TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

FRANCESCO PETRARCA.
dai Trionfi.


Morte di Laura.

L'ora prima era, il d sesto d'aprile 
che gi mi strinse, ed or, lasso, mi sciolse:
come Fortuna va cangiando stile!
Nessun di servit gi mai si dolse
n di morte quant'io di libertate
e de la vita, che altri non mi tolse.
Dbito al mondo e dbito a l'etate
cacciar me innanzi, ch'ero giunto in prima 
n a lui torre ancor sua dignitate 
Or qual fusse il dolor qui non si stima 
che a pena oso pensarne, non ch'io sia 
ardito di parlarne in versi o in rima.
Virt more, bellezza e leggiadra!
le belle donne intorno al casto letto
triste diceano omai di noi che fa?
chi vedr mai in donna atto perfetto?
chi udir il parlar di saver pieno
e il canto pien d'angelico diletto?
Lo spirto, per partir di quel bel seno
con tutte sue virtuti in s romto 
fatto avea in quella parte il ciel sereno.
Nessun degli avversari fu s ardito
che apparisse gi mai con vista oscura
fin che Morte il suo assalto ebbe fornito.
Poi che deposto il pianto e la paura
pur al bel volto era ciascuna intenta,
per desperazion fatta sicura,
non come fiamma che per forza  spenta,
ma che per se medesma si consume,
se n'and in pace l'anima contenta,
a guisa d'un soave e chiaro lume
cui nutrimento a poco a poco manca
tenendo al fine il suo caro costume.
Pallida no ma pi che neve bianca
che senza venti in un bel colle fiocchi,
para posar come persona stanca:
quasi un dolce dormir nei suoi belli occhi,
sendo lo spirto gi da lei diviso,
era quel che morir chiaman gli sciocchi:
morte bella parea nel suo bel viso.
