STORIA DELLA FILOSOFIA OCCIDENTALE.
di Bertrand Russell.

VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI.

VOLUME PRIMO.
PARTE SECONDA: SOCRATE, PLATONE E ARISTOTELE.

CAPITOLO 11: SOCRATE.
Socrate  argomento di trattazione molto difficile per lo storico. Vi sono
degli uomini a proposito dei quali si  certi di saperne molto poco,
e altri uomini a proposito dei quali si  certi di saperne molto; ma nel
caso di Socrate l'incertezza  se ne sappiamo pochissimo o moltissimo.
Era senza dubbio un cittadino ateniese di mezzi modesti che passava
il suo tempo in dispute e insegnava la filosofia ai giovani, ma non per
denaro come i sofisti. Fu senza dubbio processato, condannato a morte
e giustiziato nel 399 a.C., a circa settant'anni. Fu certamente una figura
ben nota in Atene, dato che Aristofane ne fece la caricatura nelle Nuvole.
Ma, oltre questi punti fermi, entriamo nel campo delle controversie.
Due dei suoi allievi, Senofonte e Platone, scrissero abbondantemente
di lui, ma dissero cose assai differenti. E quando concordano (almeno
cos ha suggerito Burnet), Senofonte copia Platone. Quando discordano,
alcuni credono al primo, altri al secondo, altri a nessuno dei due.
In una discussione cos perigliosa, non mi avventurer a prender partito,
ma esporr brevemente i vari punti di vista.
Cominciamo con Senofonte, un militare non molto intellettualmente
dotato e del tutto convenzionale nel suo modo di vedere. Senofonte si
affligge che Socrate sia stato accusato di empiet e di corruzione della
giovent; egli afferma, al contrario, che Socrate era eminentemente pio
ed aveva un'influenza del tutto salutare su chi ascoltava il suo
insegnamento. Le sue idee, a quanto pare, ben lungi dall'essere sovversive,
erano piuttosto grossolane e piene di luoghi comuni. Questa difesa 
perfino eccessiva, e non spiega affatto l'ostilit allora esistente verso
Socrate. Come dice Burnet: (Thales to Plato, pagina 149, edizione inglese)
La difesa di Socrate fatta da Senofonte  esagerata. Non lo avrebbero
mai messo a morte se fosse stato cos.
Esiste una tendenza a pensare che tutto ci che Senofonte dice debba
esser vero, dato che egli non aveva lo spirito sufficiente per immaginare
qualcosa che non fosse vero. Questo genere di argomentazione non  affatto
valido. La narrazione fatta da uno stupido intorno a ci che ha
detto un uomo intelligente non  mai esatta, perch egli inconsciamente
traduce ci che sente in frasi che pu capire. Preferirei che sul mio
conto riferisse il peggiore dei miei nemici (purch filosofo) piuttosto
che un amico digiuno di filosofia. Non possiamo quindi accettare ci
che Senofonte dice, sia che svolga qualche concetto filosoficamente
difficile, sia che esponga un'argomentazione per dimostrare che Socrate fu
condannato ingiustamente.
Ci nonostante, alcune delle reminiscenze di Senofonte sono molto
convincenti. Egli racconta (come fa anche Platone) che Socrate era
continuamente occupato dal problema di porre uomini competenti nelle
posizioni di governo. Avrebbe posto domande come: Se io volessi un
riparatore di scarpe chi impiegherei? Al che qualche giovane d'ingegno
avrebbe risposto: Un calzolaio, o Socrate . Egli sarebbe passato poi
ai carpentieri, ai fabbri eccetera e finalmente avrebbe posto qualche
domanda come: Chi dovrebbe riparare il vascello dello Stato?  Quando
venne a conflitto con i Trenta Tiranni, Crizia, loro capo, che conosceva
i suoi metodi per aver studiato con lui, gli proib di continuare ad
insegnare ai giovani ed aggiunse: Saresti stato meglio con i tuoi calzolai,
fabbri e carpentieri. Questi devono essere ormai ben consumati, con il
gran chiacchierare che ne hai fatto  (Senofonte, Detti Memorabili, libro 1,
capitolo 2). Ci accadeva durante il breve governo oligarchico stabilito
dagli Spartani al termine della guerra del Peloponneso. Ma per la
