STORIA DELLA LETTERATURA AMERICANA
di TOMMASO PISANTI
Enciclopedia Tascabile "Il Sapere" edito dalla Newton Compton
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
INDICE:
Premessa
1. Le origini puritane
2. Identit americana
3. Rinascimento americano
4. Realismo/naturalismo
5. Modernismo e oltre
6. Secondo Novecento
PREMESSA
A conti fatti, letteratura americana resta il titolo pi calzante, pur
dopo tanto discettare. Titolo storico, d'altra parte: sgonfiato, 
s'intende, di ogni residua allusivit egemonica. Come, altrimenti? 
Letteratura statunitense non ingloberebbe adeguatamente quel secolo e
pi di et e cultura coloniali considerato ormai sempre pi 
imprescindibile. Letteratura angloamericana? A parte gli inevitabili 
equivoci, una tale definizione non terrebbe sufficientemente conto della 
variet delle minoranze non solo etniche, ma spesso anche linguistiche. 
Letteratura nord-americana? Ma nord-americani sarebbero anche i canadesi.
I quali vogliono essere chiamati canadesi e chiamano americani gli
statunitensi.
Al di l di pur legittime distinzioni e sottigliezze, il termine 
americano pu dunque continuare a designare, tout court storicamente e
culturalmente (oltre che, se si vuole, miticamente) il territorio e 
l'insieme stesso della multietnicit degli attuali Stati Uniti d'America.
1. Le origini puritane
Il Nuovo Mondo.
Il Nuovo Mondo, ufficialmente disegnato sulle mappe per la prima
volta nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemller e identificatosi
come America (dal nome del fiorentino Amerigo Vespucci), si caric ben
presto - al di l di ogni indicazione puramente geografica - di tutte
le tensioni, speranze ed esaltazioni di una umanit per buona parte
travagliata e inquieta: l'umanit del Vecchio Mondo.
Certo, il Nuovo Mondo aveva i suoi abitanti, i suoi nativi con le
loro peculiari forme di cultura, di civilizzazione. S'intravvide appena,
all'inizio, qualche approccio, qualche accordo. Ma la storia molto 
raramente  idillica, procede per scontri e contrasti. E l'effetto sarebbe
stato, purtroppo, di distruttiva contrapposizione. Per il colono puritano
imbevuto di senso figurale, simbologico e tipologico, l'indiano era 
figura diabolica.
Quelli della Nuova Inghilterra costituiscono un popolo di Dio stabilitosi
in quelli che erano i territori del demonio..., scriveva Cotton Mather 
esaltando le grandi gesta di Cristo in America (Magnalia Christi
Americana, 1702).
Nell'immaginario collettivo del Vecchio Mondo, il Nuovo Mondo
assunse le forme di un Eden arcadico, di Isole Fortunate, di Orti delle
Esperidi, di favolosi Eldoradi, di tutte le proiezioni utopiche e 
mitizzanti che pareva potessero alfine realizzarsi. Una potente
suggestione di azzeramenti, di capovolgimenti e nuovi inizi, che aveva 
gi colpito lo stesso Cristoforo Colombo, che far scrivere a Montaigne,
nei suoi Essais, di una douce libert des premires lois de la nature, e 
che balena nell'enigmatica Tempesta shakespeariana.
Proiezioni di tal genere animano, dunque, innanzi tutto, le pagine delle 
relazioni di navigatori ed esploratori, con una buona dose, magari, di
amplificazioni fabulose accattivanti e propagandistiche. Com' nelle
pagine delle varie Relations e Descriptions del Capitano John 
Smith (1580-1631), gi soldato di ventura in Europa e poi navigatore 
lungo le coste nord-atlantiche: fu lui a dare al complesso degli 
insediamenti inglesi che vi si allineavano il nome di New England, dopo 
aver preso parte, egli stesso. alla fondazione (1607), precaria, di 
Jamestown, il primo esperimento di plantation coloniale. Un senso di ariosa
avventurosit circola nella robusta prosa di questo Capitano Smith, che 
scrive classicamente in terza persona, come il Cesare dei Commentarii, 
e sa inserire variazioni ed exempla nelle sue descrizioni:
come nella narrazione della sua prigionia presso un capo indiano e della
sua liberazione ad opera di Pocahontas, la bella selvaggia, figlia del
capo. Una storia che diventer in vari modi emblematica, esemplare.
Il tutto confluir infine nella General Historie of Virginia, New England,
and the Summer Isles (1624). La Virginia: a Sud, subito dopo la Nuova 
Inghilterra (in onore della vergine regina Elisabetta). Quanto ai nomi,
vi  come un curioso ma sempre pi significativo doppio registro: da un 
lato, si rinnovano (col semplice premettere, per lo pi, un magico New)
i luoghi che si sono lasciati alle spalle (riducendo o ingigantendo),
o nomi gloriosi, autorevoli (New York, in omaggio al fratello del re 
Carlo secondo, il duca di York), talvolta anche in una sorta di 
neo-mitizzazione (Troy, Athens); dall'altro, si verificano inevitabili
assorbimenti di nomi - in un'assimilazione, per vane vie, dello spirito
del Continente, della sua originariet indigena - approssimativamente
translitterati (Massachusetts; e, poi, Mississippi, Kentucky, Kansas,
Illinois, Dakota, eccetera).
Il Puritanesimo.
Ma nelle colonie della Nuova Inghilterra spirito e ansia di rinnovamento 
erano avvertiti in tutt'altra ottica. Le speranze e le attese erano quelle, 
ardenti, della renovatio cristiana, sostenute e diffuse da irriducibili 
gruppi di dissidenza e radicalismo protestanti, nell'Europa delle guerre 
di religione, che colpiti e perseguitati, ostili sia ai papisti che al
compromesso anglicano, trasferivano ora attese e speranze in quell'estremo
Occidente transoceanico, al limite stesso tra civilizzazione e 
selvatichezza (wilderness).
Io scrivo delle meraviglie della religione cristiana che dalle depravazioni
dell'Europa fugge ai lidi americani... dir, ancora, Cotton Mather. Si
comprenderebbe perci ben poco dell'America se non si sottolineasse 
abbastanza, appunto, che il primo sogno americano (American Dream) 
nacque come tensione etico-religiosa e non come mito roussoiano, e si 
configur dapprima, e intensamente, come idea di una nuova polis al di l
dell'Oceano - al di l del passaggio drammatico e purificatorio
(come di un simbolico-tipologico Mar Rosso) delle tempestose acque 
dell'Atlantico -, di una Nuova Gerusalemme (New Jerusalem), alta sul
colle (Apocalisse, 21), desiderata con intensit agostiniana e, al tempo
stesso, con vigore dinamico-attivistico: in relazione sia con lo spirito
d'intraprendenza proprio delle emergenti middle classes (secondo la nota
tesi weberiana del rapporto tra etica protestante e sviluppo del 
capitalismo), sia con inquietudini e tormenti introspettivi, con pi 
specifiche componenti e valenze etico-religiose.
Furono dunque emigranti del tutto particolari i pellegnni (Pilgrims)
che sbarcarono a Capo Cod, dalla mitica Mayflower, gettandosi in 
ginocchio a ringraziare il Signore in un freddo giorno del novembre 
del 1620, e i puritani (dieci anni dopo, guidati da John Winthrop) che 
daranno vita alla colonia del Massachusetts e a Boston, cuore 
dell'America. Non erano n poveri n diseredati, ma persone spesso
di rango, esperte in varie professioni, che avevano scelto la fuga per
spinta fideistica, ideologica. Per cui, a differenza delle colonie 
spagnole e portoghesi - e in qualche misura anche francesi - le colonie
inglesi d'America assumeranno, fin dall'inizio, caratteristiche peculiari,
una loro ben marcata identit anche culturale.
Quanto ai puritani, erano severi, intransigenti. Consideravano, 
calvinisticamente, incolmabile - al di l delle armonie rinascimentali - 
l'abisso tra la perfezione divina e la fragilit e precariet dell'uomo
decaduto per effetto del peccato di Adamo. Tuttavia, l'abisso era stato
gi in parte colmato dai teologi puritani inglesi sulla base del principio
del patto (Covenant), concesso da Dio all'uomo: e per quanto le opere
non fossero, a rigore, da considerarsi la causa della salvezza ma solo
testimonianze e simboli, l'assillo per un'umana condizione precaria e 
insidiata, li spingeva comunque, nonostante l'apparente paradosso, 
all'azione, a verificare presenza ed eventuale favore divini. L'intensit
della fede si concretava pertanto in direzione prammatica e operativa, in 
un'attenta osservazione e valutazione - proprio attraverso, innanzitutto 
le categorie dell'intelletto - delle cose. Naturalmente, erano possibili
errori e fraintendimenti in tali esplorazioni ed interpretazioni, e il 
rigore stesso poteva dar luogo a forme d'intolleranza, a fanatici eccessi 
di zelo. Il sacro esperimento (Bonazzi) poteva cos anche assumere forme 
di drasticit fondamentalistica. Si poteva essere condannati e messi al 
bando per colpe morali. E i processi alle streghe di Salem (1692) 
richiamano, in effetti, ai pi terrificanti aspetti medievali.
Ma dopo le indagini degli ultimi decenni, il puritanesimo si presenta assai
pi ricco di implicazioni e di polivalenze di quanto si fosse pensato. 
L'ottica simbologica lascer un'impronta fondamentale, un'eredit rilevante. 
Componenti segniche diventano pertanto, fin dalle origini, intrinseche allo
sviluppo di un linguaggio e di un'identit americani. La sensibilit 
etica fusa con la operativit pratica, la consapevolezza di un destino 
manifesto, la simbiosi tra successo e salvezza: ecco insomma alcune 
delle fondamentali valenze americane di sicura - per varie vie - ascendenza
puritana.
Ha perci giustamente osservato Perry Miller che il puritanesimo  la 
sotterranea corrente che ha alimentato l'esperienza americana nel suo
complesso. E ha aggiunto Sacvan Bercovitch: In principio era il Verbo, 
e il Verbo era in linea con la Nuova Inghilterra, e il Verbo 
divenne America.
Ideologia, cultura, poesia.
Al di l della facciata alquanto tetra, il puritanesimo ebbe, dunque, certo,
i suoi collegamenti col Rinascimento elisabettiano e giacobiano. La Bibbia 
era il testo fondamentale, permanente. Il teatro era invece considerato
immorale (insieme alla letteratura romanzesca), e Shakespeare non poteva
avere nessuna circolazione. Milton stesso era ritenuto poco ortodosso.
Ma Spenser era ammirato per il suo ideale di cavalleria virtuosa, e se 
non Donne, alcuni dei poeti metafisici erano presi a modello. Il termine
learned (uomo dotto) era apprezzato e ricercato e i classici greci e
latini erano coltivati, sia pure come un primo avvio retorico da 
incanalare poi verso l'esaltazione delle qualit etico-religiose. Gi 
nel 1636, veniva fondato l'Harvard College, il primo nucleo della famosa
Universit e nel 1639 nasceva, sempre a Cambridge, la prima stamperia.
La produzione corrente era costituita da sermoni, prediche, epistole, 
biografie, epitaffi, relazioni di viaggio, narrazioni storiografiche, 
libelli polemici.
Edward Winslow (1595-1655), teorizz, in certo modo, la necessit di uno 
stile lineare, sobrio e disadorno (il plain style) cui guarderanno un po' 
tutti gli scrittori puritani. In tale stile Winslow pubblic le sue
Buone nuove dalla Nuova Inghilterra (Good Newes from New England)
un'apologia della missione assegnata al nuovo Israele, cio ai 
coloni puritani.
John Winthrop (1588-1649), avvocato e giurista, coraggioso leader 
dei puritani imbarcatisi nel 1630 e poi governatore della colonia del
Massachusetts, lasci voluminosi diari e altre considerazioni che, 
pubblicati solo nel 1825-1826 (col titolo di History of New England)
costituiranno poi i cinque volumi delle Winthrop Papers (1929-1947).
Vi erano vari orientamenti, e mentre Winthrop ricavava corollari 
democratici dalle premesse teocratiche, per John Cotton (1584-1652),
autorevole teologo e predicatore, se il popolo governa, chi 
sar il governato?.
Autore di numerosi trattati, Cotton entr in polemica anche con
Roger Williams (circa 1603-1683), che si batteva invece per una sempre 
pi larga applicazione delle interpretazioni democratiche a favore anzi
di una sorta di libero associazionismo cristiano. Williams parl
di dottrina di sangue nel suo trattato The Bloody Tenet of 
Persecution (1644), contro ogni sorta di persecuzione. Condannato e 
messo al bando, andr a fondare la colonia del Rhode Island, e ne 
chiam Providence la capitale.
Williams non condivise mai, inoltre, le prevenzioni nei riguardi degli 
indiani, dei quali studi le lingue e i costumi. In polemica con Cotton
fu anche Thomas Hooker (1586-1647) fu autore di celebri sermoni, che 
lasci anzi il Massachusetts e si trasfer, con l'intera congregazione, 
a fondare la colonia del Connecticut. Thomas Shepard (1605-1649) fu autore
del popolarissimo The Sincere Convert (Il convertito sincero). Coloriti
toni sarcastici, a difesa dell'ortodossia, sono nel fortunato libello
The Simple Cobbler of Aggawam (Il modesto calzolaio di A.), di 
Nathaniel Ward (circa 1578-1652), il quale sar compilatore, per il 
Massachusetts, del primo corpus di leggi (The Body of Liberties, 1650).
Fra i tanti diari emerger, per ricchezza di materiale e incisivit di resa 
letteraria il minuzioso, persino ammiccante (ma spesso proiettato anche 
verso preoccupazioni pubbliche) Diary di Samuel Sewall (1652-1730),
giudice (ma poi pentito) nei famosi processi alle streghe di Salem. 
 diffusa, d'altra parte, la spinta a indagare, a interrogarsi sul senso
stesso dell'eccezionale esperimento in atto, da parte di questi
uomini terribilmente impegnati davanti a Dio, ma senza odore alcuno di
sacrestia o di stantio... (Spini). William Bradford (1590-1657), che fu 
uno dei pellegrini della Mayflower, scrisse, in vigoroso plain style, 
la cronaca della colonia, di cui fu governatore, quasi ininterrottamente,
dal 1621 al 1647: la History of Plymouth Plantation, rimasta inedita 
fino al 1856.
Del viaggio della Mayflower d conto anche la Mourt's Relation, scritta 
a pi mani. E vi fu contrasto con gli anglicani di Thomas Morton accusati 
dai pellegrini di praticare folli baccanali. Morton dar poi la sua 
versione dei fatti nel suo English Canaan (1637).
Ma il primo libro stampato nelle colonie inglesi d'America fu il Libro 
dei Salmi (The Whole Book of the Psalmes, 1640), tradotto da 
Richard Mather, John Eliot e Thomas Weld, con la dichiarata intenzione 
di sacrificare la elegance alla fedelt.
Naturalmente, la poesia e l'arte restavano componenti di pi arduo aggancio
nel sislema puritano. Seguivano anch'esse, intanto, procedimenti 
logico-ragionativi. Ma la poesia permetteva di cogliere le cifre pi 
segrete e nascoste nelle cose, negli eventi, nei gesti, perfino nel nome 
e cognome di ciascuno. John Wilson, ecclesiastico di alto prestigio e 
John Fiske furono apprezzati poeti anagrammatici. Philip Pain scrisse
meditazioni in sestine, stampate postume (nel 1668) col titolo di
Daily Meditations, sulla scia dei metafisici inglesi. Rest a lungo famosa,
per una sua saldezza costruttiva, la Elegy di Urian Oakes, presidente 
dell'Harvard College, in morte di Thomas Shepard, figlio del sopra citato
Shepard. reverendo e dotto, sommamente pio e singolarmente dotato. 
John Saffin scrisse ingegnosi acrostici.
La poesia era praticata anche come come un parallelo supplemento 
diaristico cui ricorrevano, non di rado, proprio i personaggi pi impegnati 
sul piano pubblico e operativo. Poesie comparivano anche negli almanacchi
(i mesi dell'anno di Samuel Danforth: 1647) e in altre pubblicazioni.
Il diffusissimo New England Primer (Sillabario della Nuova Inghilterra) 
riproponeva ad ogni generazione, in drammatiche sequenze in versi, le
situazioni-tipo offerte dalle Scritture, a cominciare dalla Caduta di 
Adamo (Adam's Fall). Edward Johnson esalt le meraviglie operate dalla
Provvidenza. Ma di tanto in tanto circolavano anche timori e inquietanti
interrogativi (soprattutto durante la cosiddetta guerra di Re 
Filippo - un potente capo indiano - del 1675-1676), con l'angoscioso 
dubbio che qualcosa potesse essersi incrinato nel patto tra Dio 
e il nuovo Israele: come nei poemetti, dagli espliciti titoli
New Englands Crisis e New Englands Tears, di Benjamin Tompson. Zoppicanti
poemetti, e tuttavia con pretese epico-virgiliane. E vi era, a Boston,
una Latin School. Quanto al sopra ricordato Richard Mather, sar il 
capostipite di una vera e propria dinastia teologico-letteraria che 
coprir, con la sua continuit, l'intero arco dell'et coloniale: 
Increase, il figlio di Richard, avr autorevolissima parte nella vita
della colonia, nonch larga responsabilit nei processi di Salem. 
Molto estesa fama di learned (dotto) acquister il figlio di Increase, 
Cotton Mather, l'autore dei Magnalia, cui si  sopra accennato.
Tra annotazione diaristico-autobiografica e un pensoso interrogarsi
sugli eventi, si collocano alcuni Captivity Tales, racconti di prigionia
presso gli indiani. Come nella Narrative of the Captivity and Restauration
di Mary Rowlandson (1682), divisa non in capitoli ma in removes,
cio spostamenti, con riferimento all'itinerario seguito dai rapitori
durante i circa tre mesi di prigionia. Tali esperienze, pur sempre 
ricondotte a un'inscrutabilit di interventi provvidenzialistici
(il reverendo John Williams, in un caso analogo, ne vedr, pi tardi
(1707), la felice conclusione come un ritorno a Sion), si aprono tuttavia 
anche all'osservazione dell'altro, del mondo alieno degli aborigeni,
nonch a un primo senso di vita e rischi di frontiera; avranno, quindi, 
un notevole impatto sull'immaginario americano.
A. Bradstreet, M. Wigglesworth, E. Taylor.
 in certo modo anch'esso indicativo di una peculiare situazione il
fatto che il primo poeta d'importanza sia stato una donna: Anne 
Bradstreet (1612-1672), nota Dudley. Le sue poesie furono pubblicate a
Londra nel 1650 da un suo cognato e, pare, a sua insaputa (con 
l'altisonante titolo di The Tenth Muse Lately Sprung up in America, La
decima Musa di recente apparsa in America...). Una seconda edizione, 
arricchita apparve, postuma, nel 1678. Seguendo i suoi modelli 
(soprattutto il Raleigh della History of the World, e il poema 
dell'ugonotto Du Bartas sulla creazione del mondo, tradotto 
da Joshua Sylvester), anche Anne persegu dapprima una poesia di 
carattere didascalico-meditativo, con poemetti dettati dalle suggestioni
del simbolismo del numero 4 (i quattro elementi, i quattro umori, 
le quattro et dell'uomo, le quattro stagioni, le quattro monarchie 
universali - l'assira, la persiana, la greca, la romana).
Pi vivacemente animato  il contrasto tra Flesh (Carne) e Spirit,
presentate come due litigiose sorelle. Ma le qualit della Bradstreet, la
sua pacatezza elegiaco-riflessiva meglio si concentrano nei domestic
poems, in componimenti pi brevi e pi penetranti, collegati con le
stesse situazioni domestiche, appunto (l'affetto per il marito, i figli,
lo sgomento dinanzi a luttuosi eventi, rimpianti subito poi corretti 
dalla meditation etico-religiosa).
I puritani diffidavano della natura. Ma in Contemplations Anne Bradstreet
celebra la gloria divina, con la sua pensosa pacatezza, proprio attraverso
una sequela di immagini, riquadri e segni collegati con scenari 
naturali.
Resta invece fondamentalmente documentario il poemetto (224 strofe 
di otto versi con ritmo da ballata popolare) The Day of Doom (il Giorno 
del Giudizio) di Michael Wigglesworth (1631-1705: pastore e
medico-poeta), che ebbe immediata e larga risonanza come efficace
specimen, appunto, di arte applicata, quasi una lesta summa, dopo la
Bibbia, dei princpi in cui riconoscersi. Amplificando gli accenni 
evangelici (Matteo, 24, 29-31), Wigglesworth vuole scuotere, fino al 
terrore, i suoi lettori, elencando orribili dettagli di castighi e 
tormenti (ma forse anche avendo in mente l'idea aristotelica di catarsi 
attraverso piet e terrore).
A parte un certo comico-grottesco involontario (Matthiessen),
prende comunque spicco, qua e l, una penetrante percezione di colpe e
peccati (Adulteri e fornicatori / erano l, con tutti gli impuri 
(Adulterers and whoremongers / were there with all unchast.), seguiti
da golosi e cupidi e da autori di frodi e atti furtivi) tutt'altro che
nave. E il Giudizio stesso si configura come severa vicenda giudiziaria,
con un Cristo che, inflessibile giudice, respinge ora ogni vana estrema
difesa da parte delle anime sbigottite.
Edward Taylor (circa 1644-1729)  il poeta, certo, pi intensamente
consapevole di quest'America delle origini, con le sue Preparatory
Meditations, le sue God's Determinations, e altro copioso materiale.
Col suo impegno pastorale, e con i suoi sermoni e trattati, Taylor 
partecipa, da un lato, agli sforzi, nella cerchia dei Mather, tesi 
a tener ferma e compatta la tradizione teocratico-culturale del 
puritanesimo: ed , dall'altro, infiammato da una intensa animazione 
trasfiguratrice.
Un impeto che scavalcava, ad ogni modo, gli argini stessi del plain
style, che imponeva pi ardue e complesse strutturazioni, e le collegava
con tutto un pi ampio quadro metafisico-barocco. E con una ricchezza
verbale che inglobava anche espressioni crude, umorose, metafore
tratte dalla realt quotidiana, da aspetti fisici e carnali. Fu 
probabilmente anche per questo che Taylor non pubblic mai i suoi versi, 
per evitare riserve e fraintendimenti. O, pi in generale, si pu pensare
a quella puritana ritrosia di fondo, nei riguardi della poesia, che
induceva a farne un'attivit prima di tutto personale, diaristica. 
L'intero corpus poetico rest pertanto depositato presso la Yale University,
e sar scoperto solo nel 1937.
2. Identit americana
Dal Puritanesimo all'Illuminismo.
 tutt'altro che agevole delineare il passaggio, che potrebbe apparire a 
un primo impatto, persino paradossale, dalle forme della Puritan mind a 
quelle dell'ottimismo illuministico-democratico; da un progetto 
inizialmente etico-religioso a un altro di qualificazione politico-sociale
culminante, appunto, nella Dichiarazione d'Indipendenza del 4 luglio 1776.
Certamente, il puritanesimo aveva perduto, nei primi decenni del Settecento, 
il suo duro mordente, la sua rigorosa compattezza, quella sua acre forza 
agostiniano-calvinistica che aveva condotto a trasferire, al di l del
tempestoso, bradfordiano Oceano, la tensione utopica della Nuova
Gerusalemme; ma restava pur sempre una solida forza. E, soprattutto, va
tenuto costantemente presente quanto si  pi volte precedentemente 
ribadito: la presenza, cio, in esso, delle forti connotazioni
logico-intellettualistiche e pragmatico-operative.
Ed  in tale quadro, che si presentava possibile, in ultima istanza, una 
certa osmosi con elementi che provenissero dalle nuove posizioni 
empirico-razionalistiche. A poco a poco una tale osmosi penetr pi in 
profondit, finch rivelazione e ragione si posero parimenti come 
emanazioni della divina sapienza, scrisse il pastore John 
Wise (1652-1725), in polemica con i Mather. Da strumento, la ragione
passava, per Wise, a fonte stessa della verit. E i princpi lockiani 
del patto sociale e dei diritti naturali conducevano a favorire sempre
pi l'idea di una conduzione laica del potere, mentre le posizioni 
teocratiche si riducevano sempre pi sulla difensiva.
Se i puritani pi severi si collegavano alla drastica idea agostiniana 
della necessit dello Stato per un'umanit fiaccata e corrotta dal peccato
originale, i laici volgevano sempre pi la loro fiducia alle possibilit 
offerte da un illuminato governare. Anche i pi rigidi, comunque,
vennero assorbendo cauti elementi di liberalismo whig, e strinsero ancor 
pi, pertanto, il rapporto tra Dio e la ragione umana. L'infaticabile 
Cotton Mather (1663-1728), che aveva esaltato le meraviglie (Wonders) del
mondo invisibile (1693) scriver un Reasonable Religion, pur ritornando 
poi, col citato monumentale Magnalia Christi Americana, del 1702, a
inscrivere eventi e figure in un'ottica provvidenzialistica (ma anche in 
una sorta di dimensione epica americana, biblico-virgiliana).
Un altro trattato riequilibr le cose, offrendo una formula sintetica:
Bonifacius: Essays to Do Good (1710), sull'operare il bene: quasi a 
voler battere utilitarismo e umanitarismo sul loro stesso terreno.
Infine, si cominci a parlare di felicit e prosperit generale 
(Elisha Cooke). Rimbalzano alla mente, naturalmente, le famose parole 
di Jefferson nella Dichiarazione d'lndipendenza del 1776: the pursuit 
of happiness, la ricerca della felicit.
Come  stato giustamente osservato, l'Illuminismo si giova insomma, in 
America, di una sorta di processo semantico di termini e concetti in 
parte gi adoperati dai puritani e ora rilanciati e secolarizzati.
In relazione, s'intende, con tutta un'espansione di traffici e di vita 
urbana, e in un peculiare rapporto tra rivendicazioni di diritti e
promozioni di virt, ancor oggi cos americano.
La scrittura va via via liberandosi della sua plainness e uniformit,
dei suoi insistiti sovratoni didattici e moralistici, dei suoi eccessi 
di citazionismo biblico. Pronta anzi a prendere a modello, di l a poco, 
l'urbana nitidezza di Addison e dello Spectator, dei saggisti inglesi.
Sarah Kemble Knight, un'insegnante di Boston, tenne un diario, spigliato e
vivace, di un viaggio da Boston a New York e ritorno, effettuato in
the Year 1704 (ma il Private Journal kept by Madam Knight sar pubblicato
nel 1825). Viaggio abbastanza movimentato, tra pessime strade, 
attraversamenti di fiumi, locande inaffidabili, e con registrazione di 
piccoli fatti e modi di vita (e di linguaggio) della gente.
Il Grande Risveglio. Jonathan Edwards.
Se l'idea di una particolare missione dell'America non era caduta, ma 
s'andava solo trasferendo in senso politico-istituzionale, ci non poteva
avvenire, d'altra parte senza sussulti e lacerazioni.
Il Grande Risveglio (Great Awakening) attravers come un impetuoso 
uragano l'America dei primi decenni del Settecento (pi intensamente, tra 
il 1739 e il 1745).
Appassionati predicatori esortavano a ritornare a una pienezza di fervore 
religioso, rivolgendosi ora direttamente alle masse, alla loro emotivit, 
al di l dello stesso logicismo puritano. Quel furore indicava che vi erano 
tenaci componenti americane che l'avanzante razionalismo non avrebbe mai 
potuto del tutto livellare (e sarebbero infatti riemerse, in una forma o 
nell'altra - e magari anche attraverso alcuni pi torbidi aspetti di un
certo puntuale revivalismo - lungo l'esperienza americana).
Perci, se da un lato  la figura, serena e nitida, di un Benjamin Franklin
a dar personificazione alla nuova America settecentesca, l'inquietante 
figura di un Jonathan Edwards, il profeta in ritardo,  figura non meno 
emblematicamente americana.
L'attivit di Jonathan Edwards (1703-1758) va al di l, comunque, del 
fenomeno del Risveglio (che fu animato, nei suoi aspetti pi urlati da 
predicatori evangelici come George Whitefield). Egli ha, certo, alle 
spalle la tradizione puritana, di cui il suo famoso sermone dei Peccatori 
nelle mani di un Dio adirato, ribadisce alcuni pi inflessibili aspetti;
ma  proiettato, anche lui, verso Locke e Newton,  per il metodo della 
verifica sperimentale,  teso verso una sorta di percezione empirica 
di Dio, di presentazione sensibile della realt soprannaturale.
Edwards stesso tracci, con squisitezza introspettiva tale suo itinerario
spirituale-intellettuale in Personal Narrative (1740). Aveva sposato 
Sarah Pierrepont, che cos presenta: Dicono che viva l una giovane donna 
molto amata dal Grande Essere (...) Predilige star sola, vagando per i 
campi e i boschi, e sembra che qualche invisibile presenza sempre 
conversi con lei.
Ma il razionalismo avanzava nell'ambito stesso religioso-ecclesiastico. 
Charles Chauncy andava sviluppando l'idea che mai Dio avrebbe potuto 
permettere la dannazione di qualcuno; e Jonathan Mayew avviava la dottrina 
dell'unitarismo, ripudiando la tradizione del Dio trinitario. 
Samuel Johnson, autore di trattati etici e filosofici, ripudi addirittura
il puritanesimo, divenne anglicano ed esponente americano dell'idealismo 
empiristico di Berkeley.
Il Centro e il Sud.
Nelle colonie del Centro l'animazione religioso-culturale-civile era data 
dal quaccherismo, basato sul fervore dell'illuminazione interiore 
(in perfetta antitesi, quindi, con il puritanesimo della Nuova 
Inghilterra), sulla compartecipazione pietistico-filantropica, sulla 
tolleranza, sul pacifismo. La luce di Cristo vi permetter di scorgere 
chiaramente in voi se azioni, se parole e pensieri si compiono o non si
compiono in Dio, aveva scritto William Penn (1644-1710), respingendo ogni
posizione di rigidit dogmatica e stabilendo con gli stessi indiani 
rapporti pacifici. Rest a lungo il ricordo del trattato concluso
sotto un olmo nel 1683, come si vede nel famoso dipinto di
Benjamin West. Filadelfia, la capitale della Pennsylvania, si proponeva,
del resto, come la citt del fraterno amore.
Il particolare nitido plain style dei quaccheri si rivela appieno nel 
Journal di John Woolman (1720-1772), il sarto di Mount Holly,
comandato a predicare il Vangelo. Woolman fu tra i primi a prendere 
posizione contro la schiavit, contro il tener negri al proprio 
servizio, a favore, talvolta con disarmato candore, di una pura 
armonia dell'umanit (True Harmony of Mankind 1770). Peror la causa
dei poveri (A Plea for the Poor 1763, pubblicato nel 1793). E tra i 
poveri mor di vaiolo in Inghilterra, dove s'era trasferito.
Quanto a New York, non aveva che qualche decina di migliaia di abitanti,
in un'America di poco pi di un milione e mezzo di colonists ma aveva gi
una sua intensa attivit di traffici, una sua vivacit di vita politica. 
La citt aveva alle spalle un passato di colonia olandese (era diventata
inglese solo nel 1664) che aveva lasciato notevoli tracce e 
stratificazioni. Ed era citt brillante, ironica, pi eclettica, pi
laica, in un milieu culturale aperto un po' a tutti gli influssi, a 
tutte le tendenze.
Cadwallader Colden (1688-1776), scozzese d'ongine, che fu per qualche tempo
vice-governatore, scrisse intanto un'accurata History of the Five Indian
Nations (1727), rivestendo i selvaggi di virt plutarchiane, di forza e 
magnanimit da guerrieri omerici. William Smith e William Livingston, 
entrambi autorevoli e brillanti avvocati, scrissero storie della citt,
non senza i loro rivestimenti neoclassici; ma anche con occhio molto
attento alle accese lotte politiche (pro o contro la potente famiglia
dei De Lancey).
Pi a sud, in Virginia, i piantatori e gli agiati possidenti imitavano,
in un pi caldo clima, aspetti e abitudini di vita inglese. Nel 1693 era
stato fondato il William and Mary College a Williamsbur. I virginiani 
restavano anglicani fedeli, lontani dalle questioni e dalle tensioni 
metafisiche dei puritani della Nuova Inghilterra e dai loro tormenti 
introspettivi. In un tale ambito si imponevano pi agilmente spinte e 
tendenze verso posizioni di mediazione sia sul piano politico che 
culturaie. Non sar a caso anche qui, che verranno dalla Virginia sia 
un Washington che un Jefferson, e che l'espansione culturale resti qui
maggionnente collegata con la tradizione anglo-europea classicista e 
neoclassicista. Fu in Virginia che George Sandys pubblic la sua versione
delle Metamorfosi di Ovidio (1626) iniziata gi in Inghilterra.
William Byrd (1674-1744), un notabile del Sud, possedeva, coi suoi 
quattromila volumi, la pi ricca biblioteca privata, pare, che vi fosse
nelle Colonie. Byrd ebbe interessi scientifici uniti a un'ironica 
intelligenza e a un certo gusto mondano. Nitide e gustose notazioni sono
contenute nella History of the Dividing Line (pubblicata solo nel 1841),
che  il resoconto della controversia insorta tra virginia e North
Carolina nel 1738, quando fu tracciata la linea di confine tra le due 
colonie, con la partecipazione di Byrd stesso in qualit di Royal 
Commissioner. Di Byrd, che visse molto a Londra, si pubblicarono anche,
nel 1941-1942, i diari segreti.
Un altro notabile della Virginia, Robert Beverley, cognato di Byrd,
scrisse una History and Present State of Virginia (1705, 1722). 
Una storia della Virginia fu redatta anche da William Stith.
Franklin e Jefferson.
Benjamin Franklin (1706-1790), bostoniano-filadelfiano, e Thomas
Jefferson (1743-1826), virginiano, si dividono, significativamente,
l'arco stesso dell'Illuminismo americano (con tutto ci che di particolare,
dall'eredit puritanica al centrismo eclettico, presenta un tale 
illuminismo). L'uno rappresenta, maggiormente, il lato, per cos dire, del 
primo illuminismo (dai saggisti inglesi a Montesquieu e al Voltaire delle
Lettres sur les Anglois); Jefferson  invece roussoiano, col suo ideale
di fluidit e dinamica democratica, in cui egli colloca il contributo 
stesso pi genuino, pi vigoroso offerto dall'America. Le idee sono, certo,
di derivazione europea; ma la peculiarit, la decisiva peculiarit 
americana  data, in un tale trapianto, dalla confluenza, poi, delle idee 
verso sbocchi e risultanze di carattere operativo. La spiccata singolarit 
del Settecento americano  qui appunto, in questo insieme, cio, di idee 
che prende forma e si cala e si esemplifica in una realt, nella 
fondazione di uno Stato, di una nazione che si pone anzi come nuova, 
in qualche modo paradigmatica, oltre l'eredit stessa della gloriosa 
rivoluzione inglese di un secoo prima e poco prima del grande traumatico 
evento della Rivoluzione francese.
Quanto a Franklin, s'imporr, in una lunga vita, come il self-made
man per eccellenza, il primo grande success man di un'America che ha
trasferito, appunto, le virt sul piano sociale-operativo. Franklin 
cominci come stampatore, pubblicando annualmente (1733-1758) il Poor
Richard's Almanack (L'almanacco del povero Riccardo), raccolta di
aforismi e di saggi e considerazioni di utilitaristica saggezza. Ma 
Franklin fu poliedricamente aperto a una vasta gamma di interessi: fond
giornali e accademie, si dedic alla sperimentazione scientifica (e fu
membro della Royal Society di Londra), ide il parafulmine, le lenti 
bifocali, e altro ancora, e fu autore di saggi nitidi, briosi, umorosi. 
Fu diplomatico (a Londra e a Parigi) e politico accorto, sagace, ma anche
fermo e deciso, a favore dell'indipendenza delle colonie. E senza perdere,
anzi accentuando caratteristiche americane di uomo schietto e naturale,
coi suoi capelli grigi che spuntavano da sotto a un berretto di castoro, 
stimato e ammirato in un'Europa ancora imparruccata.
Nell'Autobiography (la prima edizione completa  del 1867) Franklin deline
attraverso se stesso (per gli anni 1731-1759) il nuovo self umano-americano, 
senza corrusche prosopopee, senza fondali scenografici di nessun genere. 
Forse fin col semplificare un po' troppo, mettendo le virt troppo in 
colonna (D.H. Lawrence), cercando di eliminare le ombre pi drammatiche 
(bench non mancasse, poi, di avvertire anche certe malinconie): abituando
intanto a un certo americanismo facile, creando l'illusione che le 
soluzioni stessero l, appena svoltato l'angolo.
Jefferson sottoline maggiormente, invece, il lato ideologico (bench, 
su tale piano, restasse sempre, nella rivoluzione americana, qualcosa di 
composito, di eclettico). Fu lui a stilare la Dichiarazione d'Indipendenza
del 4 luglio 1776 (per un comitato composto da lui stesso, da Franklin, 
da John Adams, Roger Sherman e Robert Livingston), in una prosa 
nitidamente ragionativa e al tempo stesso forte e vibrante del senso 
dell'eccezionale momento. Quando, nel corso degli eventi umani, sorge la
necessit, per un popolo, di sciogliere i legami politici che lo hanno 
stretto ad un altro popolo...
Le Notes on the State of Virginia (1785) analizzano invece implicazioni e 
applicazioni del metodo della libert in un contesto di situazioni gi in
atto. Jefferson si consider vicino agli ideologi francesi (sar a 
Parigi a rappresentare la Virginia e, poi, la nuova nazione). Ma ebbe
interessi molteplici (fond l'Universit della Virginia a Charlottesville,
e ne tracci lui stesso - cos come per la sua casa di Monticello - il 
progetto architettonico). E vanno sottolineati, in lui, i dosati, 
umanistici equilibri, la sua adesione a immagini di serena, agreste 
natura. Jefferson sar il terzo presidente degli Stati Uniti (1801-1809).
