                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                           PIO  PP. VI
                            ENCICLICA
                      "INSCRUTABILE DIVINAE"
                     AI VENERABILI FRATELLI
            PATRIARCHI, PRIMATI, ARCIVESCOVI E VESCOVI
                       VENERABILI FRATELLI,
                 SALUTE ED APOSTOLICA BENEDIZIONE.
1. Il disegno imperscrutabile della divina sapienza, le opere
della quale sono sempre meravigliose, come fra mille persone
scelse Davide di modestissima origine, e dal gregge di pecore
l'innalz al trono della gloria a governare il suo popolo e a
renderlo accetto a Dio con la verga del comando; allo stesso modo
non disprezz la Nostra bassezza, tanto che, sebbene ultimi fra
tutti fossimo stati ammessi fra i padri porporati e tenessimo
l'ultimo posto, tuttavia volle che Noi fra tutti gli altri, che
pure apparivano pi degni del diadema papale, avessimo ad
assumere le funzioni di Pontefice, e, innalzati a cos grande
onore, avessimo a governare tutta la sua Chiesa. Quando, taciti e
grati, consideriamo attentamente questa meravigliosa degnazione,
e l'immensa bont nei Nostri riguardi, non possiamo trattenerci
dal pianto, riflettendo a questa misericordia cos benefica e
nello stesso tempo a questa onnipotenza, per la quale rivers
cos generosamente i suoi doni su colui nel quale non trovava
nessun merito: mettendo Noi, deboli e immeritevoli, a capo delle
genti perch, sostituendo in terra l'Eterno Pastore, pascolassimo
la sua discendenza di fedeli e la guidassimo al sacro monte di
Sion nella Gerusalemme Celeste. E poich  assolutamente
convenuto che il Nostro ossequio e l'offerta del Pontefice
consacrato comincino innalzando lodi al Signore, non possiamo non
erompere in voci di esultanza; confidando nel Signore, la Nostra
bocca canti con il profeta (Sal 144,21) le lodi del Signore; e
l'anima Nostra, lo spirito, la carne e la lingua benedicano il
suo santo nome: "Se  segno di devozione gioire di un dono, 
anche necessario essere dubbiosi del proprio merito. Che cosa
infatti  pi temibile della fatica imposta a chi  troppo
debole, dell'elevazione a chi  troppo in basso, della dignit
conferita a chi non la merita?" (San Leone M., Serm. I, cap. 2).
2. Chi non sarebbe terrorizzato per l'attuale condizione del
popolo cristiano, in cui la divina carit, per la quale noi siamo
in Dio, e Dio in noi, si raffredda sensibilmente, i delitti e le
iniquit crescono di giorno in giorno? Chi non sarebbe angosciato
alla tristissima considerazione che abbiamo assunto la custodia e
la protezione della Chiesa, sposa di Cristo, in un'epoca in cui
tante insidie minano la vera Religione, la sana regola dei sacri
canoni  tanto sfacciatamente disprezzata, uomini agitati e
furiosi, come per un'irrefrenabile smania di novit, non esitano
ad attaccare le stesse basi della razionale natura e tentano
persino - se lo potessero - di sovvertirle? Certamente, in mezzo
a tanti motivi di trepidazione, non rimarrebbe in Noi nessuna
speranza di servire utilmente, se non vegliasse e non vigilasse
colui che protegge Israele e dice ai suoi discepoli: "Ecco, io
sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli; se
non si degnasse non solo di essere custode delle pecore, ma anche
pastore degli stessi pastori" (San Leone M., Serm. V, cap. 2).
