





    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di reclusione - Opera)



    Luigi Pirandello.
    SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE.
    Commedia da fare. Ottobre 1920-gennaio (?) 1921.







    PERSONAGGI DELLA COMMEDIA DA FARE.

    Il padre.
    La madre.
    La figliastra.
    Il figlio.
    Il giovinetto.
    La bambina (questi ultimi due non parlano).
    (Poi, evocata) Madama Pace.


    GLI ATTORI DELLA COMPAGNIA.

    Il direttore-capocomico.
    La prima attrice.
    Il primo attore.
    La seconda donna.
    L'attrice giovane.
    L'attore giovane.
    Altri attori e attrici.
    Il direttore di scena.
    Il suggeritore.
    Il trovarobe.
    Il macchinista.
    Il segretario del capocomico.
    L'uscere del teatro.
    Apparatori e servi di scena.

















    Di giorno, su un palcoscenico di teatro di prosa.


    (Troveranno gli spettatori, entrando nella sala del teatro,  alzato il
    sipario,  e  il  palcoscenico com' di giorno,  senza quinte n scena,
    quasi al buio e vuoto,  perch abbiano fin da principio  l'impressione
    d'uno spettacolo non preparato.
    Due  scalette,  una  a  destra  e  l'altra  a sinistra,  metteranno in
    comunicazione il palcoscenico con la sala.
    Sul palcoscenico, il cupolino del suggeritore, messo da parte, accanto
    alla buca.
    Dall'altra parte,  sul davanti,  un tavolino e  una  poltrona  con  la
    spalliera voltata verso il pubblico, per il Direttore-Capocomico.
    Altri  due tavolini,  uno pi grande,  uno pi piccolo,  con parecchie
    sedie attorno,  messi l sul davanti per averli pronti,  a un bisogno,
    per la prova.  Altre sedie,  qua e l,  a destra e a sinistra, per gli
    Attori, e un pianoforte in fondo, da un lato, quasi nascosto.
    Spenti  i  lumi  della  sala,   si  vedr  entrare  dalla  porta   del
    palcoscenico il Macchinista in camiciotto turchino e sacca appesa alla
    cintola;  prendere  da  un angolo in fondo alcuni assi d'attrezzatura;
    disporli sul davanti e  mettersi  in  ginocchio  a  inchiodarli.  Alle
    martellate accorrer dalla porta dei camerini il Direttore di scena.
    Nota Bene: La commedia non ha atti n scene.  La rappresentazione sar
    interrotta una prima volta,  senza che il sipario s'abbassi,  allorch
    il  Direttore-Capocomico  e  il capo dei personaggi si ritireranno per
    concertar lo scenario e gli Attori sgombreranno il  palcoscenico;  una
    seconda  volta,  allorch  per  isbaglio il Macchinista butter gi il
    sipario).


    IL DIRETTORE DI SCENA. Oh! Che fai?
    IL MACCHINISTA. Che faccio? Inchiodo.
    IL DIRETTORE DI SCENA. A quest'ora? (Guarder l'orologio.) Sono gi le
    dieci e mezzo. A momenti sar qui il Direttore per la prova.
    IL MACCHINISTA.  Ma  dico,  dovr  avere  anch'io  il  mio  tempo  per
    lavorare!
    IL DIRETTORE DI SCENA. L'avrai, ma non ora.
    IL MACCHINISTA. E quando?
    IL DIRETTORE DI SCENA.  Quando non sar pi l'ora della prova. Su, su,
    portati via tutto,  e lasciami disporre la scena per il  secondo  atto
    del "Giuoco delle parti".
    (Il Macchinista,  sbuffando,  borbottando, raccatter gli assi e andr
    via.  Intanto dalla porta del palcoscenico cominceranno a  venire  gli
    Attori della Compagnia,  uomini e donne,  prima uno, poi un altro, poi
    due insieme,  a piacere: nove o dieci,  quanti si suppone che  debbano
    prender parte alle prove della commedia di Pirandello "Il giuoco delle
    parti",  segnata  all'ordine  del giorno.  Entreranno,  saluteranno il
    Direttore di scena e si  saluteranno  tra  loro  augurandosi  il  buon
    giorno.  Alcuni  si  avvieranno  ai loro camerini;  altri,  fra cui il
    Suggeritore che avr  il  copione  arrotolato  sotto  il  braccio,  si
    fermeranno  sul  palcoscenico in attesa del Direttore per cominciar la
    prova, e intanto,  o seduti a crocchio,  o in piedi,  scambieranno tra
    loro qualche parola;  e chi accender una sigaretta,  chi si lamenter
    della parte che gli  stata assegnata,  chi legger forte ai  compagni
    qualche  notizia  in  un giornaletto teatrale.  Sar bene che tanto le
    Attrici quanto gli Attori siano vestiti  d'abiti  piuttosto  chiari  e
    gai, e che questa prima scena a soggetto abbia, nella sua naturalezza,
    molta  vivacit.  A  un  certo  punto,  uno dei comici potr sedere al
    pianoforte e attaccare un ballabile; i pi giovani tra gli Attori e le
    Attrici si metteranno a ballare.)
    IL  DIRETTORE  DI  SCENA  (battendo  le  mani  per  richiamarli   alla
    disciplina). Via, via, smettetela! Ecco il signor Direttore!
    (Il suono e la danza cesseranno d'un tratto.  Gli Attori si volteranno
    a guardare verso la sala del teatro,  dalla cui porta si vedr entrare
    il  Direttore-Capocomico,  il  quale,  col  cappello duro in capo,  il
    bastone sotto il braccio e un grosso sigaro in bocca,  attraverser il
    corridoio tra le poltrone e, salutato dai comici, salir per una delle
    due  scalette  sul  palcoscenico.  Il Segretario gli porger la posta:
    qualche giornale, un copione sottofascia.)
    IL CAPOCOMICO. Lettere?
    IL SEGRETARIO. Nessuna. La posta  tutta qui.
    IL CAPOCOMICO (porgendogli il copione sottofascia). Porti in camerino.
    (Poi,  guardandosi attorno e rivolgendosi al Direttore di scena):  Oh,
    qua non ci si vede. Per piacere, faccia dare un po' di luce.
    IL DIRETTORE DI SCENA. Subito.
    (Si  recher  a  dar  l'ordine.  E  poco  dopo,  il  palcoscenico sar
    illuminato in tutto il lato destro,  dove staranno gli  Attori,  d'una
    viva  luce bianca.  Nel mentre,  il Suggeritore avr preso posto nella
    buca, accesa la lampadina e steso avanti a s il copione.)
    IL CAPOCOMICO (battendo le mani). Su, su, cominciamo. (Al Direttore di
    scena): Manca qualcuno?
    IL DIRETTORE DI SCENA. Manca la Prima Attrice.
    IL CAPOCOMICO. Al solito!  (Guarder l'orologio.) Siamo gi in ritardo
    di  dieci  minuti.  La  segni,  mi faccia il piacere.  Cos imparer a
    venire puntuale alla prova.  (Non avr finito la reprensione,  che dal
    fondo della sala si udr la voce della Prima Attrice.)
    LA  PRIMA ATTRICE.  No,  no,  per carit!  Eccomi!  Eccomi!  (E' tutta
    vestita di bianco,  con un cappellone spavaldo in capo e  un  grazioso
    cagnolino  tra  le  braccia;  correr  attraverso  il  corridoio delle
    poltrone e salir in gran fretta una delle scalette.)
    IL CAPOCOMICO. Lei ha giurato di farsi sempre aspettare.
    LA PRIMA ATTRICE. Mi scusi. Ho cercato tanto una automobile per fare a
    tempo!  Ma vedo che non avete ancora cominciato.  E io non sono subito
    di  scena.   (Poi,   chiamando  per  nome  il  Direttore  di  scena  e
    consegnandogli il cagnolino): Per piacere, me lo chiuda nel camerino.
    IL CAPOCOMICO (borbottando). Anche il cagnolino! Come se fossimo pochi
    i cani qua.  (Batter di nuovo le mani e si rivolger al Suggeritore):
    Su,  su,  il  secondo  atto del "Giuoco delle parti".   (Sedendo sulla
    poltrona): Attenzione, signori. Chi  di scena?
    (Gli Attori e le Attrici sgombreranno il davanti  del  palcoscenico  e
    andranno a sedere da un lato, tranne i tre che principieranno la prova
    e la Prima Attrice,  che, senza badare alla domanda del Capocomico, si
    sar messa a sedere davanti ad uno dei due tavolini.)
    IL CAPOCOMICO (alla Prima Attrice). Lei dunque  di scena?
    LA PRIMA ATTRICE. Io, nossignore.
    IL CAPOCOMICO (seccato). E allora si levi, santo Dio!
    (La Prima Attrice si alzer e andr a sedere accanto agli altri Attori
    che si saranno gi tratti in disparte.)
    IL CAPOCOMICO (al Suggeritore). Cominci, cominci.
    IL SUGGERITORE (leggendo nel copione).  "In casa di  Leone  Gala.  Una
    strana sala da pranzo e da studio".
    IL  CAPOCOMICO  (volgendosi al Direttore di scena).  Metteremo la sala
    rossa.
    IL DIRETTORE DI SCENA (segnando su un foglio di carta). La rossa.  Sta
    bene.
    IL   SUGGERITORE   (seguitando   a   leggere  nel  copione).   "Tavola
    apparecchiata e scrivania con libri  e  carte.  Scaffali  di  libri  e
    vetrine con ricche suppellettili da tavola.  Uscio in fondo per cui si
    va nella camera da letto di Leone.  Uscio laterale a sinistra per  cui
    si va nella cucina. La comune  a destra".
    IL CAPOCOMICO (alzandosi e indicando). Dunque, stiano bene attenti: di
    l, la comune. Di qua, la cucina. (Rivolgendosi all'Attore che far la
    parte di Socrate): Lei entrer e uscir da questa parte. (Al Direttore
    di  scena):  Applicher  la  bussola  in fondo,  e metter le tendine.
    (Torner a sedere.)
    IL DIRETTORE DI SCENA (segnando). Sta bene.
    IL SUGGERITORE (leggendo come sopra). "Scena Prima. Leone
    Gala,  Guido Venanzi,  Filippo detto Socrate".  (Al Capocomico): Debbo
    leggere anche la didascalia?
    IL CAPOCOMICO. Ma s! s! Gliel'ho detto cento volte!
    IL  SUGGERITORE (leggendo come sopra).  "Al levarsi della tela,  Leone
    Gala,  con berretto da cuoco e grembiule,   intento a sbattere con un
    mestolino di legno un uovo in una ciotola. Filippo ne sbatte un altro,
    parato anche lui da cuoco. Guido Venanzi ascolta, seduto".
    IL PRIMO ATTORE (al Capocomico).  Ma scusi, mi devo mettere proprio il
    berretto da cuoco in capo?
    IL CAPOCOMICO (urtato dall'osservazione). Mi pare!  Se sta scritto l!
    (Indicher il copione.)
    IL PRIMO ATTORE. Ma  ridicolo, scusi!
    IL CAPOCOMICO (balzando in piedi sulle furie).  "Ridicolo! ridicolo!".
    Che vuole che le faccia io se dalla Francia non ci viene pi una buona
    commedia,  e  ci  siamo  ridotti  a  mettere  in  iscena  commedie  di
    Pirandello, che chi l'intende  bravo, fatte apposta di maniera che n
    attori  n  critici  n pubblico ne restino mai contenti?  (Gli Attori
    rideranno. E allora egli,  alzandosi e venendo presso il Primo Attore,
    grider):  Il  berretto da cuoco,  sissignore!  E sbatta le uova!  Lei
    crede, con codeste uova che sbatte, di non aver poi altro per le mani?
    Sta fresco! Ha da rappresentare il guscio delle uova che sbatte!  (Gli
    Attori  torneranno  a  ridere  e si metteranno a far commenti tra loro
    ironicamente.)   Silenzio!   E   prestino   ascolto   quando   spiego!
    (Rivolgendosi di nuovo al Primo Attore): Sissignore, il guscio: vale a
    dire  la vuota forma della ragione,  senza il pieno dell'istinto che 
    cieco! Lei  la ragione, e sua moglie l'istinto: in un giuoco di parti
    assegnate,  per cui lei che rappresenta la sua parte  volutamente  il
    fantoccio di se stesso. Ha capito?
    IL PRIMO ATTORE (aprendo le braccia). Io no!
    IL  CAPOCOMICO  (tornandosene  al  suo posto).  E io nemmeno!  Andiamo
    avanti,  che poi mi loderete la  fine!  (In  tono  confidenziale):  Mi
    raccomando,  si metta di tre quarti,  perch se no,  tra le astruserie
    del dialogo e lei che non si far sentire  dal  pubblico,  addio  ogni
    cosa!   (Battendo   di   nuovo   le  mani):  Attenzione,   attenzione!
    Attacchiamo!
    IL SUGGERITORE.  Scusi,  signor Direttore,  permette che mi ripari col
    cupolino? Tira una cert'aria!
    IL CAPOCOMICO. Ma s, faccia, faccia!
    (L'Uscere  del  teatro  sar intanto entrato nella sala,  col berretto
    gallonato in capo e,  attraversato il corridoio fra  le  poltrone,  si
    sar appressato al palcoscenico per annunziare al Direttore-Capocomico
    l'arrivo  dei Sei Personaggi,  che,  entrati anch'essi nella sala,  si
    saranno messi a seguirlo,  a una certa distanza,  un  po'  smarriti  e
    perplessi, guardandosi attorno.)