Cultura e impegno pubblico.
Alla controversia con l'Inghiltenra ormai in atto, Thomas Paine (1737-1809),
un quacchero di origine inglese e di spirito cosmopolitico, aggiungeva 
accenti di fiera accensione ideologica. Il suo Common Sense (1776) ebbe 
una risonanza immediata e coinvolgente in quello stesso anno della 
Dichiarazione d'Indipendenza, offrendo a contrasti sorti su un piano 
pratico-empirico (questioni di equit fiscale, eccetera) componenti di
passione ideologica, appunto, l'intensit di un messaggio universalistico
ispirato ai princpi del radicalismo repubblicano-democratico. Mai il sole 
brill su una pi nobile causa! Paine si trasferir poi a Parigi, nel 
pieno della Rivoluzione. Scriver The Rights of Man (1791-1792) e, qualche
anno dopo, The Age of Reason. Ma al suo ritorno, quel suo radicalismo 
sar accolto con ostilit, dopo gli eccessi giacobini in Francia, in 
un'America che ha scelto la via del buongoverno e dell'organizzazione
istituzionale.
Durante l'intero periodo del conflitto con l'Inghilterra e poi del primo
sviluppo degli United States indipendenti, vi fu un'attivissima, accesa 
circolazione di pamphlets polemici e d'interventi sulle gazzette. E anche 
Franklin, Jefferson, John Adams (che fu, dopo George Washington, il secondo
presidente degli Stati Uniti), Hamilton furono autori di opuscoli. Senza 
dire dell'eloquenza, del gusto per l'oratoria trascinante. Un gusto 
classico-passionale, fuso con una vernacolare robusta verve americana 
(come in Samuel Adams, in Patrick Henry, e in molti altri che parlavano
nelle assemblee).
Esitazioni e perplessit appaiono invece in John Dickinson, che nelle 
sue Letters from a Farmer in Pennsylvania (1768) prospettava il futuro delle
colonie in un quadro di federazione britannica imperial-liberale. Anche 
Joseph Galloway sostenne l'idea di un impero federale britannico. 
Jonathan Odell fu poeta tory, e segu gli inglesi in ritirata, 
stabilendosi infine in Canada (che la Francia aveva dovuto cedere, 
nel 1763 alla Gran Bretagna). Thomas Hutchinson, ultimo governatore 
del Massachusetts coloniale, fu disincantato rappresentante della 
storiografia dei lealisti (History of the Colony and Province 
of Massachusetts).
La raccolta degli articoli e saggi del Federalist (apparsi in volume 
nel 1787-1788) rappresenta il frutto pi significativo di tutto un 
intenso, esaltante periodo politico-civile. Gli autori erano in tre, e
si battevano perch lo Stato di New York si decidesse ad approvare la 
nuova Costituzione federale: Alexander Hamilton (1757-1804), James
Madison (1751-1836), futuro quarto presidente degli Stati Uniti (1809-1817),
John Jay (1745-1829). Linguaggio lucido, stringato. La maggior parte dei
saggi fu scritta da Hamilton, sostenitore di un pi attivo ruolo 
dell'esecutivo, ostile, quindi al democraticismo di Jefferson. Empirista
amaro alla Hobbes, vedeva nella classe imprenditoriale il nerbo
realistico per lo sviluppo della nazione. Fu ministro al tesoro con 
Washington, fond la Banca degli Stati Uniti. Prende sviluppo l'intreccio 
democrazia-capitalismo. Hamilton morir poi ucciso in duello da Aaron Burr,
il vice presidente, durante la presidenza di Jefferson.
Neoclassicismo e preromanticismo.
La letteratura, e in particolare la poesia sembrarono identificarsi con le 
eleganze di Dryden e degli augustei. Il neoclassicismo alla Pope esercit 
per molto tempo un supremo fascino. Dietro a Pope, si risaliva altres 
all'equilibrio oraziano, all'ode pindarica. Ma trovavano pronta 
ricezione anche gli echi preromantici alla Gray, alla Collins. 
A Filadelfia, Thomas Godfrey (1736-1763) pubblic, nel 1762 il poemetto
The Court of Fancy (La corte della fantasia). Ma Godfrey acquist fama 
postuma soprattutto per la sua tragedia The Prince of Parthia (1765), 
d'impianto elisabettiano prima opera teatrale americana, comunque, che
infrangeva il tab delle interdizioni puritane. La prima commedia - The
Contrast (1787), di Royall Tyler (1757-1826) ricalcava le commedie 
di costume di Sheridan, facendo tuttavia emergere una certa tipologia
americana. Attivissimo teatrante sar William Dunlap (1766-1839),
regista, attore, impresario, storico del teatro (gli si deve anche, tra
l'altro, la prima traduzione americana di un brano dantesco: quello 
dell'episodio del conte Ugolino).
Sullo stile neoclassico punt anche il gruppo dei Connecticut Wits
(o Hartford Wits), legati alla Yale University di New Haven, che sognavano 
una fioritura e gloria per l'America, un'Atene americana. Erano
piuttosto snobistici, pungentemente satirici e, spesso, hamiltoniani in
politica. Il gruppo rappresent comunque, in un periodo di facili 
confusioni, un'esigenza di cultura (e di arte) non improvvisata, n 
generica e avventurosa.
John Trumbull (1750-1831) trasfer in ambito americano peripezie e 
situazioni comico-satiriche alla Pope nel suo eroicomico The Progress 
of Dulness (Il cammino della stupidit, 1772-73). Il balordo  Tom 
Brainless (scervellato gi nel titolo), che far ad ogni modo la sua
brava carriera. N mancano toni di efficace ironia nelle scene di 
vita galante (Con vasta confusione ora s'alza il vocio / allor che
tutti i bellimbusti le van fluttuando intorno...
With vast confusion swells the sound / when all the coxcombs flutter
round... ).  M'Fingal (1782)  collegato con le vicende della guerra
d'indipendenza. Il protagonista  un ultra-conservatore, anglofilo, che 
finisce beffeggiato dalla gente, tarred and feathered cio spalmato di 
catrame e ricoperto di piume. Altri begli spiriti furono Lemuel Hopkins,
Richard Alsop.
La tentazione del poema epico si presentava pressoch spontanea in un 
periodo di cui si avvertivano gli aspetti di novit e singolarit. Ma si 
finiva col ricalcare modelli e stilemi dei poemi tradizionali 
(e consacrati). Cos, Timothy Dwight (1752-1817), nipote di Jonathan
Edwards e presidente della Yale University, accumul manierismi 
biblico-classicistici nel suo poema The Conquest of Canaan (1785), anche
se nelle imprese di Giosu sembrano riflettersi quelle, pi 
contemporanee di George Washington, al quale il poema  dedicato. 
Dwight, superconservatore attacc Hume, Voltaire e altri infedeli in 
The Triumph of Infidelity (1788); e si dilung nell'esaltazione del 
suo agreste e georgico Connecticut in Greenfield Hill (l794).
Joel Barlow (1754-1812), che fu ambasciatore e uomo politico, e 
diventer democratico jeffersoniano e amico di Paine, si propose di 
esaltare l'America e l'esperienza americana in termini di missione 
democratico-libertaria, di distacco dalla vecchia Europa dei re e dei 
privilegi. In The Vision of Columbus (1787) un angelo, alla Milton, rivela
al grande navigatore che langue in prigione un futuro radioso per 
l'America. Nel rifacimento del poema (Columbiad 1807), Barlow accentu 
ancor pi il suo intento celebrativo, mise natura e scienza al posto di 
Dio, ma senza migliorare, certo, la qualit della poesia. Gli riusc meglio, 
invece, l'epica giocosa di The Hasty Pudding (denominazione di un tipo 
di torta di polenta), che il poeta ritrova, con nostalgico piacere, in
una locanda alpina della Savoia.
Classicismo e preromanticismo alimentavano, in tal modo, posizioni sia 
conservative che liberali e democratiche. Non pochi dei piantatori
americani avevano immagine di s come di severi Catoni, in un quadro di 
repubblica austera; e altri non pochi guardavano, con ardente 
spirito - come in Francia, del resto - a Bruto e alla virt stoica. Fu 
molto popolare la Battle of the Kegs la battaglia dei barilotti (che
gli americani facevano galleggiare, carichi di polvere, lungo il fiume
Delaware per far saltare le navi inglesi). Ne fu autore Francis 
Hopkinson (1737-1791), che era stato tra i firmatari della 
Dichiarazione d'Indipendenza.
In Philip Freneau (1752-1832) diventano nettamente prevalenti gli elementi
preromantici, anch'essi trasferiti su un piano di accensione politica, di 
impegno pubblico. Newyorkese, di ascendenza ugonotta, segretario di un 
piantatore nell'isola caraibica di Santa Cruz (The Beauties of Santa Cruz)
catturato e tenuto prigioniero dagli inglesi (che attacc violentemente 
nel poemetto The British Prison Ship e in altri componimenti), poi capitano
di mare e giornalista attivamente coinvolto, s'immerse anche con le sue
poesie nelle battaglie democratico-radicali, con un'aggressivit satirica 
e con un'intensit di fosche tinte notturne (come in The House of Night 
sulla scia di Young e di Gray).
Pi distesamente rifiltrate si presentano invece poesie come The Indian 
Burying Ground (Il cimitero indiano). Freneau vide gli indiani non soltanto 
come nobili selvaggi, ma come gli antichi di queste terre (the 
ancients of these lands).
Anche gli inizi della narrativa si inscrivono in questo periodo. Compagno di
studi di Freneau a Princeton, Hugh Henry Brackenridge (1748-1816), 
cappellano nell'esercito di Washington, e poi avvocato e giudice, un
po' disincantato (mise in guardia contro la rovinosa passione della 
democrazia pura), port avanti per anni un suo lungo racconto
satirico-picaresco, con un gusto narrativo formatosi sulle pagine di
Swift e sul Don Chisciotte, intorno alle avventure del Capitan Farrago e 
del suo servo balordo e tuttofare Teague O'Regan (Modern Chivalry, 
Cavalleria moderna. 1792-1815).
The Power of Sympathy, or The Triumph of Nature di William Hill Brown 
(1765-1793), pubblicato a Boston nel 1789,  ritenuto il primo romanzo 
americano. Un altro tab - l'ostilit agli intrecci e artifici
narrativi - che s'infrangeva. Il secolo si chiude, ad ogni modo, con
gli orrori dei romanzi gotici di Charles Brockden Brown (1771-1810), 
di famiglia quacchera di Filadelfia, che, abbandonata la professione 
legale, si propose di vivere - per primo in America - esclusivamente come
scrittore. Ma mor di tubercolosi a soli quarant'anni. Nei suoi febbrili 
romanzi, gli influssi inglesi (Walpole, la Radcliffe, Godwin) vengono 
rielaborati attraverso una ancor pi inquietante ottica simbolizzante
che sembra preludere a certe atmosfere di Poe, di Hawthorne. In Wieland,
or The Transformation, il protagonista (ma a narrare  la sorella)  un
emigrante tedesco che uccide moglie e figli spinto da una misteriosa voce
cui egli obbedisce come a un comando divino. In realt, Wieland  stato
tratto in inganno da un ventriloquo. Poi Arthur Mervyn e Ormond, e 
Edgar Huntly ovvero Le memorie di un sonnambulo. Riemergeva, attraverso
il gotico quel fondo visionario che non era certo, tra le componenti 
americane, come s' visto, la meno significativa.
Brown tratta anche vicende di eroine (Clara Howard, Jane Talbot, sulla 
scia di Richardson). Ma ad avere successo, in tale direzione,  il 
sentimentale Charlotte Temple (1791) di Susanna Rowson, e, poi, 
l'epistolare The Coquette (1797) di Hannah Foster.
In un quadro di preromantici fervori si collocano anche le prime diffuse
suggestioni naturistiche, che assumeranno incidenza sempre maggiore via via 
che si va disvelando e valorizzando una spazialit americana. Si accendono,
in particolare, di tali suggestioni le pagine del francese (di Normandia e
in parte educato in Inghilterra) Michel Guillaume de Crvecoeur, che
anglicizza il suo nome in Hector St. John de Crvecoeur, dopo essersi 
trasferito dal Canada nel territorio newyorkese ed essere divenuto 
coltivatore americano, con moglie e figli americani.
Quella natura tanto esaltata in Europa, Crvecoeur la trova l. E poich 
 ora la natura a fornire, roussoianamente, il nuovo metro di misura, le
parti possono capovolgersi; e l'America, pensata fino ad allora come un
coloniale-provinciale prolungamento dell'Europa, pu proporsi, essa, come 
nuova patria universale, amalgama e nuovo inizio del mondo, Alma Mater
(Letters from an American Farmer, 1783).
Il sogno americano si trasformava, ora, nel sogno dell'intatta e schietta
natura. I Travels (1788) di Jonathan Carver aprirono l'immaginazione verso
the interior parts of the North America; e il botanico William Bartram,
di Filadelfia, descrisse l'estremo Sud della Georgia e della Florida con
una immedesimazione naturistica di cui si ricorderanno Wordsworth, 
Coleridge e Chateaubriand. E attraverso la romantica biografia di 
John Fenton (1784), l'avventuroso Daniel Boone divenne l'eroe del
Kentucky, un mito del West.
Ma il mito si alimenta anche di tratti violenti, di prassi e simboli di 
violenza (Slotkin). Ne sono coinvolti, naturalmente, anche gli aspetti 
linguistici, e il puro inglese si carica di una gran quantit di 
neologismi, di spostamenti semantici, di un'espressivit pi agile, pi
corposa e rapida, pi pungente. Noah Webster comincia a scrivere 
center e theater al posto di centre e theatre; flavor e humor al posto di
flavour e humour. Ma il suo American Dictionary of the English Language
uscir molto pi tardi (nel 1828).
3. Rinascimento americano
Continuit e/o originalit
Fu nel giro di pochi anni (di un quinquennio), a met Ottocento, che fu
creata - ha sostenuto F.O. Matthiessen nel suo fondamentale American 
Renaissance (1941) - quella che potrebbe definirsi la via americana alla 
letteratura, con la nascita di alcuni capolavori che diedero infine 
all'America una sua major lirerature, il suo Rinascimento. Un quadro 
che andrebbe ad ogni modo pur sempre rimeditato ridelineato anche al di 
l degli stessi stretti collegamenti con le valenze politico-civili 
particolarmente indagati dal Matthiessen, e dilatato quindi, 
cronologicamente, sia in senso ascendente (comprendendo, certamente,
un E.A. Poe, che era perfino potuto sembrare marginale rispetto a quella
principale linea di svolgimento) che in senso discendente, fino al 
contributo di un Mark Twain (Tutta la narrativa americana 
moderna - affemmer Hemingway - deriva da un libro di Mark Twain 
intitolato Huckleberry Finn).
E vi , s'intende, un prima, un prius rappresentato da tutto il globale
processo e sviluppo lungo quei primi decenni del nuovo secolo. L'America era 
cresciuta. Con un'incalzante espansione territoriale, innanzi tutto: con
l'acquisto della Louisiana (dalla Francia), della Florida (dalla Spagna), 
della California e degli altri territori del Far West tolti al Messico 
con la guerra (1846-1848), con l'incessante moltiplicarsi della 
popolazione (dai sette-otto milioni all'inizio del secolo ai pi di 
trenta milioni a met Ottocento); con il potenziamento economico-produttivo
(industriale-commerciale al Nord, agricolo negli Stati del Sud); con il 
grande movimento verso il West con cui si intrecciano anche ulteriori forme
di predicazioni e profetismi (come l'avventurosa migrazione dei 
mormoni); con il progresso tecnologico (le grandi ferrovie, il vapore, 
il telegrafo), con i grossi fenomeni degli spostamenti di massa, della
mobilit sociale delle rivendicazioni e riprese democratiche 
(presidenza Jackson: 1829-1837 presidenza Lincoln: 1861-1865).
Fra tensioni e contraddizioni, naturalmente: a cominciare dalla posizione 
stessa dell'uomo di cultura, dell'intellettuale che da un lato, vuole essere 
partecipe dell'espansionismo democratico-sociale, e dall'altro non pu non 
registrare effetti e aspetti di disagio e di isolamento. Un mondo, in tal
modo, ricchissimo di fermenti e di umori (ma anche di conformistici 
irrigidimenti), che suggerisce al francese Tocqueville le ben note, 
penetranti considerazioni di De la dmocratie en Amrique (1835).
Quanto al sogno americano (c' sempre questo di pi, questa carica del
Dream), tende ora a trasferirsi nell'esaltazione del crescente ruolo
dell'America (L'America agli Americani!, ha dichiarato il presidente
Monroe), fino all'evidenza di un destino manifesto e particolare per
l'America (che potr anche condurre per a varie ostiche forme di 
isolazionismo). La History di George Bancroft (1800-1891) sprona intanto 
a un orgoglio, a un nazionalismo americano (ma la gran macchia nera
dello schiavismo finir con lo sconvolgere tutti gli equilibri). Un 
afflato epicizzante immette William H. Prescott (1796-1859) nelle sue
storie della conquista del Messico e del Per (1843 e 1847), mentre
Francis Parkman (1823-1893), che visse tra i Sioux, si far storico 
appassionato della frontiera con il classico The Oregon Trail 
(La pista dell'Oregon, 1849).
E, tuttavia, appariva quanto mai ardua impresa quella del conseguimento 
di una originalit, sul piano pi propriamente culturale, che molti 
candidamente collegavano con l'esistenza stessa di una nuova nazione;
soprattutto da quando era risuonato, altezzoso (cos era apparso) il
colpo di frusta del reverendo Sydney Smith dalle pagine dell'autorevole
Edinburgh Review (1820): Nei quattro quarti del mondo chi legge un
libro americano? Chi assiste a una commedia americana? Chi va ad ammirare
un quadro, una scultura americana?. Lungo quali linee avrebbe dovuto 
dunque svilupparsi anche una cultura che non fosse, che non volesse 
essere solo un American specimen of English literature?
Vi era, da una parte, la linea dei cosiddetti bramini (per il loro 
stretto senso di appartenenza a una casta di intellettuali colti,
eruditi) e gentlemen of culture, con Boston, Cambridge e la Harvard
University come centri, che assegnavano alla cultura americana un ruolo di 
sintesi conclusiva, in ambito americano, ma in sostanziale continuit 
rispetto all'eredit anglo-europea: una sintesi in cui trovassero posto 
tutte le fondamentali voci dell'umanit (per cui Bryant dar una nuova 
traduzione - su suolo americano - dei poemi di Omero, e C.P. Cranch 
tradurr l'Eneide di Virgilio, e Longfellow la Divina Commedia di Dante, 
e Bayard Taylor il Faust di Goethe). E tali posizioni Longfellow stesso 
e Whittier, Holmes e Lowell porteranno avanti con fermezza e decoro bench
risultassero infine piuttosto generiche e sfocate.
In polemica contrapposizione, altri miravano invece a fomme di originalit,
a un nuovo linguaggio in cui prendessero forma le novit dei contenuti e 
delle esperienze: un linguaggio che fosse realisticamente corposo e, al 
tempo stesso, agile, scattante, allusivo, simbolizzante. Ma occorrevano 
pi meditate decantazioni, al di l di certe un po' ingenue impazienze ed
esasperazioni. Certo, lo spirito del Continente pareva suggerire sensi di
energia vitalistica, di libert avventurosa. Cui s'intrecciavano - giover
sempre ribadire - spinte e istanze etiche, rigori introspettivi (non meno 
importanti e legittimi) di eredit puritana o di altre confessioni, quel
senso, spesso - come si  sopra indicato - di ribaltamento in tensioni e 
cupezze gotiche.
W.C. Bryant
Simbiosi di elementi che visibilmente si evidenziano nella poesia, 
primo-ottocentesca, di William Cullen Bryant (1794-1878), che da un lato
avverte un fascino, appunto di natura nuova (le grandi praterie belle e 
illimitate, le cose per le quali la parlata d'Inghilterra non offre un
nome, flora e fauna americane), e dall'altro tende a convogliare tutto 
ci verso considerazioni di edificazione moralistico-politica. Bryant
sosteneva che occorre saper infondere un senso morale negli oggetti
naturali. Ma ci avviene poi, spesso, per semplice giustapposizione.
Bryant aveva iniziato, giovanissimo, con Thanatopsis (cio visione della
morte), una lunga meditation di derivazione romantico-sepolcrale
(A chi, innamorato di Natura, s'intrattiene in comunione con le sue 
visibili forme, essa parla un suo vario linguaggio...
To him who in the love of Nature holds/ Communion with her visible forms,
she speaks a various language...), non priva di una sua pacata, pensosa 
musicalit. Ma Bryant si dedicher sempre pi, e con passione, al suo 
impegno politico-giornalistico (sull'autorevole North American Review e
come direttore dell'Evening Post, con efficaci interventi contro lo 
schiavismo).
Altri operano - il Knickerboker Group, a New York - attenendosi a un 
eclettico equilibrio fra nitidezza stilistica (di ascendenza settecentesca) 
e animazioni romantiche - come andava del resto indicando, nella prosa,
Washington Irving (1783-1859), autore, col fratello William e col cognato
James Paulding, dei Salmagundi Papers, poi raccolti in volume (1808). 
Fitz-Greene Halleck e il giovane Rodman Drake pubblicheranno i 
Croaker Papers ( 1819). La poesia  ormai investita dai soffi byroniani,
dagli influssi di Shelley, di Keats e dei romantici inglesi.
Irving e Cooper
Quanto a Irving - di famiglia facoltosa, che studi legge senza tuttavia
mai esercitare - pubblic (1809) una parodistica History of New York,
rivisitando i tempi mitici di una citt ancora piccola, rusticana e
gioviale, e dei suoi governatori olandesi panciuti e sonnacchiosi (tranne
il fiero Peter Stuyvesant), dai nomi irti di gutturali. Poi, dopo la morte
della fidanzata, s'imbarc per l'Europa e vi rimase per diciassette anni,
tra Spagna (cui rester particolarmente legato e dove ritorner infine
come ambasciatore), Inghilterra, Italia, Germania, Olanda. Parve insomma
estraniarsi dai temi americani, da una mitologia americana (S. Williams),
inseguendo blande forme romantiche da innestare su un amabile tronco di 
ultimo neoclassicismo.
Nacque cos il suo libro degli schizzi (Sketch Book, 1819-1820), coi
suoi racconti, le sue fantasticherie, col suo romanticismo soft, che 
privilegia il pittoresco, le garbate evocazioni, il pathos intrecciato 
con l'humour, per quanto, dietro quell'amabilit si celino anche pi 
sfuggenti tensioni, una sorta, si  detto, di strategia di spostamento, 
di attenuazione: come gi anche, probabilmente, in quel suo viaggiare,
in quella sua mobilit.
Ma tra i racconti, derivati spesso da precedenti redazioni tedesche,
due sono ripresentati da Irving in perfetta versione americana: The
Legend of Sleepy Hollow (La leggenda della valle addormentata), con i
suoi pittoreschi luoghi (visitati intanto dai pittori della valle 
dell'Hudson, la prima scuola pittorica americana); e la storia di 
Rip Van Winckle (ancora, un nome olandese), del pacifico Rip che, recatosi 
a caccia per evadere un po' dalla quotidiana routine (e dalla bisbetica
consorte), fa strani incontri, cade in un sonno profondo e si risveglia
vent'anni dopo, vedendo intorno a s tutto cambiato e il ritratto di
Washington, nella taverna, al posto di quello di sua maest Giorgio terzo.
Una figura, questa di Rip, ricca di una sua magia e, con quella sua
fuga, densa anche di altri, molteplici segnali. Fin d'allora il tipico
protagonista della nostra narrativa  stato un fuggiasco (Fiedler).
Scintillanti e fastosi richiami sono nei racconti di The Alhambra (1832):
Irving abit per qualche tempo nel famoso palazzo moresco. Ritornato a 
New York, Irving fu acclamato come primo autore americano di fama 
internazionale. Prese allora contatto con la frontiera americana, 
con le praterie (A Tour on the Prairies) un po' attratto e un
po' diffidente. Utilizz infine i materiali di cui disponeva per alcune
biografie illustri: da Colombo alla monumentale biografia di George
Washington in cinque volumi.
Walter Scott americano, scrittore della "frontiera" americana. In
James Fenimore Cooper (1789-1851), cresciuto nel settlement - 
Cooperstown - sulle rive del lago Otsego (nello Stato di New York), 
fondato dal padre, giudice e membro del Congresso, lo sforzo di esprimere
valenze pi specificatamente americane  pi palese e consapevole.
Ma in realt, Cooper  scrittore pi composito e dosato di quanto non
sia apparso,  ben lontano sia dagli entusiasmi radicali (alla Paine) che
da quelli naturistici (alla Crvecoeur).
Espulso da Yale (per una rissa), arruolatosi in marina, sposatosi con
una aristocratica De Lancey, Cooper comincia a scrivere come per
una sfida (precaution, 1820) Attratto dal romanzo storico, ne accorcia
le distanze temporali, e ambienta The Spy (una storia di spionaggio, 1821)
nel periodo della rivoluzione americana. Ma senza sciovinismi,
rendendosi conto anche delle ragioni dei lealisti. Si volge, poi, verso
figure e scene di vita della frontiera. The Pioneers (I pionieri)  del
1823. E vi  anche, parallelamente, la dimensione marina, anche se in
chiave pi genericamente avventurosa (The Pilot, 1823; e poi The Red
Rover, Il corsaro rosso, 1828, e qualche altro romanzo ancora).
E tuttavia senza effusivit naturistiche, Cooper  fiero della novit
sostanziale rappresentata dall'America, ma  in continua apprensione
per i risvolti demagogici sempre in agguato, e si oppone al democraticismo
di Jackson. Lascia anzi l'America, si trasferisce con la famiglia a
Parigi (1826-1833), e diviene critico e saggista della societ americana
(Notions of the Americans, 1828; Lettera ai connazionali, 1834; The
American Democrat, 1838). Stando in Europa, comunque, Cooper
esalta le libert americane, e in romanzi come The Bravo (1831), 
ambientato in una Venezia un po' di maniera, e in altri di quel periodo,
addita oppressioni e corruzioni dietro la romantica facciata del
Medioevo europeo.
E in Europa che egli riprende il tema della frontiera, che era gi in
The Pioneers, e crea il suo fondamentale e pi significativo ciclo di
romanzi, con al centro Natty Bumppo, il cacciatore, l'uomo naturale,
che vi appare con nomi diversi e in varie et della vita.  sempre lui:
Leatherstocking (calza-di-cuoio), Hawkeye (Occhio-di-falco), nei 
Pionieri e in The Last of the Mohicans (L'ultimo dei Mohicani, 1826), in
The Prairie (La prateria, 1827), in The Pathfinder (La guida, 1840), in
The Deerslayer (L'uccisore di cervi, 1841). In The Prairie (il ciclo non
 sistematico), Natty muore pi che ottantenne, in una atmosfera di 
natura solenne e grandiosa - come un eroe antico, in una nobilitazione
neoclassica, epico-omerica.
Perch quella fascinazione  da Cooper inquadrata, appunto, in un
ordine, in un dosaggio tra natura e civilitation, in un fermo equilibrio
in cui tutti e ognuno, hanno il proprio posto (assegnato dalla natura
stessa), in reciproca collaborazione tra classi e razze, ma ognuna 
conservando la propria identit (come nell'amicizia, in The Last of the
Mohicans, tra Natty e gli indiani Chingachgook e Uncas, o come nella
discussione sull'impossibilit di matrimoni misti; e la bruna Cora
morir e la bionda Alice sopravviver). Non sono mancate, naturalmente,
le accuse di razzismo. Ma, soprattutto,  l'elaborazione 
stilistico-ideologica che ha potuto sottrarre, prontamente, Natty a una 
sua dimensione di istintuale immediatezza e innalzarlo a quella di eroe
savio, che ha in s, contemporaneamente, la quintessenza della natura 
e la umanit della civilization. Un nuovo mito. Quasi un nuovo 
archetipo: l'eroe solitario, single, puro, che all'amore-passione 
preferisce l'amicizia. Un nuovo mito, si diceva: ma fra molte 
contraddizioni e tra le riserve, magari, dell'autore stesso.
Ritornato in America, Cooper fin con l'attirarsi l'ostilit di molti
suoi countrymen. Accentuer il lato satirico-realistico nella trilogia dei
Littlepage, in The Monikins (1835), una caustica allegoria swiftiana e
nel pi tardo (1847) The Crater, racconto di un'isola felice del Pacifico
che sprofonda quando vi sbarcano giornalisti, preti e legulei.
E.A. Poe: lucidi orrori
L'occhio pi lucido l'ebbe, molto probabilmente, Edgar Allan Poe.
Ci nonostante, Poe era apparso, per vario tempo, di ardua collocazione 
in un qualsiasi quadro di svolgimento della letteratura americana,
e tanto pi in un mito americano. Poteva apparire molto lontano
dalle grandi correnti del pensiero americano (Parrington), estraneo - 
chiuso in quella sua oniricit - a quel mondo estroverso, e conformista
insieme, che s'andava cos espandendo, e con quella sua biografia
resa ancora pi disastrosa da maldicenze e incomprensioni.
Nato a Boston da attori girovaghi, orfano gi a due anni, Poe fu accolto
nella famiglia del facoltoso John Allan di Richmond in Virginia,
(senza che tuttavia vi fosse mai una vera adozione a causa dei 
posteriori contrasti). Per qualche anno fu condotto a studiare in 
Inghilterra. Irrequieto, espulso dall'Universit, and errando qua e l. 
A Boston pubblic le prime poesie (1827). Recatosi a Baltimora presso 
la zia Maria Clemm, ne spos la figlia quattordicenne, Virginia. Con un 
racconto vinse un premio e inizi un'intensa e mal ricompensata attivit
giornalistica, pubblicando altri racconti e stringati, lucidi saggi
critici e recensioni, sul Southern Literary Messenger e su altre riviste.
Nel 1840 apparvero i Tales of the Grotesque and the Arabesque.
Un'effimera celebrit gli deriv dal poem, nel '45, The Raven (Il Corvo). 
Ma la morte della moglie scatener in lui stati di prostrazione,
accentuer processi morbosi. Trovato privo di sensi in una strada di
Baltimora, non lontano da un seggio elettorale, morir all'ospedale.
A rilanciare Poe, sar la riscoperta fattane da Baudelaire, e poi dai
simbolisti francesi, che lo reinseriranno non solo in un legittimo
circuito americano-gotico-visionario, ma in una straordinaria
collocazione di pi generale anticipazione, al di l delle stesse 
tensioni romantiche (il terrore viene a me non dalla Germania, ma 
dall'anima), di altre pi sottili, stregate inquietezze. La blackness 
di Poe si rivelava insomma gi come un aguzzo strumento di esplorazione 
inquieta entro paesaggi onirici, dentro pi labirintici meandri.
Non un raggio dal sacro cielo discende/ sulla lunga notte di 
quella citt;/ ma un barlume dal livido mare/ balugina in silenzio...
No rais from the holy heaven come down/ on the long night-time of that
town;/ but light from out the lurid sea/ streams up fhe turrets silently...
 La citt nel mare. Ma sarebbe, tuttavia, fuorviante identificare con
la blackness l'opera di Poe tout court. Vi sono in lui struggenti ansie di
idealit platoniche, un ardore di bellezza che lo accosta, per tale aspetto
a Keats, a Hlderlin, a Foscolo. Elena, la tua bellezza  a me/ come
quei navigli nicei di un tempo remoto...
Helen, thy beauty is to me/ like those Nican barks of yore.. 
E la sua poesia si sviluppa lungo un tale duplice, e molteplice, registro,
tra soggettivismo lirico (Ulalume; Annabel Lee), echi fonico-musicali 
(ma con uso anche di parole scientifiche, stridenti electric, 
magnetic), e allusivit simbolizzanti tra lucidit di resa ed esplorazioni
di zone vita-morte (la morte di una bella donna  l'argomento pi poetico
del mondo; e Marie Bonaparte vi vide come un'ossessione dell'immagine 
della madre morta): con fosche valli, palazzi maledetti e vermi
trionfanti come correlativi.
A sostenere il tutto  sempre, ad ogni modo, un dominio rigoroso
delle emozioni, una strategia di controllo e di consapevolezza stilistica
quale non s'era ancora vista in America: con sospetto persino di soluzioni
combinatorie, ludiche, istrionesche. Poe stesso proced alla decostruzione
lucida, del resto, del suo Corvo, in The Philosophy of Composition. 
Ed  l che si sostiene anche la tesi, centrale, della unit d'effetto: 
per cui occorrer concentrare, pi che dilatare, l'eccitamento
(excitement) poetico, che  per sua natura intenso e breve, ubbidendo
alle ragioni di costruttivit e distribuzione stilistiche.
Ci vale, s'intende, anche per la dimensione narrativa: nella quale
sar quindi il racconto, pi che il romanzo, a conseguire i voluti 
effetti. Ritornano, e in modi pi netti, l'incubo, il macabro, il 
terrore, l'orrore (e la stessa tensione verso la bellezza, bench in 
chiave, nei racconti meno esplicitata), come strumenti di una narrativit 
intensamente coinvolgente, e in una gamma di variazioni (dal gatto nero 
al misterO della Casa Usher, dal doppio di William Wilson agli
spasimi del pozzo e del pendolo e del cuore rivelatore, e cos via
elencando). E con la magia dei nomi femminili di Poe: Berenice, Ligeia,
Morella, la donna del Ritratto ovale. Per fare di queste immagini
losche e al tempo stesso abbaglianti un sistema funzionale Poe doveva
costruire una retorica intimidatoria e duramente coerente (Manganelli).
E l'accanimento loicizzante apre anche altri inediti canali: apre al
racconto raziocinante, preludio a quello poliziesco (I delitti di via
Morgue, La lettera rubata), con il geniale investigatore Dupin come
protagonista In The Gold Bug (Lo scarabeo d'oro) il protagonista  in
grado di decifrare una complicata mappa del tesoro. Nel finale di 
Gordon Pym (l'unico romanzo di Poe) l'enigma del mondo assume le sembianze
di un'arcana figura che s'innalza su un immenso spazio bianco.
Poe scrive, ancora, le brevi acute notazioni di Marginalia, ed Eureka
(1848), arruffato-sorprendente poema cosmico in prosa. Apparve postumo 
The Poetic Principle, l'altro acuto saggio di critica letteraria.
Il trascendentalismo. Emerson e Thoreau
Di padre in figlio gli Emerson, bostoniani, furono ministri del culto. E lo
fu anche lui, Ralph Waldo Emerson (1803-1882), nell'ambito del culto
unitariano, che gi con William Ellery Channing (1780-1842) si era 
dichiarato pi vicino a Rousseau che a Calvino. Ma quando arrivarono 
dall'Europa i soffi del Romanticismo e dell'idealismo tedesco (e le
rielaborazioni che ne traevano Coleridge e Carlyle), sembr anche
al giovane Emerson che Dio - inesausta energia creativa - non potesse 
abitare soltanto nelle fredde chiese. Come andava gi annotando nei suoi 
diari, i Journals che continu poi a tenere per tutta la vita.
Emerson lasci dunque il suo pastorato, spos Ellen Tucker (che mori per
poco dopo) e s'imbarc per l'Europa inseguendo chiarificazioni con se 
stesso e incontri diretti con i principali protagonisti culturali. Al 
ritorno, si risposer (con Lydia Jackson), si stabilir a Concord, non
lontano da Boston, facendone il centro focale delle nuove idee e 
iniziative e del Transcendental Club. Da l si muover a tenere
le sue trionfali lectures: e di un tale fervore conversativo si 
animeranno anche i famosi saggi (Essays, 1841; 1844). Emerson avr a
soffrire, particolarmente, per la morte del piccolo Waldo; ma la 
fondamentale sua fiducia (reliance) nel gran flusso della vita rester 
inalterata.
Giacch, per quanto si fossero gi abbastanza diffuse varie posizioni 
antisensistiche e filoidealistiche e per quanto il trascendentalismo 
(termine mutuato dal linguaggio filosofico kantiano) fosse, pi che un
movimento sistematico, una somma delle posizioni dei vari 
trascendentalisti (George Ripley, Theodore Parker, Orestes A. Brownson, 
Bronson Alcott, F.H. Hedge, C.P. Cranch, Channing junior, nipote del 
summenzionato Channing; ed Elizabeth Peabody, Margaret Fuller,
e H.D. Thoreau, con il periodico The Dial, 1840-1844, come loro organo),
fu lui, Emerson a dare slancio e organicit a tutto ci, a farne la 
conclamata espressione di quell'autonomia culturale americana di cui
si avvertiva gi da tempo l'esigenza: e non attraverso convulse
contrapposizioni, ma attraverso una singolare fusione di elementi 
(dal platonismo al panteismo, dall'intuizionismo a priori di Kant 
all'idealismo di Fichte e di Schelling e alle filosofie orientali), 
che trovano nell'esperienza americana, nella natura americana la loro
configurazione pi attuale e visibile.
Vi  un'anima universale (l'Oversoul) che si rivela nella genuinit, 
nella schiettezza di una natura considerata come veste di Dio 
(God's garment) e l'uomo sar tanto pi se stesso e ritrover la fiducia
in se stesso quanto pi sapr ritrovare le sue energie originarie, cio
quanto pi si sentir tutt'uno con la natura, quanto pi sapr foggiare
a immagine di tale naturistica schiettezza il suo universo sia privato
che sociale. Un'incessante corrispondenza, quindi, tra macrocosmo e 
microcosmo, tra il grande e il piccolo, tra lo spirituale e il
materiale, il pensiero e l'azione. E quanto al linguaggio, esso non 
pu essere che simbolico, alludere al divino che  nelle cose, ma al
tempo stesso, concreto, robusto corposo, realistico, dato che il divino 
si manifesta nelle cose (che sono, appunto, la sua veste). E la natura.
nella sua maestosit e grandiosit, si configura, in particolare, 
nell'America, nella sua vasta geografia che abbaglia l'immaginazione...
