Teeteto
Premessa di Gino Giardini
 opinione diffusa presso la critica contemporanea che il Teeteto sia il
primo di una lunga serie di dialoghi che interessano pi la storia della
filosofia che quella della letteratura. Certo queste opere non rinunciano
ad immagini che si imprimono nella memoria, alle metafore: ma il registro
 pi monocorde e la cifra stilistica tende, pagina dopo pagina, a
cristallizzarsi in maniera (F.H. Sandbach, in Letteratura greca della
Cambridge University, 1990).
 un dialogo che viene attribuito a una fase piuttosto avanzata della vita di
Platone: ne fa fede anche la tecnica dell'esposizione che  quella del
dialogo narrato, come gi era avvenuto per il Parmenide e per lo stesso
Fedone, che, pure inserito nella prima tetralogia dei dialoghi platonici,
appartiene indubbiamente a un periodo piuttosto tardo dell'esistenza del
filosofo. Dopo l'introduzione, quindi, tra Euclide e Terpsione, il primo
incarica un giovane servo di leggere il resoconto di una conversazione
avuta da Socrate con Teodoro di Cirene, maestro di matematica e geometria
in Atene per lungo tempo, e il suo scolaro, il giovanissimo Teeteto,
matematico egli pure, studioso e ricercatore sui poliedri regolari e sui
numeri irrazionali. Il dialogo viene idealmente immaginato e collocato negli
ultimissimi giorni di Socrate, nel 399 a.C., mentre l'incontro tra i due
amici megaresi, Euclide e Terpsione, viene posto almeno 30 anni dopo, in
casa di Euclide, nei momenti che precedono di poco la morte di Teeteto,
gravemente ferito in un fatto d'armi, avvenuto sull'istmo di Corinto,
nel 369 a.C. fra Ateniesi e Tebani. Argomento del dialogo  la ricerca
condotta tra i tre interlocutori, specie tra Socrate e Teeteto sulla
questione della conoscenza (epistme). Problema arduo e complesso questo
della scienza e delle cause che la provocano e la realizzano nel nostro
intelletto. Sono tre le proposizioni fondamentali attraverso le quali si
tenta di definire come avviene in noi tale processo: ma tutte e tre,
sottoposte a critica serrata e al continuo e abituale incalzare delle
domande da parte di Socrate, pur esprimendo, quale pi, quale meno, elementi
di verit, si rivelano insufficienti a definire in maniera esauriente il
fenomeno. Nessuna meraviglia in questo, ch, anzi questa conclusione, o
meglio questa assenza di conclusione, sottolinea ancora una volta l'esigenza
socratico-platonica della necessit di una ricerca continua e instancabile
per chi aspira ad avvicinarsi e a raggiungere la verit. La prima definizione
di scienza o conoscenza come sensazione (aisthesis), o come un qualcosa
provocata da essa, viene gradualmente smantellata da Socrate, in quanto, se
verit  quello che si prova a contatto con le singole esperienze e da cui
derivano le nostre opinioni, le verit diventano molteplici e confuse, tanto
che nessuna pu essere affermata al di sopra delle altre. Troppi sono i
fenomeni e i fantasmi che possono colpirci e conseguentemente impressionarci:
il farsene eccessivamente influenzare, il divenirne seguaci  un
allontanarsi vero e proprio dalla verit che deve basarsi su fondamenta
pi sicure in una realt immutabile ed essenziale.  l'anima nostra che,
con fatica e travaglio, attraverso una ricerca continua, lontana da
apparenze e fantasie, pu avvicinarci al vero. E in questo faticoso lavoro
di escavazione nel nostro intimo nasce l'analogia con l'arte della maieutica.
Nella famiglia di Socrate questa arte  di casa: la madre la esercitava a
favore delle partorienti: Socrate invece la professa a beneficio di chi
vuole accostarsi al vero; molte sono le analogie fra l'arte materna e la
sua, che, tuttavia, in questo si differenzia, perch agisce sugli uomini e
non sulle donne, e assiste le loro anime (...) e non i corpi. E il pregio
pi grande  mettere alla prova (...) se il pensiero del giovane partorisce
immagini o menzogne o invece un qualcosa di fertile e vero. Nella sua
sterilit Socrate non pu partorire, non d risposte su alcuna questione,
perch non possiede alcuna sapienza, ma interroga, scava e trae dagli altri
la verit, come la levatrice trae il neonato dall'alveo materno. Cos Socrate
asseconda il volere del dio Apollo che lo spinge e lo guida in questa sua
condotta di vita.
Anche Teeteto avr l'assistenza di Socrate, cos pieno com' di ogni
interesse per conoscere, perch egli non  un giovane vuoto, ma pregno.