    Chi  voglia  tentare una traduzione scenica di questa commedia bisogna
    che s'adoperi con ogni mezzo a ottenere tutto l'effetto che questi Sei
    Personaggi non si  confondano  con  gli  Attori  della  Compagnia.  La
    disposizione  degli  uni  e  degli  altri,  indicata nelle didascalie,
    allorch quelli saliranno sul palcoscenico, giover senza dubbio; come
    una diversa colorazione luminosa per mezzo di appositi riflettori.  Ma
    il mezzo pi efficace e idoneo,  che qui si suggerisce,  sar l'uso di
    speciali maschere per i Personaggi: maschere  espressamente  costruite
    d'una  materia  che  per  il  sudore non s'afflosci e non pertanto sia
    lieve agli Attori che dovranno portarle: lavorate e tagliate  in  modo
    che  lascino  liberi gli occhi,  le narici e la bocca.  S'interpreter
    cos anche il senso profondo della commedia. I Personaggi non dovranno
    infatti apparire come fantasmi,  ma come  realt  create,  costruzioni
    della  fantasia  immutabili:  e  dunque  pi reali e consistenti della
    volubile naturalit  degli  Attori.  Le  maschere  aiuteranno  a  dare
    l'impressione  della  figura  costruita  per  arte  e fissata ciascuna
    immutabilmente nell'espressione del proprio  sentimento  fondamentale,
    che    il  rimorso  per il Padre,  la vendetta per la Figliastra,  lo
    sdegno per il Figlio,  il dolore per la Madre con  grosse  lagrime  di
    cera  nel livido delle occhiaie e lungo le gote,  come si vedono nelle
    immagini scolpite e dipinte della "Mater dolorosa" nelle chiese. E sia
    anche il vestiario di stoffa e foggia speciale, senza stravaganza, con
    pieghe rigide e volume quasi statuario,  e insomma di maniera che  non
    dia  l'idea  che  sia fatto d'una stoffa che si possa comperare in una
    qualsiasi bottega della citt e tagliato e  cucito  in  una  qualsiasi
    sartoria.
    Il  Padre  sar sulla cinquantina: stempiato,  ma non calvo,  fulvo di
    pelo, con baffetti folti quasi acchiocciolati attorno alla bocca ancor
    fresca,   aperta  spesso  a  un  sorriso  incerto  e  vano.   Pallido,
    segnatamente  nell'ampia  fronte;  occhi azzurri ovati,  lucidissimi e
    arguti; vestir calzoni chiari e giacca scura: a volte sar mellifluo,
    a volte avr scatti aspri e duri.
    La Madre sar come atterrita e schiacciata da un peso intollerabile di
    vergogna e d'avvilimento. Velata da un fitto crespo vedovile,  vestir
    umilmente  di nero,  e quando sollever il velo,  mostrer un viso non
    patito, ma come di cera, e terr sempre gli occhi bassi.
    La Figliastra,  di diciotto  anni,  sar  spavalda,  quasi  impudente.
    Bellissima,  vestir  a  lutto  anche  lei,  ma  con vistosa eleganza.
    Mostrer dispetto per l'aria timida,  afflitta e  quasi  smarrita  del
    fratellino,   squallido   Giovinetto  di  quattordici  anni,   vestito
    anch'esso di nero; e una vivace tenerezza,  invece,  per la sorellina,
    Bambina  di  circa  quattro anni,  vestita di bianco con una fascia di
    seta nera alla vita.
    Il Figlio,  di ventidue anni,  alto,  quasi irrigidito in un contenuto
    sdegno  per  il  Padre  e  in un'accigliata indifferenza per la Madre,
    porter un soprabito viola e una lunga fascia verde girata attorno  al
    collo.
    L'USCERE (col berretto in mano). Scusi, signor Commendatore.
    IL CAPOCOMICO (di scatto, sgarbato). Che altro c'?
    L'USCERE  (timidamente).  Ci  sono qua certi signori,  che chiedono di
    lei.
    Il Capocomico e gli  Attori  si  volteranno  stupiti  a  guardare  dal
    palcoscenico gi nella sala.
    IL CAPOCOMICO (di nuovo sulle furie).  Ma io qua provo!  E sapete bene
    che durante la prova non deve passar nessuno! (Rivolgendosi in fondo):
    Chi sono lor signori? Che cosa vogliono?
    IL PADRE (facendosi avanti, seguito dagli altri,  fino a una delle due
    scalette). Siamo qua in cerca d'un autore.
    IL CAPOCOMICO (fra stordito e irato). D'un autore? Che autore?
    IL PADRE. D'uno qualunque, signore.
    IL  CAPOCOMICO.  Ma  qui  non c' nessun autore,  non abbiamo in prova
    nessuna commedia nuova.
    LA FIGLIASTRA (con gaia vivacit, salendo di furia la scaletta). Tanto
    meglio,  tanto meglio,  allora,  signore!  potremmo esser noi la  loro
    commedia nuova.
    QUALCUNO DEGLI ATTORI (fra i vivaci commenti e le risate degli altri).
    Oh, senti, senti!
    IL PADRE (seguendo sul palcoscenico la Figliastra).  Gi ma se non c'
    l'autore! (Al Capocomico): Tranne che non voglia esser lei...
    (La Madre, con la Bambina per mano,  e il Giovinetto saliranno i primi
    scalini  della  scaletta e resteranno l in attesa.  Il Figlio rester
    sotto, scontroso.)
    IL CAPOCOMICO. Lor signori vogliono scherzare?
    IL PADRE.  No,  che dice mai,  signore!  Le portiamo al  contrario  un
    dramma doloroso.
    LA FIGLIASTRA. E potremmo essere la sua fortuna!
    IL CAPOCOMICO.  Ma mi facciano il piacere d'andar via, che non abbiamo
    tempo da perdere coi pazzi!
    IL PADRE (ferito e mellifluo). Oh, signore,  lei sa bene che la vita 
    piena  d'infinite  assurdit,  le quali sfacciatamente non han neppure
    bisogno di parer verosimili perch sono vere.
    IL CAPOCOMICO. Ma che diavolo dice?
    IL PADRE.  Dico che pu stimarsi  realmente  una  pazzia,  sissignore,
    sforzarsi di fare il contrario; cio, di crearne di verosimili, perch
    paiano  vere.  Ma  mi  permetta  di farle osservare che,  se pazzia ,
    questa  pur l'unica ragione del loro mestiere. (Gli Attori si agitano
    sdegnati.)
    IL CAPOCOMICO (alzandosi e squadrandolo). Ah s? Le sembra un mestiere
    da pazzi, il nostro?
    IL PADRE. Eh, far parere vero quello che non ; senza bisogno signore:
    per giuoco...  Non  loro ufficio dar vita sulla  scena  a  personaggi
    fantasticati?
    IL CAPOCOMICO (subito,  facendosi voce dello sdegno crescente dei suoi
    Attori). Ma io la prego di credere che la professione del comico, caro
    signore,   una nobilissima professione!  Se oggi come oggi i  signori
    commediografi  nuovi  ci  danno  da  rappresentare  stolide commedie e
    fantocci invece di uomini,  sappia che  nostro vanto aver dato vita -
    qua,  su queste tavole- a opere immortali!  (Gli Attori,  soddisfatti,
    approveranno e applaudiranno il loro Capocomico.)
    IL PADRE (interrompendo e incalzando con  foga).  Ecco!  benissimo!  a
    esseri  vivi,  pi vivi di quelli che respirano e vestono panni!  Meno
    reali, forse; ma pi veri! Siamo dello stessissimo parere! (Gli Attori
    si guarderanno tra loro, sbalorditi.)
    IL DIRETTORE. Ma come! Se prima diceva...
    IL PADRE. No, scusi, per lei dicevo, signore, che ci ha gridato di non
    aver tempo da perdere coi pazzi,  mentre nessuno  meglio  di  lei  pu
    sapere  che  la  natura si serve da strumento della fantasia umana per
    proseguire, pi alta, la sua opera di creazione.
    IL CAPOCOMICO.  Sta bene,  sta bene.  Ma che cosa vuol concludere  con
    questo?
    IL PADRE. Niente, signore. Dimostrarle che si nasce alla vita in tanti
    modi,  in tante forme: albero o sasso,  acqua o farfalla... o donna. E
    che si nasce anche personaggi!
    IL CAPOCOMICO (con finto ironico stupore). E lei,  con codesti signori
    attorno,  nato personaggio?
    IL PADRE. Appunto, signore. E vivi, come ci vede. (Il Capocomico e gli
    Attori scoppieranno a ridere, come per una burla.)
    IL  PADRE  (ferito).  Mi dispiace che ridano cos,  perch portiamo in
    noi, ripeto, un dramma doloroso,  come lor signori possono argomentare
    da  questa  donna  velata di nero.  (Cos dicendo porger la mano alla
    Madre per aiutarla a salire gli ultimi scalini e, seguitando a tenerla
    per mano, la condurr con una certa tragica solennit dall'altra parte
    del palcoscenico,  che s'illuminer subito di una fantastica luce.  La
    Bambina  e  il Giovinetto seguiranno la Madre;  poi il Figlio,  che si
    terr discosto, in fondo; poi la Figliastra, che s'apparter anche lei
    sul davanti, appoggiata all'arcoscenico. Gli Attori, prima stupefatti,
    poi ammirati di questa evoluzione,  scoppieranno in applausi come  per
    uno spettacolo che sia stato loro offerto.)
    IL  CAPOCOMICO  (prima  sbalordito,  poi sdegnato).  Ma via!  Facciano
    silenzio!  (Poi,  rivolgendosi  ai  Personaggi):  E  loro  si  levino!
    Sgombrino di qua! (Al Direttore di scena): Perdio, faccia sgombrare!
    IL  DIRETTORE  DI  SCENA  (Facendosi avanti,  ma poi fermandosi,  come
    trattenuto da uno strano sgomento). Via! Via!
    IL PADRE (al Capocomico). Ma no, veda, noi...
    IL CAPOCOMICO (gridando). Insomma, noi qua dobbiamo lavorare!
    IL PRIMO ATTORE. Non  lecito farsi beffe cos...
    IL PADRE (risoluto,  facendosi avanti).  Io mi faccio maraviglia della
    loro incredulit!  Non sono forse abituati lor signori a vedere balzar
    vivi quass,  uno di fronte  all'altro,  i  personaggi  creati  da  un
    autore. Forse perch non c' l (indicher la buca del Suggeritore) un
    copione che ci contenga?
    LA   FIGLIASTRA   (Facendosi   avanti   al   Capocomico,   sorridente,
    lusingatrice).  Creda che siamo  veramente  sei  personaggi,  signore,
    interessantissimi! Quantunque, sperduti.
    IL PADRE (scartandola). S, sperduti, va bene! (Al Capocomico subito):
    Nel senso,  veda, che l'autore che ci cre, vivi, non volle poi, o non
    pot materialmente, metterci al mondo dell'arte. E fu un vero delitto,
    signore,  perch chi ha la ventura di nascere  personaggio  vivo,  pu
    ridersi anche della morte.  Non muore pi! Morr l'uomo, lo scrittore,
    strumento della creazione;  la creatura non muore pi!  E  per  vivere
    eterna  non  ha  neanche  bisogno  di straordinarie doti o di compiere
    prodigi.  Chi era Sancho Panza?  Chi era don Abbondio?  Eppure  vivono
    eterni, perch - vivi germi - ebbero la ventura di trovare una matrice
    feconda,  una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per
    l'eternit!
    IL CAPOCOMICO.  Tutto questo va benissimo!  Ma che cosa vogliono  loro
    qua?
    IL PADRE. Vogliamo vivere, signore!
    IL CAPOCOMICO (ironico). Per l'eternit?
    IL PADRE. No, signore: almeno per un momento, in loro.
    UN ATTORE. Oh, guarda, guarda!
    LA PRIMA ATTRICE. Vogliono vivere in noi!
    L'ATTOR GIOVANE (indicando la Figliastra).  Eh,  per me volentieri, se
    mi toccasse quella l!
    IL PADRE. Guardino, guardino: la commedia  da fare;  (al Capocomico):
    ma  se lei vuole e i suoi attori vogliono,  la concerteremo subito tra
    noi!
    IL CAPOCOMICO (seccato).  Ma che vuol concertare!  Qua non si fanno di
    questi concerti! Qua si recitano drammi e commedie!
    IL PADRE. E va bene! Siamo venuti appunto per questo qua da lei!
    IL CAPOCOMICO. E dov' il copione?
    IL PADRE.  E' in noi,  signore. (Gli Attori rideranno.) Il dramma  in
    noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo, cos come dentro
    ci urge la passione!
    LA FIGLIASTRA (schernevole, con perfida grazia di caricata impudenza).
    La passione mia, se lei sapesse, signore! La passione mia...  per lui!
    (Indicher il Padre e far quasi per abbracciarlo; ma scoppier poi in
    una stridula risata.)
    IL PADRE (con scatto iroso). Tu statti a posto, per ora! E ti prego di
    non ridere cos!
    LA FIGLIASTRA. No? E allora mi permettano: bench orfana da appena due
    mesi,  stiano a vedere lor signori come canto e come danzo! (Accenner
    con malizia il "Prends  garde    Tchou-Thin-Tchou"  di  Dave  Stamper
    ridotto  a  Fox-trot  o  One-step  lento da Francis Salabert: la prima
    strofa, accompagnandola con passo di danza.)

