                           LETTERA ENCICLICA
                          DEL SOMMO PONTEFICE
                              PIO PP. XI
                       "AD CATHOLICI SACERDOTII"
                         Roma, 20 dicembre 1935
      Dopo  aver riformato gli studi ecclesiastici, il papa  dedica  la
sua  attenzione alla formazione spirituale e apostolica del clero.  La
sua  esortazione si colloca sulla linea di san Pio X e la completa con
una  visione  sociale ampia e articolata. Il sacerdote   chiamato  ad
essere  educatore  in un mondo che sta perdendo sempre  pi  i  valori
cristiani:  per questo deve essere particolarmente preparato.  Conscio
della sua grande dignit di "alter Christus", il sacerdote deve essere
vicino  agli  uomini  con spirito di servizio. Il papa  insiste  sulle
virt  della castit e del distacco dai beni terreni, come  condizioni
per un efficace apostolato tra gli uomini d'oggi. Inoltre l'amore allo
studio e lo spirito di obbedienza sono qualit indispensabili, di  cui
il  candidato al sacerdozio deve mostrarsi in possesso. Per questo gli
educatori  dei  seminari  e  i  vescovi non  mancheranno  di  vigilare
attentamente sulla idoneit dei futuri sacerdoti.
 
     Sin  da  quando, per arcano disegno della divina Provvidenza,  Ci
vedemmo  sollevati a questo supremo vertice del sacerdozio  cattolico,
non  abbiamo  mai cessato di rivolgere le nostre cure pi sollecite  e
pi affettuose a quelli tra gli innumerevoli figli che Dio Ci ha dati,
i  quali,  insigniti del carattere sacerdotale, hanno la  missione  di
essere "il sale della terra e la luce del mondo" (Mt 5,13), e in  modo
ancora  pi  speciale ai dilettissimi giovani che  si  vanno  educando
all'ombra del santuario e si preparano a questa nobilissima missione.
     Negli  stessi primi mesi del Nostro Pontificato, prima ancora  di
rivolgere la Nostra solenne parola a tutto l'orbe cattolico, Ci  demmo
premura,  con  la Lettera Apostolica Officiorum omnium del  1  agosto
1922  indirizzata  al  diletto  Figlio nostro,  Prefetto  della  Sacra
Congregazione  dei  Seminari  e  delle  Universit  degli  Studi,   di
tracciare le direttive, a cui deve ispirarsi la formazione sacerdotale
dei  giovani leviti . Ed ogni qualvolta la pastorale sollecitudine  Ci
muove a considerare pi in particolare gli interessi e i bisogni della
Chiesa,  la  Nostra attenzione prima di ogni altra cosa si  dirige  ai
sacerdoti e ai chierici, che formano sempre l'oggetto principale delle
Nostre cure.
     Di  questo Nostro speciale interessamento per il sacerdozio  sono
prova  eloquente i numerosi Seminari che abbiamo o eretti dove  ancora
non  erano, o forniti, non senza grande dispendio, di nuove sedi ampie
e decorose, o meglio provveduti di mezzi e di persone onde possano pi
degnamente raggiungere l'alto loro scopo.
     Se  poi  in  occasione  del Nostro giubileo  sacerdotale  abbiamo
consentito  che ne fosse solennemente festeggiata la fausta ricorrenza
e  con  paterno  compiacimento abbiamo secondato le manifestazioni  di
filiale  affetto che Ci venivano da tutte le parti del mondo,  ci  fu
perch,  pi  che come un ossequio alla Nostra persona,  consideravamo
quella celebrazione come una doverosa esaltazione della dignit e  del
carattere sacerdotale.
     E  anche la riforma degli studi nelle Facolt ecclesiastiche,  da
Noi  decretata con la Costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus
del  24  maggio  1931,  fu  da  Noi voluta  col  precipuo  intento  di
accrescere  ed  elevare  sempre  pi la  cultura  e  la  dottrina  dei
sacerdoti.
     Ma    questo un argomento di tanta e cos universale importanza,
che ci sembra opportuno di trattarne pi di proposito in questa Nostra
Lettera enciclica, affinch non solamente quelli che gi posseggono il
dono  inestimabile  della  fede, ma anche  quanti  con  rettitudine  e
sincerit  di  cuore  vanno  in  cerca della  verit,  riconoscano  la
sublimit  del  sacerdozio cattolico e la sua provvidenziale  missione
nel mondo, e soprattutto la riconoscano e la apprezzino quelli che  ad
essa  sono chiamati: argomento particolarmente opportuno alla fine  di
quest'anno  che a Lourdes, ai candidi raggi dell'Immacolata  e  fra  i
fervori  dell'ininterrotto triduo eucaristico, ha visto il  sacerdozio
cattolico,  di ogni lingua e di ogni rito, circonfuso di  luce  divina
nello  splendido  tramonto  del Giubileo  della  Redenzione  dall'Urbe
esteso  all'Orbe cattolico; di quella Redenzione, della quale i Nostri
cari  e  venerati  sacerdoti  sono i ministri,  mai  tanto  operosi  e
benefici  quanto  in  questo Anno Santo straordinario,  in  cui,  come
dicemmo nella Costituzione apostolica Quod nuper , si  pure celebrato
il 19esimo centenario della Istituzione del Sacerdozio.
     E  con  ci,  mentre questa armonicamente s'innesta  alle  Nostre
precedenti Encicliche, con cui abbiamo voluto proiettare la luce della
dottrina  cattolica  sui pi gravi problemi che  travagliano  la  vita
moderna,  sentiamo  pure  di  dare  a  quegli  stessi  Nostri  solenni
ammaestramenti un opportuno complemento. Difatti il sacerdote  ,  per
vocazione  e  mandato  divino,  il  precipuo  apostolo  e  l'indefesso
promotore  dell'educazione cristiana della giovent ; il sacerdote  in
nome  di  Dio benedice il matrimonio cristiano e ne difende la santit
ed  indissolubilit  contro gli attentati e  le  deviazioni  suggerite
dalla  cupidigia e dalla sensualit ; il sacerdote porta il pi valido
contributo  alla  soluzione  o almeno alla mitigazione  dei  conflitti
sociali,  predicando la fratellanza cristiana, a  tutti  ricordando  i
mutui  doveri  della giustizia e della carit evangelica,  pacificando
gli  animi  inaspriti  dal disagio morale ed economico,  additando  ai
ricchi  e  ai  poveri  gli  unici beni a cui tutti  possono  e  devono
aspirare  ;  il  sacerdote finalmente  il pi efficace  banditore  di
quella  crociata di espiazione e di penitenza, a cui abbiamo  invitato
tutti  i  buoni per riparare le bestemmie, le turpitudini e i delitti,
che  disonorano  l'umanit nell'ora che volge, un'ora che  come  poche
altre  nella storia ha tanto bisogno della misericordia divina  e  de'
suoi  perdoni . E i nemici della Chiesa ben sanno l'importanza  vitale
del sacerdozio, contro cui appunto, come abbiamo gi lamentato per  il
Nostro  diletto  Messico , dirigono prima di tutto i loro  colpi,  per
toglierlo  di mezzo e sgombrarsi la via alla sempre desiderata  e  mai
ottenuta distruzione della Chiesa stessa.
 I. LA SUBLIME DIGNIT: ALTER CHRISTUS
     Il  genere  umano sent sempre il bisogno di avere dei sacerdoti,
degli  uomini cio che per missione ufficiale loro affidata fossero  i
mediatori  tra  Dio  e  gli uomini, e a questa mediazione  interamente
consacrati,  ne  facessero il compito della  loro  vita:  deputati  ad
offrire  a  Dio pubbliche preghiere e sacrifici a nome della  societ,
che  pur  essa, in quanto tale, ha l'obbligo di rendere  a  Dio  culto
pubblico  e  sociale, di riconoscere in Lui il suo supremo  Signore  e
primo  principio,  tendere  a Lui come ad ultimo  fine,  ringraziarlo,
propiziarlo.  Difatti  presso i popoli, di  cui  conosciamo  gli  usi,
purch non costretti dalla violenza ad andar contro le leggi pi sacre
della  natura  umana, si trovano dei sacerdoti, quantunque  spesso  al
servizio  di  false  divinit: dovunque  si  professa  una  religione,
dovunque si ergono altari, l vi  anche un sacerdozio, circondato  da
speciali mostre di onore e di venerazione.
     Ma  ai  fulgori  della rivelazione divina il sacerdote  apparisce
rivestito di una dignit di gran lunga maggiore, della quale  lontano
annuncio  la misteriosa, veneranda figura di Melchisedek, sacerdote  e
re (Gen 14,18) che San Paolo rievoca con riferimento alla persona e al
sacerdozio di Ges Cristo stesso (Eb 5,10; 6,20; 7,1-11.15).
     Il  sacerdote,  secondo la magnifica definizione  che  ne  d  lo
stesso  San  Paolo,  bens un uomo "preso di mezzo agli  uomini",  ma
"costituito a vantaggio degli uomini per i loro rapporti con Dio"  (Eb
5,1):  il  suo ufficio non ha per oggetto le cose umane e transitorie,
per  quanto  sembrino alte e pregevoli, ma le cose divine  ed  eterne;
cose,  che  possono  essere per ignoranza derise  e  disprezzate,  che
possono  anche venire osteggiate con malizia e furore diabolico,  come
una triste esperienza lo ha spesso provato e la prova pur oggi, ma che
stanno  sempre al primo posto nelle aspirazioni individuali e  sociali
dell'umanit,  la  quale sente irresistibilmente di essere  fatta  per
Iddio e di non potersi riposare se non in Lui.
     Nella  legge  mosaica al sacerdozio, istituito  per  disposizione
divino-positiva promulgata da Mos sotto l'ispirazione di Dio, vengono
minutamente  assegnati  i compiti, le mansioni,  i  riti  determinati.
Sembra  che  Dio  nella sua sollecitudine volesse nella  mente  ancora
primitiva  del  popolo ebreo imprimere una grande idea  centrale  che,
nella  storia del popolo eletto, irradiasse la sua luce su  tutti  gli
avvenimenti,  le  leggi, le dignit, gli uffici: il  sacrificio  e  il
sacerdozio; perch, per la fede nel futuro Messia, diventasse fonte di
speranza, di gloria, di forza, di liberazione spirituale (cf. Eb  11).
Il  tempio di Salomone, mirabile per ricchezza e splendore e ancor pi
mirabile  ne' suoi ordinamenti e ne' suoi riti, eretto all'unico  vero
Dio  come  tabernacolo della divina Maest sulla terra,  era  pure  un
altissimo  poema  cantato a quel sacrificio e a quel sacerdozio,  che,
quantunque  ombra  e  simbolo,  racchiudevano  tanto  mistero  da  far
inchinare  riverente  il  vincitore  Alessandro  Magno  davanti   alla
ieratica  figura  del  Sommo Sacerdote ; e Dio stesso  faceva  sentire
l'ira   sua  all'empio  re  Baldassare,  perch  gozzovigliando  aveva
profanato i vasi sacri del tempio (cf. Dn 5,1-30). Eppure quell'antico
sacerdozio  non  traeva  la sua pi grande  maest  e  gloria  se  non
dall'essere   una   prefigurazione  del  sacerdozio   cristiano,   del
sacerdozio  del nuovo ed eterno Testamento confermato col  Sangue  del
Redentore del mondo, di Ges Cristo vero Dio e vero uomo!
     L'Apostolo  delle Genti scultoriamente compendia  quanto  si  pu
dire  intorno alla grandezza, alla dignit e ai compiti del sacerdozio
cristiano, con queste parole: "Cos ci consideri ognuno come  ministri
di  Cristo e dispensatori dei misteri di Dio" (1Cor 4,1). Il sacerdote
  ministro  di Ges Cristo;  dunque strumento nelle mani  del  divin
Redentore per la continuazione dell'opera sua redentrice in  tutta  la
sua mondiale universalit e divina efficacia, per la continuazione  di
quell'opera  mirabile che trasform il mondo; anzi il sacerdote,  come
ben  a  ragione si suol dire,  davvero alter Christus perch continua
in  qualche  modo Ges Cristo stesso: "Come il Padre  ha  mandato  me,
anch'io mando voi" (Gv 20,21), continuando anch'esso come Ges a dare,
secondo il canto angelico, "gloria a Dio nel pi alto dei cieli e pace
in terra agli uomini di buona volont" (Lc 2,14).
 Potere ineffabile
     E in primo luogo, come insegna il Concilio di Trento, Ges Cristo
nell'ultima  Cena istitu il sacrificio ed il sacerdozio  della  Nuova
Alleanza:  "... Egli adunque, Dio e Signore nostro, bench stesse  per
offrire  se  medesimo una volta sola a Dio Padre,  mediante  la  morte
sull'altare della croce, per operarvi una redenzione eterna; tuttavia,
poich  il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la sua morte  (Eb
7,24),  nell'ultima  Cena,  nella notte in cui  veniva  tradito  (1Cor
11,23),  per  lasciare alla diletta sua sposa la Chiesa un  sacrificio
visibile,  come    richiesto dalla natura  degli  uomini,  col  quale
venisse rappresentato quel sacrificio cruento che doveva operarsi  una
volta  sola  sulla croce, e affinch di quel sacrificio  rimanesse  il
ricordo in perpetuo (1Cor 11,24ss) e venisse applicata l'efficacia per
la  remissione  delle  colpe  che da noi si  commettono  ogni  giorno,
dichiarandosi  costituito  sacerdote in  eterno  secondo  l'ordine  di
Melchisedek  (Sal 110,4), offr a Dio Padre il Corpo e il  Sangue  suo
sotto  le  specie  di pane e di vino, e sotto le apparenze  di  queste
medesime  cose, diede a gustare quel Corpo e quel Sangue  divino  agli
Apostoli, cui allora costituiva sacerdoti del Nuovo Testamento, e  con
le  parole:  Fate  questo  in memoria di me (Lc  22,19;  1Cor  11,24),
comand  agli  stessi Apostoli e ai loro successori nel sacerdozio  di
offrire quella medesima oblazione" .
