Tratto dal libro di Claudio Rendina: I Papi - Storia e segreti
PIO 11esimo (1922-1939)
 Ci vollero 14 scrutini e quattro giorni di conclave ai 53 cardinali
riuniti nella cappella Sistina dal 2 febbraio 1922 per eleggere il successore
di Benedetto 15esimo; le fumate nere si ripeterono davanti alla folla
impaziente in piazza San Pietro, nel susseguirsi all'interno di due
candidature. Dapprima il francese Merry del Val, segretario di Stato
di Pio decimo, e il cardinale Maffi, arcivescovo di Pisa; poi i cardinali
La Fontaine e Gasparri. La scelta infine di Achille Ratti, arcivescovo
di Milano, il 6 febbraio, fu un compromesso tra la fazione progressista e
quella conservatrice.
 L'eletto volle assumere il nome di Pio 11esimo e comp subito un gesto
mai pi verificatosi dai tempi della breccia di porta Pia: si affacci dal
balcone esterno alla basilica e impart la benedizione urbi et orbi.
La folla applaud al grido: Viva Pio 11esimo! Viva l'Italia!. Era un
chiaro segno dei tempi nuovi; il papa si rivolgeva direttamente all'Italia
senza mezzi termini per risolvere una volta per tutte la questione romana.
Venne incoronato il 12 febbraio in San Pietro.
 Achille Ratti era nato a Desio, presso Milano, il 31 maggio 1857, da
una famiglia di bassa borghesia; il padre era direttore di una filanda.
A dieci anni era entrato in seminario a Seveso, distinguendosi per la
precoce seriet; l'arcivescovo di Milano, durante una visita pastorale,
lo not e gli sembr un giovane vecchio. A 22 anni era ordinato
sacerdote, ma i suoi grandi interessi erano gli studi storici, in special
modo quelli civili ed ecclesiastici della Lombardia; venne pubblicando su
quei temi numerosi scritti e nel 1888 divenne dottore alla biblioteca
Ambrosiana. Sembrava destinato a passare la sua vita tra i libri, perch
nel 1907 in quella biblioteca era divenuto prefetto e non c'era verso
di attrarlo con altri interessi. Solo l'alpinismo lo distoglieva dalle
sudate carte; era il suo hobby. Aveva compiuto la scalata del monte
Rosa, passando una notte su una roccia a 3600 metri sul vuoto; aveva
scalato anche il Bianco e il Cervino.
 Poi nel 1911 arrivano ordini superiori; Pio decimo lo vuole a Roma alla
biblioteca Vaticana e cos lascia Milano. Ma non  destinato a finire
tra i libri; Benedetto 15esimo ne intuisce le doti diplomatiche e lo spedisce
come nunzio apostolico in Polonia, Lituania e Slesia; nel 1921  maturo
per la porpora e in questa veste torna a Milano come arcivescovo.
In quella citt gli basta un anno per rendersi conto dell'andamento
politico tra i torbidi continui che si verificano, con un governo incapace
di controllare la situazione.
 In un discorso alla sua diocesi dichiara che il papa  il pi grande
decoro dell'Italia e in una situazione caotica come quella che la
nazione sta vivendo  impensabile quale prestigio e quali vantaggi
potrebbero dalla sua presenza derivare al nostro Paese, quando fosse
tenuto nel debito conto del suo essere internazionalmente e
sopranazionalmente sovrano.  convinto che il papa in pratica debba
rientrare in possesso del suo potere temporale; e una volta eletto
s'impegner per raggiungere questo programma.
 Il 1922  l'anno della marcia su Roma; pare che le camicie nere
avessero avuto precisi ordini per il rispetto del clero nella loro avanzata
verso la capitale; era prevista una manifestazione in favore del papa
in piazza San Pietro. Su L'Osservatore Romano del 29 ottobre di quell'anno
si legge: S'annunzia che l'onorevole Mussolini intende avviare
alla collaborazione governativa... uomini di ogni parte, solleciti
soprattutto degli interessi del popoo. Non  un elogio, ma  perlomeno
un atteggiamento di cauto ottimismo verso il regime fascista, come
ha scritto Giacomo Martina; Pio 11esimo sapeva benissimo con chi aveva a
che fare, ma giocava da gran diplomatico le sue carte, e con autorit.
