Titolo: Le Odi (Volume Secondo)
Autore: Pindaro
Lingua originaria: Greco
Traduttore: Ettore Romagnoli
Casa Editrice: Nicola Zanichelli Editore - Bologna
Luogo di pubblicazione: Bologna
Data di pubblicazione: 1927
Codice ISBN: Non esistente
Collana: I POETI GRECI TRADOTTI DA ETTORE ROMAGNOLI

VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA AMEDEO MARCHINI

(Per spostarsi velocemente su un'ode o gruppo di odi, usare l'opzione
cerca del menu, digitando, tra virgole, il numero che lo contraddistingue,
nell'indice di seguito riportato, esempio: ,1,)

Indice:
1-  Odi per Tebe:
2-  Ode Istmia terza-quarta
3-  Ode Pitia undicesima
4-  Ode Istmia settima
5-  Ode Istmia prima
6-  Odi per Atene:
7-  Ode Nema seconda
8-  Ode Pitia settima
9-  Odi per Orcomeno, Argo, Tenedo:
10- Ode Olimpia quattordicesima
11- Ode Nema decima
12- Ode Nema undicesima
13- Odi Eginetiche:
14- Ode Nema quarta
15- Ode Istmia sesta
16- Ode Istmia quinta
17- Ode Istmia ottava
18- Ode Nema quarta
19- Ode Nema ottava
20- Ode Nema terza
21- Ode Nema settima
22- Ode Olimpia ottava
23- Ode Nema sesta
24- Ode Pitia ottava





,1, ODI PER TEBE
,2, ODE ISTMIA TERZA-QUARTA
Per Melisso di Tebe
Vincitore coi cavalli e nel pancrazio sull'Istmo

         Primo
Strofe
L'uomo cui ride propizia la sorte, o per fama d'agoni
o per potenza e ricchezza, se porre sa freno a Superbia
fastidosa,  ben degno che trovisi misto agli elogi
de la citt. Da te, Giove, provengono agli uomini
l'alte virtudi; e Fortuna pi a lungo dimora fra i pii;
ch gli animi obliqui
non sempre accompagna con fiore perenne.

Antistrofe
Inni che premino l'opere famose convengono al prode:
sopra le Criti amabili conviene che il prode s'estolla.
Ed a Melisso or sorrise d'agoni una duplice sorte;
onde a letizia gioconda pu volgere il cuore
poi che gli anfratti dell'Istmo lui cinser di serti, e la concava
vallea del lione
dal petto gagliardo: s ch'egli band,

Epodo
vincendo nel corso, la gloria di Tebe; n l'insita
virt di sua gente
brutt. Noto pure  qual fama
pei carri gi s'ebbe Clenimo.
Poi ch'essi, degli avi materni labdcidi avuti in retaggio
i beni, a cuore ebbero i cocchi.
Il tempo, ora questo, or quel cangia, volgendosi i giorni; ed illesi
non restan che i figli dei Numi.

         Secondo
Strofe
Strade infinite a me s'aprono dinanzi, merc dei Celesti:
ch negli agoni dell'Istmo trovar tu sapesti, Melisso,
facile modo che l'inno prosegua le vostre virt:
sempre d fior di Clenimo la stirpe; ed al Nume
cara, sul tramite muove del viver mortale: ch vario
soffiare di venti
su gli uomini tutti si lancia, e gl'incalza.

Antistrofe
Dicono ch'ebbero in Tebe, dagli avi antichissimi, onore:
ospiti grati ai finitimi, alieni dal vano clamore
di tracotanza. E di quante s'effondon tra gli uomini chiare
testimonianze di gloria di vivi e di spenti,
immensurabili, attinsero d'ognuna la mta; e in prodezza,
da Tebe movendo,
toccaron d'Alcide l'estreme colonne,

Epodo
di l dalle quali sospingere non puoi tua virt.
Corsieri allevarono,
e piacquero al bronzo Marte.
Poi, solo in un giorno, ben dura
procella di guerra vuot la casa beata di quattro
suoi figli. Ma or, dissipata
la bruma del verno e la tnebra, di nuovo d fiori, s come
la terra purpuree rose.

         Terzo
Strofe
Grazia  dei Superi. E il Nume che scuote la terra, ed Onchsto
abita, e il ponte del pelago, dinanzi a le mura corinzie,
questo mirabile canto largendo a sua stirpe, riscuote
su dal giaciglio l'antica lor fama d'egregi
fatti. Ella in sonno giaceva. Ma or, sua sembianza, ridesta
rifulge s come
bellissima Vespero fra tutte le stelle.

Antistrofe
Essa, nei solchi d'Atene, dei cocchi annunziando il trionfo,
ed in Sicione, nei giuochi d'Adrasto, larg tali frondi,
grazie ai poeti che allora quivi eran presenti. N astennero
dalle comune tenzoni la curva quadriga;
ma ne l'agon panellnico, di quanto in corsieri largirono
raccolsero il frutto.
 ignoto il silenzio di chi non si prova;

Epodo
ma ignota  pur anche fortuna di chi si cimenta,
se prima la mta suprema
non tocca; ch il bene s'alterna
col male; ch l'arti del debole
soverchiano spesso il pi forte. V' nota la furia cruenta
d'Aiace, che a notte profonda,
trafittosi sopra la spada, raccolse da tutti gli Ellni
che a Troia convennero, biasimo.

         Quarto
Strofe
Ma lo coperse d'onore fra gli uomini Omero, che tutte,
a ristorare sua fama, narr sue prodezze nei numeri,
nelle divine parole che i posteri godon cantare.
E van perpetui degli uomini sui labbri gli egregi
detti d'un vate; e sovressa la terra feconda e nel pelago
un raggio s'effonde,
che mai non s'offusca, da l'opere belle.

Antistrofe
Deh! Sian le Muse benevole a noi, ch tal face di canto
ardere pure a Melisso possiam, di Telside al figlio,
degna corona al pancrazio. Ch simile egli  ne l'ardire
e nel travaglio, ai rugghianti selvaggi leoni;
e per prudenza a la volpe, che, tutta supina, dell'aquila
la romba sostiene.
 lecita ogni arte, se strugge il nemico:

Epodo
ch non d'Orone possiede le membra: a vederlo
lo avresti a dispetto;
ma duro, se in zuffa si mesce.
Un giorno, alla casa d'Anto
un uomo da Tebe cadma giungeva, di piccole membra,
ma d'animo indomito: in Libia
giungea, per pugnare ed abbattere Anto, che a Posdone il tempio
copriva coi cran degli ospiti.

         Quinto
Strofe
Era figliuolo d'Alcmna. E ascese l'Olimpo, quand'ebbe
ogni recesso esplorato di tutta la terra, e del candido
mare scoglioso, ed agevole resa ai nocchieri la rotta.
Or, presso il Sire de l'gida soggiorna; e si gode
felicit soavissima.  caro,  onorato dai Superi;
 d'Ebe consorte;
 genero d'Era, nell'aure case.

Antistrofe
E noi Tebani, dinanzi le porte elettre l'onoriamo
con un convivio; e di fiori cingiamo gli altari, bruciamo
vittime, a onore degli otto suoi figli dall'armi di bronzo,
che di Creonte la figlia, Megara, gli die'.
Vibra per essi all'occaso di raggi la fiamma che brilla
per tutta la notte;
e calcitra al fumo che pingue vapora.

Epodo
E termine  il giorno secondo dei giuochi annuali,
cimento d forza.
E qui, biancheggiante la fronte
dei rami di mirto, Melisso
riscosse una doppia vittoria; e un'altra gi pria, tra i fanciulli
ne ottenne, ossequente ai consigli
del suo ben esperto pilota. Onde ora, stillando la grazia,
io lui con Orsa canter.

,3, ODE PITIA UNDICESIMA
Per Trasido di Tebe
Vincitore nella gara dei fanciulli allo stadio a Pitio

         Primo
Strofe
O figlia di Cadmo, Semle, che presso gli Olimpi hai dimora,
ed Ino Leuctea,
partecipe al tlamo delle Nereidi marine,
insiem con la nobile madre d'Alcide,
vicine a Mela
venite, al tesoro inaccesso
dei tripodi d'oro, che Apollo pi d'ogni altra cosa onor,

Antistrofe
e Ismenio lo disse; e fu seggio d'oracoli nunzi del vero.
E tutte egli aduna
or qui l'eroine di Tebe, perch, d'Armonia
figliuole, raccoltevi a schiera, cantiate
e Tmide sacra,
e Pito, ed il giusto umbilico
del mondo, ove siede Giustizia, Cantate nel vespero primo,

Epodo
e il canto sia premio per Tebe,
sia per l'agone di Cirra,
in cui Trasido rese illustre la casa paterna,
la terza corona gittandole,
che vinse nei solchi opulenti
di Pilade, l'ospite d'Oreste lacone.

         Secondo
Strofe
D'Oreste, cui seppe dal laccio ferale scampar la nutrice
Arsino, quando
la femmina senza piet, Clitennstra, sospinse
con mano feroce Cassandra, la vergine
dardania, figliuola
di Priamo, e lo sposo Agamnnone
trafitti da lucido bronzo, ai liti del buio Acheronte.

Antistrofe
Struggevale forse lo spirito, la bile sua fiera eccitava
la figlia Ifignia
sgozzata sovresso l'Eurpo, lontana dal suolo
nativo? Oppur doma, sedotta la fecero
gli amplessi notturni
nel tlamo adultero?  fallo
a giovani spose turpissimo; n tal che alle ciarle degli altri

Epodo
rimanga celato; e ben sono
i cittadini maledici:
e Invidia s'appiglia a Fortuna: nel buio nascoste
rimangon le povere vite.
Cosi mora dunque l'Atrde
il giorno che all'inclita Amcla riede';

         Terzo
e perse la vergin profetica, poich dei Troiani le ricche
magioni distrusse,
die' al fuoco per Elena. Oreste la giovine vita
salv presso Strofio, l'ospite annoso
che ai pie' del Parnaso
aveva dimora; e con tarda
vendetta la madre poi spense, Egisto mesc nella strage.

Antistrofe
Oh amici, davvero, io che prima battevo la strada diritta,
smarrito d'un trivio
mi son fra le ambagi. Mi spinse lontan dalla rotta
un vento, s come per mare un battello.
Oh Musa,  tuo cmpito,
poich per mercede tu suoli
locare l'argentea voce, da un punto ad un altro rivolgerti.

