Giuseppe Parini.

Sommario: 1. La vita. 2. Le opere minori e la poetica. 3. Le Odi.
4. Il giorno.

1. La vita.

Giuseppe Parini nacque il 23 maggio 1729 a Bosisio, nella Brianza,
da un commerciante di seta, e comp gli studi a Milano presso una
prozia che, morendo, gli lasci per testamento una piccola rendita
purch prendesse gli ordini sacerdotali. Prete per necessit e non per
vocazione (ma non perci senza fede),  accolto nell'Accademia dei
Trasformati, una tipica espressione dell'Illuminismo lombardo, che
contava figure prestigiose come quelle di Pietro Verri e di Cesare
Beccaria. Al servizio di famiglie patrizie come precettore - prima
presso i Serbelloni, poi presso gli Imbonati -, ha modo di conoscere
a fondo quell'ambiente nobiliare che sar oggetto della rappresenta-
zione del suo capolavoro, Il giorno, le cu prime due parti, il Mattino
e il Mezzogiorno, escono rispettivamente nel '63 e nel '65, procu-
randogli una fama che gli valse l'appoggio del conte Firmian gover-
natore di Milano. Come professore di belle lettere delle Scuole Palati-
ne (poi riformate come Ginnasio di Brera), e successivamente come
sovrintendente delle scuole pubbliche, il Parini opera come un tipico
esponente del movimento illuminista del te npo. All'ingresso dei Fran-
cesi in Milano nel '96,  chiamato a far parte della Municipalit, ma
vi rappresenta, con Pietro Verri, la corrente pi moderata, s che
viene ben presto estromesso dalla carica. Morl a Milano il 15 ago-
sto 1799, pochi mesi dopo il ritorno nella citt degli Austriaci.

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2. LE OPERE MINORI E LA POE~CA

ll primo documento letterario del Parini  costituito da Alcune poe-
sie di Ripano Eupilino, pubblicate nel '52 sotto uno pseudonimo-
anagramma (Ripano  anagramma di Parino, il cognome originario,
che egli modific poi in Parini; e Eupili  il nome latino del lago di
Pusiano, presso Bosisio). Si tratta di una raccolta di rime serie e gio-
cose, che rivelano la prima formazione del Parini, ed in cui, su un
fondo di sostanziale adesione al gusto arcadico, il poeta innesta una
pi risentita assimilazione dei lirici cinquecentisti.
   Pi fruttuosi sono gli undici anni che intercorrono fra questa rac-
colta di rime e la pubblicazione del Mattino. L'ingresso nell'Accade-
mia dei Trasformati, che si interessava, oltre che di letteratura, di
problemi economici e giuridici, secondo la tendenza della filosofia
dei "lumi", significa per il Parini un allargamento degli orizzonti
culturali, nel senso di un richiamo della poesia all'esigenza di mag-
giori responsabilit etiche. Attraverso vari scritti, fra i quali il Discor-
so sopra la poesia (1761) e soprattutto il trattato (pubblicato postu-
mo) De' principi generali delle belle lettere applicati alle belle arti,
che raccoglie le sue lezioni a Brera, il Parini viene via via precisando
la sua concezione della poesia. Non si tratta di idee estetiche originali
rispetto alla riflessione settecentesca, della quale accetta il principio
di una letteratura aperta ai problemi attuali, fervida di impegno con
la realt contemporanea. In questo quadro si inserisce il Dialogo so-
pra la nobilt (1757), che si finge tenuto fra due morti di recente,
un nobile e un poeta plebeo (portavoce quest'ultimo, proprio perch
plebeo, di una mentalit pi progressiva) che si ritrovano in un'uni-
ca tomba. Si tratta di un deciso attacco alla vanagloria nobiliare,
smascherata nella sua realt di violenza e di prepotenza, contro la
quale  ribadita la professione di fede nella eguaglianza originaria di
tutti gli uomini. E tuttavia, da un lato, alla fine del dialogo il nobile
resta convinto delle idee del suo interlocutore, e dall'altro lo stesso
Parini non nega che nell'antica aristocrazia possano esservi stati an-
che individui che operarono per il bene pubblico. Il Parini si muove
in effetti all'interno dell'aristocrazia dominante, rispecchiando il pun-
to di vista della parte pi progressista di essa, con l'ottimistica spe-
ranza di riuscire a riformare la situazione (che  il senso della "con-
versione" finale del nobile). E sar questa la grande linea maestra
del Giorno. L'adesione del Parini a una letteratura nuova, moderna,
non si spinge per sino ad accogliere le posizioni pi avanzate della
cultura illuminista, il disinteresse per i problemi di stile di certe
avanguardie del Caff. Il Parini sente anzi fortemente la necessit di
una intensa disciplina formale, nel solco della salda tradizione classi-
cista. In questa sintesi di contemporaneit e di alto decoro letterario
consiste, propriamente, l'originalit del Parini.