3. Poich i doni divini scendono abbondantissimi in Noi,
soprattutto quando la Nostra preghiera sale a Dio, Ci rivolgiamo
a voi, Venerabili Fratelli, Nostri collaboratori e consiglieri,
chiedendovi quale prima cosa - in nome di quella carit per la
quale siamo una sola cosa nel Signore, e di quella fede per la
quale siamo uniti in un sol corpo - di non smettere di pregare
quotidianamente Iddio, affinch Ci conforti con la potenza della
sua virt, effonda su di Noi lo spirito della saggezza e della
forza, affinch - in mezzo a tante difficolt delle cose e dei
tempi - possiamo vedere ci che dobbiamo fare e riusciamo a
compierlo dopo che lo avremo visto. Pregate dunque in ispirito; e
sia la vostra preghiera invocazione d'amore per Noi e prova
irrefutabile di fraterna unione. E perch otteniamo pi
prontamente ci che Ci  necessario, fate intercedere Maria, la
Santissima Madre di Dio, nella protezione della quale abbiamo
grandissima fiducia, e tutta la Celeste Curia; e specialmente
implorate per Noi la protezione e l'aiuto del Beatissimo Apostolo
Pietro "la sede del quale godiamo non tanto di occupare, quanto
di servire, sperando che Per le sue preghiere il Dio di
misericordia contempler benevolmente i tempi in cui dobbiamo
esercitare il Nostro Ministero, e sempre si degner di proteggere
e ristorare il pastore delle sue pecore" (San Leone M., Sermo V, cap. 5).
4. In verit, nello stesso inizio del Nostro apostolico servizio,
da Noi assunto con tutto l'impegno di paterna carit di cui siamo
capaci, Vi sollecitiamo, Venerabili Fratelli, e Vi esortiamo ad
essere fedeli amministratori dei misteri di Dio. Voi, che
partecipate del Signore, non ignorate che cosa dovete fare, quali
fatiche dovete sostenere per la Chiesa di Dio per adempiere
costantemente il vostro dovere. Pertanto Vi esortiamo e preghiamo
di tener desta la grazia che Vi  stata data con l'imposizione
delle mani, e di non trascurare niente di quel che riguarda
l'incremento dell'amministrazione di quel corpo "che fu formato
da Cristo e connesso in ogni giuntura" (Ef 4,16) in fede e in
carit. Pertanto, poich siamo abbastanza persuasi che il
principale vantaggio della Chiesa deriva dal fatto che solo
coloro che sono provati in tutto e per tutto sono ammessi a far
parte della milizia clericale, non  necessario che Vi
raccomandiamo la pi diligente osservanza di ci che a questo
proposito  stabilito dalle leggi canoniche. Accesi di sollecito
zelo, farete in modo che coloro che non dimostrano santit di
costumi, non sono istruiti nella legge del Signore e nulla
promettono di s e della propria attivit, non abbiano alcun
accesso alla milizia ecclesiastica, affinch coloro che debbono
porgervi le loro mani valide ad aiutarvi nel pascolare e guidare
il gregge non aggiungano fatica alla Vostra fatica, molestia alle
molestie, e non Vi siano d'impedimento a far s che il Signore
raccolga dai suoi coltivatori quei frutti che alla resa dei conti
del futuro giudizio Ges Cristo, severissimo e giustissimo
giudice, pretender da Voi.  necessario che il futuro sacerdote
si segnali per santit e dottrina. Infatti, Dio respinge da s,
n vuole che siano suoi sacerdoti, coloro che hanno rifiutato la
scienza, n pu essere operaio idoneo al raccolto chi alla piet
dei costumi non ha unito l'amore per la scienza. Poich il
sacerdote ha bisogno di un'accurata istruzione, fu opportunamente
decretato che in ogni Diocesi, secondo le possibilit, si
istituisse, ove mancasse, un collegio di chierici, e, una volta
istituito, lo si mantenesse con ogni cura. Se infatti, fin dai
pi teneri anni non si forma alla piet e alla religione, e non
si fa esercitare nella letteratura la giovent, per sua natura
incline a prendere una cattiva strada, in che modo potr avvenire
che perseveri santamente nella disciplina ecclesiastica, o che
compia negli studi umanistici e sacri quei progressi che il
ministero della Chiesa esige quale esempio per il popolo dei
fedeli? Siamo certi che tali collegi sono stati regolarmente
istituiti, santamente e diligentemente conservati con le vostre
cure, muniti di leggi idonee e ampliati nelle singole Diocesi,
specialmente dopo che il Nostro Predecessore Pio VI, d'imperitura
memoria, raccomand caldamente a ciascuno di voi tale opera
(Enciclica Ubi primum, 3 dicembre 1740), assolutamente necessaria
per la dignit che ricoprite. Pertanto, come non possiamo privare
della pubblica lode Apostolica le rilevanti fatiche e la
diligenza profusa nel curarli e nell'accrescerli, cos, se per
caso in qualche Diocesi o non fossero stati ancora istituiti, o
fossero trascurati, non possiamo non sollecitare vibratamente
coloro cui spetta, ed anche comandare loro affinch si sforzino
con tutti i mezzi per una cosa tanto utile.
