                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                           PIO PP. IX
                      "NOSCITIS ET NOBISCUM"
                AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
                   PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
                      E AGLI ALTRI ORDINARI
                  AVENTI CON L'APOSTOLICA SEDE
                        PACE E COMUNIONE.
                       VENERABILI FRATELLI
                 SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE
Voi conoscete, e vedete con Noi, o Venerabili Fratelli, con
quanta malvagit siano invalsi e abbiano preso animo, non ha
guari, certi dichiarati nemici della verit, della giustizia e di
ogni onest, i quali sia con frode e con insidie di ogni fatta,
sia all'aperto e come flutti del mare inferito che spumano le
proprie turpitudini (Jud. 13), si studiano di propagare da per
tutto tra i popoli della Cattolica Italia una sfrenata licenza di
pensare, di favellare e di osare ogni cosa, e si sforzano di
indebolire nella stessa Italia la Religione Cattolica, e di
atterrarla, se fosse possibile mai, fino dalle fondamenta. La
trama di questo infernale divisamento si diede a conoscere in
parecchi luoghi, ma soprattutto nell'alma Nostra citt, sede del
Nostro supremo Pontificato, nella quale, poich fummo costretti a
partirne, imperversarono pi liberamente, sia pure per pochi
mesi; e ove, messa con sacrilego attentato sottosopra ogni cosa
divina ed umana, il loro furore giunse a tal segno, che
conculcata l'autorit e impedita l'opera dello specchiatissimo
Clero Romano e delle Autorit che per Nostro comando
soprattendevano ivi alle cose sacre, pi d'una volta gli stessi
miseri infermi gi presso a morire, sprovveduti di ogni conforto
della Religione, furono astretti ad esalare lo spirito fra le
lusinghe di sfacciata meretrice.
Ancorch dopo questi avvenimenti la stessa citt di Roma, e le
altre province del Pontificale dominio, la merc di Dio, e per
l'opera delle Nazioni Cattoliche siano state ridonate al civile
Nostro reggimento, e i tumulti delle guerre cessati siano anche
nell'altre regioni d'Italia; nulladimeno non cessarono, n
cessano tuttavia, questi perversi nemici di Dio e degli uomini
dal proseguire nell'indegno divisamento se non colla forza
aperta, certo con astuti n sempre occulti artifici. Non vi ha
dubbio, che a Noi che sosteniamo in questi difficilissimi tempi
la suprema cura del gregge del Signore, e Ci addoloriamo
profondamente dei pericoli in cui si ritrova l'Italia, riesce di
singolare conforto il considerare lo zelo di che siete animati, o
Venerabili Fratelli, e del quale Ci avete forniti molti
argomenti, allorch infieriva il turbine della passata procella,
e di cui Ci fornite ogni giorno pi bellissime prove. Sennonch
la gravit del pericolo C'incalza, perch Noi, secondo il debito
del Pastorale ufficio, a voi, chiamati a parte della Nostra
sollecitudine, porgiamo colle nostre esortazioni nuovo stimolo,
sia a combattere costantemente con Noi le guerre del Signore, sia
a provvedere e a metter mano con concordia di animi a quelle
cose, in forza di cui con la Benedizione celeste si metta riparo
a quei mali che la Religione nostra santissima avesse per
isventura sofferti in Italia, e si appresti un qualche rimedio ai
futuri pericoli.
Fra le molteplici astuzie, con cui i sopraddetti avversari della
Chiesa usano svolgere gli animi degli Italiani dalla Religione
Cattolica, vi  pur quella di asserire e di spargere
sfacciatamente per ogni dove, la Religione Cattolica opporsi alla
gloria, alla grandezza, alla prosperit dell'Italia, e quindi
esser di mestieri che le riunioni protestantiche s'introducano,
si stabiliscano e si propaghino, affinch essa ricuperar possa
l'antico splendore, quello cio dell'et pagana. Ora in questa
loro bizzarra invenzione se spicchi pi la detestabile malizia
della furiosa empiet, ovvero l'impudenza della malvagit
mentitrice,  cosa al tutto difficile a definirsi.
Per verit lo spirituale vantaggio di essere stati trasferiti
dalla potest delle tenebre nella luce di Dio, e giustificati per
la grazia di Ges Cristo, e fatti eredi in isperanza di vita
eterna (Tit. I, 2), certo questo vantaggio delle anime che trae
la sua origine dalla Religione Cattolica,  di cos alto pregio,
che qualsivoglia grandezza e felicit di questa terra al
confronto non merita la pi piccola estimazione. " E infatti, che
giova all'uomo se acquisti l'intero universo, e poi perda se
stesso? E qual cambio potr mai dar l'uomo per ricuperar l'anima
sua? ". Se non che non solamente  alieno dalla verit che
l'Italia abbia incorse disavventure a motivo della vera Fede che
profess, ch anzi essa deve alla Religione Cattolica se in sul
declinare del Romano Impero non fu colta da quegli stessi
infortuni nei quali gli Assiri, i Medi, i Persiani e i Macedoni,
dopo lunghi anni di estesa dominazione, mutatesi alla perfine le
sorti, erano precipitati. Di fatto non vi  alcun uomo prudente
che ignori, siccome avvenne per l'ammirabile efficacia della
Religione di Cristo, che l'Italia uscisse non solo dalle tante e
s folte tenebre in che giaceva sepolta, ma che tra le rovine di
quell'antico Impero, e le scorrerie dei barbari imperversanti per
tutta Europa, giungesse ella nulladimeno, a preferenza di tutte
le nazioni del mondo, a un grado cos eccelso di gloria, che a
motivo dell'augusta Cattedra di San Pietro per ispecialissimo
favore di Dio in essa collocata stendesse pi largamente e
stabilmente il dominio con una Religione celeste, di quello che
avesse signoreggiato un tempo colla dominazione terrena.