    Les chinois sont un peuple malin,
    De Shangai  Pekin,
    Ils ont mis des criteaux partout:
    Prenez garde  Tchou-Thin-Tchou!

    (Gli Attori,  segnatamente i giovani,  mentre ella canter e  baller,
    come attratti da un fascino strano, si moveranno verso lei e leveranno
    appena le mani quasi a ghermirla.  Ella sfuggir; e, quando gli Attori
    scoppieranno in applausi,  rester,  alla riprensione del  Capocomico,
    come astratta e lontana.)
    GLI  ATTORI  E  LE  ATTRICI  (ridendo  e  applaudendo).  Bene!  Brava!
    Benissimo!
    IL CAPOCOMICO (irato). Silenzio! Si credono forse in un caffconcerto?
    (Tirandosi un po' in disparte il Padre,  con una certa costernazione):
    Ma dica un po',  pazza?
    IL PADRE. No, che pazza! E' peggio!
    LA FIGLIASTRA (subito accorrendo al Capocomico).  Peggio!  Peggio!  Eh
    altro, signore! Peggio!  Senta,  per favore: ce lo faccia rappresentar
    subito,  questo dramma, perch vedr che a un certo punto, io - quando
    quest'amorino qua (prender per mano la Bambina che se ne star presso
    la Madre e la porter davanti al Capocomico) - vede  come    bellina?
    (la prender in braccio e la bacer) cara! cara! (La rimetter a terra
    e   aggiunger,   quasi  senza  volere,   commossa):  ebbene,   quando
    quest'amorino qua, Dio la toglier d'improvviso a quella povera madre;
    e quest'imbecillino qua (spinger avanti il  Giovinetto,  afferrandolo
    per  una  manica  sgarbatamente) far la pi grossa delle corbellerie,
    proprio da quello stupido che  (lo ricaccer con una spinta verso  la
    Madre) - allora vedr che io prender il volo! Sissignore! prender il
    volo!  il volo!  E non mi par l'ora,  creda, non mi par l'ora! Perch,
    dopo quello che  avvenuto di molto intimo tra me e lui (indicher  il
    Padre  con  un  orribile ammiccamento) non posso pi vedermi in questa
    compagnia,  ad assistere allo strazio di quella madre per quel tomo l
    (indicher il Figlio) - lo guardi!  lo guardi!  - indifferente, gelido
    lui, perch  il figlio legittimo, lui!  pieno di sprezzo per me,  per
    quello l (indicher il Giovinetto),  per quella creaturina; ch siamo
    bastardi  -  ha  capito?   bastardi.   (Si  avviciner  alla  Madre  e
    l'abbraccer.)  E  questa  povera madre lui - che  la madre comune di
    noi tutti - non la vuol  riconoscere  per  madre  anche  sua  -  e  la
    considera  dall'alto  in  basso,  lui,  come madre soltanto di noi tre
    bastardi  -  vile!  (Dir  tutto  questo,  rapidamente,   con  estrema
    eccitazione,  e arrivata al "vile" finale,  dopo aver gonfiato la voce
    sul "bastardi", lo pronunzier piano, quasi sputandolo.)
    LA MADRE (con infinita angoscia al Capocomico).  Signore,  in nome  di
    queste due creature la supplico...  (si sentir mancare e vaciller) -
    oh Dio mio...
    IL  PADRE  (accorrendo  a  sorreggerla  con  quasi  tutti  gli  Attori
    sbalorditi  e  costernati).  Per carit una sedia,  una sedia a questa
    povera vedova!
    GLI ATTORI (accorrendo). - Ma  dunque vero? - Sviene davvero?
    IL CAPOCOMICO. Qua una sedia, subito!
    (Uno degli Attori offrir una sedia;  gli  altri  si  faranno  attorno
    premurosi.  La  Madre,  seduta,  cercher  d'impedire  che il Padre le
    sollevi il velo che le nasconde la faccia.)
    IL PADRE. La guardi, signore, la guardi...
    LA MADRE. Ma no, Dio, smettila!
    IL PADRE. Lasciati vedere! (Le sollever il velo.)
    LA MADRE (alzandosi e recandosi le mani al volto, disperatamente). Oh,
    signore,  la supplico d'impedire a quest'uomo di ridurre a effetto  il
    suo proposito, che per me  orribile!
    IL  CAPOCOMICO  (soprappreso,  stordito).  Ma  io non capisco pi dove
    siamo, n di che si tratti! (Al Padre): Questa  la sua signora?
    IL PADRE (subito). Sissignore, mia moglie!
    IL CAPOCOMICO. E com' dunque vedova, se lei  vivo?
    (Gli Attori scaricheranno tutto il loro sbalordimento in una fragorosa
    risata.)
    IL PADRE (ferito,  con aspro risentimento).  Non  ridano!  Non  ridano
    cos,  per carit! E' appunto questo il suo dramma, signore. Ella ebbe
    un altro uomo. Un altro uomo che dovrebbe esser qui!
    LA MADRE (con un grido). No! No!
    LA FIGLIASTRA. Per sua fortuna  morto: da due mesi,  glie l'ho detto.
    Ne portiamo ancora il lutto, come vede.
    IL  PADRE.  Ma non  qui,  veda,  non gi perch sia morto.  Non  qui
    perch - la guardi, signore, per favore, e lo comprender subito! - Il
    suo dramma non pot consistere nell'amore di due uomini, per cui ella,
    incapace,  non poteva sentir nulla -  altro,  forse,  che  un  po'  di
    riconoscenza (non per me: per quello!) Non  una donna;  una madre! -
    E  il  suo  dramma  - (potente,  signore,  potente!) - consiste tutto,
    difatti, in questi quattro figli dei due uomini ch'ella ebbe.
    LA MADRE. Io,  li ebbi?  Hai il coraggio di dire che fui io ad averli,
    come  se  li  avessi  voluti?  Fu  lui,  signore!  Me  lo  diede  lui,
    quell'altro,  per forza!  Mi costrinse,  mi costrinse ad andar via con
    quello!
    LA FIGLIASTRA (di scatto, indignata). Non  vero!
    LA MADRE (sbalordita). Come non  vero?
    LA FIGLIASTRA. Non  vero! Non  vero!
    LA MADRE. E che puoi saperne tu?
    LA FIGLIASTRA. Non  vero! (Al Capocomico): Non ci creda! Sa perch lo
    dice?  Per quello l (indicher il Figlio) lo dice!  Perch si macera,
    si strugge per la noncuranza di quel figlio l,  a  cui  vuol  dare  a
    intendere che,  se lo abbandon di due anni,  fu perch lui (indicher
    il Padre) la costrinse.
    LA MADRE (con forza). Mi costrinse,  mi costrinse,  e ne chiamo Dio in
    testimonio! (Al Capocomico): Lo domandi a lui (indicher il marito) se
    non  vero! Lo faccia dire a lui!... Lei (indicher la Figlia) non pu
    saperne nulla.
    LA FIGLIASTRA.  So che con mio padre, finch visse, tu fosti sempre in
    pace e contenta. Negalo, se puoi!
    LA MADRE. Non lo nego, no...
    LA FIGLIASTRA. Sempre pieno d'amore e di cure per te!  (Al Giovinetto,
    con rabbia): Non  vero? Dillo! Perch non parli, sciocco?
    LA MADRE.  Ma lascia questo povero ragazzo!  Perch vuoi farmi credere
    un'ingrata,  figlia?  Io non  voglio  mica  offendere  tuo  padre!  Ho
    risposto a lui, che non per mia colpa n per mio piacere abbandonai la
    sua casa e mio figlio!
    IL PADRE. E' vero, signore. Fui io. (Pausa.)
    IL PRIMO ATTORE (ai suoi compagni). Ma guarda che spettacolo!
    LA PRIMA ATTRICE. Ce lo danno loro, a noi!
    L'ATTOR GIOVANE. Una volta tanto!
    IL  CAPOCOMICO  (che  comincer  a  interessarsi vivamente).  Stiamo a
    sentire!  stiamo a sentire!  (E cos dicendo,  scender per una  delle
    scalette nella sala e rester in piedi davanti al palcoscenico, come a
    cogliere, da spettatore, l'impressione della scena.)
    IL FIGLIO (senza muoversi dal suo posto,  freddo, piano, ironico). S,
    stiano a sentire che squarcio di filosofia,  adesso!  Parler loro del
    Demone dell'Esperimento.
    IL PADRE. Tu sei un cinico imbecille, e te l'ho detto cento volte! (Al
    Capocomico gi nella sala): Mi deride,  signore,  per questa frase che
    ho trovato in mia scusa.
    IL FIGLIO (sprezzante). Frasi.
    IL PADRE.  Frasi!  Frasi!  Come se non fosse  il  conforto  di  tutti,
    davanti  a  un  fatto  che  non  si  spiega,  davanti a un male che ci
    consuma,  trovare una parola che non  dice  nulla,  e  in  cui  ci  si
    acquieta!
    LA FIGLIASTRA. Anche il rimorso, gi! sopra tutto.
    IL PADRE.  Il rimorso?  Non  vero; non l'ho acquietato in me soltanto
    con le parole.
    LA FIGLIASTRA. Anche con un po' di danaro, s, s, anche con un po' di
    danaro!  Con le cento  lire  che  stava  per  offrirmi  in  pagamento,
    signori! (Movimento d'orrore degli Attori.)
    IL FIGLIO (con disprezzo alla sorellastra). Questo  vile!
    LA FIGLIASTRA. Vile? Erano l, in una busta cilestrina sul tavolino di
    mogano, l nel retrobottega di Madama Pace. Sa, signore? una di quelle
    Madame  che  con  la scusa di vendere "Robes et Manteaux" attirano nei
    loro ateliers noi ragazze povere, di buona famiglia.
    IL FIGLIO.  E s' comperato il diritto di  tiranneggiarci  tutti,  con
    quelle cento lire che lui stava per pagare, e che per fortuna non ebbe
    poi motivo - badi bene - di pagare.
    LA  FIGLIASTRA.  Eh,  ma  siamo stati proprio l l,  sai!  (Scoppia a
    ridere.)
    LA MADRE (insorgendo). Vergogna, figlia! Vergogna!
    LA FIGLIASTRA (di scatto). Vergogna? E' la mia vendetta! Sto fremendo,
    signore,  fremendo di viverla,  quella  scena!  La  camera...  qua  la
    vetrina  dei  mantelli;   l,   il  divano-letto;  la  specchiera;  un
    paravento; e davanti la finestra, quel tavolino di mogano con la busta
    cilestrina delle cento lire. La vedo! Potrei prenderla! Ma lor signori
    si dovrebbero voltare: son quasi  nuda!  Non  arrossisco  pi,  perch
    arrossisce  lui  adesso!  (Indicher  il Padre.) Ma vi assicuro ch'era
    molto pallido, molto pallido, in quel momento!  (Al Capocomico): Creda
    a me, signore!
    IL CAPOCOMICO. Io non mi raccapezzo pi!
    IL PADRE.  Sfido!  Assaltato cos! Imponga un po' d'ordine, signore, e
    lasci che parli io,  senza prestare  ascolto  all'obbrobrio,  che  con
    tanta  ferocia costei le vuol dare a intendere di me,  senza le debite
    spiegazioni!
    LA FIGLIASTRA. Qui non si narra! qui non si narra!
    IL PADRE. Ma io non narro! voglio spiegargli.
    LA FIGLIASTRA. Ah, bello,  s!  A modo tuo!  (Il Capocomico,  a questo
    punto, risalir sul palcoscenico, per rimettere l'ordine.)
    IL  PADRE.  Ma  se   tutto qui il male!  Nelle parole!  Abbiamo tutti
    dentro un mondo di cose;  ciascuno  un  suo  mondo  di  cose!  E  come
    possiamo  intenderci,  signore,  se  nelle  parole ch'io dico metto il
    senso e il valore delle cose come sono dentro di  me;  mentre  chi  le
    ascolta,  inevitabilmente  le  assume col senso e col valore che hanno
    per s,  del mondo com'egli l'ha dentro?  Crediamo  d'intenderci;  non
    c'intendiamo mai!  Guardi: la mia piet, tutta la mia piet per questa
    donna (indicher la Madre)  stata assunta da lei come la  pi  feroce
    delle crudelt!
    LA MADRE. Ma se m'hai scacciata!
    IL  PADRE.  Ecco,  la  sente?  Scacciata!  Le    parso  ch'io l'abbia
    scacciata!
    LA MADRE. Tu sai parlare;  io non so...  Ma creda,  signore,  che dopo
    avermi sposata... chi sa perch! (ero una povera, umile donna...)
    IL PADRE. Ma appunto per questo, per la tua umilt ti sposai, che amai
    in te,  credendo...  (S'interromper alle negazioni di lei;  aprir le
    braccia, in atto disperato, vedendo l'impossibilit di farsi intendere
    da lei,  e  si  rivolger  al  Capocomico):  No,  vede?  Dice  di  no!
    Spaventevole, signore, creda, spaventevole, la sua (si picchier sulla
    fronte) sordit,  sordit mentale!  Cuore,  s, per i figli! Ma sorda,
    sorda di cervello, sorda, signore, fino alla disperazione!
    LA FIGLIASTRA. S, ma si faccia dire, ora, che fortuna  stata per noi
    la sua intelligenza.
    IL PADRE.  Se si potesse prevedere tutto il male che pu  nascere  dal
    bene che crediamo di fare!
    (A  questo  punto  la  Prima Attrice,  che si sar macerata vedendo il
    Primo Attore civettare con la Figliastra,  si far avanti e  domander
    al Capocomico):
    LA PRIMA ATTRICE. Scusi, signor Direttore, seguiter la prova?
    IL CAPOCOMICO. Ma s! ma s! Mi lasci sentire adesso!
    L'ATTOR GIOVANE. E' un caso cos nuovo!
    L'ATTRICE GIOVANE. Interessantissimo!
    LA  PRIMA ATTRICE.  Per chi se n'interessa!  (E lancer un'occhiata al
    Primo Attore.)
    IL CAPOCOMICO (al Padre).  Ma bisogna che lei si spieghi  chiaramente.
    (Si metter a sedere.)
    IL PADRE.  Ecco,  s.  Veda,  signore, c'era con me un pover'uomo, mio
    subalterno, mio segretario, pieno di devozione, che se la intendeva in
    tutto e per tutto con lei,  (indicher la Madre) senz'ombra di male  -
    badiamo! - buono, umile come lei, incapaci l'uno e l'altra, non che di
    farlo, ma neppure di pensarlo, il male!
    LA FIGLIASTRA. Lo pens lui, invece, per loro - e lo fece!
    IL PADRE. Non  vero! Io intesi di fare il loro bene - e anche il mio,
    s,  lo confesso!  Signore,  ero arrivato al punto che non potevo dire
    una parola all'uno o all'altra,  che subito non  si  scambiassero  tra
    loro  uno  sguardo  d'intelligenza;  che l'una non cercasse subito gli
    occhi dell'altro per consigliarsi, come si dovesse prendere quella mia
    parola, per non farmi arrabbiare. Bastava questo, lei lo capisce,  per
    tenermi  in  una  rabbia  continua,  in  uno  stato  di  esasperazione
    intollerabile!
    IL  CAPOCOMICO.  E  perch  non  lo  cacciava  via,  scusi,  quel  suo
    segretario?
    IL  PADRE.  Benissimo!  Lo  cacciai difatti,  signore!  Ma vidi allora
    questa povera donna restarmi per  casa  come  sperduta,  come  una  di
    quelle bestie senza padrone, che si raccolgono per carit.
    LA MADRE. Eh, sfido!
    IL PADRE (subito,  voltandosi a lei, come per prevenire). Il figlio, 
    vero?
    LA MADRE. Mi aveva tolto prima dal petto il figlio, signore.
    IL PADRE.  Ma non per crudelt!  Per farlo crescere sano e robusto,  a
    contatto della terra!
    LA FIGLIASTRA (additandolo, ironica). E si vede!
    IL PADRE (subito).  Ah,  anche colpa mia, se poi  cresciuto cos? Lo
    avevo dato a  balia,  signore,  in  campagna,  a  una  contadina,  non
    parendomi  lei forte abbastanza,  bench di umili natali.  E' stata la
    stessa ragione,  per cui avevo sposato lei.  Ubbie,  forse;  ma che ci
    vuol fare? Ho sempre avuto di queste maledette aspirazioni a una certa
    solida  sanit morale!  (La Figliastra,  a questo punto,  scoppier di
    nuovo  a  ridere  fragorosamente.)   Ma   la   faccia   smettere!   E'
    insopportabile!
    IL CAPOCOMICO.  La smetta!  Mi lasci sentire,  santo Dio!  (Subito, di
    nuovo,  alla riprensione del Capocomico,  ella rester come assorta  e
    lontana,  con  la  risata  a  mezzo.  Il  Capocomico  ridiscender dal
    palcoscenico per cogliere l'impressione della scena.)
    IL PADRE. Io non potei pi vedermi accanto questa donna. (Indicher la
    Madre.) Ma non tanto, creda,  per il fastidio,  per l'afa - vera afa -
    che  ne  avevo  io,  quanto  per  la  pena - una pena angosciosa - che
    provavo per lei.
    LA MADRE. E mi mand via!
    IL PADRE.  Ben provvista  di  tutto,  a  quell'uomo,  sissignore,  per
    liberarla di me!
    LA MADRE. E liberarsi lui!
    IL  PADRE.  Sissignore,  anch'io  - lo ammetto!  E n' seguito un gran
    male.  Ma a fin di bene io lo feci...  e pi per lei che  per  me:  lo
    giuro! (Incrocer le braccia sul petto; poi, subito, rivolgendosi alla
    Madre):  Ti perdei mai d'occhio,  d,  ti perdei mai d'occhio,  finch
    colui non ti port via, da un giorno all'altro, a mia insaputa,  in un
    altro  paese,  scioccamente  impressionato  di quel mio interessamento
    puro, puro, signore, creda, senza il minimo secondo fine. M'interessai
    con una incredibile tenerezza della nuova famigliuola che le cresceva.
    Glielo pu attestare anche lei! (Indicher la Figliastra.)
    LA FIGLIASTRA. Eh, altro! Piccina piccina,  sa?  con le treccine sulle
    spalle  e  le  mutandine pi lunghe della gonna - piccina cos - me lo
    vedevo davanti al portone della scuola,  quando ne  uscivo.  Veniva  a
    vedermi come crescevo...
    IL PADRE. Questo  perfido! Infame!
    LA FIGLIASTRA. No, perch?
    IL PADRE.  Infame!  Infame! (Subito, concitatamente, al Capocomico, in
    tono di spiegazione): La mia casa, signore, andata via lei, (indicher
    la Madre) mi parve subito vuota. Era il mio incubo; ma me la riempiva!
    Solo, mi ritrovai per le stanze come una mosca senza capo.  Quello l,
    (indicher  il  Figlio)  allevato fuori - non so - appena ritornato in
    casa, non mi parve pi mio. Mancata tra me e lui la madre,  cresciuto
    per s, a parte, senza nessuna relazione n affettiva n intellettuale
    con me. E allora (sar strano, signore, ma  cos), io fui incuriosito
    prima,  poi man mano attratto verso la famigliuola di lei,  sorta  per
    opera  mia:  il  pensiero  di essa cominci a riempire il vuoto che mi
    sentivo attorno.  Avevo bisogno,  proprio bisogno di crederla in pace,
    tutta intesa alle cure pi semplici della vita, fortunata perch fuori
    e  lontana  dai complicati tormenti del mio spirito.  E per averne una
    prova, andavo a vedere quella bambina all'uscita della scuola!
    LA FIGLIASTRA. Gi! Mi seguiva per via: mi sorrideva e, giunta a casa,
    mi salutava con la  mano  -  cos!  Lo  guardavo  con  tanto  d'occhi,