maggior parte del tempo Atene fu retta a democrazia, tanto che anche
i generali venivano eletti o tratti a sorte. Socrate si imbatt in un
giovane che desiderava diventare generale e lo persuase che sarebbe stato
bene conoscere qualcosa dell'arte della guerra. Allora il giovane se ne
and e segu un breve corso di tattica. Quando torn, Socrate prima,
per satira, lo lod e poi lo mand indietro per continuare il suo
apprendistato (opera citata, libro 3, capitolo 1). Un altro giovane fu
mandato ad imparare i princpi della finanza. Fece lo stesso tentativo con
molte persone, compreso il ministro della guerra; allora fu deciso che era
pi facile farlo tacere per mezzo della cicuta che curare i mali ch'egli
lamentava. Riguardo alla descrizione che di Socrate fa Platone, la
difficolt  assai diversa che non nel caso di Senofonte;  assai difficile
giudicare fino a che punto Platone intenda rappresentare il Socrate storico,
e fino a che punto intenda la persona che nei suoi dialoghi chiama
Socrate  come un semplice espositore delle sue proprie opinioni. Platone,
oltre ad essere un filosofo,  uno scrittore immaginoso, di gran genio e
attrattiva. Nessuno suppone, ed egli stesso non lo pretende seriamente,
che le conversazioni avessero luogo proprio come lui riferisce nei suoi
dialoghi, ci nonostante, almeno nei suoi primi dialoghi, la conversazione
 del tutto naturale e i caratteri pienamente convincenti.  l'abilit
di Platone come scrittore che getta dei dubbi su di lui come storico.
Il suo Socrate  un personaggio coerente e straordinariamente interessante,
assai al di sopra della forza d'immaginazione della maggior parte
degli uomini; ma io credo che Platone fosse in grado di inventarlo. Se
poi lo abbia fatto, naturalmente  un'altra questione.
Il dialogo che pi generalmente si crede fondato storicamente  l'Apologia.
Si afferma che questo sia il discorso che Socrate fece al processo in
propria difesa: non, si capisce, un resoconto stenografico, ma ci
che rimase nella memoria di Platone, qualche anno dopo l'avvenimento,
ricomposto ed elaborato con arte. Platone era presente al processo:
sembra evidente che ci che poi ha scritto sia il genere di cose che
furono dette da Socrate, a quanto ricordava Platone, e che l'intenzione sia
grosso modo storica. Nei suoi limiti, ci  sufficiente per darci un quadro
accettabile del carattere di Socrate.
Non sussistono dubbi sui principali fatti accaduti durante il processo
di Socrate. L'accusa era basata sull'imputazione che Socrate  una
persona strana e cattiva, che indaga tra le cose che sono sotto terra e
sopra il cielo; e fa apparire la peggiore causa come la migliore, ed insegna
tutto ci agli altri . La reale base dell'ostilit verso di lui era quasi
certamente nel fatto che lo si supponeva legato al partito aristocratico;
la maggior parte dei suoi allievi apparteneva a questa fazione, ed
alcuni, in posizioni elevate, si erano dimostrati assai pericolosi. Ma
questo aspetto non poteva essere messo in evidenza a causa dell'amnistia.
Fu dichiarato colpevole dalla maggioranza; e allora gli fu data la
possibilit, secondo la legge ateniese, di proporre qualche pena minore
della morte. I giudici dovevano scegliere, se avevano trovato colpevole
l'accusato, tra la pena richiesta dall'accusa e quella suggerita dalla
difesa. Era quindi nell'interesse di Socrate di suggerire una pena grave
che la corte potesse accettare come adeguata. Egli propose invece una
multa di trenta mine. Questa era una punizione cos piccola che la
Corte se ne adont e lo condann a morte con una maggioranza pi
grande di quella che lo aveva riconosciuto colpevole. Indubbiamente
Socrate prevedeva questo risultato.  chiaro che non aveva voluto evitare
la pena capitale mediante concessioni che potevano far credere che
egli riconoscesse la sua colpa.
