Tratto dal libro di Claudio Rendina: I Papi - Storia e segreti
Pio 12esimo (1939-1958)
	Il conclave che si apr la sera dell'1 marzo 1939 fu il pi rapido degli
ultimi tempi; la causa determinante di tale rapidit risaliva senz'altro
allo scoppio della guerra ormai imminente. Gli scrutini iniziarono il 2
e quello stesso giorno ci fu la fumata bianca; verso le 18 apparve alla
loggia della basilica Vaticana il nuovo papa, il cardinale Eugenio
Pacelli. Assumeva il nome di Pio 12esimo.
	Era nato a Roma il 2 marzo 1876 da una famiglia appartenente al
patriziato papalino; frequentato il liceo Visconti di Roma, si era 
laureato in teologia alla Gregoriana. A 23 anni era ordinato sacerdote, e
due anni dopo entrava come apprendista nella Segreteria di Stato, 
facendosi apprezzare dal cardinal Gasparri nella nuova codificazione del
diritto canonico. Svolse le sue attivit, riuscendo a mantenere una
condotta immune dai riformismi religiosi come pure dalla zelante 
ortodossia, gi mettendo in mostra un'estrema cautela nel comportamento 
diplomatico.
	Nel 1917 arriva il frutto di questa impassibile diligenza;  nominato
nunzio apostolico a Monaco e tre anni dopo a Berlino, dove esplica
un intensa attivit diplomatica concludendo i concordati con la Baviera 
e la Prussia. Sono anni che influiscono in maniera determinante su
quell'attaccamento viscerale dell'allora monsignor Pacelli alla Germania;
lo colp ovviamente il senso di seriet, l'impegno scientifico, la
coscienza morale e l'efficienza organizzativa del popolo tedesco. E a
Monaco proprio nasce forse, insieme a questo debole per la Germania,
l'avversione per il marxismo; nella comunista citt di Monaco Eugenio 
Pacelli ha una drammatica esperienza, ricordata da Franco Molinari.
Un branco forsennato di soldati rossi gli punta la rivoltella alla tempia;
in qualche modo si salva, ma l'episodio  di quelli che lasciano il segno.
	Nel 1929  nominato cardinale e l'anno dopo succede al Gasparri
nella Segreteria di Stato; fa frequenti viaggi come legato pontificio. 
in Argentina, a Lourdes, a Parigi, negli Stati Uniti e a Budapest. Acquista
una personalit a livello internazionale; questo facilit la sua
elezione alla cattedra di Pietro.
	Pio 12esimo successe ad un papa morto mentre si apprestava a denunciare
i crimini della violenza in Italia e in Europa con fermezza, senza badare
in faccia a nessuno; lui non far altrettanto, preso eternamente
dal timore di arrecare pi danno di quanto gi non esistesse. Rifiuter
la condanna esplicita, come pure la neutralit di Benedetto 15esimo e
dichiarer la sua imparzialit: Neutralit potrebbe essere intesa nel
senso di una passiva equivalenza che non viene al capo supremo della
Chiesa di fronte a tanti fatti, avrebbe spiegato in una lettera 
all'arcivescovo di Monaco, cardinale Faulhaber, il 31 gennaio 1943.
Imparzialit vuol dire per noi giudizio delle cose secondo verit e 
giustizia. Ma qualcosa non torn in fatto d'imparzialit.
	Il 3 marzo 1939, il giorno dopo la sua elezione, in un radiomessaggio
al mondo invita le nazioni alla pace; il 12 marzo viene incoronato
in San Pietro e tre giorni dopo i Tedeschi entrano a Praga. L'1 aprile 
invia un telegramma con la sua benedizione al generale Franco; il 7 aprile,
giorno del venerd santo, aerei italiani bombardano Tirana e l'Albania 
viene occupata. Il giorno di Pasqua finalmente Pio 12esimo parla: 
un'allocuzione, peraltro prevista anteriormente ai fatti, scrive il 
cattolico Emmanuel Mounier sul Voltigeur del 5 maggio. In termini
molto generali chiama i popoli alla pace. In termini pi precisi, 
condanna le violazioni alla parola data. Il mondo, dolorosamente sorpreso,
non sente nessuna parola dalla sua bocca su questo venerd santo
di sangue. Il 16 aprile, dimenticando Guernica e le migliaia di cadaveri,
spedisce un messaggio di compiacimento alla Spagna che ancor
pi, scrive amaramente Mounier, doveva accrescere il nostro turbamento. 
