                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                           PIO  PP. IX
                           "ETSI MULTA"
                 AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
                    PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
                       E AGLI ALTRI ORDINARI
                   AVENTI CON L'APOSTOLICA SEDE
                         PACE E COMUNIONE.
                        VENERABILI FRATELLI
                  SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE
Sebbene per varie cause abbiamo dovuto soffrire molti aspri
dolori fin dall'inizio del Nostro lungo Pontificato (e di queste
sofferenze spesso abbiamo parlato nelle Nostre Encicliche),
tuttavia in questi ultimi anni sono tanto aumentate le
tribolazioni che quasi ne saremmo annientati se non Ci sostenesse
la benevolenza Divina. Anzi, siamo arrivati al punto che persino
la morte sembra preferibile alla vita, alla vita cos tempestosa,
e talora siamo costretti, alzando gli occhi al Cielo, a
esclamare: " meglio morire che vedere i mali di ci che 
santo!" (I Machab. III, 59). Il fatto  che, da quando quest'alma
Citt, Nostra per concessione di Dio, fu presa per violenza di
armi e sottoposta al governo di uomini spregiatori del diritto e
nemici della Religione, agli occhi dei quali si mescolano in un
solo guazzabuglio tutte le cose divine e umane, non pass quasi
giorno senza che con sempre nuove ingiurie e maltrattamenti si
infliggesse qualche nuovo colpo al Nostro cuore gi ferito.
Risuonano ancora alle Nostre orecchie gli strazianti gemiti dei
religiosi e delle religiose che, scacciati dalle loro sedi e
mancanti di tutto, sono stati abbattuti, dispersi ostilmente,
come suole accadere in quei luoghi dove predomina quel partito
che tende a sovvertire la societ; poich come, su testimonianza
di Atanasio, diceva il grande Antonio, il diavolo odia tutti i
cristiani, ma non pu in nessun modo sopportare i fedeli monaci e
le suore di Cristo. Abbiamo anche constatato poco fa ci che non
avremmo mai sospettato sarebbe accaduto e cio che venisse tolta
la Nostra Universit Gregoriana, istituita in modo che (secondo
l'opinione dell'antico autore scrivente sulla scuola Romana degli
Anglosassoni) i giovani chierici che dovevano istruirsi nella
dottrina e nella Fede Cattolica affluivano anche dalle pi
lontane regioni, che nelle loro Chiese non si insegnava nulla di
dannoso o contrario all'unit cattolica e cos rinforzati nella
Fede tornavano alle loro faccende. Cos, mentre con malvagi
artifici a poco a poco Ci vengono sottratti tutti gli strumenti
di difesa e i mezzi coi quali possiamo guidare e controllare
tutta la Chiesa,  chiaro quanto sia lontano dalla verit e
contrario a questa ci che poco fa venne affermato: che col
togliere a Noi la Citt non  stata per nulla diminuita la
libert del Romano Pontefice nell'esercizio del ministero
spirituale e nel trattare quelle cose che riguardano il mondo
cattolico; e nello stesso tempo ogni giorno pi chiaramente si
dimostra ci che abbiamo tante volte e con tanta insistenza
dichiarato con verit e con giustizia: cio che la sacrilega
usurpazione del Nostro dominio mirava soprattutto a spezzare la
forza e l'efficacia del primato Pontificio e persino a
distruggere apertamente, se possibile, la Religione Cattolica.
Non avevamo particolarmente stabilito di scrivervi su queste
sciagure che tormentano nello stesso tempo Roma e tutta l'Italia;
anzi forse avremmo soffocato con un mesto silenzio questi Nostri
affanni, se per Divina benevolenza Ci fosse concesso di poter
alleviare gli atroci dolori che affliggono tanti Nostri
Venerabili Fratelli Vescovi e il loro clero e popolo in altre
regioni.
