Tratto dal libro di Claudio Rendina: I Papi - Storie e segreti
Pio decimo (1903-1914)
 Il favorito del conclave che si apr l'1 agosto 1903 per eleggere il
successore di Leone 13esimo era il suo segretario di Stato, il cardinal
Rampolla, proprio a significare un proseguimento della linea politica
del papa della Rerum novarum. E il Rampolla risultava in testa dopo i primi
due scrutini, senza per raggiungere il quorum; la presentazione di un
veto nei suoi confronti da parte dell'imperatore Francesco Giuseppe
tramite il vescovo di Cracovia, il cardinal Kniaz Puzyna, dest pi
meraviglia che altro. Anche al terzo scrutinio Rampolla mantenne infatti
la posizione di testa, come a dire che il veto produsse al limite l'effetto
contrario; ma il Rampolla non avrebbe raggiunto la maggioranza,
perch pi di un terzo del conclave gli era implacabilmente contrario.
 Si faceva finta di portare avanti la candidatura imperiale del cardinal
Gotti, ma in effetti si puntava sul patriarca di Venezia, Giuseppe Sarto,
che aveva fama di uomo profondamente religioso. A questo punto ci fu
forse un tentativo di intimidazione, per via di avvelenamento, annota
Giancarlo Zizola, ed  un fatto che molti cardinali si sentirono male
durante l'ultima notte, "cosicch nel mattino furon fatte cinquanta
ordinazioni in farmacia".
 Il cardinal Sarto comunque era venuto da Venezia a Roma non pensando
minimamente all'eventualit di essere eletto; a un porporato
francese che non lo conosceva e gli aveva pronosticato che non avrebbe
mai potuto diventar papa perch non sapeva il francese, aveva
risposto: Grazie a Dio, e poi ho comprato il biglietto di andata e
ritorno!. Una risposta simile l'avrebbe data anche Angelo Roncalli,
come lui patriarca di Venezia, e sarebbe stato papa. Fu lo stesso per
Giuseppe Sarto che, vedendo aumentare le sue quotazioni, aveva supplicato
i cardinali: Per l'amor di Dio, dimenticatemi, non ho le qualit per
fare il papa. E invece lo elessero al settimo scrutinio il 4 agosto
e, dopo esser scoppiato in lacrime, rispose: Accetto, come si accetta
una croce.
 Era nato a Riese, presso Treviso, il 5 giugno 1835 da una povera e
numerosa famiglia; il padre era usciere comunale, la madre cucitrice a
domicilio. Fin da bambino aveva manifestato un francescano spirito
cristiano, come quando all'et di undici anni per seguire gli studi se
la faceva da Riese a Castelfranco a piedi e scalzo, le scarpe in spalla
fino all'ingresso della scuola per non consumarle. Riusc ad entrare nel
seminario di Treviso proprio in virt delle notevoli qualit mostrate
negli studi e fu ordinato sacerdote a 23 anni. La prima canonica l'ebbe
a Tombolo, un paese di allevatori, facili al vino e alla bestemmia, in
gran parte analfabeti: volevano imparare a leggere e scrivere. Acconsent
a fargli scuola serale e come pagamento volle solo che non bestemmiassero.
Alla canonica di Treviso, dove pass nel 1875, mantenne la vecchia sottana
nera, rifiutando quella in seta orlata di rosso, come gli sarebbe spettato
secondo un decreto della diocesi di Venezia; non voleva alcun segno di
dignit e ricchezza. E cos si comport quando fu eletto vescovo di
Mantova. I suoi vecchi parrocchiani dissero:
El xe vegnuo con la veste brisa,
el xe partio senza la camisa.
 Ed era vero; dava tutto ai poveri, anche i suoi vestiti. E man mano
che saliva nella carriera ecclesiastica aumentava il suo spirito di carit
e umilt; arrivato alla porpora cardinalizia nel 1893 ed eletto patriarca
di Venezia, sped il suo orologio d'oro al Monte di Piet e rinunci
alla cappa cardinalizia nuova. Rattoppata con cura dalle sorelle, gli
sarebbe andata bene quella del predecessore.