Non si trattava pi di silenzi, ma di affermazioni. Vostra Santit si
felicitava con "la parte sana del popolo spagnolo" per essere entrata
in guerra "allo scopo di difendere l'ideale della fede e della civilt
cristiana"; esaltava i "nobilissimi sentimenti cristiani di cui hanno 
dato prove evidenti il capo dello Stato e tanti fedeli collaboratori"; 
riteneva che il procedimento usato per strappare la Spagna alle forze 
disgregatrici  "la prova pi alta" che si possa dare sulla supremazia 
della religione e dello spirito. Questa non era imparzialit; si era 
giustificata una guerra, ma una guerra non  mai giusta.
	E la guerra procede nel resto d'Europa; il 23 agosto Hitler e Stalin
siglano il patto d'amicizia per spartirsi la Polonia. Il giorno dopo,
l'ambasciatore francese presso la Santa Sede, Francois Charles-Roux,
si reca dal papa e lo implora di denunciare preventivamente tale 
aggressione di un paese cattolico, nella speranza, se non altro 
d'impedirla, segnala lo storico Anthony Rhodes, e il papa prefer non
pronunziare tale condanna, ritenendo che essa semmai avrebbe incoraggiato 
gli aggressori. Cionondimeno decise di parlare alla radio da Castel 
Gandolfo quella sera stessa, facendo tradurre il suo discorso nelle
lingue straniere pi note. Questo fu il suo ultimo appello a favore della
pace, appello contenente una delle sue frasi pi famose: Nulla 
perduto con la pace. Tutto pu esserlo con la guerra, espressione
suggerita da monsignor Montini, il futuro Paolo sesto, allora sostituto
per gli Affari esteri nella Segreteria di Stato.
	Il 20 ottobre 1939 arriva l'enciclica Summi Pontificatus con la 
condanna dell'invasione congiunta russo-tedesca della Polonia che 
stigmatizza la statolatria delle dittature, ma non si capisce perch, 
come nota Franco Molinari, non ci fosse bisogno di fare nomi, tanto tutti 
avevano capito che la condanna colpiva Hitler, ma diciamo allora
anche Stalin. Ora,  da qui che comincia il cosiddetto silenzio di
Pio 12esimo. Come si legge sull'edizione straordinaria de L'Osservatore
Romano del 13 dicembre 1981, a firma di Michele Maccarrone, 
vero che Pio 12esimo, accusato di essere "un papa diplomatico", non esercit
"la grande diplomazia". Non fece un appello ai belligeranti per la
cessazione della guerra, come aveva fatto Benedetto 15esimo nell'agosto
1917, non band crociate, non lanci scomuniche, n pronunzi quella
solenne, clamorosa "denuncia", con l'elenco dei crimini e dei criminali
nazisti, richiestagli da Hochhuth nel dramma Il Vicario.
	Lo si pu difendere quanto si vuole, ricordando l'intervento a favore
dei popoli occupati, il salvataggio di ebrei e internati nei campi di
concentramento, tramite i suoi rappresentanti nei vari paesi; e ancora,
come annota Molinari, che Nenni nascosto in Laterano era chiamato
don Emiliani, i capoccia dell'ateismo comunista figuravano come
panciuti monsignori, gli ebrei circolavano in lunga talare; e infine il
suo accorrere a San Lorenzo fuori le Mura tra le rovine dei bombardamenti
incurante dei pericoli. Non basta. Tutto ci rientrava nella normalit
dello spirito apostolico del vicario di Cristo, gratificato peraltro 
come nuovo Defensor urbis dai Romani in lacrime.
	 logico pensare che il sensibilissimo Pio 12esimo soffriva nella sua
carne la tragica incertezza della situazione... tra "la discrezione o il
prudente tacere o non piuttosto il parlare aperto e l'azione forte"; non 
si vuol mica affermare che subentr in lui il disinteresse per gli eventi
drammatici. Solo che non risulta esauriente la dichiarazione rilasciata
all'ambasciatore italiano Alfieri sulle crudelt compiute dai nazisti in
Polonia, secondo quanto gli aveva riferito l'11 maggio 1940 il console
italiano fuggito da Varsavia: Dovremmo dire parole di fuoco contro
simili cose e solo ci trattiene dal farlo il sapere che renderemmo la 
condizione di quegli infelici, se parlassimo, pi dura.
