                           LETTERA ENCICLICA
                          DEL SOMMO PONTEFICE
                               PIO PP. X
                            "HAERENT ANIMO" 
                          Roma, 4 agosto 1908 
      Questa  "esortazione  al clero cattolico"    un  forte  richiamo
perch  la  prima preoccupazione dei sacerdoti sia rivolta a diventare
santi.   La   santificazione  personale    vista  come  la   premessa
indispensabile  per  l'azione  apostolica.  Da  qui  una   particolare
insistenza  sulle  pratiche  di  piet,  la  meditazione  e  i  ritiri
spirituali.  Le  virt   "passive"  sono  pi  importanti  di   quelle
"attive".  Grande  stato l'influsso di questo documento, almeno  fino
agli  anni  immediatamente  precedenti il Concilio  Vaticano  II:  gli
educatori  dei  seminari  vi  facevano continuamente  ricorso  per  la
formazione dei sacerdoti novelli. La sua lettura pu essere anche oggi
molto  utile  per un confronto circa il cambiamento della problematica
relativa alla spiritualit sacerdotale.
 
I. MOTIVI E INTENTI
1.  Scopo  dell'esortazione - L'avvenire della Chiesa  dipende  dalla
qualit degli Ecclesiastici
     Abbiamo scolpite nella mente e ci riempiono di salutare timore le
parole  dell'Apostolo agli Ebrei (Eb 13,17), che, inculcando  loro  il
dovere  dell'ubbidienza verso i superiori, affermava con tutta la  sua
autorit:  "Essi vegliano come responsabili che dovranno render  conto
delle  anime  vostre". Se questa sentenza riguarda tutti  quelli,  che
hanno  nella Chiesa una qualunque preminenza, principalmente  riguarda
noi,  che,  bench  impari a tanto officio, abbiamo  nella  Chiesa  la
suprema  autorit. Quindi notte e giorno senza posa non ci  stanchiamo
di  meditare  e  di tentare tutto quanto interessa l'incolumit  e  la
prosperit del gregge affidatoci da Dio. Fra queste preoccupazioni una
pi delle altre ci sta a cuore, ed  che i sacerdoti siano tali, quali
li  esige  la dignit del loro ministero, poich a nostro avviso,  per
questa   via   principalmente,   possiamo   nutrire   liete   speranze
dell'avvenire  della  religione. Cos, non  appena  saliti  al  soglio
pontificio, bench, volgendo uno sguardo all'universalit  del  clero,
scorgessimo  in esso molteplici titoli di lode, tuttavia  non  potemmo
non  esortare con ogni studio i nostri venerandi fratelli,  i  vescovi
dell'orbe cattolico, che in nulla ponessero tanta perseveranza e tanta
cura,  quanto  nel formar Cristo in quelli che a formar  Cristo  negli
altri  sono  destinati.  N  ci  sfugge  lo  zelo  e  l'attivit,  che
dispiegano  nell'educare il clero alla virt, del che ci  torna  dolce
non  tanto  di  render loro una pubblica lode, quanto di  esprimere  i
sensi della pi viva riconoscenza.
 2. Stimolo ai ferventi ed ai meno ferventi
     Se  non  che, mentre per una parte ci allieta il vedere che,  per
tali  cure dei vescovi, gi molti ecclesiastici si mostrano accesi  di
un  sacro  fuoco,  che risuscita o ravviva in essi la  grazia  di  Dio
ricevuta  nell'imposizione  delle mani nella  sacra  ordinazione,  per
l'altra  ci  resta  ancora a lamentare che alcuni  altri,  in  diverse
regioni, non sono cos esemplari, che i fedeli cristiani, volgendo gli
occhi  in  loro,  quasi  in  uno specchio, siccome  a  guida,  possono
conformare  se  stessi al loro esempio. A questi  vogliamo  aprire  il
nostro  cuore con questa lettera, come il cuore di un padre palpitante
di  ansiosa  carit  nel  cospetto del figlio  infermo.  Per  un  tale
veemente amore, aggiungiamo a quelli dei vescovi i nostri ammonimenti;
i quali, bench indirizzati specialmente a ridurre a miglior consiglio
i  fuorviati  e giacenti in letargo, tuttavia possono, come    nostro
vivo  desiderio, essere anche agli altri di stimolo. Noi additiamo  la
via,  seguendo  la quale, ciascuno deve sforzarsi ogni giorno  pi  di
riuscire, secondo la chiara espressione dell'Apostolo, "uomo  di  Dio"
(1Tm  6,11), e di corrispondere alla giusta aspettazione della Chiesa.
Nulla  diremo di non mai udito da Voi, o di nuovo per chicchessia,  ma
cose,  le  quali conviene che ognuno si rammenti: e Dio ci infonde  la
speranza  che  la nostra voce sia per produrre notevole  buon  frutto.
Questo   il nostro desiderio: "che vi rinnovelliate... nello  spirito
della vostra mente, e vi rivestiate dell'uomo nuovo creato secondo Dio
nella  giustizia e nella vera santit" (Ef 4,23-24): e sar questo  il
pi  bello  e  il  pi  gradito  dono, che  Ci  possiate  offrire  nel
cinquantesimo del nostro sacerdozio. E mentre noi, "contriti di  anima
e  umiliati  di spirito" (Dn 3,39), ripenseremo in Dio i passati  anni
del  nostro  sacerdozio; espieremo in certo qual modo i  nostri  umani
mancamenti,  dei quali Ci abbiamo a pentire, ammonendovi  con  paterna
cura,  "onde  camminiate in maniera degna di Dio, piacendo  a  Lui  in
tutte  le  cose" (Col 1,10). Ed in una simile esortazione non  miriamo
semplicemente alla vostra utilit, ma al vantaggio generale dei fedeli
cattolici,  che da quella non si pu separare. Poich tale  non    il
sacerdote  che possa essere buono o cattivo semplicemente per  s,  ma
l'esempio della sua vita non  a dire di quali conseguenze sia fecondo
sull'indirizzo  della  vita dei fedeli. Ove  un  sacerdote  veramente
buono, qual tesoro  veramente largito dal cielo!
 
II. LA SANTIT DEL SACERDOTE
3.  La  santit,  dote prima della vita sacerdotale - L'esempio  deve
precedere la parola
     Diamo  principio,  diletti figli, alla  nostra  esortazione,  con
l'incitarvi a quella santit, che  richiesta dalla dignit del vostro
grado. Poich chi  insignito del sacerdozio, non per s soltanto,  ma
per  gli  altri ancora ne  insignito: "Ogni pontefice scelto tra  gli
uomini,    preposto  a  pro degli uomini  a  tutte  quelle  cose  che
riguardano Dio" (Eb 5,1). Il medesimo pensiero volle esprimere Cristo,
quando,  a  significare quale sia il fine dell'azione sacerdotale,  li
paragon al sole ed alla luce del mondo, sale della terra.
     Ognuno sa che sale e luce Egli  principalmente per l'ufficio che
ha  di distribuire il pane della verit cristiana; ma chi  che ignori
che  un  tale ammaestramento non approda a nulla, se il sacerdote  non
consacri  con l'esempio le cose insegnate con la parola.  Gli  uditori
con  irriverenza  s,  ma  non  a torto obietteranno:  "Professano  di
conoscere Dio e lo rinnegano coi fatti" (Tt 1,16); e respingeranno  la
dottrina, n fruiranno della luce del sacerdozio.
     Ond'  che  Cristo, forma viva del sacerdote, insegn  prima  con
l'esempio  e  poi  con le parole: "Principi Ges a  fare,  e  poi  ad
insegnare"  (At  1,1). Parimenti se gli si levi la  santit  a  nessun
titolo  il  sacerdote  sar pi sale della terra:  poich  ci  che  
corrotto  e  contaminato non pu servire a conferire  la  purezza;  e,
donde  esula la santit, conviene che abiti la contaminazione.  Perci
Ges,  continuando  la  medesima figura, chiama  tali  sacerdoti  sale
insipido, "che non  pi buono a nulla se non ad esser gettato  via  e
calpestato dalle genti" (Mt 5,13).
 
