                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                           PIO PP. VI
                       "NOVAE HAE LITTERAE"
   AI NOSTRI DILETTI FIGLI I CARDINALI DI SANTA ROMANA CHIESA,
       ED AI VENERABILI FRATELLI ARCIVESCOVI E I VESCOVI,
                E AI DILETTI FIGLI DEI CAPITOLI,
                      AL CLERO ED AL POPOLO
                      DEL REGNO DI FRANCIA
                      DILETTI FIGLI NOSTRI,
               VENERABILI FRATELLI, DILETTI FIGLI,
                SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE.
1. Questa nuova lettera che vi indirizziamo vi render
testimonianza di quanto il Nostro animo da una parte gioisca e
dall'altra sia rattristato per il diverso esito delle Nostre
ammonizioni, contenute nella lettera emanata il 13 aprile
dell'anno scorso; per altro, quali fossero queste ammonizioni, vi
 ben noto, cos come non l'ignora alcun Vescovo del mondo cattolico.
Per quanto concerne la gioia, Voi per primi, diletti Figli Nostri
Cardinali di Santa Romana Chiesa, e Venerabili Fratelli
Arcivescovi e Vescovi, Ce ne date abbondantissimo motivo.
Confermati infatti dalle Nostre paterne voci, sempre pi avete
fatto risplendere la lodevole vostra costanza; alcuni fra voi,
tollerando con animo invitto l'esilio fuori dalle vostre chiese e
fuori dallo stesso regno; altri schiavizzati nelle stesse chiese
dalle ingiurie e dalle persecuzioni degli avversari; altri ancora
sopportando persino lo squallore del carcere, come in particolare
abbiamo capito dalla tua lettera essere toccato a Te, venerabile
fratello Vescovo di Senez, degno perci del maggiore elogio.
Quasi tutti (se si eccettuano quattro infelicissimi pastori) sia
presenti, sia assenti, si sono impegnati al massimo per
diffondere la Nostra lettera, affinch i fedeli di tutte le
Diocesi si attenessero alle nostre ammonizioni.
2. Perci, Noi, assieme a San Leone, "ringraziamo Dio e speriamo
fortemente di esultare in futuro, dacch abbiamo riscontrato che
la Fraternit Cattolica  arricchita da un tale spirito di Fede
che nessuna tentazione eretica potr indebolire in alcun modo i
vostri cuori... Sebbene dunque grandi spazi fisici Ci dividano,
siamo tuttavia uniti con voi nella Fede..., e rendiamo grazie per
la concordia della vostra professione: purch la vostra concordia
perseveri, con l'aiuto di Dio, secondo le parole dell'Apostolo: A
voi  stato fatto dono della grazia in nome di Cristo, non
soltanto perch crediate in Lui, ma anche perch soffriate nel
Suo nome" Le vostre pene sono anche le Nostre. "Soffriamo infatti
- come dicevano i Padri di Sardica al tempo della persecuzione
Ariana - con i nostri fratelli che soffrono, e facciamo nostri i
loro patimenti, ed abbiamo mischiato le nostre lacrime con le vostre".
3. Anche voi avete consolato il Nostro animo, diletti figli
Canonici e Parroci degni di singolare lode, e voi professori
universitari, in particolare della Sorbona, eminenti per sapienza
e rigorosi per comportamento in questa delicata vicissitudine
della Religione; voi, Rettori dei Seminari, Ecclesiastici di
qualunque altro genere, Vergini consacrate ed anche Laici, che -
attenendovi alle Nostre esortazioni - vi siete mantenuti costanti
nella Fede ed avete fatto fronte ai vostri doveri in modo tale
che, sull'esempio dei vostri Pastori, molti di voi hanno
affrontato con grande virt ingiurie, esilio, carcere ed altre
vessazioni. Non pochi infatti, tra il clero dello stesso vostro
secondo Ordine, deputati all'Assemblea nazionale francese, uomini
egregi e famosi per la loro cultura e l'impegno in difesa della
buona causa, si sono onorati di far presenti a Noi i sensi della
loro costanza, del loro ossequio e della loro osservanza, a mezzo
di lettere mandateci sei mesi fa; lo stesso fecero altri
Ecclesiastici del secondo Ordine, insieme al venerabile fratello
Francesco, vescovo di Clairmont, con una lettera inviataci il 22 gennaio; 
altri ancora il 17 febbraio di quest'anno. Perci in
questa sede li ricordiamo e li lodiamo.