L'America  un poema steso davanti ai nostri occhi.
E in questo senso che il saggio Nature (1836) e, l'anno successivo,
The American Scholar, il saggio sull'intellettuale americano (che ha
da essere schietto, libero e non conformist) costituiscono, come fu
detto, la carta dell'indipendenza culturale americana, l'inizio del
Rinascimento americano. Seguono, poi, il saggio sulla nuova teologia,
il Divinity School Address, gli altri essays, sui temi pi vari (la 
fiducia in se stessi, la storia, l'arte, l'amore, l'amicizia, 
la poesia...).
Emerson , certo, alquanto vago e nebuloso quando, semplificando, fa
dell'autofiducia la base per un ottimismo indifferenziato, quando si 
dilunga a delineare, un po' da pontefice laico, teorie in fin dei conti
approssimative; ma ci lascia anche splendide, animate pagine e una
gran forza di giovinezza (Curtius) quando vede il miracolo 
nell'ordinario, quando stringe insieme le idee e le cose in un eterno 
ora, quando annota che anche la cianfrusaglia comincia a risplendere e 
si riveste d'immortalit. Adamo pu, cos, ricominciare daccapo.
Ovviamente, la storia si riassume per Emerson, sulle orme di Carlyle,
in una galleria di uomini rappresentativi (Representative Men, 1850),
nel senso che hanno in s un di pi della divina essenza: Platone (il
filosofo), Swedenborg (il mistico), Montaigne (lo scettico), 
Shakespeare (il poeta), Napoleone (l'uomo del mondo), Goethe (lo
scrittore). Come poeta (Poems, 1847; May-Day and Other Poems, 1867), 
Emerson resta piuttosto condizionato dalle sue stesse premesse
filosofiche programmatiche. Ma vi  in lui il senso di una musica delle
idee, ed  da l o dalla suggestione di certi dettagli, da un improvviso
ossimoro, che riscattano pi convincenti.
Emerson ader pienamente agli effetti di espansivit umano-democratica
che scaturivano dal suo ottimismo naturistico (e sar fermamente
antischiavista nell'aspro conflitto Nord-Sud che taglier, di l a non
molto, come un nastro di sangue, l'Ottocento americano. Ma si oppose
sempre ad ogni forma di radicalizzazione, e a teorizzazioni e iniziative
in senso comunitario che avrebbero potuto essere dedotte dalla sua 
filosofia: come il famoso esperimento, poi fallito, di Brook Farm 
(1841-1847). Si pronunci sempre a favore del fatto che si dovesse partire
dalle risorse del singolo.
E di ci era convinto anche Henry David Thoreau (1817-1862), che dopo
qualche anno di insegnamento, non condividendo metodi e impostazioni
del tempo, divent discepolo e un po' segretario tuttofare in casa
Emerson. Vi era tuttavia in Thoreau qualcosa di pi duro, angoloso
e consequenziario, che Emerson non approvava; e Thoreau, a sua volta
(tenne anche lui per tutta la vita un voluminoso Journal) annotava
che non vi eranno rapporti tra loro, on equal terms.
In realt, erano diversi; Thoreau visse con appassionata, radicale
coerenza il suo trascendentalismo, il suo stesso emersonismo. Emerson
poteva anche indulgere all'eloquenza, ma per Thoreau era sempre in
gioco la verit delle cose. Aveva fatto un'avventurosa escursione in
battello, per una settimana, in compagnia del fratello John, lungo i
fiumi Concord e Merrimack, e ne aveva tratto, anni dopo, A Week on
the Concord and Merrimack Rivers (1849); altre escursioni far anche
dopo (nei boschi del Maine e a Capo Cod). Ma ritrovare la natura
per lui doveva essere un'esperienza che coinvolgesse interamente; 
doveva significare non essere pi una macchina (to be anything but a
machine) opaca e inanimata, non vivere pi in quieta disperazione,
ma ritrovare e rilanciare la propria autenticit umana.
Dando anche, occorrendo, segnali paradossali e radicali. Ed  per
questo che Thoreau decide - il 4 luglio 1845 - di andarsene a vivere,
solo a qualche miglio da Concord (non  necessario andar lontano), su
un terreno di propriet di Emerson, presso il lago Walden: a riscoprire,
riazzerando l'esperienza, the essential facts of life, i fatti essenziali
della vita.
Cos, la capanna che Thoreau si costruisce con le proprie mani diventa
quasi come un centro di solenne, ieratica rigenerazione, e al
tempo stesso laboratorio di sperimentazione concreta, realistica (e
Thoreau di tutto d conto, tutto osserva e classifica, registra ogni 
dettaglio), un microcosmo in cui ricostruire se stessi senza perdere di
vista i ritmi pi profondi, il legame di base con le stagioni, con i 
fenomeni. Vivi la tua stagione... diventa verde con la primavera, giallo
e maturo con l'autunno. Walden (1854) si presenta perci come un
resoconto veritiero (a true account) e, al tempo stesso, come una 
riproposta di autoconsapevolezza e di sopravvivenza. Ovviamente, il 
Romanticismo esercit i suoi influssi; ma Thoreau ebbe piuttosto presente
la simbiosi, di tradizione metafisica, tra idee e oggetti, anzich le 
accentuazioni sentimentali, ed ebbe di mira il rigore dei classici (un 
Virgilio americano?), riuscendo a sollevare a cristallina tersit la 
sua stilizzata colloquialit.
Non era un Robinson, ad ogni modo, e rientr dopo un paio d'anni (con varie
intermittenze), deciso a tradurre in atto, con interventi nella societ, le 
esigenze di rinnovamento. Cominci col rifiutare di pagar le tasse a un
governo di cui non condivideva la politica aggressiva (nei riguardi del
Messico). Fu arrestato, poi liberato (pag per lui una sua zia); pronunci 
appassionati discorsi abolizionisti, scrisse vari pamphlets. Di questi, 
il pi famoso  On the Duty of Civil Disobedience (Sul dovere della 
disobbedienza civile, 1849), in cui si enuncia quel principio di 
non-collaborazione, di resistenza pacifica e passiva che, assunto poi sia
da singoli che da associazioni - da Tolstoj, da Gandhi e da Luther King - 
avr un cos rilevante ruolo nel nostro secolo.
Thoreau scrisse anche poesie, inserite qua e l nei suoi scritti, un po' 
troppo collegate ai toni esortatori (o agli involucri metafisici) del
suo messaggio. Dite a Shakespeare che attenda che io sia libero,/ 
giacch sono io ora occupato con questa goccla di rugiada...
Tell Shakespeare to attend some leisure hour,/ for now I've business 
with this drop of dew...
N. Hawthorne: le allegorie del cuore
In piena euforia naturistico-emersoniana, Nathaniel Hawthorne (1804-1864)
era invece intento a riassorbire i riverberi di un passato puritano
che a Salem, la citt dei famosi processi alle streghe del 1692, non si
era ancora dileguato. Rimasto orfano, a quattro anni, del padre capitano
di mare, ebbe un'infanzia reclusa, in una famiglia di donne. Introverso,
inquieto, cominci cos a indagare nelle vecchie cronache e storie di
quel passato. Al Bowdoin College di Brunswick ebbe come compagni
di studio Franklin Pierce, futuro presidente degli Stati Uniti, e Henry
W. Longfellow, il futuro poeta-bramino.
Andr comunque uscendo dai suoi years of solitude; pubblica (1828)
e ripudia il suo primo romanzo, Fanshawe (dal nome del giovane, tormentato
protagonista). Ma non vorr scrivere tanto romanzi (novels) nel senso 
pi corrente, quanto romances, cio romanzi con trame meno
sistematicamente svolte, meno descrittive, meno ricalcate sulla realt
e pi affidate all'immaginazione, alle atmosfere, o racconti, tales, ancor
pi concentrati, pi stringatamente volti a conseguire un loro 
particolare effetto - come andava teorizzando, in quegli stessi anni, 
E.A. Poe.
Pur assorbendo elementi di liberalismo, di romanticismo, di pittoresco
storico alla Walter Scott, pur partecipando - e, tra curiosit e
ironia, ne trarr, pi tardi, The Blithedale Romance (Il romanzo di 
Valgioiosa) - all'esperimento comunitario di Brook Farm, spinto anche
dalle sorelle Peabody (Sophia, pi mite, e Elizabeth, l'accesa attivista
trascendentalista), appariva assurda a Hawthorne quella assoluta fiducia
nella natura e nella ragione. Non si poteva essere cos ottimisti, 
semplificare in tal modo la complessit della condizione umana, eliminando 
le zone d'ombra, il male che s'annida nel cuore di ognuno. La ricerca
del vero (Lombardo) doveva essere analisi delle allegorie del cuore,
consapevOlezza della dialettica di bene e male, di colpa e riscatto.
E in questo i vecchi puritani, quei vecchi gusci disseccati, potevano
ancora essere indicativi con le loro austere simbologie. Certo, era
questione di dosaggio. Occorreva recuperare ad ogni modo quell'eredit 
di cultura introspettiva, di simboli e corrispondenze, trasferire in
senso laico quelle verit, che pur contenevano, di inquietudine, di 
disagio, di senso d'ambivalenze. E ci sarebbe stato tutt'altro che un 
attardarsi su posizioni di retroguardia. Saltando cos l'abbandono 
romantico ai sentimenti, reintroducendo criteri di pi lucida 
autoconsapevolezza, Hawthorne si ritrovava infine - possiamo oggi dire - 
pi precisamente moderno di quanto Emerson e, per certi aspetti, 
Whitman stesso pensassero di se stessi.
Sposata Sophia, Hawthorne si trasfer a Concord, non lontano da
Emerson (e da Thoreau). Poi, nel 1837, ecco i Twice-Told Tales (Racconti
narrati due volte: forse con riferimento alla shakespeariana battuta 
sulla vita come il racconto di un idiota, detto due volte)- nel
1846, la raccolta Mosses from an Old Manse (Muschi da un vecchio
presbiterio), che colp fortemente Melville per la blackness di alcuni
dei racconti (con i loro eventi misteriosi, con i loro tetri e sinistri 
oggetti inquietanti: un velo nero, una serpe, alambicchi di 
diabolici-faustiani scienziati, strani segni sul corpo, fiori velenosi). 
Racconti paradigmatici, perfettamente evocatori di un difficile passato
americano (Q.D. Leavis).
Quanto poteva esservi, ad ogni modo, di troppo univoco in tali racconti,
 prontamente riequilibrato attraverso le pi flessibili (e plastiche)
strutture narrative presenti nel romance The Scarlet Letter (La lettera
scarlatta, 1850). Hester (nome biblico) Prynne, colpevole di adulterio
nella Boston puritana,  condannata a portare sul seno una fiammeggiante 
lettera A. Rifiuta di rivelare che suo complice  stato il pastore
Dimmersdale, che  intanto sospettato e implacabilmente perseguitato
dal diabolico Chillingworth, l'anziano marito di Hester. Insieme alla
piccola Pearl, strana, enigmatica bambina, Hester si rifugia in una sua
operosit filantropica.
 colpevole Hester, o  vittima di violenti pregiudizi moralistico-sociali? 
Ma per quanto altrimenti si voglia interpretare la A sul petto di Hester 
(Amore? Arte? America?) e per quanto ancor pi imperdonabile si possa 
giudicare quel diabolico procedere di Chillingworth, Hawthorne non pu che
condannare, come egotico e pretenzioso, ogni romantico diritto alla
passione. Con un senso di problematica pensosit, certo: giacch, come 
per la Francesca dantesca, Hester resta pur sempre consegnata intanto a 
un suo incoercibile fascino di figura femminile. Prima importante 
eroina, tra l'altro, in un panorama americano di avventurosi eroi 
maschili. Poi The House of the Seven Gables (La casa dei sette abbaini,
1851): una cupa storia di maledizione e di intricate tensioni 
interfamiliari.
Il presidente Pierce, l'antico compagno di studi, nomina intanto 
Hawthorne console a Liverpool. Sar anche un modo di viaggiare per 
l'Europa: in un confronto che sembra anticipare il tema internazionale
di Henry James. Lo scenario di una Roma monumentale, fastosa e insidiosa,
fa da sfondo a The Marble Faun (Il fauno di marmo, 1860) in cui senso
etico e senso estetico, e tensioni problematiche, entrano tra
loro in conflitto.
Melville e la Balena
Anche nel Melville pi facile - il solo che ebbe successo ai suoi
tempi - si possono rilevare oggi aspetti pi compositi, di scrittura
forte, per cos dire: magmatica, oracolare e al tempo stesso trepida,
piena di sottigliezze, dietro gli scenari dell'avventura marina, un genere
che aveva il suo recente classico nell'arioso Two Years Before the
Mast (Due anni davanti all'albero maestro, 1840), di Richard H. Dana.
Si pu, certo, ad ogni modo parlare di gradi. Dal grado-base di Typee
all'eccezionale sinfonicit di Moby-Dick.  il mare,  il grande spazio
marino, con il suo rabbioso ruggire o con le calme estatiche e la sua 
mistica astrattezza, ad offrirsi a Melville come campo d'esperienze e di
formazione (la mia Universit). Costretto da dure necessit familiari
(col padre travolto in un crack finanziario e la madre, di origine olandese,
austera custode della casa), il giovane Melville s'era imbarcato come
marinaio su una nave diretta al porto inglese di Liverpool.
Poi, era vissuto per un mese tra i selvaggi Typee, appunto, nei mari
del Sud, dopo essere fuggito, con un compagno, dalla sua nave, una 
baleniera. Ed  una tale eccezionale esperienza a fornire i materiali per
Typee (1846), tra edenica esaltazione di natura incontaminata (con gli
immancabili influssi emersoniani) e una forte consapevolezza che lo
porta a non mettersi a fingere anche lui il barbaro e il primitivo 
(Pavese). Per cui il tono pittoresco-romantico cede spesso il posto a 
toni satirici e polemici. Cos anche in Omoo (1847), che rinnova il
successo.  con Mardi (1849) che Melville introduce un pi denso 
procedimento di scrittura allegorico-simbologica; l'avventura marina sfuma,
ora, in un'atmosfera di onirica evocativit, un po' esangue, e al centro 
la vana ricerca di isola in isola, da parte di Taji, della fanciulla 
Yillah, pi luminosa di un'aurora. Melville non riesce per ancora 
a calare le sue astrazioni in simboli appropriati (Matthiessen).
Intanto, si  sposato con Elizabeth Shaw; ha due figli,  costretto a
scrivere anche per necessit. Redburn (1849) e White Jacket (Giacchetta
bianca, 1850) tornano al tema marinaresco e autobiografico (quel primo
viaggio a Liverpool, il periodo di marinaio nella marina militare), ma
con toni cupi, da realismo chiaroscurale alla Dickens, si direbbe, e 
denunciando i rigori e le brutalit della vita di bordo. Ma la giacchetta
bianca del marinaio resta, nonostante tutto, candida, immacolata. 
Descrittivit realistica e pregnanza di simboli: a cominciare da quello
della nave stessa, microcosmo umano in balia di un insondabile fato o
caso.
Tutto si amalgama infine nella pienezza di Moby-Dick, or The Whale
(Moby-Dick, o la Balena, 1851). Un romance, secondo la distinzione
sopra ricordata, pi che un novel, certo, con quella fusione di elementi,
con quel senso proteiforme e aperto dell'intreccio, delle forme e delle
sequenze narrative. E la blackness di Hawthorne fu, del resto, insieme
con la polifonicit shakespeariana, tutt'altro che estranea 
all'ispirazione di Melville, via via che si attenuavano in lui gli influssi 
di un troppo ottimistico naturismo emersoniano. E a New York, d'altronde,
dove i fratelli Duyckink - autori, di l a qualche anno, della prima
Cyclopaedia of American Literature (1855) - erano i critici pi influenti, 
si puntava su qualcosa di polimorfico, all'insegna, possibilmente, di un
ideale di epica americana.
Cos, il procedimento narrativo viene inglobando tutta una ricca 
molteplicit di indicazioni, lungo il resoconto, in prima persona,
del giovane marinaio Ishmael imbarcato sulla baleniera Pequod al comando
dello strano, misterioso Capitano Ahab. Intanto, la Bibbia continua ad
offrire una paradigmaticit di nomi, di situazioni, di apocalittiche 
incombenze. E il mare  misterioso, sacro e insieme demoniaco regno di
mostri, e la Pequod, microcosmo, ancora, di razze e tipi umani,  in
realt lanciata in una folle caccia metafisica a una fantomatica Balena
Bianca che, precedentemente, ha falciato (reaped away) con le sue
zanne una gamba al titanico, orgoglioso Ahab. La Balena  dunque il
male, con le sue abnormit, o  invece, col suo candore (e il bianco ,
appunto, ambivalenza, ambiguit), simbolo di una straripante e benefica
natura invano espulsa ed esorcizzata dal nostro pallido, raziocinante 
moralismo?
Sar lei, la Balena a travolgere, infine, tutto e tutti: tranne il 
piccolo, umile osservatore Ishmael, che ha respinto ogni suggestione 
di gigantesche assolutezze, che ha compreso che la verit non pu essere,
nell'ambito umano, che una frammentazione, problematica e tormentosa, di
verit particolari. Poi tutto ricadde, e il gran sudario del mare torn a
stendersi come si stendeva cinquemila anni fa.7
Abbandonato dal suo pubblico, Melville continua tuttavia a calarsi
nei suoi abissi. Pierre, o delle ambiguit (1852),  stato definito la
tragedia di un Amleto americano. I Piazza Tales (1856) contengono
racconti che sono ora annoverati tra i capolavori di Melville: Bartleby
the Scrivener, la storia di un enigmatico, umile copista, eroe, in 
negativo, di disimpegno col suo Preferirei di no (I would prefer not
to); Benito Cereno, storia di una drammatica rivolta di schiavi neri su
una nave spagnola. Poi, ancora, il satirico The Confidence Man (1857)
e l`ultimo capolavoro, Billy Budd, pubblicato postumo, nel 1924: il
racconto di un giovane marinaio accusato ingiustamente e incapace di
difendersi, balbuziente figura dell'innocenza implacabilmente schiacciata.
Ma vi  anche, in quest'ultimo Melville, un Melville poeta. Quel suo
stato di avvilimento e di calma disperazione s'incupisce durante gli
anni dell'atroce guerra Nord-Sud, il cui drammatico pathos, le cui 
sanguinose battaglie danno spesso i titoli a vari poems nella raccolta 
Battle-Pieces and Aspects of the War ( 1866). Altre volte  il mare che
ritorna, e figure di marinai si ripresentano alla memoria (John Marr 
and Other Sailors, 1888).  andato crescendo l'interesse per il lungo 
poema filosofico Clarel (1876), frutto di un viaggio in Palestina (e in 
Europa).  una poesia acre, attraversata, come i vecchi velieri, da un 
rude vento, la poesia di Melville, pensosamente bloccata in un suo robusto
antilirismo.
Walt Whitman. La poesia
Anche la poesia fu largamente influenzata dal trascendentalismo. In modo 
troppo programmatico nei versi di Christopher P. Cranch, pubblicati su 
The Dial e poi in volume (1844), o attraverso una pi varia gamma di 
rifiltrazioni. Jones Very (1815-1880) scav soprattutto in se stesso, 
fino a ritrovare le angosciose tematiche puritane della colpa e della
corruzione, fino a farsi rimproverare da Emerson (che tuttavia
l'aiut a pubblicare il volume Essays and Poems, 1839) un eccessivo 
distacco dal mondo, al di fuori quindi dell'ottimismo trascendentalista. 
Sonettista rigoroso, Frederick G. Tuckerman (1821-1873), bostoniano 
gentleman of culture, visse quasi da recluso dopo la morte della moglie.
Una sua raccolta di Poems apparve nel 1860; ma i Complete Poems saranno
pubblicati soltanto nel 1965. Il rapporto con la natura , comunque, in 
lui pi severo, senza alcuna enfasi.
E, soprattutto, la spinta emersoniana  il presupposto anche per la
vasta irrompenza whitmaniana.
Walt Whitman, nato a Long Island in una famiglia di origine anglo-olandese, 
secondo di otto figli, ebbe subito familiarit, intanto, col lavoro 
manuale, aiutando il padre carpentiere. Fu poi apprendista tipografo, 
insegnante, giornalista errante, in una variet di esperienze. Poi,
la prima smilza edizione di Leaves of Grass (1855), con quel titolo di
foglie d'erba, vegetale-emersoniano, e quella esplosione di entusiasmi
naturistici, gestiti da un io protagonistico, da un self mobile, spirituale
e fisico-corporeo, centripeto-centrifugo, se stesso e gli altri, che
s'immedesima anzi con la nazione intera: Gli Stati Uniti sono essi
stessi il pi grande poema (...) Il loro bardo sar adeguato al popolo, 
detto nella prefazione. I hear America singing... (Odo l'America 
cantare...). Emersonismo di partenza, certo; ma gi con un'accentuazione,
incandescente e magmatica, della consistenza fisico-corporea, di qualit
proiettate nel vissuto.
N l'espressivit poetica risponde pi a schemi e regole;  modellata
su un'energia ritmica, ha per base il respiro lungo del verso libero,
come nei versetti della Bibbia. Connotazioni che si dilatano e si 
corroborano, via via, come in concrezioni accese, attraverso le successive
nove edizioni di Leaves of Grass e che ne fanno, da un lato, il poema
nuovo, il poema di un vitalismo dinamico (don't be afraid of my
body..., non aver timore del mio corpo...), dell'esplodere dell'eros
(la copula non  pi indecente di quanto lo sia la morte...) in 
indifferenziazione androginica, della open road, della strada aperta, 
nel qui e ora, a tutti gli incontri e a tutte le esperienze; e che, 
dall'altro, recupera il passato mitico, il senso profetico e visionario, 
la robustezza biblico-epica, l'urlo barbarico, la forza del bardo,
del poeta-vate.
Come in un voler essere, al contempo, un Omero americano...
E l'io-protagonista ingloba anche gli altri, si diceva,  tutti e tutto.
Da qui l'espansivit democratica di Whitman, l'inseparabile binomio,
per Whitman, America-democrazia: e non pi in senso lockiano e 
razionale-istituzionale quanto in senso radicale, libertario, coincidente
con la stessa libera espansione d'ogni cosa e con l'inclusione anche del
passato delle trib indiane, dell'eredit dei rossi aborigeni. Io 
canto il singolo, ogni separata entit,/ e tuttavia io lancio la parola 
democratico, la parola En-Masse. Ma senza ciechi livellamenti, col 
riconoscimento, anzi, di personalit carismatiche, grandi e umili, al 
tempo stesso, come il presidente Lincoln, figura paradigmatica per un 
Whitman, che visse angosciosamente la tragedia della Guerra Civile, e 
attivamente si prodig nell'assistenza ai feriti negli ospedali da campo.
A Lincoln assassinato, a guerra appena finita, da un fanatico sudista,
Whitman dedica un'ampia, articolata elegia: When Lilacs Last in the
Dooryard Bloom'd (Quando i lill fiorirono per l'ultima volta davanti
alla porta). Io presi il lutto, e quel lutto rinnover al ritorno di ogni
primavera...
I mourn'd, and yet shall mourn with ever-returning spring...
Whitman raccoglier, pi tardi, in Democratic Vistas (1871) vari
scritti in prosa; cui si aggiungeranno i suoi ricordi del periodo
(Specimen Days, 1882).
Ma Leaves of Grass si carica anche di divergenze e dissonanze, e
dietro il turgore dell'entusiasmo espansivo e del dispiegato canto 
affermativo s'intrecciano tensioni pi drammatiche, interventi pi 
concitati. Le vigorose certezze sono attraversate come da penombre e 
trasalimenti di fondo. Whitman non , cos, soltanto l'onnipresente 
io-cosmo, ma  anche poeta rveur, trepido, magico, malinconico e 
angosciato; l'io-cosmo si ripiega su se stesso, ha subitanee, inquiete 
introversioni. Come nell'ampio, sinfonico notturno di Out of the Cradle
Endlessly Rocking (Fuori dalla culla oscillante senza fine), un vero 
crisis poem. La culla (simbolo archetipico) oscillante senza fine  il 
mare, la cui finale parola sar: death (morte).
Un grande esperimento linguistico, certo (disse Whitman stesso delle
Leaves); ma anche un immenso materiale di gi moderne dissonanze che
vorrebbero ricompattarsi in un solare sogno bardico-epico.
I bramini
Quanto ai bramini, ai quali si  fatto pi d'una volta riferimento,
vanno naturalmente pi attentamente riconsiderati, oggi, nelle loro 
singole personalit, bench esercitassero poi forse soprattutto come 
gruppo, come casta, appunto, i loro influssi, allora altamente 
apprezzati, di decoro e nobilitazione culturale. D'altronde, furono 
proprio essi, nel loro tempo, i pi noti e pi seguiti, e non certo quelli
che consideriamo, oggi, come i protagonisti del Rinascimento americano.
Ma proprio i loro buoni sentimenti, la loro cultura genteel 
costituiscono, a un odierno esame, il loro tallone d'Achille. 
Fireside poets, sono stati definiti, cio poeti da caminetto. E, 
certamente, essi associarono in modo troppo diretto, 
moralistico-didascalico-professorale, la poesia - o quel che si credeva
fosse la poesia - con prevalenti intenti, ancora una volta, etico-sociali.
Tuttavia,  tutt'altro da svalutare il loro sforzo di offrire un pi 
solido supporto culturale, un pi fermo quadro di strutture a una giovane
e ancora fluida America continuamente tentata da impazienze e da confusi 
e pi immediati scatti.
Elementi, situazioni, figure americane non mancarono, comunque, di 
esercitare il loro impatto o d'insinuarsi all'interno di costruzioni 
formalmente rigide e dignitose. Il pi tipico di tali bramini fu 
forse Oliver Wendell Holmes (1809-1894), autore di argute prose saggistiche,
di retrodatato stampo settecentesco, e garbato rievocatore in versi, di 
interni e di figure e figurine di una vecchia Boston. Professore di 
medicina a Harvard Holmes applic nei suoi romanzi (Elsie Venner, 1861;
The Guardian Angel, 1867) qualche criterio di psicologia pi scientifica.
Pi appassionato e pi radicalmente impegnato fu John Greenleaf Whittier 
(1807-1892), di famiglia contadina quacchera. appassionato portavoce della 
causa abolizionista, direttore della New England Weekly Review, e popolare
poeta di figure ed events nazionali (non di rado rievocati con robustezza
biblico-drammatizzante), nonch di romantiche situazioni svolte in chiave
narrativa, in toni pi tenui e sentimentali, come nel famoso poemetto
Snow-Bound (Assediati dalla neve, 1866), delicato idillio invernale.
Di enorme popolarit godette Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882), il 
poeta-professore (docente, ad Harvard, di lingue e letterature romanze e
germaniche). La patetica Evangeline (1847), in esametri omerici, apparve 
al Lowell degna di Teocrito e The Song of Hiawatha (La canzone di 
Hiawatha, 1855) esalt, in termini di soffice romanticismo, figure e 
aspetti di vita indiana nel metro del poema finnico Kalevala, una sua 
famosa antologia (1845) fece inoltre conoscere un buon numero di
voci poetiche europee; e la traduzione della Divina Commedia (1867) fu
condotta con spirito di devota ammirazione. Dante, e Chaucer e Keats, e 
altri grandi della Weltliteratur gli ispirarono sonetti e canzoni. 
Letteratura sulla letteratura? Manc l'icasticit del linguaggio; ma
restano alcune suggestioni in una cos vasta produzione scaturita dal
confronto fra varie culture e letterature. E con risonanze 
stoico-meditative (The tide rises, the tide falls, S'alza la marea, 
ricade la marea...).
James Russell Lowell (1819-1891), di antica famiglia della Nuova 
Inghilterra, succeder a Longfellow sulla cattedra harvardiana e sar poi
ambasciatore in Spagna e in Inghilterra. Oscilla fra moderate aperture a un
certo americanismo, da un lato, e cautele vittoriane, dall'altro; tra gusto
ironico-satirico (come nella Fable for Critics (1848: una serie di acuti
giudizi in versi su scrittori contemporanei) e nei Biglow Papers (Il 
carteggio Biglow: raccolta di epistole in versi in dialetto yankee) e 
lentezze, d'altro canto, didascalico-moralistiche. Lowell diresse 
l'Atlantic Monthly e pubblic infine alcune raccolte di saggi critici.
Emblematico titolo: Among My Books (Tra i miei libri, 1876).
Nord e Sud.
Vi fu anche una quantit di scritti, spesso accesamente polemici, ad opera 
dei pi attivi abolizionisti. Scritti per lo pi legati all'occasione, alle 
circostanze; ma che veicolano, comunque, un certo tipo di messaggio (e di
linguaggio) netto, pugnace, con accentuazioni etico-civili e proclamazioni
(non di rado sentimental-declamatorie) di libert, di fideismo democratico.
Ma il sentimentalismo riesce a farsi formidabile arma e ad organizzarsi in
una sua efficace strutturazione nel celebre Uncle Tom's Cabin (La capanna
dello zio Tom 1852, di Harriet Beecher Stowe, 1811-1896), un libro che 
ebbe una funzione di primaria importanza - riconobbe lo stesso presidente 
Lincoln - nella battaglia anti-schiavista. N il sentimentalismo 
metadologico, per dir cos, impedisce pi accurate analisi delle 
condizioni di vita degli schiavi neri nel Sud, e delle loro forme di
sensibilit (e di quelle, talvolta sadiche e contorte, dei loro padroni 
bianchi). Ma la figura del pio schiavo Zio Tom sar poi assunta, nella 
cultura afroamericana, a significare atteggiamenti pi docili e 
rassegnati, di rinuncia (uncletomism)
La signora Beecher Stowe viaggi (fu ricevuta anche dalla Regina Vittoria),
approfond ulteriormente le sue stesse convinzioni liberal, scrisse 
anche altri romanzi (perfino un romanzo storico ambientato in Italia: 
Agnes of Sorrento, 1862), e anche poesie.
Nel Sud la vita culturale si svolgeva lungo i correnti moduli di un 
Romanticismo un po' di maniera, dominato da fantasmi byroniani e scottiani 
cari a una classe di ricchi coltivatori (schiavisti) che vivevano nelle
famose grandi case georgiane con le facciate a colonne, e avevano 
immagine di s come di un' aristocrazia americana.
Il Sud restava per anche altrettanto tenacemente legato a un'eredit 
di cultura classico-oratoria (tutt'altro che assente, come si sa, nel
virginiano E.A. Poe), avvertiva il senso di uno spessore temporale, di
una considerazione storicizzante (e quotati politici del Sud - come 
John C. Calhoun (1782-1850) - giustificavano su tali basi le stesse 
istituzioni schiavistiche), che nel Nord gli entusiasmi naturistici e il
senso della open road tendevano invece a circoscrivere. E gli scrittori 
condivisero, nel Sud, pressoch integralmente, posizioni e responsabilit
generali al momento del duro scontro: della durissima Civil War (1861-1865),
dalla quale il vecchio Sud (Old South) uscir frustrato e schiacciato.
Vi erano anche a Sud letteratura (e sub-letteratura) della frontiera, pi 
appoggiata a tradizioni, spesso orali, di folclore colorito, insieme crudo 
e umoristico. The Yemassee (1835), un romanzo di guerriglia con gli 
indiani, di William Gilmore Simms (1806-1870), ebbe larga circolazione. 
Simms, che operava nella brillante e raffinata Charleston, pubblic tutta
una serie di tali romanzi, abbracciando un po' tutto un lungo periodo, 
dall'et coloniale alla guerra d'indipendenza (The Partisan, 1835). Un 
Cooper sudista? Simms appiattisce per le situazioni; e sono presenti,
comunque, in lui anche elementi irrisolti, con rancori anche nei rapporti 
con l'aristocrazia, da cui si sentiva escluso. A Cooper si richiam 
anche John P. Kennedy (1795-1870). Simms scrisse anche in versi; ma 
sensibile poeta del Sud fu Sidney Lanier (1842-1881), che insegu 
tenacemente una sua idea di simbiosi tra poesia e ritmi musicali. 
Sottigliezza di sensazioni e anapestica articolazione sinfonica (ma vi  
presente anche l'influsso di Whitman) si riscontrano in The Marshes of Glynn 
(Le paludi di Glynn). Interessanti appunto, le sue considerazioni di 
poetica, metrica e prosodia (The Science of English Verse, 1880).
Henry Timrod (1828-1867) fu il giovane poeta del Sud in armi, dai primi
entusiasmi (Non albeggi il mattino con raddoppiata luce?... Siamo infine 
nazione fra le nazioni, in Ethnogenesis: con quel titolo in greco), dai
tirtaici incitamenti alla rovinosa disfatta. Un Tirteo che la tubercolosi 
tenne tuttavia lontano dal campo di battaglia. Dormite, martiri di 
una causa caduta...
Sleep. martirs of a fallen cause...
E. Dickinson: rococ sublime.
Pressoch sconosciuta, Emily Dickinson (1830-1886) viveva nella
sua grande casa paterna di Amherst, Massachusetts. Sembrava il classico
caso della zitella con nei cassetti le sue poesie al femminile. E si
trattava di una grande come Saffo, forse di un Leopardi in lunga veste
bianca. A riprova, potrebbe dirsi, contro tutti i troppo conclamati 
sociologismi e le varie teorie del rispecchiamento, che solo fino a un
certo punto la poesia  collegata, appunto, con le esperienze, che
essa , innanzi tutto testualit, rigore di soluzioni 
linguistico-stilistiche (il mio lessico fu la mia sola compagnia).
Ed  incredibile, viene intanto da riflettere, la mobilit degli scenari
offerti dalla letteratura americana. Forse in nessun'altra letteratura sono
anzi cos rapidamente mutati indici e classificazioni. Un secolo fa, era
il professore-poeta Longfellow a occupare il campo. E Melville era
stato quasi dimenticato; e la stessa clamorosa specificit americana di
Whitman emerger solo lentamente. Quanto alla Dickinson, l'intero
corpus delle 1775 poesie (di cui solo una decina furono pubblicate in
vita) sar edito - a cura di T.H. Johnson - soltanto nel 1955. Poesie
sine titulo, che il curatore ha semplicemente indicato con un numero
progressivo.
Lei e Whitman, dunque: le due vette poetiche dell'Ottocento americano.
Whitman: la voce dispiegata, che sente l'America cantare; e
tuttavia anche risonante di enfasi, se non intervenisse la voce esile e
fermissima di Emily, ad aggiungersi, ad integrare, per cos dire.
In quel suo incredibile universo domestico (Gorlier), dunque
Emily Dickinson riusc a condensare l'intero mondo, a trovarvi tutte le
metafore e le corrispondenze necessarie. Io non mi spingo oltre il
giardino di mio padre..., scrive Emily (1869) al critico Thomas W.
Higginson, che ne apprezzer in qualche misura i poems, ma con la
pretesa di correggerne le irregolarit. Figlia dell'avvocato Edward
Dickinson, autorevole (anche come uomo politico) e severo, Emily viveva
con la sorella Lavinia (Vinnie); il fratello Austin si era sposato
con Sue Gilbert, amica, insieme a Kate Scott, di Emily: con quegli
aspetti di compensazione e spostamento (N. Campana) che poteva
esserci in tali amicizie. E vi era il mistero degli amori di Emily: il 
giovane Ben, praticante nello studio dell'avvocato Dickinson, Samuel
Bowles, il direttore dello Springfield Daily American; e, soprattutto, il
reverendo Charles Wadsworth, famoso predicatore, sposato e con figli
che part poi per la California. Dopo tali scacchi - metafore a loro
volta di un pi globale scacco esistenziale - Emily si chiuse nella sua
stanza, nel famoso abito bianco, e lasci che il tempo esterno scorresse
uguale e inarrestabile, una stagione dopo l'altra, mentre quei suoi 
mini-scenari di finestre e tendine, di solidi mobili e orologi, e di
farfalle e pettirossi s'andavano essenzializzando in un'accesa e 
lucida fissit.
Una poesia, dunque, di stupefacente essenzialit, con appena qualche
segnalazione grafica (le piccole linee, soprattutto), in un'et che amava
invece le dilatazioni esplicative e sovrabbondanti. I mattini sono ora
pi miti.../ L'acero sfoggia una sciarpa pi gaia - / la campagna una
gonna scarlatta - / Per non esser fuori moda / metter un ciondolo 
anch'io. 
The mornS are meeker than they were / The maple wears a gayer scarf /
the field a scarlet gown / Lest I should be old fashioned / I'll put
a trinket on. 
Un sublime rococ (Chase)? S, certo, ma con improvvise escalations
verso altezz vertiginose, metafisiche, verso alti lampeggiamenti.
Vi  un certo taglio di luce,/ nei pomeriggi invernali / che opprime 
come il peso/ di una musica di cattedrale... 
There's a certain slant of light,/ winter afternoons / that oppresses 
like the heft/ of cathedral tunes...
Rococ e, insieme, alte assolutezze e concentrazioni. Ma con un
indugio lucido-struggente sulle cose, su oggetti e incontri e persone
fragili e precari e pur fascinosamente insostituibili, mentre cicli 
inconsapevoli solennemente ruotano intorno!. Per cui le passioni restano 
intatte, indomato l'eros (Notti selvagge! Notti selvagge!)