 Mussolini ha teso una mano ai cattolici riconoscendo l'importanza
della religione cristiana nella storia e nella vita italiana e si mostra
disposto a concessioni alla Chiesa; il nuovo papa  propenso a soluzioni
di vertice pi che a mediazioni democratiche. Sta bene l'Unione nazionale
di cattolici come Mattei-Gentile e Carapelle, ma non il Partito popolare
di don Sturzo, che lascia l'Italia e va esule a Londra. Ai preti  proibita
l'iscrizione a qualsiasi partito. Sta bene piuttosto l'Azione Cattolica
riorganizzata sulla base dei quattro rami di giovani,
uomini, giovent femminile, donne, penetrando in ogni parrocchia; e
secondo quanto nota il Tramontin, questa rete capillare avrebbe dovuto
contribuire a diffondere quella regalit sociale di Cristo nel paese.
 la strada sulla quale si attua appunto, per dirla con Carlo Falconi,
nella proclamazione della festa di Cristo re nel 1925, il neo-temporalismo
della Chiesa in Italia, sanzionato dai famosi Patti lateranensi
dell'11 febbraio 1929, articolati com' noto su un trattato politico,
una convenzione finanziaria e un concordato. La Santa Sede ritrova se
stessa;  la Citt del Vaticano territorialmente, ma in sostanza  la
ricostruzione di una teocrazia estesa gradatamente in tutto il mondo,
con papa Ratti pronto a cogliere qualsiasi opportunit per entrare in
rapporto con tutti gli Stati, qualunque siano le caratteristiche del loro
regime, e piazzando di nuovo le roccaforti cattoliche in scuole e partiti
che consolidino il neo-temporalismo della Santa Sede nel mondo.
 Una politica di presenza comunque attraverso appunto una serie di
concordati; da quello con la Lettonia nel 1922 a quello con la Romania
e la Lituania nel 1927, con la Germania e l'Austria nel 1933, con la
Iugoslavia nel 1937 e la Polonia nel 1939. Concordati tutti motivati
certo da impegni religiosi, con i quali Pio 11esimo compie un capolavoro di
alta scuola per una restaurazione pi ampia. Al fine tutto spirituale
di ricondurre l'umanit intera ai principi cristiani irradiati dalla sede
di Pietro, si accompagna inesorabilmente la riaffermazione di una sovranit
terrena del papato, tra concessioni e privilegi che danno sicurezza
economica alle istituzioni ecclesiastiche.
 Il grande politico si rivela in due momenti; nella fase iniziale
d'aggancio a certe alleanze ripugnanti che sono quelle di dittatori come
Dollfuss, Horthy, Salazar, Hitler, Franco e naturalmente Mussolini, e
in una seconda fase quando, ottenuto lo scopo, appare pronto a condannare,
forte del proprio ritrovato prestigio, o perlomeno a risentirsi
da capo di Stato ormai universalmente riconosciuto.
 Ed ecco nel 1931 l'enciclica in italiano Non abbiamo bisogno del
5 luglio contro la dottrina e la prassi fascista in difesa della sua Azione
Cattolica, minacciata dalle organizzazioni ispirate all'ideologia fascista,
che papa Ratti non esita a bollare come statolatria pagana.
 Ma nella Quadragesimo anno del 15 maggio aveva riconosciuto la
stringente necessit di resistere con fronte unico alle schiere dei partiti
sovversivi, giustificando cos la rinuncia ai sindacati cattolici e
approvando l'organizzazione corporativa in una sorta di connubio
clerico-fascista.
 Nel 1937 poi l'enciclica in tedesco Mit Brennender Sorge, partendo
da una protesta contro i danni alle persone e ai beni ecclesiastici
tedeschi, si allarga ad una vera e propria condanna del paganesimo
hitleriano. Essa denuncia le violazioni del concordato, le mille forme
di compressione della organizzata libert religiosa, la divinizzazione
idolatrice della razza e del sangue, le orrende campagne scandalistiche
contro il clero, la lotta contro la scuola cattolica, il soffocamento della
stampa. Pio 11esimo avrebbe voluto rompere le relazioni diplomatiche,
richiamando il nunzio da Berlino, ma fu trattenuto dal segretario di
Stato Eugenio Pacelli, il futuro Pio 12esimo.
    Sempre nel 1937 papa Ratti condann in un'altra enciclica, la Divini
Redemptoris, il comunismo; in tal modo egli rifiutava categoricamente
qualsiasi dittatura, che bloccasse la libert religiosa dei cattolici.
 In fondo tutta la politica concordataria di Pio 11esimo con i poteri
totalitari si risolse in un confronto, mirabilmente aiutato da segretari
di Stato preparatissimi come i cardinali Gasparri e Pacelli, che successe
al primo nel 1930; seppe puntare i piedi sui principi fondamentali della
Chiesa, condannando non appena i diritti dei cattolici venissero
sopraffatti. Il pericolo era ovviamente il compromesso, nel quale egli
non cadde mai, perlomeno nelle sue funzioni di capo della Chiesa di Roma.
