                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                           PIO  PP. VI
                         "CHARITAS QUAE"
                AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
                   PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
           E AGLI ALTRI ORDINARI DEL REGNO DI FRANCIA
                  AVENTI CON L'APOSTOLICA SEDE
                        PACE E COMUNIONE.
                       VENERABILI FRATELLI
                 SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE
La carit che, come c'insegna l'Apostolo San Paolo,  sempre mite
e tollerante, soffre e sopporta ogni cosa, finch le resta
qualche speranza di arrestare con la sua dolcezza gli errori che
incominciano a insinuarsi nelle anime; ma se l'errore
progredisce, e arriva al punto di trascinare i popoli nello
scisma, allora le leggi stesse della carit, inseparabili
d'altronde dai doveri del Ministero Apostolico del quale siamo
investiti malgrado la Nostra indegnit, Ci esortano e Ci spingono
irresistibilmente a opporre a quel male nascente un rimedio bens
dolce e paterno, ma pronto ed efficace, svelando ai colpevoli
l'enormit della loro colpa e la gravit delle pene canoniche
nelle quali sono incorsi. Con questo mezzo quelli che si sono
sviati possono rientrare nei sentieri della verit, rinnegare i
loro errori e tornare in grembo alla Chiesa che attende il loro
ritorno come una buona madre e tende loro le braccia per
accoglierli; cos tutti i fedeli possono sfuggire prontamente
alle panie dei loro falsi pastori che, non essendo entrati
nell'ufficio di pastori per la porta giusta, non cercano che di
derubare, sgozzare e rovinare il gregge.
Pervasi dalla verit di questi divini precetti, da quando abbiamo
avuto le prime notizie della guerra dichiarata alla Religione
Cattolica dai filosofi innovatori che hanno fatto lega contro di
lei e che formano la maggioranza dell'assemblea nazionale di
Francia, Noi abbiamo pianto amaramente in presenza del Signore; e
dopo aver comunicato le Nostre crudeli inquietudini ai Nostri
Venerabili Fratelli, i Cardinali della Santa Romana Chiesa,
abbiamo ordinato preghiere pubbliche e private; abbiamo poi
insistentemente esortato il nostro carissimo figlio in Ges
Cristo, Luigi, il Re Cristianissimo, con la Nostra lettera del 9
Luglio 1790, a non sanzionare una costituzione civile del clero,
che doveva indurre la nazione in errore e portare uno scisma nel
suo regno. Perch era materialmente impossibile che un'assemblea
puramente politica avesse il diritto di cambiare tutta la
disciplina della Chiesa, di annientare l'autorit dei Padri e i
Decreti dei Concili, di capovolgere l'ordine della Gerarchia, di
regolare arbitrariamente le elezioni dei Vescovi, di sopprimere
sedi vescovili e di sostituire nella Chiesa, a forme antiche e
rispettabili, forme nuove e viziose.
Per imprimere pi profondamente le Nostre esortazioni nello
spirito del Re Cristianissimo, abbiamo indirizzato il 10 dello
stesso mese due Brevi ai Nostri Venerabili Fratelli gli
Arcivescovi di Bordeaux e di Vienne, che la qualit di ministri
avvicinava alla persona del Re; li abbiamo paternamente ammoniti
ad unire i loro sforzi ai Nostri per impedire che, la sanzione
reale venendo a prestare un nuovo appoggio a questa costituzione,
il regno non si trovasse ben presto in preda allo scisma, e i
Vescovi eletti secondo la nuova forma non divenissero anch'essi
scismatici, il che Ci obbligherebbe a considerarli intrusi e a
dichiararli privi di ogni giurisdizione ecclesiastica. Per
provare che le Nostre sollecite cure avevano per unico oggetto
gli interessi della religione, abbiamo ordinato che si cessasse
di esigere il pagamento dei diritti che la Camera Apostolica
percepiva, per antiche convenzioni e per uso costante, per la
spedizione delle Bolle inviate in Francia.
Non c' dubbio che il Re Cristianissimo non avrebbe mai di sua
iniziativa sanzionata la costituzione del clero; ma incitato,
spinto dall'assemblea nazionale, alla fine si  lasciato
strappare questa sanzione, come indicano le sue lettere del 28
Luglio, del 6 Settembre e del 16 Dicembre, nelle quali Ci prega
di approvare almeno provvisoriamente prima cinque, poi sette
articoli che, poco diversi in sostanza fra di loro, racchiudevano
come il succo della nuova Costituzione.
