                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                           PIO  PP. VI
                            "DUM NOS"
                     AI VENERABILI FRATELLI
   L'ARCIVESCOVO DI AVIGNONE E I VESCOVI DI CARPENTRAS, CAVAILLON E VAISON
         E AI DILETTI FIGLI DEL CAPITOLO, DEL CLERO E DEL POPOLO
            DELAL CITT DI AVIGNONE E DEL CONTADO VENESINO,
                           A NOI SOGGETTI
                VENERABILI FRATELLI E DILETTI FIGLI,
                  SALUTE ED APOSTOLICA BENEDIZIONE.
1. Mentre Vi scriviamo questa nuova Lettera Apostolica come
Pastore universale e vostro Sovrano, pensiamo che non vi sia
occasione pi opportuna e pi valida perch Noi possiamo
continuare a lodare coloro che fedeli a Dio e al loro Sovrano
sono accusati e condannati dall'attuale Assemblea Nazionale
francese; al contrario, mentre di nuovo ammoniamo ed esortiamo
alla penitenza coloro che sono ribelli a Dio e al loro Sovrano,
la stessa Assemblea francese li esalta con tante lodi, fra
l'incredibile stupore di tutte le genti.
2. Dio, dal quale le Nostre colpe e quelle dei popoli sono punite
attraverso le tribolazioni, ma che non abbandona mai nessuno di
coloro che difendono particolarmente la sua causa, in verit Ci
ha consolato con una non trascurabile soddisfazione. Infatti, per
opera divina  accaduto che la Nostra precedente lettera
ammonitrice che Vi abbiamo inviato il 23 aprile dello scorso 1791
(non per usare la prepotenza o qualche altra difesa propria di
quest'epoca, delle quali si avvalgono i potenti del mondo, ma in
nome del Signore Dio Nostro) e che Voi, Venerabili Fratelli,
guidati da uno spirito non dissimile di bont, Vi preoccupaste di
diffondere, ebbe presso i capitoli, i parroci, il clero, i
magistrati e la gente, e anche presso molti fautori della
Costituzione francese, tale e tanta forza che a tutto il mese di
febbraio di quest'anno furono vani quasi tutti gl'iniqui
tentativi degli avversari, tante volte esperiti e con il decreto
del 14 settembre dello scorso anno nuovamente ripetuti con i
quali l'Assemblea Nazionale - essendo inutilmente riluttante e
contraria una gran parte, la pi sana, del popolo - tolti di
mezzo altri quattro decreti speciali da essa stessa emessi, e
cancellato e annullato un altro decreto generale approvato in
precedenza che vietava l'occupazione della propriet altrui, e
poste in non cale tutte le leggi umane e divine, nonostante
l'indignazione di tutti i sovrani d'Europa os invadere con la
violenza il Nostro territorio di Avignone e del Contado Venesino
ed annetterlo al regno di Francia.
3. A comprovare l'ottimo esito che le Nostre precedenti
esortazioni avevano conseguito contro tentativi tanto indegni,
potremmo enumerare con opportuna orazione le nobili imprese con
le quali Voi, Venerabili Fratelli e diletti Figli, avete onorato
soprattutto la vostra Religione, che Ci sta particolarmente a
cuore, e successivamente la Vostra fedelt verso di Noi,
sopportando, con ammirevole costanza, taluni la perdita dei beni
e delle fortune, altri l'esilio, altri le ingiurie e le
persecuzioni, altri il carcere, e altri infine lo sterminio e la
morte stessa. Da questo deriv che pochi ecclesiastici e laici
seguirono Benedetto Francesco Malierio, pseudo-vicario capitolare
della Chiesa di Avignone, che Noi gi sospendemmo con precedente
lettera dall'esercizio dell'ordine. Si tratta di persone non
molto dissimili dai suoi costumi e dalla sua indole, abbastanza
noti per la gravit dei delitti compiuti. Egli dovette utilizzare
i predetti sia nell'adempimento dei compiti della Chiesa, come si
deduce chiaramente dall'editto in lingua volgare pubblicato il 10
giugno 1791, con il quale fu indetta da lui una Supplica per le
feste del Corpus Domini, sia delegando alcuni pseudo-parroci, che
la maggior parte della popolazione religiosamente e pubblicamente
rifiut di riconoscere, tanto che disprezz sia il delegante sia
i delegati.