III. LA SANTIT DEI SACRI UFFICI
 4.  L'altezza  della  vocazione  e i Sacri  Uffici  per  se  medesimi
esigono la santit
     Quanto si  fin qui detto riceve nuova luce, quando si pensa  che
noi  esercitiamo l'ufficio sacerdotale non gi a nostro nome,  ma  nel
nome  di  Ges.  "Cos", dice l'Apostolo, "ognuno consideri  noi  come
ministri  di  Cristo e dispensatori de' misteri di  Dio"  (1Cor  4,1);
"siamo  davvero  adunque ambasciatori di Cristo" (2Cor 5,20).  Proprio
per questo motivo Cristo ci ascrisse non al numero dei suoi servi,  ma
degli  amici:  "Non  vi chiamer gi pi servi... Ma  vi  ho  chiamati
amici, perch tutto quello che intesi dal Padre mio, l'ho fatto sapere
a  voi...  Io ho eletto voi, e vi ho destinati, che andiate e facciate
frutto"  (Gv  15,16).    quindi nostro ufficio  di  rappresentare  la
persona  di  Cristo  e di condurre la missione da  lui  affidataci  in
maniera che ci sia dato di raggiungere il fine, che Egli ha di mira. E
poich "il bramare e schivare le cose medesime, questo  il pegno  pi
fermo  d'amicizia"  , siamo tenuti, come amici, a nutrire  i  medesimi
sentimenti,  che  sono  in  Cristo  Ges,  che    "santo,  innocente,
immacolato,  impolluto"  (Eb 7,26): come suoi  ambasciatori,  dobbiamo
conciliare gli uomini alla sua dottrina ed alla sua legge,  non  senza
osservarle  prima  noi  stessi:  come  partecipi  della  sua  autorit
nell'alleggerire  le  anime  dalle catene della  colpa,  conviene  che
poniamo  ogni studio nell'evitare di caricarci noi di tali catene.  Ma
pi  come  suoi  ministri  nell'augusto sacrificio  che,  con  perenne
prodigio, si rinnova per la vita del mondo, dobbiamo avere la medesima
disposizione di animo, con la quale Egli sull'ara della croce si offr
ostia immacolata a Dio. Poich, se in antico, quando non esisteva  che
un'ombra  e figura del vero sacrifizio, si esigeva nei sacri  ministri
tanta  santit, quale non  giusto che si esiga, ora che la vittima  
Cristo?
 5.  Due  splendidi moniti di san Giovanni Crisostomo e di  san  Carlo
Borromeo
     "Quanto  dunque non conviene che sia pi puro chi fruisce  di  un
tal  sacrifizio? di quale raggio solare non deve essere pi  splendida
la  mano,  che divide questa carne, la bocca che  saziata  dal  fuoco
spirituale, la lingua che rosseggia di questo sacramentissimo sangue?"
.
     Assai  opportunamente san Carlo Borromeo nei  discorsi  al  Clero
cos  inculcava: "Se ci ricordassimo, dilettissimi fratelli, quante  e
quanto  preziose cose abbia poste Dio nelle nostre mani, quale stimolo
non  sarebbe per noi questa considerazione a farci condurre  una  vita
degna di ecclesiastici! Che cosa non pose Iddio nelle mani, quando  vi
pose il proprio suo Figlio unigenito, come Lui eterno ed a Lui eguale?
Nella  mano  mia pose i tesori suoi, tutti i sacramenti e  le  grazie:
pose  le  anime  che gli sono care come la pupilla  e  che  nell'amore
prefer  a  se stesso, che redense con il suo sangue; nelle  mie  mani
pose  il  cielo che io posso aprire e chiudere agli altri... Come  mai
dunque  potr io essere cos ingrato a tanta degnazione  ed  amore  da
peccare  contro di Lui, da offenderlo nell'onore, da inquinare  questo
corpo  che    suo, da macchiare questa dignit e questa vita  al  suo
ossequio consacrata?".
 
IV. AVVERTIMENTI DELLA CHIESA
6.  Avvertimenti  della  Chiesa  nel conferire  gli  Ordini  ai  suoi
Chierici
     Ad  ottenere nei suoi sacerdoti questa santit di vita, la Chiesa
mira  con  assidue  e  non  mai interrotte cure.  A  tal  fine  furono
istituiti  i  Seminari: dove, se coloro che costituiscono le  speranze
della  Chiesa  devono essere educati nelle lettere  e  nelle  scienze,
nello  stesso tempo, tuttavia, e pi ancora lo devono essere sino  dai
pi  teneri  anni ad una sincera piet verso Dio. Inoltre, nel  mentre
promuove i candidati ai gradi sacri con non brevi intervalli, non pone
fine mai, come madre amorosa, alle esortazioni, che impartisce intorno
al  conseguimento della santit. Richiamiamoci queste tappe  gioconde.
Non  appena  ci  ascrisse nella sacra milizia, volle che dichiarassimo
secondo il rito: "Il Signore  la porzione della mia eredit e del mio
calice; tu sei quegli che a me restituir la mia eredit" (Sal  16,5).
Con le quali parole, commenta san Girolamo, si ammonisce "il chierico,
affinch  egli, che  parte del Signore o ha per sua parte il Signore,
si  diporti  cos  che  Egli possegga il Signore  e  sia  dal  Signore
posseduto"  .  Quanto gravi parole rivolge poi la  Chiesa  ai  novelli
suddiaconi!  Dovete  considerare attentamente quale  obbligo  oggi  di
vostra   spontanea   volont  assumete...;  quando   avrete   ricevuto
quest'Ordine, non vi sar pi possibile di volgere indietro  i  passi;
ma  dovrete servire in perpetuo a Dio, e mantenere, con la sua grazia,
la castit. E infine: se finora foste tardi alla Chiesa, d'ora innanzi
dovete  essere  assidui;  se  finora foste sonnolenti,  d'ora  innanzi
vigilanti...;  se finora disonesti, d'ora innanzi casti...  Riflettete
di chi vi si affida il servizio!
     E  per i promuovendi al diaconato cos prega la Chiesa per  mezzo
del  Vescovo:  "Abbondi in essi la bellezza di ogni virt,  l'autorit
modesta,  la  pudicizia  costante, la ferma  purit  dell'innocenza  e
l'osservanza della spirituale disciplina. I suoi precetti  risplendano
nella loro vita, affinch dall'esempio della loro castit il popolo si
ecciti   a   imitarli   santamente".  Ma  pi  commovente   ancora   
l'ammonizione  rivolta  a  coloro  che  devono  essere   iniziati   al
sacerdozio:  "Con grande timore a cos alto grado si deve  salire,  ed
allora bisogna accertarsi che una celeste sapienza, illibati costumi e
lunga  osservanza  della legge di Dio distinguano gli  eletti  a  tale
dignit...  Sia il profumo della vostra vita diletto della  Chiesa  di
Cristo,  affinch  con la parola e con l'esempio edifichiate  la  casa
della  famiglia  di  Dio".  E pi di ogni cosa  ci  stimola  la  grave
sentenza,  che si aggiunge: "Siate all'altezza di ci che amministrate
(imitamini  quod  tractatis)"; il che concorda  col  precetto  di  san
Paolo:  "Affine  di  rendere perfetto ogni uomo in Cristo  Ges"  (Col
1,28).
 7.  Padri e Dottori confermano che il Sacerdote deve essere un  cielo
tersissimo
     Poich  questa dunque  la mente della Chiesa riguardo alla  vita
sacerdotale, non potrebbe riuscire ad alcuno di meraviglia,  che  tale
sia  la consonanza delle voci dei Padri e dei Dottori intorno a questo
punto cos che sembrino peccare di ridondanza.
     Ma,  se  con  retto giudizio li osserviamo, ci apparir  evidente
come altro non dicano che il vero e il giusto. Il loro giudizio si pu
brevemente esporre cos: tanta differenza  tra il cielo e la terra; e
quindi  guardi  bene il sacerdote che la sua virt non  solo  non  sia
tocca  neppure dall'ombra delle pi gravi colpe, ma neppure delle  pi
lievi.  A  tal riguardo il Concilio di Trento fece suo il pensiero  di
quegli  uomini venerandi, quando ammon i chierici di fuggire anche  i
leggeri mancamenti, che in loro sarebbero massimi : massimi non gi in
s,  ma  per  ragione  di chi li commette, al  quale  pi  ancora  che
all'edifizio sacro, conviene quel detto: "Alla casa tua, (o  Signore),
si conviene la santit" (Sal 93,5).
 