3. LE ODI

Le diciannove Odi, che coprono un vasto arco di tempo, dal 1757 al
1795, costituiscono la prima autorizzata sintesi della poesia parinia-
na. Un diretto impegno di milizia illuministica le caratterizza. Basta
infatti passare in rassegna gli argomenti per ritrovare i temi tipici
della cultura del tempo. Nella prima ode, La vita rustica (1757-1758),
le ascendenze della poesia classica di argomento idillico e campe-
stre sono intimamente rinnovate dalla riscoperta illuministica della
campagna come luogo di lavoro (sono di Voltaire queste argute linee:
 La nazione, sazia di versi, di tragedie, di commedie, di opere, di
romanzi, di riflessioni ancor pi romanzesche sulla morale e sulle di-
spute teologiche, sulla grazia e le estasi, si diede finalmente a riflette-
re sui cereali. Si dimenticarono perfino i vigneti per parlare soltanto
di frumento e di segala. Si scrissero delle cose utili sulla economia ru-
rale; tutti le lessero, tranne i contadini. Uscendo dall'Opra Comi-
que, si stabil che la Francia avrebbe avuto granaglie a iosa da ven-
dere ): e in effetti la campagna del Parini  sempre campagna col-
tivata, non pi natura-giardino, decorativa e pastorale (come quella
dell' "Arcadia") e non ancora natura selvaggia e deserta (come sar
quella di Alfieri e di tutto il Romanticismo). Questo piacere di con-
templare una campagna popolata di fatiche e di opere umane emer-
ge con intensit in strofe come questa della Vita rustica:  E te vil-
lan sollecito / che per nov'orme il tralcio / saprai guidar frenandolo
/ col pieghevole salcio: / e te che steril parte / del tuo terren, di pi
/ render farai, con arte / che ignota al padre fu / ... . C' propria-
mente, in questi versi, un amore preciso di progresso e di tecnica
agricola. E un interesse "tecnico", igienico,  alla base dell'ode La
salubrit dell'aria (1759), espressione dell'esigenza di un migliora-
mento igienico di Milano. Un suo segreto sapore di "economia", di
quella scienza che si svilupp nel secolo dei "lumi", conserva poi l'o-




