TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

LUIGI PIRANDELLO.
DA NOVELLE PER UN ANNO: 
Visitare gl'infermi.

  In meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che
Gaspare Naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del Cilento,
suo amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente
morte del figliuolo.
  Tutti, in prima, pi che afflizione ne provarono sbigottimen-
to e ciascuno con ansia domand pi precisi ragguagli. Ma la
prima costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confor-
tante che il Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giova-
ne, era pur dentro minato da incurabile malattia cardiaca. Sic-
ch, via! poteva aspettarsi da un momento all'altro, poverino,
una fine cos.
  I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del
Cilento ansanti, pallidi, con occhi da spiritati.Non  ancor
morto?.Volevano vederlo.
  Porta, usci, finestre,tutto spalancato. E nelle camere, fra il
trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite
di tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove
il sole d'agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel
fresco d'ombra.ah! delizioso.
  Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini,
donne, ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a co-
glier di volo qualche notizia. Un bambino s'affannava a salire e
a ridiscendere gli scalini troppo alti per lui e, reggendosi con
una manina paffuta al muro, a ogni scalino, rimbalzando tutto
fin nelle gote e sorridendo con la boccuccia sdentata, emetteva
una vocina frale:
  h h!
  Puteva di piscio, carinello, ma non lo sapeva.
  Altri due ragazzi, giocando tra loro a pi della scala, vennero
a lite; la madre allora tra gli zitti della ressa, dovette scendere e
portarseli via. Li picchi, appena fuori, stizzita di non poter as-
sistere per causa loro a quello spettacolo.
  Ah, i figli, che croce!
  Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a que-
sto, un letto, messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento.
  I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di
su la soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del
moribondo, intere fino al grosso volume paonazzo e villoso de-
gli organi genitali; e si strinsero tra loro istintivamente dal ri-
brezzo che pur li attirava a guardare. Due infermieri avevano
sollevato il lenzuolo da piedi, e lo reggevano alto in modo da
impedir la vista del volto a chi guardasse dall'uscio.
  Ma che gli fanno? Perch? domand qualcuno.
  Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di l dal lenzuolo leva-
to, il rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse cos d'una
crudele e sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, pro-
fittando che non si poteva pi muovere.
  Intanto, altri visitatori sopraggiungevano.
  Un medico, il pi vecchio dei tre che stavano attorno al letto,
disse alla fine con voce imperiosa:
  Signori, troppi fiati qua dentro!
  I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta, atteg-
giati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia indefi-
nita, guardinga.
  I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie:
  Com' stato? Quand' stato?
  E l'avvenimento usc a poco a poco dal vago delle prime noti-
zie, si precis, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari
di nessuna importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evi-
denza agli occhi di tutti, che ciascuno poi rifacendo il racconto,
non pot pi fare a meno di riferirli con le medesime parole, al-
lo stesso punto, con la medesima espressione e lo stesso gesto: il
particolare, per esempio, del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi
alla serva del Cilento nel sentirsi venir male, e che poi non pot
bere.
  Ah no?
  Non pot berlo!
  Io sono venuto,diceva Guido Pntina, ricco proprieta-
rio e assessore del Comune,mezz'ora appena dopo il colpo.
  Ma che fece, scusi? cadde proprio a terra?,domand il
piccolo De Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di
poter rivolgere la parola a un personaggio di conto come il Pn-
tina.
  Stramazz. Ma io lo trovai gi adagiato su quella poltro-
na,rispose il Pntina, rivolgendosi per agli altri.
  Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava l in
un angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica.
  Ancora,riprese il Pntina,i sensi non li aveva per-
duti.Animo, Gaspare!gli dissi.Vedrai che non 
nulla! Ma lui, che non poteva pi parlare, con la sinistra il-
lesa si prese il braccio destro morto, cos. e si mise a piangere.
  Il braccio soltanto. morto?, domand un giovane
biondo, molto pallido, intentissimo al racconto.
   la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, pa-
ralisi a destra.
  Questa cognizione medica il Pntina se la lasci cadere dalle
labbra con aria d'umile superiorit verso gli altri ascoltatori, co-
me una cosa, oh Dio, naturalissima, ch'egli sapesse da tanto
tempo: l'aveva appresa invece un momento prima dai medici, e
ora se ne faceva bello con quegli ignari, allo stesso modo che
dell'essere accorso tra i primi, dell'aver visto ancora sulla pol-
trona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva fatto del suo
braccio morto.
  S, era venuto questa mattina dalla campagna,narrava
in un altro crocchio vicino l'avvocato Filippo Deodati, alto,
magro, diafano, fortemente miope. Parlando, in pensiero co-
m'era sempre delle parole da usare e dell'efficacia dei gesti, in-
tercalava a quando a quando pause sapienti, anche per dar tem-
po a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo parlar dipinto.--Sa-
pete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara. Che aria! Sar circa
a tre chilometri da qui.
  Tre? dici quattro no, pi! pi! --corresse uno degli
ascoltatori, come se con quei pi! pi lo aizzasse a dir pi
presto.
  Ma il Deodati gli sorrise e seguit placido:
  E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due
ore, per lo meno, sotto questo sole d'agosto nella calura
asfissiante,per lo stradone erto cos su un baroccino tira-
to da un'asina vecchia!
  Uno, allora, esclam, con gesto quasi di rabbia:
  Pazzie!
  E dicono,aggiunse subito un altro,che, entrato in
paese, fu visto da un suo parente.
  No, che parente! ,orresse un terzo, come se volesse
mangiarselo.Scardi, Nicolino Scardi, perdio! Me l'ha detto
lui stesso.
  Io so un parente!