     E  da  allora,  gli Apostoli e i loro successori  nel  sacerdozio
cominciarono  ad  innalzare  verso il cielo  quella  "oblazione  monda
"predetta  da  Malachia per la quale il nome di Dio   grande  tra  le
genti  (cf. Ml 1,11) e che, offerta ormai in ogni parte della terra  e
in  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte,  continuer  ad  offrirsi
perennemente sino alla fine del mondo: vera azione sacrificale, e  non
meramente simbolica, che ha una reale efficacia per la riconciliazione
dei peccatori con la divina Maest: "Poich il Signore, placato da una
tale  oblazione,  concedendo  la grazia e  il  dono  della  penitenza,
rimette le colpe e i peccati anche gravissimi" . La ragione di ci  la
indica  lo stesso Concilio Tridentino con queste parole: "Una  sola  e
medesima  la vittima, e Colui che ora la offre, mediante il ministero
dei  sacerdoti,    quello stesso che allora offr se  medesimo  sulla
Croce, essendone diverso soltanto il modo" .
      Donde   apparisce  luminosamente  l'ineffabile   grandezza   del
sacerdote  umano, che ha il potere sullo stesso Corpo di Ges  Cristo,
rendendolo presente sui nostri altari ed offrendolo in nome di  Cristo
stesso, vittima infinitamente grata alla Divina Maest. "Mirabili cose
sono  queste  -  esclama giustamente San Giovanni  Crisostomo  -  cose
mirabili e piene di stupore!" .
     Oltre  questo potere che esercita sul corpo reale di  Cristo,  il
sacerdote ha ricevuto altri poteri eccelsi e sublimi sul corpo mistico
di  Lui.  Non  abbiamo bisogno, Venerabili Fratelli, di dilungarci  ad
esporre  questa bella dottrina del corpo mistico di Ges Cristo,  cos
cara a San Paolo; questa bella dottrina, che ci mostra la persona  del
Verbo  fatto carne insieme con tutti i suoi fratelli, ai quali  giunge
l'influsso  soprannaturale che da Lui deriva, formanti con  Lui,  come
Capo, un solo corpo di cui essi sono le membra. Orbene il sacerdote  
costituito "dispensatore dei misteri di Dio" (1Cor 4,1) in  favore  di
queste  membra  del  corpo mistico di Ges Cristo, ministro  ordinario
com'  di  quasi  tutti i Sacramenti, che sono i canali  attraverso  i
quali scorre a beneficio dell'umanit la grazia del Redentore.
 Dispensatore dei misteri di Dio
     Il  cristiano, quasi ad ogni passo importante della  sua  mortale
carriera,  trova al suo fianco il sacerdote in atto di comunicargli  o
accrescergli col potere ricevuto da Dio questa grazia, che   la  vita
soprannaturale  dell'anima.  Appena nasce  alla  vita  del  tempo,  il
sacerdote  lo  rigenera col battesimo ad una vita  pi  nobile  e  pi
preziosa, la vita soprannaturale, e lo fa figlio di Dio e della Chiesa
di  Ges Cristo; per fortificarlo a combattere generosamente le  lotte
spirituali, un sacerdote rivestito di speciale dignit lo  fa  soldato
di  Cristo  nella cresima: appena  capace di discernere ed apprezzare
il  Pane  degli  Angeli,  il  sacerdote  glielo  porge,  cibo  vivo  e
vivificante  disceso dal cielo; se caduto, il sacerdote lo  rialza  in
nome  di  Dio  e  con Lui lo riconcilia per mezzo della penitenza;  se
Iddio lo chiama a formarsi una famiglia ed a collaborare con Lui  alla
trasmissione della vita umana nel mondo, per aumentare prima il numero
dei  fedeli  sulla  terra  e poi quello degli  eletti  nel  cielo,  il
sacerdote  l a benedire le sue nozze e il suo casto amore; e  quando
il cristiano, giunto alla soglia dell'eternit, ha bisogno di forza  e
di  coraggio prima di presentarsi al tribunale del Giudice divino,  il
sacerdote si china sulle membra doloranti dell'infermo e lo riconsacra
e  conforta  con  l'Olio  Santo. Dopo di  aver  cos  accompagnato  il
cristiano  attraverso il pellegrinaggio terreno fino  alle  porte  del
cielo, il sacerdote ne accompagna il corpo alla sepoltura con i riti e
le  preci  della speranza immortale, e ne segue l'anima sino oltre  le
soglie  dell'eternit  per  aiutarla coi suffragi  cristiani,  se  mai
abbisognasse ancora di purificazione e di refrigerio. Cos dalla culla
alla  tomba,  anzi  sino al cielo, il sacerdote  accanto  ai  fedeli,
guida,  conforto,  ministro di salute, distributore  di  grazia  e  di
benedizioni.
     Ma  fra tutti questi poteri che il sacerdote ha sul corpo mistico
di  Cristo, a vantaggio dei fedeli, uno ve n' sul quale non  possiamo
contentarci  del  semplice accenno test fatto: quella  potest,  "che
Iddio  non  ha data n agli Angeli n agli Arcangeli", come  dice  San
Giovanni Crisostomo , la potest cio di rimettere i peccati:  "A  chi
rimetterete  i  peccati saranno rimessi ed a chi li riterrete  saranno
ritenuti" (Gv 20,23). Potest formidabile, tanto propria di  Dio,  che
la  stessa  umana superbia non poteva comprendere fosse possibile  che
venisse comunicata all'uomo: "Chi pu rimettere i peccati, se  non  il
solo Dio?" (Mc 2,7). E vedendola esercitata da un semplice uomo qual 
il sacerdote, c' davvero da chiedersi, non per scandalo farisaico, ma
per  riverente  stupore di tanta dignit: "Chi  costui,  che  rimette
anche  i peccati?" (Lc 7,49). Ma appunto l'Uomo-Dio, che aveva  ed  ha
"sulla  terra il potere di rimettere i peccati" (Lc 5,24), l'ha voluto
trasmettere  ai  suoi  sacerdoti  per  venir  incontro,   con   divina
liberalit e misericordia, a quel bisogno di purificazione morale  che
  insito  alla coscienza umana. Quale conforto per l'uomo  colpevole,
trafitto dal rimorso e pentito, udire la parola del sacerdote, che  in
nome  di  Dio gli dice: "Io ti assolvo dai tuoi peccati"!  E  l'udirla
dalla  bocca  di  uno,  che  a sua volta avr  bisogno  egli  pure  di
chiederla per s ad un altro sacerdote, non solo non avvilisce il dono
misericordioso,  ma  lo  fa  apparire  pi  grande,  facendoci  meglio
intravedere, attraverso la fragile creatura, la mano di  Dio,  per  la
cui  virt si opera il portento. Ed  perci che - per usare le parole
di  un illustre scrittore, il quale tratta anche di cose sacre con una
competenza  rara  a  trovarsi  in un laico  -  "quando  un  sacerdote,
fremendo  in  ispirito  della sua indegnit e dell'altezza  delle  sue
funzioni,  ha  stese  sul nostro capo le sue mani consacrate;  quando,
umiliato di trovarsi il dispensatore del Sangue dell'alleanza, stupito
ad ogni volta di proferire le parole che danno la vita, peccatore egli
ha assolto un peccatore, noi alzandoci da' suoi piedi, sentiamo di non
aver  commessa  una  vilt... Siamo stati ai  piedi  di  un  uomo  che
rappresentava Ges Cristo... vi siamo stati per acquistare la  qualit
di liberi e di figliuoli di Dio" .
     E  tali  poteri eccelsi, conferiti al sacerdote in  uno  speciale
sacramento a ci ordinato, non sono in lui transitori e passeggeri, ma
stabili  e  perpetui,  congiunti come sono ad un carattere  indelebile
impresso  nell'anima sua, per cui  diventato "sacerdos  in  aeternum"
(Sal 110,4), a similitudine di Colui del cui eterno sacerdozio  fatto
partecipe:  carattere, che il sacerdote, anche tra le pi  deplorevoli
aberrazioni  in  cui  per umana fragilit pu cadere,  non  potr  mai
cancellare  dall'anima  sua. Ma insieme con  questo  carattere  e  con
questi  poteri  il  sacerdote, per il sacramento  dell'Ordine,  riceve
nuova e speciale grazia con speciali aiuti, per i quali, se con la sua
libera   e  personale  cooperazione  fedelmente  asseconder  l'azione
divinamente  potente  della  grazia  stessa,  egli  potr   degnamente
assolvere  tutti  gli  ardui doveri dello  stato  sublime,  a  cui  fu
chiamato,  e  portare,  senza  restarne oppresso,  quelle  formidabili
responsabilit  inerenti al ministero sacerdotale, che fecero  tremare
perfino  i  pi  forti atleti del sacerdozio cristiano,  come  un  San
Giovanni  Crisostomo, Sant'Ambrogio, San Gregorio Magno, San  Carlo  e
tanti altri.
 Apostolo della verit e della carit
     Ma il sacerdote cattolico  ministro di Cristo e dispensatore de'
misteri  di  Dio  (cf.  1Cor  4,1), anche  con  la  parola,  con  quel
"ministero della parola" (cf. At 6,4), che  un diritto inalienabile e
insieme un dovere imprescrittibile impostogli da Ges Cristo medesimo:
"Andate  adunque e ammaestrate tutte le genti,... insegnando  loro  di
osservare  tutto quello che vi ho comandato" (Mt 28,19-20). La  Chiesa
di Cristo, depositaria e custode infallibile della divina rivelazione,
per  mezzo  de'  suoi sacerdoti sparge i tesori delle celesti  verit,
predicando colui che  "luce vera, che illumina ogni uomo che viene  a
questo  mondo"  (Gv 1,9), spargendo con divina profusione  quel  seme,
piccolo  e  disprezzato allo sguardo profano del mondo, ma  che,  come
l'evangelico  grano  di senape, ha in s la virt  di  mettere  radici
salde  e  profonde  nelle anime sincere e sitibonde  di  verit  e  di
renderle,  come alberi robusti, incrollabili anche tra  le  pi  forti
bufere (cf. Mt 13,31-32).
     In mezzo alle aberrazioni dell'umano pensiero, ebbro di una falsa
libert  da  ogni  legge  e da ogni freno, in  mezzo  alla  corruzione
spaventevole dell'umana malizia, si erge faro luminoso la Chiesa,  che
condanna  ogni  deviazione  a destra o a sinistra  della  verit,  che
indica a tutti e a ciascuno la via diritta da seguire; e guai se anche
questo  faro,  non diciamo si spegnesse, il che  impossibile  per  le
promesse  infallibili  su  cui    basato,  ma  venisse  impedito  dal
diffondere  largamente i suoi raggi benefici! Gi vediamo  coi  nostri
occhi  dove  abbia condotto il mondo l'aver rigettato superbamente  la
divina rivelazione e l'aver seguito, sia pure sotto lo specioso titolo
di  scienza,  false teorie filosofiche e morali. Che  se  nella  china
dell'errore  e del vizio non si  ancora caduti pi in  basso,  lo  si
deve  ai raggi della verit cristiana che sono pur sempre diffusi  nel
mondo.
     Orbene  la  Chiesa esercita il suo "ministero della  parola  "per
mezzo  dei sacerdoti, distribuiti sapientemente per i vari gradi della
sacra  gerarchia,  ch'essa  invia in ogni plaga,  banditori  indefessi
della buona novella, che sola pu conservare o portare o far risorgere
la  vera civilt. La parola del sacerdote scende nelle anime ed arreca
loro  luce  e  conforto; la parola del sacerdote, anche  in  mezzo  al
turbine delle passioni, si eleva serena ed annuncia impavida la verit
e  inculca il bene: quella verit che rischiara e risolve i pi  gravi
problemi della vita umana; quel bene che nessuna sventura, nemmeno  la
morte, pu togliere, che la morte anzi assicura e rende immortale.
