba portavano di nuovo ciascuno verso la primavera trascorsa,
e i corpi dei giovani, diventando ogni giorno e ogni notte lisci e
pi piccoli, tornavano nuovamente alla natura di neonati, simili
ad essi sia nell'anima sia nel corpo. Da questo punto in poi,
consumandosi ormai, scomparivano del tutto. D'altro canto, i cadaveri
di chi in quel tempo moriva di morte violenta, facendo esperienza di
questi stessi eventi, rapidamente scomparivano e in pochi giorni
venivano annientati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come si generavano, in quel tempo, straniero,
gli animali viventi? E in che modo nascevano gli uni dagli altri?
STRANIERO:  chiaro, Socrate, che in quel tempo la natura non
consentiva gli accoppiamenti reciproci, mentre quel genere che
allora si diceva che nascesse dalla terra, proprio questo in quel
tempo esisteva, il quale appunto ritornava alla vita dalla terra, e
di questo genere conservavano memoria i nostri primi antenati,
che vivevano nel tempo che seguiva la fine del ciclo precedente,
e che dunque nascevano all'inizio di questo: di questi discorsi
cui molti ora ingiustamente non prestano fede, costoro si fecero
araldi per noi. Bisogna, credo, considerare quello che avviene
successivamente. Questo infatti  quel che segue al ritorno dei
vecchi alla natura di bambini, e cio che da morti che sono e che
nella terra si trovano, tornando ivi nuovamente a ricomporsi ed
essendo richiamati in vita, seguono la direzione della nascita
che ritorna indietro, prendendo la direzione opposta; ed essendo
di necessit generati, secondo questo discorso, come figli della
terra, assumono cos il nome e la definizione, per quanti di essi
il dio non condusse verso un'altra sorte.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo  senza dubbio ci che viene dopo
quella situazione precedente. Ma quella vita che tu dici che si
svilupp al tempo della potenza di Crono si verific in quei cicli
o in questi?  chiaro che negli uni e negli altri cicli accade
che si venfica il mutarsi del moto degli astri e del sole.
STRANIERO: Hai seguito bene il discorso. Quanto alla tua domanda
sul fatto che tutto veniva generato spontaneamente per gli uomini
non riguarda affatto il ciclo che c' ora, ma anche questo
si verificava in quello anteriore. Allora il dio guidava
innanzitutto la stessa rotazione, prendendosene totalmente cura, e - cosa
che avviene allo stesso modo anche adesso in alcuni luoghi - tutte le
parti del cosmo venivano ripartite dagli di che le governavano: e dei
demoni divini come fossero pastori avevano ripartito anche gli animali
viventi secondo i generi e i gruppi, e ciascuno bastava in tutto a ciascun
gruppo essendo esso stesso pastore, sicch non vi era nessun essere
selvatico e nessuno procurava cibo all'altro, e non esisteva affatto guerra
n rivolta. Ma vi sarebbe molto altro da dire riguardo a quel che segue a
tale assetto dell'universo. Quanto si dice degli uomini e della loro
vita in cui tutto si generava spontaneamente, si  detto per questo
motivo. Il dio li guidava ed era loro capo, come adesso gli uomini,
che sono animali pi vicini alla natura divina, portano al pascolo
le altre specie a loro inferiori: quando il dio li portava al
pascolo non vi erano forme di governo, n acquisti di donne e di
figli. Tutti ritornavano in vita dalla terra, e non vi era alcun
ricordo delia situazione precedente: questi beni allora mancavano,
per avevano abbondanza di frutti dagli alberi e da molta altra
vegetazione, senza esser generati mediante l'agricoltura, ma offerti
spontaneamente dalla terra. Nudi e senza coperte vivevano trascorrendo
la maggior parte del tempo all'aria aperta: le stagioni erano temperate
pereh non provassero dolore, e avevano confortevoli letti costituiti
dall'erba abbondante che cresceva di continuo dalla terra. La vita di
cui stai ascoltando il racconto, Socrate,  quella di coloro che vissero
al tempo di Crono: questa di adesso, invece, che il discorso indica come
del tempo di Zeus, tu stesso la stai sperimentando di persona. Saresti in
grado e vorresti giudicare la pi felice fra queste due esistenze?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Vuoi che io giudichi per te in qualche modo?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se allora coloro che furono allevati da Crono, avendo
essi molto tempo a disposizione e la possibilit di poter incontrarsi
e discorrere non solo con gli uomini, ma anche con le bestie, si
servivano di tutte queste circostanze favorevoli per la filosofia,
conversando con gli animali e fra loro, e cercando di sapere da tutte
le specie se una che in possesso di una particolare capacit avesse
mai fatto esperienza di qualcosa che si distinguesse dal resto
nell'accrescere il capitale dell'intelligenza, si giudicher facilmente
il fatto che vi  un'immensa differenza, in relazione alla felicit,
fra quelli che vivono adesso e quelli che vivevano allora: ma se
riempiendosi a saziet di cibo e di bevande conversavano fra loro
e con gli animali dicendo quel che vien detto di essi anche ora,
anche questo, secondo quel che mi sembra,  assai facile da giudicare.
Tuttavia lasciamo perdere queste cose, finch non compaia qualcuno
capace di spiegarci se quelli che vissero in quel tempo avessero
desiderio della scienza e del far uso dei discorsi: noi dobbiamo
parlare del motivo per cui abbiamo risvegliato il mito affinch possiamo
portare a compimento quello che ci resta ancora da dire dopo questo.
Dopo che il tempo di tutti questi eventi ebbe fine, e bisognava che
il mutamento avvenisse, e tutto il genere di coloro che si erano
generati dalla terra era ormai annientato, avendo ogni anima pagato
il debito mediante la generazione di tutte le specie, e ricadendo
sulla terra sotto forma di semi tante volte quante a
ciascuna era stato ordinato, allora il timoniere dell'universo,
come lasciando la barra dei timoni, si ritir nella sua
vedetta, e a quel punto il destino e un innato desiderio fecero
di nuovo fare una conversione al cosmo. Tutti gli di che governavano
nei loro luoghi insieme alla divinita pu importante, riconoscendo ormai
quel che era avvenuto, lasciarono le parti del cosmo di cui essi si
occupavano: e quello, mutando direzione e scontrandosi nelle sue parti,
messo in moto dagli opposti impulsi, uno al principio e l'altro alla fine,
provocando in esso una grande scossa, determin un altro sterminio di
animali d'ogni sorta. Dopo questi eventi, trascorso il tempo necessario,
facendo ormai cessare il tumulto e lo scompiglio, e ottenuta la calma
dopo quegli sconvolgimenti, esso si dispose in modo da mantenere il ritmo
consueto della sua corsa, avendo cura e forza esso stesso delle
cose che avvenivano in s e di se stesso, cercando di ricordare, per
quanto possibile, l'insegnamento del suo artefice e padre. In
principio dunque realizzava questo in modo pi preciso, alla fine
invece in modo pi fiacco: causa di questo  la sua parte corporea
che vi  nella mescolanza, che  la propriet congenita della
natura di un tempo, poich partecipava di un grande disordine
prima di giungere all'ordine attuale. Tutto il bene di cui  provvisto
lo possiede in virt di colui che lo ha escogitato: ma da quella
sua condizione di un tempo riceve tutte quante le difficolt e i
difetti che sono nel cielo, e le riproduce negli animali viventi.
Quando allevava in s gli animali insieme al suo pilota, le
cose che non andavano erano di poco conto, mentre vi generava
grandi beni: quando invece si separa da quello, immediatamente
dopo l'abbandono guida sempre tutte le cose nel modo migliore,
ma andando avanti nel tempo e ingenerandosi in esso l'oblio,
prende sempre pi potere la sua antica condizione di mancanza
d'armonia, e alla fine del tempo ecco che degenera, e i beni
hanno scarso valore, mentre, facendo un'abbondante fusione dei mali
corrispondenti, corre il rischio di giungere alla distruzione di se
stesso e delle cose che sono in esso. Perci il dio che gi un
tempo lo ha ordinato, vedendo che si trova in difficolt, preoccupato
che quello, trovandosi nella tempesta e nello scompiglio, si annienti
e affondi nel mare infinito della dissomiglianza, tornando
nuovamente a sedere presso il timone di quello, volgendo in
un'altra direzione ci che era stato attaccato dal morbo o si
era dissolto nella fase precedente, quando il cosmo era stato
abbandonato a se stesso, lo ordina e, raddrizzandolo, lo rende
immortale e senza vecchiaia. Questa  la fine delle cose che
abbiamo raccontato: per quanto riguarda l'argomentazione del re
 sufficiente collegarci al discorso di prima. Avendo il cosmo
mutato direzione, e presa la strada che porta alla generazione di
adesso, l'et di nuovo si ferm, e si ripetevano fatti nuovi e opposti
a quelli di prima. Crescevano gli animali viventi che poco mancava
che scomparissero per la piccolezza, mentre i corpi appena nati dalla
terra, diventati vecchi, di nuovo morivano e scendevano nella terra.
Anche tutte le altre cose mutavano, imitando e accompagnando ci che
l'universo provava, e anche l'imitazione della gravidanza, della nascita, e
dell'allevamento si accompagnava di necessit all'andamento in generale:
non era pi possibile che l'animale venisse generato nella terra a
causa dell'accordo di elementi eterogenei, ma come all'universo era
stato ordinato di essere signore assoluto del suo cammino, cos allo
stesso modo anche alle stesse sue parti era provenuto l'ordine da
una simile direzione, per quanto era possibile, di concepire da sole,
di generare, e di allevare. E siamo ormai arrivati alla ragione per cui
tutto il discorso si  messo in moto.
Sugli altri animali ci sarebbe molto da dire e si potrebbe fare
una lunga esposizione sull'origine da cui ciascuna ha mutato il suo
corso e sulla ragione di ci: sugli uomini invece il discorso 
pi breve, e pi conveniente in questa sede. Privati della cura di
quel dio che ci possedeva e che ci guidava al pascolo, tutti gli
altri numerosi animali che avevano natura feroce diventarono selvatici,
mentre gli uomini stessi, deboli e senza protezione, venivano
sbranati da quelli, e in quei tempi primitivi erano ancora
senza mezzi n risorse, poich era mancata l'alimentazione spontanea,
e non sapevano procurarsela, per il fatto che in precedenza non erano
stati costretti da necessit alcuna. Per tutti questi motivi erano
venuti a trovarsi in difficolt enormi. Di qui provengono i doni,
come anticamente si narra, donati a noi dagli di insieme al necessario
insegnamento ed educazione: il fuoco da Prometeo,(8) e le arti da Efesto (9)
e dalla sua compagna d'arte,(10) i semi e le piante da altri. E tutto quanto
 servito a stabilire la vita umana  provenuto da questi doni, dal momento
che, come si  appena finito di dire, gli di smisero di occuparsi
degli uomini, e questi dovevano da soli guidare se stessi e aver cura
di s, come tutto il cosmo, a imitazione del quale e nella cui
compagnia viviamo e siamo per tutto il tempo generati, ora in questo
modo, un tempo in quell'altro. Abbia cos termine il mito, e noi lo
useremo per vedere quanto abbiamo sbagliato mostrando nel discorso
precedente l'uomo regale e quello politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Come e quanto grave  l'errore che tu dici
che abbiamo causato?
STRANIERO: Da un lato  cosa di poco conto, dall'altro  assai dannoso
e ben maggiore e pi grave di quanto mi sembrava allora.
SOCRATE IL GIOVANE: In che senso?
STRANIERO: L'errore consiste nel fatto che, interrogati sul re e
sul politico che provengono dal ciclo attuale e dalla generazione
attuale, abbiamo detto del pastore che proviene dal ciclo opposto
che guidava le mandrie umane di allora, e per di pi divino anzich
mortale, e proseguendo in questa direzione siamo andati del tutto
fuori strada: quanto invece al fatto che lo abbiamo messo in rilievo
come colui che governa tutto lo Stato, senza dire in che modo lo
diventi, pur avendo detto in questo senso il vero, non si  detto
tutto e nemmeno in modo chiaro, e per questa ragione, anche se meno
gravemente di quell'altra circostanza, abbiamo sbagliato.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: Bisogna allora che, delineando a quanto pare il modo
con cui governa lo Stato, speriamo di fornire cos in maniera
compiuta la definizione di uomo politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Per queste ragioni abbiamo anche presentato il mito,
perch, riguardo all'allevamento in gruppo, si potesse
dimostrare non solo che tutti lo pretendono, in concorrenza con
colui che rappresenta l'oggetto della nostra ricerca, ma anche
perch osservassimo con maggior chiarezza che colui al quale
unicamente spetta, secondo l'esempio dei pastori e degli allevatori
di buoi, di aver cura dell'allevamento umano,  anche l'unico
degno di portare quel nome.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Credo, Socrate, che questo ritratto del pastore divino
sia ancora troppo sproporzionato rispetto al paragone con il re,
poich gli uomini politici che vivono adesso sono simili a
quelli che da essi sono governati, soprattutto se si considerano i
loro caratteri, e sono molto pi vicini anche per quanto riguarda
l'educazione e l'allevamento di cui prendono parte.
SOCRATE IL GIOVANE: Senza dubbio.
STRANIERO: Non servirebbe n poco n molto farne oggetto della
nostra ricerca, sia che si generino in un modo o in quell'altro.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Ritorniamo nuovamente indietro di qui. A proposito di
quella che dicevamo che fosse arte del potere assoluto per gli
animali viventi, che si prendeva cura non di uno solo ma di tutti
insieme, e che allora chiamammo direttamente "arte dell'allevamento
in gruppo", ti ricordi ancora?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Riguardo a quest'arte in un certo senso abbiamo sbagliato: non
siamo stati assolutamente in grado di comprendere in essa
l'uomo politico n di assegnargli un nome, ma si  celato alla
nostra vista sfuggendo alla definizione che volevamo assegnargli.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Sono tutti gli altri pastori che prendono parte all'allevamento
delle singole mandrie, mentre l'uomo politico non vi prende parte: ma
noi gli abbiamo comunque assegnato il nome da ci, mentre gli
si doveva assegnare il nome di un qualcosa comune a tutti questi.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici la verit, se mai esisteva tale nome.
STRANIERO: Perch non si poteva dire che il prendersi cura era un'attivit
comune a tutti, quando non si delineasse n come allevamento n come
un'altra attivit? Ma se l'avessimo chiamata "arte di prendersi cura
del gruppo" o "arte di prendersi cura" o "di averne premura", in base a
tutte queste definizioni ci sarebbe stato possibile comprendere anche
il politico insieme agli altri, dal momento che questa  l'indicazione
che ha fornito il discorso.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto. Ma secondo quale criterio avremmo fatto,
dopo d ci, la divisione?
STRANIERO: Secondo gli stessi criteri che abbiamo adottato prima,
dividendo l'arte dell'allevare in gruppo in esseri che camminano
e in esseri che non volano, in quelli che non permettono incroci
di razze e in quelli senza corna, e dividendo secondo questi stessi
criteri anche la scienza che si prende cura del gruppo, avremmo
ugualmente fatto rientrare nel discorso la sovranit regale di
adesso e quello in vigore all'epoca di Crono.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra logico. Ma ora voglio ricercare che
cosa avviene dopo di ci.