14. Sto~ia d~lla Iclt~ratura italiana
de La magistratura (1788), in cui  lodata la ricchezza di Vicenza,
e dove si articolano via via i temi della saggia amministrazione civile,
della sana libert politica, della incorrotta giustizia e della magnani-
ma e virile onest. E non meno legate alla dibattuta problematica il-
luminista sono altre odi come L innesto del vaiuolo ( 1765), che pro-
pugna la diffusione del nuovo ritrovato della scienza; o La musica
(1769), una delle odi di pi robusta critica sociale, svolta tra il ri-
chiamo tutto settecentesco al costume di altri popoli e l'accorata
menzione dell'Italia fatta con pensosa coscienza della sua civilt (ma
meglio sarebbe dire "incivilt", se si pensa al tema dell'ode, l'usanza
cio di evirare i bambini destinati a fornire da adulti le voci di so-
prano); o ll bisogno (1765), che insiste sulla miseria come causa
profonda della delinquenza, e sulla necessit dell'abolizione della tor-
tura, ingiusta e incapace di prevenire il delitto ( dell'anno prece-
dente il celebre opuscolo del Beccaria Dei delitti e delle pene).
   L'ispirazione morale delle Odi non si configura come celebrazio-
ne di un valore etico astratto e universale, ma piuttosto come gusto
morale fatto di concretezza, come pratico determinarsi etico in senti-
menti e in opere.  solo nell'incontro di una serie di valori che si at-
tua la particolare moralit pariniana. Al centro della sua visione si
colloca l'uomo, interpretato illuministicamente, restando chiuso ogni
spiraglio di trascendenza (s che il Carducci giudic giustamente il
Parini il meno naturalmente cristiano tra i poeti del suo secolol)
La salute, l'equilibrio del corpo,  uno dei temi meglio caratterizzanti
questa poesia delle Odi: si pensi alla Salubritdell'aria, con quel
contrappunto fra gli aliti corrotti che ammorbano l'aria della citt e
l aria pura della campagna; e si pensi ancora all'lnnesto del vaiuolo,
dove il motivo della salute si sviluppa in una tematica ricca di spunti
sociali, entro la tenue cornice di favolose vicende e di esotici costumi
e paesi lontani di un gusto schiettamente settecentesco. Intrecciato al
tema della salute  quello del lavoro, che ricorre un po' dappertutto
nella poesia pariniana; nella Salubrit dell'aria, non meno che nell'o-
de L'innesto del vaiuolo, ritroviamo ancora altri motivi tipici del Pa
rini: quello della bellezza del corpo e quello, a esso legato, dell'amo-
re. Un amore che  avvertito come fecondit e sanit, eticamente in-
teso come responsabilit sociale, nell'ambito della famiglia. La pro-
spettiva fantastica della poesia pariniana si allarga dalla visione del-

    ' G. Carducci, Studi su Giuseppe Patini, in OpeTe, ed. naz., vol. XVI, Bolo-
gna, Zanichelli, 1937, p. 23.