Certamente sapete, Venerabili Fratelli, che alcuni Cantoni della
Confederazione Svizzera, non tanto spinti dagli eterodossi, dei
quali anzi alcuni di tali Cantoni hanno disapprovato la
scelleratezza, quanto dagli attivi seguaci delle sette, i quali a
poco a poco oggi hanno preso il comando su tutto, hanno sconvolto
ogni ordine, hanno minato le stesse fondamenta della costituzione
della Chiesa di Cristo, non solo contro ogni norma di giustizia e
di ragione, ma anche contro la Fede pubblicamente impegnata;
poich per solenni patti muniti del consenso e dell'autorit
delle leggi della Confederazione, la libert religiosa dei
Cattolici dovrebbe rimanere intatta. Nella Nostra allocuzione del
23 Dicembre dell'anno scorso abbiamo deplorato vivamente la
violenza recata alla Religione dai governi di quei Cantoni "sia
facendo decreti sui dogmi della fede cattolica, sia favorendo gli
apostati, sia impedendo l'esercizio del potere Vescovile". Ma le
Nostre giuste lamentele, espresse anche dal Nostro incaricato
d'affari, per Nostro ordine, al Consiglio Federale, furono
apertamente trascurate; n maggior conto si tenne delle richieste
formulate ripetutamente dai Cattolici di ogni ordine e
dall'Episcopato svizzero; anzi, sopra le ingiurie precedenti se
ne accumularono altre pi gravi. Infatti, dopo la violenta
espulsione del Venerabile Fratello Gaspare, Vescovo Hebronense e
del Vicario apostolico Gebennense, espulsione che fu tanto di
onore e di gloria per chi la pativa quanto di vergogna e disdoro
per coloro che la facevan compiere e la eseguivano, il governo
Gebennense, il 23 Marzo e il 27 Agosto di quest'anno, promulg
due leggi apertamente conformi all'editto del mese d'Ottobre
dell'anno prima, che abbiamo riprovato nella ricordata
allocuzione. Senza dubbio quel governo si  arrogato il diritto
di riformare in quel Cantone la costituzione della Chiesa
Cattolica e di trattarla in forma democratica, sottoponendo il
Vescovo all'autorit civile, tanto nell'esercizio della propria
amministrazione e giurisdizione quanto nella delegazione del suo
potere; proibendogli di dimorare in quel Cantone; determinando il
numero e i confini delle parrocchie; stabilendo il modo e le
condizioni di elezione dei Parroci e dei Vicari, i casi e il modo
della loro revocazione e sospensione dalla carica; dando ai laici
il diritto di nominarli e l'amministrazione temporale del culto e
ponendo questi laici a capo degli affari ecclesiastici in genere,
come ispettori. Queste leggi fecero anche in modo che solo con
licenza del governo, licenza per di pi revocabile, i Parroci e i
Vicari potessero esercitare qualche funzione; e che non potessero
accettare nessuna dignit maggiore di quella che avessero
conseguita per elezione del popolo; e che fossero dal potere
civile spinti a un giuramento formulato in termini tali da
contenere una vera e propria apostasia. Tutti vedono che tali
leggi non solo sono vane e senza nessuna efficacia in ogni modo
per mancanza di potere nei legislatori che sono laici e
eterodossi; ma anche che in quelle cose che prescrivono si
mettono talmente contro ai dogmi della Fede Cattolica e alla
disciplina ecclesiastica sancita dal Sinodo Ecumenico Tridentino
e dalle Costituzioni Pontificie, s che bisogna assolutamente che
Noi le riproviamo e condanniamo.
Noi pertanto, per Nostro dovere e per la Nostra Apostolica
autorit, solennemente le riproviamo e condanniamo; dichiarando
pure illecito e sacrilego il giuramento da esse prescritto; e che
perci tutti quelli che nella localit Gebennense o altrove siano
stati eletti secondo le disposizioni di quelle leggi o in modo
press'a poco simile col voto del popolo e la conferma del potere
civile, e osino adempiere i doveri del ministero ecclesiastico,
incorrono immediatamente nella scomunica maggiore particolarmente
riservata a questa Santa Sede e nelle altre pene canoniche; e
perci tutti questi devono essere sfuggiti dai fedeli, secondo il
divino precetto, come stranieri ladri che vengono solo per
rubare, uccidere e rovinare (Joan. X, 5-10).
Sono davvero tristi e funeste queste cose delle quali fin qui
abbiamo parlato, ma di pi tristi ne accaddero in cinque dei
sette Cantoni dei quali consta la diocesi di Basilea: cio
Soloduro, Berna, Basilea, Campestre, Argovia, Turego. Anche qui
sono state fatte leggi sulle parrocchie e sull'elezione e
revocazione dei Parroci e dei Vicari, leggi che sconvolgono il
regime della Chiesa e la divina costituzione e sottopongono il
ministero ecclesiastico al dominio secolare e scismatico; e
perci le riproviamo e condanniamo, specialmente quella che fu
emanata dal governo di Soloduro il 23 Dicembre 1872, e decretiamo
che siano in eterno considerate come riprovate e condannate.