STRANIERO:  chiaro che se avessimo enunciato in questo modo la
definizione di "arte che si occupa del gruppo", non sarebbe
mai successo che alcuni venissero in controversia con noi perch
non esiste affatto la cura di qualcosa. come allora fu giustamente
contestato che non vi era alcuna arte in noi degna di essere
chiamata "dell'allevare", e quand'anche ve ne fosse una, spetterebbe
a molti prima e piuttosto che ad un re.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: D'altro canto nessun'altra arte, prima e di pi di
quella del regnare, avrebbe la pretesa di affermare di essere l'arte di
prendersi cura di tutta quanta la comunit umana e di esercitare
il suo potere su tutti gli uomini.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici bene.
STRANIERO: Dopo di ci, Socrate, comprendiamo che proprio avvicinandoci
alla fine sbagliavamo di frequente.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Questo: che se anche ci rendevamo assolutamente conto che vi
era un'arte che si prendeva cura del gruppo dei bipedi, per nulla al
mondo dovevamo chiamarla direttamente "del regnare" e "politica", come
se la distinzione fosse cos compiuta.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Innanzitutto, ed  quel che stiamo dicendo, bisognava
modificare il nome, orientandolo verso la cura piuttosto che verso
l'allevamentO, in secondo luogo potevamo dividerla: e non di poco conto
potrebbero ancora essere queste divisioni.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali?
STRANIERO: Quella per cui avremmo potuto in un certo senso dividere
il pastore divino da chi si prende cura del genere umano.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Una volta divisa questa arte del prendersi cura, sarebbe
stato di nuovo necessario separarla in due parti.
SOCRATE IL GIOVANE: In quali?
STRANIERO: In base alla costrizione violenta e alla volontaria accettazione.
SOCRATE IL GIOVANE: Perch?
STRANIERO: Anche su questo punto prima abbiamo sbagliato, facendo la
questione pi semplice del necessario, e volendo considerare alla
stessa stregua il re e il tiranno, mentre essi sono quanto di pi
dissimile ci sia, e cos anche il modo con cui l'uno e l'altro
esercitano il potere.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: Ora, correggendo nuovamente, come dicevo, separiamo in due
l'arte del prendersi cura del genere umano, in costrizione violenta
e volontaria accettazione?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E chiamando "tirannica" quell'arte di chi si impone con la
violenza, e "politica" quella che volentieri si prende cura degli animali
viventi bipedi, i quali volentieri la accettano, non possiamo dimostrare
che chi possiede quest'arte e si assume questa cura  realmente un re e
un politico?
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi, straniero, che le nostre argomentazioni
sull'uomo politico abbiano in questo modo termine.
STRANIERO: Sarebbe bello per noi, Socrate. Su questo punto non dovresti
pensarla cos solo tu, ma anch'io, con te, di comune accordo. Ora, secondo
la mia opinione, non mi pare che noi abbiamo ancora terminato di delineare
la figura del re, ma come scultori che, affaticandosi talvolta
inopportunamente, lavorano con lentezza perch a ciascuna delle loro
opere aggiungono ornamenti che sono pi numerosi e pi grandi del dovuto,
anche adesso noi, per chiarire rapidamente e in modo assai conveniente
l'errore che abbiamo commesso nella trattazione di prima, ritenendo
che per il re convenisse realizzare un grande modello, assumendoci
l'onere della grandiosa mole del mito, siamo stati costretti a usarne
una parte pi ampia del necessario: perci abbiamo allungato troppo
il racconto, e non abbiamo affatto posto una conclusione al mito, ma
il nostro discorso, come un animale dipinto, pare che abbia il contorno
esterno sufficientemente delineato, ma non abbia assunto l'evidenza che
si ottiene con i colori e con le combinazioni di colori. Ma pi del
disegno e di tutta l'opera della mano,  chiaro che con il discorso e la
parola conviene rappresentare l'animale vivente nella sua interezza
per chi pu seguire: per gli altri attraverso l'opera della mano.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo  giusto: mostraci dove ancora tu dici
che non abbiamo parlato in modo adeguato.
STRANIERO:  difficile, mio caro, spiegare adeguatamente qualcosa
di molto grande senza far uso di modelli. Ciascuno di noi corre il
rischio di non riconoscere pi da sveglio tutto quel che sapeva in sogno.
SOCRATE IL GIOVANE: Che senso ha quello che dici?
STRANIERO: Assai fuor di luogo, a quanto pare, devo aver messo in
movimento, nella presente circostanza, quella condizione che  in
noi riguardante la scienza.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Anche il modello stesso, o uomo beato, ha bisogno a sua volta
del modello.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora? Parla, senza indugiare per riguardo nei
miei confronti.
STRANIERO: Bisogna parlare, visto che anche tu sei pronto a seguirmi.
Noi sappiamo che i bambini, quando hanno appena imparato le lettere...
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Sappiamo che riconoscono sufficientemente bene ciascuna lettera
quando si trova nelle sillabe pi brevi e in quelle pi facili, e diventano
capaci di osservarle con chiarezza.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Non riconoscendo di nuovo queste stesse lettere in altre sillabe,
si ingannano nell'opinione e nella parola.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E questo metodo qui non sar assai facile e bello per
condurli verso cio che ancora non conoscono?
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Riportarli prima davanti a quelle sillabe nelle quali
avevano una corretta opinione di quelle stesse lettere, e dopo
averli riportati, metterli di fronte a ci che ancora non 
conosciuto, e, facendo un confronto, dimostrare la somiglianza e
la natura che vi  nell'una e nell'altra combinazione, finch,
ponendo accanto a tutte le lettere non conosciute quelle di cui si
ha corretta opinione, queste ultime siano indicate con chiarezza,
e indicatele, e diventate cos dei modelli, permettano di dare il
nome a ciascuna lettera che si trovi in ciascuna sillaba, quando 
diversa e come lo  rispetto alle altre, quando  identica e
come lo  rispetto a se medesima.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Non abbiamo dunque compreso in modo adeguato
questo, e cio che il modello nasce allorquando ci che  identico,
disperdendosi nel diverso, viene correttamente riconosciuto,
e, dedotto sia nell'uno che nell'altro, determina una sola vera
opinione che si riferisce ad entrambi?
SOCRATE IL GIOVANE: S, mi sembra.
STRANIERO: Adesso dovremmo stupirci se la nostra anima, che per
natura prova questa stessa cosa in relazione agli elementi costituenti
di tutte le cose, ora  unita dalla verit in relazione a ciascun
elemento che sia elemento costitutivo di qualche cosa, ora in
relazione a tutti gli altri elementi che ineriscono ad altre
cose si lascia trasportare, e congettura corrette opinioni solo in
merito ad alcuni elementi di queste stesse combinazioni, ma questi
stessi elementi non li sa riconoscere quando sono posti in mezzo a
grandi e non facili complessi di cose?
SOCRATE IL GIOVANE: Non c' affatto da stupirsi.
STRANIERO: Come, amico, si potrebbe, partendo da una falsa opinione,
giungere alla verit, e arrivando anche ad una piccola parte di essa,
procacciarsi l'intelligenza?
SOCRATE IL GIOVANE: Non sarebbe affatto possibile.
STRANIERO: Se dunque queste cose sono generate in questo modo,
non ci potremmo sbagliare, tu ed io, se, avendo dapprima cercato
di osservare la natura di un modello preso nella sua totalit in un
altro piccolo modello preso parte per parte, dopo intendessimo,
attribuendo quella medesima specie da quelle meno significative
a quella pi importante dell'essere re, provare a conoscere,
attraverso un modello, la cura degli affari della citta condotta a
regola d'arte, perch diventi realt quel che prima per noi era sogno?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente  giusto.
STRANIERO: Bisogna ritornare di nuovo al discorso di prima, e cio che,
dal momento che numerosissime persone contendono al genere regio la cura
dello Stato, bisogna separare tutti costoro e lasciare quello da solo,
e per questa ragione dicevamo di avere bisogno di un modello.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Quale modello il cui ambito di applicazione sia lo
stesso di quello della politica, di grandezza assai limitata, si
potrebbe usare come termine di paragone per scoprire adeguatamente
quel che stiamo ricercando? Vuoi che scegliamo, per Zeus,
Socrate, se non abbiamo altro a portata di mano, l'arte del
tessere? E questa, se ti pare giusto, non la scegliamo tutta? Sar
forse sufficiente quell'aspetto che riguarda la tessitura della lana:
probabilmente questa sua parte, una volta che  stata scelta, ci
dar tesimonianza di ci che noi vogliamo indagare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Perch anche adesso non facciamo per l'arte del tessere
la stessa cosa che abbiamo fatto prima, quando, separando le varie
parti e le parti delle parti, abbiamo diviso ciascuna
di esse, e, passato in rassegna il pi brevemente possibile
tutto quanto, ritorniamo a ci che ora ci interessa?
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Ti dar come risposta la mia stessa trattazione.
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici va benissimo.
STRANIERO: Tutto quanto ci fabbrichiamo e ci procuriamo o ci serve
per far qualcosa oppure rappresenta un riparo per non subire
qualcosa e fra i mezzi di riparo alcuni sono antidoti divini e
umani, altri sono strumenti di difesa. Fra questi strumenti
di difesa vi sono le armi per far guerra e ripari per difendersi: e
fra questi ripari vi sono le tende e le difese che servono contro il
freddo e il caldo. E fra queste difese vi sono i tetti e le coperture:
e di queste coperture alcuni sono tappeti, altri indumenti. E fra
gli indumenti alcuni risultano d'un solo pezzo, altri uniti di pi
pezzi: di questi ultimi alcuni sono cuciti, altri sono senza
cuciture. Fra questi alcuni sono costituiti di nervi vegetali,
altri animali: di questi ultimi alcuni sono incollati con l'acqua e la
terra, altri stanno insieme da soli. A questi ripari e coperture che
sono realizzati con elementi che stanno insieme da soli diamo il
nome di "vestiti" e quest'arte che si occupa soprattutto del
confezionamento dei vestiti ora la chiamiamo, prendendo il nome
dalla sua attivit, "arte del confezionare vestiti", cos come
allora avevamo chiamato l'arte che si occupa del governo dello
Stato "politica"? E diciamo che l'arte del tessere, occupando la
parte pi importante nel confezionare i vestiti non differisce per
nulla, se non nel nome, dall'arte del confezionare vestiti, come
allora quella del re da quella del politico?
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: Dopo di ci dovremo concludere che, riguardo all'arte
del tessere i vestiti, esposta in questi termini, un tale forse
potrebbe pensare che si sia parlato a sufficienza, non essendo
forse in grado di capire che non si  ancora distinta dalle arti
ausiliarie che ad essa sono vicine, mentre  stata separata da
molte arti a lei connaturate.
SOCRATE IL GIOVANE: Da quali arti a lei connaturate? Dillo.
STRANIERO: A quanto sembra non hai seguito il discorso: mi pare si
debba tornare indietro, cominciando dalla fine. Se infatti comprendi
il concetto di parentela, questa ora noi l'abbiamo separata
da quell'arte, dividendo l'insieme delle coperture in quelle che ci
si mette intorno e in quelle che si mettono sotto.
SOCRATE IL GIOVANE: Capisco.
STRANIERO: E abbiamo eliminato dalla discussione tutta la
lavorazione che si fa con il lino, con lo sparto e con tutti quelli
che un momento fa abbiamo chiamato, secondo un'analogia,
"nervi vegetali": abbiamo inoltre messo da parte l'arte di lavorare
il feltro, e quell'arte che per unire insieme si serve della
foratura e della cucitura, di cui la parte pi significativa 
rappresentata dall'arte del calzolaio.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E l'attivit di conciare le pelli per fabbricare
coperture di un solo pezzo e le arti di costruire i tetti, sia quelle che
trovano applicazione nel fabbricare case e in tutto il costruire in
generale, sia quelle che, nelle altre arti, sono specializzate nella
costruzione di ripari contro l'acqua corrente, le abbiamo messe tutte
da parte; e cos anche tutte quelle arti che si occupano di
difese e ci procurano marchingegni atti a impedire sia i furti sia gli
atti di violenza, le quali si occupano della fabbricazione di coperchi e
delle compaginazioni delle porte, arti in parte assegnate
all'arte del falegname: lasciammo da parte l'arte di fabbricare le armi
che  una suddivisione di quella enorme e varia capacit
dell'arte di costruire ripari difensivi.  E subito sin dall'inizio
separammo tutta quanta l'arte magica che si occupa degli antidoti, e
abbiamo mantenuto, come parrebbe, quella specializzata nelle
protezioni contro il freddo che  diventata l'oggetto della ricerca,
e che fabbrica ripari di lana, il cui nome  "arte del tessere".
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare che sia cos.
STRANIERO: Ma questo non e ancora stato detto in modo completo,
figliolo. Chi in principio intraprende la fabbricazione di vestiti
sembra agire in modo opposto rispetto alla tessitura.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Il fatto  che, da un lato, vi  un certo intreccio,
in qualche modo, del tessuto.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Dall'altro, ci che era stato unito e fuso si scioglie.
SOCRATE IL GIOVANE: A che cosa alludi?
STRANIERO: Mi riferisco al lavoro proprio dell'arte del cardatore.
Avremo il coraggio di chiamare "arte del tessere" l'arte del cardare
e considerare il cardatore alla stregua di un tessitore?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: E se uno chiama "arte del tessere" quell'arte specializzata
nella fabbricazione dell'ordito e della trama, d un nome ingannevole
e falso.
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: E allora? Per quanto riguarda tutta l'arte del follone e
quella del rammendare, non dobbiamo attribuire assolutamente loro una
certa attenzione e un certo interesse rivolti ai vestiti, o
tutte queste le chiameremo arti del tessere?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Ma tutte queste contenderanno alla prerogativa propria
dell'arte del tessere la cura e la produzione di vestiti, da un
lato assegnando a quella la parte pi importante, ma, d'altro
canto, attribuendo anche a se stesse ruoli assai considerevoli.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Oltre a queste, allora, bisogna pensare che anche le
arti che fabbricano gli attrezzi per la laborazione della tessitura
rivendicheranno il fatto di essere concause di ogni prodotto tessile.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Dunque per noi saranno sufficientemente delineati i
contorni del discorso relativo alla tessitura, di cui abbiamo
scelto una parte, qualora la considerassimo la pi bella e la pi
importante fra quante si occupano del contezionamento di vesti
di lana. O diremmo qualcosa di vero, ma non chiaro n completo,
senza aver prima separato anche tutte queste da quella?
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Dunque, dopo di ci, non bisogna fare come diciamo,
perch il nostro discorso proceda qui di seguito?
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: Osserviamo prima di tutto che vi sono due arti che
riguardano tutto ci che viene fatto.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali arti?