4. Maggior consolazione Ci avete arrecato voi, diletti figli del
secondo Ordine Ecclesiastico, che - appena uditi il Nostro parere
e le Nostre ammonizioni - avete imitato l'illustre esempio di
alcuni antichi Vescovi della Gallia. Quelli infatti, dopo aver
approvato insieme con i Vescovi orientali l'erronea formula del
Concilio di Rimini, rendendosi conto che la loro semplicit era
stata ingannata, ritrattarono tutto ci che per ignoranza avevano
approvato, respingendo quei sacerdoti apostati che, per ignoranza
o empiet di alcuni, erano stati collocati al posto di fratelli
indegnamente mandati in esilio; cos anche voi solleciti
disdiceste quell'empio giuramento che vi era stato estorto con la
paura, con l'ignoranza, con l'inganno, detestando gli errori
contenuti nel giuramento, allontanandovi da quegli intrusi e
ricongiungendovi infine per vostra volont ai legittimi pastori
dai quali vi eravate allontanati. Le ritrattazioni di tal fatta
furono talmente tante che ogni giorno ne recava delle nuove; di
conseguenza, coloro che - completamente accecati - preferirono
restare nell'errore, sono rimasti gravemente disonorati presso
tutti gli Ordini e sono decaduti dalla stima anche di coloro che
li avevano spinti sulla strada dell'apostasia, come Ci  stato
riferito da molti Vescovi.
5. Perci non  da stupirsi se il Nostro gaudio sar, grazie a
voi, tanto pi grande e comune a tutta la Chiesa; per cui
riteniamo che sia da seguire con voi la stessa benevola condotta
che San Leone adott con alcuni vescovi orientali che avevano
avuto parte nella cacciata di San Flaviano dalla sede di
Costantinopoli. Cos infatti egli scrisse ad Anatolio, Vescovo di
Costantinopoli: "Quanto poi a quei fratelli che abbiamo saputo
essere desiderosi della comunione con Noi, poich si pentono di
non essere rimasti saldi contro il potere e il terrore e di avere
offerto consenso all'altrui scelleratezza; dal momento che la
paura li aveva cos ottenebrati da farli partecipare con trepido
ossequio alla condanna di un Vescovo cattolico innocente ed
all'accoglimento di orribili malvagit, vogliamo che costoro si
rallegrino della comunione e della pace con Noi ogni volta che
condannano in piena consapevolezza le malvage azioni e
preferiscono accusarsi piuttosto che difendersi. E la Nostra
benignit non pu in alcun modo essere condannata, poich
accogliamo penitenti coloro che ci dispiacque veder ingannati".
6. Ci consola ancora la notizia che l'intruso di Roven abbia
lasciato la sede che aveva occupato e che altri intrusi abbiano
preso la fuga. Ascoltando dunque queste notizie abbiamo
considerato quel che di buono deriva dalla loro abdicazione e
dalla loro fuga. Infatti, abdicazioni e fughe di questo tipo
danno chiaramente ai Fedeli la misura di come gli intrusi si
rendessero conto del disonore intrapreso e da quali stimoli di
coscienza fossero animati allorch - sotto maschera
dell'episcopato - pi di tutti gli altri alimentavano e
fomentavano lo scisma. D'altra parte la Nostra gioia in questa
circostanza non pu essere completa. Non ci sfugge infatti che
l'intruso di Roven, proprio nel momento in cui abdica l'incarico,
anzich ritrattare il sacramento e detestare l'errore, ha
nuovamente esibito la propria pervicacia; ed anche gli altri che
hanno preso la fuga hanno dato prove non equivoche della loro
pertinacia, cosicch si rende necessario che tanto questi -
quanto altri che imitassero il loro esempio - rendano piena
soddisfazione alla Chiesa. Diversamente non potranno giovarsi
della comunione n con Noi n con la Chiesa, poich "tale grazia
non deve essere n rigidamente negata n sconsideratamente
elargita", come insegna San Leone.