Inoltre, avendo il Venerabile Fratello Eugenio, Vescovo di
Basilea, con giusta indignazione e apostolica fermezza respinti
certi articoli decretati e imposti nel conciliabolo o, come
dicono, "conferenza diocesana", alla quale erano convenuti i
delegati dei cinque Cantoni suddetti, e non potendo fare a meno
di respingerli perch offendevano l'autorit vescovile,
sovvertivano il regime gerarchico e favorivano apertamente
l'eresia; per questa ragione fu tolto dall'Episcopato, cacciato
dalle sue case e violentemente mandato in esilio. Allora non si
tralasci nessun inganno, nessuna malvagit per indurre in quei
cinque Cantoni il clero e il popolo allo scisma; si proib al
clero ogni rapporto col Pastore esiliato, si intim al Capitolo
cattedrale di Basilea di intervenire all'elezione del Vicario
capitolare o amministratore come se quella sede vescovile fosse
in realt vacante; e a questa azione indegna il Capitolo
valorosamente si ribell, emanando una protesta. Frattanto per
decreto e sentenza dei magistrati civili di Berna a nove dei
sessanta Parroci del territorio Imenense dapprima fu comandato di
non adempiere le funzioni della loro carica, poi fu tolta loro la
carica stessa per la sola ragione che avevano apertamente
dichiarato di riconoscere unicamente per legittimo Vescovo e
Pastore il Venerabile Fratello Eugenio e di non voler
vergognosamente staccarsi dall'unit cattolica. Perci accadde
che tutto quel territorio che aveva costantemente mantenuta la
Fede Cattolica ed era stato unito al Cantone di Berna con la
legge e il patto di mantenere libero e inviolato l'esercizio
della sua Religione, fu privato delle concioni parrocchiali e
delle solennit del battesimo, delle nozze e dei funerali, mentre
invano si lamentava e protestava la folla dei fedeli, che sono
stati portati a questo crudele dilemma: sono costretti o a
ricevere pastori scismatici ed eretici introdotti a forza
dall'autorit politica, o ad essere defraudati dell'aiuto e del
ministero di qualsiasi sacerdote.
Noi benediciamo Iddio che, con la stessa grazia con la quale un
tempo innalzava e rincorava i Martiri, sostiene ora e rinforza
quell'eletta parte del Gregge cattolico che eroicamente segue il
suo Vescovo, che mette un muro a difesa della Casa d'Israele
perch stia saldo in battaglia nel giorno del Signore (Ez. XIII,
5) e ignorando il timore cammini sulle orme del capo dei Martiri
Ges Cristo, mentre opponendo la mansuetudine dell'Agnello alla
ferocia dei lupi, alacremente e costantemente difende la sua
Fede.
Questa nobile fermezza dei fedeli Svizzeri  emulata con non meno
lodevole sforzo dal clero e dai fedeli della Germania che
anch'essi seguono i begli esempi dei loro prelati. Questi infatti
sono divenuti oggetto di attenzione al mondo per gli angeli e per
gli uomini che li vedono ovunque combattere valorosamente le
battaglie del Signore vestiti della corazza della verit
cattolica e dell'elmo della salvezza; e tanto pi ne ammirano la
forza d'animo e l'invitta costanza e li lodano, quanto pi di
giorno in giorno si fa forte la crudelissima persecuzione contro
di loro scatenata nell'Impero Germanico, e soprattutto in
Prussia.