V. NATURA DELLA SANTIT SACERDOTALE
8.  In  che consiste la santit - Il fondamento voluto da Cristo  sta
proprio nelle virt "passive"
     Ed  ora  da vedere in che cosa consista una tale santit,  della
quale il sacerdote non pu esser privo senza grave vergogna; poich se
alcuno  ne  ignora  o male ne intende l'essenza, si  trova  in  grande
pericolo. C' chi crede, anzi chiaramente professa, che il merito  del
sacerdote consista semplicemente nel sacrificarsi tutto al bene  degli
altri;  per cui neglette quasi del tutto quelle virt, che  mirano  al
perfezionamento individuale (le cos dette virt passive), dicono  che
si  deve  porre ogni studio per conseguire ed esercitare quelle  virt
che  chiamano  attive.  Questa    dottrina  indubbiamente  fallace  e
rovinosa.  Intorno ad essa cos si esprime, con la consueta  sapienza,
il  nostro predecessore di felice memoria: "Che le cristiane virt non
siano  opportune a tutti i tempi non pu cadere in mente se non a  chi
si  sia scordato delle parole dell'Apostolo: "Coloro che Egli previde,
li  ha  anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figliol
suo"  (Rm  8,29)"  . Cristo  maestro ed esemplare di  ogni  forma  di
santit,  al  cui esempio  necessario che si modellino  tutti  quanti
vogliono  essere accolti nel regno dei cieli. Ora Cristo non muta  col
passare  dei secoli; ma  il medesimo "ieri, e oggi; ed   sempre  Lui
anche  nei  secoli" (Eb 13,8). Quindi agli uomini di tutti i  tempi  
rivolta quella parola: "Imparate da me, che son mite e umile di cuore"
(Mt  11,29); in ogni tempo Cristo ci si presenta "ubbidiente sino alla
morte"  (Fil  2,8); e vale per tutte le et la sentenza dell'Apostolo:
"Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne co'  vizi  e
con le concupiscenze" (Gal 5,24).
 9.  La  "conditio sine qua non"  l'abnegazione di s - Condanna  dei
metodi propri nel mondo
     I  quali documenti sono rivolti a ciascheduno dei fedeli, in modo
tutto speciale riguardano i sacerdoti: essi, pi che gli altri, devono
prendere  come  a  s  rivolte  le  parole,  che  il  medesimo  nostro
predecessore  con  apostolico  zelo  aggiunge:  "Ed  oh!  fossero  pi
numerosi i cultori di tali virt, a imitazione dei santi delle passate
et:  i  quali  con l'umilt, l'ubbidienza, la mortificazione  di  s,
furono potenti in opere e in parole, con indicibile vantaggio non solo
della  religione, ma dello stato e della civilt". Dove cade opportuno
osservare  come il sapientissimo Pontefice fa menzione speciale  della
mortificazione che con evangelica parola diciamo: abnegazione  di  s.
Poich, di qui specialmente, dipende, o diletti figli, la forza  e  la
virt  e  il  frutto  del ministero sacerdotale;  al  contrario  dalla
negligenza  di  questa virt, nasce tutto quanto nei costumi  e  nella
vita del sacerdote pu offendere gli occhi e sconcertare gli animi dei
fedeli. Poich l'agire a solo scopo di turpe lucro, l'ingolfarsi negli
affari  mondani, l'aspirare ai primi gradi e sprezzare i pi  modesti,
il condiscendere alla carne e al sangue col troppo affetto ai parenti,
il  soverchio studio di piacere agli uomini, il porre la  fiducia  del
proprio successo nell'umana destrezza della parola: tutte queste  cose
derivano  dalla negligenza del precetto di Cristo e dal respingere  la
condizione, che egli ci pose: "Chi vuol venir dietro a me rinneghi  se
stesso" (Mt 16,24).
 
VI. DALLA SANTIT I FRUTTI DEL MINISTERO
10.L'abnegazione di s e la vita interiore sono per male  intese  se
trascurano i gravi doveri di apostolico ministero
       Nel   mentre   inculchiamo   cos   vivamente   questo   dovere
dell'ecclesiastico, non possiamo non avvertire nel medesimo tempo  che
il  sacerdote  deve vivere santo non per s solo;  poich  egli    il
lavoratore, che Cristo "mand a lavorare nella sua vigna" (Mt 20,1). 
dunque  suo officio di svellere le male erbe, seminare quelle buone  e
fruttifere, innaffiare, badar bene che l'uomo nemico non vi semini fra
mezzo la zizzania. Perci deve il sacerdote stare in guardia, affinch
indotto da un malinteso desiderio della sua perfezione interiore,  non
trascuri  alcune  di quelle parti del suo ministero, che  spettano  al
bene  dei  fedeli.  Tali sono la predicazione  della  parola  di  Dio,
l'ascoltare  le confessioni, l'assistere gli infermi e specialmente  i
moribondi,  l'istruire gli ignoranti nelle cose di fede, il  consolare
gli  afflitti,  il  ricondurre i fuorviati,  l'imitare  in  ogni  cosa
Cristo,  "il quale pass la sua vita facendo del bene e sanando  tutti
coloro che erano oppressi dal diavolo" (At 10,38).
 11.La base insostituibile: la santit e l'unione con Dio
     Certo,  vi  stia scolpito in mente l'insigne ammonimento  di  san
Paolo: "Non  nulla n colui che pianta, n colui che innaffia,  ma  
Dio  che  d  il crescere" (1Cor 3,7). Voi potete ben gettare  i  semi
camminando e piangendo, voi potete ben coltivarli con ogni fatica;  ma
che germoglino e diano i desiderati frutti,  opera del solo Dio e del
suo potentissimo intervento. Di pi, non bisogna dimenticare che altro
non  sono gli uomini se non istrumenti, dei quali si serve Dio per  la
salute  delle  anime; e che per conseguenza devono  essere  idonei  ad
essere  maneggiati da Dio. E ci in qual maniera? Crediamo dunque  che
Dio  si muova a servirsi di noi; per propagare la sua gloria, in vista
di  una  nostra eccellenza o capacit congenita o acquisita? Non  gi,
poich  sta  scritto:  "Le  cose  stolte  del  mondo  elesse  Dio  per
confondere  i  sapienti: e le cose deboli del  mondo  elesse  Dio  per
confondere  i  forti;  e le ignobili cose del mondo  e  le  spregevoli
elesse  Dio  e  quelle che non sono per distruggere quelle  che  sono"
(1Cor  1,27-28). Una cosa sola assolutamente serve per unire l'uomo  a
Dio,  a  renderlo  a  Dio  grato, e ministro  non  indegno  delle  sue
misericordie: la santit della vita e del costume.
 12.L'unica scienza che vale - L'esempio del Santo Curato d'Ars
     Quando  manchi  al  sacerdote questa,  che  solo  costituisce  la
sovraeminente  scienza  di Ges Cristo, gli manca  ogni  cosa.  Poich
senza  questa scienza la stessa vastit di una raffinata cultura  (che
pure  noi  medesimi  con ogni cura ci studiamo di  promuovere  per  il
Clero)  e  la  stessa  destrezza e solerzia negli affari,  quand'anche
potessero  essere di qualche frutto alla Chiesa o ai  singoli  fedeli,
non raramente tuttavia sono a loro causa deplorevole di detrimento. Ma
quanto possa nel popolo di Dio intraprendere e condurre a termine  chi
sia ornato di santit, anche nell'infimo grado della gerarchia, ce  lo
dicono  numerosi  esempi  tratti  da  ogni  et  della  storia;  basti
ricordare tra i recenti il Curato d'Ars, Giovanni Battista Vianney, al
quale siamo lieti di avere noi medesimi decretato gli onori dei Beati.
La santit sola ci rende quali ci richiede la nostra vocazione divina,
uomini  cio  crocifissi al mondo, e ai quali il mondo    crocifisso;
uomini  che camminano "vivendo nuova vita" (Rm 4,4), i quali,  secondo
l'avviso di san Paolo (2Cor 6,5-7) nelle fatiche, "nelle vigilie,  nei
digiuni, con la castit, con la scienza, con la mansuetudine,  con  la
soavit,  con  lo  Spirito Santo, con la carit non simulata;  con  le
parole di verit", si manifestino veri ministri di Dio: che unicamente
tendano  alle cose celesti e si studino con ogni zelo di rivolgere  al
cielo le anime degli altri.
 