Abbiamo subito sentito che Ci era impossibile approvare e
tollerare quegli articoli assolutamente contrari alle regole
canoniche. Non volendo tuttavia dare ai Nostri nemici il pretesto
di pubblicare che Noi ci opponevamo a ogni mezzo di
conciliazione, e fornire cos loro un'occasione per ingannare i
popoli, desiderando di seguire sempre le stesse vie di
mansuetudine, abbiamo dichiarato al Re, con Nostra lettera del 17
Agosto, che avremmo esaminato con cura quegli articoli e che
avremmo convocato un consiglio di Cardinali che tutti riuniti li
ponderassero attentamente a uno a uno. Essendosi riuniti due
volte, il 24 Settembre e il 16 Dicembre, per conferire sui cinque
e poi sui sette articoli, dopo serie riflessioni, la loro
opinione unanime  stata che bisognava domandare ai Vescovi di
Francia la loro opinione su quegli articoli, per sapere da loro,
se era possibile, qualche via canonica che la distanza non Ci
permetteva di scoprire, come gi avevamo comunicato al Re
Cristianissimo. In queste circostanze fu di non poco sollievo al
dolore che Ci affliggeva profondamente, venire a sapere che la
maggior parte dei Vescovi di Francia, incorruttibilmente
attaccati al loro dovere di pastori, infiammati d'amore per la
verit, si opponevano spontaneamente a tale costituzione e la
combattevano con coraggio in tutto ci che riguardava il governo
della Chiesa. Abbiamo avuto un altro motivo di consolazione nella
confidenza che Ci testimoniarono il Nostro caro figlio il
Cardinale De La Rochefoucauld, i Nostri Venerabili
Fratelli l'Arcivescovo d'Aix e trenta altri Arcivescovi e
Vescovi, inviandosi 1'"esposizione" dei loro sentimenti "sui
principi della costituzione del clero", firmata da ciascuno di
essi, che invocavano i Nostri consigli in tale critica
circostanza ricorrevano a Noi come al maestro e al padre comune
per ottenere una regola che tracciasse loro una linea di
condotta. Abbiamo inoltre avuto una soddisfazione molto sensibile
da parte di parecchi Vescovi che, uniti ai primi, hanno adottato
tale "esposizione".
Su trentun Vescovi di quel Regno, non se ne sono trovati che
quattro dissidenti; e se a questa grande maggioranza di Vescovi
si aggiungono le adesioni di una folla di Capitoli, di curati e
di pastori del secondo Ordine, l'esposizione adottata con cos
unanime accordo non dov'essere ritenuta, e non lo  di fatto, la
vera dottrina della Chiesa francese?
Allora, senza pi tardare, Ci siamo messi all'opera e abbiamo
esaminato tutti gli articoli della costituzione del clero. Ma
l'assemblea nazionale non  stata toccata da questa concordia
della Chiesa Francese: invece di stornarla dalla sua impresa, la
costanza dei Vescovi non ha fatto che irritarla di pi. Vedendo
chiaramente e senza dubbio possibile che fra i Metropolitani e i
vecchi Vescovi essa non avrebbe trovato nessuno che credesse di
poter consacrare dei Vescovi eletti nei dipartimenti da laici,
eretici, infedeli ed ebrei, come impongono i decreti; convinta
che questa forma assurda di governo non avrebbe potuto
sussistere, perch, senza Vescovi, tutta la costruzione
ecclesiastica cade di per s, immagin i decreti ancora pi
insensati del 15 e del 27 Novembre 1790, del 3, del 4 e 
del 25 Gennaio 1791. Con questi decreti in seguito sanzionati dal Re, 
si ordina che se il Metropolitano o il Vescovo pi vecchio rifiuta
di consacrare i nuovi eletti, essi potranno rivolgersi al Vescovo
di un altro dipartimento. Inoltre, per privare tutta in una volta
la Chiesa Francese di tutti i Vescovi veramente cattolici, di
tutti i curati attaccati alla Religione,  stato imposto a tutti
i pastori del primo e del secondo Ordine di giurare senza
restrizione che si uniformerebbero ai regolamenti gi fatti e a
quelli che potranno essere fatti in seguito, riguardo alla
costituzione del clero. Inoltre si  dichiarato che quelli che
rifiuteranno questo giuramento saranno destituiti dalle loro
funzioni; che le loro sedi e le loro parrocchie saranno
considerate vacanti; che i pastori legittimi saranno cacciati via
a forza; che i dipartimenti saranno tenuti a procedere
all'elezione di nuovi Vescovi e di nuovi curati; e che questi
eletti, senza curarsi dei Metropolitani e dei vecchi Vescovi, si
rivolgeranno al direttorio che nominer loro d'ufficio un Vescovo
qualunque per confermarli e istituirli in carica. Questi altri
decreti hanno prostrato la Nostra anima con nuovo dolore; hanno
aumentato il Nostro affanno e moltiplicato gli argomenti che
dovevamo trattare nella risposta ai Vescovi, della quale allora
Ci stavamo occupando; e indicemmo nuove preghiere pubbliche per
implorare il Padre di Misericordia, e questa fu la conseguenza
dei nuovi allarmi. Questi decreti hanno anche fatto s che i
Vescovi di Francia, che avevano gi pubblicato eccellenti scritti
contro la costituzione civile del clero, emanassero nuove
istruzioni pastorali e spiegassero tutta la forza della loro
eloquenza e del loro zelo contro il giuramento, contro le
deposizioni dei Vescovi, le vacanze delle sedi vescovili, le
elezioni e le conferme di nuovi pastori: ne risult che, per
dichiarato consenso di tutta la Chiesa Francese, i giuramenti
civili debbono essere ritenuti altrettanti spergiuri e sacrilegi
assolutamente indegni non solo di ogni Ecclesiastico, ma di ogni
buon Cattolico; e tutti gli atti conseguenti debbono essere
ritenuti scismatici, assolutamente nulli e soggetti alle pi severe censure.