     Se  poi  si  considerino ad una ad una le verit stesse,  che  il
sacerdote  deve pi spesso inculcare per essere fedele ai  doveri  del
suo  ministero,  e se ne ponderiamo l'intima forza, ben  si  comprende
quanto   sia  grande  e  benefico,  per  l'elevazione  morale   e   la
pacificazione  e  tranquillit  sociale  dei  popoli,  l'influsso  del
sacerdote:  quando, per esempio, ricorda ai grandi  e  ai  piccoli  la
fugacit della vita presente, la caducit dei beni terreni, il  valore
dei  beni  spirituali e dell'anima immortale, la severit  dei  divini
giudizi,  la  santit incorruttibile dell'occhio divino che  scruta  i
cuori  di  tutti  e  "render a ciascuno secondo il suo  operato"  (Mt
16,27). Nulla di pi acconcio che questi ed altri simili insegnamenti,
per  temperare  quella febbrile avidit di godimenti, quella  sfrenata
cupidigia  dei  beni  temporali, che  degradano  oggi  tante  anime  e
spingono  le  varie classi della societ a combattersi  come  nemiche,
anzich  aiutarsi a vicenda con la mutua collaborazione. In mezzo  poi
al  cozzo di tanti egoismi, nel divampare di tanti odi, fra tanti cupi
disegni  di  vendetta, nulla di pi opportuno e di  pi  efficace  che
proclamare  alto il "comandamento nuovo" (cf. Gv 13,34)  di  Ges,  il
precetto  della  carit,  la quale si estende  a  tutti,  non  conosce
barriere  n confini di nazioni o di popoli, non eccettua  neppure  il
nemico.
     Una  gloriosa  esperienza di ormai venti  secoli  dimostra  tutta
l'efficacia salutare della parola sacerdotale, che essendo eco  fedele
e  ripercussione di quella "parola di Dio", che " viva ed efficace  e
pi tagliente di qualunque spada a due tagli" (cf. Eb 4,12), anch'essa
arriva  "sino  alla  divisione dell'anima e  dello  spirito",  suscita
eroismi  di  ogni  genere, in ogni classe e  in  ogni  luogo,  e  crea
l'azione disinteressata dei cuori pi generosi. Tutti i benefici,  che
la  civilt  cristiana ha portato nel mondo, si devono,  almeno  nella
loro  radice, alla parola e all'opera del sacerdozio cattolico. E tale
passato  basterebbe da s a dare affidamento anche per l'avvenire,  se
non  avessimo  "una parola pi sicura" (cf. 2Pt 1,19)  nelle  promesse
infallibili di Cristo.
     Anche l'opera missionaria, che manifesta in maniera cos luminosa
la  potenza  di  espansione, di cui, per divina  virt,    dotata  la
Chiesa,    promossa  ed attuata principalmente  dal  sacerdote,  che,
pioniere  di  fede  e  di  carit, a costo di innumerevoli  sacrifici,
estende e dilata il Regno di Dio sulla terra.
 Mediatore tra Dio e gli uomini
     Il sacerdote finalmente - continuando anche in ci la missione di
Cristo,  il  quale "passava la notte pregando Dio"  (cf.  Lc  6,12)  e
"sempre vive ad intercedere per noi" (cf. Eb 7,25) - come pubblico  ed
ufficiale  intercessore dell'umanit presso Dio, ha  l'incarico  e  il
mandato  di offrire a Dio in nome della Chiesa, non solo il sacrificio
propriamente  detto,  ma anche il "sacrificio  della  lode"  (cf.  Sal
50,14) con la preghiera pubblica ed ufficiale; egli, con salmi,  preci
e  cantici,  tolti in gran parte dai Libri ispirati, paga a  Dio  ogni
giorno  a  pi riprese questo doveroso tributo di adorazione e  compie
questo  necessario ufficio d'impetrazione per l'umanit, oggi pi  che
mai  afflitta  e  pi che mai bisognosa di Dio. Chi  pu  dire  quanti
castighi  la  preghiera  sacerdotale allontana dal  capo  dell'umanit
prevaricatrice  e  quanti  benefici  le  procura  ed  ottiene?  Se  la
preghiera  anche  privata ha promesse divine cos  magnifiche  e  cos
solenni  (cf.  Mt 7,7-11), come quelle che Ges Cristo  le  ha  fatto,
quanto  pi  potente sar la preghiera innalzata ex  officio  in  nome
della  Chiesa, diletta Sposa del Redentore? E il cristiano,  anche  se
troppo  spesso  immemore di Dio nella prosperit, conserva  nel  fondo
dell'animo suo la fiducia nella preghiera, sente che la preghiera  pu
tutto  e, quasi per santo istinto, in ogni frangente, in ogni pericolo
privato  o  pubblico,  ricorre con singolare  fiducia  alla  preghiera
sacerdotale. Ad essa domandano conforto gli sventurati di ogni specie;
ad essa si ricorre per implorare l'aiuto divino nelle varie vicende di
questo terreno esilio. Veramente "il sacerdote sta nel mezzo tra Dio e
l'umana  natura,  da  una parte arrecando a noi  i  benefici  di  Dio,
dall'altra presentando a Dio le nostre preghiere, riconciliandocelo se
adirato" .
     Del  resto,  come accennavamo fin da principio, i  nemici  stessi
della  Chiesa,  a modo loro, mostrano di sentire tutta  la  dignit  e
l'importanza del sacerdozio cattolico, dirigendo contro questo i  loro
primi  e pi feroci colpi, ben sapendo quanto sia intimo il nesso  che
intercede tra la Chiesa e i suoi sacerdoti. I pi accaniti nemici  del
sacerdozio cattolico sono oggi i nemici stessi di Dio: ecco un  titolo
di  onore  che  rende  il  sacerdozio  pi  degno  di  rispetto  e  di
venerazione.
 
 II. FULGIDO ORNAMENTO
 La virt e la scienza
     Sublimissima  dunque,  Venerabili  Fratelli,    la  dignit  del
sacerdote;  e  le  debolezze, per quanto deplorevoli  e  dolorose,  di
alcuni  indegni  non possono oscurare lo splendore di  tale  altissima
dignit,  come  non  devono far dimenticare le  benemerenze  di  tanti
sacerdoti  insigni per virt, per sapere, per opere di  zelo,  per  il
martirio.  Tanto  pi  che l'indegnit del soggetto  non  rende  punto
invalida  l'opera  del suo ministero: la indegnit  del  ministro  non
intacca la validit dei Sacramenti, che ripetono la loro efficacia dal
Sangue  di  Cristo, indipendentemente dalla santit  dello  strumento,
ossia, come si esprime il linguaggio ecclesiastico, esercitano la loro
azione "ex opere operato".
      per verissimo che tale dignit, di per se stessa, esige in chi
ne    investito una elevazione di mente, una purezza  di  cuore,  una
santit  di  vita corrispondente alle sublimit e santit dell'ufficio
sacerdotale.  Questo,  come abbiamo detto,  costituisce  il  sacerdote
mediatore  tra Dio e l'uomo in rappresentanza e per mandato  di  Colui
che   "l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Ges uomo" (cf.
1Tm  2,5);  deve quindi avvicinarsi quanto  possibile alla perfezione
di  Colui di cui fa le veci e rendersi sempre pi gradito a Dio con la
santit  della  vita e delle opere; poich, pi che il  profumo  degli
incensi,  pi che il fulgore dei templi e degli altari,  Iddio  ama  e
gradisce la virt. "Diventando (gli ordinati) mediatori tra Dio  e  il
popolo  -  dice  San Tommaso - devono risplendere per la  bont  della
coscienza  davanti  a  Dio e per la buona fama presso  gli  uomini"  .
Dall'altra  parte, invece, se chi tratta ed amministra le cose  sante,
mena una vita riprovevole, le profana e diventa sacrilego: "Quelli che
non sono santi, non devono trattare le cose sante".
     Perci  gi  nell'Antico  Testamento,  Iddio  comandava  ai  suoi
sacerdoti e ai leviti: "Siano dunque santi, perch santo sono anch'io,
il  Signore che li santifico" (Lv 21,8). E il sapientissimo  Salomone,
nel  cantico per la dedicazione del tempio, questo appunto  chiede  al
Signore  per  i  figli di Aronne: "I tuoi sacerdoti  si  rivestano  di
giustizia  e  i  tuoi santi esultino" (Sal 132,9). Orbene,  Venerabili
Fratelli, "se tanta perfezione e santit e alacrit - diremo  con  San
Roberto  Bellarmino - si esigeva in quei sacerdoti, che  sacrificavano
pecore e buoi e lodavano Dio per benefici temporali, che cosa mai  non
si dovr esigere in quei sacerdoti che sacrificano l'Agnello divino  e
rendono  grazie per benefici eterni?" . "Grande in vero - esclama  San
Lorenzo  Giustiniani -  la dignit dei Prelati, ma maggiore ne    il
peso;  posti come sono in grado cos elevato davanti agli occhi  degli
uomini,  bisogna che anche si innalzino al sommo vertice  delle  virt
davanti agli occhi di Colui che tutto vede; altrimenti sono sopra  gli
altri non a proprio merito, ma a propria condanna" .
 Imitatore di Cristo
     E  veramente  tutti  i  titoli da Noi  accennati  pi  sopra  per
dimostrare la dignit del sacerdozio cattolico, ritornano ora qui come
altrettanti argomenti per dimostrare il dovere che gli incombe di  una
sublime   santit;  poich,  come  insegna  l'Angelico  Dottore,   "ad
esercitare  convenientemente  i  sacri  ordini  non  basta  una  bont
qualunque,  ma  si richiede una bont eccellente; siccome  quelli  che
ricevono il sacro ordine vengono costituiti per ragione di esso  sopra
il popolo, cos siano a lui superiori anche per la santit" . Infatti,
il  sacrificio eucaristico, in cui s'immola la Vittima immacolata  che
toglie i peccati del mondo, in modo particolare esige che il sacerdote
con una vita santa ed intemerata si renda il meno indegno possibile di
Dio, a cui ogni giorno offre quella Vittima adorabile, che  lo stesso
Verbo  di  Dio incarnato per nostro amore. "Rendetevi conto di  quello
che fate, imitate quello che trattate"
 ,  dice  la  Chiesa per bocca del Vescovo ai diaconi che  stanno  per
essere consacrati sacerdoti. Inoltre il sacerdote  distributore della
grazia di Dio, di cui i Sacramenti sono i canali; ma troppo disdirebbe
a  un tale distributore, se di quella grazia preziosissima egli stesso
fosse  privo  o  anche solo ne fosse in s scarso estimatore  e  pigro
custode.  Di pi egli deve insegnare la verit della fede:  la  verit
religiosa  non  si insegna mai tanto degnamente e tanto efficacemente,
che  quando   accompagnata dalla virt; poich, come dice  il  comune
effato:  "Le  parole  commuovono,  ma  gli  esempi  trascinano".  Deve
annunziare  la  legge  evangelica; ma,  per  ottenere  che  gli  altri
l'abbraccino,  l'argomento pi accessibile e pi  persuasivo,  con  la
grazia  di Dio,  il vedere quella legge attuata nella vita di chi  ne
inculca  l'osservanza. E San Gregorio Magno ne  d  la  ragione:  "Pi
facilmente penetra nel cuore degli uditori quella voce che ha  in  suo
favore  la vita del predicatore, perch, mostrando con l'esempio  come
si  debba operare, aiuta a fare quello che inculca" . Cos appunto del
divin  Redentore dice la Sacra Scrittura che "cominci  a  fare  e  ad
insegnare"  (At  1,1),  e le turbe lo acclamavano,  non  tanto  perch
"nessun  uomo  ha  mai  parlato come quest'uomo"  (Gv  7,46),  quanto,
piuttosto  perch "ha fatto bene ogni cosa" (Mc 7,37). E al  contrario
"quelli  che  dicono  e  non fanno "si rendono simili  agli  Scribi  e
Farisei,  a  rimprovero  dei  quali lo  stesso  divin  Redentore,  pur
salvando   l'autorit   della   parola   di   Dio   che   annunziavano
legittimamente, ebbe a dire al popolo che l'ascoltava: "Sulla cattedra
di Mos si sono assisi gli Scribi e i Farisei: osservate dunque e fate
tutto  quello che essi vi dicono; non vogliate per agire  secondo  le
loro  opere"  (Mt  23,2-3).  Un  predicatore  che  non  si  sforzi  di
confermare   con  l'esempio  della  vita  la  verit   che   annunzia,
distruggerebbe con una mano quello che edifica con l'altra.  E  invece
Iddio  largamente benedice le fatiche dei banditori del  Vangelo,  che
prima di tutto attendono seriamente alla propria santificazione:  essi
vedono sbocciare copiosi i fiori e i frutti del loro apostolato e  nel
giorno  delle  messe  "tornando andranno con  gioia  portando  i  loro
covoni" (Sal 126,6).
     Sarebbe  un errore gravissimo e pericolosissimo se il  sacerdote,
trasportato  da falso zelo, trascurasse la propria santificazione  per
tutto  immergersi  nelle  opere  esteriori,  per  quanto  buone,   del
ministero  sacerdotale.  Con ci, metterebbe in  pericolo  la  propria
eterna  salute,  come  il grande Apostolo delle  Genti  temeva  di  se
stesso:  "Castigo il mio corpo e lo rendo schiavo, perch non  avvenga
che dopo aver predicato agli altri, io diventi riprovato" (1Cor 9,27);
e  si  esporrebbe anche a perdere, se non la grazia divina, certamente
quell'unzione  dello  Spirito Santo, che  d  una  mirabile  forza  ed
efficacia all'apostolato esterno.
     Del resto, se a tutti i cristiani  detto: "Siate perfetti come 
perfetto il Padre vostro che  nei cieli" (Mt 5,48), quanto pi devono
i sacerdoti considerare rivolte a s queste parole del divino Maestro,
chiamati  come sono con vocazione speciale a seguirlo pi  da  vicino!