VII. IL SUSSIDIO DELLA PREGHIERA
13. La  preghiera indispensabile sussidio della santit  -  Esempio  e
precetti di Cristo
     Ma  poich,  come nessuno ignora, la santit in  tanto    frutto
della  nostra  volont, in quanto questa  sostenuta dalla  grazia  di
Dio,  Dio provvide largamente a che non mai avessimo a patire difetto,
purch  lo  si voglia, del dono della grazia; e questa si  ottiene  in
primis  con  la preghiera. Non vi  dubbio che tra la preghiera  e  la
santit  intercorre tale relazione che l'una non pu sussistere  senza
l'altra. Quindi corrisponde pienamente alla verit quella sentenza del
Crisostomo: "Io penso senz'altro che riesca a tutti evidente,  come  
impossibile,  senza il sussidio della preghiera, viver  virtuosamente"
e  acutamente concluse sant'Agostino: "Veramente sa viver bene chi  sa
pregar bene" . E tali insegnamenti Cristo medesimo consacr con la sua
parola  e  pi ancora col suo esempio. Poich, per raccogliersi  nella
preghiera, si ritirava solitario nei deserti o saliva sulle  montagne;
passava  le intiere notti in questo esercizio; era assiduo al  tempio;
che,  anzi, anche se circondato dalle turbe, levati gli occhi al cielo
dinanzi a tutti pregava; e in fine, confitto alla croce, fra i  dolori
della  morte,  con  alto  grido  e lacrime  volse  al  Padre  l'ultima
preghiera.
 14.Il  pericolo  dell'abitudine  e del  ridurre  le  preghiere  -  Il
continuo bisogno di preghiera per s e per il popolo
     Teniamo  quindi come cosa certa e definita che il sacerdote,  per
sostenere degnamente il grado e ufficio, deve essere dedito in maniera
esimia  alla  preghiera. Troppo sovente c' da  dolersi  che  egli  si
dedichi alla preghiera pi per abitudine che per zelo, che a certe ore
stabilite  salmeggi  con sonnolenza o preferisca  preghiere  piuttosto
brevi o pochine, n poi consacri pi alcun frammento della giornata  a
parlar  con  Dio,  innalzandosi piamente alle cose del  cielo.  Mentre
invece  il sacerdote pi di tutti gli altri deve obbedire al  precetto
di  Cristo: "Si deve sempre pregare" (Lc 18,1); conformandosi al quale
san Paolo tanto inculcava: "Siate perseveranti nell'orazione vegliando
in   essa,  e  nei  rendimenti  di  grazie"  (Col  4,2):  "Orate  sine
intermissione"  (1Ts 5,17). E invero quante occasioni  si  offrono  di
elevarsi a Dio ad un'anima desiderosa della propria santificazione non
meno  che della salute degli altri! Le angustie interiori, la forza  e
insistenza  delle  tentazioni, la povert di virt,  la  piccolezza  e
sterilit  delle nostre fatiche, i difetti e le negligenze  frequenti,
infine il timore dei giudizi divini, tutti questi sono stimoli a farci
piangere dinanzi a Dio, col vantaggio di arricchirci di meriti al  suo
cospetto,  oltre che di aver impetrato la grazia, l'aiuto  divino.  N
solamente  per  noi  dobbiamo piangere. Nella colluvie  di  colpe  che
ovunque si diffonde, a noi specialmente si addice di pregare e muovere
la    divina   piet   e   di   insistere   presso   Cristo,   prodigo
benignissimamente di ogni grazia nel mirabile sacramento  dell'altare:
Perdona, Signore, perdona al tuo popolo.
 
VIII. NECESSIT DELLA MEDITAZIONE
15. Necessit e vantaggi provenienti dalla meditazione
     Caposaldo principalissimo del profitto della virt  il  dedicare
ogni  giorno  una parte del nostro tempo alla meditazione  delle  cose
eterne.  Non vi  sacerdote che se ne possa esimere, senza grave  nota
di  negligenza e detrimento dell'anima sua. San Bernardo scrivendo  ad
Eugenio III, suo antico discepolo ed allora divenuto romano pontefice,
con  franchezza e viva apprensione lo ammoniva a non mai  lasciare  la
quotidiana  meditazione  delle cose divine, e  a  non  ammettere,  per
dispensarsene,   alcun  pretesto  di  occupazioni,  bench   molte   e
gravissime  ne  porti con s il supremo apostolato. E diceva  di  aver
appunto  gravi  motivi di rivolgergli tali avvertimenti  per  i  sommi
vantaggi  di questo esercizio quali egli cos sapientemente enumerava:
"La  meditazione purifica la sorgente da cui nasce, cio l'intelletto.
Poi  regola  gli  affetti,  indirizza gli atti,  corregge  i  difetti,
riforma i costumi, eleva e ordina la vita: in una parola conferisce la
scienza  delle divine e delle umane cose. La meditazione chiarisce  le
cose  confuse,  colma le lacune della mente, rannoda le  idee  sparse,
scruta i segreti, investiga la verit, esamina il verosimile, mette  a
nudo la finzione e la menzogna. Essa preordina le azioni da compiersi,
essa  chiama  a rendiconto le gi compiute affinch nulla resti  nella
mente  di incorretto e di ambiguo. Essa fa presentire nella prosperit
la sfortuna, nella sfortuna evita il troppo impressionarsi, e questo 
infusione di fortezza, quello di prudenza" .
     Questo compendio delle grandi utilit, che la meditazione per sua
natura  produce,  ci dice quanto sia non solamente salutare,  ma  pure
necessaria.
 16.La  meditazione salvaguardia del fervore e contro i  pericoli  del
mondo
     Poich,  sebbene  i vari uffici del sacerdozio  siano  augusti  e
venerandi tutti, la forza dell'abitudine fa s che i destinati ad essi
non vi mettano quella religiosa attenzione come si conviene.
     Di  qui  venendo meno a poco a poco il fervore  facile il  passo
alla negligenza e fino al fastidio delle cose pi sacre. Aggiungasi la
necessit  che si impone al sacerdote, di convivere "in mezzo  ad  una
nazione  prava" (Fil 2,15); cos che, sovente, nello stesso  esercizio
della  carit pastorale, egli ha da temere stiano nascoste le  insidie
dell'antico  serpente. Quanto  facile che anche i cuori religiosi  si
velino  di mondana polvere! Appare quindi quale e quanta necessit  vi
sia  di  tornare ogni giorno alla contemplazione delle cose del cielo,
affinch  la mente e la volont si rafforzino contro le seduzioni  del
mondo. Di pi  compito del sacerdote di conseguire una certa facilit
di  assurgere  e  di  raccogliersi nelle cose celesti,  lui  che  deve
intendersi delle cose celesti, insegnarle ed inculcarle ai fedeli; lui
che deve condurre un tenore di vita in una sfera superiore alla umana,
cos  che egli compia secondo Dio con lo spirito e la guida della fede
quanto  esige  il  suo  ministero. Ora nulla pi  che  la  meditazione
quotidiana    efficace  a produrre e mantenere  questa  disposizione,
questa  quasi  naturale unione con Dio; cosa che a ognuno,  che  abbia
discernimento,  cos ovvia che non vale la pena di ragionarne di pi.
 