Wild nights! Wild nights!; e le separazioni ci sconvolgono, le attese
sono tensioni (Potessi fra un anno rivederti/ i mesi avvolgerei in 
gomitoli...) ci piace la mobilit immaginativa, il senso ironico-umoroso,
ludico, d'avventura interna (Assaporo un liquore mai distillato/ da 
boccali scavati in madreperla/ ...vacillando per gli interminabili giorni
dell'estate...).
Perch la pura assolutezza, Dio stesso, un po' la sgomentano: perch
l'essenza, l'Altro,  anche assenza (Kher), mistero, ombra, separatezza,
immobilit.
Per questo, compagno ultimo, non pu essere che la morte (Death,
che in inglese  maschile): Morte gentilmente si ferm per me/ la 
carrozza portava solo noi due/ e l'Immortalit
He kindly stopped for me / the carriage held but just ourselves / and 
Immortality.
Ma protagonista suprema, mobile, agile, incisiva, trasgressiva resta ad ogni 
modo la parola, ogni singolo affilato lessema, si direbbe. Ognuna, quasi, 
come un'entit a s stante, asciutta, nuda, senza nulla di calligrafico: 
astratta e concreta, netta e sfumata colloquiale e oracolare, umorosa e 
gnomica, pacata e incandescente, lenta e fulminea, in sorprendente velocit 
di interrelazioni. Emily Dickinson inaugura gi una nuova sillabazionc 
della parola poetica, in questo lasciandosi indietro, si pu dire, tutto 
il suo secolo.
4. Realismo/naturalismo
Il passaggio al realismo. Il local color.
Come gi il Romanticismo, anche il realismo present in America caratteri e
aspetti peculiari. Il passaggio al realismo , innanzi tutto, da mettere 
strettamente in rapporto con la stessa tumultuosa trasformazione degli 
Stati Uniti negli ultimi decenni dell'Ottocento, gi subito dopo la 
crudissima Guerra Civile e poi lungo i duri anni del cosiddetto 
periodo della Ricostruzione.
Esperienze che avevano messo a dura prova anche l'ottimismo emersoniano,
l'idea stessa della natura come veste di Dio. L'America si lasciava ormai 
alle spalle l'era delle vele e dei battelli a ruota ed entrava in quella 
del vapore e dell'acciaio. L'elettricit e il motore a combustione interna 
trasformarono le basi stesse della vita. Le citt situate all'incrocio 
delle rotte commerciali si svilupparono rapidamente. A Chicago e a 
New York i primi grattacieli disegnavano nuovi profili....
Tutto entr in un ritmo frenetico e vorticoso.
E grandi masse umane affollarono gli slums, le squallide periferie delle 
citt, provenienti da ogni parte del mondo. L'America era ancora, per tanti 
aspetti, un miraggio: ma ben diverso, ormai, rispetto al primo mito del 
Nuovo Mondo. E dunque in un tale quadro di trasformazioni che vanno 
collocate le prime spinte al realismo: che troveranno poi - ma non sempre
riconoscendovisi interamente - il loro supporto ideologizzante nelle
teorie di Darwin, nell'evoluzionismo di Spencer, nel primato assegnato 
alle scienze positive e, sul piano pi propriamente letterario, negli
influssi esercitati da Zola e dal naturalismo francese.
Ma vi sono alcuni peculiari aspetti da sottolineare. Il primo  che la 
realt americana si presentava intanto assai meno omogenea, pi confusa e 
fluida, anzi, rispetto a quella francese-europea pi nettamente delineata
in termini di civilt borghese fin-de-sicle. La realt americana, 
all'interno di un vasto spazio continentale, presentava una diversificata
gamma di situazioni, dall'Est urbanizzato al Sud sconfitto e frustrato,
all'Ovest pi rudemente primitivo. Vi  perci, nella fase iniziale, un 
insieme di realismi, pi che un unico realismo, che si esprimono nella 
prismatica variet del colore locale (local color).
Il West e, in certa misura, il Sud offrivano ai local colorists non 
soltanto elementi pittoreschi ed esaltazioni mitizzanti di personaggi 
come Daniel Boone, Davy Crockett, Mike Fink, ma aspetti di dura vita, di 
lotte e conflitti e, insieme, le possibilit espressive, tutte da 
sfruttare, di una vivacit vernacolare e comico-linguistica (errori, 
equivoci verbali, i mispellings in cui emerse Artemus Ward - pseudonimo di
Charles Farrar Browne, 1834-1867). Vi era il folklore, vi era la 
tradizione orale dei tall tales (storie, raccontini fantastici, improbabili
ed esagerati), dei folksongs, di un umorismo icastico, che andava ormai
considerato come essenziale componente del carattere nazionale 
(C. Rourke).
Francis Bret Harte (l836-l902), che oper nella California dei cercatori
d'oro, trasse efficaci bozzetti da quel mondo di avventurieri, di vagabondi
e di prostitute (The Luck of Roaring Camp, La fortuna di Roaring Camp,
1870). Scritton del West furono anche Edward Eggleston, con il suo
Schoolmaster (1871), Edgar Watson Howe, con la sua citt di provincia 
(The Stor of a Country Toown, 1884), Joseph Kirkland, con le sue storie 
gi cupamente naturalistiche. Ambrose Bierce (1842-1914), che ebbe vita 
avventurosa di combattente nordista e poi di giornalista in California, e
che scomparve infine nel vortice della rivoluzione messicana, coltiv un
certo tipo di paradosso cinico-beffardo (The Devil's Dictionar, Il 
dizionario del diavolo) e scrisse concentrati racconti (sul modello 
di E.A. Poe) tra il realistico e il fantastico-sovrannaturale 
(Tales of Soldiers and Civilians, 1891; e altre raccolte).
L'Ovest suggeriva anche, come s' detto, un senso di vicende e interventi 
avventurosi, con mescolanze anche di suggestioni superomistiche, 
in consonanza con certe posizioni proprie della presidenza di Theodore 
Roosevelt (i romanzi di Owen Wister (1869-1938), di Zane Grey (1872-1939),
di Clarence Mulford, di Thomas Dixon). Oltre il West, Lafcadio Hearn
(1850-1904) si tende verso i richiami delle filosofie orientali (gi 
anticipati dallo stesso Emerson); si stabilir anzi in Giappone, si
far giapponese.
Hamlin Garland (1860-1940) mostrer col suo veritism - ma gi entrando
ormai nel naturalismo (cos come sono gi naturalisti i romanzi di 
Harold Frederic, 1856-18S8) - gli aspetti, invece, di crudezza e durezza
di vita dietro al mito western, dietro l'illusorio misticismo delle vaste
estensioni, Come nei racconti di Main-Travelled Roads (Le vie pi 
battute, 1891). Nel Sud, George Washington Cable (1844-1925) colloc 
nella calda atmosfera della Louisiana i suoi Old Creole Days ( 1879), il
suo romanzo The Grandissimes (1880), storia di una tenace rivalit tra 
famiglie, e altri romanzi ancora. Il dialetto trionfa nelle vivacissime
storie di Uncle Remus (1881-1892), la bonaria-umorosa figura creata
dal georgiano Joel Chandler Harris.
In Virginia oper Thomas Nelson Page (che sar anche ambasciatore in
Italia nel triennio 1915-1918), con i racconti In Old Virginia (1887).
Mary Noailles Murfree (1850-1922), che scrisse con lo pseudonimo di 
Charles Egbert Craddock, raccont dei montanari e dei bianchi poveri 
delle zone interne del Tennessee (In the Tennessee Mountains, 1884). 
Ma anche la Nuova Inghilterra offr spunti al local color, con storie 
di passioni controllate e tortuose, di domestici drammi dietro il nitore
delle sue cittadine scritte spesso da donne: Sara Orne Jewen (1849-1900),
Mary Wilkins Freeman (1851-1930), Rose Terry Cooke (1827-1892).
Una seconda considerazione potrebbe riguardare, come si diceva, il rapporto 
fra realismo e altre presenze e componenti. E andrebbe indicato, innanzi 
tutto, il rapporto con l'eredit etica del vecchio puritanesimo, sempre,
nonostante tutto Sotterranea corrente, per cui diventava in qualche modo
imbarazzante una piena accettazione del naturalismo alla francese, di una
piena franchezza in materia sessuale, con situazioni pi avvilenti e 
ripugnanti. D'altra parte, derivava da l anche, almeno in parte, quello 
spirito d'intraprendenza (con la tipica convergenza puritana fra valori
etici e attivismo pragmatico).
Il senso rigidamente deterministico e positivistico, di provenienza europea, 
era insomma come corretto da un certo conclusivo spirito di fiducia. 
Il progresso stesso delle scienze e della tecnologia, se da un lato sembrava
schiacciare e annientare, dall'altro sembrava spingere a nuove forme di 
ottimismo e di self-reliance; e il sogno americano poteva perfino passare
ad abitarvi. Infine, dopo la mirabile serie delle invenzioni di 
Thomas A. Edison, Ford cominci a costruire, nei primi anni del secolo,
le prime automobili. Qualche anno pi tardi si tenteranno i primi
esperimenti di volo. E Andrew Carnegie, il magnate dell'acciaio, poteva
dichiarare che mentre le nazioni del Vecchio Mondo si muovono come 
lumache, la repubblica americana sfreccia via con la velocit di un 
espresso....
Si inasprir fortemente, comunque, la conflittualit sociale (i grandi
scioperi di Chicago, il formarsi di giganteschi trusts, le prime grandi
battaglie sindacali e la legge antimonopolistica del 1890 (Sherman Act),
tra esaltazioni e smarrimenti e rimpianti della Old America dei
pionieri e dei padri fondatori. Ma si proiettano anche verso un 
indefinito futuro, scenari di razionali e perfette organizzazioni sociali,
spesso ambiguamente sospesi tra utopia e distopia, come nel popolarissimo 
Looking Backward: 2000-1887 (Visione in retrospettiva), di Edward Bellamy).
Enorme anche l'impatto esercitato da un giornalismo convulsamente attento
a presentare e interpretare le nuove fenomenologie, spesso con aggressivo
vigore e ricerca di effetti sensazionalistici. Un giornalismo, da un lato, 
controllato dalle grandi catene (Pulitzer, Hearst), dall'altro 
liberamente, spregiudicatamente impegnato nella ricerca della verit. 
Come il muckracking movement, giornalismo di denuncia e di grandi 
inchieste tese appunto a rovistare tra il letame, a suscitare scandali, a
mettere a nudo vizi e misfatti sociali. E giornalista supremo, in tale 
ambito, fu Lincoln Steffens (1866-1936), il cui stile incalzante e 
minuzioso al tempo stesso influenzer non pochi degli scrittori, anch'essi
attenti ai nuovi impatti sociologici: come un Upton Sinclair (1878-1968),
autore del celebre The Jungle (1906). La citt come giungla, come nuova 
wilderness. Sar tutta una scuola di grande giornalismo che prender cos
il via in America: da cui deriveranno alcuni dei pi famosi interventi, sia
su questioni fondamentali interne che su alcuni centrali eventi della scena
internazionale (dalle corrispondenze di un John Reed, pi tardi, sulla
rivoluzione bolscevica in Russia, I dieci giorni che sconvolsero il mondo, 
fino, si pu dire, alla campagna anti-Nixon condotta dal Washington Post 
e ad altri pi recenti episodi).
Andavano emergendo anche settori e linguaggi rimasti in ombra; e nella 
generale trasformazione in atto prendevano anche avvio e sviluppo la 
questione femminile, con ridefinizione in senso paritario dei ruoli
sessuali e ferme rivendicazioni sul piano sia politico-sociale che 
culturale. E, certo, al di l di incongrui eccessi polemici, una scrittura
al femminile avrebbe esplorato altre zone, avrebbe potuto aggiungere 
altre angolazioni. D'altronde, di quanto si era debitori, per il successo 
della Capanna dello zio Tom alla sensibilit femminile, anche, della 
signora Beecher Stowe? Rebecca Harding Davis descrisse, dopo non molto, 
la condizione operaia al femminile, e proprio sull'Atlantic Monthly (1861),
e poi in racconti e romanzi. Un celebre classico al femminile  
Little Women (Piccole donne, 1868-1869) di Louisa May Alcott (1832-1888),
figlia del trascendentalista Bronson Alcott, in cui, pur nell'impostazione
pedagogizzante, si evidenziano comportamenti e indicazioni sottilmente 
innovativi.
Cos, Kate Chopin (1853-1904) si distacc dai moduli del local color 
(finemente adoperati nei racconti dedicati ad ambienti e tipi creoli 
della Louisiana) per passare a narrare, in The Awakening (1899), sfidando
lo scandalo, il risveglio, appunto, in termini sia intellettuali che
fisico-sessuali, di una signora della buona borghesia che respinge i 
tradizionali ruoli fissati per le donne. Pi acremente polemica la 
scrittura di Charlotte Perkins Gilman, pronipote di Harriet seecher Stowe,
riformatrice militante.
Mark Twain: humour come focus of facts.
Mark Twain (1835-1910) si trov celebre, si pu dire, all'improvviso,
nel 1865, per il suo vivace, pittoresco racconto del famoso ranocchio
salterino della contea di Calaveras. Nato nel Missouri, aveva trascorso
i primi anni a Hannibal, sulla riva occidentale del grande Mississippi,
aveva alle spalle un'avventurosa formazione da autodidatta, di 
collaborazione ai fogli del West, di dura vita en plein air, e di pilota
dei grandi battelli a ruota che andavano su e gi lungo il fiume. 
Fu allora, anche, che sostitu al suo vero nome - Samuel Langhorne 
Clemens - lo pseudonimo di Mark Twain (segna due, nel gergo dei
battellieri).
Segu Innocents Abroad (Ingenui all'estero, 1869), una caustica, 
dissacrante descrizione del viaggio di un gruppo di turisti americani nel
Vecchio Mondo, e Roughing It (Vita dura, 1872), sui vagabondaggi nel
West. E poi i trionfali anni delle lectures, dell'umorista di frontiera
ovunque acclamato, rappresentativo dello spirito stesso, schietto ed
espansivo, del Nuovo Mondo. Ma sar il grande tema focale del Mississippi
a dettare i capolavori: Tom Sawyer (1876), Life on the Mississippi (1883),
The Adventures of Huckleberry Finn (1884).
Tom  il monello che capovolge le convenzioni, ma non troppo. Le
escursioni si risolvono, ogni volta, in un regolare rientro nell'ordine
del villaggio. E in Huck Finn, che il ragazzo con tutte le sue 
implicazioni di primordiale, originaria genuinit, si fa protagonista
assoluto.
Huck racconta in prima persona, in un vivacissimo, tagliente vernacolo
americano; e le avventure sono ritagliate entro contesti di fatto
aspri e durissimi (Huck fugge via da un padre beone e brutale; e il negro
Jim - altro simbolo primigenio - che  con lui su quella straordinaria
zattera  uno schiavo fuggitivo, che dovrebbe essere venduto per 
ottocento dollari), e s'accompagnano quindi costantemente a situazioni di
ordinario realismo, in una concezione fondamentalmente drammatica 
dell'uomo (De Voto), ma anche di ordinario disincanto. Quell'incanto di 
vita lungo il Grande Fiume, le qualit mitopoietiche di Huckleberry Finn
non vogliono essere un sogno contrapposto alla realt, n - tanto
meno - (Mirizzi) una forma di evasione o di ritorno a una primitivit 
senza problemi. Emergono come un focus of facts (N. Smith) dalla realt
stessa. Huck non rifiuta realt e societ, ma  contro le intollerabili 
contraffazioni, contro le ipocrite adulterazioni. E della fuga si serve
come di un temporaneo ma irriducibile rifugio, cos come si rifugia nelle
sue ingegnose bugie, visto che si vive in un mondo in cui le cose appaiono
spesso, intanto, cos capovolte. Un messaggio, insomma, di nitida 
freschezza e, insieme, di maturit americana. Un classico americano.
Un libro mancato sar invece in sostanza (a parte il fatto di aver 
definito, col suo titolo, un particolare momento della storia 
socio-culturale americana), il romanzo The Gilded Age (L'et dorata, 1873),
scritto in collaborazione con Charles D. Warner, sul boom degli affari e
sulla corruzione dilagante nel cosiddetto periodo della Ricostruzione, 
subito dopo la Guerra Civile. E vi  l'ultimo Twain, pi apparentemente
perbenista (per influsso, pare, della moglie Olivia, Livy, Langdon, ma
- soprattutto - pi inquieto e tormentato. Ne sono spia gi The Tragedy 
of Pudd'nhead Wilson (Wilson lo zuccone, 1894), l'umorismo nero 
dell'Americano alla corte di Re Art (1889), lo stesso perseguimento di
una superiore purezza in Joan of Arc (1895).
Umorismo e freschezza cedono il posto a un cupo senso di sfiducia, di
pessimismo, tra fallimenti finanziari e tragedie familiari (la morte della
moglie e di due figlie). Non mancano tuttavia guizzi di sferzante,
estremo umorismo; ma, a prevalere, sar la cupezza di The Man That
Corrupted Hadleyburg (L'uomo che corruppe H., 1900), di The Mysterious 
Stranger (Lo straniero misterioso, 1916: postumo), del saggio-dialogo 
What is Man? (1906).
Realisti e naturalisti. J.W. De Forest, W.D. Howells, F. Norris,
S. Crane impressionista, Jack London.
Il primo romanzo realista ad essere ritenuto propriamente tale ha 
comunque, un lungo titolo (Miss Ravenel's Conversion from Secession to 
Loyalty, cio La conversione di miss Ravenel dalla secessione al lealismo,
1867), e riguarda la Guerra Civile.
Ne fu autore John William De Forest (1826-1906), che aveva viaggiato in
Europa e in Oriente, e aveva combattuto nell'esercito nordista. La guerra
vi appare nei suoi aspetti di orrore e sporcizia, di stupidit e
d'angoscia e paura che afferrano anche i pi coraggiosi. In altri due
successivi romanzi De Forest affront il tema della corruzione politica.
Nativo dell'Ohio, William Dean Howells (1837-1920), fondatore
ufficiale del realismo americano, cominci a formarsi gi nella
tipografia paterna, e cerc subito all'Est, a Boston, i suoi modelli. 
Poi fu in Europa, console a Venezia proprio negli anni della Guerra
Civile (Venetian Life, 1866). Ormai inserito nell'establishment culturale, 
diresse, al ritorno, l'Atlantic Monthly, battendosi per un realismo nitido 
abbastanza articolato, ma moderatamente ritagliato sui gusti e le 
richieste di una media borghesia decorosa, aliena da eccessi e crudezze 
descrittive.
Un realismo reticente, dunque, secondo le accuse che gli furono
rivolte? Ma Howells, trasferitosi intanto a New York, era pienamente
convinto che quella media borghesia costituisse il nerbo stesso, 
moderno, della societ americana (gli aspetti pi sorridenti della vita
sono semplicemente i pi americani), e che fare del realismo in America 
non potesse significare altro che attenersi a quella decorosa medieta 
cos largamente prevalente.
L'insieme dei suoi romanzi costituisce pertanto come un variegato
reportage sugli aspetti di tutta un'epoca di transizione. Il caso 
sviluppato in A Modern Instance (1881)  quello della crisi di un 
matrimonio. The Rise of Silas Lapham (1885) ruota intorno all'ascesi e 
al crollo di un imprenditore self-made, al contrasto tra spregiudicatezza 
attivistica e valori morali infine ritrovati. Aspetti pi intimistici 
sono approfonditi in Indian Summer (L'estate di San Martino, 1886), di 
cui  protagonista una vedova di mezza et, mentre A Hazard of New 
Fortunes (1890) entra nel vivo della nuova conflittualit sociale.
E proprio l'inasprirsi dei contrasti sociali, lo sviluppo di un capitalismo
sempre pi aggressivo e l'emergere di tendenze imperialistiche
(che condurranno alla guerra di Cuba contro la Spagna nel 1898, alla
conquista coloniale delle Filippine e alla politica forte di Theodore
Roosevelt), spingeranno Howells ad uscire da quelle sue cautele e ad
assumere posizioni sempre pi critiche. Colpito dalla lettura dell'ultimo
Tolstoj, s'accost al socialismo umanitario, al quale inneggi nel
romanzo avveniristico A Traveller from Altruria (1894). Afferm nel
saggio Criticism and Fiction che lo scrittore, deve documentare, pi
che creare. Rest, comunque, instancabile osservatore del generale
evolversi della fenomenologia sociale e culturale.
Fu in certo modo Hamlin Garland, del quale si  precedentemente
detto, a segnare il trapasso al naturalismo (cio a una pi acre, 
disillusa intensificazione del realismo stesso), col suo veritism, di 
cui si discute nel saggio Crumbling Idols (Idoli che si sbriciolano, 1894).
Da un lato, ci si sforza di essere pi aderenti ai princpi di 
determinismo zoliano, di impersonalit, di oggettivit, di fedelt
tainiana all'idea di milieu (ambiente, environment). Dall'altro, non
vengono meno - a seconda dei singoli scrittori, ovviamente - tensioni 
(e contraddizioni) energetiche, reattive.
Frank Norris (1870-1902) e Stephen Crane (1871-1900) rappresentano, si 
pu dire, paradigmaticamente le contraddizioni e, insieme, le originali,
peculiari risultanze del naturalismo americano. In Norris s'intrecciarono,
fin dal giovanile soggiorno parigino, gli influssi di Zola e una certa
romantica predisposizione che lo port ad animare le stesse forze 
meccaniche, a vederle come energie e tensioni fisico-dinamiche.
Norris am lo spirito d'avventura alla Stevenson, alla Kipling; e fu
corrispondente di guerra in Sudafrica e a Cuba. Cominci, intanto, con
un romanzo tutt'altro che zoliano (Moran of the Lady Letty). E se,
certo, Vandover and the Brute (la storia di un licantropo) e McTeague (il
falso dentista di San Francisco, protagonista del romanzo) sottolineano
repulsivi quadri di corruzione e disintegrazione patologica, il conflitto
resta, nonostante tutto, anche morale. Senza parlare degli aspetti, di
sensazionalismo (Izzo).
Quelle contrapposizioni di istinti, di forze e di energie finivano cos
col configurarsi come scontri, suggerimenti per un'epica moderna.
The Epic of the Wheat, dunque, l'epica del frumento. Usc solo The
Octopus (La piovra, 1901); The Pit (La fossa: il grande mercato dei 
cereali a Chicago) sar pubblicato postumo (Norris fu prematuramente
stroncato da un attacco di peritonite); e The Wolf (Il lupo) rester allo
stato di progetto. Uscir postumo anche il saggio The Responsibilities of
the Novelist.
La trilogia presenta il duro scontro, in California, tra i coltivatori di
grano e i capitalisti delle ferrovie, che vogliono costringerli a vendere i
loro terreni. Invano il giovane poeta Presley vorrebbe che si frenasse 
l'avanzata del cupo, fragoroso mostro di ferro (Iron monster). Si tratta
di forze in azione, in inesorabile marcia - come spiega il presidente 
della Corporation della Ferrovia, adoperando le opportune maiuscole: 
Il Grano  una forza, la Ferrovia  un'altra forza, ed esiste una legge
che governa e che si chiama offerta e domanda. Gli uomini hanno ben poco a
vedere con l'intera faccenda. Ma lo scontro che ne segue si svolge poi
- ha sottolineato Walcutt - pi in termini omerici che zoliani.
In quello stesso periodo fin-de-sicle (e precisamente nel 1893: 1'anno
della grande Esposizione Universale) un giovanissimo Stephen Crane
pubblicava un breve romanzo: Maggie, A Girl of the Streets. La ragazza
di strada, il grigiore e l'opacit dell'ambiente (quell'ambiente che - 
chiariva Crane -  qualcosa di terribile che cos spesso plasma le vite
umane senza riguardo alcuno). Non manca nessuno degli elementi pi
ricorrenti.
Crane era di Newark, New Jersey, quattordicesimo figlio di un pastore
metodista, e aveva stampato il libro, rifiutato come scandaloso, a 
proprie spese. L'influsso di Zola parrebbe, certo, diretto ed evidente 
(una storia di seduzione e d'innocenza, con una Maggie che si uccide per
sfuggire alla prostituzione, nello squallore della Bowery di New York);
ma vi compare, anche, un elemento che diventer sempre pi 
caratterizzante: quello di un impressionismo che associa flash cromatici
al descrittivismo realistico-naturalistico.
Su una tale intuizione di un naturalismo impressionistico, Crane 
costruisce, pi organicamente, il suo The Red Badge of Courage (Il segno
rosso del coraggio) due anni dopo, ambientato negli anni della Guerra
Civile. Crane non aveva preso parte a nessuna azione di guerra,
ovviamente, e le sue fonti furono i ricordi del fratello William, 
La Dbcle di Zola, il Tolstoj di Sebastopoli. Gi il titolo  ben 
indicativo, con quel simbolismo dei colori (il segno rosso  la 
ferita ricevuta in battaglia, e la paura  il mostro verde). N vi ,
propriamente, un racconto. La guerra si frantuma in sequenze 
cinematiche, osservate dal punto di vista di Henry Fleming, il 
giovanotto che si  arruolato nell'esercito nordista con in mente 
fantasmi omerici, scoprendo invece, via via, la noiosa, anonima routine
della guerra. The Red Badge indica, cos, come una sorta di iniziazione
alla vita, una forma di maturazione per cui il giovane Henry prende, 
infine, semplicemente, coscienza di s, un po' ironicamente, dopo il
crollo dei fantasmi dell'adolescenza.
Crane non giunger pi ai livelli del suo piccolo capolavoro, se non, 
forse, nel sarcastico The Open Boat (La scialuppa); neanche in George's 
Mother o in The Monster, un altro racconto sull'assurdo che sembra dominare
nelle cose. In The Blue Hotel un omicidio fa scattare il problema di una 
pi generale corresponsabilit. Crane fu anche corrispondente di guerra
in Messico in Grecia, a Cuba. E nelle sue poesie (The Black Riders, I
cavalieri neri; War is Kind, La guerra  gentile) anticip aspetti di
un'essenzialit imagista. Trasferitosi in Inghilterra, dopo aver sposato
una donna ritenuta di dubbia reputazione, Crane ebbe l'apprezzamento di
Conrad, di Ford Madox Ford, di Henry James, che andavano esplorando, 
anch'essi, nuove forme e possibilit espressiv. Mor in un sanatorio,
in Germania.
Un singolare rimescolamento di aspetti e contraddizioni propri del
periodo si ritrovano in Jack London (1876-1916), fra convulsi estremi
balenii di sogno e avventurismo americani e senso duro, deterministico
dell'ambiente e degli spietati meccanismi della lotta per la sopravvivenza,
sia nella natura che nella vita sociale.
Ma Jack London non lasci mai la presa diretta, visse e speriment di
persona le pi varie esperienze, brutali oppressioni e vittorie
duramente conquistate. Nato a Oakland, citt di traffici di fronte a San
Francisco, di padre ignoto (pare fosse il professor Chaney, un estroso
irlandese e astrologo ambulante), affront subito durezze e difficolt e
fece il pescatore clandestino, il marinaio nel Pacifico, il cercatore 
d'oro in Alaska: tra bevute, ubriacature, colossali risse, pestaggi 
(Amoruso).
E sar da tutto questo che Jack London trarr anche il suo materiale
di scrittore: divorando ogni sorta di libri, ma soprattutto verificando
in s, tutte insieme, la darviniana energia di sopravvivenza, la marxiana
ansia di rifondazione sociale, la nietzschiana esaltazione dell'uomo 
forte e volitivo (fino alle suggestioni superomistiche e quasi
razzistiche della belva bionda). Farraginose mescolanze che erano
gi nell'aria, e che andavano approntando quella micidiale miscela che
avrebbe poi fatto le sue sconvolgenti prove nel nuovo secolo - nel
Novecento.
London fu dunque nomade e irrequieto, inviato speciale, dopo i
primi successi letterari, da varie parti del mondo (Sudafrica, fronte 
russo-giapponese), guadagnando e sperperando. Dalle esplorazioni 
londinesi ricavava intanto il cupo The People of the Abyss (Il popolo 
degli abissi, 1903), tra analisi sociale ed evocazione di pi oscure e 
tetre zone. The Call of the Wild (Il richiamo della foresta), dello 
stesso anno, ripropone invece la pura primordialit della natura, la
forza degli istinti nell'ambiente brutale/fascinoso dei cercatori d'oro, 
tra i paesaggi nevosi e remoti dell'estremo Nord. E poi White Fang 
(Zanna bianca 1906). E in quel mondo animale-naturale che le componenti 
londoniane sembrano compattarsi con pi nitida efficacia cos come pure 
in alcuni esemplari racconti: To White Silence (Il silenzio bianco), 
To Build a Fire (Farsi un fuoco).
Parallelamente, un fervore populistico-sociale anima le pagine di
Iron Heel (Il tallone di ferro, 1907), un romanzo visionario-fantapolitico 
(c'era qualcosa anche del profeta e del vate nel torrentizio
flusso narrativo di London), in cui si delineano allucinanti scenari di
organizzazione totalitaria della societ. E i due filoni (se cos si 
possono definire) si unificano nel racconto delle pi dure esperienze 
autobiografiche e degli sforzi tenaci e incessanti per emergere, per 
affermarsi: Martin Eden (1909). O si  forti, e si pu vincere; o si 
deboli, e si perde. Anche lui, Jack, era riuscito ad affermarsi, a
raggiungere un top sociale (si era risposato, possedeva una mastodontica
villa, perfino un lussuoso panfilo). Ma nessuno dei due riusc ad
esorcizzare l'ingorgo delle contraddizioni: Martin si lascia scivolare 
nei flutti dei favolosi mari del Sud; e lui, Jack, fu trovato morto con
alcuni tubetti di morfina accanto.
Henry James. America ed Europa
Ma ecco che Henry James (1843-1916) oper un'improvvisa e drastica 
scelta: quella della fuga addirittura dall'America, non per infedelt
n per una sorta di estetistica evasione (per quanto il presidente 
Theodore Roosevelt la bollasse come snobistica), ma per una maturata 
convinzione che occorresse ora, soprattutto, trasferire in un quadro di 
cultura internazionale le tematiche americane, farle uscire da un ambito
ancora marginale e portarle a confronto con l'Europa, a Parigi, a 
Londra, nei centri stessi privilegiati della cultura, in un'Europa capace
di offrire lo spessore di una vecchia civilt: giacch  dei modi,
degli usi, dei costumi, delle abitudini, delle forme, di tutte queste 
cose maturate e penetrate dai secoli che un romanziere vive: sono esse 
la materia stessa di cui si compone la sua opera.
Pur apprezzando le posizioni di Howells, Henry James si port cos
al di l sia di Boston che di New York, e si stabil in Europa, a Parigi
prima e poi a Londra, viaggiando per la Germania e l'Italia. Fu in tal
modo il primo ad imbarcarsi per il ritorno della Mayflower, come
sar poi chiamata la tendenza a riconfrontarsi con l'Europa, a 
riassimilare da essa, dalla sua cultura, e che condurr un po' 
tutti - dopo James - a riattraversare l'Atlantico. Una scelta drastica, 
inevitabilmente anche unilaterale: lo scotto perch una dimensione 
di letteratura fosse acquisita fino in fondo, nella sua pi propria e 
autonoma specificit, nel quadro nordamericano.
Newyorkese, di agiata e colta famiglia (il padre fu noto scrittore e
conferenziere di argomenti filosofico-teologici, e il fratello - William
- sar il filosofo del pragmatismo), educato in collegi europei, Henry
James assorbiva una gran quantit di visioni, suoni e odori della vita,
dalla quale si sentiva in qualche modo oscuramente escluso. Si profilava
cio quel suo destino di osservatore supremo, non di attore
della vita. E fu, pare, mentre era studente ad Harvard che ebbe a
procurarsi quella ferita orribile e misteriosa che gli imped di 
rispondere all'appello del presidente Lincoln all'inizio della Guerra
Civile, e che lo terr poi definitivamente al margine. Come un'emblematica
cristallizzazione di un destino. A ci  da aggiungere l'immagine di
Minny Temple, la cugina morta giovanissima.
Ma quell'escludersi divenne, soprattutto, una rigorosa, lucida scelta.
Sarebbe stato il fermo osservatore, appunto, l'imperterrito indagatore
degli incessanti intrichi e psicodrammi che si svolgono sia all'esterno
che all'interno. E non dovrebbe poi essere questa - gli pare - la
scelta stessa dell'artista dal momento in cui vuole che il suo lavoro sia
davvero serio?. Non dovrebbe essere questa la sua passione, l'affetto
che include tutto il resto?. Una tale passione sar vissuta da James con
coerente intransigenza. Lungo una tale direzione egli avrebbe ritradotto
lo sperpero splendido della vita nell'ordine fisso e definitivo dell'arte.
Come Flaubert, certamente (che James incontr a Parigi, con i Goncourt,
Maupassant, e il realista russo Turghenev); ma con una peculiare 
sensibilit alle tensioni morali, psicologiche.
Tutta la prima fase dello svolgimento narrativo di James  caratterizzata
dal cosiddetto tema internazionale, cio da situazioni che conducono
direttamente al confronto America-Europa, un confronto nel
quale il protagonista americano (che  poi, pi spesso, una protagonista)
si presenta con una sua schiettezza e linearit, con una sua innocenza
che si sente tuttavia inabile di fronte al pi complesso, fascinoso e 
insieme insidioso e corruttore mondo delle upper classes europee. Cos,
Roderick Hudson (1876)  la storia di uno scultore i cui propositi si 
disintegrano nella pigra malia dell'aria di Roma. In The American (1877)
il nouveau riche Christopher Newman si aggira un po' frastornato fra i
capolavori del Louvre. Daisy Miller (1883) introduce la serie delle
squisite eroine di James, sensibili, sottili e fraintese, di cui la 
Isabel Archer di The Portrait of a Lady (Ritratto di signora, 1881)  
fondamentale paradigma. Arriva in Europa tesa verso qualcosa di superiore,
di ideale e vitale al tempo stesso, e rester ingannata dall'ambiguo
Osmond, un americano europeizzato.
Washington Sguare (1881) riconduce a New York (e tra atmosfere di
luoghi abitati dalla famiglia James). The Bostonians (1886) scava nei
risvolti di ambiguit in un certo tipo di frenetico attivismo femminile.
Poi, i romanzi sperimentali, ambientati per lo pi in Europa, senza
che vi sia, tuttavia, confronto. In The Princess Casamassima (1886)
James studia, psicologicamente, alcuni atteggiamenti propri del 
radicalismo e dei movimenti rivoluzionari del tempo. Un tema 
dostojevskiano (o conradiano), pi che jamesiano: ma trattato con grande
acutezza. Poi The Reverberator; e la letteratura stessa  sottile oggetto
di narrazione in The Aspern Papers; e The Tragic Muse ammicca a quel mondo
teatrale che affascin anche James, fino al tentativo di stabilire, sulle
scene, un pi caldo rapporto col pubblico.
Gli esperimenti teatrali fallirono, ma James raffiner ulteriormente i
suoi strumenti d'introspezione. Il dialogo occuper pi fitti spazi. Si 
affina il procedimento del narratore interno alla vicenda dal cui punto
di vista si racconta la vicenda stessa: come, negli ultimi anni del
secolo, in The Spoils of Poynton (Le spoglie di P.), What Maisie Knew
(Ci che sapeva M.), The Awkward Age (L'et ingrata), nel sofisticato
The Sacred Fount (La fonte sacra, 1901). Trame e situazioni si 
assottigliano, danno luogo a proiezioni simboliche, a fitte reti di
umbratili ambiguit (una sorta di gotico jamesiano), nella misura, pi
spesso, del racconto, del romanzo breve (The Turn of the Screw, Il giro 
di vite, The Figure in the Carpet, La figura nel tappeto, The Beast in 
the Jungle, La belva nella giungla, The Altar of the Dead, L'altare 
dei morti).
La terza e ultima fase  caratterizzata da un affinamento quasi 
impalpabile, che assorbe le trame stesse: che si fanno infine tutt'uno con
il linguaggio, con lo stile. Uno stile che si fa, a sua volta, sempre pi
selettivo. Per cui negli ultimi elaboratissimi romanzi, nei primi anni del
Novecento (The Wings of the Dove, Le ali della colomba, The Ambassadors,
The Golden Bowl, La coppa d'oro), Europa e America non sono che 
simboli (P. Milano). James elabor le sue idee in lucidi saggi 
critici (The Art of Fiction, 1884) e nelle prefazioni preposte 
all'edizione Scribner's dei romanzi (1907-1917).  l'arte che foggia la
vita e non viceversa. Lo scoppio del conflitto mondiale lo sconvolse: 
era il crollo anche del suo mondo. Lasci incompleti due romanzi dai 
titoli emblematici (Torre d'avorio; Senso del passato), con un 
richiamo gi quasi proustiano a un rifugio di memoria cristallizzata 
sulla pagina.
Al di l del clich che ne ha fatto per vario tempo solo una discepola 
di Henry James, Edith Newbold Jones, sposata Wharton (1862-1937) che 
viaggi in Europa e si stabil a Parigi, si  andata via via imponendo 
per alcune sue spiccate peculiarit. Le sue cronache di una New York 
di facoltose famiglie (di cui lei stessa era stata parte) e di sofisticati
(e oppressivi) rituali realizzano, pur con minuziosit descrittive, 
personali sintesi di evocativit e di sarcastica denuncia. Spesso con 
magnifici ritratti di donne protagoniste: vittime o decise a rivendicare
una loro personalit, un loro ruolo (The House of Mirth, La casa della 
gioia, 1905; The Custom of the Country, L'usanza del Paese, 1913; 
il raffinato affresco di The Age of Innocence, L'et dell'innocenza, 1920).
Ma Edith Wharton ha anche concentrato, in Ethan Frome (1911), la storia di
un amore tacito e disperato, sullo sfondo di una pi scabra
America rurale.