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I'amore a queDa deDa famiglia, a quella della societ fertile di lavoro
e di opere. Ed  questo a impedire che beDezza e amore introducano
accenti carnali, diffondendo invece una chiara e pacata idealit.
Certo nessun poeta della letteratura italiana ha saputo farsi interpre-
te cosl ispirato dell'amor coniugale, awertito nella sua fisica sanita,
come il Parini.
   Accenti in parte diversi hanno invece le ultime odi, in cui il poe-
ta, nel quadro di quel ripiegamento che accompagna anche l'elabo-
razione delle ultime parti del Giorno, sembra abbandonare il pi di-
retto impegno militante delle prime odi, e volgersi a meditazioni pi
individuali e autobiografiche. Non bisogna tuttavia parlare di tema-
tica d'amore rivissuta personalmente, come si  detto talvolta, per le
tre odi Il pericolo, ll dono e ll messaggio. Nella prima, Il pericolo
(1787), in cui il poeta loda la bellezza di Cecilia Tron, veneziana
ammiratrice della sua poesia, c' un vago sentimento deDa bellezza
muliebre, e c' il timore, da parte del poeta, di cadere nei lacci d'a-
more, ma questo timore  confessato con amabile autoironia, in mo-
do che ogni tropp impegnativo sentimento viene subito dissolto e al-
lontanato. Il dono (1790), ode dedicata aDa marchesa Paola Casti-
glioni, donatrice al Parini di un'edizione delle tragedie alfieriane,
non supera l'ambito di un galante complimento, che si compiace del
chiaroscuro che si determina fra la scabra immagine deDa tragedia
alfieriana e il sentimento luminoso e sereno della bella donatrice. In
fondo per si tratta di figure inconsistenti, che vivono unicamente
come pretesto, come decorazione di un ambiente raffinato. La loro
bellezza splende non gi accesa da una luce d'amore, ma costruita
daDa gentile cortesia del poeta, il quale nel complirnento elenca  i
bei pregi , che sono i soliti della donna bella e intelligente, regina
dei salotti e delle conversazioni, dominatrice deDe menti e dei cuori:
in fondo, un ornamento piacevole e riposante dell'esistenza, quasi un
gioco di societ che si svolge lontano da un'autentica tensione amo-
rosa e passionale. In questo quadro  possibile comprendere anche la
terza ode, Il messaggio (1793). Se la prima parte dell'ode, al solito,
pi che evocare un oggetto d'amore, si mantiene nel tono di un ele-
gante complimento, sia pure un po' audace, la parte seguente si tra-
duce in un fantasticare nostalgico da parte del vecchio poeta rivolto
alla vita giovane e fresca, ricca di salute e di gioia, di cui la donna si
pone come sospirato simbolo.
   Ma pi che in queste cosiddette poesie d'amore, il meglio di tali
est~eme Odi  nelle ultime due liriche, A Silvia (Sul vestire alla ghi-
gliottina) e Alla Musa, entrambe del '95. Nella prima il Parini pren-
de lo spunto da una foggia alla moda (un nastro rosso intorno al
collo, simbolo del segno della ghigliottina, che risaltava sulla gola e le
spalle abbondantemente scoperte) per sottolineare - da meraviglio-
so poeta di certe zone torbide e oscure della psicologia umana - il
nesso che lega la crudelt (la crudelt di una moda, in questo caso)
al sorgere della sensualit, e quest'ultima alla perversione e al delitto.
L'ode si apre cos a una esemplificazione tratta dalla storia romana e
attuata in una serie di scorci potentissimi per la luce fosca che li in-
veste e l'implacabile penetrazione negli stati d'animo malsani e dege-
nerati. Le patrizie romane cominciarono ad assistere alle tragedie,
piene di orride vicende, e vollero poi passare ad assistere a strazi ve-
ri, ai combattimenti dei gladiatori, i quali furono spesso ricercati co-
me amanti dalle nobildonne. La crudelt alimenta la sensualit, in
un crescendo di depravazione che giunge all'azione criminale dei ve-
leni e delle pratiche anticoncezionali. Questa stupenda rievocazione
del disfacimento morale della societ romana non costituisce tuttavia
un puro pezzo di bravura, nel quadro del gusto archeologico per
I antichit diffuso in quegli anni dal Neoclassicismo; dietro il turba-
mento che I anima, si intravede la coscienza perplessa del presente, il
rifiuto  del secolo spietato  che ha inventato la ghigliottina. Nel cli-
ma di smarrimento e di paura che segue la Rivoluzione francese e
soprattutto la fase giacol~ina del Terrore, anche per Parini, come per
tanti altri intellettuali, pare prossimo lo scatenarsi di una nuova
oscurissima barbarie. La dissoluzione del basso Impero romano vale
come simbolo della dissoluzione imminente del mondo contempora-
neo. E anche per Parini, in tanta angoscia e incertezza del presente,
la soluzione  offerta dal rifugio nella poesia. Nell'ultima ode, intito-
lata significativamcnte Alla Musa, il Parini eleva un altissimo inno
alla poesia, concepita essenzialmente come consolazione dell' umana
vita , contrapposta radicalmente al mondo presente del guadagno,
dell'ambizione, della sensualit. Nell'attivit del poeta  riposto per
Parini il culmine dcll'esperienza umana, la sintesi della moralit. Fra
poesia ed etica  istituito un rapporto di identit, sicch finiscono
con il coincidere l'ideale di poesia e l'ideale di umanit. E il linguag-
gio  cos alato e solenne da tradire un afflato religioso: la poesia
sembra proporsi come un'autentica reli,,ione.
  Un tono pi sostenuto e prezioso caratterizza le ultime odi, ma

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anche le prime presentano, accanto a contenuti talvolta di un'umile
quotidianit, immagini e motivi di gusto aulico, spesso ricavate dalla
mitologia classica Proprio la mitologia ha la funzione di nobilitare il
discorso; il suo intervento, solennemente decorativo, riscatta i conte-
nuti troppo comuni che sembravano dover essere inesorabilmente
sclusi dalla lirica e che invece, proprio mediante tale artificio, ac-
quistano diritto di cittadinanza nella poesia italiana 2.