IX. DANNI DEL TRASCURARE LE MEDITAZIONI
17. Triste  quadro  dei  danni  che  nascono  in  chi  trascurasse  la
meditazione
     Una  triste conferma di quanto si  detto ci esibisce la vita  di
questi  sacerdoti, che fanno poco conto della meditazione  delle  cose
divine  o  del tutto l'hanno in fastidio. Tu vedi in loro illanguidito
quell'inestimabile   tesoro,  mondani,   seguaci   di   mere   vanit,
intrattenersi  in  frivolezze, accostarsi  alle  sacre  cose  tiepidi,
gelidi  e  forse  indegni. Dapprima, quando era  in  loro  recente  il
carisma    dell'unzione    sacerdotale,   preparavano    lo    spirito
diligentemente alla recita dei salmi per non essere simili a chi tenta
Dio;  fissavano il tempo a ci pi opportuno, e il pi remoto  ritiro,
si  industriavano  di  scrutare i sensi  segreti  delle  cose  divine,
lodavano  Dio,  gemevano,  esultavano,  effondevano  lo  spirito   col
Salmista. E ora invece qual cambiamento!
     Quasi  pi  nulla resta in essi di quell'ardente  piet,  che  un
tempo  dimostravano per i divini misteri. Quanto diletti erano  allora
quei tabernacoli! L'anima esultava di trovarsi intorno alla mensa  del
Signore  e  di  chiamare ad essa in gran folla i devoti.  Prima  della
celebrazione dei sacri misteri quale mondezza! quali preghiere partite
dall'anima desiderosa! E quanta riverenza nel modo di trattare le cose
sante:   quale  decoro  nell'eseguire  le  auguste  cerimonie,   quale
effusione  di  grazie  dal  profondo  del  cuore  e  come  felicemente
diffondevasi  nel popolo il soave profumo di Cristo!...  "Richiamate",
ve  ne preghiamo, o figli diletti, "richiamate alla memoria quei primi
giorni"  (Eb  10,32), allora l'anima era fervorosa perch nutrita  del
cibo della santa meditazione.
 18.Da  respingersi l'eventuale scusa o vano pretesto di essere troppo
assorbito nell'azione
     Non  manca  fra  quelli  che hanno a  fastidio  o  trascurano  di
"riflettere  in  cuor loro" (Ger 12,11), non manca  chi  riconosca  la
povert  dell'anima  sua, ma poi se ne scusi col pretesto  di  essersi
dedicato  interamente alle esigenze sempre pi attive e dinamiche  del
ministero,  ad  utilit  degli  altri. Ma  si  ingannano  miseramente.
Poich,  non  avvezzi  a parlar con Dio, quando parlano  di  Dio  agli
uomini o impartiscono consigli intorno alla vita cristiana, sono privi
di  ispirazione  divina; cos che la parola di Dio    in  essi  quasi
morta. La loro voce, per quanto dotta e feconda, non imita la voce del
buon pastore, che le pecorelle ascoltano salutarmente; poich strepita
con  inutile pompa di parole che si perde nel vuoto ed  anzi  fertile
talora  di  dannoso  esempio,  non senza vergogna  della  religione  e
scandalo  dei  buoni. N altrimenti accade negli altri  settori  della
vita  attiva: poich nessun vantaggio di solida utilit ne ricavano  o
per  lo  meno non dura che breve ora, mancando la rugiada celeste  che
scende invece copiosissima sull'"orazione di colui che si umilia" (cf.
Sir 35,21).
 19.Gravi conseguenze per chi mostrasse disprezzo della preghiera
      E  qui  non  possiamo  non  dolerci  vivamente  di  coloro  che,
trascinati  dal  soffio di pestifere novit, non si  vergognano  della
loro  mentalit contraria alla vita interiore e reputano quasi perduta
l'ora  consacrata alla meditazione e alla preghiera.  Funesta  cecit!
Volesse  il cielo che raccogliendosi una buona volta in se  stessi  si
accorgessero  finalmente a quale abisso conduce  questa  negligenza  e
disprezzo  della  preghiera!  Di  qui  germoglia  la  superbia  e   la
caparbiet; dalle quali maturano troppo amari frutti, che  il  paterno
cuore   rifugge   dal   rammentare   quanto   desidera   di   recidere
completamente.   Ascolti  Iddio  i  nostri   voti,   e,   benignamente
riguardando  i fuorviati, effonda tanto largamente sopra  di  essi  lo
"spirito  di  grazia  e  di  orazione"  (Zc  12,10),  che,  a   comune
allegrezza, piangendo il loro errore, ritornino sulla male abbandonata
via  e cautamente la seguano per l'avvenire. Come gi l'Apostolo  (Fil
1,8), ci sia testimone Dio come li amiamo tutti nelle viscere di  Ges
Cristo!
 
X. ECCITAMENTI ALLA MEDITAZIONE
20. La meditazione, segreto per operare con criterio e zelo
     Ad  essi dunque e a voi tutti figli nostri, sia scolpita in mente
la nostra esortazione, che  quella di Cristo Signore: "State attenti,
vegliate  e  pregate" (Mc 12,33). Principalmente nella sua meditazione
ognuno ponga la sua industria: e risvegli tutta la sua fiducia in Dio,
sovente  pregando: "Signore, insegnaci a pregare"  (Lc  11,1).  N  di
lieve  incitamento  a  meditare deve esser per tutti  questo  speciale
motivo,  che  dalla  meditazione  nasce  quella  particolare  luce  di
consiglio e quella speciale energia di virt che si esigono nella cura
delle  anime,  opera sopra tutte difficilissima. Qui  cade  opportuno,
ricordare  la  pastorale  esortazione  di  san  Carlo:  "Intendete,  o
fratelli,  che nulla  cos necessario a tutti gli ecclesiastici  come
l'orazione  mentale  la  quale precede  tutte  le  nostre  azioni,  le
accompagna  e  le segue: canter, dice il profeta, e  ben  studier  e
intender  (cf.  Sal  101,2). Fratello, se  amministri  i  sacramenti,
medita  su  quello che fai; se celebri la Messa, medita sul sacrificio
che offerisci; se salmeggi, medita a chi parli e di che cosa; se guidi
le anime, medita da qual Sangue sono state redente" .
 21.Mediti su Cristo chi  "alter Christus"
      Perci  con  ogni  ragione  la  Chiesa  ci  impone  di  ripetere
frequentemente  quelle sentenze di Davide: "Beato  l'uomo  che  medita
nella legge del Signore; vi perdura con diletto, di giorno e di notte;
tutto quello che egli far avr prospero effetto" (Sal 1,1-3). E  alla
meditazione ci sia di stimolo anche il pensiero che il sacerdote   un
altro  Cristo; e, se  tale per partecipazione di autorit, non  dovr
essere tale per imitazione delle opere sante? "Sia dunque nostra somma
premura di meditare sulla vita di Ges Cristo" .
 