4. Sarebbe facile per Noi citare pubblicamente molti altri esempi
della vostra religiosit e della vostra fedelt a maggiore vostra
gloria ed onore, ma Ci asteniamo deliberatamente dal ricordarli
in quanto uomini assolutamente insospettabili (cio coloro che
chiamano "Comitati delle petizioni e di sorveglianza") li hanno
raccolti in una relazione presentata all'Assemblea francese
durante la sessione dell'11 febbraio scorso dedicata alla
situazione di Avignone e del Contado Venesino. Dato che la
relazione  stata stampata e diffusa largamente, nessuno ignora
che lo spirito pubblico  tanto mutato ad Avignone, e molto di
pi a Carpentras e in altre localit del Contado, essendo pochi,
e apertamente disprezzati, coloro che sostenevano la Costituzione
Gallicana e che i relatori Gallici ricolmano di tante lodi. Per
contro  ingente il numero di coloro che essi chiamano sediziosi
e seduttori, cio di coloro che fra gli ecclesiastici, fra i
magistrati e fra i laici brillavano per il culto a Dio e per la
fedelt al loro Sovrano, tanto che sarebbe prossimo, e non
potrebbe assolutamente essere evitato, il ritorno a quello stato
nel quale erano prima della ribellione.
5. Rallegratevi ed esultate, Venerabili Fratelli, che allora vi
segnalaste per zelo, piet, carit, e particolarmente tu, Vescovo
di Carpentras, che per i tuoi meriti eccezionali ti sei meritato
un maggiore elogio. Nello stesso tempo rallegratevi anche voi,
diletti Figli, che uniti ai vostri legittimi pastori forniste
straordinari motivi della vostra piet; rallegratevi tutti,
diciamo, per le ingiurie che vi vengono indirizzate in quella
relazione e che si volgono a vostro onore e decoro, e ricordatevi
con Sant'Agostino che "anche il Signore Ges Cristo fu chiamato
seduttore, a conforto dei suoi servi, quando sono detti seduttori".
6. Se questa  la situazione di Avignone e del Contado Venesino
alla data dello scorso febbraio, a buon diritto speriamo che quei
pochi che perseverano nell'errore e nell'infedelt si convertano
e seguano la maggioranza, ma non possiamo assolutamente ignorare
il nuovo genere di delitto compiuto dall'Assemblea Nazionale con
il decreto del 3 marzo scorso. Infatti, con questo decreto essa
si  arrogata il diritto di dividere il Nostro territorio di
Avignone e del Contado Venesino in due distretti, e di
sottometterli al duplice distretto del Rodano e della Druma, che
i Francesi chiamano Dipartimento, e al contempo di stabilire che
tutte le leggi dell'Impero francese siano valide senza indugi
anche nel Nostro territorio, e che le singole Municipalit siano
rinnovate. Inoltre, con nuovi decreti subito emessi l'Assemblea
comand che venisse revocata la formazione de la marck, e che ad
essa fossero assegnati altri soldati; ch, anzi, fra gli stessi
rabbrividenti popoli di Parigi, e con loro meraviglia, giunse al
punto di comandare di liberare dalle carceri quei mostri che il
16 ottobre dell'anno scorso si macchiarono di un delitto tanto
indegno e tanto volgare; e ci ordin per nessuna altra ragione
se non perch nei grandi rivolgimenti delle cose non si possono
considerare delitti le scelleratezze pi gravi che persino le
genti barbare e incolte detestano e ne inorridiscono.