  Scardi, ti dico, perdio! me l'ha detto lui stesso. Lo vide che
frustava alla disperata l'asinella. Voleva raggiungere, chi sa per-
ch, la postale di Siculiana.Gaspare! Gaspare!gli gri-
d anzi Nicolino.E piano! cos t'ammazzi!Lasciami
correre!,li rispose lui.Mi fa bene! Mi fa bene!.
  E correva alla morte!,ospir guardando tutti a uno a
uno, un ometto calvo, panciutello, che arrivava s e no ad affer-
rarsi le manocce pelose dietro la schiena.
  Fece dunque,riprese il Deodati,la sua visita di con-
doglianza al buon Cilento, per cui era salito dalla campagna.
Aveva gi terminato la visita. stava per andarsene quando
qui,appunto, in questa saletta qui, l a quel posto,la serva del
Cilento lo trattenne per raccomandargli, non so, un suo nipote
falegname. Il povero Gaspare, col cuore che gli conosciamo tut-
ti, prometteva aiuto, protezione;sapete come faceva lui,
che si stropicciava sempre, parlando, la palma della mano qui
sul fianco. Tutto a un tratto: che ? si sente venir male,
dice:-- Per favore, un bicchier d'acqua.--La serva corre
in cucina, torna col bicchiere, glielo porge; lui fa per recarsi il
bicchiere alle labbra;non pu; la mano, invece d'andare in
su, gli va in gi cos, cos, tremando e versando l'acqua.
il bicchiere gli cade di mano, i ginocchi gli si piegano, e stra-
mazza.
  --O-h! guardate,--sugger piano l'ometto calvo, acco-
standosi, con un dito della manoccia teso,--l, guardate i
cocci del bicchiere, l.
  Tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci nell'angolo,
come dianzi quegli altri la poltrona. Ma giunse in quella dalla
stanza del moribondo un puzzo intollerabile, che fece arricciare
il naso a tutti.
  --Buon segno!--esclam qualcuno, avviandosi per recarsi
in un'altra stanza.--Si scarica.
  Parecchi confermarono:
  --Buon segno, s, buon segno!
  E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo.
  Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fra-
tello Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme
con altri visitatori, tutti in silenzio.
  Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o
con un lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se
i sopraggiunti fosser venuti a dirgli:--Tuo fratello  guarito,
cammina,--scatt in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni
si provarono a trattenerlo.
  --No, lasciatemi. Voglio vederlo!
  E and, seguito dal figlio.
  Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si
trattennero presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perch il
letto e il giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una
spruzzata d'aceto alla camera.
  Gaspare Naldi, di corporatura potente, sorretto il busto da
una pila di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il vol-
to paonazzo, aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava un
p accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'e-
ra chinato sul letto a spiarlo negli occhi.
  --Gaspare! Gaspare!--chiam il fratello, con la speranza,
nella voce, che il colpito l'udisse.
  Ma il morente seguit a guardarlo ancora un pezzo, acciglia-
to; poi contrasse, come in un sorriso, la sola guancia sinistra e
apr alquanto la bocca da questo lato; si prov a far pi volte
spracche con la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed
emise un suono inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiuden-
do lentamente le palpebre.
  -- M'ha riconosciuto! -- disse allora piano Carlo Naldi
agl'infermieri seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a
se stesso.--Vuol parlare, e non pu! M'ha riconosciuto!
  Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito
dopo a rantolare.
  --Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto!--ripet il Naldi al
giovine medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre
medici curanti.
  --Come no? Sissignore!--disse il Bax, sorgendo in piedi
militarmente e sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto.
  --Sta, sta seduto.
  --No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non
l'ha ancora perduta. Ogni tanto, qualche lucido intervallo.
  --C' speranza, dunque?
  --Il caso  grave; io parlo franco, sa? ma le speranze, nossi-
gnore, chi lo dice? non sono perdute. Ancora io non dispero
ecco. Per  un caso d'embolia cerebrale, e,
  --Ah,--fece, accostandosi con timida curiosit, in punta di
piedi, il Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, nono-
stante il puzzo, alla scena commovente tra i due fratelli.--Non
 colpo apoplettico?
  --Embolia cerebrale,--ripet a bassa voce il dottor Bax, co-
me confidasse un gran segreto e spieg brevemente la parola e il
male.
  Il Deodati usc dal salotto e si rec a raggiungere gli amici nel-
l'altra stanza.
  --Speriamo che di qui a domattina si risolva,--continu il
Bax.--Vigoroso, un gigante. Eh, dovr stentare la morte ad
abbatterlo. Noi intanto non abbiamo nulla da fare; parlo
franco io. Assecondiamo la natura: questo il nostro compito,
ecco! Da un momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi
benefica.
  S'accost al letto e consult il polso del giacente.

  --I polsi si mantengono. Applicheremo pi tardi due carte
senapate ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non
mi prendo nessuna libert, io.
  Il Bax era all'inizio della carriera, e per costretto a codiare
un p l'uno, un p l'altro dei medici pi accontati, tutti--
s'intende--asini per lui. Mah! Riteneva una fortuna l'essere
stato chiamato in quell'occasione, al letto d'uno in vista come il
Naldi; gli conferiva una certa importanza e l'avrebbe rialzato
nel concetto di tanta gente che affluiva d'ora in ora a visitar
l'infermo, cui egli per ci assisteva col massimo zelo. Nel veder-
lo cos faccente attorno al letto, nessuno (egli credeva) avrebbe
sospettato che gli altri medici curanti lo avessero chiamato uni-
camente perch lo sapevano resistentissimo al sonno.
  --Sentite, eh? Ma se lo supponevo io!--diceva frattanto Fi-
lippo Deodati nell'altra stanza.--Ma che colpo apoplettico
d'Egitto! Possibile, cos, un colpo? E caso d'embolia. Un caso
d'embolia cerebrale, bello e buono, di quelli genuini, tipico,
via!