XI. UTILIT DELLE SACRE LETTURE
22. Utilit   della   lettura  spirituale  soprattutto   delle   Sacre
Scritture
     Con  la meditazione quotidiana delle cose divine conviene che  il
Sacerdote  unisca la lettura di pi libri, specialmente di quelli  che
sono  divinamente  ispirati.  Cos san Paolo  prescriveva  a  Timoteo:
"Attendi  alla  lettura"  (1Tm 4,13). Cos san Girolamo,  ammaestrando
Nepoziano  intorno alla vita sacerdotale, inculcava: "Non deporre  mai
dalle  tue mani il libro della sacra lettura"; e ne soggiungeva questo
motivo:  "Impara  ci  che  devi  insegnare;  ottieni  quella  sincera
sapienza, che  nutrita di verace dottrina, affinch con essa tu possa
esortare  gli  altri e ribattere gli avversari". Quanto  grande    il
vantaggio  di quei sacerdoti che hanno questa costante abitudine:  con
quale  unzione predicano Cristo e, anzich blandire gli uditori,  come
li spingono al meglio e li innalzano a celesti desideri!
 23.I santi libri sono veri amici
     Ma  pure eccovi un'altra prova, e che fa proprio al caso  vostro,
della  verit del consiglio di san Girolamo: "Sempre fra le  tue  mani
sia  la  sacra  lettura"  . Chi non sa quanto  grande  sia  sull'anima
dell'amico la forza persuasiva dell'amico, che candidamente ammonisca,
consigli, riprenda, ecciti, rimuova dall'errore? "Beato chi  trova  un
vero  amico"  (Sir 25,12); "chi lo trova ha trovato  un  tesoro"  (Sir
6,14).  Ora dobbiamo avere nel numero dei nostri fedeli amici i  libri
di  lettura  spirituale.  Essi ci ammoniscono  gravemente  intorno  ai
nostri  doveri ed ai precetti della legittima disciplina,  risuscitano
nell'anima   i  richiami  celesti  prima  soffocati  e  repressi,   ci
rinfacciano   i  propositi  non  mantenuti,  scuotono   la   coscienza
addormentata in un pericoloso ottimismo; mettono in luce  le  tendenze
meno corrette che vorrebbero star dissimulate; scoprono i pericoli che
sogliono  sorprendere  i  malaccorti.  E  tutti  questi  buoni  uffici
prestano  con  una  tale e tacita benevolenza,  che  non  solo  ci  si
mostrano  amici, ma i migliori nostri amici. Poich li abbiamo  quando
ci  piace,  quasi  al nostro fianco, pronti ad ogni  ora  alle  nostre
necessit  interiori; la loro voce non  mai acerba, il loro consiglio
non   mai determinato da volgari interessi, la parola non mai vile  o
bugiarda.  Sono  molti ed insigni gli esempi della salutare  efficacia
delle devote letture; ma nessuno sovrasta a quello di sant'Agostino, i
cui  meriti  eminenti  verso  la Chiesa  presero  da  esse  inizio  ed
auspicio: "Tolle, lege; tolle, lege... Prendi, leggi; prendi, leggi...
Afferrai  (le  lettere  di  Paolo Apostolo),  le  apersi  e  lessi  in
silenzio...  Si  diffuse  nel mio cuore come una  luce  di  sicurezza,
svanirono tutte le tenebre del dubbio" .
 24.Guardarsi da letture non ben discriminate
     Invece  di  sovente accade ai nostri tempi che  ecclesiastici  si
lascino  a poco a poco annebbiare la mente dalle tenebre del dubbio  e
seguano  le oblique vie del mondo, e ci specialmente perch, negletti
i  sacri  e divini libri, si danno ad altre letture di ogni genere  di
libri  e giornali infetti di errori pestiferi blandamente insinuatisi.
Siate  guardinghi,  o  diletti figli, non vi fidate  ciecamente  della
vostra  provetta et, n lasciatevi illudere dal pretesto di conoscere
il  male e cos poter meglio provvedere al bene comune. Non si passino
quei  limiti,  che  stabiliscono sia le leggi  della  Chiesa,  sia  la
prudenza  e  la carit verso se stessi; poich una volta  imbevuti  di
questi veleni, non possiamo pi sfuggirne le funeste conseguenze.
 
XII. L'ESAME DI COSCIENZA
25. Non si ometta l'esame di coscienza
     Ma  i vantaggi della lettura spirituale e della meditazione delle
cose  celesti riusciranno, senza dubbio, per il sacerdote pi copiosi,
quando  egli  abbia un mezzo con cui possa distinguere se  davvero  fu
messo  in  pratica  e  santamente, quanto  fu  oggetto  di  lettura  e
meditazione.   Viene  a  proposito  un  eccellente  insegnamento   del
Crisostomo,  rivolto specialmente al Sacerdote: "Ogni sera,  prima  di
abbandonarti  al  sonno, fa' un po' di processo  alla  tua  coscienza,
esigi  da  essa  il  rendiconto, e se fra il giorno ti  appigliasti  a
cattivi  partiti... sbarbicali dalla radice e determina  per  essi  un
castigo"  .  Quanto ci sia conveniente e fruttuoso per  il  progresso
nella cristiana virt, i pi sapienti maestri di spirito luminosamente
confermano  coi  loro ottimi ammonimenti. Ci piace di riferire  quello
insigne,  che  ho  tolto dagli insegnamenti di san Bernardo:  "Curioso
indagatore  della  tua  irreprensibilit,  esamina  la  tua  vita  con
quotidiana  diligenza. Osserva attentamente di  quanto  progredisci  o
indietreggi.  Studia di conoscere te... Poni davanti agli  occhi  tuoi
tutte  le tue mancanze. Costituisci te in giudizio dinanzi a te, quasi
dinanzi ad un'altra persona; e cos deplora e colpisci te stesso" .
 