	Ma era gi pi dura, come avrebbero confermato le tragiche notizie 
dalla Cecoslovacchia con le deportazioni di ragazze ebree in Germania 
destinate alle case di tolleranza. Gli avvenimenti sarebbero precipitati,
le parole di fuoco non sarebbero mai arrivate perch il papa seguitava 
a ritenerle controproducenti; e non mi pare proprio che la mancata 
dichiarazione spettacolare e clamorosa di Pio 12esimo trova
dunque la sua spiegazione esauriente in una motivazione umanitaria e
realistica, come sostiene ancora Molinari.
	 probabile che la protesta spettacolare contro Hitler non avrebbe 
ottenuto nulla ma, come afferma Hochhuth a proposito del suo
Vicario, in ogni caso il papa doveva tentare; offrirsi al limite come 
capro espiatorio lui stesso. Dove erano finiti i suoi fieri propositi 
annunciati nei primi giorni del pontificato? Dovremo combattere; io
non ho paura, aveva detto ai cardinali-arcivescovi della Germania 
convocati in Vaticano. Lo aveva ripetuto nel 1940, facendo
sapere a Mussolini, il quale ne aveva abbastanza dei suoi pubblici
appelli alla pace, che non temeva di andare in campo di concentramento.
E avrebbe dovuto andarci spontaneamente, affrontare il
martirio e non dichiarare, al contrario, di fronte al concretizzarsi di
certe avvisaglie ai primi del '44: Per andarmene di qui non baster
invitarmi a farlo, ma dovranno incatenarmi. Non basta; incatenato,
dovranno trascinarmi con la forza.
	E infine. Della rappresaglia tedesca a Roma, che port all'eccidio
delle Fosse Ardeatine, Pio 12esimo inizialmente era all'oscuro, ma poi il
cardinal Nasalli Rocca, allora suo cameriere segreto e cappellano a
Regina Coeli, venuto a sapere ogni cosa nella notte tra il 24 ed il 25
marzo 1944, rifer tutto al papa che mormor: Non  possibile; non
posso crederci. E si mosse:  accertato che Pio 12esimo invi il padre 
salvatoriano Pancrazio Pfeiffer, che teneva i rapporti tra gli occupanti e
il Vaticano, come ricorda Giulio Andreotti, ad invocare clemenza
presso quel comando. La risposta fu che Hitler era inavvicinabile e
che era stata gi una concessione il moltiplicare solo per dieci e non
per cento il numero delle vittime della rappresaglia.
	Ma era quella l'occasione che gli si offriva per un martirio che
avrebbe illuminato di santit il papato come ai tempi delle sue origini;
il mondo avrebbe visto, avrebbe capito il significato profondo del suo
sacrificio. Chi non credeva forse avrebbe scoperto la fede o l'avrebbe
ritrovata, secondo le parole di un laico come Dino Buzzati ricordate
nell'introduzione a questa serie di biografie: Se cos non  stato,  
segno che  intervenuto l'opportunismo, il problema preminente del
"sussistere". E certe cadute dello spirito si pagano.
	La guerra comunque volgeva alla fine; ma la Chiesa registrava le
sue vittime. Tra le tante, il sacerdote polacco Massimiliano Kolbe nel
lager nazista di Oswiecim offriva la sua vita per salvare quella di un
padre di famiglia; Giovanni Paolo secondo lo avrebbe santificato. 
In Germania il teologo gesuita Alfred Delp, arrestato nel luglio 1944, dopo 
il famoso attentato a Hitler, veniva impiccato a Pltzense il 2 febbraio
1945, in un martirio contro il quale da Roma non arrivava l'invettiva.
Le parole di quel martire sono una condanna per papa Pacelli: Un'onesta
storia della Chiesa dovr scrivere amari capitoli sui contributi
delle Chiese al sorgere dell'uomo-massa, del collettivismo, del potere
dittatoriale.