Gli accusatori erano Anito, un uomo politico democratico; Meleto,
un poeta tragico, giovane sconosciuto, con i capelli lisci, barba rada,
e naso adunco ; e Licone, un oscuro rtore. (Burnet opera citata,
pagina 180). Sostenevano che Socrate fosse colpevole di non adorare gli di
dello Stato e di introdurre anzi nuove divinit, e che perci fosse anche
colpevole di corrompere la giovent cui insegnava. Senza preoccuparci
ulteriormente dell'insolubile problema del rapporto tra il Socrate platonico
e l'uomo reale, vediamo ci che Platone gli fa dire in risposta a questa
accusa. Socrate comincia tacciando di vaniloquio i suoi accusatori, e
respingendo l'accusa di vaniloquio rivolta contro di lui. La sola eloquenza
di cui  capace, dice,  quella della verit. E non devono essere adirati
con lui se parla nella sua maniera abituale, non con una ordinata
orazione, adorna a dovere di parole e di frasi . Ha pi di settant'anni
e non  mai apparso in tribunale prima d'ora; devono quindi scusare il
suo modo di parlare non forense.
Va avanti dicendo che, oltre a chi formalmente lo accusa, ha anche
una larga schiera di accusatori non formali, che fin da quando i giudici
erano ragazzi, andavano  raccontando di un certo Socrate, un saggio,
che speculava intorno ai cieli e cercava dentro la terra, e faceva apparire
le cose peggiori come migliori . Si suppone che uomini simili, dice
Socrate, non credano nell'esistenza degli di. Questa vecchia accusa
della pubblico opinione  pi pericolosa dell'imputazione formale,
soprattutto perch egli non sa da chi proviene, se si eccettua Aristofane.
(Nelle Nuvole, Socrate viene rappresentato come negatore dell'esistenza
di Zeus.)
Egli afferma, in risposta a queste vecchie ostilit, di non essere un uomo
di scienza ( non ho nulla a che fare con le speculazioni fisiche ),
di non essere un maestro, e di non ricevere danaro per il suo insegnamento.
Passa poi a prendersi gioco dei sofisti e a rinnegare la scienza
che essi affermano di avere. Qual  allora  la ragione per cui mi chiamano
saggio ed ho una cos cattiva fama? 
All'oracolo di Delfo, sembra, fu chiesto una volta se esisteva un uomo
pi sapiente di Socrate e l'oracolo rispose di no. Socrate afferma
di essere rimasto completamente sconcertato, dato che in realt non sapeva
nulla: e tuttavia un dio non pu mentire. Se ne and quindi tra
gli uomini comunemente reputati saggi per vedere se poteva dimostrare
l'errore del dio. Prima and da un politico, il quale era creduto saggio
da molti, ed ancora pi saggio da lui stesso . Si accorse presto che
costui non era saggio e glielo spieg con cortesia, ma con fermezza,  e
la conseguenza fu che mi odi . Allora and dai poeti e chiese loro di
spiegargli dei passi dei loro scritti, ma furono incapaci di farlo.  Allora
seppi che non per saggezza i poeti scrivono poesie, ma per una specie di
genio e di ispirazione . And poi dagli artigiani, ma rimase ugualmente
deluso. Lungo il cammino, racconta, si fece molti pericolosi
nemici. Infine concluse che Dio solo  saggio; ma con la sua risposta
intendeva dimostrare che la saggezza degli uomini non vale nulla; in
realt non parlava di Socrate, usava il suo nome soltanto a mo' d'esempio
come per dire: o uomini,  pi saggio colui il quale, come Socrate,
sa che la sua saggezza in realt non val nulla . Questo lavoro di
smascherare i pretesi saggi gli ha portato via tutto il tempo, e lo ha
lasciato in completa povert, ma sente che  suo dovere render giustizia
all'oracolo. I giovani delle classi pi ricche, dice, non avendo molto
da fare, godono nell'ascoltarlo mentre parla alla gente, e provano a fare
altrettanto, aumentando cos il numero dei suoi nemici.  Infatti a quelli
non piace confessare che la loro pretesa scienza  stata smascherata .
Questo per il primo capo d'accusa.
Socrate passa poi ad esaminare il suo accusatore Meleto, quell'uomo
onesto e vero amante del suo paese, come chiama se stesso . Gli
chiede chi  che migliora la giovent. Prima di tutti Meleto cita i giudici,
poi, incalzato, finisce passo passo col dire che tutti gli Ateniesi
eccettuato Socrate migliorano la giovent; e allora Socrate si congratula
con la citt per la sua fortuna. Quindi afferma che  meglio vivere in
mezzo ai buoni che in mezzo ai cattivi, e che perci egli non pot essere
cos imprudente da corrompere i suoi concittadini intenzionalmente:
ma se lo fa senza intenzione, Meleto dovrebbe istruirlo, non processarlo.