XIII. PATERNI LAMENTI
26.Grande frutto se si usasse in questo esame la premura che  pongono
gli uomini nei loro affari
      Anche  su  questo  punto  sarebbe  veramente  vergogna  che   si
verificasse quel detto di Cristo: "I figli di questo secolo  sono  pi
prudenti  dei  figli  della luce" (Lc 16,8). Ognuno  vede  con  quanta
solerzia  essi  attendano ai loro affari; come di sovente  facciano  e
rifacciano  i  calcoli  del dare e dell'avere:  con  quale  scrupolosa
meticolosit  facciano i loro conti e tirino le somme, come  lamentino
le  perdite  patite  ed  eccitino se stessi con  accaniti  sforzi  per
risarcirle.  E  a  noi, a cui forse arde in cuore  la  brama  di  vane
onorificenze, di accrescere il patrimonio della famiglia, di acquistar
solo  fama  e gloria di scienziati, invece languidamente  e  con  noia
trattiamo  l'affare  massimo  e sommamente  arduo,  che    la  nostra
santificazione. Giacch appena raramente ci raccogliamo  per  scrutare
la  nostra anima, che per conseguenza si copre di sterpi al pari della
vigna  del  pigro, della quale sta scritto: "Passai pel  campo  di  un
infingardo,  e per la vigna di un uomo stolto, e vidi come  tutto  era
pieno di ortica, e le spine l'avevano coperta quanto ella  grande,  e
la muraglia intorno era rovinata" (Pr 24,30-31).
 27.L'esame  costante e ben fatto rinvigorisce l'anima, trascurato  la
mette in pericolo
     La cosa si fa pi grave per la frequenza dei mali esempi, che  ne
circondano, insidiosi estremamente alla virt sacerdotale; cos che  
necessario  camminare  sempre pi guardinghi  e  far  pi  apertamente
violenza.
     Ora l'esperienza ci dice che colui, il quale esercita una censura
frequente  e  severa sopra i suoi pensieri, parole  e  azioni,    pi
energico sia nell'odio e nella fuga del male, e sia nell'amore e nello
studio  del  bene. N meno ci dice l'esperienza quali danni gravissimi
siano  d'ordinaria conseguenza per chi evita quel tribunale, ove siede
giudice la giustizia e sta accusata e accusatrice la coscienza. Invano
cercheresti in lui quella circospezione, dote cos lodevole  del  buon
cristiano,  di  evitare anche le minori colpe e  imperfezioni  e  quel
delicatissimo   scrupolo  che  dovrebb'essere  pregio   speciale   del
sacerdote,  che  si fa paventare della bench minima offesa  recata  a
Dio.
 28.Danni di chi trascurasse la frequente confessione
     Che  anzi  la  negligenza e la trascuratezza di  s  giunge  fino
all'oblio dello stesso sacramento della penitenza: del quale nulla  ci
diede  Cristo,  nella  sua  estrema  bont,  che  fosse  pi  salutare
all'umana  miseria. Non si pu negare ed  degno di acerbo pianto,  il
caso  non  raro di chi mentre, fulminando e terrorizzando dal pulpito,
trattiene  con  la  sfolgorante sua eloquenza gli altri  dal  peccare,
nulla  tema  per s di tutto ci, e si indurisca nella colpa;  di  chi
esorta  e  stimola  gli  altri, che siano solleciti  a  detergere  col
sacramento le macchie dell'anima, e lui stesso sia in ci tanto restio
e  negligente  e  vi  frapponga intervalli di  pi  mesi;  di  chi  sa
cospargere  le  altrui ferite di olio e di vino, e  giaccia  poi  egli
ferito  lungo  la  via,  n  si  dia  pensiero  di  invocare  la  mano
medicatrice  del  fratello  che gli passa vicino.  Ahi!  quali  tristi
conseguenze ne vennero e vengono tuttora, indegne al cospetto di Dio e
della  Chiesa, perniciose al popolo cristiano, indecorose per il  ceto
sacerdotale!
 29.Nulla pi lacrimevole della corruzione dei buoni
     Quando, diletti figli, mossi da dovere di coscienza, noi volgiamo
la  mente  a  questi  gravi inconvenienti, ci si  riempie  l'anima  di
amarezza e ne erompe una voce di lamento: guai al sacerdote che non sa
mantenersi all'altezza del suo grado, e disonora infedelmente il  nome
santo  di  Dio,  che  deve santificare. Nulla  pi lacrimevole  della
corruzione dei buoni: "Grande  la dignit dei sacerdoti, ma grande  
pure la loro rovina, se peccano; rallegriamoci dell'esservi saliti, ma
paventiamo di caderne precipitosamente; perch pi grande che la gioia
di  avere  raggiunto  le  altissime vette,   l'afflizione  di  essere
precipitato di lass!" .
     Guai  dunque  al sacerdote che vive dimentico di  s,  lascia  la
preghiera, respinge il pascolo delle devote letture; che non torna mai
sopra  se stesso per ascoltare la voce della coscienza che lo  accusa.
N  le  ferite  sanguinanti dell'anima sua, n i  pianti  della  madre
Chiesa  potranno  richiamare  in s il disgraziato,  affinch  non  lo
colpiscano  quelle  terribili minacce:  "Acceca  il  cuore  di  questo
popolo,  e  instupidisci le sue orecchie e chiudi  a  lui  gli  occhi,
affinch  non  avvenga che coi suoi occhi egli vegga, e oda  coi  suoi
orecchi,  e  col  cuore comprenda e si converta, ed io  lo  sani"  (Is
6,10).
     Questo triste augurio allontani Dio misericordioso da ciascheduno
di  voi,  o  diletti figli, Dio, che vede il nostro  cuore  scevro  da
qualsiasi amarezza verso chicchessia, ma soltanto mosso all'estremo da
carit di padre e di pastore: "Qual  invero la nostra speranza, o  il
gaudio,  o  la  corona di gloria? Non lo siete voi  forse  dinanzi  al
Signore nostro Ges Cristo?" (1Ts 2,19).
 
XIV. DOVERI ATTUALI
30. In tempi tristi il sacerdote deve splendere nella virt
     Lo vedete del resto da voi medesimi, quanti e dovunque siate,  in
quali  tristi  tempi, per arcano consiglio di Dio, si  trovi  oggi  la
Chiesa.  Osservate ancora e meditate quale sacro dovere vi incombe  di
assistere  e  soccorrere  nelle sue angustie  quella  Chiesa,  che  vi
insign di una s onorevole dignit.
     Quindi  nel  clero  ora  pi che mai   necessaria  una  pi  che
mediocre  virt,  sincera  cos da essere un modello,  viva,  operosa,
prontissima a fare e patire ogni cosa per Cristo. Nulla vi   che  pi
ardentemente  noi desideriamo per voi tutti e singoli, invocandolo  da
Dio  con ferventissime preghiere. In voi dunque fiorisca la continenza
con  intemerato fulgore, ornamento esimio del nostro ceto; per la  cui
grazia  il  sacerdote come  fatto simile agli angeli, cos presso  il
popolo cristiano  reputato degno di ogni onore e coglie pi copiosi i
frutti del suo ministero.
 31.Ubbidienza inconcussa ai Vescovi e alla Sede Apostolica
     Sia in voi perenne e schietta la riverenza e ubbidienza, promessa
con  solenne  rito a coloro, che il Divino Spirito costitu  reggitori
della  Chiesa;  e  soprattutto l'ossequio  giustissimamente  dovuto  a
questa   Sede  Apostolica  congiunga  a  lei  ogni  giorno   pi   con
strettissimi vincoli le vostre menti e i vostri cuori.
 32.Splenda la carit per tutti: ma speciale e zelante essa sia per  i
giovinetti
     Brilli in ognuno la carit che non cerca in nulla se stessa, cos
che  rintuzzati  gli  stimoli  dell'invidia  e  dell'ambizione  propri
dell'umana  natura,  i  vostri  sforzi  cospirino  unanimemente,   con
emulazione fraterna, all'incremento della gloria di Dio.
 "Una  gran turba quanto mai numerosa e degna di piet, di malati,  di
ciechi,  di  zoppi, di paralitici" (Gv 5,3) aspetta i  soccorsi  della
vostra   carit;  e  specialmente  vi  aspettano  folte   schiere   di
adolescenti, cara speranza della patria e della religione,  circondati
da  ogni parte da insidie e da pericoli morali. Siate alacri nel bene,
benemeriti  di tutti, non solo con l'impartire la sacra catechesi  che
di  nuovo  e  con  maggior vigore vi raccomandiamo, ma prestando  ogni
altro  possibile  aiuto di consiglio e di interessamento.  Alleviando,
difendendo, medicando, pacificando: questa sia la vostra mira e  quasi
la  vostra  sete, di guadagnare e di condurre anime a  Cristo.  Oh!  i
nemici  di  Dio  come  laboriosi,  come  infaticabili,  come  impavidi
agiscono e si danno attorno, per rovinare irreparabilmente le anime!
 33.La  carit  della  Chiesa  non conosce  limiti,  n  teme  per  le
persecuzioni
     Specialmente  per  questa prerogativa  della  carit,  la  Chiesa
cattolica  lieta e orgogliosa del suo clero, che annuncia il  Vangelo
della  cristiana pace, che apporta salute e civilt fino alle  nazioni
selvagge; ove per le sue apostoliche fatiche, non raramente consacrate
col  sangue, il regno di Cristo ogni giorno pi si dilata e  la  santa
Fede  splende  di  sempre  nuove  palme.  Che  se,  o  diletti  figli,
all'effusione della vostra carit corrisponda l'astio, la contesa,  la
calunnia,   come   suole  avvenire,  non  vogliate   soccombere   allo
scoraggiamento,  "non lasciatevi scoraggiare nel fare  il  bene"  (2Ts
3,13).  Abbiate  dinanzi agli occhi le schiere di quei forti,  insigni
per  numero e per meriti, che dietro le orme degli Apostoli fra le pi
scabrose  torture per il nome di Cristo, "se ne andavan contenti"  (At
5,41), "maledetti benedicevano". Siamo - pensate - figli e fratelli di
santi,  i nomi dei quali splendono nel libro della vita, le cui glorie
annuncia la Chiesa: "Non si imprima questa macchia alla nostra gloria"
(1Mac 9,10).
 