Il clero francese ha sostenuto con la sua condotta queste
dichiarazioni per sempre memorabili. Quasi tutti i Vescovi e una
gran parte dei curati, con costanza incrollabile, hanno rifiutato
di giurare. I nemici della Religione allora hanno riconosciuto
che tutti i loro progetti stavano per fallire se non trovavano il
mezzo di soggiogare qualche Vescovo ambizioso o debole, che
giurasse di mantenere la costituzione e con l'imposizione delle
sacrileghe mani consacrasse i nuovi Vescovi; in modo che non
mancasse pi nulla per l'insediamento dello scisma. A capo di
questi prelati, vinti dalle tenebrose astuzie dell'empiet, si
distingue Carlo, Vescovo d'Autun, il fautore pi ardente
della costituzione; il secondo  Giovanni Giuseppe, Vescovo di
Lydda; il terzo Luigi, Vescovo d'Orlans; il quarto Carlo,
Vescovo di Viviers; il quinto, il Cardinale di Lomnie,
Arcivescovo di Sens; dietro a questi vengono alcuni sciagurati
pastori del secondo Ordine, in piccolissimo numero.
Per quel che riguarda il Cardinale di Lomnie, in una lettera che
Ci scrisse il 25 Novembre ultimo scorso, si sforz di
giustificare il giuramento che aveva pronunciato, dicendo che non
era stato per nulla accompagnato da un "consenso interno"; che
non sapeva se doveva prestare la sua opera alla consacrazione dei
nuovi Vescovi; che se ne era astenuto finora e che su questo
punto era molto perplesso. Persuasi che fosse cosa della massima
importanza che nessun Vescovo consacrasse quelli che venissero
eletti, aprendo cos la porta allo scisma, abbiamo creduto bene
di sospendere per un po' di tempo la nostra risposta ai Vescovi,
che era quasi finita, e di rispondere immediatamente al
Cardinale, con una lettera nella quale abbiamo cercato di
dissipare il grossolano errore nel quale era caduto a proposito
di quel giuramento; gli abbiamo ricordato le pene che i Canoni
comminano per questa colpa, e espresso il dolore che proveremmo
nel doverle applicare contro di lui, e anche nello spogliarlo
della dignit cardinalizia, se con una riparazione pronta e
opportuna non avesse rimediato allo scandalo che aveva provocato.
Quanto al suo dubbio sulla consacrazione dei Vescovi non
regolarmente eletti, gli abbiamo espressamente proibito di osar
confermare, per nessun motivo, tali nuovi Vescovi, e d'introdurre
cos dei ribelli nella Chiesa; avvertendolo che si trattava qui
di un diritto che apparteneva solo alla Sede Apostolica, secondo
le deliberazioni del Concilio di Trento; e che, se qualche
Vescovo o Metropolitano osasse attribuirselo, saremmo obbligati,
in virt delle funzioni Apostoliche che Ci sono affidate, a
dichiarare scismatici quelli che compiono l'istituzione e quelli
che sono istituiti, e ad annullare tutti gli atti emanati dagli
uni e dagli altri.
Dopo aver compiuto le funzioni pastorali che Ci impone la Nostra
qualit di capo della Chiesa, abbiamo dovuto tornare alla
risposta destinata ai Vescovi, cosa che le novit di giorno in
giorno succedentisi rendevano pi lunga e faticosa Alla fine, con
l'aiuto del Cielo, l'abbiamo finita e, dopo avere scrupolosamente
esaminato tutti gli articoli, abbiamo pronunciato il Nostro
giudizio e quello della Sede Apostolica, che i Vescovi di Francia
Ci avevano chiesto, e che tutti i buoni Cattolici di quel Regno
attendono impazientemente. Nessun fedele pu dubitare che questa
nuova costituzione del clero  stabilita su principi eretici,
quindi eretica essa stessa in pi punti e opposta al dogma
cattolico; che in altri punti  sacrilega, scismatica,
distruttrice dei diritti di primato della Nostra Sede e dei
diritti in generale della Chiesa, contraria alla disciplina
antica e nuova; concepita e pubblicata nell'intento di abolire
completamente la Religione Cattolica. Infatti questa Religione 
la sola della quale sia proibito il culto, alla quale si tolgano
i legittimi pastori e gli antichi possessi; mentre si lasciano
liberi i ministri delle altre sette a godere pacificamente i loro beni.
Bench abbiamo dimostrato con ogni evidenza tutti i vizi di
questa fatale costituzione, Ci siamo tuttavia astenuti finora
dallo scagliarci contro coloro che l'hanno data alla luce. Decisi
a non allontanarci dal sentiero di una dolce moderazione, non li
abbiamo ancora strappati dal seno della Chiesa; ma nello stesso
tempo abbiamo dovuto ripeter loro che se non detestavano gli
errori dei quali Noi avevamo fatto sentir loro il pericolo,
saremmo stati obbligati, per quanto a malincuore, per seguire
l'uso costante della Santa Sede in simili occasioni, a dichiarare
scismatici gli autori di quella costituzione, quelli che avessero
giurato di conformarvisi, i Pastori eletti che fossero stati
consacrati e quelli che li avessero consacrati; perch non
potrebbero, chiunque fossero, avere alcuna missione, n
partecipare alla comunione della Chiesa.