E Socrate lo aiuter a sgravarsi. Quando si passa alla seconda definizione
di conoscenza, che viene vista come opinione vera (aleths dxa), sono gi
state esaminate e discusse le dottrine di Protagora (l'uomo  misura di
tutte le cose) e di Eraclito (nulla , tutto diviene, nulla sta fermo,
tutto si muove) e si  anche considerata la posizione di Parmenide, secondo
il quale  l'anima, nella sua insopprimibile unit, a organizzare e
coordinare il tutto e dove soltanto pu risiedere il fattore che ci guida
alla conoscenza. Delle tre posizioni, la prima, quella protagorea (bench
Socrate ne organizzi anche una convincente difesa a detta dello stesso
Teodoro, che in giovent fu seguace di Protagora)  quella che viene
combattuta con maggiore impeto, proprio per il relativismo e lo scetticismo
cui non pu non condurre chi sostiene che per ciascuno sono valide quelle
opinioni e quelle verit che scaturiscono dalle proprie esperienze.
La questione consiste soprattutto nel rapportare l'opinione a confronto
con l'essere, giacch, sostiene Socrate chi opina una cosa, non opina una
cosa che non . E Teeteto ribatte: Lo ammetto. Socrate: E chi opina una
cosa che non , non opina nulla. Teeteto: No, non pare. Socrate: Ma
veramente chi nulla opina, non opina affatto. Teeteto:  chiaro. Eppure,
anche seguendo questi parametri, si danno molti casi in cui pu generarsi
falsa opinione: nell'esame delle cose sensibili pu avvenire un erroneo e
falso scambio tra la sensazione e la conoscenza: a volte pu essere
la conoscenza stessa, o quella presunta tale, a essere in contraddizione
con se stessa e i casi che possono condurre a una opinione erronea e falsa
sono senza limite. Si passa quindi a esaminare la terza definizione secondo
la quale la conoscenza (o la scienza)  opinione vera sostenuta da
ragione (aleths dxa met lgou).
Ma sorgono, all'atto della definizione stessa, le prime difficolt: perch
i primi princpi dei quali siamo formati noi e le altre cose non hanno
ragione; ciascun principio, in se stesso,  possibile solo nominarlo, ma
dire di esso alcuna altra cosa non  possibile, n che , e neppure che
non . Di tutto questo dunque, della stessa ragione che, col proprio
apporto, deve coonestare la verit della opinione vanno intimamente ricercate
l'essenza e la causa.  una sorta di colloquio intimo che l'anima conduce
con se stessa intorno a ci che prende in esame. Ed  un dialogare con
se stessa, interrogandosi e rispondendosi, facendo affermazioni e anche il
loro contrario. E quando essa fissa un concetto sia alquanto lentamente, sia
alquanto velocemente, come facendo un salto e ormai afferma una cosa e non
 pi in dubbio, noi stabiliamo che questa  la sua opinione. Tanto che io
dico che l'opinione  un discutere e l'opinione  un ragionamento, non verso
altri e con la voce, ma in silenzio e a se stessi.  dunque in questa
meditazione, in questo ininterrotto colloquio con se stessi ove pu
risiedere la molla prima per la ricerca e la scoperta della conoscenza,
della scienza vera, in una parola, della verit. E tutto questo va condotto
con il tempo e la calma necessari, lontani dalle tensioni del mondo, dalle
corse affannose per apparire agli occhi degli altri quello che non si .
Ed  un impegno, una fatica continua quella del filosofo che in questo
graduale - se pur lento - avanzare sulla via della ricerca riesce pure a
raggiungere, al di l della sensazione, proprio nel processo instancabile
della ricerca, la sua verit. Delle tre definizioni date dunque sulla
conoscenza, nessuna ha trovato la possibilit di soddisfare esaurientemente
l'ansia del vero dei ricercatori. Ma dopo questa prova il giovane Teeteto
sar maggiormente in grado di affrontare ricerche ulteriori.
Cos conclude Socrate: Se dunque dopo queste, o Teeteto, tu vorrai
diventare pregno di altre riflessioni, se lo diventerai, sarai pieno per la
presente ricerca, di riflessioni migliori, se invece ti manterrai vuoto
sarai meno pesante per quelli che stanno con te e pi affabile, perch, da
buon saggio, non penserai di sapere quello che non sai. Soltanto questo
infatti pu la mia arte, nulla di pi. E anche in questa lezione di
sophrosne va cercato uno degli aspetti salienti del dialogo: assieme a
quello, pi volte ricordato, della necessit della ricerca: Socrate, infatti,
chiude dando appuntamento ai suoi interlocutori per l'indomani.