E da questo singolare privilegio di possedere la Sede Apostolica,
e dalla Religione Cattolica che approfond ognor pi le radici
fra i popoli d'Italia, ebbero origine altri moltissimi e
soprammodo insigni vantaggi. In verit, la Santissima Religione
di Ges Cristo, maestra della vera Sapienza, difenditrice degli
uomini, e madre feconda di qualsivoglia virt, distolse bens gli
animi degl'Italiani da quella luce passeggera di gloria, che i
lor maggiori, soprastando essi nelle armi, avevano riposto
nell'incessante tumulto delle guerre, nell'oppressione degli
stranieri, e nell'assoggettare a durissimo servaggio quel maggior
numero di uomini che per loro si potesse; ma rischiaratili a un
tempo colla luce benefica della verit, a praticare la giustizia
e la misericordia, e ad opere insigni di piet verso Dio e di
beneficenza verso gli uomini, li confort. Di qui nelle precipue
citt dell'Italia, templi meravigliosi, ed altri monumenti
dell'evo cristiano, edificati non gi per mano di uomini gementi
sotto intollerabile schiavit, ma eretti dallo zelo di spontanea
carit; e per tutto pii Istituti, quali per l'esercizio della
Religione, quali per l'educazione della giovent, quali per
coltivare a dovere le lettere e le arti, quali per conforto
degl'infermi, quali per sollievo dei bisognosi. E questa
Religione adunque tutta divina, a cui l'Italia va debitrice per
tanti capi della sua salute, felicit e grandezza; questa
Religione adunque si  quella, che gridasi doversi bandire
dall'Italia? Noi non possiamo raffrenare le lacrime, Venerabili
Fratelli, mentre consideriamo esservi al presente parecchi
Italiani cotanto perversi e miseramente ingannati, che plaudendo
alle scellerate dottrine degli empi non hanno ribrezzo di
cospirare con loro all'estrema rovina dell'Italia.
Non vi  ignoto certamente, o Venerabili Fratelli, come i
principali artefici di questa perfida macchinazione abbiano per
ultimo scopo di spingere i popoli, agitati dal vento di ree
dottrine, al sovvertimento di ogni ordine di cose, e condurli
poscia ad abbracciare gli scellerati sistemi del nuovo socialismo
e comunismo. Sanno essi benissimo, e veggono comprovato dalla
lunga esperienza di molti secoli, come non hanno a sperare alcuna
alleanza colla Chiesa Cattolica, la quale nel custodire il
deposito della divina rivelazione, n soffre che tolgasi alcunch
dalle proposte verit della Fede, n permette che alcuna cosa di
umana invenzione loro si aggiunga. Laonde hanno abbracciato il
partito di condurre i popoli dell'Italia alle dottrine e ai
conventicoli dei Protestanti, nei quali, ad inganno dei semplici,
vanno dicendo non ritrovarsi altro se non una diversa forma della
vera Religione di Ges Cristo, e che in essi si pu essere
accettevoli a Dio non meno che nella Chiesa Cattolica. Intanto
non ignorano gi, che all'empia lor causa giover assaissimo quel
principio, s solenne tra le dottrine dei Protestanti, che tutti
cio hanno diritto d'interpretare a lor senno le Divine
Scritture. Dalla quale folle dottrina essi confidano ottenere pi
agevolmente, sia di diffondere le ree loro massime, quasi a nome
di Dio, appoggiandole a false interpretazioni dei sacri libri;
sia di condurre gl'incauti, resi superbi dall'insano orgoglio di
portar giudizio delle cose di Dio, a mettere in dubbio gli stessi
primi principi dell'equo e dell'onesto.
Tolga Iddio, Venerabili Fratelli, che l'Italia, dalla quale, per
la Sede dell'Apostolico Magistero stabilito in Roma, le nazioni
straniere eran solite di attingere le pure e salutifere acque
della vera dottrina, facciasi per l'avvenire lapide di offesa e
pietra di scandalo; tolga Iddio che questa diletta parte della
Vigna del Signore venga manomessa e distrutta da ogni vil bestia
del campo; tolga Iddio che i popoli d'Italia resi furenti dai
sorsi avvelenati del calice di Babilonia impugnino le parricide
armi contro la Chiesa lor madre. Noi certo, e voi pure, per
segreto giudizio di Dio riserbati a questi tempi s perigliosi,
dobbiamo guardarci dal temere le frodi e gli assalti di questi
cospiratori contro la Fede dell'Italia; n dobbiam credere di
poter vincerli colle sole nostre forze; imperciocch il nostro
consigliere e il nostro braccio  Cristo Ges, senza di cui non
possiam nulla, e col quale possiamo ogni cosa (San Leone Magno,
Ep. ad Rusticum Narbonensem). Per la qual cosa fate animo, o
Venerabili Fratelli, e vegliate attentamente sopra del gregge a
voi affidato, e studiatevi di difenderlo dalle insidie e dagli
assalti dei lupi divoratori. Comunicatevi a vicenda i consigli,
proseguite a riunirvi, come cominciaste gi a fare; cos che,
conosciuti a fondo i principi dei mali, e le fonti dei pericoli
propri a ciascun luogo, voi possiate sotto l'autorit e la guida
di questa Santa Sede recar ad essi rimedio pi prontamente; e per
questa maniera, congiunti a Noi con perfettissima concordia di
animi, voi rivolgiate con tutta la forza del vostro zelo
pastorale ogni vostra cura e travaglio a questo fine, che tutti
gli assalti, le arti, le insidie e gli sforzi dei nemici della
Chiesa tornino vani ed inutili.