STRANIERO: Quella che  concausa del confezionamento del prodotto,
e quella che  la causa vera e propria.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Quelle che non fabbricano la cosa stessa, ma che
procurano gli strumenti agli artigiani, senza le quali mai
potrebbe essere fabbricato ci che viene commissionato a ciascuna
arte, queste sono le concause, mentre quelle che si occupano direttamente
e realizzano la cosa stessa sono le cause?
SOCRATE IL GIOVANE: Questa spiegazione ha una sua logica.
STRANIERO: Dopo di ci diciamo che tutte le arti che fabbricano
fusi e spole e tutti gli altri strumenti che prendono parte
alla produzione di vesti sono concause, mentre quelle che si occupano
dei vestiti stessi e li fabbricano direttamente sono le cause?
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: E, fra le cause, l'arte di lavare e di cucire e quante
si occupano di questi prodotti, mi pare assai conveniente
radunarle chiamandole "arte del follone", come fossero tutte una
parte vicina a quell'arte, alla molteplice arte dell'ornamento.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: E l'arte del cardare e l'arte del filare e quante
hanno a che fare con la produzione del vestito, di cui diciamo che sono
parti, insieme rappresentano quell'unica arte che  il risultato di
tutte le arti di cui tutti parlano, ovvero l'arte del lavorare la lana.
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: Dell'arte del lavorare la lana vi siano due parti,
e l'una e l'altra di queste due siano contemporaneamente generate come
parti di due arti.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: L'operazione del cardare e di fare met di quel che fa
la spola e tutto quanto divide le une dalle altre le cose che
sono insieme, tutte queste operazioni  possibile considerarle come
una cosa sola che fa parte della stessa arte del lavorare la
lana, e noi abbiamo gi sperimentato due grandi arti che riguardano
tutto questo, l'arte del collegare e del separare.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: All'arte di separare appartengono quella del cardare e
tutte quelle ora dette: l'arte di separare che si riferisce alla
lana e ai fili, e che si realizza in un modo con la spola, e
nell'altro con le mani, possiede tutti i nomi che poco fa sono stati detti.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Riprendiamo di nuovo una parte dell'arte del collegare
che nello stesso tempo  parte dell'arte del lavorare la lana
che in essa si trova: tralasciamo invece tutto quanto fa parte
dell'arte del separare, dividendo l'arte del lavorare la lana in una parte
che si occupa di separare e in un'altra che si occupa di collegare.
SOCRATE IL GIOVANE: Si proceda alla divisione.
STRANIERO: Bisogna che tu divida, Socrate, la parte che si occupa
del collegare e nel contempo del lavorare la lana, se 
vero che siamo sufficientemente intenzionati a cogliere l'arte
del tessere di cui prima si  detto.
SOCRATE IL GIOVANE: Dunque bisogna.
STRANIERO: Certo, si deve: e diciamo che di quella vi  una parte
che si occupa del torcere e un'altra che si occupa dell'intrecciare.
SOCRATE IL GIOVANE: Capisco bene? Mi sembra che tu dica che la
fabbricazione del filo dell'ordito fa parte del torcere.
STRANIERO: Non solo, ma anche quella della trama: oppure troveremo
che quello nasca senza che lo si torca?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Definisci anche ciascuno di questi due: forse il
definirli ti potrebbe essere opportuno.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: In questo modo: fra i prodotti dell'arte del cardare
non diciamo che quella cosa allungata e che ha una certa ampiezza 
il pennecchio?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Di questo pennecchio ci che  stato girato dal fuso ed 
divenuto filo solido, devi dire che questo filo  il filo dell'ordito e
che l'arte del filo dell'ordito sar quella che lo rende diritto.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Quei fili che ricevono la torcitura rilassata, e hanno
quella tenerezza, nelle giuste proporzioni, da poter resistere,
intrecciandosi all'ordito, all'impeto del follone, li diciamo
"trama" e "arte del far trame" quella ad essi ordinata.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO:  ormai universalmente chiara la parte che riguarda
l'arte del tessere che ci siamo proposti di esaminare. Qualora
una parte dell'arte di collegare, all'interno dell'arte del
tessere, realizzi, mediante la retta tessitura della trama e dell'ordito,
un intreccio, chiamiamo tutto ci che  stato intrecciato "vestito di
lana", e l'arte che  preposta alla sua realizzazione "arte del tessere".
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Bene. Perch non abbiamo risposto subito che
l'arte di intrecciare trama e ordito non  arte del tessere, ma
abbiamo girato intorno dando invano numerosissime definizioni?
SOCRATE IL GIOVANE: Ma a me, straniero, nessuna delle cose dette
sembra che sia stata detta invano.
STRANIERO: E in tutto questo non vi  nulla di incredibile: ma
forse, amico, potrebbe sembrarlo. A proposito allora di un
inconveniente di questo genere che pi volte in futuro potrebbe
assalirti - e non sarebbe affatto incredibile, infatti - ascolta un
discorso che ha a che fare con tutte le cose che sono state dette.
SOCRATE IL GIOVANE: Parla.
STRANIERO: Per prima cosa vediamo tutto ci che eccede e tutto
ci che fa difetto, per poter per analogia elogiare e biasimare le
cose che ogni volta vengono dette in modo pi prolisso del dovuto, e
cos l'atteggiamento opposto, nei dibattiti di questo genere.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna farlo.
STRANIERO: Se il nostro discorso vertesse su queste cose, credo,
sarebbe corretto.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali cose?
STRANIERO: Sulla lunghezza e sulla brevit e sulla sovrabbondanza
in genere e sul difetto: l'arte del misurare si riferisce infatti a
tutte queste cose.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Dividiamola allora in due parti: bisogna farlo in relazione
a ci di cui ora ci stiamo occupando.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi dire come avviene la divisione.
STRANIERO: Cos: da un lato secondo le reciproche relazioni cui
prendono parte grandezza e piccolezza, dall'altro secondo la
necessaria esistenza di ci che viene generato.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Ti sembra che si possa dire che, secondo natura, ci
che  pi grande di null'altro deve dirsi maggiore se non di ci
che  pi piccolo, e che a sua volta ci che  pi piccolo non
 minore di null'altro se non del pi grande?
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra.
STRANIERO: E allora? E il superare nei discorsi e nei fatti la
natura della giusta misura, e l'essere da quella superati, non diremo
che  cosa che avviene realmente, in cui, fra l'altro risiede soprattutto
la differenza fra quanti di noi sono cattivi e quanti sono buoni?
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra.
STRANIERO: Dobbiamo considerarli due aspetti dell'essere e due
forme di giudizio, il grande e il piccolo, ma non come dicevamo
poco fa, cio che si devono solo porre in relazione reciproca,
ma piuttosto come si  detto ora, dicendo cio che essi da una
parte sono in relazione reciproca e dall'altra in relazione con la
giusta misura: vorremmo forse sapere la ragione di questa asserzione?
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Se si conceder che la natura del pi grande
in relazione a null'altro si pone se non in relazione al pi
piccolo, non sar mai in relazione alla giusta misura. O no?
SOCRATE IL GIOVANE:  cos.
STRANIERO: Dunque faremo sparire le arti stesse e tutte le opere
che da quelle derivano con questo discorso, e faremo sparire
anche la politica che adesso  oggetto della nostra indagine e
l'arte del tessere di cui abbiamo parlato? Tutte queste arti
infatti fanno attenzione a non eccedere o a venir meno alla giusta
misura, non come se ci non fosse penoso al loro operato, ma come se
lo fosse veramente, e salvaguardando in questo modo la
giusta misura realizzano tutte le cose buone e belle.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Se dunque faremo sparire la politica, ci troveremo in
difficolt, quando dopo di ci rcercheremo la scienza regia?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Dunque, come nel Sofista costringemmo ad essere ci
che non , dal momento che il discorso ci sfugg in questo modo,(11)
cos anche adesso non dobbiamo forse costringere il pi e il
meno a diventare commensurabili non soltanto fra loro ma
anche in relazione al generarsi della giusta misura? Infatti
non  possibile che n il politico n nessun altro che sia
esperto in qualche attivit diventi incontestabilmente esperto, se prima
non ci siamo accordati su questo punto.
SOCRATE IL GIOVANE: Dunque anche adesso bisogna assolutamente
fare la stessa cosa.
STRANIERO: Quest'opera, Socrate,  ancora pi grande di quella - bench
anche di quella ricordiamo quanto fosse lunga - ma stabilire un certo
tipo di presupposto intorno a queste cose  assolutamente ragionevole.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale presupposto?
STRANIERO: E cio che avremo bisogno di quel che  stato
detto per dimostrare il concetto stesso di esattezza. Per quanto
riguarda ci che in relazione alla nostra attuale ricerca viene
dimostrato in modo appropriato e in maniera adeguata, mi sembra
ci soccorra assai convenientemente questo discorso, cio che
si deve ugualmente ritenere tanto che esistano tutte le arti,
quanto che il maggiore e il minore insieme devono misurarsi non solo
l'uno con l'altro, ma anche in relazione con il generarsi della
misura. Esistendo questa relazione, vi sono anche quelle, e se
esistono quelle, vi  anche questa relazione, ma se non esistono n
l'uno n l'altro dei due termini, nessuno di questi due sar mai.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo  giusto: ma che cosa avviene dopo di ci?
STRANIERO:  chiaro che potremmo dividere l'arte del misurare,
come si  detto, separandola cos in due parti: all'interno di
una sua parte consideriamo tutte le arti che calcolano numero,
lunghezza, altezza, larghezza e velocit in relazione all'opposto,
all'interno della seconda quante sono in rapporto con ci che 
giusta misura, con il conveniente, con l'opportuno, con il
dovuto, e con tutto quanto si pone nel mezzo distinto dagli estremi.
SOCRATE IL GIOVANE: E l'una e l'altra divisione di cui parli
sono di grande valore, e assai differenti fra loro.
STRANIERO: Ci che talvolta, Socrate, affermano la maggior parte
delle persone raffinate,(12) pensando di enunciare qualcosa
di originale, vale a dire che l'arte del misurare si riferisce
a tutto quello che  generato, proprio questo lo abbiamo gi detto
adesso. Tutti gli elementi che si trovano nell'arte partecipano in
certo senso della misura: ma siccome non si ha l'abitudine di indagare
dividendo secondo le specie, si fanno direttamente convergere in
un medesimo punto tali cose tanto differenti, ritenendole simili, e
si fa anche l'opposto quando si dividono le altre cose non
secondo le specie. Bisognerebbe invece, non appena si faccia esperienza
della comune partecipazione di molte cose, non andarsene prima
di aver scorto in essa tutte le differenze, quante sono quelle
basate sulle specie, e qualora si osservino nella molteplicit
le dissomiglianze di ogni sorta, non dovrebbe essere
possibile smettere di osservarle turbati, prima di aver messo
insieme nell'essere di un genere tutto ci che gli  connaturato,
rinchiudendolo dentro un'unica somiglianza. Dunque si ritenga di
aver parlato abbastanza di queste cose, sia su ci che  in
difetto, sia su ci che  in eccesso: facciamo solo attenzione al fatto
che sono emersi due generi dell'arte del misurare che si
riferiscono a queste cose, e ricordiamoci quali diciamo che essi sono.
SOCRATE IL GIOVANE: Ricorderemo.
STRANIERO: Dopo questo accogliamo un altro discorso che si
riferisce a queste stesse cose che stiamo ricercando e al dibattito
che  al centro di queste nostre discussioni.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale discorso?
STRANIERO: Se ci facessero una domanda riguardante quelle conversazioni
tipiche degli scolari, intorno alle lettere dell'alfabeto,
diciamo che allorch un tale sia interrogato su quali lettere
compongano un qualsiasi nome, questa indagine per lui mira
al solo problema che gli viene presentato piuttosto che a
renderlo pi esperto di tutti i problemi che riguardano la grammatica?
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro che lo si fa per renderlo pi esperto
riguardo a tutti i problemi.
STRANIERO: Perch noi a nostra volta ora abbiamo intrapreso la
ricerca sul politico? Forse l'abbiamo proposta per questo tipo
di persona, piuttosto che per diventare pi esperti nella discussione
riguardante ogni genere di problemi?
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo  chiaro: per diventare pi
esperti riguardo ai problemi in genere.
STRANIERO: Perci nessuno che avesse un po' di cervello vorrebbe
andare a caccia del discorso sull'arte del tessere in funzione
di quella. Ma, credo, sfugge alla maggior parte delle persone che
in alcune delle cose dotate di essere  sono generate certe
somiglianze facilmente comprensibili e percepibili, le quali non 
affatto difficile mettere in luce, qualora, a chi di esse
chiedesse conto, si volesse darne una dimostrazione non supportata da
fatti, e addirittura senza un discorso che le definisca, secondo un
modo semplicistico di procedere: ma per ci che  pi importante
e degno della massima stima non c' nessuna immagine
che venga realizzata con evidenza per gli uomini, la quale, una
volta che  stata mostrata, a colui che intenda soddisfare
l'animo di chi interroga su quelle cose, permetta di essere
sufficientemente soddisfatto, mettendo egli queste cose in accordo con
qualcuna delle sensazioni. Perci bisogna esercitarci a saper dare e
ricevere il discorso relativo a ciascuna cosa: le cose incorporee,
che sono le pi belle e le pi importanti, sono indicate con
chiarezza da nient'altro se non dal discorso, e in funzione di queste sono
tutte le cose che ora stiamo dicendo. In ogni caso, riguardo
a qualsiasi problema, ci si esercita pi facilmente nelle cose
meno importanti piuttosto che intorno a quelle pi importanti.
SOCRATE IL GIOVANE: Hai detto benissimo.
STRANIERO: Ricordiamo dunque il motivo per cui abbiamo detto
tutto questo intorno a questi argomenti.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali sono le ragioni?
STRANIERO: Il motivo riguarda soprattutto quel senso di noia con
cui abbiamo fastidiosamente accolto la lunghezza espositiva
circa l'arte del tessere, e quella relativa al rivolgimento di tutto
quanto il cosmo, e quell'altra, propria del sofista, relativa alla
sostanza del non essere, pensando che contenevano una lunghezza
eccessiva; e per tutto ci abbiamo criticato noi stessi,
temendo di aver fatto troppi giri di parole e, nello stesso tempo,
troppo lunghi. Affinch allora noi non dobbiamo in futuro sopportare
un simile inconveniente, confermami che quello che noi due
abbiamo detto prima lo abbiamo detto proprio per questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sar cos: ma dimmi subito il seguito.
STRANIERO: Dico allora che tu ed io, memori delle parole che
adesso sono state pronunciate, dobbiamo ogni volta biasimare ed
elogiare la brevit e nello stesso tempo la lunghezza degli
argomenti di cui ci troviamo sempre a parlare, senza giudicare le
lunghezze nelle reciproche relazioni, ma secondo quella sezione dell'arte
del misurare che allora dicemmo di dover tenere a mente,
vale a dire in rapporto a ci che  conveniente.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Ma non giudicheremo tutto secondo questo criterio.
