Sofista
Premessa di Gino Giardini
Il Sofista segue idealmente lo svolgimento del Teeteto: Teodoro
infatti, l'anziano maestro di matematica e geometria e il giovane
Teeteto, anch' egli studioso di tali discipline, convengono entrambi
all'appuntamento fissato da Socrate a conclusione del Teeteto. Ma
con essi c' un nuovo personaggio, sempre anonimo, denominato
l'ospite di Elea, la terra di Parmenide, il centro di cui si irradiarono
gli insegnamenti della metafisica e della dialettica. E sara proprio
l'ospite eleatico a condurre il dialogo stesso: Socrate, pure presente,
 messo completamente in disparte, Teodoro interviene molto raramente
e lo stesso Teeteto ha perduto quasi completamente quel
tanto di schiettezza psicologica che pure lo contraddistingueva nel
dialogo a lui omonimo. Sua funzione  quella di confermare di
volta in volta le posizioni dell'ospite eleatico, con continue professioni
di assenso, e di proporre domande che, nella facile previsione
della risposta, fanno rimpiangere la scioltezza e la naturalezza di
tanti e tanti dialoghi di Platone, specie quelli del primo periodo. Ma
nella ricerca della definizione del sofista a Platone occorrevano un
saldo fondamento e una posizione certa che poteva trovare, pur
non essendone del tutto pago, nel monolitico e unitario essere di
Parmenide, che egli faceva compenetrare e permeare dal soggettivismo
socratico, inteso come affermazione di ricerca e conoscenza
tramite l'interiorit dell'anima, venendo in questo modo a scuotere
l'essere parmenideo, a farlo muovere, a farlo vivere. Ed  proprio
questa operazione concettuale, compiuta dall'ospite di Elea (attraerso
il quale parla ovviamente Platone), a farlo parlare di parricidio
nei confronti della dottrina e del pensiero del grande Parmenide,
dal quale il dialogo deve pure scostarsi nella progressiva
scoperta che Platone viene operando in s (sia pure con uno sguardo
attento all'essere parmenideo, come uno, indivisibile, immobile), al
trascendente mondo delle idee che tutto coinvolge e domina. In
questo percorso ideale dunque, che Platone veniva compiendo, la
concezione sofistica non poteva che essere d'ostacolo: e su di essa e
contro il suo relativismo nel campo della conoscenza e dell'etica
non poteva non concentrarsi il fuoco della polemica platonica.
Gi nell'Apologia di Socrate era ben chiara questa posizione di
Platone, che veniva sviluppandosi di volta in volta con frecciate e
punte ironiche e polemiche nei dialoghi successivi quali lo stesso
Fedone, e via via e sempre pi marcatamente, nel Protagora e nel
Gorgia ove la polemica si fa rovente e violenta, e cos nel Cratilo e
nel Teeteto. Nel Sofista  proprio la definizione del sofista a essere
il tema dominante del dialogo: il metodo di ricerca qui applicato,
come in altri dialoghi,  quello della distinzione della "diaresis" (o
se si vuole anche della "divisione in parti"), mediante la quale viene
chiarito ogni aspetto delle questioni di volta in volta trattate e fugata
ogni confusione e contraddizione. Anzi il criterio si traduce in
amore di chiarezza che deve sempre imporsi al di sopra di ogni
gioco o esercizio verbale. Dice l'ospite a proposito dei sofisti:
Quando uno di essi grida a gran voce che l'essere , o  divenuto,
o diviene molteplice, o uno, o due, o che il caldo  mescolato al
freddo, o ipotizzando altrove distinzioni o congiunzioni, di tutto
questo, per gli di, o Teeteto, tu riesci sempre a capire un qualcosa
di quello che dicono?. Contro chi osserva una tale condotta nelle
dispute e nei ragionamenti, che vorrebbero nutrire pretesa di filosofia,
il rifiuto non pu che essere netto, assoluto. La stessa arte del
discutere viene distinta in eristica vera e propria e in chiacchiera:
quest'ultima, condotta non senza disinteresse,  appannaggio
del sofista: Niente altro, dunque, che genere inteso ad accumulare,
a quanto sembra, che sussiste dall'arte eristica, da quella del
contraddittorio, della disputa, della lotta, del confronto, del guadagno,
e, come il ragionamento ha dimostrato, il sofista.
Il sofista, sotto l'apparenza del ricercatore, del sapiente, del
filosofo, si traveste e si camuffa sotto ogni aspetto, in ogni dove:
occorre dunque incalzarlo, scoprirlo, incatenarlo per renderlo innocuo.