Noi, pi che disposti ad assecondare i voti dell'illustre Nazione
Francese in quel che non sar contrario al dogma e alla
disciplina universale della Chiesa: dietro parere dei Cardinali
riuniti a questo scopo, abbiamo ripetuto ai Vescovi quel che
avevamo gi detto al Re Cristianissimo e abbiamo esortato loro
che sono in mezzo agli avvenimenti, a suggerirsi un espediente,
se potevano trovarne, che non ferisse il dogma e la disciplina,
assicurandoli che lo avremmo immediatamente sottoposto all'esame
e alla deliberazione del Nostro Consiglio. Questi sono i
sentimenti che abbiamo espressi nella Nostra lettera al Nostro
carissimo Figlio il Re Cristianissimo, mandandogli una copia
della Nostra risposta ai Vescovi. L'abbiamo scongiurato in nome
del Signore di riunire presso di s i Vescovi pi saggi e di
cercare insieme a loro un rimedio opportuno a tanti mali causati
dall'intervento reale; gli abbiamo dichiarato che, fedeli ai
Nostri doveri di Pastori, avremmo agito severamente contro coloro
che restassero ostinatamente attaccati all'errore, secondo
l'esempio che Ci hanno dati i Nostri Predecessori in simili
circostanze estreme. Le Nostre due lettere al Re e ai Vescovi, in
data 11 Marzo, sono state consegnate a un corriere straordinario
che  partito il giorno dopo. Frattanto essendo giunto in Francia
il corriere ordinario, il giorno 15, da tutte le parti Ci  stato
riferito che il 24 Febbraio a Parigi lo scisma era stato portato
al culmine: poich in quel giorno il Vescovo d'Autun, gi
tacciato di spergiuro, gi colpevole di defezione per avere a suo
arbitrio abbandonato la sua Chiesa e averla rimessa nelle mani
dei laici, invece di imitare la dignitosa condotta del suo
Capitolo, si associ ai Vescovi di Babilonia e di Lydda, di cui
il primo decorato da Noi col pallio e gratificato di una
pensione, si  mostrato il degno successore di un altro Vescovo
di Babilonia, Domenico Varlet, troppo conosciuto per lo scisma
della Chiesa d'Utrecht; e il secondo pure colpevole di spergiuro
si era attirato l'odio e l'indignazione delle persone per bene
allontanandosi dalla sana dottrina del Vescovo e del Capitolo
della Chiesa di Basilea, di cui  suffraganeo. In questo giorno
dunque il Vescovo d'Autun, assistito da quei due Vescovi, ha
osato imporre le mani sacrileghe nella Chiesa dei preti
dell'Oratorio a Luigi Alessandro Expilly e a Claudio
Eustacchio Francesco Marolles, senza aver chiesto il consenso
dell'ordinario, senza alcun incarico della Sede Apostolica, senza
aver loro fatto prestare il giuramento d'obbedienza al Sommo
Pontefice, senza aver preteso n esame, n professione di Fede,
formalit queste prescritte dal Pontificale Romano e che si
devono osservare in tutte le Chiese dell'Universo; in una parola
disprezzando con violenza e calpestando tutte le Leggi. Egli non
doveva tuttavia ignorare che il primo di quei Vescovi era stato
irregolarmente posto nella sede di Quimper malgrado le proteste
forti e ripetute del Capitolo di tale Chiesa; e che la nomina del
secondo a Vescovo di Soissons era ben pi viziosa, perch tale
Chiesa aveva ancora il suo legittimo Pastore, il Nostro
Venerabile Fratello, Enrico Giuseppe Claudio di Bourdeilles, che
in conseguenza ha creduto che fosse suo dovere protestare
energicamente contro tale profanazione e soccorrere prontamente
la sua Diocesi, come dimostra la sua lettera pubblicata l'indomani.
Abbiamo saputo nello stesso tempo che il suddetto Vescovo di
Lydda si era reso colpevole di un nuovo delitto. Infatti il 27
dello stesso mese di Febbraio, insieme ai due falsi Vescovi,
Expilly e Marolles, aveva portato nella Chiesa stessa lo scandalo
fino a consacrare Vescovo d'Acqs il Curato Saurine, sebbene
questa Chiesa avesse ancora il vantaggio di possedere il suo
virtuoso Pastore Carlo Augusto Lequien.  forse questa azione che
ha fatto s che Giovanni Giuseppe Gobel Vescovo di Lydda
meritasse di essere nominato alla sede di Parigi, pur vivendo il
suo Arcivescovo. Allo stesso modo Ischiras, uno dei pi fervidi
accusatori di Sant'Atanasio e uno di quelli che avevano
maggiormente contribuito a espellerlo dalla sua sede, "per prezzo
della sua condiscendenza e del suo delitto" fu nominato Vescovo
di Tyro dal conciliabolo riunito in tale citt.
Queste tristi e funeste notizie Ci abbatterono moltissimo; ma Ci
rianim la Nostra speranza in Dio. Il 17 Marzo riunimmo di nuovo
i Cardinali per giovarsi dei loro lumi in una cosa cos grave; e
mentre eravamo occupati a deliberare, ecco un altro corriere di
Francia Ci annuncia che il Vescovo di Lydda, divenuto di giorno
in giorno pi perverso, si era associato ai due falsi Vescovi
Expilly e Saurine, e che il 6 dello stesso mese aveva nella
stessa Chiesa e con la stessa sacrilega mano consacrato Vescovo
di Beauvais il Curato Massieu, deputato all'assemblea nazionale;
Vescovo d'Evreux il Curato Lindet, pure deputato; Vescovo di
Moulin il Curato Laurent; e Vescovo di Chateauroux il Curato
Hraudin; e che non era stato arrestato dalla considerazione che
le due prime Chiese avevano ancora il loro vero e legittimo
Pastore e che le altre due non erano state erette a sedi
vescovili dall'autorit Apostolica. Parecchi secoli fa San Leone
espresse molto energicamente l'opinione che si doveva avere di
coloro che si lasciano nominare e consacrare Vescovi di Chiese
che sono ancora governate e amministrate dai loro Pastori. In una
lettera indirizzata a Giuliano Vescovo di Coo, a proposito di un
certo Teodosio che si era impadronito del posto del Vescovo
Giovenale ancora vivente, dice: "La natura stessa del fatto non
lascia alcun dubbio sul carattere di colui che si  insinuato al
posto di un Vescovo vivente; si pu senza paura di sbagliare
considerare come perverso e corrotto l'uomo che ha ottenuto il
favore dei nemici della Religione".