Non sar stata vilt il comportamento di Pio 12esimo, ma fu in ogni
caso un voler sussistere ad occhi chiusi in un pontificato che fu 
sempre pi caratterizzato dall'autocrazia. Morto nell'agosto del 1944 il 
segretario di Stato, cardinal Maglione, il papa non volle nominare un
successore, preferendo seguire personalmente il governo della Chiesa.
Al prosegretario Tardini dichiar: Non voglio collaboratori, ma solo
esecutori.
E si chiuse in se stesso: il problema del dopoguerra non era pi la
Germania nazista, ma i paesi dell'Europa orientale, entrati nell'orbita
dell'Unione Sovietica, con un regime comunista. Il problema era la
persecuzione che indiscutibilmente la Chiesa venne allora subendo oltre
cortina, quella che Pio 12esimo chiam la Chiesa del silenzio. Ne fanno 
testo i processi all'arcivescovo di Zagabria Stepinac e al primate
d'Ungheria Mindszenty; e ancora le prigionie sofferte dall'arcivescovo
di Praga Beran e dal cardinale polacco Wiszynsky.
Probabilmente un dialogo concreto con i regimi comunisti per aiutare
la Chiesa del silenzio sarebbe stato improduttivo come lo era
stato quello con Hitler. Ma se contro il nazismo e il fascismo non ci fu
scomunica, per il marxismo s. L'anticomunismo di Pio 12esimo, gi 
manifestatosi nel corso della guerra, prese consistenza nel 1949 con un 
decreto del Sant'Uffizio che scomunicava i marxisti e coloro che scienter
et libere aderissero o collaborassero al Partito comunista; e lo faceva
affiggere in ogni parrocchia.
Insomma finiva la guerra vera e propria, ma iniziava una guerra fredda 
instaurata da papa Pacelli con le sue dogmatiche chiusure che
trovarono la loro pi vasta eco nella celebrazione del giubileo del 1950,
anno in cui fu proclamato anche il dogma dell'Assunta. Difesa della 
Chiesa contro i rinnovati attacchi dei suoi nemici, e impenetrazione 
della vera fede per gli erranti, gli infedeli, i senza-Dio, era uno
degli scopi di quell'Anno Santo; che fu un trionfo personale del papa
in un'organizzazione impeccabile. All'apertura della porta santa erano 
present le pi illustri personalit del nuovo Stato italiano, della 
repubblica nata da poco, con la quale si sarebbe instaurato il nuovo 
connubio clericale.
	Infatti l'impegno religioso, che contraddistingue gli ultimi otto anni
del pontificato di Pio 12esimo, con le numerose canonizzazioni, tra le quali
quella di Pio decimo nel 1954, che fu anche l'Anno Mariano, si tramut in
pratica in una crociata antimarxista per l'esaltazione della supremazia
della religione e dello spirito. L'impegno religioso si fa politico,
legandosi oltretutto a vecchi e superati schemi, nei quali non c' posto
per gruppi laici di rinnovamento con personalit come La Pira o Dossetti. 
Il papa li evita, non si fida; al limite ha pi credito suor Paschalina 
Lehnert sul cui posto fiduciario presso il Santo Padre molti scalpitarono,
come ricorda Giulio Andreotti.
   Uno dei pochi su cui Pio 12esimo conti ciecamente  padre Riccardo
Lombardi, soprannominato il microfono di Dio per la grande arte
predicatoria; sorge il Movimento per un mondo migliore, base per
un'opera di riconciliazione tra i popoli a livello ecumenico. Ma  in
pratica la Crociata della bont contro la barbarie rossa; gli  vicino
Luigi Gedda. E si d grande incremento all'Azione Cattolica che
riprende l'attivit a pi vasto raggio e vengono istituiti i Comitati 
civici, strumento del consenso cattolico verso la Democrazia cristiana.
	E arrivano anche alcuni aggiornamenti nella liturgia, espressi in forma
ufficiale nell'enciclica Mediator Dei, secondo direttive che tendevano 
ad essere pi moderne; erano per solo intuizioni temporanee.