  --Com'hai detto?--domandarono alcuni.
  --Embolia? Che significa?--domandarono altri.
  --Eh, dal greco, perdio, me ne ricordo ancora dal
liceo. Quando la circolazione del sangue non si svolge pi rego-
larmente, perch il cuore, capite,  indebolito, che avviene? av-
viene che nel cuore si formano certi grumi di sangue, grumi,
grumi. Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore,
capite? e gira. Oh! Fino a tanto che incontra vasi capaci, que-
sto grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cer-
vello dove i vasi sono pi fini d'un capello; eh, allora,
interponimento;--mi spiego?--avviene l'arresto e il
colpo.
  Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fia-
tare, come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un
piccolo grumo! Si stacca, gira e poi, embol, interponi-
mento . Da che dipende la vita d'un uomo! Pu accadere a tut-
ti un caso simile.
  E ciascuno pens di nuovo a s, alle condizioni della sua salu-
te, guardando con crudelt quelli tra gli astanti che si sapevano
di salute cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi
senza collo, sempre acceso in volto, pi miope del Deodati, so-
spir agitando sotto gli sguardi dei radunati pi volte di seguito
le palpebre dietro le lenti che gli rimpicciolivano gli occhi.
  --Intanto,--seguit il Deodati,--se l'arresto non si risolve
prima delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita dege-
nera, capite? e avviene il rammollimento.
  --Povero Gaspare!--esclam con angoscia intensa, esaspe-
rata, l'uomo miope senza collo.
  E l'ometto calvo, panciutello, osserv, facendo rincorrere i
pollici delle manocce pelose, che l, sul ventre, poteva facilmen-
te intrecciarsele.
  --Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto
del Cilento si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri
bambini.
  L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconi-
camente il capo.
  --Sei? Dica sette!--corresse uno.--La povera moglie  in-
cinta di nuovo.
  Poi si guard attorno e domand:
  --Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete!
  --Pensare,--sospir Guido Pntina,--che a quest'ora sa-
rebbe laggi in campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi
contadini, come tutti gli altri giorni. Maledetto il momento che
gli venne in mente di salire in paese quest'oggi! Perch, sentite:
 vero purtroppo e non si nega ch'era continuamente sotto la
minaccia di,di questo grumo che dice Deodati; ma probabil-
mente, probabilissimamente, senza la causa determinante di
queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del baroccino.
  --Eh, ma se voi del municipio,--lo interruppe il Deodati a
questo punto,--non ci volete pensare a riparar lo stradone!
  --Come no?--rispose vivamente il Pntina.--Ci s' pen-
sato!
  --S! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale, per dar
modo ai ragazzi di fare alle sassate. Chi li stende? Debbono
stendersi da s?
  --Basta, certamente,--interloqu per metter pace l'ometto
calvo,--il povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque,
magari dieci anni ancora!
  --Si sa! Certo! E cos!--approvarono a bassa voce alcuni.
  --Contradizioni inesplicabili!--esclam il Deodati.--Ma
gi, inutile! La fatalit. Si ha un bel guardarsi di tutto e
aver cura timorosa e meticolosa della propria salute: arriva il
giorno destinato, e addio.
  L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alz;
sbuff forte, approvando col capo; non ne poteva pi; e and
ad affacciarsi al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Nal-
di, leggessero la condanna a lui. Eppure non se ne andava; re-
stava l, come se qualcuno ve lo costringesse.
  Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e
allora venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del
Naldi in quegli ultimi anni, da che egli cio, guarito miracolosa-
mente d'una polmonite, s'era ritirato in campagna con la fami-
glia, per consiglio dei medici, i quali gli avevano assolutamente
proibito d'attendere agli affari. Per qualche tempo il Naldi, s,
aveva seguito la prescrizione, vivendo come un patriarca in
mezzo alla numerosa famiglia e ai contadini, curando scrupolo-
samente la salute. S'era finanche provvisto d'una Ficcola far-
macia e d'una bibliotechina medica, con l'aiuto delle quali s'era
dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico alla
moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, l a Val Maz-
zara.
--Che aria!
--E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato.
--Era il suo orgoglio, quel pergolato!
--Dovette pagarla cara, quella terra, no?
  --Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima
di fallire. E che lui poi ci ha speso tanto.
  --Gran lavoratore!
  In quest'ultimo anno, difatti, contento della recuperata salu-
te, aveva ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per
recarsi alle zolfare di sua propriet; e a chi lo richiarnava ai con-
sigli dei medici, mostrava sotto la camicia una pelie di coniglio
sul petto.
  --E ne tengo un'altra dietro, a guardia delle spalle,--dice-
va.--Appena sudo, mi cambio. Oh, sei figliuoli ho; non pos-
so star mica dentro uno scaffale!
  Con quella pelle di coniglio addosso si sentiva ormai invulne-
rabile, come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e
questa superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice.
  --E intanto, in un attimo--concluse l'ometto calvo.--Chi
sa a quanti contadini avr lasciato detto stamane, prima di par-
tire: Per far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno.
  Il Pntina approv col capo, soddisfatto che si fosse tratta
tanta materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui.
  Due o tre consultarono l'orologio. Era l'ora della cena pei
pi; ma nessuno avrebbe voluto andar via. La catastrofe poteva
essere imminente.
  Entr nella stanza, un momento, il dottor Bax, e tutti si vol-
tarono a guardarlo. Il piccolo De Petri, atteggiato di mestizia,
gli domand:
  --A che siamo?
  Il Bax apr le braccia in risposta, chiudendo gli occhi e traen-
do un gran sospiro.
  --Ma c' tempo?