Perci  la  Chiesa  inculca  apertamente a  tutti  i  chierici  questo
gravissimo dovere, inserendolo nel codice delle sue leggi: "I chierici
devono condurre una vita internamente ed esternamente pi santa che  i
laici  ed  essere  loro  di  preclaro  esempio  nella  virt  e  nella
rettitudine dell'operare" . E siccome il sacerdote " ambasciatore  di
Cristo" (cf. 2Cor 5,20), egli deve vivere in modo da potere con verit
far  sue  le parole dell'Apostolo: "Siate miei imitatori, come  io  lo
sono  di  Cristo" (1Cor 4,16; 11,1), deve vivere come un altro Cristo,
che col fulgore delle sue virt illuminava ed illumina il mondo.
 La piet sacerdotale
      Ma  se  tutte  le  virt  cristiane  devono  fiorire  nell'anima
sacerdotale,  ve  ne  sono per alcune che in modo  tutto  particolare
convengono e pi si addicono al sacerdote. E prima di tutte la  piet,
secondo   l'esortazione   dell'Apostolo  al   suo   diletto   Timoteo:
"Esercitati nella piet" (1Tm 4,8). Infatti, se sono cos intimi, cos
delicati  e  frequenti i rapporti del sacerdote con Dio, evidentemente
essi  devono essere accompagnati e come imbalsamati dal profumo  della
piet;  se  "la  piet    utile a tutto"  (1Tm  4,8),  essa    utile
soprattutto  al  retto esercizio del ministero sacerdotale.  Senza  la
piet,  le  pi sante pratiche, i pi augusti riti del sacro ministero
saranno  eseguiti  meccanicamente e per abitudine;  mancher  loro  lo
spirito,   l'unzione,  la  vita.  La  piet  per,  di  cui  parliamo,
Venerabili Fratelli, non  quella falsa piet, leggera e superficiale,
che piace ma non nutre, solletica ma non santifica; Noi intendiamo  la
piet  soda,  la quale, non soggetta alle incessanti fluttuazioni  del
sentimento,  si fonda sui principii della dottrina pi  sicura,  ed  
quindi formata di convinzioni salde, che resistono agli assalti e alle
lusinghe  della  tentazione. E questa piet, se deve  in  primo  luogo
filialmente dirigersi al Padre che sta nei cieli, deve per estendersi
anche  alla Madre divina, e con tanto maggior tenerezza nel  sacerdote
che  non  nei  semplici fedeli, quanto pi vere  e  profonde  sono  le
somiglianze  tra i rapporti del sacerdote con Cristo e i  rapporti  di
Maria col suo divin Figliuolo.
 La castit
      Intimamente  congiunta  con  la  piet,  da  cui  deve  ricevere
consistenza  e  splendore,  l'altra gemma fulgidissima del  sacerdote
cattolico,  la  castit,  alla  cui perfetta  e  totale  osservanza  i
chierici  della  Chiesa Latina costituiti negli Ordini  maggiori  sono
tenuti  con obbligo s grave che, trasgredendolo, sarebbero rei  anche
di sacrilegio .
     Che  se  tale legge non vincola in tutto il suo rigore i chierici
delle  Chiese orientali, anche tra essi per il celibato ecclesiastico
  in  onore  e,  in  certi casi, specialmente  per  i  supremi  gradi
gerarchici,  requisito necessario ed obbligatorio.
     Un  certo  nesso tra questa virt e il ministero  sacerdotale  si
scorge  anche solo col lume della ragione: essendo che "Dio  spirito"
(Gv  4,24),  appare conveniente che chi si dedica  e  si  consacra  al
servizio  di  lui,  in  qualche modo "si spogli del  corpo".  Gi  gli
antichi  Romani avevano intravisto questa convenienza; una loro  legge
cos formulata: "Agli dei accostati castamente", viene citata dal  pi
grande  dei  loro  oratori, aggiungendovi questo commento:  "La  legge
comanda di accostarsi agli dei castamente, cio con l'anima casta,  in
cui sta ogni cosa; non esclude per la castit del corpo, ma questo si
deve intendere cos, che, essendo l'anima di molto superiore al corpo,
se  si  deve  conservare  la  purezza del corpo,  molto  pi  si  deve
custodire quella dell'anima" . Nell'Antico Testamento, ad Aronne e  a'
suoi  figliuoli fu comandato da Mos in nome di Dio di non uscire  dal
Tabernacolo  e quindi di osservare la continenza nei sette  giorni  in
cui si compiva la loro consacrazione (cf. Lv 8,33-35).
     Ma al sacerdozio cristiano, tanto superiore all'antico, conveniva
una   purezza   molto   maggiore.  Infatti  la  legge   del   celibato
ecclesiastico,  la  cui prima traccia scritta (la quale  evidentemente
suppone  una prassi pi antica) si riscontra in un canone del Concilio
di  Elvira  all'inizio  del  secolo IV  ,  quando  ancora  fremeva  la
persecuzione,  non  fa  che  dar forza di obbligazione  a  una  certa,
diremmo  quasi,  morale  esigenza, che  sgorga  dal  Vangelo  e  dalla
predicazione apostolica. L'alta stima in cui il Divino Maestro  mostr
di  avere  la  castit,  esaltandola come cosa superiore  alla  comune
capacit,  il  saperlo "fiore di Madre Vergine"  e  fin  dall'infanzia
allevato  nella  famiglia verginale di Maria e  Giuseppe,  il  vederlo
prediligere  le  anime  pure,  come i  due  Giovanni,  il  Battista  e
l'Evangelista;  l'udire  il grande Apostolo Paolo,  fedele  interprete
della  legge  evangelica e del pensiero di Cristo, predicare  i  pregi
inestimabili della verginit, specialmente in ordine ad un pi assiduo
servizio di Dio: "Chi  senza moglie, ha sollecitudine delle cose  del
Signore, del compiacere a Dio" (1Cor 7,32); tutto questo doveva  quasi
necessariamente far s che i sacerdoti della Nuova Alleanza sentissero
il fascino celestiale di questa eletta virt, cercassero di essere nel
numero  di  quelli  "ai quali  stato concesso di  comprendere  questa
parola"   (cf.   Mt   19,11),  e  se  ne  imponessero   spontaneamente
l'osservanza, sancita poi ben presto da gravissima legge ecclesiastica
in  tutta  la  Chiesa Latina: affinch - come asseriva alla  fine  del
secolo  IV  il Concilio Cartaginese II - "anche noi osserviamo  quello
che gli Apostoli hanno insegnato e la stessa antichit ha osservato" .
     N  mancano testimonianze anche di illustri Padri Orientali,  che
esaltano  l'eccellenza del celibato cattolico e che  mostrano  esservi
stata allora, nei luoghi dove la disciplina era pi severa, consonanza
anche   su   questo  punto  tra  la  Chiesa  Latina   e   l'Orientale.
Sant'Epifanio alla fine dello stesso secolo IV attesta che il celibato
gi  s'estendeva  fino  ai  suddiaconi: "Colui  che  ancora  vive  nel
matrimonio e attende ai figli, anche se sia marito di una sola  donna,
non  viene  tuttavia ammesso (dalla Chiesa) all'ordine di diacono,  di
presbitero, di vescovo o di suddiacono, ma colui soltanto che  si  sia
separato dall'unica sua consorte o ne sia rimasto vedovo; il che si fa
specialmente in quei luoghi dove i canoni ecclesiastici sono osservati
con  accuratezza"  . Ma eloquente sopra tutti  in questa  materia  il
Santo  Diacono di Edessa e Dottore della Chiesa universale Efrem Siro,
"chiamato meritatamente cetra dello Spirito Santo" . Questi, in un suo
carme,  rivolgendo  la parola al Vescovo Abramo, suo  amico:  "Tu  ben
rispondi  al nome che porti, o Abramo - gli dice - perch tu pure  sei
stato  fatto  padre  di molti; ma poich tu non hai  una  sposa,  come
Abramo  ebbe  Sara, ecco che la tua greggia  la tua  sposa.  Educa  i
figli di lei nella tua verit, diventino a te figli di spirito e figli
della  promessa  affinch sieno eredi nell'Eden.  O  frutto  splendido
della  castit, nel quale si  compiaciuto il sacerdozio... e il corno
riboccante del sacro olio ti unse, la mano sacerdotale si  posata  su
di  te  e  ti  ha eletto, la Chiesa ti ha scelto e ti ha  amato"  .  E
altrove: "Non basta al sacerdote ed al nome di lui purificare  l'anima
e far monda la lingua e lavare le mani e rendere mondo l'intero corpo,
mentre  offre  il vivo Corpo (di Cristo), ma in ogni tempo  egli  deve
essere  puro,  perch  posto quale mediatore tra  Dio  ed  il  genere
umano.  Sia  lode  a  Colui che ha in tal guisa voluto  mondi  i  suoi
ministri" . E San Giovanni Crisostomo afferma che "perci chi esercita
il  sacerdozio deve essere cos puro come se fosse collocato nei cieli
tra quelle Podest"
 .
      Del  resto  la  stessa  sublimit,  o  per  usare  la  frase  di
Sant'Epifanio,   "l'incredibile  onore  e  dignit   "del   sacerdozio
cristiano,   gi  brevemente  da  Noi  esposta,  dimostra   la   somma
convenienza  del  celibato e della legge che  lo  impone  ai  ministri
dell'altare:  chi ha un officio in certo modo superiore a  quello  dei
purissimi spiriti "che stanno al cospetto di Dio" (cf. Tb 12,15),  non
  forse  giusto  che  debba vivere quanto  possibile  come  un  puro
spirito?  Chi tutto deve essere "in quelle cose che sono del  Signore"
(Lc  2,49;  1Cor  7,32),  non  giusto che sia interamente  distaccato
dalle  cose terrene ed abbia sempre "la sua conversazione ne'  cieli"?
(cf.  Fil  3,20). Chi deve essere assiduamente sollecito della  salute
eterna  delle anime e continuare verso di esse l'opera del  Redentore,
non    forse giusto che si tenga libero dalle preoccupazioni  di  una
famiglia, che assorbirebbe gran parte della sua attivit?
     Ed  davvero spettacolo degno di commossa ammirazione quello, pur
cos  frequente nella Chiesa Cattolica, dei giovani Leviti, che  prima
di   ricevere  il  sacro  Ordine  del  Suddiaconato,  prima  cio   di
consacrarsi  interamente al servizio e al culto  di  Dio,  liberamente
rinunziano alle gioie e alle soddisfazioni, che potrebbero onestamente
concedersi in un altro genere di vita! Diciamo "liberamente",  poich,
se  dopo  l'ordinazione  non  saranno pi liberi  di  contrarre  nozze
terrene, all'ordinazione stessa per accedono non costretti da  veruna
legge o persona, ma di propria e spontanea volont .
      Non  intendiamo  per,  che  quanto  siamo  venuti  dicendo   in
commendazione  del celibato ecclesiastico, sia cos interpretato  come
se  volessimo in certo modo biasimare e quasi redarguire la disciplina
diversa, legittimamente ammessa nella Chiesa Orientale; ma lo  diciamo
unicamente  per esaltare nel Signore quella verit che  riteniamo  una
delle  glorie  pi  pure del sacerdozio cattolico e Ci  pare  risponda
meglio  ai  desideri del Cuore Santissimo di Ges e  ai  suoi  disegni
sulle anime sacerdotali.
 Distacco dai beni terreni
     Non  meno  che nella castit, il sacerdote cattolico deve  essere
segnalato  nel  disinteresse. In mezzo ad un mondo  corrotto,  in  cui
tutto  si  vende e tutto si compra, egli deve passare scevro  di  ogni
egoismo,  santamente  sdegnoso  di ogni  vile  cupidigia  di  guadagno
terreno,  in cerca di anime, non di danaro, della gloria di  Dio,  non
della  sua.  Egli  non  il mercenario che lavora per  riscuotere  una
mercede    temporale,    n   l'impiegato    che,    pur    attendendo
coscienziosamente agli obblighi del suo ufficio, pensa anche alla  sua
carriera e alla sua promozione; egli  il "buon soldato di Cristo "che
"non  s'impaccia dei negozi del secolo, perch possa piacere a chi  lo
ha arrolato" (2Tm 2,3-4);  il ministro di Dio e il padre delle anime;
egli  sa che l'opera sua, le sue sollecitudini non possono compensarsi
adeguatamente  coi  tesori e con gli onori  della  terra.  Non  gli  
interdetto di ricevere il conveniente sostentamento, secondo il  detto
dell'Apostolo: "Quelli che servono all'altare, hanno parte all'altare;
cos  pure  il  Signore ordin a quelli che annunziano il  Vangelo  di
vivere  del  Vangelo"  (1Cor 9,13-14); ma, "chiamato  alla  sorte  del
Signore",   come  dice  il  suo  stesso  titolo  di  clericus,   ossia
"all'eredit  del Signore", nessun'altra mercede si  aspetta,  se  non
quella  che  Ges  prometteva ai suoi Apostoli: "La vostra  mercede  
copiosa  nei cieli" (Mt 5,12). Guai se il sacerdote, dimentico  di  s
divine  promesse, cominciasse a mostrarsi "avido di turpe  lucro"  (Tt
1,7)  e si confondesse con la turba dei mondani, su cui geme la Chiesa
insieme con l'Apostolo: "Tutti pensano alle cose loro, non a quelle di
Ges  Cristo"  (Fil  2,21). In tal caso, oltre  il  mancare  alla  sua
vocazione, raccoglierebbe il disprezzo del suo stesso popolo, il quale
riscontrerebbe  in  lui  una  deplorevole contraddizione  tra  la  sua
condotta e la dottrina evangelica cos chiaramente espressa da Ges  e
che  il  sacerdote deve annunziare: "Non cercate di accumulare  tesori
sopra la terra, dove la ruggine e il tarlo li consumano e dove i ladri
li  dissotterrano  e li rubano; procurate invece di accumulare  tesori
nel cielo" (Mt 6,19-20). Se si pensa che uno degli Apostoli di Cristo,
uno  dei  Dodici,  come mestamente notano gli Evangelisti,  Giuda,  fu
condotto  all'abisso dell'iniquit appunto dallo spirito di  cupidigia
delle  cose  terrene,  ben si comprende come questo  medesimo  spirito
abbia potuto arrecare tanti danni alla Chiesa attraverso i secoli:  la
cupidigia,  che dallo Spirito Santo  detta "radice di tutti  i  mali"
(1Tm  6,10),  pu trascinare a qualunque delitto; e quando  anche  non
arrivi  a  tanto,  di  fatto  un  sacerdote  infetto  da  tale  vizio,
consciamente  o  inconsciamente fa causa comune coi nemici  di  Dio  e
della Chiesa e coopera ai loro iniqui disegni.