    scontrosa.  Non sapevo chi fosse!  Lo dissi alla mamma.  E lei dovette
    subito capire ch'era lui.  (La Madre  far  cenno  di  s  col  capo.)
    Dapprima non volle mandarmi pi a scuola,  per parecchi giorni. Quando
    ci tornai,  lo rividi all'uscita - buffo!- con un involtone  di  carta
    tra le mani.  Mi s'avvicin, mi carezz; e trasse da quell'involto una
    bella,  grande paglia di Firenze con una ghirlandina di  roselline  di
    maggio - per me!
    IL CAPOCOMICO. Ma tutto questo  racconto, signori miei!
    IL FIGLIO (sprezzante). Ma s, letteratura! letteratura!
    IL PADRE. Ma che letteratura! Questa  vita, signore! Passione!
    IL CAPOCOMICO. Sar! Ma irrappresentabile!
    IL PADRE.  D'accordo,  signore!  Perch tutto questo  antefatto. E io
    non dico di rappresentar questo. Come vede,  infatti lei (indicher la
    Figliastra) non  pi quella ragazzetta con le treccine sulle spalle -
    LA FIGLIASTRA. - e le mutandine fuori della gonna!
    IL PADRE. Il dramma viene adesso, signore! Nuovo, complesso. -
    LA  FIGLIASTRA  (cupa,  fiera,  facendosi avanti).  - Appena morto mio
    padre. -
    IL PADRE (subito,  per non darle  tempo  di  parlare)...  la  miseria,
    signore!  Ritornano qua,  a mia insaputa.  Per la stolidaggine di lei.
    (Indicher la Madre.) Sa scrivere appena;  ma  poteva  farmi  scrivere
    dalla figlia, da quel ragazzo, che erano in bisogno!
    LA  MADRE.  Mi  dica lei,  signore,  se potevo indovinare in lui tutto
    questo sentimento.
    IL PADRE.  Appunto questo  il tuo torto,  di non aver mai  indovinato
    nessuno dei miei sentimenti!
    LA  MADRE.  Dopo  tanti  anni  di  lontananza,  e  tutto  ci  che era
    accaduto...
    IL PADRE.  E che  colpa mia,  se quel brav'uomo vi  port  via  cos?
    (Rivolgendosi  al  Capocomico:)  Le  dico,  da  un giorno all'altro...
    perch aveva trovato fuori non so che collocamento. Non mi fu
    possibile  rintracciarli;  e  allora  per  forza  venne  meno  il  mio
    interessamento,   per   tanti  anni.   Il  dramma  scoppia,   signore,
    impreveduto e violento,  al  loro  ritorno;  allorch  io,  purtroppo,
    condotto  dalla  miseria della mia carne ancora viva...  Ah,  miseria,
    miseria veramente,  per un uomo solo,  che  non  abbia  voluto  legami
    avvilenti; non ancor tanto vecchio da poter fare a meno della donna, e
    non  pi tanto giovane da poter facilmente e senza vergogna andarne in
    cerca! Miseria? che dico! orrore, orrore: perch nessuna donna pi gli
    pu dare amore.  - E quando si capisce questo,  se ne dovrebbe fare  a
    meno... Mah! Signore, ciascuno - fuori, davanti agli altri -  vestito
    di dignit: ma dentro di s sa bene tutto ci che nell'intimit con se
    stesso si passa,  d'inconfessabile.  Si cede, si cede alla tentazione;
    per rialzarcene subito dopo, magari, con una gran fretta di ricomporre
    intera e solida, come una pietra su una fossa, la nostra dignit,  che
    nasconde  e seppellisce ai nostri stessi occhi ogni segno e il ricordo
    stesso della vergogna.  E' cos di tutti!  Manca solo il  coraggio  di
    dirle, certe cose!
    LA FIGLIASTRA. Perch quello di farle, poi, lo hanno tutti!
    IL  PADRE.  Tutti!  Ma  di  nascosto!  E perci ci vuol pi coraggio a
    dirle!  Perch basta che uno le dica -  fatta!  - gli  s'appioppa  la
    taccia di cinico.  Mentre non  vero, signore:  come tutti gli altri;
    migliore,  migliore anzi,  perch non ha paura di  scoprire  col  lume
    dell'intelligenza il rosso della vergogna, l, nella bestialit umana,
    che  chiude  sempre  gli  occhi per non vederlo.  La donna - ecco - la
    donna, infatti,  com'?  Ci guarda,  aizzosa,  invitante.  La afferri!
    Appena  stretta,  chiude  subito  gli  occhi.  E'  il  segno della sua
    dedizione. Il segno con cui dice all'uomo: "Accecati, io son cieca!".
    LA FIGLIASTRA.  E quando non li chiude pi?  Quando non sente  pi  il
    bisogno di nascondere a se stessa, chiudendo gli occhi, il rosso della
    sua  vergogna,  e  invece  vede,  con occhi ormai aridi e impassibili,
    quello dell'uomo,  che pur senz'amore s' accecato?  Ah,  che  schifo,
    allora,  che  schifo di tutte codeste complicazioni intellettuali,  di
    tutta codesta filosofia che scopre la bestia e poi  la  vuol  salvare,
    scusare... Non posso sentirlo, signore! Perch quando si  costretti a
    "semplificarla"  la  vita  -  cos,  bestialmente - buttando via tutto
    l'ingombro "umano" d'ogni casta aspirazione,  d'ogni puro  sentimento,
    idealit,  doveri,  il  pudore,  la  vergogna,  niente fa pi sdegno e
    nausea di certi rimorsi: lagrime di coccodrillo!
    IL CAPOCOMICO.  Veniamo al fatto,  veniamo  al  fatto,  signori  miei!
    Queste son discussioni!
    IL PADRE. Ecco, sissignore! Ma un fatto  come un sacco: vuoto, non si
    regge. Perch si regga, bisogna prima farci entrar dentro la ragione e
    i sentimenti che lo han determinato.  Io non potevo sapere che,  morto
    l quell'uomo,  e ritornati essi qua in  miseria,  per  provvedere  al
    sostentamento  dei figliuoli,  ella (indicher la Madre) si fosse data
    attorno a lavorare da sarta,  e che  giusto  fosse  andata  a  prender
    lavoro da quella... da quella Madama Pace!
    LA FIGLIASTRA. Sarta fina, se lor signori lo vogliono sapere! Serve in
    apparenza  le  migliori  signore,  ma ha tutto disposto,  poi,  perch
    queste migliori signore servano viceversa a lei...  senza  pregiudizio
    delle altre cos cos!
    LA  MADRE.  Mi  creder,  signore,  se le dico che non mi pass neppur
    lontanamente per il capo il sospetto che quella megera mi dava  lavoro
    perch aveva adocchiato mia figlia...
    LA FIGLIASTRA.  Povera mamma!  Sa, signore, che cosa faceva quella l,
    appena le riportavo il lavoro fatto da lei?  Mi faceva notare la  roba
    che  aveva  sciupata,  dandola  a  cucire  a mia madre;  e diffalcava,
    diffalcava. Cosicch, lei capisce,  pagavo io,  mentre quella poverina
    credeva di sacrificarsi per me e per quei due,  cucendo anche di notte
    la roba di Madama  Pace!  (Azione  ed  esclamazioni  di  sdegno  degli
    Attori.)
    IL CAPOCOMICO (subito). E l, lei, un giorno, incontr -
    LA FIGLIASTRA (indicando il Padre).  - lui,  lui,  sissignore! vecchio
    cliente! Vedr che scena da rappresentare! Superba!
    IL PADRE. Col sopravvenire di lei, della madre -
    LA FIGLIASTRA (subito, perfidamente).  - quasi a tempo!
    IL PADRE (gridando). - no, a tempo, a tempo! Perch,  per fortuna,  la
    riconosco  a  tempo!  E  me  li  riporto  tutti a casa,  signore!  Lei
    s'immagini, ora, la situazione mia e la sua,  una di fronte all'altro:
    ella,  cos come la vede;  e io che non posso pi alzarle gli occhi in
    faccia!
    LA FIGLIASTRA. Buffissimo! Ma possibile,  signore,  pretendere da me -
    "dopo" - che me ne stessi come una signorinetta modesta, bene allevata
    e  virtuosa,  d'accordo con le sue maledette aspirazioni "a una solida
    sanit morale"?
    IL PADRE.  Il dramma per me  tutto qui,  signore: nella coscienza che
    ho,  che  ciascuno  di  noi  -  veda - si crede "uno" ma non  vero: 
    "tanti", signore,  "tanti",  secondo tutte le possibilit d'essere che
    sono  in noi: "uno" con questo,  "uno" con quello diversissimi!  E con
    l'illusione,  intanto,  d'esser  sempre  "uno  per  tutti",  e  sempre
    "quest'uno" che ci crediamo,  in ogni nostro atto.  Non  vero!  non 
    vero! Ce n'accorgiamo bene, quando in qualcuno dei nostri atti, per un
    caso  sciaguratissimo,   restiamo  all'improvviso  come  agganciati  e
    sospesi: ci accorgiamo, voglio dire, di non esser tutti in quell'atto,
    e che dunque una atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da quello solo,
    tenerci  agganciati e sospesi,  alla gogna,  per una intera esistenza,
    come se questa fosse assommata tutta in quell'atto! Ora lei intende la
    perfidia di questa ragazza?  M'ha sorpreso in un luogo,  in  un  atto,
    dove e come non doveva conoscermi,  come io non potevo essere per lei;
    e mi vuol dare una realt,  quale io non  potevo  mai  aspettarmi  che
    dovessi assumere per lei,  in un momento fugace, vergognoso, della mia
    vita! Questo, questo,  signore,  io sento soprattutto.  E vedr che da
    questo  il  dramma  acquister  un  grandissimo valore.  Ma c' poi la
    situazione degli altri! Quella sua... (indicher il Figlio.)
    IL FIGLIO (scrollandosi sdegnosamente). Ma lascia star me,  ch io non
    c'entro!
    IL PADRE. Come non c'entri?
    IL FIGLIO. Non c'entro, e non voglio entrarci, perch sai bene che non
    son fatto per figurare qua in mezzo a voi!
    LA  FIGLIASTRA.  Gente  volgare,  noi!   -  Lui,  fino!   - Ma lei pu
    vedere, signore,  che tante volte io lo guardo per inchiodarlo col mio
    disprezzo,  e  tante  volte egli abbassa gli occhi - perch sa il male
    che m'ha fatto.
    IL FIGLIO (guardandola appena). Io?
    LA FIGLIASTRA.  Tu!  tu!  Lo devo a te,  caro,  il marciapiedi!  a te!
    (Azione d'orrore degli Attori.) Vietasti,  si o no, col tuo contegno -
    non dico l'intimit della casa - ma quella carit che leva  d'impaccio
    gli ospiti?  Fummo gli intrusi, che venivamo a invadere il regno della
    tua "legittimit"! Signore,  vorrei farlo assistere a certe scenette a
    quattr'occhi tra me e lui!  Dice che ho tiranneggiato tutti.  Ma vede?
    E' stato proprio per codesto suo  contegno,  se  mi  sono  avvalsa  di
    quella ragione ch'egli chiama "vile";  la ragione per cui entrai nella
    casa di lui con mia madre - che  anche sua madre - da padrona!
    IL FIGLIO (facendosi avanti  lentamente).  Hanno  tutti  buon  giuoco,
    signore,  una  parte  facile tutti contro di me.  Ma lei s'immagini un
    figlio,  a cui un bel giorno,  mentre se ne  sta  tranquillo  a  casa,
    tocchi di veder arrivare,  tutta spavalda, cos, "con gli occhi alti",
    una signorina che gli chiede del padre,  a cui ha da dire non  so  che
    cosa;  e poi la vede ritornare, sempre con la stess'aria, accompagnata
    da quella piccolina l;  e infine trattare il padre - chi sa perch  -
    in un modo molto ambiguo e "sbrigativo" chiedendo danaro,  con un tono
    che lascia  supporre  che  lui  deve,  deve  darlo,  perch  ha  tutto
    l'obbligo di darlo -
    IL PADRE. - ma l'ho difatti davvero, quest'obbligo:  per tua madre!
    IL FIGLIO. E che ne so io? Quando mai l'ho veduta, io, signore? Quando
    mai ne ho sentito parlare?  Me la vedo comparire,  un giorno, con lei,
    (indicher la Figliastra) con quel ragazzo,  con  quella  bambina;  mi
    dicono:  "Oh sai?   anche tua madre!".  Riesco a intravedere dai suoi
    modi (indicher di nuovo la Figliastra) per qual motivo,  cos  da  un
    giorno  all'altro,  sono  entrati  in casa...  Signore,  quello che io
    provo, quello che sento, non posso e non voglio esprimerlo.  Potrei al
    massimo confidarlo,  e non vorrei neanche a me stesso.  Non pu dunque
    dar luogo,  come vede,  a nessuna azione da parte mia.  Creda,  creda,
    signore,  che io sono un personaggio non "realizzato" drammaticamente;
    e che sto male, malissimo, in loro compagnia! - Mi lascino stare!
    IL PADRE. Ma come? Scusa! Se proprio perch tu sei cos -
    IL FIGLIO (con esasperazione violenta). - e che ne sai tu,  come sono?
    quando mai ti sei curato di me?
    IL  PADRE.  Ammesso!  Ammesso!  E  non   una situazione anche questa?
    Questo tuo appartarti,  cos  crudele  per  me,  per  tua  madre  che,
    rientrata in casa,  ti vede quasi per la prima volta,  cos grande,  e
    non ti conosce, ma sa che tu sei suo figlio...  (Additando la Madre al
    Capocomico): Eccola, guardi: piange!
    LA FIGLIASTRA (con rabbia, pestando un piede). Come una stupida!
    IL  PADRE  (subito  additando anche lei al Capocomico).  E lei non pu
    soffrirlo,  si sa!  (Tornando a riferirsi al Figlio): - Dice  che  non
    c'entra, mentre  lui quasi il perno dell'azione! Guardi quel ragazzo,
    che se ne sta sempre presso la madre,  sbigottito, umiliato... E' cos
    per causa di lui!  Forse la situazione pi penosa  la sua:  si  sente
    estraneo,   pi  di  tutti;  e  prova,  poverino,  una  mortificazione
    angosciosa di  essere  accolto  in  casa  -  cos  per  carit...  (In
    confidenza): Somiglia tutto al padre! Umile; non parla...
    IL CAPOCOMICO.  Eh, ma non  mica bello! Lei non sa che impaccio danno
    i ragazzi sulla scena.
    IL PADRE.  Oh,  ma lui glielo leva subito,  l'impaccio,  sa!  E  anche
    quella bambina, che  anzi la prima ad andarsene...
    IL  CAPOCOMICO.   Benissimo,  s!  E  le  assicuro  che  tutto  questo
    m'interessa, m'interessa vivamente. Intuisco, intuisco che c' materia
    da cavarne un bel dramma!
    LA FIGLIASTRA (tentando d'intromettersi). Con un personaggio come me!
    IL PADRE (scacciandola, tutto in ansia come sar, per la decisione del
    Capocomico). Stai zitta, tu!
    IL CAPOCOMICO  (seguitando,  senza  badare  all'interruzione).  Nuova,
    s...
    IL PADRE. Eh, novissima, signore!
    IL  CAPOCOMICO.  Ci  vuole  un  bel  coraggio  per  - dico - venire a
    buttarmelo davanti cos...
    IL PADRE. Capir, signore: nati, come siamo, per la scena...
    IL CAPOCOMICO. Sono comici dilettanti?
    IL PADRE. No: dico nati per la scena, perch...
    IL CAPOCOMICO. Eh via, lei deve aver recitato!
    IL PADRE.  Ma no,  signore: quel tanto che ciascuno recita nella parte
    che si  assegnata,  o che gli altri gli hanno assegnato nella vita. E
    in me, poi,   la passione stessa,  veda,  che diventa sempre,  da s,
    appena si esalti - come in tutti - un po' teatrale...
    IL  CAPOCOMICO.  Lasciamo  andare,  lasciamo  andare!  - Capir,  caro
    signore, che senza l'autore... - Io potrei indirizzarla a qualcuno...
    IL PADRE. Ma no, guardi: sia lei!
    IL CAPOCOMICO. Io? Ma che dice?
    IL PADRE. S, lei! lei! Perch no?
    IL CAPOCOMICO. Perch non ho mai fatto l'autore, io!
    IL PADRE. E non potrebbe farlo adesso, scusi?  Non ci vuol niente.  Lo
    fanno  tanti!  Il  suo  compito   facilitato dal fatto che siamo qua,
    tutti, vivi davanti a lei.
    IL CAPOCOMICO. Ma non basta!
    IL PADRE. Come non basta? Vedendoci vivere il nostro dramma...
    IL CAPOCOMICO. Gi! Ma ci vorr sempre qualcuno che lo scriva!
    IL PADRE.  No - che lo trascriva,  se mai,  avendolo cos  davanti  in
    azione  - scena per scena.  Baster stendere in prima,  appena appena,
    una traccia - e provare!
    IL CAPOCOMICO (risalendo,  tentato,  sul  palcoscenico).  Eh...  quasi
    quasi,  mi  tenta...  Cos,  per  un  giuoco...  Si potrebbe veramente
    provare...
    IL PADRE. Ma s, signore! Vedr che scene verranno fuori! Gliele posso
    segnar subito io!
    IL CAPOCOMICO. Mi tenta... mi tenta. Proviamo un po'...  Venga qua con
    me nel mio camerino. (Rivolgendosi agli Attori): - Loro restano per un
    momento  in  libert;  ma  non  s'allontanino di molto.  Fra un quarto
    d'ora,  venti  minuti,  siano  di  nuovo  qua.  (Al  Padre):  Vediamo,
    tentiamo...   Forse   potr   venir   fuori   veramente   qualcosa  di
    straordinario...
    IL PADRE. Ma senza dubbio!  Sar meglio,  non crede?  far venire anche
    loro. (Indicher gli altri Personaggi.)
    IL CAPOCOMICO.  S,  vengano,  vengano!  (S'avvier; ma poi tornando a
    rivolgersi agli Attori): - Mi raccomando, eh! puntuali.  Fra un quarto
    d'ora.   (Il   Capocomico   e  i  Sei  Personaggi  attraverseranno  il
    palcoscenico e scompariranno. Gli Attori resteranno, come storditi,  a
    guardarsi tra loro.)
    IL PRIMO ATTORE. Ma dice sul serio! Che vuol fare?
    L'ATTOR GIOVANE. Questa  pazzia bell'e buona!
    UN  TERZO  ATTORE.  Ci  vuol fare improvvisare un dramma,  cos su due
    piedi?
    L'ATTOR GIOVANE. Gi! Come i Comici dell'Arte!
    LA PRIMA ATTRICE.  Ah,  se crede  che  io  debba  prestarmi  a  simili
    scherzi...
    L'ATTRICE GIOVANE. Ma non ci sto neanch'io!
    UN  QUARTO  ATTORE.  Vorrei  sapere  chi  sono  quei l.  (Alluder ai
    Personaggi.)
    IL TERZO ATTORE. Che vuoi che siano! Pazzi o imbroglioni!
    L'ATTOR GIOVANE. E lui si presta a dar loro ascolto?
    L'ATTRICE GIOVANE. La vanit! La vanit di figurare da autore...
    IL PRIMO ATTORE. Ma cose inaudite!  Se il teatro,  signori miei,  deve
    ridursi a questo...
    UN QUINTO ATTORE. Io mi ci diverto!
    IL TERZO ATTORE.  Mah!  Dopo tutto, stiamo a vedere che cosa ne nasce.
    (E cos conversando tra loro, gli Attori sgombreranno il palcoscenico,
    parte uscendo dalla porticina in  fondo,  parte  rientrando  nei  loro
    camerini.)
    Il sipario rester alzato.