Henry Adams (1838-1919), di illustre famiglia, con nonno e bisnonno
presidenti e padre ministro degli Stati Uniti, professore di storia 
medievale (famoso il suo Mont-Saint-Michel and Chartres, 1904), fu autore 
di imponenti opere storiche, di biografie, di saggi politici e di 
romanzi politici (Democracy, 1880; Esther, 1884), ed elabor una teoria 
della storia intesa come movimento da una compattezza unitaria 
(il Medioevo) verso una dispersiva molteplicit moderna. E anche 
The Education of Henry Adams (1906), autobiografia in terza persona, 
attraversata da un tale senso di crisi, di ansia di fronte all'esaurirsi
di un processo storico.
T. Dreiser: il naturalista ostinato
Theodore Dreiser (1871-1945) visse e sofferse, gi a livello biografico 
(era nato da una famiglia di immigrati tedeschi), le laceranti 
contraddizioni del periodo. E sempre con tenace, ostinata fedelt al 
naturalismo: che mentre sembrava ormai insidiato dall'impressionismo di
Crane e dallo psicologismo di Henry James, veniva da Dreiser fortemente
ribadito, senza aloni e mitigazioni, quasi come il solo modo valido a 
rappresentare l'immensa e sconvolta scena americana, il feroce gioco 
delle forze biologiche e sociali in contrapposizione.
Fondendo, un po' approssimativamente, Balzac e Zola, Dreiser
s'immerse dunque nella corposa realt sociale americana con un suo
naturalismo greve, compatto, ma anche con una sua rocciosa, icastica
forza di rappresentazione. I suoi romanzi sono spesso informi, e questo
 un difetto; ma sono informi come la vita stessa, e questa  una
qualit (Cunliffe). Anche i romanzi di Dreiser sono attraversati da una
loro violenta animazione chiaroscurale, e quelle dure forze biologiche e
sociali obbediscono a imponderabili chimismi (come li chiam Dreiser 
stesso), a energie crudeli come divinit teutoniche.
Sister Carrie (1900; ma pubblicato dodici anni dopo in quanto ritenuto
immorale)  la storia di una ragazza smarrita, sedotta, nella gran
selva di Chicago (ma riesce tuttavia ad affermarsi). Poi, un altro acre
personaggio femminile: Jennie Gerhardt. Ma Dreiser  attratto, al
tempo stesso, dalle lucide e, a loro modo esaltanti strategie dei capi,
dei titani dell'industria, della finanza, dell'economia: The Financier
(1912), The Titan (1914) - dominato dal protagonista Cowperwood, il
magnate senza scrupoli: una quasi nietzschiana-americana versione del
superuomo. In The Genius (1915) un artista  alle prese con l'onnipotente
mondo dell'economia, e An American Tragedy (1925), basato su un reale 
caso giudiziario, e la storia del giovane Clyde ossessionato dalle 
suggestioni del successo e della escalation sociale e ritenuto infine 
colpevole della morte della sua ragazza povera e rimasta incinta.
L'ultimo Dreiser oscilla tra rivendicazioni di aspro individualismo e
adesione al comunismo. Scrisse del suo viaggio in Russia (Dreiser
Looks at Russia, 1928) e di una tragic America; ma recuperando
anche le tradizioni di pacifismo e umanitarismo della tradizione
quacchera (America is Worth Saving, vale la pena di salvare l'America,
5. Modernismo e oltre
Tradizione e innovazione. E.A. Robinson, E.L. Master, V.L. Lindsay
C. Sandburg, R. Jeffers.
Forse fu la poesia a registrare note pi dolenti, un senso di vasto
smarrimento di esistenze sbiadite e senza pi slanci in un quadro di
decadimento. Come fece Edwin Arlington Robinson (1869-1935), che nelle
sue pi scabre e ferme composizioni introdusse un criterio di osservazione 
disincantata, con giri perifrastici e in un linguaggio tra colloquiale e
introspettivo-narrativo. Con The Children of the Night (1897)
la poesia americana pot insomma volgere da un certo sentimentalismo 
alla sincerit e verit psicologica (Bogan). Robinson operava un tale
passaggio applicando alla scena americana gli esempi offerti dai 
monologhi interiori, dell'inglese Robert Browning: e riapriva cos 
anche il problema di nuovi scambi e nuove osmosi con la cultura europea.
Non pi, dunque, gli squilli dell'io whitmaniano, n le fierezze della
volont emersoniana; titubanti figure di vinti si aggiravano tra spente 
situazioni e autunnali paesaggi, nel grigiore di una small town 
(il tema della piccola citt): Tilbury Town, figura della Gardiner di 
stentati anni giovanili. Ma attraverso quel grigiore emergevano nuclei 
di pi acri verit, si apriva la via a nuove possibilit per la poesia,
a un nuovo linguaggio, alla svolta modernista, infine, della poesia.
Si delinea cos anche la sua galleria di ritratti: a cominclare da 
Richard Cory elegante e pi ricco d'un re e che in una calma sera 
d'estate/ rientr a casa e si tir una pallottola nella testa 
...one calm summer night,/ went home and put a bullet through his head 
Il sognante Miniver Cheevy amava i giorni d'altri tempi, 
sospirava per ci che pi non era. Il presidente Roosevelt fece avere al
poeta un posto nelle dogane. Ner 1921 arriv il riconoscimento del 
Pulitzer. Non resistendo alle tentazioni di certe diluizioni 
idealizzanti, Robinson si ciment infine in una sua trilogia 
arturiana (Merlin, 1917; Lancelot, 1920; Tristram, 1927).
Dalla greca Antologia palatina, e anche da suggestioni dantesche, 
Edgar Lee Masters (1869-1950) trasse l'idea di far parlare, nei 
244 epitaffi della sua Spoon River Anthology (1915), i morti di 
una cittadina del Middle West, che evocano vite frustrate, logorate,
mai pienamente realizzate: il frutto, in senso ancora naturalistico, si
direbbe, della crisi e delle trasformazioni in una piccola citt, con 
rimescolamenti di fortune, di destini e di valori. (Vi si rimpiangono 
liberi spazi perduti il paradiso di una svanita America pionieristica: 
Oh bella repubblica per cui John e io/ demmo la nostra forza e il 
nostro amore... 
O beautiful young republic for whom my John and I/ gave all of our
strength and love!)
Ma l'Anthology realizzava anche, pi in generale (e ci contribu certo al
clamoroso successo) una facile fusione fra tradizione (figure a tutto
tondo, plainness realistica, sentenziosit etico-sociale) e modernismo
(verso libero, psicologismo, linguaggio colloquiale, prosastico). E con
la presentazione di una umanit drammaticamente autentica (Pivano), con
un coinvolgente susseguirsi di vite e destini spesso messi a confronto,
osservati da entrambi i lati della medaglia (Untermeyer)
in chiave di liricizzante rimpianto o di acre sarcasmo. Giacch molti 
loschi intrighi e insospettate ipocrisie riemergevano ora dalle tombe. Per
quanto la quasi centenaria Lucinda Matlock invitasse ad aver forza e
schiettezza (Ci vuole vita per amare la Vita!
It takes life to love Life!)
Masters scrisse un esorbitante numero di altre opere (romanzi, drammi,
biografie, e perfino un seguito a Spoon River); ma nulla eguaglier quel 
primo, straordinario successo.
Dalla gigantesca trasformazione in atto l'America traeva anche, come s'
sopra accennato, nuove energie ed esaltazioni. E fu proprio a Chicago, da 
villaggio diventata in pochi decenni un'abnorme metropoli, che la poesia 
serr le file intorno alla rivista Poetry, fondata nel 1912 da 
Harriet Monroe, e poi intorno ad altre riviste (la Litte Review di 
Maryaret Anderson. Others, diretta da Alfred Kreymborg). L, i
poeti potevano sentir pulsare il cuore continentale dell'America; ma 
avevano, al tempo stesso, antenne sensibilissime per tutto quanto accadeva
all'Est e in Europa, pronti a tutte le assimilazioni e a tutte le 
rielaborazioni.
Naf incantato e pratico al tempo stesso, Vachel Lindsay (1879-1931 ) 
lamenta che non vi sono pi bufali che si nutrono di fiori nelle praterie 
e che Washington vuol troppo scimmiottare le mura stesse di Roma.
E gira intanto per l'America, identificandosi con il tramp e con il
bardo whitmaniano, vendendo rime e disegni in cambio di pane, 
ispirandosi alle tradizioni orali del folklore, in una un po' estrosa e 
un po' fumosa fusione di versi, di musica, canti e drammatizzazione 
gestuale. Ma vi  anche l'eco, in lui, di idealit estetico-sociali
alla Ruskin e alla William Morris, dei vangeli della bellezza che 
avrebbero cancellato le brutture dell'industrialismo e dell'urbanesimo
pi scriteriato, ridando armonia alla democrazia.
Nel poemetto che da lui prende il titolo (1913, su Poetry), il generale 
Booth (il fondatore dell'Esercito della Salvezza) entra in cielo fra 
rulli di tamburi e strepiti di ottoni alla testa del suo esercito di 
poveracci e di gente riscattata. E poi, The Congo and Other Poems (1917). 
In The Santa Fe Trail (La pista di Santa F), il tramp si vede passare 
accanto gli Stati Uniti attraverso il caleidoscopico passaggio
delle targhe delle auto lungo la highway (They tour from Memphis, Atlanta,
Savannah,/ Tallahassee and Texarkana...). Ma sogno e show americani si 
ribaltano, spesso, drammaticamente: e ridottosi infine in miseria, 
Lindsay scelse il suicidio.
Con maggiore consapevolezza costruttiva, Carl Sandbury (1878-1967), di
famiglia d'immigrati svedesi, innest la tradizione whitmaniana sul
tentacolare tronco della realt urbana moderna. Chicago stessa pu 
assurgere anzi, nei Chicago Poems (1916) a moderna citt emblematica,
macellaia del mondo, rude, fragorosa, citt-giungla e tuttavia
esaltante, vitale. Poi, Smoke and Steel (1920). Ma pi che al magma 
delle metropoli, alla baudelairiana fourmillante cit,  alla gente 
(the people) che Sandburg intende legarsi (Good Morning, America, 1926;
The People Yes, 1936), girovagando per anni, facendo ogni sorta di
mestieri (una costante, questa, che finisce col diventare un po troppo
disinvoltamente tipizzante nella delineazione dell'immagine dello 
scrittore americano di questo periodo), scrivendo e declamando
versi e canzoni.
Io sono il popolo - la moltitudine - la folla - la massa.
I am the people - the mob - the crowd - the mass.
Un populismo non sempre rifiltrato certo, ma che recupera colloquialismi,
metafore, iperboli del folklore e del linguaggio popolare e che si 
proietta anche in attivo impegno politico-sociale. E di ci  espressione
anche la monumentale biografia di Lincoln (1926-1939). Non senza 
assimilazioni moderniste, comunque: dall'essenzialismo imagista, e dalle
nuove tecniche pittoriche (La nebbia arriva/ su zampette di gatto 
The fog comes/ on little cat feet.).
Isolazionista ad oltranza, nella sua casa di Carmel, in California, tra
le montagne e l'Oceano (ma era originario di Pittsburgh, figlio di un 
predicatore-teologo presbiteriano), Robinson Jeffers (1887-1962) 
trasferisce la grandiosit whitmaniana in un quadro di novecentesche
tensioni nietzschiane, freudiane, junghiane. In Tamar, in Roan Stallion 
(Lo stallone roano) e nelle successive raccolte la natura prende riflessi
di quarzo, di duro granito,  riproposta in una sua magnificenza
primordiale, anteriore all'intervento umano, ai guasti apportati 
dall'uomo, essere fragile e futile.
Quando non soggiace troppo alla abnormit stessa della tesi, la poesia 
di Jeffers ha una sua acre fascinazione epicizzante, si esalta in una 
sua cupa intensit dionisiaca, mitopoietica. Cawdor (1928)  la storia 
di una Fedra e di un Ippolito americani.
R. Frost
Robert Frost (1874-l963), bench nato a San Francisco, si form nel
New England, dove visse da agricoltore, ricollegandosi a una certa
eredit naturistica e incanalandola verso i modi e le forme della svolta
modernista. Ripropose la natura in termini di rapporti pi rigorosamente 
oggettivanti e, anzi, di understatement e di linguaggio ironico e
perifrastico; trovandosi - pur provenendo dai suoi viottoli agresti e da
un suo regionalismo - in perfetto appuntamento con la moderna 
rivoluzione del linguaggio poetico.
I suoi incontri con Ezra Pound, a Londra, al tempo della pubblicazione 
di A Boy's Will (Il volere d'un fanciullo, 1913) e di North of Boston 
(1914), furono pertanto di particolare significazione, bench Frost
fosse tutt'altro che favorevole, d'altra parte, a certe forzature, a certo
frenetico attivismo modernista. Egli prefer operare dall'interno di una
tradizione, toccando a volte traguardi di salda consistenza. In Pasture
(Il pascolo), che Frost stesso collocher come introduzione (e quasi
emblema) all'edizione dei suoi Collected Poems (1930, 1939), vi 
sfrondamento di ogni sorta di aloni, tutto  reso con assoluta 
essenzialit e senza alcun senso di evasione. Vado a ripulire 
la fontana del pascolo... Vieni anche tu (You come too).
Cos, i dati naturali, circoscritti, localistici, si fanno metafore e 
sineddochi (si pongono, infatti, come parti per un pi globale tutto), 
alludono ad aspetti, al tempo stesso, pi sfuggenti, ostili e misteriosi e
con un senso di perplessit, di maturazione problematica, con brividi
di follia campagnola, di paure di solitudine e di morte (Giudici)
anche quando Frost cerca di ripararsi sotto una maschera di bonaria
saggezza conservativa. Ma egli  uno che ha conosciuto la notte. Un
intreccio di rami pu essere una buona lezione di psicologia; e il ragno
rugoso che inalbera una falena, nel kafkiano Design, pu perfino
suggerire che vi sia un disegno delle tenebre per darci sgomento 
(design of darkness to appall).
Frost avvers sempre le grandi proclamazioni, le imponenti assolutezze;
ma non fu mai uno scettico. Invitato alla Casa Bianca all'insediamento 
del presidente Kennedy (1961), come in un riconoscimento nazionale, 
Frost vi lesse The Gift Outright (Il dono integrale), un breve
poem (La terra era nostra prima che noi appartenessimo alla terra).
E. Pound
Alla presenza dell'imagismo, si , di tanto in tanto, sopra accennato.
Fu attraverso questo movimento - sviluppatosi a Londra intorno al
critico e filosofo bergsoniano Thomas E. Hulme (morir in guerra, nel
1915) e alla sua idea di hard dry image (immagine dura, asciutta) - 
che in Inghilterra e in America la poesia incominci a costruire un suo
linguaggio di moderna essenzialit e concentrazione, di immagini nette,
lucide e definite, al di l di ogni vaporosit sentimentale e di ogni
schema e regola.
Ezra Pound (1885-1972) present l'imagismo su Poetry, nel 1913,
dopo aver fissato, con Hilda Doolittle e l'inglese Richard Aldington, i
tre famosi fondamentali punti: 1. diretto trattamento della cosa; 
2. nessuna parola che non contribuisca alla presentazione; 3. comporre
secondo il ritmo musicale, non secondo il metronomo. E Harriet Monroe,
fondatrice e direttrice della rivista, parl degli imagisti come di
un gruppo di ardenti ellenisti che si dedicano a interessanti esperimenti
col verso libero, cercando di trasferire in inglese certe sottigliezze 
di ritmo che Mallarm e i suoi discepoli hanno sperimentato in
Francia.
Di tutto ci, e di ogni battaglia di rinnovamento, Pound s'era fatto
instancabile araldo e commesso viaggiatore. Nato nell'Idaho, studente 
a Filadelfia, lasci l'America, dopo una breve e tempestosa esperienza 
accademica, e oper ben presto tra Parigi, Londra e l'Italia come
poeta e, insieme, come eccezionale scopritore di talenti e organizzatore
culturale: imprescindibile motore della nuova cultura, della svolta
modernista. Fu lui a trovare un editore per l'Ulysses di Joyce, fu lui a
dare taglio definitivo alla Waste Land dell'amico T.S. Eliot. Una svolta,
comunque, per la quale era necessario liberarsi, intanto, in America, di
ogni americanismo, per aprirsi alla molteplicit delle culture, a una
sorta di cosmopolitismo demiurgico, senza che tuttavia venissero
meno le risorse di un colloquialismo americano (pi tardi recuperato:
Con te stringo un patto, Walt Whitman).
Per Pound, una immagine  un complesso intellettuale ed emotivo 
nel medesimo istante di tempo. In A Station of the Metro ha due
soli versi (L'apparizione di questi volti nella folla;/ petali su un umido
ramo nero, The apparition of these faces in the crowd;/ petals
on a wet, black bough.).
Una supersintesi che presuppone, naturalmente, alchimie rigorose, 
distillazioni preziose e rivisitazioni attentamente selezionate: non
soltanto Browning e i simbolisti francesi, ma - risalendo indietro - i
poeti provenzali, toscani (Cavalcanti e Dante), e Catullo e Properzio,
i greci, i cinesi (Pound ricevette in lascito le carte del sinologo 
Ernest Fenollosa), gli haiku giapponesi.
E del 1914 l'antologia Des Imagistes. Ma non sempre gli imagisti
erano di stretta osservanza, e vi fu dissenso fra Pound e Amy Lowell
(1874-1925), che pubblicher altre due antologie, e che Pound defin
sarcasticamente amygista. Occorreva ad ogni modo rimettere in
movimento le immagini, staccarle dalla loro statica perfezione, per cui
Pound pass ad animare, insieme con Wyndham Lewis, il movimento
vorticista, recependo, gli influssi del futurismo (di cui respinge per
il radicale antipassatismo), e delle altre avanguardie (comprese quelle
pittoriche e musicali).
Pound pubblic a Venezia la sua prima raccolta: A lume spento (1908,
con titolo dantesco: Purgatorio, 3, 132), con preziosismi preraffaelliti,
ma gi con peculiare attenzione ai modi tecnici. Personae  dell'anno
successivo. Il poeta stesso si moltiplica, si fa prismatico attraverso 
figure e citazioni tratte da altri autori, assumendole, volta per
volta, come delle maschere. E Dante gi suggerisce parole pietrose,
atteggiamenti di sferzante sarcasmo. Anche le traduzioni diventano
maschere (lo splendido Seafarer anglosassone, le traduzioni creative
dal cinese). Ripostes (1912); Lustra (1916). Nel poemetto Hugh Selwyn
Mauberley Pound delinea la sorte ambigua dell'artista in un mondo in
crisi, in cui l'arte stessa  una merce. D'altra parte, l'artista 
deve uscire dal suo sterile autocompiacimento, trasferire il suo culto
rigoroso della forma (sua fida Penelope fu Flaubert) al servizio di
una corresponsabilit, di una volont di restaurare nel mondo un 
ordine di valori (D'Agostino), non lasciarsi andare alla deriva, in 
illusorie evasioni esotiche (fulve spiagge/ lavate nel cobalto degli
oblii...Tawn foreshores / washed in the cobalt of oblivious...
Dal Mauberley al magma dei Cantos (dal 1925 in poi). In Pound
(che si  intanto stabilito in Italia, a Rapallo, sulla riviera ligure)
prende dunque sempre pi vigore l'idea di una poesia che contenga storia,
pur senza che si rinunci alle novit stilistiche delle avanguardie, alla
forma sincopata e frammentata del nuovo linguaggio. Non pi la dispersione
sperimentalistica, ma una concentrazione incardinata in un'energia mentale
e costruttiva, e tuttavia irradiantesi tutt'intorno, attraverso cui 
ripercorrere, riesplorare il tutto, come in un rutilante viaggio
spazio-temporale, in un incessante vedere ulissico/dantesco.
I Cantos aspirano cos ad essere un poema globale, un gran poema-summa,
nel senso in cui lo fu, per l'et medievale, appunto la dantesca
Commedia. Occorre recuperare un senso pi organico dei valori,
delle civilt (la Grecia, la Cina, l'Italia del Rinascimento, la prima
America di Jefferson). Ma il mondo  nuovamente ridotto a una selva
oscura, dominato dall'idolatria del denaro, dalla capitalizzazione 
bancaria (secondo le teorie di C.H. Douglas). La dantesca famelica lupa
diventa, in Pound, l'usura: che  corruzione, deformazione, cancro
per ogni individuo e per ogni societ (Con usura/ la lana non giunge
al mercato,/ e le pecore non rendono/ peggio della peste  l'usura.../
Usura arrugginisce il cesello.../ Carogne crapulano/ ospiti d'usura
With USURA/ Wool comes not to market,/ sheep bringeth no gain with
usura/ Usura is a murrain.../ Usura rusteth the chisel.../ Corpses are
set to banquet/ at behest of usura (traduzione di M. de Rachewiltz).
Ma l'idea di un ordine da restaurare finisce col coincidere, in
Pound, con una concezione di buongoverno fondato su livelli e zone
di restaurazione gerarchica; e Pound vede in Mussolini (Jefferson
and/or Mussolini, 1935) un grande capo demiurgico,  attirato dal
corporativismo fascista come da una vagheggiata sintesi tra l'usura
capitalistica e la soffocante totalit del comunismo. Una tale adesione
(anche durante la guerra) coster poi a Pound anni di internamento in
ospedale psichiatrico (unica via per evitargli la pena capitale). Liberato
(1958), ritorner in Italia. E i Pisan Cantos (74-84) riflettono
questa enorme tragedia (enormous tragedy) d'Europa, con toni, al
tempo stesso, di pi diretta sofferenza personale, con venature 
purgatoriali.
Residui di alessandrinismo (Contini), cui sarebbero, in parte almeno,
da riferire anche le suggestioni politiche? Un altissimo tentativo
di poesia epocale, quello dei Cantos, ma l'incalzare delle sconnessioni,
gli accumuli, i procedimenti sempre pi ellittici, l'incessante,
parossistico moltiplicarsi dei rimandi ne hanno fatto, piuttosto, un 
abbagliante mosaico di ritagli e di riferimenti: pur sempre col senso,
nonostante tutto, di una solenne, ampia circolarit, di grandi 
interconnessioni.
Pound scrisse saggi e interventi critici fondamentali, da The Spirit of
Romance (1910) a ABC of Reading. Ne pubblic una scelta T.S. Eliot.
T.S. Eliot americano
Quanto a Thomas Stearns Eliot (1888-1965), nato a Saint Louis e poi 
studente a Harvard (dove ebbe maestri come Irving Babbitt e George 
Santayana) e a Parigi e a Oxford, oper strettamente con Ezra Pound nella
costruzione del nuovo linguaggio poetico (e si pensi a Prufrock and 
Other Observations, 1917), a quella fusione ironico-rigorosa, di 
linguaggio alto e registri colloquiali, che converger nella 
paradigmatica, epocale The Waste Land (La terra desolata, 1922). Ma 
passato in Inghilterra e divenuto cittadino britannico, Eliot sar da
considerare, sempre pi, come preminente esponente di un paesaggio 
culturale anglo-europeo: per cui si tralascer di parlarne qui 
ulteriormente.
W.C. Williams
Ma se cadeva ormai lo schema di un'antitesi Europa-America, e se la
rivoluzione del linguaggio, sulla linea Pound-Eliot, era ormai una 
discriminante con la quale tutti avevano a confrontarsi, a non pochi 
appariva tuttavia che il cosmopolitismo di Pound fosse eccessivamente
turbinoso, e che rigori neointellettualistici potessero annidarsi nella
poesia di T.S. Eliot. In particolare, William Carlos Williams (1883-1963)
si rifer alla poesia di Eliot come ad una poesia restituita alle
Accademie. Medico a Rutherford, New Jersey, di madre portoricana
che aveva studiato arte a Parigi, a Parigi lui stesso, dove incontr
Pound e la Doolittle, e poi a Londra, Williams inizi anche lui come
imagista. Ma fin dalla celeberrima The Red Wheelbarraw (Tanto dipende/
da / una carriola/ rossa/ smaltata d'acqua/ piovana/ accanto a
bianchi/ pulcini
So much depends/ upon/ a red wheel/ barrow / glazed with rain/ water/ 
beside the white chicken.) il suo avanguardismo che utilizz anche 
stralci di scrittura automatica, non fu disgiunto da una certa ariosit
americana.
Con rivisitazioni whitmaniane, inevitabilmente. Ma era un americanismo,
quello di Williams, che non aveva nulla in comune col populismo di
Sandburg e di Lindsay: era selettivo, s'innestava totalmente sul
nuovo linguaggio assunto come base per gli ulteriori sviluppi. Come
Pound, anche Williams non si fermer all'imagismo; anche per Williams 
l'imagismo si riveler carente quanto a possibilit di pi articolati
sviluppi strutturali. Ma la ricerca di Williams era meno freneticamente
internazionale, meno multidirezionale, pi concentrata in senso 
americano, in senso, cio, pi spaziale-orizzontale che temporale 
(Dijkstra), con procedimenti a incastro, a tessere di mosaico, ma 
con maggiore nitidezza di richiami e di interconnessioni.
Agile asciuttezza, dunque, sobrio senso allusivo-simbolistico (quando
occorre), e sistematico sfruttamento delle risorse linguistiche americane
(la lingua americana ha da offrire cose che quella inglese non conosce).
Risorse che Williams utilizzava intanto, splendidamente, anche nella
prosadi In the American Grain (Nelle vene dell'America, 1925). Ma,
innanzi tutto,  la nitidezza degli oggetti di base che fa da saldo 
supporto, che d concretezza corposa all'insieme, alla costruzione. 
Nulla pu esservi che non abbia fondamento in una cosa.
Say it, no ideas but in things (di' pure, nessuna idea se non nelle cose).
Paterson (1946-1958)  il poema lungo (in cinque libri, costituito di
versi e di prose, documenti, lettere. manifesti), in cui Williams realizza
la sua epica americana di un ordinario fluire di accadimenti 
(meaningless flow of events). Paterson  il nome di una cittadina del New
Jersey (vicina a Rutherford) e, al tempo stesso,  il nome del
protagonista, di un uomo in essa (un uomo  egli stesso una citt). 
La scena  il Parco/ sulla rupe,/ femmina per la citt/ - sul cui corpo 
Paterson riordina i suoi pensieri...
The scene's the Park/upon the rock,/female to the city/ - upon whose
body Paterson instructs his thoughts...
Tutto scorre, si svolge lungo una quotidianit privato-sociale, in cui
le perplessit esistenziali sono come controllate da una sorta di 
adesione, comunque, alle tensioni autentiche in cui si esplica 
l'esistenza, come scrisse Williams stesso in una sua lettera a 
Marianne Moore. Un atteggiamento permeato di consapevolezza (Rizzardi).
L'ultimo Williams accentua il rapporto con le arti visive (Pictures from 
Brueghel, Quadri da Brueghel, 1962). Williams scrisse anche una trilogia
narrativa (sull'adattamento e inserimento di una famiglia di immigrati 
tedeschi), racconti, opere teatrali, saggi critici e una vivace
Autobiography (1951)
Il nuovo linguaggio. H. Doolittle, W. Stevens, M. Moore, E.E. Cummings
Fra i contributi dei poeti presenti nell'antologia poundiana, spiccavano
per freschezza di percezione, come esempi di puro imagismo,
le poesie di Hilda Doolittle (1886-1961), che essenzializz il suo nome
in H.D. La raccolta Sea Garden  del 1916. Poi la Doolittle spos 
l'inglese Aldington, si trasfer in Europa. E svilupper, pi tardi, 
dilatazioni in chiave ermetico-filosofica (Helen in Egypt, 1961; e le
sequenze poetiche riunite sotto il titolo Trilogy).
Influenzato, certo, dall'imagismo, ma con influssi e innesti provenienti
dai simbolisti francesi, dalla cultura (anche pittorica) delle avanguardie,
e dall'interesse per l'arte orientale, Wallace Stevens (1879-1955) occupa 
un rilevantissimo posto nella costruzione del nuovo linguaggio poetico
americano (abbinando intanto un tale ruolo con quello di alto funzionario 
di una compagnia di assicurazioni a Hartford, Connecticut). Era gi
quarantacinquenne quando pubblic Harmonium (1923); The Man with the
Blue Guitar (1937) avr un titolo picassiano.
Il modernismo di Stevens mira a fondere immagini simboliche e 
situazioni ordinarie in una salda poesia della mente. Geometrie delle
forme: ma senza evasioni. Torre d'avorio, ma con cartelloni pubblicitari,
 stato giustamente detto. Vitalit del moto, ma all'interno di
un'identit. L'occhio e la mente, si  anche detto. Fabuloso incanto e
disincanto ironico. Incessante commercio tra le cose come sono e le
cose immaginate. E a operare tutto ci, queste convergenze/divergenti,
 la poesia stessa, la poesia moderna in particolare: cos difrattiva,
suprema verit e, insieme suprema finzione (supreme fiction).
Fino ai procedimenti di decostruzione dell'immagine e della metafora
(Fusini) nell'ultimo Stevens (Transport to Summer, 1947; Auroras of
Autumn, 1950). Guardiamo l'essenza (the very thing) e null'altro.
Marianne Moore (1887-1972) dilat anche lei l'essenzialismo imagista,
con risultati di alto rigore. Proiett i dati emotivi in asciutte, 
essenziali forme, in nitidi dettagli e correlativi: spesso in silenziosi
esseri vegetali, pi spesso ancora in animali dalla dura corazza.
La Moore, che tradusse La Fontaine, mise insieme, in tal modo, un moderno
lucido bestiario, ritagliato con nettezza e sobria emblematicit, nella
giusta misura.
Senza aridit intellettualistiche, ad ogni modo, senza che mai si
escludessero elementi d'incanto e magia. Giardini immaginari con
rospi veri dentro - ebbe a dire la stessa Marianne Moore. Observations
 il significativo titolo della raccolta del 1924; e poi, via via, fino
a Tell Me, Tell Me (Ditemi, ditemi, 1966).
Non mancano i ritorni, s'intende, a forme pi letterario-sentimentali, di 
tradizione romantico-introspettiva, e con attenzione, anche a tematiche 
sociali, come in Sara Teasdale (1884-1933), in certa finesse di
Edna St. Vincent Millay (1892-1950) mentre Elinor Wylie (1885-l928) 
indugia tra sentimenti e risvolti metafisici. Tardo-romantici anche i
fratelli Bent: William Rose, marito di Elinor Wylie, e Stephen Vincent. 
Accentuazioni moderniste si hanno invece in Leonie Adams, in Louise Bogan
(1897-1970), in Dorothy Parker (1893-1967), brillante e tragica, autrice 
anche di eleganti-trancianti racconti e commedie.
Un senso di fresco lirismo americano, pur con la sua iconoclastia (e
con elementi di rivolta contro il padre, rigido ecclesiastico e 
professore ad Harvard),  in Edward Estlin Cummings (anzi, e.e. cummings,
in odio alle maiuscole). Cummings (1894-1963), che s'era arruolato
volontario nei corpi operanti in Francia nel 1917, lesse Apollinaire e la
nuova poesia francese. Ritorner a Parigi anche dopo la guerra, incontrer
Ezra Pound, sar vivacemente attirato dal surrealismo.
Da un`allucinante esperienza di internamento durante la guerra, nacque il 
romanzo The Enormous Room (La stanza enorme, 1922). Ma furono le raccolte 
poetiche poi a susseguirsi. Quella sua tesa e polemica prosa indica 
tuttavia come vi fosse in Cummings una personalit di pugnace ribelle, al
di l di certe apparenze di svagata eccentricit. EIMI (1933)  il diario 
di un cupo viaggio nella Russia stalinista. Nelle sue poesie Cummings 
introduce audacie stilistico-tipografiche, gioca con gli spazi bianchi 
e i segni grafici. Ma il tutto mira a liberare le potenzialit dinamiche 
delle parole, la carica semantica che  in ognuna di esse.
E audacie e bizzarrie sono poi attraversate da una tenera, talvolta persino
malinconica luminosit.
Fra tormentose tensioni (nato nell'Ohio, uscito da una disastrosa
conflittualit familiare, visse poi a New York), Hart Crane (1899-1932)
mira tuttavia a un qualche mito affermativo perseguito con visionaria,
estatica intensit pur tra le frane di una vita dissipata e disperata, da
poeta maledetto. Ma non resse a lungo alle contraddizioni, in 
relazione anche con le sue vicende omosessuali, e si gett in mare mentre
ritornava da un viaggio in Messico.
Icaro della parola (Cambon), Rimbaud americano, una specie di 
Majakovskij ucciso dal materialismo americano (Fauchereau), Crane si 
presenter ai poeti successivi (Ginsberg, i beat) come anticipatore di 
una condizione straziata, di un dereglment dei sensi. Ma non si tiene 
sempre adeguatamente conto, intanto, di quella sua disperata ricerca 
di significati, tra squallori ed esaltazioni, di quell'intensit
epico-strutturale, che sono nel poema The Bridge (Il Ponte, 1926). 
Il ponte (che  quello famoso, di Brooklyn) si slancia, intanto, grandioso
emblema - come un'ideale proposta di riaggregazione al di sopra del caos
contemporaneo.
Il romanzo americano
Il romanzo americano: Scott Fitzgerald, Hemingway, Steinbeck, Faulkner... 
Una fitta stagione narrativa che nella memoria culturale italiana si 
ripresenta ancora un po' sfiorata forse dagli ultimi fuochi del gran 
mito amencano di quegli anni (gli anni Venti e poi del New Deal 
rooseveltiano, di un'America calda di sangui di popoli diversi, fumosa
di ciminiere e di masse in lotta... (Calvino). Due aspetti s'imposero 
con straordinario impatto: il gigantismo stesso della scena americana 
(il gigantesco teatro di Pavese), con quel dinamismo agile, vivido, 
moderno e quel senso della letteratura stessa come di qualcosa 
in atto anch'essa, e non cosa di letterati.
C'era molta confusione, si sa, in tutto ci, confusione tra vita e arte, 
come allora si diceva; ma il tutto era anche in relazione - come ribadirono
Pavese e Vittorini, i dioscuri di quel mito - con la nostra situazione 
culturale (e politica: il fascismo) di quegli anni, con la necessit di
combattere certe tronfiezze retoriche del periodo o certo alessandrinismo 
e calligrafismo. Poi,  intervenuta la focalizzazione critica, e quella 
gran fioritura narrativa sarebbe stata indagata in un suo pi proprio e
specifico ambito: con riferimento alla fondamentale distinzione, in primo
luogo, cui si  gi altrove accennato, tra novel e romance (con la 
predilezione, propria del romance, per le strutture aperte, per le
atmosfere, per l'ibridazione); e, poi, al rapporto - non meno 
fondamentale - come s' pi volte ribadito in queste pagine - fra
tradizione realistica e tradizione simbolistica nel quadro culturale 
americano. Due punti fermi da cui ripartire per ben comprendere la 
diversit della narrativa americana (Steiner).
Americani a Parigi. G. Stein
Un preminente ruolo lo svolsero - anche questo si cominci ad approfondire
in termini pi precisi - gli Americani a Parigi, lungo i ruggenti anni
Venti (ma alcuni vi erano gi venuti, come volontari o con l'esercito 
americano durante la guerra). A Parigi si scopriva una joie de vivre al 
di fuori dei persistenti schemi moralistici e dello stesso spirito di
perenne contrapposizione antagonistica (Parigi come una festa mobile, 
come apparir, nel ricordo, a Hemingway); e vi si assimilava, a contatto
con la ricca variet della cultura francese (letteraria, pittorica, 
musicale) un senso di raffinatezza pi specificamente estetica, di 
specificit letteraria.
Fu a Parigi che Gertrude Stein (1874-1946) proced alle sue sottili,
audaci sperimentazioni stilistiche. Di facoltosa famiglia ebraica di 
origine tedesca, dopo aver studiato medicina e psicologia (con William
James) si era stabilita a Parigi fin dal 1903 col fratello Leo e con la 
segretaria e amica Alice B. Toklas. In Three Lives (Tre esistenze, 1908),
il dettato naturalista  del tutto infranto, e il vissuto delle tre 
protagoniste  recuperato attraverso l'attenta analisi dei meccanismi, 
delle strutture del linguaggio. Operando in stretta interazione con le 
arti figurative, amica di Picasso e di Matisse, la Stein realizza, via 
via, una sorta di cubismo del linguaggio, introduce la tecnica del 
collage e altre tecniche di destabilizzazione, col proposito di trasferire 
sulla pagina la multilateralit sincronica di un presente continuo.
In Tender Buttons (che contiene prosa e poesia, e che  del 1914) e
The Making of Americans (1925) la Stein elude il racconto storico,
cos come in The Geographical History of America (1936). The Autobiography 
of Alice B. Toklas  del 1933. La Stein scrisse anche saggi, testi 
teatrali, libretti d'opera, e ricord le guerre viste (Wars I Have
Seen, 1945).
La sua casa parigina fu, ovviamente, punto di riferimento per ogni
Americano a Parigi. E fu la Stein a chiamare generazione perduta
(Lost Generation) quella degli scrittori pi giovani (Hemingway,
Fitzgerald) che avevano partecipato, o quasi, alla guerra, e ne erano 
usciti sconvolti e disillusi.
