GIUSEPPE PARINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

Il risveglio  del giovin signore.

Gi i valetti gentili udr lo squillo
de' penduli metalli  a cui da lunge
moto improvviso la tua destra impresse;
e corser pronti a spalancar gli opposti
schermi a la luce  e rigidi osservro
che con tua pena non osasse Febo 
entrar diretto a saettarte i lumi.
Ergi dunque il bel fianco, e s ti appoggia
alli origlier  che lenti degradando
all'mero ti fan molle sostegno;
e coll'indice destro lieve lieve
sovra gli occhi trascorri, e ne dilegua
quel che riman de la cimmeria nebbia;
poi de' labbri formando un picciol arco
dolce a vedersi tacito sbadiglia.
Ahi se te in s vezzoso atto mirasse
il duro capitan quando tra l'arme
sgangherando la bocca un grido innalza
lacerator di ben costrutti orecchi,
s'ei te mirasse allor, certo vergogna
avra di s pi che Minerva il giorno
che di flauto sonando al fonte scorse
il turpe aspetto de le guance enfiate.
Ma il damigel ben pettinato i crini
ecco s'innoltra; e con sommessi accenti
chiede qual pi de le bevande usate
sorbir tu goda in preziosa tazza.
ndiche  merci son tazza e bevande:
scegli qual pi desii. S'oggi a te giova
porger dolci a lo stomaco fomenti
onde con legge il natural calore
v'arda temprato, e al digerir ti vaglia 
tu il cioccolatte eleggi, onde tributo
ti di il Guatimalese e il Caribo 
che di brbare penne avvolto ha il crine:
ma se noiosa ipocondra ti opprime,
o troppo intorno a le divine membra
dipe cresce, de' tuoi labbri onora
la nettrea bevanda ove abbronzato
arde e fmica il grano a te d'Aleppo
giunto e da Moca che di mille navi
popolata mai sempre insuperbisce.
Certo fu d'uopo che da i prischi seggi 
uscisse un regno e con audaci vele
fra straniere procelle e novi mostri
e teme e rischi ed inumane fami
superasse i confin per tanta etade
inviolati ancora e ben fu dritto
se Pizzarro e Cortese umano sangue
pi non stimr quel che oltre l'Oceno
scorrea le umane membra; e se tonando
e fulminando alfin spietatamente
balzaron gi da i grandi aviti troni
re Messicani e generosi Incassi,
poi che nuove cos venner delizie
o gemma de gli eroi al tuo palato.
Cessi iI cielo per che in quel momento
che le scelte bevande a sorbir prendi,
servo indiscreto a te improvviso annunci
o il villano sartor che non ben pago
d'aver teco diviso i ricchi drappi
oso sia ancor con plizza infinita
fastidirti la mente; o di lugbri
panni ravvolto il grrulo forense 
cui de' paterni tuoi campi e tesori
il periglio s'affida; o il tuo castaldo
che gi con l'alba a la citt discese
bianco di gelo mattutin la chioma.
Cos ztica pompa i tuoi maggiori
al d nascente si vedean dintorno:
ma tu gran prole in cui si fo scendendo
e pi mobile il senso e pi gentile
ah sul primo tornar de' lievi spirti
all'uficio diurno ah non ferirli
d'imagini s sconce. Or come i detti
di costor soffrirai brbari e rudi;
come il penoso articolar di voci
smarrite titubanti al tuo cospetto;
e tra l'obliquo profondar d'inchini
del calzar polveroso in su i tapeti
le impresse orme indecenti? Ahim che fatto 
il salutar licore agro e indigesto
ne le viscere tue te allor fara
e in casa e fuori e nel teatro e al corso 
ruttar plebeiamente il giorno intero!

dal Mattino, versi 69, 153.