Infatti non avremo affatto bisogno di accordare la lunghezza al
godimento del discorso, se non come un'aggiunta: per quanto
riguarda la ricerca di ci che ci siamo proposti, il discorso
ci consiglia di desiderare come secondo bene, e non come primo, il
modo pi facile e pi veloce di trovare l'oggetto della nostra
ricerca, mentre ci prescrive di tenere molto pi in conto e di
considerare come primo bene il procedimento per cui si  in grado di
dividere secondo specie. E anche per il discorso corrispondente:
se risulta troppo lungo, ma viene elaborato cos da rendere pi
agevole la ricerca di chi ascolta, questo discorso dobbiamo
curare e non turbarci per la lunghezza; se invece risulta troppo
breve, dobbiamo comportarci allo stesso modo. E ancora, oltre a ci, a
proposito di chi biasima nel corso di simili conversazioni la
lunghezza dei discorsi e non ammette il loro girare intorno, il
discorso suggerisce che costui non deve essere liquidato in tutta
fretta perch critica le cose dette solo per la loro lunghezza,
ma bisogna anche che ritenga di dimostrare che i discorsi pi brevi
rendono pi esperti nella discussione quelli che vi prendono
parte, e pi abili a trovare la dimostrazione, mediante il
discorso, delle cose che sono; mentre delle altre critiche e degli altri
elogi verso le altre cose non si deve far vedere di preoccuparsi n di
ascoltare affatto simili discorsi. E basta con queste cose, se
anche tu sei d'accordo: torniamo di nuovo al politico,
applicando ad esso il modello della suddetta arte del tessere.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici bene e facciamo come dici.
STRANIERO: Dunque il re  stato separato da molte di quelle arti
che gli sono affini, e soprattutto da tutte quelle che si
riferiscono all'allevamento in gruppo: rimangono, diciamo, fra le
concause e le cause, quelle che si riferiscono allo Stato stesso, le
quali, per prime, dobbiamo dividere fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Sai che  difficile dividerle in due? Il motivo, io
credo, sar non meno evidente andando avanti.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna allora fare cos.
STRANIERO: Dividiamole separando un membro da un altro come
per le vittime sacrificali, dal momento che non possiamo
dividerle in due. Bisogna quanto pi possibile dividere sempre secondo
il numero pi vicino al due.
SOCRATE IL GIOVANE: Come facciamo adesso?
STRANIERO: Come prima, quando consideravamo concause tutte
quelle arti che procuravano strumenti per l'arte del tessere.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E ora dobbiamo fare la stessa cosa, anzi ancora di pi
dobbiamo fare cos: bisogna considerare come concause
tutte quelle arti che fabbricano un qualche piccolo e grande
strumento per lo Stato. Senza di esse mai ci sarebbe lo Stato, n
l'arte politica, ma, d'altro canto, nessuna opera dell'arte del
regnare potremo considerarla opera loro.
SOCRATE IL GIOVANE: No, certamente.
STRANIERO: Ed  difficile la strada che vogliamo intraprendere,
cercando di distinguere questo genere dagli altri: perch se si
dice che fra le cose che sono una  come strumento di un'altra, mi
pare si sia detto qualcosa di ragionevole. Tuttavia, a
proposito di un altro dei beni che vi sono nello Stato, diciamo questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Diciamo che non ha potere di strumento. Infatti questa
cosa non viene fabbricata in vista della produzione, come uno
strumento, ma per la salvaguardia di ci che  stato prodotto.
SOCRATE IL GIOVANE: Di cosa parli?
STRANIERO: Alludo a quella specie assai varia fabbricata per
contenere cose secche e umide, adatta all'uso sul fuoco e non
adatta, e che con una sola definizione chiamiamo "vaso", e si tratta di
una specie assai diffusa e nient'affatto conveniente, io
credo, alla scienza che stiamo indagando.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Bisogna osservare un'altra terza specie di questi
beni, terrestre e acquatica, errante e non errante, di grande valore
e di scarso valore, ma che ha un solo nome, poich  tutto in
funzione del sedersi, fungendo sempre da sedile a qualcosa.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cos'?
STRANIERO: Lo chiamiamo "mezzo di trasporto", e non  certamente
opera dell'arte politica, ma piuttosto dell'arte di costruire,
dell'arte del vasaio e di quella del fabbro.
SOCRATE IL GIOVANE: Capisco.
STRANIERO: E la quarta specie? Non si deve affermare che vi
 un'altra specie di questi beni nella quale rientrano la
maggior parte delle cose di cui si  parlato prima, l'insieme dei
vestiti, la maggior parte delle armi, le mura difensive, e tutte quante le
fortificazioni fatte di terra e di pietra che servono a cingere e
a proteggere, e molte altre cose ancora? Siccome tutto ci viene
fabbricato per la difesa sarebbe giusto assegnare il nome di "complesso
difensivo", e sarebbe molto pi ragionevole ritenere la
maggior parte di ci opera dell'arte del costruire le case e del
tessere piuttosto che dell'arte della politica.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E come quinta specie potremmo considerare
quella riguardante l'ornamento e la pittura, e quanto,
servendosi di questa e della musica, realizza imitazioni artistiche che
vengono elaborate solo in funzione del nostro piacere e che a buon
diritto si potrebbero comprendere in un'unica definizione?
SOCRATE IL GIOVANE: Quale definizione?
STRANIERO: Si potrebbe dire "divertimento", in un certo senso.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Converr chiamare con quest'unico nome tutte quelle
cose: infatti nessuna di tutte queste avviene per uno scopo
serio, ma solo per gioco.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo lo capisco abbastanza.
STRANIERO: E ci che procura un corpo a tutte le cose da cui e in
cui attingono tutte le arti ora dette nel corso della loro
attivit di fabbricazione, ovvero una specie varia, generata mediante il
concorso di molte altre arti, non la considereremo come sesta?
SOCRATE IL GIOVANE: A quale alludi?
STRANIERO: All'oro e all'argento e a quanto si scava dalle miniere,
e a quello che l'arte del tagliare gli alberi e la potatura in
generale, attraverso l'attivit del recidere, fornisce all'arte del
costruire e all'intrecciare: e ancora l'arte di scortecciare le piante,
e anche l'arte del calzolaio che lacera le pelli dei corpi
animali, e quante arti si riferiscono a simili cose, e quelle che sono
specializzate nella lavorazione del sughero, del papiro, e delle corde e
che fornirono il modo di fabbricare specie composte da generi che
composti non sono. Tutto questo lo chiamiamo "il bene che per primo
venne generato per gli uomini", e che non  complesso, e non  affatto
opera della scienza regia.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Il procurarsi il nutrimento, e tutto ci che, unendosi
mediante le sue parti al corpo, ha un qualche potere di servire
parti di esso, si deve dire che appartiene alla settima
specie, chiamando tutto ci "la nutrice di noi", se non abbiamo un
altro nome pi bello da dare: attribuendo tutto questo all'agricoltura,
alla caccia, alla ginnastica, alla medicina, all'arte culinaria,
le nostre attribuzioni risulteranno pi appropriate che se le
assegnassimo alla politica.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Quasi tutto quanto appartiene ai beni dello Stato, a
eccezione degli animali domestici, credo si debba considerare in
questi sette generi. Osserva: la cosa pi giusta da fare era
considerare in principio la "specie che per prima fu generata per gli
uomini", poi lo "strumento", il "mezzo di trasporto", la
"difesa", il "divertimento", l'"alimento". Se ci  sfuggito
qualcosa di non troppo importante, che si possa collegare con le cose
suddette, come la forma delle monete, dei sigilli, e di ogni altro
stampo che viene coniato, lo tralasciamo. Queste ultime cose,
infatti, non appartengono a nessun genere importante affine a quegli
altri, ma le une fra l'ornamento, le altre fra gli strumenti, a
forza, certamente, e tuttavia senza ombra di dubbio, trascinandole, si
accorderanno. Quanto all'acquisto di animali domestici, fatta
eccezione per gli schiavi, risulter chiaro che essi sono
tutti compresi nell'arte di allevare in gruppo che prima si  suddivisa.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Sono rimasti gli schiavi e tutti i servi, fra cui
suppongo si porranno in evidenza coloro che contendono al re perfino il
modo con cui  intrecciata la sua veste, come allora erano
avversari dei tessitori coloro che si occupano di filare e di cardare
e di quant'altro dicemmo: ma tutti gli altri, definiti come concause,
sono stati eliminati, insieme alle loro opere ora citate, e
separati dall'attivit propria del regnare e da quella politica.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra di s.
STRANIERO: Via, concentriamo l'attenzione su quelli che restano,
avvicinandoci a loro, per poterli conoscere in modo pi sicuro.
SOCRATE IL GIOVANE: Dunque bisogna fare cos.
STRANIERO: Troviamo che i pi importanti servitori, osservandoli
dal nostro punto di vista, hanno un'occupazione e un carattere
che sono all'opposto di quello che sospettavamo.
SOCRATE IL GIOVANE: Chi sono essi?
STRANIERO: Coloro che si possono comprare e che si possono acquistare in
questo modo: costoro possiamo chiamarli schiavi senza entrare in
controversia con nessuno? Non saranno affatto pretendenti dell'arte
del regnare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: E allora? Quanti degli uomini liberi si mettono
spontaneamente al servizio di questi di cui si  appena detto,
trasportando i prodotti dell'agricoltura e di tutte le altre arti
dall'uno all'altro, e distribuendoli in maniera conveniente, gli uni
sulle piazze, gli altri andando di citt in citt, per mare e per
terra, scambiando il denaro con altre cose e danaro con lo stesso
danaro, persone che abbiamo chiamato "cambiavalute", "commercianti",
"e venditori al minuto", forse entrano in contesa con l'arte della politica?
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi per quanto riguarda l'arte dei commercianti
all'ingrosso.
STRANIERO: Ma riguardo a coloro che vediamo che sono mercenari
e che a tutti offrono prontamente il loro servizio, non ci
capiter mai di trovare che essi sono avversari dell'arte del regnare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come potrebbero?
STRANIERO: E che dire di quanti ogni volta ci rendono tali servizi?
SOCRATE IL GIOVANE: A quali servizi alludi e di chi parli?
STRANIERO: Fra queste persone vi  la categoria degli
araldi, e quanti diventano esperti nelle lettere, poich spesso hanno
reso tali servizi, e alcuni altri abilissimi in molte altre cose che
si prendono cura dei magistrati. Come li chiameremo costoro?
SOCRATE IL GIOVANE: Come dicevi adesso, ovvero "servi", e non
"uomini che detengono il potere negli stati".
STRANIERO: Ma, io credo, non ho avuto una visione nel sonno quando
dicevo che da questa parte sarebbero apparsi coloro che si
sarebbero distinti per contendere le prerogative all'arte
politica. Bench potrebbe sembrare del tutto assurdo cercare
costoro fra persone che vivono in una qualche condizione servile.
SOCRATE IL GIOVANE: Proprio cos.
STRANIERO: Avviciniamoci e mescoliamoci a coloro che non sono
stati ancora esaminati. Sono quanti possiedono una parte di una
scienza servile che ha rapporti con l'arte della divinazione:
sono ritenuti interpreti, in un certo senso, degli di presso gli uomini.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E anche la classe dei sacerdoti, come comunemente si
dice,  esperta nell'offrire i nostri doni agli di, mediante i
sacrifici, in conformit con le loro intenzioni, e di
richiedere, mediante le preghiere, l'acquisto dei beni per noi: queste
mansioni fanno entrambe parte in un certo senso di un'arte servile.
SOCRATE IL GIOVANE: S, mi sembra.
STRANIERO: Ormai mi sembra che abbiamo quasi raggiunto quella
traccia indefinita verso cui ci muoviamo. La figura dei
sacerdoti e quella degli indovini sono assai piene di superbia e godono di
fama considerevole per l'importanza delle loro funzioni, al
punto che in Egitto non  possibile per un re governare senza l'arte
sacerdotale, ma se capita che qualcuno di un'altra classe,
in un primo momento, lo ottenga con la violenza,  inevitabile
che in seguito sia ascritto in questa classe: e inoltre anche
fra i Greci, in molti luoghi, si potrebbe trovare che alle
magistrature pi importanti viene ordinato di celebrare i sacrifici pi
importanti fra quelli relativi a tali cose. E anche presso di voi
non risulta meno chiaro quello che dico: si dice infatti che qui, a chi
ottenne in sorte di essere re, furono trasmessi, fra gli antichi sacrifici,
i pi venerandi e quelli pi vicini alle tradizioni degli antenati.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Allora dobbiamo prendere in esame questi re designati
dalla sorte che insieme sono anche sacerdoti, e i loro
servi, e una certa folla di persone non meglio precisata, che
poco fa  apparsa a noi in tutta la sua evidenza, dopo che quelli di
cui prima si parl vennero separati.
SOCRATE IL GIOVANE: A chi alludi quando parli di costoro?
STRANIERO: Mi riferisco soprattutto a persone stravaganti.
SOCRATE IL GIOVANE: Perch?
STRANIERO: Il loro  un genere vario, come pu apparire a chi li
osserva per un momento. Molti di questi uomini infatti assomigliano
a leoni e a Centauri, (13) [291b] e ad altri sono simili,
moltissimi ai Satiri e alle bestie deboli e astute: si scambiano
rapidamente l'uno con l'altro i tratti distintivi e le prerogative. E
proprio un momento fa, Socrate, mi sembra di aver scorto questo
genere di persone.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi parlare: mi pare che tu stia proprio
scorgendo qualcosa di stravagante.
STRANIERO: S. La stravaganza in tutti discende dall'ignoranza. E
infatti anche ora io stesso mi trovai in questa condizione:
all'improvviso mi sono turbato osservando la schiera di persone
che si muove attorno alle faccende legate all'amministrazione dello Stato.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale schiera?
STRANIERO: Si tratta dell'imbroglione pi grande fra tutti i
sofisti e il pi esperto in quest'arte: e costui dobbiamo separarlo,
bench sia difficilissimo farlo, da coloro che sono effettivamente
uomini politici e regali, se vogliamo scorgere con chiarezza l'oggetto
della nostra ricerca.
SOCRATE IL GIOVANE: Certo questo non deve essere trascurato.
STRANIERO: No di certo, almeno secondo me: e spiegami questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Non  la monarchia per noi una delle forme del potere politico?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E dopo la monarchia si potrebbe parlare, io credo, del
potere retto dai pochi.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Come terza forma non abbiamo il comando della moltitudine,
vale a dire quella che viene denominata "democrazia"?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se sono tre non diventano in qualche modo cinque, dal
momento che generano due altre da se stesse, oltre a se stesse,
con due altri nomi?
SOCRATE IL GIOVANE: Quali?
STRANIERO: Esaminandole ora dal punto di vista della loro
imposizione violenta e da quello del libero consenso che esse
ottengono, e secondo la povert e la ricchezza, e secondo la
legge e l'illegalit insite in esse, dividendo per due la prima e la
seconda forma di governo, in quanto doppie, alla monarchia si danno
due nomi, poich si presenta sotto due forme diverse che sono la
"tirannide" e la "monarchia ereditaria".
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Quando ogni volta uno Stato  dominato da pochi quel
governo viene denominato "aristocrazia" e "oligarchia".
SOCRATE IL GIOVANE: E certamente.