Se si vuol conoscere quanto  giusto l'orrore che la Chiesa ha
sempre manifestato per quelli che sono stati eletti nelle
tumultuose assemblee dei laici, a causa dell'attaccamento che
l'eletto dimostra di solito per le opinioni errate degli
elettori, basta dare un'occhiata alla lettera pastorale che Ci 
stata portata dal medesimo corriere e che il falso Vescovo
Expilly ha fatto pubblicare il 25 Febbraio per ingannare gli
ingenui e con l'intento senza dubbio di lacerare il manto di
Cristo. Infatti dopo aver ricordato i giuramenti cio gli
spergiuri coi quali si  legato, percorre tutti i principi della
costituzione del clero; ne cita quasi parola per parola tutti gli articoli;
e aderendo a tutti i sentimenti dell'assemblea nazionale, cerca
di provare che tale costituzione non altera per nulla il dogma;
che non fa che riformare la disciplina e richiamarla alla purezza
dei primi secoli, soprattutto in quella parte che toglie al clero
le elezioni per darle al popolo, e reintegra i Metropolitani nel
diritto di istituire e consacrare i Vescovi. L'autore della
lettera ha cura di non riportare in essa altro che i primi
decreti dell'assemblea nazionale. Per impressionare pi
facilmente i lettori semplici e creduli, fa menzione della
lettera che Ci scrisse il 18 Novembre 1790, come se fosse
realmente in comunione colla Santa Sede Apostolica. Indirizzando
poi la parola a ogni Ordine della sua Diocesi, li impegna e li
esorta tutti a riconoscerlo per loro legittimo pastore e ad
attaccarsi con zelo alla costituzione.
Che deplorevole errore! Siamo decisi di non accennare qui a quel
che riguarda il governo civile del Regno; ma come ha osato
intraprendere la difesa delle disposizioni relative al clero che
quasi tutti i Vescovi di Francia e una folla di altri
Ecclesiastici hanno condannate e combattute come contrarie al
dogma e distruttrici della disciplina soprattutto in rapporto
alle elezioni e istituzioni dei Vescovi? Egli stesso non avrebbe
potuto nascondere e mascherare quella verit che  impossibile
non afferrare alla prima occhiata, se non avesse omesso a bella
posta i decreti pi sorprendenti ancora che l'assemblea ha
emanato in ultimo; perch fra le altre loro pecche, si nota
soprattutto l'audacia con la quale essi attribuiscono il diritto
di conferma e di nomina a ogni Vescovo, dietro l'arbitraria
indicazione di un direttorio.
Legga quel disgraziato che  andato tanto avanti sulla via
dell'iniquit, legga la Nostra risposta ai Vescovi di Francia,
nella quale abbiamo gi combattuto e annientato gli errori
mostruosi di cui  piena la sua lettera; vi vedr splendere in
ogni articolo quella verit che egli ha paura di vedere! Sappia
intanto che egli ha pronunciato da solo la sua condanna; perch
se  vero, secondo il canone del Concilio di Nicea che egli cita,
che il Vescovo eletto non pu per antica prassi avere un titolo
legittimo se non ricevendo la nomina dal Metropolitano, che
anch'egli possiede tale privilegio solo come una derivazione dei
diritti della Santa Sede Apostolica,  possibile che Expilly
creda di aver una missione legittima e canonica dato che deve la
sua nomina non all'arcivescovo di Tours, di cui il Vescovado
Quimper  suffraganeo, ma ad altri Vescovi? Se questi Vescovi
estranei alla sua Metropoli hanno avuto la sacrilega temerit di
dargli la dignit vescovile, hanno dovuto investirlo di una
giurisdizione che essi stessi non hanno, secondo la prassi di
ogni tempo. Questo potere di conferire la giurisdizione secondo
la nuova disciplina in uso da parecchi secoli, confermata da
parecchi Concili generali e da Convenzioni, non appartiene
neppure ai Metropolitani;  tornato questo potere alla fonte
dalla quale era partito e risiede solo nella Sede Apostolica;
oggi  "il Pontefice Romano che in virt della sua dignit pu
dare Vescovi alle Chiese"; sono queste le parole del Concilio di
Trento, (Sess. 24, Cap. 1, de ref.). Cos nella Chiesa Cattolica
non ci pu essere altra consacrazione legittima che quella
conferita da un mandato Apostolico.