5. Per la stessa ragione non si pu temere che Voi non attendiate
sempre, con la pi grande sollecitudine a ci che,
ordinariamente, commuove maggiormente i fedeli ed eccita il loro
rispetto per le cose sacre, ossia per il decoro della casa di Dio
e lo splendore di ci che si riferisce al culto divino. Quale
contrasto sarebbe incontrare pi pulizia ed eleganza nel palazzo
episcopale che non nella casa del Sacrifizio, nell'asilo della
santit, nel palazzo del Dio vivente! Quale controsenso sarebbe
vedere i paramenti sacri, gli ornamenti degli altari e tutta la
suppellettile, polverosi per vecchiaia, cadere a pezzi, o far
mostra di un vergognoso sudiciume, mentre la tavola episcopale
fosse sontuosamente adorna, ed i vestiti del sacerdote eleganti!
"Che vergogna e che infamia - come ha detto cos bene San Pier
Damiani -  pensare che certuni presentano il Corpo del Signore
avvolto in un panno sporco, e non temono di adoperare per deporre
il Corpo del Salvatore un recipiente che un potente della terra,
che non  che un vermiciattolo, non si degnerebbe di avvicinare
alle proprie labbra!" (Libro IV, epist. 14, tomo I, Roma 1606).
Quanto a Voi, Venerabili Fratelli, Noi Vi giudichiamo ben lontani
da questa negligenza, di cui si rendono soprattutto colpevoli,
secondo quanto dice lo stesso santo Cardinale, quelli che, con le
rendite della Chiesa, "non comprano dei libri, n procurano
ornamenti o suppellettili per la loro Chiesa", ma non si
vergognano di spendere tutto per il loro uso, come se si
trattasse di "spese necessarie".
6. Abbiamo quindi reputato non inutile, Venerabili Fratelli,
parlarvi affettuosamente di queste cose, a conferma della vostra
ottima volont. Ma qualcosa di molto pi grave esige un Nostro
discorso, e addirittura chiede in abbondanza le Nostre lacrime:
trattasi di quel morbo pestilenziale che la malvagit dei nostri
tempi ha generato. Unanimi, riunendo tutte le nostre forze,
apprestiamo la medicina necessaria affinch, per Nostra
negligenza, tale peste non cresca nella Chiesa, fino a diventare
incurabile. Sembra infatti che in questi giorni sovrastino quei
"tempi pericolosi" che profetizz l'Apostolo Paolo, nei quali
"gli uomini ameranno se stessi, saranno tronfi di superbia,
bestemmiatori, traditori, amanti dei piaceri pi che di Dio,
sempre in atto di imparare e non mai in grado di possedere la
conoscenza della verit, non privi di una specie di religione, ma
rifiutando di riconoscerne il valore, corrotti d'animo e
assolutamente riprovevoli per quel che riguarda la fede" (2Tm 3,3-5).
Questi si erigono a maestri "assolutamente menzogneri", come li
chiama il principe degli Apostoli, Pietro, e introducono principi
di perdizione; negano quel Dio che li riscatt, procurando a se
stessi una celere rovina. Dicono di essere sapienti, e sono
invece diventati stolti; oscurato e insipiente  il loro cuore.