    La rappresentazione sar interrotta per una ventina di minuti.












    I   campanelli   del   teatro   avviseranno  che  la  rappresentazione
    ricomincia.
    Dai  camerini,  dalla  porta  e  anche  dalla  sala  ritorneranno  sul
    palcoscenico  gli Attori,  il Direttore di scena,  il Macchinista,  il
    Suggeritore, il Trovarobe e,  contemporaneamente,  dal suo camerino il
    Direttore-Capocomico coi Sei Personaggi.
    Spenti i lumi della sala, si rifar sul palcoscenico la luce di prima.

    IL  CAPOCOMICO.   Su,   Su,   signori!  Ci  siamo  tutti?  Attenzione,
    attenzione. Si comincia! - Macchinista!
    IL MACCHINISTA. Eccomi qua!
    IL CAPOCOMICO. Disponga subito la scena della saletta.  Basteranno due
    fiancate e un fondalino con la porta. Subito, mi raccomando!
    (Il  Macchinista  correr  subito ad eseguire,  e mentre il Capocomico
    s'intender col Direttore di scena,  col Trovarobe,  col Suggeritore e
    con gli Attori intorno alla rappresentazione imminente,  disporr quel
    simulacro di scena indicata: due   fiancate  e  un  fondalino  con  la
    porta, a strisce rosa e oro.)
    IL  CAPOCOMICO (al Trovarobe).  Lei veda un po' se c' in magazzino un
    letto a sedere.
    IL TROVAROBE. Sissignore, c' quello verde.
    LA FIGLIASTRA. No no, che verde!  Era giallo,  fiorato,  di "peluche",
    molto grande! Comodissimo.
    IL TROVAROBE. Eh, cos non c'.
    IL CAPOCOMICO. Ma non importa! metta quello che c'.
    LA FIGLIASTRA. Come non importa? La greppina famosa di Madama Pace!
    IL CAPOCOMICO.  Adesso  per provare!  La prego,  non s'immischi!  (Al
    Direttore di scena): Guardi se  c'  una  vetrina  piuttosto  lunga  e
    bassa.
    LA  FIGLIASTRA.  Il  tavolino,  il  tavolino  di  mogano  per la busta
    cilestrina!
    IL DIRETTORE DI SCENA (al Capocomico). C' quello piccolo, dorato.
    IL CAPOCOMICO. Va bene, prenda quello!
    IL PADRE. Una specchiera.
    LA FIGLIASTRA.  E il paravento!  Un paravento,  mi raccomando: se  no,
    come faccio!
    IL  DIRETTORE DI SCENA.  Sissignora,  paraventi ne abbiamo tanti,  non
    dubiti.
    IL CAPOCOMICO (alla Figliastra). Poi qualche attaccapanni,  vero?
    LA FIGLIASTRA. S, molti, molti!
    IL CAPOCOMICO (al Direttore di scena). Veda quanti ce n', e li faccia
    portare.
    IL DIRETTORE DI SCENA.  Sissignore,  penso io!  (Il Direttore di scena
    correr  anche  lui  a  eseguire: e,  mentre il Capocomico seguiter a
    parlare col Suggeritore e  poi  coi  Personaggi  e  gli  Attori,  far
    trasportare  i  mobili  indicati dai Servi di scena e li disporr come
    creder pi opportuno.)
    IL CAPOCOMICO (al Suggeritore). Lei,  intanto,  prenda posto.  Guardi:
    questa   la traccia delle scene,  atto per atto.  (Gli porger alcuni
    fogli di carta.) Ma bisogna che ora lei faccia una bravura.
    IL SUGGERITORE. Stenografare?
    IL  CAPOCOMICO  (con  lieta  sorpresa).  Ah,  benissimo!   Conosce  la
    stenografia?
    IL SUGGERITORE. Non sapr suggerire; ma la stenografia...
    IL CAPOCOMICO.  Ma allora di bene in meglio!  (Rivolgendosi a un Servo
    di scena): Vada a prendere la carta nel mio camerino  molta,  molta  -
    quanta ne trova!
    (Il Servo di scena correr, e ritorner poco dopo con un bel fascio di
    carta, che porger al Suggeritore.)
    IL CAPOCOMICO (seguitando,  al Suggeritore).  Segua le scene, man mano
    che saranno rappresentate,  e cerchi di fissare le battute,  almeno le
    pi importanti!  (Poi,  rivolgendosi agli Attori): Sgombrino, signori!
    Ecco,  si mettano da questa parte  (indicher  alla  sua  sinistra)  e
    stiano bene attenti!
    LA PRIMA ATTRICE.. Ma, scusi, noi...
    IL  CAPOCOMICO  (prevenendola).  Non  ci  sar  da improvvisare,  stia
    tranquilla!
    IL PRIMO ATTORE. E che dobbiamo fare?
    IL CAPOCOMICO.  Niente!  Stare a sentire  e  guardare  per  ora!  Avr
    ciascuno,  poi,  la sua parte scritta.  Ora si far, cos alla meglio,
    una prova! La faranno loro! (Indicher i Personaggi.)
    IL PADRE (come cascato dalle nuvole,  in  mezzo  alla  confusione  del
    palcoscenico). Noi? Come sarebbe a dire, scusi, una prova?
    IL CAPOCOMICO. Una prova - una prova per loro! (Indicher gli Attori.)
    IL PADRE. Ma se i personaggi siamo noi...
    IL CAPOCOMICO.  E va bene: "i personaggi";  ma qua,  caro signore, non
    recitano i personaggi. Qua recitano gli attori. I personaggi stanno l
    nel copione (indicher la buca del Suggeritore) quando c' un copione!
    IL PADRE.  Appunto!  Poich non c' e lor  signori  hanno  la  fortuna
    d'averli qua vivi davanti, i personaggi...
    IL  CAPOCOMICO.  Oh  bella!  Vorrebbero  far  tutto  da s?  recitare,
    presentarsi loro davanti al pubblico?
    IL PADRE. Eh gi, per come siamo.
    IL  CAPOCOMICO.  Ah,   le  assicuro  che  offrirebbero  un  bellissimo
    spettacolo!
    IL PRIMO ATTORE. E che ci staremmo a fare noialtri, qua, allora?
    IL CAPOCOMICO.  Non s'immagineranno mica di saper recitare loro! Fanno
    ridere...  (Gli  Attori,  difatti,  rideranno.)  Ecco,  vede,  ridono!
    (Sovvenendosi): Ma gi,  a proposito! bisogner assegnar le parti. Oh,
     facile: sono gi di per s assegnate:  (alla  Seconda  Donna):  lei,
    signora, LA MADRE. (Al Padre): Bisogner trovarle un nome.
    IL PADRE. Amalia, signore.
    IL CAPOCOMICO. Ma questo  il nome della sua signora. Non vorremo mica
    chiamarla col suo vero nome!
    IL  PADRE.  E  perch  no,  scusi?  se  si chiama cos...  Ma gi,  se
    dev'essere la signora...  (Accenner appena con la mano  alla  Seconda
    Donna.) Io vedo questa (accenner alla Madre) come Amalia, signore. Ma
    faccia  lei...  (Si  smarrir  sempre  pi.)  Non  so pi che dirle...
    Comincio gi... non so,  a sentir come false,  con un altro suono,  le
    mie stesse parole.
    IL  CAPOCOMICO.  Ma non se ne curi,  non se ne curi,  quanto a questo!
    Penseremo noi a trovare il tono giusto!  E per il nome,  se lei  vuole
    "Amalia", sar Amalia; o ne troveremo un altro. Per adesso designeremo
    i  personaggi  cos:  (all'Attor Giovane): lei IL FIGLIO;  (alla Prima
    Attrice): lei, signorina, s'intende, LA FIGLIASTRA.
    LA FIGLIASTRA (esilarata).  Come come?  Io,  quella l?  (Scoppier  a
    ridere.)
    IL CAPOCOMICO (irato). Che cos'ha da ridere?
    LA  PRIMA  ATTRICE  (indignata).  Nessuno  ha mai osato ridersi di me!
    Pretendo che mi si rispetti, o me ne vado!
    LA FIGLIASTRA. Ma no, scusi, io non rido di lei.
    IL CAPOCOMICO (alla Figliastra).  Dovrebbe  sentirsi  onorata  d'esser
    rappresentata da...
    LA PRIMA ATTRICE (subito, con sdegno). - "quella l!"
    LA FIGLIASTRA. Ma non dicevo per lei, creda! dicevo per me, che non mi
    vedo affatto in lei, ecco. Non so, non... non m'assomiglia per nulla!
    IL PADRE. Gi,  questo; veda, signore! La nostra espressione -
    IL  CAPOCOMICO.  -  ma  che loro espressione!  Credono d'averla in s,
    loro, l'espressione? Nient'affatto!
    IL PADRE. Come! Non abbiamo la nostra espressione?
    IL CAPOCOMICO. Nient'affatto! La loro espressione diventa materia qua,
    a cui dan corpo e figura,  voce e gesto gli attori,  i quali - per sua
    norma  -  han  saputo dare espressione a ben pi alta materia: dove la
    loro  cos piccola, che se si regger sulla scena,  il merito,  creda
    pure, sar tutto dei miei attori.
    IL PADRE. Non oso contraddirla, signore. Ma creda che  una sofferenza
    orribile  per noi che siamo cos come ci vede,  con questo corpo,  con
    questa figura -
    IL CAPOCOMICO (troncando, spazientito). - ma si rimedia col trucco, si
    rimedia col trucco, caro signore, per ci che riguarda la figura!
    IL PADRE. Gi; ma la voce, il gesto -
    IL CAPOCOMICO. - oh, insomma! Qua lei, come lei,  non pu essere!  Qua
    c' l'attore che lo rappresenta; e basta!
    IL PADRE.  Ho capito,  signore.  Ma ora forse indovino anche perch il
    nostro autore,  che ci vide vivi cos,  non volle poi comporci per  la
    scena.  Non  voglio fare offesa ai suoi attori,  Dio me ne guardi!  Ma
    penso che a vedermi adesso rappresentato... - non so da chi...
    IL PRIMO  ATTORE  (con  alterigia  alzandosi  e  venendogli  incontro,
    seguito  dalle gaie giovani Attrici che rideranno).  Da me,  se non le
    dispiace.
    IL PADRE (umile e mellifluo).  Onoratissimo,  signore.  (S'inchiner.)
    Ecco,  penso  che,  per  quanto  il signore s'adoperi con tutta la sua
    volont e tutta la sua arte ad accogliermi in s... (Si smarrir.)
    IL PRIMO ATTORE. Concluda, concluda. (Risata delle Attrici.)
    IL PADRE.  Eh,  dico,  la rappresentazione che far - anche forzandosi
    col trucco a somigliarmi...   - dico, con quella statura... (tutti gli
    Attori rideranno) difficilmente potr essere una  rappresentazione  di
    me,  com'io realmente sono.  Sar piuttosto - a parte la figura - sar
    piuttosto com'egli interpreter ch'io sia, com'egli mi sentir - se mi
    sentir - e non com'io dentro di me mi sento. E mi pare che di questo,
    chi sia chiamato a giudicare di noi, dovrebbe tener conto.
    IL CAPOCOMICO.  Si d pensiero dei giudizi della critica adesso?  E io
    che  stavo  ancora  a sentire!  Ma lasci che dica,  la critica.  E noi
    pensiamo piuttosto a metter su la commedia, se ci riesce! (Staccandosi
    e guardando in giro): Su, su! E' gi disposta la scena? (Agli Attori e
    ai Personaggi): Si levino,  si levino d'attorno!  Mi  lascino  vedere.
    (Discender  dal  palcoscenico.)  Non  perdiamo  altro  tempo!   (Alla
    Figliastra): Le pare che la scena stia bene cos?
    LA FIGLIASTRA. Mah! io veramente non mi ci ritrovo.
    IL CAPOCOMICO.  E dalli!  Non pretender che le si edifichi  qua,  tal
    quale,  quel retrobottega che lei conosce, di Madama Pace! (Al Padre):
    M'ha detto una saletta a fiorami?
    IL PADRE. Sissignore. Bianca.
    IL CAPOCOMICO.  Non  bianca;   a strisce;  ma poco  importa!  Per  i
    mobili, su per gi, mi pare che ci siamo! Quel tavolinetto, lo portino
    un po' pi qua davanti!  (I Servi di scena eseguiranno. Al Trovarobe):
    Lei provveda intanto una busta, possibilmente cilestrina,  e la dia al
    signore. (Indicher il Padre.)
    IL TROVAROBE. Da lettere?
    IL CAPOCOMICO E IL PADRE. Da lettere, da lettere.
    IL TROVAROBE. Subito! (Escir.)
    IL CAPOCOMICO.  Su,  su!  La prima scena  della Signorina.  (La prima
    Attrice si far avanti.) Ma no,  aspetti,  lei!  dicevo la  Signorina.
    (Indicher la Figliastra.) Lei star a vedere -
    LA FIGLIASTRA (subito aggiungendo). - come la vivo!
    LA  PRIMA ATTRICE (risentita).  Ma sapr viverla anch'io,  non dubiti,
    appena mi ci metto!
    IL CAPOCOMICO (con le mani alla testa).  Signori  miei,  non  facciamo
    altre chiacchiere! Dunque, la prima scena  della Signorina con Madama
    Pace.   Oh,   (si   smarrir,   guardandosi  attorno  e  risalir  sul
    palcoscenico) e questa Madama Pace?
    IL PADRE. Non  con noi, signore.
    IL CAPOCOMICO. E come si fa?
    IL PADRE. Ma  viva, viva anche lei!
    IL CAPOCOMICO. Gi! Ma dov'?
    IL PADRE.  Ecco,  mi lasci dire.  (Rivolgendosi alle Attrici): Se loro
    signore  mi  volessero  far  la  grazia di darmi per un momento i loro
    cappellini.
    LE ATTRICI (un po' sorprese, un po' ridendo, a coro). - Che?
    - I cappellini?
    - Che dice?
    - Perch?
    - Ah, guarda!
    IL CAPOCOMICO. Che vuol fare coi cappellini delle signore? (Gli Attori
    rideranno.)
    IL PADRE. Oh nulla,  posarli per un momento su questi attaccapanni.  E
    qualcuna dovrebbe essere cos gentile di levarsi anche il mantello.
    GLI  ATTORI  (come  sopra).  - Anche il mantello?  - E poi?  Dev'esser
    matto!
    QUALCHE ATTRICE (come sopra). - Ma perch?
    - Il mantello soltanto?
    IL PADRE. Per appenderli,  un momentino...  Mi facciano questa grazia.
    Vogliono?
    LE  ATTRICI  (levandosi  i  cappellini  e  qualcuna anche il mantello,
    seguitando  a  ridere,   ed  andando  ad  appenderli  qua  e  l  agli
    attaccapanni). - E perch no?
    - Ecco qua!
    - Ma badate che  buffo sul serio!
    - Dobbiamo metterli in mostra?
    IL PADRE. Ecco, appunto, sissignora: cos in mostra!
    IL CAPOCOMICO. Ma si pu sapere per che farne?
    IL PADRE. Ecco, signore: forse, preparandole meglio la scena, attratta
    dagli  oggetti  stessi  del  suo  commercio,  chi sa che non venga tra
    noi...  (Invitando a guardare verso l'uscio  in  fondo  della  scena):
    Guardino! guardino! (L'uscio in fondo s'aprir e verr avanti di pochi
    passi Madama Pace, megera d'enorme grassezza, con una pomposa parrucca
    di  lana color carota e una rosa fiammante da un lato,  alla spagnola;
    tutta ritinta, vestita con goffa eleganza di seta rossa sgargiante, un
    ventaglio di piume in una mano e l'altra mano levata a sorreggere  tra
    due dita la sigaretta accesa. Subito, all'apparizione, gli Attori e il
    Capocomico  schizzeranno via dal palcoscenico con un urlo di spavento,
    precipitandosi  dalla  scaletta  e  accenneranno  di  fuggire  per  il
    corridoio..  La Figliastra,  invece,  accorrer a Madama Pace,  umile,
    come davanti a una padrona.)
    LA FIGLIASTRA (accorrendo). Eccola! Eccola!
    IL PADRE (raggiante). E' lei! Lo dicevo io? Eccola qua!
    IL CAPOCOMICO (vincendo il primo stupore,  indignato).  Ma che trucchi
    son questi?
    IL PRIMO ATTORE (quasi contemporaneamente). Ma dove siamo, insomma?
    L'ATTOR GIOVANE (come sopra). Di dove  comparsa quella l?
    L'ATTRICE GIOVANE (come sopra). La tenevano in serbo!
    LA PRIMA ATTRICE (come sopra). Questo  un giuoco di bussolotti!
    IL  PADRE  (dominando  le  proteste).   Ma  scusino!  Perch  vogliono
    guastare, in nome d'una verit volgare,  di fatto,  questo prodigio di
    una realt che nasce, evocata, attratta, formata dalla stessa scena, e
    che  ha pi diritto di viver qui,  che loro;  perch assai pi vera di
    loro?  Quale attrice fra loro rifar poi Madama Pace?  Ebbene:  Madama
    Pace  quella!  Mi concederanno che l'attrice che la rifar, sar meno
    vera di quella - che  lei  in  persona!  Guardino:  mia  figlia  l'ha
    riconosciuta  e  le si  subito accostata!  Stiano a vedere,  stiano a
    vedere la scena!  (Titubanti,  il Capocomico e gli Attori  risaliranno
    sul  palcoscenico.  Ma  gi  la scena tra la Figliastra e Madama Pace,
    durante la protesta  degli  Attori  e  la  risposta  del  Padre,  sar
    cominciata,  sottovoce,  pianissimo,  insomma  naturalmente,  come non
    sarebbe possibile farla avvenire su un palcoscenico. Cosicch,  quando
    gli  Attori,  richiamati  dal  Padre  all'attenzione,  si volteranno a
    guardare,  e vedranno Madama Pace che avr gi messo una mano sotto il
    mento alla Figliastra per farle sollevare il capo,  sentendola parlare
    in un modo affatto inintelligibile, resteranno per un momento intenti;
    poi, subito dopo, delusi.)
    IL CAPOCOMICO. Ebbene?
    IL PRIMO ATTORE. Ma che dice?
    LA PRIMA ATTRICE. Cos non si sente nulla!
    L'ATTOR GIOVANE. Forte! Forte!
    LA FIGLIASTRA (lasciando Madama Pace che sorrider  di  un  impagabile
    sorriso,  e facendosi avanti al crocchio degli Attori).  "Forte", gi!
    Che forte?  Non son mica cose che si possano dir forte!  Le ho  potute
    dir  forte  io per la sua vergogna (indicher il Padre),  che  la mia
    vendetta! Ma per Madama  un'altra cosa, signori: c' la galera!
    IL CAPOCOMICO. Oh bella!  Ah,   cos?  Ma qui bisogna che si facciano
    sentire,  cara  lei!  Non  sentiamo  nemmeno  noi,  sul  palcoscenico!
    Figurarsi quando ci sar il pubblico in teatro!  Bisogna far la scena.
    E  del resto possono ben parlar forte tra loro,  perch noi non saremo
    mica qua,  come adesso,  a sentire: loro fingono d'esser sole,  in una
    stanza,  nel  retrobottega,  che  nessuno  le  sente.  (La Figliastra,
    graziosamente, sorridendo maliziosa,  far pi volte cenno di no,  col
    dito.)
    IL CAPOCOMICO. Come no?
    LA FIGLIASTRA (sottovoce, misteriosamente). C' qualcuno che ci sente,
    signore, se lei (indicher Madama Pace) parla forte!
    IL  CAPOCOMICO  (costernatissimo).  Deve  forse  scappar fuori qualche
    altro? (Gli Attori accenneranno di scappar di nuovo dal palcoscenico.)
    IL PADRE. No, no, signore. Allude a me.  Ci debbo esser io,  l dietro
    quell'uscio,  in attesa; e Madama lo sa. Anzi, mi permettano! Vado per
    esser subito pronto. (Far per avviarsi).
    IL CAPOCOMICO (fermandolo). Ma no, aspetti!  Qua bisogna rispettare le
    esigenze del teatro! Prima che lei sia pronto...
    LA FIGLIASTRA (interrompendolo).  Ma s,  subito! subito! Mi muoio, le
    dico,  dalla smania di viverla,  di viverla questa scena!  Se lui vuol
    esser subito pronto, io sono prontissima!
    IL  CAPOCOMICO  (gridando).  Ma  bisogna  che  prima venga fuori,  ben
    chiara, la scena tra lei e quella l! (Indicher Madama Pace.) Lo vuol
    capire?
    LA FIGLIASTRA.  Oh Dio mio,  signore: m'ha detto quel che lei gi  sa:
    che  il  lavoro  della mamma ancora una volta  fatto male;  la roba 
    sciupata;  e che bisogna ch'io abbia  pazienza,  se  voglio  che  ella
    seguiti ad aiutarci nella nostra miseria.
    MADAMA PACE (facendosi avanti,  con una grand'aria di importanza).  Eh
    ci, seor; porqu y n quero aproveciarme... avantaciarme...
    IL CAPOCOMICO (quasi atterrito).  Come come?  Parla cos?  (Tutti  gli
    Attori scoppieranno a ridere fragorosamente.)
    LA  FIGLIASTRA  (ridendo anche lei.) S,  signore,  parla cos,  mezzo
    spagnolo e mezzo italiano, in un modo buffissimo!
    MADAMA PACE. Ah,  no me par bona crianza che loro ridano de mi,  si y
    me sfuerzo de hablar, como podo, italiano, seor!
    IL  CAPOCOMICO.  Ma  no!  Ma anzi!  Parli cos!  parli cos,  signora!
    Effetto sicuro!  Non si pu dar di meglio,  anzi,  per rompere un  po'
    comicamente  la  crudezza  della  situazione.  Parli,  parli cos!  Va
    benissimo!
    LA FIGLIASTRA. Benissimo! Come no? Sentirsi fare con un tal linguaggio
    certe proposte: effetto sicuro,  perch par quasi una burla,  signore!
    Ci  si  mette  a ridere a sentirsi dire che c' un "vichio seor" che
    vuole "amusarse con migo" - non  vero, Madama?
    MADAMA PACE. Viejito, ci! viejito, linda; ma mejor para ti: ch se no
    te d gusto, te porta prudencia!
    LA MADRE (insorgendo,  tra lo stupore e la costernazione di tutti  gli
    Attori,  che  non  badavano  a  lei,  e  che ora balzeranno al grido a
    trattenerla ridendo,  poich essa avr intanto strappato a Madama Pace
    la parrucca e l'avr buttata a terra).  Strega!  strega! assassina! La
    figlia mia!
    LA FIGLIASTRA (accorrendo a trattenere la Madre). No, no,  mamma,  no!
    per carit!
    IL PADRE (accorrendo anche lui,  contemporaneamente). Sta' buona, sta'
    buona! A sedere!
    LA MADRE. Ma levatemela davanti, allora!
    LA FIGLIASTRA (al Capocomico accorso anche lui). Non  possibile,  non
     possibile che la mamma stia qui!
    IL PADRE (anche lui al Capocomico).  Non possono stare insieme!  E per
    questo, vede, quella l, quando siamo venuti, non era con noi!  Stando
    insieme, capir, per forza s'anticipa tutto.
    IL  CAPOCOMICO.  Non  importa!  Non importa!  E' per ora come un primo
    abbozzo! Serve tutto, perch io colga anche cos, confusamente, i vari
    elementi.  (Rivolgendosi alla Madre e conducendola per farla sedere di
    nuovo  al  suo posto): Via,  via,  signora,  sia buona,  sia buona: si
    rimetta a sedere!  (Intanto la Figliastra,  andando di nuovo in  mezzo
    alla scena, si rivolger a Madame Pace):
    LA FIGLIASTRA. Su, su, dunque, Madama.
    MADAMA PACE (offesa).  Ah no,  gracie tante!  Y aqu no fado pi nada
    con tua madre presente.
    LA FIGLIASTRA. Ma via, faccia entrare questo "vichio seor, porqu se
    amusi con migo!" (Voltandosi  a  tutti  imperiosa):  Insomma,  bisogna
    farla, questa scena! - Su, avanti! (A Madama Pace): Lei se ne vada!
    MADAMA  PACE.  Ah,  me  voj,  me  voj - me voj seguramente...  (Escir
    furiosa raccattando la parrucca e guardando fieramente gli Attori  che
    applaudiranno sghignazzando.)
    LA FIGLIASTRA (al Padre).  E lei faccia l'entrata! Non c' bisogno che
    giri!  Venga qua!  Finga d'essere entrato!  Ecco: io me ne sto  qua  a
    testa bassa - modesta!  - E su!  Metta fuori la voce! Mi dica con voce
    nuova, come uno che venga da fuori: "Buon giorno, signorina..."
    IL CAPOCOMICO (sceso gi dal palcoscenico).  Oh  guarda!  Ma  insomma,
    dirige  lei o dirigo io?  (Al Padre che guarder sospeso e perplesso):
    Eseguisca, s: vada l in fondo, senza uscire, e rivenga avanti.
    (Il Padre eseguir quasi sbigottito. Pallidissimo,  - ma gi investito
    nella realt della sua vita creata, sorrider appressandosi dal fondo,
    come  alieno  ancora  del  dramma che sar per abbattersi su lui.  Gli
    Attori si faran subito intenti alla scena che comincia.)
    IL CAPOCOMICO (piano,  in fretta,  al Suggeritore nella buca).  E lei,
    attento, attento a scrivere, adesso!




    LA SCENA.