7.  tale il furore di cui ardono e da cui sono presi i nemici,
che Noi, con immenso dolore del Nostro animo, gi vediamo Voi,
Venerabili Fratelli e diletti Figli, soggetti a tutte quelle
persecuzioni che dall'empiet, dallo scisma e dall'eresia
poterono mai essere escogitate, cos che ai Nostri occhi appare
gi vicino il momento nel quale ci sar un nuovo e pi crudele
pericolo per la vostra religiosit e per la vostra fede. Ci  gi
stata riferita la voce di una nuova persecuzione non solo contro
gli uomini ma - ci che non si pu ascoltare senza orrore e che
rivela i criminali intendimenti dei persecutori - anche contro le
sacre immagini. In questo momento decisivo  necessario che vi
sia riferito il Nostro parere.
8. Per quanto riguarda la Religione, non Vi sfugge che non 
sufficiente sopportare per un certo tempo le ingiurie soltanto
con animo forte, ma  necessario perseverare con la stessa
costanza fino alla fine e, se  necessario, sacrificare la
propria vita. Infatti, non chi ha incominciato ma "colui che avr
perseverato fino in fondo sar salvo" (Mt 10,32). Quella costanza
che finora avete dimostrato Ci spinge a sperare che sarete
egualmente costanti in futuro contro qualunque rischio della
sorte e anche della vita: il che sar certamente condiviso da Noi
che, sebbene assenti, porteremo i vostri tormenti come fossero Nostri.
9. Affinch, poi, i buoni vengano maggiormente confermati nel
loro proposito e sia concesso ai cattivi un nuovo spazio della
Nostra benignit per la loro resipiscenza, come gi ritenemmo che
fosse da estendere ai popoli del Nostro territorio Avignonese e
del Contado Venesino la Nostra precedente lettera ammonitrice del
13 aprile 1791 da Noi indirizzata ai diletti Nostri Figli i
Cardinali di Santa Romana Chiesa e ai Venerabili Fratelli
Arcivescovi e Vescovi e ai diletti Figli del Capitolo, del Clero
e del popolo del regno di Francia, cos ora estendiamo agli
stessi popoli la nuova lettera ammonitrice del 19 marzo scorso,
indirizzata agli stessi Arcivescovi, Vescovi, Capitoli, Clero e
popolo del regno di Francia, con la quale viene fissato lo spazio
di sessanta giorni dalla data di essa per la seconda ammonizione,
e di altri sessanta giorni per la terza.
Ci  riferito soprattutto a Benedetto Francesco Malierio, pseudo-
vicario capitolare della Chiesa Avignonese, ai parroci, ai vicari
e agli altri preti che, non delegati dai legittimi pastori, si
sono impadroniti della direzione spirituale, e a tutti gli altri
ecclesiastici che l'avevano occupata anche in forza della tentata
divisione dei Nostri territori, secondo le diverse classi
distintamente e chiaramente espresse nell'ultima Nostra lettera
della quale, Venerabili Fratelli, vi abbiamo spedito molte copie
affinch esse, unite a questa lettera, secondo le vostre
possibilit siano mandate in giro ai Capitoli, al Clero e al
popolo di Avignone e del Contado. Frattanto sar Nostra cura
provvedere affinch le stesse siano diffuse non solo in codeste
regioni, ma anche in quelle vicine, in modo che nessuno le ignori.
10. Guardando la travagliata condizione delle cose francesi, con
altra lettera dello stesso 19 marzo Noi concedemmo agli
Arcivescovi, ai Vescovi ed agli Amministratori delle diocesi del
regno di Francia particolari facolt in forza delle quali
potessero provvedere al bene spirituale della gente. Poich non
meno travagliata  la condizione di Avignone e del Contado
Venesino, estendiamo anche a Voi, Venerabili Fratelli, le stesse
facolt, con le stesse condizioni comprese nell'indulto, del
quale troverete diverse copie allegate a questa lettera.
11. Queste sono le provvidenze che servono a tenere la Religione
riparata e protetta, e a renderne pi spedite le norme e le
procedure. Per quanto riguarda la fedelt che Ci spetta quale
legittimo Sovrano, non ignorate, Venerabili Fratelli e diletti
Figli, come in gran parte dimostrano le cose da Voi compiute, da
quale stretto vincolo siate tenuti ad osservarla, dal momento che
ciascuno  obbligato dal divino precetto "ad ubbidire ai
legittimi poteri" (Rm 13,1; Eb 13,17), e ci  richiesto dallo
stesso giuramento che Voi, non diversamente dai vostri antenati,
avete prestato a questa Sede Apostolica, cos che i buoni e i
cattivi, secondo le loro possibilit, non debbano omettere nulla
di quelle cose che possono sostenere i primi nella fedelt, e
ricondurre i secondi a quella obbedienza dalla quale si
distaccarono: ci per liberare Noi dalla necessit di mettere in
uso rimedi pi energici e di porre mano alle dovute pene.