Ma ad ottenere questo scopo devesi procurare con ogni premura,
che il popolo poco ammaestrato intorno alla dottrina Cristiana e
la legge del Signore, e reso a cos dire stupido dalla lunga
licenza nei vizi che signoreggiano in molti, possa conoscer bene
le insidie che gli si tendono e la laidezza degli errori che gli
si propongono. Per la qual cosa, o Venerabili Fratelli, Noi
richiediamo ardentemente dalla vostra pastorale sollecitudine, di
non cessare giammai dal porre ogni studio perch tutti i fedeli
commessi alle vostre cure siano, secondo la capacit di ciascuno,
diligentemente ammaestrati intorno ai santissimi dogmi e ai
precetti della nostra Religione, e perch siano ammoniti ed
eccitati allo stesso tempo a conformare ad essi la loro vita e i
loro costumi. Infiammate a questo fine lo zelo degli
Ecclesiastici, di quelli soprattutto, cui  commessa la cura
delle anime, affinch persuasi intimamente dell'altezza del
Ministero confidato loro dall'Altissimo, e avendo sempre dinanzi
agli occhi le prescrizioni del Concilio Tridentino (Sess. V cap.
2. - Sess. XXIV cap. 4 e 7 de Ref.), con sempre maggiore
alacrit, siccome richiedono le circostanze particolari dei
tempi, si adoperino nella istruzione del popolo cristiano, e
cerchino d'insinuare nel cuore di tutti salutevoli ammonimenti,
indicando loro con brevit e chiarezza sia i vizii che hanno a
sfuggire, sia le virt che debbono praticare affinch sfuggano le
pene eterne e giungano in Cielo.
Sennonch devesi procurare in ispecial modo, che i fedeli abbiano
impresso e scolpito profondamente nell'animo quel dogma della
santissima nostra Religione, che versa intorno la necessit della
Cattolica Fede per giungere a salvamento. ( Questo dogma
manifestato da G. C. e inculcato dai Padri della Chiesa e dai
Concili, ha luogo pure nelle formule di professione di Fede, sia
in quella che  in uso presso i Latini, come in quella che 
invalsa fra i Greci, e anche in quella che  usata dagli altri
cattolici dell'Oriente). A questo fine giover grandemente, che
nelle pubbliche preci i fedeli laici insieme col Clero rendano di
tanto in tanto vivissime grazie al Signore per l'inestimabile
favore della Fede Cattolica che per ispeciale sua misericordia ci
compart, e chiedano allo stesso Padre delle Misericordie che si
degni di difendere la professione della medesima Fede nel nostro
Paese e serbarla ivi nella sua integrit.
Pertanto voi porrete certo ogni studio perch tutti i fedeli
ricevano per tempo da voi il Sacramento della Confermazione, pel
quale per ispecial grazia di Dio vien conferita una particolare
fortezza a professare costantemente la Fede Cattolica, in mezzo
anche ai pi temuti pericoli. N ignorate nemmeno di quale
giovamento sia allo stesso fine, che essi, mondatisi dalle
sozzure delle colpe colla sincera detestazione dei peccati e col
Sacramento della Penitenza, ricevano spesso divotamente il
Santissimo Sacramento dell'Eucaristia, che  il vero cibo
spirituale delle anime, e l'antidoto pel quale siam liberati
dalle colpe quotidiane e preservati dai peccati mortali, e che 
pure simbolo di quel corpo, il cui capo  Ges Cristo, e al
quale, stretti dai fortissimi vincoli della Fede, della Speranza
e della Carit, a maniera di membra, volle che Noi
appartenessimo, perch unico fosse il nostro sentimento, n ci
fossero scismi fra di noi.
Noi non dubitiamo in verun modo che i Parroci e i loro coadiutori
e gli altri Sacerdoti, i quali in certi determinati giorni,
soprattutto quando corrono i d delle consuete astinenze,
sogliono destinarsi al ministero della Predicazione, siano per
darvi mano nelle opere di cui abbinino test favellato.
Nulladimeno al loro concorso giover l'aggiungere talvolta gli
aiuti straordinari degli Esercizi Spirituali e delle Sacre
Missioni, le quali ove sieno affidate ad acconci operai, tornano
la merce di Dio utilissime, sia per nutrire nei buoni la piet;
sia per eccitare alla penitenza i peccatori, quelli anche che
fossero allacciati da ree, inveterate abitudini; sia ancora
perch il popolo fedele cresca nel conoscimento di Dio, e porti
frutti di buone operazioni, e premunito da pi abbondevoli aiuti
della grazia rifugga con pi generosa costanza dalle perverse
dottrine dei nemici della Chiesa.
Del rimanente in queste pie opere le vostre cure e quelle dei
Sacerdoti che vi aiutano, mireranno fra le altre cose a ci, che
i fedeli concepiscano un orrore pi sentito di quei delitti che
si commettono con iscandalo altrui. Di fatto voi sapete quanto
cresciuto sia in parecchi luoghi il numero di coloro che
ardiscono di bestemmiare in palese i Santi del Cielo, e lo stesso
Sacrosanto Nome di Dio, o ardiscono di vivere in pubblico
concubinato, accompagnato alcune volte dall'incesto; o lavorano i
d festivi nelle aperte botteghe; o disprezzano anche in presenza
di molti i comandamenti della Chiesa intorno i digiuni o la
scelta dei cibi; e non hanno rossore di commettere altrettanti
delitti. Per la qual cosa alle vostre fervide esortazioni
raccordisi il popolo e consideri attentamente la immane gravit
di questi peccati, e le pene severissime con cui saranno puniti
gli autori di essi, non solo per la bruttezza che  propria di
qualsivoglia delitto, ma s ancora pel pericolo spirituale cui
esposero con contagioso esempio i loro stessi fratelli. Infatti
sta scritto: Guai al mondo per gli scandali... Guai all'uomo che
diede scandalo ad altrui (Matth. XVIII, 7).