7. Fin qui per quanto riguarda la gioia. Ora parliamo del dolore.
Ci addolora infatti profondamente che molti membri del secondo
Ordine Ecclesiastico ed una gran parte dei Laici, nonostante le
Nostre ammonizioni, si siano tuttavia confermati nell'errore. Ma
Ci addolora ancora di pi che nello stesso errore abbiano
perseverato sia il Vescovo di Autun, principale causa dello
scisma, sia l'Arcivescovo di Sens e i Vescovi di Viviers e
d'Orlans, i quali, essendo legittimi pastori, non potevano
assolutamente ignorare n i doveri n i ruoli del ministero, n
la gravit delle offese che recavano a tutto il corpo della
Chiesa francese, senza contare che in virt del loro titolo erano
vincolati pi strettamente ad ottemperare alle Nostre
disposizioni. Inoltre richiamavano su di s e facevano proprie le
colpe dei Popoli loro soggetti. In effetti, perch ai pastori
siano attribuiti i peccati degli inferiori, basta soltanto la
negligenza, come insegna, San Leone, "dal momento che le colpe
degli ordini inferiori a nessuno sono da imputare meglio che ai
Rettori trascurati e negligenti, che spesso nutrono la pestilenza
che s' insinuata, rinviando l'adozione della medicina
necessaria". Allo stesso modo, tanto pi condannabili saranno
quegli infelici Vescovi che, anzich porgere le mani salvifiche
ai traviati dall'errore, col loro esempio hanno spinto al male
anche i buoni.
8. In verit Ci duole profondissimamente la stessa espansione di
questo scisma, per descrivere la quale non potranno mai essere
trovate parole sufficientemente gravi. Mentre infatti, al tempo
della Nostra prima lettera, non Ci risultavano che otto Vescovi
sacrileghi consacrati ed empiamente intrusi in altrettante
Chiese, poco dopo Ci giunse la terribile notizia che le mani
erano state illecitamente imposte a cos tanti che nel breve
volgere di giorni quasi tutte le Chiese di codesto Regno erano
state occupate da intrusi.
9. Se Sant'Atanasio per l'invasione di una sola Chiesa in
Alessandria (quella che Giorgio aveva occupato sulla base
dell'editto del Principe contro la disposizione dei Canoni
Ecclesiastici) a buon diritto e giustamente proruppe in queste
parole: "In tutta la terra non s' mai udito nulla di simile; ora
tutta la Chiesa  stata offesa, il Santuario  trattato
ignominiosamente e, quel ch' peggio, la piet patisce
persecuzione dall'empiet... Infatti, se un solo membro soffre,
tutte le altre parti si dolgono insieme con lui", con quanto
maggior diritto Noi, di fronte all'improvvisa occupazione di
quasi tutte le Chiese di fiorentissimo Regno, siamo costretti ad
esclamare che nulla mai di simile  accaduto alla Chiesa di Dio!
10. Un antichissimo Sinodo romano, che i Vescovi francesi avevano
consultato, oltre che su altri punti, anche sul fatto che
parecchi Vescovi di altre Diocesi avevano precipitosamente invaso
le loro, impartendovi Ordinazioni irregolari e svolgendovi altri
atti contro la giurisdizione, rispose loro gravemente: "Se
qualcuno avr invaso scientemente i confini altrui, sar
giudicato reo di violenza. Perch si corre? Perch ci si affretta
a conculcare le regole della Chiesa? Le leggi umane vengono
rispettate ed i precetti divini sono disprezzati; si temono la
spada presente e la pena temporale, e si trascura la punizione
divina, che ha le fiamme eterne della Geenna. Vedrete a cosa avr
portato la presunzione: perci se qualcuno avr osato fare
Ordinazioni in una Diocesi altrui e vorr sostenerle, sappia che
vacilla dal suo stato proprio colui che avr invaso la Chiesa non
sua. Qui non si tratta di affari civili; queste non sono
promozioni mondane". Se, come dicevamo, il predetto Sinodo
condann in tal modo quei Vescovi che avevano occupato soltanto
parti delle Diocesi altrui, quanta maggior riprovazione
meriteranno non soltanto tutti gli pseudo-vescovi (che, scelti
contro le norme ed ordinati in modo sacrilego, hanno invaso -
senza missione canonica - Sedi Episcopali che avevano i loro
legittimi Pastori, occupando cos per intero le Diocesi) ma anche
quattro Pastori legittimi: tre di loro, conformandosi ai decreti
dell'Assemblea Nazionale, occuparono una parte delle Diocesi
altrui ed abbandonarono una parte delle loro; l'altro poi,
consacrando per primo gli intrusi, con l'aiuto di due Vescovi
assistenti, ha finito col diventare il "padre" degli pseudo-
vescovi, dando motivo a che le altre Sedi fossero invase e,
abbandonando la propria, consentendo l'avvento di un intruso.