    IL PADRE (avanzandosi con voce nuova). Buon giorno, signorina.
    LA FIGLIASTRA (a capo chino, con contenuto ribrezzo). Buon giorno.
    IL  PADRE  (la  spier  un  po',  di  sotto al cappellino che quasi le
    nasconde il viso, e scorgendo ch'ella  giovanissima,  esclamer quasi
    tra  s,   un  po'  per  compiacenza,  un  po'  anche  per  timore  di
    compromettersi in un'avventura rischiosa): Ah...  -  Ma...  dico,  non
    sar la prima volta,  vero? che lei viene qua.
    LA FIGLIASTRA (come sopra). No, signore.
    IL PADRE. C' venuta qualche altra volta? (E poich la Figliastra far
    cenno  di  s  col  capo):  Pi d'una?  (Aspetter un po' la risposta;
    torner a spiarla di sotto al  cappellino:  sorrider;  poi  dir):  E
    dunque, via... non dovrebbe pi essere cos... Permette che le levi io
    codesto cappellino?
    LA  FIGLIASTRA (subito,  per prevenirlo,  non contenendo il ribrezzo).
    No, signore: me lo levo da me! (Eseguir in fretta, convulsa.)
    (La Madre,  assistendo alla scena,  col Figlio e con gli altri due pi
    piccoli  e  pi  suoi,  i  quali  se ne staranno sempre accanto a lei,
    appartati nel lato opposto a quello  degli  Attori,  sar  come  sulle
    spine, e seguir con varia espressione, di dolore, di sdegno, d'ansia,
    d'orrore,  le  parole  e gli atti di quei due;  e ora si nasconder il
    volto, ora metter qualche gemito.)
    LA MADRE . Oh Dio! Dio mio!
    IL PADRE (rester,  al gemito,  come impietrato per un lungo  momento;
    poi  riprender  col  tono di prima).  Ecco,  mi dia: lo poso io.  (Le
    toglier dalle mani il cappellino.) Ma su una  bella,  cara  testolina
    come  la  sua,  vorrei  che  figurasse un pi degno cappellino.  Vorr
    aiutarmi a sceglierne qualcuno, poi, qua tra questi di Madama? - No?
    L'ATTRICE GIOVANE (interrompendo). Oh, badiamo bene!  Quelli l sono i
    nostri cappelli!
    IL CAPOCOMICO (subito, arrabbiatissimo). Silenzio, per dio! Non faccia
    la  spiritosa!  -  Questa  la scena!  (Rivolgendosi alla Figliastra):
    Riattacchi, prego, signorina!
    LA FIGLIASTRA (riattaccando). No, grazie, signore.
    IL PADRE. Eh via, non mi dica di no! Vorr accettarmelo.  Me n'avrei a
    male...  Ce n' di belli,  guardi!  E poi faremmo contenta Madama.  Li
    mette apposta qua in mostra!
    LA FIGLIASTRA. Ma no, signore, guardi: non potrei neanche portarlo.
    IL PADRE.  Dice forse per ci che ne penserebbero  a  casa,  vedendola
    rientrare con un cappellino nuovo? Eh via! Sa come si fa? Come si dice
    a casa?
    LA  FIGLIASTRA  (smaniosa,  non  potendone  pi).  Ma  non per questo,
    signore! Non potrei portarlo, perch sono... come mi vede: avrebbe gi
    potuto accorgersene! (Mostrer l'abito nero.)
    IL PADRE. A lutto, gi!  Mi scusi.  E' vero: vedo.  Le chiedo perdono.
    Creda che sono veramente mortificato.
    LA FIGLIASTRA (facendosi forza e pigliando ardire anche per vincere lo
    sdegno  e  la  nausea).   Basta,   basta,   signore!  Tocca  a  me  di
    ringraziarla;  e non a lei di mortificarsi o d'affliggersi.  Non  badi
    pi,  la prego,  a quel che le ho detto.  Anche per me,  capir... (Si
    sforzer di sorridere e aggiunger): Bisogna proprio ch'io non  pensi,
    che sono vestita cos.
    IL  CAPOCOMICO  (interrompendo,  rivolto  al  Suggeritore nella buca e
    risalendo sul palcoscenico). Aspetti, aspetti!  Non scriva,  tralasci,
    tralasci   quest'ultima   battuta!   (Rivolgendosi  al  Padre  e  alla
    Figliastra): Va benissimo! Va benissimo!  (Poi al Padre soltanto): Qua
    lei poi attaccher com'abbiamo stabilito! (Agli Attori): Graziosissima
    questa scenetta del cappellino, non vi pare?
    LA FIGLIASTRA. Eh, ma il meglio viene adesso! perch non si prosegue?
    IL CAPOCOMICO.  Abbia pazienza un momento! (Tornando a rivolgersi agli
    Attori): Va trattata, naturalmente, con un po' di leggerezza -
    IL PRIMO ATTORE. - di spigliatezza, gi -
    LA PRIMA ATTRICE.  Ma s,  non ci  vuol  niente!  (Al  Primo  Attore):
    Possiamo subito provarla, no?
    IL PRIMO ATTORE.  Oh,  per me... Ecco, giro per far l'entrata! (Escir
    per esser pronto a rientrare dalla porta del fondalino.)
    IL CAPOCOMICO (alla Prima Attrice). E allora, dunque, guardi,  finita
    la scena tra lei e quella Madama Pace,  che penser poi io a scrivere.
    Lei se ne sta... No, dove va?
    LA  PRIMA  ATTRICE.  Aspetti,  mi  rimetto  il cappello...  (Eseguir,
    andando a prendere il suo cappello dall'attaccapanni.)
    IL CAPOCOMICO.  Ah gi,  benissimo!  - Dunque,  lei resta qui  a  capo
    chino.
    LA FIGLIASTRA (divertita). Ma se non  vestita di nero!
    LA  PRIMA ATTRICE.  Sar vestita di nero,  e molto pi propriamente di
    lei!
    IL CAPOCOMICO (alla Figliastra).  Stia  zitta,  la  prego!  E  stia  a
    vedere!   Avr  da  imparare!  (Battendo  le  mani):  Avanti!  avanti!
    L'entrata!
    (E ridiscender dal  palcoscenico  per  cogliere  l'impressione  della
    scena.  S'aprir l'uscio in fondo e verr avanti il Primo Attore,  con
    l'aria   spigliata,    sbarazzina   d'un   vecchietto   galante.    La
    rappresentazione  della  scena,  eseguita  dagli Attori,  apparir fin
    dalle prime battute un'altra cosa,  senza che abbia  tuttavia,  neppur
    minimamente,  l'aria d'una parodia; apparir piuttosto come rimessa in
    bello.   Naturalmente,   la  Figliastra  e  il  Padre,   non   potendo
    riconoscersi  affatto  in quella Prima Attrice e in quel Primo Attore,
    sentendo proferir le loro stesse parole,  esprimeranno in vario  modo,
    ora con gesti,  or con sorrisi,  or con aperta protesta, l'impressione
    che ne ricevono di sorpresa, di meraviglia,  di sofferenza,  eccetera,
    come  si  vedr appresso.  S'udr dal cupolino chiaramente la voce del
    Suggeritore.)
    IL PRIMO ATTORE. "Buon giorno,  signorina...".  IL PADRE (subito,  non
    riuscendo a contenersi). Ma no!
    (La  Figliastra,  vedendo  entrare  in  quel  modo  il  Primo  Attore,
    scoppier intanto a ridere.)
    IL CAPOCOMICO (infuriato). Facciano silenzio!  E lei finisca una buona
    volta di ridere! Cos non si pu andare avanti!
    LA  FIGLIASTRA  (venendo  dal proscenio).  Ma scusi,   naturalissimo,
    signore! La signorina (indicher la Prima Attrice) se ne sta l ferma,
    a posto;  ma se dev'esser me,  io le posso assicurare che  a  sentirmi
    dire  "buon  giorno"  a  quel modo e con quel tono,  sarei scoppiata a
    ridere, proprio cos come ho riso!
    IL PADRE (avanzandosi un poco anche  lui).  Ecco,  gi...  l'aria,  il
    tono...
    IL CAPOCOMICO.  Ma che aria!  Che tono! Si mettano da parte, adesso, e
    mi lascino veder la prova!
    IL PRIMO ATTORE (facendosi avanti). Se debbo rappresentare un vecchio,
    che viene in una casa equivoca...
    IL CAPOCOMICO. Ma s, non dia retta, per carit!  Riprenda,  riprenda,
    ch va benissimo! (In attesa che l'Attore riprenda): Dunque...
    IL PRIMO ATTORE. "Buon giorno, signorina...".
    LA PRIMA ATTRICE. "Buon giorno...".
    IL PRIMO ATTORE (rifacendo il gesto del Padre, di spiare cio sotto al
    cappellino, ma poi esprimendo ben distintamente prima la compiacenza e
    poi  il  timore).  "Ah...  -  Ma...  dico,  non  sar  la prima volta,
    spero...".
    IL PADRE (correggendo, irresistibilmente). Non "spero" - " vero?", "
    vero?"
    IL CAPOCOMICO. Dice " vero" - interrogazione.
    IL PRIMO ATTORE (accennando al Suggeritore). Io ho sentito "spero!"
    IL CAPOCOMICO.  Ma s,   lo stesso!  " vero"  o  "spero".  Prosegua,
    prosegua.  - Ecco,  forse un po' meno caricato... Ecco glielo far io,
    stia a vedere...  (Risalir sul palcoscenico,  poi,  rifacendo lui  la
    parte fin dall'entrata): - "Buon giorno, signorina...".
    LA PRIMA ATTRICE. "Buon giorno".
    IL CAPOCOMICO.  "Ah, ma... dico...". (Rivolgendosi al Primo Attore per
    fargli notare il modo come avr guardato la Prima Attrice di sotto  al
    cappellino): Sorpresa...  timore e compiacimento... (Poi, riprendendo,
    rivolto alla Prima Attrice): "Non sar la prima volta,  vero? che lei
    viene qua..." (Di nuovo,  volgendosi con uno sguardo d'intelligenza al
    Primo  Attore):  Mi  spiego?  (Alla Prima Attrice): E lei allora: "No,
    signore".  (Di nuovo,  al Primo  Attore):  Insomma  come  debbo  dire?
    Souplesse! (E ridiscender dal palcoscenico. )
    LA PRIMA ATTRICE. "No, signore...".
    IL PRIMO ATTORE. "C' venuta qualche altra volta? Pi d'una?".
    IL  CAPOCOMICO.  Ma no,  aspetti!  Lasci far prima a lei (indicher la
    Prima Attrice) il cenno di s.  "C' venuta qualche altra volta?"  (La
    Prima Attrice sollever un po' il capo socchiudendo penosamente,  come
    per disgusto, gli occhi,  e poi a un "Gi" del Capocomico croller due
    volte il capo.)
    LA FIGLIASTRA (irresistibilmente).  Oh Dio mio! (E subito si porr una
    mano sulla bocca per impedire la risata.)
    IL CAPOCOMICO (voltandosi). Che cos'?
    LA FIGLIASTRA (subito). Niente, niente!
    IL CAPOCOMICO (al Primo Attore). A lei, a lei, seguiti!
    IL PRIMO ATTORE. "Pi d'una? E dunque,  via...  non dovrebbe pi esser
    cos... Permette che le levi io codesto cappellino?".
    (Il  Primo  Attore  dir  quest'ultima  battuta con un tal tono,  e la
    accompagner con una tal mossa, che la Figliastra, rimasta con le mani
    sulla bocca, per quanto voglia frenarsi,  non riuscir pi a contenere
    la  risata,  che  le  scoppier  di  tra  le  dita  irresistibilmente,
    fragorosa.)
    LA PRIMA ATTRICE (indignata,  tornandosene a posto).  Ah,  io non  sto
    mica a far la buffona qua per quella l!
    IL PRIMO ATTORE. E neanch'io! Finiamola!
    IL CAPOCOMICO (alla Figliastra, urlando). La finisca! la finisca!
    LA FIGLIASTRA. S, mi perdoni... mi perdoni...
    IL  CAPOCOMICO.   Lei    una  maleducata!  ecco  quello  che  !  Una
    presuntuosa!
    IL PADRE (cercando d'interporsi). Sissignore,   vero,   vero;  ma la
    perdoni...
    IL CAPOCOMICO (risalendo sul palcoscenico).  Che vuole che perdoni! E'
    un'indecenza!
    IL PADRE. Sissignore, ma creda, creda, che fa un effetto cos strano -
    IL CAPOCOMICO.... strano? che strano? perch strano?
    IL PADRE.  Io ammiro,  signore,  ammiro i suoi attori: il  Signore  l
    (indicher  il  Primo  Attore),   la  Signorina  (indicher  la  Prima
    Attrice), ma, certamente... ecco, non sono noi...
    IL CAPOCOMICO.  Eh sfido!  Come vuole che siano "loro",  se  sono  gli
    attori?
    IL PADRE.  Appunto,  gli attori!  E fanno bene, tutti e due, le nostre
    parti.  Ma creda che a noi pare un'altra cosa,  che vorrebbe esser  la
    stessa, e intanto non !
    IL CAPOCOMICO. Ma come non ? Che cos' allora?
    IL PADRE. Una cosa, che... diventa di loro; e non pi nostra.
    IL CAPOCOMICO. Ma questo, per forza! Gliel'ho gi detto!
    IL PADRE. S, capisco, capisco... -
    IL  CAPOCOMICO.  - e dunque,  basta!  (Rivolgendosi agli Attori): Vuol
    dire che faremo poi le prove tra  noi,  come  vanno  fatte.  E'  stata
    sempre  per  me una maledizione provare davanti agli autori!  Non sono
    mai  contenti!   (Rivolgendosi  al  Padre  e  alla  Figliastra):   Su,
    riattacchiamo  con loro;  e vediamo se sar possibile che lei non rida
    pi.
    LA FIGLIASTRA. Ah, non rido pi,  non rido pi!  Viene il bello adesso
    per me; stia sicuro!
    IL  CAPOCOMICO.  Dunque: quando lei dice: "Non badi pi,  la prego,  a
    quello che ho detto...  Anche per me -  capir!"  -  (rivolgendosi  al
    Padre):  bisogna  che lei attacchi subito: "Capisco,  ah capisco..." e
    che immediatamente domandi -
    LA FIGLIASTRA (interrompendo). - come! che cosa?
    IL CAPOCOMICO. - la ragione del suo lutto!
    LA  FIGLIASTRA.  Ma  no,  signore!  Guardi:  quand'io  gli  dissi  che
    bisognava  che  non pensassi d'esser vestita cos,  sa come mi rispose
    lui?  "Ah,  va bene!  E togliamolo,  togliamolo  via  subito,  allora,
    codesto vestitino!"
    IL CAPOCOMICO. Bello! Benissimo! Per far saltare cos tutto il teatro?
    LA FIGLIASTRA. Ma  la verit!
    IL  CAPOCOMICO.  Ma  che  verit,  mi  faccia il piacere!  Qua siamo a
    teatro! La verit, fino a un certo punto!
    LA FIGLIASTRA. E che vuol fare lei allora, scusi?
    IL CAPOCOMICO. Lo vedr, lo vedr! Lasci fare a me adesso!
    LA FIGLIASTRA. No, signore! Della mia nausea, di tutte le ragioni, una
    pi crudele e pi vile dell'altra,  per cui io sono "questa",  "cos",
    vorrebbe forse cavarne un pasticcetto romantico sentimentale,  con lui
    che mi chiede le ragioni del lutto,  e io che gli rispondo  lacrimando
    che da due mesi m' morto pap?  No, no, caro signore! Bisogna che lui
    mi dica  come  m'ha  detto:  "Togliamo  via  subito,  allora,  codesto
    vestitino!".  E  io,  con tutto il mio lutto nel cuore,  di appena due
    mesi, me ne sono andata l,  vede?  l,  dietro quel paravento,  e con
    queste dita che mi ballano dall'onta,  dal ribrezzo, mi sono sganciato
    il busto, la veste...
    IL CAPOCOMICO (ponendosi le mani tra i capelli). Per carit! Che dice?
    LA FIGLIASTRA (gridando, frenetica). La verit! la verit, signore!
    IL CAPOCOMICO.  Ma s,  non  nego,  sar  la  verit...  e  comprendo,
    comprendo tutto il suo orrore,  signorina;  ma comprenda anche lei che
    tutto questo sulla scena non  possibile!
    LA FIGLIASTRA. Non  possibile? E allora, grazie tante, io non ci sto!
    IL CAPOCOMICO. Ma no, veda...
    LA FIGLIASTRA.  Non ci sto!  non ci sto!  Quello che  possibile sulla
    scena  ve lo siete combinato insieme tutti e due,  di l,  grazie!  Lo
    capisco  bene!   Egli  vuol  subito  arrivare  alla   rappresentazione
    (caricando)  dei suoi travagli spirituali;  ma io voglio rappresentare
    il mio dramma! il mio!
    IL CAPOCOMICO (seccato, scrollandosi fieramente). Oh, infine,  il suo!
    Non c' soltanto il suo,  scusi!  C' anche quello degli altri! Quello
    di lui (indicher il Padre), quello di sua madre! Non pu stare che un
    personaggio venga,  cos,  troppo avanti,  e sopraffaccia  gli  altri,
    invadendo  la  scena.  Bisogna  contener tutti in un quadro armonico e
    rappresentare quel che   rappresentabile!  Lo  so  bene  anch'io  che
    ciascuno  ha  tutta una sua vita dentro e che vorrebbe metterla fuori.
    Ma il difficile  appunto questo: farne venir fuori quel tanto  che  
    necessario,  in  rapporto  con  gli  altri;  e  pure in quel poco fare
    intendere tutta l'altra vita che resta dentro!  Ah,  comodo,  se  ogni
    personaggio  potesse  in un bel monologo,  o...  senz'altro...  in una
    conferenza venire a scodellare davanti al pubblico tutto quel che  gli
    bolle in pentola! (Con tono bonario, conciliativo): Bisogna che lei si
    contenga,  signorina.  E creda,  nel suo stesso interesse;  perch pu
    anche fare una cattiva  impressione,  glielo  avverto,  tutta  codesta
    furia dilaniatrice, codesto disgusto esasperato, quando lei stessa, mi
    scusi,  ha confessato di essere stata con altri, prima che con lui, da
    Madama Pace, pi di una volta!
    LA FIGLIASTRA (abbassando il capo,  con profonda voce,  dopo una pausa
    di raccoglimento).  E' vero! Ma pensi che quegli altri sono egualmente
    lui, per me.
    IL CAPOCOMICO (non comprendendo). Come, gli altri? Che vuol dire?
    LA FIGLIASTRA. Per chi cade nella colpa,  signore,  il responsabile di
    tutte  le  colpe che seguono,  non  sempre chi,  primo,  determin la
    caduta? E per me  lui,  anche da prima ch'io nascessi.  Lo guardi;  e
    veda se non  vero!
    IL  CAPOCOMICO.  Benissimo!  E le par poco il peso di tanto rimorso su
    lui? Gli dia modo di rappresentarlo!
    LA FIGLIASTRA. E come, scusi? dico,  come potrebbe rappresentare tutti
    i suoi "nobili" rimorsi,  tutti i suoi tormenti "morali",  se lei vuol
    risparmiargli l'orrore d'essersi un bel giorno trovata tra le braccia,
    dopo averla invitata a togliersi l'abito del suo lutto recente,  donna
    e  gi  caduta,  quella  bambina,  signore,  quella bambina ch'egli si
    recava a vedere uscire dalla scuola?  (Dir queste ultime  parole  con
    voce tremante di commozione.)
    (La  Madre,   nel  sentirle  dire  cos,   sopraffatta  da  un  empito
    d'incontenibile ambascia,  che  s'esprimer  prima  in  alcuni  gemiti
    soffocati,  romper  alla  fine  in  un pianto perduto.  La commozione
    vincer tutti. Lunga pausa.)
    LA FIGLIASTRA (appena la Madre accenner  di  quietarsi,  soggiunger,
    cupa e risoluta): Noi siamo qua tra noi,  adesso,  ignorati ancora dal
    pubblico.  Lei dar domani  di  noi  quello  spettacolo  che  creder,
    concertandolo  a  suo  modo.  Ma  lo  vuol vedere davvero,  il dramma?
    scoppiare davvero, com' stato?
    IL CAPOCOMICO.  Ma s,  non chiedo di meglio,  per prenderne fin d'ora
    quanto sar possibile!
    LA FIGLIASTRA. Ebbene, faccia uscire quella madre.