STRANIERO: E quanto alla democrazia, sia che la moltitudine
governi con la violenza, sia che goda del libero consenso su
chi possiede le ricchezze, e custodisca pi o meno diligentemente le
leggi, generalmente nessuno  solito cambiare il suo nome.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: E dunque? Riteniamo che sia giusta una di queste forme
di governo che sia definita secondo questi limiti, ovvero che
abbia la sua ragion d'essere nell'uno, nei pochi, e nei molti,
nella ricchezza e nella povert, nell'imposizione violenta e nel
libero consenso, accompagnata da leggi scritte o dall'assenza di leggi?
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa lo impedisce?
STRANIERO: Osserva pi chiaramente, seguendomi da questa parte.
SOCRATE IL GIOVANE: Da quale?
STRANIERO: Rimarremo fedeli a quello che si  detto all'inizio
della discussione, oppure ci troveremo in disaccordo?
SOCRATE IL GIOVANE: A che cosa alludi?
STRANIERO: Dicevamo, io credo, che il potere regale appartiene ad
una delle scienze.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E fra queste scienze non a tutte, ma abbiamo scelto,
fra le altre, una certa scienza preposta al giudicare e al comandare.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E di quest'ultima preposta al comando una parte si
rivolge agli oggetti inanimati, un'altra agli esseri viventi: e
dividendo secondo questo criterio siamo arrivati qui, senza
tralasciare quella scienza, anche se non siamo ancora riusciti a
specificare in modo adeguato di quale scienza si tratti.
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici  giusto.
STRANIERO: Allora noi non facciamo forse questa considerazione,
vale a dire che non i pochi n i molti, non il libero consenso
n l'imposizione violenta, non la povert n la ricchezza, servono
a fissare i limiti delle forme di governo, ma una certa scienza,
se vogliamo aderire a quel che si  detto prima?
SOCRATE IL GIOVANE:  impossibile non fare cos.
STRANIERO: Necessariamente ora bisogna cos considerare questo, e
cio in quale mai di queste forme di governo capiti di trovare
una scienza che si occupi del potere che viene esercitato sugli
uomini, la quale, a quanto pare,  la pi difficile e la pi
importante da procurarsi. Bisogna infatti prenderla in considerazione
per vedere quali sono le persone che dobbiamo tenere lontane
dal re assennato, persone che pretendono di essere uomini
politici, e di questo fatto riescono a convincere molti, ma che in
realt non lo sono affatto.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna far ci, secondo le indicazioni che
il discorso ci ha fornito.
STRANIERO: Forse non credi che la moltitudine all'interno dello
Stato sarebbe in grado di procurarsi questa scienza?
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Ma in uno Stato di mille cittadini potrebbero
sufficientemente procurarsela cento o anche cinquanta di essi?
SOCRATE IL GIOVANE: Se fosse cos, si tratterebbe dell'arte pi
semplice di tutte: sappiamo infatti che fra mille uomini non si
troverebbe mai un numero cos grande di eccellenti giocatori di
scacchi da poter reggere il confronto con quelli che vi sono fra gli
altri Greci, neppure i re. Bisogna che chi detiene la scienza
del regnare, che abbia o no il potere, secondo il discorso di prima,
sia chiamato "uomo regale".
STRANIERO: Ricordi bene. Seguendo questo discorso, io credo,
bisogna ricercare il giusto potere in uno solo, e in due, e
generalmente nei pochi, qualora sia davvero giusto.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Dobbiamo pensare che costoro, sia che governino con
il consenso, sia che non ce l'abbiano, sia che abbiano leggi
scritte sia che non le abbiano, sia che siano ricchi sia che siano
poveri, come adesso pensiamo, conformino il loro potere, quale che sia,
secondo un'arte. Riteniamo che il loro ruolo non sia meno diverso
da quello dei medici, i quali, visitandoci sia che lo
vogliamo sia che non lo vogliamo, tagliandoci, bruciandoci o
infliggendoci qualche altra sofferenza, e nel caso agiscano
secondo le regole scritte o senza di esse, e siano ricchi o poveri,
senza dubbio li diciamo nondimeno medici, fino a che, presiedendo alla
loro arte, purificandoci, o facendoci in altro modo dimagrire, o
anche facendoci crescere di peso, soltanto per il bene dei
corpi, e migliorando la nostra condizione da peggiore che era,
ciascuno di essi, fornendo le proprie cure, salvano l'oggetto delle
proprie cure: secondo questo criterio e non secondo un altro
considereremo, come penso, che questo  l'unico termine accettabile
per definire il potere dell'arte medica e di una qualsiasi altra.
SOCRATE IL GIOVANE: Senza dubbio.
STRANIERO:  necessario che anche fra le forme di governo, a
quanto pare. si distingua come quella giusta, e addirittura come
l'unica forma di governo, quella in cui si possa trovare che i
governanti sono davvero esperti, e non solo lo sembrino, e sia che
governino secondo le leggi, sia che governino senza, e con il
consenso o senza il consenso, e che siano poveri o ricchi,
nessuna di queste cose dev'essere calcolata in relazione a nessun
principio che faccia riferimento a una retta forma di governo.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: E sia che uccidendo o anche bandendo alcuni cittadini
agiscano per il bene dello Stato purificandolo, sia che
riducano le sue dimensioni esportando delle colonie come uno sciame d'api,
oppure, inserendo chiss da dove altre persone da fuori e facendole
diventare cittadini, ne accrescano le dimensioni, finch,
facendo uso della scienza e del senso di giustizia, lo salvano
rendendolo migliore, per quanto possibile, rispetto ad una peggiore
condizione precedente, allora si deve dire che una forma
di governo organizzata in tal modo e che corrisponde a tali
requisiti sia l'unica giusta forma di governo. Quanto a tutte le
altre che possiamo citare, dobbiamo dire che non sono costituzioni
legittime n realmente tali, ma emule di quella: e quelle
che diciamo che hanno buone leggi la imitano nei suoi aspetti pi
belli, le altre in quelli pi deteriori.
SOCRATE IL GIOVANE: Per quanto riguarda il resto, straniero, mi
pare si sia detto in modo conveniente: ma sul fatto che si deve
governare anche senza leggi,  difficile da ascoltare, anche se si  detto.
STRANIERO: Facendomi questa domanda, Socrate, mi hai preceduto
di poco. Avevo infatti intenzione di chiederti se accetti
tutto quanto  stato detto, o se rigetti qualcosa del mio
discorso: ora  ormai chiaro che sar nostra intenzione trattare questo
punto riguardante la piena liceit di governare senza le leggi.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: In un certo senso  chiaro che l'arte del fare le
leggi rientra nell'arte del regnare: ma il meglio  che non siano le
leggi ad avere forza, ma l'uomo regale che  assennato. E sai perch?
SOCRATE IL GIOVANE: Mi dici perch?
STRANIERO: Perch una legge, anche se comprendesse perfettamente
ci che  migliore e nello stesso tempo p giusto per
tutti, non sarebbe mai in grado di dare gli ordini migliori:
infatti le incongruenze degli uomini e delle azioni, e il fatto che non
vi  mai nulla, per dire, che non sia in fermento nella condizione
umana, non permettono che nessun'arte, quale che sia, sveli
qualche semplice formula, in nessun ambito, valida per qualsiasi
questione e in tutti i tempi. Su questo siamo d'accordo?
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: Cerchiamo di vedere perch la legge tende proprio a
questo, quasi fosse un uomo autoritario e ignorante e che
a nessuno permette di fare alcunch contro il suo ordine, n
lascia che alcuno lo interroghi, neppure a proposito di qualche
novit che eventualmente sia accaduta, e che sia migliore
rispetto alla norma che lui stesso ha prescritto.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero: la legge si comporta con ciascuno di
noi assolutamente come ora hai detto.
STRANIERO: Non  dunque impossibile che ci che viene sempre
generato senza complicazioni si trovi bene con ci che non  mai semplice?
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi.
STRANIERO: Perch mai dunque  necessario stabilire le leggi se  appurato
che la legge non  la cosa pi giusta? Bisogna cercare la ragione di ci.
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: Dunque anche presso di voi, e cos anche in altre citt,
non vi sono esercizi che gli uomini praticano in gruppo e
riguardano sia la corsa, sia altro, che sono finalizzati alla gara?
SOCRATE IL GIOVANE: S, ve ne sono molti, certamente.
STRANIERO: Avanti, ora richiamiamo di nuovo alla memoria le
prescrizioni di coloro che, secondo la loro arte, fanno fare
esercizi, mettendosi alla guida di simili prove.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Alludo al fatto che essi ritengono che non ci sia
tempo di seguire accuratamente uno per uno, prescrivendo ci che
conviene a ciascun corpo, ma in maniera pi grossolana
ritengono che si debba, in generale e rivolgendosi ad un vasto numero
di persone, creare delle disposizioni che tengano conto del vantaggio
che possono procurare ai corpi.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Perci anche quando adesso prescrivono a gruppi di
persone esercizi fisici di uguale intensit, insieme li
spingono a cominciare, insieme anche li fanno cessare dalla corsa, dalla
lotta e da tutte le altre fatiche che riguardano il fisico.
SOCRATE IL GIOVANE:  cos.
STRANIERO: E dobbiamo ritenere che anche il legislatore, che  a
capo di gruppi di persone per quanto riguarda l'amministrazione
della giustizia e le relazioni reciproche fra i cittadini,
non sar mai in grado, impartendo ordini a interi gruppi di persone,
di assegnare esattamente a ciascuno ci che gli conviene.
SOCRATE IL GIOVANE:  certamente verosimile.
STRANIERO: Ma, io credo, stabilir la legge per la maggior parte
di persone, e in generale, e cos in modo grossolano, per ciascuno,
emanando sia leggi scritte, sia leggi non scritte, ma legiferando, in
ogni caso, secondo le consuetudini degli antenati.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Giustamente senza dubbio. Come uno potrebbe mai
acquisire una capacit tale, Socrate, da rimanere
accanto a ciascuno, sempre, per tutta la vita, prescrivendogli esattamente
ci che  conveniente? Perch, se avesse le capacit di far ci,
come credo, uno qualsiasi di quelli che hanno realmente ricevuto
la scienza regia, difficilmente collocherebbe degli ostacoli
dinanzi a se stesso, scrivendo queste leggi di cui si  detto.
SOCRATE IL GIOVANE: Cos sembra da quel che  stato detto adesso, straniero.
STRANIERO: Ma sar pi chiaro ancora, mio caro, dalle cose che
stiamo per dire.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali cose?
STRANIERO: Queste qui. Facciamo a noi stessi l'esempio di
un medico o di un maestro di ginnastica che stia per partire per un
viaggio e si allontani dai suoi assistiti per un lasso di tempo
considerevole, come  immaginabile, e che pensi che gli allievi di
ginnastica o i malati non ricorderanno i precetti: non avvertir
l'esigenza di scrivere loro un promemoria, o come si comporter?
SOCRATE IL GIOVANE: Far cos.
STRANIERO: Cosa farebbe se, contrariamente a quanto aveva
preventivato, stesse lontano per un tempo pi breve, tornando
nuovamente a casa? Probabilmente non avrebbe il coraggio di
stabilire altri precetti contro quelli scritti, nel caso fossero
sopravvenuti altri fatti pi positivi per i malati dovuti ai
venti o ad altro motivo, contro ogni aspettativa, fatti diversi dai
soliti per un volere di Zeus, ma perseverando riterrebbe opportuno di non
doversi allontanare dalle antiche norme a suo tempo formulate,
n di prescriverne altre lui stesso, non avendo neppure il
malato il coraggio di agire diversamente rispetto a quei precetti
scritti, come se questi fossero curativi e salutari, mentre precetti
diversi procurassero malattie e non fossero conformi all'arte medica:
oppure se tutto ci si verificasse all'interno della scienza e
della vera arte, in ogni caso non vi sarebbe assolutamente
un'enorme risata per la formulazione di questi simili precetti?
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente.
STRANIERO: A chi ha legiferato con leggi scritte e non scritte
sul giusto e sull'ingiusto, sul bello e sul brutto, sul buono e sul
malvagio, per la collettivit degli uomini, vale a dire per quanti,
ciascuno nel propro Stato, sono condotti al pascolo secondo le leggi
di coloro che le hanno redatte, qualora giunga colui che le ha
scritte secondo l'arte o qualcun altro simile, non gli sar possibile
stabilire altri precetti contrari a questi? Oppure anche questo
divieto apparirebbe in verit non meno ridicolo di quell'altro?
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: Sai qual  il discorso che molti fanno su questo punto?
SOCRATE IL GIOVANE: Ora non lo so.
STRANIERO:  un discorso in apparenza conveniente. Dicono infatti
che, se qualcuno conosce leggi migliori di quelle esistenti in
precedenza, costui deve legiferare cercando di persuadere ciascuno
nel suo Stato, senza ricorrere a procedure diverse.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora? Non  giusto?
STRANIERO: Pu darsi. E se uno, anzich servirsi della
persuasione, impone con la violenza qualcosa di migliore, rispondi,
quale nome avr questa violenza? Non rispondere ancora; prima
rivediamo quegli esempi che abbiamo fatto in precedenza.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Se un tale, senza usare la persuasione con il suo
paziente, ma adoperando correttamente l'arte, contro le regole scritte
costringa ad agire in modo migliore un bambino, un uomo, o una
donna, quale nome avr questa violenza? Non ne avr uno qualsiasi,
tranne quello che indica l'errore contro quest'arte,
quello di "danno alla salute"? E chi ha subito l'imposizione violenta
non potr giustamente dire qualunque cosa, tranne di aver subito,
da parte dei medici che gli hanno imposto le cure, un danno
alla salute e operazioni prive del supporto dell'arte medica?
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici  verissimo.
STRANIERO: E allora che cos' per noi quello che viene chiamato
"errore contro l'arte politica"? Forse "ignominia", "malvagit",
"ingiustizia"?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E riguardo a coloro cui  stato imposto con la
violenza, contro le leggi scritte e le consuetudini degli antenati, di
agire diversamente, vale a dire secondo norme pi giuste, migliori e pi
belle delle precedenti, coraggio allora, il biasimo di
questa gente per tale imposizione, se non vuole essere il biasimo pi
ridicolo fra tutti, tutto ogni volta potr dire tranne che
coloro cui  stata imposta la violenza hanno subito, da parte di coloro che
l'hanno arrecata, cose turpi, ingiuste, malvagie?
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici  verissimo.
STRANIERO: Ma se chi impone la violenza  ricco, gli ordini
imposti sono giusti, se  povero, sono ingiusti? Oppure, quando uno,
faccia o no uso della persuasione, sa ricco o povero, agisca
secondo leggi scritte o contro di esse, compie cose vantaggiose,
non dev'essere forse questo, e ntorno a questi fatti, il criterio
pi vero che funge da guida per la retta amministrazione dello Stato,
in base a cui l'uomo saggio e onesto governer sui sudditi? Come il
timoniere che cercando di assicurare ci che  sempre
vantaggioso per la nave e per i naviganti, senza stabilire norme
scritte, ma disponendo della sua arte come legge, mette in
salvo i compagni, allo stesso modo potrebbe avere origine una retta
forma di governo grazie a coloro che sono in grado di governare
cos, fornendo essi la forza della loro arte che  superiore a
quella delle leggi? E non vi  errore per i governanti assennati in
tutto ci che fanno, finch garantiscano un'unica cosa ma
importante, vale a dire di essere capaci, amministrando sempre a
vantaggio di coloro che vivono nello Stato la perfetta giustizia
con senno e competenza, di metterli in salvo e di renderli
migliori, per quanto possibile, da peggiori che erano. Non  vero?