11. Di sicuro non pu accadere "che si compia con esito
favorevole ci che ha avuto un cattivo principio". Sarebbe lungo
e troppo triste riferire qui dello stato della Chiesa francese,
sconvolta in ogni sua parte, e dei gravissimi danni che sono
stati recati alla Religione dagli intrusi. Basti riflettere sul
fatto che un regime profano e sacrilego ha sostituito quello
sacro e legittimo. Infatti costoro che si gloriano d'essere
chiamati "Vescovi costituzionali" danno prova di capir bene che
non sono "Vescovi cattolici"; perci rifuggono dai sacri
ministeri e ne allontanano anche coloro che, sulla base delle
norme Ecclesiastiche, possono essere definiti i soli pastori
legittimi, e lo sono. Quando essi si sono introdotti abusivamente
nelle Sedi Episcopali, hanno inserito nel governo delle
Parrocchie altri loro simili, che la Chiesa avversa e respinge, e
che soltanto la Costituzione riconosce ed approva: gente che
corrompe i Sacri Ordini e l'amministrazione dei Sacramenti e che,
per dirla con poche parole, sottomette al potere temporale la
Chiesa e la sua autorit di matrice divina; sostituisce alla
verit l'errore; l'empiet alla piet, secondo la schietta
interpretazione della predetta Costituzione.
12. Poich  sempre stato tipico degli eretici e degli scismatici
servirsi della simulazione, cos anche questi intrusi non hanno
nulla di pi tradizionale che indurre le genti in errore mediante
l'inganno, mentre coprono quasi tutte le loro azioni con il manto
della carit; proteggono e lodano le riforme costituzionali come
se fossero su misura per la pi antica e la pi pura disciplina
ecclesiastica; si vantano di esser in sincera comunione con la
Chiesa e con questa Sede Apostolica. A questo soltanto mirano le
lettere "nunciatorie" che, seguendo l'esempio dei primi intrusi,
Ci hanno mandato anche altri in seguito; a questo mirano anche le
"esortazioni" alle preghiere da recitare per la Nostra salute e
la Nostra conservazione.
13. Ma questo stile di contestazione e di preghiera si riconosce
derivato, chiaro come da un archetipo, dalle empie scuole degli
scismatici e degli eretici. Infatti leggiamo che Fozio scrisse al
Santo Pontefice Niccol, Lutero a Leone X, Pietro Paolo Vergerio
il giovane a Giulio III; e tutti, mentre fingevano obbedienza e
sintonia con la Sede Apostolica, si lamentavano della malvagit
con la quale era giudicata la loro dottrina, insultavano
contemporaneamente la Santa Sede e disseminavano i loro cattivi errori.
14. Cos anche gli odierni Vescovi intrusi hanno di recente
pubblicato un'opera nella quale hanno raccolto tutti i pensieri
erronei, scismatici ed eretici, spesso contestati e rifiutati,
dei quali sono pieni parecchie loro Lettere Pastorali ed alcuni
libelli, non senza grave offesa alla storia della Chiesa. A
quest'opera hanno premesso l'insidioso titolo "Accord de vrais
principes de l'Eglise, de la morale et de la raison, sur la
Constitution Civile du Clerg de France par les Evques des
dpartements membres de l'Assemble Nationale Constituant. A
Paris 1791", aggiungendo alla fine di quest'opera iniqua, per
meglio ingannare il popolo, una falsa lettera, presentata come se
fosse stata a Noi spedita. Ma, per istruzione dei buoni e per
consolidare la loro perseveranza, non smetteremo di render noto
il pestilenziale veleno che emana da ogni parte di quell'opera indegna.