La piccola (e media) citt. S. Anderson, S. Lewis
Sherwood Anderson (1876-1941) diede il segnale della svolta sul
piano narrativo. Nato nell'Ohio, irrequieto nell'esercizio precoce di
vari mestieri (si arruol anche per partecipare alla guerra di Cuba del
1898), si sistem, sposandosi, come business-man a Elyria, gestendo
una fabbrica di vernici. Poi, all'improvviso, la fuga, la prepotente 
risposta a una decisione troppo a lungo differita. Lasci ufficio e 
famiglia, entr in contatto con gli scrittori del gruppo di Chicago e fu
anche a Parigi, dove incontr la Stein. La sua prima opera, Windy
McPherson's Son (Il figlio di McPherson, 1916)  basata su materiale
autobioglafico (con la rievocazione del padre, un tipo estroso e un
po' stravagante); Marching Men (Uomini in marcia, 1917) affronta
aspetti umano-sociali della trasformazione in atto. Ma non  come 
scrittore sociale n come profeta di libert che Anderson si realizza,
bens come osservatore acuto e trasognato di piccoli mondi e di
piccola gente e delle loro speranze e illusioni cadute e polverizzatesi
nella routine dei giorni, nell'opaco grigiore di una piccola citt.
Come nelle ventisei stories di Winesburg, Ohio (1919), tra 
oppressione-rassegnazione e aneliti a piccole epifanie, a una qualche
meraviglia nascosta. E invece nulla accade, e a lungo andare si diventa
grotesque, maschere caricaturali, con tic, piccole manie e follie. Ma il
giovane George Willard, reporter nel giornale locale, prima di essere
travolto, decide di allontanarsi, di andar via. Tom Willard gli portava
il bagaglio. Il figlio era diventato pi alto del padre. Realismo e 
sociologismo hanno ceduto il posto alla mobilit psicologica, a una
duttilit narrativa. Anzi, secondo Waldo Frank, a una musica.
Altri racconti rinnoveranno tale felicit di risultati, riutilizzando
anche materiale autobiografico, mentre Poor White (Povero bianco, 1920) 
, ancora una volta, piuttosto confuso come romanzo sociale.
Dark Laughter (Riso nero, 1925) indica, tormentosamente, nel sesso e
nella naturale schiettezza una felicit cui i neri sanno, per Anderson,
pi prontamente aderire.
Intorno al tema della piccola citt, concentra la sua attenzione anche
Sinclair Lewis (1885-1951), nato nel Minnesota: in termini pi 
sociologici, da agile reportage giornalistico. Come appare gi in 
Our Mr. Wrenn (Il nostro signor Wrenn), il suo primo romanzo (1914),
Lewis  attento a descrivere ordinarie situazioni di gente comune, 
di piccoli personaggi legati alle loro occupazioni, ai loro job e 
desiderosi anche per di evadere, di tanto in tanto, magari solo 
vivendo all'aria aperta, cambiando mestiere, parlando un dialetto
variopinto o ubriacandosi (...), sognatori di un ideale non sempre 
ben definito (Pavese).
La vorticosa trasformazione della societ non d luogo insomma soltanto a
drammi, ma anche a una variegata molteplicit di imprevedibili umorose 
situazioni in una orizzontalit americana, comico-patetiche. Come si va
ormai evidenziando anche attraverso il cinema (le comiche americane, i 
primi comics (fumetti), e poi il cinema sonoro, con il trionfale filone, 
in chiave pi evasiva, della commedia americana). Ma in Lewis vi  anche
una carica di osservazione satirica, di denuncia sociale. Contraddizioni
che appaiono evidenti proprio in Main Street (La strada principale, 1920),
nel quale la coraggiosa e un po' velleitaria Carol Kennicot, moglie del
medico del paese (Gopher Prairie), ingaggia le sue battaglie riformiste. 
A tali scompensi non sfugge neanche Babbitt (1922), che lanci il prototipo 
dell'americano medio benestante, efficiente macchina per guadagnar 
dollari, privo di finesse, ma anche slangy (cio colorito nella sua
parlata slang) e cordialone. Figure variamente coinvolte in situazioni 
sociali appaiono, ma con incisivit pi sociologica che propriamente 
narrativa, nei successivi romanzi (Arrowsmith, 1925; Elmer Gantry, 1927;
The Man Who Knew Coolidge, L'uomo che conobbe C., 1928; Ann Vickers, 1933
e altri), con influssi esercitati anche dal corrosivo criticismo sociale 
di Henry L. Mencken (1880-1956). Riprende quota e livello, invece, 
Dodsworth (1929), con le figure del ricco magnate e della frivola moglie 
in viaggio in Europa. Altra variazione, ancora, sul tema del confronto 
Europa-America. A Lewis fu assegnato il premio Nobel per la letteratura 
(1930), per la prima volta conferito a uno scrittore americano.
Gli anni ruggenti. F.S. Fitzgerald
Di famiglia cattolico-irlandese del Minnesota, studente, a Princeton,
gi affascinato da un sogno di brillantezza al vertice della gerarchia
sociale, Francis Scott Fitzgerald (1896-1940)  strettamente associato
all'effervescenza stessa di quei ruggenti anni, tra la fine della prima
guerra mondiale e la grande depressione del 1929, che videro il crollo
di molti tab e una veloce mutazione dei costumi: tra frenesia e scettico
disincanto. Le nuove generazioni si riconobbero perfettamente, anzi,
nel giovane Amory di This Side of Paradise (Di qua dal Paradiso, 1920),
nel giovane Anthony di The Beautiful and the Damned (Belli e dannati, 
1922), nelle maschiette di Flappers and Philosophers, nei ritmi 
dell'et del jazz (Tales of the Jazz Age, 1922).
Fu un periodo, anche biograficamente, di intenso protagonismo per
Fitzgerald e la moglie Zelda, bella e glamorous, tra New York, Parigi e
la Costa Azzurra (a Parigi Fitzgerald incontr per anche Gertrude
Stein). Ma, con quel frenetico vivere, era come se Fitzgerald inseguisse
un ideale di incontaminata tersit, la stessa incantevole e musicale 
fatuit dell'esistenza (Citati), lo stesso sogno americano, anzi, in
chiave modernistica: che tuttavia, ancora una volta, sfuggiva e svaniva.
lasciando dietro di s un senso di malinconia e precariet, di elegiaco
struggimento.
Tutto ci, depurato anche di residue gonfiezze, si essenzializza, pi
lucidamente e pi selettivamente, nel perfetto equilibrio strutturale di
The Great Gatsby (1925), raccontato, indirettamente, attraverso il
punto di vista di Nick, un vicino e amico di Gatsby. Gatsby: altro
grande personaggio emblematico americano. Che si nasconde dietro la
sua ricchezza ambiguamente accumulata, dietro i suoi faraonici
ricevimenti: ma  anche lui infelice per qualcosa che s' infranto, 
perch non riesce a ritrovare l'amore, per lui paradigmatico come un'idea 
platonica, della bella e fatua Daisy, perch non si pu ripetere il 
passato. Cos, come pensa Nick - l'io-narrante - irrecuperabile  forse lo
stesso sogno americano.
In Tender is the Night (Tenera  la notte, 1934) la storia del giovane 
psichiatra e della moglie schizofrenica (per un rapporto incestuoso che ha 
avuto col padre) resta nel complesso non molto convincente. Sono intanto
anche mutati gli scenari e la crisi e il New Deal roaseveltiano richiedono
orientamenti di pi diretto impegno sociale. Fitzgerald si chiude in se
stesso, mentre si sgretola l'unione con Zelda ricoverata per seri disturbi
mentali. Lavora, tra alti e bassi, come soggettista a Hollywood, conosce
la giornalista Sheila Graham, visita di tanto in tanto la figlia (Scottie, 
nata nel 1921). Crack-up (Il crollo, 1936, su Esquire,  una confessione 
americana. L'incompiuto The Last Tycoon (L'ultimo magnate) - che attinge
alle amare esperienze hollywoodiane - sar pubblicato postumo (1941) dal
critico e amico Edmund Wilson.
Vitalismo e no: E. Hemingway
Nato nell'Illinois da un medico appassionato della natura (e infine
suicida) e da una madre possessiva, Ernest Hemingway (1899-1961)
evase arruolandosi come volontario sul fronte italiano. Fu ferito, 
insignito di una medaglia d'argento. Il coraggio fisico, il rapporto
diretto con le cose caratterizzano subito il personaggio Hemingway,
in linea con una certa tradizione americana, certo (da Whitman a Mark
Twain), ma che sarebbe impensabile non collegare, altres, con un 
preciso quadro di sperimentazioni e rifiltrazioni moderniste (e con la 
frequentazione parigina, quindi, della Stein).
In Europa Hemingway ritorn, subito dopo la guerra, come giornalista, 
e a Parigi incontr, inoltre, Ezra Pound e Fitzgerald, e conobbe Picasso,
Matisse, Braque - come egli stesso rievocher in A Moveable Feast 
(Festa mobile). Cominci intanto scrivendo versi, ma orientandosi poi 
subito verso il racconto. E in In Our Time appare la figura del giovane
Nick Adams, che ricomparir poi anche nella narrativa posteriore. Ma
soprattutto appare gi la tipica nuova prosa, nitida, scattante,
asciutta, paratattica e snodata, di Hemingway. Una prosa che 
influenzer, come si sa, scrittori e giornalisti di tutto il mondo.
Hemingway sembra esaltare il vissuto, l'azione nel suo farsi, la
pienezza vitalistica (la lotta, il sesso, la caccia grossa, le corride, 
gli sport pi rudi). Con una concezione e una prassi, quindi, di forte 
affermazione individualistica, di attivismo irrazionalistico e 
sensazionalistico (non privo, perfino, di qualche suggestione decadente). 
Ma non vi  nessun culto della forza come tale, non vi  superomismo in 
Hemingway (che fu sempre avverso a posizioni di tipo fascista). Si tratta, 
insomma, di grandi metafore, di proiezioni contrapposte a inquietudini, a
sensi di vuoto esistenziale, al nulla (il nada di uno dei racconti pi 
significativi). Si tratta di grandi prove di vita, quasi rituali da 
affrontare: ma con consapevolezza dignitosa, seguendo un codice di 
comportamento, un codice (code) di onore e piet (Wilson).
Strategie di esorcizzazione ben evidenti negli atteggiamenti casuali,
svagati, provocatori e al tempo stesso sinceramente inquieti dei 
protagonisti di The Sun Also Rises (Il sole sorge ancora. 1926: col titolo
di Fiesta nell'edizione inglese), in una Spagna ricca di colore e insieme
tesa e drammatica.  pressappoco quel che abbiamo invece di Dio. dice 
lady Brett. Del 1926  anche Torrents of Spring (Torrenti di primavera), 
un'irriverente parodia di un certo stile di Sherwood Anderson. Men
Without Women (Uomini senza donne)  dell`anno successivo. Il sesso stesso
d luogo a rapporti spesso scissi, inquieti (Hemingway fu pi volte 
sposato). L'amore pu annullarsi nell'amore stesso: come nella Catherine 
di A Farewell to Arms (Addio alle armi, 1929). sullo sfondo della guerra 
sul fronte italiano, o nella Maria di For Whom the Bell Tolls (Per chi 
suona la campana, 1940), sullo sfondo della guerra civile spagnola 
(1936-1939).
Per chi suona la campana introduce anche un pi largo, corale senso di 
partecipazione (nessun uomo  un'isola, con citazione da John Donne),
e Robert Jordan  un code hero che si dilata ora a rappresentare (ma con
non poche sfocature) non soltanto se stesso, ma una pi larga umanit,
al di l - nel clima partecipativo degli anni Trenta/Quaranta - del puro 
valore individualistico degli eroi solitari (il torero di Death in the
Afternoon,  Morte nel pomeriggio, 1932: il cacciatore di Green Hills of 
Africa, Verdi colline d'Africa. 1935).  ambientato nella guerra civile
spagnola anche il dramma (l'unico) The  Fifth Column (La quinta colonna).
Scarsamente riuscito il romanzo sociale To Have and Have not (Avere e 
non avere, 1937). Quanto ai racconti, furono raccolti in The First 
Forty-Nine Stories (1938): i Quarantanove racconti, uno dei fondamentali
modelli della prosa novecentesca. Inquieto Hemingway continua, come 
corrispondente, a girare il mondo.  presente; nel 1944, alla liberazione 
di Parigi. Si stabilisce poi a Cuba. Una trepida, autodistruttiva 
inquietezza  nel maturo protagonista di Across the River and into the
Trees (Di l dal fiume e tra gli alberi, 1950), innamorato della 
diciannovenne contessina Renata. Un po' manieristico, ma nitido il 
ritratto del vecchio pescatore di The old Man and the Sea (1952), 
vincitore umile del grande pescespada, ultimo code hero. A Hemingway fu
assegnato, nel 1951, il Nobel per la letteratura. Dopo essere rimasto
ferito in un incidente aereo in Africa, all'incalzante declino Hemingway
prefer sottrarsi col suicidio.
Quanto al racconto,  del resto - da Poe e da Hawthorne in poi - uno
splendido genere americano. E si accenner qui soltanto ai notissimi
O. Henry, pseudonimo di William Sidney Porter (1862-1910), 
Damon Runyon (1884-1936), Ring Lardner (1885-1933), James 
Thurber (1894-1961), umorista finissimo nell'inconfondibile stile 
del New Yorker.
Anni Venti e anni Trenta. N. West, H. Miller, T. Wolfe
Ma le esperienze parigine davano luogo a tutta una prismatica gamma di
effetti e rielaborazioni nelle pi varie direzioni. Nathaniel West 
(1903-1940), fa un uso un po' dilettantesco di tecniche surrealiste; 
ma Miss Lonelyhealts (Signorina Cuorisolitari, 1933) e ancor pi The Day
of the Locust (Il giorno della locusta, 1939) approfondiscono gli effetti,
gi largamente diffusi nell'America degli anni Trenta, dell'impatto
con la cultura dei media: dalla stampa periodica ai fumetti, alla 
grande fabbrica dei sogni di Hollywood, col trionfo dell'artificio,
del gioco, alla lunga crudele, delle illusioni.
Henry Miller (1891-1980) esplora di Parigi il sottosuolo stigio in un
vortice di mestieri e di esperienze, con al centro un io, un self 
onnivoro, cosmico e picaresco, che infrange tutti i tab (i suoi libri 
furono per vario tempo proibiti), trasgressivo e umoroso, che rivendica,
spregiudicato e innocent, tra lirismo e oscenit, originarie libert e 
schiettezze (Tropic of Cancer, 1934) e polemizza con le eredit di un 
moralismo scontroso e paralizzante (Tropic of Capricorn, 1939; The 
Air-Conditioned Nightmare, L'incubo ad aria condizionata, 1945).
Miller riscopre la Grecia dei miti, ma da ritrovare nella gente nel 
vivente (The Colossus of Maroussi, 1941) e rilancia i suoi messaggi in
Remember to Remember (Ricordati di ricordare, 1947) e nella trilogia 
narrativa The Rosy Crucifixion, che comprende Sexus, Plexus e Nexus 
(1949-1960).
Esperienze surrealistiche (e psicoanalitiche) sono anche alla base della 
scrittura di Anas Nin (1903-1977), nella sua disinibita esplorazione dei 
labirinti dei sensi: estensione, troppo spesso di un narcisistico 
autobiografismo. Una Parigi sofisticata e lucida-allucinata emerge 
invece dai romanzi e racconti, dai versi e brevi testi teatrali
di Djuna Barnes (1892-1982) Di Nighrwood (Bosco notturno, 1936), 
T.S. Eliot che ne scrisse la prefazione, apprezz la concentrazione 
di orrore e dannazione, come in una tragedia elisabettiana.
Il torrentizio Thomas Wolfe (1900-1938), del North Carolina, riprende 
invece la linea pi tradizionalmente americana (e qui anche sudista, 
dell'io irradiante, dell'esuberanza espressiva). Con forti accenti
autobiografici, quindi, e declamazione liricizzante-epicizzante (ma non
ignara, certo, delle inquietudini moderniste). Per cui conservano un loro
fascino romantico, nonostante il profluvio, le pagine di Look Homeward,
Angel (Guarda al passato, Angelo, 1929), che ricostruiscono infanzia e
vita di Eugene Gant, alter ego di Wolfe, personaggio che ritorner anche 
nel successivo Of Time and the River (Del tempo e del fiume, 1935):
sostituito da George Webber nei due successivi romanzi-fiume (The Web 
and the Rock, La ragnatela e la roccia, 1939; You can't Go Home Again, 
Non puoi tornare a casa, 1940), pubblicati postumi.
J. Dos Passos, J. Steinbeck. J. Farrell. R. Chandler. Altri narratori.
Nel clima, cui si  sopra gi accennato, del New Deal rooseveltiano, di
crisi e di agitazioni e conflitti, che mobilitarono una pi diretta 
attenzione a tematiche e condizioni sociali, prese sviluppo, accanto a una
saggistica puntigliosa e polemica, una narrativa anch'essa influenzata da
un marxismo un po' approssimativamente rivisitato, spesso amalgamato con
la classica eredit del democraticismo jeffersoniano. Una narrativa,
cosiddetta proletaria che mentre sembra presentarsi, e spesso si 
presenta, in aspetti e forme neonaturalistiche, assorbe, d'altra parte,
spirito e tecniche del discorso modernista.
Anche per John Roderigo Dos Passos (1896-1970), nato a Chicago, figlio
naturale di un avvocato di origine portoghese, la partecipazione alla guerra 
costitu un'esperienza traumatica, attenuando in lui le predilezioni 
estetistiche e orientandolo verso scelte e integrazioni di carattere 
politico-sociale. Three Soldiers (Tre soldati, 1921) analizza le reazioni 
di tre coscritti americani di fronte alla guerra orribile e assurda. 
Matura in tal modo in Dos Passos, insieme al radicalismo un suo acuto
senso del rapporto individuo-societ. E lungo i ruggenti anni Venti,
Dos Passos  attratto - a differenza di Fitzgerald - dai meccanismi sociali
di fondo, dagli ingranaggi operanti dietro la brillante facciata 
(Dos Passos prese decisamente posizione, con altri numerosi 
intellettuali - e il pittore Ben Shahn ne trarr vigorosa ispirazione - a 
favore di Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati nel 1927).
Trasferitosi a New York, Dos Passos si propose di descrivere la vita 
convulsa e tuttavia fatta, simultaneamente, di tanti singoli individui e 
singoli nuclei (costituita da migliaia di finestre) della babilonica 
metropoli (Manhattan Transfer, 1925). E dilatando tali intuizioni, 
giunger alla fitta trilogia USA, con The 42nd Parallel (1930), 1919 (1932)
e The Big Money (Un mucchio di quattrini, 1936). Una sorta di romanzo 
globale, con flash e montaggi di materiali eterogenei, con tante singole,
grigie vicende unificate tuttavia in un enorme respiro collettivo. 
Non pi la small town, ma la Big City.
Dos Passos divenne un militante di sinistra, ma senza confondere 
narrativit e propaganda: adottando anzi raffinate tecniche joyciane di 
frammentazione e altre tecniche (biografie di personaggi, cinegiornali,
stralci di notizie). Cristallizza la vita nel sociale, disse di lui 
Sartre. Ma Dos Passos fu anche regista e scenografo, giornalista, inviato
speciale durante la seconda guerra mondiale. Si volger, poi, verso 
osizioni pi moderate, fino a ripiegare, nelle sue ultime opere (e in 
un'altra trilogia: District of Columbia), verso posizioni, anzi, di 
chiuso conservatorismo.
Nato in California, avido lettore, con studi irregolari (studi biologia
a Stanford, senza per laurearsi) e varie esperienze, John Steinbeck
(1902-1968) si volse a rappresentare figure e situazioni di quel suo 
angolo di California americana-messicana, intorno a Monterey, ancora 
tipica e pittoresca piccola citt. Una fusione socio-folklorica, che 
affascina il primo Steinbeck (Cup of Gold, La coppa d'oro, 1929, che 
riporta alle leggende di pirati e bucanieri; e The Pastures of Heaven, I
pascoli del cielo, 1932). Elementi di una vaga ma pregnante mistica
della terra animano To a God Unknown (A un Dio ignoto, 1933).
Ma  con Tortilla Flat (Pian della Tortilla, 1935), con le picaresche
vicende dei paisanos della Valle di Monterey che Steinbeck d precisa
focalizzazione a tale tematica californiana; cui torner in Cannery Row
(1945). Ma l'estensione e la gravit della grande crisi acuivano 
l'attenzione verso il sociale. Sembrava che stesse per verificarsi la
profezia marxiana sul crollo del capitalismo. In Dubious Battle 
(La battaglia, 1936)  il report di un lungo sciopero dei braccianti 
contro i frutticoltori. Ma, come su uno sfondo, pur sempre, di saga 
cavalleresca e di contrapposizione antinomica (tra Mac, il sindacalista 
duro, d'acciaio, e Doc, umanitario).
Del resto, anche Steinbeck, come Doc, non crede tanto nella causa,
quanto negli uomini, ed elementi umorosi-liricizzanti s'intrecciano
quindi con quelli epico-sociali, senza che vi sia, spesso, per, adeguata
fusione. Anche in The Grapes of Wrath (Furore, 1939) - romanzo di
enorme risonanza (John Ford ne trarr l'altrettanto famoso film) - il
drammatico viaggio della famiglia Joad, su un camion sgangherato,
verso il miraggio dei frutteti della California, si snoda tra plastica
asprezza realistica e ricalco di avventurosi itinerari western. Ma forse
l'opera pi sottilmente emblematica e asciutta di Steinbeck  Of Mice
and Men (Uomini e topi, 1937), con quella atmosfera drammatico-trasognata
intorno al protagonista Lennie, un bracciante di inarticolata forza 
fisica che, senza rendersene conto, stritola, fino ad ucciderle, cose
piccole e delicate - animali e persone che ama accarezzare.
Ineguale, non di rado sfocata l'ulteriore produzione. Restano pi
significativi alcuni racconti (come The Red Pony, Il cavallino rosso). 
Durante la seconda guerra mondiale ebbe larga circolazione il breve 
romanzo (e poi diventato dramma e film) The Moon is Down (La luna 
tramontata, 1942), sulla resistenza antitedesca in Norvegia. Miti e 
simboli, questa volta biblici, rivivono nell'ambizioso East of Eden (La
valle dell'Eden, 1952), che ispirer un vigoroso film di Elia Kazan, 
interpretato dal mitico James Dean. Un vivace giro d'America 
Travels with Charley,  del 1962. Nello stesso anno a Steinbeck fu 
assegnato il Nobel per la letteratura.
Tipico, vigoroso scrittore proletario fu James T. Farrell (1904-1979),
sulla linea, a Chicago, della pi fina e cruda tradizione naturalistica 
(teorizzata anche nel saggio A Note on Lirerary Criticism). I contenuti
sono dati, come sempre, dalla povert, dall'influsso distruttivo 
dell'ambiente, dalle frustrazioni dei singoli. Ma non mancano, nel 
trattamento delle situazioni, inserti dettati dal metodo del flusso di 
coscienza. L'eroe  il giovane Studs Lonigan di famiglia
cattolico-irlandese, protagonista di una trilogia (1932-1935): 
tra speranze, ignominie, aspirazioni.
Icasticit realistica, ma anche umori ironico-estrosi (e un ben dosato
impasto linguistico) si trovano in Bottom Dogs (Vita da cane, 1930) e in
altra narrativa di Edward Dahlberg (1890-1977). Una summa  l'antologia
Proletarian Literature in the United States (1935), a cura del critico 
di sinistra Granville Hicks e di altri.
Pi attento ad aspetti e tensioni all'interno di gruppi familiari  
James Agee (1909-1955). Con il Proletarian novel s'intreccia anche quella
narrativa che prende occasioni e spunti da aspetti e tensioni interni al
vasto e molteplice (e a sua volta segmentato) mondo degli immigrati 
(ne affluirono pi di 15 milioni solo tra il 1890 e il 1915). Con 
tendenza, certo, e necessit a confluire nel gran crogiolo, nel melting
pot americano, ma rivendicando poi, via via, singole identit e specifiche
caratteristiche.  gi particolarmente attivo il filone ebraico, tra
ortodossia e dolorose mutazioni, tra vita cittadina e memoria delle piccole
comunit lasciate alle spalle (spesso, dell'Europa orientale, di lingua
yiddish). Ma restano spesso labili, poi i confini tra lo 
scrittore-testimone (e magari militante) e lo scrittore come tale 
(Anzia Yezierska, Michael Gold, l'autore di Jews without Money, Ebrei 
senza denaro, 1930).
Ma al di l di confronti e stereotipi, il singolare Call It Sleep (Chiamalo
sonno, 1934) di Henry Roth (nato 1906), con le vicende di un bambino del
ghetto di New York e della sua crescita, assurge a livelli superiori
attraverso un'orchestrazione di scrittura sapientemente stratificata e 
ricca al tempo stesso di vigoroso pathos. Caduto quasi in oblio, Call It 
Sleep  stato ripubblicato nel 1960, universalmente riconosciuto come 
un capolavoro, e non soltanto in contesto americano (Materassi).
Anche altre minoranze etnico-linguistiche andranno esprimendo certe
peculiarit, senza perdere di vista peraltro il generale contesto 
americano ( e si pensi, per il filone italo-americano, alle poesie,
con influssi poundiani e modernistici, di Emanuel Carnevali, al romanzo
Christ in Concrete, Cristo tra i muratori, 1939, alla narrativa di un 
John Fante (1911-1983), che la critica pi recente va ormai ponendo 
accanto alla narrativa maggiore).
Il conflitto uomo-ambiente, memorie europee e vita di frontiera tra gli 
immigrati del Nebraska  raccontato con vigorosa incisivit da Willa 
Cather (1876-1947) in romanzi come O Pioneers! ( 1913), My Antonia (1918),
Death Comes for the Archbishop (La morte viene per l'arcivescovo, 1927). 
In chiave titanica (Giganti sulla terra) tratt i suoi immigrati 
norvegesi Ole E. Rlvaag nel suo The Giants in the Earth (1927), scritto
dapprima in norvegese. A Pearl Buck ( 1892-1973), figlia e moglie di
missionari in Cina e autrice di romanzi di successo su figure e situazioni
collocate in quell'immenso paese (The Good Erth, La buona terra, 1931) 
fu persino assegnato il prermo Nobel (1938). Un candido ottimismo soft 
trasmettono, invece, i bruni armeni dei racconti di William Saroyan 
(1908-1981). Ma a quel suggestivo candore - trasferito poi anche a livello
teatrale - subentrer, via via, un ottimismo generico e 
sentimentaleggiante.
Come sempre, parallelamente hanno i loro sviluppi spesso su riviste e 
pubblicazioni senza pretese (i pulps, i dime novels) il filone gotico, 
la popular fiction, in relazione anche con gli sviluppi tecnologici, con
i nuovi strumenti di comunicazione (soprattutto, il cinema, il medium 
radiofonico). Van Dine (pseudonimo di Willard H. Wright, 1888-1939) crea 
il personaggio di Philo Vance, investigatore aristocratico e snob, 
esteta e nietzschiano. E i detective novels di Dashiell Hammet (1894-1961)
assorbono aspetti del costume e della realt politico-sociale (Red 
Harvest, Raccolto rosso; The Maltese Falcon, e altri romanzi, in anni 
cruciali, tra il 1929 e il 1932), oltre che indicare interessanti proposte
narratologiche.
E Raymond Chandler (1888-l959) ha coinvolto il genere poliziesco e
hard-boiled in complesse trame anche di raffinata elaborazione
stilistica, di fantastici arabeschi. Il suo Philip Marlowe (come anche il
duro Sam Spade di Hammet)  un personaggio di prim'ordine
(The Big Sleep, Il grande sonno, 1939; The Lady in the Lake, La donna
nel lago, 1943; The Long Goodbye, Il lungo addio, 1954). Un famoso
ironico saggio sull'arte dell'ammazzare  The Simple Art of Murder
(1950).
Vi era, naturalmente, un'eredit di blackness (e rimbalza qui subito il
nome di E.A. Poe) che perfettamente si associa con le inquietudini, col
senso di crisi, con le diffuse tensioni utopiche/distopiche. Soltanto 
postume furono pubblicate in volume le storie di orrore e di fantascienza
di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937), oggi annoverato tra i geniali
creatori di un fantastico contemporaneo aperto su paurosi spazi cosmici 
e abissi onirico-visionari, al di l del muro del sonno (Beyond
the Wall of Sleep, 1943). James Cabell (1879-1958), virginiano, aveva
proiettato raffinate storie sullo sfondo di un mitico Medioevo europeo.
Cornell Woolrich (1903-1968)  maestro di suspence nell'intricata
selva della Big City. Patricia Highsmith (1921) introduce una buona
acutezza introspettiva nei suoi gialli. E, inoltre: Mickey Spillane,
Tony Hillerman con i suoi investigatori aborigeni, Robert B. Perkins.
Fino, magari, ai bestseller di John Grisham.
James Cain (1892-1977) scrisse molto; ma a dargli la fama fu proprio il
primo romanzo, quel The Postman Always Rings Twice (1934:
Il postino suona sempre due volte), una storia di sesso e delitto 
consumati nel ristorante di un distributore di benzina su un'autostrada 
della California (la storia da cui Luchino Visconti trasse il film
Ossessione, 1942, tappa qualitativa, come si sa, nella storia del cinema). 
Ancora lungo gli anni Quaranta e oltre, Nelson Algren rievoca il mondo 
violento delle notti di Chicago, nei racconti e in The Man with the 
Golden Arm (L'uomo dal braccio d'oro, 1949).
Poeti diagnostici
Anche la poesia si fa pi partecipe, lungo il decennio critico e insieme
cos innovativo, durante la presidenza di Franklin D. Roosevelt e
poi oltre, durante gli anni dell'America in guerra. Vi  anche 
l'influsso della contemporanea poesia sociale inglese degli anni Trenta
(Auden, che prender poi la cittadinanza americana, percorrendo.
all'inverso, il cammino di T.S. Eliot; Spender e altri). Un'indicativa 
fusione di impegno e rifiltrazione di nuove tecniche e linguaggi  
nell'opera di Archibald MacLeish (1892-1982), che ebbe anche cariche
pubbliche. Il poeta rivisita la storia del Continente (Conquistador,
1932), invoca la Musa sociale, sottilmente indaga su poesia (una
poesia non dovrebbe significare, ma essere,  A poem should not mean, 
but be.) e societ (Frescoes for Mr. Rockefeller's City, 1933), con
finali indulgenze, tuttavia, a un certo populismo alla Sandburg.
Si tratta, spesso, ad ogni modo, di una poesia intellettualistica,
nutrita di Freud, di Jung, di testi sociologici. Il poeta  anzi spesso 
anche critico (come, del resto, gli stessi Ezra Pound e T.S. Eliot), e
ama considerare la sua come un'et preminentemente critica e dominata 
dallo spirito critico. Conrad Aiken (1889-1973) vede solo un cromatico
inganno (chromatic deception) dietro le splendide apparenze della natura.
E Richard Eberhart: In una dura luce intellettuale/ uccider ogni
diletto..., In a hard intellectual light/ I will kill all delight...
Intellectual Things  il titolo che Stanley Kunitz d alla sua raccolta 
di poesie (1930). Un atteggiamento diagnostico (Daiches) che si 
prolungher, come s' detto, anche lungo gli anni Quaranta.
William Faulkner. Il Sud
William Faulkner (pare che la u sia stata aggiunta dal tipografo che
ne stamper il primo libro), nacque a New Albany, nel Mississippi, in
una famiglia ben radicata nel profondo Sud, e la figura del bisavolo
colonnello nell'esercito confederato era rimasta leggendaria nella zona.
E suo nonno, avvocato e banchiere, era stato un fiero e collerico 
gentleman del Sud. Faulkner li far entrambi rivivere come figure della sua
immaginaria Contea di Yoknapatawpha con capitale Jefferson. Insieme 
ai paesaggi assolati, alle vecchie magioni cadenti, ai bei cani e ai
focosi cavalli e alla presenza vitalizzante e insieme inquietante dei neri.
Gli elementi, insomma, di un mito del Sud splendido e, insieme,
drammaticamente ambiguamente condannato.
Faulkner fu principalmente, scontrosamente, un autodidatta. Si arruol 
nell'aviazione canadese, scartato, per la bassa statura, da quella
statunitense. Ma la guerra fin prima che egli potesse entrare in
azione. Al ritorno, fece i soliti vari mestieri, e, all'inizio, scrisse 
versi. Ma fu decisivo l'incontro con Sherwood Anderson, che lo aiut a 
pubblicare The Soldier's Pay (La paga del soldato, 1926), sul ritorno di 
un soldato deluso, emblematico di tutta una generazione alla deriva. 
Mosquitoes (Zanzare) fu scritto in chiave satirica (e Anderson se ne 
risent). Poi, nel 1929, Sartoris (il colonnello Sartoris, mitizzata 
evocazione del bisavolo sudista), il primo dei quindici romanzi e dei 
molti racconti che costruiranno la dimensione di un Sud altezzoso e 
tenero, aristocratico-patriarcale, eroico e grottesco nella sua fedelt 
a se stesso, valoroso e smarrito, travolto, implacabilmente, dal tempo 
e dalla storia.
Un ciclo narrativo che procede senza un naturalistico ordine temporale,
ma per inversioni cronologiche, a incastro, per flash di memorie,
joyciani flussi di coscienza, accensioni crude ed epico-mitizzanti. Un
mondo che la Guerra Civile (l'evento principale) e la sconfitta e le
sue stesse contraddizioni hanno bloccato in un impietoso decadimento.
In The Sound and the Fury (L'urlo e il furore, 1929) la storia della 
famiglia Compson  raccontata da varie angolazioni, a cominciare dal 
lungo, sconnesso monologo di Benjy, un ritardato mentale, e poi 
attraverso gli interventi del tormentato Quentin, ossessionato e 
travolto, fino al suicidio, dall'amore incestuoso per la sorella Caddy; 
e del rapace Jason. Caddy non compare. Caddy - dichiar Faulkner 
stesso - la si pu solo vedere attraverso gli occhi di un altro. Un 
quadro di disfacimento cui si contrappone la tranquilla, decorosa forza 
della vecchia Dilsey, la domestica nera, e di suo figlio Luster.
Tali effetti si configurano o in chiave realistico-grottesca (come in As
I lay Dying, Mentre morivo, 1930) o si esasperano in toni pi trucemente
stravolti, come in Sanctuary (1931), con la giovane Temple violentata
con una pannocchia di granturco dall'impotente fuorilegge Popeye, o
come in altri racconti, in cui le azioni, il lato fisico-esteriore non
sono che il contorto prolungamento di una pi generale, originaria
disintegrazione. E al centro sono, spesso, i neri, vittime incolpevoli; 
ma anch'essi in una rete di ambiguit, di contrapposizioni originarie, 
quasi arcane. Come nelle storie parallele, in Light in August (Luce 
d'agosto, 1932), di una fanatica donna bianca e del mezzo-nero Joe 
Christmas alla fine smascherato e linciato. Forse unica luce a
brillare come speranza sar data dal bambino che nascer da Lena, la 
ragazza che percorre, a piedi o su traballanti carri, le strade polverose
del Sud alla ricerca dell'uomo che l'ha abbandonata. E l'ossessione del 
sangue nero percorre le pagine di Absalom, Absalom! (1936), attraversa 
l'intera vita di Thomas Sutpen, fondatore di un'altra agitata e travolta
dinastia del Sud, e della sua famiglia.
Seguono The Unvanquished (Gli invitti), Intruder in the Dust (Non si
fruga nella polvere); e racconti paradigmatici come The Bear (L'orso), A
Rose for Emily (Una rosa per Emilia), Dry September (Settembre secco),
e altri ancora. Il nuovo Sud , ad ogni modo, tutt'altro che migliore. 
dominato dai nuovi ricchi: avidi, astuti, spregiudicati e privi di ogni sia
pur distorto ideale. A rappresentarli  la famiglia degli Snopes, nella
trilogia The Hamlet (Il borgo, 1940), The Town (1961), The Mansion
(1963), e il significativo The Reivers (I saccheggiatori, 1962). Con
un'accentuazione di toni comico-sarcastici. Pur con i loro barocchismi e
manierismi, e con la loro fabulazione intricata e talvolta oscura, le saghe
di questo vecchio Sud del Nuovo Mondo si collocano insomma fra le
grandi, significative opere del Novecento. A Faulkner fu assegnato, nel
1950, il premio Nobel per la letteratura.
Come per Faulkner, anche per i poeti del Sud vi  stato un evento 
principale, l'atroce Guerra Civile, che fa spesso da sfondo e matrice dei 
risentimenti, dei rimpianti e degli accumuli di memorie. Splendore e 
catastrofe, un'accesa natura assolata, e disgregazione e rovina. Una vita
intanto regolata da codici e modelli un po' grotteschi, nobilitati nella
memoria, e un'evocazione che fa tutt'uno infine con il senso 
dell'inevitabile corrompersi e declino di ogni cosa. Complicandosi 
anche di morbosit e violenze erotico-decadenti, di cui si nutriranno 
il teatro di un Tennessee Williams, una certa letteratura del Sud.
E ne deriveranno altres risvolti e componenti di carattere ambiguamente 
o dichiaratamente conservativo in un periodo, come s' visto, di 
conflittualit e sensibilit sociali. Un gruppo di poeti e scrittori si
ritrov intorno alla rivista The Fugitive (1922-1925) e alla Vanderbilt
University di Nashville, Tennessee (John Crowe Ransom, Allen Tate, 
Donald Davidson, Robert Penn Warren, Merrill Moore, Laura Riding).
Erano tradizionalisti, regionalisti, ma pronti al tempo stesso - su una 
linea, in generale, eliotiana - a praticare forme e tecniche innovative,
sulla base di un acuto interesse, anzi, per una poesia di saldo rigore 
costruttivo. Negli anni Trenta alcuni di essi si spostarono su posizioni 
pi esplicitamente politiche, contrapponendo la Agrarian tradition del Sud
all'espansionismo industrialista in atto, alle conseguenze pi deprecabili
di quest'era delle macchine e pubblicando, al riguardo, una rilevante 
raccolta di saggi (I'll Take My Stand, Manterr salda la mia posizione,
1930).