Bisogna porre ogni tipo di attenzione perch varie somiglianze
possono trarre in inganno e il metodo sard quello della contestazione
diretta e della purificazione: L'arte di purificare dunque
appartenga a quella di distinguere, e parte dell'arte purificatrice sia
definita come quella che riguarda l'anima, da questa parte poi l'arte
dell'insegnare, e da quest'ultima l'arte di educare; dall'arte di
educare deriva la confutazione contro una vuota apparenza di saggezza
che il ragionamento d'ora ha fatto apparire nulla altro essere
(sia pure detto da noi) la nobile sofistica. Giacch esiste anche una
sofistica nobile, che  proprio quella che, mediante l'arte di educare
contrasta la credenza di chi crede di sapere senza sapere nulla:
viene distinta da tutte le altre forme di sofistica in quanto a esse non
appartiene, essendo anzi una delle conquiste pi autentiche del
filosofare, quello socratico in particolare, che sa di non sapere e, su
questa certezza, costruisce la sfera del suo pensiero in campo
gnoseologico e in quello etico. Ben diverso, per non dire opposto 
l'atteggiamento del sofista: egli  apparso nella ricerca come un
cacciatore mercenario di giovani e di ricchi, poi, commerciante di
conoscenze che riguardano l'anima, in terzo luogo come venditore
al minuto di queste materie. Egli smercia inoltre insegnamenti
che ha confezionato da solo. Egli appare ancora atleta, lottatore,
perfino purificatore ma sempre in una sfera di attivita che
sotto ogni apparenza nasconde il fine del lucro. Si mostrano infine
sapienti in ogni campo soprattutto riguardo a quegli argomenti (e
sono i pi disparati) che essi sottopongono a contraddittorio, ma
pure  apparso chiaramente che il sofista ha una conoscenza presunta
di ogni cosa ma non reale. Ed  insidioso  il sofista dalle
molte teste che riesce anche a far riconoscere, a chi ne  pure
riluttante, che il non essere in qualche modo .
Ma, scoperta in questo suo viluppo di tranelli e di ragionamenti
capziosi, questa belva non deve essere lasciata libera: l'abbiamo
ormai catturata, in una sorta di trappola, costituita da quei lacci
insiti nei ragionamenti per un tale tipo di faccende, tanto che non
potra sfuggire da questa situazione. In questa il sofista si  cacciato
proprio per il suo procedere che allontana e distoglie da ogni
forma di autentica conoscenza, la quale, semmai, pu realizzarsi
quando, con la necessaria ricerca e meditazione, si distinguono
nelle varie questioni quali generi possono armonizzarsi tra di loro
e quali invece non lo ammettono. Come avviene a proposito di
suoni acuti e gravi perch colui che possiede l'arte di capire quali
suoni si lasciano unire e quali no,  un musico e chi non lo capisce
 un incompetente. La stessa differenza corre tra il filosofo e il
sofista, perch questo se ne rifugge nel buio del non essere e vi si
immerge fino al logoramento, e, per la tenebra del luogo,  difficile
da vedersi. Il filosofo invece, sempre dedito all'idea dell'essere
con i suoi ragionamenti, pu, a differenza della moltitudine, stare
saldo nel contemplare la divinit. Egli dunque non potr essere
perturbato dall'argomentare del sofista quando viene a dire che il
diverso  in qualche modo identico, e che l'identico  diverso (...) e
a mostrare che l'identico  diverso in una certa o in un'altra
maniera e che il diverso  l'identico, e il grande piccolo e il simile
dissimile e compiacersi cos di porre innanzi sempre i contrari nei
ragionamenti:  questa una posizione di chi si  accostato frettolosamente
e da poco tempo alla vera meditazione dell'essere.
Occorreva dunque a Platone per potere condurre avanti il suo pensiero
lo smantellamento pi completo e radicale di una posizione
concettuale e speculativa, sviluppatasi, in buona parte almeno,
anche sotto l'impulso di fini pratici immediati. Nell'introduzione
dell'ospite di Elea che rappresenta ma che pure va oltre e supera la
posizione di Parmenide (il cosiddetto parricidio)  evidente in
Platone l'esigenza di una base solida su cui fare il suo pensiero, Nel
Sofista i termini, "ida" 'idea', "edos" 'aspetto', 'forma', 'idea', sono
frequenti e il loro significato pi profondo va ben oltre quello del
valore nominale: ed  in Platone, un ulteriore e profondo avanzamento
sul cammino della concezione del trascendente mondo delle idee.
GINO GIARDINI