Oltre alle molte gravi ingiurie recate l'anno scorso alla Chiesa
Cattolica, il governo prussiano, con dure e perfide leggi che non
hanno nulla a che fare con gli antichi sistemi, subordina tutta
l'istruzione e l'educazione dei chierici al potere laico, cos
che a questo spetta indagare e decidere in qual modo i chierici
si debbono istruire e formare alla vita sacerdotale e pastorale;
e va pi oltre: attribuisce a questo potere il diritto di
conoscere e di giudicare del conferimento di ogni carica e
beneficio ecclesiastico e anche di privare i sacri pastori della
carica e del beneficio. Inoltre, quanto pi rapidamente e
completamente il regime ecclesiastico e l'ordine gerarchico
stabilito da Cristo Signore vengono sovvertiti, sempre pi quelle
leggi impediscono ai Vescovi di provvedere con censure e pene
canoniche, sia alla salvezza delle anime che alla bont
dell'insegnamento delle scuole cattoliche e all'ossequio a loro
dovuto dei chierici; infatti per quelle leggi i Vescovi non
possono fare queste cose altro che a beneplacito e a norma
dell'autorit civile. Finalmente, perch l'oppressione della
Chiesa cattolica fosse completa, fu istituito un Regio Tribunale
per gli affari ecclesiastici, nel quale possono citare i Vescovi
e i sacri pastori, tanto i privati che possono tenersi nascosti,
quanto i pubblici magistrati, per farli giudicare e punire come
rei nell'esercizio del loro ufficio spirituale.
Cos la Santissima Chiesa di Cristo, alla quale per solenni e
ripetute garanzie dei pi grandi Principi e per pubbliche
convenzioni era stata data la necessaria e piena libert di
culto, ora piange in quei luoghi, spogliata com' di tutti i suoi
diritti ed esposta a crudeli violenze che le minacciano eterna
rovina; perch le nuove leggi mirano a impedirle ulteriore
esistenza. Non c' dunque da meravigliarsi che l'antica
tranquillit religiosa in quell'Impero sia stata sconvolta da
tali leggi e da altri provvedimenti e atti del governo prussiano
ostili alla Chiesa. E assolutamente a torto c' chi vorrebbe
gettare la colpa di questo sconvolgimento sui Cattolici della
Germania. Assolutamente a torto; perch se si deve imputare loro
a colpa il fatto che non si piegano a quelle leggi alle quali non
possono piegarsi con la coscienza tranquilla, per la stessa
ragione e nello stesso modo debbono essere biasimati gli Apostoli
e Martiri di Ges Cristo che preferirono soffrire tutti i pi
atroci supplizi e persino la morte piuttosto che tradire il loro
dovere e violare i diritti della loro Santa Religione obbedendo
agli empi comandi dei principi persecutori. Certamente, o
Venerabili Fratelli, se oltre le leggi del Principato civile non
ve ne fossero altre, sarebbe proibito violare tali leggi
dell'ordine superiore che bisogna riconoscere; se perci tali
leggi civili stabilissero una suprema norma di coscienza (come
empiamente e assurdamente alcuni affermano che fanno) quei primi
Martiri sarebbero degni di rimprovero piuttosto che di onore e di
lode, come pure quelli che li seguirono e sparsero il sangue per
la Fede di Cristo e per la libert della Chiesa; infatti non
sarebbe neppure stato lecito tramandare e divulgare la Religione
Cristiana e fondare la Chiesa, contro le leggi e la volont dei
Principi! Tuttavia la Fede insegna e la ragione umana dimostra
che esiste un doppio ordine di cose e che bisogna distinguere in
terra due poteri, uno naturale che provvede alla tranquillit e
agli interessi dell'umanit, l'altro che ha origine
soprannaturale, presiede alla citt di Dio, cio alla Chiesa di
Cristo, ed  istituito per volont divina, per la pace e l'eterna
salvezza delle anime. Queste funzioni, poi, dei due poteri, sono
sapientemente regolate perch sia dato a Dio ci che  di Dio e,
per volont di Dio, a Cesare ci che  di Cesare; il quale "
grande qui perch in Cielo  minore; infatti egli appartiene a
Colui al quale appartiene il Cielo e ogni cosa creata" (Tertull.
Apolog. c. XXX). Da questa divina disposizione la Chiesa non
devi mai e sempre cerc dappertutto di rendere le anime dei suoi
fedeli piene di quell'ossequio che debbono inviolabilmente
mantenere verso i principi supremi e i loro diritti secolari; e
insegn, con l'Apostolo, che i Principi hanno ragione di esistere
non per timore del bene, ma del male, comandando che i fedeli
siano sudditi non solo per l'ira (poich il principe alza
vendicatore la spada con ira contro colui che agisce male), ma
anche per la coscienza, poich nella sua carica  ministro di
Dio. (Rom. XIII, 3 e seg.). La coscienza poi ha limitato questo
timore dei principi alle cattive azioni escludendoli
dall'osservanza della legge divina, memori di ci che il Beato
Pietro insegn ai fedeli: "Nessuno di voi viva come omicida o
ladro o maldicente o desideroso di cose altrui; ma se vive come
cristiano non arrossisca e glorifichi Dio in questo nome" (I
Petr. IV, 14-15).