SOCRATE IL GIOVANE: Non si pu ribattere a quello che  stato appena detto.
STRANIERO: E neppure si pu ribattere a quell'altra tesi.
SOCRATE IL GIOVANE: Di quale parli?
STRANIERO: Quella secondo cui la moltitudine, quale che sia, se
assumesse tale scienza, mai sarebbe in grado di amministrare lo
Stato in modo assennato, ma si deve ricercare quell'unica
forma di governo, che  la giusta forma di governo, nel potere
limitato ai pochi o ad una sola persona, mentre le altre si
devono considerare imitazioni, come anche un momento fa  stato detto,
ed alcune la imitano in meglio, altre in peggio.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire con ci? Neppure un
momento fa ho ben capito la questione relativa alle imitazioni.
STRANIERO: E non  una questione di poco conto, se, dopo che si 
messo in moto questo discorso, lo si lasci perdere e non si
indichi l'errore che ora lo riguarda, trattandolo sino in fondo.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Questa cosa bisogna ricercare, una cosa che non 
certamente consueta n facile da osservare: tuttavia cerchiamo di
coglierla. Avanti: dal momento che per noi  giusta soltanto
questa forma di governo di cui abbiamo parlato, tu sai che le
altre, servendosi delle leggi scritte di quest'ultima, in questo modo
si devono mettere in salvo, compiendo ci che ora elogiamo, anche
se non  la cosa pi giusta?
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Alludo al fatto che nessuno nello Stato deve avere
il coraggio di far nulla che sia contro le leggi, e che
chi si assume questa responsabilit sia punito con la morte e con ogni
pena estrema. E questo  ci che si ha di pi giusto e di pi
bello come secondo ordinamento, se si volesse cambiarlo con il primo
di cui si  detto: ma dobbiamo esporre come si  generato questo
ordinamento che abbiamo detto che fosse il secondo. O no?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Ritorniamo di nuovo alle immagini delle quali ogni
volta  necessario servirsi per rappresentare i governanti regali.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali immagini?
STRANIERO: Quella del valente timoniere della nave e del medico
che vale come molti altri messi insieme. Consideriamo una certa
figura dopo averla modellata proprio sulla scorta di quest'ultime.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Questa. Immaginiamo che tutti noi, riguardo a
queste persone, pensassimo di subire a causa loro fatti
terribili. Se infatti gli uni e gli altri fra costoro volessero mettere in
salvo uno di noi potrebbero farlo, ma se volessero rovinarci ci
potrebbero rovinare, tagliandoci, e bruciandoci, e imponendoci di
versare loro degli onorari come fossero delle tasse, dei quali
onorari spendono una piccola e quasi inesistente parte per le cure del
malato, mentre il resto lo utilizzano loro stessi e quelli che
vivono con loro: e per completare l'esempio, ricevendo denaro
come compenso dai parenti o da nemici del malato, lo uccidono.
I timonieri della nave a loro volta compiono innumerevoli altre
azioni del genere, abbandonandovi soli mentre la nave prende il
largo, e causando sciagure in mare aperto vi gettano in mare, e
compiono altre atrocit. Immaginiamo ancora che, dopo aver
ragionato su questi fatti, volessimo prendere in proposito una
decisione, di non concedere pi a nessuna delle due arti
plenipotenziarie di esercitare il loro potere su schiavi e liberi,
e di radunarci tutti noi in assemblea, o il popolo intero o solo i
ricchi, lasciando che semplici cittadini e altri artigiani espongano la
loro opinione sulla navigazione e sulle malattie, insomma sull'uso
che dovremmo fare delle medicine e degli strumenti medici nei
confronti dei malati, e sul funzionamento delle navi e degli
strumenti di bordo per le necessit della navigazione e per i
rischi che possono avvenire nella navigazione a causa dei venti
e dei mari e all'incontro con i pirati, e qualora si debba
affrontare una battaglia navale, sull'uso di grandi navi contro altre
simili. Essendo queste le opinioni della maggioranza su tali questioni,
vuoi che siano espresse da un medico e da un timoniere, vuoi da
altri semplici cittadini, scritte su tavolette e affisse alle
colonne, o anche considerate come consuetudini non scritte degli
antenati, conformandoci a tutte queste, ormai, per tutto il
tempo che verr, navighiamo e assumiamoci la cura dei malati.
SOCRATE IL GIOVANE: Quel che hai detto  senza dubbio assurdo.
STRANIERO: Ammettiamo ancora che ogni anno siano nominati i
magistrati pubblici, sorteggiati fra i ricchi o fra tutto il
popolo: e che i magistrati in carica esercitino il potere, secondo le
leggi scritte, sia per la guida delle navi, sia per la cura degli ammalati.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo  ancora pi difficile.
STRANIERO: Osserva il seguito. Come per ogni magistrato sar
trascorso l'anno, bisogner, dopo aver formato dei tribunali con
membri sorteggiati, in base a una scelta operata in precedenza,
fra i ricchi o fra tutto il popolo, condurre dinanzi a costoro
i magistrati e far rendere conto del loro operato, e chi vorr
li accuser di non aver guidato le navi durante l'anno secondo le
leggi scritte e le antiche consuetudini degli avi: e lo stesso
vale per la cura dei malati. E se qualcuno di loro verr condannato,
si valuter che cosa devono subire o quale multa devono pagare.
SOCRATE IL GIOVANE: Ma soltanto per il fatto che uno desideri e accetti
spontaneamente di esercitare il proprio potere in simili magistrature,
costui dovrebbe assai giustamente subire qualsiasi cosa e pagare una multa.
STRANIERO: E dunque bisogner ancora stabilire una legge a proposito
di tutto questo: se uno risulter fare una ricerca, contro le
leggi scritte, sull'arte del timoniere, e sul navigare, oppure
su ci che  salutare e sulla verit dell'arte medica, ponendolo in
relazione ai venti, al caldo e al freddo, ed escogitasse abilmente
una teoria in argomento, innanzitutto non si dovr chiamarlo esperto
della scienza medica n esperto del pilotare le navi, ma
metereologo (14), loquace sapiente, e in secondo luogo, con l'accusa di
corrompere gli altri pi giovani e di convincerli ad
applicarsi all'arte del timoniere e a quella medica non secondo le leggi,
ma facendo loro esercitare il potere assoluto su navi e ammalati,
chi volesse, fra coloro a cui  concesso farlo, potrebbe
denunciarlo e portarlo dinanzi ad un tribunale. E se sembri persuadere i
giovani o i vecchi contro le leggi e le norme scritte, sar punito
con le norme pi severe. Nulla infatti deve essere pi saggio delle
leggi: nessuno ignora l'essere esperti nell'arte medica e l'essere
sani, l'essere esperti nell'arte del timoniere e il navigare.  possibile,
per chi lo voglia, apprendere le leggi scritte e le consuetudini
degli antenati che sono stabilite. Se dunque si verificasse una
situazione quale noi descriviamo, Socrate, circa queste scienze,
quella del comando in guerra, e quella che riguarda in generale
la caccia, quale che sia, e l'arte della pittura o tutta l'arte
dell'imitazione in ogni sua parte, e l'arte di costruire e quella di
fabbricare le suppellettili, quale che sia, o anche l'agricoltura e il
complesso delle arti relative alle piante, o se anche assistessimo
alla nascita, secondo le leggi scritte, dell'allevamento di cavalli,
o dell'arte di pascolare le mandrie, o della divinazione, o di ogni
parte inclusa nell'arte del servire, o dell'arte degli scacchi, o di
tutta l'arte del calcolo, sia pura, sia applicata alla superficie, alla
profondit, alla velocit, cosa mai risulterebbe, se tutto fosse ordinato
cos, cio se si accordasse alle leggi scritte, e non all'arte?
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro che tutte le arti andrebbero completamente
in rovina per noi, e neppure in seguito esse potrebbero
mai nascere a causa di questa legge che impedisce di far
ricerche: sicch la vita, che anche ora  dura, diventerebbe in quel tempo
futuro assolutamente insopportabile.
STRANIERO: E questo allora? Se costringessimo ciascuna delle arti
di cui si  detto a conformarsi alle leggi scritte, e ad
essere a capo di queste leggi scritte uno fra noi eletto per
alzata di mano o estratto a sorte, e se costui, d'altra parte, senza
darsi affatto pensiero delle leggi scritte, o per un certo guadagno o
per ottenere privatamente un beneficio, tentasse di agire in modo
diverso e contrario a queste, senza avere alcuna conoscenza,
questo non sarebbe un male pi grave ancora di quello di prima?
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: Chi avesse il coraggio di agire contro queste
leggi, intendo quelle leggi che si basano su di una vasta
esperienza e che sono derivate ciascuna dal valente contributo di alcuni
consiglieri che hanno anche convinto la moltitudine ad emanarle,
farebbe un errore infinitamente pi grande di un altro errore, e
sconvolgerebbe ogni attivit ancor pi di quel che fanno le leggi.
SOCRATE IL GIOVANE: Come non potrebbe?
STRANIERO: Per queste ragioni, per chi intorno a qualsiasi
questione fissa leggi e norme scritte vale il secondo procedimento,
ossia di non permettere mai, n a una persona sola, n alla
moltitudine, di far nulla, neppure una piccola cosa, contro di esse.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Tali leggi, dunque, non saranno imitazione della
verit, in ciascuna sua parte, queste leggi che sono state scritte da
coloro che sono per quanto possibile esperti?
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: E dicevamo che la persona esperta, il vero uomo
politico, se ricordiamo, far molte cose conformandosi all'arte, nella
sua attivit, senza darsi pensiero delle leggi scritte, qualora
gli sembrino migliori altre cose che contrastino con le leggi
che lui stesso ha redatto e indirizzato ad alcuni cittadini lontani.
SOCRATE IL GIOVANE: Lo dicevamo.
STRANIERO: Dunque un uomo qualunque o una qualsiasi moltitudine
per i quali siano stabilite leggi, quando provino a far
qualcosa di meglio che sia contrario a quelle, non agiscono allo stesso
modo, nelle loro possibilit, di quell'autentico uomo politico?
~SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se agissero cos senza possedere la scienza,
cercherebbero di imitare il vero, e imiterebbero in modo pessimo:
ma se fossero provvisti dell'arte, questo non  pi imitazione,
ma  quella cosa colta in se stessa nel suo aspetto pi vero, o no?
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente s.
STRANIERO: E prima abbiamo stabilito che nessuna moltitudine  in
grado di ricevere nessun genere di arte.
SOCRATE IL GIOVANE: S, lo si era stabilito.
STRANIERO: Allora se vi  un'arte del regnare, la massa dei ricchi e
tutto il popolo mai potrebbero assumere questa scienza politica.
SOCRATE IL GIOVANE: Come potrebbero?
STRANIERO: Bisogna che tali forme di governo, come pare, se
intendono imitare il meglio possibile quell'autentica forma
di governo in cui vi  uno solo che governa con l'ausilio
dell'arte, quando siano state poste le leggi per esse, mai nulla facciano
contro quelle norme scritte e le consuetudini degli antenati.
SOCRATE IL GIOVANE: Hai detto benissimo.
STRANIERO: Quando siano i ricchi a imitarla, allora chiamiamo
"aristocrazia" tale forma di governo: ma se essi non si prendono
cura delle leggi, "oligarchia".
SOCRATE IL GIOVANE: Pu essere.
STRANIERO: E quando poi uno solo governi secondo le leggi, imitando
colui che  provvisto di scienza, lo chiamiamo "re",
senza distinguere nel nome se chi esercita questo governo da
solo secondo le leggi sia fornito della scienza o dell'opinione.
SOCRATE IL GIOVANE: Pu essere.
STRANIERO: Dunque se anche un tale, essendo realmente dotato di
scienza, esercitasse da solo il potere, gli si assegner in
ogni caso lo stesso nome di "re" e nessun altro: perci i cinque nomi
delle forme di governo di cui ora si  detto sono diventati uno solo.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare che sia cos.
STRANIERO: E quando uno solo governi senza agire secondo le leggi
e neppure secondo le consuetudini, ma pretenda, come un
tale che possiede la scienza, di dover compiere, muovendosi
contro le leggi scritte, ci che  sommamente bene, mentre un certo
insano desiderio e una forma di ignoranza sono a capo di questa
imitazione, non bisognerebbe allora chiamare "tiranno" ogni
persona che si comporta cos?
STRANIERO: E allora?
SOCRATE IL GIOVANE: Cos  nato il tiranno, diciamo, e il re, e
l'oligarchia e l'aristocrazia, e la democrazia, quando gli uomini non
tollerarono pi quell'unico monarca, e si convinsero che nessuno
era degno di esercitare un tale potere, cos da volere e
avere la possibilit di governare con virt e con scienza, e
cos da assegnare a tutti in modo equo ci che  giusto e pio, ed ebbero
paura che avrebbe vessato, ucciso, e compiuto malvagit ai
nostri danni ogni volta che avesse voluto. Ma se vi fosse un re come
noi diciamo, sarebbe amato e reggerebbe da solo, guidandola felicemente,
una forma di governo perfettamente giusta.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Adesso, invece, dato che non esiste, come diciamo,
un re negli stati cos come nasce negli alveari, uno che
nel corpo e nell'anima appaia immediatamente superiore a tutti,
occorre riunirsi in assemblea e scrivere le leggi, a quanto
sembra, mettendoci sulle tracce della forma di governo pi vera.
SOCRATE IL GIOVANE: Pu essere.
STRANIERO: Ci stupiamo dunque, Socrate, di quanti siano e quanti
saranno i mali che si verificano in tali forme di governo,
essendo queste basate su di un tale fondamento per cui le azioni vengono
compiute secondo le leggi scritte e secondo le consuetudini e
non accompagnate alla scienza, del quale fondamento se un'altra
arte si servisse,  universalmente chiaro che distruggerebbe
tutto quanto  fatto cos? O ancor pi dobbiamo stupirci del
fatto che lo Stato sia per natura un'entit che ha forza? Bench
ora gli stati subiscano da tempo infinito tali cose, tuttavia
alcuni di essi sono stabili e non sono stati ancora abbattuti: ma
talvolta, molti, come navi che colano a picco, vanno in rovina, e sono gi
andati, e dovranno ancora andare per l'inettitudine dei timonieri
e dei marinai che hanno enorme ignoranza intorno a enormi
questioni: parlo di quelli che pur non sapendo nulla delle
questioni dello Stato ritengono di comprendere, fra tutte le arti,
quest'arte con grandissima chiarezza in tutte le sue parti.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: Qual  dunque fra tutte queste forme di governo non
giuste quella con cui  meno difficile convivere, visto che sono
tutte difficili, e quale la pi insopportabile? Dobbiamo prendere
in considerazione questo aspetto, anche se diciamo che 
superfluo rispetto a quanto esposto adesso? No di certo, ma in
generale tutti facciamo ogni cosa in funzione di qualcosa di simile.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna s considerarlo: e come no?