Epodo
Su, dunque, pel padre Pitnico,
per Trasido leva il canto:
ch ardono in fiamme di gloria, di felicit;
e vinte le gare coi carri,
nei celebri agoni d'Olimpia,
un raggio veloce lor cinse e i corsieri.

         Quarto
Strofe
E ignudi scendendo allo stadio di Pito, lo stuol degli Ellni
coi piedi veloci
sconfissero. - Ai Numi dimando felice successo,
le brame volgendo secondo l'et:
n, quando fiorire
veggo io di pi lunga ventura
lo stato di mezzo, lodare dei prncipi posso la sorte.

Antistrofe
 l'animo mio volto a civiche virt. Le molestie d'invidia
assalgon chi giunse
al vertice, e vive sereno, schivando i soprusi;
e gli ultimi negri confini di morte
serena attingendo,
ai suoi dilettissimi figli
la fama onorata che ogni altro ben supera, lascia in retaggio.

Epodo
Tal fama distingue Iolo,
d'Ificle il figlio; e nei carmi
voi pur siete celebri, o Cstore, o sire Pollce,
divini, che alterna dimora
avete, l'un giorno in Terpne,
e l'altro abitate le case d'Olimpo.

,4, ODE ISTMIA SETTIMA
A Strepsade di Tebe
Vincitore nel pancrazio

         Primo
Strofe
Quale mai delle indigene glorie,
o Tebe felice, t'allegra pi l'anima? Quando
a luce recasti Dniso chiomato, che siede
vicino a Demtra dai crtali
di bronzo? Od il tempo che Giove, converso in neve aurea, ti cadde,
di notte, nel grembo; oppur quando

Antistrofe
alle soglie sost d'Anfitrone,
il germe divino d'Alcide recando ad Alcmna?
Oppur di Tiresia pei saggi consigli? Pel mastro
di guerra Iolo? Per gli Sparti
mai stanchi di pugna? O allorquando dall'lulo truce di guerra
valesti respingere Adrasto,

Epodo
orbato di mille compagni,
ad Argo l'equestre? O perch
la doria colonia su saldo malleolo
piantasti in Laconia? Perch per gli oracoli
di Pito gli Egdi tuoi posteri presero Amcla?
Ma poi che la gloria
antica sopiscesi, e gli uomini obliano quanto

         Secondo
Strofe
non attinge il fior sommo dell'arte,
unito agli armonici spiri dell'inclito canto,
lodiamo nell'inno, ch' miele soave, Strepsade,
che vinse, nell'Istmo, al pancrazio.
Tremenda a veder, la sua possa, formose le membra; e il valore
non era minor che l'aspetto.

Antistrofe
Or di fiamma lo cingon le Muse
dal crin di viola. Onde gloria sovresso il cugino
omonimo effonde, cui Marte dal clipeo di bronzo
mesceva la morte. Compenso
 ai buoni la fama. Ora sappia chi lunge tra questa bufera
la grandin sanguinea tiene

Epodo
dal suolo diletto, e a sterminio
affronta i nemici, che gloria
ai suoi conterranei da vivo e da morto
procura. E tu, d'Ettore, d'Anfaro,
del forte guerrier Meleagro le gesta emulando,
figliuol di Ddato,
il vivido fiore degli anni spirasti, pugnando

         Terzo
Strofe
nelle file primiere, ove i forti
al cozzo di guerra opponevano l'estreme speranze.
E me non dicibile cruccio percosse. Ma ora
il Nume che cinge la terra
mi die', dopo il nembo, il sereno. E canto, e di frondi mi cingo.
N invidia dei Numi distrugga

Antistrofe
il piacer ch'io proseguo di giorno
in giorno, con placido cuore movendo a vecchiaia
e al termin fatale. Ch varia  la sorte, ma tutti
ci attende la morte. E chi troppo
agogna, il suo passo  pur breve, per giungere al seggio di bronzo
dei Superi; e Pegaso alato

Epodo
croll gi di sella il signore
che giunger pretese alle case
del cielo, e al concilio dei Superi. Amaro
 il fin di dolcezza contraria a giustizia.
Or tu, Nume ambiguo, fulgente nell'aurea chioma,
concedine a Pito
recingere, pur nei tuoi ludi, l'amabile serto.

,5,  ODE ISTMIA PRIMA
A Erdoto di Tebe
Vincitore col carro nelle gare istmiche

         Primo
Strofe
Madre mia, Tebe dal clipeo d'or, le tue gesta
preporre a ogni cmpito io voglio.
Delo rupestre che or ora teneva il mio spirito,
con me non s'adiri.
Cosa pi cara, pei buoni, v'ha di chi a luce lo diede?
Diletta d'Apollo, or tu cedi: se vogliono i Numi
a un giogo d'elogi mi spero costringere entrambi:

Antistrofe
Febo l'intonso, danzante fra il popol marino,
in Co flagellata da l'onde;
e la cervice dell'Istmo ch' siepe di flutti:
ch ben sei ghirlande
nelle contese agonali porse alla gente di Cadmo:
fulgenti vittorie, che copron di gloria la terra
in cui diede Alcmna alla luce l'intrepido figlio

Epodo
che i rabidi can' di Gerone sgomenti fuggr, col pelo irto.
Ma io la quadriga, ma Erdoto voglio d'un canto fregiare;
ch non l'altrui mano richiese per regger le briglie:
vo' lui mescolar di Iolo nell'inno, e di Cstore,
gli eroi pi gagliardi fra quanti guidarono cocchi nel suolo
di Sparta ed in Tebe.

         Secondo
Strofe
Essi il cimento provr di moltissime gare,
e ornaron la casa di tripodi,
d'auree coppe e lebti, saggiarono i serti
che cingon chi vinse.
Ben manifesta rifulse loro virt nello stadio,
l dove si provano ignude le membra, l dove
correndo gli opliti, alto strepito di bronzo s'effonde;

Antistrofe
e di lor mano, che prove compierono, al lancio
dell'asta, del disco di pietra! -
pntatlo ancora non v'era; ma davasi premio
pei singoli agoni. -
E con le fitte vermene strette in ghirlande a le chiome,
spesso tornare fr visti sovresse le belle
correnti di Dirce, sovresse le ripe d'Eurota,

Epodo
il figlio d'Ifcle, che aveva comune coi Sparti la stirpe,
di Tndaro il figlio, che l'alta Terapne abitava in Acaia.
Salvete! - A Posdone e all'Istmo santissimo il canto
cingendo, e alle spiagge d'Onchesto, far che risuonino
i pregi che adornan quest'uomo: dir di suo padre Asopdoro
la fulgida sorte,

         Terzo
Strofe
la terra d'Orcmeno avita dir, che, quando era
travolto da fiera burrasca,
nella tremenda iattura, rifugio gli diede
dal flutto infinito.
Ora di nuovo la prisca serenit su lui fulge
ingnita in lui dalla sorte. Chi lungo travaglio
sostenne pensoso, sa pure che sia previggenza.

Antistrofe
Se tutto l'mpito alcuno rivolge a virt,
ed oro profonde e fatiche,
freno si ponga ad Invidia, magnanimo elogio
si porga a chi tanto
seppe trovare. Ch al saggio facile  offrir guiderdone
di buone parole, a compenso d'egregie fatiche,
e il pubblico onore levare su solide basi.

Epodo
Compenso diverso hanno gli uomini dell'opra diversa: chi sia
bifolco, di mandrie custode, chi uccelli, chi viva del mare,
ciascuno a scacciare affannandosi l'assidua fame:
a chi negli agoni od in guerra riscosse la gloria,
altissimo premio  la lode che ai suoi cittadini e agli estranei
sul labbro fiorisce.

         Quarto
Strofe
Noi per compenso, diremo di Crono il figliuolo
ch' nostro vicino, benevolo
Nume, che scuote la terra, che spinge i cavalli
al corso; ed i figli,
Anfitrone, che nacquero dalla tua stirpe; e il recesso
di Minia, ed il bosco famoso d'Elusi, che a Dmetra
 sacro e l'Euba, per le corse dai tortili giri.

Antistrofe
Anche nell'inno vo' aggiungere, o Protesilo,
il tempio che sorge in Filce
per te, per gli uomini d'Argo. Ma vieta la breve
misura dell'inno
dir quanto Ermte, dei giochi  Dio tutelare, concesse
ai pronti corsieri d'Erdoto. Vero  che talora
meglio lusingano l'animo le cose taciute.

Epodo
Possa or delle dive Perie su l'ali fulgenti levarti
a volo sublime da Pito, dai giuochi d'Olimpia, velata
la mano dei serti d'Alfeo le porte di Tebe
coprendo d'onore. - Chi asconde ricchezza in sua casa
e gli altri deride, ha promesso all'Ade il suo spirto, privo
di fama; e nol sa.

,6,  ODI PER ATENE
,7,  ODE NEMA SECONDA
Per Timdemo d'Atene
Vincitore nel pancrazio di Nemea

Primo
Di dove gli omridi
cantori cominciano anch'essi
a tesser le loro canzoni, da Giove intonando il proemio,
quest'uomo pur egli la prima
vittoria otteneva - e sia base
dei sacri certami - nel bosco
di Giove che suona di canti.

Secondo
Perch gli anni floridi
lui reser, per dritto sentiero
che gi fu battuto dai padri, decoro d'Atene fulgente,
convien che il figliuol di Timno
a Pito il vaghissimo fiore
dispicchi, e novella vittoria
consegua nei ludi.  ben giusto

Terzo
che lunge Orone
non stia dalle Pleiadi alpestri;
ed  Salamina capace di crescere un saldo guerriero.
Bene Ettore ud, sotto i valli
di Troia, novelle d'Aiace;
e te del pancrazio, o Timdemo,
esalta la gloria sudata.

Quarto
 detto antichissimo
che Acarne sia madre di prodi:
ed  di Timdemo il sangue famoso pei vinti certami
ch quattro vittorie agonali
ottennero sotto la vetta
sublime del giogo parrasio;
e ne le convalli di Plope

Quinto
fra genti corinzie
fr cinti con otto corone,
con sette in Nema: non c' numero di quelle che ottennero in patria,
nei ludi di Giove. Ed a Giove
levate ora i canti: a Timdemo
che vien, cittadini, levate
gli augur e la voce soave.