La lettera che Expilly Ci ha scritta, lungi dal servirgli di
scusa, lo rende invece pi colpevole;  evidente che  la lettera
di uno scismatico. Il desiderio che affetta di partecipare alla
Nostra comunione non  che un grossolano trucco; poich non dice
una parola dell'istituzione che doveva chiederCi e si accontenta
di avvisarCi della sua elevazione irregolare come gli comandano i
decreti dell'assemblea. Ecco perch seguendo l'esempio dei Nostri
Predecessori non abbiamo giudicato opportuno rispondergli, ma
l'abbiamo fatto avvertire seriamente di non spingere oltre le sue
criminose pretese e speravamo che si sarebbe comportato
docilmente. Il Vescovo di Rennes, per suo conto, gli ha dato lo
stesso avvertimento rifiutandogli la conferma e l'istituzione che
egli sollecitava insistentemente. Cos il popolo della sua
Diocesi invece di riceverlo come un Pastore deve respingerlo
inorridito come un usurpatore. S, come un usurpatore, poich
egli ha volontariamente chiuso gli occhi alla verit che gli
veniva mostrata, poich ha abusato di un falso titolo per
esercitare un ministero che non gli apparteneva, poich infine ha
spinto l'arroganza alla fine della sua lettera pastorale al punto
di dispensare i fedeli dall'osservanza rigorosa delle leggi di
Quaresima. Si pu dunque applicargli quel che San Leone Magno,
scrivendo ad alcuni Vescovi d'Egitto, diceva di un usurpatore
consimile: "Imitatore di Satana, si  allontanato dalla verit e
ha abusato dell'apparenza di una falsa dignit e di un falso titolo".
Considerando dunque questa serie di delitti che rinsaldano sempre
di pi lo scisma nel Regno di Francia, cos caro a Noi per gli
importanti servizi che ha reso alla Religione; vedendo che per
questa ragione ogni giorno dappertutto si eleggono ministri del
primo e del secondo Ordine; che i Pastori legittimi sono levati
ed espulsi dalle loro sedi, che si introducono ai loro posti dei
lupi voraci; siamo stati vivamente impressionati a uno spettacolo
cos deplorevole. Per arginare dunque prontamente i progressi
dello scisma, per richiamare al dovere quelli che se ne sono
allontanati, per confermare i buoni nelle loro disposizioni, e
conservare la Religione in un Regno cos florido; per consiglio
dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana
Chiesa, per desiderio del corpo dei Vescovi di Francia, per
seguire l'esempio dei Nostri Predecessori, in virt del potere
Apostolico del quale siamo investiti, ordiniamo con questa Nostra
lettera a tutti i Cardinali, gli Arcivescovi, i Vescovi, gli
Abati, i Vicari, i Canonici, i Curati, i Preti, in una parola a
tutti gli ecclesiastici secolari e regolari che avessero prestato
il giuramento civile puramente e semplicemente tale e quale 
prescritto dall'assemblea nazionale, giuramento che  sorgente
avvelenata di ogni sorta di errori e causa principale dei mali
che affliggono la Chiesa di Francia un tempo cos rigidamente
cattolica; a tutti questi ordiniamo di ritrattarsi entro quaranta
giorni dalla data della presente. E ordiniamo pure che quelli che
entro questo tempo non avranno compiuta la ritrattazione siano
sospesi dall'esercizio delle funzioni di qualunque Ordine e
considerati rei di irregolarit se esercitano tali funzioni.
Dichiariamo inoltre che specialmente le elezioni dei suddetti
Expilly, Marolles, Saurine, Massieu, Lindet, Laurent, Hraudin e
Gobel a Vescovi di Quimper, Soissons, Acqs, Beauvais, Evreux,
Moulins, Chteauroux e Parigi, sono state e sono illecite,
illegittime, sacrileghe e contrarie ai Santi Canoni; Noi le
respingiamo, le annulliamo e le abroghiamo, come pure l'erezione
dei due nuovi Vescovadi di Moulins e di Chteauroux e tutte le
altre dello stesso genere.
Dichiariamo ugualmente e decretiamo che le consacrazioni dei
suddetti sono state criminali e sono illecite, illegittime,
sacrileghe e contrarie ai Santi Canoni; e poich sono stati
eletti temerariamente e senza alcun diritto, li dichiariamo privi
di ogni giurisdizione ecclesiastica e spirituale sulle anime e
sospesi da ogni funzione vescovile per essersi lasciati
consacrare illecitamente. Dichiariamo pur sospesi da tutte le
funzioni vescovili Carlo Vescovo d'Autun, Giovanni Battista,
Vescovo di Babilonia, Giovanni Giuseppe, Vescovo di Lydda,
consacratori o assistenti sacrileghi, e cos pure sospesi dalle
funzioni sacerdotali o dalle funzioni di qualsiasi Ordine quelli
che hanno contribuito, acconsentito o assistito con consigli a
tali esecrabili consacrazioni.
Perci proibiamo espressamente al suddetto Expilly e agli altri
irregolarmente eletti e illecitamente consacrati, sotto la
medesima pena di sospensione, di permettersi qualsiasi atto della
giurisdizione vescovile che non  mai stata conferita loro, di
arrogarsi l'autorit del governo delle anime, di emanare lettere
dimissorie per prendere gli Ordini, di destinare e stabilire o
istituire Pastori, Vicari, Missionari, Assistenti, Funzionari,
Ministri o altri preposti alla guida delle anime e
all'amministrazione dei Sacramenti a qualunque titolo e sotto
qualunque pretesto di necessit; come pure di fare, ordinare,
regolare, sia separatamente, che uniti in conciliabolo, cose
relative alla giurisdizione ecclesiastica; volendo e ordinando
che le dimissorie, le nomine, le istituzioni che fossero state
date o fatte, o potrebbero esserlo in avvenire, come tutti gli
atti temerari e le loro possibili conseguenze, siano considerati
nulli e senza valore.
