GIUSEPPE PARINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

Il gioco.

Sola in tanto rumor tcita siede
la matrona del loco e chino il fronte
e increspate le ciglia, i sommi labbri 
appoggia in sul ventaglio, arduo pensiere
macchinando tra s. Mdita certo
come al candor, come al pudor si deggia 
la cara figlia preservar, che torna
doman da i chiostri ove il sermon d'Italia
pur giunse ad obliar, meglio erudita
de le galliche grazie. Oh qual dimane
ne i genitor, ne' convitati, a mensa
ben cicalando ecciterai stupore,
bella fra i lari tuoi vergin straniera!
Errai. Nel suo pensier volge di cose 
l'alta madre d'eroi mole pi grande:
e nel dubbio crudel col guardo invoca
de le amiche l'aita; e a s con mano
il fido cavalier chiede a consiglio.
Qual mai del gioco a i tavolier diversi
ordin porr, che de le dive accolte
nulla obliata si dispetti; e nieghi
pi qui tornare ad aver scorno ed onte?
Come, con pronto antiveder, del gioco
il dissimil tenore a i geni eccelsi
assegner conforme; ond'altri poi
non isbadigli lungamente, e pianga
le mal gittate ore notturne; e lei
de lo infelice oro perduto incolpi?
Qual paro e quale al tavolier medesmo
e di campioni e di guerriere audaci
fia che tra loro a tenzonar congiunga:
s che giammai per miserabil caso,
la vetusta patrizia, essa e lo sposo
ambo di regi favolosa stirpe,
con lei non scenda al paragon che al grado
per breve serie di scrivani or ora
fu de' nobili assunta, e il cui marito
gli atti e gli accenti ancor serba del monte?
Ma che non pu sagace ingegno e molta
d'anni e di casi esperienza? Or ecco
ella compose i fidi amanti; e lungi
de la stanza nell'angol pi remoto
il marito costrinse, a d s lieti
sognante ancor d'esser geloso. Altrove
le occulte altrui ma non fuggite all'occhio
dotto di lei, bench nascenti a pena,
dolci cure d'amor, fra i meno intenti
o i meno acuti a penetrar nell'alte
dell'animo latbre, in grembo al gioco
pose a crescer felicl: e gia in duo cori
grazie e merc de la bell'opra ottiene.
Qua gl'illustri e le illustri; e l gli estremi
ben seppe unir de' novamente compri
feudi, e de' prischi gloriosi nomi
cui manc la fortuna. Anco le piacque
accozzar le rivali, onde spiarne
i mal chiusi dispetti. Anco per clia
pi secoli adun, grato aspettando
e per gli altri e per s riso dall'ire
settagenarie, che nel gioco accense
fien, con molta raucedine e con molto
tentennar di parrucche e cuffie alate.
Gi per l'aula beata a cento intorno
dispersi tavolier seggon le dive,
seggon gli eroi, che dell'Esperia sono
gloria somma o speranza. Ove di quattro
un drappel si raccoglie: e dove un altro
di tre soltanto. Ivi di molti e grandi
fogli dipinti il tavolier si sparge:
qui di pochi e di brevi. Altri combatte
altri sta sopra a contemplar gli eventi
de la instabil fortuna e i tratti egregi
del sapere o dell'arte. In fronte a tutti
grave regna il consiglio e li circonda
maestoso silenzio. Erran sul campo 
agevoli ventagli, onde le dame
cercan ristoro all'agitato spirto
dopo i miseri casi. Erran sul campo
lucide tabacchiere. Indi sovente
un'util rimembranza, un pronto avviso
con le dita si attigne: e spesso volge
i destini del gioco e de la veglia
un tomo di polve. Ecco sen ugne
la panciuta matrona intorno al labbro
le calugini adulte; ecco sen ugne
le nari delicate e un po' di guancia
la sposa giovinetta. In vano il guardo
d'esperto cavalier, che gi su lei
medita nel suo cor future imprese
le domina dall'alto i pregi ascosi
e in van d'un altro, timidetto ancora,
il pertinace pi l'estrema punta
del bel pi le sospigne. Ella non sente
o non vede o non cura. Entro a que' fogli
ch'ella con man s lieve ordina o turba 
de le pompe muliebri a lei concesse
or s'agita la sorte. Ivi  raccolto
il suo cor, la sua mente. Amor sorride;
e luogo e tempo a vendicarsi aspetta.

da La notte.