,8,  ODE PITIA SETTIMA
Per Mgacle d'Atene
Vincitore con la quadriga a Pito

Strofe
Proemio  bellissimo, Atene la grande
gittar come base di carmi pei prodi
che vinser la gara dei cocchi,
rampolli d'Alcmone.
Poich quale gente, qual casa
io posso con laude
nomare, che suoni
pi chiara fra gli Ellni?

Antistrofe
Diffusa  la fama per ogni citt
dei concittadini d'Ertteo, che a Pito
divina, estruivano, o Febo,
la casa tua fulgida.
E cinque vittorie su l'Istmo
me ispirano, ed una
che Giove in Olimpia
larg, due che in Cirra

Epodo
tu, Mgacle, e i tuoi
maggiori vantarono.
Ed or per la nuova Fortuna m'allegro. Mi cruccio
che invidia ricambi le nobili gesta;
ma dicon che sorte durevole
agli uomini adduce
or prosperi, or tristi gli eventi.

,9,   ODI PER ORCMENO, ARGO, TENEDO
,10,  ODE OLIMPIA QUATTORDICESIMA
Per Aspico di Orcmeno
Vincitore nello stadio dei fanciulli in Olimpia

Primo
O voi che abitate le sedi
dell'acque cefisie dai vaghi puledri,
o Grazie, o d'Orcmeno fulgida regine canore,
che avete in tutela dei Min l'antica progenie,
vi prego, ascoltatemi. Quanto di dolce han gli umani,
d'amabile,  vostra merc,
se saggio, se bello, se nobile  un uomo.
Se mancan le Criti sante, neppure i Celesti
apprestano danze n mense. Ministre d'ogni opera
nel cielo hanno i troni vicino ad Aplline,
al Nume di Pito dall'arco tutto aureo,
e cantan le lodi perenni del padre dei Superi olimp.

Secondo
O Aglaia Signora, o dei cantici
amica, o Eufrosne, figliuole del sommo
tra i Numi, e, Tala, tu vaga di musiche, uditemi,
lo sguardo volgete su questo corteggio che avanza
leggero, pel lieto successo. Ch'io reco ad Aspico
parole con liete armonie;
poich, merc vostra, dei Min la rocca
fu cinta di serti in Olimpia. - Su via, ne la buia
magion di Persfone, o Eco, discendi; ed al padre
Clodamo adduci tal nuncio di gloria:
che visto hai nel grembo di Pisa suo figlio
il giovine crin redimire con l'ali dei celebri agoni.

,11,  ODE NEMA DECIMA
Per Teo d'Argo
Vincitore nei lufi ginnici

         Primo
Strofe
La citt celebrate di Dnao, o Criti, e delle cinquanta
sue figlie dai fulgidi troni,
d'Era degnissima sede, che splende per mille corone,
mille e mille opere audaci.
Lungo  narrare le gesta di Prseo contro Medusa:
molte in Egitto citt si fondaron per opera d'pafo;
n dissennata Ipermnestra
apparve, serbando, sola essa, nel fodero il brando omicida:

Antistrofe
Domede fu reso immortale da Pllade flava occhicesia:
il suol, dagli strali di Giove
folgoreggiato, si fende, e inghiotte il figliuolo d'Iclo,
profeta, turbin di guerra.
Anche da tempo  famosa per donne di bella cesarie:
Giove tal vanto conferma, d'Alcmna invaghendo e di Dnae
e fior di senno concesse
con senso di retta giustizia, al padre d'Adrasto, a Linco.

Epodo
Anche il valor d'Anfitrone nutr. Giunse questi nel solco
gi fecondato dal Nume: ch mentre l'eroe sterminava,
chiuso nell'arme,  Telbi, il sire dei Superi, assunta
la sua sembianza, alla reggia
venne, recando l'impavido germe d'Alcde; a cui sposa
Ebe, vaghissima Diva, ora , nelle case d'Olimpo,
vicina alla pronuba madre.

         Secondo
Strofe
Troppo breve  il mio fiato; n tutti pu correr di gloria i sentieri
che son d'Argo sacra retaggio;
ed affrontare il fastidio degli uomini  grave. Ma pure,
desta la lira sonora,
volgi alle ginniche gare la mente; ch il bronzeo certame
spinge le genti ove ad Era si sgozzano tauri, e d'agoni
si fa giudizio: cb il figlio
d'Ula, qui due volte riscosse l'oblio della nobil fatica.

Antistrofe
Degli ellni campioni la schiera in Pito ei gi vinse. E Fortuna
nell'Istmo e in Nema gli fu socia.
Quivi alle Muse egli offerse, che cura ne avessero, il serto:
tre su le porte del ponto,
tre ne la sacra pianura, pei giochi di Adrasto ne ottenne.
Giove, quanto egli ora brama non dice: ogni evento  in te posto:
certo, chiedendo tal grazia,
non ei nell'audacia confida; ma in cuor che fatica non teme.

Epodo
Cose ben note a lui canto, e a chi si cimenta pei vertici
sommi di gloria: ebbe Pisa la regola somma d'Alcde.
Ma dei preludi le voci dolcissime lui nelle feste
sacre d'Atene, tre volte
celebre resero. E dentro la creta riarsa dal fuoco,
d'Era alla nobile gente giungea dell'olivo la bacca
nel grembo a dedlei vasi.

         Terzo
Strofe
Dei german' di tua madre alla chiara progenie  retaggio, o Teo,
la gloria dei pubblici agoni,
grazie alle Criti, grazie a Tndaro, ai figli. - Se fossi
sangue di Trsiclo e Anta,
certo vorrei che il mio sguardo in Argo fulgor non perdesse.
Deh! Quanti fior di vittorie li ornava sottessa l'equestre
rocca di Preto, e nei fondi
corinzi recessi! e ben quattro ne colsero presso i Cleni.

Antistrofe
Li recinse fulgore d'argento quando essi, le fiale del vino
recando, tornr da Sicione:
morbida lana il lor dorso copriva al redir da Pellne:
computo fare dei bronzi
mal si potria: numerarli vorrebbe pi lunga fatica,
quanti Clitre e Tega e l'alte citt degli Achei
ed il Linco, presso al circo
di Giove ne posero, a vincerli con forza di piedi o di mano.

Epodo
Qual meraviglia che siano fortissimi atleti, se Cstore
ed il germano Pollce l'ospizio cercr del loro avolo
Pnfao: se sono i gemelli ministri agli agoni nell'ampia
Sparta; e lor florida sorte
cercano insiem con Ermte, col figlio possente di Giove?
Essi gran cura si dnno di quanti hanno in cuore giustizia.
E fida  la stirpe dei Numi.

         Quarto
Strofe
Essi alternan lor vita, a vicenda passando l'un giorno vicino al
padre diletto, in Olimpo,
l'altro in terrestri latbre, nell'adito sacro, a Terapne,
stretti a una sorte: ch questo
scelse Pollce, piuttosto che sempre esser Nume, ed in cielo
vivere, quando in battaglia fu a Cstore spenta la vita.
Ida, tutto ira poi bevi
furati, l'avea con la cuspide dell'asta di bronzo trafitto.

Antistrofe
Dal Tegto spiando, Linco scoperto l'avea, che sovresso
il tronco sedea d'una quercia
ch'ei pi di tutti i mortali aveva acutissimo l'occhio.
Presto lo giunser coi piedi
rapidi; e in breve compieron lo scempio famoso. Ma grave
pena le mani di Giove inflisser d'Afrete ai figli
l'altro rampollo di Leda
accorse: essi attesero fermi vicini alla tomba del padre.

Epodo
Quivi, divelta l'immagine dell'Ade, scolpito macigno,
l'avventr di Polluce al petto; ma n lo contusero,
n rintuzzarono; e quegli piomb, dentro il fianco a Linco,
spinse la pronta zagaglia:
Giove contro Ida scagli la fiamma ed il fumo del folgore
e derelitti i due corpi quivi arsero. Cosa  ben ardua
per l'uomo, lottar coi pi forti.

         Quinto
Strofe
Corse sbito il figlio di Tndaro vicino al fratello, se ancora
traesse il respiro. N spento
era; ma tutto era corso di brividi; e grave l'anelito.
Lagrime amare e singhiozzi
quegli mescendo a gran voce, gridava: Cronde, mio padre,
quale rimedio trovare potr di mie doglie? La morte
anche a me infliggi, o Signore:
ch scevro  d'onore chi perde gli amici; e ben pochi degli uomini

Antistrofe
nelle ambasce rimangon fedeli, n parte vi pigliano. Disse
cos. Giove, corsogli accanto,
tali parole gli porse: Mio figlio sei tu. Dopo me
giunse l'eroe, che mortale
germe in tua madre stillava. Ora io questa scelta li porgo:
vuoi tu sfuggire la morte, e gli anni del tedio senile,
ed abitare la casa
d'Olimpo, con me, con Atena, con Marte dal cuspide negro?

Epodo
Questo sia pure il tuo fato. Se poi pel fratello contendere
brami, ed uguale dividere in tutto la sorte con lui,
mezzo il tuo tempo vivrai del suol nelle viscere fonde,
mezzo su in ciel, nelle case
d'oro. Cos favell. N in duplice avviso la mente
pose Polluce. Onde Cstore dall'elmo di bronzo dischiuse
lo sguardo, ed il labbro, e parl.

,12,  ODE NEMA UNDICESIMA
Per Aristgora di Tenedo
Eletto presidente del Pritaneo

         Primo
Strofe
Vesta, o di Rea figliuola, che il seggio concedi ai pritni
di Giove eccelso, e d'Era, compagna al suo trono, sorella,
nelle tue stanze, presso lo scettro tuo fulgido, accogli
benigna Aristgora, accogli i compagni
che, te celebrando, mantengono Tenedo in piedi,

Antistrofe
te, fra le Dive prima, con molti libami onorando,
con fumiganti vittime; e il canto e la lira in tua gloria
fremono; e nei perenni banchetti di Giove ospitale
s'onora Giustizia. Deh!, possa ei varcare
i dodici mesi con animo sgombro di pene.

Epodo
Arcesilao pure io stimo beato, che vita gli diede,
stimo beato il fulgido aspetto, e l'impavido cuore.
Ch, se taluno  felice, se supera gli altri in bellezza,
se negli agoni, vincendo, prov la sua possa,
rammenti che membra mortali ei recinge,
che avr, compimento di tutte le cose, una veste di terra.

         Secondo
Strofe
I cittadini  giusto che or gli largiscano laudi,
che i canti dolci al pari del miele lo rendano adorno:
sedici volte gi, nella lotta, nell'arduo pancrazio,
Vittoria coi serti cingea nei finitimi
agoni Aristgora, e seco la chiara sua patria.