4. IL GIORNO"

Al di l delle Odi, il capolavoro del Parini resta comunque ll giorno,
poema satirico in endecasillabi sciolti, che si presenta sotto forma di
poema didascalico. L'autore si finge infatti  precettor d'amabil ri-
to , maestro di vita mondana di un nobile, un a giovin signore, a
cui insegna come impiegare la giornata. Se il giovin signore non ha,
come personaggio, molta consistenza, questa opposizione con il finto
maestro di mondanit, questa dialettica di protagonista e antagoni-
sta, vale a garantire al poema una sua solida struttura narrativa. Il
Mattino si apre sul tardo risveglio del giovin signore e segue, dopo la
colazione, le varie fasi dei suoi obblighi di gentiluomo: le lezioni di
ballo, di cant, di musica, di lingua francese; la pettinatura, l'inci-
priatura, l'abbigliamento, e l'uscita in carrozza, di gran carriera ver-
so la dimora della signora di cui  cavalier servente. Nel Mezzogior-
no il quadro si anima maggiormente rispetto a certa monotona mec-
canicit del Mattino: il pranzo della dama del giovin signore per-
mette infatti di mettere a fuoco tutta una serie di convitati, vere e
proprie macchiette, esemplari della fatuit, della superficialit e della
corruzione di quella classe sociale. Al Mattino e al Mezzogiorno,
pubblicati rispettivamente nel 1763 e 1765, doveva seguire, nel pro-
getto originario, una terza sezione, la Sera, la quale per, nel corso
dell'elaborazione del poema, si spezz in due altre parti, il Vespro e
la Notte, cui il Parini lavor per il resto della sua vita, e che rimase-
ro incompiute e inedite. Il Vespro ci offre - sulla linea di maggior
movimento gi affiorato nel Mezzogiorno--le visite mondane ad
amici e amiche dei due amanti e la loro passeggiata in carrozza sul
corso, luogo di ritrovo della societ elegante; la Notte infine allonta-

     2 Per le Odi, ri~nandiamo a Getto, Umanesimo lirico di Giuseppe Pa~ini,
in Immagini c problcmi di Icttcratura italiana, cit.
na sullo sfondo il giovin signore e la sua dama, evocando in primo
piano la prospettiva mossa e variata di una folla di gentiluomini e
gentildonne, colti durante uno splendido ricevimento.
   La tensione etica che  alla base del Giorno non implica tuttavia
un rifiuto rivoluzionario della classe nobiliare quale dasse dominan-
te, ma esprime l'esigenza che essa abbandoni la sua posizione oziosa
e parassitaria all'interno della societ e si converta a una vita pi ci-
vile e laboriosa. Si spiega cos il preteso contrasto, sottolineato dalla
critica, tra un Parini ammiratore e un Parini demolitore del mondo
nobiliare. La protesta del Giorno non  contro quel mondo di ele-
ganza e di piacere che non pu in s non essere apprezzato (il "be-
nessere"  demento ddla moralit pariniana, costituisce un diritto
individuale e una finalit sociale, secondo la concorde affermazione
degli illuministi, dal Beccaria al Verri al Filangieri al Voltaire che
scriveva:  J'aime le luxe et meme la mollesse ... [Io amo il lusso e
pure la mollezza...] ). Il Parini sente il fascino dd mondo nobiliare,
e lo ritrae con un gusto che ha la sua corrispondenza, nelle arti figu-
rative, nel rococ. Le sale dorate e gli oggetti preziosi descritti con
amorosa e compiaciuta minuzia entrano a buon diritto nella poesia
pariniana. Ma, appunto, la sua polemica non  tanto contro quel-
l'ambiente nobiliare, ma contro il vuoto spirituale, di intellig~nza e
di moralit di quei nobili che appaiono viventi stonature in mezzo a
quegli agi e a quelle raffinatezze di cui non sono degm. Proprio da
questa esigenza di riportare la classe nobiliare a una pi responsabile
funzione sociale deriva il particolare angolo visuale da cui  osservata
l'aristocrazia dei tempi passati. Essa, certo,  considerata e condan-
nata nella sua origine di violenza e di prepotenza, contraria alla fon-
damentale eguaglianza di tutti gli uomini, ma  in parte giustificata
- in funzione appunto di implicita polemica con gli inetti discen-
denti - per la coraggiosa energia, per il sistematico impegno con
cui ha affamato la classe contadina al fine di arricchirsi, per i perso-
nali sacrifici fatti spesso di eroiche spilorcerie: pensiamo al brano dd
pranzo del Mezzogiorno in cui sono ricordati i pasti sobri, le case
mal difese dalle intemperie, i malnutriti ronzini, le carrozze sganghe-
rate dell'antica aristocrazia. Gli antenati poi sono visti impegnare la
loro violenza contro i nemici, in una tutta positiva funzione sociale
di difesa della patria, come nell'episodio celebre dell'incipriatura con-
tenuto nel Mattino, in cui il coraggio del giovin signore nell'inoltrar-
si ndlo stanzino della cipria,  paragonato al coraggio dell'avo nd