  --Signor mio, non si pu dire!
  --Su per gi.
  --Nulla, nulla,--rispose il giovane medico, infastidito --
Da un momento all'altro pu sopravvenire la paralisi cardiaca.
Se non sopravviene, ne avremo a lungo.
  Non chiamerei questo medico, neppure in punto di morte
disse tra s il De Petri stizzito.
  Alcuni si mossero per andar via: non potevano farne a meno-
erano attesi in casa per la cena. Ma, prima d'andarsene, vollero
rivedere il moribondo, ed entrarono nel salotto, col cappello in
mano, in punta di piedi. Contemplarono un pezzo in silenzio il
giacente, a cui il nipote introduceva tra le labbra, cautamente
un cucchiaio a met pieno d'una mistura rosea. Il moribondo
continuava a rantolar sordamente, facendo gorgogliar la mistu-
ra nella gola, come se si divertisse a fare un gargarismo. Ritor-
narono poco dopo, per la visita serale, i tre medici curanti. A
uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del col-
pito, prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio sgomento de-
gli astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa
d'un responso fatale, inappellabile. Il giovane dottor Bax riferi-
va in breve a bassa voce ai tre colleghi, che dimostravano di non
prestargli ascolto, lo stato dell'infermo durante la loro assenza.
  --Zitto, collega: va bene!--disse, seccato, il pi vecchio dei
tre, e tir gi il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del mo-
ribondo agitati continuamente, per lo stento della respirazione,
da conati quasi serpentini. Quella vista angosci cos gli astanti
che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da
una candela sorretta da un infermiere. Un altro dei medici, ma-
gro, rigido, impassibile, pos le dita nodose sull'attaccatura del
collo, a sinistra, ove lenta e forte pulsava visibilmente l'arteria
poi tutta la mano, sul cuore. Il terzo si mise a solleticar con un
dito la pianta del piede destro, paralitico, per accertarsi se non
vi permanesse ancora un ultimo resto di sensibilit.
  Il medico magro rigido disse a uno degli infermieri:
  --Avvicinate la candela.
  E con due dita sollev la palpebra dell'occhio destro gi spen-
to.
  Poi, tutti e tre, seguiti dal giovane dottor Bax, si recarono al
balcone, e vi sedettero al fresco a confabulare. Dopo alcuni mi-
nuti uno d'essi s'alz e, accostandosi alla mensola, trasse dall'a-
stuccio una siringhetta, la pul, la prov due volte facendone
sprillare un p d'acqua; poi la riemp di caffeina e s'appress
al letto.
  --La candela!
  --Dottore, dottore, perch prolungar cos lo strazio di que-
sta agonia?--gemette affannosamente lo zio canonico, impal-
lidito alla vista dello strumento.
  --E nostro dovere, reverendo,--rispose asciutto asciutto il
medico, scoprendo la gamba del giacente.
  --Ma lasciamo fare a Dio,insist con voce piagnucolosa
il canonico.
  Il medico, senza dargli retta, cacci l'ago nella gamba insensi-
bile; e l'altro chiuse gli occhi per non vedere.
  Poco dopo, lasciate al Bax alcune prescrizioni per la notte, i
tre medici andarono via, seguiti da quasi tutti i visitatori.
  Rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico.
  Ardeva sulla mensola una candela, la cui fiamma era conti-
nuamente agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone.
  Il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva
annerito sui bianchi guanciali. I peli dei baffi rossicci sembrava-
no appiccicati sul labbro, come quelli d'una maschera. Sotto i
baffi, dalla bocca aperta, un p storta a destra, il rantolo usci-
va angoscioso e, sotto il lenzuolo, era palese l'orrenda fatica del
ventre e del petto per la respirazione.
  I due infermieri sedevano in ombra, silenziosi, alla sponda
del letto: uno suzzava con un bioccolo di bambagia dalle gote
del giacente l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio;
l'altro reggeva su le ginocchia un cuscino, sul quale il moribon-
do allungava, per ritrarla subito dopo irrequietamente, la gam-
ba illesa.
  Su un quadricello presso la mensola sorgeva un uccellaccio
imbalsamato, dal collo e dalle zampe esili e lunghissime, il quale
pareva guardasse spaventato, con gli occhi di vetro, gli attori
muti di quella lugubre scena.
  A pi del letto, il canonico, curvo, le braccia appoggiate sulle
gambe, le mani intrecciate, pregava con gli occhi chiusi, e sotto
le palpebre, a tratti, si vedeva quasi fervere la muta preghiera.
  Il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve
sulla blanda e chiara suffusione del chiarore lunare: alito di de-
liziosa frescura.
  Il dottor Bax rientr nel salotto, e not subito che lo stento
della respirazione cresceva di momento in momento. Gi il vol-
to del Naldi aveva assunto il caratteristico aspetto cianotico: la
bocca aperta sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle
narici un che di muffito o di fuligginoso.
  --Tenete sempre la vescica un p a manca, cos,--disse a
bassa voce agli infermieri.
  Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul
serio. Un piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il
moribondo con quella specie di berretto, a tocco di giudice, an-
zich dritto, sulle ventitr. Ma gi--si capiva--tanto per dire
qualche cosa.
  E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era pi altro
da fare, si rec al balcone. Di l, appoggiato alla ringhierina di
ferro, contempl a lungo l'ampia vallata che sotto il colle su cui
sorge la citt s'allarga degradando fino al mare laggi in fondo
rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della
morte, contempl in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare
Ma nessuna relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e
quell'anima che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Fa-
vole! Il Naldi sarebbe finito tutto laggi... E cerc con gli occhi,
in un punto noto della vallata, la macchia fosca dei cipressi del
camposanto. Laggi, laggi; tutto e per sempre. E, nella sin-
cerit ancora illusa della sua giovinezza, immagin, attraverso
gli stenti superati per procacciarsi quella professione di medico
il suo compito in mezzo agli uomini: alleviare le sofferenze, al-
lontanare la morte, l'orrenda fine, laggi.