Antistrofe
Dei genitori l'animo troppo dubbioso trattenne
la sua giovine forza, che in Pito e in Olimpia saggiasse
la possa. Eppure, in fede mi credo che pur da la fonte
Castalia e dal clivo frondoso di Crono
riscossa egli avrebbe la palma su tutti i rivali,

Epodo
e festeggiate le ferie avrebbe che Alcde ogni lustro
celebra: al crine cinte le frondi e la porpora avrebbe.
Ma dissennata iattanza talora un mortale dei beni
priva: ad un altro che troppo sua possa sconosce
il cuor non esperto di ardire, contese
il premio legittimo, indietro con trepida mano tenendolo.

         Terzo
Strofe
Facile era conoscere il sangue che fu di Pisandro,
che fu di Sparta - ei venne, insiem con Oreste, da Amcla
a questo suol, guidando le bronze schiere degli oli -
e il sangue commisto lunghesso l'Ismno,
dell'avolo suo Melanippo. Le antiche virt

Antistrofe
recan con vece alterna la forza alle stirpi degli uomini.
Cos n i solchi negri concedono frutto perenne,
cos non dnno gli alberi in ogni stagione dell'anno
il fiore odoroso con copia costante;
ma alternano. E il Fato ugualmente conduce i mortali.

Epodo
N quanto Giove disegna per l'uomo, visibile giunge.
Ma pure, a cento cose volgendo la brama, inforchiamo
illusioni superbe: ch abbiamo le membra irretite
da spudorata Speranza; ch lungi i suoi fonti
riversa Prudenza. Sia freno alle voglie:
ch quanto  impossibile attingere bramare  ben cieca follia.

,13,   LE ODI EGINETICHE
,14,   ODE NEMA QUINTA
A Ptea d'Egina
Vincitore nel pancrazio a Nema

         Primo
Strofe
Non io statuario mi sono, che immagini immobili, fisse
sovresso lo zoccolo, plasmi;
ma sopra ogni nave, ma sopra ogni barca, diletta canzone,
tu salpa da Egina, recando l'annunzio
che Ptea, gagliardo figliuol di Lampone,
vincea del pancrazio le frondi a Nema;
n ancor gli anni puberi gli segnan le gote del tenero fiore.

Antistrofe
E cinse d'un fregio gli Ecidi guerrieri, di Crono e di Giove
rampolli, e de l'auree Neridi,
d'un fregio la patria citt, la contrada d'Egina ospitale.
Ad essa augurarono, dinanzi all'altare
di Giove, gran copia di navi e d'eroi
- e insieme le palme levavano al cielo -
l'illustre figliuolo d'Endide, la possa di Foco sovrano:

Epodo
di Foco, figliuol di Psamtia, che a luce lo diede sovressa
la spiaggia del mare.
Mi prito dire uno scempio che iniquo, che orribile fu:
com'essi lasciarono l'isola famosa, e qual Dmone espulse
da Egina quei prodi guerrieri. Mi taccio. Non giova ogni detto
che mostri veridico volto:
e spesso serbare il silenzio per l'uomo  saggissimo avviso.

         Secondo
Strofe
Ma dove l'elogio si chiegga di prospero evento, di mani
gagliarde, di ferrea pugna,
un fosso profondo scavatemi qui: con leggere ginocchia
io scatto: oltre il pelago si lnciano l'aquile.
E pronte sul Pelio cantr per gli Ecidi
le Muse, vaghissima schiera. Ed Apollo
fra loro, toccando la cetra settemplice con l'aureo plettro,

Antistrofe
guidava i molteplici balli. Ed esse, da Giove movendo,
di Tti narrr, di Pelo;
e come tra frodi lo volle irretire la figlia di Crteo,
Ippolita; e spinse con furbe parole
Acasto, suo sposo, signor dei Magnes,
tessendo un'istoria di scaltre menzogne:
che Pleo richiesta l'aveva d'amore nel letto d'Acasto.

Epodo
Ed era il contrario: ch spesso, con tutto l'ardor favellandogli,
l'aveva pregato.
Ma l'invereconde parole, a sdegno l'avevano mosso:
temendo il castigo di Giove, respinta la femmina aveva;
e il Sire che aduna le nuvole, un tuono lanciando dal cielo,
fe' cenno che sbito sposa
avesse una Ninfa, di Nreo ligliuola, dall'aureo fuso.

         Terzo
Strofe
E diede consenso Posdone, che spesso da Ege su l'istmo
famoso dei Dori si reca.
Qui schiere gioiose con voci di flauti accolgono il Nume,
e a gara contendono le membra gagliarde;
e l'insita sorte decide le gesta
di tutti. E le braccia di Niche, signora
d'Egina, te cinsero, Eutmene; e avesti suon vario di cantici.

Antistrofe
Onde or di tua madre il germano te accoglie, o Pita, che ti lanci
del tuo consanguineo su l'orme.
Nema t'assisteva; ed  questo mese diletto da Febo.
Tu in patria, e sul poggio di Niso e le valli
i tuoi coetanei vincesti. M'allegro
che a Egina t'onorano a gara. Ma pensa
che godi del dolce compenso ai travagli merc di Menandro.

Epodo
Convien che in Atene si cerchino maestri d'atleti. - Se adesso
tu giungi a Temistio,
canzon, non t'avvenga che gelo t'offuschi la voce. Bens
su l'ultima antenna dell'albero tu sciogli le vele: tu canta
com'ei nel pancrazio e fra i pugili vincendo, a Epidauro ebbe duplice
ghirlanda; e che d'aco nell'atrio
corone di fiori e di fronde miete' con le Criti bionde.

,15,  ODE ISTMIA SESTA
A Filcida d'Egina
Vincitore nel pancrazio sull'Istmo

         Primo
Strofe
Or, come in simposio d'amici giocondo
pel valido atleta figliuol di Lampone
libiamo la coppa seconda. Vuotammo la prima a te, Giove
pel fiore dei serti spiccato a Nema;
 questa pel Sire dell'Istmo,
e per le cinquanta Neridi: ch vinse Filcide, il figlio
pi giovine: al Nume benigno che regge l'Olimpo
offrire la terza concesso ne sia,
Egina aspergendo di canti soavi.

Antistrofe
Se un uomo che allegrasi di lauto dispendio
travaglia, ed esercita divine virt,
e a lui germogliare fa un Dmone gradevole fama, egli l'ncora
all'ultime piaghe gitt di Fortuna.
Tai sensi albergare nel seno
dimanda il figliuol di Clenico insino alla bianca vecchiaia
e al passo de l'Ade: ond'io Cloto dal trono sublime
imploro e le Parche sorelle, che il voto
de l'uomo a me caro non rendano vano.

Epodo
Or, d'aco figli dall'auro carro,
 legge chiarissima per me, se a quest'isola
io giungo, nei canti onorarvi. Ch innumeri tramiti
di vostre magnanime gesta si schiudon di sguito, e larghi
son ben cento piedi,
per mezzo a le genti Iperbree ed oltre le foci del Nilo.
Non trovi s barbara lingua, s strana citt, che non sappia
la gloria di Pleo, l'eroe felice cognato dei Numi,

         Secondo
Strofe
che Aiace non sappia, non sappia Telmone
suo padre, che a guerra correva alleato,
su navi, con schiere tirinzie, a Troia, travaglio d'eroi,
le frodi a punire di Laomedonte.
Lo addusse il figliuolo d'Alcmna;
e prese la rocca di Priamo, con lui, stermin la progenie
dei Mropi. E Alcde, trovato nel piano di Flegra
Alcinio bifolco, gigante come alpe,
la man non astenne dal nervo mugliante.

Antistrofe
Or, quando a chiamare Telmone ei giunse,
per gir su le navi, lo colse a banchetto.
Avvolto nel vello leonino s'ergeva il figliuol d'Anfitrone
possente; e Telmone gli porse una coppa
di vino, di guizzi tutti aurei
corrusca; e gli chiese che desse principio ai nettarei libami.
Cos favell: Padre Giove, se mai
con alma benevola udisti i miei voti,

Epodo
con fervida prece ti supplico adesso,
che nasca a quest'uomo da Eribia un figliuolo
audace: e sia questo per lui mio dono ospitale.
E indomita sia la sua tempra, com' questo vello di fiera
che i fianchi mi cinge -
In Neme lo vinsi; e fu questa la prima di tutte mie gesta -;
e pari sia l'anima. Disse. E l'aquila, il re degli aligeri
il Nume del cielo sped. Soave piacere lo punse;

         Terzo
Strofe
e disse, parlando s come profeta:
Il figlio che brami, Telmone, avrai:
e prendi il suo nome dall'aquila comprsati: chiamalo Aiace:
sar re possente, tremendo nel cozzo
di guerra. Ci disse, e sedette.
Ma tutte narrar le tue gesta per me troppo lungo sarebbe,
ch io per Pita, per Filcida, o Musa, qui giunsi
ministro di cantici. E tutto con poche
parole, come usano gli Argivi, dir.

Antistrofe
Tre volte il pancrazio gi vinser su l'Istmo
e in Neme, fra gli alberi fronzuti, gli splendidi
figliuoli, e il german de la madre: e quanti inni trassero a luce!
E aspergon la patria dei figli di Pslico
col rorido umor de le Criti:
e onor di Temistio alla casa recando, dimorano in questa
citt cara ai Superi. E pregia Lampone quel detto
d'Esiodo: che all'opere attender bisogna
con cura; e ai suoi figli lo insegna; e li esorta,

Epodo
Egina adornando d'un pubblico fregio.
E, amato dagli ospiti pei suoi benefizi,
misura con l'animo cerca, misura mantiene;
n il labbro favella diverso da quello ch'ei pensa. Diresti
ch'egli  fra gli atleti
ci ch' fra le pietre la cote di Nasso, che tempera il bronzo.
Lo disseter con le linfe di Dirce, che attinser le figlie
dell'aureo precinta Mnemsine, vicino ai bei valli di Cadmo.

,16,   ODE ISTMIA QUINTA
Per Filcida d'Egina
Vincitore nel pancrazio a Nema

         Primo
Strofe
Luce dai nomi molteplici, madre del Sole,
pi che ogni bene, la possa dell'oro
gli uomini pregian per te. Per tua grazia,
Diva, le navi che ondeggiano
sovra le creste dei flutti,
e sotto i cocchi i corsieri
nel turbinio de le gare, appaiono miri a vederli.