Voi stessi, che siete stati posti quali scrutatori nella casa
d'Israele, vedete chiaramente quanti trionfi consegua ovunque
quella filosofia piena d'inganni, che sotto un nome onesto
nasconde la propria empiet, e con quanta facilit tragga a s ed
alletti tanti popoli. Chi potr dire dell'iniquit dei dogmi e
degl'infami vagheggiamenti che tenta d'insinuare? Questi uomini,
mentre vogliono far credere che cercano la sapienza, "poich non
la cercano nel modo giusto, cadranno"; inoltre "incorrono in
errori cos grandi, che non riescono nemmeno a disporre della
sapienza comune" (Lattanzio, Divine istituzioni, lib. III, cap.
28, Parigi 1748). Arrivano addirittura al punto di dichiarare
empiamente o che Dio non esiste, o che  ozioso e scioperato, che
non si cura per niente di noi, e che non rivela nulla agli
uomini. Perch non ci si debba meravigliare se qualcosa  santo o
divino, blaterano che ci  stato inventato ed escogitato dalla
mente di uomini inesperti, preoccupati dell'inutile timore del
futuro, allettati dalla vana speranza dell'immortalit.
Ma codesti sapienti truffatori addolciscono ed occultano
l'immensa perversit dei loro dogmi con parole ed espressioni
cos allettanti, che i pi deboli - che sono la maggioranza -
come presi dall'esca, irretiti in modo penoso, o abiurano
completamente la fede, o la lasciano vacillare in gran parte,
mentre seguono qualche conclamata dottrina ed aprono gli occhi
verso una falsa luce che  pi dannosa delle stesse tenebre.
Senza dubbio il nostro nemico, desideroso e capace di nuocere,
come assunse le sembianze del serpente per ingannare i primi
uomini, cos arm le lingue di costoro, lingue certamente
bugiarde, dalle quali il Profeta (Sal 119) chiede che sia
liberata l'anima sua: dal veleno di quella falsit che costitu
l'arma per sedurre i fedeli. Cos, costoro con le loro parole
"s'insinuano umilmente, catturano dolcemente, discutono
delicatamente e uccidono segretamente" (San Leone M., Serm. XVI,
cap. 3). Conseguentemente, quanta corruzione di costumi, quanta
licenziosit nel pensare e nel parlare, quanta arroganza e
temerit in ogni azione!
7. In verit, questi perversi filosofi, sparse queste tenebre e
strappata dai cuori la religione, cercano oltretutto di far s
che gli uomini sciolgano tutti quei legami dai quali sono uniti
fra di loro e ai loro sovrani con il vincolo del loro dovere;
essi proclamano fino alla nausea che l'uomo nasce libero e non 
soggetto a nessuno. Quindi la societ  una folla di uomini
inetti, la stupidit dei quali si prosterna davanti ai sacerdoti
(dai quali sono ingannati) e davanti ai re (dai quali sono
oppressi), tanto  vero che l'accordo fra il sacerdozio e
l'impero non  altro che una immane congiura contro la naturale
libert dell'uomo. Chi non vede che tali follie, e altre
consimili coperte da molti strati di menzogne, recano tanto
maggior danno alla tranquillit e alla quiete pubblica quanto pi
tardi viene repressa l'empiet di siffatti autori? E che tanto
pi danneggiano le anime, redente dal sangue di Cristo, quanto
pi si diffonde, simile al cancro, la loro predicazione, e
s'introduce nelle pubbliche accademie, nelle case dei potenti,
nei palazzi dei re e s'insinua - orribile a dirsi - persino negli
ambienti sacri?