     E  invece il sincero disinteresse concilia al sacerdote gli animi
di  tutti, tanto pi che con questo distacco dai beni terreni,  quando
viene  dall'intima forza della fede, va sempre congiunta quella tenera
compassione verso ogni sorta d'infelici, che trasforma il sacerdote in
un  vero padre dei poveri, nei quali egli, memore di quelle commoventi
parole  del suo Signore: "Ogni volta che avete fatto qualche cosa  per
uno  dei pi piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatta a me"  (Mt
25,40), con affetto singolare vede, venera e ama Ges Cristo stesso.
 Lo zelo
     Libero cos il sacerdote cattolico dai due principali legami  che
lo  potrebbero  tenere  troppo avvinto alla terra,  i  legami  di  una
propria  famiglia e i legami del proprio interesse, sar pi  atto  ad
essere  infiammato da quel celeste fuoco che erompe dai penetrali  del
Cuor  di  Ges  e non cerca che di apprendersi a cuori apostolici  per
incendiare tutta la terra: il fuoco dello zelo (cf. Lc 12,49).  Questo
zelo  per la gloria di Dio e la salute delle anime deve, come si legge
di  Ges  nella Sacra Scrittura (cf. Sal 69,10; Gv 2,17), divorare  il
sacerdote,  fargli  dimenticare se stesso e tutte le  cose  terrene  e
spingerlo  potentemente a consacrarsi tutto alla sua sublime missione,
cercando mezzi sempre pi efficaci per compierla sempre pi largamente
e sempre meglio.
     E come pu un sacerdote meditare il Vangelo, udire il lamento del
buon Pastore: "Ed ho altre pecorelle, che non sono di questo ovile,  e
anche  quelle bisogna che io conduca" (Gv 10,16), vedere "i campi  che
gi biondeggiano per la messe" (Gv 4,35), e non sentirsi accendere  in
cuore  la brama di condurre tali anime al cuore del buon Pastore,  non
offrirsi  al Padrone della messe come operaio indefesso? Come  pu  un
sacerdote  vedere tante povere turbe, non solo nelle  lontane  regioni
delle  Missioni ma purtroppo anche nei paesi gi cristiani da  secoli,
"giacenti  come pecore senza pastore" (Mt 9,36), e non sentire  in  s
l'eco  profonda  di  quella  divina  commiserazione  che  tante  volte
commosse  il Cuore del Figlio di Dio? (cf. Mt 9,36; 14,14;  15,32;  Mc
6,34;  8,2).  Un sacerdote, diciamo che sa di possedere la  parola  di
vita  e di avere nelle sue mani i mezzi divini di rigenerazione  e  di
salute?  Ma  sia  lode  a  Dio,  che appunto  questa  fiamma  di  zelo
apostolico    uno dei pi luminosi raggi che brillano  in  fronte  al
sacerdozio  cattolico, e Noi con cuore ripieno di paterna consolazione
vediamo  i  Nostri Fratelli e i diletti Figli Nostri, i  Vescovi  e  i
sacerdoti,  come  scelta milizia sempre pronti a correre,  all'appello
del Capo, su tutte le fronti dell'immenso campo, dove si combattono le
pacifiche  ma pur aspre battaglie della verit contro l'errore,  della
luce contro le tenebre, del Regno di Dio contro il regno di Satana.
 L'obbedienza
     Ma  da questa stessa condizione del sacerdozio cattolico come  di
milizia  agile  e valorosa, ne viene la necessit di  uno  spirito  di
disciplina,  o  diciamo  con  parola pi profondamente  cristiana,  la
necessit  dell'obbedienza: di quella obbedienza, che bellamente  lega
tutti i vari gradi della Gerarchia ecclesiastica, "sicch - come  dice
il  Vescovo  nell'ammonire gli ordinandi - la Chiesa  santa  ne  resta
circondata, ornata e retta da una variet certamente magnifica, mentre
in  essa altri vengono consacrati Pontefici, altri sacerdoti di  grado
inferiore... formandosi di molti membri di varia dignit un solo corpo
di  Cristo"  . Quest'obbedienza i sacerdoti promisero al loro  Vescovo
nell'atto  di  partire  da  lui ancora freschi  della  sacra  unzione;
quest'obbedienza  a loro volta i Vescovi giurarono  nel  giorno  della
loro   consacrazione  al  supremo  Capo  visibile  della  Chiesa,   al
Successore  di  San  Pietro, al Vicario di Ges  Cristo.  L'obbedienza
adunque leghi sempre pi queste varie membra della sacra Gerarchia tra
loro  e  tutte  al  Capo,  rendendo cos la Chiesa  militante  davvero
terribile  ai  nemici  di  Dio "come esercito schierato"  (Ct  6,3.9);
l'obbedienza temperi lo zelo forse troppo ardente degli uni, e  sproni
la  debolezza o la fiacchezza degli altri; assegni a ciascuno  il  suo
posto  e  le  sue mansioni, e ciascuno vi si collochi senza resistenze
che  non  farebbero che intralciare l'opera magnifica  che  svolge  la
Chiesa  nel  mondo;  ciascuno  veda nelle disposizioni  dei  Superiori
gerarchici  le  disposizioni  del vero ed  unico  Capo,  a  cui  tutti
obbediamo,  Ges  Cristo Signor Nostro, il quale si   fatto  per  noi
"obbediente fino alla morte, e alla morte di croce" (cf. Fil 2,8).
     Difatti  il  divino  Sommo Sacerdote  volle  che  in  modo  tutto
singolare   ci   fosse  manifesta  la  sua  perfettissima   obbedienza
all'Eterno  Padre; e perci abbondano le testimonianze, sia profetiche
sia evangeliche, di questa totale e perfetta soggezione del Figlio  di
Dio  alla  volont  del Padre: "Entrando nel mondo dice:  Tu  non  hai
voluto  sacrifizio n offerta, ma mi hai preparato un corpo...  Allora
dissi: Ecco io vengo (poich di me sta scritto in principio del libro)
per  fare, o Dio, la tua volont" (Eb 10,5-7). "Il mio cibo  fare  la
volont  di Colui che mi ha mandato" (Gv 4,34). Ed anche sulla  croce,
non  volle consegnare l'anima sua nelle mani del Padre prima di  avere
dichiarato che tutto era compiuto quanto le Sacre Scritture avevano di
lui  predetto,  cio tutta la missione affidatagli dal Padre,  fino  a
quell'ultimo cos profondamente misterioso "Sitio", ch'egli  pronunci
"affinch  si  adempisse  la Scrittura" (Gv 19,28);  volendo  con  ci
dimostrare  come  anche  lo  zelo  pi  ardente  debba  sempre  essere
pienamente  sottomesso alla volont del Padre,  cio  sempre  regolato
dall'obbedienza a chi per noi tiene le veci del Padre e ci trasmette i
suoi voleri, ossia ai legittimi Superiori gerarchici.
 La scienza
     Ma  la figura del sacerdote cattolico, che Noi intendiamo mettere
in  piena  luce  al cospetto di tutto il mondo, sarebbe incompleta  se
omettessimo  di  rilevare un altro importantissimo requisito,  che  la
Chiesa  esige in lui: la scienza. Il sacerdote cattolico   costituito
"maestro in Israele" (Gv 3,10) avendo ricevuto da Ges l'ufficio e  la
missione  di  insegnare la verit: "Ammaestrate tutte  le  genti"  (Mt
28,19).   Egli  deve  insegnare  la  dottrina  della  salute,   e   di
quest'insegnamento,  a  somiglianza  dell'Apostolo  delle   Genti,   
debitore  "ai sapienti e agli ignoranti" (Rm 1,14). Ma come  la  potr
insegnare,  se  non  la  possiede? "Le  labbra  del  sacerdote  devono
custodire  la  scienza e dalla sua bocca ricercheranno la  legge"  (Ml
2,7),  dice lo Spirito Santo in Malachia; e nessuno potrebbe mai  dire
in  commendazione della scienza sacerdotale una parola  pi  grave  di
quella  che  un  giorno la Sapienza stessa divina ha  pronunziato  per
bocca  di Osea: "Perch tu hai rigettato la scienza, rigetter  io  te
dal ministero di mio sacerdote" (Os 4,6). Il sacerdote deve pienamente
possedere  la  dottrina  della  fede e della  morale  cattolica,  deve
saperla  proporre, deve saper render ragione dei dogmi,  delle  leggi,
del culto della Chiesa, di cui  ministro; deve dissipare l'ignoranza;
la  quale, non ostante i progressi della scienza profana, ottenebra in
fatto  di  religione le menti di tanti contemporanei. Non  stato  mai
tanto  opportuno  come  oggi  il monito di Tertulliano:  "Questo  solo
spesso  desidera la verit, di non essere cio condannata senza essere
conosciuta"  .    dovere del sacerdote sgombrare dagli  intelletti  i
pregiudizi  e  gli  errori,  accumulativi dall'odio  degli  avversari:
all'anima  moderna,  che ansiosa cerca la verit,  egli  deve  saperla
indicare  con serena franchezza; alle anime ancor incerte, travagliate
dal  dubbio,  egli  deve ispirare coraggio e fiducia  e  guidarle  con
tranquilla  sicurezza  al  porto sicuro della  fede  coscientemente  e
fortemente abbracciata; agli assalti dell'errore protervo ed  ostinato
egli  deve sapere opporre una resistenza strenua e vigorosa  ma  calma
insieme e solida.
      quindi necessario, Venerabili Fratelli, che il sacerdote, anche
in  mezzo alle occupazioni assillanti del suo santo ministero e sempre
in  ordine  a  quello  continui  lo  studio  serio  e  profondo  delle
discipline  teologiche, aggiungendo al corredo sufficiente di  scienza
portato seco dal Seminario una sempre pi ricca erudizione sacra,  che
lo  renda sempre pi idoneo alla sacra predicazione e alla guida delle
anime  .  Inoltre,  per  il decoro dell'ufficio  che  esercita  e  per
guadagnarsi come conviene la fiducia e la stima del popolo, che  tanto
giovano  a  rendere pi efficace la sua opera pastorale, il  sacerdote
deve  essere  fornito  di  quel  patrimonio  di  dottrina  anche   non
strettamente sacra, che  comune agli uomini colti del suo tempo; deve
cio essere sanamente moderno, com' la Chiesa, che abbraccia tutti  i
tempi  e  tutti i luoghi e a tutti si adatta, tutte le sane iniziative
benedice  e  promuove e non ha paura dei progressi  anche  pi  arditi
della scienza, purch sia vera. In tutti i tempi il clero cattolico si
distinse in ogni campo dello scibile umano; in alcuni secoli  anzi  si
spinse  talmente  all'avanguardia  del  sapere  che  chierico  divenne
sinonimo di dotto. E la Chiesa, dopo aver custodito e salvato i tesori
della cultura antica, che senza di essa e de' suoi monasteri sarebbero
andati  quasi interamente perduti, ha dimostrato ne' suoi pi illustri
Dottori come tutte le umane cognizioni possano servire ad illustrare e
difendere  la  fede cattolica; del che abbiamo Noi stessi recentemente
additato al mondo un esempio luminoso cingendo del nimbo dei  Santi  e
dell'aureola  dei  Dottori, quel grande Maestro  del  sommo  Aquinate,
quell'Alberto  Teutonico, che gi i suoi contemporanei  onoravano  del
nome di Magno e di Dottore universale.