Antistrofe
Cos le lotte e gli agoni fan chiaro e famoso
l'uomo cui fitte ghirlande le chiome
cinsero, premio al vigore del braccio,
alla prontezza dei piedi.
Giudica un Nome degli uomini
l'insita possa. Due cose
nutrono il fior della vita soave con florida sorte:

Epodo
bene operare, e riscuoterne parole di lode.
D'essere Giove non pngati brama
tutto possiedi su queste due cose t'accorda il Destino:
bene mortale conviene ai mortali.
Duplice onor ti fiorisce su l'Istmo, o Filcide: in Neme
teco vinceva Pita nel pancrazio.
Ma non deliba il mio cuore
senza gli Ecidi l'inno:
ch io di Lampone pei figli, insiem con le Grazie, ad Egina

         Secondo
Strofe
giunsi, alla ben governata citt. S'ella muove
d'opre divine su fulgidi tramiti,
non ti sia grave la debita lode
delle fatiche, nei cantici
mescer; ch i suoi forti eroi
fama lucrarono, e celebri
son per millenni nel suono di cetre, di flauti canori.

Antistrofe
E per volere di Giove, di culto onorati
sono essi, e cura degli uomini saggi.
Alla gagliarda progenie d'Eno
ardono vittime gli toli:
Tebe a Iolo, di corsieri
mastro, fa onore; a Perso
Argo: lunghesso l'Eurota si vanta il valor di Polluce:

Epodo
ma le magnanime d'aco virtudi e dei figli
culto riscuoton fra il popol d'Enona.
Essi con duro travaglio, due volte espugnarono Troia:
Eracle prima seguendo, gli Atrdi
poscia. Via, spccati, o carme, dal suolo, rispondi: chi uccise
Cigno, chi Ettore spense, chi Mnnone
re degli Etopi, impavido,
chiuso ne l'arme di bronzo?
Chi Tlefo il buono trafisse con l'asta, su i clivi del Cico?

         Terzo
Strofe
Quelli cui dicon le genti figliuoli d'Egina,
l'isola illustre. Fu quivi una torre
da tempo estrutta d'impervie virtudi.
Molte ha mia lingua veraci
frecce, che dican la loro
gesta. Ed anche or Salamina,
rocca d'Aiace, die' prova di s, surta a gloria pei nauti,

Antistrofe
fra la procella di strage, d'innumere turbe
fra grandinoso sterminio cruento.
Ma sopra il vanto s'effonda silenzio.
Giove ogni cosa comparte,
arbitro  Giove di tutto.
Pure, anche queste virtudi
aman la lode melliflua del canto. Ed in opere e in gare

Epodo
temprisi chi di Clenico la stirpe conosce.
Mai degli umani le lunghe fatiche
restan nel buio; n quanto dispendio eccitavan le cure
della speranza. Pita pure lodo
che nel diritto cammino guid per Filcida il corso
delle percosse che doman le membra.
Destro  di mano:  nel senno
simile a lui. Prendi il serto,
su, prendi le bende villose, e insiem manda il cantico alato.

,17,  ODE ISTMIA OTTAVA
Per Cleandro d'Egina
Vincitore nel pancrazio sull'Istmo

Primo
Per Cleandro e per gli anni suoi floridi,
o giovani, un canto leviamo,
egregio compenso ai travagli, venendo al vestibolo fulgido
di Telesarco:
ch'ei vinse su l'Istmo; ed in Neme
riscosse nei membri la forza che vinse l'agone.
Onde or, sebben cruccio
mi siede nel cuore, m'invitan che invochi
la Musa dall'aureo canto. Dai gravi travagli alfin liberi,
non devesi orbati restar di ghirlande,
n schiavi chinarsi alla doglia. Fin posto al disutile pianto,
passate le pene, si goda la pubblica festa,
poich qualche Nume
a noi dalla fronte distolse la pietra di Tantalo,

Secondo
l'insoffribil supplizio de l'Ellade.
Gi fine alla grave mia cura
poneva il terrore che fugge. Val meglio, in qualsiasi evento,
badare al presente:
ch il tempo ingannevole incombe
sugli uomini, e il tramite volge di vita. Per tali
sciagure, pu il farmaco
agli uomini dar Libert. La speranza
conviene al mortale. A chi crebbe in Tebe settemplice, addicesi
che il fior delle Criti porga ad Egina.
Ch Tebe ed Egina, le gmine, le pi giovinette figliuole
fr d'Asopo; e piacquero a Giove possente, che rese
la prima signora
d'equestre citt su la bella sorgente di Dirce;

Terzo
e ne l'isola Enpia te addusse,
Egina, a giacere; ove il padre
che tuona profondo, il divino Eco, il pi grande fra gli uomini,
tu desti a la luce.
Ed ei, fin dei Numi le liti
partiva; e i suoi figli divini, e i figli dei figli
guerrieri fr primi
a reggere, prodi, la furia e il frastuono
del bronzo guerriero; e fr saggi, prudenti ne l'animo furono.
Dei Numi il consesso ben prova ne diede,
il d che per Teti contesero Giove e il fulgente Posdone,
ch amore spingevali, e ognuno voleva la bella,
che fosse sua sposa.
Ma i Superi saggi contesero ad essi le nozze,

Quarto
come udiron l'oracolo. Tmide,
accorta al consiglio, a lor disse
che un pargolo avrebbe la Diva del pelago dato alla luce
pi forte del padre;
che un dardo pi fiero del folgore
avrebbe scagliato, e invincibile pi del tridente,
se a Giove o ai fratelli
di Giove ella univasi d'amore. Su via,
cessate! Essa il talamo ascenda d'un uomo mortale; ed in guerra
cader veda Achille, suo figlio, che simile
a Marte per forza di mano sar, per il piede a la folgore.
Se udir mi volete, sia sposa, sia premio divino
a Pleo, che, dicono,
 l'uomo pi pio che dimori nei campi di Iolco.

Quinto
Vadan sbito dunque i messaggi
all'antro immortal di Chirone;
n pi sfogli il fior di contesa fra noi la figliuola di Nreo;
ma nel plenilunio,
calando gi vespro, disciolga
l'amabile fren delle vergini sue membra all'eroe.
Cos favell
la Diva ai Crondi. Chinarono quelli
le ciglia immortali, assentirono. N il frutto marc di quei detti;
ma dicon che i Numi concesser le nozze
di Ttide; e il labbro dei vati cant poi d'Achille la giovine
prodezza agl'ignari: com'ei la pianura di Misia
ferace di vini
col negro stillante di Tlefo sangue bagn,

Sesto
e agli Atrdi gitt del ritorno
il ponte, ed Elna redense,
fiaccando con l'asta le forze che lui respingean da la strage
di guerra, quand'egli
nel piano istruiva la zuffa,
e Mnnone, ed Ettore saldo, e ogni altro pi valido.
Ad essi la strada
mostr di Persfone Achille, l'Ecide
pilastro, d'onore coprendo Egina e il suo ceppo. N morto
lui tacquero i canti; ma presso al suo rogo,
ma presso al sepolcro, le vergini cantr d'Elicona, e levarono
il lugubre canto di gloria: ch vollero i Superi
anch'essi il gagliardo
mortale, anche spento, ai cantici dar delle Muse.

Settimo
E ancor vige il costume: onde gi
gi lanciano il cocchio le Muse,
a dire del pugile Ncocle la gloria. Cantatelo! Presso
la valle de l'Istmo
fu cinto da l'apo dorico;
e vinse i finitimi prodi, pur egli premendoli
col braccio invincibile.
N macchia la fama che nacque dal suo
fratello germano. Su via, dei giovani alcuno a Cleandro
intrecci la florida corona di mirto:
perch con evento felice l'accolse l'agone d'Alctoo,
e gi tra i fanciulli, Epidauro.  facile ai buoni
per lui tesser lodi;
ch torpida inerzia non strugge la sua giovent.

,18,  ODE NEMA QUARTA
Per Timasrco da Egina
Vincitore nelle gare atletiche dei fanciulli a Nema

Primo
Cuore ilare  medico sommo di gesta sudate
e i canti ch'n madri le Muse,
molciscono l'anima
degli uomini a cui si fan presso:
n tepida linfa per rendere sciolte le membra
val quanto l'elogio sposato alla cetera;
e pi che le gesta, longeva  parola,
cui grata alle Criti
esprima la lingua da mente profonda.

Secondo
Con Giove e Nema, Timasrco, che vinse la lotta
dir nel proemio de l'inno;
e grato riesca
dei figli d'Eco alla sede
turrita, ch' luce del giusto per gli ospiti tutti.
Se il sole tuttora scaldasse Timcrito
suo padre, la tinnula cetera, docile
seguace al mio canto,
farebbe nell'inno suonar la vittoria

Terzo
di lui, che l'intreccio dei serti mand da l'agone
Cleonio, e dal fertile suolo
d'Atene fulgente;
e in Tebe l'eptpila, pronte
le genti Cadme, d'Anfitrone vicino alla tomba
fulgente di fiori, lo cinsero, a gloria
d'Egina: ch amico giungendo ad amici,
all'ospite rocca
pervenne, alla reggia beata d'Alcide.

Quarto
D'Alcide, con cui Telamne distrusse una volta
le mura di Troia, ed i Mropi,
e Alcone, l'immane,
l'orrendo flagello di guerra,
non senza ch'ei pria con un masso ben dodici cocchi
e due volte tanti guerrieri prostrasse,
che su vi pugnavano. Di guerre inesperto
bene  chi stupisce
di ci: ch chi offende sovente anche  offeso.

Quinto
Ma il freno dell'arte mi vieta ch'io dica pi a lungo,
e l'ore m'incalzano: e il cuore
mi strugge desio
ch'io dica la luna novella.
Quand'anche t'avvolga del pelago la furia profonda,
rifletti e resisti: ch noi nella luce,
calcando i nemici, moviamo; ma l'invido
si pasce di vani
disegni, che a terra, nel buio, rovinano.