Fugitives e Agrarians, dunque. Poi vi fu una certa diaspora, e John 
Crowe Ransom (1888-1974) pass al Kenyon College (Ohio) a dirigere la
Kenyon Review (mentre Allen Tate diriger, pi tardi, la Sewanee Review). 
E fu proprio sul piano dell'approfondimento critico che Ransom giunse a
conclusioni pi generali, rivendicando alla poesia, con il suo
New Criticism, una posizione di precisa autonomia formalistico-testuale 
(con echi anche crociani e dei formalisti russi) da valutare attraverso 
l'analisi del rapporto tra structure e texture (l'ordito, che d 
alla struttura la sua specificit stilistica, poetica).
Sia lui che Allen Tate (1899-1979) furono poeti di denso e colto 
linguaggio (e di elegante incanto evocativo). Tate dedic al vecchio
Sud l'ode, famosa, sui caduti confederati, e anche un romanzo 
(The Fathers, 1938), e scrisse saggi acuti (Reactionary Essays; 
Collected Essays). Vi  in lui una commistione di piet regionalista,
ma anche smaliziato distacco.
Robert Penn Warren (1905-1989), romanziere, poeta e critico, allarg le
strette maglie del rigore formale e impersonale del New Criticism 
(e dell'influsso eliotiano), inseguendo anche l'impeto passionale e
soggettivo, la robustezza delle cose, delle vicende. Erano umani,
soffrivano, portavano lunghe giacche nere e orologi con catene d'oro - 
cos Penn Warren rievoca i notabili dell Old South. Tra i romanzi 
emerse, con largo successo, All the King's Men (Tutti gli uomini del Re,
1946: sulla sanguigna figura di un governatore sudista).
Quanto al New Criticism, vi aderirono o vi si accostarono numerosi 
critici (spesso critici-poeti): come Richard P. Blackmur, Cleanth Brooks,
Yvor Winters.
Stilemi e temi faulkneriani esercitano s'intende, un prevalente influsso.
Ma il mito e il contromito del Sud alimentano una molteplicit di posizioni 
e di angolazioni: da quelle pi collegate con la realt stessa di un Sud 
in difficile ripresa come nei romanzi di Ellen Glasgow (1874-1945) a 
quelle di pi sottile astrazione e stilizzazione.
E vi  un Sud aspro e teso, tra squallori ambientali, impetuosit sessuale
e violenze settario-religiose, come nei romanzi e racconti di Erskine
Caldwell (1903-1987): si pensa, ovviamente, ai fortunatissimi Tobacco 
Road (La via del tabacco, 1932), God's Little Acre (Piccolo campo, 1933);
o un Sud barocco-lussureggiante, come s' accennato, di orrori e 
spettralit neogotiche; o, ancora, un Sud colto nelle sue ordinarie 
situazioni locali e soffuse di un tenero senso di straniamento, o da 
improvvise violenze in cui  poi, paradossalmente. in negativo l'impronta
del divino. Come in tre eccellenti scrittrici: Eudora Welty (1909), 
Carson McCullers (1917-1967), Flannery O'Connor (1925-1964). 
Walker Percy (1916-1990) presenta un nuovo Sud che entra anch'esso, pur
con le sue residue illusioni, nei meccanismi alienanti della 
civilizzazione industriale (The Moviegoer, Il cinefilo, 1961; The Last
Gentleman, 1966), e con approfondimento, poi, del rapporto 
realt-linguaggio. Pi eclettica, nei suoi numerosi romanzi e racconti
Katherine Anne Porter (1890-1980). Commerciale e mitico insieme, 
infine, Gone with the Wind, Via col vento (1936) di Margaret Mitchell 
(1900-1949), tradotto in uno spettacolare film da Victor Fleming (1939).
Harlem Renaissance
In relazione con i processi di inurbazione (e ghettizzazione) - dal 
vecchio Sud schiavista delle piantagioni alle citt industriali del Nord, 
da New Orleans a New York (Harlem) - prendono sempre pi consistenza e 
consapevolezza una cultura nera (afro-americana), col senso sempre pi 
accentuato delle proprie radici, una Black identity
Una fioritura cui fu dato, prevalentemente, il nome di Harlem 
Renaissance (da Harlem, appunto, con la sua fitta concentrazione di 
popolazione nera) e che volle ripensare e ridefinire non solo i valori
di una specificit culturale - con stimoli anche da parte di scrittori 
bianchi liberal, come Carl Van Vechten (1880-1964) - , ma anche un 
atteggiamento nei riguardi di tutta una precedente tradizione nera 
(l'uncletomism, certe edulcorazioni, certo memorialismo). Fu esemplare 
l'impegno sociologico-riformista di William E.B. Du Bois (1868-1963); ed
era chiaro - avvert Langston Hughes - che la razza e il colore avrebbero
quasi esclusivamente assorbito l'attenzione dello scrittore nero. I 
rischi, del resto, di una tale fase di dialettica dell'identit 
(Portelli). Ma non furono meno attivi, poi, in definitiva, i rapporti tra
l'Harlem Renaissance e la svolta modernista (Baker).
George Moses Horton era riuscito a pubblicare, nel 1837, i suoi Poems by 
a Slave; e Clotel, or the President's Daughter, Clotel, la figlia del 
Presidente (1853) di William Wells Brown, era stato il primo romanzo 
scritto da un nero in America. Charles W. Chesnutt (1858-1932) aveva 
approfondito, nei suoi romanzi, situazioni di conflittualit, sociali e 
psicologiche, all'interno stesso del mondo dei neri: conviene, ad esempio,
diventare l'amante di un bianco o accettare l'amore di un negro povero?
(in The House Behind the Cedars, La casa dietro i cedri, 1900). Paul
Laurence Dunbar (1872-1906) ha parlato, con espressionistica efficacia, 
di una maschera che il nero ha sempre da portare sul viso. Adoper 
forme linguistiche dialettali, rievoc tradizioni popolari nere, ma senza
mai perdere di vista forme e metri della poesia alta, in uno 
sdoppiamento non sempre per risolto.
Situazioni di alienante ambiguit, anche a livello esistenziale, sono 
affrontate da James Weldon Jonhson (1871-1938), e The Autobiography of
an Ex-Coloured Man (1912)  la storia di un nero che con la sua carnagione
meno scura, pu passare per bianco, Johnson pubblic anche antologie della
poesia nera. Un'altra antologia (The New Negro) fu pubblicata (1925) da 
Alain Locke. Langston Hughes (1902-1967), del Missouri, s'imbarc 
dapprima come marinaio e ritorn anche in Africa, nei suoi viaggi. 
Ma ero soltanto un nero americano - non ero l'Africa. Io ero Chicago
e Kansas City e Broadway e Harlem. A Parigi accumul altre proficue 
esperienze. Militante, ma con la rivendicazione di essere anch'io 
l'America (I, too, am America) Hughes s'ispir a un certo radicalismo
populista, ma con una sua vivace sensibilit anche stilistica. E fu anche
narratore e drammaturgo.
Countee Cullen (1903-1946), nato a New York, studente a Harvard (era stato
adottato da un pastore metodista nero), intese invece collegarsi con la 
tradizione poetica colta, risalendo ai romantici inglesi. Cur una pi 
selettiva antologia della poesia nera (1933), tradusse la Medea di 
Euripide, ma pur sempre convergendo intorno al tema dell'identit etnica. 
Squisito poeta, romanziere e saggista, Jean Toomer (1894-1967) assimil 
dalle varie avanguardie, fu sottile sperimentatore. E in Cane (Canna, 
1922), composto di racconti brevi, di poesie e di brani drammatici, 
recuper le tradizioni del folklore afro-americano in chiave di raffinata 
stilizzazione.
Autodidatta, militante comunista per vario tempo, anche lui Americano a
Parigi e poi engag con Sartre e con esponenti di movimenti 
indipendentisti africani, Richard Wright (1908-1960) divenne lo
scrittore-simbolo, maestro per molti. Native Son (Paura, 1940)  la 
storia di un ragazzo nero stritolato dai meccanismi perversi del rapporto 
bianchi-neri. Ma non si tratta soltanto di eredit naturalistiche, e la 
scrittura, con le sue impennate visionarie,  tutt'altro che insensibile 
alle novit stilistiche. Black Boy (Ragazzo nero, 1945) e American 
Hunger (Fame americana, pubblicato postumo), e anche l'attivit saggistica
indicano ancora, ma senza sostanziali innovazioni, un Wright mediatore
tra estremismi e impegno civile.
Ama Bontemps (1902-1973) scav nella storia del black people raccontando di
rivolte nere in Black Thunder (Tuono nero, 1936) e in Drums at Dusk 
(Tamburi al crepuscolo, 1939). 
Il teatro americano. Sviluppi. E. O'Neill, T. Williams, A. Miller,
E. Albee e oltre
Dopo i primi settecenteschi tentativi, con la prima tragedia, la prima 
commedia e l'attivit multidirezionale di William Dunlap, cui si  a suo tempo 
accennato, poco o nulla sembr incoraggiare, per lungo tempo, gli sviluppi di
un teatro americano (anche a causa della questione dei diritti di
rappresentazione, rimasti a lungo non protetti da alcuna legge). Sembrava,
d'altronde, impossibile gareggiare con i grandi testi e modelli europei.
Si incominci, tuttavia, ad introdurre situazioni ed episodi americani, 
mentre si andava diffondendo sempre pi il gusto per forme pi vivacemente 
spettacolari, per il melodramma, per i generi misti di recitazione, 
musica e canto (le battute da circo, lo show - gli showboats sui battelli 
del Mississippi, il minstrel show, il burlesque, e poi il vaudeville).
Tutto ci confluir poi verso il musical, verso le mille luci del
theatrical district di Broadway.
Si sceneggiavano spesso anche romanzi e racconti (la storia di Rip Van
Winkle dal famoso racconto di Irving, la storia patetica dello Zio Tom,
gli adattamenti dickensiani di Dion Boucicault. storie romantiche, non 
manca neanche una Francesca da Rimini, di George Henry Boker, 1855). Ma 
si  anche attenti all'evolversi della societ, dei costumi 
(Fashion, 1845, di Anna Clara Mowatt). Anche la tragica Guerra Civile 
offre temi e trame (Shenandoah, 1881: di Bronson Howard). Poi, le
grandi svolte tra Otto-Novecento: Ibsen, Bernard Shaw, e i loro influssi 
(e relative polemiche) giungono anche in America. Sar infine David 
Belasco (1859-1931), il mago della scena (Downer) ad operare una sua 
facile sintesi tra realismo esotismo e sensazionalismo. E le sue 
Madame Butterfly (1900) e The Golden Girl of the West (La fanciulla del 
West, 1905) entreranno - con le ali della musica di Puccini - nel
repertorio internazionale.
Ma n la versatilit di Clyde Fitch, n la finesse dei drammi in versi 
di William Vaughn Moody (professore a Harvard e a Chicago) riusciranno 
a dare pi ampia risonanza ai testi americani - nonostante la vivacit, 
la bravura e gli entusiasmi di singoli attori e di compagnie e gruppi 
teatrali (come i Provincetown Players). Per cui resta, in tal senso,
esatto affermare che ci ha luogo solo con Eugene O'Neill (1888-1953).
Figlio d'arte (il padre era un celebre attore) O'Neill si mise subito,
irrequietamente, in giro per il mondo, imbarcandosi come marinaio.
Costretto a ricoverarsi in sanatorio, lesse l i tragici greci, gli 
elisabettiani, Dostoevskij, Strindberg, Conrad, che gli sugger gli 
sfondi marini ai suoi primi atti unici (1916-1917). Aggregatosi ai 
Provincetown Players e dirigendo poi altri complessi, O'Neill s'identific 
ben presto con un'attivit teatrale intensa e frenetica. Ed ebbe, con il
dramma Beyond the Horizon (Oltre l'orizzonte, 1920), la consacrazione
ufficiale del Pulitzer.
S'intrecciano in O'Neill componenti molteplici (che restano talvolta
giustapposte e confuse) - tardo-naturalistiche (con un senso 
darwiniano-nietzschiano di lotta, di sopraffazione), d'indagine psicologica
in direzione freudiana e junghiana (il primitivismo, gli archetipi) - e
tecniche stilistiche simbolistiche, espressionistiche, surrealistiche 
(con larghi innesti di monologhi e flussi di coscienza). E con nuovi
inediti usi degli spazi scenici. Forse  proprio in una tale direzione 
pi peculiarmente teatrale che andrebbero recuperati testi che appaiono,
oggi, piuttosto sovraccarichi, densi ad ogni modo, di tematiche 
incalzanti (libert e norma, estroversione e intimismo, il difficile 
rapporto fra i sessi, progresso e regressione, vitalismo e pulsioni di
morte).
E, quindi, da Emperor Jones a The Hairy Ape (Lo scimmione), da All 
God's Chillun Got Wings (Tutti figli di Dio hanno le ali) a Anna Christie 
e a The Great God Brown (Il grande dio Brown), a Desire Under the Elms 
(Desiderio sotto gli olmi) e a Strange Interlude. In questa tensione, in
questo scavare nell'essenza stessa della comunicazione teatrale, O'Neill
reincontra il mito, i miti greci, le idee centrali di fato e di orrore e 
piet riproiettate nella loro paradigmaticit, in una vicenda d'oggi (o
quasi). Cos la tragedia degli Atridi si ripete foscamente nella tragedia
del generale Mannon avvelenato dalla moglie, al suo ritorno dalla Guerra 
Civile, nella trilogia Mourning Becomes Electra (Il lutto si addice 
ad Elettra, 1929-1931).
Ma pi intensamente, infine, O'Neill riuscir a proiettare se stesso come 
argomento del dramma, se stesso e i suoi grovigli interiori: come in The
Long Day's Journey into the Night (Il lungo viaggio dentro la notte, 1956:
postumo).
 un periodo di brillantezze spettacolari, di impeccabili tecnicismi 
(George S. Kaufman e collaboratori). Ma anche di pi ambiziosi progetti. 
Il dramma sociale corre parallelo alla narrativa proletaria degli anni 
Trenta: realistico e monocorde, ma spesso animato da un incalzante uso di
tecniche simbolistico-espressionistiche (Street Scene, 1929, di Elmer 
Rice; Winterset, 1935, di Maxwell Anderson - un pretenzioso ritorno al
dramma in versi, con riferimenti al processo Sacco-Vanzetti -, e 
l'esemplare, nel suo genere, Waiting for Lefty, Aspettando Lefty, 1935, di
Clifford Odets, che sceneggia un grande sciopero di tassisti). Di forte 
richiamo sociale anche Bury the Dead (Seppellire i morti, 1936), di 
Irwin Shaw, con quei sei caduti in guerra che rifiutano di sparire 
sottoterra. Robert Sherwood si muove invece - e con abilit ed efficacia
in The Petrified Forest, 1935 - tra indulgenze sentimentali e pi sottili
angosce esistenziali. Philip Barry e George Kelly scrivono commedie di
costume. Un crudo ritratto di famiglia capitalistica, rapace e priva
d'ogni scrupolo traccia Lillian Hellman in The Little Foxes (Piccole volpi,
1939), e d'intonazione politica antinazista  The Watch on the Rhine 
(Guardia sul Reno. 1941).
Le novit tecniche introdotte da Thornton Wilder (1897-1975) nel
suo Our Town (Piccola citt) furono dunque tutt'altro che isolate e 
improvvise. Figlio di un diplomatico, cresciuto in Cina, studente a 
Yale e poi a un corso di archeologia a Roma, Wilder oper una fusione, gi
come narratore (The Cabala, l926; The Bridge of San Luis Rey, 1927;
The Woman of Andros, La donna di Andro, 1930 - dalla commedia di
Terenzio) tra intimismo psicologico moderno e una pacatezza riflessiva
rifiltrata attraverso gli equilibri del classicismo. Ancor pi, anzi, 
in The Long Christmas Dinner (Il lungo pranzo di Natale) e negli altri
atti unici (1928), l'inventivit sperimentalistica si fa strumento per 
esprimere, soprattutto, delicate, poetiche atmosfere pacatamente colte 
in situazioni quotidiane, senza enfasi. Una poeticit che non ha neanche 
pi bisogno anzi, a un certo punto, di oggetti, e quindi di scenari, 
costumi, apparecchiature.
Basteranno i gesti, le allusioni, baster una sobria mimesi. Cos nel 
lungo pranzo, tre generazioni di una famiglia si rincorrono, con gli eventi
di sempre -  nascite, matrimoni, morti - per novant'anni. E, in Our Town 
(1938) - fu enorme il successo internazionale - saranno sufficienti una 
nuda parete e poche sedie. Gli svolgimenti, in chiave di assoluta 
essenzialit simbolica, concernenti le vite parallele di due famiglie di
una cittadina di provincia, sono indicati, via via, dal regista stesso,
che  anche un coro che commenta. E cos evocata la fascinosit stessa,
precaria e sfuggente, del vivere umano. Sommessi echi crepuscolari, certo; 
ma ravvivati attraverso quell'asciuttezza stessa delle proposte sceniche. 
Pi sofisticato e pretenzioso il simbolismo cosmico-familiare, invece, 
di The Skin of Our Teelh (A fior di pelle, 1942).
Si ritorna, con Tennessee Williams (1914-1983), a certe pi 
lussureggianti-morbide atmosfere del Sud. Un senso di inquietudine 
psico-sessuale e preziosit di scrittura si evidenziano subito come 
caratterizzanti. American Blues raccoglie quattro atti unici. Il 
successo arriva con The Glass Menagerie (Zoo di vetro, 1945), in cui Laura,
una ragazza zoppa e complessata si trova a suo agio solo tra gli animalini 
di vetro di una sua collezione: un lineare dramma di atmosfere, di
malinconico struggimento.
Poi, A Streetcar Named Desire (Un tram che si chiama desiderio, 1947),
ambientato negli slums di New Orleans, drammatizza in forme
pi complesse il conflitto tra la fragile delicatezza di Blanche e la 
vitale e quasi animalesca rudezza del cognato Stanley. A vincere,  la
brutalit del mondo, l'indomabile violenza sottesa alla vita stessa.
Cat on a Hot Tin Roof (La gatta sul tetto che scotta, 1955)  il dramma 
dello sfacelo di una facoltosa famiglia del Sud, tra spietate lotte per 
l'eredit e implicazioni patologico-sessuali. Ma vi  un eccesso, in
altri drammi, di sfruttamento simbolizzante, di vistosi espedienti 
espressionistici, come in The Rose Tattoo (La rosa tatuata), in Camino 
Real, in Orpheus Descending (La discesa di Orfeo, 1957), fino
all'esasperato sensazionalismo degli ultimi drammi (il giovane omosessuale
ucciso e divorato da una torma di ragazzi affamati in Suddenly Last 
Summer, Improvvisamente la scorsa estate, 1958) e al motivo 
dell'evirazione in Sweet Bird of Youth (La dolce ala della 
giovinezza, 1959).
Newyorkese, di famiglia ebrea, Arthur Miller (1915) inizi come narratore
(Focus, 1945): ma s'impose come drammaturgo, nel 1947, con All My Sons 
(Tutti miei figli), con un dramma, cio, di denuncia contro i profittatori 
di guerra (il protagonista vendeva al governo motori di aerei difettosi) 
con coinvolgimento umano-psicologico del rapporto padre-figli. Si 
focalizza subito, in tal modo, in Miller un forte ibseniano interesse 
realistico-sociale asciuttamente incalzante, ma pluridirezionale e 
proiettato in un'adeguata variet di soluzioni scenico-emblematiche.
Cos Death of a Salesman (Morte di un commesso viaggiatore, 1949)
 il realistico dramma del vecchio commesso non pi in attivit e pu.
al tempo stesso, caricarsi di significati esistenziali e farsi, inoltre,
atto di accusa nei riguardi di una societ che coltiva, con cos
rovinosi effetti, gli illusori miti del successo e della giovinezza. 
E The Crucible (Il crogiolo, 1953), mentre rievoca i processi alle 
streghe di Salem del 1692, addita il clima di sospetto creatosi 
nell'America del dopoguema per effetto della caccia anticomunista 
scatenata dal senatore McCarthy. A View from the Bridge (Uno sguardo 
dal ponte, 1955-1957), ambientato in una famiglia di immigrati di 
origine italiana, assorbe invece anche motivi psico-patologici e 
sensazionalistici.
Dopo un lungo silenzio, After the Fall (Dopo la caduta, 1964) sulle 
tensioni all'interno di una coppia, ispirato in parte alle esperienze
personali (il matrimonio con l'attrice Marilyn Monroe e poi il divorzio
e il suicidio di Marilyn). I successivi drammi hanno via via approfondito
aspetti e svolte di un'America cangiante, con al centro la condizione 
problematica dell'uomo contemporaneo (nei suoi scarti tra sociale e
privato). The American Clock (L'orologio americano)  del 1980; e Down
Mount Morgan (Gi dal monte Morgan, 1991) sviluppa aspetti comico-ironici. 
Broken Glass (Cristalli rotti)  del l994.
Il teatro dell'assurdo e le pi recenti esperienze europee hanno, 
naturalmente, coinvolto anche l'America. Il razzismo, la droga, la minaccia
nucleare, l'incomunicabilit, la crisi. le inquietudini e nevrosi sociali 
di oggi sono passate direttamente, spesso troppo direttamente, sul 
palcoscenico. Ma  stato anche un modo di liberare il teatro stesso da 
una troppo prolungata tradizione prevalentemente spettacolare e
d'intrattenimento: coinvolgendo quindi pi strettamente lo spettatore, 
stimolandolo, anzi, e turbandolo.
Da qui l'esplosione di gruppi e di sperimentazioni, il diffondersi di 
una spettacolarit quale quella del Living Theatre, con i suoi drammi di 
denuncia e drammi collettivi. Edward Albee (1928) vede ormai il 
sogno americano come un vuoto simulacro (The American Dream, 1961), 
e in Who's Afraid of Virginia Woolf? (Chi ha paura di Virginia 
Woolf?, 1962) due coppie si dilaniano con isterica reciproca schiettezza,
in un asettico moderno appartamento. Frustrazioni, vuoti di valori, 
conformismo di fondo. Tab e velleitarismi (nel teatro, ad esempio, di
William Inge, spesso tradotto in cinetna); predomina il grottesco. Teatro
polemico  anche - ma per altri aspetti - quello del nero LeRoi Jones,
del quale si parler pi avanti come poeta.
Vi  sempre il rischio, ovviamente, di una certa artificiosit 
intellettualistica. Jack Gelber (nato 1932) ha recepito influssi 
pirandelliani, brechtiani, beckettiani (The Connection, Il contatto, 1959,
 ambientato in una comunit di drogati). Jean-Claude van Itallie ha 
violentemente parodiato la Americanway of life in America Hurrah (1966)
e aspetti di una fenomenologia di un'America in crisi si delineano 
nelle pices di David Mamet (1947), in chiave comico-caustica 
(Sexual Perversity in Chicago, 1974; Edmond, 1982), o nei fondali neutri 
e impersonali (Fink) di Sam Shepard (1943).
6. Secondo Novecento
La poesia confessionale e altro. D. Schwartz, T. Roethke, R. Lowell,
J. Berryman
Al di l dell'oggettivismo e dei rigori formali rappresentati dal nodo 
Pound-Eliot la poesia ricerc, a cominciare dagli anni Cinquanta, un pi 
diretto coinvolgimento. I poeti coinvolgono anzi se stessi, talvolta in una
tormentosa esposizione di grovigli e stati psicologici: posizioni che si 
delineano gi durante la seconda guerra mondiale da parte dei poeti in
divisa, e senza che il tremendo sforzo contro una pervicace Germania 
hitleriana e un Giappone egemone in Oriente spinga peraltro a dar fiato
come nella prima guerra mondiale, a trombe d'esaltazioni. Prevale semmai 
l'indugio pensoso su una condizione umana sconvolta, degradata. 
In bombardieri dai nomi di ragazze bruciammo/ le citt di cui ci avevano
parlato a scuola. E il mitragliere aereo, nell'altra nota poesia di 
Randall Jarrell (1914-1965), si ritrova sbalzato, dal caldo grembo 
materno, a quello, gelido, della torretta del B-17. Quando morii mi
scrostarono dalla torretta con una pompa. Karl Shapiro (1913) introduce 
pi tenere aperture verso il quotidiano respingendo un'eccessiva invadenza 
della mente. Fino alla tematica erotica di White-haired Love (Amore dai
capelli bianchi, 1968). Tra oggettivismo poundiano-eliotiano - e il lungo
poema intitolato A (prima lettera dell'alfabeto, prima parola del poema, 
eccetera ) ne ricalca le tecniche a incastro - e un pi soggettivo 
protagonismo, si svolge la poesia di Louis Zukofsky (1904-1982).
L'intelletto avverte i suoi limiti, tra angosce e sconvolgimenti. Esperienze 
e ricordi sono riproiettati in dimensione onirica da Delmore 
Schwartz (1913-1966), di famiglia ebraica, gi nel libro d'esordio, 
In Dreams Begin Responsabilities (In sogno cominciano le responsabilit,
1938), che comprende un racconto, un dramma in versi e poesie di forte
carica emotiva e insieme, di straordinario virtuosismo tecnico (con
evidenti influssi surrealistici). O Jan Vermeer di Delft, discendi, qui
vieni/ sull'Hudson e all'ultima capitale d'Occidente. Ancora, altamente
elaborato, tra versi sciolti (blank verse) e prosa biblica, il poema 
Genesis (1943), con riferimenti autobiografici riflessi nel protagonista,
il giovane ebreo Hershey. Schwartz diresse nel dopoguerra la Partisan 
Review. Ma la sua vita fu minata dall'alcool. Altre raccolte di poesie 
(Vaudeville for a Princess 1950; Summer Knowledge, Conoscenza dell'estate,
1959) e di racconti si susseguirono.
Si  spesso parlato di una componente ebraica che ha apportato sia
nella poesia che nella narrativa, un suo contributo di sottigliezze e 
tortuosit psicologiche. Anche la poesia di Theodore Roethke (1908-1963),
di farmglia di origine prussiana,  poesia di una coscienza ferita, in
un grigio-metallico linguaggio di sconsolatezza. Docente all'Universit 
di Seattle, Roethke ebbe vita difficile, segnata da crisi nervose e
ricoveri. Resteranno fissate nella memoria poetica le immagini di un eden 
originario (l'universo vegetale governato dal padre proprietario di serre 
e vivai a Saginaw, nel Michigan). Ma i ritmi della natura e quelli di un
dionisiaco sensual enjoyment si vanno ormai estenuando - come in una 
metamorfosi all'incontrario: E lo spirito non riesce a procedere, / si
contrae in una semi-vita, meno di s/ ricade all'indietro, lumaca, verme
snodato/ ...osservatore senza occhi,
And the spirit fails to move forward / but shrinks in a half-life, 
less than itself/, falls back a slug, a loose worm.../ an eyeless starer.
Il bostoniano Robert Lowell (1917-1987) ruppe, a un certo punto con
le tradizioni della sua illustre famiglia, si convert al cattolicesimo,
si fece arrestare come obiettore di coscienza durante la guerra, ritorner
poi, inquietamente, al protestantesimo. Vi  in Lowell, fin dall'inizio
(Lord Weary's Castle, 1946; The Mills of the Kavanaughs, 1951) un
tormento di ricerca di un Dio presente e sfuggente, con un senso angoscioso
di nuove apocalissi (Lowell risent fortemente della tragedia
della guerra, dell'orrore delle persecuzioni), che s'insinua e passeggia
fra le ordinarie cose del quotidiano e delle confuse situazioni in atto e
di un passato che si va sgretolando (The Quaker Graveyard in Nantucket,
Il cimitero dei quaccheri a Nantucket, For the Union Dead, Per i morti 
dell'Unione).
Dopo anni di silenzio (e di fallimenti matrimoniali e di crisi e ricoveri)
la poesia di Lowell si ripresenta poi con un suo linguaggio di pi
diretta colloquialit, di testimonianza e confessione (Life Studies,
Studi dal vero, 1959). Il Notebook 1967-1968 (Taccuino 1967-1968) dar
luogo, poi, all'edizione in tre volumi del 1973. Lowell scrisse anche tre
drammi in versi derivati da racconti di Melville e di Hawthorne, e 
alcune splendide traduzioni-rielaborazioni (Inventions, 1961) e 
rivisitazioni di alcuni esemplari miti classici (Fedra, Prometeo).
Un senso di drammatica dicotomia tra un passato pi organico e la
dispersione e la frammentazione del presente  angosciosamente 
sottolineata in John Berryman (1914-1972), amico-rivale di Lowell, nativo
dell'Oklahoma, docente in varie Universit, distrutto dall'alcool e dalle
inquietudini: fino al suicidio. Come Lowell, Berryman passa dal 
modernismo al confessionalismo, testimone di un'et di disagio e 
lacerazione. Dopo i rigorosi Berryman's Sonnets (1967; ma scritti negli
anni Quaranta), la sua tensione verso un tempo di origini, gli fa 
produrre il bellissimo Homage to Mistress Bradstreet (1953), in cui  
evocata la figura di Anne Bradstreet, la poetessa puritana, con la quale
il poeta moderno intreccia un allucinato dialogo, al limite quasi
dell'identificazione (Perosa) e della tensione erotica. Che oltre la 
ferita dell'Atlantico s'estendano le pene/  duro, duro che la fame
brunisca la paura:/ ma  per Te ch'io chioso...,
That beyond the Atlantic would our woes enlarge/ is hard, hard that 
starvation burnishes our fear/ but I do gloss for You...
Il senso di crisi e di lacerazione si apre tuttavia ad accogliere 
suggestioni d'immaginazione e d'ironia. Cos, i Dream Songs sono sequenze
di poesie cesellate e brillanti, pur nell'angoscia della casualit, della
frammentazione. E l'io unificante  Henry Bones, un singolarissimo
personaggio-maschera.
Nata nel Massachusetts, cresciuta in Canada e poi grande viaggiatrice, 
Elizabeth Bishop (1911-1979) fa del rigore solo un elemento di un suo pi
composito, misurato colloquialismo e confessionalismo. North and South  
del 1946; ma altri titoli geografici e topografici si succederanno 
(Brazil, 1962; Questions of Travel, 1965; Geography III, 1976): come 
metafore di una scelta, appunto, pi spaziata, di carattere, si 
direbbe; soprattutto visuale.
C. Olson e i Black Mountain Poets
La reazione pi organicamente elaborata (su riviste come Origin e
The Black Mountain Review)  quella che fa capo al gruppo del Black
Mountain College, cos chiamato dall'Universit sperimentale (nel
North Carolina) di cui era rettore Charles Olson (1910-1970). Pur 
assorbendo le istanze poundiane, senza capovolgerle nelle dilatazioni di
tipo confessionale, Olson mir a collegarle pi strettamente con i
contenuti, facendo anzi della forma un'estensione dei contenuti.
Un verso dev'essere proiettivo (Projective Verse  il titolo del saggio
del 1950), dev'essere - definisce Olson stesso - una unit di respiro
e non struttura prosodica preimposta (Tarozzi): giacch la poesia 
battito vitale e meditativo insieme, pulsione globale,  costrutto 
d'energia che continuamente vivifica e autentica il rapporto 
significato-significante.
Ma non vuol essere, tutto ci, una nuova forma di avanguardia:
Olson mira all'organicit pi di quanto non possa dapprima apparire, e
sono evidenti i richiami non solo a William Carlos Williams ma, anche,
direttamente, al dinamismo whitmaniano. Nei Maximus Poems (1953-1975) 
Olson si serve anche lui di un personaggio-maschera, che  Maximus 
of Gloucester (la cittadina del Massachusetts dove Olson - di padre
svedese e madre irlandese -  cresciuto): non psicologico personaggio,
ma "metallo forgiato" dal viaggio attraverso gli orrori contemporanei
(Sabbadini), in un linguaggio frammentato, continuamente
destrutturato e ricomposto. Olson scrisse anche altre poesie (The 
Distancies, 1960) e un noto saggio su Melville (Call me Ishmael, 1947).
Robert Duncan (1919), anch'egli della scuola del Black Mountain
College, accentua il lato visionario, riconduce la poesia ai grandi miti,
alle suggestioni della tradizione ermetica e mistica, alla sua base 
brulicante di irragionevolezza. Al contrario, Robert Creeley (1926), 
che diresse la Black Mountain Review, e che ha molto viaggiato,  poeta di
efficace concisione espressiva, in istantanee veloci, fulminee, nitide e
insieme ironico-surreali. Denise Levertov (1923), di origini 
russo-ebraiche, ha aggiunto elementi magici, di incanto e mistero nel 
quotidiano.
A. Ginsberg e i beat
Bench fossero tutt'altro che assenti le implicazioni di protesta nei
poeti sia confessionali che del gruppo del Black Mountain College,
di fronte ai guasti del consumismo e di quella che Olson chiam la
peggiocrazia (pejorocracy), gli aspetti di finesse sperimentalistica
rievocarono tuttavia impressioni di posizioni neo-intellettualistiche, con
conseguenti rigetti e rivolte - anche in rapporto, s'intende, con tutta
l'esplosione contestativa, intanto, e delle lacerazioni politico-sociali
(in primo luogo gli effetti perversi della prolungata guerra in 
Vietnam), lungo gli anni Sessanta.
Intervenne allora il furore beat con i suoi gridati rifiuti, con 
l'irrequieta ricerca di nuove autenticit al di l delle lustre apparenze 
del benessere, dell'ottimismo facile, del conformistico buonsenso. I beat
(nel senso di battuti, sconfitti e di beati proprio attraverso la
marginalit) contrapponevano, provocatoriamente, l'individualismo 
anarchico e pacifista-apocalittico, libert e promiscuit sessuale, 
l'alcool e le droghe come strumenti liberatori. Ma se le manifestazioni non 
di rado si ribaltarono in discutibili forme d'estremizzazione e di 
atteggiamenti clamorosi, le pratiche di scrittura introdussero forti 
e importanti effetti innovativi, riproposero nell'universo urbano e 
tecnologico un recupero di tensioni visionarie e oniriche, vitalistiche, 
integristiche (Blake, Whitman, Rimbaud, i surrealisti, le filosofie 
mistiche orientali). Sono il tuo profeta venuto su questo mondo a
gridare/ un Nome insopportabile attraverso i miei 5 sensi...,
I am the prophet come home this world to scream/ an unbearable Name
thru my 5 senses  (trad. di F Pivano).
Rivolgimento che ebbe il suo manifesto in Howl (Urlo, 1956) di
Allen Ginsberg (1926), che era nato, intanto - in una sorta di emblematico
collegamento - a Paterson, New Jersey, nella Paterson del poema di
W.C. Williams, con un padre insegnante e poeta e una madre ebrea russa 
e socialista, nel clima di persecuzione inaugurato, in quegli anni, 
dal maccarthismo. Poi, l'incontro, a New York, con Kerouac e Burroughs 
(che sviluppavano in prosa le loro posizioni), con i ritmi del jazz, 
con il poeta Carl Solomon e l'incontro determinante, a San Francisco, 
con Lawrence Ferlinghetti, poeta egli stesso e proprietario della
libreria-editrice City Lights, che pubblica Howl (e che pubblicher poi
altri testi beat).
Kaddish (1961: la parola indica il lamento ebraico per i defunti) rievoca
la follia, le sofferenze e la morte della madre. Poi vengono i
viaggi in India e in Giappone, l'attiva militanza pacifista (l'espressione
flower power fu coniata da Ginsberg), il coinvolgimento sempre pi
largo nel buddismo zen. E con un vario itinerario di impegno e 
disillusioni sul piano pubblico-profetico (The Fall of America, La caduta 
dell'America, 1972); e, prima: Reality Sandwiches; Planet News, Notizie
del pianeta). Un pi pacato senso meditativo  in Mind Breaths (Respiri
mentali, 1977).
Quanto alla poesia di Ferlinghetti (1919) di famiglia originaria italiana),
risente notevolmente dell'influsso dei surrealisti francesi, ma 
anche attenta ai risvolti politico-sociali, alla denuncia ( sempre la
stessa gente/ solo pi lontana da casa/ su autostrade larghe cinquanta
corsie/ su un continente di cemento/ spaziato da blandi tabelloni/ 
illustranti imbecilli illusioni di felicit,
They are the same people/ only further from home/ on freways fifty lanes
wide/ on a concrete  continent/ spaced with bland billboards/illustrating 
imbecile illusions of happiness. in A Coney Island of the Mind).
Gregory Corso (1930: anche lui di famiglia di origine italiana) volge
gli elementi autobiografici (trascorse qualche tempo in riformatorio) in
chiave di estrosit surreale, immaginosa, in toni di tenero stupore e di
magico quotidiano.
Tra i numerosi nomi associati con il gruppo beat, Michael McClure.
Philip Lamantia, Jack Spicer. Collegato con le esperienze beat fu Charles 
Bukovski. Aderirono anche altri, eredi del radicalismo dei precedenti 
anni: Kenneth Patchen (1911-1972), Kenneth Rexroth (1905-1982). Altri
ancora vi restano collegati solo in parte, solo per qualche
aspetto. Come Gary Snyder (1930), interessato al folklore e alle 
tradizioni indiane, affascinato da un vibrante senso di natura che 
ritrova Emerson e Thoreau attraverso una essenzialit di provenienza
buddista e orientale.
Un pullulare di esperienze
Ma vi  -  stato giustamente detto - un vero pullulare di esperienze 
nella poesia americana tra moderno e post-moderno. E con una variet, 
anche, di posizioni intermedie. Rich;lrd Wilbur (1921), fedele 
all'impersonalismo modernista, elegante e levigato. Si  poi aperto anche
lui a un pi ramificato senso della vita soggettiva. Il formalismo 
s'intreccia, cos, con stati elegiaco-meditativi, con pi ampi giri
perifrastici (Howard Nemero, 1920-1990; William S. Merwin, 1927: Anthony
Hecht, 1923). I poeti della scuola di New York privilegiano la
raffinatezza espressiva, la sottile esplorazione psicologica, gli aspetti di
vita urbana, l'interplay con le arti figurative, con la musica (John
Ashbery, 1927; Frank O'Hara, 1926-1966).