Tra i vari generi d'insidie, coi quali questi maliziosissimi
nemici della Chiesa e della societ umana si sforzano di trarre i
popoli in inganno  certamente uno fra i precipui quello che loro
somministra l'arte tipografica, tutto a seconda dei loro perversi
disegni. Per la qual cosa si danno attorno in mille guise per
ispargere e moltiplicare ogni giorno pi cattivi libri, giornali
e scritti volanti che riboccano di menzogne, di calunnie e di
seduzioni. Anzi prevalendosi delle Societ Bibliche, gi
condannate da questa Santa Sede - sopra questo argomento, oltre i
precedenti Decreti vi  la Enciclica di Gregorio XVI che
incomincia " Fra le principali macchinazioni", in data degli 8 di
Maggio del 1846, i cui decreti Noi pure abbiamo inculcato nella
Nostra Lettera Enciclica del 9 di novembre del 1846 - osano a
dispetto delle leggi ecclesiastiche (Veggasi la Regola 4 fra
quelle che scritte prima dai Padri trascelti nel Concilio di
Trento, furono approvate poi da Pio VII nella Costituzione "
Dominici gregis " dell'anno 1819; e l'aggiunta che le fu fatta
dalla Congregazione dell'indice per l'autorit di Benedetto XIV
il 17 Gennaio 1757: che sogliono premettersi all'indice dei libri
proibiti) di spargere Sacre Bibbie traslate in lingua volgare,
corrotte e con sacrilego ardimento pessimamente interpretate, e
ardiscono raccomandarne ai fedeli la lettura sotto speciosi
pretesti di religione. Per la qual cosa voi comprendete
benissimo, o Venerabili Fratelli, con quanta vigilanza e
sollecitudine dobbiamo adoperarci, sia perch i fedeli sfuggano a
tutto potere qualsivoglia lettura di quel genere, sia perch si
ricordino esser vero soprattutto delle Divine Scritture, che niun
uomo, soverchiamente affidato a se stesso, pu arrogarsi il
diritto di torcerle ai propri sensi, non attenendosi a quelle
interpretazioni, che ha approvate e approva tuttavia la Santa
Madre Chiesa; cui solo fu commesso dal Redentore di custodire il
deposito della Fede, e di portar giudizio del legittimo senso
della parola inspirata (Veggasi il Tridentino; Sess, IV, nel
Decr. De Editione et usu Sacrorum Librorum).
Ma ad allontanare la peste dei cattivi libri sar cosa
giovevolissima, o Venerabili Fratelli, che chiunque primeggia
presso di voi per insigne e sana dottrina, avutane da voi
l'approvazione, dia egli pure alla luce degli scritti di piccola
mole, sia a difesa della Religione, sia a salutevole
ammaestramento del popolo. E apparterr pure al vostro zelo che
questi brevi scritti, e altri ancora di dottrina parimente
incorrotta e di provata utilit dettati da altre penne, vengano
sparsi fra i fedeli, secondo che le circostanze dei luoghi e
delle persone lo consiglieranno.
Se non che tutti coloro che si affaticano con voi nel propugnare
la Fede mireranno soprattutto a ci: di insinuare, di conservare,
di scolpire profondamente nell'animo dei fedeli commessi alle
vostre cure un grande amore, venerazione e rispetto per questa
Sede Apostolica, del quale ossequio voi, o Venerabili Fratelli,
porgete meraviglioso esempio. Rammentino adunque i Cristiani che
San Pietro, il Principe degli Apostoli (Dagli Atti del Conc.
Efesino, Act. III e da San Pietro Crisologo, Ep. ad Eutpchen),
vive e presiede ne' suoi successori, la cui sublime dignit non
vien meno in un suo erede, per quanto indegno (San Leon. M.,
Serm. in Anniv. Assumpt. suae). Rammentino che Cristo Signor
Nostro pose in questa Cattedra di Pietro l'inespugnabile
fondamento della sua Chiesa (Matth. XVI, 18); che consegn a
Pietro le chiavi del Regno dei cieli (ibid. V, 19); e che preg
appunto perch la fede di lui non si spegnesse, e che gli comand
di raffermare nella fede i suoi fratelli (Luc. XXII, 31, 32); e
come perci il Romano Pontefice abbia il Primato sopra tutta la
terra, e sia il Padre e il Maestro di tutti i Cristiani (Dal
Conc. Gen. Fior. nel defin. n. decr. dell'Unione).
Certamente il conservare e difendere la comunione e l'ossequio
dei popoli verso il Romano Pontefice  il mezzo pi breve e a
cos dire compendioso per conservarli costanti nella professione
della cattolica Verit. Non pu infatti accadere che alcuno si
ribelli anche pochissimo dalla Cattolica Fede, senza che rigetti
a un tempo l'autorit della Chiesa Romana, nella quale trovasi
l'infallibile Magistero della stessa Fede fondato dal Divino
Redentore, e nella quale perci si  serbata per sempre la
Tradizione che ci viene dagli Apostoli. Quindi gli eretici
antichi e i protestanti dei giorni nostri, per quanto
discordissimi fra di loro circa ogni altro punto di dottrina, si
accordano mirabilmente in ci, di muover guerra all'autorit
della Sede Apostolica, che in nessun tempo, bench usassero di
ogni arte e conato, non poterono indurre giammai in un solo dei
loro errori. Per la qual cosa anche gli odierni nemici di Dio e
dell'umana societ non lasciano intentato qualsivoglia artificio,
per affievolire e distruggere nel cuore degl'Italiani l'ossequio
che portano a Noi e alla Santa Sede; certi che, venuti a capo di
ci, potranno allora soltanto contaminare l'Italia coll'empiet
della loro dottrina e colla rea peste dei loro sistemi.