Sesto
Per me, la virtude qualsiasi che il Fato sovrano
mi diede, ben so che il futuro
rependo a me contro,
a fin l'addurr, che si compia.
O cetera dolce, e tu sbito con lidia melode
intessi quest'inno diletto ad Enna
e a Cipro. Ivi Teucro, figliuol di Telmone
fu sire: riposo
offr Salamina sua patria, ad Aiace:

Settimo
 Achille ne l'isola fulgida del Ponto ospitale:
e Teti sovrana di Ftia:
fu re Neottlemo
de l'ampia contrada d'Epiro,
l dove i pianori ed i pascoli dei buoi, da Dodona
si spiccano, e giungono al valico Ionio:
e ai piedi del Pelio, Pelo stese al suolo
le mura di Iolco,
la diede agli Emni, che schiava lor fosse,

Ottavo
poi ch'ebbe d'Ippolita, sposa d'Acasto, provate
le frodi. Ed Acasto, tramata
gli avea ne l'insidia
la morte, col ferro dedleo.
Ma lui fece salvo Chirone, che a termine addusse
il fato di Giove. Poi ch'egli ebbe doma
la furia invincibile del fuoco, le branche
aguzze, le zanne
immani dai fieri selvaggi leoni,

Nono
sposa ebbe una figlia di Nreo. E vide l'Olimpo
che in giro distendesi, dove
seduti, i Signori
del cielo e del pelago, a lui
dr doni e potenza, che fossero retaggio ai nepoti.
Ma gire oltre il buio di Gade si vieta:
rivolgi all'Europa lo scafo del legno;
ch tutte io non posso
narrar le leggende dei figli d'Eco.

Decimo
Araldo sollecito io venni per dire ai Tendridi
gli agoni che assodan le membra;
ch l'Istmo e Nema
m'astringono, e Olimpia, ove, quando
affrontan la prova, non riedono senza l'onore
dei serti alla patria, dov', Timasarco,
tua gente, sollecita dei carmi epinici.
Desideri forse
che pure per Cllicle, german di tua madre

Undicesimo
io levi una stele pi candida che il marmo di Paro?
Rifolgora tutta la luce
dall'oro che fuse;
e l'inno per l'opere egregie
fa l'uom pari in sorte ai Sovrani. Or ei che dimora
sul fiume d'Averno, ben oda il mio canto,
il prode che cinto dell'apio corinzio,
fu gi nell'agone
del Re del tridente dall'lulo lungo.

Dodicesimo
E a lui con spontanea cura cantava, o fanciullo,
Eufne, tuo prisco antenato.
Sono altri compagni
ad altri d'et. Ci che ognuno
mir, nutre speme che meglio ridirlo saprebbe.
E chi per lodare Melesia lottasse,
parole intrecciando, nessuno atterrarlo
potrebbe: benigno
pei buoni: agli ostili ben aspro vicino.


,19,  ODE NEMA OTTAVA
Per Dnide d'Egina
Vincitore nello stadio a Nema

         Primo
Strofe
Giovent, degli ambros diletti di Cpride aralda celeste,
tu su le ciglia dei giovani, tu de le vergini hai sede:
questo con mani tu guidi dolcissime: quello con mani
crudeli e fatali.
Pur giova, in ogni opera impresa, mai lungi dal segno prefisso
non volgere il piede; ed il termine godere dei validi amori.

Antistrofe
Come quei che, ministri dei doni soavi di Cpride, il talamo
cinser di Giove e di Egina. Frutto fu il sire d'Enna,
mano gagliarda, consiglio profondo. Bramarono molti
venirgli al cospetto:
il fior degli eroi che abitavano le terre d'intorno, spontanei,
non gi per invito, volevano d'Eco piegarsi all'arbitrio;

Epodo
e quanti in Atene rupestre schieravano eserciti
giungeano, e da Sparta i Pelpidi.
E anch'io, peregrino, le sacre ginocchia d'Eco, per questa
citt, per i suoi cittadini,
abbraccio, recando una mitria
di Lidia, temprata di varia armonia,
compenso del duplice stadio di Neme, per Dnide e Mega
suo padre. Pi lunga  per gli uomini fortuna piantata dai Numi.

         Secondo
Strofe
Essa Cnira, sire di Cipro marina, copr di ricchezza.
Sto sui piedi agili, traggo, pria di cantare, il respiro.
Molte, con varia maniera, si dissero laudi; ma nuove
trovarne, alla prova
offrirle,  gran rischio. Le ciance condiscono il pane dell' invido,
che sempre agli egregi si appiglia, risparmia la gente dappoco.

Antistrofe
E l'Invidia fu morte ad Aiace, che il ferro nel sen si confisse.
Pesa l'oblio, ne le tristi liti, su molti ch'n cuore
saldo, ma tarda favella: grandissimo onore si libra
da lubrica frode.
I Dnai nei voti segreti fr ligi ad Ulisse; ed Aiace,
privato dell'armi tutte auree d'Achille, la morte affront.

Epodo
E s, ben diverse ferite, pugnando schermiti
dall'aste, rompean nelle carni
tepenti dei loro nemici, e intorno ad Achille trafitto,
e in ogni travaglio dei giorni
funesti. Ch pure nei tempi
remoti viveva la frode, compagna
dei blandi discorsi, che macchina insidie, prepara calunnie,
deprime chi brilla, agli oscuri protende la putrida lode.

         Terzo
Strofe
Giove padre, non mai tale usanza m'abbia io; ma per semplici vie
muovere io possa di vita: spento, ai miei figli non lasci
mala noma. C' chi brama ricchezze; chi brama distese
di terra infinite;
ai miei cittadini piacere voglio io: voglio scendere all'Ade
lodando chi merita, seme d'obbrobrio gittando sui tristi.

Antistrofe
Ma Virtude fra gli uomini saggi, fra i giusti si leva, s come
fusto per verdi rugiade surge ne l'tere molle.
L'utile  vario che puoi ritrar dagli amici: pi appare
se presso  lo stento.
La Gioia pur essa desidera dar segno di s manifesto.
A me non riesce possibile, o Mega, tornare il tuo spirito

Epodo
a luce; ed a vane speranze precluso  l'evento;
ma per la tua patria e i Caradi
ben posso scolpire una pietra che in musiche voci favelli
la duplice corsa vittrice.
Ben godo io, se lancio opportuno
l'elogio per l'opera. E pu con i cantici
qualcuno il dolor dei travagli lenire. E fu l'inno d'encomio
ben pria che a contesa venissero Adrasto e la prole di Cadmo.

,20,  ODE NEMA TERZA
Per Aristclide d'Egina
Vincitore del pancrazio a Nema

         Primo
Strofe
O Musa divina, che madre ci sei, ne la festa
solenne di Neme, quest'isola dorica visita
d'Egina ospital: ch su i margini
t'aspettan dell'sopo i giovani
artefici d'inni melliflui, bramosi d'udir la tua voce.
Han sete diversa le gesta diverse:
la gloria agonale desidera il canto,
compagno dei prodi, compagno dei serti.

Antistrofe
Concedimi or tu che mia mente gran copia n'effonda:
intna, o tu, nata dal Sire del nubilo cielo,
un inno fulgente: ai lor canti
io mescerlo bramo, a la lira.
Travaglio  ben grato cantare la terra dov'ebbero prima
dimora i Mirmdoni, la cui possa avita
macchiare Aristclide non volle, s fragile
mostrando nell'urto del fiero pancrazio,

Epodo
ma de le gravi percosse trov salutare compenso
sui piani di Neme profondi, nell'inno che loda sua gloria.
Or, se il figliuol d'Aristfane  bello, e s'adorna d'imprese
a sua belt cnsone, ei tocca
il sommo fastigio di gloria. L'impervio pelago
pi oltre solcar non  facile, di l dai pilastri d'Alcide,

         Secondo
Strofe
cui Pose l'eroe, de la rotta suprema ai nocchieri
segnacolo eccelso; ed i mostri del pelago immani
uccise; e scopr le fluenti
d'incogniti mari, e le plaghe
ignote e la via che al ritorno dirige. A che mta straniera,
rivolgi, mio cuore, la prora? Conduci
ad aco e a sua stirpe la Musa. Momento
propizio  ch'esaltisi un fior di giustizia;

Antistrofe
n l'uomo sopporta le lodi degli altri. Tu in casa
ben cerca: ch nobile fregio togliesti a cantare.
Si allegra d'avite virt
Pelo, che divelse la lancia
immane, che solo, che privo d'esercito, Iolco espugn,
che Teti con duro travaglio conquise.
E il saldo Telmone, unitosi a Ilao,
everse la rocca di Laomedonte,

Epodo
e contro l'impeto e gli archi di bronzo il segu delle Amazzoni;
n mai la baldanza dell'animo domava il terrore che gli uomini
prostra. Per insito pregio assai pesa un uom: chi sa cose
apprese, con torbida mente,
or questo anelando, ora quello, con pie' malsicuro
procede ad innumere prove, con mente che nulla conclude.

         Terzo
Strofe
Fanciullo vivea ne la casa di Flira il biondo
Achille; e compiea somme gesta di gi, palleggiando
la cuspide breve de l'asta;
e in gara coi venti, ai selvaggi
leoni gi dava la morte, cinghiali uccideva, e al Centauro
Cronde recava le spoglie guizzanti,
da prima a sette anni, poi sempre; ed Artmide
e Atena l'audacia di lui sbigottirono,

Antistrofe
com'ei senza cani, n inganni di reti, cacciava
i cervi: ch al corso vincevali. Narrar dagli antichi
udii tale storia: Chirone
nutr nel suo tetto petroso
Giasone, ed Asclpio, a cui l'arte dei farmachi blanda trasmise;
e nozze alla florida figliuola di Nreo
poi diede, il fortissimo suo figlio educ,
temprandone l'animo ad ogni virtude,

Epodo
s che da l'impeto spinto dei venti marini, sottesse
le mura di Troia, dei Lici, dei Frigi, dei Drdani all'urlo,
ei s'opponesse; e le mani meschiasse fra il cozzo de l'armi
etopi; ed in mente volgesse
disegno onde Mnnone, il loro signore, l'ardito
cognato d'Elno, non pi tornare potesse a la patria.

         Quarto
Strofe
Di qui degli Ecidi il raggio da lunge risplende,
o Giove, ch sono tuo sangue. Ed  tua la gara
cui l'inno colpisce, cantando
la patra festa con voci
di giovani. E degno  Aristclide del canto, ch a gloria questa isola
congiunse, ed insigne per fulgide cure
ei rese il Teario d'Apollo. La prova
dimostra in qual cosa ciascuno pi valga,

Antistrofe
tra i giovani il giovane, l'uomo fra gli uomini, il vecchio
tra i vecchi, ciascuno compiendo la parte che spetta
a stirpe mortale. E la vita
insegna una quarta virt:
pensare alle cose opportune. N a te manca. O amico, salute!
T'invio questo miele, che rorido spuma,
temprato di candido latte, canora
bevanda, fra spiri di flauti eol

Epodo
Tardi. Ma rapida  l'aquila fra tutti gli alati, che scorge
da lungi, e fulminea ghermisce con l'ugne la preda cruenta:
pascono intanto a la bassa pianura gli striduli corvi.
Ed or, pel volere di Clio
dal fulgido trono, la luce ch' premio all'ardire
che vince, per te da Epidauro brill, da Nema, da Megara.