Stando cos le cose, Venerabili Fratelli, facilmente capirete
quanto dolore abbia dovuto affliggerci, leggendo in una lettera
poco fa mandatasi dall'Imperatore di Germania un'accusa tanto
atroce quanto inaspettata contro quella parte, come egli dice,
dei suoi sudditi che  cattolica; soprattutto contro il Clero
cattolico e i Vescovi della Germania. La motivazione di questa
accusa  che essi, non temendo n la prigione n i disagi e
ritenendo la loro anima pi preziosa di loro stessi (Act. XX,
24), rifiutano di obbedire a quelle leggi con la stessa costanza
con la quale prima che esse fossero imposte avevano protestato
denunciandone i difetti; difetti spiegati con critiche chiare,
profonde, solide, che fra gli applausi di tutto il mondo
cattolico e anche di non pochi eterodossi avevano esibite al
principe, ai suoi ministri e alla suprema assemblea del Regno.
Per questo ora sono accusati falsamente di tradimento, quasi che
si fossero messi d'accordo e cospirassero con coloro che tentano
di sconvolgere gli ordinamenti umani e sociali; senza tener conto
delle molte belle e chiare prove della loro incrollabile fedelt
e rispetto per il principe e dell'ardente loro patriottismo.
Anzi, Noi stessi siamo pregati di esortare quei Cattolici e quei
sacri Pastori all'osservanza di quelle leggi, il che sarebbe lo
stesso che se Noi portassimo la Nostra opera per l'oppressione e
la dispersione del Gregge di Cristo. Ma abbiamo fiducia in Dio e
speriamo che il serenissimo Imperatore, comprendendo e
considerando meglio le cose, respinger quel sospetto tanto
ingiusto e incredibile, concepito contro i suoi fedelissimi
sudditi e non sopporter pi a lungo che il loro onore sia fatto
a brani da cos infame calunnia e che continui contro di loro
l'immeritata persecuzione. Del resto, per conto Nostro, avremmo
passata qui sotto silenzio quella lettera dell'Imperatore, se a
Nostra insaputa e con un sistema del tutto inusitato, non fosse
stata divulgata dal giornale ufficiale di Berlino, insieme con
un'altra scritta di Nostra mano, nella quale Ci appellavamo alla
giustizia del serenissimo Imperatore, a favore della Chiesa
Cattolica in Prussia.
Le cose che fin qui abbiamo passato in rassegna possono essere
viste da tutti: perci mentre i frati e le monache di Dio vengono
privati della libert comune a tutti i cittadini e cacciati con
grande crudelt; mentre si eliminano di giorno in giorno le
pubbliche scuole nelle quali si istruisce la giovent cattolica
col salutare insegnamento e la vigilanza della Chiesa; mentre i
sodalizi istituiti per coltivare la piet e persino i seminari
dei chierici vengono sciolti; mentre si inceppa la libert della
predicazione evangelica, si proibisce di impartire gli elementi
dell'istruzione religiosa nella lingua materna in talune parti
del Regno e si sottraggono alle loro parrocchie i sacerdoti che i
Vescovi vi nominarono; mentre gli stessi Vescovi vengono privati
delle rendite, puniti con multe, minacciati di prigione; mentre i
Cattolici vengono maltrattati in tutti i modi; come possiamo
indurCi a fare le cose che Ci sono proposte, come pu non essere
chiamata in causa la Religione e la verit di Ges Cristo?
E non finiscono qui le ingiurie recate alla Chiesa Cattolica. Si
aggiunge la protezione, apertamente esercitata dal governo
prussiano e dagli altri governi di Germania, a favore di quei
nuovi eretici che si chiamano "Antichi Cattolici" per un abuso di
quel nome, abuso che sarebbe ridicolo se tanti mostruosi errori
di quella setta contro i pi importanti principi della Fede
Cattolica, se tanti sacrilegi nell'adempimento dell'Ufficio
divino e nell'amministrazione dei Sacramenti, se tanti gravissimi
scandali, se infine tanto pericolo per le anime redente dal
Sangue di Cristo non facessero piuttosto piangere a calde
lagrime.