Cosi pure ordiniamo e comandiamo, sotto la stessa pena di
sospensione, tanto ai consacrati che ai consacratori, di non
azzardarsi ad amministrare il Sacramento di Confermazione, a
conferire gli Ordini o ad esercitare in nessuna maniera le
funzioni vescovili dalle quali sono sospesi; di conseguenza,
avvertiamo quelli che avessero ricevuto da loro gli Ordini che
sono anch'essi sospesi e se esercitano le funzioni di tali
Ordini, incorrono in irregolarit.
Per prevenire mali pi grandi ordiniamo negli stessi termini e in
virt della stessa autorit che tutte le altre elezioni fatte
dagli elettori dei dipartimenti o dei distretti nelle forme
prescritte dalla suddetta costituzione del clero per le
cattedrali e le parrocchie di Francia, tanto d'antica che di
nuova e illegittima erezione, quando anche tali sedi siano
vacanti e a maggior ragione se sono occupate, come pure le
elezioni che fossero fatte in seguito, siano considerate per
sempre nulle, illegittime e sacrileghe, senza che sia necessario
farne speciale menzione. Di conseguenza, le respingiamo,
annulliamo e abroghiamo con questa Nostra Lettera, e fin da ora
per quando avranno luogo; dichiarando inoltre che questi soggetti
irregolarmente e illegittimamente eletti, e tutti quelli che si
eleggeranno in seguito ai vescovadi e alle cure sono privi di
ogni giurisdizione ecclesiastica e spirituale per il governo
delle anime; che i Vescovi illecitamente consacrati finora e che
lo saranno in seguito, e che Noi consideriamo citati in questa
Nostra, rimangono e rimarranno sospesi dalle funzioni vescovili,
e cos pure i Curati illegalmente istituiti, o che lo saranno in
seguito, sono sospesi dalle funzioni sacerdotali; e perci
proibiamo categoricamente a quelli che sono eletti Vescovi, o che
possono esserlo in seguito, di osare ricevere l'Ordine e la
consacrazione vescovile da qualsiasi Metropolitano o Vescovo;
proibiamo altres a quei falsi Vescovi e ai loro sacrileghi
consacratori, e a tutti gli altri Arcivescovi e Vescovi di
consacrare, sotto qualsiasi titolo o pretesto, quelli che sono o
saranno eletti irregolarmente; proibendo inoltre a tutti quelli
che sono o saranno nominati a dei vescovati o a delle cure di
comportarsi come Arcivescovi, Vescovi, Curati, Vicari e di
aggiungere al loro nome il titolo di qualsiasi cattedrale o
parrocchia, di attribuirsi qualsiasi giurisdizione, autorit o
potere per il governo delle anime, sotto pena di sospensione e di
nullit; dalla quale pena non potranno essere assolti che da Noi
o da quelli che ne avranno ricevuto il potere dalla Santa Sede.
Nella scelta delle pene canoniche che abbiamo pronunciate contro
i colpevoli, abbiamo usata tutta l'indulgenza che potevamo
permetterCi; sperando di rimediare in tal modo al male che  gi
fatto e d'impedire che in avvenire faccia maggiori progressi:
pieni di fiducia nel Signore, amiamo credere che i consacratori
dei falsi vescovi, gli usurpatori di Chiese cattedrali e
parrocchiali, tutti gli autori e i fautori di quella costituzione
del clero riconosceranno il loro errore, e che un pentimento
sincero li ricondurr all'ovile al quale l'intrigo e le insidie
li hanno strappati. Noi parliamo dunque a questi figli sviati col
linguaggio di un padre: li preghiamo, li scongiuriamo in nome del
Signore di abdicare a un ministero disapprovato, di ritirare il
loro piede dal baratro nel quale stanno precipitando, e di non
sopportare che uomini imbevuti della filosofia del secolo
diffondano nel popolo una dottrina mostruosa, contraria ai
precetti di Ges Cristo, alla Tradizione dei Padri e alle regole
della Chiesa. Ma se la Nostra dolcezza e i Nostri paterni
ammonimenti non producessero alcun frutto (sventura che Noi
preghiamo il Cielo di allontanare), sappiano che intendiamo
infliggere loro le pene ben pi gravi prescritte dai Canoni; si
persuadano che Noi lanceremo contro di doro l'anatema e che li
denunzieremo alla Chiesa universale come scismatici, scacciati
dalla Chiesa e privi di ogni comunione con questa Santa Sede;
perch " giusto che colui che ha scelto di crogiolarsi nel fango
della propria follia, provi tutto il rigore delle leggi e subisca
la sorte di coloro i cui errori ha seguito"; cos si esprime il
Nostro Predecessore San Leone nella sua lettera a Giuliano,
vescovo di Coo.