,21,   ODE NEMA SETTIMA
Per Sogne d'Egina
Vincitore nel pentatlo a Nema

         Primo
Strofe
Ilizia, che siedi vicina alle Parche dal senno profondo,
d'Era possente figliuola, che ai pargoli
di vita, ora ascoltami: ch senza di te
n il d n la tenebra notturna vedremmo,
n Tebe godremmo, la tua sorella dal fulgido aspetto.
Non anima uguale vigore ogni seno;
ma vario destino costringe i var uomini.
Ed ora il figliuol di Terone, Sogne, cui rese famoso
prodezza nel pntatlo, ha onore di fama e di canti,

Antistrofe
poich degli Ecidi nell'arce che suona di canti ha dimora.
E quelli onore largiscono ai cuori
esperti agli agoni. Chi amica ha Fortuna
nell'opere imprese, soave cagione
ai rivoli offr delle Muse. Ch l'alto valore, se d'inni
 privo, lo avvolgono tnebre fonde.
E solo una foggia di specchio conosco
al prode operar: se Mnemsine dal fulgido velo consente
compenso ai travagli ne l'inclite fluenti del verso.

Epodo
Innanzi tre giorni prevedon gli esperti
il vento; n lucro l'inganna o lusinga.
Povero e ricco, del pari pervengono al passo di morte:
ma, grazie al canto d'Omero
soave, la fama d'Ulisse fu, penso,
pi grande che non le sue gesta.

         Secondo
Strofe
Ch augusta pur essa la cosa non vera ti sembra, cui l'arte
su le sue penne lev. Poesia
con finti racconti rapisce gli spiriti;
e cieco han le turbe degli uomini il cuore.
Se il vero sapevano scorgere, sul brando funesto non mai
per l'armi d'Achille piombato sarebbe
Aiace, il pi forte, se togli il Pelide,
fra quanti gli spiri di Zfiro condussero d'Ilio a la rocca,
perch Menelao chioma bionda s'avesse la sposa.

Antistrofe
Il flutto d'Averno s'avanza del pari su tutti: precipita
su chi l'attende, su chi non l'attende.
Ma all'uom sopravvive l'onore, se a lui
defunto alta fama concedono i Numi.
Per l'ampio sen della terra traverso, ed al grande umbilico
mi reco; ed a Pito giace or Neottolemo,
poi ch'ebbe riversa la rocca di Priamo,
per cui s'affannarono i Dnai. Ed ei, navigando, mai pi
a Sciro non giunse. Errabondi toccarono Efra.

Epodo
E sovra i Molossi regn poco tempo.
Ma i suoi discendenti lo scettro regale
sempre serbarono. E al Nume di Pito egli mosse, e l'offerte
de le primizie d'Ilio
rec. Per le carni qui surta contesa,
un uomo l'uccise di ferro.

         Terzo
Strofe
Di grave dolore percosso fu il cuore dei Delfi ospitali.
Ma si compieva la sorte fissata:
ch alcun degli Ecidi possenti doveva
nel bosco antichissimo, giacendo vicino
ai solidi muri del tempio del Nume, presieder le pompe
eroiche, e le vittime opime, secondo
l'augurio di retta giustizia. Tre bastano
parole: ora  teste dell'opre veridico. O Egina, pei tuoi,
pei figli di Giove asserire posso io con baldanza

Antistrofe
che dalle lor case si parte una strada maestra di fulgide
glorie. Ma  dolce riposo in ogni opera.
Perfino del miele, perfino dei fiori
soavi di Cpride pu nascer fastidio.
Ciascun dei mortali ha diverso retaggio di vita: uno vale
in questo, altri in altro: che un uomo consegua
il bene universo, possibil non :
n dire ti posso a chi stabile tal sorte concesse la Parca.
A te concedea, Tearone, ricchezza opportuna;

Epodo
n, poi che ti diede l'ardire dell'opera,
ti volle negata la forza del senno.
Ospite io sono: tenendo da me lunge il biasimo oscuro,
come con rivi di linfe,
aspergo l'amico di gloria veridica,
che degna mercede  pei buoni.

         Quarto
Strofe
N farmi rimprovero, se fosse presente, verun degli Achei
ch'oltre il mar Ionio dimoran, potrebbe.
E fede ho ne l'ospite, e levo securo
lo sguardo fra il popolo, fuggendo il soverchio,
dai pie' violenza scacciando. Cos l'avvenire s'avanzi
felice. Sentite da chi mi conosce
se io con malediche ciance, sia mai
uscito di tno. Ti giuro, o Sgene, Eussnide giovane,
che, simile a strale di bronzo lanciando il mio verso,

Antistrofe
sapr non fallire la mta. Dai ludi tornar tu valesti,
mero e forze non anche bagnati,
avanti che al sole restassero esposti.
Se grande il travaglio, maggiore fu il gaudio.
Or lascia che io per chi vinse - se mai troppo in alto la voce
sviai, non m' grave di nuovo qui fletterla -
or lascia che intrecci ghirlande. E tu, Musa,
veloce compgina l'oro col candido avorio, col fiore
di giglio rapito alle schiume roranti del mare.

Epodo
E a Giove la mente volgendo, in Nema
il murmure placido degl'inni famosi
fa' che risuoni. Cantare si deve con dolce loquela
su questo piano, il Signore
dei Numi: ch quivi, raccontano, Eco
dal grembo materno gli nacque:

         Quinto
Strofe
Eco, che, vigile sopra la patria sua nobile, o Eracle,
ospite, amico, fratello  per te.
Se uom da un altr'uomo pu trarre vantaggio,
direi che un vicino che t'ami leale
 gaudio supremo: e tal gaudio se possa anche dare un Celeste,
a te che i Giganti domasti, vicino
restando, volgendo pensieri d'affetto
al padre, abitare Sogne si piaccia, sovressa la ricca
santissima terra, che culla degli avi suoi fu.

Antistrofe
Poi ch'egli ha sua casa fra tuoi santuar, s come fra i gioghi
della quadriga, dovunque si volga,
a dritta o a sinistra. Beato, a te d'Era
placare lo sposo conviene, e la vergine
ch' cerulo il ciglio. Tal forza tu puoi tra gl'imperv travagli
infonder negli uomini, che n'escano salvi.
Cos possa ad essi concedere vita
di forza durevol, beata, negli anni pi floridi, e nella
serena vecchiezza; ed i figli dei figli abbian sempre

Epodo
l'onore che adesso segn loro stirpe;
e il tempo futuro lo accresca. Non mai
dir si potr che con folli parole io ferii Neottolemo.
Tre, quattro volte ripetere
le cose  da inetti: da balie che ai bimbi
ripetan la stessa canzone.

,22,  ODE OLIMPIA OTTAVA
Per Alcimedonte d'Egina
Vincitore nella lotta dei fanciulli a Olimpia

         Primo
Strofe
Madre di gare e di serti tutti aurei, Signora del vero,
Olimpia! In te indagan gli aruspici
con gli olocausti il volere di Giove signore del folgore,
che cosa ei disponga per gli uomini
che vlto hanno l'animo
a cogliere somme virtudi
e prem al sudato travaglio.

Antistrofe
Egli alla grazia s'induce se pregano gli uomini pii.
Su, bosco, che in Pisa verdeggi,
sopra l'Alfeo, questi serti gradisci, con queste canzoni.
Chi ottenne i tuoi doni fulgenti,
gran gloria lo segue.
Chi un bene ha, chi l'altro. A Fortuna
pi tramiti schiudono i Numi.

Epodo
Timstene, e voi vostra Sorte a Giove natale affid,
che te rese illustre in Nema,
e ad Alcimedonte die' serto in Olimpia,
ai piedi del clivo di Crono.
Bello era nel volto, n l'opera disforme dal volto, quand'egli,
vincendo la lotta, ad Egina dagli agili remi die' gloria.
Qui Temi, che i popoli tutela, che siede
a Giove ospitale vicina, ha dimora

         Secondo
Strofe
pi che in niun altro paese. Dar giusta sentenza  ben arduo,
se tirano molti, con arti
varie, qua e l. Ma giudizio dei Superi, questa contrada
recinta dal pelago, fece
divina colonna
degli ospiti tutti. Deh!, stanco
per lei non si mostri il futuro.

Antistrofe
Tale pel dorico popolo fu retta dai tempi d'Eco,
cui Febo e il possente Posdone,
quando recinsero ad Ilio ghirlanda di torri, chiamarono
lor socio; e presagio fu allora
che in furia di guerra
cadesse espugnata la rocca
con impeto immenso di fumo.

Epodo
Tre glauchi dragoni balzarono, com'erano estrutte le mura,
sovr'essa la torre; e piombarono
due gi sbigottiti, lo spirto esalarono.
Ma uno, con sibilo fiero
salt dentro. E sbito Apollo, di fronte al prodigio, parl:
Per l'opera, o eroe, di tue mani, sar questa rocca espugnata
cos mi prenuncia l'immagine apparsa
da Giove Cronde, signore del tuono.

         Terzo
Strofe
N sar ci senza l'opera dei tuoi discendenti: coi primi,
coi quarti sar. Cos detto,
Febo sospinse i cavalli al Xanto, alle Amazzoni equestri,
e all'Istro. E Posdone all'Istmo
marino condusse
il cocchio veloce, e sul giogo
corinzio, a mirare i banchetti.

Antistrofe
aco sovra auree cavalle rendendo ad Egina. - Mai cosa
sar che dia gaudio a tutti.
Or, s'io, lodando Melesia, sospingo il mio canto al ricordo
degli anni suoi primi, l'Invidia
me d'aspro macigno
non batta. Dir che in Nema
egli ebbe tal gloria: e tra gli uomini

Epodo
vincea nel pancrazio.  stoltezza voler insegnare senza apprendere:
gl'ignari hanno fatuo l'animo;
ma facile cosa riesce a chi sa.
E meglio d'ogni altro Melesia
la via pu additare che giovi a l'uom che s'accinga affrontare
i sacri certami, ed averne la fama pi ambita d'ogni altra.
Ed Alcimedonte che adesso il trigesimo
trionfo otteneva gli  degno compenso.