    LA  MADRE  (levandosi dal suo pianto,  con un urlo).  No,  no!  Non lo
    permetta, signore! Non lo permetta!
    IL CAPOCOMICO. Ma  solo per vedere, signora!
    LA MADRE. Io non posso! non posso!
    IL CAPOCOMICO. Ma se  gi tutto avvenuto, scusi! Non capisco!
    LA MADRE. No, avviene ora, avviene sempre! Il mio strazio non  finto,
    signore!  Io sono viva e presente,  sempre,  in ogni momento  del  mio
    strazio,  che si rinnova,  vivo e presente sempre. Ma quei due piccini
    l, li ha lei sentiti parlare? Non possono pi parlare, signore! Se ne
    stanno aggrappati a  me,  ancora,  per  tenermi  vivo  e  presente  lo
    strazio: ma essi,  per s, non sono, non sono pi! E questa (indicher
    la Figliastra),  signore,  se n' fuggita,   scappata via da me e s'
    perduta, perduta... Se ora io me la vedo qua  ancora per questo, solo
    per questo, sempre, sempre, per rinnovarmi sempre, vivo e presente, lo
    strazio che ho sofferto anche per lei!
    IL PADRE (solenne).  Il momento eterno,  com'io le ho detto,  signore!
    Lei (indicher la Figliastra)  qui per cogliermi,  fissarmi,  tenermi
    agganciato  e  sospeso  in  eterno,  alla gogna,  in quel solo momento
    fuggevole e vergognoso della mia vita.  Non pu  rinunziarvi,  e  lei,
    signore, non pu veramente risparmiarmelo.
    IL  CAPOCOMICO.  Ma  s,  io  non  dico di non rappresentarlo: former
    appunto il nucleo di tutto  il  primo  atto,  fino  ad  arrivare  alla
    sorpresa di lei - (indicher la Madre).
    IL PADRE. Ecco, s. Perch  la mia condanna, signore: tutta la nostra
    passione, che deve culminare nel grido finale di lei! (Indicher anche
    lui la Madre.)
    LA  FIGLIASTRA.  L'ho  ancora qui negli orecchi!  M'ha reso folle quel
    grido!  - Lei pu rappresentarmi come  vuole,  signore:  non  importa!
    Anche  vestita;  purch  abbia  almeno  le braccia - solo le braccia -
    nude,  perch,  guardi,  stando cos (si  accoster  al  Padre  e  gli
    appogger  la  testa  sul petto),  con la testa appoggiata cos,  e le
    braccia cos al suo collo, mi vedevo pulsare qui, nel braccio qui, una
    vena; e allora, come se soltanto quella vena viva mi facesse ribrezzo,
    strizzai gli occhi,  cos,  cos,  ed affondai la testa nel suo petto!
    (Voltandosi verso la Madre): Grida,  grida, mamma! (Affonder la testa
    nel petto del Padre,  e con le spalle alzate come per non  sentire  il
    grido,  soggiunger  con  voce di strazio soffocato): Grida,  come hai
    gridato allora!
    LA MADRE (avventandosi per separarli). No! Figlia, figlia mia! (E dopo
    averla staccata da lui): Bruto,  bruto,   mia figlia!  Non vedi che 
    mia figlia?
    IL  CAPOCOMICO  (arretrando,  al  grido,  fino  alla  ribalta,  tra lo
    sgomento degli Attori). Benissimo: s, benissimo!  E allora,  sipario,
    sipario!
    IL  PADRE  (accorrendo  a  lui,  convulso).  Ecco,  s: perch  stato
    veramente cos, signore!
    IL CAPOCOMICO (ammirato e convinto). Ma s, qua, senz'altro!  Sipario!
    Sipario!
    (Alle  grida  reiterate del Capocomico,  il Macchinista butter gi il
    sipario,  lasciando fuori,  davanti alla ribalta,  il Capocomico e  il
    Padre.)
    IL  CAPOCOMICO  (guardando  in  alto,  con le braccia alzate).  Ma che
    bestia!  Dico sipario per intendere che  l'Atto  deve  finir  cos,  e
    m'abbassano il sipario davvero!  (Al Padre,  sollevando un lembo della
    tenda per rientrare nel palcoscenico): S, s,  benissimo!  benissimo!
    Effetto sicuro! Bisogna finir cos. Garantisco, garantisco, per questo
    Primo Atto!
    Rientrer col Padre.
    Riaprendosi il sipario si vedr che i Macchinisti e Apparatori avranno
    disfatto quel primo simulacro di scena e messo su, invece, una piccola
    vasca da giardino.
    Da  una  parte  del  palcoscenico staranno seduti in fila gli Attori e
    dall'altra i Personaggi.  Il Capocomico sar in  piedi,  in  mezzo  al
    palcoscenico,  con  una  mano  sulla  bocca  a pugno chiuso in atto di
    meditare.
    IL CAPOCOMICO (scrollandosi dopo una breve pausa). Oh, dunque: veniamo
    al Secondo Atto!  Lascino,  lascino fare  a  me,  come  avevamo  prima
    stabilito, che andr benone!
    LA FIGLIASTRA. La nostra entrata in casa di lui (Indicher il Padre) a
    dispetto di quello l! (indicher il Figlio.)
    IL CAPOCOMICO (spazientito). Sta bene; ma lasci fare a me, le dico!
    LA FIGLIASTRA. Purch appaia chiaro il dispetto!
    LA MADRE (dal suo canto tentennando il capo). Per tutto il bene che ce
    n' venuto...
    LA  FIGLIASTRA (voltandosi a lei di scatto).  Non importa!  Quanto pi
    danno a noi, tanto pi rimorso per lui!
    IL CAPOCOMICO (spazientito). Ho capito, ho capito! E si terr conto di
    questo in principio sopratutto! Non dubiti.
    LA MADRE (supplichevole).  Ma faccia che si capisca  bene,  la  prego,
    signore, per la mia coscienza, ch'io cercai in tutti i modi -
    LA FIGLIASTRA (interrompendo con sdegno, e seguitando). - di placarmi,
    di  consigliarmi  che  questo  dispetto  non  gli  fosse  fatto!   (Al
    Capocomico): La contenti,  la contenti,  perch   vero!  Io  ne  godo
    moltissimo,  perch,  intanto, si pu vedere: pi lei  cos supplice,
    pi tenta d'entrargli nel cuore, e pi quello l si tien lontano: "as-
    sen-te!". Che gusto!
    IL CAPOCOMICO. Vogliamo insomma cominciarlo, questo Secondo Atto?
    LA FIGLIASTRA.  Non  parlo  pi!  Ma  badi  che  svolgerlo  tutto  nel
    giardino, come lei vorrebbe, non sar possibile!
    IL CAPOCOMICO. Perch non sar possibile?
    LA  FIGLIASTRA.  Perch  lui  (indicher di nuovo il Figlio) se ne sta
    sempre chiuso in camera, appartato!  E poi,  in casa,  c' da svolgere
    tutta la parte di quel povero ragazzo l, smarrito, come le ho detto.
    IL CAPOCOMICO.  Eh gi! Ma d'altra parte, capiranno, non possiamo mica
    appendere i cartellini o cambiar di scena a vista, tre o quattro volte
    per Atto!
    IL PRIMO ATTORE. Si faceva un tempo...
    IL CAPOCOMICO.  S,  quando il pubblico era forse come quella  bambina
    l!
    LA PRIMA ATTRICE. E l'illusione, pi facile!
    IL PADRE (con uno scatto,  alzandosi).  L'illusione?  Per carit,  non
    dicano l'illusione!  Non adoperino  codesta  parola,  che  per  noi  
    particolarmente crudele!
    IL CAPOCOMICO (stordito). E perch, scusi?
    IL PADRE. Ma s, crudele! crudele! Dovrebbe capirlo!
    IL  CAPOCOMICO.  E  come dovremmo dire allora?  L'illusione da creare,
    qua, agli spettatori -
    IL PRIMO ATTORE. - con la nostra rappresentazione -
    IL CAPOCOMICO. - l'illusione d'una realt!
    IL PADRE. Comprendo, signore. Forse lei,  invece,  non pu comprendere
    noi.  Mi  scusi!  Perch  -  veda - qua per lei e per i suoi attori si
    tratta soltanto - ed  giusto - del loro giuoco.
    LA PRIMA ATTRICE (interrompendo sdegnata).  Ma che giuoco!  Non  siamo
    mica bambini! Qua si recita sul serio.
    IL PADRE.  Non dico di no.  E intendo,  infatti,  il giuoco della loro
    arte,  che deve dare appunto - come dice il  signore  -  una  perfetta
    illusione di realt.
    IL CAPOCOMICO. Ecco, appunto!
    IL  PADRE.  Ora,  se  lei  pensa  che  noi  come  noi  (indicher s e
    sommariamente gli altri cinque Personaggi) non  abbiamo  altra  realt
    fuori di questa illusione!
    IL  CAPOCOMICO  (stordito,  guardando  i suoi Attori rimasti anch'essi
    come sospesi e smarriti). E come sarebbe a dire?
    IL PADRE (dopo averli un po' osservati,  con un pallido  sorriso).  Ma
    s,  signori!  Quale  altra?  Quella  che  per  loro  un'illusione da
    creare,  per noi  invece l'unica  nostra  realt.  (Breve  pausa.  Si
    avanzer di qualche passo verso il Capocomico,  e soggiunger): Ma non
    soltanto per noi, del resto, badi!  Ci pensi bene.  (Lo guarder negli
    occhi.)  Mi  sa  dire chi  lei?  (E rimarr con l'indice appuntato su
    lui.)
    IL CAPOCOMICO (turbato, con un mezzo sorriso).  Come,  chi sono?  Sono
    io!
    IL PADRE. E se le dicessi che non  vero, perch lei  me?
    IL  CAPOCOMICO.  Le  risponderei  che  lei    un  pazzo!  (Gli Attori
    rideranno.)
    IL  PADRE.  Hanno  ragione  di  ridere:  perch  qua  si  giuoca;  (al
    Direttore):  e  lei  pu dunque obbiettarmi che soltanto per un giuoco
    quel signore l (indicher il Primo Attore),  che   "lui",  dev'esser
    "me",  che  viceversa  sono  io,  "questo".  Vede  che  l'ho  colto in
    trappola? (Gli Attori torneranno a ridere.)
    IL CAPOCOMICO (seccato). Ma questo s' gi detto poco fa! Daccapo?
    IL PADRE. No, no. Non volevo dir questo, infatti.  Io la invito anzi a
    uscire  da  questo  giuoco  (guardando  la  Prima  Attrice,  come  per
    prevenire) - d'arte!  d'arte!  - che lei  solito di fare qua coi suoi
    attori; e torno a domandarle seriamente: chi  lei?
    IL  CAPOCOMICO  (rivolgendosi  quasi strabiliato,  e insieme irritato,
    agli Attori). Oh, ma guardate che ci vuole una bella faccia tosta! Uno
    che si spaccia per personaggio, venire a domandare a me, chi sono!
    IL PADRE (con dignit, ma senza alterigia).  Un personaggio,  signore,
    pu  sempre  domandare  a  un  uomo  chi  .  Perch un personaggio ha
    veramente una vita sua,  segnata di caratteri suoi,  per cui   sempre
    "qualcuno".  Mentre  un uomo - non dico lei,  adesso - un uomo cos in
    genere, pu non esser "nessuno".
    IL CAPOCOMICO. Gi! Ma lei lo domanda a me, che sono il Direttore!  il
    Capocomico! Ha capito?
    IL  PADRE  (quasi  in  sordina,  con  melliflua umilt).  Soltanto per
    sapere, signore, se veramente lei com' adesso,  si vede...  come vede
    per  esempio,  a  distanza di tempo,  quel che lei era una volta,  con
    tutte le illusioni che allora si faceva;  con tutte le cose,  dentro e
    intorno a lei, come allora le parevano - ed erano, erano realmente per
    lei!  - Ebbene,  signore: ripensando a quelle illusioni che adesso lei
    non si fa pi;  a tutte quelle cose che ora non le "sembrano" pi come
    per lei "erano" un tempo; non si sente mancare, non dico queste tavole
    di palcoscenico, ma il terreno, il terreno sotto i piedi, argomentando
    che  ugualmente  "questo"  come lei ora si sente,  tutta la sua realt
    d'oggi cos com',  destinata a parerle illusione domani?
    IL CAPOCOMICO (senza aver ben capito, nell'intontimento della speciosa
    argomentazione). Ebbene? E che vuol concludere con questo?
    IL PADRE; Oh, niente,  signore.  Farle vedere che se noi (indicher di
    nuovo s e gli altri Personaggi) oltre la illusione, non abbiamo altra
    realt,   bene che anche lei diffidi della realt sua,  di questa che
    lei oggi respira e tocca in s,  perch - come  quella  di  ieri  -  
    destinata a scoprirlesi illusione domani.
    IL  CAPOCOMICO (risolvendosi a prenderla in riso).  Ah,  benissimo!  E
    dica  per  giunta  che  lei,   con  codesta  commedia  che   viene   a
    rappresentarmi qua,  pi vero e reale di me!
    IL PADRE (con la massima seriet). Ma questo senza dubbio, signore!
    IL CAPOCOMICO. Ah s?
    IL PADRE. Credevo che lei lo avesse gi compreso fin da principio.
    IL CAPOCOMICO. Pi reale di me?
    IL PADRE. Se la sua realt pu cangiare dall'oggi al domani...
    IL CAPOCOMICO. Ma si sa che pu cangiare, sfido! Cangia continuamente;
    come quella di tutti!
    IL PADRE (con un grido). Ma la nostra no, signore! Vede? La differenza
     questa!  Non cangia,  non pu cangiare,  n esser altra, mai, perch
    gi fissata - cos - "questa" - per  sempre  (  terribile,  signore!)
    realt immutabile,  che dovrebbe dar loro un brivido nell'accostarsi a
    noi!
    IL CAPOCOMICO (con uno scatto,  parandoglisi davanti per  un'idea  che
    gli  sorger  all'improvviso).  Io vorrei sapere per,  quando mai s'
    visto un personaggio che,  uscendo dalla sua parte,  si  sia  messo  a
    perorarla cos come fa lei,  e a proporla, a spiegarla. Me lo sa dire?
    Io non l'ho mai visto!
    IL PADRE. Non l'ha mai visto, signore, perch gli autori nascondono di
    solito il travaglio della loro  creazione.  Quando  i  personaggi  son
    vivi,  vivi veramente davanti al loro autore,  questo non fa altro che
    seguirli nelle parole,  nei gesti ch'essi appunto  gli  propongono;  e
    bisogna ch'egli li voglia com'essi si vogliono; e guai se non fa cos!
    Quando  un  personaggio  nato,  acquista subito una tale indipendenza
    anche dal suo stesso autore,  che pu esser  da  tutti  immaginato  in
    tant'altre  situazioni  in  cui  l'autore  non  pens  di metterlo,  e
    acquistare anche,  a volte,  un significato che l'autore non si  sogn
    mai di dargli!
    IL CAPOCOMICO. Ma s, questo lo so!
    IL PADRE.  E dunque,  perch si fa meraviglia di noi?  Immagini per un
    personaggio la disgrazia che le ho  detto,  d'esser  nato  vivo  dalla
    fantasia d'un autore che abbia voluto poi negargli la vita,  e mi dica
    se questo personaggio lasciato cos, vivo e senza vita, non ha ragione
    di mettersi a fare quel che stiamo facendo noi,  ora,  qua  davanti  a
    loro,  dopo  averlo  fatto a lungo a lungo,  creda,  davanti a lui per
    persuaderlo, per spingerlo,  comparendogli ora io,  ora lei (indicher
    la Figliastra), ora quella povera madre...
    LA  FIGLIASTRA  (venendo  avanti come trasognata).  E' vero,  anch'io,
    anch'io, signore, per tentarlo, tante volte,  nella malinconia di quel
    suo scrittoio,  all'ora del crepuscolo, quand'egli, abbandonato su una
    poltrona,  non sapeva risolversi a girar la  chiavetta  della  luce  e
    lasciava   che  l'ombra  gl'invadesse  la  stanza  e  che  quell'ombra
    brulicasse di noi,  che andavamo a tentarlo...  (Come  se  si  vedesse
    ancora  l  in  quello  scrittoio  e avesse fastidio della presenza di
    tutti quegli Attori): Se loro tutti se n'andassero!  se ci lasciassero
    soli!  La  mamma  l,  con  quel figlio - io con quella bambina - quel
    ragazzo l sempre solo - e poi io con lui (indicher appena il  Padre)
    -  e  poi io sola,  io sola...  - in quell'ombra (balzer a un tratto,
    come se nella visione che ha di s,  lucente in  quell'ombra  e  viva,
    volesse afferrarsi) ah,  la mia vita!  Che scene, che scene andavamo a
    proporgli! - Io, io lo tentavo pi di tutti!
    IL PADRE. Gi! Ma forse  stato per causa tua; appunto per codeste tue
    troppe insistenze, per le tue troppe incontinenze!
    LA FIGLIASTRA. Ma che! Se egli stesso m'ha voluta cos!  (Verr presso
    al  Capocomico  per  dirgli  come  in  confidenza):  Io  credo  che fu
    piuttosto, signore, per avvilimento o per sdegno del teatro, cos come
    il pubblico solitamente lo vede e lo vuole...
    IL CAPOCOMICO. Andiamo avanti, andiamo avanti, santo Dio, e veniamo al
    fatto, signori miei!
    LA FIGLIASTRA.  Eh,  ma mi pare,  scusi,  che di fatti  ne  abbia  fin
    troppi,  con  la nostra entrata in casa di lui!  (Indicher il Padre.)
    Diceva che non poteva appendere i cartellini o cangiar di  scena  ogni
    cinque minuti!
    IL CAPOCOMICO.  Gi!  Ma appunto! Combinarli, aggrupparli in un'azione
    simultanea e serrata;  e non come pretende lei,  che vuol vedere prima
    il  suo  fratellino  che ritorna dalla scuola e s'aggira come un'ombra
    per le stanze,  nascondendosi dietro gli usci a meditare un proposito,
    in cui - com'ha detto? -
    LA FIGLIASTRA. - Si dissuga, signore, si dissuga tutto!
    IL  CAPOCOMICO.  Non  ho  mai  sentito  codesta  parola!  E  va  bene:
    "crescendo soltanto negli occhi",  vero?
    LA FIGLIASTRA. Sissignore: eccolo l! (Lo indicher presso la Madre.)
    IL CAPOCOMICO. Brava! E poi, contemporaneamente, vorrebbe anche quella
    bambina che giuoca, ignara, nel giardino. L'uno in casa, e l'altra nel
    giardino,  possibile?
    LA FIGLIASTRA. Ah, nel sole, signore,  felice!  E' l'unico mio premio,
    la sua allegria, la sua festa, in quel giardino; tratta dalla miseria,
    dallo squallore di un'orribile camera dove dormivamo tutti e quattro -
    e  io  con  lei - io,  pensi!  con l'orrore del mio corpo contaminato,
    accanto a lei che mi stringeva forte forte coi suoi braccini amorosi e
    innocenti.  Nel giardino,  appena mi vedeva,  correva a prendermi  per
    mano.  I  fiori  grandi non li vedeva;  andava a scoprire invece tutti
    quei "pittoli pittoli" e me li voleva mostrare, facendo una festa, una
    festa!
    (Cos dicendo,  straziata dal ricordo,  romper in  un  pianto  lungo,
    disperato,  abbattendo il capo sulle braccia abbandonate sul tavolino.
    La commozione vincer tutti.  Il  Capocomico  le  si  accoster  quasi
    paternamente, e le dir per confortarla):
    IL CAPOCOMICO.  Faremo il giardino,  faremo il giardino, non dubiti: e
    vedr che ne sar contenta!  Le scene le aggrupperemo  l.  (Chiamando
    per  nome un Apparatore): Ehi,  calami qualche spezzato d'alberi!  Due
    cipressetti qua davanti a questa vasca!