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gettarsi tra il fumo e il fuoco ddla battaglia in difesa dei propri con-
cittadini. Si tratta insomma, per il Parini, di ridare alla infrollita e
oziosa aristocrazia dd tempo una funzione sociale che non ha pi. Il
che non significa, naturalmente, che perdano forza, in questa pro-
spefflva riformis~ca, i temi illuministici ed egualitari, se  vero che la
nobilt milanese pi aperta accetta e fa sue queste convinzioni di co-
mune digLut della persona umana, di rifiuto dell'ingiustizia e della
violenza.
   Con il passaggio alle due ultime parti del poema viene meno
l'impegno pi decisamente militante dd Parini dd Mattino e dd
Me770giorno. Il programma riformatore ha rivdato con il tempo
sempre pi i propri limiti: le riforme non sono riuscite a rigenerare
nd profondo la societ e di lontano si annunciano i bagliori della Ri-
voluzione francese. Al sogno illuministico di una trasformazione in-
dolore e graduale della societ, con il consenso dei ceti dominanti, si
sostituisce la realt ddle armi e ddla violenza civile. Gli intellettuali
si fermano perplessi, indietreggiano, spesso si distaccano dd tutto
dall'impegno politico, sentendosi estranei al nuovo corso delle cose, e
si rifugiano talvolta nell'ideale neoclassico come suprema armonia di
bellezza da contrapporre alla disarmonia della storia. Questo dram-
ma ddl'intdlettuale italiano  anche, in parte, dd Parini, che non
riesce a portare a termine il lavoro, e anzi rif molti versi delle prime
due parti gi pubblicate. In queste correzioni apportate alle prece-
denti edizioni del Mattino e del Mezzogiorno  evidente l'impegno di
smorzare la polemica contro la nobilt milanese, polemica tanto pi
inutile nella misura in cui ormai tale ceto ha perso per sempre la
possibilit di rinnovarsi, di fare ancora storia, ed  prossimo a e~sere
sostituito dalla borghesia rivoluzionaria.
   Nella redazione originaria del Mattino e del Mezzogiorno va
dunque individuata la pi forte tensione etica, il pi sicuro e fermo
sdegno morale dd Giorno. questo il tono che ritroviamo puntual-
mente in alcuni degli episodi pi celebri e artisticamente elaborati
ma che pervade per intero le prime due parti, manifestandosi non a
caso sin dall'apertura ddl'opera, in quella lucida e ironica contrap-
posizione fra il risveglio del giovin signore - risveglio tardivo, come
si addice a chi ha vegliato la notte in piaceri - e il risveglio del-
l' umile vulgo :9 che all'alba ritorna alla consuetudine dd lavoro
quotidiano dei campi e delle officine, in una prospettiva di affetti fa-
miliari che costituiscono altrettanti valori contrapposti ai non-valori
U~lld se noDlIlare, pigra, oziosa e dissipata. Poco avanti l'iro-
nia cede il passo a un accento pi severamente risentito nella prote-
sta per la violenza dei conquistadores spagnoli e lo sfruttamento dei
popoli americani, operato per assicurare a ceti oziosi e parassitari de-
licatezze voluttuarie (nel caso particolare la cioccolata offerta come
bevanda al damerino). E ancora, sul versante opposto, nel finale del
Mattino, lo sfarzo e l'albagia del signorotto che sale in carrozza si ri-
solvono ndla sprezzante crudelt della corsa pazza che travolge e uc-
cide il volgo, al di sopra di ogni sanzione della legge. Nel Mezzogior-
no questa energica tensione morale  invece consegnata ai due cde-
bri brani della favola del Piacere e ddla  vergine cuccia . La favola
del Piacere offre l'occasione al poeta di enunciare una delle sue con-
vinzioni pi ferme e illuministicamente consapevoli: l'eguaglianza ori-
ginaria degli uomini. Sullo sfondo grandioso di una natura primitiva,
l'uomo vive in perfetta eguaglianza, dominato solo dall'ansia di sot-
trarsi al dolore; ma gli dei inviano in terra, a rendere pi vario lo
spettacolo dell'umanit, il Piacere, una divinit presentata non senza
una certa grazia rococ. La differente capacit di reagire agli stimoli
del Piacere divide gli uomini in nobili e volgari; questi ultimi  quasi
bovi, al suol curvati, ancora / dinanzi al pungol del bisogno andaro;
/ e tra la servitude e la viltade / e 'I travaglio e l'inopia a viver nati,
/ ebber nome di plebe . Pi ricco e pi articolato l'altro episodio,
ma soprattutto costruito pi da lontano, preparato e introdotto nel
cuore del banchetto della dama, dove, fra i vari convitati,  il vege-
tariano, che della nuova cultura illuminista accoglie--in una pro-
spettiva di facile superficialit "alla moda" - la piet per gli anima-
li, ma non gi quella per i bisogni e le piaghe degli "umili" (sl da
privare la nuova filosofia del suo contenuto rivoluzionario ed eguali-
tario, accettandone e svolgendone soltanto gli aspetti che portano a
incoraggiare il tradizionale libertinaggio e immoralismo dei ceti do-
minanti: di qui la polemica del Parini, ancora nel Mezzogiorno, con-
tro i  novi sofi , che non si rivolge tanto alla filosofia degli illumini-
sti, ma all'interpretazione edonistica e mondana che ne d la no-
bilt. Gli accenti di commiserazione del vegetariano per le bestie su-
scitano cosi nella dama del  giovin signore  il ricordo della propria
 vergine cuccia, che, colpita da un servo cui aveva morso il piede,
fu vendicata severamente dalla padrona. Il servo fu cacciato dopo
vent'anni di servizio e, non essendo riuscito a trovare nuovo signore
per la fama del suo misfatto, gettato con la moglie e la prole a chie-