STRANIERO: Devi dire allora che delle tre forme la medesima
si distingue per la sua asperit e la sua estrema accessibilit.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Non parlo di nient'altro se non della monarchia e del
governo dei pochi e dei molti: sono le tre forme di governo di
cui abbiamo parlato in principio del discorso che ora si  svolto.
SOCRATE IL GIOVANE: Lo erano dunque.
STRANIERO: Dividiamo ciascuna in due e facciamole diventare sei,
e come settima separiamo da esse la giusta forma di governo.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Abbiamo detto che dalla monarchia discendono monarchia
ereditaria e monarchia tirannica, dal governo dei non molti quelle
che con nome felice chiamammo aristocrazia e oligarchia. Dal governo
dei molti discende quella che con una semplice denominazione
abbiamo stabilito essere la democrazia: ma adesso anche
questa, a sua volta, deve essere considerata duplice.
SOCRATE IL GIOVANE: Come? In quali parti la possiamo dividere?
STRANIERO: In maniera non diversa dalle altre, anche se il suo
nome non  gi duplice: ma il governare secondo le leggi e
contro le leggi  caratteristica di questa come delle altre.
SOCRATE IL GIOVANE: E cos dunque.
STRANIERO: Quando allora ricercavamo la retta forma di governo
questa divisione non ci serviva, come prima abbiamo dichiarato:
d'altro canto, dopo che quella l'abbiamo messa da parte, riconoscendo
invece necessaria l'esistenza delle altre, l'illegalit e la
legalit che  presente in esse divide ciascuna di queste in due.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare sia cos, adesso che  stato fatto
questo discorso.
STRANIERO: La monarchia allora, collegata a buone norme scritte
che chiamiamo "leggi",  la migliore fra tutte e sei: ma se non
vi fosse la legge sarebbe duro e insopportabile convivere.
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi.
STRANIERO: Quanto a quella dei non molti, come il poco  a met
fra l'uno e i molti, cos dobbiamo pensare che essa stia a met
fra l'una e l'altra. Mentre quella retta dalla moltitudine  debole
sotto ogni suo aspetto e non pu nulla di grande, n in bene n
in male, in confronto alle altre, poich in essa le cariche sono
distribuite in piccole parti a molti. Perci fra tutte le forme di
governo  la peggiore, se sono fornite di legge,  invece la migliore
se vanno in senso opposto alle leggi: il vivere in democrazia
le supera tutte, se sono prive di disciplina; se invece hanno un
ordinamento, la democrazia diviene la vita meno sopportabile,
mentre  cosa assai pi eccellente e migliore vivere nella prima,
eccezion fatta per la settima. Da tutte, infatti, quella deve essere
separata, come il dio dagli uomini, da tutte le altre forme di governo.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra che le cose avvengano in questo
modo e lo siano anche, e si deve fare come dici.
STRANIERO: Dunque bisogna tenere lontani anche coloro che prendono
parte a tutte queste forme di governo, fatta eccezione per chi
possiede la scienza, perch non sono dei politici ma dei faziosi,
e mettendosi a capo delle pi grandi illusioni, sono
anch'essi una falsa illusione, ed essendo d'altra parte i pi
grandi ciarlatani e imbroglioni, sono i sofisti pi grandi fra i sofisti.
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi che questa definizione si ritorca
nel modo pi giusto contro i cosidetti politici.
STRANIERO: Bene. Questo per noi  da considerarsi assolutamente
come un dramma teatrale; secondo quanto fu detto or ora, vale a
dire che si era scorto un tiaso di Centauri e di Satiri che si
doveva separare dall'arte politica: adesso cos, a stento, senza
dubbio,  stato separato.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra di s.
STRANIERO: Rimane una cosa diversa da ci, pi difficile ancora da
separare, per il fatto di essere piuttosto affine al genere regio e
nel contempo pi difficile a comprendersi: e a me sembra che
proviamo una condizione simile a coloro che purificano l'oro.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Anche quegli artigiani separano prima di tutto la
terra, le pietre e molti altri elementi impuri: dopo di ci,
rimangono ancora mescolati quegli elementi preziosi connaturati
all'oro e che si possono separare soltanto con il fuoco, il rame e
l'argento e talvolta anche l'acciaio, i quali, separati a stento
mediante il vaglio ottenuto attraverso la fusione, ci permettono di
vedere quello che viene chiamato "oro puro", da solo in se stesso.
SOCRATE IL GIOVANE: Si dice che queste cose avvengono cos.
STRANIERO: Analogamente, pare, anche ora abbiamo separato gli
elementi diversi, e quelli estranei, e quelli che non sono amici
della scienza politica, lasciando invece gli elementi preziosi e
connaturati ad essa: fra questi, l'arte di comandare gli
eserciti, il potere giudiziario e quella parte dell'arte oratoria che,
associandosi all'arte del regnare e persuadendola alla
giustizia, guida con essa gli affari dello Stato: qual  il modo pi
semplice, se si separano anche queste, d mostrare quell'oggetto della
nostra ricerca nudo e solo di per s?
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro che dobbiamo provare a far questo
in qualche modo.
STRANIERO: Grazie a questo tentativo esso risulter evidente: si
pu provare a metterlo in luce attraverso la musica. Allora dimmi.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Vi  per noi, in un certo senso una forma di
apprendimento della musica e in genere di tutte le scienze che
riguardano i mestieri manuali?
~SOCRATE IL GIOVANE: S, esiste.
STRANIERO: E allora? Riguardo al fatto che dobbiamo o meno
apprendere una qualsiasi di queste scienze, diremo che a sua
volta  una scienza anche questa, che si riferisce alle stesse cose, o come?
SOCRATE IL GIOVANE: Diremo cos: che anche questa  una scienza.
STRANIERO: Dunque dovremo ritenere di comune accordo che questa
 diversa da quelle?
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E che nessuna di esse deve governare su un'altra,
oppure quelle su quest'ultima, oppure questa deve governare
e reggere tutte le altre?
SOCRATE IL GIOVANE: Quest'ultima su quelle.
STRANIERO: Allora tu ammetti che quella scienza che si riferisce
al dover apprendere o meno debba per noi essere a capo di quella
che viene appresa e che ci insegna?
SOCRATE IL GIOVANE: Sicuramente.
STRANIERO: E anche quella del persuadere, se si deve persuadere o
no, su quella del poter persuadere?
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: Bene. A quale scienza attribuiremo la facolt di persuadere
la massa e il volgo mediante il racconto di miti, e non con l'insegnamento?
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro, io credo, che anche questa prerogativa
si debba attribuire all'arte oratoria.
STRANIERO: E, ancora, a quale scienza noi attribuiremo la
possibilit di sapere se per mezzo della persuasione o con un metodo
violento dobbiamo agire in qualche modo nei confronti di qualcuno o
starcene assolutamente tranquilli?
SOCRATE IL GIOVANE: A quella che sovrintende l'arte del persuadere
e quella del dire.
STRANIERO: Altro non , credo, se non la capacit del politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici va benissimo.
STRANIERO: A quanto pare si  separato rapidamente dalla politica
ci che appartiene all'arte oratoria, in quanto quest'ultima
costituisce una specie diversa che  al servizio di quella.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Che cosa si deve pensare a sua volta di tale capacit?
SOCRATE IL GIOVANE: Di quale?
STRANIERO: Alludo a quella capacit che ci permette di sapere
come combattere con ciascuno con cui abbiamo scelto di combattere:
diremo che essa non appartiene o appartiene ad un'arte?
SOCRATE IL GIOVANE: Come potremmo pensare che non appartiene
all'arte questa capacit che l'arte del comandare gli eserciti e
l'impresa della guerra in genere contribuiscono a sviluppare?
STRANIERO: Quanto alla capacit d decidere consapevolmente se si
deve combattere oppure lasciare amichevolmente perdere,
ammettiamo che sia diversa da questa oppure uguale a questa?
SOCRATE IL GIOVANE:  inevitabile che sia diversa, se si aderisce a
quel che si  detto prima.
STRANIERO: Non dichiareremo che quella  a capo di questa, se dunque
intenderemo allo stesso modo di prima?
SOCRATE IL GIOVANE: Lo dico.
STRANIERO: Quale arte mai cercheremo di indicare come la signora
di quella terribile e grande arte che rientra nel complesso
dell'arte della guerra, se non quella che in realt  l'arte del regnare?
SOCRATE IL GIOVANE: Nessun'altra.
STRANIERO: Non la considereremo scienza politica, ma serva di
questa, la scienza degli strateghi.
SOCRATE IL GIOVANE: No,  naturale.
STRANIERO: Avanti, prendiamo in esame anche la capacit dei giudici
che giudicano rettamente.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Forse tale capacit non ha maggior potere, per certi
versi, del giudicare intorno ai contratti che sono stabiliti
sulla base di tutte quelle norme redatte da un re legislatore? Adottando
tali norme e considerando, in relazione a quelle, ci che in
quei contratti fu stabilito giustamente e ingiustamente, essa offre
il suo particolare valore che consiste nel voler risolvere le
reciproche accuse senza lasciarsi vincere n da doni n da timori, n da
piet, n da altre forme di inimicizia o di amicizia, se decidesse
di muoversi contro l'ordinamento voluto dal legislatore.
SOCRATE IL GIOVANE: No, ma all'incirca quanto tu hai detto  opera
di questa capacit.
STRANIERO: E troviamo che la forza dei giudici non  quella propria
dell'arte del regnare, ma consiste nel custodire le leggi
ed  al servizio di quella.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare di s.
STRANIERO: Chi ha osservato tutte le scienze di cui si  detto
deve considerare che nessuna risult essere scienza politica.
Quella che  davvero arte del regnare non deve agire essa
stessa, ma presiedere quelle che hanno capacit di agire, essendo essa
in grado di riconoscere l'occasione pi o meno propizia in cui
debbano sorgere e muovere i primi passi gli eventi pi importanti
all'interno degli stati, mentre le altre devono eseguire gli ordini.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Per questa ragione, riguardo alle scienze di cui
abbiamo appena trattato, poich una non pu essere a capo dell'altra
e neppure di se stessa, ma avendo ciascuna un suo preciso campo
di azione, hanno assunto opportunamente un nome appropriato
al carattere specifico delle loro attivit.
SOCRATE IL GIOVANE: Sembra che sia cos.
STRANIERO: Quella che  a capo di tutte queste scienze e che si
occupa di tutte le leggi e di tutte le questioni che si
riferiscono allo Stato, e tutto tiene insieme in modo perfetto come fosse
una trama, includendo, mediante il nome di ci che ha in comune con
le altre, la sua prerogativa, potremmo chiamarla assai
giustamente, a quanto pare, "politica".
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente s.
STRANIERO: Vogliamo dunque trattare l'arte politica sul modello
dell'arte del tessere, ora che tutti i generi delle arti e
delle scienze relativi allo Stato ci si sono mostrati nella loro evidenza?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Dell'intreccio che l'arte del regnare connette insieme,
a quanto pare, bisogna parlare: si deve dire, cio, qual ,
in che modo lo connette insieme, e che tipo di tessuto ci fornisce.
SOCRATE IL GIOVANE:  chiaro.
STRANIERO: Siamo costretti a parlare di una questione difficile
da chiarire, a quanto sembra.
SOCRATE IL GIOVANE: Ad ogni modo bisogna parlare.
STRANIERO: Che una parte di virt sia in un certo senso differente
da un'altra specie di virt  un'affermazione che diventa oggetto
di dibattito da parte di coloro che sono inclini alle controversie
sui discorsi, ed  soprattutto esposta alle opinioni dei molti.
SOCRATE IL GIOVANE: Non ho capito.
STRANIERO: Ma ripeto di nuovo il concetto. Il valore, credo, tu
ritieni che sia per noi una parte della virt.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E consideri anche la temperanza diversa dal coraggio,
ed eppure anche questa  parte di ci di cui  parte anche quello.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Intorno a queste cose bisogna prendere il coraggio di
mostrare un singolare discorso.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Che questi due sono in certo modo radicalmente nemici
tra loro, e si contrappongono in molte delle cose che sono.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Si tratta di un discorso davvero insolito. Infatti si
dice che tutte le parti della virt siano amiche fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: Consideriamo e prestiamo attenzione se ci 
assolutamente cos semplice, o se pi di tutto vi  divergenza per le
cose affini a queste in qualche determinato aspetto.
SOCRATE IL GIOVANE: S, di' pure come possiamo condurre l'analisi.
STRANIERO: In tutte le cose si deve ricercare quello che diciamo
"bello", e che consideriamo diviso in due specie opposte fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: Parla in modo ancora pi chiaro.
STRANIERO: Alludo all'agilit e alla velocit, sia in relazione
ai corpi, sia alle anime, sia ancora all'estensione della voce: di
queste cose, vuoi che siano in se stesse, vuoi che siano riflesse
nelle loro immagini - mi riferisco ai prodotti dell'imitazione
musicale e della pittura - di una di esse hai mai fatto le
lodi, o sei mai stato presente a sentire un altro che tesseva elogi?
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: E non ricordi di come tessono questo elogio in ciascuna
di queste situazioni?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Potrei spiegartelo con parole cos come l'ho in mente?
SOCRATE IL GIOVANE: Perch no?
STRANIERO: Mi pare che tu ritenga che tale concetto sia facile:
consideriamolo per in generi opposti di cose. Riguardo infatti a
molte azioni, e spesso ogni volta che rimaniamo ammirati per la
velocit, l'energia, e l'agilit del pensiero e del corpo e,
ancora, anche della voce, elogiando questa propriet, la chiamiamo
facendo uso di una sola definizione, ovvero quella di "valore".
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: "Agile" e "valoroso" diciamo prima di tutto, e poi
"veloce" e "valoroso", e allo stesso modo per ci che risulta
energico: e, assegnando generalmente il nome che dico e che 
comune a tutte queste qualit naturali, le elogiamo.
SOCRATE IL GIOVANE: S.
STRANIERO: E allora? Non abbiamo spesso elogiato in molte
delle azioni la specie di ci che viene prodotto con tranquillit?
SOCRATE IL GIOVANE: E certamente.
STRANIERO: Non ci esprimiamo allora dicendo il contrario di
quello che dicevamo di quelle?