15. Frattanto non possiamo tacere il doppio inganno, uno peggiore
dell'altro, che i Vescovi intrusi divulgano imperterriti per
distogliere il popolo dall'obbedienza dovuta ai Nostri
Ammonimenti Apostolici. Il primo inganno concerne la negata
autenticit delle Nostre lettere; non c' nessun commento pi
congruo se non che ci si attaglia perfettamente alla fonte dalla
quale proviene. Con quale buona fede, infatti, si pu dubitare
della verit delle Nostre lettere, che, firmate di Nostro pugno,
sono state mandate ai Metropolitani francesi e che, per Nostro
ordine, furono edite presso la Stamperia Romana e fatte circolare
non soltanto nel Regno di Francia ma in tutte le parti del mondo
cattolico, cos come accadr anche per questa Nostra? Come dunque
pu essere definito apocrifo quel documento che  Nostro, che
deriva unicamente da Noi, che  stato divulgato con tanta
solennit da non lasciare spazio ad alcun dubbio; che, in
definitiva,  tale che con poca fatica chiunque pu distinguerlo
dagli altri documenti, falsi e corrotti, che i Refrattari fecero
circolare fra il popolo a Nostro nome, con somma audacia e
manifesta calunnia, per procurare approvazione alla Costituzione
Civile del Clero, che Noi avevamo rifiutato sin dall'inizio con
sommo orrore?
16. L'altro fraudolento, raggirante inganno degl'Intrusi riguarda
la mancanza di una certa forma "civile" nella pubblicazione delle
Nostre lettere. Infatti essi certamente non ignorano, e a nessun
altro pu sfuggire, che allo stato attuale delle cose in Francia
una forma di questo tipo non poteva essere adottata; cosicch
coloro che utilizzano tale forma null'altro hanno in mente se non
facilitare la crescita impunita dello scisma e dell'intrusione.
Non sfugge infatti che questa forma "civile" non  necessaria,
soprattutto quando si tratta di "causa maggiore", che compete a
Noi e che  stata resa nota attraverso i Vescovi. Proprio questo
tutti i Cattolici riconoscono, e Valentiniano Augusto afferm con
chiare parole nella "Novella" che segue la lettera di San Leone
Magno ai Vescovi della provincia viennese: "Questa stessa
sentenza [di San Leone] avrebbe dovuto aver valore in Francia
anche senza la sanzione imperiale. Che cosa infatti non dovrebbe
essere consentito nelle Chiese all'autorit di un Pontefice tanto
grande?". Lo stesso clero francese lo riconobbe quando si tratt
di divulgare le lettere encicliche del Nostro predecessore Pio
VI: "Non avete alcun bisogno dell'approvazione regia per
divulgare come Regola la risposta della Santa Sede Apostolica su
un tema esclusivamente spirituale".
17. Quel che abbiamo detto fin qui sul lacrimevole stato dello
scisma, al quale gli Intrusi si dedicano in modo ammirevole, 
percepibile da chiunque lo esamini attentamente; perci a buon
diritto possiamo esclamare con Sant'Atanasio: "Non avete ancora
capito che il Cristianesimo viene distrutto e che il Demonio,
cerca, con l'inganno e sotto altre fattezze, di sconfiggere la Chiesa?".
18. In tanto grave perturbazione delle vicende della Chiesa
francese ed in altrettanta gravit e notoriet del crimine, Noi
avremmo potuto fin da ora procedere contro i contumaci, con la
comminata pena della scomunica, dal momento che per oltre undici
mesi dal giorno dei Nostri Ammonimenti, da parte loro non giunse
alcun segno di pentimento. Nondimeno, poich abbiamo visto che il
Nostro Ammonimento ha avuto esito non inutile presso molti, e
avendo ritenuto di dover aspettare un certo tempo perch anche
altri si adeguassero; tenendo soprattutto presente la grande
bont di Dio, il quale tollera i peccatori con molta pazienza e
non vuole portarli alla perdizione, ma indurli alla penitenza;
dopo aver ascoltato il parere di una scelta Congregazione dei
venerabili Nostri fratelli, i Cardinali di Santa Romana Chiesa,
riunitasi davanti a Noi il 19 gennaio di quest'anno, abbiamo
ritenuto di dover agire fin qui con benignit nei confronti dei
contumaci, per vedere se ritornino in s e si rivolgano a Dio.
Infatti non ci siamo ancora spogliati della misericordia paterna
nei loro confronti ed in un certo senso, "come una madre non pu
dimenticarsi del suo bambino, per non dover avere piet del
figlio del suo ventre", cos la Santa Romana Chiesa non pu
dimenticarsi dei suoi figli, per quanto ribelli ed ostinati, e
nei loro confronti  mossa pi da piet che da rabbia. Per questo
motivo Noi, non senza gran pianto e lamento, temendo la
frammentazione delle Nostre viscere, Ci asteniamo per ora dal
comminare la sentenza di scomunica, accettando anche di differire
pi oltre la pena, affinch possa aver luogo il pentimento.