     Ora certamente non si pu pretendere che il clero possa avere  un
simile  primato  in  ogni campo del sapere: il patrimonio  scientifico
dell'umanit    ormai  cos vasto, che nessun uomo  pu  abbracciarlo
interamente  n,  molto meno, rendersi insigne in  ciascuno  de'  suoi
innumerevoli  rami. Ma, mentre si devono prudentemente incoraggiare  e
aiutare quei membri del clero che per inclinazione e doti speciali  si
sentono  chiamati ad approfondire e coltivare questa o quella scienza,
questa   o   quell'arte,  che  non  disdica  alla   loro   professione
ecclesiastica,  perch  tutto questo, se si contiene  entro  i  dovuti
confini  e  sotto la direzione della Chiesa, ridonda  a  decoro  della
Chiesa stessa e a gloria del divino suo Capo Ges Cristo; anche  tutti
gli altri chierici non si devono contentare di quello che forse poteva
bastare  in  altri  tempi, ma devono essere in grado  di  avere,  anzi
devono  avere  di fatto, una cultura moderna in confronto  dei  secoli
passati.
     Che  se talvolta il Signore, "scherzando sulla terra" (Pr  8,31),
volle  anche  in  tempi recenti assumere alla dignit  sacerdotale  ed
operare  meraviglie  di  bene  per  mezzo  di  uomini  sforniti  quasi
interamente di questo patrimonio di dottrina, di cui parliamo, ci  fu
perch  tutti impariamo a pregiare, tra le due, pi la santit che  la
scienza,  e a non riporre pi fiducia nei mezzi umani che nei  divini;
in  altre  parole,  ci  fu perch il mondo  ha  bisogno  di  sentirsi
ripetere  di tanto in tanto questa salutare lezione pratica: "Le  cose
stolte  del mondo ha scelto Dio, per confondere i sapienti... affinch
nessun uomo si dia vanto al cospetto di Lui" (1Cor 1,27.29). Ma,  come
nell'ordine  naturale  i  miracoli divini sospendono  per  un  momento
l'effetto  delle  leggi fisiche senza abrogarle, cos  questi  uomini,
veri  miracoli viventi, nei quali la santit eccelsa suppliva a  tutto
il  resto,  non  tolgono punto la verit e necessit di  quanto  siamo
venuti inculcando.
     Questa  necessit poi di virt e di scienza, questa  esigenza  di
esemplarit  e di edificazione, di questo "buon odore di Cristo"  (cf.
2Cor  2,15), che il sacerdote deve spargere dappertutto intorno  a  s
presso  quanti l'avvicinano,  oggi tanto maggiormente sentita e  resa
tanto  pi  evidente  e stringente, in quanto che l'Azione  Cattolica,
questo movimento s consolante che sa spingere le anime anche verso  i
pi  sublimi  ideali  di  perfezione, mette i laici  a  pi  frequente
contatto  e  a  pi  intima  collaborazione col  sacerdote,  al  quale
naturalmente essi non solo si rivolgono come a guida, ma mirano  anche
come ad esemplare di vita cristiana e di virt apostoliche.
 
 III. LA PREPARAZIONE
 Il Seminario
     Se  cos alta  la dignit del sacerdozio e cos eccelse le  doti
che   richiede,   ne  segue,  Venerabili  Fratelli,  l'imprescindibile
necessit   di   dare  ai  candidati  del  santuario  una   formazione
proporzionata.   La   Chiesa,  conscia  di   questa   necessit,   per
nessun'altra  cosa  forse, lungo i secoli, ha  mostrato  tanto  tenera
sollecitudine  e  materna  premura come per  la  formazione  de'  suoi
sacerdoti.  Essa non ignora che, se le condizioni religiose  e  morali
dei  popoli dipendono in gran parte dal sacerdozio, l'avvenire  stesso
del  sacerdote dipende dalla formazione ch'egli avr ricevuto, essendo
anche  per  lui verissimo il detto dello Spirito Santo: "Il giovinetto
secondo la via che ha presa, anche quando sar invecchiato non  se  ne
scoster"  (Pr 22,6). Perci la Chiesa, mossa dallo Spirito Santo,  ha
voluto  che dappertutto si erigessero Seminari dove si allevino  e  si
educhino con singolare cura i candidati al sacerdozio.
 La cura dei Seminari
     Il  Seminario  dunque    e deve essere la  pupilla  degli  occhi
vostri,  o Venerabili Fratelli, quanti dividete con Noi il formidabile
peso  del  governo  della Chiesa,  e deve essere  l'oggetto  precipuo
delle vostre sollecitudini. Accurata soprattutto deve essere la scelta
dei  Superiori,  dei  Maestri  e  in modo  particolare  del  Direttore
spirituale,  che  ha  una  parte s delicata  e  s  importante  nella
formazione dell'anima sacerdotale. Date ai vostri Seminari i  migliori
sacerdoti, n temiate di sottrarli anche a cariche apparentemente  pi
rilevanti,  ma  che  in  realt non possono  venire  a  confronto  con
quest'opera   capitale  e  insurrogabile;  cercateli  anche   altrove,
dovunque  ne troviate di veramente atti a s nobile scopo; siano  tali
che  insegnino,  prima  con l'esempio che  con  la  parola,  le  virt
sacerdotali  e  sappiano infondere con la dottrina uno  spirito  sodo,
virile,  apostolico;  facciano fiorire  nel  Seminario  la  piet,  la
purezza, la disciplina, lo studio, premunendo prudentemente gli  animi
giovanili, non solo contro le tentazioni presenti, ma anche  contro  i
pericoli  ben pi gravi a cui si troveranno poi esposti nel mondo,  in
mezzo al quale dovranno vivere "per far tutti salvi" (cf. 1Cor 9,22).
     E affinch i futuri sacerdoti possano avere quella scienza che  i
nostri  tempi  esigono,  come  sopra  abbiamo  esposto,    di   somma
importanza  che, dopo una soda formazione negli studi classici,  siano
bene  istituiti ed esercitati nella filosofia scolastica  "secondo  il
metodo,  la  dottrina  e i principii del Dottore  Angelico"  .  Questa
"philosophia perennis", come la chiamava il Nostro grande Predecessore
Leone  XIII, non solo  loro necessaria per approfondire il dogma,  ma
li  premunisce efficacemente contro gli errori moderni, quali che essi
siano,  rendendo la loro mente atta a distinguere nettamente  il  vero
dal  falso,  e in ogni questione di qualunque genere o in altri  studi
che  dovranno fare, dar loro una chiarezza di vista intellettuale che
superer  di  molto  quella  di  altri,  privi  di  questa  formazione
filosofica, anche se dotati d'una pi vasta erudizione.
     Che  se,  come  avviene specialmente in alcune regioni,  la  poca
estensione  delle  Diocesi o la dolorosa scarsit degli  alunni  o  la
mancanza  di  mezzi  e  di  uomini adatti non permettesse  a  ciascuna
Diocesi  di avere un proprio Seminario ben ordinato secondo  tutte  le
leggi  contenute  nel Codice di Diritto Canonico  e secondo  le  altre
prescrizioni  ecclesiastiche, sommamente conviene che i Vescovi  della
regione   fraternamente  si  aiutino  ed  uniscano   le   loro   forze
concentrandole  in  un  Seminario  comune,  che  risponda  interamente
all'alto   suo   scopo.  I  grandi  vantaggi  di  tale  concentrazione
compensano largamente i sacrifici sostenuti per conseguirli; anche  il
sacrificio, talvolta doloroso al cuore paterno del Vescovo, di  vedere
temporaneamente allontanati i suoi chierici dal Pastore, che  vorrebbe
trasfondere  egli  stesso il suo spirito apostolico  nei  suoi  futuri
collaboratori,  e dal territorio che dovr essere il  campo  del  loro
ministero,  sar  poi  ripagato dal riceverli  meglio  formati  e  pi
forniti  di quello spirituale patrimonio che profonderanno in  maggior
copia  e  con maggior frutto a beneficio della loro Diocesi. E  perci
Noi  non  abbiamo  mai  tralasciato di  incoraggiare  e  promuovere  e
favorire   tali  iniziative,  spesso  anzi  le  abbiamo  suggerite   e
raccomandate; dal canto Nostro poi, dove l'abbiamo creduto necessario,
abbiamo  Noi  stessi eretto o migliorato o ampliato parecchi  di  tali
Seminari  Regionali,  come a tutti  noto, non senza  grandi  spese  e
gravi  cure,  e  continueremo, con l'aiuto di Dio, ad  adoperarci  con
tutto  lo zelo anche per l'avvenire per un'opera che riputiamo tra  le
pi giovevoli al bene della Chiesa.
 La scelta dei candidati
     Ma  tutto  questo magnifico sforzo per l'educazione degli  alunni
del  santuario  poco gioverebbe se non fosse accurata  la  scelta  dei
candidati stessi, per i quali sono eretti e amministrati i Seminari. A
tale  scelta  tutti  devono  concorrere,  quanti  sono  preposti  alla
formazione   del  clero:  i  Superiori,  i  Direttori  spirituali,   i
Confessori,  ciascuno nel modo e nei limiti propri  del  suo  ufficio,
come  devono  con  ogni  impegno  coltivare  la  vocazione  divina   e
corroborarla,   cos  con  non  minore  zelo  devono  distogliere   ed
allontanare per tempo da una via, che non  la loro, quei giovani  che
si scorgono sprovvisti della necessaria idoneit e si prevedono quindi
non   atti   a  sostenere  degnamente  e  decorosamente  il  ministero
sacerdotale. E quantunque sia molto meglio che questa eliminazione  si
faccia  fin  dal  principio,  perch in  queste  cose  l'attendere  ed
aspettare    insieme  un  grave errore e  un  grave  danno,  tuttavia
qualunque sia stata la causa del ritardo, si deve correggere  l'errore
quando  lo  si  avverte,  senza  umani riguardi,  senza  quella  falsa
misericordia  che diventerebbe una vera crudelt, non  solo  verso  la
Chiesa,  a  cui  si darebbe un ministro o inetto o indegno,  ma  anche
verso  il  giovane stesso che, sospinto cos sopra una falsa  via,  si
troverebbe esposto ad essere pietra d'inciampo a s e agli altri,  con
pericolo di eterna rovina.
     N sar difficile all'occhio vigile ed esperto di chi presiede al
Seminario, di chi segue e studia amorosamente ad uno ad uno i  giovani
a  s  affidati  e le loro inclinazioni, non sar difficile,  diciamo,
accertarsi  se uno abbia o no una vera vocazione sacerdotale.  Questa,
come  ben  sapete, Venerabili Fratelli, pi che in un  sentimento  del
cuore  o in una sensibile attrattiva, che talvolta pu mancare o venir
meno,  si  rivela nella retta intenzione di chi aspira al  sacerdozio,
unita a quel complesso di doti fisiche, intellettuali e morali che  lo
rendono idoneo per tale stato. Chi tende al sacerdozio unicamente  per
il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salute delle
anime, e insieme ha o almeno seriamente attende ad acquistare una soda
piet, una purezza di vita a tutta prova, una scienza sufficiente  nel
senso  da Noi sopra esposto, questi mostra di essere chiamato  da  Dio
allo  stato  sacerdotale. Chi invece, spintovi forse da malconsigliati
genitori,  volesse  abbracciare questo stato  per  la  prospettiva  di
vantaggi  temporali e terreni, intraveduti e sperati  nel  sacerdozio,
come  avveniva  pi  frequentemente in  passato;  chi    abitualmente
refrattario  alla  soggezione e alla disciplina, poco  inclinato  alla
piet,  poco  amante  del  lavoro  e poco  zelante  delle  anime;  chi
specialmente  proclive alla sensualit e con diuturna esperienza  non
ha  provato di saperla vincere; chi non ha attitudine allo studio,  in
modo che si preveda non poter seguire con sufficiente soddisfazione  i
corsi prescritti; tutti costoro non sono fatti per il sacerdozio, e il
lasciarli progredire, fin quasi alla soglia del santuario, rende  loro
sempre  pi  difficile il ritrarsene, e forse li spinger a  varcarla,
per  umano  rispetto,  senza  vocazione e senza  spirito  sacerdotale.
Pensino  i  Superiori dei Seminari, pensino i Direttori  spirituali  e
Confessori, quale gravissima responsabilit si assumono davanti a Dio,
davanti alla Chiesa, davanti ai giovani stessi, se dal canto loro  non
fanno  il possibile per impedire un passo sbagliato. Diciamo che anche
i  Confessori e Direttori spirituali potrebbero essere responsabili di
un  s  grave errore, non gi perch essi possano in niun  modo  agire
esternamente,  il  che    loro severamente vietato  dal  loro  stesso
delicatissimo   ufficio   e  spesso  anche  dall'inviolabile   sigillo
sacramentale,  ma  perch essi molto possono influire  sull'animo  dei
singoli alunni e con paterna fermezza devono guidare ciascuno, secondo
che  richiede il suo bene spirituale; essi quindi, specialmente se per
qualunque  ragione  non agissero i Superiori o si mostrassero  deboli,
devono  intimare,  senza umani riguardi, agli inetti  o  agli  indegni
l'obbligo di ritirarsi finch ne sono ancora in tempo, attenendosi  in
ci  alla  sentenza pi sicura, la quale in tal caso   anche  la  pi
favorevole  a  quel  penitente perch lo  preserva  da  un  passo  che
potrebbe essere per lui eternamente fatale.