12. Abbiamo trattato con gli stessi ribelli come se fossero
figli, e nel colmo della sfida abbiamo dato considerevoli aiuti
agli uni e agli altri. Sappiamo che l'antico governo di questa
Santa Sede, libero ed esente da ogni dazio, suscit l'invidia di
tutti i popoli; assai spesso abbiamo dichiarato che se alcuni, a
Nostra insaputa, fossero caduti cost in abusi, immediatamente si
sarebbe provveduto da Noi ad allontanarli e a castigarli; non si
possono sovvertire gl'imperi ad arbitrio dei popoli e introdurre
con leggerezza nuove forme di governo. Perci nulla  stato
tralasciato da parte Nostra, tanto che possiamo sperare per il
futuro che gli stessi ribelli, quando si sia calmata un po' la
passione del fanatismo, debbano riconoscere l'orrore dei propri
crimini, il peso di nuovi balzelli e servit, e di tanti altri
gravi mali che finora non ebbero ed ai quali, sotto l'aspetto di
una simulata e fittizia libert, saranno senza dubbio contrari,
non senza rovina della loro patria se non si ritireranno subito
dalla lotta nella quale furono trascinati gi da due anni per
disobbedienza, corruzione e per ogni genere di violenza.
13. Noi peraltro, restando in quel modo d'agire paterno che
abbiamo usato finora con Voi, e nella trasparente giustizia della
Nostra causa che con Nostra gioia riconobbero i principi, tutti i
re e l'universo mondo, non pensando minimamente di rinunciare in
qualunque modo ai Nostri diritti o di trattare qualsiasi
compensazione per il principato che i primi decreti
dell'Assemblea Nazionale rivendicano da Noi, e che pertanto Ci
confermano che il possesso di oltre cinque secoli  titolo
legittimo e indiscutibile, Noi qui non solo dichiariamo valido il
Nostro chirografo del 5 novembre 1791 con il quale, aderendo alle
precedenti proteste ed essendo oltremodo manifesto a tutti la
falsit e la calunnia di quegli argomenti che pretendevano di
giustificare l'iniqua occupazione, dichiarammo nullo il decreto
del 14 settembre dello stesso anno, ma inoltre dichiariamo
invalido, irrito e di nessun valore e merito il nuovo decreto del
3 marzo, e tutto ci che decisero o forse decideranno a danno del
Nostro principato, unitamente a tutti gli atti che con temerario
ardimento siano gi stati perpetrati o verranno perpetrati.
Disponiamo e comandiamo che questa Nostra lettera, unitamente a
quella del 23 aprile 1791, sia allegata al predetto chirografo e
sia conservata a perpetua memoria nell'archivio segreto della
Nostra camera.
14.  tanto il Vostro zelo, Venerabili Fratelli e diletti Figli,
che riteniamo inutile aggiungere nuove esortazioni. Convertitevi
con Noi, confidando con indubbia speranza in Dio; pregatelo
incessantemente, cos come anche Noi lo preghiamo, perch tenga
lontano il rigore della sua giustizia, e con quella misericordia
di cui  fornito illumini le menti dei ribelli e dei loro
sostenitori, e renda le loro anime ferventi nell'ossequio e nella
venerazione verso la sua santa Religione e nello zelo e nello
spirito di obbedienza verso questa Sede Apostolica.
Accesi da questi desideri, a Voi, Venerabili Fratelli, e a Voi,
diletti Figli, impartiamo con grande amore l'Apostolica
Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 19 aprile 1792, nel
diciottesimo anno del Nostro Pontificato.
PIO PP. VI

          