E per ci che si attiene alle loro dottrine, gi  noto a voi
tutti, siccome, abusando dei nomi di libert e di uguaglianza,
mirino soprattutto a questo: di rendere familiari nel popolo le
stolte e pericolose invenzioni del comunismo e del socialismo. 
noto pure, siccome i maestri del comunismo e del socialismo,
sebbene per diversa via e per vario modo, abbiano tutti per
ultimo scopo, col mezzo di sofismi e di vane promesse di pi
felici condizioni, ingannare, agitare di continue scosse gli
operai e le altre persone di basso stato, e adusarle a poco a
poco a pi gravi misfatti onde valersi poi dell'opera loro per
invadere, manomettere, dilapidare le propriet, in prima della
Chiesa, e poscia di qualsivoglia altro legittimo posseditore: per
violare infine tutti i diritti sia umani che divini; e per questa
maniera distruggere il divin culto, e annullare ogni ordine della
civile societ. Ora in un pericolo s spaventoso dell'Italia, 
vostro debito, o Venerabili Fratelli, il mettervi in guardia e
l'adoperare ogni sforzo, perch il popolo fedele ravvisi la
perversit di questi fallaci sistemi e sappia che, se si lascer
da essi sedurre, quelle dottrine si volgeranno a sua rovina
temporale ed eterna.
Siano adunque ammoniti i Fedeli commessi alla vostra cura, che 
cosa appartenente alla natura della societ umana, che tutti
debbano prestare obbedienza all'autorit costituita in essa
legittimamente; e che non si pu toglier sillaba di quei
comandamenti che sopra di questo particolare sono registrati
nelle Divine Scritture. Ed infatti sta scritto: " Siate per
riguardo a Dio soggetti ad ogni umana creatura, tanto al Re come
superiore a tutti, quanto ai presidi come spediti da lui per far
vendetta de' malfattori e per onorare i buoni; imperocch tale 
la volont di Dio, che operando bene chiudiate la bocca
all'ignoranza degli uomini stolti; come liberi, e non quasi
tenendo la libert per velarne della malizia, ma come servi di
Dio ". (I Petr. II, 13 seq.). E in un altro luogo "Ogni anima sia
soggetta alle potest superiori; imperocch non esiste potest
che non venga da Dio; e quelle che vi sono, sono da Dio ordinate.
Per la qual cosa chi si oppone alla potest resiste
all'adorazione di Dio: e quelli che resistono, chiamano sopra di
se la dannazione" (Rom. XII, 1, 2).
Sappiano inoltre, che  pur cosa tutta propria della naturale e
immutabile condizione delle umane cose, che anche fra quelli che
non sono nei primi posti della societ, gli uni soverchino gli
altri e per le doti dell'animo o per quelle del corpo, ovvero per
ricchezze, ovvero per beni esteriori; e che non pu farsi giammai
che per qualunque pretesto di libert e di uguaglianza sia lecito
invadere o violare in qualsivoglia maniera gli altrui beni o
diritti. Anche sopra questo particolare vi sono nelle Divine
Scritture parecchi comandamenti di Dio chiari e inculcati in pi
luoghi, pei quali ci si vieta non solo il rapire l'altrui, ma
fino il desiderarlo.
Oltre di ci rammentino i poverelli e i miseri di qualsivoglia
fatta, quanto essi debbano esser grati alla Religione Cattolica,
nella quale palesemente e in tutta la sua purit predicasi la
dottrina di Ges Cristo, il quale protest di avere le
beneficenze conferite ai poverelli ad ai miseri come fatte a se
stesso (Matth. XVIII, 15; XXV, 40, 45); e volle pure annunziarci
che nel d del Giudizio chieder un conto particolare delle opere
di misericordia, sia per rimunerare coi premi eterni coloro che
le avessero praticate, sia per punire di fuoco eterno coloro che
le avessero neglette (Matth. XXV, 34 seq.).
Orbene, dall'esatta custodia di questo pronunciamento del
Redentore e di altri severissimi avvisi di Lui intorno alle
ricchezze e ai pericoli che le accompagnano (Matth. XIX, 23 seq.-
Luc. VI, 4; XVIII, 22 seq. - Ep. Tac. V, 1 seq.), ne  provenuto
nella Chiesa Cattolica, che i poverelli e gli altri infelici si
trovino presso di noi Cattolici in una condizione molto pi mite
che quella in che sono presso le altre nazioni. E pi copiosi
ancora sarebbero i sovvenimenti loro largheggiati, se parecchi
istituti cui aveva dato essere la piet dei nostri maggiori,
negli ultimi sommovimenti della pubblica cosa, non fossero stati
impoveriti, e anche distrutti. Del resto i nostri poverelli,
dietro gl'insegnamenti di Ges Cristo, si ricordino che non
debbono rattristarsi della loro sorte: poich lo stesso stato
dell'indigenza dischiude loro una via pi facile per procacciare
la salute, ove essi sopportino di buon animo la povert, e siano
poveri di cose e anco di spirito. Conciossiach ha detto Ges
Cristo: Beati i poveri di spirito; ch il regno dei cieli loro
appartiene (Matth. V, 3).
Sappiano inoltre tutti i fedeli, che i re e i superiori tutti
delle nazioni pagane si abusavano pi spesso e pi gravemente del
loro potere che non fanno i superiori presso di noi; quindi
riconoscano di essere debitori alla nostra santissima Religione,
se i Principi dei tempi Cristiani timorosi, come ne li avverte la
Religione, di quel severissimo giudizio che dovran dare di se
quelli che comandano, e di quell'eterno supplizio pel quale i
grandi sopporteranno grandi tormenti (Sap. VI, 6, 7), fan uso coi
popoli loro soggetti di un reggimento pi equo e pi benigno.
Considerino infine i fedeli commessi alle vostre e alle Nostre
cure, che la vera e perfetta uguaglianza degli uomini consiste
nell'obbligo che corre ad ogni uomo di osservare la legge di Ges
Cristo; poich quell'Iddio Onnipotente che cre il piccolo e il
grande, e che ha cura egualmente di tutti (Ib. VI, 8), non dar
esenzione a chicchessia, n avr riguardo alla grandezza di
alcuno (Ib.), e ha statuito il giorno nel quale giudicher il
mondo nell'equit (Act. XVII, 31) pel mezzo del Suo Unigenito
Figliuolo Cristo Ges, il quale  per venire coi suoi Angioli
nella gloria del Padre suo e render a ciascuno secondo le
operazioni ( Matth. XVI. 27).