E che cosa vadano macchinando e a che cosa mirino questi figli
del peccato, appare chiaramente dai loro scritti e soprattutto da
quello empio e sfacciato che or non  molto fu messo in giro da
quel tale che essi si sono creati come pseudo-vescovo. Poich
sconfessano e sovvertono il potere di giurisdizione del Romano
Pontefice e dei Vescovi, successori del Beato Pietro e degli
Apostoli e lo trasferiscono al popolo, alla cosiddetta
"comunit"; respingono risolutamente e contestano l'insegnamento
infallibile, sia del Romano Pontefice, sia di tutta la Chiesa; e
contro la promessa di Cristo che lo Spirito Santo rimarr in
eterno nella Chiesa, con incredibile ardimento affermano che il
Romano Pontefice nonch tutti i Vescovi, i Sacerdoti e i popoli a
lui uniti dalla Fede e dalla comunione sono caduti nell'eresia
perch hanno stabilito e professato le definizioni del Concilio
Ecumenico Vaticano. Perci negano anche l'infallibilit della
Chiesa, bestemmiano che questa si  perduta in tutto il mondo e
che quindi sono venuti meno il suo Capo visibile e i Vescovi: e
si creano la necessit di instaurare un legittimo episcopato nel
loro pseudo-vescovo, che salendo alla carica non per la porta
giusta, ma per altra via, come un ladro e un bandito, attira sul
suo capo la condanna di Cristo. Ci non di meno questi infelici
che colpiscono le fondamenta della Religione Cattolica, che
sconvolgono tutti i suoi caratteri e le sue qualit particolari,
che hanno perpetrato tanti delittuosi e molteplici errori o
piuttosto li hanno ricavati dalla vecchia riserva degli eretici,
raccolti e rimessi in luce, non arrossiscono di chiamarsi
cattolici e "Antichi Cattolici", mentre per la loro nuova
dottrina e per il loro numero respingono assolutamente sia il
carattere dell'antichit che quello della cattolicit. Un tempo
la Chiesa diffusa fra tutti i popoli insorse giustamente nella
persona di Agostino contro i Donatisti; ma a maggior diritto
insorge ora contro costoro, quella Chiesa che Cristo, Figlio del
Dio vivente, edific su una pietra; contro la quale non potranno
vincere le porte dell'inferno e con la quale Egli, che ha ogni
potere in Cielo e in terra, disse che sarebbe stato tutti i
giorni fino alla consumazione dei secoli. "Grida la Chiesa al Suo
eterno Sposo: Che cosa vanno mormorando contro di me non so quali
disertori? Che accade perch alcuni sciagurati pretendano che io
sia rovinata? Dimmi la brevit dei miei giorni: fino a quando
sar su questa terra? Dimmelo a causa di coloro che dicono: fu e
non  pi; di coloro che dicono: si sono adempiute le scritture,
tutte le genti credettero, ma la Chiesa defezion e venne meno a
tutte le genti. Ed Egli lo disse e non fu una vana voce. In che
modo lo disse? "Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei
secoli". A questo punto voi dite: "Egli parl di noi; noi siamo e
saremo fino alla consumazione dei secoli. Si interroghi Cristo: -
Sar predicato - disse - questo vangelo in trotto il mondo, per
testimonianza a tutte le genti; e allora verr la fine". Dunque
fino alla fine dei secoli la Chiesa sar in tutte le genti. Siano
perduti gli eretici per quello che sono e siano ritrovati
affinch siano quello che ora non sono".
Ma codesti uomini procedendo pi audacemente per le vie
dell'iniquit e della perdizione (come per giusto giudizio di Dio
camminano le sette degli eretici) vollero anche farsi una
gerarchia come abbiamo accennato e si elessero come pseudo-
vescovo un notorio apostata della fede cattolica, Giuseppe Uberto
Reinkens; e perch l'impudenza fosse completa, per la sua
consacrazione si rivolsero ai Giansegnani Ultraiectensi, che essi
stessi prima di staccarsi dalla Chiesa come tutti gli altri
Cattolici ritenevano eretici e scismatici. Tuttavia quel Giuseppe
Uberto osa dirsi Vescovo e, cosa quasi incredibile, 
riconosciuto come Vescovo cattolico e tale nominato per decreto
dal serenissimo Imperatore di Germania ed  imposto a tutti i
sudditi di considerarlo e rispettarlo come Vescovo legittimo.