Noi parliamo ora a voi, Venerabili Fratelli, che tutti,
eccettuato un piccolissimo numero, avete cos ben conosciuti i
vostri doveri verso il gregge; che calpestando ogni interesse
umano avete fatto pubblicamente professione della sana dottrina e
avete ritenuto che le vostre pene e i vostri affanni dovessero
essere proporzionati alla grandezza del pericolo. Diamo a voi
l'elogio che altra volta San Leone Magno rivolse ai Vescovi
cattolici d'Egitto, rifugiati a Costantinopoli: "Bench
commiseriamo di tutto cuore i mali che avete sofferti per la
difesa della Religione Cattolica, bench agli oltraggi che avete
subiti da parte degli eretici siamo sensibili come se ne fossimo
stati Noi stessi l'oggetto, sentiamo tuttavia che bisogna
piuttosto congratularsi con voi che compiangervi, poich con
l'aiuto di nostro Signore Ges Cristo siete rimasti fermi e
incrollabili nella dottrina del Vangelo e, cacciati dalle vostre
Chiese dai nemici della Fede, avete preferito le fatiche
dell'esilio al pericolo di essere infettati dall'empiet". Lo
spettacolo della vostra virt  per Noi una consolazione assai
dolce, e vi esortiamo con fervore a persistere nei vostri
generosi proponimenti: ricordatevi incessantemente i sacri legami
dell'alleanza spirituale che vi unisce alle vostre Chiese e che
non possono essere spezzati che dalla morte o dalla Nostra
Apostolica autorit, secondo le forme prescritte dai Canoni.
Restate dunque loro inviolabilmente attaccati; e non
abbandonatele mai alla merc di lupi voraci, dato che, infiammati
da santo ardore, avete gi alzato la voce contro le insidie di
questi, dato che avete gi avuto il coraggio di impiegare contro
di loro i diritti di un'autorit legittima.
E voi, cari figli, Canonici dei venerabili Arcivescovi, e
Vescovi, strettamente uniti al vostro capo, non formate con lui
che un solo corpo ecclesiastico che nessuna potenza civile pu
dissolvere o rovesciare; voi che avete cos gloriosamente
camminato sulle illustri orme dei vostri prelati, non
distoglietevi mai, ve ne scongiuriamo, dal diritto cammino che
avete iniziato; non tollerate mai che alcun intruso, sotto false
spoglie di vescovo o di vicario, s'impadronisca del governo delle
vostre chiese. Vedove queste dei loro pastori, prive della
presenza di questi, a voi soli apparterranno, qualunque nuovo
sforzo l'empiet mediti, invano, contro di voi; abbiate tutti un
solo spirito e una sola anima; e i vostri sforzi riuniti
respingano lontano da voi ogni setta d'intrusione e di scisma.
Anche a voi parliamo, cari figli, curati e pastori del secondo
Ordine, a voi che, distinti per numero e per coraggio, siete
rimasti fedeli ai vostri doveri, ben diversamente da quei vostri
colleghi che si sono lasciati sopraffare per debolezza o sedurre
per ambizione; ma che, docili ai Nostri ammonimenti, come
speriamo, ripareranno ben presto al loro errore e rientreranno
sul sentiero della Religione. Continuate l'opera cos
gloriosamente incominciata; ricordatevi che solo i vostri
legittimi vescovi, che vi hanno istituiti, possono destituirvi;
che spogliati delle vostre funzioni, cacciati dalle vostre
parrocchie per la forza della potenza civile, siete pur sempre i
veri pastori; che il dovere vi prescrive di allontanare, per
quanto vi sar possibile, i malfattori che tentano di mettersi al
vostro posto, con l'intenzione di perdere le anime affidate alle
loro cure e della salute delle quali voi risponderete un giorno.
Voi, preti e altri ministri del clero di Francia che, chiamati a
partecipare del Signore, dovete restare inviolabilmente attaccati
ai vostri legittimi pastori, alla Fede e alla dottrina della
Chiesa e siete obbligati a fare ogni sforzo per evitare e
respingere sacrileghi usurpatori; voi tutti infine, diletti figli
Cattolici sparsi su tutta la superficie del Regno di Francia; Noi
vi esortiamo con grande slancio a ricordarvi il culto e la Fede
dei vostri padri, e a restarvi fedeli; poich la Religione  il
primo e il pi grande dei beni, poich questa Religione che ci
procura un'eterna felicit in cielo  ancora sulla terra il solo
mezzo di garantire la salute degli imperi e la felicit della
societ civile. Guardatevi bene dal prestare orecchio ai discorsi
ingannatori dei filosofi del secolo, che vi condurrebbero alla
morte; allontanatevi da tutti gli usurpatori sotto qualunque
titolo si presentino, arcivescovi, vescovi, curati; non abbiate
nulla di comune con essi, soprattutto per quel che riguarda la
Religione. Siate sempre docili alla voce dei vostri pastori
legittimi che vivono ancora e che in seguito saranno chiamati a
governarvi secondo le forme canoniche. In una parola, attaccatevi
a Noi; perch per essere nella Chiesa di Cristo, bisogna essere
uniti al suo capo visibile e tenersi saldamente aggrappati alla
cattedra di Pietro; e perch siate pi validamente stimolati a
compiere il vostro dovere, Noi domandiamo per voi al Padre
Celeste di ispirarvi senno, spirito di verit e costanza; e vi
diamo, carissimi figli e Venerabili Fratelli, come pegno del
Nostro paterno affetto, l'Apostolica Benedizione.
Data a Roma, presso San Pietro, il 13 Aprile 1791, anno XVII del
Nostro Pontificato.
PIO PP. VI