Rimane tuttavia confermata la pena di sospensione inflitta con la
Nostra lettera del 13 aprile.
19. Perci abbiamo deciso di presentare questa nuova e perentoria
Ammonizione, da valere anche come seconda e come terza, in base
alla quale, contando sessanta giorni dalla data di questa Lettera
per la seconda, ed altri successivi sessanta per la terza,
disponiamo quanto segue:
20. Per primi ammoniamo, come  giusto, sollecitandoli al
doveroso pentimento, i sacrileghi consacratori dei Vescovi
intrusi e gli assistenti (Carlo Maurizio Vescovo di Autun;
Giovanni Battista Vescovo di Babilonia e Giovanni Giuseppe
Vescovo di Lidda), i quali in certo modo sono gli autori del
funestissimo scisma, poich con le prime azioni che osarono
compiere, cio le consacrazioni degli pseudo-Vescovi,
precedettero tutti gli altri nell'atrocit del crimine.
21. Ammoniamo inoltre tutti gli pseudo-Vescovi intrusi che, senza
elezione, ordinazione o missione legittima, hanno invaso le Sedi
Episcopali - sia quelle antiche, sia quelle di recente ed
illegittima costituzione - la maggior parte delle quali era retta
dai legittimi Presuli, mentre quelle che erano vacanti erano
rette dai Vicari capitolari, secondo le leggi prescritte dal
Concilio di Trento.
22. Ammoniamo anche l'Arcivescovo di Sens, il Vescovo di Orlans,
il Vescovo di Viviers e Pier Francesco Martello, coadiutore
dell'Arcivescovo di Sens. Di costoro, i primi tre, quantunque
abbiano ricevuto correttamente il vescovado, hanno tuttavia osato
invadere parti di altre Diocesi e rinunciare a porzioni delle
proprie, attenendosi ai decreti dell'Assemblea nazionale; tutti,
poi, allo stesso modo dei Vescovi consacratori, degli assistenti
e di tutti i Vescovi intrusi, non si sono vergognati di
sottomettersi alla Costituzione civile del clero, prestando
puramente e semplicemente quel giuramento civico che Noi avevamo
definito "fonte ed origine di tutti gli avvelenati errori" nella
Nostra lettera del 13 aprile.
23. Ammoniamo i Parroci e coloro che con qualunque nome
esercitano in titolo la cura delle anime, i quali, oltre ad
imbrattarsi con quel giuramento sacrilego, hanno invaso intere
Parrocchie, sia vecchie sia di recente ed illegittima
istituzione, oppure ne hanno invaso delle parti, per istituzione
ricevuta (per altro senza valore) dai Vescovi intrusi o
dall'Arcivescovo di Sens o dai Vescovi d'Orlans e di Viviers
(legittimi, in verit, ma legati col giuramento civico) che hanno
operato al di fuori dei confini delle rispettive Diocesi, anche
se alcuni di loro in precedenza avevano correttamente ricevuta
l'investitura delle Parrocchie.
24. Infine ammoniamo anche tutti i Vicari e gli altri Preti, con
qualunque nome chiamati, delegati all'esercizio della
giurisdizione ed allo svolgimento degl'incarichi ecclesiastici
dai Vescovi intrusi, i quali non possono trasferire ad altri un
diritto che essi stessi non possiedono.
25. Avendo tutti cos ammoniti, se a Noi non risulter che,
nell'arco di tempo precedentemente assegnato, ciascuno abbia
fatto, in favore della Chiesa, la penitenza dovuta per i suoi
peccati, allora certamente "ci addoloreremo, ci rattristeremo,
piangeremo e ci sentiremo le viscere lacerate, come se fossimo
spogliati delle nostre stesse membra"; tuttavia non Ci dorremo in
modo da non procedere, in una vicenda cos grave, secondo la
gravit dei delitti, la moltitudine dei delinquenti e la
pericolosit del contagio, da non comportarci come richiedono il
ministero apostolico e le norme canoniche, scagliando cio la
sentenza di scomunica, notificandola pubblicamente ed indicando
costoro come allontanati dalla comunione con la Chiesa, da
considerarsi scismatici pervicaci e perci da evitare.