 E questo fu principalmente papa Ratti, capo di un potere religioso
che egli era riuscito a ripristinare in tutto il mondo, con la istituzione
di 128 sedi arcivescovili e 113 prefetture apostoliche, nella fitta rete
missionaria distribuita in tutti e cinque i continenti, tanto da passare
alla storia come il papa delle missioni. Notevole in questo campo fu
infatti la fondazione a Roma nel 1927 della Lega missionaria studenti
e la creazione del clero indigeno con i primi sacerdoti e vescovi
di colore.
Nella figura del pastore rientrano l'elevazione alla gloria degli altari
di 33 santi, tra cui don Bosco, nonch di 500 beati, ma soprattutto
la celebrazione di ben tre giubilei; quello del 1925 rientrava nella
normalit, e fu un Anno Santo contraddistinto dal pellegrinaggi per
categorie sociali. Ci furono quelli dei ferrovieri, dei metallurgici e
degli studenti, all'insegna un po' del corporativismo; ma arrivarono anche
le sovrane europee, come la regina Olga di Grecia con le tre figlie, le
due principesse del Belgio e l'arciduchessa d'Asburgo. Quell'anno ci
fu anche l'attentato a Mussolini, che Pio 11esimo si stava ancora
lavorando per ottenere quanto aveva in mente nei Patti lateranensi.
E non poteva certo non definire criminoso quell'attentato e ricordandolo
affermava: anche il solo pensiero ci rattrista ancora, come ci allietava
e faceva render grazie a Dio per il suo sventamento. Gli altri due
giubilei furono straordinari; nel 1929 per il cinquantenario del suo
sardozio e nel 1933 per il 19esimo centenario della Redenzione di Cristo.
   Come uomo ebbe un tratto affabile e un gusto dell'umorismo, come
molti dei suoi predecessori, ma particolarmente mise in mostra un tono
confidenziale e familiare, specialmente nelle udienze con il popolo.
Fu anche il primo papa ad avere al proprio servizio una donna, Teodolinda
Banfi, sua cameriera per oltre quarant'anni; quando gli fecero
notare che nessun pontefice aveva mai permesso a una donna di lavorare
in Vaticano, rispose con semplicit: Vorr dire che io sar il primo.
Nel febbraio del 1939 ricorreva il decennale della conciliazione
della Santa Sede con l'Italia, il 17esimo anniversario della sua
incoronazione e il 60esimo del suo sacerdozio; ma il tutto in un momento
quanto mai grave per l'Europa. Pio 11esimo convoc a Roma per
l'11-12 febbraio l'intero episcopato italiano per un'assemblea durante
la quale avrebbe pronunciato un discorso al quale lavorava da diversi mesi;
in esso si proponeva di denunciare la violazione dei Patti lateranensi da
parte del governo italiano, le persecuzioni razziali in Germania e i
preparativi tedesch per la guerra. Quel discorso, alcuni stralci del quale
sarebbero stati pubblicati solo nel 1959 da Giovanni 23esimo, non pot
pronunciarlo; la morte glielo imped la notte del 10 febbraio 1939.
 Fu un attacco cardiaco; ma in un memoriale attribuito al cardinale
Tisserant e pubblicato nel 1972 da Paris-Match e Panorama si affermava
che Pio 11esimo era stato assassinato per ordine di Mussolini, che
temeva di essere scomunicato. Autore materiale del delitto, il professor
Francesco Petacci, padre di Claretta, mediante un'iniezione di veleno;
il cardinale Confalonieri, segretario particolare del papa, disse
che erano tutte fandonie. L'episodio  passato alla storia come il
giallo Tisserant; il mistero resta.
 Ma  in fondo tutta la vita di Pio 11esimo un enigma, come ha detto
Carlo Falconi, nel suo gioco di potere con i regimi dittatoriali del tempo,
nei confronti dei quali seppe ora strepitare, ora sorridere, ora tacere.
Ma  questo il volto del grande politico, e Pio 11esimo lo fu, enigmatico
appunto; probabilmente, come ha osservato Franco Molinari, non
 ancora stata scritta una biografia storicamente convincente di questo
papa. Forse ogni mistero sar svelato quando potranno essere consultati
i documenti vaticani ancora top secret. Nel frattempo non potr
certo illuminarci al riguardo lo splendore del sarcofago che accoglie le
sue ossa nelle Grotte Vaticane.