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dere l'elemosina per la strada:  E tu, vergine cuccia, idol placato /
da le vittime umane, isti superba . La chiusa riproduce, bollandola
con freddo sarcasmo, la posizione del vegetariano: piet per gli ani-
mali che travalica e va contro la piet per gli uomini. Si sente, sotto
il sarcasmo, l'indignazione morale del poeta che freme. questo il
punto forse pi alto della tensione etica ed egualitaria del Giorno, se
 vero che nel Vespro e nella Notte--in accordo con la generale di-
versa intonazione di quelle due parti - vengono meno le cadenze
troppo accentuate e risentite, e predominano toni pi smorzati. E
tuttavia la reazione morale non impedisce che quel mondo dorato e
lussuoso, di grazia e raffinatezza, in cui si muove la dama, sia fatto
segno di un segreto, compiaciuto vagheggiamento.
   Ma soprattutto nelle ultime due parti del Giorno, passati progres-
sivamente sullo sfondo il giovin signore e la sua dama, si assiste a un
pi libero e sciolto succedersi di episodi che mettono in scena perso-
naggi e figurine del bel mondo. E la sapiente tecnica compositiva,
che fa leva soprattutto sulla mimica e sul movimento, giunge a ri-
creare non solo l'atmosfera ma propriamente la struttura di una
grande commedia settecentesca. Ci riferiamo a certe schermaglie di
amiche del Vespro, che hanno fatto pensare a scene del teatro goldo-
niano; o alla passeggiata nel corso che si configura, con tutti quei
personaggi bramosi di mettersi in mostra, come una vivacissima sce-
na teatrale. E su un fondo luccicante di commedia si muove anche
la Notte, con la sua variopinta sfilata di tipi e macchiette. In questa
inconsapevole vocazione di commediografo  dato ritrovare--come
 stato deKo giustamente -  la modernit del Parini, che rompen-
do il tessuto didascalico del poema entrava cosi in gara con quella
che fu nel nostro Settecento la forma pi nuova e vitale di poesia, la
drammatica  3.
   Il che non significa che venga meno nd Vespro e ndla Notte
l'impegno civile ed etico del poeta;  certo per che alla satira pi
pungente del Mattino e del Mezzogiorno si sostituisce un moralismo
pi pacato, anche se forse pi lucido e pi profondo, un gusto sottile
di indagare nelle tortuosit pi riposte dell'animo. questo a sorreg-
gere le rapide ma incisive pennellate:he colgono l'indugiare degli
amanti nella carrozza al riparo delle ombre segrete del corso nel finale
dd Vespro e, di nuovo, all'inizio della Notte; o a nutrire il contrap-
punto di alcuni invitati al ricevimento della Notte: da un lato i gio-