Cambiavano le vecchie disposizioni sul digiuno eucaristico, si permetteva 
la celebrazione della messa vespertina, tornavano le funzioni della 
Settimana santa alla loro forma originaria. Tutto questo poteva essere
il preludio a un rinnovamento totale; secondo Giacomo Martina
un'analisi accurata e minuta dimostrerebbe che dal '40 al '58 si 
preparava per un complesso di fattori, in parte favoriti, in parte repressi
da Pio 12esimo, il rinnovamento che esploder poi durante e dopo il 
concilio. La recente pubblicazione di alcuni documenti testimoniano in 
effetti un interessamento di papa Pacelli ad un'assemblea conciliare,
tanto che si  parlato di lui come precursore del Vaticano secondo. Franco
Molinari ne  proprio convinto: Il progetto di concilio non  di marca 
giovannea, bens pacelliana. Sta di fatto che l'apertura protesa
verso un futuro ricco di pi ampi sviluppi non ci fu, e prevalse una
mentalit di fondo statica. Ne fecero le spese personalit di avanguardia 
come Mazzolari e Maritain; Montini, ancora monsignore, favorevole a 
un dialogo pi ampio col mondo contemporaneo, venne esiliato a Milano,
sia pure come arcivescovo.
	Probabilmente Pio 12esimo fu tradito dal suo spirito autarchico e dal
compromesso politico, pecche dalle quali rest immune Giovanni 23esimo, e 
in questo senso la figura del pastor angelicus, profetizzata in lui da 
Malachia e difesa dai pacelliani in un contesto tutto mistico, non ha 
alcun riscontro concreto. Per quanto dure possano apparire, sono peraltro
significative le parole che invece il poeta Pier Paolo Pasolini far 
dire a questo papa in una sua poesia, perch stigmatizzano in maniera 
netta l'immagine del pontefice feticcio e faraonico, quale in ultima 
analisi egli viene a rivelarsi:
Sono un Papa politico, e perci enigmatico.
La carit in me,  sepoita nel mio comportamento.
, forse, divenuta flatus vocis, anche lamentoso
(la melopea d'ogni Nostro effato).
Mi proteggo.  mio dovere di Papa. Sono un solo blocco.
Chiesa e Borghesia son divenute unit di comportamento.
il Dogma ha solo un'altra faccia possibile: il Fare.
E il Fare, per un borghese, non  una cosa sola col Comportarsi?
   I suoi ultimi anni non furono in definitiva sereni, n gli fecero
onore le voci di miracoli e visioni che egli avrebbe avuto quasi ottantenne
durante una grave malattia, come ricorda Mario Pancera, e che individui
interessati propagandarono a puro scopo commerciale sorprendendo la sua
buona fede.
	E lo fecero morire due volte: si trovava a Castel Gandolfo dall'estate
di quel 1958 e vi aveva prolungato la sua residenza perch era malato.
L'8 ottobre era moribondo e qualcuno chiuse incautamente un'imposta 
della finestra della sua camera; fu interpretato come un segnale e a
Roma i giornali uscirono con le edizioni straordinarie che annunciavano
la sua morte. Non c'era stata una comunicazione ufficiale e infatti arriv
la smentita nei flash d'agenzia: Il papa  ancora vivo.  stato un errore.
E intanto il medico personale Riccardo Galeazzi Lisi scattava fotografie 
di Pio 12esimo agonizzante che avrebbero fatto il giro del mondo; lo
scandalo si sarebbe concluso con un processo.
	Pio 12esimo mor veramente, dopo nove ore di agonia, la notte del 
9 ottobre, stroncato da una crisi della circolazione cerebrale. 
Nel pomeriggio del 10 la sua salma fu trasferita con un solenne corteo 
in San Pietro, ove venne disposta su un enorme catafalco. Dur quattro 
giorni l'omaggio dei fedeli; l'archiatra pontificio aveva provveduto ad
avvolgere il cadavere nel cellophane per evitarne la decomposizione, ma 
il tanfo all'intorno era tremendo.
	Nella notte tra il 13 e il 14, chiuse le porte della basilica, i medici
completarono la laboriosa imbalsamazione della salma, che il giorno
dopo fu temporaneamente sepolta in San Giovanni e poi definitivamente 
tumulata nelle Grotte Vaticane; un monumento in bronzo, opera
dello scultore Francesco Messina, gli sarebbe stato eretto in San Pietro.