  Fu scosso, a un tratto, da un borbottio sommesso dentro la
stanza. Un prete nottante, dall'abito frusto, leggeva con un pa-
o di rozzi occhiali sul naso, curvo sul moribondo, in un vecchio
e unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura
ora un Pater ora un'Ave, che i due infermieri e il canonico ripe-
tevano a bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli oc-
chi impassibili, s'infroci una grossa presa di tabacco. Era stato
chiamato per la notte come ricordante al capezzale del mori-
bondo. Notava con soddisfazione che aveva ben poco da fare,
poich questo non era pi in sensi. Di tanto in tanto una pre-
ghiera per accompagnare il trapasso, e suffcit. Si scosse con
una mano un p di tabacco dal petto, poi si rassett la tonaca
sulle gambe, poi si guard le unghie e soffi per il caldo.
  --Caldo, ah, caldo.
  --Non si respira,--disse uno degli infermieri
  Il dottor Bax rientr dal balcone; guard accigliato il prete
che rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e usc dal
salotto. Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a
sinistra un uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era
socchiuso. Intravide una camera illuminata debolmente, in cui
erano raccolte alcune donne in silenzio. Ne usciva in quel mo-
mento Carlo Naldi con in mano una tazza di brodo.
  --Dottore, venga,--disse il Naldi.--Provi lei a farle pren-
dere questo p di brodo.
  --Io? a chi?--domand, confuso, il Bax.
  --A mia cognata.
  --Ah, la moglie:  di l?.

--S, venga.
  Il Bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne;
tuttavia, costretto, entr premuroso:
  --Dov'? dov'?
  La moglie del moribondo sedeva su un seggiolone, con un go-
mito appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzo-
letto. Al richiamo insistente del dottore, mostr il volto lungo,
cereo, smunto. Pareva movesse con pena le palpebre: non aveva
pi forza neanche di piangere. Gli occhi le andarono all'uscio
della camera rimasto aperto, e subito immagin che il marito
fosse morto e che gi se lo fossero portato via, in chiesa. Rassi-
curata, si lasci piegare dalla voce estranea del medico a man-
dar gi qualche sorso di brodo, ma subito reclin il volto sul
fazzoletto, come se stesse per rigettarlo, e allung l'altra mano
per allontanare la tazza. Nondimeno, il dottor Bax usc dalla
camera molto soddisfatto di s, quasi convulso, e appena nella
saletta d'ingresso si ferm perplesso, un tratto, a grattarsi la
fronte, come per rendersi conto di quella sua soddisfazione, di
cui non vedeva bene il perch.

  A sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi
tutti i visitatori del giorno. Alcuni, tra i celibi, si proponevano
di rimaner l'intera notte col, dato che il Naldi non fosse morto
prima di giorno; gli altri si sarebbero trattenuti fino al pi tardi
possibile: e chi sa, forse avrebbero assistito anche loro alla mor-
te, che pareva dovesse avvenire da un momento all'altro. Del
resto, fuori, in citt, non si sarebbe trovato modo di passar la
serata.
  All'avvocato Filippo Deodati avvenne di poter rifare il rac-
conto della visita del Naldi al Cilento, col particolare saliente
del bicchier d'acqua, a un nuovo visitatore, il quale, arrivato la
sera stessa da un paese vicino, era accorso alla notizia cos come
si trovava, con gli stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la car-
tuccera al ventre. Costui non sapeva ancora accordarsi bene al
contegno degli altri, parlava un p troppo forte, mostrava an-
cor troppo viva la sorpresa, l'afflizione, l'ansia di sapere, in
mezzo agli altri che si tenevano silenziosi e circospetti, rispon-
dendo alle sue domande o con un moto degli occhi o con un so-
spiro.
  Appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuo-
vo visitatore s'era impuntato per istintivo orrore; poi, pian pia-
no, s'era accostato al letto, osservando paurosamente il Naldi.
  --Perch fa cos?--domand a un infermiere.
  Il moribondo, sempre pi angosciato, agitava senza requie la
mano sinistra illesa; riusciva talvolta a sollevare e a trarsi gi
dal petto il lembo rimboccato del lenzuolo; tal'altra, non riu-
scendovi, levava il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della
mano convulsa congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia.
Il nuovo visitatore n'era rimasto atterrito.
--Perch fa cos?--domand di nuovo.
--Vuol togliersi la vescica dal capo,--rispose l'infermiere
  --Ma che! Non gli dar retta!--interloqu Filippo Deodati.
--Movimenti riflessi.
  --Se l' gi tolta due volte!--insist l'infermiere.
  Il Deodati lo guard con aria di commiserazione.
  --E che importa? Movimenti riflessi. Non sa pi quel che si
faccia. Ha gi perduto i centri frenici;  evidente. A prestare un
p d'attenzione ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costan-
temente gli stessi.
  E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei
piaceri che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con
CUI accarezzava con la voce quei termini di scienza: movimenti
riflessi, centri frenici.
  Entr, in quella, a tempesta, il piccolo De Petri, annunzian-
do:
  --Il deputato! Il deputato! L'onorevole Delfante!
  E corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio:
  --L'onorevole Delfante. L'ho visto io dalla finestra.
  Carlo Naldi pos il sigaro e accorse nella saletta, seguito da
molti altri, per accogliere il deputato:
  --Dov'? dov'?
  L'onorevole Delfante era gi entrato nel salotto coi due che
l'accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il
funzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in
piedi, a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete
s'alz e si trasse indietro.