XV. SUSSIDI DELLA GRAZIA
34. Sussidi  della grazia sacerdotale: gli esercizi  spirituali  e  il
ritiro mensile
     Riacceso  ed  accresciuto nelle file del clero lo  spirito  della
grazia  sacerdotale,  avranno un valore ed una  esecuzione  molto  pi
efficace con la grazia di Dio, i nostri propositi di restaurare  tutte
quante le altre cose in Cristo. Perci ci piace di aggiungere a  tutto
quanto  si    detto  alcune norme sicure, ossia  indicare  i  sussidi
opportuni a custodire ed alimentare la grazia medesima. Primo  fra  di
essi  a  nessuno ignoto, ma del quale non tutti stimano degnamente  la
efficacia,    il  pio  ritirarsi dell'anima a compiere  gli  esercizi
spirituali;  se  possibile fatto annualmente o per conto  proprio,  o
piuttosto  in unione con altri, il che suole recare pi largo  frutto,
regolandosi  secondo  le prescrizioni dei Vescovi.  Gi  noi  medesimi
lodammo  convenientemente  l'utilit  di  questa  istituzione   quando
pubblicammo alcune regole ad essa relative per la disciplina del clero
romano  .  N  sar  meno vantaggioso alle anime un  consimile  ritiro
mensile  di poche ore, in privato o in unione con altri, il  qual  pio
costume  siamo  lieti  di veder invalso in pi  luoghi,  favorito  dai
Vescovi stessi che talora presiedono al ritiro.
 35.Vantaggi delle Mutue e pi ancora dei Convegni e Unioni del Clero
     Un'altra raccomandazione ancora ci sta a cuore ed  una  maggiore
coesione tra i sacerdoti, quale si conviene a fratelli, consolidata  e
regolata dall'autorit del Vescovo.  senza dubbio cosa lodevole che i
Sacerdoti  si  uniscano  in  societ per  procurarsi  uno  scambievole
sussidio  nelle avversit, per tenere alto il prestigio  e  i  diritti
della classe e del ministero contro gli assalti degli avversari e  per
altri fini del genere. Ma pi ancora giova che si associno a scopo  di
perfezionarsi  nella  conoscenza delle scienze sacre,  e  specialmente
confermarsi  nel  santo proposito della vocazione e di  promuovere  la
salute delle anime, con unanimit di sforzi e di iniziative.
 36.Auspicabile e fruttuosa la vita in comune del clero
     Ci  attestano  gli  annali della Chiesa di quali  copiosi  frutti
fosse  fecondo un tal genere di associazioni nei tempi che i sacerdoti
convenivano  frequentemente  a vita comune.  Perch  non  si  potrebbe
richiamare in vita qualcosa di simile anche in questa nostra et,  sia
pure  avendo riguardo ai luoghi e agli uffici vari? Non si  potrebbero
sperare  i  frutti antichi a tutto gaudio della Chiesa? N  del  resto
mancano  societ di simil genere, munite dell'approvazione  dei  sacri
pastori;  tanto  pi  utili quanto pi presto i giovani  preti  vi  si
aggreghino  fin  dal principio del loro sacerdozio.  Noi  medesimi  ne
promuovemmo  una,  durante  il  nostro  ministero  vescovile,   e   ne
sperimentammo  la bont: e quella e le altre ora facciamo  oggetto  di
singolare  benevolenza. Di questi sussidi della grazia  sacerdotale  e
degli  altri,  che  la  prudente vigilanza dei  Vescovi  suggerisce  a
seconda   della  opportunit,  abbiate  stima  e  ricavatene  profitto
affinch  ogni  giorno  pi  "camminiate in maniera  conveniente  alla
vocazione  a  cui siete stati chiamati" (Ef 4,1), onorando  il  vostro
ministero  e  compiendo in voi la volont di  Dio,  che    la  vostra
santificazione.
 
XVI. FAUSTI VOTI
37. Ardenti preghiere per il Clero
     Questi sono i principali nostri pensieri e le cose, che ci stanno
maggiormente  a  cuore;  perci levati gli  occhi  al  cielo,  sovente
ripetiamo  sopra  tutto  al clero le parole  supplichevoli  di  Cristo
nostro Signore: "Padre Santo... santificali!" (Gv 17,11-17). Ed   per
noi una gioia l'avere molti dei fedeli di ogni ceto, che si uniscono a
noi in questa preghiera, appassionatamente solleciti del bene vostro e
della  Chiesa; ed  pure gradito balsamo al nostro animo che non poche
sono  le  anime  di pi generosa virt, le quali non  solo  nei  sacri
chiostri,  ma  altres in mezzo al mondo per la stessa causa  vanno  a
gara nell'offrirsi a Dio perenni vittime votive. Accolga il sommo  Dio
le  pure  e  preziose loro preci in profumo di soavit, n rigetti  le
umilissime  preci nostre, clemente e provvido, Egli, come  imploriamo,
ci esaudisca; e dal Cuore sacratissimo del diletto suo Figlio diffonda
sopra tutto il clero tesori di grazia, di carit e di ogni virt.
 38.Ringraziamenti  per  il  suo  Giubileo  -  Ricambio  per  "Mariam,
Reginam Cleri" - Benedizione finale
     In  ultimo  ci   caro rendervi grazie sincere, o diletti  figli,
degli  auguri fausti che ci offriste in occasione del nostro  Giubileo
sacerdotale: e poniamo i nostri voti per voi sotto il patrocinio della
Vergine Madre, Regina degli Apostoli, affinch si verifichino appieno.
Ella col suo esempio insegn alle felici primizie del sacerdozio come,
coll'esempio di lei, dovessero perseverare, concordi nella  preghiera,
per  essere  rivestiti  della virt dall'alto; virt,  che  assai  pi
copiosa  impetr ad essi con le sue preghiere, e accrebbe e  fortific
col  consiglio, perch le loro fatiche fossero coronate dai pi  lieti
successi.
     Desideriamo intanto, diletti figli, che la pace di Cristo  esulti
nei  vostri cuori col gaudio dello Spirito Santo, auspice l'Apostolica
Benedizione che con amantissimo animo vi impartiamo.
 Dato  a  Roma,  presso San Pietro, il 4 agosto del  1908,  sesto  del
nostro Pontificato.
PIO PP. X
 