     Che se anche non vedessero talvolta cos chiara l'obbligazione da
imporre,  usino almeno tutta l'autorit che viene loro dall'ufficio  e
dall'affetto  paterno  che hanno verso i loro  figli  spirituali,  per
indurre  quelli,  che  non  hanno le dovute disposizioni,  a  ritrarsi
spontaneamente. Si ricordino i confessori quello che in  un  argomento
simile  dice Sant'Alfonso Maria de' Liguori: "Generalmente parlando...
(in  questi  casi)  il  confessore quanto  maggior  rigore  user  co'
penitenti,  tanto  pi giover alla loro salute; e all'incontro  tanto
pi  sar  crudele quanto sar con essi pi benigno.  San  Tommaso  da
Villanova  chiamava  tali  confessori troppo benigni  empiamente  pii,
impie pios. Una tal carit  contro la carit" .
 Il dovere dei Vescovi
     Ma  la  responsabilit principale rimane pur  sempre  quella  del
Vescovo, il quale, secondo la gravissima legge della Chiesa, "non deve
conferire gli ordini sacri a veruno, se non sia moralmente certo,  per
argomenti  positivi,  della idoneit canonica di lui;  altrimenti  non
solo commette un gravissimo peccato, ma si espone anche al pericolo di
partecipare  ai peccati altrui" . Nel qual canone risuona  ben  chiara
l'eco dell'ammonimento dell'Apostolo a Timoteo: "Non imporre le mani a
nessuno con troppa fretta, e non prender parte ai peccati altrui" (1Tm
5,22).  "E  che cos' poi questo imporre con troppa fretta le  mani  -
come  spiega il Nostro predecessore San Leone Magno - se non conferire
la dignit sacerdotale a soggetti non provati, prima di un'et matura,
prima  di  averli bene esaminati, prima del merito dell'obbedienza,  e
prima  di  averne  esperimentata la disciplina?  E  prender  parte  ai
peccati  altrui, che cosa vuol dire, se non che tale si fa l'ordinante
quale    quegli che non meritava di venir ordinato?" .  Perch,  come
dice  San Giovanni Crisostomo rivolgendo la parola al Vescovo, "per  i
peccati  di  lui  passati e futuri anche tu dovrai  scontare  la  pena
perch gli hai dato quella dignit" .
     Severe  parole, Venerabili Fratelli, ma ancor pi tremenda    la
responsabilit  che  esse designano, la quale faceva  dire  al  grande
Vescovo  di  Milano  San  Carlo  Borromeo:  "In  questa  materia,  una
negligenza  anche  leggera pu rendermi reo  di  gravissima  colpa"  .
Attenetevi dunque al consiglio del gi citato Crisostomo: "Non dopo la
prima  prova  n  dopo la seconda o la terza, ma dopo  che  avrai  ben
riguardato  e  tutto accuratamente esaminato, allora  soltanto  imponi
pure  le  mani" . Il che vale soprattutto della bont della  vita  dei
candidati al sacerdozio: "Non basta - dice il Santo Vescovo e  Dottore
Alfonso  Maria  de' Liquori - che il Vescovo non conosca  alcunch  di
male  nell'ordinando,  ma  deve  rendersi  certo  della  sua  positiva
probit"  . Perci non temete di sembrare troppo severi, se, valendovi
del   vostro  diritto  e  compiendo  il  vostro  dovere,  esigete   in
antecedenza  tali prove positive e, nel caso di dubbio,  rimandate  ad
altro  tempo  l'ordinazione  di qualcuno;  poich  -  come  bellamente
insegna  San Gregorio Magno - "si tagliano bens dalla selva  i  legni
adatti agli edifici, ma non vi si mette sopra il peso dell'edificio se
non  dopo che l'attesa di molti giorni li abbia disseccati e resi atti
allo  scopo;  che  se  si  trascuri tale precauzione,  ben  presto  si
spezzeranno sotto il peso" ; ossia, per usare le brevi e chiare parole
dell'Angelico  Dottore, "gli ordini sacri esigono  in  antecedenza  la
santit... e perci il peso degli ordini deve sovrapporsi a pareti che
per la santit siano gi disseccate dall'umore dei vizi" .
      Del   resto,  se  saranno  diligentemente  osservate  tutte   le
prescrizioni canoniche, se tutti si atterranno alle prudenti norme che
or  sono pochi anni abbiamo fatto promulgare dalla Sacra Congregazione
dei  Sacramenti su questo argomento , si eviteranno molte lagrime alla
Chiesa  e  molti scandali ai fedeli. E siccome analoghe norme  abbiamo
voluto che fossero date per i Religiosi , mentre ne inculchiamo a  chi
spetta  la  fedele osservanza, ricordiamo a tutti i supremi Moderatori
degli   Istituti  Religiosi  i  quali  hanno  giovani   destinati   al
sacerdozio,  che  riguardino come detto anche a s  tutto  quello  che
abbiamo finora raccomandato intorno alla formazione del clero,  poich
essi   presentano  i  loro  alunni  all'ordinazione   e   il   Vescovo
generalmente si rimette al loro giudizio.
     N si lascino rimuovere, sia i Vescovi che i Superiori religiosi,
da  questa necessaria severit, per il timore che venga a diminuire il
numero dei sacerdoti della Diocesi o dell'Istituto. L'Angelico Dottore
San Tommaso si  gi proposta questa difficolt e cos vi risponde con
la  sua consueta lucidit e sapienza: "Iddio non abbandona mai la  sua
Chiesa,  cos  che  non  si  trovino  (sacerdoti)  idonei  in   numero
sufficiente alla necessit del popolo, se si promovessero i degni e si
respingessero  gli indegni" . Del resto, come bene osserva  lo  stesso
Dottore riportando alla lettera le gravi parole del Concilio Ecumenico
Lateranense  IV  , "se non si potessero trovare tanti Ministri  quanti
sono  al presente, sarebbe meglio avere pochi Ministri buoni che molti
cattivi"  .  Ed    quello stesso che Noi abbiamo  rammentato  in  una
solenne   circostanza,   quando   in  occasione   del   pellegrinaggio
internazionale  dei  Seminaristi, durante l'anno del  Nostro  giubileo
sacerdotale, parlando all'imponente gruppo degli Arcivescovi e Vescovi
d'Italia, abbiamo detto che vale meglio un sacerdote ben formato,  che
molti  poco  o  nulla preparati, sui quali la Chiesa non pu  contare,
anche  se  non  ha  piuttosto  da  gemere  .  Quale  terribile  conto,
Venerabili Fratelli, dovremo rendere al Principe dei Pastori (cf.  1Pt
5,4),  al  Supremo  Vescovo  delle anime (cf.  1Pt  2,25),  se  avremo
consegnate queste anime a guide inette e a condottieri incapaci!
     Ma,  quantunque debba sempre tenersi ben ferma la verit  che  il
numero  da  s  non  deve essere la principale preoccupazione  di  chi
lavora per la formazione del clero, tutti per devono sforzarsi che si
moltiplichino i validi e strenui operai della vigna del Signore, tanto
pi  che  i  bisogni  morali  della societ  anzich  diminuire  vanno
crescendo.  E  tra tutti i mezzi per s nobile scopo,  il  pi  facile
insieme e il pi efficace  anche il pi universalmente accessibile  a
tutti  e  quindi tutti devono assiduamente usarlo, cio la  preghiera,
secondo  il  comando  di  Ges Cristo stesso: "La  messe    veramente
copiosa,  ma  gli operai sono pochi; pregate adunque il Padrone  della
messe,  che  mandi  operai  alla  sua messe"  (Mt  9,37-38).  E  quale
preghiera  pu  essere pi gradita al Cuore Santissimo del  Redentore?
Quale  preghiera pu sperare d'essere esaudita pi prontamente  e  pi
abbondantemente di questa, che  s conforme alle ardenti  aspirazioni
di  quel  Cuore divino? "Chiedete, e vi sar dato" (Mt 7,7);  chiedete
dei  buoni  e  santi sacerdoti e il Signore non li  negher  alla  sua
Chiesa, come sempre ne ha concessi attraverso i secoli, anche in tempi
che  meno sembravano propizi al fiorire di vocazioni sacerdotali, anzi
proprio  allora in maggior copia, come attesta anche solo l'agiografia
cattolica  del  secolo  XIX, cos ricca di nomi  gloriosi  dell'uno  e
dell'altro  clero; fra i quali brillano come astri di prima  grandezza
quei  tre  veri  giganti  di santit, esercitata  in  tre  campi  cos
diversi, che Noi stessi avemmo la consolazione di cingere dell'aureola
dei   Santi:  San  Giovanni  Maria  Vianney,  San  Giuseppe  Benedetto
Cottolengo e San Giovanni Bosco.
 La cooperazione dell'Azione Cattolica
     Non bisogna per trascurare le diligenze umane, onde coltivare il
prezioso  seme  della vocazione che Dio largamente  sparge  nei  cuori
generosi   di  tanti  giovani;  e  quindi  lodiamo  e  benediciamo   e
raccomandiamo con tutto l'animo Nostro quelle opere salutari  che,  in
mille forme e con mille sante industrie suggerite dallo Spirito Santo,
mirano a custodire, a promuovere, ad aiutare le vocazioni sacerdotali.
"Per  quanto possiamo pensarvi - afferma l'amabile Santo della carit,
Vincenzo  de'  Paoli  -  troveremo  sempre  che  non  avremmo   potuto
contribuire a niente di pi grandioso che a fare dei buoni  sacerdoti"
.  Nulla  infatti  vi   di pi accetto a Dio, di pi  onorifico  alla
Chiesa,  di pi proficuo alle anime, che il dono prezioso di un  santo
sacerdote.  E quindi, se chi offre un bicchier d'acqua a uno  de'  pi
piccoli tra i discepoli di Cristo "non perder la sua ricompensa"  (Mt
10,42),  quale  mercede non avr colui che mette per cos  dire  nelle
mani  pure  di  un giovane levita il sacro calice in cui rosseggia  il
Sangue  della  Redenzione, e lo aiuta a sollevarlo al  cielo  arra  di
pacificazione e di benedizione per l'umanit?
     E  qui  il  Nostro grato pensiero corre di nuovo  a  quell'Azione
Cattolica,  da  Noi  cos costantemente voluta, promossa,  difesa,  la
quale, come partecipazione del laicato all'apostolato gerarchico della
Chiesa,  non  pu  disinteressarsi di  questo  vitale  problema  delle
vocazioni  sacerdotali. E difatti, con Nostra intima consolazione,  la
vediamo  in  ogni  luogo distinguersi, come in  ogni  altro  campo  di
cristiana  attivit, cos in modo speciale in questo; e certamente  il
pi  ricco  premio  di  tale operosit  appunto  la  copia  veramente
mirabile  di vocazioni sacerdotali e religiose, che vanno fiorendo  in
seno  alle  sue organizzazioni giovanili, mostrando con ci di  essere
non  solo un terreno fecondo di bene, ma anche una ben custodita e ben
coltivata  aiuola,  dove  i fiori pi belli  e  pi  delicati  possono
svilupparsi  senza  pericolo. Sentano tutti  gli  ascritti  all'Azione
Cattolica  l'onore  che con ci ricade sulla loro  associazione  e  si
persuadano  che  il laicato cattolico, in nessun'altra maniera  meglio
che  col  collaborare  a questo accrescimento  delle  file  del  clero
secolare  e regolare, parteciper davvero all'alta dignit di  "regale
sacerdozio  "che  il Principe degli Apostoli attribuisce  a  tutto  il
popolo dei redenti (cf. 1Pt 2,9).
 La collaborazione della famiglia
      Ma   il  primo  e  pi  naturale  giardino,  dove  devono  quasi
spontaneamente germinare e sbocciare i fiori del santuario,    sempre
la  famiglia veramente e profondamente cristiana. La maggior parte dei
Santi  Vescovi e Sacerdoti, "le cui lodi celebra la Chiesa"  (cf.  Sir
44,15), devono l'inizio della loro vocazione e della loro santit agli
esempi  ed insegnamenti di un padre pieno di fede e di maschia  virt,
di  una madre casta e pia, di una famiglia in cui regnava sovrana  con
la purezza dei costumi la carit di Dio e del prossimo.
     Le eccezioni a questa regola di ordinaria provvidenza sono rare e
non  fanno  che confermare la regola stessa. Quando in una famiglia  i
genitori, ad esempio di Tobia e di Sara, domandano a Dio una  numerosa
posterit "nella quale venga benedetto in eterno il nome del  Signore"
(Tb  8,9),  e  la  ricevono con gratitudine come dono celeste  e  come
prezioso deposito, e si sforzano di instillare ai figli fin dai  primi
anni il santo timor di Dio, la cristiana piet, una tenera devozione a
Ges  Sacramentato  e  alla  Vergine  Immacolata,  il  rispetto  e  la
venerazione  per i luoghi e le persone sacre; quando il  figli  vedono
nei genitori il modello di una vita onesta, laboriosa e pia; quando li
vedono amarsi santamente nel Signore, li scorgono spesso accostarsi ai
Santi  Sacramenti,  obbedire non solo alle leggi  della  Chiesa  circa
l'astinenza  e  il  digiuno,  ma anche allo  spirito  della  cristiana
mortificazione  volontaria; quando li vedono pregare  anche  in  casa,
riunendo  intorno  a  s  tutta la famiglia  perch  la  comune  prece
s'innalzi  pi gradita al cielo; quando li sanno compassionevoli  alle
miserie altrui e li vedono dividere coi poveri il molto o il poco  che
posseggono,  ben difficile che, mentre tutti cercheranno  di  emulare
gli esempi paterni, qualcuno almeno di tali figli non senta nell'animo
suo  l'invito del divino Maestro: "Vieni dietro a me" (Mt 14,21) e "Io
ti  far diventare pescatore di uomini" (cf. Mt 4,19). Fortunati  quei
genitori  cristiani,  i quali, anche se di queste  divine  visite,  di
queste  divine  chiamate rivolte ai loro figli,  non  fanno  l'oggetto
delle loro pi fervide preghiere, come pi spesso di oggi avveniva  in
tempi di maggior fede, almeno non ne hanno paura, e sanno scorgere  in
esse  un  insigne onore, una grazia di predilezione e di elezione  del
Signore per la loro famiglia!