  La vista del moribondo, al debole lume tremolante della can-
dela, era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la
morte teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente
nella lotta incosciente, tremenda, delle ultime forze--e respira-
va ancora!
  Non di meno, l'onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate,
le mani dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello
spettacolo. Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla,
e si volse di nuovo a contemplare il giacente, ch'era stato suo
amico d'infanzia e compagno di scuola. Tra le mille seccature
le ansie, le smanie dell'ambizione, ecco l'immagine di un'im-
provvisa morte! E scosse amaramente il capo, con gli angoli
della bocca contratti in gi.
  --Che siamo!--mormor, e usc, a capo chino, dalla came-
ra del moribondo, per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi
tutti i presenti a quella scena.
  Eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole de-
putato, e beati della fortuna d'averlo l con loro. Gli fu porto da
sedere nel balcone, al fresco, e molti gli si strinsero attorno, in
silenzio. Quindi, prima uno, poi un altro, gli rivolsero qualche
domanda a bassa voce, alla quale egli non seppe tenersi dal ri-
spondere. Poco dopo la corlversazione navigava per l'agitato
mare della politica, dietro la sconquassata nave ministeriale, di
cui il Delfante era fedele pompilo seguace, non per convinzione,
ma per misero tornaconto.
  Il fratello del moribondo si teneva discosto, seduto su una
poltroncina: gli faceva male un dente, e fumava per stordire il
dolore. Alcuni, vedendolo fumare, pensaron d'accendere il si-
garo anche loro.
  Soltanto il piccolo De Petri era in gran pensiero. Si doveva s
o no ordinare la cassa da morto? Nessuno ci pensava, e intan-
to.Dove diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del
dottor Bax? E gli abiti per l'ultima vestizione? Al povero Naldi
toccava anche di morire fuori della propria casa! Bisognava
mandar qualcuno a cercare questi abiti. E un altro pensiero an-
cora: gli annunzi funebri, a stampa.
  --Se non ci si pensa prima a queste cose,--diceva piano a
tutti il piccolo De Petri.
  S'era portato con s il registro degli elettori del Comune, e sul
tavolinetto, insieme col giovine biondo molto pallido, passava
in rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva
inviare la partecipazione di morte del Naldi. In quella cernita la
sua lingua maledica trov quasi la pietra da affilarsi. E, di tanto
in tanto, a qualche nome, diceva:
  --No, a questo cornuto, no!
  E, a qualche altro:
  --No, a questo ladro, neppure!
  L'onorevole Delfante sciolse finalmente la seduta; rientr
nella stanza e strinse di nuovo la mano a Carlo Naldi:
  --Coraggio, fratello mio!
  Prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo. E al dottor
Bax che gli stava accanto, domand:
  --Se domani tornassi, lo troverei?
  --Agonia lunga,--rispose il Bax.--Ma fino a domani for-
se no!
  --Speriamo!--sospir l'onorevole Delfante.--Ormai la
morte  cessazione di pena.
  E and via, tirandosi dietro gran parte dei visitatori.
  Dopo la mezzanotte, eran soltanto in sei, oltre i parenti, il
prete e il dottor Bax.
  I parenti s'erano riuniti nell'altra stanza, attorno alla moglie
del moribondo. Nella stanza di questo i due infermieri accanto
al letto dormicchiavano, e il prete, per non imitarli infornava
tabacco: aveva posato sul guanciale allato alla testa del giacente
un piccolo crocifisso, sicuro che questo al morente, per la notte,
poteva bastare.
  Gli altri, nell'altra stanza, presso il balcone, comodamente
sdraiati, conversavano fra loro fumando.
  Una disputa s'era accesa tra il Bax e l'avvocato Filippo Deo-
dati intorno ad alcuni strani fenomeni spiritici esperimentati in
quei giorni da un cultore fanatico di questa nuova sollecitudine
intellettuale--come l'avvocato Deodati la definiva.
  --Ciarlatanerie!--esclam a un certo punto il Bax.
  --Naturalissimo che tu dica cos!--rispose con un sorrisetto
il Deodati.--Anch'io, per altro, son quasi della tua opinione.
Tuttavia penso, chi sa!  presunzione certo ritenere che l'omo,
con questi suoi cinque limitatissimi sensi e la povera intelligsnza
che gliene risulta... possa... dico, possa percepire... e concepire
tutta quanta la natura. Chi sa quant'altre sue leggi, quant'altre
sue forze e vie ci restano ignote. E chi sa se veramente.. dico
non si riesca a stabilire... quasi un sesto senso mediante ii
quale non si rivelino a noi... senza tuttavia riflettersi su la no-
stra coscienza (e perci, badate, paurosamente) fenomeni inac-
cessibili nello stato normale.
  --Gi!--fece il Bax.--I tavolini giranti e parlanti. Sesto
senso? Autosuggestione, caro mio!
  --Eppure!--sospir il Deodati, che guardava ancora in giro
gli amici per coglier l'effetto delle sue prime parole.--Eppu-
re... ecco: lo vorrei spiegarmi il perch di certe nostre paure...
s, dico... la paura, per esempio, che ci fanno i morti. Andresti
tu, poniamo, domani o quando che sar, a dormir solo, di not-
te, accanto alla cassa mortuaria del nostro povero Naldi, dentro
la cattedrale, dove fosse soltanto un lampadino acceso, penden-
te dall'altissima volta, tra le grandi ombre, oppresso dalla pode-
rosa solenne vacuit di quell'interno sacro? Oh Dio, il silenzio,
immagina! e un topo che roda il legno d'un confessionale o d'u-
na panca... gi, in fondo, sotto la cantoria.