L'accusa aveva detto che Socrate non solo negava gli di dello Stato,
ma introduceva altri suoi di; Meleto per afferma che Socrate  ateo
del tutto e aggiunge:  Dice che il sole  di pietra e la luna di terra .
Socrate replica che gli sembra che Meleto stia processando Anassagora,
le cui opinioni potevano essere ascoltate da tutti a teatro (presumibilmente
nelle opere di Euripide). Socrate naturalmente dichiara che questa nuova
accusa di completo ateismo contraddice l'imputazione e passa poi a
considerazioni pi generali.
Il resto dell'Apologia  essenzialmente di tono religioso. Socrate 
stato un soldato ed  rimasto al suo posto quando glielo hanno ordinato.
Ora  Dio mi ordina di compiere la missione del filosofo che  quella
di cercare dentro di me e negli altri uomini , e si sarebbe vergognato
di abbandonare il posto, adesso come nel momento della battaglia.
La paura della morte non  saggezza, dato che nessuno sa se la morte
non possa essere forse un bene maggiore. Se gli promettessero salva
la vita, a condizione di smettere di speculare come aveva fatto fino allora,
replicherebbe:  Uomini ateniesi, vi onoro e vi amo; ma obbedir
a Dio piuttosto che a voi; e finch avr vita e forza non cesser mai di
praticare e di insegnare filosofia, esortando chiunque incontrer...
perch sappiate, questo  il comando di Dio; e credo che allo Stato non
sia mai accaduto nessun bene pi grande del fatto che io serva Dio .
Egli prosegue:
Ho qualcos'altro da dire, o signori, ma non fate strepito: seguitate
ad ascoltar tranquillamente le mie parole, ch credo, udendole, ne
sarete avvantaggiati. Ben altre cose avr da dirvi ancora, per le quali
forse griderete. Ma, di grazia, non lo fate. Sappiate adunque, che
uccidendo me, che sono qual vi dico, il maggior danno sar vostro,
non mio. A me non far alcun male n Anito n Meleto. Gi nemmeno
potrebbero; essendoch io creda repugnante a giustizia che il pi buono
sia danneggiato dal pi tristo. Potr forse questi uccidere, bandire,
oltraggiare; cose tutte che per costui e per altri saranno forse grandi
mali; non gi per me, che stimo maggior male far ci che egli fa, tentando
d'uccidere ingiustamente un uomo .
 per la salvezza dei suoi giudici, dice, e non per la propria salvezza
che sta perorando. Egli  un tafano donato da Dio allo Stato, e non sar
facile trovarne un altro come lui. Penso per che sarete adirati con
me (come uno improvvisamente svegliato dal sonno), e penserete di potermi
facilmente colpire a morte come consiglia Anito, e allora dormireste tutto
il resto della vostra vita, a meno che Dio, pigliandosi cura di voi, non
vi mandi un altro tafano .
Perch era andato in giro da privato e non aveva dato consigli sugli
affari pubblici? Mi avete udito parlare in vari momenti e in diversi
luoghi d'un oracolo o segnale venutomi, che  la divinit che Meleto
deride nell'imputazione. Questo segnale, una specie di voce, cominci
a giungermi quando ero un fanciullo; mi proibisce sempre qualcosa,
ma non mi comanda mai di fare alcunch di ci che sto per fare.  questo
segnale che mi distoglie dall'essere un politico . Va avanti dicendo
che nella politica nessuna persona onesta pu restare a lungo. In due
casi fu inevitabile per lui immischiarsi nei pubblici affari: nel primo,
si oppose alla democrazia, nel secondo ai Trenta Tiranni; in ciascun
caso quando l'autorit agiva illegalmente.
Afferma che tra i presenti ci son molti suoi ex allievi, e padri e fratelli
di allievi; nessuno di questi  stato esibito dall'accusa come testimonio
del fatto che egli corrompa i giovani. (Questo, almeno,  il solo argomento
nell'Apologia che un avvocato difensore approverebbe). Rifiuta di seguire
l'abitudine di presentare in tribunale i figli piangenti, per intenerire
il cuore dei giudici; tali scene, dice, rendono l'accusato e la citt
ugualmente ridicoli.  suo compito convincere i giudici, non chieder loro
un favore.
Dopo il verdetto e la ripulsa della penalit di trenta mine come alternativa
(Socrate indica Platone, presente in tribunale, come uno dei garanti), fa un
discorso finale:
Ora a voi, che mi avete condannato, voglio vaticinare quello
che vi accadr dopo tutto questo: ch io sono purtroppo in quel
punto nel quale gli uomini vaticinano, quando cio stanno per morire.