26. Ancor oggi Noi rivolgiamo quest'ultima ammonizione canonica,
piena di sollecitudine paterna e di moderazione, ai Vescovi
consacratori, agli Assistenti, ai Vescovi intrusi ed ai loro
Vicari, ai Vescovi che han prestato giuramento, ai Parroci
parimenti intrusi; ai Vicari ed ai Sacerdoti delegati o approvati
dai Vescovi intrusi; dal momento che il loro crimine  di gran
lunga pi grave e pericoloso, sia per la natura stessa del
peccato, sia per la dignit ed autorevolezza della persona che lo
compie; fattori, entrambi, che contribuiscono moltissimo a
corrompere gli altri, insieme con l'esempio e l'uso della
giurisdizione usurpata. Nondimeno vogliamo che si considerino
ammoniti anche gli altri: gli autori e i fautori della
Costituzione pubblicata, tutti quelli che hanno giurato,
specialmente gli Ecclesiastici e soprattutto i Parroci, i
Superiori ed i Rettori dei Seminari, i Professori ed i Presidi di
Universit e Collegi, perch non pensino di schivare a suo tempo
analoga pena, se persisteranno ostinati e contumaci nel loro delitto.
27. Mentre diciamo queste cose, mentre Ci affidiamo a queste
minacce, chiamiamo Dio a testimone di quanto non vorremmo esser
costretti ad usare queste armi spirituali, se potessimo farne a
meno. Con animo ben disposto abbiamo sempre dato spazio alla
moderazione e alla misericordia, facendo ricorso alla severit
malvolentieri e soltanto se costretti dalla necessit. Proprio
per questo ancora una volta e con il massimo vigore, nel nome
delle viscere di Ges Cristo, preghiamo coloro che in qualunque
modo hanno avuto parte in questo scisma, ed in particolare i
sacri Ministri, e li scongiuriamo affinch riflettano su quanto
sia indegno, perverso e miserrimo, per i Fedeli, specialmente
Ecclesiastici, favorire ed assecondare questo scisma
pestilenziale; esso  nato per l'iniquo consiglio dei filosofi
innovatori che costituivano la maggior parte dell'Assemblea
Nazionale, e si sarebbe quasi estinto sul nascere se i Fedeli e
gli Ecclesiastici l'avessero contrastato. Inorridiscano dunque
meditando quanto l'attesa d'un terribile giudizio, simile ad un
fuoco, consumer coloro per colpa dei quali lo scisma (che col
loro ravvedimento potrebbe cessare) perdura ancora e si espande e
cresce nelle fiorentissime regioni francesi.
28. Mancano forse famosi "eccitamenti dei francesi" per
ritrattare il giuramento civico? Eppure  noto che molti fra i
pi illustri intellettuali francesi si dimostrarono docili nel
detestare gli errori precedentemente propugnati. Infatti, gi
all'inizio del V secolo il monaco Leporio pubblic la
ritrattazione dei suoi errori, che fu letta nel quinto Sinodo
africano e fu inviata ai Vescovi francesi; il sacerdote Lucidio
ne indirizz un'altra al Sinodo di Arles; non diversamente si
comport Giovanni Gerson, che formul la sua ritrattazione
basandosi sugli insegnamenti dei libri di San Bonaventura. A
questi sono seguiti Pietro de Marca e Francesco Fnelon,
Arcivescovo di Cambrai, meritevole del pi elogiativo ricordo, e
molti altri scrittori francesi, al cospetto dei quali chi potr
arrossire e ancora ostinatamente rifiutare di imitarli, loro che
seppero trasformare il loro errore in gloria e vanto singolari?
Una convinta speranza ci induce a ritenere che la mano di Dio non
si arrester sopra gli intrusi e gli scismatici; che i loro animi
traviati saranno richiamati sulla via della salvezza, e,
sollecitati dagli esempi di antenati cos famosi, con la
ritrattazione dell'empio giuramento condanneranno le
consacrazioni sacrileghe, rinunceranno agli incarichi sacerdotali
precedentemente occupati e riconosceranno i legittimi pastori.