  --Dei morti,--disse con calma il Bax,--ho avuto paura
anch'io che a buon conto, oh, medico sono e di morti n'ho vi-
sti, come potete figurarvi!
  --E tagliati.
  --Anche. Veramente allora ero studente. Tu sai che mi son
sempre levato all'ora dei galli. Basta,--Matteo--mi aveva-
no detto la sera avanti alcuni miei colleghi,--tu che sei matti-
niero, domattina di buon'ora v ad accaparrarti con Bartolo
alla Sala Anatomica un buon pezzo da studiare: testa e busto.
Bartolo era il bidello della Sala. Che tipo, se l'aveste conosciu-
to! Parlava coi cadaveri; nettava a perfezione i teschi e se li ven-
deva cinque lire l'uno. Cinque lire, una testa d'uomo! E vero
che, molte, vanno anche assai meno. Basta. State a sentire, che
vi racconter come un morto mi spense la candela.
--La candela?
  --La candela, s. Accettai l'incarico dei miei compagni; e il
giorno appresso, poco dopo le quattro, mi recai alla Sala. Il
cancello, davanti al giardino che circonda il basso edificio, era
aperto, o meglio, accostato: segno che i becchini avevano gi
portato il carico alla Sala. Bartolo si vestiva nella stanzetta a si-
nistra dell'androne, la quale ha una finestra prospiciente il giar-
dino. Io vidi, entrando, il lume attraverso le stecche della per-
siana. Contemporaneamente, Bartolo ud lo scalpiccio dei miei
passi sulla ghiaia del vialetto. Chi  l? Io, Bax. Ah, entri
pure! Abbiamo di gi? Abbiamo, sissignore. Ma la sala 
al buio. Abbia pazienza un momentino: son bell'e vestito.
F pure con comodo. Ho con me la candela. Entrai. Non
ero mai entrato solo, a quell'ora, nella Sala. Paura no, ma vi as-
sicuro che una certa inquietudine nervosa me la sentivo addos-
so, attraversando quelle stanze in fila, silenziose, rintronanti,
prima di giungere alla sala in fondo. Guardavo fiso la fiamma
della mia candela, che riparavo con una mano per non veder
l'ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento.
I becchini avevano lasciato aperto l'uscio. Sei casse erano posa-
te su le lastre di marmo dei tavolini. I cadaveri giungevano a noi
dalle chiese, ancor vestiti, e tante volte anche coi fiori dentro.
Un mio compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di met-
tersi qualcuno di quei fiori all'occhiello o di comporne qualche
mazzolino che poi regalava apposta alle belle donnine: --
Amore e morte!--diceva lui. Basta. Reggevo con una mano
la candela; con l'altra scoperchiavo cautamente le casse e guar-
davo dentro. Chi arriva prima, si sceglie il meglio. Io cercavo
un bel collo, un buon torace. Apro la prima cassa. Un vecchio.
Apro la seconda. Una vecchia. Apro la terza. Un vecchio. Man-
naggia! Faccio per sollevare il coperchio della quarta e--ffff!
--un soffio, che mi spegne la candela. Getto un grido, lascio il
coperchio; la candela mi cade di mano. Bartolo! Bartolo! gri-
do, atterrito, nel buio. Bartolo accorre col lume e mi trova...
pensateci voi! i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori del capo.
Ch' stato? Ah, Bartolo! Apri quella cassa! Bartolo apre,
guarda dentro, poi guarda me: Ebbene? mi fa. Una bella ra-
gazza. Prendo animo e guardo dietro le sue spalle. E morta?
Bartolo si mette a ridere. No, viva...>) Non scherzare! M'ha
spento la candela! Che ha fatto? Le ha spento la candela?
Vuol dire che non voleva esser veduta da un giovanotto cos co-
ricata. Eh, poverina, dl' un p,  vero? E, cos dicendo, agit
pi volte una mano cerea del cadavere. Bisognava sentire le sue
risate, perch prima le diceva, e poi ci rideva sopra: le sue risate,
l, tra tutte quelle casse, mentre l'alba cominciava a stenebrare
appena, scialba, umidiccia, l'ampia Sala, a cui tutti i disinfet-
tanti non riescono a togliere quell'orrendo tanfo di mucido.
  --Ma quel soffio?--domandarono due o tre a questo pun-
to, costernati.
  --Gas!--rispose Bax con un gesto di noncuranza, e rise al-
legramente.
  Uno degli infermieri, con gli occhi rossi dal sonno interrotto,
venne cempennante ad annunziare che il moribondo era gelato
dai piedi al petto e bagnato di sudor freddo.
  --Ma respira ancora?
  --Sissignore, ma venga a vedere per: pare strozzato. Credo
che ci siamo.
  Il prete e l'altro infermiere, svegliati anch'essi di soprassalto,
s'erano buttati in ginocchio e avevano subito attaccato con la
lingua ancora imbrogliata la litania.
  Entr il Bax con gli amici rimasti a vegliare; alcuni s'inginoc-
chiarono; il Deodati rimase in piedi col Bax, che s'accost al
moribondo per toccargli la fronte, se era gelata. Il piccolo De
Petri rest nell'altra stanza, intento ancora a scegliere i nomi
dal registro degli elettori.
  --Sancta Dei Genitrix,
  --Ora pro nobis.
  --Sancta Virgo Virginum,
  --Ora pro nobis.
  Tranne il prete, tutti tenevano gli occhi fissi al moribondo.
Ecco come si muore! Domani, entro una cassa, e poi sotterra,
per sempre! Per il Naldi era finita; e cos sarebbe stato per tutti:
su quel letto, un giorno, ciascuno--gelido, immobile--e in-
torno, la preghiera dei fedeli, il pianto dei parenti.