Ch se gli stessi fedeli, messi in non cale i paterni ammonimenti
dei loro Pastori, e i comandi test accennati della legge di Ges
Cristo, si lasceranno travolgere dai gi detti promovitori degli
errori moderni, e vorranno cospirare con loro nei perversi
sistemi del socialismo e del comunismo, sappiano e considerino
attentamente, che si tesoreggeranno appresso il Divin Giudice
tesori di vendetta pel giorno estremo; e che da quella
cospirazione non  per derivare nel popolo una bench lieve
felicit, ma uno spaventoso accrescimento di miserie e di
calamit. Conciossiach non  in potere degli uomini il fondare
nuove societ e comunanze contrarie alla natural condizione delle
cose umane: per la qual cosa il frutto di queste cospirazioni,
ove per isventura prendano piede, non pu esser altro, se non che
indebolito e crollato fino dalle fondamenta l'odierno stato delle
pubbliche cose per via di continue vicendevoli aggressioni,
rapine e orribili stragi di fratelli contro i fratelli, alcuni
pochi alla fine, arricchitisi delle spoglie di molti, prendano a
signoreggiare con la rovina di tutti.
Del rimanente per liberare i fedeli dalle insidie degli empi, e
rinfiammarsi alle opere di vera virt, voi sapete benissimo,
quanto poderoso mezzo siano la vita e l'esempio di coloro che al
ministero divino si consacrarono. Eppure, o mio Dio, in piccol
numero, s, ma non mancarono qua e l per l'Italia alcune persone
Ecclesiastiche, le quali, lasciato il lor posto, passarono al
campo nemico, e furono di non piccolo aiuto ai nemici della
Chiesa per trarre in inganno i fedeli. Sennonch a voi, o
Venerabili Fratelli, la costoro defezione fu di pungente stimolo
per vegliare con ardore sempre pi acceso alla disciplina del
Clero. E qui desiderando Noi, come lo porta il nostro debito,
provvedere anche all'avvenire, Noi non possiamo rattenerci dal
raccomandarvi di bel nuovo quello che inculcammo nella prima
nostra Enciclica ai Vescovi di tutto il mondo (9 novembre 1846),
cio di andare a rilento nell'imporre le mani (I Tim. V, 22), e
nell'usare una diligenza ognor pi squisita nella scelta della
Milizia Ecclesiastica. Soprattutto riguardo a coloro che
desiderano essere iniziati nei Sacri Ordini,  necessario
condurre diligentissime ricerche, se essi siano commendevoli per
dottrina, per bont di costumi, e per assiduit nel divin culto,
cos che abbiasi una fondata speranza che a maniera di lampade
ardenti nella magione di Dio, siano per arrecare un giorno sia
coll'esempio della vita, sia colle sante operazioni, edificazione
e vantaggio spirituale al vostro gregge.
Ma siccome dai Ministeri amministrati a dovere un grande
splendore e utilit nella Santa Chiesa derivano, e siccome il
Clero Regolare d opera insieme con voi nel procurare la salute
delle anime; cos Noi vi commettiamo, in primo luogo, o
Venerabili Fratelli, di far consapevoli a nome Nostro le Comunit
religiose delle vostre Diocesi, che Noi deploriamo di cuore le
particolari disgrazie, che parecchie di loro ebbero a sopportare
in questi ultimi tempi calamitosi; ma che frattanto Ci fu di non
leggero conforto la pazienza di animo e la costanza nella virt e
nello zelo della Religione, nelle quali moltissimi Religiosi si
sono resi degni di commendazione; sebbene non siano mancati
alcuni, che dimentichi della lor professione, con iscandalo dei
buoni e dolore s Nostro che dei loro fratelli, indegnissimamente
prevaricarono. In secondo luogo poi vi commettiamo di esortare a
nome Nostro i Presidi e Superiori delle stesse Comunit, perch
secondo esige il loro dovere, non perdonino a qualsivoglia cura e
industria perch la Disciplina Religiosa ove  in fiore
rinvigorisca ognor pi, e perch l ove ha sofferto alcun danno
riviva al tutto e si rinnovelli. Gli stessi superiori
ammoniscano, confortino, rimproverino all'uopo i religiosi loro
alunni, perch considerando essi seriamente con quali voti si
sono astretti, si adoprino con ogni premura in soddisfarli, e
osservino con grande diligenza le regole dei loro Istituti, e
portando continuamente nel loro corpo la mortificazione di Ges
Cristo si astengano da tutte quelle cose che sono aliene dalla
lor vocazione, e si esercitino in quelle opere che o alla carit
di Dio e del prossimo, o all'acquisto della perfezione
appartengono. Si guardino in ispecial modo i sopraddetti
Superiori di Ordini dall'ammettere alcuno nella Religione, se
prima non avranno disaminato con ispecial accuratezza la sua
indole, vita e costumi; oltre di che non ammettano alla
professione religiosa se non quelli, che dato termine al loro
noviziato, avranno fornite cos chiare prove di vocazione, che si
possa credere con fondamento che essi non si appigliano allo
stato religioso mossi da alcun altro motivo, fuorch quello di
vivere soltanto in Dio, e per procurare la propria e la salute
altrui, secondo il peculiar fine di ciascun Ordine. Sopra del
quale particolare oggetto Noi abbiamo fermo in animo che si
osservino tutte quelle cose che a vantaggio degli Ordini
Religiosi furono stabilite e prescritte nei decreti del 25
Gennaio dell'anno scorso dalla Nostra Congregazione sopra lo
stato dei Regolari, e che furono approvate dalla Nostra
Apostolica Autorit.