 Con queste credenziali Giuseppe Sarto si era presentato al conclave
e proprio in virt di esse venne eletto; fu consacrato papa in San Pietro
il 9 agosto e assunse il nome di Pio decimo. E da pontefice avrebbe
mantenuto le abitudini da prete di campagna; parlando di s avrebbe
abolito il plurale majestatis, come far anche Giovanni 23esimo, nonch la
consuetudine degli applausi in San Pietro in onore del pontefice. Spieg
che non era giusto applaudire al servo nella casa del padrone. Non
voleva mangiare da solo e avrebbe sempre avuto un ospite che gli facesse
compagnia. E poi, niente svizzero di guardia alla porta mentre
dormiva; aveva diritto anche quel povero soldato al sonno notturno.
 Il nepotismo non sapeva cosa fosse; il fratello Angelo rest impiegato
postale in un sobborgo di Mantova e non ebbe neppure uno scatto
di carriera. Le tre sorelle nubili vennero a vivere a Roma, ma in un
modesto appartamento; alla commissione araldica che chiese a Pio decimo
quale titolo avrebbero dovuto avere, di contesse o principesse, rispose
di chiamarle semplicemente sorelle del papa. E faceva anche dello
spirito; a un signore che era andato a supplicare il cappello cardinalizio
per un amico rispose: Avete sbagliato indirizzo, non sono un cappellaio,
sono soltanto un Sarto. Lui stesso raccontava che in un'udienza
pubblica a una vecchietta che se lo guardava estasiata e gli balbett:
Santit, come sta, Santit?, aveva risposto: Benedeta, come
volen che staga? Da papa!.
 E da papa seppe effettivamente stare questo prete di campagna,
nonostante tutta la sua umilt e semplicit, perch necessariamente,
come lui stesso dichiar, doveva occuparsi di politica. E in politica
Pio decimo fu decisamente un conservatore; tale si era mostrato fin dal
patriarcato veneziano, opponendosi al fermento di rinnovamento sociale
dei democratici cristiani e favorendo invece le alleanze tra liberali
moderati e fedeli parrocchiani. I cattolici liberali sono dei lupi
travestiti da agnelli, aveva sentenziato e, rivolto al sacerdoti veneziani,
aveva detto: Sarete chiamati papisti, clericali, retrogradi, intransigenti.
Siatene fieri!.
 La bestia nera era il modernismo, che si augurava una manica larga
in fatto di tradizione e obbedienza, per una conciliazione tra
scienza e fede con una libert di coscienza del cattolico nella scelta
politica. Pio decimo reagisce con violenza e fermezza, assistito dal
segretario di Stato Merry del Val: ordina lo scioglimento dell'Opera dei
Congressi, ma nello stesso tempo attenua la portata del Non expedit per
favorire alleanze sotto banco di cattolici moderati con i liberali, dalle
quali nascer nel 1913 il patto Gentiloni.
 Tutto cominci appunto con la condanna del modernismo nell'enciclica
Pascendi del 1907, che aveva travolto gli elementi progressisti
della cultura cattolica; uno scrittore come Fogazzaro fece tempestivo
atto di sottomissione, ma il sacerdote Ernesto Buonaiuti, autore di
scritti in diretta polemica con l'enciclica, perse la tonaca. Del resto
nel motu proprio Sacrorum Antistitum del 1910 il papa impose ai
sacerdoti, con uno speciale giuramento, il rifiuto di tutto il pensiero
modernista; furono benedette invece quelle nuove organizzazioni volute
da Pio decimo stesso, come l'Unione popolare, l'Unione economico-sociale
e l'Unione elettorale, di cui fu presidente il Gentiloni. A queste venne
affidata, in una sorta di crociata, il compito di controllare i voti
cattolici, ormai strappati d'ufficio ai democratici cristiani, a
gente come il Murri sospeso a divinis o come Sturzo.
 Papa Sarto di fronte alle insidie del socialismo, che a suo parere
non voleva ammettere come sia conforme all'ordine stabilito da Dio
che ci siano, nella societ, principi e sudditi, padroni e proletari, ricchi
e poveri, sapienti e ignoranti, aveva scelto il male minore, quello di
una tacita alleanza clerico-moderata. La condanna globale di modernisti
e progressisti in genere fu chiaramente il riflesso di posizioni
integraliste di tipo medievale, con le quali veniva spazzato via anche il
socialismo corporativista di Leone 13esimo; la cosa peggiore fu che, per
i metodi inquisitoriali e persecutori con cui venne applicata, ridusse al
silenzio una quantit di voci autenticamente cattoliche, alle quali si
sarebbe poi ispirata invece la futura Democrazia cristiana, ovvero il
Partito popolare.