  Dopo la fronte il dottor Bax venne a toccare i piedi del mori-
bondo, poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov'era gi
arrivato il gelo della morte. Ma il Naldi respirava, respirava an-
cora: pareva singhiozzasse, cosi il rantolo gli scoteva la testa.
  Nel silenzio della casa scoppiarono pianti. L'uscio su la salet-
ta fu aperto di furia. Entr nel salotto il fratello Carlo, a cui la
commozione agitava convulsamente il mento e le palpebre. Su-
bito il Bax accorse per trattenerlo sulla soglia.

  --Mi lasci, mi lasci,--disse Carlo Naldi, ma, in quella, un
empito di pianto gli scoppi di sotto il fazzoletto; e allora si ri-
trasse da s per non interrompere la preghiera.
  Poco dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte, a brevi
intervalli, da un conato rapido, serpentino; il rantolo si cangi
in ringhio e l'ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte.
  Gli astanti, che avevano seguito atterriti quell'estrema con-
vulsione, fissavano ora immobili il cadavere.
  --Finito,--fece a bassa voce il dottor Bax.
  Il volto del Naldi si mut rapidamente: da paonazzo divent
prima terreo, poi pallido.
  Il piccolo De Petri accorse:
  --Prima vestirlo!--disse agli infermieri.--Poi si far vede-
re ai parenti. Prima vestirlo! Gli abiti? Sono di l. Aspettate. Ci
ho pensato io.
  --Senza fretta! senza fretta!--ammon il dottor Bax.--La-
sciate prima rassettare il cadavere.
  --Intanto, come si fa?--riprese il De Petri.--Il signor Car-
lo vuole assolutamente che si facciano venire i figli del povero
Gaspare, almeno i due maggiori, dice, perch vedano il padre.
  --Ma no, perch?--osserv il Deodati, tutto compunto.--
Perch, poveri ragazzi?
  --E la volont dello zio. Io, per me, non lo farei! Ma insom-
ma, chi va? chi corre?
  --Bisogner svegliarli a quest'ora, poveri piccini! Non sanno
nulla,--seguit afflittissimo il Deodati.--Condurli qua, a un
simile spettacolo! Con che cuore? Io non capisco. M'opporrei!
  --Vado io,--s'offerse uno degli infermieri.
  Gi rompeva l'alba, e la prima luce entrava squallida dal bal-
cone spalancato a rischiarar torbidamente quella camera, in cui
per uno perdurava la notte senza fine.
  I due fanciulli, il maggiore di dodici anni, l'altro di dieci, ar-
rivarono quando il padre era gi vestito e impalato sul letto.
Pallidi ancora di sonno, i due poveri piccini guardavano il pa-
dre con occhi sbarrati dal pauroso stupore, e non piangevano; si
misero a piangere quando la madre irruppe e si butt sul cada-
vere, disperatamente, senza gridare, vibrando tutta dal pianto
soffocato con violenza, l, sull'ampio petto esanime del marito.
  Il prete s'accost afflitto per persuaderla a lasciare il cadave-
re.
  --Via, via, signora, coraggio! Per i suoi bambini, coraggio!
  Ma ella si teneva avvinghiata a quel petto.
  --La volont di Dio, signora!--aggiunse il prete.
  --No, Dio no!--grid Carlo Naldi, stringendo un braccio
al prete.--Dio non pu voler questo! Lasci star Dio!
  Il prete volse gli occhi al cielo e sospir; mentre la vedova, a
quelle parole, si mise a piangere forte insieme ai figliuoli
  --C' di buono,--faceva intanto notare il piccolo De Petri
al Deodati,--che non restano male, quanto a... E sempre qual-
che cosa, nella tremenda sventura.
  --Certo, certo. Intanto, scappiamo!--gli rispose il Deodati.
--Casco dal sonno. Me la svigno zitto zitto.
  --Te felice!--sospir il De Petri.--Io non posso. Sono di
casa.
  --Levami una curiosit, ora che ci penso: il Cilento non s'
visto, dov'? dove s' cacciato?
  --E alloggiato con la famiglia in una casa qua, del vicinato.
Poveraccio, ha il suo dolore, per la morte del figliuolo; non gli 
bastato l'animo d'assistere anche a quello degli altri.
  Il Deodati, poco dopo, se la svign insieme con gli altri rima-
sti a vegliare. Cammin facendo, s'imbatterono in parecchi ami-
ci, tra i pi mattinieri, che si recavano in casa del Cilento.
  --Finito! Finito!--annunziarono.
  --Ah s? Morto? Quando?--domandarono quelli, delusi.
  --Adesso, poco fa.
  --Perbacco! Se venivamo un p prima... Voi l'avete vedu-
to? Com' morto?
  --Ah, terribile, miei cari!--rispose il Deodati.--S' con-
torto, scrollato tre volte, come un serpe. Poi s' cangiato subito
in volto;  diventato terreo, poi come di cera. Andate, andate:
ci sar da fare. I parenti son rimasti soli. Noi caschiamo dal
sonno: abbiamo vegliato tutta la notte. Andate, andate.
  Quei mattinieri fecero le viste d'andare. Ma arrivati a un cer-
to punto, si confessarono a vicenda di non aver cuore d'assiste-
re allo strazio della vedova e degli altri parenti. Qualcuno mani-
fest il timore di riuscire importuno; altri, l'inutilit della loro
presenza.
  Cos nessuno and.
  Alcuni ritornarono a casa per rimettersi a dormire; altri volle-
ro trar profitto dall'essersi levati cos per tempo, facendosi una
bella passeggiata per il viale all'uscita del paese, prima che il so-
le s'infocasse.
  --Ah, come si respira bene di mattina! Valgono pi per la sa-
lute due passi fatti cos di buon'ora, che camminare poi tutto il
giorno in preda alle brighe quotidiane.
