//://Qual pi diversa et nova
cosa fu mai in qual che stranio clima,
quella, se ben s'estima,
pi mi rasembra: a tal son giunto, Amore.
L onde il d vn fore,
vola un augel che sol senza consorte
di volontaria morte
rinasce, et tutto a viver si rinova.
Cos sol si ritrova
lo mio voler, et cos in su la cima
de' suoi alti pensieri al sol si volve,
et cos si risolve,
et cos torna al suo stato di prima:
arde, et more, et riprende i nervi suoi,
et vive poi con la fenice a prova.

Una petra  s ardita
l per l'indico mar, che da natura
tragge a s il ferro e il fura
dal legno, in guisa che ' navigi affonde.
Questo prov'io fra l'onde
d'amaro pianto, ch quel bello scoglio
 col suo duro argoglio
condutta ove affondar conven mia vita:
cos l'alm' sfornita
(furando il cor che fu gi cosa dura,
et me tenne un, che or son diviso et sparso)
un sasso a trar pi scarso
carne che ferro. O cruda mia ventura,
che 'n carne essendo, veggio trarmi a riva
ad una viva dolce calamita!

N l'extremo occidente
una fera  soave et queta tanto
che nulla pi, ma pianto
et doglia et morte dentro agli occhi porta:
molto convene accorta
esser qual vista mai ver' lei si giri;
pur che gli occhi non miri,
l'altro puossi veder securamente.
Ma io incauto, dolente,
corro sempre al mio male, et so ben quanto
n' sofferto, et n'aspetto; ma l'engordo
voler che  cieco et sordo
s mi trasporta, che il bel viso santo
et gli occhi vaghi fien cagion che io pra,
di questa fera angelica innocente.

Surge nel mezzo giorno
una fontana, e tien nome dal sole,
che per natura sle
bollir le notti, e 'n sul giorno esser fredda;
e tanto si raffredda
quanto il sol monta, et quanto  pi da presso.
Cos aven a me stesso,
che son fonte di lagrime et soggiorno:
quando il bel lume adorno
che  il mio sol s'allontana, et triste et sole
son le mie luci, et notte oscura  loro,
ardo allor; ma se l'oro
e i rai veggio apparir del vivo sole,
tutto dentro et di for sento cangiarme,
et ghiaccio farme, cos freddo torno.

Un'altra fonte  Epiro,
di cui si scrive che essendo fredda ella,
ogni spenta facella
accende, et spegne qual trovasse accesa.
L'anima mia, che offesa
anchor non era d'amoroso foco,
appressandosi un poco
a quella fredda, che io sempre sospiro,
arse tutta: et martiro
simil gi mai n sol vide, n stella,
che un cor di marmo a piet mosso avrebbe;
poi che 'nfiammata l'ebbe,
rispensela vert gelata et bella.
Cos pi volte  il cor racceso et spento:
io il so che il sento, et spesso me 'nadiro.

Fuor tutti nostri lidi,
ne l'isole famose di Fortuna,
due fonti : chi de l'una
bee, mor ridendo; et chi de l'altra, scampa.
Simil fortuna stampa
mia vita, che morir poria ridendo,
del gran piacer che io prendo,
se nol temprassen dolorosi stridi.
Amor, che anchor mi guidi
pur a l'ombra di fama occulta et bruna,
tacerem questa fonte, che ognor piena,
ma con pi larga vena
veggiam, quando col Tauro il sol s'aduna:
cos gli occhi miei piangon d'ogni tempo,
ma pi nel tempo che madonna vidi.

Chi spasse, canzone
quel che io fo, tu pi dir: Sotto un gran sasso
in una chiusa valle, ond'esce Sorga,
si sta; n chi lo scorga
v', se no Amor, che mai nol lascia un passo,
et l'immagine d'una che lo strugge,
ch per s fugge tutt'altre persone.