Dico dunque che su voi, miei uccisori, verr tosto dopo la
mia morte il castigo, e pi severo di quello a cui condannaste me...
Se voi, con l'uccider la gente, credete trattenere chicchessia dal
rimproverarvi di non vivere rettamente, non pensate bene; codesto
mezzo non  n possibile n onesto: ma onestissimo e facilissimo 
quello che, senza frastornare altrui, ciascuno tenti dal canto
suo di migliorare se stesso .
Si volge poi a quelli tra i suoi giudici che hanno votato per l'assoluzione
e dice loro che, in tutto ci che aveva fatto quel giorno, il suo
oracolo non gli si era mai opposto, bench in altre occasioni lo avesse
spesso fermato nel mezzo di un discorso. Questo, dice,  un avvertimento
sul fatto che quanto mi  accaduto  un bene, e che quanti tra
noi pensano che la morte sia un male sono in errore . Infatti, o la morte
 un sonno senza sogni, il che  una cosa bellissima, o l'anima emigra
verso un altro mondo. E  che cosa non darebbe un uomo per poter
conversare con Orfeo e Museo, Esiodo ed Omero? Oh, se questo  vero,
lasciatemi morire e morire ancora . Nell'altro mondo converser
con altri che hanno ingiustamente subito la condanna a morte e soprattutto
continuer la sua ricerca del sapere.
 Nell'altro mondo non mettono a morte un uomo ponendogli delle
domande; sicuramente no. Perch oltre ad essere pi felici di noi, essi
sono immortali, se ci che si dice  vero... 
 giunta l'ora di andare, e ciascuno di noi va per la propria strada:
io a morire, voi a vivere. Che cosa sia meglio, Dio solo lo sa .
L'Apologia d un chiaro disegno di un certo tipo d'uomo: un uomo
colto, sicuro di s, d'alta intelligenza, indifferente al successo mondano,
convinto di esser guidato da una voce divina, e persuaso che la chiarezza
d'idee sia il pi importante requisito per una vita retta. A prescindere
da quest'ultimo punto, assomiglia ad un martire cristiano o ad un
puritano. Nel brano finale, dove considera ci che accade dopo la morte,
 impossibile non sentire che crede fermamente nell'immortalit e
che assume di proposito un tono di incertezza. Egli non  turbato, come
i cristiani, dal timore di un eterno tormento: non dubita un istante che
la sua vita nell'altro mondo sar felice. Nel Fedone, il Socrate platonico
d ragione della fede nell'immortalit; se poi queste fossero proprio le
ragioni valide per il Socrate storico,  impossibile dirlo.
Sembra difficile dubitare che il Socrate storico affermasse di essere
guidato da un oracolo o dmone. Impossibile sapere se si tratta di qualcosa
di analogo a quella che un cristiano chiamerebbe la voce della coscienza,
o se gli apparisse come una voce reale. Giovanna d'Arco era ispirata da
voci, che di solito sono un sintomo di pazzia. Socrate andava soggetto ad
attacchi catalettici; almeno, questa sembra la spiegazione naturale di un
incidente che gli capit una volta, quando era in servizio militare:
 Una mattina stava pensando a qualcosa che non riusciva a risolvere; non
voleva smettere, e continu a pensarci dalle prime luci dell'alba fino a
mezzogiorno: stava l, immobile, col suo pensiero; e a mezzogiorno cominci
ad attirare l'attenzione, e corse la voce tra la folla attonita che Socrate
era rimasto a pensare a qualcosa fin dal principio del giorno. Infine,
alla sera, dopo cena, alcuni Ioni, pieni di curiosit (devo spiegare che
questo accadeva non in inverno, ma in estate) portarono fuori le loro
stuoie e dormirono all'aria aperta per poterlo osservare e vedere se sarebbe
stato in piedi tutta la notte. Vi rimase fino alla mattina dopo; e al
ritorno della luce rivolse una preghiera al sole e se ne and.
(Simposio, 220).