Dopo di che, richiamando il discorso alla sceltezza del Clero
secolare, Noi vi raccomandiamo in primo luogo l'ammaestramento e
l'educazione dei giovani Chierici; poich  quasi impossibile che
alcuno addivenga idoneo Ministro della Chiesa, se dai primi suoi
anni non si  esercitato a dovere nell'adempimento dei suoi sacri
doveri. Per la qual cosa proseguite, o Venerabili Fratelli, a
porre ogni opera e studio perch gli aspiranti alla sacra Milizia
siano accolti, per quanto  possibile, nei Seminari
Ecclesiastici, e perch ivi, a modo di piantagioni novelle,
crescenti attorno al Tabernacolo del Signore, si formino alla
innocenza dei costumi, alla religione, alla modestia e allo
spirito ecclesiastico, e imparino a un tempo le inferiori e le
superiori discipline sotto la savia direzione di sceltissimi
maestri, che professino dottrine aliene da qualsivoglia ombra di
errore.
Nondimeno, siccome non  possibile che tutti i giovani Chierici
compiano nei Seminari la carriera dei loro studi, per altra parte
essendo cosa certissima che anche i giovinetti del clero secolare
debbono essere a parte della vostra pastorale sollecitudine, cos
spetta a voi vegliare, o Venerabili Fratelli, sopra tutte le
pubbliche e private scuole, e adoperarvi con ogni studio e
industria perch la ragione degli studi sia in esse conforme in
ogni sua parte al Cattolico insegnamento, e perch la giovent
ammaestrata convenientemente in esse nella vera virt e nelle
buone arti e discipline da professori idonei e di specchiata
probit e religione, venga premunita degli opportuni aiuti, coi
quali ravvisi le insidie che le sono tese dagli empi e possa
riuscire di ornamento e di utilit a s, e alla cristiana e
civile repubblica.
E in quanto a questo, usando di una pienissima libert, voi vi
prenderete una special cura dei professori delle Sacre
Discipline, e di tutte le altre cose che appartengono al dominio
della Religione, o che la toccano da vicino. Siate vigilanti
perch nelle scuole, soprattutto per ci che riguarda la
Religione, si faccia uso di libri immuni da qualsivoglia bench
lieve sospetto di errore. Fate avvertiti i Pastori di anime,
perch vi diano mano in tutto ci che ha riguardo alle scuole dei
fanciulli e dei giovinetti della prima et: perch siano
destinati a tali scuole Maestri e Maestre di paragonatissima
onest, e perch nell'ammaestrare i fanciulli e le fanciulle nei
rudimenti della Fede Cristiana si faccia uso di libri approvati
da questa Santa Sede. Nel che non dubitiamo che i Parroci siano
per essere loro di esempio; anzi, siam certi che i medesimi
Parroci dietro le vostre esortazioni attenderanno con zelo ognor
pi crescente all'ammaestramento della fanciullezza nei rudimenti
della Dottrina Cristiana, memori che un cos fatto genere di
istruzione  uno dei loro doveri principalissimi ( Tridentinum,
Sess. . XXI V, c. 4 - Benedetto XIV, Const. "Etsi nimis", 7
Febbr. 1742). Gli stessi poi dovranno essere ammoniti ad avere
innanzi agli occhi sia nelle loro istruzioni ai fanciulli, sia al
rimanente del popolo, il Catechismo Romano, pubblicato per ordine
del Concilio di Trento e di San Pio V immortal Nostro
Predecessore, e cui poi altri Sommi Pontefici, ed in ispecial
modo Clemente XIII di felice memoria raccomandarono di bel nuovo
a tutti i reggitori di anime, come un acconcissimo aiuto per
tener lontane le frodi delle dottrine perverse, e per dilatare e
render stabile la vera e sana dottrina. (Nell'Enciclica a tutti i
Vescovi in data del 14 Giugno 1764).
Non meravigliatevi, o Venerabili Fratelli, se Ci siamo trattenuti
alquanto lungamente sopra questo argomento. Ed infatti non
isfuggir certo alla vostra prudenza, che in questi tempi
pericolosi, s voi che Noi, dobbiamo porre ogni studio, e fare
ogni sforzo, e usare di una grande fortezza di animo e vigilanza,
in tutto ci che spetta alle scuole, e l'istruzione e
l'allevamento dei fanciulli e dei giovani di ambedue i sessi.
Imperocch vi  noto, che gli odierni nemici della Religione e
dell'umana societ, mossi da uno spirito al tutto diabolico,
rivolgono tutte le loro mene a questo scopo di pervertire dal
primo fiore degli anni le menti e i cuori dei giovani. Per la
qual cosa non lasciano nulla d'intentato perch tutte le scuole e
istituti, destinati all'educazione della giovinezza, vengano
sottratti per ogni verso all'autorit della Chiesa e alla
vigilanza dei Sacri Pastori.
Ma quanto a ci Noi abbiamo fiducia che tutti i dilettissimi
Nostri Figliuoli nel Signore i Sovrani dell'Italia verranno in
vostro aiuto col potente lor braccio, s che possiate soddisfare
al vostro debito pi pienamente, nelle cose gi dette; n
dubitiamo che essi vorranno prendere la difesa della Chiesa e di
tutti gli spirituali e temporali suoi diritti. Certo non vi 
cosa che si convenga meglio di questa alla religione e piet
avita, di cui si mostrano animati, e della quale sono di esempio
ad altrui. Non isfugge per fermo alla loro avvedutezza che i
primordi di tutti i mali che ci opprimono s gravemente, si hanno
a ripetere dai danni che la Religione e la Chiesa ebbero a
sostenere gi dal bel principio del Protestantesimo. Quei
Principi conoscono assai bene, che dall'autorit dei Prelati
Ecclesiastici soventi volte conculcata, e dalla ostinatezza
crescente ogni giorno pi nel violare a man salva i divini ed
ecclesiastici comandamenti, ne risult che diminuisse pure nei
popoli l'ossequio verso la civile Potest, e si schiudesse la via
agli odierni nemici della pubblica tranquillit per macchinare
ribellioni contro i Monarchi. Quei Principi comprendono a
maraviglia, che dalla usurpazione, dal saccheggio e dalla
pubblica vendita dei beni temporali appartenenti per legittimo
diritto di propriet alla Chiesa, ne nacque che illanguidisse nei
popoli la riverenza verso le propriet sacre per religiosa
destinazione, e che quindi molti prestassero volentieri
l'orecchio agli audacissimi difensori del socialismo e del
comunismo, i quali van divisando anch'essi d'impadronirsi, e
dividere e convertire in qualsivoglia altro modo ad uso altrui le
umane propriet. S'avveggono inoltre che quei legami con cui in
addietro con molteplici artifizi si vollero legare i Pastori
della Chiesa, anzich non usassero liberamente della sacra loro
Autorit, quei legami stessi vennero a costringere a poco a poco
la Potest civile. Conoscono finalmente che non vi  rimedio
alcuno pi pronto n pi efficace contro le calamit che ci
affliggono, del far rivivere in tutta l'Italia l'antico splendore
della Religione e Chiesa cattolica, nella quale non ha dubbio
trovarsi acconcissimi rimedi per qualsivoglia condizione di
uomini e bisogno che occorra.