    (Si vedranno calare dall'alto del  palcoscenico  due  cipressetti.  Il
    Macchinista, accorrendo, fermer coi chiodi i due pedani.)
    IL CAPOCOMICO (alla Figliastra).  Cos alla meglio,  adesso,  per dare
    un'idea. (Richiamer per nome l'Apparatore): Ehi,  dammi ora un po' di
    cielo!
    L'APPARATORE (dall'alto). Che cosa?
    IL  CAPOCOMICO.  Un  po' di cielo!  Un fondalino,  che cada qua dietro
    questa vasca!  (Si vedr calare dall'alto del  palcoscenico  una  tela
    bianca.)
    IL CAPOCOMICO.  Ma non bianco! T'ho detto cielo! Non fa nulla, lascia:
    rimedier io. (Chiamando): Ehi, elettricista,  spegni tutto e dammi un
    po' di atmosfera...  atmosfera lunare...  blu, blu alle bilance, e blu
    sulla tela, col riflettore... Cos! Basta!
    (Si sar fatta,  a comando,  una misteriosa scena lunare,  che indurr
    gli Attori a parlare e muoversi come di sera, in un giardino, sotto la
    luna.)
    IL CAPOCOMICO (alla Figliastra).  Ecco,  guardi!  E ora il giovinetto,
    invece di nascondersi dietro gli usci delle stanze, potrebbe aggirarsi
    qua nel giardino, nascondendosi dietro gli alberi.  Ma capir che sar
    difficile trovare una bambina che faccia bene la scena con lei, quando
    le  mostra  i fiorellini.  (Rivolgendosi al Giovinetto): Venga,  venga
    avanti lei,  piuttosto!  Vediamo di concretare un po'!  (E  poich  il
    ragazzo  non  si  muove):  Avanti,  avanti!  (Poi,  tirandolo  avanti,
    cercando di fargli tener ritto il capo che ogni  volta  ricasca  gi):
    Ah,  dico, un bel guaio, anche questo ragazzo... Ma com'?... Dio mio,
    bisognerebbe pure che qualche cosa dicesse...  (Gli s'appresser,  gli
    poser  una  mano  sulla  spalla,  lo  condurr  dietro  allo spezzato
    d'alberi.) Venga,  venga un po': mi faccia vedere!  Si nasconda un po'
    qua...  Cos...  Si provi a sporgere un po' il capo,  a spiare...  (Si
    scoster  per  vedere  l'effetto:  e  appena  il  Giovinetto  eseguir
    l'azione    tra    lo   sgomento   degli   Attori   che   ne   restano
    impressionatissimi): Ah, benissimo... benissimo...  (Rivolgendosi alla
    Figliastra):  E  dico,  se  la bambina,  sorprendendolo cos a spiare,
    accorresse a lui e gli cavasse di bocca almeno qualche parola?
    LA FIGLIASTRA (sorgendo in piedi).  Non speri che  parli,  finch  c'
    quello  l!  (Indicher il Figlio.) Bisognerebbe che lei mandasse via,
    prima, quello l.
    IL FIGLIO (avviandosi risoluto  verso  una  delle  due  scalette).  Ma
    prontissimo! Felicissimo! Non chiedo di meglio!
    IL CAPOCOMICO (subito trattenendolo).  No! Dove va? Aspetti! (La Madre
    si alzer,  sgomenta,  angosciata dal pensiero che  egli  se  ne  vada
    davvero, e istintivamente lever le braccia quasi per trattenerlo, pur
    senza muoversi dal suo posto.)
    IL FIGLIO (arrivato alla ribalta, al Capocomico che lo tratterr). Non
    ho proprio nulla,  io, da far qui! Me ne lasci andare, la prego! Me ne
    lasci andare!
    IL CAPOCOMICO. Come non ha nulla da fare?
    LA FIGLIASTRA (placidamente, con ironia). Ma non lo trattenga!  Non se
    ne va!
    IL  PADRE.  Deve rappresentare la terribile scena del giardino con sua
    madre!
    IL FIGLIO (subito, risoluto, fieramente). Io non rappresento nulla!  E
    l'ho dichiarato fin da principio! (Al Capocomico): Me ne lasci andare!
    LA FIGLIASTRA (accorrendo,  al Capocomico).  Permette,  signore?  (Gli
    far abbassare le braccia,  con cui trattiene il  Figlio.)  Lo  lasci!
    (Poi,  rivolgendosi  a  lui,  appena  il Capocomico lo avr lasciato):
    Ebbene,  vattene!  (Il Figlio rester proteso verso la  scaletta,  ma,
    come  legato  da  un potere occulto,  non potr scenderne gli scalini;
    poi,  tra lo stupore e lo sgomento ansioso  degli  Attori,  si  mover
    lentamente   lungo   la   ribalta,   diretto  all'altra  scaletta  del
    palcoscenico,  ma giuntovi,  rester anche  l  proteso,  senza  poter
    discendere.  La  Figliastra,  che  lo  avr  seguito  con gli occhi in
    atteggiamento di sfida, scoppier a ridere.) - Non pu, vede? non pu!
    Deve restar qui, per forza, legato alla catena, indissolubilmente.  Ma
    se io che prendo il volo, signore, quando accade ci che deve accadere
    - proprio per l'odio che sento per lui,  proprio per non vedermelo pi
    davanti- ebbene,  se io sono ancora qua,  e sopporto la sua vista e la
    sua  compagnia  -  si  figuri se pu andarsene via lui che deve,  deve
    restar qua veramente con questo suo bel  padre,  e  quella  madre  l,
    senza  pi  altri figli che lui...  (Rivolgendosi alla Madre): - E su,
    su, mamma! Vieni...  (Rivolgendosi al Capocomico per indicargliela): -
    Guardi,  s'era  alzata,  s'era alzata per trattenerlo...  (Alla Madre,
    quasi  attirandola  per  virt  magica):-  Vieni,  vieni...  (Poi,  al
    Capocomico): - Immagini che cuore pu aver lei di mostrare qua ai suoi
    attori quello che prova; ma  tanta la brama d'accostarsi a lui, che -
    eccola - vede?  -  disposta a vivere la sua scena!  (Difatti la Madre
    si sar accostata,  e appena la  Figliastra  finir  di  proferire  le
    ultime parole, aprir le braccia per significare che acconsente).
    IL FIGLIO (subito).  Ah,  ma io no!  Io no! Se non me ne posso andare,
    rester qua; ma le ripeto che io non rappresento nulla!
    IL PADRE (al Capocomico, fremendo). Lei lo pu costringere, signore!
    IL FIGLIO. Non pu costringermi nessuno!
    IL PADRE. Ti costringer io!
    LA FIGLIASTRA.  Aspettate!  Aspettate!  Prima,  la bambina alla vasca!
    (Correr a prendere la Bambina, si piegher sulle gambe davanti a lei,
    le  prender  la  faccina tra le mani.) Povero amorino mio,  tu guardi
    smarrita,  con codesti occhioni belli: chi sa dove  ti  par  d'essere!
    Siamo su un palcoscenico,  cara!  Che cos' un palcoscenico? Ma, vedi?
    un luogo dove si giuoca a far sul serio.  Ci si fa la commedia.  E noi
    faremo ora la commedia.  Sul serio,  sai!  Anche tu...  (L'abbraccer,
    stringendosela sul seno  e  dondolandosi  un  po'.)  Oh  amorino  mio,
    amorino mio,  che brutta commedia farai tu!  che cosa orribile  stata
    pensata per te! Il giardino, la vasca... Eh, finta, si sa!  Il guaio 
    questo,  carina:  che    tutto  finto,  qua!  Ah,  ma gi forse a te,
    bambina, piace pi una vasca finta che una vera;  per poterci giocare,
    eh? Ma no, sar per gli altri un gioco; non per te, purtroppo, che sei
    vera,  amorino,  e  che  giochi per davvero in una vasca vera,  bella,
    grande, verde, con tanti bamb che vi fanno l'ombra,  specchiandovisi,
    e tante tante anatrelle che vi nuotano sopra, rompendo quest'ombra. Tu
    la  vuoi  acchiappare,  una  di  queste anatrelle...  (Con un urlo che
    riempie tutti di sgomento): no, Rosetta mia,  no!  La mamma non bada a
    te, per quella canaglia di figlio l! Io sono con tutti i miei diavoli
    in  testa...  E quello l.  ..  (Lascer la Bambina e si rivolger col
    solito  piglio  al  Giovinetto):  Che  stai  a  far  qui,  sempre  con
    codest'aria  di mendico?  Sar anche per causa tua,  se quella piccina
    affoga: per codesto tuo star cos,  come se io  facendovi  entrare  in
    casa  non  avessi  pagato  per  tutti!  (Afferrandogli  un braccio per
    forzarlo a cacciar fuori dalla  tasca  una  mano):  Che  hai  l?  Che
    nascondi? Fuori, fuori questa mano! (Gli strapper la mano dalla tasca
    e,  tra l'orrore di tutti, scoprir ch'essa impugna una rivoltella. Lo
    mirer un po' come soddisfatta: poi dir, cupa): Ah! Dove,  come te la
    sei procurata?  (E,  poich il Giovinetto,  sbigottito, sempre con gli
    occhi sbarrati  e  vani,  non  risponder):  Sciocco,  in  te,  invece
    d'ammazzarmi,  io,  avrei ammazzato uno di quei due; o tutti e due: il
    padre e il figlio!  (Lo ricaccer dietro al cipressetto da cui stava a
    spiare;  poi  prender  la  Bambina  e  la  caler  dentro  la  vasca,
    mettendovela  a  giacere  in  modo  che  resti  nascosta;  infine,  si
    accascer  l,  col  volto  tra  le  braccia appoggiate all'orlo della
    vasca.)
    IL   CAPOCOMICO.    Benissimo!    (Rivolgendosi    al    Figlio):    E
    contemporaneamente...
    IL  FIGLIO  (con  sdegno).  Ma  che  contemporaneamente!  Non   vero,
    signore!  Non c' stata nessuna scena tra  me  e  lei!  (Indicher  la
    Madre.)  Se  lo faccia dire da lei stessa,  come  stato.  (Intanto la
    Seconda Donna e l'Attor Giovane si saranno staccati dal  gruppo  degli
    Attori e l'una si sar messa a osservare con molta attenzione la Madre
    che le star di fronte, e l'altro il Figlio, per poterne poi rifare le
    parti.)
    LA MADRE. S,  vero, signore! Io ero entrata nella sua camera.
    IL FIGLIO. Nella mia camera, ha inteso? Non nel giardino!
    IL  CAPOCOMICO.  Ma  questo  non  ha  importanza!  Bisogna  raggruppar
    l'azione, ho detto!
    IL FIGLIO (scorgendo l'Attor Giovane che  l'osserva).  Che  cosa  vuol
    lei?
    L'ATTOR GIOVANE. Niente; la osservo.
    IL FIGLIO (voltandosi dall'altra parte, alla Seconda Donna). Ah- e qua
    c' lei? Per rifar la sua parte? (Indicher la Madre).
    IL CAPOCOMICO.  Per l'appunto!  Per l'appunto! E dovrebbe esser grato,
    mi sembra, di questa loro attenzione!
    IL FIGLIO.  Ah,  s!  Grazie!  Ma non ha ancora  compreso  che  questa
    commedia  lei non la pu fare?  Noi non siamo mica dentro di lei,  e i
    suoi attori stanno a guardarci da fuori.  Le par possibile che si viva
    davanti a uno specchio che,  per di pi,  non contento d'agghiacciarci
    con l'immagine della nostra stessa espressione,  ce la rid  come  una
    smorfia irriconoscibile di noi stessi?
    IL PADRE. Questo  vero! Questo  vero! Se ne persuada!
    IL  CAPOCOMICO (all'Attor Giovane e alla Seconda Donna).  Va bene,  si
    levino davanti!
    IL FIGLIO. E' inutile! Io non mi presto.
    IL CAPOCOMICO.  Si stia zitto,  adesso,  e mi lasci sentir sua  madre!
    (Alla Madre): Ebbene? Era entrata?
    LA MADRE. Sissignore, nella sua camera, non potendone pi. Per votarmi
    il  cuore  di  tutta  l'angoscia che m'opprime.  Ma appena lui mi vide
    entrare -
    IL FIGLIO. - nessuna scena!  Me ne andai;  me n'andai per non fare una
    scena. Perch non ho mai fatto scene, io; ha capito?
    LA MADRE. E' vero! E' cos. E' cos!
    IL CAPOCOMICO. Ma ora bisogna pur farla questa scena tra lei e lui! E'
    indispensabile!
    LA MADRE. Per me, signore, io sono qua! Magari mi desse lei il modo di
    potergli parlare un momento,  di potergli dire tutto quello che mi sta
    nel cuore.
    IL PADRE (appressandosi al Figlio,  violentissimo).  Tu la farai!  per
    tua madre! per tua madre!
    IL FIGLIO (pi che mai risoluto). Non faccio nulla!
    IL  PADRE  (afferrandolo  per  il  petto,  e  scrollandolo).  Per Dio,
    obbedisci!  Obbedisci!  Non senti come ti parla?  Non hai  viscere  di
    figlio?
    IL  FIGLIO  (afferrandolo anche lui).  No!  No!  e finiscila una buona
    volta!  (Concitazione generale.  La  Madre,  spaventata,  cercher  di
    interporsi, di separarli.)
    LA MADRE (come sopra). Per carit! Per carit!
    IL PADRE (senza lasciarlo). Devi obbedire! Devi obbedire!
    IL  FIGLIO  (colluttando con lui e alla fine buttandolo a terra presso
    la scaletta, tra l'orrore di tutti). Ma che cos' codesta frenesia che
    t'ha preso?  Non ha ritegno di portare davanti a tutti la sua vergogna
    e  la nostra!  Io non mi presto!  non mi presto!  E interpreto cos la
    volont di chi non volle portarci sulla scena!
    IL CAPOCOMICO. Ma se ci siete venuti!
    IL FIGLIO (additando il Padre). Lui, non io!
    IL CAPOCOMICO. E non  qua anche lei?
    IL FIGLIO.  C' voluto venir lui,  trascinandoci tutti  e  prestandosi
    anche  a  combinare  di  l  insieme  con  lei  non  solo quello che 
    realmente avvenuto; ma come se non bastasse,  anche quello che non c'
    stato!
    IL CAPOCOMICO.  Ma dica, dica lei almeno che cosa c' stato! Lo dica a
    me! Se n' uscito dalla sua camera, senza dir nulla?
    IL FIGLIO (dopo un momento d'esitazione). Nulla.  Proprio per non fare
    una scena!
    IL CAPOCOMICO (incitandolo). Ebbene, e poi: che ha fatto?
    IL FIGLIO (tra l'angosciosa attenzione di tutti,  movendo alcuni passi
    sul proscenio). Nulla... Attraversando il giardino... (S'interromper,
    fosco, assorto.)
    IL CAPOCOMICO (spingendolo sempre pi a dire, impressionato da ritegno
    di lui). Ebbene: attraversando il giardino?
    IL FIGLIO (esasperato, nascondendo il volto con un braccio). Ma perch
    mi vuol far dire, signore? E' orribile!  (La Madre tremer tutta,  con
    gemiti soffocati, guardando verso la vasca.)
    IL CAPOCOMICO (piano,  notando quello sguardo,  si rivolger al Figlio
    con crescente apprensione). La bambina?
    IL FIGLIO (guardando davanti a s, nella sala). L, nella vasca...
    IL PADRE (a terra, indicando pietosamente la Madre). E lei lo seguiva,
    signore!
    IL CAPOCOMICO (al Figlio, con ansia). E allora, lei?
    IL FIGLIO (lentamente,  sempre guardando davanti a  s).  Accorsi;  mi
    precipitai per ripescarla...  Ma a un tratto m'arrestai, perch dietro
    quegli alberi vidi una cosa che mi gel: il ragazzo, il ragazzo che se
    ne stava l fermo,  con occhi da pazzo,  a  guardare  nella  vasca  la
    sorellina  affogata.  (La Figliastra,  rimasta curva presso la vasca a
    nascondere la Bambina, risponder come un'eco dal fondo, singhiozzando
    perdutamente.  Pausa.) Feci per accostarmi;  e  allora...  (Rintroner
    dietro gli alberi,  dove il Giovinetto  rimasto nascosto, un colpo di
    rivoltella.)
    LA MADRE (con un grido straziante,  accorrendo col Figlio e con  tutti
    gli  Attori in mezzo al subbuglio generale).  Figlio!  Figlio mio!  (E
    poi,  fra la confusione e le  grida  sconnesse  degli  altri):  Aiuto!
    Aiuto!
    IL  CAPOCOMICO  (tra  le  grida,  cercando  di farsi largo,  mentre il
    Giovinetto sar sollevato da capo e da piedi e trasportato via, dietro
    la tenda bianca). S' ferito?  s' ferito davvero?  (Tutti,  tranne il
    Capocomico e il Padre,  rimasto per terra presso la scaletta,  saranno
    scomparsi dietro il  fondalino  abbassato,  che  fa  da  cielo,  e  vi
    resteranno  un  po' parlottando angosciosamente.  Poi,  da una parte e
    dall'altra di esso, rientreranno in iscena gli Attori.)
    LA PRIMA ATTRICE (rientrando da destra, addolorata). E' morto!  Povero
    ragazzo! E' morto! Oh che cosa!
    IL  PRIMO  ATTORE  (rientrando  da sinistra,  ridendo).  Ma che morto!
    Finzione! finzione! Non ci creda!
    ALTRI ATTORI DA DESTRA. Finzione? Realt! realt! E' morto!
    ALTRI ATTORI DA SINISTRA. No! Finzione! Finzione!
    IL PADRE (levandosi e gridando tra loro).  Ma  che  finzione!  Realt,
    realt,  signori!  realt!  (E  scomparir anche lui,  disperatamente,
    dietro il fondalino.)
    IL CAPOCOMICO (non potendone pi). Finzione! realt! Andate al diavolo
    tutti quanti! Luce! Luce! Luce! (D'un tratto,  tutto il palcoscenico e
    tutta  la  sala  del  teatro  sfolgoreranno  di  vivissima  luce.   Il
    Capocomico  rifiater  come  liberato  da  un  incubo,   e  tutti   si
    guarderanno  negli  occhi,  sospesi  e  smarriti.)  Ah!  Non m'era mai
    capitata una  cosa  simile!  Mi  hanno  fatto  perdere  una  giornata!
    (Guarder  l'orologio.)  Andate,  andate!  Che volete pi fare adesso?
    Troppo tardi per ripigliare la prova.  A questa sera!  (E  appena  gli
    Attori se ne saranno andati,  salutandolo): Ehi,  elettricista, spegni
    tutto! (Non avr finito di dirlo, che il teatro piomber per un attimo
    nella pi fitta oscurit.) Eh,  perdio!  Lasciami  almeno  accesa  una
    lampadina, per vedere dove metto i piedi!
    Subito,   dietro  il  fondalino,   come  per  uno  sbaglio  d'attacco,
    s'accender un riflettore verde, che proietter, grandi e spiccate, le
    ombre dei Personaggi, meno il Giovinetto e la Bambina.  Il Capocomico,
    vedendole,     schizzer    via    dal    palcoscenico,     atterrito.
    Contemporaneamente,  si spegner il riflettore dietro il fondalino,  e
    si  rifar sul palcoscenico il notturno azzurro di prima.  Lentamente,
    dal lato destro della tela verr prima avanti il Figlio, seguito dalla
    Madre con le braccia protese verso di lui;  poi dal lato  sinistro  il
    Padre.  Si fermeranno a met del palcoscenico, rimanendo l come forme
    trasognate.  Verr fuori,  ultima,  da  sinistra,  la  Figliastra  che
    correr  verso  una  delle  scalette;  sul primo scalino si fermer un
    momento a guardare gli altri tre e scoppier in una  stridula  risata,
    precipitandosi  poi  gi  per  la  scaletta;   correr  attraverso  il
    corridoio tra le poltrone;  si fermer ancora una  volta  e  di  nuovo
    rider,  guardando  i  tre  rimasti  lass;  scomparir dalla sala,  e
    ancora, dal ridotto, se ne udr la risata. Poco dopo caler la
    Tela.