Questo genere di cose, anche se in grado minore, accadeva spesso a
Socrate. Al principio del Simposio, Socrate ed Aristodemo si recano
insieme al banchetto; ma Socrate rimane indietro in uno stato di astrazione
dalla realt. Quando Aristodemo arriva, Agatone, l'ospite, dice:
Che cosa ne hai fatto di Socrate?  Aristodemo  sorpreso di non vedere
Socrate accanto a s; si manda uno schiavo a cercarlo, e questi lo
trova nel portico di una casa vicina. Sta l immobile , dice lo schiavo
al suo ritorno, e se lo chiamo non si muove . Chi lo conosce bene spiega
che ha un certo modo di fermarsi dovunque e di ritardare senza alcuna
ragione . Lo lasciano stare, ed egli entra quando la festa  per met
trascorsa. Tutti sono d'accordo che Socrate fosse bruttissimo; aveva un naso
corto e tozzo ed una considerevole pancia; era pi brutto di tutti i
Sileni dei drammi satirici  (Senofonte, Simposio). Era sempre vestito
con vecchi e logori abiti, e andava ovunque a piedi nudi. La sua
indifferenza al caldo ed al freddo, alla fame ed alla sete, sorprendeva
chiunque. Alcibiade, nel Simposio, descrivendo Socrate in servizio militare,
dice:
La sua resistenza era semplicemente meravigliosa quando, tagliati fuori
dai nostri approvvigionamenti, eravamo costretti ad andare avanti senza
cibo; in tali occasioni, che si verificavano spesso in tempo di guerra,
Socrate era superiore non solo a me, ma a tutti: nessuno poteva paragonarsi
a lui... La sua resistenza nel sopportare il freddo era altrettanto
sorprendente. Il gelo era terribile, perch l'inverno in quella regione 
realmente rigido, e tutti gli altri o restavano al coperto o, se uscivano,
portavano indosso una straordinaria quantit di panni, ed erano ben calzati,
con i piedi fasciati di feltro e di pelli: in mezzo a loro, Socrate, a piedi
nudi sul ghiaccio e con il suo vestito ordinario, marciava meglio degli
altri soldati, che avevano le scarpe e lo guardavano con astio perch
sembrava disprezzarli .
La sua padronanza sulle passioni umane si rafforzava costantemente.
Raramente beveva vino, ma quando lo faceva superava chiunque; nessuno lo
vide mai ubriaco. In amore, anche di fronte alle pi forti tentazioni,
rimaneva platonico , se Platone dice la verit. Era il perfetto
santo orfico: nel dualismo tra l'anima celeste e il corpo terreno, aveva
raggiunto la completa superiorit dell'anima sul corpo. La sua indifferenza
verso la morte negli ultimi istanti  la prova finale di questa superiorit.
Nello stesso tempo non  un orfico ortodosso; sono soltanto
le dottrine fondamentali che egli accetta, non le superstizioni e le
cerimonie di purificazione.
Il Socrate platonico anticipa sia gli stoici sia i cinici. Gli stoici
sostenevano che il bene supremo  la virt, e che un uomo non pu essere
privato della virt per cause esterne; questa dottrina  implicita
nell'affermazione di Socrate che i suoi giudici non gli possono nuocere.
I cinici disprezzavano i beni terreni, e mostravano il loro disprezzo
evitando gli agi della civilt; questo  lo stesso punto di vista che
spingeva Socrate ad andare a piedi nudi e malvestito.
Sembra quasi certo che le preoccupazioni di Socrate fossero etiche
piuttosto che scientifiche. Nell'Apologia, come abbiamo visto, dice:
Non ho nulla a che fare con le speculazioni fisiche . I primi dialoghi
di Platone, che sono generalmente ritenuti i pi socratici, sono dedicati
principalmente alla ricerca di definizioni per i termini etici. Il
Carmide si occupa della definizione della temperanza o moderazione;
il Liside dell'amicizia; il Lachete del coraggio. Non si arriva mai ad
una conclusione, ma Socrate chiarisce che egli giudica importante
l'esaminare tali questioni. Il Socrate platonico sostiene coerentemente di
non saper nulla, e di essere pi saggio degli altri soltanto perch sa di
non sapere; ma non pensa che la conoscenza sia irraggiungibile. Al contrario,
crede che la ricerca della conoscenza sia della massima importanza. Sostiene
che nessuno pecca di proposito, e quindi soltanto la conoscenza 
necessaria per rendere tutti gli uomini perfettamente virtuosi.