E in verit (sono parole di Sant'Agostino) "la Chiesa Cattolica
abbraccia non solamente lo stesso Dio, ma anche la dilezione e la
carit del prossimo per guisa, che sovrabbonda in lei ogni sorta
di medicamento confacentesi ai morbi, dei quali infermano le
anime pei loro peccati. Ella fanciullescamente i fanciulli,
fortemente i giovani, quietamente i vecchi, siccome porta l'et
del corpo e dell'animo di ciascuno, esercita ed ammaestra. Ella
assoggetta con pura e fedele obbedienza le mogli ai loro mariti,
non perch sfoghino la libidine, ma perch generino figliuoli, e
pel bene della domestica societ; e vuole che il marito sia
superiore alla moglie non perch irrida al sesso pi debole, ma
perch l'ami con sincera affezione. Ella sottopone i figli ai
parenti con una cotale libera servit, e vuole che questi
sovrastino a quelli con amorevole impero. Ella lega i fratelli ai
fratelli col vincolo della Religione, vincolo pi stretto e
durevole che quello del sangue; e ogni legame di parentela e ogni
strettezza di affinit, serbati intatti i vincoli della natura e
della volont, stringe con vicendevole a amore. Ella insegna ai
servi l'affezionarsi ai padroni non tanto per necessit di
condizione quanto per la soavit del dovere; e colla
considerazione di un Dio Signore universale di tutti, rende i
padroni miti verso i loro servi e propensi pi ai consigli che
non ai castighi. Ella colla ricordanza dei primi Padri congiunge
i cittadini ai cittadini, i popoli ai popoli, e gli uomini tutti,
non tanto avvicinandoli della persona, quanto stringendoli di
fraterno amore. Insegna ella ai monarchi di provvedere ai popoli,
ammonisce i popoli a soggettarsi ai monarchi. Insegna ella
sollecitamente cui debbasi onore, cui affetto, cui riverenza, cui
timore, cui conforto, cui ammonimento, cui esortazione, cui
insegnamento, cui rimprovero, cui supplizio, addimostrando come
non debbasi a tutti ogni cosa, e a tutti debba usarsi carit, e a
niuno debba farsi aggravio (Sant'Agostino, De Moribus Catholic
Ecclesi; lib. I) ".
Pertanto Nostro e vostro debito si , o Venerabili Fratelli, il
non perdonare a qualsivoglia fatica, e non lasciandoci intimorire
da qualsivoglia difficolt, metterci con tutta la forza dello
zelo pastorale a difendere nei popoli Italiani il culto della
Cattolica Religione, e non solamente far fronte con alacrit ai
conati degli empi che si studiano di distaccare l'Italia dal seno
della Chiesa, ma sforzarci pure di ricondurre sul buon sentiero
que' degeneri figliuoli di essa, che si fossero lasciati gi
sedurre dalle loro arti.
Nondimeno, siccome ogni favore pi scelto e ogni dono perfetto
scende dall'alto, portiamoci con fiducia, o Venerabili Fratelli,
al trono della Grazia, e non cessiamo dal porgere vive suppliche
e scongiuri sia con private sia con pubbliche preghiere al
celeste Padre dei lumi e delle misericordie, s che pei meriti
dell'Unigenito suo Figliuolo Ges Cristo Signor Nostro,
rivolgendo Egli il volto dalle nostre colpe, irraggi
misericordiosamente le menti e i cuori di tutti coll'efficacia
della sua grazia; e traendo a s le volont a Lui ribelli, renda
gloriosa la Santa Chiesa per nuove vittorie e nuovi trionfi; per
modo che il popolo che gli rende omaggio cresca per merito e per
numero in tutta l'Italia, anzi per tutto il mondo. Invochiamo
pure la Santissima Madre di Dio, l'Immacolata Vergine Maria, che
col potentissimo suo patrocinio ottiene ci che domanda, e le cui
richieste non possono andar fallite; e invochiamo ancora il
Principe degli Apostoli San Pietro, e il Santo Apostolo Paolo, e
tutti i Santi del Cielo, perch il pietosissimo Iddio, alla loro
intercessione, tenga lungi dai popoli fedeli i flagelli dell'ira
sua, e conceda misericordiosamente a tutti coloro che sono
insigniti del nome di Cristiani, di ripudiare colla sua grazia
tutto ci che si oppone a questo nome, e di operare tutto ci che
gli  conforme.
Infine, o Venerabili Fratelli, ricevete a pegno della nostra
vivissima affezione la Benedizione Apostolica, che a voi tutti, e
ai Laici fedeli commessi alla vostra vigilanza compartiamo con
sincerissimo amore.
Dato a Napoli, dal sobborgo di Portici, li 8 Dicembre dell'anno
1849, IV del Nostro Pontificato.
PIO PP. IX