29. Voi intanto, Venerabili Fratelli, che - udito l'ultimo
ammonimento di questa Nostra lettera - Ci pare di vedere agitati
e tremanti per la salvezza del Vostro gregge e Ci par di udire
esclamare con San Paolo "Chi di voi cadr infermo, senza che
questo indebolisca anche me? Chi sar scandalizzato senza che
anch'io mi senta avvampare?"; Voi, dicevamo, mentre renderete
pubblica questa Nostra lettera, aggiungete le vostre alla Nostra
preoccupazione, levando preghiere pi fervide a Dio Ottimo e
Massimo, ripetendo le esortazioni ed i vostri consigli, affinch
- in tanta crudezza dei tempi ed in tanta confusione degli animi
- possiate consolidare la fermezza dei fedeli che sono rimasti
tali e recare aiuto alla debolezza di coloro che sono caduti. Ma
soprattutto mettete sotto gli occhi di coloro che sono caduti che
niente servir tanto alla loro salvezza eterna, niente alla loro
vera gloria, niente alla gioia dell'intera Chiesa, niente sar
cos gradito quanto questo sacrificio di obbedienza, al quale li
invitiamo, li preghiamo, li scongiuriamo per le viscere del
nostro Dio e per l'avvento del Signore Nostro Ges Cristo.
Facendo queste cose, continuerete ad essere quel che gi siete,
cio "buoni ministri di Ges Cristo, cresciuti nelle parole della
Fede e della corretta dottrina che avete sempre seguito".
30. Voi pure, diletti Figli Canonici di rispettabili Capitoli,
Parroci, Sacerdoti, altri ministri del clero francese, infine,
Fedeli tutti abitanti nel Regno francese, che vi siete distinti
dagli altri per la costanza e l'impegno religioso, unite le
vostre preghiere alle Nostre ed a quelle dei vostri Pastori, ed
implorate nella cenere, nell'orazione, nel digiuno, "Perdona, o
Dio, il Tuo popolo". Poich Dio  buono e misericordioso, quando
vedr il pianto dei Sacerdoti e dei cittadini, di certo sar
compassionevole ed avr piet. Perci sopportate con pazienza gli
infortuni che vi sono capitati e che forse ancora vi accadranno,
"fintanto che la destra di Dio onnipotente distrugger tutte le
armi del demonio, al quale perci si permette di tentare
arditamente qualcosa, perch poi sia sconfitto con maggior gloria
dei fedeli di Cristo; poich dove la verit  maestra non vengono
mai meno, fratelli carissimi, i conforti divini".
31. Soprattutto vi raccomandiamo e v'ingiungiamo di mantenervi
sempre strettamente a contatto con i vostri Pastori, affinch non
comunichiate in alcun modo, e men che meno nelle cose divine, con
gli intrusi ed i refrattari, con qualunque nome vengano chiamati;
allo stesso modo guardatevi dallo scellerato opuscolo di cui si
diceva prima, il capzioso "Accord des vrais principes", dalle
lettere pastorali e "nunciatorie" e da qualunque genere di
scritto diffuso od in via di diffusione da parte di coloro che,
mentre difendono la Costituzione civile del clero, in realt
danno vigore allo scisma. Allo stesso modo che nelle Nostre
precedenti lettere gi avevamo contestato e condannato tale
Costituzione, cos ancora con questa Lettera riproviamo,
rigettiamo e condanniamo la predetta opera, le lettere pastorali
e "nunciatorie" e tutti gli altri scritti, sulla base del supremo
ufficio Apostolico del quale siamo rivestiti.
32. Nell'immensit della Sua benevolenza, Dio voglia dar forza
alle Nostre cure pastorali, affinch coloro che fra voi sono
rimasti fedeli si rafforzino, e coloro che sono caduti si
rialzino. Questo chiediamo a Dio, implorandolo ed
inginocchiandoci - per usare le parole dell'apostolo Paolo agli
Efesini - davanti al Padre Signore nostro Ges Cristo "affinch
vi conceda di fortificarvi nella virt secondo le ricchezze della
sua gloria, per mezzo del suo spirito che scende nel cuore
dell'uomo, e di fare abitare Ges Cristo nei vostri cuori,
radicati e consolidati nella carit". Come pegno di questi doni
celesti, diletti Figli, Venerabili Fratelli e diletti Figli, Noi
vi impartiamo dal pi profondo del cuore, paternamente e con
amore, la Benedizione Apostolica.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 19 marzo 1792, anno
diciottesimo del Nostro Pontificato.
PIO PP. VI.