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Mi riferisco al fatto che ogni volta parliamo di
mitezza e di temperanza, quando siamo ammirati per ci che viene
compiuto di lento e morbido, riguardo al pensiero e all'azione, e
ancora, riguardo alla voce, per ci che  piano e grave, e
per tutto il movimento ritmico e per tutta la poesia in genere,
che in modo conveniente fanno uso della lentezza: non il nome di valore
ma quello di decoro noi attribuiamo a tutto ci.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: E allorch entrambe queste due specie diventano
secondo noi inopportune, noi le critichiamo mutando i nomi dell'una
e dell'altra, e assegnandoli a sua volta alle realt opposte.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Chiamandole "violente" e "pazzesche" se sono pi agili
del dovuto, e se appaiono pi veloci e pi dure, "vili" e "inerti"
quelle pi gravi, pi lente e pi tenere: e generalmente 	queste
propriet, sia la natura temperante sia quella valorosa
che  all'opposto, come caratteri cui  toccato di essere in
contesa fra loro, non le troviamo mescolate nelle azioni inerenti a tali
propriet, e anzi potremo osservare, se terremo dietro a questo,
che coloro che le possiedono nell'anima sono in contesa fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: Dove dici?
STRANIERO: In tutti questi casi di cui ora abbiamo parlato, come
mi pare, e in molti altri. Infatti, secondo la loro affinit, io
credo, all'uno o all'altro carattere, le persone elogiano alcune
cose ritenendole corrispondenti alla loro natura, mentre
biasimano quello che vi  di diverso come fosse loro estraneo,
diventando assai nemici fra loro e in relazione a molte questioni.
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi.
STRANIERO: La differenza fra queste specie, che ho illustrato in
questi casi,  un gioco: ma nelle questioni pi importanti
accade che sia la malattia pi terribile che possa capitare agli stati.
SOCRATE IL GIOVANE: A quale tipo di questioni alludi?
STRANIERO: Al complesso dei mezzi che servono per vivere,
a quanto pare. Coloro che si distinguono per regolare la propria
vita in base al decoro sono sempre inclini a vivere una vita
tranquilla, badando da soli ai propri affari, stringendo, cos, in
patria relazioni con tutti, ed essendo ugualmente inclini a vivere in
un certo senso in pace, riguardo a ogni genere di questione, con
gli stati esteri; e per questo amore della tranquillit che 
piuttosto inopportuno rispetto al dovuto, qualora compiano ci che hanno
in animo, trascurano il fatto di essere inetti alla guerra, e
dispongono allo stesso modo anche l'animo dei giovani, essendo sempre
alla merc di chi li assale: per cui non in molti anni essi, e i
figli e tutto quanto lo Stato spesso diventano schiavi, da una
precedente condizione di libert, senza che se ne accorgano.
SOCRATE IL GIOVANE: Parli di una grave e terribile condizione.
STRANIERO: E quelli inclini piuttosto al valore? Non  forse vero
che, incitando continuamente i loro stati alla guerra, per un
desiderio pi intenso del dovuto di una vita di questo genere,
entrando in inimicizia con molti e potenti, o mandarono in rovina la
patria, o la resero schiava, o la consegnarono in mano ai nemici?
SOCRATE IL GIOVANE: Capitano anche queste cose.
STRANIERO: Come negare che, in questi casi che abbiamo appena
passato in rassegna, questi due generi sono l'uno con l'altro in
una molteplice, continua, ed enorme inimicizia e discordia?
SOCRATE IL GIOVANE: Non lo negheremo affatto.
STRANIERO: Dunque non abbiamo trovato ci che sin dall'inizio
indagavamo, e cio che parti non piccole della virt sono per
natura differenti fra loro, e obbligano coloro che le posseggono
ad agire proprio in questo modo?
SOCRATE IL GIOVANE: Pu darsi.
STRANIERO: Consideriamo allora questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Se vi sia una delle scienze che si occupa
della composizione di elementi, la quale realizzi un qualsiasi
prodotto fra i suoi lavori, anche se il pi vile, formandolo di
proposito con elementi dannosi e utili, oppure se ogni scienza, in ogni
luogo, respinga, per quanto possibile, gli elementi dannosi, assumendo
invece quelli necessari e utili, e da questi ultimi elementi, simili e
dissimili fra loro, raccogliendoli tutti in uno, modelli un qualcosa
che abbia una sua potenza unificatrice e un suo tratto distintivo.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Neppure quella che, secondo natura,  veramente
per noi la politica potr mai formare uno Stato mettendo insieme
di proposito onesti e malvagi, ma  chiaro che prima, per
gioco, li mette alla prova, e in seguito, dopo la prova, li
consegner a chi sia in grado di educarli e di svolgere questo
servizio, dirigendo e presiedendo essa stessa, come l'arte del tessere
dirige e presiede passo dopo passo, i cardatori e quelli che
predispongono tutte le altre cose utili alla tessitura, indicando a
ciascuno i lavori che essa ritiene necessari alla sua opera di intreccio.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Analogamente mi pare che l'arte del regnare, avendo
la prerogativa propria dell'arte del dirigere, non permetter a
quanti educano e allevano in conformit alla legge, di
esercitare i giovani a esercizi che non contribuiscano a un costume d vita
appropriato alla combinazione specifica di quell'arte, mentre in
questo senso soltanto esorter a educare: e quanti non sono
atti a prender parte a un costume di vita improntato a valore, a
temperanza, e a quant'altro tende alla virt, ma sono allontanati
dalla violenza di una natura malvagia verso l'ateismo, la tracotanza,
l'ingiustizia, costoro essa l scaccia dallo Stato punendoli
con la morte, con l'esilio, e con i segni del massimo disprezzo.
SOCRATE IL GIOVANE: Cos si dice.
STRANIERO: E quelli che si rivoltano nell'ignoranza e anche in grande
meschinit li aggioga nel genere degli schiavi.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Quanto agli altri, le cui indoli, se opportunamente
educate, possono elevarsi a nobilt d'animo, e accettare,
accompagnandosi all'arte, di unirsi fra loro, di queste indoli,
allora, sia quelle che tendono piuttosto al valore - ritenendo in
proposito la politica che i loro saldi costumi di vita siano simili
alla natura dell'ordito -, sia quelle che tendono all'ordine e al
decoro, che usano un filo spesso e molle, e, secondo l'immagine di prima,
dello stesso genere di quello usato per la trama, tendendole in
direzioni opposte, tenta in tal modo di legarle e intrecciarle insieme.
SOCRATE IL GIOVANE: In quale modo?
STRANIERO: Prima di tutto accordando insieme con divino legame la parte
della loro anima che  eterna, sulla base della loro affinit, e
facendo la stessa cosa, dopo questo divino legame, con la loro parte
mortale, ma questa volta con legami umani.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa intendi dire con questo?
STRANIERO: Intendo dire che l'opinione realmente vera e sicura
intorno a ci che  bello, giusto, buono e ai loro contrari,
qualora sia insita nelle anime,  divina e nasce in un genere divino.
SOCRATE IL GIOVANE: Detto cos, quel che intendi  appropriato.
STRANIERO: Non sappiamo forse che si addice soltanto al politico
e all'onesto legislatore la possibilit di far nascere proprio
questa opinione, mediante l'ispirazione dell'arte del regnare,
in coloro che prendono correttamente parte dell'educazione, e di
cui poco fa parlammo?
SOCRATE IL GIOVANE:  almeno verosimile.
STRANIERO: Chi non ha la possibilit di far questo, Socrate, mai
lo chiameremo con i nomi che ora sono stati oggetto della ricerca.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: E allora? Un'anima valorosa, assumendo tale verit,
non si addomestica e non vorrebbe cos prendere parte
soprattutto di ci che  giusto, mentre, se non la possiede, non
tende piuttosto verso una natura ferma?
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: E che dire della natura che tende al decoro? Non diviene,
almeno come pu diventarlo in una forma di governo, realmente saggia
e temperante quando prende parte di queste opinioni, mentre, se non
partecipa delle opinioni di cui parliamo, non assume assai giustamente
una vergognosa fama di stoltezza?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Dunque non dobbiamo dire che siano mai saldi quell'intreccio
e quel legame che i malvagi stringono con se stessi
e quelli che i buoni stringono con i malvagi, n che esista una
scienza che possa mai seriamente servirsene in tali situazioni?
SOCRATE IL GIOVANE: Come infatti?
STRANIERO: Pertanto in coloro che sono nati da nobile origine
e la cui indole sin dall'inizio  stata educata secondo tale
natura, solo in essi questi legami sono ingenerati mediante le
leggi, e per costoro  come un rimedio voluto dall'arte, e, dicevamo,
questo  il legame pi divino delle parti che compongono la
natura della virt, parti dissimili e inclini a direzioni opposte.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: Quanto agli altri legami rimasti, che sono legami umani,
se esiste questo legame divino, non  difficile n pensarli n,
una volta che li si  pensati, realizzarli.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici e di quali legami parli?
STRANIERO: Parlo dei legami riguardanti matrimoni tra sudditi di
diverse citt, e di quelli inerenti alla comunanza degli scambi
dei giovani da sposare, e di quelli che regolano la loro privata
consegna e le nozze. La maggior parte non si unisce correttamente, in
questo genere di legami, in funzione della procreazione dei figli.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Per quanto riguarda la caccia alla ricchezza e alla
potenza in tali legami, perch bisognerebbe spendere le proprie
energie a criticarla, quasi fosse degna di un discorso?
SOCRATE IL GIOVANE: Per nulla.
STRANIERO: Piuttosto  ragionevole parlare di costoro che si
prendono cura della parentela, per vedere se agiscono secondo
un comportamento non corretto.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare verosimile.
STRANIERO: Essi agiscono non partendo da un unico giusto discorso,
ma inseguono la tranquillit del momento presente, e ora con
il dimostrarsi affettuosi con chi  loro simile, ora con il
detestare chi non lo , assegnano a tale insofferenza la parte maggiore.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Le persone che regolano la loro vita secondo il decoro
vanno in cerca di un costume che rispecchi il proprio, e, per
quanto loro possibile, prendono moglie tra donne appartenenti
alla loro classe, e le fanciulle da loro date in sposa
vengono affidate a uomini che appartengono a questa classe: e cos
si comporta il genere dei valorosi, quando insegue la sua stessa
natura, mentre entrambi i generi dovrebbero fare il contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: Come? E perch?
STRANIERO: Perch il valore, se si genera in molte generazioni
senza mescolarsi alla natura temperante, in principio  nel
pieno delle forze, ma alla fine degenera assolutamente nella follia.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare verosimile.
STRANIERO: D'altra parte, l'anima eccessivamente piena di
ritrosia, che rifiuta di mescolarsi alla valorosa audacia,
nascendo in questo modo per molte generazioni, diviene pi tarda del
necessario, e alla fine viene generalmente resa mutila.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo mi sembra che accada cos.
STRANIERO: Dicevo che non  affatto difficile stringere questi
legami quando ambedue i generi hanno una sola opinione riguardo a
ci che  bello e buono. Questa, infatti,  nel suo complesso
l'unica opera di tessitura dell'arte del regnare, vale a dire non
permettere mai che un costume di vita temperante si allontani da
quello dei valorosi, ma intrecciandoli insieme mediante la
conformit delle opinioni, gli onori, i disonori, la buona
fama, le consegne delle garanzie reciproche, e componendo da questi
elementi un tessuto liscio e, come si dice, "ben lavorato",
possa affidare sempre in comune a costoro i poteri negli Stati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Dove occorra un solo governante, scegliendo come
preposto uno che abbia queste due qualit; ma dove occorrano
pi governanti, mescolando parti uguali dell'una e dell'altra
qualit di costoro. Da un lato i costumi dei governanti temperanti
e moderati sono assai cauti, giusti, e conducono alla salvezza, ma
mancano di forza e di una certa energica ed operosa arditezza.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra che sia cos anche questo.
STRANIERO: D'altra parte i comportamenti valorosi hanno pi bisogno
di quegli altri di giustizia e di prudenza, ma nelle
loro azioni si distinguono per l'audacia. Tutto quanto avviene
nello Stato non potrebbe avere successo, sia in privato sia in
pubblico, se non vi fossero questi due elementi.
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: Diciamo che questo  il compimento del tessuto, intrecciato
con retta tessitura, dell'attivit politica: allorch l'arte
del regnare, unendo insieme nella conformit del pensiero e in
amicizia il costume di vita degli uomini valorosi e temperanti
e le loro vite, realizza fra tutti i tessuti quello pi sontuoso e
migliore, e avvolgendo tutti gli altri, schiavi e liberi, che sono
nello Stato, li tiene uniti in questo intreccio, e regge e
dirige senza tralasciare nulla di quanto convenga ad uno Stato felice.
SOCRATE IL GIOVANE: Hai elaborato benissimo per noi la figura
dell'uomo regale e quella del politico, straniero.
NOTE:
1) Per quanto riguarda i personaggi, Teodoro era un matematico di Cirene
(si veda, a questo proposito, poche battute pi avanti, l'invocazione di
questo personaggio a Zeus Ammone, che aveva il suo luogo di culto nel
deserto libico), Teeteto, che non prende assolutamente parte alla
discussione, era scolaro di Teodoro, mentre Socrate il giovane 
anch'egli matematico e filosofo ateniese. Non si hanno invece notizie
sullo straniero di Elea, presentato a Socrate nel Sofista. Per quel che
concerne l'ambientazione del dialogo, si suppone che esso si svolga nello
stesso giorno in cui si svolge il Sofista.
2) I Lidi e i Frigi abitavano la regione situata al centro dell'Asia
Minore occidentale.
3) Per distinguere i bipedi dai quadrupedi, Platone ricorre qui alla
geometria: se  vero che in geometria  possibile costruire, su una
diagonale, un quadrato di due piedi di area, in relazione al camminare,
il bipede si potr accostare alla diagonale, il quadrupede alla diagonale
della diagonale.
4) Ironica allusione al porco.
5) Cfr. Sophista.
6) Ermes aveva donato ad Atreo un agnello dal vello d'oro che la moglie
Aerope don al fratello di lui e suo amante Tieste. Ma Zeus, per
testimoniare il suo favore ad Atreo, mut il corso degli astri.
7) Nell'antica mitologia greca Crono  il figlio minore del Cielo e
della Terra. Qui si allude ad un gruppo di leggende in cui viene
rappresentato come sovrano di una remota et dell'oro.
8) Di Prometeo, antico semidio, venerato dagli artigiani dell'Attica come
supremo artefice,  nota la leggenda (cfr. Esiodo, Theogonia 562 sgg.)
secondo la quale con la sua astuzia avrebbe rubato il fuoco celato da Zeus,
riportandolo sulla terra, e fornendo cos all'uomo un elemento essenziale
per il progresso delle tecniche.
9) Efesto era dio degli artigiani e fabbro lui stesso.
10) Qui si allude ad Atena, la quale, oltre che dea protettrice di Atene
nell'Attica, era anche venerata come patrona delle arti e dei mestieri.
11) Cfr. Sophista
12) Si tratta probabilmente dei Pitagorici.
13) I Centauri erano mostri mitici - uomini nella parte superiore, e cavalli
in quella inferiore - mentre i Satiri, cui si accenna subito dopo, erano
creature che vivevano nei boschi ed avevano tratti animaleschi (come la
coda di cavallo o le zampe di capra).
14) Ironico gioco di parole: metereologo viene usato tanto nell'accezione
di "meteorologo" (ovvero di studioso di fenomeni celesti) quanto in quella
di "parlatore al vento".