Eppure persino i rudimenti della dottrina cattolica proclamano
che non si pu ritenere Vescovo legittimo nessuno che non sia
unito per comunione di carit e di Fede con la Pietra sulla quale
fu edificata la Chiesa di Cristo; che non aderisca al Supremo
Pastore che deve pascolare tutte le pecore di Cristo; che non sia
legato strettamente a colui che garantisce la fraternit nel
mondo. E "Dio parl a Pietro: cio ad uno solo per fondare su
quel solo l'unit"; a Pietro "la Divina degnazione diede grande e
mirabile partecipazione alla sua potenza e se volle che gli altri
principi avessero qualcosa da lei, non mai se non per mezzo di
Pietro fece agli altri le sue concessioni". Di conseguenza da
questa Apostolica Sede, dove il Beato Pietro "vive, comanda e sta
sopra tutti coloro che ricercano la Verit della Fede, si
diffondano su tutti i diritti della venerabile comunione"; e
"alle Chiese sparse in tutto il mondo  noto" che questa medesima
Sede " come il capo delle loro membra, e che chiunque si stacchi
da essa diviene esule della Religione cristiana, avendo
incominciato a non fare pi parte della concatenazione".
Di conseguenza il Santo martire Cipriano, parlando dello pseudo-
vescovo scismatico Novaziano, gli neg il nome di cristiano come
se fosse separato e staccato dalla Chiesa di Cristo. "Chiunque -
disse - e comunque sia, non  cristiano chi non  nella Chiesa di
Cristo; pu vantare e predicare con superbe parole la sua
filosofa e la sua dottrina; chi non mantenne la carit fraterna
n l'unit ecclesiastica, perse anche ci che prima aveva. Poich
la Chiesa unica  stata da Cristo divisa per tutto il mondo in
molte membra e parimenti l'Episcopato unico fu sparso in una
concorde moltitudine di Vescovi; esso dopo la consegna di Dio,
dopo l'unit ovunque realizzata della Chiesa Cattolica, tenta di
fare la Chiesa umana. Chi dunque non osserva n unit di spirito,
n unione di pace e si divide dal legame della Chiesa e dal
collegio dei sacerdoti, non pu avere n potest, n onore di
Vescovo, n la pace, poich non volle rnantenere l'unit del
Vescovato".
Noi dunque, che siamo stati posti per quanto immeritevoli in
questa sublime Cattedra di Pietro per custodire la Fede Cattolica
e conservare e proteggere l'unit della Chiesa universale,
seguendo il costume e l'esempio dei Nostri Predecessori e delle
Sacre Leggi, per il potere che Ci fu dato dal Cielo, non solo
dichiariamo respinta e deprechiamo l'elezione del ricordato
Giuseppe Uberto Reinkens, come compiuta contro la sanzione dei
sacri canoni, illecita, vana, assolutamente nulla e sacrilega; ma
anche scomunichiamo e malediciamo lo stesso Giuseppe Uberto,
coloro che osarono eleggerlo e che prestarono opera alla
sacrilega consacrazione, e tutti quelli che aderirono a questi e
che stando dalla loro parte offrirono appoggio, favore, aiuto e
consenso; e dichiariamo e promulghiamo che sono segregati dalla
comunione della Chiesa e debbono essere ritenuti nel numero di
coloro col quali l'Apostolo proib a tutti i cristiani ogni
amicizia e rapporto prescrivendo chiaramente di non dir loro
neppure "Ave" (II Joan. V, 10).