         Quarto
Strofe
Ch'or col favore del Dmone - n meno gli venne il vigore -
di quattro fanciulli abbattuti
rese odoso il ritorno, spregiata la fama, nascosta
la strada. Ed al padre del forte,
ardire ispir
contrario a vecchiezza: ch l'Ade
oblia l'uom che ha prospera sorte.

Antistrofe
Ma la memoria conviene ch'io desti, e pe 'l fior de le mani
vittrici i Blessadi celebri.
Gi dei frondiferi ludi la sesta corona li cinge:
e parte d'onori e di riti
anch'essi i defunti
fruiscon: n vale la polvere
celar la piet dei congiunti.

Epodo
E uditol da Nunzio, figliuolo d'Ermte, Ifne a Callimaco
dir quale fulgido fregio
a loro progenie die' Giove in Olimpia.
Deh! Beni su beni a lui voglia
donare, e lontane tenere le ambasce dei morbi. Ti prego,
a Nmesi, ostile mai sempre, non dar parte alcuna dei beni;
ma sempre felice guidando lor vita,
accresci con essi la loro citt.

,23,   ODE NEMA SESTA
Per Alcmide d'Egina
Vincitore nella lotta dei fanciulli a Nema

         Primo
Strofe
Una  degli uomini
una  la stirpe dei Numi. Da sola una madre
ambi traggiamo il respiro. Vero  che diversa le spara
potenza: ch'effimera
 l'una, e perenne la sede
permane del bronzo cielo;
ma ben per altezza di mente,
per indole, prossimi noi siamo agli Eterni,
se pure ignoriamo qual tramite
durno o notturno, il Destino
a noi di percorrer prescrisse.

Antistrofe
Prova di simile
unica origine  Alcmide, che in tutto somiglia
alla novale datrice di frutti, che alterna le veci
dei campi, or porgendo
ricolto abbondevole agli uomini,
e poi, rimanendo in riposo,
riprende vigore. Dai ludi
graditi di Neme, qui giunse il campione
fanciullo, che questo destino
compiendo di Zeus, cacciatore
esperto si mostra a la lotta,

Epodo
spingendo il suo piede su l'orme di Prassidamante,
del nobil prozio
germano: ch questi, vincendo nei giuochi d'Olimpia, agli Ecidi
per primo le frondi rec de l'Alfo,
e, cinto del serto, tre volte a Nema,
e cinque su l'Istmo,
redense di Sclide
l'incuria, che primo
flgliuol d'Agesidamo fu.

         Secondo
Strofe
Ma presso il vertice
delle virtudi i tre altri, che vinsero, e saggio
fr dei travagli, pervennero. E con la fortuna dei Numi
il pugile giuoco
a niuna famiglia tesoro
larg di pi serti, nel grembo
de l'Ellde. Spero che, cose
solenni dicendo, la mta io raggiunga
come abile arciero. Su, Musa,
tu l'aura dei canti a quest'uomo
rivolgi. Di chi morto giace

Antistrofe
serbano i cantici,
serban le istorie le gesta. N scarsi di gesta
sono i Bassdi, chiarissima progenie, che propra merce
d'encom, su propr
navigli trasportano, ed offrono
a chi de le Muse coltiva
i solchi, materia di canti
per l'opere egregie. Ch in Pito santissima
Calla, di tal sangue cresciuto,
attorta a le mani la briglia,
anch'ei consegu la vittoria,

Epodo
piacendo ad Apollo e ad Artmide. E presso Castalia,
a vespro, nel canto
brill de le Criti. E il ponte del mare, nel sacro a Posdone
recinto, a Crentide, vittoria nei riti
larg triennali, bagnati dal sangue
d'un tauro; e lui l'erba
vel del leone,
in Flio, tra le forre,
tra l'ombre dei monti antichissime.

         Terzo
Strofe
Tramiti agevoli
schiusi, a chi narra, dovunque si volga, si mostrano,
per celebrare quest'isola. Ch a lei procacciaron gli Ecidi
chiarissima sorte,
insigni virtudi mostrando.
Lor fama sovressa la terra,
traverso l'Ocano vola:
e sino agli Etopi balz, quando Mnnone
fra lor non torn. Dura pugna
Achille sovr'esso gittava,
a terra balzando dal cocchio,

Antistrofe
quando col cuspide
de la sua lancia il figliuolo trafisse d'Aurora
fulgida. Questo sentiero agevole ai carmi trovarono
i nostri maggiori.
Lo seguo io, con simile cura.
Ma dicon che il flutto che volgesi
pi prossimo al pie' del naviglio
commuove a ciascuno pi l'animo. Il dorso
a un duplice carico io pronto
inclino; ed araldo qui giungo
a dire che venti con cinque

Epodo
ghirlande vincea ne le sacre tenzoni la stirpe
illustre d'Alcmide
vicino al sacello del clivo di Crono, la Sorte precipite
a Politimde rapiva ed a te
due fiori d'olimpie ghirlande. Melesia
che i piedi e le mani
dirige dei giovani,
somiglio a delfino
che fende veloce i marosi.

,24,   ODE PITIA OTTAVA
Per Aristmene d'Egina
Vincitore nella lotta a Pito

         Primo
Strofe
Tranquillit, di Giustizia
figlia, che floridi i regni
rendi, che tieni le somme
chiavi di guerre e consigli,
gradisci l'onore che in Pito,
vincendo alla gara, ti fece Aristmene.
Ogni opera mite tu compi
del pari, e gradisci,
se giunge opportuno, l'evento.

Antistrofe
Ma se la collera amara
figgesi alcuno nell'anima,
contro la forza dei tristi
aspra ti levi; e sprofondi
Superbia nei gorghi del pelago.
Non te Porfirone, che in onta a Giustizia
ard provocarti, conobbe.
Gratissimo  lucro
quand'esce da cose spontanee;

Epodo
ma pure i superbi, alla fine, guid Tracotanza a rovina.
N seppe sfuggirla il cilicio
Tifon centocipite,
n il re dei Giganti;
e furon domati dal folgore,
dai dardi d'Apollo, che adesso benigno
mir di Senarco il figliuolo da Cirra tornare, recinto
di fronda parnasia, di doria canzone.

         Secondo
Strofe
L'isola madre di leggi,
cadde, nel giuoco di sorte,
grazie al valor degli Ecidi,
presso alle Criti: e celebre
sua fama  da tempi remoti:
ch molti ripeton nei carmi com'ella
fu madre d'eroi, vincitori
famosi di ludi,
e saldi al furor delle zuffe.

Antistrofe
Anche per uomini  insigne.
Ma non posso io tutti i lunghi
vanti affidare a le molli
voci e a le tinnule lire;
ch tedio aduggiare potrebbe
le menti. Ma quello che ai pie' mi si para,
ma l'ultima gesta, o fanciullo,
io voglio, a tuo premio,
su l'ali del canto levarla.

Epodo
Ch tu del german di tua madre Tegneto segui le tracce
n lui svergognasti in Olimpia,
n macchi su l'Istmo
Clitmaco forte;
ma onore facesti alla patria
dei figli di Mdilo. E a te la fatidica
sentenza s'addice che il figlio d'Iclo pronunciava, veggendo
sottesse le mura di Tebe i suoi figli,

         Terzo
Strofe
quando gli epgoni vennero
d'Argo a la gesta seconda.
Disse, mentre essi pugnavano:
L'insito nobile ardire
rifulge dai padri nei figli.
Io veggo Alcmene, scotendo sul clipeo
lucente un dragon maculato,
primiero lo veggo
piombar su le mura di Tebe.

Antistrofe
E pi felice presagio
cinge chi tante alla prima
gesta pat pene, Adrasto
prode. Ma sorte contraria
in casa egli avr: poi che solo
fra i Dnai guerrieri, raccolte le ceneri
del morto suo figlio, per fato
dei Numi, ritorno
far con incolumi schiere

Epodo
d'Abanto a le belle contrade. Suonarono d'Anfaro
cos le parole. Ed anch'io,
ben lieto, ricopro
di serti Alcmene,
con l'inno lo allegro: ch' mio
vicino, e custode di quanto io posseggo.
Mentre io l'umbilico sonoro del mondo cercavo, m'apparve,
e a me schiuse gl'insiti profetici doni.

         Quarto
Strofe
Febo, che lunge saetti,
che ne le valli di Pito
abiti il tempio ospitale,
ora di gloria Aristmene
copristi: e gi pria, ne la patria
il premio del pntatlo conteso gli desti,
merc de le nostre preghiere.
Adesso, o Signore,
con voto spontaneo ti prego,

Antistrofe
regga il tuo spirito armonico
tutto ch'io tenti ne l'arte.
Dice con schiere e con canti
dolci  lo assiste. Lo sguardo
dei Numi immortali, o Senarco,
invoco a le vostre fortune. Se alcuno
conquista gran beni con poco
travaglio, sapiente
al volgo parr degli sciocchi,

Epodo
e ch'abbia saputo di scaltre difese munir la sua vita.
Ma tanto non pu sapenza
d'effimeri:  dono
del Nume, che questo
solleva, quel prostra. Conserva
misura. Compenso ti diede Megara,
tel die' Maratona nel piano, e d'Era l'agone in Egina:
tre prem, Aristmene, con l'opra vincesti.

         Quinto
Strofe
E sopra quattro piombasti
corpi, e incombesti feroce.
N, come a te, concedeva
Pito giocondo ritorno
ad essi; n giunti alle madri,
un riso di gioia soave li cinse:
per tramiti obliqui van trepidi,
schivando gli ostili,
feriti da sorte nemica.

Antistrofe
Ma quei che ottiene novella
gloria sovressa l'usata
prosperit, da l'eccelsa
speme dispiccasi a volo
su alate virt, fiso a un bene
migliore dell'oro. Fortuna per gli uomini
in breve germoglia; e del pari,
se avverso volere
la scrolla, sfiorita al suol cade.

Epodo
Progenie d'un giorno! Che cosa noi siamo? Che cosa non siamo?
 sogno d'un ombra il mortale.
Ma pure, se luce
gli piove dal Nume,
fulgore con vita soave
lo irradiano. O Egina, tu madre diletta,
il corso a quest'isola agevola, con Giove, col buon Telamne,
con Peleo, con aco possente ed Achille.