8. Perci voi, Venerabili Fratelli, che siete il sale della
terra, i custodi e i pastori del gregge del Signore e che dovete
combattere le battaglie del Signore, sorgete, armatevi della
vostra spada, che  la parola di Dio. Cacciate dalle vostre terre
l'iniquo contagio. Fino a quando terremo nascosta l'ingiuria
recata alla fede comune e alla Chiesa? Consideriamoci stimolati,
come dal gemito della dolorante sposa di Cristo, dalle parole di
Bernardo: "Una volta fu predetto, e ora  venuto il tempo
dell'adempimento. Ecco, nella pace, la mia amarissima amarezza;
amara prima per la strage dei martiri, pi amara poi per le lotte
degli eretici, e amarissima ora per i costumi privati... Interna
 la piaga della Chiesa; perci nella pace la mia amarezza 
amarissima. Ma quale pace? Vi  la pace e la non pace. Pace per
quel che riguarda i pagani e gli eretici, ma non certamente per
quel che riguarda i figli. In questo tempo c' la voce di
qualcuno che piange: Nutrii i figlioli, e li innalzai; ma essi mi
disprezzarono. Mi disprezzarono e m'insozzarono con la loro turpe
vita, coi loro turpi guadagni e commerci, infine con il loro
peregrinante operare nelle tenebre" (Serm. XXXIII, n. 16, tomo
IV, Parigi 1691).
Chi non si commuoverebbe di fronte a questi lacrimosi lamenti
della piissima madre e non si sentirebbe spinto irresistibilmente
a prestare tutta la propria attivit e la propria opera, come con
decisione promise alla Chiesa? Purgate dunque i vecchi fermenti,
eliminate il male che  in mezzo a voi; cio con grande energia
ed impegno allontanate i libri avvelenati dagli occhi del gregge;
isolate prontamente e con decisione gli animi infetti, affinch
non siano di nocumento agli altri. "Infatti - diceva il
santissimo Pontefice Leone - non possiamo guidare le persone che
ci sono state affidate se non perseguiteremo con lo zelo della
fede nel Signore coloro che rovinano e sono perduti, e se non
isoliamo con tutta la severit possibile coloro che sono sani di
mente, affinch la peste non si diffonda maggiormente" (Epistole
VII, VIII ai Vescovi italiani, cap. 2).
Vi esortiamo, vi supplichiamo e vi ammoniamo a compiere ci,
perch come nella Chiesa vi  una sola fede, un solo Battesimo e
un solo spirito, cos l'animo di tutti voi sia uno solo, e la
concordia fra voi sia una sola, e unico lo sforzo. Se sarete
uniti nelle istituzioni, lo sarete anche nella virt e nella
volont. Si tratta di cosa della massima importanza, poich si
tratta della fede cattolica, della purezza della Chiesa, della
dottrina dei Santi, della tranquillit del governo, della salute
dei popoli. Si tratta di ci che spetta a tutto il corpo della
Chiesa, di ci che soprattutto tocca a voi, che siete i pastori
chiamati a partecipare alle Nostre preoccupazioni e in particolar
modo alla vigilanza sulla purezza della fede. "Pertanto ora,
fratelli, poich voi siete i Vescovi nel popolo di Dio e da voi
dipende l'anima dei fedeli, innalzate i loro cuori alle vostre
parole" (Gdt 8,21), affinch rimangano fermi nella fede e possano
raggiungere quella pace che notoriamente  stata preparata solo
per i credenti.
Pregate, persuadete, sgridate, strepitate, non temete; un
silenzio indifferente lascia nell'errore coloro che potevano
essere istruiti: in un errore dannosissimo per loro e per voi,
cui competeva il dovere di eliminarlo. La Santa Chiesa tanto pi
si rafforza nella verit quanto pi ardentemente si lavora per la
verit; non temete, in questa divina fatica, la potenza o
l'autorit degli avversari. Sia lontano il timore dal Vescovo,
che l'unzione dello Spirito Santo rinvigor; sia lontano il
timore dal pastore, al quale il Principe dei pastori insegn con
il suo esempio a disprezzare la vita per la salute del gregge;
sia lontana dal petto del Vescovo l'abbietta demenza del
mercenario.