Da queste cose che siamo andati esponendo, pi deplorandole che
narrandole, Venerabili Fratelli, vedete abbastanza chiaramente
quanto triste e piena di pericoli sia la condizione dei Cattolici
nelle regioni d'Europa delle quali abbiamo parlato. E le cose non
vanno meglio, n le circostanze sono pi tranquille, in America,
alcune regioni della quale sono cos ostili ai cattolici, che i
loro governi sembrano negare col fatti quella Fede Cattolica che
professano. Infatti laggi da alcuni anni si  incominciata una
guerra feroce contro la Chiesa, le sue istituzioni e i diritti di
questa Apostolica Sede. Non Ci mancherebbero le parole per
continuare a parlare di questo; ma non potendo per la gravit
delle circostanze tale argomento essere sorvolato, ne tratteremo
pi diffusamente altrove. Forse qualcuno di voi, Venerabili
Fratelli, si meraviglier che in questa epoca si porti una guerra
cos vasta alla Chiesa Cattolica. Ma chiunque conosce bene
l'indole, i desideri, i propositi delle sette, sia che si
chiamino massoniche, sia che abbiano altro nome, e li confronti
con l'indole, i sistemi e la vastit di questi contrasti dai
quali quasi dappertutto la Chiesa  stata assalita, non potr
dubitare che la presente sciagura deve essere soprattutto
imputata alle frodi e alle macchinazioni di quelle sette. Dalle
quali prende forza la sinagoga di Satana che contro la Chiesa di
Cristo schiera le sue milizie, porta le insegne e muove
battaglia. Gi prima i Nostri Predecessori, fin dalle origini
vigili in Israele, le denunciarono ai re, e ai popoli, e pi
volte le condannarono; e neppure Noi siamo venuti meno a questo
dovere. Cos avessero maggiormente creduto ai supremi Pastori
della Chiesa coloro che avrebbero potuto stornare tanto micidiale
flagello! Ma questo, serpeggiando per sinuose cavit, senza mai
tralasciare nulla, ingannando molti con astute frodi, alla fine 
arrivato al punto che esce dai suoi nascondigli impetuosamente e
trionfa potente signore. Essendo immensamente cresciuta la turba
dei propagandisti, quelle malvagie riunioni ritengono di essere
gi divenute padrone della volont e di aver quasi toccato la
meta prestabilita. Avendo talora ottenuto ci che bramavano, e
cio il potere in parecchi luoghi, rivolgono audacemente gli
aiuti di forze e di autorit che si sono procurati a tentare di
sottoporre la Chiesa di Dio alla pi crudele servit, a minare le
fondamenta sulle quali poggia, a contaminarne le splendenti
qualit; e per di pi a percuoterla con frequenti colpi, a farla
vacillare, a rovesciarla, e se possono, a farla sparire
interamente dal mondo. Stando cos le cose, Venerabili Fratelli,
fate ogni sforzo per difendere contro l'insidioso contagio di
queste sette i fedeli a voi affidati e a trarre dalla perdizione
quelli che sciaguratamente si sono iscritti a tali sette.
Palesate e assalite l'errore di coloro che, sia soffrendo, sia
macchinando inganno, non temono di affermare che queste tenebrose
congregazioni mirano solo al vantaggio sociale, al progresso e
alla reciproca beneficenza. Esponete loro spesso e imprimete
profondamente nelle loro anime le Costituzioni Pontificie
sull'argomento e insegnate che le societ massoniche sono da
queste colpite non solo in Europa, ma anche in America e nelle
altre regioni di tutto il mondo.
Del resto, o Venerabili Fratelli, poich viviamo in tempi nei
quali ci sono molte occasioni di soffrire, ma anche di meritare,
procuriamo soprattutto, come buoni soldati di Cristo, di non
disperarci, e trovando anzi in questa tempesta che ci agita la
speranza della tranquillit futura e di una bella serenit nella
Chiesa, solleviamo noi stessi e il clero e il popolo tormentati,
fiduciosi nell'aiuto di Dio e stimolati da quella nobilissima
sentenza di Crisostomo, che comincia: "Molti flutti incalzano e
grave tempesta". Pertanto, non turbati da nessun pericolo, senza
esitare perseveriamo nella preghiera e con ogni sforzo cerchiamo
tutti di placare l'ira celeste provocata dalla malvagit degli
uomini; perch finalmente Dio Onnipotente sorga nella sua
misericordia e raffreni i venti e porti la tranquillit.
Frattanto, come pegno del Nostro grande affetto, impartiamo molto
teneramente a voi tutti, Venerabili Fratelli, e al popolo tutto a
voi affidato, l'Apostolica Benedizione.
Data a Roma, presso San Pietro, il 21 Novembre 1873 anno XXVIII
del Nostro Pontificato.
PIO PP. IX.