 Oltretutto l'impegno politico di Pio decimo fu decisamente provinciale,
caratterizzato da questa lotta tutta italiana, nella quale si fece prender
la mano, avallando pi di una vendetta personale; nel contesto
internazionale, dove Leone 13esimo tanto aveva guadagnato, egli si fece
attorno un vuoto, le relazioni diplomatiche con gli altri Stati erano
ridotte al minimo. Un esempio fra tanti pu esser costituito dalla Francia;
nella sua ottica antistorica e retriva era favorevole al ritorno dei
monarchici, tenendo un rapporto costante con gli stessi uomini
dell'Action francaise. E intanto era saltato il concordato del 1801 in
un'aperta rottura con la repubblica francese e nel 1905 si era arrivati
alla separazione dello Stato dalla Chiesa; era l'immagine precisa del
fallimento del suo integralismo.
 Dall'integralismo dottrinario di Giuseppe Sarto discende quello
operativo, nel governo della Chiesa, di cui, come ricorda Cesare
Marchi, riform le strutture in senso autoritario, centralistico, proib
ai preti di andare a teatro, pena la sospensione ipso facto e raccomand
di non abbonarsi a giornali non allineati. Riform il canto liturgico,
la musica sacra, estromettendo dal tempio fanfare, tamburi, pianoforti,
strumenti troppo profani..., ammessi solo i canti in latino,
niente donne nella schola cantorum. Il Catechismo del 1912, con domande
e risposte da imparare a memoria in preparazione alla prima
comunione, rimasto in uso fino al Concilio Vaticano secondo, era appunto
il simbolo di certo suo programma di restaurazione in Cristo di ogni
fedele, annunciato fin dalla prima enciclica Instaurare Omnia in Christo.
Ne rest coinvolto logicamente il clero stesso, che volle pi colto;
nella finalizzazione di un suo aggiornamento culturale vanno infatti
ricordate la fondazione del Pontificio Istituto Biblico e la revisione
della Vulgata.
  comunque lodevole l'impegno di Pio decimo nel voler annullare
definitivamente ogni manipolazione del papato da parte dei poteri laici;
la costituzione Commissum nobis del 1904 aboliva il veto comunque
manifestato da uno Stato durante un conclave, dichiarando senz'altro
illegittima ogni ingerenza del potere civile nell'elezione papale.
I cardinali che si fossero fatti portavoce dell'esclusiva di un qualsiasi
governo sarebbero stati colpiti con la scomunica dal futuro pontefice.
 La Chiesa elev Pio decimo agli onori degli altari come santo e in
questa sua canonizzazione c' tutta la sua bont e mitezza, ma anche la sua
intransigenza e intolleranza in campo religioso ed ecclesiastico, ovvero
quella che il Loisy defin l'autentica tregenda del fanatismo e della
stoltezza. Mi pare che resti edificante in tal senso il fatto che questo
papa abbia nello stesso tempo dichiarato intangibili i diritti della
propriet privata ed esortato alla rassegnazione e alla pazienza i poveri,
ai quali nulla spetta, a titolo di giustizia, dei beni del ricco: sono qui
evidentemente fissati i termini estremi di una santit celeste che si
sublima nell'esaltazione di un'ingiustizia terrena, saltando a pi pari
la Rerum novarum.
  quanto in fondo testimonia anche la sua reazione alle avvisaglie
della prima guerra mondiale; trov solo espressioni di commiserazione
e non di condanna. Secondo le parole di un suo biografo, non lev una
forte voce di profeta sul mondo gi in tempesta, ma si stese
sull'altare come vittima; era il martirio della sua santit.
All'ambasciatore austriaco che lo sollecitava a benedire le truppe
austro-ungariche prossime ad invadere il Belgio neutrale, rispose
giustamente: Io benedico la pace. Un testamento, questo, che avrebbe
raccolto il successore Benedetto 15esimo fino a farne il simbolo del suo
pontificato.
 Pio decimo mor a Roma il 20 agosto 1914 e fu sepolto modestamente
nelle Grotte Vaticane.