   3 E. Bonora, Introduzionc a G. Parini, Operc, Milano, Mursia, 1967, p. XXIII.
vincelli che scherzano con la dama di una certa et  che a i risi loro
/ alza scoppi di risa, e il nudo spande / che, di veli mal chiuso, i
guardi cerca / che il cercarono un tempo ; e dall'altro lato gli uo-
mini maturi, con gi i primi capelli finti, che a scherzan vicini / a la
sposa novella; e di bei motti / tendonle insidia, ove di lei s'intrichi /
l'alma inesperta e il timido pudore . Ma della Notte resta soprattutto
nella memoria la grandiosa sfilata dei maniaci aristocratici: il nobile
che si diletta a far schioccare la frusta e si esercita nelle sale immense
dd suo palazzo, fra i ritratti e i trofei degli avi appesi alle pareti; e il
nobile che ama fare il postiglione e si esercita a suonare la tromba
dalllto dd suo nobile palazzo, o ancora gode di guidare il cocchio,
vestito succintamente con grandi stivaloni. Due immagini, per limi-
tarci a queste, di un gusto da basso impero, le quali meglio non po-
trebbero darci il quadro ddla decadenza e del tramonto di una clas-
se sociale che si disgrega in un pauroso vuoto interiore.
   Non bisogna comunque risolvere tutto il significato del Giorno in
questa visione tematico-contenutistica, di impegno morale e sociale o,
all'estremo opposto, di un goduto vagheggiamento di forme aristo-
cratiche. Il poema  un capolavoro di sostenuta dignit letteraria, di
suprema perizia stilistica. L'artista carica il linguaggio di una pienez-
za che  cosa nuova per gli orecchi musicali del secolo. Il giorno ra~
presenta, tra le altre cose, anche questo, l'emancipazione dalla musi-
ca, conquistata grazie a una pi fedele rimeditazione dei classici. Di
qui, sul piano metrico, la scelta audace del verso sciolto, in cui c',
da un lato, la volont di imitare i latini (per la somiglianza con l'e-
sametro classico), ma c' soprattutto, d'altro lato, il rifiuto della poe-
sia musicale, I'invito a una poesia fatta di cose, di pensieri. Il giorno
pu sembrare cosa vecchia solo per chi guarda al Parini dal nuovo
punto di vista della rivoluzione romantica. La grandezza del Parini
consiste proprio in questo, nell'aver saputo dire le nuove realt e i
contenuti dd suo tempo nella lingua della poesia, quella che l'et sua
riteneva tale. Il suo sguardo lirico fissava il contenuto, di una cos
violenta modernit, attraverso il soccorso di un'aulica e solenne tra-
dizione. In questa parola nuova pronunziata da Giuseppe Parini, pa-
rola in cui nuovi mondi e nuovi accenti sbocciano dalla tradizione, 
dato cogliere l'autentico significato risorgimentale di questa poesia.
Risorgimentale, diciamo, non nel senso strettamente politico o peggio
territoriale e dinastico del termine, ma in quello etico e spirituale. Se
infatti il Parini rimane estraneo a quelli che saranno i miti definitivi
dd nostro Risorgimento, a questo moto, in quanto processo di rina-
scita di una cultura e di una civilt dopo la decadenza italiana, parte-
cipa in pieno. Egli  il primo uomo della nuova letteratura italiana
perch in lui si riepiloga e si celebra qudla coscienza dei valori uma-
ni, quella responsabilit civile, quella sensibilit morale e sociale che
si fa strada lungo il Settecento.