     Si deve invece purtroppo confessare che spesso, troppo spesso,  i
genitori,   anche  quelli  che  si  gloriano  di  essere  sinceramente
cristiani  e  cattolici, specialmente nelle classi pi elevate  e  pi
colte  della  societ,  sembra  che  non  sappiano  rassegnarsi   alla
vocazione  sacerdotale  e religiosa dei loro figli,  e  non  si  fanno
scrupolo di combattere la divina chiamata con ogni sorta di argomenti,
anche  con  mezzi  che  possono mettere  a  repentaglio  non  la  sola
vocazione ad uno stato pi perfetto, ma la coscienza stessa e l'eterna
salute  di quelle anime che pur dovrebbero essere loro cos  care.  Il
qual  deplorevole abuso, come quello gi malamente invalso nei  secoli
passati  di costringere invece i figli allo stato ecclesiastico  anche
senza alcuna vocazione n idoneit, non torna certo ad onore di quelle
stesse  classi sociali pi alte, che ora sono cos poco rappresentate,
generalmente   parlando,  nelle  file  del  clero:   poich,   se   le
dissipazioni della vita moderna, le seduzioni che, specie nelle grandi
citt,  eccitano  precocemente le passioni giovanili,  le  scuole,  in
molte  regioni cos poco favorevoli allo sviluppo di simili vocazioni,
sono  in molta parte causa e triste spiegazione della scarsit di esse
in  tali  famiglie  agiate e signorili, non  si  pu  negare  che  ci
arguisce  anche  una  lacrimevole diminuzione di fede  nelle  famiglie
stesse.  Difatti, se si guardassero le cose al lume della fede,  quale
pi alta dignit potrebbero i genitori cristiani desiderare per i loro
figli, quale ministero pi nobile di quello che, come abbiamo detto, 
degno  della  venerazione degli uomini e degli  Angeli?  Una  lunga  e
dolorosa  esperienza  poi insegna che una vocazione  tradita  (non  si
creda  troppo  severa la parola)  fonte di lagrime  non  solo  per  i
figli,  ma  anche per gli sconsigliati genitori; e Dio non voglia  che
tali lagrime siano troppo tardive, da diventare lagrime eterne.
 
 IV. ESORTAZIONE
 La pratica di santificarsi
     Ed  ora  a voi, diletti Figli, rivolgiamo direttamente la  Nostra
paterna  parola,  quanti  siete sacerdoti dell'Altissimo,  dell'uno  e
dell'altro  clero, sparsi per tutto l'orbe cattolico;  a  voi  "gloria
Nostra  e  Nostro gaudio" (1Ts 2,20), che portate con tanta generosit
il  "peso  e  l'ardore della giornata" (Mt 20,12) e  cos  validamente
aiutate Noi e i Nostri Fratelli nell'episcopato, nell'adempimento  del
dovere  di  pascere  il  gregge di Cristo, giunga  il  Nostro  paterno
ringraziamento  e  il  Nostro  fervido  incoraggiamento  insieme   con
l'accorato  appello  che,  pur conoscendo  ed  apprezzando  il  vostro
encomiabile zelo, vi rivolgiamo nei bisogni dell'ora presente.  Quanto
pi   questi   si  vanno  aggravando,  tanto  pi  deve  crescere   ed
intensificarsi l'opera vostra redentrice; poich "voi  siete  il  sale
della terra, voi siete la luce del mondo" (cf. Mt 5,13-14).
     Ma  perch l'opera vostra sia davvero benedetta da Dio e  copiosi
ne  siano  i  frutti,  necessario ch'essa sia fondata  nella  santit
della vita. Questa , come abbiamo dichiarato di sopra, la prima e pi
importante  dote del sacerdote cattolico: senza questa, le altre  doti
poco  valgono;  con questa, anche se le altre doti non sono  in  grado
eminente,  si  possono compiere meraviglie, come avvenne  (per  citare
solo qualche esempio) in San Giuseppe da Copertino, e, in tempi a  noi
pi  vicini, in quell'umile Curato d'Ars, San Giovanni Maria  Vianney,
gi  ricordato,  che  Noi volemmo assegnare a  tutti  i  Parroci  come
modello  e  celeste Patrono. Pertanto, "considerate -  vi  diremo  con
l'Apostolo delle Genti - considerate la vostra vocazione" (1Cor 1,26);
e  questa  considerazione non potr non farvi  apprezzare  sempre  pi
quella grazia, che vi fu data nella sacra ordinazione, e non spronarvi
"a diportarvi in modo degno della chiamata che vi fu fatta" (Ef 4,1).
 Raccoglimento e preghiera
      A  ci  vi  giover  immensamente  quel  mezzo,  che  il  Nostro
predecessore  di  santa  memoria Pio X  nella  sua  cos  pia  e  cos
affettuosa  Exhortatio ad Clerum catholicum , la cui  assidua  lettura
caldamente  vi  raccomandiamo, pone in primo luogo tra  i  pi  validi
aiuti  per  custodire ed accrescere la grazia sacerdotale; quel  mezzo
che  Noi  stessi  pi  volte,  e soprattutto  con  la  Nostra  Lettera
Enciclica  Mens Nostra , abbiamo paternamente e solennemente inculcato
a  tutti i Nostri figli, ma pi specialmente ai sacerdoti; cio  l'uso
frequente  degli Esercizi spirituali. E come al chiudersi  del  Nostro
giubileo sacerdotale non abbiamo creduto di poter dare ai Nostri figli
un  migliore  e pi salutare ricordo di quella fausta ricorrenza,  che
con  l'invitarli  per mezzo della ricordata Lettera ad  attingere  pi
largamente  l'acqua viva che sale alla vita eterna (cf.  Gv  4,14),  a
questa  fonte  perenne  aperta  da Dio  provvidenzialmente  nella  sua
Chiesa,  cos ora a voi, diletti figli, che pi ci siete cari,  perch
pi  direttamente  lavorate con Noi all'avvento del  Regno  di  Cristo
sulla  terra, non crediamo di poter meglio mostrare il Nostro  paterno
affetto che con l'esortarvi vivamente a valervi di questo stesso mezzo
di santificazione, nel miglior modo possibile, secondo i principi e le
norme  da Noi esposte nella memorata Enciclica, chiudendovi nel  sacro
ritiro  degli  Esercizi spirituali, non solo nei tempi e nella  misura
strettamente  prescritta dalle leggi ecclesiastiche  ,  ma  anche  pi
spesso  e pi a lungo che vi sar concesso, prendendovi poi ogni  mese
un  giorno per consacrarlo ad una pi fervida orazione, ad un  maggior
raccoglimento, come hanno sempre usato i pi zelanti sacerdoti .
     Nel ritiro e nel raccoglimento potr pure "ravvivare la grazia di
Dio"  (cf.  2Tm 1,6) chi mai fosse entrato "nell'eredit  del  Signore
"non  per  la via diritta della vera vocazione, ma per fini terreni  o
meno  nobili; poich, essendo anch'esso ormai indissolubilmente legato
a Dio e alla Chiesa, non gli rimane che di seguire il consiglio di San
Bernardo:  "Procura d'ora in avanti di rendere buone le tue  vie  e  i
tuoi  affetti,  e santo il tuo ministero; e cos se la  santit  della
vita  non   preceduta, che almeno essa segua" . La grazia di  Dio,  e
segnatamente  quella  che   propria del sacramento  dell'Ordine,  non
mancher di aiutarlo, se sinceramente lo desidera, a correggere quello
che  allora  vi  fu  di difettoso nelle disposizioni  personali,  e  a
compiere tutti i doveri del proprio stato, comunque ci sia entrato.
      Tutti   poi   dal  raccoglimento  e  dalla  preghiera   uscirete
rinfrancati  contro le insidie del mondo, pieni di santo zelo  per  la
salute  delle  anime, tutti infiammati d'amore in  Dio,  quali  devono
essere i sacerdoti, pi che mai in questi tempi, nei quali, accanto  a
tanta  corruzione e diabolica perversit, si sente in tutte  le  parti
del mondo, un potente risveglio religioso nelle anime, un soffio dello
Spirito  Santo  che pervade il mondo per santificarlo e per  rinnovare
con  la  sua  forza creatrice la faccia della terra (cf. Sal  104,30).
Pieni  di questo Spirito Santo, comunicherete questo amor di Dio  come
sacro  incendio  a  quanti  vi  si  accosteranno,  diventando  davvero
portatori  di  Cristo in mezzo alla societ cos sconvolta,  la  quale
solo  da Ges Cristo pu sperare salvezza perch egli solo e sempre  
"veramente il Salvatore del mondo" (Gv 4,42).
     E  prima di terminare, a voi, o giovani chierici, che vi  educate
al  sacerdozio,  rivolgiamo  con una tenerezza  tutta  particolare  il
Nostro  pensiero  e  la  Nostra parola, e  dall'intimo  del  cuore  vi
raccomandiamo di prepararvi con ogni impegno alla grande  missione,  a
cui  Dio  vi chiama. Voi siete le speranze della Chiesa e dei  popoli,
che molto, tutto anzi aspettano da voi, perch da voi aspettano quella
attiva  e  vivificante  cognizione di Dio e di  Ges  Cristo,  in  cui
consiste  la  vita eterna (cf. Gv 17,3). Cercate dunque  nella  piet,
nella  purezza, nell'umilt, nell'obbedienza, nella disciplina e nello
studio,  di  formarvi  sacerdoti davvero  secondo  il  Cuore  di  Dio;
persuadetevi  che la diligenza, con cui attenderete  a  questa  vostra
solida  formazione,  per  quanto accurata  e  solerte,  non  sar  mai
eccessiva, perch da essa in gran parte dipende tutta la vostra futura
attivit  apostolica.  Fate che la Chiesa,  nel  giorno  della  vostra
sacerdotale  ordinazione, possa trovarvi davvero quali vi  vuole,  che
cio "una sapienza celeste, costumi illibati e una diuturna osservanza
della giustizia vi renda commendevoli", affinch poi "il profumo della
vostra  vita sia di consolazione alla Chiesa di Cristo, perch con  la
predicazione  e con l'esempio abbiate ad edificare la  casa,  cio  la
famiglia di Dio" . Solo cos potrete continuare le gloriose tradizioni
del sacerdozio cattolico e affrettare l'ora auspicatissima in cui sar
dato all'umanit di godere i frutti della Pace di Cristo nel Regno  di
Cristo.
 Nuova messa votiva
     Ed  ora,  terminando  questa Nostra Lettera,  a  voi,  Venerabili
Fratelli  Nostri nell'Episcopato, e per mezzo vostro a tutti i  Nostri
diletti  Figli dell'uno e dell'altro Clero, siamo lieti di  annunziare
che  a  solenne testimonianza del Nostro grato animo per quella  santa
cooperazione  con cui essi, dietro la guida e l'esempio vostro,  hanno
reso  cos  largamente fruttuoso alle anime questo  Anno  Santo  della
Redenzione,  e  pi  ancora perch sia perenne il  pio  ricordo  e  la
glorificazione di quel sacerdozio, del quale il Nostro  e  il  vostro,
Venerabili  Fratelli,  e  di quanti sono sacerdoti  di  Cristo,    la
partecipata  continuazione, abbiamo creduto opportuno, dopo  udito  il
consiglio della Sacra Congregazione dei Riti, di preparare una propria
Messa votiva "de summo et aeterno Iesu Christi Sacerdotio"; Messa, che
abbiamo  il piacere e la consolazione di pubblicare insieme  a  questa
Nostra  Lettera Enciclica, e che potr celebrarsi nelle ferie  quinte,
secondo le prescrizioni liturgiche.
      Non  Ci  resta,  Venerabili  Fratelli,  che  impartire  a  tutti
quell'Apostolica   e  paterna  Benedizione  che  tutti   aspettano   e
desiderano  dal  comun Padre; e sia benedizione di ringraziamento  per
tutti  i  benefici  largiti dalla divina Bont in  questi  Anni  Santi
straordinari della Redenzione, sia benedizione augurale per  il  nuovo
anno che sta per cominciare.
     Dato  a  Roma  presso San Pietro, il 20 dicembre  1935,  nel  LVI
anniversario  del  Nostro  sacerdozio, del Nostro  Pontificato  l'anno
decimoquarto.
 
 