La stretta connessione tra virt e conoscenza  caratteristica di Socrate
e di Platone. In un certo grado esiste in tutto il pensiero greco, al
contrario di quanto accade nel Cristianesimo. Nell'etica cristiana,
l'essenziale  un cuore puro ed  almeno altrettanto probabile trovarlo tra
gli ignoranti che tra i dotti. Questa differenza tra l'etica greca e quella
cristiana si  conservata fino ai giorni nostri.
La dialettica, cio il metodo di cercare la conoscenza per mezzo di
domande e rispose, non fu inventata da Socrate. Sembra che per la prima
volta sia stata praticata sistematicamente da Zenone, il discepolo
di Parmenide; nel dialogo di Platone Parmenide, Zenone sottopone Socrate
allo stesso trattamento a cui, in altre opere di Platone, Socrate
sottopone gli altri. Ma si hanno buoni motivi di supporre che Socrate
abbia praticato e sviluppato il metodo. Come abbiamo visto, quando
Socrate  condannato a morte, constata con gioia che nell'altro mondo
potr porre delle domande per l'eternit, e non potr essere messo a
morte, dato che sar immortale. Certamente, se pratic la dialettica nella
maniera descritta nell'Apologia, l'ostilit verso di lui  facilmente
spiegata: tutti gli impostori di Atene dovevano coalizzarsi contro di lui.
Alcune materie non si possono evidentemente studiare seguendo questo
metodo: la scienza empirica, per esempio.  vero che Galileo us i
dialoghi per difendere le sue teorie, ma lo fece solo per combattere certi
pregiudizi: i dati positivi delle sue scoperte non potevano essere inseriti
in un dialogo se non molto artificialmente. Il Socrate platonico pretende
sempre di scoprire soltanto le nozioni gi possedute dalla persona che
sta interrogando; per questo si paragone ad una levatrice. Quando, nel
Fedone e nel Menone, applica il suo metodo ai problemi geometrici,
deve porre delle domande fondamentali che qualsiasi persona ragionevole
rifiuterebbe. Il metodo  in armonia con la dottrina della memoria,
secondo la quale si impara ricordando ci che sapevamo gi in una
esistenza precedente. In opposizione a questo principio, si consideri
qualsiasi scoperta fatta per mezzo del microscopio, per esempio il
diffondersi delle malattie attraverso i batteri;  difficile sostenere che
una persona possa scoprire in se stessa una simile nozione, che prima
ignorava, con il metodo delle domande e delle risposte.
Le materie adatte ad esser trattate con il metodo socratico sono quelle su
cui abbiamo gi una conoscenza sufficiente per giungere ad una
giusta conclusione, ma per le quali abbiamo mancato, per confusione
mentale o insufficienza analitica, di fare il migliore uso logico di ci
che sappiamo. Una domanda come: Che cos' la giustizia?   ottima
per provocare la discussione in un dialogo platonico. Noi tutti usiamo
facilmente le parole giusto e ingiusto, ed esaminando il modo in cui le
adoperiamo possiamo arrivare per induzione alla definizione che si
applicher meglio all'uso. Ci che si richiede  la conoscenza del come sono
usate le parole in questione. Ma quando la nostra ricerca si conclude,
abbiamo fatto solo una scoperta linguistica, non una scoperta etica.
Per possiamo applicare con profitto il metodo ad una categoria un
po' pi ampia di casi. Ogniqualvolta ci che si dibatte riguarda la logica
piuttosto che i fatti, la discussione  un buon metodo per scoprire
la verit. Immaginate che qualcuno sostenga che la democrazia , s, un
bene, ma che alle persone che hanno determinate opinioni non dovrebbe
esser concesso di votare: potremmo convincerlo della sua incoerenza
e dimostrargli che almeno una delle sue asserzioni deve essere pi o
meno erronea. Gli errori logici hanno, penso, maggior importanza pratica
di quanto la gente non creda; essi permettono a chi li commette di avere
poi l'opinione che preferisce su qualsiasi argomento.  certo che ogni
corpo di dottrine logicamente coerente sar in parte ostile e contrario
ai pregiudizi correnti. Il metodo dialettico (o, pi generalmente,
l'abitudine alla libera discussione) tende a promuovere la coerenza e in
questo senso  utile. Ma  del tutto privo di valore quando si tratta di
scoprire dei fatti nuovi. Forse la filosofia  si potrebbe definire come il
complesso di quelle ricerche che si possono eseguire con il metodo di
Platone. Ma se questa definizione  appropriata, ci dipende dall'influenza
di Platone sui filosofi successivi.