Una linea alla quale vari altri si sono collegati (Ted Berrigam, 
Diane Di Prima, Ann Walman, John Wiener). Archibald R. Ammons (1926)
fonde la precisione dell'osservazione scientifica (la struttura oculare
di un insetto in Ommateum I955), con una celta eredit emersoniana che 
conduce a ritrovare corrispondenze tra la natura e le reazioni emotive. 
Diventano inevitabili le commistioni con la poesia confessionale 
(di Lowell, soprattutto). E James Merrill (1926) sa ben alticolare tali
passaggi aggiungendo anche un senso (proustiano) di memoria storico-mitica,
in ampia orchestrazione, con richiami ai viaggi in Grecia e in Italia, con
interessanti tentativi di plurilinguaggio. Emblematico, ovviamente, il
titolo di Divine Comedies (Divine Commedie, 1976), dato a un'intera
trilogia.
La linea confessionale si esaspera in scoperta intensit autobiografica
(il mare di ghiaccio che abbiamo dentro) in Anne Sexton (1926-1974),
morta suicida. William D. Snodgrass (1926) collega in una fitta rete di 
interscambi eventi privati e domestici (Heart's Needle. L'ago del cuore,
1959) ed eventi pubblici (After Experience, 1968; The Fhrer Bunker, 1977).
S. Plath e altre women poets
Allieva di Lowell (era alta, snella, con il busto lungo e fragile, i
gomiti aguzzi...), moglie del poeta inglese Ted Hughes, morta suicida,
Sylvia Plath (1932-1963) si impose dapprima come moderna figura
femminile divisa e in crisi - in un ambito di valutazioni anche
femministe. Aveva pubblicato un libro di versi (The Colossus, 1960) e
il romanzo autobiografico The Bell Jar (La campana di vetro, 1963).
Poi, apparvero postumi, a cura di Ted Hughes, Ariel e altre due raccolte 
di poesie. Il colosso  l'immagine paterna (il padre un entomologo, 
era di origine tedesca), incombente, rievocata, in Daddy, come un
possibile truce fantasma nazista. Vi  qualcosa di lacerante, nelle poesie
di Sylvia Plath, come in chiunque viva dopo Dachau, dopo Hiroshima, 
in un tempo di viscida neutralit morale. Ma l'angoscia autobiografica,
i tradimenti del quotidiano, quel terribile gioco con la morte si
rifiltrano in una ferrea disciplina delle parole (Giudici).
Anche Adrienne Rich (1929), come la Sexton, ha sondato ferite profonde 
(Breslin), scavando nell'inconscio; ma proiettandosi anche nell'impegno
pubblico (femminista). Altre women poets: May Swenson, Louise Gluck, 
Diane Wakoski.
Deep Image e Language Group
Infine, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, 
un gruppo di poeti ha proposto di ricercare una deep image, l'immagine 
profonda: non l'immagine statica, cio, degli imagisti, che  - per 
Robert Bly - solo fotografismo (picturism), ma l'immagine liberata 
dalla sua prigionia tra gli oggetti, quindi capace di fare balzi 
(leaping) verso tutte le direzioni, di percepire l'interdipendenza
fra tutte le cose vive. Modelli: Lorca, Neruda, il surrealismo, il 
francese Char. Ma Robert Bly (1926) mentre traduce Neruda guarda intanto 
al West americano, al recupero di una energia americana, di una 
solitudine nascosta nell'erba e nelle erbacce. Bly ha fatto confluire, 
poi, tutto ci anche in un pi diretto impegno (di protesta pacifista).
James Wright (1927-1980) ha delineato situazioni dure, aspre, personaggi, 
spesso, dal teso, cupo destino; e James Dickey (1923) esalta il lato
istintuale, l'iniziazione vigorosa (anche nel romanzo Deliverance, 
Affrancamento). Gi William Stafford (1914) aveva riproposto, in versi 
liberi, gli spazi del West (West of Your City, 1960), A Glass Face in 
the Rain, Faccia di vetro nella pioggia, 1982). Dice Louis Simpson (1923) 
della poesia americana: Qualunque cosa essa sia / deve aver stomaco da 
digerire/ gomma, carbone, uranio, lune, poemi,
Whatever it is, it must have/ A stomach that can digest/ rubber, coal, 
uranium, moons, poems.
E anche i poeti neri hanno assorbito e rielaborato nuove forme di 
linguaggio. Margaret Walker (1915) pubblic For My People (1942), sulle
orme, ancora, di Langston Hughes. Ma lo stesso Hughes ha sperimentato poi
nuove forme di scrittura. Si  cercato di uscire dall'ambito pressoch
esclusivo della denuncia, della problematica sociale-razziale. Intanto,
Robert Hayden (1913-1980) ha approfondito, della condizione nera, anche
lo spessore di memoria storica, rievocando figure ed episodi
(e intrecciandoli con temi autobiografici), ricorrendo alle tecniche del
contrappunto, del verso libero e proiettivo, della commistione dei generi.
Anche Gwendolyn Brooks (1917)  passata da prevalenti posizioni di 
protesta e polemica, sullo sfondo di una metropoli come Chicago, a una 
pi variata gamma.
Pi complessamente articolata la poesia (ma anche la prosa narrativa e 
saggistica, e il teatro) di LeRoi Jones (di Newark, New Jersey), promotore
di un'opposizione drastica, nell'ambito delle irriducibili posizioni di
non-integrazione del Black Power e di Malcom X: fino a cambiare il suo
nome stesso in quello africano di Imamu Amiri Baraka. Per lui,  il jazz 
(ne ha scritto una suggestiva storia, Blues People, in chiave di 
contrapposizione alla cultura bianca) che  alla base di un originale
linguaggio dei neri. E attraverso la netta contrapposizione si mira anche
a liberare energie imprigionate, a far emergere, attraverso lo scuotimento 
violento, una identit nera, una bellezza nera. In The System of 
Dante's Hell (1965), Jones traccia un parallelismo tra bolge infernali e
condizione nera. Di integrazione/ dei negri/ con i neri (of negroes 
with black people) parla Don L. Lee (1942).
In polemica spesso con un tale radicalismo si  invece affermata la linea 
di poesia di Nikki Giovanni (1934). Una linea prevalentemente 
autobiografica, perseguita anche da Sonia Sanchez (1934): I've been a 
Woman (Sono stata una donna, 1981). I ritmi del jazz sono ben presenti
anche nella poesia di Michael Harper (1938). Alice Walker, la ben nota
romanziera, ha scritto anche versi (Revolutionary Petunias and Other
Poems, Petunie rivoluzionarie e altre poesie, 1973).
Il discorso della e sulla poesia  comunque, in generale, sottile arduo. 
A parte le varie forme di pi spinto sperimentalismo (la poesia visiva,
eccetera), la poesia tende a dlstaccarsi dall'autore stesso, a prevalere 
e a prevaricare, semmai, come puro testo (anche sulla base delle 
indicazioni offerte da critici come Lacan, Barthes, Foucault), a 
travalicare la pagina stessa.
La narrativa. T. Capote, N. Mailer. Il secondo dopoguerra. J. Heller,
K. Vonnegut
Fu un'altra America che cominci a delinearsi, subito dopo la guerra, e 
dopo che gli americani erano sbarcati in carne e ossa, per dir cos, e in 
divisa, in Europa - estreme immagini, al tempo stesso, di un'America 
rooseveltiana, estroversa fortemente impegnata a livello umano-sociale. 
Venute meno certe particolari spinte collegate a quel clima, anche la 
narrativa imbocca, pi decisamente, la via di pi sottili stilizzazioni,
assorbe pi ampiamente - cos come la poesia - ragioni di stile e 
linguaggio, si va liberando di estremi residui naturalistici.
Una svolta segnalata, perfettamente, potrebbe dirsi, da almeno due
significativi romanzi: tale, ognuno, per una peculiare, diversa 
indicazione di direzione. Other Voices, Other Rooms (Altre voci, altre
stanze) di Truman Capote, e The Naked and the Dead (Il nudo e il morto), 
di Norman Mailer. Entrambi del 1948. Truman Capote (1924-1984) introduceva
atmosfere pi rarefatte, ombre inquietanti; indagava in pieghe
pi intimiste, in una conflittualit non pi sociale ma psicologica. Ed
ecco apparire il ragazzo Joel (troppo bello, troppo delicato, troppo 
pallido, con una dolcezza femminea che addolciva i grandi occhi neri).
Col suo contorto, scabroso e indefinito sviluppo fisico-sessuale, e la 
figura di Isabel, dal viso lentigginoso e il suo fare da ragazzaccio. 
E il tutto in un contesto un po' sfuggente, un po' onirico e surreale. Del
resto, Capote era anche lui di quel Sud, che suggeriva anche al 
drammaturgo Tennessee Williams, come si  gi indicato, torbide-raffinate
fantasie, tortuosi labirinti.
Truman Capote si era trasferito poi a New York, partecipe di un
certo intelligente e sofisticato jet set. Stilistica finesse  anche in 
The Grass Harp (L'arpa d'erba, 1951), e ironica eleganza, con qualche 
svolazzo,  in Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany, 1958), che
resta legato, nella brillante versione cinematografica, al sottile profilo
di Audrey Hepburn. Se la letteratura presta di tanto in tanto al cinema
trame e spunti famosi - e non sempre, ovviamente, si  qui potuto qui
citare un tale scambio - sar tuttavia il cinema ad influenzare 
maggiormente, con le sue tecniche e i suoi tagli, sempre pi la 
letteratura.
Ma quasi come in reazione, Truman Capote sviluppa poi uno stile da
reportage giornalistico, corposamente fitto di fatti di cronaca; e il 
risultato , nel 1966, In Cold Blood (A sangue freddo), il resoconto di
un allucinante delitto, effettivamente verificatosi nel Kansas, con la
strage di un'intera famiglia ad opera di due psicopatici. Svolta 
realistica? Romanzo-verit? Gioco crudele? Ancora una volta, non 
mancarono i sospetti di snobismo, di alessandrinismo mistificatorio. 
Intanto, si inaugurava il non-fiction novel, il romanzo-documento. 
Pezzi vari (racconti brevi, un racconto poliziesco, ricordi e 
ritratti - celebre quello di Marilyn Monroe - confluiscono in Music for 
Chamaleons (Musica per camaleonti, 1980).
Quanto a Norman Mailer (1923), The Naked and the Dead faceva,
innanzi tutto, della guerra - della tremenda guerra da poco conclusa - una
sconvolgente e pi generale metafora di disintegrazione e di allucinante 
quanto insensata disumanizzazione. Ma non meno disintegrante e 
disumanizzante  la pace, bench per vie pi ambigue e indirette. Da 
allora, Mailer si  fatto scrittore e, insieme, showman e testimone 
visceralmente legato a una fenomenologia americana in continua
trasformazione: dall'isterismo maccarthista al trauma del Vietnam, 
dall'uomo sulla luna alle grandi campagne presidenziali, fino al senso
acuto di un'America alla deriva proprio mentre diventa potenza egemone 
e guida dell'Occidente.
In un amalgama tra letteratura, sociologia, psicoanalisi e giornalismo,
quindi, e tra cruda cronaca e deformazione espressionistica, tra 
soggettivismo istrionesco e impegno riformatore, tra dissacrazione ed
esaltazione apocalittica. Cos, Mailer abolisce anche, via via, barriere 
e distinzioni fra generi e forme di scrittura, realizzando una narrativa 
che parte dai fatti per ribaltarli in una variet di soluzioni inventive 
(e di linguaggio). Da Barbary Shore (Costa dei barbari, 1951 ) a 
Presidential Papers (Rapporti al Presidente, 1963); da An American Dream 
(Un sogno americano, 1965) a Why Are We in Vietnam? (Perch siamo nel
Vietnam?, 1967) e a The Armies of the Night, 1968: la cronaca della
marcia pacifista sul Pentagono, alla quale partecip anche il poeta
Robert Lowell. Fino a The Executioner's Song (Il canto del boia, 1979), 
a Ancient Evenings (Antiche sere, 1983), una bizzarra immersione nel
passato mitico dell'antico Egitto, e a Tough Guys Don't Dance (I duri
non ballano, 1984), e oltre.
Il romanzo di guerra  talvolta occasione, del resto, per pi generali
e problematiche esplorazioni. Lungo una variet di tematiche (e di livelli)
naturalmente. Dai pi lineari (ma non pi di tanto) A Bell for Adano 
(Una campana per Adano, 1945) di John Hersey o Apartment in Athens (1945),
di Glenway Wescott, a The Gallery (1947), di John Horne Burns, a The Young
Lions (1948) di Irwin Shaw e a The Cannibal (1948), di John Hawkes e a 
From Here to Eternity (Da qui all'eternit, 1951), di James Jones; da 
Guard of Honor (1948) di James Gould Cozzens a The Caine Mutiny 
(L'ammutinamento del Caine, 1951), di Herman Wouk, ai sofisticati (ed
emblematici d'altronde, della frammentazione e rivoluzione del linguaggio
nella prosa narrativa) Catch-22 (1961) di Joseph Heller (1923) o al 
famoso Slaughterhouse-5 (Mattatoio n. 5, 1969) di Kurt Vonnegut (1922), 
che partendo dall'allucinante esperienza del bombardamento su Dresda
effettuato dagli aerei americani verso la fine della seconda guerra
mondiale, si apre a balenanti effetti di straniamento attraverso 
un'originale mescolanza di tecniche surrealistiche e di elementi 
fantascientifici. Una via che Vunnegut percorrer con crescente efficacia.
Rivoluzione dei costumi e del linguaggio. J. Salinger, J. Kerouac,
V. Nabokov, altra narrativa.
Lungo gli anni Cinquanta e Sessanta si approfondiscono tematiche 
concernenti i rapporti fra i sessi, i ceti sociali, le generazioni, nel 
gran crogiolo delle contraddizioni e dei ribaltamenti che investono, in 
tutti i campi, individui e societ. Ma anche tra compiacenze e false 
sicurezze. Effetti che corrono a volte pi veloci degli sviluppi stessi 
della narrativa, fra tecniche pi tradizionali (come in John Marquand)
e tecniche di stravolgimento sperimentalistico. Ma certe trasformazioni 
del costume coinvolgono spesso anche la narrativa pi di consumo (o 
intermedia), il bestseller (Peyton Place, 1956, di Grace Metalious). 
Ebbero larga circolazione The Group (1963), tra satira e audace analisi
del costume, e altri romanzi di Mary McCarthy (1912-1989). E il mondo 
dello spettacolo, dei bar e dei night clubs, con l'invadenza di una 
borghesia medio-alta opulenta e invadente  efficacemente trasposto nei 
romanzi di John O'Hara. Scrittore incisivo , per tali situazioni, 
John Cheever (1912-1982), con l'efficace dittico provinciale 
(The Wapshot Chronicle, 1957 e The Wapshot Scandal, 1964) e poi con
l'accorata paradossalit di Falconer (1977), con l'esperienza della 
prigione come di una sorta di radicale liberazione.
Ma vi sono alcuni folgoranti libri, particolarmente rappresentativi in
tale periodo. The Catcher in the Rye (Il giovane Holden, 1951), innanzi
tutto, di Jerome Salinger (1919): ancora, il Ragazzo, l'Adolescente
americano protagonista in un mondo appiattito nel suo conformismo,
apparentemente appagato ed established: il ragazzo Holden Caufield
che grida - ma attraverso la carica e le risorse del linguaggio (un
veemente college slang) - e rivendica, in modi dirompenti, un angosciato
bisogno di autenticit. Salinger ha scritto anche splendidi racconti;
ma si  da tempo chiuso in un grande, rigoroso silenzio. Poco
visibile  anche Harold Brodkey (1920), autore di fittissimi racconti
(qualcuno ha parlato di un Proust americano) e che da tempo lavora
a un romanzo in perpetua espansione.
Intanto, Jack Kerouac (1922-1969), legato all'esplosione beat, rinnovava 
in chiave di moderna irrequietezza (e di linguaggio parlato e
sincopato), l'altro grande mito americano: quello della incessante
mobilit, del nomadismo, della whitmaniana open road, della strada
aperta agli incontri, al viaggio - realistico e visionario al tempo
stesso. L'influsso del misticismo orientale anima The Dharma Bums (I
vagabondi del Dharma, 1958). Ma tali accentuazioni finiranno col 
togliere freschezza a quell'intuizione di mobili esperienze on the road.
In parte collegato con l'esplosione beat  anche William Burroughs
(1914), che esaspera, in The Naked Lunch (Il pasto nudo, 1959), e poi
nelle successive opere, i dati di un'acre esperienza autobiografica di
droga e disintossicazione per stravolgerla in un'indicazione, 
assolutizzante e un po' troppo protratta, di esplorazione onirica e di
liberazione visionaria. Sempre pi  andata invece apparendo come 
straordinaria creazione la lolita, la ninfetta dal fascino elusivo 
del romanzo (Lolita, 1955) di Vladimir Nabokov (1899-1977), di origine 
russa, e poi cittadino americano e scrittore in inglese (altro illustre 
caso sar, pi recentemente, quello del poeta Josip Brodskij), che
ripropone, in forme di lucida eleganza, al di l della provocazione 
scandalistica, il tema dell'amore assoluto come ossessione e tormento.
Ragazzi protagonisti si aggirano anche in James Purdy (1923), in romanzi
e racconti macabro-satirici, in cui il sogno americano sembra essersi 
trasformato in incubo americano, in chiave di colore di tenebre 
(Color of Darkness, 1957) e di irrisolte tensioni edipiche. Ragazzi in 
vana attesa di un Padre (come in Malcolm) o riproposti, tra ironia e 
amarezza, come modelli solo immaginari: come in The Nephew 
(Il nipote, 1960).
Ritorna al mondo del Sud William Styron (1925) con Lie Down In 
Darkness (Letto di tenebre, 1951), tragica storia familiare, e con The
Confessions of Nat Turner (l967), basato sulla rievocazione della 
rivolta di schiavi del 1831, in Virginia, raccontata, in prima persona, 
con accenti di biblica robustezza.
Black Novel. C.Himes, R. Ellison, J. Baldwin, A. Walker, T. Morrison
Ma la stessa narrativa nera imbocca ormai la via della rifiltrazione
linguistico-stilistica, dello scavo introspettivo, dell'inquietezza 
esistenziale. Vi  rabbiosa immediatezza, in Chester Himes (1909-1984), e
James Baldwin (1924-1987) focalizza con stilistica duttilit tensioni e
divisioni all'interno della stessa societ nera divisa tra l'umanismo di
Martin Luther King e l'estremismo afro-americano di Malcolm X. Go
Tell it on the Mountain (Va', gridalo forte, 1953); e in Giovanni's
Room (La stanza di Giovanni, 1956) la diversit non  soltanto quella
della razza, ma anche quella dell'omosessualit. La svolta narrativa era
stata comunque segnata, qualche anno prima, da Ralph Ellison (1914-1994),
autore di Invisible Man (1952), che s'impose per la sua forte catica di
simbolismo espressivo (a cominciare dalla potente metafora della
invisibilit del nero).
Decisivo  anche lo sforzo di acquisizione e rivisitazione di altre aree e 
figure culturali (Dostoevskij, in particolare). E si accentua 
l'atteggiamento problematico, interrogativo. Che alimenta anche una vivace
narrativa al femminile, in cui si metteranno in risalto, sempre pi, 
esigenze e verit di carattere interpersonale, rapporti pi duttili e
diretti, spesso anche conflittuali, tra i singoli, piuttosto che 
tematiche di coinvolgimento pi generale. come nei romanzi e racconti 
di Alice Walker (1944), ispirati - ma dal di dentro - a storie di 
black women: In Love and Trouble (Amori e affanni, 1973); You Can't Keep 
a Good Woman Down (Non si pu sottomettere una vera donna, 1981). Dello
stesso anno  anche il romanzo - di grande successo - The Color Purple
(Color porpora), in cui la Walker ha elaborato un vivace-delicato 
linguaggio black folk.
In The Bluest Eye (L'occhio pi azzurro, 1971) Toni Morrison
(1942), ex attrice, ex ballerina, redattrice della Random House, docente 
universitaria, racconta di una ragazza nera povera e vittimizzata,
ma ossessionata soprattutto dal desiderio di avere occhi azzurri. 
Sula (1973) presenta due donne, l'una ribelle e l'altra conformista, in 
una crescita opposta, ma anche parallela. A Beloved (Amatissima) fu 
assegnato il premio Pulitzer. Poi, Jazz. E il riconoscimento massimo del
Nobel, nel 1993.
Si  gi parlato, nelle pagine precedenti, di LeRoi Jones. Dissacrazione 
di stereotipi, con sovvertimento di strutture linguistico-sintattiche,
ma con aperture magico-comiche, troviamo anche in Ishmael Reed (1938).
Vigoroso saggista e polemista  Eldridge Cleaver (1935).
Il filone ebraico. I.B. Singer, S. Bellow, B. Malamud, P. Roth
L'intervento del cosiddetto nuovo filone ebraico ha introdotto, come si 
 gi accennato per la poesia, elementi di erudizione di cosmopolitismo, 
e di saggezza da sopravvissuti (Cunliffe). Va distinto, naturalmente, il 
preesistente filone, pi legato alla specificit etnico-religiosa e alla
vita all'interno del ghetto nonch alla rievocazione nostalgica del
vecchio mondo (spesso Est-europeo) lasciato alle spalle, spesso anzi 
cancellato dalla furia persecutoria nazista. Cos, Isaac Bashevis Singer 
(1904-1992), ebreo-polacco, si  sempre ispirato, polemicamente e, 
insieme, con supremo candore, nei suoi romanzi e racconti, ad ambienti e 
figure di un suo piccolo mondo antico e in una lingua - l'yiddish - ormai
morente. A Singer fu assegnato il Nobel nel 1978. Cynthia Ozik (1928), 
pi concettuale nei suoi romanzi e racconti  contro ogni omologazione. 
Contrasti si creano, d'altronde, anche all'interno stesso della societ 
americana, fra tradizionalisti e riluttanti e permissivi (come in Chaim
Potok, in Bruce J. Friedman).
A elevati livelli narrativi sono assurti Saul Bellow (1915), Bernard
Malamud (1914), Philip Roth (1933), i massimalisti, potrebbe dirsi,
della narrativa ebraico-americana. Bellow, di famiglia di origine russa,
poi docente a Chicago, ha magistralmente analizzato il vario disagio
dell'individuo nella dimensione urbana moderna: ma con un senso, 
insieme, di umorosit picaresca capace di ritagliare imprevedibili 
avventure nel cuore stesso dell'alienazione metropolitana. Da The Victim
(1947) a The Adventures of Augie March (1953) e all'esuberanza fantastica,
perfino un po' evasiva, di Henderson, the Rain King (Henderson, il re 
della pioggia, 1959). In una realt urbana, polivalente e sfuggente,
il personaggio-tipo  per Bellow l'intellettuale, il professore (il 
professor Herzog in Herzog, 1964): il duplice ritratto d'artista americano
- il maledetto e l'integrato - in Humboldt's Gift, Il dono di H., 1975:
il professor Corde, decano universitario, in The Dean's December, 1982, 
non il nobile intellettuale, ma l'intellettuale con le sue contorsioni,
le sue finzioni, i suoi istrionismi in una societ dello spettacolo, con
la sua capacit di manipolazione all'interno di una cultura multimediale.
A Bellow  stato assegnato il premio Nobel nel 1976.
Bernard Malamud resta maggiormente legato a un mondo d'infanzia
est-europea, di miseri scenari illuminati tuttavia da un senso di arcano
incanto. Ma anche nelle realta pi dure di un'America urbana (il mondo
del baseball in The Natural, Il campione, 1952: umanit di incontri 
interrazziali nell'America della depressione, in The Assistant, Il
commesso. 1957) possono ricavarsi spazi mitici, possibilit di miracoIi.
The Tenants (Gli inquilini, 1971)  costruito sulla tensione conflittuale 
tra uno scrittore ebreo e uno scrittore nero, che coabitano in un
edificio fatiscente. E in Lives of Dubin (Vite di Dubin, 1979 un biografo
si sente coinvolto nelle esistenze di cui si occupa. God's Grace
(Grazie a Dio, 1982)  una favola apocalittica. Emblematico gi il titolo
della raccolta di racconti The Magic Barrel (Il barile magico, 1958),
cui a1tre sono seguite.
Philip Roth libera invece le angosce di una certa condizione 
ebraico-americana in una violenza di grotteschi, comici distorcimenti. 
I suoi protagonisti s'immereono in un'obliosa, esultante estroversione, ma
portandosi dietro i loro segreti rovelli, i loro non saldati conti col 
passato, con le tradizioni dissacrate e tuttavia in qualche modo da 
recuperare. Roth conquist la celebrit con Portnoy's Complaint (Il 
lamento di Portnoy, 1969), il racconto comico-grottesco, appunto, che 
il narrante fa al proprio psicoanalista, di un'educazione superrepressiva
e delle trasgressioni, autoerotiche, che ne conseguono. Un gruppo di 
romanzi ha per protagonista Zuckerman, mobile autoritratto dello scrittore.
Il recente Operation Shylock (1994) ripropone in termini 
drammatico-estrosi il problema del rapporto tra ebraismo e sionismo
(Israele, lo Stato ebraico organizzato come tale).
Jerzy Kosinsky (1933-1992), di origine ebreo-polacca, morto suicida,
ha presentato lucidi squarci di situazioni alla deriva. Forte senso dei 
valori comunitari e senso, insieme, del grottesco e del logorio insiti nel
quotidiano sono nei romanzi e nei racconti di Grace Paley (1922).
Le minoranze
Attenuatasi la tendenza al melting pot, al crogiolo, si sono andate 
valorizzando le singole culture, in un composito gioco di recuperi di
tradizioni e di tensioni innovative. Gli indiani-americani rivendicano 
il senso di un passato che anche attraverso il cinema, si va ora 
rivisitando e riscrivendo. A N. Scott Momady (1934) fu assegnato un
premio Pulitzer per A House Made of Dawn (Una casa fatta di alba, 1968)
Altri nomi: James Welch, Louise Endrich.
Quella hispanic , certamente, la minoranza etnico-culturale pi 
consistente e pi attiva (e con mescolanze linguistiche anche
anglo-spagnole - lo Spanglish -). Chicanos (i messicano-americani) e 
portoricani hanno realizzato interventi di notevole portata. Si pensi
all'intensa attivit, in campo teatrale, di Luis Valdez, allo scrittore e
poeta Gary Soto, a scrittrici come Sandra Cisneros, Denise Chvez, ai
portoricani Pedro Pietri, Miguel Pinero. Ma vi sono anche gruppi di 
scrittori cino-americani, nippo-americani, filippino-americani. 
Recentemente, lo scrittore Gay Talese ha indicato posizioni e prospettive
di una rinnovata letteratura italo-americana.
Inventivit ironica e/o apocalittica: da J. Updike a T. Pynchon
Il filone principale  rappresentato da una narrativa varia, scaltrita,
ricca di spunti e di estri, talvolta perfino sovrabbondante. Si esplorano
tutte le forme, le condizioni, tutti gli stati mentali. Un atteggiamento
d'intellettualismo brillante, ironico e sottilmente inquieto (ma con 
possibili, rapide epifanie), che pu anche per ribaltarsi in tensioni e
ombre apocalittiche. Cos, John Updike (1932) si fa cronista, in
Couples (Coppie, 1968), tra divertito e pensoso, degli effimeri giochi e
paradisi dei nuovi costumi sessuali. E la fuga di Coniglio - 
personaggio felicemente schizzato in Rabbit, Run (1960) e poi, meno 
incisivamente, in altri due successivi romanzi - di fronte alle angosce
della falsa maturit che l'attende,  ancora una volta emblematica. Un
po' evasivo, invece, Brazil (1994), Gore Vidal (1925) coinvolge cronache
mondano-sociali e figure storiche nella satira sarcastica e corrosiva 
di una levigata societ dei media, che sembra emblematicamente
sdoppiarsi nella transessualit di Myra Breckinridge, nell'omonimo
romanzo (1968). Tutta una certa fenomenologia sociale scorre nelle
cronache brillanti (ma di ineguale livello), nella nonfiction di Tom 
Wolfe (1931).
Vanno anche aggiunti i reciproci influssi, ancora, tra cinema e 
letteratura (si pensi solo agli sviluppi del genere comico da Chaplin 
a Buster Keaton e a Woody Allen), e a registi come Stanley Kubrick, 
Robert Altman, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg. Senza dire delle 
arti visive (Andy Warhol, la pop art), della musica (Gershwin, John 
Cage, gli ulteriori sviluppi del jazz, Bernstein). Ma accanto e insieme
al grottesco e all'ironia elegante s'introducono, come si  sopra
accennato, i temi dell'incubo, della solitudine, della perdita, della
dfaillance. One Flew Over the Cuckoo's Nest (Qualcuno vol sul nido del
cuculo 1962), di Ken Kesey (1935) esplora fino alle ultime frontiere 
dell'alienazione. E balenanti effetti di straniamento produce la 
narrativa di Kurt Vonnegut, del quale si  pi sopra ricordato 
l'agghiacciante Mattatoio n. 5. Ma Vonnegut ha al tempo stesso innestato 
i suoi sensi ossessivi (la guerra, la violenza-tecnologia) su situazioni 
tratte dalla pi corrente narrativa popolare (il giallo, il genere
fantascientifico). Genere che ha, ad ogni modo, un suo peculiare, 
eccezionale sviluppo, d'altra parte, lungo una linea pi propriamente
tecnologica, per cos dire (di Isaac Asimov, un altro russo-americano),
o lungo quella, pi liricizzante e sofisticata, di Ray Bradbury.
Dietro le normali situazioni, Joyce Carol Oates ( 1938-) fa intravvedere,
pur senza troppo sconvolgere il suo raccontare, il lato oscuro, forse
demoniaco. Il linguaggio scurrile di Hubert Selby (1926) trascrive i
ritmi violenti e insensati della sconvolta realt urbana. Charles Bukovski
(1920-1994), prolungando un'eredit californiana (Miller, i beat),
scrive le sue storie di ordinaria follia, con aggressiva, stralunata 
esplicitazione (Erections, Ejeculations, Exhibitions and General Tales 
of Ordinary Madness, 1972). Tecniche innovative, pastiche iperrealistici
troviamo in Richard Brautigan (1935). Ma il romanzo si va proponendo
sempre pi come una sorta di genere onnicomprensivo: sensazionale, tra
artificio, ironia, collages, lucidi incastri, situazioni grottesche, 
pseudo-miti d'oggi, e nostalgiche impennate (Ragtime, 1975, di Edgar 
Doctorow). John Barth (1930) ha anche teorizzato l'esaurimento di certe
possibilit e l'inizio di una postmodernist fiction scaricata di ogni
turgore e accensione, ma disponibile all'artificio affabulatorio. Fino a
fare di un tale artificio, con funambolica perizia, l'oggetto stesso del
narrare (come nel parodico The Letters, Le lettere, 1979: parodia del 
romanzo epistolare settecentesco).
Thomas Pynchon (1937) fonde, con ricchezza immaginativa, frustrazioni
umanistiche e trionfi (e minacce) tecnologici, in un raccontare
ipertrofico che vuol essere anche come un'estrema difesa. Gi Entropy
(Entropia, l960) segna la svolta verso le tematiche della scienza e della
fisica quantica. Poi, Pynchon fa della lettera alfabetica V un'entit 
polivalente, dai mille volti, mitici e reali (Venere, la Vergine, 
Valletta); e una vicenda umana si svolge racchiusa nella parabola di 
una V-2 (i micidiali missili tedeschi) in Gravity's Rainbow (Arcobaleno
della gravit, 1973). Una scaltra inventivit  in The Crying of Lot 49 
(L'incanto del lotto 49, 1966). E un fitto, intersecato quadro di 
un'affluente, permissiva e iperrealistica California, tra sovraeccitazione
e paranoia,  presentato in Vineland (1990).
Pressoch parallele le geniali invenzioni di William Gaddis (1922),
con i suoi personaggi impostori e deliranti (JR, 1976), i collages, 
mutuati dalle tecniche della pop art, di Donald Barthelme (1933): dai 
racconti di Come Back, Dr. Caligari (Ritorna, Dr. Caligari, 1964) a 
City Life (1970) e a White Snow (Biancaneve, 1967) e a The Dead Father 
(Il padre morto, 1975); e alle visionarie immagini di citt notturne di
Overnight to Many Distant Cities, 1983. Post-moderno ben consapevole
dei suoi mezzi espressivi, tra innovazioni formali, virtuosismi
linguistici alla Joyce e gusto plastico-sensuale,  William Gass (1924)
autore anche di finissimi saggi. John Gardner (1933-1982), riflessivo e
filosofico, rivisita un certo Medioevo (Grendel, 1971) e ribadisce la
necessit di ritrovare una dimensione etica, al di l di uno 
sperimentalismo spesso alquanto mistificatorio (nel saggio
Moral Fiction, 1978).
Una moderna galleria di vite americane (spesso di outsiders e di
ultimi piccoli eredi del sogno) si snoda, vivacemente ed 
emblematicamente, attraverso le stories (e le poesie, anche) di
Raymond Carver (1939-1988). Inquietanti le figure femminili di
Joan Didion (1934), sullo sfondo di precise e stranianti realt sociali 
(e politiche). Stravolgimenti e allucinate manipolazioni politico-sociali
anche nei romanzi di Don De Lillo. Libra (1988)  incentrato 
sull'assassinio del presidente Kennedy. Susan Sontag (1933)  acuta
testimone - narratrice e saggista - di una fenomenologia socio-culturale 
che si fa sempre pi vasta (e ambigua): gli effetti del Vietnam, il 
narcisismo, la fotografia come perverso gioco di duplicazione, i nuovi 
luoghi comuni. Erica Jong (1942) ha vivacizzato temi e rivendicazioni del 
femminismo con le sue eroine decise, spregiudicate e vulnerabili 
(Fear of Flying, Paura di volare, 1974). John Irving (1942) disegna
aspetti grotteschi dell'America d'oggi (The World according to Gap, 
Il mondo secondo Gap).
La narrativa si confronta ormai - e non solo in America, del resto - con
i nuovi linguaggi, taglienti, immediati, ma cos spesso frenetici e 
approssimativi, proposti dai media. Per cui si sono andate via via
attenuando certe tradizionali pi nette distinzioni tra narrativa high
brow o low brow (di alto o basso profilo). Ma restano ineguali
s'intende, le risultanze. Cos, Robert Coover (1932) ha, ad esempio,
genialmente perseguito nuovi modi di percezione, abolendo il confine
tra il probabile e l'improbabile, utilizzando per ulteriori significanti il
linguaggio stesso dei media e le situazioni offerte dai pi diffusi 
fenomeni di massa (lo sport, lo show, i comics) in un gioco stilistico di
decostruzione, tra disinvoltura e deformazione grottesca (da The 
Babysitter, 1969, a Spanking the Maid, Sculacciando la cameriera, 1982) e 
a Night at the Movies (Una sera al cinema, 1987): introducendo le prime
convivenze tra figure umane e personaggi dei cartoons.
I minimalisti. Cyberpunk Fiction
Infine, l'America rampante delle presidenze Reagan e Bush, quella
pi perplessa e variegata della presidenza Clinton, col rilancio dei miti
dell'intraprendenza e del loro sgonfiarsi e rilanciarsi in altre forme, 
tra sensi di vuoto, complessi di colpa e nuove progettazioni. Un'America
stravolta e smarrita, ad ogni modo, tra anni Ottanta e Novanta, tra la 
brillantezza delle grandi luci di New York, le morbidezze del consumismo 
e del permissivismo e i mille nodi delle contraddizioni. Un'America
osservata da giovani, giovanissimi minimalisti in una fredda luce da
schermo televisivo e colta, con lo scatto del video-clip, in situazioni di
neutra quotidianit, vuota, riempita per frenetico accumulo di gesta 
casual (tra piscine, corse in auto, promiscuit sessuale, eccetera), in un 
atteggiamento di assoluta indifferenziazione e intercambiabilit, tra 
insofferenze e compiacimenti. Ma solo raramente (e blandamente) quelle 
situazioni si fanno poi metafore incisive di un pi complesso disagio.
I nomi? David Leavitt (1961), che fu il primo di tali minimalisti
(o post-minimalisti? Fernanda Pivano ha indicato come iniziatori
gi un Raymond Carver, una Joan Didion, o Ann Beattie), con Family
Dancing (Ballo in famiglia, 1984); e il Jay MacInernay (1955) di Bright
Lights, Big City (Le grandi luci di New York, 1984, appunto); il
Bret Ellis (1964) di Less Than Zero (Meno di zero, 1985); la Susan
Minot di Monkeys (Scimmie, 1986; Folly, 1994).
Ma atteggiamenti e formule si moltiplicano (il new horror dei romanzi 
di Stephen King - e i dinosauri, magari, di Michael Chricton - ; la 
New Wave fantascientifica, la fiction cyberpunk, con le suggestioni 
(terrori?) dello spazio-tempo virtuali, e autori come William
Gibson (1948), Bruce Sterling (1948), che ha curato una Cyberpunk
Antology (1986). Tra molte irrequietezze, ad ogni modo. Il gap 
realt-sogno americano resta lacerante. L'America pot configurarsi,
all'inizio, come una situazione unica; e ora  parte, certo, del 
comune destino dell'umanit. Ma chi pu dire tuttavia quel che fermenta
nel grosso inquieto cuore dell'America, che  pi oscuro e impulsivo di
quanto ognuno possa pensare?
FINE.