Secondo il suo costume, il Nostro Predecessore Gregorio Magno
insegnando ai capi delle Chiese diceva egregiamente: "Spesso i
capi frivoli, temendo di perdere il consenso delle persone, hanno
paura di dire liberamente le cose giuste e di parlare secondo la
voce della verit, e si dedicano alla custodia del gregge non gi
con l'impegno dei pastori ma secondo il comportamento dei
mercenari; se viene il lupo fuggono e si nascondono
silenziosamente... Infatti, per il pastore, dire che ha temuto il
bene o che  fuggito tacendo, che differenza fa?" (Liber regulae
pastoralis, 11, cap. 4, tomo II). Se l'infame nemico del genere
umano, per contrastare il pi possibile i vostri tentativi,
qualche volta si adoperer a che la peste del male avanzante sia
nascosta fra le gerarchie religiose del secolo, vi prego di non
perdervi d'animo, ma di camminare nella casa di Dio con
l'accordo, la preghiera e la verit che sono le armi della Nostra milizia.
Ricordatevi che al contaminato popolo di Giuda nulla sembr pi
adatto alla propria purificazione che la promulgazione - davanti
a tutti, dal pi piccolo al pi grande - del Libro della Legge
che il sommo sacerdote Elia aveva trovato poco prima nel tempio
del Signore; e subito, con il consenso di tutto il popolo,
eliminato quanto era abominevole, "alla presenza del Signore fu
concluso un patto in forza del quale il popolo avrebbe seguito il
Signore, avrebbe custodito i suoi precetti, le sue leggi e i riti
relativi con tutto il cuore e con tutta l'anima". Nello stesso
spirito Giosafatte mand i sacerdoti e i leviti con il Libro
della Legge in giro per le citt di Giuda, perch istruissero il
popolo (2Cr 17,7ss).
Alla vostra fede, Venerabili Fratelli, per autorit non umana ma
divina,  affidata la diffusione della parola divina; riunite
dunque il popolo e annunciategli il Vangelo di Ges Cristo; da
quel divino cibo, da quella celeste dottrina fate derivare il
succo della vera filosofia per il vostro gregge. Persuadete i
sudditi che occorre conservare la fede e tributare ossequio a
coloro che in forza dell'ordinazione divina presiedono e
comandano.
A coloro che sono addetti al ministero della Chiesa date esempi
di fede, affinch possano piacere a colui che li esamina e
preferiscano soltanto ci che  serio, moderato e pieno di
religione. Soprattutto, poi, accendete negli animi di tutti il
fuoco della vicendevole carit, che tanto spesso e tanto
particolarmente Cristo Signore raccomand e che  la sola tessera
di riconoscimento dei cristiani, e vincolo di perfezione.
9. Sono queste, Venerabili Fratelli, le cose delle quali
desideravamo in particolare parlarvi in nome del Signore, e che
vi chiediamo di compiere con grande impegno e somma cura,
affinch possiamo sperimentare quanto sia gioioso essere uniti,
tutti Noi, nel conservare fedelmente il deposito affidato alla
Nostra custodia. Ma a causa dei nostri peccati non potremo
conseguire tali cose se non Ci verr anticipata la misericordia
del Signore, che Ci prevenga con la sua benedizione. Pertanto,
affinch la Nostra comune preghiera giunga pi rapidamente a Lui
ed Egli sia riconciliato con Noi ed aiuti la Nostra debolezza,
mentre mandiamo questa Lettera a voi, ne pubblichiamo un'altra
con la quale concediamo il Giubileo a tutti i Cristiani, sperando
in Colui che  compassionevole e misericordioso, tanto che diede
a Noi la potest in terra di legare e sciogliere, per
l'edificazione del suo corpo.
Cos Egli elargisca salute a voi e alle vostre greggi, affinch,
sempre immuni da qualsiasi errore, possiate progredire di virt
in virt. Ci  quanto chiediamo con tutta l'anima, mentre
impartiamo con molto affetto l'Apostolica Benedizione a Voi e ai
popoli affidati alle vostre cure.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 25 dicembre 1775, anno primo
del Nostro Pontificato.
PIO PP. VI


